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magazine giovane
Pag. 2 News
Il Sic Supermoto Day si trasforma in tragedia
Muore Tom Walker il divo di Fast and Furios
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Up...puntamenti
Cinema, musica, libri
- Il diavolo veste ancora Prada
ed ha sete di vendetta
- Semplicemente “Job“
- Take Five
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Formazione e lavoro
Gruppo BNP Paribas
Ristorante pugliese con sede nella
capitale del Regno Unito
Page 5 up...puntamenti
musica
Page 6
rubriche (social & co.)
Il genio Leonardo Da Vinci in mostra a Milano
Ti regalo la luna
Al Museo Egizio di Torino
Incredibile ma vero
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Le recensioni del festival del cinema di Roma
- Fear of falling
- I corpi estranei
- Il dolore e il piacere raccontati da Polanski
- Manto Acuifero
Page 8 l’intervista
I Simpson e il cinema
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magazine giovane
news
E’ l’anno delle sfide e delle vittorie shock ai Festival
del Cinema nostrani, dopo la sorpresa a Venezia di
Sacro Gral, anche al Festival del Cinema di Roma
trionfa inaspettatamente “Tir”, di Alberto Fasulo.
Anche Tir come Sacro Gra è un film documentario,
anche il film di Fasulo è italiano e ha sbaragliato
la concorrenza straniera, in questo caso specifico
si tratta di “Her” di Spike Jonze, favoritissimo fino
alla vigilia.
Premio della giuria per il rumeno in bianco e
nero Quod Erat Demonstrandum, con Matthew
McConaughey meritatamente eletto Miglior Attore
grazie a Dallas Buyers Club (anche Premio del
pubblico) e il turco Ben o Değilim (I Am Not Him) a
cui è andato il premio come Miglior Sceneggiatura.
IL SIC SUPERMOTO DAY
si trasforma in tragedia
Her si è dovuto accontentare di un unico
riconoscimento, quello come migliore attrice
andato a Scarlett Johansson, la curiosità di questa
scelta sta nel fatto chre l’attrice non appare mai
fisicamente nel film ma al contrario, l’unica parte di
lei che si vede, anzi si sente, è la sua voce.
Ma prima degli Accademy, per fortuna il film di
Jonze ha potuto beneficiare del favore dei siti
web dedicati al mondo del cinema, i quali gli
hanno conferito il “Mouse d’oro”, premio istuito nel
2009 che coinvolge 79 tra i più importanti siti web
cinematografici e oltre 100 giurati.
Davvero inspiegabile che al film sia stato
riconosciuto solo questo premio sottraendogli i
meritati riconoscimenti, c’è da scommetterci che si
rifarà agli Oscar di cui farà incetta di nomination.
Il Mouse d’argento è andato invece a “Snowpiercer”
di Joon-ho Bong, altro capolavoro indiscusso.
Muore Paul Walker il divo
di Fast and Furios
Lutto nel mondo del cinema: l’attore Paul Walker protagonista
della fortunata serie “Fast and Furios” è morto la scorsa notte in
un incendio d’auto, mentre ritornava da uno show automobilistico
di beneficenza in favore delle Filippine.
Alla guida della Porsche Carrera c’era un amico, morto anche lui
sul colpo, si pensa che l’eccessiva velocità abbia fatto perdere il
controllo dell’auto al conducente mentre percorreva una strada di
Santa Clarita, in California.
Sembra un crudele scherzo del destino quello che è accaduto
all’ex pilota ligure Doriano Romboni.
Doveva essere una giornata commemorativa in ricordo
dell’amico Simoncelli e invece si è trasformata in tragedia
anche per lui: Doriano Romboni, 45 anni, , è morto per le
conseguenze di un incidente avvenuto durante le prove del
‘Sic Supermoto Day’ a Latina.
Nel corso della seconda sessione di prove libere Romboni ha
perso il controllo della moto durante un cambio di direzione, è
caduto in un punto in cui i due tratti inversi della pista corrono
paralleli.
Scivolando, l’impatto con l’asfalto è stato tale da catapultarla in
un altro punto della pista in cui gli altri piloti stavano correndo
nel senso opposto. Mentre era ancora aggrappato alla sua
moto, è stato travolto dal compagno Gianluca Vizziello. Come
due anni fa per Simoncelli, la dinamica dell’incidente è la
stessa: dopo aver perso il controllo della moto è caduto e poi
è stato investito da un suo collega.
“Non l’ho praticamente visto, ho sentito solo un colpo
fortissimo”, le parole a caldo di Vizziello ancora sotto shock.
I soccorsi sono stati immediati: sulla pista gli hanno praticato
un massaggio cardiaco di 11 minuti, ha riferito Guido Meda,
telecronista del Motomondiale su Italia1.
Le condizioni sono apparse gravissime sin da subito e
purtroppo i soccorsi sono serviti a poco.
Dopo l’incidenti numerosissimi sono accorsi sulla pista per
aiutare e, nel momento in cui si è appreso che si trattava di
Romboni, lo sconforto è stato grande per tutti.
Luca Brambilla, 24 anni, pilota che avrebbe dovuto gareggiare
in coppia con Romboni, ha spiegato l’assutrdità del momento:
“Ci davamo il turno per le prove, io avevo appena finito i miei
giri ed era entrato lui. Ero appena uscito dalla pista quando mi
sono accorto dell’incidente. Sono corso in pista. Ho chiesto chi
fosse quello a terra e mi hanno risposto che era Doriano. Lo
avevo conosciuto pochi giorni prima qui a Latina. Non riesco
ancora a credere che sia successo”.
La notizia è stata data sulla pagina Facebook dell’attore
tramite il portavoce che ha scritto cosi: “È con il cuore a pezzi
che dobbiamo confermare la notizia che Paul Walker è morto
in un tragico incidente stradale mentre rientrava da un evento
di beneficenza organizzato dalla sua associazione Reach Out
Worldwide.
Le immagini di ciò che resta della Porsche stanno facendo il giro
del web: si vede l’auto in fiamme mentre i due passegeri sono
ancora a bordo.
E’ davvero una morta tragica e ingiusta per un uomo amato da
colleghi e fan e che soprattutto era sempre impegnato in attività
benefiche.
Walker cosi come il suo personaggio più conosciuto, quello
dell’agente sottocopertura che indagava sulle corse d’auto,
Brian O’ Connor, amava le auto da corsa. Acquistò la Nissan GT
utilizzata per Fast and Furios e lui stesso ha girato le scene in
cui ne era al volante, si preparava a girare il settimo episodio
della serie cinematografica.
“Tutti noi abbiamo il cuore spezzato – scrive la Universal
Pictures, la casa di produzione dell’attore, in una dichiarazione
ufficiale – Paul è stato uno dei membri più amati e rispettati
della nostra famiglia per 14 anni e questa perdita è devastante
per noi, per tutti quelli che hanno lavorato a Fast and Furios
e per tutti i fan”
!Ciao amico mio, il cielo ha un angelo in più”, sono le parole
del suo amico e collega nella serie, Vin Diesel.
Qualcuno su Facebook ricorda il lato più tragico della vicenda:
oltre ai colleghi e ai fan, Walker lascia una figlia di 15 anni e
la sua famiglia.
MILANO, episodio di Omofobia in pieno centro
Un altro episodio di omofobia ha portato agli onori della
cronaca l’Italia, il nostro paese sembra sempre più lontano
dalla tolleranza verso i gay e dalla naturale integrazione di
quest’ultimi nella società.
L’invito all’azione va sicuramente al sindaco della città Giuliano
Pisapia, affinchè l’amministrazione comunale si mobiliti per
diffondere il principio di eguaglianza e la tolleranza e per evitare
che atti del genere possano ripetersi.
Stavolta l’episodio è accaduto a Milano all’esterno di un locale
noto ai cittadini per essere frequentato dagli omosessuali e che
si trova proprio in una delle zone gay friendly della città, per la
precisione a Porta Venezia.
L’Arcigay ha infatti subito sporto denuncia e invitato la giunta
Pisapia a mettere un freno a qwuesti episodi che potrebbero
anche sfociare nella violenza: “L’amministrazione ormai in
sella da più di due anni non può continuare ad invocare l’alibi
del bilancio e rinviare azioni concrete di inclusione e lotta
alle discriminazioni capaci di generare quel cambiamento
promesso e più volte annunciato”, è quanto ha riferito Marco
Mori, presidente del circolo milanese.
Qui un auto in corso ha lanciato insulti e poi bottigliette piene
di urina destinate ai frequentatori del locale, il tutto è accaduto
domenica 27 ottobre poco dopo l’una di notte.
Nessuno scandalo per il gestore del bar, Davide Rossi, che
riferisce con rammarico di “essere abituati a questo genere di
insulti”.
