Prova Invalsi d`italiano classe prima N°4 - "Galileo Galilei"

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Prova Invalsi d`italiano classe prima N°4 - "Galileo Galilei"
VOLUME 1
PER LA PROVA
INVALSI
Unità 13
Il nonno e la nonna
Affetti ed emozioni
Cognome
Nome
Classe
Data
CHI L’HA SCRITTO?
Christine Nöstlinger (1936),
scrittrice austriaca che ha
pubblicato numerose opere per
ragazzi.
DA DOVE È TRATTO?
Da Il nonno segreto.
DI CHE COSA PARLA?
Di un nonno che tutti credono
assolutamente normale; solo
la sua nipotina sa che egli ha
anche un’altra vita,
completamente diversa,
segretissima. Le vicende si
svolgono sullo sfondo della
Seconda guerra mondiale, in
un’atmosfera fantasiosa.
COME NE PARLA?
Con affetto.
Mio nonno era molto alto ma non molto largo. Era piuttosto
magro. Soltanto tutt’intorno nel mezzo era un po’ più grasso
perché aveva una pancetta rotonda. Non era una panciona.
Era una pancia dura, gonfiata da una cattiva digestione. Un
cucchiaio da tavola di bicarbonato di sodio ingerito con acqua tiepida, rendeva la pancia gonfia un po’ più morbida ed
un po’ più piccola.
Mio nonno aveva occhi blu elettrico e riccioli bianchi
pettinati con la riga nel mezzo. Aveva baffi bianchi e sopracciglia bianche. Perfino dai fiori del naso e dalle orecchie spuntavano
peli bianchi, rigidi come le setole di una spazzola.
La sua pelle era scura. Anche d’inverno. Rugosa come la carta crespata, soltanto un po’ più morbida e molto calda. Sembrava che mio
nonno avesse sempre la febbre. Le sue mani erano belle, scarne ed
ossute con lunghe dita sottili. Però erano infilate in pelle abbondante.
Le manone di un macellaio ci avrebbero trovato posto. Sul dorso della
mano apparivano grosse vene scure. Se appoggiavo un dito su di una
grossa vena scura, sentivo il sangue battere nella vena. Qualche volta
batteva forte, qualche volta batteva piano, dipendeva dall’umore del
nonno. Era allegro, batteva forte. Era triste, batteva piano. Per lo più
batteva forte.
Il nonno aveva anche dei piedi enormi. Non si trovavano nemmeno
scarpe grandi come quelle di cui aveva bisogno il nonno per i suoi
piedi. Il nonno doveva farsi fare le scarpe dal calzolaio Fazio.
Erano piuttosto care. Spesso il nonno diceva che un giorno o l’altro
si sarebbe fatto tagliare un pezzo del pollicione per risparmiare sul
conto del calzolaio.
Quando ero ancora piccolina non conoscevo il nonno molto bene.
A quei tempi andava a lavorare tutti i giorni e tornava a casa soltanto
quando per me era già l’ora di andare a letto.
Era un normalissimo nonno della domenica. Uno che con le costruzioni riusciva ad innalzare torri molto più alte delle mie. Uno che giocava con me a “Trotta, trotta cavallina”. Uno che aveva sempre nelle
tasche dei pantaloni tre bastoncini di zucchero filato a strisce rosa,
rosse e bianche. E uno che era sempre un po’ più simpatico con me
delle altre persone con cui vivevo.
Quando mi feci più grandicella il nonno si mise in pensione ed allora lo conobbi meglio. Per andare a trovarlo non dovevo fare molta
strada. Il nonno abitava nel mio stesso caseggiato, sullo stesso piano.
Tra la mia porta d’ingresso e la sua c’erano dodici passi. Che fossero
dodici, lo so con certezza!
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Perché dovevo camminare su trentasei mattonelle gialle con i bordi
rossi e posare il piede soltanto ogni tre mattonelle. Lo avevo stabilito
io con me stessa e mi ci attenevo sempre, anche quando avevo molta
fretta. La cosa più importante era che né la punta dei piedi né il tallone
toccassero gli spazi tra le mattonelle. Avrebbe portato sfortuna! Ero
infatti una bambina molto superstiziosa. (Avevo un sacco di portafortuna o sfortuna. Io comunque inventavo sempre solo quelli che erano
facilmente a portata di mano).
