2000/2012 - L`ovale azzurro

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2000/2012 - L`ovale azzurro
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il romanzo del Sei nazioni
L’OVALE AZZURRO
Della stessa collana
2013 - CENERENTOLA NON ABITA PIU’ QUI
Ideazione e coordinamento editoriale: Stefano Tamburini
A cura di: Fabrizio Zupo
Copertina e progetto grafico: Federico Deidda
Realizzazione tecnica: Fabio Di Donna
Foto: Archivio Corbis e La Presse
Finegil Editoriale Spa
Direttore Editoriale: Luigi Vicinanza
© Gruppo Editoriale L’Espresso, via Cristoforo Colombo, 98 - 00147 Roma
Tutti i diritti di Copyright sono riservati. Ogni violazione sarà perseguita a termini di legge
Finito di realizzare il 13 febbraio 2014
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Il romanzo del Sei nazioni
La nazionale di rugby e le sue avventure
nel torneo più bello del mondo
2000-2012
L’ovale
azzurro
a cura di Fabrizio Zupo
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A Piero Rinaldi,
compagno di lunghi viaggi rugbistici
e fotoreporter.
Questo libro è dedicato a Piero Rinaldi, scomparso a Padova il 4 febbraio
all'età di 65 anni, da oltre 40 anni fotografo di cronaca con la sua agenzia
Candid Camera per quotidiani e fedele documentatore di rugby per diversi
quotidiani veneti, riviste specializzate e libri. Rinaldi ha seguito quattro coppe
del mondo di rugby a partire dalla prima edizione nel 1987 in Nuovo Zelanda,
oltre a mondiali under 20 e universitari, e per tre decenni la nazionale italiana
di rugby nei test in Italia e in tour in Europa e nel mondo. Dal 2000 ha seguito
il torneo delle Sei nazioni. È tra i fondatori del club ad inviti del XV della
Colonna di Padova, selezione veneta che ha incontrato i maggiori club
continentali sino a sfidare gli All Blacks di John Kirwan nel 1991. (f.z.)
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INT RODUZIONE
Un torneo
che profuma di rito
di Stefano Tamburini
N
on c’è niente al mondo, in nessun altro sport, che
somigli a questo Torneo delle Sei nazioni, nato come
Quattro nazioni nel lontano 1883. E certo non solo
perché questo sia il torneo più antico. C’è qualcosa di speciale, di
magico – appunto di unico – in questa serie di 15 partite giocate
da 15 giocatori contro 15 che si gioca una volta all’anno in un
tempo relativamente ristretto, un mese e mezzo. Questo sport
ha ovviamente la sua massima espressione nel Mondiale perché
inspiegabilmente non trova spazio alle Olimpiadi ma in Europa
non c’è altro che tenga: è il Sei nazioni che regala il trofeo più
ambito. Si gioca da 131 anni ed è stato iniziale accademia
britannica, con i francesi aggiunti nel 1910 e gli azzurri solo nel
2000. Gli altri vengono considerati, e certamente lo sono, non
degni di esserci. Ma per capire quanto sia difficile e quanto sia
particolare questo torneo, i francesi hanno dovuto attendere 49
prima di vincerlo. E gli azzurri ancora non sanno quando
potranno realmente ambire a farlo.
Eppure, dai timori iniziali per non riuscire a riempire lo stadio
Flaminio, adesso siamo comunque al “ tutto esaurito” o quasi
dello stadio Olimpico. Questo Sei nazioni per il rugby, qui in
Italia, è un po’ come l’attività di un grande tenore come
Luciano Pavarotti per la lirica. Il personaggio che diffonde la
musica “ alta” e la porta fuori dal ristretto cerchio dei melomani
qui è rappresentato dal torneo dalla formula magica: entrambi
avvicinano, attraggono persone nuove. E dallo scambio tutti ci
guadagnano: il rugby, che accresce la propria popolarità; quelli
che si avvicinano perché lo spettacolo, rare eccezioni a parte, è
sempre qualcosa di speciale.
Certo, ci sono quelli che storcono il naso, che pensano che
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siccome questo torneo non possiamo e forse non potremo
vincerlo mai o chissà quando, allora è inutile partecipare.
Sciocchezze, certo, ma son sempre parole al vento che girano.
Pesano poco ma danno fastidio: nessuno si sogna di mettere in
dubbio la partecipazione del Costa Rica al Mondiale di calcio, di
sicuro si sa che non potrà mai vincerlo, però ci va. E come, se ci
va. Lo sport – e il rugby in questo è molto avanti – dovrebbe
essere una scuola di vita ancor prima che una scuola di tecnica. Si
sa che dall’altra parte c’è un avversario ma non un nemico, e
che più è forte e più potrà aiutare a migliorarti. E poi, non
nascondiamolo, molti che erano ossessionati dalle immagini di
violenza gratuita regalate dal calcio si sono appassionati a questi
atleti che non si risparmiano colpi duri ma onesti – può
sembrare una contraddizione ma certo non lo è – e che animano
partite che in realtà sono battaglie. E si sono appassionati anche
alla pace che anima il pubblico: avversari che seguono insieme la
partita, che prima, durante e dopo bevono alla salute di vinti e
vincitori.
Così, questa magia che sembra quasi un rito, con passione
crescente, è arrivata al quindicesimo anno con gli azzurri. Il
collega Fabrizio Zupo ha scritto la storia dei primi 13 tornei che
trovate in questo volume e ha dato un decisivo contributo a
raccontare quella del 14esimo. Qui Zupo non vi farà “ vedere”
solo le imprese sportive e gli aspetti tecnici ma anche e
soprattutto l’aspetto umano; prima nell’inseguimento a questa
partecipazione, all’ammissione al salotto buono; e poi anche
nella ricerca dei migliori risultati possibili.
Ci sono stati momenti buoni e momenti meno buoni, fino alle
grandi gioie del 2007 e, soprattutto, del 2013. Al torneo 2013 –
quello dello scorso anno, appunto il 14esimo – abbiamo dedicato
un eBook a parte, perché è un ricordo fresco e necessitava più di
una raccolta di ritagli di cronaca che di un racconto storico.
Possiamo comunque dire che nella grande storia del torneo più
antico del mondo, c’è un piccolo romanzo che può
appassionare, quello della partecipazione italiana al Sei nazioni.
Abbiamo chiamato “ L’Ovale azzurro” questo volume
elettronico, per rappresentare qualcosa che prima non c’era –
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almeno in questa forma e sostanza – e che adesso invece è solida
realtà. Anzi, dallo scorso anno, come recita il titolo dell’altro
eBook (“ Cenerentola non abita più qui”), gli azzurri non
sembrano più gli ultimi arrivati. Cosa accadrà da qui in avanti ce
lo dirà il resto del romanzo. Intanto godiamoci questa prima
parte della storia, comunque una bella storia.
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PRIMA PART E
Il biennio d’oro
della Nazionale
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FRANCESCO “COCO” MAZZARIOL FESTEGGIA FRA IL PUBBLICO SUBITO DOPO
LA VITTORIA A GRENOBLE SULLA FRANCIA (32-40) IL 22 MARZO 1997 A
GRENOBLE
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1995-1997
L’exploit di Grenoble
che apre le porte
del Cinque nazioni
di Fabrizio Zupo
Sono già passati 19 anni dall’inizio dell’era Pro nel Rugby a 15
nata, dopo 172 anni di dilettantismo, nell’estate del 1995 un
paio di mesi dopo la chiusura del Mondiale in Sudafrica, quello di
Mandela o di “ Invictus” come viene ricordato dopo il film di
Clint Eastwood.
Il rugby in Italia è semidilettantistico fuorché per l’eccellenza di
due club: il Milan con Diego Dominguez e il Benetton T reviso
con campioni indimenticabili come Ivan Francescato. Due vette,
due franchigie ante litteram, il corpo stesso della Nazionale
azzurra. Lì finiscono tutti i talenti d’Italia che George Coste, il
ct della svolta rimasto in sella dal 1993 al 1999, indica come
possibili talenti azzurri.
Fra rimborsi della Federazione e gli stipendi dei club, chi entra in
questo giro può per la prima volta scrivere sulla carta d’identità:
professione rugbista. E per un breve lasso di tempo la forbice fra
l’élite azzurra e i colleghi europei è chiusa, per piccoli tratti
aperta a vantaggio dei rugbisti nostrani (parliamo di un gruppo di
30/40 atleti). Un superclub con cui Coste miete vittime nel
biennio 1995-1997 costringendo le Union a correre ai ripari.
Se per Francia e Inghilterra la risposta sta semplicemente nel
correggere le formule dei propri campionati (il Top 14 e
soprattutto la Premiere League), lasciando che il libero mercato
e la concorrenza faccia il resto (per la prima volta i
professionisti dell’altro codice, il rugby league a XIII, sono
attratti dal rugby Union a 15 e non viceversa come in sempre in
precedenza, in un secolo esatto dalla scissione del 1895), le
federazioni celtiche Galles, Irlanda e Scozia non hanno
singolarmente la "massa critica" per produrre quell’appeal
economico e pubblicitario per finanziare lo sport di alto livello.
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Finché non decidono raggruppare le forze e moltiplicare i bacini
pubblicitari unendosi in quella Celtic League che porterà le
franchigie a vincere molte edizioni di coppe europee e le loro
nazionali a emergere nel nuovo Sei nazioni.
Il Caso emblematico nei nostri confronti è rappresentato
dall’Irlanda che dalla batosta a Dublino del 1998 di cui faremo
cenno, non ha più perso contro l’Italia sino alla primavera
scorsa (quindici lunghi anni).
Ma prima che la forbice del divario si riaprisse a nostro
svantaggio, gli azzurri hanno saputo approfittare della
congiuntura e dare una spallata al portone del torneo sportivo
più antico al mondo.
Battere nell’arco di un biennio 1995-97 Scozia, Irlanda (due
volte) e Francia reduce da una settimana dal Grande Slam del
Cinque nazioni non poteva essere un risultato da poter eludere. Il
nostro Cinque nazioni “ ombra” aveva cambiato gli equilibri e ai
primi del 1998 arriva il sì dal summit di Parigi e apre il cantiere
del Sei nazioni.
Ma andiamo con ordine
Dapprima i risultati. Quelli positivi, stringendo in campo europeo,
perché nei confronti novembrini con le potenze dell’emisfero Sud
si subiscono sonore batoste. Lì il professionismo con il suo T ri
Nations e il Super Twelve per le province ha messo il turbo a un
primato che si perde nella storia di questo sport.
Il ‘95 si apre con una sconfitta di misura (18-16) a Perth in
Scozia, poi si vince a T reviso contro l’Irlanda (22-12), al
Mondiale registriamo la minor sconfitta di sempre (sino ad
allora) contro gli inglesi (27-20) e c’è la vittoria pur contestata
(Dominguez chiama palla in spagnolo e segna al 77’)
sull’Argentina per 31-25.
Nel 1996 siamo sotto di 5 punti a Cardiff (31-26) con il Galles e
perdiamo la rivincita a Roma di 9 (22-31).
Ma dal 4 gennaio 1997 al 24 gennaio 1998 inizia un’altra storia:
Irlanda battuta a Dublino per 29-37, il 22 marzo a Grenoble cade
la Francia stellare di Villepreux per 32-40 (si tratta della finale
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del Fira, dove i galletti arrivano con la formazione maggiore), si
pareggia con l’Argentina e si strapazza la Romania, perdiamo
30-19 la rivincita in Coppa Latina contro i bleus, ma dicembre
infliggiamo a Bologna un 37-22 all’Irlanda e a gennaio è 25-21
contro la Scozia. La serie si interrompe sotto di tre punti a
Lanelli contro il Galles (23-20). La decisione però è presa. A
Parigi le cinque federazioni più forti accolgono l’Italia e
indicano il 2000 come data di partenza.
Grenoble 22 marzo 1997
La crescita dell’Italia è preannunciata nelle sfide natalizie a
cavallo dell’anno. Sono il segno di una svolta mentale. Il gruppo
azzurro di Massimo Giovanelli acquisisce il “ software” della
vittoria che ti indica una via da seguire, quando prima in genere
cedevi. La differenza fra vittoria e onorevole sconfitta è piccola
ma il salto da fare è lunghissimo. È una mentalità che salva quando
le due squadre vanno in riserva fisica e solo la testa ti permette di
essere lucido, continuare a fare sempre lo stesso gesto, arrivare a
placcare, non buttare via i palloni, non entrare nel panico.
Dal canto suo Coste usa delle tecniche allora ancora in fase
embrionale nel rugby: acquisisce i videotape degli avversari e
studia tutto, dal nome delle preziose “ giocate” in touche, agli
schemi più frequenti utilizzati in attacco. Gli azzurri sanno dove
e come colpire. La vittoria è fatta di questi dettagli e oggi il
videoanalist è una professione.
A dicembre 1996 gli scozzesi guidati dalla coppia Redpath e
Chalmers, aprono il salotto buono di Murrayfield (prima si
giocava altrove) e i ragazzi di Coste (nella famiglia s’è inserito
da poco Walter Cristofoletto, 32 anni trevigiano, già un anziano
per la serie A) li trafiggono 29-22, in una giornata che segna
anche il ritorno di Marcello Cuttitta.
Passa il Natale e due settimane dopo, il 4 gennaio, a Dublino il
nuovo colpo. Grazie a Stoica (un rumeno emigrato da bambino
in Italia con la famiglia) un centro alto e grosso come una
seconda linea, un vero ariete che spiana la strada fra i trequarti,
il nostro reparto arretrato (la cavalleria) va in paradiso con una
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doppietta di Vaccari e mete di Dominguez e Maus Cuttitta.
L’Irlanda va sotto per 37-29.
L’anno inizia nel migliore dei modi è sta per cambiare il destino
dell’Italia facendola saltare in corsa sul treno del Sei nazioni che
chissà quando mai sarebbe ripassato. La primavera si apre con
questa partita che, come tutte le sfide fra Italia e Francia è valida
per il campionato Fira: da qualche edizione di svolge su base
biennale. Quella di Grenoble è la finale di Coppa Europa e per la
prima volta mette di fronte la più forte
del Cinque nazioni e l’emergente del Fira, considerata una serie B
europea. Per i ct Villepreux e Skrelà, la partita viene presa come
una passerella dei Bleus. Allo stadio viene distribuita una spilletta
artigianale, con la foto dei campioni e la scritta “ grand chelem”
(grande slam in francese) centrato la settimana prima.
Diciamo che sotto le Alpi si deve svolgere una celebrazione e gli
azzurri sono degni solo di essere dei coinvitati, dei simpatici
emergenti con cui festeggiare, buoni solo nel ruolo di sconfitti
predestinati.
Ma siamo a Grenoble come dice un detto popolare “ Ne parlez
moi de Grenoble” che sarà pure il titolo con cui T f1 darà la
notizia della sconfitta. Mentre in Italia il T g1 apre i titoli con la
vittoria ed è questa la vera notizia.
Grenoble città di forte emigrazione italiana, la prima
destinazione una volta scavalcate le Alpi. Qui è cresciuto il mito
di Sergio Lanfranchi (con Zani i primi azzurri in trasferta) che
nel 1954 portò il Grenoble a vincere il campionato. Qui nel
1963 gli azzurri di Lanfranchi e Levorato hanno sfiorato l’unico
successo sulla Francia vera per 14-12. Giovanelli respira
quest’orgoglio italiano nella settimana di raduno e la restituisce
ai compagni con un discorso dei suoi.
Solo l’amico Villepreux – ex ct azzurro e consigliere della Fir per
l’ingaggio di Coste – non si fida e, parlando della scelta della data
la definisce “ Un capello nella minestra”. Otto dei suoi15 titolari
sono in giro per il mondo, chi con la nazionale Seven a Hong
Kong come Benazzi però sostituito da Fabien Pelous, mentre
rientrano due fuoriclasse come Saint-Andrè e Benetton.
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IVAN FRANCESCATO
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La partita
La formazione azzurra (che patisce i problemi fisici di Problemi
fisici per Stoica e Arancio) vede Pertile estremo, Vaccari e
Marcello Cuttitta alle ali, Bordon e Francescato ai centri,
Dominguez e T roncon in mediana, Gardner, Sgorlon e Giovanelli
in terza, Croci e Cristofoletto in seconda, Properzi, Orlandi e
Maus Cuttitta in prima linea. Poi entreranno Mazzariol e Guidi.
La Francia scende con Sadourny; Ougier, Bondouy, Delaigue,
Saint Andrè; Aucagne, Accocebery; Pelousc (capitano), Costes e
Benetton; Miorin e Merle detto “ l’uomo e mezzo” tanto è
grosso; T ournaire, Dal Maso, De Rougemont.
C’è il sole ma il clima è decisamente rigido, l’aria è tersa e si
vedono nitide le cime innevate delle Alpi.
Il ricordo di quella partita è quella di un sentimento di
incredulità, l’idea che la consuetudine porti i francesi a vincere
solo accelerando un po’, dopo il primo colpo a freddo degli
azzurri con Francescato che ci porta in vantaggio e nonostante
alla pausa l’Italia stia ancora conducendo 13-20.
Invece la Francia si incarta e l’Italia cresce è dà continuità:
difesa impenetrabile, pressione, lotta su tutti i palloni e gioco a
viso aperto. La partita era iniziata con l’affondo di quaranta
metri di Francescato. Uno sprint che gli costerà uno stiramento
e la sostituzione. Poi la prova di forza dei francesi col pack e i
nostri avanti che prendono una meta tecnica per ripetuti crolli
in mischia. Siamo sul 7-7 poi a forza di calci andiamo sotto di
misura: 13-10. Invece c’è un gesto che va contro alla regola base
di fare punti quando si deve, specialmente con i piazzati: non
importa a quanti metri sei dalla meta. Ed è la svolta. Il mediano
di mischia T roncon rinuncia al piazzato del pareggio, per partire
alla mano e lanciare il pack oltre alla linea: a toccare in meta è
Gardner (italo-australiano) per il 13-20.
Alla pausa, in tribuna stampa è tutto un guardarsi senza azzardare
pronostici. E al rientro delle squadre i francesi ci mettono poco
a ristabilire la gerarchia e pareggiano 20-20. Sembra il loro
momento e invece è il canto del cigno. La svolta si chiama
Giambattista Croci che imposta l’azione partendo dai nostri 22
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e, 80 metri dopo, in cui la palla ha viaggiato fra le mani di
cinque azzurri, va nuovamente in sostegno a riprendersi l’ovale
su passaggio di Marcello Cuttitta. Un’azione da antologia. Loro
non si riprendono più. Ci si mette anche Delaigue a sbagliare:
recupera palla spezzando un’azione travolgente di Vaccari e
Cocco Mazzariol, ma fa un calcio di liberazione che porta
l’ovale nelle braccia di Gardner. L’italo-australiano si trova a
meta campo, pare esitare, poi inizia la corsa accelerando sempre
di più, facendo lo slalom tra i francesi e chi non si sposta viene
abbattuto. Una corsa inarrestabile fino alla meta. L’Italia è sul
tetto d’Europa: per una volta quello del Fira è molto più alto di
quello del Cinque nazioni. Nessuna squadra europea aveva inflitto
40 punti alla Francia dal lontano 1910. E questo dà la misura di
tutto.
La festa in campo e in spogliatoio
Organizzazione francese paralizzata, i preparativi della festa
tenuti in magazzino. Il campo è tutto dei tifosi italiani che
sommergono la squadra, Giovanelli in trionfo portato a spalla
dai compagni. Nello spogliatoio T roncon è sul lettino a farsi
ricucire un’arcata sopracciliare (il numero dei punti ricevuti in
faccia durante la sua carriera è un record). E in una cerimonia
improvvisata a Dominguez viene consegnata una statuetta: non
esiste ancora il “ man of the match” e gli sponsor hanno creato
questo “ Talent d’or”: “ Questo è per tutta la squadra” dice il
mediano d’apertura. Giovanelli è distrutto, accovacciato su una
panca, a torso nudo. La sua maglia numero 6 è sparita, non ha
più la casacca della miglior partita della sua vita. Coste cerca di
blandirlo ma il capitano è furibondo. “ Mi hanno fregato la
maglia. Lo sai – dice all’allenatore – cosa significa per me”.
Coste annuisce. In realtà la maglia numero 6 è stata recuperata
da un compagno, perché nella confusione non andasse persa.
Il banchetto della Nazionale si tiene nell’hotel dove gli azzurri
sono ospitati e fuori ci sono i tifosi con grigliate improvvisate
sulle aiuole e che li aspettano. È una festa infinita. La
celebrazione di un avvenimento invisibile (la Rai vi aveva
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rinunciato) si va consumando così fra bicchieri di prosecco e
carne di porco ai ferri. Il giorno dopo su L’Equipe una grande
vignetta in prima pagina mostra un giocatore con una maglia
tricolore bussare a un grande portone con su scritto “ Torneo
delle Sei nazioni”. Henri Bru, la prima firma del giornale, va
oltre: stila la classifica, prendendo i risultati dell’Italia contro le
altre cinque Union, partendo dalla debacle autunnale contro
l’Inghilterra alle due vittorie di serie contro Scozia e Irlanda.
Punti in più o punti in meno, l’Italia arriva quarta. Anche David
Hands del T imes fa lo stesso calcolo e punta tutto sull’analisi
della classifica: l’Italia è terza a pari punti. Se l’Italia avesse
giocato regolarmente con tutti con tre vittorie, allora la Francia
sarebbe arrivata seconda scavalcata – fatalità – dall’Inghilterra.
Il costo della storia
T re milioni di lire per la vittoria (circa 1.500 euro), altri tre
perché si giocava in trasferta: sei in tutto come premio partita.
Più altri cinque milioni fra indennità convocazione e raduno.
Ogni azzurro per Grenoble intascherà 11 milioni (5.680 euro).
Saranno 289 (140mila euro) nel totale quelli spesi dalla Fir per
Grenoble. Va ricordato come la federazione di allora non godeva
degli introiti del Sei nazioni ma solo di quelli del Coni: aveva un
bilancio modesto e in quel momento ha anche un buco di 700
milioni. Il superclub ha i suoi costi: le convocazioni per il raduno
valgono mille euro per ogni azzurro, 1.500 per la presenza a
referto. Ai 22 giocatori di prima fascia spettano poi 30 milioni
di lire l’anno (15 mila euro circa), ai 18 di seconda la metà:
7.500 euro. Georges Coste trova subito l’accordo per il
contratto triennale sino al 2000, 250 milioni a stagione anche
se poi la sua avventura azzurra finirà nell’estate del 1999,
durante il tour premondiale in Sudafrica dopo un forte contrasto
con i senatori della Nazionale.
L’anno si chiude ribattendo l’Irlanda e la telefonata dall’Europa.
L’Irlanda affonda per la seconda volta. L’anno finisce come era
iniziato: in gennaio al Lansdowne Roads gli azzurri s’erano
imposti per 37-29, il 20 dicembre lo score migliora fissandosi sul
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37-22 con le mete di Pilat e Stoica e 27 punti di Dominguez (fra
piazzati e una meta). Si chiude un anno spettacolare di svolta,
l’Italia si vede proiettata alla pari delle Nazionali celtiche, sotto
solo a Inghilterra e Francia. Il responso del campo è quello. E a
giorni a Natale alla Fir arriva una telefonata di Vernon Pugh
dell’International Board: l’Italia ha venti giorni di tempo per
presentare un dossier che accompagni la richiesta di accedere al
club più esclusivo d’Europa.
Parigi 16 gennaio 1998: addio Cinque nazioni
Il 16 gennaio nella sede della federazione francese, il presidente
della Fir Giancarlo Dondi con il suo dossier supera l’esame quasi
a pieni voti: quattro sì su cinque, gli inglesi si astengono ma non
possono evitare l’ingresso italiano. Un evento che ha cambiato
tutto. Dal bilancio con il buco di 700 milioni lire, la Fir oggi
gestisce (nonostante la crisi e i primi segni di una crescita che s’è
fermata) un budget di oltre 40 milioni di euro.
Gli allora dubbi dell’International Board non riguardano la
Nazionale ma la capacità di organizzare l’evento, l’interesse nei
media e nel pubblico italiano. Intanto una settimana dopo la
grande notizia, a T reviso col Monigo stipato da diecimila e passa
tifosi, si batte 25-21 una Scozia super, quella che nel giro di un
anno farà il Grande slam. Un match in cui ci tiene a galla il piede
di Dominguez e che poi rischiamo di perdere, concedendo due
mete per intercetto. Il furore del pubblico accende la mischia che
sbatte sulla difesa ospite con il punteggio di 11-21 bloccato sino
a una manciata di minuti dalla fine quando si apre un varco per
T roncon. Meta. Poi l’arbitro ci ripensa, annulla e punisce un
pugno di Castellani. Lì Giovannelli confeziona una delle sue frasi
storiche, in cerchio con i compagni: «Adesso ne facciamo
un’altra» e così avviene, nel giro di un minuto, griffata Paolino
Vaccari e trasformata da Diego.
Inizia così il conto alla rovescia per l’approdo allo stadio
Flaminio sede iniziale del torneo delle Sei nazioni.
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DIEGO DOMINGUEZ
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Il debutto azzurro
ed è subito vittoria
di Fabrizio Zupo
Come ci si prepara per il sogno di tutti i rugbisti? L’Italia del rugby
ci arriva nel peggiore dei modi. Il 1999 è l’anno orribile dell’ovale
azzurro. Iniziato con la morte di Ivan Francescato a gennaio: 32
anni, il miglior talento del gruppo. Da sempre. Perché se
Dominguez è diventato forte con la tenacia di un Wilkinson, se
T roncon è stato coltivato da giovane e ha avuto lo spazio in
mediana (togliendolo proprio a Francescato), Ivan è sempre stato
forte. Da ragazzino, quando le star erano i fratelli maggiori (Nello,
Bruno, Rino a cui assomiglia per velocità), con la società dei
talenti Tarvisium che porta in serie A, forte nonostante la pausa di
un lavoro come quello a un distributore di benzina, istintivo nelle
finte, rapido nelle scelte giuste, dribblatore di avversari se nel rugby
non fosse quasi una bestemmia. Finché un giorno del 1990
qualcuno consigliò al ct Fourcade di provare quel ragazzo già stufo
di giocare alla mediana, assieme agli altri candidati per il mondiale
e, con una sola esibizione all’Appiani di Padova, il delirio del
pubblico, Francescato stacco il biglietto per l’azzurro che non
mollò mai più.
La sua meta agli Usa al Mondiale 1991 fu trasmessa per
settimane alla Bbc. Non fu premiata perché l’Italia non passò ai
quarti. Storia vecchia. La sua ultima partita fu col Sudafrica
qualche mese dopo l’impresa di Grenoble. Un guaio muscolare lo
tenne fermo quasi un anno e una sera, dopo un cinema con la
fidanzata, crollò nel corridoio di casa. Il fratello Nello, medico
in ospedale, fu quello che tentò di rianimarlo.
La tragedia di Ivan toccò tutta al sua generazione azzurra, quella
“ famiglia” di Coste e capitan Giovanelli che, dopo sei anni
mitici, stava per disgregarsi. Un litigio durante il tour estivo e il
gruppo che aveva guadagnato il Sei nazioni non c’era più. Via
Coste dentro il vice, l’aquilano Massimo Mascioletti, per
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traghettare gli azzurri al mondiale in Galles. Ma anche lì un
tonfo. Si perdono tutte le partite e non era mai successo, battuti
anche da Tonga allora veramente fatta da dilettanti (l’isola
conta 100 mila abitanti). E allora via anche Mascioletti e dopo
lustri di guida francese (Villepreux, Fourcade, Coste) il presidente
Dondi decide di puntare alla Nuova Zelanda vagliando come
candidati: Wayne Smith (ex All Blacks già in Italia come
giocatore-allenatore), John Boe (anche lui in Italia) e Brad
Johnstone (ex pilone del tour del 1978 che fece tappa a Padova,
ex allenatore dell’Aquila) fresco ct delle Fiji che al citato
Mondiale aveva portato i forti ma disordinati isolani agli
spareggi per i quarti.
