Sommario - Liceo Classico "San Nilo"

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Sommario - Liceo Classico "San Nilo"
 Anno VII, numero I, Novembre 2011
I.I.S. “S. Nilo”
“Siate affamati, siate folli”: è con questa massima di Steve Jobs, scomparso
recentemente, che vogliamo iniziare l’anno scolastico. Steve, l’incarnazione
del sogno americano, il personaggio più “fiabesco” del XXI secolo ci ha
lasciato un immenso patrimonio, non solo tecnologico, ma anche morale: credeva
nei giovani e nell’istruzione, credeva nella capacità di innovazione, nella
fantasia, nel “farsi-da-sé”. Egli è il modello che quest’anno vi proponiamo di
seguire: seguite il vostro istinto, imparate ad autogestirvi, credete in quello
che fate e portate fino in fondo il vostro progetto, il vostro sogno. Ma
torniamo a noi, nel nostro piccolo: avrete certamente notato che è arrivato il
tempo dei maglioni e dell’influenza e ciò non può che dimostrarci solo una
cosa. La scuola è davvero iniziata, conviene conservare nel cassetto sia i
costumi da bagno, sia il dolce far nulla estivo: bye bye mare! Ma non disperate,
cari ragazzi, anche quest’anno fantastico passerà velocemente.
Direte voi: “Fantastico”?! Ebbene sì, con il senno di poi, soprattutto voi del primo e
del secondo anno, vi renderete conto che tutto il lavoro, le fatiche e le delusioni,
è niente in confronto alle immense emozioni che vi regalerà il liceo. Anzi, che vi regalerà
questo liceo. E quale modo migliore per iniziare l’anno, se non dare il benvenuto
al corso dell’artistico? Non lasciatevi scoraggiare dallo studio, cercate di entrare
in classe con il sorriso: ogni attimo deve essere vissuto, che sia esso bello o
brutto (certamente un test di matematica a sorpresa rientra in quest’ultima categoria).
Godetevi appieno questi momenti, vivete, anzi, viviamo la nostra giovinezza
condividendo tutto quello che ci succede con gli altri.
Perché la scuola non è solo latino e fisica, ma anche e soprattutto
noi: noi che la mattina ci alziamo presto per arrivare da Rossano, Mirto e
dintorni, in orario; noi che lo spuntino al cambio dell’ora è d’obbligo; noi
che ci facciamo riprendere dal professore per il troppo chiacchiericcio con il
compagno di banco; noi che aspettiamo che la campanella suoni. Noi, noi, noi...
Dobbiamo imparare ad amare questo luogo: la nostra seconda (o forse prima?)
casa, il teatro della nostra commedia. Siamo attori in scena, il palco è
tutto nostro. Ed è bello così, senza un copione, improvvisando momento per
momento, decidendo da soli la nostra sorte. E quando sarà arrivato il momento,
dopo cinque anni, vi si mozzerà il fiato: Santo cielo, sono arrivato fin qui?
Il cuore accelererà i battiti, gli occhi si faranno lucidi: per la gioia o la
commozione, non importa. Allora giunto il momento dell’inchino, il sipario
inizierà a scendere, cupo e pesante su di noi, e non ci resterà altro da dire
se non “Signori, la commedia è finita”.
1 Buon inizio anno!
La Redazione
Sommario:
LA CONSULTA GIOVANILE
Pag. 2 Le scuole nel
mondo!