Nel mio appartamento, oltre a me, abitavano anche mia mamma e
mia sorella. Anche mio padre avrebbe abitato lì se non fosse stato in
guerra. Il nonno abitava con la nonna. La zia Minna, la sorella della
nonna, era sempre da loro, ma soltanto di giorno.
La zia Minna andava a dormire nel suo appartamento, qualche caseggiato più avanti, giù per il vicolo. Ma per me era come se abitasse
con il nonno, perché alla sera, quando lo andavo a trovare per l’ultima
volta, la zia Minna stava con la nonna in cucina.
Ed al mattino, quando lo andavo a trovare per la prima volta, la zia
Minna stava di nuovo in cucina con la nonna. Proprio come se non se
ne fosse mai andata via.
Ogni giorno, a venti alle otto, facevo la mia prima visita al nonno.
Andavo a svegliarlo. Infatti al nonno piaceva dormire fino a tardi, comunque molto più a lungo di quanto la nonna ritenesse giusto. La nonna era una donna precisa. La nonna era anche una donna testarda.
Siccome era una donna precisa doveva far prendere aria alle lenzuola
sbattendole ogni giorno dalla finestra spalancata. Siccome era una
donna testarda doveva farlo tutti i giorni alla stessa ora. Le otto in
punto erano per lei l’ora dell’aria alle lenzuola. Quando il nonno andava ancora a lavorare non gli dava fastidio, doveva comunque alzarsi
ogni giorno alle sei e mezza. Adesso gli seccava molto perché avrebbe
volentieri dormito più a lungo. Ma la nonna non era disposta, per amore del nonno pensionato, a sbattere le lenzuola più tardi.
– Non è possibile – diceva – perché alle nove devo andare al
mercato a fare la spesa. Perciò i letti devono essere rifatti!
Non poteva neppure posticipare la spesa.
– Non posso – diceva – perché alle undici devo iniziare a far da
mangiare!
Non poteva neppure preparare il pranzo più tardi. – Non si può –
diceva – perché alle dodici il pranzo deve già essere pronto sul
tavolo!
Perché il pranzo dovesse stare sul tavolo alle dodici, non me lo sapeva spiegare. Se glielo domandavo si infuriava.
– Perché si fa così! – gridava. – Perché la tua nonna non è una sciamannata pigrona. Ecco perché!
Se non avessi svegliato io il nonno, la nonna sarebbe semplicemente entrata nella stanza ad un quarto alle otto, avrebbe spalancato le finestre, tirato via le coperte e tolto il cuscino da sotto la testa del nonno
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e lui avrebbe preso freddo. Naturalmente non avrebbe preso freddo in
estate. Ma sicuramente avrebbe avuto una giornata sfortunata! Infatti
la nonna nel togliergli le coperte e nello spalancare la finestra avrebbe
imprecato forte, ed essere svegliati da strilli acuti è peggio che alzarsi
dal letto con il piede sinistro.
Me lo aveva spiegato il nonno. Mi aveva detto:
– Una giornata che inizia con gli strilli della mia vecchia è una
giornata tremenda. Tutto mi va male. Mi taglio nel farmi la barba. Mi
si rompe la stringa nell’allacciarmi le scarpe. Perdo a carte. Mi viene
il bruciore di stomaco. Starnutisco in continuazione. E nel fare il sonnellino pomeridiano faccio brutti sogni.
Per non fargli andare storti tutti i giorni svegliavo sempre io il nonno. Con tre baci sul collo a sinistra, tre baci a destra e tre baci sulla
punta del naso, il nonno si svegliava. Avevo illustrato il mio brevettoricetta-sveglia alla nonna. Doveva usarla nei giorni in cui non potevo
svegliare io il nonno perché ero ammalata. O perché non ero neppure
in casa. Oppure perché alle sei di mattino ero già andata con la mamma e mia sorella dalla zia Pepi in campagna. Ma la nonna non teneva
in considerazione la mia ricetta-sveglia.
