Ottobre - CGIL Marche

Commenti

Transcript

Ottobre - CGIL Marche
Anche su internet: www.marche.cgil.it/spi
Spirito di gruppo
ottobre 2013
LiberEtà
Marc he
M
Suppl. a LiberEtà n. 10/2013 mensile del Sindacato pensionati italiani
della Cgil direttore responsabile Giorgio Nardinocchi / a cura dello Spi Cgil
regionale Marche Tariffa R.O.C. - Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. postale - D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1, DCB Roma
in queste pagine
Intervista al segretario generale Cgil Marche, Roberto Ghiselli
Le sfide
d’autunno
R
oberto Ghiselli,
segretario generale Cgil Marche,
fa per noi il punto sulla situazione partendo dall’impegno del sindacato a fronteggiare gli effetti della crisi
nella regione, che deve anche tener conto del clima
politico nazionale. Sullo
sfondo c’è l’attività collegata
con l’avvicinarsi del congresso nazionale dell’organizzazione.
La sanità e la sua riorganizzazione, l’attuazione
del piano sociosanitario, il
difficile confronto su questi
temi del sindacato con la
Regione Marche sono narrati
da un articolo del segretario
generale dello Spi Cgil Marche e da diversi articoli provenienti dalle strutture periferiche che bene illustrano
come questi temi sono vissuti dalla gente.
I due temi, quello della
crisi e quello della sanità
nella nostra regione, sono
gli argomenti più trattati
nelle pagine dedicate alle
storie di vita e alla corrispondenza dei lettori che
pubblichiamo.
Non mancano a completamento del giornale i
consigli del medico, l’intervento della nostra erborista
e la recensione del libro
del mese.
«Lavoro e sviluppo: ecco
le priorità del sindacato»
■ di Federica Buroni
L
e nuove sfide del sindacato: su
questo e su altri importanti temi
la Cgil Marche ha organizzato
un seminario nelle scorse settimane che
Nonno Nello
si è tenuto a Porto San Giorgio, presenti
anche autorevoli esperti e docenti. Appuntamento significativo per la Cgil che
si avvia al congresso. Ne parliamo con il
segue a pag. 3
di Marco Temperini
Sul numero di ottobre di
■ Primo piano 1
I paradisi del male.
L’evasione fiscale affonda
l’Italia.
■ Primo piano 2
Carla Cantone: “In campo
per moralizzare l’Italia”
contro corruzione, privilegi
e ingiustizie sociali.
■ Inchiesta
Ritorno alla terra. Per tanti
giovani l’agricoltura è una
scoperta, ma spesso una
scelta di vita obbligata
dalla crisi.
ORGANIZZAZIONE
Sanità ed enti locali,
pronti a ripartire per l’autunno
■ di Elio Cerri
opo la pausa estiva, il sindacato pensionati riprende l’attività sindacale, crediamo necessario
puntualizzare l’attività svolta e quella che sarà
da svolgere, senza che ciò sia visto come una sorta di
“bilancio sociale del 2013” che invece sarà predisposto a
fine anno insieme alla Cgil Marche.
Nei primi mesi del 2013, abbiamo realizzato la campagna
di mobilitazione denominata “Ne abbiamo le tasche vuote”,
in cui denunciavamo come la crisi pesava sempre sui più
deboli. Contemporaneamente abbiamo portato avanti il
confronto con la Regione Marche sulle problematiche sociosanitarie che ci ha visti protagonisti della manifestazione
unitaria del 25 marzo. Il confronto con la Regione non
vede ancora uno sbocco positivo, confidiamo in un’accelerazione negli ultimi mesi di questo anno.
Abbiamo tenuto un consistente numero di assemblee
sulla situazione economica del Paese e per discutere il
nostro “Piano del lavoro”. A conclusione abbiamo partecipato all’assemblea di programma che si è tenuta a
Roma il 25 e 26 gennaio.
Il 28 marzo abbiamo ragionato sull’esito del voto e
sul quadro politico uscito dalle elezioni di febbraio in
un’assemblea regionale alla presenza di Riccardo Terzi
della Segreteria nazionale dello Spi Cgil.
Una delegazione delle Marche ha partecipato nel
mese di maggio (dal 8 al 11) alla Festa nazionale di LiberEtà che si è tenuta a Palermo in cui si sono affrontate
varie tematiche sia di natura sindacale che culturale.
Nel corso della festa sono stati premiati due nostri
diffusori del mensile: Gordiana Donnini di Gabicce (PU)
e Giuseppe Bosi di Jesi (AN).
Nello stesso mese abbiamo presenziato, con rappresentanti della nostra organizzazione regionale, all’ illustrazione al Parlamento Europeo della proposta di legge
sulla non autosufficienza “Per il diritto a un’assistenza
di lunga durata”. Entro la fine anno partirà la raccolta
delle firme per la sua presentazione..
Di grande importanza sono state le giornate formative
sulla conoscenza delle pensioni da noi organizzate presso
l’Università politecnica delle Marche che ha visto la
partecipazione di un gruppo di giovani studenti. Di
notevole interesse è stata l’assemblea pubblica conclusiva
con l’intervento della Segretaria nazionale dello Spi
Cgil, Carla Cantone.
“Per frenare la crisi e rilanciare lo sviluppo”, questo
lo slogan della manifestazione nazionale che abbiamo
messo in piedi il 22 giugno a Roma, la prima unitaria as-
2
sieme a Cisl e Uil dopo oltre un decennio. Straordinaria
è stata la partecipazione dei pensionati della nostra regione.
A settembre abbiamo ripreso l’attività con due giornate
formative, destinate ai nostri quadri ed attivisti sul territorio, sulle problematiche sanitarie e sociali, alle quali
farà presto seguito una giornata su Imu e Isee.
Nei prossimi mesi ci aspetta un notevole sforzo organizzativo per chiudere positivamente il tesseramento
2013 e per conseguire un migliore risultato sugli abbonamenti al nostro mensile di LiberEtà.
Impegnativo e non eludibile sarà il lavoro da fare
per realizzare entro la fine dell’anno la preparazione
dei congressi nazionali della Cgil e dello Spi che si
terranno nei primi mesi del 2014.
Il confronto con gli Enti Locali e la contrattazione
fanno parte e qualificano il nostro fare quotidiano in
difesa delle fasce deboli del paese. A tal proposito sicuramente forte sarà il nostro impegno a vigilare sulla
prossima “legge di stabilità” che il governo varerà nelle
prossime settimane.
DALLA PRIMA PAGINA
«Lavoro e sviluppo: ecco
le priorità del sindacato»
segue da pag. 1
segretario generale, Roberto Ghiselli.
Di fronte ai grandi mutamenti,
quali sono le proposte della Cgil?
“Il seminario, che ha raccolto il
gruppo dirigente Cgil delle Marche,
aveva lo scopo di approfondire le
novità relative ad economia, società
e ruolo del sindacato. Temi affrontati
da relazioni di esperti di alto livello
come il professor Messori, Yuri Kazepov e da Walter Cerfeda”.
“È sempre più messo in discussione dai nuovi problemi connessi
alla globalizzazione. Dobbiamo esercitare una forte capacità innovativa
avendo ben chiaro l’obiettivo di evitare
la marginalizzazione dalla rappresentanza del mondo del lavoro. In
Italia, questo rischio è rappresentato,
per esempio, dalla Fiat di Marchionne
con le sue politiche d’Oltreoceano.
Il congresso sarà l’occasione per rafforzare la nostra elaborazione e rilanciare l’iniziativa. Il confronto, nel
corso del seminario, tra il segretario
nazionale Fabrizio Solari e il segretario Fiom, Maurizio Landini ha
messo a fuoco alcuni problemi strategici su cui riflettere”.
Quali?