Basta guardare i numeri del 1999, quello del 70° anniversario
della Federazione italiana rugby, per capire i termini della frana:
nei dodici mesi che separano dall’esordio al Sei nazioni l’Italia
gioca dodici volte e vince due, contro le deboli Spagna e
Uruguay. Si perde con cadenza mensile con medie di 30-40 punti
per volta e doppia punta di 101. È una escalation da gennaio a
ottobre. Si affonda contro Francia (24-49), Scozia (30-12),
Galles (21-60), Irlanda (39-30), Sudafrica due volte (74-3 e 1010), Fiji (32-50) e poi al Mondiale con Inghilterra (67-7), Tonga
(25-28) e All Blacks (101-3). Gli azzurri di Giovanelli, in virtù
del recente passato, strappano contratti all’estero e alla
Federazione, ma la squadra non c’è più. E neppure i sentimenti
che avevano cementato la “ famiglia” per cui si arriverà
all’ammutinamento.
A due mesi dal debutto, nuovo coach, nuovo capitano, publico e
dettagli organizzativi.
La carta che Dondi pesca dal mazzo è Brad Johnstone. John Boe è
in lizza per altri orizzonti, Smith sa già che dopo la debacle degli All
Blacks al Mondiale (buttati fuori in una mitica semifinale a
Twickenham che vede i tuttoneri crollare nella ripresa sino a
buscare 43 punti, mai successo nella storia) toccherà a lui entrare
nella cabina di comando. Ma avverte: «Brad non sa l’italiano e voi
il suo modo di giocare non piacerà».
Sarà buon profeta, ma un miracolo sta per accadere.
24
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Intanto la Scozia – la prima avversaria in calendario per l’Italia
– si laurea vincitrice con tanto di Grande Slam dell’ultimo
Torneo delle Cinque nazioni, quello che generazioni di rugbisti
italiani hanno imparato ad amare grazie alle immagini della Bbc
con il commento Rai di Paolo Rosi. Per la sede italiana del
torneo si innesca un dibattito, molti lo vorrebbero in Veneto
dove il pubblico riempie sempre gli spalti ma la tradizione è per
la capitale dove il pubblico è caldo ma inizialmente scarso. Gli
ottantamila all’Olimpico si vedranno solo nel 2012.
La questione del Flaminio come casa del Sei nazioni ha tenuto
banco anni, l’ipotesi veneta era stata scartata prima delle altre,
quella di Genova ha resistito. Un po’ è sembrata una strategia
per rafforzare la sede naturale di Roma, ottenere dagli enti locali
un aiuto maggiore. Si scarta anche Bologna che aveva raccolto
molto pubblico per la sua posizione al centro dei principali
bacini rugbistici. La Fir spera che il pubblico del nord, veneto e
lombardo, si sposti volentieri a Roma. E così avviene. Ogni
anno, essendo cinque le sfide dell’Italia, se ne giocheranno due o
tre in casa. Il tutto esaurito c’è alla prima partita con la Scozia e
poi contro l’Inghilterra. Ma dopo la prima vittoria si infileranno
solo sconfitte per ben tre edizioni. Al Flaminio l’anno dopo si
vedranno spesso dei buchi. Incredibile che la stampa di Roma
inizi ad accusare il nord di boicottaggio. Senza minimamente
pensare che per un tifoso, spesso con famiglia a carico, quella
trasferta a Roma (viaggio, albergo, vitto e prezzo del biglietto,
per due o per tre) costi molto cara. A nessuno viene in mente
che con un po’ di promozione qualsiasi, in un città da milioni di
abitanti, 10-12mila biglietti sui 24miladi capienza dello stadio
(gli altri 10mila vengono regolarmente acquistati dagli ospiti)
dovrebbero bruciarsi in un attimo. Diecimila persone dovrebbero
semplicemente cascarci dentro al Flaminio. Arrivandoci in tram.
Spiegare con un esercizio dietrologico l’insuccesso di un evento,
è una forma paranoica di chi doveva organizzare o provvedere
per il meglio. Non c’è altro da dire.
Lo stadio Flaminio comincerà invece a essere “ stretto” dal 2008
quando, dopo il boom di Bergamasco e compagni nel 2007, la
moda del rugby costringerà a raddoppiare quasi i posti costruendo
25
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
sopra gli spalti vincolati dalla Sovrintendenza ai Beni
architettonici una struttura smontabile in tubi innocenti.
Ma tornando a quel giorno del debutto non c’è un manifesto in
tutta Roma che ricordi l’evento, in compenso ce ne sono a
pacchi arrolati e buttati nelle sala stampa ricavata sotto la
tribuna centrale. C’è la grande novità di un sponsor per la prima
volta sulle maglie azzurre (un gruppo farmaceutico) che finirà in
eurovisione per qualcosa come 700 milioni di lire di allora (al
cambio, poco più di 361mila euro). T utti gli spazi del campo
sono invece occupati da pubblicità inglesi: la partita viene
mostrata in diretta dalla Bbc. Come spiegherà Dondi, l’entrata in
corsa del torneo non poteva far saltare contratti ancora aperti.
L’Italia per le prime due edizioni dovrà arrangiarsi: l’incasso del
botteghino è una delle voci maggiori. Il Sei nazioni comincerà a
versare soldi nelle casse azzurre dal 2002.
L’arrivo dell’Italia non ha sconvolto il meccanismo del
calendario uguale da oltre 100 anni e non è difficile calcolare
quali siano le partite fra altri cento. Gli azzurri giocheranno
sempre le due partite fuori casa con Inghilterra e Scozia come
nel 2000 e l’anno dopo tre contro Irlanda, Francia e Galles
come nel 2001 e come quest’anno.
Il gruppo è al suo canto del cigno ma Brad Johnstone non
cambia molto: specie in mischia. Il suo gioco ha bisogno di gente
affiatata. Con il samoano Vaea come assistente e Mark Harvey,
una sorta di sergente di ferro, come preparatore atletico,
introduce l’approccio neozelandese al gioco che gli azzurri
devono imparare velocemente. Il dogma del rugby del Sud, una
delle tre P: pace, possession, progress. Ovvero velocità, possesso
e avanzamento. Non mancano volti nuovi ma Johnstone non dà
due chanche e il turn over sarà esteso nei tre anni della sua
gestione. L’esordio del Sei nazioni coincide con il debutto
assoluto in azzurro per Aaron Persico da Wellington, e anche
per Andrea Gritti (un solo cap per lui quattro anni prima). Fra gli
emergenti c’è anche il fiorentino Paoletti, mentre nasce la
coppia dei fratelli Manuele e Dennis Dallan, e si registra il
ritorno di Massimo Cuttitta dopo il forfait mondiale. C’è spazio
pure per la favola di Marco Rivaro e nel corso del torneo
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2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
debutterà Perugini. Dell’esperienza gallese, restano i dubbi su
Zisti e Pucciariello che – ormai sotto contratto – vengono
spediti nell’Italia A a far esperienza. Johnstone sceglie T roncon
come capitano, chiudendo la lunga gestione di Giovanelli. Il
mediano introduce il “ pensiero” del ct nello spogliatoio con
quattro regole: orgoglio, disciplina e spirito di squadra. La quarta
è: «Divertiamoci ragazzi».
Sabato 5 febbraio 2000, stadio Flaminio
Il Sei nazioni del cronista comincia come per alcune migliaia di
spettatori partiti dal Veneto per l’evento, alla mattina presto
sull’Eurostar che porta alla Stazione Termini: molti tifosi
arriveranno a Roma in auto, altri in aereo, ma la sorpresa è il
treno. A Venezia, Padova e Rovigo le stazioni sono affollate di
tifosi con la maglia azzurra, bandiere arrotolate, gente che si
conosce bene: il popolo del rugby. Ma ci sono pure gli scozzesi
che si sono organizzati un “ long week-end”, visita alla
Serenissima e trasferimento nella capitale.
Per dirla tutta questo – il turismo in Italia – è uno fra i segreti del
successo immediato del Sei nazioni, che nei primi anni ha una
scansione tutta quindicinale e termina ad aprile quando a Roma è
già estate. Pensate a oltre un secolo di trasferte nel freddo di
Edimburgo, negli inverni di Cardiff o a Dublino dove gli stadi sono
sempre pieni. E pensate ora a quei tifosi che con un biglietto per il
rugby si godono Venezia e Roma via Firenze. Una scossa elettrica.
E gli scozzesi sono un esercito, molti in kilt, molti in maglia blu
con la croce bianca. I tifosi del cardo, con il vento in poppa dei
detentori del titolo, vengono a celebrare la loro squadra in una
partita che dovrà essere solo il battesimo dell’Italia e nulla più. È lo
stesso canovaccio di Grenoble e la Francia, ma nessuno può
seriamente pensare a una replica del copione: la debuttante che
batte la detentrice. Con la Francia si arrivava da un escalation di
successi, con la Scozia dopo un anno disastroso.
La squadra dei fratelli Leslie, di Redpath e Towsend che è stata
già battuta degli azzurri anni prima, si sente ora al sicuro. In quel
treno che, in misura minore, si ripopola ogni anno di tifosi, quel
27
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
5 febbraio vede seduti anche molti ex azzurri. T ra una
chiacchiera e un saluto ci si trova al vagone bar: è lì che avviene
il primo contatto con gli avversari che partono col cantare il
“ Flower of Scotland”. Una sfida vocale che si scioglie in risate,
diventa brindisi con una birra mattutina. A Termini poi
confluiscono scozzesi arrivati da mezza Italia, i tassisti romani
cominciano a far conoscenza di questo popolo blu, molti che
indossano un elmetto da guerriero vichingo con le corna all’insù.
«Ao’ ma che ce sta’ oggi – chiede il tassista – che so’ tutti ‘n
giro co’ sti cosi ‘n testa », rispondo «una partita». Espressione di
sconforto: «Ma ‘aa Roma gioca domani...», «No – specifico –
è la Nazionale di rugby». Fra tassisti e tifosi sarà amore a prima
vista. Per uno scozzese il taxi è il principale mezzo pubblico
post sbornia, basta tenersi un biglietto dell’albergo in tasca da
consegnare e il gioco è fatto. Per chi è abituato a vedere i tifosi
del calcio come sintomo di tensione, questa invasione pacifica di
gente che gira con solo la maglia da rugby addosso anche in
pieno inverno, non pare vero: sei, ottomila mila scozzesi sono
una macchia di colore difficile da evitare.
Il prefetto di Roma però ragiona come se ci fosse il derby RomaLazio e ordina il divieto della vendita di alcolici (birra) fuori
dallo stadio. Non si comprende ancora la differenza fra tifo del
calcio e quello del rugby. Quando si scoprirà che per badare al
Flaminio bastano due pattuglie di polizia, che quei tifosi non
molesteranno nessuno, il divieto cadrà. È questa la prima
vittoria del rugby in Italia, il primo effetto del Sei nazioni.
La partita
In campo c’è un’Italia che è un mix di giovani, più senatori, più
innesti ma che lavora in una direzione comune. La partita è
tutta della mischia, difesa e pressione asfissiante a guadagnare
penalty per Dominguez che, alla fine siglerà 29 dei 34 punti
italiani.
Dall’altra parte però c’è tanta esperienza e anche fortuna: come
quella dell’estremo Metcalfe che sotto pressione fa una mezza
rovesciata liberando incredibilmente il tallonatore Bulloch verso
28
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
la meta. Servono i calci di Diego per andare alla pausa sul 12-10.
Gli ottomila ospiti intonano il Flower of Scotland, in ricordo
perenne della battaglia di Bannockburn quando nel 1314
sconfissero gli inglesi. Ma non basta a cambiare le sorti della
partita. Da quel momento in poi è solo Italia, capace di tenere
gli scozzesi sulla loro metà campo e, quando non arriva il
piazzato per Dominguez, ci pensa l’apertura azzurra a trovarsi le
occasioni centrando tre drop paurosi fra cui: uno da 30 metri; un
altro in scioltezza da 40 metri, che piegherebbe le gambe a tutti.
Il drop è un’arma da cui non ti puoi difendere. Per i blu si fa
notte. Varchi non ce ne sono e se solo azzardi la scorrettezza,
becchi tre punti contro. L’Italia placca tutto e quando al posto
di Denis Dallan, entra Rivaro si assiste a uno show. Il genovese
placca dritto per dritto Logan, l’ala avversaria, per tre volte con
una velocità tale che il botto si sente in tribuna. Lo stadio viene
giù: applausi per un’ala sconosciuta, che sembra tirare il sipario
sulle ultime velleità scozzesi. In mischia Giovanelli mette il
cuore per l’ultima volta. Non lo sa ancora nessuno. Qualche
giorno dopo in un locale subisce un colpo: un bicchiere contro la
faccia, rischierà la vista e non potrà più giocare. C’è anche lo
spazio per fare una meta: l’azione è di Checchinato che si
avvicina ai pali, poi palla a T roncon che sotto pressione, invece
di servire Stoica, allarga appena per il pilone romano De Carli
(attuale fresco coach della mischia azzurra, strappato da Brunel
al Perpignan) che sfonda e segna. Il Flaminio sul 34-13 inizia a
festeggiare. La meta di Leslie allo scadere non interessa nessuno.
ITALIA SCO ZIA 34-20
Italia: Pini; Denis Dallan (5’ st. Rivaro), Manuel Dallan,
Martin, Stoica; Dominguez, T roncon (cap., 42’ st. Mazzantini);
Visser (20’-30’ Lanzi), Bergamasco (22’ st. Persico), Giovanelli;
Gritti, Checchinato; Paoletti (25’ st. De Carli), Moscardi,
Cuttitta. Allenatore: Brad Johnstone.
Scoz ia: Metcalfe; Longstaff, Mayer, J. Leslie (cap., 13’
McLaren), Logan; Townsend, Redpath; Simpson (20’-31’ Reid),
Poutney, M. Leslie; Grimes, Murray (30’ st. Weir); Stewart (32’
s.t. Hilton), Bulloch, Smith. Allenatore: Ian McGeechan.
29
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Arbitro: Kaplan (Sudafrica).
Marcatori: 17’ drop Townsend, 23’ c.p. Dominguez, 32’ c.p.
Dominguez, 36’ m. Bulloch tr. Logan, 38’ c.p. Dominguez, 42’
c.p. Dominguez; s.t. 2’ drop Dominguez, 7’ drop Dominguez,
11’ c.p. Dominguez, 17’ c.p. Townsend, 23’ c.p. Dominguez,
28’ drop Dominguez, 39’ m. De Carli t. Dominguez, 42’ m. M.
Leslie tr. T ownsend.
Note : giornata di sole, primo tempo 12-10. Spettatori: 20 mila.
30
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Roma invasa dai kilt
festeggia fino a tardi
e via delle Coppelle è il nido azzurro
È una serata quasi primaverile, una di quelle che Roma regala
grazie al Ponentino. Gli scozzesi incantati da Roma sono
ovunque, suonano le cornamuse, cantano e quando sono ubriachi
si siedono a bordo di un monumento. I romani sono incantanti
dagli scozzesi. C’è solo spazio per il divertimento. Centinaia di
highlander assiepati a T revi, altrettanti nella vicina gradinata di
T rinità dei Monti. Al Pantheon i fratelli Leslie in kilt
passeggiano con le fidanzate. Poi tutti i tifosi italiani convergo
su via delle Coppelle: lì c’è un ristorante frequentato dai rugbisti
romani e c’è un pub australiano che diventerà il fulcro della
festa. Gli azzurri in smoking arrivano alla spicciolata dal terzo
tempo, incontrano amici e compagni di club. Non solo il pub,
l’intera via è bloccata dalla folla. Qui si consuma la lunga notte
azzurra di festeggiamenti. La Nazionale si fonde con il suo
pubblico. L’altro fuoco della festa è Campo dei Fiori la tappa
finale anche per chi cerca un taxi per il rientro.
La favola di Marco Rivaro
Debutta molto tardi in azzurro, a 27 anni, e infilerà solo quattro
cap, ma è l’uomo dal tempismo perfetto. Questa è la sua favola.
Giocatore di serie minori con il Cus Genova, Rivaro si laurea in
legge e va a lavorare in uno studio di Pavia, dove si allena nel
club locale. A 25 anni però non si sente pronto per la carriera
d’avvocato e decide di continuare gli studi, frequentare un master
a Londra. È qui che, per passare qualche serata in compagnia,
decide di continuare a giocare a rugby. Lì c’è la “ tube” per
muoversi e lui ci salta sopra già pronto per il campo con le
scarpine che penzolano dal collo. Deve scegliere un club e si
adegua alle modalità inglesi: prende l’elenco del telefono, va alla
voce rugby club e inizia a chiamare. Va dagli Harlequins, fa il
provino e lo scartano. Gli va di lusso invece al London Irish (gli
irlandesi di Londra): il provino va bene e comincia a giocare
nella squadra riserve. Poi il colpo di fortuna. Mezza squadra
31
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
titolare è impegnata con la nazionale del trifoglio al Mondiale
del ‘99. L’avvocato Rivaro si trova promosso ala in prima
squadra. Gioca per tutto ottobre e viene confermato. Quando a
Johnstone dicono che c’è un italiano titolare in un superclub del
genere lo convoca. Nel giro di sei mesi la sua vita è cambiata: da
Londra al Sei nazioni, giocando nel terzo turno del torneo
contro i suoi compagni di club. Una meteora, ora, a distanza di
tempo. La favola di un giocatore di serie C che trova il suo
paradiso.
Il resto del torneo
Il torneo prosegue male anche se il successo del Flaminio evita il
cucchiaio di legno e segna un record. Ai francesi ammessi nel
1910, ci volle un anno per la prima vittoria, dieci per la prima
esterna, 17 per battere gli inglesi in casa, 38 per vincere a
Cardiff e 41 per esultare a T wickenham.
La vittoria di Roma resta un exploit che illude sul reale valore
della squadra e confonde il nuovo pubblico televisivo. Sì, perché
il match del sabato pomeriggio, trasmesso in chiaro, interrompe
lo zapping e cattura l’attenzione. Il rugby a questo livello è uno
spettacolo di valore assoluto, difficile non restarne incuriositi. E
inoltre, sta giocando l’Italia. Purtroppo il seguito è pessimo e
trasmesso in chiaro fa ancora più male: 47 punti dal Galles, 60
dall’Irlanda, 59 dall’Inghilterra. Solo nel turno finale a Parigi
teniamo il campo: regalano una meta marcata oltre alla linea di
pallone morto ai francesi (ma il T mo ancora non esiste),
giochiamo in 14 per mezzora senza Cristofoletto per espulsione.
Finisce 42-31, quattro mete azzurre: Martin, T roncon, Benazzi
e acuto finale di Mazzucato che scarta Emile N’Tamack. La
prima edizione del Sei nazioni ci vede sesti ma senza cucchiaio di
legno. Il trofeo va all’Inghilterra.
32
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il torneo 2000
I RISULTATI
Italia-Scoz ia
34-20
Inghilerra-Irlanda 50-18
Galles-Francia
3-36
Francia-Inghilterra 9-15
Irlanda-Scozia
44-22
Galle s-Italia
Inghilterra-Galles
Scozia-Francia
47-16
46-12
16-28
Irlanda-Italia
Galles-Scozia
60-13
26-18
Italia-Inghilte rra 12-59
Francia-Irlanda
25-27
Irlanda-Galles
19-23
Francia-Italia
Scozia-Inghilterra
42-31
19-13
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Inghilterra
Francia
Irlanda
Galles
Scozia
G
5
5
5
5
5
V
4
3
3
3
1
N
0
0
0
0
0
P
1
2
2
2
4
P+
183
140
168
111
95
P- P± PT
70 113 8
92 48 6
133 35 6
135 -24 6
145 -50 2
Italia
5 1 0 4 106 228 -122 2
33
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
META INGLESE CONTRO L’ITALIA NELL’EDIZIONE 2001
34
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
2001-2002
La depressione
del doppio
cucchiaio di legno
di Fabrizio Zupo
È “ l’inverno del nostro scontento”, un biennio che sarà ricordato
per il record negativo che proseguirà sino al febbraio 2003 con la
prima storica vittoria sul Galles: 14 sconfitte di seguito in un
torneo ancora diluito ogni 15 giorni che finisce a primavera
inoltrata, quasi sempre attorno alla Pasqua (adesso tutto si
consuma in un mese e mezzo). Forse è questa dimensione di
evento, che il rugby viene visto come una festa e gli azzurri più
sconfitti di sempre vengono seguiti con un entusiasmo quasi mai
venuto meno.
È anche la festa di un mondo di nicchia che si mostra e i tifosi (ex
giocatori e non solo) si trovano nel ruolo di sacerdoti e vestali. I
vecchi riti di club diventano rappresentazione attorno allo stadio e
l’incontro festoso (e alcolico) con i tifosi avversari riempie di foto
le pagine di tutti i giornali. A un chilometro dal Flaminio le partite
di calcio all’Olimpico sono blindate dalla polizia. È sempre questo
il contrasto vincente per la pallaovale che attira gli sponsor in
maniera crescente. Ma anche il tifoso più cieco fatica a essere
costante se la squadra che segue perde sempre, tanto che i 24mila
posti dello stadio fra 2002 e 2003 iniziano a essere disertati.
Brad Johnstone
Brad Johnstone rimane a capo della gestione dell’Italia per tutto il
2001 e sino ad aprile 2002 quando, a torneo finito, viene
esonerato per far posto al vice John Kirwan (al contrario suo
appariscente e preferito dai media), l’All Blacks oramai
italianizzato con moglie di T reviso e figli che crescono nel Veneto
da quando giocava con la Benetton prima e col T hiene poi.
Johnstone infila due tornei estremamente negativi con cinque
35
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
sconfitte in entrambe le stagioni (col record negativo di 80-23 a
Twickenham), cucchiai di legno che vedono gli azzurri affossati
pure nei punti (meno 100 la differenza il primo anno fra quelli
fatti e quelli subiti). Il totale della sua gestione (Sei nazioni e
test-match) sarà di 27 partite con solo cinque vittorie (nazionali
di seconda e terza fascia come Spagna, Romania e Uruguay ma si
perde anche con il Canada). È lontano l’esordio con la Scozia e
questo signore rude – sbarcato in Italia la prima volta nel 1978
quando era il veterano nel tour degli All Blacks dell’allora grande
slam che fece tappa a Padova contro il XV del Presidente –
comincia a stufare anche per la scelta di come comunicare con il
resto del mondo. Capisce l’italiano ma non lo parla, qualche
timore di essere male interpretato forse e si recinta dietro la sua
lingua madre. Questo non l’aiuta. Aveva già allenato un anno
all’Aquila, resterà tre anni a Roma, senza mai dire una sola
parola in italiano in conferenza stampa. Eccessivo.
L’arrivo di Johnstone coincide con la creazione di uno staff
professionista, dove il capo allenatore ha aiutanti specializzati.
Il suo gioco però non piace. Ha il merito di aver iniziato il
rinnovamento della squadra, finché poi s’è capito che era un
metodo. Provare un giocatore: se funziona lo tieni, se sbaglia lo
cambi. Non ci sono seconde o terze chance. Così è difficile un
reale inserimento. Ha dato un gioco alla mischia, ma non ai
trequarti. Ha instillato nello spirito azzurro una certa disciplina.
C’è poi il capitolo scelte. In mediana cerca un regista per
sostituire Dominguez e brucia Pez, Raineri, richiama Mazzariol e
al posto di T roncon dietro la mischia prova Frati, Queirolo,
Mazzantini. La coppia di mediani di Grenoble resterà ancora in
piedi e al loro confronto ogni sostituto appare inadeguato. O
meglio non gli verrà concesso il tempo di crescere sbagliando.
Intanto nel 2001 la serie A abdica dopo 70 anni di carriera per
far posto al Super 10 che dovrebbe far aumentare spettacolo e
agonismo e invece fa lievitare soprattutto i costi a fronte di un
pubblico che inizia a disertare i club. Altre scelte nella formula
dei campionati si stanno per realizzare all’estero, ma le vedremo
fra poco. Scelte quelle italiane e quelle del nord Europa da cui
deriva l’attuale situazione di club e nazionale.
36
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Anche fuori dai ruoli più strategici Johnstone appare inflessibile
nel liquidare o congelare chi non si trova pronto.
È abituato a una nazione come la Nuova Zelanda dove la
concorrenza è agguerrita e la coperta corta, se non cortissima,
dell’Italia mal si concilia con questa filosofia. Giocare con
l’incubo di giocarsi una carriera in 80 minuti non è il massimo.
Proverà oltre 40 giocatori, senza mai dare un volto definitivo al
suo gruppo. E cambierà anche capitano togliendo la fascia a
T roncon (a cui l’aveva data nel 2000) e dandola ad Alessandro
Moscardi (oltre un breve parantesi per Stoica, capitano nel tour
del Pacifico del 2001). Con i quaranta nomi che l’ex pilone fa
girare sul suo taccuino inizia un altro dei vizi azzurri, rimasti
costanti nel tempo.
La ricerca del salvatore della patria: non importa se italiano o
eleggibile. Come in un gioco di prestigio si cerca (e si continua a
cercare) un nome che sparigli i pronostici negativi. Se nel 1999 la
Fir aveva individuato in Zisti, giocatore di valore nel rugby a XIII
poi rivelatosi non all’altezza al mondiale gallese, dieci anni dopo
Mallett individua Gower, tredicista australiano, che non arriva
neppure a giocare il mondiale 2011 per questioni di ingaggio.
Durante la gestione Johnstone inoltre si inizia a vedere quella
“ zoppìa”, che trasformerà negli anni la Nazionale in una squadra a
due velocità, dovuta alla differenza di ritmo fra chi è figlio della
Serie A e chi gioca all’estero. Intanto però iniziano ad affacciarsi e
imporsi dei giovanissimi come Bortolami, Dellapè, si affermano
Denis Dallan e Mirco Bergamasco a fianco dei fratelli Manuel e
Mauro. Questi innestati nel vecchio gruppo Coste con gli Stoica,
Vaccari e lo stesso Bergamauro mischiati ad altri arrivati e spariti
come meteore. Si infittisce la ricerca di talenti nel grande bacino
argentino dove uno su due ha origini italiane e nel sud del mondo
dove Brad e John hanno i loro osservatori.
Ma il risultato non cambia. Brad appende nella bacheca azzurra
due cucchiai di legno, il presidente Dondi dice che può bastare e
accelera il cambio nell’aprile 2002. Il consiglio Fir lo stringe nel
proseguire la pista neozelandese.
37
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il torneo 2001
I RISULTATI
Galles-Inghilterra
15-44
Italia-Irlanda
Francia-Scozia
Scozia-Galles
Irlanda-Francia
22-41
16-6
28-28
22-15
Inghilte rra-Italia 80-23
Inghilterra-Scozia
43-3
Italia-Francia
Galles-Irlanda
Francia-Galles
19-30
6-36
35-43
Scoz ia-Italia
23-19
Irlanda-Inghilterra 20-14
Inghilterra-Francia 48-19
Italia-Galle s
Scozia-Irlanda
23-33
32-10
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Inghilterra
Irlanda
Scozia
Galles
Francia
G
5
5
5
5
5
V
4
4
2
2
2
N
0
0
1
1
0
P
1
1
2
2
3
P+
229
129
92
125
115
P80
89
116
166
138
Italia
5 0 0 5 106 207 -101 0
38
P±
149
40
-24
-41
-23
PT
8
8
5
5
4
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il torneo 2002
I RISULTATI
Francia-Italia
Scozia-Inghilterra
Irlanda-Galles
Galles-Francia
Inghilterra-Irlanda
33-12
3-29
54-10
33-37
45-11
Italia-Scoz ia
12-29
Francia-Inghilterra 20-15
Galle s-Italia
Irlanda-Scozia
Scozia-Francia
Inghilterra-Galles
44-20
43-22
10-22
50-10
Irlanda-Italia
Francia-Irlanda
Galles-Scozia
32-17
44-5
22-27
Italia-Inghilte rra 9-45
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Francia
Inghilterra
Irlanda
Scozia
Galles
G
5
5
5
5
5
V
5
4
3
2
1
N
0
0
0
0
0
P
0
1
2
3
4
P+
156
184
145
91
119
P- P± PT
75 81 10
53 131 8
138
7 6
128 -37 4
188 -69 2
Italia
5 0 0 5 70 183 -113 0
39
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
MAURO BERGAMASCO IN ITALIA-GALLES
40
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
2003
Gli azzurri
riassaporano
la vittoria
di Fabrizio Zupo
John Kirwan da Auckland, oggi 51enne, ha intrecciato la sua vita
professionale e privata con l’Italia sin da giocatore quando segnò
la meta più bella del mondiale 1987 proprio agli azzurri
seminando quasi tutta la squadra; ai suoi anni a T reviso e T hiene
ingaggiato in quel periodo “ semipro” che portò nella penisola i
migliori talenti dell’emisfero Sud approfittando delle pause
stagionali (estate-inverno) opposte. Sposato con un’italiana, tre
figli (la maggiore potrebbe diventare un’azzurra della pallavolo),
a 40 anni dopo una carriera che l’aveva visto giocare anche a 13
e poi nel campionato giapponese, sembra l’uomo perfetto per
risollevare le sorti. Conosce l’ambiente e tutti i suoi vizi, le
personalità forti dietro ogni scelta. Conosce i giocatori e come
pochi altri la realtà veneta, i suoi vivai più nascosti.
