La diagnostica strutturale a supporto della prevenzione

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La diagnostica strutturale a supporto della prevenzione
La diagnostica strutturale a supporto della prevenzione
sismica: l’intervento dimostratore del progetto RESIS
Massimo Acanfora1, Giovanni Fabbrocino2, Gianluca Vultaggio3
SOMMARIO
La problematica della sicurezza delle strutture esistenti in Italia riveste un’importanza
particolare per la qualità delle costruzioni che, specie quelle realizzate negli ultimi
cinquant’anni, è di basso livello rispetto a quelle coeve di altre Nazioni europee. Questa
situazione è dovuta, in primo luogo, all’abusivismo edilizio che ha prodotto costruzioni
realizzate con criteri progettuali insufficienti e materiali scadenti, e alla speculazione
edilizia che, insieme, hanno generato la cosiddetta “edilizia spontanea”, e in secondo
luogo alla scarsa diffusione della cultura della qualità che pervade il mondo italiano delle
costruzioni.
La valutazione dei diversi livelli prestazionali delle costruzioni esistenti richiede un
opportuno studio di conoscenza dei manufatti da prendere in considerazione; spesso,
proprio per i motivi detti prima, per le costruzioni esistenti la documentazione, specie
quella strutturale, è inesistente, o quello che esiste riporta uno stato di fatto difforme dalla
realtà.
Il primo passo da muovere, in uno scenario di questo genere, è quindi quello della
conoscenza appropriata del manufatto da esaminare, che si traduce in rilievi e indagini
dettagliate e molto mirate che consentono successivamente di effettuare delle valutazioni
della sicurezza delle strutture più raffinate ed aderenti alla realtà. Ecco quindi che la fase
di conoscenza risulta estremamente legata a quella del progetto dell’intervento, tanto che
l’intero processo è stato finalmente codificato nella O.P.C.M. 3274 e successive
modificazioni, la quale dedica un intero capitolo agli edifici esistenti valorizzando il ruolo
della diagnostica come una della fase della progettazione.
1
Consorzio TRE – Tecnologie per il Recupero Edilizio
c/o Giustino Costruzioni
Via Privata D. Giustino 3/a
Loc. Montespina 80125 Agnano, Napoli
www.consorziotre.it
E-mail: [email protected]
2
Dipartimento S.A.V.A. Università del Molise
Via de Sanctis, 86100 Campobasso
E-Mail. [email protected]
3
STRAGO s.r.l.
BIC – Città della Scienza
Via Coroglio, 80125 Napoli
E-Mail: [email protected]
1. Introduzione
Recenti eventi sismici in Italia (Umbria-Marche, 1997), Turchia (Kocaeli, 1999) e Grecia
(Atene, 1999) hanno contribuito allo svilupparsi di una consapevolezza del rischio sismico
da parte di enti governativi e legislativi in Europa. D’altro canto, le notevoli perdite
economiche causate dagli eventi sismici che a metà degli anni novanta hanno colpito sia
gli Stati Uniti (Northridge, 1994) che il Giappone (Kobe, 1995) hanno reso evidente la
necessità di sviluppare e impiegare su larga scala strumenti di valutazione della
vulnerabilità del territorio e del costruito non solo con finalità di protezione civile, ma
anche di gestione dei rischi naturali da parte delle compagnie assicurative per le quali ha
grande rilevanza non solo la distribuzione e l’entità del danno strutturale, ma anche le
conseguenze ad esso connesse in particolare dal punto di vista economico e finanziario.
Ciò ha condotto allo sviluppo ed ad un crescente interesse in nuove metodologie per la
valutazione della vulnerabilità di singoli edifici e di aree urbane. La ragione di
quest’interesse può evidenziarsi in seguito ad un’attenta analisi del territorio nazionale. La
sismicità del territorio Italiano è una tra le più elevate sia a livello europeo che mondiale.
