Annegamento. Soccorso tecnico e sanitario

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Annegamento. Soccorso tecnico e sanitario
Annegamento. Soccorso tecnico e sanitario
Elvia Battaglia • Alessio Baghin
Annegamento
Soccorso tecnico e sanitario
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Elvia Battaglia
U.O.C. Pneumologia
A.O. San Carlo Borromeo
Milano
Alessio Baghin
U.O.S. Pronto Soccorso
A.O. San Carlo Borromeo
Milano
Si ringrazia la Federazione Italiana Nuoto per il patrocinio concesso al volume
ISBN 978-88-470-1381-0
e-ISBN 978-88-470-1382-7
DOI 10.1007/978-88-470-1382-7
© Springer-Verlag Italia 2009
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A Paolo, con amore infinito
Elvia
Ai miei genitori, Silvano e Giuliana
Alessio
A Rossella e Davide, con gratitudine e affetto
Angelo
Alle più belle rose del mio giardino… Gaia, Sara e Maria
Antonio
A chi mi è stato vicino:
“Ducunt volentem fata, nolentem trahunt” (Seneca)
Marco
Presentazione
a cura di Paolo Barelli
La sicurezza è un tema che sta molto a cuore a chi, come noi, vive quotidianamente gli
ambienti acquatici. La Federazione Italiana Nuoto è da sempre impegnata nella diffusione
della cultura dell’acqua, nella prevenzione degli incidenti e nella salvaguardia della vita
umana e, attraverso la sua Sezione Salvamento, promuove e organizza ogni anno una serie di
iniziative e attività - tra cui i corsi di formazione e di aggiornamento degli Assistenti Bagnanti
e Maestri di Salvamento - atte a migliorare la qualità dei servizi a tutela degli utenti.
Per pianificare e concretizzare progetti garanti della vita, la FIN si avvale di partnership istituzionali dalle eccellenti professionalità come Comuni, Province e Regioni, Forze
Armate, Guardia Costiera, Croce Rossa Italiana, Protezione Civile e Vigili del Fuoco.
Il connubio FIN-Salvamento fonda le sue radici nel 1899. L’allora Società Italiana di
Salvamento (SIS), nelle sue sezioni di Ascoli, Palermo, Napoli, Torino, Milano, Roma,
Viareggio, Castellamare di Stabia, Bari e Pizzo Calabro, aveva intrapreso una serie di attività educative basate sull'insegnamento dei movimenti di nuoto, di corsi di salvamento e
di pronto soccorso per asfittici, che furono ben presto oggetto delle attenzioni della
Federazione Italiana Rari Nantes che, nel 1930, istituì l’obbligo di brevetto per gli allievi.
Il lavoro congiunto tra le due associazioni portò nel 1936 al definitivo congiungimento: la
SIS confluì nella FIN, formandone la Sezione Salvamento.
Da questa sinergia sono scaturiti nel tempo risultati eccellenti (anche se il nostro obiettivo rimane quello di abbattere la percentuale dei decessi) soprattutto sul piano sociale al
punto che, nel 1960, le autorità di governo italiane, a conclusione di un lungo e ponderato percorso decisionale, hanno riconosciuto il brevetto di Assistente Bagnanti marino della
FIN Sezione Salvamento quale titolo valido a disimpegnare l'attività di salvataggio nell'ambito degli stabilimenti balneari, piscine aperte al pubblico e impianti natatori.
L'attività di salvamento in Italia, in sintonia con una costante ricerca di alta e specifica professionalità in linea con le mutate realtà sociali del Paese sempre più finalizzate alla
tutela dell'ambiente e alle attività della Protezione Civile, si è ulteriormente attivata con
progetti specifici e programmi di pubblica utilità.
L’enorme impegno di risorse e la collaborazione delle nostre società e dei nostri tesserati ha condotto alla realizzazione di Centri Federali di Alta Specializzazione per il soccorso e la sopravvivenza lacuale, per il soccorso e la sopravvivenza in mare, per il soccorvii
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Presentazione
so e la sopravvivenza fluviale e alluvioni, per l'assistenza elisoccorso. I risultati ottenuti
dall'Italia, nel campo della sicurezza della vita in acqua, sono oggi un esempio positivo e
un modello da seguire per le altre associazioni mondiali che operano nel salvamento.
In questo contesto il manuale Annegamento. Soccorso tecnico e sanitario a cura di
Elvia Battaglia e Alessio Baghin risulta uno strumento utile per chi opera tutti i giorni in
questo settore e per coloro i quali vi si avvicinano per la prima volta: è un testo scientifico che, sono sicuro, riscuoterà grande interesse e attenzione nel mondo del nuoto per salvamento e dello sport in generale; un’iniziativa lodevole e particolarmente apprezzata
dalla Federazione Italiana Nuoto.
Roma, giugno 2009
Sen. Paolo Barelli
Presidente Federazione Italiana Nuoto
Presentazione
a cura di Giovanni Sesana
È con vero piacere che presento il volume Annegamento. Soccorso tecnico e sanitario a
cura di Elvia Battaglia e Alessio Baghin.
Prima di tutto per la cura con cui gli Autori hanno affrontato i vari temi correlati agli
incidenti in acqua, rendendo il testo di grande interesse anche per i lettori già esperti nell’argomento, poi per il peso del tema trattato sia in termini di numerosità assoluta sia in
termini di fascia di popolazione coinvolta. Un solo dato: in Italia si stimano circa 400
decessi per anno correlati agli incidenti in acqua, che interessano per la stragrande maggioranza la fascia più giovane (e più sana) della popolazione. Infine, per la straordinaria
importanza “sanitaria” legata alla correttezza delle azioni che devono essere eseguite nelle
primissime fasi degli incidenti in acqua.
