Il Giornalino - Banda Capolago

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Il Giornalino - Banda Capolago
Banda Musicale - G.VERDI
CAPOLAGO - VARESE
09/06/2012
Numero III Anno II
Il Giornalino
È
Concerto di Natale - Capolago Dicembre 2011
LETTERA DEL PRESIDENTE
E’ ormai qualche anno che sono alla guida della Banda e per questo motivo penso di aver capito molti aspetti, più o meno nascosti,
sulla Banda ma soprattutto cos’è la Banda al giorno d’oggi.
Innanzitutto la Banda è l’unione di persone che, spinte dalla passione per la musica, dedicano il proprio tempo a diffondere la voglia di suonare e di stare insieme. Fin qui, mi direte, ho scoperto
l’acqua calda: infatti è una definizione abbastanza scontata che
tante volte avrete già sentito; da questa definizione però, voglio
partire per raccontarvi cos’è la nostra Banda oggi.
Ad oggi siamo una formazione di tutto rispetto, ma c’è ancora
grande margine di miglioramento sia nell’ambito delle presenze
che in quello musicale. Per questo motivo abbiamo voluto intraprendere la strada, a detta di molti positiva, delle master - class ed
è nostra intenzione fare diventare questo avvenimento una tappa
fissa, almeno annuale.
Stiamo già lavorando all’organizzazione di nuovi eventi che via via
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proporremo per far capire che la nostra Banda è viva e ha nuove prospettive.
Un'altra nota molto positiva e sulla quale sicuramente c’è da riflettere è il fatto che la nostra Banda e i suoi sostenitori, siano riusciti ad aiutare la banda di Monterosso (Liguria),
in gravi difficoltà, duramente colpita dalla recente alluvione. Sabato 28 aprile di quest’anno infatti, una nostra delegazione si è recata a Monterosso constatando tristemente la situazione drammatica che Monterosso ha subito e che sta fronteggiando. Con grande stupore abbiamo visto come la cittadina sia già quasi completamente ripartita e per questo
dobbiamo fare un grosso applauso agli stessi abitanti ed ai volontari che si sono adoperati. Cosa ben diversa, ma sicuramente comprensibile per quanto riguarda la banda: loro
infatti hanno perso la sede e tutto ciò che vi era all’interno ed ora hanno due locali di circa
30 metri quadrati a disposizione. Nel nostro piccolo siamo riusciti a portare dei leggii ed
un contributo in denaro. Sicuramente un piccolo aiuto materiale ma con un significato di
grande valore. Già, perché vedendo la gioia sui volti dei presenti si comprende quanto un
piccolo gesto possa regalare un sorriso per ripartire. Voglio concludere proprio cosi; la nostra Banda al giorno d’oggi è anche questo: un’insieme di persone, che mosso dalla voglia
di aiutare, riesce anche se in minima parte, a dare una mano dopo una grande tragedia.
Marco Ambrosetti
IL RE DELLA MELODIA
di Renzo Bianchi e Angelo Caielli
6^ Parte
Non era soddisfatto se non della perfezione; per ottenerla non esitava a far abbassare la cresta ad un tenore borioso o a far provare e riprovare una cantante fino a farla piangere di rabbia. L’uomo più solitario che fosse mai vissuto in mezzo alla folla, aveva soltanto un intima amicizia: quella con Giuseppina Strepponi, che riusciva finalmente a scaldargli il cuore raggelato. Rigoletto fu l’opera che mise
fine agli anni di galera, facendolo ricco e famoso e liberandone lo
spirito. Egli compose questo capolavoro in soli 40 giorni nutrendosi
soprattutto di caffè mentre il trovatore fu scritto due anni dopo in 29
giorni. Già quando provava il Trovatore, era al lavoro su “La Traviata”. L’esile donna perduta era un personaggio realmente esistito: una giovane cortigiana
parigina, da poco morta di tisi, alla quale era ispirato il nuovo dramma “la signora delle
Camelie”. Su di esso Verdi basò la sua opera, vi profuse tutto lo scintillio del piacere, tutto
il rapimento del vero amore, tutta la disperazione per la morte di Margherita. Di nuovo,
all’ultimo atto, udiamo il medico sussurrare il fatale verdetto alla domestica, vediamo l’accorrere del padre affranto, l’innamorato pazzo di dolore, la felicità e l’angoscia fuse nel
delirio, il calar del sipario sulla morte. La Traviata era la musica più bella che Verdi avesse
scritto fino allora. Fu rappresentata davanti ad un eletto pubblico in quel gioiello di teatro
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che è la Fenice di Venezia; l’opera cadde non in silenzio, ma clamorosamente, tra scrosci
di risa e fischi interminabili. Il tenore era quasi senza voce, la prima donna grassa, il baritono svogliato. Il dramma era troppo realistico per essere ben accolto ad un pubblico abituato a drammoni di cappa e spada.
Quattordici mesi dopo, “La Traviata” fu ripresentata al pubblico veneziano e gli spettatori,
più mobili della donna, l’applaudirono con entusiasmo. Rapidamente conquistò i pubblici
di tutto il mondo, e oggi l’eroina del melodramma verdiano è cara al cuore di milioni e milioni di spettatori.
A questo punto, alle luci della ribalta e degli applausi, Verdi si rivolse alla realtà della terra che l’aveva nutrito fanciullo. Vicino a Busseto comprò alcune centinaia di ettari di terreno pianeggiante e fertile dove lontano da ogni eco del mondo teatrale, si ritirò con la
Strepponi, ora sua moglie. La tenuta si chiamava “Sant’Agata”, a poco a poco il maestro,
ormai famoso in tutto il mondo vi ritrovò la sua natura di contadino. In questo “deserto”
come lo chiamava con affetto si dette a piantar alberi, a costruire strade, a scavare canali
di irrigazione; portò per primo nella “Valle Padana”, la macchina Trebbiatrice e l’Aratro a
Vapore. Avviò un allevamento di bovini su basi scientifiche (impresa di nuovo genere a
quei tempi).
Era più orgoglioso delle sue mucche che dalle medaglie e delle onorificenze conferitegli
dai regnanti. Quando nel 1880 una crisi economica causò in Italia molta disoccupazione e
la corsa affannosa all’emigrazione in America, Verdi invece di tagliare le spese, avvio altri
allevamenti di bovini nella campagna circostante, dando lavoro a oltre 200 uomini.
“ Nessuno emigra dal mio villaggio ! ”
si vantava………
LETTERA DEL MAESTRO
Ci siamo...ci prepariamo al gran finale della nostra annata! Chi vi
scrive è in pausa pranzo, e sta compilando questa lettera mosso dal
solito entusiasmo, da un piccolo dispiacere, e da grande soddisfazione. Ma andiamo per ordine.