“Il ruolo del contratto nazionale
e della contrattazione di secondo livello ma anche l’estensione dei diritti
ai lavoratori che da sempre ne sono
stati privi. E poi le politiche di sostegno all’occupazione e di contrasto
alla precarietà, la ridefinizione del
Welfare che affronti il nodo delle
povertà e del disagio sociale nonché
il superamento della legge Fornero
sulle pensioni promuovendo un forte
patto intergenerazionale”.
Il messaggio sulle politiche locali
che scaturisce dal seminario?
“La competizione non è più solo
fra imprese ma anche tra sistemi e
dunque hanno sempre più importanza
le politiche locali, infrastrutturali,
di programmazione, di sviluppo
territoriale,
quelle ambientali e sulla conoscenza.
Anche nelle Marche, il confronto
sulla riprogrammazione delle politiche europee 2014-2020 è l’occasione
principale per sostenere un forte
processo di trasformazione della nostra struttura produttiva che ci consenta di recuperare i ritardi accumulati in questi anni”.
A proposito di Marche, quali
sono le sfide che si attendono?
“Sono diverse. Si parte con l’innovazione tecnologica e organizzativa
delle imprese, si prosegue con la volontà di favorire i processi di aggregazione delle stesse ma anche interventi infrastrutturali per connettere la regione con le grandi direttrici
nazionali ed europee.
Ci sono poi le politiche del lavoro
e della formazione per promuovere
l’incontro tra domanda e offerta ad
un livello qualitativamente più elevato.
Quindi, le politiche sociali, per
l’infanzia e per la terza età, a partire
dall’invecchiamento attivo. Non dobbiamo infine dimenticare la riforma
e la razionalizzazione della pubblica
amministrazione, a cominciare dalla
gestione associata dei servizi per
una migliore qualità e per risparmiare le risorse”.
3
CRONACHE DAL TERRITORIO
Due o tre cose sul Pronto Soccorso
Il racconto di un paziente fra le corsie di un ospedale
■ di Romolo Sardellini
S
e Omero fosse vissuto ai tempi nostri probabilmente
non avrebbe scritto l’Odissea per narrare le peripezie di Ulisse, ma per descrivere ciò che può
capitare ad un paziente se finisce al Pronto Soccorso.
Nel nostro caso si tratta della storia di una iscritta allo
Spi che ha avuto bisogno, appunto, del Pronto Soccorso
e delle successive “diramazioni” in alcuni reparti dell’ospedale di Macerata. Ve la presentiamo di seguito.
“Al mattino presto avevo avuto dei dolori molto forti
e, dopo aver trattenuto un po’ sperando che passassero,
mi sono recata verso le 7 al Pronto Soccorso. Qui, dopo
circa una ventina di minuti, sono riuscita a farmi “mettere
in lista”. Dopo altrettanto tempo mi hanno preso la
pressione ed una vena, dove è stato lasciato un ago per
eventuali flebo. Dopo circa due ore (mi avevano classificato
“codice giallo” cioè urgente, ma non troppo) è arrivato il
dottore, stanchissimo in modo evidente, anche perché
aveva dovuto affrontare tutti i casi della notte praticamente
4
da solo. Un lavoro disumano, frutto dei “tagli”, che
mettono a rischio, però, la vita stessa degli utenti. Il
dottore, peraltro gentilissimo, mi ha detto che avrei
dovuto aspettare la chiamata per una visita specialistica
in un reparto. Erano circa le dieci del mattino. La “chiamata” è arrivata, ma erano ormai le 15, quando, nonostante
i miei solleciti (i dolori continuavano e non mi è stato
dato nulla per calmarli) ormai pensavo che si fossero dimenticati di me. Ero sinceramente arrabbiata. Giunta
nel reparto per la visita specialistica, mi hanno fatto
aspettare un’altra ora. Finalmente il dottore è giunto,
piuttosto seccato, perché a suo dire non era necessaria
la sua opera e, dopo una visita ultrabreve, mi ha rinviato
al Pronto Soccorso, con la richiesta di una diversa visita
specialistica. Il medico del Pronto Soccorso (nel frattempo
c’era stato il cambio della guardia) si è limitato a leggere
ciò che aveva scritto il predecessore e la richiesta della
nuova visita e mi ha spedito in un altro reparto dove, ovviamente, ho fatto un’altra ora e passa di attesa. Finalmente
c’è stata una visita appropriata ed approfondita, mi è
stata data una terapia e sono stata messa in lista per un
intervento. Ma non era ancora finita! Corredata dal certificato medico dello specialista sono dovuta tornare al
Pronto Soccorso per avere quello delle dimissioni. Altra
prolungata attesa perché i due sanitari presenti erano
impegnati in urgenze e quindi non potevano perdere
tempo per scrivere referti. Finalmente qualcuno si è ricordato anche che avevo ancora l’ago infilato in vena e
me lo ha tolto. Sono arrivate anche le agognate dimissioni:
erano le 18.30! Quasi dodici ore al Pronto Soccorso,
senza poter mangiare e bere. Anche andare al bagno è
stata un’impresa: c’era una puzza di urea insopportabile,
senza alcuna serratura e senza carta igienica o strappi
per asciugarsi le mani. Per poterne usufruire è necessario
essere in due, con uno che resta a fare il palo….”.
Queste storie di vita lasciano l’amaro in bocca. Viene
lo sconforto nel vedere come una persona viene disumanizzata e resa solo un numero (parliamo non solo dei
pazienti, ma anche dei medici e degli infermieri che
debbono affrontare stress incredibili per i tagli), succube
delle leggi dell’economia. Viene la rabbia nel considerare
come la società non sia certo quella sperata nel ’68 e
come la stessa Costituzione venga calpestata impunemente. Viene il senso dell’umiliazione pensando che,
pur avendo ragione, anche se alzi la voce nessuno sta lì
ad ascoltarti e, forse, ti prendono anche per una sorte di
don Chisciotte, più da commiserare che ascoltare…
VERTENZE REGIONALI
■ di Emidio Celani
sempre più diffusa la convinzione che la risposta sociosanitaria offerta nella nostra regione sia ben lungi da soddisfare la domanda: le lunghe liste di
attesa per le prestazioni diagnostiche,
l’estenuante attesa nei pronto soccorso, la non autosufficienza scaricata
sulle famiglie sono il campanello
d’allarme di una sanità pubblica che
non riesce a cogliere concretamente
i mutamenti sociali e i reali bisogni
delle persone.
Il confronto avviato con la Regione
Marche, condizionato dai dolorosissimi tagli apportati alla sanità pubblica dalle scelte operate del Governo
Berlusconi prima e dal Governo Monti
poi, non fa intravedere la possibilità
di un accordo. Eppure il sindacato
aveva apprezzato il piano socio-sanitario cogliendone la necessità di
introdurre nuove e più appropriate
forme organizzative, così da poter
cogliere le trasformazioni in atto e
rispondere con maggiore incisione
al mutare dei bisogni in un contesto
di compatibilità e sostenibilità economica.
Il tavolo della trattativa ha sicuramente registrato interessanti e positivi passi avanti su una maggiore
presa in considerazione dei temi
della domiciliarità, residenzialità e
semiresidenzialità, individuando nella
Casa della salute, nella definizione
di regole sulla residenzialità, nell’integrazione tra i servizi sanitari e
sociali, nell’assistenza domiciliare
(ADI e SAD) e nella sanità d’iniziativa, strumenti indispensabili per
una maggiore e più efficace risposta
extraospedaliera ai vecchi e nuovi
bisogni. Ma questi progressi non hanno portato a una risposta complessivamente soddisfacente anche perché non colgono pienamente la necessità di un profondo cambiamento
necessario a rispondere ai bisogni
più espressi delle persone che si trovano a fare i conti con la riduzione
dei posti letto per acuti e sulla trasformazione dei piccoli ospedali
La proposta della Regione Marche
di far slittare al 2014 dell’ultima rata
del riallineamento delle tariffe e dell’assistenza nelle Residenze protette
che, secondo l’accordo dell’agosto
2010, sarebbe dovuta entrare in vigore
dal gennaio 2013 è stata considerata
irricevibile: non è accettabile che in
un periodo di crisi tanto pesante si
prolunghi di un anno l’onere a carico
delle famiglie.