In tutti i Sistemi di Soccorso si sta vivendo in questi anni una duplice logica di sviluppo. Se da una parte stiamo diventando sempre più capaci di portare al di fuori delle mura
ospedaliere tecniche e terapie fino a pochi anni fa di competenza ultraspecialistica (basti
pensare alle terapie dell’infarto miocardico acuto o allo sviluppo che l’ecografia pre-ospedaliera avrà nel prossimo futuro, correlata anche alla possibilità di trasmettere immagini
in tempo reale dal luogo dell’incidente), dall’altra capiamo sempre con maggior chiarezza l’importanza delle azioni che devono essere condotte negli immediati minuti che
seguono l’incidente.
Sicuramente in tutte quelle situazioni legate all’arresto cardiocircolatorio o al “periarresto” (esempio tipico è proprio l’annegamento) la sopravvivenza del paziente – così
come lo sviluppo di lesioni legate alla successiva presenza di danni permanenti – è legata a ciò che è in grado di fare la popolazione che assiste all’evento. Per ogni Sistema di
Soccorso poter contare su soggetti che sono capaci di mantenere il paziente nelle migliori condizioni possibili (massaggio cardiaco esterno, respirazione artificiale, defibrillazione...) in questi vitali minuti che separano l’evento dal momento di arrivo del personale istituzionalmente incaricato a trattare le emergenze sanitarie, è probabilmente l’aspetto “clinico” più importante.
Auguro pertanto il giusto successo a questa pubblicazione, certo che l’aumento di cultura nel campo della prevenzione, della comprensione e della corretta esecuzione delle
manovre di soccorso siano i cardini più importanti attraverso i quali ottenere, in futuro,
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una importante diminuzione sia del numero che della gravità degli incidenti, in modo da
lasciare alle attività ricreative e sportive legate al nuoto solo gli aspetti positivi.
Milano, giugno 2009
Dott. Giovanni Sesana
Direttore Articolazione Aziendale Territoriale 118 Milano
Azienda Regionale Emergenza Urgenza
Regione Lombardia
Indice
Elenco degli Autori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . xvii
Acronimi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . xix
Introduzione: il nuoto nella storia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Annegamento: dimensioni del problema . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.1
Definizione e classificazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.2
Dimensioni del problema . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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2
La prevenzione dell’annegamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2.1
Ruolo del personale di soccorso specializzato e di base . . . . . . . . . .
2.2
Sicurezza in acqua . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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3
Anatomia e fisiologia dell’apparato cardio-respiratorio . . . . . . . . . . . . . . . .
3.1
Sistema di conduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.1.1
Nodo seno-atriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.1.2
Tratto interatriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.1.3
Nodo atrio-ventricolare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.1.4
Proprietà funzionali del tessuto cardiaco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.2
Dinamica cardiaca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.2.1
Il ciclo cardiaco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.2.2
Gittata cardiaca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.3
Sistema vascolare (arterie, vene, capillari) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.3.1
Legge di Poiseuille . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.3.2
Equazione di continuità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.3.3
Forme di energia meccanica (teorema di Bernoulli) . . . . . . . . . . . . .
3.3.4
Viscosità e moto laminare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.4
La pressione arteriosa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.4.1
Regolazione nervosa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.4.2
Regolazione endocrina e renale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Indice
3.4.3
3.4.4
3.4.5
3.5
3.6
3.7
3.7.1
3.7.2
3.7.3
3.7.4
3.7.5
3.7.5.1
3.7.6
3.7.7
3.7.8
3.7.9
3.7.10
3.7.10.1
3.7.10.2
3.7.11
3.7.11.1
3.7.11.2
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3.12
3.12.1
3.12.2
3.12.3
3.12.4
3.13
3.14
Regolazione locale del flusso di sangue . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Circolazione capillare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Ritorno venoso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Cenni di elettrocardiografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Polsi arteriosi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Apparato respiratorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Elasticità toraco-polmonare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Tensioattivo alveolare: composizione e funzioni . . . . . . . . . . . . . . .
Movimenti della gabbia toracica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Resistenze al flusso nelle vie aeree . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Pressioni e gradienti pressori nell’albero respiratorio . . . . . . . . . . . .
Il ciclo respiratorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Diffusione dei gas respiratori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Trasporto dei gas nel sangue . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
La circolazione polmonare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Rapporto ventilazione polmonare/perfusione . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Regolazione della respirazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Chemocettori periferici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Chemocettori centrali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Tono bronco motore e suoi meccanismi di regolazione . . . . . . . . . .
