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14 aprile 2016
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INDICE
ANICA - ANICA CITAZIONI
14/04/2016 L'Unità - Nazionale
Cinemadays, oggi ultimo giorno per il cinema a prezzi scontati
6
14/04/2016 DailyMedia
Partenza positiva per i CinemaDays: solo nel primo giorno 207 mila spettatori. Con
un incremento pari al 103% dei biglietti staccati
7
13/04/2016 Key4Biz
Cinema, presenze in sala in aumento del 23% nel primo trimestre 2016
8
13/04/2016 Key4Biz
ilprincipenudo. Consultazione Rai, 'pubblica' ma 'a porte chiuse'. Cultura e
pubblicità nel questionario?
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ANICA - CINEMA
14/04/2016 Corriere della Sera - Nazionale
L'antieroe del cinema
15
14/04/2016 La Repubblica - Nazionale
Così il filmino conquista i nativi digitali
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14/04/2016 La Repubblica - Nazionale
Jodie Foster a Cannes "Ora parliamo di soldi"
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14/04/2016 La Repubblica - Nazionale
Brooke, super eroina del quotidiano idealista e generosa
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14/04/2016 Il Messaggero - Roma
È festa al Gemelli in corsia c'è il film
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14/04/2016 Il Messaggero - Nazionale
Avvertenza agli spettatori: vi risveglierete in un videogame
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14/04/2016 Avvenire - Nazionale
"Abbraccialo per me": se in casa irrompe il disagio mentale
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14/04/2016 Avvenire - Nazionale
MOWGLI La favola di è un reality
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14/04/2016 Avvenire - Nazionale
Al Gemelli inaugurato il primo cinema in corsia d'Italia
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14/04/2016 Il Giornale - Nazionale
Ben Affleck sarà ancora «Batman»
27
14/04/2016 Il Fatto Quotidiano
Immersi in un noioso videogioco " Hardcore ! " è un giocattolo mai riuscito
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14/04/2016 Il Fatto Quotidiano
Elio Germano sarà Nino Manfredi, diretto dal figlio Luca
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14/04/2016 L'Unità - Nazionale
La storia di San SuuKyi arriva sul grande schermo
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14/04/2016 L'Unità - Nazionale
Lieto fine nella striscia di Gaza: al cinema con "The Idol"
33
14/04/2016 Il Manifesto - Nazionale
Fra due mondi e due regni la vita di Mowgli, la vulnerabilità di un corpo in
trasformazione
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14/04/2016 Il Manifesto - Nazionale
Scoprire Gaza in una canzone
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14/04/2016 Il Manifesto - Nazionale
Segreti e scoperte, i giovani registi amano l'adolescenza
38
14/04/2016 Il Manifesto - Nazionale
Far East Film festival, dall'oriente con furore
40
14/04/2016 Il Tempo - Nazionale
Il coraggio della Rocca «Parlo di disagio mentale cantando Cristicchi»
41
14/04/2016 Alto Adige - Nazionale
«Girare qui è stato fantastico, spero di tornare presto»
42
14/04/2016 La Gazzetta Del Mezzogiorno - Basilicata
Tek è il primo western futuristico della Basilicata
44
ANICA - TELEVISIONE
14/04/2016 La Repubblica - Nazionale
Diritti tv, multa in arrivo per emittenti e Infront
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14/04/2016 Il Foglio
Dove nasce l'onda lunga che sta investendo reti, giornali e tv in Italia
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ANICA WEB - ANICA WEB
13/04/2016 www.key4biz.it 17:52
ilprincipenudo. Consultazione Rai, 'pubblica' ma 'a porte chiuse'. Cultura e
pubblicità nel questionario
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13/04/2016 www.ilpost.it_cultura 12:57
Oggi e domani ci sono i Cinemadays
56
13/04/2016 www.quotidianodipuglia.it 21:13
Giovedì 14 aprile, ultimo giorno di CinemaDays: il biglietto a 3 euro
58
13/04/2016 giornaledellospettacolo.it 08:42
Quale film merita di vincere il David di Donatello 2016
59
13/04/2016 www.key4biz.it 12:37
Cinema, presenze in sala in aumento del 23% nel primo trimestre 2016
60
13/04/2016 blog.screenweek.it 09:05
#CinemaDays - Spettatori in crescita nel secondo giorno, oggi nuovi film in sala
61
13/04/2016 youmovies.it 09:21
CinemaDays 2016: partenza positiva
62
13/04/2016 cinefilos.it 17:11
CinemaDays: in segno positivo anche la seconda giornata
63
ANICA - ANICA CITAZIONI
4 articoli
14/04/2016
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L'Unità
diffusione:22216
tiratura:57915
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L'INIZIATIVA
Cinemadays, oggi ultimo giorno per il cinema a prezzi scontati
- Oggi è l'ultimo giorno per approfittare dell'iniziativa Cinemadays: biglietti a 3 euro per vedere i film sui
2700 schermi che , hanno aderito (5 euro le proiezioni in 3D). L'obiettivo è incentivare le presenze nelle
sale. I promotori Anec, Anem, Anica e con il sostegno del Mibact confidano di replicare il successo dello
scorso anno quando in quattro giorni furono venduti 1 milione e 800 mila biglietti. 1268mila spettatori di
martedì (il 119% in più sul martedì della settimana precedente) fanno ben sperare.
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Partenza positiva per i CinemaDays: solo nel primo giorno 207 mila
spettatori. Con un incremento pari al 103% dei biglietti staccati
Sono 207 mila gli spettatori che sono andati al cinema nella prima giornata dei CinemaDays, l'iniziativa che
fino a oggi, 14 aprile, consentirà al pubblico di acquistare il biglietto a soli 3 euro (ad esclusione dei film in
3D che costeranno 5 euro e degli eventi speciali). Un dato decisamente positivo rispetto al lunedì della
scorsa settimana (4 aprile) quando gli spettatori in sala erano 102 mila, che registra un incremento del
103%. Molto positivo anche l'aumento, +61,5%, rispetto all'analogo lunedì dell'anno scorso (13 aprile
2015). Tanti i film in sala che il pubblico può vedere a 3 euro, a cominciare dai film usciti la scorsa
settimana: Veloce come il Vento e Troppo napoletano (01 Distribution), L'età d'oro (Bolero Film), Grimsby Attenti a quell'altro (Warner Bros), Il cacciatore e la regina di ghiaccio (Universal), Victor Frankenstein (20th
Century Fox), Mister Chocolat (Videa), Una notte con la regina (Teodora), Il complotto di Chernobyl (I
Wonder Pictures), Banat - Il viaggio (Movimento Film), Briciole sul mare (Studio Chirco Edizioni Musicali e
Cinema). Da ieri i nuovi titoli come Hardcore! (Lucky Red), Nonno scatenato (Eagle), Criminal (Notorius),
Un'estate in Provenza (Nomad Film), e, solo per oggi, usciranno Il libro della giungla (Disney), Nemiche per
la pelle (Good Films), L'universale (L'occhio e la luna e Lo Scrittoio) The Idol (Adler), Mistress America
(Fox), Les souvenirs (Parthenos), Senza lasciare traccia (HiraFilm), Il bambino di vetro (Lab 80 Film).
Un'iniziativa importante che, per la prima volta, si è tenuta sia in autunno che in primavera e che
contribuisce a rafforzare il legame tra il grande schermo, il suo pubblico e nuovi spettatori. Le intensiva la
campagna sui social network con oltre 2 milioni 400 mila persone coinvolte. L'iniziativa è organizzata dalle
associazioni dell'industria cinematografica ANEC, ANEM, ANICA, con il sostegno della Direzione Generale
Cinema del MiBACT, soddisfatti anche dei risultati appena comunicati da Audimovie sui primi mesi del
2016.
Principali uscite
Principali uscite (x - xx mese) Titolo del film (14 aprile) Nemiche per la pelle (14 aprile) Titolo del film Il
libro della giungla (14 aprile) Titolo del film The Idol (14 aprile)
Foto: In basso le locandine di Veloce come il vento e Il libro della giungla, due pellicole coinvolte nei
Cinemadays
ANICA - ANICA CITAZIONI - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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Media
Cinema, presenze in sala in aumento del 23% nel primo trimestre 2016
Il Cinema gode di ottima salute. E' quanto emerge dai dati Audimovie relativi al primo trimestre 2016. La
società che rileva i dati delle presenze nelle sale cinematografiche italiane registra una crescita del +22,8%
nel periodo gennaio-marzo del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015. Il totale complessivo, si legge
nella nota di Audimovie, sfiora così i 40 milioni di biglietti staccati (39.774.780) con la media di presenze per
sala in incremento del +23,6%. In dettaglio, 23.100.616 spettatori (il 58,1% del totale) sono entrati in una
delle sale delle tre Concessionarie di cui nel 2016 Audimovie certifica le presenze: Rai Pubblicità,
Moviemedia, PRS. Esaurito l'effetto Zalone ad attrarre spettatori è un mix tra produzioni di qualità e
blockbuster di livello. Così i primi dieci film del Ciclo di Marzo: "Kung Fu Panda 3", "Batman V Superman:
dawn of justice", "Perfetti sconosciuti", "Zootropolis", "The Divergent Series: Allegiant", "Attacco al potere
2", "Ave Cesare!" "Il caso Spotlight", "Lo chiamavano Jeeg Robot", "Forever young". Nel trimestre "Quo
Vado?" resta il film più visto, seguito da un altro italiano, "Perfetti sconosciuti" e da "Revenant-Redivivo". Il
55,2%, degli spettatori delle Concessionarie ha scelto una struttura con 8 o più schermi, il 17% con 6-7
schermi, il 21,1% con 3-5 schermi, il 4,3% con 2 schermi e il 2,5% un monosala. Intanto, continua nelle sale
la seconda edizione di #CinemaDays, l'iniziativa organizzata dalle associazioni dell'industria
cinematografica ANEC, ANEM, ANICA che dall'11 al 14 aprile offre un prezzo scontato in tutta Italia di 3
euro per tutti i film che diventano 5 euro per i 3D.Il primo giorno sono andati in sala circa 209mila spettatori,
più del doppio rispetto al lunedì precedente, mentre ieri il numero di biglietti staccati è salito a quota
267mila con un incremento del 39% degli incassi rispetto a martedì scorso nonostante i prezzi dimezzati.
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Media
ilprincipenudo. Consultazione Rai, 'pubblica' ma 'a porte chiuse'. Cultura
e pubblicità nel questionario?
Si è tenuta ieri a Roma, dalle ore 11 alle 17, presso l'Auditorium Parco della Musica, la prima fase della
annunciata consultazione sulla Rai, promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico, ovvero un rapido
"brain storming" di circa 160 operatori del settore, rappresentanti di categorie ed associazioni, esponenti
della società civile, accademici e studiosi.I pannelli proposti alle pareti della kermesse recitavano:
"#CambieRai. Consultazione nazionale sul servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimedia. I tavoli
tecnici".L'incontro era tra l'altro finalizzato a buttar giù la bozza di questionario che Istat dovrebbe
sottoporre a pubblica consultazione dal 1° maggio prossimo (vedi l'articolo su "Key4biz" di ieri,
"Consultazione Rai: questionario online il 1° maggio. Concessione prorogata a ottobre").L'iniziativa mostra
aspetti controversi: senza dubbio intellettualmente stimolante (per chi ha avuto l'onore di essere
"convocato"), ricca di suggestioni, ma organizzata con modalità non proprio eccellenti (nella sostanza e
nella forma). Abbiamo espresso più volte i nostri dubbi su queste colonne, e purtroppo la kermesse li ha in
parte confermati: vedi "Key4biz" del 1° aprile ("Partenza last minute per la consultazione Rai: ecco la
convocazione"), del 4 aprile ("Consultazione Rai: editoria, musica e sociale assenti all'appello?") ed infine
del 7 aprile ("Consultazione Rai: attesa per il confronto pubblico del 12 aprile").Per coloro che non son stati
privilegiati (...) dall'invito ministeriale, è opportuno anzitutto una descrizione accurata delle modalità
organizzative della kermesse:- l'elenco dei "convocati" non è stato reso di pubblico dominio (né "ex ante" né
"ex post"), e già questo deficit di trasparenza è allarmante; l'elenco non è stato messo a disposizione
nemmeno di coloro che hanno partecipato all'incontro; incredibile poi che gli stessi 16 "coordinatori" dei
tavoli non fossero a conoscenza di chi partecipasse ai tavoli tematici altri; la cartella per i partecipanti era
sostanzialmente vuota (se non i rituali bloc-notes e penna), senza nemmeno indicazione delle tematiche
dei 16 tavoli! anche i nomi dei 16 "responsabili" istituzionali, così come dei 16 "rappresentanti" Rai, non
sono stati resi di pubblico dominio; da non crederci veramente... un'atmosfera un po' alla "Eyes Wide Shut"
di Stanley Kubrick;- i 160 partecipanti (ogni "tavolo tematico" aveva 10 partecipanti, di cui 1 rappresentante
istituzionale - per lo più ministeriale - ed un rappresentante della Rai) sono stati convogliati in 1 enorme
stanzone, dall'aspetto discretamente inquietante (pareti color nero, luci al neon dirette sui bianchi tavoli,
nessuna apertura verso l'esterno... quest'ultima osservazione si pone anche come metafora della dinamica
organizzativa), nel quale erano stati predisposti "blocchi" di tavoli, 4 a 4, per ogni macro-area tematica
appunto, con badge cromatico identificativo dei partecipanti (rosso per "Sistema Italia", blu per "Industria
creativa", verde per "Digitale", grigio per "Società Italiana"); intorno ad ogni tavolo, i convocati;- la vicinanza
spaziale dei tavoli di ogni singola "macro-area" era tale da determinare un rumore di fondo assolutamente
spiacevole, un continuo fastidio sonoro che si è protratto per molte ore, aggravato dal tono di voce
stentoreo di alcuni intervenienti; una dinamica intollerabile (ed anche discretamente incivile), che ha
stimolato in alcuni partecipanti finanche l'idea di abbandonare i lavori, in assenza di chance di adeguata
concentrazione intellettuale;- i lavori si son svolti in due cosiddetti "round"; il primo dalle 11 alle 13.30 (con
un'oretta di pausa, e discreto buffet in piedi); il secondo dalle 14.30 alle 17.30; era stata annunciata la
formula del "World Cafè", per cui - al pomeriggio - i partecipanti avrebbero potuto, se lo avessero voluto,
"ruotare" negli altri tavoli della medesima macro-area, e quindi "contaminare" le altre discussioni; questa
contaminazione non s'è però concretizzata, anche perché i coordinatori hanno poi chiarito che, chi lasciava
il tavolo di appartenenza, poteva sì andare a sedersi ad un altro... ma non poteva tornare a quello di
provenienza (surreale!);- verso le 16.30, con un'oretta di anticipo rispetto alle previsioni, molti decidevano di
lasciare l'incontro (già stanchi? presi da altri impegni professionali? o forse resisi conto dell'inutilità
dell'iniziativa o comunque annoiati dalla stessa?!), e si osservava una progressiva "desertificazione", con la
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grande sala che assumeva un aspetto tra lo spettrale, la sala da poker, tra la "dark room" ed il...
fantascientifico, una simil-Leopolda svuotata: surreale "consultazione"!- ogni coordinatore di tavolo ha
dovuto redigere, spesso in solitaria autonomia (data la fuga di molti convocati, che lo hanno "delegato"), un
breve documento di sintesi del dibattito (il format imposto dall'alto prevedeva due, massimo tre cartelle) ed
una bozza delle domande che l'Istat dovrà andare a sottoporre a pubblico sondaggio (due domande,
massimo tre semplici e di agevole comprensibilità per il cittadino);- il "programma" (poche righe), unico
documento presente nella cartellina per i partecipanti, prevedeva che dalle 17.30 alle 18.30 i 16
coordinatori si incontrassero tra loro (loro soltanto, naturalmente), e si confrontassero sui documenti
elaborati da ogni singolo "tavolo"; un po' per stanchezza, un po' per noia... questa riunione di
"coordinamento" non s'è concretizzata, ed ogni "coordinatore" di tavolo si è limitato a consegnare, su pen
drive il frutto del proprio lavoro di iper-sintesi...Ad inizio mattinata, il Sottosegretario Antonello Giacomelli
s'era presentato, pochi minuti e con discrezione, per salutare i partecipanti, ed augurar loro buon lavoro. Ha
ringraziato per "la partecipazione, l'impegno e l'entusiasmo": quest'ultima dimensione, francamente, ci è
sfuggita...Da lamentare: nessuna pubblicità dei lavori, se non qualche commento laconico e qualche
fotografia su Twitter (il che conferma la debolezza di questo "social network" come strumento di autentica
distribuzione culturale); nessuna registrazione dei lavori, né audio né video, in assenza di "streaming", e
quindi nessuna chance di "download" di questi riservatissimi lavori.Perché questa modalità "riservata"
ovvero - metaforicamente - al buio, che ricorda le pratiche massoniche (un po' anche per la coreografia
dell'evento)?!Quale incomprensibile riservatezza (totale) doveva caratterizzare i lavori?!Di grazia, non si è
trattato dell'avvio di una consultazione "pubblica"?!Da segnalare che l'iniziativa è stata denominata
"CambieRai": una titolazione non proprio originale, dato che riproduce esattamente il titolo di un convegno
sulla Rai promosso qualche settimana fa da Alleanza Popolare - Ncd - Udc (di cui abbiamo ampiamente
scritto anche su queste colonne: vedi "Key4biz" del 14 ottobre 2015, "Area Popolare vuole rivoluzionare la
Rai, Campo Dall'Orto digitalizzarla e Giacomelli esalta la riforma"). Convegno al quale era peraltro
intervenuto anche lo stesso Sottosegretario Antonello Giacomelli.Non è possibile esprimere un parere
sull'effettiva "rappresentatività" di questo "campione" di "convocati": di fatto, 128 persone (8 per ogni tavolo
per 16 tavoli, dato che 2 per ogni tavolo erano istituzionali-Rai); il Mise sostiene che erano presenti 62
associazioni (elenco indisponibile), 20 enti pubblici e istituzioni (elenco indisponibile), 11 centri studi e "think
tank" (elenco indisponibile) e 20 esperti (elenco indisponibile)...Abbiamo notato professionisti di livello, e ci
limitiamo qui a ricordare colleghi come Francesco Siliato (Studio Frasi) ed Augusto Preta (It Media), esperti
come Antonio Sassano e Stefano Rolando e Stefano Balassone, accademici come Mario Morcellini,
esponenti di associazioni (Stefano Selli per Confindustria Radio Tv e Riccardo Tozzi per l'Anica), ma anche
di associazioni non esattamente allineate, come Marco Quaranta (MoveOn Italia - IndigneRai), esponenti
dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (dalla Capo di Gabinetto Annalisa D'Orazio)...Come dire?!
