La speranza è nel presente

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La speranza è nel presente
Quaderni di “Ore Undici”, dicembre 2012
LA SPERANZA È NEL PRESENTE
"Quest'ora" è il tempo della responsabilità
Odile Van Deth
Il presente non basta a nessuno è il problema di una società ancorata al passato. Il primo
comandamento della Bibbia prescrive che l'uomo per diventare fecondo abbandonerà il padre e
la madre. Non vuoi dire che non avrà cura di loro, ma che diventerà nuovo, si scioglierà dal passato.
Ogni persona deve inventare la propria vita. Se riproduce o cerca che gli altri riproducano il tempo
dove tutto gli era dato, non lo troverà mai e non collaborerà alla crescita del mondo.
Come fare? È tempo di ravvivare la brace che c'è nel cuore di ognuno di noi. Il Cardinale Martini
nella sua ultima intervista enunciava tre punti per rinnovare la chiesa, che scandiranno il mio
intervento: la conversione, la parola di Dio, i sacramenti.
Conversione in greco vuol dire cambiare mentalità, cambiare modo di vedere. Se il presente non
basta è perché siamo chiamati a creare il futuro, abbandonando ciò che ci ha preceduti, facendo
tesoro di ciò che siamo diventati a partire dal passato, partendo da lì per lanciarci in alto mare. Vai
avanti nelle acque (Lc 5,4b), disse il Signore a Pietro al termine di una notte trascorsa a pescare
senza aver preso niente.
Le nostre società sono "in panne di speranza" dice un grande giornalista e saggista francese1.
Perché?
L'economista Daniel Cohen spiega come il modello imposto dall'economia a partire dall'Ottocento
abbia valorizzato unicamente la competizione nelle nostre società. La competizione ha sregolato le
relazioni umane, a cominciare dalla scuola dove l'ambizione è quella di essere i primi
disinteressandosi di chi fa fatica, distanti e separati dalla vita degli ultimi. Se il presente non basta
mi chiama in causa. Il tempo che viene appartiene allo nostra responsabilità.
Sant'Agostino dice che dalla speranza nascono due bei figli: la collera di fronte al mondo e il
coraggio per porvi rimedio. La collera, secondo il salmo 75/76,11, rende gloria a Dio. In ebraico la
gloria è il peso che metto sulla bilancia, rendere gloria vuol dire dare peso, importanza, vuol dire sei
il Dio della mia vita, ti seguo. La collera contro il male glorifica Colui che è vita, certifica che il
male c'è ma Dio ne è vincitore. La collera glorifica Dio quando si fa azione, realizza qualcosa di
attivo contro il male.
Ecco allora il coraggio per rimediare il male: i nostri amici ebrei hanno sempre parlato di "riparare
il mondo", non con le idee, ma con gli atti, a partire dal mio piccolo. Il coraggio dell'azione si fonda
sulla fede che mi dice che il poco che faccio è importante, che l'unico campo a mia disposizione per
cambiare il mondo sono io. L'unico materiale è il presente. Proprio il presente è il ponte tra noi e
l'azione dello Spirito che rinnova tutto. Proprio perché il presente non basta sono chiamato in causa
dallo Spirito, attraverso lo Spirito stesso.
Nella storia biblica, quando Gerusalemme veniva distrutta dai romani, Rabbi Akiba rimaneva
sorridente. Tutti piangevano, si strappavano le vesti e lui sorrideva perché sapeva che non c'è
destino segnato per Israele - il destino è pagano -, perché è Israele a costruire il suo futuro. Da
Eraclito in poi il tempo era sempre stato rappresentato come un movimento circolare, che ritornava
sempre uguale a se stesso. I profeti hanno creato cambiamento in tutta la storia umana perché hanno
introdotto il tempo lineare che "va da qualche parte", come dice Lévinas, che non sa dove arriverà. I
profeti introducono la novità, il non conosciuto.