Sistema colinergico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Sistema adrenergico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Alterazioni del respiro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Misurazione della frequenza respiratoria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Tracheotomia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Equilibrio acido-base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Regolazione renale dell’equilibrio acido-base . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Alterazioni dell’equilibrio acido-base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Acidosi respiratoria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Acidosi metabolica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Alcalosi respiratoria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Alcalosi metabolica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Emogasanalisi arteriosa (EGA) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Pulsossimetria periferica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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4
Fisiopatologia dell’annegamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
4.1
Annegamento in acqua dolce . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
4.2
Annegamento in acqua di mare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
4.3
Annegamento in acqua contaminata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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5
L’incidente da annegamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
5.1
Cenni di meteorologia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
5.1.1
L’atmosfea . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
5.1.1.1
Troposfera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
5.1.1.2
Stratosfera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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67
Indice
xiii
5.1.1.3
5.1.1.4
5.1.1.5
5.1.2
5.1.3
5.1.4
5.1.4.1
5.1.5
5.1.6
5.2
5.2.1
5.2.2
5.2.3
5.2.4
5.3
Mesosfera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Termosfera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Esosfera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
La pressione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
La temperatura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il vento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Rappresentazione dei venti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
La brezza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Nuvole e nebbie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Ambiente acquatico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
La piscina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il lago . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il fiume . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il mare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il meccanismo dell’annegamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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6
Eventi e alterazioni organiche associati/secondari all’annegamento . . . . . .
6.1
Eventi legati alla fauna marina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.2
Ipossia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.3
Ipotermia in acqua . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.3.1
Monitoraggio della temperatura corporea . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.4
Trattamento del paziente ipotermico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.4.1
Fase preospedaliera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.4.2
Fase ospedaliera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.5
Alterazioni del compenso glico-metabolico . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.6
Spasmo laringeo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.7
Sincopi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.7.1
Sincope ipossica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.7.2
Sincope riflessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.8
Idrocuzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.9
Crisi epilettiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.10
Edema cerebrale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.11
Alterazioni dell’equilibrio acido-base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6.12
Arresto cardiocircolatorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Preparazione atletica del soccorritore acquatico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Mobilità articolare e stretching . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7.2
Capacità coordinative . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7.3
Capacità condizionali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7.3.1
Velocità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7.3.2
Forza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7.3.3
Resistenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7.3.3.1
Sistema aerobico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7.3.3.2
Sistema anaerobico lattacido . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7.3.3.3
Sistema anaerobico alattacido . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
101
105
106
107
107
108
109
109
110
111
xiv
Indice
7.4
7.4.1
8
9
Metodologia e programmazione dell’allenamento . . . . . . . . . . . . . . 114
Ciclo di allenamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 116
Il soccorso acquatico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.1
Dispositivi e mezzi di soccorso e dispositivi di protezione
individuale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.1.1
Dispositivi per l’avvistamento e per la comunicazione . . . . . . . . . . .
8.1.2
Mezzi e dispositivi di soccorso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.1.3
Dispositivi di protezione individuale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.2
Addestramento al nuoto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.2.1
Crawl . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.2.2
Dorso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.2.3
Rana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.2.4
Delfino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.2.5
Tudgeon . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.2.6
Side stroke . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.2.7
Over . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.2.8
Nuoto subacqueo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.2.9
Nuoto in fiume . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.3
Tecniche di soccorso acquatico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.3.1
Avvistamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.3.2
Entrata in acqua . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.3.3
Avvicinamento e sostentamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.3.4
Recupero di una vittima . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.3.5
Prese di liberazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.3.6
Trasporti di soccorso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.3.7
Uscite dall’acqua e trasporti verso terra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.4
Soccorso a vittima annegata-traumatizzata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.4.1
Tecnica di prono supinazione dal torace . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.4.2
Tecnica di prono supinazione dalle braccia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.4.3
Tecnica di trasporto manuale senza presidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8.4.4
Tecnica di trasporto su tavola spinale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il soccorso sanitario nell’ambito dell’incidente da annegamento . . . . . . . .
9.1
Soccorso e trattamento extra ospedaliero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
9.1.1
Avvistamento e recupero della vittima dall’acqua . . . . . . . . . . . . . .
9.1.2
Primo soccorso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
9.1.3
Catena della sopravvivenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
9.1.4
Chiamata dei soccorsi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
9.1.5
Supporto delle funzioni vitali di base e defibrillazione precoce . . . .
9.2
BLS nell’adulto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
9.2.1
Azioni preliminari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
9.3
La defibrillazione automatica e semiautomatica esterna (DAE)
e la defibrillazione precoce (DP) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
9.4
BLS pediatrico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
119
123
123
124
128
130
130
132
133
135
137
137
138
139
139
141
142
143
146
149
150
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161
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169
169
169
169
170
174
175
175
180
184
Indice
xv
9.5
9.6
9.6.1
9.6.2
9.6.2.1
9.7
BLS in acqua . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Supporto delle funzioni vitali avanzate nell’adulto . . . . . . . . . . . . . .
Ritmi di presentazione defibrillabili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Ritmi di presentazione non defibrillabili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
PEA (Pulseless Electrical Activity) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Supporto delle funzioni vitali avanzate nel lattante
e nel bambino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Tecniche di MCE e valutazione dei ritmi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Approccio extra ospedaliero del paziente traumatizzato annegato . .
Traumi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Dispositivi sanitari utilizzati nel soccorso extra ospedaliero . . . . . .
Dispositivi di immobilizzazione parziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Dispositivi di immobilizzazione totale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Dispositivi per la gestione delle vie aeree . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Materiale per ventilazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
187
189
192
193
193
10
Link territorio-ospedale: cenni sul trattamento ospedaliero . . . . . . . . . . . .
10.1
Ingresso del paziente in pronto soccorso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.2
Trasferimento del paziente in terapia intensiva . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.2.1
Quadro neurologico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.2.2
Apparato respiratorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.2.2.1 Inalazione di acqua salata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.2.2.2 Inalazione di acqua dolce . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.2.2.3 Inalazione di acqua inquinata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.2.3
Apparato cardiocircolatorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.2.4
Apparato renale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.2.5
Controlli ematochimici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.3
Terapia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.4
Possibili complicanze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.5
Protocollo d’intervento in un dipartimento di emergenza . . . . . . . . .
