La Beata Vergine Maria

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La Beata Vergine Maria
VI – Le memorie mariane – Schemi
pag. 46
1- Madonna di Lourdes - 11 febbraio – memoria facoltativa
2- Madonna di Fatima – 13 maggio – memoria
3- Cuore Immacolato di Maria – Sabato dopo la II domenica di
Pentecoste – memoria
4- Madonna del Carmine – 16 luglio – memoria facoltativa
5- Dedicazione della Basilica di S. Maria Maggiore – 5 agosto –
memoria facoltativa
6- Maria regina – 22 agosto – memoria
7- SS. Nome di Maria – 12 settembre – memoria facoltativa
8- Vergine addolorata – 15 settembre – memoria
9- Madonna del Rosario – 7 ottobre – memoria
10- Presentazione di Maria al tempio – 21 novembre – memoria
Atti delle Giornate di approfondimento
per animatori musicali
13 – 16 settembre 2012
Celebriamo cantando
Le Feste e le Solennità della Beata Vergine Maria
nel Tempo Ordinario
Approfondimenti
1- Le Antifone mariane maggiori
2- La Vergine addolorata e lo Stabat Mater
3- La devozione del Rosario
4. Il repertorio mariano
5- L’Ave Maria.
Origine e formazione della preghiera
pag. 60
pag. 64
pag. 71
pag. 73
pag. 81
Gianmartino Maria Durighello
Editrice Suore Figlie della Chiesa
Promanuscripto - Roma 2013
[email protected]
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
wwwwww-figliedellachiesa.org
Centro di Spiritualità Figlie della Chiesa
Casa di Preghiera - “Domus Aurea”
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Indice
I - Preludio
1234-
pag. 3
alla scuola del Vangelo
alla scuola dei Padri
alla scuola del Concilio Vaticano II
non un culto a Maria, ma la memoria di Maria nella
celebrazione del mistero di Cristo
II – Alle origini della venerazione e memoria di Maria nella
celebrazione dell’Anno liturgico
pag. 6
1- Prima del Concilio di Efeso
2- Il Concilio di Efeso (431) e la proclamazione di Maria «Madre
di Dio»
3- Il Concilio Vaticano II
III – Maria nella nostra giornata, nella settimana, nell’anno,
nella vita…
pag. 11
1- Nella vita (nella Liturgia e nella Devozione)
2- Nel giorno (L’Ave Maria e l’Angelus; il Magnificat; le
Antifone mariane)
3- Nella settimana (la memoria di Maria in sabato)
4- Nell’anno (solennità, feste, memorie; i mesi mariani)
IV - La solennità dell’Assunzione
pag. 21
1- La liturgia bizantina e l’icona della Dormizione
2- Repertorio – Messa della Vigilia e Messa del Giorno
V – Le due feste mariane: Natività di Maria e Visitazione
pag. 37
I presenti Atti sono stati ricavati dalle registrazioni audio
effettuate durante le giornate del Convegno.
2
1- Natività di Maria
2- Visitazione
3- La liturgia bizantina e l’icona della Natività di Maria
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
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Nello stesso secolo di Bernardino questa formula entra in alcuni
Breviari.
Nel secolo successivo, in un Breviario francescano del 1525,
appare la formula “adesso e nell’ora della nostra morte”, subito
adottata nel Breviario di Pio V del 1568. L’Ave Maria è entrata nella
Liturgia della Chiesa universale.
In tempi più recenti, nel corso del XIX sec, a “peccatori” la pietà
popolare aggiunge “poveri”, aggiunta che rimane assente nel testo
latino.
Altre diversità di traduzione caratterizzano nel tempo le diverse
traduzioni della preghiera. Ad esempio “ventre” è stato purtroppo
sostituito nella versione italiana con “seno”. Il testo latino conserva
invece “ventris tui”.
Ave Maria, gratia plena,
Dominus tecum,
benedicta tu in mulieribus,
et benedictus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta Maria, mater Dei,
ora pro nobis peccatoribus,
nunc et in hora mortis nostrae.
Amen.
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
I - Preludio
1 – alla scuola del Vangelo
S
tavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella
di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il
discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il
tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E
da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
[Gv 19,25-27]
* Madre di Dio e Madre nostra. Vogliamo partire da qui. Dal
contemplare Maria «Madre di Dio» e «Madre nostra». Maria, nel
compimento del mistero pasquale, è chiamata dal suo Figlio Gesù
(vero Dio e vero Uomo) ad essere madre nostra.
Contempliamo questo legame profondo, inscindibile, del
mistero mariano col mistero pasquale. Legame di Maria con la
Pasqua, con la Pasqua del Figlio, ma anche con la nostra Pasqua.
2- alla scuola dei Padri:
Omelia sulla Pasqua di Melitone di Sardi (II sec)
Egli venne dal cielo sulla terra
in favore di colui che soffriva;
rivestì questo stesso nel grembo della Vergine
e apparve come uomo […]
Questi è Colui che si incarnò nella Vergine,
che fu appeso al legno […]
Questi è l’Agnello senza voce,
Questi è l’Agnello trucidato.
Questi è Colui che fu partorito da Maria,
la buona Agnella.
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3
* Maria, la buona Agnella. Questa di Melitone di Sardi è la prima
testimonianza di omelia in cui viene citata Maria. Il suo contenuto è
molto forte e molto importante:
Gesù è l’Agnello, e Maria sua madre è la buona Agnella! Maria
non è esente dal fatto che il figlio del suo grembo è l’Agnello di Dio
che toglie i peccati del mondo. Non ne è esente. Maria è chiamata ad
essere partecipe del mistero del Figlio. È chiamata ad essere
congiunta in modo intimo, indissolubile con la sua missione, col suo
mistero pasquale, con il suo essere Agnello: ella è la buona Agnella.
3- alla scuola della Chiesa:
La costituzione «Sacrosanctum
Liturgia, del Concilio Vaticano II
Concilium»
sulla
Nella celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di
Cristo, la santa Chiesa venera con speciale amore la
beata Maria Madre di Dio, congiunta indissolubilmente
con l’opera salvifica del Figlio suo; in Maria ammira il
frutto più eccelso della redenzione e contempla con gioia,
come in una immagine purissima, ciò che essa tutta
desidera e spera di essere. [SC 103]
* Maria modello e profezia della Chiesa. Dai Padri dei primi secoli
ai pastori di oggi sempre viva è questa visione di Maria la quale,
“congiunta indissolubilmente con l’opera salvifica del Figlio”,
diviene modello e profezia della Chiesa.
Modello e profezia della Chiesa innanzitutto perché ella è il
punto di arrivo, il culmine del cammino della storia e delle attese dei
profeti. Nello stesso tempo ella è profezia di ciò che noi speriamo e
desideriamo essere, e quindi diviene il modello per questo nostro
cammino.
Da qui nasce una stretta congiunzione tra Maria e Chiesa così
che gli attributi che veneriamo nella prima passano spontaneamente
alla seconda. Ne è testimonianza la ricchezza della nostra Liturgia
nelle sue espressioni. Ne è testimonianza tutta l’arte sacra nelle sue
simbologie. Guardando a Maria e pregando Maria noi guardiamo
4
La prima parte dell’Ave Maria è costituita dalle parole
dell’Angelo alla Vergine e dalla risposta di Elisabetta alla visita della
cugina. (Lc 1,28.42).
Importante per la formazione della preghiera deve essere stata
l’omiletica soprattutto delle celebrazioni nelle vicinanze del santo
Natale (IV secolo). Ricordiamo che omelia significa “ridizione”,
ripetizione del testo. Da parte del celebrante, ma anche di tutto il
popolo coinvolto dal celebrante. Nell’omiletica dei giorni vicini al
Natale, quindi, celebrante e popolo riprendono le parole dell’angelo
alla Vergine e di Elisabetta alla Vergine, come ci testimonia Gregorio
di Nissa:
“Diciamo ad alta voce secondo le parole dell’angelo:
Rallegrati, ripiena di grazia, il Signore è con te”.
“Sì, tu sei benedetta fra le donne, perché tra tutte le genti
sei stata scelta (…)” [Gregorio di Nissa]
La seconda parte dell’Ave Maria viene a formarsi attorno al VII
secolo, probabilmente come estrapolazione e sviluppo dalle Litanie
dei Santi.
Ricordiamo come alcune formule litaniche, precedute dalla
triplice invocazione Kyrie, erano presenti nella liturgia eucaristica
proprio all’Offertorio. Ulteriore appoggio della tradizione che trova
nell’Offertorio luogo privilegiato per l’Ave Maria.
Qualche secolo dopo, Bernardino da Siena (XV sec) ci
testimonia la possibilità di aggiungere l’estratto litanico “Santa
Maria…” alla prima parte dell’Ave Maria, formata dalle parole
dell’angelo e di Elisabetta alla Vergine:
“A questa benedizione con cui termina l’Ave: Tu sei
benedetta fra le donne, noi possiamo aggiungere: Santa
Maria, prega per noi peccatori”. [Bernardino da Siena,
Sermone sulla Passione]
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Dello stesso III secolo è il papiro ritrovato nel deserto egiziano
contenente “Sotto la tua protezione”. (Papiro n.470 della John Ryland
Library, Manchester)
anche alla Chiesa, preghiamo la Chiesa, nella Chiesa e per la Chiesa.
Perché noi siamo chiamati (e lo vogliamo con tutto il nostro cuore)
ad essere ciò che Maria è, in profezia e modello.
Il testo, in greco, è la più antica testimonianza di preghiera a
Maria:
4- Non un culto a Maria, ma la memoria di Maria nella
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.
celebrazione del mistero di Cristo
Al centro quindi della riflessione teologica sul mistero di
Maria celebrato nella Liturgia della Chiesa è
- il suo legame con il mistero ed i misteri di Cristo,
- la sua esemplarità verso la Chiesa;
Questa preghiera è inserita oggi nel Breviario tra le antifone da
recitarsi al termine delle Ore. Il suo testo è di fondamentale
importanza, in quanto ci testimonia come prima del Concilio di
Efeso, prima cioè della proclamazione del dogma, Maria è già
venerata con l’appellativo di Madre di Dio: Maria è chiamata la
Theotokos, la Madre di Dio!
come conseguenza, la speciale venerazione e memoria della
Vergine in quanto nella Liturgia
- si celebra l’opera della redenzione e Maria ne è il frutto
più eccelso;
- si attende la realizzazione delle promesse di Cristo,
- e nella Vergine si contempla ormai l’icona escatologica
della Chiesa.
[p. J.Castellano Cervera, L’Anno Liturgico]
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II – Alle origini della venerazione e memoria di
Maria nella celebrazione dell’Anno Liturgico
5. L’Ave Maria
origine e formazione della preghiera
1. Prima del Concilio di Efeso
- Omelia di Melitone di Sardi sulla Pasqua
(prima testimonianza del riferimento a Maria in una
celebrazione)
- Odi di Salomone
(con i più antichi inni mariani)
- Ippolito, Traditio Apostolica
(nella Professione di fede dei Battezzati e in una anafora
eucaristica)
Andando alla ricerca delle origini della preghiera a Maria nel
corso dell’anno liturgico, oltre all’omelia di Melitone da Sardi (II
sec), occorre ricordare le Odi di Salomone, nelle quali troviamo uno
tra i più antichi inni mariani, e la Traditio apostolica.
Odi di Salomone (I sec d.C. - Siria) - Ode XIX
1 Una coppa di latte mi fu porta
e l’ho bevuta
per la dolce cortesia del Signore.
2 Il Figlio è la coppa
e chi fu munto è il Padre
e chi lo munse lo Spirito santo.
3 Poiché le sue poppe eran piene
né era conveniente che il suo latte
fosse gettato via senza motivo.
4 Lo Spirito santo aprì il suo seno
ed ha mescolato il latte
delle due poppe del Padre.
6
La preghiera dell’Ave Maria così come oggi la conosciamo è il
frutto di ha una formazione lenta e progressiva.
Fin dal secondo secolo i Cristiani celebrano la memoria del Dies
Natalis dei santi martiri, i testimoni della fede che hanno prolungato
nel proprio corpo il sacrificio di Cristo. Il culto si sviluppa prima in
forma privata, e poi pubblica. Nella memoria dei santi martiri è
sempre stata associata la Vergine Maria.
Quando troviamo però il primo “Rallegrati (Ave, Kaire)” nella
preghiera cristiana?
Il primo Kaire che ci è documentato lo troviamo in un graffito
del III secolo in una casa di Nazareth che sarà venerata come la casa
dell’Annunciazione.
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preghiera liturgica dell’Ave Maria, non un altro testo o parafrasi…).
Resta da capire perché devo invece cantare Santa Maria del
cammino…
* Il Magnificat e il canto di ringraziamento dopo la comunione
Se il luogo proprio dell’Ave Maria è l’Offertorio, il luogo tipico
del Magnificat è il canto di ringraziamento dopo la comunione.
Ricordiamo che alla Comunione sono possibili due tipologie di canto.
Il canto processionale (Canto di Comunione) che inizia quando il
celebrante si comunica e si protrae durante la distribuzione del
sacramento ai fedeli fermandosi in modo da garantire un momento di
silenzio se è previsto anche un inno di ringraziamento dopo la
comunione; quindi l’inno o canto di ringraziamento dopo la
comunione. Il Magnificat può quindi collocarsi ottimamente quale
canto di ringraziamento dopo la comunione.
