Programma MoVimento 5 Stelle Liguria 2015

Commenti

Transcript

Programma MoVimento 5 Stelle Liguria 2015
Programma MoVimento 5 Stelle Liguria 2015
STELLA 3 – SALUTE E SANITA’
Premessa
Il Movimento 5 Stelle considera prioritario occuparsi di Salute del cittadino e vede questo concetto
fondamentale, non solo dal punto di vista sanitario: la salute, intesa dall'OMS come "stato di
completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia", deve essere
considerata un diritto e come tale si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che
spettano alle persone. Da parte sua, la nostra Costituzione (Art. 32) recita La Repubblica tutela la
salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure
gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se
non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto
della persona umana.
La buona salute di tutti i cittadini deve essere l'obiettivo prioritario del sistema sanitario: la
Regione deve recuperare la sua funzione strategica di ente di programmazione, di coordinamento e
di indirizzo e garantire, attraverso il servizio pubblico (ospedale – territorio – prevenzione), i livelli
essenziali di assistenza a tutti i cittadini.
CRITICITÀ DI SISTEMA
Gestione politicizzata
Nel sistema attuale, il governo del Servizio Sanitario Nazionale è nelle mani di tre figure: Assessore
regionale alla sanità Presidente della giunta regionale, Ministro del tesoro. Il Ministero della
Salute svolge solo un ruolo di coordinamento.
L'assessore alla Sanità regionale nomina i Direttori Generali delle ASL della Liguria i quali a loro
volta nominano i Direttori di Struttura Complessa i quali a loro volta nominano i Responsabili di
Struttura Semplice. Questo sistema piramidale fa capire come il potere politico controlli tutte le
strutture sanitarie fino alle strutture semplici.
In questo tipo di organizzazione, le strutture pubbliche finiscono per essere gestite secondo criteri
che risentono più degli equilibri politici del momento piuttosto che della reale situazione sanitaria;
ad esse vengono affidati tutti quei servizi e quelle prestazioni che, non essendo profittevoli
economicamente, non vengono svolti dalle strutture private: in questo panorama la gestione della
salute finisce per essere sottomessa da una parte a logiche di controllo del consenso e dall'altra a
criteri meramente finanziari.
Costi
In questa situazione, i costi del SSN sono finiscono per essere molto maggiori rispetto alle reali
esigenze di tutela della salute e arrivano regolarmente a superare quanto reso disponibile dai
bilanci pubblici.
Le ragioni sono molteplici: i pagamenti di beni e servizi non rispondono a logiche di mercato, ma
sono spesso guidati da interessi privati o politici, non trasparenti e non controllati; una cospicua
parte degli accertamenti diagnostici, delle cure mediche e chirurgiche, con gli enormi costi
connessi e il conseguente allungamento delle liste di attesa, sono potrebbero essere evitabili: il
sistema di pagamento delle prestazioni secondo i DRG, in assenza di verifiche efficaci o di standard
certificati, finisce per diventare un incentivo ad incrementare le attività sanitarie più in senso
economico che in quello di produzione di salute.
Infine, la volontà politica sembra spesso orientata a svuotare dall'interno l'erogazione di
determinati servizi da parte del settore pubblico a favore di strutture private convenzionate.
Le difficoltà in cui versa il settore della sanità pubblica finiscono per innescare un circolo vizioso per
cui gli episodi di “malasanità” (e i contenziosi legali o le spese risarcitorie ad essa connessi)
obbligano i medici a svolgere esami spesso inutili (la cosiddetta “medicina difensiva”) con ulteriore
aggravio di tempi e costi
Necessità di maggiore trasparenza
Per ovviare a questa situazione sarebbe opportuno conferire l'incarico di Direttore Generale di una
ASL a personale medico scelto da una apposita commissione svincolata dal potere regionale
attraverso i curricula, esperienze professionali, precedenti incarichi di responsabilità che dimostri
nella sostanza di saper dirigere una ASL con criteri umani, medici e manageriali; la valutazione
dovrà tener conto anche di eventuali comportamenti pregressi di rilevanza in ambito giudiziario.
