proiezioni saloncino la pianta

Commenti

Transcript

proiezioni saloncino la pianta
Coordinatore Pianeta Terra
Delio Matelloni
Con la collaborazione di
Ermanno Nerini
CAI sezione di Corsico
Pag. 1
CLUB ALPINO ITALIANO
SEZIONE DI CORSICO
CAI sezione di Corsico
Pag. 2
Relazioni serate Pianeta Terra 2012-2013
Sede CAI Corsico
Venerdì 12 ottobre - QUELL’ESTATE DEL 2012 + CAI NEVE
(Bergamaschini, D’Ilio, Burgazzi, Nerini, Concardi, Verderio)
42 partecipanti, compresa l’Assessora all’Ecologia Rosella Blumetti, accompagnata dai figli, alla
quale è stato donato un foulard CAI, che ha tenuto un breve intervento.
Serata presentata dal Presidente Burgazzi, che inserisce un piccolo e divertente quiz su una
particolare immagine mostrata. Bergamaschini e D’Ilio hanno presentato immagini su Carso
Triestino e sulla Val Gardena, Concardi sull’Anello Zoldano, Burgazzi su Seefeld, Via Francigena,
Gola del Cardinello e Bici Adda, Verderio sul fine settimana nel Brenta. Nerini (senza immagini) ha
parlato della Sclavania.
A seguire il CAI Neve, con la presentazione del Corso di Fondo (Bergamaschini) ed altre attività
invernali; Burgazzi con Paganella e Settimana bianca, Concardi con il fondo escursionismo.
Inizio ore 21.15. Termine ore 23.40, segue rinfresco autogestito. Serata come in passato piuttosto
lunga, ma con tanta carne al fuoco.
Saloncino LA PANTA
Venerdì 26 ottobre - DANCALIA – l’immensa depressione, i vulcani, i laghi di sale e
l’incontro con i fieri nomadi. (ANGELO FRANCHI)
Relazione di Delio Matelloni:
Tra le 20 persone presenti a sfidare il freddo e la pioggia nella serata di venerdì 26 ottobre c’era
anche l’Assessora Rosella Blumetti: Assessora alle politiche ambientali ed energetiche, tutela
animali, verde pubblico, mobilità e trasporti, la quale ci ha avvicinato, presentandosi, volendoci
conoscere. E’ intervenuta in pubblico all’inizio della serata prima della proiezione, spiegando il
ruolo dell’Assessorato riguardo all’organizzazione delle nostre serate del Pianeta Terra.
Poi a fine serata, presenti anche Ermanno e Enzo, si è parlato di un incontro sulla possibilità più
avanti, si parla della prossima stagione, di intensificare la collaborazione tra CAI e Assessorato, di
allargare la nostra visibilità coinvolgendo anche altre realtà del territorio, come le scuole e valutare
la possibilità di coinvolgerci anche durante le prossime giornate festive chiuse al traffico. Tutto da
esplorare, valutare, approfondire ma soprattutto gratificazione per l’attenzione posta dall’Assessora
nei confronti del CAI e del suo ruolo nella società. Ermanno ed Enzo hanno ricordato all’Assessora
il ruolo del CAI di Corsico svolto in passato, presenti spesso nelle scuole con il compianto ed
attivissimo Consigliere Pedrotti e il coinvolgimento di nostri soci e consiglieri al Liceo Vico
nell’organizzare e gestire gite in montagna con pernottamenti nei rifugi assieme agli studenti,
insegnanti e preside.
Io sono rimasto d’accordo con l’Assessora, fornendole il mio indirizzo e-mail, nell’incontrarci in
seguito per esplorare le possibilità di incrementare la collaborazione tra il CAI e l’Assessorato che
vada oltre le serate del venerdì.
Ovviamente ritengo che in questi possibili e auspicabili futuri incontri siano presenti per conto del
CAI anche alcune figure istituzionali del C.D. che hanno contribuito e contribuiscono tuttora alla
storia del CAI e non solamente io, che mi limito al momento a gestire solamente le serate e sono al
di fuori del C.D. da qualche anno. Più è rappresentato il CAI di fronte all’Assessorato più saranno
valorizzati gli incontri e la possibilità di andare oltre il Pianeta Terra, come riprendere la
collaborazione con le scuole ed organizzare altre attività sul territorio.
Passiamo alla proiezione o meglio video proiezione (video con foto ed immagini).
CAI sezione di Corsico
Pag. 3
Presenti alla serata Angelo Franchi: amante dei viaggi alternativi e avventurosi, con una particolare
dedizione per quelli etnici e naturalistici, grande appassionato di foreste e di deserti, ha effettuato
diverse esplorative nella selva Amazzonica (aspetto ancora una sua serata al riguardo), nella giungla
in Papua Nuova Guinea (Irian Jaja), e nella foresta Gabonese, oltre ad aver attraversato diversi
deserti. E’ presente obbligatoriamente tutti gli anni ad inizio ciclo l’ultimo venerdì di ottobre a
raccontarci uno dei suoi recenti viaggi. Collabora da oltre 25 anni come accompagnatore-guida per
l’associazione di viaggi Avventure nel Mondo.
Ha collaborato alla proiezione Alessandra Sesia: amante della montagna di cui la passione
principale è lo sci alpinismo (un suo articolo è stato pubblicato sul Alp), viaggiatrice per passione
ed ottima fotografa.
Questa sera andremo in Dancalia.
Dove si trova la Dancalia? All’INFERNO, dice il sottotitolo della scheda della serata preparata da
Angelo. La Dancalia potrebbe essere dovunque, e non nel Corno d’Africa, dove specificatamente si
trova; ma potrebbe essere in Siberia, in Sudamerica, sotto l’Antartide. La Dancalia è il luogo più
selvaggio della Terra. E’ una regione tra le più sconosciute ed inaccessibili dell’intero continente
africano. E’ un inferno dantesco. La Dancalia è una depressione fino a 155 metri sotto il livello del
mare, è una esplosione di tutto: giochi, colori, vulcani attivi, geyser, laghi magmatici e grandi colate
di lava.
I continui movimenti geologici hanno fatto ritirare il mare che occupava questa regione per creare
questa grande depressione. La Dancalia è un viaggio che non si presta a tutti. Richiede un
adattamento fisico e psicologico notevole. La temperatura è +60 in estate e +40 in inverno con un
tasso di umidità enorme.
Non ci sono strade di collegamento in Dancalia: solo piste e deserti. Personalmente credo che tutto
il nostro pianeta Terra sia da visitare il più fretta possibile, prima che qualche esplosione nucleare lo
distrugga in maniera irreversibile, ma la Dancalia dovrebbe avere la precedenza su tutto. Il primo
uomo che riuscì ad esplorare ed attraversare completamente la Dancalia è stato un italiano,
Ludovico Nesbitt nel 1928, ma l’area è stata aperta al turismo solo dalla metà degli anni 2000. Ma
per andarci ed entrarci non è facile dal punto di vista anche amministrativo, bisogna avere una serie
di permessi ed essere scortati da militari Afar. Gli Afar è l’etnia dominante in quell’area. Gli Afar
son un popolo fiero di guerrieri e pastori che vivono in questa area tra le più inospitali della Terra.
La loro principale attività è di estrarre il sale dalla piana di Dodon: con zapponi rudimentali
spaccano il sale, con enorme bastoni lo sollevano e con altro attrezzo rudimentale realizzano una
mattonella, fanno dei pacchetti, li legano e li mettono sui dromedari: il tutto sotto un sole accecante.
Abbiamo visto immagini di lunghissime carovane di dromedari, mai viste così lunghe in immagini
di altri viaggi africani, che viaggiano fino fuori dai
confini della Dancalia alle pianure circostanti per scambiare il sale con altri generi di prima
necessità.
Dal punto di visto geologico la Dancalia è una delle regioni più instabili del mondo. I continui
terremoti stanno spaccando la superficie del terreno composto principalmente da lava basaltica. Il
vulcano più grande e uno dei più attivi nel mondo, Erta Ale, si trova in questa zona. Abbiamo visto
immagini di un lago di lava; il gruppo a ridosso della caldera che respirava i gas tossici cercando di
ripararsi dal vento coprendosi il volto ma non evitando i continui colpi di tosse. E soprattutto
abbiamo visto quel caleidoscopio di colori che sembrava completamento finto, falso, preso da una
tavolozza di tela, ma incredibilmente reale, che compone la piana di Dallol. Questa area nata da una
esplosione magmatica è tuttora una formazione geologica tra le più incredibili ed inattese dai colori
più patinati e vivaci: sorgenti calde acide, coni di sale, piccoli geyser tra le rocce, concrezioni
colorate, cristalli di sale, vasche d’acqua colorata. E poi immagini delle chiese rupestri costruite
nella roccia della Libela (ma che età hanno? A quando risalgono? Fanno parte della nostra storia o
arrivano da qualche civiltà passata e sconosciuta?). E ancora immagini di pellegrini che camminano
scalzi. E le cerimonie notturne nella sera di Natale. E il mercato di Sembate: un mercato non
CAI sezione di Corsico
Pag. 4
turistico con le donne nei loro costumi tradizionali. E cosa dire del rito del caffè che può durare
anche un’ora? UN’ORA!!!??? E qua a Milano che lo prendiamo in piedi in mezzo secondo!!
