C`è un Vento che soffia forte

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C`è un Vento che soffia forte
Sentieri
ANNO 1I - N. 2 - ESTATE 2014
“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri (Salmo 24)
BOLLETTINO DELLE PARROCCHIE DI S. MARIA NASCENTE DI PIEVE DI CADORE
E DI S. TOMMASO APOSTOLO DI POZZALE
Piazza Tiziano 41, Pieve di Cadore (BL)
Iscr. Trib. di Belluno n. 18/04/2013 – Direttore resp. don Diego Soravia, resp. ai sensi di legge don Lorenzo Sperti – Poste It., sped. in A.P., D.L.
353/2003 (conv. in L. 27/02/04 n. 46) art. 1 c. 2 NE/BL – Stampa Tipografia Piave Srl Belluno.
-C.C.P. 1016139006 intestato a PARROCCHIA di Santa Maria Nascente in PIEVE di CADORE (BL)
C’è un Vento che soffia forte
Sia la strada al tuo fianco, il
vento sempre alle tue spalle, che il
sole splenda caldo sul tuo viso, e
la pioggia cada dolce nei campi
attorno e, finché non ci incontreremo di nuovo, Iddio ti protegga
nel palmo della sua mano.
(San Patrizio,
Benedizione del viaggiatore irlandese)
Questo testo, messo anche in musica
dai Cori di Montagna, mi viene
spesso in mente quando sento il fruscio del vento e qui, a Pieve, lo sento
spesso!
E’ un vento che entra tra le case,
scompiglia la permanente delle signore, fa sventolare la bandiera della
Magnifica Comunità; lotta contro i
colombi nel loro volare libero.
Il vento smuove le cose, riscalda il
clima, porta vita nuova. A volte il
vento distrugge tutto ciò che incontra.
Nella Bibbia il vento è simbolo di
vita, è un alito leggero, è una brezza
ristoratrice dal gran caldo. Ai ragazzi
della Cresima viene proposto come
un simbolo della presenza di Dio
nella loro vita in crescita.
E’ proprio di questo vento che vorrei
accennare in questa riflessione riprendendo la provocazione offerta da
papa Francesco quando afferma che
la Parrocchia non può stare seduta
nel comodo stile del “si è sempre
fatto così”.
Alle volte pensiamo di essere noi i
protagonisti della storia della salvezza e ci dimentichiamo che l’artefice è un Altro, Uno che guida la
storia d’ogni giorno. Noi siamo chiamati ad essere dei collaboratori di
quel Dio che si aspetta di trovare chi
si fida di Lui. “Il vento soffia dove
vuole”, diceva Gesù parlando a Nicodemo (Gv.3,8). Così, lo Spirito
Santo agisce dove vuole e quando
vuole in tutto il mondo. Il simbolo del
vento ci insegna che lo Spirito Santo
non è proprietà solo di chi va a Messa
alla domenica: in tutte le persone Egli
può trovarsi ed operare. Nella Comunità siamo invitati ad apprezzare il
bene da chiunque esso provenga. Perché non buttar via la mania di giudicare, di condannare: buoni non siamo
solo noi! Quanto meglio si starebbe
se fossimo capaci di tenere a freno la
lingua!
Il vento smuove, lancia in alto le
cose, sveglia: ha una grande energia
in sé. Così è lo Spirito Santo: capace
di smuovere dentro, di cambiare.
Penso a quanto di bene ha fatto in
quella piccola suorina albanese,
Madre Teresa di Calcutta. E se mi fidassi anch’io di Dio? Per me sacerdote è Lui il primo Parroco della
Comunità; per te, lettore, è Lui il tuo
sostegno. “Con il mio Dio scavalcherò anche le mura invalicabili
della città”: così si esprime il fedele
ebreo di fronte alle difficoltà della
vita.
Il vento è movimento, scuote, butta
all’aria le cose; anche lo Spirito santo
fa cambiare le vecchie abitudini, fa
voltare pagina, dà slancio. Lo Spirito
Santo è vita prima di tutto dentro di
noi, dal giorno del Battesimo, e poi
La vita si capisce solo voltandosi
indietro, ma deve essere vissuta
guardando avanti.
S. Kirkegaard
“La gioia del Vangelo
ha sempre la dinamica
dell’esodo e del dono,
dell’uscire da sé,
del camminare
e del seminare sempre
di nuovo, sempre oltre.”
Papa Francesco
Evangelii Gaudium n. 21
questa vita la diffonde attorno a noi.
“Ho vissuto una settimana diversa
con l’aiuto della parola di Dio ascoltata la domenica in chiesa”: così mi
confidò un uomo contento d’aver accolto la Parola che penetra dentro le
pieghe più nascoste del nostro mondo
interiore.
Il vento è creativo; l’ho visto in Marocco mentre riusciva a spostare perfino le dune del deserto. Nella
Comunità abbiamo bisogno di persone creative, dinamiche, persone capaci di vitalità. Se la Parrocchia non
è il Parroco e se tutti ci lasciamo
“spingere” dal vento dello Spirito
Santo, se abbiamo il coraggio di essere “figli del vento”, allora… tante
situazioni cambieranno e cambieranno in meglio.
Il vento è vita: senza respirare e
senza fermarci sui sentieri della vita
per ... tirare il fiato, non faremo mai
tanta strada. Ecco allora la proposta
per quest’estate: non dimentichiamoci di attingere vita da Colui che é
“via, verità e vita”.
Apriamoci ad accogliere i segni
della sua presenza non solo nella natura così bella, ma anche nella sua
Parola e nel suo Pane: da soli non andremo da nessuna parte ma con Lui
faremo tanta strada.
Buona estate.
Don Diego
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Sentieri
UNA BELLA TRADIZIONE VISSUTA INSIEME
Anche quest’anno è stata rispettata la tradizione del pellegrinaggio del I° maggio per le
Parrocchie del Cadore; questa
volta la meta era il santuario della
Madonna di Rosa o della Divina
Misericordia di San Vito al Tagliamento – dove sé celebrata la
santa Messa – e poi la visita all’abbazia del Sesto al Reghena
con la recita del Rosario.
I pellegrini, oltre un centinaio di
cadorini, sono stati accolti dai
padri francescani che hanno illustrato la storia del santuario
lungo il corso degli ultimi quattro
secoli sulle rive del Tagliamento
dove le acque spesso erodevano
le rive. Il titolo con cui si venera la
Madonna “rosa” appunto non si riferisce al fiore ma alla continua
erosione del fiume. L’arcidiacono
del Cadore, mons. Diego Soravia
ha preso lo spunto dal Vangelo
per una riflessione su san Giuseppe – quel giorno c’era la memoria di san Giuseppe lavoratore
– capace di mantenere la sua Famiglia con il mestiere di “tecton”.
Nei secoli l’abbiamo tradotto
come falegname, come artigiano,
come … carpentiere:
Gesù
stesso, negli anni di Nazareth
avrà “lavorato con mani d’uomo”
e avrà sudato per contribuire al
quotidiano bilancio familiare. Un
secondo aspetto è stato messo in
evidenza dal celebrante quando
ha proposto che la nostra fede di
credenti sia salda, sicura e forte di
fronte alle “erosioni” e accomodamenti nel vivere la propria testimonianza.
A queste proposte ha fatto eco
la preghiera dei fedeli, preparata
da don Angelo Balcon; una di
queste così ci ha fatto pregare.
“per gli Amministratori che saranno eletti alla fine di questo
mese: non si scoraggino di fronte
alle difficoltà ma sappiano trovare
nuove strade realmente percorribili per contrastare lo spopolamento delle nostre vallate,
preservare l’occupazione e i servizi necessari alla persona di ogni
età e di condizione sociale,
l’ascolto delle esigenze più vere
delle famiglie, soprattutto quelle
giovani”. Un’altra così si esprimeva: “per il diacono Alessandro
Coletti che sarà ordinato presbitero il prossimo 14 giugno: le nostre parrocchie possono gioire di
questo dono che il Signore ci fa e
ritrovino rinnovato slancio nel favorire le vocazioni religiose e sacerdotali sostenendo nuovi e
validi percorsi di formazione alla
fede”.
Nel pomeriggio c’è stata l’interessante visita all’abbazia benedettina di santa Maria in Silvis a
Sesto al Reghena: la guida e
l’abate ci hanno presentato la
lunga storia di questo centro di
spiritualità risalente all’ottavo secolo e con un influsso non solo
nel pordenonese ma anche verso
la montagna del bellunese. La solennità del luogo ha favorito la recita del Rosario animata da mons.
Renato De Vido; anche se il
pranzo era stato buono ed abbondante, non ha impedito la preghiera fatta proprio bene. In
definitiva è stato un bel pellegrinaggio e don Vito de Vido, l’organizzatore tecnico, ne è stato
veramente contento.
Spegnere
la spesa
per accendere
la festa
La domenica è il tempo per poter
vivere maggiormente le relazioni
umane e cosmiche, dedicando
tempo alla famiglia, agli amici, ai
vicini di casa, al rapporto con la
natura e con l'universo.
Il pranzo della domenica è una
bella opportunità per stare insieme
come famiglia in un momento
conviviale nel quale la relazione è
favorita dal tempo dedicato al
cibo. La domenica è anche il
tempo in cui trascorrere insieme
alcune ore facendo delle camminate in mezzo alla natura per riprendere il rapporto con madre
terra, oppure alla sera dedicarsi a
osservare la bellezza di un cielo
stellato, riprendendo il rapporto
con l'universo.
Inoltre, è bello dare spazio a dei
momenti ludici come giocare o
vedere un buon spettacolo che
rendono la vita più solare.
