Rassegna Stampa - Ordine dei Farmacisti di Salerno

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Rassegna Stampa - Ordine dei Farmacisti di Salerno
FEDERAZIONE ORDINI DEI
FARMACISTI
Rassegna Stampa del 08/12/2015
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INDICE
IN PRIMO PIANO
Il capitolo non contiene articoli
SANITÀ NAZIONALE
08/12/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Il (poco) grasso che fa vivere di più
7
08/12/2015 La Repubblica - Nazionale
Dimmi come ti droghi e ti dirò come curarti
9
08/12/2015 La Repubblica - Nazionale
Metti il virus nell'occhio col Dna buono
11
08/12/2015 La Repubblica - Nazionale
L'ospedale alla sbarra
13
08/12/2015 La Repubblica - Nazionale
Ma le famiglie sono sole col male che fa paura
15
08/12/2015 La Repubblica - Nazionale
Alzheimer, la corsa contro il tempo ecco il biofarmaco che lo fermerà
17
08/12/2015 La Stampa - Nazionale
Emicranie, la mini pillola cancella il rischio di ictus
20
08/12/2015 Avvenire - Nazionale
Nasce una rete online per chi assiste in casa i non autosufficienti
21
08/12/2015 Avvenire - Nazionale
Napoli, medicine gratis alle famiglie colpite dalla povertà
22
08/12/2015 Libero - Nazionale
Le farmacie sempre più centro di servizi
23
08/12/2015 Libero - Nazionale
«Latuafarmacia» a portata di tap
24
08/12/2015 Libero - Nazionale
«Regione Lombardia riconosce il ruolo dei nostri esercizi»
25
08/12/2015 Libero - Nazionale
L'Italia nel 2050: piena di dementi
26
08/12/2015 Il Fatto Quotidiano
Black-out della Sanità siciliana I server sono in Val d ' Aosta
28
08/12/2015 Il Manifesto - Nazionale
Un letargo senza più sogni
29
08/12/2015 Il Mattino - Nazionale
Assistenza ai poveri, Sepe apre la farmacia solidale
31
08/12/2015 Il Mattino - Nazionale
Limone e cosmesi: la ricerca aiuta i produttori di Amalfi
32
08/12/2015 Il Tempo - Nazionale
Negata medicina urgente a neonato con malattia rara
33
08/12/2015 Il Sole 24 Ore Sanita
Tutti i commi sanitari della manovra (alla Camera piacendo)
34
08/12/2015 Il Sole 24 Ore Sanita
Giulia Grillo e la salute a 5 stelle: «Vogliamo un Ssn fortissimo»
37
08/12/2015 Il Sole 24 Ore Sanita
Bimbi, ecco la rete d'urgenza
39
08/12/2015 Il Sole 24 Ore Sanita
Vaccini: l'informazione in rete accresce la diffidenza
42
08/12/2015 Il Sole 24 Ore Sanita
Se la salute va a due velocità
43
08/12/2015 Il Sole 24 Ore Sanita
Federfarma: sospendere le sanzioni
45
08/12/2015 Il Sole 24 Ore Sanita
Neonati, la sfida della dieta mediterranea
46
08/12/2015 Il Sole 24 Ore Sanita
Cancro e cellule staminali: la strategia del bersaglio mobile
47
08/12/2015 Il Sole 24 Ore Sanita
Così gli anziani costano meno
49
07/12/2015 Natural Style
Dieta, granuli e antiche ricette per le future mamme
52
07/12/2015 Pediatria Magazine
Carta della qualità della farmacia
53
08/12/2015 Starbene
I DONI FATTI CON IL CUORE
54
08/12/2015 Starbene
5 NOVITÀ DA PROVARE
55
08/12/2015 Starbene
VOGLIO UN TRUCCO TUTTO D'ORO
56
08/12/2015 Vita
GIOVANI AL LAVORO
58
VITA IN FARMACIA
08/12/2015 Corriere della Sera - Roma
«Malattia rara di un neonato Niente medicina per scaricabarile»
62
08/12/2015 La Repubblica - Napoli
Il primario Monaco guida il gruppo
63
08/12/2015 La Stampa - Provincia
I volontari raccolgono fondi per i bambini dell'Etiopia
65
08/12/2015 La Stampa - Torino
In farmacia si riciclano telefonini
66
08/12/2015 Il Messaggero - Ostia
Farmaco introvabile, bimbo a rischio
67
08/12/2015 Il Messaggero - Roma
«Negata medicina urgente a un neonato che sta male»
68
08/12/2015 Il Messaggero - Roma
Incubo attentati, pronte 7 tende-ospedale
69
08/12/2015 QN - Il Resto del Carlino - Macerata
«Tagli all'ospedale, ci faranno morire in strada»
71
08/12/2015 QN - Il Resto del Carlino - Imola
Farmacista licenziata, è la terza da settembre
72
08/12/2015 QN - La Nazione - Umbria Terni
GUALDO «Storie e microstorie»
73
08/12/2015 QN - La Nazione - Umbria Terni
Piazza Mazzini, le scelte
74
08/12/2015 QN - La Nazione - Siena
«Le imprese Igp hanno avuto grossi incrementi»
75
08/12/2015 QN - La Nazione - Arezzo
Analisi del sangue Ora i risultati si possono ritirare anche in farmacia
76
08/12/2015 Il Gazzettino - Belluno
Trasloco della farmacia, la verità del sindaco Cesa: «Comune impotente»
77
08/12/2015 Il Secolo XIX - La Spezia
Fior di Loto: un nutrizionista domani a disposizione del pubblico
78
08/12/2015 Il Secolo XIX - La Spezia
Farmacie rurali braccio di ferro con due Asl e la Regione
79
08/12/2015 Il Mattino - Avellino
Prescrizione dei farmaci, nasce il nucleo di valutazione
80
PROFESSIONI
07/12/2015 Pediatria Magazine
Indagine sull'idea di qualità in Pediatria
82
PERSONAGGI
08/12/2015 La Gazzetta Del Mezzogiorno - Nazionale
«Sanità, taglieremo i reparti per non farci commissariare»
85
08/12/2015 Cronaca Qui Torino
"Assessora"nelle leggi regionali Consiglieri e dipendenti a lezione
86
SANITÀ NAZIONALE
33 articoli
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Il (poco) grasso che fa vivere di più
La conferma degli esperti: se si cura la forma fisica si può rimanere al di sopra del peso considerato
«ideale»
Giuseppe Remuzzi
«Imprigionato in ogni obeso c'è un magro che fa segnali disperati implorando di essere liberato» (Cyril
Connolly, The Unquiet Grave ). Davvero? Forse no. Che il sovrappeso, quando lo è davvero, faccia male è
sicuro. Chi ha un indice di massa corporea superiore a 30 ha più problemi degli altri, ipertensione per
esempio e poi malattie del cuore, ictus e diabete. Ma l'essere un po' sopra al peso ideale, intorno a 25
dell'indice di prima, aiuta a stare meglio e ti consente di vivere più a lungo degli altri, anche di quelli che
fanno di tutto per mantenersi nei limiti del peso ideale. Peggio di tutti tocca a chi è sottopeso: si ammalano
di più e vivono di meno.
Vuol dire che il sovrappeso fa bene? In un certo senso sì, almeno un po', anche se le cose non sono così
semplici. L'idea che un po' di grasso in più aiuti a vivere di più e meglio non è nuova, ma si trattava di
osservazioni sporadiche, piccoli numeri, difficile trarre delle conclusioni. Finché nel 2013, un'epidemiologa
del Centers for Disease Control del Nord America ha analizzato i dati riferiti a quasi 3 milioni di persone, il
lavoro è stato pubblicato su Jama , se n'è parlato tanto, ma è stato anche molto criticato. Walter Willett,
nutrizionista a Harvard intervistato da Nature faceva un commento così irriverente contro quel lavoro da far
pensare a qualcosa di emotivo, ma forse sbagliava.
Sono seguiti altri studi, tutti concordi nel concludere come più che il peso, per vivere bene, conta la forma
fisica, quella che si raggiunge con l'esercizio, col mangiare sano e col dormire le ore che servono. Così
negli ultimi anni si fa strada un altro concetto, in America dicono fitness versus fatness , tradotto è molto
meno bello, sarebbe forma fisica contro rotondità, insomma quello che conta è che tu sia in forma e se non
rientri nei parametri del peso ideale, pazienza.
E non basta. Nel maggio scorso esce su Annals of Internal Medicine un altro studio importante. Ricercatori
inglesi e del Qatar - fra loro c'è anche un italiano, di Napoli - hanno seguito 10.000 pazienti diabetici per
dieci anni. Volevano capire che rapporto ci fosse fra obesità, malattia del cuore e rischio di morte. Cosa
hanno visto? Che chi è un po' in sovrappeso si ammala di meno e vive più a lungo degli altri, proprio così.
Non sarà per caso che quelli in sovrappeso prendono anche più medicine degli altri? Si è chiesto qualcuno.
No, non è così, un po' perché è ben noto che chi non fa attenzione alla dieta non è preciso nemmeno coi
farmaci e poi perché quando i ricercatori hanno comparato, a parità di farmaci, diabetici con indice di
massa corporea diversa, quelli in sovrappeso andavano comunque meglio.
Manco a dirlo arriva la critica degli scettici. «Per forza chi è più magro vive di meno perché è più malato o
perché fuma». Ed ecco che i sostenitori del sovrappeso rifanno tutte le analisi, da una parte quelli che
fumano, dall'altra quelli che non fumano. In ciascuno dei due gruppi chi è un po' sovrappeso si ammala di
meno e vive più a lungo dei magri. Ma i critici in medicina non si accontentano mai e qualcuno ha fatto
notare che «vivere più a lungo non vuol dire vivere meglio». E ancora «se tu consenti alla gente di essere
un po' sovrappeso come fai poi ad evitare che non arrivino a superare la soglia dell'obesità?».
Mah... Mi sembrano due argomenti piuttosto deboli. Qualcuno si chiederà: «Ma come? Abbiamo vissuto per
anni con l'ossessione della bilancia e adesso viene fuori che forse il peso non conta quasi per niente?».
Proprio così, quello che conta è l'esercizio fisico e poi più che fare grandi sacrifici a tavola si dovrebbe
cercare di mangiare «bene» che vuol dire più pesce che carne, frutta, verdura, noci, olio d'oliva, pochissimo
burro, niente margarina, e pochi zuccheri, le solite cose insomma. E poi non esagerare col sale.
Intanto Malcolm Kendrick, un dottore scozzese noto per le sue posizioni un po' forti contro l'establishment,
finisce così un suo articolo sull' Independent : «Non aspettatevi che chi vi ha sempre detto di stare a dieta
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adesso dica sorry, we were wrong , insomma, ci siamo sbagliati. Non lo faranno mai».
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I risultati Alcune ricerche dimostrano che essere un po' sovrappeso abbassa la curva di mortalità per gli
over 60 15 20 25 30 35 40 45 10 8 6 4 2 0 d'Arco CATEGORIE STANDARD DELL'INDICE DI MASSA
CORPOREA (IMC) PROBABILITÀ DI DECESSO Sottopeso Normopeso Sovrappeso Obeso Età 20 FASCE
PIÙ BASSE DI MORTALITÀ 30 40 50 60 70
La parola
Imc
È l'acronimo dell'«Indice di massa corporea», espresso anche con la sigla Bmi, dall'inglese Body Mass
Index . È un dato biome-trico, indicatore dello stato di peso forma. Si calcola dividendo la massa-peso, in
chilogrammi, con il quadrato dell'altezza, in metri. A seconda del risultato si valuta se una persona è
sovrappeso o no.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
30 L'indice
di massa corporea oltre
il quale si è più esposti a iper-tensione, ma-lattie del cuore, ictus al cervello e diabete
Gli studi
Nel 2013 un'epidemio-loga del Cen-ters for Disease Control and Prevention del Nord America ha analizzato
i dati su 3 milioni di persone che avevano preso parte ad almeno 100 studi. Rivelò che essere poco in
sovrappeso fa vivere di più Nel maggio scorso ricercatori inglesi e del Qatar al termine di uno studio durato
dieci anni su 10.000 pazienti inglesi hanno osservato che chi è un po' in sovrappeso si ammala meno e
vive più a lungo degli altri
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R SALUTE On line. Un questionario per monitorare le sostanze che si usano in 19 paesi. Rivelarne gli
effetti e i rischi. E preparare i medici alle emergenze
Dimmi come ti droghi e ti dirò come curarti
VIOLA BACCHINI E MICHELA PERRONE
CHE DROGHE consumano gli italiani? Quanto sono informati sul loro utilizzo e sugli effetti collaterali? Un
team di ricercatori britannici ha appena lanciato la terza edizione del più importante sondaggio online
sull'uso delle sostanze stupefacenti a livello mondiale. Al quale sono chiamati a rispondere i cittadini di 19
Paesi del mondo, tra cui anche l'Italia, in esclusiva su Repubblica.it. A promuovere lo studio è la Gds
(Global Drug Survey), un'istituzione britannica indipendente creata per monitorare i trend del consumo di
stupefacenti.
Il questionario (che è già on line) indaga sulle abitudini di chi fa uso di droghe. Non solo sostanze illegali,
ma anche alcol, tabacco, antidepressivi e più in generale farmaci e sostanze psicoattive; nel mirino dei
ricercatori anche gli energy drink alla caffeina. Per un totale di 140 sostanze presenti sul mercato.
L'obiettivo è far luce sulle tendenze di ogni singolo paese, ma anche monitorare il fenomeno e riuscire a
fornire indicazioni utili per la salute dei cittadini.
«Se esistono linee guida sull'alcol perché non dovrebbero esisterne per droghe o farmaci che creano
dipendenza?», si chiede lo psichiatra britannico Adam Winstock che da anni studia il fenomeno. Lo
specialista ha all'attivo diverse collaborazioni con università inglesi e australiane ed è anche fondatore e
anima di Gds. «Quando si parla di droga spesso la prima immagine che viene in mente riguarda persone
con una dipendenza importante, e che magari hanno avuto problemi con la giustizia. Quindi persone che
sono in carcere, in trattamento psichiatrico o che sono finite al pronto soccorso - spiega Winstock - Questo,
tuttavia, significa ignorare la maggior parte di chi utilizza queste sostanze in modo saltuario, senza
sviluppare una dipendenza vera e propria». Quello che Gds vuole fare è catturare informazioni da questa
massa nascosta di utilizzatori occasionali per avere una stima delle persone che utilizzano una certa
sostanza, ma anche per fornire uno strumento di programmazione sanitaria con le informazioni necessarie
sia ai consumatori per renderli più consapevoli, sia ai dottori che potrebbero trovarseli davanti a causa di
effetti collaterali. E che sia necessario lo indica il fatto che, secondo un recente studio del Cnr, nel nostro
Paese sarebbero oltre 50.000 i ragazzi delle scuole superiori che nell'ultimo anno hanno assunto sostanze
psicotrope senza sapere che cosa fossero. «Siamo in grado di intercettare le nuove tendenze del mondo
della droga generalmente 2-3 anni prima che queste informazioni diventino di dominio pubblico», assicura
Winstock.
Solo l'anno scorso hanno risposto all'appello oltre 100 mila persone e l'obiettivo di quest'anno è superare
le 120 mila nei 19 Paesi partecipanti. In questa edizione, poi, i ricercatori vogliono indagare anche il mondo
delle droghe sintetiche, per capire se i ragazzi preferiscono questo tipo di stimolanti rispetto a sostanze
come la cocaina.
La richiesta di queste informazioni è correlata con domande più generiche sullo stile di vita,
dall'alimentazione allo sport, e sul grado di soddisfazione personale e lavorativo, in modo da scattare una
fotografia il più completa possibile dei consumatori. Tutti i lettori che hanno più di 16 anni possono
partecipare in modo anonimo sul sito globaldrugsurvey.com. Più persone prenderanno parte all'indagine e
migliori saranno i risultati, soprattutto in un'ottica di confronto tra i vari paesi del mondo.
www.globaldrugsurvey.com PER SAPERNE DI PIÙ I SEQUESTRI IN EUROPA % di sostanze illecite fi
nite nella rete delle forze dell'ordine nel 2013 49% Foglie di cannabis 28 % Resina di cannabis 10%
Cocaina e crack 4% Anfetamine 4% Eroine 3% Piante di cannabis 2% Ecstasy 1% Lsd 1% Metamfetamine
Anfetamine
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
11,7
11,5
14,9
75,1 ALMENO UNA VOLTA 1 europeo su 4 ha consumato sostanze illecite nel corso della vita Cannabis
milioni di persone Cocaina milioni di persone milioni di persone Ecstasy milioni di persone LE NUOVE
ARRIVATE Dati 2014 da un'indagine telefonica su 13.128 europei tra 15 e 24 anni 27% Spacciatore 10%
Negozio specializzato 6% Altro 3% Internet Possibilità di reperirle entro 24 ore 25% Facile 50% Di cile 21%
Impossibile 4% Non so Come le hai trovato? 68% Amico FONTE OSSER VATORIO EUROPEO DELLE
DROGHE E DELLE TOSSICODIPENDENZE, 2015
Foto: PER PARTECIPARE Su repubblica.it è on line il questionario preparato dai ricercatori inglesi per
raccogliere i dati italiani
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Metti il virus nell'occhio col Dna buono
AGNESE CODIGNOLA
LO HA ANNUNCIATO l'azienda che ha collaborato alla messa a punto della prima terapia genica su base
industriale, la Spark's Therapeutics di Filadelfia: una quarantina di malati di amaurosi congenita di Leber di
tipo 2, una malattia che porta a cecità, sono stati curati con una sostituzione dei geni. Ma il metodo è in
realtà opera dei ricercatori italiani di Telethon, che in questo modo hanno già trattato diverse persone spesso bambini - affette da malattie genetiche rare, dimostrando la validità dell'approccio: quando la
procedura ha successo, cioè quasi sempre, la malattia scompare, o cessa di evolvere. Di qui l'interesse
delle aziende (una decina quelle più avanti nel settore, oltre la Spark's), che già intravedono il business di
mettere sul mercato una terapia genica on demand, applicabile cioè non a un singolo caso ma a migliaia di
pazienti.
L'amaurosi di Leber di tipo 2 è una malattia rara (ma non rarissima: colpisce 2-3 bambini ogni 100.000
nati), do- vuta alla mutazione di una quindicina di geni e, nel 10 per cento dei casi, a quella di un gene
chiamato RPE65; si manifesta nei primi mesi di vita e porta via via alla perdita di acuità visiva, fino alla
totale cecità. Qualche anno fa, però, i ricercatori Telethon e, in particolare, Alberto Auricchio del Tigem di
Napoli, hanno ideato e poi ottimizzato, insieme ai colleghi del Children's Hospital di Filadelfia un protocollo
efficace per le persone portatrici della mutazione di RPE65. La cura consiste nella somministrazione di un
virus modificato capace di portare dentro l'occhio la versione corretta del gene RPE65 che sostituisce
quello danneggiato (per riuscire nell'intento si utilizzano diversi tipi di virus, in questo caso un adenovirus,
opportunamente modificati e resi innocui perché questi agenti infettivi sono capaci di invadere i tessuti e gli
organi portando con sé i geni giusti). E, racconta Auricchio, «si è dimostrata capace di restituire acuità
visiva e di migliorare i parametri che definiscono la capacità di muoversi autonomamente nello spazio; oltre
che compiere almeno le mansioni più semplici, come leggere caratteri grandi».
Nel 2008 sono state condotte le sperimentazioni cliniche iniziali su 12 pazienti, 5 dei quali italiani; da allora
altri trial più avanzati sono stati portati avanti, su una quarantina di pazienti, a Filadelfia, e i risultati, non
ancora pubblicati, sembrano appunto essere positivi. In attesa che vengano resi noti, arrivano i dati di altri
pazienti curati in maniera analoga in altri centri. «Alcuni malati sono stati trattati poco dopo i nostri - riferisce
Auricchio - , cioè più di sei anni fa, e l'effetto, in tutti, sembra permanere, il declino è minimo».
Resta da capire se poi davvero si tratterebbe di cure à la carte per tutti, dal momento che la prima e unica
finora approvata in Europa, nel 2012, per una grave forma di dislipidemia familiare, costa circa un milione di
euro a trattamento, insostenibile per qualunque sistema sanitario.
C E L L U L A D E L PA Z I E N T E • Immunodefi cienze • Emofi lia • Talassemia beta FONTE RIELABOR
AZIONE DATI RSALUTE INFOGR AFICA PAULA SIMONET TI PRINCIPALI APPLICAZIONI NELLA
MEDICINA • Amaurosi di Leber • Leucodistrofia metacromatica L'INSERIMENTO Il Dna virale modifi cato si
inserisce nel Dna della cellula. Il gene terapeutico comincia a funzionare come qualsiasi altro gene N U C L
E O PAR TICELLA DI VIRUS INAT TIVATO DNA MODIFIC ATO eLA MODIFICA Il gene umano utile alla
terapia viene inserito all'interno del Dna virale iNEL NUCLEO L'involucro del virus viene distrutto dagli
enzimi cellulari.
Il Dna virale modifi cato arriva al nucleo della cellula uNELLA CELLULA Il virus si inietta nel sangue o nel
tessuto da curare, poi entra nelle cellule attraversando la membrana cellulare UMANO rIL VETTORE Il Dna
così modifi cato viene inserito in par ticelle di virus inattivati www.telethon.it www.orpha.net PER SAPERNE
DI PIÙ
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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R SALUTE/ Biotech. Telethon l'ha sperimentata E un'azienda Usa la mette sul mercato. Nasce la prima
terapia genica industriale contro una cecità rara
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SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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LO STUDIO
L'ormone ti fa magro In un futuro certamente non così prossimo, la terapia genica potrebbe essere
proposta anche agli obesi .
Negli animali, infatti, l'inserimento del gene della leptina, l'ormone del senso di sazietà, direttamente nel
cervello, sembra assicurare una perdita di peso significativa (circa del 20 per cento), stabile e concentrata
nella zona più pericolosa, quella addominale, senza dare uno degli effetti collaterali più temuti da chi si
sottopone a una dieta, soprattutto se, dopo essere dimagrito, riacquista peso: l'indebolimento delle ossa.
Secondo i ricercatori dell'Università della Florida, autori dello studio sul Journal of Endocrinology, la
somminis tra- zione per via cerebrale consentirebbe infatti di concentrare l'effetto dell'ormone sui centri
nervosi che regolano la fame, saltando quello sul metabolismo osseo.
Gli autori hanno ricordato che, in caso la tecnica fosse realizzabile negli uomini, bisognerebbe comunque
fare molte verifiche, la prima delle quali sulle conseguenze imprevedibili della cura. L'inserimento del gene
sarebbe definitivo, e nessuno può dire che cosa accadrebbe nel corso degli anni. Ma hanno anche
sottolineato che di per sé la terapia genica sarebbe molto meno invasiva dell'approccio chirurgico, che
compromette vari organi dell'apparato digerente.
LA DATA
Un'utile maratona "Non mi arrendo" è lo slogan della maratona Telethon, che si svolgerà dal 13 al 20
dicembre. Come sempre, durante tutta la settimana - e in modo particolare nella prima serata Tv RAI del 18
dicembre ci saranno iniziative per far conoscere almeno parte delle 470 malattie rare studiate da Telethon
nei suoi 25 anni di vita, e la ricerca che si sta facendo grazie ai finanziamenti raccolti nelle maratone.
Negli anni, infatti, gli oltre 450 milioni di euro raccolti (31,3 nel 2014), sono andati a finanziare oltre 2.500
progetti di 1.500 ricercatori. Con il risultato di mettere a punto alcune terapie geniche per malattie prima
incurabili, come la sindrome di Wiskott-Aldrich e la leucodistrofia metacromatica.
Sabato e domenica ci sarà la vendita di cuori di cioccolato Caffarel Per sapere dove trovarli basta andare
sul sito; se volete partecipare, come volontari, chiamate lo 06 44015758, oppure inviare una mail a
[email protected]
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L'ospedale alla sbarra
Favorita la conciliazione per evitare il tribunale Costa meno. Ed è più veloce
MICHELE BOCCI
L'INTENTO È QUELLO di ridurre il cosiddetto contenzioso, cioè le cause penali contro i medici. Nella
stragrande maggioranza dei casi, queste si traducono in un nienne, e tengono i professionisti in tensione
per anni spingendoli verso la medicina difensiva che fa prescrivere esami e trattamenti inutili per paura di
sbagliare. Da tempo si parla di una riforma del codice penale che riduca il numero delle cause, forse
adesso ci siamo. Il deputato e responsabile della sanità del Pd, Federico Gelli, ha scritto un nuovo testo
che è stato approvato in commissione Affari Sociali e il 15 dicembre arriverà in aula. Per la nuova norma, il
medico che sbaglia non potrà essere riconosciuto colpevole, neanche per colpa grave, se avrà seguito tutte
le linee guida della sua specialità, «salve le rilevanti specificità del caso concreto». Le società scientifiche
saranno coinvolte nella riscrittura delle linee guida.
Ci sono poi articoli dedicati alla responsabilità civile. A spiegare la norma in questo campo è lo stesso
Gelli. «Oggi la responsabilità dell'ospedale e del professionista nei confronti del danneggiato è di natura
contrattuale. Devono dimostrare di non essere responsabili di ciò che è avvenuto. Noi cambiamo, anche
seguendo la giurisprudenza in materia. Il rapporto di natura contrattuale con la struttura rimane. Nei
confronti del professionista, che nel regime pubblico non è stato scelto dal cittadino, il rapporto diventa di
tipo extracontrattuale. Quindi se il paziente vuole rivalersi anche nei suoi confronti, l'onere della prova
diventa a carico suo e il periodo di prescrizione è di 5 anni». Su questo punto, anche se resta la possibilità
di chiedere i danni all'ospedale, ci sono state polemiche da parte di alcune associazioni di consumatori.
La norma cerca anche di promuovere la conciliazione e forme di risarcimento tramite accordo
extragiudiziario; e successivamente tramite azione diretta nei confronti dell'assicurazione. Inoltre è
costituito un fondo di garanzia per i cittadini che anche se hanno avuto ragione in giudizio non ricevono i
soldi per problemi delle compagnie assicurative o delle Regioni che fanno l'autoassicurazione. «Con questa
legge riportiamo la responsabilità professionale in linea con altri Paesi europei - dice Gelli - Garantiamo il
professionista al meglio nello svolgimento attività, senza togliere diritti a cittadini che anzi hanno numerosi
strumenti innovativi per avere ristoro ai danni subiti». Si ritiene che la norma potrebbe fare risparmiare
molto perché ridurrà la medicina difensiva. Per questo si sta valutando se inserire queste minori spese nella
legge di Stabilità e utilizzare i soldi per la campagna di assunzioni che si è resa necessaria con l'avvio del
nuovo orario di lavoro dei sanitari.
Secondo l'associazione Osservatorio Sanità, che tutela i cittadini danneggiati che vogliono risarcimenti e
medici accusati anche assistendoli dal punto di vista legale, «il testo del nuovo disegno di legge fornirebbe
giustamente al personale sanitario maggiori garanzie. Anche l'introduzione del tentativo obbligatorio di
conciliazione con la presenza anch'essa obbligatoria di tutte le parti, assicurazioni comprese, rappresenta
un notevole passo avanti rispetto al passato». Si ritiene però preoccupante la previsione della cosiddetta
"autoassicurazione". «Non fornisce nella realtà al cittadino alcuna tutela. Infatti, salvo limitatissimi casi,
legati a regioni virtuose come Toscana ed Emilia Romagna, la legittimazione di una simile prassi, introdotta
qualche anno fa, continuerà ad avere effetti devastanti a danno dei cittadini, poiché consentire ad una
struttura sanitaria di una regione in disavanzo finanziario (Lazio in testa) di risarcire il cittadino con fondi
autonomi, corrisponde, nella pratica, a legittimarne l'insolvenza». Il sistema dell'autoassicurazione si basa,
dove funziona bene, sulla chiusura dei casi in via stragiudiziale, senza cioè coinvolgere i giudici e gli
avvocati, oppure questi ultimi ma solo in minima parte. In genere permette di risarcire in tempi piuttosto
brevi.
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Errori. Linee guida precise. Obbligo dei sanitari di rispettarle. E in caso di contenzioso sono le Asl a doversi
difendere, non i dottori. Una legge promette di ridurre le cause, e i trattamenti inutili che i medici chiedono
per difendersi R SALUTE
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www.camera.it/leg17www.fnomceo.it PER SAPERNE DI PIÙ Il risarcimento Le regioni potranno trattare
direttamente con i pazienti offesi il risarcimento. Che sarà così più rapido In Parlamento Il 15 dicembre
arriva in aula un testo di legge che rivoluziona la normativa sugli errori medici Le regole I dottori dovranno
rispettare alla lettera le linee guida sui diversi trattamenti e le diverse terapie Il risparmio Si ridurranno gli
esami e i ricoveri inutili che costano ma soprattutto pesano sulla nostra salute
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Ma le famiglie sono sole col male che fa paura
(l. g.)
DALLO SCORSO gennaio l'Italia ha un piano nazionale per le demenze.
Messo a punto dal ministero della Salute per cercare di uniformare e migliorare il sistema di assistenza ai
malati e alle loro famiglie, spesso lasciate a loro stesse a gestire una lunga degenerazione, il più delle volte
così catastrofica da costringere a un'attenzione continua sul malato. Il primo obiettivo del piano ministeriale
era quello di capire che tipo di assistenza esistesse in Italia, visto che nessuno aveva mai censito i centri
presenti sul territorio. Ora questa mappa dell'assistenza esiste, si trova sul sito dell'Osservatorio demenze,
realizzato dall'Istituto superiore di sanità, ed è interattiva: si può cioè ricercare il tipo di servizio di cui si ha
bisogno, oppure si può trovare il centro più vicino a casa propria, con l'indicazione degli orari e dei contatti.