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magazine giovane
Formazione e lavoro
Assunzioni in vista nel settore bancario con il Gruppo
BNP Paribas. Per chi desidera lavorare in banca sono
disponibili nuove opportunità di lavoro e stage per
diplomati e laureati.
Ecco le figure ricercate attualmente:
FINANCIAL ADVISOR
La ricerca è rivolta a giovani da inserire
nell’Accademia Finanziaria BNL per avviarli
alla professione di Promotore Finanziario.
Si ricercano neolaureati in discipline
economiche, giurisprudenza o scienze
politiche ad indirizzo economico, con ottima
conoscenza del Pacchetto Office e buona
conoscenza della lingua inglese.
Del gruppo fanno parte anche le società
Arvalk e Findomestic, vediamo le offerte
attive in questa azienda:
LAVORO E TIROCINI IN ARVAL
LAUREATI IN STATISTICA
Richieste laurea in Statistica, con
padronanza della lingua inglese e ottimo
utilizzo di Excel, gradita precedente
esperienza in analisi dati (anche breve).
SOFTWARE ANALYST
I candidati ideali sono diplomati ragionieri
programmatori o con conoscenza dei
processi contabili, laureati ad indirizzo
tecnico e con 2 anni di esperienza, in
possesso di buona conoscenza dell’Inglese.
STAGE LEGALE E COMPLIANCE /
ORGANIZZAZIONE E RISORSE UMANE /
LINEE DI BUSINESS / IT E IMMOBILIARE
/ FINANZA E RISCHI
Si selezionano laureati in Giurisprudenza,
Economia, Ingegneria gestionale, Statistica,
Psicologia, Scienze della formazione,
Finanza e Controllo, Risk Management,
Statistica, Informatica, telecomunicazioni,
Matematica, Ingegneria Edile, Architettura,
con ottima conoscenza del Pacchetto Office
e buona conoscenza della lingua inglese o
francese, a seconda dei ruoli.
OFFERTE DI LAVORO FINDOMESTIC
OPERATORI DEL CREDITO
Sede di lavoro: tutta Italia
Sono aperte le candidature per candidati
in possesso di diploma o laurea in vista di
assunzioni a tempo determinato nei ruoli
operativi della rete commerciale, ovvero
Consulenti Prestiti Personali, Consulenti
Gestione Recupero e Analisti del Credito. le
principali sedi di lavoro sono Milano, Firenze,
Roma, Napoli e Catania, ma la ricerca è attiva
per tutto il territorio nazionale.
Gli interessati possono candidarsi visitando
la pagina lavora con noi e registrare il
curriculum vitae nell’apposito form.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
ha indetto un bando di concorso pubblico,
per titoli ed esami, finalizzato alle assunzioni
a tempo indeterminato di 32 Ingegneri presso
gli uffici tecnici per le dighe.
I candidati saranno inquadrati con un
contratto di lavoro a tempo pieno, nell’Area
funzionale III, fascia economica iniziale F1,
profilo professionale ingegnere – architetto. Gli Ingegneri saranno inseriti nell’organico del
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,
per le esigenze della Direzione generale per
le dighe, le infrastrutture idriche ed elettriche,
nelle seguenti sedi:
- 4 posti a Torino;
- 4 posti a Milano;
- 4 posti a Venezia;
- 2 posti a Firenze;
- 2 posti a Perugia;
- 4 posti a Napoli;
- 2 posti a Cagliari;
- 10 posti a Roma.
CONCORSO
Gli esami consisteranno in due prove scritte
ed una prova orale. L’amministrazione si
riserva la facoltà, qualora il numero delle
domande sia superiore a venti volte il numero
totale dei posti messi a concorso, di effettuare
una prova preselettiva ai fini dell’ammissione
alle prove scritte.
La domanda deve essere presentata
online entro il 23 dicembre compilando il
form disponibile nel sito concorsodighe.
mit.gov.it . Dopo aver compilato il modulo
è necessario salvare il file in formato pdf e
spedire lo stesso come allegato all’e-mail che
dovrà essere inviata all’indirizzo PEC:
[email protected] Per maggiori informazioni vi invitiamo a
scaricare il bando.
L’Agenzia per il Lavoro Articolo1 è al momento alla ricerca, per conto di varie aziende clienti
operanti nel settore gioco, intrattenimento e scommesse, di diverse figure sia in Italia che
all’estero. Gli interessati a lavorare nelle sale slot possono valutare le opportunità di lavoro
attive in questo periodo, ecco le ricerche in corso:
ADDETTI SALA SLOT VLT
La testata fruisce dei contributi statali di cui alla legge 7 agosto 1990,
numero 250 e successive modificazione.
Testata iscritta nella sezione per la stampa ed informazione del tribunale
di Roma in data 14.10.2003 al n.440/2006
DIRETTORE RESPONSABILE
Dorotea De Vito
IN REDAZIONE
Ugo Rossolillo
Tommaso D’Angelo
Michele Acquaviva
CONTATTI
Website:
www.uozzap.com
E-mail:
[email protected]
[email protected]
Stampatore: Stampa Digitale
EDITORE
Helpsos soc. Coop.
P.zza di San Giovanni in Laterano 18/B
00184 Roma
PEC: [email protected]
+39 0697603478
lavorazione della pasta fresca, come le famose
orecchiette, e della focaccia tipiche della zona.
Un ristorante pugliese con
sede nella capitale del Regno Unito è alla
ricerca, infatti, in collaborazione con la rete
EURES, di giovani cuochi esperti di cucina
regionale della Puglia. L’offerta di lavoro per
cuochi italiani a Londra è rivolta a candidati
esperti non solo nella preparazione dei
piatti tipici della regione, ma anche nella
Le risorse selezionate saranno inserite con
assunzioni a tempo indeterminato, con orario
full time organizzato su turni a rotazione ed una
retribuzione tra i 1.200 e i 2.000 euro netti al mese,
commisurata alle reali capacità professionali. E’
previsto, inoltre, un mese di training iniziale.
I candidati ideali hanno un’età non superiore
ai 30 anni, possiedono il diploma di Scuola
Alberghiera, una conoscenza media della lingua
Sede di lavoro: Italia
In riporto al Responsabile della sala si
occuperà di:
- accoglienza e registrazione clienti;
- assistenza e supporto alla clientela;
- fornire informazioni sulle macchine da
gioco;
- monitoraggio e pulizia della sala;
- gestione cassa.
Si offre: contratto di un mese, scopo
assunzione diretta in azienda (5 Livello del
CCNL Turismo Pubblici Esercizi).
Gli interessati possono candidarsi inviando
il cv via mail all’indirizzo di posta elettronica
[email protected]
Si richiede:
- diploma;
- esperienza come hostess o receptionist,
addetta alla cassa;
- attitudine ai rapporti interpersonali e
predisposizione al lavoro in team;
- gradita esperienza pregressa svolta presso
minicasino, o sale slot;
- disponibilità a lavorare su turnazione, nei
weekend, festivi e in fascia notturna.
inglese ed almeno un anno di esperienza.
Gli interessati possono candidarsi inviando il
curriculum vitae ed una lettera di candidatura
via mail, entro il 30 dicembre 2013, all’indirizzo
di posta elettronica [email protected],
indicando in oggetto
“Chef Puglia /EP”.
LONDRA
PUGLIA
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magazine giovane
Up...puntamenti
IL 26 NOVEMBRE MARIO BIONDI AL
TEATRO AUGUSTEO DI NAPOLI CON
IL “SUN TOUR 2013”
Arriverà a Napoli
il
prossimo
26
Novembre al Teatro
Augusteo il “Sun
Tour 2013”
del
crooner
catanese
Mario Biondi. Un
bianco con la voce
da
“soul-man”,
dote da sempre
riconosciuta
ai
cantanti di colore, si
fa notare nel lontano 2004 con il singolo
“This is What you are” che squarcia il velo
del panorama musicale italiano imponendosi
come assoluta novità soprattutto nel circuito
radiofonico, la musicalità e il ritmo trascinante
portano Marco Biondi ad essere uno dei primi
artisti italiani a far riemergere la “black-music”
nel nostro Bel Paese. Due anni dopo, il suo
primo disco “Handful of Soul” diventa dopo tre
mesi doppiamente disco di platino. L’album è
registrato in collaborazione con il gruppo High
Five Quintet, a testimoniare il coinvolgimento
e l’ apertura artistica di Marco Biondi verso il
mondo del jazz. Nel 2007 giunge l’ora, come
in ogni carriera di qualsiasi artista, di provare
l’ebbrezza del palco del Festival di San Remo.