Chiamato l’angelo biondo All Blacks, dell’unico gruppo iridato
nella prima coppa Rwc 1987 (finché l’incantesimo non si è
rotto nel 2011), ha tutto per poter piacere. A distanza di dieci
anni dalla panchina azzurra (in seguito ha seguito il Giappone in
due mondiali e ora la franchigia dei Blues) ha destato sorpresa
che dietro a questa immagine glamour si nascondesse una
umanissima depressione. Due anni fa con il libro “ All Blacks
don’t cry” e il successivo film ha svelato 15 anni di depressione
dal 1991 sino a tutto il suo periodo azzurro. Un libro che ha
figliato una fondazione e la riconoscenza di tanti suoi
connazionali che hanno visto riconosciuto il loro dolore
psicologico da un mito vivente neozelandese.
Se Johnstone era ombroso e poco comunicativo con la stampa,
John è solare e accattivante con i media. È un mito del rugby e
quando parla i riflettori e i microfoni si accendono. Quando
disse: «L’Italia vincerà il Sei nazioni in cinque anni»,
41
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
l’affermazione fu riportata nei giornali di mezza Europa. Se Brad
rifiuta l’italiano, Kirwan ti può parlare anche in trevigiano
stretto o rispondere a tono ai media giapponesi. Sa qual è il
valore del marketing e degli sponsor e aiuta la Nazionale anche
in questo. La sua profezia non si è avverata ma in quel lasso di
tempo s’è passati dalle singole vittorie (2003 e 2004), al primo
pareggio esterno (2006), alla prima doppietta (2007).
Kirwan parte quindi con la benedizione di tutti, vive a T reviso e
non perde una partita di campionato in tutta Italia. Su questo
punto va registrato che Kirwan arriva nel momento più alto
dell’influenza della Benetton (ormai dominatrice del Super 10,
senza più la vecchia dicotomia con il Milan) sul superclub
azzurro cui rifornisce la maggioranza assoluta dei titolari. Ma
anche per Kirwan il giudizio finale sarà dato dai risultati e se i
primi due anni sarà salvato dalle vittorie su Galles e Scozia, il
terzo porterà il cucchiaio di legno e gli chiuderà la strada dal
poter arrivare a condurre gli azzurri a un secondo Mondiale.
Cambi della guardia
Con l’era Kirwan avvengono quei cambi che completano il
rinnovo della Nazionale portando dei giovani che sono gli attuali
protagonisti azzurri. Anzi il gruppo di Bortolami (a cui lui dà la
fascia di capitano), Castrogiovanni, Parisse (che fa esordire)
nasce sotto la sua gestione. È il suo lascito migliore: lanciare dei
giovani ventenni e farli crescere, pur nelle sconfitte, e dei suoi
frutti ne ha goduto dapprima Berbizier e poi gli altri. Intanto si
registra l’addio di Moscardi, che Johnstone ha fatto capitano
dopo il torneo del 2000, edizione in cui la fascia era andata a
T roncon. Il tallonatore architetto e opinionista Sky che ha
partecipato al restyling dello stadio di Wembley, ha condotto gli
azzurri per 19 partite. Il suo ruolo sarà d’ora in poi conteso fra il
veneziano Ongaro e l’aquilano Festuccia. La fascia per il Sei
nazioni ritornerà a T roncon, che la perse per essersi rifiutato di
partecipare al tour Samoa Fiji del giugno 2000 perché impegnato
nella fase finale del campionato francese. Rischiò l’espulsione
dalla Nazionale poi tutto si ridimensionò.
42
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Kirwan però esordisce sulla panchina azzurra nel nuovo tour
estivo, l’8 giugno 2002 a Hamilton, contro la sua Nuova
Zelanda, affrontata con un’Italia di giovani come il 19enne
Sergio Parisse (argentino figlio di un ingegnere aquilano, rugbista
anch’egli) al suo debutto azzurro e la fascia da capitano affidata
al padovano e petrarchino Marco Bortolami, quattro giorni
prima del suo 22° compleanno. Lo skipper più giovane della
storia azzurra. Non saranno solo queste le scoperte e gli innesti
in un gruppo azzurro che allora sta vivendo ancora grazie ai
Vaccari, ai T roncon, ai Giacheri, ai Checchinato (pronto alla
chiamata per il suo quarto Mondiale).
Galles, buona la prima
L’apprendistato del nuovo gruppo passa attraverso i test (persi)
con Argentina e Australia e nuovi esperimenti come quello di
Enrico Pavanello. Ma tutti aspettano Kirwan al test del Sei
nazioni.
Il calendario mette per primo il Galles di Steve Hansen (attuale
c t All Blacks). Mai battuto prima. In regia Kirwan torna a
convocare Diego Dominguez. All’ala mette Mauro Bergamasco,
il nostro pezzo migliore, che si sente però una terza linea in
purezza. Sarà uno dei temi di contrasto della sua gestione con il
padovano che si sentirà tradito ed emarginato. Però quella
partita sarà storica. Ecco il tabellino.
Il trionfo con il Galles
Che botto. Che debutto. Secondo vittoria nel Sei nazioni, prima
assoluta sui dragoni rossi, spezzato il record negativo, evitato il
cucchiaio di legno, riesplode la mania del rugby.
Il Galles è anche la testa di serie (con i neozelandesi) della poule
del Mondiale in Australia in cui è inserita l’Italia con Tonga,
Canada. Passano le prime due, quindi il XV sarà l’avversario da
battere.
Ma torniamo a Roma e al caso Bergamasco. Alla vigilia Kirwan
paragona Mauro all’ala più famosa al mondo: «È il nostro Jonah
43
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Lomu bianco. L’unico a poter fare la differenza». Ma sembra
una pillola indorata. Come il far leva sulla propria storia: «Ho
incontrato il Galles cinque, sei volte e non ho mai perso.
Dobbiamo trovare la fiducia in noi stessi come italiani». Inoltre
una settimana prima a T reviso, quale warm up al Sei nazioni, gli
azzurri hanno incontrato una selezione All stars del campionato
italiano, beccando due mete nel primo tempo e perdendo il
bandolo nella ripresa. Gli azzurri per la prima volta dispongono
anche di un aiuto psicologico, fornito da Bobby Robazza, ex
tallonatore azzurro degli anni Settanta.
Ma al Flaminio la musica cambia. L’Italia gioca a viso a aperto,
rischiando con i trequarti al largo e portando a casa una vittoria
storica. La nota negativa di questa lunga attesa è la carenza di
pubblico: 15mila in tutto, di cui la metà fatta di magliette rosse
che confliggono con l’azzurro di cinquemila seggiole vuote. Era
caduto nel vuoto l’invito del ct Kirwan di presentarsi allo stadio
indossando l’azzurro. Si perde anche il pullman della Nazionale:
Roma è bloccata da un corteo per la pace, contro la guerra del
Golfo.
Segna in avvio De Carli, i gallesi rintuzzano e alla fine le mete
saranno tre pari. La differenza è ancora il piede di Dominguez
fra piazzati che vengono concessi e i soliti drop assassini (il
primo – importante – ci porterà in vantaggio alla pausa del
primo tempo) a sfiancare le motivazioni avversarie più che il
fiato. Siamo Diego-dipendenti, il suo acume tattico e il suo piede
firmano le vittorie importanti: i Pez, gli Orquera e qualche mese
dopo i Wakarua saranno sacrificati nella ricerca del clone di
Dominguez e questo confronto li sfiancherà. Serve un progetto
in mediana, non esistono due Dominguez e cercare di pescare “ la
matta” è solo un esercizio d’azzardo. Il ragazzo di Cordoba
inoltre in questa partita sforerà i mille punti in carriera, un club
cui appartengono un pugno di calciatori come Neil Jenkins e
Jonny Wilkinson. È anche l’ultima grande vittoria, l’acuto
finale, il canto del cigno, dei trentenni del gruppo FourcadeCoste: dalla mediana T roncon-Dominguez, a Stoica e Vaccari.
Uno fra i pochi a non divertirsi è proprio Mauro Bergamasco
che toccherà tre palloni in tutta la partita, pur rischiando di
44
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
segnare. In conferenza stampa cercherà di abozzare: «Sto
prendendo sempre più confidenza con il ruolo, spero di non
abituarmi mai, certo la caccia all’apertura mi manca. Credo che
il mio ruolo sia in terza linea, però ora devo pensare a
migliorarmi come ala». Giocherà ala in Irlanda e Scozia, salterà
Inghilterra e Francia. Un dolore muscolare non riuscirà a far
dissimulare il dissenso con Kirwan sempre più scoperto.
Gli azzurri si riconciliano con il pubblico. E c’è anche il tempo di
un gesto inconsueto per una partita di rugby: Stoica e Bortolami
tirano fuori non so da dove la bandiera della pace con i colori
dell’iride e la tengono alta per tutto il giro d’onore. Un segno di
sensibilità per il futuro del mondo.
ITALIA GALLES 30-22
Italia: P. Vaccari; M. Bergamasco, Stoica, Raineri (27’ Mi.
Bergamasco), D. Dallan; Dominguez, T roncon (cap.); Phillips,
Persico, De Rossi; Bortolami, Bezzi; Martinez (18’ st Perugini)
dal 19’ st Martinez, Festuccia, De Carli. All. Kirwan.
Galle s: R. Williams; M. Jones (37’ st Sweeney), Shanklin, L.
Davies (16’ st Watkins), Gareth T homas; Harris, Peel; Charvis
(cap., 28’ st Gavin T homas), M. Williams, Owen; S. Williams
(9’ st D. Jones), Sidoli; Evans, M. Davies (10’ st G. Williams), I.
T homas. All. Hansen.
Arbitro: Juge (Francia).
Marcatori: pt 3’ meta De Carli t. Dominguez, 5’ meta S.
Williams t. Harris, 15’ m. Shanklin t. Harris, meta Festuccia t.
Dominguez, 26’ cp Harris, 31’ cp Dominguez, 38’ drop
Dominguez; st 21’ meta Phillips t. Dominguez, 30’ drop
Dominguez, 40’ m Peel.
Note : spettatori 15.000, debutti di Festuccia e Bezzi, giallo a
Bezzi (35’ st colpo proibito). Pt 20-17.
Non c’è il bis
Non ci sarà un’altra gioia nell’edizione 2003. Si vanno ad
incassare di fila tre sconfitte: 37 punti dall’Irlanda, 40 dagli
inglesi e spiccano i 53 dalla Francia. Solo l’epilogo contro la
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2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Scozia viene giocato alla pari. A Murrayfield Mirco Bergamasco
segna in apertura e Palmer in chiusura, ma la differenza saranno
i calci di Paterson, il cecchino che quattro anni dopo a Saint
Etienne ci butterà fuori dalla Coppa in Francia.
Il nodo della mediana resta il tema principale. Davanti agli
spogliatoi, Kirwan si lascia sfuggire il nome dell’ennesimo
(futuro) equiparato che dovrebbe risolvere ogni problema,
appena acquisirà i diritti per vestire l’azzurro: il sudafricano
Roland De Marigny. Siamo ancora al mercatino del talento.
Vince l’Inghilterra
Il giorno dopo la Scozia, si gioca a Dublino la vera finale del
torneo, fra due squadre con quattro vittorie a testa: l’Irlanda
delle meraviglie al suo massimo (quel gruppo e quel ciclo si sono
spenti durante France 2007) e l’Inghilterra che ha perso
Hogdson all’apertura per infortunio ma ha riacquistato
Wilkinson. Da marzo a novembre saranno otto mesi stellari per
il XV della Rosa. A cominciare da quella sfida. Chi la vince
realizza il Grande Slam, inseguito da vent’anni dagli irlandesi.
Per qualche minuto il XV del trifoglio c’è, ma la potenza inglese
è qualcosa di incredibile da contenere. Wilkko alza la coppa. Due
mesi dopo il gruppo di Woodward riuscirà a imporsi nel tour in
Nuova Zelanda e quindi alla finale iridata di Sydney.
2003: Mondiale in Australia
Il quinto mondiale azzurro inizia come gli altri, con pezzi che si
perdono per strada. Al Nevegal, John Kirwan sta restringendo il
numero dei papabili per fissare i 30 da portare a Canberra dove
gli azzurri resteranno 20 giorni a giocarsi la poule contro i
“ soliti” All Blacks, il Canada, Tonga e il Galles. È il tema che si
ripresenterà uguale quattro anni dopo a Berbizier: Nuova Zelanda
all’esordio, i due match abbordabili in mezzo, la sfida finale
contro la squadra europea già battuta sei mesi prima. Nel 2007 la
Scozia, nel 2003 il Galles. Ogni componente della rosa riceverà
20mila euro per tutto l’impegno dal raduno al Nevegal alla soglia
dei quarti.
46
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Vodo, Wakarua: fratelli d’Italia
Vodo, ala figiana del Calvisano, convocato al raduno non ci
arriverà mai. Finito il Super 10, Vodo è tornato nel paese natio
fra le palme di una delle centinaia di micro isole al largo di Suva.
Spiagge e palme dove i telefonini italiani non “ prendono”. La
convocazione non arriverà mai. Lui torna un paio di mesi dopo
e quando gli dicono che lo stanno cercando, vola al Nevegal. Ma
Kirwan lo blocca. La preparazione è già quasi conclusa. Non
utilizzerà questo metodo per il caso Pez-Wakarua. La sera del 6
settembre, a trenta giorni dall’esordio (lista chiusa e biglietti
d’aereo staccati), si gioca Italia-Georgia ad Asti. I caucasici
fanno un partitone, l’Italia no. Kirwan è deluso dalla prova di
Ramiro Pez. Decide nel lasso di due ore. Pez è fuori rosa.
Rientrerà solo due anni dopo con Berbizier. Convocato al suo
posto l’ennesimo equiparato d’urgenza. Si chiama Rima
Wakarua, maori neozelandese, gioca nella Leonessa Brescia in
seconda serie. Farà il suo debutto azzurro direttamente al
Mondiale. Il senso di questa scelta è inspiegabile. Pez andava
bocciato prima, non certo mandato via con le valigie in mano.
Quella di Pez è la defezione che mancava alla tradizione di
assenze celebri ai Mondiali, per i motivi più vari: Bettarello nel
1987, Covi nel 1991, Giovanelli nel 1995, i fratelli Cuttitta nel
1999.
Il girone mondiale
T utto come previsto: sconfitta pesante contro gli All Blacks
dove Kirwan schiera il secondo XV in polemica con un
calendario che non dà respiro agli azzurri e concede molti più
giorni di riposo al Galles. Lo score è 70-7.
Poi i “ titolari” tornano contro Tonga e finisce 36-12. È la
partita della famiglia Dallan: i genitori hanno vissuto in
Australia 10 anni prima di tornare nel Veneto - ad Asolo – dove
hanno aperto una ditta edile e dove i figli sono nati e cresciuti.
Manuel e Denis segnano tre mete da protagonisti nel luogo dove
i genitori sono emigrati, hanno amici e conoscenti. Era successo
anche nel ‘95 con i gemelli Cuttitta in Sudafrica. Pare incredibile
47
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
che proprio l’Italia che conta emigrati in tutti i paesi del mondo,
possa non gradire la questione equiparati: eppure dovrebbe essere
chiaro che un uomo appartiene al luogo in cui vive, lavora e
mette radici, non solo a quello in cui è nato.
Molto più incerta la partita con il Canada, che passiamo di
misura 19-14. Mauro Bergamasco non compare neppure in
panchina, gli vengono preferiti Persico e Palmer. Il Jonah Lomu
bianco sta vedendosi passare davanti il secondo mondiale in
tribuna.
I sogni sfumano col Galles
La partita decisiva si gioca a Canberra nel tardo pomeriggio per
motivi televisivi e il fischio finale dell’arbitro arriva che sta già
imbrunendo. La partita sembra un copione scritto che nessuno
poteva cambiare. Man mano che il tempo corre, non accade nulla.
L’Italia cerca un gioco, il Galles mette pressione e costringe
all’errore: su un intercetto sbagliato nasce l’azione che lancia in
meta i dragoni. Lo score italiano si muove per i piazzati di
Wakarua. Manca poco alla fine e la distanza sul tabellone è ancora
lunga. Kirwan deve far entrare anche Mauro Bergamasco ma non
come ala: a venti minuti dall’eliminazione dal Mondiale si gioca la
carta su cui non aveva creduto. Ma è tardi per qualsiasi recupero.
Non riusciamo a segnare neppure una meta: finisce sul 27-15, il
risultato non è mai stato in bilico. Sette mesi dopo la grande
vittoria sul Galles al Flaminio, non riesce la doppietta per la storia.
C’è gente che piange fuori dallo spogliatoio. È l’ennesima
occasione sfumata. Il giorno dopo c’è aria di rompete le file.
Kirwan tiene un’ultima conferenza stampa per fare un bilancio
con i giornalisti che hanno seguito gli azzurri. Sono parole piene di
orgoglio per il gruppo, dichiarazioni di intenti per il futuro, anche
molto oneste. Certo nessuno prima di Kirwan ha messo in cassa
due vittorie in un Mondiale. Ma la delusione è grande lo stesso. A
Canberra è tempo di saluti, tutti circondano Checchinato. Dopo
quattro mondiali da giocatore ci sarà ancora un Sei nazioni ma il
suo futuro è già deciso in quei giorni. Diventa il manager della
Nazionale.
48
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
L’altro Mondiale
Sono otto le squadre passate ai quarti: le tre potenze del sud e le
cinque europee, la sesta (l’Italia) resta fuori. Un risultato che
dimostra una certa immobilità dei valori in campo: gli acuti di
Canada, Fiji nelle edizioni precedenti erano legati alla mancanza
del Sudafrica del torneo. Solo i Pumas nel 1999, guidati dal piede
di Quesada (scarpa d’oro di quel torneo), avevano realizzato una
sorta di sorpasso. In finale si trovano Inghilterra e Australia ed è
il giorno di Jonny Wilkinson che pure durante la pausa fra i due
tempi si allena a battere calci. Sarà un suo drop nel secondo
extra-time a fare alzare la coppa per la prima volta al XV della
Rosa di Lancaster.
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2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il torneo 2003
I RISULTATI
Italia-Galle s
30-22
Inghilterra-Francia 25-17
Scozia-Irlanda
6-36
Italia-Irlanda
Francia-Scozia
Galles-Inghilterra
Irlanda-Francia
Scozia-Galles
13-37
38-3
9-26
15-12
30-22
Inghilte rra-Italia 40-5
Galles-Irlanda
24-25
Inghilterra-Scozia
45-9
Italia-Francia
Francia-Galles
27-53
33-5
Scoz ia-Italia
33-25
Irlanda-Inghilterra 6-42
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Inghilterra
Irlanda
Francia
Scozia
G
5
5
5
5
V
5
4
3
2
N
0
0
0
0
P
0
1
2
3
P+
178
119
153
81
P46
97
75
166
Italia
Galles
5 1 0 4 100 185 -85 2
5 0 0 5 82 144 -62 0
50
P±
132
22
78
-85
PT
10
8
6
4
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
51
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
FRANCIA-ITALIA DEL SEI NAZIONI 2004
52
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
2004-2005
Kirwan e l’addio
col cucchiaio di legno
di Fabrizio Zupo
I convocati del 2004
Partiamo dai convocati di questo 2004, dando un occhio ai nomi
rispetto ai club di allora, dove a far la parte del leone sono le
società italiane e talenti come Canale, Parisse, Perugini (che
pochi anni dopo giocherà anche una finale di Heineken con
Tolosa) e Bortolami non hanno ancora seguito i Bergamasco in
Francia ma affollano i club che si giocano il Super 10 da
protagonisti (Benetton, Petrarca, Calvisano, Viadana).
Mirco Bergamasco (Stade Francais), Canale (Benetton),
D.Dallan (Benetton), Mazzucato (Calvisno), Barbini (Safilo
Petrarca), M. Dallan (Benetton), Masi (Calvisano), Stoica
(Montpellier), Griffen (Calvisano), Picone (Benetton), De
Marigny (Overmach Parma), Wakarua (Leonessa Brescia), De
Rossi (Calvisano), Orlando (Benetton), Palmer (Benetton),
Parisse (Benetton), Persico (Leeds Tykes), Phillips (Viadana),
Zaffiri (Calvisano), Bezzi (Viadana), Bortolami (Safilo
Petrarca), Checchinato (Benetton), Dellapè (Benetton),
Festuccia (Gran Parma), Ongaro (Benetton), Castrogiovanni
(Calvisano), Costanzo (Benetton), Faliva (Benetton), Lo Cicero
(Lazio&Primavera), Perugini (Calvisano).
Lo stato dell’arte in Europa: Super 10 italiano,
Celtic League, Top 14 francese e Premiership
inglese
Serve fissare un punto, che è storia ormai ma allora solo un
progetto dimostratosi efficace. L’Italia si attrezza per il Sei
nazioni varando il Super 10 concentrando un po’ le forze
distribuite sulla penisola. Nella sostanza il ritmo di gioco non si
alza ai livelli delle altre nazioni.
53
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Cosa succede altrove? In Francia viene solo razionalizzato il
Top 14 e le regole di fair play economico. Se i conti non sono a
posto un club viene retrocesso. Una ghigliottina più frequente in
ProD2 che nella massima serie. Ma ci ha già pensato l’ingresso
in era Pro a far ridimensionare club storici transalpini come
Agen, Bezier (dieci scudi di Brenno negli anni 70), Pau. In
Inghilterra la Premiership già accompagna dal 1988 (l’anno
dopo il primo Mondiale e sette anni prima dell’era Pro) un
movimento che vuole arrivare a vincere il mondiale, riuscendoci
tre mesi prima di questo Sei nazioni. Le società si spartiscono un
dividendo che la Union riconosce alle società di vertice. Dal
2002-2003 vengono introdotti i play-off. Una cosa da niente?
No perché ha il merito di rendere le partite degli eventi, tanto
che il campionato inglese detiene il record mondiale di pubblico:
lo fissa un match di regular season del 31 marzo 2012 fra
Saracens e Harlequins (uno dei derby di Londra) che si gioca a
Wembley, tempio del calcio. Pagano il biglietto 83.761 persone.
Infine le tre nazioni gaeliche: Galles, Scozia e Irlanda. Corrono
ai ripari nel periodo delle sconfitte ripetute contro l’Italia. Si
inventa la Welsh-Scottish league con nove club gallesi che poi si
concentrano in cinque franchigie e infine nelle quattro attuali.
La Scozia arriva ad iscriverne quattro ma nel tempo ne
rimangono due, quelle federali. Manca il terzo polo: l’Irlanda e
ne mette quattro sul tavolo. Nasce così nel 2003 la Celtic
League, quella a cui l’Italia partecipa dal 2010.
Vediamo tutto questo che effetti ha avuto sulla Nazionale e sulle
Coppe. Partiamo dalla Heineken Cup, la cui prima edizione s’è
consumata nel 1996. Ebbene le prime dieci edizioni sino al 2005
sono state un affare fra Francia (quattro titoli) e Inghilterra
(cinque titoli). Si inserisce un anno l’Ulster (1999) ma è
un’edizione senza i club inglesi.
E ora guardiamo i risultati dal 2006 a oggi: otto edizioni con
cinque titoli irlandesi (tre Leinster Dublino e due Munster), due
francesi e uno inglese. Nell’edizione 2013 i quarti di finale
vedono tre team irlandesi su otto posti. E ora guardiamo il Sei
nazioni: fino al 2005 sono Francia e Inghilterra a divedersi i
titoli. Poi negli ultimi nove anni ci sono stati quattro titoli al
54
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Galles e uno all’Irlanda. I verdi però sei volte secondi, di cui ben
tre volte volte a 8 punti come i primi ma senza coppa per una
differenza punti. Nel rugby non si inventa nulla.
Controprova? La prima doppietta dell’Italia arriva nel 2007
quando la pattuglia azzurra che gioca all’estero è già bella nutrita, il
cuore del gruppo (Castro, i Bergamasco, Masi, Bortolami capitano
in una finale di Premiereship, Parisse e Canale). Ma la prima
vittoria sulla Francia arriva nel 2011 quando da pochi mesi la
Benetton sta giocando la Celtic: per la prima volta T reviso e
Viadana giocano ai ritmi di un campionato europeo e la Nazionale
non è più zoppa ma un gruppo omogeneo. E la seconda doppietta?
Nel 2013 con Brunel che gode in una Benetton super che arriva
settima nel torneo. I titolari e i “ rincalzi2 corrono alla stessa
velocità. La coperta è stretta ma almeno la zoppìa è stata curata.
Nella pallaovale non si inventa nulla.
Il torneo 2004
Il 2004 si apre con le speranze del ct Kirwan di dimenticare
l’Australia e impostare un Sei nazioni importante. T re mesi
dopo Canberra, il 15 febbraio, si affronta l’Inghilterra: i neo
campioni del Mondo sbarcano al Flaminio. È la prima uscita
ufficiale degli iridati e c’è molto interesse. Non c’è Wilkinson e
non si vedrà in campo praticamente per altri quattro anni.
Rientrerà per l’edizione 2007 giusto in tempo per la nuova
avventura iridata che lo vedrà finalista sfortunato a Parigi. La
novità italiana dell’epoca si chiama Paul Griffen, equiparato
neozelandese, una sorpresa del Super 10 italiano. T roncon si
prenderà una pausa di un anno e Griffen, basettoni alla Jpr
Williams e boccoli rasta, diventerà un perno azzurro. L’altra
novità è l’assenza di Mauro Bergamasco che salterà l’intero Sei
nazioni e rientrerà al “ volo” nel tour estivo (Romania e
Giappone) il giorno dopo aver vinto il suo primo titolo di
Francia con lo Stade allenato da un certo Nick Mallett.
Gli inglesi ci tengono a ribadire il loro primato e segnano 50
punti. Sei giorni dopo si migliora: a Parigi la Francia si limita
arrivando a quota 25. Il terzo turno ci va meglio.
55
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Salvati dalla vittoria sulla Scozia
Il 6 marzo si gioca a Roma. Dopo solo una manciata di caps
Wakarua perde di già il posto da numero 10 titolare. Toccherà a
De Marigny a esordire in regia e se la caverà benone con 15
punti di piazzati. La partita troverà un Griffen super e Ongaro a
siglare la sua prestazione con una meta che forse non c’era. Il
T mo non viene richiesto. Ma per una volta possiamo goderci un
errore arbitrale a nostro favore. Kirwan si sta giocando la
possibilità di un rinnovo contrattuale. La vittoria porta a
scavalcare un paio di posizioni nel ranking mondiale e a toccare
per la prima volta il 9° posto mondiale. La vittoria è sempre il
miglior viatico per tutto. Certo in questa nazionale ci sono nove
giocatori di scuola non italiana, che è quasi un record (Johnstone
toccò quota dieci) ed è la maggioranza sul 15 titolare di
partenza. Il gruppo ha ormai svoltato nella fisionomia rispetto
al debutto nel Sei nazioni. I giovani del 2000 hanno decine di
cap alle spalle e gran esperienza. Il ricambio generazionale è
stato completato. Senza T roncon la fascia di capitano è in mano
dall’inizio del Sei nazioni al livornese Andrea de Rossi. La
lascerà a giugno quando, con il tour estivo, inizierà il lungo regno
di Bortolami interrotto nel 2008 da Parisse.
