Artisti . Corriere dell arte

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Artisti . Corriere dell arte
P E R I O D I C O
Manifesti,
originali,
grafica,
multipli e dipinti
Via della Rocca, 4 - TORINO
Tel. 011.8174644
D I
C U L T U R A
E
I N F O R M A Z I O N E
I.P.
Fondato da Carlo Accossato nel 1994
CORRIEREdell’ARTE
Direzione e Redazione: P.za Zara, 3 - 10133 Torino
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Spedizione in abbonamento postale
Anno XX - n° 3 - Venerdì 14 Febbraio 2014
€ 2,50
COURRIER DES ARTS
Vermeermania a Bologna
Manifesti,
originali,
grafica,
multipli e dipinti
Via della Rocca, 4 - TORINO
Tel. 011.8174644
Il Corriere dell’Arte è su facebook con più di 7.000 contatti da tutto il mondo e on line con oltre 500 visitatori al giorno
“La ragazza con l’orecchino di perla” per la prima volta in Italia, a Palazzo Fava
“Doppio sogno”
Torino, Palazzo Chiablese
Jan Vermeer, "La ragazza con l’orecchino di perla", 1665 ca.
olio su tela, 44,5x39 cm.
Mauritshuis Royal Picture Gallery, L’Aia © KKSMH
D
LORENZO REGGIANI
avanti a lei bisogna spogliarsi dell’aneddotica
e del feticcio dell’icona pop; bisogna dimenticare il best-seller Neri Pozza di Tracy Che-
valier e il film con Scarlett Johansson. Lei è La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, il quadro
più amato e riprodotto al mondo, con la Gioconda di
Leonardo e L’urlo di Munch. Lei è per poco più di
cento giorni, fino al 25 maggio, a Bologna, a Palazzo
Fava, star indiscussa e assoluta di una raffinatissima
mostra sulla Golden Age della pittura olandese, curata
da Marco Goldin e tra gli altri da Emilie Gordenker,
direttrice del Mauritshuis Museum de L’Aia dove il
capolavoro è conservato - e dove tornerà per sempre
a giugno - e dal quale provengono tutti i dipinti in
esposizione. È l’unica occasione per ammirarla in Italia e in tutta Europa, prima del “rimpatrio”, e dopo il
tour che l’ha portata in Giappone (a Tokyo e Kobe) e
negli Stati Uniti (a San Francisco, Atlanta e New
York). “È ovviamente un onore per me essere riuscito
a portare nel nostro Paese per la prima volta quest’opera”, dice Goldin. “Vorrei che il pubblico si ponesse davanti ad essa come a una rappresentazione
sublime della bellezza dipinta. In questo quadro tutto
vive dentro una sorta di silenzio crepitante, che
chiama ognuno di noi verso il luogo dell’assoluto”.
Soprattutto De Pisis
Alla GAM di Torino tre nuovi appuntamenti
L
MARIA LUISA TIBONE
e ancor numerose schiere di visitatori che affollano la mostra
di Renoir alla Galleria di Arte
Moderna di Torino sono ora allettate da
tre altri appuntamenti che il museo di
via Magenta presenta in orari prolungati (ma-me-ve, fino alle 19,30; gio,
fino alle 22,30). Al piano terreno VITRINE offre, nell’opera di Manuele
Cerutti, uno sguardo di Pause elaborato da ‘Gente di Strada (Passaggio pedonale)’. La giovane curatrice Anna
Musini ne costruisce il breve percorso
con un lento lavorio di pochi oggetti
che in ritmici oli su lino conducono ad
un dialogo di forme lontane. Come in
L’attesa delle regole 3, fino alla scapulomanzia dell’antica Cina. Al primo
piano ecco un importante revival: È
Pinot Gallizio -teorico e pratico elaboratore tra il 1956 e il 1959 di una pittura
industriale - a dominare una grande pa-
rete con la sua Notte barbara. Espressione di una visione cosmica di forte
sperimentazione materica, il grande dipinto ha ricevuto, alla Venaria, un importante intervento di restauro. Nel 50°
anniversario della morte
dell’artista, al secondo piano
la sala SURPRISE ,curata da
Maria Teresa Roberto, rievoca ‘Ultime notizie’, con
brani della pittura industriale
dell’artista, fondatore - tra gli
altri - di quella Internazionale
Situazionista che ricordiamo
così bene rievocata da Mirella Bandini. Ma il più importante dei tre appuntamenti
s’apre al piano interrato, nella
nuova Wunderkammer della
Gam. Fino al 6 aprile, attiguo
al Gabinetto dei Disegni e
delle Stampe, ora aperto al
pubblico, lo spazio espositivo curato da Virginia Ber-
continua a pag. 2
tone presenta una ‘collezione segreta’.
Ed è un grande ritratto del collezionista
Alberto Rossi ad accogliere il pubblico
nello spazio verde dove splendono una
trentina di acquerelli ed oli di Filippo
De Pisis che gli fu amico e pressoché
coetaneo. Nei lontani miei anni universitari conobbi Alberto Rossi, straordinario narratore d’arte, simpatico
a pag. 5
New York, Morgan Library
In mostra i disegni
di Saint-Exupéry
a pag. 11
Milano, Teatro alla Scala
Cavalleria Rusticana
senza folklore
a pag. 12
giornalista che mi invitava a conoscere
nella sua casa, affollati sulle pareti, tanti
capolavori. Una raccolta straordinaria
che mostrava con orgoglio alle giovani amiche. Scendendo dall’immancabile bicicletta e conducendole
nell’appartamento-museo. Oltre a De
Pisis c’erano Morandi, Tosi, Casorati
e molti altri. Oggi la collezione di Alberto Rossi è sata riordinata dal soprintendente di Bologna Luigi Ficacci
: alla Natura morta con caffettiera, ai
disegni parigini di De Pisis, già rappresentativi di un segno lirico inconfondibile, seguono le opere milanesi,
le esuberanti pitture veneziane, con
nudi, ritratti, nature morte, fino alle
opere più tarde, testimoni della malattia nervosa che sconvolse gli ultimi
anni dell’artista; donate in extremis
(1956) da Rossi alla GAM, queste
esprimono ora la loro altissima qualità
poetica e costituiscono uno splendido
motivo di visita in contrasto e in prosecuzione dei piaceri offerti da Renoir.
Filippo De Pisis, “Testa di giovane”, 1951
acquerello su carta, 33x24,2cm.
Donazione A. Rossi, Torino, 1956 © GAM
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14 Febbraio 2014
COURRIER DES ARTS
segue dalla prima pagina
Vermeermania a Bologna
La ragazza, “nata” nel 1665 circa,
non è sola e non è l’unico capolavoro di Vermeer in mostra. A farle
compagnia c’è Diana e le sue ninfe,
quadro di grandi dimensioni, prima
opera realizzata dall’artista olandese
nel 1653-1654 circa. E ancora 35 altri
dipinti, tra cui ben quattro Rembrandt, e poi Frans Hals, Ter Borch,
Claesz, Van Goyen, Van Honthorst,
Hobbema, Van Ruisdael, Steen, ovvero tutti i massimi protagonisti
dell’età d’oro dell’arte olandese, divisi in cinque sezioni. La prima è dedicata alla storia del Mauritshuis; la
seconda ai paesaggi; la terza ai ritratti; la quarta agli interni con figure;
la quinta alle nature morte. Alla fine,
il percorso espositivo si conclude, e
tocca il suo culmine, con la grande
sala dedicata unicamente a lei, La ragazza con l’orecchino di perla, che si
offre ai visitatori lasciandosi immortalare da cellulari, smartphone e tablet, che tutti impugnano per poter
dire “c’ero anch’io”, per portarsi via
il ricordo di questa figura di grande
fascino, fulgido esempio di virtuosismo vermeeriano. Il volto della ragazza è morbidamente modellato,
con passaggi graduali e pennellate invisibili, ma l’elemento più straordi-
VERONA (Palaexpo)
fino al 16 febbraio
nario è tuttavia la perla, resa con una
lumeggiatura intensa e con il delicato
riflesso del colletto bianco. Accanto
a questa mostra, la Fondazione Carisbo, Genius Bononiae-Musei nella
Città e Linea d’ombra propongono,
sempre a Palazzo Fava, “Attorno a
Vermeer”, omaggio tributato da 25
artisti italiani contemporanei, da
Guccione a Sarnari, da Raciti a Forgioli, scelti da Goldin per il senso
della loro adesione all’intima idea
specialmente del medium luminoso
vermeeriano, senza distinzione tra figurativo e astratto. Il binomio anticocontemporaneo è, del resto, una
precisa cifra stilistica del critico veneto, riaffermato in modi diversi e
originali in concomitanza di molte
delle sue mostre. Intanto è “Vermeermania”, con centomila biglietti già
venduti e l’ambizione di arrivare a
220-230 mila presenze per la Ragazza più corteggiata del mondo.
Palazzo Fava
Palazzo delle Esposizioni
Via Manzoni 2 – Bologna
“La ragazza
con l’orecchino di perla
Il mito della Golden Age
Da Vermeer a Rembrandt
Capolavori dal Mauritshuis”
Fino al 25 maggio
Info: 0422 429999
Premiata Anna Borgarelli
A
“Molecola d’Oro” al Centro d’Arte San Vidal – Venezia
l Centro d’Arte San Vidal a Ve- dell’ADAC - Atelier di Arte Connezia, venerdì 14 febbraio alle temporanea (Torino) e fa parte delore 18, si svolgerà la premiazione l’AIA - Associazione Italiana
“Molecola d’Oro 2014”. Tra i ricono- Acquerellisti (Milano). È socia del
sciuti spicca il nome della nota acque- Circolo degli Artisti di Torino e Venerellista torinese Anna Borgarelli, le zia. Il Premio “Molecola” rappresenta
cui opere sono custodite in collezioni una delle versioni simboliche leonine
pubbliche e private, musei e pinacote- con le quali si esprime il significato
che. L’ultima si
trova presso il
Palazzo Barberini di Roma
dove ha esposto una Personale
di
acquerelli.
Anna Borgarelli ha al suo
attivo molti
premi e riconoscimenti. È
stata inoltre
presentata alla Anna Borgarelli, “Uno sguardo in maschera”, acquerello, 38x57 cm.
Biennale di Venezia nel luglio 2007 (Ateneo Veneto araldico di maestà e potenza. E il Cen- Sala Tommaseo) mentre, in conco- tro d’Arte S. Vidal - UCAI di Venezia
mitanza alle Biennali 2009 e 2013, ha prosegue il suo percorso di eccellenza
esposto sue Personali presso il Palazzo proponendo manifestazioni artistiche
Cornoldi e la Galleria San Vidal a Ve- rivolte alla cultura e in genere alle
nezia. L’artista è anche Presidente vicende dell città lagunare. (vi. co.)
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Milano, Villa Crespi
foto di Valentina Pasolini, 2013
© FAI - Fondo Ambiente Italiano
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Un pezzo di Storia salvato dal Fai
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COURRIER DES ARTS
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Con Casa Crespi si arricchisce il patrimonio culturale a Milano
I
ROBERTO ROVEDA
n questi giorni si è ritornato a parlare di
Grande Brera, si è
messo a punto un nuovo
progetto milionario e si è
fissata la data limite del
prossimo marzo per capire
se ci sono le risorse pubbliche e private per partire
finalmente. Dato il poco
tempo a disposizione e le
scarse risorse economiche
da dedicare alla cultura facile pensare che siamo di
fronte all’ennesimo fuoco
di paglia. Un grande bluff,
più che Grande Brera. Meglio quindi concentrarsi su
un successo concreto,
certo piccolo e minore rispetto ai progetti riguardanti
la
maggiore
pinacoteca milanese, ma
capace comunque di arricchire il patrimonio culturale
del
capoluogo
lombardo e di far felici gli
appassionati del “bello”. A
fine gennaio, infatti, il FAI
(Fondo per l’Ambiente
Italiano) ha acquisto una
delle più importanti abitazioni borghesi di Milano,
Casa Crespi, progettata
alla fine degli anni Venti
del Novecento e abitata
dai proprietari ininterrottamente fino a giorni nostri. Questo ha fatto si che
la casa, oltre duecento
metri quadri distribuiti su
tre piani in pieno centro
della città, abbia conservato la struttura originaria
così come gli arredamenti
e le finiture d’epoca e presenti un allestimento
d’epoca studiato e rispettato in ogni suo elemento,
dai pavimenti ai lampadari
Allo stesso tempo, i Crespi – famiglia amante
dell’arte, della musica e
delle buone letture - hanno
raccolto nel corso dei decenni all’interno della loro
abitazione un migliaio di
oggetti d’arte, dipinti (tra
cui quadri del pittore
fiammingo Voet e del Baciccio) e i più di quattromila
volumi
che
costituiscono la biblioteca.