Chiacchierata con il pubblico a fine serata per circa 40 minuti che ha posto numerose domande e
curiosità a Angelo sul viaggio. Poi Angelo ci ha mostrato e descritto gli oggetti che erano posti su
un tavolo: oggetti riportati dal viaggio in Dancalia: un coltello Afar, una caffettiera usata per
preparare il rito del caffè, una piccola otre ricavata da pelle di animale e ricoperto di conchiglie, una
croce copta, un manoscritto antico copto.
Saloncino LA PANTA
Venerdì 9 novembre - MADAGASCAR - gente e natura delle isole minori.
(ERMANNO NERINI)
Relazione di Ermanno Nerini:
Per fortuna il tempo è stato clemente. Presenza circa 50 persone. Presenti il nostro Vicepresidente
Concardi, Paggiaro e consorte, Giulio Fornaroli e consorte.
Inizio ore 21,15 con la presentazione dei programmi CAI, inizio serata con commento della
proiezione poi presentazione in Powerpoint della durata di circa 45 minuti. Al termine parecchie
domande. Chiusura ore 22,45.
Presenti del Direttivo: Bergamaschini e D’Ilio.
Il Presidente Burgazzi spera che il volantinaggio da lui effettuato sovente la sera precedente nei
dintorni della sede CAI abbia dato frutti, almeno che non venga sprecata la carta delle locandine che
il Comune di Corsico stampa nell’occasione, ma che spesso giunge tardivamente per un’adeguata
diffusione e che rimane nelle vaschette in sede CAI il giovedì precedente la serata.
Sede CAI Corsico
Venerdì 23 novembre - DAL BASODINO AL CRISTALLINA - escursioni invernali ed estive
nel Canton Ticino. (CESARE GUIDA)
Relazione di Delio Matelloni:
L’appuntamento è d’obbligo. La presenza di Cesare a fine autunno nel ciclo Pianeta Terra non è
determinata dal caso. Con le sue proiezioni imbiancate noi speriamo che possa portare la neve per
la entrante stagione invernale. L’anno scorso, in verità, non è andata proprio bene: la neve è arrivata
tardi, a fine stagione, a marzo inoltrato. Questo anno speriamo che possa andare diversamente.
Acqua porta acqua, dicono gli indios dell’Amazzonia. Neve porta neve, diciamo noi.
Serata divisa in due parti.
I primi 25 minuti abbiamo visto immagini del trek sci alpinistico escursionistico al quale ha
partecipato il nostro Cesare tra il Basodino (ghiacciaio isolato che si trova nella Val Bavona) e il
Cristallina (in Val Bedretto, nel Ticino). Le prime immagini sono di cartine tramite le quali Cesare
ci ha mostrato i vari punti di accesso. Poi stupende immagini della traversata in ambiente innevato e
con panorami mozzafiato. La partenza è dal rifugio Maria Luisa. Poi a seguire, immagini del gruppo
a volte su sentieri ripidi, a volte su pendii più aperti e dolci. Immagini di baite, di bianchi fondivalle,
di rocce aguzze affioranti improvvise dalla neve. Immagini di primi piani di partecipanti con gli sci
o/e le pelli, ma anche in cordata con ramponi, piccozza e corde per salire la cima. Altre volte che
sciano comodamente in ambienti boschivi o su comode mulattiere, in altre che scendono
vertiginosamente da pendii ripidi ed esposti, qualcuno a piedi con gli sci in mano. E poi immagini
della Capanna Cristallina costruita in uno stile architettonico discutibile, i giochi del vento sulla
neve, lastre di neve ghiacciata che si sbriciolano pericolosamente al sole, l’immagine di un’alba
senza nuvole in cui le montagne sembra che si accendano all’improvviso come lampadine. E ancora
immagini di sastrugi - increspature della superficie nevose generate dal vento con lo stesso
meccanismo delle onde marine -, di cime appuntite che si elevano in cielo, e un susseguirsi
continuo di dighe e laghetti dai riflessi brillanti.
CAI sezione di Corsico
Pag. 5
La seconda parte, durata circa 55 minuti, è un filmato realizzato dalla TV Svizzera in
collaborazione con il CAS e trasmesso in televisione in prima serata. Si tratta dello stesso giro (trek
tra il Basodino e il Cristallina) realizzato però in estate con riprese sia da terra che dall’elicottero. Il
DVD è un regalo della TV svizzera a tutti coloro (tra i quali anche Cesare) che hanno partecipato a
questa iniziativa. Circa una cinquantina di partecipanti.
Serata con circa 35 spettatori
Trovate 2 finestre spalancate in sala ed altrettante nei due bagni: immediatamente chiuse.
Nerini e Bergamaschini, presenti, hanno trovato la serata un po’ ripetitiva.
Saloncino LA PANTA
Venerdì 30 novembre - ETIOPIA - nel grande sud tribale.(ROBERTO PERUZZI)
Relazione di Delio Matelloni:
Circa 30 persone presenti alla serata di Roberto Peruzzi sull’Etiopia, più precisamente sulle aree
tribali della Bassa Valle dell’Omo. Serata a tema, divisa in 4 audiovisivi della durata totale di circa
25 minuti.
Presentazione tramite cartine dei luoghi che andremo a visitare e di foto d’epoca tratte dal libro di
Vittorio Bottego, l’esploratore italiano che nella sua seconda spedizione in Africa esplorò e
percorse il fiume Omo (chiamato all’epoca Omo Bottego) fino al lago Rodolfo (ora Turkana) e
morì in un combattimento a Daga Roba nel 1897. Il percorso del viaggio è lungo la Rift Valley (la
grande spaccatura) costeggiando la zona dei laghi per arrivare a sud, vicino al confine con il
Kenya, per poi risalire ad ovest e ritornare ad Addis Abeba. In pratica si cercherà di ripercorrere lo
stesso itinerario da nord verso sud-ovest che la spedizione di Bottego aprì nel 1895.
Il primo audiovisivo di circa 10 minuti è dedicato alle tribù: fra le principali ricordiamo i Dorrè:
popolazione di montagna, abili tessitori; i Borana: specializzati a raccogliere il sale dal fondo del
lago vulcanico; i konso: esperti nel costruire terrazzamenti di coltivazioni di cereali su ripide
colline e forgiare in legno figure umane ad altezza d’uomo per poi riporle davanti all’entrate delle
loro capanne.
Il secondo audiovisivo di circa 5 minuti è dedicato ai mercati. Il mercato non si anima prima delle
11 e poi le compravendite proseguono fino a circa metà pomeriggio. Vediamo vari primi piani di
donne e uomini con acconciature veramente pittoresche. Per esempio donne con lunghi capelli
intrecciati, spalmati e colorati di argilla color ocra. Uomini con pennacchi colorati sulla testa unti
di argilla (lo possono fare solo dopo l’uccisione di un nemico o di una belva feroce) e che si
portano dietro uno sgabello che usano sia per sedersi che appoggiare la testa.
Il terzo audiovisivo di circa 10 minuti ci mostra la tribù degli Hamer: una popolazione che vive
nella bassa valle dell’Omo e conserva tuttora usi e costumi secolari. Tra le varie immagini
proposte da Roberto, vediamo la cerimonia del Salto dei tori, che si effettua di notte, senza luci - le
uniche luci che vediamo sono quelle dei flash dei fotografi che illuminano per un attimo le scene cerimonia celebrata per il passaggio dall’adolescenza all’età adulta dei giovani della tribù; inoltre
vediamo donne con cavigliere e trombette che saltano e danzano per tutto il tempo della cerimonia
facendo e rifacendo continui infiniti cerchi.
Il quarto audiovisivo di circa 5 minuti ci mostra immagini della tribù dei Mursi, e vediamo le
donne con il classico piattello labiale.
Gli audiovisivi sono tutti musicati e commentati da Roberto. A volte le immagini (quelle più
particolari) vengono fermate e commentate in maniera più esauriente. Come quelle dedicate
all’alimentazione principale e al loro tipico piatto principale: l’Angerà; o quelle dedicate alla
cerimonia del caffè. Ricordiamo fra le tante anche quelle foto di nidi d’uccelli che pendono dagli
alberi come se vedessimo dei salici piangenti d’Africa. E anche quelle immagini di interni di
capanne di cui nulla è cambiato rispetto al periodo esplorativo di Bottego (le due foto comparative:
una attuale e una d’epoca, sono uguali, gemelle, identiche). Ma soprattutto abbiamo visto
immagini di un’area, di una zona d’Africa di particolare bellezza, in quanto ancora selvaggia ed
CAI sezione di Corsico
Pag. 6
incontaminata, ancora per poco suggerisce Roberto, in quanto i cinesi stanno costruendo una
superstrada asfaltata che collegherà la capitale al confine con il Kenya e si presume che al termine
dei lavori arriveranno ondate di pullman inviati da operatori turistici da tutto il mondo per visitare
ed inquinare la regione. In questa area ristretta vivono decine di tribù ed etnie che hanno
conservato fino ad oggi le loro tradizioni, i loro usi, i loro costumi, le loro cerimonie, la loro
bellezza e la loro purezza grazie all’isolamento in cui hanno sempre vissuto, lontano dal
consumismo occidentale e capitalistico.