Confrontando i danni provocati da eventi sismici verificatisi in Italia, con quelli verificatisi
in seguito ad eventi accaduti in California ed in Giappone, si è evidenziato che il danno
avutosi in Italia, ad esempio in Umbria e Marche 1997, è confrontabile con quello causato
da eventi ai quali è associata un’energia 30 volte superiore, come quelli del 1989 in
California. Il motivo di tale fenomeno è da ricercare nell’elevato livello di vulnerabilità del
patrimonio edilizio italiano. Il 37% dei comuni, il 45% del territorio ed il 40% della
popolazione sono inclusi nella classificazione sismica. Tuttavia solo il 35% delle
abitazioni, situate nei comuni classificati come zona sismica, è stata costruita dopo la
classificazione, mentre la gran parte degli edifici situati in zona sismica è stata progettata
prescindendo da specifiche prescrizioni antisismiche.
Le metodologie per la valutazione del danno potenziale in seguito ad un evento sismico
possono raggrupparsi in due categorie:
• Metodi qualitativi: valutazioni in campo sono richieste per la definizione della
vulnerabilità mediante parametri caratteristici, cui si riconduce il comportamento
sismico delle strutture analizzate (Benedetti e Petrini, 1984; CNR-GNDT, 1994).
• Metodi quantitativi: basati su parametri derivanti da analisi strutturale, per la
valutazione della capacità strutturale utile per la definizione della vulnerabilità
mediante un confronto tra la capacità stessa e la richiesta (Cornell, 1968; McGuire,
1995).
In quest’ultimo caso, emerge la necessità di effettuare campagne di rilievo e di
identificazione dell’esistente che consentano un buon livello di definizione delle
caratteristiche strutturali degli edifici oggetto d’analisi, con la conseguente esigenza di
strumenti efficaci e sostenibili per la valutazione dello stato attuale del patrimonio edilizio
su larga scala, sia in relazione alle deficienze intrinseche, che alla sua collocazione sul
territorio. E’ appena necessario osservare che il ricorso a soluzioni tecnologiche
all’avanguardia, ma soprattutto l’intervento di specialisti provenienti da differenti settori
caratterizzano, tra l’altro, una valenza multidisciplinare della diagnostica.
Nel presente lavoro si fornisce un quadro sintetico delle attività svolte nell’ambito di un
interessante progetto di ricerca sviluppato in questo settore. Dopo una breve descrizione
del progetto di ricerca RESIS nel suo complesso e sulle problematiche connesse alla
scalabilità del processo diagnostico (dalla scala urbana al singolo edificio) si propongono
alcune riflessioni connesse alla gestione del processo di caratterizzazione della struttura
portante di un singolo fabbricato impiegato come caso studio nel corso delle attività.
2. Il progetto RESIS
Il progetto si inquadra nell’ambito delle iniziative promosse dall’Istituto Nazionale di
Geofisica e Vulcanologia, all'interno di PRO.S.I.S. - programma operativo di ricerca per la
sismologia e l'ingegneria sismica - per l'individuazione di metodi e strumenti finalizzati
alla riduzione del rischio sismico nel nostro Paese. Il programma operativo è ripartito in
due progetti, interconnessi tra loro: CE.S.I.S. - centro per la sismologia e l'ingegneria
sismica - che riguarda la realizzazione di un Centro di studi e ricerche nel campo della
sismologia e dell'ingegneria sismica per l'integrazione dell'attuale rete sismica nazionale
attraverso l'installazione di stazioni sismometriche dotate di strumentazione
tecnologicamente avanzata; RE.S.I.S - ricerca e sviluppo per la sismologia e l'ingegneria
sismica - che riguarda la realizzazione di attività di ricerca nel settore della riduzione del
rischio sismico attraverso lo studio di metodi e strumenti per la valutazione della
vulnerabilità sismica a più livelli (infrastrutture, edilizia, territorio) e per la gestione e
programmazione degli interventi di messa in sicurezza o adeguamento strutturale.