La casa quindi rappresenta un pezzo di storia
meneghina e racconta di
una borghesia colta, riservata e poco amante delle
luci dei riflettori tipica
della Milano della prima
Entrano in scena i Grandi Maestri
Alla Galleria Accademia – Torino
metà del Novecento,
quando non ancora non
era la città “da bere”. La
sua acquisizione da parte
del Fai e la volontà degli
ultimi eredi della famiglia Crespi (due signori
oramai ultranovantenni)
perché venga aperta al
pubblico regala a Milano
un gioiellino tutto da scoprire, certo meno glamour di tante proposte
culturali e artistiche
sbandierate in prospettiva
Expo, però ancora di queste proposte abbiamo
solo sentito gli annunci.
Prosegue fino al 26 febbraio, presso la Galleria Accademia di via
Accademia Albertina 3/e a Torino, l’esposizione collettiva che ha
come protagonisti Grandi Maestri Contemporanei. Info: 011 885408
Nelle immagini: scorcio dell’esposizione;
nel riquadro a sinistra, Sebastián Matta, “Le Chemin de l’Englouti”, 1980, olio su tela, 70x65 cm.;
in quello a destra, Mimmo Rotella, “Rio Lobo”, 1970, décollage su tela, 140x100 cm.
foto © aut./Accademia
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Profili d’Artista
Il metodo e la sensibilità di un artista
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La recente “Natività” di Giancarlo Gasparin a Biella
S
ELIO RABBIONE
criveva il critico Angelo
Mistrangelo, poco più di
trent’anni fa, presentando
l’opera di Giancarlo Gasparin:
“Un’arte che si ricollega alla
“Classicità” della tradizione figurativa italiana, a una misura
interpretativa che giorno dopo
giorno si è sviluppata e trasformata raggiungendo felici esiti
compositivi… scaturisce, da
tale impostazione, un dipingere
in cui il colore ed il ritmo compositivo si traducono in una
linea di contorno fluida, duttile,
senza asprezze grafiche. Una
linea che segna il limite dei volumi, determina la composta
evidenza delle nature morte,
delle figure e dei paesaggi”. E
annotava ancora Vittorio Bottino: “Giancarlo Gasparin potrebbe benissimo essere un
protagonista d‘altri tempi: la validità del lavoro si affianca alla
cultura ed all’educazione, per
questo i richiami artistici non
Giancarlo Gasparin, “Natività con i pastori”, 2013, olio su tela
Giancarlo Gasparin, davanti all’altare di San Filippo Neri a Biella
squillano acuti nell’aria, ma si
snodano come madrigali”.
Ecco, guardando indietro nel
tempo e ripescando dalla memoria i nomi dei maestri che dal
Cinque e dal Seicento tornano
tra le tele dell’artista di oggi,
ecco, suona come un madrigale,
dolce, quasi appartato, non certo
squillante, commovente nella
propria insonorità questa Natività con i pastori (olio su tavola
di uno spessore di cm. 3,5, cm.
140 x 180, il risultato di bozzetti, di disegni, di ombreggiature, di monocromi, di velature)
che i Padri Filippini della
Chiesa di san Filippo Neri di
Biella (i lavori per la costruzione della chiesa iniziarono nel
marzo del 1789 per terminare
nel 1800, quando con l’annessione del Piemonte da parte dei
francesi la Congregazione fu
soppressa e la casa della Comunità confiscata, ritornerà in possesso dei sacerdoti all’indomani
del Congresso di Vienna) commissionarono al pittore un paio
di anni or sono e che in occa-
sione delle ultime festività natalizie ha trovato posto su di un
paliotto rosso, ricamato con
fregi pregevoli, sulla sommità
dell’altar maggiore dove solitamente il visitatore ha potuto vedere un’Estasi del santo
fondatore. Gasparin con questa
sua opera – non ultima, sta lavorando tra l’altro ad un’altra
tela che in tempi più o meno
prossimi potrà trovare una sua
collocazione in una chiesa torinese, a completamento di un
dittico assai prezioso – reinterpreta un originale fiammingo
cinquecentesco e ripropone con
lo sguardo di oggi la grazia e la
bellezza dell’occasione, dei visi
in atto di contemplare, degli oggetti di ogni giorno catturati in
tutta la loro semplicità, dei personaggi mai falsati e ridondanti,
ma “scoperti” e offerti con la
sincerità di un grande Maestro.
Una composizione che allinea
secondo moduli antichi la Vergine in atto di scoprire allo
sguardo di tre pastori appena
giunti a rendere omaggio e ad
offrire umili doni il corpo nudo
del Bambinello, sotto gli occhi
protettivi e amorevoli di san
Giuseppe. L’alternarsi dei colori che riempiono le tuniche ed
i mantelli, i bruni i blu gli arancio, il centro visivo destinato al
Bambino, il candore della tela
che fa da culla e il movimento
delle pieghe, le capigliature
scomposte dei due vecchi, i
grandi occhi sgranati del bue e
dell’asino, l’intrecciarsi del
cesto, il duetto di angeli, il
gruppo che s’innalza sulla destra della tela, ogni tratto, ogni
particolare riaccompagna alle
antiche composizioni, in un
inusuale prolungamento verso i
giorni nostri. Un lavoro assai
pregevole, suggestivo, condotto
con metodo, con riconoscibile
competenza, con una passione
che non viene mai meno, con
il bagaglio di cultura originato dall’attento studio degli
antichi pittori (quanto sempre
inseguiti!), soprattutto con la
sensibilità – concretissima
– che Gasparin porta in sé.
Un tempo per riflettere
“Doppio sogno” a Palazzo Chiablese – Torino
C
CHIARA GALLO
he cosa ha mosso la mano
di Sandro Chia mentre
creava quel vortice di colori
pastosi che è Tempest? E Alighiero
Boetti come ha partorito l’idea di
voler condensare il mondo in tanti
piccoli tasselli colorati in Tutto, del
1987? Doppio sogno, mostra curata da Luca Beatrice e Arnaldo
Colasanti, pone al pubblico interrogativi come questi lungo un percorso che si snoda attraverso le sale
di Palazzo Chiablese a Torino.
L’esposizione temporanea è l’insieme di una cinquantina di opere
in tutto e sarà visibile sino al 30
aprile. L’iniziativa, voluta come
inaugurazione del nuovo Polo
Reale, era stata già lanciata questo
autunno con la collocazione presso
l’adiacente Piazzetta Reale di alcune sculture di artisti quali Igor
Mitoraj, Giacomo Manzù, Marino
Marini. A distanza di qualche mese
vi è stato abbinato, il messaggio
onirico, per l’appunto, della pittura.
Suddivisa in una decina di sezioni
la mostra ripercorre le tematiche
classiche dell’arte novecentesca,
grazie al contributo di capisaldi
quali Giorgio De Chirico o Alighiero Boetti, passando poi alle
nuove tematiche della modernità
sulle tele di Carlos Donjuan o Daniele Galliano. L’intento è di far rivivere allo spettatore quel
momento fantastico che è il sogno,
visto in qualità di nutrimento per la
creatività dell’artista. Una creatività
in grado di far emergere nell’animo
di chi osserva quell’impulso interiore volto al miglioramento personale. Ci si confronta con elementi
quali il viaggio, il nudo, la memoria, il doppio ritratto, il teatro… tutte
tematiche che nel corso del tempo
si sono formate nella mente e nei
sogni degli artisti dell’ultimo secolo
e di oggi. Ognuno di loro ha apportato alle sue opere qualcosa di sé,
delle proprie paure, dei propri desideri, semplicemente della propria
immaginazione. Ed ecco allora le
esperienze in viaggio di Eric White
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e Giorgio Ramella, il nudo prepotente di Bernardo Siciliano, per
giungere agli specchi di Valerio
Berruti e alla geniale, forse un po’
inquietante, opera No Love Lost di
Damien Hirst. Affiancate a ciascuna sezione troviamo frasi e
poesie di autori diversi, quasi a
creare un racconto più che una
mostra. Come ci confida Arnaldo
Colasanti: “L’iniziativa vuole ricordarci di ritrovare quel tempo
per riflettere, quell’intimità profonda che troppo spesso il lavoro
e la vita di tutti i giorni ci tolgono”, mentre Luca Beatrice sottolinea che essa “nasce dal
tentativo di mettere in dialogo
una serie di concetti opposti, solo
apparentemente inconciliabili”.
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Giorgio de Chirico, “Autoritratto”, 1940-45, olio su tela,
28x33 cm. © Fondazione Giorgio e Isa de Chirico / PRT / MIBAC;
Sandro Chia, “Tempest”, 1985, olio su tela, 220x200 cm.
© Sandro Chia / PRT / MIBAC (qui sotto)
Palazzo Chiablese
Museo di Antichità di Torino
P.za S. Giovanni 2 / p.ta Reale
Torino
“Doppio sogno
Pittura e scultura
al Polo Reale di Torino” - II
a cura di Luca Beatrice
e Arnaldo Colasanti
Info: 011 5220450
349 8735297
Renoir, record di visitatori
Alla GAM di Torino la mostra dedicata al maestro dell’Impressionismo francese
T
ANDREA DOMENICO TARICCO
ornare in uno spazio espositivo come la GAM diTorino e
girare tra le sale gremite di
pubblico (affluenza che ha superato le
già promettenti aspettative) per assistere all’esposizione retrospettiva dedicata ad un maestro assoluto come
Renoir è stato come rivivere nell’Ottocento e tornare indietro nel tempo.
Ancora studente presi il treno e mi
recai in Francia per vivere le dimensioni che quei maestri avevano provato ed al Musée d’Orsay mi imbattei
nelle atmosfere favolistiche di Henri
Rousseau, in quelle magiche di Edward Burne-Jones; assistetti alle
scomposizioni pre-cubiste di Paul Cézanne, a quelle proto-espressioniste di
Vincent Van Gogh, ai primitivismi di
Paul Gauguin, alle ricerche formali di
Edgar Degas, passando per mostri
sacri come Henri Matisse, GeorgesPierre Seurat. Fu in quel momento
che vidi l’opera di Pierre-Auguste Renoir L’altalena, un olio su tela del
1876: fu realizzata quando l’autore
aveva solo trentacinque anni, nel
pieno delle difficoltà economiche che
lo portarono a dedicarsi in maniera
assidua all’arte. L’opera descrive figurativamente un uomo di spalle rivolto verso una giovane donna
sull’altalena, mentre ad un albero
posto a sinistra sbuca un secondo personaggio maschile ed una fanciulla.
L’imbarazzo della giovane sottolineato dalla vivezza dei colori induce
ad un senso di spensieratezza evocato
dal gruppo di persone che equilibrano
lo sfondo, ma diventa via via un vortice temporale in cui noi tutti siamo
immersi. Su quell’altalena è impressionato lo scorrere del progresso che
spaventa ma affascina, sfocando la
luce in rifrazioni che traducono la materia stessa in massa cromatica. Era
l’epoca di capolavori indiscussi, quali
Bal au moulin de la Galette; lui a
pieno titolo era stato ammesso nel
1864 al Salon des Refusés, istituito da
Napoleone III. Oggi, dopo vent’anni,
l’ho ritrovato proprio alla GAM - disposto al centro d’un percorso che
tocca diverse fasi della sua produzione, distinta in sezioni, come quella
dedicata alla ritrattistica (in cui spicca
Frédéric Bazille mentre dipinge
‘L’airone con le ali spiegate’), all’in-
Auguste Renoir, “Pont du chemin de fer à Chatou”, 1881, olio su tela, Musée d’Orsay
Parigi © René-Gabriel Ojéda / RMN - Réunion des Musées Nationaux / distribuzione Alinari
fanzia, ai paesaggi e ai nudi -, lui che
soleva affermare “ci vedo miriadi di
piccole tinte. Ho bisogno di scoprire
quelle che faranno vivere e vibrare la
carne sulla tela”. Sull’altalena del
mondo tutto scorre. Agli inizi del
’900, egli fu ridotto a dipingere su
una sedia a rotelle, con i pennelli legati all’avambraccio, ma ostinato a
vedere le forme in termini di massa.