10.5.1
Chiamata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.5.2
Controllo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.5.3
Trattamento in codice giallo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.5.4
Trattamento in codice rosso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
10.5.5
Esito finale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
217
218
218
218
219
220
223
224
224
225
226
226
227
227
227
228
228
229
229
11
Aspetti medico-legali del soccorso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
11.1
Concetto di responsabilità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
11.2
Primo soccorso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
11.2.1
I tempi della rianimazione cardiopolmonare (RCP):
quando interromperla . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
11.2.2
L’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici in ambito
extraospedaliero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
11.3
Il codice penale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
231
232
233
9.8
9.9
9.9.1
9.9.2
9.9.2.1
9.9.2.2
9.9.2.3
9.9.3
197
198
200
203
208
208
210
211
215
233
234
234
xvi
Indice
Fonti delle immagini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 239
Letture consigliate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 241
Elenco degli Autori
Alessio Baghin
U.O.S. Pronto Soccorso
A.O. San Carlo Borromeo
Milano
Angelo Colombo
U.O.C. Medicina Riabilitativa
A.O. San Carlo Borromeo
Milano
Elvia Battaglia
U.O.C. Pneumologia
A.O. San Carlo Borromeo
Milano
Marco Torricella
U.O.C. Anestesia e Rianimazione
A.O. San Carlo Borromeo
Milano
Antonio Busacca
U.O.S. Pronto Soccorso
A.O. San Carlo Borromeo
Milano
xvii
Acronimi
A
ACC
ACE
ACLS
ADH
ADP
AR
ARDS
ASL
ATLS
ATP
AV
B
BAL
BLS
BLS-D
C
Ca2+
CdP
CE
CO
CO2
CONI
CP
CPAP
CPPV
CVC
DAE
DDS
DEM
DIC/CID
DP
DPI
ECG
EEG
Airway: apertura delle vie aeree
Arresto Cardio-Circolatorio
Angiotensin Converting Enzyme
Advanced Cardiac Life Support
Anti Diuretic Hormone
AdenosinDiFosfato
Arresto Respiratorio
Acute Respiratory Distress Sindrome
Azienda Sanitaria Locale
Advanced Trauma Life Support
AdenosinTriFosfato
Sistema Atrio-Ventricolare
Brathing: respirazione artificiale
Bronchoalveolar lavage
Basic Life Support
Basic Life Support and Defibrillation
Circulation: compressioni toracice esterne
Ione Calcio
Capitaneria di Porto
Corpo Estraneo
Centrale Operativa
Anidride carbonica
Comitato Olimpico Nazionale Italiano
FosfoCreatina
Continuous Positive Airways Pressure
Continuous Positive Pressure Ventilation
Central Venous Catheter
Defibrillatore Automatico Esterno
Dispositivi di Salvataggio
Dissociazione Elettro-Meccanica
Disseminated Intravascular Coagulation
Defibrillazione Precoce
Dispositivi Protezione Individuale
Elettrocardiogramma
Elettroencefalogramma
xix
xx
EGA
EPA
ERC
F
FC
FIN
FINA
FiO2
FIRN
FIS
FR
FV
GAS
GCS
GRD
GRV
GS
H+
H2CO3
HCO3K+
ICP
ILCOR
ILS
ILSE
IMA
IRC
LEN
MCE
MOF
MSA
MSB
mt
NaCl
NaHCO3
NAV
NIMBIS
NO
NSA
O2
PaCO2
PaIv
PaO2
PCO2
PdC
PEA
PEEP
PEG
PHTLS
PLS
PO2
PSV
Acronimi
Emogasanalisi Arteriosa
Edema Polmonare Acuto
European Resuscitation Council
Forza
Frequenza Cardiaca
Federazione Italiana Nuoto
Federazione Internazionale Nuoto Amatoriale
Fraction of Inspired Oxigen
Federazione Italiana Rari Nantes
Federazione Internazionale Salvataggio
Frequenza Respiratoria
Fibrillazione Ventricolare
Guardo Ascolto Sento
Glasgow Coma Scale
Gruppo Respiratorio Dorsale
Gruppo Respiratorio Ventrale
Gittata Sistolica
Ione Idrogeno
Acido Carbonico
Ione Bicarbonato
Ione Potassio
Intracranic Pressure
International Liasion Committee on Resuscitation
International Life Saving
International Life Saving Europe
Infarto Miocardico Acuto
Italian Resuscitation Council
Lega Europea Nuoto
Massaggio Cardiaco Esterno
Multi Organ Faillure
Mezzo di Soccorso Avanzato
Mezzo di Soccorso Base
Metri
Cloruro di sodio
Bicarbonato di sodio
Nodo atrio-ventricolare
Nuotatori Italiani Massime Basi Imprese Sportive
Ossido nitrico
Nodo seno-atriale
Ossigeno
Pressione arteriosa di anidride carbonica
Pressione intralveolare
Pressione arteriosa di ossigeno
Pressione parziale di anidride carbonica
Perdita di Conoscenza
Pulseless Electrical Activity
Positive End Espiratory Pressure
Percutaneous Endoscopic Gastrostomy
Pre Hospital Trauma Life Support
Posizione Laterale di Sicurezza
Pressione parziale di ossigeno
Pressure Support Ventilation
Acronimi
PVC
R
RA
Raw
RCP
SA
SAV
SIMV
SIS
SNC
SNG
SNS
SSA
SSUEm 118
TC
TV
UO
UV
V
Va
VO2max
Vsm
Vt
°C
°F
xxi
Pressione Venosa Centrale
Resistenza
Respirazione Artificiale
Resistenza delle vie aeree
Rianimazione Cardiopolmonare
Soccorritore Acquatico
Sistema atrio-ventricolare
Synchronized Intermittent Mandatory Ventilation
Società Italiana Salvamento
Sistema Nervoso Centrale
Sondino Naso Gastrico
Società Nazionale Salvamento
Sistema seno-atriale
Servizio Sanitario Emergenza 118
Temperatura Corporea
Tachicardia Ventricolare
Unità Operativa
Ultravioletti
Velocità
Ventilazione alveolare
Consumo massimo di ossigeno
Volume spazio morto anatomico
Volume corrente
Grado Centigrado
Grado Fahrenheit
Introduzione: il nuoto nella storia
E. Battaglia, A. Baghin
Homines enim ad deos nulla re propius accedunt quam salutem hominibus dando
Salvando i loro simili gli uomini si avvicinano agli Dei
(Cicerone)
Il nuoto, complesso di movimenti in acqua che assicura il galleggiamento del corpo e il suo
avanzamento, è conosciuto sin dai tempi preistorici. Disegni risalenti all’Età della Pietra
sono stati trovati nella “caverna dei nuotatori”, nei pressi di Sura nell’Egitto sud-occidentale, dove sono raffigurati alcuni uomini preistorici che sembrano muoversi nell’acqua.
