UNIVERSITÀ POLITECNICA DELLE MARCHE FACOLTÀ DI

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UNIVERSITÀ POLITECNICA DELLE MARCHE FACOLTÀ DI
UNIVERSITÀ POLITECNICA DELLE MARCHE
FACOLTÀ DI ECONOMIA “G. FUÀ”
Scuola di Dottorato di Ricerca - XIV Ciclo
Curriculum in Economia Aziendale
Tesi di Dottorato:
OPPORTUNITÀ E OSTACOLI DEL MERCATO CINESE AGLI
INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI
IL CASO DELLE AZIENDE SPAGNOLE DEL SETTORE GREEN
Relatori:
Dottoranda:
Chiar.mo Prof. Attilio Mucelli
Dott.ssa Viviana Schneeberger
Chiar.mo Prof. Ricardo Bustillo Mesanza
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Indice
Introduzione
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Capitolo 1 - Introduzione alle barriere incontrate nel processo
d’internazionalizzazione delle imprese.
11
1.1. Internazionalizzazione.
11
1.2. Barriere all’internazionalizzazione. Definizioni e classificazioni.
16
1.3. Barriere esterne all’impresa.
22
1.4. Classificazione proposta delle barriere esterne agli IDE.
24
Capitolo 2 - La ristrutturazione economica globale come fonte delle
barriere agli IDE.
29
2.1. Sviluppo delle barriere esterne all’internazionalizzazione.
31
2.1.1. Le istituzioni come barriere agli investimenti diretti esteri (IDE).
31
2.1.1.1. L'istituzionalizzazione delle economie in transizione
e in particolare della Cina.
36
2.1.1.2. Le istituzioni e le strategie di entrata.
37
2.1.2. Le barriere culturali. Rapporto con le strategie di entrata.
38
2.1.3. Barriere normative.
41
2.1.3.1. Rilassamento progressivo delle barriere normative.
47
2.1.3.2. Gli ostacoli normativi e le strategie di entrata.
49
2.1.4. L’opportunismo. Rapporto con le strategie di entrata.
51
2.1.5. Corruzione.
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2.1.5.1. Campagna contro la corruzione.
62
2.1.5.2. Corruzione e le strategie di entrata.
63
2.1.6. Barriera relativa ai diritti sulla proprietà intellettuale. Rapporto
con le strategie di entrata.
64
2.1.7. Trasferimento forzato di tecnologia.
68
2.1.7.1. Il trasferimento di tecnologia Nord-Sud e le particolarità
della Cina.
78
2.1.7.2. Trasferimento forzato di tecnologia e le strategie di
Entrata.
80
2.1.8. Economie non di mercato.
80
2.1.8.1. Le aziende statali (SOEs) e il settore privato in Cina.
83
2.1.8.2. Economia non di mercato e le strategie di entrata.
85
2.2. Annesso - Tabella comparativa delle barriere e delle strategie in base
all’Autore.
86
Capitolo 3 - L’evoluzione economica della Cina e il suo rapporto con
l'Unione europea. Introduzione della Spagna.
89
3.1. Il processo d’apertura economica cinese.
90
3.2. Le relazioni diplomatiche ed economiche tra l’Europa e la Cina.
95
3.3. L’accordo bilaterale d’investimento tra la Cina e l’Europa.
105
3.4. Descrizione delle relazioni bilaterali tra Cina e Spagna.
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3.4.1. Le relazioni diplomatiche tra la Spagna e la Cina.
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3.4.2. Situazione attuale. Motivazioni. Settori economici. Opportunità.
3.5. L’attuale situazione cinese e le opportunità per le imprese europee.
122
124
3.5.1. The Catalogue for the Guidance of Foreign Investment
Industries (amendment 2015).
127
3.5.2. The 12th Five Years Plan.
130
3.5.3. Made in China 2025.
132
Capitolo 4 - La questione ambientale.
137
4.1. Gli approcci cinese ed europeo ai problemi ambientali.
139
4.2. Il percorso delle industrie green in Cina fino ad oggi rispetto allo
storico innovatore europeo.
146
4.3. I punti di forza della Spagna come sviluppatore green.
149
Capitolo 5 - Le Joint Ventures come strategia di entrata nei mercati
internazionali.
153
5.1. La cooperazione come strategia di espansione internazionale.
153
5.2. Cos’è una Joint Venture? Funzionamento nel processo
d’internazionalizzazione.
154
5.3. Le Joint Ventures come uno strumento di politica economica.
156
5.4. Regolamentazione delle modalità degli IDE in Cina. Particolare
attenzione alle Joint Ventures.
159
5.5. Come funzionano le Joint Ventures in Cina?.
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5.6. Aspetti di sintesi sulla scelta strategica di costituire una Joint Venture.
164
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Capitolo 6 – L’analisi empirica.
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6.1. Metodologia di studio.
170
6.1.1. Popolazione. Casi di studio.
178
6.1.2. Modalità di somministrazione del questionario.
182
6.2. I risultati dell’analisi empirica.
185
6.2.1. Caso 1: MS Techno Co. Ltd.
185
6.2.2. Caso 2: GRI Renewable Industries.
196
6.2.3. Caso 3: Solarig.
211
6.2.4. Caso 4: Gamesa.
225
6.2.5. Caso 5: Abengoa Water.
239
Conclusioni
253
Bibliografia
263
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Introduzione
La presente ricerca si pone l’obiettivo di approfondire le strategie
d’investimento diretti all’estero posti in essere dalle aziende spagnole in Cina. Il
Paese asiatico rappresenta un mercato con enormi potenzialità, sia per la quantità di
consumatori e grandezza del territorio sia per il livello di sviluppo economico
ottenuto soprattutto negli ultimi anni. Tale mercato però è anche caratterizzato da
diversi ostacoli istituzionali tra i quali, le questioni culturali, le barriere normative, la
scarsa protezione dei diritti intellettuali, le problematiche nel trasferimento forzato di
tecnologia, la corruzione, la burocrazia, l’opportunismo. In aggiunta a tali fattori è da
considerare che il sistema economico che caratterizza la Cina ha delle peculiarità
specifiche, rappresentate in primis dal fatto che gli interventi del governo centrale
sono sistematici e di entità rilevante.
Questo studio, inoltre, focalizza l’analisi sul settore industriale green che
comprende l’efficientamento energetico, lo sviluppo di energie rinnovabili, il
risanamento e cura del suolo, dell'aria e dell'acqua e nel suo complesso di tutte le
attività volte alla prevenzione dell'inquinamento e del cambiamento climatico. In
effetti, la Cina è uno dei Paesi più colpiti dalle pratiche che danneggiano l’ambiente e
proprio per tale ragione l’industria green trova particolare ‘spazio’ in questo enorme
mercato.
Come anticipato questo lavoro si basa sull’analisi delle strategie di entrata al
mercato cinese. In particolare, approfondisce due diverse strategie: la joint venture
con un socio locale, messa a confronto con l’investimento interamente a capitale
straniero. L’analisi si concentra quindi sulle decisioni aziendali adottate dalle
imprese spagnole. Tale scelta si giustifica con il fatto che la Spagna, sia a livello
europeo sia mondiale, è un Paese con un alto grado di sviluppo nel settore green e
quindi con un elevato numero di aziende di successo a livello globale anche se con
una debole presenza in Asia, conseguenza del suo forte legame con l’Americalatina.
Infine, per analizzare le problematiche prima elencate è necessario comprendere
che ciascuna strategia ha il suo particolare ‘comportamento’ davanti agli ostacoli
presentati dal mercato cinese. Ad esempio, nel caso di una debole tutela sui diritti di
proprietà intelletuale, una strategia con controllo totale da parte dell’azienda
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multinazionale probabilmente implica rischi minori. Lo stesso ragionamento vale per
l’opportunismo proprio nelle partnerships d’imprese. D’altro lato invece, le barriere
normative sui capitali stranieri, la corruzione e la burocrazia nelle pratiche di business
in Cina sono ostacoli maggiormente superabili se si utilizza una joint venture con
socio cinese, opzione che rappresenta la migliore alternativa per affrontare il mercato
in tali circostanze.
L’interesse a svolgere la presente ricerca è collegato al desiderio di analizzare le
diverse alternative da porre in essere per realizzare, con successo, un investimento
industriale (in questo caso quello spagnolo) in un mercato complesso com’è quello
cinese.
Come meglio sarà dettagliato nel proseguo del lavoro di tesi, le informazioni
utilizzate per l’analisi empirica svolta sono state raccolte tramite le consultazioni dei
siti web, dei database e dei dati giornalistici, ma soprattutto dalla realizzazione di
diverse interviste a vari attori aziendali e governativi coinvolti in tale scenario. In
particolare, sono state svolte cinque interviste dirette ad aziende spagnole con
operatività in Cina. Tali informazioni sono state inserite in un questionario le cui
risposte sono state fornite da cinque managers spagnoli appartenenti ad aziende che
hanno utilizzato una delle due strategie di entrata oggetto del presente studio. Per tali
ragioni, la metodologia utilizzata è stata quella dello studio di casi.
La tesi si articola in sei capitoli. Il primo è dedicato al fenomeno
dell’internazionalizzazione aziendale analizzato attraverso differenti studi e ricerche,
alle determinanti e agli ostacoli che abitualmente si trovano in questo processo,
ponendo l'accento sugli ostacoli esterni all’azienda anziché ai problemi interni
aziendali. Nel secondo capitolo sono descritte le barriere istituzionali che si
presentano agli investitori stranieri nei Paesi d’accoglienza, con particolare attenzione
alle caratteristiche istituzionali del mercato cinese. Tale mercato, infatti, presenta le
seguenti caratteristiche: le barriere culturali, le barriere normative, l’opportunismo, la
corruzione, le barriere relative ai diritti sulla proprietà intellettuale, il trasferimento
forzato di tecnologia ed il fatto che la Cina non sia un’economia di mercato. Inoltre,
si cerca di stabilire la relazione tra ogni ostacolo e le diverse strategie d’investimento
analizzate, in particolare quella con controllo totale straniero e quella con controllo
condiviso tramite una partnership.
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Nel capitolo tre si riassume brevemente la storia contemporanea cinese partendo dalla
sua apertura economica con una particolare attenzione alle relazioni bilaterali
politiche ed economiche con l’Europa. In conclusione di questo capitolo si
analizzano, in modo specifico, la situazione spagnola e il peculiare rapporto
economico che si è creato negli anni con la Cina. Il capitolo quattro, si pone
l'obiettivo di rappresentare l'attuale situazione globale rispetto al cambiamento
climatico e alle potenzialità dell’industria green, con attenzione alle inquietanti
problematiche ambientali cinesi. Successivamente, viene evidenziato il forte sviluppo
aziendale spagnolo proprio in questo settore economico così critico e importante per
la Cina di oggi. Il quinto capitolo, è dedicato all'approfondimento della strategia
d’investimento denominata “joint venture” con un’analisi del suo singolare
funzionamento nel mercato cinese. Nell’ultimo capitolo del presente lavoro (capitolo
sei) sono analizzati i dati raccolti attraverso un questionario appositamente creato e
compilato dalle aziende spagnole che investono nell’industria green nel mercato
cinese.
Sebbene la ricerca non produca risultati generalizzabili ad altre aziende, può
risultare particolarmente utile e interessante a tutte quelle aziende spagnole (e non
solo) del settore green che si trovano, in questo momento o nel futuro prossimo, ad
analizzare quale possa essere la migliore strategia d’entrata in un mercato, come
quello cinese, percepito ancora molto ‘lontano’ ma che in realtà è più vicino che mai.
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Capitolo 1 - Introduzione alle
d’internazionalizzazione delle imprese.
barriere
incontrate
nel
processo
1.1. Internazionalizzazione.
Negli ultimi tempi, come risultato dei cambiamenti economici e sociali indotti
dalla liberalizzazione del mercato, il commercio e gli investimenti internazionali si
sono moltiplicati in modo esponenziale. In tal senso, si constata che la maggior parte
delle politiche in materia d’investimenti diretti esteri (IDE) nei Paesi sviluppati e in
via di sviluppo, tende verso un approccio più liberale. L'UNCTAD (2003)1, per
esempio, riferisce che nel 2002, 236 cambiamenti su 248 nella politica sugli
investimenti esteri in 70 Paesi, sono stati misure di liberalizzazione e agevolazione. I
Paesi quindi, hanno liberalizzato le loro politiche d’investimento estero per non
subire svantaggi nella concorrenza per attirare capitali da questa fonte (Bishop,
2007). Tuttavia, le pratiche governative pur essendo le politiche più utilizzate a livello
mondiale, hanno permesso di applicarne talune di carattere restrittivo soprattutto in
tempi di crisi economica; queste restrizioni rappresentano quindi degli ostacoli per i
flussi commerciali. In risposta, sono stati creati diversi meccanismi, tramite accordi e
organismi come l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), che hanno
ridotto in modo decisivo tali ostacoli. Nonostante ciò, la recente crisi ha fatto rivedere
le politiche commerciali dei Paesi allo scopo di aumentare le barriere commerciali
(Bown, 2011). Tutto questo presenta dei nuovi ostacoli e coloro che persistono
nell'internazionalizzazione delle imprese, come una questione globale.
Prima di approfondire la questione delle barriere agli investimenti è necessario
rivedere alcuni concetti e teorie di base sul processo d’internazionalizzazione, sulle
sue strategie e le loro determinanti.
Calof e Beamish (1995) definiscono l'internazionalizzazione delle imprese
come l'adeguamento delle operazioni di business negli ambienti internazionali.
1
UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development), 2003, World Investment Report
2003: FDI Policies for Development: National and International Perspectives, New York and Geneva:
United Nations Press.
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Inoltre, l'internazionalizzazione di una società può essere avviata tramite
diverse modalità. Root (1994) ritiene che la scelta del modo d’entrata nei mercati
esteri avviene attraverso la selezione di un meccanismo istituzionale per
l'organizzazione e lo svolgimento di transazioni commerciali internazionali. Queste
modalità d’ingresso sono chiamate strategie d’internazionalizzazione e la loro scelta
dipende dalla valutazione dei vari fattori. Hill et al. (1990) suggeriscono che le
opzioni d’ingresso al mercato estero sono una combinazione tra preferenze di
controllo e l'impegno delle risorse sulla base di variabili ambientali.
In ugual modo, altri autori (Anderson e Gatignon, 1986 e Root, 1994)
sostengono che la modalità scelta determina: il grado in cui l'azienda è coinvolta nello
sviluppo e nell'attuazione di programmi di commercializzazione sul mercato estero, il
grado di controllo che l'azienda ha nel suo marketing mix e il livello di successo nei
mercati obiettivo. Da un altro punto di vista, Li e Gammelgaard (2014) definiscono le
strategie d’internazionalizzazione come le decisioni gestionali adottate per l'utilizzo
di opportunità di business internazionale, sia sotto forma di un maggiore impegno sui
mercati esteri esistenti sia nell’ingresso a un nuovo mercato estero.
Le diverse strategie includono l’esportazione, il franchising, le licenze, gli IDE
all'interno dei quali vi è ancora una grande varietà di modalità come le joint ventures,
le fusioni e le imprese di proprietà esclusiva attraverso acquisizioni o aziende
greenfield (Rasheed, 2005). Altri categorizzazioni le dividono in esportazione,
strategie ibride (come franchising e joint venture) e investimenti diretti esteri (come
strategie di proprietà e controllo totale).
La forma più convenzionale d’internazionalizzazione è l'esportazione poiché,
secondo Leonidou (1995), comporta il minimo rischio di business, richiede un basso
impegno di risorse e offre una grande flessibilità di movimento2. Analogamente,
Katsikeas e Morgan (1994) spiegano che l'esportazione rappresenta un’alternativa
interessante per l'ingresso e l'espansione verso i mercati esteri grazie principalmente
al fatto che non assorbe le risorse che le operazioni all'estero richiedono e di
conseguenza tende a essere associata a un rischio inferiore. Le esportazioni possono
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L'esportazione può essere considerata l’alternativa più facile, più semplice e più utilizzata tra
l’insieme delle strategie d’internazionalizzazione.
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essere eseguite direttamente o indirettamente a seconda della presenza di un
intermediario che agisce nelle operazioni.
A un maggior livello di coinvolgimento nella attività d’internazionalizzazione
si trovano gli accordi di cooperazione contrattuale che concedono l'uso di alcuni
diritti, tra i quali varia il grado di controllo e la rigidità del business. Tale è il caso del
franchising e delle licenze. La licenza è, in particolare, una forma sempre più
frequentemente utilizzata3. Thomas (1998) la definisce come un contratto che
autorizza l'uso o lo sfruttamento della materia oggetto della licenza, per uno scopo e
un tempo specifico, conservando al proprietario della tecnologia tutti i diritti alla
proprietà intellettuale.
In ultima istanza, la strategia d’internazionalizzazione con un maggior grado di
coinvolgimento è l’IDE che comporta una maggiore dotazione di risorse rispetto alle
alternative precedenti. Il Fondo Monetario Internazionale 4 (FMI) definisce l’IDE nel
modo seguente: “un investimento per acquisire un interesse durevole in imprese che
operano al di fuori della economia dell'investitore e con l’obiettivo di ottenere una
partecipazione effettiva nella gestione dell'azienda”. Aggiunge inoltre che, “un certo
grado di partecipazione viene quasi sempre associato a un effettivo coinvolgimento
nella gestione di una società”; l’FMI “suggerisce un limite del 10 per cento della
partecipazione azionaria per qualificarsi come investimento diretto estero”. La
modalità di IDE più impegnativa è la filiale o società controllata, attraverso la quale
la società gestisce il processo d’internazionalizzazione dall'inizio alla fine in modo
indipendente e per cui il rischio è più alto (EAE Business School, 2014) 5. Lo scopo è
quello di creare un'unità aziendale nel Paese di destinazione in grado di produrre
totalmente o parzialmente il prodotto finale. Vi sono altre forme d’investimenti diretti
esteri come le joint ventures (JVs), che sono partnerships temporanee tra due o più
società (che conservano ancora le loro attività e le loro identità indipendentemente
della nuova società) che forniscono beni diversi, come il capitale, la conoscenza, la
tecnologia, i canali di distribuzione, il personale, la capacità di finanziamento; tutto
3
Oggi è molto importante come strumento di trasferimento tecnologico internazionale.
Definizione del International Monetary Fund’s 1993 Balance of Payments Manual, disponibile su:
https://www.imf.org/external/np/sta/bop/BOPman.pdf.
5
EAE Business School, 2014, Métodos de entrada a un nuevo mercado.
4
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questo al fine di creare una società con un obiettivo comune (EAE Business School,
2014). Altresì, le JVs generalmente comportano minori rischi rispetto ad altre
strategie d’investimento diretto, come per esempio le acquisizioni o le filiali.
Attraverso la figura della JV, le società perseguono obiettivi relativi agli affari in
comune. In questo modo, fanno una raccolta di capitali e acquisiscono maggiore
potere di negoziazione, condividendo i rischi e superando le barriere all'ingresso,
guadagnando quindi quote di mercato (Boyett e Boyett, 2001).
Per quanto riguarda le classificazioni, Pan e Tse (2000) distinguono tra le
strategie d’ingresso ai mercati esteri le modalità con partecipazione azionaria - equity
mode - e le modalità senza partecipazione azionaria - non equity mode -. Quelle con
partecipazione azionaria sono le aziende che hanno un certo grado di proprietà sulle
organizzazioni nei mercati interessati, come le società controllate o filiali e le JVs.
Allo stesso modo, altri autori (Anderson e Gatignon, 1986 e Hill et al., 1990) le
denominano “strategie di proprietà” che comportano una forma di controllo
strategico. Tali strategie sono comunemente utilizzate dalle società multinazionali
sulle controllate estere. Le forme senza partecipazione invece, non implicano la
proprietà e includono l'esportazione e alcuni tipi di contratti, come ad esempio
accordi di licenza o di franchising.
Vi sono anche numerosi studi che esaminano i fattori determinanti e le
motivazioni nella scelta della strategia d’internazionalizzazione. Tra le molteplici
teorie sull’argomento, quella principale che spiega la scelta della strategia/modalità di
entrata al mercato estero è l'analisi dei costi di transazione - TCA6 - (Chen e Hu,
2002). Questa teoria è stata proposta da Ronald Coase (1937) partendo dall'ipotesi
che minimizzare i costi di transazione determina sia la progettazione che la struttura
dell'organizzazione (Khemakhem, 2010). I costi di transazione determinano due tipi
fondamentali di selezione della strategia d’internazionalizzazione, uno attraverso il
mercato
e
l’altro
attraverso
l'integrazione
verticale.
Un’operazione
d’internazionalizzazione potrebbe essere quindi effettuata da agenti esterni a contratto
(struttura di mercato con modalità di basso controllo) o potrebbe essere interiorizzata
e attuata dalla stessa società (integrazione verticale con controllo completo)
(Khemakhem, 2010). La struttura che sarà utilizzata dipenderà quindi dal costo
6
Dal suo acronimo in inglese Transaction Cost Analysis.
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comparativo delle operazioni, cioè, dal confronto tra il costo di funzionamento di un
sistema o di un altro compresi i costi precedenti di negoziazione del contratto e le
spese successive di monitoraggio delle prestazioni e dell’osservanza delle parti
contrattuali (Williamson, 1985). Pertanto, la società potrebbe ridurre
significativamente i costi di transazione sostituendo agenti esterni con i propri
dipendenti, il quale comportamento si può monitorare e controllare in modo più
efficace (Klein et al., 1990 e Erramilli e Rao, 1993). Di conseguenza, i fallimenti nel
mercato sono i principali elementi che influenzano la decisione d’integrazione della
società e l'ottenimento di un maggior controllo (Khemakhem, 2010).
In effetti, molti studiosi di marketing, utilizzano il metodo TCA per individuare
le condizioni ambientali in cui le aziende possono utilizzare i canali d’integrazione
verticale rispetto ai canali indiretti (McNaughton, 2001; Campa e Guillén, 1999 e
Ramaseshan e Patton, 1994). Alla fine, durante il processo di scelta della strategia
d’entrata nei mercati esteri (dall’esportazione fino l’investimento diretto estero), le
aziende fanno un bilancio tra il grado di controllo e il costo delle risorse impegnate
(Anderson e Gatignon, 1986) considerando che un maggior grado di controllo
comporta maggiori rischi.
D'altra parte, il “paradigma eclettico di Dunning” (1988) ha introdotto il
modello OLI (dal suo acronimo inglese Ownership, Location e Internalization).
Questo approccio comprende una serie di motivazioni/vantaggi che spiegano il
motivo per cui le aziende trovano più vantaggioso utilizzare gli IDE per entrare nei
mercati esteri piuttosto che adottare altre modalità d’ingresso come ad esempio la
concessione di licenze. Dunning (1998) distingue tra la ricerca di risorse, la ricerca di
mercati, la ricerca di efficienza e il perseguimento di asset strategici, come le
principali ragioni per scegliere l'ubicazione degli IDE. Infine, Johanson e Vahlne
(1977) sviluppano la teoria gradualista dell'internazionalizzazione che dimostra
l’aumento progressivo della partecipazione internazionale delle società, in conformità
con lo sviluppo della loro conoscenza dei mercati e della attività estera (Reiner et al.,
2008). In questo modello, l'esportazione è il primo passo per penetrare all'estero in
particolare tra le piccole e medie imprese e quindi, proseguire in successione con un
maggior grado d’impegno/coinvolgimento con/nei mercati esteri. La teoria sostiene
che le strategie d’internazionalizzazione sono il risultato delle esperienze passate e di
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conseguenza, l'azienda utilizza le conoscenze acquisite dall'operare in un mercato
estero, nel nuovo mercato scelto (Li e Gammelgaard, 2014).
In particolare, la scelta della strategia d’ingresso nei mercati esteri dipende
anche dal settore a cui si ci riferisce. Nel terzo settore è quasi essenziale investire
utilizzando strategie d’investimento più intensive (come IDE) per sua stessa natura,
mentre nella produzione di macchinari è sufficiente utilizzare una strategia di
esportazione. Prodotti di consumo richiedono canali più vicini ai clienti, mentre la
vendita di prodotti industriali o di beni di capitale non richiedono tale vicinanza ai
clienti esteri.
In definitiva, per la scelta ottimale della modalità d’entrata nei mercati esteri
(con strategie d’investimento più o meno intense) occorre analizzare il punto di vista
della TCA, l'internazionalizzazione delle imprese, il comportamento e l'esperienza del
manager, gli studi di mercato, i diversi fattori individuali dei settori economici e delle
diverse industrie, i concorrenti, le caratteristiche dei prodotti/servizi, e i fattori
ambientali. Tuttavia, la decisione ottimale potrà essere resa possibile solo attraverso
una perfetta disponibilità dell’informazione.
1.2. Barriere all’internazionalizzazione. Definizioni e classificazioni.
La letteratura sulle barriere all’esportazione è ampia e inizia a metà degli anni
'60 con l'opera di Groke e Kreidle (1967). Qui di seguito sarà effettuata una rassegna
sulle diverse definizioni di barriere all'internazionalizzazione e alcune delle diverse
classificazioni esistenti.
Le barriere all’esportazione sono definite come quei fattori attitudinali,
strutturali, operativi e procedurali che inibiscono gli imprenditori ad avviare,
incrementare o mantenere le loro operazioni di esportazione (Bauerschmidt et al.,
1985 e Kedia e Chhokar, 1986). Gli studi di Morgan e Katsikeas (1998) spiegano che
si tratta di problemi che impediscono alle imprese non internazionalizzate di
coinvolgersi nel processo dell’internazionalizzazione.
In definitiva, un ostacolo al commercio estero è un qualsiasi elemento o fattore
attitudinale, strutturale o ambientale, interno od esterno che, impedisce o scoraggia
alle imprese a iniziare, migliorare o mantenere la propria attività internazionale
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(Arteaga e Fernandez, 2010; Leonidou, 2004 e Crick, 2002). In altre parole, quando si
percepisce l'esistenza di ostacoli all'attività estera, la propensione delle imprese ad
avviare, mantenere o aumentare il loro impegno sui mercati esteri sarà inferiore (Zou
e Stan, 1998).
È importante sottolineare che tra le indagini che sono state condotte in tutto il
mondo per determinare le barriere all’esportazione, la maggior parte hanno studiato
gli ostacoli dal punto di vista degli esportatori attuali (Leonidou, 1995). Tuttavia,
alcuni studi individuali (Yaprak, 1985; Kedia e Chhokar, 1986; Hook e Czinkota,
1988 e Leonidou, 1995) analizzano l'esistenza di differenze nella percezione delle
barriere all'esportazione tra gli esportatori e non esportatori7, intendendo questi ultimi
come quelli che si trovano nella fase di pre-export. Inoltre, gli studi di Sharkey et al.,
(1989) hanno cercato di determinare le differenze nella percezione delle barriere non
solo tra gli esportatori e non esportatori, ma anche tra gli esportatori marginali8.
Prima di procedere con un’analisi più approfondita, è necessario sottolineare la
particolare attenzione che è stata data nella letteratura di marketing generale di
esportazione agli effetti che le caratteristiche organizzative hanno sul comportamento
d’internazionalizzazione delle imprese. Tre correnti di pensiero saranno quindi
menzionate.
La prima di queste, sostiene che le aziende più piccole sono spesso più
vulnerabili alle barriere associate alle limitazioni delle risorse, alle difficoltà operative
e alle restrizioni commerciali (Katsikeas e Morgan, 1994 e Leonidou, 2004). In
questo senso, Buckley (1989) afferma che l’internazionalizzazione, per sua stessa
natura, comporta un elevato grado di rischio e che, le piccole e medie imprese
tendono ad avere minori risorse per fare fronte agli inconvenienti derivanti
all’espansione internazionale. In altri termini, Cavusgil e Naor (1987) e Reid (1984)
7
Questo approccio è stato criticato in quanto le aziende che non sono state ancora internazionalizzate
non hanno nessuna conoscenza su cosa comporta l'esportazione, e quindi sono inclini a sovraccaricare
le barriere alle esportazioni come un meccanismo razionale per giustificare la loro non partecipazione
(Christensen et al., 1987; Eshghi, 1992 e Ifju e Bush, 1993).
8
Questo approccio è stato anche sottoposto ad osservazioni; Kahiya et al. (2014) affermano sia
ragionevole dedurre che, le percezioni di queste aziende possono riflettere un grado di distorsione a
causa della dissonanza post-partecipazione.
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sostengono che le grandi imprese hanno più margine in relazione alle risorse di
gestione e di finanziamento e questo sommato alla loro maggiore capacità produttiva,
gli permette d’indirizzare maggiori sforzi verso l’attività esportatrice rispetto alle
aziende più piccole. Vi sono molti altri autori che la pensano ugualmente sostenendo
che, le barriere d'ingresso che limitano l'espansione internazionale sono notevolmente
superiori per le piccole imprese rispetto alle grandi aziende (Acs et al., 1997 e
O'Farrell e Wood, 1998).
In secondo luogo, i principi della teoría gradualista d’internazionalizzazione,
spiegata precedentemente, sostengono che le conoscenze acquisite attraverso
l'esperienza negli affari in un mercato estero specifico, sono il mezzo principale per
ridurre l'incertezza del mercato estero (Katsikeas e Morgan, 1994). In termini
specifici, le aziende con più esperienza nel mercato di esportazione, grazie
all’operatività permanente, sono suscettibili a percepire meno incertezza nella loro
attività di esportazione (Madsen, 1989), hanno una migliore comprensione dei
meccanismi del mercato estero a causa del “learning by doing”9 e infine, considerano
più gestibili i problemi di esportazione rispetto a quelle aziende che sono
caratterizzate dai livelli relativamente bassi d’esperienza nei mercati esteri (Katsikeas
e Morgan, 1994 ).
In ultima istanza è significativa l'analisi delle barriere all’internazionalizzazione
che le qualifica in più o meno restrittive secondo l'ambito economico in cui si opera
(produzione di beni di consumo, di beni di capitale e prestazioni di servizi). In questo
modo, come spiegato in precedenza, i settori economici che prevedono un maggior
impegno di risorse, come ad esempio gli investimenti diretti nel settore dei servizi e
nel settore manifatturiero con produzione nel mercato estero, saranno quelli più
colpiti dagli ostacoli. Inoltre, dai primi studi empirici (Alexandrides, 1971) si sono
rivelate variazioni nell’importanza percepita delle barriere all'esportazione
evidenziando il ruolo dei fattori specifici in ogni tipo d’industria. Lo stesso vale per le
politiche nazionali che ogni Paese attua per regolamentare gli investimenti, le quali
determinano la sensibilità di ogni settore industriale. Ciò sta a significare che alcune
industrie saranno più protette in confronto con altre e pertanto, riscontreranno
9
Metodologia di formazione sulla base dell’ apprendimento attraverso la pratica del processo che deve
essere conosciuto.
18
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notevoli difficoltà d’ingresso e di funzionamento. Leonidou nei suoi studi del 1995 è
giunto alla stessa conclusione ritenendo che i fattori specifici di un settore industriale
sono spesso responsabili delle variazioni di gravità percepita nelle barriere
all'esportazione. Inoltre, l’Autore ha aggiunto che i fattori esterni prevalenti in ogni
Paese influenzano notevolmente il modo in cui le barriere di esportazione sono
percepite. Di questa opinione, Dean et al. (2000) sostengono che la percezione di una
stessa barriera può variare da un’azienda a un’altra in modo tale che l'idea di
“barriera” diventi un concetto complesso e sfaccettato, anche se sembra indiscutibile
che questa concezione dipende dal comportamento e la struttura dell’azienda nonché
delle percezioni dell'ambiente circostante.
Non vi è omogeneità per quanto riguarda numero, tipo e importanza relativa
delle barriere all'esportazione riportate nella letteratura (Arteaga e Fernández, 2010 e
Leonidou, 2000). In ogni caso si farà una revisione delle classificazioni esistenti dei
principali autori, in modo da configurare uno schema generale.
Com’è sottolineato da Bell (1997), l'argomento più ampiamente studiato in
letteratura è quello delle barriere o degli ostacoli alle esportazioni che sono stati
molto spesso classificati in termini di barriere interne ed esterne. Hutchinson et al.
(2009) aggiungono a questa classificazione una variante e le classificano come:
barriere interne, esterne e di supporto governativo. Leonidou (1995) le ha suddivise
ulteriormente e le classifica secondo l'origine, cioè che provengano internamente o
esternamente all’impresa e secondo il mercato di origine, cioè che provengano dai
mercati nazionali o dai mercati esteri; risultano quindi quattro gruppi di ostacoli:
interni/nazionali, interni/esteri, esterni/nazionali ed esterni/esteri10. In dettaglio,
Kahiya et al. (2014) tentano di chiarire la natura specifica delle barriere alle
esportazioni concentrandosi sulle dimensioni di origine, di controllo e di effetto. Per
quanto riguarda all’ “origine”, le catalogano come barriere all’esportazione interne o
esterne all'azienda, nella dimensione del “controllo” le dividono in barriere
10
Tuttavia, i risultati di questi studi non hanno mostrato differenze statisticamente significative tra i
quattro gruppi, indicando che ognuno aveva all'incirca lo stesso impatto sulla inibizione dei
comportamenti precedenti all'esportazione.
19
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controllabili o non controllabili (Morgan, 1997), mentre nella prospettiva dell’
“effetto” si considerano le barriere alla esportazione come statiche o dinamiche 11.
In definitiva, vi sono dei fattori ambientali del mercato locale e ostacoli del
mercato estero che possono influenzare l'espansione internazionale dell'azienda
(Madsen, 1989 e Gripsrud, 1990).
I pionieri Groke e Kreidle (1967) identificano i principali ostacoli
all'esportazione in: mancanza d’informazione specializzata sull’attività di
esportazione (compreso il trasporto, estensione del credito, documenti e dati relativi
all’adattamento del prodotto), competitività esistente nel mercato di riferimento e
difficoltà proprie dell’attività di esportazione (comprese le restrizioni del governo, la
documentazione, i mercati segmentati, il costo e la disponibilità di mezzi di trasporto,
e i problemi amministrativi all'arrivo). Gli studi di Schroath e Korth (1989)
identificano nove gruppi di barriere: la mancanza di conoscenza sulle opportunità nel
mercato di riferimento, la mancanza di personale qualificato, la mancanza di
conoscenza dei regolamenti, i problemi di lingua e cultura, il cambio valuta, i costi
delle operazioni internazionali, la mancanza di capitali per l'espansione all'estero, la
preoccupazioni per il mercato domestico e altre barriere. Sharkey et al. (1989) hanno
classificato gli ostacoli all’esportazione in cinque gruppi: quelli relativi alle politiche
di governo, alla complessità tecnica e procedurale, quelli derivanti dalle differenze di
contesto, dalle limitazioni strategiche percepite e dalla concorrenza da parte delle
imprese locali. Katsikeas e Morgan (1994) teorizzano l’esistenza di quattro gruppi di
principali problemi nell’esportazione: gli ostacoli esterni, operativi, interni e
d’informazione. Più tardi, Katsikeas e Leonidou (1996) li ridefiniscono in otto
categorie: ostacoli d’informazione e comunicazione col mercato estero, l'adattamento
del prodotto, le restrizioni sui prezzi all'esportazione, l'adattamento della struttura
commerciale, i problemi logistici esogeni, la politica d’esportazione nazionale, la
complessità procedurale e la svalutazione della moneta nazionale. Intanto, Arteaga e
11
Fino ad oggi, i ricercatori avevano considerato le diverse variabili organizzative e
d’internazionalizzazione, come per esempio l'età dell’impresa, le loro dimensioni e l’esperienza di
esportare, come fattori d’influenza sulla percezione degli ostacoli alle esportazioni (Barnes et al. 2006;
Crick, 2004; Leonidou, 2000 e Shaw e Darroch, 2004). Tuttavia, una recente ricerca (Kahiya et al.
2014) ha dimostrato che col tempo, la maggior parte delle barriere all'esportazione sono dinamiche.
20
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Fernandez (2010) e Suarez-Ortega (2003) propongono di classificare le barriere
all’esportazione in quattro gruppi: barriere di conoscenza ed esperienza, di risorse, di
procedure ed esogene. Recenti studi di Jiménez C. et al. (2013) le classificano in:
barriere della conoscenza dei mercati di riferimento, le barriere delle risorse, le
barriere di supporto privato e logistico, le barriere culturali, le barriere legali, le
barriere di adattamento al mercato, le barriere di adattamento del prodotto, le barriere
interne, le barriere ambientali e aggiungono le barriere delle turbolenze ambientali12.
Tuttavia, merita particolare attenzione la variazione nell'importanza delle
barriere esterne negli anni di studio e di ricerca. Jones et al. (2011) sottolineano che
gli studi empirici sull'influenza dell'ambiente esterno nella internazionalizzazione
delle imprese sono di vitale importanza e non hanno ricevuto finora sufficiente
attenzione da parte dei ricercatori. In precedenti lavori, Young (2001) aveva anche
evidenziato la necessità di ampliare la comprensione della connessione tra il contesto
economico globale e l'espansione internazionale. Inoltre, Kuivalainen et al. (2012)
evidenziano come la maggior parte delle ricerche si è concentrata sulle barriere a
livello aziendale (considerando le dimensioni, l'età dell'azienda e le risorse tra i più
nominati) o a livello di gestione (in relazione alle attitudini, atteggiamenti, esperienza
e
orientamento
imprenditoriale)
come
antecedenti
più
importanti
dell’internazionalizzazione (Mort e Weerawardena, 2006). A questo proposito, gli
studi di Kahiya et al. (2014) sostengono che le strategie di sviluppo delle esportazioni
negli ultimi 15 anni possono avere un’efficacia limitata se riferite al presente, e
suggeriscono che le barriere interne controllabili sono sostituite dalle limitazioni
esterne non controllabili. In altri termini, è noto il cambiamento nell'importanza delle
barriere, che è passata dal livello del management verso i vincoli esterni
incontrollabili.
12
Turbolenze percepite nel contesto internazionale. Quando accadono fluttuazioni o cambiamenti nei
mercati, nella tecnologia o nell’intensità competitiva, che non possono essere facilmente prevedibili a
causa della mancanza d’informazione e conoscenze necessarie per prendere decisioni appropriate
(Cadogan et al., 2005 e Matanda e Freeman, 2009).
21
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1.3. Barriere esterne all’impresa.
Leonidou (2000 e 2004) comprende all'interno delle barriere esogene tutti gli
elementi del settore e del macro-ambiente che sono esterni alle imprese e che, di
conseguenza, non sono controllabili. Inoltre, li qualifica come statici perché li
considera tendenti a provocare un effetto universale tra gli esportatori di diversi
profili demografici e d'internazionalizzazione13.
Nel campo degli ostacoli derivanti dall’esterno delle aziende, vari studi
(Madsen 1989 e Gripsrud, 1990) sostengono che l'espansione internazionale delle
aziende può essere influenzata dai fattori ambientali nel mercato locale, così come
dalle barriere e dalle opportunità del mercato estero. Ugualmente Fillis (2002)
afferma che le barriere esterne possono provenire dall'ambiente domestico, come per
esempio lo scarso intervento del governo; o dal mercato estero, ad esempio l'impatto
di una maggiore concorrenza. A questo proposito, gli studi di Rasheed (2005)
dividono tali barriere in fattori dell’ambiente locale e in fattori dell'ambiente esterno.
All'interno del primo gruppo includono la munificenza o dinamismo, definiti come la
relativa abbondanza di risorse economiche e la capacità di sostegno della crescita
(Dess e Beard, 1984); la volatilità, definita come il livello di turbolenza e instabilità
in un mercato che riflette il cambiamento difficile da prevedere (Keats e Hitt, 1988); e
la complessità, intesa come l'eterogeneità e la concentrazione di elementi
del'ambiente (Dess e Beard, 1984). Per quanto riguarda i fattori dell'ambiente esterno,
l’Autore li denomina rischi transazionali stranieri e sono spiegati in termini
d’instabilità politica ed economica, che significano una elevata probabilità di
cambiamento inaspettato delle politiche del Paese ospitante e dei regolamenti relativi
alle attività commerciali transnazionali. Tra i rischi transazionali include: il rischio
d’instabilità in generale, che si riferisce al rischio politico, cioè, all'incertezza nella
gestione della sostenibilità futura del sistema politico del Paese ospitante (Root,
1987); il rischio di controllo della proprietà, cioè, si riferisce all'incertezza di gestione
delle azioni del governo ospitante che riguardano la proprietà dell’impresa entrante; il
rischio operativo, che comprende le eventuali sanzioni che potrebbero limitare le
operazioni degli investitori nel Paese ospitante; e il rischio di trasferimento, definito
13
Tuttavia, recenti ricerche (Kahiya et al., 2014) hanno dimostrato che con il tempo la grande
maggioranza delle barriere all’esportazione sono dinamiche.
22
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come le limitazioni alla capacità degli investitori di trasferire capitali fuori del Paese
ospitante (Root, 1987). Agarwal e Ramaswami (1992) aggiungono gli effetti del
rischio di operare con l'estero dal punto di vista degli investimenti e del rischio
contrattuale. Si riferiscono all'incertezza circa il proseguimento delle condizioni
economiche e politiche di governo presenti, che sono essenziali per la sopravvivenza
e la redditività dell’attività di un’azienda in un Paese. Essi hanno concluso che i Paesi
ospitanti con maggiore probabilità di stabilire politiche restrittive, impediscono
l'ingresso d’investimenti stranieri e incoraggiano metodi non partecipativi 14.
Katsikeas e Morgan (1994) evidenziano una notevole quantità di problemi
trovati dagli esportatori nei mercati esteri. Li classificano in problemi relativi alle
questioni finanziarie e valutarie, alle questioni normative, alla mancanza di sostegno
del governo nel superare le difficoltà e all'esistenza dei programmi di promozione alle
esportazioni nazionali inefficaci. Aggiungono inoltre che, questi fattori di livello
macro possono esistere in un contesto di concorrenza internazionale che può essere
estremamente ostile e ulteriormente complicato dai problemi di carattere operativo15.
Leonidou (2004) sostiene che gli ostacoli esterni includono barriere di
procedura, governative e operative. Hutchinson et al. (2009) classificano le barriere
in normative, di cambio, culturali e logistiche. Altri studi (Korneliussen e Blasius,
2008; Patterson, 2004 e Suárez-Ortega, 2003) comprendono all’interno delle barriere
esogene: l'alto valore della moneta nazionale, le fluttuazioni del tasso di cambio, il
rischio percepito di vendere all'estero, l'instabilità politica del Paese di destinazione
delle esportazioni, le barriere tariffarie, le barriere non tariffarie, le restrizioni dei
regolamenti stranieri e la forte concorrenza nei mercati esteri.
Come si è osservato durante lo sviluppo teorico degli studi sulle barriere, questi
si sono concentrati sull'analisi delle barriere commerciali, anzi in molti casi si
apprezza l'uso indiscriminato dei termini “barriere di esportazione” e “barriere
d’internazionalizzazione”. In generale, le barriere all'internazionalizzazione
14
Modalità non partecipative intese come modalità senza partecipazione patrimoniale – non equity
mode -.
15
Con queste due nuove variabili: “concorrenza internazionale estremamente ostile” e “problemi di
competenza operativa” completano la loro classificazione dei fattori che ostacolano le esportazioni
originati nei mercati esteri.
23
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comprendono non solo le barriere all'esportazioni, ma anche quelle che ostacolano
qualsiasi modalità d’ingresso nei mercati esteri, tra le quali le barriere agli
investimenti diretti.
In generale, le barriere alle esportazioni influenzano o ostacolano gli IDE
indirettamente dal momento che tale investimento comporta l'importazione dei
prodotti o dei servizi dall'estero. D'altra parte, vi sono ostacoli al IDE che possono
essere chiamati nello stesso modo delle barriere commerciali in quanto esprimono la
loro natura, ad esempio, le barriere normative.
Considerando la letteratura analizzata si può notare come si valutino
indistintamente sia gli ostacoli all'internazionalizzazione sia gli ostacoli
all'esportazione, a tal proposito si ritiene utile effettuare una classificazione delle
barriere che ostacolano gli investimenti esteri diretti, ma solo sui fattori esterni
all'azienda, cioè, le barriere agli IDE di carattere esterno.
1.4. Classificazione proposta delle barriere esterne agli IDE.
Come risulta dall'analisi delle classificazioni dei principali autori, una delle
barriere all’internazionalizzane più significativa è la mancanza di supporto dal
governo in particolare per le piccole e medie imprese. Tale questione è stata
affrontata fin’ora in modo generale, come scarsa presenza o assenza di sostegno da
parte dei governi, esistenza di programmi inefficaci e in particolare come problemi
finanziari e mancanza d‘informazione sui nuovi mercati. La mancanza di supporto
governativo può quindi essere definita come l'assenza o la scarsità di politiche attive
per aiutare il settore privato a superare le difficoltà presenti nell’operatività
internazionale, non solo finanziariamente ma anche con servizi d’assistenza,
consulenza e d’informazione. Questa barriera ha origine al di fuori dell’azienda, ma
all'interno del proprio Paese. Probabilmente troveranno tali difficoltà maggiormente
le imprese più piccole, con meno risorse e minor esperienza che sono secondo la
teoria
gradualista,
tendenzialmente
influenzate
nelle
fasi
iniziali
d’internazionalizzazione, soprattutto in esportazione. Tuttavia, potrebbero essere
presi in considerazione modelli d’investimento diversi tramite alleanze e partnerships
24
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come nel caso delle aziende chiamate born globals16. Tramite queste, le imprese più
piccole hanno potuto inserirsi nella rete internazionale anche nelle fasi iniziali della
loro attività (Madsen e Servais, 1997; Bell et al., 2001; Andersson e Wictor, 2003).
La nuova concorrenza trovata nei mercati esteri (cioè, i concorrenti stranieri o
locali nel Paese ospitante) costituisce per la maggior parte degli studiosi una delle
barriere agli investimenti più importante soprattutto nella fase iniziale poiché, in
questo caso, il mercato è ancora sconosciuto e i nuovi concorrenti hanno esperienza e
vantaggi sviluppati nella gestione della loro attività economica. Tuttavia, uno degli
ostacoli meno frequenti che possono sorgere nel processo d’internazionalizzazione
delle imprese, e in particolare negli investimenti sui mercati esteri, è l’operare in
un’economia in transizione17, cioè, un’economia non di mercato. Questo tipo di
ostacolo comporta molte incertezze relative all’evoluzione e allo sviluppo del
mercato. Le variabili economiche sono fortemente manipolate dal governo locale
(alcune più di altre) rendendo alcuni settori fortemente competitivi, restrittivi, vietati
o chiaramente sfavorevoli per gli investitori stranieri posizionandoli in condizioni di
disuguaglianza rispetto agli altri concorrenti. Nello stesso modo, provoca anche
un’incapacità di prevedere le variabili economiche facendo diventare di poca utilità
gli studi e le analisi di mercato. E’ di particolare interesse il fatto che, le opportunità
di business non sono determinate dal libero gioco delle variabili dei mercati ma
invece dall'orientamento delle misure che prende il governo, in relazione ai settori
che promuove e quelli che limita. Sia la nuova concorrenza che le caratteristiche
particolari dei mercati, costituiscono le barriere di mercato.
Altre barriere realtive ai mercati emergenti sono le barriere derivanti
dall’instabilità dell'ambiente del Paese ospitante. In particolare si tratta della
volatilità dei tassi di cambio, l'incertezza politica, i rischi derivanti delle variazioni
inaspettate nelle normative e le politiche che incidono sulle condizioni economiche
16
Le aziende born globals sono quelle che sin dalla loro creazione, operano o tentano d’operare, in un
mercato internazionale. Si caratterizzano per essere piccole e medie imprese, giovani e intraprendenti.
Hanno un approccio strategico poiché s’inseriscono nei mercati globali dal momento della propia
nascita o molto prossimo a tale periodo.
17
Sono le economie che stanno attraversando un processo di trasformazione da un’economia
pianificata centralmente a un’economia di mercato.
25
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del business stabilite in precedenza. In conclusione, sono tutti quei cambiamenti delle
variabili dell’ambiente che possono essere modificati all’improvviso e che, sommati
alla complessità del contesto, possono compromettere l’attività d’investimento di una
compagnia straniera.
Le barriere operative sono state menzionate da quasi tutti gli autori, inclusi gli
ostacoli logistici derivati dai costi di trasporto, dalla disponibilità e il coordinamento
(distribuzione), la complessità tecnica e procedurale, i problemi amministrativi e le
difficoltà di accesso ai potenziali acquirenti, ecc.
Si è osservata l'importanza di alcune barriere istituzionali che compaiono
sistematicamente nella classifica degli autori. Tra queste si trovano: le barriere
tariffarie, le non tariffarie (avvolgono il resto), i controlli e requisiti sulla proprietà, le
restrizioni al rimpatrio dei profitti, i requisiti di contenuto locale (di beni intermedi o
di mano d’opera) e le difficoltà associate alle procedure. Tutti questi problemi che
limitano l'attività d’internazionalizzazione e in particolare d’investimento sono
derivati dalle norme e regolamenti che costituiscono le politiche economiche e
commerciali stabiliti dai governi. Tali restrizioni sono chiamate barriere normative
e sono incluse nelle barriere istituzionali, originate nella distanza regolamentare tra i
Paesi (riferite nel paragrafo 3.1.).
Analogamente, le barriere culturali sembrano essere un importante ostacolo
esaminato dagli autori. Non sono considerate a livello di analisi di mercato dei
prodotti e servizi da offrire, ma in relazione alle differenze culturali tra la comunità e
gli agenti che devono operare nel nuovo mercato estero d’investimento (sono inclusi
per esempio i soci di partnerships, i funzionari governativi, fornitori, ecc.). Questi
ostacoli sono più o meno ostili, e quindi più o meno influenti, secondo la vicinanza
culturale dei Paesi coinvolti, cioè, Paesi culturalmente vicini avranno meno difficoltà
in questi tipi di limitazioni. Le barriere culturali comprendono la lingua, le differenze
sociali, l'interpretazione dei comportamenti e delle condotte e, nell'ambito della
operatività economica, coinvolgono le pratiche e le usanze nei negoziati. Sono anche
incluse nelle barriere istituzionali e sono causate dalle differenze normative (riferite
nel paragrafo 3.1.).
26
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Infine, vi sono un certo numero di problemi segnalati nella pratica18
d’investimento all'estero che sembrerebbero non aver alcun legame tra di loro,
tuttavia, hanno la stessa natura. Gli imprenditori citano: la mancanza di protezione sui
diritti della proprietà, la corruzione dei funzionari nei rapporti con gli imprenditori
stranieri, l'opportunismo, la scarsa applicazione della legge, la burocrazia, la
mancanza di accesso alle informazioni e il trasferimento obbligatorio della
tecnologia. A questo elenco si aggiungono le barriere culturali e normative dettagliate
nei paragrafi precedenti. Tutti questi problemi, sorgono dalle caratteristiche
particolari delle istituzioni dei Paesi, per tutto ciò, saranno inclusi nella proposta di
classificazione come barriere istituzionali.
Di conseguenza, la classificazione proposta è effettuata come segue:
- BARRIERE PER LA MANCANZA DI SUPPORTO DAL GOVERNO
- BARRIERE DI MERCATO
- Nuova concorrenza
- Economia in transizione o economia non di mercato
- BARRIERE DERIVANTI DELLA INSTABILITA DEL AMBIENTE
- BARRIERE OPERATIVE
- BARRIERE ISTITUZIONALI
- Le restrizioni dalle norme e regolamenti imposti dai governi
- La debole applicazione della legge
- Le differenze culturali
- La corruzione, la burocrazia e la dipendenza nelle autorizzazioni
amministrative
- L'opportunismo
- Il trasferimento obbligatorio di tecnologia
- La mancanza di protezione sui diritti di proprietà intellettuale.
18
EU SME Centre, 2012, ¿Está China en su punto de mira?, disponibile al sito:
http://www.eusmecentre.org.cn/.
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Capitolo 2 - La ristrutturazione economica globale come fonte delle barriere agli
IDE.
Attualmente la geografia del mercato globale sta cambiando rapidamente e
l’industria globale va intraprendendo una ristrutturazione attraverso due importanti
spostamenti nell’economia mondiale (Lema et al., 2011).
Il primo è quello del potere economico da Occidente a Oriente. Questo
movimento è iniziato con l’attuazione di politiche industriali e d’innovazione da parte
dell’Unione Europea e degli Stati Uniti con l’obiettivo di una maggiore produttività
del lavoro nelle economie in via di sviluppo, spostando gli investimenti industriali
dall’occidente sviluppato verso i Paesi emergenti19. D’altra parte, con l’apertura
economica della Cina alla fine degli anni ‘70 si è sviluppata un’accumulazione di
enormi capacità di produzione industriale. Di conseguenza, i flussi commerciali di
prodotti manufatti provenienti dalla Cina verso l’Europa (ed altrove) sono aumentati
rapidamente negli ultimi tre decenni. Invece, i flussi commerciali di prodotti
sofisticati, in particolare di beni capitali, si muovono prevalentemente dall’Europa
verso la Cina; nonostante ciò anche questo va cambiando con la transizione che la
Cina sta conducendo dalla costruzione delle capacità produttive verso lo sviluppo
delle capacità d’innovazione (Altenburg et al., 2008).
Il secondo grande spostamento è il passaggio dalla crescita con alto contenuto
di carbone verso una crescita sostenibile con riduzione del carbone emesso. Sviluppo
o crescita low carbon significa minore uso di carbone per la crescita economica, ad
esempio, utilizzando meno energia, passando da combustibili fossili a energia a basso
contenuto di carbone e promuovendo serbatoi di carbone naturale (DFID, 2009). A
questo scopo, le tecnologie di energie rinnovabili o ancora meglio le tecnologie
denominate green, svolgono un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli
obiettivi di riduzione delle emissioni e dello sviluppo rispettoso dell’ambiente in tutto
il mondo. Questo cambiamento è già avviato in buona parte dell’Europa da più di due
decenni, ma è soltanto emergente in Cina. Tuttavia, il governo e l’industria cinese
19
Le economie emergenti sono generalmente caratterizzate da un rapido sviluppo economico, ma
anche da cambiamenti volatili nelle loro istituzioni giuridiche, sociali ed economiche che creano dei
seri problemi strategici per le imprese (Hoskisson et al., 2000 e Luo, 2007).
29
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hanno già investito abbastanza risorse nello sviluppo e nella produzione di tecnologie
a basse emissioni di carbone. Inoltre, questo cambiamento green si sta verificando nel
dibattito politico con il riconoscimento che il passaggio a un’economia sostenibile
green implica maggiori costi finanziari ma anche nuove opportunità d’investimento e
di lavoro. Queste opportunità stanno aprendo nuovi orizzonti nella competizione
globale sia tra le imprese sia tra le nazioni. A riguardo, Lema et al. (2011) si
domandano se i rapporti tra l’Europa e la Cina siano caratterizzati dalla
cooperazione20, dalla concorrenza od dal conflitto21, concludendo che si potrebbe
finalmente costruire una competizione con cooperazione.
In tale contesto, con nuovi protagonisti, nuove modalità di concorrenza e la
presenza di un nuovo mercato sostenibile di potenziale sviluppo a livello globale, si
generano nuove barriere protezionistiche e nuovi comportamenti da parte dei Paesi e
dei blocchi economici.
La seguente analisi teorica tratta specificamente alcune delle barriere agli
investimenti stranieri normalmente presenti nelle attività commerciali delle imprese
europee in Cina. Quindi, sono descritte in particolare, nel contesto del loro
funzionamento in Cina e sono esemplificati attraverso diversi studi. L’elenco però
non è esaustivo. Infine, si valuterà la possibilità della cooperazione tra le imprese
cinesi ed europee tramite strategie di partnership atte a superare tali ostacoli inoltre si
analizzerà il loro funzionamento con una strategia d’investimento con controllo
totale.
Tuttavia, il problema degli ostacoli citati nel presente studio sugli IDE è
direttamente collegato alle posizioni dei rispettivi Paesi poichè l’esistenza, la
persistenza e il superamento delle barriere sono strettamente correlate a decisioni e
20
Mentre le argomentazioni principali sostengono che le possibilità di cooperazione tra le nazioni sono
rinforzati dalla globalizzazione delle industrie, i risultati positivi non si verifichano automaticamente
poichè richiedendo l’intervento del governo (Lema et al., 2011).
21
Pur riconoscendo che la cooperazione internazionale è essenziale per ridurre le emissioni di carbone,
i negoziati fra i governi su questi obiettivi hanno fatto così pochi progressi che ancora non esiste un
accordo globale. Il conflitto tra le vecchie potenze d’Europa (e degli Stati Uniti) e l’aumento del potere
della Cina (e dell’India) non è ancora stato superato (Lema et al., 2011).
30
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interventi governativi. Per tutto ciò, non è possibile isolare i diversi livelli di
negoziazione (aziendali, governativi, sopranazionali).
A continuazione del capitolo sarà affrontata una breve ressegna sul percorso
politico ed economico della Cina e sul rapporto che ha avuto con l’Europa
analizzando anche il processo economico di spostamento cinese per diventare uno dei
principali protagonisti della scena economica mondiale. A conclusione si farà una
descrizione della politica estera della Spagna verso la Cina, per poi caratterizzare le
attuali relazioni politiche ed economiche tra i due Stati.
Successivamente, si introdurrà il settore green dato che il presente lavoro è
indirizzato a comprendere come funzionano le barriere agli investimenti spagnoli
specialmente in questo settore e così analizzare le strategie di entrata al mercato
cinese.
Alla fine di tale sezione, si farà una descrizione della joint venture come
strategia d’entrata e del suo funzionamento in Cina. Dopodichè, saremmo in grado di
analizzare e ipotizzare quale sarebbe la strategia più adatta alle imprese spagnole che
vogliono entrare nel mercato green cinese: attraverso una società interamente
controllata o tramite una joint venture (JV) con un partner locale.
2.1. Sviluppo delle barriere esterne all’internazionalizzazione.
Mentre le performance dell’espansione internazionale delle imprese negli anni
‘90 hanno girato intorno alle capacità interne e l’esperienza, negli ultimi anni
sembrano concentrarsi su fattori esterni alle imprese come ad esempio: le politiche
del governo, le questioni riguardanti il commercio e i regimi di cambio. Tutto ciò dà
all’ambiente istituzionale di un Paese il ruolo di facilitare o impedire lo svolgimento
del processo d’internazionalizzazione (Rundh, 2007; Welter e Smallbone, 2011;
Kahiya et al., 2014).
2.1.1. Le istituzioni come barriere agli investimenti diretti esteri (IDE).
Gli investitori stranieri vedono le istituzioni come un aspetto fondamentale nei
vantaggi al momento di analizzare la possibilità d’investimento in un potenziale
31
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Paese d’accoglienza (Dunning, 1998) 22. Le caratteristiche specifiche delle istituzioni
danno forma agli affari e influenzano l’estensione degli IDE (Henisz, 2000; Mudambi
e Navarra, 2002; Ramamurti, 2001). Infatti, i mercati efficienti dipendono dal
supporto delle istituzioni in grado di fornire regole di gioco formali e informali che
permetterebbero una riduzione dei costi di transazione e d’informazione e una
riduzione dell’incertezza (North, 1990). Un contesto istituzionale debole aumenta i
costi della ricerca d’opportunità, di negoziazione e dell’esecuzione (Antal-Mokos,
1998); ciò comporta elevati costi di transazione per creare nuove relazioni
commerciali oppure inibisce potenziali transazioni (Meyer, 2001b).
Per tutte queste motivazioni, gli investitori cercano posizionamenti dove
l’ambiente istituzionale facilita lo sviluppo dei vantaggi globali specifici delle loro
imprese (Rugman e Verbecke, 2002). Di conseguenza, una preoccupazione nel
contesto della internazionalizzazione delle imprese è se le istituzioni agevolino o
ostacolino le attività di business in un mercato estero (Luo, 2003).
Di seguito, sarà analizzato il ruolo delle istituzioni come barriera all’attività
d’investimento diretto estero.
Esiste consenso sul fatto che, le imprese che operano all’estero debbano
raccogliere informazioni sul nuovo Paese d’investimento per comprendere le
caratteristiche fondamentali delle istituzioni culturali e le politiche che danno forma
alle transazioni commerciali (Zhou e Poppo, 2010). Allo stesso modo, alcuni autori
(Contractor et al., 2014) sostengono che per avere successo nei mercati esteri, le
multinazionali devono avere una conoscenza approfondita delle caratteristiche del
Paese d’accoglienza, cioè, delle regole politiche, del contesto giuridico e delle norme
sociali. Questi fattori si basano su un approccio sociologico che si spiega con la
“teoria delle istituzioni” di North (1990), la quale sostiene che le istituzioni sono le
regole in una società, formalmente “institutions include any form of constraint that
human beings devise to shape human interaction”.
22
Teoria OLI (vantaggi della proprietà, della localizzazione e dell’internalizzazione). I vantaggi nella
localizzazione comprendono le caratteristiche della posizione in un Paese ospitante determinato, che lo
rendono attraente per i potenziali investitori stranieri diretti (Dunning, 1958, 1998).
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La distanza istituzionale si riferisce, in termini generali, alla differenza degli
ambienti istituzionali tra il Paese d’origine d’investimento e il Paese d’accoglienza
(Dikova et al., 2010; Peng et al., 2008), e costituisce un ostacolo per le imprese in
base alla sua ampiezza. Una grande distanza istituzionale suggerisce un rischio
maggiore per l’impresa investitrice data la mancanza di conoscenza delle istituzioni
locali. Analizzando da un punto di vista interno alla società, si può notare che una
grande distanza istituzionale amplifica l’incertezza nell’utilità e nell’efficacia sia
delle risorse sia delle competenze disponibili a livello locale. In altre parole, complica
il trasferimento efficiente delle risorse stabilite internamente all’impresa (come le
routine, le procedure e le pratiche di gestione) verso la nuova posizione d’attività
economica (Chen e Hennart, 2004; Demirbag et al., 2007). La massima distanza
istituzionale aumenta anche gli ostacoli delle aziende nel monitoraggio e
mantenimento delle relazioni con i partners locali (ad esempio, altre imprese, i
fornitori, gli agenti, i distributori e le istituzioni governativi) (Contractor et al., 2014).
Infine, il rischio associato alla distanza istituzionale ha delle conseguenze
significative nella continuità e nella sopravvivenza di un investimento straniero.
Scott (1995) afferma che l’internazionalizzazione delle imprese è influenzata
non solo dalle regole e dalle normative dei Paesi d’accoglienza e dalle loro istituzioni
sovranazionali, ma anche dalle norme e valori delle loro società. Sono altresì
importanti gli elementi conoscitivi di base che costituiscono la natura della realtà e
che forniscono stabilità e significato al comportamento sociale. Per quanto riguarda i
componenti regolatori e normativi del contesto istituzionale Kostova e Zaheer (1999)
e Xu e Shenkar (2002) sostengono che la differenza di tali componenti tra il Paese
d’origine e il Paese d’accoglienza, è chiamata rispettivamente “distanza
regolamentare” e “distanza normativa”. La “distanza regolamentare” consiste nella
differenza tra due Paesi nell’attuazione, il monitoraggio e l’applicazione dei
regolamenti (Eden e Miller, 2004), cioè nella struttura normativa e il suo
funzionamento. D’altra parte, la “distanza normativa” si riferisce alle differenze di
valori, credenze, norme e supposizioni sulla natura umana e sul comportamento
sociale tra due Paesi (Kostova e Roth, 2002).
Esiste una svariata letteratura sull’argomento. Alcuni studi (Estrin et al., 2009;
North, 1990; Peng et al., 2008; Dikova et al., 2010) usano il termine di “distanza
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formale” per riferirsi ai regolamenti, leggi e pratiche in una società data; e “distanza
informale” per fare riferimento al livello culturale quali convenzioni e codici di
condotta della società, valori impliciti e linguaggio. North (1990) va oltre e rivela una
possibile relazione causale tra i cambiamenti istituzionali e i cambiamenti nel
comportamento degli attori istituzionali. In questo senso, i cambiamenti istituzionali
formali che includono norme politiche ed economiche, regolamenti e requisiti, sono
creati e sviluppati da attori istituzionali (come i dipartimenti pubblici, associazioni
commerciali e altre parti interessate). In contrasto, i cambiamenti istituzionali
informali derivanti dall’adozione di nuove e diverse abitudini, regole e modi di fare
business, non sono formalmente imposte da nessun attore istituzionale.
La “distanza formale” e la “distanza informale” sono, in ogni modo, concetti
simili alla “distanza regolamentare” e alla “distanza normativa” sopra enunciate.
Analogamente, le distanze formali e informali determinano il comportamento
economico delle imprese e i modi in cui interagiscono (North, 1990 e Peng et al.,
2008). In realtà, le disposizioni legislative e regolamentari e le istituzioni informali
che sostengono un’economia, forniscono l’infrastruttura per il processo
d’internazionalizzazione (Kahiya et al., 2014), influenzano le strategie aziendali
(Oliver, 1997; Peng, 2000) e quindi influenzano profondamente il funzionamento e lo
sviluppo del business (Dacin et al., 2002; North, 1990; Scott, 2001) nonché i risultati
dell’espansione internazionale (Kahiya et al., 2014).
In effetti, le istituzioni formali e informali possono variare notevolmente da un
Paese all’altro. Ad esempio, i contesti regolamentari possono essere meno restrittivi
in alcuni Paesi e più restrittivi in altri (Ang e Michailova, 2008) o, possono essere più
completi, più chiaramente definiti e con maggior adempimento (Chao e Kumar,
2010) in alcuni Paesi (ad esempio USA) che in altri (ad esempio, Cina e India).
Dal punto di vista economico, alcuni autori prevedono conseguenze
economiche all’esistenza e l’estensione delle difficoltà istituzionali originate sia nella
“distanza regolamentare” sia nella “distanza normativa”. Tale è il caso di Scott (1995)
e Zaheer (1995) che hanno introdotto il concetto di liabilities of foreignness. Gli
autori definiscono tale concetto come i costi d’internazionalizzazione derivanti da una
mancanza di conoscenza del contesto istituzionale, dei regolamenti, delle norme, dei
valori e delle strutture cognitive. Allo stesso modo, Contractor et al. (2014)
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sostengono che le aziende multinazionali che si avventurano in ambienti istituzionali
poco familiari, si trovano con la liabilities of foreignness che accentua le incertezze
esterne, aumentandone i costi associati all’avvio, alla gestione e al successo globale
delle operazioni all’estero23. Di conseguenza, la mancanza di conoscenza istituzionale
ad esempio, forza le multinazionali ad operare in reti locali in cui i managers delle
filiali devono concentrarsi sulla costruzione del “capitale sociale”24 (Ellis, 2011), per
esempio, collaborando con altri stakeholders in alleanze strategiche in modo di
superare efficacemente le liabilities of foreignness (Said e McDonald, 2002).
D’altra parte, è interessante lo studio di Bevan et al. (2004) sul rapporto tra lo
sviluppo istituzionale e gli afflussi di IDE, cioè, lo sviluppo istituzionale come
determinante degli afflussi di IDE. Gli autori postulano che gli investitori, prima di
decidere la strategia d’entrata, devono decidere dove investire e la struttura
istituzionale avrebbe una grande influenza su questa decisione. In realtà, hanno
constatato che lo sviluppo istituzionale migliora in generale gli afflussi di IDE, e
hanno anche identificato quali siano le istituzioni specifiche con influenza positiva: la
crescita del settore privato, lo sviluppo del settore bancario, la liberalizzazione del
tasso di cambio, la liberalizzazione del commercio e lo sviluppo legale.
Tuttavia, sebbene inizialmente gli studi sui vantaggi della localizzazione si sono
concentrati sulla dotazione di fattori, in particolare sui costi del lavoro e sulla
produttività; negli ultimi anni le aziende multinazionali si sono concentrate sempre di
più sui created assets (Narula e Dunning, 2000) cioè, la conoscenza basata
sull’infrastruttura e le istituzioni dell’economia d’accoglienza dell’investimento. In
questo senso, alcuni studiosi (Cantwell et al., 2010) hanno osservato che le istituzioni
23
Ramachandran e Pant (2010) distinguono il concetto di liabilities of foreignness (LOF) dal concetto
di liabilities of origin (LOR) essendo il primo relativo al luogo di arrivo dell’impresa, mentre il
secondo si riferisce al luogo da dove l’impresa proviene. Simile a quest’ultimo, Stevens e Shenkar
(2012) propongono il concetto di liabilities of home (LOH) e lo definiscono come “...il lato negativo
sopportato da un’impresa investitrice in un Paese straniero dovuto all’attrito causato dalle
caratteristiche delle istituzioni del proprio Paese d’origine”.
24
Il capitale sociale è definito da Presuttia et al. (2007) come “le risorse incorporate in una struttura
sociale di relazioni a cui si accedono e/o mobilizzano tramite azioni intenzionali”.
35
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sono dinamiche25 e che esiste una grande potenzialità per le aziende multinazionali di
adeguare il panorama istituzionale ai propri interessi tramite un processo chiamato
“co-evoluzione”, cioè, in cui le imprese multinazionali cercano d’influenzare
l’evoluzione delle istituzioni dei Paesi d’accoglienza piuttosto che semplicemente
adattarsi. In tale contesto, le capacità delle imprese straniere d’impattare sulle
istituzioni commerciali del Paese d’accoglienza (Cantwell et al., 2010) e mobilizzare
delle risorse politiche (Dahan, 2005) sono spesso più importanti che le strategie di
carattere più operativo (Curran, 2014). In ultimo, Sethi e Guisinger (2001) affermano
che “lo straniero” non è sempre uno svantaggio e che le imprese multinazionali
possono a volte avere delle risorse interne per riuscire a leggere meglio il contesto
internazionale e così, adottare le strategie adeguate per ottenere un vantaggio
competitivo.
Sono stati compiuti altri studi specifici che hanno indagato l’abbandono o la
continuazione di acquisizioni internazionali a causa della diversità istituzionale. Tale
è il caso degli studi di Dikova et al. (2010) che hanno trovato che le grandi differenze
istituzionali formali tra le nazioni durante la negoziazione di acquisizioni
internazionali aumentano la probabilità che l’accordo di acquisizione transfrontaliera
venga concluso o meno.
2.1.1.1. L’istituzionalizzazione delle economie in transizione e in particolare della
Cina.
E’ interessante notare le caratteristiche specifiche delle istituzioni nelle
economie in transizione26, in particolare osservando l’impatto della creazione
d’istituzioni formali degli anni ottanta e degli anni novanta. Infatti, un particolare
ambiente di business, seppure diverso, si è evoluto nel passaggio dalla pianificazione
socialista verso un’economia di mercato (Meyer, 2001a). Questo processo si è
diversificato considerevolmente fra i Paesi e spesso, la trasformazione delle
istituzioni informali ha rallentato i cambiamenti nella legislazione (Peng, 2000);
25
Zaheer e Mosakowski (1997) suggeriscono che il concetto di liabilities of foreignness non è statico,
ma variabile nel tempo.