Una sorta di "compagnia di giro" (tra media, cultura e tlc, ma soprattutto media) discretamente ampia e
plurale, e finanche con qualche apprezzabile innesto eterodosso: ci limitiamo a citare Sergio Bellucci di Net
Left, Guido Scorza dell'Istituto per le Politiche dell'Innovazione, Remigio Del Grosso Vice Presidente del
Consiglio Nazionale degli Utenti (Cnu Agcom), Vincenzo Vita già Sottosegretario alle Comunicazioni ed
attualmente Presidente dell'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (Aamod)...Tra gli
assenti... i sindacati dei lavoratori, che hanno manifestato il proprio comprensibile malessere, ed a buona
ragione: non sono anch'essi, di grazia, "società civile", e comunque "stakeholder" della Rai?! Massimo
Cestaro, segretario del Sindacato dei Lavoratori della Conoscenza della Cgil, ha denunciato la "deriva
autoritaria" del Governo.L'unica occasione per una qualche informale interazione "extra-tavoli" è stata data
dalla pausa per la colazione "light".Fin qui, la "forma" (che pure in taluni contesti - questo, senza dubbio - è
anche sostanza).Della "sostanza", che dire?!Possiamo esprimerci soltanto in relazione al tavolo al quale
siamo stati invitati, coordinato - in modo equilibrato ed elegante - da Gianluca Lioni, Portavoce di Dario
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Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.L'eletta schiera del "Tavolo 15" era
formata da: Claudio Bocci (Direttore di Federculture), Massimo De Angelis (Presidente di Infocivica - Carta
di Amalfi), Gennaro Iasevoli (Direttore Dipartimento Scienze Umane, Comunicazione, Formazione,
Psicologia Lumsa), Luigi Perissich (Direttore Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, in
rappresentanza anche di Patrizia Asproni, Presidente della Fondazione Industria e Cultura di
Confindustria), Lorenzo Scarpellini (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo - Agis), Monique
Veaute (Fondatrice e Presidente della Fondazione Romaeuropa, ma anche membro del Comitato dei
Programmi della rete televisiva franco-tedesca Arte).Il rappresentante Rai è stata Silvia Calandrelli,
Direttrice di Rai Cultura, una delle dirigenti Rai della "vecchia guardia" che non è stata rimossa né da Luigi
Gubitosi né da Antonio Campo Dall'Orto, il che la dice lunga sul know how ed esperienza che può vantare.Il
dibattito s'è rivelato molto stimolante, franco, dialettico.È presto emersa l'esigenza di promuovere una
maggiore distintività della Rai nel panorama televisivo nazionale: infatti, nel corso del tempo, il profilo
identitario del "public service broadcaster" italiano s'è andato via via annacquando, nell'inseguimento
continuo delle logiche di share della televisione commerciale. La Rai deve riacquisire il senso della propria
diversità.Naturale è quindi emersa la questione che si pone come vero e proprio spartiacque ideologico e
strategico: pubblicità "si" o pubblicità "no" sulla Rai?! Ed è stata proprio questa una delle due semplici
domande che il "Tavolo 15" ha chiesto all'Istat di far proprie nel questionario imminente.L'esigenza di una
maggiore presenza di "cultura" è anch'essa emersa naturale, a fronte di un palinsesto complessivo Rai nel
quale la sensibilità nei confronti delle arti e dello spettacolo appare modesta, inadeguata rispetto alla
ricchezza storica ed attuale del nostro patrimonio culturale. Modesta anche rispetto alle migliori esperienze
degli altri "psb" europei.S'è anche ragionato su un'interpretazione estesa e plurale del concetto
(intrinsecamente polisemico) di "cultura": tutti i partecipanti hanno inteso proporre una visione plurale,
"culture" piuttosto che "cultura"; una cultura intesa in senso post-moderno, e quindi non soltanto come
rappresentazione di quella che un tempo si definiva cultura "alta" (teatro, musica, danza, letteratura...), ma
come strumento di integrazione e coesione sociale, come strumento di tutela delle minoranze (linguistiche,
etniche, religiose...) e più in generale delle diversità (fisiche, psichiche, sociali...).Cultura intesa anche come
esigenza di alfabetizzazione digitale del Paese, con una Rai che si ponga come grande "orchestra" della
cultura nazionale, mettendo in rete esperienze variegate, ricerca e sperimentazione, e ponendosi come
grande "bussola" rispetto all'infinita offerta del web: una guida multimediale civile nella babele del caos
digitale.Risorse: questione essenziale e nodale.Debbono crescere, in assoluto: abbiamo ricordato come la
"spesa pubblica" pro-capite per il servizio pubblico televisivo italiano sia tra le più basse d'Europa, e non
cambierà granché dall'iniezione di risorse che dovrebbero venire dal canone nella bolletta
elettrica...Debbono crescere, in relazione alle specifiche risorse allocate alla cultura: il budget di cui dispone
Rai Cultura è assolutamente inadeguato, e si dovrebbe ragionare su una maggiore disseminazione delle
sue produzioni nei palinsesti delle tv generaliste. Si ricordi che i due maggiori canali che dipendono da Rai
Cultura ovvero Rai5 e Rai Storia raggiungono rispettivamente uno share dello 0,3% e 0,2%: l'offerta è di
gran qualità, alcune produzioni meriterebbero la prima serata di Rai 1, ma spesso il potenziale di ascolto
che potrebbe esprimere Rai Cultura è limitato dallo status stesso di canale "tematico".Le risorse per la
cultura - intesa in senso lato, plurale e inclusivo - possono derivare anche da una auspicata sinergia con i
fondi del Ministero dei Beni e Attività Culturali e Turismo.Il tavolo "Cultura" ha quindi proposto che la
convenzione in gestazione preveda che il Mibact venga coinvolto attivamente nella stesura del "contratto di
servizio" che verrà.Agis, in particolare, ha chiesto che, così come vengono imposti obblighi di investimento
a Rai in materia di produzione di cinema e fiction, vengano introdotti specifici obblighi anche in relazione
allo spettacolo dal vivo: Lorenzo Scarpellini ha ricordato che dal 1975 al 1985 è stata in vigore una
dimenticata legge, che prevedeva che il 2% dei proventi lordi della Rai fossero vincolati al finanziamento di
manifestazioni teatrali e musicali, in Italia ed all'estero.Monique Veaute si è soffermata sull'esperienza del
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ANICA - ANICA CITAZIONI - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
canale culturale per antonomasia, Arte, pan-europeo nelle intenzioni ma ancora a prevalente asse francotedesco. Un'esperienza di eccellenza rispetto alla quale l'Italia non mostra l'interesse che merita: basti
pensare alle potenzialità di un doppiaggio in lingua italiana dei programmi dell'emittente.Si è ragionato
anche sul senso di un provocatorio "trasferimento" di Rai5 in... Rai3, ovvero su un riposizionamento delle
reti del servizio pubblico (con conseguente riallocazione delle risorse): Rai 1 rete "nazional-popolare", Rai 2
rete "giovanile", Rai 3 rete "culturale".È stata evocata anche l'esperienza di RaiMed, infelicemente
conclusasi: canale satellitare della Rai andato in onda dal 2001 al 2014 via satellite in modalità "free-to-air",
visibile attraverso qualsiasi decoder satellitare in Europa e dalla sponda settentrionale dell'Africa. Il canale
era strettamente collegato al canale Rai News 24 (di cui trasmetteva il palinsesto-base), e proponeva ogni
giorno, in prima serata, la traduzione in lingua araba dell'edizione principale del Tg3 delle ore 19, nonché
programmi dedicati ai Paesi mediorientali che si affacciano sul mare Mediterraneo. Saggiamente voluto
dalla Rai per stimolare un dialogo fra lItalia ed il mondo arabo e tra le numerose comunità di lingua araba
italiane ed europee, ma incomprensibilmente chiuso nel 2014, per le solite ragioni di riduzione dei costi del
"psb" italiano (che spesso finiscono per colpire e penalizzare le iniziative più meritorie).La seconda
domanda che il tavolo "Cultura" della consultazione ha espresso è quasi... ovvia: "Lei ritiene che la Rai
debba trasmettere più cultura (teatro, musica, arti visive, danza, musica...) nei propri palinsesti?". Quesito
semplice ed apparentemente banale, ma di fatto essenziale, e tutt'altro che scontato. Si ha ragione di
temere che la risposta della "maggioranza" possa essere paradossalmente... negativa.Nulla (ci) è poi dato
sapere dai tre tavoli "limitrofi", ovvero gli altri della "macroarea" denominata "Società Italiana", ovvero, in
verità, ogni tanto, giungeva l'eco di un commento, un frammento di battuta, ma nessuna "interazione" né
condivisione di sorta s'è venuta a determinare rispetto ai gruppi di lavoro rispettivamente intitolati
"Informazione e nuovi linguaggi", "Scuola e Università" e "Pubblica utilità". Peccato: frammentazione e
dispersione, una occasione di dialettica in parte vanificata da una metodologia erratica ed
incomprensibile.In sostanza: un incontro interessante e stimolante.Si rinnova però la radicale perplessità:
perché... "a porte chiuse"?!Perché questi dibattiti non sono stati oggetto di registrazione (almeno audio), e
non sono stati messi a disposizione della comunità professionale e della collettività tutta?!Quale "logica" ha
determinato una simile decisione, che offende l'esigenza di trasparenza che dovrebbe caratterizzare l'agire
di ogni pubblica amministrazione moderna e democratica?La rassegna stampa odierna è stata,
ovviamente, molto modesta (non poteva essere altrimenti). Carlo Tecce su "il Fatto Quotidiano" (in un
articolo intitolato "CambieRai: il governo riflette, l'uomo Mediaset agisce") s'è concentrato sull'intervento
dell'esponente Mediaset Stefano Selli, che è sia Vice Presidente di Confindustria Radio Tv (alla quale, si
ricordi, aderisce comunque anche Rai, e l'attuale Presidente è non a caso Franco Siddi, membro del Cda di
Viale Mazzini), ma anche Direttore Relazioni Istituzionali di Mediaset. Nel documento finale di uno dei
"tavoli", si chiede che il ruolo di servizio pubblico debba essere espletato dalla Rai su tre "piattaforme",
ovvero digitale terrestre, satellite, online. Selli ha richiesto che venisse posta particolare enfasi sul digitale
terrestre. Il gruppo di lavoro è stato formato da Alessio Beltrame (Mise), Valerio Zingarelli (Rai), Mario
Frullone (Fub- Fondazione Ugo Bordoni), Antonio Sassano (Università La Sapienza di Roma), Marco Mele
(Comunicare Digitale).Mele ha spiegato i suoi dubbi sul proprio blog "Media 2.0". La questione non ci
sembra in fondo così drammatica, essendo noti gli interessi di Cologno Monzese: la Commissione Europea
impone agli editori tv di liberare le frequenze della "banda 700" entro il 2020, e Mediaset ha interesse a
rinviare il termine. Normale dialettica di mercato, ci sembra. E d'altronde anche Mediaset ha diritto - come
chiunque, cittadino associazione impresa - ad esprimersi in materia di "servizio pubblico".Altri hanno notato
che al tavolo "Cinema" (coordinatore il Direttore Generale del Mibact Nicola Borrelli, Paolo Dal Brocco
rappresentante Rai), si sarebbe registrata resistenza da parte di Viale Mazzini nell'accettare l'idea che il
"psb" debba incrementare le risorse destinate al cinema. Anche qui, un "gioco delle parti" assolutamente
prevedibile.Piccole polemiche a parte, ribadiamo il convincimento che "#CambieRai" sia stata una iniziativa
13/04/2016
Sito Web
Key4Biz
ANICA - ANICA CITAZIONI - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
stimolante, ma l'aver precluso una disseminazione pubblica dei lavori resta un errore gravissimo, e ne
inficia il senso tecnico oltre che civile: imperdonabile - riteniamo - rispetto a quella che è stata annunciata
come "consultazione pubblica".Da cittadini, chiediamo quindi cortesemente al Sottosegretario Antonello
Giacomelli ovvero al Mise, di rendere pubblici quanto prima almeno i documenti che son stati redatti dai 16
tavoli di lavoro di "#CambieRai": a questo punto (essendo purtroppo irrimediabilmente andata perduta la
traccia mnemonica completa di queste ore di dibattito), è il minimo che il Ministero deve fare. In nome della
trasparenza, della dialettica, del dibattito civile e politico: per il bene del futuro "servizio pubblico
radiotelevisivo".Noi, da parte nostra, riteniamo di dover rendere di pubblico dominio - anzitutto a favore dei
lettori di "Key4biz" - le elaborazioni del "tavolo" cui abbiamo avuto l'onore ed il piacere di partecipare.E ci
auguriamo che anche la "bozza" di questionario che il Mise affiderà all'Istat venga resa di pubblico dominio,
prima della sua pubblicazione online. Clicca qui, per leggere la bozza delle conclusioni del "Tavolo 15"
("Cultura"), prima fase di "#CambieRai. Consultazione nazionale sul servizio pubblico radiofonico, televisivo
e multimedia", Roma, 12 aprile 2016
ANICA - CINEMA
21 articoli
14/04/2016
Pag. 45
diffusione:325546
tiratura:405864
L'antieroe del cinema
Luca Marinelli: «Gioco con la follia dei miei personaggi estremi Il successo? Cerco di non bruciarmi» Idoli
Nella mia stanza avevo il poster di Brando ma imparavo a memoria le battute di Gassman
Valerio Cappelli
roma Luca Marinelli, 31 anni, romano, è l'attore del momento, candidato a due David di Donatello (il 18 in
diretta su Sky): Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e Non essere cattivo di Claudio Caligari. I
due personaggi sono due antieroi, un criminale e un tossico, vivono nella periferia romana.
L'hanno definita il simbolo del nuovo cinema italiano .
«Vivo tutto questo con grande imbarazzo, e sono felice naturalmente, ma secondo me si sbagliano. Ho
avuto la fortuna di recitare in due bei film, affronto le cose con calma, senno' diventa un fuoco che brucia
subito».
Le hanno appena dato il premio «Vittorio Gassman»...
«Beh, posso dire di aver fatto l'Accademia d'arte drammatica come lui. Purtroppo non l'ho mai visto recitare
a teatro ma imparavo a memoria le battute dei suoi film, come I Soliti Ignoti ».
È vero che lei da piccolo voleva fare l'archeologo?
«Sì, ma dopo aver visto Indiana Jones al cinema. Al liceo dissi a mio padre che mi sarebbe piaciuto
diventare attore. Mi rispose: sì, però studia. Non credevo di poter riuscire, al Centro Sperimentale di
Cinematografia non fui ammesso, forse perché quando Lina Wertmüller, una delle esaminatrici, mi chiese
l'ultimo film che avevo visto, risposi Batman ».
Il destino dei supereroi...
«Però in Jeeg Robot sono la nemesi del supereroe (Claudio Santamaria), sono lo Zingaro, il cattivo con
una dose da cavallo di follia. Ho pensato all'assassino "Buffalo Bill" e a Anthony Hopkins in Il silenzio degli
innocenti . E quando devo tirar fuori ambizioni canore in età adolescenziale il modello è stato Anna Oxa».
Anna Oxa?
«La chiave è stata il suo video di Un'emozione da poco : lei da giovanissima a Sanremo, vestita da uomo,
con la ventiquattr'ore in mano e quel rock'n'roll...».
I produttori non volevano fare «Jeeg Robot», convinti che sarebbe stato un flop.
«Segna uno spartiacque, si è capito che quei film lì, un fantasy italiano che fa il controcanto a quelli
americani degli effetti speciali, noi li possiamo fare. Gabriele, il regista, ha contenuto il divertimento scenico
e la follia del mio personaggio nel contesto di Tor Bella Monaca, la periferia dove abbiamo girato, che non è
Gotham City: i centri commerciali, la frustrazione, un certo esibizionismo. Sono contento di aver conosciuto
un quartiere della mia città. Se avessi io superpoteri mi batterei per una giusta normalità».
La strana storia del film di Caligari: candidato italiano agli Oscar, ma fuori concorso a Venezia .
«È stato un peccato però essere lì era già un traguardo. Ci hanno ringraziato in tanti. Caligari venne a
mancare poco dopo la fine del primo montaggio, era un intellettuale alla maniera di Pasolini».
Lei vive a Berlino?
«Da quattro anni, per ragioni private. Dopo lo svezzamento con La solitudine dei numeri primi di Saverio
Costanzo e Tutti i santi giorni di Paolo Virzì, ho la fortuna di poter fare meno provini rispetto al passato, e
qualche incontro in più. Non è scomodo, basta organizzarsi. Ho da poco girato con Jasmine Trinca Tutto
per una ragazza di Andrea Molaioli, la prima volta in cui interpreto un padre. Adoro il modo in cui la
Germania tutela i ragazzi. Ci sono film vietati ai 6, agli 8, ai 12, ai 14, ai 16 e ai 18 anni. Non una censura».
Com'è il cinema italiano visto dalla Germania?
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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L'intervista L'attore candidato ai David per due ruoli: il cattivo di «Jeeg Robot» e il tossico di «Non essere
cattivo»
14/04/2016
Pag. 45
diffusione:325546
tiratura:405864
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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«Parlerei di crisi di coraggio, non di talento, non siamo messi così male: con Rosi abbiamo vinto alla
Berlinale, e prima c'è stato l'Oscar di Sorrentino».
Ogni attore è cresciuto con un poster in camera .
«Sopra il letto avevo la foto di Marlon Brando col cranio rasato e uno scarafaggio in testa: Apocalypse Now
era il mio augurio prima di andare ogni giorno in Accademia. Poi trovo che Joaquin Phoenix sia un attore
maestoso. È un lavoro fantastico, se avrò la fortuna di continuare a farlo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il profilo
Luca Marinelli, nato a Roma il 22 ottobre 1984, è candidato ai premi David come protagonista per «Non
essere cattivo» e come non protagonista per «Lo chiamavano Jeeg Robot»
Foto: Sul set di Caligari Luca Marinelli (al centro) in «Non essere cattivo» di Claudio Caligari, presentato
fuori concorso al festival di Venezia dello scorso anno
Foto: Luca Marinelli in «Lo chiamavano Jeeg Robot», il film di Gabriele Mainetti in cui è lo Zingaro, un
criminale. L'attore dice di essersi ispirato anche ad Anthony Hopkins in «Il silenzio degli innocenti»
14/04/2016
Pag. 37
diffusione:235298
tiratura:335733
Così il filmino conquista i nativi digitali
Un pò moda, un pò snobismo: si tratta di una reazione all'eccesso di perfezione tecnologica
MICHELE SMARGIASSI
Un medium dimenticato da tutti, perfino dalla nostalgia. Ma proprio questo fa la fortuna del "filmino", che
oggi è pronto a ricominciare da zero, a stupire come la prima volta, strepitosa innovazione analogica in
questa annoiata era digitale.
Il cinema da salotto entrò nelle case degli italiani agli albori del boom economico: il proiettore da montare
sul tavolo da pranzo, davanti alla parete bianca (stacca il quadro dal chiodo! chiudi le persiane!) era
l'elettrodomestico dell'immaginario familiare, dava vita e movimento a fotografie dell'album troppo immobili
per quegli anni dinamici.
Ma il cinema domestico ha patito per primo la legge dell'obsolescenza dell'interfaccia tecnologica:
insomma il proiettore di casa a un certo punto si rompeva, quand'era già arrivata l'era del video, i pezzi di
ricambio non c'erano più, e le mini-pizze di pellicola rimanevano nei cassetti degli italiani, inerti e afasiche.
Mentre le fotografie dei nonni col bordo frastagliato diventavano vintage, le bobine di celluloide diventavano
semplice cianfrusaglia. Così, quando nel 2002 a Bologna un gruppo di cinefili intelligenti cominciò a
raccoglierle in un archivio, Home Movies, promettendo in cambio un riversamento in dvd, furono sommersi
da filmati di spiagge e prime comunioni. Ora ne custodiscono oltre cinquemila ore, c'è dentro la memoria
tremula e sfarfallante della famiglia italiana letteralmente in movimento verso il benessere. Bene, la notizia
è che, mentre i padri si comprano la GoPro, i figli cominciano a girare su pellicola. Il 5 gennaio,
sorprendendo chi la dava per agonizzante, la Kodak ha lanciato sul mercato un modello tecnologico di
cinepresa per film Super8 (formato più economico dell'8mm, lanciato nel 1965). Il primo aprile poi è
resuscitato ufficialmente un marchio blasonato della fotografia italiana: la Film Ferrania, una startup che
vanta un'eredità secolare, rianimata da due giovani imprenditori toscani, ricomincerà fra pochi mesi a
sfornare, oltre a rullini fotografici, anche pellicole 8 e 16 mm. Non si tratta di operazioni nostalgiche. Il target
sono gli "immigrati analogici".
Non sessantenni che ritrovano antichi amori, ma nativi digitali che scoprono per la prima volta il gusto
dell'immagine alchemica, che si forma su un supporto solido, che si può toccare e guardare in controluce.
Soprattutto, quelle immagini che si animano in un rumore di ali di pipistrello regalano il brivido
dell'imprevisto. Succede alle immagini in movimento quel che è accaduto con le toy camera, le Lomo, le
Holga, le Diana: abituati a software intelligentissimi dove è impossibile che una foto "venga male", la
pellicola ci sorprende con un'avventura nel territorio della "sbagliografia", dell'errore felice e creativo. Un po'
moda, un po' snobismo del downgrading, un po' reazione all'eccesso di perfezione digitale, la resurrezione
del Super8 è stata salutata con affettuoso entusiasmo da grandi registi come Steven Spielberg («mi piace
che la nostra arte centenaria conservi quel certo look da pellicola») e Quentin Tarantino («ventiquattro
fotogrammi al secondo attraversati dalla luce di una lampada, per me la magia del film è questo»). Pochi
ricordano che gli inventori del cinematografo, i fratelli Lumière, se lo immaginavano non come la settima
arte ma come un divertimento casalingo, uno dei loro primi filmati fu il sempiterno "bagnetto del bambino".
Poi venne Meliès, sparò un proiettile nell'occhio della Luna e fu tutta un'altra storia; ma il cinemino di casa,
umile e servizievole costruttore di legami familiari, non ha voluto morire.
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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R2 IL COMMENTO
14/04/2016
Pag. 53
diffusione:235298
tiratura:335733
Jodie Foster a Cannes "Ora parliamo di soldi"
La regista presenta in Francia "Money Monster" con Clooney Ma prima si riunirà a New York con tutto il
cast di "Taxi driver" Il 21 aprile al Tribeca Festival con DeNiro celebrerà i 40 anni del film di Martin Scorsese
SILVIA BIZIO
LOS ANGELES JODIE Foster che dirige George Clooney e Julia Roberts: è già un piccolo evento il thriller
Money Monster-L'altra faccia del denaro, che racconta la crisi finanziaria e i torbidi affari di Wall Street.
Non a caso il nuovo film firmato dall'attrice due volte premio Oscar (per Sotto accusa nel 1989 e per Il
silenzio degli innocenti nel 1992) è stata scelta per debuttare al festival di Cannes prima di uscire nelle sale
italiane il 12 maggio. Per Jodie Foster è un ritorno al festival francese: nel 2011 aveva portato sulla
Croisette la sua terza opera come regista, Mr. Beaver con Mel Gibson. Per la Roberts è invece la prima
volta a Cannes.
