Dudone di San Quintino

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Dudone di San Quintino
Dudone di San Quintino
a cura di Paolo Gatti e Antonella Degl'Innocenti
Dipartimento di Scienze Filologiche e Storiche
Trento 1995
FABIO STOK
IL MONDO GEO-ANTROPICO
DI DUD ONE
1. Sull'introduzione geo-etnografica con cui si apre il primo
libro dei Gesta Normannorums di Dudone, Lair formulò giudizi
piuttosto severi: -rìen n'est plus confus que sa géographìe-j- -la
question d'ethnographie n'est pas traitée d'une façon mains singullère-J. Non molto diverso fu il giudizio di Prentout, pur nell'ambito di una valutazione dell'opera di Dudone assai diversa da
quella di Lair: -une étude tout à fait rapide et superficielle, avec
quelques vues justes pourtant sur les causes des invasions des
Vikingsc+ Valutazioni di questo tipo sono indubbiamente suggerite da una prima lettura del testo, nel quale colpiscono alcune
1 È questa I'inscriptio dell'opera
di Dudone testimoniata in due codd,
del sec. XI, cfr. G. C. Huisman, Notes on the Manuscript Tradition of Dudo
of St.Quentin
Gesta Normannorum. in Anglo-Norman Studies VI
(Proceedings of the Battle Conference 1983). ed. R. Alien Brown,
Woodbridge/Dover
1984, pp. 122-35. È estrapolato dalla praefatto dell'opera il titolo De moribus et actis primerum Normanniae ducum adottato
dagli editori di Dudone CA,Duchesne, Htstoriae Normannorum Scriptores
anttqut .... Lutetiae Parisiorum 1619, pp. 49-160 [riprodotto in Patrclogia
latina. cur. ).-P.Migne, v. 141, cc. 609-7581; Dudonis Sancti Qulntinl De moribus et actts primorum Normanniae ducum, éd. par M. ]ules Lair. Caen
1865. pp. 115-301 [- Mémoires de la Société des Antiquaires de Normandie
XXIII.2]).
2 Lair, ìntr, a Dudonis
p. 31.
3 Lair, ìntr. a Dudonis
p. 32.
4 H.Prentout, Étude critique sur Dudon de satnr-çuenun
et son bistoire
des premiers dues normands, Paris 1916. p. 46.
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scelte almeno sorprendenti di Dudone, ed anche qualche palese
incongruenza: la collocazione dei Dani (popolo d'origine dei
Norrnannt'') in Dacia, anziché nella loro sede storica dello
Jütland; l'ulteriore identificazione dei Daci/Dani con i Danai ed
insieme l'idea che il loro capostipite fosse il Troiano Antenore
(e quindi un avversario dei Danai/Greci).
Più in generale, il giudizio degli studiosi sconta il carattere di
collage che presenta la trattazione di Dudone, basata in larga
parte su fonti libresche: lordanes, Marziano Capella, Grosio, la
Cosmographia Aethici e qualche altra.f Da Orosio tramite
lordanes deriva per es. la descrizione dell'orbe terrestre diviso
in tre continenti (Dudo l,l p. 129,1-4 L.' - lord. Get. 1,4 p.
54.10-12 Mornmsen), da Marziano Capella la descrizione del
corso dell'lstro/Danubio (Dudo 1,1 p. 129,7-10 L. - Mart. Cap.
6,662): da Iordanes la notizia delle migrazioni dei popoli dalla
Scandinavia (Dudo 1,1 p. 129,12-13 L., -ex Canza insula, ... velut .
gladius e vagina. - lord. Get. 4,25 p. 60,6-7 M., -Scandza insula .
5 In realtà l'immigrazione
normanna non fu solo danese, ma anche
norvegese; certamente norvegese. in particolare. era Rollone, che Dudone
presenta senz'altro come danese (è significativamente ignorato da Saxo
Grammaticus: per le notizie storiche cfr. Prentout, Étude ...• pp. 140-41). Ma
Dudone era probabilmente condizionato. per questo aspetto. dalla politica
di alleanza con la Danimarca intrecciata dai duchi Normanni nell'epoca
della composizione dei Gesta (cfr. R. H. C. Davis, The Normans and their
Myth. London 1976. pp. 50-55: E. M. C.van Houts, Scandinauian Influence
in Norman Literature of the Eleventh Century. in Anglo-Norman Studies
VI... , pp. ilO-il: e soprattutto E. Searle, Fact and Pattern in Heroic
History: Dudo of Saint-Quentìn, -Vlator- 15 (1984). pp. 127-37).
6 Non Tolorneo, come ipotizzò Prentout, Étude ...• p. 35 (eventualità che
costituirebbe. come nota la stesso Prentout, un dato rilevante per la questione dell'accesso di Dudone a fonti greche) per I Tragoditae inclusi nella
lista dei popoli di Alania-Dacia-Getia: ma l'etnonimo e l'intera lista (ed
anche le notizie precedenti sul corso del Danubio) sono ripresi da
Marziano Capella 6.663. dipendente a sua volta da Plin. nat. 4.80 (per il
nome della montagna da cui sgorga il Danubio. -de cacumine montis
Athnoe-, Dudone dipende da una parte della tradizione di Marziano dove
è così corrotta la lezione Abnovae che Marziano leggeva in Plinio nat,
4.79, -ìugis montis Abnovae-),
7 Cito dall'ed, Lair (cfr. n. 1) con indicazione dei numeri di pago e di
riga (questi ultimi assenti nell'ed. stessa).
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velut vagina natìonum-). Per la descrizione della Dacia, -est ... ìbì
tractus quam plurimis Alaniae, situsque nimium copiosus Daciae,
atque meatus multum profusus Getiae. Quarum Dada extat medioxima, in modum coronae, instarque civitatis, praemagnis
Alpibus ernunita- (p. 129,14-17 L.), Dudone sintetizza Iordanes
Get. 5,34 p. 62,13-14 M., -ìntrorsus illis [sdI. Flantasi et Histro]
Dacia est, ad coronae speciern arduis Alpibus ernunita-, con
Orosio bist. 1,2,53, -ab oriente Alania est, in medio Dada ubi et
Gothia, deinde Germania- (ripreso da Isid, orig. 14,4,3). Seguono
un excursus sulla causa delle trasmigrazioni dei popoli scandìnavi (individuata nella poligamia e nella conseguente sovrappopolazione) ed alcune notizie sui loro usi religiosi (1,2 pp. 129,20130,191.). I Dad sono introdotti solo a 1,3 (p. 130,20-22 L.), per
la notizia della loro genealogia ex Antenore. Dudone passa poi
alla trattazione del tema del I libro, la trasmigrazione Dacica guidata da Hastingo (p. 130,22-24 L.).
.
Ma non si tratta di un collage privo di logica, come sembr~rebbe a prima vista. Proprio il luogo citato, sulla collocazione
geografica della Dada, rivela il tipo di intervento che Dudone effettua sulle fonti da lui utilizzate, ed anche le finalità che egli persegue. In Orosio e in Iordanes la Dacia è una designazione geografica, non etnografica Ci Daci non hanno più alcun ruolo, nell'epoca delle invasioni gotica ed unna), Orosio, dandone la collocazione geografica fra Alania e Germania, tende ad identificarla
anche come Gothia; l'identificazione è esplicita in Iordanes,
-haec Gothia quam Daciam appellavere maiores- (12,74 p. 75,9lO M.). Dudone riprende le coordinate geografiche di Orosio ma
le modifica, collocando la Dacia non fra Alania e Germania, ma
fra Alania e Getia / Gothia, si direbbe proprio per garantire una
collocazione propria alla Dacia e ai Daci (senza rischio di sovrapposizione con la Gothia e con i Gothi). Questa operazione
di Dudone è correlata, ovviamente, con l'identificazione che egli
presuppone fra Dani e Dad, laddove Orosio e Iordanes non
parlano affatto dei Daci (ed ovviamente, in questo contesto geografico, neppure dei Dani).
Questa identificazione Daci / Dani non deriva da un errore o
da un fraintendimento di Dudone o di una sua fonte, come generalmente si è ritenuto, ma costituisce una scelta certamente
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deliberata. Proprio in Iordanes, peraltro, Dudone poteva trovare una delle più antiche attestazioni relative ai Dani, indicati
come popolo scandinavo della stessa stirpe dei Svedesi, cfr.
Get. 3,23 p. 59,14-15 M.: -Suetìdi, cogniti in hac gente reliquis
corpore eminentiores: quamvis et Dani ex ipsorum stirpe progressi, Herulos propriis sedibus expulerunt- (un'altra testìmonianza antica sui Dani è in Procopio, che li colloca però nello
Jütland, cfr. bell. 6,15,3 e 29; dubbia è la possibilità che siano
Dani i ~aUKlOV€S citati da Tolomeo a geogr. 2,11,35, come proposto da Svennung''), Più in generale le fonti dell'Alto Medioevo
conoscono in termini abbastanza precisi l'esistenza e la collocazione geografica dei Dani: oltre alle fonti annalistiche, certamente utilizzate da Dudone, basti citare la Vita Karoli ,Magni di
Eginardo, anch'essa probabilmente nota a Dudone: dove a 12 è
fornita la collocazione geografica dei Dani, -quos Nordmannos
vocamus, et septentrionale litus et omnes in eo insulas tenent-, e
a IS quella della Dacia, al di là della Sassonia e della Germania ed
-in altera Danubii ripa. (notizie sui Dani erano fornite anche
dalla Vita Askarii di Rimberto e dal poema In honorem
Hludowici di Ermoldo Nìgello.? nelle Res gestae Saxonicae di
Widukind di Corvey i Dani erano evocati per la stessa origo dei
Sassoni, cfr. 1,2: -alììs arbitrantibus de Danis Northmannisque
originem duxisse Saxones-).