Il tempo annunciato dai profeti è sempre novità, non deve riprodurre ciò che hanno fatto le
generazioni precedenti, non deve ripetere la nostra storia passata.
Spesso invece pensiamo di andare avanti, ma il passato ci risucchia in un magma, e continuerà a
farlo fino a quando non lo "rielaboriamo in positivo". La nostra responsabilità è accettare di sentire
1
Jean Claude Guillebaud (autore di Une autre vie est possible, Iconoclaste 2012) profondamente ciò che ci rivela il momento presente. Lì c'è la fonte di vita. Questo significa la
frase di Gesù "per quest'ora sono venuto". Gesù ha affrontato la sua passione nella certezza che
l'apparente fallimento fosse gravido di una novità impensata, in quanto si fidava di ciò che sarebbe
venuto dopo. Per questo Gesù è l'uomo che cambia il mondo. In quel momento dice (Gv 12,27): la
mia anima è turbata, sono profondamente sconvolto, Padre salvami da questo – ma per quest'ora
sono venuto - per questo presente. Il presente non basta a nessuno, ma per quest'ora sono venuto,
per questo presente sono qui.
Il secondo punto è la parola di Dio. La bibbia non è storia, gli ebrei usano la parola Torah, cioè
insegnamento luminoso. La bibbia è un insegnamento che illumina, è una parola rivolta al cuore di
ciascuno non come documento ma come parola che istruisce, che illumina, che fa vivere. In ogni
evento della nostra storia, in ogni presente c'è un inedito che può nascere. Noi dobbiamo diventare
"diventare discepoli dell'evento"2. Il discepolo è colui che si lascia insegnare; diventare discepolo
dell'evento vuol dire lasciare che il presente mi insegni qualcosa e mi faccia diventare nuovo. Il
presente è l'appuntamento costante con la presenza dello Spirito dentro di me.
Infine i sacramenti. I sacramenti sono simboli della realtà. Simbolo nel senso etimologico della
parola, due pezzi separati che si ricongiungono. I sacramenti sono i segni visibili della realtà di cui
sono simbolo perché viviamo la vita eterna già qui e ora. Il simbolo indica che la realtà che vivo
oggi è la stessa vissuta da Gesù quando era in vita. Il perdono che ricevo nel sacramento della
riconciliazione è la stessa realtà di quando Gesù diceva va', la tua fede ti ha salvato. Quando ho
ricevuto il battesimo sono stata immersa nella realtà di Dio che è Spirito, il battesimo mi ha
immersa nel mio Creatore, che è vita e amore, sono immersa e partecipante, faccio parte di Dio.
Ma ci crediamo? Il battesimo mi fa solo entrare sociologicamente nella comunità cristiana o mi fa
partecipare al tempo che era, che è, che sarà?
E che cosa significa partecipare all'Eucaristia? Qual è il significato del quarto comandamento,
osserva lo Shabbat? Un rabbino francese3 lo interpreta così: "starai sempre a ricordarti del giorno
che viene" (shabbat = che viene). E poi spiega: "Ad ogni momento dell'esistenza, c'è una speranza.
Lo Shabbat è il giorno in cui si può imparare a guardare il mondo in modo nuovo, come se
apparisse per la prima volta." L'Eucaristia è il simbolo con cui portare davanti a Dio il nostro
presente perché lo Spirito possa farci collaborare alla salvezza, che è la possibilità di trasformare il
male in bene.
La speranza allora travolge il presente ma parte dal presente. La speranza contempla il passato e il
futuro nell'orizzonte della salvezza universale, della trasformazione di ogni dolore in bene. Il
presente non basta a nessuno finché non diventi fonte di speranza e ci induca a diventare creatori
della novità nello Spirito.
2
Yvan Amar, L'effort et la grâce, Albin Michel 2005 3
Mare Alain Ouaknin, Mes dix commandements, Poche 2009 

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