Se il Magnificat esprime la spiritualità di Maria, nulla più di
questa spiritualità ci aiuta a vivere il Mistero eucaristico.
L’Eucaristia ci è data perché la nostra vita, come quella di
Maria, sia tutta un Magnificat.
[Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia]
5 Benché non lo sapessero,
diede la miscela al mondo.
Chi ne riceve,
è nella perfezione della destra.
6 Il seno della Vergine ha afferrato,
ha concepito e partorito.
7 E madre divenne la Vergine
per grande favore;
divenne gravida, generò un figlio,
ma non sentì dolore,
8 Ché ciò accadde non senza motivo.
9 Ella levatrice non ha voluto,
perché lui la vita le diede.
10 Come uomo ella generò, col volere;
generò con apparenza
e possedette con grande forza.
11 Amò con la redenzione,
custodì con cortesia
e mostrò con grandezza. Alleluia.
* dal rito alla vita, la “questio” del canto al congedo
Ippolito (?) - Traditio Apostolica (215 d.C.)
La rubrica non prevede un canto al congedo: la Messa termina
con il gesto dell’invio, dal rito alla vita, dalla mensa liturgica alla
quotidianità. Ma la tradizione della Chiesa ama accompagnare questo
andare con un canto o con suono d’organo. Se si sceglie un canto,
ancora una volta un canto devozionale mariano bene può offrirsi ad
accompagnare questo gesto, ad accompagnarci cioè dal rito alla vita.
La Traditio apostolica testimonia ancora come l’ingresso di Maria
nella Liturgia abbia un profondo legame con il contesto pasquale, con
la Pasqua annuale e con la Pasqua settimanale.
Troviamo infatti due espliciti riferimenti a Maria:
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- in una delle interrogazioni ai catecumeni nella Veglia pasquale
(Pasqua annuale);
- e in un’anafora1, al cuore della liturgia eucaristica, nella
Liturgia domenicale (Pasqua settimanale).
1 Anafora: nel rito romano la parte centrale della Liturgia eucaristica o Preghiera
eucaristica.
7
Dall’ anafora:
[….] Ti ringraziamo, o Dio, per mezzo del tuo diletto
Figlio Gesù Cristo […..] che hai mandato dal cielo nel
seno di una Vergine ed è stato concepito, si è incarnato e
manifestato come Figlio tuo, nato dallo Spirito Santo e
dalla Vergine.
Dalla Liturgia battesimale nella Notte santa (Interrogazioni):
Credi in Gesù Cristo, Figlio di Dio che è nato per mezzo
dello Spirito Santo dalla Vergine Maria, è morto e risorto
il terzo giorno?
Nella Chiesa antica, quindi, la memoria-venerazione di Maria si
colloca in un contesto strettamente cristologico ed ecclesiale, nel
mistero pasquale celebrato
- nell’eucaristia domenicale
- e nel sacramento del Battesimo.
Nel corso dei secoli III e IV troviamo riferimenti a Maria
nell’omiletica ai passi evangelici dell’Annunciazione e della Natività.
Non ci sono vere proprie feste mariane, ma è viva la presenza di
Maria nella celebrazione delle feste del Signore.
Oltre alla Annunciazione e alla Natività, la domenica prima del
Natale con la proclamazione ancora del vangelo della Annunciazione,
quindi l’Epifania e la Presentazione di Gesù al tempio.
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In molti luoghi si è passati dall’esclusione dell’Ave Maria di
Schubert all’esclusione di ogni Ave Maria!? Dell’Ave Maria in
quanto tale!?
Chiarito l’equivoco che la preghiera dell’Ave Maria è preghiera
liturgica, possiamo riflettere su quali versioni melodiche possano
essere impiegate, o sia preferibile che non lo siano, per la loro
origine non liturgica.
Anche qui occorre fare un chiarimento. Dovessimo escludere
tutti i testi non liturgici dovremmo escludere la maggior parte dei
canti mariani in uso nelle nostre comunità. Così certi canti di un
tempo nati devozionali, quando il testo liturgico era quello latino
(pensiamo alle Laudi di Cortona) dovremmo escluderli dalla
celebrazione? Giungiamo così all’assurdo che cantiamo “Santa
Maria del cammino”, testo non liturgico e anche banale, e rinunciamo
a canti della devozione (come il Laudario di Cortona) o… liturgici (!)
quali l’Ave Maria. È evidente l’assurdità.
Più complesso è il tema dell’interscambio di melodie tra sacro e
profano che storicamente è sempre esistito, anche se ha sempre
richiesto e sempre richiederà estrema attenzione.
Personalmente credo che molto dipenda da quanto la melodia
ricorda il testo originale. Veniamo al caso dell’Ave Maria di
Schubert. Chiarisco che se il parroco mi dice di non suonarla, io non
la suono. Obbedisco, ma nelle sedi opportune faccio presente il mio
disaccordo. Per due motivi: innanzitutto, e il discorso vale anche per
le marce nuziali di Mendelssohn e di Wagner, la musica è un
elemento vivo e vive nel tempo. Ciò che oggi mi richiama l’ascolto
della marcia di Wagner è l’abito bianco della sposa, non l’opera
Tannhauser.
Sull’origine poi dell’Ave Maria di Schubert si sono diffuse voci
false, che era un testo blasfemo, pornografico… Macché! Il testo
originario tedesco era, badiamo bene, una preghiera!!! (per i curiosi,
su… internet addirittura, si trova tutto…).
Per questi motivi, perché nata come preghiera e perché
richiamante contesti di preghiera, personalmente non trovo niente in
contrario a cantare tale Ave Maria (ovviamente dev’essere la
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Purtroppo l’attuale rito del matrimonio colloca dopo la
celebrazione il rito delle firme, che nel precedente rito avveniva
all’Offertorio.
Nel rito della maggior parte delle professioni religiose la
petizione firmata del novizio viene consegnata immediatamente
prima dell’Offertorio al superiore che la depone sull’altare. La
petizione è quindi strettamente congiunta al gesto dell’Offertorio: io
offro la mia vita!
Due sposi che celebrano il loro matrimonio offrono la loro vita
come sacerdozio vivente, che mostra a tutti come l’amore di Dio per
l’uomo è un amore sponsale. Non cantare l’Ave Maria a un
matrimonio significa perdere qualcosa di grande.
Mi è accaduto in una riunione della Commissione per la Liturgia
di una Diocesi sentir dire da un prelato, sant’uomo e figura di
importante prestigio nel territorio: “L’Ave Maria non è liturgica”.
Altri la vorrebbero dopo la benedizione, come se fosse qualcosa di
scandaloso, di profano… Un altro carissimo amico sacerdote
musicista componendo un Ave Maria ha indicato il testo come…
tradizionale. Davvero siamo incappati in un grosso tranello.
Occorre rieducarci a comprendere in primo luogo che l’Ave
Maria è una preghiera liturgica! E quindi in secondo luogo che in
alcune celebrazioni è la più irrinunciabile preghiera, che ci aiuta a
vivere la nostra vita assieme a Colei che dell’Offerta ha fatto lo scopo
della sua esistenza.
2- Il Concilio di Efeso (431)
e la proclamazione di Maria «Madre di Dio»
Nella storia della venerazione e del culto a Maria un momento
fondamentale è costituito dal Concilio di Efeso. Già in precedenza si
trovano testimonianze di Maria invocata come «Madre di Dio», ma
con il Concilio di Efeso la maternità di Dio è proclamata quale
dogma della fede della Chiesa.
Maria è «Madre di Dio» - Théotokos (gr) – Deipara (lat):
Madre di Dio [...] non certo perché la natura del
Verbo o la sua divinità avesse avuto origine dalla
santa Vergine, ma, poiché nacque da lei il santo
corpo dotato di anima razionale a cui il Verbo è
unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato
secondo la carne.
[Concilio di Efeso]
Con il Concilio di Efeso si apre la strada ad una fioritura e
sviluppo di feste e tradizioni dapprima in Oriente e progressivamente
anche in Occidente quali l’Assunzione, l’Annunciazione del Signore,
la Presentazione di Gesù al tempio, la Natività di Maria,
l’Immacolata concezione, la Visitazione…).
Una precisazione. Sotto questa fobia sta un grosso equivoco.
Alcuni anni fa il Magistero era intervenuto ancora una volta mettendo
in guardia dall’utilizzo di melodie di origine profana. In particolare si
era fatto riferimento all’Ave Maria di Schubert impiegata nei
matrimoni, oltreché le marce di Mendelssohn e Wagner, tratte da
opere teatrali. La cosa ha preso una piega ampia e deviante, la lettura
dell’intervento e la sua applicazione è stata parziale e deviata.
Occorre fare chiarezza.
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3- il Concilio Vaticano II
Lasciando scorrere nel nostro cuore i secoli di storia e di
venerazione a Maria, qui giungiamo direttamente a considerare la
riflessione del Concilio Vaticano II. Cosa è accaduto in particolare
con il Concilio Vaticano II rispetto alla tradizione che si era formata
nei secoli?
In particolare
- l’assegnazione di alcune feste “mariane” come feste “del
Signore” (Annunciazione, Presentazione, già Purificazione della
Vergine): si è voluto ritornare, come era all’origine, a una
sottolineatura cristologica di queste feste;
- soppressione di alcune memorie minori;
- sottolineatura di alcune feste principali (S.Maria Madre di Dio);
- arricchimento di formulari del Comune della B.V.M.;
- aggiunta di una Messa votiva della Vergine Madre della Chiesa;
- aggiornamento formulari delle Messe;
- proposta della Collectio Missarum B.M.V. (Giovanni Paolo II) –
Lezionario mariano 1988;
10
mondo, nel tempo, nel grembo della Vergine. E per questo alcuni
portali rappresentano proprio il momento dell’Annunciazione.
Ricordiamo che nella memoria della Dedicazione della basilica di
santa Maria Maggiore il canto d’Introito è l’Ave Maria!
Personalmente però, fatta eccezione ovviamente per le messe in
festività mariane, non sottolineerei questo gesto con un canto
mariano.
* L’Ave Maria e l’Offertorio
L’Offertorio – All’Offertorio invece sì. Perché l’Offertorio è proprio
il momento in cui, guardando a Maria, impariamo a realizzare il gesto
dell’Offertorio, a offrire cioè tutto noi stessi, la nostra vita sull’altare
nei simboli del pane e del vino.
Cosa di meglio in questo momento se non cantare insieme a
Colei che ha fatto della sua vita un canto di Offertorio? Tutto un Sì
all’incarnazione del Verbo?
E qui davvero ci conforta e aiuta contemplare quanti altari recano
bassirilievi raffiguranti proprio l’Annunciazione.
L’offertorio è il tempo dell’Annunciazione, che canta
l’Incarnazione. Quindi il canto dell’Ave Maria (non solo a mio
avviso, ma secondo la tradizione liturgica della Chiesa) trova un
posto privilegiato proprio all’Offertorio.
(…) Maria ha esercitato la sua fede eucaristica prima
ancora che l’Eucaristia fosse istituita, per il fatto stesso di
aver offerto il suo grembo verginale per l’incarnazione del
Verbo di Dio. L’Eucaristia, mentre rinvia alla passione e
alla risurrezione, si pone al tempo stesso in continuità con
l’Incarnazione.
[Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia]
Secondo la tradizione della Chiesa, l’Ave Maria trova importante
la sua collocazione più propria all’Offertorio, e soprattutto in
celebrazioni nelle quali viene amministrato un sacramento
(Matrimonio, Ordine, Comunione) oppure nelle quali si svolge il rito
di una professione religiosa…
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
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Una riflessione: il canto mariano nella Messa. Cosa e
quando?9
Ma… come utilizzare il repertorio mariano nelle domeniche del
tempo ordinario, o in particolari celebrazioni di sacramenti, come il
matrimonio, le prime comunioni, o professioni religiose?
* dal rischio dell’abuso al rischio del silenzio
L’essere umano tende a vivere gli eccessi. C’è stato un tempo in
cui forse si esagerava scegliendo un canto mariano indifferentemente
nei vari momenti della Messa, all’introito, all’offertorio, alla
comunione e alla fine.
Poi c’è stato, soprattutto da parte del clero, un freno, un porre in
guardia da questo eccesso. Nel farlo però si è giunti spesso a un
eccesso opposto. Non è raro sentir dire che il canto a Maria e
soprattutto quello dell’Ave Maria deve essere cantato… fuori della
Messa. Ahimé!
Cerchiamo di fare un po’ d’ordine.
* Maria «donna eucaristica»
Innanzitutto Maria è donna eucaristica e tutta la sua esperienza è
esperienza eucaristica. Profondamente radicata nel mistero
eucaristico del suo Figlio, al suo Figlio porta.
Cerchiamo di individuare in particolare i momenti della Messa
più indicati per la scelta di un canto mariano, e contemplare questo
nesso tra Maria donna eucaristica e i vari momenti della celebrazione.
* Maria e il canto d’Introito
Teologicamente Maria ha molto a che vedere anche con l’Introito.
Proprio perché l’Introito è la celebrazione dell’ingresso di Cristo nel
9 Qui parliamo ovviamente dell’inserimento di un canto mariano in messe del
Tempo Ordinario, o in particolari circostanze (matrimoni, altri sacramenti…)
giacché nelle solennità, feste e memorie mariane il problema non si pone.