ITALIA SCO ZIA 20-14
Italia: G.Canale (43’ s.t. Mi.Bergamasco); Mazzucato, Stoica,
M.Dallan (8’ s.t. Wakarua), D.Dallan; De Marigny, Griffen;
Parisse (25’ s.t. Orlando), Persico, De Rossi (cap.); Bortolami,
Dellap‚; Castrogiovanni, Ongaro (42’ s.t. Festuccia), Lo Cicero.
All. Kirwan.
Scoz ia: Hinshelwood; Danielli (40’ s.t. Lee), Philip, Laney (46’
s.t. Henderson), Webster; Paterson (cap.), Cusiter (1’ s.t. Blair);
Taylor, Hogg, White (46’ s.t. Petrie); Grimes (31’ s.t. Hines),
Stuart; Douglas (31’ s.t. Jacobsen), Bulloch, Jacobsen (1’ s.t.
Kerr). All. M.Williams.
Arbitro: Whitehouse (Galles).
Marcatori: 2’ c.p. De Marigny, 7’ c.p. Paterson, 9’ c.p. De
Marigny, 34’ c.p. Paterson, 41’ c.p. Paterson, 42’ c.p. De
56
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Marigny; s.t. 1’ m. Ongaro, 37’ c.p. De Marigny, 40’ c.p. De
Marigny, 48’ m. Webster.
Note : spettatori 23.500. Infortuni a M. Dallan (stiramento al
collaterale mediale del ginocchio destro) e Parisse (risentimento
inguinale). P.t. 9-9.
Il cucchiaio di legno viene dunque evitato, anche se poi le
becchiamo dall’Irlanda sia pure solo per 19-3 e siamo travolti
nel punteggio ancora dal Galles. Registriamo una piccola
continuità: una vittoria all’anno. Il bilancio non è fallimentare,
ma i segnali non sono dei migliori. Nella prima tappa del tour
estivo si perde di un punto contro la Romania. In Giappone
arriva a dar man forte Mauro Bergamasco. I tour di novembre
non tolgono e non aggiungono nulla. A parte il fascino
dell’Haka al Flaminio che sarà disturbata dalla banda militare
mentre sfila in mezzo al campo.
2005 un altro anno nero,
un altro cucchiaio di legno
Blande nei punteggi ma sempre sconfitte sono. Gli azzurri vanno
sotto ovunque, solo contro la Scozia, sul 18 a 10 si può
recriminare sul mancato successo. T roncon è di nuovo lo
skipper di “ azzurra”. Eppure un’altra edizione del torneo scivola
via senza colpo ferire. Il “ grip” della novità del Sei nazioni è già
sfumato: lentamente sta perdendo terreno e pubblico. T re
vittorie in venti partite dal 2000 al 2004 non aiutano a risolvere
i problemi di una squadra anche se il movimento del rugby in
Italia continua a godere dell’effetto vetrina. Il boom si vede
soprattutto nell’ingresso di bambini nelle squadre aquilotti,
pulcini, ovetti.
John Kirwan se ne va
La malattia che abbatte l’angelo All Blacks è la mancanza di
vittorie: il 13-56 contro la Francia nell’ultimo turno al Flaminio
segna la sorte di Kirwan. Ha già il consiglio federale contro,
stavolta lo mollerà anche il presidente Dondi che gli ha
57
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
permesso di completare il triennio e però desideroso di
abbandonare la pista neozelandese e tornare ai metodi dei cugini.
Si cerca un ct disponibile. Kirwan non arriverà a guidare
nemmeno il tour estivo in Argentina.
58
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il torneo 2004
I RISULTATI
Francia-Irlanda
Galles-Scozia
35-17
23-10
Italia-Inghilte rra 9-50
Scozia-Inghilterra 13-35
Francia-Italia
Irlanda-Galles
25-0
36-15
Italia-Scoz ia
Inghilterra-Irlanda
Galles-Francia
Inghilterra-Galles
20-14
13-19
22-29
31-21
Irlanda-Italia
19-3
Scozia-Francia
0-31
Francia-Inghilterra 24-21
Irlanda-Scozia
37-16
Galle s-Italia
44-10
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Francia
Irlanda
Inghilterra
Galles
G
5
5
5
5
V
5
4
3
2
N
0
0
0
0
P
0
1
2
3
P+
144
128
150
125
P60
82
86
116
Italia
Scozia
5 1 0 4 42 152 -110 2
5 0 0 5 53 146 -93 0
59
P±
84
46
64
9
PT
10
8
6
4
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il torneo 2005
I RISULTATI
Francia-Scozia
Galles-Inghilterra
16-9
11-9
Italia-Irlanda
17-28
Italia-Galle s
8-38
Scozia-Irlanda
13-40
Inghilterra-Francia 17-18
Scoz ia-Italia
Francia-Galles
Irlanda-Inghilterra
Irlanda-Francia
18-10
18-24
19-13
19-26
Inghilte rra-Italia 37-7
Scozia-Galles
22-46
Italia-Francia
Galles-Irlanda
Inghilterra-Scozia
13-56
32-20
43-22
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Galles
Francia
Irlanda
Inghilterra
Scozia
G
5
5
5
5
5
V
5
4
3
2
1
N
0
0
0
0
0
P
0
1
2
3
4
P+
151
134
126
119
84
P- P±
77 74
82 52
101 25
77 42
155 -71
Italia
5 0 0 5 55 177 -122 0
60
PT
10
8
6
4
2
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
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2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
CARLO DEL FAVA DURANTE FRANCIA-ITALIA
62
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
2006
L’avvento di Berbizier,
le petit caporal
di Fabrizio Zupo
Il nuovo condottiero
È disoccupato come allenatore da qualche tempo. Un
personaggio sanguigno, ironico certe volte, ma non facile. Pierre
Berbizier, detto le petit caporal e sui giornali francesi siglato
come Bbz è in una lista di papabili ma sbaraglia la concorrenza
durante un pranzo milanese con il presidente federale Dondi, in
cui ammette la volontà di rimettersi in discussione. Dopo aver
fatto il ct dei bleus a 33 anni (un terzo posto al mondiale 1995 e
un tour vincente dei galletti in Nuova Zelanda) era di fatto
“ fuori mercato”. I due ci mettono poco a trovare un accordo.
Due mesi dopo quel gran tonfo contro la Francia che costa la
panchina a Kirwan, arriva il primo grande botto nel tour estivo.
È il debutto del francese. Pierre Berbizier richiama Ramiro Pez
(finito a Perpignan) che non gioca in azzurro dalla famosa serata
di Asti e se lo porta in Argentina. Nel secondo test, a Cordoba,
città natale di Pez, l’apertura farà la sua partita più bella in
azzurro davanti ai parenti e agli amici di infanzia che tifano
Pumas: guida l’attacco, segna una meta pesante che si aggiunge a
quelle degli “ argentini” Canale e Parisse. Finisce 29-30. Per la
prima volta in tutta la sua storia l’Argentina, la stessa
formazione che guadagnerà l’anno dopo la medaglia di bronzo al
mondiale contro la Francia, perde in casa contro l’Italia. Il ct
Marcelo Loffreda detto Tano (l’Italiano) e il capitano Pichot
addirittura disertano la conferenza stampa. È il biglietto da visita
di Pierre Berbizier che in Italia è accolto come l’arrivo del
messia. Ai test di novembre il miracolo non si ripete e i Pumas
si prendono la rivincita a Torino, mentre l’Italia riuscirà a
strapazzare agevolmente T onga e le Figi sotto la neve di Monza.
Con tre vittorie importanti l’attesa per il debutto del nuovo ct
63
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
cresce notevolmente. Ecco alcuni passi di un’intervista fatta in
quella parentesi fra Test e Sei nazioni, dove Bbz non si sottrae a
temi su cui ancora si discute, dimostrando di aver le idee ben
chiare. Più da dirigente che da allenatore.
Il pensiero di Bbz. Franchigie, coppe europee,
centralità dei club, obiettivi del torneo, doping
Ci parli de lla franchigie .
«è una buona idea. Con due successi su 24 partite giocate, e
nessuna vittoria in Heineken, certe volte contro formazioni
imbottite di riserve, non c’è da stare allegri. Il rugby italiano
deve concentrare le forze, e creare superclub che raggruppino
tutti i migliori giocatori. Come fanno in Scozia, Galles e
Irlanda».
Ma così il campionato è de stinato a scomparire ...
«I club devono rimanere al centro, perché producono talenti.
Semmai si potrebbe irrobustire la qualità del rugby italiano
giocando all’estero, e dopo qualche stagione rientrare
rilanciando un campionato più valido, che richiami tutti gli
emigrati. In Francia io ho militato in una serie A con 80 squadre.
Oggi sono 14, forse diminuiranno ancora, con stadi sempre
pieni».
Come gioche re te il Se i naz ioni?
«Puntare tutto sul match conclusivo contro la Scozia sarebbe
un errore madornale. E se perdiamo anche quella? Molto meglio
giocarle tutte al massimo, per cogliere ogni opportunità.
A novembre, dopo aver perso a Genova contro l’Argentina, ho
scoperto che la prima linea aveva deciso, a mia insaputa e senza
nemmeno avvisare i compagni, di gestire inizialmente le mischie
ordinate senza mettere pressione agli avversari: l’esatto
contrario del nostro piano. E difatti dopo tre mischie
era già chiaro che avremmo perso».
Pe rò è logico che non si possa te ne re te sta a coraz z ate
come Francia o Inghilte rra dall’iniz io alla fine .
«è vero, questa Italia non riesce a rendere al massimo per 80
minuti. Quindi la mia priorità è gestire i momenti di calo senza
subire punti. E poi la differenza non la fai con i cinque giocatori
64
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
più forti, ma se fai crescere i cinque più deboli. Per questo vorrei
una panchina lunga, e di qualità».
Ne l rugby, sport di contatto e logorante , ciclicame nte si
parla di doping. Le i, che ne l 2001 disse a “L’Equipe ” che
il doping è una re altà ne llo sport france se , cosa ne pe nsa
oggi?
«I soldi e troppe partite per ogni stagione sono il terreno ideale
perché si sviluppi il doping. Misi sotto accusa la creatina,
affermai che tutti si attendono dagli atleti sempre il massimo,
rischiando la salute».
Come si vede c’è già tutto anche la consapevolezza della tenuta
fisica del gruppo: l’Italia crolla al 60’, minuto più e minuto
meno. In quell’ora è sempre all’altezza. Il torneo del 2006 verrà
giudicato come quello dei “ primi tempi”: se fissiamo i punteggi e
la classifica alla pausa, l’Italia avrebbe vinto il Sei nazioni. Ma la
distanza fra i “ cinque forti e i cinque deboli” è ancora tanta, la
panchina è corta, Berbizier non riuscirà a mettere in
competizione fra i ruoli nessuno (piloni a parte) e un giocatore
troppo sicuro del posto non sempre offre prestazioni al 100%.
Gennaio 2006: il raduno alla Borghesiana
Ecco i nomi dei 25 azzurri convocati al raduno iniziale al centro
La Borghesiana di Roma per l’esordio dell’Italia di Pierre
Berbizier nel Torneo delle Sei nazioni in calendario a Dublino
contro l’Irlanda il 4 febbraio 2006. La novità nell’elenco era
l’assenza di Alessandro T roncon, mediano del Benetton e
recordman di maglie azzurre. «Al raduno di novembre – spiega il
ct francese – mi aveva detto che non si sentiva pronto per la
Nazionale. T roppo stanco mentalmente». Un anno dopo – a 33
anni suonati – sarà fra i protagonisti della doppietta azzurra. Di
questa lista, messa a confronto con quelle del biennio
precedente, non può sfuggire che 9 su 25 giochino in Francia o
come il tradizionale serbatoio trevigiano sia – in questo
momento – al minimo storico con tre presenze.
Mauro e Mirco Bergamasco, Sergio Parisse (Stade Français);
Marco Bortolami (Narbonne); Gonzalo Canale (Clermont-
65
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Auvergne); Martin Castrogiovanni, Paul Griffen, Ludovico
Nitoglia, Salvatore Perugini, Maurizio Zaffiri, Alessandro Zanni
(Calvisano); Denis Dallan, Fabio Ongaro e Simon Picone
(Benetton); Carlo Del Fava (Bourgoin); Santiago Dellapè
(Agen); Carlo Festuccia, Rima Wakarua (Gran Parma); Ezio
Galon (Overmach Parma); Andrea Lo Cicero (L’Aquila); Carlos
Nieto, Samuele Pace, Josh Sole (Viadana); Ramiro Pez
(Perpignan); Alessandro Stoica (Montpellier).
L’esordio a Dublino
Il tema di tutto il torneo è proprio quello della tenuta e della
coperta corta. Bbz fa di necessità virtù. Ha già vinto una
scommessa riportando Pez in regia (e in attacco l’argentino ha
un timing nelle scelte notevole, in difesa molto meno) e quando
arriva la tegola di Masi “ rotto” per tutto il Sei nazioni inventa la
coppia di centri Canale-Mirco Bergamasco che scala dall’ala a
favore di Canavosio. Affiatamento immediato in difesa e
sintonia in attacco, la coppia non verrà più toccata. A Dublino
si scopre però che l’Italia politicamente vale molto poco e solo
la stampa irlandese difenderà gli azzurri dagli svarioni di Pearson.
Stampa “ svegliata” dai pugni sul tavolo di Berbizier nella
conferenza post partita al grido «We want the same right», le
stesse condizioni degli altri e crocifiggendo il “ campione”
O’Driscoll che ricorre allo “ stamping” davanti all’arbitro e in
favore di telecamera senza neppure un richiamo (lo rifarà nel
2013 ma gli andrà malissimo). Una brutta pubblicità per la lealtà
del rugby. Finisce 26-16 (pt. 10-10) e nonostante le altre
prestazioni dell’anno come il primo pareggio esterno di sempre
a Cardiff un mese dopo, il ct ricorderà questa partita come la più
bella, la più vicina ai suoi dettami e dove il gioco azzurro è stato
un coro.
La beffa è che Pearson dà un giallo a Pez e in quattordici
l’equilibrio salta. Ancora peggio fa il City commissioner, dopo le
polemiche sollevate anche dalla stampa dublinese. Non si accusa
il capitano irlandese ma il numero 8 Leamy sempre per
stamping, un’ipocrisia. E si indaga su un morso subito da
66
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Easterby che non sa indicare chi sia stato, forse Castrogiovanni.
Insomma si vuol dimostrare che le scorrettezze sono repertorio
di entrambe le squadre.
Mirco Bergamasco scala da ala a centro con Canale. Non
saranno più sostituiti. Il mediano Canavosio diventa ala. Mirco
ripaga subito della scelta con una meta da urlo alla mezz’ora che
porta in vantaggio, la prima di un torneo da incorniciare per lui.
Cadiamo nella ripresa, calpestati soprattutto dall’arbitro.
Quando Bowe segna, tutto il pubblico vede il replay e fischia
l’arbitro: si vede chiaramente Mauro Bergamasco che in volo
cintura l’avversario, lo gira verso l’alto e gli impedisce di
schiacciare a terra. Per molto meno si chiede il parere del T mo.
Pearson, al suo debutto no. E mentre O’Gara trasforma, si rivede
il furto sul megaschermo.
Berbizier si sente derubato a un passo dall’impresa, non ci sta e
fa vergognare gli irlandesi: «È già dura lottare ad alti livelli, se
poi ci danno un handicap diventa difficile. Vogliamo giocare con
le stesse regole degli altri. Forse siamo ancora una piccola
squadra ma vogliamo gli stessi diritti. Ci si accorge di Pez e si dà
un giallo ma non si vede lo stamping fatto da O’Driscoll. Forse
Pez non è conosciuto, mentre il capitano dei Lions è un divo.
Per questo O’Driscoll può fare stamping e non succede nulla?».
Il carisma e l’autorevolezza del ct fanno il resto, la stampa
irlandese gli va dietro: si parla di fortuna (“ Lucky break” titola
l’Irish T ime), il mondo scopre il pack azzurro.
Tifo in trasferta
Grazie ai voli low-cost molti appassionati sperimentano come
Dublino o Parigi sia più conveniente di Roma e l’effetto si vede
per la prima volta in Irlanda. I biglietti staccati sono tremila e la
macchia azzurra si vede soprattutto la sera nel quartiere di
Temple Bar dove cascano tutti i turisti. Il rugby è diventato un
fenomeno da studiare per il marketing.
Inghilterra e Francia
Tornati a Roma gli azzurri incrociano dapprima l’Inghilterra
67
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
con un 16-31 che vede i campioni del mondo uscire alla
distanza. Partita ricordata per l’assedio finale inglese sui 22
azzurri con continui drive, ma la mischia si immola e il
“ panchinaro” Dallaglio che guida il suo pack decide per l’onore
delle armi e fa calciare in touche. Al termine chiederà ai suoi di
restare in “ corridoio” e aspettare il giro d’onore degli azzurri,
applauditi per come si sono battuti.
E si arriva alla terza sfida, quella con la Francia dove c’è un
interesse tutto extra campo. Il ritorno di Bbz a Parigi da
avversario e la contestazione a Laporte, ct francese, reo di aver
offeso il pubblico dello Stade de France («Borghesi di merda»
aveva detto in un fuori onda). I due poi non si parlano, Bbz da
analista dell’Equipe aveva “ bastonato” il collega. Si evitano
anche allo stadio, cercano di non incrociarsi nella mix zone e
quando sfilano in campo il pubblico applaude l’ “ italiano” e
fischia sonoramente Laporte. Al punto che lo speaker evita di
farne il nome quando legge le formazioni. Grazie a Pez e ai calci
guadagnati dalla mischia l’Italia va alla pausa in vantaggio 8-12.
Ma quei punti non si muovono più. Laporte nella ripresa cala il
jolly Castaignede che fa impazzire a calci la nostra linea
arretrata. Finisce 37-12. Il lavoro però si vede, l’Italia cade
esausta o sui dettagli. La svolta è per ora solo un desiderio.
Galles-Italia 18-18
Si può essere ottimisti dopo tre sconfitte? Forse no, ma fra gli
azzurri si comincia a credere che l’era delle “ sconfitte
onorevoli” stia per finire. Parisse è uno di quelli che lo dice
apertamente. Il Galles non sembra più quello che l’anno prima
ha vinto il torneo con tanto di grande slam. Ora ha paura di
perdere e si vede. Il giudice televisivo non annulla la bella meta
di Canavosio che prima umilia l’apertura Stephen Jones
intercettando un passaggio per Watkins, poi cavalca per sessanta
metri in contropiede solitario, infine schiaccia quasi sulla linea di
pallone morto, al termine dell’area di meta. L’Italia centrerà
l’ennesimo primo tempo in vantaggio.
Ma stavolta non cede e nel finale sono i Dragoni a dover
68
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
recuperare per cercare di pareggiare davanti a 74.000
connazionali. Il risultato insomma è storico, ma non sta in tasca
all’Italia. È il primo risultato utile del Sei nazioni 2006, il primo
fuori casa da quando si gioca il torneo, il primo punto che
cancella il pacco regalo in arrivo col cucchiaio di legno. Gli
azzurri recriminano e i gallesi escono col sorriso dal Millennium
Stadium per lo scampato pericolo. Mirco Bergamasco si gode lo
champagne regalato al miglior giocatore in campo.
Festeggiamenti dimezzati
in vista del quinto turno
Il bello di Cardiff è che le partite si concludono in un’unica
grande festa sul vialone centrale che porta dal Castello allo
stadio. È tutto lì in centro, in quell’unica via: pub, ristoranti,
vecchie birrerie, discoteche. Ma gli azzurri dove sono a
festeggiare? Per loro si tratta di una prova di maturità. L’hotel
scelto è proprio in pieno centro, al limite della zona pedonale.
Nella settimana gallese avrebbero potuto distrarsi e molto.
Quella sera potrebbero farlo senza problemi ma gli azzurri
decidono di ricevere a domicilio. Amici e parenti invadono
l’albergo. Molti tifosi affollano il bar, tutti offrono birre. Quasi
tutta la Nazionale però sceglie di andare a letto a dormire. Dice
un giovane saggio: «Meglio dormire e recuperare. Ci sono solo
sette giorni alla Scozia. Siamo veramente stanchi».
Una settimana al quinto turno: se qualcuno pensa che il torneo
sia solo un festival, sappia che l’ultimo match si gioca
praticamente in apnea. Non c’è recupero (e men che meno ora
che il Sei nazioni dura un mese e mezzo e non tre) e si va in
campo più con le riserve mentali che quelle fisiche. È il bello di
un torneo mai scontato.
Finale amaro senza acuto
al Flaminio, Italia-Scozia 10-13
Il cucchiaio di legno è evitato ma il primo anno di Bbz iniziato
con i Pumas andrebbe festeggiato con una vittoria con la Scozia,
l’unica Union di cui condividiamo un bilancio quasi alla pari.
69
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Partiamo dall’ingenuità finale. Sul 10-10 e una manciata di
secondi al fischio si deve conservare un po’ di lucidità: vincere
non si vince, la linea di meta è troppo lontana e pare che il
campo sia in salita. Non resta che calciare in touche, mettere
fine alle ostilità e alla fatica. Soluzione “ old fashion”, come una
volta. Bisognerebbe accontentarsi del secondo pareggio di fila.
Invece qualcuno prende palla al volo e cerca di aprire il gioco
all’esterno: là dove normalmente erano schierati i centri ci sono
due piloni. Che a quel punto della partita hanno diritto a essere
stremati, a cui non puoi chiedere virtuosismi pedatori o manuali.
La palla ce l’ha in mano Perugini che la passa a Lo Cicero. Che
fare? Lo Cicero decide tardi, la terza White lo placca ma lui non
lascia la palla e muore con l’ovale in mano. Viene fischiato il
penalty per tenuto a terra. Paterson piazza e porta a casa la
partita. Una beffa. Ripagata con gli interessi l’anno dopo. Ma
quell’episodio sarà il primo delle tante avventure sfumate per un
tanto così.
Inutile dire che l’impalpabile titolo assegnato da stampa e
tecnici all’Italia quale squadra rivelazione non può stemperare
l’amarezza.
70
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
GLI ARTICOLI DELL’EPOCA
Il sogno azzurro dura un tempo
Clamoroso a Parigi: l’Italia prende a calci la Francia
Ma poi nella ripresa i Bleus fanno fioccare le mete
di Fabrizio Zupo (inviato a Parigi)
I sogni azzurri si spengono al quarto d’ora della ripresa col tuffo
di Nyanga nella nostra meta, lanciato dal richiamato Castaignede
dopo un rasoiata verticale dell’estremo di decine di metri nella
nostra difesa. Sembravamo ancora in partita.
In realtà l’Italia buona era rimasta chiusa nello spogliatoio
durante la pausa, dove eravamo entrati con un 12-8 stupefacente
e guarnito da un drop sontuoso di Pez al 38’. Parigini incantati e
disposti a fischiare i loro giocatori, una Francia che faceva molti
errori nel suo fondamentale migliore: la manualità con l’ovale.
Noi con una difesa aggressiva e l’occupazione degli spazi li
avevamo contenuti. Colpo su colpo, e facce segnate come quella di
Griffen (uscito due volte per ferita al volto). Era mancata solo la
meta. Poi il rientro, con ancora tanta forza sulle gambe ma poca
benzina in testa. Tanto da restare a secco nel punteggio per tutta la
ripresa mentre i galletti infioccavano altre quattro mete, due nel
rush finale a gonfiare un risultato che pareva prima accettabile
(undici punti di scarto). E in una partita sino al 15’ del secondo
tempo decisa dai calciatori, i due penalty che Rougerie (al 3’ della
ripresa) invece di piazzare ha cercato di convertire in touche
sbagliandoli entrambi, pochi secondi l’uno dall’altro, pescando la
zona di pallone morto, e ancora il clamoroso palo centrato da
Yachvili un minuto dopo, sembravano il segno del destino. La
giornata giusta per noi? Macché. Inizia la discesa, puniti da
Nyanga.
E arriva poi anche l’espulsione di Del Fava, reo per l’arbitro
Spreadbury di somma di falli ripetuti. «Ma non sappiamo quali
fossero quelli prima» rivela alla fine capitan Bortolami.
Di certo a metà ripresa, giocare in 14, ha cambiato il volto del
match. Perché in quei 10 minuti il pack francese ha finalmente
avuto ragione – due volte – di quello italiano: violando la meta
con drive vincenti su sviluppi di touche a cinque metri dalla
71
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
linea. La prima volta è sembrata dubbia, tanto che l’arbitro
televisivo, il gallese Nigel Owens, l’ha annullata. Ma sulla
ripartenza gli otto avanti hanno trasportato i nostri fino a
permettere al pilone De Villiers di schiacciare in modo nitido.
La paura francese era cominciata a svanire al 25 del primo
tempo: dopo ripetuti tentativi di superare la difesa azzurra nei
nostri 22 con continui cambi di fronte resi vani dai placcaggi
delle terze linee (Mauro Bergamasco ne ha confezionati tre in
sequenza su questa azione), il mediano di mischia Elissalde ci ha
scavalcati con un calcio a parabola sulla fascia che ha trovato
sulla bandierina l’appostato flanker Lievremont sul punto di
caduta. È bastato appoggiare l’ovale. Ma eravamo ancora in
vantaggio e ci siamo rimasti in tutto 50 minuti.
La classe di Pez, dapprima impeccabile ad alternare calci e passaggi
e concreto sui penalty, è diventata nella ripresa incapacità di
trovare la touche dando spazio al pericolo numero 1 predetto da
Berbizier: i contrattacchi dei francesi su spazi aperti. A questo va
aggiunto che la touche è mancata in momenti decisivi, con cinque
lanci rubati dai galletti. Così abbiamo perso anche il possesso e gli
errori hanno cominciato a fioccare.
Dopo la boa della prima ora, i segni della battaglia hanno
consigliato il ct di dare ossigeno al pack, cambiando l’intera
prima linea, un pezzo dietro l’altro a favore dell’esordiente – in
questo Sei nazioni – Lo Cicero, di Festuccia e di Castrogiovanni.
A quel punto ai francesi è bastato giocare sui ritmi della
Marsigliese cantata in coro per spegnere ogni incertezza, grazie
al ritrovato Yachvili (come piazzatore e come skipper della
mischia) e alla classe di Castaignede che ha sigillato il trionfo
con un passaggio di rara bellezza permettendo a Michalak di
chiudere il match sotto i pali.
L’Italia fa tremare il Galles
Sul pareggio pesano tre calci sbagliati da Pez
di Fabrizio Zupo (inviato a Cardiff)
È storico, ma non ci sta in tasca. Il primo risultato utile del Sei
nazioni 2006, il primo fuori casa da quando si gioca il torneo, il
72
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
primo punto che cancella il pacco regalo in arrivo col cucchiaio
di legno. Ma sono gli azzurri a recriminare e i gallesi ad uscire col
sorriso dal Millennium Stadium per lo scampato pericolo.
L’Italia dei primi tempi avrebbe ora cinque punti, quella reale ne
conserva uno. E, tutto sommato, allora è meglio che vada come
oggi, che dal 15-15 alla pausa si è chiuso sul 18-18 e che si tenga
per 80 minuti e non più solo 60, invece che la delusione di Parigi
dove siamo andati a bere il tè in vantaggio 12-8 e poi abbiamo
incassato e basta, o come con l’Irlanda col parziale di 10-10 e
poi battuti fra recriminazioni e polemiche, o infine con
l’Inghilterra (6-7 al 40’) che ha regalato solo pacche sulle spalle
da Dallaglio e soci e nulla più.
Meglio essere meno eleganti, ma collezionare un pari che ci
trasporta al Flaminio con la consapevolezza che la partita –
sabato prossimo contro la Scozia (oggi battuta 15-9 a Dublino) –
la faremo noi. In classifica resteremo ultimi anche vincendo (3
punti) ma forse assieme al Galles (se perde a Parigi).
Vincere con la Scozia sarebbe un punto d’arrivo di un lavoro
andato avanti per piccoli passi, ma costanti. S’è visto anche ieri
con la touche risistemata (quattro le palle rubate) e funzionante
anche con Festuccia al posto di Ongaro che le aveva provate da
titolare. Quattro partite di seguito con rendimento e intensità
costante l’Italia non le aveva mai fatte, in assoluto.