26
Ad esempio, le aziende occidentali che entrano nelle economie in transizione probabilmente
incontreranno maggiori costi di transazione che nelle economie di mercato mature poiché, la
transizione crea temporaneamente una struttura istituzionale incompleta (Bevan et al., 2004).
36
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come ha affermato North (1990) “le istituzioni informali devono complementare le
istituzioni formali”. In altre parole, nonostante gli organi legislativi e di governo
hanno cominciato a promulgare più leggi commerciali come ad esempio il diritto
societario, il diritto contrattuale, la tutela dei diritti della proprietà e la legge di joint
venture, in generale, queste leggi non sono rigorosamente applicate per una serie di
motivi istituzionali (politici, socio-culturali e storici) e la società continua a svolgere
nelle dinamiche delle attività di business, un ruolo più importante della legge stessa.
In definitiva, quando vi è un contesto giuridico formale ma il rispetto è solo
sporadico e i costi dell’applicazione delle leggi sono elevati, le istituzioni informali
prevalgono sulle formali (Peng, 2000; Murrell, 2001). Tuttavia, si tratta di un
processo assolutamente necessario e irrinunciabile come sostengono gli studiosi
critici Kogut e Spicer (2002) e Stiglitz (1999) quando affermano che “la creazione di
nuove istituzioni è importante quanto tanto gli obiettivi della politica
macroeconomica più convenzionali”.
2.1.1.2. Le istituzioni e le strategie di entrata.
Per cominciare a trattare l’oggetto d’interesse della ricerca, si deve
comprendere il ruolo delle istituzioni nella scelta della strategia d’investimento delle
aziende straniere. Diversi studi hanno esaminato in particolare come le differenze
istituzionali possono influenzare la strategia di proprietà utilizzata
nell’internazionalizzazione delle imprese. Ad esempio, Xu et al. (2004) hanno
rilevato che una grande “distanza istituzionale normativa” e “regolamentare” è
associata a un livello più basso di partecipazione sul capitale. Tuttavia, gli studi di
Contractor et al. (2014) sugli investitori statunitensi in Cina sostengono che una
maggiore distanza istituzionale provoca una maggiore propensione a effettuare
acquisti complessivi con controllo totale e meno propensione a scegliere
partecipazioni minoritarie con controllo condiviso. Nel primo studio sembrerebbe che
gli investitori danno priorità all’entrata al mercato estero, cioè al superamento delle
barriere istituzionali limitando nello stesso momento il coinvolgimento a una
partecipazione minoritaria con costi d’internazionalizzazione più bassi. Invece, nel
secondo caso, l’incertezza e la mancanza di conoscenza di un contesto diverso
provoca la necessità di avere controllo totale sull’investimento estero.
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La domanda di questa ricerca è quindi, quale possa essere la strategia
d’investimento corretta. Risultarebbe abbastanza ovvio che una grande distanza
istituzionale nel suo complesso, in altre parole una grande liabilities of foreignness,
sia il principale ostacolo da superare per gli investitori stranieri, considerando quindi
la migliore opzione di entrata al mercato estero una strategia di partnership attraverso
una joint venture con un partner locale. Poiché tale partner avrebbe le conoscenze sui
meccanismi formali e informali del nuovo ambiente e perciò l’investitore godrebbe
del prestigio sociale e delle connessioni locali pur avendo un processo
d’apprendimento relativo all’operazione del nuovo mercato.
Tuttavia, i fattori istituzionali presi individualmente influenzano in maniera
diversa, e a volte in maniera contraria, la tendenza della scelta dell’investitore verso
una o altra strategia. A continuazione si affronteranno alcuni ostacoli particolari che
presenta la Cina a livello istituzionale: barriere culturali, barriere normative,
l’opportunismo, la corruzione e la burocrazia, barriere sui DPI, trasferimento forzato
di tecnologia ed economia non di mercato.
2.1.2. Le barriere culturali.
La visione convenzionale dello sviluppo economico di alcuni autori (North,
1990; Williamson, 1996; Zhou e Poppo, 2010) suggerisce che le istituzioni formali,
come tribunali e contratti, hanno permesso alle economie di crescere e prosperare in
quanto possono regolare operazioni di mercato complesse in modo più efficiente che
le istituzioni informali intendendo queste come relazioni personali sviluppate
attraverso strette connessioni, collegamenti ed esperienze precedenti. In questo modo,
l’efficienza dei TCA27 (Analisi dei Costi di Transazione) rafforza l’evoluzione del
cambiamento istituzionale, in quanto le parti creano e supportano pratiche e
istituzioni che permettono una maggiore efficienza amministrativa e quindi costi di
transazione inferiori (Li et al., 2003; Peng, 2003; Williamson, 1996). Tuttavia,
Mahoney (2005) afferma che questo punto di vista è in conflitto con il cambiamento
istituzionale a causa degli ostacoli politici e culturali di ogni Paese.
27
Dal suo acronimo in inglese Transaction Cost Analysis.
38
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D’accordo con Kostova e Roth (2002) le barriere culturali sono determinate
dalla “distanza normativa” e la spiegano come le differenze di linguaggio, valori,
credenze, norme e supposizioni sulla natura umana e sul comportamento sociale tra
due Paesi. In economia, le questioni culturali sono rappresentate dagli standard di
comportamenti e le pratiche commerciali.
Infatti, ci sono stati diversi studi sin dagli anni settanta che mostrano come le
differenze culturali tra i Paesi rendono difficile l’assunzione di rischi da parte delle
imprese investitrici. Queste differenze si manifestano nella mancanza di conoscenze
sia del Paese (pratiche commerciali, relazioni di lavoro, tassazioni, mezzi di
pagamento, ecc) sia del mercato specifico (concorrenza, prezzi, ecc) e perciò
impattano sull’accesso al mercato (Soler Matutes, 2000).
Particolarmente per il caso della Cina, diversi autori (Boisot e Child, 1996;
Child et al., 2003; Xin e Pearce, 1996) sostengono che l’eredità culturale cinese del
Confucianesimo 28 di connessioni personali e favori denominata guanxi29, potrebbe
non essere compatibile con l’uso d’istituzioni formali come il diritto contrattuale e i
contratti. Studi (Ordóñez de Pablos, 2004) spiegano che gli imprenditori cinesi
preferiscono utilizzare guanxi come mezzo principale nelle loro relazioni d’affari.
Infatti l’uso di guanxi non è irrazionale né fuori dall’ordinario dal loro punto di vista,
anzi per loro, lo svolgimento dell’attività economica in base alle leggi e contratti in
stile occidentale potrebbe essere considerato piuttosto inusuale 30.
28
Il Confucianesimo è una scienza morale e filosofica formata dall’insieme d’insegnamenti e dottrine
predicate dal filosofo cinese Confucio. Si basa sui principi della pratica del bene, la conoscenza
empirica
e
le
relazioni
sociali.
Contiene
una
forte
componente
etica
(http://www.confucionismo.com/china/).
29
In generale, questo termine si riferisce alle relazioni e connessioni sociali sulla base d’interessi e
vantaggi reciproci (Bian, 1994).
30
In realtà, vi è una certa controversia sullo stato etico del guanxi in quanto non si può negare la stretta
relazione tra alcuni tipi di guanxi e la corruzione ed è innegabile inoltre che la linea tra essi è, in certi
casi, molto sottile.
39
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Barriere culturali e le strategie di entrata.
Kogut e Singh (1988) hanno condotto il primo studio empirico d’impatto
culturale sul metodo d’ingresso nei mercati esteri e dimostrano come le differenze
culturali sono significative e favoriscono l’elezione di joint ventures.
Inoltre, uno studio più recente sugli investitori italiani (Mutinelli e Piscitello,
1998) mostra come le differenze culturali favoriscono anche le joint ventures in
confronto alle società interamente controllate.
Sun e Tipton (1998) hanno sviluppato un interessante studio econometrico delle
determinanti del grado di controllo sugli investimenti stranieri in Cina considerando
la rilevanza della prossimità culturale come fattore decisivo nella mitigazione
dell’asimmetria informativa. Come si è visto in precedenza le differenze culturali
aumentano i costi di transazione e quindi i costi di trasferimento sia dei prodotti sia
dei vantaggi di proprietà delle aziende investitrici. I coefficienti culturali dello studio
di Sun e Tipton sono significativi e spiegano, per esempio, come gli investitori
europei ignorando le caratteristiche del mercato (linguaggio, pratiche di business,
contatti, ecc.) devono utilizzare maggiormente le competenze fornite dai partners
locali tramite joint ventures. Tuttavia, anni di esperienza in Cina e l’utilizzo di altre
fonti d’informazione interne come l’assunzione di managers cinesi, permettono un
progressivo aumento di filiali interamente controllate da capitale straniero anche nel
caso di aziende europee. Così l’Europa occidentale partiva dall’1% dei suoi
investimenti con proprietà totale straniera nel 1988 a quasi il 17% nel 1992 ottenendo
un aumento dell’oltre il 1.000%.
Come si è spiegato in precedenza, le differenze culturali tra l’investitore e il
mercato di destinazione provocano incertezze su come gestire le operazioni di
business con gli altri agenti economici, sulla lettura dell’informazione e sul contesto
istituzionale formale e informale in generale. Tutto ciò tende a far percepire
l’investimento più rischioso e perciò i managers preferiscono una strategia meno
impegnativa costituendo associazioni di partnership con imprenditori locali per
superare tali ostacoli e per attraversare un processo di apprendimento sul
funzionamento del nuovo mercato. Si deve sottolineare però, che la mancanza di
conoscenza dell’ambiente culturale può influire anche nella scelta del partner locale e
40
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portare altre difficoltà mettendo in rischio i vantaggi competitivi dell’impresa
piuttosto che la performance individuale dell’investimento all’estero. Questi diversi
rischi saranno analizzati nelle sezioni successive.
La Cina è un mercato molto diverso culturalmente per il mondo occidentale e
perciò non devono essere sottovalutati gli ostacoli di tale natura. Com’è stato
evidenziato in precedenza, ci sono diversi modi di fare conoscenze sufficienti per
riuscire ad operare in questo mercato. Tuttavia, con entrambe le strategie, una filiale
totalmente di propietà straniera o una joint venture con partner locale, si
richiederanno alti costi iniziali di transazione e una tempistica più lunga per fare un
percorso d’investimento senza alte esposizioni a tali ostacoli.
2.1.3. Barriere normative.
Le barriere normative sono determinate dall’ampiezza della “distanza
istituzionale regolamentare”. Le leggi, regole e regolamenti dei Paesi d’accoglienza
costituiscono in maggiore o minore misura una barriera normativa poichè sono limiti
espressamente o implicitamente stabiliti dai governi che causano effetti negativi sugli
scambi o, in questo caso, sugli investimenti.
Bishop (2007) spiega che tali barriere sono strumenti politici che svolgono
anche un certo livello di controllo e di condizionamento, poichè regolano l’ingresso e
funzionamento delle imprese straniere, con l’obiettivo di assicurare che gli
investimenti esteri costituiscano un contributo positivo allo sviluppo economico del
Paese d’accoglienza.
In generale, le barriere tariffarie e non tariffarie sono di natura normativa, cioè,
si tratta di misure che nascono delle politiche commerciali di ogni Paese. Le misure
tariffarie sono le tasse sui beni importati di un Paese, sono barriere tipicamente
commerciali e non hanno impatto diretto sugli IDE. D’altra parte, secondo
l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD31), le misure
non tariffarie (MNT) “sono diverse dalle normali misure tariffarie che hanno l’effetto
di restringere gli scambi tra le nazioni”32. Inoltre, la Conferenza delle Nazioni Unite
31
32
Dal suo acronimo in inglese Organisation for Economic Co-operation and Development.
OECD, Non-tariff measures, disponibile al sito: http://www.oecd.org/tad/ntm/.
41
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sul Commercio e lo Sviluppo (per sua sigla inglese UNCTAD) definisce le MNT
come “le misure politiche, diverse alle tariffe doganali ordinarie, che possono
potenzialmente avere un effetto economico sul commercio internazionale dei beni,
cambiando le quantità negoziate, i prezzi o entrambi”33. All’interno della
classificazione di MNT proposta nel database dell’UNCTAD s’includono: le misure
tecniche come ad esempio le misure sanitarie e fitosanitarie; le misure non tecniche
quali le licenze non automatiche, le quote e i divieti e il controllo dei prezzi comprese
le tasse e spese addizionali, le restrizioni in materia di appalti pubblici, le norme
d’origine, le restrizioni di distribuzione, ecc.
In definitiva, le restrizioni tariffarie, come detto sopra, influenzano
indirettamente gli IDE dal momento in cui l’azienda investitrice necessita di fare
importazioni di beni e/o di servizi. Lo stesso vale per le restrizioni non tariffarie al
commercio. Tuttavia, le barriere non tariffarie o MNT, limitano l’attività
d’investimento dal momento che l’obiettivo della normativa è quello di
regolamentare gli investimenti tra le nazioni. Una manovra utilizzata da alcune
imprese integrate verticalmente, che contengono componenti prodotti all’estero, è la
creazione di un nucleo produttivo attirando geograficamente i suoi fornitori principali
per saltare le barriere tariffarie e non tariffarie. In realtà, molti fornitori di componenti
hanno adottato strategie di approvvigionamento trasferendo le operazioni produttive
al Paese dove si trovano le imprese fornite (Lema et al., 2011).
E’ importante sottolineare la situazione affrontata dagli investitori stranieri in
Cina a causa dei requisiti legali richiesti per accedere al mercato cinese in taluni
settori dell’economia.
Ogni progetto d’investimento straniero in Cina richiede un’approvazione. I
principali ministeri che si occupano di ciò sono: National Development and Reform
Commission (NDRC)34, Ministry of Commerce People’s Republic of China
(MOFCOM)35, State Administration for industry and Commerce of the People’s
33
UNCTAD, Non-tariff measures, disponibile al sito: http://unctad.org/en/Pages/Home.aspx
La NDRC è un organo di gestione macroeconomica del Consiglio di Stato. E’ responsabile della
concessione dei permessi per i progetti d’investimenti stranieri.
35
Il MOFCOM è responsabile della formulazione delle politiche sul commercio estero, delle
normative di esportazione e d’importazione, degli investimenti diretti esteri, della protezione dei
34
42
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Republic of China (SAIC)36, State Administration of Foreign Exchange (SAFE)37 e
General Administration of Customs. In primo luogo è necessario ottenere il permesso
della NDRC seguita dall’approvazione definitiva tramite il MOFCOM. Sia la NDRC
sia il MOFCOM delegano l’autorità di approvare gli investimenti stranieri alle loro
controparti locali. L’autorità di approvazione (nazionale o locale) si determina
secondo l’importo d’investimento totale e secondo la classificazione nel Catalogo
d’investimenti della Cina (King & Wood Mallesons, 2013).
Il suddeto catalogo d’investimenti è chiamato “Catalogo guida per gli
investimenti esteri in Cina” (2011)38 e fornisce una guida sulle politiche orientative
per gli investitori stranieri in quanto stabilisce una classificazione delle industrie e
delle attività d’investimento. Le categorie comprese sono: attività stimolate, attività
limitate e attività vietate. Gli investimenti stranieri in settori stimolati potranno
beneficiarsi di una serie d’incentivi fiscali, comprese per esempio le esenzioni sulla
attrezzatura importata. Invece, gli investimenti in settori considerati limitati,
richiedono ulteriori autorizzazioni del governo. Entrambe le restrizioni, come i divieti
sugli investimenti stranieri in Cina, hanno fondamento nella protezione dell’industria
locale o nella sicurezza nazionale. Qualsiasi attività industriale o commerciale non
inclusa nel Catalogo d’investimento è considerata un’attività ammessa.
Questo regolamento determina l’estensione dell’autorizzazione degli
investimenti e la probabilità di ottenere degli incentivi fiscali oppure altre
agevolazioni per gli investimenti.
Numerosi investitori citano la scarsa apertura in settori strategici come un
ostacolo cruciale per gli investimenti a causa della mancanza di concorrenza nei
rifornimenti essenziali che compromette la competitività delle imprese in attività,
consumatori, della concorrenza sul mercato e della negoziazione di accordi commerciali bilaterali e
multilaterali.
36
La SAIC è responsabile della regolazione delle attività commerciali nazionali quotidiane.
37
La SAFE svolge un ruolo di supervisione in relazione alle operazioni in valuta estera dagli
investitori stranieri, cioè, regola il flusso di valuta in Cina, i costi in valuta e le rimesse estere.
38
MOFCOM, 2012, Catalogue for the Guidance of Foreign Investment Industries (Amended in 2011),
disponibile su: http://english.mofcom.gov.cn/
43
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cioè, non solo per le imprese straniere ma anche per l’intero insieme degli investitori
(Soler Matutes, 2000).
Inoltre, il catalogo dispone un altro tipo di restrizione in determinati settori
economici, si tratta di condizionamenti sulla proprietà per l’ingresso nel mercato
cinese. Cioè, è permessa l’entrata solo attraverso una joint venture con un partner
locale senza consentire la possibilità di avere una partecipazione di maggioranza
straniera.
Buckley et al. (2004) spiegano che ci sono diversi gradazioni nella politica sulla
proprietà straniera nelle industrie cinesi ed elencano per primo il divieto assoluto
della partecipazione, in secondo luogo i requisiti legali per formare una joint venture.
In questo caso, emergono due situazioni: quando il governo impone il partner locale
della JV39 o la scelta libera del partner con semplice approvazione dal governo.
Inoltre, l’Autore aggiunge che nella pratica, la scelta può essere molto limitata, non
solo per motivi di ordine pubblico ma anche a causa della scarsità dei potenziali
partner. In terzo luogo, la proprietà straniera può essere illimitata consentendo fino al
100% del controllo, cioè, una società interamente controllata.
Il proposito di tale politica è facilitare il trasferimento delle conoscenze alle
imprese locali e di proteggere le industrie locali da acquisizioni straniere (UNCTAD,
2003)40. In poche parole, la politica di limitazione della proprietà dal governo cinese
è destinata a migliorare il trasferimento della tecnologia straniera verso le imprese
nazionali.
D’altra parte, le regole di base che regolano le imprese commerciali di capitale
straniero si trovano nelle “Misure commerciali delle società d’investimento estero”41.
Queste regole stabiliscono le modalità di business permesse, le qualifiche e i requisiti
per gli investitori esteri, le restrizioni geografiche, le restrizioni sulle materie prime e
39
Questa pratica aumenta notevolmente la probabilità di conflitto tra gli obiettivi dei partners e, di
conseguenza, provoca una mancanza di fiducia tra le parti della JV.
40
UNCTAD, 2003, World Investment Report 2003. FDI Policies for Development: National and
International Perspectives, New York and Geneva: United Nations Press 2003.
41
MOFCOM, 2004, Measures for Administration on Foreign Investment in Commercial Fields,
disponibile su: http://english.mofcom.gov.cn/
44
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un calendario per il graduale allentamento di queste restrizioni. Inoltre, ci sono state
alcune misure politiche che hanno condizionato l’apertura degli impianti produttivi,
chiedendo la creazione di un’unità di ricerca e sviluppo locale e, in alcuni settori, le
imprese straniere sono state costrette a trasferire la loro tecnologia per poter
presentare un’offerta a un appalto pubblico (Maiza Larrarte e Bustillo Mesanza,
2010).
In generale, occorre chiarire che gli ostacoli normativi come le esigenze di
percentuali dei componenti di origine nazionale, le imposizioni di maggioranza
cinese nelle modalità di entrata e le preferenze delle aziende cinesi in materia di
appalti pubblici42 corrispondono a politiche basate sul principio di China first
approach, che va chiaramente contro delle regole sulla discriminazione della OMC e
crea delle condizioni competitive negative sugli investitori stranieri (Crossick et al.,
2005).
In materia di appalti pubblici, le imprese straniere hanno storicamente avuto
relativamente poche opportunità di accesso in Cina. In passato, gli appalti pubblici in
Cina sono stati condotti da agenzie governative e governi locali in maniera
indipendente senza riferimento a un insieme uniforme di norme sugli appalti pubblici.
Questo sistema è stato afflitto da una mancanza di trasparenza, regole incerte,
corruzione e una mancanza di meccanismi di risoluzione delle controversie. Dopo
l’adesione all’OMC gli appalti pubblici sono stati regolamentati con la legge
Government Procurement Law (GPL)43 emessa nel 2002. Tuttavia, la GPL dichiara
che le agenzie governative e le entità cinesi devono acquistare beni nazionali, lavori,
e servizi eccetto in rare circostanze (quando gli elementi richiesti non possano essere
42
Nei Paesi che hanno firmato accordo dell’OMC sugli appalti pubblici (Agreement on Government
Procurement - GPA), ciascuna parte firmataria deve trattare i prodotti e servizi di altre parti del GPA
“non meno favorevole” di come tratta i suoi prodotti e servizi domestici. La Cina è impegnata a entrare
nel GPA ma i termini della sua appartenenza sono ancora in fase di negoziazione. Nel dicembre 2007,
la Cina ha presentato una prima offerta di adesione all’accordo ma l’offerta includeva ancora soglie
elevate di contenuti nazionali e non copriva le procedure d’appalto degli enti subgovernativi centrali e
neanche del settore dei servizi (http://www.chinabusinessreview.com/)
43
State Council of the People’s Republic of China, The Government Procurement Law of the People's
Republic
of
China
(Order
of
the
President
No.68),
disponibile
al
sito:
http://www.gov.cn/english/laws/2005-10/08/content_75023.htm
45
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ottenuti all’interno della Cina in “condizioni commerciali ragionevoli”, definite come
il 20 per cento più costoso dei prodotti stranieri; gli articoli oggetto dell’appalto siano
per l’uso all’estero; o salvo disposizioni contrarie di altre leggi o regolamenti
amministrativi). Anche se la GPL prevede una vasta gamma di opzioni per gli appalti
(gara aperta e selettiva, negoziato competitivo, l’approvvigionamento da un’unica
fonte e richiesta per quotazione) poche imprese investitrici straniere sono state in
grado di competere con successo nel mercato degli appalti pubblici in Cina.
Inoltre, nel 2006 la Cina ha introdotto il National medium and long term
Program for Science and Technology Development (2006-2020)44, una politica
nazionale che indirizza le agenzie e i governi provinciali ad acquistare prodotti
presenti nei “cataloghi di appalto”. I cataloghi contengono solo prodotti qualificati
come d’innovazione locale, con poche eccezioni. Infatti, pochissimi prodotti
realizzati da imprese straniere sono qualificati come innovazione locale nei cataloghi
degli appalti provinciali. Ad esempio, dei 523 prodotti elencati nel catalogo di
Shanghai, solo due sono prodotti da imprese straniere, entrambi le quali sono joint
ventures cinesi-stranieri di lunga data con maggioranza cinese (USA-China Business
Council)45. In generale, molti mercati degli appalti pubblici sono ancora chiusi
all’entrata delle imprese europee.
Tuttavia, secondo Kostova e Zaheer (1999) e Xu e Shenkar (2002), la “distanza
regolamentare” tra i Paesi intesa come barriera agli IDE include non solo il contenuto
delle legge ma anche la sua attuazione e la sua applicazione. Queste due
caratteristiche complementano le regole stabilite e determinano la sicurezza del
contesto d’investimento e la probabilità di esposizione a eventuali rischi.
44
State Council of the People’s Republic of China, 2006, China issues S&T development guidelines,
disponibile su: http://www.gov.cn/english/2006-02/09/content_183426.htm
45
US-China Business Council (USCBC), New Developments in China’s Domestic Innovation and
Procurement
Policies,
Issues
Brief,
disponibile
al
sito:
www.uschina.org/public/documents/2010/domestic_innovation_policies.pdf.
46
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Ci sono studi (Delios e Henisz, 2000) che sostengono che l’adempimento delle
leggi è generalmente più debole nelle economie emergenti46 in transizione, dove
l’applicazione varia tra regioni e località (Brown, 1997). Ad esempio in Cina,
l’economia emergente in transizione più grande del mondo, le regioni più povere
sono generalmente caratterizzate da una protezione legale più debole e una
esecutorietà della legge più scarsa. Allo stesso modo, i sistemi giudiziari e tribunali
sono più corrotti nelle province e nelle città meno sviluppate (Brown, 1997).
In conclussione, la mancanza di un’adeguata tutela giuridica aumenta
l’incertezza sui diritti sulla proprietà e il ritorno dei redditi, altera la concorrenza leale
e permette il comportamento irresponsabile degli agenti di regolazione (Delios e
Henisz, 2000).
2.1.3.1. Rilassamento progressivo delle barriere normative.
Si deve sottolineare che le restrizioni regolamentarie in materia degli IDE in
Cina hanno attraversato una permanente evoluzione dall’apertura economica della
Cina nel 1978. Inizialmente rappresentavano barriere difficilmente superabili.
L’impulso delle esportazioni della politica Open Door conteneva requisiti di
percentuali di origine nazionale e percentuali minime di produzione destinate
all’esportazione. Inoltre, le JVs sono state maggiormente utilizzate da parte degli
investitori stranieri a causa delle limitazioni sulla proprietà (70% dei flussi totali degli
IDE nel periodo 1979-199747).
In generale, le limitazioni sono state progressivamente alleviate a partire
dall’adesione all’OMC, in particolare nei settori manifatturieri maturi in cui i
produttori locali sono riusciti ad acquisire conoscenze sufficienti raggiungendo
standard di qualità altamente accettabili e competendo con le imprese straniere.
46
Le economie emergenti sono generalmente caratterizzate da un rapido sviluppo economico, ma
anche da cambiamenti volatili nelle loro istituzioni sociali, giuridiche ed economiche che creano seri
problemi strategici per le imprese (Hoskisson, Eden, Lau e Wright, 2000; Luo, 2007).
47
OCDE, 2000, Main Determinants and Impacts of Foreign Direct Investment on China’s Economy,
OECD Working Papers on International Investment.
47
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Questo processo si riflette ad esempio nel Catalogo d’investimenti esteri
attraverso gli emendamenti del 2011 e del 2015 che hanno incrementato l’elenco
delle attività promosse e che hanno rimosso attività prima ristrette o vietate
convertendole in attività permesse. Attraverso queste modifiche, il governo cinese
mostra la sua intenzione di migliorare il clima degli investimenti, favorendo l’accesso
dei capitali privati al mercato dei servizi oltre ad aprire maggiori industrie finora
chiuse o limitate agli investimenti stranieri.
Com’è pubblicato nel nuovo catalogo del 2015 48, le industrie “limitate” si
riducono da 79 a 38; tali industrie sono quelle in cui non è vietata la partecipazione
straniera ma che le autorità ufficiali possono approvare o sospendere a propria libera
discrezione. Inoltre, si riducono da 43 a 15 i settori in cui il capitale straniero può
essere presente solo in forma di joint venture con un partner locale. Questo significa
che le imprese straniere non hanno più bisogno di partners locali in settori quali la
produzione di parti e componenti di automobili, motori aeronautici o navali, servizi
di audit e ragioneria tra gli altri. Infine, il numero d’industrie in cui il capitale
straniero può avere solo una quota di minoranza passa da 44 a 35. Tale modifica
consente agli investitori stranieri di disporre della maggioranza del capitale ad
esempio nelle attività di trasporto marittimo, della costruzione, della manutenzione e
funzionamento delle ferrovie. Conseguenza di ciò è la diminuzione effettiva degli
investimenti esteri attraverso joint ventures con solo il 22% per JVs e il 76% per
imprese di proprietà totale straniera per l’anno 201349.
D’altra parte, fino a poco tempo fa gli investimenti esteri richiedevano
numerosi requisiti di registrazione, capitale minimo e di verifica. Inoltre, il
movimento di valute è stato altamente controllato.
Infatti, sebbene la quantità di denaro che le imprese e gli individui possono
muovere attraverso le frontiere è una questione delicata per il Paese, l’organismo di
regolamentazione monetaria della Cina (SAFE) ha annunciato un allentamento delle
48
State Council of the People’s Republic of China, 2015, China revises rules on foreign investment,
disponibile al sito: http://english.gov.cn/news/top_news/2015/03/13/content_281475070894304.htm
49
National Bureau of Statistics of China, 2014, Amount of foreign investment by form, disponibile al
sito: http://www.stats.gov.cn/tjsj/ndsj/2014/zk/html/Z1115E.htm.
48
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regole per gli investitori stranieri (Retuers, 2015)50. Con queste modifiche, la Cina si
propone di ridurre la burocrazia ed promuovere gli investimenti privati attraverso
semplificazioni normative per gli IDE. Una delle modifiche principali è che non sarà
più necessario registrare o verificare la valuta estera per investimenti esteri in Cina.
Inoltre tali investimenti saranno più facili da registrare. Tuttavia, allo stesso tempo, il
controllo delle banche sarà aumentato per assicurare l’osservazione della legge.
Queste modifiche iniziate dalle autorità cinesi sono destinate a permettere al
mercato di giocare un ruolo più importante nell’economia e alleggerire gli ostacoli di
carattere normativo. Si deve considerare infine che tali cambiamenti sono stati
compiuti mediante un processo lento e graduale nel tempo che ancora non è
terminato.
2.1.3.2. Gli ostacoli normativi e le strategie di entrata.
In termini generali, la maggior parte degli studi (Malhotra et al., 2003; Reiner
et al., 2008; Leonidou 2004; Dess e Beard, 1984; Groke e Kreidle, 1967; Sharkey et
al., 1989) sostengono che la strategia d’internazionalizzazione è influenzata da
diversi fattori tra i quali quelli imposti dal governo del Paese d’accoglienza. Di
conseguenza, le aziende che intendono investire sostengono che le restrizioni e gli
incentivi creati dalle istituzioni, cambiano il campo di gioco a favore di alcuni
business e opportunità, e a scapito di altri (Bevan et al., 2004). Le imprese investitrici
dovrano pensare in modo strategico perciò su come evitare le limitazioni imposte
dalle leggi nazionali, e come ottenere i benefici che la legge e le circostanze
particolari sono in grado di fornire (Spar, 2001).
In questo modo, l’orientamento delle norme e dei regolamenti sugli
investimenti stranieri influenzano la strategia delle imprese. Regolamenti più rigidi
potrebbero costringere un’impresa straniera a concentrarsi su una strategia di
prevenzione, mentre i sussidi governativi e regolamenti che supportano la relazione
tra, ad esempio, le università e le imprese, potrebbero promuovere una posizione più
spinta. Questo approccio è chiamato regulatory focus (Li e Gammelgaard, 2014).
50
Reuters, 2015, China simplifying rules for foreign direct investment, disponibile su:
http://www.reuters.com/article/2015/04/29/us-china-economy-investmentdUSKBN0NK15Q20150429
49
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Altresì, regolamenti di carattere restrittivo promuoverebbero strategie d’investimento
verso modalità meno participative con l’obietivo di spostare la categorizzazione
dall’IDE a strategie di partnership o joint venture al fine di raggiungere un maggiore
accesso al mercato estero.
In Cina, come risultato delle restrizioni di carattere normativo, gli agenti già
operanti (Serra Guevara, 2014)51 consigliano di prestare attenzione all’azione del
governo per quanto riguarda i settori di attività, l’industria specifica, la strategia di
entrata, la posizione geografica, ecc. Infatti, segnalano che con la persecuzione di
obiettivi indirizzati dagli analisi di mercato in maniera isolata, le imprese non hanno
molta probabilità di successo nell’acceso al mercato e di sopravvivere. Poichè in
Cina, per riuscire a superare gli ostacoli normativi si dovrebbero prendere come
indicazioni guida, le decisioni che prende il governo, osservando le industrie
incentivate o le attività considerate prioritarie in modo da accompagnare la politica
economica del governo e riceverne il suo consenso implicito. Aggiungono che le
decisioni d’investimento straniero devono prendersi avendo conto dei segnali del
governo e dell’analisi delle variabili di mercato in maniera congiunta, altrimenti si
rischia fortemente di fallire.
In conclusione, le esigenze e limitazioni normative, in combinazione con la
diversità culturale del mercato d’accoglienza, con i bassi livelli di protezione legale e
l’applicazione della legge in modo discrezionale sfavorevole agli investitori stranieri,
causano il danneggiamento di molte aziende straniere in particolare in termini di
vantaggi competitivi.
A continuazione si svilupperà un fenomeno prodotto non solo dalle differenze
culturali ma anche dalle esigenze legali che impongono alleanze con imprenditori
locali del Paese d’accoglienza. Infatti, secondo Das e Teng (2000), l’imposizione di
partecipazione attraverso una joint venture con un partner locale, come unico
meccanismo d’ingresso in determinati settori o attività economiche, provoca la
generazione di alleanze forzate o obbligatorie dentro le quali emergono delle tensioni
51
Questo tema è stato trattaro dal Sig. Javier Serra Guevara (Consigliere dell'Ufficio Economico e
Commerciale dell'Ambasciata di Spagna a Pechino), durante l’intervista da me condotta in data
19/05/2014 a Beijing (China).
50
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intrinseche alle associazioni, cioè, il dilemma della cooperazione contro la
competizione tra i partners.
2.1.4. L’opportunismo.
I comportamenti opportunistici si originano dalla citata “distanza istituzionale
normativa” degli agenti economici tra i Paesi, cioè, a causa delle differenze culturali
sia nella vita sociale sia nel modo di fare business. L’opportunismo sorge spesso nei
processi di costituzione di joint ventures e altera la performance di essi; per questo è
uno dei temi centrali di ricerca sul partenarship e sulle JVs (Luo, 2007).
Inoltre, le situazioni di opportunismo si presentano in contesti generalmente
mancanti di tutela legale sui diritti di proprietà (Das e Teng, 2000), in ambienti meno
sviluppati a livello regolamentare in cui la protezione e il rispetto legale sono fragili
(Peng e Heath, 1996; Zhou e Poppo, 2010; Luo, 2007).
Il concetto d’opportunismo definito da Zhou e Poppo (2010) consiste
nell’ottenere vantaggio d’informazione incompleta, approfittarsi degli altri o avere un
trattamento ingiusto nei negoziati. Luo (2007) lo definisce come un atto o un
comportamento di una delle parti nella ricerca del proprio beneficio individuale a
scapito dell’altra parte o della joint venture, attraverso per esempio, violazioni del
contratto o accordo, esercizio del controllo privato, trattenuta o distorsione delle
informazioni; evitando degli impegni, eludendo degli obblighi o commettendo frode
con dei profitti congiunti. Inoltre aggiunge che, la struttura delle joint ventures con
gestione unificata è aggravata dalle differenze tra gli obiettivi strategici delle parti, la
diversa cultura aziendale e lo stile di gestione e le asimmetrie di potere di
negoziazione, di partecipazione nel capitale e nella matrice di controllo. Tutti questi
fattori contribuiscono a chiarire il motivo per cui si verifica l’opportunismo in una
joint venture. Indubbiamente, i comportamenti opportunistici interferiscono con le
motivazioni di collaborazione all’interno della joint venture e compromettono la
costruzione e lo sviluppo della fiducia (Das e Teng, 1996; Gulati et al., 1994; Kumar
e Seth, 1998; Nooteboom et al., 1997; Poppo e Zenger, 2003).
La minaccia dell’opportunismo causa aumenti nei costi di transazione dal
momento che ogni parte deve investire più tempo e risorse per controllare l’altra parte
51
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e determinare se vi è il rispetto del contratto o se, invece, si eludono gli obblighi
(Gulati et al., 1994). In effetti, i TCA sono particolarmente associati alla protezione
contro l’opportunismo (Williamson, 1975; 1985). D’altra parte, aumenta anche il
costo di opportunità poiché le risorse spese per il controllo interno possono essere
utilizzate in modo più produttivo in altre attività aziendali (Luo 2007).
In diretta connessione con l’opportunismo e la TCA è utile introdurre il termine
di asset specificity che è spiegato da Williamson (1996) come la parte
del’investimento specializzato che non può essere riassegnato o ridistribuito se le
relazioni di scambio finiscono prematuramente e perciò, perderebbe valore se è
utilizzata per altri scopi.
Cioè, le parti della joint venture (straniere o nazionali) con asset specificity di
elevato valore, e perciò con grandi sunk costs52 e costi di uscita, hanno maggiori
timori d’appropriazione a causa della inefficacia della legge e probabilmente
dimostreranno maggiori comportamenti d’opportunismo in reazione all’esposizione
economica risultante dalla volatilità del contesto (Luo, 2007).
A questo proposito, gli studi di Verbeke e Greidanus (2009) sostengono che
alcuni attori possono mostrare comportamenti conseguenti poco affidabili e così
rompere delle promesse o accordi a causa del ripensamento unilaterale a posteriori
per rivedere le priorità in materia dei termini e aspetti dell’accordo o a causa del
cambiamento negli impegni precedentemente stipolati ritenuti successivamente
eccessivi. Nella logica economica, questo tipo di situazione, che può essere
intenzionalmente opportunistica o no, può attivare un potenziale aumento dei costi di
transazione compromettendo l’efficienza degli scambi economici. Tuttavia, è chiaro
che l’intenzione e la gestione delle modifiche degli accordi e impegni
precedentemente stabiliti, presuppone anche un aspetto culturale. In effetti, la
possibilità di effettuare modifiche nelle condizioni iniziali a causa dei cambiamenti
dello scenario di business, sarà più o meno praticabile e più o meno corretto in ogni
Paese, secondo le pratiche commerciali e il livello di rispetto concesso da ogni
nazione.
52
I “Sunk costs” sono i costi sostenuti che non possono più recuperarsi con nessun mezzo, cioè,
verranno definitivamente persi.
52
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Su questo ultimo argomento, merita speciale attenzione il valore che la società
cinese dà ai contratti in generale con la finalità di capire il valore che ha un contratto
di JV. In tal senso in Cina, i contratti firmati non hanno lo stesso valore che in
Occidente. Nella negoziazione con gli imprenditori cinesi non dovrebbero lasciarsi
porte aperte per future rinegoziazioni dei contratti firmati poichè se questi cambiano
di parere o le circostanze sono diverse, essi proveranno a cambiare il contratto e
quindi ad adeguarsi alle nuove condizioni. Secondo una relazione pubblicata da El
País (2015) 53, “Le firme non hanno alcun peso legale in Cina”, esistono invece i
Chop al posto delle firme che rappresentano i bolli ufficiali di ogni azienda e, di
conseguenza, è necessario includerli in ogni documento.
Tuttavia, se si considera la distanza istituzionale come una barriera
fondamentale da superare, si possono cercare dei modi per prevenire i comportamenti
opportunistici. A questo proposito, gli studi di Zhou e Poppo (2010) arricchiscono la
teoria istituzionale mostrando che, un sistema giuridico credibile nell’economia
emergente cinese modella le decisioni di gestione di un’azienda in relazione alla
scelta tra contratto o affidabilità relazionale. Se le istituzioni formali di governo
fossero efficaci e legittime, i managers delle aziende non cercherebbero meccanismi
informali poiché il costo di stabilire e mantenere relazioni personali attraverso
interazioni frequenti è molto alto (North, 1990; Peng, 2003). In tale senso, quando i
managers delle aziende investitrici percepiscono che il sistema giuridico è in grado di
tutelare gli interessi delle loro aziende54, tendono a utilizzare contratti espliciti invece
d’utilizzare la fiducia per salvaguardare le transazioni che comportano dei rischi
(cioè, gli asset specificity, l’incertezza ambientale e l’incertezza dei comportamenti).
Tuttavia, quando i managers percepiscono che il sistema legale non è credibile sono
meno propensi a utilizzare i contratti e invece, si appoggiano sull’affidabilità
relazionale per salvaguardare le transazioni. In definitiva, se le istituzioni giuridiche
formali sono imprevedibili, i managers possono contare su meccanismi personali
informali per sostituire il vuoto istituzionale e così coordinare gli scambi (Peng,
2003; Xin e Pearce, 1996). Altri autori sono concordi con queste idee (Boisot e Child,
53
El Pais, 2015, Guía para negociar y trabajar en China, disponibile al sito:
http://economia.elpais.com/economia/2015/05/22/actualidad/1432286138_296643.html
54
In condizioni di maggiore efficacia giuridica e di osservanza legale, i contratti rappresentano
maggiormente l’efficacia delle sanzioni piutosto che la fiducia nel partner (Zhou e Poppo, 2010).
53
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1996; Li et al., 2008) quando sostengono che a causa della mancanza d’istituzioni
formali di assistenza giuridica, le aziende spesso ricorrono ai rapporti informali basati
sulla fiducia per, fra l’altro, risolvere le dispute e proteggere le esigenze aziendali.
Il concetto d’affidabilità relazionale è spiegato (Zhou e Poppo, 2010) come la
convinzione che l’altra parte coinvolta nel business è degna di fiducia e agisce in un
modo non opportunista negli scambi di mercato. Rousseau et al. (1998) spiegano che
l’affidabilità relazionale incoraggia le parti a mantenere un orientamento collettivo a
lungo termine, e osservano che un’azienda non opportunista è predisposta ad avere
fiducia e quindi a essere vulnerabile all’altra organizzazione. Altresi, i contratti
espliciti di cui sopra, si riferiscono ad accordi formali che specificano in dettaglio gli
obblighi di ogni parte, i loro ruoli e responsabilità, le aspettative di performance, le
procedure di controllo e i processi di risoluzione dei conflitti (Barthelemy e Quelin,
2006). In questo modo, i contratti cercano di controllare i comportamenti
specificando un accordo reciproco sugli atteggiamenti, attività e sanzioni nel caso
della loro inosservanza (Masten, 1993; Poppo e Zenger, 2002). Tuttavia, è spesso
impossibile specificare un contratto in tutti i suoi aspetti a causa delle circostanze
impreviste e i cambiamenti ambientali (Arino e Reuer, 2004).
In definitiva, quando gli accordi contrattuali o la concorrenza del mercato non
possono proteggere completamente gli asset specificity dall’opportunismo,
aumentano le probabilità che questi rischi si verifichino quando un’azienda partecipa
a una joint venture con un partner del Paese d’accoglienza (Lu, 2002; Mesquita e
Brush, 2008). In altre parole, quando un’impresa entra in un mercato estero attraverso
una joint venture, il rischio di essere esposti ai pericoli aumenta dal momento in cui le
risorse o asset specificity sono parzialmente o completamente esposti al partner
locale. Tutte le joint ventures comportano inevitabilmente un certo grado di rischio
fiduciario inerente alla dipendenza tra le parti (Hill, 1990; Parkhe, 1993).
Kostova (1999) va oltre e spiega che la joint venture con un partner locale
potrebbe aiutare a superare gli ostacoli causati dalla distanza normativa nella
comunità locale e, anche se l’opportunismo rimane come una minaccia inerente
all’associazione, è meno urgente rispetto alla pressione verso la legittimazione
dell’azienda straniera nel Paese d’accoglienza. Tale legittimazione consiste nel
superamento della distanza normativa istituzionale che ostacola la comprensione dei
54
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valori, norme, credenze e costumi delle pratiche commerciali locali da parte
dell’impresa estera (Eriksson et al., 1997; Kostova e Zaheer, 1999). La mancanza di
legittimità esterna quindi rappresenta, secondo l’Autore, un doppio ostacolo agli IDE.
Da un lato la grande difficoltà ad ottenere l’accettazione sociale nella comunità
locale, cioè, da parte dei clienti, fornitori e altri partners commerciali (Dacin et al.,
2007) e dall’altro, le difficoltà d’individuare, analizzare e interpretare l’informazione
relativa al mercato ricevente degli investimenti in quel contesto istituzionale (Yang et
al., 2012). Pertanto, per il successo del business, le imprese straniere cederebbero un
maggior controllo sulla proprietà in cambio della legittimazione sociale originata
dalla reputazione del partner locale (Chan e Makino, 2007; Eden e Miller, 2004; Yiu
e Makino, 2002). Inoltre, il partner locale può facilitare il processo d’apprendimento
riducendo la distanza normativa e aiutando alle aziende con le pratiche commerciali
(Cui e Jiang , 2010, 2012; Luo, 2002; Oliver, 1996; Yang et al., 2012).
Contractor et al. (2014) concordano con questa linea di pensiero in quanto
ritengono che i partners locali hanno familiarità con le abitudini, i regolamenti, le reti
aziendali e le preferenze dei clienti. Inoltre, aggiungono che gli investitori stranieri
che fanno acquisizioni parziali e lasciano spazio alla partecipazione locale, ottengono
un supporto continuo e pertanto utilizzano uno dei vantaggi di Dunning (1988), in
particolare quello della posizione o ”L”55 che non sarebbe disponibile nel caso di
un’acquisizione completa. In definitiva, una filiale che si trova da sola nel Paese
d’accoglienza, dispone di meno supporto locale e meno conoscenza della cultura e
dei mercati rispetto a un’acquisizione parziale (Brouthers et al., 2003; Chen e
Hennart, 2004; Collins et al., 2009).
In sintesi, è particolarmente interessante analizzare il caso delle acquisizioni di
aziende cinesi in settori oligopolistici in cui si possa preservare il potere di mercato
dell’entità preesistente. Poichè, le acquisizioni permettono un rapido accesso al
mercato e inoltre permettono di prendere rapidamente possesso dei vantaggi di
proprietà (o “O”56 Dunning, 1988) della società acquisita (marchi, sistemi di
produzione, ecc.); nonostante ciò si possono trovare ancora minacce di opportunismo
fuori dal contesto di una JV. Infatti, l’incertezza degli investitori stranieri si trova
55
56
Dal suo acronimo in inglese localization.
Dal suo acronimo in inglese ownership.
55
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significativamente aumentata per la mancanza di protezione dal sistema legale e
istituzionale in Cina. Sia il diritto societario e il sistema legale cinesi sia gli organismi
di controllo corporativi non sembrano assumere un atteggiamento volto a migliorare
la trasparenza dei meccanismi di governo societario (Soler Matutes, 2000). Tale
aspetto è collegato con la teoria moderna del Corporate Governance57 poichè
scoraggia chiaramente le acquisizioni in Cina.
L’opportunismo e le strategie di entrata.
La minaccia dell’opportunismo colpisce le strategie di partnership quindi per
impedire questo tipo di ostacolo le imprese straniere possono reagire sfruttando altre
modalità di proprietà (Gaur e Lu, 2007; Xu e Shenkar, 2002; Yiu e Makino, 2002).
Gli studi di Lin et al. (2009) hanno rilevato che nei Paesi in via di sviluppo, le
multinazionali utilizzano più acquisizioni (con maggiore controllo sulla proprietà) e
meno alleanze (con meno controllo sulla proprietà), in maniera da evitare eventuali
rischi d’opportunismo dei partners.
Esistono diversi studi che analizzano questo fenomeno in Cina. Un sondaggio
di Li et al. (2007) mostra che le decisioni sulla modalità d’ingresso delle aziende
straniere in Cina (filiali di proprietà totale straniera o joint ventures) sono influenzate
dalle pressioni istituzionali. Alla stessa conclusione arriva Guillén (2002) nella sua
analisi delle imprese sudcoreane in Cina.
Inoltre, dato che l’opportunismo in Cina è direttamente collegato alla diversità
culturale, il ragionamento sui costi di transazione sarebbe lo stesso. Con una strategia
di controllo totale come una filiale, l’TCA suggerisce l’esistenza di alti costi per la
mancanza di conoscenza del ambiente istituzionale. Allo stesso modo, con una
strategia di JV atta a superare le difficoltà istituzionali, i costi di transazione
s’incrementerebbero sin dall’inizio dei negoziati al fine di prevenire l’opportunismo
del partner cinese.
57
Per “Corporate governance” s’intendono i percorsi seguiti dagli investitori finanziari (azionisti) per
garantirsi il ritorno dei loro investimenti (Shleifer e Vishny, 1997).
56
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In conclusione, uno dei pericoli più frequenti in ambienti culturali molto diversi
come nel caso della Cina è l’opportunismo, poichè non è facile comprendere e
riuscire a leggere a prima vista le intenzioni e i comportamenti degli stakeholders nel
nuovo mercato e nel mercato cinese in particolare. Infatti, una volta conosciuta la
minaccia dell’opportunismo nelle strategie di partnership è necessario analizzare e
dare priorità alle barriere che si reputano più importanti da superare. Inizialmente
valorizzando gli asset specificity dell’impresa che, una volta persi, non potrano essere
più recuperati. Successivamente, considerando quanto sia grande la distanza
istituzionale, o la liability of foreigness, e in quale misura possa incidere nell’avvio o
nel mantenimento di una strategia d’investimento con controllo straniero totale.
Tuttavia in mercati diversi quali i mercati orientali, le difficoltà dovute alla
distanza istituzionale esistono dall’inizio degli affari e rappresentano ostacoli certi da
superare. Invece, i comportamenti opportunistici che mettono in pericolo gli asset
specificity non sono così certi, nonostante il fatto che una volta avvenuti non vi è
alcuna possibilità di ritorno.
2.1.5. Corruzione.
Un altro ostacolo che nasce dalla debolezza delle “istituzioni normative e
regolamentarie” è la corruzione dei funzionari governativi.
In generale, l’organizzazione Transparency International definisce la
corruzione come “l’abuso di potere concesso per guadagno privato” e la classifica in:
grande, piccola e politica a seconda della quantità dei soldi persi e del settore in cui si
verifica58.
Gli studi di Dumludag (2009) sostengono che la corruzione all’interno del
sistema politico è una minaccia per gli investimenti stranieri. L’Autore aggiunge che
58
La grande corruzione è costituita dagli atti commessi a un livello elevato governativo che distorcono
le politiche o la funzione centrale dello stato, consentendo ai leaders politici di avere benefici a scapito
del bene pubblico. La piccola corruzione si riferisce all’abuso quotidiano del potere concesso da parte
dei funzionari pubblici di basso e medio livello nelle loro interazioni con i cittadini comuni. La
corruzione politica invece, consiste nella manipolazione delle politiche, delle istituzioni e delle regole
di procedura nell’assegnazione delle risorse e dei finanziamenti da parte dei responsabili politici, che
abusano della loro posizione, per sostenere il loro potere, status e ricchezza.
57
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la corruzione può influire direttamente sugli IDE offuscando la percezione di stabilità
e la qualità del potenziale d’investimento dei Paesi d’accoglienza. Afferma che, la
corruzione è percepita come un pagamento addizionale alle operazioni, e di
conseguenza, gli investitori potrebbero preferire non investire a causa di questi costi
supplementari ed evitare il coinvolgimento in casi di corruzione poiché, si considera
improprio e può creare inefficienze operative.
Tuttavia, l’effetto della corruzione sulla crescita economica, e in particolare
sugli IDE, è stato oggetto di ampio dibattito. Alcuni sostengono che la corruzione
agisce come speed money59 e aiuta a prevenire le inefficienze burocratiche. Cioè, nei
Paesi in via di sviluppo dove i governi sono inefficienti, la corruzione può essere
l’unico modo per promuovere gli investimenti offrendo modi alternativi di fare
business. Si deve fare attenzione però, alla generalizzazione delle cause e degli effetti
della corruzione in ogni Paese, in quanto la corruzione può essere una parte molto
importante della vita di un Paese e le sue cause ed effetti si possono osservare nella
sua storia e nella sua società.
La crescente evidenza empirica sostiene che la corruzione è uno dei fattori che
influenzano seriamente le condizioni che gli investitori stranieri devono affrontare.
Straub (2008) spiega che questi rischi dipendono in gran parte dalla struttura
istituzionale del Paese d’accoglienza e sottolinea che, i casi di corruzione sono ben
conosciuti come “la peste” che affligge le relazioni fra gli investitori stranieri ei Paesi
d’accoglienza, in particolare nei Paesi meno sviluppati. Il suo modello distingue due
tipi di corruzione: la “corruzione burocratica minore” simile all’estorsione pura e
semplice, e la “corruzione politica” di alto livello. La corruzione burocratica è
definita come richieste illecite che affrontano le aziende una volta stabilite nel Paese
straniero. Nel suo modello, la multinazionale tratta con una burocrazia locale
potenzialmente corrotta e presuppone che i funzionari governativi responsabili per
l’assegnazione di un tipo di licenza le possano chiedere una tangente. In questo caso,
le imprese estere sono in svantaggio rispetto alle imprese locali per la mancanza di
contatti personali e l’inconsapevolezza dei costumi e delle usanze locali. La
corruzione politica invece, proviene dall’interazione tra la multinazionale e un
59
Il termine Speed Money suggerisce che la corruzione può migliorare l’efficienza economica e che la
lotta alla corruzione sarebbe controproducente.
58
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funzionario del governo del Paese d’accoglienza che ha la responsabilità di valutare
gli investimenti e negoziare il pacchetto degli incentivi da concedere agli investitori
in arrivo. In questo caso, entrambe le parti sono ugualmente coinvolte nelle attività
disoneste. La differenza principale osservata tra la corruzione burocratica minore e la
corruzione politica ad alto livello è che, la prima prende la forma di estorsione pura e
semplice e comporta una perdita per l’azienda mentre la seconda, crea la possibilità di
un guadagno per entrambi, governo e azienda60.
Le manifestazioni di corruzione più comunemente citate in letteratura sono:
eccessivi requisiti amministrativi, burocrazia e la richiesta sistematica di tangenti da
parte dei funzionari governativi di basso livello. Gli studi di Morisset e LumengaNeso (2002) documentano ampiamente le barriere amministrative incontrate dagli
investitori nei Paesi esteri in via di sviluppo e le elencano in 3 categorie: approvazioni
d’ingresso; terra, lo sviluppo del sito e l’utilità; e i requisiti operativi. Essi sostengono
che tali condizioni siano generalizzate e che, i maggiori costi e ritardi, siano
fortemente associati con il livello di corruzione esistente.
Di seguito, si svilupperanno i casi più comuni di corruzione in Cina che
riguardano gli afflussi d’investimenti diretti esteri.
Uno degli ostacoli agli IDE in Cina è legato alla corruzione nella burocrazia
da parte degli ufficiali governativi locali o regionali.
In effetti, a causa del decentramento amministrativo intrapreso dall’apertura
della Cina iniziata da Deng e continuata dalla sua adesione all’OMC nel 2001, le
autorità cinesi centrali hanno più o meno garantito una riduzione delle tariffe e una
relativa tutela sulla proprietà intellettuale61. Tuttavia, tanto la libertà di distribuzione e
commercializzazione, come le approvazioni degli IDE e l’effettiva apertura dei nuovi
60
Le aziende trovano un interesse a partecipare a tali accordi se percepiscono che le connessioni
risultanti possono eventualmente aiutarle a garantirsi mercati specifici oppure, ottenere delle
opportunità d’investimento, come ad esempio nei processi di acquisizioni o di privatizzazioni.
61
Le garanzie sui diritti di proprietà intellettuale sono relativi al momento storico rispetto alle
condizioni dell’epoca.
59
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settori economici, sono dipese dalle autorità regionali e dai processi politici che sono
avvenuti al loro interno. Perciò le nuove tendenze che si sono generate sono state
rallentate dai complessi meccanismi di politica economica a livello regionale (Soler
Matutes, 2000).
Inoltre, il lavoro empirico mostra che le imprese cinesi si beneficiano di forti
legami politici con i funzionari del governo, presumibilmente perché i funzionari
governativi si adattano alle loro esigenze personali (Peng e Luo, 2000). In questo
modo, i governi regionali, attivamente coinvolti nelle decisioni operative e strategiche
nelle loro giurisdizioni (Luo, 2007), sono in grado di compromettere l’integrità del
sistema legale.
Infatti, uno dei fallimenti attribuibili al governo cinese è l’uniformità
nell’applicazione rigorosa delle norme, poichè gli ufficiali pubblici locali ignorano
apertamente le politiche sviluppate nei livelli amministrativi superiori (Berger et al.,
2013). Di conseguenza, l’applicabilità giuridica varia a secondo delle regioni e
località e perciò si considera un fattore chiave influente nelle operazioni di business
(Zhou e Poppo, 2010). Allo stesso modo gli studi di Li et al. (2009) sostengono che, a
causa della partecipazione dei funzionari di governo e del loro potere non è inusuale
che alcune aziende nominino un manager di alto rango per coprire questi rischi
oppure si localizzino in prossimità all’amministrazione centrale.
Luo (2007) fa uno studio interessante in questo campo e mostra due fonti
principali che fanno percepire ai managers la scarsa applicazione delle leggi in Cina.
In primo luogo, le aree geografiche meno sviluppate tendono ad avere dei sistemi
giuridici più deboli, servizi legali più poveri e minore applicazione della legge, perciò
i governi locali hanno maggiori probabilità d’interferire con l’operatività delle
aziende. In secondo luogo, i legami politici e le connessioni con i funzionari del
governo svolgono un ruolo chiave in Cina. In altre parole, quando le istituzioni
giuridiche non hanno prevedibilità e possono essere facilmente influenzate, le
imprese con minore numero di connessioni e collegamenti politici possono risultare
svantaggiate.
Un altro grande problema è la mancanza di trasparenza nei processi di offerta
pubblica che ostacolano l’accesso alle imprese straniere. In effetti, le imprese europee
60
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trovano difficoltà a entrare nel mercato cinese degli appalti pubblici. Un recente
studio della Camera di Commercio Europea in Cina (2013 62) ha rilevato problemi
riguardanti la scarsa trasparenza dei processi, l’applicazione abusiva delle concessioni
negli appalti pubblici e le procedure di appello insoddisfacenti. Pertanto, in assenza di
regole reciprocamente vincolanti in materia di appalti pubblici nell’ambito dell’OMC,
le imprese cinesi hanno avuto accesso preferenziale ai grandi progetti di
approvvigionamento gestiti dal governo (Berger et al., 2013).
Secondo gli studi di Yan (2009), i processi d’offerta pubblica apparentemente
trasparenti in Cina, in realtà sono pieni di regole nascoste. Cioè, l’offerta con il
punteggio più alto non vince necessariamente la gara, la decisione finale è compiuta
dai funzionari del governo che prendono in considerazione le connessioni e le
relazioni personali di guanxi che hanno con i managers delle imprese di proprietà
statale.
Continuando ad analizzare casi specifici di corruzione che scoraggiano gli IDE
in Cina, sarà presentata la corruzione nella risoluzione dei conflitti legati alle joint
ventures con partner locale che spesso sono avviati da comportamenti opportunistici.
I tribunali quali istituzioni formali, dovrebbero ridurre la necessità di relazioni
personali o rapporti di guanxi dando affidabilità e prevedibilità al sistema attraverso il
rispetto dei termini degli accordi e quindi garantendo che i conflitti siano risolti in
modo equo (Suchman, 1995; Zucker, 1986). Tuttavia in Cina, quando vi sono
differenze inconciliabili e si verifica l’interruzione prematura delle relazioni
societarie, le aziende non si fidano che i tribunali competenti svolgano un’equa
divisione dei beni (Luo, 2007). La mancanza di meccanismi adeguati per controllare
il mercato e dare supporto alle aziende (Boisot e Child, 1996; Keister, 2009),
sommato al fatto che la risoluzione dei conflitti dipende fortemente dai funzionari del
governo (Child et al., 2003; Peng e Luo, 2000), porta alla conseguenza che quando
l’impresa locale si è già appropriata degli asset specificity a causa di comportamenti
opportunistici, le aziende straniere non saranno più in grado d’intervenire per riparare
62
European Business in China, 2013, Business Confidence Survey 2013, disponibile al sito:
www.europeanchamber.com.cn
61
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i danni subiti, in quanto il partner locale potrebbe cospirare con i funzionari
governativi (Luo, 2006).
A proposito, North (2005) afferma che i sistemi giuridici d’esecuzione del
diritto contrattuale non nascono automaticamente nelle economie emergenti.
L’esistenza di favoritismi e d’imprevedibilità possono caraterizzare l’attività di
alcune giurisdizioni legali e in tal modo, danneggiare l’integrità dei tribunali
scoraggiando l’uso dei contratti. Casi di studio in Cina descrivono, inoltre,
l’applicazione incoerente dei contratti e la mancanza di tutele sui diritti di proprietà.
In particolare, i funzionari politici che rappresentano il governo locale al momento
del presentarsi di un conflitto, sottovalutano spesso il diritto contrattuale e tendono ad
adattarsi ai desideri delle aziende con forti legami politici (Li, 2004). Un report di El
Pais (2015)63 spiega che in caso di arrivo in tribunali, i giudici danno sempre ragione
alle aziende locali se il contratto non ha il bollo chop. In questa maniera, i funzionari
possono intervenire nelle operazioni di business in maniera incoerente e arbitraria e a
volte con una agenda corrotta (Child e Möllering, 2003).
Lo stesso pensiero è espresso da Luo (2007) quando afferma che il governo
centrale cinese, nonostante il proseguimento della riforma istituzionale, avviata da
Deng Xiao Ping appena raggiunto il potere nel 1978, non ha creato una giustizia
stabile che consenta il rispetto del diritto contrattuale nelle diverse province. Inoltre, a
ciò aggiunge che l’applicazione della legge è soggetta ai particolarismi e
all’imparzialità.
2.1.5.1. Campagna contro la corruzione.
La corruzione in Cina interessa non soltanto lo Stato e le forze armate ma
riguarda piuttosto la società cinese nel suo complesso perciò negli ultimi anni, il
premier cinese Xi Jinping ha lanciato una campagna contro la corruzione. Il pacchetto
di riforme sfida i potenti gruppi d’interesse come le imprese di proprietà pubblica e i
dirigenti locali del partito politico64 che, fra l’altro, cercano di bloccare la sua
63
El Pais, 2015, Guía para negociar y trabajar en China, disponibile al sito:
http://economia.elpais.com/economia/2015/05/22/actualidad/1432286138_296643.html
64
I funzionari del partito e i dirigenti delle imprese di proprietà statale hanno formato forti ed esclusivi
gruppi d’interesse per perseguire i propri benefici economici (ChinaFile, 2015).
62
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attuazione. Alcuni analisti politici (Iberchina, 201565) sostengono che, nonostante la
campagna del premier Jinping sia la più forte e prolungata ad oggi mai compiuta,
nessuna campagna è in grado di eliminare il problema. Essi sostengono che la
corruzione è profondamente radicata nel sistema del partito unico, nelle reti
clientelari, in un’economia totalmente carente di trasparenza, nei mezzi di
comunicazione controllati dallo Stato e nell’assenza dello Stato di diritto. Tuttavia, le
indagini contro la corruzione continuano attive nei casi di sospetta di gravi violazioni
della disciplina e della legge.
In Cina, le autorità responsabili per la lotta contro la corruzione sono: l’Ufficio
Anticorruzione, il Ministero della Pubblica Sicurezza e gli uffici di Sicurezza
Pubblica, l’Amministrazione per l’Industria e il Commercio (AIC) e la Commissione
Centrale per il Controllo Disciplinare (CCCD). In particolare, la legge cinese contro
la corruzione penalizza sia la corruzione dei funzionari pubblici, sia l’offerta di
tangenti ai dipendenti delle imprese e delle istituzioni private (King & Wood
Mallesons, 2013).
Il giornale statale China Daily66 ha recentemente riferito che oltre 70 dirigenti
cinesi e le loro mogli hanno trascorso una giornata in un carcere della provincia di
Hubei (nel centro del Paese) come parte di un avvertimento educativo della CCCD.
Durante la visita, hanno incontrato 15 ex funzionari di governo che stanno scontando
condanne in carcere. Il sito ufficiale dice che queste visite sono state organizzate a
livello nazionale, per incoraggiare i dirigenti a prendere in considerazione i reati di
corruzione.
2.1.5.2. Corruzione e le strategie di entrata.
La corruzione burocratica definita da Straub (2008) qui sopra, presenta un
effetto marginale decrescente degli IDE all’aumentare della corruzione. Tuttavia, gli
effetti sui diversi tipi di IDE sembrano essere differenti. Da un lato, per una filiale di
65
Iberchina,
2015,
The
Coming
Chinese
Crackup,
disponibile
http://www.iberchina.org/frame.htm?http://www.wsj.com/articles/the-coming-chinese-crack-up1425659198
66
China Daily, 2015, Prison tours a warning to officials, disponibile al
http://usa.chinadaily.com.cn/epaper/2015-05/25/content_20811459.htm
63
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su:
sito:
proprietà totale straniera significa un aumento dei costi di transazione, invece nel
caso di una JV, la trattativa con i funzionari pubblici è incaricata al partner locale che
dovrebbe avere i collegamenti per conseguire le autorizzazioni necessarie.
In termini generali, gli studi di Demirbag et al. (2007) hanno trovato che le
grandi differenze in materia di corruzione e assenza di trasparenza tra i Paesi,
aumentano la probabilità di una modalità patrimoniale di minore coinvolgimento
rispetto a una filiale interamente controllata. In effetti in Cina, l’importanza di tali
connessioni o del citato guanxi rende di primaria importanza il superamento di tale
barriera per la continuità della vita aziendale. In questo senso, si potrebbe combattere
la corruzione nella burocrazia attraverso una strategia d’ingresso con partecipazione
locale che permetta di sfruttare l’esperienza, le connessioni e il prestigio del partner
per iniziare un graduale percorso d’inserimento nell’ambito del business locale.
Risulta necessario sottolineare che in Cina, la corruzione è anche legata alla
questione culturale poichè non c’è solo un’intenzione di guadagno proprio e
arricchimento ma anche una complicità tra agenti dello stesso Paese e della stessa
cultura. In altre parole, il guanxi gioca un ruolo preponderante per il suo
superamento.
L’aspetto curioso è che, questi tipi di attegiamenti non sono visti come atti
illeciti anche se c’è del denaro coinvolto, piuttosto sono ben considerati poichè le
relazioni di guanxi formano parte della vita politica, economica e sociale della Cina.
La corruzione come ostacolo agli investimenti agisce nello stesso modo in cui
agiscono gli ostacoli normativi; ciò significa che, una strategia di partnership
aiutarebbe a superarla nelle mani del partner locale. Invece una strategia di controllo
totale straniero porterebbe a una serie di ostruzioni tradotte in maggiori costi nel
percorso del investimento.
2.1.6. Barriera relativa ai diritti sulla proprietà intellettuale.
La protezione dei diritti sulla proprietà intellettuale (DPI) è una preoccupazione
primaria di tutte le imprese indipendentemente dei Paesi in cui operano e costituisce
un ostacolo agli IDE se, nel Paese d’accoglienza, vi sono violazioni di tale genere.
64
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Quindi di seguito, sarà affrontata la questione dei DPI come barriera all’ingresso dei
flussi di IDE.
La protezione giuridica delle attività commerciali legittime e della proprietà
intellettuale e industriale è spesso più debole nelle economie emergenti (Delios e
Henisz, 2000; Hoskisson et al., 2000; Nee, 1992). Le pratiche di violazione della
proprietà intellettuale privano i titolari dei diritti di ottenere i ritorni d’investimento,
e, peggio ancora, minacciano la sopravvivenza di molte aziende innovative e creative
(Maiza Larrarte e Bustillo Mesanza, 2010).
Nel caso della Cina, la protezione dei diritti sulla proprietà intellettuale è
chiaramente insufficiente per gli interessi delle aziende e delle istituzioni europee in
generale67. Infatti, sebbene dopo l’annessione della Cina all’OMC (2001), la
Commissione europea ha riconosciuto che questa ha iniziato a realizzare i primi passi
per creare un vero sistema per la protezione dei DPI mentre la percezione delle
imprese straniere in Cina è quella solo di un piccolo e leggero miglioramento dal
2001.
Una recente indagine condotta dalla Commissione europea in 63 Paesi, afferma
che la Cina, fra le altre economie emergenti, è il Paese che richiede maggiore
attenzione per prevenire le violazioni dei DPI (Commissione europea, 2006c) (Maiza
Larrarte e Bustillo Mesanza, 2010). Infatti, nel 2012, quattro su cinque aziende
europee operanti a Pechino consideravano insufficiente l’applicazione delle leggi e
dei regolamenti in materia di DPI.
Sulla stessa linea, gli studi di Yang et al. (2011) sostengono che l’applicazione
della protezione dei brevetti in Cina è estremamente debole. Ciò è evidenziato
dall’erosione degli alti profitti delle filiali straniere poichè le aziende locali
producono i loro prodotti contraffatti a prezzi più bassi benché le aziende straniere
abbiano presentato i loro brevetti in Cina.
67
La scarsa protezione dei DPI in Cina rappresenta una grave minaccia per le imprese europee. La
Cina è la principale origine geografica dei prodotti contraffatti sequestrati negli uffici doganali
dell’Unione Europea (64% nel 2006) (Maiza Larrarte e Bustillo Mesanza, 2010).
65
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In effetti, le violazioni dei DPI occorrono in Cina nonostante i diritti sulla
proprietà intellettuale siano riconosciuti. In questo senso Anderson (2012) afferma
che quello che molti chiamano “il furto di IP68” in Occidente, è, per molti cinesi,
semplicemente un modo intelligente di fare business69. Inoltre aggiunge che non si
tratta di una barriera all’ingresso se no di un costo per fare business e che tutte le
società straniere in ogni settore, comprese quelle con i partners che credono
affidabili, hanno il diritto di difendere la loro proprietà intellettuale.
In Cina, la legge riconosce i DPI attraverso la Legge Brevetti, la Legge Marchi,
la Legge sui Diritti d’Autore e le misure necessarie per proteggere e far rispettare tali
diritti. La Cina, inoltre, è anche un membro dell’Organizzazione Mondiale della
Proprietà Intellettuale (OMPI) e partecipa agli accordi internazionali sulla protezione
dei DPI, in particolare della Convenzione di Parigi, della convenzione di Berna e
dell’accordo TRIPS (Aspetti sui Diritti della Proprietà Intellettuale relativi al
Commercio) del GATT. Altresì, nell’ambito del Catalogo degli investimenti del
2011, gli investimenti nel settore dei servizi sulla PI sono stati promossi alla categoria
“stimolati”, comprendendo: le agenzie, il trasferimento, la registrazione, la
valutazione e i servizi di consulenza di brevetti, marchi, diritti d’autore e altri DPI.
Si deve considerare che in Cina per poter ricevere la protezione dalla
legislazione nazionale dei brevetti, marchi e diritti d’autore di opere, questi devono
essere registrati dalle autorità competenti; altrimenti i DPI non vengo salvaguardati70.
I DPI saranno protetti a partire dalla data di pubblicazione della registrazione
ufficiale, cioè, non sarano protetti durante il periodo compreso tra la richiesta e la
formalizzazione della registrazione71. Inoltre, la conclusione del processo può
richiedere fino a due anni di tempo. Risulta perciò di fondamentale importanza, fare
l’accreditamento dei DPI durante la fase iniziale dato che il sistema opera in ordine
cronologico di richiesta.
68
Dal suo acronimo in inglese Intellectual Property.
I cinesi sono consapevoli del fatto che, in seguito alla rivoluzione industriale, gli occidentali si sono
copiati a vicenda per 200 anni, e gli risulta quasi giusto che, ora che sono protagonisti della scena
mondiale, tale pratica sia considerata illegale.