Presso gli antichi greci e romani, il nuoto occupava un posto importante nei programmi di educazione dei giovani e nell’addestramento militare: un’attendibile ipotesi sostiene che proprio in Grecia, a Corinto, durante le feste istmiche, si svolgevano, all’interno
delle prove acquatiche, anche delle vere e proprie gare di nuoto, così come si ha notizia di
gare disputate a Venezia nel 300.
Intorno all’anno 800, il tedesco Nikolaus Wynman scrisse il Colymbetes, sive de arte
natandi, dialogus et festivus et iucundus lectu, primo trattato di argomento natatorio, in cui
viene illustrata e descritta la tecnica e l’arte del nuoto sotto forma di dialogo tra maestro e
discente e, nel quale, pare si facesse menzione di ausili didattici quali cinture galleggianti,
così come si ha notizia che nel 1603, in Giappone, nascesse la prima organizzazione nazionale di nuoto; l’allora Imperatore Go Yozei permise l’apprendimento delle tecniche di nuoto
ai bambini. Nel 1669, l’autore francese Thevenot scrisse L’arte di nuotare, descrivendo uno
stile simile alla rana. In Cina, nel 1708, venne fondata una delle prime associazioni di soccorso in acqua, “l’associazione di Chinkiang per il salvataggio di vite”. Nel 1739 Guts Muts,
un tedesco di Schnepfenthal, scrisse Gymnastik für die Jugend ovvero “ginnastica per i giovani”, nella quale trattava un’ampia sezione dedicata al nuoto. In Europa, nel 1767, ad
Amsterdam s’inizia a parlare per la prima volta di soccorso in acqua; The Lover of Mankind
prometteva un compenso di 6 ducati o una medaglia d’oro a chi avesse soccorso una vittima da annegamento. A distanza di tre anni circa, già 19 persone apparentemente inanimate
erano state rianimate con successo e, nel 1793, i soccorsi con esito positivo erano stati circa
900. Nel 1794, l’italiano Oronzio De Bernardi compì degli studi sulla galleggiabilità del
corpo umano scrivendo L’uomo galleggiante, ossia l’arte ragionata del nuoto. Nel 1798,
Guts Muts scrisse un secondo libro, Kleines Lehrbuch der Schwimmkunst zum
Selbstunterricht ovvero “piccolo manuale dell’arte di nuotare da autodidatta”, in cui descriveva un approccio in tre fasi per imparare a nuotare, che ritroviamo ancora oggi come linea
guida nelle scuole nuoto: ambientamento, esercizi di nuoto al suolo, tecnica in acqua.
Annegamento. Soccorso tecnico e sanitario. Elvia Battaglia, Alessio Baghin
© Springer-Verlag Italia 2009
1
2
E. Battaglia, A. Baghin
Nei primi anni del 1800, il soldato italiano Gianni Salati attraversò a nuoto la Manica,
compiendo una delle prime grandi imprese natatorie. Proprio in questo periodo cominciarono a sorgere società sportive dedicate al nuoto, ormai ritenuto a tutti gli effetti uno sport.
La prima società di nuoto nacque in Inghilterra nel 1828, fondata da un gruppo di studenti di Eaton; gli allievi venivano portati sul fiume con una barca e fatti cadere in acqua.
Sotto la supervisione di maestri, limitavano il loro apprendimento all’agitazione di braccia e gambe. Successivamente, il militare inglese Leahy scrisse L’arte del nuoto nello stile
di Eaton. Lo stile insegnato era caratterizzato da una bracciata particolarmente lenta, mentre la spinta per avanzare era data da colpi di gambe simili alla rana. La pubblicazione del
libro sancì la nascita ufficiale della prima scuola di nuoto. Con l’apertura di nuove scuole, nacque poi la federazione nazionale inglese di nuoto come club. In Inghilterra si continuò a nuotare con questa filosofia sino al 1873. Nello stesso anno John Arthur Trudgeon
introdusse, sempre in Inghilterra, l’omonimo stile trudgeon precursore del moderno crawl,
movimento del corpo in acqua appreso dai nativi americani durante un suo viaggio in Sud
America. La tecnica prevedeva un movimento delle braccia portate alternativamente
avanti, con il corpo che ruotava da una parte all’altra. Le gambe venivano mosse attraverso una sforbiciata a rana con un colpo di gambe ogni due bracciate.