Che Dudone non equivocasse fra Dacia e Danimarca / Jütland,
lo dimostra anche la relativa precisione del quadro geografico
che egli propone dell'Europa centro-orientale; certamente eglì
rivela una cognizione sufficientemente precisa della collocazione della Dacia. Ciò non esclude, ovviamente, che egli possa
aver ripreso l'identificazione Dani / Daci da una fonte precedente.tv ma, anche ammessa questa eventualità, è evidente che
egli la riprese deliberatamente, forzando in questo senso i dati
8 Cfr. ). Svennung, Skandinauien bet Pltnius und Ptolemaios. KrltiscbBxegettscbe Forschungen zu den ältersten Nordiscben Sprachdenk-
mälem, Uppsala 1974, pp. 217-18.
9 Cfr. C. Santini,
The Danes in Ermo/dus's Poem In bonorem
Hludounct. -Classìconorroena., 3 (genn.-giu. 1994), pp. 1-5.
IO Lair, intr, a Dudonis ..., p. 32, rinvia a Iordanes e a Isidoro, ma contra
cfr. giustamente Prentout, Étude ..., p. 44.
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che gli erano forniti da Orosio e da Iordanes. L'operazione effettuata o ripresa da Dudone ricalca l'analoga identificazione
Gothi / Geti corrente fin dalla fine del sec. rv.» i Geti erano peraltro una popolazione affine ai Daci (cfr. per es. Giustino a
32,3,16: -Daci ... suboies Getarum-), e non casualmente i Gothi
furono messi in relazione anche con i Daci, cfr. per es. Isidoro
ad orig. 9,2,89, -Dacì autem soboles Gothorum fuerunt, et dietos
putant Dacos, quasi Dagos, quia de Gothorum stirpe creati sunto.
Le implicazioni ideologiche dell'identificazione Gothi / Geti, al
di là della sua origine, risultano evidenti in Iordanes (e probabilmente già nella fonte di Iordanes, Cassiodoro): i Gothi, parallelamente alla loro origine ex Scandza, vengono a disporre di
una storia assai più antica di quella reale, tramite la documentazione sui Geti fornita dalla tradizione greca e latina (a partire dal
virgiliano Aen. 3,35, -Gradivumque patrem, Geticis qui praesidet
arviso, che Iordanes cita a 5,40 p. 64,16 M. per documentare la
protezione che sarebbe stata accordata ai Geti / Gothi da
Marte).
L'identificazione Dani / Daci presenta, già di per sé, implicazioni analoghe, e sembrerebbe per questo aspetto suggerire un
accostamento Dani / Gothi. È vero in realtà il contrario, in
quanto Dudone propone per i Dani / Daci un'origine del tutto
diversa da quella che Iordanes ammetteva per i Geti/ Gothi, e
cioè l'immigrazione dalla Scandinavia. Per i Dani / Daci, diversamente, Dudone propone una genealogia Troiana: -Daci nuncupantur a suis Danai, vel Dani, glorianturque se ex Antenore
progenitosj qui, quondam Trojae finibus depopulatis, mediis
elapsus Achivis, Illyricos fines penetravit cum suis- 0,3 p.
130,20-22 L.).
La genealogia indicata da Dudone, anche per i termini in cui è
riferita (nuncupantur ... gloriantun, riecheggia la tradizione delle
11 Cfr. J. Svennung, jordanes und Scandia, Uppsala 1967, pp. 5-7; N.
Wagner, Gettca. tmtersucbungen zum Leben des jordanes und zur frühen
Gescbicbte der Goten, Berlin 1967, pp. 89-92; S. Teiller, Des Gotbs à la na-
tion gotique. Les origines de l'idée de nation en Occident du ""' au VIF
siècle, Paris 1984, pp. 51-54.
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origines gentium,12 per cui alle singoli etnie erano attribuite correntemente genealogie mitiche (anche Widukind, oltre alla tesi
della derivazione dei Sassoni dai Dani, riferisce che gli stessi
Sassoni si sarebbero attribuiti una genealogia Greca, cfr. 1,2,
-aliìs autem aestimantibus ... de Graecis, quia ipsi dicerent,
Saxones reliquias fuisse Macedonici exercitus, qui secutus magnum Alexandrum immatura morte ipsius per totum orbem sit
dìspersus-), Specificamente per la discendenza da Antenore,
Dudone era certamente al corrente di analoghe genealogie
Troiane che erano state proposte per i Franchi già nel sec. VII,
dal cosiddetto Fredegario (cfr. 2,4a p, 45,18 Krusch in riferimento alle vicende iliadiche, -exunde origo Franeorum fuìt-, e p.
46,4-27 per re Francio, capostipite della .pars, quae de Frigia
progressa est-), e poi specificamente per Antenore nel Liber
bistortae Francorum, per cui i principes Priamo ed Antenore si
sarebbero messi in salvo da Troia imbarcandosi con altri 12 mila
uomini, sarebbero arrivati -usque ripas Tanais fluminis, ingressi
Maeotidas paludes- (Al p. 241,23-242,2 Krusch), successivamente avrebbero combattuto contro gli Alani, finché -appellavit eos Valentinianus imperator Francos Attica lingua hoc
est feros, a duritia vel audacia cordis eorum- (p, 243,2-5 K).
È assai probabile che sia stato lo stesso Dudone, a riferire aì
Dani la genealogia Antenorica rivendicata nella tradizione citata
per i Franchi. A Dudone essa è comunque attribuita da Saxo
Grammaticus, -quarnquam Dudo, rerum Aquitanicarum scriptor,
Danos a Danais ortos nuncupatos recenseat- (cfr. Gesta
Danorum l,l p. 10,4-5 Olrik-Rreder), che da parte sua fa risalire
l' origo Danorum a Dan, figlio di Humblus e fratello di Angul capostipite degli Angli. Ciò che è però rilevante, rispetto al precedente della genealogia Antenorica dei Franchi, è che Dudone
si avvalse, per il riferimento della genealogia stessa ai Daci I Dani,
non di queste fonti bensì di Virgilio, come appare evidente: cfr.
Aen. 1,242-243, -Antenor potu it mediis elapsus Achìvis/ Illyricos
penetrare sinus- (Dudone: -rnedììs elapsus Achivis, Illyricos
fines penetravit cum suis-).
12 Sulla quale
cfr. (ma limitatamente
alla tradizione
antica)
Bickerman, Origtnes gentium, -Class.Philol.s, 47 (952), pp. 65-81.
E. ].
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Per quel che riguarda l'altra notizia fornita nella genealogìa,
-Daci nuncupantur a sui.') Danai, vel Dani-, è probabile che
Dudone tenesse conto di una denominazione preesistente dei
Dani: in particolare Beda, in Hist. eccl. gentis Angl. 5,9, si riferisce ai Dani come Danai, in un elenco di popolazioni che l'irlandese Ecgberct avrebbe tentato di evangelizzare, -Fresones,
Rugini, Danai, Hunnì, Antiqui Saxones, Boructuari-U (anche nella
Vita WiIlibrordi arcbiepiscopi Traiectensis di Alcuino si parla di
-Danai-, cfr. p. 115,5 Levìson, ma in questo caso è probabile che
si tratti di un'incertezza scrittoria: altrove troviamo Danorum, p.
123,19, e Daenorum, p. 124,l1j analoga incertezza testuale è rilevabile nei codici della Vita Hludotoici tmperatort di Thegan di
Treviri, cfr. pp. 593,34 e 597,25 Waitzj da ricordare anche la denominazione Deni di Ermoldo Nigello, In honorem Hludototci
4,11-13, -hi populi porro veteri cognomine Deni / ante vocabantur et vocitantur adhuc; / nort- quoque Francisco dicuntur
nomine -manni-).
A prescindere da questi precedenti, in Dudone l'assimilazione Daci / Danai comporta due effetti rilevanti. Il primo è
quello di spiegare ma anche in una certa misura di squalificare la
forma -Dani-, che in realtà costituiva la denominazione corrente
di questa popolazione (già in Gregorio di Tours, cfr. 3,3 per la
scorreria in Gallia di Chlochilaichum/Hygelac: anche nello
. pseudo-Fredegario 3,30a p. 103,25 Krusch e nelliber Hist.Pranc.
A9 pp. 274,17-275,2 Krusch), e che Dudone mira a soppìantare
con la forma Dad. Il secondo effetto è quello di avvalorare l'ascendenza iliadica dei Daci / Dani, anche se ovviamente Dudone
sapeva assai bene, dal contesto virgiliano che cita, che Antenore
era Troiano, e non Danao, cioè Greco.
Il problema che si pone è quello del rapporto fra la genealogia Antenorica, cioè Troiana, e la collocazione geografica assegnata aì Dani, cioè la Dacia. Sono rilevanti, in questo senso, due
omissioni operate da Dudone. La prima riguarda il contesto
virgiliano della notizia su Antenore. Dopo lo sbarco in Illiria,
13 Che la fonte di Dudone possa essere Beda, lo fa pensare anche la
successiva ripresa della Historta ecclestasttca gentis Anglorum per la paretimologia di Gregorio Magno sugli Anglli angeli (cfr. oltre).