70
Nei mercati dei Paesi europei invece, a certe condizioni, la prova d’uso precoce dovrebbe essere
sufficiente per far rispettare i diritti sulla proprietà intellettuale non registrati.
71
In Europa invece, i DPI sono protetti dalla data della richiesta della registrazione.
69
66
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Ulteriormente, non solo è debole il rispetto e l’applicazione dei DPI poichè la
protezione del governo cinese alle imprese nazionali e la mancanza di cooperazione
in materia di sospetti e accuse di crimini contro la proprietà intellettuale, mostra la
difficoltà di risolvere questi tipi di problemi in Cina. In ogni caso, il governo cinese
farebbe bene a trovare una soluzione equa ai reclami e così, dimostrare alle aziende
straniere che la legge dei diritti sulla proprietà intellettuale è rispettata in Cina.
Infatti, la debole protezione ai DPI è fortemente vincolata con l’ambizione di
trasferimento di tecnologia del governo cinese. Pertanto si suggerisce sia parte di un
programma con chiari propositi di trasferimento tecnologico sin dall’inizio
dell’apertura della economia cinese in cui le violazioni ai DPI costituiscono il modo
di appropriarsi di tecnologia e di know-how sufficienti per sviluppare un’industria
nazionale in grado di competere con le aziende straniere nei settori generali. Questa
modalità è stata supportata, come indicato sopra, dalla connivenza fra le autorità
giudiziarie, il governo e gli imprenditori.
In ogni caso, un’applicazione più rigorosa delle leggi sui brevetti cinesi e
internazionali potrebbe anche garantire la sicurezza dei fornitori di tecnologia
straniera e permettere gli afflussi d’investimenti stranieri di alto sviluppo
tecnologico.
Minaccie sui DPI e le strategie di entrata.
La scelta della strategia d’investimento da utilizzare è direttamente collegata
all’ambiente istituzionale e alla proprietà intelettuale poiché se l’azienda ha uno
sviluppo tecnologico di alto valore e le istituzioni del Paese d’accoglienza non sono
in grado di preservarla, probabilmente una modalità con controllo totale protegge in
maniera più efficace la sua PI.
Invece se il vantaggio competitivo dell’azienda non è relativo ad alte
tecnologie, il rischio è minore e una strategia di partnership aiutarebbe a superare
altre barriere. In questo senso, una strategia di JV per esempio, presa da un’azienda
con un grande sviluppo tecnologico potrebbe esporre l’attivo più importante a
minaccie di opportunismo e violazioni sui DPI da parte del partner locale.
67
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Questi rischi si trovano frequentemente in ambienti istituzionali deboli con
relativo adempimento delle leggi. Tale il caso della Cina in cui l’attenzione sui
potenziali pericoli sulla PI deve ancora essere considerata di fondamentale
importanza.
Tuttavia, esistono strumenti legali da utilizzare per proteggere la PI in Cina
sebbene siano di relativa utilità. Inoltre, ci sono procedure di selezione del partner
sufficientemente attente che possono garantire il successo di un’associazione di
partnership vantaggiosa per entrambe le parti.
La decisione dipende altresì dalla conoscenza che si ha del mercato cinese e
perciò dalla necessità di superare altri ostacoli istituzionali. A tale fine, il partner
locale e una partecipazione minoritaria aiuterebbero con la conoscenza del mercato,
delle pratiche di business, con la gestione dei rapporti con gli altri agenti economici,
col prestigio sociale, con la burocrazia e con la normativa restrittiva all’investimento
straniero, fra li altri.
Ulteriormente, in Cina si deve considerare l’importanza data dal governo
all’industria economica in particolare a quelle di carattere prioritario che avranno
probabilmente dei vantaggi nella partecipazione congiunta con imprenditori nazionali
principalmente per l’ottenimento di conoscenze tecnologiche.
Nella seguente sezione sarà presentato il trasferimento tecnologico forzato
come barriera ai flussi di IDE il quale costituisce, per il caso cinese in partcolare, una
chiara politica governativa direttamente collegata con una debole protezione ai DPI.
2.1.7. Trasferimento forzato di tecnologia.
Diverse sono le opinioni e le affermazioni su questo tema. Il trasferimento di
tecnologia si riferisce in questo caso particolare, al passaggio di tecnologia dagli
investitori stranieri ai partners locali nell’ambito di associazioni di partnership o di
joint ventures. Per una maggiore chiarezza saranno quindi esaminati i concetti di
tecnologia e il trasferimento di tecnologia.
68
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In generale, per tecnologia s’intendono i nuovi e migliori modi di raggiungere
gli obiettivi economici che contribuiscono allo sviluppo economico (Stewart e Nihei,
1987).
D’altra parte, l’UNCTAD (2012) definisce il trasferimento tecnologico come
“...tutte le forme di scambio tecnologico che portano allo sviluppo delle capacità
tecnologiche dell’utente ricevitore. Comprende tacitamente il know-how come una
componente importante oltre ai macchinari, attrezzature e i piani”72.
Reisman e Zhao (1991) affrontano il tema negli anni novanta e definiscono il
trasferimento tecnologico come “il trasporto o lo spostamento degli strumenti,
tecniche, procedure e/o titoli legali, utilizzati per eseguire una finalità umana
desiderata”. Gli autori hanno inoltre sottolineato che molti studi si sono soffermati
sul fatto che il trasferimento tecnologico costituisce una transazione. Nella letteratura
del trasferimento di tecnologia, la “transazione” è generalmente definita come un
processo in cui almeno due parti interagiscono con l’obiettivo di realizzare uno
scambio di proprietà materiali o immateriali e/o dei servizi.
Gli autori (Reisman e Zhao, 1991) aggiungono che il trasferimento di
tecnologia come transazione, comporta una serie di questioni da determinare. Per
quanto riguarda la durata di una transazione, può essere effettuata in una sola volta,
ad esempio un acquisto di tecnologia, o può essere una relazione a lungo termine tra
le varie parti, come ad esempio nel caso delle joint ventures. In secondo luogo, si
deve considerare se vi sono implicazioni finanziarie nella transazione. Alcune
operazioni hanno praticamente costo zero per il cedente o cessionario, i casi possono
essere gli scambi professionali in convegni, conferenze, conversazioni,
corrispondenza, o attraverso articoli di riviste. Altre transazioni invece, possono
comportare il trasferimento di considerevoli somme di denaro 73, come ad esempio le
vendite di hardware o di proprietà intellettuale come parte di una joint venture o un
72
UNCTAD, 2012, Technology and Innovation Report.
Molti ricercatori mettono in discussione l’importanza del termine “trasferimento” in quanto può
implicare costi finanziari. Ad esempio, Vaitsos (1975) lamenta la sua inadeguatezza da una prospettiva
di business, sostenendo che il “trasferimento” connota il movimento gratuito non commerciale di
qualcosa da un luogo o detentore a un altro. Nel mondo degli affari, invece, il trasferimento di
tecnologia di solito comporta una “vendita” di alcune tecnologie.
73
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contratto di licenza tecnologica a lungo termine. Peraltro, le implicazioni finanziarie
possono comprendere, in parte o nel tutto, i trasferimenti in natura di beni e/o servizi,
cioè, la transazione potrebbe implicare la modalità commerciale conosciuta come
baratto o compensazione. Una terza caratteristica importante di una transazione
nell’ambito del trasferimento di tecnologia è la modalità attraverso ciò avviene. Le
modalità possono essere divise in due categorie principali: il trasferimento esterno da
un’organizzazione all’altra, e il trasferimento interno tra le unità separate all’interno
della stessa organizzazione. Tra i canali esterni attraverso i quali la tecnologia può
essere trasferita, Ueno (2009) elenca: esportazioni, IDE (comprese le joint ventures),
licenze e le imitazioni. La selezione del canale utilizzato per il trasferimento della
tecnologia dipende dalla dimensione del mercato, dalla minaccia all’imitazione che
esiste in quel mercato e dal livello di protezione dei DPI.
In questa sezione sarà sviluppata la questione dei conflitti e dei codici di
condotta nel trasferimento internazionale di tecnologia di natura esterna. In tale
senso, gli IDE sono stati un canale di trasferimento di tecnologia ampiamente
accettato dagli autori per il loro impatto diretto sullo sviluppo economico e per i
bassi costi di trasferimento (Ding et al., 2012).
La realizzazione d’IDE nella modalità joint venture merita particolare
attenzione per quanto riguarda la valutazione della tecnologia come un contributo
quantificabile è incorporato come parte del patrimonio della nuova società74.
L’utilizzo dei contributi dai partners è la questione da analizzare. Come conseguenza
di un accordo di partnership o joint venture è possibile utilizzare per i propri scopi la
proprietà intellettuale dalla controparte? Dipende se la tecnologia o la proprietà
intellettuale sono diritti protetti dai meccanismi legali o, semplicemente, se si tratta
di modi di organizzare, di gestire, delle procedure, delle strategie operative
dell’azienda, cioè, del cosìddetto know-how operativo.
Nel primo caso, sebbene nell’ambito delle JVs il trasferimento di tecnologia è
uno dei principali driver per una delle parti, si pensa sia unanime l’affermazione che
i contributi intellettuali a una JV devono essere utilizzati per le finalità e il periodo di
74
Si deve considerare che la proprietà intellettuale ha sempre un valore, sebbene non sempre ha lo
stesso valore per una società come per un’altra.
70
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tempo coperto dal contratto d’associazione e, in nessun modo, le parti possono usare
per il proprio beneficio la proprietà intellettuale della controparte. L’attuazione di tali
pratiche e il rispetto e la tutela dei DPI dipendono però da ogni Paese. Nel secondo
caso invece, sarebbe molto difficile la dimostrazione di tali circostanze poiché fanno
parte del know-how il quale non ha alcuna protezione giuridica e, per questa ragione,
sarà compito delle società proprietarie proteggersi dai partners che hanno delle
finalità diverse dal creare sinergie.
Il trasferimento di tecnologia in Cina è stato ampiamente criticato. Il governo
cinese ha utilizzato gli IDE come un elemento chiave della propria strategia di
sviluppo a partire dalla fine degli anni settanta (Shi, 2001). La politica di attrazione
degli investimenti esteri, basata principalmente sull’esigenza di costituzione di JVs
con un partner cinese come unico meccanismo per l’accesso ad alcuni settori
economici, ha permesso alle imprese locali di avere le conoscenze tecnologiche e
know-how sensibile, grazie anche alla debole protezione della proprietà intellettuale
in Cina. Inoltre, questo requisito legale ha consentito al governo di mantenere sotto
controllo le filiali streniere. Secondo Buckley et al. (2004) è stata una chiara strategia
dal governo cinese allo scopo di ottenere tecnologia straniera e capitale in quanto c’è
una preferenza ufficiale per la tecnologia avanzata e la sua rapida diffusione tra le
imprese nazionali. Questo approccio è supportato dalla legislazione sulle JVs
applicabile tuttora alle industrie più tecnologicamente avanzate del settore
manifatturiero e a un gran numero d’industrie di servizi sensibili75.
Infatti, gli obiettivi di ottenere tecnologia attraverso restrizioni sulla proprietà
in Cina sono esplicitamente dichiarati. Ci sono diverse disposizioni delle leggi di
joint venture e dei regolamenti applicati che permettono di considerare il
trasferimento di tecnologia nella valutazione dell’approvazione delle joint ventures
(Bishop, 2007). Ad esempio, la legge sulla joint venture cinese-estera del 1979
(modificata nel 2001)76 prevede all’articolo 5 che la tecnologia introdotta dal partner
75
Anche se il requisito di joint venture è stato soppresso per gran parte dell’industria manifatturiera
(Lemoine, 2000; Luo, 2000), le restrizioni sulla proprietà rimangono una parte centrale degli strumenti
politici. Si applica ancora, ad esempio, alle catene di assemblaggio automobilistico e a settori sensibili
tali servizi di telecomunicazioni, banche e ferrovie (Luo, 2001).
76
Law of People’s Republic of China on Sino-Foreign Equity Joint Ventures, 2001.
71
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straniero deve essere avanzata e “idonea alle esigenze della Cina”. Il Regolamento
per l’attuazione della legge sulle joint ventures cinesi-straniere (2003)77 afferma che
le joint ventures hanno lo scopo di promuovere lo sviluppo economico cinese (art. 4)
e l’aumento dei livelli tecnologici (art. 3). Più precisamente, l’articolo 43 consente
alle autorità cinesi di considerare la quantità di formazione tecnica e di gestione da
essi pretesa. Inoltre, durante il processo di approvazione della joint venture le parti
devono presentare la documentazione riguardante il contributo tecnologico.
Tuttavia secondo Buckley et al. (2004), l’esigenza di costituire una joint
venture crea associazioni di partnership in cui spesso vi sono conflitti di obiettivi
comuni. Queste situazioni comportano una conseguente diminuzione nella quantità e
nella qualità del trasferimento tecnologico e un rallentamento del tasso di
trasferimento. In tale senso aggiungono che, anche se la Cina ha avuto un notevole
successo nel trasferimento effettivo di tecnologie negli ultimi anni, rimangono
numerose carenze e sono spesso autoindotte dalle politiche progettate dal governo
cinese che restringono la proprietà straniera in quanto non facilitano il flusso di
nuove conoscenze nell’industria locale come previsto. Al contrario, creano delle
barriere per massimizzare tale trasferimento poichè le sedi centrali dei partners
stranieri delle JVs non hanno nessun incentivo a rilasciare i loro asset chiave o asset
specificity.
Altresì, i requisiti di contenuto locale e le restrizioni all’importazione di
componenti stranieri nei primi decenni dell’apertura dell’economia cinese hanno
pressato alle multinazionali a trasferire le loro conoscenze in Cina che si sono diffuse
verso le imprese nazionali sotto forma di benefici indiretti (Buckley et al., 2002).
Inoltre, anche se non si può considerare strettamente una politica, il presunto
lassismo dei funzionari cinesi nell’attuazione dei DPI potrebbe essere visto come
parte di questo approccio generale (Potter e Oksenberg, 1999; Clegg et al., 2000).
Dal lato del partner cinese, esiste una crescente evidenza che questi
partecipano a JVs col chiaro obiettivo di acquisire la tecnologia del partner
77
Regulations for the Implementation of the Law on Sino-foreign Equity Joint Ventures, 2003.
72
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straniero78. Uno studio (Yan e Child, 2002) ha affrontato tale tema attraverso delle
interviste ai managers dei Paesi sviluppati e le loro controparti cinesi di 20 JVs sinoinglese e ha scoperto che i partners cinesi stavano attivamente cercando il
trasferimento di tecnologie, l’acquisizione di esperienze di gestione e l’opportunità di
formare il proprio personale. Un sondaggio (Si e Bruton, 1999) su 125 JVs a
Shanghai ha anche riscontrato che i partners cinesi miravano a imparare dalla
tecnologia introdotta dal partner straniero nonché aumentare la conoscenza di nuovi
sistemi di gestione e dei canali di marketing utilizzati da questi. Un altro sondaggio
su oltre 122 JVs in Cina ha anche rilevato che i partners cinesi cercavano capacità
tecnologiche, potere ed esperienza in marketing internazionale (Luo, 2002).
Luo (2002) suggerisce che ci sia una serie di spiegazioni alla priorità data dai
partners cinesi nell’acquisire tecnologia. In primo luogo, le imprese cinesi
attribuiscono una grande importanza all’espansione della loro presenza nei mercati e
al volume di vendita, pertanto hanno bisogno di avere tecnologie capaci di dare un
vantaggio di leadership sul mercato. In secondo luogo, la tradizionale debolezza
della tutela sui DPI in Cina, ha comportato che nel passato ci siano stati pochi
incentivi per lo sviluppo interno delle capacità tecnologiche e, di conseguenza, tale
tecnologia deve essere acquisita dall’esterno. In terzo luogo, nel passato il
commercio estero era delegato a una manciata d’imprese statali che avevano il
dominio tradizionale nell’economia cinese e davano poca occasione ai managers
cinesi di acquisire esperienza in marketing internazionale.
Tuttavia, molti hanno sottolineato che la Cina acquisisce la tecnologia da una
società straniera solo per competere successivamente sui mercati globali
compromettendo le aziende stesse che originariamente hanno fornito la tecnologia
(Matteson, 2014). Nel maggio 2013, è stato pubblicato un’editoriale dall’ex Direttore
78
Tuttavia, ci sono studi (Si e Bruton, 1999; Young e Lan, 1997), che dimostrano che non tutti i
partners cinesi di JV si preoccupano di acquisire la tecnologia e il know-how dei partners stranieri.
Tra le motivazioni si trovano: l’interesse nel guadagno, la possibilità di usufruire degli incentivi fiscali
applicabili alle JV e l’accesso al capitale del partner straniero. Pertanto, non si può pensare che i
partners cinesi delle JV abbiano sempre l’obiettivo principale di ottenere il trasferimento di tecnologia
in una relazione di partnership.
73
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Nazionale d’Intelligence e dall’ex Ambasciatore degli Stati Uniti in Cina 79; in cui
dichiarano che “il furto della proprietà intellettuale statunitense è il più grande
trasferimento di ricchezza della storia” e hanno suggerito che “attori economici
come la Cina, sono la minaccia più grave a causa del loro potere di acquisto e la
debole protezione della proprietà intellettuale”.
Un esempio di questo tipo di comportamento lo si può riscontrare
nell’esperienza della banca spagnola Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (BBVA) nel
tentativo d’appropriazione della tecnologia da parte del suo partner cinese80. Dopo
che la finanziaria BBVA aveva investito oltre 3.000 miliardi nel Citic Bank, si è resa
conto che la banca cinese voleva solo conoscere il know-how della banca spagnola
(la banca spagnola è la più efficiente al mondo) per replicarlo per conto proprio. Per
quanto riguarda il caso del Citic, le promesse consistevano in delle joint ventures
nelle quali BBVA metteva il capitale e il partner cinese manteneva sempre la
maggioranza. Questa situazione portò Francisco González, presidente della BBVA, a
concludere l’avventura cinese e a ridurla a una mera partecipazione finanziaria con
un piccolo profitto, in preludio all’uscita definitiva.
In quel periodo, BBVA era la prima banca spagnola (prima della sua eterna
rivale Santander) e una delle prime aziende straniere a investire in Cina. Entrò nel
mercato cinese tramire un’alleanza con una delle più grandi banche del Paese
asiatico, il Citic National China Bank, con la quale si sarebbero dovuti fare affari
molto redditizi in un Paese senza sistema bancario privato, con più di un miliardo di
persone e con una crescita annua del PIL di circa il 10%. Secondo fonti ben
informate, i cinesi non avrebbero mai avuto uno spirito di vera collaborazione ma
solo l’obiettivo di appropriarsi del know-how di BBVA per applicarlo ai loro
interessi. Gonzalez dichiarò: “Oltre a intraprendere qualsiasi attività dovevamo
mettere i soldi: se mettevi soldi, se ne avantaggiavano loro, altrimenti, non prendevi
79
Washington Post. 2013, Protect U.S. intellectual property rights, disponibile su:
https://www.washingtonpost.com/opinions/dennis-blair-and-jon-huntsman-protect-us-intellectualproperty-rights/2013/05/21/b002e10e-c185-11e2-8bd8-2788030e6b44_story.html
80
El Confidencial, 2013, BBVA, Seat, Gamesa… qué difícil es triunfar en China para los españoles,
disponibile su: http://www.elconfidencial.com/empresas/2013-10-20/bbva-seat-gamesa-que-dificil-estriunfar-en-china-para-los-espanoles_43646/
74
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niente”, e davanti al rischio di essere utilizzato, l’alleanza entrò in un vicolo cieco e
l’unica via d’uscita fu quella di annullarla.
Il problema in questo caso è che le banche straniere hanno l’obbligo di
presentarsi con un partner locale dal momento che non sono autorizzati a fornire
servizi finanziari in quanto, il settore bancario è un settore limitato dal “Catalogo
guida agli investimenti esteri in Cina”. Lo stesso vale per i settori quali la sanità,
l’istruzione e la difesa. Ci si chiede allora quali fossero le reali intenzioni della
partnership da ambe due le parti. Da un lato una società estera con l’ambizione di
conquistare il mercato a cui tutti sognano d’arrivare, e dall’altro, un settore altamente
sensibile per gli interessi del governo cinese con un grande potenziale di sviluppo.
In effetti, nei settori economicamente sensibili, le multinazionali che entrano in
Cina scambiano tecnologia importante per ottenere l’accesso al mercato o anche per
un singolo progetto, e così facendo, creano un concorrente feroce. C’è una visione
prevalente che crede che le imprese cinesi acquistino tecnologia dalle imprese
straniere, la sviluppino all’interno delle loro industrie per poi entrare nel mercato
interno dell’impresa estera che ha dato la tecnologia, danneggiando le imprese
nazionali di quel Paese (Matteson, 2014). Si deve considerare che la perdita di
tecnologie chiave potrebbe significare la fine dell’impresa per un investitore
straniero.
Però, se le aziende straniere che operano in Cina sono esposte a tale pericolo,
perché continuare a stabilirsi in Cina e perché essere sempre più disposte a distribuire
la loro tecnologia?
Alcuni analisti (Matteson, 2014) sostengono che questo modello non è del tutto
esatto e che, le imprese straniere in Cina non stanno necessariamente
compromettendo la loro competitività a lungo termine. Essi sostengono che le
aziende cinesi non si limitano a “tagliare il cordone” con il partner straniero dopo
l’acquisizione di tecnologia di base, invece scelgono spesso di fare affari a lungo
termine per assicurare la sopravvivenza e la crescita di entrambe le aziende. Infatti,
molte volte, il rapporto di un tipico contratto di licenza o joint venture cambia verso
un modello di ricerca e sviluppo congiunto o un rapporto di fusioni e acquisizioni
75
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(M&A) ciò che permette la cooperazione e i benefici a lungo termine per entrambe le
imprese.
Per la formazione e il consolidamento di una joint venture di successo le parti
dovrebbero offrire qualcosa che l’altra impresa non può fare per conto proprio. Nella
maggior parte dei casi la società straniera sarà responsabile della tecnologia, e la
società cinese avrà la conoscenza del mercato, i contatti necessari per operare e,
spesso, l’apparato produttivo81. Pertanto, la joint venture comporta frequentemente
delle esigenze di trasferimento di tecnologia o un impegno a tal fine, che può
implicare anche, la costruzione di un progetto di ricerca e sviluppo (R&S). Le
aziende più astute utilizzano i brevetti come mezzo di protezione. Altre aziende
estere garantiscono la loro proprietà intellettuale non rinunciando alla propria PI più
avanzata e invece offrono le tecnologie di vecchia generazione (Bollyky, 2009).
Un chiaro esempio di una JV di successo con un grande flusso di trasferimento
di tecnologia è stato il caso della statunitense General Motors (GM) e il suo partner
cinese Shanghai Automotive Industry Corporation (SAIC). GM si è impegnata con
SAIC in una joint venture nel 1995. Dopo una colaborazione di 20 anni, il successo
di SAIC dipende dalle vendite di GM e dalle sue competenze d’ingegneria. Infatti
hanno creato il primo veicolo elettrico (VE) sviluppato da una JV in Cina, il VE Sail
Springo. Lo Springo è la versione cinese della Volt 82 ed è disponibile in mercati
cinesi con la possibilità di essere esportato in altre Paesi dell’Asia.
Nel 2010, GM aveva venduto 2,4 milioni di veicoli in Cina rispetto ai 2,2
milioni venduti negli Stati Uniti. E’ stata la prima volta che le vendite in Cina
avevano superato le vendite negli Stati Uniti. Molto si potrebbe dire sui diversi
fattori che possono spiegare questo fenomeno, come per esempio: la crisi economica
globale (tra cui l’istanza di fallimento di GM), una classe media crescente in Cina e
una maggiore attenzione al mercato cinese da parte di GM. Tuttavia, contrariamente
al pensiero convenzionale, il successo di GM dipende anche dalla sua capacità di
81
Quando si analizza una joint venture, non è strano vedere il partner cinese che si occupa degli
aspetti della produzione “più pesanti”, e il partner straniero che tratta gli aspetti di progettazione “più
leggero” (Matteson, 2014).
82
Modello di auto di GM di produzione statunitense, che essendo un bene importato, non ha diritto a
ricevere delle sovvenzioni dal governo cinese.
76
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trasferire la sua tecnologia più avanzata per competere nel mercato e non di
trattenerla (Mattenson, 2014). In questo senso, SAIC ha lavorato duramente per
acquisire la più recente tecnologia di GM, e GM è stata molto disponibile a dargli ciò
di cui aveva bisogno, come l’efficienza del carburante, la tecnologia per ridurre le
emissioni e la conoscenza scientifica di VE (Dunne, 2011). GM ha conservato
pochissimo per se stessa nella JV con SAIC. La joint venture tra GM e SAIC è stata
ampiamente considerata come un successo dovuto alla spinta aggressiva di GM nel
mercato cinese e alla sua generosità nella condivisione delle conoscenze. Janet
Weatherbe, vice presidente del settore “Operazioni in Asia e nel Pacifico” di GM nel
periodo 2004-2007 ha detto: “Uno dei motivi per cui la JV ha avuto tanto successo è
che GM ha veramente risposto alle esigenze di SAIC, cioè, quando si dà, si riceve.
La condivisione ha fatto diventare più forte a entrambe le società”. In effetti, la Cina
ha un mercato prospero e una struttura di produzione a basso salario, General Motors
d’altra parte ha decenni d’esperienza automobilistica. Considerando ciò, questo
approccio è stato comunque molto rischioso per l’azienda, ma, a conti fatti, è stato
probabilmente l’approccio migliore.
Inoltre, SAIC è stato uno dei migliori partners che GM poteva scegliere, dato
che SAIC non solo era redditizia ma, come società di proprietà dello stato83, aveva
delle buone relazioni con il governo.
Si deve notare che GM non è stata estranea a soddisfare le esigenze delle JVs.
La Cina ha una “politica di localizzazione” e quindi, richiede alle aziende di
approvvigionarsi dai fornitori cinesi in un’alta percentuale dei suoi componenti
(Matteson, 2014)84.
E’ anche importante sapere che GM stava lottando nel suo Paese di origine e
che ciò potrebbe essere stato uno dei motivi per cui è stata tanto disposta ad accettare
le elevate esigenze della JV. General Motors, in certa misura, si è reinventata,
evolvendo da essere una società di produzione negli Stati Uniti a diventare una
società d’ingegneria globale.
83
SAIC come indicato nell’acronimo “Shanghai Automotive Industry Corporation” appartiene alla
città di Shanghai.
84
Per forzare i fornitori di componenti ad aggiornare i loro standard.
77
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E’ difficile sostenere che altre joint ventures hanno goduto dello stesso
rapporto forte come quello di GM e SAIC. Le grandi società straniere mostrano una
tendenza a proteggersi dai loro partners cinesi e di conseguenza, salvaguardano le
loro più avanzate tecnologie con la richiesta dei brevetti cinesi e internazionali.
Secondo alcuni autori (Dunne, 2011) che hanno scritto sul caso, “il successo di GM
in Cina si basa molto sulla buona volontà del suo partner”.
Com’è avvenuto con la General Motors, le imprese straniere possono anche
finire reinventandosi, passando da essere una società “più pesante” basata sulla
produzione a una società “più leggera” focalizzata sulla fornitura di soluzioni
tecnologiche, di progettazione e supporto d’ingegneria, o di finanziamento. In poche
parole, le imprese cinesi non cercano di sviluppare la tecnologia in maniera
autonoma, ma considerano il trasferimento tecnologico di carattere primario.
Tuttavia, dal punto di vista occidentale la questione riguarda il modo in cui si
conferisce il suddetto trasferimento di tecnologia. Questo è spesso il risultato di
partnerships costituite per rispondere a requisiti legali oppure costituite per accedere
al mercato attraverso comportamenti opportunistici permessi dalla debole protezione
dei DPI.
2.1.7.1. Il trasferimento di tecnologia Nord-Sud e le particolarità della Cina.
Il trasferimento internazionale di tecnologia dai Paesi sviluppati ai Paesi in via
di sviluppo rimane uno stimolo importante per l’industrializzazione e la crescita
economica di questi ultimi (Di Benedetto et al., 2003).
Per la Cina e altri Paesi in via di sviluppo, l’acquisizione e la generazione di
tecnologia industriale sono diventate una componente fondamentale della loro
pianificazione e della loro politica economica (Phillips et al., 1994). Nel caso della
Cina dopo decenni d’isolamento, i leaders cinesi hanno deciso di aprirsi al mondo
esterno a partire degli anni 1977-1978 e fissare degli obiettivi ambiziosi per la
modernizzazione del Paese e il suo sviluppo tecnologico (Schnepp et al., 1990). Dal
momento che la politica dell’Open Door 85 è stata lanciata, la Cina è diventata uno
dei maggiori importatori di tecnologia di tutto il mondo. Le nuove tecnologie,
85
Modello orientato alle esportazioni come leva di crescita del Paese.
78
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specialmente quelle sviluppate nell’emisfero occidentale, sono state considerate dai
leaders politici e industriali cinesi, come gli elementi chiave della loro riforma
economica (Lee, 1990). Infatti, nel 1981, il premier Zhou Ziyang annunciò
l’obiettivo di quadruplicare il valore annuo lordo della produzione industriale e
agricola per il 2000 e questo obiettivo doveva essere realizzato attraverso tecnologia
importata (Schnepp et al., 1990). Come Paese in transizione, i piani del governo
cinese svolgono un ruolo cruciale per l’economia nazionale, in tal modo, le politiche
economiche, tra cui i piani quinquennali di sviluppo nazionale, promuovono e
stimolano l’adozione e la diffusione di tecnologie specifiche (Ueno, 2009). La
formula della Cina per diventare una superpotenza economica è stata semplice: un
massiccio trasferimento di tecnologia occidentale.
Alcuni dei fondamenti su cui si basa il trasferimento forzato di tecnologia in
Cina sono: le politiche del governo cinese che cercano di condizionare gli investitori
nella scelta della loro strategia d’ingresso, le restrizioni e gli svantaggi sui modelli
d’investimento diretto, alcuni regolamenti come l’obbligo di joint ventures con un
partner cinese e la mancanza di un’adeguata protezione della proprietà intellettuale.
Per tutto ciò, il trasferimento di tecnologia è considerato come uno dei
principali pilastri taciti dei futuri accordi della Cina col resto del mondo anche se le
trattative con i Paesi sviluppati spesso ristagnano poiché i Paesi sviluppati e i Paesi in
via di sviluppo tendono allo scontro. Il problema è direttamente collegato al grado di
protezione dei DPI. La grande questione è se i DPI sono ostacoli al trasferimento di
tecnologia e qual è il trattamento che i DPI dovrebbero ricevere. I Paesi sviluppati
sostengono che il trasferimento di tecnologia si attua nel mercato e il ruolo dei
governi nazionali dovrebbe essere quello di creare ambienti di business e normative
che permettano le attività commerciali. Essi sostengono che il rafforzamento della
tutela dei DPI incoraggia un aumento degli IDE e il trasferimento tecnologico poichè
contribuisce allo sviluppo delle capacità tecnologiche dei Paesi d’accoglienza e
stimola maggiore innovazione nazionale (Maskus, 2000). Inoltre ritengono che esiste
una forte relazione positiva tra la protezione dei DPI e l’innovazione non solo nei
Paesi sviluppati, ma anche nei Paesi in via di sviluppo (Yang et al., 2011). Infine
aggiungono che la protezione dei DPI è alla base di un ambiente favorevole per il
trasferimento tecnologico.
79
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I Paesi in via di sviluppo sostengono invece che un ampliamento dei diritti
della proprietà intellettuale internazionale danneggia il progresso tecnologico (Yang
et al., 2011) causando una minore accessibilità alle tecnologie e quindi, richiedono
trattamenti speciali, come le licenze obbligatorie di tecnologie (Ueno, 2009).
Preferiscono l’esistenza di sistemi di DPI deboli che favoriscono la diffusione della
tecnologia attraverso l’imitazione e l’acquisizione dall’estero.
2.1.7.2. Trasferimento forzato di tecnologia e le strategie di entrata.
Il trasferimento forzato di tecnologia funziona in egual maniera della debolezza
sulla protezione dei DPI anzi, la debole protezione dei DPI è complementare agli
obiettivi di trasferimento tecnologico. In definitiva entrambe le caratteristiche
costituiscono un ostacolo agli IDE. In questo contesto le strategie di partnership
rappresentano alternative più rischiose se la PI è un asset specificity dell’impresa
investitrice. Invece una strategia con controllo totale darebbe una minore esposizione
a queste minaccie ma con un accesso limitato al mercato.
Nel caso della Cina in particolare, come prima esposto, l’imprenditore locale ha
un gran apprezzamento per il trasferimento tecnologico quanto il governo, perciò una
strategia di JV sebbene offra potenziali benefici difficilmente raggiungibili altrimenti,
deve il suo successo alla scelta del partner e alla sua predisposizione a lavorare in
partnerships ma principalmente al valore delle tecnologie sviluppate dall’impresa
straniera.
2.1.8. Economie non di mercato.
L’impossibilità di competere a parità di condizioni è un ostacolo affrontato
dalle imprese che investono nei Paesi in transizione. Infatti, le economie in
transizione attraversano un processo di sviluppo dei mercati di fattori e delle
istituzioni di mercato che è accompagnato da grandi incertezze e da cambiamenti
nell’ambiente istituzionale in generale e che aumenta i rischi degli investimenti.
In altri termini, le variabili di mercato e l’ambiente istituzionale tendono a
essere estremamente volatili quando una nazione viene decentralizzata
economicamente. Questo processo include solitamente: l’assegnazione di maggiore
autonomia ai governi locali, la revisione delle legislazioni per rispondere alle
80
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esigenze di organizzazioni multilaterali (come l’OMC) e la modificazione strutturale
all’interno dei settori regolamentati precedentemente (Luo, 2007).
Tuttavia, se l’interferenza burocratica nelle transazioni commerciali fosse
soggetta a norme e regole chiare, i progressi nella creazione delle istituzioni di
mercato ridurrebbero anche l’incertezza istituzionale. Questo vale specialmente per
la politica della concorrenza, che è importante perchè tutela i consumatori ma può
anche essere utilizzata per inibire l’ingresso d’investimento straniero. La politica
normativa è di particolare preoccupazione per gli investitori, specialmente in settori
con monopoli tradizionali nazionali come ad esempio quello delle telecomunicazioni
(Ramamurti, 2000).
In generale, i governi dei Paesi in transizione meno riformati continuano a
proteggere i mercati a beneficio delle loro imprese locali. Inoltre, la debole
applicazione delle regole tende a favorire le imprese già esistenti con grandi quote di
mercato o a quelle aziende con connessioni politiche e amministrative. Questa
protezione potrebbe creare una perdita agli investitori stranieri. Dutz e Vagliasindi
(2000) hanno rilevato grandi differenze tra i Paesi in relazione agli effetti delle regole
e delle loro applicazioni. Infatti nel loro lavoro trovano che, il rispetto delle norme ha
una forte relazione positiva con un’ampia intensità economica della concorrenza,
mentre la mera esistenza delle norme non produce ciò.
Nel caso cinese, anche se le riforme economiche iniziate dal 1979 hanno
chiaramente trasformato la Cina in un’economia di mercato, l’intervento statale è
ancora indispensabile per spiegare il funzionamento del mercato cinese (Child e
Möllering, 2003; Luo, 2007). In effetti, il mercato cinese è meno prevedibile rispetto
ai mercati occidentali a causa dell’influenza del governo che lo rende difficile da
valutare e da prevedere sulle tendenze future (Zhang e Meng, 2015).
Un esempio degli interventi sono i forti investimenti statali che hanno
aumentato la domanda creando grandi operatori nazionali che sono diventati visibili
anche sulla scena mondiale (Lema et al., 2011).
In questo senso, il rapporto del governo cinese con le aziende private non è la
stessa che nel resto del mondo. Le imprese private cinesi, soprattutto quelle di grandi
81
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dimensioni, hanno uno stretto rapporto con il governo. Infatti un’azienda privata
cinese che richiede un’autorizzazione alle autorità governative rispetto alle loro
principali decisioni strategiche aziendali non avrebbe il coraggio d’ignorare le
istruzioni impartitole86.
Zhou e Poppo (2010) sostengono che a differenza di altre economie in
transizione come la Russia, la Cina non ha creato un vuoto politico interrompendo la
sua struttura politica socialista per creare un’economia di mercato, invece ha
mantenuto un forte governo centrale che ha diretto le riforme giuridiche. In generale,
sembra che non ci siano state delle riforme politiche e amministrative in linea con i
cambiamenti economici. Una gran parte del vecchio apparato di pianificazione
produttiva tuttora conserva funzioni importanti. Infatti, i piani quinquennali
costituiscono i principali documenti di guida economica. D’altra parte, ci sono
ancora ministeri molto potenti che difficilmente avrebbero funzioni in un’economia
di mercato, ad esempio la NDRC che controlla praticamente tutti gli aspetti della vita
impresariale in territorio cinese.
In questo senso, dopo la firma del protocollo di adesione della Cina all’OMC
nel 2001, a quest’ultima è stato permesso di conservare lo status di “economia in
transizione” per un ulteriore periodo di 15 anni. Tuttavia, nel 2003 la Cina ha chiesto
di essere considerata come un’economia di mercato ma un anno dopo l’Unione
europea ha negato la richiesta considerando che le condizioni necessarie non sono
state ancora raggiunte87. Infatti, la Commissione Europea ha avvisato circa
l’intervento dello Stato cinese in diverse aziende di determinati settori economici
sostenendo che il settore finanziario dovrebbe rispettare le regole del mercato. La
Commissione ha inoltre affermato che non ci sono ancora garanzie per l’applicazione
delle legge sulla proprietà e la bancarotta (Maiza Larrarte e Bustillo Mesanza, 2010).
86
Real Instituto Elcano, 2015, El retorno del riesgo politico, disponibile su:
http://www.blog.rielcano.org/el-retorno-del-riesgo-politico/
87
In un’economia in transizione si presume che i prezzi sono influenzati dall’intervento statale perciò
in una eventuale disputa commerciale si devono utilizzare i prezzi di terzi Paesi considerati economie
di mercato (Maiza Larrarte e Bustillo Mesanza, 2010).
82
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Dal punto di vista del finanziamento in Cina, le imprese straniere possono
ottenere prestiti dalle banche nazionali o straniere, ma sono soggette a restrizioni
regolamentari. La banca centrale ha il compito di monitorare e verificare
attentamente l’utilizzo dei fondi prestati per garantire che siano utilizzati in stretta
conformità con le leggi e regolamenti. Inoltre, i prestiti diretti tra due imprese non
sono ammessi in Cina.
Nell’area dei cambi, il yuan88 non è una moneta di libera convertibilità in
quanto in Cina c’è controllo dei cambi. Infatti, si permette soltanto la conversione
parziale del yuan ai fini commerciali (Soler Matutes, 2000) e si ammette per gli
investitori stranieri il cambio di valuta locale soltanto in istituzioni speciali e in caso
d’importi significativi è necessaria un’approvazione statale. Inoltre, esistono limiti
alla quantità di denaro che può essere portata all’interno e all’esterno del Paese.
Questa normativa rende impossibile il rimpatrio dei profitti.
Infatti in Cina, mentre le entrate e uscite di valuta estera in conto corrente in
gran parte non hanno restrizioni, le entrate e uscite in conto di capitale sono ancora
oggetto di rigoroso controllo. Altre condizioni devono essere osservate in questo
settore, ad esempio, le imprese con partecipazione straniera devono effettuare una
rendicontazione annuale sull’utilizzo di valuta estera. In questo modo, il governo
controlla principalmente: i movimenti del conto corrente, l’uso e le liquidazione
relativi al conto capitale e i depositi e prestiti in valuta estera di queste aziende (King
& Wood Mallesons, 2013).
2.1.8.1. Le aziende statali (SOEs) e il settore privato in Cina.
Come risultato del forte sostegno che il governo cinese ha concesso alle aziende
di proprietà statale (SOEs)89 nel corso della storia economica cinese, le aziende più
grandi della Cina sono maggiormente quelle di propietà statale. Infatti, le aziende
controllate dal governo cinese dominano i settori dell’energia, delle finanze e delle
telecomunicazioni che sono settori prioritari per il Paese e spesso hanno un accesso
preferenziale al capitale di banche statali.
88
89
Anche denominato Renminbi (RMB).
Dal suo acronimo in inglese State Owned Enterprises.
83
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In tal senso, uno studioso del Peterson Institute for International Economics di
Washington90 riconosce che il governo cinese ha sostenuto le iniziative per rafforzare
il settore statale. Tuttavia, sostiene che le imprese statali in generale hanno sempre
presentato scarse performance e hanno rappresentato un ostacolo alla crescita
economica soprattutto negli ultimi anni91. Egli, aggiunge inoltre, che sono le aziende
private quelle che stanno alimentando il più grande boom economico della storia
moderna cinese.
In effetti, mentre la quota di produzione delle imprese statali è diminuita
drasticamente, il settore statale rimane la maggioranza in confronto ad altre economie
capitaliste, in gran parte perché, alcuni settori restano fuori dalla portata delle aziende
private nazionali e ancora di più delle private straniere.
Tuttavia recentemente, il Partito Comunista ha riconosciuto che il mercato
“dovrebbe essere il fattore decisivo nell’assegnazione delle risorse” piuttosto che
basarsi su politiche industriali formulate dal governo. Il Partito ha anche dichiarato
che si dovrebbe avere: una maggiore uguaglianza di condizioni, maggiore
promozione della concorrenza e l’eliminazione di tutti i monopoli (tranne i naturali).
Queste dichiarazioni indicano che il Partito accoglie favorevolmente le aziende di
successo indipendentemente dalla loro proprietà. Questo non è sorprendente visto che
la legittimità del Partito deriva in gran parte dal crescente miglioramento delle
condizioni di vita generato dalla crescita economica. Dato che le imprese private si
sono dimostrate più efficienti, il Partito ha smantellato progressivamente molti degli
ostacoli che impedivano la loro espansione. Tuttavia, come si è presentato nelle
barriere normative, ci sono ancora forti restrizioni al settore privato straniero che è
regolato dal “Catalogo Guida degli Investimenti Stranieri”.
In settori in cui le imprese private sono state autorizzate a entrare, la maggior
parte delle imprese statali sono state eliminate poichè non sono riuscite a tenere il
passo dei nuovi attori privati. Tutto ciò principalmente perchè le imprese statali sono
90
The New York Times, 2015, Q. and A.: Nicholas R. Lardy on Markets and the State in China,
disponibile su: http://sinosphere.blogs.nytimes.com/2015/05/15/q-and-a-nicholas-r-lardy-on-marketsand-the-state-in-china/
91
Aggiunge che è stato il segreto meglio custodito dal governo cinese.
84
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meno efficienti e quindi, hanno minori utili non distribuiti (la maggior parte degli
investimenti in Cina è finanziata dagli utili non distribuiti).
Attualmente, sia l’efficienza del capitale sia la produttività sono i punti centrali
della politica cinese e quindi risulta chiaro che per raggiungere ciò, la strada da
seguire è quella di migliorare le forze di mercato e permettere a entrambe le aziende
private nazionali e straniere di competere su un piano di parità con le imprese statali.
2.1.8.2. Economia non di mercato e le strategie di entrata.
La mancanza di sviluppo delle forze di mercato e l’intervento constante del
governo sull’economia sono anche indicazioni d’istituzioni non sviluppate. Infatti,
nel caso della Cina, i problemi istituzionali sono i risultati della storia politica, sociale
ed economica del Paese e del proceso graduale di riforma iniziato con l’apertura della
sua economia tre decenni fa.
Un Paese che non funziona come un’economia di mercato e perciò attraversa
ancora un processo di forti interventi governativi si trasforma in un Paese
imprevedibile dove le forze di mercato non esistono e invece le decisioni delle
autorità amministrative diventano di maggiore importanza che le analisi di marketing
(Serra Guevara, 2014)92 e influenzano tutte le decisioni aziendali. Tale è il caso della
Cina.
Pertanto, la strategia di entrata in un Paese con queste caratteristiche si vede
influenzata dall’ambiente istituzionale. In questo senso, nel caso di decidere una
strategia di partnership tipo JV per raggiungere il nuovo mercato attraverso il
superamento delle barriere normative, culturali, burocratiche e la corruzione tramite
l’intervento del partner locale, s’incontreranno altre minaccie per la sopravvivenza
dell’investimento e dell’azienda, come l’opportunismo, le violazioni dei DPI e la
potenziale connivenza tra gli ufficiali pubblici con le aziende locali. Tuttavia con
questa strategia si cerca di seguire il camino segnato dal governo e di accompagnare
lo sviluppo del Paese, atteggiamento ben visto dalle autorità locali.
92
Intervista da me condotta al Sig. Javier Serra Guevara (Consigliere dell'Ufficio Economico e
Commerciale dell'Ambasciata di Spagna a Pechino), in data 19/05/2014 a Beijing (China).
85
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Invece una strategia di controllo totale come può essere la filiale straniera sarà
considerata come investimento interamente straniero, per cui si trovarà davanti una
serie di ostacoli normativi, barriere burocratiche, arbitrarietà e corruzione negli uffici
responsabili delle approvazioni dell’investimento, problemi nell’accettazione sociale
da parti dei consumatori e degli altri agenti economici, mantenendo però una relativa
protezione degli asset specificity dell’impresa come i processi tecnologici, il knowhow e le conoscenze di gestione, attraverso una minore esposizione a comportamenti
di opportunismo e a una debole protezione dei DPI. Con questa strategia in un Paese
dove l’imparzialità gioca un ruolo importante poichè il governo regola e guida ogni
passo dell’economia e della vita aziendale, l’imprenditore dovrà stare attento a tutti i
possibili ostacoli, esistenti sin da prima dell’investimento e inoltre a quelli emergenti
durante il percorso derivanti del processo di riforme economiche intraprese dal
governo.
2.2. Annesso - Tabella comparativa delle barriere e delle strategie in base all’Autore.
Barriera
Barriere
istituzionali
(in generale)
Barriere
culturali
Autore
Strategia
Opinioni favorevoli
Contractor et al., 2014.
IDE con filiale
a una gran distanza istituzionale
Xu et al., 2004.
IDE con JV
a una gran distanza istituzionale
Kostova, 1999.
IDE con JV
Chan e Makino, 2007; Eden
e Miller, 2004; Yiu e
Makino, 2002.
IDE con JV
Cui & Jiang, 2010, 2012;
Luo, 2002; Oliver, 1996;
Yang et al., 2012.
IDE con JV
la JV aiuta a superare gli ostacoli
causati dalla distanza normativa
nella comunità locale e, anche se
l’opportunismo rimane come
una
minaccia
inerente
all’associazione, è meno urgente
rispetto alla pressione verso la
legittimazione
dell’azienda
straniera nel Paese d’accoglienza
le imprese straniere cederebbero
un maggior controllo sulla
proprietà in cambio della
legittimazione sociale originata
dalla reputazione del partner
locale
il partner locale può facilitare il
processo
d’apprendimento
riducendo la distanza normativa
e aiutando alle aziende con le
pratiche commerciali
IDE con JV
i
partners
locali
hanno
familiarità con le abitudini, i
regolamenti, le reti aziendali e le
Contractor et al., 2014
86
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Opinioni sfavorevoli
preferenze dei clienti
Brouthers et al., 2003; Chen
e Hennart, 2004; Collins et
al., 2009.
IDE con filiale
una filiale straniera si trova da
sola nel Paese d’accoglienza,
dispone di meno supporto
locale e meno conoscenza
della cultura e dei mercati
rispetto a un’acquisizione
parziale
IDE con JV
l’imposizione
di
partecipazione in JVs con
partner locale provoca la
generazione di alleanze forzate
o obbligatorie dentro le quali
emergono
delle
tensioni
intrinseche alle associazioni,
cioè,
il
dilemma
della
cooperazione
contro
la
competizione tra i partners
Barriere
normative
Das e Teng, 2000.
Demirbag et al., 2007.
siccome grandi differenze in
materia di corruzione e assenza
di trasparenza tra i Paesi
IDE con JV
quando l’impresa locale si è
già appropriata degli asset
specificity
a
causa
di
comportamenti opportunistici,
le aziende straniere non
saranno
più
in
grado
d’intervenire per riparare i
danni subiti in quanto, il
partner
locale,
potrebbe
cospirare con i funzionari
governativi
Corruzione
Luo, 2006.
Lin et al., 2009.
Opportunismo Das e Teng, 1996; Gulati et
al., 1994; Kumar e Seth,
1998; Nooteboom et al.,
1997; Poppo e Zenger,
2003.
Hill, 1990; Parkhe, 1993.
IDE con JV
nei Paesi in via di sviluppo, le
multinazionali utilizzano più
acquisizioni e meno alleanze, in
maniera di evitare eventuali
rischi
d’opportunismo
dai
partners
IDE con filiale
i comportamenti opportunistici
interferiscono
con
delle
motivazioni di collaborazione
all’interno
della
JV
e
compromettono la costruzione
e lo sviluppo della fiducia
Tutte le JVs comportano
inevitabilmente un certo grado
di rischio fiduciario inerente
IDE con JV
IDE con JV
87
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alla dipendenza tra le parti
Barriere sui
DPI
Matteson, 2014.
IDE con JV
Bollyky, 2009.
IDE con JV
i parnters cinesi non si limitano
a “tagliare il cordone” con il
partner
straniero
dopo
l’acquisizione di tecnologia di
base, ma invece scelgono spesso
di fare affari a lungo termine per
assicurare la sopravvivenza e la
crescita di entrambe le aziende
garantire la PI dell’impresa
straniera non rinunciando alla
propria PI più avanzata e invece
offrendo le tecnologie di vecchia
generazione
88
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Capitolo 3 - L’evoluzione economica cinese e il suo rapporto con l’Unione
Europea. Introduzione della Spagna.
Nel capitolo precedente si sono analizzate le barriere all’investimento estero più
frequenti in Cina. Tuttavia tali ostacoli si sono evoluti nel corso del tempo sia a causa
di cambiamenti nelle istituzioni cinesi, sia per le richieste dei parametri
internazionali.
Nella prima fase d’apertura economica, l’Unione Europea ha svolto un ruolo di
grande importanza poiché, non solo ha supportato il processo sociale ed ha
partecipato allo sviluppo economico attraverso il commercio e l’investimento in
maniera complementare con la Cina, ma anche perché ha contribuito politicamente al
suo inserimento mondiale mediante efficaci interventi diplomatici.
Più tardi, nella seconda metà degli anni 2000, il rapporto e il valore che i
responsabili politici cinesi davano agli investimenti occidentali sono cambiati in
modo rilevante. In questa nuova fase la Cina avviò un cambiamento del suo modello
economico e vide gli occidentali presenti nel suo mercato come diretti concorrenti per
il raggiungimento degli obiettivi di politica economica nazionale.
Tutto ciò posiziona attualmente la Cina e l’Europa nel mezzo di una
negoziazione per risolvere questioni relative al trattamento degli investimenti esteri in
Cina e alla protezione dei diritti sulla proprietà intellettuale, e infine, per migliorare
l’accesso delle aziende europee al mercato cinese.
In questo contesto di graduale rilassamento delle restrizioni sugli investimenti
esteri in certi settori si presentano nuove condizioni economiche quali gli alti costi di
lavoro e l’istituzione di nuove industrie di carattere prioritario per il governo cinese
che portano nuove restrizioni normative. Le aziende locali sono così in grado di
competere e si aggiungono alla forte concorrenza in gioco nel mercato cinese,
creando un nuovo contesto che gli imprenditori stranieri devono affrontare.
Tuttavia così come sono cambiate le condizioni d’investimento estero in Cina,
sono anche cambiati i fattori determinanti degli IDE per gli investitori stranieri e le
opportunità di negozio. L’attrattivo della Cina oggi non sono i bassi costi della
manodopera, né il numero dei suoi abitanti ma il fatto che si stima si stiano
89
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urbanizzando decine di milioni di persone all’anno che dovranno comprare tutti i tipi
di beni e servizi. La Cina è diventata una tra le prime due economie al mondo
praticamente per tutti gli standard e ciò la posiziona sia come un mercato di nuove
sfide economiche sia di grandi opportunità e occasioni.
Di seguito quindi, sarà introdotta la Cina come un Paese che ha attraversato un
lungo periodo di riforme e cambiamenti politici, economici e sociali, in cui l’Unione
Europea ha cercato di partecipare non solo dando assistenza ma anche avendo una
visione strategica di posizionamento come parnter importante nella scena mondiale,
con l’obiettivo di avere l’acceso preferenziale al mercato cinese. Saranno inoltre
enunziate le trattative attuali di un accordo bilaterale sugli investimenti esteri. Infine,
saranno descritte le opportunità di negozio in Cina allo stato attuale e le potezialità
del suo mercato per le imprese straniere.
3.1. Il processo d’apertura economica cinese.
Le diverse politiche adottate da Deng Xiao Ping da quando arrivò al potere nel
1978, avviarono un profondo processo di riforma e di transizione da un’economia
socialista pianificata a un’economia di mercato (Meyer, 2001a). Le misure furono
orientate verso una strategia di promozione delle esportazioni, chiamata politica
dell’Open Door. Questo modello utilizza le esportazioni come leva per la crescita.
Infatti, con il modello dell’Open Door, il governo cinese adottò una serie di misure
quali gli incentivi all’esportazione attraverso sussidi statali, le agevolazioni fiscali e
altre misure finanziarie e non finanziarie di sostegno alle industrie esportatrici,
nonché altre procedure per ampliare il volume delle esportazioni, generare riserve e
migliorare la bilancia dei pagamenti.
Inoltre, l’adesione della Cina all’OMC nel 2001 cambiò le determinanti degli
investimenti, soprattutto in relazione ai costi e ai benefici delle diverse vie d’accesso
al mercato cinese. A questo riguardo si favorirono ulteriormente le esportazioni, il
trasferimento di tecnologia e gli investimenti commerciali rispetto agli investimenti
produttivi (Soler Matutes, 2000). I risultati mostrarono una crescita esponenziale
dell’economia cinese raggiungendo il più alto tasso di apertura93 in tutto il mondo.
93
Percentuale della somma delle importazioni e delle esportazioni sul PIL.
90
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Nel 2004, il tasso di apertura della Cina si posizionava al 76,3%, ben superiore a
quello degli Stati Uniti (24,9%) e del Giappone (25,2%), e anche superiore a quello
della zona Euro (71%)94.
Durante tutto il periodo di riforma economica cinese, il governo fece una serie
di politiche e normative per incoraggiare l’entrata di flussi di IDE e perciò ci fu un
processo di attrazione di capitali stranieri grazie al quale la Cina ricevette una grande
parte dei flussi di IDE globali, diventando il secondo più grande beneficiario degli
IDE nel mondo dopo gli Stati Uniti, e il più grande beneficiario di IDE tra i Paesi in
via di sviluppo. Secondo le statistiche dell’OECD (2000), per vent’anni (1979-1999)
le entrate effettive degli IDE verso la Cina furono pari a 306 miliardi di US$,
equivalente al 10% degli investimenti diretti in tutto il mondo e circa il 30% del totale
degli investimenti ricevuti da tutti i Paesi in via di sviluppo. Lo stesso orientamento è
mostrato dai risultati del seguente decennio (2000-2010) ma con la straordinaria
somma di 1.174,2 miliardi US$ di IDE che rappresentavano il 9% dei flussi mondiali
degli IDE per quel periodo (OECD)95.
Infine, il volume degli IDE ricevuto dopo l’attuazione delle politiche di
liberalizzazione del mercato cinese furono fondamentali per la forte espansione della
capacità di esportazione del Paese96. Secondo il MOFCOM, nel 2005, le imprese di
capitale straniero esportavano quasi il 60% del valore totale delle esportazioni
cinesi97. Infatti, le misure per attrarre capitali stranieri, la progressiva riduzione e
l’eliminazione di molte barriere commerciali, così come il vantaggio comparativo di
bassi costi del lavoro e i lunghi orari delle giornate lavorative, trasformarono il Paese
94
National Bureau of Statistics of China, 2007, China Statistical Yearbook, disponibile al sito:
http://www.stats.gov.cn/ e FMI, 2005ª, disponibile al sito: http://www.imf.org/
95
OECD Data, Foreign direct investment (FDI), disponibile al sito: https://data.oecd.org/fdi/fdi-flows
96
Le imprese con partecipazione estera furono responsabili di quasi tutto il miglioramento visibile
nell’andamento delle esportazioni della Cina. Dal 1992 al 1998, il totale delle esportazioni da imprese
esclusivamente cinesi aumentò dal 2,3 per cento al 3,4 per cento sulle esportazioni mondiali (OECD,
2000).
97
National Bureau of Statistics of China, China Statistical Yearbook 2007, disponibile su:
http://www.stats.gov.cn/
91
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in uno dei più grandi beneficiari degli IDE destinati alla produzione di larga scala di
attività industriali intensive in manodopera, in gran parte per l’esportazione 98.
Risulta interessante sottolineare che, le misure d’incentivazione e di restrizione
applicate durante questo primo periodo furono inoltre: l’esigenza di una percentuale
di presenza nazionale nelle imprese di capitali stranieri, l’equilibrio dei cambi nelle
transazioni di capitale e l’istituzione di un coefficiente di esportazione sulla
produzione (Abeysinghe e Lu, 2003). In termini generali, tali misure hanno riflettuto
un modello protezionista di sostituzione d’importazioni in quanto avevano
l’intenzione di proteggere il mercato interno e, soprattutto, di dare sostegno dalla
sfera pubblica allo sviluppo di alcune industrie nazionali ritenute di particolare
interesse.
Riguardo ai settori economici, nel corso di quasi 25 anni dall’apertura del
mercato cinese, il settore primario perse peso in modo notevole nell’economia e il
nuovo settore privato, finanziato principalmente da capitali stranieri, spinse la rapida
crescita del settore industriale. In effetti, secondo le statistiche dell’OECD (2000) 99,
la maggiore quota degli IDE andò al settore manifatturiero che occupava quasi il 60%
degli IDE totali nel 1998. Tra i settori manifatturieri, circa la metà degli IDE si è
rivolto a industrie ad alta intensità di lavoro. Settori ad alta intensità di tecnologia e di
capitale condividevano il resto in modo quasi equo con una quota del 26,9% per i
primi e il 22,7% per i secondi. Ciò suggerisce che una delle principali motivazioni
delle imprese straniere durante questo periodo, fu quella di approfittare il basso costo
della manodopera in Cina. Tuttavia negli ultimi anni il settore dei servizi ha
guadagnato terreno, anche se rimane uno dei settori attualmente più protetti in Cina.
Nonostante il successo della politica dell’Open Door, dopo la crisi finanziaria
globale del 2008, il modello di crescita trainata dalle esportazioni dimostrò di essere
vulnerabile poiché, la domanda internazionale scese drasticamente e scosse
l’economia cinese che dipendeva quasi esclusivamente dei mercati esteri. Infatti, le
98
I flussi internazionali d’investimenti diretti verso la Cina sono stati spinti anche dall’enorme
dimensione del suo mercato domestico (1,3 miliardi di persone), con una capacità di consumo in
aumento.
99
OECD, Main Determinants and Impacts of Foreign Direct Investment on China’s Economy, OECD
Working Papers on International Investment, 2000.
92
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percentuali di esportazioni sul PIL tra gli anni 2004 a 2008 sono state superiori al
30% raggiungendo il picco di 39.1% nell’anno 2006 (OECD) 100. In questo senso,
l’11° piano quinquennale (2006-2010) aveva precedentemente sottolineato i rischi
della crescita squilibrata attraverso la strategia di promozione delle esportazioni
esortando a uno sviluppo più centralizzato nei servizi, concentrandosi sul mercato
nazionale e il consumo interno. La Cina iniziò così un processo di evoluzione verso
un modello più orientato alla domanda interna poiché, al contrario di ciò che
caratterizzava la strategia di esportazione, gli agenti nazionali cominciavano a
svolgere un ruolo più importante nell’espansione della domanda nel mercato cinese
(Feldman e Xie, 2001).
Rimane da descrivere anche un’altra politica avviata dalla China dall’inizio del
nuovo millennio. In effetti, la forte crescita economica cinese è stata formalmente
guidata anche dallo stimolo all’internazionalizzazione attiva delle imprese nazionali
attraverso la politica del Go Global. Dall’era della Cina “fabbrica del mondo”,
ottenuta con la politica dell’Open Door, si delineò una nuova era della Cina
“proprietaria nel mondo” attraverso la strategia del Go Global (Bellabona e
Spigarelli, 2010). Se la politica dell’Open Door fu caratterizzata dall’attrazione
d’investimenti stranieri e dalla parallela spinta delle esportazioni in grado di stimolare
e sostenere fortemente la crescita interna, la strategia del Go Global si è mossa nella
direzione opposta, intesa come strumento correttivo dell’Open Door e volta inoltre a
sanare il gap di sviluppo che connota alcune aree nazionali.
Nel periodo 2000-2006 il tasso annuo di crescita delle uscite degli IDE cinesi
era pari al 116%. Le leve di questa espansione sono state sia le misure di
liberalizzazione nel commercio, nei regimi finanziari e d’investimento, connessi
all’ingresso della Cina all’OMC, sia il lancio ufficiale del Go Global e l’entrata in
vigore delle politiche specifiche di stimolo agli investimenti esteri.
In particolare, la strategia del Go Global si è focalizzata nella ricerca integrata
di risorse-mercati-tecnologie, fino a giungere alla più recente fase rivolta
all’acquisizione di asset intangibili. Le imprese statali cinesi perdono protagonismo a
100
OECD Data, International trade: Trade in goods and services, disponibile al sito:
https://data.oecd.org/trade/trade-in-goods-and-services.htm#indicator-chart
93
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favore delle imprese private ma non solo dalle grandi aziende se non anche dalle
piccole e medie imprese101. Inoltre, dalla forte centralizzazione si è passati a una
parziale delega dei poteri autorizzativi agli enti provinciali e locali102. Infatti, lo Stato
è divenuto strumento di monitoraggio e fornitore di servizi e consulenza.
A questo riguardo la posizione del governo nei confronti dei flussi di IDE cinesi
appare chiara (Bellabona e Spigarelli, 2010) anche alla luce dalle dichiarazioni del
MOFCOM103, secondo cui “le opportunità per le imprese della madrepatria di
acquisire all’estero asset di alta qualità crescono (e) i costi d’investimento
diminuiscono, mentre in Cina persiste una situazione macroeconomica relativamente
stabile, ampie riserve di valuta e una crescente competitività internazionale”. Inoltre,
“le imprese con capacità finanziaria devono capitalizzare questa opportunità e
accelerare i loro investimenti in acquisizioni estere, in particolare in tecnologie
avanzate e marchi riconosciuti”. In questa direzione va letta anche la dichiarazione
della Banca di Cina del luglio del 2010 104, congiuntamente ad altre autorità
finanziarie, che annunciava nuove misure per attenuare le difficoltà finanziarie delle
imprese di minori dimensioni, sia nell’acquisto di valuta straniera per operazioni
d’investimento estero, sia nell’accesso al credito.
Infine, la crisi finanziaria contribuì anche a delineare il ruolo della Cina tra gli
investitori globali. Infatti, le economie sviluppate soffrirono particolarmente durante
la crisi, ciò che ha portato a un accrescimento del peso degli investitori emergenti,
con un quarto del valore dei flussi globali nel 2009 provenienti proprio da queste
aree.
101
Le medie e piccole imprese contribuiscono attualmente a quasi il 60% del Pil e a tre quarti dei posti
di lavoro in Cina.
102
Questa misura sorge della promulgazione da parte del MOFCOM delle misure per
l’amministrazione degli investimenti esteri “Outbound Investment Measure” del 2009.
103
MOFCOM, 2009, Seize opportunities, recognize risks and speed-up the ‘go abroad’ strateg,
Mofcom Department of outwards investment and economic cooperation: Review on current
commercial situation.
104
China Economic Focus, 2010, China and UK discuss ways to improve SME’s access to finance,
Bollettino della Camera di Commercio Inglese in Cina.
94
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Nonostante tutto ciò, la Cina continua a essere un leader nella ricezione degli
IDE globali. Secondo l’ultimo rapporto UNCTAD105, il gigante asiatico è stato il più
grande destinatario mondiale di IDE nel 2014 con 128 miliardi US$ 106, anche se la
crescita annuale degli IDE è stato soltanto dell’1,7%, molto minore del 5,3%
dell’anno precedente.
3.2. Le relazioni diplomatiche ed economiche tra l’Europa e la Cina.
La prima tappa importante nelle relazioni economiche tra la Cina e l’Unione
Europea fu la firma dell’Accordo Commerciale del 3 aprile del 1978 107. Il testo è
molto breve ed ha soltanto undici articoli. Regolava le condizioni di base delle
relazioni commerciali e sono adottate alcune misure per favorire gli scambi. Il
contenuto più significativo includeva: la promozione e l’intensificazione del
commercio tra le parti, l’intenzione di concedersi reciprocamente il trattamento di
nazione favorita, l’impegno a cercare un’espansione armoniosa e bilanciata degli
scambi, l’obbligo di scambio d’informazione su eventuali problemi che potrebbero
sorgere nelle relazioni commerciali e l’avvio di consultazioni amichevoli su questi
temi. Inoltre, si stabilirono le condizioni per la creazione di un “Comitato Congiunto”
con rappresentanti di entrambe le parti con funzioni di revisione sul funzionamento
dell’accordo, dei potenziali problemi e delle nuove opportunità di business che
potrebbero sorgere.
Con la firma del nuovo Accordo Commissione Europea-Cina per la
Cooperazione e il Commercio del 1985108 cominciò un periodo caratterizzato da un
disordinato sviluppo delle relazioni commerciali ed economiche nel suo complesso.
Quest’accordo espanse il contenuto di quello di 1978, in modo che si estese l’ambito
105
UNCTAD, 2015, Global Investment Trends Monitor, disponibile al sito:
http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/webdiaeia2015d1_en.pdf
106
Nel 2014, l’IDE globale è sceso un 8% a 1.260 miliardi US$, il secondo livello più basso dall’inizio
della crisi finanziaria.
107
Commissione Europea, 1978, Trade Agreement between the European Economic Community and
the People's Republic of China.
108
Commissione Europea, 1985, Agreement on trade and Economic Cooperation between the
European Economic Community and the People's Republic of China, Council Regulation (EEC), No
2616/85.
95
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della cooperazione dalle materie commerciali, a tutte le attività economiche (Griese,
2006). In questo modo, il nuovo accordo, si componeva di tre sezioni principali: il
commercio, la cooperazione economica e gli investimenti. Per quanto riguarda la
cooperazione economica, l’UE accettò determinate condizioni quali i meccanismi di
produzione congiunta attraverso joint ventures e il trasferimento di tecnologia, fra gli
altri. Rispetto agli investimenti, l’accordo prevedeva che entrambe le parti dovevano
incoraggiare e incentivare un maggior volume d’investimenti reciprocamente
vantaggiosi e per cui essi “miglioreranno un clima favorevole agli investimenti
esistenti, in particolare attraverso l’estensione degli accordi di promozione e la
protezione agli investimenti sulla base dei principi di uguaglianza e reciprocità”
(Commissione Europea, 1985).
Contemporaneamente, l’Europa avviò un programma di cooperazione che
appoggiava la Cina nel suo processo di transizione, rafforzava la sostenibilità delle
sue riforme economiche e sociali, e massimizzava la sua integrazione nella comunità
internazionale e nell’economia globale.
Tuttavia, la strategia europea di cooperazione andò oltre il semplice approccio
sociale e cercò di rappresentare una risposta completa alle esigenze cinesi. Alcune
delle iniziative prese rifletterono che l’Europa utilizzava anche il programma di
cooperazione per difendere i suoi interessi in Cina e per stabilire canali per poter
approfittare delle opportunità di business. Da parte cinese, il nuovo approccio
maggiormente pragmatico di Deng Xiao Ping fece sì che ciascuno dei suoi tre
principali partners commerciali (l’Europa, il Giappone e gli Stati Uniti) detenessero
di una rilevanza simile, in modo che non esistesse un’eccessiva dipendenza da
nessuno dei tre.
Nell’ottobre del 1991 il “Comitato Congiunto” decise di fare una riunione di
esperti in commercio per esaminare i problemi specifici che ostacolavano il corretto
sviluppo del commercio. Inoltre alle questioni bilaterali, l’Europa approfittò delle
trattative per posizionarsi come un partner collaboratore nell’incorporazione della
Cina al sistema commerciale internazionale del GATT (accordo esistente prima della
creazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio-OMC).
96
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A metà degli anni novanta non c’era alcun dubbio sull’importanza del mercato
cinese per la competitività delle imprese europee e, a luglio del 1994, la
Commissione pubblicò la comunicazione “Verso una nuova strategia in Asia”109. In
questo documento l’Unione Europea si mostrò finalmente consapevole della necessità
di dare una priorità superiore all’Asia, e sostenne che l’Europa doveva rafforzare
urgentemente la sua presenza economica in tale continente al fine di mantenere la
propria posizione di leadership nell’economia globale (Commissione Europea, 1994).
Tuttavia, il pieno riconoscimento della Cina come partner strategico si
produsse da un punto di vista formale solo nel 1995, quando la Commissione Europea
approvò la comunicazione “Una politica a lungo termine per le relazioni tra la Cina
e l’Europa”110. In altre parole, la comunicazione del 1995 mostrò l’importanza che
l’Unione Europea attribuiva alla Cina sia nell’ordine internazionale come nel campo
economico. Quindi, la Commissione Europea lasciò intendere la sua volontà di
supportare la Cina nella comunità internazionale per l’accesso all’OMC (fondata nel
1995) e nel suo processo di trasformazione socio-economico. Allo stesso tempo,
l’Europa chiese una maggiore disposizione ad ascoltare le questioni sugli interessi
economici europei nel mercato cinese.
Nel marzo del 1998, la Commissione Europea adottò la comunicazione
“Creazione di un’associazione globale con la Cina”111, in cui uno dei 5 obiettivi più
importanti fu l’incorporazione più profonda della Cina nella comunità internazionale.
La comunicazione dichiarava pubblicamente che l’Unione Europea dovrebbe
utilizzare tutti i canali, ma in particolare il processo di adesione della Cina all’OMC,
per rimuovere le barriere di accesso al mercato cinese e riuscire a creare un’economia
cinese più aperta che sarebbe di beneficio agli interessi europei e mondiali.
Su questa linea, l’Unione Europea si posizionò come uno dei principali
sostenitori di una pronta adesione della Cina all’OMC. Dispose inoltre l’eliminazione
delle restrizioni quantitative sui prodotti cinesi non appena il Paese asiatico facesse
109
Commissione Europea, 1994, Towards a New Asia Strategy, Communication from the Commission
to the Council, COM (94) 314 finale.
110
Commissione Europea, 1995, A long term policy for China-Europe relations, COM (95) 279/finale.
111
Commissione Europea, 1998, Building a Comprehensive Partnership with China, COM (98) 181.