La domenica è il tempo da dedicare al riposo settimanale, staccando la spina dalle tante
preoccupazioni e attività feriali.
Per la salute psico-fisica è importante sospendere le fatiche feriali
e vivere dei momenti di rilassamento. Significa caricare la propria batteria per poter affrontare
con vigore e vitalità la settimana
che inizia; è l'occasione per dormire un po' di più, per creare le
condizioni di riposo collettivo e
per far riposare gli altri esseri viventi, compresa la terra.
Per i cristiani la domenica è il
giorno del Signore, il giorno dell'eucaristia. Quanto è importante
dedicare tempo all'incontro con il
Cristo nell'eucaristia, farlo diventare un momento atteso dopo una
settimana di tanto lavoro. Nel momento importante della giornata
viverlo insieme con la comunità
cristiana: a tavola con il Cristo ma
insieme con i propri fratelli e sorelle. Sarebbe importante non
aspettare la sera, quasi fosse l'ultima cosa da fare alla domenica,
ma dedicare al Risorto una parte
importante della festa.
Adriano Sella
Sentieri
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GLI SCHERZI DELLA LUCE
E’ un pomeriggio di marzo
quando sento il bisogno di entrare
in Chiesa arcidiaconale ed ho con
me la macchina fotografica. Entro
e resto ammirato dal raggio di sole
che entra per la finestra ed illumina il quadro dell’Ultima Cena
che campeggia nell’abside. Tutto
attorno c’è il buio ma al centro, là
dove uno dei nostri grandi Vecellio ha collocato Gesù circondato
dagli Apostoli, la luce vince le tenebre e mi invita a fermarmi, a
contemplare, a pensare d’essere
anch’io là nel Cenacolo in quella
famosa sera.
Ero partito dalla Canonica per
pregare e mi sono trovato senza
parole nel silenzio della Chiesa, a
meditare su ciò che Gesù ha fatto
e continua a fare per noi affamati
di Dio, affamati di vita eterna.
Quel raggio di luce stava entrando
in me ed illuminava il mio sacerdozio, perché anch’io come Pietro, Giacomo e Giovanni mi sono
fidato di Lui e l’ho seguito con gli
alti e bassi della mia umanità e
fragilità. “ Fate questo im memoria di me”: quanto volte l’ho ripetuto in questi 40 anni di
sacerdozio e quante volte vorrei
ancora ripeterlo davanti alla Comunità per la quale sono chiamato
ogni giorno a dare la mia vita.
Quel Pane: quanti sapori e quanta
crosta dura da masticare! Nei vari
paesi dove ho vissuto il mio sacerdozio ho offerto quel Pane che
era frutto di fatiche e di sofferenze, era impastato di lavoro, di
affetti, di rabbie, di sconfitte, di
sorrisi e di lacrime. Un Pane dal
sapore della vita di ogni persona.
Un Pane che rappresentava tutti,
anche quelli che non ho mai visto
in Chiesa eppure sono miei fratelli
e sorelle! E lì su ogni altare ero e
sono protagonista del grande miracolo: il pane della nostra vita diventa in Pane della vita di Dio per
noi, un pane che non ha eguali, un
cibo per tutte le nostre storie intorcolate, un Pane che non siamo
degni di masticare ma che ci è necessario per andare avanti.
Sono uscito di Chiesa con l’impegno di lavare di più e meglio i
piedi dei miei parrocchiani perché
Lui m’ha riproposto di fare ciò
che Lui ha fatto ai suoi apostoli:
inginocchiato davanti a Pietro ed
anche a Giuda non ha arricciato il
naso davanti ai piedi maleodoranti
dei suoi: li ha lavati, baciati ed
asciugati: “Li amò sino alla fine”.
Ed è questo il proposito che m’ha
accompagnato di nuovo in Canonica, illuminato anch’io come il
quadro, da una luce che continua a
vincere i miei dubbi, le mie paure,
le mie preoccupazioni.
Ma ho preso l’impegno di guardare in faccia anch’io i miei parrocchiani invitandoli, ancora una
volta, “fate questo in memoria di
me”: ci tanti piedi da lavare nella
Comunità. C’è il bambino da non
scandalizzare, c’è il ragazzo da
animare, c’è il papà troppo preso
dal lavoro e la mamma ansiosa per
il futuro dei figli. C’è l’anziano
che abita un paese che non riconosce più per i troppi cambiamenti, c’è quella vedova che non
sa darsi ragione della sua solitudine. Per tutti loro siamo chiamati
a spezzare la nostra vita perché
abbiano la vita in abbondanza.
“Per condividere la vita con la
gente e donarci generosamente,
abbiamo bisogno di riconoscere
anche che ogni persona è degna
della nostra dedizione. Non per il
suo aspetto fisico, per le sue capacità, per il suo linguaggio, per
la sua mentalità o per le soddisfazioni che ci può offrire, ma perché
è opera di Dio, sua creatura. Egli
l’ha creata a sua immagine, e riflette qualcosa della sua gloria.
Ogni essere umano è oggetto dell’infinita tenerezza del Signore, ed
Egli stesso abita nella sua vita.
Gesù Cristo ha donato il suo sangue prezioso sulla croce per
quella persona. Al di là di qualsiasi apparenza, ciascuno è immensamente sacro e merita il
nostro affetto e la nostra dedizione.
Perciò, se riesco ad aiutare una
sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare
il dono della mia vita. È bello essere popolo fedele di Dio. E acquistiamo pienezza quando
rompiamo le pareti e il nostro
cuore si riempie di volti e di
nomi”! (Evangelii Gaudium” n.
274).
E Lui, il Signore, cosa continua a
fare e a dire? “ Beati gli invitati
alla Mensa del Signore”: non
preoccupiamoci perché Lui è lì, ci
attende, si offre come rifornimento, come sostegno, cone Pane
che non delude. Ci aspetta ogni
domenica per darci coraggio, per
farci camminare - con i piedi puliti
- nella settimana. Non ci lascia
soli e non volta le spalle se non
sempre ca la facciamo. La sua benevolenza è proprio come quel
raggio di luce che illumina la vita:
Egli vede dentro di noi meglio di
quanto noi stessi siamo capaci di
conoscere.
Quella luce che entrava per la finestra della Chiesa m’ha preso e
m’ha fatto riflettere. Sono scherzi
della luce che m’hanno fatto bene.
Se è successo così anche a voi, lettori, allora... rendiamo grazie a
Dio!
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Sentieri
Benedici, Signore, questa famiglia
Sono entrato in tutte le case delle
due Parrocchie: lo scorso anno ho
bussato le porte di Pozzale e di Sottocastelllo. Questa primavera invece
ho visitato le famiglie del capoluogo.
Cosa resta di quell’incontro? In me,
sacerdote, resta la gioia d’aver incontrato alcuni componenti delle famiglie nel loro ambiente quotidiano;
resta quanto sono riuscito a condividere pur nei brevi momenti dell’incontro: resta la convinzione d’un
momento importante, da ripetersi nel
tempo per conoscerci meglio e per incoraggiarci reciprocamente mentre la
vita scorre veloce tra alti e bassi.
Avvisata la famiglia il giorno precedente, ecco che l'incontro annuale inizia con la benedizione dell'acqua che
poi resterà in casa come piccolo
segno e ricordo del nostro Battesimo.
Quest'anno ho cercato di porre attenzione alla preghiera con la quale il sacerdote riuniva i componenti della
famiglia e da questa preghiera è nata
la riflessione che propongo a tutti i
lettori.
“Benedici l'acqua...”
Mentre la stagione invernale presentava i suoi caratteristici frutti di
freddo e di abbondanti nevicate ho
chiesto al Signore di benedire l'acqua
come elemento prezioso e vitale che
sgorga dalle nostre sorgenti. Ho pensato alla bellezza del nostro territorio
e alla sua fragilità; ho considerato
l'impegno di chi protegge e conserva
la natura e ho chiesto al Signore di
abitare in luoghi dove il rispetto e la
valorizzazione dell'ambiente possano
sempre essere un fiore all'occhiello
delle nostre genti. Accanto all'ambiente ho pensato al lavoro ed alla fatica dei giorni mentre lo sguardo
sbirciava fuori dalla finestra e seguiva con curiosità i passi incerti
d’un giovane capriolo tra gli alberi di
Monte Ricco.
“... e anche
questa famiglia...”
L'incontro del sacerdote non voleva
benedire le pareti della casa già benedette e santificate dal sudore della
fronte ma chiedere a Dio di guardare
con benevolenza le famiglie delle nostre comunità. Nella preghiera ringraziavo il Signore per l'accoglienza
fraterna e sincera sperimentata in
tutte le case. In questo senso mi sono
sentito di casa in tutte le famiglie e
quest'impressione è molto importante
per il sacerdote che ha rinunciato ad
una sua famiglia per essere animatore
di famiglia attorno alla proposta del
Vangelo. Avevo davanti a me genitori giovani con una creatura in braccio, avevo giovani conviventi un po'
imbarazzati perché il Parroco era entrato anche da loro; non mancavano
famiglie attempate con le pareti piene
di foto ingiallite di congiunti ormai
vivi in Dio ed altre foto di paffuti nipotini sorridenti alla vita. Mentre pregavo per la famiglia pensavo a quella
sposa rimasta sola o a quel marito che
s'è vista la sposa andarsene da casa da
un giorno all'altro senza un apparente
motivo. Per tutti ho chiesto al Signore
una grande sua benedizione perché
senza una famiglia solida, vera e fedele non si va da nessuna parte.
“concedi, Signore salute,
sicurezza di lavoro
e soddisfazione...”