Il Progetto R.E.S.I.S. nel riconoscimento dell’importanza strategica delle attività di
prevenzione, ha come obiettivo primario l’elaborazione di prodotti e metodologie per la
riduzione del rischio sismico; in particolare nello svolgimento del Progetto sono elaborate
una serie di indicazioni utili alla gestione del patrimonio urbano, attraverso la conoscenza
del livello dello stato di degrado e del probabile danno alle strutture derivanti da eventi
sismici. Le linee di sviluppo del progetto perseguono i seguenti scopi: a) definire sistemi
innovativi per la riduzione della vulnerabilità e l’adeguamento strutturale dei sistemi di reti
e degli edifici per effetto dell'evento sismico e per rispondere all’esigenza di contenimento
di effetti vibrazionali; b) realizzare interventi pilota con metodologie e materiali
innovativi; c) realizzare un sistema informativo territoriale, in grado di supportare il
processo di comprensione dei fenomeni sismici negli ambienti urbani; d) sviluppare
tecniche di diagnostica e monitoraggio strutturale di edifici con approccio multiscala
modulato in relazione alla finalità e alle esigenze di analisi; e) individuare tecnologie e
metodologie d’intervento per l’adeguamento strutturale, con tecniche basate sull’utilizzo
di materiali compositi in FRP.
3. La diagnostica strutturale per la valutazione del patrimonio edilizio esistente
La valutazione della sicurezza delle strutture esistenti su scala estesa richiede strumenti di
analisi sicuramente più snelli rispetto al caso del singolo manufatto, che consentano di
sintetizzare i parametri di interesse in maniera speditiva, di elaborarli e di fornire infine un
giudizio sullo stato di fatto della struttura considerata. In questo modo si riesce ad avere
una mappatura del territorio con valori sulla sicurezza delle strutture avente sicuramente
un carattere comparativo di un certo interesse, capace di indirizzare la gestione delle
risorse e degli interventi sul territorio. Uno degli oggetti di studio del progetto RESIS
riguarda proprio la realizzazione di un sistema di supporto all’indagine diagnostica ai fini
della sicurezza, in grado di definire procedure per la caratterizzazione e l’individuazione
dello stato di fatto di strutture attraverso rilievi visivi, metodologie e tecnologie
strumentali, finalizzato ad ottimizzare e a rendere sistematica l’indagine diagnostica.
Sono state messe a punto, a tal fine, delle schede di acquisizione su supporto
informatizzato dei parametri di sintesi che caratterizzano le strutture; esse consentono di
rilevare in campo le informazioni significative per un primo giudizio sullo stato di
sicurezza del manufatto, in base al quale formulare un protocollo diagnostico che in
maniera oggettiva fornisca dei risultati comparativi sulle tipologie di indagini da effettuare
in relazione agli approfondimenti che le diverse costruzioni possono richiedere.
Questo può essere di sicuro supporto alla valutazione della vulnerabilità sismica delle
costruzioni esistenti perché consente, con il dispiego di risorse limitate rispetto
all’obiettivo prefissato, di definire con giusto grado di approssimazione la propensione
delle strutture a subire danni sotto l’effetto delle azioni sismiche. Le schermate seguenti
forniscono un esempio dei parametri sintetici che vengono acquisiti in campo con il
supporto di computer palmari e/o tablet pc. I dati rilevati sono dipendenti dalla finalità
dell’analisi e consentono di identificare e caratterizzare non solo eventuali irregolarità
planimetriche e o altimetriche della costruzione, ma anche le dimensioni ricorrenti degli
elementi strutturali e delle maglie impiegate nelle strutture intelaiate. L’approccio è
pienamente scalabile e connesso al livello di accessibilità della struttura e consente di
coprire anche esigenze connesse ad analisi di dettaglio.
Figura 1 – Il sistema informativo territoriale e le schede di acquisizione dati (http://resis.consorziotre.it)
Uno strumento di questo genere può costituire un utile riferimento per la classificazione
delle priorità degli interventi delle costruzioni ricadenti in una certa area, oppure di una
selezionata categoria di edifici di un Comune e così via, rilevandosi di supporto per la
mitigazione del rischio sismico dell’ambiente costruito.