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l'Antenore virgiliano fonda la città di Padova e diventa il capostìpitedeì Veneti (cfr. Aen. 1,248, -et genti nomen dedìt-). Si
tratta di una genealogia contrastante con quella stabilita da
Dudone, che evidentemente immagina un diverso esito dello
sbarco di Antenore. La seconda omissione è anche più rilevante,
in quanto è operata da Dudone deliberatamente sulla fonte da lui
utilizzata, A 1,1, come ho già accennato, Dudone propone un
elenco di popolazioni che sarebbero emigrate dalla Scandinavia
(sex Canza insula-) nell'area danubiana, .Getae, qui et Gothi,
Sarmatae et Amacsobii, Tragoditae et Alani, quamplurimaeque
gentes- (p. 129,18-19 L.). L'elenco è ripreso da Marziano Capella
6,663, -Getae, Daci, Sarmate, Hamaxobii, Trogodytae, Alani,
Germani-, che a sua volta riprendeva l'elenco da Plinio14 (in
Plinio, va precisato, si trattava di popolazioni, per lo più scìtìche, presenti nell'area tracica in epoca precedente all'invasione
gotica). Dudone, rispetto a Marziano Capella, introduce due
modifiche: precisa che i Geti corrispondono ai Gothi (come sa
da Iordanes); ed espunge dall'elenco i Daci, con una scelta che a
prima vista appare sorprendente.
La motivazione dell'omissione è in realtà abbastanza ovvia:
avvalorare la genealogia Antenorica, che sarebbe stata contraddetta dall'accostamento dei Daci ai Gothi e dalla loro inclusione
fra i popoli emigrati dalla Scandinavia. Anche l'altro intervento
di Dudone sulle proprie fonti, quello su Orosio e Iordanes in
merito alla collocazione geografica della Dacia (cfr. sopra), mirava allo stesso obiettivo: prevedere per i Daci / Dani una collocazione geografica ed etnica autonoma, laddove le fonti utilizzate
non menzionavano questo popolo o lo facevano in termini non
congrui al disegno di Dudone.
L'ulteriore implicazione suggerita dal quadro proposto, riguarda l'identificazione Dani / Daci. Al di là della parafonia che
presuppone
(come pure, del resto, l'identificazione
Danì / Danai), essa è soprattutto funzionale alla genalogia Antenorica, in considerazione della relativa contiguità fra la Dacia e
l'Illiria in cui era sbarcato Antenore. Dudone, come abbiamo
visto, scarta deliberatamente la versione virgiliana della vicenda
J4
Cfr. n. 6.
IL MONDO GEO-ANTROPICO DI DUDONE
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di Antenore, pur derivando da Virgilio la notizia dello sbarco di
Antenore in Illiria. In alternativa alla genealogia Antenorica dei
Veneti egli propone la genealogia da Antenore dei Daci / Dani,
suggerendo implicitamente un tragitto di Antenore dall'Illiria alla
Dacia anziché dall'Illiria a Padova, lungo l'itinerario descritto da
Virgilio (cfr. Aen. 1,244-247). Così facendo, Dudone ricalcava
altresì la genealogia Antenorica attribuita ai Franchi (cfr, sopra),
ma con una soluzione alternativa rispetto a quest'ultima: nella
versione testimoniata dalla Historia Franeorum i Troiani, guidati
da Priamo ed Antenore, approdano nel Mar Nero, poi si
spostano in Tracia e successivamente, quali Franchi, in Francia;
Dudone ripristina il dato antiquiore dello sbarco di Antenore in
Illiria, testimoniatogli da Virgilio, e colloca poi lo stanziamento
degli Antenoridi / Daci nella stessa area in cui la tradizione
francese aveva collocato gli Antenoridi / Franchi. La soluzione di
Dudone, si direbbe, vuole essere insieme concorrente ed
alternativa rispetto a quella della genealogia Franca.
Si delinea, a questo punto, il disegno dell'origo Normannorum
di Dudone. Si è generalmente ritenuto che l'identificazione
Dani / Daci risentisse delle confuse cognizioni geografiche di
Dudone o delle sue fonti. Ma proprio nella sua esposizione,
come ho già accennato, Dudone mostra in realtà di disporre di
coordinate geografiche sufficienti a non fargli confondere la
sede storica dei Dani (10 Jütland) con la sede che egli assegna
loro, cioè la Dacia: conosce (cfr. l,n la vastità della Germania e la
lunghezza dell'Istro/Danubio, alimentato da sessanta affluenti; e
conosce da Iordanes che questo era stato l'itinerario dei Goti
prima di stanziarsi sulla costa del pontus Scythicus. La collocazione dei Dani in Dacia costituisce quindi una scelta deliberata, e
non un equivoco.
Un'operazione di questo tipo presentava probabilmente
motivazioni diverse. Una è quella rilevata sopra in analogia all'identificazione Geti / Gothi (che però era in qualche modo giustificata dall'effettivo insediamento dei Gothi in area tracica): associare il nome degli sconosciuti Dani con quello di un popolo
ben noto agli storici. Un'altra motivazione, connessa alla prima,
riguarda le fonti che Dudone poteva avere a disposizione: nelle
quali egli poteva trovare assai poco non solo sui Dani CIordanes,
140
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come abbiamo visto, cita solo incidentalmente i Dani) ma anche
sulla loro area geografica di insediamento. A queste motivazioni
andrà aggiunta quella rappresentata dalla genealogia Antenorica,
che per ragioni cronologiche di cui Dudone doveva essere ben
consapevole (tramite il Chronicon di Girolamo), presupponeva
un'area non eccessivamente periferica e soprattutto una popolazione di antico insediamento: e questa condizione era soddisfatta indubbiamente più dai Daci che dai Dani.
Facendo della Dacia la sede dei Dani, e facendo diventare questi ultimi senz'altro Daci, Dudone rispondeva in definitiva ad
un'esigenza di fondo della sua opera, quella di fornire aì
Normanni un' origo adeguata alle esigenze politiche dei duchi
committenti dell'opera, Già Prentout, reagendo alla svalutazione
storiografica dell'opera di Dudone dominante nel secolo
scorso.U mise in guardia sul fatto che quella di Dudone è una
-histoire sur cornmande., che risente delle esigenze politiche e
ideologiche della corte ducale di Rouen nel cui ambito l'opera fu
composta.ts successivamente il carattere apologetico dei Gesta
è stato segnalato dalla Boehml? e più recentemente dalla Searle,
che qualifica senz'altro quella di Dudone come una -arìstocrane
epic-.18 In questa dimensione epica ed apologetica in cui si collocano i Gesta, la rivendicazione di una genealogia Troiana per i
Normanni (con tutte le implicazioni rilevate nel disegno dell' 0rigo), costituisce un elemento di notevole rilievo (di cui andranno esaminate le implicazioni che presenta nell'intera struttura narrativa dell'opera), per l'ovvio valore propagandìstìco che
essa comportava per la corte Normanna, ed anche in considerazione dell'analoga genealogia vantata da tempo per i Franchi.
Echi ancora in M. Manitìus, Geschichte der lateinischen Literatur des
II. München 1923. pp. 262-63.
16 Cfr. Prentout, Étude.... p. 21.
17 Cfr. L. Boehm,
Nomen gentts Normannorum. Der Aufstieg der
Normannen im Spiegel der Normannischen Htstortographte, in AA. VV., l
Normanni e la loro espansione in Europa nell'alto Medioevo. Spoleto
1969 1- Settimane di studio del Centro italiano di studi sull'alto Medioevo.
18-24 aprile 19681. pp. 642-44.
18 Cfr. Searle, Fact.... p. 122.
15
Mitte/a/ters. v.
I
_-
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141
2. La genealogia dei Daci dai Danai e da Antenore è presentata
da Dudone come credenza dei Daci / Dani stessi, -nuncupantur
a suis Danai ... glorianturque se ex Antenore progenitos -, In
parte Dudone recupera (come ho già rilevato) un modulo
espressivo usuale nel genere delle origines gentium; ma in una
certa misura egli sembra anche prendere le distanze dalla tesi
esposta, e in qualche modo avvertire il lettore del carattere di
finzione di questo tipo di genealogie. Questa sorta di avvertenza
di Dudone trova riscontro in un effettiva ambiguità che caratterizza la geografia dei Gesta, che in parte è quella immaginaria
dell' origo e della genealogia antenorica, ma in parte anche quella
dell'origine storica dei Normanni.
Questa ambiguità è avvertibile nella stessa esposizione dell'origo, dove il rilievo che Dudone accorda alle trasmigrazioni delle
popolazioni dalla Scandinavia all'area danubiana sottintende che
questo fosse stato anche l'itinerario seguito dai Daci / Dani
(anche se questi ultimi non sono citati da Dudone accanto ai
Geti / Gothi e alle altre popolazioni immigrate). L'esposizione di
Dudone risente certamente dell'utilizzazione
dei Getica di
Iordanes, che per i Geti / Gothi propone precisamente questo
itinerario; ma proprio questa ripresa di Iordanes, unita alla riserva con cui è esposta la genealogia antenorica, fanno pensare
che Dudone intendesse deliberatamente giustapporre la genealogìa antenorica e quindi il mondo eroico dei Dani-Troiani, con il
mondo storico dell'invasione Normanna.
Questa doppia prospettiva del mondo in cui si muovono i
protagonisti di Dudone, è rilevabile abbastanza chiaramente nei
riferimenti geografici che accompagnano la narrazione successiva. La Dacia da cui proviene Rollone è certamente la Dacia storica descritta nell'origo, situata fra Gothia ed Alania: il padre di
Rollone e di Gurim è presentato da Dudone come -ornnium
Orientalium praestantiori virtute praepotentissimus., volto a rivendicare le -affìnes Daciae et Alaniae terras- (2,1 p. 141,29-31
L.). La vicenda che vi si svolge, come vedremo fra poco, è una
vicenda iliadica, una sorta di replica Dacica della guerra di Troia.