La maggior parte delle strutture segnalate (1304) sono quelle residenziali che accolgono i malati per lunghi
periodi di degenza; 607 sono centri diurni dove le persone con forme lievi di demenza possono trascorrere
la giornata; 591 sono centri e ambulatori dove si può andare per avere una diagnosi o farsi prescrivere un
trattamento.
Dalla fotografia scattata dall'Iss appare chiaro che al Nord l'assistenza è più presente e strutturata: oltre la
metà delle strutture residenziali del paese si trova concentrata in quest'area. I centri che si occupano della
diagnosi e del trattamento invece hanno una buona distribuzione geografica, e si può dire che non ci siano
regioni dove il servizio è assente.
Con un problema, però. «Dobbiamo riconoscere e risolvere il dramma delle liste d'attesa, nei due terzi
delle strutture sono superiori a un mese», ha dichiarato Nicola Vanacore, ricercatore del Centro Nazionale
di Epidemiologia e Sorveglianza per la Promozione della Salute dell'ISS. «Questo - ha sottolineato Walter
Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di sanità - è il primo censimento nazionale sui servizi sanitari e
socio-sanitari dedicati al morbo di Alzheimer che, soltanto nel nostro Paese, interessa 1 milione di persone
colpite direttamente dalla malattia, ma anche tre milioni di familiari e congiunti che vivono insieme a loro.
Per questi cittadini la mappa online rappresenta uno strumento utile per orientarsi nell'offerta dei servizi
sanitari in un ambito nevralgico per la sanità pubblica, sul quale si gioca una delle sfide più importanti dei
sistemi sanitari del futuro».
Un primo passo importante quindi. Ma con un baco che rischia di farlo rimanere sulla carta, secondo le
associazioni dei pazienti. La Federazione Alzheimer Italia, infatti, lamenta che il piano nazionale non
preveda un fondo di spesa: deve essere applicato, quindi, senza costi per le regioni. Visto l'alto numero di
malati e la lunghezza del decorso è una bella impresa.
Che cade sulla testa dei governatori chiamati a trovare nelle pieghe di bilanci prosciugati anche i denari
per mettere in piedi un sistema di assistenza integrata, dove non si faccia solo diagnosi tempestiva ma si
fornisca aiuto costante al malato e alla sua famiglia.
LE CAUSE
Mistero fitto con funghi Sappiamo che si presenta con problemi di memoria, disorientamento, difficoltà a
parlare e muoversi, sbalzi di umore. Ma capire le cause e il meccanismo che sostiene la malattia di
Alzheimer è ancora campo aperto. Oggi però una ricerca pubblicata su Scientific Reports suggerisce che
tra le possibili cause della malattia possano esserci anche i funghi.
Lo studio dei cervelli di alcuni cadaveri, con o senza Alzheimer, ha mostrato, infatti, che nei primi - ma non
nei secondi - era possibile riscontrare la presenza di cellule di origine fungina, di diverse specie.
Sebbene si tratti solo di un piccolo studio, condotto sul cervello di 11 pazienti e di 10 soggetti sani, i
ricercatori guidati da Luis Carrasco dell'Autonomous University of Madrid sostengono che l'ipotesi fungina
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Assistenza. Un Piano nazionale. Senza soldi. E una mappa delle strutture. Con liste d'attesa infinite /
RSalute
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dietro l'Alzheimer non sia poi così bizzarra. Le infezioni fungine, infatti, causano infiammazione, la stessa
che si ritrova nel cervello dei pazienti; e i funghi possono crescere nei vasi sanguigni danneggiandoli,
proprio come si osserva nelle persone con malattia. La possibilità che l'Alzheimer sia - anche - una
patologia fungina, o che le infezioni fungine siano un fattore di rischio, rimarcano gli autori, aprirebbe nuove
prospettive nella ricerca di trattamenti efficaci contro la malattia. Prima però saranno necessari altri studi
per capire a fondo che tipo di relazione leghi i funghi all'Alzheimer, anche per escludere che sia la malattia
stessa a rendere i pazienti più suscettibili a questo tipo di infezioni.
anna lisa bonfranceschi
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Alzheimer, la corsa contro il tempo ecco il biofarmaco che lo fermerà
LETIZIA GABAGLIO
Alzheimer, la corsa contro il tempo ecco il biofarmaco che lo fermerà UN ENIGMA per un'intera comunità di
scienziati: neurologi, genetisti, biologi, tutti impegnati a cercare di capire quali sia il target giusto da colpire
per curare la malattia che più di ogni altra fa paura, l'Alzheimer. A oggi, infatti, i 25 milioni di persone che
nel mondo soffrono di questa forma grave e degenerativa di demenza non hanno alcuna speranza non solo
di guarigione, ma neanche di cura. Solo qualche terapia per alleviare i sintomi. Non si può dire che le
aziende farmaceutiche non ci abbiano provato; ma i risultati sono scoraggianti: dei 244 composti
sperimentati in 413 trial dal 2002 al 2012, solo 14 sono ancora papabili di diventare delle terapie. Eppure
trovare la molecola giusta equivarrebbe a scovare una specie di gallina dalle uova d'oro. L'Alzheimer è
infatti considerata una delle emergenze del futuro: nel 2050 l'Oms valuta che saranno 70 milioni le persone
colpite nel mondo, in Italia circa 1,2 milioni. Ed è per questo che quando, qualche settimana fa,
all'Alzheimer's Association International Conference sono stati presentati i dati sull'azione di aducanumab,
in tanti hanno fatto un salto sulla sedia. Per la prima volta si dimostrava, infatti, l'efficacia di un anticorpo
monoclonale non solo nel diminuire le placche amiloidi nel cervello dei pazienti - gli accumuli che portano
alla degenerazione dei neuroni ma anche nel migliorare le loro capacità cognitive. In realtà la
sperimentazione è ancora piuttosto preliminare, fatta su 166 pazienti, e tendeva principalmente a
dimostrare la sicurezza del farmaco. Ma i risultati sono stati così inattesi e promettenti che Biogen,
l'azienda che produce il farmaco, ha deciso di passare direttamente a studi molto più vasti che ne
analizzino l'efficacia.
Due trial con centinaia di centri di ricerca coinvolti, fra cui anche 16 ospedali italiani coordinati dal San
Raffaele di Milano e dalla Fondazione Santa Lucia di Roma.
Sugli anticorpi monoclonali avevano puntato in tanti, anche fallendo, ma le nuove evidenze confermano
che si tratta della strada giusta. «Questi farmaci - spiega Carlo Ferrarese, direttore scientifico del Centro di
Neuroscienze dell'università di Milano-Bicocca - legano la proteina e la trasportano nel sangue,
eliminandola quindi dal cervello. Ma solo se i pazienti hanno ancora una forma lieve di demenza si riesce a
migliorarne le condizioni».
E questo sposta l'asse della guerra all'Alzheimer. Così altre aziende cominciano a guardare i loro prodotti
sotto una luce diversa. Eli Lilly, per esempio, stava lavorando da anni su solanezumab, che può ridurre le
formazioni di amiloide, ma non migliorare le capacità cognitive dei pazienti. Analizzando meglio i dati, però,
i ricercatori hanno scoperto che nei pazienti meno gravi qualche vantaggio c'era stato. Per questo l'azienda
ha deciso di puntare con nuovi studi proprio su questa categoria di malati. «Gran parte dei fallimenti
accumulati negli scorsi anni si deve all'aver arruolato pazienti troppo avanti con la malattia. D'altronde fino a
pochi anni fa non avevamo neanche gli strumenti per individuare i meccanismi biologici per fare la diagnosi
con un anticipo anche di anni», prosegue Ferrarese. La fortuna del nuovo anticorpo, dunque, l'hanno fatta
le tecniche di imaging e l'analisi della quantità di proteina presente nel liquido cerebrospinale, un indicatore
di ciò che succede nel cervello. I due test insieme permettono di stimare il rischio di un individuo di
sviluppare la malattia, e gli sperimentatori hanno potuto scegliere i pazienti giusti, quelli che avevano già
sviluppato solo qualche placca ma non avevano ancora disturbi della memoria; e sui quali è stato possibile
vedere dei risultati. E ora che Biogen ha mostrato la strada, anche le altre aziende stanno usando questi
metodi per selezionare i malati.
Nel mirino c'è anche la sostanza stessa causa della degenerazione cognitiva, la proteina tau che nei malati
di Alzheimer è prodotta in quantità eccessive. Una speranza viene da una vecchia conoscenza della
medicina, il salsalato, usato nei malati di artrite reumatoide. Lo studio pubblicato su Nature Medicine, e
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condotto sugli animali, ha dimostrato che l'assunzione di salsalato diminuisce i livelli di proteina tau,
migliora le capacità cognitive e rallenta la degenerazione dell'ippocampo, un'area fondamentale per la
formazione della memoria.
Piccoli passi, forse troppo piccoli per i milioni di malati. Ma a conforto c'è la certezza che la torta è troppo
grossa perché Big Pharma molli la presa. E, a suon di miliardi, prima o poi qualcosa troveranno.
I TEST
In campo anche Nestlé Se i farmaci funzionano solo nelle fasi precoci, l'attenzione è tutta puntata sulla
diagnostica precoce dell'Alzheimer. Partita alla quale partecipa anche un giocatore un po' sorprendente.
Un'azienda outsider come Nestlè, che in partnership con AC Immune ha finanziato uno studio per
realizzare un test capace di rintracciare la proteina tau nel sangue dei pazienti.
A lungo, infatti, si è discusso su quale debba essere il target da privilegiare, o quello più efficace per
combattere la degenerazione dei neuroni. Le due proteine candidate sono la beta amiloide e la tau,
entrambe prodotte in eccesso nell'organismo di chi è malato. Ma mentre la ricerca sulla prima ha prodotto
farmaci di cui si cominciano a vedere gli effetti che descriviamo nel servizio qui accanto, lo studio della
seconda non ha ancora dato i frutti sperati. E Nestlé vuole essere in prima fila.
Ma non sono solo le proteine a poter essere indicatori della malattia incipiente.
Anche grassi e insulina sembrano esserlo. Sulla base della quantità di alcuni lipidi presenti nel sangue, un
test sviluppato dalla Georgetown University School of Medicine ha infatti predetto lo sviluppo di demenza in
un gruppo di anziani tre anni prima del suo esordio con un'accuratezza del 90 per cento.
E i ricercatori del National Institute on Aging statunitense hanno scoperto che la proteina IRS-1, coinvolta
nel circuito di segnalazione dell'insulina nel cervello, è carente nelle persone malate, e potrebbe quindi
essere una buona spia della malattia; e lavorano a un test.
COS'È
È un processo degenerativo del cer vello che distrugge le cellule ner vose, deteriorando la memoria e altre
abilità mentali
LE VIT TIME DEL MORBO
50-60
23-25
600-700
2,3
1,6
1,2
LA DEGENER AZIONE IN ITALIA NORMALE CON ALZHEIMER NORMALE CON ALZHEIMER Riduzione
del tessuto SEZIONE DEL CER VELLO Giri ridotti Solchi allargati Ventricoli allargati MEMORIA
Trasmissione dei nutrienti all'interno dei neuroni Trasmissione di segnali tra i neuroni NEL MONDO
MILIONI IN ITALIA MILA 2014 IN MILIONI DI PERSONE 2030 (stimati) 2050 (stimati) Ammassi neurofi
brillari Composti di fi lamenti che limitano la trasmissione di sostanze all'interno dei neuroni Placche
amiloidi Ostacolano la comunicazione tra i neuroni Sinapsi ridotta % sul totale delle demenze
SENZA MEMORIA NEL MONDO
IN MILIONI DI PERSONE
2030 (stimati)
131,5
74,7
46,8 2018 (stimati)
ALL'INTERNO DEI NEURONI MICROTUBULO CON ALZHEIMER MICROTUBULO SANO Molecole di
proteine legate tra loro SEZIONE DI UN ASSONE Microtubuli Neurone Corpo cellulare Sinapsi Dendriti
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Assone Placche amiloidi Accumuli di detriti neuronali formati principalmente da proteina Tau DET TAGLIO
Il collasso Le molecole di proteine si disgregano tra loro La proteina Tau Aiuta a stabilizzare le molecole Le
proteine Tau si isolano formando placche Placche amiloidi Proteine Tau e altri detriti si aggregano
formando placche
FONTE RIELABOR AZIONE DATI RSALUTE / NATIONAL INSTITUTE ON AGING, U.S.
NATIONAL INSTITUTES OF HEALTH / R APPOR TO MONDIALE ALZHEIMER 2015 INFOGRAFICA
PAULA SIMONET TI
www.alzheimer.it www.iss.it /demenze PER SAPERNE DI PIÙ
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Emicranie, la mini pillola cancella il rischio di ictus
A Torino studiato l'anticoncezionale senza estrogeni Evita i picchi ormonali, combatte il mal di testa da ciclo
NOEMI PENNA
Pillola contraccettiva ed emicrania è un binomio da sempre considerato ad alto rischio. Ma dal Centro
Cefalee della Donna dell'Università di Torino arriva una scoperta importante, che non solo rassicurerà tutte
coloro che vogliono assumere contraccettivi orali, ma sarà anche in grado di fornire un aiuto concreto a chi
soffre di cefalee ricorrenti. Merito del dottor Giovanni Battista Allais del Sant'Anna di Torino, che ha
pubblicato sull'Expert Review of Neurotherapeutics - il numero sarà stampato a gennaio - lo studio portato
avanti negli ultimi cinque anni nel centro specialistico della Città della Salute insieme alle dottoresse Giulia
Chiarle, Fabiola Bergandi e Chiara Benedetto, sulle interferenze fra mini-pillola e cefalee. Pillola sicura I
risultati clinici evidenziano che chi soffre di emicrania può assumere la pillola progestinica in tutta sicurezza,
azzerando il rischio di ictus cerebrale rispetto alla pillola di vecchia generazione. In più, chi è soggetto ad
«aura», ovvero quei sintomi neurologici visivi e tattili che precedono l'episodio, ha ottenuto un beneficio. E
lo stesso vale per chi soffre di mal di testa in concomitanza con il ciclo mestruale. «La contraccezione
sicura ed efficace è essenziale per tutte le donne in età fertile, ma sino ad oggi i contraccettivi orali
combinati sono stati associati a un peggioramento di attacchi e ad alti rischi cardiovascolari commenta
Allais -. Abbiamo quindi analizzato caratteristiche, effetti e benefici dell'uso del solo progestinico, come
possibile alternativa per la contraccezione nelle donne con emicrania, e i risultati sono stati più che
soddisfacenti». Assumendo la mini-pillola - ovvero quella senza estrogeni, che si prende sempre, senza i
sette giorni di interruzione fra un ciclo e l'altro - non si scatenano i picchi ormonali che si celano dietro i mal
di testa di una donna su quattro. P atologia frequente L'emicrania è una delle patologie più frequenti nella
donna. È per questo «importante definire questo tipo di interazione e soprattutto informare pazienti e medici
- continua Allais -. L'emicrania senza aura ha spesso una stretta relazione mestruale. E la prevalenza della
patologia nelle donne suggerisce che questa differenza di sesso deriva proprio dalla fluttuazione
ormonale». Pericolo ictus A mettere in guardia sull'uso della pillola se si ha l'emicrania era stata la stessa
Organizzazione Mondiale di Sanità, nel 2004, «a causa dell'ictus: diversi studi hanno infatti dimostrato che
nelle donne con emicrania con aura il rischio aumentava di 6-8 volte; se fumatrice, di ben 34. Questi dati
hanno portato molti medici a non prescrivere più la pillola anticoncezionale, orientando le pazienti verso
altre precauzioni. Oggi invece possiamo star tranquilli: la mini-pillola è senza estrogeni, non causa problemi
a chi soffre di cefalee croniche e nel 60% dei casi migliora anche i sintomi», spiega l'esperto. La scelta del
tipo di contraccettivo orale varia a seconda delle caratteristiche della paziente: ciò significa che in ogni caso
per l'assunzione della pillola sono necessari la consulenza del medico e periodici controlli specialistici.
Agopuntura Il Centro Cefalee di Torino rappresenta un'eccellenza anche «nella cura delle emicranie in
gravidanza. Qui è chiaro che la pillola non va bene: al posto delle medicine abbiamo sperimentato
l'agopuntura - conclude -. Il nostro servizio, previsto dal sistema nazionale, in un anno ha effettuato 3500
sedute di agopuntura, con un aumento costante di richieste». Sempre loro è il primo studio al mondo sulla
popolazione europea che dimostra la validità dell'agopuntura nel rivolgimento fetale in caso di podalici.
2004 l'allarme In quell'anno l'Oms ha evidenziato la correlazione tra cefalee frequenti, pillola e rischio ictus
34 volte L'aumento del rischio di complicazioni vascolari nelle donne che usano la pillola e sono anche
fumatrici
Foto: CORBIS
Foto: Cautela Le donne soggette a cefalea devono fare attenzione alla pillola
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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il caso
08/12/2015
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Nasce una rete online per chi assiste in casa i non autosufficienti
FULVIO FULVI
Si chiamano caregiver e assistono in casa gli anziani non autosufficienti. Non sono "badanti" ma mogli,
figlie, sorelle e nuore che dedicano tutta la loro giornata ad accudire un familiare costretto a letto o in
carrozzina. Donne tra 50 e 60 anni lasciate sole con i loro problemi come la cura della persona, il trasporto,
il sostegno emotivo dell'anziano malato, oppure l'accesso alle agevolazioni fiscali e la sicurezza
dell'ambiente domestico per evitare infortuni. Per aiutarle è stata attivata ora - gratuitamente - la
piattaforma InformCare, progettata e realizzata dall'Irccs Inrca (Istituto Nazionale Riposo e Cura Anziani). È
un sistema digitale che include anche servizi interattivi come social network, forum e videochat utilizzabili
dai familiari per comunicare tra loro, dare e ricercare i necessari supporti anche da parte di medici,
infermieri, psicologi, assistenti sociali. È la prima iniziativa del genere in Europa e ha preso il via in Italia, ad
Ancona. «In tutto il continente l'80% dell'assistenza agli anziani è fornita da familiari o amici - spiega
Giovanni Lamura, responsabile del Centro Ricerche Economico-sociali per l'Invecchiamento dell'Inrca - e
riguarda oltre 100mila persone, almeno il doppio della forza lavoro del settore». Una caregiver può svolgere
l'assistenza anche con quella dose d'affetto necessaria in casi del genere. «Purtroppo però, la loro funzione
e competenza spesso non è riconosciuta» precisa Lamura. Ecco, allora, la piattaforma online che
comprende consigli e indicazioni su come gestire al meglio patologie difficili ma comuni in età avanzata,
tipo Alzheimer e Parkinson, oltre a favorire l'interazione tra utenti e la condivisione di idee e suggerimenti
valorizzando le esperienze maturate da ognuno. Al network multilingue, una volta registrati, si può
accedere sempre e ovunque ci si trovi attraverso computer, tablet e smartphone. Il progetto "Informcare" è
stato testato da quaranta famiglie di Ancona, ma anche in Germania e Svezia su un centinaio di altri
soggetti. La piattaforma, coordinata dall'Inrca e dall'associazione Eurocarers, è attiva anche in altri 27 Paesi
europei.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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Anziani
08/12/2015
Pag. 12
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tiratura:120193
Napoli, medicine gratis alle famiglie colpite dalla povertà
Il cardinale Sepe inaugura la " Farmacia solidale" All'ospedale Annunziata il progetto sostenuto da volontari
e istituzioni. L'arcivescovo: «Il nostro dovere è quello della misericordia»
ROSANNA BORZILLO
Nel cuore di Napoli, a ridosso di Forcella, presso l'ospedale Annunziata, da ieri è operativa la farmacia
solidale. Inaugurata dall'arcivescovo Crescenzio Sepe, la struttura denominata "Un farmaco per tutti",
nasce dalla consapevolezza che cresce sempre più il numero di famiglie che rinunciano ad acquistare
farmaci indispensabili per ragioni economiche. «Non potevamo tirarci indietro di fronte ai bisogni dei
bambini e delle famiglie - dice Sepe - il nostro dovere è quello della misericordia: sfamare chi ha fame,
dissetare chi ha sete». Fondamentale è il sostegno di istituzioni, cittadini, associazioni, volontariato che
hanno partecipato all'asta di beneficenza dello scorso dicembre il cui ricavato ha permesso di firmare ieri
mattina il protocollo d'intesa tra arcidiocesi, Azienda santaria Santobono-Pausilipon, ordine dei farmacisti,
Federfarma. «Saranno le farmacie ad impegnarsi, a spiegare agli utenti il progetto: esporranno all'esterno il
logo con la scritta "Recupero farmaci validi non scaduti-un farmaco per tutti" - spiega il presidente dell'
ordine dei farmacisti Enzo Santagada - . Nei locali che hanno aderito, inoltre, saranno collocati appositi
contenitori per la raccolta di medicinali, che dovranno avere non meno di otto mesi di validità e le cui
confezioni non abbiano subito danneggiamenti e il cui principio attivo sia identificabile». L'iniziativa si
rivolge ai farmacisti e ai napoletani stessi che hanno medicinali da smaltire. «Naturalmente - prosegue
Santagada - sono esclusi i farmaci che appartengono alla categoria delle sostanze stupefacenti e
psicotrope; i prodotti da conservare a temperature controllate e i farmaci ospedalieri, nonché i prodotti non
sigillati». La raccolta verrà svolta con turnazione periodica e a titolo di volontariato da tre farmacisti
responsabili che controlleranno e catalogheranno in una banca dati online i farmaci a disposizione della
struttura eliminando quelli scaduti. «Una scossa per Napoli - dice Michele Di Iorio, presidente Federfarma contro l'indifferenza che può uccidere più della malattia». «Insieme stiamo recuperando l'assistenza
sanitaria in una città spesso sofferente - aggiunge la direttrice dell'azienda ospedaliera Santobono
Pausilipon Annamaria Minicucci -. Con il ricavato delle aste di beneficenza volute da Sepe già negli scorsi
anni siamo riusciti a evitare che tanti piccoli emigrassero altrove per curarsi: ora qui a Napoli c'è la
possibilità di trovare risposte e cure ad alta specializzazione». E da ieri anche il "vibraplus", consegnato
all'ospedale Annunziata, e indispensabile per il trattamento delle sindromi spastiche in neonati a rischio.
Foto: Il cardinale Sepe all'inaugurazione
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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Bambini.
08/12/2015
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Le farmacie sempre più centro di servizi
Dalla consegna dei medicinali a domicilio alla prenotazione degli esami specialistici: è successo in tutta
Italia
MIRKO MOLTENI
Già sperimentato da anni in Lombardia, dal luglio di quest'anno funziona a livello nazionale il servizio
gratuito di consegna dei medicinali a domicilio da parte delle farmacie, rivolto a chi, anziano o no, abbia
problemi di autosufficienza che gli impediscano di recarsi personalmente nella farmacia più vicina. IL
NUMERO VERDE Facente capo al numero verde 800.189.521, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 del
mattino alle 18 pomeridiane, il servizio promosso da Federfarma, permette di essere messi in contatto
direttamente con la farmacia aperta più vicina all'indirizzo dell'utente. Il farmacista provvederà poi a far
recapitare, senza costi aggiuntivi e nel rispetto della privacy, il medicinale al paziente che non può uscire di
casa. Partita accompagnata da uno spot di "Rai per il sociale",l'iniziativa è stata illustrata, come varie altre
in arrivo con l'anno nuovo, in una conferenza stampa a Milano dalla presidente di Federfarma, Annarosa
Racca, che ha spiegato: «Da sempre le farmacie sono disponibili a far arrivare i medicinali a casa del
cliente impossibilitato a andare in farmacia. Nella provincia di Milano si è cominciato a strutturare la
consegna nel 2002 con la nascita di "Pronto Farmacia". Nel 2012 il servizio di coordinamento è stato
esteso a Regione Lombardia con il progetto "Farmaco a domicilio". Ora, vista la sua utilità e
l'apprezzamento da parte dei cittadini, è stato esteso a tutta Italia con il numero verde nazionale. Proprio
per agevolare le persone più in difficoltà il servizio è stato attivato all'inizio del periodo estivo, quando il
caldo e le partenze delle famiglie per le vacanze rendono i malatiancora più fragili. La consegna gratuita
costituisce un ulteriore impegno in favore della collettività e conferma come la farmacia sia un presidio
sanitario vicino ai cittadini, fortemente impegnato a soddisfare le esigenze della popolazione che
invecchia», osserva Racca, che è anche presidente nazionale di Federfarma. Non risultano abusi da parte
di chi potrebbe farsi consegnare gratis a casa le medicine pur essendo in grado di recarsi in farmacia. «In
realtà, proprio i numeri non molto alti indicano che a usufruire sono solo le persone che effettivamente
hanno difficoltà, siano essi disabili o malati gravi. Gli anziani in genere, se possono camminare,
preferiscono andare direttamente in farmacia e avere un contatto diretto con il farmacista», osserva
Annarosa Racca. GLI ESERCIZI Sono agevolati dalla diffusione capillare delle farmacie, presenti
praticamente in ogni comune d'Italia, e ai 18.000 esercizi, a breve, se ne aggiungeranno altri 3.000 che
apriranno in seguito ai concorsi straordinari. Le farmacie sono veri e propri presidi sociali e sanitari e negli
ultimi anni hanno aggiunto alla loro offerta anche la possibilità di prenotare gli esami specialistici senza
costringere il paziente a spostarsi per raggiungere un classico Cup ospedaliero. LA PRENOTAZIONE
Partito già in molte Regioni d'Italia, dove le farmacie da anni hanno sostituito le strutture pubbliche (come in
Emilia Romagna o in Toscana), il servizio di prenotazione anche in Lombardia fornisce una opportunità
importante per i cittadini. Le prenotazionisono state 83.468 nel 2012 e sono salite a 103.505 già nel 2013,
per poi chiudere il 2014 con 118.936, registrando in pratica un aumento del 42 % in soli due anni. Nei primi
dieci mesi del 2015 sono state 120.925. «Numeri importanti», dice Annarosa Racca, «che possono
crescere ancora, perché molto utenti non conoscono ancora questa possibilità. Per farla conoscere dal 1
gennaio 2016 sarà affissa in tutte le farmacie una locandina per ricordare ai cittadini che possono prenotare
le visite direttamente dalla farmacia». Purtroppo molti ospedali non rendono disponibili le loro agende alle
farmacie, ostacolando la diffusione di questo servizio.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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OBIETTIVO SALUTE
08/12/2015
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«Latuafarmacia» a portata di tap
Orari, servizi speciali e turni: con l'applicazione per smartphone mai più giri a vuoto
M.M.
Nell'area di Milano diventa operativo da questo mese un ulteriore servizio per gli utenti, che presto potrebbe
fare scuola nel resto del paese. È l'applicazione per smartphone «Latuafarmacia», che consente con un
paio di click di trovare in un baleno la farmacia aperta più vicina alla posizione dell'utente, selezionando una
distanza di riferimento che può andare da qualche chilometro fino a un raggio di soli 500 o 700 metri, come
a dire dieci minuti a piedi. Operativa già in queste ultime settimane dell'anno, l'iniziativa sarà pubblicizzata a
partire dal 1 gennaio 2016, quando in tutte le farmacie dell'area milanese sarà presente la locandina che
invita a scaricare l'App sul proprio smartphone. L'area "milanese" di Federfarma non è un territorio da poco,
è ben più che il capoluogo, poiché dal punto di vista sanitario è una sorta di "provincia" che accomuna
ancora le aree una volta facenti parte della primordiale (come era fino al 1993) provincia di Milano,
comprendendo quindi le attuali province di Lodi e Monza Brianza. Un bacino demografico, insomma, di 4
milioni di persone.Oltre a indicare le farmacie più vicine, la App permette di accedere alle pagine
informative che ogni esercizio può aggiornare e gestire a suo piacimento, indicando orari, servizi speciali e
peculiarità. Eloquente il commento della presidente di Federfarma Annarosa Racca: «La App ha una
specificità,le informazioni sono inserite direttamente dalla farmacia e questo permette di trovare dentro
un'unica App tutte le informazioni delle farmacie sul territorio, con indicazioni precise e di prima mano. Dalla
App, come pure dal nostro sito di Federfarma Milano, è possibile accedere ad una scheda della singola
farmacia che riporta anche i servizi offerti.Stiamo già lavorando al primo aggiornamento di questa App, per
consentire al cittadino di individuare, tra le farmacie più vicine, quella che offre lo specifico servizio
richiesto». Sulla locandina affissa nelle farmacie ci sarà il codice QR che, rilevato dal proprio smartphone,
automaticamente farà installare l'applicazione.Novità anche per il sito internet di Federfarma Milano,
www.federfarmamilano.it, appena ristrutturato per consentire all'utente di trovare con facilità una serie di
informazioni pratiche (le farmacie più vicine e i turni delle farmacie sulla base dei giorni e orari di apertura),
ma anche info di educazione sanitaria (per es. sulle vaccinazioni o sui più comuni problemi delle mamme
con oltre 50 schede stampabili).
Foto: Nella foto a destra la presidente di Federfarma, Annarosa Racca [LaPresse]
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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Tecnologia
08/12/2015
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«Regione Lombardia riconosce il ruolo dei nostri esercizi»
M.M.