Tali dirigenti dovranno garantire il raggiungimento di specifici obiettivi a breve e lungo termine, da
perseguire con indipendenza di giudizio e d'azione, senza tener conto di esigenze politico
clientelari.
La commissione preposta alle nomine deve rappresentare non solo i tecnici dell’ospedale o il
complesso del personale sanitario, ma anche l'utenza e, in generale, la stessa cittadinanza.
Periodicamente, la commissione relazionerà sia sulle condizioni generali sia sul lavoro dirigenziale
Da parte sua la Regione, nella sua funzione di programmazione, deve indicare le modalità e le
risorse con cui procedere all'integrazione dei sistemi informativi: è necessario un registro
informatico unico, che deve essere di riferimento strategico nella programmazione degli acquisti.
I bilanci della sanità devono essere consultabili online. Alla luce delle criticità venutesi a creare, è
necessario ricominciare a dirottare i fondi dalle strutture private convenzionate alle strutture
pubbliche, in modo da consentire l'istituzione di strutture diagnostiche pubbliche; in alternativa le
strutture private devono garantire servizi di urgenza/emergenza nelle 24 ore per decongestionare
gli ospedali.
In un'ottica di ottimizzazione e trasparenza, va quindi valutata con attenzione la gestione delle
esternalizzazioni, abolendole laddove si stiano rivelando fallimentari in termini tanto economici
quanto di fornitura e continuità dei servizi.
Risparmi su acquisti, su incarichi (e strutture) duplicati, recupero di efficienza, semplificazione
avranno come obiettivo lo sblocco del turnover, nuove assunzioni di personale e acquisizione di
apparecchiature.
CRITICIT タ E SINERGIE TRA OSPEDALE E TERRITORIO
La criticità maggiore della Regione Liguria l'anzianità della popolazione, con 44.1193 ultra-65enni,
pari al 27,7% della popolazione(dati Istat); a questo dato va anche aggiunto un drammatico indice
di dipendenza strutturale, 239,5 anziani ogni 100 giovani e 64,7 individui a carico ogni 100 abitanti
che lavorano.
A una popolazione sempre più anziana, corrisponde una prevalenza di malattie
cronico-degenerative e la presenza di numerosi anziani soli ed in condizioni economiche disagiate
e/o non autosufficienti.
A questo bisogna aggiungere una scarsa integrazione tra Ospedale e Territorio (Distretto sanitario,
medici di famiglia, assistenza domiciliare etc.), che si traduce in una difficilissima situazione per
quel che concerne la continuità dell'assistenza.
La continuità assistenziale
La carenza e, nel migliore dei casi, l'incertezza di risorse hanno reso precaria la continuità
assistenziale nella fase post ricovero. Ciò vuol dire, oltre al disagio, costi aggiuntivi rilevanti per i
pazienti e le famiglie, che almeno in parte si sono riversati sotto forma di nuovi ricoveri sul
bilancio regionale.
Occorre quindi organizzare seriamente le strutture territoriali che devono diventare interlocutori
sia del medico di base che dell'ospedale; a livello territoriale-distrettuale bisogna organizzare una
struttura che monitori costantemente, secondo disciplinari definiti, la realizzazione effettiva dei
percorsi di cura.
Tale funzione deve essere adeguatamente supportata a livello informatico con una banca-dati
regionale.
Si deve favorire inoltre un percorso di deospedalizzazione: in una Regione come la nostra con un
alto numero di anziani e cronici è necessario fornire i mezzi economici e professionali per una cura
delle post acuzie e della cronicità a casa, rafforzando (invece di smantellare) l'assistenza
domiciliare.
Il sistema deve considerare la disponibilità di risorse umane, di posti letto, l'obsolescenza della
struttura e degli strumenti, il flusso di pazienti, il numero di interventi e così via alla luce dei
migliori modelli disponibili.