Questa sera saremo a Sant'Ambrogio, voi che mi leggete direte
"giorni fa".. mi piace giocare a scrivervi pensando che sia già domani, e che il concerto di stasera sia già "in saccoccia" archiviato
come un bel successo, e un bel passo in avanti sotto il punto di vista sì della performance, sì della nostra soddisfazione, ma soprattutto della mentalità. Già, la mentalità...questa parolina di cui ho parlato ai nostri ragazzi
(io li chiamo tutti così, sia che abbiano 13 anni sia che ne abbiamo 80: chi fa musica è giovane) molto spesso nelle ultime settimane. Siamo cresciuti, sotto questo aspetto, e si vede
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dal fatto che in occasione del concerto ad Avigno abbiamo avuto in lievissimo calo di concentrazione: significa che la stiamo tenendo molto alta. Tutti noi siamo concentrati, motivati ed entusiasti all'idea di concludere al meglio la stagione, e sono certo che lo faremo.
Piccoli cali fisiologici sono nella norma! Ma chi ha il compito di allenare una squadra vincente come la nostra, ha il dovere morale di continuare a spronare e ad essere esigenti con
noi stessi! Solo questo sano atteggiamento, di essere sì soddisfatti ma mai totalmente appagati, ci consentirà di mirare ad obiettivi sempre più alti e ad impegnarci per conquistarli! Stiamo camminando, e lo stiamo facendo bene, verso l'acquisizione di una mentalità
vincente, e vi dico in anticipo che stasera (per voi "giorni fa") ne daremo una ulteriore dimostrazione.
Il piccolo dispiacere è dato dal fatto che siamo agli sgoccioli di una stagione per me entusiasmante. Da una parte non vedo l'ora di suonare a Villa Cagnola a Gazzada e a Palazzo
Estense a Varese, dall'altra spero che quei concerti arrivino il più tardi possibile...ogni
tanto mi fermo e mi dico "caspita, siamo già all'adunata!
siamo a maggio!" il tempo vola, e mi sembra solo ieri il
25 settembre, quando debuttammo insieme per la prima
volta al Castello di Somma Lombardo. Ci stiamo affinando, sto notando che i ragazzi iniziano a capire e soprattutto a comprendere il mio modo di lavorare e di dirigere (per certi versi un po' fuori dalle righe!), stiamo entrando in sintonia, e questo primo anno ci è stato utile a
prenderci
rispettivamente
Villa Cagnola - GAZZADA
le misure...Io
specialmente, complici una motivazione e una
euforia tipiche della mia tempra che tutti ormai
ben conoscete, e una dose di inesperienza
(ebbene sì, mea culpa!), ho chiesto ai ragazzi uno
sforzo particolare in vista di questo finale di stagione. Loro, come al solito, si sono buttati a capofitto nella sfida provandoci con ogni risorsa, e
tutti voi che mi leggete ne vedrete gli ottimi frutti
a giugno. Tuttavia, come dicevo, questo anno è
servito a tutti, me compreso, per consentire a
maestro e musicanti di prendersi reciprocamente
Palazzo Estense - VARESE
le misure, e come ogni errore, serve solo nella
misura in cui si possa imparare da esso per non ricaderci una seconda volta. Pertanto, per
il futuro sarà opportuno riproporsi un diverso modus operandi nella programmazione
delle nostre attività, pianificando a lunga scadenza su tutto il corso dell'anno, e non più
ragionando a "compartimenti stagni" sui due traguardi di Natale e di fine giugno, lavorando su una mole di lavoro che costituisca un traguardo stimolante ma che sia nel contempo
alla portata delle nostre energie. Acquisire la giusta misura vuol dire proprio questo: trovare il punto di equilibrio tra il non sottovalutarsi, per non perdere il gusto della sfida, e il
non sopravvalutarsi, per non rimanere delusi dai propri limiti e viverli con la giusta serenità: tutti ne hanno. Confido che questo anno sia stato utile a tutti noi per trovare questo
equilibrio. Nel frattempo la motivazione e l'entusiasmo sono ferventi, in vista del traguardo finale, e i fuochi d'artificio in villa non saranno solo su in cielo, ma saranno scoppiettanti anche tra i nostri leggii! Non mancate!
Infine, la soddisfazione. Innanzitutto la soddisfazione di aver contribuito in maniera determinante alla crescita della banda già al mio primo anno alla vostra guida. Di certo il
lavoro sulle masterclass era già stato avviato da tempo per cui il terreno era ben prepara4
to, tuttavia sento particolarmente "mio", quanto lo è vostro, questo risultato, eccellente,
che abbiamo ottenuto da questa prima esperienza: siamo riusciti a conciliare le esigenze
dei singoli e le necessità del gruppo, ci siamo avvalsi di ottimi insegnanti, abbiamo dimostrato grande entusiasmo nella partecipazione e soprattutto i benefici che ne abbiamo ottenuto sono apparsi evidenti sin da subito! Trattandosi della prima volta, ovviamente non
possiamo definirla perfetta in ogni dettaglio, e infatti abbiamo già raccolto tutti i feedback
del caso, mantenendo una particolare attenzione su quelli negativi, per cui non temete:
ormai il format è sdoganato, e ci saranno presto novità, aggiornamenti, e le dovute migliorie. Di certo c'è che prendere l'abitudine sanissima di avvalerci della collaborazione e dell'esperienza di alcuni professionisti dei nostri strumenti, e di farlo con cadenza regolare, annuale o quadrimestrale che sia, non può che giovare alla nostra crescita. Bravi tutti per aver partecipato, organizzato, e dato un senso agli sforzi che io, gli
insegnanti e soprattutto gli organi della banda
hanno profuso per offrire questa opportunità!
Talmente unica....da essere ripetibile!
Inoltre, vorrei manifestarvi un altro tipo di soddisfazione. Non c'è altra parola per definire la
ricchezza che mi è piovuta addosso quest'anno
Masterclass ottoni - EROS SABBATANI
da parte vostra. E adesso mi riferisco anche
all'affetto che mi ha sommerso da ogni parte, anche al di fuori della sala prove. Manifestazioni di affetto, stima sul piano umano (non solo musicale) e cose simili sono fonte di
gioia e vivo tutto ciò come una responsabilità. Ringrazio tutti voi che me ne avete fatto dono...e a questo proposito vorrei condividere con voi una riflessione.