Relazione di Ermanno Nerini:
Proiezione bellissima di immagini spettacolari, di ambienti stupendi tra Addis Abeba e il fiume
Omo. Descritti villaggi tribali dove il progresso non è giunto, e si deve trattare con i capi tribali
anche per una fotografia. Immagini dei riti di iniziazione dei giovani, costretti a saltare una fila di
tori. 40 presenze ca..
Sede CAI Corsico
Venerdì 18 gennaio - PORTOGALLO - Dalle città d'arte alle spiagge oceaniche.
(CAMILLO ALBERTI)
Relazione di Delio Matelloni.
E' fredda la saletta del CAI questa sera. E non tanto per i termosifoni spenti, ma per la finestra
trovata spalancata e prontamente richiusa, un'altra finestra trovata aperta in un bagno è stata
anch’essa prontamente richiusa, costringendo i presenti a tenersi addosso gli indumenti pesanti
invernali. Ma la serata si è immediatamente riscaldata grazie alla bellissima videoproiezione
presentata da Camillo Alberti, amico di Pippo Failla, presente in sala e relatore di una futura
proiezione in marzo. Videoproiezione tagliata, montata musicata e commentata da Camillo con
l'aiuto fra l'altro di Armando Tagliati, presente anch'egli in sala, già capogruppo di Avventure Nel
Mondo per centinaia di viaggi.
Il Portogallo è una novità per il Pianeta Terra. Non ricordo in passato di aver mai ospitato una serata
su questo Paese. Eppure è un Paese interessante, ottima proposta per una prossima estiva vacanza in
quanto sul suo territorio ospita ben 12 siti Patrimonio dell'Umanità. Si parte dalla capitale Lisbona,
situata su una collina. Immagini del castello di San Jorge sul quartiere di Alfama con scorci sui
vicoli di intenso sapore familiare tra le case con le persiane moresche e i panni stesi al vento, il
quartiere della Baixa tra piazze monumentali e splendide facciate. L’Acquario, il più grande
d’Europa, la Torre sul Tago dalla forma di una nave, la Cattedrale...e il mitico tram 28 che
attraversa la città con scorci di vita che sembrano appartenere al passato. E poi via a scoprire il resto
del Paese.
Vediamo immagini di località di mare e città dell’interno di interesse storico culturale. Camillo ha
attraversato il Paese con un’auto da nord a sud. Due settimane sono sufficienti per visitarlo e si
riescono ad includere senza troppo correre tutte le località di interesse artistico e turistico come
Porto, i cui vicoli ricordano i nostri borghi marini pieni di storia con donne dalle lunghe gonne che
vendono frutta e verdura e pesce al mercato, alle lenzuola stese ad asciugare. O Fatima, meta di
pellegrinaggi di fedeli provenienti da tutto il mondo. O Lagos con le sue piccole insenature e baie di
grande fascino paesaggistico. Proiezione velocissima, alle 22.15 abbiamo chiuso tutto, spento le
luci, controllate le finestre e andati a casa. Presenti circa 30 persone.
Commento di Nerini, presente alla serata: immagini bellissime, con impostazione pubblicitaria da
agenzia turistica, sullo stesso percorso e le stesse immagini (luoghi) presentate da Nerini stesso
alcuni anni fa. Presenti 35-36 persone circa.
Saloncino LA PANTA
Venerdì 01 febbraio - MONDI TIBETANI DELL’INDIA - Viaggio dallo Zanskar allo Spiti.
(ALESSANDRO ZUZIC)
CAI sezione di Corsico
Pag. 7
Relazione di Delio Matelloni.
Sono passati quasi vent’anni da quando è iniziato al CAI di Corsico il ciclo di proiezioni
denominato Pianeta Terra. All’inizio il ciclo era un appuntamento di proiezioni di viaggi raccontati
dai nostri organizzatori, amici, conoscenti, capigruppo di associazioni varie (specialmente
Avventure nel Mondo) in maniera classica, schematica con immagini giornaliere del viaggio
effettuato o organizzato dalla data della partenza dall’Italia fino al giorno del ritorno a casa. In
questi ultimi anni però il modo di raccontare un viaggio o una esperienza di viaggio è notevolmente
cambiata, grazie soprattutto alla presenza di organizzatori o viaggiatori che amano o preferiscono
raccontare la loro esperienza e/o la loro vacanza in maniera diversa, meno scontata,
personalizzandola ed arricchendola di osservazioni e di impressioni, cercando di trasmettere ai
presenti le emozioni che hanno accompagnato il loro viaggio. E poi ci sono racconti di viaggio nel
tempo, quelli storici, per esempio, oppure racconti di viaggio che parlano di luoghi, di ambienti, di
culture lontane e diverse dalle nostre, di popoli che non si sono mai allontanati dalle loro terre, dalle
loro tradizioni, usi e costumi.
Ovviamente i racconti dei viaggi tradizionali sono rimasti nel ciclo e continueranno a rimanere, ma
il ciclo Pianeta Terra ci piacerebbe fosse ricordato anche per la sua originalità e diversità nel
trattare i temi e gli argomenti.
Una di queste proiezioni che ci piacerebbe fosse ricordata è proprio quella sui Mondi Tibetani di
Alessandro Zuzic. Un viaggio nel tempo. Con immagini di luoghi visti e fotografati a distanza di
decine di anni per nulla cambiati. A volte non sappiamo distinguere una foto del passato con una del
presente: tutto è fermo, immobile, immutato: solo l’immagine formale della diapositiva con il bordo
ingiallito ci fa capire qual è quella più vecchia. Un’area, una regione, quella Transhimalayana, non
soggetta ai ritmi del cambiamento. Alessandro ha viaggiato più volte in quella regione negli ultimi
decenni. E’ a capo di un’agenzia di viaggi specializzata nell’organizzare viaggi in quella area
remota. E questa sera davanti ad una sala piena - circa 70 spettatori sono accorsi ad assistere alla
sua proiezione, fra i quali, molti suoi amici e fedeli partecipanti dei suoi viaggi - ha cercato di
trasmetterci, attraverso le immagini ma soprattutto con le parole tratte dal suo caleidoscopico
taccuino di viaggi, di raccontare le esperienze e il piacere di quei luoghi tanto lontani e diversi dai
nostri e da noi. L’itinerario è tra Srinagar e Shila, vecchia capitale coloniale inglese. E’ una rotta
che si snocciola lungo strade e sentieri. Un percorso che si compie a piedi in due mesi al massimo.
E’, secondo Alessandro, e non lo mettiamo in dubbio, una delle traversate più belle del mondo. E’
una via attraverso catene di montagne immense bellissime.
Sono 200, 300 chilometri di montagne infinite senza valli. Non ci sono parole e non si possono
trovare per descrivere la bellezza e la maestosità di gole, di torrenti impetuosi, di monasteri, di
villaggi, di grotte di meditazione dalle volte affrescate, di visi, di costumi, di feste religiose. E’
quasi un obbligo essere presenti in sala questa sera. Alessandro ha la capacità di calamitare la nostra
attenzione sul viaggio non tanto quanto le immagini, in quanto la maggior parte alquanto datate e di
origine non digitale, ma tramite la sua capacità nel saper raccontare il vissuto con ricordi, aneddoti,
curiosità, leggende del luogo, esperienze, emozioni. E forse sarebbe ancor più un obbligo aver la
possibilità di partecipare almeno ad una delle sue esperienze di viaggio, anche la più breve, la più
semplice, la più conosciuta, la più richiesta. Si potrebbe rivedere, tramite le immagini, ricordi di
quei giorni vissuti assieme magari con quella foto che mostra quella vallata piena di stelle alpine: le
stelle alpine sono ottimo cibo per gli yak.
O quella nel Ladakh in cui si vedono una serie di terrazzamenti coltivati con alberi di albicocche.
O quelle inedite immagini invernali sempre nel Ladakh con le valli e i monasteri completamente
ricoperti di neve. O l’immagine di quel cespuglio fiorito - l’unico ad un’altezza di non so quanti
metri - in riva ad un gelido lago. O quelle immagini particolari, sono da vedere, di quegli yak al
pascolo.
Tra le tante foto, circa 150, ce n’era una panoramica di Leh del 1980, poco diversa dalla Leh
attuale.
CAI sezione di Corsico
Pag. 8
Ma poco è cambiato di quei luoghi. Dal punto di vista fisico, le montagne sono sempre le stesse,
ovviamente, c’è solo il ritiro dei ghiacciai; i monasteri, i villaggi sono poco cambiati in quelle valli
sperdute, la gente si veste sempre alla stessa maniera, oltretutto veste uguale sia in estate che in
inverno, sia che il clima sia mite o gelido. E nonostante non abbiano corrente elettrica, né acqua
corrente, né riscaldamento centralizzato e debbano spostarsi a piedi da un villaggio all’altro, fino
anche a cinque giorni di cammino a piedi, e soprattutto debbano sopportare l’occupazione forzata di
uno stato straniero, riescono a sopportare tutte queste sofferenze e privazioni con il sorriso sulle
labbra, con lo sguardo aperto.
Proprio come noi, che abbiamo tutto, che non siamo capaci più a privarci di nulla, neanche
dell’ultimo telefonino o i-pod e siamo comunque sempre più scontenti e insoddisfatti di tutto e di
tutti; e proprio, come dice una canzone di Luca Carboni, noi siamo incazzati anche quando
mangiamo un gelato.