97
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altrettanto. Tuttavia, chiese specificamente la creazione di un quadro normativo per
gli investimenti coerente e trasparente, e una migliore attuazione dei diritti sulla
proprietà intellettuale. Questa richiesta rispondeva alla nuova strategia d’integrare la
politica commerciale con una strategia globale per promuovere gli investimenti e la
cooperazione industriale e commerciale. Quindi, l’economia europea cercò di
focalizzare la propria strategia d’investimento in settori industriali in cui godeva di un
chiaro vantaggio comparativo come le telecomunicazioni, l’energia, le tecnologie e
servizi ambientali, i trasporti e i servizi finanziari, fra gli altri.
Alla fine degli anni ‘90, le relazioni tra l’UE e la Cina furono segnate dai
negoziati sull’accesso della Cina all’OMC. Il ruolo europeo nelle trattative di
adesione, insieme al lancio dell’Euro, rappresentarono un importante punto di svolta
nella percezione che la Cina ebbe dell’Europa in modo che, da questo momento, la
vide come un agente politico-economico con una maggiore influenza sulla scena
internazionale (Dejean de la Batie, 2003; Barysch et al., 2005).
Dopo la firma del protocollo di adesione all’OMC nel 2001, la Cina aveva il
compito di allinearsi all’ordine economico multilaterale basato sui principi di libero
scambio e quindi apportando modifiche sostanziali alla sua normativa sul commercio
e sugli investimenti esteri nonchè, creando un ambiente istituzionale favorevole al
funzionamento economico.
Nel fratempo, l’Unione Europea continuò con la sua intenzione di appoggiare
una Cina più aperta e di contribuire al processo di riforme, poiché comprese che la
partecipazione attiva della Cina a livello internazionale favoriva gli interessi
economici e politici dell’Europa. L’UE era anche pienamente consapevole che da
quel momento il sistema di risoluzione delle controversie dell’OMC, indipendente e
giuridicamente vincolante, diventava uno strumento di applicazione per gestire le
controversie commerciali in modo più rapido ed efficace.
La Cina mantenne lo status di economia di transizione per un ulteriore periodo
di 15 anni dalla sua adesione. Tuttavia, provò a essere considerata come un’economia
di mercato facendo richiesta formale nel 2003, ma un anno dopo l’Europa la rifiutò
98
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sostenendo che le condizioni necessarie non erano soddisfatte112. Inoltre, la
Commissione Europea avvertì circa l’intervento dello Stato cinese in diverse aziende
e in alcuni settori di attività economica, aggiungendo che non c’erano garanzie per il
rispetto delle leggi sulla proprietà e sul fallimento, e che il settore finanziario doveva
rispettare le regole di mercato (Maiza Larrarte e Bustillo Mesanza, 2010).
Dall’inizio dell’apertura economica cinese e nei primi decenni, sia il governo
cinese sia quello europeo affermarono la loro complementarietà; da un lato l’Unione
Europea che costituiva un’economia sviluppata con tecnologie avanzate e forti risorse
finanziarie e, dall’altra parte, la Cina che sperimentava una rapida crescita economica
con un enorme mercato a disposizione e una manodopera abbondante e a basso costo.
In questo contesto esisteva un grande potenziale per il commercio bilaterale e la
cooperazione economica e tecnologica.
In conclusione, i decenni degli anni ottanta e novanta e i primi anni del nuovo
secolo furono caratterizzati da un rapido sviluppo delle relazioni tra l’Unione
Europea e la Cina. Tuttavia nel frattempo, le relazioni economiche furono fortemente
influenzate dalle politiche commerciali che non rispettavano le regole della libera
concorrenza e non garantivano un libero e reciproco accesso ai mercati. Questa fase
perciò, si caratterizzò da un marcato aumento delle importazioni di prodotti cinesi in
Europa, un aumento molto più moderato delle esportazioni europee verso la Cina e,
di conseguenza, da un forte aumento del deficit della bilancia commerciale europea.
D’altra parte, ancora oggi, la presenza europea in Cina trova seri ostacoli e
rimane indietro alle altre potenze occidentali tali gli Stati Uniti e del Giappone.
Alcuni autori (Engammare e Lehmann, 2005), attribuiscono questa difficoltà al
cosiddetto “eurocentrismo”, definito come la tendenza a fare investimenti intra-UE
rispetto al capitale investito al di fuori delle frontiere europee. Tradizionalmente uno
dei motivi per giustificare la riluttanza delle imprese europee a investire nei mercati
112
Nelle denuncie di difesa commerciali, le autorità devono utilizzare i prezzi dichiarati dalle imprese
al fine di valutare l’esistenza di dumping o di sovvenzioni; ma questo avviene solo quando l’analisi si
basa su politiche commerciali di economie di mercato. Al contrario, poiché la Cina è considerata
un’economia di transizione, si presume che i prezzi sono influenzati dall’intervento statale e i
ricercatori devono utilizzare i prezzi di terzi Paesi considerati come economie di mercato (Maiza
Larrarte e Bustillo Mesanza, 2010).
99
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asiatici è stata la loro preferenza a investire in Europa. In primo luogo a causa della
creazione del mercato unico nel 1992, e poi a causa dell’allargamento dell’Unione
Europea nel 1995 ma soprattutto per quello del 2004. Inoltre, i mercati europei sono
più vicini fisicamente e culturalmente, ciò comporta l’assunzione di minori rischi
rendendo più facile investire.
L’andamento del deficit portò una certa confusione in Europa poiché, da un lato
si voleva migliorare le relazioni commerciali e aumentare la presenza di aziende
europee in Cina ma, d’altra parte, si ci preoccupava del crescente squilibrio
commerciale (cfr. Tabella 1).
Tabella 1 - Evoluzione delle esportazioni europee, le importazioni e il deficit commerciale di merci (in
milioni di euro).
Expo
Impo
Deficit
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
48,382
129,203
-80,821
51,747
161,008
-109,260
63,696
195,817
-132,121
71,823
233,863
-162,040
78,301
249,102
-170,802
82,421
215,274
-132,853
113,454
283,931
-170,477
136,415
295,029
-158,614
Fonte: Comissione Europea - European Union, Trade in goods with China.
In tal senso, dal punto di vista europeo, sembrava urgente adottare misure per
rimuovere gli ostacoli e le altre condizioni imposte ai prodotti europei nel mercato
cinese. Infatti, in Europa, esisteva una crescente preoccupazione per la convinzione
che la Cina fosse un Paese che in realtà non rispettava le norme dell’OMC di libero
accesso ai prodotti (Maiza Larrarte e Bustillo Mesanza, 2010). L’Unione Europea
cercò di dare un’altra tonalità a questo discorso e dichiarò che ovviamente gli
squilibri commerciali bilaterali non erano un problema in sé, eccetto che riflettessero
strutture e pratiche che erano incompatibili con le regole di un commercio libero ed
equo, tuttavia espresse la convinzione che non fosse il caso della Cina (Commissione
Europea, 1995).
Mentre il volume di scambi commerciali cresceva, e perciò s’incrementava
anche il deficit europeo, aumentavano le accuse europee di violazioni delle regole
internazionali del commercio da parte della Cina. L’Europa utilizzò sempre più
frequentemente gli strumenti di difesa commerciale e sostenne che esistevano
pratiche commerciali sleali come il dumping e i sussidi illegali all’esportazione e
chiese una maggiore tutela dei diritti sulla proprietà intellettuale.
100
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La strategia dell’Unione Europea nelle sue relazioni con la Cina sembrò essere
ben definita nella comunicazione di ottobre del 2006 “UE-Cina: un’associazione più
forte con maggiori responsabilità”113. L’Unione Europea sottolineava la necessità di
un’associazione equilibrata, reciproca e mutuamente vantaggiosa; un’idea che
rifletteva il sospetto fino a quel momento presente: la Cina otteneva più benefici di
quanto ne aveva l’Europa nelle loro relazioni bilaterali. Il forte incremento nel
commercio tra la Cina e l’Unione Europea indicava una potenziale fonte di conflitto
per entrambe le regioni economiche. E’ innegabile che la principale origine di
tensione bilaterale fu, ed è tuttora, il crescente deficit commerciale dell’Unione
Europea ma, a quanto pare, la tensione non era causata direttamente dall’alto livello
di tale deficit, se non della sua natura (Andreosso O’Callaghan & Nicolas, 2007). In
questo senso, il deficit commerciale con la Cina fu considerato in Europa come
risultato di pratiche commerciali sleali. In altre parole, gli operatori europei
ritenevano che ci fossero molti elementi “non di mercato” e fattori che provocavano il
deficit commerciale e che svolgessero un ruolo importante nell’incapacità europea
d’invertire lo squilibrio finanziario con la Cina (Maiza Larrarte e Bustillo Mesanza,
2010).
I comunicati delle riunioni governative del 2004 e del 2005 (Commissione
Europea, 2003e e 2004g)114 rifletterono che le due parti accoglievano positivamente il
dinamismo delle relazioni commerciali, sia il continuo aumento delle transazioni
bilaterali sia il risultante deficit europeo. Tuttavia, si fece riferimento anche a
questioni che preoccupavano ciascuna delle parti.
L’Unione Europea lamentò problemi nell’accesso al mercato e la presenza di
barriere alle importazioni di determinati beni, come ad esempio: il controllo dei
prezzi e i requisiti discriminatori di registrazione, fra gli altri. Inoltre, chiese la
rimozione degli ostacoli agli investimenti come le restrizioni geografiche, i requisiti
di joint ventures, le procedure discriminatorie per le approvazioni di apertura e
richiese l’applicazione delle regole sui dei diritti sulla proprietà intellettuale e il
rispetto degli standard internazionali (sanitari e industriali).
113
Commissione Europea, 2006a, Closer Partners, Growing Responsibilities, COM (2006) 632 finale.
Commissione Europea, 2003e, Joint Press Statement of the 6th EU-China Summit, Pekín, 2003; e
Commissione Europea, 2004g, Joint Press Statement of the 7th EU-China Summit, La Haya, 2004.
114
101
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A questo punto occorre notare che alcuni autori (Engammare e Lehmann, 2005)
ritengono che contrariamente alla posizione dell’Unione Europea, il mercato europeo
ha sempre avuto un notevole grado di protezione alle importazioni extracomunitarie
al fine di garantire la redditività degli investimenti interni. Essi sostengono che c’è un
protezionismo europeo, in particolare nelle aree relative ai prodotti tessili e ai prodotti
agricoli, che le conferisce un’immagine di fortezza impenetrabile, molto
specificamente, per i Paesi asiatici.
Il governo cinese invece, manifestò l’importanza che l’Europa concedesse alla
Cina lo status di economia di mercato entro un breve periodo di tempo, e ritenne che
le misure antidumping e altre pratiche discriminatorie devessero essere limitate. Si
chiese inoltre, un risarcimento per le perdite economiche e commerciali a causa
dell’allargamento dell’Unione Europea.
Indubbiamente, la Cina fu beneficiata enormemente della sua adesione
all’OMC secondo i dati che mostravano il notevole aumento delle sue esportazioni. In
effetti, gli accordi con l’Europa e gli Stati Uniti contribuirono a migliorare in modo
significativo la sua immagine internazionale nei Paesi terzi. Da parte sua, l’Unione
Europea inizialmente raggiunse una riduzione delle barriere al commercio e agli
investimenti in Cina ottenendo migliori condizioni per le imprese europee a un livello
simile a quelle della concorrenza statunitense. Tuttavia, il suo più grande successo è
stata la decisione di supportare la Cina durante la sua adesione all’OMC, cosa che ha
consentito di migliorare notevolmente la reputazione dell’Unione Europea tra le
autorità cinesi.
All’inizio del processo d’industrializzazione cinese, la situazione economica
europea non fu influenzata negativamente dalla sua crescita. Piuttosto, come indicato
sopra, si verificò un elevato grado di complementarietà tra le due strutture
commerciali facendo sì che le industrie europee potessero ottenere significativi
benefici dall’emergenza economica cinese per l’uso della redditività dei vantaggi di
produttività e dalla vicinanza al mercato di consumo in più rapida crescita al mondo.
Dopo la crisi finanziaria globale, le imprese europee espansero ulteriormente gli
investimenti in Cina approfittando del pacchetto d’incentivi su larga scala lanciati
dalla Cina, in un momento in cui l’Unione Europea affrontava una recessione interna.
Dopo un debole 2012, gli stock degli IDE europei in Cina recuperarono un 18% nel
102
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2013 con € 118 milliardi secondo i dati ufficiali cinesi (Deutsche Bank Research,
2014115).
Tuttavia, questa situazione non poteva durare all’infinito poiché, come risultato
dei grandi investimenti in nuove tecnologie, la Cina cambiò il suo orientamento
produttivo verso i settori a più alto valore aggiunto, cioè, quelli importanti per la
struttura industriale europea. Di conseguenza, sembrava assolutamente inevitabile il
sorgere di attriti di carattere competitivo tra le due economie.
In effetti, negli ultimi anni, la politica industriale cinese si è dedicata
all’innovazione interna. Pertanto, la priorità non è stata solo l’assorbimento di
tecnologia se non la riduzione dalla dipendenza delle tecnologie esterne, ciò che
alcuni hanno interpretato come una nuova ondata di “nazionalismo tecnologico”
(Kang e Segal, 2006). In questo nuovo contesto, le autorità cinesi sostengono i settori
ad alta tecnologia, principalmente attraverso diversi strumenti politici quali il
supporto finanziario diretto alla R&S o i requisiti di certificazione di tecnologia
nazionale (Maiza Larrarte e Bustillo Mesanza, 2010). Infine, la politica del governo
cinese mostrò la volontà di ridisegnare lo sviluppo della Cina: da un modello di
sviluppo che mirava alla quantità e la velocità a uno che punta alla qualità e
l’efficienza (EREC, 2003116).
In conclusione, l’investimento europeo in Cina non è un fenomeno recente. In
effetti molte aziende europee possono guardare indietro osservando una presenza di
lunga data in Cina, tuttavia le relazioni d’investimento diretto tra l’Europa e la Cina
sono ancora relativamente asimmetriche. L’UE rimane un’importante fonte di IDE
per la Cina. Gli investimenti cinesi in Europa invece, sono ancora nelle prime fasi di
sviluppo, ma probabilmente aumenteranno comprendendo una vasta gamma
d’industrie e Paesi in Europa. Rispetto a questo fenomeno, guidato dalla politica del
Go Global, nel 2012 i dati mostravano che gli investimenti cinesi nell’Unione
Europea rappresentavano il 2,9% del totale degli IDE ricevuti nell’UE (OECD e
115
Deutsche Bank Research, 2014, China-EU relations: Gearing up for growth, Current Issues:
Emerging markets.
116
EREC (European Renewable Energy Council), 2003, European Renewable Energy Export
Strategy,
disponibile
su:
http://www.erec.org/fileadmin/erec_docs/Documents/Publications/DEF_Export_Strategy.pdf
103
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UNCTAD)117. Al contrario, la proporzione dei flussi totali di IDE europea verso la
Cina rimaneva costante a un 20% del totale dei flussi di IDE, ciò trasformava
all’Unione Europea in uno dei primi 5 fornitori di IDE in Cina insieme a Taiwan,
Hong Kong, gli Stati Uniti e il Giappone.
In relazione al deficit commerciale europeo con la Cina, l’anno 2013 segnò una
tendenza al ribasso. Le esportazioni europee in Cina aumentarono del 2,9%, un
record di € 148.1 miliardi118. La Cina invece fu il più grande fornitore dell’Unione
Europea, con € 279.9 miliardi di beni importati nel 2013 (in calo del 4% rispetto al
2012). Ciò provocò un deficit commerciale di € 131.8 miliardi con la Cina in
quell’anno, una diminuzione del 10,7% rispetto al 2012, e una riduzione del 22,5%
rispetto al record di € 170,5 miliardi nel 2010. Inoltre, il deficit commerciale fu
dovuto principalmente ai settori quali le telecomunicazioni e le attrezzature per uffici,
le scarpe e i tessili, il ferro e l’acciaio.
Tuttavia, le relazioni commerciali cino-europee non si consolidarono
integralmente. In effetti ci furono fino a quel momento controversie commerciali che
avrebbero potuto influenzarle negativamente le relazioni bilaterali. Ad esempio, nel
mese di marzo del 2014 l’UE aveva iniziato 52 misure antidumping e 3 misure
compensative in vigore contro le importazioni cinesi119. L’Europa sosteneva che i
suoi strumenti di difesa commerciale si basassero su rigorose procedure non politiche
poiché le misure di difesa commerciale sono strumenti non protezionistici. Dichiarò
inoltre che sono procedure legali in conformità con gli standard internazionali che
hanno l’obiettivo di contrastare le pratiche commerciali sleali.
Questo tipo di conflitto provocò una grande tensione nelle relazioni fra i Paesi.
In questo senso, si deve prestare attenzione al rischio che le controversie commerciali
possano diventare un ostacolo sulla strada delle relazioni commerciali bilaterali e
d’investimento. Le dispute commerciali, infatti, sono state numerose nel passato
117
OECD Data, Foreign direct investment (FDI), disponibile al sito: https://data.oecd.org/fdi/fdi-flows;
e
UNCTAD,
FDI
Statistics:
Bilateral
FDI
Statistics,
disponibile
su:
http://unctad.org/en/Pages/DIAE/FDI%20Statistics/FDI-Statistics-Bilateral.aspx
118
Le esportazioni europee sono quasi raddoppiate negli ultimi cinque anni, contribuendo a
riequilibrare il bilancio.
119
Le misure combinate riguardano meno del 2% del totale delle importazioni provenienti dalla Cina.
104
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recente tra Cina ed Europa. Pertanto, se i conflitti commerciali ricorrenti culminano
nelle azioni punitive contro una delle parti, potrebbero danneggiare le relazioni tra le
due potenze. Un esempio è rappresentato dalla disputa commerciale tra la Germania e
la Cina nel 2013 sulle tariffe ai pannelli solari importati dalla Cina per l’Europa che
rese difficili le relazioni tra i due Paesi. La controversia si è conclusa con il
raggiungimento di un compromesso consentendo l’importanzione dei pannelli solari
entro una certa quota e sotto un prezzo fisso determinato. Tuttavia, l’episodio scatenò
i timori di una guerra commerciale poiché la Cina iniziò azioni legali contro
l’importazione di vini dalla Francia presumibilmente a causa della controversia sui
pannelli solari.
3.3. L’accordo bilaterale d’investimento tra la Cina e l’Europa.
L’Unione Europea è il più grande blocco economico al mondo, nell’anno 2014
è stato il maggiore partner commerciale della Cina (€ 302.58 miliardi) mentre la Cina
è stato il secondo partner commerciale dell’Unione Europea (€ 164.73 miliardi, dopo
gli Stati Uniti con € 310.77 miliardi) (Comissione Europea, 2014)120, e gli scambi tra le
due regioni ammontano ad oltre € 1.2 miliardi al giorno.
In effetti, i rapporti economici e politici qui trattati, che storicamente
caratterizzarono le relazioni bilaterali, provocarono che, nel marzo del 2014, il
presidente Xi Jinping abbia visitato Bruxelles, essendo questa la prima visita ufficiale
di un leader cinese alle istituzioni dell’Unione Europea; anche se le relazioni
commerciali cino-europee risalgono al 1985 quando fu firmato il primo accordo
commerciale e di cooperazione tra l’UE e la Cina.
L’incontro è stato un importante segno della prioritizzazione del leader cinese
verso l’Europa. Infatti, durante la visita del Presidente cinese, si è raggiunto il
compromesso di un accordo bilaterale d’investimenti tra Cina ed Europa.
Rimane da chiarire che in precedenza i Paesi membri dell’Unione Europea
avevano ciascuno sovranità in materia d’investimento ma che con il Trattato di
Lisbona dell’anno 2009 (Art. 207 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione
120
Comissione Europea, 2014, European Union, Trade in goods with China, disponibile su:
http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2006/september/tradoc_113366.pdf
105
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Europea)121, questi hanno delegato all’Europa la politica sugli investimenti, che
comprende gli investimenti diretti esteri e le sue trattative come competenza esclusiva
dell’UE intesa come blocco economico. Con queste prospettive di negoziati, l’UE
cerca quindi di sostituire i 27 trattati d’investimento fatti tra i Paesi europei e la Cina
in maniera individuale, con un unico accordo UE-Cina. Quest’accordo sarà l’unico
strumento che potranno utilizzare tanto le imprese europee quanto quelle cinesi per
ottenere la tutela giuridica degli investimenti fatti grazie a certi principi garantiti
come: il principio di trattamento nazionale, il trattamento giusto ed equo, il diritto al
risarcimento immediato ed equo per l’esproprio e il diritto al libero trasferimento
degli utili, tra gli altri (Serrano Leal, 2014).
L’obiettivo chiave di quest’accordo per l’Europa è quello di migliorare
l’accesso che le imprese europee hanno nel mercato cinese che attualmente rimane
limitato. Infatti, nel 2012 la Cina ha pubblicato nuove norme che incoraggiano gli
investimenti in settori in cui essa dipende dalla competenza delle imprese occidentali
come l’ambiente, l’energia, l’alta tecnologia e l’assistenza sanitaria. Nel frattempo,
gli investimenti in settori quali l’industria pesante e le materie prime strategiche sono
stati limitati o in alcuni casi vietati. Il settore bancario e il settore assicurativo, così
come il settore dei servizi domestici, restano strettamente regolamentati, controllati
dallo Stato o di proprietà statale. Pertanto, i nuovi regolamenti si sono rivelati una
delusione per le imprese europee. Inoltre, i negoziatori commerciali dell’Unione
Europea hanno osservato che, nonostante i forti scambi di beni, gli scambi di servizi
tra le due economie rimangono bassi.
Tra i principali temi da discutere da parte dell’Unione Europea si trovano: l’alto
livello d’intervento del governo nel mondo aziendale, la debole protezione dei diritti
sulla proprietà intellettuale e la mancanza di trasparenza (Godement e Stanzel, 2015).
Le preoccupazioni per la protezione degli investimenti in Cina non sono una
novità: la Commissione Europea (2013)122 ha rilevato lo scorso anno che il 77% delle
121
Official Journal of the European Union, 2012, Consolidated version of the Treaty on the functioning
of
the
European
Union,
disponibile
su:
http://eur-lex.europa.eu/legalcontent/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:12012E/TXT&from=ES
122
Comissione Europea, 2013, European Commission proposal on EU–China Investment Relations,
disponibile su http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/note/join/2013/514077/IPOLJOIN_
106
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imprese europee aveva avuto difficoltà con l’istituzione d’investimenti in Cina,
problemi con il non rispetto della proprietà intellettuale e con il trattamento
preferenziale riservato alle aziende di proprietà statale.
In generale, i multipli ostacoli per gli investitori europei in Cina, prima e dopo
(la decisione di) l’investimento sono: le procedure di concessione di licenze e di
approvazione regolamentaria, le restrizioni sulla proprietà straniera, il divieto
d’investire o la limitazione dell’ambito di attività economica, i requisiti per la joint
venture e per il trasferimento di tecnologie e le sovvenzioni concesse alle aziende
cinesi (Cirlig, 2013).
Per tutto ciò e data la natura arbitraria e instabile del sistema giuridico cinese
che è controllato dal partito statale, le garanzie di accesso al mercato, la protezione e
le procedure di arbitrato dovranno essere componenti essenziali di un possibile
accordo bilaterale d’investimento (Godement e Stanzel, 2015), per fornire una
maggiore sicurezza degli investimenti per le imprese europee.
Il principale ostacolo si riflette nel come ottenere tutte queste richieste e in
cos’altro può dare in cambio l’Europa alla Cina se gli investitori cinesi hanno già
tutto l’accesso che vogliono in Europa attraverso i 27 trattati individuali che esistono
attualmente. Naturalmente è più difficile trovare incentivi positivi per la Cina poiché
l’Europa ha già concesso molto in precedenza. Infatti, la molteplicità di questi trattati
conferisce un grande vantaggio di contrattazione per la Cina negando all’Europa
qualsiasi leva capace di aprire le trattative sugli investimenti (Godement e Stanzel,
2015).
Fra l’altro, la Cina chiede un Accordo di Libero Scambio (FTA123) mentre l’UE
vorrebbe un Trattato Bilaterale d’investimento (BIT124). In effetti, la Cina sembra
NT%282013%29514077_EN.pdf
123
Dal suo acronimo in inglese Free Trade Agreement.
124
Dal suo acronimo in inglese Bilateral Investment Treaty, un BIT è un accordo che stabilisce i
termini e le condizioni per gli investimenti, tra cui il livello di protezione (ad esempio, da esproprio
senza un integrale risarcimento) e certe garanzie (ad esempio, libero trasferimento di capitali o il
trattamento equo e non discriminatorio). Questo può stabilire anche le procedure e le opportunità a
disposizione degli investitori in caso di conflitto con lo Stato d’accoglienza, compreso il potenziale
107
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aver bisogno di un FTA soprattutto per proteggere ciò che già ha, mentre l’Unione
Europea ha bisogno di un BIT per ottenere ciò che non ha (Godement e Stanzel,
2015): l’accesso agli investimenti in Cina, ai servizi, ai servizi di finanziamento, ai
mercati degli appalti pubblici, ecc. Infine, mentre le aziende europee continuano a
dover affrontare ostacoli significativi per l’accesso in Cina, i mercati europei sono già
meno restrittivi di quelli statunitensi o canadesi per gli investitori cinesi. Tuttavia
formalmente le trattative si stanno svolgendo nel quadro di un Trattato Bilaterale
d’investimento.
La Commissione Europea deve quindi discutere con gli stati membri le
condizioni di un mandato di negoziazione poiché, dovuto all’ampia disparità tra i
trattati esistenti (alcuni dei quali sono più favorevoli di altri), è molto difficile anche
concordare una posizione negoziale comune. Inoltre, la competizione tra gli stati
membri incide direttamente nei negoziati del BIT poiché diminuisce l’influenza
dell’UE e rende la Cina più forte potendo contare sulle relazioni bilaterali già
esistenti. L’Europa dovrebbe trasformare questa disunità in un approccio comune nei
confronti della Cina.
Dal lato cinese in questo periodo esiste una diversificazione degli investimenti,
che si muovono verso la distribuzione di energia, le infrastrutture, le fusioni e le
acquisizioni di marchi, l’alta tecnologia e maggiori quote di mercato nelle economie
avanzate. Infatti, la Cina è sempre più interessata ad acquisire tecnologia europea,
know-how e marchi già esistenti. Ciò perché sta cercando di spostarsi sulla catena di
valore ma anche perché i consumatori cinesi, spaventati dalla mancanza di norme
ambientali e sanitarie nel loro Paese, sono sempre più alla ricerca di marchi stranieri
che sono associati a concetti quali qualità e sicurezza.
Infine, le caratteristiche distintive degli investimenti cinesi in Europa possono
essere riassunti come segue: rapida crescita negli ultimi anni, grande presenza
d’imprese statali (SOE - state owned enterprises), sostegno dello Stato alle imprese
cinesi per investimenti all’estero (derivato dalla politica del Go Global), poca
omogeneità sulla composizione delle aziende investitrici (che non sono ancora al
ricorso all’arbitrato internazionale in un processo conosciuto come “risoluzione delle controversie tra
investitore e stato” (ISDS- Investor State Dispute Settlement).
108
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livello dei giocatori globali in quanto non hanno un marchio globale né una strategia
d’investimento) (Serrano Leal, 2014). In tale contesto la Cina è specialmente
interessata a proteggere i propri investimenti in crescita.
Per tutto ciò la Cina cerca di omogeneizzare il quadro giuridico esistente dei 27
trattati in un unico accordo con l’ulteriore intenzione di partecipare, in questo modo,
all’elaborazione delle regole d’investimento internazionali (Cirlig, 2013).
Tuttavia, c’è una certa riserva per la presenza cinese125 e l’eventuale
concorrenza sleale (Serrano Leal, 2014). Inoltre, la maggiore liquidità delle aziende
cinesi permette investimenti in settori ad alto valore aggiunto in Europa, come modo
di acquisire tecnologia.
La sfida sarà quella di conciliare entrambi gli obiettivi senza che il livello di
protezione per gli investitori di entrambe le parti sia ridotto.
In conclusione, nonostante la volontà di entrambe le parti di rafforzare i legami
commerciali, la relazione tra l’UE e la Cina si trova ad affrontare grandi sfide.
L’accordo proposto ha lo scopo di eliminare le barriere agli investimenti e di
rafforzare il quadro giuridico e, in particolare, di spingere al miglioramento delle
pratiche commerciali che possano mettere le imprese europee in condizioni di
svantaggio e di adattare l’ambiente degli investimenti cinesi agli standard dell’UE
garantendo la parità dei contesti d’investimento.
3.4. Descrizione delle relazioni bilaterali tra Cina e Spagna.
La Spagna è la nazione iberoamericana meglio classificata nell’Indice Elcano di
presenza globale126 nell’anno 2014. Questo indicatore misura la proiezione
internazionale di 80 Paesi prendendo in considerazione le loro dimensioni
125
Sebbene la presenza della Cina come investitore diretto rappresenta un’opportunità per la creazione
di posti di lavoro nell’UE, l’aumento della concorrenza e un più ampio accesso al capitale per le
imprese europee sono preoccupazioni non tanto economiche, ma piuttosto di natura politica e in
materia di sicurezza (Cirlig, 2013).
126
El Economista, 2015, España, el país iberoamericano con mayor presencia global, disponibile al
sito: http://www.eleconomistaamerica.co/actualidad-eAm-colombia/noticias/6699934/05/15/Espanael-pais-iberoamericano-con-mayor-presencia-global.html#.Kku84F4E9K8G12f
109
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economiche, militari e altre raggruppate in quelle che sono chiamate soft zone come
l’istruzione, la tecnologia, la cooperazione allo sviluppo, lo sport, la cultura e il
turismo. L’indicatore non stabilisce quale sia la nazione più potente, ma analizza la
situazione di ciascun Stato all’interno del processo della globalizzazione in cui siamo
immersi, riflettendo le tendenze strutturali e a lungo termine. A livello globale, la
Spagna è all’undicesima posizione; gli Stati Uniti conducono la classifica, seguiti dal
Regno Unito, la Germania, la Cina, la Francia, la Russia, il Giappone, i Paesi Bassi, il
Canada e l’Italia. In termini di commercio estero, attualmente la somma delle
esportazioni spagnole di beni e servizi ha raggiunto il 32% del PIL per l’anno
2014127; inoltre, per lo stesso periodo, le aziende esportatrici spagnole sono state circa
150.000, delle quali 47.000 sono esportatrici regolari128.
Altresì, l’Indice Elcano classifica la Spagna all’undicesima posizione tra i
maggiori investitori a livello globale e, secondo i dati della CEPAL129 riferiti all’anno
2014, la Spagna è stata il secondo più grande investitore europeo in America latina
dopo i Paesi Bassi, raggiungendo il 10% del totale degli IDE ricevuti. Per molti anni
la Spagna ha accompagnato lo sviluppo di quasi tutti i Paesi di lingua spagnola e lo
ha fatto attraverso investimenti esteri diretti. Infatti, l’America Latina ha svolto un
ruolo chiave nell’internazionalizzazione delle imprese spagnole in particolare negli
anni novanta; all’epoca che la struttura economica spagnola cambiava, la situazione
internazionale favoriva i flussi di capitale e l’America Latina superava il decennio
perduto offrendo opportunità, stabilità e apertura internazionale (Herrera-Feligreras,
2014)130.
Tuttavia, durante la fine del secolo XX e l’inizio del secolo XXI, le potenze
economiche mondiali iniziarono un processo commerciale e d’investimento in Cina,
127
OECD Data, International trade: Trade in goods and services, disponibile al sito:
https://data.oecd.org/trade/trade-in-goods-and-services.htm#indicator-chart
128
eldiario.es, 2015, Margallo quiere mejorar la imagen de España en China, disponibile al sito:
http://www.eldiario.es/politica/Margallo-quiere-mejorar-Espana-China_0_375512985.html
129
CEPAL (Comisión Económica para América Latina y el Caribe), 2015, La Inversión Extranjera
Directa en América Latina y el Caribe, LC/G.2641-P.
130
Queste condizioni hanno favorito, tra 1996 e il 2000, l’investimento spagnolo in quella regione e
un importante salto di quantità.
110
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dovuto dall’apertura di questa economia e dalle enormi opportunità presenti in questo
nuovo mercato, in cui la Spagna non partecipò attivamente.
In effetti, le relazioni commerciali di quei tempi mostravano un lieve aumento
delle esportazioni spagnole verso la Cina e un aumento considerevole delle
importazioni dalla Cina con il conseguente incremento del deficit commerciale (in
parallelo con il deficit europeo)131 il quale rivela l’incapacità di cambiare la
situazione da parte del governo spagnolo in quel periodo (cfr. Tabella 2).
Tabella 2 - Evoluzione del deficit della Spagna con la Cina e del tasso di copertura rispetto al periodo
1995-2005 (in milioni di euro).
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
Espo
679,64
468,30
428,84
469,41
442,25
553,49
634,36
796,15
1.100,36
1.162,26
1.527,31
Impo
1.756,61
1.841,41
2.528,52
2.937,50
3.686,02
4.712,95
5.079,23
5.770,79
6.729,06
8.531,33
11.709,36
Bilancio
-1.076,97
-1.373,11
-2.099,68
-2.468,09
-3.243,76
-4.159,46
-4.444,87
-4.974,64
-5.628,69
-7.369,06
-10.182,05
Tasso di
copertura
38,69%
25,43%
16,96%
15,98%
12,00%
11,74%
12,49%
13,80%
16,35%
13,62%
13,04%
Fonte: DataComex - Statistiche sul commercio estero spagnolo132.
Negli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso, si registrava quindi un flusso
commerciale relativamente modesto di prodotti di diversa natura tra cui, nelle
esportazioni spagnole si potevano trovare soprattutto prodotti d’acciaio, chimici e
farmaceutici, con una crescente importanza delle apparecchiature e della tecnologia
associata con lo sviluppo dei progetti. Dal lato delle importazioni invece, fin dagli
anni ‘80 cominciava una tendenza al rialzo delle importazioni di prodotti cinesi,
soprattutto nell’industria leggera come quella tessile, dei giocattoli, delle scarpe,
dell’elettronica e dei regali (Fanjul, 2013).
L’aumento delle importazioni di prodotti cinesi è stato costante e sorprendente.
Nel 2012 le importazioni spagnole di prodotti cinesi avevano raggiunto € 17.808
131
Tutti i Paesi dell’UE mostrano deficit con la Cina tuttavia, il tasso di copertura spagnolo è il decimo
più basso d’Europa (Ambasciata di Spagna in Cina: Ufficio Economico e Commerciale a Pechino,
2010).
132
Disponibile al sito: http://datacomex.comercio.es/
111
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milioni, mentre le esportazioni sono state circa € 3.785 milioni133. Il deficit
commerciale bilaterale ascendeva quindi a € 14.023 milioni: una cifra che
rappresentava quasi il 45% del totale del deficit commerciale spagnolo per quel
periodo. Ciò significa che mentre la Cina rappresentava una percentuale
relativamente piccola del commercio estero spagnalo (è stato il 15° mercato globale
della Spagna nel 2009 e il più grande mercato in Asia, superando il Giappone)134,
d’altra parte aveva un peso enorme sul deficit, pari a circa la metà del deficit
commerciale totale. Alcuni autori come Minguez Fuentes (2008), lo spiegano come
di seguito “La Cina resta, anche se in misura sempre minore, una destinazione
eventuale e sconosciuta per l’esportatore spagnolo, mentre per l’importatore
spagnolo la Cina è un fornitore abituale”.
Herrera-Feligreras (2014) afferma che questa assenza di correlazione è spiegata
con il fatto che la Spagna, nei primi tempi, non è stata percepita come un Paese in
grado di soddisfare la domanda di tecnologie avanzate necessarie per i pianificatori
cinesi. In realtà, per tradizione, le esportazioni spagnole non riflettevano un modello
altamente tecnológico. Inoltre, aggiunge che in realtà, entrambi i Paesi avevano
un’idea molto piccola di quello che stava accadendo al di fuori dei loro abituali
scenari di relazioni esterne ed erano quindi due sconosciuti.
Dall’altro lato l’ignoranza e il pessimismo nel mondo aziendale avevano creato
una distanza psicologica nei confronti della Cina, quindi gli imprenditori con poca
esperienza in internazionalizzazione optarono per investimenti nei mercati situati
nell’area d’interesse e influenza tradizionale della politica estera spagnola. Infatti,
alcuni studi effettuati con aziende impiantate in Cina evidenziavano aspetti come “la
differenza culturale aziendale”, “la cultura imprenditoriale locale” e soprattutto il
“linguaggio”, come le principali difficoltà nello sviluppo delle attività di queste
imprese in Cina (Herrera-Feligreras, 2014).
133
Mentre è vero che il deficit con la Cina si è consolidato e non ha fatto altro che crescere, la vera
complicazione è il peso ridotto che le esportazioni spagnole hanno sui flussi commerciali bilaterali
differenziandosi dalla maggiornaza dei Paesi europei che pur avendo déficit commerciale con la Cina
vantano una sufficiente quantità di esportazioni.
134
ICEX, 2010, Ambasciata di Spagna in Cina: Ufficio Economico e Commerciale a Pechino, Año
2010:
Relaciones
Económicas
España-China,
disponibile
al
sito:
http://www3.icex.es/icex/cma/contentTypes/common/records/mostrarDocumento/?doc=4340101
112
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La risposta del governo allo scetticismo aziendale fu quella di approfondire
ulteriormente la politica di sostegno alle relazioni economiche con la Cina. Sviluppò
varie attività di marketing commerciali quali missioni, organizzazione di seminari
tecnici, fiere, pubblicità e comunicazione, al fine sia di alimentare l’interesse per la
Cina nella comunità imprenditoriale spagnola, sia di aumentare la consapevolezza tra
i pianificatori e i managers cinesi sulla capacità e affidabilità spagnola come fornitore
di tecnologia.
Inoltre, il centro d’impulso del governo spagnolo nei confronti del mercato
cinese, fu occupato dalla politica di sostegno finanziario 135 che aveva lo scopo di fare
diventare l’offerta spagnola più attraente per la Cina (Herrera-Feligreras, 2014).
Tuttavia, nei primi anni novanta apparì una nuova minaccia per la politica
commerciale in Cina che portò a una forte limitazione del finanziamento spagnolo.
Quest’ultimo sebbene fosse stato fino a quel momento uno strumento chiave per
l’ingresso delle aziende spagnole nel mercato cinese, le nuove normative
internazionali, le difficoltà delle imprese spagnole per soddisfare le esigenze del
mercato cinese e il nuovo ciclo di crescita economica iniziato alla fine del 1995,
portarono all’erosione del suo valore commerciale di stimolo in Cina.
Infine, nonostante tutti gli sforzi del governo, il settore privato spagnolo non
negò l’avanzamento della Cina, ma semplicemente le sue decisioni obbedivano alla
percezione di opportunità per la propria attività e nulla indicava che, la retorica del
governo circa l’importanza e le opportunità del mercato cinese, comportasse un
aumento sostanziale della quota di mercato spagnola in Cina (Herrera-Feligreras,
2014). Infatti, le differenze culturali sono state dei fattori che maggiormente hanno
determinato la decisione di andare all’estero. In questo senso, l’ignoranza e la
mancanza d’informazione hanno agito come un costo di transazione e un limitatore
nelle transazioni economiche con la Cina e, al contrario di ciò che accade con
l’Europa o con l’America Latina, la mancanza di conoscenza su aspetti quali la
135
Precisamente il forte investimento del governo spagnolo in materia di assistenza finanziaria per
progetti in Cina, permise che la Spagna, pur avendo iniziato tali politiche in ritardo, fosse diventata
uno dei Paesi europei con più progetti finanziati in Cina nel periodo 1991-1995, dimostrando
l’importanza della decisione in merito alle relazioni economiche internazionali (Herrera-Feligreras,
2014).
113
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cultura, la lingua o il modo di fare business aumentò la distanza psicologica e la
percezione del rischio nella Repubblica Popolare Cinese.
Riguardo agli investimenti spagnoli verso l’Asia-Pacifico, si considera lo
spazio di azione della politica estera spagnola con un maggior divario tra la sua
presenza e la potenziale profittabilità economica (Esteban, 2014). Per l’anno 1999 gli
investimenti spagnoli in Asia rappresentavano solo l’1% del totale degli IDE spagnoli
(cfr. Figura 1).
Figura 1- Destinazione degli investimenti diretti spagnoli all’estero (1999).
America Centrale e del Sud
63%
Europa Occidentale
12%
America del Nord
22%
Africa
Asia
1%1% 1%
Altri
Fonte: Registro d’investimenti spagnoli esteri.
In effetti, l’Asia non faceva parte delle priorità geografiche della politica estera
spagnola. Le forti relazioni che la Spagna ha mantenuto e mantiene tuttóra in
molteplici dimensioni con l’Europa, il Mediterraneo e america Latina difficilmente
potevano, né possano, essere raggiunte con questa regione nel breve e medio termine
(Esteban, 2014). Il grande problema della politica estera spagnola verso l’Asia è stato
il forte squilibrio fra i mezzi che sono destinati a questa zona e la sua potenzialità
economica aggravato dal fatto che questa è la regione più dinamica del mondo136.
Anche se c’è stata una intensificazione delle relazioni tra la Spagna e l’Asia dal
2000 al 2010 basata su uno sforzo finanziario significativo, il governo spagnolo non
ha potuto mantenerlo in un contesto di crisi economica; inoltre la crescente influenza
dell’Asia sul mondo spinge la Spagna a impegnarsi e lottare con più forza in questo
continente se non vuole rimanere indietro nelle classifiche di business mondiali.
136
L’Asia è la regione che contribuisce in maggior parte alla crescita economica globale e le principali
proiezioni a medio e lungo termine concordano sul fatto che questa tendenza aumenterà in futuro
(Esteban, 2014).
114
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La percentuale degli investimenti diretti spagnoli particolarmente verso la Cina
iniziarono nel 1985 con il 2,5%, nel 1993 tale percentuale scese al 0,32% e nel 2004
al 0,18% (compresa Hong Kong). Nel frattempo, altri Paesi con meno capacità
d’investimento aumentarono le loro percentuali con maggiore determinazione e
volume. Ad esempio, nel 2004 erano installate 200 aziende spagnole in Cina, un
numero remoto delle quasi 4000 che aveva la Francia e minuscolo rispetto alle 20.000
che furono registrate dal Giappone (Herrera-Feligreras, 2014).
In definitiva, per il decenio 1993-2003, i numeri mostrarono la mancanza di una
politica seria, forte e costante centrata su questa nuova potenza mondiale con più di 1
miliardo di persone (cfr. Tabella 3).
Tabella 3 - Flussi d’Investimenti lordi spagnoli verso la Cina (in migliaia di euro) / Valori relativi sui
flussi totale degli IDE spagnoli per il periodo 1993-2003.
Cina
% sul
totale
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
70,21
85,04
3.698,75
3.939,40
5.296,49
6.277,36
17.645,93
43.126,72
18.282,06
22.569,38
28.159,78
0,0013%
0,0013%
0,07%
0,07%
0,09%
0,07%
0,17%
0,17%
0,12%
0,19%
0,28%
Fonte: DataInvex - Statistiche sugli investimenti spagnoli all’estero137.
La stagnazione e la riduzione della quota commerciale e degli investimenti
destinati in Cina a quei tempi, sono legate al fatto che, a partire dal 1993, le aziende
spagnole stavano cominciando un’importante attività di espansione in America
Latina. Un mercato in cui avevano vantaggi che mancavano agli altri concorrenti
europei, tra cui, il patrimonio culturale comune che la Spagna, di sicuro, non
condivideva con la Cina (Herrera-Feligreras, 2014). Fra l’altro, le aziende stavano
consolidando i loro “vantaggi di proprietà” che erano meno tangibili rispetto agli altri
Paesi europei, perché si basavano su asset intangibili quali la creazione del marchio,
lo sviluppo dei processi e le abilità manageriali e di gestione. In questo senso, gli
studi empirici hanno dimostrato che il successo delle multinazionali spagnole
all’estero è dovuto alla destrezza e alle capacità in risorse umane quali la gestione,
l’organizzazione, l’attuazione di progetti complessi, la creatività, ecc. Infatti nel 2004,
i tre quarti degli investimenti diretti spagnoli all’estero erano concentrati in settori
regolamentati e in poco più di una dozzina di aziende.
137
Disponibile al sito: http://datainvex.comercio.es/
115
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Al contrario, le principali economie europee, caratterizzate da industrie ad alta
intensità di tecnologia, operavano in settori meno dipendenti da decisioni pubbliche
influenti nei mercati e avevano “vantaggi di proprietà” più tangibili e, di
conseguenza, più trasferibili. Questa situazione non solo beneficiava i loro
investimenti esteri ma anche si conformava alle esigenze di trasferimento tecnologico
dei pianificatori cinesi. Pertanto, mentre la Cina stava generando opportunità
d’investimento nel settore privato e nell’industria, l’investimento spagnolo si
concentrava nel settore dei servizi e utilities138 latinoamericani.
In definitiva, le limitazioni di competitività internazionale dell’economia
spagnola e il modello d’investimenti esteri interpretato da grandi corporazioni di
settori regolati era incompatibile con il modello cinese di attrazione degli
investimenti orientati al settore manifatturiero. Zaballa (2001) riflesse sulla
partecipazione spagnola in Asia e delineò l’eventuale esistenza di un modello
specifico per gli investimenti spagnoli all’estero e la sua possibile incompatibilità con
il modello asiatico di attrazione d’investimenti diretti, semplificando tale concetto
nella tabella sottostante (cfr. Tabella 4):
Tabella 4 – I diversi modelli di attrazione dei flussi di IDE.
FATTORE
Generatore di opportunità
Attraente
Mercato di destinazione
Settore di destinazione
MODELO LATINO AMERICANO
Settore pubblico
Opportunità di mercato
All’interno
Servizi
MODELLO ASIATICO
Settore privato
Costi dei fattori139
Orientato all’esportazione
Industria
Fonte: Zaballa Juan José, “La inversión española en Asia. Una reflexión global”, 2001.
Tuttavia, nonostante la recessione economica dell’Unione Europea nell’ultimo
decennio e la conseguente incertezza economica, sociale e politica della Spagna, le
imprese spagnole non sono rimaste fuori da questo processo poiché, il numero di
aziende spagnole che investivano in Cina è aumentato raggiungendo un picco di € 1,3
milliardi per l’anno 2010 (DataInvex140). L’importo dell’investimento spagnolo però,
come percentuale del totale dei flussi d’investimenti diretti verso la Cina, rappresentò
138
Si ci riferisce al settore dell’energia e i servizi collettivi quali elettricità, gas, acqua, rifiuti, ecc.
In primo luogo i costi di lavoro ma anche le condizioni fiscali e finanziarie.
140
Disponibile al sito: http://datainvex.comercio.es/
139
116
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in quel periodo record solo il 0,6% (OECD e DataInvex141). Infatti, questa ulteriore
tendenza d’investimenti si riflesse nel fatto che quasi il 90% dello stock totale degli
investimenti spagnoli in Cina del 2010 corrispondeva agli ultimi sei anni (ICEX,
2010)142.
In termini assoluti l’investimento spagnolo in Cina non segue una chiara
tendenza. E, sebbene la presenza imprenditoriale spagnola arrivava ad oltre 540
aziende per l’anno 2009, era concentrata in gran parte su aziende di servizi e uffici di
rappresentanza e solo circa il 40% di queste era direttamente coinvolto nelle attività
produttive (ICEX, 2010)143. In realtà, gli IDE spagnoli verso la Cina hanno mostrato
una tendenza di rapida crescita fino al 2010, che poi è notevolmente diminuita nel
2011 e ulteriormente nel 2012 raggiungendo i livelli del 2008 (Marin-Anglada et al.,
2014).
3.4.1. Le relazioni diplomatiche tra la Spagna e la Cina.
In merito alle relazioni diplomatiche tra i due Stati, la situazione è stata diversa.
Dopo la caduta di Franco e l’inclusione della Spagna negli organismi e istituzioni
internazionali da cui era rimasta esclusa144, nel settembre del 1985 Spagna lanciò la
“Strategia spagnola in Cina” la cui pietra angolare fu il coordinamento degli sforzi
del governo e delle imprese per penetrare nel mercato cinese (Sebastián de Erice,
2008). Inizialmente tale strategia ebbe successo durante gli anni ‘80 e ‘90,
anticipandosi ad altri Paesi europei in alcuni settori specifici. Tuttavia, un paio di anni
dopo, il settore privato perdeva interesse per la Cina a causa delle nuove opportunità
economiche che si andavano consolidando in Europa. Il Consigliere Economico
141
Disponibile ai siti: http://datainvex.comercio.es/ e https://data.oecd.org/fdi/fdi-flows
ICEX, 2010, Flujos de inversión España-China, Oficina Económica y Comercial de la Embajada
de España en Pekín.
143
ICEX, 2010, Flujos de inversión España-China, Oficina Económica y Comercial de la Embajada
de España en Pekín.
144
Infatti la priorità della ricostruzione spagnola fu quella di raggiungere l’approvazione europea e, tra
il 1975 e il 1995, la Spagna passò da essere uno stato isolato a livello internazionale ed essere
fortemente condizionato, a essere una potenza media completamente integrata nelle strutture
economiche, politiche e militare occidentali capace d’influenzare l’Europa, il Mediterraneo e
l’America Latina (Herrera-Feligreras, 2014).
142
117
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dell’Ambasciata di Spagna a Pechino, a quei tempi, Enrique Fanjul descrive tale
situazione in questo modo: “Alla fine del 1987 un certo pessimismo si era diffuso tra
le aziende spagnole che lavoravano o si muovevano in Cina. L’emozione cominciò a
cedere il passo a un crescente scetticismo. Uno dopo l’altro una serie di progetti
fallirono: i negoziati tra le aziende spagnole e le imprese o istituzioni cinesi
s’interruppero senza raggiungere un accordo” (Herrera-Feligreras, 2014).
Dopo la crisi di Tiananmen145 e le sanzioni imposte alla Cina dall’Occidente nel
1989, la Spagna dimostrò sostegno alla continuità della riforma economica e alla
politica di apertura avviata da Deng Xiao Ping. In effetti, la Spagna fece una politica
moderata nei confronti della Cina, cercando di prevenire l’isolamento ed evitando
approcci tesi, atteggiamento che fece cambiare sostanzialmente la percezione cinese
della Spagna146. La Cina apprezzò molto la comprensione spagnola e, da quel
momento, la considerò come “la migliore amica della Cina in Europa” e, 15 anni
dopo, elevava le relazioni bilaterali al rango di “associazione strategica integrale” 147
(Higueras, 2015).
In tal modo, la Spagna si pose come un Paese amico della Cina e della sua
riforma ma le sue priorità e capacità limitarono la sua performance poiché, nel corso
degli ultimi decenni del secolo scorso, concentrò il suo interesse e le sue risorse per
costruire una relazione privilegiata con l’Europa, l’America Latina e il Mediterraneo.
Non ci fu quindi, una strategia attua a capitalizzare il sostegno dato dalla Spagna alla
Cina in tale contesto storico, nettamente in contrasto alla posizione comunitaria
europea.
145
Le proteste di piazza Tiananmen del 1989, conosciute anche come il massacro di Tiananmen,
consistevano in una serie di manifestazioni condotte da studenti cinesi. La decisione presa dal governo
fù quella di reprimere le proteste tramite la forza, anziché accettare alcuni dei loro reclami. Le stime
dei morti civili variano tra 400 e 800 e il numero di feriti è stimato tra 7.000 e 10.000.
146
La letteratura che si occupa delle relazioni tra la Spagna e la Cina, pone la moderata reazione
politica spagnola agli avvenimenti di Tiananmen, come tappa fondamentale nelle relazioni bilaterali tra
i due Paesi (Herrera-Feligreras, 2014).
147
Questa categoría è diventata attualmente piuttosto svalutata data la proliferazione dei soci strategici
che, negli ultimi dieci anni, l’ha privata del suo carattere esclusivo.
118
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Su questa linea, i dati mostravano un panorama di business dominato da un
forte squilibrio a favore della Cina e una percentuale d’investimento spagnolo nel
gigante asiatico irrilevante. Come detto precedentemente, da un lato, esisteva in Cina
una grande ignoranza sulle capacità delle imprese spagnole 148 e, dal lato spagnolo,
c’era una mancanza di conoscenza della Cina poiché essendo un mercato lontano
geograficamente e culturalmente, le aziende spagnole non erano provviste di
professionisti con le giuste competenze per affrontarlo (Fanjul, 2013)149. Infatti, gli
sforzi intrapresi dal governo spagnolo 150 per aprire nuovi mercati in Cina, si
scontrarono con una classe business non preparata, una concorrenza competente e
consolidata degli altri Paesi e l’ignoranza di entrambe le parti sulle rispettive capacità
(Higueras, 2015). Non furono quindi, ragioni economiche che portarono la Cina a
designare la Spagna come partner strategico151.
In conclusione nel rapporto con la Cina, la Spagna non ha avuto l’importanza
economica che hanno avuto le tre grandi potenze dell’Unione Europea (l’Francia, la
Germania e il Regno Unito) e in mancanza di potere economico e soft power, la
Spagna costruì un rapporto con la Cina basato sull’armonia politica, e principalmente
sulla coincidenza con gli approcci cinesi (Herrera-Feligreras, 2014). Le relazioni
bilaterali furono contrassegnate quindi, dall’incapacità d’influenzare e trasformare la
sintonia politica in un forte aumento della presenza economica spagnola in Cina.
Tuttavia, l’occasione sembrava giunta con l’arrivo del nuovo secolo e data
l’instabilità in America Latina che faceva preoccupare sull’eccessiva concentrazione
148
Per quanto riguarda l’immagine della Spagna in Asia, Esteban (2014) spiega che il Paese era poco
conosciuto nella zona e quelli che credevano di conoscerla di solito l’associavano a temi come i tori, il
calcio e il flamenco. Questa situazione rendeva il lavoro delle imprese spagnole più difficile poiché
spesso dovevano competere con aziende provenienti da Paesi con un’immagine molto più moderna e
consolidata.
149
L’ignoranza spagnola della Cina è una delle colpe più pesante della politica estera spagnola
(Esteban, 2014).
150
La politica del governo si articolò intorno a quattro assi: il sostegno politico e istituzionale, il
sostegno finanziario, la promozione commerciale e il supporto diretto (organizzativo e logistico) delle
attività aziendali (Fanjul, 2013).
151
Il caso della Spagna è stato paradigmático: la Spagna fu dichiarata “il migliore amico della Cina in
Europa”, tuttavia i rapporti economici rimasero deboli e non furono all’altezza dei cambiamenti che si
verificarono in entrambi i Paesi (Higueras, 2015).
119
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d’investimenti spagnoli in tale area, si stabilirono le fondamenta di ciò che aspirava a
essere una strategia dello stato spagnolo verso l’Asia con un unico Paese come
protagonista: la Cina.
Nell’ottobre del 2000 quindi, fu introdotto il “Piano Quadro Asia-Pacifico
2000-2002”152 che aspirava a raggiungere quattro grandi obiettivi: obiettivi politici,
obiettivi di cooperazione per lo sviluppo, obiettivi culturali e obiettivi economici,
commerciali e turistici, tra cui si trovavano quelli di promozione degli investimenti e
l’accesso ai mercati. Il piano fu diviso in cinque aree geografiche, la Cina occupava
da sola una categoria intera; a fine 2004 però, le cifre del commercio estero nella
regione Asia-Pacifico erano simili a quelli di quattro anni fa e infatti la tendenza
spagnola era di stagnazione e di leggera contrazione. Inoltre, il deficit commerciale
lontano dal correggersi era cresciuto ulteriormente consolidando la linea iniziata a
metà degli anni novanta. Da parte sua, gli investimenti diretti nella regione
rimanevano sui livelli marginali.
Sebbene, il Piano Quadro ebbe il merito di mettere la Cina ai primi posti
nell’agenda esterna spagnola al punto tale che, in brevissimo tempo, si costruisse un
ottimo rapporto politico tra Spagna e Cina, bisognerebbe domandarsi quale fosse la
reale forza e profondità di tale rapporto al di là delle dichiarazioni e gesti mediatici153.
Infatti il governo di Mariano Rajoy prese la decisione di non rinnovare il Piano di
Asia-Pacifico, la cui ultima edizione si è conclusa nel 2012.
Ancora nel 2001, fu redatto un documento intitolato “Triangolazione: le
possibilità di aumentare i rapporti di Spagna con l’Asia orientale attraverso l’America
Latina”. La proposta aveva lo scopo di esplorare la possibilità che i legami (storici,
culturali ed economici) che collegavano la Spagna con l’America Latina potessero
favorire l’integrazione spagnola con l’Asia-Pacifico. La premessa era semplice, la
Spagna aveva una conoscenza dell’America Latina che poteva essere utile in Asia154.
152
Ministerio de Asuntos Exteriores de España: Plan Marco Asia Pacífico 2000-2002, disponibile su:
http://www.realinstitutoelcano.org/especiales/planasia/docs/Ponencia%20Avello.pdf
153
C’è stata una mancanza di una chiara leadership, di un budget proprio, ed eventualmente, del
necessario sostegno politico.
154
Come disse il Segretario Generale Ibero-Americano Enrique Iglesias (2006) “Il grande ritardo
spagnolo in Asia, la più grande area di crescita economica del pianeta, rispetto ai suoi partners
120
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Tuttavia, i creatori pensavano che c’erano relativamente poche possibilità di una vera
e propria triangolazione. Infatti, le risorse destinate a stimolare la triangolazione
economica non portarono risultati.
Altresì, la recente incorporazione della Spagna al gruppo dei Paesi fondatori
della nuova “Banca Asiatica d’investimenti per Infrastrutture” (AIIB155) testimonia
da un lato, l’attivo interesse della Spagna per la regione, e dall’altro mostra
l’intenzione di voler una crescita nelle relazioni economiche.
Ulteriormente, uno dei nuovi approcci a livello bilaterale tra la Spagna e la Cina
è stato l’accordo firmato nei primi mesi del 2015 con l’obiettivo di rafforzare le
relazioni economiche tra i due Stati. Il Segretario di Stato per il Commercio della
Spagna, Jaime García-Legaz e il Vice Ministro del Commercio della Repubblica
Popolare Cinese Zhong Shan, hanno siglato un accordo per l’istituzione di un
“Consiglio Consultivo di Business”156. L’accordo riflette la volontà dei due Paesi di
rafforzare le relazioni economiche bilaterali sia a livello istituzionale e pubblico che a
livello societario e privato. Attraverso questo meccanismo, le aziende cinesi e
spagnole s’incontreranno nel contesto di visite bilaterali di alto livello per formulare
proposte in forma diretta a entrambi i governi.
Le riunioni del suddetto Consiglio sarebbero coordinate dalla Direzione
Generale di Commercio Internazionale e d’investimenti del Ministero dell’Economia
e della Competitività spagnolo e dal Dipartimento degli Affari Europei del Ministero
del Commercio cinese157. Inoltre, il Consiglio cino-spagnolo cercherà di approfondire
gli scambi nei settori agroalimentare, sanitario, delle energie rinnovabili, del turismo
e delle infrastrutture; altro obiettivo è quello di promuovere misure per migliorare
l’accesso ai mercati di beni e servizi e per facilitare investimenti reciproci. Inoltre,
dell’UE costrinse la Spagna ad avere una strategia diversa se non voleva perdere quote di mercato nel
commercio mondiale. In queste circonstanze, la triangolazione appariva come un percorso distinto e
originale”.
155
Dal suo acrónimo in inglese Asian Infrastructure Investment Bank.
156
Expansión, 2015, España y China crean un consejo asesor empresarial para impulsar el comercio,
disponibile su: http://www.expansion.com/economia/2015/04/20/5534d95e22601daa518b456b.html
157
Il Consiglio è composto da eminenti personalità della comunità imprenditoriale cinese e spagnola,
come presidenti o consulenti delegati.
121
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dovrà anche lanciare iniziative per proteggere i diritti di proprietà intellettuale, che
promuovano lo sviluppo sostenibile e la cooperazione imprenditoriale reciproca e in
terzi mercati.
Sembra strano però, che la Spagna e la Cina abbiano avviato negoziati bilaterali
per motivi commerciali in cui includono questioni d’investimenti e intanto, come
esposto in precedenza, abbiano delegato all’Europa il compito di svolgere negoziati
bilaterali a livello comunitario con la Cina. Tuttavia è normale pensare che, alla luce
dei progressi finora compiuti, l’attuazione di un mandato comunitario e i negoziati
stessi possano richiedere molto tempo, entro il quale i Paesi dovrebbero continuare a
interagire per il perseguimento dei propri obiettivi economici.
In conclusione, nonostante tutte le iniziative implementate dai governi dopo la
caduta del regime di Franco, sembra che poco è stato fatto per quanto riguarda il
divario culturale ed ecomonico che la Spagna ha con la Cina rispetto agli altri Paesi
europei. Alcune figure importanti si riferiscono a questo gap e parlano di “errore
strategico” (Eugenio Bregolat), “errore strategico clamoroso” (Pablo Bustelo), “una
questione in sospeso” (José María Aznar) o “un lusso che non possiamo permetterci”
(José Luis Rodriguez Zapatero) (Bregolat, 2007). Secondo Herrera-Feligreras (2014),
il punto è che gli altri Paesi europei hanno una tradizione di studi asiatici che la
Spagna non ha. Tradizione che comporta la presenza di diplomatici, funzionari,
soldati, professionisti, imprenditori, accademici e ricercatori in Cina.
3.4.2. Situazione attuale. Motivazioni. Settori economici. Opportunità.
Attualmente, le principali ragioni delle imprese spagnole per investire nel
mercato cinese sono innanzitutto il gran numero di consumatori del mercato e
l’aumento del loro potere d’acquisto. Avere minori costi del lavoro è inoltre un
fattore determinante158 ma per gli imprenditori spagnoli non è un fattore chiave
soprattutto perché questi costi sono in aumento e sono superiori a quelli attualmente
ottenibili in altri Paesi in via di sviluppo (Hernández-Nieto, 2006).
158
Il basso costo del lavoro in Cina è stato uno dei motivi principali e determinanti per l’ingresso e
l’instaurazione d’investimenti diretti esteri in Cina. Questo vantaggio competitivo oggi è stato diluito
come conseguenza del miglioramento della situazione del mercato del lavoro cinese.
122
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Inoltre, lungo il decennio degli anni 2000 è apparso un nuovo modello spagnolo
in Cina basato su una presenza più sofisticata e varia del settore aziendale privato
dovuto sia dai cambiamenti e dalla crescita dell’economia cinese sia dal processo di
consolidamento nell’internazionalizzazione delle imprese spagnole (Fanjul, 2013).
Infatti, è interessante notare come la comunità imprenditoriale spagnola ha
cercato di accorciare la distanza culturale poiché, la comunità cinese con sede in
Spagna che negli anni ‘80 e ‘90 ha avuto un ruolo relativamente modesto nell’attività
delle imprese spagnole in Cina, ha acquisito un ruolo più importante nel nuovo
secolo. Questi cittadini di origine cinese, sono diventati consulenti e intermediari
operanti in diverse questioni economiche, naturalmente nell’importazione di prodotti
cinesi in Spagna, ma soprattutto nel supporto alle operazioni di aziende spagnole in
Cina mediante i loro contatti e conoscenze nelle loro città di origine in Cina, cultura
nella quale, com’è stato detto nei capitoli precedenti, le relazioni personali giocano un
ruolo chiave nelle pratiche commerciali cinesi.
In realtà, il processo d’internazionalizzazione spagnolo fa un salto di qualità
con l’emergere di un certo numero d’imprese multinazionali spagnole, in particolare
del settore dei servizi, che sono andate nei mercati internazionali e hanno acquisito un
ruolo di primo piano in vari settori e i Paesi. Uno studio empirico (Garcia-Canal et
al., 2012) che analizzò il profilo delle multinazionali spagnole nel periodo 19862010, fa notare che 16 gruppi commerciali hanno concentrato la maggior parte delle
operazioni spagnole all’estero in questi 25 anni, con più di 100 operazioni ciascuno.
Nello specifico, questi gruppi - Telefonica, Iberdrola, Ferrovial, FCC, Santander,
Repsol, Mondragon Corporación Cooperativa (MCC), Abengoa, Union Fenosa,
BBV, ACS, Endesa, Dragados (ora integrato in ACS), Inditex, Acciona e Indra hanno compiuto complessivamente 2842 operazioni, circa il 27% del totale.
Come si può notare, molte di queste aziende sono attive nei settori delle
costruzioni (ACS e Ferrovial), delle energie rinnovabili (Abengoa, Acciona, Iberdrola
e Indra) e delle attività di sostenibilità ambientale (Mondragon Corporación
Cooperativa e FCC). Tutto ciò evidenzia il potenziale economico degli imprenditori
spagnoli all’estero e, date le circostanze di dominio pubblico sulle questioni
ambientali ed energetiche cinesi e i progetti infrastrutturali per i prossimi anni,
123
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sembra naturale pensare che ci siano ancora e soprattutto ci saranno nel futuro, porte
aperte per la Spagna in questi settori in Cina.
A continuazione saranno delineate le opportunità d’investimento nel mercato
cinese in generale, facendo una riflessione sul settore delle tecnologie green, il quale
sarà pienamente trattato nel Capitolo 4.
3.5. L’attuale situazione cinese e le opportunità per le imprese europee.
Sebbene la Cina costituisce attualmente la “fabbrica del mondo”, si trova ad
affrontare sempre più difficoltà a mantenere tale titolo. Le fondamenta del gran
miracolo economico cinese iniziano a barcollare poiché i salari aumentano, c’è una
crescente consapevolezza ambientale, le politiche demografiche sembrano non essere
sufficientemente efficaci per mantenere stabile il livello di occupazione e inoltre, c’è
un aumento della competitività delle altre economie in via di sviluppo159.
In queste circostanze la Cina cerca nuove ricette per raggiungere i propri
obiettivi, oltre ai piani quinquennali. Una è quella del Made in China 2025, un
ambizioso piano decennale che ha lo scopo di una completa ristrutturazione
industriale e promozione dell’innovazione. Questo piano tratta di cambiare la
produzione in massa di prodotti poco costosi alla produzione di prodotti ad alto
valore aggiunto. In effetti, il governo cinese si propone di cambiare il settore
manifatturiero con la perdita di peso della produzione in massa di prodotti di fascia
bassa a favore dei settori emergenti di più elevato valore aggiunto.
“In alcuni settori, la Cina si sta muovendo molto velocemente ma c’è ancora
un divario notevole rispetto all’industria europea e americana. È necessario molto
sforzo per trasformare il Paese in una base di produzione di alta generazione”
159
Il vantaggio tradizionale cinese nel settore manifatturiero è in declino, il costo del lavoro aumenta e
perciò molti imprenditori spostano le loro attività in altri Paesi più convenienti del Sud-Est asiatico.
124
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(Meyer, 2015)160. In realtà, la Cina non controlla tecnologie chiave nelle sue industrie
poiché li importa da aziende straniere principalmente dagli Stati Uniti, dalla
Germania e dal Giappone. In ogni caso, la spesa per la ricerca e lo sviluppo (R&S) in
Cina è aumentata dal 1,5% al 2% del PIL tra il 2008 e il 2014, ma resta ancora
indietro rispetto al 3% registrato nella maggior parte delle economie di riferimento
(El País, 2015 )161.
Secondo dichiarazioni ufficiali cinesi (Yang, 2015162) “Il mercato cinese sta
entrando in una fase più esigente in termini di requisiti sui prodotti”. I consumatori
cinesi sono sempre più rivolti a prodotti di qualità (coniugando alta qualità con
prezzo elevato) e sempre più riluttanti a prodotti di bassa qualità e basso costo.
Il governo cinese fa lo stesso ragionamento, c’è un eccesso di capacità nei
settori tradizionali ma soprattutto nel settore manifatturiero, perciò non c’è
l’intenzione di attirare altri investimenti in questi settori. In questo senso, è
importante considerare le politiche del governo poiché tracciano le eventuali
restrizioni o incentivi nei diversi settori economici, e possono influenzare il successo
o il fallimento degli investimenti esteri in Cina.
Insomma, esiste un cambio di paradigma verso uno sviluppo di qualità da un
lato e un consumo di qualità dall’altro.
160
El País, 2015, China quiere cambiar producción barata por innovación y tecnología, disponibile
su:
http://economia.elpais.com/economia/2015/05/30/actualidad/1433009430_272111.html?utm_source=
Bolet%C3%ADn+de+Econom%C3%ADa&utm_campaign=49e8739e6aBolet_n_de_Econom_a_546&utm_medium=email&utm_term=0_39886d7e09-49e8739e6a-94253849
161
El País, 2015, China quiere cambiar producción barata por innovación y tecnología, disponibile
su:
http://economia.elpais.com/economia/2015/05/30/actualidad/1433009430_272111.html?utm_source=
Bolet%C3%ADn+de+Econom%C3%ADa&utm_campaign=49e8739e6aBolet_n_de_Econom_a_546&utm_medium=email&utm_term=0_39886d7e09-49e8739e6a-94253849
162
Questo tema è stato trattaro dal Sig. Yang Mikel (Rappresentante principale dell’Ufficio a Shanghai
del SPRI - Agenzia basca per lo sviluppo commerciale -), durante l’intervista da me condotta in data
29/04/2015 a Bilbao (Spagna).
125
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La situazione nazionale cinese con questi obiettivi chiaramente dichiarati,
dovrebbe quindi delineare le azioni delle imprese europee che investono in Cina.
Infatti, le capacità delle industrie europee dedicate allo sviluppo di tecnologie
avanzate trovano nel momento attuale dell’economia cinese una varietà di
opportunità da cogliere.
Sta alla capacità delle imprese europee di offrire ciò che la Cina cerca. Per
questo è necessario ricordare le parole del Consigliere dell’Ufficio Economico e
Commerciale dell’Ambasciata di Spagna a Pechino, il Sig. Javier Serra Guevara
(2014)163 sulle opportunità di business in Cina: “Se si analizza il mercato senza
guardare quello che il governo fa, non si sta andando sulla strada giusta, lo stesso
vale in senso opposto. Una buona analisi ritiene opportuno rischiare quando il
mercato e il governo vanno di pari passo”.
Su questo argomento, gli attributi aziendali nel commercio internazionale di
anni precedenti come: il vantaggio tecnologico, il peso di una marca o il supporto
finanziario (che in tempi precedenti facevano apparire facile operare in Cina sebbene
ci fossero molti ostacoli come risultato della recente e graduale apertura
dell’economia), furono un successo per una popolazione che usciva da uno dei
socialismi più severi della storia164. Inoltre, la Cina necessitava della presenza di
occidentali con potere finanziario, d’importare attrezzature sofisticate e di formare
ingegneri e managers in modo da modernizzare e razionalizzare il settore della
produzione. In quelle circonstanze furono stabilite molte politiche di stimolo
all’economia per rendere più attraente l’investimento in Cina.