Parlando a 360 gradi con la stampa delle nuove iniziative del settore, la presidente di Federfarma,
Annarosa Racca, ha anche colto l'occasione di commentare positivamente la nuova legge regionale sulla
Sanità, che conferma il ruolo centrale delle farmacie nel sistema sanitario lombardo, specie nei piccoli
centri urbani. Come ha spiegato Racca: «il ruolo della farmacia in Lombardia è stato valorizzato dalla
precisa indicazione della legge regionale che riconosce tale struttura come parte del sistema sanitario
lombardo». Infatti nell'articolo 10 della legge si nominano espressamente le "farmacie di servizio" come
parte integrante e irrinunciabile del sistema, andando ben al di là di una loro connotazione meramente
commerciale. In particolare: «Nell'ambito del settore delle cure primarie, governato dalle ATS
territorialmente competenti (...) sono altresì introdotte nel Servizio Sanitario Lombardo le farmacie di
servizio». E poco oltre, all'articolo 21, si dice: «Attraverso la piattaforma del sistema informativo regionale la
Regione provvede a (...) promuovere (...) con il coinvolgimento delle autonomie locali, delle farmacie e di
eventuali ulteriori soggetti autorizzati, (...) la realizzazione di procedure telematiche on line per consentire la
prenotazione e il pagamento on line delle prestazioni erogate, nonché la consegna in modalità digitale dei
referti medici». In parole povere si tratta del definitivo via libera alla possibilità - già prevista dalla legge
nazionale - non solo di prenotare visite e esami ma anche di pagare ticket e ritirare referti in farmacia, con
gran risparmio di tempo per i pazienti. A patto però che tutti gli ospedali mettano finalmente in rete le
agende degli esami, condividendo anche con le farmacie tutte le informazioni necessarie a fornire al
cittadino un CUP efficiente.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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FEDERFARMA
08/12/2015
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L'Italia nel 2050: piena di dementi
MARTINO CERVO
«Sono milioni quelli che desiderano l'immortalità, e poi non sanno che fare la domenica pomeriggio se
piove». Susan Ertz non poteva immaginare quante sarebbero diventate le domeniche pomeriggio per
milioni di persone.L'altra faccia della senescenza delle nostre società, oltre all'aumento (...) segue a pagina
15 segue dalla prima (...) delle aspettative di vita e ai problemi previdenziali, è l'allungarsi stesso
dell'esistenza, che sta dilatando grazie a Dio gli anni della vita attiva, ma con essi anche le patologie e i
problemi della terza e quarta età. Il Giappone è lo specchio in cui vedere buona parte del nostro futuro: con
una società stracolma di grinze e povera di culle per eccellenza, il paese ha una curva demografica che
allarma le classi dirigenti: 10 milioni di abitanti su 127 milioni totali sono sopra gli 80 anni, oltre un quarto
della popolazione (27%) è over 65 e gli over 100 sono 61mila (per l'87% donne). Uno dei principali problemi
di coorti così anziane si chiama demenza, come spiega un recente e curato approfondimento del portale
Quartz. Le cifre sono impressionanti: uno studio pubblicato sul Japan Times calcolava in 5,2 milioni il totale
degli affetti da demenza senile. La cifra è destinata a salire nei prossimi dieci anni fino a toccare il 6% della
popolazione totale: nel 2025 un giapponese su 17 sarà demente, in senso tecnico. Oltre che sanitario, il
dramma è sociale ed economico. I dementi hanno la tendenza, simile a quella dei bimbi piccoli, a vagare in
maniera caotica e incontrollabile. Solo che normalmente i bambini sono sorvegliati dai genitori, gli anziani
meno. Nel solo 2014 nel paese si sono registrate 10.783 denunce di parenti che avevano smarrito i loro
vecchietti, incamminatisi con l'anima assente e gli occhi bagnati lungo strade senza destinazione. Di
centinaia di questi non si è semplicemente più saputo nulla. Alcuni sono stati trovati morti, la maggioranza
restituiti alle famiglie in poco tempo. Per questa piaga c'è un costo diretto, dato dalle cure, e molti indiretti
tra cui il minor apporto lavorativo di milioni di familiari costretti a lasciare (quasi mezzo milione di casi) o
ridurre il proprio impiego per assistere genitori, zii o nonni, e le spese per ricoveri: in totale si parla di 118
miliardi di dollari l'anno (di cui la metà a carico delle famiglie), una cifra pari al 2,5% del Pil. Se per
riequilibrare la piramide demografica non c'è strada diversa da incentivare le nascite, gestire milioni di
anziani annebbiati apre a un ventaglio di soluzioni sulle quali il Giappone si sta interrogando da tempo. Il
primo obbligo è quello di favorire lo sviluppo di un welfare autogestito, soprattutto tramite un sistema di
assicurazioni che permetta ai singoli di costruirsi un percorso previdenziale personalizzato che copra se
stessi e la propria famiglia in caso di malattie specificamente connesse alla vecchiaia senza gravare in
maniera spropositata sui conti pubblici. Altro capitolo fondamentale è quello legato alla flessibilità sul
lavoro: incoraggiare formule che permettano sia di assistere i figli sia di accudire gli anziani senza
abbandonare il posto può aiutare a invertire la rotta demografica e ridurre le spese sanitarie per i più
longevi. Venendo al caso specifico dei dementi, il governo sta studiando programmi di formazione intensiva
per operatori sanitari specializzati nel trattamento di pazienti particolarmente logoranti per chi li assiste: c'è
perfino un termine (kaigo jigoku) coniato per definire la sindrome che spesso affligge chi ha a che fare con
questi pazienti, giungendo ad atti violenti. Al paese servono 87 mila nuovi infermieri dedicati solo ai malati
di demenza di qui ai prossimi due anni. Molto si può fare poi sulla diagnosi precoce e sulla
prevenzione:questo tipo di disturbo accelera in soggetti abbandonati a se stessi, o lasciati in assenza di
stimoli relazionali o culturali. Di recente, quattro importanti catene di minimarket hanno stretto un accordo
con la prefettura di Osaka per fungere da sentinelle di anziani smarriti. I dipendenti dei supermercati
vengono formati per essere in grado di identificare i soggetti a rischio, e fanno partire segnalazioni alle
autorità sanitarie se vedono un vecchietto che si aggira tra gli scaffali chiedendo dove ci si arruola per la
seconda guerra mondiale. La cosa può, forse, strappare un sorriso. Ma i numeri della demografia del
Giappone di oggi saranno quelli dell'Italia del 2050, quando la rottamazione sarà solo un ricordo.
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I dati del Giappone anticipano il nostro futuro
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SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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::: I NUMERI
10.000.000
5.000.000
10.783
118 In Giappone su 127 milioni di abitanti dieci hanno più di 80 anni. Un quarto della popolazione è over
65, 61mila, invece, le persone che hanno superato 100 anni Si calcola che in Giappone, il paese con il più
alto tasso di anzianità, ci siano 5,2 milioni di persone affette da demenza senile e che il numero - secondo
uno studio pubblicato su «Japan Times» - è destinato a salire nei prossimi dieci anni. Nel 2025, secondo la
ricerca, un giapponese ogni 17 persone sarà demente È il numero delle denunce presentate nel 2014 da
parenti che avevano perso di vista i propri familiari ultraottantenni. Alcuni di loro sono stati ritrovati senza
vita, di altri non si è saputo nulla, altri ancora sono stati restituiti alle famiglie Sono i milioni di euro che Stato
e famiglie giapponesi spendono ogni anno per assistere gli anziani
Foto: Sakari Momoi, l'uomo più vecchio del mondo, è morto lo scorso luglio all'età di 112 anni per una
insufficenza renale. Giapponese, ex preside di un liceo, ha sempre vissuto a Saitama, a nord di Tokyo
08/12/2015
Pag. 10
diffusione:41548
tiratura:96288
Black-out della Sanità siciliana I server sono in Val d ' Aosta
GIUSEPPE LO BIANCO
Èstato un vero blitz, anche se a muoversi non è stata la polizia giudiziaria ma una squadra di tecnici di
"Sicilia e Servizi ", la società che e s t i s c e l'in for matica degli uffici pubblici in Sicilia, spedita dal
presidente, l'ex pm Antonio Ingroia, a Pont Saint Martin, in Val d'Aosta, a riprendere il controllo dei server
dopo che la settimana scorsa il socio privato, Engineering, aveva mandato in tilt la sanità siciliana,
bloccando il sistema per sollecitare la Regione a pagare 114 milioni di euro di presunti crediti, sui quali ha
acceso i riflettori anche l'autorità anticorruzione di Raffaele Cantone. Un 'interruzione di pubblico servizio (in
tilt era andato il centro di prenotazione delle visite, la posta elettronica, il pagamento degli stipendi) per la
quale Ingroia si era rivolto al procuratore di Palermo Franco Lo Voi annunciando una denuncia per
"esercizio arbitrario delle proprie ragioni", un reato in questo caso ai confini con l'es to rsi on e.
Engeneering si è poi detta disponibile a riattivare la sanità lasciando però in tilt gli altri settori se Sicilia e
Servizi" non si fosse attivata per gestirli autonomamente. E a quel punto una squadra di tecnici è partita per
la Val d'Aosta per trasferire telematicamente i dati e, su un camion, anche i server che contengono i dati
sensibili dell'am mini stra zione regionale. "Si è posto fine a una dipendenza inaccettabile - ha detto Ingroia
-a una condizione di soccombenza della Sicilia a un socio privato che ha avuto un ruolo importante per l ' a
v v i o dell'informatica in Sicilia ma che si è trasformato in un dominus". Restano in Val d'Aosta dati della
sanità, ma Engeeniring si è impegnata non ripetere l'i nt e rr uzione: ora tocca alla Regione nominare la
commissione di collaudo sugli appalti oggetto del contenzioso, decine di milioni che qualcuno dovrà
stabilire se era davvero necessario spendere.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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IL PARADOSSO
08/12/2015
Pag. 15
diffusione:10709
tiratura:41364
Un paese profondamente depresso. Senza più spina dorsale pubblica né privata, senza chiesa né partiti. E
senza speranze nel futuro. L'insicurezza gonfia i populismi assai più del terrorismo
Alfio Mastropaolo
Gli italiani sono in letargo, non reagiscono agli stimolanti - chiamiamoli così che gli somministra la politica,
anzi appaiono profondamente depressi. Ne hanno ben donde e non c'era bisogno del rapporto Censis per
constatarlo. Con ogni probabilità si sono alfine resi conto che il paese in cui sono nati e cresciuti, o di cui
hanno sentito parlare dai loro genitori, non c'è più. Forse se ne è andato per sempre. L'Italia di quarant'anni
fa era senz'altro provata dal terrorismo, ma aveva una spina dorsale. A considerare superficialmente la
società italiana, spiccavano alcuni grandi blocchi: la grande industria privata (Fiat, Pirelli, Olivetti,
Montedison, ecc.); la grande industria pubblica (Eni e Iri); una costellazione di banche pubbliche; due
grandi partiti di massa; un ampio movimento sindacale; una ramificata amministrazione pubblica; la chiesa
cattolica. Nessun blocco scoppiava di salute. Ma, se non altro, insieme facevano sistema e stabilizzavano il
paese. Di questi blocchi non v'è più traccia. La grande industria, pubblica o privata, è stata dispersa,
smantellata, delocalizzata, svenduta agli stranieri. Idem per il sistema bancario. Il sindacato piange una
sequela ininterrotta di sconfitte. I due grandi partiti non esistono più. Si sono fusi, ma il loro erede è un
rudere a dir poco traballante. Le amministrazioni pubbliche, centrali e locali, la scuola, l'università, la sanità
sono state squassate da una sequela sgangherata di riforme, tra cui quella federalista, nonché dai tagli
lineari, che hanno colpito nel mucchio. Per la chiesa cattolica, il successo della predicazione in
controtendenza di Papa Francesco non è segno di vitalità. È solo prova di un generoso tentativo di reagire
alla lontananza della Chiesa dai problemi del mondo e alla fioritura delle sette, dentro e fuori la chiesa. Non
è bello a dirsi. Ma l'Italia attuale somiglia a un mucchio di stracci, a disposizione di arabi, russi, cinesi e
fondi d'investimento senza patria, in caccia di promettenti opportunità di speculazione. Dentro il mucchio di
stracci si celano, è vero, imprese che innovano, ospedali che funzionano, centri di ricerca d'eccellenza,
parrocchie ricche di iniziativa, associazioni civiche combattive, magistrati e forze dell'ordine che hanno
costretto la mafia sulla difensiva. Che non bastano però a sorreggere un paese invertebrato, che, con quel
po' di buon senso che gli è rimasto, guarda impaurito al suo futuro. Chi nutre più preoccupazioni è il ceto
medio. In via di impoverimento, scopre che nessun posto di lavoro è più sicuro. Pure i professionisti sono in
difficoltà. Tutti, dopo aver investito nell'istruzione dei figli, si accorgono che le opportunità di lavoro
promettenti stanno ormai oltre confine. Se una volta il ceto medio si gratificava coi consumi privati, adesso
neanche quello. mentre le protezioni del welfare sono divenute incerte. Non c'è sondaggio che non
confermi come la domanda fondamentale sia la sicurezza economica. Visto che nessuno credibilmente
gliela promette, il ceto medio si sfoga con un rabbioso moralismo antipolitico, che lo induce o all'astensione,
o al consenso effimero a una delle tante offerte politiche di marca populista che intasano il mercato. Tanti i
responsabili di questo stato di cose. Ma se le rapaci spoliazioni del berlusconismo sono state una iattura,
non va confuso il sintomo con la causa: sintomo di un paese la cui spina dorsale è d'un tratto collassata.
Per responsabilità dei blocchi di cui sopra. La grande industria privata non ha saputo innovare. Quella
pubblica e il sistema bancario si sono sottomessi alle pretese della politica. I sindacati si hanno difeso
troppi benefici corporativi. La chiesa si è fatta riparo del fascino mediatico di papa Wojtyla. I grandi partiti si
che sono consegnati a un personale politico autoreferenziale e parassitario, insensibile ai problemi del
paese e preoccupato unicamente di stabilizzarsi con qualche riforma istituzionale. Tutti in più hanno cercato
di profittare dei guai altrui. Quando si avviarono le privatizzazioni, gli imprenditori vi hanno visto
un'opportunità non per impegnarsi su nuovi fronti, ma per qualche piratesca speculazione: esemplare è il
disastro della telefonia nazionale. La stessa chiesa, quand'è andata in crisi la Dc, non ha trovato di meglio
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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Un letargo senza più sogni
08/12/2015
Pag. 15
diffusione:10709
tiratura:41364
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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che mettere all'asta la sua (modesta) influenza sulle scelte degli elettori. Non consola il fatto che i nostri
partners europei non stiano meglio: se ancora la Germania ha una spina dorsale (debole, come insegna il
caso Wolkswagen), la Gran Bretagna è un'appendice del mercato finanziario londinese e la Francia sta
come noi, con un po' di debito pubblico in meno. L'avanzata del Front National si sarebbe verificata anche
qualora gli attentati di Parigi non fossero accaduti. Purtroppo, vincoli europei e ortodossia neoliberale
legano le mani a chiunque avesse intenzione di por rimedio a questa condizione. Il binario su cui l'Italia
avviata è dunque chiaro: ulteriori svendite del patrimonio pubblico e riduzione, in tutti i modi possibili, del
costo del lavoro. Come non esser depressi? Qual è l'alternativa? E difficile dirlo. Posto che i partiti da soli
non si reinventano, e che pure l'industria da sola non ce la fa a reinventarsi, l'unica alternativa sta forse
nella ripresa in mano delle redini della vita collettiva da parte dello Stato. Ovvero: reinvestire nelle
amministrazioni pubbliche, nella scuola, nella ricerca, nella salute pubblica; riassumere il controllo del
credito e del risparmio; ripristinare una democraticamente dignitosa progressività fiscale. Sempre che si
trovino gli uomini, questa è però un'alternativa vietata. Con l'aria che tira, rischia allora di farcela Mme Le
Pen. Che se però riuscirà nell'intento di dare ai francesi più Stato, in cambio pretenderà il sacrificio di una
bella fetta di democrazia.
08/12/2015
Pag. 33
diffusione:48191
tiratura:71039
Raccolta di medicinali all'ospedale Annunziata L'iniziativa della Curia Contro la povertà sanitaria scendono
in campo il cardinale, il presidente dell'ordine dei farmacisti e il direttore aziendale del Santobono. E
mettono a punto un progetto -«Unfarmacopertutti»-presentato ieri all'ospedale dell'Annunziata. Ovvero una
raccolta di medicinali, a cui chiunque può partecipare, da destinare a chi non ha danaro per acquistarli.
Curia,verticidellastruttura pediatrica, ordine professionale e Federfarma insieme per la realizzazine di un
banco solidale del farmaco. Sepe ha parlato di «risposta alle esigenze della gente, dei
poveri,deitantichefinoadesso nelle parrocchie o nella stessa curia, chiedevano aiuto, presentando
prescrizioni mediche che non erano in condizioni di poter pagare». «Enon poter pagare i farmaci
percurarsièunacosachetocca la coscienza» ha detto Sepe. E d ha aggiunto: «Si può morire perché non ho i
soldi per comprare i medicinali? Questo mi ha indotto a volere fermamente questo progetto. Nessuno deve
morire perché non può pagare le ricette mediche. Anche così la Chiesta dà una risposta alle esigenze della
gente». A chi ha domandato se l'iniziativasiaunmodo di sostituirsi alle istituzioni che
nonsonovicineallagente,Sepe ha risposto: «Non voglio direcattiveparole,perchésono un prete. Non
facciamo queste cose per supplire. Lo facciamo perché Gesù ci ha comandato di amare i poveri. Ognuno
deve fare il propriodovere,senonfanno,sono fatti loro». AnnaMariaMinicucci,direttoregeneraledelSantobonoPausilipon: «Aprire all'Annunziatalafarmaciasolidale risponde a un'idea di ospedale radicato nel centro della
città, capace di dialogare con istituzioni,volontari e territorio.Inquestoluogo,infatti, il sociale può incontrare il
sanitario». «Oggi si inaugura qui la farmacia solidale ha aggiunto - ma anche una nuova attrezzatura per la
riabilitazione acquistata grazie alle donazioni promosse dall'iniziativa del Cardinale». Il nuovo macchinario
si chiama «Vibra Plus» ed è di particolare importanza nella riabilitazione neurologica perché riduce la
spasticità neibambiniconparalisicerebrali infantili.. A spiegare il «meccanismo» dell'iniziativa sono stati
Vincenzo Santagada e MicheleDiIorio,rispettivamente presidente dell'Ordine dei Farmacisti e di Federfarma
. Presso le farmacie, spiegano, saranno allestiti dei contenitoriper laraccolta.Chiunque può donare
confezioni integre di farmaci con scadenza superiore agli otto mesi. Il materiale verrà portato
pressolafarmaciasolidaleall'Annunziata (direttore Raffaella d'Aniello). E sarà distribuito
attraversoleassociazioni"accreditate" presso la curia. m.l.p.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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Assistenza ai poveri, Sepe apre la farmacia solidale
08/12/2015
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diffusione:48191
tiratura:71039
Limone e cosmesi: la ricerca aiuta i produttori di Amalfi
IL PROGETTO CON LA FACOLTÀ DI FARMACIA DI SALERNO RECUPERA GLI SCARTI
LA NOVITÀ Antonella Petitti © RIPRODUZIONE RISERVATA Gli scarti come risorsa e non come costo. Un
concetto caro alla new economy che ama le frontiere più etiche e sostenibili. Ne è un esempio il progetto
Fi.Li.Cos, ovvero Filiera del limone di Amalfi per le antiche tradizioni di cosmesi, che vede uniti il Consorzio
di Tutela Limone Costa d'Amalfi IGP, il Dipartimento di Farmacia dell'Università degli Studi di Salerno e
quattro aziende agricole: Costiera Agrumi, Sal De Riso, Dermofarma Italia e la Confederazione Italiana
Agricoltori. L'obiettivo è creare cosmetici d'alta qualità dagli scarti dei limoni: quelli imperfetti, decorticati e
dalle foglie, in modo da sostenere meglio il settore e distribuire nei tanti alberghi della costiera amalfitana
un prodotto fortemente identitario. D'altronde lo sfusato amalfitano è il simbolo incontrastato della Costa
d'Amalfi agricola, quella che guarda al mare con i piedi ben piantati nella terra. Un simbolo che si
concretizza in 200 ettari circa, che caratterizza il paesaggio e soprattutto lo salvaguarda. Tante le difficoltà,
coltivare limoni nei piccoli e delicati terrazzamenti costieri è dispendioso e particolarmente impegnativo, non
sempre si riesce a pareggiare i conti. Lo sanno i più anziani che hanno percorso milioni di volte quei sentieri
sterrati, lo sa anche la nuova generazione di agricoltori che non vuole lasciar morire quei giardini incantati.
Ecco che il progetto Fi.Li.COS, oggi, rappresenta una grande occasione per tutti loro. La sperimentazione,
portata avanti dall'Università di Salerno, ha dapprima puntato a provare i diversi metodi estrattivi possibili
per ottenere oli essenziali, poi si è rivolta alla realizzazione di cosmetici. Oggi questo percorso si è
compiuto, scegliendo la distillazione in corrente di vapore e definendo i prodotti: una crema da giorno, uno
shampoo, un sapone, un deodorante per ambienti ed un bagnoschiuma. Un risultato che entrerà in
produzione nei prossimi mesi nell'azienda dermo-cosmetica Dermofarma di San Salvatore Telesino, nel
Sannio. Se si riuscirà a rispettare i tempi, nella prossima primavera i prodotti cominceranno ad essere
distribuiti presso le strutture alberghiere della costiera amalfitana, i parrucchieri ed i centri estetici. Il limone
si conferma così una risorsa straordinaria, non solo per la tavola. La sua frazione volatile è di altissima
qualità e può conferire note di profumazione diverse per prodotti di elevata qualità. «La cosmesi con gli
estratti del nostro limone si caratterizzerà per una forte sostenibilità ambientale, ciò non potrà che
supportarci bene anche nella commercializzazione, accrescendo lo sviluppo del settore e favorendo un
miglioramento della sua immagine», chiosa il presidente del Consorzio, Angelo Amato.
Foto: Prototipi Due prodotti studiati dalla faciltà di Farmacia di Salerno con il Consorzio
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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La linea: crema da giorno, shampoo, sapone, deodorante per ambienti e bagnoschiuma
08/12/2015
Pag. 16
diffusione:26396
tiratura:43828
Negata medicina urgente a neonato con malattia rara
R. I.
«Non è ammissibile negare a una farmacia, e ai cittadini che a lei si rivolgono, un farmaco urgente per una
patologia rara che ha colpito un bambino appena nato». A dirlo Andrea Cicconetti, farmacista e segretario
di Federfarma Roma, che denuncia «il kafkiano rimpallo di responsabilità e di burocratici dinieghi a cui si è
trovato di fronte da quando, venerdì scorso alle 16, i familiari di un bimbo appena nato colpito da una rara
affezione del tratto respiratorio, causata dal virus respiratorio sinciziale», si sono recati nella sua farmacia
ad Anzio, in provincia di Roma. «Vista l'assenza nel mio esercizio del particolare medicinale richiesto da
alcuni cittadini, il Synagis della ditta AbbVie - spiega Cicconetti - ho provato a ordinarlo secondo le
procedure, ma venerdì mi sono sentito rispondere che il servizio clienti era chiuso. Sono tornato alla carica
oggi (ieri ndr), ma dopo un rimpallo tra centralini, il referente della casa farmaceutica ha detto che le
farmacie nel Lazio non possono ordinare questo prodotto perché, pur essendo in fascia A, è inserito anche
nel prontuario ospedale-territorio (Pht) e la AbbVie non sa se la Regione vorrà inserirlo nella distribuzione
per conto (Dpc). Il risultato di questi rimpalli e indecisioni è però uno solo: al momento il piccolo non ha
ancora ricevuto il medicinale. Come farmacista e come segretario di Federfarma Roma trovo questa
situazione inammissibile e chiediamo aiuto alla Regione per fare chiarezza sul caso richiamando tutti a un
maggior senso di responsabilità perché si parla della vita di un bambino». Ma lo scorso 30 settembre la
Regione Lazio aveva emanato una nota di «Riclassificazione e modalità di erogazione farmaco Synagis
(palivizumab)». Il prodotto non è quindi erogabile da parte delle farmacie private.La prescrizione del
medicinale «deve essere effettuata previa diagnosi e compilazione del Piano terapeutico Aifa redatto da
pediatra, neonatologo, cardiologo, pneumologo, infëttivologo.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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Anzio La denuncia di Federfarma : la casa produttrice non lo fornisce, la Regione faccia chiarezza
08/12/2015
Pag. 8 N.45 - 8 dicembre 2015
Tutti i commi sanitari della manovra (alla Camera piacendo)
n Articolo 1, comma 138 (Stanziamento per la formazione specialistica dei medici) Il comma 138 reca uno
stanziamento aggiuntivo , pari a 57 milioni di euro per il 2016, 86 milioni per il 2017, 126 milioni per il 2018,
70 milioni per il 2019 e 90 milioni annui a decorrere dal 2020, per la formazione specialistica dei medici , al
fine di aumentare il numero dei relativi contratti. Si ricorda che questi ultimi sono stipulati dai medici
specializzandi con l'università, ove abbia sede la scuola di specializzazione, e con la Regione nel cui
territorio abbiano sede le aziende sanitarie le cui strutture siano parte prevalente della rete formativa della
scuola di specializzazione. n Articolo 1, commi 208212 (Lotta alla povertà) Il comma 208 istituisce, presso il
ministero del Lavoro e delle politiche sociali, il Fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale. Al
Fondo sono assegnati 600 milioni di euro per il 2016 e 1.000 milioni di euro a decorrere dal 2017. Le
risorse del Fondo costituiscono i limiti di spesa per garantire l'attuazione di un Piano nazionale per la lotta
alla povertà e all'esclusione, adottato con cadenza triennale e attuano le disposizioni contenute nei commi
da 208 a 212 dell'articolo in commento. n Articolo 1, comma 218 (Fondo per il sostegno alle persone con
disabilità grave) Il comma 218, non modificato dal Senato , istituisce presso il ministero dell'Economia e
delle finanze un Fondo, con una dotazione di 90 milioni di euro a decorrere dall'anno 2016, destinato al
finanziamento di misure per il sostegno delle persone con disabilità grave, in particolare stato di indigenza,
e prive di legami familiari di primo grado. Le modalità di utilizzo del Fondo vengono definite con decreto di
natura non regolamentare sul quale va acquisita l'intesa della Conferenza. n Articolo 1, comma 219
(Finanziamento Ente nazionale protezione e assistenza sordi) Il comma 219 , inserito nel corso dell'esame
al Senato, autorizza la spesa di un milione di euro, per l'anno 2016 , in favore dell'Ente nazionale per la
protezione e assistenza dei sordi , con vincolo di destinazione alla creazione e al funzionamento annuale
del costituendo Centro per l'autonomia della persona sorda con sede in Roma. n Articolo 1, comma 220
(Fondo per le non autosufficienze) Il comma 220, non modificato dal Senato , incrementa lo stanziamento
del Fondo per le non autosufficienze, anche ai fini del finanziamento degli interventi a sostegno delle
persone affette da sclerosi laterale amiotrofica (Sla), di 150 milioni di euro annui a decorrere dall'anno
2016. Poiché la legge di stabilità 2015 (legge 190/2014) aveva fissato dal 2016 lo stanziamento del Fondo
in 250 milioni di euro annui, lo stanziamento a regime, a decorrere dal 2016, risulta pari a 400 milioni. n
Articolo 1, comma 223 (Sperimentazione clinica per pazienti affetti da Sla) Il comma 223 , inserito nel corso
dell'esame al Senato, sostituendo il comma 2bis dell'articolo 2 del decreto legge 24/20133, prevede che il
Comitato interministeriale per la programmazione economica , in attuazione dell'articolo 1, comma 34 della
legge 662/19964, vincola - su proposta del ministro della Salute, di concerto con il ministro dell'Economia e
delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni - una quota del Fondo sanitario nazionale ,
per un importo fino a 1 milione di euro per l'anno 2017 e fino a 2 milioni di euro per l'anno 2018 , per lo
svolgimento della sperimentazione clinica di fase II basata sul trapianto di cellule staminali cerebrali umane
in pazienti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica . n Articolo 1, comma 227 (Contributo Associazione
nazionale Privi della vista) Il comma 227 , inserito nel corso dell'esame al Senato, sostituendo il comma
466 della legge 244/2007 (Legge finanziaria 2008), stabilisce le modalità di riparto del contributo annuo
dello Stato all'Unione italiana ciechi, di cui alla legge 379/19938, avente, nella normativa fino a ora vigente,
il vincolo di destinazione a specifici enti formativi. n Articolo 1, commi 289304 (Piani di rientro e
riqualificazione degli enti del Servizio sanitario nazionale) I commi 289-304 concernono la pubblicazione dei
bilanci di esercizio degli enti del Servizio sanitario nazionale e l'attivazione, da parte dei medesimi enti, di
un sistema di monitoraggio delle attività assistenziali e della loro qualità (commi 290 e 291) , introducono
l'obbligo di adozione e di attuazione di un piano di rientro per le aziende ospedaliere od
ospedaliere-universitarie e gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici che presentino un
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IL TESTO DELLA STABILITÀ LICENZIATO DAL SENATO
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determinato disavanzo o un mancato rispetto dei parametri relativi a volumi, qualità ed esiti delle cure
(commi da 292 a 302) e prevedono un'estensione dell'istituto del piano di rientro, a decorrere dal 2017, alle
aziende sanitarie locali e ai relativi presìdi ospedalieri (commi 303 e 304). n Articolo 1, commi 305 e 306
(Aziende sanitarie uniche) I commi 305 e 306 prevedono che in alcune Regioni si possano costituire
aziende sanitarie uniche , risultanti dall'incorporazione delle aziende ospedaliere-universitarie nelle aziende
sanitarie locali. Al riguardo, si fa riferimento alle Regioni che, nel biennio 2014-2015, abbiano riorganizzato il
proprio Servizio sanitario regionale, o ne abbiano avviato la riorganizzazione, attraverso processi di
accorpamento delle aziende sanitarie preesistenti. Sono in ogni caso escluse le regioni sottoposte a piani di
rientro dal disavanzo sanitario. Il Senato ha escluso le province autonome di Trento e di Bolzano
dall'àmbito dei commi in esame. n Articolo 1, commi 307311 (Disposizioni in materia di acquisizione di beni
e servizi da parte degli enti del Servizio sanitario nazionale) I commi da 307 a 311 riguardano i contratti di
acquisti di beni e servizi , relativamente alle categorie merceologiche del settore sanitario , le unità
organizzative di valutazione delle tecnologie e la valutazione multidimensionale dei dispositivi medici. I
commi 307 e 308 prevedono che, per gli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, i contratti di
acquisti di beni e servizi, relativamente alle categorie merceologiche del settore sanitario, siano stipulati
tramite la Consip Spa o la centrale regionale di committenza ovvero (qualora quest'ultima non sia
disponibile o operativa) tramite un'altra centrale di committenza (individuata dalla medesima centrale
regionale di riferimento). Il comma 308 specifica che la violazione degli adempimenti stabiliti dal medesimo
comma (relativo alla summenzionata ipotesi di ricorso a un'altra centrale di committenza) costituisce illecito
disciplinare ed è causa di responsabilità per danno erariale. Il comma 309 dispone che i singoli contratti,
relativi alle categorie merceologiche del settore sanitario individuate dal suddetto decreto, in essere alla
data di entrata in vigore della presente legge, non possano essere prorogati oltre la data di attivazione del
contratto aggiudicato dalla Consip Spa o dalla centrale di committenza. Le proroghe definite in violazione di
tale divieto sono nulle e costitui- scono illecito disciplinare e causa di responsabilità amministrativa.