– Ma certo, e poi gli sbaciucchio il vecchio berretto da notte. Se
solo mi venisse in mente, sarebbe ancora più bello!
La nonna dava al nonno soltanto tre baci all’anno. Uno il giorno del
suo compleanno insieme a tre paia di calzettoni neri lavorati a mano.
Il secondo la notte di capodanno, a mezzanotte in punto, insieme ad
un biscotto a forma di pesce e ad un quadrifoglio di cartone. Il terzo il
giorno del suo compleanno dopo aver ricevuto in regalo dal nonno un
mazzo di ortensie blu con il fiocco rosa.
Quando lo baciavo per tre volte sul collo a sinistra, il nonno cessava
di russare. Dopo i tre baci sul collo a destra, socchiudeva gli occhi ed
incominciava a sbadigliare. Dopo i tre baci sulla punta del naso il nonno si metteva seduto sul letto, si stropicciava gli occhi e continuava a
sbadigliare.
Mi piaceva guardarlo mentre sbadigliava perché lui al mattino, a
letto, non aveva ancora i denti in bocca. Al mattino i suoi denti stavano
in cucina sulla mensola sopra il lavandino. Stavano là in un bicchiere
colmo d’acqua.
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da C. Nöstlinger, Il nonno segreto, Einaudi, Torino 1988
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1. La protagonista si definisce una bambina molto superstiziosa. Riporta tre comportamenti superstiziosi che portano sfortuna citati nel brano.
A. ..................................................................................................................................................................................................................................................................................
B. ...................................................................................................................................................................................................................................................................................
C. ..................................................................................................................................................................................................................................................................................
2. Che cosa significa l’espressione erano infilate in pelle abbondante (riga 15)?
A. Che la pelle delle mani era molto spessa.
B. Che la pelle delle mani era tanta.
C. Che la pelle delle mani era rugosa.
D. Che il nonno indossava guanti di pelle.
3. La frase Per lo più batteva forte (righe 20-21), vuole far capire che il nonno:
A. cambiava rapidamente umore.
B. era quasi sempre agitato.
C. era quasi sempre allegro.
D. era sempre allegro.
4. Perché il nonno affermava che un giorno o l’altro si sarebbe fatto tagliare un pezzo del pollicione
per risparmiare sul conto del calzolaio (righe 25-27)?
A. Perché il calzolaio faceva lo sconto a chi aveva l’alluce corto.
B. Perché il calzolaio avrebbe risparmiato cuoio e pelle e le scarpe sarebbero costate meno.
C. Perché gli piaceva scherzare con il calzolaio.
D. Perché con piedi meno grandi non avrebbe avuto bisogno di fasi fare scarpe su misura.
5. Che cosa significa era un normalissimo nonno della domenica (riga 31)?
A. Che in presenza del nonno era sempre festa.
B. Che la bambina e il nonno si vedevano solo alla domenica.
C. Che il nonno alla domenica si comportava normalmente.
D. Che normalmente i nonni alla domenica giocano con i nipoti.
6. Tenendo conto di tutto il brano, indica quali aggettivi descrivono meglio la nonna:
A. precisa, abitudinaria.
B. affettuosa, espansiva.
C. pigrona, generosa.
D. cattiva, puntuale.
7. Nella frase Mi si rompe la stringa nell’allacciarmi le scarpe (righe 95-96), nell’allacciarmi può essere sostituito con:
A. se mi allaccio.
B. mentre mi allaccio.
C. ogni volta che mi allaccio.
D. poiché mi allaccio.
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8. Nella frase La nonna era anche una donna testarda (riga 64), quale senso assume la congiunzione
anche?