In Money Monster Clooney è il conduttore di un programma televisivo di analisi di economia e finanza che
viene preso in ostaggio in diretta da un uomo armato infuriato per investimenti disastrosi. La Roberts è la
produttrice del programma. Il film è stato realizzato in tempi record. «Nel momento in cui ho dato da leggere
il copione a Clooney tutto ha iniziato a correre», spiega Jodie Foster, 53 anni, «perché quando lui si mette
in moto, la macchina fila subito in corsia di sorpasso. Il suo contributo al film è stato molto importante.
Pensavo a come fosse riuscito a rendere interessante un dramma tutto dentro uno studio televisivo come
Good night, and Good luck. Ecco, quella sua esperienza si è senz'altro riversata in Money Monster. E poi
insieme abbiamo ripensato a tanti classici del genere, da Quinto potere a Re per una notte con Robert De
Niro e Jerry Lewis. Mi sono chiesta come avrebbe diretto Money Monster Sidney Lumet».
Nel film si parla molto di soldi, con cui la regista ha un rapporto curioso. «Sono cresciuta con una mamma
single sempre senza soldi, l'averne o non averne mi procurava ansia, ma per motivi di stretta
sopravvivenza. Poi sono diventata quella che provvedeva alla famiglia fin da giovane e l'ansia è continuata,
perché se non venivo scritturata rischiavamo di ritrovarci tutti di nuovo in gravi ristrettezze. Insomma, ho un
pessimo rapporto col denaro! Ma con l'età sto migliorando».
Prima dell'arrivo in sala di Money Monster un altro appuntamento importante attende però l'attrice:
l'anniversario per i 40 anni di Taxi Driver. Insieme al cast originale, dal regista Martin Scorsese agli
interpreti Robert DeNiro e Cybill Shepherd, celebrerà l'evento il 21 aprile al Tribeca Festival di New York
per ricordare l'importanza che ha avuto per più generazioni.
Compreso Leonardo DiCaprio, che ha detto che Taxi Driver è il film che maggiormente lo ha influenzato
come attore. All'epoca delle riprese Jodie Foster aveva solo 13 anni. «È stata un'esperienza eccezionale, e
lavorare a quell'età con Martin Scorsese per forza ti segna per sempre.
Ma soprattutto mi ritengo fortunata per aver partecipato in prima persona a quel movimento
cinematografico in America negli anni Settanta, per me l'età dell'oro del cinema statunitense. Infatti, come
dicevo prima, Sidney Lumet, autore di Quinto potere, è il mio idolo come regista, e questo mio nuovo film si
pone decisamente in quel solco, in cui lo studio caratteriale e il personaggio sono al centro di tutto».
Foto: ARTISTA Jodie Foster, 53 anni, attrice e regista. Il nuovo film da lei diretto, "Money Monster L'altra
faccia del denaro", arriva nelle sale italiane il 12 maggio
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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R2
14/04/2016
Pag. 55
diffusione:235298
tiratura:335733
Brooke, super eroina del quotidiano idealista e generosa
Il film di Noah Baumach è un piccolo inno all'indipendenza e alla marginalità di chi non accetta di
omologarsi
ROBERTO NEPOTI
IL QUARANTASEIENNE newyorkese Noah Baumbach non è una star della regia. Però si è assicurato un
pubblico fedele con film a piccolo budget delicati e intelligenti, quali Il calamaro e la balena o Frances Ha:
dove ha raccontato (e scritto) storie di gente normale, imperniate sui sentimenti, le difficoltà di affrontare
l'età adulta, le famiglie che si disgregano e si ricompongono. Il tutto mantenendo un benefico equilibrio tra
serietà e humour. Ora torna con una commedia a venature amare che è un po' - anche se in modo
"ufficioso" - il seguito di Frances Ha. La protagonista è la stessa, l'attrice-feticcio nonché attuale compagna
del regista Greta Gerwig, e il suo personaggio, Brooke, è una Frances con qualche anno in più, ma che non
ha ancora trovato una stabilità professionale, né sentimentale. Appena trasferita a New York per
frequentare il college, la giovanissima Tracy la cerca solo per assecondare la madre, che sta per sposarne
il padre. In realtà per Tracy, disambientata e scontenta, l'incontro con la futura sorellastra è la manna:
Brooke sembra la regina della città, è popolare e piena di progetti. Anche se al momento, come dice lei,
campa dando lezioni agli «stupidi figli dei ricchi perché diventino un po' meno stupidi». La parte migliore
comincia quando le ragazze vanno a far visita a due vecchie conoscenze di Brooke: il suo ex-fidanzato e la
moglie di questi, una ex-amica che s'è arricchita rubandole un'idea di marketing per le t-shirt. Qui si svolge
un gioco delle parti pieno di umorismo, con momenti di assurdo che evocano Woody Allen; fino alla
scoperta, da parte della ragazza più navigata, che la finta ingenua è ben più calcolatrice di lei.
Baumbach non fa parte di coloro che hanno sposato l'ideologia del successo, né della guerra di tutti contro
tutti pur di emergere. Da americano qual è, ama sì l'individualismo, però di un genere differente. Ossia il
tipo d'individualismo della bionda Brooke, idealista generosa e un po' scombinata di cui la gente trova
naturale approfittarsi (il talento non le manca affatto) per poi, magari, sbeffeggiarla. Poco a poco il film
lascia venir fuori la sua vera natura, che è quella di una super eroina del quotidiano, indomita e perdente
«come un cow boy». Alla quale però (scopritelo nel finale) si potrebbe applicare il motto del teatro
giapponese Daruma: «Cadere sette volte e rialzarsi otto».
Piccolo inno all'indipendenza e alla marginalità di chi non accetta di omologarsi, quasi senza parere
Mistress America raggiunge un'intensità inaspettata attraverso mezzi semplici: gesti, sguardi, posture e
dettagli di comportamento che la macchina da presa di Baumbach sottolinea con una naturalezza solo
apparente; ma che danno, invece, sostanza e umanità al personaggio, cui Greta Gerwigh presta doti di
attrice raffinata. È buffo pensare che presto ritroveremo Baumbach (appassionato di cartoon, è già stato
sceneggiatore di Fantastic Mr. Fox e Madagascar 3) alla regia di un film d'animazione della DreamWorks
con animali parlanti; perché pochi, oggi, sanno usare come lui la "cinepresa ad altezza d'uomo". O meglio
di donna, come è più giusto dire in questo caso.
Il cacciatore e la regina...
Batman v Superman Troppo napoletano Race SETTIMANE 5gg SCHERMI INCASSI 583 1.352.053
459.143 Veloce come il vento 100 4gg 349 708.158 3 431 618.843 2 352 476.887 4gg DAL 7 AL 10
APRILE BOX OFFICE LA TOP FIVE PER SAPERNE DI PIÙ repubblica.it/spettacoli/cinema
www.mymovies.it
Foto: IL REGISTA Noah Baumbach nel '95 scrive e dirige Scalciando e urlando.
Collabora con Wes Anderson alla sceneggiatura di diversi film.
Nel 2005 è candidato all'Oscar per la migliore sceneggiatura originale del film Il calamaro e la balena
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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R2 Al cinema IL FILM DI ROBERTO NEPOTI/ MISTRESS AMERICA
14/04/2016
Pag. 55
diffusione:235298
tiratura:335733
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Foto: MISTRESS AMERICA Regia di Noah Baumbach Con Greta Gerwig Lola Kirke
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
20
14/04/2016
Pag. 41 Ed. Roma
diffusione:116159
tiratura:152668
È festa al Gemelli in corsia c'è il film
Maria Serena Patriarca
L'EVENTO La settima arte approda in corsia: Mowgli e i suoi simpatici amici animali, ma anche Mickey
Mouse, beniamino di tutti i bambini, per tenere a battesimo la sala cinematografica del Policlinico Gemelli.
Festa grande, ieri, per il taglio del nastro di MediCinema, a cui sono stati invitati tanti volti noti, molti dei
quali con prole al seguito, visto che l'inaugurazione coincide con la proiezione speciale del "Libro della
Giungla", da oggi ufficialmente nelle sale. Arrivano il conduttore tv Giovanni Muciaccia con la moglie Chiara
e i figli Edoardo e Maria Vittoria, Camila Raznovich con le sue bimbe Sole e Viola, Katia Pedrotti con i
pargoli Tancredi e Matilda, Sebastiano Somma, Gianni Letta, Francesco Giorgino , la conduttrice radio
Myriam Fecchi, Fanny Cadeo, Antonella Salvucci . Grandi e piccini posano divertiti per la foto ricordo
accanto a Topolino che, nella stessa giornata, ha fatto visita ai piccoli ricoverati nei reparti pediatrici. C'è
chi, come la Pedrotti e la Salvucci, non resiste alla tentazione di un selfie con il personaggio-icona dei
cartoon. A dare il benvenuto agli invitati sono Giovanni Raimondi ed Enrico Zampedri , presidente e
direttore generale della Fondazione Policlinico Universitario A.Gemelli, Rocco Bellantone , preside della
Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e Giorgio Meneschincheri ,
direttore medico Relazioni Esterne del Gemelli, affiancati da Daniel Frigo, ad di The Walt Disney Company
Italia, partner del progetto insieme con la Rai e Raicinema. Come precisa Zampedri «la Fondazione e
MediCinema Italia onlus hanno realizzato la prima sala cinematografica in Italia in un grande ospedale,
sulla base dell'esperienza ventennale di MediCinema in Inghilterra, che ha fatto propria la missione di
portare il cinema e la cultura negli ospedali, con finalità terapeutiche a beneficio dei pazienti». Gli fa eco
Frigo: «Portare la magia dell'intrattenimento a bambini e famiglie in difficoltà è un valore fondamentale per
la nostra company. Siamo veramente orgogliosi di sostenere quest'iniziativa». La sala, che nasce dalla
mission della "cinematerapia" (o terapia del sollievo) appunto, è costruita tra l'ottavo e il nono piano del
complesso ospedaliero, è la più grande in Europa nel suo genere ed è attrezzata per ospitare 130 persone,
anche a letto o su sedia a rotelle. Fra i presenti all'opening anche Celestino Pio Lombardi , responsabile
Commissione medico-scientifica per il progetto MediCinema Policlinico Gemelli, Fulvia Salvi , presidente di
MediCinema Italia Onlus, il cui slogan è «feel better with film», Paolo Del Brocco , ad di RaiCinema. Buio in
sala e spazio alle suggestioni evocate dalla giungla di Mowgli. Bollicine e delicatessen per il cocktail finale.
Accanto, Camila Raznovich con le figlie Più a destra, Fanny Cadeo In alto, sotto al grande schermo:
Riccardo Tramezzani, Rocco Bellantone, Enrico Zampedri, Fulvia Salvi, Daniel Frigo e Paolo Del Brocco In
alto a destra, Sebastiano Somma (foto RIZZO/CAPRIOLI/TOIATI)
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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Inaugurato MediCinema: 130 posti a misura di pazienti per la terapia del sollievo. Il via con medici, vip e
proiezione del "Libro della Giungla"
14/04/2016
Pag. 23
diffusione:116159
tiratura:152668
Francesco Alò
Che cosa fai se ti svegli senza poter parlare e con vuoti di memoria mentre una bella dottoressa, la quale ti
confessa di essere anche tua moglie, ti avvita braccio e gamba poco prima che un pazzo vestito con
maglioncino bordeaux a collo alto alla Giorgio Strehler del Piccolo di Milano cerchi di ucciderti grazie a
poteri telecinetici? È l'inizio di Hardcore! , esordio del rocker Naishuller, ma soprattutto sono 96 minuti
integralmente in soggettiva in cui tu ti chiami Henry e, dopo essere precipitato sul suolo della Madre Russia
da un laboratorio sospeso in cielo, devi capire cosa succede tra sparatorie, uomini dotati di lanciafiamme, il
misterioso cattivone con maglioncino bordeaux (si chiama Akan e lo interpreta Danila Kozlovsky, bruciante
nuovo talento russo di cui sentiremo parlare molto presto), strani amici trasformisti (o sono vari cloni della
stessa persona?) e un irresistibile momento musical sulle note di I've Got You Under My Skin di Sinatra.
Pare un videogame shoot 'em up (traduzione: saga Call of Duty ) ma non lo è. È un film di fantascienza in
cui dominano violenza, azione, mistero (molto elegante ed europea l'idea di non svelare quasi niente del
passato di Akan), humour e una microtelecamera ad alta definizione (Go Pro 3) attaccata al casco di
stuntmen bravi ed espressivi come veri attori. Lo si può leggere anche come la metafora di una corsa
affannata alla sopravvivenza di una nuova generazione russa sradicata dal passato sovietico e conscia del
fatto che il paese sia oramai un brutale campo di battaglia dove tutti provano a farti fuori e i militari ti
requisiscono anche gli accendini (scena adorabile collegata alla sincera e spesso derisa gentilezza del
nostro amabile protagonista senza volto). Già nel 1947 Delmer Daves e Robert Montgomery
sperimentarono film in soggettiva (Daves si accontentò di un lavoro da un'ora). Qui si citano la scena cult di
Robocop (il risveglio in laboratorio del poliziotto mezzo robot tra dottori inquietanti e paternalisti), La donna
del lago di Montgomery (si vede un manifesto del film) e i momenti geniali di realtà virtuale di Strange Days
(soprattutto la corsa iniziale sui tetti della città). Tutta la produzione di Hardcore! è una follia frutto di amore
e scommessa: il regista-produttore Timur Bekmambetov vide un videoclip ( Bad Motherfucker ) girato in
prima persona e diretto da Naishuller per la sua band Biting Elbows. Lo trovò così bello da invitare il
giovane artista a immaginare un lungometraggio con lo stesso stile di ripresa. Si può dire che il regista
appena trentenne abbia raccolto e poi vinto la sfida con impressionante nonchalance. Premio del pubblico
alla sezione di Mezzanotte del Toronto International Film Festival 2015. Oggettivamente, questo film in
soggettiva è una vera e propria bomba.
Hardcore! m m m AZIONE. USA-RUSSIA, 96' di Ilya Naishuller, con Sharlto Copley, Tim Roth, Haley
Bennetts, Danila Kozlovsky, Andrei Dementiev, Darya CharuFoto: FOLLIE Una scena di "Hardcore!", interamente girato in soggettiva: il protagonista si sveglia con vuoti
di memoria
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Avvertenza agli spettatori: vi risveglierete in un videogame
14/04/2016
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"Abbraccialo per me": se in casa irrompe il disagio mentale
Sindoni affronta il calvario di una madre di fronte a un figlio adolescente con sindrome dissociativa
L'equilibrio familiare si spezza. La speranza però non si spegne mai. Il regista: «La soluzione? È nella forza
della comunità»
EMANUELA GENOVESE
Il calvario di una madre. Con Abbraccialo per me Vittorio Sindoni porta nei cinema, a partire dal 21 aprile,
una storia commovente sulla disabilità affettiva. Ciccio (il bravo Moisè Curia) è un ragazzino eccentrico
cresciuto in un paesino della Sicilia, in una famiglia all'apparenza serena, avvolto dall'affetto dalla sorella
Tania (Giulia Bertini), dalla premura della madre Caterina (Stefania Rocca), ma dalla fragilità del padre
autoritario Pietro (Vincenzo Amato). Ha la passione della batteria a tal punto che quando assiste alla
processione di San Basilio, non riesce a trattenersi e suona lo strumento interrompendo la melodia della
banda. Ha un carattere estroverso, reattivo e rischia di essere prepotente. E le sue peculiarità emergono
con il passare degli anni: picchia chi lo deride, si innamora di giovani professoresse, non riesce a
concentrarsi su altro che sulla musica, soprattutto quando riceve in regalo, dopo tante insistenze, una
batteria. La suona sempre, a volte anche di notte. Un gesto che scatena la rabbia dei vicini e che inizia ad
allontanarlo sempre di più dal padre, un uomo incapace di gestire, emotivamente e razionalmente, le
anomalie del figlio. «Quando due anni fa - spiega Vittorio Sindoni - mi raccontarono la storia di un ragazzo
colpito da disabilità mentale, del suo calvario tra psichiatri e psicofarmaci che gravavano sempre più sul
suo fragile fisico, ebbi una forte resistenza a valutare la realizzazione di un film su questa malattia mentale.
Riflettendo e ripensando alla storia di questo ragazzo, la mia attenzione si concentrò sulla famiglia e in
particolare sulla madre. Cosa succede in una famiglia quando la disabilità mentale entra nella sua vita? E in
particolare, quali difficoltà dovrà affrontare la madre che ha tenuto in grembo, partorito e cresciuto questo
figlio che per lei è il più straordinario bambino sulla faccia della terra e che, proprio lui in mezzo a tanti,
nell'adolescenza, viene colpito dal disagio mentale?». Queste domande attraversano tutto il film: la malattia
di un figlio, identificata nella sindrome dissociativa, diventa un peso forte che potrebbe schiacciare anche gli
affetti più profondi. Schiaccia infatti Pietro, il padre, che non accetta di essere trascurato dalla moglie,
troppo attenta alle esigenze del figlio, e decide di andare via di casa. Schiaccia, ma non abbatte, anche la
madre, che però attribuisce la colpa della malattia a se stessa. L'incapacità della società di stare accanto a
chi è affetto da questa patologia e alla famiglia che lo ha generato, è un'altra idea forte del film che segue la
Via crucis che compiono tutti i protagonisti. Un'incapacità che a volte è tradotta in sceneggiatura come
un'assenza di amici e parenti o, a volte, rischia di diventare uno stereotipo di atteggiamenti e parole di vicini
e conoscenti. Anche senza svelare il finale di Abbraccialo per me , la storia, che sembra restare sulla
strada del Calvario, porta avanti una necessità vera della nostra società: la soluzione, per ognuno dei
protagonisti, è la forza che una comunità può regalare. «Questa è la storia che mi interessava raccontare»
prosegue il regista. «La lotta di una madre per difendere il proprio figlio contro tutti e tutto e dare, attraverso
questo film, una speranza, un fascio di luce per chi vive nel buio. Non ho cercato né avuto consulenze
specialistiche. I miei riferimenti sono stati il ragazzo e la madre che hanno ispirato questa storia. Non ho
sfruttato la follia per fare commedia. Ma neanche esasperazioni o compiacimenti con toni melò».
Interpretato da un cast di attori bravi, Abbraccialo per me è una storia che, pur avendo un ritmo e una regia
televisiva, sviluppa in profondità il peso della sofferenza psichica e fisica. Non solo dal punto di vista del
giovane disabile, ma anche dei componenti familiari che, a volte, trasformano l'affetto in un'eccessiva
protezione e convertono le loro paure in una distanza emotiva.
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AGORA`/ Il film
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MOWGLI La favola di è un reality
Esce oggi nelle sale italiane lo spettacolare remake Disney del "Libro della giungla" Cinquant'anni dopo il
cartoon, la versione "live" di Favreau
LUCA PELLEGRINI
La giungla ha le sue leggi e i suoi misteri. Ebbe anche i suoi due Libri, che Rudyard Kipling pubblicò nel
1894 e l'anno successivo. Lo scrittore britannico, che nel 1907 ricevette il Premio Nobel, non senza qualche
critica, conosceva bene l'India, essendoci nato, e l'Impero britannico, che lo aveva educato ai suoi valori e a
quelli del colonialismo. Non immaginava certo che sessant'anni dopo un geniale americano, che stava
gettando le fondamenta di un ben diverso impero, forgiato su disegni animati e un'inesauribile fantasia, si
sarebbe interessato con preveggente intuizione al suo Mowgli "cucciolo d'uomo" e agli amici che lo
seguono, chi per proteggerlo, chi per mangiarselo: l'orso Baloo, la pantera Bagheera - che «aveva una
voce dolce come il miele selvatico che cola da un albero, e la pelle più morbida del velluto» -, il pitone Kaa
o la tigre Shere Khan. Walt Disney - che il destino volle scomparisse proprio durante la lavorazione,
piuttosto tormentata, del suo Libro della giungla , apparso nel 1967 e da subito un enorme successo aveva acquistato i diritti del capolavoro di Kipling senza avere bene in mente come condensare in un film
quella serie di racconti narrativamente piuttosto disordinata, perché in Kipling il piccolo eroe andava avanti
e indietro non solo nel tempo, ma nei luoghi, ossia la giungla - il terreno della crescita e dell'apprendistato e il villaggio - l'approdo all'età matura. Walt lo sapeva: «È sempre una sfida portare sullo schermo un
grande classico, dare una forma visiva a personaggi e luoghi che esistevano solo nell'immaginazione». A
tal punto che all'inizio delle riunioni di lavoro aveva ordinato addirittura di gettarsi il libro dietro le spalle e
non leggerlo! Si creò, inevitabile, la prima, clamorosa rottura nel team, con l'abbandono del fidato Bill Peet
dopo che per un anno aveva lavorato all'adattamento, ma i cui risultati erano risultati distanti sia da ciò che
Kipling aveva scritto, sia da ciò che Disney aveva immaginato. Quest'ultimo voleva, infatti, una storia più
semplice, solare e divertente, che si addensasse meno sull'aspetto pedagogico dello scrittore e più su
quello ludico dell'animatore. Così per Mowgli si inventò di sana pianta un viaggio, dalla giungla alla civiltà,
come una vera odissea tra pericoli e tentazioni, amicizia e spensieratezza, diventando centrale la
responsabilità di Baloo - in Kipling un orso serio e assonnato, in Disney pigro, spensierato e amante della
danza - di far tornare sano e salvo il suo piccolo amico al villaggio degli uomini, da entrambi inteso come il
finale naturale del film. Pur con un rimpianto, mentre Mowgli segue una dolce fanciulla: «Sarebbe stato un
orso coi fiocchi». Il Libro della giungla era diventato così una colorata avventura musicale con numeri
davvero indimenticabili, come la danza dell'orango Re Luigi e la ballata di Baloo «Ti bastan poche briciole
lo stretto indispensabile e i tuoi malanni puoi dimenticar». Quasi cinquant'anni da allora sono passati e ora
alla Disney danze e canzoni sono state rimosse - tranne la doverosa citazione di quella di Baloo - e
l'animazione ha ceduto il passo alla realtà, con il nuovo Libro della giungla diretto da Jon Favreau, nei
cinema da oggi, che mescola performance live action con incredibili ambientazioni digitali in cui sono state
create più di settanta specie diverse di animali grazie a tecnologie all'avanguardia, unico attore il dodicenne
Neel Sethi scelto per interpretare Mowgli. «Siamo rimasti fedeli ai personaggi del film originale - confida il
regista - ma abbiamo anche catturato il realismo e lo spessore delle storie di Kipling, il fascino mitico dei
suoi racconti. Per questo ci ha guidato l'idea della giungla come luogo pieno di pericoli, un posto poco
sicuro per un bambino, la cui sopravvivenza non è affatto scontata. Ma lì si compie il percorso di
maturazione di Mowgli, che diventa il nostro piccolo eroe». Molto meno sorridente che nel cartone animato.