Ho ricevuto da molti di voi un elogio che mi ha sorpreso: mi è stato detto che un mio pregio è quello di non mettermi mai su un piano superiore rispetto ai musicanti, di comportarmi come se fossi uno di loro... e allora? Ma io SONO uno di loro. Suono semplicemente
uno strumento diverso, ho un compito diverso, ma una cosa è la figura di un capo, e
tutt'altra cosa è la figura di un maestro. Io lo scrivo con la m minuscola perché nessuno
cada nell'errore di dare eccessiva importanza a questa parola, almeno in questo ambito. Il
maestro ha il compito di indicare una strada...di guidare...di "dirigere" in ogni senso la
vita musicale della banda. Dà, indica, guida verso, una direzione. E proprio come ognuno
di voi, anche lui commette errori (vedi qualche riga sopra!). Per cui non stupitevi se apertamente li condivide, se li ammette, non meravigliatevi se vi tratta da suoi pari: lo siete.
Come ripeto sempre, apprezzo quando i miei ragazzi dopo una stecca in un concerto, non
aspettano che sia io ad andare da loro a farglielo notare, e vengono loro per primi da me,
arrabbiati e dispiaciuti per il loro errore. Alla stessa maniera mi comporto io. Mi è stato
detto al mio arrivo che la banda di Capolago è una grande famiglia...ebbene la mia immagine di famiglia è questa: le responsabilità all'interno di essa sono proporzionate a seconda di chi se ne fa carico. Mi chi ricopre un ruolo di maggiore responsabilità non deve essere considerato più importante: se gli sono state date quelle responsabilità è perché quel
qualcuno è stato ritenuto capace di onorarle.
E questo è ciò che mi sforzo continuamente di fare. Finché di rimando vedrò sorrisi da
parte vostra, saprò che sono sul giusto sentiero.
Ps: è l'una e mezzo di notte, sono appena rientrato a casa dal concerto in Sant'Ambrogio...se tu che mi leggi non c'eri...beh ..fà in modo di esserci la prossima volta! Ti sei perso
UN GRAN BELLO SPETTACOLO! Visto? Ve lo avevo detto...qualche ora e qualche riga fa!
Grandi ragazzi! Orgoglioso di voi! Non molliamo adesso e suoniamo il nostro gran finale!
Con il più sonoro abbraccio
mastro Giuliano
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CORSO ALLIEVI
QUEST’ANNO SI SONO AGGIUNTI DUE NUOVI INSEGNATI AL CORSO ALLIEVI .
DUE “SUPER NEO DIPLOMATI” FRANCESCA E GIACOMO; ECCO LE LORO
IMPRESSIONI...
di Francesca Zingaro
Sono le 22.32, sono appena tornata da un concerto
con il conservatorio e finalmente sono riuscita a trovare 5 minuti di tempo per scrivere questo articolo sul
corso allievi. Che dire del corso allievi..
Bé fa un certo effetto tornare da dove si è partiti tanti
anni fa per non stare dalla parte di chi impara ma da
quella di chi insegna. E' una grande responsabilità
quella che mi è stata affidata, ossia di formare dei futuri componenti della banda dando ad ognuno di loro
le basi per poter iniziare il loro cammino nel mondo
della musica. Quando Marco ,il presidente, e il maestro di allora Michele chiesero a me e Giacomo se volevamo andare ad insegnare nel corso
del Mercoledì, io avevo da poco sostenuto l'esame per la licenza di Teoria e Solfeggio
e ,nonostante avessi una certa sicurezza sull'argomento, all'inizio non ero molto convinta
di prendermi questo impegno, sia perché sarebbe andato a sommarsi a tutte le altre attività che facevo dopo scuola, sia per timore di non essere all'altezza dell'incarico che mi era
stato proposto. Dopo la prima titubante lezione fatta insieme a Giacomo, pian piano col
passare del tempo ho imparato come fare a spiegare gli argomenti e soprattutto come fare
per farli capire ai miei allievi. E già perché ora posso dire che ho dei "miei allievi", sono in
sei e si chiamano Rita, Alessandro e Lorenzo, che frequentano il primo anno di corso,
Riccardo, che è al secondo anno, Omar e Luca, che ormai sono prossima ad entrare in
banda. Sono tutti molto bravi ed ogni volta che insegno ad ognuno di loro qualcosa di
nuovo oppure gli provo la lezione del giorno, mi sembra di ricordare me stessa nei primi
periodi che frequentavo la banda e quindi a volte mi riesce più difficile sgridare o riprendere qualcuno perché non ha studiato bene ciò che gli era stato spiegato la settimana prima. Spesso anche io faccio degli errori mentre spiego e vedo le facce dei miei allievi che
dall'altro lato della scrivania mi guardano come per dire "ma stai scherzando? che stai dicendo!? ne sei proprio sicura?" e a me non resta che far altro che sorridere, scusarmi e
correggere l'errore fatto precedentemente. Ora siamo
quasi alla fine di tutto..anzi siamo alla fine visto che Sabato ci saranno gli esami degli allievi che dovranno dimostrare quanto appreso in quest'anno davanti a una commissione. Spero che i miei giovincelli facciano tutti una
bella figura perché questo vorrà dire che loro sono stati
davvero bravi a studiare,capire e sapere tutto e quindi
questo gli darà una grande soddisfazione ma vorrà anche
dire che io e Giacomo avremo portato a termine il nostro
compito nel migliore dei modi e che quindi Marco e Michele avevano visto giusto a fare affidamento su di noi.
Allora non mo resta che fare i miei grandissimi in bocca al
lupo ai miei allievi e incrociare le dita per Sabato.
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HANNO SOSTENUTO GLI ESAMI IL 2 GIUGNO 2012
MARTINA MANERA
LUCA BORSOI
OMAR MALNATI
ARIANNA PRESTERA
MICHELA GIRARDI
DAVIDE BORGHETTI
LUCA COLASCILLA
MAURIZIO ISELLA
ENRCO MARIA PAVESI
EMENUELE CRUGNOLA
MARCO NERITO
FEDERICO CRUGNOLA
SHARON PIERATTINI
PATRIZIA MASSETTI
ALESSANDRO BALLERIO
GIORGIO BONATO
LUIGI CRUGNOLA
CRISTIAN VANZULLI
LORENZO SANTARSIERI
RICCARDO ZOPPINI
LORENZO PRESTERA
RITA RIBOLI
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BANDA E SCUOLA
INCONTRO A “CASA” DELLA BANDA DI CAPOLAGO
di Angelo Caielli
Sabato 19 Maggio abbiamo avuto l’incontro
con i bambini della scuola elementare “F. Baracca” di Capolago; sono venuti presso la nostra sede per una mattinata dedicata alla conoscenza della Banda.