Occorrerebbe valutare se sia opportuno che il comma 309 faccia riferimento anche alle ipotesi di contratti
stipulati dopo la data di entrata in vigore della presente legge e prima dell'individuazione della relativa
categoria merceologica del settore sanitario. Ai sensi del comma 310 , entro 30 giorni dall'entrata in vigore
della presente legge, le regioni adottano provvedimenti intesi a garantire che gli enti e aziende del Servizio
sanitario nazionale non istituiscano unità organizzative di valutazione delle tecnologie ovvero sopprimano
quelle esistenti, ricorrendo a strutture di valutazione istituite a livello regionale o nazionale. Il Senato ha
escluso dall'àmbito del presente comma le province autonome di Trento e Bolzano. Il comma 311 demanda
alla cabina di regia (istituita con Dm 12 marzo 2015) in materia di Hta dei dispositivi medici lo svolgimento
di alcune funzioni in materia di valutazione multidimensionale dei dispositivi medici nonché di promozione
dell'impiego degli esiti delle medesime valutazioni da parte delle Regioni e delle aziende sanitarie, per le
relative decisioni sull'adozione dei dispositivi o sul disinvestimento. n Articolo 1, commi 312324
(Aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza sanitaria) I commi da 312 a 323 concernono la revisione
dei livelli essenziali di assistenza sanitaria . In merito, si prevede un i ncremento di spesa non superiore a
800 milioni di euro annui per la prima revisione, si definiscono nuove norme procedurali, anche a regime, e
si istituisce una Commissione nazionale per l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza e la
promozione dell'appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale. Le novelle di cui al successivo comma 324
modificano la composizione del Comitato tecnico-sanitario del ministero della Salute (Comitato che ha
assorbito alcuni organi collegiali e organismi del suddetto ministero, tra cui la previgente Commissione
nazionale per la definizione e l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza). Il comma 312 prevede
che la revisione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria (i quali individuano le prestazioni ed i servizi che
devono essere garantiti dal Servizio sanitario nazionale, gratuitamente o con partecipazione della spesa a
carico dell'assistito) determini un incremento di spesa non superiore a 800 milioni di euro annui e pone il
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termine, per la medesima revisione, di 60 giorni (decorrenti dall'entrata in vigore della presente legge). Ai
sensi del comma 314 , per il 2016, l'erogazione di una quota, pari a 800 milioni di euro, della quota
indistinta del fabbisogno sanitario nazionale standard (cioè, della quota non vincolata al perseguimento di
specifici obiettivi di carattere prioritario) è subordinata all'adozione del provvedimento di revisione . La
relazione tecnica allegata al presente disegno di legge osserva che tale disposizione è intesa a "rendere
stringente" il processo di aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza. Il comma 323 pone, come
accennato, una novella di coordinamento, relativa alla procedura di individuazione di prestazioni da
espungere, eventualmente, dall'àmbito dei livelli essenziali di assistenza sanitaria. n Articolo 1, comma 325
(Livello di finanziamento del Ssn) Il comma 325, non modificato dal Senato , ridetermina in riduzione il
fabbisogno sanitario nazionale standard per il 2016, fissandolo in 111.000 milioni di euro. Il livello del
finanziamento del Ssn cui concorre lo Stato, precedentemente stabilito dalla legge di stabilità 2015 (commi
167 e 556 legge 190/2014) e dal decreto legge enti territoriali (articolo 9septies Dl 78/2015), era stato infatti
fissato in 113.097 milioni di euro. Non sono conteggiati, ai fini degli effetti di risparmio, gli effetti della
rideterminazione delle risorse delle autonomie speciali nel perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica.
n Articolo 1, commi 326 e 327 (Farmaci e trattamenti innovativi) I commi in esame, inseriti al Senato ,
recano nuove disposizioni relative alla somministrazione dei farmaci innovativi e al loro accesso in una
prospettiva di sostenibilità di sistema e di programmazione delle cure. Il comma 326 chiarisce che le risorse
costituenti la dotazione del Fondo per il rimborso alle regioni per l'acquisto di medicinali innovativi, pari a
500 milioni per ciascuno degli anni 2015 e 2016 (il 90% di tali risorse è a valere sulle risorse del Fondo
sanitario nazionale), non vengono calcolate ai fini del raggiungimento del tetto vigente della spesa
farmaceutica territoriale. Il comma 327 prevede che il ministero della Salute, sentita l'Agenzia italiana del
Farmaco (Aifa) e d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, adotti, ogni anno, un programma strategico in
materia di trattamenti innovativi, che definisca tra l'altro le priorità di intervento, le condizioni di accesso ai
trattamenti, i parametri di rimborsabilità, le previsioni di spesa, gli schemi di prezzo, gli strumenti di garanzia
e trasparenza, le modalità di monitoraggio e la valutazione degli interventi medesimi. n Articolo 1, commi
328330 (Revisione uso medicinali) I commi da 328 a 330, inseriti al Senato , istituiscono, nello stato di
previsione del ministero della Salute, il Fondo per finanziare la prima applicazione, da parte delle farmacie,
del servizio di revisione dell'uso dei medicinali (Medicine use review), finalizzato, in via sperimentale, ad
assicurare l'aderenza farmacologica alle terapie dei pazienti affetti da asma. Il Fondo è assegnato alle
regioni e alle province autonome in proporzione alla popolazione residente ed è destinato in via esclusiva e
diretta a finanziare la remunerazione del servizio reso dal farmacista. Al Fondo è assegnato uno
stanziamento di euro 1 milione per il 2016. Tali risorse sono reperite riducendo di pari importo l'incremento,
stabilito dal comma 369, del provvedimento in esame, del Fondo per interventi strutturali di politica
economica. n Articolo 1, commi 331332 (Fondo "Progetto genomi Italia") I commi 331-332 , inseriti nel corso
dell'esame al Senato, istituiscono presso il ministero della Salute il Fondo "progetto genomi Italia", con la
dotazione di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018. Il Fondo è istituito allo scopo di
creare nel nostro Paese un'infrastruttura dedicata a un progetto nazionale di genomica applicata alla sanità
pubblica, denominato "Progetto genomi Italia", diretto all'attuazione di un piano nazionale di
implementazione medico-sanitaria delle conoscenze e tecnologie in materia di genoma (con particolare
riferimento al genoma della popolazione italiana). n Articolo 1, commi 403 e 404 (Interventi in materia di
spesa farmaceutica) I commi 403 e 404 - inseriti al Senato - riproducono il disposto dell'articolo 2 del
decreto-legge 13 novembre 2015, n. 179, Disposizioni urgenti in materia di contabilità e di concorso
all'equilibrio della finanza pubblica delle Regioni, decreto ancora in fase di conversione alle Camere e di cui
il successivo comma 406 propone l'abrogazione, con connessa norma di salvezza degli effetti. Si
rammenta che le misure ora descritte sono state rese necessarie dall'annullamento, da parte del Tar Lazio,
delle
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Giulia Grillo e la salute a 5 stelle: «Vogliamo un Ssn fortissimo»
Chiediamo massima chiarezza e trasparenza sui farmaci e certezza su assunzioni e orari dei medici,
mentre il testo sul rischio professionale andrebbe riscritto
Un servizio pubblico «fortissimo» e un privato «residuale e funzionale» mettendo mano agli accreditamenti.
La legge sul risk che lede i diritti dei cittadini e non tutela i medici. «Massima e assoluta trasparenza» sul
settore farmaceutico. Piccola deroga sugli orari ma solo a fronte di un «atto certo» del Governo sulle nuove
assunzioni. E naturalmente lotta a sprechi e corruzione, va da sé. Il sogno sanitario in casa 5Stelle lo
illustra Giulia Grillo, 40 anni, catanese, medico legale. Battagliera capogruppo dei grillini in commissione
Affari sociali della Camera. Onorevole Grillo, ma sono davvero così pochi 111 mld al Ssn per il 2016? Sono
pochissimi, anche in rapporto al Pil. Lo riconosce anche la Corte dei conti. M5S non ha mai nascosto che
tra sprechi e corruzione si può ben risparmiare. Certo, si può risparmiare. Nel 2015 i danni erariali per
attività corruttiva e illeciti accertati sono stati di 700-800 mln. Si dovrebbe trovare anche un modo per
recuperarli, peraltro, per non mandarli in fumo. C'è molto da fare, è chiaro. Cantone in Sicilia in
commissione Antimafia ha appena denunciato che molti appalti sono stati dati con procedura negoziata. E
la sanità si distingue sempre, come dimostrato da Anac e Agenas con il loro piano anticorruzione in sanità.
Un bel lavoro: peccato non sia legge, ma un atto di indirizzo non operativo. Che non fa paura a nessuno...
Crede che le misure della manovra produrranno risparmi? Intanto va ricordato che la ricontrattazione dei
prezzi del "decreto enti locali" di agosto, ha dimostrato di essere insufficiente a poter ridurre la spesa con
efficienza. Mentre rispetto alla corruzione è positivo l'aspetto dei piani di rientro delle aziende sanitarie in
deficit anche con le prestazioni. Ma sugli appalti siamo ancora molto lontani da quel serio controllo che
servirebbe. È lì che si deve agire subito, perché ci sono grandi margini di risparmio ogni anno. Non solo per
gli acquisti, anche per la gestione delle liste d'attesa e delle truffe sull'intramoenia. Altro aspetto aperto
sono i rimborsi alle case di cura accreditate, anche alla luce dei nuovi standard. Sull'accreditamento serve
attenzione, anche pensando a revoche. Ma la politica ne avrà la forza? Intanto la manovra potrebbe
assorbire le nuove regole sulla responsabilità professionale della commissione Affari sociali. Lei, anche
come medico, che ne pensa? Il mio giudizio sul "testo Gelli", non è buono. A parte l'articolo sul risk
manager - una nostra proposta, l'unica che ci piace - quel testo lede i diritti dei cittadini e non tutela i
medici. Perché va a colpire sul diritto penale: prevede la punibilità del medico solo per dolo o colpa grave.
Ma già sappiamo che molti medici sottoposti a procedimenti penali raramente vengono condannati. Detta
da un medico... Già. Ma il vero problema per i medici è il civile. Succede che sul civile il Governo ha deciso
di usare l'articolo 2043 solo per i medici e di attivare il 1218 per la responsabilità contrattuale per le
strutture. Quindi rimangono 5 anni di prescrizione per fare una causa a un privato e 10 anni per farla a una
struttura. Il punto è che secondo noi è assurdo il meccanismo dell'azione di rivalsa: secondo quel testo
l'assicurazione può esercitarla quando l'assicurato, cioè il medico, avrebbe avuto contrattualmente diritto di
rifiutare o ridurre la propria prestazione. E poi c'è l'azione di rivalsa della struttura sanitaria, che può
avvenire anche in sede extragiudiziale. È assurdo e grave. Senza dire che nulla viene fatto rispetto al costo
delle polizze, che arrivano anche a 30mila euro all'anno. Così si riduce la possibilità per i cittadini e si
lasciano i medici sguarniti davanti alle azioni di rivalsa. C'è da dire che crescono gli stuoli di avvocati pronti
a fare cause temerarie. Non c'è dubbio. Gli avvocati dovrebbero rivedere certe scelte deontologiche...
Aggiungo che manca un risarcimento standardizzato per tutte quelle accuse non riconducibili a errore
medico e incidenti. C'è stato un tentativo di farlo con la prima bozza del testo, poi è scomparso tutto. Che
fare per parare il colpo degli orari "modello Ue"? Le 4mila assunzioni sono una strada giusta? Teme che
degeneri situazione in ospedale? La situazione è già degenerata. Certo, le assunzioni sono una strada da
percorrere, peccato che doveva essere percorsa già un anno fa. E ora c'è questa legge europea da
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L'INTERVISTA
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SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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applicare, pena pesanti infrazioni. La malattia non ha orari, però. Che fare? È vero. A fronte di un atto certo
del Governo sulle assunzioni si può pensare a una mini proroga di pochi mesi. Sarebbe il danno minore.
Ma, ripeto, se c'è un atto certo da parte del Governo. Anche M5S non nega compromessi... Sono sicura
che molti medici per il loro senso di missione, lo capirebbero. Perché ce l'avete col settore pharma? Non è
così. In realtà ci rendiamo conto che è un aspetto fondamentale e che vale decine di miliardi. E per questo
serve una dinamica globale di efficienza e di trasparenza. Noi vediamo nell'Aifa una situazione di opacità. E
di passi falsi come per la spesa farmaceutica ospedaliera e i ripiani. Poi c'è l'aspetto dei farmaci innovativi.
Su questi ultimi abbiamo presentato un esposto all'Antitrust perché sui medicinali contro l'epatite C, pur non
avendo potuto vedere il contratto stipulato da Aifa, col passaggio dal pay back alle note di credito si può
ravvisare la lesione della concorrenza. Ma attenzione: i farmaci innovativi non sono solo quelli contro
l'epatite C. Ce ne sono altri importantissimi e costosissimi. È una sfida aperta per la sostenibilità. Gli ultimi
accadimenti in Aifa possono creare problemi al sistema-pharma? Quei fatti mettono tutti in grande
imbarazzo. Prima di tutto il Governo. Servono massima chiarezza e trasparenza assoluta. Dove sta
andando la sanità pubblica? Sta accadendo che la sanità privata aumenta la sua offerta a costi sempre più
concorrenziali. A mio avviso la sanità privata svincolata da un contesto di organizzazione di offerta, non può
riuscire a tutelare il diritto alla salute. Assistiamo a un fiorire di strutture private a cui i cittadini si rivolgono
senza alcuna supervisione del pubblico e a una organicità di contesto. Da una parte rischiamo di ridurre
l'universalità, dall'altra di non assicurare chi ha bisogno. E poi di dare spazio a forme integrative che non
sempre sono adeguate a tutelare i diritti della popolazione. Riassumo: propone un servizio pubblico
fortissimo e un privato residuale... Assolutamente. Residuale e funzionale. Ma non può far chiudere i privati.
Rispetto all'accreditamento però si può lavorare. Per garantire il diritto alla salute serve una scelta politica.
Quella del Governo secondo noi depaupera il servizio pubblico. (r.tu. )
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Bimbi, ecco la rete d'urgenza
Formazione e competenze ad hoc per gravità - Pediatri di base arruolati
Definire ruoli e competenze, stabilire collegamenti, razionalizzare l'impiego delle risorse, arruolare tutti i
professionisti che, tra ospedale e territorio, possano dare il proprio contributo a una mappa appropriata
dell'assistenza. Le premesse: formazione à gogo e monitoraggio attento dei processi. La rete
dell'emergenza-urgenza in pediatria messa a punto dal tavolo Agenas, ministero della Salute, Regioni - che
qui siamo in grado di anticipare - è ormai definita. Pronta per il via libera che, insieme all'emanazione delle
"Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza
degli interventi assistenziali in area pediatricoadolescenziale", porterà a riscrivere perimetro e contenuti
delle cure al bambino. La mappa, sintetizzata nella tabella in pagina, si basa sull'assunto che «Il paziente
pediatrico al pari dell'adulto ha il diritto di godere del miglior stato di salute possibile e di avere accesso alle
cure sanitarie più appropriate ai bisogni di salute nell'ambito di una "specificità pediatrica"». Da qui la
necessità di fornire uno strumento tecnico alle Regioni, per «migliorare e monitorare l'organizzazione».
Oggi la cifra che salta agli occhi è infatti l'estrema variabilità dell'offerta e delle risposte. Accomunate tutte
da un elevato e spesso inappropriato tasso di ricorso al Pronto soccorso, a fronte di una mancata azione di
filtro da parte dei pediatri di libera scelta e di un sistema di emergenza territoriale 118 ancora suscettibile di
miglioramento, di una distribuzione non uniforme dei Dea pediatrici di riferimento, di ruoli e competenze
spesso non chiari nell'organizzazione del trasporto pediatrico e neonatale. Non solo: «Sono carenti - si
legge ancora nella bozza messa a punto dal tavolo di lavoro coordinato da Agenas - i sistemi di
monitoraggio in tempo reale dei posti letto nelle terapie intensive», mentre «non sono infine sempre previsti
specifici programmi formativi dedicati al personale coinvolto nell'emergenza-urgenza pediatrica a garanzia
delle competenze necessarie su soggetti in età evolutiva». Ce n'era abbastanza per rivedere l'intero
pianeta dell'emergenza-bimbi, arruolando in forze tutto il personale utile, compresi i pediatri di libera scelta:
nel documento si prevedono impegno h12 delle Aggregazioni di categoria e programmi formativi, tali da far
fronte a disagio sociale, gestione delle patologie croniche, disabilità, disturbi dello sviluppo e promozione di
stili di vita salutari. Nodo fondamentale della rete - in cui non potrà mancare attenzione al comfort e
all'umanizzazione delle cure - sono la terapia intensiva (negli hub pediatrici di II livello o in un bacino di
almeno 2 milioni di abitanti) e semintensiva (posti letto negli ospedali sedi di Dea di II livello o nei Dea di II
livello pediatrico). Mentre l'Obi diventa la regola in tutte le strutture ospedaliere pediatriche: andrà
organizzata «con un'attenta valutazione delle risorse impiegate e dei risultati ottenibili in termini di riduzione
dei tassi di ospedalizzazione, di razionalizzazione dei percorsi assistenziali e di contenimento della spesa».
Barbara Gobbi L'organizzazione delle cure Il territorio. Il sistema d'emergenza territoriale 118 provvede
all'attività di soccorso primario con le procedure e i mezzi di soccorso ordinari e con protocolli specifici per
fascia d'età pediatrica. Il personale deve avere ricevuto formazione ad hoc in pediatria. Tutti i mezzi di
soccorso devono essere dotati di dispositivi e farmaci adatti all'intervento pediatrico e in linea con i
protocolli e standard condivisi tra 118, Dea e terapie intensive pediatriche. Il trasferimento del paziente
deve avvenire verso centri della rete ospedaliera pediatrica, ma nel caso non fosse possibile per motivi
clinici o organizzativi, la sede ospedaliera di primo soccorso dev'essere in grado di effettuare la
stabilizzazione primaria del paziente per un successivo trasporto secondario definitivo (centralizzazione
secondaria) secondo protocolli strutturati e condivisi. Ogni Regione deve disporre di un programma
finalizzato alla riduzione degli accessi pediatrici in Ps che preveda un'azione-filtro dei pediatri di famiglia,
impegnati nelle aggregazioni (una postazione va prevista nei distretti) con turni diurni h12 e, a rotazione,
nei festivi e prefestivi I presidi ospedalieri di base (80.000-150.000 ab.). Devono essere in grado di
assicurare il primo intervento, la stabilizzazione e l'eventuale trasferimento del minore al Dea di riferimento
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Nel documento del tavolo tecnico Agenas-ministero-Regioni le strategie d'emergenza
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per patologia. Medici e infermieri devono avere competenze specifiche nella gestione delle emergenze
urgenze pediatriche, incluse quelle psichiatriche, acquisite con training da protocollo. Stretta la
collaborazione anche telematica con l'Uo di pediatria di area, per la valutazione dei casi. Per pazienti in
condizioni più critiche va coinvolta la Uo di Anestesia e rianimazione, i cui operatori devono essere formati.
Va prevista la dotazione standard di apparecchiature e presidi idonei per fasce d'età con personale formato
Ospedali sede di Dea di I livello (150.000-300.000 ab.). I medici della Uo pediatrica si devono far carico h24
di tutti i soggetti in età evolutiva che si presentano in pronto soccorso, attuando di fatto un servizio di Ps
funzionale, in integrazione interdisciplinare con tutte le altre Uo. In alternativa a spazi dedicati presso il Ps
(con triage pediatrico in mano a infermieri formati ad hoc anche su emergenze psichiatriche e rianimazione
cardio-polmonare di base), va comunque previsto un percorso protetto indirizzato verso l'Uo pediatrica.
Anche gli anestesisti rianimatori devono avere specifiche competenze in ambito pediatrico. Se necessario,
dopo la stabilizzazione il paziente va comunque indirizzato nella struttura pediatrica più idonea. Per pazienti
particolarmente critici va instaurato un collegamento funzionale con il Dea di II livello di riferimento,
condividendone i protocolli diagnostico-assistenziali anche per quanto riguarda l'eventuale trasferimento.
Vanno previste l'Obi pediatrica fino a 24-36 ore e la dimissione protetta in stretta collaborazione con i Pls
Ospedali sede di Dea di II livello . Sono indicati dalle Regioni nell'ambito dell'assetto organizzativo che
individua l'hub pediatrico. All'interno del Dea il Ps pediatrico deve avere autonomia funzionale e operativa. Il
pediatra, presente h24, deve poter sempre intervenire nella prima valutazione del paziente, garantire e
gestire le multidisciplinarietà e il coordinamento degli interventi con protocolli condivisi; devono inoltre
essere presenti infermieri pediatrici, ovvero infermieri con documentata formazione sull'urgenza-emergenza
pediatrica. Va individuato un settore perfettamente attrezzato del Ps con triage pediatrico, con percorso
diverso da quello degli adulti, ambulatori di visita e area Obi dedicati e di isolamento. Se il Dea è anche
sede di trauma center, il trauma team deve assumere anche competenze pediatriche. Se manca l'Unità di
terapia intensiva pediatrica, al minore va garantito il trasferimento in un ospedale con Dea pediatrico di II
livello, anche extra regionale Ospedali pediatrici (Dea di II livello pediatrico). Devono avere una
caratterizzazione polispecialistica per l'infanzia e l'adolescenza e Dea pediatrico con le funzioni già
espresse per i Dea di II livello pediatrico oltre alle alte specialità e sub specialità di ambito pediatrico. Le
Regioni dotate di questi presidi definiscono il loro assetto organizzativo per l'emergenza-urgenza pediatrica
basando su di essi la loro funzione di hub e ridefinendo le competenze pediatriche negli altri Dea dell'area
in modo funzionale al miglior impiego di risorse. L'hub coordina anche il trasporto neonatale se la struttura
è anche sede di punto nascita e Tin (punto nascita di II livello) e del trasporto pediatrico assistito, con
protocolli operativi concordati con il sistema territoriale 118 gli altri presidi regionali Trauma Center
pediatrico . Le aree di afferenza per i Centri traumi di alta specializzazione (Cts) con pediatric committment
sono definite sulla base dell'aggregazione di aree identificate per la rete del trauma grave dell'adulto. Il
trauma team del Cts con pediatric committment deve avere le figure pediatriche delle specialità di
riferimento: perciò è raccomandato il trasferimento per traumi gravi presso Dea di II livello pediatrico. Il
coesistere di eliporto/elisuperficie con delle competenze traumatologiche, con quelle pediatriche, consente
il trattamento di tutta la traumatologia maggiore in età infantile
Terremoto in Aifa, Pecorelli nella bufera
I compensi extra al dg Luca Pani Mercoledì 2 dicembre era stato lo stesso Sergio Pecorelli, presidente
sospeso dell'Agenzia del farmaco, a comunicare che il comitato interno dell'Aifa aveva confermato
l'esistenza a suo carico di un conflitto d'interessi e che il dossier a quel punto completo sarebbe stato
trasmesso alla ministra Beatrice Lorenzin per le decisioni del caso. Intanto la Procura della Repubblica di
Roma guidata da Giuseppe Pignatone apriva un fascicolo sul caso. E giovedì l'Università di Brescia, rettore
lo stesso Pecorelli, finiva sotto la lente della locale Procura per un concorso ad hoc con una vincitrice
prestabilita proveniente dall'Aifa. Risultato: Pecorelli indagato anche a Brescia. È con questo quadro
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davanti che venerdì (mentre chiudiamo queste pagine) Lorenzin ha preso la sua decisione sulla
defenestrazione del professore presidente. Mentre incombeva anche un altro caso: i compensi extra, per
incarichi all'Ema, al dg Luca Pani. Caso aperto, tutto da studiare, ma non di sicuro al livello di quello dell'ex
presidente. Tutto questo mentre si scatena, appunto, la bufera Aifa, ampiamente anticipata da queste
pagine e da Sanità24. E con la bufera si aprono tanti interrogativi, incluso il rischio di un rallentamento
dell'attività di un organismo fondamentale per il mondo del pharma, per il Ssn, per i conti pubblici. E per gli
italiani. Con la sensazione sgradevole, e, se fosse vera, preoccupante, che in Aifa si stia consumando una
notte dei lunghi coltelli. Preoccupante, e che come tale richiede la massima trasparenza. Altro che la moglie
di Cesare. La storia è nota. Un presidente sospeso e un direttore generale a cui si chiedono indietro
700mila euro. Pecorelli, accusato dalla commissione interna (condotta dal dg) dell'Aifa di conflitto
d'interessi. Pani accusato a sua volta dai revisori dei conti sempre dell'Aifa. Due storie assolutamente
diverse, si badi. Ma per Aifa è comunque bufera. Anche perché opera a un tavolo che vale in tutto, extra
farmaco incluso, 30-32 mld. Che non sono esattamente briciole. L'affaire-Pani ha altri connotati. Al dg i
revisori dei conti dell'Aifa hanno contestato di aver percepito illegittimamente, e dunque chiesto di restituire,
700mila euro in più in questi anni oltre il tetto di 240mila euro del suo contratto come manager pubblico. La
somma fa riferimento ai compensi percepiti dal dg dell'Aifa per il suo ruolo in Ema, come membro
dell'organismo tecnico-scientifico che valuta l'immissione in commercio dei medicinali, e del management
board dell'Ema stessa. Incarico extra contratto, ben retribuito a quanto pare. Che ha fatto scattare tra i
revisori dei conti l'accusa di contributo illegittimo. Niente a che fare con un conflitto d'interessi, insomma,
ma pur sempre un fatto da affrontare di petto. Fatti noti da tempo nell'ambiente Aifa e non solo, ma che in
Aifa non erano mai stati affrontati in precedenza con alcun odg in Cda (presieduto da Pecorelli) pure
chiesto da qualcuno, ma che ora, dopo il caso Pecorelli, sono riesplosi. Illegittimità, va detto, che va
interamente provata. Come si pensa adesso di fare definitivamente. Senza lasciare più veli o qualcosa in
sospeso, si auspica per il bene e la buona reputazione di tutti. Il regolamento Aifa del 2014, va detto,
prevede che «il rapporto di lavoro del dg è esclusivo e comporta il divieto di svolgere altre attività
professionali pubbliche e private, anche occasionali». Tutto insomma si gioca sull'interpretazione della
norma che l'Aifa s'è data e che Pani ha voluto. Intanto il mondo del pharma si agita per tanti altri problemi.
Creando imbarazzi anche alle imprese che debbono programmare attività e investimenti e che dunque
hanno bisogno di certezze da un'Aifa nel pieno della sua funzionalità. Fatto sta che incombono molti
accadimenti. Il caso Avastin-Lucenti su cui il Consiglio di Stato deve pronunciarsi sulla conferma o meno
della maxi multa comminata dall'Antitrust a Roche e Novartis. Poi la vicenda della trasformazione - decisa
da Aifa da pay back in note di credito per i rimborsi dovuti alle Asl per i farmaci Harvoni e Sovaldi antiepatite C, della Gilead. Vicenda che i grillini hanno segnalato all'Antitrust e all'anticorruzione. Per non dire
degli aspetti legislativi in cammino: la governance Aifa su tetti e pay back, i finanziamenti all'innovazione
farmaceutica in manovra. (r.tu.)