Tuttavia, la Cina è diventata semplicemente troppo costosa, estremamente
competitiva, ha proprie fonti di finanziamento, è molto più precisa e diretta sulla
tecnologia di cui necessita ed è più ostile per operare con le stesse strategie di decenni
fà. La Cina ora richiede una strategia specializzata che copra il trasferimento di
tecnologie, una protezione preventiva più forte sulle PI di ultima generazione, le
risorse umane e l’analisi della concorrenza.
163
Intervista da me condotta al Sig. Javier Serra Guevara (Consigliere dell'Ufficio Economico e
Commerciale dell'Ambasciata di Spagna a Pechino), in data 19/05/2014 a Beijing (China).
164
La Cina dei tempi precedenti era al contrario molto più povera e più arretrata di dov’è oggi.
126
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In questo contesto, ci sono diversi settori che sono stati liberati all’investimento
straniero dovuto dal processo di apprendimento delle aziende cinesi che sono ora in
grado di competere con i loro omologhi stranieri ma d’altra parte, ci sono nuove
condizioni economiche come alti costi di lavoro e nuove priorità del governo che
attraverso nuove normative portano a un nuovo contesto da affrontare per gli
imprenditori stranieri.
Di seguito saranno brevemente descritte le principali normative in vigore che
possono influire sulla decisione d’investimento per gli imprenditori stranieri
specificamente rispetto ai settori economici in Cina: The Catalogue for the Guidance
of Foreign Investment Industries (amendment 2015), The 12th Five Years Plan e il
Made in China 2025.
3.5.1. The Catalogue for the Guidance of Foreign Investment Industries (amendment
2015)165.
Il Catalogo guida per gli investimenti esteri in Cina ha avuto un nuovo
emendamento nell’aprile 2015 166 ed è stato rilasciato congiuntamente dalla NDRC e
il MOFCOM.
L’emendamento del 2015 presenta l’alleviamento di molte restrizioni agli
investimenti esteri e, come tale, è un riflesso del continuo interesse dal governo
cinese a continuare ad attrarre investimenti esteri in determinati settori.
La nuova versione allevia le restrizioni sui settori dei servizi quali la ragioneria
e la revisione contabile (anche se le aziende di contabilità di capitale straniero sono
tenute ad avere un cittadino cinese come partner principale), la consulenza legale e la
ricerca di mercato (anche se gli stranieri ora hanno bisogno di disporre di un socio
cinese controllante per condurre le rilevazioni dell’audience), mentre incoraggia gli
investimenti esteri in R&S nel campo della medicina e della tecnologia.
165
Invest in China, 2015, Catalogue for the Guidance of Foreign Investment Industries (Amended in
2015), disponibile al sito: http://www.fdi.gov.cn/1800000121_39_4830_0_7.html
166
Il catalogo guida degli investimenti esteri è stato modificato diverse volte dopo la sua
promulgazione nel 1995. L’aggiornamento più recente è stato quello del dicembre 2011.
127
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Infatti, si espande la categoria di “settori incoraggiati” includendo ora, la
creazione di centri di ricerca e sviluppo per la tecnologia avanzata e nuovi incubatori.
Ciò è in linea con le politiche di orientamento tecnologico in questo periodo messe in
atto dal governo cinese nel tentativo di ridurre ulteriormente il divario con il mondo
sviluppato e per evitare la trappola del Paese a reddito medio.
Inoltre, questo catalogo introduce il permesso di costituire società interamente
di proprietà straniera nei seguenti settori: medicina tradizionale cinese, esplorazione e
sviluppo di campi di petrolio, parti di automobili, motori aeronautici e componenti,
motori di navi e componenti e produzione di attrezzature per i sistemi di controllo del
traffico aereo.
In effetti, diverse modifiche sono state introdotte in relazione alle scienze
biologiche e al settore sanitario. Sotto la categoria di “incoraggiati”, il governo cinese
ha aggiunto altre attività come la produzione di vari prodotti chimici e la creazione
d’istituzioni di assistenza di anziani; ha rimosso i requisiti delle joint ventures per la
coltivazione di erbe per la produzione di medicina tradizionale cinese. Uno degli
sviluppi più interessanti da notare è che gli investitori stranieri possono ora aprire e
gestire “istituzioni mediche” (ospedali) sotto la categoria di “limitati”, cioè, possono
essere stabilite solo in forma di una joint venture di cooperazione con un partner
cinese.
Altresì, permette agli investitori stranieri di agire come azionisti di controllo in
JVs cino-straniere coinvolte nei seguenti settori: la produzione di aerei di base a terra
e di acqua; la progettazione e produzione di macchinari di cabine per navi; la
progettazione e produzione di satelliti civili; la costruzione, manutenzione e gestione
di ferrovie internazionali; e la gestione delle performance degli spazi.
L’investimento nel settore finanziario è stato notevolmente liberalizzato. Non ci
sono più limitazioni agli investimenti esteri in società finanziarie, fiduciarie,
brokerages di valuta e brokerages di assicurazione. Gli investimenti stranieri nelle
banche sono ora consentiti (a condizione che nessuna istituzione finanziaria singola o
entità controllata possa controllare oltre il 20% di proprietà di una banca commerciale
cinese). Inoltre, le istituzioni finanziarie estere combinate non possono possedere più
del 25% delle azioni di qualsiasi banca.
128
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Nel settore energetico si è aggiunto alla categoria di “incoraggiati” la
costruzione e gestione di reti elettriche anche se esplicitamente si richiede che la parte
cinese debba detenere la maggioranza delle quote azionarie.
La maggior parte delle restrizioni nel settore manifatturiero come il commercio
all’ingrosso e al dettaglio e il settore immobiliare sono stati rilassati. Infatti, il settore
immobiliare è ora aperto completamente agli investimenti stranieri, con limitazioni
nella costruzione e la gestione di teatri, parchi tematici, luoghi ricreativi e reti
elettriche. Inoltre, il nuovo catalogo permette agli investitori stranieri di creare società
di telecomunicazioni per fornire servizi di telecomunicazione di base e servizi di
telecomunicazione ad alto valore aggiunto (anche se con restrizioni in termini di
azionariato). Sono state anche eliminate tutte le restrizioni di capitale sulle imprese di
e-commerce. Ma ci sono alcune eccezioni a questo settore come: il trattamento di oli
e grassi commestibili, la produzione di combustibili biologici (ad esempio etanolo), la
fusione di metalli rari e di elementi della terra rari, la produzione e la riparazione
delle navi.
Tuttavia, considerando che il Catalogo 2011 limitava gli investimenti stranieri
solo alle scuole superiori cinesi, ora le restrizioni si estendono alla pre-scuola e
l’istruzione terziaria.
Si distingue anche la nuova restrizione alla fabbricazione di autoveicoli. In tutte
le JVs di produzione di veicoli, la parte cinese ora deve possedere oltre il 50 per cento
delle azioni. Inoltre, tali società possono svolgere solo fino a due delle tre seguenti
attività: veicoli di passeggeri, veicoli di utilizzo commerciale legato al lavoro e
motocicli.
Il Catalogo modificato introduce anche diversi nuovi divieti agli investimenti
esteri, tra cui: la produzione di semi di piante geneticamente modificate,
l’elaborazione di petrolio, la lavorazione e produzione di combustibile nucleare, la
vendita di tabacco, la consulenza legale cinese (esclusa la fornitura d’informazioni
rilevanti sul sistema giuridico cinese), i negozi di antiquariato e case d’aste, le
reliquie culturali cinesi, l’attività delle società di teatro, la produzione di registrazioni
di audio e video e le pubblicazioni elettroniche.
129
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E’ necessario ricordare che le industrie “incoraggiate” sono quelle che il
governo cinese cerca di atrarre attivamente e nelle quali gli investitori sono in grado
di godere di alcuni vantaggi quali: incentivi fiscali, costo del terreno conveniente,
procedure di autorizzazioni semplificate e altre condizioni d’investimento favorevoli.
Pertanto per poter operare con successo nel mercato cinese così in evoluzione non si
devono perdere di vista le intenzioni del governo come per esempio questa nuova e
specifica regolamentazione per gli IDE.
3.5.2. The 12th Five Years Plan.
Il China’s National People’s Congress approvò ufficialmente il 12° Five Years
Plan del Paese il 14 marzo 2011. Questo piano di vasta portata definisce il corso
della nazione per i seguenti cinque anni e perciò, le misure sociali ed economiche
previste nel piano hanno un impatto profondo sul panorama del business, sia
all’interno della Cina sia nei Paesi che fanno affari con essa.
167
I tre pilastri di questo piano sono: la crescita sostenibile, la riqualificazione
industriale e la promozione del consumo interno. Il piano concede priorità, attraverso
aiuti come agevolazioni fiscali e politiche benefiche di acquisto, allo sviluppo di sette
“Industrie strategiche emergenti” (SEIs168): la biotecnologia; le nuove energie; la
produzione di attrezzatura di alta gamma; la conservazione energetica e la protezione
ambientale; i veicoli a energia pulita; i nuovi materiali e le tecnologie informatiche di
nuova generazione.
Il 12° FYP è un progetto di sviluppo cinese comprendente il periodo dal 2011 al
2015 dove si può osservare che gli obiettivi green danno una nuova forma alle misure
economiche del Paese. Infatti, come parte della sua strategia per ridurre la dipendenza
dai combustibili fossili, la Cina sta cercando di costruire centrali idroelettriche, nuovi
parchi eolici e nuovi parchi solari, fra gli altri.
167
C2ES (Center for Climate and Energy Solutions), 2011, Energy and Climate Goals of China’s 12th
Five-Year
Plan,
http://www.c2es.org/docUploads/energy-climate-goals-china-twelfth-five-yearplan.pdf
168
Dal suo acrónimo in inglese Strategic Emerging Industries.
130
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Il 12° piano comprende inoltre un cambiamento fondamentale nel modello di
sviluppo cinese: l’economia si sposta verso i settori a maggiore valore aggiunto e si
cerca di creare aziende che siano attori globali nel nuovo mercato mondiale. In
particolare, i settori green e quelli a basse emissioni di carbone, sono stati identificati
come parte fondamentale di una nuova strategia industriale e un pilastro importante
per la crescita. Un cambiamento significativo è riservato al ruolo del mercato poiché,
il governo cinese cerca di crearne di nuovi e incoraggia l’uso di meccanismi di
mercato, includendo il commercio di emissioni di gas serra o una tassa sul carbone,
per raggiungere i suoi obiettivi ambientali169.
Il 12° FYP comprende azioni e strategie non solo per risolvere i problemi
d’inquinamento locale ma anche per aumentare la quota di tecnologie ed energia
pulita sui mercati globali.
Il 12° FYP presenta quindi sia rischi che opportunità per l’Europa e le imprese
europee. Grazie all’attuale leadership nelle tecnologie a basse emissioni di carbone,
l’Europa si beneficerà della richiesta di energia pulita e dell’emergenza dei mercati
green in Cina. D’altra parte però, l’aumento delle aziende cinesi globali in questi
settori significherà che l’Europa dovrà affrontare una maggiore concorrenza e potrà
eventualmente perdere il suo vantaggio competitivo se non agirà in modo adeguato e
tempestivo al cambiamento del mercato.
L’Europa dovrebbe allora sfruttare la nuova politica industriale cinese e le sue
ambizioni ambientali, lavorando con essi per creare un mercato globale ancora più
grande per le tecnologie pulite. Ciò necessita uno sforzo all’Europa per creare una
partnership strategica con la Cina in un quadro solido e reciproco che punti a un
basso livello di carbone nell’atmosfera. Tuttavia, iniziata la ”gara” per
l’abbassamento delle emissioni di carbone e la grande quantità di denaro pubblico che
entra in gioco per il sostegno delle tecnologie e dei mercati a basse emissioni in
Europa e in Cina, l’incapacità di costruire una partnership forte e strategica e lavorare
insieme per il bene comune, aumenterà la propensione a stabilire misure
protezionistiche.
169
Chinadialogue, 2011, China’s Green Revolution: Energy, Environment and the 12th Five-Year
Plan, disponibile al sito: https://www.chinadialogue.net/UserFiles/File/PDF_ebook001.pdf
131
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Si deve osservare però che i piani quinquennali (FYPs) che fissano la strategia
nazionale nel corso del tempo, sono uno dei più importanti strumenti della politica
cinese poiché, hanno contribuito a guidare il successo economico della Cina negli
ultimi decenni170. Pertanto, gli investitori stranieri che hanno l’obiettivo
d’incrementare i propri profitti in Cina, non devono perdere di vista gli obiettivi
delineati da ogni piano perché essi sono una guida per gli investimenti efficienti in
terra cinese.
3.5.3. Made in China 2025.
Il Made in China 2025171 è il primo piano d’azione a 10 anni destinato a
trasformare la Cina da un gigante di produzione in una potenza manifatturiera
mondiale. Il piano è stato elaborato dal Ministero dell’Industria e della Tecnologia
dell’Informazione (MIIT) nel corso di due anni e mezzo, con il contributo di 150
esperti provenienti dall’Accademia Cinese d’Ingegneria.
Il piano è stato autorizzato dal Premier Li Keqiang ed è stato per prima volta
menzionato nel Government Work Report in occasione della sessione annuale del
National People’s Congress nel maggio del 2015. In questa circostanza, il Premier Li
ha ribadito che il Paese raddoppierà i suoi sforzi per trasformare il Paese del Dragone
da un produttore di quantità a uno di qualità.
Inoltre, il governo cinese introdurrà un gran numero di politiche per
approfondire le riforme istituzionali e rafforzare il sostegno finanziario. Il piano sarà
seguito da altri due piani per trasformare la Cina in una potenza leader di produzione
entro il 2049, che sarà il 100° Anniversario della Fondazione della Repubblica
Popolare Cinese172.
170
Il raggiungimento degli obiettivi fissati dai piani precedenti dà prova della fermezza e della
determinazione della politica cinese e quindi della sua importanza nella valutazione degli investimenti
in Cina.
171
Disponibile al sito: http://www.gov.cn/zhengce/content/2015-05/19/content_9784.htm
172
Chinadaily, 2015, 'Made in China 2025' plan unveiled, disponibile su:
http://www.chinadaily.com.cn/bizchina/2015-05/19/content_20760528.htm
132
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Nove aree sono state identificate come prioritarie: migliorare l’innovazione
della produzione, integrando la tecnologia dell’informazione e dell’industria,
rafforzando la base industriale, incoraggiando i marchi cinesi, imponendo la
produzione green, promuovendo progressi in 10 settori chiave, avanzando nella
ristrutturazione del settore manifatturiero, promuovendo la produzione orientata ai
servizi e il settore dei servizi legati alla produzione e internazionalizzando le
manifatture.
I 10 settori chiave sopra menzionati sono: le nuove tecnologie
dell’informazione, gli strumenti di controllo numerico e la robotica, le
apparecchiature aerospaziali e aeronautiche, l’attrezzatura d’ingegneria marina e le
navi high-tech, i materiali ferroviari moderni, i veicoli a nuove energie e le
attrezzature, i nuovi materiali, gli impianti energetici, la medicina biologica e i
dispositivi medici, i macchinari agricoli.
I suoi principi guida sono: una produzione guidata dall’innovazione, enfatizzare
la qualità alla quantità, raggiungere uno sviluppo green, ottimizzare la struttura
dell’industria cinese, coltivare il talento umano 173.
Sebbene il piano riserva un ruolo significativo allo Stato nel fornire un quadro
globale utilizzando strumenti finanziari e fiscali e sostenendo la creazione di centri
d’innovazione (15 entro il 2020 e 40 entro il 2025), prevede anche l’appoggio a
istituzioni di mercato, rafforzando la tutela dei diritti di proprietà intellettuale per le
piccole e medie imprese (PMI) e un uso più efficace della proprietà intellettuale nella
strategia di business (permettendo alle imprese di autodichiarare i propri standard
tecnologici), in modo da aiutarli maggiormente a partecipare alla formazione degli
standards internazionali. Inoltre, il piano individua l’obiettivo d’innalzare i contenuti
di origine locale dei componenti essenziali e dei materiali fino al 40% entro il 2020 e
al 70% entro il 2025.
L’iniziativa di aggiornare la nazione da un grande produttore a una
superpotenza manifatturiera è la chiave per aiutare la Cina a mantenere una crescita
173
CSIS (Center for Strategic and International Studies), 2015, Made in China 2025, disponibile su:
http://csis.org/publication/made-china-2025
133
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economica a un livello medio alto e a spostarsi verso l’alto della catena di valore
globale, rendendo le aziende cinesi più competitive e ottenendo maggiore
riconoscimento internazionale dei marchi.
La presentazione del Made in China 2025, suggerisce un allontanamento
dall’approccio del Medium and Long Term Plan on the Development of Science &
Technology, un piano di 15 anni emesso nel 2006. Il concetto chiave del piano era
“l’innovazione indigena” ed era concentrato interamente sulle tecnologie avanzate. Il
nucleo del piano era focalizzato sullo sviluppo di tecnologie avanzate all’avanguardia
attraverso gli investimenti in R&S da fonti statali e di settori industriali, l’accumulo
di proprietà intellettuale, l’impostazione di standard tecnici differenti, e la
promozione dell’accesso al mercato cinese in cambio di tecnologie straniere. Il piano
è stato sviluppato congiuntamente dalla NDRC e dal Ministry of Science &
Technology (MOST), con il contributo supplementare dal MIIT e altri ministeri.
Tuttavia, il Made in China 2025 è diverso in molteplici aspetti: si concentra
sull’intero processo produttivo e non solo sull’innovazione; promuove lo sviluppo
non solo delle industrie avanzate, ma anche delle industrie tradizionali e di servizi
moderni; mantiene ancora un importante coinvolgimento dello Stato, ma i
meccanismi di mercato sono più prominenti; ci sono misure chiare e specifiche per
l’innovazione, la qualità, la produzione intelligente; contiene indicazioni per la
produzione green con parametri di riferimento individuati nel 2013 e il 2015 e gli
obiettivi fissati per il 2020 e il 2025. A questo proposito, la proposta si legge molto
più come un FYP anche se disposto per 10 anni.
Miao Wei, Ministro d’Industria e della Tecnologia dell’Informazione (MIIT),
ha annunciato che la realizzazione del piano significa che “entro il 2025 ... La Cina
essenzialmente avrà una produzione industriale quasi uguale alle capacità di
produzione della Germania e del Giappone nelle loro fasi iniziali
d’industrializzazione” 174.
174
Chinadaily, 2015, 'Made in China 2025' plan unveiled,
http://www.chinadaily.com.cn/bizchina/2015-05/19/content_20760528.htm
134
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disponibile
su:
Questo piano infatti è una grande sfida per i principali produttori occidentali
(negli Stati Uniti, in Europa e in Asia orientale) la cui forza risiede in questi segmenti
di mercato più avanzati.
In conclusione, osservando i diversi piani e regolamenti all’interno del nuovo
contesto normativo della Cina, si osserva che:
- si aggiunge la costruzione e la gestione di reti elettriche nella categoria di
“incoraggiate” nel catalogo guida per gli IDE anche se con restrizioni sulla proprietà
(il settore manifatturiero dei componenti necessari per l’industria delle energie
rinnovabili nel suo complesso è già liberato);
- il 12º FYP include degli obiettivi green nelle sette industrie prioritarie: nuove
energie; conservazione energetica e protezione ambientale, veicoli a energia pulita;
- il piano intende anche raggiungere una minore dipendenza dai combustibili
fossili con la costruzione di più centrali idroelettriche, nuovi parchi eolici e nuovi
parchi solari;
- indentifica nei settori green e in quelli a basse emissioni di carbone come parti
fondamentali della nuova strategia industriale e pilastro importante per la crescita;
- ha la ferma intenzione di risolvere non solo i problemi d’inquinamento
nazionale ma anche di aumentare la quota di tecnologie pulite ed energia nei mercati
globali;
- il Made in China 2025 include nove attività identificate come prioritarie tra
cui quella d’imporre la produzione green, cioè, produzioni energeticamente efficienti
con materiali rispettosi dell’ambiente;
- tra i suoi principi guida si trova quello di raggiungere uno sviluppo green.
Per tutto ciò, e anche se ogni piano ha ulteriori obiettivi finali - il 12º FYP ha
come pilastri principali la crescita sostenibile, la riqualificazione industriale e la
promozione del consumo interno e il Made in China 2025 ha l’obiettivo di
trasformare la Cina da un gigante di produzione in una potenza manifatturiera
mondiale - si profila l’intenzione esplicitamente dichiarata dalla Cina di continuare
135
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con i livelli di crescita economica ma con un processo di sviluppo del Paese che vada
verso la produzione ad alta gama e l’innovazione globale tramite un comportamento
responsabile nel contesto del cambiamento climatico. Infatti, l’obiettivo generale è
trasformare un Paese preoccupato e occupato nella sicurezza e nell’efficienza
energetica della sua economia, in un Paese impegnato anche al risanamento del danno
ambientale (suolo, aria, acqua), attento alla cura e alla salute della sua popolazione e
sempre più consapevole delle conseguenze nefaste che possono conseguire dal
degrado ambientale che è stato generato dal modello di crescita economica seguito
negli ultimi decenni.
Date le dimensioni e l’importanza di questo nuovo modo di pensare e crescere
economicamente in convergenza con la cura dell’ambiente e data la conseguente
considerazione del settore green di carattere prioritario per la crescita dell’economia
globale, la presente ricerca focalizza l’argomento di studio nell’ambito delle energie
rinnovabili e delle industrie ambientali. Nel capitolo a continuazione, sarà introdotto
quindi il settore green come settore di fondamentale importanza non solo per la Cina
se non per il mondo intero.
136
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Capitolo 4 - La questione ambientale.
Per comprendere le motivazioni che guidano la cooperazione internazionale in
materia di sviluppo sostenibile a livello mondiale è utile riferirsi al lavoro di Lenton
et al. (2008) il quale afferma che “...davanti alla sfida globale per mitigare il
cambiamento climatico, la transizione verso uno sviluppo a basse emissioni è
indispensabile. Senza la riduzione delle emissioni di gas serra è probabile che
accada un cambiamento climatico pericoloso che può potenzialmente portare al
disordine su larga scala dei sistemi naturali, economici e sociali del mondo”.
L’economia globale è ancora troppo dipendente dalle fonti energetiche non
rinnovabili e, l’energia pulita, occupa una piccola parte del consumo totale di energia.
In totale si stima che le energie eolica, solare, la biomassa, il riciclaggio dei rifiuti,
l’energia geotermica, le piccole centrali idroelettriche e l’energia marina hanno
contribuito a un 9,1% della produzione di elettricità mondiale nel 2014, a fronte del
8,5% del 2013. Ciò significherebbe un risparmio di 1,3 gigatoni di anidride carbonica
grazie all’energia prodotta da fonti rinnovabili (UNEP Centre, 2015)175.
Secondo gli studi di Ding et al. (2012), le risorse da energia pulita sono
promettenti, ma ci sono molte sfide ancora da superare, soprattutto per i Paesi in via
di sviluppo. In questo senso, nei Paesi in via di sviluppo la produzione di energia
pulita richiede principalmente il trasferimento di questo tipo di tecnologie poiché
comporta grandi costi in investimenti. Ci sono anche altri ostacoli da superare oltre al
trasferimento tecnologico e gli alti costi, come le competenze del capitale umano e il
sostegno politico dei Paesi.
Come risultato di questo problema che colpisce tutto il mondo, sta prendendo
importanza lo sviluppo di un mercato di beni e servizi rispettosi dell’ambiente.
Questo nuovo settore è chiamato green e si compone d’industrie in espansione piene
di opportunità. Il settore green è caratterizzato da un certo numero d’industrie che si
occupano di energie rinnovabili, di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, di
175
Frankfurt School-UNEP Centre/BNEF, 2015, Global trends In renewable Energy Investment 2015,
disponibile su: http://fs-unep-centre.org/sites/default/files/attachments/key_findings.pdf
137
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bioedilizia, di gestione dei rifiuti e delle acque reflue e di un uso più sostenibile
dell’agricoltura, la pesca e le foreste.
La Fondazione Globe (2010) definisce l’economia green come “un modello
economico di sviluppo che si concentra sulla promozione della crescita economica
sostenibile e la prevenzione dell’inquinamento ambientale, del riscaldamento
globale, dell’esaurimento delle risorse e del degrado ambientale”176.
L’economia green è considerata come uno strumento per raggiungere due
obiettivi principali: lo sviluppo sostenibile e la riduzione della povertà (WWF,
2009)177. Questo vuole dire che, lo sviluppo del settore green comporta anche altri
vantaggi per le società, come la generazione di occupazione. Ad esempio, il settore
delle energie rinnovabili ha creato 2,3 milioni di posti di lavoro nel mondo
(Worldwatch Institute, 2008)178 e, secondo le stime dell’UNEP del 2008179,
potrebbero arrivare a 20 milioni di posti di lavoro nell’anno 2030, con un potenziale
maggiore in confronto a quello dei combustibili fossili.
In definitiva, oltre alla rilevanza economica del settore green, l’attenzione alla
protezione dell’ambiente è cresciuta così come la consapevolezza dell’importanza
della tutela ambientale, dell’uso di energie rinnovabili e di tutte le pratiche ambientali
connesse. Pertanto, un maggior senso di responsabilità sta sempre più ponendo
pressione alle imprese e ai dirigenti politici verso un comportamento green. Per tutto
ciò, le pratiche di sviluppo efficiente e i prodotti sostenibili rappresentano un punto di
partenza per la crescita economica che può essere implementato sia dagli investitori
pubblici e privati, nonché dalle politiche di governo dei Paesi.
176
Globe Foundation, 2010, Building a strong Low-Carbon Future, disponibile su: http://globe.ca/wpcontent/uploads/2012/10/bcge_report_feb_2010.pdf
177
WWF (World Wide Fund For Nature), 2009, disponibile su: http://wwf.panda.org/
178
Worldwatch Institute, 2008, Jobs in Renewable Energy Expanding, disponibile su:
http://www.worldwatch.org/node/5821
179
UNEP (United Nations Environment Programme), 2008, Background Paper on Green Jobs,
disponibile
su:
http://www.mi.gov/documents/nwlb/UNEP_Background_on_Green_Jobs_236033_7.pdf
138
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4.1. Gli approcci cinese ed europeo ai problemi ambientali.
La Cina è diventata uno dei più importanti attori sulla scena mondiale riguardo
ai problemi ambientali. Lo sviluppo economico della Cina ha avuto un impatto molto
negativo sulla sostenibilità ambientale del pianeta180. L’incredibile aumento dei livelli
di produzione ha portato a un aumento del consumo di materie prime e di risorse
energetiche con una forte dipendenza dal carbone. In tal modo, la rapida crescita
economica del Paese181, in gran parte a causa dell’eccessivo investimento nelle
industrie pesanti (Rosen e Houser, 2007), ha portato il Paese asiatico a diventare il
più grande inquinatore al mondo in termini assoluti nel 2007 182 con oltre il 22% delle
emissioni globali183 (IEA, 2011184). Nel 2011, le emissioni della Cina
rappresentavano oltre il 26% delle emissioni di gas serra del mondo (WorldBank,
2011)185. Pertanto, ciò fa sì che la Cina in termini di sviluppo a basse emissioni di
carbone sia determinante per il resto del mondo e abbia un impatto significativo sul
cambiamento climatico globale.
Ma fino a poco tempo fa, le preoccupazioni per i cambiamenti climatici non
avevano fornito alcun impulso sulle politiche energetiche cinesi (Richerzhagen e
Scholz 2008; Hallding et al., 2009). Tuttavia, le recenti preoccupazioni circa
l’efficienza energetica e l’impatto ambientale della produzione di combustibili fossili
hanno portato alla fissazione di obiettivi sempre più ambiziosi di riduzione delle
emissioni di anidride carbonica.
180
Tuttavia, tanto l’Europa come gli Stati Uniti hanno vissuto lo stesso processo durante i loro periodi
di rapida crescita economica (ChinaDialogue, 2014).
181
Periodo della política dell’Open Door caratterizzato dalle esportazioni come leva della crescita
economica.
182
Tuttavia, pur essendo il più grande emettitore del mondo, la Cina ha ancora una bassa emissione pro
capite rispetto ai Paesi sviluppati (Berger et al., 2013); si trova infatti alla posizione numero 51 a
livello mondiale con 7.2 tCO₂/persona (Global Carbon Atlas, 2014).
183
Si deve sottolineare che circa il 23% delle emissioni cinesi sono dovute alle esportazioni industriali
provenienti dalla Cina, che derivano in gran parte dalla produzione esternalizzata dell'UE e degli Stati
Uniti (Watson e Wang, 2007).
184
IEA (International Energy Agency), 2011, Energy Statistics, disponibile su: www.iea.org/stats/
185
World
Bank,
Data/Indicators:
CO2
emissions
(kt),
disponibile
al
sito:
http://data.worldbank.org/indicator/EN.ATM.CO2E.KT/countries/1W-CN?display=graph
139
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Si segnala che l’interesse relativamente recente della Cina per lo sviluppo di
tecnologie si riferisce solo a quelle di natura green poiché, da quando la politica
dell’Open Door è stata lanciata nel 1978, la Cina è diventata uno dei maggiori
importatori di tecnologia al mondo. Le nuove tecnologie, in particolare quelle
sviluppate nell’emisfero occidentale, sono state considerate dai leaders politici e
industriali cinesi come gli elementi chiave sin dall’inizio delle riforme economiche
(Lee, 1990).
In termini economici, la suddeta crescita economica esponenziale che la Cina
ha attraversato negli ultimi decenni (cfr. Tabella 5) ha provocato un drammatico
aumento della domanda di energia ciò che, aggiunto alla consapevoleza che le risorse
energetiche della Cina sono limitate e che il suo volume sta scendendo drasticamente,
ha causato una situazione che deve essere risolta nel breve periodo. Infatti, il ruolo
dell’energia nel contesto della mitigazione del cambiamento climatico è di assoluta
importanza in quanto è una risorsa vitale per lo sviluppo economico. In questo senso,
l’aumento della domanda di energia, come visto in precedenza, è inevitabile per
soddisfare le esigenze della crescita economica globale e nazionale e la prosperità
della popolazione (Ding et al., 2012).
Tabella 5 - La crescita del PIL cinese nel periodo 1999-2009 (costante 2.010 USD).
China
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
7,62 %
8,43 %
8,30 %
9,08 %
10,03 %
10,09 %
11,31 %
12,68 %
14,16 %
9,63 %
9,21 %
Fonte: Global Economic Prospects, World Bank.
Li (2011) afferma che la sicurezza energetica è stata posizionata al vertice delle
agende nazionali di tutto il mondo. Suggerisce che lo sviluppo di una strategia
energetica, politica e tecnologica per garantire la sicurezza energetica è di carattere
obbligatorio e la riduzione del consumo energetico e lo sviluppo di energie pulite
sono l’alternativa per lo sviluppo sostenibile con riduzione delle emissioni di carbone.
In Cina, la carenza di energia si è trasformata in un collo di bottiglia per lo sviluppo
economico e perciò necessita di una riduzione efficientemente del consumo di
energia, così come sarà fondamentale trovare nuove risorse energetiche per far fronte
alla rapida crescita economica (Ding et al., 2012).
Occorre notare tuttavia che ci sono altre motivazioni che spingono alla cura
ambientale e alla crescita sostenibile in Cina. Secondo un rapporto di ChinaDialogue
140
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(2014)186, le persone che vivono in Cina sono esposte a una serie di problemi sulla
salute derivanti dall’inquinamento ambientale, tra cui l’aria, il suolo e le acque, così
come a un allarmante numero di problemi di sicurezza alimentare. Pertanto, la sfida
per le autorità cinesi comprende anche la progettazione di politiche efficaci per
ridurre l’impatto sulla salute dovuta al degrado ambientale.
Partendo da queste osservazioni, il governo cinese identifica le energie
rinnovabili e le tecnologie di efficienza energetica, come i pilastri fondamentali per il
futuro sviluppo economico della Cina, ciò che si riflette anche nel 12° Piano
Quinquennale presentato nel corso del 2011, in cui tre dei sette settori prioritari si
riferiscono all’energia pulita e all’ambiente. Questa volontà di cambiamento è
dimostrata con il fatto che già nell’anno 2010 la quota di consumo di energia
rinnovabile in Cina era salita al 13% (IRENA, 2014)187.
L’Unione Europea, da parte sua, è stata e continua a essere un protagonista
attivo nella leadership climatica globale. I Paesi europei sono stati i principali
promotori nel campo delle energie rinnovabili. Alcuni di loro hanno investito in
tecnologie rinnovabili già da decenni e sono leaders tecnologici nello sviluppo e nella
diffusione di tali energie.
Nel 2000, l’energia rinnovabile partecipava solo con il 6% del totale
dell’energia consumata in Europa, di cui il 60% corrispondeva all’energia generata
dalla biomassa, il 30% generata dall’idroelettrica e il restante 10% diviso tra l’energia
eolica, solare e geotermica (EREC, 2003)188. Dopodichè, nell’anno 2013, la quota
complessiva di energia da fonti rinnovabili era pari al 15% (Eurostat)189.
186
ChinaDialogue, 2014, Pollution and health in China: confronting the human crisis, disponibile su:
https://s3.amazonaws.com/cd.live/uploads/content/file_en/7289/chinadialogue_health_journal.pdf
187
IRENA (international Renewable Energy Agency), 2014, Renewable Energy Prospects: China,
REmap 2030 report, disponibile su: www.irena.org/publications
188
EREC (European Renewable Energy Council), 2003, European Renewable Energy Export Strategy,
disponibile
al
sito:
http://www.erec.org/fileadmin/erec_docs/Documents/Publications/DEF_Export_Strategy.pdf
189
Eurostat,
Data/Shares
(renewables),
disponibile
al
sito:
http://ec.europa.eu/eurostat/web/energy/data/shares
141
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Lo sviluppo delle energie rinnovabili in Europa ha svolto un ruolo importante
nel mercato internazionale. L’attività di esportazione aumentò significativamente
negli anni novanta, prima per affrontare una maggiore concorrenza nel mercato
europeo, poi in risposta a un rallentamento in alcuni mercati maturi dell’Unione
Europea, nonché per sfruttare la sostanziale espansione delle opportunità
internazionali dei mercati che si stavano profilando soprattutto nei Paesi in via di
sviluppo. L’analisi degli indici dei dati commerciali di esportazioni extra-UE di
prodotti dell’industria ambientale registravano un aumento del 10% annuo tra il 1988
e il 1997 (EREC, 2003)190.
In effetti, l’industria delle energie rinnovabili nell’Unione Europea ha
sviluppato una forte leadership nello sviluppo e nella ricerca di questo settore nel
corso degli anni novanta, creando una legislazione importante per la sua promozione,
come ad esempio il rapporto del 1998 chiamato “Nuove prospettive dell’Unione
Europea nell’esportazione di tecnologie e di servizi per l’utilizzo di energie
rinnovabili” emanato dal Consiglio Europeo di Esportazione di Energie Rinnovabili
(EREC, 2003)191.
La maggior parte delle attività di esportazione al di fuori dell’Unione Europea,
furono condotte dai più grandi fornitori. Tuttavia, il settore delle energie rinnovabili è
stato dominato da piccole e medie imprese, anche se le imprese più piccole sono state
più spesso limitate dalla disponibilità di risorse, dalla mancanza di esperienza
nell’esportare e hanno avuto alcuni svantaggi nel presentare offerte per i contratti più
grandi all’estero. Pertanto, fu necessario sviluppare una strategia di esportazione, in
modo da sostenere l’attività al di fuori dell’Europa nel settore delle energie
rinnovabili. Una volta sviluppato solidamente il settore a livello mondiale, l’Unione
Europea concentrò i suoi sforzi sulla strategia d’internazionalizzazione delle
rinnovabili con un approccio comunitario mirante a incrementare l’attività di
esportazione attraverso il “Consiglio Europeo di Esportazione delle Energie
Rinnovabili”.
190
Ibid.
Il Consiglio Europeo di Esportazione di Energie Rinnovabili fu creato a causa della mancanza di
una presenza coordinata a livello comunitario che desse sostegno alle piccole e medie aziende
esportatrici europee in linea con un approccio comunitario nel promuovere l’attività di esportazione.
191
142
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Secondo i dati della Renewable Energy Policy Network for the 21st Century
(REN21, 2010), nell’anno 2012 l’Unione Europea era il più grande investitore nelle
energie rinnovabili al mondo192 con 86.4 miliardi US$, seguita dalla Cina con 59.6
miliardi US$. Tuttavia, allo stesso modo della Cina, l’Unione Europea è uno dei
principali responsabili delle emissioni di anidride carbonica. Infatti, dopo la Cina e gli
Stati Uniti, l’Unione Europea come entità, rappresenta il terzo più grande emittente al
mondo (24.9%, 16.7% e 11.9% rispettivamente secondo i dati della Comissione
Europea193) e, analogamente alla Cina, la maggior parte delle economie degli stati
membri europei dipendono fortemente dei combustibili fossili, petrolio e soprattutto
del gas naturale (IEA, 2011)194.
Tuttavia, come indica il suo percorso, l’Unione Europea ha la chiara intenzione
di combattere il cambiamento climatico, volontà dimostrata attraverso il suo forte
impegno assunto nell’ambito degli accordi e organizzazioni internazionali. Ad
esempio, nel Protocollo di Kyoto, l’Europa ha stabilito la riduzione delle emissioni di
gas serra dell’8% rispetto ai livelli del 1990. Inoltre, dopo l’accordo di Copenaghen,
l’Unione Europea si è impegnata a ridurre le proprie emissioni di gas serra del 20%
per il 2020, a condizione che gli altri attori principali riducano le loro emissioni allo
stesso livello del 1990 (UNFCCC, 2010) 195, accettando il trasferimento di tecnologia
verso i Paesi meno sviluppati (Lema e Lema, 2012). Nel 2007 l’Unione Europea fissò
degli obiettivi vincolanti per ridurre le emissioni del 20% e aumentare la quota di
energie rinnovabili al 20% entro il 2020. Inoltre, il Piano Strategico Europeo di
Tecnologia Energetica del 2007 chiama l’Europa a diventare indipendente dal
carbone entro il 2050 e quindi ad affrontare il cambiamento climatico, ad aumentare
192
Nell'UE lo sviluppo dell'energia eolica e solare fotovoltaica è particolarmente importante. I Paesi
con la leadership chiave per l'energia eolica sono la Germania, la Spagna e la Danimarca (EWEA,
2010). L'UE è anche il leader mondiale nel settore dell'energia solare, con il 75% della capacità
installata di energia solare fotovoltaica mondiale, in particolare in Germania, Spagna e Italia (REN21,
2010).
193
Commissione Europea, 2014, EU Energy in Figures, Statistical Pocketbook 2014, disponibile su:
http://ec.europa.eu/energy/observatory/statistics/statistics_en.htm
194
IEA (International Energy Agency), 2011, Energy Statistics, disponibile su: www.iea.org/stats/
195
UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), 2008, Analysis of
Technology
Transfer
in
CDM
Projects,
disponibile
al
sito:
https://cdm.unfccc.int/Reference/Reports/TTreport/TTrep08.pdf
143
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la sicurezza energetica e a incrementare la competitività industriale basata sulla
promozione delle tecnologie a basse emissioni di carbone (Commissione Europea,
2007)196.
Invece la Cina, a differenza dell’Europa, rimane riluttante a impegnarsi in
compromessi internazionali vincolanti che potrebbero interferire con la sua sovranità
nazionale (Lewis, 2010). Inoltre, anche se la Cina ratificò il Protocollo di Kyoto nel
2002, è esente dal ridurre le sue emissioni essendo un Paese in via di sviluppo. In
effetti, le autorità cinesi, come quelle dell’India, considerano non a torto, che l’attuale
degrado ambientale è in gran parte dovuto ai danni provocati dai Paesi sviluppati.
Gli incontri tra la Cina e l’Europa in materia di sviluppo sostenibile,
cambiamento climatico ed energie rinnovabili sono stati intensificati negli anni
novanta e nel 2003, il dialogo si elevò a livello ministeriale. La Dichiarazione
Congiunta dell’Unione Europea e della Cina sul cambiamento climatico nella
riunione del 2005197 fu una conquista importante in quest’ambito.
A prima vista si può presumere che ci siano somiglianze tra gli obiettivi della
Cina e quelli dell’Unione Europea rispetto alla riduzione dell’intensità di carbone
nella crescita economica. Tuttavia, le vere ragioni per investire in energia a basse
emissioni sono state diverse per ciascuno di essi. Nei Paesi europei, l’impulso iniziale
degli anni ottanta e novanta si spiega con una crescente consapevolezza ambientale.
Al contrario in Cina, l’impulso verso le tecnologie green si è basato principalmente
su interessi economici, sulla sicurezza energetica nazionale e, in minore misura, dal
risultato di considerazioni ambientali e climatiche (Lim, 2010; Heggelund, 2007).
Tuttavia, tanto l’Unione Europea come la Cina, hanno fatto importanti
investimenti nel settore delle energie rinnovabili, sia per mitigare il cambiamento
climatico, sia per aumentare la sicurezza energetica e, in questo modo, promuovendo
le proprie industrie nazionali di energia rinnovabile. In questo senso, la domanda
indotta dai governi è stata, e rimane ancora, molto importante per lo sviluppo delle
196
Commissione Europea, 2007, A European Strategic Energy Technology Plan (SET-plan) –
Towards a Low Carbon Future, COM (2007) 723 finale.
197
Council of the European Union, 2005, Joint Declaration on Climate Change between China and the
European Union, Presse 226, 12009/05.
144
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energie rinnovabili a causa principalmente degli elevati investimenti iniziali richiesti
e alla differenza dei prezzi rispetto all’elettricità prodotta dai combustibili fossili
(Lewis e Wiser, 2007). In questo modo, le recenti politiche del governo cinese e della
Commissione Europea di sostegno alle industrie di energia rinnovabile (Kanter,
2012), mostrano come sia le politiche climatiche che quelle energetiche possono
essere affrontate sia da un punto di vista di politica industriale e non solo di politica
ambientale (Berger et al., 2013). Di conseguenza, gli obiettivi delle misure per
mitigare il cambiamento climatico e aumentare la sicurezza energetica stanno
portando a un allineamento degli interessi tra gli attori pubblici e privati a livello
nazionale tanto in Cina come in Europa allo scopo di migliorare la competitività delle
loro industrie domestiche ma nel frattempo, generando un certo livello di conflitto a
livello internazionale. Inoltre, a causa anche del forte sviluppo di tecnologie green in
Cina e il suo ruolo globale sempre più importante nei mercati economici, si osserva
come le relazioni tra la Cina e l’Unione Europea siano di carattere controverso
piuttosto che a carattere collaborativo.
Berger et al. (2013) affermano che sia il governo cinese sia le autorità europee,
in maggior o minor misura, appoggiano le energie rinnovabili su tre livelli
d’interesse: quello puramente economico, come ad esempio per la creazione di posti
di lavoro e la competitività delle imprese nazionali; l’interesse pubblico nazionale,
nel caso della sicurezza energetica; e infine, l’interesse pubblico globale, per la
mitigazione del cambiamento climatico.
In conclusione, sebbene le posizioni cinesi ed europee convergono sulle
preoccupazioni ambientali, i processi politici e gli strumenti di politica economica
sono diversi. Mentre l’Unione Europea si basa principalmente su meccanismi di
mercato per ridurre le emissioni e promuovere le energie rinnovabili, la Cina applica
principalmente strumenti di comando e controllo (Berger et al., 2013). Questo può
essere in parte spiegato dalla predominanza d’imprese di proprietà statale
nell’economia cinese, in contrasto con il mix d’imprese private e statali nell’Unione
Europea.
E’ necessario chiarire però che, nonostante il ruolo importante dei governi sulla
scena mondiale, il settore imprenditoriale privato non può ritenersi estraneo agli
impegni internazionali che sostengono una mitigazione del cambiamento climatico.
145
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L’esempio principale è dato nel quadro dell’ United Nations Framework Convention
on Climate Change (UNFCCC) con le ricorrenti richieste dirette al settore privato del
mondo industrializzato per il trasferimento di tecnologie a basse emissioni come
mezzo per sostenere gli sforzi ambientali nei Paesi in via di sviluppo. Le prospettive
di cooperazione nell’ambito internazionale sul clima quindi, dipendono anche dalla
volontà delle aziende private di trasferire tecnologie ai Paesi in via di sviluppo
(Berger et al., 2013).
4.2. Il percorso delle industrie green in Cina fino ad oggi rispetto allo storico
innovatore europeo.
Gli autori Zhang e Meng (2015) introducono il nuovo concetto di produzione
cinese “abbastanza buona” e spiegano che, con l’inizio dell’attività industriale nel
campo delle energie rinnovabili in Cina, molti produttori locali non potevano offrire
prodotti che fornissero gli standard minimi richiesti dai clienti. Come risultato, i
clienti rimanevano spesso con poche opzioni oltre ai prodotti di alta gamma delle
multinazionali straniere. Tuttavia, durante gli ultimi 10 anni, la qualità e le
caratteristiche tecniche dei prodotti cinesi sono aumentate fino a un punto di
accettabilità per molti clienti198; e in molti casi, gli imprenditori locali hanno sorpreso
agli operatori storici con la loro velocità di apprendimento nello sviluppo di una serie
di prodotti “abbastanza buoni”, guadagnando così una valiosa quota di mercato.
Mentre i produttori locali hanno cominciato a fornire prodotti di qualità
“abbastanza buona”, le multinazionali hanno lanciato diverse iniziative per rafforzare
la propria competitività in Cina, comprese la localizzazione della produzione e la
riduzione delle preoccupazioni per i DPI. Tuttavia, nonostante gli sforzi, le imprese
multinazionali non hanno margine nel segmento premium. Come risultato, il
segmento di standard medio è aumentato molto più velocemente rispetto alla crescita
complessiva della domanda. In altre parole, il segmento premium rischia di essere
ulteriormente eroso dagli imprenditori cinesi che ormai offrono prodotti di qualità
accettabile (Zhang e Meng, 2015).
198
Infatti la qualità dei prodotti di alta gamma delle multinazionali è anch’esso migliorato, ma a
differenza di prima ora esiste una scelta tra premium e standard medio che qualche anno fa non c’era.
146
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Nel settore delle turbine eoliche ad esempio, le aziende cinesi possono
raramente competere con i concorrenti stranieri e, in particolare, con gli europei nella
loro capacità di adattamento (competenze di progettazione per personalizzare una
turbina) e di affidabilità. Mentre in molti nuovi mercati in crescita, le aziende europee
possono trovare difficoltà a competere perché si presta maggior attenzione al prezzo
(Lema et al., 2011) che alla qualità.
In appena 15 anni, la Cina è diventata il centro di produzione mondiale non solo
di sistemi eolici ma anche di sistemi fotovoltaici (Interchina, 2015)199. In questo
senso, i dati indicano che la Cina è già il più grande produttore mondiale di turbine
eoliche e pannelli solari (cfr. Tabella 6), e spesso si pensa che la Cina abbia il
potenziale per diventare, nel prossimo futuro, il principale fornitore di tecnologia per
energie rinnovabili a prezzi accessibili in tutto il mondo (Berger et al., 2013).
Tabella 6 - Quota di mercato globale dei principali produttori di panelli solari e turbine eoliche al
mondo nel 2013.
Panelli Solari
Paese
Yingli
Trina Solar
Sharp
Canadian Solar
Jinko Solar
Renesola
First Solar
Hanwha-Solar One
JA Solar
Kyocera
Resto
Cina
Cina
Giapone
Cina
Cina
Cina
US
Cina
Cina
Giapone
Quota di
mercato
8.2%
6.7%
5.4%
4.9%
4.6%
4.5%
4.2%
3.3%
3.2%
3.1%
51.9%
Turbine eoliche
Paese
Vestas
Goldwind
Enercon
Siemens
Gewind
Gamesa
Suzlon Group
United Power
Mingyang
Nordex
Resto
Danimarca
Cina
Germania
Danimarca
US
Spagna
India
Cina
Cina
Germania
Quota di
mercato
13.1%
11.6%
9.8%
7.4%
6.6%
5.5%
5.3%
4%
3.5%
3.3%
30.5%
Fonte: REN21200 e Statista201.
In effetti, la pressione dei costi al ribasso del settore delle energie rinnovabili ha
accelerato l’accettazione del mercato dei prodotti “abbastanza buoni” in qualità, in
particolare dai fornitori cinesi (Zhang e Meng, 2015). Nel caso dei moduli
199
Interchina, 2015, The Next Goldmine for Chemicals in China: Opportunities in Renewable Energy.
REN21, 2014, Renewables Global Status Report 2014, disponibile al sito:
http://www.ren21.net/Portals/0/documents/Resources/GSR/2014/GSR2014_full%20report_low%20res
.pdf
201
Disponibile al sito: http://es.statista.com/
200
147
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fotovoltaici, ad esempio, i prezzi sono scesi del 85% negli ultimi dieci anni. Inoltre, la
Cina si sta concentrando sul consumo e l’installazione di queste tecnologie a livello
nazionale, diventando il maggior installatore effettivo d’impianti fotovoltaici ed eolici
nel 2014.
In definitiva, la Cina è diventata uno dei giocatori più importanti nel campo
delle tecnologie green e delle energie rinnovabili, non solo perché è un centro
produttivo delle tecnologie sviluppate nel resto del mondo, ma perché si tratta di uno
sviluppatore e innovatore emergente di tecnologie green grazie al forte impulso dato
dal governo cinese e grazie anche all’attuazione di strategie di partnership con
partners stranieri innovativi. Riassumendo, la Cina è conosciuta come il più grande
inquinatore del mondo ma è conosciuta anche come il principale produttore mondiale
di tecnologie a basse emissioni; inoltre, dei Paesi che hanno investito nelle energie
rinnovabili nel 2014, la Cina è leader nella lista con 83 miliardi US$, seguita dal
Brasile e dall’India con circa 7 miliardi US$ (UNEP Centre, 2015)202.
Nuove opportunità per gli operatori green in Cina.
“La Cina potrebbe star perdendo abbastanza energia idroelettrica per
alimentare la Gran Bretagna e la Germania per un anno, privando di grandi volumi
di energia pulita le sue regioni orientali coperte da smog a causa della scarsa
pianificazione e della debole infrastruttura della rete di distribuzione energetica”203.
Questo è uno dei numerosi casi in cui si evidenzia come la Cina abbia seri problemi
strutturali da risolvere nel campo della sicurezza e dell’efficienza energetica.
Il governo centrale cinese si trova davanti a un grave problema di
coordinamento e armonizzazione degli interessi economici tra le province che offrono
energia e quelle che ricevono energia. I frequenti programmi emanati nell’anno
passato per la costruzione di centrali idroelettriche, hanno causato qualche disagio
poiché, è presente una preoccupazione più per la capacità elettrica di tali centrali che
202
Frankfurt School-UNEP Centre/BNEF, 2015, Global trends In renewable Energy Investment 2015,
disponibile su: http://fs-unep-centre.org/sites/default/files/attachments/key_findings.pdf
203
South China Morning Post, 2015, Dam waste: planning chaos drains China’s hydro ambitions,
disponibile su: http://www.scmp.com/print/news/china/policies-politics/article/1817823/dam-wasteplanning-chaos-drains-chinas-hydro-ambitions
148
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per l’efficienza e la connettività della rete, situazione che ha creato enormi eccedenze
locali che sono state spesso letteralmente sprecate.
La perdita di energia è un problema non solo dell’industria idroelettrica ma
anche dell’industria eolica. Infatti, le autorità cinesi hanno recentemente pubblicato le
linee guida che vietano nuovi parchi eolici in regioni dove lo spreco di energia ha già
superato il 20%.
Questa situazione, sommata ai problemi di sicurezza energetica come
conseguenza della dimensione e dei livelli di crescita negli ultimi decenni, espone
alla necessità di cercare nuove fonte di energia e di progettare un piano integrale di
efficenza energetica nazionale.
Inoltre, come menzionato precedentemente, ci sono gravi problemi di carattere
ambientale con un forte impatto sia sulla qualità della vita della popolazione cinese,
sia nella sostenibilità del suo territorio che nelle sue risorse aria, acqua e suolo.
Questo scenario problematico riguardante la sicurezza energetica, l’efficienza
energetica e il degrado ambientale, dà ai settori delle energie rinnovabili e a quello
delle industrie ambientali, un importante ruolo nelle relazioni economiche attuali tra
la Cina ei Paesi sviluppatori di queste tecnologie tra i quali la Spagna. Poiché, da un
lato la Cina considera le industrie green di carattere prioritario per la crescita e lo
sviluppo sostenibile della sua economia e, dall’altra parte, la Spagna è un importante
operatore nello sviluppo di tecnologie avanzate nel campo delle energie rinnovabili in
Europa.
A continuazione sarà analizzato il caso della Spagna come Paese impegnato nel
cambio climatico e come un importante sviluppatore nell’industria green mondiale.
4.3. I punti di forza della Spagna come sviluppatore green.
L’applicazione della politica energetica comunitaria è stata il principale
promotore dell’interesse della Spagna sulla sostenibilità. L’Unione Europea infatti, ha
imposto dei requisiti ambientali come: la fissazione di obiettivi per l’uso di energie
rinnovabili, l’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni ciò che, in gran
parte, ha fatto della sostenibilità un segno d’identità della politica energetica europea.
149
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Questo modello energetico chiamato soft power204 comprende elementi quali: il
supporto per la diffusione delle energie rinnovabili a livello globale, la cooperazione
per lo sviluppo energetico sostenibile, la partecipazione attiva nei negoziati sul
cambiamento climatico, l’impegno per l’efficienza energetica, un’economia a basse
emissioni e altre questioni quali la tutela della biodiversità o la regolamentazione
della navigazione nell’Artico. Questo approccio è stato in parte quello attuato dalla
Spagna: essere una potenza nelle energie alternative la cui base di potere è un insieme
di aziende solide con una presenza internazionale ben radicata (Escribano, 2014).
Innanzitutto la Spagna si è impegnata nella lotta contro il cambiamento
climatico; infatti a dispetto della crisi, le emissioni hanno registrato un calo superiore
rispetto al PIL, ciò riflette il riorientamento dell’economia spagnola verso le attività
di minore intensità di carbone. Nel settore energetico nazionale, l’intensità delle
emissioni di gas di effetto serra è scesa più in Spagna che in altri Paesi europei
avanzati sul fronte delle fonti rinnovabili.
Oltre a tutto ciò, nell’ambito delle energie rinnovabili la Spagna ha superato il
traguardo del contributo di rinnovabili fissato dall’Unione Europea ed è avanti nel
raggiungimento di quest’obiettivo in confronto ai Paesi comparabili in dimensione.
Secondo i dati del 2011 (Eurostat)205 la quota delle rinnovabili in Spagna ha superato
il 13.2%, un contributo maggiore rispetto a quello dei Paesi simili in dimensioni
come l’Italia (12.1%), la Germania (11.4%) o la Francia (11.2%).
Il peso delle fonti rinnovabili è ulteriormente evidenziato dalla generazione di
energia elettrica in Spagna che nello stesso periodo è passata da circa il 20% ad oltre
il 30%, ben al di sopra delle percentuali registrate nei Paesi prima citati che si trovano
circa al 20% (l’Italia con 23.5%, la Germania con 20.9% e la Francia con 16.2%) 206.
Appare opportuno quindi, una volta sostenuta la maggior parte dei costi, approfittare
di questa nuova realtà anche perché tali costi sono in gran parte sunk o irrecuperabili.
204
Contro l’ hard power della rivoluzione non convenzionale degli Stati Uniti e del Canada, ciò che è
più attraente in tempi di crisi.
205
Eurostat,
Data/Shares
(renewables),
disponibile
al
sito:
http://ec.europa.eu/eurostat/web/energy/data/shares
206
Eurostat,
Data/Shares
(renewables),
disponibile
al
sito:
http://ec.europa.eu/eurostat/web/energy/data/shares.
150
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L’energia è uno dei principali vettori d’interdipendenza che collegano la
Spagna con il resto del mondo. Perciò, le energie rinnovabili devono essere
considerate come uno dei punti di forza della Spagna e non come una debolezza
anche perché, non solo contribuiscono all’obiettivo della sostenibilità globale, ma
anche alla sicurezza energetica.
La REN21, nel suo Renewables Global Status Report 2014 207 afferma che “un
pugno di Paesi pionieri, come la Germania, la Danimarca, la Spagna e gli Stati Uniti
ha creato i primi mercati critici per le energie rinnovabili, ciò che ha guidato i primi
progressi tecnologici e le economie di scala, ponendo le basi e contribuendo a
promuovere l’espansione esplosiva del mercato nell’ultimo decennio”.
Inoltre aggiunge che per tutto il 2013:
- l’energia eolica ha ragiunto il 33,2% della domanda di elettricità in Danimarca
e il 20,9% in Spagna. La Spagna è diventata il primo Paese a generare più energia
elettrica da fonte eolica (20,9% del totale) che da qualsiasi altra fonte per tutto il
2013;
- i Paesi leaders nella capacità di energia eolica per abitante sono stati
Danimarca (863W a persona), Svezia (487,6), la Spagna (420,5), Portogallo (412) e
l’Irlanda (381);
- tra i 20 Paesi top per la capacità di energia rinnovabile non-idro, quelli con la
più alta quantità di capacità per abitante sono stati tutti in Europa. La Danimarca
aveva un vantaggio chiaro, seguita dalla Germania, dal Portogallo, dalla Spagna e
dalla Svezia;
- nel settore dell’energia solare termica concentrata gli Stati Uniti e la Spagna
continuano a essere i due leaders nel mercato a livello mondiale. Le migliori aziende
nel 2013 comprendono Abengoa, Acciona, ACS Cobra, e Torresol Energia (tutte
207
REN21, 2014, Renewables Global Status Report 2014, disponibile al sito:
http://www.ren21.net/Portals/0/documents/Resources/GSR/2014/GSR2014_full%20report_low%20res
.pdf
151
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spagnole); BrightSource e Solar Reserve (entrambe degli Stati Uniti); Schott Solar
(tedesca); e AREVA (francese).
Considerando le caratteristiche delle aziende spagnole nel settore green a
livello globale e data l’importanza dell’espansione di questo settore particolarmente
in Cina, sembra essere nata una nuova occasione per il consolidamento della Spagna
come uno dei principali fornitori e investitori di tecnologie green in questo nuovo
mercato.
152
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Capitolo 5 - Le Joint Ventures come strategia di entrata nei mercati
internazionali.
5.1. La cooperazione come strategia di espansione internazionale.
L'internazionalizzazione cooperativa non è un fenomeno nuovo e molte delle
sue manifestazioni, come ad esempio le joint ventures (JVs), i consorzi di
esportazione e gli accordi con distributori stranieri, sono fenomeni conosciuti da
lunga data. Queste strategie di cooperazione si sono guadagnate un posto preminente
negli ultimi decenni a causa del processo di globalizzazione che ha contribuito a
sviluppare diversi progetti di espansione internazionale molti dei quali si basano su
forme innovative di cooperazione (Camisón e Villar, 2009). In questo senso, Glaister
e Buckley (1996) concludono che oltre il 50% delle alleanze strategiche sono
impostate per implementare un’espansione internazionale.
Le determinanti dell'internazionalizzazione in materia di cooperazione sono
state l'obiettivo di gran parte degli studi presenti in letteratura; tali studi analizzano
una lunga lista di fattori esterni e interni. Sebbene le ragioni e i vantaggi che portano
le aziende a instaurare questi tipi di accordi per la cooperazione internazionale sono
molteplici, Ariño e de la Torre (1998) sottolineano due punti importanti nelle
motivazioni di tali strategie: la complementarità e la necessità; secondo gli autori
infatti: “Mentre la complementarietà prevede una relazione positiva (Nielsen, 2003),
l'ipotesi della necessità predice un’associazione negativa (Glaister e Buckley,
1996)”.
Da un lato, la propensione all'internazionalizzazione attraverso meccanismi di
cooperazione può essere spiegata, in molti casi, nello sfruttamento delle capacità
complementari tra i partners (Ariño e de la Torre, 1998). In effetti, la
complementarietà può portare le aziende con competenze di grande valore a una
maggiore propensione all'internazionalizzazione cooperativa in quanto esse, avendo
maggiormente da condividere, sono più disposte a collaborare (Eisenhardt e
Schoonhoven, 1996). Ciò migliora anche la loro capacità di assorbimento delle
competenze presenti in altre aziende (Mowery et al., 1996). Pertanto, le aziende con
importanti capacità potrebbero arricchirle ulteriormente grazie a una strategia di
partnership.
153
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D'altra parte, quando le aziende non possiedono tutti gli asset intangibili chiave
per l'internazionalizzazione, devono trovare metodi alternativi per colmare le proprie
carenze. L'ipotesi della necessità, invece, è supportata con il fatto che le alleanze
strategiche offrono vantaggi significativi per le aziende con deficit concreto di asset
intangibili (Kogut, 1988; Nohria e Garcia-Pont, 1991). Pertanto, le aziende con poche
capacità possono essere maggiormente predisposte all'internazionalizzazione
cooperativa poiché potrebbero accedere alle capacità che a loro mancano per attuare
l'internazionalizzazione (Glaister e Buckley, 1996). Sotto la logica della necessità di
opportunità, alcune determinanti includono anche caratteristiche degli ambienti
domestici e globali che definiscono le opportunità e le sfide creando la necessità di
una
cooperazione
(Kogut,
1988);
in
altre
parole,
la
necessità
dell’internazionalizzazione attraverso la cooperazione.
Per ultimo, uno degli incentivi per le partnerships con cooperazione è la
creazione o il potenziamento della strategia di differenziazione al fine di ottenere le
competenze che mancano e di sfruttare le possibili sinergie che possono sorgere tra le
aziende associate nella differenziazione dei loro prodotti. Tuttavia, la necessità di
accedere a competenze complementarie per crescere a livello internazionale e il
compito di assicurare la proprietà delle proprie conoscenze per preservare i vantaggi
competitivi dell'azienda sono due forze opposte quando si parla della decisione di
adottare, oppure no, la strategia d’internazionalizzazione tramite la cooperazione
(Ariño e de la Torre, 1998). Infatti, le aziende altamente differenziate possono evitare
l’internazionalizzazione con cooperazione se pensano che la loro proprietà
intellettuale possa essere a rischio d’imitazione.
5.2. Cos’è una Joint Venture? Funzionamento nel processo d’internazionalizzazione.
Le joint ventures sono partnerships commerciali tra due o più parti che
mantengono la loro autonomia, sono istituite per un periodo di tempo inizialmente
determinato e hanno un obiettivo comune specifico. Harrigan (1985) le definisce
come uno status giuridico creato da due o più aziende indipendenti che condividono
il controllo, il processo decisionale e il rischio dei benefici in proporzione al loro
contributo.
154
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In generale, le joint ventures comportano minori rischi in confronto alle
acquisizioni o agli investimenti greenfield e tendono a essere più abituali in quanto le
abilità, gli attributi e le risorse sono ricercate attraverso gli obiettivi di business
comuni (Czinkota et al., 1994). Con l'uso delle JVs, le aziende possono perseguire
obiettivi legati al business, utilizzare le tecnologie o le tecniche di ricerca
armonizzate, aumentare il capitale e il potere di contrattazione, condividendo il
rischio di scala, superando le barriere d’ingresso e, in questo modo, guadagnando
quote di mercato con il conseguente potere economico (Boyett e Boyett, 2001).
Come accennato in precedenza, le JVs nascono come una strategia di
cooperazione e sorgono principalmente per attenuare l’ingresso delle imprese verso i
nuovi mercati internazionali. Tale processo le pone difronte a nuove dinamiche di
concorrenza e ulteriori sfide anche se la realtà evidenzia che la JV è già una scelta
strategica ampiamente utilizzata dalle aziende per l’espansione internazionale
(Brouthers e Bamossy, 2006). Lee e Beamish (1995) aggiungono che è la modalità
d’ingresso più utilizzata per accedere ai Paesi in via di sviluppo.
In definitiva, considerando che raramente le aziende hanno individualmente
tutte le risorse e le competenze necessarie per operare a livello globale (Ariño e de la
Torre, 1998), le alleanze strategiche sono diventate un requisito competitivo per
facilitare una maggiore proiezione internazionale delle aziende con modelli attivi
(Sarkar et al., 1999; Narula e Duysters, 2004; Robson e Katsikeas, 2005) e per ridurre
i costi d’investimento.
Per quanto riguarda la predisposizione ad agire attraverso una strategia di
partnership, nelle prime fasi dell’espansione internazionale, la necessità di ottenere le
competenze necessarie per competere sui mercati internazionali può rendere i
managers più disposti a collaborare. Al contrario, con il crescere della partecipazione
all'estero, le conoscenze e l'esperienza accumulate (che diventano sempre più
apprezzate) disincentivano la necessità di avere partners commerciali.
Inoltre, la volatilità del contesto gioca un ruolo importante nella selezione della
JV come strategia d’internazionalizzazione (Luo, 2007). Secondo Williamson (1991),
quando l'incertezza esterna è elevata, le JVs sono potenzialmente la migliore modalità
d’ingresso rispetto ad altre quali gli investimenti greenfield, gli accordi contrattuali o
155
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le licenze. In effetti, rispetto ad altre forme d’ingresso, le JVs sono migliori per
esplorare e sfruttare le opportunità in un ambiente fortemente incerto, a causa degli
effetti della condivisione del rischio e la distribuzione delle risorse. In altre parole, in
condizioni di elevata incertezza, le JVs creano una struttura di ripartizione del rischio
in modo che le parti investitrici riducano il loro impegno ed evitino di perdere il
100% degli investimenti (Contractor e Lorange, 1988; Osborn e Baughn, 1990;
Williamson, 1979). Ulteriormente, in un mercato volatile, la complementarietà delle
risorse delle parti della JV rafforza il vantaggio competitivo con collaborazione
(Buckley e Casson, 1988; Khanna et al., 1998; Parkhe, 1991).
Tuttavia, le JVs possono comportare una maggiore incertezza interna a causa di
una maggior probabilità di comportamenti opportunistici dei singoli soggetti nella
ricerca dei benefici individuali. Infatti, dal momento che le parti di una JV si
accordano di collaborare in modo interdipendente, condividendo le risorse esistenti o
sviluppando congiuntamente delle nuove risorse (pur mantenendo le loro rispettive
identità), sono inevitabilmente esposte a un certo grado di rischio fiduciario dalla loro
interdipendenza (Hill, 1990; Parkhe, 1993).
Gli studi di Luo (2007) mostrano che la volatilità dell'ambiente aumenta
l'opportunismo, ciò che a sua volta influenza la prestazione finanziaria, la crescita
delle vendite e la performance complessiva della joint venture.
Infine, secondo Anderson e Gatignon (1986), il controllo riveste un ruolo
importante nel modo di realizzare i progetti d’internazionalizzazione, in particolare
per quanto riguarda la modalità d’ingresso. Per tanto, la diffidenza verso un
potenziale partner a causa della mancanza di conoscenza della cultura economica del
Paese d’accoglienza, può promuovere il mantenimento del controllo dalla casa
centrale (intesa come una strategia condotta interamente dalla multinazionale),
piuttosto che confermare una partnership con controllo condiviso.
5.3. Le joint ventures come uno strumento di politica economica.
Nell'ambito della teoria implicita, per alleanze aziendali, in genere, s’intendono
accordi tra imprese indipendenti per pianificare delle attività coordinate in mercati
internazionali diversi dal proprio (l’iniziazione, l'accelerazione o il miglioramento
156
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dell’espansione internazionale). Nel caso della Cina invece, la legislazione nazionale
richiede per l'ammissione a determinati settori economici, l'esigenza di formare
un’alleanza combinata fra partners stranieri e partners locali tramite una joint
venture. Mentre nel primo caso l'unione è motivata principalmente dalla
complementarità, nel caso della Cina il motivo sembra essere la necessità di
conformarsi alle condizioni dei regolamenti economici stabiliti. Inoltre, nel primo
caso l'obiettivo è di condividere, scambiare e combinare le proprie risorse e capacità
per lo sviluppo congiunto di nuove conoscenze, prodotti e tecnologie (Dussauge et
al., 2000); nel secondo caso invece, la parte cinese della partnership già dispone di
tutte le conoscenze sufficienti sul mercato ma è carente delle tecnologie e del knowhow necessari per sviluppare il progetto solo con i propri mezzi, ciò che costituisce
l’asset dell’azienda straniera.
A tale proposito, Bishop (2007) afferma che il requisito di stabilire joint
ventures internazionali per accedere ai mercati, ha rappresentato un certo livello di
controllo o di condizionalità del funzionamento delle imprese straniere nei Paesi
d'accoglienza. Egli aggiunge che molti Paesi in via di sviluppo adottano leggi e
politiche di JVs per assicurare che gli investimenti stranieri diano un contributo in
termini di trasferimento tecnologico alle imprese e alle industrie locali. Infatti,
l’Autore sostiene che, l'aspettativa dei responsabili politici dei Paesi che li impongono
è che i partners locali delle JVs dovrebbero necessariamente imparare i processi di
produzione, le tecniche di gestione e le competenze di marketing che sono introdotti
dal partner straniero. Inoltre, tutti i dipendenti locali della JV dovrebbero anche
beneficiarsi, in una certa misura, dall’esposizione a conoscenze ed esperienze più
avanzate.
In definitiva, il requisito di joint venture è uno strumento di politica economica
comunemente usato dai Paesi in via di sviluppo nel tentativo di assicurarsi che gli
investimenti stranieri contribuiscano positivamente allo sviluppo delle imprese e delle
industrie locali (Bishop, 2007), attraverso il trasferimento di tecnologia e di
conoscenze e, in generale, allo sviluppo economico del Paese, attraverso l’aumento
della riscossione dei tributi, l’occupazione, le retribuzioni e gli stipendi, nonché
attraverso un costante effetto positivo degli ingressi in valuta estera.
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Nonostante tutto ciò, esistono prove sufficienti per indicare che le economie in
via di sviluppo si devono preoccupare per i “crowding out effects” o gli effetti di
spostamento delle imprese nazionali a causa della forte concorrenza straniera. Infatti,
la motivazione dei responsabili politici nei Paesi in via di sviluppo che utilizzano le
JVs, è anche quella di ridurre al minimo gli effetti di spostamento d’imprese nazionali
attraverso l'inclusione obbligatoria di partners locali nelle nuove imprese istituite
dagli stranieri (Bishop, 2007). Analogamente, gli studi di Blomstrom e Kokko (1997)
sull'impatto degli investimenti esteri nei Paesi d'accoglienza, sostengono che è molto
probabile che l'ingresso d’imprese straniere nei Paesi in via di sviluppo espelle i
concorrenti locali.