Il sindacato ha apprezzato l’intenzione della Regione di avviare 39
case della salute, tre in ognuno dei
13 distretti sanitari, ma dà un giudizio
fortemente negativo per la mancanza
di una concreta definizione dell’accordo con i medici di medicina generale che dovrebbero essere il perno
fondamentale della struttura. Senza
il loro coinvolgimento si pregiudica
fin dal nascere il funzionamento
delle strutture create.
Niente è ancora definitivamente
pregiudicato. La permanenza di un
tavolo di confronto regionale, e di
quelli attivati nei diversi territori
della nostra regione attestano la volontà delle parti di continuare la discussione sia nel merito dell’applicazione dei Decreti emanati dalla
Giunta, sia in quelli che ancora dovranno essere definiti: occorre rispondere con urgenza ai disagi sociali
e sanitari che oggi sono diventati
non più sopportabili anche per effetto
dell’impoverimento delle famiglie
per effetto della crisi.
5
CRONACHE DAL TERRITORIO
Osimo, anziani in difficoltà
per la carenza dei servizi locali
■ di Carlo Sorpino
segretario Lega Spi di Osimo
o Spi-Cgil, di Osimo esprime
una valutazione del tutto
negativa per quanto riguarda
la sanità e i servizi socio-sanitari
della zona di Ancona sud.
Nell’ultimo piano che la Regione
Marche ha elaborato si prevede, in
concomitanza con la costruzione del
nuovo ospedale di Rete-Inrca nel comune di Camerano, la chiusura dei
due presidi, di Osimo e di Loreto, rimasti dopo lo smantellamento della
struttura di Castelfidardo.
I lavori per il nuovo ospedale non
sono iniziati per la mancanza di risorse economiche; intanto si vogliono chiudere da subito alcuni
reparti degli ospedali di Osimo e di
Loreto. Per tutti il reparto di Ginecologia-ostetricia dell’ospedale di
Osimo, che già soffre della mancata
implementazione e della ristrutturazione del Pronto soccorso. Tali decisioni comportano un disagio enorme
per una utenza che ormai supera gli
ottantamila abitanti e che nel periodo estivo con il turismo supera le
150 mila presenze.
Ai disagi per la mancanza di
strutture bisogna aggiungere quello
6
dei pensionati e degli anziani, che,
aumentando sempre più, hanno bisogno di un’ assistenza capillare per
malattie degenerative dovute all’età
e di servizi socio-sanitari più economici considerando i livelli di reddito.
Ormai la situazione non è più sostenibile, la maggior parte degli anziani vive con redditi bassissimi, che
non gli permette di avere una vita
serena. Molti di essi non sono in condizione di sostenere spese per una
alimentazione giornaliera, sempre di
più sono quelli che si rivolgono alle
associazioni per avere un pasto giornaliero. Molti risultano morosi verso
le società che gestiscono le utenze
domestiche subendo il distacco
dell’energia elettrica, dell’acqua e
del gas. La situazione non accenna a
migliorare anzi peggiora anno dopo
anno. Ai bassi redditi si aggiunge
una tassazione degli enti locali che
non tiene in nessun conto di una
progressività sul reddito, il blocco
della perequazione per gli anni 2012
e 2013 ha fatto diminuire il potere
d’acquisto delle pensioni. L’aumento
dei prezzi dei prodotti alimentari,
anche quelli di prima necessità, l’aumento delle tariffe e dei trasporti e
l’aumento della spesa sanitaria
hanno impoverito enormemente i
pensionati.
In un paese civile, per gli anziani
l’assistenza sanitaria dovrebbe essere gratuita, la tassazione uguale a
zero e i servizi sociali a carico della
comunità, per i redditi inferiori ai
trentamila euro, invece dal nostro
osservatorio, notiamo sempre più
persone che, a causa dei ticket elevati, rinunciano alle cure, alle analisi e ai farmaci. Rinunciano anche
per i tempi di attesa che ormai sono
lunghissimi, la persona anziana non
può aspettare un anno e oltre per
una prestazione.
Un capitolo a parte per gli anziani non autosufficienti e per quelli
che sono ospitati nelle cosiddette
Residenze protette. I fondi stanziati
sono pochissimi, non si riesce a dare
una assistenza domiciliare continuativa e professionale, l’assegno di
cura è per pochi e le Residenze applicano rette elevatissime, che si
possono permettere in pochi, anche
perché non risulta ancora integralmente attuato il decreto della Regione Marche del 2010.
I pensionati della Lega di Osimo,
consapevoli dei disagi loro apportati
da leggi di rigore solo nei loro confronti, sono molto delusi ma pronti a
mobilitarsi per aver riconosciuti i
loro diritti e veder migliorare la propria condizione di vita.
CRONACHE DAL TERRITORIO
Un autunno ricco di iniziative contro la crisi nella provincia
Bilancio, al via il confronto serrato
tra sindacati e Comune di Ancona
■ di Gianni Andreanelli
ormai terminata la stagione estiva e già è evidente
la spinta dei pensionati e
dei lavoratori di Ancona, affinché la
città inizi ad affrontare con coraggio
e determinazione i tanti problemi
presenti, da quelli strutturali, riguardanti il nuovo volto di Ancona,
a quelli sociali, economico- produttivi.
per finire con le problematiche del
lavoro, della qualità della vita, dei
servizi socio sanitari e delle scelte
di bilancio.
Da troppo tempo il confronto e
la pratica della contrattazione con
le istituzioni comunali di Ancona
non si sono potuti esplicare al meglio,
a causa di una prolungata crisi comunale e dell’affidamento dell’amministrazione al commissario prefettizio. Con l’avvento della nuova
amministrazione comunale, pur in
presenza di tante difficoltà, si è riaperta la speranza per riannodare i
fili di un confronto serio e produttivo
sui temi del bilancio, di un forte disagio sociale tra la popolazione e
dei numerosi problemi rimasti al
palo per troppo tempo.
I primi contatti avuti con il nuovo
sindaco della città non sono stati negativi. A suo dire dal prossimo anno,
sulla base dei risultati conseguiti in
sede di contrattazione, saranno possibili passi in avanti anche sul versante
delle scelte di bilancio per il 2014.
Ovviamente è tutto da verificare in
sede di confronto. Quello che ci lascia
ben sperare è, al momento, l’indicazione dei tempi e dei problemi oggetto
del confronto. Trasporti, rifiuti urbani,
porto ed uscita ovest, attività economiche, sanità e servizi sociali: questi
gli argomenti di maggiore interesse
che contribuiranno ad arricchire la
qualità contrattazione. Il riferimento,
ad esempio, al grande tema della
definizione del ciclo integrato dei
rifiuti e alla individuazione del sito
per il relativo impianto, in assenza
del quale l’Azienda Servizi continuerà
a portare i rifiuti fuori città e fuori
regione, con costi insostenibili a carico dei cittadini.
Lo stesso vale per lo sviluppo del
porto, il riordino dei servizi di trasporto e di quelli relativi alla sanità,
settore in cui la Regione Marche penalizza le aziende incaricate dei servizi o non rispetta i protocolli d’intesa
sottoscritti. Dopo la chiusura in città
di alcuni plessi ospedalieri, elude la
richiesta di istituire una moderna e
funzionante Casa della salute H 24,
indispensabile al fine di assicurare
un qualificato e continuativo servizio
alla città. Infine, si lasciano indeterminati i tempi per la costruzione
della nuova struttura Inrca, con annesso ospedale di rete per dare risposte ai cittadini di Ancona e alle
aree geografiche posizionate a sud
della città, con la conseguenza di
considerare come un pacco postale
i cittadini che hanno bisogno di cure
sanitarie ospedaliere non catalogabili
tra quelle eccellenze assicurate dall’ospedale regionale di Torrette.