Durante la mattinata sono state proiettate delle
slide che spiegavano le caratteristiche dei vari
tipi di banda, degli strumenti che ne fanno parte, della loro storia e delle loro caratteristiche
peculiari.
I bambini hanno dimostrato molto interesse,
ponendo diverse
domande e facendo delle affermazioni che hanno manifestato il loro coinvolgimento e talvolta stupore in particolare per
la presentazione degli strumenti.
I momenti più belli e significativi sono stati quelli in cui
hanno avuto la possibilità dapprima di ascoltare ed in seguito di provare personalmente tutti i tipi di strumenti presenti nella Banda.
Hanno provato a suonare il clarinetto, il sassofono, il corno, i flicorni, la tromba, l’oboe, il flauto, il
basso tuba ecc.
Gli strumenti che hanno destato
più interesse ed intrattenimento
sono stati quelli a percussione, soprattutto la batteria con la sua
grancassa, i tamburi ed i piatti.
I bambini si sono proprio divertiti e
rallegrati, era palese l’emozione che hanno provato dentro di loro quando sono riusciti ad emettere dei suoni con i vari strumenti; quei suoni che circondano e
inondano la mente di colori e
sensazioni.
Anche per noi musicanti che eravamo presenti è stato
splendido e avvenente ritrovarsi in un modo straordinario a condividere la nostra passione per la musica e
per lo stare assieme in quell’insieme sorprendente denso di suoni, emozioni e magia che è la Banda.
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BANDA E SOLIDARIETA’
La Banda Giuseppe Verdi di Capolago nel corso degli anni ha intrapreso diverse attività
che hanno avuto come spirito quello sociale.
Quest’anno abbiamo preso parte a due nuove iniziative seguendo questa direzione;
la prima per aiutare a costruire un pozzo a Wellele nella regione settentrionale dell’Etiopia, attraverso un concerto presso la Chiesa di Avigno, la seconda portando il nostro contributo a Monterosso cittadina delle 5 Terre che è stata vittima dell’alluvione.
PROGETTO ABRAHAM
“Uno dei sogni di Abraham era la costruzione di un pozzo a Wellele, il villaggio che
aveva lasciato quando era bambino e da dove è iniziato il suo secondo viaggio.
Ci siamo organizzati per continuare a far vivere quel sogno.”
http://progettoabraham.org/
M
l
“Il mezzo può essere paragonato a un seme, il
fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c'è tra
seme e albero. “
Gandhi
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MONTEROSSO
“Il 25 Ottobre 2011 è un giorno che Monterosso non dimenticherà mai.”
Inizia così uno dei tanti articoli che descrivono la sventura che si è abbattuta sulla citta di Monterosso.
(http://www.buongiornomonterosso.com )
Il 25 Ottobre in poche ore, più di 500 mm di acqua
(quantitativo che normalmente scende in
un anno) si sono abbattuti sulla zona delle 5 Terre con un effetto dirompente.
Un fiume di fango è sceso
dalla montagna e ha invaso la città. I danni sono
stati ingenti.
Lo spirito dell’uomo però anche in questo caso ha avuto la
forza di reagire per far fronte a questa emergenza. I primi
soccorsi sono arrivati da tutta l’Italia e oggi Monterosso sta
ripartendo.
Come Banda di Capolago abbiamo deciso di dare il nostro
contributo portando i fondi raccolti durante i concerti di Natale e durante la Festa di Santa Cecilia insieme ai leggii per la nuova sede della Banda di Monterosso.
“lo spazio non è molto grande, ma la voglia di ricominciare a suonare è grande, e per
non dimenticare, sui muri, abbiamo dipinto, sopra al livello raggiunto dall’acqua, quello
che la musica rappresenta in questi momenti difficili” con questo spirito siamo stati accolti dalla presidentessa della Banda di Monterosso.
Anche nei momenti
difficili la Musica
sa essere fida compagna.
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ADUNATA NAZIONALE DEGLI ALPINI
di Alessandro Pepe
BOLZANO 2012: NOI C’ERAVAMO
Il semplice pensiero di una trasferta ricca di significati
Un’adunata nuova, diversa dal solito. Un momento unico, del
quale non ci scorderemo tanto facilmente. Non solo per i due
giorni magnifici passati insieme, ma anche per la splendida
manifestazione a cui abbiamo preso parte. Una due giorni
iniziata, il sabato, con la visita di Verona e culminata la domenica con la cena insieme agli alpini di Capolago. In mezzo
a questi avvenimenti, non possiamo dimenticare il pernottamento a Molveno, immersi nelle straordinarie montagne bolzanine, e la splendida sfilata a cui abbiamo preso parte. Nella
splendida cornice di Bolzano, dove il calore della gente l’ha
fatta da padrone, abbiamo suonato marce alpine e diffuso
con onore i valori di patria e solidarietà. Un vero onore per
noi portare in alto
questi valori che,
oggi giorno, non vengono più considerati. Inoltre questa è stata prima volta
per alcuni musicanti e anche per il
maestro Giuliano che ha sfilato con
noi suonando il suo saxofono. Davvero una bella esperienza che, per il futuro, ci aiuterà a migliorare e a costruire un legame che vada oltre il
semplice suono dello strumento. Vogliamo crescere e per farlo dobbiamo
fare gruppo perché solo
“Un gruppo di persone che condivide un
obiettivo comune può raggiungere l'impossibile.”
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BOLZANO 2012: IL TRIONFO DEI VALORI
di Alessandro Pepe
Migliaia di alpini invadono la città altoatesina.
Un applauso a tutti. Agli organizzatori, alle istituzioni locali, ai cittadini. Davvero complimenti
a tutti.
Un'adunata perfetta, dove rispetto e buon senso hanno prevalso su tutto.
Un’accoglienza così calorosa, probabilmente,
non se l’aspettava nessuno.
In una città che, a detta di tutti, era ancora
troppo ancorata al passato austro-ungarico, i
valori alpini hanno trionfato senza se e senza
ma.
Insomma, in pochi avrebbero creduto che BolPhoto courtesy WWW.ANA.IT
zano potesse fare da cornice a una delle feste
più rappresentative dell’orgoglio e della storia nazionale italiana.
Una vera e propria sorpresa per le miriadi di persone
che sono accorse nel capoluogo trentino, invaso di
bandiere tricolori.
Un emozione più unica che rara, una cosa difficile da
spiegare per chi crede nei valori
di patria e solidarietà.