GAM
Galleria Civica d’Arte Moderna
e Contemporanea
di Torino
Via Magenta 3 – Torino
“Renoir
Dalle collezioni del Musée d’Orsay
e dall’Orangerie”
Fino al 23 febbraio
Info: 011 4429518
CORRIEREdell’ARTE
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Il senso di Micol per la scienza
Hangar Bicocca – Milano
L
MARIANNA ORLOTTI
FOTORAMA
- febbrezza -
ENRICO S. LATERZA
Ad occhio nudo nel parco
A CURA DI
Galleria Carla Sozzani – Milano
Il periodo newyorkese
di Erwin Blumenfeld
Galleria Carla Sozzani, c.so
Como, 10 - Milano. Erwin Blumenfeld, Blumenfeld Studio,
New York 1941-1960, mostra retrospettiva co-prodotta dal
Musée “N. Niépce” di Chalonsur-Saône e dal Folkwang Museum di Essen, a cura di Nadia
Blumenfeld Charbit, François
Cheval e Ute Eskildsen. A ben
vedere, all’atelier di Blumenfeld a
Nuova York, nei pressi di Central
Park, forse “a treppiedi nudi nel
parco”, dei lontani esordi dada e
d’avant-garde nulla manca in duroe-puro spirito sperimentale surreali-
a mostra, curata
da Andrea Lisson,
comprende quattro fra le più importanti
istallazioni di Micol Assaël e un lavoro site-spe- Micol Assaël, “Mindfall”, 2004-2007, installazione, cabina
cific
realizzato con vetri appannati (container), motori e cavi elettrici,
appositamente
aper fumo, tavoli e sedia © l’artista / Johann König, Berlino
l’evento - che occupa interamente gli oltre 1800 mq di spazio dello Shed. Il titolo scelto [sorta di “scioglilingua musicale” obiettivamente illeggibile ed impronunciabile per
il comune mortale, n.d.r.] nasce dall’accorpamento di diversi termini greci, associati senza alcun significato, così
da eludere deliberatamente qualsiasi interpretazione prestabilita e lasciare che l’esperienza diretta del visitatore s’imponga sulla ricezione delle opere. Il progetto di
allestimento si concretizza in un percorso che coinvolge
gli spettatori in modo fisico e mentale, mettendo in gioco
la relazione delle stesse opere con lo spazio circostante:
apparecchiature ed equipaggiamenti tecnici, generatori di
potenza, vecchi motori, circuiti elettrici aperti e potenti
convogliatori d’aria riassemblati perdono la loro funzione
d’uso originaria e diventano parte di un’entità nuova:
“L’insieme spoglio crea un luogo respingente, dove campi
di forza e linee di tensione inducono lo spettatore a riflettere sulla violenza che si annida negli oggetti quotidiani”,
secondo l’autrice. Gli ambienti costruiti da Assaël ricordano celle di prigioni abbandonate, stanze spoglie, fredde,
fatiscenti, desolanti e desolate, cubicoli, cabine-container
E. Blumenfeld, “Doe Eye”
claustrofobiche, che impongono necessariamente un’interimmagine di copertina di Vogue US
del 1° agosto 1950, fotocolor;
azione, provocano una reazione di disagio fisico e psicoin
alto
a destra, accanto al titolo
logico, innescano riflessioni. Il corpo diventa un mezzo,
autoscatto b/n del 1955
una potenzialità che si presenta come assenza d’intenzion© The Estate of Erwin Blumenfeld
alità e mancanza di soggettività. Quando veniamo in conCondé Nast
tatto con le installazioni ready-made dall’artista romana ci
confrontiamo con fenomeni naturali insoliti e violenti, come elettricità,
sta:
basta
guardare
quel
magnetismo, temperature molto basse o alte, che possono essere controlbuñueliano-daliniano occhio-da-cerlati fino a un certo punto e che mettono alla prova la nostra resistenza.
biatta (corredato di sopracciglio trucL’intento dell’artista è quello di “evidenziare il legame tra arte e scienza:
cato, labbra con rossetto scarlatto e
entrambe pongono il dubbio alla base della loro stessa pratica, entrambe
neo finto), apparso sulla copertina di
necessitano di continui esperimenti e prove per la loro sussistenza”.
Vogue dell’estatico agosto 1950.
Nato a Berlino nel 1897, quindi fiPirelli HangarBicocca
glio della Belle Époque, e morto a
Via priv. Chiese 2 – Milano
Roma nel 1969, allo spegnersi della
Micol Assaël
Dolce Vita, l’errante fotografo tede“Iliokatakiniomumastilopsarodimakopiotita”
sco di origine ebraica, dopo i sogFino al 4 maggio
giorni formativo-esistenziali ad
Info: 02 66111573
Amsterdam, dal 1918 al 1935, e Pawww.hangarbicocca.org
rigi, dal ’35 al ’41, nella parentesi
temporale tra gli Anni Quaranta e
Sessanta (cioè dalla fuga da guerra e
nazismo, col definitivo approdo salvifico alla Liberty Island sulla Terra
delle Promesse - l’America -, al
boom postbellico nell’Età dell’Innocenza, che precedette l’omicidio del
presidente Kennedy) trovò la sua
primavera di fioritura professionale
con una sfolgorante carriera di celebre illustratore di moda e pubblicità
sulla brillante superficie delle pagine
patinate dei maggiori magazine del
settore (oltre al già citato Vogue US
del mitico direttore Alexander Liberman, l’Harper’s Bazaar, con gente
del calibro di Diana Vreeland, Life,
Cosmopolitan ed altri), o nella traslucida immagine multicolore delle
réclame dei più noti
marchi (Elizabeth
Arden, Dior, Max
Factor, L’Oréal, Helena
Rubenstein
ecc.), nonché alla
corte dei “ricchi e famosi” dell’alta società, di cui fece il
ritratto con orpelli su
pellicola (Babe Paley,
Dovima, Jean Patchett, Grace Kelly...),
talvolta svestendone
il corpo per scoprirne l’anima. Sotto
le sembianze esteriori del look
commerciale riuscì spesso a “contrabbandare l’arte” - come confessa
nell’autoriflessione di Eye to I nel significato profondo di ricerca
inesausta, nel solco della storia
culturale dell’Occidente, magari
citando Manet o Vermeer. Orecchini-di-perle ai porci?... Senz’ali.
L’esposizione sarà visitabile
sino al 30 marzo.
Info: 02 653531
www.galleriacarlasozzani.org
CORRIEREdell’ARTE
14 Febbraio 2014
Pagina
COURRIER DES ARTS
Gianfranco Schialvino e Gianni Verna raccontano Smens
Alla Biblioteca Classense di Ravenna
È
Gianfranco Schialvino, "Alla Luna", xilografia
in corso fino al 26 aprile 2014
presso la Biblioteca Classense, la
mostra Smens. la xilografia in rivista. L’esposizione racconta l’avventura
della rivista Smens, così atipica nel nuovo
millennio per la sua impostazione artigianale che ne prevede la stampa tipografica
in poche copie, su un torchio a braccia e
con i testi composti con caratteri di
piombo. Unica nel suo genere anche per
il metodo di riproduzione delle figure, che
sono tutte incise su matrici di legno. La
collezione della rivista è stata donata dai
curatori alla biblioteca, che ora la mette in
mostra in linea con la propria vocazione,
storicamente definitasi, di luogo di raccolta
e conservazione di importanti testimonianze di grafica, ed in particolare, come
in questo caso, di xilografia. Un’arte, peraltro, che raggiunge esiti di straordinaria
qualità nelle preziose xilografie quattrocentesche delle raccolte classensi, e che
idealmente si legano a queste opere contemporanee nel segno della stessa tecnica.
È facile tracciare adesso, dopo quindici
anni dall’uscita del primo numero di
Smens, un bilancio provvisorio di questa
particolare rivista; Smens è stata tuttavia
un’idea vincente proprio per questa sua caratteristica di essere fuori moda. I protagonisti sono gli autori dei testi e delle figure,
tanto sorpresi per essere invitati a partecipare a un viaggio verso l’ignoto quanto
pronti a inviarci i loro elaborati sui temi
proposti. Le pagine e i legni arrivano
in redazione da tutto il Mondo, da
Montepulciano e da Montreal, da
Montmartre e da Boston…
Hanno realizzato le tavole incise dapprima Gianni Verna e Gianfranco
Schialvino - insieme nel loro “cenacolo a due”, come definì l’Associazione Nuova Xilografia che edita la
rivista il critico e amico Angelo Dragone - e successivamente tutti i più
prestigiosi e abili xilografi, da tutto il
Mondo, a partire da Remo Wolf fino a
Jean Marcel Bertrand, Evgenij Bortnikov,
il fiammingo Gerard Gaudaen, Leonard
Baskin e Barry Moser, Penelope Jencks,
Osvaldo Jalil e ancora Salvo, Francesco
Franco, Togo, Nespolo, Tabusso, Soffiantino, Luzzati, i Casorati e tanti altri.
Corridoio Grande
della Biblioteca Classense
Via Baccarini 3 – Ravenna
“Smens, la xilografia in rivista”
Dal 14 febbraio
al 26 aprile
Info: 0544 482116
Gianni Verna, "Cabana", xilografia
Scultura su carta
L
7
Disegni e progetti di Riccardo Cordero in mostra all’Accademia di Belle Arti di Brera – Milano
’Accademia
di
Belle Arti di
Brera ospita, fino
al 14 marzo, una mostra
di opere su carta dello
scultore Riccardo Cordero (Alba, 1942), che
documenta la pratica disegnativa e progettuale
della sua ricerca plastica, dai primi Anni
Sessanta al oggi. Diplomato presso l’Accademia Albertina di Belle
Arti di Torino (1965),
l’artista sviluppa la sua
formazione creativa legandosi al magistero di
artisti quali Sandro
Cherchi e Franco Garelli. Dal loro esemplare
insegnamento Cordero
apprende lo spirito di
sperimentazione dei materiali. coniugando la
conoscenza della scultura tradizionale e l’esigenza di cercare forme
esplodenti e slanci costruttivi. Dopo una fase
dedicata all’uso di nuovi
materiali sintetici e di
tecniche
industriali,
negli Anni ’60 egli realizza corpi plastici con
strutture geometriche e
materie informi, aggregazioni spaziali di elementi
sospesi
tra
costruzione razionale e
carattere
embrionale
della forma. La scultura
Arti di Carrara, Bologna, Milano e presso
l’Accademia “Albertina”
di Belle Arti di Torino,
dove è stato titolare
della cattedra di Scultura
dal 1990 al 2002.
è vissuta come soggetto
dinamico che interagisce
con la dimensione urbana e con l’atmosfera
del paesaggio, la sua
forza vitale si identi ca
nei grandi ferri dal pro
lo sospeso, cerchi spez-
zati e segni in rotazione,
forme disarticolate che
non perdono mai di vista
il moto espansivo che
dal centro protende
verso l’in nito. Riccardo
Cordero ha insegnato
nelle Accademie di Belle
Accademia di Belle Arti
di Brera
Biblioteca dell’Accademia
Via Brera 28
Milano
Riccardo Cordero
“Progetti di Scultura”
Opere su carta
(1961 - 2013)
Fino al 14 marzo
Info: 02 869551
accademiadibrera.milano.it
Artisti scelti dal
CORRIEREdell’ARTE
Pagina
8
14 Febbraio 2014
COURRIER DES ARTS
Melina LEANDRO
cell. 340 3234892
Guido MANNINI
www.manniniguido.it
L’olio su tela di Melina Leandro rappresenta la commistione stilistica tra gli elementi concreti che prevalgono nella figurazione di riferimento e i codici ideali
di matrice simbolista. La donna, infatti, viene relazionata alla Madre Terra mediante la sapiente posa di due figure femminili speculari: quella in primo piano
mostra il proprio volto con
un’espressione assorta, mentre
poggia le braccia sulla figura di
schiena che nasconde gli arti e
il volto. L’una diviene parte dell’altra in un continuum figurativo che indaga le ragioni
dell’anima. La pittura viene
così interpretata come mezzo
evocativo di sogni espressi in
poetiche materiali in cui i versi
divengono i colori. Quel senso
casoratiano di assenza spaziale,
al limite di una gravitazione alterata, sospinge le figure nel
vuoto circostante, inducendo
l’occhio ad agganciarsi alla dimensione onirica come unica
possibilità di salvezza. E la terra
prende appunto forma nello
sguardo di una donna sognante.