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
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III – Maria nella nostra giornata, nella
settimana, nell’anno, nella vita…
Abbiamo contemplato come Maria è indissolubilmente legata al
mistero pasquale del Figlio. Abbiamo considerato ancora come la
preghiera mariana non porti a Maria, ma con Maria e attraverso
Maria al suo Figlio Gesù.
La preghiera a Maria nella nostra giornata, nella nostra
settimana, nell’anno, nella vita accompagna questa nostra
esistenza come cammino pasquale incontro al Figlio.
1. Nella vita
- dalla nascita (Battesimo) alla morte (Transito)
2. Nel giorno
- le campane di mattino, mezzogiorno e sera
- l’ora del Vespro e il canto del Magnificat
- le Antifone mariane alla fine dell’Ufficio
3. Nella settimana
- la memoria di Maria in giorno di sabato
4. Nell’anno
- solennità, feste, memorie
- i mesi mariani
1- Nella vita (nella Liturgia e nella Devozione)
Dalla Nascita alla Morte, dal Battesimo al Transito.
Molte devozioni ci accompagnano dalla Nascita alla Morte…
Penso alla catenina che alcune mamme ci regalano il giorno del
battesimo, la consacrazione a Maria… il quadretto di Maria appeso
nella nostra cameretta…
Un segno fondamentale è quel suono di campane che chiamiamo
Ave Maria.
11
La campanella che chiama l’assemblea a gioire per la nascita di
una nuova creatura.
La campana che annuncia anche la morte di un nostro fratello.
Anche se più propriamente questa campana dovrebbe essere detta la
campana del Transito, la devozione popolare la chiama ancora Ave
Maria.
Maria è con noi dalla nascita alla morte, e in questo cammino la
sua costante materna presenza non ha altro scopo che quello di
portarci al suo Figlio.
Oggi assistiamo ad un rinnovato fervore per Maria. Se ne sente
davvero il bisogno. E anche se non lo facessimo, ci penserebbe lei.
Ecco – come abbiamo letto in Maria Oliva Bonaldo – gli esempi di
Lourdes, di Fatima…
Il repertorio.
• Innanzitutto il repertorio liturgico. Il primo nostro impegno
è come sempre accogliere il dono che la Chiesa ci fa nei testi della
Liturgia.
• Il canto popolare religioso mariano. Sorto in un tempo in
cui la liturgia ufficiale era in lingua latina, andava a vivificare
soprattutto le devozioni (Processioni, Fioretti…).
Oggi con i nuovi ritmi della civiltà il tempo per le devozioni è
ridotto rispetto al passato. Molti di questi canti trovano di fatto posto
nella Liturgia eucaristica. Ma quali di questi canti, come e quando è
opportuno accoglierli davvero nella Liturgia eucaristica? Il repertorio
non è omogeneo. Credo sia importante essere attenti, e valutare caso
per caso onde non perdere la ricchezze di questo repertorio tanto
amato, e nello stesso tempo scegliere gli esempi migliori, per
aderenza ai temi della Liturgia e della teologia mariana, e per il
valore stesso della composizione.
• I canti in lingua viva del repertorio post-conciliare. Molto
diversa è la genesi di questi canti rispetto ai precedenti. Generalmente
infatti non nascono all’interno di una devozione popolare. Sono
inoltre molto eterogenei per destinazione, forma e contenuto:
Nel canto devozionale Odo suonar, la squilla è la campana della
sera. Nella seconda strofa c’è una bella metafora che ci aiuta a vivere
la sera del giorno come figura e preparazione della sera della vita:
All’appressar dell’ultima mia sera
fa’ che ridire possa la preghiera
che è tanto dolce al cuor e all’alma mia:
Ave Maria, ave Maria.
12
a) testi di ispirazione biblica
b) testi idiotici di contenuto spirituale, teologico…
c) di ispirazione socio-antropologica (es. Santa Maria del cammino).
Questo filone si è sviluppato particolarmente negli ’70.
d) di tema in linea con la tradizione
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
73
[Luigi Maria Grignion de Monfort, Trattato della vera devozione a
Maria]
L’orgoglio razionalistico (…) irrompeva nelle più disparate
concezioni di collettività che portarono fatalmente le masse
all’apostasia. La Rivelazione fu confinata nei seminari, l’Apostolato
chiuso nei conventi, il Catechismo disertato, la Liturgia negletta.
La pietà popolare si ridusse nella forma che oggi scorgiamo nei più:
esteriore ed egoista quando non è superstiziosa.
Urgeva agire direttamente sulla società e la Chiesa intervenne con le
Encicliche sociali e con l’Azione Cattolica.
Ma all’orgoglio non bastò.
Allora venne Maria!
I richiami cattolici da Lourdes, da Fatima, da Banneux per il tramite
di piccolini, sono la rivelazione dell’Amore di Dio che per salvarci ci
chiama attorno alla Mamma di cui ci ha fatto incomparabile dono, e
ci costringe a ridiventare bambini.
L’orgogliosa indipendenza dei «senza Dio», dei senza Gesù, dei
senza Chiesa, non può essere vinta che dall’umile riconoscimento
della nostra totale dipendenza da Maria, e ai piccolissimi che nel suo
mistico Seno respirano amore, pace, gioia, bontà, benignità,
fedeltà… è affidata la restaurazione sociale del Regno di Dio, perché
«il Regno di Dio è proprio di loro».
[M.O. Bonaldo, Respiriamo Maria]
Quando c’è un oblio di Maria, una sua messa a parte, possiamo
essere certi che si nasconde sempre l’antico monotono e sempre
uguale a se stesso tranello del tentatore. Quando fatichiamo a
comprendere e vivere la preghiera mariana, dobbiamo sempre stare
attenti ed interrogarci: che non ci sia qualche tranello sotto? Potrebbe
nascondere una mia difficoltà a vivere nella fede, in famiglia, in
comunità… Perché? Perché la preghiera con Maria ci obbliga a farci
umili e piccoli, e questo non è sempre facile per il nostro io. La
tentazione viene sempre da colui che non sa essere umile, non sa
essere piccolo. E quando il mondo dà spazio all’orgoglio e al
razionalismo tende a mettere da parte Maria.
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
72
Questo canto è una testimonianza di come nella semplicità della
devozione popolare sia molto radicato il percepire la vita come un
cammino pasquale e il cantare a Maria come alla nostra compagna
materna e fedele in questo cammino.
Maria ci accompagna ogni giorno dal mattino alla sera. La
campana della sera precede (o precedeva) la campana del De
profundis, e ci ricorda la sera della vita, quando ancora diremo: Ave
Maria. Maria sarà presente accanto a noi e noi potremo invocarla
ancora, come ogni giorno.
Non dobbiamo guardare con sufficienza a questo repertorio
devozionale, Questa devozione è profondamente radicata in una sana
teologia mariana. Qui è cantato il congiungimento di Maria con il
mistero pasquale, del Figlio e nostro. Coltivare questa devozione ci
aiuta a vivere ogni nostra giornata in una prospettiva pasquale, così
che ogni nostra sera è cammino che prepara all’ultima sera.
Veniamo ad un altro esempio tratto dal repertorio devozionale
mariano: Quando nell’ombra.
Quando nell’ombra cade la sera
È questa o Madre la mia preghiera:
fa’ pura e santa l’anima mia,
Ave Maria, ave Maria.
Abbiamo contemplato la campana che ritma la nostra giornata,
mattino, mezzogiorno e sera. Nella seconda strofa di questo canto è
evocata la squilla del mattino.
E quando l’alba annuncia il giorno
All’ara tua faccio ritorno
Dicendo sempre con voce pia
Ave Maria, ave Maria.
13
particolari giorni dell’Anno liturgico, appropriate sostituzioni di
misteri, che consentano di armonizzare ulteriormente il pio
esercizio con il momento liturgico» (Congregazione per il Culto divino,
Lettera circolare Orientamenti e proposte per la celebrazione dell’Anno mariano,
62). Così, ad esempio, agiscono correttamente i fedeli che il 6
gennaio, solennità dell’Epifania, recitano i misteri gaudiosi e quale
«quinto mistero» contemplano l’adorazione dei Magi anziché il
ritrovamento di Gesù dodicenne nel tempio di Gerusalemme.
Ovviamente queste sostituzioni vanno operate con ponderazione,
con aderenza alla Sacra Scrittura e con proprietà liturgica.
201. (la clausola). Per favorire la contemplazione e perché la mente
concordi con la voce, è stato più volte suggerito dai Pastori e dagli
studiosi di ripristinare l’uso della clausola, un’antica struttura
rosariana peraltro mai completamente scomparsa.
La clausola, che si armonizza bene con l’indole ripetitiva e
meditativa del Rosario, consiste in una proposizione relativa che
segue il nome di Gesù e richiama il mistero enunciato. Una clausola
corretta, fissa per ogni decina, breve nell’enunciato, aderente alla
Scrittura e alla Liturgia, può costituire un valido aiuto per una recita
meditativa del santo Rosario.
202. [omissis]
4. Il repertorio mariano
dalla “fobia mariologica” al rinnovato fervore per Maria
Il segno infallibile e inequivocabile per distinguere un eretico, un
uomo di cattiva dottrina, un reprobo da un predestinato, è che
l’eretico e il reprobo hanno solo disprezzo o indifferenza per la
santissima Vergine e si studiano con le loro parole ed esempi di
diminuirne il culto e l’amore, apertamente o di nascosto, talvolta
sotto speciosi pretesti. (…) Gesù Cristo, oggi come sempre, è frutto
di Maria.
14
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
71
197. Il Rosario o Salterio della Vergine è una delle più eccellenti
preghiere alla Madre del Signore. Perciò «i Sommi Pontefici hanno
esortato ripetutamente i fedeli alla recita frequente del santo
Rosario, preghiera di impronta biblica, incentrata sulla
contemplazione degli eventi salvifici della vita di Cristo, cui fu
strettamente associata la Vergine Madre. E sono anche numerose
le testimonianze di Pastori e di uomini di santa vita sul valore e
sull’efficacia di tale preghiera» (Congregazione per il Culto divino, Lettera
circolare Orientamenti e proposte per la celebrazione dell’Anno mariano, 62).
Il Rosario è una preghiera essenzialmente contemplativa, la cui
recita «esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso che
favoriscano all’orante la meditazione dei misteri della vita del
Signore» (Paolo VI, Esortazione apostolica Marialis cultu, 47). È
espressamente raccomandato nella formazione e nella vita spirituale
dei chierici e dei religiosi.
La terza strofa ci invita a cantare Ave Maria nei giorni lieti. Ma
la quarta ci dice ancora:
Giunto al fin del viver mio
Prima di rendere l’animo a Dio
Ti dirò ancora nell’agonia
Ave Maria, ave Maria.
2- Nel giorno (nella Liturgia e nella Devozione)
Tu quando sorge, e quando cade il die,
e quando il sole a mezzocorso il parte,
saluta il bronzo, che le turbe pie
invita ad onorarte.
[dall’inno Il Nome di Maria di Alessandro Manzoni, entrato nella liturgia come
inno dei Primi Vespri del Comune della Beata Vergine Maria].
198. La Benedizione delle corone del Rosario [omissis]
199. (Suggerimenti per la recita). Vengono qui dati alcuni
suggerimenti che, salvaguardando la natura propria del Rosario,
possono renderne più proficua la recita.
In alcune occasioni la recita del Rosario potrà assumere un tono
celebrativo: «mediante la proclamazione dei passi biblici relativi a
ciascun mistero, l’esecuzione in canto di alcune parti, una saggia
distribuzione dei vari ruoli, la solennizzazione dei momenti di
apertura e di chiusura della preghiera». (Congregazione per il Culto
divino, Lettera circolare Orientamenti e proposte per la celebrazione dell’Anno
mariano, 62).
200. (La contemplazione dei misteri). (…) Questa distribuzione,
se rigidamente osservata, può talvolta dar luogo a un contrasto tra il
contenuto dei misteri e il contenuto liturgico del giorno: si pensi alla
recitazione dei misteri dolorosi in un Natale che cada di venerdì. In
questi casi si può ritenere che «la caratterizzazione liturgica di un
determinato giorno prevalga sulla sua collocazione nella settimana;
come pure che non sia estraneo alla natura del Rosario compiere, in
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
70
* L’Ave Maria – la campana del mattino / mezzogiorno
(Angelus-Regina caeli) / sera
* Magnificat – all’ora del Vespro
* Antifona – Dopo Compieta (o al termine delle celebrazioni)
L’Ave Maria – L’Angelus. Abbiamo considerato la squilla della
sera e la squilla del mattino. Eccoci allora alla campana del
mezzogiorno, la campana dell’Angelus, così amata e raccomandata
nella civiltà contadina. Al suono dell’Angelus il contadino si fermava
dal lavoro nei campi e ritto in piedi si segnava col segno della croce e
poi cominciava: Angelus Domini nuntiavit Mariae…
Il Magnificat. La stessa Liturgia ci aiuta a scandire la giornata con
Maria. Oltre all’Ave Maria, pensiamo al Magnificat, il cantico che
innalziamo ogni giorno ai Vespri. Il Magnificat diventa il canto di
rendimento di grazie nell’ora della sera, nell’ora in cui il sole volge al
tramonto.