Ma la Dacia da cui Rollone salpa, dopo la morte di Gurim, per
recarsi in Scandinavia, sembra piuttosto la sede storica dei Dani,
lo Jütland, prospiciente alla Scandinavia: -Scanzarn insulam cum
142
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sex navibus aggressus est- (2,4 p. 143,30-311.)0 Dalla stessa Dacia,
peraltro, erano salpati Hastingo e i suoi uomini, diretti alla volta
della Francia, -Daci 000
olim a suis expulsi, qua suos tractus Francia
protense exporgit, cum duce Anstigno ferociter sunt appulsi0,3 po 130,22-24 1.), e successivamente, sempre via mare (cfr.
1,5, p. 132,20 L.: -navìgìo sunt congressì-), in direzione di
Roma / Luni. La Dacia, nei diversi casi, sembra designare alternativamente la sede storica dei Dani e quellaattribuita
loro da
Dudone, in connessione con la genealogia Antenorica,
Un aggiustamento di questi diversi riferimenti geografici è rìlevabile nell'intervento con cui gli ambasciatori di Rollone giustificano, al cospetto di re Alsterno, lo sbarco effettuato dai
Normanni in Inghilterra: -obstitit et interclusit nos glacialis
hiems, geluque crostante terram, et affligente flexiles herbarum
et arborum comas, densa glacialium mole refrenata crustarum,
struxerunt nobis murum flumina, nec praebuit nobis pros perum iter unda- (2,7, p. 147,16-19 L). La descrizione ricalca un
motivo tradizionale dell'emigrazione nordica, volta alla ricerca di
terre più temperate; Iordanes attribuisce alla Scandza, terra
d'origine dei Gothi, un nimiumfrigusC3,19 po 158,16 M.)oAnche
nel contesto di Dudone la descrizione si riferisce alla Scanza insula, dalla quale Rollone era arrivato in Inghilterra; coerentemente, però, con la geografia eroica dei Gesta, la Scandinavia è
qui indicata come una tappa-barriera che impedisce il ritorno
dei Daci / Dani in Dacia (e la rivincita di Rollone sui suoi nemici),
e che li obbliga quindi a proseguire per la Francia. Questa giustificazione addotta dagli ambasciatori non appare in realtà del
tutto congruente
sul piano narrativo, in quando già in
Scandinavia Rollone aveva appreso in sogno di avere una meta
provvidenziale da raggiungere, ed aveva quindi scartato la possibilità di cercare una rivincita in patria: la trasmigrazione
Dacia / Francia consente a Dudone, come vedremo, di replicare
la trasmigrazione Troia / Italia che Virgilio fa effettuare ad Enea o
La tappa in Scandinavia, che pur si presenta solo quale una tappa
nel viaggio di Rollone, ha certamente un valore allusivo in relazione all'origine storica dell'invasione Norrnanna.
L'ambiguità della geografia di Dudone trova un preciso riscontro sul piano narrativo, nelle vicende parallele di Hastingo e
IL MONDO GEO-ANTROPICO DI DUDONE
143
di Rollone. Le due vicende, narrativamente
correlate (descrivono comunque fasi successive della penetrazione Normanna in Francia), hanno un ruolo preciso nel disegno tracciato
da Dudone: le devastazioni di Hastingo costituiscono un castigo
divino inflitto ai Francesi, cfr. 1,8, -ne quis lector abhorreat
monemus, ob adversorum ìgnominiarn casuum, qui non ad interitum, sed ad correctionem propter exagerationem scelerum,
Francigenis accìderunt- (p, 137,9-11 L.), mentre l'invasione guidata da Rollo coincide con la conversione dei Daci / Dani al
Cristianesimo e rientra quindi in un piano provvidenziale. Ma al
di là di questa sistemazione, nel disegno generale dei Gesta, è
vero che Hastingo sembra costituire una duplicazione
di
Rollone, una prova generale della successiva invasione (e per
questo aspetto l'intero libro I dei Gesta assumerebbe il carattere di un prologo-P). Questa duplicazione appare tuttavia funzionale proprio all'ambiguità rilevata a proposito dell' origo dei
Normanni, emigrazione ex Canza insula oppure discendenza
da Antenore. Come nel caso dell'origo, in cui l'alternativa è comunque risolta a favore della genealogia Antenorica, così nella
ricostruzione storica è l'antenorico-eneadico
Rollone a fondare
il ducato Normanno, e non il Vichingo Hastingo.
3. La genealogia Antenorica, come abbiamo visto, qualifica i
Daci / Dani come Troiani. È un segnale, questo, che induce a rileggere l'intera storia Normanna narrata da Dudone sulla falsariga
della vicenda di Troia qual era narrata nell'unica fonte iliadica
nota a Dudone, l' Eneide. Che Antenore sia scelto da Dudone in
quanto alter Enea, lo si ricava peraltro dal contesto eneadico da
cui egli conosceva Antenore: è la perorazione di Venere a
Giove, nella quale Antenore è presentato come protagonista di
un'emigrazione / fuga da Troia analoga a quella di Enea (e da
Servio probabilmente Dudone sapeva anche che erano stati
numerosi i superstiti-esuli
di Troia: -curn multi evaserint
Troianorum periculum, ut Capys, ... ut Helenus, ...ut alii-, p.
90,14-16 Th.).
19 Cosi L. Shopkow,
The caroltngtan World of Dudo of Saint-Quenttn,
.Journal of Medieval Hìstory-, 15 (989), p. 28.
144
FABIO STOK
Che Dudone conoscesse Virgilio, è ovvio e ben not020
(qualche dubbio è stato sollevato da Shopkow, in considerazione del fatto che alcune citazioni virgiliane dipenderebbero da
Enrico di Auxerre e altre forse sarebbero tratte da florilegij21
ma, come vedremo, è tale la conoscenza che Dudone dimostra
non solo dell'Eneide ma anche delle Bucoliche e delle
Georgiche, da rendere pressoché certo il suo accesso diretto all'opera vìrgìlìana). Ma l'attenzione degli studiosi è stata per lo più
circoscritta alle riprese testuali di Virgilio, peraltro frequenti. 22
Quel che non è stato evidenziato (con l'eccezione della Searle-ö),
è il rilievo che queste riprese assumono in relazione alla trama
narrativa dei Gesta. In numerosi casi, infatti, le riprese testuali
non sono affatto occasionali o di interesse esclusivamente lessicale o espressivo, ma segnalano un rapporto diretto fra i rispettivi contesti, di Dudone e di Virgilio (si tratta di -assocìa.
tionsskabende län-, -riprese associatìve-, nella terminologia
mutuata da Ljungerud che Friis-Jensen ha utilizzato nell'analisi
delle riprese virgiliane di Saxo Grammatìcus-f).
Che in particolare la vicenda di Rollone sia improntata su
Virgilio, lo ha rilevato (come ho già accennato), la Searle (sthe
Aeneid is the organizing principle of Rollo's saga.25), che ha evidenziato anche il valore di segnale che assume in questa direzione la genealogia Antenorica proposta da Dudone (per cui
Rollone diventa -an Aeneas of the Vikings.26). Credo che il quadro delle corrispondenze eneadiche possa essere ulteriormente
Cfr. Manitius, Geschichte ..., p. 264; Prentout, Étude ..., pp. 425-26.
Cfr. Shopkow, The Caroltngian ..., p. 34 n. 8.
22 In parte segnalate in apparato nell'ed. Lair.
23 Che mette bene in rilievo il motivo del disinteresse di Lair (ma anche dell'intera tradizione di studi) per il modello eneadico dei Gesta: -for
he is concerned to defend Dudo as a reliable chronicler of facts, as those
facts were remembered by Count Rodulf or passed down in veracious tradition. (Searle, Fact ..., p. 126 n. 38).
24 Cfr. K. Friis-)ensen,
Saxo og VergiI. En analyse al1931-udgavens
Yergil-paralleler, Kobenhavn 1975, pp. 15-17 (in riferimento a I.Ljungerud.
Om bedàmntgen au litterära /ikheter •• Nysvenska studier •• 25 (945). pp.
7~-91).
25 Cfr, Searle, Fact
p. 126.
26 Cfr. Searle, Fact
p. 125.
20
21
IL MONDO GEO-ANTROPICO DI DUDONE
145
ampliato, in termini che consentono di definire con maggior
precisione l'operazione effettuata da Dudone.
Se Rollone è l'Enea dei Vìchingi, la Dacia corrisponde a Troia
e alla Troade. E in effetti le vicende che precedono il viaggio di
Rollone presentano qualche analogia con quelle della guerra di
Troia (che precedono il viaggio di Enea). Dudone, per questa vicenda, riprese certamente una tradizione nordica, come rivela
lo stesso nome del fratello di Rollone, Gurim (- Gurm o
Gurmond). Ma c'è anche un travestimento della vicenda di tipo
iliadico. Il padre di Rollone Cedi Gurim) è un senex che sembra
ricalcare la figura di Priamo: -qui Daciae regnum pene universum
possidens, affines Daciae et Alaniae terrae sibi vindicavit, populosque sibi praeliis quamplurimis vi et potestate subjugavit. Erat
enim omnium Orientalium praestantiori virtute praepotentissirnus, cunctorum exaggerato omnium virtutum cumulo praecellentissimus- (2,1 p. 141,28-32 L); l'Eneide presenta Priamo come
-tot quondam populis terrisque superbum / regnatorem Asìae0,556-557).
Morto il padre, Rollone e Gurim sono attaccati dal re di Dacia.