4. Le procedure di diagnostica strutturale nell’ambito del rinforzo sismico
La diagnostica strutturale ha un ruolo centrale nell’impostazione di un progetto di
adeguamento strutturale in zona sismica. Nel seguito si intende presentare un’esperienza di
ricerca che è stata finalizzata alla valorizzazione della diagnostica attraverso una puntuale
programmazione. Quest’ultima non va intesa solamente come mero elenco di prove da
eseguire per ottenere le informazioni richieste, ma come procedura di verifica delle sole
informazioni strettamente necessarie, stimate preventivamente attraverso una simulazione
della struttura. In questo senso, la programmazione delle indagini non risulta un punto di
partenza ma quasi un punto di arrivo che offre anche dei risvolti economici di sicuro
interesse. Le attività svolte, seppure antecedenti all’ordinanza 3274 e successive
modificazioni, sono con essa sostanzialmente in linea, avendone in comune i contenuti
principali; tra questi si può evidenziare in particolare il fatto che la fase della conoscenza
rientra in un processo più complesso che investe direttamente la progettazione in senso
generale.
Tale circostanza è confermata dal diagramma di flusso riportato in Figura 2 che sintetizza
il processo logico seguito nell’ambito del progetto dimostratore.
DATA DI COSTRUZIONE
INDAGINE VISIVA
DOCUMENTAZIONE
STORICO-TECNICA
REPERIMENTO GEOMETRIA
COMPLETA DELLA STRUTTURA
RIPROGETTAZIONE PER DEFINIZIONE PROBABILI
DETTAGLI DI ARMATURA
CONFRONTO
RISULTATI INDAGINI
-PROGETTO SIMULATO-
STIMA DELLE PRESTAZONI DEL SISTEMA
E INDIVIDUAZIONE DEI PUNTI CRITICI
ESITO
NEGATIVO
ESITO
POSITIVO
DEFINIZIONE PROGRAMMA DIAGNOSTICO
ED ESECUZIONE INDAGINI
VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
DELLA STRUTTURA/INTERVENTO
Figura 2 – Flow chart per la conoscenza di una struttura esistente
Le attività sono state svolte a Sant’Angelo Dei Lombardi (AV), grazie all’amministrazione
comunale e alla sua struttura tecnica che hanno messo a disposizione l’ex palazzo di
giustizia, scelto come sito dimostratore del progetto RESIS.
Il livello di conoscenza raggiunto per il caso in esame può essere ricondotto ad un livello
LC3 “conoscenza accurata”. Per il raggiungimento di tale obiettivo attraverso le procedure
di ottimizzazione e programmazione delle indagini si è tenuto conto di tutte le circostanze
e le omogeneità presenti nell’ambito della costruzione. Con riferimento al lavoro svolto
sul sito sperimentatore in esame, la procedura illustrata si può estrinsecare, fase per fase,
nel seguente modo:
• Definizione data di costruzione e documentazione storica in genere del manufatto
considerato: ha consentito di calarsi nel ruolo del progettista dell’epoca, pensando a
quelle che erano le allora conoscenze e tecniche di esecuzione, ottenendo dei segnali su
ciò che ci si poteva attendere dalle prove da eseguire. Nel caso specifico si sono
reperite, attraverso delle indagini di archivio, solo dei grafici architettonici e
impiantistici, anche sulla base dei quali è stato possibile stabilire che la costruzione
risale ai primi anni settanta del secolo scorso, epoca in cui le strutture già venivano
analizzate con modelli di calcolo a telaio piano.