Sono problemi corposi intorno ai
quali si dovrà lavorare in profondità
e con determinazione per la loro,
seppur graduale, definizione.
I benefici per i cittadini sarebbero
rilevanti. Rimane quindi necessario
tenere alta l’attenzione e l’interesse
della città tutta intorno a queste
problematiche. La lega distrettuale
dei pensionati Cgil di Ancona, darà
il suo contributo ricercando anche
l’unità con Cisl e Uil pensionati.
Ancona dovrà ritornare ad essere
un vero capoluogo di Regione, governando al meglio tutte le opportunità di sviluppo economico e sociale
che le si presenteranno davanti, compresa quella fondamentale di salvaguardare e sviluppare con le proprie
scelte l’occupazione.
7
L’ANZIANO SI RACCONTA
I premiati della XII edizione de “l’Anziano si racconta”
edizione di quest’anno de “L’anziano si
racconta”, che si è svolta ad Ascoli Piceno,
ha visto la partecipazione di oltre 150 lavori,
tra racconti, poesie e filmati. Il consistente numero e
l’elevato livello di qualità degli elaborati ha reso difficile
il lavoro della giuria che alla fine ha premiato i seguenti
lavori:
Tema n. 1 - C’era una volta la campagna
C’era una volta la campagna di Angelina Benedetti Urbania (PU)
Una giornata particolare di William Scalabroni - Ascoli
Piceno
La panzanella di Domenico Nepi - Folignano (AP)
Tema n. 2 - Racconti di vita
Le scarpe di Silvana Santi Montini - Prato
Il sergente Al di Giselda Galvan – Rivoltella di Desenzano
(BS)
La storia di Corsi di Maura Marziali – Ascoli Piceno
Tema n. 3 – Il nipote racconta del nonno
Viccia viccia viccia còla còla còla di Carlo Spurio –
Maltignano (AP)
Li taccu con la nonna di Martina (video) di scuola
IPSSAR Buscemi S.Benedetto del Tr. docente Tiziana
Ficcadenti.
Ascoli Piceno:
Sergio Zavoli
riceve la targa
premio della
manifestazione
Tema n 4 – Poesie con tema libero
Sofferto risveglio di Rosa Vindigni – Ragusa
Sotto l’abete di Angelo Barrano – Ragusa
Primo giorno di scuola di Anna Laura Stopponi – Porto
San Giorgio (FM)
Il sergente “Al”
■ di Giselda Galvan
(da “L’anziano si racconta”)
i hanno fatto sedere vicino alla finestra in modo
che io possa guardare il
giardino. Cerco di fare quello che
dicono ma mi è molto difficile.
Mi guardo attorno, sono in una
bella casa ma desidero allontanarmi,
nella testa ho una voce che mi incita
a farlo.
Ci sono molte porte ma non so
quale di questa sia l’uscio e non
trovo mai le scarpe.
La donna che dice di essere mia
moglie mi parla ma mi disturba “sei
vecchia e brutta e non ti conosco”.
Vedo che si allontana piangendo e
non capisco perché.
Molte volte faccio quello che la
voce mi dice ed allora gridano e mi
guardano strano.
8
Quando fanno così li metto tutti
nella boccia del pesce rosso, così
vedo le loro bocche spalancate ma
non sento le loro voci.
Dicono che ho l’Alzheimer e mi
portano dal medico, anche lui parla,
dice molte cose ad un bel giovane
che spesso mi accompagna.
Oggi mi hanno portato dove con
gli amici giocavo a bocce, mi hanno
fatto festa, erano tanti e mi sono impaurito.
A casa c’erano molte donne che
bevevano il caffè. Ho cercato di ascoltare i loro discorsi, dicono che con
me c’è “AL”.
Parlano del sergente tedesco che
mi comanda, lo chiamano AL. Si
vede che con lui sono in confidenza.
È tornato quel simpatico ragazzo
che ha tanta pazienza con me, dice
di essere mio figlio.
La sua voce mi calma, non sento
quasi più il sergente, forse è riuscito
a farlo allontanare. Mi dice che sono
diventato nonno e che domani mi
porterà il nipotino.
Mi hanno detto che gli hanno
dato il mio nome, cerco di ricordare
qual’è ma non riesco.
Sono nuovamente seduto accanto
alla finestra, mi è stato detto che da
qui potrò vederli arrivare.
Guardo l’albero, non ha quasi più
foglie, è triste senza di esse, mi dice
di essere vecchio e stanco, gli rispondo
che io sono tormentato da AL e che
lo sto pregando di liberare, almeno
per oggi, la mia mente, in modo che
posa vedere il nipotino.
Me lo hanno fatto tenere, è piccolo
e paffuto, profuma di borotalco. Con
la sua piccola manina mi tiene un
dito, sono felice.
Dico di essere stanco, mi accompagnano in camera, chiudo gli occhi
e parlo con “AL”.
Ti prego sergente, aiutami, fa in
modo che nei miei occhi resti l’immagine del nipotino e che, dal sonno
che sento arrivare, io non mi risvegli
mai più.
STORIE DI VITA
Un futuro da precari
■ di Giuseppe Fillich
na telefonata inaspettata. Dall’altro capo del
telefono Massimo, un validissimo ex alunno di
liceo. Mi saluta, lo riconosco, mi chiede cortesemente un colloquio.
Ci incontriamo in un afoso giorno d’estate. I ricordi
occupano da subito il conversare: le lezioni, l’intenso
studio, gli innumerevoli esami sostenuti, i successi e i
piccoli insuccessi scolastici. Poi, i più importanti avvenimenti di vita e il lavoro… Ben presto siamo arrivati
alle ragioni della richiesta di colloquio.
Massimo è uno dei tanti insegnanti preparati ma
precari della scuola italiana. Infatti, pur laureato con il
massimo dei voti in Lettere moderne ed abilitato, le
tristi vicende lavorative lo hanno portato ad inseguire il
lavoro un po’ ovunque, dal nord al sud d’Italia. Da
Saronno fino a Bari. Poi il ritorno nelle Marche, con un
incarico in un liceo di provincia, in un susseguirsi di
richieste di trasferimento, di cambi di residenza, alla ricerca perenne di alloggi di fortuna.
Ma quell’agognato posto di lavoro definitivo non è
mai venuto. Solo brevi supplenze ed incarichi annuali.
Massimo è consapevole che sarà difficile, quasi impossibile,
raggiungere a breve l’obiettivo. A quarant’ anni suonati,
infatti, le opportunità si assottigliano, le speranze
vengono meno, la sfiducia nelle istituzioni aumenta.
La crisi occupazionale, poi, produce irrimediabilmente
il resto. Tra questi i progetti di matrimonio, che vengono
necessariamente rinviati e destinati a perdersi nel
tempo. Mi chiede qualche suggerimento, qualche utile
consiglio. Mi trovo in difficoltà perché so che qualsiasi
suggerimento può assumere il sapore della consolazione… Ci provo.
Mi soffermo, dunque, sull’opportunità dei corsi di
formazione, dei master; mi dilungo sulla necessità di diversificare la preparazione professionale… continuo ad
argomentare… ma un dubbio mi assale: se la crisi occupazionale si manterrà a livelli così ampi, se l’Italia rimarrà ancora per anni in recessione, quale futuro si
può ipotizzare oggi per le nuove generazioni ?