15
Le antifone mariane. Ricordiamo ancora come, per antica
consuetudine, la Chiesa, al termine delle ore, intona una Antifona
Mariana. Prassi indicata dalla rubrica all’ora di Compieta, ma
possibile ad ogni ora come testimoniato dalla tradizione.
La seconda parte dello Stabat si apre con le strofe 11-15 che
sviluppano questo anelito, rendendolo sempre più esplicito (fac me
tecum... crocifixo condolere) fino a farsi presente con Maria presso la
croce: “juxta crucem tecum stare”!
Nell’attuale Breviario vengono riportate delle antifone senza
alcun riferimento a un tempo liturgico, fatta eccezione per il Regina
caeli indicato per il Tempo pasquale.
Nel Breviario di Pio V, consuetudine che può felicemente essere
continuata tutt’oggi, viene assegnata una precisa destinazione di
queste quattro antifone dette Maggiori in riferimento ai tempi
liturgici:
11. Sancta Mater, istud agas,
crucifixi fige plagas,
cordi meo valide.
- Alma Redemptoris Mater (O santa madre del Redentore)
dalla prima domenica di Avvento al 2 Febbraio
- Ave Regina Caelorum (Ave Regina dei cieli)
dal 2 febbraio al Mercoledì della settimana santa
- Regina caeli (Regina dei cieli)
Tempo pasquale, dal sabato santo all’ottava di Pentecoste
12. Tui nati vulnerati,
tam dignati pro me pati,
poenas mecum divide.
13. Fac me tecum pie flere,
crucifixo condolere,
donec ego vixero.
14. Juxta crucem tecum stare,
et me tibi sociare
in planctu desidero.
15. Virgo virginum praeclara,
mihi jam non sis amara:
fac me tecum plangere.
- Salve Regina (Salve Regina)
Dalla festa della S. Trinità all’Avvento
Oggi IGLH prescrive semplicemente: “Si conclude con un’antifona
della beata Vergine Maria, sciegliendola nelle due serie, in lingua
italiana e latina, riportate qui di seguito”.
Le antifone sono Alma redemptoris Mater, Ave Regina caelorum, Ave
Maria gratia plena, Sub tuum praesidium, Salve Regina, Inviolata,
Virgo parens Christi. Le ultime due solo in latino.
Come abbiamo detto, solo per il Tempo pasquale è indicata
esplicitamente l’antifona Regina caeli.
Nel repertorio gregoriano troviamo due melodie per le quattro
Antifone maggiori. Una, solenne, è antica, mentre l’altra, più
semplice, è molto più recente2.
Le ultime strofe cantano i 4 Novissimi: la morte, il giudizio,
l’inferno e il paradiso. Dall’anelito di conformazione in questa vita
(donec ego vixero, cf strofa 13) all’anelito alla conformazione piena
nella vita eterna.
Il cambio di vocativo nella s. 19 (Christe) rivela il senso
profondo della devozione mariana: il destinatario della preghiera non
è Maria, ma “per Matrem” (attraverso la Madre), Cristo.
3. La devozione del Rosario
Dal Direttorio su Pietà popolare e Liturgia
2 Vedi Approgondimenti, pag. 60
16
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
69
Ciò che emerge con forza ed efficacia nello Stabat Mater è il
tema della compartecipazione.
Dopo il quadro introduttivo contemplante Maria dolorosa ai piedi
della croce, le strofe 5-7 costituiscono il cuore teologico e la chiave
di lettura del testo. Ci sentiamo coinvolti in una duplice domanda:
5. Quis est homo qui non fleret,
Matrem Christi si videret
in tanto supplicio?
3- Nella settimana
(nella Liturgia e nella Devozione)
•
la memoria di Maria in Sabato. Fin dal Medioevo, prima in
ambito monastico, poi in tutta la Chiesa, il sabato è celebrato con
un particolare riferimento a Maria:
- come il Sabato precede e porta alla Domenica, giorno del
Signore… così la memoria di Maria in sabato precede e
accompagna la celebrazione della Pasqua settimanale di Cristo.
6- Quis non posset contristari,
Christi Matrem contemplari
dolentem cum Filio?
La lettura in latino ci aiuta a cogliere come sia importante la
dimensione del «Con»:
Con – tristari.
Con-templari
Cum filio.
Maria è la con-forme al Figlio. E la partecipazione dell’uomo al
dolore di Maria per il Figlio porta l’uomo a configurarsi alla passione
di Cristo, riconoscendo nel proprio peccato la causa di questo patire...
Pensiamo davvero al sabato santo, secondo giorno del Triduo. Il
sabato è il giorno del sepolcro, il giorno del silenzio, il giorno in cui
la Chiesa non celebra riti, perché il Cristo riposa nel grembo della
terra. È… l’ora della Madre.
Noi settimanalmente viviamo la Pasqua nella domenica. Ma la
Pasqua è sempre un triduo. Non è mai solo risurrezione. Il sabato ci
aiuta a vivere la Pasqua nella sua pienezza. Maria ci aiuta a vivere la
Pasqua nella sua pienezza.
9. Eja, Mater, fons amoris
me sentire vim doloris,
fac ut tecum lugeam.
10. Fac ut ardeat cor meum
in amando Christum Deum,
ut sibi complaceam.
Nelle strofe 9-10 l’uomo si rivolge a Maria: “fac... fac” nel
desiderio di patire “con” Maria per “com-piacere a Cristo”. Lo stato
del cuore (“ardeat cor meum”) è l’amore: Maria è invocata come fons
amoris, affinché anche il cuore dell’uomo possa ardere come il suo in
amando Christum Deum.
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
68
17
4- Nell’anno
11. Sancta Mater, istud agas,
crucifixi fige plagas,
cordi meo valide.
11. Santa Madre, questo fa,
imprimi le piaghe del crocifisso
fortemente nel mio cuore.
12. Tui nati vulnerati,
tam dignati pro me pati,
poenas mecum divide.
12. Del tuo figlio vulnerato,
che tanto si è degnato di patire per me,
dividi le pene con me.
13. Fac me tecum pie flere,
crucifixo condolere,
donec ego vixero.
13. Fa che io con te piemente pianga,
con il crocifisso possa condolere,
finché vivrò.
14. Juxta crucem tecum stare,
et me tibi sociare
in planctu desidero.
14. Presso la croce stare con te,
e associarmi a te
in pianto desidero.
8 dicembre
1 gennaio
(nell’Ottava del S. Natale)
15 agosto
15. Virgo virginum praeclara,
mihi jam non sis amara:
fac me tecum plangere.
15. Illustre Vergine delle vergini,
ora non essermi amara:
fa che con te io pianga.
16. Fac ut portem Christi mortem,
passionis fac consortem,
et plagas recolere.
16. Fa che io porti la morte di Cristo,
fammi consorte della passione
e mediti le piaghe.
8 settembre
31 maggio
17. Fac me plagis vulnerari,
fac me cruce inebriari,
et cruore Filii.
17. Fa che io sia vulnerato dalle piaghe,
fa che mi inebri della croce,
e del sangue del Figlio.
* Madonna di Lourdes
11 febbraio
memoria fac.
18. Flammis ne urar succensus,
per te, Virgo, sim defensus
in die judicii.
18. Che non arda bruciato dalle fiamme,
per te, Vergine, sia difeso
nel giorno del giudizio.
* Madonna di Fatima
13 maggio
memoria fac.
* Cuore Immacolato di Maria
sabato dopo la II domenica
dopo Pentecoste
memoria
19. Christe, cum sit hinc exire,
da per Matrem me venire
ad palmam victoriae.
19. Cristo, quando starò per uscire da qui,
concedi attraverso la Madre che io venga
alla palma della vittoria.
* Madonna del Carmelo
16 luglio
20. Quando corpus morietur,
fac ut animae donetur
Paradisi gloria. Amen.
20. Quando il corpo morirà,
fa che all’anima sia donata
la gloria del Paradiso. Così sia.
* solennità, feste, memorie - SCHEMI
SOLENNITÀ del Signore con dimensione mariale
* Annunciazione del Signore
25 marzo
(9 mesi prima del S. Natale)
* Presentazione del Signore
2 febbraio
(a 40 gg. dal S. Natale)
SOLENNITÀ mariane
* Immacolata concezione
* Santa Maria Madre di Dio
* Assunzione
FESTE Mariane
* Natività di Maria
* Visitazione
MEMORIE mariane
* Dedicazione della basilica
di S. Maria Maggiore
5 agosto
memoria fac.
memoria fac.
* Maria Regina
22 agosto
memoria
(nell’Ottava dell’Assunta)
* SS. Nome di Maria
12 settembre memoria fac.
18
[nostra traduzione
67
Stabat Mater
* Vergine Addolorata
1. Stabat Mater dolorosa
juxta crucem lacrimosa,
dum pendebat Filius.
1. Stava la Madre dolorosa
lacrimosa presso la croce,
mentre pendeva il Figlio.
2. Cujus animam gementem
contristatam et dolentem
pertransivit gladius.
2. La cui anima gemente
contristata e dolente
trafisse una spada.
* Presentazione
di Maria al Tempio
3. O quam tristis et afflicta
fuit illa benedicta
Mater Unigeniti!
3. O quanto triste ed afflitta
fu quella gloriosa benedetta
Madre dell’Unigenito!
* memoria di Maria in sabato
4. Quae maerebat et dolebat,
pia Mater, dum videbat
Nati poenas inclyti.
4. Che piangeva e si doleva,
la pia Madre, mentre vedeva
le pene del nobile Figlio.
- i mesi mariani
5. Quis est homo qui non fleret,
Matrem Christi si videret
in tanto supplicio?
5. Chi è quell’uomo che non piangerebbe,
al vedere la Madre di Cristo
in così grande supplizio?
6- Quis non posset contristari,
Christi Matrem contemplari
dolentem cum Filio?
6. Chi potrebbe non contristarsi
nel contemplare la Madre di Cristo
dolente con il Figlio?
7. Pro peccatis suae gentis,
vidit Jesum in tormentis,
et flagellis subditum.
7. Per i peccati della sua gente,
vide Gesù nei tormenti,
e sottoposto ai flagelli.
8. Vidit suum dulcem natum,
moriendum desolatum,
dum emisit spiritum.
8. Vide il suo dolce figlio,
morire desolato,
mentre emise lo spirito.
9. Eja, Mater, fons amoris
me sentire vim doloris,
fac ut tecum lugeam.
9. Orsù, Madre, fonte dell’amore
fa che io senta la forza del dolore,
fa che con te io pianga.
10. Fac ut ardeat cor meum
in amando Christum Deum,
ut sibi complaceam.
10. Fa che arda il mio cuore
nell’amare Cristo Dio,
affinché a Lui io possa compiacere.
15 settembre (il giorno dopo l’Esaltazione
della S. Croce)
memoria
* Madonna del Rosario
7 ottobre
21 novembre
memoria
memoria
facoltativa
La genesi della devozione dei mesi mariani nella nostra tradizione
occidentale (maggio e ottobre), a differenza di quanto accade nella
tradizione delle chiese d’Oriente, non è legata al ciclo dell’anno
liturgico, quanto a particolari eventi.
Da un punto di vista teologico e liturgico, il primo e fondamentale
“mese” mariano è il tempo di Avvento.
Riportiamo, per maggiore chiarezza e completezza, l’Istruzione della
Congregazione per il Culto divino:
La pratica di un «mese mariano» è diffusa in varie Chiese sia
dell’Oriente sia dell’Occidente. Ma,
- mentre in Oriente il «mese della Vergine» è in stretta
connessione con la liturgia,
- in Occidente i mesi dedicati alla Madonna, sorti in un’epoca
in cui si faceva scarso riferimento alla liturgia come a forma
normativa del culto cristiano, si sono sviluppati
indipendentemente dal ciclo liturgico.
Ciò ha posto e pone tuttora alcuni problemi di indole
liturgico-pastorale che non possono essere ignorati.
Limitatamente alla consuetudine occidentale di celebrare un
«mese mariano» in maggio (in novembre, in alcuni paesi
dell’emisfero australe), in ottobre e, secondariamente, in
settembre, sarà opportuno tenere presente quanto segue:
19
Stabat Mater – VI modo – inno strofico
a) tenendo conto delle esigenze della liturgia, delle attese dei
fedeli, della loro maturazione nella fede, la problematica posta dai
«mesi mariani» dovrebbe essere studiata nell’ambito della
«pastorale d’insieme» della Chiesa locale; si eviterebbero in tal
modo situazioni di contrasto pastorale che disorientano i fedeli,
come accadrebbe, ad esempio, se ci si limitasse ad abolire il «mese
di maggio»;
b) in molti casi la soluzione più opportuna sarà quella di
armonizzare i contenuti del «mese mariano» con il concomitante
tempo dell’Anno liturgico. Così, ad esempio, durante il mese di
maggio i pii esercizi dovranno mettere in luce soprattutto la
partecipazione della Vergine al mistero pasquale e all’evento
pentecostale che inaugura il cammino della Chiesa;
c) in ogni caso dovrà essere diligentemente seguita la direttiva
della costituzione Sacrosanctum Concilium sulla necessità che
«l’animo dei fedeli sia indirizzato prima di tutto verso le feste del
Signore, nelle quali, durante il corso dell’anno, si celebrano i
misteri della salvezza»;
d) un’opportuna catechesi convincerà i fedeli che la domenica,
memoria ebdomadaria della Pasqua, è «il giorno di festa
primordiale», per cui la celebrazione della domenica esula da
qualunque computo relativo ai «mesi mariani» e nessun elemento
celebrativo del Giorno del Signore può essere subordinato alle
esigenze devozionali dei mesi dedicati alla beata Vergine;
e) si dovrà mostrare ai fedeli che la liturgia romana ha già un
suo «mese della Vergine», armonicamente inserito nello
svolgimento dell’Anno liturgico: il tempo di Avvento. Tale
informazione tuttavia non dovrà limitarsi a creare un
convincimento teorico, ma dovrà essere tradotta in celebrazioni
liturgiche che, tenendo conto della sensibilità dei fedeli, valorizzino
effettivamente i numerosi riferimenti a santa Maria nel tempo di
Avvento.