L'assistenza ospedaliera deve configurarsi come un vero e proprio network dal quale risulti
immediatamente leggibile la diversificazione dei centri, l'attribuzione delle competenze secondo
livelli di complessità delle prestazioni e di intensità delle cure, cioè la concentrazione della
produzione dell'assistenza di maggiore complessità in centri ad alta specializzazione e
l'organizzazione di un sistema di relazioni con centri funzionalmente sotto-ordinati. Da questa rete
ci si aspetta innanzitutto l'effettiva continuità delle cure che deriva dalla semplificazione del
collegamento tra una struttura e l'altra e quindi anche un risparmio.
La maggiore attenzione al territorio e l'integrazione dell'assistenza ospedaliera porterà ad una
progressiva deospedalizzazione (erogazione decentrata dell'assistenza e potenziamento di forme
di assistenza alternative rispetto all'ospedalizzazione), realizzando nel tempo una vera continuità e
integrazione assistenziale.
Importantissima è la valutazione di soluzioni di telemedicina e di sistemi informativi, anche con
costi di gestione decisamente più bassi rispetto agli attuali, che realizzino anche l'integrazione di
sistemi informativi tra i diversi presidi, ora in gran parte impossibilitati a comunicare tra loro.
Il modello di articolazione tra Pronto Soccorso, Medico di Medicina Generale (favorendo forme di
associazionismo tra i medici di Medicina Generale come accade già in Emilia Romagna dove i
Medici di medicina Generale in forma associata hanno Ambulatori che funzionano dalle 8.00 alle
20.00 riducendo pertanto gli accessi al PS per i codici bianche e verdi ossia quelli a più bassa
patologia o complessità) e la guardia medica.
Riassumendo, Il modello di governance della continuità assistenziale deve prevedere:
1. Ad ogni paziente che va al Pronto Soccorso va fornita una risposta globale: dove e quando
eseguire un accertamento e da chi far valutare l’esito.
2. Informatizzazione capillare e uso della cartella clinica informatizzata o fascicolo sanitario
(questo consente in qualsiasi punto della Regione di acquisire le notizie cliniche relative a
quel paziente le prestazioni specialistiche, gli interventi chirurgici, i ricoveri in ospedale)
Incremento dell’attività specialistica medica ambulatoriale che deve essere complementare
all’assistenza ospedaliera (questo determinerebbe di effettuare tutte quelle prestazioni che
impropriamente vengono svolte negli Ospedali ossia il paziente non acuto per effettuare una visita
cardiologica o un ECG ricorre ad oggi ad una prestazione di pronto soccorso.
Cloud intercomunicabilità
In ogni ASL si utilizzano sistemi informatici diversi (sistema OASIS presso la ASL 4 Chiavarese) con
scarsa o nulla comunicazione tra ASL della stessa Regione. E' necessario l'avvio di una politica di
ammodernamento tecnologico sia delle apparecchiature sanitarie sia nel campo dell'informatica
e della comunicazione. Il collegamento fra medico e strutture sanitarie deve essere diretto per via
informatica bidirezionale. Ugualmente necessario è implementare le funzionalità della tessera
sanitaria elettronica in cui vengono immagazzinate tutte le informazioni cliniche dei malati, (vaccini,
esami, patologie, cure, ecc.) così da evitare lunghe anamnesi e incomprensioni.
Gestione delle emergenze
Attualmente prendere in carico un paziente con una possibile situazione di pericolo di vita e
sottoporlo ad accertamenti e terapie non programmate è considerato soprattutto un problema di
costi. Ne derivano ritardi anche fatali in termini di risposta e un'organizzazione decisamente non
all’altezza.
Si deve garantire un sistema in grado di formulare una prima diagnosi e avviare in modo corretto il
paziente al centro più appropriato dove si possano effettuare gli esami diagnostici e le terapie che
salvino la vita e che promuovano la possibilità di un recupero successivo il più possibile normale; la
regione deve garantire omogeneità distributiva e qualitativa dei servizi erogati.
