comunicato-stampa - Museo Villa Croce

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comunicato-stampa - Museo Villa Croce
Nostalgie. L’istante e la durata del tempo
a cura di Angela Madesani
Genova, Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce
14 marzo/ 25 maggio 2008
Inaugurazione 13 marzo ore 18.00
Genova, città portuale, in passato punto di partenza verso terre lontane, oggi approdo di flussi migratori e
luogo in cui si concentrano persone che portano con sé la memoria e la nostalgia delle proprie radici, ha
suggerito l’idea di questa mostra che si è andata ridefinendo, nelle scelte della curatrice Angela Madesani,
come un’indagine sull’assenza, sul limite evanescente tra presenza e ricordo. La migrazione e la memoria si
configurano come una sorta di “passaggio verso l’altrove”: la condizione del viaggiatore si allarga così verso
una più ampia e al tempo stesso indefinita dimensione esistenziale.
Accanto ai lavori di Senam Okudzeto (Ghana must go), di Zoe Leonard (Liberty N.Y.) o di Churchill Madikida
che rimandano ad un preciso momento della loro vicenda personale e della storia del proprio popolo, altri
artisti (Tullio Brunone; Ines Fontenla; William Kentridge; Adrian Paci; Kelly Schacht) declinano il tema di
un’identità smarrita e fluttuante. Si tratta di lavori caratterizzati da una intensa tonalità affettiva che indagano
sulla perdita delle proprie origini, sulla nostalgia di un luogo perduto o mai trovato, sullo smarrimento di
relazioni, affetti, identità. Sulla stessa linea di ricerca ma con procedimento opposto, Beatrice Pasquali
annienta la singola identità individuale attraverso una ripetizione seriale e quasi ossessiva delle immagini. I
lavori di Francesca Woodman, artista morta suicida a soli 23 anni e di Roman Opalka – attivo da oltre
quarant’anni - riflettono con sensibilità diverse sullo scadere del tempo, sull’avvicinamento inesorabile alla
morte e sulla percezione dell’insufficienza essenziale che muove l’infinita produzione della vita. Mentre
Elisabetta Benassi propone la cupa apocalisse post-uman di Tutti morimmo a stento, Anne e Patrick Poirier
presentano il video girato da Alain Guillaume, intima testimonianza del loro unico figlio scomparso cinque
anni fa. Anche le sculture di Federico De Leonardis, ispirate al poeta inglese Shelley annegato nel golfo di
Lerici, rimandano alla tristezza e all’ineluttabilità della perdita.
La Natura - con il suo ciclo infinito di morte e di resurrezione – è vista quale possibile alterità con cui fondersi
per abbandonare il mondo reale nella sequenza fotografica di Hiroyuki Masuyama o nel lavoro di Kristof
Klute che rilegge la selvaggia bellezza dei fiordi norvegesi attraverso la sensibilità di Wittgenstein, grande
filosofo che si ritirò in quelle zone all’inizio del ‘900. L’Islanda, altro paese nordico, luogo abbastanza grande
per perdersi, ma sufficientemente piccolo per ritrovarsi è al centro dell’installazione di Roni Horn. Il rapporto
con il territorio, in questo caso la stessa città di Genova è presente nella ricerca fotografica di Vincenzo
Castella, mentre nel film di animazione in 3D di Patrick Tuttofuoco uno stormo di uccelli sorvola lo spazio
urbano. Le surreali maquettes di James Casabere comunicano invece la distanza dal luogo, un senso di non
appartenenza che ritroviamo nelle geometrie stranianti dei “Mari” e dei “Drive-in” di Hiroshi Sugimoto (per il
quale Francesco Bonami ha coniato la calzante definizione di “biografo del tempo”) o nell’impronta del letto
sfatto in Beds di Lena Liv. Un sentimento di inquietudine è enfatizzato dalla serie di Gregor Schneider
dedicata al personaggio immaginario di Annelore Reuen o dai grandiosi scenari naturali e urbani con cui
Izuma Kaoru incornicia le morti misteriose di giovani eleganti figure femminili. Un identico processo di
distacco coinvolge anche l’aspetto sociale, nelle immagini di lavoratori occasionali scattate da Ingar Krauss o
in The City of People di Craigie Horsfield, serie che si allontana dalle sue nature morte raggelate e
sinistramente biomorfe per un momentaneo avvicinamento ad un uso più militante del mezzo fotografico.
Alla base della ricerca artistica di Miroslav Balka c’è il processo di cancellazione che porta all’assenza del
corpo umano – il corpo stesso dell’artista – che scompare, sostituito dalle sue tracce così come nel lavoro
fotografico di Mathieu Abonnenc la rimozione del soggetto rende ancor più drammatica la scena. Infine, il
tema del corpo-contenitore è al centro dei lavori di Patrick Raynaud.
L’accelerazione – secondo alcuni la fine - della Storia, il polverizzarsi dell’etica morale e delle tradizioni, unita
alla nostalgia delle prorie origini, all’assenza di un’immagine del futuro e alla pervasività di modelli culturali
omologanti sono alcuni degli elementi che caratterizzano il vivere contemporaneo. Una situazione che
indagano – con opere realizzate in periodi e luoghi diversi - una serie di artisti contemporanei europei,
africani, americani e asiatici. La mostra, allestita su entrambi i piani del Museo di Villa Croce, offre al
visitatore un percorso tra fotografia, video, installazione, scultura. In catalogo testi di Angela Madesani, dello
psichiatra Claudio Feruglio e di Sandra Solimano.
Mathieu Kleyebe Abonnenc - Miroslav Balka - Elisabetta Benassi - Tullio Brunone - James Casabere Vincenzo Castella - Federico De Leonardis - Ines Fontenla - Roni Horn - Craigie Horsfield - Izima
Kaoru - William Kentridge - Christof Klute - Ingar Krauss - Zoe Leonard - Lena Liv - Churchill
Madikida - Hiroyuki Masuyama - Senam Okudzeto - Roman Opalka - Adrian Paci - Beatrice Pasquali Alain Guillaume Poirier - Patrick Raynaud - Kelly Schacht - Gregor Schneider - Hiroshi Sugimoto Patrick Tuttofuoco - Francesca Woodman
Catalogo Edizioni Museo di Villa Croce
orari:
dal martedì al venerdì: 9.00 – 18.30
sabato e domenica: 10.00 - 18.30
lunedì chiuso
ingresso:
intero € 4.00; ridotto € 2.80
informazioni:
Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce
Via Jacopo Ruffini 3 - 16128 Genova
Tel. +39 010 585772 - 010 580069; fax +39 010 532482
e-mail [email protected]
www.museovillacroce.it
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