Oggi questi valori sono in crisi, ma noi della banda
ci crediamo e li diffonderemo con orgoglio.
Viva l'Italia, viva la solidarietà e viva gli alpini.
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Faro
Dalla soave terra,
d’alte vette coronata, digradanti
al turchese mare, confuso,
nel’azzurro cielo.
Bagliore di naviganti,
Illumina,
speranze, VERDE futuro,
ideale, BIANCO luce stillata,
dal ROSSO amore
Stella Polare
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LA BANDA RACCONTATA DA NOI
Le idee, i valori, gli aneddoti e i ricordi: una nuova rubrica aperta a tutti.
PENSIERO DI UN MUSICANTE
«La banda, un CORPO MUSICALE formato da tante
persone più o meno impegnate e determinate per far
sì che l’impresa riesca. C’è chi considera le note solo
note, ma la MUSICA è un’altra cosa….
Chi più, chi meno, all’altezza da l’esempio a coloro che
vogliono imparare veramente, per “INGROSSARE” le
file e trasformarsi in un VERO MUSICANTE! Ci vuole
come in tutte le cose determinazione, tollerare le direttive di un maestro; cercare di evitare discussioni o
Angiolino musicante, 1521, tempera su
atteggiamenti non in sintonia con il resto del gruppo
tavola, Firenze, Galleria degli Uffizi
(cosa non facile quando si è in tanti), ma sono tutte
esperienze che aiutano a formare il carattere del suonatore. Dopotutto la musica, come
tutte le arti, vuole applicazione, disciplina, PUNTUALITA e spirito di sacrificio (anche
per chi la vive da fuori, es: famiglia, fidanzata ecc). La banda con i suoi ritmi, con il contorno di MARCETTE E INNI è pronta ad aiutare gli atri, i più bisognosi e chi si trova in
imprevedibili circostanze. La banda regala al pubblico, con i suoi concerti, un’oretta di
allegria e musica. È un istituzione cara e compagna di momenti spensierati.»
PENSIERO DI UN FAN
di Giancarlo Frigerio
«Davanti alle buone intenzioni tanto di cappello, soprattutto
se queste si prestano per portar aiuto a chi è più nel bisogno.
Così, a distanza di pochi giorni si consumarono due concerti.
La Pieve di Avigno, ampia e dispersiva, diede onore all’impegno profuso dalla banda, anche se si sarebbe potuto fare di
più.
S. Ambrogio, memore i precedenti svarioni, riconsegnò onorato l’impegno. L’armonioso suono ha ben impressionato l’uditore, dando quello che da sempre la banda cerca di fare:
trasmettere vere emozioni.»
Il pensatore, Musée Rodin di Parigi
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APPUNTI DI VIAGGIO
di Renzo Bianchi
Come tanti altri ero un ragazzo, con tanta voglia di giocare
e divertirsi, quando, in piazza, ho ascoltato per la prima
volta la Banda Cittadina.
I suoni, gli strumenti, i musicanti, le divise, suscitavano in
me ammirazione e attenzione mentre ,chissà perché, mi
nasceva dentro la voglia di imparare a suonare la tromba.
Cominciai le lezioni di musica presso il maestro Vincenzo
Pece (direttore della “Banda Città di Varese”), assieme
all'amico Guido Motta ,per due volte a settimana.
Imparai a leggere le note, a solfeggiare , per poi iniziare
con lo strumento. Si incominciavano le lezioni con la tremarella e nessuno di noi allievi
voleva incominciare per primo (il maestro era severissimo), quando si sbagliava anche
una minima cosa urlava: ”Rifare per la prossima volta”.
Ricordo che un esercizio me lo sognavo anche di notte, era l'ottava volta che lo rifacevo.
Arrivò il giorno di far prova con tutta la banda , fu un disastro, non riuscivo a seguire e
dalla tromba non usciva una nota.
Nella banda, io e Motta, legammo amicizia con altri ragazzi, ma in particolare con Onorato Tamborini e Nicolino Zecchini, eravamo diventati i “Moschettieri”, sempre assieme.
Tamborini e Motta, ai Sax, erano in seconda fila, io, alla tromba, in terza, ma Zecchini, col
clarinetto piccolo in La, era proprio vicino al maestro e veniva ripreso anche con una bacchettata.
Ricordo che in un concerto si doveva eseguire il secondo atto dell'Aida, dove gli ottoni
suonano molto e in particolare nella Marcia Trionfale. Il maestro si avvicinò a me e all'altra tromba e disse: “Ragazzi, come voi sapete, la prima tromba manca e un'altra si è infortunata, perciò dovete suonare solo voi, se sbagliate la colpa ricadrà su di voi”.
Con tanta paura si iniziò l'esecuzione. Il maestro ci segnava battuta su battuta e, al momento della marcia, mi trovai solo perché l'altro rimase muto.
Dal mio strumento i suoni uscivano decisi, meravigliando me stesso, le note scorrevano
precise e sicure. Al termine, gli applausi del pubblico e le strette di mano dei musicanti,
mi fecero sentire orgoglioso e appagato dei sacrifici passati per imparare la musica.
Con il “Citta Varese” e i suoi concerti, le sue trasferte e i vari concorsi, i “Moschettieri” ne
hanno avute molte di soddisfazioni; poi il corpo musicale si sciolse e ognuno di noi prese a
suonare nelle varie bande della provincia.
Tamborini approdò a Capolago e convinse prima me e poi Motta a far parte del Giuseppe
Verdi.
Gli anni passano, e un bel giorno arrivò tra di noi Zecchini così i “Moschettieri” furono di
nuovo assieme, ad esprimere la loro anima musicale.
Di noi sono rimasto solo io, gli altri suonano nella Banda degli Angeli e aspettano che li
raggiunga, ma ora non posso, ho ancora tanto da fare nella Banda “Giuseppe Verdi”.
Siamo tutti amici e nella musica cerchiamo di esprimere il meglio di noi, sia come musicanti e soci, giovani e meno giovani, nella scia dei predecessori, come una grande famiglia.
Sono tanti anni che suono e racconto questo, per dire quanto è forte il potere della musica
che unisce persone e amici con carattere e modi diversi ma con un solo obbiettivo: fare
musica divertendosi .
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LA BANDA SBARCA SUI SOCIAL NETWORK.
di Alessandro Pepe
Continuano i miglioramenti del
canale di comunicazione della
banda.