Quando pronunciavo queste parole
tante persone confermavano questa
richiesta al Signore con un cenno del
capo o con una sottolineatura tendente ad indicare l'importanza di quest'invocazione. La salute, si sa, è un
A Tai,
il 3 maggio si
sono sposati
Tabacchi Giovanni Battista
e Minnini Cristina: eccoli
con
il celebrante
don Fabiano
Del Favero
grande dono che si apprezza maggiormente quando essa viene a mancare: abbiamo pregato intensamente
per chiedere al Signore il dono di star
bene di corpo … e di anima, di star
bene tra di noi, tra vicini di casa, con
i parenti e con tutti. Ho lasciato al Signore il compito d'incanalare queste
nostre invocazioni là dove c'è la malattia – quanti malanni durante quest'inverno!- dove c'è la preoccupazione per il posto di lavoro, per la vita
che costa sempre di più. E' un problema serio quello dell'occupazione
in una società che presenta segnali
non positivi per il futuro.
“...illumina con la fede
la vita quotidiana
e le giornate faticose...”
Chi aveva sottolineato l'importanza
della salute e del lavoro si rendeva
conto che anche quest'invocazione
era importante per la vita della famiglia e si univa volentieri al sacerdote
per chiedere al Signore di essere luce
che illumina e non delude mentre si è
di viaggio in questa terra. Ho lasciato
per ultima l'invocazione riguardante
la fede perché sia parte d'un crescendo che orienta la vita dalle realtà
umane e terrene a quelle che ci orientano alla vita eterna. Mentre pregavo
così guardavo i miei parrocchiani in
faccia: riconoscevo quelli che abitualmente incontro alla domenica in
chiesa, quelli che mi salutano per
strada, quelli che incontro una volta
all'anno in questa circostanza. Mi
sono fatto interprete di tutti presso il
Padre che è nei cieli ed ho chiesto con
loro e per loro quella benedizione che
è punto di partenza ed una base per
andare avanti nella speranza che nulla
andrà perduto: né il sudore del lavoro, né la fatica educativa dei figli,
né la lotta con i propri limiti.
Nell'orizzonte della fede ho pregato
perché ognuno possa incamminarsi
verso una sempre maggior comprensione della tenerezza di Dio per le sue
creature. Uscendo di casa mi sembrava d'aver lasciato tra le mura domestiche non solo qualche goccia
d'acqua benedetta ma ben di più: una
goccia dell'amore fedele di Dio che
accompagna ogni coppia che a Lui
affida la propria storia ed il proprio
futuro. Ho ringraziato il Signore perché la sua Parola, accolta ogni domenica in chiesa, - e ho cercato
d'incoraggiarne la presenza dei miei
parrocchiani-, illumini e indirizzi al
bene la vita di tutti noi.
.ANAGRAFE DI PIEVE
Hanno cominciato a vivere
con il Sacramento del Battesimo
1. BERNA MATTIA di Mirko e di
Tabacchi Anna, nato a Feltre il
20.02.2009 e battezzato in Santa
Maria il 6 aprile.
2. BERNA JOHN, di Mirko e Tabacchi Anna, nato a Feltre il
06.04.2013 e battezzato in Santa
Maria il 6 aprile.
3. MASSAQUOI ERIC, di Tenneh,
nato in Sierra Leone il 20.02.1999 e
battezzato durante la Veglia Pasquale
il 19 aprile.
4. BARBON ALEX, figlio di Ivano e
di Marianna Zandegiacomo, nato a
Pieve il 21.09.2013 e battezzato in
Santa Maria il 26 aprile.
5. VECELLIO ALESSIO, di Nicola
e di Guglielmo Anna, nato a Belluno
il 06.07.2013 e battezzato in Santa
Maria il 25 maggio.
GIUNTI AL TRAGUARDO
DELL’ETERNITA’
5. CASTALDO ANTONIO, di
anni 72, morto a Pieve il 24
marzo.
6. BRANCHER LUIGIA, di
anni 90, morta a Pieve il 27
marzo.
7. TABACCHI DOLORES, di
anni 104, morta a Sottocastello il 3
aprile.
8. CATTEL LEO, di anni 100,
morto a Pieve il 27 aprile.
9. NEGRI MERY, di anni 61,
TANTI ANNI INSIEME
La sera della domenica delle
Palme, il 13 aprile, gli sposi
ANNA MARIA e GIGETTO
PEVERELLI, hanno ringraziato
il Signore per i 64 anni di vita
coniugale. A loro ed ai parenti
si sono uniti i fedeli presenti in
Chiesa, augurando loro nella
preghiera salute e ancora sereni anni di vita insieme.
Sentieri
RINGRAZIARE
Si ringraziano gli amici
che ci regalano
una scatola di sigari
e di pantofole
per il nostro compleanno.
Posso io non ringraziare
Qualcuno
che per il mio genetliaco
mi ha regalato la vita?
Chesterton
L’ETERNITÀ
MI ASPETTA
«Ho solamente un’anima e la
debbo salvare».
Ripeto volentieri questo proposito, ma ne sono convinto?
Non voglio imitare quelli che
pensano solo alle cose della
terra e vivono non per salvare
l’anima, ma per perderla.
Voglio considerare me stesso:
che cosa ho fatto finora per salvare la mia anima?
Se Dio mi chiamasse ora,
sarei pronto a morire nella condizione in cui sono?
Due tremendi interrogativi incombono su di me:
il momento della mia morte,
e la mia eterna salvezza.
Perdendo l’anima perderei tutto; perdere la salute, la ricchezza, la vita stessa,
tutto ciò è nulla rispetto alla salvezza dell’anima.
Potevo non nascere,
ma adesso vivo:
l’eternità mi aspetta e non posso
evitarla.
Tutto dipende da me:
la mia sorte è nelle mie mani.
Posso abbellire la mia esistenza con tutte quelle vane apparenze che illudono molti:
un giorno, forse vicino,
dovrò lasciare tutto.
Salomone al termine della sua
vita esclamò accoratamente:
«Vanità delle vanità, tutto è vanità».
Vanità: parola eloquente.
Che io sappia meditarla
e comprenderne
il profondo significato.
J. Baeteman
5
ANAGRAFE DI POZZALE
GIUNTI AL TRAGUARDO
DELL’ETERNITA’
2. FORNI PIER GIOVANNI, di
anni 56, morto a Pieve l’1 marzo.
3. BRANCHER EUGENIO
GENTILE, di anni 84, morto ad
Auronzo l’8 aprile.
4. CIRMI TEODOLINDA, di
anni 91, morta Pieve il 22 aprile.
5. ROSSI FRANCESCHINA di
anni 78, morta a Pieve il 3 maggio.
6. SOPRACOLLE OLGA, di
anni 88 , morta a Pieve il 15 mag-
Pittura realizzata da Vico Calabrò
nel Cimitero di Pieve: Gesù Risorto dona la vita e rende vuote le
tombe dei nostri cari Defunti.
Una perla di saggezza
Gli uomini perdono la salute
per fare soldi e poi perdono i
soldi per recuperare la salute;
perché pensano tanto ansiosamente al futuro
tanto da dimenticare di vivere
il presente e in tal maniera
non riescono a vivere
né il presente e né il futuro.
Perché vivono come se non
dovessero morire mai e perché muoiono come se non
avessero mai vissuto?
Dalai Lama
6
Sentieri
Prendersi in braccio ogni mattina
Mentre mia moglie mi serviva la
cena, mi feci coraggio e le dissi: «Voglio il divorzio».
Vidi il dolore nei suoi occhi, ma
chiese dolcemente: «Perché?».
Non risposi e lei pianse tutta la notte.
Mi sentivo in colpa, per cui sottoscrissi nell'atto di separazione che a
lei restassero la casa, l'auto e il trenta
per cento del nostro negozio. Lei
quando vide l'atto lo strappò in mille
pezzi e mi presentò le condizioni per
accettare. Voleva soltanto un mese di
preavviso, quel mese che stava per
cominciare l'indomani: «Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo,
quando mi prendesti in braccio e mi
portasti nella nostra camera da letto
per la prima volta. In questo mese
ogni mattina devi prendermi in braccio e devi lasciarmi fuori dalla porta
di casa». Pensai che avesse perso il
cervello, ma acconsentii.
Quando la presi in braccio il primo
giorno eravamo ambedue imbarazzati, nostro figlio invece camminava
dietro di noi applaudendo e dicendo:
«Grande papà, ha preso la mamma
in braccio!» Il secondo giorno eravamo tutti e due più rilassati. Lei si
appoggiò al mio petto e sentii il suo
profumo sul mio maglione. Mi resi
conto che era da tanto tempo che non
la guardavo. Mi resi conto che non
era più così giovane, qualche ruga,
qualche capello bianco. Il quarto
giorno, prendendola in braccio come
ogni mattina, avvertii che l'intimità
stava ritornando tra noi: questa era la
donna che mi aveva donato dieci anni
della sua vita, la sua giovinezza, un
figlio. Nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre più. Ogni giorno era
più facile prenderla in braccio e il
mese passava velocemente.
Pensai che mi stavo abituando ad alzarla, e per questo ogni giorno che
passava la sentivo più leggera. Mi
resi conto che era dimagrita tanto.
L'ultimo giorno, nostro figlio entrò
all’improvviso nella nostra stanza e
disse: «Papà, è arrivato il momento
di portare la mamma in braccio». Per
lui era diventato un momento basilare
della sua vita. Mia moglie lo abbracciò forte ed io girai la testa, ma dentro sentivo un brivido che cambiò il
mio modo di vedere il divorzio.