Nel caso della Cina, nel primo periodo della riforma economica, le JVs insieme
alle imprese interamente controllate da capitale straniero, sono state le principali
modalità di assorbimento d’investimenti esteri grazie alle politiche di attrazione degli
IDE. Secondo i dati dell’OECD (2000)208, durante il periodo 1979-1997, le JVs
cooperative e di capitale (queste diverse JVs saranno analizzate nella sezione 5.4)
sono state una parte preponderante dei flussi d’investimenti diretti con il 75,3% in
termini di numeri di contratti (e il 69,2% in termini d’importi contrattati) e le imprese
di proprietà esclusivamente straniera ebbero il 24,7% degli IDE in termini di numeri
di contratti (e il 30 % in termini d’importi contrattati).
Un altro esempio del funzionamento delle JVs come elemento di politica
economica fu il caso di Shanghai in cui le JVs ebbero un ruolo significativo nei flussi
degli IDE ricevuti, in particolare nel periodo precedente all'adesione della Cina
all'OMC. Infatti, nel 1990, quasi tutti gli IDE furono inoltrati attraverso JVs
cooperative e di capitale. Anche nel 2000, le JVs rappresentarono circa il 50% di tutti
gli IDE ricevuti. Tuttavia, dopo l'adesione della Cina all'OMC, molti settori
economici si aprirono alla proprietà interamente controllata da capitale straniero
dopodiché, nel 2005, le JVs rappresentavano solo il 25% degli IDE. Bishop (2007)
aggiunge che, fino a quel momento, la politica di JV aveva già svolto un ruolo
208
OECD, 2000, Main Determinants and Impacts of Foreign Direct Investment on China’s Economy,
OECD Working Papers on International Investment.
158
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formidabile nell'assistere le aziende locali nell’acquisire le competenze necessarie e
nell’essere in grado di competere con le loro controparti straniere.
5.4. Regolamentazione delle modalità degli IDE in Cina. Particolare attenzione alle
Joint Ventures.
Durante i primi due decenni di apertura ai capitali stranieri, la Cina sviluppò
una serie di forme giuridiche di base a disposizione degli investitori stranieri
interessati a eseguire progetti nel Paese.
La forma più frequente d’investimento straniero in Cina è quella dell’impresa
con partecipazione di capitale straniero (FIE209). I diversi tipi di FIE comprendono le
imprese interamente di proprietà straniera (WFOE210) e quelle con partecipazione
tanto di capitali cinesi come di capitali stranieri sotto forma di joint ventures, siano
esse di capitale (EJVs211) o cooperative (CJVs212), tra le più importanti. La seguente
tabella riassume le tre modalità più comuni che hanno segnato la storia recente degli
investimenti esteri in Cina (cfr. Tabella 7):
Tabella 7 – Le modalità di IDE più utilizzate in Cina.
JV di capitale
(EJV- equity joint venture)
JV cooperativa
(CJV- contractual joint venture)
Impresa interamente straniera
(wholly foreign-owned enterprise)
Documento normativo
Caratteristiche
Legge del 1 luglio 1979 con
modifiche del 1990
Società di responsabilità
limitata
Contratto con diritti e
obblighi
Legge del 13 aprile 1988
Legge del 12 aprile 1986
Società di responsabilità
limitata
Partecipazione
straniera
minimo 25% fino
95%
Non previsto
100%
Fonte: ChinaLaw (http://www.qis.net/chinalaw)
Una WFOE è un’azienda con sede in Cina di uno o più investitori stranieri
senza partecipazione cinese. Il suo principale vantaggio è che l'investitore straniero ha
la gestione e il controllo totale dell’amministrazione dell’azienda; altri vantaggi
comprendono una migliore protezione della proprietà intellettuale e procedure più
facili di liquidazione. Tuttavia, l'investitore deve costruirsi la propria quota di
209
Dal suo acronimo in inglese Foreign-Invested Enterprise.
Dal suo acronimo in inglese Wholly foreign-owned enterprises.
211
Dal suo acronimo in inglese Equity Joint Ventures.
212
Dal suo acronimo in inglese Cooperative joint Ventures.
210
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mercato e, in alcuni settori economici, non potrà ottenere il permesso legale di
operare a causa della mancanza di un partner cinese. Alcuni settori ristretti all’IDE
sono per esempio: le telecomunicazioni, la difesa, l’istruzione e le assicurazioni sulla
vita.
Una JV di capitale o EJV è una JV di proprietà cinese e straniera costituita
come società limitata, registrata in Cina e costituita per uno scopo specifico. Gli
azionisti hanno la gestione congiunta dell'impresa e, tanto i profitti come le perdite,
sono distribuiti in proporzione al contributo di capitale di ciascuna delle parti. Alcuni
dei vantaggi di una EJV sono la responsabilità limitata e il fatto che grazie a tale
forma d’investimento sia concesso di operare in più settori rispetto ad altri modelli
d’investimento, come ad esempio: nel settore assicurativo, delle telecomunicazioni,
dei trasporti, dell’istruzione, edilizio, fra gli altri. Una EJV consente inoltre di
sfruttare le connessioni esistenti, le quote di mercato, le reti di distribuzione e gli
accordi finanziari grazie al partner cinese. Tuttavia, le EJVs possono presentare
difficoltà nel trovare un partner locale adatto, nella liquidazione degli investimenti e
nella tutela della proprietà intellettuale. Altri svantaggi includono inoltre il periodo
limitato di durata e la fissazione di requisiti più elevati.
Una JV cooperativa (CJV), di fronte a una EJV, offre maggiore flessibilità alle
parti in termini di contributi di capitale, di compartecipazione agli utili, di
responsabilità, di obblighi e di ritorno sugli investimenti inclusi nel contratto di JV e
nello statuto sociale. A differenza di una EJV, i benefici di una CJV non hanno
bisogno di essere proporzionali agli interessi di ciascuna delle parti, infatti sono
distribuiti secondo i termini del contratto di JV concordati tra le parti. Una CJV può
essere strutturata come un’entità senza personalità giuridica o come una società di
responsabilità limitata. Quest'ultima tende a essere la forma più comune di CJV
poiché, un’entità senza personalità giuridica non è un’entità giuridica separata nella
legge cinese e le parti possono rimanere insieme corresponsabili del default dei suoi
partners. In generale, i vantaggi e svantaggi ulteriormente dettagliati nel caso della
EJV in termini di costituzione di una JV e di condivisione dell’investimento con un
partner cinese, si adattano in ugual maniera alle CJVs.
Rispetto all’uso delle diverse modalità di IDE in Cina, fra l’anno 1979 e il
1985, la CJV fu la formula d’investimento maggiormente usata tra molteplici varietà,
160
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ma soprattutto tramite accordi di trasferimento di tecnologia (licenze). Durante questo
periodo, la suddetta modalità catturò il 50% degli investimenti previsti, rispetto al
22% delle EJVs (Kamath, 1990).
A partire dal 1985, le CJVs cedettero il passo a una graduale supremazia delle
EJVs e, nel 1989, il volume di EJVs già superava quello delle CJVs; dopodiché, nel
1991, monopolizzava la metà dei fondi esteri investiti. L'impresa interamente di
capitale straniero fu la modalità meno utilizzata durante tutto il periodo considerato.
In questo modo, tra il 1979 e il 1985, solo il 4% del capitale straniero assunse questa
forma di accesso al mercato (Kamath 1990) a causa in gran parte delle condizioni
stabilite dal governo che imponevano autorizzazioni dei progetti sottoposti a severi
controlli da parte dell'amministrazione centrale e alla mancanza di accesso in alcuni
settori dell'economia cinese. Oltre agli ostacoli giuridici e burocratici, il contesto
generale per gli investimenti e la struttura economica cinese furono fattori chiave
nella scelta della tipologia d’investimento straniero in Cina. Kamath (1990) sosteneva
che la mancanza di un contesto stabile, di certezza giuridica e di diritti sulla proprietà
ben definiti allontanarono le grandi multinazionali dalla Cina durante il periodo 19791985 poiché, non potevano sfruttare i vantaggi dell’internalizzazione come definiti da
Rugman (1980)213.
Solo alla fine degli anni ottanta, la WFOE iniziò il suo percorso ascendente
parallelamente alla EJV e nel 1995, quasi il 37% degli investimenti esteri fu
realizzato attraverso questa modalità, contro il 44% delle EJVs e solo il 19% delle
CJVs (Broadman e Sun, 1997).
Fino ai tempi recenti, il modo più comune d’ingresso in Cina è stata la EJV per
motivi strategici, operativi e giuridici (Hernandez Nieto, 2006), dato che il governo
poteva richiedere ai nuovi operatori di unirsi a un partner locale (Marin-Anglada et
al., 2014). Tuttavia, i conflitti interni dentro delle EJVs e la mancanza di controllo
nelle operazioni, comportò che le multinazionali lasciassero la EJV come modalità
d’ingresso a beneficio delle imprese interamente di proprietà estera (Dean et al.,
2009; Vanhoacker, 1997).
213
L’analisi delle imperfezioni dei mercati che favoriscono l'internalizzazione delle operazioni
all'interno dell'impresa (nel contesto della teoria dei costi di transazione).
161
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Il numero di WFOE raggiunse il suo picco nel 2010 con 28.028 imprese, anche
se questa cifra è scesa a 24.925 nel 2012 (MOFCOM, 2013214). Alcuni intendono
questo cambiamento strategico da parte di molte aziende multinazionali come un
errore poichè, le EJVs hanno avuto un rendimento superiore rispetto a quelle imprese
interamente di proprietà straniera (Xu et al., 2006).
Secondo i dati ufficiali del governo cinese, il confronto delle proporzioni di
partecipazione delle diverse modalità di FIE (EJV, CJV, WFOE) nel primo decennio
del secolo XXI mostra come le WFOE hanno guadagnato terreno negli anni recenti
(cfr. Tabella 8).
Tabella 8: Partecipazione delle diverse modalità di FIE in Cina negli anni 2000, 2005 e 2012 (in
termini di numeri di progetti e d’importi contrattati).
EJV
CJV
WFOE
Altri
Numeri di
progetti
(2000)
Importi
contrattati
(2000)
37,49%
7,86%
54,58%
0,07%
31,50%
13,01%
55,00%
0,49%
Numeri di
progetti (2005)
23,82%
2,65%
73,43%
0,11%
215
Fonte: National Bureau of Statistics of China
Importi
contrattati
(2005)
Numeri di
progetti (2012)
17,16%
4,60%
77,17%
1,07%
17,47%
0,67%
81,65%
0,21%
Importi
contrattati
(2012)
N/D
N/D
N/D
N/D
.
Per quanto riguarda il rapporto tra le modalità d’entrata e il grado di controllo,
come definito da Anderson e Gatignon (1986) nelle sezioni precedenti, l'incertezza
del mercato cinese nei primi anni favorì le formule di accesso con bassi livelli di
controllo e di breve orizzonte, quali gli accordi contrattuali o le CJVs. Solo il
miglioramento del quadro generale abbassò l’incertezza sulla futura stabilità degli
investimenti stranieri e facilitò un maggior uso delle strategie con maggior controllo.
In sintesi, è importante sottolineare che negli ultimi anni la normativa sugli IDE
in Cina, sia WFOE che JV, è stata alleggerita come conseguenza delle continue
richieste da parte della comunità internazionale. Ad esempio, le modifiche indicate
nel catalogo sugli investimenti stranieri dell’anno 2011 sono state diverse (non esiste
più un minimo di capitale stabilito per vari settori industriali, non è richiesta nessuna
214
MOFCOM, 2013, disponibile al sito: http://english.mofcom.gov.cn/article/statistic/
National Bureau of Statistics of China, China Statistical Yearbook 2002, 2007 e 2014, disponibile
su: http://www.stats.gov.cn/english/
215
162
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registrazione del contributo iniziale di capitale, neanche una quota dell’apporto in
contanti, né nessuna registrazione e verifica del capitale versato), ma comunque non
sono riuscite a soddisfarli.
5.5. Come funzionano le joint ventures in Cina?.
Come spiegato nei paragrafi precedenti, uno dei motivi per cui il governo
cinese stabilisce l'imposizione delle joint ventures internazionali nelle industrie ad
alta tecnologia, è lo scambio di conoscenze e di apprendimento come parte di una
strategia per formare competenze (Inkpen, 1995; Lane e Lubatkin, 1998). Ma in
questo processo non c'è solo il trasferimento di conoscenze dall’impresa straniera
verso la JV, se no anche dalla JV verso l’impresa straniera, ciò che rappresenta un
importante fattore per l’investitore straniero nel mercato cinese. Ci sono inoltre, i
trasferimenti informali che possono fluire tra i partners e dalla JV internazionale
verso i partners (Buckley et al., 2003).
Rispetto alla politica di restrizione sulla proprietà straniera in Cina, i suoi
impatti nelle JVs internazionali sono poco trattati nella letteratura esistente sulle JVs
internazionali. Questo evidenzia l’importanza della scelta di un partner che offra
complementarietà nelle competenze, compatibilità delle strategie di gestione e un
basso rischio di trasformarsi in un concorrente (Buckley e Glaister, 2002; Porter e
Fuller, 1986). A questo proposito, le caratteristiche che rendono la cultura cinese
differente dal mondo occidentale, fanno diventare la ricerca, le trattative e la scelta
del partner locale, un compito difficile, costoso e lungo nel tempo.
Tra i vantaggi di una JV in Cina emerge, in modo significativo, la connessione
o il guanxi che il partner cinese ha con il mercato locale, con gli altri agenti
commerciali quali fornitori e distributori e con le autorità governative. In questo
modo, la JV gode del prestigio del partner locale nella società. Inoltre, le conoscenze
delle istituzioni informali si considerano un requisito d'obbligo per il successo di un
progetto d’investimento in Cina e ancora, la possibilità di apprendere dal partner
cinese durante il corso della vita della JV, farebbe ottenere le conoscenze necessarie
del nuovo mercato sconosciuto.
163
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Tuttavia, le JVs sono soggette a instabilità temporanea dal momento in cui una
parte acquisisce la conoscenza che apporta l'altra parte (Soler Matutes, 2000). Nel
caso della Cina, una volta che gli investitori stranieri imparano delle caratteristiche
del mercato, spesso perdono interesse nel progetto comune 216. In questo senso, c'è
una tendenza naturale ad aumentare la partecipazione straniera.
In sintesi, è importante sottolineare che in Cina, non è semplice né l’entrata né
l'uscita dal mercato in relazione alle negoziazioni con il partner locale. Esistono
restrizioni al trasferimento della partecipazione azionaria del partner straniero, non è
garantito il pieno controllo della gestione da parte dell'investitore straniero e c’è una
certa esposizione a situazioni di opportunismo da parte del partner cinese che porta a
una potenziale dispersione e uso inappropriato della proprietà intellettuale
dell’investitore straniero.
5.6. Aspetti di sintesi sulla scelta strategica di costituire una Joint Venture.
Il dibattito sul modo migliore per entrare nel mercato cinese si svolge da
quando la Cina è diventata il più grande destinatario di IDE nel 1993 col 13% degli
IDE mondiali ricevuti (27.5 billioni US$)217. Anche se molte aziende straniere
preferiscono la relativa sicurezza e facilità di creare un’impresa interamente
controllata da capitali stranieri (WFOE), le joint ventures non devono essere
trascurate come una possibile modalità d’ingresso. Inlcuso per le piccole e medie
imprese (PMI) le JVs possono essere utili in associazione con un fornitore, produttore
o distributore locale che possa offrire un rapido accesso al mercato, a catene di
approvvigionamento e a canali di distribuzione218.
In conclusione, le JVs internazionali con partners locali hanno il potenziale di
ridurre i costi d’investimento nei mercati d’accoglienza. Il punto di vista basato sulle
risorse aziendali (Penrose, 1956, 1958; Wernerfelt, 1984; Grant, 1991; Foss, 1997)
applicato alle JVs internazionali mostra che le aziende possono aumentare la
216
Questo sarebbe il caso delle attività che potrebbero essere affrontate dai due tipi di strategie, sia
come una joint venture sia come una impresa interamente controllata da capitale straniero.
217
World Bank, Foreign direct investment, net inflows, disponibile su: http://data.worldbank.org/
218
EU SME Centre, 2013, Due diligence for joint ventures, mergers and acquisitions in China,
disponibile al sito: http://www.eusmecentre.org.cn/
164
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redditività dei propri patrimoni quando i partners con asset complementari cooperano
(Buckley et al., 2004).
Tuttavia, la creazione di una JV comporta rischi intrinseci che devono essere
identificati e trattati prima che qualsiasi accordo possa essere preso in considerazione.
Pertanto, un’analisi approfondita dovrebbe costituire una priorità sin dall'inizio delle
trattative, per valutare correttamente la fattibilità della strategia di collaborazione, la
protezione dell'investimento e la sicurezza che la controparte sia in grado di rispettare
gli impegni assunti.
Vale la pena sottolineare che la letteratura si occupa scarsamente delle
conseguenze dell'adozione di una JV per requisiti legali, quando la forma di società
interamente controllata da capitali stranieri sarebbe la modalità ottimale, o quando vi
è poca o nessuna libertà nella scelta del partner locale (Buckley et al., 2004).
Dopo aver analizzato i vantaggi e gli svantaggi della modalità della JV
particolarmente in Cina e il suo percorso, attraverso il periodo iniziato alla fine degli
anni settanta, si può apprezzare come gli investitori si sono adattati alle circonstanze e
hanno cercato di approfittare degli strumenti disponibili per avere un investimento di
successo nel nuovo e sconosciuto mercato. Dopo tale analisi, si deve considerare che,
durante il cammino gli investitori si sono trovati davanti a dei problemi come:
l’utilizzazione di strategie d’internazionalizzazione standard, associarsi con partners
con una cultura e maniera di fare business totalmente diverse, nonché dover operare
in un contesto estremamente controllato e volatile, condizionato dalle autorità
governative.
Nel capitolo 6 saranno analizzati i questionari compilati da alcune imprese
spagnole del settore green con l’obiettivo di comprendere quale possa essere la
migliore strategia di entrata in Cina prendendo in considerazione le circonstanze
attuali del Paese e del settore in cui competono, in particolare.
165
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166
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Capitolo 6 – L’analisi empirica.
Le determinanti per l’internazionalizzazione delle imprese sono state analizzate
da tanti studiosi, menzionati nel Capitolo 1 di questo lavoro. In effetti,
tradizionalmente l’IDE è stato considerato come un mezzo per sfruttare il vantaggio
competitivo di un’azienda in un mercato estero. Tramite gli investimenti diretti esteri,
le imprese investitrici non solo possono penetrare in un nuovo mercato, ma possono
anche ottenere l'accesso a materie prime e manodopera convenienti, diversificare le
loro attività di business oppure razionalizzare i processi produttivi. Inoltre, grazie agli
investimenti diretti si riescono a superare alcuni degli inconvenienti (come le barriere
commerciali e di trasporto) connessi ad altre modalità d’internazionalizzazione meno
compromettenti quali l'esportazione. Tuttavia un’altra grande percentuale
d’investimenti esteri trova la sua motivazione economica nella reazione dell’impresa
ai problemi del Paese d'origine come, ad esempio, il raggiungimento della saturazione
del mercato domestico.
Nella storia contemporanea della Cina, analizzata nel Capitolo 3, diverse sono
state le motivazioni che hanno portato gli investitori a intraprendere attività
d’investimento nel Paese asiatico. Nei primi tempi dell’apertura economica cinese, il
basso costo della manodopera e la prossimità con gli altri mercati asiatici furono le
principali motivazioni che spinsero le imprese straniere a effettuare investimenti in
Cina. Tuttavia, dopo un incredibile sviluppo della comunità industriale cinese e del
loro processo d’apprendimento dalle aziende occidentali investitrici in Cina, le
circostanze sono cambiate e i vantaggi dei costi del lavoro si sono erosi arrivando al
punto che attualmente sono più alti in confronto agli altri Paesi asiatici. Nonostante
ciò, la dimensione della popolazione (1.3 miliardi) e il potere d'acquisto dei
consumatori cinesi sono diventati attualmente i fattori prevalenti nell’attrazione
dell’investimento estero in Cina dato che, negli ultimi decenni, la popolazione ha
raggiunto un alto standard di vita con un aumento delle esigenze in termini di qualità
e prestigio 219. Il cambio di direzione che il governo cinese ha intrapreso verso un
modello focalizzato al mercato interno è un ulteriore segno di questa potenziale
motivazione per investire in Cina.
219
Occorre chiarire che, con lo sviluppo economico del Paese, sono anche cresciute le disuguaglianze
nella società cinese con tutte le conseguenze che questo fatto comporta.
167
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La realtà di questa tendenza dipende da ogni specifico settore economico. Nel
caso dell’industria green, descritta nel Capitolo 4, alle motivazioni prima enunciate si
aggiunge il fatto che la Cina è al momento uno dei mercati con il più grande
potenziale di sviluppo nel settore delle energie rinnovabili e delle industrie
ambientali. Tale situazione è data dalla necessità di garantire l'approvvigionamento di
energia necessaria al Paese, di aumentare al massimo l’efficienza energetica e di
combattere il degrado ambientale prodotto dai primi decenni di sviluppo industriale.
Di conseguenza, le aziende sviluppatrici di tali tecnologie, soprattutto quelle di
alta gamma che possono creare progetti con caratteristiche speciali di adattamento e
disegno specifico, hanno la possibilità di entrare nel mercato cinese, o nel caso siano
già al suo interno, di fare la differenza rispetto alla forte concorrenza presente e
quindi, guadagnare quote di mercato. Infatti, le aziende spagnole, com’è stato
introdotto nel paragrafo 3.4., possono dare battaglia ai produttori di tecnologie
avanzate. Inoltre la Spagna è un Paese che promuove lo sviluppo dell’industria green
nazionale e, contemporaneamente, è collaboratore attivo nella lotta contro il
cambiamento climatico.
Considerando la situazione descritta però, si osserva che nel processo
d’investimento in Cina appaiono dei fattori che ostacolano lo svolgimento di tali
attività d’internazionalizzazione, i quali sono stati in precedenza e in generale
analizzati nel Capitolo 2, vale a dire: la barriere culturali, le barriere normative,
l’opportunismo, la corruzione, le barriere relative ai diritti sulla proprietà intellettuale,
il trasferimento forzato di tecnologia e il fatto che la Cina non sia un’economia di
mercato. Questi ostacoli diventano più importanti in Cina poiché, alcuni di essi, sono
intensificati a causa di diversi motivi.
In tali circostanze, l’analisi e la scelta della strategia d’investimento assumono
un ruolo fondamentale nel tentativo di elusione o superamento degli ostacoli presenti
particolarmente nel mercato cinese.
Ci sono state relativamente poche indagini che analizzano la scelta della
strategia migliore tra le modalità della joint venture con partner locale e della
detenzione totale del capitale straniero (attraverso l'acquisizione o la creazione di uno
168
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stabilimento greenfield), per superare i principali ostacoli che colpiscono l’investitore
straniero in Cina.
Secondo quanto è stato analizzato nel Capitolo 5, un fattore generalmente
accettato che influenza la struttura di proprietà, e perciò la scelta della joint venture
come modalità di entrata, è quello della complementarietà delle risorse e delle
capacità. Infatti, è una realtà che iniziare una joint venture con un’azienda locale
rimane spesso l'unico modo per investire in mercati che sono già molto competitivi,
affollati e decisamente distanti culturalmente. Inoltre, in alcuni Paesi le leggi
proibiscono una partecipazione di capitale interamente di proprietà straniera e così le
joint ventures costituiscono l'unica strada che le aziende hanno per investire in queste
nazioni. In quest’ultima circostanza si trova la Cina. In effetti, il presente studio è
stato sviluppato nell’ambito del mercato cinese che comporta un importante impatto
sulla scelta della strategia d’investimento con cui un’impresa straniera può insediarsi
nel Paese di destinazione.
In base ai temi discussi in questo lavoro, è stato predisposto un questionario
utile a cogliere le motivazioni alla base della scelta posta in essere dalle aziende
spagnole del settore green nella selezione della strategia d’investimento e nello
sviluppo della stessa. La modalità d’investimento attraverso la costituzione di una
joint venture è stata posta a confronto con l’investimento interamente a capitale
straniero. Tutto ciò, per cercare di comprendere quale alternativa sia considerata la
migliore per gli investitori spagnoli del settore green, al fine di superare gli ostacoli
presenti nel mercato cinese e far sì che l’investimento possa essere considerato di
successo.
Si ritiene che i risultati ottenuti con la presente ricerca possano essere un’utile
base di conoscenza per i policy makers e i managers del settore da utilizzare per
supportare le loro scelte specifiche attinenti il particolare Paese di destinazione
dell’investimento.
169
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6.1. Metodologia di studio.
Questo studio è stato sviluppato all’interno del quadro metodologico
complessivo del progetto di ricerca europeo POREEN220.
Punto di partenza per spiegare la metodologia di studio del presente lavoro è la
consapevolezza che le scienze sociali differiscono sostanzialmente da quelle naturali
a causa del diverso oggetto di studio e quindi anche l’approccio metodologico deve
essere necessariamente diverso. Fattore (2005) afferma che sui fatti sociali non si può
fare a meno di cercare d’interpretare il punto di vista dell’oggetto di studio poiché, è
costituito da persone che pensano e si comportano in funzione di scopi e valori di
varia natura che danno significato al loro agire. In questa maniera l’Autore introduce
la prospettiva interpretativa.
Questa prospettiva cerca di comprendere il significato che gli attori assegnano
ai fenomeni sociali. In altre parole, non esiste una realtà valida per tutti ma diverse
realtà sociali per ogni individuo (o gruppo sociale) modellate dai loro linguaggi, le
loro intenzioni, le loro aspettative, le loro motivazioni e i loro valori; percepite perciò
in modo diverso dando come risultato interpretazioni differenti. Inoltre, la
comprensione dei fenomeni sociali è necessariamente contestualizzata rispetto al
tempo e allo spazio (Girod-Seville e Perret, 2001).
Il presente lavoro adotta questa prospettiva e prova a interpretare le motivazioni
degli andamenti degli investimenti spagnoli in Cina nella desclinazione particolare
rappresentata dal settore green all’interno di una circostanza relativamente complessa
rappresentata dal mercato cinese che si caratterizza per la presenza di forti ostacoli
agli investimenti stranieri.
Utilizzando tale approccio, il ruolo del ricercatore non è esterno e indipendente
all’oggeto studiato, ma è piuttosto immerso nel campo di studio al fine di
220
Questo progetto è finanziato dall'Unione Europea nell'ambito del programma di ricerca
internazionale Marie Curie Actions – IRSES, disponibile al sito: http://poreen.eu/
170
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comprendere in profondità le costruzioni mentali dei soggetti sociali221, in questo
caso, le decisioni strategiche delle aziende spagnole.
Occorre chiarire però, che la prospettiva interpretativa non fornisce solidi criteri
per validare il lavoro di ricerca come quella positivista e le sue derivanti. In effetti, in
questa impostazione, non essendo proposti riferimenti assoluti sulla conoscenza e i
metodi per conseguirla, sono relativizzati anche i criteri di validità 222, rendendoli
meno definiti, più soggettivi e meno controllabili.
Il metodo di ricerca utilizzato nel presente lavoro è lo studio dei casi che si
caratterizza per due elementi principali: l’oggetto analizzato che è empirico e il
metodo di ricerca utilizzato. L’oggetto è una realtà specifica riguardante una persona,
un’unità organizzativa, una funzione, un’azienda. Inoltre, lo studio dei casi, almeno
nell’ambito degli studi economico-aziendali, ha per oggetto realtà non troppo lontane
nel tempo in modo che il lavoro di ricerca possa sfruttare l’osservazione diretta e la
collaborazione dell’oggetto di studio. Come brevemente anticipato, questo metodo si
contrappone profondamente ad altri metodi di analisi che sfruttano le potenzialità di
un elevato numero di unità di analisi e propongono confronti e generalizzazioni. In
effetti, il metodo dei casi invece, “...circoscrive l’oggetto d’interesse a una o poche
unità, indagando in profondità un numero elevato di proprietà e variabili” (Turrini,
2002). Infatti, nella variante dello studio dei casi multipli è importante rispettare
principalmente la natura olistica di ogni caso, costruendo teorie che lo interpretino;
poiché solo se il caso è spiegato, è possibile metterlo in relazione ad altri casi.
Lo studio dei casi si contrappone nettamente a quello sperimentale in cui si
costruiscono contesti artificiali in grado di controllare l’effetto di alcune variabili per
evidenziarne quello di altre. Lo studio dei casi invece, valorizza il contesto
studiandolo in profondità, e si caratterizza perché descrive, esplora e spiega l’oggetto
221
L’indipendenza del ricercatore non è più un’esigenza poiché è necessario entrare in sintonia con
l’oggetto di studio. Il lavoro non perde rigore nella costruzione di relazioni empatiche perché, in ogni
caso, quello che conta è la realtà soggettiva (Fattore, 2005). Il rischio non è l’empatia con l’oggetto di
studio ma la presenza di pregiudizi e preconcetti.
222
La validità fa riferimento al grado con il quale la misura riesce effettivamente a rappresentare il
concetto (Fattore, 2005).
171
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di studio, mettendo in risalto le relazioni tra le proprietà dell’unità d’indagine e
l’ambiente di riferimento.
D’altronde, gli studi dei casi, almeno quando hanno obiettivi descrittivi ed
esplorativi, richiedono processi logici di natura induttiva e abduttiva complementari
tra di loro. Tradizionalmente i due processi distinti in base al fatto che i processi
induttivi vanno dal particolare al generale (dall’osservazione alla teoria), mentre
quelli deduttivi vanno dal generale al particolare (la teoria spiega e prevede un
particolare fenomeno) (Fattore, 2005).
Da un punto di vista strettamente logico, il processo d’induzione non può
giungere a verificare un’ipotesi salvo che l’induzione sia completa, sia cioè in grado
di osservare tutti i possibili casi dove la relazione potrebbe trovarsi. Diversamente,
l’ipotesi rimane tale perché potrebbe essere sempre identificato un caso in grado di
falsificarla. In questo senso, mentre l’induzione è un’inferenza logica che cerca di
stabilire una regolarità (se non addirittura una legge), il concetto di abduzione
propone una regola d’interpretazione del fenomeno nella forma di un’ipotesi. Infatti,
è un processo logico che parte dal particolare (l’osservazione) per generare ipotesi
plausibili e come esso possa proficuamente essere utilizzato negli studi aziendali.
Sembra evidente quindi, che l’abduzione sia di fondamentale importanza in
economia aziendale e perciò nella presente ricerca, dove lo scopo non è quello di
proporre leggi generali, ma quanto piuttosto di proporre costruzioni concettuali
sufficientemente robuste e valide. E’ stata utilizzata la deduzione durante l’analisi
della letteratura e l’induzione e l’abduzione nei processi di analisi dei dati e
conclusioni, poiché stabiliscono relazioni provvisorie tra i fenomeni nei casi di studio
specifici.
L’utilizzo dell’induzione e dell’abduzione però, non può essere considerato
come insignificante dal punto di vista della produzione scientifica, poiché
dall’osservazione si generano teorie provvisorie e concettualizzazioni che, anche se
non ancora pienamente validate tramite la logica deduttiva e il controllo empirico,
172
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contribuiscono a una interpretazione della realtà223. E’ pertanto necessario e utile
accettare la dignità scientifica dei processi di ricerca che contribuiscono a generare
ipotesi sul funzionamento delle aziende, a definire regolarità anche se queste non
sono pienamente spiegate e testate e a proporre teorie normative in grado di dare un
contributo al miglioramento dell’attività aziendale (Fattore, 2005).
Per continuare con l’analisi della metodologia utilizzata, è utile evidenziare la
tipologia di ricerca (descrittiva, esplorativa, esplicativa e valutativa) che è stata
applicata in questo lavoro. Per quanto riguarda le tipologie descrittiva ed esplorativa,
sembra esistere un certo accordo d'utilizzo nella comunità scientifica quando si tenta
sia di descrivere come di generare ipotesi di lavoro. Lo studio dei casi può essere utile
per descrivere un fenomeno, soprattutto se particolarmente complesso, e può
contribuire a proporre (ma solo proporre) possibili spiegazioni di ordine generale
(Fattore, 2005)224.
Yin (1994), forse l’Autore che più ha contribuito a dare solidità al metodo dei
casi, suggerisce come possa essere utilizzato anche in ricerche esplicative. Questa
posizione si riferisce alla possibilità di generalizzazione dei risultati ed è giustificata,
tra l’altro, introducendo il concetto di generalizzazione analitica in contrapposizione a
quella statistica. Secondo l’Autore, il caso è assimilabile concettualmente
all’esperimento quindi il caso produce evidenze e la riproduzione delle stesse
evidenze in più casi permette di accumulare prove a favore d’ipotesi o teorie. La
ripetizione di casi è pertanto concepita come una ripetizione dell’esperimento. In
questo studio in particolare, si analizzano realtà diverse che, sebbene omogenee
rispetto ai criteri predefiniti, possono riscontrare le stesse regolarità. Si rileva però,
223
Se si adottano queste prospettive che accettano l’inesistenza di una realtà oggettiva esterna a noi,
che riconoscono l’impossibilità di una verifica definitiva delle teorie e che accettano l’inevitabile
soggettività dei processi cognitivi, allora è legittimo dare uno status scientifico anche ai processi
induttivi e abduttivi e quindi anche a quelle teorie o concettualizzazioni che non dispongono di
sufficiente validazione empirica ma che, comunque, si ritengono possibili, probabili e utili per
comprendere i fenomeni d’interesse (Fattore, 2005).
224
Attualmente, l’Autore attribuisce questo status come quello raggiunto nelle principali riviste
scientifiche di management degli Stati Uniti.
173
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l’imposibilità della generalizzazione statistica del presente studio alla popolazione
sotto analisi.
Inizialmente è stata utilizzata la semplice descrizione dei fenomeni poiché
svolge un compito fondamentale: crea le basi specifiche sull’oggetto. In questo caso
si tratta della letteratura sulle barriere all’internazionalizzazione, sugli ostacoli del
mercato cinese agli IDE, sulla questione ambientale della Cina e la sua industria
green, sul comportamento degli investimenti spagnoli in Cina e, infine, sulle due
strategie di entrata specificamente studiate in questo studio (joint venture e
l’investimento totale di capitali stranieri). In questo modo è stato possibile costruire
uno strato di conoscenze da cui partire per esplorare e spiegare il fenomeno della
strategia d’investimento più adatta per le imprese spagnole analizzate.
Come appena detto, dopo il lavoro descrittivo è stata svolta una fase esplorativa
poichè, si è andato oltre la descrizione per suggerire prime ipotesi di comprensione
dei fenomeni. Nella presente ricerca, dopo l’analisi di ogni ostacolo agli IDE in Cina,
si sono definite delle relazioni con delle strategie di entrata al mercato cinese
previamente studiate, sottolineando l’effetto che il settore economico sotto studio
(industria green) ha sulla rispettiva scelta.
Fra l’altro, l’esplorazione può essere sia empirica sia teorica (Charreire e
Durieux, 2001). L’esplorazione teorica in senso stretto è un processo di generazione
delle conoscenze che segue una logica deduttiva e che non fa riferimento
all’osservazione dei fatti (almeno non in modo esplicito e sistematico). Diversamente,
l’esplorazione può essere empirica, ossia emergente dai dati senza la presenza di ben
definite teorie di riferimento da cui partire per l’interpretazione. Ma appare difficile
che il ricercatore esplori empiricamente senza fare minimamente riferimento a schemi
concettuali predefiniti (Fattore, 2005). In effetti, nell’attività di ricerca in ambito
economico aziendale l’esplorazione è un processo che combina la costruzione astratta
di teorie con l’osservazione dei fatti.
Rispetto alla ricerca esplicativa, nelle discipline sociali, il termine spiegazione
deve essere interpretato in modo più ampio, allargandolo alla comprensione di
fenomeni di generalizzazione più limitata, mutevoli nel tempo (perché le relazioni
osservate in un momento possono non essere più tali in un momento successivo) e
174
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definite in termini logico-qualitativi (ad esempio in termini di direzione della
relazione e non d’intensità della stessa) (Fattore, 2005).
Mentre nelle scienze naturali appare più semplice distinguere tra esplorazione
(preparazione dell’ipotesi da testare) e spiegazione (verifica dell’ipotesi), nelle
scienze sociali i confini tra i due tipi di ricerca sono più incerti e spesso si
confondono nella pratica concreta. Nella presente ricerca, il momento esplorativo e
quello esplicativo vengono a intrecciarsi, creando un processo di circolarità tra
esplorazione e spiegazione.
Rispetto alla dimensione empirica, in generale riguarda gli oggetti che si
possono conoscere tramite i sensi. Fattore (2005) include, nel caso dell’economia
aziendale, le opinioni espresse in un’intervista, i dati di un bilancio, le immagini, i
documenti di varia natura o anche le semplici sensazioni sugli oggetti delle ricerche
come ad esempio i dati raccolti con un questionario, registrazioni di riunioni, siti
internet, film, osservazioni dirette e molto altro. I dati dell’esperienza sono quindi
molteplici e di diversa natura, infatti, l’altro elemento caratterizzante dello studio dei
casi è la pluralità degli strumenti d’indagine che permette di osservare e misurare da
una molteplicità di prospettive, impiegando fonti e strumenti diversi quali quantitativi
e/o qualitativi225 per arricchire la pluralità dei dati di esperienza. Eisenhardt (1989)
pone l’accento sulla triangolazione degli specifici strumenti di raccolta dei dati che
caratterizza lo studio dei casi segnalando principalmente la triangolazione tra
l’osservazione naturalistica (documenti, archivi, registrazioni di riunioni e altri dati
direttamente osservabili) e l’osservazione di dati generati dal lavoro di ricerca
(interviste e questionari).
Tornando, in particolare, alla ricerca realizzata, è utile considerare che la stessa
è stata realizzata nel periodo compreso tra Gennaio 2014 e Settembre 2015, mediante
diversi strumenti. In questo senso, le informazioni raccolte, sia empiriche sia teoriche,
i dati fondamentali alla base delle elaborazioni quantitative e qualitative trovano
origine da diverse tipologie di fonti. Più nello specifico sono state realizzate:
225
Gli approcci quantitativo e qualitativo possono contribuire alla creazione di conoscenza e
dovrebbero coesistere con pari dignità nelle discipline economico-aziendali (Fattore, 2005).
175
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- la revisione della letteratura sul processo d’internazionalizzazione delle
imprese, le barriere agli investimenti stranieri in Cina e le strategie d’investimento
utilizzate per entrare nel mercato cinese;
- la mappatura dei trattati d’investimento bilaterali (BIT) tra l’Europa e la Cina
e tra la Spagna e la Cina in particolare, i comunicati della Commissione Europea
delle riunioni tra l'UE e la Cina e gli avanzamenti nelle loro relazioni;
- l’analisi dei dati macroeconomici sui flussi di IDE e di commercio tra
l’Europa e la Cina e tra la Spagna e la Cina nel particolare;
- la revisione della letteratura disponibile sulle imprese europee che investono
in Cina e in particolare delle aziende spagnole investitrici nei settori dell'energia
rinnovabile e dell'ambiente;
- la revisione dei siti web delle aziende selezionate;
- la compilazione di un questionario sull’informazione quantitativa e qualitativa
dell’investimento spagnolo in Cina;
- le interviste dirette a diversi stakeholder del settore.
La ricerca orientata ai casi quindi, impiega una varietà di tecniche d’indagine e
cerca di dare un significato all’insieme dei fenomeni oggetto di studio, andando in
profondità e cercando spiegazioni olistiche (Turrini, 2002). Infatti, questa ricerca
instaura una relazione intensa con la base empirica, muovendosi continuamente dalla
teoria all’osservazione e viceversa, non pretendendo però di proporre teorie di
validità generale.
L’adozione di una prospettiva olistica nel metodo dei casi richiede una
particolare attenzione all’analisi del contesto sulle tematiche di ordine più
strettamente economico-aziendale, ma anche di tipo più generale. Infatti, nel presente
studio sono analizzati vari aspetti dell’andamento aziendale, ma principalmente
l’attenzione è posta nel cercare di comprendere come è influenzato dall’ambiente
economico, normativo, competitivo, sociale, politico, tecnologico e culturale.
176
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Tuttavia, sul piano teorico e scientifico, il metodo di ricerca scelto presenta di
certo alcuni limiti che non possono essere ignorati. Secondo Yin (1994), ci sono varie
ragioni per il quale è criticato. In primo luogo riguardo al piano del metodo, in quanto
non risponderebbe ad adeguati criteri di rigore scientifico per la mancanza di un
metodo condiviso, la presenza di eccessivi spazi di soggettività dei procedimenti di
analisi e interpretazione e per la mancanza di adeguati strumenti di controllo
intersoggettivo226. Un secondo limite del metodo dei casi riguarda la generalizzazione
dei risultati poiché ha il limite di essere difficilmente applicabile a un ampio numero
di aziende e, conseguentemente, di portare a risultati non generalizzabili all’universo
della popolazione di riferimento (Tan et al., 2009). In sostanza, il metodo dei casi non
permette di fare inferenze all’esterno del materiale empirico indagato, rendendolo
poco utile a produrre conoscenze di ordine generale227. In ultimo, il metodo dei casi è
anche criticato sul piano del principio di economicità poiché, per il valore dei risultati
che può produrre, impegna risorse eccessive distogliendole da metodi più validi.
Un’altra limitazione del metodo dei casi è l’attendibilità dei risultati228. Si tratta
di un criterio che è molto difficile da rispettare perché, la varietà degli strumenti
d’indagine impiegata nello studio dei casi e la rilevanza dell’osservazione diretta,
rendono spesso unico il lavoro di ricerca. Infatti, nella ricerca qualitativa, i metodi
sono nettamente meno codificati che nella ricerca quantitativa, rendendo quindi più
difficile il loro controllo. Inoltre, la ricerca qualitativa trova giustificazione proprio
nella volontà di dare maggiore profondità all’analisi, di dare maggior peso all’insieme
dei sensi del ricercatore, ciò che porta a rendere più difficile il lavoro di verifica dei
226
Come conseguenza del ruolo attivo del ricercatore, è importante la sua capacità di riflettere sul suo
lavoro. La completa oggettività non è possibile con questo strumento d’indagine, ma la soggettività
dovrebbe essere filtrata dall’autovalutazione sul lavoro svolto, dall’analisi dei fattori che lo potrebbero
avere condizionato, dai presupposti e dai valori che, inevitabilmente, hanno guidato l’indagine
(Fattore, 2005).
227
La non generalizzazione dei risultati dello studio dei casi rappresenta un limite ed è il prezzo che il
ricercatore deve pagare per adottare una strategia di ricerca in grado di studiare in maggiore profondità
l’oggetto di studio e per fare riferimento a una strumentazione più ricca e più flessibile, anche se meno
controllabile di quella possibile tramite le analisi di tipo quantitativo.
228
Secondo Fattore (2005), l’attendibilità ha che fare con la riproducibilità dei risultati delle misure.
Aggiunge che essa segnala il grado con il quale la misura consenta di ottenere gli stessi risultati in
prove ripetute con lo stesso strumento o con strumenti equivalenti.
177
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procedimenti di osservazione e analisi dei dati (Fattore, 2005). Alla fine, uno studio
empirico è strettamente dipendente dalle capacità e dall’onestà intellettuale del
ricercatore sia con le tecniche quantitative che qualitative (Drucker-Godard et al.,
2001).
In conclusione, il metodo dei casi è coerente con l’approccio economicoaziendale e infatti, è diffusamente impiegato da diverso tempo. Il caso aziendale
consente una conoscenza approfondita degli aspetti che difficilmente potrebbero
essere rilevati da uno studio meramente quantitativo. Il richiamo all’intensità
dell’analisi, a una prospettiva olistica d’indagine, all’attenzione al contesto e alla
molteplicità degli strumenti d’indagine, collocano l’analisi dei casi aziendali in una
posizione centrale negli studi empirici della disciplina.
Apprezzare il valore dei casi di ricerca non vuol dire negare la validità di altri
metodi. Il metodo dei casi non esaurisce la strumentazione disponibile per l’analisi
empirica perché ha dei limiti che altri metodi non hanno. In particolare, lo studio dei
casi appare un metodo relativamente debole per compiere verifiche empiriche
(processi logico-deduttivi) di teorie generali. Inoltre, la tensione alla profondità
dell’analisi e al rispetto della complessità, rendono poco suscettibile il metodo a
processi di operazionalizzazione e di misurazione dei fenomeni tramite variabili da
utilizzare in analisi statistiche.
6.1.1. Popolazione. Casi di studio.
Nel presente lavoro è stato studiato l’andamento dell’investimento in Cina di
varie aziende spagnole dello stesso settore economico che si differenziano tra loro
proprio per l’adozione di diverse strategie d’investimento, individuando alcune delle
variabili del contesto cinese che potrebbero spiegare e valutare se effettivamente
producono risultati diversi (succeso o fallimento dell'investimento in Cina).
Il punto di partenza è la definizione logica della popolazione di riferimento per
poterla identificare, che dipende dallo specifico oggetto di studio. In questa indagine
le regole prese alla base della selezione sono:
- essere un’azienda di capitali spagnoli (da intendersi come l’impresa
controllante con sede centrale in Spagna e maggioranza di capitale spagnolo);
178
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- appartenere al settore green (da intendersi come l’impresa dell’industria delle
energie rinnovabili o ambientale);
- realizzare investimento diretto in Cina (secondo la definizione citata nel
Capitolo 1 che dà il FMI rispetto all’IDE).
La popolazione oggetto di studio comprende però casi con parametri diversi
quali la strategia d’investimento diretto dell’azienda, la dimensione dell’impresa
(ricavi, numero d’impiegati, importo dell'investimento), la posizione geografica in
Cina o l’attività economica specifica dentro del settore green.
Per determinare la popolazione da contattare si sono prese diverse strade. In
primo luogo è stato scaricato un elenco delle aziende che operano in Cina dalla
pagina web ICEX España Exportación Inversiones229 che rappresenta l’organismo
pubblico responsabile della promozione delle attività di esportazione e
d’investimento delle aziende spagnole all’estero. Questo elenco è stato ottenuto
inserendo un filtro per attività economica e quindi, corrisponde solo a quelle aziende
spagnole classificate come industrie ambientali che operano in Cina (comprese le
aziende incluse nelle seguenti categorie: (1) Attrezzature, impianti e servizi di
produzione di energia solare e di energia eolica; (2) Impianti e attrezzature per il
trattamento dei rifiuti solidi; (3) Impianti e macchine per il trattamento e recupero dei
fiumi e terreni e per la decontaminazione atmosferica; (4) Impianti, attrezzature e
componenti di energie rinnovabili: Biomasse, piccole centrali idroelettriche, centrali
di marea, e l'idrogeno come energia ed (5) Impianti, attrezzature e macchine per il
trattamento delle acque). Tuttavia occorre segnalare che non è un elenco complessivo
poiché non tutte le aziende che investono in Cina sono scritte all’ICEX e inoltre, non
tutte le aziende iscritte all’ICEX danno i loro dati di contatto (tali casi non sono
visualizzati nella suddetta lista disponibile nella pagina web). Ulteriormente sono
stati analizzati tutti i siti web delle aziende preselezionate per determinare se le loro
operazioni in Cina corrispondevano ad attività di esportazione o d’investimento.
229
Disponibile al sito: http://www.icex.es/
179
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Altresì, tramite un’intervista concessa dal Direttore Esecutivo dell’Ufficiale
Camera di Commercio di Spagna in Cina230 a Pechino, si ottenne l’elenco delle
aziende scritte alla Commissione di Energie Rinnovabili della suddetta Cammera.
Anche in questo caso occorre chiarire però, che non tutte le aziende spagnole operanti
nel settore green partecipano a tale Commissione (poiché le attività di energie
rinnovabili non sono esaurienti delle attività green) e non tutte svolgono attività
d’investimento. Per identificare quest'ultimo aspetto, è stata realizzata la stessa
procedura citata nel paragrafo precedente, cioè, sono stati analizzati tutti i siti web
delle aziende appartenenti alla Commissione per determinare se realizzavano attività
d’investimento in Cina oppure attività d’esportazione verso tale Paese.
Successivamente, è stato scaricato l’elenco delle aziende spagnole stabilite in
Cina dalla pagina dell’ICEX aggiornato al 18/01/13 (in cui erano presenti tre colonne:
azienda in Cina, attività economica e azienda spagnola) dal quale è stato realizzato un
primo filtro, considerando la colonna della descrizione dell’attività di ogni impresa
(con l’aiuto del sito web di ciascuna azienda) per selezionare quelle comprese nel
settore green, dopodichè è stata intrapresa la revisione in ogni sito web dell’attività
d’internazionalizzazione specifica svolta in Cina (esportazione o investimento).
Nonostante tutto ciò, dopo un’analisi approfondita della letteratura sugli
ostacoli del mercato cinese, sull’investimento spagnolo in Cina, sui rapporti aziendali
del settore green in Cina, sui rapporti delle agenzie di consulenza che analizzano il
contesto di business in Cina, sono state selezionate quelle aziende spagnole del
settore green, largamente menzionate, che mancavano nelle liste precedentemente
ottenute.
Eccetto il caso delle aziende incluse nella Commissione delle Energie
Rinnovabili dell’Ufficiale Camera di Commercio di Spagna in Cina, le altre aziende
selezionate non avevano il dato di contatto diretto (e-mail) dei dirigenti risponsabili
dell’investimento in Cina. Tale mancanza ha comportato delle difficoltà nella loro
ricerca (questa limitazione rispetto alla modalità di somministrazione è menzionata
nella sezione riguardante alla tipologia del questionario).
230
Intervista al Sig. Manuel Galán Gómez svolta in data 19/05/14 a Pechino.
180
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Durante lo svolgimento del presente studio, le imprese partecipanti sono state
esaminate per assicurare che soddisfacessero i criteri della popolazione in termini di
Paese d’origine dei capitali stranieri, del settore industriale e della struttura
dell’investimento. Per esempio, in termini del Paese d’origine, le cinque aziende, cosi
come il campione nel suo complesso, appartengono a capitali spagnoli, per quanto
riguarda il settore industriale esse lavorano effettivamente nella produzione di
beni/servizi ambientalmente sostenibili o orientati al risparmio energetico e, infine, le
aziende selezionate nel campione sono esclusivamente quelle che svolgono attività
d’investimento diretto.
Continuando con l’analisi, da una popolazione eterogenea totale di 36 aziende
preselezionate e contattate, 5 dirigenti hanno accettato di prendere parte allo studio. Il
numero contenuto dei casi esaminati ovviamente non consente di ottenere risultati
significativi dal punto di vista statistico. Si ritiene tuttavia, come anticipato, che
l’analisi di questi casi possa offrire interessanti elementi di riflessione sul tema
oggetto di studio. La singolarità di ogni realtà incontrata con ogni strategia adottata
sono tali da rendere l’esperienza vissuta non replicabile altrove, tuttavia apprendere
dai casi di successo o meno permette d’individuare alcune relazioni utili per
comprendere quali ostacoli sono quelli riputati importanti da superare e perciò quale
strategia di entrata al mercato cinese sia quella più adatta per le aziende spagnole del
settore green.
I casi sono sinteticamente descritti nella Tabella 8 e commentati con un’analisi
trasversale dei risultati.
181
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Tabella 8 - Descrizione dei casi.
Azienda
Città in cui si trova
la sede centrale
Settori primari
dell'azienda
È il prodotto /
servizio
ambientalmente
sostenibile o
orientato al
risparmio
energetico?
Importo totale
cumulato
d’investimenti in
Cina (importo alla
fine del 2013 in
RMB)
Anno
d’insediamento
Fatturato del 2013
N. dipendenti in
Cina
Tipo di filiale
I principali clienti
dell'azienda
MS Techno Co.
Ltd.
GRI Renewable
Industries
Solarig
Gamesa
Abengoa
Water
Burgos, Spain
Madrid, Spain
Soria, Spain
Bilbao, Spain
Sevilla, Spain
settore dei servizi
manifatturiero
manifatturiero
manifatturiero
settore dei
servizi
Si
Si
Si
Si
Si
2.000.000
350.000.000
30.000.000
2004
2011
2007
2006
2010
1.200.000
210.000.000
8.000.000
1.000.000.000
30.000.000
20
250
400
600
50
Branch
Joint venture
Joint venture
Investimento
Greenfield
Joint venture
aziende private
aziende private
aziende private
aziende private
aziende
pubbliche
1.500.000.000
Fonte: Dati di propria produzione.
6.1.2. Modalità di somministrazione del questionario.
Come detto in precedenza, è stato scelto il questionario come strumento
principale di raccolta dei dati. Questa decisione è stata presa per motivi di praticità, se
si considera la difficoltà nel poter intervistare i managers localizzati in diverse parti
della Cina con un fuso orario di varie ore di differenza.
Nel formato del questionario sono disponibili due possibilità principali di
domande: domande a risposta aperta e domande a risposta chiusa. Nel questionario
utilizzato per la presente ricerca si utilizzano maggiormente domande a risposta
chiusa e quelle a risposta aperta solo per la raccolta dei dati oggettivi. Le domande
chiuse hanno il pregio di proporre stimoli uguali alle persone intervistate, in quanto
forniscono un quadro di riferimento comune. Ciò riduce la possibilità
182
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d’interpretazioni diverse delle domande da parte delle persone intervistate. Un altro
vantaggio delle risposte chiuse è che agevolano il lavoro delle persone intervistate;
infatti, esse non hanno bisogno di prefigurarsi le possibili opzioni perché sono
facilitate nel ricordo e più in generale, possono rispondere con minore impegno di
tempo.
Tuttavia, il quadro di riferimento comune chiude anche lo spazio ad alternative
di risposta che il ricercatore potrebbe non avere previsto. Ma soprattutto una gran
limitazione del questionario è quella riguardante all’inevitabile superficialità
d’interrogazioni standardizzate che possono generare, solo in minima parte, una
rappresentazione profonda dei fenomeni.
Occorre tenere presente che è anche possibile introdurre nelle domande chiuse
la risposta “altro”, ciò che effettivamente è stato utilizzato nella presente indagine.
Questo allarga il panorama perché lascia uno spazio di flessibilità per risposte che il
ricercatore non aveva previsto.
Fra l’altro, la ricerca riconosce la possibilità della presenza di alcuni punti
deboli nell’uso di risposte di soltanto un individuo chiave per ogni azienda; la
persona intervistata lavora nell’azienda di cui è informato ed è utilizzata come agente
del ricercatore per raccogliere dati secondari. In queste circostanze, il ricercatore fa
leva sull’intervistato come informatore per i dati oggettivi e deve pertanto fare
attenzione al rischio che le informazioni non siano disponibili e che il processo
d’intermediazione possa produrre una manipolazione delle stesse (Fattore, 2005). Il
ricercatore può raccogliere dati oggettivi, ma la mediazione introduce un grado di
soggettività nella rilevazione. Inoltre, alcune informazioni potrebbero essere ritenute
riservate (ad esempio per proteggere l’azienda) e quindi il ricercatore potrebbe non
ottenere risposte adeguate oppure potrebbe ottenere risposte distorte. Altresì, ci sono
delle domande relative alla percezione, il comportamento e le scelte delle aziende su
diverse questioni che perdono il carattere obiettivo dell’informazione e diventano
soggettivi. In questo caso, le domande vertono su aspetti quali opinioni, motivazioni,
orientamenti, sentimenti, valutazioni, valori (Corbetta, 1999).
Rispetto alla modalità di somministrazione del questionario, si è deciso
d’inoltrare la richiesta di compilazione dello stesso per via posta elettronica a
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ciascuna delle imprese selezionate e di presentare il citato questionario attraverso un
link che porta a una piattaforma web realizzata in modo specifico nell'ambito del
progetto POREEN.
Il questionario elettronico è generalmente consigliabile per indagini con
domande mediamente complesse e quando la numerosità e la dispersione territoriale
della popolazione rendono impraticabili le interviste faccia a faccia com’è stato già
spiegato. Si tratta anche di una modalità relativamente poco costosa. Inoltre, ha il
vantaggio di eliminare i tempi necessari per il trasferimento fisico del questionario in
confronto con l’indagine postale, ma tuttavia è difficile valutare quale tasso di
risposta possa garantire. Particolarmente in questo caso però, ci sono stati importanti
problemi pratici riguardanti all’accesso alle e-mail dei managers e alle pratiche
aziendali che impongono filtri di varia natura alla posta in entrata e in uscita.
Infine, rispetto alla struttura del questionario, la prima parte dello stesso
richiede informazioni sull’azienda multinazionale investitrice in Cina. In seguito,
sono state inserite domande riguardanti gli incentivi esistenti nel settore green in
Cina. In seguito sono state chieste informazioni sull’investimento in Cina in
particolare. Dopodiché sono state inserite domande relative alle motivazioni, alla
valutazione di diversi fattori e rischi, alle prospettive future e ai meccanismi utilizzati
in determinate circostanze, tutti quanti riferiti ai principali problemi e ostacoli
verificatisi nel processo d’investimento in Cina. In effetti, questi ostacoli, analizzati
nel Capitolo 2, sono quelli che modellano fortemente, e contemporaneamente con
altri fattori, le decisioni aziendali sulle strategie d’investimento in Cina. Essi sono
stati raggruppati sotto i seguenti titoli:
-
le barriere culturali,
-
le barriere normative,
-
l’opportunismo,
-
la corruzione,
-
le barriere relative ai diritti sulla proprietà intellettuale,
184
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-
il trasferimento forzato di tecnologia,
-
il fatto che la Cina non sia un’economia di mercato.
In conclusione, l’indagine tramite questionari riveste un ruolo primario nelle
scienze sociali. Infatti, il questionario è spesso il principale strumento per
comprendere gli atteggiamenti e i comportamenti delle persone ed è alla base di
numerose tecniche di analisi quantitative e qualitative (Fattore, 2005).
6.2. I risultati dell’analisi empirica.
6.2.1. Caso 1: MS Techno Co. Ltd.
La prima società spagnola analizzata è MS-Enertech231 fondata nel 2006 a
Burgos (Spagna). MS-Enertech fornisce servizi d’ingegneria e di consulenza.
L’azienda è la divisione d’ingegneria della holding MS-Techno Co. Ltd per i progetti
legati alle energie rinnovabili.
Secondo i dati raccolti (cfr. Tabella 9), MS-Enertech opera, come detto sopra,
nell’industria dei servizi, offrendo servizi ambientalmente sostenibili e orientati al
risparmio energetico.
Le attività principali dell’azienda sono le attività professionali, scientifiche e
tecniche. I punti di forza che le permettono di competere sul mercato sono
rintracciabili nella flessibilità di comprensione e di adattamento necessaria per le
esigenze particolari di ogni progetto, nella competenza ingegneristica e di gestione
dei progetti, nella coniugazione di creatività e rigore per definire le soluzioni proposte
e nell’alto grado di professionalità assicurato alla clientela. I particolari servizi offerti
sono il fondamento eolico232, la progettazione e l’esecuzione di riconoscimento
geotecnico, l’ingegneria di opere lineari, la progettazione di strutture, l’analisi di
patologie e la progettazione di soluzioni233 e l’ingegneria di prove. In aggiunta a tali
231
Disponibile al sito: http://www.ms-enertech.com/es/
MS-Enertech ha esperienza in più di 200 progetti di progettazione e verifica dei fondamenti eolici
in 35 diversi Paesi dei 5 continenti per importanti aziende nel settore dell'energia eólica (Vestas,
Gamesa, Acciona, Alstom, Siemens, General Electric, RePower, Goldwind, Sinovel).
233
MS-Enertech ha più di 25 progetti di ricerca e riparazione delle fondamente eoliche disperse in
parchi eolici in Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Brasile, Cina ed Egitto.
232
185
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servizi offre anche l’assistenza nella selezione e assunzione di risorse umane
ingegneristiche. Si osserva però, che i multipli servizi riguardano particolarmente
l’industria degli impianti eolici.
Riguardo la dimensione dell’azienda, il numero d’impiegati alla fine del 2013
sia dell’azienda come di tutto il gruppo, è stato di 20 e 35 rispettivamente; e il
fatturato totale di MS-Enertech per l’anno 2013 è stato di € 1,2 milioni di euro.
In merito alla struttura della proprietà è da evidenziare che si tratta di
un’impresa privata non quotata. I principali clienti sono le imprese private e il settore
dei suoi principali clienti è la progettazione d’impianti eolici. Infatti, dei 34 progetti
più rilevanti in Cina, i principali clienti sono Gamesa (28 progetti), China Goundian –
Beijing Longyuan Cooling Technology Co. Ltd. (4 progetti) e INHE Wind Power (2
progetti).
Tabella 9 – Questionario: Informazioni generali riguardanti la dimensione, l’attività, la struttura e il
target.
Company
Town where the headquarters are located
MS-Enertech
Burgos
Primary sectors of the company
service industry
Professional, scientific and technical
activities
Yes
Is the product/service environmentally sustainable or energy saving oriented?
20
N. of employees of the company (at the end of 2013)
35
N. of employees of the whole group (if different)
1.200.000
Total revenue of the company in 2013 (Euro)
Private enterprise, not listed
Ownership structure
private firms
Main customers of the company
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno dei 9 parametri (città in cui si trova la sede
centrale, settori primari della società, core business della società, se i prodotti/servizi sono ambientalmente sostenibili o orientati
al risparmio energetico, N. di dipendenti della società (alla fine del 2013), N. di dipendenti di tutto il gruppo (se diverso), ricavi
totali della società nel 2013 (euro), struttura di proprietà e i principali clienti della società).
Core business of the company
Rispetto alle informazioni specifiche al principale investimento realizzato in
Cina (cfr. Tabella 10), MS-Enertech iniziò l’attività d’investimento nell’anno 2004
tramite la modalità della filiale straniera (branch) e l’importo totale dell’investimento
all’anno 2013 fu di 2 milioni di RMB. Invece i ricavi per l’anno 2013 sono stati pari a
1,2 milioni di RMB, che rappresenta un 60% dell’investimento accumulato per lo
stesso anno.
186
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Il numero d’impiegati in Cina è stato di 20 persone, uno solo di essi è un
espatriato che svolge il CEO della filiale.
L’attività principale di MS-Enertech è prevalentemente un’attività di
consulenza e il settore e l’industria dei servizi corrispondono a quelli della sede
centrale dettagliati precedentente.
Tabella 10 – Questionario: Dati specifici del principale stabilimento d’investimento in Cina.
Please indicate for your main investment in China the following information
Company
Year of establishment
Type of subsidiary
Total accumulated amount of investment in China (amount at the end of 2013 in RMB)
Turnover in 2013
N. employees in China
Of which n. of expatriates
The CEO is
Main activity
Sector
MS-Enertech
2004
Branch
2.000.000
1.200.000
20
1
European
Consultancy
service industry
Professional, scientific and
Specify the service industry sector
technical activities
Yunnan
Please indicate the Province where your main investment is located
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno dei 11 parametri (anno d’insediamento,
importo totale accumulato d’investimento in Cina alla fine del 2013 in RMB, fatturato nel 2013, numero di dipendenti in Cina,
numero di espatriati, provincia in cui si trova l’investimento principale, tipo di sussidiaria, nazionalità del CEO, attività
principale, settore e industria maniufattiurera o dei servizi specifica).
Rispetto all’esistenza d’incentivi nel settore di operazione dell’industria green
in Cina (cfr. Tabella 11), la risposta è stata negativa. Nei capitoli precedenti si sono
descritti gli incentivi istituiti dal governo cinese con gli obiettivi sia di promuovere
un’attività considerata di carattere prioritario sia di rendere più attraente una strategia
d’investimento di cooperazione del tipo joint venture. In effetti, questa situazione può
essere spiegata considerando che l’investimento in Cina di MS-Enertech è stato
realizzato secondo la modalità della filiale straniera (branch) e come tale, non
usufruisce degli incentivi in confronto con le modalità con partecipazione cinese.
Tabella 11 - Questionario: Informazione generale riguardante gli incentivi nei settori green in Cina.
Company
MS-Enertech
No
Are there incentives in the green sectors in China as far as your sector is involved?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto se ci sono degli incentivi del settore green in Cina per quanto riguarda alla sua attività
coinvolto.
187
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Riguardo alle motivazioni della scelta della Cina come Paese d’accoglienza
dell’investimento (cfr. Tabella 12), l’azienda identifica che le principali ragioni sono
state quelle di fornire beni e servizi al mercato europeo e quella di utilizzare le risorse
umane locali e di R&S. Le ulteriori ragioni sono quelle di fornire beni o servizi al
mercato cinese e agli altri mercati (nè Cina nè Europa). I restanti motivi non hanno
avuto nessuna rilevanza nella scelta di MS-Enertech. Dalle risposte d’importanza
superiore si può osservare che l’azienda si è focalizzata sul vantaggio comparativo di
bassi costi del lavoro per l’approvvigionamento da tutti i mercati mondiali e
principalmente per quello europeo. Quest’idea verrebbe confermata con il fatto che
l’investimento di MS-Enertech in Cina è stato avviato nell’anno 2004, periodo nel
quale il modello dell’Open Door era in forte espansione.
Tabella 12 – Questionario: Motivazioni strategiche per investire in Cina.
What are the strategic reasons for your company operating in China?
Company
MS-Enertech
5
To provide goods or services for the European market
5
Use local human and R&D resources
4
To provide goods or services for the Chinese market
4
To provide goods or services for other markets (not China or Europe)
1
Logistical and production reasons
1
Meeting requests from European customers / partners
1
Other
Specify other relevant strategic reasons
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuno delle 8 motivazioni strategiche per
operare in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che
indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Rispetto all’ubicazione geografica dello stabilimento in Cina, la principale
ragione della scelta della provincia cinese dello Yunnan (cfr. Tabella 13), è stata la
presenza di partners locali strategici. Dato che l’azienda non prende parte a una joint
venture questa presenza di partners è da intendersi come la presenza dei principali
clienti coinvolti nello sviluppo di parchi eolici.
Inoltre, l’azienda segnala l’accesso al mercato locale come un’altra motivazione
ma d’importanza media. Il resto dei parametri sono considerati senza rilevanza.
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Tabella 13 – Questionario: Ragioni per la scelta della provincia cinese sede dell’investimento.
Reason for choosing the Province within China?
Company
MS-Enertech
5
Presence of a local business partner
3
Access to local market
1
Local connections
1
Availability of skilled labour
1
Low labour cost
1
Logistical reasons
1
Availability/acquisition of key technologies and brands
1
Tax regime / Free tax zone/technology parks/ special economic zone
1
Other
1
Incentives and supportive policies
1
Cultural and language factors
Specify other relevant reason for chosing the Province
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuno degli 12 ragioni per la scelta della
provincia in cui si opera in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica che il fattore “non
è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
In merito a quanto sia stato rilevante il supporto delle istituzioni del Paese di
origine (in questo caso la Spagna) (cfr. Tabella 14), si evince che il supporto delle
istituzioni spagnole/europee non è stato rilevante nello sviluppo dell’investimento in
Cina poichè queste sono state minimamente menzionate. L’unico supporto fu quello
della Camera di Commercio Europea in Cina e della Camera di Commercio del Paese
d’origine (nazionale o locale) sebbene con relativa rilevanza.
Tabella 14 – Questionario: Rilevanza del supporto delle istituzioni del Paese di origine.
When investing in China, how relevant was the support from institutions of your Country of Origin?
Company
MS-Enertech
2
Your country/Local Chamber of Commerce
2
European Chamber of Commerce in China
1
Your Ministry of Foreign Trade
1
Your Embassy in China
1
Your Business Association
1
Other Institutions
Specify other relevant institutions
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuna delle 7 istituzioni di supporto del Paese
di origine. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
I dati riguardanti la tutela della proprietà intelletuale e l’attuale situazione
dell’investimento (cfr. Tabella 15), dicono che MS-Enertech utilizza il segreto
industriale per proteggere la sua proprietà intelletuale. Dato che il segreto industriale
189
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è uno strumento creato nell’ambito aziendale privato, si osserva una mancanza di
fiducia nelle leggi e nelle istituzioni cinesi dell’ambito della PI.
Tabella 15 – Questionario: Proprietà intelletuale.
Company
MS-Enertech
What are the main mechanisms used by your company to protect your intellectual property on
Industrial secret
the Chinese market?
When do you use the patents or other forms of property right protection?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare i principali meccanismi utilizzati dagli investitori per proteggere la proprietà
intelletuale nel mercato cinese. Tra le opzioni disponibili si trovano 7 strumenti (brevetto, segreto industriale, diritto d'autore,
marca, disegno industriale, nessun modo, nessuna risposta). Inoltre è stato chiesto in quali circonstanze sono stati usati i diversi
meccanismi di protezione di proprietà intelletuale. Le opzioni disponibili erano 6 tra le quali: obbligo di partecipare a una joint
venture, contratti pubblici, rapporto con studi di design, certificazioni e licenze per accedere al mercato, rischio di contraffazione
e nessuna risposta.
Le informazioni riguardanti le barriere non normative riscontrate nello
svolgimento dell’investimento in Cina (cfr. Tabella 16), mostrano che nel caso di
MS-Enertech le barriere di maggior rilevanza sono state quelle collegate agli aspetti
culturali e ai costi del lavoro e delle altre risorse. Seguono i problemi di
comprensione del contesto/mercato cinese, dando un’importanza media alla gestione
degli impiegati locali, la mancanza di familiarità dei dipendenti cinesi con la gestione
in stile occidentale e l’assunzione e il mantenimento del personale locale.
Sembrerebbe che i dipendenti siano diventati un problema nell’ambito
dell’operatività dell’azienda a causa di diverse variabili correlate: la gestione, la
differenza culturale e i costi (che è stato uno dei due principali motivi della scelta
della Cina come mercato d’investimento nel 2004). Infatti, il CEO è europeo mentre
il resto degli impiegati sono cinesi e, dato che il comando dell’operatività è realizzato
al 100% dall’azienda straniera, la gestione del personale (in stile occidentale) e le
differenze culturali colpiscono fortemente l’andamento dell’investimento.
190
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Tabella 16 – Questionario: Barriere non normative (operative, di mercato e difficoltà infrastrutturali).
Did you encounter any of the following non-regulatory obstacles (operating, market and infrastructure difficulties) when
investing in China?
Company
MS-Enertech
5
Cultural differences
5
Cost of personnel and other resources
4
Problems understanding the Chinese environment/market
3
Managing local employees
3
Unfamiliarity of Chinese employees with western style management
3
Hiring and maintaining local people
2
Currency risk
1
Lack of suitable schooling facilities for children
1
Lack of expatriate community
1
Lack of awareness of the importance of environmental protection
1
General negative perception of European investment
1
Other
Specify other relevant non-regulatory obstacles when investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli non normativi (operativi, di mercato e le
difficoltà infrastrutturali) trovati nelle operazioni d’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque
punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in
ordine decrescente d’importanza.