«Mi piace che Mowgli sia un ribelle - conclude Favreau - che si metta sempre nei guai. È un bravo bambino
che non si lascia intimidire dai grandi animali selvaggi che lo circondano, una galleria di personaggi che
diventano archetipi, anzi si sente completamente a suo agio tra di loro. È un tipo tosto, ma è anche
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14/04/2016
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emotivamente vulnerabile, in particolare con Baloo». Sulla sua pancia, canticchiando, attraverserà anche
questa volta un placido fiume.
AVANGUARDIA Il dodicenne Neel Sethi interpreta Mowgli nel "Libro della giungla" in versione live action di
Jon Favreau Si muove fra ambientazioni digitali con settanta specie di animali
14/04/2016
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Al Gemelli inaugurato il primo cinema in corsia d'Italia
Alessia Guerrieri
Roma . Quando si abbassano le luci, lo schermo bianco come il camice dei medici che ogni giorno gli
girano intorno diventa una finestra sul mondo. Un mondo fatto di normalità, ma anche un mondo di sogno
che permette di uscire, anche solo per un paio d'ore, dalla quotidianità della vita di corsia. Qualche
bambino, che per primo ha testato la sala alcuni giorni fa, è arrivato in sedia a rotelle portando flebo o
pompe d'infusione, altri addirittura con i letti. Truccato persino come gli attori del film - Zootroopolis - che
avrebbe visto. Ognuno con la sua sofferenza. Anche se, al via della pellicola, tutto passa in secondo piano
e gli occhi dei piccoli pazienti incominciano a brillare. Non servirà solo al puro intrattenimento dei malati, ma
consentirà al grande schermo di diventare terapia, la sala cinematografica appena aperta all'interno del
Policlinico Gemelli di Roma. È il primo caso in Italia, con una capienza di 130 posti in cui si realizzerà il
progetto Medicinema, a cui oltre al nosocomio romano hanno contribuito The Walt Disney Company Italia,
Rai Cinema e Ubi Banca. Da oggi in poi, perciò parte la cura del sollievo attraverso i film, con una serie di
ricerche scientifiche «per misurare gli effetti della cinematerapia sui pazienti». Questa sala, ricorda il
preside della facoltà di Medicina dell'Università Cattolica Rocco Bellantone, «consentirà loro di uscire dalla
solitudine della tv in stanza, per entrare nella socializzazione del cinema». Già giovedì scorso - è il racconto
del direttore generale della fondazione Gemelli Enrico Zampedri - abbiamo avuto come spettatore anche
«un bambino ricoverato da tempo che per la prima volta andava al cinema. Gli sorridevano gli occhi». Il
grande schermo «è sguardo profondo sulla vita», così una sala in un ospedale - è il messaggio durante
l'inaugurazione dell'assistente ecclesiastico generale dell'ateneo del Sacro Cuore, monsignor Claudio
Giuliodori - «ridà senso nel momento della sofferenza e alleggerisce le cure». Un progetto che «poteva
sembrare impossibile» è stato invece realizzato - sottolinea Fulvia Salvi presidente di Medicinema Italia
onlus Fulvia Salvi - «la più grande sala di terapia con cinema in Europa», grazie a una «cordata di
solidarietà straordinaria». Tra loro la Walt Disney, che ha anche offerto la visione in anteprima de Il libro
della giungla , il cui ad per l'Italia Daniel Frigo sottolinea «la magia di vedere i bambini divertirsi con un film,
lasciando da parte per un po' la malattia».
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Bambini in ospedale.
14/04/2016
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Ben Affleck sarà ancora «Batman»
Ben Affleck vestirà di nuovo i panni di Batman in un film interpretato e diretto dallo stesso attore due volte
premio Oscar e già protagonista nel ruolo del Cavaliere Oscuro nel recente Batman Vs Superman: Dawn of
Justice . A confermarlo è la Warner Bros. Si tratta della conferma che tutti attendevano, visto che la voce
circolava già dallo scorso luglio. A fine marzo inoltre Affleck aveva dichiarato: «Ora mi sento pronto per un
film tratto dai fumetti. Ma dietro la macchina da presa». Nulla di ufficiale invece è stato detto per quanto
riguarda la data di uscita nelle sale del nuovo Batman, che potrebbe comunque essere pronto fra la fine del
2018 e il 2019. La pellicola si va ad aggiungere ai numerosi altri film dedicati all'universo DC che la Warner
Bros ha in programma già da diverso tempo ovvero Suicide Squad (5 agosto 2016) e The Justice League
Parte 1 .
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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SIA ATTORE CHE REGISTA
14/04/2016
Pag. 18
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Immersi in un noioso videogioco " Hardcore ! " è un giocattolo mai
riuscito
H a rdcore! Re g i a : Ilya Naishuller Attori principali: Sharlto Copley, Danila Kozlovsky D u ra t a : 95 min. ,
,,,, LONTANO da Blade Runner e assai vicino a un videogame - neanche dei più raffinati - si posiziona il
blasonato H a rd co re ! , giocattolone cyberpunk partorito dalla folle mente creativa del russo Naishuller,
anche frontman di un gruppo punk di Mosca. La trama si riduce all ' i nseguimento reiterato del cyborg
Henry, curato e poi beffato dalla presunta moglie, in realtà socia del suo nemico. Unico suo alleato in una
guerra globale è il mutante Jimmy, simpatico trasformista. Il film è un bluff di rumori e sventramenti
ingiustificati con l ' u n i co vezzo di essere interamente girato in soggettiva di Henry, come l ' e s tetica del
FPS (First Person Shooter) insegna. Di fatto bastava un corto, tra il clip musicale e un game da
PlayStation: la sua espansione a film ne fa un prodotto ampolloso, presuntuoso e non di meno noioso. Ma
gli appassionati del genere lo adoreranno. Forse. ANNA MARIA PASETTI Nessuno mi troverà - Majorana
Memorandum Re g i a : Egidio Eronico Documentario D u ra t a : 75 min. ,,, ,, IL 25 MARZO del 1938
scompariva a soli 31 anni Ettore Majorana, il grande fisico teorico italiano: sparì senza lasciare tracce né
biglietti, ma insieme iniziò ad abitare i nostri dubbi, le nostre ricerche. A 78 anni di distanza, siamo ancora
qui a chiederci di lui e del suo destino: suicida, rapito da agenti stranieri, finito in convento o che altro? La
risposta del regista Egidio Eronico è ibrida, multiprospettica, ghiotta: archivio e animazione, saggio e noir,
testimonianza e inchiesta, verità e leggenda, e nel titolo una professione di fede in prima persona, Nessuno
mi troverà . Dal nipote Ettore jr, anche lui fisico, agli storici della fisica Francesco Guerra e Nadia Rebotti,
questo interessante Majorana Memorandum dà voce a tanti, diradando la ridda di ipotesi - non la " r i va l i t
à " con Enrico Fermi - eppure non offrendo certezze. Tranne una: sarebbe stato un dannato capolavoro, un
film di Orson Welles su Ettore Majorana. Da domani in sala a Roma, poi in tour da Perugia a Torino. FED.
PONT. Nemiche per la pelle Re g i a : Luca Lucini Attori principali: Margherita Buy, Claudia Gerini, Paolo
Calabresi D u ra t a : 92 min. ,, ,,, LUCIA capisce i malumori degli animali, Fabiola il buonumore dei soldi.
Opposte in tutto, solo l ' amore di un uomo le accomuna: ex della prima, attuale marito della seconda.
Quando questo muore, lascia loro in eredità...un figlio. Piccolo problema: è nato dalla sua relazione con un '
a l t ra donna, che per giunta è cinese. Inizialmente riluttanti, le due donne si palleggiano il bimbo in
alternanza e trovano - a modo loro - un dignitoso equilibrio materno. Commedia dalle ottime premesse, non
trova la piena realizzazione nello sguardo del pur bravo Luca Lucini, che a questo giro sembra imbrigliarsi
agli stereotipi della situazione raccontata. Buy e Gerini sono perfette nei panni rispettivamente della
castigata psicologa animalista e della volgare immobiliarista, ma non bastano a soddisfare un film che resta
in superficie, regalando solo qualche sorriso. AM PAS Il libro della giungla Re g i a : Jon Favreau Attori
principali: Neel Sethi D u ra t a : 96 min. ,, ,,, RUDYARD Kipling, scrittore britannico di chiara fama, è morto
il 18 gennaio 1936; 80 anni più tardi, a farlo rivoltare nella tomba è l ' ennesima, e purtroppo non ultima,
trasposizione cinematografica del suo capolavoro, Il libro della giungla . Se nel 1967 il 19° film Disney
seppe rendere onore a Mowgli e compagnia animale con tratto gentile, colonna sonora strepitosa e una
marcata ma non marchiana dolcificazione delle pagine originali, Il libro di Jon Favreau mostra fedeltà ai
risvolti dark, tetri di Kipling, ma solo come può esserlo una parafrasi per una poesia. Realizzato in liveaction, con un attore in carne e ossa (il piccolo e ines p re ss i vo Neel Sethi) per Mowgli, e co m p u te r
grafica, m otion capture , rendering per animali e ambienti, fa di pastiche pasticcio, di tecnica mista poetica
sballata. Per darvi un ' idea, se avete 30 anni e più, provate a riaprire un libro di animali della vostra
infanzia: vi salterà all ' occhio la scarsissima definizione delle illustrazioni fotografiche, ma allora a renderle
belle erano i vostri pensieri, la vostra immaginazione. Ditelo a Favreau, ditelo a questa Disney dall ' occhio
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NELLE SALE Delude anche il rifacimento de " Il libro della giungla " . Da domani a Roma e poi in tour il doc
su Ettore Majorana
14/04/2016
Pag. 18
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lungo e la memoria corta: più che Il libro , questo è " Il tutorial della giungla " . FED. PONT.
Foto: Memorandum Il documentario su Ettore Majorana
Foto: Come alla Playstation Una scena tratta da " H a rdcore ! "
Foto: Il live-action U n ' i m m ag i ne da " Il libro della giungla "
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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Elio Germano sarà Nino Manfredi, diretto dal figlio Luca
» FABRIZIO CORALLO
David Frankel, già regista de Il Diavolo veste Prada , sta girando a New York tra la New Line Cinema e
Village Roadshow Pictures Collateral Beauty con un cast stellare che comprende Will Smith, Edward
Norton, Keira Knightley, Kate Winslet, Helen Mirren, Michael Peña. Il film racconta le vicende di un
pubblicitario (Smith) che viene scosso da una tragedia personale. I suoi colleghi, nel tentativo di aiutarlo ad
uscire dalla depressione, escogitano un piano fuori dagli schemi che aiuterà l ' uomo in un modo
impensabile. A FINE maggio Elio Germano tornerà sul set per interpretare Nino Manfredi nel film tv In arte
Nino diretto da Luca Manfredi per Compagnia Leone Cinematografica e Rai Fiction. ADAM Sandler, Ben
Stiller, Dustin Hoffmann, Emma Thompson e Rebecca Miller girano in questi giorni a New York la
commedia Yeh Din Ka Kissa , dove una famiglia si riunisce dopo una lunga separazione per un evento che
celebra il lavoro artistico del padre/patriarca. Dirige Noah Baumbach, ( Il calamaro e la bale na , Giovani si
diventa ) il 46enne regista e sceneggiatore di Brooklyn in costante ascesa ex marito di Jennifer Jason Leigh
e attuale compagno della sua musa Greta Gerwig da lui diretta nelle commedie Frances Ha e Mistress
America , quest ' ulti ma in uscita oggi in Italia a cura della Fox. DANIELE Ciprì dirigerà a Roma in estate Il
grande Boccia , un film incentrato sulla figura di Tanio Boccia, regista trash tuttofare soprannominato l ' Ed
Wood italiano scomparso nel 1982 dopo aver girato con lo pseudonimo di Amerigo Anton una trentina di B
movies negli anni 60 all ' insegna dell ' arte di arrangiarsi. Interpretato probabilmente da Marco Giallini il
lungometraggio di Ciprì sceneggiato da Massimo Gaudioso e Andrea Tufo è prodotto da Galliano Juso per
Bella Film con il contributo del MiBACT e di Rai Cinema. CHARLIZE Theron è entrata nel cast di Fast and
Furious 8 nel ruolo dell ' antagonista accanto a Kristofer Hivju, noto per Game of Thrones , Vin Diesel,
Dwayne Johnson, Tyrese Gibson e Michelle Rodriguez. La regia è affidata a F. Cry Gray, che ha già
collaborato con l ' attrice sudafricana in The Italian Job . SONO belle le mimose è il titolo del film prodotto
da Arancia Cinema, con il contributo del MiBACT che segnerà il ritorno alla regia di Aurelio Grimaldi e
vedrà nel cast Donatella Finocchiaro e Ida Di Benedetto. Racconterà le vicende ambientate negli anni 50 di
una donna sola e dalla vita monotona che riscopre i sentimenti grazie ad un equivoco causato da una
giovane sposa adultera che ha usato il suo nome. Dopo questo impegno Grimaldi si dedicherà a un nuovo
progetto dedicato a Piersanti Mattarella, il fratello maggiore del presidente della Repubblica Sergio, ucciso
dalla mafia a Palermo nel gennaio del 1980 mentre era presidente della Regione Sicilia.
Foto: Interprete Elio Germano La Presse
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CIAK SI GIRA E a New York un cast stellare per il regista de " Il diavolo veste Prada "
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L'Unità
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Intervista a Marco Martinetti, il regista fondatore del Teatro delle Albe, in questi0orniaRoma con lo
spettacolo dedicato al premio Nobel «Stianto perorare il film, nel cast anche 40 bambine «La Bir mania non
è così lontana, infondo parliamo anche di noi»
francesca sanctis
vero, sul grande schermo la vita di Aung San Suu Kyi - una donna straordinaria che ha sempre lottato con
tutte le sue forze per la libertà del proprio Paese - l'ha già raccontata Lue Besson qualche anno fa (The
Lady - L'amore per la libertà, 2011). Ma stavolta il film, che probabilmente sarà pronto a fine anno, ha una
storia tutta diversa. Intanto, è un italiano a firmare la regia. Ma attenzione, non un regi- Francesca sta
cinematografico, bensì De Sanctis un regista teatrale con una lunga e solida carriera alle spalle. Parliamo
di Marco Martinelli, fondatore con Ermanna Montanari e Marcella Nonni del Teatro delle Albe, storica
compagnia delle scena contemporanea. A San Suu Kyi Martinelli ha già dedicato uno spettacolo molto
intenso e di forte impatto politico, pieno di colori, odori, tradizioni birmane, cheripercorre, anno dopo anno,
le tappe di una dittatura durata mezzo secolo (da ieri sera e fino a domenica Vita agli arresti di Aung San
Suu Kyi è in scena al Teatro Argentina di Roma, il testo è pubblicato da Luca Sossella editore). sta chiusa
in prigione fino al 2010 (anno in cui la narrazione si interrompe); dall'altra c'è una Birmania oppressa da una
dittatura folle. Come si sviluppa nel film questo intreccio narrativo? «Il film seguirà l'andamento cronologico
e arriveranno al 2010, proprio come lo spettacolo. Il tutto sarà raccontato come una favola orientale, con
una dorma, una "orchidea d'acciaio", che tiene una vera e propria lezione di storia». Marco, dopo lo
spettacolo ora anche un film dedicato a questa grande donna, una bella impresa... «Eh sì, una bella
impresa. Presto inizieremo a girare, intanto ho riscritto totalmente il testo pensandolo per il cinema, scelto
la squadra di lavoro e i set per le riprese. Ho ripensato soprattutto il punto di vista della narrazione che ho
affidato a 40 bambine... All'inizio la bimba avrebbe dovuto essere una sola. Poi ai provini si sono presentate
circa 40 bimbe provenienti dalla campagna ravennate e io le ho prese tutte. Sei di loro saranno più
presenti, ma tutte insieme diventano il coro. Il perno centrale di tutto resta naturalmente Ermanna
Montanari alla quale è affidato anche stavolta il ruolo di San Suu Kyi». In 50 anni di dittatura la sfera
pubblica e privata si rincorrono, si alternano, si intrecciano. Da una parte scorrono davanti ai nostri occhi
scene di vita quotidiana di Suu, figlia di un presidente-contadino assassinato a soli 30 anni perché chiedeva
democrazia, e rimaNello spettacolo ci sono tre scimmie-militari, gli spiriti malvagi, la giornalista di Vanity
Fair, i generali Saw Maung e Than Shwe, i Moustache Brothers, la domestica e il geco, l'inviato dell'Orni...
Tutti questi personaggi da chi sono interpretati nel film? «Saranno circa 60 gli attori coinvolti. La giornalista
di Vanity Fair, per esempio, sarà interpretata da Sonia Bergamasco, l'inviato dell'Orni da Elio De Capitani, i
Moustache Brothers da Gianni e Vincenzo di Punta Corsara... tutti amici con i quali da tempo avremmo
voluto collaborare, ora finalmente c'è l'occasione grazie al film. Poi ci saranno Pasquale Mari come direttore
della fotografia, Jacopo Quadri come sovrintendente al montaggio, le musiche di Luigi Ceccarelli e Maurizio
Argentieri al montaggio audio. Il film sarà prodotto da Ravenna Teatro con Start Cinema e credo sarà
pronto per la fine dell'anno». Dove girerete? «In tre luoghi: nel nostro teatro, in un magazzino che abbiamo
a 6 chilometri da Ravenna e che sembra un labirinto - dove tra l'altro la prima bambina si perde ma poi
ritrova il filo d'Arianna e inizia a raccontarci la storia della Birmania -, e Punte Alberete, un luogo protetto e
affascinante. Lì c'è la nostra Birmania». Allora non è così distante la Birmania, in tutti i sensi... «Sì, è vero.
Lo spettacolo parte proprio da quella domanda: "È distante la Birmania?" per poi raccontarci una storia
lunga cinquant'anni apparentemente distante da noi, eppure così familiare». Scherzi a parte, resta, anche
nel film la stessa idea di partenza: parlare della Birmania per parlare di noi. «Certo, parliamo in realtà di noi
stessi, su un altro piano ma parliamo sempre di democrazia». In questi giorni romani in realtà non parlerete
solo di San Suu Kyi, giusto? «Non solo, in effetti. Oggi all'Angelo Mai farò una lettura di Farsi luogo / varco
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La storia di San SuuKyi arriva sul grande schermo
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L'Unità
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al teatro in 101 movimenti (Cue press) e a fine mese sono jn programma tre repliche di SlotMachine. Poi
torneremo a Roma a settembre con Luz, all'interno di Short Theatre».
Foto: «Vita agli arresti di San Suu Kyi». Ermanna Montanari in una scena dello spettacolo.
Foto: FOTO: ENRICO FEDRIGOLI I
14/04/2016
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L'Unità
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Lieto fine nella striscia di Gaza: al cinema con "The Idol"
La vita contìnua, anche in Palestina, nonostante tutto. E capita che un ragazzo vinca il più popolare talent
show del mondo arabo. Nel film la sua storia, vera, dalle macerie ai lustrini
Alberto Crespi
ivessimo in un paese normale? In realtà non è così, proprio per l'eccezionalità di ciò che vi andiamo a
raccontare: ma l'uscita nelle sale italiane di due film palestinesi nel giro di due mesi ci sembra una notizia
straordinaria, che rende il nostro mercato cinematografico un po' meno provinciale del solito. In febbraio
avevamo visto con piacere Amori furti ed altri guai, di Muayad Alayan; oggi segnaliamo l'arrivo di Theldol,
film con una storia completamente diversa ma pur sempre proveniente da quel "mondo a parte" che è la
striscia di Gaza. Un mondo che irrompe nelle nostre case solo attraverso i telegiornali, ma nel quale
nonostante tutto lagente vive, guarda la tv.ascoltacanzoni, gioca apallone. Certo, là morte è sempre in
agguato e la rabbia è il sentimento dominante. Ma la vita continua, e in fondo è questa la vera notizia.