[Congregazione per il Culto divino, Istruzione 1987]
20
i 7 dolori della beata Vergine Maria
1- profezia dell’anziano Simeone a Maria nel tempio
“E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,35)
2- la fuga in Egitto della sacra famiglia
“Giuseppe destatosi, prese con sé il Bambino e sua Madre nella notte e fuggì
in Egitto” (Mt 2,14)
3- il ritrovamento di Gesù tra i dottori del tempio
“«Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti
cercavamo». (Lc 2,48)
4- Maria segue Gesù sulla via del Calvario
5- Maria ai piedi della croce
“Stavano presso la croce di Gesù sua madre...” (Gv 19,25-27)
6- Maria alla deposizione di Gesù (la Pietà)
7. Maria vede seppellire Gesù
65
Emblematica è la Colletta del 15 settembre, che sintetizza in
modo mirabile il contenuto della devozione: O Padre, che accanto al
tuo Figlio, innalzato sulla croce, hai voluto presente la sua Madre
Addolorata: fa' che la santa Chiesa, associata con lei alla passione
del Cristo, partecipi alla gloria della risurrezione.
La Chiesa si associa a Maria, alla sua conformazione al Figlio.
Maria è la conforme al Cristo, e noi ci associamo a lei e con lei alla
Passione del suo Figlio.
Il tema di Maria accanto alla croce del Figlio è evidenziato nel
repertorio della Messa fin dal canto di Ingresso (Stabat iuxta crucem
Iesu) e soprattutto con la Sequenza, lo Stabat Mater.
Lo Stabat Mater.
Il testo, in sorta di planctus, è attribuito a
Jacopone da Todi. La melodia nel II modo risale allo stesso secolo di
Jacopone, il XIII; la melodia nel VI modo, più semplice, è più
recente. Con l’istituzione della festa Septem dolorum B.M. Virginis lo
Stabat Mater è inserito nella Messa come sequenza e nell’Ufficio
come Inno. Nell’ambito delle devozioni è tipico il suo utilizzo nella
Via crucis. Nei tre ambiti viene impegnato un diverso numero di
strofe:
- nella Messa - come “sequenza” dopo l’acclamazione al Vangelo
Melodia in II modo (XIII o forse XIV sec.)
20 strofe nella struttura classica di sequenza a versi paralleli.
- nell’Ufficio - come Inno
Vengono proposte le prime 10 strofe (fino a “Fac ut ardeat”)
– Le seconde 10 ev. alle Lodi
La melodia adottata è quella in VI modo, più semplice, sillabica.
Struttura strofica, ad inno.
Oggi il Breviario romano distribuisce le strofe del planctus tra
Ufficio delle Letture, Lodi e Vespri.
- nella Via Crucis - 14 strofe, una per stazione + l’ultima strofa
La devozione della Via Crucis è attestata già nella prima metà del
XVII secolo, ma ebbe la sua più ampia diffusione più tardi, con san
Leonardo da Porto Maurizio († 1751)
64
IV - la solennit à dell’ ASSUNZIONE
L’origine della devozione e della solennità liturgica
dell’Assunzione va cercata indietro nel tempo, fino ad arrivare al IIIII secolo.
Già nei primi tempi della Chiesa si diffonde la credenza che il
corpo di Maria dopo la morte non abbia conosciuto la corruzione del
sepolcro, come è testimoniato negli Apocrifi (Domitio Mariae). La
tradizione vuole che a Gerusalemme sia sorta una chiesa dedicata
all’assunzione fin dal IV secolo, con una festa il 15 agosto.
L’operetta siriana del IV secolo Obsequia beata Maria Virginis
descrive come l’anima di Maria, dopo la morte, si riunisce al corpo.
Nel sec V l’antica festa di Gerusalemme alla Madre di Dio si
estende alla Chiesa d’Oriente come festa della «Dormizione di
Santa Maria» (dormizione e assunzione al cielo secondo la
tradizione apocrifa sul transito della Vergine).
Altri importanti testi che testimoniano la fede e la devozione
nella assunzione della Vergine sono nel VI secolo la Dormizione
della santa Madre di Dio, attribuita a Giovanni il Teologo ed il
Transito della Beata Vergine Maria dello pseudo Giuseppe
d’Arimatea.
Ai primi del sec. VII in Oriente la Dormizione è ormai una festa
ampiamente diffusa. L’imperatore Maurizio la impone come
obbligatoria.
Trattandosi di una tradizione apocrifica, l’Occidente ha sempre
frenato la piena accoglienza e l’ufficializzazione liturgica e
dogmatica della festa.
Un passo molto importante per l’introduzione della devozione in
Occidente, come anche per altre feste di origine orientale, avviene
con l’elezione al soglio pontificio di Sergio I, di origine siriana, che
istituisce la festa liturgica. Vengono rivisti alcuni formulari già usati
precedentemente in chiese locali e viene istituita una processione.
Nell’orazione “Veneranda nobis” viene proclamato che Maria “subì
la morte temporale, ma tuttavia non poté essere trattenuta dai legami
della morte”.
21
Perché l’assunzione di Maria sia riconosciuta come dogma della
fede occorrerà invece attendere il XX secolo, con Pio XII e la
Costituzione apostolica Munificentissimus Deus (1950). Un passo
molto bello di questa costituzione è riportato come lettura
nell’Ufficio dell’Assunzione. Vengono citati importanti passi tratti
dai Padri, a testimonianza dell’antica e fondata fede e devozione nel
mistero dell’Assunzione.
Con la proclamazione del dogma dell’Assunzione come mistero
della glorificazione di Maria in corpo e anima assunta in cielo, viene
contemplata in pienezza la conformazione di Maria a Cristo risorto.
Nello stesso tempo, Maria assunta è icona escatologica della Chiesa e
profezia della risurrezione della carne:
“[…] dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio
rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre Vergine
Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla
gloria celeste in anima e corpo”.
La Liturgia bizantina e l’icona della Dormizione Koimesis
Cerchiamo di entrare allora nello spirito di questa devozione e
di questa solennità. Lo facciamo con l’aiuto di chi l’ha vissuto e
coltivato per primo, ossia i nostri fratelli della Chiesa d’Oriente.
2. La Vergine addolorata
e lo Stabat Mater
Come abbiamo visto8, fino alla riforma del Concilio Vaticano II
c’erano due feste liturgiche riferite alla devozione di Maria
addolorata.
La più antica era quella che si celebrava il venerdì dopo la
domenica detta “di Passione”. L’origine della devozione risale al
medioevo con un particolare sviluppo nei paesi di area germanica.
Verso la fine del secolo XVI papa Sisto IV approva la Messa, che già
localmente veniva celebrata, e iscrive la festa nel martirologio. Una
data importante per la storia di questa festa è il 1727, data nella quale
Benedetto XIII fissa la data del venerdì dopo la domenica di Passione
con il nome di Festum septem dolorum (La festa dei sette dolori di
Maria).
La data del 15 settembre, invece, nasce come Ottava della
Natività. Tra l’XI e il XII secolo sono molte le forme di pietà
popolare rivolte alla figura di Maria addolorata. Pensiamo ad esempio
alla forma letteraria e musicale del planctus.
Nel XIII secolo, una vicenda connessa alla nascita dell’ordine dei
padri Serviti, contribuisce allo sviluppo della devozione a Maria
addolorata. Siamo in Toscana. L’immagine della Vergine venerata in
un dipinto prende vita e si alza a lutto e piange per l’odio fratricida
che divideva la città di Firenze. Nel 1668 è data l’autorizzazione alla
celebrazione di una festa speciale la terza domenica di settembre. La
data fissa del 15 settembre viene stabilita da papa Pio VII soltanto nel
1814.
Ciò che noi crediamo di Maria è la piena conformazione al suo
Figlio. Lo comprendiamo bene partendo da come i fratelli di rito
bizantino chiamano questa festa: la Dormizione (Koimesis3) di
Maria. Maria secondo la tradizione degli apocrifi, quindi, muore
(entra nel sonno della morte), è sepolta, resta nel sepolcro (cimitero,
luogo dei dormienti) 3 giorni, quindi viene assunta dal Figlio risorto
al cielo.
In entrambi le tradizioni, la devozione è strettamente collegata a
due momenti della celebrazione annuale del Mistero di Cristo: la
settimana santa e l’esaltazione della Santa Croce.
3 Cf il luogo di sepoltura dei cristiani è detto cimitero, da koimiterion, e significa:
“luogo dei dormienti”.
8 Cf pag. 54
22
63
Ave Regina Caelorum
“Oggi il cielo apre il suo grembo per ricevere colei che ha
partorito colui che l’universo non può contenere”
Melodia solenne – in VI modo
“Viene trasferita alla vita colei che è madre della vita”
- testo poetico in 8 versi ottonari (in due quartine) ritmati e rimati a
due a due
- melodia posteriore al sec XIII
- breviario di Pio V – dalla festa della Purificazione al Mercoledì
della Settimana Santa
Melodia semplice - in VI modo
- XX sec. (dom Pothier monaco di Solesmes)
Versione semplice
“Tu che sei stata sacrario della vita, hai raggiunto la vita.
Attraverso la morte infatti sei passata alla vita, tu che hai
partorito la vita”. [dalla Liturgia bizantina]
Nella Liturgia bizantina 2 feste mariane fanno da cornice
all’intero anno liturgico. All’inizio dell’anno liturgico, l’8
settembre, la Natività di Maria. E il 15 agosto, alla fine del
calendario liturgico, la Dormizione. Poste quindi all’inizio e alla
fine del calendario liturgico queste due feste mariane ci aiutano a
contemplare Maria quale modello del cammino che ogni uomo è
chiamato a compiere nell’impegno di conformazione al mistero
salvifico di Cristo.
Le due feste hanno in comune le stesse letture per i Vespri,
letture di grande portata simbolica:
•
•
•
la scala di Giacobbe – Gn 28
la porta chiusa che solo il Signore può varcare – Ez 43-44
la Sapienza si costruisce la casa – Pr 9
L’icona della Dormizione
IX-X sec – l’iconografia della Dormizione riflette il racconto
apocrifo della Dormitio – divenuta parte integrante delle letture
della festa; e assume i temi della riflessione patristica:
62
23
Alma Redemptoris Mater
Melodia solenne – in V modo
- testo poetico in sei esametri
- melodia attribuita a Ermanno il Contratto (?) – XI sec
- breviario di Pio V – dall’Avvento alla festa della Purificazione (2
febbraio)
Melodia semplice - in V modo
- XIX-XX sec. (dom Pothier op. dom Fonteinne, monaci di
Solesmes)
Versione semplice
La “Dormizione azzurra” – Scuola di Tver’ (XV sec) – ispirata a
un modello di Rublev – Galleria Tretjakov, Mosca
24
61
Melodia semplice - in V modo
- XVII sec. (Henry Dumont opp. François Bourgoing)
1 – sullo sfondo la città di Gerusalemme, dove, secondo gli
apocrifi, è morta Maria.
2 - gli apostoli giungono
portati dagli angeli su
delle nuvole a forma di
conchiglia…
3 – con il loro movimento
centripeto convergono
verso
il
centro
dell’icona indicando il
Cristo con la mano. Il
centro dell’Icona non
è la Vergine Madre, ma
il Cristo.
4 – sotto, gli apostoli chinati attorno al corpo della Vergine.
5 - Pietro a capo del
letto; Paolo ai
piedi;
i
due
principi
della
Chiesa sono posti
come a poppa e
prua di una nave, la Chiesa-Maria il cui albero e vela è il
Cristo.
6- Giovanni (vegliardo) posa la testa sul cuscino come l’aveva
posato sul petto del Signore; tra gli apostoli, ai due lati, figurano
delle donne e due personaggi in abiti vescovili che la
tradizione individua in due discepoli di Paolo (Dionigi
Areopagita, vescovo di Atene e Timoteo, vescovo di Efeso) e il
gregge del popolo cristiano.
60
25
Quando nostro Signore Gesù Cristo decise di avere per
sempre accanto a sé sua Madre, inviò l'arcangelo
Gabriele perché le manifestasse questo desiderio,
rivelandole il giorno del trapasso. [...] L'Angelo, nunzio
di gioia e di amore, si recò da Maria e disse: «Questo
dice tuo Figlio: è ora che mia madre sia sempre con me,
non ti sconvolgere per tutto ciò perché passi alla vita
eterna». La Madre santa esultò, tuttavia espresse il
desiderio di rivedere gli apostoli. Il messaggero di Dio
le rispose: «Verranno a te, canteranno degli inni al tuo
cospetto e faranno i tuoi funerali». Si appresti una nube
che si estenda ed abbracci il mondo e le ali dei venti
conducano dai confini della terra a Sion gli apostoli.