Altra caratteristica di questi azzurri è di essere realmente in 30,
non più 15 titolari più altri. E il risultato storico s’è avuto anche
in assenza di stelle come Mauro Bergamasco. Per Berbizier
(cinque sconfitte, un pareggio, tre vittorie il suo bilancio
azzurro) stanno arrivando i risultati del suo metodo. Non un
exploit come fu a Grenoble nel ‘97 il battere la Francia del
Grande slam nell’allora Cinque nazioni, ma un punto di non
ritorno. L’Italrugby non c’è più, la comparsa ha imparato il
copione. Ci sono gli azzurri e fanno paura: che siano gli altri a
preoccuparsi. Ecco perché è un pareggio storico. Oggi c’è
mancata solo la fortuna. Quei tre piazzati sbagliati da Pez e quel
drop sbilenco di Stoica: ne bastava ovviamente uno. In
compenso il giudice televisivo non ha annullato la meta di
Canavosio che, dopo aver umiliato l’apertura Stephen Jones,
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intercettando un passaggio per Watkins e cavalcato 60 metri in
contropiede solitario, ha schiacciato sulla linea di pallone morto,
al termine dell’area di meta.
Oggi al Millenium Stadium con il tetto aperto e 77.402 biglietti
staccati agli ingressi (cifra da finale mondiale) la partita non era
iniziata per il verso giusto. Azzurri a cercare di rallentare il gioco
del Galles, ma così facendo esponendosi alle fughe dei trequarti.
Sino al fallo di Perugini che ha portato i Dragoni in attacco e
alla meta dell’ala Mark Jones. Lo sbandamento è rientrato con
la meta di Galon cinque minuti dopo: su un drive della mischia,
Pez apre per Bergamasco che trova il buco, avanza e lancia
Canavosio sulla linea dell’out. Sulla seguente touche presa a due
mani da Parisse, la mischia si compatta e spinge sino alla linea.
Griffen esulta troppo presto, ma torna lucido e raccoglie l’ovale
aprendo al largo: il pallone con due tocchi di Pez e Bergamasco
arriva a Galon che trova il varco aperto.
Il Galles risponde con un invenzione di Stephen Jones, ma è poi
la stessa apertura a fare un errore alla Carlos Spencer e regalare
l’ovale a Canavosio. Nella ripresa l’Italia ha avuto il possesso
del campo per 25 minuti, ma senza trovare il punto decisivo.
Berbizier: «Reagire dopo tre sconfitte
è già una risposta da campioni»
di Fabrizio Zupo (inviato a Cardiff)
«C’è stato un momento, in cui ci siamo guardati tutti e abbiamo
cominciato a parlare: facciamo cose semplici, buttiamola in
touche, andiamo avanti così»: Mirco Bergamasco “ miglior uomo
in campo” nella sfida del Sei nazioni racconta così la “ svolta” di
Galles-Italia a metà ripresa, quando di solito gli azzurri hanno già
finito la benzina, e invece sabato si trovavano ancora in partita.
La “ svolta” per il padovano che ora spera in Galthié, coach
dello Stade Francais, per un suo impiego da centro più frequente.
La “ svolta” che il ct azzurro Pierre Berbizier in conferenza
stampa ha poi confermato chiamandola la «capacità di imparare
a soffrire, che diventa un piacere, quando scopri che la cosa ti
permette di giocare ad alto livello. Non possiamo pensare di
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vincere con squadre così importanti senza imparare a gestire la
sofferenza».
Anche Marco Bortolami – capace di interpretare bene il ruolo di
capitano con l’arbitro quando i gallesi pasticciavano in touche –
conferma la qualità del secondo tempo: «Siamo riusciti a
mantenere una disciplina tattica in campo, abbiamo preso più
confidenza e abbiamo cercato di vincere. Non è arrivata la
vittoria, ma questo è il rugby. Va bene così».
Ma il sentimento è più di amarezza o di felicità per il traguardo
storico? «C’è molta felicità per quello che rappresenta».
Berbizier sul punto incalza e guarda avanti: «Ora lavoreremo su
questo tema specifico, i progressi ci sono ma dobbiamo imparare
che quando si ha un’opportunità di vincere si deve prendere».
In sostanza, nonostante il Galles abbia giocato la sua miglior
partita del torneo, davanti a oltre 77 mila spettatori, gli azzurri
potevano e dovevano uccidere il match. «La squadra migliora un
passo alla volta – interviene Bortolami – avete visto come la
touche che in Francia ci aveva dato problemi, questa volta ci ha
tenuto in partita sino alla fine. Siamo soddisfatti di ciò e pure del
fatto che siamo stati costanti per quattro partite di seguito così
ravvicinate».
Berbizier è però pure capace di esaltare i suoi uomini, di
prendersi una pausa dal suo sguardo continuo sull’analisi del
gioco: «Devo dire che è stata una grande soddisfazione vedere
l’Italia reagire dopo tre sconfitte. La reazione è già una risposta
da campioni, è decisiva. Certo non abbiamo vinto. Ma siamo a
Cardiff, nello stadio dove loro hanno vinto il Grande Slam: in
campo non scendiamo da soli e non possiamo fare quello che
vogliamo. Io devo ringraziare tutta la panchina che s’è fatta
trovare pronta, e posso dire che esiste un gruppo azzurro, non ci
sono solo 15 giocatori. Spendo una parola per Zaffiri che è
rientrato dopo molto tempo nella squadra come avesse giocato
sempre. T utti i giocatori devono entrare con quello spirito».
Il terzo tempo è passato tranquillo, la stanchezza ha fatto il suo
lavoro e molti azzurri hanno rinunciato a festeggiare in città.
Facce scure fra i gallesi che dimostrano con il gelo a tavola le
tensioni dello spogliatoio: il vecchio coach vincente dimesso, e
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quello nuovo – Scott Johnson – triturato sul mancato impiego
dell’apertura talentuosa Gavin Henson, come fu nel calcio con
Cesare Maldini per Roberto Baggio, per dare un’idea.
Poi tutti assieme le due squadre al lounge bar dell’Hilton, a
fianco del palazzo del governo, come mezza Cardiff-bene nel
sabato di festa. Stavolta confusi con i tifosi italiani (un gruppo di
ex nazionali girava con un t-shirt azzurra che recitava in inglese
“ scimmie italiane assetate”, altri con le feluche e mantelli del
Bo, l’università di Padova) e tante tante fan gallesi in mise
generosamente estive nonostante il nevischio serale.
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Il torneo 2006
I RISULTATI
Irlanda-Italia
Inghilterra-Galles
Scozia-Francia
Francia-Irlanda
26-16
47-13
20-16
43-31
Italia-Inghilte rra 16-31
Galles-Scozia
28-18
Francia-Italia
Scozia-Inghilterra
Irlanda-Galles
37-12
18-12
31-5
Galle s-Italia
18-18
Irlanda-Scozia
15-9
Francia-Inghilterra 31-6
Italia-Scoz ia
10-13
Galles-Francia
16-21
Inghilterra-Irlanda 24-28
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Francia
Irlanda
Scozia
Inghilterra
Galles
G
5
5
5
5
5
V
4
4
3
2
1
N
0
0
0
0
1
P
1
1
2
3
3
P+
148
131
78
120
80
P85
97
81
106
135
Italia
5 0 1 4 72 125 -53 1
77
P±
63
34
-3
14
-55
PT
8
8
6
4
3
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SECONDA PART E
Arriva
la rugby-mania
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SCOZIA-ITALIA: MIRCO BERGAMASCO E GONZALO CANALE, LA GIOIA
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2007
L’anno
del boom
di Fabrizio Zupo
Secondo e – inaspettatamente – ultimo anno di gestione per il ct
Berbizier che nel lasso di tempo fra Sei nazioni e mondiale di
Francia di settembre annuncerà le sue dimissioni. Non senza danni,
perché muove gli equilibri all’interno della squadra durante la
delicata fase del girone di qualificazione mondiale. La tensione
capitano-allenatore arriverà alle stelle. Iniziata durante il tour alle
Figi l’estate prima, condita da un incontro con la stampa in cui Bbz
chiede a Dondi la necessità di un nuovo capitano, sopita durante il
torneo quando il ct riconosce l’errore davanti a tutti alla consegna
delle maglia, deflagrata a Marsiglia quando Bortolami fa votare gli
azzurri sulla decisione di dare le spalle all’Haka. T utti episodi su cui
arriveremo per ordine. Ma sarà anche l’anno del boom, la rugbymania che dilaga a partire dallo storico risultato a Edimburgo di
febbraio, accelerato dalla prima storica doppietta a Roma contro il
Galles, culminata nel match contro l’Irlanda in cui l’Italia è
virtualmente in lizza per il titolo (e è ovviamente la prima volta).
Sarà sconfitta nel giorno di San Patrizio ma la Nazionale viene
attesa per la passerella in piazza del Popolo. Davanti ci sono
diecimila persone festanti. I ragazzi scattano “ selfie” col pubblico
alle spalle, perché non ci credono neppure loro.
Il ct decide convocazioni due partite alla volta, la porta è aperta
per tutti. E rispetto al 2006 c’è già una grossa novità. Ritorna
T roncon che l’anno prima aveva disertato. Tronky (non
chiamatelo Castoro perché odia quel soprannome) sta giocando
nel Clermont Auvergne e ha disputato pure una finale di T op 14.
In quest’annata sta giocando meno perché i francesi vogliono
valorizzare il mediano Mignoni in vista della nazionale nel
mondiale di casa. E torna Denis Dallan rimasto invece fuori per
infortunio.
Ecco la lista dei primi 24, un gruppo di sole certezze ormai. Sale
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a 14 la legione straniera, spalmata tra Francia e Inghilterra:
Mauro e Mirco Bergamasco (Stade Français, Francia), Bernabò
(Cammi Calvisano), Bortolami (Gloucester, Inghilterra), Canale
(Clermont Auvergne, Francia), Castrogiovanni (Leicester
T igers, Inghilterra), Dennis Dallan (Stade Français, Francia), De
Marigny (Cammi Calvisano), Dellapè (Biarritz, Francia),
Festuccia (Rolly Gran Parma), Griffen (Cammi Calvisano), Lo
Cicero (Infinito L’Aquila), Masi (Biarritz, Francia), Nieto
(Gloucester, Inghilterra), Ongaro (London Saracens, Inghilterra),
Parisse (Stade Français, Francia), Perugini (Stade Toulousain,
Francia), Pez (Bayonne, Francia), Robertson (Arix Viadana),
Scanavacca (Calvisano), Sole (Arix Viadana), T roncon
(Clermont Auvergne), Zaffiri (Calvisano), Zanni (Calvisano).
Italia-Francia 3-39 e primo Trofeo Garibaldi
L’esordio non è fra i migliori e addio sogni di rivincita. Anzi
presentato a Palazzo Farnese sotto gli affreschi del Caravaggio,
sede dell’ambasciata di Francia, i bleus si portano a casa il trofeo
Garibaldi da allora in lizza fra le due “ latine” del Sei nazioni. Per
compensare le varie Calcutta cup e T riple Crown dei Paesi del
Nord. Il trofeo è realizzato da Jean Pierre Rives, un vero mito
lui per chiunque abbia giocato negli anni Settanta. Un flanker
piccolo e coraggioso (la madre è di Vicenza) venerato ovunque
anche se nella versione scultore appare un po’ meno dotato.
La sconfitta serve solo a lanciare il mito di Chabal che pare uscito
da un fumetto di Asterix, un personaggio capace di rilevare il posto
“ vacante” di Jonah Lomu nell’immaginario rugbistico. E’ un
brutto risveglio per le velleità azzurre, soprattutto perché Chabal
ha messo in imbarazzo il nostro pack. È lì che l’Italia ha ceduto.
Sarà l’ultima partita da titolare con Berbizier per il mediano
Griffen e anche Pez in regia è sotto esame.
Sette giorni dopo: Inghilterra-Italia 20-7
La svolta inizia in mediana, il solito enigma mai risolto. Il ct
sceglie T roncon con Scanavacca, il talento rodigino eterna
promessa azzurra. Con l’innesto di una coppia di vecchietti
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2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
(sessantasette anni in due) pur giocando tatticamente in modo
non disciplinato, viene fuori un match esaltante: mischia che
contiene e fa soffrire il pack inglese nella metà campo
avversaria, meta capolavoro di Pepe Scanavacca, sconfitta con
lo scarto minimo di sempre a Twickenham, Man of the match
p e r Tronky, fischi inglesi al Jonny Wilkinson, reo di aver
dimostrato paura di perdere nel tempio inglese, piazzando
l’ovale invece di giocare alla mano un paio di penalty. Brian
Ashton, coach inglese, chiede scusa per la prestazione e celebra
in italiano (complice un passato da giocatore a Roma) le virtù
azzurre. È come se fosse scattato un interruttore, e il faro
azzurro ora inquadra la Scozia.
Scozia-Italia 17-37
La partita più raccontata di sempre, più di Grenoble. Mancano
sette mesi al Mondiale e saranno proprio quelli del Cardo gli
avversari da battere per approdare ai quarti di Parigi. Sono saliti
a seimila i tifosi italiani al seguito e nel piccolo centro storico
attorno alla rocca del castello di Edimburgo si vedono e si
sentono. Invadono il Royal Mile sotto un cielo plumbeo. Si
tratta del rettilineo che dal castello sulla sommità della collina
scende sino a valle finendo all’ingresso della residenza estiva
reale che, a sua volta, fronteggia il nuovo Parlamento scozzese.
I tifosi invadono preferibilmente i pub del centro storico o del
porto, che s’affaccia sul grande fiordo diventato in parte zona
turistica, con i docks trasformati in pizzerie e bistrò. La
Nazionale è “ nascosta” in un albergo sull’anonima statale verso
l’aeroporto.
Edimburgo è forse la città migliore per gli appassionati di rugby.
Parigi e Londra sono metropoli indifferenti all’evento singolo;
Cardiff è solo birra e rugby; Dublino ti stringe su Temple Bar. La
capitale scozzese vede il rugby diffuso ovunque, non fa
distinzione fra caffè letterari e sport, l’aria vissuta di una città
universitaria fra le più importanti e lo spirito highlander
secessionista. Il centro storico arriva sino al mare e c’è sempre
molto da scoprire ogni volta.
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2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
La partita
Dire che esistevano sensazioni positive già al riscaldamento degli
azzurri sull’erba bagnata di Murrayfield è semplicemente un vizio
deformante del ricordo. E neppure uno sceneggiatore di talento
poteva scrivere un copione che prevede un “ primo tempo” di 7
minuti sospeso su uno stratosferico 0-21 e una ripresa di 73
minuti che diventa quasi un’agonia. E quello strano sentimento
che qualcuno ti svegli dal sogno.
In campo ci vanno De Marigny estremo; Robertson e Masi alle
ali, Canale e Mirco Bergamasco centri, Scanavacca e T roncon in
mediana; Parisse numero 8, Mauro Bergamasco e Zanni flanker;
Bortolami e Dellapè in seconda linea; Castrogiovanni pilone
destro, Lo Cicero sinistro e Festuccia tallonatore. Quando
l’arbitro Courtney fischia non tutto il pubblico ha preso posto in
tribuna e per sei minuti non ci sarà tempo di prendere fiato,
figuriamoci sedersi passando in mezzo alle poltroncine.
Roland De Marigny fa un lungo calcio d’invio sui 22 avversari, il
pack scozzese raccoglie, forma una maul per consegnare a
Cusiter un ovale “ pulito”, mentre ben quattro sentinelle azzurre
(Mauro Bergamasco, Castrogiovanni, Lo Cicero e Dellapè) oltre
a Scanavacca restano in linea fuori dal raggruppamento pronti a
intervenire. Quando la palla arriva a Godman, l’apertura
vorrebbe semplicemente calciarla fuori il più lontano possibile e
ci prova, ma Mauro Bergamasco incombe a pochi passi e appena
distende le braccia non c’è più traiettoria possibile per
l’avversario: l’ovale, stoppato dal padovano con le dita della
mano destra, vola in senso contrario e rotola a terra.
Bergamasco è in vantaggio perché sta già correndo nella stessa
direzione, la porta è pochi metri più in là: il problema è non
essere spiazzati da un rimbalzo strano o per lo stesso motivo
non riuscire a tenerla in mano. Mauro rallenta, afferra il pallone
a un passo dalla meta e si tuffa. Poi si alza, urla e getta il pallone
in alto, alzando le braccia quasi a chiamare il pubblico. Sono
passati diciotto secondi. C’è un doppio boato: l’oooh di
delusione di un intero stadio, l’urlo dei seimila ad accompagnare
quello dei giocatori azzurri. Scanavacca trasforma e si riparte
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2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
sullo 0-7. Scozia intontita. Nulla di irreparabile. Ma ora è l’altro
mediano, Cusiter, a giocare per noi. Per due volte. La prima al
quarto minuto: la Scozia sta giocando in difesa sulla fascia
sinistra, fissa il gioco e i mediani aprono sulla destra, ma l’azione
è interrotta da un placcaggio di Parisse che si trasforma in
raggruppamento. Palla fuori e Cusiter rischia una prima volta
con una palombella verso destra con l’ovale che viene
recuperato dall’estremo Hall, al quale non resta che impostare
una ruck. La Scozia non è ancora avanzata di un metro: si è solo
spostata dalla fascia sinistra alla destra, da touche a touche, ma
alla stessa altezza, appena fuori l’area dei 22. Il pack pulisce
l’ovale per Cusiter che passa ancora. Palla a Godman e poi alla
seconda Hines inserito fra i trequarti, Cusiter in raddoppio si fa
restituire l’ovale e a questo punto deve scegliere: davanti ha
Canale che si allarga e Scanavacca che sembra galleggiare in
attesa, e allora cerca di infilarsi rientrando alla destra di Pepe,
ma il recupero a tutta velocità di Lo Cicero che l’ha messo già
nel mirino gli fa cambiare corsa. Stringe verso sinistra quasi per
bucare nell’intervallo avversario, poi invece fa un passaggio
tardivo verso il centro Dewey. Scanavacca, nel gioco di anticipi
e ritardi che si svolgono nel giro di frazioni di secondo, si trova
sulla traiettoria del passaggio, fermo come un gatto nell’erba a
fissare una farfalla che gli svolazza attorno, prima di brandire
l’artiglio: gli basta avanzare di mezzo passo e allungare la mano
per trovarsi l’ovale in mano. Deve solo correre per quindici
metri, bissare lo sprint di due settimane prima a Twickenham.
Forse pensa di sognare perché si gira due volte a rassicurarsi che
il contropiede abbia tagliato le gambe agli avversari. Quindi
segna in mezzo ai pali. Si tiene l’ovale, fa testa contro testa con
Bortolami, poi sistema il pallone e trasforma.
Il ct Hadden Hadden, nonostante il doppio errore, ordina a
Cusiter e a Godman di aprire ancora al largo in qualsiasi punto
del campo. Il numero 9 lo accontenta, anche troppo, due minuti
dopo: sugli sviluppi di una touche Cusiter con l’ovale in mano
prima passa a Godman, poi gli va in raddoppio, riprende l’ovale
e tenta una lunga palombella a saltare apertura e centri destinata
a Di Rollo all’ala, a oltre venti metri di distanza. La gittata è
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scarsa quanto basta a Kaine Robertson per mostrare il suo
numero migliore: lo scatto da centometrista ad arpionare la palla
che gli piove in braccio e l’allungo in meta.
Nessun urlo, il gelo. Ammutoliti i 50.284 spettatori paganti. Fin
qua lo show: tre mete a zero. Senza costruire un’azione, ma con
l’ovale consegnato a mano dagli avversari. Neppure in
parrocchia. Ed è troppo presto. Gli scozzesi si destano dallo
shock e inizia un’altra partita. Con molti errori azzurri, specie
nel placcaggio, che Berbizier non riuscirà a perdonare. Un
trionfo messo a rischio che costerà il posto, ad esempio proprio
a Scanavacca. Mai più schierato. Il piede di Paterson dà il ritmo
alla rimonta. Due le mete scozzesi e la paralisi azzurra continua,
finché T roncon non ridà la carica costruendo una meta che
passa attraverso il logorìo degli avanti avversari. I nostri piloni
si esaltano, ma quando Castrogiovanni (miglior giocatore della
Premiership quell’anno) esce per infortunio alla coscia destra
entra Nieto. E quando esce Lo Cicero subentra Perugini. Per i
piloni avversari è un incubo. Il muro scozzese si sgretola un
metro alla volta in una lunga interminabile sequenza di drive, di
giocatori che rientrano nel mucchio. Fino a quando T roncon
non sale sul podio. Manca meno di un metro alla meta: Parisse e
Ongaro difendono e lo sospingono T ronky. I tre sono una cosa
sola, mentre gli scozzesi faticano ad alzarsi dalla precedente
ruck. T ronky è di nuovo il proprietario dell’ovale e ha capito
come portarlo oltre la linea: sembra esserci un corridoio ma è
presidiato, allora decide di scivolare attorno alla mischia con i
compagni in sostegno e, passata la linea, crolla a terra. Un
avversario lo cintura nel tentativo di tenerlo su, ma lui ha il
pallone più basso, all’altezza del bacino e lo cinge con tutte e due
le braccia, come un bambino da difendere dalla pioggia. Si
accascia a terra, segnando con tutto il corpo. Meta, indica
Perugini con le mani puntate verso il basso. Televisione, fa
segno l’arbitro disegnando un rettangolo nell’aria con le dita. Al
rallentatore del T mo si vede chiaramente che quel “ bambino” è
stato dolcemente appoggiato a terra mentre era nelle mani del
mediano. Un secondo, esplode Murrayfield: T roncon salta in
mezzo al campo, non ha mai smesso di urlare.
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L’uomo che due settimane prima a Londra al suo ritorno da
titolare, aveva detto «darò una mano ai ragazzi», ha finalmente
gettato la maschera del Cincinnato che casualmente passava di là
e scarica tutta la sua adrenalina agonistica. È il 43’ della ripresa,
l’arbitro fischierà la fine al 50’ ma è già festa in campo e sugli
spalti. Un’ora dopo chiama il presidente del consiglio Romano
Prodi per congratularsi.
L’Italia si accorge del rugby
La festa prosegue nei pub dove gli azzurri vanno a ringraziare i
tifosi. Ma dalla mattina dopo con tutti i quotidiani che aprono
sulla loro impresa, le televisioni che prenotano interviste, gli
azzurri capiscono che è cambiato il mondo per loro.
L’Italia si accorge di questo sport, forse aiutato dai tragici fatti
allo stadio di Catania (la morte dell’ispettore Filippo Raciti) e da
un 2006 appena concluso marchiato da Calciopoli. Fatto sta che
c’è un prima e un dopo Murrayfield e dopo ben sette anni l’eco
di quella popolarità non s’è spenta nonostante gli azzurri
abbiano vinto - a tutt’oggi - solo 11 partite sulle 70 giocate in
14 edizioni. L’imprinting di quel successo ha dato smalto a
questo sport prima così bistrattato.
Italia-Galles, tutti a caccia del biglietto
Dal freddo scozzese all’estate romana nel giro di 15 giorni e tutti
a caccia di un biglietto: i 23.500 posti a sedere del Flaminio non
bastano più. Bruciati in 24 ore. Overbooking in tribuna stampa.
In quella vip è un vero assalto. Si vedono anche Zoff e Rivera.
Quando a Roma è moda lo spettacolo è incontenibile.
La partita finirà 23-20 per l’Italia con tanto di giallo finale, ma
gli episodi non possono cambiare l’inerzia di un entusiasmo che
moltiplica le forze. Il sole di Roma illumina un evento
incredibile dove all’Italia riesce tutto. In regia c’è di nuovo Pez
visto il giudizio definitivo su Scanavacca. Il talento non basta
per Berbizier che commenta così: «Una squadra non è la somma
dei migliori, ma il gruppo più efficace».
L’Italia passa con un contropiede di Robertson che inventa la
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difesa più strana di sempre: un rinvio alla Buffon lunghissimo,
poi sotto a pedalare con lo sprint benedetto da un rimbalzo che
gli mette in braccio l’ovale. Meta che nemmeno in cineteca ci
credono. Il Galles – detentore del titolo – non ci sta. Ma
stavolta è Mauro Bergamasco che si trova schierato centro ad
approfittare di uno schema studiato per il fratello Mirco. Pez
riceve da T roncon e inventa un calcetto a scavalcare i centri che
cade sotto i pali. I due fratelloni in vantaggio sulla difesa girata
di schiena si avventano e Mauro ci si butta sopra per primo.
Potremmo ancora perdere e qui per una volta ci aiuta l’arbitro
White che non si capisce con i gallesi. I rossi a un amen dal
termine hanno un piazzato a disposizione: se lo battono e va
dentro pareggiano. Oppure possono spedirlo in touche a pochi
metri dalla meta, godere del lancio a favore e iniziare un’azione
che potrebbe dare la vittoria. Optano per la penaltouche ma
quando vanno a lanciare l’ovale l’arbitro fischia la fine. Non si è
mai capito cosa si son detti, ma di certo i gallesi credevano di
aver tempo per giocare.
È un trionfo. E i tifosi non ragionano più pensando che l’Italia
abbia anche la continuità per cercare il terzo centro stagionale.
Irlanda e San Patrizio
Ma non sarà così. L’Irlanda cerca il suo primo successo nel Sei
nazioni e infligge il 17 marzo, festa nazionale per l’isola verde,
51 punti all’Italia che nel caldo di Roma però fa il danno
maggiore con capitan Bortolami. La sua meta finale costa il
titolo all’Irlanda per differenza punti a favore della Francia.
O’ Driscoll e soci sono in campo a guardare dal grande schermo
che fa la Francia. È una scena crudele: tutto il pubblico non si
muove dagli spalti del Flaminio, poi il collegamento
internazionale salta e quando l’immagine da Saint Denis riprende
si vedono i francesi saltare con la coppa in mano. Gli irlandesi si
mettono a piangere davanti al pubblico romano.
Il mondiale di Francia
È l’ennesima impresa mancata. Lo sgarbo italiano all’haka nella
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partita d’esordio (gli azzurri hanno mostrato la schiena durante
l’esibizione) fa arrabbiare i neozelandesi che puniscono
severamente gli azzurri. La spaccatura del gruppo con Bbz è
consumata e già esce la notizia dell’arrivo di Nick Mallett alla
guida azzurra. Bortolami e compagni rischiano pesantemente
contro la Romania e pure col Portogallo. L’ultima partita a
Saint Etienne contro la Scozia si risolve con due calci: quello
centrato dal cecchino Paterson e quello sbagliato di pochi
centimetri dall’oriundo Bortolussi. Sul talentino di Montpellier
pesava una battuta del ct a domanda precisa: «Se era forte
giocava per Francia».
Si spacca tutto. T roncon si ritira, Berbizier lascia l’Italia uscendo
da solo dallo stadio. In due anni ha fatto meglio di tutti (una
vittoria e un pareggio esterno, una seconda vittoria in casa). Nel
totale su 31 partite ne ha vinte 13 e fallite 17 oltre al pari. In
due anni ha tirato fuori il meglio da un gruppo che, sette anni
dopo, è ancora lì a difendere i colori azzurri. Inizia l’era Mallett.
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GLI ARTICOLI DELL’EPOCA
Italia, vittoria storica in Scozia
Tre mete d’intercetto nei primi minuti
di Fabrizio Zupo (inviato a Edimburgo)
Rotto ogni tabù rugbistico in maniera pirotecnica (tre mete di
intercetto nei primi sei minuti) in una partita da numeri record,
gli azzurri di Berbizier hanno fatto l’impresa: vincere per la
prima volta un match esterno del Sei nazioni. A Murrayfield s’è
consumata la passione della Scozia, con un rotondo 17-37 che
vale molto pensando ai Mondiali. Nel mirino azzurro c’è
l’obiettivo di andare ai quarti, fra le prime otto per la prima
volta, e tutto passa per lo scontro con gli scozzesi.
È la terza impresa del gruppo guidato dalla ditta Berbizier &
Bortolami: ct e capitano dopo la prima vittoria esterna contro i
Pumas (2005), il primo pareggio esterno in Galles (2006),
firmano la vittoria a Murrayfield, dove non vince quasi mai
nessuno nel Sei nazioni.
Berbizier da giocatore, per dare un’idea non c’è mai riuscito in
dieci tentativi. Bortolami invece due mesi fa con il suo Gloucester
aveva battuto l’Edinburgh, squadra che mette insieme mezza
Nazionale scozzese. Un segno benaugurante, ha rivelato poi.