L’occasione gli viene proposta da Amalia Grè,
che lo invita a duettare nel brano “Amami per
Sempre”, scritto dalla stessa artista. Il salto di
qualità per Marco Biondi arriva quando una
signora della canzone italiana, come Ornella
Vanoni lo invita a partecipare nel suo album
“Una bellissima ragazza”. La Vanoni anche lei
proveniente dall’ambiente jazz, opta per una
scelta stilisticamente perfetta sposando la sua
voce sottile e raffinata con quella di Biondi
da crooner di eccellenza. L’artista catanese
omaggia nella sua carriera il grande Bill Joel
rinterpretando una versione di “ Just the Way
you are” in chiave moderna. Pur essendo dal
2004 sulle scene musicali, Biondi si è saputo
ritagliare un enorme spazio nella musica
italiana diventando un protagonista assoluto
non solo della soul-music ma anche del pop
e della musica leggera, collaborando con
diversi artisti italiani. Negli ultimi anni un mito
assoluto della canzone italiana, come Claudio
Baglioni lo ha voluto fortemente all’interno
dell suo album Q.P.G.A, gruppi storici come i
Pooh si sono avvalsi della sua collaborazione
per alcuni concept-album, insomma Biondi è
diventato un protagonista dell’ultimo decennio
musicale italiano. L’ultimo suo album, che da
anche il titolo alla sua attuale tournee’, si
intitola “Sun”. L’album è un progetto molto
ambizioso, che sin da subito a saputo
conquistarsi un posto nelle classifiche
internazionali. Un disco notevole, prodotto
dallo stesso Marco Biondi e da Jean Paul
Maunick, alias Bluey, leader della storica
band jazz britannica Incognito.
Eleganza con cui è stato plasmato è
proporzionale alla qualità presente nel disco,
Biondi non lascia nulla al caso, infatti le
collaborazioni jazzistiche presenti nell’album
lo rendono ancora di più apprezzato dagli
appassionati di jazz e non solo. Biondi con
assoluta naturalezza lavora al fianco di artisti
di livello mondiale come Chaka Kan, con cui
interpreta il brano “Lowdown” di Boz Scaggs,
si avvale dell’ arrangiamento in alcuni pezzi
di compositori e musicisti di livello mondiale
come Simon Hale. Artisti di assoluto
spessore, per un esemble musicale di tutto
rispetto. L’ottimo successo della tourneè
estiva del “Sun Tour 2013”, a grande richiesta
dal 24 novembre partirà dall’ Auditorium
Parco della Musica di Roma il tour nei teatri
italiani, successivamente il crooner catanese
si esibirà nelle maggiori città italiane, Napoli,
Sanremo, Brescia, Varese, Firenze, Parma,
Torino, Milano e Bologna. Sul palco del Teatro
Augusteo di Napoli, sarà accompagnato sul
palco dalla “The Italian Jazz Players”, la
storica band dell’artista composta da ben 11
elementi. La cornice teatrale dell’ Augusteo
di Napoli farà da sfondo ad una notte in cui
si viaggerà dalla soul-music al jazz, il tutto
racchiuso tra i capolavori del passato della
musica americana e quelli più moderni ed
eleganti di “SUN”, del resto il binomio si
sposa perfettamente tra la “Citta del Sole”
per antonomasia e il progetto musicale di
un crooneer passionale come Mario Biondi.
Semplicemente “Jobs”
Si può rendere omaggio ad una figure illustra
dei nostri tempi facendone un film? Impresa
ardua, difficile, la possibilità di fare flop è alta
perché, se carichi di aspettative fan e beniamini
di un personaggio, quelle aspettative bisogna poi
soddisfarle in pieno con la consapevolezza che
anche facendo il più brillante dei film, nel cuore di
questi fan non avranno mai reso davvero giustizia
alla figura a cui è ispirato.
Se poi i fan e i beniamini sono quelli di Steve Jobs,
allora l’impresa è da veri temerari.
Uscito nelle sale il 14 novembre, “Jobs”, ultimo
film nato in tema biopic, regia di Joshua Michael
Stern, ha incuriosito moltissime persone con la
voglia di vedere il genio di casa Apple raccontato
sul grande schermo.
Il film ripercorre una buona parte della sua carriera
sin da quando Steve Jobs non era ancora il
Signor Apple: si apre con una scena ambientata
nel 2001 quando fervono i preparativi per il
rivoluzionario I-Pod, pochi frammenti e poi un
salto nel passato,agli anni 70 quando Jobs riceve
un primo incarico da 5000 dollari. Ed’ questa la
prima occasione sfruttata da Stern per mettere in
evidenza l’egocentrismo e l’egoismo dello Steve
Jobs che non t’aspetti, quello che contattata
l’amico d’infanzia Steve Wozniak per collaborare
al progetto e anziché dirgli la cifra esatta del
guadagno, afferma che riceveranno solo 700
dollari da dividere in parti uguali.
Bel riconoscimento per l’amico che lo aiuterà ad
assemblare il primo computer nel garage di casa!
Difficile ingoiare questo aspetto della sua
personalità, ma la storia racconta che ogni genio
ha quel pizzico di egoismo che lo caratterizza e
che soprattutto lo porta al successo.Cosi il film
segue l’escalation della sua carriera: dagli anni
passati in Apple prima di essere cacciato via per
una divergenza con il CEO John Sculley, per poi
passare da Lisa a Machintosh, il tutto mentre il
giovane Steve si concede agli amori liberi, non
disdegna le droghe leggere e compie insoliti
viaggi in India. Chiude la pellicola la scena del
suo famoso ritorno in Apple che sarà poi il punto
CINEMA, MUSICA, LIBRI
Il diavolo veste ancora
Prada ed ha sete di
vendetta
Chi non ha mai sentito parlare almeno una
volta de “Il diavolo veste Prada”? In molti
conosceranno il fortunato romanzo di Lauren
Weisberger grazie all’omonimo film portato al
successo da Meryl Streep e Anne Hathaway, che
interpretano rispettivamente Miranda Priestly,
direttrice di Runway e spietato guru della moda, e
Andy, assistente personale di Miranda col sogno
di diventare giornalista.
Da pochi giorni è in libreria il sequel del romanzo,
uscito a distanza di dieci anni: “La vendetta veste
Prada”.
Anche in questo caso, come nel primo libro,
l’autrice ha affermato che il racconto è “frutto
della fantasia ma anche della vita personale, con
elementi tratti dalla propria quotidianità come la
maternità e il matrimonio”.
Andy ha finalmente detto addio ai maglioncini
acrilici ed è diventata una donna in carriera,
fondatrice di un’importante rivista dedicata alle
spose, insieme alla sua rivale di un tempo e oggi
migliore amica Emily.
In più sta per coronare anche il suo sogno di
sposare l’uomo
che ama, Max.
TAKE FIVE, secondo film italiano in concorso,
prende il nome da un classico del jazz, registrato
dal Dave Brubeck Quartet nel 1959.
Divenuto celebre soprattutto per il suo caratteristico
ritmo in 5/4, un irregolare tempo quintuplo in
cinque beat.
È da allora anche un’espressione idiomatica, il cui
senso, letteralmente, è Prendine cinque.
E cinque sono appunto i protagonisti di Take Five.
Altrettanti personaggi che portano nella finzione
gli stessi nomi (e in qualche caso le stesse
esperienze) che nella realtà hanno i loro interpreti.
Cinque “assolo”, in una delle città più jazzy del
pianeta: Napoli
Il regista Guido Lombardi che aveva ben
impressionato nel 2011 con il film Là-bas –
Educazione criminale, presentato alla 68. Mostra
del Cinema di Venezia, premiato come “Miglior
Film” tra quelli presentati nella Settimana della
Critica e con il “Leone del Futuro – Premio Opera
Prima”, crea un noir malinconico e mai scontato.
Una rapina apparentemente facile che coinvolge
cinque personaggi che hanno sempre ruotato
intorno al mondo del crimine.
Carmine (Carmine Lanzetta), un idraulico con
il vizio del gioco indebitato con la mala, Gaetano
(Gaetano Di Vaio) ricettatore con diversi anni di
carcere alle spalle, Sasà (Salvatore Striano)
fotografo di matrimoni che prima era il miglior
scassinatore della piazza eRuocco (Salvatore
Ruocco) pugile dotato masqualificato a vita per
aver rotto una sedia in testa a un arbitro.
Infine si aggiunge pure lo Sciomen(un grande
Peppe Lanzetta)il più leggendario tra i gangster
cittadini, sia pure di un altro decennio, appena
uscito da una lunga reclusione, oggi fragile e
depresso.
Il colpo e la spartizione del bottino innescheranno
dinamiche imprevedibili che porteranno lo
spettatore in una girandola d’emozioni e colpi di
scena.
Seppur con qualche “attesa” di troppo nella parte
centrale, Lombardi riesce bene a disegnare e farci
conoscere le psicologie dei personaggi riuscendo
a farli interagire insieme con abile alchimia.
Riuscita la scelta di riprodurre alcune scene in
slow-motion, come quella della piscina, per dare
maggior intensità emotiva.
Da segnalare, in conclusione,il bel montaggio
serrato e la splendida fotografia, nati da un cast
tutto al femminile con le brave Annalisa Forgione
e Francesca Amitrano.