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Ernesto Diffidenti
«Ciò a cui stiamo assistendo è una vera e propria trasformazione del paradigma culturale della
vaccinazione, in cui la dimensione della obbligatorietà risulta ampiamente ridimensionata». Nel consueto
rapporto annuale il Censis analizza anche i dati sulle vaccinazioni. La copertura « rimane elevata», ma i
dati del ministero della Salute rivelano una lenta ma costante diminuzione negli ultimi anni, sia
relativamente alle vaccinazioni obbligatorie in età pediatrica che a quelle raccomandate. Per il Censis una
copertura al di sotto del 95%, già presente in non poche regioni, «viene già considerata a rischio rispetto
all'efficacia della immunizzazione su tutta la popolazione, quell'"immunità di gregge" che garantisce effetti di
protezione dalla malattia». Alcune ricerche realizzate dal Censis nel 2014 e nel 2015 interpellando
direttamente genitori italiani fino a 55 anni con figli da 0 a 15 anni (arco temporale a cui fanno riferimento i
principali calendari di vaccinazione) mettono in luce che il livello di informazione sulle vaccinazioni mostrato
dai genitori appare solo apparentemente elevato. «Si tratta di una informazione superficiale e incerta sottolinea il rapporto - che gli stessi genitori non sempre giudicano soddisfacente e che è per di più
soggetta a una certa variabilità di tipo territoriale (il 30,4% avrebbe voluto saperne di più e la quota sfiora il
40% al Sud)». Nonostante i genitori siano nella più larga percentuale informati sulle vaccinazioni dai loro
pediatri (54,8%), per il Censis «l'accesso alle informazioni attraverso le potenzialità infinite della rete
rappresenta uno degli elementi in grado di impattare in modo più dirompente sui nuovi atteggiamenti
culturali nei confronti della vaccinazione, dal momento che i genitori tendono a cercare informazioni sul web
per decidere se vaccinare o meno i figli (lo fa il 42,8% dei genitori internauti) e in quasi la metà dei casi si
trovano a leggere sui social network articoli sulla vaccinazione». Si tratta di informazioni sui vaccini
differenziate in base al canale utilizzato in rete: quelle rintracciate su siti istituzionali e scientifici sono infatti
giudicate maggiormente come positive, mentre rispetto a quelle presenti su social network, forum e blog il
campione si divide, con il 40% che ammette che sono negative e il 38% positive. Nei fatti, quasi l'80%
ammette di aver trovato informazioni di tipo negativo navigando in internet. Anche il livello di fiducia dei
genitori nelle vaccinazioni appare abbastanza articolato. «A fronte della quota più elevata (35,7%) che ha
una posizione apertamente favorevole alle vaccinazioni (pensa che siano utili e sicure) sottolinea il rapporto
- una percentuale di poco inferiore (32,3%) si esprime a favore solo di quelle obbligatorie e gratuite, dando
un peso importante alla garanzia fornita dal Ssn; è ristretta la minoranza di chi esprime decisamente una
posizione contraria, mentre un genitore su quattro afferma di decidere di volta in volta». Far parte di un
forum di genitori che parlano di vaccinazione inserendo una domanda Far parte di un forum di genitori che
parlano di vaccinazione rispondendo a una domanda Modalità di utilizzo di internet rispetto alla
vaccinazione (valore %) Leggere sui social network un articolo relativo alla vaccinazione Cercare su
internet informazioni relative alla vaccinazione per decidere se vaccinare o meno suo figlio Decidere di
vaccinare suo figlio sulla base delle informazioni reperite su internet Decidere di non vaccinare suo figlio
sulla base delle informazioni reperite su internet Discutere sui social network di un episodio relativo alla
vaccinazione 7,4
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Vaccini: l'informazione in rete accresce la diffidenza
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Se la salute va a due velocità
E le code fanno lievitare la spesa privata (+10,4% tra il 2007 e il 2014)
Un Ssn indebolito, che rischia a breve di poter offrire solo un'assitenza a metà. Tra erosione progressiva
della spesa pubblica (-2,2% tra il 2010 e il 2014) e delle performance, liste d'attesa senza scampo e un
senso di «insicurezza della salute» che inizia a diffondersi tra le famiglie, «ormai convinte che la sanità non
possa dare tutto a tutti e a caccia di soluzioni». È il quadro della nuova offerta sanitaria che il Censis ha
tratteggiato nel 49° Rapporto sulla situazione sociale del Paese, diffuso a Roma alla sede del Cnel. Un
bilancio complessivamente amaro per un Paese a «bassa consistenza» e con «scarsa autopropulsione». E
il sapore non cambia quando si passa ad analizzare quel che resta del welfare made in Italy. Tra costi e
tempi d'attesa, in sanità la conseguenza è duplice. Da un lato, con un Ssn meno protettivo, aumentano i
pazienti che per evitare le code infinite ricorrono a cure private pagando di tasca propria: la spesa sanitaria
privata tra il 2007 e il 2014 è infatti passata da 29,6 miliardi a 32,7 miliardi (+10,4%). Ma aumentano anche
i cittadini che rinunciano o rinviano le prestazioni perché impossibilitati a sostenere una spesa che risulta
evidentemente eccessiva. È così sale la percentuale di famiglie in cui nell'ultimo anno almeno un membro
ha dovuto rinunciare del tutto o rimandare prestazioni sanitarie: il 41,7%. Una media tra il 21,4% delle
famiglie con redditi più alti e il 66,7% di quelle che dichiarano redditi più bassi. Processi non neutrali «in cui
vincono i ceti forti economicamente e/o come capacità culturale e/o come abilità operativa di combinare
soluzioni tra pubblico e privato». La coperta del Ssn diventa sempre più stretta e sottile. Gap e
disuguaglianze si approfondiscono. Se per il 42,7% dei cittadini la sanità sta peggiorando, la stessa quota
sale al 64% al Sud. E se il 55,5% considera inadeguato il proprio Ssr, la percentuale sale addirittura
all'82,8% nel Meridione. Un calo di fiducia che si riflette anche sul livello di corruzione percepito: la sanità è
vista infatti come un settore particolarmente esposto e il 44% degli italiani ritiene che tangenti e abusi di
potere siano un malcostume diffuso (il dato Ue è al 33%). Dalle attività della Guardia di Finanza sulle
modalità di impiego e utilizzo delle risorse pubbliche risulta che nell'anno 2014 e nei primi sei mesi del 2015
è stato accertato un danno per l'erario pari a oltre 5,7 miliardi di euro; di questi, i danni erariali in materia
sanitaria assommano a 806.241.000 euro, pari al 14,1% del totale. Il costo sommerso, che condiziona e
pesa come un macigno sulle scelte dei cittadini, sono i tempi di attesa. Tra pubblico e privato di fatto non
c'è gara. Per una colonscopia senza biopsia si passa da 87,4 giorni nel pubblico a 7,8 nel privato
(differenziale di 79,6 giorni). Per un'ecografia all'addome si passa da 79,5 giorni di attesa ai 5,5 giorni del
privato a tariffa piena. In altre parole, chi può paga e si cura, chi non può aspetta e rischia di pagare un
prezzo ben più elevato in termini di salute. Tra le persone che hanno effettuato visite specialistiche e
accertamenti, rispettivamente il 22,3% e il 19,4% ha dovuto attendere perché privo di alternative. Si tratta di
percentuali ridotte, «ma quando l'attesa c'è stata - spiega il Censis - è stata consistente: in media, 55,1
giorni prima di effettuare l'ultima visita specialistica segnalata e 46,1 giorni per l'accertamento
specialistico». «Attendere mediamente da poco più di un mese a quasi 2 mesi prima di effettuare una visita
o un accertamento specialistico - commenta il Rapporto - inevitabilmente rende più lunghi i tempi di
diagnosi, di presa in carico della malattia, di monitoraggio nel corso del tempo, il che può avere un impatto
non irrilevante sulle condizioni cliniche del paziente». Un'altra difficoltà sentita dai cittadini come un grave
ostacolo è la carenza di informazioni su servizi e strutture a cui rivolgersi «che non sempre si rivela
adeguata». E su questo fronte emerge il ruolo centrale dei Mmg. Il 57,3% degli italiani afferma infatti che la
responsabilità di dare informazioni circostanziate ai propri pazienti dovrebbe essere del medico di famiglia.
Mentre il 42,6% della popolazione ritiene che gli Uffici relazioni con il pubblico e gli sportelli delle Asl
dovrebbero offrire informazioni più precise. Un italiano su 5 vorrebbe anche disporre di graduatorie sui
servizi e sulla loro qualità basate sui giudizi dei pazienti. Un rapporto ancora lacunoso con la pubblica
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49° RAPPORTO CENSIS/ Nel 41,7% delle famiglie italiane qualcuno rinuncia a curarsi
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amministrazione frutto anche dei ritardi nella «transizione digitale». La sanità elettronica in effetti arranca:
basti pensare che solo il 16,7% degli utenti web ha prenotato online visite mediche e il 10,6% accertamenti
diagnostici. E risulta ancora molto limitato anche l'accesso al fascicolo sanitario elettronico (7,6%),
innovazione che nei prossimi mesi potrebbe essere destinata a una maggiore diffusione. Ma il ritardo
riguarda in generale tutta la Pa. Il numero di utenti internet che interagiscono attraverso moduli compilati
online è ancora insoddisfacente (solo il 18%), sia nel confronto con la media Ue (33%), sia perché è
cresciuto di appena un punto rispetto all'anno precedente. Contatti con la Pa solo per il 36% degli internauti
italiani, una percentuale inferiore di almeno 20 punti rispetto ai francesi (74%), ai tedeschi (60%) e agli
inglesi (56%). Insomma le cure pubbliche vacillano e l'e-health può attendere. Rosanna Magnano
Mammografia Rimasto uguale Visite specialistiche Analisi di laboratorio Realizzare graduatorie sui servizi e
la loro qualità basate sui giudizi dei pazienti Attraverso internet dovrebbero essere reperibili informazioni
precise, sicure e certificate su servizi e strutture I medici di medicina generale dovrebbero avere la
responsabilità di dare informazioni circostanziate ai pazienti e guidarli verso le strutture più adatte
Realizzare e pubblicare anche su internet indicatori e graduatorie sulla attività, la qualità e gli esiti delle
cure certificati dal ministero o da una Agenzia qualificata (rating degli ospedali migliori, dei professionisti più
bravi ecc.) Gli uffici relazioni con il pubblico (Urp) e gli sportelli delle Asl dovrebbero offrire informazioni più
precise e articolate Il totale non è uguale a 100 perché erano possibili più risposte Fonte: indagine Censis,
2014 Azioni da compiere per migliorare l'informazione sui servizi e le strutture sanitarie (valore %) Costi
delle prestazioni e tempi di attesa nel pubblico e nel privato (valore medio in euro e in giorni) Differenza %
adeguato-inadeguato 40,6 30,6 -22,8 -65,6 -11,0 Negli ultimi due anni e: Differenza % migliorato-peggiorato
-10,1 -17,8 -39,2 -59,2 -34,4 Fonte: indagine Censis, 2015 Opinioni dei cittadini su adeguatezza e andamento
della qualità del Ssr negli ultimi due anni (valore %) Visita ginecologica 30,7 103,3 72,6 38,2 5,4 -32,8 Visita
ortopedica 31,7 102,8 71,1 48,0 5,5 -42,5 Prima visita cardiologica con Ecg 41,7 108,1 66,4 58,5 5,2 -53,3
Prima visita oculistica 42,5 102,4 59,9 69,5 6,4 -63,1 Visite diagnostiche Colonscopia senza biopsia 56,0
224,2 168,2 87,4 7,8 -79,6 Ecografia addome completo 56,3 110,0 53,7 79,5 5,5 -74,0 Rm ginocchio senza
contrasto 62,7 141,7 79,0 73,9 5,2 -68,7 Emocromo completo 6,8 10,0 3,2 0,3 0,4 0,1 Colesterolemia totale
4,9 7,3 2,4 0,3 0,3 0,0 Fonte: indagine Censis, 2015 A partire dalla sua esperienza diretta e dalle
informazioni indirette da parenti, amici, conoscenti, secondo lei il Servizio sanitario della sua Regione:
Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud e Isole Italia È adeguato?
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Federfarma : sospendere le sanzioni
Massima collaborazione sul progetto 730 precompilato ma la priorità immediata è mettere in stand by le
multe perché il quadro normativo non è ancora completo e per oggettive difficoltà applicative. È questa la
posizione espressa dalla presidente di Federfarma Annarosa Racca alla Camera nel corso dell'audizione
relativa all'«Indagine conoscitiva sull'anagrafe tributaria nella prospettiva di una razionalizzazione delle
banche dati pubbliche in materia economica e finanziaria». Federfarma chiede quindi di «differire l'entrata
in vigore delle sanzioni - si legge nel testo dell'audizione - per le violazioni degli obblighi di comunicazione
al Sistema Tessera Sanitaria, avvenuta a opera del Dlgs 158/2015, la cui entrata in vigore è stata anticipata
al prossimo 1° gennaio 2016 dal Ddl di Stabilità». Perché mancano ancora le disposizioni attuative e
interpretative da parte dell'Agenzia delle Entrate ma anche per l'impossibilità per le farmacie stesse,
«nonostante la piena collaborazione prestata», di assicurare la trasmissione dei dati di spesa relativi al
2015. La normativa è vaga. Il Dlgs 175/2014 introduceva infatti «un generico obbligo per le farmacie e per
gli altri operatori sanitari, di inviare i dati relativi alle prestazioni erogate nell'anno 2015». Ma tale
disposizione normativa «se può essere considerata di immediata applicazione per gli altri operatori sanitari
, necessita per le farmacie di particolari strumenti operativi tecnici senza i quali la disposizione non può
essere applicata». Insomma serve più tempo. «A tale riguardo va anche tenuta in adeguata considerazione
- spiega Racca la notevole mole di scontrini fiscali "parlanti" rilasciati dalle farmacie, anche alcune centinaia
al giorno, con la conseguenza che, essendo ciascuna sanzione fissata in 100 euro, le farmacie siano
l'unica categoria coinvolta nell'operazione che corre il rischio concreto di raggiungere il tetto massimo
fissato in 50.000 euro».
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730 PRECOMPILATO
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Neonati, la sfida della dieta mediterranea
La dieta mediterranea fin dal primo primo anno di vita e la sicurezza alimentare, intesa come la scelta di
cibi di qualità in un'ottica di prevenzione, sono al centro del protocollo d'intesa siglato tra i rappresentanti
dell'Unione industriali partenopea e la Fimp Napoli, che coinvolgerà mamme, pediatri e imprenditori.
L'accordo fa entrare nel vivo una collaborazione che va avanti da tempo e ha visto insieme le due
associazioni anche a Expo. Tra le iniziative che saranno realizzate vi è uno studio che permetterà ai
pediatri di raccogliere dati importanti sull'infanzia e l'adesione sin dai primi anni di vita alla filosofia proposta
dalla dieta mediterranea. Argomento su cui c'è ancora poca letteratura. Al momento la Fimp Napoli, spiega
il segretario provinciale Antonio D'Avino , sta portando avanti un progetto che durerà tre anni e coinvolgerà
19 pediatri di famiglia nella fase sperimentale. Saranno, invece, «350 i bambini seguiti dal gruppo di lavoro.
- dice Raffaella de Franchis , pediatra, coordinatrice del gruppo e coautrice del manuale "La dieta
mediterranea nel primo anno di vita" - Ci poniamo tre obiettivi: avviare il bambino alla dieta mediterranea da
subito, attraverso lui agire sul comportamento alimentare della famiglia e poi verificare l'effetto sullo stato di
salute del bambino». Le mamme saranno informate e istruite su una serie di azioni da evitare, perché
possono influenzare il gusto del bambino con effetti negativi nella crescita. Dopo trentasei mesi, la Fimp
Napoli conta di coinvolgere anche gli altri suoi iscritti. «È una sfida che tocca la nostra quotidianità con
l'ambizione di arrivare a educare attraverso i bambini i genitori e correggere stili di vita non appropriati afferma il presidente dell'Unione industriale di Napoli Ambrogio Prezioso - Come industriali abbiamo voluto
allargare lo sguardo su questioni fondamentali come l'educazione alla salute e l'adozione di corretti stili di
vita. Siamo convinti che questi temi possano rappresentare un asse strategico per l'industria alimentare».
Su proposta di Giuseppe Esposito , presidente della sezione industria alimentare, si proverà a coinvolgere
nella collaborazione anche il comune di Napoli, che oggi vanta una buona refezione scolastica, con la
somministrazione di circa trentamila pasti al giorno. Intanto «l'accordo - spiega Esposito - prevede quattro
ambiti operativi: educazione alla salute, sicurezza alimentare, adozione di corretti stili di vita, attenzione
all'ambiente attraverso l'organizzazione di iniziative di approfondimento, formazione, informazione e
promozione nonché lo sviluppo di progetti congiunti». Laura Viggiano
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CAMPANIA
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Cancro e cellule staminali: la strategia del bersaglio mobile
La situazione attuale degli scienziati impegnati nella ricerca contro il cancro somiglia per certi aspetti a
quella di Ercole che vede ricrescere le teste dell'Idra. Come Ercole deve riconsiderare la propria tattica per
far fronte a un nemico più complesso del previsto, così la ricerca sta adattando le proprie strategie man
mano che nuove caratteristiche del cancro vengono comprese e portate alla luce. Dopo aver cercato per
anni il magic bullet, il proiettile magico capace di distruggere le cellule neoplastiche con un meccanismo
molecolare mirato, la ricerca si sta avvicinando a una concezione del cancro molto più dinamica in cui il
tumore non è un bersaglio fisso ma si modifica in continuazione: cambia la propria composizione cellulare
nello spazio e nel tempo, reagisce alle terapie diventando sempre più resistente e interagisce attivamente
con tutte le altre cellule, organi, tessuti e sistemi del corpo, vicini e lontani. I segni di una nuova apertura
della ricerca oncologica traslazionale verso la complessità dei tumori sono chiari: il progetto transnazionale
di ricerca oncologica TranScan-2 finanziato dalla Commissione europea nell'ambito del programma Horizon
2020 ha come tema del 2015 l'eterogeneità tumorale e la ricerca di farmaci in grado di affrontare le mille
sfaccettature della natura del cancro. Il lavoro del nostro team all'Istituto Superiore di Sanità, condotto
grazie al supporto dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc), è focalizzato sullo studio delle
cellule staminali tumorali, in particolare nel cancro del colon-retto. Queste cellule hanno in comune con le
cellule staminali normali la caratteristica di poter generare quantità virtualmente illimitate di cellule figlie (per
approfondimenti si può consultare il booklet divulgativo sulle cellule staminali sul sito dell'Iss:
www.iss.it/binary/publ/cont/ Dispensa_11_1_web.pdf ). Ma, contrariamente alle staminali normali, le
staminali tumorali proliferano al di fuori di qualsiasi controllo, si insediano in altri distretti corporei formando
metastasi e hanno un'elevata resistenza alle terapie. Sin dalla loro scoperta (nelle leucemie nel 1994 e nei
tumori solidi nove anni più tardi) le cellule staminali tumorali sono apparse come il target elettivo dei farmaci
antitumorali. Il ragionamento sembrava inattaccabile: se le cellule staminali tumorali sono le madri di tutte le
altre cellule neoplastiche, i farmaci in grado di colpire queste cellule potranno eradicare il tumore
impedendone la rigenerazione. In caso contrario, la terapia sarà destinata a fallire. Tuttavia in biologia non
sempre i ragionamenti più logici si dimostrano corretti, o quantomeno completi. Infatti negli ultimi anni, un
numero crescente di studi, fra cui quelli del nostro laboratorio, hanno rivelato che le cellule staminali
tumorali seguono una strategia che potremmo chiamare "del bersaglio mobile": infatti, durante la
progressione del tumore le staminali variano in numerosità, fenotipo (con particolare riferimento
all'espressione instabile di marcatori di membrana), proprietà funzionali e persino genotipo (inteso come
pattern di mutazioni genetiche). Il colpo di grazia alla concezione della cellula staminale tumorale come
entità rigidamente definita è stata data da alcuni articoli pubblicati da riviste scientifiche del massimo livello
che dimostravano la capacità di cellule tumorali non-staminali di regredire a uno stadio più immaturo in
presenza di opportuni stimoli. In altre parole, cellule non-staminali possono trasformarsi in staminali, con
ovvie conseguenze destabilizzanti sulla ricerca di farmaci "anti-staminali". È sensato puntare alla
distruzione della cellula staminale del cancro, sapendo che altre mille sono pronte a rimpiazzarla? Negli
ultimi anni molti altri studi hanno messo in evidenza l'estrema mutevolezza del compartimento staminale
tumorale mostrando una continua interconversione tra cellule farmacoresistenti e farmacosensibili,
proliferanti e quiescenti, metastatiche e non metastatiche. In questo contesto, un nostro articolo pubblicato
nei giorni scorsi sulla rivista Cell Death and Differentiation ha rivelato l'espressione sulle cellule staminali di
cancro del colon-retto di una proteina tipica delle cellule embrionali chiamata Cripto. Abbiamo notato che
l'espressione di questa proteina è soggetta a continui cicli di espansione e contrazione che vanno in
parallelo con fluttuazioni delle proprietà staminali nelle cellule neoplastiche, aggiungendo un altro tassello a
una visione dinamica del comparto staminale e del tumore in generale. Interferendo con la funzionalità di
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LO STUDIO DELL'ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ
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Cripto abbiamo ottenuto un decremento delle cellule staminali con conseguente rallentamento della
crescita del tumore, a conferma del fatto che questa proteina rappresenta un potenziale target per terapie
antitumorali. Tuttavia la prudenza è d'obbligo. Infatti le terapie a bersaglio molecolare, malgrado gli
importanti successi ottenuti in alcuni tipi di tumore, sono quasi inevitabilmente associate allo sviluppo di
resistenza farmacologica. La popolazione di cellule staminali tumorali può accusare il colpo, ma in molti
casi potrà reagire formando un tumore più aggressivo, potrà riformarsi a partire da cellule staminali e potrà
entrare in uno stato di latenza generando cellule quiescenti in grado di riattivarsi anche molti anni dopo
l'apparente scomparsa del tumore. Quali saranno le armi giuste per affrontare l'estrema plasticità delle
cellule tumorali e, in ultima analisi, la complessità dei tumori? Le frontiere della ricerca si stanno spostando
verso approcci diversificati, ma solo il tempo potrà dire quali risulteranno più efficaci: il nuovo paradigma
della precision oncology (che prevede di trattare i pazienti con combinazioni individualizzate di farmaci
mirati identificate attraverso analisi molecolari ad alta processività), i farmaci oncoimmunologici, il rinnovato
interesse verso sostanze (naturali o di sintesi) in grado di agire su aspetti generali della regolazione
cellulare quali il metabolismo e i meccanismi epigenetici. L'interesse del mondo scientifico ed economico
nei confronti delle nuove terapie oncologiche è altissimo ed è esemplificato da colossali investimenti delle
aziende - non solo farmaceutichenel campo della genetica, delle biotecnologie e del management dei dati
clinici. Nei giorni scorsi la rivista Nature descriveva la migrazione dei migliori scienziati americani dal mondo
accademico ai grandi colossi della tecnologia (Google in primis) a seguito dello spostamento di risorse
operato dai tech titans verso le scienze biomediche e in particolare l'oncologia. Considerando che entro il
2017 i farmaci oncologici rappresenteranno la prima voce di spesa farmacologica dei Paesi industrializzati,
investire in strategie vincenti in grado di affrontare la complessità dei tumori rappresenta un obiettivo vitale
per tutti gli stakeholder nella lotta contro il cancro. * direttore Reparto di biotecnologie, dipartimento di
ematologia, oncologia e medicina molecolare, Istituto superiore di Sanità
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Così gli anziani costano meno
Riflettori accesi sui ricoveri per ictus, amputazioni e fratture di femore
Letizia Mancusi Laura Piasini
Le proiezioni relative all'invecchiamento della popolazione ipotizzano il raddoppio della quota percentuale di
anziani sul totale della popolazione, e tutto ciò dovrebbe verificarsi già entro il 2050. Qualora il trend si
mantenga costante e le proiezioni vengano rispettate, gli anziani passerebbero dall'11% al 22% della
popolazione totale: frutto del combinato disposto del "babyboom", della speranza di vita in aumento e della
fecondità in diminuzione. Inoltre tali previsioni potrebbero risultare in difetto se si dovesse arrestare o
attenuare il flusso migratorio verso il nostro Paese. Spesso quanto sopra si traduce in un forte allarmismo
rispetto all'impatto sulla domanda di assistenza sanitaria e conseguentemente sulla relativa spesa. Di fatto
si assume che l'invecchiamento della popolazione porterà un proporzionale aumento delle disabilità e delle
cronicità, e quindi della domanda di assistenza sia ospedaliera che territoriale. Questa assunzione
necessità però di verifiche. Dall'analisi delle Schede di dimissione ospedaliera (Sdo) rispetto alla
distribuzione per età dei ricoveri in acuzie si conferma la maggiore ospedalizzazione negli anziani, infatti
ben il 41% dei ricoveri in acuzie riguarda gli ultra sessantacinquenni (figura 1). Nondimeno, questo non
implica automaticamente la conferma dell'ipotesi citata. Per una migliore comprensione dei fenomeni è
stata condotta una analisi mirata dei ricoveri in acuzie per alcune specifiche patologie: riportiamo qui alcuni
risultati per ictus, amputazioni e frattura del femore, che rappresentano l'8% delle cause di ricovero degli
anziani. Queste patologie sono tipicamente a insorgenza tardiva (in età adulta) e generano spesso,
verosimilmente, stati di cronicità e disabilità. Per quanto concerne l'ictus, nel decennio dal 2003 al 2013 i
casi di ictus sulla popolazione totale passano in valore assoluto da 147.846 a 139.972, con una riduzione
del 5,3 per cento. L'età media sull'intera distribuzione pari a 73,98 anni nel 2003 risulta di 74,71 anni al
2013 equivalente a una insorgenza in media ritardata di circa nove mesi. Ancora più evidente è lo
slittamento verso le età più avanzate dell'età mediana, che passa dai 76 anni del 2003 a 78 anni nel 2013.
In figura 2 si riportano le distribuzioni grezze per i due anni in esame, mentre la linea tratteggiata
rappresenta i casi di ictus attesi nel 2013 se si fossero mantenuti i tassi specifici per età rilevati nel 2003. A
tassi specifici per età invariati ci saremmo dovuti attendere nel 2013 un numero di casi di poco superiore ai
180.000; la standardizzazione diretta a tassi specifici 2003 permette di apprezzare in modo più evidente il
trend in diminuzione della casistica, e di annullare l'effetto della denatalità postbellica della prima guerra
mondiale (che si apprezza nella curva grezza del 2003 in corrispondenza del calo anomalo intorno agli
8288 anni). La degenza media passa da 12,35 giorni nel 2003 a 11,35 giorni nel 2013, equivalente a
128.140 giornate di degenza in meno. Come risulta evidente dal grafico, gli episodi di stroke precoci
risultano sovrapponibili nei due anni fino intorno ai 5560 anni, se ci concentriamo solo sulla seconda parte
della curva relativa agli over 60 (128.139 nel 2003 e 120.473 nel 2013; -6%), l'età media di insorgenza
dell'ictus passa da 77,85 anni del 2003 a 78,95 nel 2013, pari a una insorgenza ritardata in media di circa
13 mesi mezzo, mentre l'età mediana slitta sempre di due anni da 78 a 80 (figura 3). Sugli over 60 la
degenza media pari a 11,78 giorni nel 2003 passa a 10,41 giorni nel 2013 (complessivamente si rilevano
un numero di giornate di degenza in meno pari a 118.599 equivalenti al 93% della riduzione totale). Si
riportano in tabella 1 le modalità di dimissione: risulta evidente il calo del numero di decessi ospedalieri (10%), come il netto incremento dei trasferimenti in Rsa (+102%), in Riabilitazione (+177%) e in Assistenza
domiciliare integrata (+273%). Il maggiore ricorso a ricoveri presso strutture a più bassa intensità
assistenziale è sicuramente uno dei motivi, oltre alla riduzione assoluta degli eventi, della già citata
contrazione delle giornate di ricovero in acuzie. Per quanto concerne le amputazioni, sono stati presi in
considerazione tutti i ricoveri ordinari dove fosse presente un intervento di amputazione sugli arti inferiori e
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INVECCHIAMENTO/ Il mix tra prevenzione e innovazione ottimizza assistenza e spesa
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dove fosse menzionato il diabete mellito in almeno una delle cinque diagnosi primarie e secondarie,
presupponendo pertanto che l'amputazione fosse da ritenersi secondaria alla patologia di base. Nel
decennio considerato i casi di amputazione in termini di pazienti variano dai 6.388 del 2003 a 6.625 nel
2013 (+4,2%). Si evidenzia comunque anche per questa patologia uno slittamento in avanti della
distribuzione sia in termini di età media che di età mediana. L'età media passa dai 68,9 anni del 2003 ai
70,5 nel 2013 per una differenza di 1,6 anni; l'età mediana slitta di un anno da 71 a 72. In figura 4 si
riportano le distribuzioni per classi di età in termini di ricoveri per i due anni considerati, nonché gli eventi
attesi se si fossero mantenuti costanti i tassi specifici per età del 2003. La degenza media si riduce nel
decennio significativamente passando da 19,1 giorni a 15,9. Complessivamente le giornate totali di
degenza in meno risultano pari a 16.930, pur in presenza di un incremento del numero di ricoveri. La
riduzione della degenza sia in media che in valore assoluto è spiegabile, anche per questa tipologia di
ricovero, dall'incremento del ricorso alle dimissione modalità assistenziali a bassa complessità (tabella 2).