• Reperimento della geometria completa della struttura: è il passo indispensabile che
deve necessariamente anticipare tutte le fasi successive; senza un rilievo strutturale
dettagliato, infatti, coerentemente con la procedura in esame, non è possibile redigere
un programma di indagini. Nel caso specifico si è provveduto ad un rilievo strutturale
completo che ha consentito di restituire la geometria esatta della costruzione: trattasi di
una struttura in conglomerato cementizio armato gettato in opera con peculiari
caratteristiche strutturali legate alla forte irregolarità tanto altimetrica quanto
planimetrica;
• Progetto Simulato: sulla base dei punti precedenti, seguendo le norme che all’epoca
hanno influenzato le scelte del progettista in termini di carichi, schemi di calcolo,
prescrizioni sui materiali, dettagli esecutivi etc., si è redatto un progetto che consente,
riproducendo le stesse condizioni al contorno, di stabilire presumibilmente i dettagli di
armatura che ci si può aspettare di trovare. La norma di riferimento per il caso in esame
è il DM 30 maggio 1972 che copre storicamente un vuoto legislativo avutosi fino ad
allora, dal 1939; è stato quindi effettuato il calcolo dei telai piani su cui scaricano i
solai assumendo come caratteristiche dei materiali dei valori intermedi tra quelli
previsti dalla norma (che per la prima volta, tra l‘altro, introduce il concetto di
resistenza caratteristica). Sono stati considerati calcestruzzi di resistenza caratteristica
conforme alle informazioni di progetto disponibili e sono state ricavate le aree di
armatura longitudinale e trasversale corrispondenti alle sollecitazioni stimate. Sono
stati presi in considerazione acciai tipo ad aderenza migliorata, introdotti già verso la
metà degli anni sessanta, di qualità intermedia (tipo FeB38K). La traduzione delle aree
di armatura in numero di barre ha tenuto conto oltre di tutte le regole e dettagli
esecutivi riportati nel DM 30 maggio 1972, in termini di copriferri, interferri, passi
delle staffe, percentuali di armature etc., anche della realtà locale, ovvero della pratica
esecutiva degli anni settanta nell’area in esame; questo è stato possibile anche
attraverso lo studio di progetti strutturali di edifici in c.a. risalenti alla stessa epoca di
costruzione e nella medesima area geografica.
Figura 3 – Carpenteria del secondo impalcato della struttura
• Valutazione delle prestazioni della struttura: ricavata la struttura in tutti i sui dettagli
principali secondo le regole, norme, conoscenze di allora, si è eseguita un’analisi di
massima delle prestazioni della struttura secondo gli attuali codici normativi nel
rispetto del target di riferimento; da un’analisi di massima della struttura per forze
orizzontali si sono potuti individuare dei punti della struttura di maggiore attenzione.
Essi sono individuabili principalmente nella zona a ridosso delle scale per la presenza
di travi a ginocchio e quindi di pilastri tozzi, come evidenziato nella carpenteria di
Figura 3.
• Redazione del programma di indagini: il programma di indagini (Figura 8) si è
concentrato ovviamente sui punti in cui preliminarmente sono state individuate delle
deficienze strutturali evitando di indagare inutilmente, ovvero oltremodo, zone o
elementi che effettivamente poco partecipano alla definizione della capacità sismica
della struttura, disperdendo risorse, anche di carattere economico. Accanto a queste
informazioni di carattere locale che discendono dai punti precedenti, si è proceduto ad
una serie di indagini che naturalmente hanno mirato a verificare le ipotesi che stanno
alla base di tutto il ragionamento, ispirato alle norme e alle conoscenza di allora,
soprattutto sui materiali.
4.1 Indagini in campo
In seguito si riportano sinteticamente le principali indagini eseguite comprensive dei
risultati raggiunti. Per la caratterizzazione del calcestruzzo sono state eseguite indagini
sclerometriche, ultrasoniche e combinate tipo sonreb, oltre che prove di schiacciamento di
carote direttamente estratte dalle membrature in c.a.. I risultati delle prove di
schiacciamento delle carote forniscono valori abbastanza diversi tra i vari piani come
limitatamente verificato con le indagini ad ultrasuoni, dalle quali è però emersa una
omogeneità piuttosto rilevante della parte interna delle varie membrature in c.a.. Il
trattamento con fenolftaleina delle carote estratte ha indicato un livello di carbonatazione
moderato, circostanza peraltro confermata dall’esame delle prove sclerometriche condotte
in parallelo. Per la caratterizzazione delle barre metalliche, tanto tipologica che meccanica,
sono state eseguite delle locali rimozioni di copriferro e delle estrazioni di barre
d’armatura, cui sono seguite degli opportuni ripristini, poi sottoposte a prova di trazione
con restituzione del legame costitutivo. Per l’individuazione geometrica delle barre di
armatura sia longitudinali che trasversali sono state eseguite prove pacometriche guidate
da locali asportazioni di intonaco.