Per i preparativi della guerra da parte di quest'ultimo, -hi leves
clypeos lucidaque spicula fabrili adulti arte componunt. Alii tuta
capitum tegmina, scilicet galeas; alii ferro auroque trilices loricas, tboracas scilicet, faciunt. Quin etiam patria tela recoquunt
fornacibus renovantque cudìbus- (2,2 p. 142,20-23.L.), Dudone
riecheggia i preparativi dei Latini che si accingono a combattere
Enea, cfr. Aen. 7,632-640, -tegmina tuta cavant capitum ... /
alii
tboracas aenos / aut leuis ocreas lento ducunt argento; / / ...
recoquont patrios fornacibus ensis. / ... / Hie galeam tectis
trepidus rapit, ille frementis / ad iuga cog it equos clipeumque
auroque trüicem / loricam induitur fidoque accingitur ense-. Ma
la dinamica della guerra ricalca non la guerra Latini / Troiani di
cui si trattava in Virgilio, ma la presa di Troia da parte dei Greci:
con lo stratagemma di una finta ritirata, il re riesce ad allontanare
Rollone e Gurim dalla loro città, che viene così espugnata ed incendiata (come Troia con lo stratagemma del cavallo di legno).
Nella battaglia Gurim muore e Rollone, -propter regem diffidens sui- (2,4 p. 143,30 L.), decide di abbandonare la Dacia. Ma
cfr. già l'uscita dei due fratelli dalla città, -Rollo et Gurim, et qui
146
FABIO
STOK
cum eo erant, exsilientes de civitate- 0,4, p. 143,19-20 L.), che
riecheggia la partenza di Enea da Troia, -feror exul in altum / cum sociis-(Aen. 3,11-12).
La prima tappa del viaggio di Rollone è l'isola di Scanza, cioè
la Scandinavia. Ho rilevato sopra l'ambiguità geografica di questa
tappa, che sembra presupporre una contiguità con la Dacia;
questa impressione è rafforzata dal fatto che dalla Scanza
Rollone intendeva preparare la sua rivincita, cfr. 2,5 p. 144,20-21
L., -quurnque diu in Scanza insula moestus moraretur, sollicitaque
contorquentis animositatis cogitatione aestuans moliretur ut
vindicaret se de inimicis suis-, ed ancora dal fatto che Rollone sia
raggiunto a Scanaa da altri esuli, dall'evidentemente vicina Dacia,
-plurìmìque, quos fuga rat de Dacia regalis immanitas, ad eum reverterentur- (p. 144,21-22). Anche la prima tappa di Enea, la
Tracia, è prospiciente alla patria perduta (la Troade), ed è scelta
per gli antichi legami fra essa 'e i Troiani (cfr. Aen. 3,15:
-hospìtìum antiquum Troìae-), Anche il parallelo eneadico, in
questo caso, conferma l'ambiguo equilibrio che Dudone mantiene fra la genealogia mitica che egli propone per i Normanni, e
i dati storici dellloro insediamento.
Dalla Tracia Enea si allontana in seguito al prodigio di Polidoro
trasformato in arbusto, e si reca a DeIo per conoscere il proprio
destino da Apollo; dall'oracolo i Troiani sono invitati a cercare la
loro antica patria (Aen. 3,96: -antìquarn exquirite matrern-). Si
tratta, però, di un responso enigmatico, che Anchise risolve erroneamente identificando l'antiqua mater dei Troiani e quindi la
loro destinazione in Creta, l'antica patria di Teucro, in realtà l'o, racolo alludeva all'Italia, terra di provenienza di Dardano. Enea
apprende la verità, da un'apparizione notturna dei Penati, solo
dopo che i Troiani si sono stanziati a Creta (Aen. 3,147-153).
Dudone condensa le vicende e le tappe del viaggio eneadico,
ma pone al centro dell'Odissea di Rollone un responso enigmatico del tutto analogo a quello dell'Eneide.
A Rollone il responso è fornito in sogno, mentre l'eroe è in
Scandinavia: -fessos labore anus sopore oppresso, vox divina
illi sonuìt- (2,5 p. 144,22-23 L.); riecheggia Verg. Aen. 2,253,
«sopor fessos complectitur artus-, per il sonno nell'ultima
IL MONDO GEO-ANTROPICO DI DUDONE
147
notte di Troia interrotto dall'apparizione di Ettore ad Enea27, e
3,93, -uox fertur ad auris-, per il citato responso di Apollo.
Come nel caso di Enea, il responso di Rollone riguarda la destinazione provvidenziale del viaggio, cfr. 2,5 pp. 144,23-45,1 L.:
.velociter surge, ponturn festinanter navigio transmeans, ad
Angles perge: ubi audies quod ad patriam sospes reverteris,
perpetuaque pace in ea sine detrimento frueris- (cfr. il surge
age di Aen. 3,169, con cui i Penati invitano Enea a salpare al più
presto). L'enigma riguarda l'indicazione -ad Anglos-, e comporta, da parte di Rollone, un errore -dì rotta-, per cui si dirige
verso l'Inghilterra anziché verso la Francia, analogamente ad
Enea che ìdentifìca l' antiqua mater in Creta anziché nell'Italia.
L'interpretazione corretta, nel caso di Dudone, presuppone il
gioco di parole -ad Anglos / ad angelos-, come peraltro avverte
il -quidam sapiens vir et christicola- consultato da Rollone dopo
il sogno (come Enea consulta Anchise per il responso di
Apollo): -tu, vergente venturi temporis cursu, sacrosancto
baptismate purificaberis, praedignusque christicola efficieris: et
ab errore fluctuantis saeculi ad Anglos, scilicet Angelos, usque
olim pervenies, pacemque perennis gloriae cum illis habebis(2,5 p. 145,3-5 L.). L'accostamento di tipo paretimologico
Angli / angeli fu probabilmente suggerito a Dudone da Beda, che
in Hist. ecci. gentis Angl. 2,1 lo attribuisce come gioco di parole
a Gregorio Magno: ricevendo una delegazione di abitanti della
Britannia, ed avendo appreso il nome del popolo a cui essi appartenevano, Angli, Gregorio avrebbe risposto: -bene, ... nam et
angelicam habent fadem, et tales angelorum in caelis decet esse
coheredes •.
La corretta interpretazione del sapiens cbristicola non risparmia a Rollone l'errore: i Daci/Dani sbarcano in Inghilterra,
dove si trovano presto coinvolti in un aperto conflitto con la
popolazione locale. È ancora un sogno a risolvere la situazione,
precisamente come nell' Eneide l'apparizione dei Penati risolve
27 Di cui risente anche 1,4 p. 132,10 L., -nocte tnuadebant
jacentium
. corpora, lethei soports quiete sepulta- (per le scorrerie notturne di
Hastingo), ripresa diretta di Aen. 2,265, -inuadunt urbem somno vinoque
sepultam., Troia sorpresa nel sonno dai Greci (cfr. Friis-]ensen, saxo ... ,
pp. 43 e 85).
148
FABIO
STOK
la situazione di Enea e dei Troiani, che dopo essersi stanziati a
Creta erano stati colpiti da una pestilenza (e forse un eco dell'episodio eneadico è nell'apostrofe a Rollone che precede la narrazione del sogno, -quìd torques animum meditatus peste repleturn?, 1,5 v. 2, p. 145 1.).
La scena del sogno di Rollone, -quadarn nocte, soporifera
lethei malis quiete per membra leniter serpente, videre vide batur .... (2,6 p. 1461.), ricalca quella dell'apparizione dei Penati ad
Enea, -nox erat et terris animalia somnus habebat: I effigies '" Il
... visi ante oculos adstare- (Aen. 3,117-148.150). Ma la scena che
appare a Rollone è più complessa, e densa di significati allegorici: una montagna situata in Francia, che rappresenta la Chiesa,
da cui scaturisce una sorgente, il battesimo che attende i
Daci I Dani, e svariati altri particolari con corrispondenti sìgnìfìcati allegorici. Il sogno sviluppa l'interpretazione ad Anglos - ad
angelos già fornita dal sapiens cbristicola, ma esplicita anche
che è la Francia (e non l'Inghilterra) la destinazione dei
Daci I Dani, e la sede della loro conversione al Cristianesimo
(analogamente i Penati svelano ad Enea che non è Creta l'antiqua
mater, ma l'Italia).
L'Inghilterra, nel viaggio di Rollone, condensa diverse tappe
del viaggio di Enea.28 Da questi diversi riferimenti eneadici deriva una certa discontinuità che è rilevabile fra il quadro di guerra
che caratterizza la prima fase della tappa inglese (guerra fra gli
Angli, che cercano di ricacciare in mare i Daci I Dani, e questi
ultimi, che sconfiggono i nemici, in parte uccidendoli e in parte
facendoli prigionieri), e il diverso quadro che subentra dopo la
scena del sogno di Rollone. Se nella prima parte la tappa inglese
ricalca quella cretese di Enea (alla guerra corrisponde la peste, in
ambedue i casi con la risoluzione del sogno), nella seconda essa
corrisponde piuttosto alla tappa africana di Enea-? (e per la fìgura del re d'Inghilterra, Alstemo, ad una tappa ulteriore di
Enea, quella nella Butroto di Eleno).
28 A prescindere
ovviamente dallo spunto offerto a Dudone dalle effettive scorrerie che i Normanni effettuarono in Inghilterra nella seconda
metà del sec. IX.