Welfare: accordo a Monteprandone
■ di Francesco Vagnoni
n Comune la spesa sociale non
deve mai diminuire. I tagli ai
servizi e al welfare e gli aumenti di tariffe non sono accettabili
se non si combatte duramente l’evasione fiscale. Sono questi i concetti
alla base dell’accordo firmato il 23
luglio dall’Amministrazione comunale
di Monteprandone con Cgil, Cisl, Uil,
Spi, Fnp, Uilp.
L’accordo prevede un impegno
dell’Amministrazione a recuperare
risorse allo scopo di poterle impiegare
in un welfare comunale il più possibile
universale e adeguato ai tempi di
crisi che stiamo vivendo, lavorando
in particolare sulle agevolazioni fiscali
e tariffarie.
Grande novità nell’accordo è poi
l’istituzione di un fondo di 150.000
euro per il sostegno all’occupazione
da destinare a facilitare l’assunzione,
presso aziende marchigiane e abruzzesi, di lavoratori attualmente disoccupati, residenti a Monteprandone.
9
STORIE DI VITA
La crisi infinita
■ di Giuseppe Fillich
no stillicidio quotidiano da
parte dei media: la recessione sta terminando…forse…chissà. È un accavallarsi di informazioni rassicuranti e per niente
affatto rassicuranti: aziende che
macinano utili, aziende in difficoltà
che chiudono nottetempo, calo dei
consumi (mese di luglio, secondo
Confcommercio, – 4,1% nei trasporti,
–3,9 % per gli alimentari e le bevande), incertezze totali sui versamenti
futuri dell’ Imu e su un possibile aumento dell’ Iva. Raccapezzarsi è impossibile. Anche gli esperti economisti
non mi pare che siano in grado di
aggiungere gran che. Ma qual’ è, allora, la reale situazione in cui operano
e vivono i cittadini? Ho deciso di
fare la cosa più semplice… Mi sono
infilato in uno dei tanti mercati settimanali, mi sono divincolato tra
bancarelle di strada, merce e venditori
di ogni tipo per vedere, sentire e
cercare di capire. Animatissimi i reparti delle occasioni, alla ricerca di
prodotti a costi ridottissimi, dei saldi,
delle offerte, delle occasioni a pochi
euri. È qui che ti imbatti, anzi ti assalgono i venditori improvvisati di
piccola biancheria e soprattutto di
chincaglierie. Qui la massaia può
trovare, tra l’ altro, anche sacchettini
ben confezionati di aglio. La mamma
e la nonna, a fatica, negano ai figli e
ai nipoti scalpitanti il giocattolo in
bella mostra: non si può sperperare,
tra poco inizia l’anno scolastico!. Insomma un variopinto mondo di persone che si muovono in tutte le direzioni alla ricerca del bene utile e
di risorse risolutorie. Decisamente
meno animato il movimento nei reparti dei prodotti più costosi. Per lo
più sguardi interessati e fughe immediate, senza alcuna possibilità di
acquisto. Assalto invece alle banca-
relle dei prodotti commestibili, specie
frutta e verdura, alimenti a buon
prezzo che ti garantiscono sicuramente la sopravvivenza. Alla fine di
tanto girare e rigirare, anche a vuoto,
ognuno riporta a casa il suo magro
sacchetto di mercanzie. Cosa è cambiato rispetto al recente passato?
Nulla, proprio nulla. Stessa parsimonia, stesso affanno. Stesse incertezze.
Pensionati: alle Marche il record
per la longevità in Italia
■ di Sandro Olimpi
proposito di pensioni, vediamo alcuni numeri:
a fine 2010 i pensionati in Italia sono
16.700.000, il 53% sono donne (circa
8.800.000) ma percepiscono un importo di pensioni
che è solo il 44% del totale. Il 56% degli oltre 258
miliardi di euro annui di pensioni erogati va infatti
agli uomini.
Gli uomini hanno una media pensionistica di 14.001
euro annui, le donne di appena 8.469 euro. E parliamo
di medie!
Inoltre: il 55% delle donne percepisce meno di
1.000 euro al mese, come il 34% degli uomini.
Poi le donne si prendono anche delle rivincite,
magari, almeno sotto certi aspetti: l’aspettativa di vita
alla nascita a livello nazionale, è di arrivare ad una
10
età di 79,4 anni per gli uomini e di 84,4 anni per le
donne!
Tra l’altro, il record su questo versante ce l’abbiamo
proprio noi delle Marche dove l’aspettativa di vita per
i maschietti è di arrivare a 80,4 anni e per le femminucce
addirittura a 85,4 anni: un anno in più della media nazionale.
Per quanto riguarda le province il record nazionale
è detenuto proprio dalla Provincia di Pesaro – Urbino
in cui l’aspettativa di vita delle donne arriva a 85,7
anni, sarà l’aria, sarà il vino, ma non lo dite troppo in
giro!
Per quanto riguarda gli ultracentenari, dal 2001 al
2011 sono triplicati passando da 5.400 a 17.000; il più
vecchio ha 113 anni e vive in Trentino.
Di nuovo, anche in questo caso: l’85% degli ultracentenari è donna.
Comunque; non si nasce donne, si diventa, diceva
Simone de Beauvoir.
STORIE DI VITA
Lavoro, passione e sindacato
i chiamo Daniela, ho 73 anni e quando mi è
stato chiesto di raccontare la mia testimonianza cioè parte della mia vita di donna,
madre, lavoratrice impegnata nel sindacato ero riluttante.
Sono sempre stata molto timida, fin da ragazza quando
per noi giovani donne le alternative erano davvero
poche: imparare un mestiere oppure sposarsi, far figli e
i lavori di casa. Io sono la prima figlia femmina di una
famiglia numerosa: sette fratelli. Sono nata e vissuta in
un piccolo centro sulla costa marchigiana. Come prima
figlia femmina avevo molte responsabilità e pochi sogni.
Per me era importante sposarmi e costruire una famiglia.
Non chiedevo altro. Sempre sottomessa, incapace ed
emotiva, quando ebbi la possibilità di votare per la
prima volta, mi ribellai alle prediche del parroco che
dal pulpito invitava tutti ma soprattutto i nuovi elettori
a non votare Partito Comunista. Io invece votai proprio
Pci e uscì dalla cabina orgogliosa e soddisfatta. Poco
dopo fui costretta ad emigrare in Svizzera. La nostalgia
mi feriva ogni giorno eppure proprio lì ebbi la possibilità
di conoscere la dignità del lavoro e
l’uomo dei miei sogni. Facemmo due
figli ma la nostra non divenne una
famiglia. A me rimasero due bambini
da crescere e la dignità del lavoro.
Quando rimasi incinta per la seconda
volta dovetti tornare in Italia e qui
ho dovuto lottare per tanti anni contro
il bigottismo, il pregiudizio di chi non
accettava che fossi una ragazza madre.
Feci lavori umilissimi ma le umiliazioni
derivavano da altro: dal fatto che non
potevo ottenere una casa popolare, dalle donne della
parrocchia che mi suggerivano di dare in adozione i miei figli, dagli
uomini che si sentivano
autorizzati a provarci
perché non avevo un
marito. I servizi sociali non mi vennero
incontro su nulla.
Ero una gran lavoratrice, la fatica non
mi spaventava e per
questo forse trovai
un impiego al Nord,
in una grande fab-
brica alimentare. Feci le valigie e partiì con due figli
piccolissimi. Il lavoro era molto faticoso ma io guadagnavo
bene e fu a quel punto che conobbi e subito mi iscrissi
alla Cgil. Io parlavo poco, sempre per via della timidezza,
eppure fui eletta nel comitato di fabbrica. Quando
parlava la Cgil tutti tacevano e noi ci sentivamo forti,
orgogliosi di appartenere al ceto operaio senza per
questo essere cittadini di serie B. Purtroppo però non
c’erano ancora le condizioni per lavorare e crescere i
bambini da sola, così fui costretta a tornare a casa.