Ormai prenderla in braccio e portarla
fuori cominciava ad essere per me
come la prima volta che la portai in
casa quando ci sposammo ... la abbracciai senza muovermi e sentii
quanto era leggera e delicata ... mi
venne da piangere! Mi fermai in un
negozio di fiori.
Comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: «Che
cosa scriviamo sul biglietto?». Le
dissi: «Ti prenderò in braccio ogni
giorno della mia vita finché morte
non ci separi». Arrivai di corsa a casa
e con il sorriso sulla bocca, ma mi
dissero che mia moglie era all'ospedale in coma. Stava lottando contro il
cancro ed io non me n'ero accorto.
Sapeva che stava per morire e per
questo mi aveva chiesto un mese di
tempo, un mese perché a nostro figlio
rimanesse impresso il ricordo di un
padre meraviglioso e innamorato
della madre.
(Bruno Ferraro 'Bollettino Salesiano' Gennaio 2014)
CENTO PRIMAVERE
PER ELVIRA
- 6 aprile 2014 -
Grande festa in casa di Elvira Tabacchi per i suoi 100 anni: un bel
gruppo di parenti, la signora Sindaco, l’Arcidiacono hanno colto
l’occasione per salutare la centenaria commossa per tanta attenzione.
L’abbiamo ricordata anche nella
celebrazione della Messa proprio
nella festa della Prima Comunione:
per i bambini e per noi grandi Gesù
è la forza per andare avanti nella
vita ed Elvira ha avuto la possibilità
di andare molto avanti.
Nello stesso periodo abbiamo condiviso la sofferenza per la morte di
altri due ultracentenari: Leo Cattel
e Dolores Tabacchi, la più anziana
del nostro Comune. Si fa presto a
dire “cent’anni”: ma se poi ci pensi
allora ti passano nella memoria
tutti i fatti del secolo scorso dalla
prima guerra mondiale in avanti
fino ai nostri giorni.
“Non penso mai al futuro, arriva
così presto”- diceva Albert Einstein.
Ecco allora l’augurio per tutti:
riempire di bene ogni attimo del
nostro presente nella certezza che
altri poi raccoglieranno i frutti che,
con abbondanza, abbiamo seminato nelle stagioni della vita.
“Non sono gli anni della tua vita che
contano, ma la vita nei tuoi anni”.
Con Abraham Lincoln ecco allora il
secondo augurio: ognuno abbia
una positiva vitalità nel suo agire
ogni giorno.
UNA RISPOSTA
DISARMANTE
Un papà m’ha confidato la seguente esperienza: - Nostro figlio di
due anni si diverte un sacco con un
giochino semplicissimo. Noi gli
chiediamo: «Sei forse un gattino?».
E lui di botto: «No! «Sei forse un cagnolino?». «No!». «Sei forse un fiorellino?». «No!».
«E chi sei, allora? «Sono un bimbo!».
Disarmante la verità e la semplicità
di questa affermazione! Disarmante e semplice perché ovvia,
sembra quasi che ci voglia dire:
«Ma come avete fatto a non capirlo
da soli?».
Anche a Gesù viene posta la stessa
domanda: «Tu chi sei?». E anche lui
dà una risposta disarmante e semplice perché ovvia: «Proprio ciò che
vi dico».
Egli è colui che fa sempre le cose
gradite al Padre. Anche a noi capita,
nelle diverse circostanze della vita,
di chiedere a Gesù «Chi sei?», «Cosa
vuoi da me?». Ma non sempre
siamo disponibili ad ascoltare la risposta che ci arriva, forse perché
non è quella che avremmo voluto
sentire ... eppure sarebbe così semplice: egli non bara, si comporta
esattamente come un bimbo di due
anni, senza la malizia di chi vuol
prendere in giro. Dice esattamente
le cose come stanno, nella verità.
Impariamo questo atteggiamento,
aumenterà la nostra fede!
Sentieri
SI TROVA SEMPRE
CIÒ CHE SI ASPETTA DI TROVARE
7
C'era una volta un uomo seduto ai bordi di un'oasi all'entrata di una
città del Medio Oriente. Un giovane si avvicinò e gli domandò: "Non
sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa
città?".
Il vecchio gli rispose con una domanda: "Com'erano gli abitanti
della città da cui vieni?".
"Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là".
"Così sono gli abitanti di questa città", gli rispose il vecchio.
Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all'uomo egli pose la stessa
domanda: "Sono appena arrivato
in questo paese. Come sono gli
abitanti di questa città?".
L'uomo rispose di nuovo con la
stessa domanda: "Com'erano gli
abitanti della città da cui vieni?".
"Erano buoni, generosi, ospitali,
onesti. Avevo tanti amici e ho
fatto molta fatica a lasciarli".
"Anche gli abitanti di questa città
sono così", rispose il vecchio.
Nel 1978 a Vedorcia: i nonni Tita e
Valentina, che purtroppo non ci sono
più, con i nipoti Gianluca e Antonella.
E quel bel giovanotto è don Luigi
Ciotti.
Un mercante che aveva portato i
suoi cammelli all'abbeveraggio
aveva udito le conversazioni e
quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in
tono di rimprovero: "Come puoi
dare due risposte completamente
differenti alla stessa domanda
posta da due persone?".
"Figlio mio", rispose il vecchio, "ciascuno porta il suo universo nel
cuore. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà
niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli
amici nell'altra città troverà anche qui degli amici leali e fedeli.
Perché, vedi, le persone sono ciò che noi troviamo in loro".
LA CERIMONIA PER LA LIBERAZIONE
Ogni anno, a cura dei Comuni di
Calalzo e di Pieve si ricordano,
presso la Chiesetta di san Francesco d’Orsina, i tragici momenti
della fine dea seconda guerra
mondiale e le vicende della lotta
partigiana.
Quest’anno, il 25 aprile, ha visto
anche l’aggiornamento dell’elenco marmoreo dei partigiani
caduti nel nostro territorio: Cesare
Caramalli “Tell” di Monghidoro +
il 18.05.1945 e Karl Lantschner di
Girlan + l’8 febbraio 1945.
8
Sentieri
I protagonisti
dell’incontro con Gesù
Il commento più bello alla solenne
celebrazione della Messa di Prima
Comunione lo lascio ai diretti interessati: i bambini che hanno ricevuto
Gesù nella loro vita. I lettori scopriranno, in ciò che hanno scritto questi
bambini, tutte le emozioni, gli stati
d’animo e le promesse con quali
hanno vissuto la Messa del 6 aprile.
Ora è compito della Comunità seguire questi nostri fratelli più piccoli
nella loro crescita: un proverbio africano sostiene che, per far crescere un
bambino ci vuole l’attenzione e l’impegno di tutto un villaggio: noi ora
siamo il villaggio accanto ai bambini
e l’estate è il periodo migliore per
concretizzare questo traguardo educativo e di necessaria testimonianza.
***
Benedetta: Gesù, ti chiediamo per-
dono perché spesso facciamo infuriare la mamma e gli Insegnanti.
Sheila: Scusaci, Gesù. se qualche
volta ci scappa di raccontare delle
bugie o di dire delle parolacce.
Anton: Ti chiediamo perdono, Signore, per le volte in cui ti abbiamo
offeso e per le colpe che non ricordiamo.
Giacomo: Perdonaci, Gesù per
quando abbiamo trattato male i genitori, i fratelli e le sorelle.
Sara: Ti chiediamo perdono, Gesù
per aver litigato e per aver fatto i dispetti ai nostri compagni.
Giulia: Scusaci Gesù, se qualche
volta non siamo stati generosi con
gli altri.
Simone:
Quando commettiamo
qualcosa di ingiusto, impuro, cattivo
ci sembra d’aver dentro una cassaforte piena di mattoni e di sassi; per
quasto noi desideriamo essere perdonati da Te.
Giorgio: Ti ringraziamo, Gesù, per tutte
le cose belle che sono attorno a noi e che
Tu ci hai donato.
Benedetta: Gesù, sappiamo che per
noi non è un traguardo ma una tappa
importante di un cammino che stiamo
facendo insieme a Te e tenendoci per
mano, si potrà rinnovare ogni domenica.
Michela: Gesù, in questi mesi abbiamo
imparato a scoprirti, a conoscerti meglio e ad amarti. Ora sei diventato il nostro migliore amico.
Ilaria: Gesù, ti ringraziamo per
l’amore e il sostegno che dai a tutti noi
con il dono del tuo Corpo e del tuo Sangue. Confidiamo nel tuo amore infinito
e chiediamo la tua protezione.
SCALDA
IL NOSTRO CUORE, SIGNORE
Sara Z.: Per noi bambini che oggi li
riceviamo per la prima volta, Ti
chiediamo di aiutarci in tutti i momenti difficili, di rimanere sempre
con noi e di scaldare il nostro cuore,
noi Ti preghiamo.
Sara 0.: Per le persone che ci donano
affetto e ci stanno vicine, Ti chiediamo di amarle, di proteggerle e di
sostenerle in ogni momento della loro
vita, noi li preghiamo.
Foto Baggio
Giacomo: Per la Chiesa, perché ci
siano chierichetti, ministranti e persone disponibili che sappiano donare
con generosità e amore, noi li preghiamo.
Sheila: Per tutte le persone che si tovano in difficoltà economiche, aiutale
a dare loro la forza di andare avanti
e di non arrendersi. Fa capire loro
che TU sei la strada da seguire, noi li
preghiamo.