Colpisce, nell’osservare
l’opera di Mannini, il
senso spirituale della ricerca atta a ritrovare se
stessi. Senso della ricerca
attraverso l’attento studio
dei dettagli formali che
scrutano pittoricamente
la Natura. L’equilibrio
plastico è determinato
dalla linea dell’orizzonte
che divide in due lo spazio ottico: nella parte inferiore compare un
lembo di terra arsa dal
sole, il deserto, in quella
superiore la vastità del
cielo diurno. In centro
“L’attesa”, 2013, olio su tela, 50x50 cm.
sono rappresentati due
cammelli: quello di sinistra è carico di bagagli, su quello di destra siede un uomo
con gli abiti tradizionali. In attesa. Il quadro apre la mente a dimensioni remote,
sospese, rinviando lo spettatore ad un viaggio spazio-temporale; ci consente quasi
di toccare quella sabbia, di recepire il caldo torrido e di affondare nel silenzio
imperante, pur senza esservi mai stati. E in quel punto del Mondo risorge la vita
e l’intento di conservarla proprio attraverso il viaggio inteso come salvezza.
email: [email protected]
cell. 338 8283968
Ella MARCIELLO
“Senza titolo”, olio su tela, 120x80 cm.
L’originalità di Ella Marciello giunge a Berlino: sarà proprio là, infatti,
presso la Galeria Zero, che l’acrilico intitolato Self-portrait of the Artist as
a Young Messy (nell’immagine) verrà esposto nell’ambito della Collettiva
Kunst 2014, fino al 19 febbraio. Il colore tirato sulla tela attraverso una spatola crea quel movimento materico e quella profondità in grado di comunicarci in maniera espressiva le emozioni che guidano la mano dell’artista. Il
rosso di fondo entra in forte contrasto con il soggetto in primo piano, sicché
la nostra attenzione ne è totalmente catturata. Questo volto senza occhi,
solo sagoma e labbra di un cremisi acceso, ci permettono quasi di identifi“Self-portrait of the Artist as a Young Messy”, acrilico su tela carci con l’autoritratto di Ella, tanto
che una domanda
sorge
spontanea:
stava ritraendo se
stessa o ciascuno di
noi? Così come nei
suoi lavori precedenti
la Marciello ci affascina con un’opera,
per nulla onirica, ma
reale e tangibile, tuttavia utilizzata per
esprimere un interiorità profonda e personale. (Chiara Gallo)
P.za Zara, 3 - 10133 Torino
Tel. 011 6312666 / fax 011 6317243
Giuseppe PITRUZZELLO
Ancora Pitruzzello con un’opera
iper-pop, nella quale i mostri sacri
del secolo scorso continuano ad essere evocati, da John Lennon a Marylin Monroe, da Michael Jackson
sino alla Coca-Cola; titolo del lavoro: Omaggio a Andy Warhol
(2013). Si tratta di una tecnica mista
su tela, il cui soggetto incide notevolmente sul senso contemporaneo
della massificazione post-industriale che traduce i modelli di una
cultura globale in icone allo stato
puro. Warhol, posto al centro della
composizione, troneggia fotograficamente con i suoi occhiali da sole,
mentre i simboli del potere lo sublimano quale padre fondatore dell’odierno modo di vedere. Il suo
“quarto d’ora di celebrità per tutti”
è divenuto l’eredità di questa gene- “Omaggio a AndyWarhol”, tecnica mista, 70x50 cm.
razione immobile. Adesso l’Arte
ha il serio compito culturale di andare avanti e di ricercare nel contingente valori capaci di svegliarci. Pitruzzello ci tramanda il passato, comprimendolo in
se stesso nel presente ed aprendo lo sguardo verso nuove prospettive future.
CORRIEREd
Il Corriere dell’Arte è su facebook con più di 7.000 contatti d
Corriere dell’Arte
CORRIEREdell’ARTE
14 Febbraio 2014
A CURA DI
Viviana MANTILARO
cell. 333 9061432
Pagina
ANDREA DOMENICO TARICCO
Alberto Maria MARCHETTI
www.albertomariamarchetti.it
Colpisce il dipinto di Viviana Mantilaro, intitolato Laguna, per la vivacità cromatica che determina la materia e per il modo di equiparala nella
dinamica spaziale, generando equilibri e forze di tensione. Vediamo infatti, una serie di barche ormeggiate in laguna, anteposte figurativamente dal palo del molo, collocato in primo piano quale vettore ad una
spazialità che spinge lo sguardo in lontananza verso le stesse imbarcazioni e da qui sino allo sfondo risucchiato dal colore. Il colore, dunque,
genera la forma che reagisce allo spazio costituendolo internamente:
elementi tecnici determinati da una profonda sensibilità trasmessa
espressionisticamente nell’arte. Queste ed altre le caratteristiche del
lavoro della Mantilaro che esporrà una ventina di opere dal 1° al 27
febbraio
prossimo
presso la
Cascina
Roland,
in strada
Antica di
Francia
11, Villar
F o c chiardo
( T o ) .
Buona
visione.
Avveniristica l’opera scultorea di Alberto Maria Marchetti, realizzata con ceramica in due elementi in argilla bianca smaltata con cristallina. Dico avveniristica per la caratteristica di interagire direttamente con il fruitore, che da
semplice osservatore può toccare fisicamente l’opera manipolandola come meglio crede, ottenendo così nuove soluzioni che potrà immortalare mediante fotografie che l’artista conserverà gelosamente per assistere alla crescita della sua
creatura. In altre parole, afferrando le due estremità della composizione è possibile modificarne lo stato definitivo in costante evoluzione. L’autore diviene
l’artefice di una struttura aperta sulla quale i posteri possono apportare modifiche significative senza Scultura ceramica a 2 elementi in argilla bianca smaltata con cristallina mat
alterarne le
caratteristiche costitutive. Tutto
ciò, ovviamente, non
mette in discussione la
fragilità del
pezzo, che
deve essere
maneggiato
con estrema
delicatezza!
cell. 329 4164423
cell. 331 2525371
Alberto Vittorio VITI
“Laguna”
L’opera di Alberto Vittorio Viti intitolata Paul Mc Cartney è stata realizzata nel
2013, a carboncino e grafite su Fabriano ruvido. Colpisce la decisione esecutiva
per mezzo della quale l’artista ritrae fedelmente un’icona della musica rock,
restituendocela in tutte le sue sfumature realistiche: la profondità
dello sguardo, il contrasto tra le
zone di luce e di ombra, la cura
dell’espressione fredda. Una tipizzazione, insomma, che rinvia
alle caratteristiche estetiche del
musicista britannico. Ma, analizzando bene, ci rendiamo conto
che Viti ottiene colore anche in
sua assenza, poiché scava - attraverso il sapiente uso dei dettagli
figurativi - elementi emozionali
come la rugosità della pelle. Una
sorta di geografia del volto in
primo piano della star internazionale che con quegli occhi ha
visto cambiare mode e tendenze
della cultura mondiale, concorrendo personalmente a tale rivoluzione del pensiero. Dove ci
abbia portati non possiamo dirlo.
dell’ARTE
“Paul McCartney". carboncino e grafite
Loredana ZUCCA
L’acrilico su tavola C’era una volta un Re (2013) di Loredana Zucca, tipizza
pittoricamente l’incontro metafisico tra l’astrazione simbolica delle tinte e la dinamica costitutiva delle forme derivate dalla pregnanza materica. Vediamo, infatti, un sovrano assiso in trono nell’atto di elargire il suo potere, mentre un cuore
ideale si concretizza in alto a sinistra nel turbinio cromatico che domina incontrastato e circoscrive gli elementi. È proprio questo il punto: sembra che l’impatto
emotivo dei colori costituisca “C’era una volta un Re”, 2013, acrilico su tavola
la forza stessa dell’opera, ove
le immagini si formano progressivamente sotto il nostro
sguardo, come durante la lettura dello svolgersi narrativo
d’una favola; un dinamismo
compositivo che si attua nel
preciso istante definito in cui
l’osservatore si ferma ad osservarlo. Il dialogo tra spettatore ed opera diviene così
lo scopo essenziale di tale
percorso creativo. La stessa
energia generatrice di figure le risucchia successivamente nel vuoto e rinvia
l’occhio al fantastico
Mondo delle Idee, appunto.
da tutto il mondo e on line con oltre 500 visitatori al giorno
9
COURRIER DES ARTS
[email protected]
www.corrieredellarte.it
CORRIEREdell’ARTE
10
Passione, talento e tecnica L’incisione si fa in sette
È
Pagina
14 Febbraio 2014
COURRIER DES ARTS
Personale di Tea Vietti alla Galleria TeArt di Torino Collettiva alla Galleria Arte Città Amica – Torino
L
NIVES MARIA SALVO
a scoperta del talento, la passione
amorosa per i colori, la conoscenza della tecnica: tutto nell’arco
di un’esistenza dedicata alla pittura e segnata da scelte personali che partono dall’idea che esistono molteplici poetiche.
Lei, Tea Vietti, fino al 15 febbraio presente
a TeArt, si racconta e lo fa con un’autentica dolcezza tutta emiliana, mista a uno
sguardo acuto e lucido che le ha sempre
permesso di distinguere la qualità dell’arte
nelle sue molteplici differenze. I colori e
la libertà d’espressione, dice di averli imparati già ai tempi dell’Accademia dai
maestri: Cherchi, Valinotti, Garelli, Morbelli, Eandi, poi ha fatto da sola e ha insegnato. Ha sempre preteso dall’arte la sua
rispondenza a una necessità espressiva,
una sintonia ai motivi culturali e forse
anche al suo territorio antropologico. I
suoi fiori e frutti in mostra svelano alcune
sue qualità: la flemma e il silenzio, il senso
della posizione e il rispetto per ciò che
cerca. Che l’argomento naturalistico
sia interessante l’aveva già dimostrato
quando nel 2006, in una mostra da Fogola, aveva utilizzati come base per i
suoi acquerelli i disegni di Geometria
Descrittiva e di Progettazione Industriale che il padre, Gino Vietti, aveva
realizzato nel 1922 al Politecnico di
Torino. Ma era stata capace di guardare con sereno strabismo anche al
nuovo all’astratto, cimentandosi in opere
diverse, polimateriche con svolte talvolta
metafisiche. Oggi, però, è tornata al
primo amore, gli acquerelli, e in mostra
il rutilio dei suoi colori tenui, il rosa che
tende all’azzurro e soprattutto i giochi
delle sue ombre che si rincorrono tra steli
e petali, ci restituiscono narrazioni e visioni, liricità e dramma. Specialmente
con alcuni soggetti, quali Stella di Natale
o Il gioco delle ombre, è riuscita nel suo
intento, quello di creare dipinti destinati
a sfidare le mode e la velocità dei nuovi
tempi, senza per questo rinunciare alla
qualità “classica” dell’opera, con uno
sguardo d’animo mosso da uno sguardo
amoroso, consapevole della necessità
dell’opera di dare il segno della propria
epoca, anche se difficile da descrivere.
Galleria TeArt
Via Giotto 14 – Torino
Personale di Tea Vietti
Fino al 15 febbraio - Info: 011 7717471
in corso dal 21 febbraio presso
la Galleria Arte Città Amica di
Torino la Collettiva “Incontro”, 7
incisori da Venezia e Torino; organizzata dal Centro Internazionale
della Grafica di Venezia, l’Atelier
Aperto e Arte Città Amica, ospita
sino al 4 marzo le opere di sette artiste; sette personalità diverse con un
unico grande interesse: l’incisione,
intendendo con essa “sia quella figurativa classica sia quella di ricerca e di sperimentazione - spiega
Isidoro Cottino - che trova grande
spazio presso l’atelier veneziano”.