Saloncino LA PANTA
Venerdì 08 febbraio - PAGODE, TEMPLI, CATTEDRALI, MOSCHEE - Le architetture
della fede.
(ERMANNO NERINI)
Relazione di Delio Matelloni.
Altra proiezione tutta particolare quella di Ermanno Nerini. Questa sera ci proiettiamo nel mondo
religioso. Questa sera facciamo un viaggio nel mondo dello spirito. La fede, ci dice Ermanno, è
unica in tutto il mondo. Sono le religioni che variano a seconda dei posti in cui ci troviamo. L’uomo
da quando esiste è sempre stato assillato da ben tre interrogativi, tre misteri: la nascita, la morte e
l’universo, con la consapevolezza, nonostante tutto, che ci dovesse essere qualcosa o qualcuno
dietro tutto questo e che regolasse il tutto in qualche modo in maniera scientifica, non casuale, e di
conseguenza la volontà di cercare di relazionarsi con questa, chiamiamola, entità, attraverso
costruzioni primitive, quali siti, grotte, cerchi di pietra, inizialmente, poi in seguito in una società
più progredita, con torri - la torre di Babele - pagode, stupa, chiese, sculture, moschee, cattedrali.
La serata, svoltasi di fronte a circa 40 spettatori, affronterà quindi questa tematica sulle architetture
della fede, partendo dalle prime rappresentazioni religiose, quelle più semplici e primitive fino a
quelle attuali, moderne, tecnologicamente più avanzate.
Le prime immagini sono le impronte delle mani sulle pareti delle grotte (pitture rupestri): mani che
esprimono gesti di preghiera, gesti di riconoscenza e anche gesti di perdono per gli animali uccisi,
sia per cibarsi, sia per il sacrificio. Il sacrificio che si esprime con la pietra, con la costruzione di
un altare. Il sacrificio che è il dare qualcosa per ingraziarsi l’entità. Con la pietra si cominciano a
costruire i templi. Vediamo quindi immagini del Sud Yemen: i resti del tempio della Regina di
Saba. Immagini di templi greco-romani, di templi egizi. E ancora i templi cambogiani (Angkor
Wat) e quelli messicani (Maya) molto simili fra di loro, nonostante la lontananza abissale:
entrambi sono grandi strutture a grandi scalinate immerse nella vegetazione.
Poi vediamo immagini di pagode: costruzioni religiose di origine nepalese con struttura a più piani,
diffuse in seguito anche in Cina e in Giappone. Vediamo un’immagine della pagoda di Shwedagon
in Cambogia, tutta rivestita in oro. Vediamo immagini della piana di Bagan in Cambogia, in cui
sono state costruite ben 2000 pagode di varie dimensioni con all’interno grandi statue del Buddha.
Poi Sri Lanka con la pagoda della pace. Poi vediamo immagini della trasformazione nel corso degli
anni e la diffusione presso altri popoli della pagoda: il passaggio dalla pagoda allo stupa. Lo stupa
con i quattro segni che rappresentano il cosmo: aria, terra, fuoco, cielo con quei caratteristici enormi
occhi che sembra che ti seguono ovunque tu vada. E le immancabili bandierine di preghiera che
sventolano nel vento. Lo stupa ha origine in Nepal e si diffonde in Bhutan trasformandosi
nell’architettura, diventando un grande monastero a forma di fortezza con funzione di centro
religioso, militare e burocratico chiamandosi dzong. Poi vediamo varie immagini di processioni
CAI sezione di Corsico
Pag. 9
religiose: cerimonie di monaci all’interno del tempio con uso di strumenti a fiato, vestiti nei loro
abiti tradizionali, molto colorati, con tessuti fatti a mano, diversi l’uno dall’altro.
I monasteri. Numerose immagini in vari luoghi. Quelli che ci colpiscono di più attirando meglio la
nostra attenzione sono quelli a picco sulla roccia, quelli raggiungibili solo con lunghe e ardite
scalinate. E poi croci, cappelle, vie crucis. Chiese di montagna sperdute in cima alle vallate, aperte
solo in caso di qualche particolare ricorrenza. Campanili di chiese: noto simbolo di ascesa
dell’uomo per raggiungere il cielo. Alcune immagine di luoghi religiosi conosciuti in quanto
diventati classici siti turistici: Mont Saint-Michel, Monte Sant’Angelo, Sacra di San Michele. Il
Duomo di Milano, il Duomo di Orvieto: le cattedrali più note in Italia. E con le cattedrali hanno
origine le grandi sculture: le facciate vengono ornate con facce di santi, le vetrate, colorate,
sembrano un ermetico labirinto e l’abside è orientata ad oriente: il fedele entra e va verso la luce,
esce e va verso il buio. E poi immagini di cattedrali moderne, in cemento armato, con enormi vetri a
fantasia, da ricordare la più nota: la Sagrada Familia del genio Gaudì. E infine le moschee: ultime
architetture di fede arrivate nel tempo, dalle grandi cupole decorate con piastrelle dai motivi floreali
e versetti coranici e dagli alti minareti che simboleggiano le braccia dei fedeli che pregano Allah. I
pavimenti all’interno sono coperti di tappeti, nel caso mancassero ogni fedele si porta il suo
tappetino personale e prega girato verso La Mecca, verso la quale una volta nella vita deve fare un
pellegrinaggio religioso. Le decorazioni all’interno possono essere fatte con polvere di gesso
arrivato dal marmo di Carrara. Ogni moschea ha all’interno una sala dedicata allo studio delle
scuole coraniche. Le sale di preghiera sono divise per sesso: una per gli uomini e una per le donne.
L’ultima immagine della proiezione è dedicata all’Ayatollah che implora e prega con le mani.
L’immagine dell’uso delle mani aveva aperto la serata, l’uso delle mani, sia per lavorare, sia per
pregare, sia come impronte disegnate sulle pareti delle grotte, e ora, sempre con l’immagine delle
mani giunte in un gesto di preghiera, si conclude la serata.
Presente del Direttivo: Concardi. 43 presenze.
Sede CAI Corsico
Venerdì 22 febbraio - FIUME TICINO, FLUMEN NOSTRUM - Dal Lago Maggiore al Po
lungo il corso del Fiume Azzurro.
(GIULIO FORNAROLI)
Relazione di Delio Matelloni.
Davanti ad un pubblico di 23 persone, nella saletta del CAI trovata finalmente con le finestre chiuse
- sono rimasto tutta la sera in camicia - Giulio ci ha regalato una rilassante serata parlandoci del
corso del fiume Ticino, con una proiezione vecchia maniera, realizzata cioè con diapositive a
carrello, non digitali.
Dopo tante serate dedicate a viaggi, a paesi, a culture lontane migliaia di chilometri da noi,
finalmente una serata in cui si tratta di un ambiente di “casa nostra”, di un fiume che scorre non
lontano dalle nostre case, dalla nostra vita abituale, dalla nostra quotidianità.
Dice Giulio: il Ticino è un insieme di acque. E l’acqua è un’anima: un’anima che vive.
Il corso del fiume nella proiezione sarà diviso a tappe. Nel suo continuo scorrere il fiume sarà
segnato da tanti passaggi:ci sarà una nascita, una crescita impetuosa, un momento di opulenza e una
fine. E in tutti questi passaggi, in ogni momento il fiume avrà una sua vita, ci riserverà una sorpresa,
ci rivelerà qualcosa. Ci sono due ospiti in sala con Giulio. Sua figlia Arianna e Paolo Colombo,
poeta corsichese.
Entrambi a turno intervalleranno le immagini con delle brevi pause: Arianna suonando alcuni brani
musicali su una tastiera elettronica e Paolo recitando alcuni versi poetici.
Le prime immagini sono sulla nascita del fiume Ticino in territorio svizzero, dal passo della Novena
e la discesa in territorio svizzero fino a Bellinzona. Il fiume è di un colore azzurro. Le sue acque
sono mescolate di continuo con il contributo di tutti quegli affluenti che si immettono nel suo corso.
CAI sezione di Corsico
Pag. 10
Abbiamo ora la prima pausa poetica con immagini del Lago Maggiore.
Tutti i fiumi sono stati importanti per l’uomo: sia come luogo di preghiera - immagini di un fiume
Indiano - sia come crescita delle nostre civiltà. E il Ticino non lo è stato di meno. La nascita della
civiltà di Golasecca tra il 900 e il 400 a.C. ne è un esempio. Durante l’era del ferro. Poi abbiamo
una serie di immagini del fiume all’uscita dal lago Maggiore, dove il Ticino si incanala verso la
pianura, con una serie di caratteristici ponti e dighe costruiti con una particolare ingegneria per
contenere le eventuali piene che nascono dal lago. Ogni ponte e ogni diga hanno una propria storia.
Si tratta di un’area nata per dare acqua a tutte le centrali elettriche. Parte delle sue acque vengono
incanalate per alimentare il Canale Villoresi. Qui il fiume scorre in un ampio alveo e un tempo le
acque andavano a muovere le pale di grandi mulini, oggi in disuso. Ora siamo nel pieno del suo
ciclo produttivo. Diciamo che il Ticino è nel pieno della sua giovinezza. Entra nell’età adulta.