Ø8 ad aderenza
Ø16 ad aderenza migliorata
massicciata cementizia pavimentazione
soletta in cls armato
soletta in cls armato
Ø6 lisci
3
3
24
12
2
12
40
40
Ø4
N.B.: le misure sono espresse in cm
Ø4
laterizi forati
intonaco
intonaco
N.B.: le misure sono espresse in cm
travetti prefabbricati
laterizi forati
2
22
32
30
32
30
13
5
8
3
6
3
Ø6 lisci
piano di calpestio
3
piano di calpestio
pavimentazione
10
Ø8 ad aderenza
Ø16 ad aderenza migliorata
massicciata cementizia
travetti prefabbricati
Figura 4 – Le sezioni trasversali dei solai del primo (sinistra) e secondo (destra) piano.
50
50
50
TRAVE DI
FONDAZIONE
30 40 30
100
Figura 5 – Saggi in fondazione
Sono state eseguite delle indagini sui solai (Figura 4) per definirne le prestazioni rispetto ai
carichi verticali e alle azioni orizzontali, in termini di resistenza e rigidezza. Esse sono
state eseguite su tutti gli impalcati in quanto dalla fase di rilievo era emersa una altezza
diversa da piano a piano. Si è riconosciuta sulla struttura la presenza di 3 differenti
spessori di solaio: 22 cm, relativa al I impalcato; 24cm relativa al II impalcato e infine 16
cm relativa al III impalcato; in tutti i casi sono stati impiegati travetti precompressi e
soletta superiore di 4 cm armata con barre trasversali di ripartizione Φ6/30 cm.
Anche la definizione della tipologia di fondazione ha richiesto delle indagini in campo
(Figura 5); l’esecuzione di scavi mirati in punti opportuni e preventivamente studiati a
tavolino, ha consentito di stabilire che le fondazioni, di tipo superficiale, sono delle travi
rovesce con sezioni a T lungo il perimetro e lungo i telai principali, con sezioni
rettangolari per le rimanenti, aventi sostanzialmente una funzione di collegamento.
4.2 Prova dinamica
Per completare la caratterizzazione della struttura, è stata eseguita la prova dinamica con
vibrodina. Lo scopo è quello di definire le principali caratteristiche dinamiche della
struttura, rappresentate dai modi di vibrazione principali e dalle corrispondenti frequenze.
1
Pos.1
Pos.2
3
2
Figura 6 – Prova dinamica: sistemi di eccitazione e strumentazione.
La conoscenza di tali parametri consente, attraverso delle opportune elaborazioni
numeriche, di stabilire la risposta dinamica della struttura sotto l’effetto di una qualsiasi
azione eccitante. Operativamente tale prova consiste nel mettere in vibrazione l’edificio
attraverso un sistema di eccitazione registrando in opportuni punti della struttura gli effetti
prodotti sottoforma di accelerazione nel tempo o di altre grandezze ad essa riconducibile.
Nel caso specifico il sistema di eccitazione impiegato è di tipo meccanico, vibrodina.
La complessità della prova necessita di uno studio preventivo dettagliato che consenta di
stabilire il livello di eccitazione che si vuole ottenere per un’adeguata lettura dei segnali
acquisiti nei punti di registrazione; la programmazione della prova ha anche lo scopo
importante di stabilire sia la posizione e direzione della forzante (vibrodina), sia quella del
sistema di acquisizione rappresentata dagli accelerometri, al fine di ottimizzare tutto il
processo in termini sia di strumentazione da adoperare (numero di accelerometri) sia in
termini di risorse finanziare e di invasività della prova. Per l’acquisizione della risposta
dinamica dell’edificio sono stati utilizzati 15 sensori accelerometrici monodirezionali
Episensor Kinemetrics e un sistema di acquisizione costituito da un sistema della National
Instruments, modello PXI 1042, costituito da due schede di acquisizione NI 4472 ad
architettura parallela e ad otto canali, con la risoluzione di 24 bit e frequenza di
campionamento massima dell’ordine di 102.4 Ksamples/sec. Il software di gestione del
sistema di acquisizione e la memorizzazione del segnale è stato completamente sviluppato
in linguaggio Labview dai tecnici Strago s.r.l.. I risultati ottenuti hanno consentito di
affinare il modello analitico per la valutazione/adeguamento del manufatto (tecnica
“model updating”). Di seguito (Figura 7) si riporta il confronto tra le simulazioni
numeriche e i dati sperimentali per i primi tre modi di vibrazione della struttura, sulla base
dei quali si è poi affinato il modello di calcolo strutturale.