Si inizia con coreografiche lingue di fuoco a bordo campo ad
accogliere l’entrata dei padroni di casa, ma le bruciature vengono
da tre scudisciate inferte dall’Italia in avvio. Manco con il
Portogallo a ottobre, cui l’Italia ha rifilato 83 punti, si era sul
21-0 dopo sei minuti. Ammutoliti i 50.284 spettatori paganti,
seimila dei quali arrivati dall’Italia, pronti a intonare il
“ popopopopopopoooo” mondiale. Il record arriva al 19esimo
secondo: calcio d’avvio di Scanavacca, pack azzurro a far
pressione sulla difesa avversaria con l’apertura Godman a tentare
un semplice calcio di liberazione. Senza però tener conto dei
riflessi di Mauro Bergamasco, ormai un mito alla Wayne
Shelford sia per generosità sia per fisicità: il padovano stoppa il
calcio, sfrutta il rimbalzo e si tuffa in meta. Scozia intontita. Ma
è l’altro mediano, Cusiter, a giocare per noi: per due volte cerca
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di lanciare i suoi trequarti prima con un passaggio stretto per
Dewey poi con uno lungo per l’ala Paterson, entrambi
intercettati. Il primo da Scanavacca, l’altro da Robertson e Italia
in meta due volte. T utto il credito accumulato con la fortuna,
riscosso in un colpo solo. Roba mai vista, contropiedi calcistici
verrebbe da dire.
Però mancano 74 minuti alla fine e inizia un’altra partita. La
Scozia, che rimane pure in 14 per un giallo a Taylor, comincia a
prendere possesso del campo, ruba le touche e tiene palla. Al 15’
il centro Dewey in prima fase, complice l’arbitro Courtney che
si trova a fare velo in mezzo fra Canale e Mirco Bergamasco, si
infila nella difesa azzurra e marca fra i pali. Gli azzurri sembrano
paralizzati dalla paura, quella di non essere mai stati così in alto
da sentirne le vertigini. E dopo un piazzato di Scanavacca al 23’,
per altri 43 minuti non viene segnato un punto. Si fanno errori
banali, Canale calcia con tre giocatori cui passare palla, Parisse
fa l’egoista a pochi metri dalla meta che chiuderebbe la partita.
La Scozia vuole riaprire il match e rinuncia a piazzare tre
punizioni (saranno sette alla fine) per tentare la meta. Si rompe
Masi, Berbizier sposta all’ala Mauro Bergamasco e fa entrare
Zaffiri in terza linea. È il momento più difficile e la pausa arriva
come una liberazione.
Nella ripresa la Scozia si installa nei 22 italiani e ha il suo
massimo quando Paterson (passato all’apertura) riesce a bucare
la difesa e volare in meta. Ma sul calcio di rinvio la Scozia è
disattenta e la palla va in touche a un niente dalla meta. Il pack
azzurro guadagna due piazzati che Scanavacca trasforma (alla
fine saranno quattro su quattro). Poi il suggello di T roncon che
si infila nel pack avversario partendo da una ruck a cinque metri
e schiaccia.
L’arbitro chiede la prova televisiva, ma il replay è chiaro e il
pubblico comincia a cantare “ Volare”. È festa. Il presidente della
Fir Dondi piange di nascosto. Anche il presidente del Consiglio,
Romano Prodi chiama gli azzurri, il presidente della Repubblica,
Carlo Azeglio Ciampi, spedisce un sms. L’Italia del rugby è in
paradiso.
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La gioia degli azzurri
dopo lo show scozzese
di Fabrizio Zupo (inviato a Edimburgo)
Gigantografia a coprire l’intera copertina dell’inserto sportivo
domenicale del T imes, il giornale più letto in Gran Bretagna. Si
vede Mirco Bergamasco placcare l’apertura Godman, eroe
negativo assieme a Cusiter della Scozia battuta 17-37 in casa
dall’Italia e unico titolo «T riple clowns», gioco di parole su
triple crown (triplice corona): tre volte buffoni.
Tanto per capire come va da queste parti con i giudizi. Ancora
peggio i quotidiani scozzesi: si va da «Operazione autodistruzione» a «Veni, vidi, vici», e ancora «Va in scena
l’umiliazione» oppure «Scozia: dentro e fuori in 6 minuti».
E c’è chi ha scritto: «A Roma davano in pasto uomini ai leoni
del Colosseo, per molto meno di quanto hanno combinato in
campo i 15 di Frank Hadden». T utto questo – come pure le
pagelle ai giocatori – viene visto come indice di popolarità del
rugby. Nessuno si sente offeso. Non così molti azzurri, che mal
hanno sopportato le critiche piovute dopo la sconfitta con la
Francia. Le vittorie però stemperano tutto. Del resto per una
volta la fortuna ha reso quanto tolto nei due match precedenti.
Il rimpallo favorevole per la prima meta di Bergamasco cancella
quello che ha messo in mano l’ovale a Dominici che tagliò le
gambe agli azzurri nel primo turno.
Stavolta l’Italia ha approfittato della fortuna e sebbene per
mezzora la paura di non saper vincere abbia prevalso, poi
T roncon ha tirato fuori l’anima dal pack azzurro. La sintesi
dello spirito del rugby non è negli incredibili sei minuti iniziali,
ma nei sei finali quando, a partita vinta (37-17 fissato dalla meta
di T roncon al 42’ su 50’ giocati nella ripresa) l’Italia ha scavato
la trincea a pochi metri dalla propria area di meta. E il furibondo
finale a cercare di violare l’area azzurra è svanito.
Mostruoso Mirco Bergamasco in una di queste situazioni a non
farsi assorbire dal mediano Cusiter a fintare la penetrazione, e a
puntare invece sull’apertura Paterson (ala spostata lì al posto di
Godman) che ha ricevuto palla e placcaggio in simultanea.
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Nessuna concessione agli avversari, nessuna meta della bandiera.
La paga data completamente, record di punti alla Scozia (furono
34 nell’esordio del 2000) e di punti fatti nel Sei nazioni. Quattro
mete poi sono evento raro per l’Italia in questo torneo. Nel
mezzo, in quei 43 minuti senza segnare un punto, in cui gli
scozzesi hanno rinunciato a punti sicuri giocando sette punizioni
(21 punti) ma senza riuscire nella rimonta, ci siamo salvati
ricorrendo alla semplicità. Anche con la classica pedata “ corta
ma sicura”, uno dei dogmi del rugby interpretato al meglio da De
Marigny. E in touche un Parisse svettante e sicuro.
L’arbitraggio al solito non aiuta: «Courtney è molto fiscale e si
irrigidisce se gli si parla – rivela Bortolami – il capitano è l’unico
a poterlo fare, così sono andato a trovarlo durante la pausa. A
suggerirgli attenzione sui loro falli commessi sui drive».
Una parola va spesa per la prima linea: l’Italia ne ha due di
uguale livello e chissà cosa passa per la testa dei piloni avversari,
quando vedono uscire Lo Cicero ma gli arriva sul collo Perugini,
e se il sostituto di Castrogiovanni è Chango Nieto. E la nostra
arma migliore: « È vero – dice Bortolami – più in generale di
gente con le palle non ne manca in questa Nazionale. Anzi
abbonda ma dobbiamo riuscire a trovare il modo di esprimerci al
meglio. Siamo al 20-30 per cento delle potenzialità. Abbiamo
margini enormi da esplorare».
L’Italia mette sotto anche il Galles
La meta di Mauro Bergamasco vale una storica doppietta
di Fabrizio Zupo (inviato a Roma)
L’Italia non si ferma più. L’edizione 2007 del Sei nazioni, il
torneo più antico del mondo, segna la definitiva consacrazione
degli azzurri nell’élite del rugby internazionale. E non solo per la
statistica, che da lunedì vedrà collocare la Nazionale di Pierre
Berbizier all’ottavo posto del ranking mondiale della palla ovale.
Gli ultimi dieci minuti del match visto allo stadio Flaminio, con
le curve e le tribune stipate da 23.500 spettatori, resteranno
scolpiti nella memoria: il Galles mai morto, è rientrato in gara
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con un parziale di 0-10 in avvio di ripresa, ma poi è stato
demolito nel finale.
Siamo alla mezz’ora della ripresa quando arriva la scossa azzurra.
Se nel primo tempo (13-7) ci aveva tenuto in piedi
l’occupazione del campo (24’31” nella metà campo avversaria),
concretizzatasi nei penalty trasformati da Pez e suggellata dallo
sprint in meta di Robertson inseguendo l’ovale calciato
lunghissimo sin quasi sotto ai pali del Galles, il riposo ha
appannato le idee di Bortolami e soci. Una meta il Galles l’aveva
già segnata al 29’ con Shane Williams, poi un piazzato di Hook
e la meta del tallonatore Rees nell’unico sbavo difensivo di
T roncon cambiano volto al match.
A quel punto l’idea di schiacciare i gallesi nei propri 40 metri,
per quanto efficace, non è più sufficiente. Non basta a impedire
le folate dei tre-quarti. Hook su tutti: pronto a dare il colpo
finale (al 70’), con una cavalcata sulla fascia. Ostruito, la palla
cade in avanti e l’arbitro White ci grazia: non concede la
mischia agli avversari ma a noi. Pez ci porta fuori al piede. Il
match è ormai a trincee aperte, gli schemi sono saltati. Perugini
e Staibano, entrati da poco per Lo Cicero e Nieto, aiutano il
pack a tornare in cattedra. Al 76’ Perugini, intrappolato dagli
avversari, riesce a non perdere palla e guadagnare un fallo. Pez
trasforma e sul 16-20 gli azzurri decidono di giocare il tutto per
tutto. Si rinuncia a piazzare ancora per avvicinarsi al boccone
più grosso. Una penaltouche ci porta a un passo dalla meta. Ma
restiamo a tre metri dall’area avversaria, con continue maul e
ruck. La palla resta viva ma non sfondiamo. T roncon continua a
giocare attorno alla mischia cercando varchi inesistenti. Ed è
così che ormai in quarta fase il mediano apre verso Pez:
l’apertura, che aveva tentato ogni tipo di finta, prova il numero
migliore del repertorio azzurro in attacco. Un calcetto a
scavalcare i centri Hook e Shanklin a favore di Mirco
Bergamasco. A fianco Mirco ha il fratello Mauro piazzato a
secondo centro, dopo il colpo alla tibia ricevuto da Canale al
23’. Come già in Scozia, vista la panchina densa di avanti e
povera di tre-quarti, Berbizier fa entrare Zaffiri in Terza e fa
slittare Mauro all’esterno. La gittata a scavalco di Pez, invece
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dell’affondo alla mano, prende in contropiede Hook, ma non
tanto da non ostacolare Mirco. Mauro invece allarga, Shanklin si
fa assorbire e l’ovale rimbalza incustodito in area per un tuffo
plastico in meta. White vuole la prova televisiva ma non ci
sono dubbi. Pez trasforma e si sale a più 3. Manca un minuto e
mezzo, più 120 secondi di recupero.
La rabbia gallese si insedia nei nostri “ 22”, fino a costringere
Staibano al fallo in ruck. Un piazzato per pareggiare come a
Cardiff l’anno scorso. Gareth T homas decide di calciare in
touche, perché l’arbitro ha concesso 10 secondi. Ma per tutto il
match i gallesi sono stati lenti a formare la rimessa. Quando
stanno per batterla, White fischia la fine. Azzurri in festa, gallesi
attorno all’arbitro. Ora faranno ricorso, ma non servirà a molto.
E dopo il trionfo con il Galles
grande festa in piazza Navona
di Fabrizio Zupo (inviato a Roma)
Una notte al Kabala: il nome aiuta ma non basta per indovinare
sino a dove l’Italia del rugby si potrà spingere in questo Sei
nazioni sempre più magico e, in prospettiva ormai prossima, al
mondiale di settembre. Ma restiamo al Kabala il locale nella
poppa di piazza Navona, eletto dai giocatori italiani quale rifugio
finale per il post Terzo tempo (il quarto, il quinto spingendosi
nella notte), dove lo smoking è meno inamidato, i papillon si
slacciano e, soprattutto, partecipano pure le donne.
Come a Edimburgo due settimane fa, la vittoria si festeggia in
mezzo alla gente. In questo locale alloggiato in una palazzina
medievale, l’altra notte, gli eroi del Flaminio si sono svestiti
dell’aurea di campioni per mostrarsi come sono: ragazzi di
vent’anni e poco più con voglia di divertirsi, ballare, strappare
per qualche ora le regole monastiche dell’atleta con le tabelle
dietetiche in tasca. E anche nel privé riservato agli azzurri, ma
allargato alle visite del pubblico delle altre sale (quello femminile
affluiva a metri quadrati, per dare una misura), la nazionale
dimostra di essere compatta pure nel divertirsi.
Pure in questa situazione la pattuglia veneta – possiamo dire –
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non sta seduta in panchina, ma ha decisamente i gradi da titolari.
Qualche problema con il collo della camicia per T roncon, con
un papillon che pare strozzarlo, impeccabile Leonardo
Ghiraldini, tallonatore padovano felice per il rientro nel giro
della nazionale maggiore anche se non è potuto entrare in
partita. C’era pure lo staff azzurro, Berbizier con Cariat e
Valentini, Checchinato con Bernabò senior. Aria di festa e relax.
Qualcuno ha continuato la festa in una discoteca vicina, verso
l’alba il ritorno all’hotel Colony.
Guardiamo ora lo scenario creato dall’inattesa vittoria
dell’Inghilterra a Twickenham rovinando il possibile Grande
Slam (cinque vittorie) per la Francia e non solo. La classifica è
corta: a sei punti le prime tre, al quarto posto gli azzurri con
quattro punti. Dato che una delle tre è proprio l’Irlanda che
arriverà al Flaminio sabato prossimo (17 giorno di San Patrizio,
patrono dell’isola) con 17 mila tifosi al seguito, rientrata in gara
per alzare la coppa, c’è una grande possibilità: battere O’Driscoll
e soci, qualunque siano gli esiti di Francia-scozia e GallesInghilterra, significa raggiungerli a quota sei e però a salire sul
podio al terzo posto (un record) sarebbe l’Italia in virtù proprio
dello scontro diretto che regola la classifica in caso di pari
merito. Questa la sostanza vera per Berbizier.
C’è poi la fantascienza rugbistica, ma prevede troppe variabili
improbabili, veder perdere gli inglesi a Cardiff e i galletti a
Parigi: Italia con le prime a sei punti, anche se poi la classifica
avulsa ci negherebbe il trofeo. L’importante è essere arrivati a
giocare per il podio.
Certi analisti inglesi ieri hanno scritto che non è l’Italia ad aver
scalato l’elite mondiale, ma le potenze europee a essere calate,
sostenendo che l’unica a essere in forma – cioè la Francia – ci ha
strapazzato svelando la realtà. Ma ciò non è vero, è quanto
successo ieri a Londra, dimostra il contrario. Di vero c’è la
contingenza di un mondiale alle porte che ha portato tutti a
sperimentare un po’ di più e a sbagliare di più per trovare gli
assetti. Ma agli azzurri dai talenti contati non è certo stato
regalato nulla.
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L’Italia perde ma rovina la festa all’Irlanda
Mete di Bortolami e De Marigny, trofeo alla Francia
di Fabrizio Zupo (inviato a Roma)
Costa molto all’Irlanda la reazione finale dell’Italia che, sotto di
51 punti, ha avuto l’orgoglio di segnare due mete con Marco
Bortolami, fra astuzia e forza, e nei secondi finali con De
Marigny, portando a 24 lo score azzurro. Per una differenza di
tre punti il XV del trifoglio vede sfumare, dopo 22 anni, la
possibilità di alzare la coppa del torneo Sei nazioni. Due ore
dopo la Francia, battendo 46-19 la Scozia in un finale
rocambolesco, ha messo il suo sigillo. Un equilibrio tale in testa
alla classifica, con tre squadre per un trofeo deciso solo dalla
cabala dei numeri, che sono state spedite tre coppe in giro per
l’Europa: a Roma, a Cardiff e a Parigi, dove è stata utilizzata.
La beffa del destino per l’Irlanda – nel giorno di San Patrizio – è
che la meta di Papé per la Francia segnata nei secondi di
recupero, decisiva nel conteggio finale (+69 Francia, +65
Irlanda), è stata convalidata dopo una pausa thriller dal giudice
televisivo: l’irlandese Simon Mc Dowell.
Anche l’Italia era in corsa (solo aritmetica) per il titolo ma
l’eventualità era stata bocciata prima che dai numeri (serviva un
+33) dalle condizioni con le quali gli azzurri erano arrivati
all’appuntamento finale: su 22 giocatori convocabili per il
match, solo cinque sono sempre partiti titolari nei cinque match
precedenti: Bortolami, Dellapè, Parisse, Mirco Bergamasco e De
Marigny. T utti gli altri hanno subito un più o meno lungo turnover per magagne fisiche, scelte tecniche, batoste disciplinari. I
casi più clamorosi il ritorno di T roncon di Scanavacca, una
prima linea titolare che cede il passo in blocco alle riserve.
Contro il XV irlandese l’Italia ha retto in maniera cinica solo il
primo tempo grazie ai drop e ai calci di Pez e al modo con cui
queste chance sono state guadagnate. Sul 12-13 l’Irlanda soffre
pur avendo già segnato due mete ed infila la terza perla con
Gordon D’Arcy (man of the match) pur viziata da un “ in
avanti” non visto. È proprio il primo centro con il sodale Brian
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O’Driscoll a trasformare ogni palla vinta dal pack in una folata a
incidere profondamente la difesa italiana. Alla fine su otto mete
irlandesi (cinque nella ripresa) sette sono state segnate dai
trequarti. Una cavalleria presa in blocco dal Leinster e che ha nel
riciclo e nel sostegno molto stretto, l’arma di forza riuscendo a
costruire azioni di attacco in pochi metri.
L’Irlanda è salita in cattedra nella ripresa con un parziale di 0-19
prima della tardiva reazione italiana. L’Irlanda ha un quarto
d’ora di buio solo con l’uscita per infortunio di O’Driscoll al 20’,
dimostrando quanto conti. Gli azzurri perdono tutti i confronti
diretti, sull’uno contro uno. Affiora il nervosismo di T roncon
contro Stringer, quello di Bortolami che “ ringhia” a Easterby. Il
padovano si riscatta al 34’: piazzato solitario sulla fascia
opposta a quella dove il pack azzurro sta sviluppando una ruck, il
capitano chiede palla con la mano. È De Marigny con una
pennellata di 30 metri a servigliela in mano: Bortolami poi con
una mezza veronica si gira spalle alla meta e con uno sprint
sfonda in area trascinando tre avversari.
L’Irlanda vuole il trofeo e tocca quota 51 con la meta di Hickie.
L’ultimo sussulto è azzurro: T roncon batte veloce un penalty sui
22 avversari, il pack crea una maul e la palla esce pulita: la
toccano nell’ordine T roncon, Bergamasco, Bortolami, Sole e De
Marigny che si tuffa. Kaplan attende la moviola ma è meta, poi
fischia la fine.
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Il torneo 2007
I RISULTATI
Italia-Francia
Inghilterra-Scozia
Galles-Irlanda
3-39
42-20
9-19
Inghilte rra-Italia 20-7
Scozia-Galles
21-9
Irlanda-Francia
17-20
Scoz ia-Italia
Irlanda-Inghilterra
Francia-Galles
Scozia-Irlanda
17-37
43-13
32-21
18-19
Italia-Galle s
23-20
Inghilterra-Francia 26-18
Italia-Irlanda
Francia-Scozia
Galles-Inghilterra
24-51
46-19
27-18
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Francia
Irlanda
Inghilterra
G
5
5
5
V
4
4
3
N
0
0
0
P
1
1
2
P+
155
149
119
P- P± PT
86 69 8
84 65 8
115 4 6
Italia
Galles
Scozia
5 2 0 3 94 147 -53 4
5 1 0 4 86 113 -27 2
5 1 0 4 95 153 -58 2
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FABIO ONGARO IN AZIONE NELLA SFIDA CON LA SCOZIA
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2008
Mallet, il ct
che sembra Clooney
di Fabrizio Zupo
Forse perché le cronache del gossip – un lustro fa – parlavano
spesso dell’attore data la sua residenza sul lago di Como, Nick
Mallett per chioma e vaga rassomiglianza viene ribattezzato
subito il George Clooney del rugby: avviene alla sua
presentazione ospitata a Roma – guarda caso – alla Casa del
Cinema nel verde di Villa Borghese.
La pista sudafricana è un esordio pure per l’Italia. Mallett piace
a molti e per molti motivi. Cinquant’anni, nato in Inghilterra
ma cresciuto in Sudafrica, laurea a Oxford, ha pure giocato in
Italia un anno con il Rovigo e collezionato una manciata di cap
con gli Springboks. Ma la sua carriera di allenatore è più
interessante. Arriva ad allenare la nazionale verdeoro del suo
paese che riceve in eredità dopo l’avventura vincente del
Mondiale 1995, quello di Invictus e di tutte le sue emozioni con
Mandela in campo alla finale che sigla la pace sociale.
T ransizione non semplice con il primo vero inserimento dei
tanti talenti neri fra le gazzelle dopo l’esperimento dell’ala
Chester Williams.
E Mallett va alla grande infilando una serie di vittorie (17)
continue che sono ancora un record. Serie che non si spezza
nemmeno al mondiale dato che la semifinale è persa dopo i
tempi supplementari e poi arriva al bronzo battendo una delusa
Nuova Zelanda ancora Lomu dipendente.
Non bastassero l’affabilità, le lauree, le tre lingue parlate
(afrikaans, inglese e francese) l’esperienza al top, c’è anche il
suo recente passato allo Stade Français a dipingerlo come un
vincente. Lì ha alzato lo scudo di Brenno con Mauro
Bergamasco nel 2004. T utto concorre a dipingere un quadro
positivo. Ma cosa potrebbe dare al movimento italiano, in
questo momento ancora dipendente da un campionato sempre
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più depresso dove la Benetton vince otto finali su dieci e sempre
contro Calvisano o con Viadana? Se Kirwan ha creato il gruppo,
Berbizier l’ha sfruttato insegnando ai giocatori come arrivare in
zona punti e poi liberi di inventare, Mallett è della scuola che
«primo non prenderle». E spinge sulla via del playbook, il
libretto di schemi che nell’emisfero Sud si impara a memoria.
Cose di cui un giocatore latino spesso diffida in virtù di una
presunta creatività agonistica. Anche un razionale come
Berbizier diceva sempre: «Ve li vedete i piloni azzurri che girano
con il bloc notes in campo a ripassare gli schemi?».
Mallett esprime il suo pensiero in maniera chiara ma per quattro
anni si lamenterà di non poter pescare da un gruppo di tutti
«grossi e veloci». Ma è l’Italia non il Sudafrica dei Boeri dove
certi fisici abbondano.
Le scelte di Nick
Il ct fa subito delle scelte di rottura con il passato per spezzare la
crisi di fiducia in cui l’Italia s’è cacciata uscendo dal Mondiale di
Francia con le ossa rotte. T roncon ha lasciato il rugby, dopo un
2007 esaltante. Pez in forze ora al Venezia non è neppure
convocato dopo essere stato resuscitato dalla gestione
precedente. Mallett cambia capitano e sceglie Sergio Parisse, il
gioiello della squadra, mettendo fine a una specie di ballottaggio
fra i due padovani Bortolami (37 fasce) e Mauro Bergamasco
(che nella sera di Saint Etienne aveva arringato i suoi compagni
da vero leader).
Mallett ha un contratto di quattro anni, da confermare dopo i
primi due, e questo significa che sarà lui a portare l’Italia al
Mondiale 2011 in Nuova Zelanda. La sua sfiducia sulle capacità
del gruppo nel complesso però lo porteranno a spingere sempre
più sul punto di forza azzurro: la mischia. Esaltandone i leader,
quasi permettendo una squadra nella squadra. I trequarti paiono i
parenti poveri. E c’è un episodio preciso che rivela le gerarchie
interne di cui parleremo nel capitolo Mondiale. Proprio alla
coppa quando si arriva al dunque, l’ennesima sfida per i quarti
contro l’Irlanda a Dunedin il primo ottobre del 2011,
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l’infortunio a Castrogiovanni farà cascare il palco. Crolla la
mischia e tutta l’Italia. Mallett non ha un piano B.
Ovviamente non c’è allenatore che possa cambiare da solo le
sorti di una nazionale, perché ognuno lavora sul materiale
atletico e umano disponibile. L’azzurro ovale è un paesino di
cinquanta, sessante anime. Forse solo la Scozia ha un bacino
delle nostre dimensioni, in compenso una storia gigante alle
spalle.
Mallett sarà una delusione: 9 vittorie (tre nel torneo in quattro
anni) su 42 partite da ct e 33 sconfitte. L’unico acuto degno
quello sulla Francia al Flaminio nel 2011 (vittoria di un solo
punto) ma gli azzurri erano già sotto “ effetto Celtic”. È stato il
Benetton T reviso di Franco Smith (bravissimo nel turn over) a
trasformarsi in un team dai ritmi europei che batte club storici,
saldando così finalmente il gruppo azzurro: chi gioca in Italia è
ai livelli di chi gioca all’estero. Via la zoppìa, l’Italia corre tutta
insieme alla stessa velocità e la Celtic inoltre garantisce per la
prima volta una panchina un po’ più lunga. Nessuno si lamenta
troppo se manca un titolare perché il rincalzo forse non ha la
stessa esperienza ma il ritmo di gara nelle gambe sì. Crescono
invece di appassire gli Sgarbi e i Derbyshire, Semenzato e De
Marchi. Chi invece entra subito da protagonista, pur essendo
giovane, è Leonardo Ghiraldini scappato dal Petrarca per
approdare a Calvisano dove diventa pure capitano. Berbizier l’ha
fatto scalpitare nei due tornei precedenti concedendogli scena
nei test e al mondiale, pur considerandolo pubblicamente «il
futuro dell’Italia». Con Mallett diventerà uno degli inamovibili.
I convocati
Questi i convocati all’avvio del Sei Nazioni 2008: Robert
Barbieri (Benetton T reviso), Mauro Bergamasco (Stade
Français), Mirco Bergamasco (Stade Français), Marco Bortolami
(Gloucester), David Bortolussi (Montpellier), Gonzalo Canale
(Clermont-Auvergne), Pablo Canavosio (Castres), Martin
Castrogiovanni (Leicester T igers), Denis Dallan (Overmach),
Carlo Antonio Del Fava (Ulster), Santiago Dellapé (Biarritz),
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Carlo Festuccia (Racing Parigi), Ezio Galon (Overmach
Cariparma), Leonardo Ghiraldini (Cammi Calvisano), Andrea Lo
Cicero (Racing Parigi), Andrea Marcato (Benetton T reviso).
Il Mallett pensiero
Il sudafricano ha due mesi di tempo per preparare il Sei nazioni, un
po’ come accadde a Johnstone nel ‘99 e, come allora, per far
dimenticare il grosso smacco subito a France 2007. Fa un tour nel
Veneto come un vescovo in visita pastorale, vede i giovani dei
vivai, vede le rose delle serie minori. E poi sentenzia sul sistema
italiano. «C’è troppo squilibrio fra il gioco della Nazionale, quello
del Super 10 e quello delle minori. Due gradi troppo ripidi. In
Sudafrica ce ne sono sei di gradini fra il vertice e la base. Se c’è
bisogno un giovane può essere chiamato al livello più alto, essere
provato e crescere. Come faccio io a convocare uno Sgarbi (allora
solo un emergente) se neppure nel suo club riesce a giocare
frequentemente? Ci deve essere un cuscinetto fra Nazionale e
campionato maggiore. Altrimenti la scelta di pescare un
equiparato straniero già pronto alla battaglia diventa più semplice.
Credo che due selezioni pagate dalla Fir possano trattenere i
giocatori ora all’estero e far crescere i giovani».
Analisi corretta ma sembra già stia parlando di Celtic o qualcosa
del genere che era solo nelle ipotesi di qualche dirigente.
E sui club. «Io posso pescare su 60 italiani (anche Ashton in
Inghilterra si lamentava dello stesso problema) perché i club
mettono sotto contratto, specie nei ruoli chiave, molti stranieri.