Il posto fisso l’ho trovato a 40 anni, in ospedale. Non
ho mai smesso di credere nel sindacato ma ho cercato di
fare affidamento ancor di più sulle mie forze.
Oggi sono nonna di due splendide nipotine. Nel bene
o nel male i miei figli li ho cresciuti. Li vedo idealisti, sognatori e il futuro mi spaventa. Sì mi spaventa perché
non vedo più la solidarietà che c’era tra di noi e il sindacato. Oggi mi pare che conti essere furbi più che spaccarsi la schiena come ho fatto io. E continuo a farlo
aiutando mio figlio a crescere le bambine. Anche io sono
una nonna-ammortizzatore sociale. Come lo è stata mia
madre con me. Non mi pesa e resto
iscritta allo Spi.
C’è solo una cosa che mi
manda su tutte le furie, anzi
due: la prima è come è stato
possibile che l’Italia sia stata
governata da Silvio Berlusconi. Mi chiedo perché noi
di sinistra che tanto abbiamo
lottato abbiamo permesso
che ciò accadesse. E mi
fanno arrabbiare quelli che
dicono che noi pensionati
abbiamo rubato il futuro ai
giovani. Non è vero. Noi abbiamo lavorato e combattuto
anche per le generazioni
successive, per i figli. Abbiamo sudato e versato contributi fino all’ultimo e se ora
questi soldi non ci sono più
la colpa non è certo nostra
ma della cattiva politica che
li ha sperperati. Sapere che
tanti giovani preparati non
lavorano e che la colpa sarebbe nostra proprio non lo
posso accettare .
11
ERBE E DINTORNI
Lezioni di botanica a Capodarco
Il corso è stato promosso dall’associazione “Chi mangia la foglia”
■ di Laura Stopponi
L’
associazione “Chi mangia
la foglia” ha organizzato
un corso per il riconoscimento delle erbe spontanee. Si è tenuto a Capodarco di Fermo dal 6 al
22 settembre ed ha visto la partecipazione di 34 allievi di età compresa
tra 16 e 65 anni. Le lezioni teoriche
di Botanica, Nutrizione e Farmacologia,
tenute da docenti di Agraria e Medicina, e le uscite didattiche, guidate
da esperti riconoscitori, si svolgono
in un clima informale ed affettuoso
perché l’obiettivo del corso è soprat-
tutto quello di stimolare la curiosità,
l’attenzione e la consapevolezza circa
l’importanza di questi doni della natura, veri e propri serbatoi di benessere
personale ed ambientale. In tre settimane, si impara a riconoscere le
principali erbe mangerecce, a difendersi dalle pochissime tossiche, a riconoscere il valore dell’ambiente,
della biodiversità e degli effetti di
una gestione del suolo, sia agricolo
che industriale, scellerata ed irrispettosa. Riconoscere le erbe con le quali
cucinare una semplice misticanza di
erbe crude o cotte, rigorosamente in
numero dispari di varietà (mai meno
di tre meglio se più di 7) è il risultato
immediato del corso, anche se per la
conoscenza approfondita e sicura non
bastano anni di studio e di pratica. Il
corso ha una formula ormai sperimentata con la prova finale, la consegna degli attestati e la partecipazione
alla vita dell’associazione, ed ogni
“nuovo raccoglitore” è automaticamente un nuovo difensore dell’ambiente, delle erbe, e del territorio
perché – come dice sempre Noris
Rocchi che è l’ideatore e l’instancabile
anima dell’associazione “Chi mangia
la foglia” – “quando impari a conoscere
le erbe, mentre cammini in campagna
il passo si allunga per non calpestare
i tuoi nuovi amici!”.
I prodotti degli orti Auser in dono all’Ircr di Macerata
G
li anziani ospiti dell’Ircr di Macerata hanno
ricevuto, nelle settimane scorse, un dono prezioso: i prodotti freschi e genuini, coltivati
dai loro coetanei ancora validi e pimpanti, negli orti
messi a disposizione dell’Auser dal Comune.
L’associazione di volontariato ha attualmente in
dotazione circa 220 appezzamenti (presso l’ex Cras di
Santa Croce ed a Fontezucca) che tengono impegnati
circa 500 pensionati tra uomini e donne, coordinati da
Nazzareno Osimani, che può essere considerato la memoria storica di questo settore dell’Auser.
Decine e decine le cassette di ortaggi che gli anziani
coltivatori hanno
donato, come già avvenuto negli anni
scorsi, all’istituto
maceratese, frutto
del loro lavoro.
Importanti le
parole dell’Assessore alle politiche sociali, Narciso Ricotta, “si tratta di
un’iniziativa di solidarietà, un dono
di ringraziamento
Un momento della consegna
alla città che ha
12
consentito agli anziani di utilizzare gratuitamente gli
spazi che il comune ha messo a loro disposizione.
Quello degli orti per anziani è un progetto che dimostra
l’impegno dell’Amministrazione comunale nei confronti
della terza età dettato dalla necessità di favorire la socializzazione di queste persone che spesso vivono in
solitudine. E perché no, in un momento di crisi come
quello che stiamo vivendo attualmente, esso rappresenta
un, seppur piccolo, sostegno economico, che oggi si
trasmette anche agli ospiti della casa di riposo. Questo
dono è anche un atto che sta a dimostrare quanto
forte sia il legame della casa di riposo con la città”.
Il presidente
dell’Auser, Giulio
Marinozzi, ha elogiato, invece, l’entusiasmo e la generosità dei donatori
perché, oltre a privarsi di buona parte
del prodotto delle
loro fatiche, hanno
voluto selezionare
con attenzione gli
ortaggi migliori.
R.S.
I LETTORI CI SCRIVONO
La disperazione di un figlio
“Sono un pensionato. Scrivo con il
cuore spezzato per
ciò che sta vivendo
mio figlio e, con lui,
anch’io, che lo
ospito ancora in casa, nonostante
abbia 42 anni.
La storia è questa: dopo aver
fatto mille sacrifici (io e mia moglie)
per poter permettere al nostro unico
figlio di studiare e giungere alla laurea, mandandolo a Roma, siamo andati a sbattere contro l’inesorabile
realtà di oggi: la disoccupazione.
Mio figlio, come penso tutti gli
altri neo-laureati, ha cercato ovunque
un posto attinente con la sua laurea
(giurisprudenza) e ha partecipato a
decine di concorsi, sperando di poter
sfondare da qualche parte. Ha provato
anche a fare praticantato, ma non è
riuscito a trovare uno studio legale
sufficientemente grande da farsi carico anche di un pur modesto onorario. Solo se accetti di lavorare
gratis o poco più ti tengono.
È stato anche umile e, pur di la-
vorare, a forza di insistere, è riuscito
a trovarsi un posto di cooperatore
scolastico (il “bidello” di una volta).
Non era un granché per un laureato,
ma un minimo di sicurezza economica l’aveva e già cominciava a pensare di sposarsi. Poi due tegole, una
dietro l’altra: la morte improvvisa di
mia moglie e lui, mio figlio, che non
è più neppure precario; ora è “disoccupato”.
Adesso passa tutto il giorno
chiuso nella sua camera, spesso non
esce neppure per mangiare un boccone insieme a me. Lo vedo sempre
più triste e chiuso e, qualche volta si
arrabbia anche un po’ se cerco di stimolarlo, almeno per farlo parlare…
Quando posso cerco di allungargli 10 euro: la prima volta li ha presi,
mi ha sorriso per farmi capire che
aveva bisogno di un gesto che gli
desse la certezza che c’è qualcuno al
mondo che ancora si ricorda di lui
(non ho avuto coraggio di chiedergli
se anche la fidanzata l’ha lasciato
perché ora è disoccupato, ma temo
che sia così...); la seconda volta li ha
presi ugualmente, ma dalla terza in
poi, per la sua dignità, si è rifiutato.