Pausa durante la quale Arianna suona alcune note musicali tratte dall’Aria di Bach.
Si prosegue con immagini del Ticino che segna il confine lombardo-piemontese. Il percorso è
protetto interamente da un parco regionale, nato nel 1972, ed è il parco fluviale più grande
d’Europa. E’ riconosciuto dall’Unesco e costituisce un esempio perfetto di equilibrio tra ambiente
naturale e sviluppo umano. Vediamo una serie di immagini di cave presenti nel fiume. Le cave
apportano problemi di inquinamento nelle falde. Una volta finito i lavori di scavo, l’area viene
recuperata per una necessità più consona all’ambiente del parco. Questa parte del fiume è costituita
da un insieme di ambienti differenti tra loro: vi è un’area boschiva, un’area produttiva e un’area
agricola.
Pausa con ascolto dell’ode di Marzo 1821 del Manzoni.
Le immagini proseguono. Siamo tra Abbiategrasso e Vigevano. Il fiume Ticino entra in un
momento più sonnacchioso della sua vita. Vediamo immagini di grandi acquitrini, di boschi, canali,
risaie, mulini, grandi cascinali dalla struttura di origine longobarda in cui in passato ospitavano
varie famiglie fino a 200 persone. Poi arriviamo all’ultima tappa: il Ticino lascia Vigevano e piano
piano va ad immettersi nel Po: è la parte più anziana del fiume. Lo scorrimento veloce è ormai
lontano. Vediamo immagini di Bereguardo, il Ponte delle Barche, la spiaggia dei milanesi. L’argine
sale, vediamo barriere di contenimento per le varie piene. E siamo a Pavia. Ogni capitale ha il suo
fiume. Vediamo immagini di alcune importanti capitali bagnate da un fiume. Il Ticino bagna la
vecchia capitale longobarda: Ticinum, ora Pavia. E’ il momento della recita della poesia di Dante su
Pavia.
Siamo ormai alla fine della corsa. Vediamo l’immagine del Ponte della Becca, dove il Ticino
confluisce nel Po, diventa parte integrante del Po, fino al delta al Mar Adriatico.
Ascoltiamo alcune note musicali della canzone Yesterday dei Beatles eseguite da Arianna.
-ieri è tanto lontano e tanto vicino nell’ultima corsa-.
Le ultime immagini di un triste tramonto sul delta. E la serata si chiude con le ultime citazioni del
poeta Paolo: Il fiume è vita. Il fiume ha aiutato la nascita delle civiltà. Per questo motivo e per altro
ancora, per salvaguardare noi stessi, dobbiamo prima incominciare a salvaguardare il fiume.
Alla prossima proiezione!
Presenti del Direttivo: Burgazzi e Zapparoli
Burgazzi: durata circa 90’, forse un po’eccessiva, con alcune divagazioni (Nilo, Reno), proiezione
vecchio stile con diapositive, non molto vivace, alleggerita con gli interventi poetico/teatrali di
Paolo Colombo e musicali di Arianna Fornaroli.
Sede CAI Corsico
Venerdì 01 marzo - TAJIKISTAN - Tra le montagne dell’Hindukush e il Pamir.
(un viaggio di PETRA ed EMANUELE)
16 presenti.
Relazione di Delio Matelloni.
CAI sezione di Corsico
Pag. 11
La proiezione di questa sera è dedicata al Tajikistan. Il Tajikistan si trova nell’Asia Centrale e
faceva parte fino al 1992 dell’URSS. Confina con Afghanistan, Pakistan, Kirghizistan e Cina; si
trova su un territorio prevalentemente montuoso. Le due catene di montagne principali sono il
Pamir e il Transalay che ospitano tra le cime più alte del mondo, il Picco di Lenin e il Picco del
Comunismo.
La proiezione è divisa in due parti: una prima parte di durata 25 minuti in cui Petra e Emanuele (i
nostri due relatori) illustrano il loro viaggio tramite una cartina fotografica, indicandoci il percorso e
le località (città, villaggi, valli, laghi e montagne) che hanno visitato. Una seconda parte in cui
vengono mostrate tramite fotografie digitali le immagini effettive del loro viaggio, della durata di
40 minuti. Infine una chiacchierata con i presenti in sala - circa 16 - con scambi di impressioni,
domande e curiosità sul viaggio da loro compiuto in piena autonomia nel 2007. Quindi un viaggio
non organizzato da nessun Tour Operator, ma organizzato tutto in loco, personalmente da Petra e
Emanuele, viaggiando con mezzi pubblici – la prima parte – e poi, non avendo altre alternative –
noleggiando un fuoristrada con autista nella seconda parte del loro viaggio (nel Pamir). Dire mezzi
pubblici è un eufemismo, una esagerazione, in quanto i mezzi pubblici, come effettivamente si
intende, esistono solo dentro la capitale e appena fuori, nei dintorni di essa, e poi c’è il nulla. Per
muoversi nel resto del Paese bisogna contattare i locali e tutto avviene su base privata, dopo una
lunga ed estenuante contrattazione, in moneta locale, con prezzi esageratamente elevati rispetto alle
reali condizioni economiche del Paese e al livello di vita della popolazione. E la motivazione verrà
spiegata chiaramente dai nostri due relatori a fine serata dietro una domanda precisa di uno
spettatore presente in sala. La prima parte del viaggio è relativamente facile. Si parte dalla capitale
Dushanbe, che in lingua originale significa “grande mercato” e dal nome capiamo come è nata e
perché si è sviluppata senza un effettivo centro storico e monumenti artistici e si arriva fino a
Khorugh, vicino al confine afgano su una strada di grande comunicazione. Anche qui dire strada a
grande comunicazione è una grande esagerazione. Le strade sono strette, l’asfalto è poco visibile, ci
sono un sacco di buche, le macchine sono quelle rimaste dell’epoca sovietica, ma funzionano
ancora. Unione Sovietica che viene ricordata con un po’ di rimpianto dalla gente che si incontra, in
quanto allora, comunque, il lavoro c’era, c’erano gli ospedali, l’istruzione era garantita, c’era da
mangiare, anche se poco, ma era garantito un minimo di livello di vita decente. Ora, raccontano i
due relatori, ci sono aree in cui il 100 per cento della popolazione è disoccupata. Però stanno
arrivando i cinesi e si stanno adoperando per creare qualche infrastruttura in più di quelle esistenti,
che sono un lascito, dicevamo, della vecchia occupazione sovietica. Sempre meglio di qua che di là
oltre il confine, però. Al di là del fiume vediamo infatti immagini del territorio afgano e non è che
quelli se la passano poi tanto meglio. Petra ed Emanuele ci dicono che di là, le strade non esistono,
ci sono solo sentieri, si viaggia al massimo a piedi o per i più fortunati, a cavallo dell’asino e di sera
si vedono i fuochi accesi nell’interno delle case al posto della luce elettrica. Quindi diciamo che se
si vuole andare a visitare il Tajikistan, questo non sarà un viaggio culturale, in quanto non ci sono
monumenti da visitare o da ammirare, le motivazioni per intraprendere questo viaggio devono
essere altre: questo è un Paese da “viaggiare”, da vedere (montagne, valli, laghi, passi alpini alti
4000 metri), da stare con la gente. E un paese in cui la gente è ancora ospitale con gli stranieri, e ti
offrono anche il poco che hanno: the, pane e burro. Petra e Emanuele ci raccontano che sono stati
ospiti un giorno in casa di una signora e questa si è affaccendata per circa due ore nel raccogliere
legna, accendere il fuoco e preparare la cena per i due ospiti più l’autista del mezzo a noleggio, che
consisteva unicamente in una pentola di patate lesse imburrate: era tutto quello che la povera donna
aveva a disposizione. Poi c’è l’altra immagine del Paese: la corruzione.
Bisogna avere il passaporto ricoperto di visti per poter viaggiare da un capo all’altro del Paese,
altrimenti sono dolori. Se sei sprovvisto di un visto, per poter accedere o solo transitare dall’altra
parte, devi pagare, e i soldi non sono mai pochi. Tutti diventano gendarmi, richiedono visti non
dovuti, sono custodi di qualche cosa di poco chiaro. Petra ed Emanuele hanno dovuto rinunciare ad
un trekking a piedi lungo la valle di Vanj, proprio per non sottomettersi a pagare un pedaggio e a
CAI sezione di Corsico
Pag. 12
farsi rilasciare un visto non dovuto per accedere ad un parco che esisteva solo a parole. E sono
tornati indietro. Ma il Paese è davvero molto bello.
Abbiamo visto immagini di catene di montagne altissime, dalle vette bianche che si innalzano nel
cielo azzurro, con pendii vertiginosi, brulli, pietrosi ed immagini di ghiacciai di grosse dimensioni,
apparentemente invalicabili. Immagini di corsi di fiumi che bagnano valli, a volte dal corso
impetuoso, a volte dall’aspetto desertico con qualche arbusto. In alcuni casi le valli bagnate dai
fiumi sono verdi, con qualche alberello isolato, coltivate a terrazza. Vediamo immagini di genti donne, bambini, anziani - nella loro quotidianità. Fuori dalle case, che camminano lungo le strade,
al mercato, al lavoro, che trasportano sulle spalle carichi di fasci di arbusti, altri seduti al tavolino
di un bar a bere una bevanda colorata o un the. Che vestono nei loro abiti tradizionali. In posa con
tutta la famiglia per una foto ricordo. Immagini di mercati. Molto poveri. Pile di pane, cesti di
pomodori. A volte il mercato si improvvisa lungo il ciglio della strada. E poi laghi a 4000 metri di
altezza. Laghi salati, specchi gelati di un azzurro intenso dalle forme sinuose, in ambienti desertici.