Il sito funziona. Dopo un anno e
mezzo di attività il numero delle
visite è molto alto e tutto procede
per il meglio. Ma non basta, dobbiamo migliorare ancora. Come
fare? Beh sicuramente un restyling grafico verrà apportato nei
prossimi mesi, ma prima bisogna agire su un altro canale importante: i social network. Il
mondo sta cambiano, avere un sito non basta più. I social network oggi sono diventati
sempre più importanti. Nell’era di internet e delle nuove tecnologie, questi strumenti sono un modo semplice, innovativo ed efficace per comunicare con tante persone, anche
dall’altra parte del mondo.
Scambiarsi opinioni, condividere notizie, promuovere eventi,
oggi è più semplice che mai. Insomma un’autentica rivoluzione
alle quale, anche noi, ci stiamo
adeguando. Potrete trovarci su
Facebook, dove è stato creato un
profilo e una fan page e su Twitter.
Cos’altro dirvi? Ah già dimenticavo, ci siamo evoluti anche sul fronte mail. Siamo lieti di
mettervi a disposizione quattro canali mail. Una soluzione diversa che ci permette di offrirvi un servizio di qualità sempre maggiore. Per qualsiasi informazione basta a scrivere a
[email protected] Inoltre, da oggi, vi diamo la possibilità di comunicare direttamente con altre persone del nostro corpo musicale. Il nostro presidente sarà a disposizione per instaurare contatti o rapporti all’indirizzo [email protected] Il responsabile delle pubbliche relazioni, sarà a diposizione per l’organizzazione di eventi
all’indirizzo, [email protected]
In qualità di responsabile della comunicazione sarò a disposizione come contatto stampa e per eventuali segnalazioni
inerenti al sito. Basterà scrivermi all’indir i z z o
c o m m u n i c a [email protected] Un piccolo
passo avanti che ci permetterà di continuare a crescere insieme a voi, alle vostre
segnalazioni e ai messaggi. Continuate a
seguirci, noi nel frattempo continueremo
a lavorare per essere sempre all’altezza
della vostre esigenze.
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RICERCHE ED APPROFONDIMENTI
LA TROMBA
di Pasquale Margarini
Che cosa è una sordina ?
È un dispositivo inserito nella campana, o comunque al termine di una tromba, per smorzare e/o cambiare la qualità
del suono. Nel caso della tromba al naturale, anche per modificarne la tonalità.
Secondo J.E. Altenburg (virtuoso di tromba, organista e compositore tedesco 17341801) il nome della sordina deriva da “surdun” e spiega che in passato erano destinate
a diversi scopi, tra cui:
segnali notturni per gli eserciti o in prossimità del nemico
ai funerali e alle sepolture
per sviluppare una corretta imboccatura attraverso l’uso quotidiano
per evitare suoni stridenti
per suonare in altri toni
Che cosa s’intende per tromba al naturale?
Definiamo tromba al naturale una tromba priva di qualsiasi meccanismo. Questo strumento ha conosciuto il suo massimo splendore nel periodo barocco (1600) ma a quel tempo non veniva definita con tale nome. L’espressione di tromba al naturale apparve solo in documentazioni più tarde per poterla differenziare dalle trombe con
congeneri come chiavi, pistoni, cilindri e simili che ne rendono
cromatica l’estensione.
La “toccata” dall’ORFEO di Claudio Monteverdi (1567-1643) è
un importante testimonianza dell’apparizione della tromba con
sordina in una partitura orchestrale, seppur solo come toccata
iniziale. La partitura è preceduta da minuziose istruzioni: “[…]
e si fa tuono alto volendo sonar le trombe con sordine”.
Cit. Vangelo di Matteo (6-2): “Quando dunque tu farai l’elemosina, non metterti a suonare la tromba davanti a te !”
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MONDO MUSICA
COSA C’ENTRANO GLI INDIANI SEMINOLE CON L’HARD ROCK CAFE?
La tribù dei Seminole, indiani originari della Florida, che ad oggi conta 3300 membri,
nel 2006 ha acquistato per 965 milioni di dollari
l’Hard Rock Cafe, catena che ha avuto origine dal famoso locale londinese fondato nel 1971 e conosciuto
nel mondo per la sua collezione di cimeli rock.
Dal 1979 i Seminole hanno accumulato un vero patrimonio poiché è stato permesso loro di aprire negli
Stati Uniti la prima sala bingo e un casinò nella zona
delle riserve e ad oggi posseggono, oltre all’Hard
Rock, diversi casinò in Florida: a Coconut Creek, Hollywood, Immokalee, Brighton Reservation e Big Cypress Reservation.
Oggi l’Hard Rock Cafe è rappresentato da 124 frequentatissimi locali, sparsi in 45 paesi nel mondo nelle località turistiche più amate dai giovani.
CHE COS’ È IL DISSING?
E’ un termine slang afroamericano da “disrespecting”,
alla lettera mancare di rispetto, parlare male, fenomeno anche, ma non solo, legato alla musica rap e hip
hop. In America i gangsta rap della East Coast sparlano dei colleghi della West Coast e nelle loro canzoni li
attaccano prendendoli in giro con offese e insulti, a
loro, ai loro testi, alle loro famiglie e al loro “clan”. Il
“bersaglio” contrattacca a sua volta difendendosi con
strofe ingiuriose di una canzone. Una delle lotte musicali famose fu quella fra Tupac Shakur e Notorius Big,
uccisi in circostanze oscure ma simili tra il 1996 e il
1997. In Italia i duelli più famosi sono stati tra Fabri
Fibra, Marracash e Mondo Marcio contro Celentano,
Jovanotti e Modà.
QUAL È L’ORIGINE DELL’UKULELE?
Il 25 agosto 1879 alcuni portoghesi si imbarcarono da Madeira
per Honolulu per lavorare nei campi di canna da zucchero alle
Hawaii. Tra di loro c’erano tre liutai e un tale João Fernandes
che aveva portato con sé una braguinha, una specie di chitarra
di legno a quattro corde (sol, do, mi, la) che suonò appena
sbarcato a Honolulu affascinando gli hawaiani. I liutai allora
(Continua a pagina 20)
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costruirono piccole braguinhas che i nativi chiamarono ukulele, pulce saltellante. Il motivo di questo nome sembra dovuto alla tecnica di far suonare le corde con movimenti
molto veloci del polso.
CHE COS’ È LA MISTICA
POP ?
E’ un termine coniato dai giornalisti per
definire le funzioni religiose che utilizzano ampiamente canzoni “pop” di facile di
facile ascolto. Ne sono esempi alcuni
brani rap un po’ azzardati e addirittura
irriverenti (Mi sintonizzo con Dio) che la
regista Alice Rohrwacher fa cantare ai cresimandi nel film Corpo celeste e ancora rivisitazioni come il Pater Noster sulla melodia di Sound of silence di Simon & Garfunkel.