29 Come rileva Searle, Fact ... , p.126.
IL MONDO
GEO-ANTROPICO
DI DUDONE
149
Della tappa africana è ripreso talora alla lettera l'incontro fra i
compagni di Enea e la regina Didone (Aen. 1,520 ss.). Anche in
Dudone, non è l'eroe a comparire davanti a colui che regna nella
terra dello sbarco, ma alcuni compagni da lui inviati in delegazione (nel caso dell' Eneide non si tratta di una delegazione, ma di
Troiani che, in seguito alla tempesta, hanno perso i contatti con
Enea). Anche i Daci / Dani, come i Troiani nell'Eneide, avvertono Alsterno di non avere intenzioni ostili, «non autem regnum
tuum depopu/abimus, nec praedas usquam raptas ad naves vertemus- (1,7 p. 147,23-25 L.); cfr. la supplica a Didone di Ilioneo, il
più anziano dei Troiani presenti, -non nos aut ferro Libycos popu/are penatis / venimus aut raptas ad litora vertere praedas(vv. 527-528); lo sbarco è giustificato in ambedue i casi con la
tempesta che aveva sorpreso le navi, cfr. gli ambasciatori di
Rollone a p. 147,14-15 L., -Eurus obnoxius nobis penitus, ìntumescentiumque procellarum elationibus afflictos, vestris finibus
appulit. (in realtà i Daci / Dani avevano fatto vela deliberatamente sull'Inghilterra, in ottemperanza al sogno che aveva invitato Rollone a dirigersi ad Anglos), e Ilioneo, -curn subito
adsurgens fluctu nimbosus Orion / in vada caeca tulìt penitusque
procacibus Austris / perque undas superante salo perque invia
sax a / dìspulit- (vv. 535-538). Gli ambasciatori comunicano ad
Alsterno la loro provenienza, -magnum ". Daciae regno infortunium perpessos, et ab eo, heu dolor!, fraudolenter exterrnìnatos. (p. 147,12-13 L.), e la loro meta, _". quia imminentis veri
tempore ad Franciam proficiscernur- Cp. 147,25); analogamente
anche Ilioneo comunica a Didone la provenienza (Troia) e la
meta (l'Italia) dei Troiani, cfr. vv. 524 e 530-534. La richiesta, in
ambedue i casi, è quella di potersi preparare al proseguimento
del viaggio, cfr. gli ambasciatori, -vendendi atque emendi sequestram pacem petimus- (p. 147,24), e Ilioneo, -quassatarn ventis
lice at subducere classem / et silvis aptare trabes et stringere
remos, / si datur Italiam ". / tendere- (vv. 551-554).
Notevoli analogie sono rilevabili ancora nelle risposte fornite
rispettivamente da Didone e da Alstemo (da notare, peraltro, la
variazione di Dudone nel descrivere l'atteggiamento di Alsterno,
adeguata al passaggio da una figura femminile ad una maschile:
Didone è -uoltum dernissa- [v. 5611, Alsterno -hilarern vu/turn
150
FABIO
STOK
praetendens- lp, 147,25-26 L.D. Alsterno si dice al corrente di
ciò che era accaduto in Dacia, -parentelam diffusae generositatis
vestri senioris, casusque et labores vestros, quin etiam fraudolenter perfidiam Daciae regis nobis retulerunt plurimi-, cfr. Didone
in Aen. 1,565-566, -quìs genus Aeneadum, quis Troiae nesciat urbem / virtutesque virosque aut tanti incendia belliò, elogia il valore dei Daci e di Rollone, -nulla tellus effert viros magis quam
Dacia praecipuos, armisque strenue edoctos ... nemo seniore
vestro justior in factis, nemo major in armis-, cfr. Ilioneo in
Aen. 1,544-545, -rex erat Aeneas nobis, quo iustior alter / nee
pietate fuit nec bello maior et armis»; consente quanto richiesto,
-lice at vobis ubicunque terrarum nostrae ditionis vendere et
ernere- (pp. 147-48 L.), cfr. Didone in Aen. 1,571-573; ed
esprime il desiderio di vedere Rollone, -eurn desidero intueri,
superque malis sui solarì-, analogamente a Didone per Enea,
-utìnarn rex ipse noto compulsus eodem / adforet Aeneas(Aen. 1,575-576). Ma in considerazione di altri aspetti, come ho
già accennato, per la figura di Alstemo Dudone sembra tenere
conto anche di quella virgiliana di Eleno, re Troiano di Butroto e
sacerdote-vate, che nell'Eneide ha il compito di rassicurare Enea
e di fornirgli istruzioni per il proseguimento del viaggio (cfr.
Aen. 3,296-462). Alsterno è -rex Anglorum christianissimus, '"
sacrosanctae Ecclesiae praedignus advocatus-, (2,7 p. 147,6-7 L.),
amico dei Daci / Dani, che promette aiuto a Rollone per il proseguimento del viaggio. Alla figura di Eleno Dudone ricorse
probabilmente per questo ruolo che ha il personaggio nella vicenda eneadica (diversamente da Didone, che per la missione di
Enea costituisce un ostacolo), ed anche per integrare il ruolo che
nell' Eneide è svolto da Didone con una fìgura maschile, adeguatamente al personaggio storico da cui Dudone prese lo spunto
per la vicenda.
Forti riprese virgiliane caratterizzano l'episodio della tempesta che investe Rollone dopo la partenza dall'Inghilterra e che lo
porta a sbarcare in Frisia, anziché in Francia30. È una tempesta
del tutto analoga a quella che nell'Eneide porta i Troiani sulla eo-
30 Cfr. Manitius, Geschichte ...,
p. 260; Shopkow, The Carolingtan ..., p. 23.
IL MONDO GEO-ANTROPICO DI DUDONE
151
sta africana, anziché nel Lazio. La tempesta investe i Daci / Dani
all'improvviso: «quum vero lenibus ventis congressus navigii
factus esset usque ad medium aequoris, nihilque viderent nisi
coelum complexum super fadem maris, ...• (2,8 p. 148.32-34 L.),
cfr. Aen. 1,34-36, -vìx e conspectu Siculae telluris in altum / vela
dabant laeti et spumas salis aere ruebant, / cum ....; il ruolo che
nell'Eneide ha Giunone, è svolto in Dudone dagli -invidi Spiritus,
scientes illos baptismate Christi nomine abluendos- (p. 148, 3435 L.), cfr. Aen. 1,23, Giunone è metuens per dò che faranno in
futuro i TroianVRomani. Segue la descrizione della tempesta: i
venti -a sedibus suis ruunt- (p. 148,36 L.), come -ruunt- (1,83) i
venti eneadici sfuggiti agli antri di Eolo (1,52ss.). Altre riprese caratterizzano la descrizione della tempesta: -coelum crescentibus
fulgoribus intonuit, densarumque tenebrarum nox atra illis incubutt- (p. 149,1-2 L.), cfr. Aen. 1,89-90, -ponto nox incubat
atra. / intonuere poli et crebris micat ignibus aether-: hue
illucque naves quasi per montes et vallesfluctuant. (p, 149,4 L.),
cfr. Aen. 1,333, -vento bue vastis et fluctibus actì-, La tempesta
scema dopo l'invocazione di Enea, -duplicìs tendens ad sidera
palmas. (1,93), ai Troiani caduti, e analogamente nel caso di
Rollone, che invoca, -protensis manibus- (p. 149,5 L.), il -Deus
omnipotens •.
L'ultima tappa di Rollone, in Frisia, ricalca per qualche aspetto
ancora la tappa africana di Enea (ma quella di Rollone è però una
tappa di guerra, non erotica). Il viaggio riprende, verso la meta
finale, solo dopo che un'apostrofe ha ricordato a Rollone quale
sia la missione che lo attende. L'apostrofe di Dudone corrisponde nell' Eneide all'intervento di Mercurio volto a far ricordare ad Enea la missione che lo aspetta e ad abbandonare
Cartagine: -Rollo, quid en terris morulansis versaris in
istis / quum supra satis ultus ades cunctos inimicost- (2,10 p.
151,22-23 L.), cfr. Aen. 4,271, -quid struis? aut qua spe Libycis teris otia terris?, ed anche 4,235 (istruzioni di Giove a Mercurio),
«quid struit? aut qua spe inimica in gente moraturi-; -venturo
quoniam proclivi temporis aevo / praelia Franciscae gentis dire
31
264.
Verbo non attestato prima di Dudone: cfr. Manitius, Geschichte ..., p.
152
FABIO STOK
patieris- (p. 151,25-26 L.), cfr. Aen. 4,229-230, -sed fore qui gravìdam imperiis belloque frementem / Italiam regeret-.
Rollone salpa, cfr. 2,11 p. 152,1, -fluminis Scaldi alveum deserens- Ci Troiani -litora deseruere-, cfr. 4,582), e conclude la sua
Odissea alla foce della Senna, -perrnenso ponto, qua Sequana
caeruleo gurgite perspicuisque cursibus fluens, odoriferasque
excellentium riparum herbas lambens ... inundantis marts pelago se immittit, aggredìens- (2,11 p. 152,1-4 L.). Con un quadro
analogamente idilliaco appare ai Troiani, nell'Eneide, la foce del
Tevere, cfr. Aen. 7,30-32, -hunc [scil. ingentem lucum] inter fluvio Tiberinus amoeno / verticibus rapidis et multa flavos harena / in mare prorurnpìt- (cfr. anche 8,64: -caeruteus
Thybris-), La Senna, nella rete delle allusioni eneadiche, ha per
Rollone il valore che ha il Tevere per Enea, così. come la Francia
corrisponde all'Italia, la tel/us Nortbmannica al Lazio e la città di
Rouen, nella quale Rollone riconosce la visione del sogno (cfr.
2,11 p. 153,7-9 L.), a Roma.