Il nuoto competitivo in Europa iniziò attorno al 1800 ed esordì alle Olimpiadi di Atene
nel 1896. In Italia venne fondata nel 1871 la Società Ligure di Salvamento che, nel 1876,
modificò la sua denominazione nell’attuale Società Nazionale di Salvamento. In Europa,
varie realtà legate al nuoto e alla tematica del soccorso acquatico, si riunirono a Marsiglia,
organizzando il primo congresso mondiale. Nel 1889, Arturo Passerini fondò ad Ancona
la Società Italiana di Salvamento (SIS) con lo scopo di divulgare la pratica del nuoto, l’addestramento al salvamento e al pronto soccorso asfittici, incrementando la costruzione di
piscine. Sempre nel 1899 Santoni, assieme ai compagni Vaudano e Cantù, fondarono a
Como la Federazione Italiana Nuoto Rari Nantes (FIRN). I pionieri di questa disciplina
erano persone che volevano affrontare, in tutte le stagioni, qualsiasi distanza in mare e per
questo vennero chiamati e definiti Rari Nantes. Da loro discendono le più antiche scuole
nuoto “Rari Nantes” di cui, la più antica, è quella di Roma, fondata da Santoni nel 1891.
Lo scopo delle Rari Nantes era quello di divulgare la pratica del nuoto e del salvataggio
con l’obbligo di aprire scuole ed effettuare corsi di addestramento. Lo stesso Santoni, nel
1895, è fondatore e promotore delle prime gare di nuoto, i “cimenti invernali”.
La SIS, attraverso le sue sezioni sparse su tutto il territorio nazionale, si distinse per
un’intensa attività educativa basata sull’insegnamento del nuoto, di corsi di salvataggio e
di pronto soccorso per asfittici (programma di base adottato dalle Forze Armate Italiane,
ancora oggi seguito). I corsi terminavano normalmente con delle competizioni e dei saggi
di abilità natatoria, anticipando le moderne competizioni di nuoto che tutti noi oggi conosciamo. In Francia, nel 1908, fu fondata la Federation Internationale de Natation de
Amateur (FINA) e, nel 1910, sempre in Francia, fu fondata la Federation Internationale
de Sauvetage (FIS), organismo che riuniva tutte le società di salvataggio europee. In Italia,
nel 1914, veniva fondato il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI). Nel 1921
Santoni, aiutato da Sannibale, fondò i Nuotatori Italiani Massime Basi Imprese Sportive
(NIMBS), organizzazione dedita all’attività sportiva del Salvamento. Nel 1928, la FIRN
si associava al CONI, consolidando definitivamente i rapporti nel 1930 e modificando così
la sua denominazione in Federazione Italiana Nuoto (FIN). La stretta collaborazione tra
Introduzione: il nuoto nella storia
3
SIS e FIRN determinò nel 1939 l’entrata della SIS nel CONI. Assorbita dalla FIN, divenne settore specifico, assumendo l’attuale denominazione di Federazione Italiana Nuoto
Sezione Salvamento.
Già dal 1918, le Capitanerie di Porto (CdP) hanno indicato la FIN e la SNS come gli
unici due Enti nazionali abilitati a rilasciare brevetti per il soccorso acquatico marino. Per
motivi istituzionali, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si avvale di questi due
Enti per l’acquisizione del brevetto per il soccorso in mare e il Ministero degli Interni per
l’acquisizione del brevetto per il soccorso nelle piscine.
In Italia, le spiagge sono sempre state sotto giurisdizione del Demanio Marittimo, soggette alle leggi dei vari Ministeri. Dal 2001, il Demanio Marittimo è in carico alle regioni, mentre il mare rimane di competenza delle CdP. Nel 1994, a Cardiff, nacque
l’International Life Saving (ILS), organismo internazionale deputato a rappresentare tutte
le organizzazioni di salvamento nel mondo. A far parte di questo prestigioso organismo,
per l’Italia, è la FIN.
L’annegamento rappresenta in Italia un’importante causa di mortalità, tanto che le statistiche parlano di circa 500 morti/anno e gli ultimi dati forniti dall’ISTAT evidenziano che
queste ultime sono ripartite tra le regioni italiane con una frequenza non correlata alla distribuzione geografica delle coste e dei bacini lacustri e fluviali. Fondamentale, in caso di
annegamento, risulta essere il fattore tempo, ovvero se il soccorso alla vittima viene attuato tempestivamente, le possibilità di salvare il soggetto coinvolto e di evitare danni permanenti sono maggiori rispetto a quelle conseguenti a un soccorso tardivo.
Negli ultimi anni il soccorso sanitario territoriale si è sempre più aggiornato e affinato, acquisendo competenze sempre più specifiche. Tali motivazioni ci hanno spinto alla
stesura di questo testo, che si propone quale agile strumento formativo per gli addetti al
settore e per coloro che ritengono utile approfondire l’argomento.