Pag.5 Il Libro del
Pag.8 Destino
Notizie di rilievo
Per scaricare
gratuitamente il
nostro giornalino
in formato PDF,
cliccate sul sito
della scuola:
www.liceosannilo.it LA CONSULTA GIOVANILE: UN’OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI,
UN’OPPORTUNITÀ PER ROSSANO
Quest’anno, grazie all’interesse e all’impegno profuso dall’Assessorato per le Politiche Giovanili, guidato dalla nostra professoressa Stella Pizzuti, nasce per la prima volta a Rossano la Consulta Giovanile. Insomma, un’opportunità per noi giovani, un’idea per far fiorire le idee, affinché possano essere espresse non solo le nostre esigenze, ma anche le nostre opinioni per migliorare la nostra città e il nostro territorio. La Consulta ha oltretutto la funzione di avvicinare gli adolescenti alla Politica, nel senso più ampio, intesa come servizio per il territorio. Un’innovazione per la nostra crescita e per la crescita comune, un’opportunità da non perdere. Ma cos’è la Consulta? Come funziona? Andiamo per ordine: la Consulta Giovanile è un’assemblea composta da ragazzi che frequentano le scuole superiori presenti nell Comune di Rossano; al suo interno dei giovani, eletti dai propri compagni, esprimono idee e formulano proposte riguardanti varie tematiche come l’ambiente, i giovani, lo sport, la cultura, la legalità. Le proposte nate in seno alla Consulta saranno vagliate dalla Giunta Comunale, dal Consiglio Comunale o dall’Ufficio del Sindaco anche in vista di una concreta realizzazione delle medesime. Francesco Laurenzano, III B E’ già attiva una pagina Facebook (Consulta Giovanile Rossano –Pagina Ufficiale‐) in cui ognuno si può confrontare con gli altri utenti nell'ottica dell'informazione trasparente e aggregante. 2 NUOVI “COLORI” PER ROSSANO
Tra pennelli e parole
il liceo artistico fa finalmente il suo ingresso in città!
Sabato 24 settembre nello splendido Palazzo San Bernardino di Rossano ha avuto luogo la cerimonia di l’inaugurazione del “ Liceo Artistico San Nilo”! In una limpida giornata di sole, il chiostro del palazzo è stato abbellito dai quadri di artisti più o meno rinomati del territorio e ha ospitato un’estemporanea di pittura dei “piccoli artisti” del nostro liceo, coinvolgendo ed entusiasmando tutti noi studenti al punto che, superato il primo imbarazzo, li abbiamo affiancati, cimentandoci con tempere e pennelli! Presenti in sala molte autorità cittadine: Il sindaco Giuseppe Antoniotti, il presidente del Consiglio Comunale Vincenzo Scarcello, i consiglieri Ernesto Rapani, Natale Chiarello, il nostro dirigente scolastico, prof. Francesco Occhiuto, il preside Giovanni Sapia e l’assessore alla Cultura, nonché nostra carissima prof, Stella Pizzuti. Tutti i relatori hanno ribadito con entusiasmo l’importanza del nostro nuovo liceo non solo per Rossano, ma anche per tutto il territorio provinciale. Si è relazionato poi circa l’importanza della scuola, che ha l’arduo compito di formare i cittadini del domani, indirizzandoli sulla via della cultura e delle democrazia, e che oggi più che mai deve essere salda e competente al fine di garantire ai giovani l’aspettativa concreta di un futuro sereno. L’indirizzo liceale artistico è certamente un’opportunità per molti studenti, che fino a questo momento avevano dovuto rinunciare a seguire la loro vera strada, nonché un corso di studi che amplia l’offerta didattica del “San Nilo”. Finalmente si è realizzato il desiderio di molti dei nostri docenti che, grazie alla collaborazione tra Comune e Provincia, hanno dato il via a questa nuova avventura, peraltro nei migliori dei modi! Il percorso del liceo artistico, indirizzato alla studio dei fenomeni estetici e della pratica artistica, comprende nel contempo lo studio delle discipline cardine della scuola italiana, quali la nostra lingua e letteratura, la lingua straniera, la matematica, la storia e la scienza, così da garantire le conoscenze e le competenze indispensabili per ogni studente. Il liceo artistico unisce l’opportunità di approfondire nuove discipline, senza dover rinunciare a una base scolastica importante, assicurata dalla serietà del nostro liceo e dei nostri insegnanti. Dopo molte parole, accompagnate a volte da sfiducia e rassegnazione, finalmente possiamo dire di avercela fatta! Parlo a nome di tutta la redazione del “Fattaccio” e credo di tutti gli studenti, dicendo che siamo entusiasti di avere dei nuovi compagni d’istituto e riponiamo grandi aspettative nella prima classe del liceo artistico! Non ci resta che augurare un caloroso in bocca al lupo agli alunni che si apprestano a iniziare questa esperienza, sperando che il tempo e la storia diano loro ragione in merito alla scelta effettuata! Laura Cavallo, III B
3 Intervista al professor Enrico Rizzo
Nome di battesimo
Enrico Rizzo
Personaggio più amato della storia dell’arte:
Tutti, (…e dopo tanta insistenza …N.D.R.) ma, se proprio devo
indicarne uno, direi Michelangelo.