D’altra parte, riguardo gli ostacoli non normativi ma relativi al contesto di
business per investire in Cina (cfr. Tabella 17), l’azienda MS-Enertech considera che
la disparità di trattamento in confronto con le aziende locali e la burocrazia siano i
principali ostacoli del contesto di business che colpiscono l’investimento in Cina,
seguiti dal sistema bancario, dai regolamenti e dall'interazione con le autorità locali.
Tutto ciò, si allinea con l’analisi fatta nei primi capitoli in cui si è osservato come i
principali ostacoli che trovano le aziende con controllo totale straniero in Cina siano
le barriere normative, gli ostacoli culturali e la burocrazia (compresa la corruzione)
che influenzano fortemente questo tipo di strategia d’investimento.
191
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Tabella 17 – Questionario: Ostacoli non normativi relativi al contesto di business.
Did you encounter any of the following non-regulatory obstacles related to the Business Environment, when investing in
China?
Company
MS-Enertech
5
Unequal treatment compared to local companies
5
Bureaucracy
4
Banking system (access to services and credit) and regulations
4
Interaction with the local authorities
2
Residence and work permit
1
Other
Specify other relevant non-regulatory obstacles, related to the Business Environment, when
investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli non normativi relativi al contesto di
business trovati nelle operazioni d’ investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che
indica che il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine
decrescente d’importanza.
Ulteriormente, sugli ostacoli normativi incontrati nell’operare in Cina (cfr.
Tabella 18), diventa particolarmente curioso che, anche se MS-Enertech non fa parte
di una JV, le questioni della proprietà intelletuale rimangano uno dei principali
problemi per l’azienda. Questo si spiega forse con il fatto che tutti gli impiegati in
Cina sono di nazionalità cinese e quindi ci possa essere più rischio di furto
tecnologico. Lo stesso livello di rilevanza hanno le licenze e le autorizzazioni
amministrative sia a livello nazionale sia a livello provinciale, ciò che è in accordo
con gli osctacoli burocratici e di corruzione trovati in generale per gli investitori
stranieri che utilizzano questa strategia. Con rilevanza media l’azienda segnala
ostacoli nel sistema legale, nella legislazione del lavoro (sicurezza sociale, sindacati,
contratti), nella normativa fiscale e di contabilità e nel diritto societario.
192
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Tabella 18 – Questionario: Ostacoli normativi.
Did you encounter any of the following regulatory obstacles when investing in China?
Company
MS-Enertech
4
Intellectual property issues
4
Licences, administrative and regulatory approvals at national level
4
Licences, administrative and regulatory approvals at provincial level
3
Legal system
3
Labor law (social security, unions, contracts)
3
Tax regulations and accounting
3
Company law
2
National security concerns
1
Access to national incentives
1
Antitrust issues
1
Other
Specify other relevant regulatory obstacles when investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli normativi trovati nelle operazioni
d’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante”
e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Nel tentativo di comprendere quale sia la prospettiva dell’investimento
intrapreso in Cina (cfr. Tabella 19), si osserva l’assenza di ulteriori piani per
investimenti futuri ciò suggerisce una certa difficoltà nello svolgimento dell’attività
in Cina.
Tabella 19 – Questionario: Prospettiva dell’investimento in Cina.
Company
MS-Enertech
Not planning further investments
In the future, regarding China as a whole, you are…
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare le prospettive d’investimento in Cina tra 5 parametri (piani di ulteriori
investimenti più alti rispetto ai precedenti, piani di ulteriori investimenti simili rispetto ai precedenti, piani di ulteriori
investimenti inferiori a quelli precedenti, nessuna progettazione di ulteriori investimenti, nessuna risposta).
Paralelamente al fatto di non avere piani d’investimenti futuri, MS-Enertech
valuta il rischio dell’investimento in Cina con un livello di grandeimportanza (cfr.
Tabella 20). Entrambe le risposte permettono di comprendere il grado di
soddisfazione dell’azienda nel mercato d’accoglienza e lo sforzo profuso per
raggiungere gli obiettivi prefissati.
Tabella 20 – Questionario: Rischio dell’investimento.
Company
MS-Enertech
4
How risky is investing in China?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza del rischio trovato nelle operazioni d’investimento in
Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che
il fattore “è molto importante”.
193
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Rispetto a quali siano i diversi aspetti del mercato che comportano rischi per
l’investimento (cfr. Tabella 21), MS-Enertech indica che quello che influenza
maggiormente le decisioni strategiche dell’azienda è l’incertezza della redditività
economica. Infatti, la redditività economica di un investimento è una questione di
singolare importanza e quindi il massimo valore per tale incertezza mostra la
situazione nella quale si trova l’impresa intervistata. Seguono, con un livello minore
d’importanza, i rischi operativi e la dimensione geografica del territorio cinese.
Questi aspetti potrebbero nascere dalla necessità che l’azienda ha di muoversi
fisicamente nei luoghi di lavoro fornendo servizi tecnici sul campo.
Tabella 21 - Questionario: Rilevanza dei rischi d’investimento in Cina.
How relevant are the following risks relating to your investment in China?
Company
MS-Enertech
5
Uncertain economic return
4
Operative risks
4
Geographical dimensions of China territory
3
Financial risks
3
Political risks
1
Other
Specify other relevant nrisks relating to your investment in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza dei 7 tipi di rischi trovati nelle operazioni d’investimento
in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Ulteriori osservazioni sulle principali differenze culturali sono per esempio il
livello d’impatto della conoscenza della cultura che è stata qualificata come di
massima importanza mentre quella del linguaggio come d’importanza media (cfr.
Tabella 22). Anche se l’apprendimento della lingua cinese è di una complessità
mondialmente riconosciuta, la conoscenza della cultura va al di là della mera
comunicazione poiché la cultura cinese ha una logica totalmente diversa a quella
occidentale, è immersa nella vita del business (dotata di un alto livello d’informalità),
e inoltre determina lo svolgimento del rapporto con il consumatore locale.
Tabella 22 – Questionario: Impatto delle principali differenze culturali.
Company
MS-Enertech
5
How important is the knowledge of the Chinese culture when investing in China?
3
How important is the knowledge of the Chinese language when investing in China?
Nota: Agli intervistati è stato richiesto d’indicare il livello d’importanza della cultura cinese e della lingua nello svolgimento
dell’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è
rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”.
194
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Inoltre, si osserva come tutti i lavoratori di MS-Enertech in Cina parlino cinese
nell’impresa (cfr. Tabella 23), incluso il CEO di nazionalità europea. L’azienda non
fornisce però dei dati riguardanti la loro posizione professionale all’interno della
struttura.
Tabella 23 - Questionario: Dipendenti di lingua cinese.
Company
MS-Enertech
Yes
Do you have Chinese speaking employees at your Chinese firm?
20
Please indicate the number of Chinese speaking employees at your Chinese firm
Which role/position they have?
Other
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno degli 4 parametri (esistenza d’impiegati
parlanti la lingua cinese, la quantità, la loro posizione nell’azienda o altro).
In merito alle percezioni delle differenze su determinate caratteristiche cinesi in
confronto con il Paese d'origine (in questo caso la Spagna) (cfr. Tabella 24), le
principali differenze trovate da MS-Enertech sono il linguaggio, la cultura e i
regolamenti, dopodichè vengono con una grande rilevanza il sistema politico, l’etica
di business, le pratiche aziendali accettate e il livello di sviluppo economico.
Tabella 24 - Questionario: Percezione del livello di differenza tra la Cina e il Paese d'origine.
Please evaluate the following features, in terms of the degree of difference between home country and target country.
Company
MS-Enertech
5
Language
5
Culture
5
Regulations
4
Political system
4
Business ethics
4
Accepted business practices
4
Level of economic development
3
Legal system
3
Level of education
3
Level of technological development
2
Geographical distance
2
Logistic infrastructure
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello di differenza percepita di 12 caratteristiche tra la Cina e il Paese
d’origine. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Nella valutazione del livello d’impatto delle caratteristiche presentate nella
Tabella 24, l’azienda ha dato solo un livello d’impatto medio sullo svolgimento
195
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dell’investimento in Cina (cfr. tabella 25), ciò che permette di osservare un certo
grado di riconoscimento e conoscenza del mercato cinese.
Tabella 25 - Questionario: Valutazione del grado d’impatto di alcune caratteristiche del business in
Cina.
Please evaluate the following features, in terms of the extent to which it impacts on my business with the target country.
Company
MS-Enertech
3
Culture
3
Language
3
Level of education
3
Level of technological development
2
Geographical distance
2
Level of economic development
1
Logistic infrastructure
1
Political system
1
Legal system
Regulations
Accepted business practices
Business ethics
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’impatto percepito di 12 caratteristiche dell’investimento nella Cina.
Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il
fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
6.2.2. Caso 2: GRI Renewable Industries.
La seconda azienda spagnola analizzata è GRI Renewable Industries234 con
sede centrale a Madrid (Spagna). GRI Renewable Industries è parte della
multinazionale Gestamp Corporation, leader europeo in centri di servizio in acciaio,
componenti per autoveicoli ed energie rinnovabili. Gestamp Corporation ha origine
nel 1958 e si è evoluta in una società globale con 140 impianti industriali in più di 25
Paesi.
GRI Renewable Industries è nata nel 2008 come divisione del settore delle
energie rinnovabili attraverso la produzione di torri eoliche e, in questo modo,
consolidando la sua posizione di fornitore industriale leader nel mercato delle energie
rinnovabili. Infatti, GRI Renewable Industries è presente in 6 Paesi in Europa,
America Latina, Asia, Turchia e Sud Africa con 10 fabbriche in tutto il mondo.
234
Disponibile al sito: http://www.gri.com.es/es
196
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Secondo i dati raccolti tramite il questionario (cfr. Tabella 26), GRI Renewable
Industries opera nel settore manifatturiero e il nucleo centrale di attività è la
fabbricazione di macchine e attrezzature n.c.a. (non codificato altrove). Inoltre,
l’azienda afferma che offre prodotti ambientalmente sostenibili o orientati al
risparmio energetico.
GRI Renewable Industries ha tre attività industriali: GRI Wind Steel & Bridas e
Wind Service Center. GRI Wind Steel & Bridas gestisce diversi impianti in cui
s’integra il processo industriale di torri e flange in tutto il mondo per i principali
OEM235 (produttori di macchinari originale) del mercato dell'energia eolica. Oltre alla
produzione delle torri, si occupa di dotare ciascuna di esse secondo le caratteristiche
tecniche richieste da ogni cliente. GRI Wind Services invece, fornisce una vasta
gamma di servizi (logistica, impiantistica elettromeccanica, manutenzione,
sondaggi/misurazione, ispezione e controllo e retrofitting) in grado di supportare gli
OEM in tutta la catena di approvvigionamento, dal trasporto di vecchie opere fino al
completamento dell'installazione e la manutenzione dei parchi eolici.
I punti di forza esposti sono: la leadership dei mercati ottenuta applicando il
miglioramento continuo e l'implementazione d’innovazione tecnologica nei processi,
la solidità finanziaria e industriale, la politica di qualità, formazione e ricerca.
Riguardo alla dimensione dell’azienda, il numero d’impiegati alla fine
dell’anno 2013 sia dell’azienda in particolare come di tutto il gruppo, sono stati di
2.500 e 36.000 rispettivamente; il fatturato totale di GRI Renewable Industries per lo
stesso periodo è stato di €400 milioni di euro.
Rispetto alla struttura proprietaria, si tratta di un’impresa privata non quotata. I
principali clienti sono le imprese private del settore dell’energia eolica. Infatti, i
principali clienti in Cina sono: Gamesa, Vestas, GE, Acciona, Suzlon, Siemens,
Alstom, Sinovel, RePower, LM Wind Power, Kaydon, Fuhrlander e Mtorres. Tuttavia
il Sig. Mikel Yeregui, condirettore e unico rappresentante spagnolo di GRI
Renewable Industries nella JV (informazione approfondita nei paragrafi successivi),
ha menzionato come State Grid Corporation of China, China Huadian Corporation,
235
Per suo acronimo in inglese Original Equipment Manufacturer.
197
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China Huaneng e Guohua siano gradualmente divenute i principali clienti della
partnership dopo il forte slancio dell’industria eolica alla fine del primo decennio del
nuovo milenio.
Tabella 26 – Questionario: Informazioni generali riguardanti la dimensione, l’attività, la struttura e il
target.
GRI Renewable Industries
Company
Madrid
manufacturing
Manufacture of machinery and
Core business of the company
equipment n.e.c.
Yes
Is the product/service environmentally sustainable or energy saving oriented?
2500
N. of employees of the company (at the end of 2013)
36000
N. of employees of the whole group (if different)
400.000.000
Total revenue of the company in 2013 (Euro)
Private enterprise, not listed
Ownership structure
private firms
Main customers of the company
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno dei 9 parametri (città in cui si trova la sede
centrale, settori primari della società, core business della società, se i prodotti/servizi sono ambientalmente sostenibili o orientati
al risparmio energetico, N. di dipendenti della società (alla fine del 2013), N. di dipendenti di tutto il gruppo (se diverso), ricavi
totali della società nel 2013 (euro), struttura di proprietà e i principali clienti della società).
Town where the headquarters are located
Primary sectors of the company
Rispetto alle informazioni specifiche del principale investimento realizzato in
Cina (cfr. Tabella 27), Gestamp Corporation iniziò l’attività d’investimento nell’anno
2007 tramite la modalità di joint venture con il nome “Shandong Heavy Industry
Iraeta Co, Ltd”236 (originale Shandong Iraeta Wind Power Flange Manufacture Co.,
Ltd.) in cui Luyang Forging fu scelto come socio cinese. Gestamp Corporation era
già leader mondiale nella produzione di flange per torri eoliche. Le basi strategiche
dell’alleanza furono il know-how della multinazionale spagnola in questo settore e,
dall’altro lato, la conoscenza del mercato cinese da parte di Luyang Forging.
Entrambri considerano che l’unione delle rispettive conoscenze in campo produttivo e
commerciale è stata la chiave perfetta per affrontare le sfide presenti nel settore
dell'energia eolica.
La JV sino-spagnola appartiene attualmente a GRI Renewable Industries,
occupa 210 mila metri quadrati e possiede immobilizzazioni per un importo di USD
86,75 milioni. La partnership ha consentito l’apertura di 3 filiali a Jinan, la prima nel
236
Disponibile
ai
siti:
http://en.shandongiraeta.cn/,
http://www.shandongiraeta.com/en
http://www.iraetaforging.com/
198
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e
2007 e di altre due nel 2011. La prima fabbrica produce principalmente pezzi di
forgiatura per navi, flange dei tubi, flange del disco della turbina eolica e telai di
porte di torri, ecc. La seconda fabbrica produce principalmente pezzi di anelli di
grandi dimensioni per torri eoliche, ingranaggi e piste esterne per il collegamento dei
tubi delle torri eoliche. Mentre il terzo stabilimento, quello più importante, produce
principalmente grandi anelli di forgiatura sul mare costruendo pezzi che raggiungono
anche il peso di più di 20 tonnellate.
L’importo totale dell’investimento, all’anno 2013, fu di 350 milioni di RMB.
Invece i ricavi della JV per l’anno 2013 sono stati pari a 210 milioni di RMB, che
rappresenta un 60% dell’investimento accumulato per lo stesso anno.
Il numero d’impiegati in Cina del principale investimento è di 250 persone ma
solo una persona è espatriato, cioè il condirettore della JV. La parte cinese ha la
maggioranza nella partnership internazionale.
L’attività principale della JV è prevalentemente l’attività di produzione
manifatturiera e il settore e l’industria specifica, corrispondono a quelle
dell’investitrice spagnola prima dettagliata.
Tabella 27 – Questionario: Dati specifici del principale stabilimento d’investimento in Cina.
Please indicate for your main investment in China the following information
GRI Renewable
Industries
Company
2011
Joint venture
350.000.000
210.000.000
250
1
Chinese
Production
manufacturing
Manufacture of machinery
Specify the manufacturing sector
and equipment n.e.c.
Shandong
Please indicate the Province where your main investment is located
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno dei 11 parametri (anno d’insediamento,
importo totale accumulato d’investimento in Cina alla fine del 2013 in RMB, fatturato nel 2013, numero di dipendenti in Cina,
numero di espatriati, provincia in cui si trova l’investimento principale, tipo di sussidiaria, nazionalità del CEO, attività
principale, settore e industria maniufattiurera o dei servizi specifica).
Year of establishment
Type of subsidiary
Total accumulated amount of investment in China (amount at the end of 2013 in RMB)
Turnover in 2013
N. employees in China
Of which n. of expatriates
The CEO is
Main activity
Sector
199
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Rispetto l’esistenza d’incentivi nel settore green in Cina (cfr. Tabella 28), la
risposta è stata negativa. Questa posizione andrebbe in contrasto con quanto descritto
nei capitoli precedenti riguardo agli incentivi istituiti dal governo cinese con
l’obiettivo di rendere più attraente una strategia d’investimento di cooperazione di
tipo joint venture in settori considerati di carattere prioritario (com’è il caso del
settore green). Forse potrebbe essere conseguenza del fatto che l’industria
manifatturiera in generale, inclusa quella del settore green, non è più ritenuta di
carattere prioritario poiché, l’industria nazionale è riuscita a produrre delle
manifatture di simile qualità (eccetto quelle di caratteristiche tecniche specifiche, di
grande affidabilità oppure quei prodotti su misura per progetti individuali che
richiedono un’elevata capacità di adattabilità). Com’è stato spiegato
precedentemente, i servizi stano guadagnando terreno nell’economia cinese, mentre il
settore manifatturiero, fortemente spinto nei primi decenni dell’apertura economica
cinese, è stato abbandonato sopratutto nei più recenti piani quinquennali, a maggior
ragione se di origine straniero.
Tabella 28 - Questionario: Informazione generale riguardante gli incentivi nei settori green in Cina.
GRI Renewable
Industries
No
Are there incentives in the green sectors in China as far as your sector is involved?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto se ci sono degli incentivi del settore green in Cina per quanto riguarda alla sua attività
coinvolto.
Company
Riguardo le motivazioni della scelta della Cina come Paese d’accoglienza
dell’investimento (cfr. Tabella 29), l’azienda identifica che la principale ragione è
quella di fornire beni e servizi al mercato cinese, seguito in livello d’importanza dalla
possibilità di utilizzare risorse umane locali e quelle di R&S.
Il principale motivo dell’investimento risulta chiaro dopo una semplice analisi
dei clienti. In primo luogo, anche se si tratta maggiormente di aziende europee, sono
quelle con una presenza consolidata in Cina, cioè con degli investimenti diretti nel
mercato cinese, ciò fa sì che le merci possano rimanere all’interno delle frontiere
cinesi.
200
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In secondo luogo, uno dei motivi risulta dalle parole del rappresentante
spagnolo nella JV237 che spiega come sebbene prima del 2008 il mercato principale
della JV è stato l’Europa e quasi il 100% dei prodotti sono stati esportati; dopo la crisi
finanziaria del 2008, l'azienda ha rettificato la struttura dell'industria per espandersi e
trasferirsi in un nuovo mercato. e infatti a partire dall'anno 2007, grazie alla
popolarizzazione dell'energia eolica domestica e dopo due anni di sviluppo, la
situazione interna diventò prospera. E’ utile aggiungere, inoltre, che cinque grandi
imprese cinesi di energia elettrica hanno registrato un forte aumento grazie agli
investimenti nell’energia eolica: State Grid Corporation of China, China Huadian
Corporation, China Huaneng e Guohua che gradualmente divennero i principali
clienti della JV. Il Sig. Yeregui stima che nel 2008, la quota di mercato nazionale ed
estero era 50%/50%; invece dal 2009 al 2011, l'80% della quota di vendita dei
prodotti rimaneva nel Paese. Data la situazione internazionale non positiva del
2014/2015, le condizioni sono ulteriormente cambiate e le percentuali di vendite
dentro e fuori dal Paese sono ora di circa il 60% e il 40% rispettivamente.
Rispetto invece al secondo motivo, nei periodi dell’istituzione della JV, i
vantaggi dei costi del lavoro avevano cessato di dare gli sperati benefici. Inoltre, il
fatto di costituire una JV con un socio locale comporta possibilmente che la forza
lavoro sia fornita dal socio locale e con essa anche la sua gestione. In termini di
risorse dedicate alla ricerca e allo sviluppo, la JV dispone di un laboratorio acreditato
da ILAC238-CNAS239 per le attività di ricerca e innovazione e ciò potrebbe essere il
motivo rilevante della scelta della Cina come Paese d’accoglienza. Ancora, la JV è
affiancata da varie università localizate nei pressi di Jinan, che forniscono di un
grandenumero di talenti l'azienda, circostanza che, per il condirettore della JV, ha
liberato dalle problematiche d’impiego aziendale.
Con un grado d’importanza medio si trovano ragioni di fornitura di beni o
servizi ad altri mercati (né Cina né Europa), motivi di produzione e logistici e le
237
Invest in Jinan, 2015, Exclusive Interview of Mr. Michael, Executive Director of Shandong Iraeta
Heavy, disponibile al sito: http://en.jntrade.gov.cn
238
Per il suo acrónimo in inglese: International Laboratory Accreditation Cooperation.
239
Per il suo acrónimo in inglese: China National Accreditation Service for Conformity Assessment.
201
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richieste dai clienti/partners europei. Il resto dei motivi non hanno avuto nessuna
rilevanza nella scelta di GRI Renewable Industries.
Tabella 29 – Questionario: Motivazioni strategiche per investire in Cina.
What are the strategic reasons for your company operating in China?
GRI Renewable
Industries
5
4
3
3
3
1
1
Company
To provide goods or services for the Chinese market
Use local human and R&D resources
To provide goods or services for other markets (not China or Europe)
Logistical and production reasons
Meeting requests from European customers / partners
To provide goods or services for the European market
Other
Specify other relevant strategic reasons
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuno delle 8 motivazioni strategiche per
operare in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che
indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Per quanto riguarda l’ubicazione geografica in Cina, le principali ragioni della
scelta della provincia cinese di Shandong per lo stabilimento operativo della JV (cfr.
Tabella 30), sono state l’accesso al mercato locale e la presenza di partners
commerciali locali. Considerando che fa parte di una joint venture, questa presenza si
spiega principalmente con la presenza del socio della partnership in tale area. Inoltre,
si può pensare la JV come un meccanismo per riuscire a entrare al mercato cinese,
cioè per accedere al mercato.
Altre motivazioni importanti sono le connessioni locali, la disponibilità di
manodopera qualificata, il basso costo del lavoro e motivi logistici. Tutto ciò coincide
con quanto riportato nei paragrafi precedenti sopratutto con la parte riguardante le
ragioni d’investimento in Cina e i vantaggi attuali della posizione. Tuttavia, il
condirettore della JV afferma che all’inizio, la motivazione dell'azienda di andare a
Jinan fu che la provincia possedeva le condizioni climatiche, geografiche e umane
favorevoli e necessarie per lo sviluppo di essa. Il resto dei parametri sono considerati
senza rilevanza.
202
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Tabella 30 – Questionario: Ragioni per la scelta della provincia cinese sede dell’ investimento.
Reason for choosing the Province within China?
GRI Renewable
Industries
5
5
4
4
4
4
2
2
2
2
1
Company
Access to local market
Presence of a local business partner
Local connections
Availability of skilled labour
Low labour cost
Logistical reasons
Availability/acquisition of key technologies and brands
Tax regime / Free tax zone/technology parks/ special economic zone
Incentives and supportive policies
Cultural and language factors
Other
Specify other relevant reason for chosing the Province
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuno degli 12 ragioni per la scelta della
provincia in cui si opera in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica che il fattore “non
è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
In merito a quanto sia stato rilevante il supporto delle istituzioni spagnole (cfr.
Tabella 31), l’azienda non indica nessun supporto rilevante nello svolgimento
dell’investimento in Cina. Si osserva finora che, qualunque sia la strategia utilizzata,
il supporto dalle istituzioni spagnole non sembra essere un fattore presente né attivo.
Tabella 31 – Questionario: Rilevanza del supporto delle istituzioni del Paese di origine.
When investing in China, how relevant was the support from institutions of your Country of Origin?
GRI Renewable
Industries
1
1
1
1
1
1
Company
Your Embassy in China
Your country/Local Chamber of Commerce
Your Ministry of Foreign Trade
European Chamber of Commerce in China
Your Business Association
Other Institutions
Specify other relevant institutions
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuna delle 7 istituzioni di supporto del Paese
di origine. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Relativamente al tema della tutela della proprietà intelletuale le evidenze
empiriche registrate evidenziano (cfr. Tabella 32) che GRI Renewable Industries
utilizza i brevetti per proteggere la sua proprietà intelletuale in Cina, ciò che però,
come visto precedentemente, costituisce uno strumento di relativa efficacia poiché,
203
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nel caso eventuale che i diritti intelletuali siano violati, gli strumenti giudiziari in
Cina tendono a privilegiare le aziende nazionali.
Tabella 32 – Questionario: Proprietà intelletuale.
Company
GRI Renewable Industries
What are the main mechanisms used by your company to protect your
Patent
intellectual property on the Chinese market?
Obligation to participate to Joint Ventures
When do you use the patents or other forms of property right protection?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare i principali meccanismi utilizzati dagli investitori per proteggere la proprietà
intelletuale nel mercato cinese. Tra le opzioni disponibili si trovano 7 strumenti (brevetto, segreto industriale, diritto d'autore,
marca, disegno industriale, nessun modo, nessuna risposta). Inoltre è stato chiesto in quali circonstanze sono stati usati i diversi
meccanismi di protezione di proprietà intelletuale. Le opzioni disponibili erano 6 tra le quali: obbligo di partecipare a una joint
venture, contratti pubblici, rapporto con studi di design, certificazioni e licenze per accedere al mercato, rischio di contraffazione
e nessuna risposta.
L’informazione particolare sulle barriere non normative incontrate nella
realizzazione dell’investimento in Cina (cfr. Tabella 33), evidenzia che nel caso di
GRI Renewable Industries le barriere del mercato cinese ritenute di massima
rilevanza sono le differenze culturali, la gestione degli impiegati locali, la mancanza
di familiarità dei dipendenti cinesi con la gestione in stile occidentale e l’assunzione e
il mantenimento del personale locale. Stranamente sono state segnalate diverse
difficoltà riguardo alla gestione dei dipendenti poiché quest’attività è realizzata dal
socio cinese. Si può considerare però che la procedura produttiva della JV sia
determinata dall’azienda spagnola e quindi, ci siano ostacoli sulla sua comprensione e
trasferimento.
In secondo luogo si riscontra la mancanza di consapevolezza dell'importanza
della protezione dell'ambiente, seguita dai problemi di comprensione del
contesto/mercato cinese.
204
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Tabella 33 – Questionario: Barriere non normative (operative, di mercato e le difficoltà
infrastrutturali).
Did you encounter any of the following non-regulatory obstacles (operating, market and infrastructure difficulties) when
investing in China?
GRI Renewable
Company
Industries
5
Cultural differences
5
Managing local employees
5
Unfamiliarity of Chinese employees with western style management
5
Hiring and maintaining local people
4
Lack of awareness of the importance of environmental protection
3
Problems understanding the Chinese environment/market
2
Lack of suitable schooling facilities for children
2
Lack of expatriate community
2
General negative perception of European investment
1
Currency risk
1
Cost of personnel and other resources
1
Other
Specify other relevant non-regulatory obstacles when investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli non normativi (operativi, di mercato e le
difficoltà infrastrutturali) trovati nelle operazioni d’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque
punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in
ordine decrescente d’importanza.
Per quanto riguarda gli ostacoli non normativi ma relativi al contesto di
business per investire in Cina (cfr. Tabella 34), l’azienda GRI Renewable Industries
non attribuisce nessuna importanza a quelli elencati nel questionario. Perciò l’azienda
non ha trovato problemi di burocrazia, di disparità di trattamento rispetto alle imprese
locali, d’interazione con le autorità cinesi, ecc. Si può facilmente dedurre, data
l’analisi fatta sui vantaggi della JV con un partner cinese, che questi ostacoli siano
stati superati grazie alla collaborazione tra le due parti.
205
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Tabella 34 – Questionario: Ostacoli non normativi relativi al contesto di business.
Did you encounter any of the following non-regulatory obstacles related to the Business Environment, when investing in
China?
GRI Renewable
Company
Industries
1
Unequal treatment compared to local companies
1
Banking system (access to services and credit) and regulations
1
Bureaucracy
1
Residence and work permit
1
Interaction with the local authorities
1
Other
Specify other relevant non-regulatory obstacles, related to the Business Environment, when
investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli non normativi relativi al contesto di
business trovati nelle operazioni d’ investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che
indica che il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine
decrescente d’importanza.
Continuando ad approfondire gli ostacoli normativi trovati nell’operare in Cina
(cfr. Tabella 35) si riscontra che, GRI Renewable Industries dà un’importanza media
alle questioni sulla proprietà intelletuale e al sistema legale. Si può dedurre che le
questioni sui DPI siano la conseguenza della costituzione di una partnership con un
socio cinese e che ci sia quindi una maggiore probabilità di rischio di opportunismo e
furto tecnologico (anche se la storia della relazione aziendale mostra una relativa
durata e un percorso di crescita dei progetti effettuati con il passare degli anni). Il
resto dei fattori hanno poca rilevanza nel funzionamento della JV.
206
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Tabella 35 – Questionario: Ostacoli normativi.
Did you encounter any of the following regulatory obstacles when investing in China?
GRI Renewable
Industries
3
3
2
2
2
2
2
2
2
2
1
Company
Intellectual property issues
Legal system
Licences, administrative and regulatory approvals at national level
Access to national incentives
Licences, administrative and regulatory approvals at provincial level
Labor law (social security, unions, contracts)
Tax regulations and accounting
Company law
National security concerns
Antitrust issues
Other
Specify other relevant regulatory obstacles when investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli normativi trovati nelle operazioni
d’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante”
e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Nel tentativo di comprendere quale sia la prospettiva dell’investimento
intrapreso in Cina (cfr. Tabella 36), si osserva l’assenza di piani per investimenti
futuri, ciò suggerisce una certa difficoltà nello svolgimento dell’attività in Cina ma
non relativa al partner cinese dato che, in questo caso, il rapporto tra le due aziende è
cresciuto con il tempo. Forse tale situazione è dovuta al fatto che nel 2011 sono state
aperte altre due filiali, ciò richiede grandi quantità di denaro e, com’è risaputo, gli
investimenti in Cina hanno bisogno di lunghi periodi per il recupero dei benefici.
Tabella 36 – Questionario: Prospettiva dell’investimento in Cina.
Company
GRI Renewable Industries
Not planning further investments
In the future, regarding China as a whole, you are…
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare le prospettive d’investimento in Cina tra 5 parametri (piani di ulteriori
investimenti più alti rispetto ai precedenti, piani di ulteriori investimenti simili rispetto ai precedenti, piani di ulteriori
investimenti inferiori a quelli precedenti, nessuna progettazione di ulteriori investimenti, nessuna risposta).
Parallelamente al fatto di non avere piani di nuovi investimenti, GRI Renewable
Industries valuta il rischio dell’investimento in Cina con un livello d’importanza
media (cfr. Tabella 37), ciò che comunque non mostra che la decisione sulle
prospettive future sia relazionata al rischio considerato per l’investimento in Cina.
207
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Tabella 37 – Questionario: Rischio dell’investimento.
GRI Renewable
Industries
3
How risky is investing in China?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza del rischio trovato nelle operazioni d’investimento in
Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che
il fattore “è molto importante”.
Company
Rispetto a quali siano i diversi aspetti del mercato che comportano rischi per
l’investimento (cfr. Tabella 38), GRI Renewable Industries indica che quello che
influenza con maggior rilevanza le decisioni strategiche dell’azienda sono sia
l’incertezza della redditività economica sia i rischi politici. Si può osservare come la
redditività economica sia una delle questioni più importanti per gli investitori
stranieri, al di là della strategia utilizzata.
Seguono a livello d’importanza la dimensione geografica del territorio cinese, i
rischi operativi e i rischi finanziari. I primi due fattori sembrano anche essere
influenti nello svolgimento dell’attività, qualsiasi strategia d’investimento venga
utilizzata. In effetti, uno dei deficit più importanti della Cina è la mancanza di
un’infrastruttura adatta a collegare tutti punti del Paese e quindi i conseguenti costi di
trasporto molto alti. Si sta infatti tentando di risolvere tale problematica da parte del
governo tramite piani d’investimento supportati da istituti di credito creati ad hoc,
come ad esempio la Banca Asiatica d'Investimento per le infrastrutture (AIIB).
Tabella 38 - Questionario: Rilevanza dei rischi d’investimento in Cina.
How relevant are the following risks relating to your investment in China?
GRI Renewable
Industries
4
4
3
3
3
1
Company
Uncertain economic return
Political risks
Operative risks
Geographical dimensions of China territory
Financial risks
Other
Specify other relevant nrisks relating to your investment in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza dei 7 tipi di rischi trovati nelle operazioni d’investimento
in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Sulle principali differenze culturali, il livello d’impatto della conoscenza della
cultura è stata qualificata come di massima importanza e quello della conoscenza del
208
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linguaggio di grande importanza (cfr. Tabella 39). Coincide finora il fatto che la
conoscenza della cultura sia una questione ineludibile per lo svolgimento di affari in
Cina, ma si può considerare senza dubbi di carattere imprescindibile nella creazione
di una partnership con un socio cinese, nello stabilimento di regole chiare e obiettivi
comuni. Probabilmente avere bisogno di una chiara comunicazione tra l’azienda
spagnola e il socio cinese spinge a GRI Renewable Industries all’alta valutazione
della conoscenza del linguaggio cinese.
Tabella 39 – Questionario: Impatto delle principali differenze culturali.
GRI Renewable
Industries
5
How important is the knowledge of the Chinese culture when investing in China?
4
How important is the knowledge of the Chinese language when investing in China?
Nota: Agli intervistati è stato richiesto d’indicare il livello d’importanza della cultura cinese e della lingua nello svolgimento
dell’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è
rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”.
Company
Dato che le JVs di GRI Renewable Industries utilizzano manodopera del socio
cinese, la lingua parlata è principalmente il cinese (cfr. Tabella 40). Rispetto ai ruoli
di lavoro, i dipendenti cinesi occupano tutte le diverse posizioni nella JV.
Tabella 40 - Questionario: Dipendenti di lingua cinese.
GRI Renewable
Industries
Yes
Do you have Chinese speaking employees at your Chinese firm?
650
Please indicate the number of Chinese speaking employees at your Chinese firm
Other
Which role/position they have?
all the positions
Other
/roles
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno degli 4 parametri (esistenza d’impiegati
parlanti la lingua cinese, la quantità, la loro posizione nell’azienda o altro).
Company
In merito alle percezioni su determinate caratteristiche della Cina a confronto
con il Paese d'origine (in questo caso la Spagna) (cfr. Tabella 41), GRI Renewable
Industries attribuisce il massimo valore a praticamente tutte le differenze prese in
esame tra le quali il linguaggio, la cultura, i regolamenti, il sistema politico e quello
legale, l’etica del business, le pratiche aziendali accettate, la distanza geografica, il
livello di educazione e il livello di sviluppo tecnologico, seguite dalle infrastrutture
logistiche e infine dal livello di sviluppo economico.
209
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Tabella 41 - Questionario: Percezione del livello di differenza tra la Cina e il Paese d'origine.
Please evaluate the following features, in terms of the degree of difference between home country and target country.
GRI Renewable
Company
Industries
5
Language
5
Political system
5
Culture
5
Business ethics
5
Geographical distance
5
Regulations
5
Legal system
5
Accepted business practices
5
Level of education
5
Level of technological development
4
Logistic infrastructure
3
Level of economic development
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello di differenza percepita di 12 caratteristiche tra la Cina e il Paese
d’origine. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Nella valutazione del livello d’impatto delle caratteristiche presentate nella
Tabella 41 nell’investimento in Cina, l’azienda ha dato un livello di massimo impatto
(cfr. tabella 42) alla cultura, al livello di sviluppo tecnologico, al sistema politico e
legale, ai regolamenti, all’etica del business e alle pratiche aziendali accettate; inoltre
si può notare un punteggio elevato attribuito al linguaggio, al livello di educazione e
alle infrastrutture logistiche. Si osserva come prevalgono secondo il livello d’impatto
le restrizioni istituzionali di carattere culturale influenti anche nel mondo del business
e quelle normative (legali, regolamentari, governative). Occorre chiarire che gli
ostacoli culturali probabilmente si riferiscono all’ambito della JV, cioè di come tali
ostacoli complichino lo svolgimento del rapporto tra i partners poiché, l’impatto delle
differenze culturali con gli agenti esterni alla JV (fornitori, clienti, funzionari
governativi) è molto attenuato dalla presenza del socio cinese.
Ocorre segnalare inoltre che l’alto grado d’impatto delle differenze mostra una
certa difficoltà nel superare gli ostacoli, anche se la presenza aziendale in Cina risale
all’anno 2007 e la collaborazione è sempre stata con lo stesso partner.
210
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Tabella 42 - Questionario: Valutazione del grado d’impatto di alcune caratteristiche del business in
Cina.
Please evaluate the following features, in terms of the extent to which it impacts on my business with the target country.
GRI Renewable
Company
Industries
5
Culture
5
Level of technological development
5
Political system
5
Legal system
5
Regulations
5
Accepted business practices
5
Business ethics
4
Language
4
Level of education
4
Logistic infrastructure
3
Geographical distance
2
Level of economic development
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’impatto percepito di 12 caratteristiche dell’investimento nella Cina.
Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il
fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
6.2.3. Caso 3: Solarig.
La terza azienda spagnola analizzata è Solarig 240 con sede centrale a Soria
(Spagna). Solarig è un’azienda costituita nel 2005 come società di proprietà
d’investitori privati dopodiché, nel 2008, è stata fondata la società Solarig Holding
SL come holding del gruppo (Energías Alternativas Solarig S.A.U. e Solarig N-Gage
S.A.). Solarig Holding SL è un gruppo dedicato principalmente alla generazione
indipendente di energia rinnovabile, specialista nel settore fotovoltaico con oltre dieci
anni di esperienza. Il gruppo multinazionale opera in 6 Paesi in Europa, in LatinoAmerica e in Asia.
Secondo i dati raccolti nel questionario (cfr. Tabella 43), Solarig opera nel
settore manifatturiero e il nucleo centrale di attività è la produzione di
apparecchiature elettriche. L’azienda conferma che offre prodotti ambientalmente
sostenibili o orientati al risparmio energetico.
Solarig produce e fornisce prodotti e servizi di energia solare, come celle e
pannelli solari, progettazione, promozione, installazione, collegamento in rete,
240
Disponibile al sito: http://www.solarig.com
211
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funzionamento, manutenzione e altre attività connesse. L‘azienda è un riferimento
nello sviluppo, il finanziamento, la costruzione e il funzionamento degli impianti
solari fotovoltaici. I servizi d’ingegneria includono: due diligence tecnica, processi di
ottimizzazione dell'impianto, supporto ingegneristico per gli sviluppatori, ingegneria
di dettaglio e delle costruzioni. I servizi offerti sono rivolti sia ai piccoli sviluppatori
sia alle industrie leaders del settore, personalizzati per cliente e per Paese.
Solarig evidenzia diversi suoi punti di forza come la gestione del finanziamento
dei progetti con banche, fondi specializzati ed entità private. Inoltre, l'azienda ritiene
che il rapporto con i propri dipendenti sia la chiave del successo e il loro talento sia
un asset specificity per l’azienda. Perciò considera che il miglioramento e lo sviluppo
delle competenze e delle capacità del personale tramite la formazione, siano un
fattore aziendale essenziale.
Riguardo alla dimensione dell’azienda, il numero d’impiegati alla fine
dell’anno 2013 sia dell’azienda nello specifico sia di tutto il gruppo economico, è
stato di 400 e 500 rispettivamente; e il fatturato totale di Solarig per lo stesso periodo
è stato di €80 milioni di euro.
Rispetto alla struttura di proprietà è un’impresa privata non quotata. I principali
clienti sono imprese private del settore dell’energia solare anche se recentemente il
focus commerciale è anche rivolto alle imprese che si occupano di servizi pubblici.
Tabella 43 – Questionario: Informazioni generali riguardanti la dimensione, l’attività, la struttura e il
target.
Company
Solarig
Soria
Town where the headquarters are located
Manufacturing
Primary sectors of the company
Manufacture of electrical equipment
Core business of the company
Yes
Is the product/service environmentally sustainable or energy saving oriented?
400
N. of employees of the company (at the end of 2013)
500
N. of employees of the whole group (if different)
80.000.000
Total revenue of the company in 2013 (Euro)
Private enterprise, not listed
Ownership structure
Private firms
Main customers of the company
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno dei 9 parametri (città in cui si trova la sede
centrale, settori primari della società, core business della società, se i prodotti/servizi sono ambientalmente sostenibili o orientati
al risparmio energetico, N. di dipendenti della società (alla fine del 2013), N. di dipendenti di tutto il gruppo (se diverso), ricavi
totali della società nel 2013 (euro), struttura di proprietà e i principali clienti della società).
212
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Rispetto le informazioni specifiche del principale investimento in Cina (cfr.
Tabella 44) è da notare che Solarig iniziò il proprio processo d’internazionalizzazione
nel 2007 con la nascita di Solarig N-Gage SA, società che oggi riunisce tutte le
attività internazionali del gruppo 241. Solarig investì in Cina nell’anno 2007 tramite la
modalità di joint venture con la cinese Zhejiang Shu Qimeng Energía Technology Co.
Ltd costituendo la JV “Zhejiang ShuQiMeng Photovoltaic Technology Co., Ltd”242.
L’azienda locale si occupa principalmente di ricerca, produzione, vendita,
costruzione e fornitura di servizi per moduli solari e sistemi fotovoltaici. La
partnership, con sede a Hangzhou, è stata focalizzata invece nella produzione di
lingotti di silicio e cialdini, celle e moduli solari del marchio STREAM. Le basi
strategiche dell’alleanza sono state lo sviluppo tecnologico della multinazionale
spagnola e, dall’altro lato, la competitività della manodopera (in senso economico)
possibile in quegli anni.
La partecipazione dell’azienda spagnola era pari al 25% e quindi il controllo
sulla partnership internazionale era nelle mani dell’azienda cinese. La partecipazione
azionaria però è stata venduta nell’anno 2014. Nel Rapporto Annuale del 2014 fu
infatti esplicitato che “il piano di abbandonare certi investimenti all’estero è stato
fatto perchè essi non sono considerati asset strategici, con l’ulteriore obiettivo di
ridurre le dimensioni e concentrarsi su attività più redditizie”.
Attualmente Solarig mantiene un ufficio di rappresentanza (aperto nel terzo
trimestre del 2008) il quale, secondo il Direttore di Solarig in Cina, il Sig. Jesus
Castillo, chiuderà in breve tempo. Non ha spiegato le cause dell'abbandono del Paese,
nonostante abbia accennato che “...abbiamo avuto un’esperienza molto buona e felice
241
Occorre sottolineare come il Gruppo Solarig nell’anno 2008 si sia impegnato strategicamente, in un
contesto difficile e di stress finanziario globale. In effetti, uno dei due pilastri per il superamento di tali
ostacoli è stata l'internazionalizzazione, ciò che le ha permesso di collocarsi in una posizione
eccellente rispetto ai drastici cambiamenti che si sono verificati in tutti i settori da quel periodo in poi
(Gruppo Solarig, Rapporto Anuale/Bilancio di Sostenibilità 08).
242
Disponibile ai siti: http://www.stream-energy.com.cn/ES e http://www.stream-solar.com/ES
213
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con il partner cinese”243. Inoltre ha anche dichiarato in un’intervista del 2012244: “...la
collaborazione con il nostro partner è straordinaria”.
L’importo totale dell’investimento rispetto all’anno 2013 fu di 30 milioni di
RMB. Invece i ricavi della JV per l’anno 2013 sono stati pari a 8 milioni di RMB, che
rappresenta circa il 27% dell’investimento accumulato per lo stesso anno.
Il numero d’impiegati in Cina fu di 400 persone, solo una di esse era espatriata
e svolgeva un ruolo di direzione ma non quello di massima importanza nella
gerarchia della JV.
L’attività principale della JV era prevalentemente l’attività di produzione
manifatturiera e il settore e l’industria specifica corrispondono a quelle della società
investitrice spagnola.
Tabella 44 – Questionario: Dati specifici del principale stabilimento d’investimento in Cina.
Please indicate for your main investment in China the following information
Solarig
Company
2007
Year of establishment
Joint venture
Type of subsidiary
Total accumulated amount of investment in China (amount at the end of
30.000.000
2013 in RMB)
8.000.000
Turnover in 2013
400
N. employees in China
1
Of which n. of expatriates
Chinese
The CEO is
Production
Main activity
Manufacturing
Sector
Manufacture of electrical equipment
Specify the manufacturing sector
Zhejiang
Please indicate the Province where your main investment is located
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno dei 11 parametri (anno d’insediamento,
importo totale accumulato d’investimento in Cina alla fine del 2013 in RMB, fatturato nel 2013, numero di dipendenti in Cina,
numero di espatriati, provincia in cui si trova l’investimento principale, tipo di sussidiaria, nazionalità del CEO, attività
principale, settore e industria maniufattiurera o dei servizi specifica).
Rispetto all’esistenza d’incentivi nel settore green in Cina (cfr. Tabella 45), la
risposta è stata positiva. Il dato rilevato risulta in accordo con quanto descritto nei
capitoli precedenti sugli incentivi istituiti dal governo cinese con l’obiettivo di
243
Mail di Jesus Castillo del 01/03/2015.
CCTV.com, 2012, Foreign firms welcome China energy commitment, disponibile al sito:
http://english.cntv.cn/
244
214
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rendere più attraente una strategia d’investimento di cooperazione di tipo joint
venture in settori considerati di carattere prioritario (com’è il caso del settore green).
Gli incentivi più influenti nella competitività della JV nel mercato finale dei
prodotti/servizi (ma con una rilevanza media) sono stati gli incentivi fiscali ed
esenzione/riduzione delle tasse sul capitale (delle imprese nei settori green e di alta
tecnologia). Gli altri incentivi sono stati considerati di poca rilevanza. Comunque
l’impatto nella competitività di tutti gli incentivi elencati è stata positiva.
Tabella 45 - Questionario: Informazione generale riguardante gli incentivi nei settori green in Cina.
Company
Solarig
Yes
Are there incentives in the green sectors in China as far as your sector is involved?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto se ci sono degli incentivi del settore green in Cina per quanto riguarda alla sua attività
coinvolto.
How do these incentives influence the competitiveness of products/services in the final market?
3
Fiscal incentives for foreign investors
3
Exemption/reduction of taxes on equity for firms in tech and green sectors
2
Fiscal incentives for Technology Transfer activities
2
Development of R&D in China
2
Fiscal or straightforward subsidies for uptake of technology
2
Other
Economical
Specify other relevant incentives
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’influenza per ciascuno dei 7 incentivi sulla competitività dei
prodotti/servizi nel mercato finale. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica che il fattore
“non è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Please indicate if the impact of the incentives on the competitiveness of products/services in the final market is positive or
negative.
Positive
Fiscal incentives for foreign investors
Exemption/reduction of taxes on equity for firms in tech and green sectors
Fiscal incentives on Technology Transfer activities
Positive
Positive
Development of R&D in China
Positive
Positive
Fiscal or straightforward subsidies for uptake of technology
Positive
Other
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’impatto per ciascuno dei 6 incentivi sulla competitività dei
prodotti/servizi nel mercato finale. Le risposte sono state registrate in “positivo” e “negativo”.
Riguardo le motivazioni della scelta della Cina come Paese d’accoglienza
dell’investimento (cfr. Tabella 46), l’azienda ritiene che le due ragioni di
grandeimportanza sono state quelle di fornire beni o servizi ad altri mercati (né Cina
né Europa) e motivi di produzione e logistici. Seguiti da ragioni di fornitura di beni e
servizi al mercato cinese e dall’utilizzo delle risorse umane locali e quelle di R&S.
215
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In un’intervista svolta con il Sig. Jaime Sureda245, a quei tempi Direttore
Generale di Solarig, egli affermava che tramite la JV la manodopera cinese
competitiva veniva utilizzata “con lo scopo di produrre qui (in Cina - ndr), ma non
vendere i pannelli solari in Cina”. Infatti, i principali mercati di esportazione
all’inizio della JV erano America del Nord ed Europa Occidentale ma
successivamente si espansero ad Australia, Asia, Europa Orientale, Giappone e
Corea. Inoltre, negli anni di operatività della JV, i costi per il lavoro in Cina
rappresentavano ancora un vantaggio competitivo, diluito poi negli anni recenti.
Tabella 46 – Questionario: Motivazioni strategiche per investire in Cina.
What are the strategic reasons for your company operating in China?
Company
Solarig
4
To provide goods or services for other markets (not China or Europe)
4
Logistical and production reasons
3
To provide goods or services for the Chinese market
3
Use local human and R&D resources
2
To provide goods or services for the European market
1
Meeting requests from European customers / partners
1
Other
Specify other relevant strategic reasons
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuno delle 8 motivazioni strategiche per
operare in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che
indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Per quanto riguarda l’ubicazione geografica dello stabilimento in Cina, la
principale ragione della scelta della provincia cinese di Zhejiang per lo stabilimento
operativo della JV (cfr. Tabella 47) è stata la presenza di partners commerciali locali.
Questa presenza è da intendersi come presenza del socio della JV. Inoltre, l’azienda
menziona altre ragioni di grande importanza quali le connessioni locali, la
disponibilità di manodopera qualificata e la disponibilità/acquisizione di tecnologie
chiave e brand. Altre motivazioni d’importanza media sono state il basso costo del
lavoro (prima analizzato), motivi logistici e il regime fiscale/zona libera di
tasse/parchi tecnologici/zona economica speciale.
245
ABC, 2007, España busca recuperar el tiempo perdido en china, disponibile al sito:
http://www.abc.es/hemeroteca/historico-01-07-2007/abc/Economia/espa%C3%B1a-busca-recuperarel-tiempo-perdido-en-china_1634015439578.html
216
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Tabella 47 – Questionario: Ragioni per la scelta della provincia cinese sede dell’ investimento.
Reason for choosing the Province within China?
Company
Solarig
5
4
4
4
3
3
3
2
2
2
extended solar
Specify other relevant reason for chosing the province
cluster
1
Cultural and language factors
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuno degli 12 ragioni per la scelta della
provincia in cui si opera in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica che il fattore “non
è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Presence of a local business partner
Local connections
Availability of skilled labour
Availability/acquisition of key technologies and brands
Low labour cost
Logistical reasons
Tax regime / Free tax zone/technology parks/ special economic zone
Incentives and supportive policies
Access to local market
Other
In merito a quanto sia stato rilevante il supporto delle istituzioni spagnole (cfr.
Tabella 48), l’azienda non indica nessun supporto rilevante nello svolgimento
dell’investimento in Cina. Con poca rilevanza segnala l’Ambasciata di Spagna in
Cina.
Tabella 48 – Questionario: Rilevanza del supporto delle istituzioni del Paese di origine.
When investing in China, how relevant was the support from institutions of your Country of Origin?
Company
Solarig
2
Your Embassy in China
1
Your country/Local Chamber of Commerce
1
Your Ministry of Foreign Trade
1
European Chamber of Commerce in China
1
Your Business Association
1
Other Institutions
Specify other relevant institutions
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuna delle 7 istituzioni di supporto del Paese
di origine. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
I dati riguardanti la tutela della proprietà intelletuale (cfr. Tabella 49), mostrano
che Solarig utilizzò il brand per proteggersi considerando principalmente i rischi
collegati alla contraffazione. Si ripete anche in questo caso, il rischio della violazione
dei DPI presente quasi sempre nelle esperienze di partnership.
217
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Tabella 49 – Questionario: Proprietà intelletuale.
Company
Solarig
What are the main mechanisms used by your company to protect your intellectual property on
Brand
the Chinese market?
Counterfeiting risk
When do you use the patents or other forms of property right protection?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare i principali meccanismi utilizzati dagli investitori per proteggere la proprietà
intelletuale nel mercato cinese. Tra le opzioni disponibili si trovano 7 strumenti (brevetto, segreto industriale, diritto d'autore,
marca, disegno industriale, nessun modo, nessuna risposta). Inoltre è stato chiesto in quali circonstanze sono stati usati i diversi
meccanismi di protezione di proprietà intelletuale. Le opzioni disponibili erano 6 tra le quali: obbligo di partecipare a una joint
venture, contratti pubblici, rapporto con studi di design, certificazioni e licenze per accedere al mercato, rischio di contraffazione
e nessuna risposta.
L’informazione sulle barriere non normative (cfr. Tabella 50), mostra che nel
caso di Solarig le barriere del mercato cinese di rilevanza massima sono state le
differenze culturali, la mancanza di consapevolezza dell'importanza della protezione
dell'ambiente e la mancanza di strutture scolastiche adeguate per i bambini. Seguono
in ordine d’importanza il rischio di valuta, successivamente con valutazione media la
mancanza di comunità di espatriati, la percezione generale negativa degli investimenti
europei e i problemi di comprensione del contesto/mercato cinese.
Dato che l’operatività nel mercato cinese è stata affidata al partner locale, le
differenze culturali molto probabilmente sono state in relazione al rapporto sociale tra
le parti.
Dal lato della consapevolezza ambientale cinese, come visto in precedenza, nel
primo decennio del nuovo secolo, i panneli solari (e le strutture relative) erano
costruiti in Cina per poi essere venduti nei mercati esteri (circa il 98% erano destinati
a esportazione nell’anno 2008246). Dopo la caduta dei prezzi e la maggiore spinta dal
governo cinese nell’utilizzo delle energie rinnovabili (per diversi motivi quali: la
sicurezza energetica e i fattori d’inquinamento), il mercato si è dovuto trasferire verso
l’interno del Paese e quindi, considerando la data di costituzione della JV e i mercati
target dell’inizio della partnership, Solarig fa riferimento alla diffcoltà di movimento
dei mercati di destinazione.
246
Gruppo Solarig, Rapporto Anuale/Bilancio di Sostenibilità 08.
218
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Si può notare come il rappresentante (spagnolo) di Solarig nella JV esprime un
giudizio sulla mancanza di strutture scolastiche adeguate per i bambini e di comunità
di espatriati, prendendo come riferimento la propria esperienza personale.
Riguardo alla percezione generale negativa degli investimenti europei e ai
problemi di comprensione del contesto/mercato cinese si possono valutare come
problematiche legate alla scelta della modalità di partnership.
Tabella 50 – Questionario: Barriere non normative (operative, di mercato e le difficoltà
infrastrutturali).
Did you encounter any of the following non-regulatory obstacles (operating, market and infrastructure difficulties) when
investing in China?
Company
Solarig
Cultural differences
Lack of awareness of the importance of environmental protection
Lack of suitable schooling facilities for children
Currency risk
Lack of expatriate community
General negative perception of European investment
Problems understanding the Chinese environment/market
5
5
5
4
3
3
3
2
Managing local employees
2
Unfamiliarity of Chinese employees with western style management
2
Hiring and maintaining local people
2
Cost of personnel and other resources
1
Other
Specify other relevant non-regulatory obstacles when investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli non normativi (operativi, di mercato e le
difficoltà infrastrutturali) trovati nelle operazioni d’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque
punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in
ordine decrescente d’importanza.
Riguardo gli ostacoli non normativi ma relativi al contesto di business per
investire in Cina (cfr. Tabella 51), Solarig attribuisce una granderilevanza alla
disparità di trattamento rispetto alle imprese locali, al sistema bancario (accesso ai
servizi e al credito) e ai regolamenti, al permesso di soggiorno e di lavoro. Un’altra
volta, nel primo e nel secondo caso, l’ostacolo può essere stato la motivazione della
scelta della strategia di partnership, invece nel terzo caso può essere visto come
conseguenza della propria esperienza.
Tuttavia, nel Rapporto Annuale del 2008, l’azienda si esprimeva nella seguente
maniera: “Le prospettive della Cina nello sviluppo d’impianti solari sono molto
219
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promettenti. Solarig cerca di stabilirsi in questo Paese, non solo come produttore di
celle e moduli, ma anche come sviluppatore di progetti fotovoltaici. Pertanto, in
previsione di una pronta apertura di un sistema di supporto pubblico per le energie
rinnovabili e, in particolare, fotovoltaico, si stanno valutando diverse opportunità
all'interno del settore”. Questo spiega come Solarig creò la JV non solo per la
produzione di celle e modulli fotovoltaici ma con l’obiettivo di riuscire a sviluppare
progetti più complessi di fornitura di energia solare in Cina. Infatti, queste attività
sono incluse dentro i settori considerati prioritari negli ultimi anni e riservati ai
produttori nazionali, costituendo quindi un impedimento per gli investitori stranieri.
Si può pensare perciò, che gli ostacoli riferiti al trattamento diseguale in confronto
alle imprese locali si rivolga all’ulteriore intenzione di espandere le attività
d’investimento ad altri progetti di grande dimensione e complessità.
Tabella 51 – Questionario: Ostacoli non normativi relativi al contesto di business.
Did you encounter any of the following non-regulatory obstacles related to the Business Environment, when investing in
China?
Company
Solarig
4
Unequal treatment compared to local companies
4
Banking system (access to services and credit) and regulations
4
Residence and work permit
3
Interaction with the local authorities
2
Bureaucracy
1
Other
Specify other relevant non-regulatory obstacles, related to the Business Environment, when
investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli non normativi relativi al contesto di
business trovati nelle operazioni d’ investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che
indica che il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine
decrescente d’importanza.
Ulteriormente, sugli ostacoli normativi trovati nell’operare in Cina (cfr. Tabella
52), Solarig dà un’importanza massima agli ostacoli nell’accesso agli incentivi
nazionali, fatto che va in contrasto con quanto esposto riguardo gli incentivi del
settore green presenti nel mercato cinese. Inoltre, considera di grandeimportanza gli
ostacoli presenti nel sistema legale. Entrambi i problemi possono essere anche
collegati al tentativo di allargare le attività d’investimento in Cina esposto nel
paragrafo precedente. Gli altri fattori non hanno rappresentato ostacoli ritenuti
rilevanti.
220
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Tabella 52 – Questionario: Ostacoli normativi.
Did you encounter any of the following regulatory obstacles when investing in China?
Company
Solarig
5
Access to national incentives
4
Legal system
3
National security concerns
2
Licences, administrative and regulatory approvals at national level
2
Licences, administrative and regulatory approvals at provincial level
2
Labor law (social security, unions, contracts)
2
Tax regulations and accounting
2
Company law
2
Intellectual property issues
2
Antitrust issues
1
Other
Specify other relevant regulatory obstacles when investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli normativi trovati nelle operazioni
d’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante”
e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Nel tentativo di comprendere quale sia stata la prospettiva dell’investimento
intrapreso in Cina (cfr. Tabella 53), si osserva che sono stati valutati piani di ulteriori
investimenti inferiori a quelli precedenti; ciò non appare chiaro pensando che
l’azienda ha venduto la sua partecipazione della JV dopo 7 anni di operazioni nel
Paese.
Tabella 53 – Questionario: Prospettiva dell’investimento in Cina.
Company
Solarig
Planning further investments which will be lower than
In the future, regarding China as a whole, you are…
previous investment
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare le prospettive d’investimento in Cina tra 5 parametri (piani di ulteriori
investimenti più alti rispetto ai precedenti, piani di ulteriori investimenti simili rispetto ai precedenti, piani di ulteriori
investimenti inferiori a quelli precedenti, nessuna progettazione di ulteriori investimenti, nessuna risposta).
Al di là dell’uscita di Solarig dal mercato cinese, la sua stima sul rischio
d’investire in Cina viene considerata con un valore intermedio, ciò suggerisce che
non sia stata una questione importante per la decisione di abbandonare il Paese (cfr.
Tabella 54).
Tabella 54 – Questionario: Rischio dell’investimento.
Company
Solarig
3
How risky is investing in China?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza del rischio trovato nelle operazioni d’investimento in
Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che
il fattore “è molto importante”.
221
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Rispetto a quali sono stati i diversi aspetti del mercato che abbiano comportato
rischi per l’investimento (cfr. Tabella 55), Solarig indica che quello che ha più
influenzato le decisioni strategiche dell’azienda, sebbene con una rilevanza media,
sono stati i rischi finanziari. Ciò corrisponde ai problemi riscontrati nel rapporto con
il sistema bancario (accesso ai servizi e al credito) e negli ostacoli non normativi
relativi al contesto di business analizzati precedentemente. Gli altri rischi sono stati
qualificati con poca rilevanza.
Tabella 55 - Questionario: Rilevanza dei rischi d’investimento in Cina.
Company
Solarig
3
Financial risks
2
Uncertain economic return
2
Operative risks
2
Geographical dimensions of China territory
2
Political risks
1
Other
Specify other relevant nrisks relating to your investment in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza dei 7 tipi di rischi trovati nelle operazioni d’investimento
in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Sulle principali differenze culturali, il livello d’impatto della conoscenza della
cultura è stato qualificato come di massima importanza allo stesso modo della
conoscenza del linguaggio (cfr. Tabella 56). In modo analogo al caso precedente, la
conoscenza della cultura e del linguaggio sono considerate questioni imprescindibili
nella creazione e nel percorso di una partnership con un socio cinese.
Su questo punto, è interessante quanto dichiarato dall’intervistato247: “Tutti
sanno che la cultura e il linguaggio influenzano il modo di fare business e il modo in
cui consideriamo i nostri investimenti”, “la Cina, e il mondo cinese, hanno una
cultura con una enorme tradizione che si è sviluppata in modo quasi indipendente
dalla nostra in Occidente”, e aggiunge che “ci sono molti concetti di lingua e cultura
cinese che sono diversi da come li conosciamo in Occidente”. Ulteriormente afferma
che: “ci sono molti aspetti in questa cultura (sic), che naturalmente nel mondo di
oggi compromettono gli investimenti che facciamo”.
247
POREEN, 2015, Investments in China: the importance of culture and language. Vaccarini,
Spigarelli e Tavoletti, disponibile al sito: http://poreen.eu
222
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Tabella 56 – Questionario: Impatto delle principali differenze culturali.
Company
Solarig
5
How important is the knowledge of the Chinese culture when investing in China?
5
How important is the knowledge of the Chinese language when investing in China?
Nota: Agli intervistati è stato richiesto d’indicare il livello d’importanza della cultura cinese e della lingua nello svolgimento
dell’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è
rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”.
Dato che la JV di Solarig implicava una manodopera cinese (400 impiegati) con
un solo espatriato, si considera un errore di comprensione della domanda da parte
dell’intervistato che ha fatto riferimento solo all’espatriato (con una posizione
dirigenziale) come unica persona in grado di parlare il cinese nell’azienda Solarig e
non nella JV (cfr. Tabella 57).
Tabella 57 - Questionario: Dipendenti di lingua cinese.
Company
Solarig
Yes
Do you have Chinese speaking employees at your Chinese firm?
1
Please indicate the number of Chinese speaking employees at your Chinese firm
executive
Which role/position they have?
Other
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno degli 4 parametri (esistenza d’impiegati
parlanti la lingua cinese, la quantità, la loro posizione nell’azienda o altro).
In merito alle percezioni di determinate caratteristiche della Cina in confronto
con quelle del Paese d'origine (la Spagna) (cfr. Tabella 58), Solarig attribuisce la
massima differenza al linguaggio, alla cultura, al sistema politico, all’etica del
business e alla distanza geografica. Seguono con granderilevanza il sistema legale e i
regolamenti. Infatti, le caratteristiche istituzionali della Cina, e soprattutto quelle
culturali, sono ben diverse da quelle dell’occidente, tal come lo ha esposto
l’intervistato nell’analisi dell’impatto della diversità culturale. Ma quello che
interessa non è tanto la differenza in se stessa ma piuttosto come questa diversità è
stata incorporata nel funzionamento dell’azienda e come ha colpito lo svolgimento
dell’investimento.
223
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Tabella 58 - Questionario: Percezione del livello di differenza tra la Cina e il Paese d'origine.
Please evaluate the following features, in terms of the degree of difference between home country and target country.
Company
Solarig
5
Language
5
Culture
5
Political system
5
Business ethics
5
Geographical distance
4
Regulations
4
Legal system
3
Accepted business practices
3
Level of education
3
Level of technological development
2
Level of economic development
2
Logistic infrastructure
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello di differenza percepita di 12 caratteristiche tra la Cina e il Paese
d’origine. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Nella valutazione del livello d’impatto delle caratteristiche presentate nella
Tabella 58 nell’investimento in Cina, l’azienda ha dato un livello d’impatto
intermedio a tutte le caratteristiche (cfr. tabella 59) e perciò si può osservare come
l’intervistato abbia ben chiaro l’esistenza di forti differenze culturali, abbia una certa
conoscenza del mercato e comunque abbia cercato e sia riuscito ad attenuare il loro
impatto nel funzionamento dell’investimento in Cina.
Tabella 59 - Questionario: Valutazione del grado d’impatto di alcune caratteristiche del business in
Cina.
Please evaluate the following features, in terms of the extent to which it impacts on my business with the target country.
Company
Solarig
3
Geographical distance
3
Culture
3
Language
3
Level of education
3
Level of technological development
3
Level of economic development
3
Logistic infrastructure
3
Political system
3
Legal system
3
Regulations
3
Accepted business practices
3
Business ethics
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’impatto percepito di 12 caratteristiche dell’investimento nella Cina.
Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il
fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
224
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6.2.4. Caso 4: Gamesa.
La quarta società spagnola analizzata è Gamesa fondata nel 1976 sotto il nome
di Grupo Auxiliar Metalúrgico con sede centrale a Bilbao (Spagna). Inizialmente
entra nel business dello sviluppo, della costruzione e della vendita d’impianti eolici
ma anche nella produzione di componenti solari termici e fotovoltaici e nella
promozione e nella vendita di parchi solari fotovoltaici e di altre energie rinnovabili
come la biomassa e le piccole centrali idroelettriche. Dopodichè, nel 2008, esce
definitivamente dal business solare per concentrarsi sulla strategia energetica eolica.
Attualmente, la presenza globale di Gamesa è canalizzata attraverso tre linee:
parchi eolici, impianti di produzione e uffici e centri tecnologici. Gamesa è uno dei
leaders mondiali del mercato dell'energia eolica, con presenza in più di venti Paesi
europei, americani e asiatici quali: Spagna, Germania, Australia, Brasile, Bulgaria,
Cina, Egitto, Stati Uniti, Francia, Grecia, Ungheria, India, Italia, Giappone, Marocco,
Messico, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Dominicana, Romania,
Singapore, Sud Africa, Svezia e Turchia.
Secondo i dati raccolti nel questionario (cfr. Tabella 60), Gamesa opera
nell’industria manifatturiera e offre servizi ambientalmente sostenibili o orientati al
risparmio energetico.
L’attività principale dell’azienda è la fabbricazione di macchine e attrezzature
n.c.a. Specificamente, Gamesa fornisce turbine eoliche, parchi eolici, servizi (inclusi
soluzioni per vecchie macchine, prodotti e servizi di gestione e manutenzione, ecc) e
prodotti per i mercati: fotovoltaico, eolico, idroelettrico, nucleare, marino, inverter e
convertitori, veicoli elettrici, magneti permanenti e soluzioni personalizzate.
Approfondendo le linee di attività dell’impresa è utile specificare che si
riscontrano:
- Turbine eoliche. Utilizza un modello di gestione d’integrazione verticale,
coprendo l'intero processo di progettazione, fabbricazione, assemblaggio, logistica,
installazione, messa in servizio e manutenzione degli aerogeneratori;
225
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- Parchi eolici. Promozione e vendita di parchi eolici offrendo ai clienti il
proprio know-how tecnologico. L'area di promozione e vendita d’impianti eolici
comprende tutte le attività connesse ai progetti di generazione eolica,
dall’identificazione del campo, fino all'ottenimento dei permessi e delle licenze
richieste per la costruzione e la messa in servizio degli impianti; la vendita finale del
parco eolico così come l’operatività e la manutenzione una volta in funzione;
- Diversificazione tecnologica. E’ la chiave per la crescita sostenibile nel medio
e lungo termine di Gamesa. In effetti, la società è in continua ricerca di nuove
tecnologie e mercati per identificare e investire in nuovi progetti e aziende che
sviluppano tecnologie proprie nel campo della produzione di energia da fonti
rinnovabili e nell'efficienza energetica.
Le capacità tecnologiche di Gamesa e il modello di business d’integrazione
verticale ha permesso all'azienda di affermarsi come leader mondiale nel settore dei
beni di capitale elettrici per mercati come il fotovoltaico, idroelettrico e nucleare,
trazione elettrica e propulsione marina, oltre all’eolico.
Questa caratteristica distintiva di Gamesa d’integrazione verticale è, in altre
parole, lo sviluppo dei fornitori. Gamesa lavora continuamente sul rafforzamento
delle capacità locali, attraverso la localizzazione della sua catena di
approvvigionamento in diverse regioni. In questo modo è stata raggiunta la
globalizzazione del profilo di fornitura: fornitori globali con presenza locale, nuovi
fornitori locali e l’internazionalizzazione di fornitori attuali.
D’altra parte, la strategia di vendita di Gamesa è quella di diversificare. Nel
2012, l'85% delle vendite totali di Gamesa erano originate in mercati esteri. I mercati
emergenti, in particolare in America Latina e il Cono Sud sono diventati il principale
motore di crescita dell’impresa considerando il calo della domanda nei mercati
chiave.
Riguardo alla dimensione dell’azienda, il numero d’impiegati alla fine
dell’anno 2013, è stato di 7.000 unità; il fatturato totale per lo stesso periodo è stato di
3 miliardi di euro.
226
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In merito alla struttura di proprietà è un’impresa privata e quotata. I principali
clienti sono le imprese private e il settore dei suoi principali clienti è quello della
distribuzione energetica.
Tabella 60 – Questionario: Informazioni generali riguardanti la dimensione, l’attività, la struttura e il
target.
Company
Gamesa
Bilbao
manufacturing
Manufacture of machinery and
Core business of the company
equipment n.e.c.
Yes
Is the product/service environmentally sustainable or energy saving oriented?
7000
N. of employees of the company (at the end of 2013)
7000
N. of employees of the whole group (if different)
3.000.000.000
Total revenue of the company in 2013 (Euro)
Private enterprise, listed
Ownership structure
private firms
Main customers of the company
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno dei 9 parametri (città in cui si trova la sede
centrale, settori primari della società, core business della società, se i prodotti/servizi sono ambientalmente sostenibili o orientati
al risparmio energetico, N. di dipendenti della società (alla fine del 2013), N. di dipendenti di tutto il gruppo (se diverso), ricavi
totali della società nel 2013 (euro), struttura di proprietà e i principali clienti della società).