Va perciò verificata la distribuzione dei mezzi di soccorso nel rispetto degli standard previsti dalla
Conferenza Stato - Regioni e secondo criteri di densità abitativa, distanze e caratteristiche
territoriali, nonché secondo le incrementate necessità previste dalla necessaria mobilizzazione dei
pazienti secondo i criteri di centralizzazione dettati dalla maggiore appropriatezza di cure
individuate con le reti delle patologie complesse (trasporti secondari urgenti).
A tal proposito è molto importante il riconoscimento e la formazione della figura degli autisti
soccorritori in quanto sono i primi ad entrare i contatto con i pazienti ed è necessario agiscano con
professionalità e competenza.
Edilizia ospedaliera
Una delle principali criticità della gestione della sanità in Liguria è costituita dalle condizioni
dell'edilizia ospedaliera, dove a edifici spesso molto vecchi (e con manutenzione ridotta a causa
della scarsità delle risorse) si affiancano casi di programmazione sbagliata, generalmente attinenti
a considerazioni legate al controllo del consenso piuttosto che al bisogno epidemiologico dei
cittadini.
Allo stato attuale, si rende necessaria una mappatura esaustiva tanto delle aree ospedaliere
quanto dei singoli padiglioni, sia esistenti sia dismessi; per questi ultimi vanno indagati i motivi del
mancato funzionamento e valutata la possibilità di una riapertura qualora considerazioni
economiche e strategiche lo consentano. La ristrutturazione o la riapertura di strutture esistenti
(e magari chiuse) mediante gare d'appalto al rialzo andrebbe privilegiata rispetto alla costruzione
ex novo, in modo da rivoluzionare il meno possibile il legame funzionale ospedale-territorio ed
evitare il continuo alternarsi di aperture/chiusure che ha caratterizzato il panorama ospedaliero
degli ultimi anni, assorbendo un'enorme quantità di risorse che avrebbero potuto essere utilizzate
in modo più proficuo.
PREVENZIONE
La prevenzione è un aspetto basilare della politica sanitaria: dal momento che comportamenti a
rischio non sono ascrivibili solo a responsabilità individuali, ma anche a fattori ambientali ed a
condizioni e pratiche sociali, l'elaborazione di linee di indirizzo e la definizione di percorsi che
portino all'assunzione di corretti stili di vita costituisce una parte importante nella gestione delle
questioni sanitarie. L'avvio di campagne di prevenzione, educative e formative, nelle scuole e
presso la cittadinanza per promuovere sani stili di vita costituisce perciò uno strumento
fondamentale per la garanzia del diritto alla salute di ogni cittadino; l'informazione deve essere
partecipativa ed inclusiva, intersettoriale e funzionalmente integrata, non solo a livello settoriale,
ma anche istituzionale a livello distrettuale ed essere arricchita dal contributo delle associazioni di
pazienti.
Educazione alla prevenzione
Vanno perciò proseguite e potenziate tutte le campagne informative nelle scuole sull'adozione di
stili di vita sani e sulla prevenzione primaria, in particolare sui temi che possono interessare
maggiormente i ragazzi, quali l'obesità, la depressione, il fumo, ecc. Vanno creati progetti scolastici
che favoriscano il regolare esercizio fisico e la vita all'aria aperta, l'andare a scuola a piedi o in bici,
escursioni, orti scolastici.
La prevenzione nella cura dell'anziano
Vanno utilizzati e diffusi strumenti, già disponibili, di diagnosi precoce delle malattie
neurovegetative dell’anziano, attuando protocolli d'intervento il cui scopo, in assenza di terapie
efficaci, è quello di rallentare il deterioramento cognitivo, conservare nel paziente un grado di
autosufficienza che consenta di vivere al proprio domicilio o presso parenti.