Posso comprenderlo per la massima serie. Ma perché in serie B
ingaggiano così tanti stranieri?». Un problema che oggi a
distanza di sei anni non si pone, la crisi ha fatto piazza pulita di
ingaggi facili e inutili visto che in palio nelle serie minori non
c’è la coppa del mondo.
E ancora – parlando dell’ipotesi Masi (il centro che ha perso il
ruolo per non rompere l’alchimia della coppia Canale-Mirco
Bergamasco) all’apertura (anche se l’aquilano non ha il piede fra
i suoi numeri migliori) svela del tutto la sua idea di rugby: «Masi
apertura sono pronto a provarlo per tutto il Sei nazioni e al
104
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
quinto turno contro la Scozia sarà un’apertura brillante. Il rugby
è un gioco per gente alta, grossa, veloce e che placca». I suoi
esempi: De Villiers e Fourie, quasi due metri d’altezza, 105 chili
e con un 11” sui 100 metri. Peccato che sarà il piede del ben più
esile Marcato a salvare la stagione del ct proprio contro la
Scozia con un drop all’ultimo minuto.
Ed ecco la formula finale: «Ogni giocatore è solo l’8% di una
squadra, un campione è il 10%. Ma se hai un fuoriclasse che
supera molto la percentuale non va bene per il collettivo: gli
altri tenderebbero ad abbassare la loro. E un buon selezionatore è
al 30% tecnico, al 35% una manager di gruppo, al 35% pura
passione e onestà. E questa non si inventa: ce l’hai o non ce
l’hai».
Gli esperimenti in mediana
Ai 32 convocati all’Acqua Acetosa di Roma, Mallett spiega il
suo credo. Innanzitutto la difesa. Non solo il gioco senza palla e
l’occupazione degli spazi. Ma proprio il fondamentale: il
placcaggio. «Senza difesa – dice Mallett – non c’è gioco che
tenga».
Ma chi porta la palla e in gioco avanti. Se la mischia resterà un
punto di forza straordinario – eccetto nel periodo in cui le regole
sperimentali permetteranno il cosidetto “ crollo della maul”
disinnescando una tecnica sviluppatasi in decenni – per Mallett
la regia resterà un cruccio, un enigma irrisolvibile. Nella sua
gestione riesce a schierare 19 mediane diverse in partenza.
Difficile anche registrare tutte le mosse. Di cui iniziamo a citare
quelle più famose: Masi schierato all’apertura per tutti i cinque
turni del torneo e, nel 2009, l’azzardo di Mauro Bergamasco in
mediana (forse per avere una terza in più?) un tragico 7 febbraio
di cui citiamo i risvolti qualche riga sotto.
Ma ecco gli accoppiamenti su cui si sono sacrificate carriere. Il
debutto spetta ala coppia 9-10 formata da T ravagli e Masi. Poi
si passa per un Picone-Masi e il Sei nazioni non è finito che c’è
la coppia formata da Picone (e Canavosio rincalzo) e McLean.
A Padova contro l’Australia ai test di novembre si passa per un
105
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Canavosio-Marcato (promosso apertura dopo il famoso drop
schianta Scozia) che nella ripresa vengono sostituiti da
Toniolatti e Orquera. Sul piccolo Luciano – va detto – che ha
avuto la costanza di aspettare il suo momento. Era in nazionale
già cinque anni prima come erede di Dominguez, e ha fallito per
la troppa pressione. Orquera si inabissa nel campionato francese
a Brive e l’azzurro non si accorge di lui che, però, risponderà
sempre alle convocazioni della Nazionale A. Come si sa chi
firma l’esclusiva con i club esteri guadagna di più e però non può
contrattualmente rispondere alle chiamate del team nazionale.
Chi non la firma, al contrario, perde una quota dell’ingaggio. Si
svolta al 2009 con l’esperimento di Twickenham: Mauro
diventa mediano di mischia. Se funziona è la trovata del secolo.
Mauro risponde con coraggio alla richiesta, la sua immagine
glamour e di sorriso nasconde una forte dose di emotività. Il
ragazzo viene seguito da una telecamera dalla discesa dal pullman
allo stadio sino all’entrata in campo. La sua partita dura 40
minuti in cui veniamo infilati già al 2’ da Goode. Mauro apre a
Marcato palloni killer: uno troppo basso e due troppo alti. Ed è
stato così che l’apertura padovana nell’allungare le braccia verso
l’alto viene raggiunto da un placcaggio ad altezza costole che lo
spedisce direttamente in infermeria. Bergamasco alla pausa è già
sotto la doccia distrutto. Poi mentre Mallett sta raccontando
alla stampa di aver promesso al flanker che la sua esperienza in
Nazionale non era finita, non dice di aver già contattato Paul
Griffen per la partita successiva. Il mediano neozelandese di
nascita non ha quasi più una squadra ed è in pieno relax quando
riceve la telefonata di Nick. Potenza dei social network è
proprio il numero 9 di Calvisano a postare su Facebook la sua
felicità per il ritorno in azzurro. Griffen chiude il torneo in
coppia con Mc Lean mentre due mesi più tardi ai test estivi in
Australia compare Gower con la maglia numero 10. Un nonno
italiano, una carriera nel 13 australiano e campione del mondo di
quel codice, Gower si muove in maniera eccelsa anche con gli
schemi e gli spazi del rugby a 15. A Tebaldi – convocato ai tour
per la defezione per “ paternità” di Simon Picone – basta
mezzora per sentirsi investito ufficialmente del comando del
106
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
pack. E tutto tiene sino al test di San Siro con gli All Blacks. Poi
sarà Picone-Gower e ancora Gori-Orquera, Gori-Burton,
Mozzarella
Semenzato-Orquera,
Semenzato-Burton
e
Semenzato-Orquera (nel 2011 nella vittoria sulla Francia), fino a
un Gori-Bocchino al Mondiale dato che Gower dichiarerà forfait
per questioni di ingaggio. Una lunga sperimentazione per poi
vedere il candidato numero uno squagliarsi. Oggi Gower veste
ancora l’azzurro ma quello del rugby a 13.
Le partite e il drop-salva stagione
Si inizia al Croke Park, uno dei due luoghi assieme a
Londonderry nel 1972, a essere ricordato per la Bloody Sunday.
Nel caso dello stadio, un episodio degli anni venti quando
l’esercito inglese entrò con mezzi corazzati sul prato del tempio
del calcio gaelico e fece fuoco sulla folla. Nel 2008 lo stadio
Lansdowneroad è in piena ricostruzione e serve un luogo
alternativo. I problemi ce li avrà l’Inghilterra, di cui non avrebbe
dovuto mai risuonare l’inno su quello stadio. Ci vorrà un anno di
trattative con i nazionalisti irlandesi per dare il via libera.
Con i verdi si perde 16-11, uno scarto sotto il break della meta
trasformata, che ha il suo culmine con la meta di sfondamento di
Castrogiovanni, e che vive di flash sottolineati dal pubblico
come il placcaggio devastante di Mauro Bergamasco che disfà
T rimble. Era da tanto che non si andava vicini alla vittoria. E
appena una settimana dopo a Roma contro l’Inghilterra il 19-23
è una sconfitta vissuta come un’occasione persa. Lì sono i calci
dell’eterno Wilkinson (quattro mesi prima capace di portare in
finale mondiale l’Inghilterra, preceduti da quattro anni di
infortuni vari) a tenere a galla i bianchi. La meta a tempo
scaduto di Picone non basta per il sorpasso.
Scarti brevi: questo l’effetto Mallett in difesa. Poi per la solita
mancanza di ripetersi più di due partite di fila, l’Italia fa un bel
tonfo a Cardiff (47-8), in pratica sembra che non sia mai uscita
dallo spogliatoio. La Francia ci regola a Parigi e arriviamo al solito
finale dello spareggio con la Scozia per evitare il cucchiaio di
legno.
107
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
La solita Scozia e il drop di Marcato
Una meta tecnica guadagnata dalla mischia e un acuto di Gonzalo
Canale su contropiede di rapina di Parisse ci portano al pareggio.
È Marcato che piazza e dirige invece di Masi, perché
l’esperimento di Mallett con l’aquilano (saracinesca in difesa,
poco dotato in regia) a numero 10 è finito. Fuori uno e l’atro
risale da estremo a mediano.
Meno sicurezze sul placcaggio, ma il gioco al largo rifiorisce.
Intanto capitan Parisse aveva centrato un intercetto e dopo
aver segato in due il campo riesce a scaricare per Canale a
suggellare con un guizzo. Sul 20-20 potrebbe bastare ma l’Italia
ha la forza di costruire un assedio nell’area ospite aspettando che
il tempo si consumi per passare il proiettile al centro dei pali.
Marcato deve avere solo la freddezza dell’esecuzione. Al 5’ dopo
la sirena il suo drop disegna un arcobaleno di gioia. Il pubblico
segue con gli occhi la traiettoria perché già troppe volte si è
perso per un tanto così. Ma stavolta entra e non c’è possibilità
di recupero per gli scozzesi. Mallett che è gia sceso giù dalla
tribuna un paio di volte per dare consigli, sfoga tutta la
frustrazione di una stagione entrando in campo e andando ad
abbracciare Andrea Marcato, piangendo dalla commozione. È
festa al Flaminio grazie alla tecnica pedatoria e alla fantasia in
regia di un ragazzo né grande e né grosso.
E il Sei nazioni? viene vinto dal Galles che quel 15 marzo supera
la Francia detentrice del titolo 2007 e centra pure il Grande
slam: tutte vittorie.
La cronaca della partita con la Scozia
di Fabrizio Zupo (inviato a Roma)
Un equilibrio sottile spezzato dal drop alla Wilkinson di Marcato
a venti secondi dal fischio arbitrale, solo un minuto dopo il
pareggio del solito Paterson (con i tre di oggi diventano 33 i
calci centrati di seguito dallo scozzese) che sembrava aver fissato
oltre lo score anche la fine delle ostilità sul 20-20. Ma il riscatto
azzurro nella ripresa (13-3 il parziale) meritava una chiusura
108
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
come l’assedio finale sotto la porta scozzese che ha permesso a
Marcato di trovare spazio e tempo per mettere il suo sigillo.
Il drop del padovano in forza alla Benetton e prima ancora
l’intercetto assassino (ancora un abile gesto di rapina, non
un’azione costruita) di Parisse poi concluso in meta da Canale,
salvano il bilancio azzurro a chiusura del Sei nazioni. E non è stata
la prestazione migliore degli azzurri, che resta invece quella contro
gli inglesi (persa di 4). Arriva così anche il verdetto finale
sull’ambiguità di fondo di quest’avventura: la mediana fuori ruolo.
Oggi Masi non avrà fatto la sua partita migliore («Non mi do la
sufficienza né oggi, né per tutto il torneo», ha detto), di certo con
la sua uscita e lo spostamento di Marcato, s’è dimostrato che una
squadra ha bisogno di un’apertura con scelte e visione dettate da
anni di pratica, che possa giocare al piede e alla mano
indifferentemente. Senza forzature. Senza provare per 80’ il gioco
alla mano come successo contro l’Irlanda, dove un calciatore di
ruolo avrebbe portato a casa la prima vittoria a Dublino del Sei
nazioni. Anche se Marcato pesa solo 80 chili e in difesa non chiude
la saracinesca come l’aquilano. Senza quell’invenzione finale di
oggi, senza quel contropiede di Parisse (che segue la meta
d’intercetto di Picone all’Inghilterra e le tre del 2007 proprio alla
Scozia) l’Italia sarebbe a zero punti e, oltre al cucchiaio di legno,
con una gestione già da discutere.
L’esperimento è finito e non per colpa di Masi, costretto a
“ cantare e portare la croce”: fare il regista, ma anche placcare
come e spesso più di una terza linea. La prova del nove di tutto
ciò sta nel primo tempo di oggi (finito 10-17) in cui l’evidente
superiorità del pack azzurro (culminato con la meta tecnica
concessa per crollo della mischia scozzese e a tre penalty
guadagnati di cui uno trasformato) non è mai sfociato in azioni
di respiro al largo. Anzi la Scozia giocando nel modo più
semplice, rilanciando il gioco sempre attorno al pack, ed
esaltandosi nei continui ricicli grazie ad un sostegno presente
(Strokoch su tutti, poi nominato uomo del match), ha
guadagnato metri un po’ alla volta e, quando è arrivata nella
difesa italiana, ha trovato pure i punti con le mete del flanker
Hogg e del mediano di mischia Blair.
109
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Per come s’era messa la partita nel primo tempo, quindi è stato
un miracolo la capacità di cambiare registro degli azzurri nella
ripresa, dove sono stati concessi solo tre punti, e la difesa è
salita di tono. Siamo finiti ultimi senza cucchiaio di legno, e con
soli due punti in più avremmo scavalcato proprio la Scozia al
quinto posto in una classifica importante per gli introiti
aggiuntivi che il torneo dispensa. Eppure tutto era partito per il
meglio, con un pack volitivo e le incursioni di capitan Parisse a
spostare gli avversari. Al quarto d’ora in mischia chiusa nei 22
avversari, gli scozzesi crollano. Punizione, come nel finale
contro la Francia, ma stavolta è il pubblico a chiedere di ripetere
la mischia: un carrettino devastante e Owens che fischia
correndo in mezzo ai pali concedendo la meta tecnica.
La follia è il recupero del pack scozzese nel gioco aperto, capace
di infilare alla mezzora e al 44’ la porta azzurra. Nella ripresa la
stanchezza del torneo pesa a tutti e Parisse ruba palla a Parks,
corre per 60 metri e scarica davanti ai pali per Canale che trova
alleato un rimpallo per agguantare l’ovale e tuffarsi in meta,
agguantando la rimonta e chiudendo un mese di brutte figure.
110
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il torneo 2008
I RISULTATI
Irlanda-Italia
Inghilterra-Galles
Scozia-Francia
Galles-Scozia
Francia-Irlanda
16-11
19-26
6-27
30-15
26-21
Italia-Inghilte rra
Galle s-Italia
Irlanda-Scozia
Francia-Inghilterra
Irlanda-Galles
Scozia-Inghilterra
19-23
47-8
34-13
13-24
12-16
15-9
Francia-Italia
Italia-Scoz ia
Inghilterra-Irlanda
Galles-Francia
25-13
23-20
33-10
29-12
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Galles
Inghilterra
Francia
Irlanda
Scozia
G
5
5
5
5
5
V
5
3
3
2
1
N
0
0
0
0
0
P
0
2
2
3
4
P+
148
108
103
93
69
P66
83
93
99
123
P±
82
25
10
-6
-54
Italia
5 1 0 4 74 131 -57 2
111
PT
10
6
6
4
2
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
GLI AZZURRI SCHIERATI A TWICKENHAM PER IL SEI NAZIONI 2009
112
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
2009-2010
Dalla crisi
alla Celtic League
di Fabrizio Zupo
Il 2009 con il suo cucchiaio di legno per dote, nasce sugli
sviluppi di un episodio di crisi che dà la stura ormai inevitabile
all’intero movimento intrappolato in un Super 10 senza
evoluzione. Clamorosa la vicenda di Calvisano che ha come
presidente Alfredo Gavazzi: vince l’edizione 2007/2008
battendo la Benetton a Monza e Ghiraldini alza la coppa al
termine di un anno d’oro. Il tallonatore non sa ancora che
quando tornerà dalle ferie la squadra si sarà ritirata dal
campionato, autoretrocedendosi di due serie. Un gruppo che si
squaglia e una società tornata alla massima serie tre anni dopo.
Perdendo il treno della Celtic. Ghiraldini e Zanni si accaseranno
a T reviso. Oltre alle crisi sportive c’è quella economica a
squassare il movimento. Il professionismo del rugby in Italia
riceverà brutti colpi: le società non rientrano più dei soldi spesi,
il pubblico non c’è, gli sponsor fuggono e il modello economico
non poggia più su nulla e crolla. Da quel momento tutti
accetteranno tagli a ingaggi e a stipendi.
Restiamo ancora per un poco al 2008. Il Sei nazioni aveva avuto
come appendici un tour estivo pieno di rincalzi che ha registrato
la vittoria azzurra in Argentina per 12-13 e i test di novembre
invece disastrosi. Si perde con l’Australia nella partita in cui il
calcio del sorpasso di Orquera si stampa sul palo. Subito dopo i
Pumas si prendono la rivincita a Torino. E si arriva alla strana
partita di Reggio Emilia contro i Pacific Islanders: una selezione
di Figi, Tonga e Samoa che in tutta la sua breve storia non ha
mai vinto un match. L’Italia gli fa questo regalo. Il pubblico non
s’è ancora tutto sistemato che Delasau è in meta, grazie a
placcaggi inesistenti. Una difesa a porte spalancate. Finisce 1725 ed è uno shock. Si sente fischiare la prestazione dell’Italia,
molti azzurri non erano più abituati al normale dissenso. Finisce
113
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
la love story con il rugby? Lo choc è salutare per una volta.
T elefonate infuocate si susseguono e alla conferenza post partita
si capisce che, in mezzora, è stato avviato un meccanismo
atteso anni.
Il Super 10 non rappresenterà più il rugby di alto livello in Italia.
Il campionato ex serie A che da 80 anni assegna lo scudetto va
in prepensionamento. Nasceranno le franchigie (e lasciamo
perdere la tortuosità con cui si arriverà a negare al Veneto e poi
a concedergli una Benetton celtica) che assorbiranno un
centinaio di giocatori, i migliori. La Fir chiederà agli azzurri
emigrati all’estero di rientrare e non firmare i rinnovi con i
propri club per entrare nel giro di T reviso o con gli Aironi di
Viadana. Per ottenere ciò viene promessa una retribuzione ai
livelli dei club europei. Una goccia, l’ennesima sconfitta, ha
fatto traboccare un oceano. Ma l’effervescenza del movimento
sarà solo politica, le franchigie toccano anche temi secessionisti
da parte delle regioni del Nord e la Lega sposa il progetto
celtico. Solo sul campo l’Italia di Mallett non fa passi avanti. E
così si apre il torneo del 2009, anno secondo dell’era
mallettiana.
Le partite del Sei nazioni 2009
e il record di San Siro per gli All Blacks
Sono cinque partite in cui si perde senza discutere e sommate alle
quattro sconfitte del 2008 fanno nove. C’è la difesa – questo è
vero – ma evidentemente non basta e non c’è nemmeno gioco.
Emblematica la partita con i campioni in carica del Galles.
L’unica finita con uno score abbordabile: 15-20 al Flaminio. Ma
la squadra diretta dal neozelandese Warren Gatland segna due
volte con il piccolo grande Shane Williams e con Shanklin
entrato a 5’ dal termine. L’Italia guadagna invece solo calci di
punizione con la mischia e segna i suoi 15 punti con cinque
piazzati di Marcato. Ed è tutto qui.
Quando perdiamo di poco sono 26 punti (Scozia), quando
perdiamo di tanto è il doppio (50 con la Francia). Il torneo lo
vince finalmente l’Irlanda dopo lungo inseguimento e tanti
114
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
secondi posti a pari punti (ma scarti fatti e subiti penalizzanti).
Nei test di giugno e novembre si incontrano solo le superpotenze
(due volte l’Australia, una il Sudafrica e due la Nuova Zelanda).
Sono solo batoste e Mallett comincerà a lamentarsi di incontrare
solo squadre di prima fascia: «Perdere solo non aiuta a crescere»,
afferma.
La novità è che gli All Blacks riescono a riempire tutto San Siro
a Milano con il record di 80.018 presenze e un incasso di due
milioni 588 mila euro. Altro record. L’Italia perde ma nel finale
mette sotto il pack tuttonero sulla linea dei cinque metri che,
dopo sette reset e sette reintroduzioni dell’ovale concesse da
Dickinson, non viene punito con la meta tecnica. Scoppia la
polemica e sarà foriera di un dibattito che cambierà le regole di
ingaggio. È però anche la prova generale per tentare il salto allo
stadio Olimpico a scapito di un Flaminio i cui restauri non
finiscono mai. Ma la sfida di passare dai 35mila agli 80mila posti
si potrà vincere?
L’unica gioia dell’anno, su undici partite in calendario, è il
successo per 24-6 su Samoa giocata allo stadio di Ascoli. Ma
attenzione: Parisse è rotto e resterà fuori un bel pezzo, Marcato
è stato travolto dal citato turn-over sperimentale del ct in
mediana. Si scopre che Mirco Bergamasco sa calciare: nessuno
aveva controllato che a Parigi era spesso lui in prima o in
seconda squadra l’incaricato dei piazzati con una buona media di
punti fatti. In mediana è il momento di T ito Tebaldi e Craig
Gower. Il mistero è il pubblico che continua a seguire con
entusiasmo uno sport dove non si vince mai. E il 2010 non sarà
migliore.
Il 2010 con quattro ko ma Benetton
e Aironi da agosto giocano in Europa
Mentre le Union celtiche accolgono l’Italia nel loro torneo e la
selezione delle due franchigie diventa una telenovela che porta il
Veneto a dichiarare guerra alla Fir, il calendario del 2010
(giocato senza capitan Parisse per i primi sei mesi) propone
dieci partite. Mallett ne porta a casa due. Una è il turno
115
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
casalingo del Sei nazioni con la Scozia (16-11: 11 punti al piede
di Mirco più la meta di Canavosio) e il test minore novembrino:
quello a Modena contro le Figi (24-16 con ben otto piazzati di
Bergamirco, cinque nella ripresa dove Figi non ha segnato un
punto).
T utti i progetti della gestione Mallett sono svaniti, l’instabilità
in regia manda fuori giri un motore collaudato come quello del
pack azzurro. Non c’è progetto: Mallett prova e scarta. Ha
bisogno di giocatori e solo la Celtic dalla fine di agosto gli verrà
in soccorso alla fine del suo terzo anno: mancano 12 mesi al
Mondiale e l’Italia è solo un cantiere. La Celtic è un progetto
sensato con mille aspettative. Il sì definitivo all’ingresso delle
italiane viene dato il 22 febbraio nonostante il parere contrario
dell’Irlanda. I verdi del trifoglio che l’anno dopo saranno inseriti
nello stesso girone eliminatorio dell’Italia al Mondiale
neozelandese non vogliono dare aiuti agli azzurri. Per cui
chiedono che l’inserimento venga accolto dopo l’impegno
iridato. Ma ormai è fatta. A tredici anni da Grenoble tutte le
porte del rugby si sono aperte per l’Italia.
116
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il torneo 2009
I RISULTATI
Inghilte rra-Italia
Irlanda-Francia
Scozia-Galles
Francia-Scozia
Galles-Inghilterra
36-11
30-21
13-26
22-13
23-15
Italia-Irlanda
Francia-Galles
9-38
21-16
Scoz ia-Italia
26-6
Irlanda-Inghilterra 14-13
Italia-Galle s
15-20
Scozia-Irlanda
15-22
Inghilterra-Francia 34-10
Italia-Francia
Inghilterra-Scozia
Galles-Irlanda
8-50
26-12
15-17
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Irlanda
Inghilterra
Francia
Galles
Scozia
G
5
5
5
5
5
V
5
3
3
3
1
N
0
0
0
0
0
P
0
2
2
2
4
P+
121
124
124
100
79
P- P±
73 48
70 54
101 23
81 19
102 -23
Italia
5 0 0 5 49 170 -121 0
117
PT
10
6
6
6
2
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il torneo 2010
I RISULTATI
Irlanda-Italia
Inghilterra-Galles
Scozia-Francia
Galles-Scozia
Francia-Irlanda
29-11
30-17
9-18
31-24
33-10
Italia-Inghilte rra 12-17
Galles-Francia
20-26
Italia-Scoz ia
Inghilterra-Irlanda
Irlanda-Galles
Scozia-Inghilterra
16-12
16-20
27-12
15-15
Francia-Italia
Galle s-Italia
Irlanda-Scozia
Francia-Inghilterra
46-20
33-10
20-23
12-10
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Francia
Irlanda
Inghilterra
Galles
Scozia
G
5
5
5
5
5
V
5
3
2
2
1
N
0
0
1
0
1
P
0
2
2
3
3
P+
135
106
88
113
83
P69
95
76
117
100
P±
66
11
12
-4
-17
Italia
5 1 0 4 69 137 -68 2
118
PT
10
6
5
4
3
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
119
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
L’ESULTANZA AZZURRA AL TERMINE DELLA SFIDA CON LA FRANCIA
120
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
2011
La partita vinta
con le seconde scelte
di Fabrizio Zupo
È il debutto dell’Italia in salsa celtica. Ci si aspetta uno scatto in
avanti. Il ct Mallett ha già goduto degli effetti due mesi prima a
Modena grazie al piede preciso di Bergamasco junior. Ma è stata
la partenza a razzo della Benetton nel nuovo torneo a migliorare
l’umore del tecnico azzurro. Grazie a T reviso – benedetta nella
sala Consiglio regionale a Venezia dove ha ricevuto una bandiera
del Veneto rosso e oro con il leone marciano dei dogi – vede
allungarsi la coperta.
Ne fa le spese subito Bortolami in seconda linea: il padovano ha
appena sciolto il legame con il Gloucester e si è accasato con gli
Aironi. Ma viene considerato al suo punto più basso e salterà
l’intero Sei nazioni: Doctor Touche è l’unico vero ingegnere della
rimessa laterale, gli altri come Dellapè sono soprattutto dei
combattenti. E all’orizzonte Mallett – che col collega
connazionale Franco Smith condivide una visione comune del
pack – vede nel sudafricano Van Zyl il prossimo azzurro eleggibile.
Un altro tecnico della touche. Al mondiale di settembre però
Mallett ci andrà con tutti e due: Bortolami viene richiamato e con
Van Zyl trova un perfezionista del gesto come lui.
Mentre gli Aironi faticano a trovare l’acuto, la Benetton ha
adottato una strategia che, nel calcio, adottano spesso le
“ provinciali” quando emergono in serie A. Una preparazione
atletica per “ volare” subito in campo, mentre i grandi club come
Leinster e Munster partono piano perché l’obiettivo per loro è
di trovarsi pronti a primavera quando nelle coppe si giocano i
playoff. Non si può essere sempre allo stesso livello, ci sono dei
picchi che si spera coincidano con febbraio per il Sei nazioni,
aprile per le coppe, novembre per i test o settembre nell’anno
mondiale. T reviso accelera, diciamo così, nella bassa stagione.
Ma intanto il pubblico gode nel vedere vincere i biancoverdi
121
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
contro le gallesi e le irlandesi: nel primo biennio al Monigo
cadono quasi tutte e che partite e che gioco si vedono
finalmente. I giocatori cominciano a imparare com’è che si
vince. Si spiana quel gradino di inferiorità mentale. E c’è il
tempo per farlo perché la Celtic dura 22 settimane. E quando i
Nazionali sono impegnati, il torneo continua e i “ rincalzi” o i
“ permit player” dai club di Eccellenza hanno a possibilità di farsi
vedere. Succederà così a Minto (da Mirano a Parma e poi a
T reviso), a Fuser e molti altri.
La Nazionale torna come negli anni novanta a essere un affare
quasi solo di due società, due franchigie ora. C’è solo una
pattuglia francese a distinguersi: Lo Cicero, Mirco, Masi, Dellapè
(ma anche Festuccia fuori dalla rosa azzurra) finiti tutti al Racing
Parigi. Chiamati da chi? Da Pierre Berbizier, director of rugby
nella capitale che per rilanciare lo storico club ha voluto i suoi
ex azzurri. In un altro livello sono ancora Parisse allo Stade e
Castro al Leicester.
L’esordio con l’Irlanda
puniti da O’Gara: 11-13
L’Irlanda cos’è? La mischia di Munster e i trequarti di Leinster.
Uomo più, uomo meno. Squadre con cui la Benetton e gli Aironi
hanno più confidenza del passato. L’Irlanda è anche il nostro
avversario nel solito girone di qualificazione mondiale a New
Zealand 2011 e la partita testa anche le nostre possibilità di
vittoria di ottobre, quando servirà veramente. Come nel 2003 con
il Galles e nel 2007 con la Scozia. All’inizio è Mirco Bergamasco a
tenere a galla il punteggio al piede in una sfida con Sexton, il
giovane talento che lascia in panchina il mito Ronan O’Gara. In
regia ora abbiamo Burton altro promosso dalla Celtic dopo anni di
assenza. Viene scelto perché l’affiatamento stabilito nella cerniera
del club con Gori venga trasportato in azzurro. L’equilibrio alla
pausa sul 6-3 la dice lunga sul cambio avvenuto. Un altro copione,
un’altra Italia. Sono i dettagli dell’esperienza a mancare. Al rientro
ci pensa il divino Bod (Brian O’Driscoll) a segnare la prima meta.