Un genitore: Per questi nostri bambini che oggi si accostano per la
prima volta alla Tua mensa. ti chiediamo, Signore, di illuminare noi genitori e di aiutarci a trasmettere loro
sia l'importanza dell'incontro con Te
sia la verità della nostra fede in Te
con i suoi valori, noi li preghiamo
Un genitore: Per le nostre famiglie,
perché all'interno della Comunità
cristiana siano nucleo di valori, di
fede, di amore e sappiano aprirsi all'accoglienza che è condivisione e
speranza nel meraviglioso viaggio
della vita, noi li preghiamo.
Una grande generosità
La CARITAS DEL CADORE in
collaborazione con il LYONS CLUB
e il ROTARY hanno organizzato il
12 aprile 2014, nei Supermercati fra
Cortina e Sappada, una raccolta straordinaria di generi alimentari che poi
verranno distribuiti alle Famiglie Cadorine in difficoltà.
Questi Enti, sensibili ed attenti alle
necessità locali hanno constatato la
generosità della popolazione a sostegno dei bisogni sempre crescenti
delle famiglie ed hanno toccato con
mano quanto la nostra gente, pur alle
prese con la crisi economica del momento, sia capace di farsi carico di
chi sta peggio.
Sono stati raccolti infatti molti quintali di generi alimentari che rappresentano un dono provvidenziale dato
che la Caritas, con il Banco Alimentare, sta affrontando la distribuzione
dei pacchi alimentari con una certa
difficoltà causata dal mancato finanziamento dei contributi AGEA.
ORA IL CAMMINO CONTINUA
Sentieri
9
Con fede e con gioia abbiamo realizzato quanto preghiamo nella
Messa: “a noi che ci nutriamo del
corpo e del sangue del tuo Figlio
dona la pianezza dello Spirito Santo
perchè diventiamo in Cristo un solo
corpo e un solo spirito” (Prece eucaristica III). Così si è realiuzzato tra
noi domenica 18 maggio.
Nel prossimo numero di “Sentieri”
potremo leggere ciò che i cresimati
stessi hanno voluto condividere con
noi in un momento grande e delicato
della loro vita; fin d’ora auguriamo a
loro un buon cammino di fede.
Baggio Foto studio
Il vigile Luigi De
Polo “de Domenega” apre la processione
del
Corpus
Domini,
davanti ai chierichetti
Tabacchi
Luigi Buzzo e Talamini Costantino.
(a metà degli anni
‘50)
VOCI DALL'INVISIBILE
Talvolta, anche per i ragazzi, la vita quotidiana assume l'aspetto di un
rullo compressore. Passano molte ore tra un succedersi vorticoso di argomenti, di informazioni, di insegnamenti; e poi i pettegolezzi frastrornanti, i giochi elettronici, gli « optional» delle lezioni di pianoforte, nuoto,
judo... e magari il dentista e la consueta razione di telefilm.
Anche il cardinal Martini, nella sua ultima « lettera aperta ai genitori», aveva scritto: «A me sembra che sia necessario ritrovare un più
saggio equilibrio e concedere ai ragazzi il tempo di essere ragazzi: che
abbiano tempo di giocare senza la necessità di dimostrarsi campioni;
che possano passeggiare in giardino e raccogliere foglie secche per il
gusto di esplorare l'autunno, senza essere costretti a fare cataloghi per
una ricerca scolastica; che possano andare con il nonno a raccogliere
castagne e mentre riempiono il loro sacchetto sentire qualche antica
storia, senza doverla registrare per un tema d'italiano. L'esperienza
della gratuità, le occasioni per una tranquilla contemplazione della natura, gli spazi per immaginare fiabe che non siano solo la replica di telefilm, sono momenti preziosi.
Viene così favorito quell'equilibrio psicologico, quei tempi di decantazione in cui le troppe notizie e sollecitazioni sono ridimensionate; si
può pensare con calma e assimilare meglio i valori che sono decisivi
per le scelte che contano. Sono momenti di grazia in cui si imparano
le parole della riconoscenza e il cuore si dispone all'ascolto. Siano be-
nedetti i genitori e gli educatori
che tanto hanno a cuore la libertà
di ragazzi e ragazze da indurli all'arte difficile dell'ammirazione, all'abitudine della riconoscenza,
alla disposizione all'ascolto».
Il rischio attuale di molti ragazzi
è proprio quello dell'«ottusità da
cose»: ore, armadi e tasche sono
pieni di elementi irrilevanti per la
loro vita spirituale, che fatalmente
soccombe sotto il carico. Come
può attecchire e crescere una
vera e profonda educazione «religiosa»?
I ragazzi devono imparare a «vedere e sentire l'invisibile» e comprendere, anche se lentamente,
qual è l'essenziale.
Così ha detto Papa Francesco:
“Giovanni XXIII ha dimostrato una delicata docilità allo Spirito Santo, si è lasciato condurre ed è stato per la Chiesa un pastore, una guida-guidata. Questo è stato il suo grande
servizio alla Chiesa; è stato il Papa della docilità allo Spirito.
In questo servizio al Popolo di Dio, Giovanni Paolo II è stato il Papa della famiglia”.
10
Sentieri
ABBIAMO CONOSCIUTO DUE SANTI
DUE GRANDI PAPI
Non siamo andati a Roma per la solenne canonizzazione di due papi:
Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II;
non siamo andati a Roma ma abbiamo vissuto in Comunità questo
grande dono dello Spirito Santo: una
santità che abbiamo potuto vedere,
toccare con mano, godere per la loro
vicinanza al popolo che hanno servito
dando a tutti una grande testimonianza.
La foto che arricchisce queste righe
mostra quanto Giovanni Paolo II si
faceva forza della presenza del Signore nella sua vita: una presenza
centrale, una presenza viva, una presenza da cui trarre vigore ogni
giorno. Ecco la santità di questi due
papi: una santità che é data a noi
come testimonianza e come modello
di vita per tutti i cristiani.
Tremonti con Rocchi Paolo consigliere comunale. Il Consiglio Parrocchiale era rappresentato da Aldo
Gerardini. Marco D’Ambros, animatore di varie iniziative locali, concludeva la delegazione che ha sottoposto
al Vescovo l’importante iniziativa invitando il Vescovo stesso a farsi animatore della buona riuscita
dell’incontro.
Si ritiene infatti che ciò che si andrà
ad inaugurare non interessi soltanto
di riferimento anche per dare fiato al
turismo.
Per facilitare la presenza dei Cadorini e degli Ospiti s’è pensato ad un
orario compatibile con le celebrazioni
parrocchiali delle messe festive: ecco
allora che l’orario delle ore 16.00 è
stato ritenuto il più idoneo per favorire la partecipazione dei fedeli, dei
chierichetti, dei cori parrocchiali e…
dei Parroci: è prevista infatti la celebrazione della Messa all’aperto tra i
boschi tanto apprezzati da Giovanni
Paolo II.
Lorenzago – sul cui terreno verrà collocato il nuovo altare nei pressi della
villa che ha ospitato due Papi – ma
bensì tutto il Cadore che ha bisogno
di proposte di aggregazione e di punti
Ora la “macchina organizzativa” è
stata messa in moto: nelle prossime
settimane si vedrà come il Cadore
saprà muoversi per valorizzare l’iniziativa che Lorenzago ha messo in
cantiere e per accogliere degnamente
il Cardinale Pietro Parolin: egli verrà
certamente con un saluto ed un messaggio di Papa Francesco. Avremo
l’opportunità di gioire e di stupirci insieme. Sarà un momento di positiva
aggregazione delle genti del Cadore
insieme ai tanti che verranno da fuori
24 AGOSTO:
FESTA
PER IL CADORE
Veramente una bella notizia veniva
annunciata al Vescovo Giuseppe Andrich, venerdì 2 maggio, da una delegazione ufficiale proveniente dal
Cadore: la presenza del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano
alla
celebrazione
per
l’inaugurazione del “Parco Wojtyla”
nel pomeriggio di domenica 24 agosto 2014. Una presenza importante
per continuare a tener viva la memoria di Giovanni Paolo II per sei anni
nostro gradito ospite.
Mentre per l’arrivo del Papa, allora
i protagonisti furono il nostro Vescovo Maffeo e quello di Treviso Mistrorigo, questa volta l’artefice di
questa preziosa presenza ha il volto
ed il nome d’un lorenzaghese, anche
se ora residente a Roma: Giorgio Gerardini, luogotenente dei Carabinieri
molto amico del Cardinale Parolin. E’
un’amicizia di lunga data quella che
li lega e proprio per quest’amicizia il
Cardinale ha accettato di essere presente a Lorenzago di Cadore in
quella domenica dopo essere appena
rientrato dalla Corea al seguito di
Papa Francesco. La delegazione che è
andata dal nostro Vescovo era così
composta: il Parroco di Lorenzago
don Sergio De Martin e l’Arcidiacono del Cadore mons. Diego Soravia, Il Sindaco di Lorenzago Mario
Giorgio Gerardini, vera anima dell’iniziativa, ha preso contatti anche
con il Vescovo di Treviso che ha manifestato la disponibilità ad essere
presente quella domenica: le due diocesi hanno sempre collaborato al meglio delle loro possibilità per rendere
gradevole il soggiorno sia di Papa san
Giovanni Paolo II sia di Benedetto
XVI. Oggi va di moda la parola “sinergia”: ebbene le due Diocesi da
tempo hanno concretizzato questo
stile di lavoro fatto insieme. E i risultati non sono mancati!
per celebrare
noi unafamoso
pagina di
Una bella veduta aerea di Lorenzago:
paese con
diventato
storia, la nostra storia.
per aver ospitato due Papi nei loro soggiorni in Cadore.
Sentieri
PIEVE MULTIETNICA
Non è una novità la presenza in
paese di persone che provengono da
paesi e da continenti lontani da noi.