4. Nella successiva narrazione delle imprese di Rollone, le riprese eneadiche interessano prevalentemente le parti in versi
ed investono un problema che ancora all'epoca di Dudone presentava implicazioni politiche rilevanti, quello del rapporto fra
Normanni e Francesi. La posizione di Dudone, per questo
aspetto, riflette una fase della storia politica in cui prevale, nei
gruppi dominanti Normanni, la tendenza all'omologazione nei
confronti dei Francesi (diversa sarà la situazione pochi decenni
dopo la composizione dell'opera di Dudone, nell'epoca in cui
Guglielmo di ]umièges compone i suoi Gesta Normannorum
Ducum).32 Dudone, sostanzialmente, attribuisce a Rollone una
politica di pacificazione/fusione fra Normanni e Francesi analoga
a quella fra Latini e Troiani da cui l'Eneide fa derivare i Romani.
L'operazione di Dudone emerge con chiarezza nell'inserzione esametrica collocata verso la fine del libro I. Dopo aver
chiarito che Hastingo è lo strumento di una provvidenziale punizione inflitta al Francesi (cfr. sopra), Dudone annuncia una
nuova e ben diversa emigrazione di Daci / Dani, quella guidata da
32
Cfr. Davis, The Normans ..., pp. 50-57.
IL MONDO GEO-ANTROPICO DI DUDONE
153
Rollone: -altera progenies Dacia dimittitur illa / remigio tumidas
valido lapsura per undas- (1,7 p. 136,8-9 L.). Non è ovviamente
casuale che Dudone qui ricalchi il verso cruciale dell'egloga profetica di Virgilio (4,7), «iam nova progenies caelo demiuitur alto(per la ripresa formale cfr. già iam ad inizio di verso a p. 136,3)
in considerazione dell'interesse che ebbe per questo luogo l'esegesi allegorica medievale (ma cfr. già gli Scholia Bernensia ad
1., p. 107 Hagen: PROGENIES Saloninus vel Augustus vel
Christus vel Marcellus). Anche più notevole è il fatto che
Dudone (rivelando una lettura molto attenta dei poemi virgiliani)
metta in connessione eel. 4 con Aen. 6,782, dove Anchise, nell'Oltretomba, indica ad Enea Romolo, destinato a fondare Roma
e il dominio sul mondo, -huius ... auspiciis ilia incluta
Roma / imperium terris, animos aequabit Olympo (vv. 781-782).
L'inserto esametrico di Dudone riecheggia questo luogo virgiliano in riferimento al destino che attende Francesi e Normanni
rapacificati:
-foedere
complacito
tandem,
jam pace
quieta, / imperiumque
tuum nomenque aequabit Olympo,
/ gentes et tumidas tibi deservire negantes / contundet gladio,
mitescet, suppeditabit. / O felix, o terque quater et millies
alma! / salve tripuduans, et aveto in saecula regnans- (p. 136,1318 L.), dove sono ancora rilevabili echi del celebre debellare
superbos detto sempre da Anchise ad Enea ad Aen. 6,853, e della
ricordata invocazione
rivolta da Enea, nel culmine della
tempesta, ai Troiani caduti, -o terque quaterque beati- (Aen.
1,94).
Più direttamente la fusione Troiani / Latini è evocata da
Dudone nell'apostrofe di 2,4, in coincidenza con la partenza di
Rollone dalla Dacia: -Francia ... / spermate nob ilium concretis
christicolarum / Dacigenis cum Francigenis jam pacificatis, / gignet producens, expurget, proferet ingens / reges pontificesque, duces, comites proceresque: / sub quibus orbis ovans
pollebit, principe Christo- (p. 144,10-15), dove il riferimento è
ancora al presente di Dudone, -Dacigenis cum Francigenis jam
pacificatis-. L'idea della fusione dei due popoli riecheggia il verdetto di Giove ad Aen. 12,838-839, -hinc genus Ausonio mìxturn
quod sanguine surget, / supra homines, supra ire deos pierate
videbis-, dove peraltro la disposizione per cui -sermonern
154
FABIO
STOK
Ausonii patrium moresque tenebunt, / utque est nomen erit;
commixti corpore tantum / subsident Teucrì- (vv. 834-836),
trovava probabilmente un certo riscontro nella politica di assimilazione perseguita dai Normanni nella Francia dell·epoca.33
È significativo che in una successiva apostrofe a Rollone
Dudone recuperi Aen. 12,822 -cum iam leges et foedera
iungent-, il cui contesto (Giunone chiede a Giove che resti il
nome dei Latini) è relativo allo stesso problema affrontato in
Aen. 12,834-836, quello della lingua Latina e della sua sopravvivenza dopo la fusione Troiani / Latini: cfr. 2,11 p. 153,18 L., «urbe
dabis populis leges et foedera in ìsta- (I'urbs è Rauen), dove è
certamente presupposto il verso virgiliano. L'apostrofe comprende ulteriori riprese virgiliane, ancora selezionate in relazione ai contesti e all'interesse che essi offrivano per il discorso
di Dudone: basti citare p. 153,20-22 L., -ternpore mirificum venturo jamque nepotum / aspera sepositis mitescent saecula be/lis, / et super arma sedens juror impius-, dove 153,20 riecheggia Aen. 3,158-159, «uenturos tollemus in astra nepotes / imperiumque urbi dabimu» (profezia dei Penati ad Enea),
presupposto anche dall'urbe dabis del precedente 153,18 cit. (e
forse anche eel. 4,52, -aspice, venturo laetentur ut omnia saecuk»), 153,21-22 riprende pressoché alla lettera Aen. 1,291.294295 (ancora l'intervento profetico di Giove sul futuro dei
Troìanì/Rornant), «aspera turn positis mitescent saecula be/lis;
... Furor impius intus / saeva sedens super arma- (in riferimento ad Augusto, la cui divinizzazione è paragonata al v. 290 a
quella di altro personaggio, non specificato, che Servio identifica
in Enea, -potest intelligi sicut Ramulus, sed melius sicut Aeneas.,
cfr. p. 106,14-15 Th.; è probabile che Dudone tenesse conto di
questa esegesi, neI riferire il contesto a Rollone / Enea).
Questo addensarsi delle riprese virgiliane nelle parti in versi
dell'opera, corrisponde, nel passaggio alla parte -iliadìca- dell'epos di Rollone, ad una minore rilevanza del modello eneadico
nella trama narrativa. Restano comunque, anche in questa parte,
segnali della figurazione enadica di Rollone: per es. il rilievo ac33 Per Davis, The Normans .... pp. 50-51 Dudone, con la sua opeta,
avrebbe prefigurato una vera e propria -francesatìon. dei Normanni.
IL MONDO GEO-ANTROPICO DI DUDONE
155
cordato (cfr, 2,28 p. 169,3-6 L.) al suo matrimonio con Gisela, la
figlia di Carlo il Semplice (in coincidenza con il trattato di SaintClair-sur-Epte del 911),34 evoca ovviamente il matrimonio fra
Enea e Lavinia, che sancisce la pace fra Troiani e Latini. Cfr. la
proposta recata a Rollone da Francane, l'arcivescovo di Rauen:
.filiam suam, Gislam nomine, uxorem in conjugio dabit Iscìl.
Karalus] tibi; qua copula prole laetaberis, regnumque in perpetuum tenebis- (2,28 p. 166,24-26 L.), forse influenzato da Aen.
11,355-356, -quin gnatam egregio genero dignisque hymenaeis
/ des, pater, et pacem hanc aeterno foedere ìungas- (Drance a
Latino sulle nozze di Lavinia),
È ricorrente, nel libro II, l'immagine della Normandia desolata e devastata dalla guerra, ma che Normanni possono rendere fiorente. Alloro arrivo in Francia, i Daci / Dani trovano la
regione ricca, ma abbandonata:
-haec terra copia frugum
omnium fecunda, arboribus nemorosa, fluminibus pisce repletìs discriminata, venatu diversarum ferarum sufficienter copiosa,
sed armigeris militibusque est vacua- (2,12 p. 153,27-30 L.). La
stessa immagine è riproposta a Rollone dai majores Dacorum
alla vigilia della pace con Carlo il Semplice: -terra haec penitus
desolata, militibus privata, aratro non exercita, arboribus bonis
referta, fluviis genere diversorum piscium plenis divisa, venatu
opulenta, vine is non ignara, glebis cultro elaboratis fecunda ... si
fuerit frequentia hominum visitata, valde erit fertilis et uberrima(2,26 p. 166,29-34 L.). Lo stesso Carlo aveva in precedenza lamentato come, in conseguenza della guerra, «terra aratro non
scinditur- C2,20p. 160,22-23 L.): e cfr. ancora il messaggio inviato
a Carlo da Rollone insoddisfatto del territorio che i Francesi intendevano assegnargli, -Rollo non potest tecum pacifica ri, quia
terra quam illi vis dare inculta est uomere, pecudum et pecorum grege omnino privata hominuque praesentia frustrata- C2,28
p.168,13-15).
L'immagine ricorrente della terra non coltivata presuppone
certamente la descrizione virgiliana delle conseguenze delle
ì
34 Sui problemi storici posti da questa notizia di Dudone cfr. Lair, ìntr, a
Dudonis ... , pp. 72-73; più in generale sulla ricostruzione del trattato di
Saint-Clair-sur-Epte,
cfr. J. Yver, Les premieres institutions du ducbé de
Normandie, in AA. VV., 1 Normanni e la loro espansione ..., pp. 302-304.