A che ora si alza al mattino?
Mi sveglio alle 6:30.
E allora perché spesso fa ritardo la mattina a
scuola? :D
La mattina mi dedico anche alle faccende di casa, lavando ad
esempio i piatti se non sono riuscito a lavarli il giorno prima. Non
sono il tipo il tipo che lascia il letto disfatto, o lo “mezzo faccio”,
ma quando lo devo fare lo faccio bene.
Cosa cucina di solito?
La cucina casereccia che ho imparato dalla mamma, dalla nonna e
mi faccio i manicaretti quando posso perché non voglio “murire di
gulia”. Preparo quindi i miei vasetti, i miei sughi, con ingredienti
che conosco. Quando faccio i manicaretti, essendo solo, li surgelo,
così ho i primi e i secondi surgelati, già pronti… ma fatti da me.
Hobby e tempo libero?
Di hobby ne ho tanti, principalmente la musica e la lettura.
Apprezzo ogni genere artistico, perché tutti hanno qualcosa di
creativo. Non sopporto chi preferisce un genere e abbandona gli
altri. A me piace tanto la musica classica, ma ho anche altrettanta
passione per la musica popolare, folkloristica.
E se un giorno si svegliasse come ministro
dell’istruzione?
Farei due cose che sto ripetendo da un sacco di anni
(confermiamo! Impossibile non conoscere le sue invettive contro la
“scuola del nulla”N.D.R.): 1) le telecamere in bagno, così vediamo
se qualcuno va a farci ciò che non deve; 2) la retrocessione come
nel calcio. Sei stato promosso, ma se non hai la maturità adatta, io
ti rimando indietro.
Il suo motto, possibilmente in dialetto rossanese?
Ce ne sono tanti, lo sapete che parlo per motti, per proverbi, i
famosi “rittat e l’antichi”. Ma vi propongo un proverbio che è in
realtà un dubbio: “è mejj cap e sardell o cur e pisc ross?” (
tranquilli, abbiamo chiesto una parafrasi N.D.R.) Ovvero, è meglio
essere a capo di qualcosa di piccolo o essere la coda di qualcosa
che è però più grande e importante?
Colore preferito?
Tutti, ma ho una certa simpatia per il verde, soprattutto verde
speranza.
Un saluto e un augurio per i lettori del giornalino
Leggete, leggete, leggete. E auguri sempre. Ad maiora semper. E
anche per aspera ad astra (attraverso le difficoltà si possono
raggiungere anche le stelle).
Graziella Avena e Carmela Pirillo, II C
4 Cari lettori, ecco a voi le scuole nel mondo! FRANCIA. Il
sistema educativo è
prevalentemente pubblico e le scuole sono
autonome amministrativamente. L’obbligo va dai
6 ai 16 anni, dal lunedì al sabato a tempo pieno,
di 180 giorni all’anno. per un totale
GERMANIA. Ogni regione ha poteri
legislativi e amministrativi in campo
educativo. Il 95% delle scuole è pubblico.
Obbligo di frequenza dai 6 a i 16 anni,
PAESI BASSI. Obbligo di frequenza: dai 5 ai
17 anni (18 per alcuni tipi d’istruzione
secondaria). Il 65% degli studenti frequenta la
scuola privata, finanziata pubblicamente. La
scuola è aperta 200 giorni all’anno, a tempo
pieno dal lunedì al giovedì, il venerdì solo al
mattino. IRLANDA. Il 98% degli
studenti frequenta scuole
pubbliche e l’obbligo di
frequenza va dai 6 ai 15 anni. dal lunedì al venerdì o al sabato, spesso
solo al mattino, per un totale di 188/208
giorni all’anno.