Vittorio Zenardi
di svolta più importante della
sua carriera.
Come abbiamo premesso,
rendere giustizia ad una
figura cosi complessa
in poco più di due ore è
un’impresa ardua, la figura
di Steve Jobs è stata ed
è ancora d’ispirazione per
molti giovani che più che
come uomo disposto a
tutto per avere successo
e portare avanti le sue folli
e geniali idee preferiscono
ricordarlo con quel discorso
che incantò tutti, rivolti ai
laureati di Stanford a cui augurò di essere folli e
affamati, “stay hungry, stay foolish”.
Ed’ questo il motivo per cui il film non dovrebbe
essere soggetto a molte critiche; certo si poteva
fare di meglio, basti pensare a “The Social
Network” decisamente meglio riuscito, ma
raccontare la nascita
di Facebook, senza
voler ridurre il merito
di Mark Zuckerberg
che certamente ha
rivoluzionato il modo
di comunicare dei
giovani, non è come
raccontare la storia di
una vita interamente
votata alla ricerca
dell’innovazione,
inseguendo un sogno
che avrebbe fatto
sognare molti altri.
In conclusione, il film
probabilmente delude perché le aspettative sono
all’altezza del sogno, molto alte, ma nel complesso
passano due ore piacevoli che raccontano aspetti
a volte sconosciuto di qualcuno che è stato tra gli
uomini più influenti dell’era moderna
Dei tempi in
cui
Miranda
la
faceva
tremare
con
uno sguardo
rimane
solo
uno
sbiadito
ricordo, ma in fondo al cuore Andy sa bene che
non si voltano le spalle al diavolo rimanendo
indenni e cosi, ogni volta in cui partecipa ad un
party glamour, ha paura di imbattersi di nuovo in
Miranda Priestly.
Del resto la vendetta è un piatto da consumare
freddo, e il diavolo è sempre dietro l’angolo e sa
essere spietato, anche se si nasconde dietro ad
un abito di alta moda.
Riuscirà Andy a conciliare la vita matrimoniale,
il lavoro, e a lasciarsi definitivamente alle spalle
Runway e Miranda? 476 pagine vi separano dal
saperlo, enjoy!
5
magazine giovane
Up...puntamenti
musica
Con il video del suo ultimo singolo,
“Ultramondi”, ha vinto il premio speciale Plindo
dei Pivi, il riconoscimento per i migliori videoclip
indipendenti che viene attribuito ogni anno
dal Mei: conosciamo meglio Luca Janovitz,
cantautore fiorentino giunto al suo secondo
disco.
Ciao Luca e benvenuto su What’s Up.
Iniziamo subito con qualche domanda per
conoscere meglio te e i tuoi lavori, quindi.
Quando hai mosso i tuoi primi passi nel
mondo della musica?
Ho iniziato a suonare a Firenze negli anni 90,
negli ambienti underground, ed ho
sempre suonato le mie canzoni, non
ho mai fatto cover. La svolta l’ho avuta
nel 2008 quando Mario Fabiani, grande
arrangiatore e autore di numerosi brani
divenuti famosi, mi chiamò per propormi
di fare un disco con la sua casa
discografica che aveva aperto da poco.
Tutto è partito in quel momento, scrissi
il brano “Morirò a settembre” e l’ho
portato in giro ai festival della musica
indipendente riscuotendo un discreto
successo, nel 2010 seguì il video tratto
dalla canzone finalmente nel 2012 il
primo disco: “One Day Only, Nov 23”.
Una curiosità spontanea: perché questo
titolo?
E’ un aneddoto abbastanza curioso! Il titolo è
quello che compare sulla copertina del disco,
è fatta interamente a meno da una mia amica
che l’ha disegnata e rappresenta la locandina
di uno spettacolo circense che doveva svolgersi
il 23 novembre, il giorno del mio compleanno.
AL disco avevamo deciso di dare il mio nome,
chiamarlo “Luca Janovitz”, ma quando lo
abbiamo pubblicato sulle varie piattaforme
online, ci è stato detto che quello che c’era
scritto in copertina doveva essere anche il
nome dell’album. Di cambiare la copertina non
se ne parlava proprio, e quindi ecco da dove è
nato il titolo.
Cosa volevi comunicare quando hai scritto
“Ultramondi”?
Ultramondi è una canzone che parla di ricerca,
protagonista è un argonauta che viaggia verso
mondi migliori, in realtà è un viaggiatore degli
stati d’animo. Viene da un “mondo pallido e
Dal 22 al 24 novembre si assegneranno gli
Oscar per la musica indipendente a Pistoia e
per l’occasione il MEI di Faenza festeggerà
anche i suoi 20 anni di attività.
Presso il Palazzo Comunale e al Teatro
Bolognini di Pistoia, il MEI consegnerà il PIMI
(Premio Italiano Musica Indipendente), il PIVI
(Premio Italiano Videoclip Indipendente) e
un’interessante novità, il Premio per l’Editoria
Musicale Indipendente Italiana, che si terrà
per la prima volta sabato 23 novembre 2013
alle 15,30 nelle Sale Affrescate del Palazzo
Comunale.
Il premio sarà consegnato alle migliori realtà
editoriali (web, quotidiani, riviste, libri, case
editrici, radio e persino festival letterari)
che durante tutto il 2013 hanno raccontato
l’evoluzione della musica indipendente.
Va inoltre ricordato che il Il PIMI – Premio
Italiano Musica Indipendente e il PIVI – Premio
Italiano Videoclip Indipendente a cura del
sbiadito”, come dice la canzone, e cerca un
mondo fertile e splendente. Dopo tanto viaggiare
finalmente trova la sua perfetta ambientazione.
Con il singolo “Ultramondi” tratto
dall’omonimo EP hai vinto il Premio Speciale
Plindo ai Pivi che ti verrà consegnato nei
prossimi giorni a Pistoia. Come hai accolto
la notizia?
E’ stata una soddisfazione grandissima
soprattutto perché il video è fatto da amici,
nessun professionista. E’ stato girato a fine luglio
a Firenze con materiale di riciclo (sd esempio
il casco dell’argonauta è tratto da un pezzo di
Qualcosa è sicuramente cambiato. Il primo
disco era una sorta di raccolta antologica,
racchiudeva canzoni scritte in un periodo di
tempo molto lungo, parliamo di anni e anni,
alcune sono vecchie anche di 18 anni. In
Ultramondi ci sono canzoni frutto del tempo
che vivo ora e anche l’arrangiamento musicale
è diverso. Ad esempio grazie al fatto che negli
ultimi anni ho compiuto numerosi viaggi a
Zanzibar alcune canzoni dell’ultimo disco, come
“Eden”, sono di ambientazione etnica.
C’è un genere o un artista a cui ti ispiri?
Ne ho più di uno, paradossalmente ti potrei
dire che mi ispiro a Mozart, che
secondo me è il primo artista
pop, inteso come popolare. Con
questo non voglio assolutamente
paragonarmi a lui, sia chiaro, dico
solo che mi piace spaziare tra i
generi. In generale però mi ritrovo
nella scuola dei cantautori italiani
degli anni 70, come Vecchioni,
Branduardi, Fossati o Dalla.
Con chi ti piacerebbe duettare?
Renato Zero, assolutamente!
Duettare con lui per me sarebbe n
sogno.
motorino!), altro che morirò a settembre, qui
parliamo di sopravvivere! Scherzi a parte, devo
ringraziare in particolare due miei amici artisti,
Marco ballerini e Eugenio Casini per l’aiuto che
mi hanno dato, facendo a mano anche tutti i
costumi, e l’attrice Eleonora Cappelletti per aver
partecipato.
Quanto è importante per te il messaggio
visivo?
E’ molto importante, soprattutto al giorno
d’oggi. Un’immagine arriva subito e aiuta
farti conoscere, inoltre ti da la possibilità di
coinvolgere molte persone. La realizzazione
del video mi ha infatti permesso dirivolgermi ad
artisti che hanno dipinto a mano molte cose,tutti
professionisti che hanno il giusto spirito
d’intraprendenza.
Il tuo secondo disco Ultramondi è uscito
a distanza di un anno dal primo, quanto è
cambiata la tua musica in quest’arco di
tempo?
Oggi il mercato musicale è molto competitivo,
cosa pensi ti differenzi dagli altri?
SLa capacità di scrivere testi anticonformisti
e abbinarli ad una musica che invece è molto
orecchiabile, più commerciale.
Progetti per il futuro?
Mi piacerebbe molto continuare a fare musica,
ma il mio pallino è quello di poter fare un
live un po’ speciale, una sorta di spettacolo
polifunzionale. Un “circo delle arti” dove
possano incontrarsi musica, pittura, teatro
e altro, mi piacerebbe portare in tour uno
spettacolo del genere, ma non mi interessano i
grandi palcoscenici, vorrei avere anche solo 15
persone ma che fossero realmente interessate
allo spettacolo.