CHE COS’ È LA POCKET GUITAR?
Dopo aver scaricato un’applicazione ad hoc con il nostro
iPhone 3g potremo suonare la mini chitarra elettronica.
Pocket Guitar simula una chitarra e funziona usando entrambe le mani sul touchscreen, una mano per gli accordi
e l’altra per le note.
SI SCRIVONO SINFONIE OGGI?
Certo che sì, anche se nell’ultimo secolo i compositori che si sono confrontati con la sinfonia nella sua forma orchestrale quadripartita
così come l’aveva teorizzata Franz Joseph
Haydn a fine Settecento, sono pochi.
Tra coloro che hanno scritto le sinfonie più recenti annoveriamo: Sergio Rendine (Sinfonie n.1
e 2 “Andorrana”, del 2006 e 2007); Hans Werner Henze, autore di dieci sinfonie (l’ultima nel
2000) e Franco Mannino (morto nel 2005) noto
anche come autore di colonne sonore di più di
cento film.
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PERCHE’ BALLIAMO?
Ballare è il modo più immediato per esprimere le emozioni, serve a fare gruppo, si danza per pregare, per raggiungere l’estasi, stordire le prede, addirittura per sincronizzare
i cicli mestruali.
L’uomo ha sviluppato il linguaggio ma la sua prima lingua
è il movimento.
I dati Istat ci dicono che ballare è al quarto posto tra le attività collettive preferite dagli italiani per divertirsi. Infatti
sono 14 milioni le persone che, in Italia, frequentano sale
da ballo e discoteche. Negli ultimi trent’anni sono raddoppiate le spese destinate al ballo, sono moltiplicati i locali (con le palestre specializzate sono 7 mila), le orchestre (9 mila), le scuole (dagli studenti, come scelta tra le attività extrascolastiche, tra i primi posti
è messa proprio la danza). La danza sportiva, che prevede competizioni tra coppie che
ballano rock, ritmi latinoamericani, valzer e polke, è da poco disciplina olimpica e la
Fids (Federazione italiana danza sportiva) conta già 30 mila agonisti.
E’ lampante che, oltre ai corpi, si muove una ingente somma di danaro: circa 9 mila miliardi comprendendo le innumerevoli attività collaterali. Da sola, l’industria dell’audioilluminotecnica che fornisce laser, luci stroboscopiche, effetti sonori come distorsioni ed
eco registra un fatturato di 2800 miliardi.
La MUSICA contagia tutti! Spesso non si riesce a resistere al ritmo e se proprio non ci si
può muovere liberamente almeno si deve tamburellare con le dita. Di questo se ne sono
accorti anche i produttori di videogiochi, ideando la “Dance revolution” un videogioco
giapponese di grande successo in tutto il mondo
per ballare da soli copiando a un ritmo fracassante i passi e i movimenti della persona che compare sul video e calpestando in momenti precisi
punti prefissati su un tappeto luminoso. Perde
chi si ferma.
Ma perchè è così irresistibile ballare e perché ci
piace così tanto? Semplicemente è un meccanismo fisiologico di risposta a impulsi sonori: nelle
discoteche, dove il rumore è assordante, ciò che
spinge la gente a ballare è un riflesso, non si sta
fermi perché non si può.
Il desiderio di ballare ha origini dipendenti dalla
struttura dell’orecchio che è sede dell’udito e
dell’equilibrio. Si riteneva che gli organi deputati
a una funzione fossero indipendenti da quelli destinati a gestire l’altra. Studi sugli animali, hanno
invece dimostrato che parte del sistema vestibolare dell’orecchio interno che controlla la stabilità è
sensibile anche ai suoni. Il suono è percepito come uno spostamento, allora il cervello spinge il
corpo a ritrovare l’equilibrio, muovendosi. Ascoltare musica ad alto volume procura una sensazione di piacere perché è una sorta di auto
-stimolazione vestibolare. Forse il motivo sta nella produzione, da parte del cervello, di
oppiacei tipo endorfine, come succede anche in chi pratica intensi allenamenti.
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L’ANGOLO DEI RITAGLI
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Fisico inglese, padre dell’acustica moderna.
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BOEZIO (480-526 d. C.)
Filosofo latino, intuì che la percezione delle note dipendeva dalla struttura fisica della vibrazione sonora.
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SPECIALE FESTA DI CAPOLAGO
...UN PO’ DI STORIA
di Renzo Bianchi e Giancarlo Frigerio
L’ ABBAZIA DI CAPOLAGO
Il Monastero di Capolago è il più antico dei cenobi sorti nell’ ambito del territorio dell’ attuale comune di Varese di cui si abbia notizia.
Fu fondato dal Conte Rodolfo del Seprio coi figli, fra gli anni 1045 – 1071.
Ce lo dice un documento di tale periodo, riportato dal Manaresi nel suo noto volume Regesto di Santa Maria del Monte Vellate (pergamena N. 443).
La chiesa del convento era stata eretta in “Honore Sancta et individue trinitas, quod est
cenobium situm in Summolaco prope Castrum quod dicitur Bugugiate”.
Summolaco era il nome con cui anticamente veniva chiamato Capolago.
Il paese faceva allora parte del comune di Buguggiate e lo indica con chiarezza una pergamena del 1126, sempre riportata dal Manaresi nel testo citato, in cui si legge che l’ atto fu
steso: “in solario monasterij S. Trinitas quod est constructum in territorio de loco Bugugiate”.
Il conte Rodolfo assegnava al Cenobio terre sufficienti per il mantenimento dei monaci:
“quam frates cum sua laborare debent familia” e richiedeva, ed otteneva, l’ indipendenza del monastero dall’ Arcivescovo Milanese.
Il convento diede fama al villaggio allora formato da poche case di pescatori e contadini.
Una pergamena del 1132 (Manaresi 95) ci dà il nome dei monaci presenti nel convento in
quell’ anno. Erano sette agli ordini di un abate: Alberto abate, Manfredo suddiaco, Olrico
prete, Benzo suddiaco, Dionisio monaco, Alberto monaco, Lantelmo suddiaco.
In tale pergamena è annotato come l’ abate s’ impegnasse a consegnare ogni anno a Gualdone, arciprete del Sacro Monte, sedici moggia al frumento, tre anfore di mosto e di vino
della giusta misura di Cartabbia (si vede che faceva testo nella zona) e tre carri di fieno,
in cambio di vari benefici. All’ arciprete assegnava inoltre vitto e “vestimento” come se
fosse uno dei frati del monastero.