Circondati da montagne dalle pareti rocciose e da brulli altopiani. E poi piccoli villaggi e una
cittadina dalle case basse tutte uguali costruita con fango e pietre: Murghab. Una immensa periferia
alla ricerca di un centro città che non esiste. Tutto è uguale: ogni angolo, ogni incrocio, ogni strada.
La particolarità di questo posto è che sono stati costruiti centinaia di migliaia di pali della luce.
Sopra le nostre teste passano come una ragnatela migliaia di cavi elettrici. Ma abbiamo anche visto
paesi dalle strade alberate come un qualsiasi decente paese di casa nostra.
Serata terminata alle ore 22.45.
Sede CAI Corsico
Venerdì 15 marzo - IL DANUBIO - La grande pista ciclabile, dalla sorgente a Passau.
(MARIO LOCATI)
Relazione di Delio Matelloni:
Serata dedicata a uno dei fiumi più importanti d’Europa, al quale il celebre musicista Johann Strauss
ha dedicato addirittura un poema sinfonico: il Danubio.
Il relatore di questa sera, Mario Locati, davanti a circa sedici persone, ci mostra il viaggio in
bicicletta compiuto nell’agosto del 2008, assieme ad un amico, lungo le sponde del grande fiume,
dalla sua nascita, vicino alla località di Donaueschingen, fino a Budapest. Un percorso lungo 140
chilometri che Mario ha diviso in due parti, mostrandoci la prima parte questa sera, da
Donaueschingen a Passau, la seconda ed ultima parte, da Passau a Budapest, verrà programmata per
la primavera del prossimo ciclo del Pianeta Terra. La ciclopista del Danubio, nel tratto tedesco, si
svolge lungo tratti di strade bianche, strade di campagna, alcuni sterrati e brevi tratti di strade
secondarie poco trafficate. Una proposta di vacanze per questa prossima estate, un modo di
conoscere una bella parte di Europa tedesca con un viaggio lento e culturale, prendendosi tutto il
tempo necessario per le visite, senza la fretta e l’esigenza dell’automobile.
Questo viaggio vi porterà a scoprire un tratto del Danubio che offre scorci affascinanti lungo tutto il
suo percorso tra la sorgente e le sue pianure, tra visite di castelli, tipico quello di Neuburg, graziosa
cittadina circondata da mura trecentesche, e piccoli borghi dai quartieri caratteristici con vicoli e
viuzze strette e case a graticcio affacciate sui canali; piccole splendide cittadine con rovine
medioevali a cui dedicare un po’ più di tempo di una semplice e veloce visita, come Ulm: da
ricordare la sua cattedrale, la più alta della Germania del sud, il municipio dai muri affrescati e con
eleganti sculture e l’orologio astronomico.
Tra le altre cittadine, ricordiamo anche Ingolstadt con un’antica fortezza, poi il monastero
benedettino di Weltenburg, Ratisbona e più avanti la collina del Walhalla, dimora degli eroi morti
in battaglia, dalla quale si gode dall’alto una bellissima vista sul sottostante Danubio.
Ma il Danubio attraversa soprattutto la foresta Bavarese e mostra la sua selvaggia bellezza tra una
vegetazione rigogliosa e fitta, a tratti dentro un terreno carsico tra strette valli e pareti di roccia ed
ampie pianure della colorata campagna coltivata e terreni di girasole e campi di luppolo.
CAI sezione di Corsico
Pag. 13
Il tracciato, ci dice Mario, è sempre facilmente individuabile, i percorsi sono sempre ben segnati e
visibili, il fondo stradale ben tenuto. Passau è l’ultima tappa di questa prima parte del viaggio. Si
trova al confine austro-tedesco. E’ più caotica e turistica rispetto a tutte le altre cittadine incontrate
precedentemente, in quanto si trova alla confluenza di tre fiumi e cinque piste ciclabili ed ha un
centro storico abbastanza interessante.
Presenti del Direttivo: Burgazzi, Zapparoli, Verderio (Lorusso).
18 presenti.
Commento di Burgazzi: la serata si inserisce nel filone di proiezioni sui fiumi ed anche sulle
ciclabili. Immagini e commento piacevoli, simpatico il racconto di quando i due amici, solitamente
pernottanti in tenda, giungono in un piccolo centro, fradici per il temporale che imperversava.
Trovano una persona che, nonostante le difficoltà di comprensione linguistica, li convince a
seguirli, lui in auto e loro in bici. Dopo alcuni chilometri di aperta campagna, li conduce a casa sua,
un Bed&Breakfast, anzi, per dirla in lingua locale, Zimmer mit Früstück, che per una cifra
veramente modica li ospita per la notte in una confortevole camera inserita in un piacevole
ambiente accogliente, ed una colazione abbondante il mattino seguente. Non è finita: il padrone di
casa li accompagna in auto a cena in un ristorante molto valido e ritorna a riprenderli dopo la cena.
Al momento di salutarsi dopo colazione ed aver pagato il conto, rincorre i due amici porgendo loro
alcuni pacchetti avvolti nella stagnola, erano le cibarie da loro non consumate a colazione e che
avrebbero potuto servire per un sostanzioso pranzo al sacco! Un chiaro esempio sia dell’ospitalità
tedesca, che della possibilità, in questi percorsi, di poter contare su strutture semplici, economiche,
ma allo stesso tempo sorprendentemente accoglienti.
Saloncino LA PANTA
Venerdì 22 marzo - BANGLADESH - Oltre l’India alla scoperta di uno splendido Paese nel
delta del Gange.
(PIPPO FAILLA)
Relazione di Delio Matelloni:
proiezione iniziata alle 21.15, in quanto sono arrivato a quell'ora dopo essere stato in colonna per un
incidente sul Ponte della Ghisolfa, in direzione P.le Lotto (ero uscito di casa alle 20.00)!
Circa 25 persone a vedere questa sera la proiezione filmata digitale, della durata di circa 50 minuti,
presentata da Pippo Failla del Cine Club di Vigevano sul Bangladesh. Un viaggio su un Paese che
vive sull’acqua, come ci ha detto Pippo. Infatti il Bangladesh, che ha ottenuto l’indipendenza nel
1971, si estende sulle fertili pianure del delta del Gange e del Brahmaputra ed è soggetto alle
annuali inondazioni provocate dai monsoni. Buona parte del territorio si trova sopra a meno di 12
metri del livello del mare.
Non è un viaggio turistico, non andremo a vedere monumenti, anche perché non ce ne sono, né
palazzi artistici, né musei, né piazze, né chiese, né tanto meno spiagge dalla sabbia bianca purissima
e dai fondali cristallini; questo è un Paese senza meraviglie e attrazioni turistiche. Il Bangladesh è
un paese non povero, ma poverissimo, è un Paese che ha dovuto sopportare carestie e catastrofi
naturali: questa sera Pippo ci condurrà all’interno della società civile di questo Paese e cercheremo
di capire e di vedere come vive la gente, come cerca di vivere o meglio sopravvivere
quotidianamente, giorno dopo giorno di fronte alle avversità e alla povertà. Visitare il Bangladesh è
come ritornare indietro nel tempo: la miseria è agli angoli delle vie e spesso si vive per strada in
condizioni veramente misere ed estreme.
La capitale è Dhâkâ o Dakka. Metropoli dal traffico caotico, assordante e senza regole, una città
cresciuta disordinatamente, dove per i pedoni attraversare la strada è un’impresa faticosa e disperata
e spesso mortale. Una città dall’aria irrespirabile, coperta perennemente da una fitta coltre di nebbia
di smog, grigia e tossica. Le strade sono percorse da uno sciame di tuk-tuk, dei quali si sconsiglia
l’uso, in quanto espongono facilmente i passeggeri al rischio di rapine ed aggressioni, e per questo
motivo sono chiusi, blindati, diversamente da quelli indiani e nepalesi che sono aperti, e a vederli in
CAI sezione di Corsico
Pag. 14
strada sembrano più delle piccole gabbie viaggianti che dei moto-taxi. Le acque del Gange a Dakka
sono percorse da battelli passeggeri stracolmi di persone: sono aggrappati ovunque e da queste
immagini non ci meravigliamo se spesso queste imbarcazioni si rovesciano frequentemente con alta
percentuale di rischio di morte.
Pippo ci ha detto che ha lasciato l’aeroporto che era giorno, si è messo in strada o meglio in colonna
in macchina ed è arrivato all’albergo che era notte per un tragitto solo di pochi chilometri.
La sua guida si chiama Rosina, e Pippo ha viaggiato in aereo con lei e suo marito che stavano
ritornando in Bangladesh da Vigevano, dove abitano tuttora e possiedono una piccola attività
commerciale.