Mi rimette i dieci euro in mano,
si gira veloce per non farmi vedere
che gli si inumidiscono gli occhi e si
chiude in camera. Anch’io torno
nella mia camera. Piango anch’io: di
rabbia per questa società che calpesta la dignità dei singoli, d’angoscia
per il futuro di mio figlio”.
Lettera firmata
Luci e ombre della nuova sanità
Sul Corriere Adriatico del 31 luglio
scorso ho letto non
buone notizie sulla
vertenza in atto tra
le Organizzazioni
Sindacali Cgil-Cisl-Uil e Regione
Marche circa la riorganizzazione del
Servizio Sanitario.
Il resoconto del cronista sulla
vertenza aperta è quanto meno
sconcertante suscitando perplessità
Infatti sulla vertenza, con una qualche malignità, porta a conoscenza
dei lettori che “Sul futuro manca il
dialogo” con riferimento alla nota
con la quale le Organizzazioni unita-
rie esprimono la propria preoccupazione per il confronto interrotto e
per le prospettive non condivise
sulle scelte sanitarie definitive.
Mentre con altro titolo, in più
grande evidenza, “Marche sul Podio”
perché tra le regioni virtuose “individuata come una delle più efficienti, di qualità e che ha saputo nel
contempo garantire l’equilibrio di bilancio”.
Tutto questo non ci conforta
mancando il consenso più ampio
delle istituzioni, delle forze sociali e
degli anconetani che non si sentono
affatto tutelati nella loro sicurezza
sanitaria e che in nome di una svolta
alla Sanità pubblica locale hanno già
pagato il prezzo di una sua razionalizzazione concentrando i suoi ospedali al nuovo centro di Torrette,
evitando con ciò di creare disagi agli
assistiti e ai loro familiari.
Le Organizzazioni Sindacali nel
proseguire il confronto sulla riorganizzazione del servizio sanitario regionale sapranno far valere questo
aspetto sociale della vertenza e non
far prevalere il criterio che la sanità
marchigiana sia “tra le più virtuose
ed efficienti” soltanto nel mantenere
equilibri finanziari.
Orlando De Gregorio
13
SALUTE: I CONSIGLI DELL’ ESPERTO
Conservare bene è importante
■ di Marcello Baiocco
L
a “data di scadenza” è obbligatoria per tutti quei prodotti alimentari preconfezionati che possono deteriorarsi rapidamente e che sono deperibili dal
punto di vista microbiologico. A differenza del “termine minimo di conservazione” (che abbiamo visto nel
numero precedente), la data di scadenza è riservata a quei prodotti che
possono costituire entro breve tempo
un pericolo per la salute umana.
La data di scadenza deve essere
preceduta dalla dicitura “da consumarsi entro il…” seguita dalla data
stessa o dalla menzione del punto
della confezione in cui la data figura.
La data di scadenza si compone dell’indicazione in chiaro e nell’ordine
Alimento
Yogurth
Latte fresco
Paste alimentari fresche
Panna e crema
Carni fresche crude
Carni fresche crude
Alimenti cotti da
consumarsi freddi
Alimenti congelati e surgelati
del giorno, del mese e dell’anno. È
proibito vendere al pubblico i prodotti
alimentari con data di scadenza superata. In questo caso, a differenza
degli alimenti non deperibili, il divieto
è tassativo e non è possibile per il
venditore accampare scuse se l’alimento scaduto è rinvenuto sui banchi
del suo negozio. Rientrano in questa
categoria di prodotti alimentari deperibili innanzi tutto gli yogurt ed il
latte “fresco”, ma anche i gelati,
alcuni formaggi freschi (ricotta, mozzarella, ecc.), la maionese, la panna,
i surgelati, ecc.
Se la data di scadenza è un termine tassativo per il rivenditore, ciò
non significa che l’alimento diventa
pericoloso il giorno dopo la scadenza
e quindi vada buttato via. Si può infatti continuare a consumare l’alimento scaduto anche per diversi
Temperatura
massima
accettabile
+
+
+
+
+
+
4°C
4°C
4°C
4°C
7°C
4°C
+10°C
- 18°C
Note
Ravioli, tortellini, ecc.
Bovine, suine
Pollame, coniglio
Roast-beef, arrosti
Piselli, molluschi, pesce
giorni dopo, ma il rischio di contrarre
una intossicazione alimentare aumenta con i giorni trascorsi e dipende
anche (e soprattutto) dalle modalità
con cui è stato trasportato e conservato dopo l’acquisto. Per questo motivo diventa molto importante un
altro elemento dell’“etichetta” (la
quale, come abbiamo detto nei numeri
scorsi, è un po’ la carta d’identità di
un prodotto alimentare): cioè le modalità di conservazione. Infatti è
estremamente necessario che l’alimento sia sempre mantenuto alla
temperatura indicata nell’etichetta,
per poter rispettare la cosiddetta
“catena del freddo”: per esempio, la
temperatura deve essere inferiore a
4°C nel caso degli yogurt, della crema
e delle paste fresche (per es.: i ravioli), a 2°C nel caso della carne
macinata, a -18°C nel caso dei gelati
e dei surgelati, ecc.(vedi tabella sotto). In quest’ultimo caso non è sufficiente il normale frigorifero, ma è
necessario o un congelatore domestico oppure un frigorifero fornito
di vano congelatore. Questa regola
vale anche per il trasporto, per cui è
opportuno dotarsi di apposite sacche
termiche e, soprattutto, rientrare in
casa prima possibile, lasciando per
ultimo l’acquisto degli alimenti deperibili di cui abbiamo parlato sopra.
La tabella può essere utile per
una guida orientativa alla conservazione degli alimenti deperibili.
Un progetto Auser per il Parkinson
■ di Alessandro Quartarone
N
ella consapevolezza del forte disagio sociale
che questa malattia provoca nei pazienti e
nelle loro famiglie, l’Auser di Ascoli Piceno
ha messo in campo tutto il suo patrimonio collettivo
di valori, di competenze ed esperienze e ha promosso
un progetto, in collaborazione con il Centro Ambulatoriale
dell’Istituto Santo Stefano di Ascoli Piceno, che prevede
un percorso riabilitativo, a carattere altamente innovativo
è rivolto ai pazienti con malattia di Parkinson ed alle
14
loro famiglie. Il progetto prevede, oltre al classico iter
riabilitativo, nuovi approcci di cura come l’uso del
canto in terapia e la ginnastica di origine cinese (Tai
chi), con l’obiettivo di lenire la disabilità, cercando di
sviluppare i presupposti per una migliore qualità della
vita del paziente.
Sono previste anche attività di supporto psicologico
sia per i pazienti sia per i loro familiari.
Il giorno 31 maggio c.a. Presso il circolo cittadino
di Ascoli si è svolto il saggio finale del corso che ha
avuto la durata di sei mesi.
CULTURA
“Leopardi, gli italiani, l’Italia”: ecco
come siamo tra passato e presente
■ di Elisabetta Gabrielli
Q
uest’estate tra i libri che
ho scorso, ho trovato molto
interessante e di grande
attualità un volume dal titolo Leopardi, gli Italiani, l’Italia, della collana storia e memoria, Ediesse editrice. Il libro raccoglie gli atti dell’omonimo convegno organizzato dalla
Fondazione G. Di Vittorio, svoltosi
a Recanati nell’ambito delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità Nazionale. Perché è interessante e attuale questo libro? Perché presenta
un approfondimento della riflessione
leopardiana sul carattere e i costumi
degli Italiani. Attraverso vari contributi, vengono fissati i limiti caratteriali, la debolezza storica, la superficialità culturale di un paese
che nel 2011, centocinquantesimo
anno dall’Unità, si trovava- e purtroppo ancora si trova- nel pieno di
una crisi complessiva che lo fa annaspare e alle prese con una delegittimazione di livello internazionale.