156
FABIO STOK
guerre civili in georg. 1,506-508, -non ul/us aratro / dignus honos, squalent abductis arua colonis, / et curvae rigidum falces
conflantur in ensern-. Il quadro idilliaco delle condizioni naturali
della Normandia, d'altra parte, riecheggia la laus Italiae di georg,
2,149-150, -hic ver adsiduum atque alienis mensibus aestas. / bis
gravidae pecudes, bis pomis utilis arbos •. I due contesti delle
Georgiche sono in preciso rapporto fra loro: .rnbedue sono in
funzione dell'encomio di Ottaviano (cfr. 1,503-505 e 2,170-172),
e delineano un'opposizione fra le guerre civili e la pace instaurata da Augusto.
È assai significativa la scelta di questi contesti delle Georgiche
da parte di Dudone. il finale del I libro e la laus Italiae del II
erano infatti quelli più facilmente correlabili nell' epos eneadicoaugusteo (e la stessa considerazione si può fare per le Bucoliche,
di cui Dudone utilizza significativamente la IV egloga, quella
messianica). Anche per l'Eneide, come abbiamo visto, Dudone
privilegia i contesti in cui risultano più evidenti ed esplicite le
connotazioni politiche dell'opera virgiliana. L'utilizzazione della
laus Italiae per la tellus Nortbmanntca è del tutto funzionale al
carattere eneadico dell'epos di Rollone. L'idea che la Normandia
fosse armigeris militibusque vacua (2,12 cìt.) è apparsa storicamente inverosimile,35 ma è anch'essa funzionale al disegno
tracciato da Dudone. l'assenza di abitanti, come l'abbandono
.. delle culture rimarcato negli altri luoghi citati, sono conseguenza
di quelle devastazioni portate in Franciada Hastingo (e dallo
stesso Rollone), delle quali Dudone, come abbiamo visto, sottolinea il carattere provvidenziale. Rollone, in quanto pone termine alla guerra inaugurata da Hastingo, assume il ruolo di
Augusto, oltre a quello di Enea (rna che l'Eneide fosse in fondo
, un encomio di Augusto, Dudone lo sapeva anche da Servio, cfr.
comm. Aen. praef, p. 4,10-11 Th., -intentìo Vergilii haec est, '"
Augustum laudare a parentibus-).
Hastingo, per questo aspetto, ha la fisionomia di un vero e
proprio anti-Enea. è significativa la sua ambizione di espugnare
Roma, domina gentium Cl,5 p. 132,19 L.) e caput mundi 0,7 p.
35. Cfc. D.Bates, Normandy
before 1066, London 1983, p. lO (e le
obiezioni di Searle, Fact ..., p. 130 n. 5).
IL MONDO GEO-ANTROPICO DI DUDONE
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135,11 L.)j per errore espugna invece Luni, con uno stratagemma che ha analogie con quello del cavallo di legno con cui i
Greci prendono Troia (fingendo di essere in punto di morte,
chiede ed ottiene che il feretro venga portato all'interno della
città).36 Che la presa di Luni voglia essere un simulacro della
presa di Troia, lo conferma il fatto che Dudone la descriva negli
stessi termini in cui nell' Eneide è descritta l'ultima notte di Troia:
-ultima vitae dies accidit omnibus, breveque et irrecuperabile
vitae tempus- 0,7 p. 135,3-4 L.), riprende le parole rivolte ad
Enea dal sacerdote Panto, -venìt summa dies et ineluctabile
tempus / Dardaniae- (Aen. 2,324-325)j -gens quae praeerat navibus adest portis bipatentibus.
stat muerone eoruseo ferri
acies, strictim parata nee;' (p. 135,6-7 L.) ricalca Aen. 2,330.333334, -portis alii bipatentibus adsunt-; .siat ferri acies muerone
coruseo I stricta, parata neci- (non significativa contestualmente la ripresa di Aen. 10,474, -vaginaque cava fulgentem deripit [seil. Pallas] ensem- a p. 134,34-35 L.. -ensernçue fulgentem
vagina deripuit- [scil, Alstignus)).
Il ruolo di anti-Enea svolto da Hastingo è confermato ancora
dalla scena in cui egli inganna gli abitanti di Luni/Roma, fingendo
amicizia e simulando di essere in punto di morte. Le sue parole
riecheggiano quelle rivolte da Ilioneo a Didone (ed anche, come
abbiamo visto, il discorso degli ambasciatori di Rollone ad
Alstemo): -prius aquilonibus adversis, postea Sephyro Nothoque nobis contrariis obtriti, finibus inviti vix adnatavimus vestris.
Vestram urbem nee ferro depopulart, nee praedam venimus
pagi vestri ad naves nostras deducere. Non nobis ea vis tot
periculis fatìgatìs- 0,5 p. 133,11-141.), cfr. Aen. 1,524.527-529,
_ventis maria omnia vecti; non nos aut ferro Libycos populare
penatis / venimus aut raptas ad litora vertere praedas; / non ea
vis animo nee tanta superbia vìctìs-, E non è forse casuale, in
considerazione di questa ripresa, che Hastìngo, a 1,3 p. 131,61.,
-et tanto scelere ante alios tmmanior omnes-, sia ritratto preci36Sull'episodio cfr. G. Althoff. Gloria et nomen perpetuum. wodurch
wurde man im Mittelalter berübmtr, in Person und Gemeinschaft im
Mittelalter. Karl Schmtdt zum fünfundsecbxtgsten
Geburtstag, Sigmaringen 1988, p. 303.
FABIO STOK
158
samerite come il malvagio fratello di Didone, -Pygrnalìon, seelere ante alios immanior omnis- (Aen. 1,347).
5. Il disegno eneadico dei Gesta, neUe soluzioni narrative e
nelle riprese programmatiche, chiarisce e precisa l'ambito in
cui si colloca l'opera di Dudone, ai confini fra storiografia ed
epos. Il modello virgiliano consentiva a Dudone, soprattutto, di
coniugare l'intento encomiastico e -propagandistico- dell'opera
con la ricerca di uno stile elevato, adeguato alle sue ambizioni
artistiche (ben evidenziate del resto dai numerosi metri che eglì
utilizza).
Ma al di là delle ambizioni personali dell'autore, la scelta di un
registro stilistico elevato era posta certamente dalla stessa
committenza dell'opera, per le esigenze culturali che l'opera
stessa era chiamata ad assolvere. La genealogia eroica costituisce
peraltro un tratto centrale in generi diversi della letteratura altomedievale, dall'annalistica alla biografia e alla storiografia, in
evidente aderenza alla cultura dei gruppi dominanti di quest'epoca.è? Dudone, in particolare, operò in committenza diretta
con quella che restava una -Norse warrior-class-, con esigenze
analoghe a quelle che sollecitano, in epoche non molto lontane
da quella di Dudone, la composizione di opere quali il Beouiulf e
la Laxdaela Saga,38 ma anche i Gesta Danorum di Saxo
Grammaticus.
Le soluzioni di Dudone, anche per aspetti diversi da quelli qui
esaminati (il prosimetro, la strutturazione in biografie ecc.),
vanno rapportate a questa domanda di una storia insieme eroica
e nazionale che veniva all'autore dal suo committente/pubblico.
L'adozione del modello eneadìco, in questo quadro, si configura
indubbiamente come il tratto più eclatante dell'operazione di
Dudone (e costituisce peraltro uno dei capitoli di maggior interesse della fortuna medievale dell'opera virgìliana),
Assai presto riferimenti connettivi dell'impresa di Dudone
dovettere risultare opachi. Ho accennato alla svalutazione delì
37. Cfr. K.Leyser, The German Aristocracy from the Nintht to tbe Early
Twelfth Century. A Historical and Cultural Sketch, -Past and Present" 41
0%8), pp. 25-53.
38 Cfr. Searle, Fact..., pp. 122-23.
IL MONDO GEO-ANTROPICO DI DUDONE
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l'opera di Dudone che è stata operata fino ad epoca recente da
parte degli storici. Ma già a pochi decenni dalla composizione
dei Gesta, nella seconda metà del sec. XI, Guglielmo di
Jumièges39 sembra incapace di decifrare i riferimenti eneadici
che attraversano i Gesta, ed utilizza Dudone tout court come
fonte storiografica. È sintomatico il trattamento a cui Guglielmo
sottopone in particolare l'origo dei Daci / Dani, nella cui trattazione traspare più chiaramente, come abbiamo visto, l'operazione effettuata da Dudone. Guglielmo intende il toponimo
.Dacia- senz'altro come designazione della sede storica dei Dani
(1,4: -Dacìa quae et Danamarcha.), ignorando i riferimenti geografici forniti da Didone; contamina la genealogia antenorica di
Dudone con quella riferita ai Franchi dal Liber bistoriae
Francorum, postulando un itinerario di Antenore dall'Illiria, attraverso la Germania, fino alla Danimarca; e risolve l'ambigua
identificazione Dani / Danai postulando un -quidarn Danaus-, re
di Danimarca, da cui sarebbe derivato l'etnonimo Danai / Dani.
Da parte sua, Guglielmo opta per l'ipotesi che i Dani / Northmanni fossero in origine Gothi: -sed sive hoc sive illud
exstiterit, originem tarnen a Gothis noscuntur ducere Danì(1,4), suggestionato
probabilmente
anche dalla ripresa di
Iordanes con cui si apre l'origo in Dudone. È con Guglielmo, in
fondo, che inizia quella sfortuna di Dudone che si è protratta
fino quasi ai giorni nostri.
39 Sull'opera di Guglielmo di Jumièges, basata comunque in larga parte
su Dudone, cfr. E. M. C. van Houts, The Gesta Normannorum ducum: a
History without End, in Proceedings of the Battle Conference 1980 on
Ang/o-Norman Studies, ed. by R.Allen Brown, Woodbridge 1981, pp. 106-
18 (215-20).

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