Carla Motti Parsani. Diplomata
presso l’Istituto d’Arte di Torino,
insegna Storia dell’Arte fino al
1990, dedicandosi prevalentemente alla pittura e all’ìncisione.
Espone in Italia e all’estero.
Walterina Zanellati. Frequenta
a Venezia l’Accademia di Belle
Arti e l’Atelier Aperto, dove approfondisce le tecniche incisorie,
sia tradizionali sia sperimentali,
seguendo corsi e seminari. Partecipa a varie collettive.
Susana Canosa. Dopo la Laurea
in Psicologia e Gestione delle Risorse Umane, completa gli studi
in Belle Arti. In Connecticut ha
lavorato e studiato con Constance
Kienmaier e dal 2003 fa parte del
Silvermine Guild of Artist.
I Neo-Creativisti all’alba del nuovo secolo
Rinascenza Contemporanea – Pescara
N
ANDREA DOMENICO TARICCO
uovo secolo, nuovo millennio. Le prerogative dell’arte del futuro sono in atto attraverso gli artisti attuali che Rinascenza
Contemporanea ricerca in Italia ed oltre, seguendo
le concezioni delle Teorie Sinaptiche atte a riconsiderare le manifestazioni estetiche della tradizione.
Dopo le esperienze della Post- Avanguardia italiana
che segnava questo passaggio dal vecchio Novecento alla nuova era, alla visione del Nuovo Arcaismo contemporaneo sino al Transizionalismo
medioletèo, l’Ars Nova segna la classicità virtualista. Vediamo in rassegna i NeoCreativisti che operano in maniera progressiva come ad esempio
Kevin Regonesi, osservatore attento delle pluridimensioni esistenti sino all’incontro sublime del
Micro e del Macro effettuati da Secla, per giungere
alle geometrizzazioni plastiche di Michelle Rubino, razionalizzatrice degli elementi puri al limite
del Pop. E dal Pop si muove Marco Gemelli, riproponendo formulazioni riconoscibili che sfidano
le moderne tecnologie sino al 3D od ai criteri
espressionistici di Martina Miola, che giunge alla
forma attraverso l’astrazione e viceversa sino a
sfiorare il sogno. Questo è il terreno su cui si muove
Giovanni Tenga, maestro internazionale delle metafisiche oniriche che ricreano l’arte e le strutture
stesse della comunicazione. Sotto questa luce osserviamo i lavori di Gina Pardo, incantata dalla
bellezza umana o dai simbolismi di Maria Grazia
Marniga, poetessa dell’attimo e dell’eternità. Infine l’italo-francese Alexandre Saturnini, cantore
lirico di visibilismi dettati dai sensi. Il NeoCreativismo getta le fondamenta per un linguaggio nuovo
che spalanca lo sguardo oltre la sfera delle apparenze, secondo un progressismo creativo atto a
sconfiggere l’immediatezza della realtà cogliendola
nelle sue sfumature più intime. Figurazione ed
astrazione si compenetrano in una sintesi perfetta
e la mitologia di nuovi mondi prelude ad un innovativo modo di intendere il centro delle cose in ogni
dove. Dentro la materia, oltre le stelle così come
nelle ignote regioni dello spirito. Scienza e fede, ragione ed istinto, iconismo ed aniconismo proiettano
lo sguardo verso una nuova forma di classicità.
Luciana Robbiano Francon.
Diplomata all’Accademia “Albertina” di Belle Arti di Torino,
ha studiato con maestri quali
Sergio Saroni, Francesco
Franco, Vincenzo Gatti, Franco
Fanelli ed Ermanno Barovero.
Luisa Asteriti. Nel 1992 fonda
con Nicola Sene ed altri colleghi
l’Atelier Aperto, sodalizio di artisti che studiano le tecniche grafiche. Una sua opera è stata accolta
dal Museo d’Arte Contemporanea di Ca’ Pesaro a Venezia.
Lucia Caprifoglio. Diplomatasi
all’Accademia di Belle Arti di
Brera, ha realizzato libri d’artista
con le proprie incisioni. Espone
in Italia e all’estero. È socia fondatrice
dell’Associazione
“Senso del Segno” di Torino.
Junko Hoshino. Nata a Tokyo
vive e lavora in Italia dove approfondisce le tecniche incisorie: la
padronanza della particolare tecnica nipponica di stampa del
baren, la porta a tenere seminari
presso l’Atelier Aperto di Venezia.
Galleria Arte Città Amica
Via Rubiana 15 – Torino
“Incontro”
Sette incisori da Venezia e Torino
Dal 21 febbraio al 4 marzo
Info: 011 7717471
Galleria
Rinascenza Contemporanea
Associazione Culturale
Via Palermo 140 – Pescara
“Ars Nova. Il Neo-Creativismo” Collettiva
Dal 21 febbraio al 21 aprile 2014
Info: 3286979208
Secla © l’artista / RinascenzaContemporanea
NEWYORK NEWYORK
Q
foto © aut.
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MAURO LUCENTINI
uando avevo sette anni, mio
padre, Woody Allen, mi prese
per mano e mi condusse nella soffitta della nostra casa. Mi disse di
stendermi a terra e di giocare col
trenino del mio fratellino più piccolo che era lì, e mentre io giocavo
mi penetrò... poi, prima di staccarsi mi sussurrò di essere brava,
che quello doveva rimanere un
gran segreto tra noi due, e che lui
mi avrebbe poi portata a Parigi e
avrebbe fatto di me una stella del
cinema, mettendomi in uno dei suoi
film”. Questo è un estratto di una
lettera che Dylan Farrow, figlia
adottiva di Allen e di Mia Farrow,
oggi ventottenne, intervenendo per
la prima volta di persona in una
storia già venuta a galla durante la
separazione tra Allen e Mia, ma
mai provata, ha inviato all’amico
di famiglia Nicholas Kristof, celebre columnist del New York Times.
Questi l’ha pubblicata in parte sul
suo grande giornale e per il resto –
la descrizione di un’intera infanzia
sottoposta alla violazione carnale,
poi quella delle sinistre conseguenze psichiatriche lungo tutta
una
vita
–
sull’internet
(nytimes/com.ontheground). Il
tutto come contributo alla verità all’indomani del conferimento a
Woody Allen del premio “alla carriera” o Golden Globe da parte dei
critici cinematografici di Hollywood. Due storie - una sordida, che
è quella che precede, l’altra
esaltante - dominano il mondo
dell’arte nel secondo mese di uno
squallido e artico inverno americano. E’ una risonanza amplificata
per tutt’e due da circostanze speciali: la prima, perchè avviene
nell’atmosfera di crescente attesa
che contraddistingue le settimane
di preparazione del Premio Oscar,
che, assegnato in marzo, vedrà
anche Woody Allen e i suoi film tra
i concorrenti. La seconda, perchè il
più venerabile e aristocratico tra i
musei di New York ha ritenuto di
dedicarvi una delle più incantevoli
mostre della sua storia: quella del
conte Antoine de St. Exupéry e
della sua vita di pilota, patriota,
scrittore, poeta e disegnatore
francese, che non imparò mai l’inglese ma ebbe per due anni un
vivido rapporto affettivo con New
CORRIEREdell’ARTE
Storia di un piccolo principe
14 Febbraio 2014
Pagina
11
COURRIER DES ARTS
I disegni di Saint-Exupéry in mostra alla Morgan Library & Museum
traccia. Il più straordinario reperto
della mostra, infatti, non sono nè i
suoi deliziosi disegni nè i suoi autografi; è il suo braccialetto d’identificazione, d’argento, con il
suo nome e quello della adorata
moglie, tirato su per caso, solo di
recente, impigliato nella rete di un
pescatore. Quasi il coronamento
magico di tutta la sua vita e di tutta
la sua opera. Sarebbe stato forse
meglio, in un contesto storico e
umano, che queste non venissero rievocate contemporaneamente a quelle di Woody Allen?
Disegno ad acquerello (part.) dello scrittore-aviatore francese Antoine de Saint-Exupéry
ad illustrazione del suo celebre racconto “Il Piccolo Principe” (“Le Petit Prince”, 1943)
York. Amò indicibilmente la vita
ma la sacrificò per la sua patria a
quarantaquattro anni; ed è forse
l’unico scrittore mai vissuto che
scrisse la propria autobiografia ideale, ma in un libro per bambini .
Tutti sanno di chi parlo, perchè
questo libro, intitolato Le Petit
Prince (Il Piccolo Principe) conquistò il mondo, con innumerevoli
milioni di copie, anche nella sua
traduzione in 250 lingue. Però la
mostra, nel museo-biblioteca nel
centro di Manhattan, che fu un
tempo la dimora del banchiere e
“re dell’acciaio”, usa ovviamente il
titolo inglese, The Little Prince: A
New York Story. Essa espone, per
la prima volta, tutti gli acquerelli
originali creati dallo stesso SaintExupéry per la sua fiaba. Accanto,
racconta e documenta l’esemplare
esistenza dell’autore e il suo martirio: come questo capitano dell’aviazione francese trovò rifugio
nel 1941 dopo la caduta della Francia a New York, dove era già celebre per aver pubblicato un primo
bestseller sulla sua vita di pilota;
come, al richiamo del generale De
Gaulle nel 1943 egli tornò volontariamente in Francia per combattere; e come là trovasse la morte un
anno dopo precipitando nel suo
aereo da ricognizione al largo di
Marsiglia. Ma non senza lasciar
The Morgan Library & Museum
225 Madison Ave. / 36th Str.
New York (NY)
“The Little Prince:
A New York Story”
Fino al 27 aprile
Info: 001 212 6850008
www.themorgan.org
CINEMA
Il Super Bowl batte i film
Gli incassi al Box Office USA
Gli studi di Hollywood evitano
di distribuire le loro principali
produzioni nella settimana di
apertura del Super Bowl, l’inizio
del campionato di football americano, che vede gran parte del
pubblico maschile appiccicato
alla televisione; questo il motivo
per cui gli ultimi arrivi sui grandi
schermi sono due commedie
poco ambiziose: That Awkward
Moment della Focus Film - interessante soprattutto le giovanette
romantiche - e l’altra, Labor Day
della Paramount, attraente per i
molto intellettuali ma non per le
masse. Come successo di cassetta hanno continuato a distinguersi
pellicole
già
in
circolazione da diversi giorni,
cioè Ride Along (Universal), con
Ice Cube e Kevin Hart, che in tre
settimane ha incassato 93 milioni di dollari, e il lungometraggio animato Frozen della Disney,
che in undici settimane ha realizzato un favoloso incasso di 360
milioni (non contando le future
vendite oltreoceano). La delusione maggiore di questo periodo è stato I, Frankenstein, un
rifacimento della classica storia
di Mary Shelley, che fa del noto
mostro - interpretato da Aaron
Eckhart - un eroe; costato alla
Lionsgate 65 milioni più vaste
spese di pubblicità, ne ha realizzati poco più di 8 all’esordio,
raccogliendo critiche feroci. Nel
frattempo è proseguita la grandinata di premi che generalmente precedono gli Oscar di
marzo. Per la regia, il primo
premio della Directors Guild
(Sindacato dei registi) è andato
ad Alfonso Cuaròn per Gravity,
mentre la Writers Guild of
America (Sindacato dei soggettisti) ha premiato Spike Jonze
per il miglior soggetto originale
in Her, storia di un uomo (Joaquin Phoenix) che sostanzialmente s’innamora di un
computer; e Billy Ray per il miglior adattamento di un lavoro
altrui, in questo caso il resoconto autobiografico del capitano Richard Phillips, rapito dai
pirati al largo della Somalia,
impersonato da Tom Hanks nel
film Captain Phillips. (ma. lu.)