Adolfo Pepe, direttore della Fondazione, sottolinea come i tremendi
anni berlusconiani hanno concorso
a determinare il dissolvimento di
quel processo unitario e ad acuire
una crisi che ha progressivamente
lacerato l’identità nazionale e, nello
stesso tempo, ha distrutto le fondamenta culturali, politiche, economiche, sociali dello Stato Unitario, in
sostanza la Democrazia stessa. Fa
onore dunque al sindacato e al senso
della sua funzione nazionale, un approccio alla storia della unificazione
che reintroduce nella discussione
pubblica il senso penetrante e profetico che ha alimentato la poesia e
la riflessione filosofica del nostro
grandissimo conterraneo. I poderosi
germi antisociali prodotti da questi
anni di liberismo sfrenato e la durezza
della crisi che è derivata da questo
modello di sviluppo richiedono il desiderio, anzi la necessità, di voltare
pagina per ricostruire senso e contenuto della dimensione comunitaria,
per ridefinire le forme della solidarietà (parola abusata, forse meglio
attenzione) necessaria per sconfiggere l’individualismo e produrre
nuove forme di appartenenza, senza
naturalmente scadere nel nazionalismo, anzi aprendosi e confrontandosi
con il contesto europeo e mondiale.
In definitiva, seguendo Leopardi, la
politica deve significare la necessità
di un lavoro di ricostruzione culturale
operando sul linguaggio (ricordiamoci
la manomissione delle parole), sul
recupero della tradizione, sul senso
di appartenenza ad una comune
storia di civiltà. L’Italia è un passato
da riscoprire ed è un futuro possibile
tutto da ricostruire e reinventare. lI
Presente è il regno della mediocrità
e del servilismo. Cosi la fine di ogni
fondamento etico e il trionfo del
freddo calcolo trascinano nel precipizio la razionalità umana mentre
l’età della ragione, cui si richiamava
il poeta, non diventa ai nostri giorni
un’ età di liberazione, ma di licenza,
di totale dissoluzione del tessuto sociale, di egoismi e di crescente violenza. Dice Leopardi “siamo gli uomini
della razionalità dispiegata, non possiamo fingere di stare in un mondo
diverso, di fuggire dalla realtà, di rifugiarci nell’immaginario, nel mistico,
nell’irrazionalità. Così si produce
solo finzione, senza rapporto con la
vita reale. “ Sono le sue parole profetiche che sembrano preconizzare
il ”mondo all’incontrario” prodotto e
propostoci dai media berlusconiani.
“L’amore vince
sempre”: Arcigay
protesta di fronte
al consolato russo
Ancona, domenica 8
settembre 3013 –
Manifestazione di fronte
al consolato russo
organizzata
dall’associazione Lgbt
contro l’omofobia del
governo di Putin, in
contemporanea con
diverse città in tutto il
mondo, da New York a
Buenos Aires, da Lisbona
a Singapore
15
I dentisti convenzionati con lo Spi Marche
e tutti i prezzi delle singole prestazioni
Studi Odontoiatrici Aderenti alla Convenzione Sanidoc
Studio Ass. Gorrieri e Proietti
Polimedical srl
Studio Dott. Fabrizio Monaco
Dott. Seyed Morteza Hosseininia
Dott. Seyed Morteza Hosseininia
Studio Dott. Maggiori Danilo
Dott. Nuri Mariano Mansour
Polimedika
San Luigi Gonzaga srl
Firma Fides
Dental Pass srl
Form Salute e Benessere
Studio Dott. Velenosi Marco
Studio Dott.ssa Makki Leila
Dental Smile
Studio Messi
Via Maratta 8/b
Via Don Minzoni 4
C.so Carlo Alberto, 8
Via IV Novembre,1/c
Via Puccini, 1
Via Galilei, 18/a
Via Ancona, 17
Via Memè, 29
Via dei Tigli, 3
P.le Tupini, 1
L.go A. Piceno, 13
Via S.G. Scafa, 7
Largo 440, 1 (Loc. Monticelli)
Viale Roma, 15
Via Pergolese, 214
Via G.Valadier 29
Ancona (An)
Ancona (An)
Ancona (An)
Castelfidardo (An)
Jesi (An)
Senigallia (An)
Jesi (An)
Serra Dè Conti (An)
Montegiorgio (Fm)
Fermo (Fm)
Pesaro (Pu)
Porto D’Ascoli (Ap)
Ascoli Piceno
Sant’Elpidio a Mare (Fm)
Ponte Rio (Pu)
Macerata
071-2074714
071-205705
071-891771
071-7823411
0731-212607
071-7921669
0731-211967
0731-878604
0734-961014
800089453
800089453
800089453
0736-46160
0734-859824
0721-959213
0733-31412
Tariffe odontoiatriche riservate agli iscritti Cgil
Accesso per Prima Visita Odontoiatrica
€ 16,00
RX endorale
€ 5,00
RX ortopantomografia
€ 21,00
Foto extra-intra orali, Modelli arcate dentali
€ 25,00
Detartrasi e levigatura radici (ad accesso)
€ 40,00
Sigillatura di dente (a elemento)
€ 5,00
Otturazione (in composito estetico)
€ 45,00
Devitalizzazione (a canale)
€ 50,00
Ricostruzione in composito con perno o vite endocanalare
(su dente devitalizzato)
€ 120,00
Estrazione semplice di dente
€ 22,00
Assistenza, Medicazione o Sutura (nello stesso accesso)
€ 15,00
Ogni estrazione aggiuntiva (nello stesso accesso)
€ 15,00
Ogni otturazione aggiuntiva (nello stesso accesso)
€ 30,00
Ogni devitalizzazione aggiuntiva (per canale nello stesso accesso)
€ 40,00
Altro accesso per prestazione odontoiatrica
programmata/non programmata
€ 10,00
Intervento chirurgia orale (apicectomia, dente incluso, cisti)
€ 150,00
Intervento chirurgia parodontale (mucogengivale, osseoresettiva)
€ 150,00
Manufatto protesico rimovibile (ad arcata) , denti inclusi
€ 550,00
Manufatto scheletrato rimovibile (ad arcata), denti inclusi
€ 750,00
Attacco precisione per protesi combinata fisso-rimovibile
€ 150,00
Corona/Elemento Provvisorio in resina
€ 20,00
Corona metallo resina, elemento resinato su metallo struttura
per overdenture fissa/rimovibile
€ 200,00
Corona metallo ceramica
€ 330,00
Corona zirconio ceramica
€ 430,00
Perno moncone su dente devitalizzato (in metallo o in fibra e composito) € 120,00
Dima in resina per TAC Dentalscan e/o implantologia computer guidata € 500,00
Impianto dentale in titanio (per protesi fissa o rimovibile)
€ 650,00
Perno moncone su impianto
€ 180,00
Trattamento ortodontico (ad accesso mensile,
comprensivo dei manufatti e sussidi ortodontici)
€ 120,00/mese
NB: per prestazioni non previste in convenzione viene rilasciato preventivo scritto
16
Segreteria regionale
Spi Cgil Marche:
Emidio Celani,
Elio Cerri,
Aurora Ferraro
Comitato di redazione:
Maria Angela Baiocchi,
Federica Buroni,
Emanuela Cingolani,
Marina Druda, Giuseppe Fillich,
Elisabetta Gabrielli,
Gherardo Giglioni,
Franca Ranzuglia
Francesco Vagnoni
Grafica:
M.G. di Paolo Guercio
Collaborazione fotografica:
Daniele Cimino, Giusy Marinelli
Stampa: Puntoweb srl
Sede: Via Primo Maggio, 142/a Ancona
Tel. 071/285741 Fax 071/2857400
e-mail
[email protected]