DANIMARCA. Obbligo di frequenza.
dai 7 ai 16 anni. Al termine, gli studenti
ricevono una certificazione che riporta le
materie scelte, i risultati nel corso degli
studi e l’esito dell’esame finale (che è
facoltativo :D)
REGNO UNITO. Il
sistema scolastico è
gestito
autonomamente
dalle regioni.
L’istruzione è
obbligatoria dai
5 anni (4 anni in
Irlanda del Nord)
ai 16 anni.
GRECIA, PORTOGALLO,
AUSTRIA. Obbligo di frequenza: dai
7 ai 16 anni.
SPAGNA, REPUBBLICA
SLOVACCHIA. Obbligo di
FINLANDIA, SVEZIA. Obbligo di frequenza: dai 7
ai 16 anni. In Svezia le superiori durano 3 anni e si
può scegliere tra 17 indirizzi diversi! CIPRO. Obbligo
di frequenza: dai 5 anni e 8 mesi a 15. ESTONIA. frequenza:
dai 6 ai 16 anni.
Obbligo di andare a scuola a 7 anni e finire entro i 17
(8 sono gli anni obbligatori). L’Estonia si distingue
per l’alto livello di istruzione superiore! LETTONIA. Obbligo di andare a scuola a 7 anni e finire non oltre
i 18. UNGHERIA. Obbligo di frequenza: dai 5 ai 18.
L’istruzione è articolata in tre livelli: primario,
secondario e accademico-universitario.
GIAPPONE. Le scuole primarie di
secondo grado cominciano a 6 anni e
finiscono a 11. Dai 12 ai 15 si va alle scuole
secondarie di primo grado e dai 15 ai 18
alle scuole secondarie di secondo grado,
dove si studia anche il giapponese antico!
Graziella Avena e Carmela Pirillo, II C
5 Crypto
Una rubrica nuova di zecca
per questioni storico-scientifiche…ancora irrisolte!
di Francesco Laurenzano
In questo numero:
I misteri della Monna Lisa
Miti e leggende del ritratto più famoso del mondo: la “Gioconda”
S
De Medici, ragion per cui il quadro è stato
sempre tenuto celato; altri ancora identificano il
ritratto con prostitute o Caterina Sforza di Forlì,
Duchessa di Francavilla.
Ma le leggende e i dubbi sul dipinto più famoso del
mondo non finiscono qui: alcuni studi sostengono che
Leonardo non consegnò mai quel quadro, lo tenne
sempre con sé. Perché? Gli artisti dell’epoca solevano
sempre donare le loro opere per abbellire le corti e i
palazzi d’Europa, eppure Leonardo sembrava molto
attaccato a quel dipinto: Freud ipotizza che
Leonardo abbia dipinto quella che era per lui l’ideale
di donna, come una figura da amare. Altre ipotesi
sostengono che Leonardo era affezionato a quel
quadro poiché avrebbe rappresentato per lui la
perfezione raggiunta in campo
artistico. Non solo: ci sono
addirittura dubbi sull’autore del
ritratto: sono molti gli studi
compiuti che ipotizzano che il
quadro potrebbe non essere di Leonardo; infatti
l’inventore di Vinci tendeva a firmare le sue opere,
firma che in questa manca, salvo che nell’occhio
destro della donna, compaiono le lettere L e V,
ovvero Leonardo da Vinci. Nell’occhio sinistro però
sono presenti lettere non ancora identificate, forse B,
E o C . Sappiamo che Leonardo tendeva a
disseminare di enigmi e indovinelli le sue opere: che
sia così anche stavolta? Sullo sfondo inoltre si
trovano dei numeri, il numero 72 oppure potrebbero
essere una L e un 2; il numero settantadue è stato
riportato in un antico libro…Un’altra leggenda
vuole che quello che si ammira nel Louvre sia un
falso, poiché il vero dipinto è stato rubato e portato
chissà dove…insomma sono questi e altri gli enigmi,
le leggende e i dubbi che circolano intorno al ritratto
più famoso del mondo. Nonostante gli studi
effettuati da eminenti autorità scientifiche , Monna
Lisa ci ha disvelato completamente il suo misterioso
incanto? Forse è giunto il momento di sollevare
nuovi dubbi e di dare voce a nuovi interrogativi.