[I dati ufficiali degli incassi sono
forniti dall’Agenzia Rentrak ©]
CORRIEREdell’ARTE
12
Scena di gruppo della “Cavalleria Rusticana”
di Pietro Mascagni, rappresentata alla Scala
Direttore d’orchestra Daniel Harding
foto © aut. / Teatro alla Scala
Cavalleria senza folclore
Pagina
14 Febbraio 2014
COURRIER DES ARTS
Teatro alla Scala
T
ALESSANDRO MORMILE
eatro alla Scala listato a lutto per la
scomparsa di Claudio Abbado, in una
città che si è stretta con affetto, certo
non inaspettato, nel ricordo di un milanese che
rese grande la Scala nei diciotto anni durante
i quali ne fu Direttore Musicale. Nel frattempo
si sono succedute le recite di Cavalleria rusticana di Mascagni, preceduta dai due brevi
balletti Le spectre de la rose e La rose malade,
con rispettive musiche di Weber e Mahler. Sul
podio dell’orchestra scaligera l’ormai affermatissimo Daniel Harding, che da giovanissimo fu pupillo di Abbado e che oggi è ospite
abituale del teatro milanese, sia per le stagioni
dell’Orchestra Filarmonica, sia, come in questo caso, per l’opera. Lo spettacolo che Mario
Martone firma per Cavalleria allontana
l’opera da ogni riferimento al folclore di Sicilia e pone l’accento sulla ritualità quasi tragica che preclude al sanguinoso epilogo della
vicenda. In un contesto scenico di nuda essenzialità - con il coro seduto che assiste alla
celebrazione liturgica pasquale, come se alla
funzione religiosa fosse demandato il compito
di scandire i tempi dell’azione - domina
l’oscurità che pare tratteggiare, con cupa pre-
destinazione, un rito di morte che si consuma
nel finale, a palcoscenico vuoto. Suggestione
visiva spoglia da ogni eccesso, così come la
direzione di Harding, che palpita di echi europeisti, con sinistri echi mahleriani, per un
dramma verista consumato nell’interiorità
dell’anima, senza eccessi sonori e con estrema
parsimonia di colori. Cast di tutto rispetto, con
in primo piano la Santuzza di Liudmyla Monastyrska (Santuzza), voce d’altri tempi, di
torrenziale cavata sonora, ma anche controllatissima nell’emissione. Voci come la sua
mettono a tacere chi ripete il motto “non ci
sono più le voci di una volta”, quelle che, per
intendersi, inchiodano alla poltrona lo spettatore per potenza, vigore ed intensità, in difetto
solo, come nel caso di questo soprano ucraino,
per una certa rigidità espressiva. Ottimo anche
il tenore spagnolo Jorge De León, un Turiddu
che sembra riscattarsi dalla non troppo felice
prova scaligera nell’Aida dello scorso autunno. Solido anche il baritono Vitaliy Bilyy
come Alfio, esuberante quanto basta la Lola
di Valeria Tornatore e splendida la Mamma
Lucia di Elena Zilio, una di quelle cantanti
che sembrano vincere il tempo per la presenza teatrale di livello artistico superiore.
Pubblico numeroso e successo per tutti.
Una famiglia americana
“I segreti di Osage County” di John Wells
U
Meryl Streep e Julia Roberts in “I segreti di Osage County” di John Wells
foto © aut./Smokehouse/Weinstein/BiM
na grande, numerosa
famiglia, nell’assolata Oklahoma, raccolta per il funerale di un padre
poeta che non ce l’ha più fatta
a vivere e ha detto addio a tutti
con un suicidio, una di quelle
famiglie che hanno fatto la
gioia come la grandezza di autori quali Tennesee Williams o
Albee o il vecchio O’Neill,
tutti pronti a scarnificare, a
scardinare, a distruggere, ad
andare a scovare gli angoli più
bui di ogni singola esistenza,
quanti scheletri negli armadi!,
a far saltare quell’equilibrio
delicato che ognuno dei personaggi aveva cercato disperatamente di costruirsi. C’è la
madre Meryl Streep con cancro in bocca che non fa che
buttar giù pillole, la dura figlia
Julia Roberts in via di separazione coniugale che cerca di
rimetter ordine ma finirà con
il fuggire da quel covo di risentimenti e affetti troppo difficili, gli zii ed il cugino
(bravissimo) Benedict Cumberbatch che vorrebbe amare
ed essere amato ma che non
conosce ancora il segreto che
da una vita in molti si tengono
dentro, c’è la sorellina che si
porta dietro lo sconosciuto
amante ed il bellimbusto con
Ferrari ci proverà pure una
notte con la figlia della Roberts. Questi e altri, mentre la
giovane domestica di origini
cheyenne veglia tacitamente
su tutto e su tutti. L’origine è
la commedia August: Osage
County di Tracy Letts, premio
Pulitzer, che l’ha ridotta per lo
schermo mentre la regia di
John Wells – con il nostro riduttivo titolo di I segreti di
Osage County - l’ha claustrofobicamente racchiusa tra le
stanze scure della casa, prendendosi il merito (?) che quasi
non s’avverte di indirizzare
gli attori. Ovvero fa il suo lavoro onestamente, da buon
artigiano e confezionatore ma
che è come se avesse detto ai
suoi attori “andate avanti tranquilli da soli e fate vedere
quanto siete bravi”. Nella lineare trascrizione cinematografica, in un susseguirsi di
dialoghi esagitati e di scene ad
effetto, inquadrando asprezze
e fragilità colpite, volendosi
ritagliare una propria cifra,
Spettacoli
Triangolo in noir
“Ti amo da morire...” all’Erba – Torino
A
ffidarsi oggi ad un testo
di Aldo Nicolaj vuol
dire allontanarsi dall’odierno
modo di intendere e di fare (e
quindi vedere) il teatro, vuol
dire tornare a respirare l’aria
del secolo che ci siamo lasciati alle spalle, vuol dire trovarci di fronte temi e
personaggi che pur nella loro
eternità ci riportano a quegli
ormai antichi anni Sessanta e
Settanta. Significa anche una
buona dose di coraggio – e il
coraggio ripaga – mettere in
scena un autore (era per inciso nato a Fossano nel ’20)
che matematicamente ha
sempre goduto – e ancora la
gode – di miglior vita all’estero che in casa nostra.
Prendete per esempio questo
Ti amo da morire…(ebbe il
suo battesimo con altro titolo
nel ’73 in Germania) visto
all’Erba pochi giorni fa (per
favore, qualche replica la
prossima stagione!), questa
Eva che racchiude in sé gran
parte delle doti e dei difetti
femminili (più questi, con parecchi graffi per il partner),
che agguanta un solido
quanto debolissimo Bruno
per coinvolgerlo in un incidente stradale senza uscita
con relativi periodi di prigione e di manicomio, che ne
fa il proprio amante installandosi in casa sua, che lo circonda di premurose colazioni
Wells tenta di far prendere ai
personaggi ed al pubblico una
boccata d’aria pura portando
la macchina da presa all’esterno ma pur con quelle
uscite non riesce a far avvertire il simbolico calore che invade l’estate (il mese nel titolo
originale ribadito dall’autore)
e che dovrebbe essere la netta
cornice che dà corpo alla vicenda. Un film d’attori e ci
troviamo davvero di fronte ad
un formidabile cast d’attori,
quelli citati ma pure Chris
Cooper e Margo Martindale e
Juliette Lewis. Streep e Roberts sono candidate agli
Oscar: qualcuno si arrabbierà
se scriviamo che la più brava,
del mattino e di altri carezzevoli affetti e di raggiri sino al
sussurrato imperativo categorico “devi far fuori mio marito”. Così, come uno dei
tanto fatterelli di ogni giorno.
Da cui da coppia la commedia si allarga felicemente
(quanto felicemente!) in trio,
tra il disincantato ed il sulfureo, costeggiando allo stesso
tempo le differenti rive della
commedia noir e dell’assurdo, sino alla sorpresa finale. Nicolaj sapeva lavorare
di fino sulla creta dei personaggi, qui ci butta dentro crudeltà e spensierata serenità,
ironia e complicità, egoismo
e arrendevolezza, sempre in
un crescendo che trova un
suo terreno fertile nel dialogo,
effervescente, limpido, duro,
divertente nei tempi comici e
nei ritmi ultraprecisi che Miriam Mesturino, Pietro Longhi e Paolo Perinelli – lui, il
marito, sembra essere uscito
da un “gioco delle parti” pirandelliano, rifugiato com’è
nelle sinfonie di Beethoven e
nello studio delle stelle - rendono con grande bravura. Il
tutto condito dalla svelta e
divertita regia di Silvio Giordani con una assecondante
colonna sonora, da Mina a
Bobby Solo a Nada, da Los
Marcellos Ferial a Milva,
anch’essa parte di un bagaglio ormai smarrito. (e. rb.)
arrabbiata, dannatamente volgare, giusta, granitica come
raramente ti capita di vedere
sullo schermo (e quindi un
“non protagonista” glielo auguriamo di cuore) è la ex
pretty woman mentre la diciotto volte candidata ha
preso un versante di glorificante manierismo che in tutta
la sua sempiterna perfezione
che le va riconosciuta denuncia un quasi insopportabile
déjà vu, con tanto di previsione di tic, reclinare di testa,
pause, strabuzzare d’occhi
che ce la fanno sempre definire “grandiosa” pur nella volontà personale di alzare la
bandiera di pericolo? (e. rb.)
Spettacoli
Danza di morte su un letto d’ospedale
“Quartett” di Müller al Teatro Carignano di Torino
L
ELIO RABBIONE
egatissimo alla nuova drammaturgia tedesca (Fassbinder,
Achternbusch), Valter Malosti
ritorna oggi a quel Quartett di Heiner
Müller che lo vide muovere i primi
passi nel mondo teatrale. Un testo
dell’81, dove l’autore reinterpreta a
modo suo uno dei capolavori del Settecento letterario francese, quel Les liaisons dangereuses di François
Choderlos de Laclos che al cinema già
Frears e Forman hanno con diversissimo successo scandagliato tra velluti e
trine e colpi di stiletto. Altresì un testo
che si presta ad “ogni” capricciosa lettura se anche Paolo Poli ne dettò anni
or sono una trascrizione a modo suo,
complice Milena Vukotic. Malosti, in
maniera viscerale, ma non dimenticando con intelligenza un discorso tutto
di testa che si muove scientificamente
tra i monumenti di Pasolini e di Sade,
di Genet e di Fellini, rivede Quartett
con grande personalità, lo ambienta in
un’asettica camera d’ospedale - sotto
luci livide attraversate di tanto in tanto
dai colori vivissimi inventati da Francesco Dell’Elba, inondandolo di brani
operistici e sinfonici come di canzonette degli anni ’30 -, pone su un bianco
lettino la marchesa di Merteuil con
tanto di flebo legata al braccio ed il cinico Valmont a rifare il verso alle loro
battaglie d’amore, al loro erotismo crudele e senza freni, a giocare teatralmente con se stessi, in un continuo
scambio d’identità che mostra l’uno
come specchio (lucidissimo) dell’altro
allineando su uno stesso piano gli esseri
uomo e donna, a divenire le proprie vittime, la debole Cécile e la pia madame
de Tourcel, troppo inclini a cadere nella
rete del gioco ordita dai due aguzzini.
E’ un teatro della crudeltà, un dialogo
tutto scintille amare dove trovano posto
citazioni preziose e bassezze di dubbio
gusto, filosofie del vivere e volgarità,
una guerra dei sessi che coinvolge gli
attori pronti a farsi maschere senza
tempo di quel sadismo, un tempo ed un
luogo che Müller livella se intende
quella lotta, quella partita a scacchi all’ultimo sangue, urlata e sofferta “in un
salotto prima della rivoluzione” e “in
un bunker dopo la terza guerra mondiale”. Non certo l’amore in quanto
tale, ma l’amore come malattia, brutale
e scarnificatore, espresso in tutta la propria ferocia sino alle estreme conseguenze. Realtà e finzione continuano
ad essere in agguato. Laura Marinoni
resta seduta su quel
lettino, nel finale,
toltasi la parrucca
della Merteuil, a
fumarsi la sigaretta
del dopo passione
(o del dopo spettacolo),
confermando in quella
solitaria conclusione - che riempie
l’intero palcoscenico: ha vinto davvero una sfida,
stravinta quando in
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COURRIER DES ARTS
conferenza stampa fiera diceva che
avrebbe voluto averlo in prova Müller
tra le mani, che fino a pochi giorni
prima non aveva saputo come rigirarsi
tra le mani il personaggio - la grandezza di un’interpretazione, un ventaglio di toni incessanti, urlati e in
sottotono, tutta la sfacciataggine e l’ambiguità, il rimpianto, le confessioni, e
quanto altro ancora. Malosti s’insinua
maggiormente come regista che come
interprete nella memoria dello spettatore, intrigante, loicamente lucido nel
descrivere quella danza di morte che
reclama sempre più sangue e veleni.