[...] Alzate i vostri occhi, o popolo di Dio, alzateli! Ecco
in Sion l'arca del Signore degli eserciti ed intorno ad
essa gli apostoli son venuti di persona per rendere gli
onori funebri al corpo, principio di vita e ricettacolo di
Dio. [Transitus]
7 - gli sguardi di tutti convergono verso il corpo della Madre;
Maria è avvolta nell’omophorion e riposa su un drappo color
fuoco chiaro (cf Icona della Natività) che illumina i volti degli
apostoli chini su di lei. Sotto il catafalco due candele, simbolo
della Chiesa orante e del mistero stesso contemplato nell’icona.
8 - due movimenti contrapposti e complementari:
* Maria nelle sue due nature:
- in basso, quella umana, in
posizione orizzontale, in
struttura
geometrica
quaternaria, rettangolare;
- in alto Maria assunta nella
vita divina, nella verticale,
portata dagli angeli al culmine del movimento ascensionale in
26
Approfondimenti:
1. Le Antifone mariane maggiori
Salve Regina
Melodia solenne – in I modo
- testo di autore incerto tra il XI e XII sec
- prosa ritmica in forma libera composta di sei frasi e 3 invocazioni
conclusive
- breviario di Pio V – al termine delle Ore dalla festa della SS.
Trinità all’Avvento escluso.
Salmo [1Sam 2,1.4-8]
Il mio cuore esulta nel Signore, mio salvatore.
una triplice sfera di gloria (sfera, elemento ternario). Qui, seduta,
si rivolge all’umanità con la mano in segno di rassicurazione e
benedicente protezione:
Communio [Cf Lc 11,27]
“Nella tua maternità sei rimasta vergine, nella tua dormizione
non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio. Sei stata
trasferita alla vita, tu che sei Madre della vita e riscatti le nostre
anime dalla morte con la tua intercessione” (Tropario dei Grandi
Vespri)
Beata la Vergine Maria,
che ha portato in grembo
il Figlio dell'eterno Padre.
Beáta víscera Maríæ Vírginis,
quæ portavérunt
ætérni Patris Fílium.
9 - Perno e ponte tra queste due realtà, al
centro, il Figlio Risorto, che prende tra le
braccia la piccola Madre avvolta in
bianche fasce e dalla terra la porta al cielo.
L’anima che sale al cielo non è un’anima
disincarnata!
* Sul piano simbolico, la mediazione-incontro
tra il quadrato-terra e il cielo-sfera è la crocerisurrezione resa dall’intersecarsi della
verticale del Cristo con la linea orizzontale
del corpo della Madre: una Tau rovesciata,
simbolo di risurrezione.
* La linea verticale, che
segna il centro dell'icona,
e scende a formare una
croce, è la linea della
mediazione tra cielo e
terra, linea di benevolenza
di Dio per gli uomini che
vuole incontrare quella
orizzontale,
posta
in
basso, caratterizzata dal
corpo
della
Madre,
l’umanità che attende il suo Salvatore, come terra che attende il
seme.
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
58
27
È il tema dell’incontro tra Dio e l’uomo, e della vittoria definitiva
della vita sulla morte.
* sul piano cromatico il dialogo-incontro è tra l’azzurro (cielo) e
il rosso (terra).
10- Sopra il Cristo, si aprono le porte del cielo e due Angeli
accolgono nella sfera di gloria Maria. Ancora una volta l’icona ha
la stessa struttura dell’architettura di una chiesa, e la stessa
struttura di una liturgia eucaristica!
La tomba e la morte non prevalsero sulla Madre di Dio che prega
incessantemente per noi e resta ferma speranza di intercessione.
Infatti Colui che abitò un seno sempre vergine, ha assunto alla
vita colei che è la Madre della Vita.
[Kontakion della Dormizione di san Cosma vescovo di Maiuma]
10. PRESENTAZIONE DI MARIA AL TEMPIO
21 novembre - memoria
Origine
- origine antica - si rifà al Protovangelo di Giacomo - leggende
apocrife
- dedicazione della Chiesa di S. Maria Nuova a Gerusalemme – 21
novembre
- VII sec. diffusa in tutto Oriente
- in Occidente è accolta solo nel 1371 da Gregorio IX
- 1585 - Sisto V la estende alla Chiesa universale
- XV sec. rapida diffusione in Occidente
Contenuto
La prima offerta di sé di Maria diviene modello di ogni anima
che si consacra al Signore.
In alcune icone appaiono in basso due figure di più piccole
dimensioni. Il riferimento è alla vicenda apocrifo-leggendaria del
pontefice Geufonio, il quale, ingelosito per la devozione così
profonda degli apostoli, avrebbe pensato di rovesciare il catafalco su
cui è distesa Maria. In quell’istante un angelo del Signore scende e
mozza le mani del patriarca. Egli si pente, e le mani ritornano a
congiungersi al corpo. Così egli può riprendere integro la sua lode e
devozione a Maria4.
Repertorio per la Messa
Lo sfondo dorato indica sempre la Gloria. Ciò significa che
Maria è già introdotta nella Gloria mentre tutto questo avviene
attorno a lei5.
Introito [Sedulio]
Dal Graduale Romanum
Introito
Offertorio
Communio
Vultum tuum deprecabuntur
Afferentur... post eam
Diffusa est gratia
Dal Messale – Lezionario
Salve, Madre Santa, tu hai dato alla luce il Re,
che governa il cielo e la terra per i secoli in eterno.
Salve, sancta parens, eníxa puérpera Regem,
qui cælum terrámque regit in sæcula sæculórum.
4 L’episodio di Geufonio o Eufonio ci è stato riportato da Anna Passarini.
5 Contributo di sr Marina Poglianich.
28
Gianmartino Maria Durighello – Dispense – Roma 2012
57
Repertorio per la Messa
Repertorio –Messa della Vigilia e Messa del Giorno
Dal Graduale Romanum
Introito
Offertorio
Communio
Vultum tuum deprecabuntur
Ave Maria
Florete flores e Sal 44
Dal Messale – Lezionario
Introito [Lc 1,28.42]
Ave, Maria, piena di grazia: il Signore è con te;
tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno.
Ave, María, grátia plena, Dóminus tecum:
benedícta tu in muliéribus,
et benedíctus fructus ventris tui.
Salmo [Sal 8]
Il Signore governerà il mondo con giustizia.
Communio [Lc 1,31]
L'angelo disse a Maria:
«Ecco, concepirai
e darai alla luce un figlio
e gli porrai nome Gesù».
Ecce concípies in útero,
et páries fílium,
et vocábis nomen eius Iesum.
56
Invito a prendere in attenta considerazione i testi della Liturgia
nella solennità del’Assunzione, a cominciare da quelli della Messa
della Vigilia (al di là che sia da noi frequentata, oppure no).
Sappiamo bene che la solennità dell’Assunzione cade in un periodo
dell’anno che coincide con le vacanze. L’Assunta è… Ferragosto.
L’assemblea riunita per l’eucaristia difficilmente è la consueta
comunità domenicale. O per l’assenza appunto di membri che si
trovano in vacanza, o viceversa per la presenza di nuovi fratelli, che
sono in villeggiatura o emigranti rientrati nel paese d’origine…
Alcune comunità celebrano in ogni caso con grande solennità tale
festa, e in taluni luoghi è vivo il bisogno di coltivare anche la
devozione popolare oltre che il convenire liturgico.
Proprio perché Devozione popolare e Liturgia devono essere
strettamente congiunte (la Devozione nasce dalla Liturgia e porta
alla Liturgia) è opportuno un attento studio dei testi liturgici che
potranno efficacemente essere utilizzati nelle devozioni.
La Prima Lettura della Messa della Vigilia, dal Primo Libro
delle Cronache, è il racconto del solenne trasporto dell’Arca nella
tenda. Ricordiamo che nel popolo dell’Esodo la tenda diventa il
luogo dell’incontro tra Dio e il suo popolo. E quando il popolo
giungerà nella terra promessa e costruirà il tempio, nel tempio
costruirà una tenda (lat. Tabernaculum), il Santo dei Santi, luogo
supremo dell’incontro tra Dio e il suo popolo.
Guardiamo alla tenda, al tabernacolo. È il luogo quindi della
presenza di Dio con noi. Ma il fatto che sia una tenda ci ricorda
ancora che ogni nostro cammino è un cammino nel deserto, è un
esodo, un cammino pasquale.
Quindi gli Israeliti – dice il Libro delle Cronache – “introdussero
(…) l’arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide
aveva piantata per essa”.
Maria è chiamata arca, è chiamata tenda, è chiamata tabernacolo.
La lettura di questi testi è fondamentale per comprendere e gustare e
vivere con coscienza la lode di Maria negli attributi che la Chiesa
29
nella storia le ha assegnato. Pensiamo ad esempio al canto delle
Litanie.
Guardiamo ancora ad un'altro testo che la Liturgia ci propone in
questa solennità, quello del Prefazio: “In lei, primizia e immagine
della Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero di salvezza”.
Maria è venerata come primizia e immagine della Chiesa. Allo
stesso tempo ella è il culmine, il frutto più eccelso della redenzione e
in quanto tale l’immagine e la profezia di ciò che la Chiesa è
chiamata ad essere.
Ecco perché non è sempre facile nei testi della preghiera
distinguere tra Chiesa e Maria. Di chi stiamo parlando? Di Maria o
della Chiesa? Rispondiamo che stiamo parlando e di Maria e della
Chiesa, perché appunto Maria è l’immagine e la primizia della
Chiesa.
~
Venendo alla Messa del Giorno vorrei sottolineare il testo del
canto di Introito, un testo tutto impreziosito di simboli ed immagini
allegoriche.
Un segno grandioso apparve nel cielo:
una donna ammantata di sole, (la nuova traduzione della Cei
recita “vestita di sole”, molto più povero ed inesatto.
L’immagine è quella di una donna appunto ammantata, rivestita
tutta di un manto)
con la luna sotto i suoi piedi
e sul capo una corona di dodici stelle.
Il testo è tratto dal capitolo 12 del libro dell’Apocalisse. Subito
dopo la visione nel testo è descritta la grande battaglia tra la donna,
il bambino e il drago. La Tradizione ha sempre riferito a Maria e
quindi alla Chiesa la lettura simbolica di questo passo.
L’immagine della donna con la luna sotto i suoi piedi e
coronata di dodici stelle attinge a due importanti fonti, una biblica
ed una extrabiblica.
9. MADONNA DEL ROSARIO7
7 ottobre - memoria
Origine
La devozione del Rosario
- XIII sec. - Pietro da Verona e le Confraternite del Santo rosario
- 1208 – apparizione della Vergine a san Domenico (credenza
diffusa da Alano della Rupe)
- schema a 3 cicli di misteri (gaudioso, doloroso, glorioso) con
150 Ave Maria, in analogia con i 150 salmi del Salterio - il
Rosario è il Salterio di Maria (o Salterio dei poveri).
- 2002 – Giovanni Paolo II aggiunge i misteri luminosi.
La festa:
- 7 ottobre 1571 - Battaglia di Lepanto
- Pio V attribuisce la vittoria alla preghiera che il popolo
cristiano con il rosario aveva rivolto alla Vergine (“Madonna
della Vittoria”)
- Gregorio XIII muta il nome della festa in “Madonna del
Rosario”
- 1716 Clemente XI la estende alla Chiesa universale
- 1877 - Leone XIII - dota la festa di una Messa e di un Ufficio
proprio
- Pio X - dalla prima domenica di ottobre alla data fissa del 7
Ottobre
Contenuto
Il mistero di Cristo, nel gaudio, nel dolore e nella gloria, vissuti
nel cammino di Maria con il suo Figlio.
7 Per un approfondimento sulla devozione del Rosario cf pag. 71
55
30
e anche a te una spada trafiggerà l'anima».
Dixit Símeon ad Maríam: Ecce, pósitus est hic in ruínam
et in resurrectiónem multórum in Isræl,
et in signum cui contradicétur;
et tuam ipsíus ánimam pertransíbit gládius.
Salmo [Sal 30]
Salvami, Signore, per la tua misericordia.
Sequenza – facoltativa
[Stabat Mater]6
Canto al Vangelo
Beata la Vergine Maria, perché senza morire meritò,
sotto la croce del Signore, la palma del martirio.
Communio [1 Pt 4,13]
Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo,
rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria
possiate gioire ed esultare.
Communicántes Christi passiónibus,
gaudéte, ut et in revelatióne glóriæ eius
gaudeátis exsultántes.
Il riferimento biblico va al libro della Genesi e a un sogno di
Giuseppe. Giuseppe sogna che 11 stelle (i suoi fratelli) insieme al
sole e alla luna (suo padre Giacobbe-Israele e sua madre) si
inchinavano davanti a lui. Nel contesto ebraico quindi le dodici
stelle rappresentano i dodici figli di Israele e le rispettive tribù. Il
Cristianesimo, nascendo dall’ebraismo e riconoscendosi come
novello Israele, vede nelle dodici stelle i dodici apostoli, i nuovi
capostipiti e guida del gregge-popolo. Il sole è innanzitutto Cristo,
lo sposo. La donna è ammantata di sole, completamente congiunta
al suo sposo.