ono molte le leggende, i miti, le storie e i racconti
costruiti nel tempo attorno a questa enigmatica
figura dal sorriso così misterioso! Era il 1504 quando
Leonardo Da Vinci cominciò
a dipingere quello che sarebbe
diventato il ritratto più
famoso al mondo: il volto
della Monna Lisa. Finito (si
fa per dire) nel 1512 circa, il
ritratto rappresentava Lisa
Gherardini (Firenze, 1479 –
Firenze 1592) chiamata
appunto “Monna” ovvero
“Madonna” - all’epoca
corrispondente con l’odierna “signora” - (quella dei
Gherardini era una nobile famiglia di Firenze). Lisa
Gherardini era moglie di Francesco del Giocondo
(sarà stato un tipo scherzoso), da cui deriva il
termine “Gioconda”. Dopo aver finito il ritratto,
Leonardo portò il capolavoro con sé in Francia, nel
1516, “donandolo” a re Francesco I, che lo pagò ben
6000 ducati d’oro! Ebbene, se questa è la storia
ufficiale del ritratto, fino alla morte del suo autore, è
innegabile che intorno al dipinto siano sorte
numerosissime leggende che spaziano dal sorriso della
donna fino alla sua identità. Forse solo leggende,
forse, chi lo sa, resoconti di storie popolari o
interpretazioni storiche diverse da quelle ufficiali. In
ogni caso, mentre la storia ufficiale attribuisce i
tratti fisionomici dipinti da Leonardo a Lisa
Gherardini, non sono in pochi a sostenere che la
donna ritratta potrebbe avere un'altra identità: c’è
chi dice che potrebbe essere Isabella d’Este di
Ferrara, rassomigliante molto alla Gioconda, altri
ancora affermano che la donna ritratta potrebbe
identificarsi con Isabella Gualandi, nobildonna
napoletana, donna favorita da Giuliano De Medici,
figlio di Lorenzo il Magnifico Secondo un'altra
ipotesi Monna Lisa raffigura l'amante di Giuliano
6 Il Caffè de la Paix
Una rubrica di DAVIDE GAMBETTA
L’evoluzione sociale non serve al popolo se non è preceduta da un evoluzione di pensiero ! ( New Frontiers ‐ F. Battiato )
LA CULTURA DEI MATTONI
I
della rosa” il terrore dell’assassino è che possa essere ritrovato il libro di Aristotele sulla commedia in cui si elogia il riso ( la chiesa,infatti, nella formazione di questa mentalità è stata decisiva). Sembra un paradosso, ma è un pregiudizio che non abbiamo superato. Infatti molti di noi continuano a considerare l’unico modo per imparare l’ascolto passivo. Naturalmente non è concepibile nemmeno l’opposto, ma nella nostra forma mentis è preoccupante come la cultura, o quanto si millanta per tale, si chiuda in conclave mortificando chi vuole approcciarsi ad essa e non ne conosce le rigide regole. L’apprendimento non deve obbligatoriamente essere sofferenza, patimento, mortificazione, ma anzi, più partecipazione emotiva e attaccamento si prova per il sapere, più è facile che esso penetri in profondità e ci migliori. Imparare non è come riempire un contenitore, ma come accendere un fuoco: non è necessario affannarsi a riversare sproporzionate quantità di nozioni in sé, basta scatenare una singola scintilla perché divampi la genialità del singolo. Non si vuole in tal senso screditare le conferenze, in sé assai meritevoli e pregevoli, ma scoraggiare la “mentalità del mattone” per cui solo erigendo una barriera di conoscenze si è sapienti. Anche per la ripercussione che essa ha sulle nuove generazioni: l’amore per lo studio sta sempre più diventando una “malattia rara”, quasi per contraccolpo di allontanamento dalla “noiosità” del sapere. Conoscere è la gioiosa consapevolezza dell’essere, e non è il saggio a “ fare cultura”, ma la cultura a fare il saggio.