L'uscitaadistanzadipochesettimane di questi due film è tanto più interessante, in quanto
siaLAmorifurtiedaltriguai, sia Theldol non sono né documentari né drammatici squarci della vita in trincea,
né tantomeno film di guerra imperniati sul conflitto israelo-paieStinese. Ovvio che la situazione politica di
Gaza sia uno sfondo irrinunciabile, ma entrambi i film giocano con i codici del cinema popolare, si sporcano
le mani con il genere. Amori furti ed altri guai è una commedia nera, su un ladruncolo che ruba un'auto e
scopre che nel bagagliaio c'è un soldato israeliano rapito. The Idol ha la struttura del musical, ma si rifa ai
tantissimi film americani su personaggi che inseguono e ottengono il successo. L'American Dream, il sogno
americano, diventa qui un "ArabDream"cheparte dalla polvere di Gaza per realizzarsi tra i lustrini del Cairo.
È curioso come entrambi i film, per la loro ambientazione così autentica e le facce spesso prese dalla
strada, sembrino per noi italiani un ritorno alla gloriosa epoca del neorealismo. Ma poi, nel caso di Theldol,
la modernità irrompe fragorosa, anche se non si può escludere che il regista, il 54enne Hany AbuAssad,
abbia dato in passato un'occhiata a Bellissima di Visconti. Perché quella è la storia: adolescenti che
vogliono sfondare nel mondò dello spettacolo. Storia, per ajtro, vera: il film racconta
l'awenturadiMohammedAssaf.palestineseche nel2013èstatoilvincitoredellaseconda stagione di "Arab Idol",
un talent-shdw popolarissimo in tutti i paesi di lingua araba. Oggi Assaf ha 26 anni ed è una popstar
internazionale, e le scene di repertorio che nel finale del film mostrano i festeggiamenti per la sua vittoria
nelle strade di Gaza parlano chiaro: da noi, in Italia, accade qualcosa di simile quando la nazionale di calcio
vince i Mondiali. Assaf è ambasciatore dell'Unrwa, l'associazione dell'Onu per l'assistenza ai profughi
palestinesi, e gira il mondo con un passaporto diplomatico. Il film racconta la sua ascesa partendo
dall'infanzia, dai primi complessini pop assieme alla sorella Nour, una bimba tosta e combattiva che almeno per quel che vediamo sullo schermo - è stata decisiva per il successo del fratello. È owiarnente
pieno di canzoni, che sono state lasciate in arabo nell'edizione italiana (per altro in alcuni cinema, come il
Fiamma di Roma, sarà possibile vedere il film in originale). Assaf è interpretato da Tawfeek Barhom, da
adulto, e dal giovanissimo - e molto espressivo - Kais Attalah nella lunga parte dedicata all'infanzia. Hiba
Attalah, bravissima, è la sorella Nour. Proprio perché racconta la storia di un trionfo, Theldol non può non
essere un film in qualche misura convenzionale: le tappe sono obbligate, la certezza del lieto fine toglie qua
e là suspence. Abu-Assad è un regista esperto (nel 2005 diresse Paradise Now, storia di un kamikaze) e
conosce i suoi polli. Vedere nei titoli di testa il cartello del Doha Film Institute fa impressione: se c'è di
mezzo il Qatar, è ovvio che i mezzi sono ben diversi rispetto a una produzione esclusivamente "made in
Gaza". Ma ben vengano i petrodollari, se servono a raccontarci storie in cui la Palestina arriva, per una
volta, dalle stalle alle stelle. Theldol REGIA DI HANY ABU-ASSAD Con Tawfeek Barhom, Kais Attalah,
Hiba Attalah, Ahmad Qasem Palestina/Qatar/Gran Bretagna, 2015 Distribuzione: Adler Entertainment
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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Visto per voi
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Fra due mondi e due regni la vita di Mowgli, la vulnerabilità di un corpo in
trasformazione
Giona A. Nazzaro
Jon Favreau è un cineasta difficile da inquadrare. Dagli esordi rigorosamente indie sino a regista di
blockbuster e produttore televisivo, ha quasi sempre messo in campo una notevole intelligenza
cinematografica, soprattutto nella gestione dei supereroi dell'universo Marvel. Il capostipite della serie Iron
Man è a tutt'oggi uno dei migliori film dedicati ai personaggi prodotti dalla casa delle idee. Curiosamente, il
meccanismo s'inceppa all'altezza di Cowboys & Aliens , bizzarra fantasmagoria sci-fi tratta dal fumetto di
Scott Mitchell Rosenberg. Il film risulta un flop clamoroso, rispetto all'investimento iniziale e nonostante un
cast d'alto profilo, e forse contribuisce all'allontanamento di Favreau dal franchise di Iron Man anche se il
regista riesce a conservare il credito di produttore esecutivo per Avengers e Iron Man 3 (non senza
velenose code polemiche). Correndo intelligentemente ai ripari, con il film successivo Favreau cambia
radicalmente genere riavvicinandosi a un cinema a budget contenuto, dal vago sapore indie. Chef - La
ricetta perfetta , dolciastra commedia sentimentale, nonostante l'abbondanza di luoghi comuni e l'eccesso
di zuccheri ristabilisce le sue quotazioni. Il libro della giungla , film per il quale ha ricoperto anche il ruolo di
produttore, è l'ennesima dimostrazione che esistono in realtà blockbuster e... blockbuster. Favreau, proprio
come nel caso di Iron Man, riesce a gestire macchine complesse, evidenziando una comprensione
articolata dei meccanismi narrativi e delle implicazioni mitologiche dei personaggi affrontati. Il libro della
giungla , in questo senso, è l'esemplificazione dell'approccio di Favreau a un'idea di spettacolarità e
racconto caratteristico di quanto oggi si definisce post-cinema. Se si ha la pazienza di restare seduti
durante gli interminabili titoli di coda (un piccolo film a parte dove è possibile ascoltare anche
l'inconfondibile voce di Dr. John) si è travolti dalle centinaia di nomi (migliaia?) che scorrono e che hanno
contribuito ai numerosi settori tecnici del film. Inevitabile chiedersi come sia cambiato il lavoro del cineasta
di fronte al moltiplicarsi esponenziale della complessità di un film (è ancora solo un film?) come Il libro della
giungla . Probabilmente l'abilità di Jon Favreau sta proprio nell'utilizzare al meglio tutto quanto uno studio
come la Disney riesce a mettere a sua completa disposizione e contemporaneamente a dissimularne la
presenza sullo schermo. Restare attaccato al racconto e ai personaggi, evitando d'essere ipnotizzato dalla
tecnologia. Dal punto di vista strettamente visivo il film è stupefacente. Basta osservare come il vento
accarezza il pelo dei lupi o la spettacolare arrampicata delle scimmie che rapiscono Mowgli. Il libro della
giungla è probabilmente un vertice del fotorealismo contemporaneo, senza contare lo straordinario lavoro
sulla profondità di campo e la prospettiva favorito da un 3D assolutamente organico al racconto. La
sceneggiatura di Justin Marks, pur restando fedele all'adattamento del cartone Disney di Wolfgang
Reitherman, che si concentrava sui primi due racconti del libro di Rudyard Kipling, affronta con sguardo più
adulto le problematiche relative al rapporto fra umani e natura. Il romanzo di formazione di Mowgli diventa il
segno di un esilio. Mowgli è un corpo in trasformazione, oscillante fra due mondi e due regni: né uomo né
bambino, né animale né essere umano. La vulnerabilità del corpo di Mowgli, interpretato dal sorprendente
Neel Sethi, la cui somiglianza con Sabù (protagonista del film di Zoltán Korda del 1942) è a dir poco
singolare, rende alla perfezione il senso di un desiderio archetipico di appartenere a un mondo al quale non
si potrà mai aderire sino in fondo. Ed è questo lancinante dolore, evidente nell'addio alla lupa Raksha (uno
dei momenti più commoventi del film), che Favreau dimostra di avere compreso le dinamiche di fondo del
libro e della poetica di Kipling, autore riscattato da T.S. Eliot che lo considerava «uno scrittore impossibile
da sminuire» (cui invece George Orwell rimproverava di avere glorificato l'impero britannico). Il libro della
giungla riesce nell'impresa di essere un film per bambini in grado di non banalizzare il proprio pubblico di
riferimento e di offrirsi come opera per affrontare le trasformazioni cui va incontro il cinema contemporaneo.
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Fantasy /ADATTAMENTO IN LIVE ACTION DI UNO DEI CLASSICI DELL'ANIMAZIONE
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Foto: IL LIBRO DELLA GIUNGLA DI JON FAVREAU, CON NEEL SETHI E BILL MUNRAY, USA 2015
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Scoprire Gaza in una canzone
La storia di Mohammed riflette la sfida delle giovani generazioni sotto l'occupazione
Cristina Piccino
Hany Abu-Assad è un grande regista. Ci vogliono talento, e tanto, e una sensibilità speciale per mostrare
con l'evidenza della semplicità cosa significa vivere in un luogo senza orizzonte. Quali terremoti produce
nella testa e sul corpo la frustrazione di non poter scegliere la propria vita, quanto sia pericoloso e
devastante, come la ricerca di un antidoto può rendere deboli e furiosi, inebriati dai lavaggi del cervello più
retrivi. E riuscirci con un cinema che rifiuta schematismi e semplificazioni ideologiche, vivo, commuovente,
pieno di passione. The Idol , che come ci dicono le frasi iniziali è ispirato a una storia vera - «ma alcuni fatti
sono stati inventati» - racconta la vittoria a The Arab Idol , il più prestigioso talent del medioriente di un
ragazzo di Gaza, Mohammed Assaf, che conquista tutti con la sua magnifica voce. E che per arrivare sul
palco dell'Opera Hall al Cairo resiste a dolori, tragedie, e soprattutto non si fa spegnere da quella esistenza
«negata» a lui come a tanti altri ragazze e ragazzi palestinesi nei Territori occupati. Mohammed e sua
sorella Nour vogliono fare musica, lui ha una voce stupenda, lei è determinata, si veste da «maschiaccio» e
suona la chitarra elettrica o almeno qualcosa che ci somiglia molto da lontano visto che a Gaza trovare
degli strumenti musicali è impossibile. Insieme a altri due bambini hanno fondato una band e cercano di
guadagnare i soldi per comprarne di veri. «Quando ti ricorderai di essere una femmina?» dice la madre
spazientita alla figlioletta che le risponde: «Quando potrò fare quello che voglio sennò mai». Volere è
potere recita Nour davanti alle avversità, alla violenza degli adutli, alla loro rassegnazione, a un tempo
sempre uguale che inghiotte la gioia. «Diventeremo famosi e cambieremo il mondo» grida al fratello nei
momenti di debolezza. Insiste che lui canti, che si alleni, devono arrivare in Egitto, partecipare alle gare,
dire che esistono al resto del mondo. Intanto corrono in bici, suonano ai matrimoni, sfidano quel muro che
vuole sconfiggerli, renderli come tutti gli altri. «Mohammed Assaf è riuscito da dare un volto nuovo a un
popolo che è stato sempre emarginato e discriminato. In un mondo di guerre civili, rivoluzioni, lotte ed
estremismo, la vicenda di Mohammed che da umile cantante nei matrimoni a Gaza riesce a diventare una
giovane star di successo, ha regalato ai telespettatori, a ogni puntata, il sorriso e la forza di dimenticare la
guerra per un momento. Mohammed è un simbolo, la sua esperienza ha mostrato che i sogni possono
trasformarsi in realtà, che l'impossibile può essere possibile» dice Hany Abu-Assad che ha subito
desiderato desiderato fare un film da questa storia. Lui che palestinese come il protagonista, arrivato al
Festival di Cannes coi suoi film era più felice della vittoria di Mohammed che della sua. Anni dopo, nel
2012, il piccolo Mohammed è un giovane bello e arrabbiato. Gli amici di infanzia sono finiti barbuti coi
gruppi più integralisti, le donne portano il velo, Gaza è sempre più devastata dalle bombe israeliane, il
tunnel dove da ragazzini correvano per portare dall'Egitto in città i pacchetti del McDonald's è chiuso. Loro
sono prigionieri in una città prigione davanti al mare senza punto di fuga. L'ira si mischia all lacrime, la
paura alla voglia di distruggere, tra quelle macerie è facile inventare nuovi nemici, separare, costruire
rivalità e repressione. La musica è sempre di più un'arma per opporsi dalla desolazione, alle prediche
integraliste, forse per questo in molti film che oggi raccontano le giovani generazioni tra i conflitti in
Medioriente appare come un strumento di rivoluzione: è orizzontale, diffusa nella rete, a largo consumo, si
ribella alle censure in nome della religione. Assad non mostra il conflitto con Israele, le bombe, i soldati la
radicalizzazione dei rapporti tra palestinesi stritolati tra le fazioni; tutto questo attraversa i vissuti dei suoi
protagonisti e in esse diviene «reale», controcampo del quotidiano allo stato d'eccezione mediatico. E
cartina emozionale della geopolitica, intima, profonda, in cui vengono registrati i cambiamenti e gli ostacoli
di chi, come Mohammed, è giovane, vuole esistere, vorrebbe essere nel mondo. Assad come negli altri
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«The Idol» di Hany Abu Assad segue l'avventurosa vittoria di un ragazzo Al cinema palestinese al più
grande talent del Medioriente; il libro di Rudyard Kipling rivive in 3D
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suoi film sceglie la commedia che mischia al melò, alla storia d'amore, al cinema «popolare»: si ride, si
piange, ci si diverte, si fa il tifo. È come una canzone, e di vita ce ne è sempre tanta.
Foto: THE IDOL DI HANY ABU-ASSAD, CON TAWFEEK BARHOM E AHMED AL ROKH, PALESTINA
2015
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Segreti e scoperte, i giovani registi amano l'adolescenza
In attesa oggi della conferenza stampa, il festival ha annunciato i titoli dei cortometraggi e della
Cinéfondation
Giovanna Branca Cristina Piccino
La conferenza stampa che svelerà il cartellone più atteso di tutti i festival è fissata per oggi a Parigi, poi il
business festivaliero ricomincerà a respirare, a guardare verso altre mete, per ora tutto è fermo in attesa
delle risposte - più o meno definitive rimaste sospese nell'aria. Come rito vuole, però, già da giorni si
inseguono le voci, si cerca di indovinare cosa avrà scelto Thierry Frémaux nell'edizione 2016 del Festival di
Cannes. Per l'Italia sulla Croisette dovrebbe arrivare il nuovo film di Marco Bellocchio, Fai bei sogni , con
Valerio Mastandrea e la star d'oltralpe Berenice Bejo. Si parla anche di Pericle il nero di Stefano Mordini
(dal romanzo di Ferrandino), protagonista Riccardo Scamarcio. E poi, ma alla Quinzaine di Edouard
Waintrop, La pazza gioia di Paolo Virzì - anche qui con una attrice molto amata in Francia come Valeria
Bruni Tedeschi - e Fiore di Claudio Giovannesi. Ma ci sono anche I tempi felici verranno presto , il secondo
film di Alessandro Comodin autore del magnifico L'estate di Giacomo e siamo sicuri che anche questo sarà
bellissimo visto il talento dell'autore. Tutto per una ragazza di Andrea Molaioli e Il centro del mondo di Kim
Rossi Stuart già al festival (Quinzaine) col precedente Anche Libero va bene . Tra i francesi il nome che
rimbalza ormai da giorni è quello di Olivier Assayas con Personal Shopper mentre pare che Bruno Dumont
con Ma Loute - titolo anche questo molto atteso, i Cahiers du Cinéma a inizio anno lo hanno messo tra i più
attesi del 2016 opterà per la Quinzaine nel caso non sia in concorso. Sempre per il cinema d'oltralpe si
parla di Bertrand Bonello e del suo già definito «inquietante» P aris est une fete e di Arnaud de Arnaud des
Pallieres con Orpheline , interpretato da Adele Exarchopoulos ( La vie d'Adele che aveva turbato molti
occhi festivalieri) e Gemma Arteton. Dall'America pare quasi sicuro l'arrivo di Spielberg fuori competizione
con The BFG dal romanzo di Roald Dahl, Jodie Foster con Money Monster , star George Clooney e The
Last Face di Sean Penn. Tra i «soliti noti» ci sarebbero Ken Loach (I, Daniel Blake), i Dardenne ( La fille
inconnue), Almodovar (Julieta), Xavier Dolan (It's Only the End of the World). Senza dimenticare Elle, il
nuovo Paul Verhoeven con Isabelle Huppert. Intanto ieri sono stati annunciati i titoli dei cortometraggi in
concorso e nel programa della Cinéfondation(presidente di entrambe le giurie Naomi Kawase), che dal '98
ierca nuovi talenti nelle scuole di cinema del mondo. L'Italia è presente con due titoli: Il silenzio di Farnoosh
Samadi e Ali Asgari (concorso cortometraggi), e La santa che dorme di Laura Samani, progetto del Centro
Sperimentale di Roma ( Cinéfondation). Farnoosh Samadi - autrice di due cortometraggi - e Ali Asgari sono
entrambi iraniani, Asgari nel suo curriculum ha anche la partecipazione al Festival di Venezia del 2014, in
Orizzonti, con il corto The Baby, mentre il suo lavoro precedente More Than Two Hours gli è valso
moltissimi premi. La Santa che dorme è invece il cortometraggio di diploma di quindici studenti del Centro
Sperimentale. Girato e co-sceneggiato da Laura Samani, anche autrice del soggetto, e ambientato in Friuli
al confine con la Slovenia e segue due amiche, le dodicenni, Mina e Silene, nel passaggio tra infanzia e
adolescenza. Un racconto di formazione è anche il cortometraggio in concorso dell'inglese Sara Dunlop,
che si nell'estate in cui la protagonista, Pixie, scopre l'amore. «Volevo fare un film che parlasse dei
problemi dei teenager oggi dice la regista - in tempi in cui i giovani sono sovraesposti al sesso». Tra i paesi
rappresentati dagli short films della selezione 2016 la Spagna con Timecode di Juanjo Gimenez, le
Filippine con Imago di Raymond Gutierrez e la Svezia con Fight on a Swedish Beach di Simon Vahlne. I
corti e mediometraggi della Cinefondation - compresi quattro lavori di animazione - arrivano invece da
quindici paesi, tra cui la Bosnia (Dobro di Martha Hernaiz Pidal) e il Venezuela (La culpa, probablemente di
Michael Labarca) che partecipano per la prima volta alla competizione.
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CANNES 2016 · «Il silenzio» di Samadi e Asgari in gara nei corti per l'Italia
14/04/2016
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Foto: SCENA DEL CORTO «LA SANTA CHE DORME» DI LAURA SAMANI PROGETTO SELEZIONATO
ALLA CINÉFONDATION; IN BASSO «THE TIGER» DI PARK HOON-JUNG
14/04/2016
Pag. 13
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Far East Film festival, dall'oriente con furore
s.cr.
La diciottesima edizione del Far East Film Festival, la rassegna friulana dedicata al cinema popolare
dell'estremo oriente, inaugura il 22 aprile con il kolossal del filmmaker sudcoreano Park Hoon-Jung dal
titolo The Tiger e la presenza del regista Johnnie To che oltre a tagliare il nastro della rassegna, presenterà
a Udine il gangster movie Trivisa di cui è produttore con la sua casa Milkyway. Sempre a cura del Centro
espressioni cinematografiche, la manifestazione propone complessivamente 72 titoli nella selezione
ufficiale, proveniente da 10 aree greografiche dell'Asia, oltre a 100 eventi che si svolgeranno in diversi
luoghi di Udine, di cui 5 anteprime mondiali, 10 e internazionali e 37 anteprime italiane. La nuova edizione è
stata presentata ieri al teatro Nuovo, dove si svolgerà la maggior parte delle proiezioni, dalla presidente del
Cec, Sabrina Baracetti, che ha annunciato alcuni dei titoli fra i più attesi nel cartellone: The World of Us di
Yoon Ga-eun (campione di incassi), Mountain Cry di Larry Yang e il road -movie di Xu Zheng Lost in Hong
Kong . Tante novità nelle sezioni collaterali, dove spiccano alcuni classici della filmografia di Bruce Lee (
Dalla Cina con furore, Il furore della Cina colpisce ancora , L'Urlo di Chen e The Game of Death ) in copie
restaurate in 4k, e soprattutto una retrospettiva in dieci film dedicati alla fantascienza giapponese, curata da
Mark Schilling: «Gli appassionati - spiega il critico - considerano da molto tempo il Giappone una
superpotenza del cinema di fantascienza, soprattutto per un sottogenere, i film di mostri, e per un
personaggio, Godzilla. In realtà questi film affollati di razzi spaziali, UFO e vari tipi di armi e gadget esotici,
saranno pure stati ispirati ai film sulle invasioni aliene di Hollywood, ma il loro stile unico, la loro energia e la
loro immaginazione hanno influenzato non solo registi e animatori giapponesi, ma anche le loro controparti
in tutto l'Occidente». Anche un evento di pre-apertura il 21 aprile, a cura del Css Teatro Stabile
d'innovazione del FVG, con lo spettacolo teatrale The Ghosts, della regista argentina Constanza Macras,
dedicato all'arte circense cinese. Chiusura il 30 aprile con la proiezione del film The Bodyguard , alla
presenza dell'attore regista e coreografo Sammo Hung (ha lavorato con Bruce Lee e Jackie Chan), e al
quale il festival consegnerà il premio Gelso d'oro alla carriera.