Annegamento: dimensioni del problema
1
A. Baghin, A. Colombo
Le cause principali di annegamento sono imputabili a fattori accidentali legati alla sventatezza o alla spavalderia di persone che spesso sopravvalutano le proprie capacità fisiche e
atletiche, alla distrazione dei genitori verso i propri bimbi, alla sottostima dell’ambiente in
cui ci si trova, e all’inosservanza delle leggi e dei regolamenti riguardanti la balneazione.
1.1
Definizione e classificazione
Nel giugno del 2002, si svolse ad Amsterdam il Congresso Mondiale sull’Annegamento
(World Congress on Drowning), al quale parteciparono i maggiori esperti del settore e le
maggiori organizzazioni che si occupano di soccorso acquatico. In questa occasione si
definì annegamento (drowning) un quadro clinico caratterizzato da un deficit respiratorio
secondario a immersione o sommersione in un liquido che può portare a morte del soggetto entro 24 ore, ad esiti permanenti sulla sua salute ma anche al pieno recupero di tutte le
sue funzioni vitali.
In letteratura esistono diverse definizioni di annegamento, tutte comunque superate
dalla definizione precedente. Per completezza ricordiamo le principali:
- semiannegamento (near drowning), quando la vittima sopravvive o decede dopo 24
ore dall’evento;
- annegamento secondario (secondary drowning), l’annegamento avviene a causa di
altre patologie che colpiscono l’individuo mentre è in acqua, ad esempio: infarto miocardico, trauma cranico, trauma vertebrale, crisi epilettica, crisi ipoglicemica; oppure
l’individuo muore in seguito a patologie che insorgono in concomitanza con l’annegamento, ad esempio: distress respiratorio (ARDS), polmoniti;
- annegamento secco e bagnato (dry and wet drowning), utilizzati per descrivere se è
avvenuta l’aspirazione o meno di liquido nei polmoni;
- annegamento attivo (active drowning), quando avviene in presenza di testimoni e l’individuo ha cercato in qualche modo di salvarsi;
Annegamento. Soccorso tecnico e sanitario. Elvia Battaglia, Alessio Baghin
© Springer-Verlag Italia 2009
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A. Baghin, A. Colombo
-
annegamento passivo e silente (passive and silent drowning), utilizzato per descrivere il ritrovamento di una persona deceduta in acqua, dove nessuno l’ha vista entrare;
annegamento testimoniato (witnessed drowning), quando l’incidente è testimoniato
dal suo esordio;
annegamento non testimoniato (unwitnessed drowning), quando una persona viene
ritrovata nell’acqua e non vi è nessun testimone.
-
1.2
Dimensioni del problema
Gli annegamenti e le lesioni alla colonna vertebrale conseguenti ad attività ricreative in
aree di balneazione rappresentano eventi molto gravi che interessano spesso la fascia di
popolazione più giovane, con la più lunga attesa di vita. La perdita della vita di un giovane, le gravi menomazioni che sono conseguenza di molti semiannegamenti e delle lesioni
alla colonna vertebrale rappresentano motivo di gravi sofferenze e comportano elevati
costi sociali.
I dati sugli annegamenti non vengono registrati sistematicamente in tutti i paesi, l’incidenza è diversa da un paese all’altro. Nel mondo si valuta ci siano circa 400.000 morti
all’anno; l’incidenza è più alta nelle isole del Giappone e in Australia, dove la maggior
parte della popolazione vive vicino al mare. Negli Stati Uniti si è visto che l’annegamento risulta al secondo posto tra le cause di morte nella popolazione da 0 a 19 anni e in alcuni Stati, invece, al primo posto tra i bambini di età compresa tra 0 e 5 anni. In Europa risulta che le morti per annegamento siano circa 35.000 l’anno, con un tasso di 44 morti per
ogni milione di abitanti. Le aree maggiormente a rischio sono quelle dell’Est europeo, in
particolare Bielorussia, Lituania, Russia e Lettonia, che presentano tassi 15 volte superiori a quelli dell’Italia.
Temperatura fredda delle acque, elevato consumo di alcool e difficoltà nell’approntare rapidi servizi d’intervento sono tra i fattori che contribuiscono agli elevati tassi di mortalità in queste aree. I dati disponibili mostrano che i maschi sono a maggior rischio di
annegamento rispetto alle femmine, questo perché i maschi sono in generale più a contatto con l’ambiente acquatico (sia per attività occupazionali che ricreative) e consumano più
alcool. Si potrebbe inoltre attribuire ai maschi un atteggiamento di spavalderia che determina una sottovalutazione del pericolo.
In Italia, i dati disponibili riguardano soltanto le morti per annegamento, più precisamente quelle codificate come cause esterne secondo la classificazione ICD-IX con il codice E910 e con i codici E830 e E838, che si riferiscono alla mortalità secondaria relativa a
incidenti accorsi a mezzi di trasporto acquatico. I dati sulla mortalità per annegamento non
forniscono informazioni riguardanti la tipologia delle località nelle quali si sono verificati gli incidenti (acque controllate, acque libere, laghi, fiumi, acque marine, piscine, ecc).
Complessivamente, in Italia, dal 1969 al 1998, sono morte per questa causa circa 24.496
persone di cui 20.068 maschi (81,9%) e 4.428 femmine (18,1%). Nel periodo considerato, gli annegamenti sono passati da 1.200-1.300 casi all’anno nel 1969 a circa 400 casi
all’anno nel 1998.
1 Annegamento: dimensioni del problema
7
L’annegamento, se paragonato ad altre tipologie d’incidenti, rappresenta un fenomeno
a bassa incidenza, ma a elevata letalità; in Italia, su circa 1.000 incidenti in acqua ogni
anno si registrano circa 400 decessi.