Investimenti nella diagnosi precoce e nello sviluppo di protocolli riabilitativi e conservativi delle
capacità residue si tradurrebbero quindi, nel breve e medio termine, in un risparmio sui costi
sanitari più squisitamente assistenziali. Un uso razionale dei farmaci e un'appropriata esecuzione di
indagini diagnostiche ha come obbiettivo di evitare la medicalizzazione di ogni fase della vita.
Alimentazione
Proporre l'adozione di un'alimentazione biologica e a km 0 nelle mense di uffici pubblici e in
quelle scolastiche avrebbe ricadute non soltanto da un punto di vista epidemiologico ma anche
sull'economia della Regione.
Ricerca scientifica ed epidemiologica
Lo studio epidemiologico sullo stato di salute della popolazione è necessario per poter elaborare le
scelte strategiche del Servizio sanitario regionale ed è fondamentale per una buona politica sui
servizi territoriali e per la valutazione e la programmazione dell'approccio alla prevenzione.
Va finanziata la ricerca indipendente, in particolare sulle malattie rare, anche attraverso
presentazione di progetti alla comunità europea. Va resa obbligatoria l'effettuazione di accurate
ricerche epidemiologiche indipendenti di fabbriche e di grandi impianti privati e pubblici.
Monitoraggio costante aria, acqua, suolo, cibo
Gli esami specifici sul territorio in particolare dell'aria e dell'acqua pubblica devono essere
frequenti e resi pubblici. Uno stesso discorso vale per i principali fattori inquinanti, dai carburanti
fossili ai residui della produzione petrolchimica o all'amianto, o all'inquinamento elettromagnetico.
La comparazione dei dati di questi monitoraggi con le ricerche e i rilevamenti epidemiologici
devono consentire l'individuazione delle situazione di rischio e portare ad una immediata messa in
sicurezza, i cui costi devono ricadere sui responsabili piuttosto che sulla collettività. Un uguale
obbligo di bonifica deve valere per i terreni contaminati.
Osservatorio regionale per fabbisogno popolazione
Per organizzare i dati provenienti da ricerche e monitoraggi, si rende necessaria la creazione dell'
Osservatorio regionale per l'analisi del fabbisogno della popolazione, anche sul modello degli
osservatori epidemiologici di varia natura già esistenti. Partire da una base dati di qualità
consentirebbe un ottimale programmazione nei vari distretti e sarebbe indispensabile per
conoscere le reali necessità della popolazione.
ALTRI PROVVEDIMENTI
Dose unica del farmaco
A livello nazionale il Movimento 5 Stelle è riuscito a far approvare un emendamento alla legge di
stabilità sul farmaco monodose. E' quindi possibile avviare progetti pilota per la distribuzione nelle
farmacie ospedaliere di farmaci in dose unica, quindi nella quantità necessaria per il trattamento.
Si riducono così sia gli sprechi che i costi a carico del servizio sanitario regionale.
Promozione dell’Ospedale senza dolore
Ogni ASL deve avere in ottemperanza della Legge 15 marzo 2010 n° 38 una Unità di Medicina del
Dolore per la gestione del dolore acuto postoperatorio e per il dolore cronico e neuropatico.
In tali strutture è possibile la somministrazione controllata per patologie indicate dalle tabelle
Ministeriali di farmaci a base di Cannabinoidi per la gestione del dolore cronico e per le malattie
neuromuscolari.
Distribuzione a domicilio di farmaci
Regolamentazione e controllo della distribuzione a domicilio dei farmaci. La capillarità della rete
farmaceutica sul territorio potrà garantire, per particolari patologie (malattie invalidanti, difficoltà
nella locomozione, ecc.), la somministrazione di farmaci a domicilio grazie a una stretta
collaborazione con i medici curanti e con l’ausilio di personale specializzato. Questo offrirà una
maggiore continuità assistenziale al cittadino, senza gravosi costi aggiuntivi per la spesa sanitaria
oltre a garantire un più efficiente servizio di farmacovigilanza. Anche i software di gestione devono
essere aggiornati.

Documenti analoghi