Valter Malosti
e Laura Marinoni
in un momento
dello spettacolo
foto Fabio Lovino
© aut./TeatroCarignano
La bellezza della parola Una ricerca d’amore
“Prima del silenzio” al Carignano
N
ell’epoca squinternata, fasulla, senza
valori e becera in cui stiamo vivendo,
fatta di ben poco se non di nulla, è bella la
sfida, la scelta controcorrente, è bello ritrovare un testo quale è Prima del silenzio che
Giuseppe Patroni Griffi – l’autore per eccellenza della Compagnia dei Giovani: con la
pretesa che qualcuno ricordi ancora questi
nomi – scrisse per Romolo Valli e con cui
l’attore concluse la propria carriera e soprattutto la propria vita. Un poeta solitario, questo
“lui” senza nome, un autoescluso dal mondo
e dagli affetti e dall’arte, che ritrova un anelito
di vita e di speranza nell’esistenza picaresca,
vagabonda, estremamente vitale, votata più
ai fatti e alla soddisfazione del proprio corpo,
senza ripari o infingimenti, che non alle parole. E invece ancora si parole si ciba il poeta,
depreca “il naufragio della parola”, vede ancora in quel mezzo a tratti spoglio ma sempre
pieno della sua importanza il mezzo unico
che è rimasto all’uomo per ragionare, per comunicare, per gettare un ponte con il suo simile. Capirete tutto lo stridore che il testo di
Patroni Griffi (è datato 1979) si porta appresso, oggi più che alla nascita, oggi che comunichiamo per sms e per abbreviazioni, che
il bagaglio epistolare fa sorridere, che buttiamo fuori aria tramite epiteti e grugniti.
Quasi animalescamente. Il potaal contrario
innesta ogni sua passione, si perde tra il mare
con le sue onde (la natura si fa scena), in maniera anche barocca si perde tra i propri
sogni, tra le recriminazioni o i falsi consensi
di quanti hanno attraversato la sua vita (sullo
sfondo, in questo cubo buio, delineato da luci
al neon di colori diversi, appaiono la moglie,
l’antico maggiordomo, l’insopportabile figlio
piccolo borghese), riallaccia il passato al presente, rivendica tutte le sue utopie, anche quel
bistrattato kitsch (la bataille des fleurs…) che
può nascondere cose non disprezzabili. Sono
due mondi in lotta, recalcitranti, pronti all’affermazione di sé: il ragazzo si ributta il suo
sacco sulle spalle e con il suo personale credo
se ne fugge via, mentre al poeta altro non
resta che riaffermare ancora una volta l’importanza della parola. Raccontato così, Prima
del silenzio può apparire un vecchio mélo carico di polvere: al contrario sfodera una invidiabile lucidità, una sincerità ed una passione
incredibili, giustamente sconcertante per
questa pioggia anche visiva di parole liquefatte in questo lugubre vuoto proposto dalla
regia senza orpelli di Fabio Grossi. Accanto
ad un vitalissimo quanto convincente Eugenio Franceschini, Leo Gullotta mette quasi
su un altare i dialoghi lussureggianti, colti,
antichi e sigla una delle sue interpretazioni
più belle e “sofferte”, fedele ad un autore per
cui “le parole rappresentano la capacità dell’uomo di lottare e sopravvivere”. (e. rb.)
D
MANUELA MARASCIO
“Elephant Man” all’Alfieri
al 25 febbraio al 2 marzo
al Teatro Alfieri andrà in
scena Elephant Man, opera
tratta dall’omonimo film di
David Lynch del 1980, che ricevette ben otto nomination agli
Oscar, tra cui Miglior Film e
Miglior Attore (John Hurt): è la
storia dell’Uomo Elefante, Joseph Merrick, affetto dalla sindrome di Proteo, che gli causa
vistose deformità su tutto il
corpo e in particolare sul viso, e
del giovane chirurgo Frederik
Treves, che lo salva dalle angherie e dai soprusi subiti al servizio
dei freak-show nella Londra di
fine Ottocento. Giancarlo Marinelli è alla regia di uno spettacolo altamente significativo nel
panorama contemporaneo, in
cui l’estetica del corpo e il culto
esagerato della bellezza sono diventati un’ossessione, con conseguenze spesso drammatiche;
portare in scena il racconto di
un’amicizia tra un chirurgo e un
apparente mostro simboleggia
un coraggioso sovvertimento di
valori, che scardina ogni vuota
apparenza, ogni ostentazione di
una perfezione fasulla. La storia
di Joseph Merrick diventa così
la storia della nostra ipocrisia,
della nostra difficoltà ad accettare l’altro, il diverso. Così parla
il regista: “La vita di Merrick è
la vita di ognuno di noi, la tensione di ciascuno ad essere
amato non tanto per ciò che è
ma per ciò che avrebbe voluto
essere”. Nel cast, davvero d’eccezione, Daniele Liotti, Ivana
Monti, Rosario Coppolino e
Debora Caprioglio. Lo spettacolo arriva a Torino forte di un
successo già ampiamente conquistato in varie piazze: coraggiosa e sicuramente ben riuscita
la scelta di far interpretare
l’Uomo Elefante a Daniele
Liotti, bello ma umile nel calarsi
nel ruolo; una straordinaria
Ivana Monti, accorata e passionale Debora Caprioglio, esemplare il percorso interpretativo di
Coppolino. Una storia che fa
riflettere sull’importanza della
dignità umana, da custodire
e preservare ad ogni costo.
CORRIERE dell’ARTE
COURRIER
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Segnalazioni
DES ARTS
14 Febbraio 2014
TORINO e PIEMONTE
R o b e rt o F a n a r i
Galleria Oper e Scelte
Via Pescatore 11/d – Torino
Fino al 15 marzo
Info: 011 5823026
Il lavoro di Fanari si colloca
a metà tra mondo reale e
mondo immaginario. In
mostra soggetti ed elementi
della vita quotidiana, estratti dal loro contesto originale
e alleggeriti nella struttura.
Le sculture prendono forma
nella fitta intelaiatura di fili
di ferro e si intensificano
dove l’artista decide di creare dettagli riconoscibili dei
soggetti esposti. (c.s./ c.p.)
“ U n ’i d e a d i s tru t t u r a ”
Galleria Moitr e
Via S. Giulia 37 bis - Torino
Fino al 1 marzo
Info: 3381426301
È stata inaugurata il 4 febbraio scorso la triplice personale
di Nicola Menga, Leonar do
Rinaldi e Luciano Sestito,
facenti parte del gruppo artistico e curatoriale VVVb. La
mostra si sviluppa sul tema
del Senso inteso come traccia
misteriosa che compare
all’interno dell’individuo e
che risulta di diversa interpretazione da uno all’altro.
“ Tr a c i e l o e t e rr a ”
C ol l e t ti va
d el l e ‘ M a g n if i ch e’
d i A n t o n i o C a re n a
Ar t Design Factor y
Via Cav.ri di Vittorio Veneto 23
Rivoli (To)
Fino al 15 febbraio
Info: 011 9503642
Esporranno le dieci allieve,
note come “Le Magnifiche”,
di Antonio Carena: Antonella
Avataneo , Piera Bessone ,
Elena C o st an z o , Maria
Fri g ie ri ,
Rosa
Moja
Gi ove nal e , Sara Gi rau do ,
Serafina Mar r an g h i n o ,
Nicoletta Nava , Mariangela
N eir ot ti , Greta S tel la e Tin
Car ena . Per il quarto anno
consecutivo, le sue allieve
desiderano ritrovarsi per
esporre insieme e rendere
omaggio al loro maestro.
“ P e rc e z i o n i s o s p e s e ”
d i E l i o P a s t o re
Galleria Por ta Fer rata
Via P.ta Ferrata 7 – Avigliana (To)
Fino al 23 febbraio
Info: 349 0835181
Attraverso tre categorie il cui denominatore comune è l’uso di un
computer, Elio Pastore accosta la
ricerca manuale a quella formale.
“I ma gi n ary H om e l an d ”
d i S u s a n n a Ma j u r i
PHOS
Centr o Polifunzionale
per la Fotografia
e le Ar ti Visive
diretto da Enzo Obiso
Palazzo Buschetti
Via Garibaldi 35bis – Chieri (To)
Info: 011 7604867
www.phosfotografia.it
Fino al 28 febbraio
Susanna, come Alice, attraverso lo specchio-d’acqua:
così, cristallino, l’umorvitreo dell’ottica della macchina fotografica della giovane artista finlandese s’immerge nell’elemento fluido e
si discioglie nel iquido
amniotico della madrepatria,
indentificandovisi. (e.s.l.)
IL CORRIERE DELL’ARTE
IL CORRIERE DELL’ARTE
È REPERIBILE
A M ILANO
È REPERIBILE
A ROMA
PRESSO LE SEGUENTI EDICOLE :
PRESSO LE SEGUENTI EDICOLE :
• P.za Castello
• Molino delle Armi
ang. Ticinese
• C.so Magenta
f.te Teatro Litta
• C.so Garibaldi 83
• Via Boscovich 22
• P.le Principessa Clotilde
• Bookstore Triennale
• Bookstore
Palazzo delle Stelline
• Bookshop
Villa Necchi Campiglio
Via Mozart 14
• P.za Oberdan
ang. v.le Piave
• P.za Croce Rossa
• P.za Colonna
• P.za Colonna
ang. l.go Chigi/Tritone
• P.za S. Silvestro
• L.go Argentina
• Via Nomentana
• C.so Francia
• P.za Fontanella Borghese
• P.za Porta Maggiore
• Dorothy Circus Gallery
Via dei Pettinari 76
• La Diagonale Libreria
Via dei Chiavari 75
Vernissage
Sabato 15 febbraio - ore 18,30
Circolo degli Artisti di Torino
Via Bogino 9 – Torino
“Coriolandol’Arte” Collettiva
Venerdì 21 febbraio - ore 18,00
Galleria Arte Città Amica
Via Rubiana 15 – Torino
“Incontro”
Sette incisori da Venezia e Torino
Venerdì 21 febbraio - ore 18,00
Galleria Rinascenza Contemporanea
Via Palermo 140 – Pescara
“Ars Nova. Il Neo-Creativismo” Collettiva
Sabato 22 febbraio - ore 15,30
Galleria Arte per Voi
P.za Conte Rosso 3 – Avigliana (To)
“Meditazioni. Sulla natura delle cose”
Personale di Elisabetta Viarengo Miniotti
Il Corriere dell’Arte
dedica
le pagine centrali
ad artisti selezionati
Visto il notevole successo
e le crescenti richieste,
prosegue l’iniziativa
Ar tisti scelti
dal Cor r ier e dell’Ar te
Per ogni numero saranno ospitati
non più di otto artisti
a ciascuno dei quali verrà riservato
uno spazio di almeno 10x12,5 cm.
Ognuno presenterà l’immagine
di una sua opera
che verrà corredata da una recensione
scritta dai nostri critici.
Si realizzano anche
pagine monografiche
per Associazioni e Scuole d’Arte.
Il costo della singola uscita
è pari a 60 euro.