Nel commentare l’immagine della luna sotto i piedi della donna
i Padri in genere non vedono un gesto negativo, non vedono cioè
l’azione di piedi che schiacciano, calpestano. La luna è piuttosto
uno sgabello sul quale la donna posa i suoi piedi. Qualche Padre
sottolinea invece il carattere di mutevolezza cui è legata la
simbologia lunare, allo scopo di ricordare come le cose di questo
mondo sono caduche e passano. Non sono le cose di questo mondo
le cose in cui devo occuparmi, ma devo guardare il cielo e
occuparmi delle cose del Sole.
Quello che emerge da questo mirabile testo è quindi molto
bello. Un segno, un segno che ci mostra una donna che è una sposa.
Una sposa tutta ammantata del suo sposo.
Dimensione che è confermata dagli altri testi della Liturgia. Il
Salmo responsoriale ad esempio, il 44, è il salmo della fanciulla
chiamata alle nozze del re.
Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.
Il re è invaghito della tua bellezza. (…)
6 Vedi sezione Approfondimenti pag. 64
54
31
Messa della Vigilia –
Introito
Gloriósa dicta sunt de te, María,
quæ hódie exaltáta es
super choros Angelórum,
et in ætérnum cum Christo triúmphas.
Grandi cose di te si cantano, o Maria;
oggi sei stata assunta
sopra i cori degli Angeli
e trionfi con Cristo in eterno.
Oppure
Vultum tuum deprecabuntur
omnes divites plebis.
Adducentur regi virgines,
post eam proximae eius adducentur tibi
in laetitia et exsultatione.
Ps.
Eructavit cor meum
verbum bonum,
Dico ego opera mea regi.
- venerdì dopo la domenica di Passione
* la più antica
* 1423 Colonia - Festa della Compassione di Maria
* fine sec XV papa Sisto IV approva la Messa e iscrive la festa
nel Martirologio
* 1727 Benedetto XIII impone il venerdì dopo la domenica di
Passione e dà il nome Festum Septem Dolorum
- 15 settembre (anticamente 8a della Natività - Innocenzo IV
1245)
* XI-XII secolo – devozioni popolari, laudi e planctus… (cf
Stabat mater, Jacopone)
* XIII connessa alla nascita dell’Ordine dei Serviti 1233
(Compagnia di Maria Addolorata o dei Servi di Maria) –
visione dell’icona della vergine che si anima a lutto per l’odio
fratricida che divideva la città di Firenze;
* 1668 autorizzazione a celebrare una festa speciale la terza
domenica di settembre
* Pio VII - festa fissa (1814)
Repertorio per la Messa
Dal Graduale Romanum
Introito
(Sequenza)
Offertorio
Communio
1 Lettura 1 Cr 15,3-4.15-16 –
Il trasporto dell’arca nella tenda
[…] Introdussero dunque l’arca di Dio e la collocarono al
centro della tenda che Davide aveva piantata per essa […]
Salmo Responsoriale Dal Salmo 131
Sorgi, Signore, tu e l’arca della tua potenza.
Ecco, abbiamo saputo che era in Èfrata,
l’abbiamo trovata nei campi di Iàar.
32
Stabant iuxta crucem Iesu
Stabat Mater
Recordare Virgo Mater
Redìme me, Deus
Dal Messale – Lezionario
Introito [Lc 2,34-35]
Simeone disse a Maria: «Egli è qui per la rovina
e la risurrezione di molti in Israele,
segno di contraddizione,
53
Entriamo nella sua dimora,
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.
Salmo [Gdt 13,18-20]
Benedetta sei tu, Maria, fra tutte le donne.
Communio [Lc 1,45]
Beata sei tu, Vergine Maria, perché hai creduto
al compimento delle parole del Signore.
Beáta es, quæ credidísti,
quóniam perficiéntur ea, quæ dicta sunt tibi a Dómino.
7- SS. NOME DI MARIA
12 settembre – memoria facoltativa
Origini e Contenuto
- 1513, concessione di celebrare la festa nella diocesi di Cuenca
(Spagna);
- soppressa da Pio V, fu ripristinata da Sisto V;
- 1671, la festa è celebrata nel Regno di Napoli e a Milano;
- 12 settembre 1683 – i Polacchi guidati da Giovanni III
Sobieski sconfiggono i Turchi che assediavano Vienna;
- Innocenzo XI in rendimento di grazie per la vittoria sui Turchi
estende la festa alla Chiesa universale fissandola la domenica
fra l’Ottava della Natività;
- Pio X riporta la festa al 12 settembre.
Repertorio per la Messa
Introito e Communio dal Comune – cf Dedicazione della Basilica di
S. Maria Maggiore
8. VERGINE ADDOLORATA 15 settembre
il giorno dopo l’Esaltazione della S. Croce - memoria
Origine
I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia
ed esultino i tuoi fedeli.
Per amore di Davide, tuo servo,
non respingere il volto del tuo consacrato.
Sì, il Signore ha scelto Sion,
l’ha voluta per sua residenza:
«Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre:
qui risiederò, perché l’ho voluto».
Seconda Lettura 1 Cor 15, 54-57 –
Dio ci dà la vittoria per mezzo di Gesù Cristo.
Fratelli, quando questo corpo mortale si sarà vestito
d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: «La
morte
è
stata
inghiottita
nella
vittoria.
Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo
pungiglione?». […]
Canto al Vangelo Lc 11,28
Alleluia, alleluia.
Beati coloro che ascoltano la parola di Dio
e la osservano. Alleluia.
Vangelo Lc 11,27-28 – Beato il grembo che ti ha portato
Offertorio
Beata es, Virgo Maria,
quae omnium portasti Creatorem;
genuisti qui te fecit,
et in aeternum permanens Virgo.
Dal Prefazio
- fino al 1960 2 feste:
52
33
Oggi la Vergine Maria, madre di Cristo, tuo Figlio e nostro Signore,
è stata assunta nella gloria del cielo.
In lei, primizia e immagine della Chiesa,
hai rivelato il compimento del mistero di salvezza
e hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra, un
segno di consolazione e di sicura speranza. Tu non hai voluto che
conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il
Signore della vita.
perché Dio ha guardato con bontà
all'umile sua ancella.
Beátam me dicent omnes generatiónes,
quia ancíllam húmilem respéxit Deus.
6. MARIA REGINA
22 agosto - memoria
Origine
Communio
Beáta víscera Maríæ Vírginis,
quæ portavérunt ætérni Patris Fílium.
Beata la Vergine Maria,
che ha portato in grembo il Figlio dell'eterno Padre.
Messa del giorno
Introito Ap 12,1 V. Sal 97,1
Signum magnum appáruit in cælo:
múlier amícta sole,
et luna sub pédibus eius,
et in cápite eius coróna stellárum duódecim.
V. Cantate Domino canticum novum,
quia mirabilia fecit.
Un segno grandioso apparve nel cielo:
una donna ammantata di sole,
con la luna sotto i suoi piedi
e sul capo una corona di dodici stelle.
V. Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Oppure: Gaudeamus –
V. Sal 44,2
34
- 1955 Pio XII, istituisce la festa in parallelo alla solennità di
Cristo Re, nell’ottava dell’Assunzione (15 agosto)
Contenuto
- “La solennità dell’Assunzione ha un prolungamento festoso
nella celebrazione della beata Maria Vergine Regina, che
ricorre otto giorni dopo, nella quale si contempla Colei che,
assisa accanto al Re dei secoli, splende come Regina ed
intercede come Madre”
[Paolo VI, Marialis Cultus 6]
Repertorio per la Messa
Graduale Romanum
Introito
Offertorio
Communio
Salve sancta parens
opp. Vultum tuum deprecabuntur
Recordare Virgo Mater
Diffusa est gratia
Messale – Lezionario
Introito [Sal 44,10]
Alla tua destra è assisa la Regina
splendente di oro e di gemme.
Astitit Regína a dextris tuis
in vestítu deauráto, circúmdata varietáte.
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5. DEDICAZIONE DELLA BASILICA DI
MAGGIORE 5 agosto – memoria facoltativa
S.
MARIA
Origine
- IV sec. papa Liberio costruisce una chiesa sul colle esquilino, il
primo santuario mariano d’Occidente: S. Maria ad nives (cf
miracolo della neve)
- V sec. – in memoria del dogma proclamato nel Concilio di Efeso
(431), Sisto III edifica sul luogo dove sorgeva la chiesa liberiana
una basilica intitolata alla Madre del Salvatore
- 1568 – la festa entra nel calendario romano
Contenuto
- Maria madre di Dio, intercedente per noi peccatori
Repertorio per la Messa
Gaudeamus, omnes, in Domino,
diem festum celebrantes
in onore Mariae Virginis,
de cuius Assumptione gaudent Angeli
et collaudant Filium Dei.
V. Eructavit cor meum verbum bonum,
dico ego opera mea regi.
Rallegriamoci tutti nel Signore,
in questa solennità
della Vergine Maria;
della sua Assunzione gioiscono gli angeli
e lodano il Figlio di Dio.
V. Liete parole mi sgorgano dal cuore:
io proclamo al re il mio poema.
Prima Lettura Ap 11, 19a; 12, 1-6a.10ab
Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.
Messale - Lezionario
Introito [Gdt 13,23.25]
Benedetta sei tu, Vergine Maria, dal Signore Dio, l'Altissimo,
più di tutte le donne sulla terra;
egli ha tanto esaltato il tuo nome,
che sulla bocca di tutti sarà sempre la tua lode.
[…] Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna
vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una
corona di dodici stelle. […]
Salmo Responsoriale Sal 44
Risplende la Regina, Signore, alla tua destra.
Benedícta es tu, Virgo María, a Dómino Deo excélso
præ ómnibus muliéribus super terram;
quia nomen tuum ita magnificávit,
ut non recédat laus tua de ore hóminum.
Figlie di re fra le tue predilette;
alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.
Salmo [Gdt 13,18-20]
Il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore: rendigli omaggio.
Benedetta sei tu, Maria, fra tutte le donne.
Communio [Cf Lc 1,48]
Tutte le generazioni mi chiameranno beata,
50
Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.
Dietro a lei le vergini, sue compagne,
condotte in gioia ed esultanza,
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sono presentate nel palazzo del re.
Seconda Lettura 1 Cor 15, 20-27a
Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.
[…]
Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia. Maria è assunta in cielo; esultano le schiere
degli angeli. Alleluia.
Vangelo Lc 1, 39-56 Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente:
ha innalzato gli umili
Vangelo della Visitazione e Cantico del Magnificat
Prefazio: “(…) Umile ancella accolse la tua parola e la custodì
nel suo cuore, mirabilmente unita al mistero della redenzione,
perseverò con gli Apostoli in preghiera in attesa dello Spirito
Santo. Madre spirituale di tutti gli uomini veglia con amore sulla
moltitudine dei figli e risplende, segno di consolazione e di
sicura speranza, sul nostro cammino verso il Monte della sua
Gloria. In lei come perfetta immagine, noi vediamo realizzato
quello che desideriamo e speriamo d’essere nella Chiesa”.
Repertorio per la Messa
Graduale Romanum
Introito
Offertorio
Communio
Vultum tuum deprecabuntur
Recordare Virgo Mater
Diffusa est gratia
Offertorio
Assumpta est Maria in caelum;
gaudent angeli,
collaudantes benedicunt Dominum, alleluja.
Communio Lc 1,48-49
Beátam me dicent omnes generatiónes,
quia fecit mihi magna qui potens est.
Messale – Lezionario
Introito
[Is 35,2]
A lei è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saròn.
Vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.
Salmo [dal Sal 14]
V. Magnificat
Ti seguiremo dovunque ci condurrai, Vergine Maria.
Tutte le generazioni mi chiameranno beata,
perché grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente.
Communio [Lc 2,19]
Maria serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
V. Magnificat
36
49
Messale – Lezionario
V - LE DUE FESTE MARIANE
Natività di Maria e Visitazione
Introito [Sal 12,6]
Gioisca il mio cuore nella tua salvezza:
canti al Signore che mi ha beneficato.
- SCHEMI -
Exsultábit cor meum in salutári tuo,
cantábo Dómino, qui bona tríbuit mihi.
Salmo [1 Sam 2,1.4-8]
Il mio cuore esulta nel Signore, mio salvatore.
* NATIVITÀ - 8 settembre - festa
Communio [Lc 2,19]
Maria custodiva in se tutte queste cose,
e le meditava nel suo cuore.
origini
María conservábat
ómnia verba hæc, cónferens in corde suo.
4. MADONNA DEL CARMINE
16 luglio – memoria facoltativa
Origine
XII sec. - nascita dell’ordine religioso carmelitano presso il monte
Carmelo in Palestina
16 luglio 1251 – apparizione a san Simone Stock e consegna dello
scapolare
Contenuto
La festa ha origine in Oriente:
* V sec. Gerusalemme - dedicazione di una chiesa della
Natività
* Chiese di Oriente –
- cf Protovangelo di Giacomo - Romano il Melode –
- nella liturgia bizantina è una delle 12 feste maggiori, e la
prima festa dell’anno liturgico
* Chiesa d’Occidente
– introdotta nel VII sec. da papa Sergio I – con una
processione da sant’Adriano al foro alla basilica di santa
Maria Maggiore.