È difficile oggi rendersi conto dell’ organizzazione del Convento.
Suppergiù nello stesso periodo erano sorti, nella nostra plaga, anche i cenobi di Ganna,
Voltorre e Ternate e anche di essi sappiamo assai poco circa l’ ordine dei monaci e della
regola che li guidò nei primi tempi.
Una particolarità distingueva il monastero di Capolago, ad esso era preposto un abate,
mentre gli altri avevano un priore.
Ancora nel XIV secolo, nelle pergamene conservate presso l’ archivio di San Vittore di Varese, si parla di Rettori Abati (fra cui un Girardus de Flore e un Silvestro Caponum) a San
Carlo nelle note diocesane, scritte quando il convento era da tempo stato soppresso, si rivolge sempre all’ abate commendatario.
Anche in paese, del resto, la tradizione e le leggende parlano di un abate capo dei monaci
locali. La figura scolpita su una grossa pietra, forse coperchio di avello tombale, oggi al
museo di Varese, già esistente presso la chiesa, era indicata come quella dell’ “abbàa”.
Una iscrizione tombale posta sul pavimento della chiesa dove si vedeva “protesa l’ effige
di un abate” si leggeva : “Hic jacet Abbas Monasteri”
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LA FESTA
Nel maggio del 2011 durante l’assemblea generale della Società Cooperativa tra Operai e
Contadini di Capolago, il nostro Presidente Marco Ambrosetti intervenendo all’assemblea
ha tra le altre cose sottolineato la necessità che nel nostro Rione si torni a fare festa. In
particolare ha sollecitato le realtà storiche che operano nel nostro territorio (Alpini, Banda, Circolo, Parrocchia etc) ad incontrarsi e cercare di realizzare un programma che ponesse al centro dell’attenzione la realtà di Capolago. A distanza di un anno questa idea è diventata
realtà, nei giorni 9 e 10 giugno Banda, Alpini, Circolo, Parrocchia e le Istituzioni scolastiche (scuola
Baracca e Lovera) hanno predisposto un programma di manifestazioni che brevemente esponiamo.
Festa di fine anno scolastico che si terrà presso l’oratorio di Capolago con giochi e divertimenti per i
ragazzi, la realizzazione di 2 corse campestri
(sabato 9), in serata grigliata presso il Circolo di
Capolago, domenica bancarelle nel centro storico,
pranzo Alpino presso l’Oratorio , pomeriggio giochi e finale col botto, sempre in oratorio su maxi
schermo la partita di calcio Spagna – Italia valida
per i Campionati Europei con grigliata alpina.
Siamo convinti che questa manifestazione potrà
proseguire nei prossimi anni con ulteriori iniziative.
Enzo Fiore
Di solito, quando si sente parlare di eredità il pensiero corre veloce, quasi automaticamente, ai soldi e a quanto compone il patrimonio economico. Eppure il vivere bene e in
pace fluisce senz'altro da altre forme di eredità. Quelle spirituali. Forze splendide che rendono ricchi dentro di sé. Nell'animo. E rendono grande sia la singola persona sia l'intera
società. L'idea di dare vita alla FESTA DI CAPOLAGO è nata da queste considerazioni. La
Parrocchia crede in questa idea e vive di questa idea. Capolago è il frutto di una notevole
eredità che non va dispersa: Parrocchia, Gruppo Alpini, Banda, Scuola, Circolo, Famiglia
Bosina. Cioè: la realtà viva ed espansa di Capolago. Quella realtà che fa dire: è bello vivere
qui.
Don Amilcare Manara
Le insegnanti delle scuole dell'infanzia "Lovera" e primaria "Baracca" hanno collaborato
con gli altri Gruppi alla realizzazione di questa iniziativa poiché sono convinte che la
scuola abbia come compito prioritario l'educazione del bambino non solo come valorizzazione della individualità, ma come scoperta che l'appartenere a un gruppo sociale favorisca e completi la crescita personale.
Pertanto queste giornate rappresentano il momento ideale per concretizzare l' aggregazione e riscoprire la voglia di fare festa insieme .
Le Insegnanti della Scuola
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POESIE
Luccicano le candide perle,
fanno a gara con le scure stelle
affascina il loro canto
nella tormalina pelle.
Calda carezza è il sorriso tuo.
di Pietro Bianchi
Musica
Sei dolce musa
che riempi l'anima,
mi conduci con la tua voce
che mi fa scorgere cio' che non si puo'
vedere.
di Angelo Caielli
Non basterebbe una vita di parole
per descrivere, raccontare, quanto voi
compagne, mogli, madri, amanti, amiche
siate l’essenza del nostro vivere.
Non ho neologismi da coniare e forse
nessuno ne sarebbe capace
ma, guardando in fondo al cuore
una parola antica, perfetta sintesi;
da sussurrare
miele alle labbra
ogni mattino
Donne!
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di Pietro Bianchi
Soluzioni dello scorso numero
QUESTE IMMAGINI SI DIFFERENZIANO PER 1O PICCOLI
PARTICOLARI, RIESCI A TROVARLI ?
STRUMENTI MUSICALI DAL MONDO: SAI COME SI CHIAMA ?
G UIRO
Strumento idiofono a raschiamento di origine africana che, con le Maracas e i Legnetti, è
una delle percussioni più importanti della musica cubana e caraibica (Rumba, Salsa, Punto guajiro, Cha cha cha, Merengue, Bomba, Samba). Prende il nome dai frutti della güira
che svuotati lo originano, anche se ne esistono anche in fibra di vetro, plastica e metallo.
Si suona raschiandola con una bacchetta le scanalature che lo compongono e ciò produce
suoni brevi e secchi simili a quelli della raganella.
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ANAGRAMMI
RICOSTRUISCI CON LE LETTERE IL NOME CORRETTO
DELLO STRUMENTO:
ONRCO
MABROT
BOEO
CAGNASRAS
TIPATI
NOTETARTI
TONATIVO
BERMONTO
FOTTAGO
BRAMOTU
PECAMAN
TUFALO
XAFOSONO
LAGNOTIRO
TAMA-TM
BETTIARA
TRUFAS
CIFROLNO BONITARO
MAPITIN
MIMARABI
TONITELCAR SABOS
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SUDOMUSIKU
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Si ringraziano:
ELETTROTECNICA VARESINA
di Sartori Vittorino
Farimbella Gianpierluigi & c. s.n.c.
Impianti elettrici – tv – tv da satellite allarmi
antifurto -antincendio trasmissione dati
Via Matteotti 41 - 0332 826721 - 21020 Casciago

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