A. Instaura una relazione tra due elementi.
B. È una semplice aggiunta.
C. Genera un’opposizione.
D. Crea una successione temporale.
9. Indica quale tra le affermazioni seguenti non è esatta.
A. Il nonno quando dorme russa.
B. Il nonno quando dorme indossa un berretto da notte.
C. Il nonno quando dorme digrigna i denti.
D. Il nonno non ama essere svegliato bruscamente.
10. Tenendo conto di tutto il brano, scegli la frase che lo sintetizza correttamente.
A. La protagonista è affezionata al nonno, col quale trascorre molto tempo.
B. La protagonista è affezionata al nonno ma lo vede raramente perché abita lontano.
C. La protagonista è affezionata al nonno ma lo vede solo alla domenica.
D. La protagonista è affezionata al nonno e aiuta la nonna nelle faccende domestiche.
11. L’aggettivo ossute, alla riga 15, può essere sostituito con:
A. con molte ossa.
B. fratturate.
C. con ossa sporgenti.
D. nervose.
12. L’avverbio semplicemente, alle righe 85-86, significa:
A. con naturalezza
B. scioccamente
C. solamente
D. con sincerità
13. Qual è il motivo reale per cui il nonno si fa svegliare dalla bambina?
A. Perché se lo svegliasse la nonna avrebbe una giornata sfortunata.
B. Per farsi coccolare dalla nipotina.
C. Perché se lo svegliasse la nonna prenderebbe freddo.
D. Perché la nonna si rifiuta di svegliarlo.
14. Nella frase Quando il nonno andava ancora a lavorare non gli dava fastidio, doveva comunque alzarsi ogni giorno alle sei e mezza, l’espressione non gli dava fastidio (riga 69) si riferisce:
A. al fatto che il nonno non dava fastidio alla nonna perché era già al lavoro.
B. al fatto che la nonna non dava fastidio al nonno, che a quell’ora era già al lavoro.
C. al fatto che al nonno non dava fastidio alzarsi presto.
D. al fatto che alla nonna non dava fastidio che il nonno si alzasse tardi.
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15. Nello stesso periodo, la virgola che lega le due frasi può essere sostituita con:
A. ma.
B. se.
C. perché.
D. nonostante.
Quesiti di Grammatica
1B. Il plurale di capodanno è:
A. capidanni.
B. capodanni.
C. capidanno.
D. capodanno.
2B. Quale tra i seguenti nomi non è alterato?
A. Sonnellino.
B. Calzettoni.
C. Berretto.
D. Mattonelle.
3B. Indica in quale frase i tempi verbali sono stati usati correttamente:
A. se avesse potuto, il nonno dormirebbe più a lungo.
B. se avrebbe potuto, il nonno avrebbe dormito più a lungo.
C. se potrebbe, il nonno dormirebbe più a lungo.
D. se avesse potuto, il nonno avrebbe dormito più a lungo.
4B. La forma verbale sarebbe entrata è:
A. condizionale presente passivo.
B. condizionale presente attivo.
C. condizionale passato passivo.
D. condizionale passato attivo.
5B. Nell’espressione Qualche volta batteva forte (righe 18-19), forte è:
A. un sostantivo.
B. un aggettivo.
C. un avverbio.
D. un pronome.
6B. Nell’espressione Qualche caseggiato più avanti, qualche è:
A. pronome relativo.
B. pronome indefinito.
C. aggettivo indefinito.
D. aggettivo numerale.
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7B. Nella frase Adesso gli seccava molto perché avrebbe volentieri dormito più a lungo, gli è:
A. articolo determinativo maschile plurale.
B. pronome personale maschile, a lui.
C. pronome personale maschile, lui.
D. pronome personale maschile, a loro.
8B. Quale tra le seguenti espressioni contiene un verbo riflessivo apparente?
A. Tutto mi va male.
B. Mi taglio la barba.
C. Mi viene il bruciore di stomaco.
D. Mi si rompe la stringa.
9B. In quale frase la punteggiatura è usata correttamente?
A. La nonna, regalava al nonno, ogni anno, tre paia di calzettoni, un biscotto e un quadrifoglio di cartone.
B. La nonna regalava, al nonno, ogni anno tre paia di calzettoni, un biscotto e un quadrifoglio di cartone.
C. La nonna regalava al nonno ogni anno tre paia di calzettoni, un biscotto, e un quadrifoglio di cartone.
D. La nonna regalava al nonno, ogni anno, tre paia di calzettoni, un biscotto e un quadrifoglio di cartone.
10B. Individua l’espressione in cui l’elisione è stata operata in modo non corretto:
A. d’inverno.
B. l’ora.
C. gl’inverni.
D. dall’umore.
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