l relatore si inerpica sul pulpito, sfoglia il proprio chilometrico discorso e, noncurante dei sospiri profondi che provengono dalla platea, inizia a discorrere con incrollabile eloquenza. Ha compreso che il suo ruolo, in quello spettacolo, è riempire uno spazio, riversare addosso a una marea di disattenti e distratti spettatori un ammasso di conoscenze, apprezzabile in sé, ma che tenta di penetrare l’ascoltatore con le stesse possibilità di un autotreno che cerca di passare per la cruna di un ago. Lo fa con la professionalità dell’attore sul palco. Parla, alle volte finge di interessarsi in prima persona a quello che dice e, alla fine, accoglie l’applauso (che sveglia metà degli attendenti assopitisi sulle scomode poltrone) come un Istrione che, chinato il capo, attende il drappo purpureo scendere. Non è errato in sé, ma è la mentalità di fondo che stimola la riflessione: ormai la cultura si è ridotta all’unidirezionale abbeverarsi all’ipse dixit ? Essa è per definizione legata a confronto (e scontro), riflessione comunitaria, collettiva presa di cognizione. Eppure le tavole rotonde diminuiscono e i convegni unidirezionali aumentano; qualcosa, evidentemente, non quadra o forse, ancor peggio, quadra troppo. Nonostante fin da Tommaso Campanella l’apprendimento fosse rappresentato come un momento di letizia e gioia, accompagnato dal tripudio della mente che si compiace di quanto acquisisce, con l’evoluzione del pensiero c’è stato un parziale divorzio tra felicità e studio. Tutto ciò che è cultura è diventato serio, tetro, angusto e rigido, lontano dal ridere. Nel libro “Il nome 7 9 Fahrenheit 451
Il Libro del Destino
Il nuovo Tolkien è una ragazza. E frequenta il Classico.
“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti
di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse tuo amico per la
pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.”
Comincio questa recensione citando Salinger, e mai frase mi è sembrata più azzeccata. Chi dopo aver letto un bel libro non vorrebbe poter discutere con l’autore della trama, di un possibile seguito, delle scelte stilistiche e di quant’altro? Bene, io ho avuto la possibilità di fare una bella chiacchierata con Elisa Rosso, l’autrice della trilogia de “Il Libro del Destino” e in questo numero, dopo aver letto la mia solita, noiosa recensione, potrete rifarvi gustandovi un’intervista inedita con una delle migliori autrici, senza dubbio la più giovane, del momento. La Rosso – tenetevi forte – oltre ad aver pubblicato due libri fantastici prima dei diciotto anni, frequenta infatti il II liceo classico, a Milano. E noi che ci lamentiamo perché lo studio non ci lascia abbastanza tempo per fare altro! Ma andiamo per ordine. “Il
cielo era rosso sopra la città di Ahina Nhife, o Ahina Soul come la chiamavano gli uomini. Un
tempo le mura e le case erano di marmo bianco, ma ora erano sporche di sangue e annerite dal fumo.”
Ecco a voi l’incipit del primo volume della Saga: “L’erede di Ahina Soul”. Devo ammettere che, leggendolo la prima volta ho pensato solo: “Wow”. Poi, dopo aver realizzato che quando l’aveva scritto l’autrice era più piccola di me, mi sarei volentieri mangiata le mani. Di atmosfera fortemente tolkieniana, Il Libro del Destino si apre su uno spettacolo agghiacciante: la città di Ahina Soul, capitale della terra di Nadesh, è caduta in mano al Signore delle Tenebre, Malbreck, e al suo esercito di amorphi. Persino il cugino del re, Pseudos, ha tradito la sua gente per arrivare al trono: ha ucciso suo cugino e poi ha sterminato la sua famiglia in modo da rimanere l’unico erede al trono. Ma Pseudos si sbaglia: la moglie del re è riuscita a fuggire e con sé ha portato i suoi due figli. Dopo una lunga fuga la regina e il suo figlio maggiore vengono raggiunti dalle truppe di Pseudos, ma il più piccolo non è con loro. La regina lo ha lasciato nell’osteria di un villaggio per metterlo in