Le immagini che vedremo per buona parte della proiezione sono immagini di villaggi rurali, dove
vive la maggior parte della popolazione comune, immagini di mercati - i loro mercati - e saremo a
stretto contatto con la realtà, la quotidianità della gente. Abbiamo visto Pippo al mercato con Rosina
a comprare il pesce: un pescione per la cena. Abbiamo visto come l’acqua è la principale fonte di
ricchezza per la popolazione locale. La usano per tutto: ci fanno il bucato, la usano per igiene
personale, la consumano come acqua da bere, ci fanno il the: e non è certamente un’acqua limpida e
cristallina allo stato naturale, ma stagnante e coperta di insetti. Pippo ci ha confidato che in
Bangladesh è diventato un consumatore abituale di bottiglie di coca-cola. Essendo un Paese che
vive sull’acqua, la pesca è la principale attività della popolazione. L’agricoltura è poco sfruttata in
quanto il terreno è ricco di sale ed impedisce la coltivazione del foraggio: è diffusa invece la
coltivazione di paglia di riso. Quel poco che c’è in natura viene sfruttato e recuperato. Lo sterco
delle mucche viene essiccato al sole ed usato come combustile in cucina. Vengono raccolte le
palme, tagliate ed utilizzate per coprire il tetto delle case. Abbiamo visto immagini di altre attività
artigianali alle quali si dedicano le popolazioni. Per esempio una cura maniacale della barca:
principale mezzo di sostentamento per le famiglie. Vediamo uomini all’opera nel costruire piccole
barche da pesca, li vediamo intenti nelle riparazioni o nella verniciatura o ancora nella pulizia
quotidiana. La coltivazione del riso è un’altra attività importante. Ci sono ben tre raccolti di riso
all’anno grazie al clima tropicale. In ogni coltura lavorano due terzi della popolazione. Abbiamo
visto immagini di riso steso su ampie stuoie lungo le corsie dell’autostrada ad essiccare al sole.
L’autostrada essendo deserta in quanto si paga il pedaggio, viene utilizzata dalla popolazione come
una immensa aia.
Poi abbiamo visto immagini di una delle migliaia di fornaci in cui si producono i mattoni:
all’interno vi lavorano intere famiglie: nonni, bambini, mamme. Un’altra attività diffusa è la
lavorazione della juta e del legname. Il Golfo del Bengala è sottoposto ogni anno al ripetersi di
uragani e tempeste che si abbattono sul Paese. Questo è dovuto, oltre al clima tropicale, anche alla
deforestazione del suo ambiente, che è tuttora in atto. Abbiamo visto immagini di migliaia di
tronchi d’albero distesi sul ciglio delle strade in attesa che qualcuno li compri.
E poi c’è stato l’incontro con Padre Luigi. Padre Luigi è un missionario che sta dedicando la sua
vita a favore della minoranza etnica dei Munda. Ha costituito una missione-villaggio in cui vivono
una ventina di ragazze dell’etnia Munda tra i dieci e i diciotto anni sfuggite alle loro famiglie per
evitare matrimoni combinati, discriminazioni e vessazioni come botte, stupri ed incesti che sono
all’ordine del giorno nei loro villaggi. A 12 anni vengono date in spose, o meglio vendute, spesso a
persone anziane, e diventano macchine per procreare. Qui nella missione di Padre Luigi vengono
accolte, sfamate, protette, istruite, imparano ad andare in bicicletta ed alcune riescono a reinserirsi
nella società civile trovando anche un lavoro. Ci spiega Pippo: i Munda sono una etnia che è stata
cacciata dalle altre etnie ai margini sociali del Bangladesh. Sono originari della foresta. Non
meritano di vivere nella società, sono all’ultimo posto della piramide sociale, sono considerati
incivili ed analfabeti e tali devono rimanere. A sentire le parole di Pippo e vedere quelle immagini,
mi sono venuti in mente gli anni ‘70, il mito dell’India, George Harrison, e i viaggi in Oriente. Ma
forse allora era tutto fumo.
Fate voi.
CAI sezione di Corsico
Pag. 15
Sede CAI Corsico
Venerdì 12 aprile - VIAGGIARE CON IL CAI CORSICO - Proposte culturali ed
escursionistiche della nostra Sezione.
(A CURA DEGLI ORGANIZZATORI SEZIONALI).
22 presenze. Iniziato alle 21.45 circa, per problemi di visualizzazione tra pc e proiettore. Effettuate
premiazioni dei Premi Vetta e Fedeltà 2012, con grande soddisfazione dei partecipanti, una sola
mancante (Francesca Brambilla), si cercherà il recupero venerdì 24 maggio. Presentate le seguenti
prossime iniziative: Corso di Nordic Walking, Trek del Cristo Pensante e Settimana Escursionistica
a San Martino di Castrozza (D’Ilio), con proiezione di immagini anche del 1° Corso di N.W. svolto
nel 2009 (prima Sezione CAI). Poi Verderio illustra la Settimana Escursionistica tra Valle Isarco e
Val Pusteria con due video dell’Ufficio Turistico dell’Alto Adige. Infine Burgazzi presenta con
immagini le intersezionali Ticinum (Via Francigena e Rif. Dordona) e la cicloescursionistica
sull’Adda e Martesana.
Senza immagini illustra inoltre la Festa dei 150 anni CAI a Torino, le gite alpinistiche di Panvini
(Breithorn e Corno di Cavento) e il trek di Concardi ai Rifugi del Monte Bianco. Al termine (poco
oltre le 23) molti si fermano per il rinfresco autogestito.
Saloncino LA PANTA
Venerdì 19 aprile - CHIAMATEMI ISMAEL - Sette secoli di caccia alla balena.
(GIANCARLO COSTA). Lo stesso autore della serata del Pianeta Terra 2012 sul naufragio del
Titanic. Giornalista e scrittore esperto in temi di mare.
Relazione di Delio Matelloni:
Una ventina di persone erano presenti nella serata piovosa di venerdì alla proiezione del Prof.
Giancarlo Costa dal titolo CHIAMATEMI ISMAEL - sette secoli di caccia alle balene. E sono
queste le parole che aprono il suo libro e la nostra serata di diapositive con una panoramica sulla
storia della baleneria. Tramite disegni e fotografie d’epoca in bianco e nero vengono mostrati i vari
momenti della caccia di questi cetacei dagli inizi fino ai nostri giorni. La durata della proiezione è di
circa quaranta minuti, durante la quale veniamo a conoscenza delle popolazioni che hanno
incominciato a cacciare la balena e delle tecniche da loro usate. In Europa inizia nel X secolo la
caccia alla balena, con i Baschi, usando semplicemente gli arpioni. Essi si spinsero fino alle acque
artiche, alle terre del Labrador e di Terranova. Poi vediamo gli esquimesi sulle loro tradizionali
imbarcazioni a forma di kajak che arpionano le balene e le trascinano a terra sulle isole. Gli olandesi
avevano addirittura una loro isola – Jan Mayen – dove portavano le balene, le lavoravano e ci
ricavavano il grasso. E poi c’erano anche i giapponesi, che inizialmente cacciavano le balene da
terra. Tramite diapositive e i racconti, gli aneddoti e le storie snocciolate dal Prof. Costa durante la
proiezione, seguiamo con sempre più appassionante curiosità ed attenzione le imprese veramente
stupefacenti di questi popoli che per sopravvivere e cibarsi affrontavano mari turbolenti, acque
gelide e situazioni climatiche ostili per cacciare questo enorme e bellissimo cetaceo dalla
dimensione che supera persino 700 volte l’uomo. Ovviamente prima di condannare tutto ciò,
bisogna considerare le cose, come dice il Professore, nella prospettiva del tempo: la caccia come
sopravvivenza. Ora è un crimine. Nel 1794 si comincia a cacciare anche il capodoglio, animale che
scende fino a 3000 di metri di profondità, in quanto si scopre che la sua testa è piena di una sostanza
chiamata spermaceti. Fu una scoperta straordinaria. Si scoprì utilizzandola che le candele erano più
luminose. Sono molti i prodotti che si ricavano dalla lavorazione dei cetacei: dalle candele all’olio
per le lampade, ai cosmetici e ai profumi, all’avorio, fino alla lavorazione di corsetti per signora
ottenuti dai fanoni e le corde per le racchette da tennis ottenute dai tendini, oltre alle carni molto
grasse di cui sono ghiotti non solo i giapponesi ma anche gli esquimesi e molte popolazioni
indigene.
CAI sezione di Corsico
Pag. 16
In seguito si cominciò a cacciare con metodi industriali. Diventano balenieri anche i francesi, gli
inglesi, gli olandesi e in seguito anche gli americani. Aumenta il numero delle balene uccise che si
avviano verso l’estinzione. Con la pesca intensiva intere aree, quelle tradizionali, vengono
spopolate e i cacciatori si spingono sempre più a sud, verso Capo Horn e l’Antartide, dove le balene
vanno a riprodursi. E veniamo a sapere che intere navi vengono bloccate dai ghiacci, vanno alla
deriva, per troppa avidità, ed interi equipaggi muoiono per congelamento. Si installano direttamente
a bordo delle navi le caldaie e si organizzano vere fabbriche galleggianti che seguono le baleniere
per lavorare immediatamente ed estrarre il grasso dalle balene senza perdere ulteriore tempo nel
portarle a terra. Nel XX secolo la caccia alla balena divenne più efferata. Nascono i cannoni lanciaarpioni (Norvegia 1912), la tattica moderna con i cannoni (Antartide 1950), vengono usati impulsi
radar dolorosi per tenere compatto il branco (Giappone ) ed arrivano le prime baleniere diesel per
inseguire le balenottere. Ed inizia così lo sterminio.