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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RASSEGNE · La nuova edizione (22-30 aprile) apre con «The Tiger» e un omaggio a Bruce Lee
14/04/2016
Pag. 20
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tiratura:33111
Il coraggio della Rocca «Parlo di disagio mentale cantando Cristicchi»
Il regista Sindoni «La protagonista del mio film è la nuova Anna Magnani» L'appuntamento La pellicola sarà
nelle sale a partire dal 21 aprile
Carlo Antini
Mai come questa volta una canzone ha fatto da filo conduttore a un film. «Ti regalerò una rosa» la canta
Simone Cristicchi e parla in soggettiva con le parole di un uomo vissuto per anni in un istituto psichiatrico. E
«Ti regalerò una rosa» la canta anche Francesca Pasquini nella scena finale di «Abbraccialo per me», film
diretto da Vittorio Sindoni nelle sale dal 21 aprile. La giovane attrice interpreta una ragazza che vive in una
casa-famiglia dove le fanno compagnia altri ragazzi con i suoi stessi disagi. E lì che incontra per la prima
volta Francesco «Ciccio», portato sullo schermo da un bravo Moisé Curia. Sua madre, Stefania Rocca, non
vorrebbe staccarsi da lui ma, alla fine, capisce che forse quella casa-famiglia rappresenta l'unica strada per
dargli una possibilità. «I ragazzi del teatro patologico hanno trascorso una giornata bellissima insieme a noi
durante le riprese del film - racconta Vittorio Sindoni - Ci vorrebbero molte altre strutture come quella sulla
Cassia, a Roma. Sul tema della disabilità intellettiva ci vorrebbe più sensibilizzazione. Sulla pagina
Facebook del film stiamo ricevendo tante attestazioni di stima. Anche per questo ringrazio Cristicchi che ci
ha donato i diritti della sua "Ti regalerò una rosa"». A un certo punto del film è proprio Stefania Rocca a
intonare per qualche secondo la canzone di Cristicchi, proprio quando il figlio Francesco comincia a
strimpellare in camera la sua batteria nuova di zecca. «Ho letto la sceneggiatura e ho pianto tanto confessa Stefania Rocca - Alda Merini si chiedeva qual è il limite tra creatività e follia. Con Moisè abbiamo
creato un lavoro fisico, in una sorta di sinergia. Caterina è una madre che difende il figlio ma ha anche una
forma di cecità nel non voler ammettere il suo disagio mentale. Forse per un senso di vergogna che, però,
non serve a nulla». La Rocca è stata la musa ispiratrice del film. Come testimoniano le parole del regista.
«Mi sono chiesto come potesse vivere la madre di un ragazzo con questi problemi - prosegue Sindoni - e
ho subito pensato che l'unica interprete credibile potesse essere Stefania Rocca, una sorta di nuova Anna
Magnani. Una madre non si vorrebbe mai separare dal proprio figlio. Per questo è importante favorire le
aggregazioni di famiglie». Nel film spicca l'interpretazione di Moisè Curia che da «Braccialetti Rossi» ne ha
già fatta tanta di strada. «Sindoni mi ha dato la possibilità di interpretare un ruolo che pochi hanno avuto la
fortuna di poter interpretare - spiega Curia - Mi sono ispirato a DiCaprio, Sean Penn e Dustin Hoffman in
"Rain Man" ma mi sono lasciato guidare anche dalle indicazioni del regista. Ciccio è un ragazzo vivace, fa
cose fuori dal comune e si esprime in modo diverso dagli altri. È un artista. Gli ho dato le spalle incurvate
perché la società lo costringe a chiudersi in se stesso. Sempre di più». L'obiettivo è quello di abbattere i
pregiudizi. «Il Presidente Mattarella mi ha invitato al Quirinale in occasione della giornata dedicata alla
sensibilizzazione per l'autismo - conclude Sindoni - e ho scoperto che c'è una nuova terminologia per
definire chi è affetto da disabilità mentale: disabilità intellettiva. Questo film è un tentativo di sconfiggere la
paura che può provare l'uomo semplice nel rapportarsi a persone con questo problema. Quella che
raccontiamo è una storia drammatica ma piena di belle emozioni che spero possa servire per abbattere
alcuni pregiudizi».
Foto: Talenti A destra Stefania Rocca e Moisé Curia. Sopra il regista Vittorio Sindoni. Sotto Simone
Cristicchi
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Cinema L'attrice protagonista di «Abbraccialo per me»
14/04/2016
Pag. 10
diffusione:17440
tiratura:22778
«Girare qui è stato fantastico, spero di tornare presto»
«Girare qui è stato fantastico,
spero di tornare presto»
L'attore al Capitol ha presentato ieri il suo "Fräulein" ambientato sul Renon
di Daniela Mimmi Sorride a tutti e saluta tutti dall' alto del suo metro e 85, Christian De Sica quando, ieri
pochi minuti dopo le 7, in largo anticipo sull'ora di inizio della proiezione, ha fatto il suo ingresso sul red
carpet al cinema Capitol. È come sempre elegantissimo e sicuro di sè, in completo e cravatta blu, gentile e
disponibile a parlare con i giornalisti che lo prendono d' assalto. È la serata inaugurale di un compleanno
speciale del Bolzano Film Festival Bozen che quest'anno spegne trenta candeline. Christian De Sica è l'
interprete, insieme a Lucia Mascino, del film che apre il Festival: "Fräulein - una fiaba d'inverno", della
giovane regista marchigiana Caterina Carone, un po' bolzanina perchè si è diplomata alla scuola di cinema
Zelig. Per girare questo suo quarto film altoatesino, De Sica ha soggiornato sul Renon, un posto che
definisce "fantastico e fiabesco", facilmente riconoscibile anche se la regista, Caterina Carone, dice che "è
un paese che non esiste, ma che gli altoatesini sicuramente riconosceranno". «Come diceva mio padre,
quando piazzi la cinepresa in un bel posto, sei subito avvantaggiato, parte del lavoro è già fatto», ha
ricordato l'attore romano. Come ha spiegato ancora De Sica, che nel film interpreta un turista sessantenne
che arriva, quasi per caso o per destino nell' albergo gestito da Regina, «il film racconta una storia d'
amicizia tra due persone che vagano e che per caso si incontrano. E dopo, sarà tutto diverso. È un film
bello, nostalgico, commovente, e molto femminile. Si vede che alla regia c' è una donna, perchè il film ha
una sensibilità tutta femminile». Il film infatti racconta l'incontro quasi fortuito tra due persone di una certa
età, un uomo e una donna, e del loro rapporto, che non è d' amore, ma di amicizia. Durante una tempesta
solare che si abbatte sulla Terra provocando sbalzi di corrente e blackout, una ben più profonda tempesta
che si scatena nell' animo di Regina, scontrosa e solitaria zitella da tutti chiamata "Fräulein", dopo che un
misterioso turista sui sessanta, uomo smarrito e infantile, oltrepassa il cancello del suo albergo chiuso da
anni. Insomma, non è la solita commedia... alla De Sica. «È divertente girare i cinepanettoni, sono quelli
che mi hanno dato visibilità, ma questo film è tutto un' altra cosa - ha detto ieri l' attore. - Ed è una bella
prova per un attore. Io comunque non mi considero un attore comico, ma brillante. È più difficile fare ridere
che piangere. Infatti, un attore brillante sa girare film drammatici, un attore drammatico non sa girare film
comici». Christian De Sica dice che si è trovato molto bene qui in Alto Adige. «Per fortuna ci sono ancora
posti, come questo, dove si investe in cinema. Il cinema, è in crisi, come tutto il resto. È molto importante
per il cinema che ci sia qualcuno che ci crede e che investe. Vorrei passare un po' più di tempo in Alto
Adige, anche come turista. Mio nipote sta girando un film in Val Pusteria, e se riesco lo raggiungo».
Tornerà a girare da queste parti? «Me lo auguro proprio!» dice sorridendo, ed entra in sala. Oggi sono in
programmazione ben 25 titoli, tra corto e lungometraggi, a cominciare da "La terra dei Santi", di Fernando
Muraca, e il corto "Monumento-Memento" di Rolf Mandolesi, alle 15 al Capitol 2. Tra gli altri film da seguire
ci sono il documentario sulle guardie svizzere "L'esercito più piccolo del mondo" di Gianfranco Pennone,
alle 16 al Capitol 1, "Cloro", la storia di una nuotatrice determinata, di Lamberto Sanfelice, alla stessa ora al
Rainerum, il film "Bella e perduta" di Pietro Marcello, al Museion alle 17,30, il reportage dalla guerra nei
Balcani "Thank you for bombing" di Barbara Eder, alle 18, sempre al Rainerum. La serata si apre con
"Agnes" di Johannes Schmid alle 20 al Capitol 1e prosegue con "Lampedusa in winter" documentario di
Jakob Brossmann, in italiano con sottotitoli in tedesco, vincitore di diversi premi in Europa e coprodotto alla
bolzanina Miramonte Film. Parla di migranti e migrazioni anche "Show all this to the world" di Andrea
Deaglio, ale 20,30 all' Ariston di Merano. Si svolge invece all'Asinara, dove una notte sbarcano Giovanni
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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«Girare qui è stato fantastico, spero di tornare presto» L'attore al Capitol ha presentato ieri il suo "Fräulein"
ambientato sul Renon
14/04/2016
Pag. 10
diffusione:17440
tiratura:22778
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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Falcone e Paolo Borsellino, "Era d' estate" di Fiorella Infascelli, alle 21 al Capitol 1. È invece un atto
d'amore verso il tango "Un tango mas" di German Kral, alle 21,30 al Club 3. La lunga notte del Bolzano
Film Festival termina con "Throw me to the dogs" e "Imagine waking up tomorrow...", tutti e due in inglese,
il secondo con sottotitoli in inglese, entrambi alle 22, al Capitol 1 e 2.
14/04/2016
Pag. 62 Ed. Basilicata
diffusione:23632
tiratura:31653
Tek è il primo western futuristico della Basilicata
Il film diretto dal regista David Cinnella
Tek sarà il primo film western ambientato nel futuro girato interamente in Basilicata, diretto dal regista
David Cinnella e prodotto da Voce Spettacolo e 149 Pictures. Il nuovo ambizioso progetto cinematografico
porta quindi la firma del regista materano residente a Los Angeles e laureatosi in regia e sceneggiatura
presso l'Academy of Art University di San Francisco. Nasce cosi il primo gemellaggio tra Matera, Capitale
Europea della Cutlura 2019 e Los Angeles, Capitale mondiale del cinema. Tek, infatti, sarà la prima
pellicola made in Basilicata a narrare la storia di un mondo western ambientato nel futuro, quello che nel
Paese a stelle e strisce viene definito dagli addetti ai lavori come un CyberPunk Western in chiave Sci-Fi.
Le lande della Basilicata faranno così da cornice naturale alle riprese che partiranno in estate, a seguito dei
casting previsti a giugno. «L'ispirazione è nata per puro caso- dichiara David Cinnella - durante le riprese di
While Webseries. Tek avrà come punto di forza gli effetti speciali. La pre-produzione e post-produzione
dell'intero pro getto filmico avverrà contestualmente in Italia (Matera) e Stati Uniti (Los Angeles), mentre le
riprese saranno realizzate interamente in Basilicata. Il Teaser che abbiamo girato a Matera rappresenta un
biglietto da visita. Avvieremo una campagna di crowdfunding e cercheremo sponsor disposti a sostenere
economicamente questa nuova pellicola. Stiamo organizzando anche un corso di cinema con il circolo La
Scaletta Giovani e Voce Spettacolo al fine di scovare giovani talenti». «Ho immediatamente accolto l'invito
di David Cinnella - dichiara Walter Nicoletti - perchè ho sempre voluto creare un collegamento tra Matera e
Los Angeles e produrre una pellicola in grado di far rivivere il vecchio West in Basilicata. Vogliamo
interpellare l'Academy of Art University di San Francisco, già nota per aver collaborato in film candidati agli
Oscar, oltre ad aver già avuto un prezioso sostegno da par te di altri amici che vivono a Los Angeles e
lavorano nell'industria cinematografica che conta, tra cui Mario Pace (Animator e Visual Ef ect Supervisor),
Marco Regina (DreamWorks Animator) e Nico Van Der Berg (Direttore di fotografia). Tek, quindi,
rappresenta un'incredibile vetrina internazionale per tutti i giovani lucani intenzionati a lavorare nel mondo
della settima arte». «Sono stato contattato da David - dichiara Alex Maffei dopo aver lavorato con lui per
While, la prima serie web italiana sui viaggi nel tempo. Tek rappresenta un'ulteriore sfida, così come tutti i
progetti della 149 Pictures. Speriamo che questo progetto possa diventare creativo ed innovativo. Vogliamo
produrre Tek - dichiara Simone Martone - perchè ci siamo accorti che While è stata un'esperienza
indimenticabile, pertanto vogliamo ripeterla, portando sul grande schermo un cyberpunk western che
unisce elementi del vecchio west con quelli futuristici»
Foto: WESTERN La locandina del film
ANICA - CINEMA - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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CINEMA IN CINEASTA MATERANO RESIDENTE A LOS ANGELES
ANICA - TELEVISIONE
2 articoli
14/04/2016
Pag. 59
diffusione:235298
tiratura:335733
Diritti tv, multa in arrivo per emittenti e Infront
Pronta la sanzione Antitrust: 30 milioni a Sky e Mediaset Confermato il cartello per spartirsi l'affare, a
dispetto dell'asta. Punita, ma senza stangata, anche la Lega
MARCO MENSURATI
POCO MENO di trenta milioni a testa per Sky e Mediaset, meno di dieci milioni per l'advisor Infront,
"spiccioli" per la Lega Calcio. Così, secondo insistenti e autorevoli rumors, l'Antitrust ha deciso di
sanzionare il "cartello", la cui esistenza viene dunque così ufficializzata, che le due emittenti televisive
avrebbero messo in piedi nella primavera del 2014 per spartirsi la grande torta dei diritti tv della serie A,
triennio 2015-2018.
La notizia ha cominciato a circolare ieri. Precedentemente, l'Autorità garante per la concorrenza e il
mercato (Agcm), come da procedura, aveva inviato, per un parere non vincolante, la propria decisione
all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). Nei prossimi giorni, la sentenza tornerà all'Antitrust
accompagnata dalle opportune valutazioni, poi verrà pubblicata.
A quanto pare il collegio avrebbe dunque confermato l'esistenza di un accordo tra le due emittenti, le quali
con l'aiuto di Infront Italia, hanno, come è scritto nella "comunicazione delle risultanze istruttorie", «alterato
il confronto concorrenziale in sede di partecipazione alla gara (...) evitando il dispiegarsi di dinamiche
concorrenziali fra gli operatori attivi sul mercato e ostacolando l'ingresso di potenziali nuovi operatori». «In
sostanza - sostiene l'Antitrust - la Lega, che doveva aggiudicare con l'ausilio di Infront, e i due principali
concorrenti, hanno concordato un esito della stessa diverso da quello risultante dalle offerte, in modo da
garantire la ripartizione del mercato tra i due operatori storici, evitando l'estromissione di uno di questi (Rti
Mediaset Premium) e precludendo l'ingresso di nuovi operatori sia nell'immediato (Eurosport) sia in futuro.
Il tutto senza neanche quei vantaggi per i consumatori che erano stati prospettati» durante i giorni della
polemica. La sanzione comminata si aggirerebbe intorno al 10 per cento del volume dei ricavi generati dai
diritti tv. A quanto pare, il collegio ha discusso parecchio prima di arrivare alla sentenza. Le posizioni non
erano univoche: c'era infatti chi riteneva Sky e Mediaset i "principali protagonisti" del cartello e chi invece
indovinava in Infront e nella Lega i soggetti detentori di una posizione dominante. Solo leggendo la
sentenza si capirà quale impostazione è stata seguita. L'inchiesta dell'antitrust era stata avviata dopo che
Repubblica aveva pubblicato una intercettazione di Lotito in cui il presidente della Lazio, parlando con un
dirigente sportivo, si vantava di «aver messo d'accordo Berlusconi e Murdoch». Alcuni mesi dopo, sul caso,
anche la procura di Milano ha aperto una inchiesta.
L'aspetto di questa vicenda relativo al "cartello" non finirà comunque di certo con la decisione dell'Antitrust.
Tutte le parti in causa, infastidite per la "fuga di notizie", annunciano infatti sin da ora l'intenzione di
ricorrere al Tar.
LE TAPPE 5 GIUGNO 2014 Si aprono le buste per l'asta dei diritti tv della Serie A nel triennio 2015-2018
ma l'esito non viene comunicato per tre settimane 19 MAGGIO 2015 L'Antitrust indaga.
Perquisiti club di A e Lega. In Svizzera il 9 ottobre è arrestato il fiscalista Andrea Baroni: fra i suoi clienti c'è
Infront 26 GIUGNO 2014 Sky, che aveva vinto l'asta, trova un'intesa con Mediaset: le due tv si divideranno
le partite, pagando rispettivamente 572 e 373 milioni Dai diritti tv un paracadute per i club che vanno in B:
60 milioni 60 MILIONI ANCHE PER I RETROCESSI
ANICA - TELEVISIONE - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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R2 Gli altri sport
14/04/2016
Pag. 1
diffusione:25000
Dove nasce l'onda lunga che sta investendo reti, giornali e tv in Italia
Vivendi e Mediaset, La7 e Corriere, Enel e Telecom. La pressione che ha smosso tutto nasce sul web.
Ecco come Le incognite per la Rai
ANTONIO PILATI
Dopo anni di stasi, anche in Italia - quasi all'improvviso - il mercato delle televisioni e in generale il mondo
dei contenuti da consumare su schermo si è messo in moto e lascia presagire una vasta riorganizzazione.