In bocca al lupo Luca, e grazie!
Dorotea De Vito.
MEI (www.meiweb.it) quest’anno verranno
consegnati durante l’anteprima di PoPistoia ’70.
Tripoti e al fiorentino Luca Janovitz. Brando De
Sica e Saku i migliori registi.
CI sarà ovviamente tantissima musica, dopo
ogni premiazione è prevista l’esibizione degli
artisti.
Dando il dovuto merito ai vincitori, non bisogna
però dimenticare l’importante anniversario che
fa da sfondo a questa kermesse.
Il PIMI 2013 sarà consegnato a Teho Teardo,
conosciuto per le sue colonne sonore di
importanti film italiani, e Blixa Bargeld, leader
della band avant-rock Einsturzende Neubauten
per il miglior disco indipendente intitolato “Still
Smiling”. Tra i premiati delle altre categorie:
Luminal miglior gruppo, Alessandro Fiori
miglior solista, Gazebo Penguins miglior
live, Cosmo miglior disco d’esordio, Roberto
Angelini e C+C=Maxigross, migliori
autoproduzioni. Per quanto riguarda i
migliori videoclip, Velvet, Clementino,
Salmo, About Wayne, Sycamore Age
e Diego Buongiorno si aggiudicano il
PIVI nelle sue varie sezioni.
Premi speciali a Francesco Nuti e
L’Orchestraccia e per i giovani a Giulia
Il MEi infatti 20 anni fa era nato come una
semplice manifestazione rock con pochi artisti
indipendenti, contro tutti i razzismi al Palasport
di Faenza. Riscuotendo sin dal 1993 un
grande successo, da allora la manifestazione è
diventata il trampolino di lancio per molti artisti
vedendo sino a questa edizione oltre 500mila
presenti di cui 10mila solo tra artisti e band.
Esce “Amo – capitolo II”
nuovo disco di Renato
Zero
E’ pronto un nuovo ed intenso appuntamento
nei negozi di musica per i cosiddetti sorcini, i
fan di Renato Zero infatti finalmente possono
acquistare il nuovo disco del cantante, “Amo
– capitolo II “.
Uscito da due giorni in tutti i negozi di dischi e
digital store, l’ultimo lavoro di Renato Zero è il
secondo di una trilogia: il terzo ed ultimo disco
infatti uscirà il 26 novembre in un cofanetto
speciale contenente anche i primi due capitoli
oltre ad alcuni contenuti speciali.
Se nel primo disco si potevano trovare le
tracce di tutto il meglio che caratterizza la sua
musica con molta autoreferenzialità, una sorta
di inno alla sua carriera, in questo secondo cd
troviamo invece u n Renato Zero comunicatore,
che vuole dire la sua sulla società.
I brani sono 15 e tutti molto intensi, parlare di
tutti potrebbe portarci a storie da mille e una
notte, ma ce ne sono alcuni che meritano
sicuramente qualche parola e un po’ del nostro
tempo.
Prima fra tutti la canzone che apre il disco,
“Nuovamente”, definito da molti una sorta di
“lato B”, ma dalle atmosfere molto più intimiste
della famosa “Chiedi di me”. Un brano dal
mood classico dove gli strumenti suonano
dolci e accompagnano l’ascoltatore in una
sorta di romantico viaggio.
Più a sfondo sociale è “La fabbrica dei
sogni”, una canzone che rifiuta la depressione
dei nostri tempi e al contrario invita a non
disperare e ad andare alla ricerca di nuovi
orizzonti. Anche per Renato, la speranza è
l’ultima a morire.
Per tornare in tema di romanticismo non
possiamo non citare “L’eterno ultimo” e
Nessuno tocchi l’amore”: la prima è una
ballata romantica che parla delle grandi figure
di riferimento nella vita, come può essere un
padre che da consigli ad un figlio.
La seconda parla degli aspetti più genuini
dell’amore respingendone i lati oscuri come la
gelosia, le bugie, l’aggressività.
Come non parlare poi della canzone in cui
viene dichiarato l’amore di Renato per Roma?
“AmoR” è cantata proprio in dialetto romano
ed è un bellissimo affresco della capitale.
Il disco è tutto da sentire, resta solo da
aspettare il terzo ed ultimo apitolo di questa
trilogia che, dopo quattro anni di raccolte e
“best of”, ha segnato il rientro in grande stile di
Renato con nuovi inediti.
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magazine giovane
rubriche - social $ co
In GERMANIA il primo documentario che insegna a
fare l’amore
Incredibile ma vero, da ieri in Germania sulla televisione
pubblica va in onda il primo documentario incentrato sul
sesso, con tanto di scene esplicite e esemplificative.
Volendo ironizzare potremmo dire che la differenza tra l’Italia
e la Germania non si misurerà più solo in termini di spread,
ma anche in termini di sex! Se infatti il nostro paese viene
additato sempre come il retrogrado d’Europa in materia di
libertà sessuale (basti pensare che il nostro sistema scolastico
è l’unico a non prevedere l’educazione sessuale tra le materie
di ordinanza), non si può dire altrettanto per i tedeschi che
anzi, sbalordiscono tutti creando il primo documentario che
parli di sesso a scopo didattico.
Il documentario viene mandato in onda sulle due reti più
importanti del network tedesco: Mdr per la Germania dell’Ovest
e Wdr per la Germania dell’est, trasmesso in seconda serata,
precisamente alle 22.10, sotto il nome di “Make Love”, della
serie “Fare l’amore fa bene”.
La prima puntata come c’era da aspettarsi ha fatto il boom di
ascolti, ne seguiranno altre quattro, per un totale di 220 minuti
improntati sul come far bene l’amore, come raggiungere il
piacere, sulla scoperta dell’intimità più nascosta.
Protagonisti dell’insolito documentario non sono due attori
con alle spalle anni di mestiere che faciliterebbero le riprese
togliendone l’imbarazzo, ma bensì una coppia che si sono
offerte volontarie, la cui vita sessuale è stata seguita passo
per passo dalle telecamere che li hanno scrutati nell’intimo.
Loro sono Oliver
e Jessica e da ieri
l’intera Germania
li ha potuti vedere
senza veli, senza
tabù, in immagini
più che esplicite!
“E’ inutile parlare
tanto di libertà
sessuale e sesso sicuro e non passare mai ai fatti. Noi
mostriamo le cose, come realmente sono”, cosi ha detto il
responsabile dell’emittente Mdr.
Certo qui da noi gioca facile pensare subito al trash, a un
documentario pseudo pornografico, ma sia chiaro, non è
niente di tutto ciò.
Il produttore Christian Beetz e l’autrice Ann-Marlene Henning,
già autrice del quasi omonimo maniuale “Make Love,
Un manuale d’educazione sessuale”, sono stai chiari: il
documentario è a puro scopo educativo e si rivolge ai ragazzi
alle prime armi e ai tutti i «telespettatori che vogliono scoprire
la propria sessualità e in Germania, devono essere in molti.
Una delle recenti indagini sul sesso ha infatti evidenziato che
almeno un tedesco su due si sente insoddisfatto della propria
vita sessuale.
I tedeschi sono famosi per il loro pragmatismo e, con grande
apertura mentale, hanno pensato di aiutare gli insoddisfatti
a diventare più che soddisfatti, ricorrendo all’informazione di
Stato e scegliendo come canale quello più accessibile a tutti:
la tv.
Questa si che è avanguardia, altro che l’ennesima fiction
perbenista di casa Italia.
Il genio
LEONARDO DA VINCI
in mostra a Milano
In questi ultimi scampoli del 2013 la mostra che What’s Up
consiglia per voi è sicuramente quella dedicata a Leonardo
Da Vinci che si tiene in Piazza della Scala, ingresso Galleria
Vittorio Emanuele II.
Una mostra che mette in risalto le prodezze del genio e che
è del tutto innovativa: grazie a dei particolari supporti con
tecnologia 3d infatti gli spettatori potranno interagire con le
opere.
I visitatori potranno qui di osservare in una veste del tutto
nuova capolavori che raccontano la vita di Leonardo Da
Vinci, sia come pittore ma soprattutto come ingegnere e
scrittorie.
Un’esposizione ricche di oggetti, in particolare va segnalato
il Codice Atlantico, in versione integrale ma soprattutto
digitalizzata, cosa che permette ai visitatori fi consultare
in maniera più pratica e veloce le oltre mille pagine. Altro
fiore all’occhiello è la versione digitale dell’Ultima Cena dove
è possibile, grazie allo zoom e al restauro multimediale,
consultare dettagli del famoso dipinto che difficilmente
un occhio poco esperto potrebbe cogliere di fronte l’opera
originale.