Town where the headquarters are located
Primary sectors of the company
Rispetto le informazioni specifiche del principale investimento realizzato in
Cina (cfr. Tabella 61), la presenza industriale iniziò nel 2006 con la prima fabbrica di
turbine eoliche a Tianjin. Nel 2008 avviò il quarto centro di produzione in Cina. Nel
2009 inizia la costruzione del primo parco eolico sviluppato da Gamesa in Cina e nel
2010 cominciano a svilupparsi il quinto e il sesto impianto produttivo.
Riguardo alla strategia d’integrazione verticale, il grado di localizzazione
conseguito in Cina nel 2013 è stato del 94%.
L’attività d’investimento si svolge tramite la modalità di filiale straniera
(greenfield). I ricavi per l’anno 2013 sono stati pari ad 1 miliardo di euro,
rappresentando più del 30% del totale dell’impresa.
Il numero d’impiegati in Cina per il 2013 fu di 600 persone di cui solo 8
corrispondevano a espatriati compreso il CEO della filiale.
L’attività principale in Cina è prevalentemente quella manifatturiera di
fabbricazione di apparecchiature elettriche. Tuttavia in Cina, Gamesa si posiziona
227
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come un promotore di parchi eolici insieme con le principali aziende elettriche
provenienti dalla Cina (globale e provinciale), ciò è un vantaggio competitivo data la
sua conoscenza approfondita del settore eolico. Infatti, Gamesa è ampiamente
riconosciuta come uno dei produttori esteri di successo in Cina, soprattutto grazie alle
sue forti relazioni con alcuni dei più importanti giocatori economici del Paese, come
Longyuan e Huadian. Il CEO in Cina di Gamesa, il Sr. José Antonio Miranda, così si
esprimeva nel 2013: “Non siamo un semplice fornitore ma un partner”248.
I principali clienti di Gamesa in Cina sono Guangdong Nuclear Wind Power,
Datang Renewable Power, Henan Weite Wind Power, Longyuan Group e Huadian
Group.
Tabella 61 – Questionario: Dati specifici del principale stabilimento d’investimento in Cina.
Please indicate for your main investment in China the following information
Gamesa
Company
2006
Year of establishment
Greenfield investment
Type of subsidiary
1.000.000.000
Turnover in 2013
Total accumulated amount of investment in China (amount at the end of 2013
in RMB)
600
N. employees in China
8
Of which n. of expatriates
European
The CEO is
Production
Main activity
manufacturing
Sector
Manufacture of electrical equipment
Specify the manufacturing sector
Specify the service industry sector
Hebei
Please indicate the Province where your main investment is located
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno dei 11 parametri (anno d’insediamento,
importo totale accumulato d’investimento in Cina alla fine del 2013 in RMB, fatturato nel 2013, numero di dipendenti in Cina,
numero di espatriati, provincia in cui si trova l’investimento principale, tipo di sussidiaria, nazionalità del CEO, attività
principale, settore e industria maniufattiurera o dei servizi specifica).
Rispetto l’esistenza d’incentivi nel settore green in Cina (cfr. Tabella 62), la
risposta è stata negativa. Nei capitoli precedenti, sono stati descritti una serie
d’incentivi istituiti dal governo cinese con gli obiettivi sia di promuovere un’attività
considerata di carattere prioritario sia di rendere più attraente una strategia
d’investimento di cooperazione di tipo joint venture. In effetti, questa risposta può
248
RechargeNews, 2013, The future for foreign firms in China,
http://www.rechargenews.com/magazine/article1338688.ece
228
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disponibile al sito:
spiegarsi perchè l’investimento in Cina di Gamesa è istituita sotto la figura di filiale
straniera (greenfield), e come tale, gli incentivi non sono facilmente raggiungibili in
confronto con una modalità con partecipazione cinese.
Tabella 62 - Questionario: Informazione generale riguardante gli incentivi nei settori green in Cina.
Company
Gamesa
No
Are there incentives in the green sectors in China as far as your sector is involved?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto se ci sono degli incentivi del settore green in Cina per quanto riguarda alla sua attività
coinvolto.
Riguardo le motivazioni della scelta della Cina come Paese d’accoglienza
dell’investimento (cfr. Tabella 63), l’azienda riferisce come ragioni più importanti
quelle di fornire beni e servizi al mercato cinese e quelle legate a motivi logistici e di
produzione. Seguono con granderilevanza, la fornitura di beni e servizi agli altri
mercati (né Cina né Europa). Con importanza media inoltre, si trova quella di
utilizzare le risorse umane locali e quelle di R&S.
In effetti, i bassi costi del lavoro della Cina e il vantaggio sui costi logistici data
l’ubicazione in Cina e la prossimità con altri mercati asiatici vicini, costituirono per
Gamesa uno dei vantaggi compettitivi sfruttati negli anni di strepitosa crescita
economica cinese.
Inoltre, si può osservare come la strategia d’integrazione verticale sia stata
utilizzata per superare gli ulteriori ostacoli che potrebbero interferire nel normale
funzionamento dell’azienda, evitando problematiche operative.
Tabella 63 – Questionario: Motivazioni strategiche per investire in Cina.
What are the strategic reasons for your company operating in China?
Company
Gamesa
5
To provide goods or services for the Chinese market
5
Logistical and production reasons
4
To provide goods or services for other markets (not China or Europe)
3
Use local human and R&D resources
To provide goods or services for the European market
2
1
Meeting requests from European customers / partners
1
Other
Specify other relevant strategic reasons
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuno delle 8 motivazioni strategiche per
operare in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che
indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
229
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Rispetto l’ubicazione geografica delle operazioni in Cina, le principali ragioni
della scelta della provincia cinese di Hebei (cfr. Tabella 64), sono state l’accesso al
mercato locale e le connessioni locali strategiche. Dato che l’azienda non prende
parte ad una joint venture si può presumere che le connessioni locali sono intese
come i principali clienti operanti nell’industria eolica.
Inoltre, segnala altre motivazioni con grande importanza quali il basso costo del
lavoro, motivi logistici, fattori culturali e linguistici, aggevolazioni dei tipi di regime
fiscale / zona libera delle imposte / parchi tecnologici / zona economica speciale.
Infatti, nella provincia di Hebei esistono diversi tipi d’incentivi per le aziende
straniere che svolgono attività di tutela ambientale e risparmio energetico; high tech
R&S, trasferimento tecnologico, sviluppo tecnologico, consulenza tecnica e servizi
connessi e progetti ad alta intensità intellettuale249. A riguardo, Gamesa ha un centro
di formazione col fine di aiutare la Cina a sviluppare la migliore tecnologia per
contribuire al miglioramento del settore eolico250. Il centro condivide la sua
esperienza e conoscenza del settore eolico con fornitori e clienti.
249
UnderstandCHINA, Hebei Investment Promotion Authorities And Incentives, disponibile al sito:
http://understand-china.com/manufacturing/hebei-investment-incentives/
250
GAMESA, 2011, Gamesa consolida su presencia en China, con la inauguración de su sexta planta
y
un
nuevo
contrato
de
suministro
de
48
MW,
disponibile
al
sito:
http://www.gamesacorp.com/es/comunicacion/noticias/gamesa-consolida-su-presencia-en-china-conla-inauguracion-de-su-sexta-planta-y-un-nuevo-contrato-de-suministro-de-48mw.html?idCategoria=1&fechaDesde=&especifica=0&texto=&fechaHasta=
230
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Tabella 64 – Questionario: Ragioni per la scelta della provincia cinese sede dell’ investimento.
Reason for choosing the Province within China?
Company
Gamesa
5
Access to local market
5
Local connections
4
Low labour cost
4
Logistical reasons
4
Cultural and language factors
4
Tax regime / Free tax zone/technology parks / special economic zone
3
Availability/acquisition of key technologies and brands
3
Availability of skilled labour
3
Incentives and supportive policies
1
Presence of a local business partner
1
Other
Specify other relevant reason for chosing the Province
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuno degli 12 ragioni per la scelta della
provincia in cui si opera in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica che il fattore “non
è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
In merito a quanto sia stato rilevante il supporto delle istituzioni del Paese
d’origine (in questo caso la Spagna) (cfr. Tabella 65), il supporto di tutte le istituzioni
elencate nel questionario (spagnole/europee) hanno avuto una relativa importanza
nello sviluppo dell’investimento in Cina. Infatti, Gamesa è considerata un caso di
successo del marchio spagnolo a livello globale, e di conseguenza, si osserva come
abbia rapporti con tutte le organizzazioni menzionate nel questionario siano esse
spagnole che europee.
Tabella 65 – Questionario: Rilevanza del supporto delle istituzioni del Paese di origine.
When investing in China, how relevant was the support from institutions of your Country of Origin?
Company
Gamesa
3
Your Embassy in China
3
Your country/Local Chamber of Commerce
3
Your Ministry of Foreign Trade
3
European Chamber of Commerce in China
3
Your Business Association
2
Other Institutions
Specify other relevant institutions
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuna delle 7 istituzioni di supporto del Paese
di origine. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
I dati riguardanti la tutela della proprietà intelletuale e l’attuale situazione
dell’investimento (cfr. Tabella 66), mostrano che Gamesa utilizza il brand per
231
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proteggere la sua proprietà intelletuale. L’azienda lo utilizza principalmente nelle
certificazioni e nelle licenze per accedere al mercato.
Tuttavia, il CEO di Gamesa ha spiegato l’approccio aziendale per
l’introduzione di tecnologia in Cina come “un approccio di protezione della
proprietà intellettuale che potrebbe essere descritto come meno ossessiva di alcuni
dei nostri colleghi”, e aggiunge “...è chiaro che per competere dobbiamo venire con
la nostra tecnologia all'avanguardia”251.
Eppure afferma che dal punto di vista della protezione dei DPI, la Cina non sia
diversa da altri mercati e che “In ogni mercato, il nuovo prodotto può essere una
fonte d’ispirazione, ma noi non abbiamo visto qui alcun furto di DPI”.
Tabella 66 – Questionario: Proprietà intelletuale.
Company
Gamesa
What are the main mechanisms used by your company to protect your intellectual
property on the Chinese market?
Brand
Certifications and licences to
market access
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare i principali meccanismi utilizzati dagli investitori per proteggere la proprietà
intelletuale nel mercato cinese. Tra le opzioni disponibili si trovano 7 strumenti (brevetto, segreto industriale, diritto d'autore,
marca, disegno industriale, nessun modo, nessuna risposta). Inoltre è stato chiesto in quali circonstanze sono stati usati i diversi
meccanismi di protezione di proprietà intelletuale. Le opzioni disponibili erano 6 tra le quali: obbligo di partecipare a una joint
venture, contratti pubblici, rapporto con studi di design, certificazioni e licenze per accedere al mercato, rischio di contraffazione
e nessuna risposta.
When do you use the patents or other forms of property right protection?
L’informazione in particolare sulle barriere non normative trovate nello
svolgimento dell’investimento di Gamesa in Cina (cfr. Tabella 67), mostra che fra
quelle di grande rilevanza si trova la gestione dei dipendenti locali; la motivazione di
tale ostacolo risulta più chiara se si pensa su 600 impiegati totali ben 592 sono cinesi
mentre solo 8 sono stranieri che per di più si occupano di attività manageriale.
Allo stesso livello d’importanza si trovano il rischio valutario e la difficoltà di
comprendere l'ambiente/mercato cinese, conseguenza del controllo totale dell’azienda
in un ambiente e con consumatori totalmente diversi dagli occidentali.
251
RechargeNews, 2013, The future for foreign firms in China, disponibile al sito:
http://www.rechargenews.com/magazine/article1338688.ece
232
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Con un’importanza media seguono i costi del lavoro e di altri tipi di risorse, la
mancanza di consapevolezza dell'importanza della tutela ambientale, la percezione
generalmente negativa degli investimenti europei, la gestione degli impiegati locali,
la mancanza di familiarità dei dipendenti cinesi con la gestione in stile occidentale e
l’assunzione e il mantenimento del personale locale. La maggioranza delle barriere
non normative riguardano la manodopera, sebbene i costi bassi a essa legati sono stati
uno dei motivi relativamente importanti nella scelta della Cina come mercato in cui
investire nel 2006. Infatti, come detto prima, ci sono solo 8 impiegati europei (incluso
il CEO) nella filiale cinese che possibilmente possono incontrare delle difficoltà di
carattere più che altro culturale riguardo la gestione degli impiegati cinesi.
Tabella 67 – Questionario: Barriere non normative (operative, di mercato e le difficoltà
infrastrutturali).
Did you encounter any of the following non-regulatory obstacles (operating, market and infrastructure difficulties) when
investing in China?
Company
Gamesa
Managing local employees
Problems understanding the Chinese environment/market
Currency risk
Unfamiliarity of Chinese employees with western style management
Lack of awareness of the importance of environmental protection
Hiring and maintaining local people
General negative perception of European investment
Cost of personnel and other resources
Cultural differences
Lack of suitable schooling facilities for children
Lack of expatriate community
4
4
4
3
3
3
3
3
2
2
2
Other
1
Specify other relevant non-regulatory obstacles when investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli non normativi (operativi, di mercato e le
difficoltà infrastrutturali) trovati nelle operazioni d’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque
punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in
ordine decrescente d’importanza.
Per quanto riguarda gli ostacoli non normativi ma relativi al contesto di
business per investire in Cina (cfr. Tabella 68), Gamesa considera che la disparità di
trattamento in confronto con delle aziende locali, il sistema bancario e i regolamenti
siano i principali ostacoli del contesto di business che colpiscono l’investimento in
Cina. Essi sono seguiti dalla burocrazia e dalla difficoltà di ottenere il permesso di
soggiorno e di lavoro. Con una rilevanza media si trova l'interazione con le autorità
233
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locali. Tutti questi corrispondono ai principali ostacoli istituzionali che contrastano il
business trovati dagli investimenti interamente controllati da capitale straniero in
Cina in accordo con la letteratura precedentemente analizzata: burocrazia, trattamento
disuguale formale (delle normative e regolamenti) e informale (tramite la
discrezionalità dei funzionari pubblici).
Tabella 68 – Questionario: Ostacoli non normativi relativi al contesto di business.
Did you encounter any of the following non-regulatory obstacles related to the Business Environment, when investing in
China?
Company
Gamesa
5
Unequal treatment compared to local companies
5
Banking system (access to services and credit) and regulations
4
Bureaucracy
4
Residence and work permit
3
Interaction with the local authorities
1
Other
Specify other relevant non-regulatory obstacles, related to the Business Environment, when
investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli non normativi relativi al contesto di
business trovati nelle operazioni d’ investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che
indica che il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine
decrescente d’importanza.
Ancora, sugli ostacoli normativi (cfr. Tabella 69), Gamesa ha valutato con un
livello d’importanza rilevante tutti quelli elencati nel questionario. Come detto nel
paragrafo precedente, questo è in accordo con la teoria poiché gli ostacoli che
colpiscono fortemente gli investimenti interamente controllati da capitale straniero
sono: le licenze e le autorizzazioni amministrative sia a livello nazionale sia a livello
provinciale, le questioni di proprietà intelletuale, l’accesso agli incentivi nazionali, il
sistema legale, problematiche antitrust, ecc.
234
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Tabella 69 – Questionario: Ostacoli normativi.
Did you encounter any of the following regulatory obstacles when investing in China?
Company
Gamesa
4
Intellectual property issues
4
Legal system
4
Licences, administrative and regulatory approvals at national level
4
Access to national incentives
4
Licences, administrative and regulatory approvals at provincial level
4
Labor law (social security, unions, contracts)
4
Tax regulations and accounting
4
Company law
4
National security concerns
4
Antitrust issues
1
Other
Specify other relevant regulatory obstacles when investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli normativi trovati nelle operazioni
d’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante”
e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Nel tentativo di comprendere quale sia la prospettiva dell’investimento
intrapreso in Cina (cfr. Tabella 70), si può osservare come la pianificazione di futuri
investimenti ne preveda di minori rispetto a quelli fatti in precedenza. Ciò conferma
che, sebbene ci siano stati e ci sono degli ostacoli ancora da superare nell’operare nel
mercato cinese, senza dubbio l’esperienza di Gamesa in Cina può essere considerata
come un percorso di successo e con buone prospettive future.
Tabella 70 – Questionario: Prospettiva dell’investimento in Cina.
Company
Gamesa
Planning further investments which will be lower than previous
In the future, regarding China as a whole, you are…
investment
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare le prospettive d’investimento in Cina tra 5 parametri (piani di ulteriori
investimenti più alti rispetto ai precedenti, piani di ulteriori investimenti simili rispetto ai precedenti, piani di ulteriori
investimenti inferiori a quelli precedenti, nessuna progettazione di ulteriori investimenti, nessuna risposta).
Parallelamente al fatto di avere ulteriori piani d’investimenti sebbene minori a
quelli di anni precedenti, Gamesa valuta il rischio dell’investimento in Cina con un
livello d’importanza media (cfr. Tabella 71). Entrambe le risposte mostrano un
sufficiente grado di conoscenza del mercato e una gestione consolidata in Cina.
235
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Tabella 71 – Questionario: Rischio dell’investimento.
Company
Gamesa
3
How risky is investing in China?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza del rischio trovato nelle operazioni d’investimento in
Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che
il fattore “è molto importante”.
Rispetto a quali siano i diversi aspetti del mercato che comportano rischio
all’investimento (cfr. Tabella 72), Gamesa indica con grandeimportanza i rischi
operativi e la dimensione geografica del territorio cinese. In generale, gli aspetti
relativi alla dimensione geografica del territorio cinese colpiscono tutte le aziende che
operano nel territorio senza distinzione tra le strategie d’investimento scelte. I rischi
operativi, invece, si presentano come ostacoli molto rilevanti una volta sotto controllo
quelli istituzionali. Seguono con un livello medio d’importanza, l’incertezza della
redditività economica e i rischi finanziari.
Tabella 72 - Questionario: Rilevanza dei rischi d’investimento in Cina.
Company
Gamesa
4
Operative risks
4
Geographical dimensions of China territory
3
Uncertain economic return
3
Financial risks
2
Political risks
1
Other
Specify other relevant nrisks relating to your investment in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza dei 7 tipi di rischi trovati nelle operazioni d’investimento
in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Proseguendo con l’analisi delle principali differenze culturali, il livello
d’impatto della conoscenza della cultura è stata qualificata come di grande
importanza mentre quella del linguaggio come d’importanza media (cfr. Tabella 73).
Si può apprezzare che anche se per un’azienda interamente controllata da capitale
straniero, le differenze culturali in Cina dovrebbero essere uno degli ostacoli più
importanti, questa azienda ha già avuto un percorso di apprendimento della
conoscenza culturale cinese mostrando una certa capacità di gestione e superamento
di questi tipi di ostacoli.
236
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Tabella 73 – Questionario: Impatto delle principali differenze culturali.
Company
Gamesa
4
How important is the knowledge of the Chinese culture when investing in China?
3
How important is the knowledge of the Chinese language when investing in China?
Nota: Agli intervistati è stato richiesto d’indicare il livello d’importanza della cultura cinese e della lingua nello svolgimento
dell’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è
rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”.
Gamesa in Cina ha, come detto prima, più del 98% del personale di nazionalità
cinese (cfr. Tabella 74), occupando tutti i tipi di posizioni aziendali.
Tabella 74 - Questionario: Parlanti di lingua cinese.
Company
Gamesa
Yes
Do you have Chinese speaking employees at your Chinese firm?
590
Please indicate the number of Chinese speaking employees at your Chinese firm
Other
Which role/position they have?
All
Other
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno degli 4 parametri (esistenza d’impiegati
parlanti la lingua cinese, la quantità, la loro posizione nell’azienda o altro).
In merito alle percezioni di determinate caratteristiche della Cina in confronto
con il Paese d'origine (in questo caso la Spagna) (cfr. Tabella 75), le più importanti
differenze trovate da Gamesa sono il linguaggio, il sistema politico e la distanza
geografica; sono seguiti con granderilevanza la cultura, i regolamenti, il sistema
legale e il livello di educazione. Ancora, il resto delle differenze sono considerate
d’importanza media.
237
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Tabella 75 - Questionario: Percezione del livello di differenza tra la Cina e il Paese d'origine.
Please evaluate the following features, in terms of the degree of difference between home country and target country.
Company
Gamesa
5
Language
5
Political system
5
Geographical distance
4
Culture
4
Level of education
4
Regulations
4
Legal system
3
Business ethics
3
Accepted business practices
3
Level of technological development
3
Level of economic development
3
Logistic infrastructure
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello di differenza percepita di 12 caratteristiche tra la Cina e il Paese
d’origine. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Nella valutazione del livello d’impatto delle caratteristiche presentate nella
Tabella 75 invece, l’azienda ha dato un livello di grandeimpatto ai sistemi legale e
politico, alla distanza geografica e al livello di sviluppo tecnologico (cfr. tabella 76).
Nuovamente si osserva come, le grandi percezioni sulle differenze con il Paese di
origine e la Cina non implicano per forza forti impatti nell’operare di Gamesa,
azienda che già conosce il mercato cinese.
Tabella 76 - Questionario: Valutazione del grado d’impatto di alcune caratteristiche del business in
Cina.
Please evaluate the following features, in terms of the extent to which it impacts on my business with the target country.
Company
Gamesa
4
Geographical distance
4
Level of technological development
4
Political system
4
Legal system
3
Culture
3
Language
3
Level of education
3
Level of economic development
3
Logistic infrastructure
Regulations
Accepted business practices
Business ethics
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’impatto percepito di 12 caratteristiche dell’investimento nella Cina.
Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il
fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
238
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6.2.5. Caso 5: Abengoa Water.
La quinta azienda spagnola considerata nello studio realizzato è Abengoa
Water252 con sede centrale a Siviglia (Spagna). Abengoa Water è stata creata dal
gruppo Abengoa nel mese di ottobre del 2011 come azienda responsabile del business
dell’acqua (in precedenza di proprietà dell’unita di Befesa) e opera in quattro diversi
continenti. Oltre alle sue principali sedi di Siviglia e Madrid ha uffici negli Stati
Uniti, in Algeria, in Ghana, in Cina, in India e negli Emirati Arabi Uniti.
Abengoa è una multinazionale con oltre 70 anni di esperienza che organizza il
suo business intorno a tre attività: Ingegneria e Costruzione, Infrastrutture di
concessione e Produzione Industriale, che si occupano di due settori ad alta crescita
come sono l'energia e l'ambiente. Nello specifico Abengoa Water si occupa
d’infrastrutture di concessione.
Secondo i dati raccolti con il questionario (cfr. Tabella 77), Abengoa Water
opera nel settore dei servizi. Infatti, Abengoa Water si concentra sulla promozione, lo
sviluppo, l'operatività e la manutenzione d’impianti di trattamento delle acque, in
particolare nel settore della dissalazione. In questo senso, l’azienda afferma che offre
prodotti ambientalmente sostenibili o orientati al risparmio energetico.
Inoltre, Abengoa Water opera su tre tipi di mercati:
- il mercato della desalinizzazione. Si occupa dell'estrazione del sale marino o
da acque salmastre per il consumo umano o l'uso nel settore agricolo;
- il mercato del riutilizzo. Consente l'utilizzo di acque reflue grazie alla
disinfezione e rimozione dei solidi sospesi attraverso un processo di filtrazione;
- il mercato industriale. Si concentra sulla soddisfazione delle esigenze delle
industrie minerarie, del petrolio e del gas che richiedono una fornitura di acqua
importante per il funzionamento della loro attività.
Per quanto concerne la dimensione dell’azienda, il numero d’impiegati alla fine
dell’anno 2013, dell’azienda specifica come di tutto il gruppo economico, è stato
252
Disponibile al sito: http://www.abengoawater.com/
239
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rispettivamente di 50 e 25.000; il fatturato totale di Abengoa Water per lo stesso
periodo è stato di 30 milioni di euro.
Rispetto la struttura di proprietà è un’impresa privata quotata. L’azienda ha
segnalato che i suoi principali clienti sono le imprese pubbliche. Infatti, dalle
informazioni rilevate si evince come Abengoa Water utilizzi un approccio specifico
con il settore pubblico collaborando con agenzie e autorità pubbliche dei Paesi in cui
c’è una significativa domanda per lo sviluppo di nuove infrastrutture legate al settore
dell'acqua.
Tabella 77 – Questionario: Informazioni generali riguardanti la dimensione, l’attività, la struttura e il
target.
Company
Abengoa Water
Sevilla
30.000.000
50
25000
service industry
Other services
Core business of the company
activities
Yes
Is the product/service environmentally sustainable or energy saving oriented?
Private enterprise,
Ownership structure
listed
public firms
Main customers of the company
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno dei 9 parametri (città in cui si trova la sede
centrale, settori primari della società, core business della società, se i prodotti/servizi sono ambientalmente sostenibili o orientati
al risparmio energetico, N. di dipendenti della società (alla fine del 2013), N. di dipendenti di tutto il gruppo (se diverso), ricavi
totali della società nel 2013 (euro), struttura di proprietà e i principali clienti della società).
Town where the headquarters are located
Total revenue of the company in 2013 (Euro)
N. of employees of the company (at the end of 2013)
N. of employees of the whole group (if different)
Primary sectors of the company
Rispetto alle informazioni specifiche sul principale investimento in Cina (cfr.
Tabella 78), Abengoa Water costituì (tramite la sua controllata Befesa) una
partnership attraverso una joint venture utilizzando un modello di project finance
(prima esperienza nella città di Qingdao), interamente finanziato dalle banche cinesi
locali253. Praticamente l’azienda ha costruito un impianto di dissalazione che produce
acqua potabile dall’acqua del mare sia per uso industriale che per il consumo umano
nella città di Qingdao. L'impianto si trova nella Provincia di Shandong e ha una
253
Le banche coinvolte nel finanziamento sono state: Agricultural Bank of China, Export-Import
Bank, China Construction Bank e China Merchants Banks (disponibile al sito: http://www.watertechnology.net/projects/qingdao-desalination-plant-shadong-china/).
240
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capacità stimata di produzione di 100,000m³ al giorno di acqua potabile sufficiente a
servire una popolazione di circa 500.000 persone nella sola città di Qingdao 254.
La JV fu costituita nel 2006 con l’obiettivo di progettare, costruire e gestire
l’impianto di dissalazione. La JV è stata chiamata Qingdao BCTA Desalination Co.
Ltd, in cui Abengoa Water possedeva il 70% della partecipazione azionaria e il
Comune di Qingdao il 30% 255. La figura giuridica utilizzata è stata quella della
concessione.
Il Comune di Qingdao partecipa nel progetto tramite l’agenzia pubblica
Qingdao Municipal Engineering e Public Utility Bureau, Qingdao Soda Ash
Industrial Co., Ltd256 che si è occupata della concessione del territorio utilizzato per
l’impianto e della locazione delle infrastrutture della presa d’acqua, e la Qingdao
Water Group257 che è l'acquirente unico del 100% dell'acqua prodotta e che gestisce
la sua distribuzione.
La costruzione dell’impianto di dissalazione è iniziata nel 2010 ed è in funzione
da gennaio 2013. L’azienda spagnola è stata la responsabile esclusiva della
tecnologia, della progettazione e della sua costruzione; attualmente, ha un contratto di
assistenza tecnica (funzionamento e manutenzione) per un periodo di 25 anni.
Ulteriormente, nel 2014 la partecipazione azionaria di Abengoa Water in
Qingdao BCTA Desalination Co. Ltd è stata venduta al partner Qingdao Water
Group, conservando però l’accordo di assistenza tecnica 258. Comunque, le parti si
sono mostrate disponibili a sviluppare nuovi progetti legati al ciclo dell'acqua.
254
ABENGOA, Informe de Actividades 2006.
Water-Technology, Qingdao Desalination Plant, Shadong Province, China, disponibile al sito:
http://www.water-technology.net/projects/qingdao-desalination-plant-shadong-china/
256
Società del settore chimico di cui il Comune di Qingdao è il principale azionista.
257
Azienda proprietà dello Stato, dipendente direttamente dal governo municipale di Qingdao, e
responsabile dell'approvvigionamento idrico nel municipio.
258
ABENGOA, 2014, Abengoa vende su participación en la desaladora de Qingdao, disponibile al
sito: http://www.abengoa.es/web/es/noticias_y_publicaciones/noticias/
255
241
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Ocorre aggiungere che oltre a tutto ciò, Abengoa Water ha aperto
parallelamente un ufficio di rappresentanza nel 2007 a Beijing al fine di sviluppare il
business in Cina.
L’importo totale dell’investimento accumulato fino al 2013 fu di 1,5 miliardi di
RMB (intorno ai 180 milioni di euro259). Invece i ricavi della JV per l’anno 2013 sono
stati pari a 30 milioni di euro, che rappresentano circa il 17% dell’investimento
accumulato per lo stesso anno (considerando che l’impianto ha avviato le sue
operazioni nel 2013).
Il numero d’impiegati che operano all’interno dell’investimento realizzato in
Cina, come detto prima, è pari a 50 persone di cui solo tre sono espatriate (incluso il
CEO della JV).
L’attività principale della JV è stata quella di fornire servizi come detto
precedentemente riguardo il gruppo economico Abengoa nella Tabella 77.
Tabella 78 – Questionario: Dati specifici del principale stabilimento d’investimento in Cina.
Please indicate for your main investment in China the following information
Company
Abengoa Water
2010
Joint venture
1.500.000.000
30.000.000
50
3
European
Production
service industry
Other services
Specify the service industry sector
activities
Shandong
Please indicate the Province where your main investment is located
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno dei 11 parametri (anno d’insediamento,
importo totale accumulato d’investimento in Cina alla fine del 2013 in RMB, fatturato nel 2013, numero di dipendenti in Cina,
numero di espatriati, provincia in cui si trova l’investimento principale, tipo di sussidiaria, nazionalità del CEO, attività
principale, settore e industria maniufattiurera o dei servizi specifica).
Year of establishment
Type of subsidiary
Total accumulated amount of investment in China (amount at the end of 2013 in RMB)
Turnover in 2013
N. employees in China
Of which n. of expatriates
The CEO is
Main activity
Sector
259
Pari a 179.855.390 euro considerando un TC 0,1199035935 al 31/12/2013 (disponibile al sito:
http://www.xe.com/).
242
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Rispetto all’esistenza d’incentivi nel settore green in Cina (cfr. Tabella 79), la
risposta è stata negativa. Questo risulta in contraddizione con quanto detto nei
capitoli precedenti sugli incentivi istituiti dal governo cinese per il settore green.
Tabella 79 - Questionario: Informazione generale riguardante gli incentivi nei settori green in Cina.
Company
Abengoa Water
No
Are there incentives in the green sectors in China as far as your sector is involved?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto se ci sono degli incentivi del settore green in Cina per quanto riguarda alla sua attività
coinvolto.
Riguardo le motivazioni della scelta della Cina come Paese d’accoglienza
dell’investimento (cfr. Tabella 80), l’azienda identifica come unica ragione
importante quella di fornire beni e servizi al mercato cinese.
Su questo punto, il Direttore dell’Ufficio a Beijing di Abengoa Water (a quei
tempi Befesa), il Sig. Pedro Almagro, affermava “il mercato di dissalazione in Cina è
ancora emergente e ci sono importanti prospettive di conquistare grandi fette di
mercato nei prossimi anni”260. Inoltre, aggiungeva che c’era la possibilità di offrire
una gamma completa di prodotti legati al ciclo delle acque, al momento molto
richiesti nella società cinese, e che la spagnola Abengoa Water era in grado di offrire.
Tabella 80 – Questionario: Motivazioni strategiche per investire in Cina.
What are the strategic reasons for your company operating in China?
Company
Abengoa Water
5
To provide goods or services for the Chinese market
1
Use local human and R&D resources
1
To provide goods or services for other markets (not China or Europe)
1
Logistical and production reasons
1
To provide goods or services for the European market
1
Meeting requests from European customers / partners
1
Other
Specify other relevant strategic reasons
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuno delle 8 motivazioni strategiche per
operare in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che
indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
260
Universidad NEBRIJA, BEFESA: China aporta seguridad al crecimiento de la empresa, Pedro
Almagro
Direttore
dell’Ufficio
a
Beijing
-,
disponibile
al
sito:
http://www.nebrija.com/catedras/nebrija-santander-direccion-empresas/pdf/caso-china-befesa.pdf.
243
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Per quanto riguarda l’ubicazione geografica in Cina, la principale ragione della
scelta della provincia di Shangdong per lo stabilimento operativo della JV (cfr.
Tabella 81) è stata l’acceso al mercato locale e la necessità locale di acqua.
Infatti, il Direttore Almagro sottolineava che il nordest della Cina è un grande
mercato per la dissalazione di acqua per uso urbano e industriale, al contrario del sud
dove c’è acqua in eccesso. Ci potrebbe essere però possibilità di mercato nell’ambito
industriale considerando che il governo cinese ha emanato delle leggi per cercare
d’impedire l’insediamento di nuovi poli industriali che utilizzano acqua potabile per
le loro esigenze.
Tabella 81 – Questionario: Ragioni per la scelta della provincia cinese sede dell’ investimento.
Reason for choosing the Province within China?
Company
Abengoa Water
5
Access to local market
5
Other
Needs of water
Specify other relevant reason for chosing the Province
1
Presence of a local business partner
1
Local connections
1
Availability of skilled labour
1
Low labour cost
1
Logistical reasons
1
Availability/acquisition of key technologies and brands
1
Tax regime / Free tax zone/technology parks/ special economic zone
1
Incentives and supportive policies
1
Cultural and language factors
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuno degli 12 ragioni per la scelta della
provincia in cui si opera in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica che il fattore “non
è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
In merito a quanto sia stato rilevante il supporto delle istituzioni spagnole ed
europee (cfr. Tabella 82), l’azienda enfatizza l’importanza del supporto ricevuto
dall’Ambasciata Spagnola in Cina, dalla Camera di Commercio di Spagna in Cina e
dal Ministero di Commercio Estero di Spagna.
244
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Tabella 82 – Questionario: Rilevanza del supporto delle istituzioni del Paese di origine.
When investing in China, how relevant was the support from institutions of your Country of Origin?
Company
Abengoa Water
5
Your Embassy in China
5
Your country/Local Chamber of Commerce
5
Your Ministry of Foreign Trade
2
European Chamber of Commerce in China
1
Your Business Association
1
Other Institutions
Specify other relevant institutions
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di assegnare un livello d’importanza per ciascuna delle 7 istituzioni di supporto del Paese
di origine. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
I dati riguardanti la tutela della proprietà intelletuale e la situazione
dell’investimento (cfr. Tabella 83) mostrano che, Abengoa Water utilizza il segreto
industriale per proteggere la sua proprietà intelletuale nei casi di partecipazione a
contratti pubblici.
Tabella 83 – Questionario: Proprietà intelletuale.
Company
Abengoa Water
What are the main mechanisms used by your company to protect your intellectual property on
Industrial secret
the Chinese market?
Public Contracts
When do you use the patents or other forms of property right protection?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare i principali meccanismi utilizzati dagli investitori per proteggere la proprietà
intelletuale nel mercato cinese. Tra le opzioni disponibili si trovano 7 strumenti (brevetto, segreto industriale, diritto d'autore,
marca, disegno industriale, nessun modo, nessuna risposta). Inoltre è stato chiesto in quali circonstanze sono stati usati i diversi
meccanismi di protezione di proprietà intelletuale. Le opzioni disponibili erano 6 tra le quali: obbligo di partecipare a una joint
venture, contratti pubblici, rapporto con studi di design, certificazioni e licenze per accedere al mercato, rischio di contraffazione
e nessuna risposta.
Riguardo alle barriere non normative riscontrate nello svolgimento
dell’investimento in Cina (cfr. Tabella 84), Abengoa Water afferma che la barriera
più importante è la mancanza di consapevolezza sull'importanza della protezione
dell'ambiente seguita con un grandelivello d’importanza dalle differenze culturali e
dal rischio di valuta.
Dato che il partner locale è un agente amministrativo, le differenze culturali
molto probabilmente sono state percepite nella fase della negoziazione della
partnership e il rapporto tra loro. Il Sig. Almagro ha affermato che ci sono voluti più
di tre anni di sforzi nelle negoziazioni e che, i primi due anni sono stati di lavoro dalla
Spagna effettuando viaggi periodici in Cina. In effetti, l'avvio dei negoziati con il
245
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governo municipale di Qingdao è stato nel 2005, nel dicembre 2006 si è firmato
l’accordo dell’impianto di dissalazione, a gennaio del 2007 è stato aperto l'ufficio a
Qingdao per iniziare il progetto e solo nel 2010 è iniziata la costruzione
dell’impianto.
Con un’importanza media si trovano invece la mancanza di comunità di
espatriati, i problemi di comprensione del contesto/mercato cinese, i costi del
personale e delle altre risorse, la gestione dei dipendenti locali, la scarsa familiarità
dei dipendenti cinesi con la gestione in stile occidentale e l’assunzione e il
mantenimento del personale locale. Si osservano nuovamente, anche in questo caso,
problemi riguardanti i dipendenti cinesi. In questo caso, nonostante il controllo fosse
a carico dell’azienda straniera, ma con 47 impiegati cinesi su 50 totali, si può ben
comprendere quale fosse la natura delle difficoltà.
Tabella 84 – Questionario: Barriere non normative (operative, di mercato e le difficoltà
infrastrutturali).
Did you encounter any of the following non-regulatory obstacles (operating, market and infrastructure difficulties) when
investing in China?
Company
Abengoa Water
5
Lack of awareness of the importance of environmental protection
4
Cultural differences
4
Currency risk
3
Cost of personnel and other resources
3
Managing local employees
3
Problems understanding the Chinese environment/market
3
Unfamiliarity of Chinese employees with western style management
3
Hiring and maintaining local people
3
Lack of expatriate community
1
Lack of suitable schooling facilities for children
1
General negative perception of European investment
1
Other
Specify other relevant non-regulatory obstacles when investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli non normativi (operativi, di mercato e le
difficoltà infrastrutturali) trovati nelle operazioni d’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque
punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in
ordine decrescente d’importanza.
Riguardo gli ostacoli non normativi ma relativi al contesto di business per
investire in Cina (cfr. Tabella 85), Abengoa Water attribuisce la massima rilevanza
alla disparità di trattamento rispetto alle imprese locali. E’ stata questa la causa che,
molto probabilmente, ha fatto optare per una strategia di partnership, soluzione che
246
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se non fosse stata percorsa avrebbe reso inaccessibile l’appalto per l’investitore
straniero. Infatti, come studiato in precedenza l’attività di promozione di certi
impianti e parchi energetici non è permessa agli investitori stranieri in Cina (da
intendersi, una partecipazione di maggioranza).
Con un valore di grande importanza l’azienda menziona la burocrazia come
causa d’interferenza a partire dall’inizio delle contrattazioni fino alla firma del
contratto (2006) per poi continuare durante la fase d’inizio della costruzione
dell’impanto (2010). Tutto ciò evidenzia quanto siano lunghi i tempi della burocrazia
cinese sopratutto nel caso di grandi progetti che coinvolgono agenti stranieri.
A seguire l’azienda menziona con un’importanza media gli ostacoli riscontrati
nel sistema bancario (anche se è stato un progetto finanziato da entità bancarie
locali)261 e per l’ottenimento di documenti quali il permesso di soggiorno e di lavoro.
Tabella 85 – Questionario: Ostacoli non normativi relativi al contesto di business.
Did you encounter any of the following non-regulatory obstacles related to the Business Environment, when investing in
China?
Company
Abengoa Water
5
Unequal treatment compared to local companies
4
Bureaucracy
3
Residence and work permit
3
Banking system (access to services and credit) and regulations
2
Interaction with the local authorities
1
Other
Specify other relevant non-regulatory obstacles, related to the Business Environment, when
investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli non normativi relativi al contesto di
business trovati nelle operazioni d’ investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che
indica che il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine
decrescente d’importanza.
Sugli ostacoli normativi trovati nell’operare in Cina (cfr. Tabella 86), Abengoa
Water dà un’importanza massima alle questioni sulla proprietà intelletuale e alle
approvazioni amministrative, normative e di licenze a livello nazionale. Sul primo
punto si osserva quanto analizzato sulle restrizioni, che in generale, si presentano
nelle associazioni di partnership sui rischi della PI; invece il secondo punto è
261
Occorre menzionare che, a proposito dei tempi delle trattative, non ci sono informazioni su quanto
tempo abbia richiesto la gestione della modalità di finanziamento adottata.
247
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compreso nelle lungagini per i negoziati prima dettagliati. Occorre sottolineare che,
sebbene quest’ultimo ostacolo è generalmente incluso nei casi d’investimenti
totalmente di proprietà straniera, non si deve dimenticare che questa partnership
aveva maggioranza straniera (70%).
Con una grande importanza l’azienda identifica gli ostacoli nell’accesso agli
incentivi nazionali (in concordanza con la risposta negativa sull’esistenza d’incentivi
nel settore green) e ostacoli legati a questioni di competenza. Su quest’ultimo punto il
Sig. Almagro spiegava come la presenza di concorrenti sia globali (due grandi gruppi
francesi forti nel terreno delle concessioni con una forte unità di produzione che
controllano il mercato dei grandi impianti di trattamento delle acque e di
depurazione) sia locali (impianti di piccole e medie dimensioni con capacità tecnica
sufficiente, livelli di prezzi molto competitivi per sostenere i costi locali, e una
perfetta conoscenza dei fornitori del mercato e subappaltatori cinese) colpiscono la
competittività del mercato dell’acqua in Cina e Abengoa Water in particolare.
Seguono ostacoli valutati con un’importanza media quali il sistema legale, le
approvazioni amministrative e normative, le licenze a livello provinciale e le leggi sul
lavoro.
Tabella 86 – Questionario: Ostacoli normativi.
Did you encounter any of the following regulatory obstacles when investing in China?
Company
Abengoa Water
5
Intellectual property issues
5
Licences, administrative and regulatory approvals at national level
4
Antitrust issues
4
Access to national incentives
3
Legal system
3
Licences, administrative and regulatory approvals at provincial level
3
Labor law (social security, unions, contracts)
2
Tax regulations and accounting
2
Company law
2
National security concerns
1
Other
Specify other relevant regulatory obstacles when investing in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza degli ostacoli normativi trovati nelle operazioni
d’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante”
e 5 che indica che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
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Nel tentativo di comprendere quale sia la prospettiva dell’investimento
intrapreso in Cina (cfr. Tabella 87), si osserva che sono previsti piani di ulteriori
investimenti similari a quelli precedenti, ciò evidenzia il livello tecnologico dei
trattamenti idrici che l’azienda vanta e che costituisce il suo vantaggio competitivo.
Come dichiarato dal Direttore di Abengoa Water in Cina, “la Spagna è un leader
mondiale nella desalinizzazione ad osmosi inversa e la nostra azienda è la società
con la più grande capacità installata e contrattata in tutto il mondo, si trova in una
posizione unica per affrontare questo mercato” e perciò ci sono buone prospettive di
crescita del mercato cinese per questi tipi di servizi anche con altre finalità
(industriale, di riffiuti, ecc).
Tabella 87 – Questionario: Prospettiva dell’investimento in Cina.
Company
Abengoa Water
Planning further investments which will be similar to previous
In the future, regarding China as a whole, you are…
investment
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare le prospettive d’investimento in Cina tra 5 parametri (piani di ulteriori
investimenti più alti rispetto ai precedenti, piani di ulteriori investimenti simili rispetto ai precedenti, piani di ulteriori
investimenti inferiori a quelli precedenti, nessuna progettazione di ulteriori investimenti, nessuna risposta).
Tuttavia, al momento di valutare il rischio d’investire in Cina l’azienda segnala
un grandelivello di rischio (cfr.Tabella 88).
Tabella 88 – Questionario: Rischio dell’investimento.
Company
Abengoa Water
4
How risky is investing in China?
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza del rischio trovato nelle operazioni d’investimento in
Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che
il fattore “è molto importante”.
Rispetto a quali sono stati i diversi aspetti del mercato che abbiano comportato
rischi per l’investimento (cfr. Tabella 89), Abengoa Water indica che quelli che
hanno influenzato maggiormente le decisioni strategiche dell’azienda sono stati i
rischi operativi e l’incertezza sul ritorno economico. Quest’ultimo fattore contribuisce
probabilmente alla determinazione del livello di rischio percepito nell’investire in
Cina. Seguono con rilevanza intermedia i rischi finanziari e i rischi politici.
Si osserva che, benché l’azienda è riuscita a fare affari con agenzie pubbliche
e abbia delle tecnologie all’avanguardia in un mercato emergente e prospero, tutto ciò
non è sufficiente per diminuire le incertezze sui rischi dell’investimento.
249
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Tabella 89 - Questionario: Rilevanza dei rischi d’investimento in Cina.
Company
Abengoa Water
5
Uncertain economic return
5
Operative risks
3
Financial risks
3
Political risks
2
Geographical dimensions of China territory
1
Other
Specify other relevant nrisks relating to your investment in China
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’importanza dei 7 tipi di rischi trovati nelle operazioni d’investimento
in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Sulle principali differenze culturali, il livello d’impatto della conoscenza della
cultura è stato qualificato come di grandeimportanza mentre la conoscenza del
linguaggio come di relativa importanza (cfr. Tabella 90). Come detto nei casi
precedenti, la conoscenza della cultura e del linguaggio sono questioni
imprescindibili nella creazione e nel mantenimento di una partnership con un socio
cinese.
Il Sig. Almagro aggiungeva su questo argomento che “chiaramente non è un
mercato facile, le evidenti differenze culturali, la barriera della lingua e la difficoltà
di accesso alle informazioni rendono necessario un importante sforzo di
assimilazione e adattamento”.
Tabella 90 – Questionario: Impatto delle principali differenze culturali.
Company
Abengoa Water
4
How important is the knowledge of the Chinese culture when investing in China?
2
How important is the knowledge of the Chinese language when investing in China?
Nota: Agli intervistati è stato richiesto d’indicare il livello d’importanza della cultura cinese e della lingua nello svolgimento
dell’investimento in Cina. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è
rilevante” e 5 che indica che il fattore “è molto importante”.
Come detto sopra, la JV ha 50 impiegati di cui solo in 3 sono espatriati (incluso
il CEO), tuttavia il resto dei dipendenti cinesi occupano anche posizioni manageriali
(cfr. Tabella 91). Da questa situazione si può capire anche la causa delle difficoltà
trovate nella gestione del personale cinese, poiché non si tratta solo di operai.
250
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Tabella 91 - Questionario: Dipendenti di lingua cinese.
Company
Abengoa Water
Yes
Do you have Chinese speaking employees at your Chinese firm?
48
Please indicate the number of Chinese speaking employees at your Chinese firm
managerial
Which role/position they have?
Other
Nota: Agli intervistati è stato chiesto di compilare con i dati correspondenti ciascuno degli 4 parametri (esistenza d’impiegati
parlanti la lingua cinese, la quantità, la loro posizione nell’azienda o altro).
In merito alle percezioni di determinate caratteristiche della Cina in confronto
con il Paese d'origine (la Spagna) (cfr. Tabella 92), Abengoa Water attribuisce un
valore massimo di differenza al linguaggio, al sistema politico e all’etica del business.
Seguono con granderilevanza la cultura, la distanza geografica, le pratiche accetate di
business e il livello di sviluppo economico. Il resto dei fattori hanno ricevuto un
livello d’importanza intermedio.
Tabella 92 - Questionario: Percezione del livello di differenza tra la Cina e il Paese d'origine.
Please evaluate the following features, in terms of the degree of difference between home country and target country.
Company
Abengoa Water
5
Language
5
Political system
5
Business ethics
4
Culture
4
Accepted business practices
4
Geographical distance
4
Level of economic development
3
Regulations
3
Legal system
3
Level of education
3
Level of technological development
3
Logistic infrastructure
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello di differenza percepita di 12 caratteristiche tra la Cina e il Paese
d’origine. Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica
che il fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
Nella valutazione del livello d’impatto delle caratteristiche presentate nella
Tabella 92, l’azienda ha dato un grandegrado d’impatto al livello di sviluppo
economico (cfr. tabella 93). Seguono subito dopo, con un grado d’impatto medio: la
distanza geografica, la cultura, il linguaggio, il livello di sviluppo tecnologico e le
infrastrutture logistiche. Dati i livelli d’impatto delle differenze percepite si può
osservare un certo livello di conoscenza del mercato cinese sebbene con forti rischi su
alcune questioni specifiche.
251
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Tabella 93 - Questionario: Valutazione del grado d’impatto di alcune caratteristiche del business in
Cina.
Please evaluate the following features, in terms of the extent to which it impacts on my business with the target country.
Company
Abengoa Water
4
Level of economic development
3
Geographical distance
3
Culture
3
Language
3
Level of technological development
3
Logistic infrastructure
2
Level of education
2
Political system
2
Legal system
Regulations
Accepted business practices
Business ethics
Nota: Agli intervistati è stato chiesto d’indicare il livello d’impatto percepito di 12 caratteristiche dell’investimento nella Cina.
Le risposte sono state registrate su una scala a cinque punti, con 1 che indica il fattore “non è rilevante” e 5 che indica che il
fattore “è molto importante”. I fattori sono elencati in ordine decrescente d’importanza.
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Conclusioni
Lo scopo di questo studio è esplorare le modalità d’ingresso scelte dalle aziende
spagnole che investono in Cina nel settore green concentrandosi sulle barriere
istituzionali che si trovano in modo particolare nel mercato cinese.
In effetti, le multinazionali che entrano nelle economie emergenti, come ad
esempio la Cina, devono considerare attentamente l’influenza dei fattori istituzionali
che possono influenzare sia la strategia d’entrata nel nuovo mercato sia la
performance dell’investimento.
Tuttavia ci sono delle questioni istituzionali che diventano ostacoli più o meno
influenti a seconda della strategia d’investimento utilizzata. Considerando le due
diverse strategie analizzate, una che prevede il controllo totale straniero e una che si
basa sulla costituzione di una joint venture con partner cinese, i risultati empirici
ricavati da tale studio mostrano aspetti d’interesse che di seguito saranno
sinteticamente riportati.
In accordo con quanto affermato dalla letteratura, una partnership
internazionale agevola l’asimmetria dell’informazione sul mercato in quanto il
partner cinese, culturalmente immerso nella propria società, può leggere meglio e
interpretare più facilmente le esigenze dei consumatori e degli altri agenti economici.
In effetti, nei casi analizzati, gli ostacoli derivati dalla difficoltà nella comprensione
dell’ambiente/mercato cinese risultano i più rilevanti per le aziende che hanno
perseguito una strategia di controllo totale nell’impresa cinese rispetto alle aziende
partecipanti in joint ventures le quali possono contare sul supporto e sulla conoscenza
del partner cinese. Occorre chiarire, che dai dati analizzati si evidenzia come tutte le
aziende sia in JV sia quelle che operano tramite filiali straniere hanno una
maggioranza d’impiegati cinesi e che comunque (come nel caso di Gamesa), i
dipendenti cinesi occupano diverse posizioni nella gerarchia aziendale (ad eccezione
di MS-Enertech che non ha dato nessuna risposta sulle posizioni occupate dei
dipendenti); tale strategia potrebbe perciò essere la più adatta per affrontare tale
ostacolo.
Tuttavia, questo studio mostra anche come le differenze culturali siano le
barriere istituzionali più importanti per tutte le aziende analizzate, al di là della
strategia utilizzata. Paradossalmente, l’unica azienda che ha indicato un livello
moderato di difficoltà culturale è stata Gamesa, azienda che opera come filiale
253
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straniera. Nell’analisi di questo caso si osserva come Gamesa sia riuscita ad avere una
certa conoscenza del mercato e, grazie alla strategia riguardante ai suoi fornitori,
abbia potuto eludere una serie di rapporti con altri agenti economici locali, fatto che
poteva rappresentare un ostacolo per un’azienda senza partecipazione cinese.
Occorre chiarire però che gli ostacoli culturali, relativi alla comprensione e
all’interazione con il mercato locale, diminuiti grazie alla presenza di partner cinese,
si ripresentano in altra forma, all’interno della partnership. Ciò a causa della
difficoltà che si riscontrano nel coordinamento delle attività della JV per il
raggiungimento degli obiettivi dell’investimento.
Infatti, tanto le filiali straniere quanto le aziende in JVs trovano degli ostacoli
nella gestione degli impiegati locali, nella mancanza di familiarità degli impiegati
cinesi con la gestione in stile occidentale e nell’assunzione e nel mantenimento del
personale locale a causa principalmente dei problemi culturali. Inoltre, queste
problematiche colpiscono anche il trasferimento delle conoscenze tecnologiche.
Pertanto, sebbene le imprese straniere coinvolte in JVs non evidenzino grossi
problemi con l’ambiente esterno, si trovano ad affrontare un doppio problema
interno, in primo luogo il rapporto con il partner cinese, in secondo con la gestione
dei dipendenti cinesi.
Rispetto all’importanza della conoscenza della cultura cinese e del linguaggio,
entrambi i tipi di aziende coinvolte, coincidono nella convinzione della grande
rilevanza della conoscenza della cultura cinese. Tuttavia, le aziende partecipanti in
JVs segnalano una maggior importanza nella conoscenza del linguaggio cinese data
la necessità di comunicare tra le componenti della partnership.
Come sopra descritto, il problema culturale è un problema che le multinazionali
potrebbero superare attraverso una partnership con un socio cinese. Tuttavia, nei
cinque casi studiati, sia le JVs sia le filiali interamente di proprietà straniera hanno
considerato le barriere culturali come ostacoli di grande importanza per diverse
ragioni, per tanto non si può dire che esistano correnti teoriche che valgano in
ogni/tutti i caso/i.
Alla fine del questionario, è stato chiesto quanto sia differente la cultura del
Paese d’origine a confronto con quella cinese e in questo caso, tutte le aziende
intervistate hanno considerato un livello molto alto di differenza. La considerazione
dell’impatto sull’investimento di tale differenza però, è stata di un livello medio
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(eccetto una delle JVs che ha dato un livello d’impatto massimo). Tale circostanza
può essere interpretata considerando la conoscenza acquisita dalle aziende spagnole
sotto analisi, che sono in grado di superare, sebbene in misura differente, l’ostacolo
culturale del mercato cinese. Infatti, le aziende analizzate operano in Cina da 4 a 11
anni e quindi hanno compiuto un processo di apprendimento anche dalle proprie
esperienze.
Riguardo ai rischi finanziari, la teoria afferma che questi dovrebbero essere
ridotti utilizzando una strategia di partnership data la condivisione dell’investimento.
In effetti, nella presente analisi si osserva ad esempio come gli ostacoli del sistema
bancario (l’accesso ai servizi e al credito), rappresentano un ostacolo importante per
le filiali straniere, anche se tale aspetto è considerato di notevole importanza anche
per le JVs. La stessa logica vale per i costi del personale e delle altre risorse che
costituiscono un ostacolo più importante sia per le filiali straniere sia per le JVs.
Tuttavia, nella valutazione dell’impatto dei rischi finanziari sull’investimento in
Cina tutte le aziende hanno indistintamente assegnato un livello da medio ad alto.
Di conseguenza, sebbene si osservi un certo vantaggio sul finanziamento per le
aziende partecipanti in JVs, si ha una percezione di rischio finanziario importante per
tutte le cinque aziende studiate.
La teoria spiega inoltre come la costituzione di una partnership fornisca
connessioni politiche ed economiche e accettazione sociale grazie alla presenza del
partner locale. In questo senso, le tre ragioni più importanti per le aziende analizzate
nella scelta della provincia in Cina d’investimento sono state: l’accesso al mercato
locale, la presenza di un partner commerciale e le connessioni locali. Tuttavia, le tre
motivazioni sono state considerate di grande importanza sia per le aziende coinvolte
in JVs che per le filiali straniere. Quest’ultimo fatto può essere spiegato se si
considera che il partner commerciale e le connessioni locali possono riferirsi non
solo al partner della JV ma anche ai clienti o fornitori. Per tutto ciò, non risulta
evidente il presunto vantaggio che avrebbero le aziende partecipanti in JVs con soci
cinesi. Lo stesso può dirsi per la percezione generalmente negativa sugli investimenti
europei poiché, in primo luogo, non è considerata come un ostacolo estremamente
importante per le aziende analizzate, e in secondo luogo, non si nota una marcata
differenza tra le percezione delle aziende in JVs e le filiali straniere.
255
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Tuttavia, nell’analisi riguardante gli ostacoli della burocrazia e dell’interazione
con le autorità locali, si osserva una notevole difficoltà per le imprese straniere che
hanno deciso di non partecipare a partnerships. Analoga difficoltà che è riscontrata
quando si tratta di barriere alle autorizzazioni amministrative, regolamentarie e alle
licenze a livello sia nazionale che provinciale; tali ostacoli rappresentano
un’importante restrizione agli investimenti con controllo totale straniero. Tanto la
burocrazia, quanto l’interazione con le autorità locali e le autorizzazioni
amministrative, regolamentarie e le licenze a livello nazionale e provinciale sono
inoltre ostacoli direttamente relazionati alla corruzione, circostanza che nel
questionario non è stata menzionata esplicitamente.
Infine, i principali benefici legati all’utilizzo delle connessioni del partner
cinese non sono chiaramente confermati nei casi trattati in questo studio. Per quanto
concerne la burocrazia e gli ostacoli affini invece è evidenziato il vantaggio per le
aziende che operano in partnerships.
In relazione al punto precedente, sono stati studiati anche gli ostacoli
istituzionali di mercato quando intervengono forti interventi governativi che
impongono barriere agli investimenti di capitali stranieri in alcuni settori economici
specifici, in determinate attività oppure che prevedono una disparità di trattamento
rispetto agli investitori nazionali; si è visto in questi casi come una strategia di
partnership con un’azienda locale può aiutare a superare tali problematiche.
A conferma di ciò si può osservare come il trattamento differenziato rispetto
alle imprese locali è stato valutato come un ostacolo d’importante rilevanza sia da
parte delle aziende che operano attraverso filiali straniere, che da parte di alcune delle
JVs sotto studio.
Inoltre, sull’esistenza d’incentivi nel settore green, solo una delle aziende in JV
ha dato risposta affermativa, il resto delle JVs e le filiali straniere non hanno trovato
incentivi nel settore. Allo stesso modo, quando interpellate sulla presenza di ostacoli
nell’accesso agli incentivi nazionali, il massimo grado di restrizione lo ha riscontrato
una delle aziende che opera attraverso JV, il resto delle aziende studiate invece, ha
risposto con diversi livelli d’importanza senza seguire una linea ben definita per ogni
strategia.
Nel corso del presente lavoro si è osservato inoltre come il governo cinese
utilizzi anche, in maniera sistematica, le problematiche di sicurezza nazionale per
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limitare gli investimenti stranieri. A proposito di ciò, benché una delle filiali straniere
abbia conferito una grande importanza a tale comportamento, le altre quattro aziende
gli hanno dato solamente una relativa importanza.
Sugli ostacoli regolamentari che possono presentarsi per il sistema legale
cinese, tutti gli intervistati hanno dato un livello di restrizione grande o medio senza
seguire, ancora un’altra volta, una tendenza differenziata tra le due strategie
d’investimento.
In termini generali, si osserva che in alcuni casi le aziende coinvolte in JVs
hanno un moderato vantaggio rispetto alle aziende con strategia di controllo
totalmente straniero. Comunque sia, esistono dei ‘presunti’ vantaggi per le JVs, come
ad esempio l’acceso agli incentivi, aspetto che non è stato volontariamente
approfondito nel presente studio in quanto non si osserva un alleggerimento delle
restrizioni regolamentari nelle JVs rispetto alle filiali straniere.
Rispetto ai vantaggi d’investire mantenendo il pieno controllo
dell’investimento, si è visto come la perdita del controllo rappresenti uno svantaggio
nella strategia di partnership.
Tuttavia, sia le aziende partecipanti in JVs sia le filiali straniere sotto studio
hanno mostrato gli stessi problemi interni all’organizzazione, quali la gestione dei
dipendenti locali, la mancanza di familiarità dei dipendenti cinesi con la gestione in
stile occidentale e l’assunzione e il mantenimento del personale locale.
Se si relaziona il grado di controllo degli investimenti in Cina con i rischi
operativi, si osserva una grande importanza data dalle aziende con controllo totale
straniero a tale tipo di rischi. Le JVs, invece, danno diverse valutazioni con maggiore
e minore grado d’importanza.
Dunque, per quanto fin qui descritto, secondo le esperienze delle cinque
aziende studiate, sebbene su alcune questioni la condivisione del controllo aiuti a
ridurre i rischi operativi dell’investimento, d’altro lato comporta altri tipi di problemi
all’interno dell’organizzazione soprattutto nel coordinamento dei partners.
Per quanto riguarda la protezione dei diritti sulla proprietà intellettuale, è stato
studiato come le imprese straniere coinvolte in JVs abbiano una maggiore
esposizione del proprio patrimonio tecnologico a possibili minacce di opportunismo
da parte del partner cinese.
257
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Nell’analisi delle aziende spagnole, inizialmente non si è osservata una chiara
strategia di protezione dei DPI da ognuna delle strategie d’investimento oggetto di
studio. Gli strumenti usati sono gli stessi per qualsiasi strategia, anche se ogni azienda
dà una motivazione per il suo utilizzo: per l’obbligo a partecipare a JVs, per i rischi di
contraffazione, per i certificazioni e le licenze del mercato e per i contratti pubblici.
D’altra parte, nella domanda sulle questioni dei DPI come ostacolo
all’investimento in Cina, sebbene una delle JVs lo abbia considerato di grande
importanza, le altre due JVs valutavano tale punto di poca e media importanza.
D’altra parte, entrambe le imprese con controllo totale considerano la questione di
grande importanza.
Per tutto ciò, non si può affermare che nei casi di partnerships analizzati, le
imprese abbiano osservato più rischi in confronto ai casi delle filiali straniere. Al
contrario, si osserva una valutazione leggermente maggiore del rischio relativo ai DPI
da parte delle imprese che operano con controllo totale straniero.
Questo fatto può essere spiegato perché tanto le JVs quanto le filiali
interamente straniere hanno il grosso dei dipendenti di nazionalità cinese (più del
95% dei dipendenti). In effetti, in tutte tre le JVs c’è un controllo direzionale o
comunque posizioni manageriali ricoperte da personale cinese; tuttavia, uno dei due
casi di filiale straniera (l’altro caso non ha risposto) mostra che l’azienda straniera ha
anche preso impiegati cinesi ad alti livelli gerarchici. Questo potrebbe essere il
motivo per cui non si evidenziano differenze nel grado di rischio tra le strategie
intraprese.
Si apprezza comunque, come la debole protezione sui DPI sia una questione
che preoccupa e colpisce tutti gli investitori stranieri apprescindere della modalità
d’entrata.
Un altro problema affrontato nell’analisi delle barriere regolamentarie è stata la
relativa applicazione dei contratti e la debole applicazione della legge in generale, sia
dai soggetti obbligati come dagli organi giurisdizionali di controllo locale poiché, nel
caso dei contratti di JVs, tale situazione comporti incertezza nell’adempimento degli
obblighi previsti.
A questo proposito, l’indagine mostra come le aziende intervistate considerino
il sistema legale come un ostacolo di media o grande importanza ma, come detto nei
paragrafi precedenti, non si evidenzia nessuna inclinazione particolare tra le due
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strategie. Lo stesso discorso può essere fatto per le pratiche commerciali
generalmente accettate in Cina rispetto a quelle in Spagna, dove non si può osservare
nessuna differenziazione tra le due strategie.
Tuttavia, sul grado di differenza del sistema legale cinese a confronto con
quello della Spagna e il suo impatto sull’investimento, curiosamente le aziende
coinvolte in partnerships hanno trovato un maggior grado di difficoltà rispetto alla
strategia di controllo totale.
Nella stessa direzione, l’etica nel business è stata una delle caratteristiche che
ha mostrato chiaramente una differenziazione tra le aziende investitrici. Infatti, tutte
le aziende partecipanti in JVs considerano l’etica nel business come una caratteristica
molta differente rispetto a quella spagnola, mentre le imprese con controllo totale
straniero hanno dato una differenza che oscilla tra media e grande.
Queste caratteristiche possono anche essere inquadrate nel contesto delle
restrizioni regolamentarie che colpiscono più fortemente le filiali straniere e quindi, la
domanda potrebbe essere stata neutralizzata.
Tuttavia, ci sono caratteristiche che dimostrano che, anche se in minore misura,
le aziende coinvolte in JVs hanno maggiori problemi in relazione alle trattative tra i
partners e le risultanti questioni legali.
Sono state, inoltre, studiate le necessità di minimizzare i costi di transazione
degli investimenti con controllo totale estero. In questi casi, le aziende si trovano in
un ambiente sconosciuto e volatile con forti difetti nell’ottenimento d’informazioni,
circostanza che aumenta i costi di transazione e quindi, aumenta a sua volta i costi di
trasferimento sia dei prodotti e dei servizi sia dei vantaggi di proprietà delle aziende
investitrici. D’altra parte, una strategia di JV che aiuta a superare le difficoltà
istituzionali, maggiormente di natura culturale, vede aumentare i costi di transazione
per le trattative dell’accordo di partnership e per le minaccie dell’opportunismo
(cambiamenti delle condizioni iniziali precedentemente stipulate, trattamento ingiusto
nei negoziati o altri tipi di comportamenti di profitto individuale a discapito dell’altra
parte).
Nel presente studio, le quattro principali ragioni per investire in Cina sono state:
fornire beni e servizi al mercato cinese, utilizzare le risorse umane locali e quelle di
R&D, fornire beni e servizi ad altri mercati (né Cina né Europa) e motivi di
produzione e di logistica. Per cui risulta che nei cinque casi studiati, la motivazione di
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ridurre i costi di produzione e di distribuzione è stata la principale ragione per la
scelta della Cina, apprescindere dalla strategia d’ingresso. Qualcosa di simile accade
per la scelta della provincia cinese che si basa sulla disponibilità di manodopera
qualificata, sul basso costo del lavoro e su motivi logistici; tutti questi fattori hanno
infatti ricevuto una considerazione d’importanza che va da media a grande.
Tuttavia, come detto nei paragrafi precedenti, nella valutazione dei seguenti
ostacoli, la difficoltà nella comprensione dell’ambiente/mercato cinese, le
approvazioni amministrative, regolamentari e di licenze a livello nazionale e
provinciale, e la burocrazia (inclusa la corruzione coinvolta), si è potuto osservare
come questi rappresentino ostacoli più importanti per le filiali straniere e come tali
problematiche si traducano in un incremento dei costi di transazione.
Dal punto di vista delle JVs invece, si è analizzato come le questioni culturali
all’interno delle partnerships richiedano maggior impegno, maggior tempo e maggior
sforzo che si trasformano anch’essi in maggiori costi.
Pertanto, anche se entrambe le strategie sono state guidate dalla stessa ricerca di
diminuzione dei costi di transazione, entrambe le modalità hanno trovato diversi
ostacoli che si contrappongono e minacciano i vantaggi competitivi.
Rispetto al trasferimento tecnologico, si è visto che costituisce l’obiettivo
principale per le aziende e il governo cinese nel suo complesso. Si è inoltre analizzato
come un comportamento di collaborazione in tale ambito possa portare agevolazioni
e benefici alle aziende straniere. Infatti, a proposito delle attività di trasferimento
tecnologico che adottano le aziende per sviluppare la propria ricerca e sviluppo,
l’unica azienda che in questo processo è coinvolta con centri di ricerca pubblici
cinesi, è stata l’unica che ha dichiarato di avere avuto accesso agli incentivi nel
settore di attività.
Infine, sulle prospettive degli investimenti al momento della risposta al
questionario, le aziende analizzate hanno rivelato indistintamente di non avere
prospettive d’investimenti futuri o di avere previsto investimenti per il futuro minori a
quelli effettuati in precedenza. Paradossalmente, l’unica azienda che ha pianificato
investimenti almeno simili a quelli già effettuati è stata una delle filiali straniere.
Tutte le aziende, qual che sia la loro strategia d’ingresso, hanno dato alla Cina
un livello di rischio d’investimento da medio a grande. Su quali siano i rischi più
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rilevanti per gli investimenti hanno menzionato l’incertezza del ritorno
dell’investimento e i rischi operativi.
Riguardo al ritorno dell’investimento, valutato come il rischio di maggior
importanza nel questionario, si può concludere che la Cina, come economia non di
mercato, e le barriere che in essa esistono (controlli sistematici, limitazioni e
l’approvazione statale obbligatoria nel cambio di valuta), rendono impossibile il
rimpatrio dei profitti.
In sintesi, una volta ottenuta una certa conoscenza del mercato e, in questo
modo, riusciti a superare, anche se solo parzialmente, gli ostacoli istituzionali
caratteristici del mercato cinese per qualsiasi strategia si decida di utilizzare,
rimangono sempre alcuni rischi, che non riguardano le modalità d’ingresso ma
piuttosto le caratteristiche proprie del contesto sia istituzionale sia di mercato,
caratterizzati da una grande volatilità e da un’imprevedibilità dovuta agli interventi
statali nel suo funzionamento.
Il caso di Gamesa per esempio, dimostra che “lo straniero” non è sempre uno
svantaggio e che le imprese multinazionali possono a volte sviluppare delle risorse
interne per riuscire a leggere al meglio il contesto internazionale in moda tale da
adottare strategie adeguate per ottenere un vantaggio competitivo potenziando i
propri vantaggi tecnologici.
Parallelamente, si osserva come dei tre casi studiati di JVs, due di essi abbiano
chiuso le relazioni di partnerships. Le ragioni di tali decisioni, e se ci siano stati dei
problemi intrinseci alla partnership, non sono state informazioni di pubblico dominio.
In qualunque modo si può anche osservare come, dopo un’esperienza di asociazione
con un’azienda locale, si ha percorso un processo di apprendimento e conoscenza del
mercato che ha datto degli istrumenti per riuscire ad operare in Cina in maniera
indipendente.
Questo studio non vuole e non pretende fare ipotesi sull’inclinazione della
scelta della strategia da parte delle aziende spagnole o di quale strategia risolva la
maggior quantità di ostacoli presenti nel mercato cinese. Semplicemente si è cercato
di comprendere meglio il percorso delle due strategie trattate approfondendo l’analisi
con lo studio in alcuni casi reali.
In merito alle limitazioni della ricerca è opportuno ricordare che molti ostacoli
sono stati individuati sia dalle aziende partecipanti in JVs sia dalle aziende con
261
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controllo totale straniero, per cui è possibile che gli intervistati abbiano risposto dalla
prospettiva della loro situazione prima di aver scelto la strategia d’entrata al mercato
cinese, cioè nel processo di analisi di tale scelta.
Rimangono delle domande di studio per ricerche future sulla valutazione fatta
dalla propria azienda sui risultati delle strategie intraprese, sulla considerazione di
aver superato o meno le barriere incontrate nel mercato cinese, sulla sottovalutazione
degli ostacoli di questo mercato cosi particolare, e sulla possibilità e intenzione di
cambiare di strategia.
262
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