Vivendi e Mediaset si scambiano quote azionarie e Premium, la pay tv che compete a caro prezzo con Sky
Italia, passa nelle mani del gruppo che controlla Canal Plus: lo scontro nel nostro mercato pay prende una
dimensione europea. Chiudendo una stagione delle tlc fatta di false partenze, surplace e rinvii, Enel - con
l'appoggio di Vodafone e Wind - dà vita a una società dedicata (Open Fiber) che entro il 2020 dovrà dotare
il 100 per cento del paese con una connessione a 30 Mbps e il 50 per cento con una connessione a 100
Mbps: Telecom, l'ex monopolista che vuole tutelare il patrimonio della sua rete in rame e quindi si affida a
un piano di sviluppo meno aggressivo motivandolo con una domanda debole di banda larga, trova uno
sfidante di peso e dovrà rifocalizzare la strategia. (segue a pagina quattro) Per la Rai, pressata dai
mutamenti nell'arena competitiva, il cambio nel metodo di riscossione del canone e il rinnovo della
concessione annunciano una fase inedita: quale sarà il destino delle probabili risorse aggiuntive? Infine i
quotidiani: dopo la mossa di Repubblica che conquista la Stampa e consolida quasi un quarto del mercato
nazionale, anche il Corriere della Sera entra in una nuova partita e, se l'Offerta pubblica di scambio (Ops)
di Cairo andrà in porto, diventerà il pezzo pregiato di un gruppo multimedia imperniato su La7. Sono tutte
mosse che implicano investimenti, revisioni di strategia, maggiore competizione. Dall'esterno arriva una
pressione sempre più forte e la tendenza a fare business as usual si rivela una trappola mortale. Il mondo
Internet, che spesso non rispetta i diritti di proprietà intellettuale, assorbe porzioni via via più ampie di
tempo sociale, Google e Facebook catturano quote crescenti di pubblicità, il consumo di immagini passa
sempre più attraverso congegni portatili, nascono di continuo nuovi flessibili modelli di distribuzione dei
contenuti. Tutto ciò amplia la libertà di scelta degli spettatori e dei lettori, frammenta i consumi, erode
pubblico e risorse del broadcasting basato su palinsesti rigidi. La risposta degli operatori minacciati è simile
in tutto il mondo: più investimenti nelle reti di distribuzione, più innovazione (e più risorse) nella creazione di
contenuti. Ne segue una drastica selezione dei player e, in combinata, una corsa a maggiori dimensioni:
dappertutto - nelle Tlc come nei settori dei contenuti - acquisti, fusioni, consolidamenti sono all'ordine del
giorno. In Italia questi sviluppi prendono una risonanza particolare. Toccano infatti due storici punti critici: la
fragilità delle reti Tlc adatte alla distribuzione di immagini e la debolezza del settore che produce contenuti
audiovisivi (imprese di piccola taglia, export modesto, poca propensione al rischio). In via potenziale le
iniziative in corso possono dare rimedio alle criticità. Mentre finora, tranne poche città, la fibra mancava,
domani forse avremo due reti concorrenti (con i rischi che la competizione sulle infrastrutture comporta: i
clienti hanno benefici, ma i conti degli operatori possono sballare). Quanto ai contenuti, il loro sviluppo
sembra al centro dell'accordo Vivendi/Mediaset, anche se in prima battuta risulta cruciale l'aspetto
finanziario: Bolloré rafforza il suo controllo, ancora incompleto (14,5 per cento), su Vivendi con la sponda
(3,5 per cento) di un alleato fidato e Mediaset trasforma un'attività che fin dall'inizio perde in un asset di
valore strategico. Se si guarda in prospettiva, però, l'avvio di un'alleanza a largo raggio amplifica il potere
negoziale con le grandi fabbriche americane di contenuti, estende gli sbocchi disponibili per la produzione
propria e incentiva a dedicare più risorse a film, format e fiction. Mediaset può finalmente dare consistenza
a quel polo produttivo che per varie ragioni - dal naufragio dell'alleanza con Cecchi Gori al caso Endemol
fino all'ipervalutazione di Taodue - in passato le era sempre sfuggito. Oggi in Europa c'è solo un altro
broadcaster di taglia analoga: è Sky che, prima ancora di Netflix, promette di essere il bersaglio principale
ANICA - TELEVISIONE - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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Business not as usual
14/04/2016
Pag. 1
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ANICA - TELEVISIONE - Rassegna Stampa 14/04/2016 - 14/04/2016
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dell'alleanza italo-francese trasformando il nostro paese, dove si affrontano a tutto campo due piattaforme
pay, nel terreno elettivo dello scontro. In Italia il mercato televisivo si articola oggi su cinque player di cui
almeno tre si stanno rafforzando o con alleanze e acquisti (Mediaset e Cairo) o per crescita naturale
(Discovery). Le sfide urgenti per la Rai Mentre Sky difende con smalto aggressivo la sua leadership, chi
patisce di più è la Rai: appesantita da un organico pletorico, impacciata da una fitta trama di regolamenti e
procedure che spostano l'asse aziendale dall'azione al controllo, sbilanciata sul pubblico anziano, consuma
- per ragioni strutturali - troppe risorse nell'attività ordinaria e contribuisce poco allo sviluppo di sistema.
Anche nel settore dove ha più meriti, quello della produzione di fiction (qui gli investimenti dei privati sono
minoritari), i risultati sono deboli: l'industria ha poca forza sui mercati esteri e rischia di essere assorbita a
poco prezzo dai big internazionali. Il prevedibile aumento del gettito da canone (recupero dell'evasione) è
l'occasione per organizzare un uso più efficace delle risorse. Il broadcasting va verso una fase di consumi
volatili e di competizione intensificata: gli operatori privati aggiornano alleanze, strategie, investimenti; il
versante pubblico, per adesso ancora incerto, è chiamato a dare una risposta all'altezza della sfida.
Foto: URBANO CAIRO
ANICA WEB - ANICA WEB
8 articoli
13/04/2016 17:52
Sito Web
www.key4biz.it
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La consultazione Mise sulla Rai in 'Leopolda style' inizia con modalità organizzative curiose nel brainstorming tenutosi ieri a Roma. Si attende la bozza di questionario Istat destinato ai cittadini.
di Angelo Zaccone Teodosi (Presidente Istituto italiano per l'Industria Culturale - IsICult) | 13 aprile 2016,
ore 17:40
Angelo Zaccone Teodosi
ilprincipenudo ragionamenti eterodossi di politica culturale e economia mediale, a cura di Angelo Zaccone
Teodosi, Presidente dell'Istituto italiano per l'Industria Culturale - IsICult (www.isicult.it) per Key4biz. Per
consultare gli articoli precedenti, clicca qui.
Si è tenuta ieri a Roma, dalle ore 11 alle 17, presso l'Auditorium Parco della Musica, la prima fase della
annunciata consultazione sulla Rai, promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico, ovvero un rapido
"brain storming" di circa 160 operatori del settore, rappresentanti di categorie ed associazioni, esponenti
della società civile, accademici e studiosi.
I pannelli proposti alle pareti della kermesse recitavano: "#CambieRai. Consultazione nazionale sul servizio
pubblico radiofonico, televisivo e multimedia. I tavoli tecnici".
L'incontro era tra l'altro finalizzato a buttar giù la bozza di questionario che Istat dovrebbe sottoporre a
pubblica consultazione dal 1° maggio prossimo (vedi l'articolo su "Key4biz" di ieri, "Consultazione Rai:
questionario online il 1° maggio. Concessione prorogata a ottobre").
L'iniziativa mostra aspetti controversi: senza dubbio intellettualmente stimolante (per chi ha avuto l'onore di
essere "convocato"), ricca di suggestioni, ma organizzata con modalità non proprio eccellenti (nella
sostanza e nella forma). Abbiamo espresso più volte i nostri dubbi su queste colonne, e purtroppo la
kermesse li ha in parte confermati: vedi "Key4biz" del 1° aprile ("Partenza last minute per la consultazione
Rai: ecco la convocazione"), del 4 aprile ("Consultazione Rai: editoria, musica e sociale assenti
all'appello?") ed infine del 7 aprile ("Consultazione Rai: attesa per il confronto pubblico del 12 aprile").
Per coloro che non son stati privilegiati (...) dall'invito ministeriale, è opportuno anzitutto una descrizione
accurata delle modalità organizzative della kermesse:
- l'elenco dei "convocati" non è stato reso di pubblico dominio (né "ex ante" né "ex post"), e già questo
deficit di trasparenza è allarmante; l'elenco non è stato messo a disposizione nemmeno di coloro che
hanno partecipato all'incontro; incredibile poi che gli stessi 16 "coordinatori" dei tavoli non fossero a
conoscenza di chi partecipasse ai tavoli tematici altri; la cartella per i partecipanti era sostanzialmente vuota
(se non i rituali bloc-notes e penna), senza nemmeno indicazione delle tematiche dei 16 tavoli! anche i
nomi dei 16 "responsabili" istituzionali, così come dei 16 "rappresentanti" Rai, non sono stati resi di
pubblico dominio; da non crederci veramente... un'atmosfera un po' alla "Eyes Wide Shut" di Stanley
Kubrick (orgia a parte, intendiamo);
- i 160 partecipanti (ogni "tavolo tematico" aveva 10 partecipanti, di cui 1 rappresentante istituzionale - per
lo più ministeriale - ed un rappresentante della Rai) sono stati convogliati in un enorme stanzone,
dall'aspetto discretamente inquietante (pareti color nero, luci al neon dirette sui bianchi tavoli, nessuna
apertura verso l'esterno... quest'ultima osservazione si pone anche come metafora della dinamica
organizzativa), nel quale erano stati predisposti "blocchi" di tavoli, 4 a 4, per ogni macro-area tematica
appunto, con badge cromatico identificativo dei partecipanti (rosso per "Sistema Italia", blu per "Industria
creativa", verde per "Digitale", grigio per "Società Italiana"); intorno ad ogni tavolo, i convocati;
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ilprincipenudo. Consultazione Rai, 'pubblica' ma 'a porte chiuse'. Cultura
e pubblicità nel questionario
13/04/2016 17:52
Sito Web
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- la vicinanza spaziale dei tavoli di ogni singola "macro-area" era tale da determinare un rumore di fondo
assolutamente spiacevole, un continuo fastidio sonoro che si è protratto per molte ore, aggravato dal tono
di voce stentoreo di alcuni intervenienti; una dinamica intollerabile (ed anche discretamente incivile), che ha
stimolato in alcuni partecipanti finanche l'idea di abbandonare i lavori, in assenza di chance di adeguata
concentrazione intellettuale;
- i lavori si son svolti in due cosiddetti "round"; il primo dalle 11 alle 13.30 (con un'oretta di pausa, e discreto
buffet in piedi); il secondo dalle 14.30 alle 17.30; era stata annunciata la formula del "World Cafè", per cui al pomeriggio - i partecipanti avrebbero potuto, se lo avessero voluto, "ruotare" negli altri tavoli della
medesima macro-area, e quindi "contaminare" le altre discussioni; questa contaminazione non s'è però
concretizzata, anche perché i coordinatori hanno poi chiarito che, chi lasciava il tavolo di appartenenza,
poteva sì andare a sedersi ad un altro... ma non poteva tornare a quello di provenienza (surreale!);
- verso le 16.30, con un'oretta di anticipo rispetto alle previsioni, molti decidevano di lasciare l'incontro (già
stanchi? presi da altri impegni professionali? o forse resisi conto dell'inutilità dell'iniziativa o comunque
annoiati dalla stessa?!), e si osservava una progressiva "desertificazione", con la grande sala che
assumeva un aspetto tra lo spettrale, la sala da poker, tra la "dark room" ed il... fantascientifico: surreale
"consultazione"!
- ogni coordinatore di tavolo ha dovuto redigere un breve documento di sintesi del dibattito (il format
imposto dall'alto prevedeva due, massimo tre cartelle) ed una bozza delle domande che l'Istat dovrà andare
a sottoporre a pubblico sondaggio (due domande, massimo tre);
- il "programma" (poche righe), unico documento presente nella cartellina per i partecipanti, prevedeva che
dalle 17.30 alle 18.30 i 16 coordinatori si incontrassero tra loro (loro soltanto, naturalmente), e si
confrontassero sui documenti elaborati da ogni singolo "tavolo"; un po' per stanchezza, un po' per noia...
questa riunione di "coordinamento" non s'è concretizzata, ed ogni "coordinatore" di tavolo si è limitato a
consegnare, su pen drive il frutto del proprio lavoro...
Ad inizio mattinata, il Sottosegretario Antonello Giacomelli s'era presentato, pochi minuti e con discrezione,
per salutare i partecipanti, ed augurar loro buon lavoro. Ha ringraziato per "la partecipazione, l'impegno e
l'entusiasmo": quest'ultima dimensione, francamente, ci è sfuggita...
Da lamentare: nessuna pubblicità dei lavori, se non qualche commento laconico e qualche fotografia su
Twitter (il che conferma la debolezza di questo "social network" come strumento di autentica distribuzione
culturale); nessuna registrazione dei lavori, né audio né video, in assenza di "streaming", e quindi nessuna
chance di "download" di questi riservatissimi lavori.
Perché questa modalità "riservata" ovvero - metaforicamente - al buio, che ricorda le pratiche massoniche
(un po' anche per la coreografia dell'evento)?!
Quale incomprensibile riservatezza (totale) doveva caratterizzare i lavori?!
Di grazia, non si è trattato dell'avvio di una consultazione "pubblica"?!
Da segnalare che l'iniziativa è stata denominata "CambieRai": una titolazione non proprio originale, dato
che riproduce esattamente il titolo di un convegno sulla Rai promosso qualche settimana fa da Alleanza
Popolare - Ncd - Udc (di cui abbiamo ampiamente scritto anche su queste colonne: vedi "Key4biz" del 14
ottobre 2015, "Area Popolare vuole rivoluzionare la Rai, Campo Dall'Orto digitalizzarla e Giacomelli esalta
la riforma"). Convegno al quale era peraltro intervenuto anche lo stesso Sottosegretario Antonello
Giacomelli.
Non è possibile esprimere un parere sull'effettiva "rappresentatività" di questo "campione" di "convocati": di
fatto, 128 persone (8 per ogni tavolo per 16 tavoli, dato che 2 per ogni tavolo erano istituzionali-Rai); il Mise
sostiene che erano presenti 62 associazioni (elenco indisponibile), 20 enti pubblici e istituzioni (elenco
indisponibile), 11 centri studi e "think tank" (elenco indisponibile) e 20 esperti (elenco indisponibile)...
13/04/2016 17:52
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Abbiamo notato professionisti di livello, e ci limitiamo qui a ricordare colleghi come Francesco Siliato
(Studio Frasi) ed Augusto Preta (It Media), esperti come Antonio Sassano e Stefano Rolando e Stefano
Balassone, accademici come Mario Morcellini, esponenti di associazioni (Stefano Stelli per Confindustria
Radio Tv e Riccardo Tozzi per l'Anica), ma anche di associazioni non esattamente allineate, come Marco
Quaranta (MoveOn Italia - IndigneRai), esponenti dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (dalla
Capo di Gabinetto Annalisa D'Orazio)...
Come dire?! Una sorta di "compagnia di giro" (tra media e tlc, ma soprattutto media) discretamente ampia e
plurale, e finanche con qualche apprezzabile innesto eterodosso: ci limitiamo a citare Sergio Bellucci di Net
Left, Guido Scorza (Istituto per le Politiche dell'Innovazione), Remigio Del Grosso Vice Presidente del
Consiglio Nazionale degli Utenti (Cnu Agcom)...
Tra gli assenti... i sindacati dei lavoratori, che hanno manifestato il proprio comprensibile malessere, ed a
buona ragione: non sono anch'essi, di grazia, "società civile", e comunque "stakeholder" della Rai?!
Massimo Cestaro, segretario del Sindacato dei Lavoratori della Conoscenza della Cgil, ha denunciato la
"deriva autoritaria" del Governo.
L'unica occasione per una qualche informale interazione "extra-tavoli" è stata data dalla pausa per la
colazione "light".
Fin qui, la "forma" (che pure in taluni contesti - questo, senza dubbio - è anche sostanza).
Della "sostanza", che dire?!
Possiamo esprimerci soltanto in relazione al tavolo al quale siamo stati invitati, coordinato - in modo
equilibrato ed elegante - da Gianluca Lioni, Portavoce di Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle
Attività Culturali e del Turismo.
L'eletta schiera del "Tavolo 15" era formata da: Claudio Bocci (Direttore di Federculture), Massimo De
Angelis (Presidente di Infocivica - Carta di Amalfi), Gennaro Iasevoli (Direttore Dipartimento Scienze
Umane, Comunicazione, Formazione, Psicologia Lumsa), Luigi Peressich (Direttore Confindustria Servizi
Innovativi e Tecnologici, in rappresentanza anche di Patrizia Asproni, Presidente della Fondazione Industria
e Cultura di Confindustria), Lorenzo Scarpellini (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo - Agis),
Monique Veaute (Fondatrice e Presidente della Fondazione Romaeuropa, ma anche membro del Comitato
dei Programmi della rete televisiva franco-tedesca Arte).
Il rappresentante Rai era Silvia Calandrelli, Direttrice di Rai Cultura, una delle dirigenti Rai della "vecchia
guardia" che non è stata rimossa né da Luigi Gubitosi né da Antonio Campo Dall'Orto, il che la dice lunga
sul know how ed esperienza che può vantare.
Il dibattito s'è rivelato molto stimolante, franco, dialettico.
È presto emersa l'esigenza di promuovere una maggiore distintività della Rai nel panorama televisivo
nazionale: infatti, nel corso del tempo, il profilo identitario del "public service broadcaster" italiano s'è
andato via via annacquando, nell'inseguimento continuo delle logiche di share della televisione
commerciale. La Rai deve riacquisire il senso della propria diversità.
Naturale è quindi emersa la questione che si pone come vero e proprio spartiacque ideologico e strategico:
pubblicità "si" o pubblicità "no" sulla Rai?! Ed è stata proprio questa una delle due semplici domande che il
"Tavolo 15" ha chiesto all'Istat di far proprie nel questionario imminente.
L'esigenza di una maggiore presenza di "cultura" è anch'essa emersa naturale, a fronte di un palinsesto
complessivo Rai nel quale la sensibilità nei confronti delle arti e dello spettacolo appare modesta,
inadeguata rispetto alla ricchezza storica ed attuale del nostro patrimonio culturale. Modesta anche rispetto
alle migliori esperienze degli altri "psb" europei.
S'è anche ragionato su un'interpretazione estesa e plurale del concetto (intrinsecamente polisemico) di
"cultura": tutti i partecipanti hanno inteso proporre una visione plurale, "culture" piuttosto che "cultura"; una
cultura intesa in senso post-moderno, e quindi non soltanto come rappresentazione di quella che un tempo
13/04/2016 17:52
Sito Web
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si definiva cultura "alta" (teatro, musica, danza, letteratura...), ma come strumento di integrazione e
coesione sociale, come strumento di tutela delle minoranze (linguistiche, etniche, religiose...) e più in
generale delle diversità (fisiche, psichiche, sociali...).
Cultura intesa anche come esigenza di alfabetizzazione digitale del Paese, con una Rai che si ponga come
grande "orchestra" della cultura nazionale, mettendo in rete esperienze variegate, ricerca e
sperimentazione, e ponendosi come grande "bussola" rispetto all'infinita offerta del web: una guida
multimediale civile nella babele del caos digitale.
Risorse: questione essenziale e nodale.
Debbono crescere, in assoluto: abbiamo ricordato come la "spesa pubblica" pro-capite per il servizio
pubblico televisivo italiano sia tra le più basse d'Europa, e non cambierà granché dall'iniezione di risorse
che dovrebbero venire dal canone nella bolletta elettrica...
Debbono crescere, in relazione alle specifiche risorse allocate alla cultura: il budget di cui dispone Rai
Cultura è assolutamente inadeguato, e si dovrebbe ragionare su una maggiore disseminazione delle sue
produzioni nei palinsesti delle tv generaliste. Si ricordi che i due maggiori canali che dipendono da Rai
Cultura ovvero Rai5 e Rai Storia raggiungono rispettivamente uno share dello 0,3% e 0,2%: l'offerta è di
gran qualità, alcune produzioni meriterebbero la prima serata di Rai 1, ma spesso il potenziale di ascolto
che potrebbe esprimere Rai Cultura è limitato dallo status stesso di canale "tematico".
Le risorse per la cultura - intesa in senso lato, plurale e inclusivo - possono derivare anche da una
auspicata sinergia con i fondi del Ministero dei Beni e Attività Culturali e Turismo.
Il tavolo "Cultura" ha quindi proposto che la convenzione in gestazione preveda che il Mibact venga
coinvolto attivamente nella stesura del "contratto di servizio" che verrà.
Agis, in particolare, ha chiesto che, così come vengono imposti obblighi di investimento a Rai, in materia di
produzione di cinema e fiction, vengano introdotti specifici obblighi anche in relazione allo spettacolo dal
vivo: Lorenzo Scarpellini ha ricordato che dal 1975 al 1985 è stata in vigore una dimenticata legge, che
prevedeva che il 2% dei proventi lordi della Rai fossero vincolati al finanziamento di manifestazioni teatrali e
musicali, in Italia ed all'estero.
Monique Veaute si è soffermata sull'esperienza del canale culturale per antonomasia, Arte, pan-europeo
nelle intenzioni ma ancora a prevalente asse franco-tedesco. Un'esperienza di eccellenza rispetto alla
quale l'Italia non mostra l'interesse che merita: basti pensare alle potenzialità di un doppiaggio in lingua
italiana dei programmi dell'emittente.
Si è ragionato anche sul senso di un provocatorio "trasferimento" di Rai5 in... Rai3, ovvero su un
riposizionamento delle reti del servizio pubblico (con conseguente riallocazione delle risorse): Rai 1 rete
"nazional-popolare", Rai 2 rete "giovanile", Rai 3 rete "culturale".
È stata evocata anche l'esperienza di RaiMed, infelicemente conclusasi: canale satellitare della Rai andato
in onda dal 2001 al 2014 via satellite in modalità "free-to-air", visibile attraverso qualsiasi decoder satellitare
in Europa e dalla sponda settentrionale dell'Africa. Il canale era strettamente collegato al canale Rai News
24 (di cui trasmetteva il palinsesto-base), e proponeva ogni giorno, in prima serata, la traduzione in lingua
araba dell'edizione principale del Tg3 delle ore 19, nonché programmi dedicati ai Paesi mediorientali che si
affacciano sul mare Mediterraneo. Saggiamente voluto dalla Rai per stimolare un dialogo fra lItalia ed il
mondo arabo e tra le numerose comunità di lingua araba italiane ed europee, ma incomprensibilmente
chiuso nel 2014, per le solite ragioni di riduzione dei costi del "psb" italiano (che spesso finiscono per
colpire e penalizzare le iniziative più meritorie).
La seconda domanda che il tavolo "Cultura" della consultazione ha espresso è quasi... ovvia: "Lei ritiene
che la Rai debba trasmettere più cultura (teatro, musica, arti visive, danza, musica...) nei propri palinsesti?".
Quesito semplice ed apparentemente banale, ma di fatto essenziale, e tutt'altro che scontato. Si ha ragione
di temere che la risposta della "maggioranza" possa essere paradossalmente... negativa.