salvo, sperando che qualcuno adotti il bambino, l’Erede di Ahina Soul. Quindici anni più tardi, agli albori di una gelida giornata invernale, tre ragazzi e un uomo partono dalla cittadina di Batilan, nella terra di Nadesh. Uno di loro è Bedwyr; è cresciuto a Batilan, ma non vi è nato, e la sua famiglia non è quella che lo ha allevato: parte per diventare un guerriero, ma troverà molto più di quello che cerca. Il secondo ragazzo si chiama Rooth, è il migliore amico di Bedwyr e anche lui vuole diventare un guerriero. C’è anche una ragazza nel gruppo, il suo nome è Eynis. Ha orecchie a punta e capacità fuori dal comune e anche lei come Bedwyr è stata adottata ma, al contrario dell’amico, Eynis parte proprio per conoscere le sue origini. L’uomo si chiama Galdwin ed è il custode dei ragazzi: sa più di quanto voglia far capire, e ha dei piani più alti per i suoi allievi che un semplice addestramento. I quattro si uniranno alla Compagnia delle Cinque Razze Libere, per ritrovare le pagine del Libro del Destino ‐ un libro su cui è scritto il destino del regno ‐ e liberare Nadesh dal dominio di Pseudos e di Malbreck. Sul loro cammino incontreranno anche il misterioso ed estremamente affascinante Jadifh, il ragazzo‐
amorpho capo dei Ribelli. Il Libro del Destino parla di ognuno di loro – di Eynis, Bedwyr, Jadif, Galdwin, della Compagnia – parla della loro storia, delle loro avventure, delle loro emozioni, ma soprattutto del loro Destino e di quello di Nadesh. Di quel Destino che vedono scriversi via via sulle pagine del Libro e compiersi inesorabilmente, spingendo loro e i lettori a chiedersi costantemente: “Siamo noi gli artefici del nostro destino, o davvero la nostra storia è già stata scritta?”. E’ inutile dire che la trama è davvero molto avvincente. Ciò che sorprende è lo stile, semplice e lineare nel primo volume, più ricercato nel secondo – Il Principe della Nebbie ‐ ma sempre coinvolgente: Elisa Rosso sa domare le parole come un’ incantatrice di serpenti e le usa per ammaliare il lettore e lasciarlo a bocca aperta. 8 Ma ora che vi ho annoiato abbastanza con le mie chiacchiere, andiamo ai fatti: l’intervista. Raffaella : Come è nato il Libro del Destino? E' stata un'idea Elisa: E’ difficile dire come sia nato il Libro del Destino; maturata nel tempo o hai semplicemente iniziato a scrivere penso che si sia trattato di una serie di idee che con il e non ti sei più fermata? tempo, come un puzzle, si sono riunite a formare una storia, che si è poi sviluppata a tal punto da poter essere trasformata in un libro. R. : Sappiamo che, come noi, frequenti un liceo classico, il E. : E’ dura conciliare la scrittura con lo studio, e purtroppo che già di per sé non è cosa da poco. Come riesci a interferiscono spesso! A volte infatti mi tocca portare a conciliare il lavoro di scrittrice con quello di studentessa? Ti casa dei voti non brillantissimi, nonostante io cerchi capita mai che l'uno interferisca con l'altro? sempre di mettere la scuola al primo posto. R. : Il Libro del Destino è stato il primo romanzo che hai E. : Il Libro del Destino non solo è stato il primo romanzo proposto a un editore o avevi già tentato questa strada con che ho proposto a un editore, ma è stato il primo in qualcos'altro? Hai sempre voluto fare la scrittrice? assoluto che io abbia scritto! Non so dire se ho sempre voluto fare la scrittrice, sono sicura però di avere sempre amato ascoltare e inventare storie, e scrivere è l'unico modo che conosco per farle conoscere agli altri. R. :Quali libri ti piace leggere?Credi che ci siano stati degli E. : Generalmente mi piacciono i libri con storie autori che hanno influenzato di più il tuo stile? avventurose e accattivanti, ma in realtà leggo di tutto senza farmi grandi problemi. Un autore che ammiro molto è Stefano Benni, e il suo stile semplice ma forbito, ricco di neologismi ed espressioni particolari è quello che mi ha ispirato di