E poi ancora altri dipinti e una galleria con 200 opere di
macchine leonardesche che ne confermano la personalità
geniale ed intuitiva, insieme agli schizzi e ai bozzetti di
progetti che il genio aveva in mente.
Tale è stato il successo della mostra inaugurata in primavera
che si è deciso di prolungarla fino al 28 febbraio. Il costo del
biglietto varia dai 9 ai 12 euro, a seconda dell’età e delle
varie promozioni, ma è una mostra davvero eccezionale.
Antonio Navarra
Al Museo Egizio di Torino parte la sperimentazione dei Google Glass per i non udenti.
Avevamo già parlato in passato dei Google
Glass, i mitici occhialini che sembrano venire
dallo spazio e comunicano con immagini 3D.
Dopo le dovute sperimentazioni ieri a Torino
per la prima volta sono stati utilizzati in una
realtà pubblica, quello del Museo Egizio, dove è
iniziata la sperimentazione di GoogleGlass4Lis,
un modello che permette alle persone sorde di
non perdersi nemmeno una parola durante i
tour guidati nei musei.
Torino vanta il primato in questo: è infatti la
prima sperimentazione a livello mondiale.
Ma come funzionano questi speciali occhiali?
L’avatar compare sulla lente in alto a destra e
non da nessun fastidio alla vista, al contrario:
con il linguaggio dei segni comunica ai visitatori
ciò che òla guida reale sta spiegando.
L’ applicazione è completamente “made in
Italy” sviluppata per i Google Glass grazie alla
collaborazione tra il progetto Atlas, guidato
dal professor Paolo Prinetto del Politecnico di
Torino, con il supporto dell’Università di Torino e
del dottor Carlo Geraci, ricercatore dell’Institut
Jean-Nicod di Parigi.
Gli occhiali sono facili da usare: funzionano
come i tablet o gli smartphone, attraverso la
tecnologia touch gli utenti possono selezionare
le varie applicazioni presenti, tra cui appunta
quella Lis.
Sono studiati in maniera tale da non
compromettere mai la capacità visiva, tant’è
che sono stati sviluppati anche per guidare gli
scooter, e si pensa addirittura a un prototipo
con lenti graduate per chi ha problemi di vista.
Una rivoluzione annunciata da tempo, da
quando Google ha lanciato il primo modello
sperimentale, e che sta portando grossi risultati
migliorando in questo modo anche la qualità di
vita delle persone.
Dorotea De Vito
IL PRIMO VIAGGIO SULLA LUNA…DA TURISTI
Quante volte ci siamo sentiti dire, o abbiamo detto a qualcuno
che amiamo, “se mi chiedessi la luna ti porterei anche quella” ?
E’ un’espressione inflazionata, la luna viene usata come metafora
i qualcosa impossibile, irraggiungibile da ottenere.
A meno di 50 anni dall’impresa Apollo 13, quando Neil Armstrong
e compagni in diretta tv lasciavano il mondo senza fiato per
essere riusciti nell’impresa ritenuta fino a allora impossibile,
quella di camminare sulla luna, un’agenzia di viaggi ha fatto si
che quest’emozione possa essere provata da tutti.
Ma non sarà più cosi: se fin’ora l’impresa di calpestare la
superficie lunare è stata esclusiva di pochi, pochissimi fortunati
astronauti (circa 27), adesso le cose stanno per cambiare.
Ha infatti aperto la prima campagna di vendita per un volo nello
spazio, biglietti che portano dritti dritti sulla luna, un viaggio d’alta
classe.
Non è ancora possibile prendere la luna e incartarla facendone
un prezioso pacchetto regalo, ma potrebbe invece essere
fattibilissimo portare qualcuno nello spazio per atterrare proprio
sulla luna.
A studiare la cosa è stata la compagnia privata americana Space
Adventure che opera principalmente in Virginia e che non è
proprio nuova a questo genere di iniziative (come del resto si
ocmprende già dal nome). La Space Advenutre infatti ha già
fatto si che un certo flussi di turisti con le sonde soyuz potesse
raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale, a fronte di una
spesa non proprio irrisorio, un sogno a caro prezzo insomma.
Nulla in confronto a quello che però è il costo del biglietto per
il viaggio sulla luna: ben 150 milioni di dollari a testa! Si tratta
del viaggio più costoso della storia che tuttavia garantisce
un’esperienza unica: quella di veder tramontare la terra.
Antonio Navarra
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magazine giovane
Up...profondimenti
LE RECENSIONI DEL FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA
“Fear of Falling”(CinemaXXI):
la magia di un sogno
Cosa succede quando un regista premio
Oscar decide di tornare alle origini del cinema
indipendente per celebrare il teatro sullo
schermo?
Accade che la magia di un sogno si materializzi
davanti ai nostri occhi,portandoci dentro le
fantasie di redenzione di Henrik Ibsen, autore
dell’opera teatrale, Bygmester Solness,da cui
è tratto il film.
Demme fa suo il postulato eisensteiniano, che
vede il cinema come “sistema delle arti”.
Fear of falling é un esperimento riuscito di
cinema puro.
Un’operabasata sulla recitazione degli attori,
che tocca vette espressive altissime, grazie
anche ai perfetti dialoghi che la nutrono.
Un Wallace Shawn in splendida forma,
ci regala un’interpretazione magistrale,
calandosi nella psicologia del personaggio con
un’intensità davvero strabiliante.
La figura dell’architetto Solness alle prese
con i suoi fantasmi, in letto di morte, viene
dall’attore americano, resa con quell’illusione
di realtà che solo i grandi sanno dare.
Non da meno gli altri protagonisti del cast:
Julie Hagerty, moglie dell’architetto, Andre
Gregory, collega del protagonista e Lisa
Joyce la ragazza che nel infanzia era stata
“ I CORPI ESTRANEI”: prove d’incontro
fra culture diverse
ammaliata dal fascino di Solness.
Tutti riescono a dare consistenza a un’opera
onirica ed eterea, grazie anche alla
disponibilità del regista a mettersi al loro
servizio, valorizzandone le qualità, e filmandoli
sì con rigore ma con una certainquetudine
formale.
La macchina da presa si avvicina ai volti,
fermandosi sugli sguardi allucinati e severi.
L’effetto straniente che introduce flashback e
visioni è introdotto da intervalli che mostrano
le chiome degli alberi , con un veloce camera
car.
Rendere visibile l’invisibile, i tormenti interiori
dei protagonisti, le scissioni con il proprio
“Io”, questo è il miracolo a cui ci fa assistere
Demme.
Lui stesso nella Masterclass con il pubblico e
gli a ddetti ai lavori ha dichiarato:
“La prima mondiale di Fear of falling è
senza dubbio l’esperienza più impegnativa
e gratificante della mia vita. Quest’opera mi
ha fatto commuovere e volevo portarla sullo
schermo.
Nella realizzazione di questo film mi sono
reso conto che non è facile portare al cinema
un’opera teatrale, che performance come
queste non sono adatte al cinema, ma era
mia ferma intenzione celebrare il teatro sullo
schermo”.
L’operazione, infatti, non era affatto semplice
ma Demme non ha avuto “paura di cadere” e
ha vinto la sua sfida.
Vittorio Zenardi
Dal 14 novembre il nuovo struggente
lavoro del regista polacco
Lei indossa lucidi stivali di pelle, una pelliccia
d’ermellino e porta una frusta in mano; lui è il
suo schiavo, pronto e voglioso d’accoglierne i
colpi. “Strike dear mistress and cure his heart”
cantava Lou Reed con i suoi Velvet Underground
qualche anno fa. Frase quantomeno indicativa,
semplice e diretta, per descrivere un tipico
Questi “corpi estranei” si attrarranno e
respingeranno per tutto il film per poi arrivare
nel finale a rispettarsi.
rapporto sado-masochista: lei, la padrona, si
prende cura del suo schiavo colpendolo con la
sua frusta. L’emozione del piacere misto al dolore,
l’eccitazione che deriva dal dominare e dall’essere
dominato trae spunto dal romanzo erotico
dell’austriaco Leopold von Sacher – Masoch
(da cui il termine masochista) in cui il rapporto
d’amore tra una coppia di nobili consisteva in
umiliazioni e vessazioni da parte della donna nei
confronti del suo amante. Un tema trasgressivo,
Il regista, filma con delicatezza i gesti di
Antonio con il piccolo Pietro,e riesce a farci
vedere il dolore di chi sta vicino a chi soffre,
con il pudore che serve quando si affronta la
malattia.
I corpi estranei di Mirko Locatelliè il
primo film italiano in concorso al Festival
Internazionale del Film di Roma.
La storia narrata è quella di Antonio (Filippo
Timi), un padre che si trova da solo in un
ospedale (il San Giuseppe di Milano) per
assistere suo figlio Pietro, malato di tumore
al cervello.
Tuttavia la struttura narrativa risulta troppo
fragile e non può essere riempita con
il solo apporto di Timi, che seppur con
un’impeccabile e intensa recitazione a volte
sembra depotenziato, come utilizzato a metà.