Anche in Italia le morti per annegamento dei maschi sono nettamente superiori a quelle delle femmine. Le principali caratteristiche della mortalità per annegamento per gli anni
1970, 1980, 1990, 1998 sono mostrate nella Tabella 1.1.
Il tasso di mortalità è passato da 22,7 a 5,2 morti ogni milione di residenti all’anno,
con una diminuzione percentuale del 77%. Questo calo appare sufficientemente uniforme
nei due sessi. La diminuzione delle morti è dovuta all’accresciuto ruolo dell’educazione
da parte della scuola e della famiglia e alla informazione da parte dei mezzi di comunicazione sui rischi associati alla balneazione. Sono dunque cambiati in una parte importante
della popolazione i comportamenti che favoriscono questi incidenti quali, per esempio,
fare il bagno dopo i pasti o dopo lunghi periodi di esposizione al sole; allontanarsi troppo
dalla riva; effettuare lunghe nuotate in condizioni di non adeguato benessere. Ovviamente,
ha senz’altro influito la maggior abilità natatoria da parte dei giovani delle ultime generazioni acquisita nei corsi di nuoto. Una parte della diminuzione osservata è anche da ascrivere alle maggiori probabilità di sopravvivenza dovute alla disponibilità di unità di rianimazione cardio-polmonare e alla presenza di persone in grado di effettuare efficacemente
le operazioni di salvataggio.
L’analisi della mortalità per provincia indica che la presenza di uno sbocco al mare
gioca abbastanza sorprendentemente un ruolo non di grande importanza nella genesi di
questi decessi, in quanto se è vero che in alcune zone a vocazione tipicamente marittima
Tabella 1.1 Principali caratteristiche della mortalità per annegamento in Italia
Caratteristiche
1970
tassi*
1980
tassi*
1990
tassi*
1998
tassi*
Classi d’età
0-14
15-29
30-49
50-69
>70
22,3
32,9
13,7
21,0
28,5
13,5
22,7
10,9
14,1
21,7
4,6
12,0
6,7
8,0
14,2
3,0
6,1
4,6
5,9
9,4
Sesso
maschi
femmine
39,0
6,4
25,7
6,1
14,4
3,2
9,7
1,6
Aree geografiche
nord-ovest
nord-est
centro
sud
isole
25,6
31,8
16,5
16,9
22,4
17,0
23,7
11,4
12,2
14,2
7,6
11,6
6,4
6,9
10,9
5,6
5,7
4,8
4,7
5,7
Italia
22,7
15,7
8,3
5,2
* per 1000000 residenti/anno
8
1
A. Baghin, A. Colombo
si registra un elevato numero di decessi per annegamento, è altrettanto vero che fra le province che hanno versato un elevato tributo in termini di morti ve ne sono molte che sul
proprio territorio hanno unicamente laghi e fiumi. Ciò deve far riflettere sulla particolare
pericolosità di questi corpi idrici nei quali, oltretutto, l’attuazione di misure di prevenzione risulta spesso logisticamente più difficile.
La prevenzione dell’annegamento
2
A. Baghin, A. Busacca
La maggiore attenzione in campo sanitario deve avere come obiettivo misure di prevenzione
volte al controllo dei fattori di rischio, onde impedire l’insorgenza o limitare le conseguenze
più invalidanti di una malattia. È chiaro che tutto quello che non può essere curato va prevenuto; di conseguenza è importante che tutti i professionisti sanitari debbano, insieme a tutti coloro che si adoperarono nel campo della salute e ai cittadini, essere coinvolti nella prevenzione.
La partecipazione attiva di chi ha un ruolo primario nel campo della salute permette più facilmente di sensibilizzare tutta la popolazione interessata, elaborando un programma di educazione sanitaria a trecentosessanta gradi che coinvolga capillarmente la popolazione bersaglio.
Nell’ambito della prevenzione, dobbiamo distinguere una prevenzione primaria e una
prevenzione secondaria:
- per prevenzione primaria intendiamo la messa in atto di quelle misure tese a evitare
l’insorgenza della malattia. Si basa principalmente sul controllo dei fattori di rischio.
Neutralizzando gli effetti o rimuovendo i diversi fattori di rischio, si può impedire che
la malattia insorga. Per quanto riguarda la sindrome da annegamento, la prevenzione
primaria deve puntare a una migliore conoscenza dei rischi inerenti a tutte le attività
che coinvolgono l’acqua;
- per prevenzione secondaria, invece, intendiamo l’identificazione della malattia in fase
precoce. L’addestramento continuo di tutte le forze in campo, come il personale addetto al soccorso e la stessa popolazione in generale, permette di sviluppare al meglio una
prevenzione secondaria.
La prevenzione dell’annegamento è poliedrica e multisettoriale e richiede cooperazione tra i differenti livelli della società al fine di promuovere la sicurezza. Le misure preventive vanno pertanto distinte in tre categorie:
1. Misure di modifica dell’atteggiamento, con campagne mediatiche di sensibilizzazione
e opuscoli informativi.
Sarà opportuno:
- eliminare pubblicità incoraggianti l’uso di alcol durante gli sport acquatici;
- avere maggiore consapevolezza della sicurezza in acqua;
- sensibilizzare tutta la popolazione sull’incidente da annegamento e aumentare la consaAnnegamento. Soccorso tecnico e sanitario. Elvia Battaglia, Alessio Baghin
© Springer-Verlag Italia 2009
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