- XVIII sec. sviluppo della devozione di Maria bambina
– accoglienza della Parola e salita alla montagna=Cristo
“Il richiamo biblico al Carmelo e la grande tradizione
contemplativa dell’Ordine (carmelitano) suggeriscono di celebrare
la Madonna nella sua bellezza, nel suo essere «Karmel» giardinoparadiso di Dio, nella sua preghiera contemplativa che medita le
scritture; come indica la Colletta, Maria conduce a Cristo che è la
santa montagna (…)”. [Castellano, 214]
48
contenuto
l’amore di Dio per l’uomo attraversa la storia. Con la
nascita di Maria si apre la porta alla nascita del Salvatore.
È l’Aurora che precede il Sole di giustizia e di pace.
Repertorio per la Messa –
37
Dal Graduale Romanum
3. CUORE IMMACOLATO DI MARIA
Introito
Offertorio
Communio
Sabato dopo la II domenica di Pentecoste - memoria
Gaudeamus op. Cum iucunditatem
Beata es, Virgo
Beata me dicent – Magnificat
Messale - Lezionario
Introito
Celebriamo con gioia
la Natività della beata Vergine Maria:
da lei è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio.
Salmo [Sal 12] Gioisco pienamente nel Signore
Cum iucunditate
Nativitatem beatae Mariae celebremus,
ex qua ortu est Sol iustitiae, Christus Deus noster.
Comunione
[Is 7,14; Mt 1,21]
Ecco: la Vergine darà alla luce un Figlio,
che salverà il suo popolo
dai suoi peccati.
Ecce Virgo pariet Filium,
qui salvum facies populum suum
a peccatis eorum.
Origine
- la devozione nel sec. XVII (cf Giovanni Eudes);
- 1805 – istituzione della festività;
- 1916 - apparizione di Fatima ed espansione della devozione: la
Signora rivela a Lucia che Gesù vuole “stabilire nel mondo la
devozione al mio Cuore immacolato” e le raccomanda la pratica
dei primi 5 sabati del mese (confessione, comunione,
meditazione dei misteri…)
- 1942 Pio XII consacra tutta l’umanità al Cuore immacolato di
Maria
- 1944 Pio XII istituisce la memoria;
- 2000 Giovanni Paolo II – rende obbligatoria la memoria
Contenuto
Celebrata il sabato dopo la II domenica di Pentecoste, quale
prolungamento della solennità del Sacro Cuore di Gesù, ci invita
ad entrare nel cuore di Maria, quel cuore che ha custodito e
meditato la parola del Signore (Lc 2,19), divenendo con la sua
docilità tempio dello Spirito santo, sede della Sapienza, modello
della Chiesa.
Colletta: “O Dio, che hai preparato una degna dimora dello
Spirito Santo nel cuore della beata Vergine Maria, per sua
intercessione concedi anche a noi, tuoi fedeli, di essere tempio
vivo della tua gloria”.
Repertorio per la Messa:
Graduale Romanum
Introito
Meditatio Cordis mei
Offertorio Meditabor in mandatis
Communio Narrabo omnia
38
47
oppure:
* VISITAZIONE - 31 maggio
Beáta es, Virgo María, quæ ómnium portásti creatórem;
genuísti qui te fecit, et in ætérnum pérmanes Virgo.
Salmo [Gdt 13,18-20]
Benedetta sei tu, Maria, fra tutte le donne.
Antifona alla Comunione [Cf Lc 1,48]
Tutte le generazioni
mi chiameranno beata,
perché Dio ha guardato con bontà
all'umile sua ancella.
- festa
Origini
- festa liturgica di origine più recente
- XIII sec. il nascente ordine francescano introduce nella propria
liturgia la festa della Visitazione, il 2 luglio [Decreto del Capitolo
generale, 1263]
- XIV sec. Urbano VI (1389) – istituzione della festa
- l’attuale ordinamento anticipa la data della Visitazione a quella
della nascita di Giovanni Battista (24 giugno), sostituendo la festa
di Maria Regina che era stata istituita da Pio XII alla fine del mese
di maggio.
contenuto
oppure:
Festa del Magnificat. Piena di grazia e gravida del Verbo, Maria è
teofora: portatrice di Dio ai suoi fratelli e figli.
Inserita nel calendario nei 3 mesi tra l’Annunciazione e la nascita
del Battista.
Fecit mihi magna,
qui potens est,
et sanctum nomen eius.
“Celebrata oggi attorno al tempo di Pentecoste potrebbe essere
indicata, come suggeriscono i testi evangelici, come una particolare
memoria della Vergine nella sua «pentecoste», sotto il soffio dello
Spirito Santo, ‘arca della alleanza’ che anticipa la Chiesa dei primi
tempi, piena di slancio nella preghiera del Magnificat e nella carità
operosa” [Castellano, 213].
2. MADONNA DI FATIMA
13 maggio – memoria
Memoria di recente istituzione
- 1916 – apparizioni della Vergine ai tre fanciulli di Fatima;
- 1930 – autorizzazione al culto
- 2000 – Giovanni Paolo II istituisce la memoria
- cf la “Grande promessa” – devozione al Cuore immacolato di
Maria
Dal Prefazio “[…] Ma è soprattutto dolce e doveroso in questa
memoria della beata Vergine Maria magnificare il tuo amore per
noi con il tuo stesso cantico di lode. Grandi cose tu hai fatto
Signore, per tutta l’estensione della terra, e hai prolungato nei
secoli l’opera della tua misericordia, quando, volgendoti all’umile
tua serva, per mezzo di lei ci hai donato il Salvatore […]
Repertorio per la Messa –
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39
- Il repertorio proposto dal Graduale Romanum è, come per la festa
della Natività:
Introito
Offertorio
Communio
Gaudeamus
Beata es, Virgo
Beata me dicent – Magnificat
VI - LE MEMORIE MARIANE - SCHEMI
1. MADONNA DI LOURDES
11 febbraio – memoria facoltativa
Origini
Messale - Lezionario
Legata al ricordo delle apparizioni della Vergine a Bernadette 11
febbraio-16 luglio 1858
Introito [Sal 65,16]
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio:
vi racconterò quanto ha fatto il Signore per l’anima mia.
[T.P. Alleluja]
Venite, audite, et narrabo, omnes qui timetis Deum,
quanta fecit Dominus animae meae.
[T.P. Alleluja]
- 11 febbraio 1858 prima apparizione della “Signora” nella grotta
di Massabielle
- 25 marzo 1858 la Signora si presenta come l’Immacolata
concezione (il dogma era stato promulgato da Pio IX quattro anni
prima, nel 1854)
Contenuto
Richiamo alla conversione, alla preghiera, alla carità (soprattutto
verso gli infermi e agli ammalati)
Salmo [cf Ct 2,8.10.14]
La tua visita, Signore,
ci colma di gioia.
Repertorio per la Messa
Comunione [Lc 1,48-49]
Graduale Romanum
Tutte le generazioni mi chiameranno beata,
perché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente,
e santo è il suo nome. [T.P. Alleluja]
Introito
Vultum tuum deprecabuntur
le altre parti come all’Immacolata
Beatam me dicent omnes generationes,
Quia fecit mihi magna qui potens est,
et sanctum nomen eius. [T. P. Alleluja]
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Messale – Lezionario
Introito [Cf Gdt 13,23.25]
Benedetta sei tu, Vergine Maria,
dal Signore Dio, l'Altissimo,
più di tutte le donne sulla terra;
Egli ha tanto esaltato il tuo nome,
che sulla bocca di tutti sarà sempre la tua lode.
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l’universo ha il suo fondamento” [Giovanni Damasceno, Sulla
Natività della Santa Vergine].
Scuola di Novgorod – XV-XVI sec
Nell’iconografia più tarda si possono vedere Gioachino ed Anna, di
pari dimensione ed importanza, che accudiscono assieme la
bambina.
5. La culla e il bagnetto. Maria è raffigurata in braccio alla
levatrice, mentre le fa il bagno; avvolta in fasce e distesa nella culla;
e, in alcune icone di periodo più tardo, come abbiamo visto, tra le
braccia di Anna e Gioacchino. Nel bagno possiamo vedere anche
l’immagine del Battesimo, che trasforma ogni sterilità in vita nuova
e vera.
6. Figlia e Madre. La piccola Maria ha l’aureola, come Anna e
Gioacchino, e la scritta: M(éte)r Th(uo)ù = Madre di Dio. Fin dalla
sua immacolata concezione è la chiamata ad essere Madre del
Salvatore.
7. Le uova. Tra le ancelle, alcune portano ad Anna delle uova,
simbolo della fecondità e della vita: della nascita e della rinascita,
memoria della creazione e profezia della risurrezione, primavera
cosmica.
8. La porta che guarda a
Oriente Gli occhi di Anna e
di Maria sono rivolti a
Oriente, allo Sposo che
viene!
“Alla tua nascita, Vergine
Madre di Dio, si innalza la
gioia di tutto l’universo”.
Da una creatura, infatti, nasce il Creatore di tutte le creature!
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La Liturgia bizantina
e l’icona della Natività di Maria
Celebrata a settembre in coincidenza con l’inizio dell’anno
liturgico bizantino, la festa della natività della Vergine è la prima
delle feste dell’Anno liturgico: la nascita della Vergine apre la porta
alla nascita del Salvatore.
I testi sottolineano in Anna colei che per natura era sterile e colei
che per grazia genera la madre della vita: “Oggi le porte sterili si
aprono e ne esce la divina porta verginale”.
Le due feste della Natività e della Dormizione della Vergine
hanno in comune le stesse Letture della Liturgia vespertina:
-
•
•
•
la scala di Giacobbe – Gn 28
la porta chiusa che solo il Signore può varcare – Ez 43-44
la Sapienza si costruisce la casa – Pr 9
L’icona della Natività di Maria
“Il libro del Verbo della vita è uscito dal grembo; la porta che
guarda ad Oriente è stata generata e attende l’ingresso del Sommo
Sacerdote”. [Tropario della Natività di Maria]
“(…) giacchè una dimora ospitale è stata disposta per il Verbo
creatore di tutte le cose; una nube di luce avvolge il Sole di giustizia;
allo Sposo immortale viene eretto un talamo di divino splendore; per
colui che intreccia le stagioni con i tempi e gli anni viene preparato
un incontro nuziale”.
[Teodoro Studita, Sulla natività della Signora nostra Madre di Dio]
Le icone della Natività si ispirano alla tradizione della Chiesa
attingendo i loro temi dagli scritti dei Padri; dal protovangelo di
Giacomo (Natività di Maria) e da elementi della pietà popolare che
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apportano ricchezza di personaggi e una scena colorita e ricca di
dettagli.
1.
l’ambiente-scenario.
L’interno di una casa di
famiglia
nobile
(nell’iconografia l’ambiente
non è mai un ambiente
chiuso; è sufficiente un
drappo sopra gli edifici a
rappresentare
simbolicamente
l’interno
della casa).
La casa è, secondo la
tradizione, la casa di un
uomo facoltoso: ornamenti
architettonici, decorazioni,
uso di tappeti… notevole
numero di servitori…
2. Anna puerpera.
Sulla sinistra, Anna è XVII secolo - State Museum of Palekh Art, Palekh, Russia rappresentata distesa,
subito dopo aver dato alla luce Maria. Lo stato è quello della
contemplazione e del rendimento di grazie per le magnificenze che
Dio ha operato in lei. Gli apocrifi sottolineano il parallelismo con la
natività di Gesù. La puerpera è in genere rappresentata subito dopo il
parto in atteggiamento di contemplazione.
“E’ stata magnificata l’anima mia in questo giorno!”.
“Nel mio seno nutro il frutto della benedizione. Mi sono
spogliata della veste della sterilità e ho indossato quella
splendente della felice fecondità!”.
Possiamo dire che il Magnificat di Maria è preceduto da quello di
Anna:
42
”Perché occorreva che a Lei, la sola cosa nuova sotto il
sole, la meraviglia delle meraviglie, la strada fosse
preparata da meraviglie e, a poco a poco, dalle situazioni
più misere scaturissero le realtà più grandiose.”
[Giovanni Damasceno - Sulla Natività di Maria]
3. Il letto-luce. Il letto su
cui posa Anna è anch’esso
impreziosito. Il copriletto
è
bianco
come
ad
avvolgere di luce la
puerpera.
4. Gioachino. La Grazia,
non la Natura. Gioachino
non appare, o appare in
secondo piano, anche in
dimensione più piccola
delle altre figure, a
significare
la
poca
importanza della natura e
la
magnificenza
dell’intervento di Dio in
questa nascita, come sarà
per Giuseppe e Maria.
Appare talvolta in alto, affacciato a una finestra che osserva la scena.
Egli è fuori della scena e la contempla, e rappresenta quasi la nostra
umanità, contemplante questo santo mistero.
“La natura è stata sconfitta dalla Grazia e si è arrestata tremante,
non osando precederla. Perciò quando la Vergine Madre di Dio
stava per essere generata da Anna, non osò la natura prevenire il
germoglio della Grazia, ma rimase senza frutto finché la Grazia
non produsse il suo. Bisognava che nascesse primogenita colei che
avrebbe generato il ‘Primogenito di tutta la creazione’, in cui
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