L’opera non riesce ad avere un ritmo
adeguato per tutta la durata del film,
perdendosi in silenzi quasi forzati.
L’attesa per il delicato intervento chirurgico
e il difficile percorso post operatorio
sonomostrati con uno stile asciutto, scandito
dalle piccole azioni quotidiane di Antonio.
L’elegante tema musicale dei Baustelleche
ben incornicia le immagini, poteva essere
maggiormente utilizzato per enfatizzare una
colonna sonora ridotta all’osso.
L’incontro con Jaber, un ragazzo tunisino
da poco in Italia, nello stesso ospedale per
assistere un suo amico malato è solcato da
una diffidenza atavica.
Resta comunque da apprezzare l’idea di
spostare il tema della fragilità, dal figlio al
padre,come quella di affrontare una tematica
delicata da un’angolazione diversa.
Antonio non vuole relazionarsi con lui, che
invece fa di tutto per essere gentile e solidale.
Vittorio Zenardi
IL DOLORE E IL PIACERE RACCONTATI
DA POLANSKI
moderno, fonte di riflessioni e ispirazioni che si
traspone nel nuovo film di Roman Polanski, Venus
In Furs, appunto. La storia racconta di un regista
teatrale, alter-ego ideale dello stesso Polanski,
alle prese con la messa in scena del romanzo
di Masoch. L’uomo non riesce a trovare l’attrice
protagonista finché una splendida donna non
si presenta in ritardo al provino e per ottenere la
parte lo trascinerà in un perverso gioco sessuale
di violenza e sottomissione, tanto per rimanere in
tema. Continui rimandi, giochi di specchi, scatole
cinesi, in cui l’arte si riflette nella vita che a sua volta
si riflette nell’arte: un film che racconta di una piéce
che è tratta da un romanzo ispirato ad un quadro.
Ancora una volta Polanski affascina lo spettatore
col suo modo unico di fare cinema, torna alle
origini, lavorando in francese, calcando l’aspetto
teatrale del suo lavoro, continuando l’unità
di tempo e di luogo iniziata con lo splendido
Carnage ma, stavolta, riducendo i personaggi
da quattro a due. E sulle travi del palcoscenico,
in un’architettura scarna e spoglia di artifici, si
evidenziano le due personalità dei protagonisti,
un bravissimo Mathieu Amalric e la musacompagna del regista, Emmanuelle Seigner.
Ma per vedere questo interessante lavoro sul
grande schermo, dovremmo aspettare un po’,
il 14 novembre.
Denise Penna
“Manto Acuifero”: la crisi della famiglia vista con gli occhi di un bambino
Il primo film in Concorso all’ottava edizione del Festival
Internazionale del Film di Roma è Manto Acuífero di Michael
Rowe, autore di Año bisiesto, vincitore della Camera D’Or a
Cannes nel 2010.
Quest’opera è il secondo tassello della “Trilogia della Solitudine”
(cominciata proprio con Año bisiesto) e racconta le difficoltà di
Caro (una bravissima Zaili Sofía), una bambina di otto anni alle
prese con il divorzio dei genitori.
Il regista messicano in conferenza stampa ha spiegato com’è
nata l’idea del film: “Ho letto a Berlino, mentre ero in aeroporto,
un racconto di uno scrittore australiano di nome Tim Wilton. Sono
rimasto molto colpito al punto che ho pianto per quarantacinque
minuti. Ho tratto da lì la mia ispirazione per la sceneggiatura”.
La storia è narrata dal punto di vista della piccola protagonista e
la macchina da presa è sempre ad altezza del suo sguardo.
Rowe, a poco a poco, ci fa entrare nel mondo di Caro, mostrandoci
con i suoi occhi pieni di stupore la natura in cui è immersa la casa
in cui la madre (Tania Arredondo), si è trasferita con il nuovo
compagno (Macías Galván).
L’allontanamento dal padre ha provocato in lei una lacerazione
profonda, sente la sua mancanza.
Per enfatizzarne la solitudine non fa ricorso alla colonna sonora,
assente per tutto il film, bensì a calibrati movimenti di macchina.
Il regista si scaglia contro quella che definisce la “Cultura del
divorzio facile”, che non tiene conto degli effettivi sentimenti dei
bambini.
Cerca di compensare questo vuoto, innalzando nel fondo di un
pozzo che si trova nel giardino della casa, un altare con le foto
dei suoi genitori.
Per rendere bene il realismo emotivo dei protagonisti e soprattutto
il distacco fra Caro e il patrigno, il regista ha fatto incontrare gli
attori solo sul set, senza fargli conoscere e interagire prima.
Il pozzo diventa così il suo rifugio e gli animali che popolano la
casa sembrano essere gli unici che riescono ad alleviare il suo
dolore e attenuare la sua nostalgia.
Quest’ attenzione fa sì che una certa tensione fra i due, aleggi e
permei tutto il film.
Il patrigno cerca di avvicinarsi a lei ma senza tanta convinzione e
la madre anche se affettuosa nei suoi confronti, sembra non dare
troppa importanza al suo disagio.
Con uno stile asciutto, al limite del documentarismo, Rowe ci
mostra i moti interiori della protagonista.
Un’opera delicata e intensa che parla di una tema come il divorzio
per una volta visto dalla parte dei più indifesi.
Rowe dimostra di padroneggiare un suo stile con sempre
maggior maestria e consapevolezza.
Vittorio Zenardi
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magazine giovane
l’intervista
“I SIMPSON E IL CINEMA” RACCONTATO DAL SUO AUTORE:
QUATTRO CHIACCHIERE CON MICHELE GALARDINI
Diamo un’occhiata
a “I SIMPSON e il
Cinema”, ultimo
nato del nostro
Michele Gelardini.
Ventiquattro anni ininterrotti in cui la famiglia
Simpson ha invaso gli schermi di tutto il
mondo hanno fatto si che venisse analizzata
sotto diversi punti di vista, un vero fenomeno
di successo che ha meritato di essere al
centro di numerosi studi.
L’ultima analisi di Michele Gelardini vuole
studiare il rapporto che c’è tra questa
famosissima famiglia e il mondo del cinema:
le strizzate d’occhio da parte di questa serie
alla settima arte sono infatti svariate.
Gelardini si diletta nei capitoli di questo libro
a fare dei paragoni con veri mostri sacri
del mondo del cinema, qualche esempio?
Kubrick e Hitchcock in primis, fino allo
spettacolare parallelismo tra lo spietato
Burns e il Kane di Quarto potere.
Sotto questo punto di vista è un’analisi
innovativa, fin’ora nessun altro studio dello
stesso genere aveva osato tanto.
Ma si parla poi di osare? L’autore spiega
bene il motivo per cui ha scelto di fare questi
parallelismi e alla fine il lettore ne esce
convinto.
Ovviamente, non poteva mancare una parte
riguardante il piccolo schermo, perché è da
li che nasce tutto. I Simpson rappresentano
un punto di non ritorno, “il primo esempio
televisivo di famiglia disfunzionale”. E poi il
ruolo dello spettatore, di come è tramutato ed
evoluto anche grazie all’opera di Groening
“spettatore non più passivo ma curioso”
quindi anche più difficile da accontentare
poiché non più sprovveduto ma pieno di
stimoli e con facile accesso alle informazioni.
Piacevole da leggere, con una prosa
scorrevole, il libro può abbracciare vari tipi
di lettori.
Da quelli che hanno una conoscenza
profonda del cinema e che quindi senz’altro
apprezzeranno i paragoni con i grandi,
capiranno la sottigliezza del parallelismo con
Quarto Potere, riconosceranno le citazioni
di pellicole storiche che l’autore ogni tanto
mette tra un rigo e l’altro. Allo stesso tempo,
si rivolge anche a chi di cinema ne mastica
poco ma che potrà comunque godere di ogni
fotogramma e ella scelta di inserire citazioni
anche da film certamente più famosi e
di successo, senz’altro apprezzeranno i
momenti in cui Gelardini si riferisce a questo
o a quell’episodio della famiglia gialla.
Ad accomunare questi due tipi di lettori,
un’unica cosa: l’amore per questa serie
televisivi, di cui si è fan e a volte anche
ossessionati.
Per scoprire il grado di ossessione l’autore
mette in ultima pagina un bel giochino: un
quiz, se si è in grado di rispondere bene a
tutte e dieci le domande, allora si è dei veri
Simpson dipendenti.