Numerico
Sperimentale
Frequenza
Periodo
Frequenza
Periodo
2.9 Hz
0.345 s
2.6 Hz
0.385 s
3.2 Hz
0.312 s
2.9 Hz
0.345 s
3.8 Hz
0.263 s
3.3 Hz
0.303 s
Correlazione numerico – sperimentale
Figura 7 – Risultati prova dinamica
5. Considerazioni conclusive
Il problema della caratterizzazione della struttura portante degli edifici esistenti è al centro
di molte iniziative di ricerca e di studio, anche in relazione alla recente emanazione di una
norma tecnica per la valutazione delle costruzioni esistenti moderna e in linea con quanto
prescritto dagli Eurocodici in materia. Col presente lavoro si è inteso portare un contributo
in termini di esperienza operativa svolta nell’ambito di un progetto dimostratore del
progetto RESIS, Ricerca E Sviluppo per la Sismologia e l'Ingegneria Sismica. E’ stato
evidenziato in particolare il ruolo della programmazione della diagnostica strutturale, che
da parte sua dovrebbe tendere alla verifica di alcune informazioni strettamente necessarie
ai fini della vulnerabilità sismica della struttura. Tali informazioni, anche in assenza di
specifica documentazione di progetto, possono essere ricavate attraverso una progettazione
simulata che da un lato porta alla definizione della più probabile struttura, dall’altro
rappresenta uno strumento di validazione dei risultati ottenuti. Per le comuni applicazioni,
è necessario andare alla ricerca di un punto di equilibrio tra esigenze di carattere tecnico,
oggi disciplinate dal recente codice normativo cui ci si è accennato, e problematiche di
carattere economico. L’ottimizzazione del complesso processo di analisi benefici/costi
deve tenere conto del fatto che spesso più si “conosce”, meno si interviene, considerando
che talvolta il costo generalizzato per ottenere livelli di conoscenza adeguati può incidere
in maniera non necessariamente trascurabile sui costi di adeguamento.
6. Bibliografia
1. Cornell C.A., 1968. Engineering Seismic Risk Analysis, Bull. Seism. Soc. Am., 58, pp.1583-1606.
2. McGuire, R. K., 1995. Probabilistic Seismic Hazard Analysis and Design Earthquakes: Closing the
Loop. BSSA, Vol. 85, No. 5.
3. Benedetti D., Petrini V., 1984. On Seismic Vulnerability of Masonry Buildings: Proposal of an
evalua-tion Procedure, L'industria delle costruzioni, Milano.
4. CNR-GNDT (1994) - Rischio sismico di edifici pubblici - Parte I: Aspetti metodologici, Tipografia
Moderna, Bologna.
5. CENSIS, 33° Rapporto sulla situazione sociale del paese 1999, Territorio e Reti. CENSIS Centro
Studi Investimenti Sociali, pp. 347-448, 2000.
6. Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 20 marzo 2003, n. 3274, Primi elementi in materia
di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le
costruzioni in zona sismica, G.U. n. 105 del 8 maggio 2003 - S.O. n.72.
7. Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 3 maggio 2005, n. 3431, Norme Tecniche per il
progetto, la valutazione e l’adeguamento sismico degli edifici, G.U. n. 107 del 10/05/2005 - S.O. n.85.
Figura 8 – Programma di indagini