C’è il rumeno di passaggio che
chiede la carità, c’è la badante polacca, la cameriera marocchina, la signora albanese ed il giovanotto del
sud America.
Non é una novità, dicevo: questo fenomeno migratorio ha radici molto
antiche come scriveva nel 1973 Giovanni Fabbiani ne “Il castello di
Pieve di Cadore”: “Dai registri parrocchiali di Pieve di Cadore risulta
che il 15 gennaio 1764 é morto al castello il soldato Michele Miotti da
Segna in Dalmazia, di anni 103, nel
1722 muore un Marco di anni 95 e
nel 1750 Bove Ragusa di anni 89, nel
1748 uno Zaufer di 80 e nel 1753 un
Contarini: tutti cognomi non cadorini. Il presidio era comporto di soldati originari dei più svariati paesi:
Rich, Gleber e Graviner sono tede-
schi; Giuseppe del Frizer olandese,
Coster ungherese; Coradon é francese. Due sono greci e si chiamano
Staramo e Duras, c’è un Nani turco
fattosi cristiano; parecchi i dalmati e
poi soldati provenienti da Lucera, da
Pavia, da Milano e da Verona...
Al Castello di Pieve albergava quindi
una piccola società delle nazioni e
dobbiamo credere che il Doge ritenesse veramente fedelissimi e disciplinatissimi i cadorini per mandare a
fare la guardia gente che doveva faticare a reggere l’archibugio in dotazione a quei tempi”.
Niente di nuovo sotto il sole: così
possiamo leggere l’attuale realtà di
cui tutti facciamo parte. Sta a noi gestire bene questa situazione e trasformarla in opportunità di crescita e di
positiva convivenza. L’accoglienza
da parte nostra e l’inserimento da
parte dei “nuovi” paesani farà crescere la Pieve di domani.
Il 28 marzo presso l'Università degli
Studi di Udine Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Corso di Laurea in Mediazione Culturale Lingue dell' Europa
Centrale e Orientale, Diana Zambon si è
laureata discutendo la tesi "Traduzione
del saggio di Eleazar Meletinskij Su I demoni di Dostoevskij". Si congratulano vivamente i genitori, i fratelli Giulia e
Marco, parenti e amici tutti.
La laurea in farmacia è stata conseguita
da D’Andrea Susanna all’università di
Padova. Alessandra Sposato invece, all’Università di Bologna ha raggiunto
l’ambito traguardo della laurea in Economia aziendale. Infine Chiara Tabacchi si è brillantemente laureata in
“Cultura e tecniche della moda” nel
Campus di Rimini dell’Università di Bologna.
A questi giovani giungano gli auguri di
tutti i nostri lettori: gli auguri per il traguardo raggiunto ma ancor di più gli auguri per un domani professionale che li
veda raggiungere gli obiettivi sognati e
preparati con anni di lodevole impegno
scolastico.
Questi auguri arrivino anche a Pin
Elena laureata al DAMS di Bologna, a
Ambra Topran Cutin laureata in Lingue
e letteratura straniera a Venezia, a Gallarotti Federica laureata in giurisprudenza
a Trieste e a Fabbris Federico laureato
in Scienze architettoniche a Venezia.
FELICITAZIONI ED AUGURI
E’ probabile che ci siano stati anche
altri giovani laureati: da queste colonne
arrivino anche a loro le felicitazioni e
l’incoraggiamento per un cammino professionale positivo.
11
Preghiera della casalinga
Signore, padrone delle pentole,
dei piatti e delle casseruole
tra cui passo la mia giornata,
io non posso essere la santa
che medita ai piedi del Maestro.
Bisogna che io diventi
una santa qui,
in questa cucina così disordinata.
Perciò fa' in modo che io
ti piaccia
quando accendo i fornelli, quando
sorveglio la minestra sul fuoco,
quando lavo i piatti
e li asciugo.
Scusami se non ho il tempo
di pregare a lungo.
Riscalda la mia casa
con il tuo cuore
e non lasciarmi sola
quando sono triste.
Con pazienza ascoltami
se qualche volta, stanca,
mi lamento.
Se ti era tanto caro
nutrire i tuoi discepoli
sulla montagna,
sulle rive del lago,
nella casa dei tuoi amici,
provvedi anche ai miei cari
che tornano a casa dal lavoro,
ai miei figli impegnati
nei compiti.
E quando servo a tavola
la cena che ho preparato,
accettala anche Tu,
perché in ciascuno di essi
io servo te, o Signore.
(da "Il Cenacolo", mensile
dei Padri Sacramentini)
12
Sentieri
Una Veglia Pasquale indimenticabile
Una veglia pasquale diversa dal
solito è stata celebrata nella Comunità di Pieve di Cadore nella
notte di Pasqua. A rendere più significativi i riti del fuoco, della
nuova luce e dell’acqua – grandi e
semplici segni della fede cristiana
– ci ha pensato un giovane di 15
anni - Eric Massaquoi nato in
Sierra Leone e presente nel nostro
Comune da più d’un anno. Sua
madre Tenneh ha trovato lavoro e
si è stabilita a Tai dopo anni di
permanenza a Vicenza. Qui da noi
Eric sta frequentando l’ultimo
anno della Scuola Medie e, partecipando assiduamente al catechismo, s’è preparato a ricevere il
Battesimo. Il nostro Vescovo
aveva concesso all’Arcidiacono la
facoltà di amministrare al ragazzo
i Sacramenti dell’iniziazione cristiana proprio durante la Veglia
Pasquale.
Abituati a celebrare il battesimo
dei bambini piccoli, ha fatto certamente una viva impressione vedere un ragazzo nel pieno del suo
sviluppo fisico accostarsi al battistero messo davanti all’altare. Ha
interessato tutta l’assemblea dei
fedeli il dialogo con il quale Eric
ha chiesto il Battesimo mentre la
mamma e la madrina gli erano accanto. Ma la presenza più gradita è
stata quella di tutti i compagni di
scuola di Eric che, pur durante la
vacanza pasquale, non hanno
mancato di essere vicini al loro
compagno di classe in un momento così particolare. Questi suoi
compagni hanno professato anche
loro la fede dei cristiani, la fede
che riceverà l’abbondante forza
dello Spirito Santo il 18 maggio
prossimo; in quell’occasione Eric
riconfermerà la sua scelta e la sua
fede davanti al Vescovo.
La celebrazione ha avuto momenti di vero coinvolgimento e di
rara intensità quando Eric, nella
stessa veglia pasquale ha ricevuto
“Tutti siamo chiamati ad offrire
agli altri la testimonianza
esplicita dell’amore salvifico
del Signore,
che al di là delle nostre imperfezioni ci offre la sua vicinanza, la
sua Parola,
la sua forza, e dà senso
alla nostra vita”.
la Prima Comunione: Sono stati
momenti in cui gli adulti ed i giovani presenti in Chiesa non possono non aver riflettuto sulle loro
scelte di vita cristiana. Abbracci
di amicizia e qualche semplice
dono al festeggiato hanno coronato una veglia che Eric difficilmente dimenticherà ma non lo
faremo nemmeno noi di fronte al
grande dono del Battesimo e della
Cresima: regali di Dio per la crescita di ogni nostra comunità cristiana.
PRIMAVERA
La primavera è la stagione che
meglio si coniuga con la gioven
tù e meglio la incornicia. In primavera la natura rinasce, si
veste a festa con i colori più belli
ed offre a tutti vita nuova ed armonia infinita. Questa primavera è stata ventosa e fredda,
certamente bizzarra ed imprevedibile un po’ come i nostri ragazzi apparentemente spensierati e fragili.
Il mondo si aspetta pure dalla
nostra gioventù entusiasmo,
sorriso, gioia di vivere e di
amare, volontà di muovere
verso nuovi orizzonti e nuove
frontiere. “Giovani, non deludete
le nostre speranze e le nostre attese, donateci finalmente il volto
più bello e migliore della vita”
Sentieri
L’allegoria della prudenza
Sant’Agostino ha un’interessante riflessione sul tempo che scorre inesorabilmente; egli afferma di sapere
bene cosa sia il tempo quando si trova
a riflettere da solo ma di non sapere
cosa sia il tempo quando qualcuno
glielo chiede. E’ proprio vero: le realtà più semplici ci trovano incapaci
di comprensione ed intanto... il tempo
corre!
Tra passato e futuro, si sa, si gioca il
presente. Ne siamo coscienti, ma
forse a volte fa bene ricordarcelo.
Perché è facile restare legati ai ricordi
nostalgici di un tempo, come sognare
ad occhi aperti improbabili scenari,
correndo il rischio di non vivere
l’oggi. Non siamo per i facili entusiasmi, ma nemmeno vittime rassegnate dei falsi pessimisti che vedono
solo “nero” e disperazione.
La famosa immagine di Tiziano che
propongo su questa pagina, immagine presente nella National Gallery
di Londra e dipinta dal nostro negli
anni 1656-’76, è arricchita
anche da una frase in latino:
Ex praeterito
praesens prudenter agit
ni futurum actionem deturpet.
Ecco la traduzione:
Sulla base del passato il
presente agisce prudentemente perché il futuro non
rovini l’azione.
Il quadro si offre ai visitatori
con il seguente titolo: allegoria della prudenza. Gli storici
dell’arte indicano Tiziano
sulla sinistra - per chi guarda,
anziano e con il berretto rosso,
il figlio Orazio al centro dotato d’una folta barba e poi il
giovane Marco Vecellio sulla
destra.