Si riportano nella tabella 3 le tipologie di intervento: in assoluto sono maggiori del numero totale di pazienti
perché sono state considerate anche le eventuali amputazioni multiple nell'ambito di uno stesso ricovero. Il
grafico riportato nella figura 5 mostra la composizione delle tipologie di amputazione per complessità e
invasività dell'intervento di amputazione nel 2003 e nel 2013. Si evidenzia un netto decremento delle
amputazioni maggiori e un incremento delle amputazioni minori, con un chiaro effetto sulla qualità di vita
del paziente. Si riducono infatti del 28,8% le amputazioni totali dell'arto, del 22,8% le amputazioni sopra il
ginocchio, mentre si incrementano del 35,3% l'amputazione del piede e del 10,1% quelle delle dita del
piede. Relativamente alla frattura del femore, il numero di ricoveri mostra complessivamente nel decennio
in esame un incremento apprezzabile (+7,6%), si riscontrano nel 2003 104.307 ricoveri contro 112.211 nel
2013. Si riportano in figura 6 le distribuzioni per classi di età quinquennali (dati grezzi 2003 e 2013 e i dati
attesi 2013 a tassi specifici per età rilevati nel 2003). Relativamente alla prima parte della distribuzione si
segnala come si evidenzi una significativa riduzione delle fratture di femore tra i 14 e i 44 anni (eventi
verosimilmente imputabili a incidenti della strada o altri infortuni di tipo traumatico), questi infatti passano da
8.353 del 2003 a 3.831 al 2013 (-54%): sul complesso delle fratture di femore gli eventi in queste classi di
età rappresentavano l'8% del totale nel 2003 contro il 3,4% nel 2013. Le distribuzioni, fatto salvo quanto
segnalato tra i 14 e i 44 anni, rimangono sostanzialmente sovrapponibili fino ai 70 anni. Prendendo in
considerazione solo gli over 70 e rendendo più fine la classificazione per età (figura 7), si apprezza
nitidamente sia il calo della casistica in valore assoluto nel 2003 in corrispondenza delle classi di età tra gli
82 e gli 88 anni, cioè i nati tra il 1915 e il 1921, non più nettamente apprezzabile 10 anni dopo per ovvi
motivi, così come la chiara riduzione dei tassi specifici per età. Quest'ultima già apprezzabile a partire dai
70 anni diventa macroscopica tra i 70 e gli 84 anni, dove la differenza tra i casi attesi a tassi specifici per
età rilevati nel 2003 e la casistica effettiva del 2013 risulta pari a 8.444 casi in meno (-30,1 per cento). Tra
gli over 70 l'età media all'evento passa dagli 83,18 anni del 2003 agli 83,87 anni nel 2013, mentre l'età
mediana passa nello stesso periodo da 83 a 84 anni. La degenza media risulta significativamente ridotta
(13,17 vs 12,21). Complessivamente le giornate di degenza in meno risultano sull'intera popolazione pari a
57.355, (-4% a fronte di un incremento degli episodi di ricovero del 7,6%). Sui soli over 70 tale riduzione
risulta in valore assoluto pari a meno 36.757 giornate di degenza (-3,3% a fronte di un incremento dei
ricoveri specifici dell'8%). Si riporta in tabella 4 la distribuzione per modalità di dimissione nei due anni
considerati. Anche per la frattura di femore si apprezza, oltre a una riduzione della mortalità ospedaliera (5,9%), un netto incremento delle dimissioni verso altre modalità assistenziali a minore intensità, in
particolare il trasferimento diretto presso istituto di riabilitazione (+344,7%) e il trasferimento a domicilio con
attivazione di assistenza domiciliare integrata (+335,6%). In conclusione, si potrebbero sintetizzare le
analisi dicendo che l'invecchiamento è in parte compensato dal fatto che si sposta in avanti l'epoca di
insorgenza delle patologie, ma anche che una migliore organizzazione riduce l'onere assistenziale. Le
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analisi condotte rappresentano un punto a favore della prevenzione e anche delle innovazioni tecnologiche
che permettono una assistenza più efficace ed efficiente: per le sole tre patologie proposte, e ipotizzando
un valore medio per giornata di degenza pari a 500 euro, nell'ultimo decennio si può ipotizzare un minor
costo ospedaliero di circa 95 milioni di euro. È evidente che tale cifra non può essere considerata in toto
come risparmio, in quanto andrebbe depurata dai costi derivanti dal maggior ricorso a regimi a bassa
intensità assistenziale (Riabilitazione, Rsa, Adi), modalità assistenziali, comunque sicuramente molto meno
onerose per il Ssn dell'ospedalizzazione in acuzie. LCrea Sanità Deceduto Var. % (2003 vs 2013)
Descrizione Dimissione volontaria 289 251 -13,1% 59 77 30,5% Casi Età media 2003 2013 2003 2013
Modalità di dimissione 2003 2013 Dimissione ordinaria a domicilio 5.625 5.527 -1,7% Dimissione presso
Rsa 75 187 149,3% Dimissione con ospedalizzazione domiciliare 38 13 -65,8% Trasferimento ad altro
Istituto per Acuti 117 174 48,7% Trasferito ad altro regime di ricovero (stesso Istituto) 79 107 35,4%
Trasferimento in Riabilitazione 68 210 208,8% Dimissione ordinaria con attivazione di assistenza
domiciliare integrata 38 79 107,9% Tab. 2 - Amputazioni/ Modalità di dimissione (diagnosi diabete)
Amputazione di dita del piede 2.818 3.102 68,2 69,5 Amputazione al di sopra del ginocchio 1.485 1.146
74,3 75,3 Amputazione a livello del piede 1.201 1.625 68,3 69,4 Altra amputazione al di sotto del ginocchio
667 621 69,1 69,3 Amputazione dell'arto inferiore, Sai 288 205 72,6 73,4 Revisione del moncone di
amputazione 154 167 68,7 68,9 Altra amputazione arti inferiori 35 37 69,3 71,5 Totale 6.648 6.903 69,9
70,5 Fonte: elaborazione Crea Sanità su dati Sdo Tabella 3 - Ricoveri per tipologia di intervento (v. ass.,
2003-'13) 0 anni 3% 45.000 40.000 35.000 30.000 25.000 20.000 15.000 10.000 5.000 1-9 anni 5% 65 e più
anni 40% Valori assoluti, anni 2003-2013 2003 (grezzi) 2013 (grezzi) 2013 (attesi per st. dir. tassi 2003)
Fonte: elaborazione Crea Sanità su dati Sdo Figura 1 - Ripartizione dei ricoveri ospedalieri Ricoveri in
acuzie per classi di età (valori %, anno 2013) Figura 2 - Distribuzione per classi di età dei ricoveri per ictus04 10-14 70-72 73-75 60-64 65-69 2003 (grezzi) 2013 (grezzi) 2013 (attesi per st. dir. tassi 2003) Valori
assoluti, anni 2003-2013 Valori assoluti, anni 2003-2013 2003 (grezzi) 2013 (grezzi) 2013 (attesi per st. dir.
tassi 2003) Fonte: elaborazione Crea Sanità su dati Sdo Fonte: elaborazione Crea Sanità su dati Sdo
Fonte: elaborazione Crea Sanità su dati Sdo
Figura 6 - Distribuzione per classi di età dei ricoveri per frattura del femore Figura 7 - Distribuzione per classi
di età dei ricoveri per fratture del femore over 70 <=45 45-49 2003 (grezzi) 2013 (grezzi) 2013 (attesi per st.
dir. tassi 2003) Dimissione presso Rsa Dimissione ordinaria a domicilio Valori assoluti, anni 2003-2013
Fonte: elaborazione Crea Sanità su dati Sdo Modalità di dimissione 2003 2013 Modalità di dimissione 2003
2013 Fonte: elaborazione Crea Sanità su dati Sdo 50-54 55-59 60-64 65-69 70-74 75-79 80-84 85-89 9094 >95 Figura 4 - Età ricoveri per amputazione con diagnosi di diabete Dimissione ordinaria a domicilio
99.468 81.549 -18% Dimissione presso Rsa 2.440 4.933 102% Dimissione con ospedalizzazione domiciliare
550 354 -36% Dimissione volontaria 5.963 3.861 -35% Trasferimento ad altro Istituto per Acuti 7.663 8.162
7% Trasferito ad altro regime di ricovero (stesso Istituto) 3.707 6.091 64% Trasferimento in Riabilitazione
4.627 12.805 117% Dimissione ordinaria con attivazione di assistenza domiciliare integrata 418 1.558
273% Dimissione con ospedalizzazione domiciliare 261 243 -6,9% Dimissione volontaria 3.643 2.913 -20,0%
Trasferimento ad altro Istituto per acuti 3.451 4.953 43,5% Trasferito ad altro regime di ricovero (stesso
Istituto) 4.085 6.359 55,7% Trasferimento in Riabilitazione 3.984 17.716 344,7% Dimissione ordinaria con
attivazione di Adi 539 2.348 335,6% Fonte: elaborazione Crea Sanità su dati Sdo Tabella 4 - Modalità di
dimissione dei casi di amputazione (diagnosi diabete)
Figura 3 - Distribuzione per classi di età dei ricoveri per ictus over 60 Tabella 1 - Modalità di dimissione casi
di ictus (valori assoluti e %, 2003-2013)
07/12/2015
Pag. 160 N.150 - dicembre 2015
diffusione:51599
tiratura:67040
Dieta, granuli e antiche ricette per le future mamme
Lorella, in dolce attesa, cura l'anemia con un integratore che provoca nausea e malessere. Dalla tavola ai
rimedi dolci, ecco le alternative efficaci ma naturali
STEFANIA PILONI
Gentile Dottoressa, sono al terzo mese di gravidanza. Dal momento che gli esami del sangue che avevo
effettuato prima di rimanere incinta avevano evidenziato un'anemia, sto prendendo tutti i giorni un
integratore di ferro. All'inizio non mi dava alcun problema, ora invece devo fare i conti con malessere,
difficoltà a digerire e nausea, tant'è che non riesco quasi a mangiare. Come posso alleviare il fastidio? E
come dovrei strutturare i pasti quotidiani per garantirmi un buon apporto di questo minerale? Grazie, Lorella
Cara Lorella, l'anemia gravidica è una condizione in parte fisiologica. Il bimbo in crescita, infatti, "ruba" alla
madre ferro, proteine e nutrienti necessari per il suo sviluppo in utero. Ma se, come nel tuo caso, una
mamma parte in svantaggio, l'anemia può comportare eccessiva stanchezza, tachicardia, debolezza e
talvolta sensazione di svenimento. Bisogna aiutarsi prima di tutto con la dieta. Sono infatti numerosissimi i
cibi naturalmente ricchi di ferro: le verdure verde scuro come spinaci, verze, cavolo nero contengono ferro e
soprattutto acido folico. Questo nutriente, noto anche come vitamina B9, è indispensabile per prevenire
l'anemia, perché stimola il midollo osseo a produrre emoglobina, la proteina costitutiva dei globuli rossi.
Poiché l'emoglobina è fatta di ferro, spesso una carenza di acido folico è anche associata ad anemia
sideropenica. Anche tutti i legumi sono ricchi di questo minerale, e la carne rossa, meglio se biologica, ne è
una fonte preziosa. Immancabile, poi, la vitamina C, che aiuta l'intestino ad assorbire il ferro dal cibo in
transito. Oltre all'alimentazione, esistono molti rimedi che aiutano a fare scorta di questo minerale. Per
esempio, gli integratori naturali e il ferro come oligoelemento in fiale monodose, da assumere almeno una
volta al giorno prima dei pasti. China è invece il rimedio omeopatico per l'anemia: se ne prendono cinque
granuli da sciogliere in bocca, almeno due volte al giorno prima dei pasti principali. Tra i rimedi naturali
contro l'anemia più antichi spicca anche la Mela chiodata, apprezzata da grandi e piccini fin dal Medioevo.
Per prepararla serve una mela biologica in cui vengono infilati otto chiodi di puro ferro non zincati. I chiodi
devo essere sterilizzati in acqua bollente prima di essere messi nella mela e vengono lasciati nel frutto per
24 ore. L'acido citrico della mela trattiene il ferro e il frutto si annerisce dove il metallo cede il suo principio
prezioso alla mela. Ne basta solo una al mese per ottenere grandi benefici. In alternativa, in farmacia è in
vendita il succo di mela chiodata: la dose corretta è di sette millilitri al giorno.
Foto: Ginecologa esperta in terapie naturali, Stefania Piloni è docente di Fitoterapia e medicine
complementari all'Università di Milano. Responsabile dell'ambulatorio di Medicina Naturale per la Donna
dell'Ospedale San Raffaele di Milano, è mamma di Sofia, Sara e Giacomo. Scrivile a:
[email protected]
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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DALLA GINECOLOGA / Come combattere la carenza di ferro in gravidanza
07/12/2015
Pag. 30 N.9 - settembre 2015
Pediatria Magazine
tiratura:10000
Carta della qualità della farmacia
A vent'anni dalla prima stesura, il Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva e Federfarma
rinnovano ed aggiornano il testo della Carta della qualità della farmacia, che elenca i diritti dei cittadini e gli
impegni che la farmacia si assume per rispettarli e garantire alti standard di qualità. Scarica la Carta:
http://goo.gl/8hUrQ9
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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LIBRI
08/12/2015
Pag. 86 N.51 - 14 dicembre 2015
diffusione:97949
tiratura:147890
I DONI FATTI CON IL CUORE
A Natale metti sotto l'albero un regalo utile e solidale. Per ricordarti che aiutare chi ha bisogno scalda
l'anima. Qui trovi 12 belle idee per altrettante buone cause
Michela Duraccio
per le adozioni di bimbi "difficili" L'edizione natalizia della bustina di vitello saffiano è più grande di quella
classica e in nuovi colori (il gold nella foto, vinaccia e nero). Il progetto solidale è lo stesso: sostiene l'Ai.Bi.
per dare una casa a bimbi "speciali". Chicco di Felicità di Chicco e Coccinelle (38 €, nei negozi Chicco e
nelle boutique Coccinelle). per le donne africane Questo trattamento per la mani, ricco di ingredienti naturali
protettivi, come gli altri cosmetici della linea Ibisco, Un fiore per L'Africa , sostiene le donne africane per
creare un modello di sviluppo ecosostenibile. Crema Fondente per le Mani di L'Erbolario (7 €, 25 ml, in
erboristeria). per il Nepal Sette aromi naturali per riequilibrare i Chakra, da vaporizzare nell'aria o sulla
pelle. Il contributo va ai soccorsi per il terremoto in Nepal. 7 Chakra™ Balancing Body Mist di Aveda (79 €,
7 spray da 8 ml, in profumeria). per i piccoli in ospedale Questo bracciale di argento 925 è solo uno dei
gioielli che puoi creare per personalizzare il tuo pezzo unico INKids . Il sostegno va ad Abio Milano,
associazione per il bambino in ospedale. ThINK ABIO for Christmas di INK (125 €, shop online e punti
vendita su inkpezziunici.it ). per i disabili I deliziosi pendenti di argento rodiato sono solo uno dei tanti bijoux
(ci sono bracciali e collane di tanti modelli, colori e materiali) di un marchio che devolve sempre parte del
ricavato all'Anffas di Desenzano del Garda (BS), associazione per famiglie di persone con disabilità
intellettiva e relazionale. Tino Generation (59 €, nelle gioiellerie). per le vittime di Chernobyl Questi kit di
cosmetici naturali di Weleda contribuiscono al Progetto Rugiada di Legambiente per fare ospitare e vivere
un centinaio di bambini di Chernobyl in strutture non contaminate della Bielorussia. Cinque i cofanetti
disponibili: per viso, corpo, mani, bagno e bebè (da 19,80 €, in farmacie, erboristerie e bioshop). per la lotta
all'Hiv Lenti e montatura indistruttibili e protezione totale dai raggi Uva e Uvb per questo paio di occhiali
made in Austria. Il modello sostiene l'evento charity Life Ball che raccoglie fondi per combattere l'Aids nei
Paesi in via di sviluppo. Gi7 di gloryfy (139 €, shop on line e punti vendita su gloryfy.com ). per Sarajevo
Alcuni piccoli ospiti di SOS Villaggi dei Bambini a Sarajevo hanno creato disegni emozionanti che, riprodotti
su cartigli speciali scritti da La Pina Deejay, sono entrati in questa edizione limitata di cioccolatini.
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mamme single o famiglie in crisi possano frequentare il nido. " Meraviglie" Nettari d'Inverno di Bottega
Verde (24,99 € su bottegaverde.it ). per la biodiversità Datteri dell'oasi di Siwa (Egitto), vaniglia di
Mananara (Madagascar), agrumi canditi del Gargano (Puglia), tutti presìdi Slow Food, più lievito madre,
miele italiano e uova freschissime: questo panettone gourmet sostiene progetti solidali per la biodiversità.
Anche il pack è eco. Panettone Tre Presìdi Eccellente e Solidale (da 28 € al kg, in pasticceria o su
shop.fraccarospumadoro.it ). per i bambini meno fortunati Il peluche KicoNico è solo uno degli oltre 2000
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(19,95 €). per le ragazze maltrattate Si intitola Racconti di NATE DUE VOLTE il libro di storie di donne
raggiunte da Vie D'Uscita , progetto di Save The Children, profumerie Limoni e La Gardenia. Tutto il
ricavato è destinato a tutelare le vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale in Italia (5 €, nelle
profumerie Limoni e La Gardenia). Fabrice Besse Marie Claire IPA,
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 08/12/2015
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
starbene stili di vita
08/12/2015
Pag. 48 N.51 - 14 dicembre 2015
diffusione:97949
tiratura:147890
5 NOVITÀ DA PROVARE
Michela Duraccio
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Per lenirli e per favorire l'eliminazione delle squame, c'è un prodotto studiato ad hoc. Ricco di sostanze
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su laevia.it ). i cerottini antimperfezioni Brufoletti, pori ostruiti, macchie brune: su tutti questi inestetismi
agiscono i pratici cerottini. Sono invisibili, igienici e infusi di principi attivi: l'acido salicilico purifica, esfolia e
previene la formazione di eruzioni cutanee; il P-Refinyl riduce la produzione di sebo; la vitamina C uniforma
il colorito, favorendo la riduzione delle macchie; gli oli di vinaccioli e di soia calmano la pelle riducendo le
pigmentazioni. Praticissima la confezione da borsetta per gli S.O.S. Spot Sticker di Sarah Chapman (32 €,
l'astuccio con 16 patch, in farmacia, profumeria e nelle Spa). l'integratore per il tono muscolare L'acido
linoleico (CLA) svolge un importante ruolo di "equilibratore" del peso corporeo, migliorando il rapporto tra
massa magra e massa grassa. Questo integratore contiene acido linoleico coniugato, derivato al 100%
dall'olio di girasole, ideale proprio per diminuire la quantità di grassi presenti nell'organismo e per migliorare
il tono muscolare. Si assumono 2 compresse, due volte al giorno. CLA 500 Nutrilite di Artistry™ (77,63 €,
180 capsule, info su amway.it ).
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diffusione:97949
tiratura:147890
VOGLIO UN TRUCCO TUTTO D'ORO
Polveri, smalti, sieri e gloss: così potrai splendere. Per le feste e non solo
Laura D'Orsi
È il colore più prezioso, simbolo del divino ma anche del lusso e, naturalmente, delle feste natalizie: l'oro
conferisce un'allure regale a chi lo indossa e non a caso le celeb lo sfoggiano nelle occasioni più importanti,
aggiungendo al make up caldi bagliori metallici. Hanno fatto epoca, per esempio, lo smokey eye dorato di
Emma Watson o le unghie "placcate" di oro vero di Rihanna. Se vuoi imitare anche tu lo stile gold, segui i
nostri consigli e brillerai come una stella.
> lipstick 24 K Il rossetto tutto d'oro fa subito festa anche se non è facilissimo da portare. « La prima
regola è che lo smalto dei denti sia bianco, altrimenti la nuance gold li farà sembrare più gialli », avverte
Massimiliano della Maggesa, make up artist. Fai attenzione anche se hai delle rughette intorno alle labbra:
tutto ciò che luccica mette in risalto i difetti. Un buon compromesso è applicare un lipstick colorato, anche
opaco, e sovrapporre al centro qualche tocco di rossetto dorato. Un'alternativa è un gloss trasparente coi
glitter oro, da usare da solo o sopra un rossetto nude. con cosa lo abbini Se hai deciso di osare un effetto
oro pieno sulle labbra, meglio un make up minimal sul resto del viso. Scegli un fondotinta dello stesso
colore o appena più scuro della tua carnagione ed evidenzia gli occhi con un semplice tratto di matita
marrone sui bordi delle palpebre e tanto mascara. Se i bagliori dorati sulla bocca, invece, sono appena
accennati, sugli occhi puoi realizzare un classico smokey eye da rendere più luminoso utilizzando una
matita dorata per evidenziare la rima interna, "sporcando" con il lapis anche il bordo della palpebra
inferiore. Completa il look con un tocco di blush aranciato. > ombretto total gold L'eyeshadow oro sta bene
a tutte, ma bisogna scegliere la sfumatura giusta: se sei bionda, punta su pigmenti più freddi e rosati,
mentre sei sei bruna, vanno bene le nuance più calde, vicine al rame. «Innanzitutto occorre stendere il
primer, per evitare che l'ombretto "migri" nelle pieghe degli occhi. Poi, con un pennellino, si stende la
polvere su tutta palpebra mobile e si sfuma leggermente verso l'esterno», spiega il truccatore. Completa il
trucco con una riga di eyeliner marrone o nero, mentre la palpebra inferiore si può evidenziare con un tratto
di matita bronze e un tocco di ombretto dorato. Non può mancare il mascara, rigorosamente black. Un
tocco di illuminante nell'angolo interno dell'occhio e sotto l'arcata sopraccigliare completa il tuo sguardo
ultra shimmer. con cosa lo abbini Per far risaltare gli occhi, il make up viso e labbra può puntare su un
effetto nude, con fondotinta e blush rosati o appena aranciati e gloss trasparenti o color albicocca. In
questo caso, all'ombretto dorato puoi accostare anche una polvere marrone da applicare nell'incavo della
palpebra e sfumare verso l'esterno: l'effetto sarà molto raffinato. Per una serata speciale, invece, non
tentennare: un rosso acceso sulle labbra e un tocco di blush glitterato sulle guance farà puntare tutti i
riflettori su di te.
una base preziosa Si chiama L'Or e contiene davvero oro puro a 24 carati: è immerso in un gel idratante e
levigante che si utilizza come base per il make up per serate speciali. Stendine una piccola quantità dal
centro del viso verso i contorni, poi attendi qualche secondo e applica il fondotinta. In alternativa mescola
sul palmo della mano qualche goccia di prodotto al tuo fondotinta liquido: l'effetto sarà ultra luminoso ma
anche leggero ed elegante. L'Or di Guerlain , 30 ml, 59,90 €. In profumeria.
> polvere effetto shine È un vero e proprio passepartout: la polvere dorata da applicare sul corpo con il
pennello (ma esistono anche versioni con vaporizzatore) ti aiuta a mettere in risalto i punti strategici e alza il
tuo tasso di seduzione. Come usarla? Semplice: applicala dove vuoi catturare gli sguardi. Sulla schiena, se
porti un abito aperto dietro. E naturalmente sul décolleté per illuminarlo e farlo sembrare ancora più pieno.
«Con un blush un po' più scuro del proprio incarnato, si disegnano due ombre tra i seni, per accentuarne la
rotondità. Poi si spennella un po' di polvere dorata e l'effetto "una taglia in più" è assicurato», consiglia
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l'esperto. con cosa lo abbini Se il corpo brilla, non esagerare con il luccichio sul viso. Sì a un make up da
sera, con occhi molto intensi sui toni dark del nero, del prugna o del blu petrolio e a labbra rosse, bordeaux
o prugna. È concesso, invece, un soffio di polvere dorata sugli zigomi, a effetto push up. Un consiglio
beauty in più? Applica un po' di polvere dorata sullo scovolino del mascara, subito prima di applicarlo,
oppure sul gel che usi per fissare le sopracciglia. > smalto bling bling La moda vuole le unghie scintillanti:
gli smalti oro sono il must have di questa stagione e non soltanto per le feste di Natale. Non resta che
procurarti tutto il necessario per una manicure preziosa. «Le vernici glitterate sono molto dense e coprenti e
creano uno strato piuttosto spesso sull'unghia. Se si applica una base normale, di quelle lucide, si rischia di
creare un'unghia troppo grossa. Ci vuole una base secca, come quelle curative o indurenti, perfette perché
invisibili» , spiega Valentina Verardi, consulente di immagine e hand stylist. Subito dopo, passa due strati di
smalto, lasciandolo asciugare bene tra una mano e l'altra, e tirandolo molto con il pennellino. Infine, stendi il
top coat. Sei incerta se lucido o opaco? Prova l'effetto a contrasto, di gran tendenza. Dopo aver passato lo
smalto, applica una lunetta adesiva sulla punta dell'unghia. Poi ricopri tutto con il top coat opaco, togli
l'adesivo e sulla parte rimasta coperta stendi un gloss lucido. con cosa lo abbini Lo smalto dorato si presta
a molti accostamenti con altre vernici. Super raffinata è la french manicure con una lunetta sottile dorata. E,
sul resto dell'unghia, starà benissimo un rosso natalizio, ma anche il bianco, il nero, il blu, oppure una
vernice trasparente. C SCELTI PER BRILLARE >1 Una polvere delicatamente profumata da vaporizzare su
viso e décolleté: Merry Berry di Essence , 4,49 € . Nei punti vendita Coin e OVS. >2 Paillettes per una nail
art indimenticabile: sono di Yves Rocher , 6,95 € . yves-rocher.it >3 Grande coprenza e pigmenti
micronizzati: ombretti Colorful di Sephora. 9,90 € . Da Sephora >4 Tenuta impeccabile e asciugatura rapida
con l'eyeliner Gold di EuPhidra Contrasti , 9,90 € . In farmacia e parafarmacia. >5 In edizione limitata, lo
smalto Diorific State of Gold di Dior , 26,09 € . In profumeria. >6 Si chiama Party Look la collezione di
Collistar per festeggiare tutto l'anno. Qui il Gloss Design (17,70 € ) e l' Ombretto effetto strass (18 € ). In
profumeria. Trunk Archivie, Corbis,
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GARANZIA GIOVANI
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L'intervista . Il tasso dei Neet in Italia ha smesso di crescere e si è attestato al 26%. I valori più elevati si
registrano al Sud. Roberto Cicciomessere: «L'apprendistato duale è la chiave di volta»
Roberto Cicciomessere è da anni uno studioso importante del mercato del lavoro. In molte sue ricerche ha
analizzato gli eetti delle politiche del lavoro sui giovani. Gli abbiamo rivolto alcune domande a proposito dei
Neet, cioè i giovani di 15-29 anni che non lavorano né studiano né seguono corsi di formazione, destinatari
delle misure del programma Garanzia Giovani. L'Italia, assieme alla Grecia, è il Paese con la maggiore
percentuale di Neet in Europa. Quali sono le cause di questo primato? Principalmente due: l'alta
percentuale d'inattivi, in particolare di scoraggiati, che nasconde il fenomeno del lavoro nero soprattutto nel
Mezzogiorno, dove si concentra il 54,2% dei giovani in questa condizione, e la scarsa diusione, tranne che
nella provincia di Bolzano, dell'apprendistato per la qualifica e il diploma professionale. Infatti, nei Paesi
europei è molto elevata la quota di giovani, anche minorenni, che studiano e lavorano, in particolare
attraverso l'apprendistato duale (15,2% in Francia e 22,5% in Germania), mentre in Italia è pari solo al
3,7%. In quali regioni il fenomeno dei Neet è più grave? Il tasso più elevato si registra in Sicilia (40,3%),
seguita dalla Calabria (38%) e dalla Campania (36,3%), mentre i valori più bassi si ritrovano appunto nella
provincia di Bolzano, nella quale la percentuale è pari al 20%. Qui l'apprendistato duale è molto diuso
soprattutto tra i giovanissimi in uscita dalla scuola media. Molti dei Neet sono inattivi, ossia non cercano
lavoro. Quali sono le cause dell'inattività tra i giovani? I Neet inattivi hanno caratteristiche molto
diversificate: innanzitutto devono essere divisi tra coloro che sono disponibili a lavorare (55,7%; 67,3% tra
gli uomini) e quelli che non lo sono (44,3%; 52,9% tra le donne). I disponibili a lavorare sono in gran parte
scoraggiati (41,6%), cioè ritengono di non riuscire a trovare un lavoro (tra questi si cela la maggior quota di
lavoratori irregolari), e oltre un terzo (33,6%) sta aspettando l'esito di passate azioni di ricerca, ha già
un'occupazione che inizierà nel futuro oppure è in attesa di ritornare al proprio posto di lavoro. Tra i Neet
inattivi che non sono disponibili a lavorare, oltre la metà delle donne non cerca lavoro per motivi familiari deve prendersi cura dei figli o di persone non autosucienti - (50,6%, ma solo il 7,4% tra gli uomini), il 25,7%
(37,5% tra gli uomini) mostra l'intenzione di riprendere gli studi o frequentare corsi di formazione e il 12% è
malato o inabile al lavoro. La crisi economica ha accentuato il fenomeno Neet? Dall'inizio della crisi
economica, nel 2008, al 2013 il tasso di Neet è aumentato di oltre 6 punti percentuali, dal 19,6% al 26%.
Solo nel 2014 si è interrotta questa crescita e il tasso si è assestato su valori prossimi a quelli del 2013
(26,2%). Inoltre, è aumentata la quota di Neet laureati (dal 17% del 2008 al 26,4% del 2014): con la crisi
anche le persone con elevate qualifiche professionali incontrano maggiori dicoltà a trovare un lavoro. LUCA
COPPOLA 29 anni, Torre Annunziata «Ero disoccupato, ora lavoro in un servizio per le famiglie» Cambiare
un lavoro dopo l'altro fino ad arrivare a quello giusto, passando per la disoccupazione e incamminandosi
nella strada più valida grazie a Garanzia Giovani, Questa l'opportunità colta al volo da Luca Coppola, 29
anni, campano, che vive a Torre Annunziata ma si reca per lavoro a San Sebastiano al Vesuvio, provincia
di Napoli, sede della cooperativa sociale Bambù: è qui che, come addetto agli aari generali, mantiene le
relazioni tra la coop e gli stakeholder esterni. «Siamo una realtà di dieci dipendenti, che si occupa di servizi
alla persona, gestendo un centro polifunzionale per famiglie, un centro per disabili e una casa famiglia»,
spiega Coppola. La sua storia degli ultimi anni parla di varie mansioni che si sono alternate nel tempo, tra
queste «il trasferimento a Torino per lavorare come operatore cameraman negli stadi», racconta. Nel 2014
è rimasto senza occupazione. Da allora ogni giorno si è messo a cercare soprattutto on line e quando ha
sentito dell'opportunità di Garanzia Giovani ha subito aderito, iscrivendosi «al portale e, poco dopo, facendo
il colloquio allo sportello più vicino». Ora nella cooperativa sociale, con il supporto in primis del presidente,
Giovanpaolo Gaudino, referente anche di Confcooperative Napoli, segue i servizi della realtà campana ma
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GIOVANI AL LAVORO
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GARANZIA GIOVANI
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ha cominciato a occuparsi anche di progettazione, «in particolare in due carceri del napoletano, dove
prevediamo di incardinare una pasticceria e una sartoria», racconta. Il suo tirocinio è appena finito, «ma mi
è già stata comunicata l'intenzione di assumermi, aumentando man mano le responsabilità». Obiettivo
raggiunto? «In realtà all'inizio non avevo grandi aspettative, non avendo mai lavorato nel sociale. Devo dire
però che impegnarmi in questo ambito mi ha aperto una porta su un mondo straordinario, dove persone e
fatturato sono entrambe importanti ma la precedenza va al benessere delle prime», chiosa Coppola.