13/04/2016 17:52
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Nulla (ci) è poi dato sapere dai tre tavoli "limitrofi", ovvero gli altri della "macroarea" denominata "Società
Italiana", ovvero, in verità, ogni tanto, giungeva l'eco di un commento, un frammento di battuta, ma nessuna
"interazione" né condivisione di sorta s'è venuta a determinare rispetto ai gruppi di lavoro rispettivamente
intitolati "Informazione e nuovi linguaggi", "Scuola e Università" e "Pubblica utilità". Peccato:
frammentazione e dispersione, una occasione di dialettica in parte vanificata da una metodologia erratica
ed incomprensibile.
In sostanza: un incontro interessante e stimolante.
Si rinnova però la radicale perplessità: perché... "a porte chiuse"?!
Perché questi dibattiti non sono stati oggetto di registrazione (almeno audio), e non sono stati messi a
disposizione della comunità professionale e della collettività tutta?!
Quale "logica" ha determinato una simile decisione, che offende l'esigenza di trasparenza che dovrebbe
caratterizzare l'agire di ogni pubblica amministrazione moderna e democratica?
La rassegna stampa odierna è stata, ovviamente, molto modesta (non poteva essere altrimenti). Carlo
Tecce su "il Fatto Quotidiano" (in un articolo intitolato "CambieRai: il governo riflette, l'uomo Mediaset
agisce") s'è concentrato sulla assurdità, a parer suo, dell'intervento di un esponente Mediaset nel dibattito:
si tratta di Stefano Selli, che è sia Vice Presidente di Confindustria Radio Tv (alla quale, si ricordi, aderisce
comunque anche Rai, e l'attuale Presidente è non a caso Franco Siddi, membro del Cda di Viale Mazzini),
ma anche Direttore Relazioni Istituzionali di Mediaset. Nel documento finale di uno dei "tavoli", si chiede
che il ruolo di servizio pubblico debba essere espletato dalla Rai su tre "piattaforme", ovvero digitale
terrestre, satellite, online. Selli ha richiesto che venisse posta particolare enfasi sul digitale terrestre. Il
gruppo di lavoro è stato formato da Alessio Beltrame (Mise), Valerio Zingarelli (Rai), Mario Frullone (Fub),
Antonio Sassano (Sapienza), Marco Mele (Comunicare Digitale).
Mele ha spiegato i suoi dubbi sul proprio blog "Media 2.0". La questione non ci sembra in fondo così
drammatica, essendo noti gli interessi di Cologno Monzese: la Commissione Europea impone agli editori tv
di liberare le frequenze della "banda 700" entro il 2020, e Mediaset ha interesse a rinviare il termine.
Normale dialettica di mercato, ci sembra. E d'altronde anche Mediaset ha diritto - come chiunque, cittadino
associazione impresa - ad esprimersi in materia di "servizio pubblico".
Altri hanno notato che al tavolo "Cinema" (coordinatore il Direttore Generale del Mibact Nicola Borrelli,
Paolo Dal Brocco rappresentante Rai), si sarebbe registrata resistenza da parte di Viale Mazzini
nell'accettare l'idea che il "psb" debba incrementare le risorse destinate al cinema. Anche qui, un "gioco
delle parti" assolutamente prevedibile.
Piccole polemiche a parte, ribadiamo il convincimento che "#CambieRai" sia stata una iniziativa stimolante,
ma l'aver precluso una disseminazione pubblica dei lavori resta un errore gravissimo, e ne inficia il senso
tecnico oltre che civile: imperdonabile - riteniamo - rispetto a quella che è stata annunciata come
"consultazione pubblica".
Da cittadini, chiediamo quindi cortesemente al Sottosegretario Antonello Giacomelli ovvero al Mise, di
rendere pubblici quanto prima almeno i documenti che son stati redatti dai 16 tavoli di lavoro di
"#CambieRai": a questo punto (essendo purtroppo irrimediabilmente andata perduta la traccia mnemonica
completa di queste ore di dibattito), è il minimo che il Ministero deve fare. In nome della trasparenza, della
dialettica, del dibattito civile e politico: per il bene del futuro "servizio pubblico radiotelevisivo".
Noi, da parte nostra, riteniamo di dover rendere di pubblico dominio - anzitutto a favore dei lettori di
"Key4biz" - le elaborazioni del "tavolo" cui abbiamo avuto l'onore ed il piacere di partecipare.
E ci auguriamo che anche la "bozza" di questionario che il Mise affiderà all'Istat venga resa di pubblico
dominio, prima della sua pubblicazione online.
Clicca qui, per leggere la bozza delle conclusioni del "Tavolo 15" ("Cultura"), prima fase di "#CambieRai.
Consultazione nazionale sul servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimedia", Roma, 12 aprile 2016
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13/04/2016 17:52
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cinemdays
In molti cinema i biglietti costano 3 euro, ma solo per vedere alcuni film: link utili e cose da sapere
Ancora per oggi e fino a domani, giovedì 14 aprile, in Italia ci sono i Cinemadays: i giorni in cui in molti
italiani si possono vedere i film a 3 euro e i film in 3D a 5 euro. Cinemadays è un'iniziativa organizzata da
ANEC, ANEM, ANICA e con il sostegno del ministero della Cultura. L'ANEC e l'ANEM sono le associazioni
nazionali degli esercenti cinematografici e dei multiplex, ANICA è l'Associazione nazionale delle industrie
cinematografiche, audiovisive e multimediali. Sul sito ufficiale dei Cinemadays c'è un elenco aggiornato dei
cinema che aderiscono all'iniziativa e dei film in proiezione.
Di seguito i film dei CinemaDays: dentro a ogni immagine ci sono il regista, il cast e la trama.
Mister Chocolat
Mister Chocolat
Mister Chocolat
Il cacciatore e la regina di ghiaccio
Il cacciatore e la regina di ghiaccio
Criminal
Criminal
Grimbsy - Attenti a quell'altro
Grimbsy - Attenti a quell'altro
Il libro della giungla
Il libro della giungla
Mistress America
Mistress America
Nemiche per la pelle
Nemiche per la pelle
Victor - La storia segreta del Dottor Frankenstei
Victor - La storia segreta del Dottor Frankenstei
Veloce come il vento
Veloce come il vento
Nonno scatenato
Nonno scatenato
Una notte con la Regina
Una notte con la Regina
Hardcore
Hardcore
È la prima volta che i Cinemadays si tengono ad aprile: di soliti vengono organizzati in autunno. L'ultima
edizione dei Cinemadays è stata nell'ottobre 2015, quando in quattro giorni sono stati venduti circa un
milione e 800mila biglietti. Nei cinema The Space c'è un'iniziativa in più: ogni biglietto acquistato a tre euro
durante i Cinemadays permettere di acquistare un altro biglietto che, sempre per tre euro, si potrà usare dal
18 al 21 aprile. La prossima edizione dei Cinemadays si svolgerà nell'ottobre 2016 (è la prima volta che i
CinemaDays si tengono per due volte nello stesso anno).
Dal primo gennaio al 31 marzo sono stati venduti in Italia quasi 40 milioni di biglietti per il cinema: sono il 24
per cento in più di quelli venduti nello stesso periodo nel 2015. Il 46 per cento dei ricavi sono arrivati grazie
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Oggi e domani ci sono i Cinemadays
13/04/2016 12:57
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a film italiani e gran parte del merito è del film Quo vado? di Checco Zalone.
Il presidente ANEC Luigi Cuciniello ha detto: «L'avvio del 2016 ha segnato un incremento decisamente
positivo delle presenze e degli incassi al cinema. Con i Cinemadays vogliamo continuare a mantenere alta
l'attenzione del pubblico nei confronti della visione del cinema in sala. Anche per questo abbiamo deciso da
quest'anno di organizzare due edizioni dei CinemaDays, una in primavera e una in autunno, con l'obiettivo
che diventino degli appuntamenti fissi di promozione del cinema». Carlo Bernaschi, il presidente di ANEM,
ha detto: «Il risultato di Cinemadays di ottobre scorso è la conferma del ritrovato desiderio di cinema da
parte del pubblico. L'ambizione per aprile punta a un risultato positivo, tenendo comunque presente il
periodo differente in cui è collocata questa nuova edizione. Quindi, se con Cinemadays di ottobre 2015 si
sono registrate 1 milione e 800 mila presenze, nell'edizione primaverile penso si possa arrivare a circa 1
milione e 600, triplicando le presenze rispetto all'analogo periodo del 2015».
13/04/2016 21:13
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Una scena di
Ultimo giorno, il 14 aprile, per andare al cinema pagando un biglietto di soli 3 euro. Grazie a CinemaDays
(5 euro per i film in 3D) si potranno vedere anche giovedì 14 a prezzo scontato tutti i nuovi film arrivati nelle
sale in questi giorni.
L'iniziativa è cominciata l'11 aprile.
Numerosi i titoli in programmazione: i tre film italiani sono Veloce come il Vento e Troppo napoletano (01
Distribution) e L'età d'oro (Bolero Film), che avranno al loro fianco Grimsby - Attenti a quell'altro (Warner
Bros), Il cacciatore e la regina di ghiaccio (Universal), Victor Frankenstein (20th Century Fox), Mister
Chocolat (Videa) e Una notte con la regina (Teodora). Da mercoledì 13 aprile saranno in sala Hardcore
(Lucky Red), Nonno scatenato (Eagle), Criminal (Notorius) e Un'estate in Provenza (Nomad Film), mentre il
14 aprile sarà possibile vedere anche Il libro della giungla (Disney), Nemiche per la pelle (Good Films), The
Idol (Adler), Mistress America (Fox), Les souvenirs (Parthenos).
L'iniziativa è stata organizzata dalle associazioni dell'industria cinematografica Anec, Anem, Anica e con il
sostegno della Direzione Generale Cinema del MiBact.
L'adesione delle sale cinematografiche all'iniziativa è stata massiccia e capillare anche in Puglia come in
tutta Italia. Sul sito ufficiale www.cinemadays.it e su www.agisbari.it è pubblicato l'elenco dei cinema
aderenti e dei relativi film in programmazione.
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Mercoledì 13 Aprile 2016 - Ultimo aggiornamento: 21:14
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Giovedì 14 aprile, ultimo giorno di CinemaDays: il biglietto a 3 euro
13/04/2016 08:42
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Si terrà il 18 aprile 2016 la cerimonia di premiazione della sessantesima edizione dei David di Donatello
prodotta e trasmessa da Sky in prima serata.
Redazione1
mercoledì 13 aprile 2016 08:42
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David di Donatello 2016
David di Donatello 2016
Tutto pronto la prestigiosa manifestazione dell'Accademia del Cinema Italiano presieduta da Gian Luigi
Rondi, e sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il contributo del Ministero dei Beni e
delle Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale per il Cinema, d'intesa con Roma Capitale e gli
Enti Promotori Agis e Anica.
La sessantesima edizione dei David di Donatello, da quest'anno prodotta e trasmessa da Sky in prima
serata e su TV8 (canale 8 DTT) assegnerà 16 Premi David per il cinema italiano (film, regista, regista
esordiente, migliore sceneggiatura, produttore, attrice protagonista, attore protagonista, attrice non
protagonista, attore non protagonista, direttore della fotografia, musicista, scenografo, costumista,
montatore, fonico di presa diretta, effetti speciali visivi), un Premio David per il cinema dell'Unione Europea
e un Premio David per il cinema straniero.
A guidare le candidature è Non essere cattivo di Claudio Caligari, con ben sei nomination, mentre Lo
chiamavano Jeeg Robot, la rivelazione di questa stagione cinematografica, lo segue con cinque
candidature. A unire i due candidati Luca Marinelli, in nomination come miglior attore protagonista per il
primo e miglior attore non protagonista per il secondo.
Il Nuovo sondaggio del Giornale dello Spettacolo vi chiede quale film merita di vincere il David di Donatello.
I candidati al miglior film sono:
Fuocoammare di Gianfranco Rosi
Il racconto dei racconti di Matteo Garrone
Non essere cattivo di Claudio Caligari
Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese
Youth - La giovinezza di Paolo Sorrentino
David di Donatello 2016 David di Donatello
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Quale film merita di vincere il David di Donatello 2016
13/04/2016 12:37
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Audiovisivo
Il 55% degli spettatori ha scelto un multisala a fronte del 2,5% che ha optato per il monosala.
di Redazione | @Key4biz | 13 aprile 2016, ore 12:20
salacinema
Il Cinema gode di ottima salute. E' quanto emerge dai dati Audimovie relativi al primo trimestre 2016. La
società che rileva i dati delle presenze nelle sale cinematografiche italiane registra una crescita del +22,8%
nel periodo gennaio-marzo del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015.
Il totale complessivo, si legge nella nota di Audimovie, sfiora così i 40 milioni di biglietti staccati
(39.774.780) con la media di presenze per sala in incremento del +23,6%.
In dettaglio, 23.100.616 spettatori (il 58,1% del totale) sono entrati in una delle sale delle tre
Concessionarie di cui nel 2016 Audimovie certifica le presenze: Rai Pubblicità, Moviemedia, PRS.
Esaurito l'effetto Zalone ad attrarre spettatori è un mix tra produzioni di qualità e blockbuster di livello. Così i
primi dieci film del Ciclo di Marzo: "Kung Fu Panda 3", "Batman V Superman: dawn of justice", "Perfetti
sconosciuti", "Zootropolis", "The Divergent Series: Allegiant", "Attacco al potere 2", "Ave Cesare!" "Il caso
Spotlight", "Lo chiamavano Jeeg Robot", "Forever young".
Nel trimestre "Quo Vado?" resta il film più visto, seguito da un altro italiano, "Perfetti sconosciuti" e da
"Revenant-Redivivo". Il 55,2%, degli spettatori delle Concessionarie ha scelto una struttura con 8 o più
schermi, il 17% con 6-7 schermi, il 21,1% con 3-5 schermi, il 4,3% con 2 schermi e il 2,5% un monosala.
Intanto, continua nelle sale la seconda edizione di #CinemaDays, l'iniziativa organizzata dalle associazioni
dell'industria cinematografica ANEC, ANEM, ANICA che dall'11 al 14 aprile offre un prezzo scontato in tutta
Italia di 3 euro per tutti i film che diventano 5 euro per i 3D.
Il primo giorno sono andati in sala circa 209mila spettatori, più del doppio rispetto al lunedì precedente,
mentre ieri il numero di biglietti staccati è salito a quota 267mila con un incremento del 39% degli incassi
rispetto a martedì scorso nonostante i prezzi dimezzati.
Cinema
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Cinema, presenze in sala in aumento del 23% nel primo trimestre 2016
13/04/2016 09:05
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Prosegue nelle sale la seconda edizione di #CinemaDays, l'iniziativa organizzata dalle associazioni
dell'industria cinematografica ANEC, ANEM, ANICA, precedentemente conosciuta come Festa del Cinema.
Quattro giorni da vivere in sala, con un menù ricchissimo di film, e un prezzo speciale in tutta Italia: 3 euro
per tutti i film (5 euro i 3D)!
Il primo giorno sono corsi in sala circa 209mila spettatori (dato definitivo), più del doppio allo scorso lunedì,
mentre ecco arrivare i dati di martedì 12 aprile, secondo giorno dell'iniziativa: il numero di biglietti staccati è
salito a quota 267mila, il 117% in più rispetto allo scorso martedì, e persino il 72% rispetto ad un anno fa
quando dominava Fast & Furious 7.
Nonostante il prezzo del biglietto ridotto, anzi più che dimezzato, gli incassi complessivi in questo modo
sono cresciuti del 39% rispetto ad una settimana fa.
Oggi escono nuove proposte in sala da sfruttare per ben due giorni di #CinemaDays: si tratta del folle
action movie Hardcore! di Ilya Naishuller, l'adrenalinico Criminal con Kevin Costner, Un'estate in Provenza
di Roselyne Bosch e la commedia Nonno Scatenato con Robert DeNiro e Zac Efron (domani arriva Il Libro
della Giungla!).
Ecco la Top10 degli spettatori di ieri:
1 - IL CACCIATORE E LA REGINA DI GHIACCIO: 58.336 spettatori (Tot. 1.813.842)
2 - SAN PIETRO E LE BASILICHE DI ROMA: 10.587 spettatori (Tot. 156.009) *evento non compreso
3 - VELOCE COME IL VENTO: 30.654 spettatori (Tot. 875.493)
4 - BATMAN V SUPERMAN: 75.083 spettatori (Tot. 10.051.541)
5 - RACE: 62.727 spettatori (Tot. 1.457.157)
6 - TROPPO NAPOLETANO: 15.742 spettatori (Tot. 564.618)
7 - KUNG FU PANDA 3: 10.066 spettatori (Tot. 7.860.329)
8 - VICTOR: LA STORIA SEGRETA DEL...: 10.089 spettatori (Tot. 201.579)
9 - MISTER CHOCOLAT: 7.201 spettatori (Tot. 191.517)
10 - HEIDI: 6.794 spettatori (Tot. 2.717.238)
hardcore_1
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#CinemaDays - Spettatori in crescita nel secondo giorno, oggi nuovi film
in sala
13/04/2016 09:21
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pop-corn-cinema-640x320Sono 207 mila gli spettatori che ieri sono andati al cinema nella prima giornata
dei CinemaDays, l'iniziativa che fino a giovedì 14 aprile consentirà al pubblico di acquistare il biglietto a soli
3 euro (ad esclusione dei film in 3D che costeranno 5 euro e degli eventi speciali). Un dato decisamente
positivo rispetto al lunedì della scorsa settimana (4 aprile) quando gli spettatori in sala erano 102 mila, che
registra un incremento del 103%. Positivo anche l'aumento, +61,5%, rispetto all'analogo lunedì dell'anno
scorso (13 aprile 2015).
Tanti i film in sala che il pubblico può vedere a 3 euro, a cominciare dai film usciti la scorsa settimana:
Veloce come il Vento e Troppo napoletano (01 Distribution), L'età d'oro (Bolero Film), Grimsby - Attenti a
quell'altro (Warner Bros), Il cacciatore e la regina di ghiaccio (Universal), Victor Frankenstein (20th Century
Fox), Mister Chocolat (Videa), Una notte con la regina (Teodora), Il complotto di Chernobyl ( I Wonder
Pictures), Banat - Il viaggio (Movimento Film), Briciole sul mare (Studio Chirco Edizioni Musicali e Cinema).
Nei prossimi giorni il pubblico avrà inoltre la possibilità di vedere nuovi film: domani, 13 aprile, saranno in
sala Hardcore! (Lucky Red), Nonno scatenato (Eagle), Criminal (Notorius) e Un'estate in Provenza (Nomad
Film), mentre giovedì 14 aprile (ultimo giorno della promozione) usciranno Il libro della giungla (Disney),
Nemiche per la pelle (Good Films), L'universale (L'occhio e la luna e Lo Scrittoio) The Idol (Adler), Mistress
America (Fox), Les souvenirs (Parthenos), Senza lasciare traccia (HiraFilm), Il bambino di vetro (Lab 80
Film).
Anche il mondo del web sta seguendo numeroso i CinemaDays: sui social network sono già state coinvolte
oltre 2 milioni 400 mila persone. L'iniziativa è organizzata dalle associazioni dell'industria cinematografica
ANEC, ANEM, ANICA, con il sostegno della Direzione Generale Cinema del MiBACT. Sul sito ufficiale
www.cinemadays.it sono disponibili l'elenco dei cinema aderenti (2.700 schermi in tutta Italia) e dei film in
programmazione e le informazioni sulle iniziative collaterali e i concorsi per il pubblico.
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CinemaDays 2016: partenza positiva
13/04/2016 17:11
Sito Web
cinefilos.it
Sono stati 268 mila gli spettatori che hanno acquistato un biglietto del cinema nella seconda giornata dei
CinemaDays, l'iniziativa che fino a giovedì 14 aprile consente al pubblico di entrare in sala a soli 3 euro (a
esclusione dei film in 3D che costano 5 euro e degli eventi speciali). Un dato positivo rispetto al martedì
della settimana precedente (5 aprile) quando i biglietti acquistati erano stati 123 mila, con un incremento del
119%. E anche rispetto all'analogo martedì dell'anno scorso (14 aprile 2015) si registra un +73%. Numeri
questi che incrementano i risultati già positivi registratati nella giornata di esordio.
Inoltre, nelle altre due giornate dei CinemaDays, sono in uscita in sala molti nuovi film: oggi 13 aprile,
escono Hardcore! (Lucky Red), Nonno scatenato (Eagle), Criminal (Notorius) e Un'estate in Provenza
(Nomad Film), mentre domani, giovedì 14 aprile (ultimo giorno della promozione) usciranno Il libro della
giungla (Disney), Nemiche per la pelle (Good Films), L'universale (L'occhio e la luna e Lo Scrittoio) The Idol
(Adler), Mistress America (Fox), Les souvenirs (Parthenos), Senza lasciare traccia (HiraFilm), Il bambino di
vetro (Lab 80 Film).
I CinemaDays sono organizzati dalle associazioni dell'industria cinematografica ANEC, ANEM, ANICA, con
il sostegno della Direzione Generale Cinema del MiBACT.
Sul sito ufficiale www.cinemadays.it sono disponibili l'elenco dei cinema aderenti (2.700 schermi in tutta
Italia) e dei film in programmazione e le informazioni sulle iniziative collaterali e i concorsi per il pubblico.
CinemaDays
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CinemaDays: in segno positivo anche la seconda giornata

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