Tre stagioni della vita: la giovinezza,
la maturità e la vecchiaia. Tutti ci auguriamo di vivere al meglio queste
stagioni, ma come affrontarle? Il nostro Tiziano, morte quasi centenario,
ci suggerisce di essere prudenti per
riuscire nella vita. Ma cosa è la prudenza e come esserlo nella complicanza della vita odierna?
Il Vangelo chiede al cristiano la capacità della correzione fraterna in entrambe le direzioni, vale a dire, tanto
di correggere quanto di essere corretto. Non c'è quindi alcun dubbio
che la correzione fraterna sia un atto
voluto da Dio e in se stesso è buono.
Se però è compiuto da una persona
priva della virtù della prudenza, rischia di creare fratture e conflitti, laddove essa avrebbe voluto portare luce
ed edificazione.
La virtù della prudenza, a chi sta per
compiere una azione buona e difficile, suggerisce restrizioni di questo
genere: "non è questo il momento opportuno, non sono queste le parole da
usarsi, non è questo il tono della
voce, il tuo interlocutore non è ancora in grado di dialogare serenamente, aspetta che gli passi il
turbamento e poi gli parlerai…" e
molte altre cose simili che conferiscono al gesto che uno sta per compiere la massima perfezione di tutti
gli equilibri personali e relazionali.
Allora il gesto porterà gli effetti positivi che si desiderano.
Con questo intendiamo dire che se
uno non ha la virtù della prudenza rischia di snaturare anche le altre virtù
che potrebbe avere, appunto perché
le eserciterebbe in maniera squilibrata.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica aggiunge: "Grazie alla virtù
della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza
sbagliare e superiamo i dubbi sul
bene da compiere e sul male da evitare" (n. 1806).
La Scrittura presenta la virtù della
prudenza sotto diverse angolature. Innanzitutto la prudenza, anche se è una
virtù umana, ha bisogno di una particolare luce dello Spirito, quando si
13
tratta di "prudenza cristiana". Se una
persona non supera mai i limiti di
velocità nella guida, oppure esce
sempre col cappotto quando fa
freddo, diciamo che questa è una
persona "prudente"; si tratta però di
prudenza puramente umana.
La prudenza cristiana è invece
quella che un battezzato ha bisogno
di applicare nelle circostanze delicate o difficili del suo cammino di
fede.
La prudenza "cristiana" non è
quella che custodisce la vita fisica
della persona, ma quella che custodisce il suo cammino di fede insieme
ai suoi equilibri spirituali e morali.
Questo tipo di prudenza non può esistere senza un dono di discernimento
proveniente da Dio e non dal semplice buon senso umano. In questo
senso va compreso i testo di Gb
12,13: "A Dio appartiene il consiglio e la prudenza". Nella stessa
linea si muove anche il libro della
Sapienza: "Pregai e mi fu elargita la
prudenza" (7,7).
Un primo modo di esercitare la
prudenza, su cui la Bibbia insiste
parecchio, è la prudenza del linguaggio e dell'uso della parola.
L'uomo prudente è descritto, sia
nell'AT che nel NT, come uno
che usa la parola tanto quanto
basta. Non si tratta solamente di
evitare la maldicenza, ovviamente anche questo, ma si tratta
anche di mantenere l'uso della
parola in un regime di sobrietà.
L'uomo prudente non fa mai
abuso del linguaggio, così come
non fa abuso di nulla, usando
tutto secondo quello che serve.
Per la Bibbia è prudente anche
l'uomo che non attende risultati
immediati dalle sue opere. Questo concetto è espresso in maniera allegorica dal libro dei
Proverbi: "Le ricchezze accumulate
in fretta diminuiscono, chi le raduna
a poco a poco le accresce" (13,11).
E ancora: "Chi va a passi frettolosi
inciampa" (19,2).
Il NT applica questa idea ai tempi
lunghi che sono necessari al cammino del cristiano per poter vedere
qualche frutto nello Spirito: "Guardate l'agricoltore: egli aspetta il prezioso frutto della terra finché abbia
ricevuto le piogge d'autunno e le
piogge di primavera" (Gc 5,7)
Grazie a Tiziano abbiamo potuto riflettere sulla grande virtù della prudenza; nel frattempo... il tempo è
corso via veloce!
14
E ora cosa farò?
Sentieri
Ricordi, emozioni e speranze a Copada
Dopo sei anni da animato a Copada
cosa farò adesso? Non potrò mai dimenticare il risveglio traumatico, le
partire interminabili, il cibo che a
volte ti riempie e a volte manca ma
che è sempre buonissimo, gli animatori che ti spaccano i timpani tutto il
giorno ma che in fondo ti vogliono un
sacco di bene, gli indumenti persi
sotto le tende, i bancali non comodi
ma di più, i giochi che ti distruggono
le gambe, le corse fino in forcella, le
canzoni attorno al falò, la gita che
tutti odiavano ma che comunque si
fa, il caldo cocente del pomeriggio ed
il freddo penetrante la mattina, le partire a carte e a risiko, i tritoni, rane e
libellule catturati, le zanzare che ti
gonfiano le gambe, le vespe che minacciano l’umanità, i ragni nelle
tende.
Non dimenticherò i lavori mattutini,
quando speri di avere sempre “giochi”, invece devi spaccare la schiena
facendo “anas”, il primo e il secondo
fischio la sera, l’agonismo tra le
squadre, le sieste al laghetto e i tuffi
nella melma puzzolente, i bagni con
il loro aroma inconfondibile e l’acquetta che si forma dieci minuti dopo
aver passato, la fila per lavare i piatti
ed il bidone dell’umido, i pasti sui tavoli precari dove c’è sempre uno che
spande l’acqua e tutte le incisioni
fatte di nascosto dagli animatori, le
docce tanto sperate ma che durano
due minuti e le secchiate di acqua gelida, il relax alla Croce, i soliti instancabili che giocano tutto il giorno
a calcio e a pallavolo, la vietatissima
sala animatori, la tettoia, la cisterna, il
sasso, la palude, il bosco dietro al
falò, le giornate di pioggia che ci costringono a rifugiarci sotto il capannone.
E poi la merenda in quadrato, il generatore che si spegne da solo, le scenette nei giochi serali, il cuscino che
vuoi sempre portare ma che dimentichi ugualmente, la cerniera del sacco
a pelo che al mattino trovi sempre
spalancata, e tutte quelle altre cose
piccole o grandi che di sicuro ho dimenticato.
Copada, sei stata l’esperienza più
bella della mia vita; sono fiero di
aver partecipato e darei tutto per fare
ancora l’animato, spero comunque di
poter diventare animatore, perché è
davvero un’esperienza più unica che
rara.
Per questo ringrazio le cuoche che
ci hanno sempre preparato cibi deliziosi ed abbondanti, i Don che con la
loro esperienza sono stati delle guide
per tutti, gli animatori che sono come
dei fratelli più grandi e assicurano divertimento a volontà e insegnamenti
non da poco, e soprattutto i miei compagni ed amici, tutti i ragazzi e ragazze che già conoscevo e che ho
conosciuto lassù e che ora sono finiti
per diventare i miei migliori amici e
amiche e che sono indispensabili per
me. Grazie Copada!
Marco De Martin
DON GIULIO GIACOBBI
PREMIATO CON
IL “DISCOBOLO D’ORO”
Il Centro Sportivo Italiano ha
scelto la Chiesa arcidiaconale e
la Comunità di Pieve di Cadore
per celebrare i 70 anni dell’Associazione benemerita nel
campo dello sport.
La mattinata, favorita dall’iniziale bel tempo, ha visto Piazza
Tiziano vivacizzarsi sempre di
più con l’offerta di varie discipline sportive offerte specialmente ai bambini ma non solo.
Durante la celebrazione della
Messa, con la presenza dei vertici provinciali del C.S.I. , di campione olimpionico Oscar De
Pellegrin e di don Giulio Giacobbi “cappellano” del C.S.I.,
l’Arcidiacono mons. Diego Soravia ha preso spunto dal Vangelo
per condividere la gioia dell’essere conosciuti per nome dal Signore: era infatti la domenica
del “Buon Pastore”.
Per il credente è di enorme importanza saper di essere conosciuti ed amati in modo
personale dal Signore. E’ una
notizia che dona fiducia come la
stima dell’allenatore e del dirigente favorisce il buon risultato
per l’atleta nella sua competizione. “Tutti siamo chiamati a
correre come Pietro e Giovanni
il giorno di Pasqua. Lasciando
da parte il camminare stanco e
deluso del due discepoli di Emmaus; il mondo ha bisogno di
cristiani che, come gli atleti,
sanno dare sempre il meglio di
sé in una testimonianza coraggiosa e credibile” - ha concluso
il celebrante.
Al termine della celebrazione è
stato assegnato a don Giulio Giacobbi, nella sua chiesa parrocchiale, il “Discobolo d’oro” per
i suoi 30 anni di servizio nel
C.S.I., “un servizio generoso e
puntuale” – è stato sottolineato
dai Responsabili Provinciali. E’
stato fatto anche un breve excursus dei 70 dalla fondazione
del sodalizio ed ha fatto piacere
Sentieri
a tutti ricordare come sia stato don Lorenzo Dell’Andrea il fondatore e l’iniziatore di quest’esperienza in Provincia. Il “Discobolo d’oro” è la
massima onorificenza del Centro Sportivo Italiano
ed è stato consegnato a don Giulio a più mani: dai
bambini chierichetti, al Sindaco Ciotti, all’olimpionico De Pellegrin, all’Arcidiacono: in segno di
riconoscenza da parte di tutti: La Comunità non
poteva non partecipare con un applauso d’approvazione per la scelta in onore del premiato e d’incoraggiamento per il futuro del servizio allo sport
ed ai numerosi ragazzi coinvolti in molti paesi
della Provincia.