ANDREA CONTI 25 anni, Terni «Il mio tirocinio da responsabile di magazzino di una farmacia» Andrea
Conti conosce bene la velocità, visto che sin da ragazzino ha scelto come sport di correre sulle moto. E
adesso, a 25 anni, ha deciso di dare un'accelerata alla sua carriera professionale grazie a Garanzia
Giovani: «Sto per concludere un tirocinio come addetto al magazzino in una farmacia a Terni:
un'esperienza molto importante e formativa. Dopo quasi sei mesi, posso aermare di aver trovato la mia
strada». Andrea racconta così il suo lavoro: «Mi occupo di governare dall'inizio alla fine l'intero ciclo che
permette di rifornire il deposito. La mia attività consiste soprattutto nel gestire la prenotazione dei farmaci,
nel verificare gli stock di medicinali che mancano e che quindi vanno di nuovo ordinati, nel collocare e
ordinare nel modo giusto i vari prodotti, sia nel magazzino sia negli scaali della farmacia». Attività delicata e
complessa che «svolgo attraverso un software che ho imparato a utilizzare proprio nel corso del tirocinio.
Ma non è l'unica capacità che ho acquisito durante questi sei mesi. Mi rendo infatti conto di essere
cresciuto parecchio, in particolare nelle competenze trasversali. Come, ad esempio, il modo di stare e di
comportarsi sul posto di lavoro, di rapportarsi con i colleghi e con i fornitori, di esporre e descrivere una
situazione, di arontare e risolvere un problema». L'opportunità è arrivata «con Garanzia Giovani, che ho
conosciuto grazie al centro per l'impiego di Terni. Gli operatori del Cpi mi hanno fatto subito registrare al
programma e poi, in seguito a un colloquio di orientamento, mi hanno indirizzato verso questo settore.
Sono stati loro a mettermi in contatto con questa farmacia. TIZIANA CARDELLI 28 anni, Perugia «Sto
imparando un mestiere vero: il fundraising è il mio futuro» Fino a cinque mesi fa la cooperativa Fioreverde
onlus di San Giustino, provincia di Perugia, non aveva un fundraiser, qualcuno che si occupasse della
raccolta fondi. Ora a coprire quella mancanza c'è Tiziana Cardelli, 28 anni, arrivata nella coop con un
tirocinio nell'ambito di Garanzia Giovani. Fioreverde si occupa soprattutto di gestire un centro anziani e un
asilo nido. «Vengo da vari lavori, per esempio ero addetta alle vendite per la Vodafone, poi ho avuto
un'esperienza in una bigiotteria», spiega, «da quando ho iniziato a lavorare per la cooperativa anche grazie
a corsi di fundraising, sto portando avanti progetti molto interessanti». Uno di questi, ideato proprio da lei:
«Si chiama summer bus ed è un pulmino che gira la valle del Tevere per aiutare bambini e genitori a
giocare assieme nelle piazze: abbiamo fatto 26 tappe e coinvolto almeno 500 bambini, trovando sponsor
privati della zona». Dal profit al non profit, ora lei si rende conto «di rappresentare l'immagine della coop nei
vari momenti di contatto con il pubblico». Dopo il tirocinio Cardelli spera di avere notizie positive. «Vorrei
continuare a fare quello che sto facendo, mi sono impegnata a fondo e molto volentieri: comunque vada è
un esperienza formativa molto ecace», sottolinea. La cooperativa Fioreverde impiega nella struttura per
anziani almeno 14 persone, e lo stesso presidente partecipa ai corsi di formazione per fundraiser con la
giovane: segno che le competenze di raccolta fondi devono essere il più trasversali possibile, soprattutto
negli enti non profit. AMIR GHRISSI 22 anni, Città di Castello «Le energie rinnovabili mi hanno cambiato la
vita» Amir Ghrissi ha 22 anni e ha bene in mente quello che vorrebbe fare nella vita. Perché lo sta già
facendo: «Ho finito a settembre i sei mesi di tirocinio ottenuto con Garanzia Giovani nell'azienda
Euroenergia srl di Città di Castello (provincia di Perugia) che lavora nel campo delle energie rinnovabili»,
spiega Ghrissi, nato in Italia da genitori tunisini. Al termine del periodo legato al programma ministeriale, «in
cui sono stato retribuito dalla Regione, l'azienda mi ha oerto un contratto a tempo determinato di un anno:
ho accettato di buon grado, e ora vado avanti facendo il lavoro per il quale ho studiato a scuola ovvero il
perito elettrotecnico». Per l'impresa umbra, che realizza impianti elettrici basandosi su energia fotovoltaica
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GARANZIA GIOVANI
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ed eolica, Ghrissi si occupa di progettazione e preventivi ed è inserito nello sta dell'ucio tecnico. «Spesso
accompagno l'ingegnere aziendale in uscite sul territorio. Mi sento fortunato a potere fare questo lavoro,
anche rispetto a miei coetanei che sono riusciti a trovare lavoro ma in ambiti meno soddisfacenti», ragiona
Ghrissi. Il suo impatto con Garanzia Giovani presenta un piccolo record: «Sono stato il primo umbro ad
avere aderito al programma e ad avere firmato il contratto», sottolinea. Quali le aspettative? «Continuare in
questo campo, naturalmente, acquisendo sempre più competenze». Nel frattempo, in azienda stanno per
essere inseriti altri due giovani: essendo il settore in crescita, anche per loro potrebbero spalancarsi le porte
di quel mondo del lavoro oggi pressoché inaccessibile per troppi ragazzi e ragazze. Eurostat, Istat Grecia
ITALIA Bulgaria Croazia Spagna Romania Cipro Slovacchia Irlanda Ungheria Polonia Lettonia Portogallo
Francia Belgio Estonia Regno Unito Slovenia Lituania Rep Ceca Finlandia Malta Austria Germania Svezia
Olanda Danimarca Lussemburgo EU-28 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 TASSO DI NEET / 2013 nei paesi
dell'UE, 15-29 anni 26,2% 15,4% Sicilia Calabria Campania Sardegna Puglia Basilicata Molise Lazio
Abruzzo Umbria Liguria Piemonte Emilia-Romagna Marche Toscana Valle d'Aosta Friuli Venezia Giulia
Lombardia Veneto Provincia di Trento Provinvia di Bolzano ITALIA 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 in
Italia, 15-29 anni 35,0 40,0 45,0 TASSO DI NEET / 2014
VITA IN FARMACIA
17 articoli
08/12/2015
Pag. 9 Ed. Roma
diffusione:298071
tiratura:412069
«Malattia rara di un neonato Niente medicina per scaricabarile»
«Non è ammissibile negare a una farmacia, e ai cittadini che a lei si rivolgono, un medicinale urgente per
una patologia rara che ha colpito un bambino appena nato». A dirlo Andrea Cicconetti, farmacista e
segretario di Federfarma Roma, che denuncia «il kafkiano rimpallo di responsabilità e di burocratici dinieghi
a cui si è trovato di fronte da quando, venerdì scorso alle 16, i familiari di un neonato colpito da una rara
affezione del tratto respiratorio, causata dal virus respiratorio sinciziale», si sono recati nella sua farmacia
ad Anzio. «Vista l'assenza nel mio esercizio del particolare medicinale richiesto da alcuni cittadini, il
Synagis della ditta AbbVie - spiega Cicconetti - ho provato a ordinarlo secondo le consuete procedure, ma
venerdì mi sono sentito rispondere che il servizio clienti era chiuso e il farmaco non poteva essere ordinato.
Sono tornato alla carica oggi (ieri, ndr.) ma, dopo un rimpallo tra un centralino e l'altro, il referente della
casa farmaceutica ha affermato che le farmacie nel Lazio non possono ordinare questo prodotto perché,
pur essendo in fascia A (in cui ci sono tutti i farmaci concedibili dal Ssn), è inserito anche nel prontuario
ospedale-territorio». © RIPRODUZIONE RISERVATA
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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Federfarma
08/12/2015
Pag. 1 Ed. Napoli
diffusione:289003
tiratura:424634
Il primario Monaco guida il gruppo
GIUSEPPE DEL BELLO
DEL BELLO ALLE PAGINE VIII E IX MEDICI. Ma non solo. Anche eroi di guerra, talvolta martiri, spesso
esponenti di spicco della politica. Dopo Domenico Cirillo e Giuseppe Moscati, come potevano ancora oggi
essere ricordati e affidati alla memoria delle prossime generazioni, altri storici rappresentanti della sanità
campana? Ci ha pensato ancora una volta il museo delle Arti sanitarie, quello scrigno di cultura che il
primario Gennaro Rispoli ha creato e tiene sotto stretta tutela nello storico complesso dell'ospedale Santa
Maria del Popolo degli Incurabili. E così sabato scorso, dopo una capillare ma economica ristrutturazione, è
stata inaugurata la sala dedicata a Ferdinando Palasciano. Originario di Capua (dove nacque nel 1815),
napoletano d'adozione, fu un chirurgo di fama. Fondò nel 1883 la Società italiana di Chirurgia e si distinse
come medico militare dell'esercito borbonico. Ma fu anche lo scienziato che si occupò di tramandare regole
e comportamenti di medicina bellica, dedicandosi alla stesura della "Guida medica del soldato" e
addentrandosi nelle patologie traumatiche. Tra gli aneddoti che la storia annovera c'è una sua presa di
posizione: curare tutti i feriti, anche i nemici. Lo fece, disubbidendo a un ordine reale e in nome di un'etica
medica che non ammetteva compromessi. Da questo momento si affermò il concetto secondo cui i feriti
appartengono tutti alla neutralità di un conflitto. Ma la disobbedienza non restò impunita, tanto che
Palasciano fu condannato a morte e solo successivamente graziato da Ferdinando II che gli commutò la
pena capitale in un anno di galera. Un gesto di magnanimità riservato all'uomo di scienza che qualche anno
dopo dispensò consigli sulle cure da dare a Giuseppe Garibaldi, colpito da un proiettile al malleolo dell'arto
inferiore destro durante un combattimento sull'Aspromonte. Palasciano disse ai colleghi di operare per
estrarre il proiettile ritenuto. Purtroppo, il suo parere restò lettera morta. E il mancato intervento costò
all'Eroe dei due mondi un'invalidità che lo accompagnerà fino alla morte. E infine la politica. Palasciano,
che si spense nel 1891, fu deputato e senatore del Regno. Ce n'era abbastanza perché il Museo gli
intitolasse un'intera sala. Nella stessa area, un limitato ma rilevante spazio è stato assegnato alla Sanità
della Marina militare. E qui, tra foto e cimeli, ha trovato posto anche Raffaele Paolucci di Valmaggiore. Nato
a Roma nel 1892, ma laureatosi in medicina alla Federico II di Napoli, fu eroe di guerra per avere affondato
il 4 novembre del 1918 insieme a Raffaele Rossetti (entrambi medaglie d'oro) la corazzata austriaca Viribus
Unitis nel porto di Pola. La carriera militare non lo distolse dall'impegno universitario che lo vide tra i
maggiori accademici italiani. Direttore fino alla morte, nel 1958, della Clinica Chirurgica di Roma, fu anche
al capezzale di Pio XII, come componente del collegio medico che lo ebbe in cura per un tumore dello
stomaco di cui rimase vittima nello stesso anno.
GRUMO NEVANO Venerdì, alle 19, nel centro San Leonardo di Grumo Nevano, presentazione di
"Prevenzione cuore" da Domenico Miceli, responsabile della Cardiologia dell'Azienda dei Colli I
CONVEGNI TELESE TERME È stato presentato a Telese il progetto raccolta fondi per bambini affetti da
autismo e da neuropatologie.
Ha partecipato Alfonso De Nicola (nella foto)
L'AGENDA
FONDAZIONE PROSUD La Fondazione Prosud per la prevenzione e la ricerca in oncologia presieduta dal
professor Vincenzo Mirone ( foto) promuove la serata di beneficenza sabato all'HBToo, in via Coroglio 156
dalle 21,30 in poi. Dopo il buffet, musica selezionata dal deejay Marcantonio PNEUMOLOGIA I medici dello
Snami, il sindacato presieduto da Gennaro Caiffa, promuovono per sabato, nell'ipermercato "Le campane"
a Quarto la "giornata del respiro": visite gratuite, test di funzionalità respiratoria e materiale informativo nel
segno della prevenzione CARDIOLOGIA Torna l'Officina cardiologica. Domani dalle 8,45 al centro
congressi della Federico II in via Partenope 36, si terrà il corso presieduto da Nicolino Esposito e
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LA BUONA SANITÀ Chirurgia toracica reparto modello al Cardarelli
08/12/2015
Pag. 1 Ed. Napoli
diffusione:289003
tiratura:424634
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coordinato da Alberto Forni dell'ospedale evangelico Villa Betania. Parteciperà il sindaco de Magistris SUN
E OSPEDALE SANT'ANNA Nuovo protocollo d'intesa tra università e ospedale casertano. Registra un
ampliamento e include per la prima volta Ginecologia e Chirurgia toracica. Docenti e ricercatori sono della
Sun MOSCATI AVELLINO Si è concluso il progetto di educazione alimentare coordinato dall'Oncologia del
Moscati di Avellino (manager Pino Rosati, in foto) "La cucina entra in oncologia", dedicato a pazienti in
chemio per aiutarli a combattere gli effetti collaterali
Foto: I CHIRURGHI Raffaele Paolucci nel Policlinico Umberto I di Roma negli anni Cinquanta A lui e a
Ferdinando Palasciano è dedicata una sala degli Incurabili
08/12/2015
Pag. 59 Ed. Provincia
diffusione:189394
tiratura:278795
I volontari raccolgono fondi per i bambini dell'Etiopia
Prosegue senza soste l'attività della sezione canavesana dell'Associazione Centro aiuti per l'Etiopia che,
grazie all'aiuto di don Aldo e Padre Franco, ha raccolto altri 2130 euro per i bimbi sfortunati. «In questi anni
il nostro piccolo gruppo di volontari ha raccolto circa 12000 euro e sottoscritto 160 sostegni a distanza spiegano Rosanna Perono Garoffo e Vilma Donetti - senza contare la raccolta farmaci, in collaborazione
con le farmacie e i dottori locali, e le raccolte indumenti e giocattoli». Quest'anno la siccità ha nuovamente
colpito pesantemente l'Etiopia: 4000 bambini sono a rischio. Per questo i volontari dell'associazione stanno
girando tutte le parrocchie del Canavese. [a. pre.]
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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Pont Canavese
08/12/2015
Pag. 53 Ed. Torino
diffusione:189394
tiratura:278795
In farmacia si riciclano telefonini
Con un telefonino rotto si possono aiutare i bambini e le donne del Perù.
Federfarma e Rotary Torino Nord Ovest hanno deciso di raccogliere in farmacia apparecchiature
telefoniche, anche non funzionanti, da donare all'Associazione Solidarietà Italia-Perù. Attraverso il riciclo
dei materiali, la Onlus ne ricava una piccola somma, da uno a cinque euro, da investire nelle sue attività in
Sud America, dove si occupa di bambini disagiati per povertà o per handicap dell'area di Lima e progetti di
piccola produzione artigianale di tessitura e maglieria, che consentono ad un centinaio di donne andine di
mantenere la famiglia e costruire un futuro dignitoso.
Le scatole per la rottamazione sono state collocate in ognuna delle 260 farmacie dell'area torinese:
«L'obiettivo - dichiarano Luciano Platter di Farmaonlus e Gianluigi De Marchi del Rotary - è di raccogliere 5
mila telefonini. Se l'iniziativa avrà successo, allargheremo la raccolta a tutte le 700 farmacie della regione.
[N. PEN.]
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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Solidarietà
08/12/2015
Pag. 59 Ed. Ostia
diffusione:135752
tiratura:185831
ANZIO
La vita di un bambino di pochi giorni legata alla fornitura di un vaccino salvavita è appesa al rimpallo di
responsabilità tra Asl, Regione e società farmaceutica che lo produce.
E' la storia di Francesco, un bambino di Anzio nato con una seria patologia cardiaca. Ha bisogno di un
vaccino di fascia A - fornito dal Servizio Sanitario Nazionale - che sia in grado di bloccare il virus alle vie
respiratorie; con il problema cardiaco che l'ha colpito, anche un'insufficienza respiratoria potrebbe essergli
fatale. Nei giorni scorsi i genitori si recano presso le strutture della Asl - farmacia dell'ospedale e quella
territoriale - ma gli rispondono che quel farmaco non solo non lo hanno, ma non possono più fornirlo. I
genitori di Francesco non si perdono d'animo e venerdì passato si recano alla Farmacia Internazionale di
Anzio centro che contatta la società AbbVie di Aprilia che produce il vaccino; la risposta non lascia spazio
alla speranza: «dall'azienda - spiega il dottori Andrea Cicconetti, titolare della farmacia e segretario della
Federfarma Roma - ci riferiscono che non possono fornire il vaccino senza disposizioni della Regione».
LA CIRCOLARE
I genitori del picciolo non si danno per vinti e scovano due circolari regionali di settembre e ottobre che
stabiliscono come la Regione Lazio possa acquistare il vaccino e rifornire le farmacie private in base alla
richiesta dell'utenza.
«Si tratta di una circolare della quale eravamo assolutamente all'oscuro e questo è molto grave - spiega
Andrea Cicconetti - E comunque non è ammissibile negare a una farmacia e ai cittadini un farmaco urgente
per una patologia rara che ha colpito un bambino appena nato. Come farmacista e come segretario di
Federfarma Roma trovo la situazione inammissibile. Per questo chiediamo alla Regione di fare chiarezza
sul caso e richiamare tutti a un maggior senso di responsabilità perché si parla della vita di un bambino».
C'è da augurarsi che i nodi della burocrazia si sciolgano prima che sia troppo tardi per Francesco.
Angelo Merisi
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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Farmaco introvabile, bimbo a rischio
08/12/2015
Pag. 63 Ed. Roma
diffusione:135752
tiratura:185831
«Negata medicina urgente a un neonato che sta male»
Federfarma : «Assurdi dinieghi burocratici intervenga la Regione»
«Non è ammissibile negare a una farmacia, e ai cittadini che a lei si rivolgono, un farmaco urgente per una
patologia rara che ha colpito un bambino appena nato». A denunciarlo è Andrea Cicconetti, farmacista e
segretario di Federfarma Roma, che denuncia «il kafkiano rimpallo di responsabilità e di burocratici dinieghi
a cui si è trovato di fronte da quando, venerdì scorso alle 16, i familiari di un bimbo appena nato colpito da
una rara affezione del tratto respiratorio, causata dal virus respiratorio sinciziale», si sono recati nella sua
farmacia ad Anzio, in provincia di Roma. «Vista l'assenza nel mio esercizio del particolare medicinale
richiesto da alcuni cittadini, il Synagis della ditta AbbVie - spiega Cicconetti - ho provato a ordinarlo
secondo le consuete procedure, ma venerdì mi sono sentito rispondere che il servizio clienti era chiuso e il
farmaco non poteva essere ordinato. Sono tornato alla carica, ma dopo un rimpallo tra un centralino e
l'altro, il referente della casa farmaceutica ha affermato che le farmacie nel Lazio non possono ordinare
questo prodotto perché, pur essendo in fascia A (cioè nella fascia in cui sono posizionati tutti i farmaci
concedibili dal Ssn), è inserito anche nel prontuario ospedale-territorio (Pht) e la AbbVie non sa se la
Regione vorrà inserirlo nella distribuzione per conto (Dpc). Il risultato di questi rimpalli e indecisioni è però
uno solo: al momento il piccolo non ha ancora ricevuto il medicinale. Come farmacista e come segretario di
Federfarma Roma trovo questa situazione inammissibile e chiediamo aiuto alla Regione per fare chiarezza
sul caso». Ma lo scorso 30 settembre la Regione Lazio aveva emanato una nota di modalità di erogazione
del Synagis che «viene dispensato in modalità di distribuzione diretta da parte delle aziende sanitarie».
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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LA DENUNCIA
08/12/2015
Pag. 61 Ed. Roma
diffusione:135752
tiratura:185831
Incubo attentati, pronte 7 tende-ospedale
Schierate altre 50 ambulanze, letti riservati nei reparti per le emergenze. Liberati persino i posti negli obitori
In piazza Risorgimento allestita anche una postazione per decontaminare i feriti in caso di un attacco
chimico SQUADRE A PIEDI DI OPERATORI SANITARI GIRERANNO TRA LA FOLLA PER ASSISTERE
CHI È COLTO DA MALORE
Mauro Evangelisti
In piazza Risorgimento da ieri c'è una tenda bianca, apparentemente uguale a quella degli agli altri sette
Pma (posti medici avanzati) sparsi attorno al Vaticano. Questa però ha una valenza particolare: è un Nbcr,
vale a dire una unità di decontaminazione chimica-biologica. Il timore è che possa esservi un attacco
batteriologico, dunque serve essere pronti a tutto. In tutti gli ospedali di Roma è stato perfezionato e
potenziato il piano della rete trasfusionale, è necessario che non vi sia carenza di sangue in caso di
necessità. Nei pronto soccorso il livello di allerta è stato alzato, si stanno facendo esercitazioni a sorpresa,
si simula l'arrivo di decine di feriti, mentre al San Camillo il responsabile delle procedure di emergenza,
Angelo Orelli, ha deciso che le simulazioni coinvolgeranno anche le sale operatorie, perché bisogna
mantenere aggiornati gli operatori, tenendo conto che in caso di attentato le ferite da trattare sono quelle
causate da esplosioni. FOTO E BRACCIALETTI Tutti i pronto soccorso hanno acquistato collari o
braccialetti da mettere ai feriti, classificandoli con un codice perché se c'è una grande emergenza, non
sempre i feriti hanno i documenti; sono anche state acquisite della macchine fotografiche digitali per
abbinare a ogni codice un viso. Infine, si stanno liberando le celle frigorifere degli obitori, perché anche se
tutti ci auguriamo che non succeda, ma se avvenisse qualcosa di analogo agli attacchi di Parigi servirebbe
spazio. In sintesi: inizia oggi quello che il prefetto Franco Gabrielli ha definito il Giubileo ai tempi dell'Isis.
Non è giusto fare allarmismo, ma la macchina dei soccorsi deve essere strutturata pensando al peggio e,
allo stesso tempo, pensando all'ordinarietà dei soccorsi e della assistenza per un evento che prevede, con
l'apertura della Porta Santa, l'afflusso in piazza San Pietro di 50.000 fedeli. Non solo: nel pomeriggio, in
piazza Mignanelli e piazza di Spagna dove andrà Papa Francesco sono attese almeno 25.000 persone. Ieri
Nicola Zingaretti e Massimiliano Smeriglio, presidente e vicepresidente della Regione, hanno svolto un
sopralluogo in una delle tende ospedali, quella in via dei Corridori (a ridosso della Basilica). IL
COORDINAMENTO «Siamo pronti, gli operatori hanno lavorato instancabilmente», ha garantito Zingaretti.
Vicino a lui il direttore della cabina di regia della sanità, Alessio D'Amato, e i vertici dell'Ares 118 (il direttore
generale Maria Paola Corradi e quello sanitario Domenico Antonio Ientile). Quel Pma, con otto letti in cui si
possono assistere anche i codici rossi, resterà operativo per l'intera durata dell'Anno Santo. Lo stesso
avverrà per quello di Castel Sant'Angelo. Gli altri cinque, invece, saranno funzionanti solo domani e in
occasione dei grandi eventi: due in via della Conciliazione, un altro sempre a ridosso di piazza San Pietro
ma dall'altro lato, e uno in piazza di Spagna. In rinforzo alle ambulanze normalmente presenti a Roma ne
saranno aggiunte altre 46 nell'area attorno al Vaticano più 4 auto mediche. Vi saranno anche 45 squadre a
piedi per assistere in piazza chi si sente male. Nei pronto soccorso, infine, se scatta l'allerta attentato parte
l'evacuazione dei pazienti (i più gravi andranno in reparto) per fare posto ai feriti. Obiettivo: assisterne, nella
prima mezz'ora, almeno 300.
L'organizzazione
Per strada
Pronto soccorso
Le dotazioni Gli ospedali da campo a San Pietro e a Castel Sant'Angelo rimarranno per tutto il Giubileo
Dodici quelli ristrutturati per il Giubileo e che in questi giorni stanno svolgendo esercitazioni Nel kit di
prevenzione anche le dotazioni per fronteggiare un eventuale attacco batteriologico
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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IL PIANO
08/12/2015
Pag. 61 Ed. Roma
diffusione:135752
tiratura:185831
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Foto: Uno degli ospedali da campo allestiti a San Pietro
Foto: (foto CAPRIOLI/TOIATI)
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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08/12/2015
Pag. 12 Ed. Macerata
diffusione:113338
tiratura:156629
UN TESORETTO da 600mila euro da investire in opere pubbliche. La scorsa settimana, con l'astensione
delle opposizioni, il consiglio comunale di Pollenza ha approvato l'assestamento di bilancio per il 2015 e
grazie all'allentamento del patto di stabilità l'amministrazione si è ritrovata con un bel gruzzoletto da
spendere. Per Pollenza si tratta di 190mila euro, a cui si aggiungono i proventi previsti per la vendita della
quota della farmacia comunale (260.000 euro) e un mutuo di 150.000 euro a tasso zero preso dall'Istituto di
Credito Sportivo. In totale fanno appunto 600mila euro tondi, che serviranno «ad implementare il piano
delle opere pubbliche più corposo degli ultimi 6 anni», spiega il sindaco Luigi Monti. Tra gli interventi più
importanti: la completa fruibilità della casa di riposo ai non autosufficienti tramite la realizzazione di un
nuovo ascensore; la realizzazione di un sistema di videosorveglianza; il completamento della passeggiata
attorno alle mura; la ristrutturazione del tetto della palestra «Macellari»; la realizzazione di una piattaforma
polivalente a Casette Verdini; la sistemazione delle strade. «Il 2016 - conclude Monti - si preannuncia
quindi come un anno di grande soddisfazione per la comunità pollentina».
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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«Tagli all'ospedale, ci faranno morire in strada»
08/12/2015
Pag. 5 Ed. Imola
diffusione:113338
tiratura:156629
Farmacista licenziata, è la terza da settembre
di CRISTINA DEGLIESPOSTI E CON lei fanno tre. Tre le dipendenti licenziate da settembre dalla
dottoressa Rosa Corvino, titolare dell'omonima farmacia in via Pambera e conosciuta, fino all'estate scorsa,
come farmacia Pifferi. Dopo le due sorelle Merlini - figlie del titolare che aveva diretto fino al fallimento il
negozio - stavolta a perdere il posto è stata Ada Terziari, 52 anni. Volto storico della farmacia, dal 1993
Terziari serviva i clienti della zona e, insieme con altri quattro colleghi, era stata assunta dalla nuova
proprietà ad agosto, quando la farmacia era stata acquistata all'asta in un lotto unico con alcuni beni mobili
e immobili del fallito e, appunto, con i dipendenti. Ma di quel nucleo iniziale di lavoratori ora ne sono rimasti
soltanto due, un part time e un tempo pieno: gli altri tre sono passati alle vie legali, impugnando il
licenziamento, compresa Terziari. LA DOCCIA fredda per la lavoratrice è arrivata lunedì 30 novembre.
«Sono andata a lavorare come sempre e, una volta arrivata, il direttore della farmacia mi ha consegnato a
mano la lettera di licenziamento effettivo dal 28, ossia dal sabato in cui invece ho normalmente lavorato racconta -. Il motivo è lo stesso delle colleghe che mi hanno preceduta: problemi di bilancio, calo di
fatturato e impossibilità di recupero». Il problema, però, per la farmacista è da ricercare in altri aspetti.