Che la perversa e brillante genialità di Matt Groening fosse argomento da
libro, diciamocelo pure, lo abbiamo sempre pensato. Dai trent’anni in giù,
infondo, siamo cresciuti un po’ tutti con Homer Simpson e tutta l’allegra
compagnia di Springfield, facendone spesso oggetto di chiacchierate e
discussioni con amici e conoscenti. Qualche impresa letteraria, in verità,
c’è stata ma nessuno aveva ancora pensato ad un omaggio alla più forte
contaminazione dei Simpson, dopo la critica sociale: il cinema. Alzi la
mano chi non abbia mai riconosciuto, almeno una volta, una citazione di
un film più o meno nazional-popolare. Da interi episodi ispirati a Shining
di Stanley Kubrick, a citazioni disneyane ( La Carica dei 101, tanto
per dirne uno), a Indiana Jones, a gusti per palati ancor più raffinati,
come Citizen Kane di Orson Welles. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.
Un elenco di citazioni interessante, accurato e divertente è stato infine
partorito dalla mente brillante del giovane Michele Galardini, ex studente
del DAMS, che ha pensato bene, su questo rapporto di convergenza,
di scriverci un libro. “I Simpson e il cinema”, edito da Felici Editori , ha
una gestazione lunga e studiata ma, a quanto pare, sta dando molte
soddisfazioni. Abbiamo incontrato Michele a Bologna ad una delle sue
numerose presentazioni in giro per l’Italia e abbiamo esplorato nel
dettaglio la sua creatura.
Ciao Michele, benvenuto su What’s Up. Innanzitutto, vorremmo
conoscerti meglio: parlaci un po’ di te.
Sono un ex studente del Dams laureatosi nel 2011 con una tesi sulle
forme ipertestuali tipo remake, sequel ecc. Vivo nella ridente Pistoia dove
mi occupo di giornalismo online con due
testate, Reportpistoia e CarnageNews.
Ho scoperto il cinema tardi, nel senso
che sapevo fin da piccolo di aver
qualcosa in comune con tutti quelli che
facevano il countdown per l’uscita del
tale film del tale regista ma fino ai 15-16
anni l’ho vissuta come una distrazione.
Poi mi sono messo a testa bassa a
vedere film su film e a partecipare ai
festival, per recuperare il tempo perso!
I Simpson, invece, credo di averli nel
sangue fin dalla nascita, anche se sono
venuto al mondo 4 anni prima di Homer,
Bart, Lisa, Marge e Maggie. Arrivato a 28
anni sono un caso patologico, anticipo
le battute e le canzoni degli episodi: è
snervante vedere I Simpson con me.
Da studente/amante del cinema,
passando per la tua passione per
i Simpson, fino ad arrivare alla
pubblicazione di un libro. Ci racconti
la genesi della tua creatura?
La mia creatura nasce nel 2008, quando
mi metto in testa di preparare una tesi
triennale a Pisa sui livelli di umorismo
nei Simpson. Chiaramente un paio di capitoli dovevano essere dedicati
al citazionismo, cioè a tutti quei momenti in cui la serie prende in prestito
sequenze da alcuni dei film più belli della storia del cinema. Quella tesi
era un embrione, l’assaggio di un mondo che negli anni successivi ho
imparato a conoscere in profondità, tenendo quel testo in un cassetto,
finché grazie a tre professori di Pisa, De Santi, Cuccu e Ambrosini, sono
approdato alla Felici Editore. A convincerli delle potenzialità del progetto
è stata l’assenza di una bibliografia dedicata al rapporto fra Simpson
e cinema. Ad oggi posso dire che il mio è il primo volume che tratta di
questo rapporto ma aspetto da un momento all’altro che qualcuno venga
a smentirmi!
Durante la presentazione del libro a Bologna, hai detto che
sul web hai trovato tantissimi blog e siti sulla contaminazione
cinematografica dei Simpson. Perché credi che una serie a cartoni
animati sia così amata e seguita dal pubblico ormai da 25 anni?
Anche se, dobbiamo ammetterlo, la serie ha perso mordente.
Domanda complessa. Penso prevalentemente perché è una serie ben
scritta; perché ha intercettato lo spirito di rinnovamento a cavallo fra gli
anni ‘80 e ‘90; perché è stata postmoderna prima che il postmoderno
diventasse uno status symbol; perché ha raccontato e continua a
raccontare l’evoluzione del nostro mondo invece che rifugiarsi in un
universo parallelo totalmente astratto. La serie ha perso di mordente
perché nel corso degli anni si sono alternati registi e sceneggiatori più o
meno capaci di portare avanti lo spirito delle prime 12 incredibili stagioni.
Teniamo di conto che negli USA, già dopo la quarta stagione, si parlava
di declino dei contenuti.
Qual è il punto di forza dei Simpson rispetto, magari, ai Griffin, altra
serie amatissima dal pubblico?
Il loro essere contemporaneamente elitari e popolari. Nel senso
che in una puntata puoi riconoscere tutte le divertenti citazioni
cinematografiche, letterarie, musicali oppure puoi non riconoscerne
nessuna e il divertimento non cambierà affatto. Cioè, io rido tantissimo
quando Homer dà un cazzotto a Lenny sulla nuca senza motivo e rido
tantissimo quando rivedo per la millesima volta la parodia di Shining. I
Griffin sono i figli più prossimi ai Simpson, assieme a South Park, ma
riesco a vederli più come un divertissement puro, nato dalla mente del
one-man show Seth MacFarlane, che come un momento per pensare,
attraverso i mezzi dell’ironia, alle centomila ingiustizie o assurdità del
nostro mondo.
Ritorniamo all’argomento principale: le citazioni cinematografiche.
Matt Groening ne usa a migliaia, alcune riconoscibili ai più, altre un
po’ più raffinate ma certamente frutto dell’inventiva di un grande
appassionato di cinema. Secondo te, si tratta di una strategia per
strizzare l’occhio al pubblico e arruffianarselo? Oppure è semplice
e puro amore per i film?
Non penso sia un tentativo di ingraziarsi il pubblico, per due motivi. Il primo
è che questo tipo di operazioni difficilmente sfondano e resistono nella tv,
soprattutto se si tratta di un cartone animato che, per definizione, almeno
fino a 20 anni fa, doveva essere un strumento di intrattenimento rivolto
ai più giovani che non potevano avere consapevolezza delle citazioni. Il
secondo è che i film citati non appartengono
al mondo del blockbuster, cioè alla grande
distribuzione, ma sono in gran parte pescati
dalla storia del cinema. Lasciando da parte
Hitchcock, Kubrick, Scorsese e Spielberg,
ogni tanto ci imbattiamo in citazioni di film
come Tom Jones, free cinema inglese,
Quarto Potere, caposaldo del cinema ma
sicuramente non trasmesso su Rai 1 in
prima serata, e via discorrendo. Penso che
sia nata spontaneamente questa necessità
di raccontare attraverso le immagini di altri
media, nel momento in cui il primo nucleo di
creatori/sceneggiatori si sono accorti di voler
davvero dire qualcosa attraverso le immagini
animate.
Qual è il tuo episodio/citazione preferito?
E il personaggio preferito?
Non è facile però, così su due piedi, mi
viene in mente la puntata in cui Burns
ritrova il suo orsetto Bobo, parodia di Citizen
Kane di Orson Welles. Tutto l’episodio è un
capolavoro di rimandi, strizzate d’occhio e
cortocircuiti narrativi fra serie tv e film. Non ho
un personaggio preferito, mi piacciono molto
i comprimari come Boe, Disco Stu, Lenny e
Carl e il mitico, inarrivabile, Hans Uomo Talpa.
La scomparsa di Tonino Accolla è stato un grave lutto per tutti gli
amanti della serie. Tu come hai reagito?
Ero a Livorno, dovevo presentare il libro alle 18,30. Alle 17 una mia
amica mi manda un messaggio: “E’ morto Tonino Accolla”. Nonostante
fosse malato, ho pensato che qualcosa in quell’istante si era interrotto,
qualcosa che aveva traghettato la mia esperienza di spettatore fin
da giovanissimo. Non solo per la voce di Homer ma per la direzione
del doppiaggio, capace di creare fin dalle prime stagioni neologismi
intraducibili come “bacarospo” che sono entrati nell’immaginario comune
italiano, proprio come in America è successo per “eat my shorts”.
Dal punto di vista editoriale, quali difficoltà hai riscontrato?
Poche, nel senso che la casa editrice si è subito attivata per organizzare
presentazioni e interviste sulle testate cartacee e online. L’unico ostacolo
sono state le immagini che purtroppo non abbiamo potuto inserire nel
libro per problemi di copyright. Per il resto mi piace molto girare l’Italia e
confrontarmi con i simpsoniani di tutte le regioni.
Credi che il sodalizio tra te e Homer proseguirà?
Non credo che si fermerà mai. Continuerò a guardare i Simpson e
continuerò a convincere gli ultimi scettici rimasti a cominciare questo
fantastico percorso. Non farò mai a meno di quei 20-40 minuti giornalieri
di pace assoluta in cui alimento il mio cervello (o quello che ne è rimasto)
e, ne sono certo, anche il mio spirito (sempre se esiste!).
Denise Penna

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