La celebrazione è stata animata dal Coro Parrocchiale di Farra d’Alpago che, con la sua trasferta
in terra cadorina, ha aiutato la preghiera dei tanti
che hanno scelto di essere presenti a quest’appuntamento.
Il pomeriggio, per breve tempo, ha permesso numerosi esercizi e attività sportive sia in piazza Tiziano sia presso il Campo sportivo; l’immancabile
temporale primaverile ha posto fine anticipatamente ad una giornata veramente speciale vissuta
nella Comunità di Pieve di Cadore
LO SPECCHIO
15
C’ era una volta in Giappone, molti e molti secoli
fa, una coppia di sposi che avevano una bambina.
L’uomo era un samurai, cioè un cavaliere: non era
ricco e viveva coltivando un piccolo terreno. Anche
la moglie era una donna modesta, timida e silenziosa,
e quando si trovava fra estranei, non desiderava altro
che passare inosservata.
Un giorno venne eletto un nuovo re, e il marito,
come samurai, dovette andare alla capitale per rendere omaggio al nuovo sovrano. La sua assenza fu di
breve durata: il brav’uomo non vedeva l’ora di lasciare gli splendori della Corte per far ritorno alla sua
casetta. Alla bambina portò in dono una bambola,
alla moglie uno specchietto di bronzo argentato (a
quei tempi gli specchi erano di metallo lucente, non
di cristallo come i nostri).
La donna guardò lo specchio con grande meraviglia: non ne aveva mai veduti, nessuno mai ne aveva
portato uno a quel paesello. Lo guardò, e, scorgendovi riflesso il bel volto sorridente, chiese al marito
con ingenuo stupore: «Chi è questa donna? » Il marito si mise a ridere: «Ma come! non indovini che
questo è il tuo grazioso visetto? »
Un po’ vergognosa della propria ignoranza, la donna
non fece altre domande, e ripose lo specchio, considerandolo come un oggetto molto misterioso. Aveva
capito una sola cosa: che vi appariva la propria immagine. Per lunghi anni, lo tenne sempre nascosto.
Era un dono d’amore; e i doni d’amore sono sacri. Sì
guardano con tenerezza, in segreto, ma non si desidera che altri occhi si posino con indifferenza su di
essi. Purtroppo la sua salute era delicata; fragile come
un fiore, la sposa giapponese appassì presto: quando
si senti prossima alla fine, prese lo specchietto e lo
consegnò alla figlia, dicendole: «Quando non sarò
più su questa terra, guarda mattina e sera in questo
specchio, e mi vedrai». Poi spirò.
ECCOMI, PADRE
Padre, questa sera, mi rivolgo a Te
con una confidenza tranquilla e serena.
Tuo Figlio mi ha insegnato
che sei il Padre mio e che non bisogna chiamarti
con altro nome. Tu non sei che Padre.
Padre, vengo semplicemente a dirti
che sono tuo figlio, e che te lo dico seriamente,
ma con la voglia di ridere e cantare, perché è così
bello esserti figlio; ma è pure una cosa seria,
perché tu mi hai tanto amato,
ed io invece così poco.
Padre, fa’ di me quel che vuoi; eccomi a fare la tua
volontà. Lo so, è tua volontà che io divenga simile
al tuo Unigenito, il fratello amato
che mi ha insegnato il tuo nome,
col quale faccio lo stesso cammino.
P. Lyonnet
Mattina e sera, da quel giorno in poi, la fanciulla
prese a guardare il piccolo specchio. Ingenua come la
madre, alla quale somigliava nell’anima come nel
volto, non dubitò mai, neppure per un istante, che il
volto riflesso nella lastra lucente non fosse quello
della mamma. Parlava all’immagine adorata, e le pareva che quella ascoltasse; poi riponeva con cura lo
specchio, perché nulla le era più caro. Un giorno il
padre la sorprese mentre mormorava allo specchio
parole di tenerezza. «Che cosa fai figliuola cara?», le
chiese. «Guardo la mamma», rispose la fanciulla.
«Vedi, non è più pallida e stanca come quando era
malata: sembra giovane giovane, e mi sorride».
Commosso e impietosito, il padre senti un velo di lacrime sugli occhi. E senza togliere alla sua figliuola
la dolce illusione, le disse: «Si, tu la ritrovi qui, nello
specchio, come io la ritrovo in te».
Leggenda giapponese
16
TONINO L'INVISIBILE
Sentieri
Una volta un ragazzo di nome Tonino andò a scuola che
non sapeva la lezione ed era molto preoccupato al pensiero che il maestro lo interrogasse.
« Ah!-diceva tra sé,-se potessi diventare invisibile...».
Il maestro fece l'appello, e quando arrivò al nome di Tonino, il ragazzo rispose: «Presente!», ma nessuno lo sentì,
e il maestro disse: «Peccato che Tonino non sia venuto,
avevo giusto pensato di interrogarlo. Se è ammalato, speriamo che non sia niente di grave».
Così Tonino comprese di essere diventato invisibile,
come aveva desiderato. Per la gran gioia spiccò un salto
dal suo banco e andò a finire nel cestino della carta straccia.
Si rialzò e si aggirò qua e là per la classe, tirando i capelli
a questo e a quello e rovesciando i calamai. Nascevano
rumorose proteste, litigi a non finire. Gli scolari si accusavano l'un l'altro di quei dispetti, e non potevano sospettare che la colpa era invece di Tonino l'invisibile.
Quando si fu stancato di quel gioco, Tonino usci dalla
scuola e salì su un fìlobus, naturalmente senza pagare il biglietto, perché il fattorino non poteva vederlo. Trovò un
posto libero
e si accomodò. Alla
fermata successiva salì
una signora
con la borsa
della spesa e
fece per sedersi proprio
in quel sedile, che ai
suoi occhi
era libero.
Invece sedette sulle
ginocchia di
Tonino, che
si sentì soffocare.
La signora
gridò: «Che
tranello è questo? Non ci si può più nemmeno sedere?
Guardate, faccio per posare la borsa e rimane sospesa
per aria».
La borsa in realtà era posata sulle ginocchia di Tonino.
Nacque una gran discussione, e quasi tutti i passeggeri
pronunciarono parole di fuoco contro l'azienda tranviaria.
Tonino scese in centro, si infilò in una pasticceria e cominciò a servirsi a volontà, pescando a due mani tra maritozzi, bignè al cioccolato e paste di ogni genere.
La commessa, che vedeva sparire le paste dal banco,
diede la colpa a un dignitoso signore che stava comprando
delle caramelle col buco per una vecchia zia. Il signore
protestò: «Io un ladro? Lei non sa con chi parla. Lei non
sa chi era mio padre. Lei non sa chi era mio nonno!».
«Non voglio nemmeno saperlo», rispose la commessa.
«Come si permette di insultare mio nonno!».
Fu una lite spaventosa. Corsero le guardie. Tonino l'invisibile scivolò tra le gambe del tenente e si avviò verso la
scuola, per assistere all'uscita dei suoi compagni. Difatti li
vide uscire, anzi, rotolare giù a valanga dai gradini della
scuola, ma essi non lo videro affatto.
Tonino si affannava invano a rincorrere questo e quello, a
tirare i capelli al suo amico Roberto, a offrire un leccalecca al suo amico Guiscardo.
Non lo vedevano, non gli davano retta per nulla, i loro
sguardi lo trapassavano come se fosse stato di vetro.
Stanco e un po' scoraggiato Tonino rincasò. Sua madre era
al balcone ad aspettarlo. «Sono qui, mamma!», gridò Tonino. Ma essa non lo vide e non lo udì, e continuava a
scrutare ansiosamente la strada alle sue spalle.
«Eccomi, papà», esclamò Tonino, quando fu in casa, sedendosi a tavola al suo solito posto.
Ma il babbo mormorava, inquieto: «Chissà perché Tonino
tarda tanto. Non gli sarà mica successa qualche disgrazia?».
«Ma sono qui, sono qui! Mamma, papà!», gridava Tonino.
Ma essi non udivano la sua voce.
Tonino ormai piangeva, ma a che servono le lacrime, se
nessuno può vederle? «Non voglio più essere invisibile»,
si lamentava
Tonino,
col
cuore in pezzi.
«Voglio che
mio padre mi
veda, che mia
madre
mi
sgridi, che il
maestro mi interroghi! Voglio giocare
con i miei
amici! È brutto
essere invisibili, è brutto
star soli ».
Uscì
sulle
scale e scese
lentamente in
cortile. «Perché piangi?»,
gli domandò
un vecchietto,
seduto a prendere il sole su una panchina.
«Ma lei mi vede?», domandò Tonino, pieno d'ansia. «Ti
vedo sì. Ti vedo tutti i giorni andare e tornare da scuola».
«Ma io non l'ho mai visto, lei». «Eh, lo so, lo so. Di me
non si accorge proprio nessuno. Un vecchio pensionato,
tutto solo, perché i ragazzi dovrebbero guardarlo? Io per
voi sono proprio come l'uomo invisibile». «Tonino!»,
gridò in quel momento la mamma dal balcone. «Mamma,
mi vedi?». «Ah, non dovrei vederti, magari. Vieni, vieni
su e sentirai il babbo». «Vengo subito, mamma», gridò Tonino pieno di gioia. «Non ti fanno paura gli sculaccioni?»,
rise il vecchietto.
Tonino gli volò al collo e gli diede un bacio. «Lei
mi ha salvato», disse. «Eh, che esagerazione», disse
il vecchietto.

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