«Come ho scritto anche nella lettera inviata alla titolare - racconta - non è comprovata la crisi produttiva,
visto che i valori d'incasso sono in linea con quelli dall'apertura. E nel frattempo non sono state chieste
riduzioni d'orario a nessuno». I problemi con la nuova proprietà, secondo la farmacista, hanno iniziato a
presentarsi quasi subito, «per l'applicazione di alcuni criteri elastici nel contratto». Dopo le prime due buste
paga, invece, «ho notato che non era stata inserita la quota per l'iscrizione al sindacato (la Cisl, ndr) a cui
aderisco da 20 anni - racconta Terziari -. Pensavo fosse una mia mancanza e subito ho segnalato la cosa,
che è stata risolta nel cedolino successivo: ma nel mio caso è stato l'ultimo». ALTRE incomprensioni
sarebbero sorte anche per l'applicazione del contratto nazionale di lavoro dell farmacista, un part time da
24 ore. Di fronte a una situazione di crisi «ero disponibile a non fare straordinari, invece tra tutti sono stata
licenziata io che ho l'anzianità maggiore». Quando Corvino ha rilevato la farmacia, il Tribunale aveva
previsto anche l'impegno (senza indicare però un limite temporale minimo) a mantenere tutto il personale in
forze alla ex Pifferi. Così fece la nuova proprietà, introducendo addirittura altre due persone, un
magazziniere e un direttore che completavano il quadro della nuova attività. In tre mesi, però, in tre hanno
perso il posto.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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LAVORO IL CASO ALLA EX PIFFERI
08/12/2015
Pag. 15 Ed. Umbria Terni
diffusione:88274
tiratura:127149
VERRÀ presentato sabato, alle 16,30, nella Rocca Flea, il libro «Storie e microstorie di Gualdo Tadino dal
1860 al 1920». L'opera (354 pagine) è stata critta da Daniele Amoni, apprezzato cultore della storia
cittadina di ieri e di oggi. La presentazione è stata organizzata dal Comune e dalla farmacia «Capeci», che
ne ha curato la stampa, in occasione del proprio centenario. Ci saranno, oltre all'autore, il sindaco
Presciutti, Cesare Manforni della farmacia «Capeci», Gianni Paoletti, Sergio Ponti, Carlo Catanossi.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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GUALDO «Storie e microstorie»
08/12/2015
Pag. 15 Ed. Umbria Terni
diffusione:88274
tiratura:127149
Piazza Mazzini, le scelte
- GUALDO TADINO - ARRIVERANNO presto le scelte ufficiali per l'uso della piazza Mazzini. Lo ha detto il
sindaco Massimiliano Presciutti, riferendo che c'è stata una conferenza di servizi per realizzare i lavori di
impermeabilizzazione dei due piani del parcheggio sottostante il piano-piazza che funge da copertura
dell'intero edificio. L'AMMINISTRAZIONE comunale sembra aver scelto una soluzione per l'uso di
quell'area: dovrebbe essere utilizzata per il carico e lo scarico delle merci, con spazi per il parcheggio di
auto che trasportano persone con handicap e che devono recarsi nella farmacia, nell'ufficio postale e negli
ambulatori medici; la maggior parte della superficie disponibile, una grande terrazza panoramica sulla
vallata e sui monti retrostanti l'abitato cittadino, resterà libera. Sembra chiudersi così la vicenda, che aveva
visto in un primo momento il Comune orientata ad un uso plurimo: una parte della piazza adibita a
parcheggi brevi, l'altra lasciata libera per i pedoni. Poi c'è stata l'iniziativa di due signore, che hanno
raccolta 600 firme, presentate all'amministrazione: chiedono di lasciare la piazza libera da traffico e sosta.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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GUALDO TADINO IL SINDACO: «COME SARA'»
08/12/2015
Pag. 4 Ed. Siena
diffusione:88274
tiratura:127149
«Le imprese Igp hanno avuto grossi incrementi»
DA BAMBINETTO fra i forni di famiglia e da grande alla guida del Comitato per il riconoscimento dell'Igp
per due prodotti - panforte e ricciarelli - che trovano nel territorio (senese) la loro origine ed essenza. E'
Corsino Corsini, storico produttore, con la sua Fiore, di dolci tipici senesi, e oggi presidente del Comitato
ricciarelli e panforte (Coripanf) di Siena. Associazione cui fanno parte appunto gli attuali produttori (a livello
nazionale e esportatori) dei dolci senesi, ovvero Fiore, La Fabbrica del Panforte, Antica pasticceria Masoni,
Sclavi, Marabissi e Corsini (forno di famiglia originario dell'Amiata, ma da qualche anno con laboratorio
anche a Siena). Le aziende, appunto, che, grazie alla battaglia partita nel 2003-04 e terminata nel 2010 per
i ricciarelli e nel 2013 per il panforte, possono oggi fregiarsi del riconoscimento Igp. «Il ricordo più dolce è
quando da bambino mi ritrovavo fra i forni a fascine (a legna) dell'azienda di famiglia, allora in via Garibaldi.
Laddove tutto ha avuto inizio», racconta Corsino Corsini: erano gli anni del Dopoguerra, la Fiore data l'inizio
dell'attività nel 1827, nata dalla precedente farmacia Fiore (subentrata alla Liozzi). E' dunque verso metà e
fine 800 che nascono le fabbriche dei dolci senesi, con la Fiore - iscritta oggi fra le 'imprese storiche
italiane' - preceduta sono dalla Galgani, che già nel 1600 faceva dolci tipici senesi. «Adesso auspichiamo
ad una nuova giovinezza del dolce tipico - dice Corsini, da presidente del comitato - Mi ha fatto molto
piacere sapere del successo del dolce tipico senese al Mercato in piazza del Campo. Veniamo da una
buona annata e questa è la conferma di un percorso positivo: le imprese che vantano il marchio Igp hanno
avuto incrementi in doppia cifra (oltre il 10%) rispetto al 2014. In parte gioviamo anche di reazioni tipiche
dei momenti di esitazione, di paura e la recente crisi economica generale è sicuramente uno di questi: si
torna al tradizionale, ai punti fermi, ai valori familiari. Ecco, ricciarelli e panforte sono prodotti del focolare».
«Vanno bene i produttori nazionali - continua - ma anche le tante pasticcerie e forni artigianali che portano
avanti questa antica tradizione e sono parte importante della nostra realtà. L'auspicio è che anche questi
confluiscano nel Comitato, in modo da giovare anche loro dell'Igp e rafforzarci, perché una voce sempre più
presente, alta sulla piazza è beneaugurante per tutti». p.t.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
IL PERSONAGGIO CORSINO CORSINI, PRESIDENTE DEL COMITATO PER IL RICONOSCIMENTO
DELL'IGP
08/12/2015
Pag. 13 Ed. Arezzo
diffusione:88274
tiratura:127149
Analisi del sangue Ora i risultati si possono ritirare anche in farmacia
ATTIVATI SERVIZI per gli utenti su analisi ed informazioni sulle farmacie. I cittadini di Cavriglia potranno
ritirare d'ora in poi i risultati delle analisi del sangue anche nelle farmacie comunali e privatE. Lo rende noto
l'amministrazione comunale guidata dal sindaco di Leonardo Degli Innocenti. Il Comune ha fatto un accordo
con la Asl 8. Interessa i cittadini che hanno effettuato il prelievo negli ambulatori comunali di Castelnuovo,
Santa Barbara e Vacchereccia. Da adesso, quindi, su richiesta al momento del prelievo, gli interessati
possono ritirare le analisi anche nella farmacia privata di Castelnuovo dei Sabbioni, ed in quelle comunali di
Santa Barbara e Vacchereccia. Gli orari: lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 11 alle 12 a Santa Barbara;
nelle farmacie di Vdi Vacchereccia e Castelnuovo dei Sabbioni, durante l'orario di apertura delle farmacie.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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CAVRIGLIA
08/12/2015
Pag. 41 Ed. Belluno
diffusione:60528
tiratura:83076
Trasloco della farmacia , la verità del sindaco Cesa: «Comune
impotente»
MEL - «Farmacia: oggi il trasferimento si può fare»: sullo spostamento della farmacia di Villa di Villa
interviene il sindaco di Mel, Stefano Cesa, che chiarisce una volta le ragioni dell'operazione.
«Da anni i farmacisti che si sono succeduti alla guida della farmacia del centro di Villa, hanno espresso la
volontà di spostare l'attività lungo l'asse viario della provinciale per una maggiore attrattività di carattere
economico -spiega Cesa- Il trasferimento però non è mai stato preso in seria considerazione perché, fino a
qualche anno fa, spettava al comune esprimersi e l'amministrazione si è sempre espressa contro tale
richiesta. Oggi, invece lo spostamento è possibile perchè l'autorizzazione non passa più per il municipio,
ma è di esclusiva competenza dell'Usl, che verifica la sussistenza delle condizioni previste dalla normativa
vigente, in particolare per quanto riguarda l'idoneità dei locali ed il limite delle distanze. Uno spostamento
che la nuova farmacia potrebbe richiedere, e per questo non essere negato, anche per una zona molto più
lontana dal centro abitato di Villa, come ad esempio alla variante di Lentiai-Bardies».
«Con le recenti normative sulla liberalizzazione -conclude il primo cittadino- sparisce il concetto di servizio
pubblico di dispensazione del farmaco a discapito dell'impossibilità, per un'amministrazione, di limitare la
libera scelta del farmacista e la libertà di iniziativa economica e l'esercizio della professione». Basteranno
queste motivazioni per mettere a tacere l'agitata comunità della frazione zumellese?
Daniele Collavino
(((scartone)))
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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MEL
08/12/2015
Pag. 49 Ed. La Spezia
diffusione:50924
tiratura:71724
Fior di Loto: un nutrizionista domani a disposizione del pubblico
D OMANI la farmacia del dottor Francesco Accorsi di Sarzana (ore 9-12.30; 15.30-19) ospiter à Fior di
Loto, azienda del comparto biologico, per l'iniziativa " Bene, Buono, Bio ... Fior di Loto sa come si fa " . Da
aprile Fior di Loto ha girato l'Italia tra farmacie, parafarmacie, erboristerie e negozi specializzati biologici sul
territorio nazionale. I consumatori possono fissare un incontro gratuito su appuntamento con un
nutrizionista che effettuer à una consulenza mirata e personalizzata per sensibilizzare sull'importanza di
una sana alimentazione e di un corretto stile di vita. In questo modo Fior di Loto mette a disposizione dei
consumatori uno specialista in nutrizione per un'analisi di un corretto regime alimentare. L'esperto infatti
risponder à alle domande e fornir à consigli alimentari e nutrizionali basati sulle reali esigenze delle singole
persone, diffondendo le " buone pratiche " da seguire per una corretta cultura alimentare.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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SARZANA, FARMACIA ACCORSI
08/12/2015
Pag. 19 Ed. La Spezia
diffusione:50924
tiratura:71724
Farmacie rurali braccio di ferro con due Asl e la Regione
S.C.
NESSUNA soluzione, al momento, per il braccio di ferro innescato cinque anni fa da una serie di farmacie
rurali spezzine, nei confronti della Asl e della Regione Liguria. Si tratta delle farmacie Danovaro, di
Padivarma, della dottoressa Patrizia Giuntini, della farmacia del Mare, di via Colombo, a Riomaggiore, che
ricadono sotto la Asl 5, e della farmacia Cesena, di Varese Ligure, del dottor Camillo Alinovi, che ricade
sotto la Asl4. Nel mirino ci sono i criteri di calcolo in base ai quali la sanità pubblica rivendica delle somme
che le farmacie ritengono di non dover versare, in merito alle quote di sconto, sui prezzi di vendita al
pubblico di prodotti farmaceutici. Chi abbia ragione, al momento, non si sa: il Tar di Genova si è finalmente
pronunciato, ma solo per dichiararsi non competente in materia. Pertanto le farmacie, affiancate sia
dall'associazione sindacale spezzina dei titolari di farmacia sia dell'unione ligure delle associazioni di titolari
di farmacia, dovranno riproporre il ricorso, di fronte al tribunale ordinario. Alla farmacia di Padivarma la Asl
5 ha contestato "un debito a conguaglio, di 13.106 euro". A quella di Riomaggiore, un debito da 12.534
euro. A quella di Varese Ligure, la Asl4 nega il ricalcolo del fatturato relativo all'anno 2010, che il titolare
contesta. Il problema deriva dall'applicazione della norma con la quale è stata ridotta la quota di spettanza
dei grossisti e dei farmacisti, sul prezzo di vendita al pubblico, in attesa dell'adozione della nuova
metodologia di remunerazione. Lo scontro è sul criterio di calcolo del fatturato: in base al quale le farmacie
hanno ridotto alle esenzioni, se sono rurali, e quindi operano in contesti laddove il bacino di utenza è
inferiore ai cinquemila abitanti. Queste farmacie hanno più disagi e minori incassi di quelle urbane, e perciò
hanno diritto ad apposite agevolazioni: a patto però che il fatturato rientri in una certa fascia. Ecco perché la
cifra conta. La Asl ha calcolato il fatturato come sommatoria dei prezzi al pubblico e dei farmaci decurtati
per conto del sistema sanitario: e ha incluso, sommandolo, l'importo degli sconti trattenuti. La farmacia
ritiene che gli sconti, non essendo corrisposti ai farmacisti, non debbano concorrere a determinare il volume
d'affari: e afferma che vadano sottratti. E' ovvio che aggiungendo cifre, il fatturato sale: togliendole, il
fatturato cala. E cambia la soglia che consente le esenzioni o meno. Solo che a cinque anni di distanza,
ancora non si è arrivati a stabilire chi abbia ragione. RIPRODUZIONE RISERVATA
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
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IL TAR NON DECIDE
08/12/2015
Pag. 29 Ed. Avellino
diffusione:48191
tiratura:71039
La novità Nicola Diluiso Le ricette saranno verificate da un gruppo di lavoro: si atterrà a linee guida uniche
Assicurare una corretta prescrizione dei farmaci, per garantire la continuità terapeutica e lasciare ai medici
la loro autonomia, evitando sanzioni. Prende forma la procedura per arrivare all' adozione del Mup, il
modello unico di prescrizione, con un protocollo da condividere tra i vari livelli di medicina dell'Asl ed
dell'azienda «Moscati». È stata costituita presso l'Asl l'Unità di valutazione per la verifica obiettivi di
appropriatezza (Uvoa). Le regole individuate andranno adottate per i nuovi pazienti e non per quelli già in
trattamento di «continuità terapeutica». Semplificando, per i nuovi pazienti vanno usati farmaci a brevetto
scaduto non vincolati al concetto dell'appropriatezza -, in caso contrario è richiesta la motivazione clinica,
con l'indicazione del codice di malattia e la compilazione del Mup. Lo stampato, se rilasciato dal medico
ospedaliero, va consegnato in duplice copia al paziente: una per la farmacia ospedaliera, per il primo ciclo
terapeutico, un'altra al proprio medico, per le successive prescrizioni. Se rilasciato dal medico di base, deve
essere compilato in duplice copia: una inviata al servizio farmaceutico dell'Asl e l'altra va conservata dal
medico. Dell'Unità di valutazione fanno parte il Commissario straordinario dell'Asl Mario Nicola Ferrante, il
direttore Unità operativa complessa interdistrettuale Alessandro Alifano, i direttori dei distretti di Avellino,
Ariano ed Atripalda ed i delegati di parte sindacale componenti il Comitato aziendale. La procedura
intrapresa - anche tenendo conto delle decisioni assunte ad ottobre in un in vertice presso l'Ordine dei
medici di Avellino, alla presenza del presidente Antonio d'Avanzo - punta ad assicurare una corretta
prescrizione di farmaci, sia a carico dei pazienti ricoverati che di quelli dimessi o visitati presso gli
ambulatori ospedalieri, distrettuali, delle strutture accreditate, o presso i medici di assistenza primaria e
continuità assistenziale. Pasqualino Molinario, segretario della Fp Cgil Medici, nonché componente
dell'Uvoa, spiega: "Occorre parlare lo stesso linguaggio tra medico ospedaliero, di assistenza primaria e
specialista ambulatoriale». Si sta realizzando un protocollo per uniformare le prescrizioni: ai cittadini vanno
spiegati i loro diritti ed i percorsi assistenziali appropriati, a cominciare dal fatto che i pazienti dimessi da un
reparto ospedaliero possono ottenere i farmaci per assicurare la continuità terapeutica ospedale-territorio»,
dicono i rappresentanti dei medici . Per ottenere tali farmaci, ad esempio, è necessario rivolgersi alla
farmacia ospedaliera. L'appropriatezza delle prescrizioni non deve pertanto negare il diritto alla salute dei
cittadini, nè colpevolizzare i medici, che nella loro autonomia clinica, potranno scegliere la condotta
terapeutica più idonea , attenendosi però alle indicazioni legislative.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 08/12/2015
80
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Prescrizione dei farmaci , nasce il nucleo di valutazione
PROFESSIONI
1 articolo
07/12/2015
Pag. 22 N.9 - settembre 2015
Pediatria Magazine
tiratura:10000
Indagine sull'idea di qualità in Pediatria
Capire quali fossero le aspettative e le conoscenze in merito alla qualità da parte dei Pediatri italiani.
Questo l'obiettivo dell'Indagine sull'idea di qualità in Pediatria promossa dal GSAQ. Il questionario è stato
inviato a tutti i pediatri iscritti alla SIP (9000 circa). Hanno risposto 1745 pediatri. Vediamo i principali
risultati. Il campione Le caratteristiche della popolazione che ha risposto rivelano una forte prevalenza
femminile (1094=63% versus 651=37%) nonostante i due sessi siano rappresentati con percentuali
opposte fra gli iscritti SIP (64% i maschi, 36% le femmine). L'età del campione rispecchia quella degli iscritti
SIP (57% > 50 anni), la maggior parte delle risposte è stata fornita da pediatri che lavorano in ospedale
(64%). La distribuzione per regione riconosce una prevalenza di pediatri del Nord Italia e della Lombardia in
particolare, ma con una buona risposta anche da Campania, Lazio, Puglia e Sicilia, le Regioni peraltro con
il maggior numeri di iscritti alla SIP. È del tutto evidente la scelta della maggioranza dei pediatri:
appropriatezza, corretto uso delle risorse e soddisfazione degli utenti sono le tre caratteristiche ai primi
posti per poter svolgere il proprio lavoro nel modo migliore. Le risposte a questa domanda destano qualche
sorpresa. È vero che la percentuale di chi vede un miglioramento complessivo della qualità è circa il doppio
di chi sostiene che questa sia peggiorata. Tuttavia ben il 23% del campione ritiene che la qualità delle cure
sia peggiorata e ben il 29% che sia rimasta uguale. Se si sommano queste due percentuali si arriva a
constatare che il 52% dei pediatri, cioè più di uno su due, non percepisce un miglioramento complessivo
della qualità delle cure. E ciò a dispetto degli oggettivi progressi registrati negli ultimi 15-20 anni. Chi non
ricorda le "camerate" di una volta, i tempi di degenza prolungati, l'uso limitato del consenso informato, il
ridotto coinvolgimento dei genitori, l'esiguo numero di iniziative di sostegno ai bambini ricoverati? Forse non
è un caso che i pediatri più anziani abbiano una visione più ottimistica (54% >60 anni) rispetto ai colleghi
più giovani, (25% <30 anni). La domanda n. 4 è più articolata e chiede di individuare dove la qualità è
migliorata o peggiorata. I dati numerici sono i seguenti: Tra gli ambiti percepiti come migliorati al primo
posto vi è la competenza professionale, seguita dalla comunicazione tra operatori e pazienti. Risulta ancora
carente la comunicazione fra operatori. Peggiorano, invece, la conflittualità con i pazienti, la prevalenza
degli aspetti economici in Sanità, il dialogo con le Direzioni e, soprattutto, i carichi di lavoro. Gli ambiti di
miglioramento indicano in prima posizione l'impegno personale dei medici nell'acquisire e mantenere la
propria competenza, ma se guardiamo bene, anche gli altri 3 parametri considerati in miglioramento sono
frutto dell'impegno dei singoli. È sentire comune il peso di turni sempre più difficoltosi per il mancato
turnover ma anche per un aumento delle richieste da parte dell'utenza: è quindi unanime la sensazione di
un peggioramento progressivo in questo ambito. Così come viene percepito con fastidio il continuo
martellare sul risparmio e sui costi, sacrosanto rispetto agli sprechi effettivamente presenti, ma
preoccupante quando lede gli interessi dei pazienti più fragili. Il rapporto con le Direzioni appare sempre più
in crisi, dato sconfortante se si pensa allo sbandieramento del cosiddetto "governo clinico", che avrebbe
dovuto portare gli operatori quanto meno a una maggiore considerazione da parte delle Direzioni. Un altro
aspetto del questionario ha rilevato che l'82% dei pediatri dichiara di non partecipare a progetti per il
miglioramento della qualità. Probabilmente si tratta di una non corretta interpretazione della domanda. Non
si fa infatti riferimento necessariamente a grandi progetti, ma anche a microprogettualità, ed è molto
probabile che ognuno di noi sia coinvolto in qualche progetto di miglioramento come: revisione dei protocolli
di reparto, formazione del personale, incident reporting, farmacovigilanza, risk management, promozione
dell'allattamento al seno, utilizzo mirato delle risorse, comunicazione, percorso nascita, integrazione
ospedale-territorio e così via. Quasi i 3/4 dei pediatri italiani che hanno risposto al questionario non conosce
il GSAQ. Ciò ci impressiona sfavorevolmente perché può essere considerato un indice di scarso interesse
PROFESSIONI - Rassegna Stampa 08/12/2015
82
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PIANETA SIP
07/12/2015
Pag. 22 N.9 - settembre 2015
Pediatria Magazine
tiratura:10000
PROFESSIONI - Rassegna Stampa 08/12/2015
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
per le problematiche che il Gruppo tratta. D'altra parte la scarsa attenzione, almeno teorica, alla qualità e
alle sue tematiche è confermata dal fatto che la stragrande maggioranza (87%) dei pediatri dichiara di non
conoscere gruppi che promuovono a vario titolo la qualità delle cure. Ancora una volta è la richiesta di
migliorare le proprie competenze professionali che raggiunge il punteggio maggiore. Riteniamo molto
importanti le risposte date al questionario perché fotografano una realtà lavorativa peraltro in continua
evoluzione. Non deve neppure scoraggiare il quadro poco lusinghiero che sembra emergere a proposito
dell'interesse, perlomeno teorico, nei confronti della qualità in ambito sanitario. Non ci si rende forse conto
che lavorare "in qualità" richiede grande progettualità e risorse economiche che, però, a medio e lungo
termine verranno abbondantemente ripagate. Riteniamo che i dati raccolti siano estremamente utili per
progettare, nel prossimo futuro, un'attività del Gruppo più incisiva e condivisa. • II rapporto completo è
disponibile sul sito SIP www.sip.it Maria Teresa Ortisi, Mariangela Bosoni, Luciana Parola, Riccardo Longhi
GSAQ (Gruppo di Studio per l'Accreditamento e il Miglioramento Continuo della Qualità) della Società
Italiana di Pediatria Indica le tre principali caratteristiche della QUALITÀ in ambito sanitario Appropriatezza
degli interventi Risparmio/Utilizzo corretto delle risorse Soddisfazione di pazienti/utenti Integrazione tra gli
operatori Soddisfazione degli operatori Adeguata vantazione delle tecnologie sanitarie Accoglienza Altro
93,0% 62,0% 60,0% 35,0% 17,0% 16,0% 13,0% 0,2% Dal tuo primo contatto con questa parola, la
QUALITÀ nel tuo ambito lavorativo è complessivamente: Migliorata 47% Peggiorata 23% Uguale 29%
Gli aspetti pia critici per i pediatri italiani? Il dialogo con le Direzioni, i carichi di lavoro e il continuo
martellare sul risparmio dei costi
Utilizzo delle risorse Migliorata Peggiorata Uguale Comunicazione tra operatori Migliorata Peggiorata
Uguale Comunicazione tra operatori e pazienti Migliorata Peggiorata Uguale Competenza professionale
Migliorata Peggiorata Uguale Dialogo con le Direzioni Migliorata Peggiorata Uguale Conflittualità con i
pazienti Migliorata Peggiorata Uguale Carichi di lavoro Migliorata Peggiorata Uguale Prevalenza degli
aspetti economici in Sanità Migliorata Peggiorata Uguale
Cosa ti aspetti da un gruppo di qualità? Iniziative culturali Attività di aggiornamento professionale
Consulenza per problemi organizzativi Aggiornamento per Linee Guida e Percorsi Diagnostico Terapeutici
Altro che si occupa
PERSONAGGI
2 articoli
08/12/2015
Pag. 14
diffusione:24843
tiratura:35894
«Sanità, taglieremo i reparti per non farci commissariare»
«LAVORIAMO IN CONTINUITÀ Il presidente: «Il centrosinistra governa da tempo con saggezza e ottiene
risultati. C'è margine di miglioramento» Emiliano: in bilancio non ci saranno aumenti di tasse Entro venerdì
il piano di riorganizzazione degli ospedali
l BARI. Il bilancio di previsione che arriverà in Consiglio regionale nella settimana tra Natale e Capodanno
non conterrà alcun aumento delle addizionali Irpef. Ma sarà necessario procedere, come già annunciato,
alla riorganizzazione dei reparti così da neutralizzare - almeno in parte - i tagli al fondo sanitario per il 2015
e il 2016. Ma oltre alla razionalizzazione della rete, ci saranno misure per il contenimento della spesa
farmaceutica che mirano a eliminare gli sprechi: se l'obiettivo tecnico è quello di contenere la spesa, quello
politico è di evitare che la Puglia venga nuovamente commissariata per la sanità. «Il centrosinistra - ha
detto il presidente Michele Emiliano - governa con saggezza questa Regione e molte delle città più
importanti della Puglia, e i risultati si vedono». Emiliano è tornato a parlare ieri di sanità per ribadire i cardini
della sua strategia e allo stesso tempo tranquillizzare i pugliesi: non ci saranno chiusure a tappeto - ha
confermato -, quella dei 25 ospedali da chiudere era «un'iper bole». «Siamo disposti a tutti i tipi di
riorganizzazione, anche i più profondi e sofferti pur di evitare l'aumento delle tasse e mettere in sicurezza
dal punto di vista finanziario la sanità pugliese. L'ipotetico aumento delle tasse sarebbe dovuto arrivare
anche a redditi piuttosto bassi, quindi colpire le famiglie pugliesi: non volevo assolutamente che
avvenisse». La razionalizzazione avrà l'o b i e t t ivo di «sprecare meno danaro possibile, nell'interesse dei
cittadini. Molte strutture vanno chiuse come ospedali e andranno utilizzate diversamente», ha detto
riferendosi alla ormai certa riconversione di Terlizzi, Canosa e Lucera. «La riorganizzazione - ha proseguito
Emiliano - avverrà senza far venir meno l'ef ficienza e il servizio e ovviamente con qualche sacrificio in più
da parte dei lavoratori della sanità, che dovranno sopportare qualche sofferenza in più». Emiliano ha
lanciato un messaggio anche alla sua maggioranza: «Quando ho parlato di 25 ospedali da chiudere - ha
detto - volevo far capire a tutti che non saranno ragioni di natura politica o campanilistica a fermare la
riorganizzazione e il recupero di efficienza della sanità pugliese». Il piano cui sta lavorando il direttore del
Dipartimento sanità, Giovanni Gorgoni, dovrebbe essere pronto entro venerdì e sarà poi illustrato al tavolo
del centrosinistra. Ma Emiliano si è anche detto contento per la fotografia scattata la scorsa settimana
dall'Istituto Sant'Anna, Emiliano ha detto: «La sanità pugliese ha recuperato rispetto alla situazione di
estrema difficoltà nella quale è stata per molti anni. Siamo risaliti nella classifica dei Lea anche se per
punteggio assoluto siamo ancora tra le regioni di coda, però c'è stato un recupero fortissimo e spero che
possa continuare, perché dimostra che la continuità anche amministrativa in questa materia riuscirà a dare
buoni risultati alla Puglia». Ma su quest'ultimo punto l'opposizio ne non è d'accordo. «La Puglia - secondo il
senatore Luigi D'Ambrosio Lettieri (CoR) - ha perso dieci anni preziosi e oggi i cittadini pagano le palate di
demagogia e di propaganda dell'amministrazione di Vendola e del Pd. Dallo studio del S. Anna emergono
luci ed ombre». Sul taglio dei reparti, tuttavia, c'è una posizione meno dura: «Chiudere un ospedale - dice
Lettieri - può fare paura solo se il cittadino non trova alternative valide al suo fabbisogno di salute».
[red.reg.]
PERSONAGGI - Rassegna Stampa 08/12/2015
85
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REGIONE PUGLIA LE STRATEGIE DEL GOVERNATORE
08/12/2015
Pag. 15
"Assessora"nelle leggi regionali Consiglieri e dipendenti a lezione
Ô Banalmente si può dire che uno dei primi effetti è l'intr oduzione formale nei documenti della Regione di
termini come "assessora", "cons igliera" "direttrice". In realtà, tengono a precisare da Palazzo Lascaris,
l'istituzione del linguaggio di genere nella stesura di atti e documenti ufficiali non si limita all'uso del
femminile al posto del maschile quando le posizioni apicali all'interno della macchina amministrativa o fra
Giunta e Consiglio sono ricoperte da donne. Si può concretizzare, ad esempio, nell'utilizzo di perifrasi con
cui sostituire i termini di genere: un modo per non compiere distinzioni fra i sessi, benché la lingua e la
tradizione portino a fare tutt'altro. Un problema di non facile soluzione, anche perché in italiano il neutro non
esiste. Così il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus, che crede fermamente in questo progetto, ha
invitato a parlare in via Alfieri un'esperta in materia, la professoressa del dipartimento di Culture, politica e
società dell'Unive rsità di Torino Rachele Raus. Un appuntamento, quello di mercoledì mattina nell'au la
dell'assemblea, aperto ai consiglieri ma soprattutto ai 300 dipendenti dell'ente, con un'attenzione particolare
per chi si occupa della scrittura dei documenti, del sito istituzionale, di comunicazione e relazione con il
pubblico. « L'esperienza che intraprendiamo oggi in Piemonte può rappresentate l'occasione per cambiare
già nel 2016 l'a pproccio al linguaggio di geneIl presidente del Consiglio regionale Mauro Laus re. Mi
piacerebbe mettere questo aspetto fra gli obiettivi di risultato dei direttori del Consiglio regionale» spiega
Laus, che nella sua veste di componente della Conferenza dei parlamenti regionali è referente nazionale
per le Pari opportunità. Tanto che, assicura, «lo scopo finale è far diventare questa iniziativa un progetto
pilota per tutta Italia». D'altronde, in Consiglio la sollecitazione è arrivata già nel marzo scorso, con una
mozione in tal senso (primo firmatario Mario Giaccone di Chiamparino per il Piemonte) approvata
all'unanimità da tutta l'aula. E insieme a Palazzo Lascaris ci sono gli altri enti locali torinesi. Da luglio va
avanti un tavolo interistituzionale sul linguaggio di genere istituito dal Comune, a cui partecipano la Città
metropolitana, la Giunta regionale, l'Università e il Politecnico. Andrea Gatta
PERSONAGGI - Rassegna Stampa 08/12/2015
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IL PROGETTO Palazzo Lascaris accelera sul linguaggio di genere: «Modello per tutta Italia»

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