Info: 011 6312666
CORRIEREdell’ARTE
COURRIER DES ARTS
Direttore Editoriale
Pietro Panacci
Direttore Responsabile
Virginia Colacino
Assistente di Direzione
Chiara Pittavino
Comitato Editoriale
Giorgio Barberis, Rolando Bellini,
Massimo Boccaletti, Franco Caresio,
Angelo Caroli, Claudia Cassio,
Massimo Centini,
Fernanda De Bernardi,
Marilina Di Cataldo,
Gian Giorgio Massara,
Alessandro Mormile, Massimo Olivetti,
Enzo Papa, Lorenzo Reggiani,
Gianfranco Schialvino,
Maria Luisa Tibone
Corrispondente da New York
Mauro Lucentini
Corrispondente da Berlino
Sabatino Cersosimo
Hanno collaborato
C. Gallo, E.S. Laterza, M. Marascio,
M. Orlotti, E. Piacentini, C. Pittavino,
E. Rabbione, R. Roveda, N.M. Salvo,
A.D. Taricco, D. Tauro
Realizzazione grafica interna
a cura di E.S. Laterza
Fotografo uf ficiale
Antonio Attini
Redazi oni distaccate
Milano Rosa Carnevale
Tel. 339 1746312
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Stampa e di stri buzione
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Editore Corriere dell’Arte
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Torino
P.IVA 06956300013
in ITALIA
“ E l e ga n za ne l l o s ti l e ”
E s p o s iz i o n e c o l l et t i v a
i n t e rn a z i o n a l e
Galleria Spazio Museale
Sabrina Falzone
Via Pallavicino 29
Milano
Fino al 26 febbraio
Info: 02 39401339
www.galleriasabrinafalzone.com
L’esposizione internazionale
vedrà svilupparsi un percorso
espositivo incentrato alla pluralità stilistica del nostro
Paese. In mostra i seguenti
Car ati,
artisti: Br u no
Crisdesign, Daniela Doni,
Carla Foca, Wolf Haussner,
Fr anc esc o
P a r t i p i lo ,
Gianfranc o Pietraper tosa.
“ P i s s a r ro , l ’ a n i m a
d e l l ’ I m p re s s i o n i s m o ”
Scuderie
del Castello Visconteo
P.za Castello
Pavia
Fino al 2 giugno
Info: 0382 309879
www.museicivici.pavia.it
Per la mostra sarà proprio il
pittore, attraverso un suggestivo racconto in prima
persona, ad accogliere e ad
accompagnare i visitatori
all’interno delle sale espositive. Liberamente ispirato
al libro Vortici di Gloria, Il
romanzo degli Impressionisti di Irving Stone, il percorso proposto all’interno
dell’esposizione, oltre a
fornire cenni storico-artistici e biografici sull’artista, si concentra sulle sensazioni e sulle emozioni
più intime del pittore. (c.s.)
Abbonamenti
Annuale (22 nn.):
euro 50,00 per l’Italia
euro 120,00 per l’estero
Arretrati: euro 4,00
C o rr a d o Z e n i
”At la s”
Guidi&Schoen
Ar te Contemporanea
C.ro Storico - vico Casana 31/r
Genova
Fino al 1° marzo
Info: 010 2530557
Nei nuovi lavori l’artista ha
abbandonato il suo abituale
modello concettuale, le pratiche controllate, la parte più
razionale dell’indagine pittorica per fondere ricordi, emozioni, disordine e sensazioni
accumulate negli ultimi anni di
vita e di viaggi. Zeni inizia ora
a dipingere senza un vero bozzetto preparatorio e le idee
prendono forma mescolandosi
direttamente sulla tela. ( c.s.)
“ O s s e s s i o n e N o rd i c a ”
Palazzo Rover ella
Via Laurenti 8/10
Rovigo
Dal 22 febbraio al 22 giugno
Info: 0425 460093
A cavallo tra Otto e
Novecento, alle Biennali veneziane arrivarono le opere dei
“Nordici” (tedeschi, scandinavi, ma anche svizzeri) e nulla
fu più come prima. Si parlò di
una “ossessione nordica” che
imprigionò, mirabilmente, gli
artisti attivi al di qua delle
Alpi, influenzati fortemente,
ciascuno secondo la sua sensibilità. A Palazzo Roverella,
per la prima volta, i grandi
del Nord a confronto con gli
italiani. La storia di una grande, pacifica conquista intellettuale ed emotiva, di una fascinazione che cambiò l’arte in
Italia. E non solo. (c.s./c.p.)
c.c. postale n. 45958055
intestato a Corriere dell’Arte
Associazione Culturale Arte Giovani
Aut. Tribunale di Torino
n. 4818 del 28/07/1995
ABBÒNATI
al
nuo
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oid
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22 numeri a casa tua
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Gallerie
ACCADEMIA Galleria
Via Accademia Albertina 3/e – Torino
Tel. 011 885408
[email protected]
Orario: 10,00-12,30/16,00-19,30; chiuso lunedì
Prosegue la Collettiva di Artisti contemporanei
con, tra gli altri, Pinot Gallizio, Sébastian Matta,
Achille Perilli e Mimmo Rotella
ARTE CITTÀ AMICA Centro Artistico Culturale
Via Rubiana 15 – Torino
Tel. 011 7717471 - Fax 011 7768845
www.artecittaamica.it
Orario: lun. - sab.16,00-19,00; dom. chiuso;
Fino al 18/2 “Arte e Letteratura si incontrano
(nel segno e nella parola)”
Mostra collettiva dei Soci
Dal 21/2 al 4/3 “Incontro”
Sette incisori da Venezia e Torino
ARTE PER VOI Associazione Culturale
P.za Conte Rosso 3 – Avigliana (To)
Luigi Castagna - Tel. 011 9369179
Cell. 339 2523791
[email protected] - www.artepervoi.it
Paolo Nesta - Tel. 011 9328447
Cell. 333 8710636
[email protected]
Orario: sab. - dom. 15,00-19,00
Dal 22/2 al 23/3
“Meditazioni. Sulla natura delle cose”
Personale di Elisabetta Viarengo Miniotti
ART GALLERY LA LUNA
Via Roma 92 – Borgo San Dalmazzo (Cn)
Cell. 339 7108501
[email protected]
Orario: ven. 16,00-19,00;
sab. 10,30-13,00/16,00-19,00;
dom. 10,30-12,00
CIRCOLO DEGLI ARTISTI DI TORINO
Palazzo Graneri della Roccia
Via Bogino 9 – Torino - scala B destra - 1° piano
(digitare 4444+ )
Tel./fax 011 8128718
[email protected]
www.circolodegliartistitorino.it
Orario: lun. - ven. 15,30-19,30
Dal 15 al 27/2 “Coriolandol’Arte” Collettiva
LA LANTERNA Galleria
di Maristella SANDANO
Direttore Artistico: Livio Pezzato
Via S. Croce 7/c
Moncalieri (To)
Tel. 011 644480 - Fax 011 6892962
[email protected] - www.lalanternaarte.com
Orario: mart. - sab. 15,30-18,30
A. Arcidiacono, V. Cavalleri, A. Ciocca,
E. Colombotto Rosso, D. De Agostini, Gigli,
E. Gribaudo, W. Jervolino, Sky Lake, E. Longo,
F. Maiolo, E. Maneglia, S. Manfredi, D. Pasquero,
G. Peiretti, G. Pezzato, L. Pezzato, C. Pirotti,
G. Righini, T. Russo, G. Valerioti
inoltre pittori ucraini, naïf croati
grafica nazionale ed internazionale
LUNA ART COLLECTION Spazio espositivo
Via Nazionale 73/1 – Cambiano (To)
Tel./Fax 011 9492688
[email protected]
www.luna-art-collection.com
Orario: lun. - ven. 8,30-17,30; sab. 8,30-17.30
(previa telefonata)
In permanenza serigrafie d’arte a tiratura limitata
di Coco Cano, Francesco Casorati,
Isidoro Cottino, Theo Gallino, Franco Negro,
Ugo Nespolo, Ernesto Oldenburg, John Picking,
Marco Puerari, Giorgio Ramella, Maurizio Rivetti,
Francesco Tabusso, Silvio Vigliaturo
MAESTRO Raul VIGLIONE
Studio - Galleria - Mostra Culturale
Via Servais 56 – Torino
Tel. 011 798238 - Cell. 335 5707705
[email protected] - www.raulviglione.it
MARTINARTE Laboratorio d’Arte e Corsi
C.so Siracusa, 24/a – Torino
Tel. 011 3433756 - Fax 011 3091323
Cell. 335 360545
[email protected]
Orario: merc. e ven. 9,30-12,30/15,30-19,30;
mart. e giov. 9,30-12,30/15,30-22,00
Sono aperte le iscrizioni ai corsi
RINASCENZA CONTEMPORANEA
Associazione Culturale
Via Palermo 140 – Pescara
Cell. 328 6979208
[email protected]
www.rinascenzacontemporanea.jimdo.com
Orario: mar. - sab. (su appuntamento)
Dal 21/2 al 21/4 “Ars Nova. Il Neo-Creativismo”
Collettiva
COURRIER
14 Febbraio 2014
SENESI Galleria d’Arte
Via Sant’Andrea 44 – Savigliano (Cn)
Tel. 0172 712922
www.senesiarte.it
SENSO DEL SEGNO
Associazione Culturale Incisione e Disegno
Via Duchessa Jolanda 34 – Torino
Tel. 011 4473998
www.sensodelsegno.it
Fino al 21/2 “Disegni e disegni” Collettiva
con C. Barletta, L. Caprioglio, L. Caravella,
R. Cavagnero, E. Gili, A. Guasco, L. Laterza,
C. Marchitelli Rosa Clot, D. Mezzena, L. Moda,
A.M. Nalli D’Onofrio, G. Navaretti Bartolini,
N. Ormas, G. Pampiglione, A. Panaro,
C. Parsani Motti, L. Porporato, C. Silvi,
M.L. Vicentini, C. Vinciguerra
SILVY BASSANESE Arte Contemporanea
Via Galileo Galilei 45 – Biella
Tel. 015 355414
Orario: mart. - ven. 16,30-19,30;
sab. e festivi su appuntamento
STORELLO Galleria d’Arte
Via del Pino 54 – Pinerolo (To)
Tel. 0121 76235
Orario: mart. - sab. 9,00-12,15/15,30-19,00;
lun. e dom. chiuso
In permanenza Opere di Avataneo, Carena,
Coco Cano, Faccincani, Fresu, Garis, Luzzati,
Massucco, Musante
TEART Associazione Artistico-culturale
Via Giotto 14 – Torino
Tel. 011 6966422
Orario: mart. - sab.17,00-19,00
Fino al 15/2 “Fiori, frutti, giochi delle ombre”
Acquerelli di Tea Vietti
TINBER Art Gallery @ Pragelato
Via Albergian 20 - Souchères Hautes – Pragelato
(To)
Tel. 0122 78461
[email protected]
Orario: sab. e dom. 10,00-12,30/15,30-19,00
In permanenza
Opere di Tino Aime, Jean-François Béné,
Andrea Berlinghieri, Gianni Bertola,
Fulvio Borgogno, Flaviana Chiarotto,
Enrico Challier, Dino Damiani,
Pierflavio Gallina, Lia Laterza,
Claudio Malacarne, Vinicio Perugia,
Elena Piacentini, Mariangela Redolfini,
Sergio Saccomandi, Luciano Spessot
DES ARTS
Pagina
15
A.L.P.G.A.M.C.
Associazione Ligure e Piemontese Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea
BIASUTTI & BIASUTTI Galleria d’Arte
Via Bonafous 7/1 – Torino
Tel. 011 8173511
Orario: mart. - sab.10,00-12,30/15,30-19,30
CENTRO ARTE LA TESORIERA
C.so Francia 268 – Torino
Tel. 011 7792147
Orario: mart. - sab. 10,00-13,00/16,00-20,00;
lunedì e festivi chiuso
o su appuntamento
Mostra collettiva di Artisti dell’Ottocento
e Novecento
Arte Antica
AVERSA Galleria
Via Cavour 13 int. cortile – Torino
Tel. 011 532662
Orario: mart. - sab. 10,00-12,15/15,30-19,00
“Venezia e il Mediterraneo tra ’800 e ’900”
“Da Bossoli a Spazzapan, 1850-1950
Cento anni di pittura”
DELLA ROCCA Casa d’Aste
Via della Rocca 33 – Torino
Tel. 011 8123070/888226 Fax 011 836244
[email protected] - www.dellarocca.net
LUIGI CARETTO Galleria
Via Maria Vittoria 10 – Torino
Tel. 011 537274
Orario: mart. - sab. 9,45-12,30/15,45-19,30
Miscellanea di Pittura Fiamminga e Olandese
SANT’AGOSTINO Casa d’Aste
C.so Tassoni 56 – Torino
Tel. 011 4377770 - Fax 011 4377577
Orario: mart. - sab. 9,30-12,30/15,30-19,30
CORRIEREdell’ARTE - 14 Febbraio 2014

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