Ma è sempre più lotta di territorio, per mezzora esatta nessuno
122
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
segna punti. L’equilibrio lo rompe McLean al termine di un assedio
con il primo sovrannumero che si forma al largo, dove l’estremo
passa. È sorpasso da 6-10 a 11-10, anche se la trasformazione
viene fallita. Ma che succede in quei cinque minuti finali? Il ct
Declan Kidney (promosso dalla guida del Munster al XV del
T rifoglio) sceglie di far uscire il talentino di Dublino e chiama in
campo il suo vecchio alfiere con i rossi di Cork. O’Gara come
Dominguez è un metronomo del gioco al piede ed ha già punito
altre volte l’Italia. Ma il calcio di rinvio è verde e la palla arriva in
bocca all’Italia che deve solo tenerla in pugno sino alla fine. Il
rinvio è altissimo e sotto il punto di caduta c’è Geldenhuys,
seconda linea. Una delle sicurezze, uno dei ragazzi più umili del
gruppo e più costanti e presenti (come Zanni in terza). La raccolta
del pallone da rinvio è un gesto che si allena. Manca sì e no un
minuto e mezzo e Geldenhuys si trasforma nel Charlie Brown col
guantone da baseball in attesa della palla. Mette le braccia raccolte
a “ cesto”, l’ovale ci si infila e però i gomiti non chiudono sotto. La
palla cade e tocca terra: Poite fischia in avanti. Sconforto. Gli
irlandesi non credono al regalo: il tempo non conta più e finché il
pallone sarà vivo l’arbitro non potrà fischiare la fine. Non resta
che tener palla, avanzare, raggruppare, avanzare, raggruppare.
Fino a quando la piattaforma non mette radici al centro del campo
a una distanza abbastanza vicina ai pali. Solo allora il mediano
Reddan si girerà a “ gradi zero” verso O’Gara a cui passa la palla. È
come un rigore, il “ rosso” ha il tempo di prendere la mira e
scoccare il drop. Centro e fine: 11-13. Geldenhuys piange, gli
azzurri sono distrutti. Anche Mallett mostra il suo lato emotivo.
Solo la cabala ci dà speranza: se in passato si vinceva al Sei
nazioni e si perdeva la sfida al mondiale, stavolta dovrebbe
essere il contrario. Speriamo!
Le altre partite
Ma l’Italia c’è e il Flaminio che deve ospitare tre partite ha
subito un restyling: si spera di vincere almeno con Francia e
Galles in casa. Intanto sette giorni dopo l’Inghilterra non fa
sconti e sotterra di mete ogni velleità. Sono quattro le mete
123
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
dell’ala Ashton con altrettanti tuffi a volo d’angelo in meta.
Una gag quasi calcistica, criticata anche in patria. Ma sono otto
le mete finali subite, quasi tutte dai trequarti come Cueto, T indall
e Danny Care. Una debacle. Sembra che non placchi nessuno lì
fuori in mezzo al campo mentre il pack soffre in “ miniera”. E
l’immagine dell’intercetto di Mirco Bergamasco che buca la
difesa con campo libero, ma poi perde terreno e viene raggiunto
dalle ali (che partono di spalle) in un lasso di 30 metri dà il senso
della differenza degli sprinter in campo. È forse qui che si spezza
definitivamente la stima di Mallett per la “ cavalleria” italiana.
In casa giochiamo meglio ma è sconfitta per 16-24 con il Galles
e si sta a meno cinque sino a pochi minuti dal termine quando il
drop, stavolta di Hook, mette in salvo il risultato appena un
punto sopra il break.
Italia-Francia, solo una tappa
verso la Scozia?
Nei ragionamenti tecnici di Mallett si fa strada un ragionamento.
Contro la Francia si perderà. Come al solito. E una settimana
dopo c’è il quinto turno, il più duro contro l’obiettivo più
semplice: la Scozia. Perché non dare un turno o almeno mezza
partita di riposo ad alcuni punti di forza e arrivare più riposati a
Edimburgo? Non sono cose che si ammettono in pubblico. Ma
insomma, viene data tregua a Sgarbi (ormai una realtà come
centro), Festuccia richiamato da tallonatore con il Ghiro in
panchina, Del Fava al posto di Geldenhuys e così via. E
soprattutto Masi di nuovo estremo al posto dell’ordinato
McLean. La panchina è lunga per qualche motivo, o no? Ma che
succede. Sarà una guerra di calci? Anche. Ma non solo. La
Francia che dal 2007 ha chiuso in bacheca il trofeo Garibaldi e
ha buttato via le chiavi, arriva a Roma il giorno prima della
partita solo per fare il captain’s run. Una sufficienza sospetta.
Un gruppo che Lievremont non riesce a gestire, litigioso, ma
sette mesi dopo pronto a giocarsi la finale contro gli All Blacks
(e finirà 8-7).
In campo Clerc va subito in meta e nella ripresa è il mediano di
124
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
mischia Parra a raddoppiare. C’è solo Bergamasco junior sempre
più efficace al piede a far star sotto nel punteggio l’Italia (un
bottino personale di 17 punti). Tanti piazzati significano tante
punizioni guadagnate dal pack in avanzamento e ogni volta
diventano punti. Manca un acuto e viene da Masi che interpreta
il ruolo alla sua maniera: dritto per dritto a tutta velocità, con
sempre la solita fintina iniziale, lo scarto per raddrizzare la
corsa. La conoscono tutti a memoria, ma quando l’aquilano ti
viene addosso fa male lo stesso. E in una sequenza di cambi di
fronte continui, pick and go, raggruppamenti, Masi viene
liberato da un riciclo di Benvenuti e trova il varco giusto con un
ultimo scarto sulla bandierina. Viene giù il Flaminio. Mirco
piazza anche dalla linea di touche. Siamo al 19’ della ripresa e sul
13-18 gli azzurri si gasano e trovano subito un altro piazzato per
il calcio di avvicinamento che Mirco non sbaglia. La mischia
francese con l’orco Chabal è in balìa dei drive azzurri e si ricorre
al fallo come unico rimedio. E riesce anche ad allungare con un
penalty centrato da Parra. Mancano dieci minuti e lo stadio è
una bolgia. Il pubblico accompagna le incursioni di una squadra
allo stremo delle forze. È chiaro che nessuno riuscirà facilmente
a far meta. L’unica arma è il calcio ed è a favore nostro perché
il pack staziona nella difesa francese. Ne servono due e Mirco se
li fa bastare per il sorpasso. Soprattutto quello al 75’ sulla linea
dei 10 metri laterali bello angolato: 22-21. Poi è solo festa. Il
più spiritato è Dellapè, solitamente silenzioso, che si presenta in
mix zone per farsi intervistare. Dopo mille battaglie ha battuto i
suoi “ datori di lavoro” e non sta nella pelle: «Stavolta quando
torno al Racing sarò io a dare delle pacchette sulle spalle ai miei
compagni e a dirgli bien joué, bien joué. Non potete capire la
soddisfazione». Sarà festa sino a notte tarda al Kabala, la
discoteca ricavata nella metro al Galoppatoio di Villa Borghese.
E la Scozia?
L’exploit di Masi mette in panchina McLean che paga per tutti,
come se fosse lui la causa di tutte le inerzie del reparto arretrato.
Ma che ci voleva, gli chiede Dondi al banchetto, a fare come
125
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Masi? La risposta è disarmante ma vera: «Disposizioni
dell’allenatore». I nostri azzurri interpretano alla lettera il
“ piano di battaglia” teorizzato alla vigilia. Questa Italia più
ampia, con seconde scelte che valgono o almeno vincono come
le prime, non fa che ingolosire Mallett. Al suo quarto torneo una
doppietta, visto anche come era andata con l’Irlanda,
potrebbero far schizzare verso l’alto le azioni azzurre. Il tutto
con sei mesi di Celtic alle spalle. Ma le illusioni si infrangono a
Murrayfield dove il giovane Gray domina le touche e scarica le
armi azzurre. Finirà 21-8 ed è un passo indietro. Il titolo dei Sei
nazioni, che da vent’anni è anche diventata una coppa, va agli
inglesi.
Mondiale under 20
e al Mondiale senior
l’addio di Mallett
L’Italia ospita nel Veneto il mondiale Under 20. A maggio
arrivano i talentini di tutto il mondo. Ragazzi già pronti per il
salto: dei Baby Blacks vincitori in finale sull’Inghilterra ben otto
hanno debuttato o sono titolari nella squadra maggiore, quella del
2013 di tutte vittorie come Luatua, Retallick o Sam Cane. Gli
inglesi hanno un 18enne George Ford all’apertura preferito al
centro Farrell, oggi protagonisti nel XV di Stuart Lancaster.
L’Italia ha pescato da quel gruppo sinora Campagnaro ed
Esposito che esordirà nel Sei nazioni 2014.
Il settimo mondiale della storia si gioca invece nel paradiso del
rugby: due isole grandi come l’Italia con quattro milioni di
abitanti a formare la Nuova Zelanda e il segreto di questo sport
custodito nella terra degli Hobbit. A Nelson, scelta per la
presenza di una comunità italiana a partire dal sindaco Miccio, il
gruppo ha solo in testa il match con l’Irlanda. Ma per capire il
sentimento che circola, basta ricordare quanto accaduto il giorno
prima della sfida decisiva. Alla rifinitura allo stadio gli azzurri
giocano a favore di telecamera una partitella avanti contro trequarti. «Dai ragazzi – dice Parisse – cercate di batterci almeno
stavolta». Avete capito bene? I trequarti azzurri non battono al
126
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
“ tocco” neppure gli avanti. C’è un contatto di gioco fra
Bocchino, la giovane apertura che Mallett vuole valorizzare al
posto di Burton (del gruppo che ha battuto la Francia) assieme
all’esperto Orquera, e Martin Castrogiovanni. Il pilone non ci
sta e lo stringe, lo mette sotto. T utto ripreso. Devono staccarli.
Parisse in conferenza stampa minimizza l’accaduto. Ma quando
non ci sono le parole per dirlo, sono le azioni a parlare per noi.
Si gioca di sera, lo stadio è pieno, anche perché Dunedin è una
città di immigrazione scozzese e irlandese. Mallett si affida ai
senatori e sceglie Mauro Bergamasco (che è senza una squadra e
ha saltato come Bortolami il Sei nazioni) lasciando fuori Robert
Barbieri più in forma in quel momento. Diciamo che si circonda
di sicurezze: è la sua ultima partita o l’inizio di un’avventura
incredibile. Il gioco è tutto attorno alla mischia. E tiene in
panchina un pilone in meno. Succedono due cose:
Castrogiovanni alla mezzora si infortuna e viene sostituito da Lo
Cicero che è però un pilone sinistro come Perugini, già in
campo. Poi Orquera riceve l’ennesimo colpo in un placcaggio
che lo mette fuori causa. Alla pausa Luciano non si ricorda
neppure perché è lì: stato confusionale. Tocca a Bocchino. Si
rientra in campo sul 9-6. Ma basterà un placcaggio lisciato dalla
giovane apertura romana per sfondare la difesa. Di lì passa
O’Driscoll dritto in meta a cui segue la doppietta di Earls. Crolla
tutto. Dondi stavolta non s’era fatto pregare, il nuovo ct ha già
firmato. Jacques Brunel si trova in Nuova Zelanda a seguire il
torneo da una certa distanza.
127
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il torneo 2011
I RISULTATI
Galles-Inghilterra
19-26
Italia-Irlanda
Francia-Scozia
11-13
34-21
Inghilte rra-Italia 59-13
Scozia-Galles
6-24
Irlanda-Francia
22-25
Italia-Galle s
16-24
Inghilterra-Francia 17-9
Scozia-Irlanda
18-21
Italia-Francia
Galles-Irlanda
Inghilterra-Scozia
22-21
19-13
22-16
Scoz ia-Italia
Irlanda-Inghilterra
Francia-Galles
21-8
24-8
28-9
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Inghilterra
Francia
Irlanda
Galles
Scozia
G
5
5
5
5
5
V
4
3
3
3
1
N
0
0
0
0
0
P
1
2
2
2
4
P+
132
117
93
95
82
P81
91
81
89
109
P±
51
26
12
6
-27
Italia
5 1 0 4 70 138 -68 2
128
PT
8
6
6
6
2
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
129
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
LA META DI BENVENUTI CON GLI INGLESI ALL’OLIMPICO INNEVATO
130
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
2012
L’equilibrio
di Jacques
di Fabrizio Zupo
Bologna è la città scelta dal presidente della Fir Giancarlo Dondi
per presentare il suo settimo commissario tecnico. Ancora non
lo sa, ma sarà il suo ultimo Sei nazioni da presidente dopo 13
edizioni. Alle elezioni di settembre dopo quattro mandati e 16
anni in cui ha scritto la storia moderna di questo sport, Dondi
non si presenta e nella sfida Gavazzi-Zatta, vince il candidato
bresciano scelto proprio da Dondi.
Anche stavolta una partenza a razzo, perché c’è solo un mese
per preparare il Sei nazioni. Dopo Coste, Mascioletti,
Johnstone, Kirwan, Berbizier, Mallett si ritorna in Francia. Il
sud, quello del rugby più sanguigno. Lì dove coltiva le sue vigne
che producono il Minervois, un uvaggio di rosso della zona del
Languedoc, Jacques Brunel da Auch (la città-bastide di
D’Artagnan) era già stato contattato dalla Fir nel 2005. Ma poi
era arrivato il contratto con Perpignan e in Nazionale fu
chiamat o Bbz. Con i catalani Brunel aveva fatto il massimo
vincendo uno scudo di Brenno dopo un’attesa di decine d’anni.
Inoltre con il gemellaggio con Barcellona aveva portato il rugby
dai cugini in Catalogna facendo giocare i giallorossi davanti a 60
mila persone, quando a Perpignan si fa il tutto esaurito in
15mila. Inutile dire che i colori rossoblù di Barcellona e
giallorosso della Catalogna sono gli stessi della maglia del
Perpignan.
Se Bbz avevo in bocca sempre lo “ spirito”, le prime parole di
Brunel riguardano “ l’equilibrio”. Quello che manca fra i due
reparti della squadra, fra mischia e trequarti. Parla con il suo
italiano incerto già alla prima uscita e allo stadio canta l’inno di
Mameli anche quando si gioca contro la Francia. Un carattere
deciso ma la forma è la pacatezza. Non usa tante parole ma è
preciso nel linguaggio. L’altra parola chiave è “ osare”.
131
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Francia-Italia 30-12
I francesi non sono quelli dell’anno prima e hanno la medaglia
d’argento del Mondiale ancora appesa al collo. Saint-André, neo
ct della Francia, non vuole partire con uno scivolone, contro un
francese per di più, che gli ha dato filo da torcere nel Top 14 la
stagione precedente. Rougerie, Malzieu, Clerc e Fofana, quasi
l’intera linea dei trequarti vìola la meta azzurra. Una partenza
travolgente. Per gli azzurri c’è l’esordio di Venditti all’ala e
quello dell’eleggibile Tobias Botes buono sia come 9 sia come
10, in coppia con gli altri tre mediani che si alternano in campo
(Burton, Gori, Semenzato anche loro di T reviso).
Italia-Inghilterra, all’Olimpico sotto la neve
Non è la prima volta che l’Olimpico ospita l’Italia del rugby ma
non c’era, negli anni novanta, la necessità di riempirlo. Da
quest’ anno l’Olimpico è lo stadio azzurro del Sei nazioni.
Stavolta la prevendita mette paura: esaurite le due partite
casalinghe. Il tempo ci mette lo zampino: Roma è sotto una
tormenta di neve e, per evitare polemiche a un mese da un
analogo evento, il sindaco allerta la protezione civile e questo
stato di calamità naturale tiene lontano parte del pubblico.
Nevica sino a due ore dall’evento e poi durante la partita. I
teloni vengono tolti all’ultimo dal campo, gli spalti si riempiono
ma non tutti i 72mila possessori di biglietto si fanno vedere. La
festa è anche al vicino Stadio dei Marmi dove c’è il villaggio per
i tifosi. La scommessa è vinta.
La partita
Altro che equilibrio, la timida Italia che gioca con la mischia, osa
in tutte le zone del campo. Segnano un’ala ventenne al debutto
davanti al pubblico di casa, un centro e si va al riposo sul 12-6.
La meta di Venditti è costruita su un continuo cambio di fronte
con l’ultimo sprint affidato a Venditti che è grosso come un
pilone. È più di astuzia quella di Benvenuti a cui si apre la difesa
davanti e deve solo correre sino a tuffarsi sotto i pali. Intanto
132
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
perdiamo Castrogiovanni che in un impatto dei suoi alla
mezzora si frattura delle costole: il Sei nazioni appare
compromesso.
Che sia la prima volta anche per l’Inghilterra? Stuart Lancaster
alla sua prima panchina (con un contratto di cinque partite) non
sa a chi affidarsi e troverà il piede di Owen Farrell, 20 anni,
figlio del suo vice allenatore Andy (centro della nazionale
inglese al mondiale del 2007), e l’esperienza di Charlie Hodgson.
Si tratta dell’apertura più sfortunata della storia, un po’ come
Stuart Sutcliffe che lascia i Beatles a Ringo Starr alla vigilia del
successo. Hodgson è l’apertura titolare nel 2003 quando subisce
un infortunio che lancia al suo posto Wilkinson in regia al
Mondiale vinto in Australia. Dopo dieci anni Wilko lascia e
Hodgson torna a guidare la rosa. Una settimana prima in Scozia
aveva stoppato un calcio di liberazione e il rimbalzo l’aveva
favorito in meta. A Roma farà il bis. Ci mette del suo Brunel che
forse strafà quando decide di far debuttare al 25’ della ripresa
anche il ventenne Morisi. L’Italia aveva aperto la ripresa con un
piazzato di Burton e aveva fissato il punteggio a quota 15. Poi i
minuti passano e nulla accade. C’è un episodio che decide tutto:
il pack recupera palla e Bortolami e pronto a passarla indietro a
Masi per il calcio di liberazione. Forse il passaggio è lento, o
Masi è macchinoso, fatto sta che Hodgson alza le braccia e
riesce a stoppare la palla che rotola in meta con l’inglese in
vantaggio. Meta trasformata per il 15-13 e sorpasso definitivo
al piede di Farrell. Un’occasione buttata via.
Irlanda e Galles trasferte da buttare,
Scozia solita ancora di salvezza
L’equilibrio si paga, perché l’Italia non ha la forza di opporsi
all’Irlanda e ne becca 42 e si ripete a Cardiff con il Galles che
vincerà il titolo 2012. E allora Brunel rallenta l’annunciato
lancio di giovani ventenni e si riaffida all’esperienza. C’è anche
la favola stoica di Castrogiovanni che a un mese dall’infortunio
si ripresenta in campo con le costole risaldate ma con il busto
protetto da fasciature. La giornata è caldissima, la cornice
133
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
dell’Olimpico strapieno è incredibile, attorno allo stadio la festa
dura dalla mattina presto alla notte. Decine di migliaia di
persone, famiglie con bambini, in un evento di cui la partita è
solo il primo piatto. È incredibile che la capienza del Flaminio
tutto esaurito fosse la metà esatta dell’Olimpico. Da dove arriva
tutta questa gente? La Scozia rischia come l’Italia il cucchiaio di
legno, ma forse metà dei suoi giocatori (quelli dell’Edimburgo)
hanno più paura di perdere la partita valida per la semifinale di
Heineken Cup la settimana dopo a cui la franchigia della capitale
nordica partecipa per la prima volta. E la partita finisce 13-6
con tanto gioco al piede e una meta di sfondamento.
Il tour e i test e l’apparizione di Minto
Scansato il cucchiaio di legno, Brunel ha ora il tempo di
riflettere, utilizza il tour nelle Americhe (Sud e Nord con due
vittorie) per fare esperimenti. Continua anche a novembre con i
test vincendo contro Tonga (debutto del presidente Gavazzi,
grande partita per Joshua Furno) , perdendo con gli All Blacks
(Minto, esordio col botto) a Roma e pescando una prestazione
monstre proprio di Minto (man of the match, incredibile
apriscatole in ruck e difensore negli spazi larghi) contro
l’Australia a Firenze dove si infortuna seriamente Mirco
Bergamasco. Si perde di tre punti e l’immagine del match è
quella dell’estremo Barnes che calcia l’ultimo pallone in tribuna
per evitare altri rischi. Con questa annata (quattro vittorie su 12
partite) si chiude l’anno. L’Italia del rugby sta diventando adulta.
134
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il torneo 2012
I RISULTATI
Francia-Italia
Scozia-Inghilterra
Irlanda-Galles
30-12
6-13
21-23
Italia-Inghilte rra 15-19
Francia-Irlanda
17-17
Galles-Scozia
27-13
Irlanda-Italia
Inghilterra-Galles
Scozia-Francia
42-10
12-19
17-23
Galle s-Italia
24-3
Irlanda-Scozia
32-14
Francia-Inghilterra 22-24
Italia-Scoz ia
Galles-Francia
Inghilterra-Irlanda
13-6
16-9
30-9
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Galles
Inghilterra
Irlanda
Francia
G
5
5
5
5
V
5
4
2
2
N
0
0
1
1
P
0
1
2
2
P+
109
98
121
101
P58
71
94
86
Italia
Scozia
5 1 0 4 53 121 -68 2
5 0 0 5 56 108 -52 0
135
P±
51
27
27
15
PT
10
8
5
5
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
LA COPERTINA DELL’EBOOK DEDICATO AL SEI NAZIONI 2013
136
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
2013
Cenerentola
non abita più qui
di Stefano Tamburini
Quando un giorno l’Italia vincerà il Sei nazioni di rugby per
capire come possa essere accaduto bisognerà tornare al 2013,
l’anno in cui ha smesso di essere una squadra poco più che ospite
di un Cinque nazioni allargato, quella che fa numero, quella che
ogni tanto vince qualcosa ma tanto si sa che non è pericolosa
più di tanto. Potranno dire, quel giorno di gloria e di inni alla
gioia, che l’Italia partecipò per la prima volta al Sei nazioni che
era l’anno 2000 ma poi ha cominciato a giocarlo davvero nel
2013: due vittorie e, soprattutto, quella sfiorata (almeno il pari
sfiorato) nel tempio londinese di Twickenham con le facce degli
spettatori impietriti, un silenzio irreale e una touche come
rifugio per chiudere frettolosamente – e anche ignobilmente,
secondo i codici del grande rugby – una partita che avrebbe
potuto trasformarsi in un incubo. E poi i giornali inglesi che il
giorno dopo titolavano “ Italiani vincitori morali”.
Ci sono cose, nello sport in genere e soprattutto in questo sport,
che talvolta valgono quasi, come e talvolta più di una vittoria.
Le abbiamo assaporate – quella di Twickenham certo lo è – in
questo cammino che ogni anno è un po’ un romanzo e ve lo
abbiamo voluto raccontare proprio come se lo fosse davvero,
utilizzando le parole di quei giorni, senza cambiar niente.
Certo, il finale lo conoscete già ma ripercorrere giorno dopo
giorno le emozioni attraverso le parole di chi le ha vissute in
diretta e le ha trasferite sul giornale di carta e sul sito web
renderà questo racconto ancor più immerso nelle circostanze.
Sembrerà di rivivere attimo per attimo e gustarselo di nuovo,
questo romanzo che ha degli autori, certo, ma che in realtà
finisce ogni volta per scriversi da solo. Di fatto è il Sei nazioni
che ogni anno scrive pagine dolci e amare, che hanno un fascino
tutto loro, per certi versi inspiegabile. Non basta dire che questo
137
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
è il torneo più bello del mondo, non basta dire che ha avvicinato
al rugby appassionati di altri sport e che il Sei nazioni è qualcosa
che va anche oltre il rugby. Il romanzo del Sei nazioni 2013 ci
racconta anche di tre partite casalinghe degli azzurri con lo
stadio Olimpico di Roma strapieno, quasi esaurito, cosa che non
riesce più da tempo neanche per i derby del calcio fra Lazio e
Roma.
Ci racconta di un grande teatro dei sogni, quello dei sei stadi che
ospitano sfide che possono ogni volta diventar leggendarie.
C’era un prima con un attore che sul palcoscenico era con gli
altri ma era come se non ci fosse, sembrava che fosse lì per caso.
Poi a un certo punto è andato al centro della scena e ha
cominciato a recitare. Poi, certo, gli altri sono lì da tempo e di
quei legni del palcoscenico conoscono ogni piega. Ma sanno che
prima o poi – certo non nel 2014 ma neanche chissà quando –
dovranno fare i conti anche con quelli che erano lì, innocui quasi
come soprammobili. Rigodiamoci quel momento, anzi quei
momenti. Dolci e amari, ma stavolta finalmente più veri.
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2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Il torneo 2013
I RISULTATI
Galles-Irlanda
22-30
Inghilterra-Scozia 38-18
23-18
Italia-Francia
34-10
Scozia-Italia
Francia-Galles
6-16
Irlanda-Inghilterra 6-12
9-26
Italia-Galles
Inghilterra-Francia
Scozia-Irlanda
Scozia-Galles
Irlanda-Francia
23-13
12-8
18-28
13-13
Inghilterra-Italia 18-11
22-15
Italia-Irlanda
Galles-Inghilterra
Francia-Scozia
30-3
23-16
LA CLASSIFICA
SQ UADRA
Galles
Inghilterra
Scozia
G
5
5
5
V
4
4
2
N
0
0
0
P
1
1
3
P+
122
94
98
P66
78
107
Italia
Irlanda
Francia
5 2 0 3 75 111 -36 4
5 1 1 3 72 81 -9 3
5 1 1 3 73 91 -18 3
139
P±
56
16
-9
PT
8
8
4
2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
L’eBook “Cenerentola non abita più qui” – dedicato
all’edizione 2013 del Sei nazioni – può essere scaricato
gratuitamente dai siti internet dei quotidiani locali del Gruppo
Espresso.
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2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
L’autore
Fabrizio Zupo è un giornalista del Mattino di Padova e scrive di rugby per i 18 quotidiani
locali del Gruppo Espresso-Finegil. Ha seguito sei coppe del mondo di rugby, dal 1991 al
2011, oltre a diverse edizione di mondiali universitari, junior under 20, campionati italiani
e coppe. Oltre a tutte le edizioni del torneo delle Sei nazioni dal 2000 a oggi. Gioca pilone
negli Amatori Rugby Padova e nella Nazionale giornalisti.
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2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
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2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
Indice
Colophon
Fronte spiz io
Introduz ione
PRIMA PARTE - Il bie nnio d’oro de lla Naz ionale
1995-1997, L’exploit di Grenoble che apre le porte del
Cinque nazioni
2000, Il debutto azzurro ed è subito vittoria
Il torneo 2000
2001-2002, La depressione del doppio cucchiaio di
legno
Il torneo 2001
Il torneo 2002
2003, Gli azzurri riassaporano la vittoria
Il torneo 2003
2004-2005, Kirwan e l’addio col cucchiaio di legno
Il torneo 2004
Il torneo 2005
2006, L’avvento di Berbizier, le petit caporal
L’Italia fa tremare il Galles
Berbizier: «Reagire dopo tre sconfitte è già una risposta da campioni»
Il torneo 2006
SECO NDA PARTE - Arriva la rugby-mania
2007, L’anno del boom
Italia, vittoria storica in Scozia
La gioia degli azzurri dopo lo show scozzese
L’Italia mette sotto anche il Galles
E dopo il trionfo con il Galles grande festa in piazza Navona
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2000/2012 - L'OVALE AZZURRO
L’Italia perde ma rovina la festa all’Irlanda
Il torneo 2007
2008, Mallet, il ct che sembra Clooney
La cronaca della partita con la Scozia
Il torneo 2008
2009-2010, Dalla crisi alla Celtic League
Il torneo 2009
Il torneo 2010
2011, La partita vinta con le seconde scelte
Il torneo 2011
2012, L’equilibrio di Jacques
Il torneo 2012
2013, Cenerentola non abita più qui
Il torneo 2013
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