Oggi non c’è più ragione per cacciare la balena. Per esempio non c’è più bisogno dell’olio di balena
per illuminare le città, ma lo sterminio continua. E non solo dai cacciatori di balene. I cetacei
vengono uccisi perché speronati dalle petroliere, sono spiaggiati per via dei sonar delle navi che
confondono il loro orientamento e sono minacciati dal crescente inquinamento.
Un paio di curiosità citate dal Professore e che è giusto riportare: uno è che furono i balenieri i
primi marittimi che portarono le mogli a bordo delle navi, sfidando la superstizione che una donna a
bordo portasse sventura alla nave e al suo equipaggio. Poi vedendo che in seguito non succedeva
nulla di simile, divenne una tradizione di uso corrente. Due: la storia di Moby Dick nasce da una
storia vera; precisamente la baleniera Essex nel 1819 fu affondata da un capodoglio che caricò tre
volte la parte debole della nave fino ad affondarla.
Arrivederci al prossimo anno con un altro viaggio marinaresco.
Presenti del Direttivo: Concardi e Nerini, oltre a Fornaroli (Giulio e Arianna).
Ulteriori commenti: Serata molto varia e veloce con immagini d’archivio ma bene illustrate. Il
relatore, molto professionale, teneva un tono di voce forse troppo basso, ma ha fornito ai presenti
numerose curiosità scientifiche. Meritava un pubblico più numeroso.
Sede CAI Corsico
Venerdì 10 maggio - SRI LANKA - L’isola delle Serendipity.
(VALERIA PELLEGRINI - ANDREA VIARI)
Relazione di Delio Matelloni:
Questa sera andiamo a visitare l’isola di Sri Lanka, l’ex Ceylon. Viaggio organizzato da Valeria
Pellegrini assieme ad altri suoi cinque amici. Il viaggio risale ad aprile 2012 ed ha avuto una durata
di dodici giorni. Per l’intero viaggio si sono mossi per il Paese tramite un van guidato da un autista
locale.
Che significa Serendipity? “Isola della tana dei leoni”. Il leone è il simbolo che campeggia ancora
oggi al centro della bandiera dello Sri Lanka.
La proiezione è a tema: sono cinque video suddivisi per argomento della durata ciascuno di circa
dieci minuti. Si inizia a prendere confidenza con il Paese tramite una cartina, con la quale Valeria ci
illustra l’itinerario compiuto e i vari posti visitati. L’isola è detta anche “lacrima dell’India”, per la
forma e la vicinanza al grande continente indiano. Ma le similitudini terminano lì. Sia lo Sri Lanka
che l’India hanno una dedizione alla fede molto forte, ma lo Sri Lanka è a prevalenza buddista,
mentre l’India è a prevalenza induista. Gli argomenti dicevamo sono cinque e per circa
quarantacinque minuti vedremo scorrere davanti ai nostri occhi immagini di mare, coste, spiagge
sabbiose, scogliere, natura, parchi nazionali, siti archeologici, mercati, piantagioni di the, animali,
volti di gente e cittadine locali.
Incominciamo con i parchi nazionali. Sono tre i parchi da loro visitati: il Koudulla, lo Yala e il
Bendala.
CAI sezione di Corsico
Pag. 17
Parchi per lo più sconosciuti rispetto ai più noti parchi asiatici, ma non per questo meno belli e
ricchi comunque di animali, dagli elefanti, ai bisonti, ai coccodrilli e agli ippopotami. Essendo
meno conosciuti sono anche poco frequentati e quindi anche meno turistici. Poi proseguiamo con i
siti archeologici.
Incominciamo con il sito di Anurādhapura. E’ una delle antiche capitali dello Sri Lanka, famosa nel
mondo per le sue rovine molto ben conservate. La civiltà che si sviluppò attorno a questa città era
una delle principali dell'Asia e del mondo intero. Attualmente è patrimonio dell’Unesco. Poi
Sigiriya. Contiene le rovine di un antico palazzo, costruito tra il 400 e il 500 d.C.. È uno dei sette
Patrimoni dell’Umanità dello Sri Lanka, ed una delle attrazioni preferite dai turisti stranieri.
Proseguiamo con Polannaruva, estesa e antica città, capitale del regno cingalese. Valeria ed i suoi
amici l’hanno percorsa interamente e comodamente in bicicletta. Infine Dambulla con i suoi templi
rupestri e le montagne intorno che fanno da cornice in una atmosfera abbastanza magica e
particolare.
Il terzo argomento è dedicato al mare e alla costa orientale di Sri Lanka. Fra le diverse immagini di
acque verdi azzurre cristalline, di fini spiagge sabbiose e spruzzi di onde spumeggianti tra le aspre
scogliere, vogliamo forse ricordare le immagini di quella scolaresca composta da alunni e alunne
che fanno un bagno gioioso e rumoroso fra le onde dell’oceano facendosi fotografare e filmare
senza timori e inibizioni. E infine dieci minuti di immagini del Paese e del suo interno, con i
giardini di spezie, l’orto botanico, le piantagioni di the e le sue piccole cittadine assolate e i vicoli
interni. Ma l’immagine più bella che vale per tutta la serata e soprattutto il viaggio, è quella lunga
sequenza in primo piano della durata di circa due minuti in cui vediamo in un giardino, forse di un
albergo o di una casa, due lunghi serpenti amoreggiare danzando indifferenti di fronte allo stupore
dei turisti e degli occidentali sorpresi e attoniti davanti a tanta intimità, e ai continui ed inarrestabili
scatti fotografici e riprese cinematografiche per un avvenimento unico, straordinario ed irripetibile.
Gli ultimi tre minuti che concludono la proiezione sono immagini di volti di persone non solo
anziani e bambini colti in momenti particolari della loro azione durante la giornata nelle loro attività
quotidiane o pigramente rilassati a far scorrere il tempo.
Serata temporalesca con lampi. Spettatori una quindicina.
Sede CAI Corsico
Venerdì 24 maggio - BODENSEE - Nel cuore dell’Europa, in bicicletta intorno al Lago di
Costanza.
(ROBERTO BURGAZZI). All’inizio della serata si recupera la premiazione del terzo posto della
classifica Premio Vette 2012 (Francesca Brambilla assente il 12/4). Vengono poi premiati i nostri
soci più fedeli. 25ennali: Angelo Molteni, Rosalba Nigro (recupero dal 2012) Lucia Ronsisvalle
(moglie di Piazza - recupero dal 2006), Marco Viezzoli. 50ennali: Domenico Geremia Arrigoni
(recupero 2012) e Claudio Smiraglia, il quale omaggia la biblioteca della Sezione con un volumetto
dal titolo “Ardito Desio e l’evoluzione delle scienze della terra”. Tra i soci 25ennali, la Socia Bruna
Riva, declina l’omaggio, suggerendo la Sezione di destinare la cifra risparmiata ad un uso
appropriato, sentendosi comunque gratificata dall’appartenenza ad una Sezione valida come la
nostra. Il Socio Michele Tiani, nonostante dai dati della Sede Centrale risultassero 25 bollini, in
realtà mancava di 5 annualità, il socio stesso, molto onestamente fa notare ciò ed intende recuperare
i bollini mancanti, in modo da essere premiato entro l’anno dei 150 anni CAI. L’argomento
principale della serata è un resoconto del giro ciclistico del Lago di Costanza effettuato da Roberto
Burgazzi e Sabrina Zapparoli nel luglio 2007. Le immagini digitali con sottofondo musicale
illustrano le caratteristiche di questo giro ciclistico nel mezzo dell’Europa tedescofona, tra
Germania, Svizzera ed Austria. Molto adatto per famiglie, abbastanza pianeggiante, si svolge in
parte su ciclabile, in parte su strade secondarie poco trafficate, le quali non presentano problemi per
il massimo rispetto dei ciclisti da parte dei conducenti degli altri veicoli. Mediamente ci si impiega
una settimana, ma allungando la media chilometrica giornaliera delle tappe, si può accorciarne la
CAI sezione di Corsico
Pag. 18
durata. Numerose le sistemazioni alberghiere economiche ma molto accoglienti. Un altro vantaggio
è quello di potersi fermare in più punti del percorso per rinfrescarsi nei molteplici lidi attrezzati. Il
lago è infatti balneabilissimo. Svariate le possibilità turistiche per visite culturali, come le città di
Costanza, Bregenz o Lindau, posta su un’isola, come la perla del lago, l’Isola dei Fiori di Mainau.
Una curiosità, le numerose bancarelle incustodite che vendono frutta, ma anche oggetti artistici di
pregio, con la possibilità di rifornirsi della merce, versando il corrispettivo nella cassettina
predisposta. La proiezione dura circa 30’. Al termine rinfresco offerto dal C.D.. Si registrano 29
presenze.
CAI sezione di Corsico
Pag. 19

Documenti analoghi