più. R. : Il prossimo ad uscire sarà il terzo ed ultimo Capitolo E. : Ho in mente parecchie idee per altre storie, anche della Saga: hai già in mente altri progetti per il tuo futuro di troppe a dire la verità (tanto che spesso faccio fatica a scrittrice? concentrarmi su quella del libro del destino!) Ma per il momento mi sto impegnando a finire il terzo volume, e le storie future dovranno aspettare R. : Quanto dovremo attendere ancora per poter leggere il E. : Non esistono ancora date stabilite, visto che il romanzo Libro del Destino 3? non è ancora terminato, ma c'è qualche possibilità che il terzo volume del libro del destino, come i primi due, esca questo inverno. Ma è solo una mia ipotesi, nemmeno io so nulla di certo! R. : Che consigli puoi dare ai ragazzi della nostra età che E. : A diciassette anni e con solo due libri pubblicati, non mi vorrebbero diventare scrittori‐scrittrici? Quale è la strada ritengo abbastanza esperta per dare consigli, se non quello da percorrere e quali sono gli ostacoli da superare per di non arrendersi alle difficoltà, di cercare costantemente diventare una scrittrice‐liceale come te? di migliorarsi, e di leggere il più possibile. A questo aggiungo i miei migliori auguri a tutti i giovani aspiranti scrittori: che possano, come me, realizzare il loro sogno. Non illudetevi che io non abbia cercato di estorcerle quante più informazioni possibili sul nuovo libro, ma purtroppo non si è fatta sfuggire niente! Inutile, non mi resta che aspettare con trepidazione – come sono certa che farete tutti voi dopo aver letto L’Erede di Ahina Soul e Il Principe delle Nebbie – che il terzo volume sia disponibile per noi comuni mortali. Nel frattempo ho una mezza idea di rileggere i primi due per la terza volta, e voi correte in libreria ad ordinarli! E questo non è un consiglio, ma un vero e proprio ordine. Insomma, per una volta che mi do la pena di recensire un autore contemporaneo, abbiate la bontà di darmi retta! Raffaella Sero, I C
9 Almeno una volta nella vita, ognuno di noi studenti ha esclamato: “Oggi ho tutti i jeans bagnati,
cosa metto?” oppure “Cavolo, la camicia nuova sporca..e ora?”. E almeno soprattutto le ragazze
avranno pensato.. “Oh.. se avessi la divisa …” La divisa, la divisa… risolverebbe molti dei nostri
problemi ma ne creerebbe altrettanti! Ma scopriamo un po’ le origini della divisa!
La divisa scolastica è stata un’invenzione inglese, diffusasi ben presto anche in Europa.
Oggi però solo alcuni Paesi la adoperano: Cina, Corea, Giappone, India, Australia e Irlanda. “Googlando” questi Paesi, mi
sono soffermata su un paese che mi ha affascinata molto, il Giappone. La scuola in Giappone è molto differente dalla scuola
in Italia; sin dalla più tenera età, gli studenti imparano la disciplina, l’ordine e le regole del vivere sociale, rispettando il luogo
dove passano la maggior parte del loro tempo (non è un caso quindi che gran parte della produzione dei fumetti giapponesi, i
manga, abbia come ambientazione la scuola). Le uniformi furono introdotte per la prima volta nelle scuole giapponesi alla fine
del XIX secolo e oggi sono utilizzate in quasi tutte le scuole pubbliche e private. I maschi, di solito, indossano una composta
da camicia bianca con calzoncini, invece le ragazze portano una gonna plissettata grigia e una blusa bianca. Entrambi, sia
maschi che femmine, generalmente portano dei cappelli in colori sgargianti per prevenire gli incidenti stradali. Di solito c’è
una divisa per la stagione estiva e una per quella invernale. In Giappone possiamo trovare stili, colori e accoppiamenti diversi,
caratterizzante ognuno la scuola cui si appartiene.
LE DIVISE FEMMINILI
Le ragazze indossano il “serafuku” , parola anglogiapponese composto da Sailor (marinaio) e kanji(abito),
simile alla divisa di Sailor Moon <3
.
Queste uniformi generalmente si
compongono di una blusa a cui è
cucito un colletto in stile
marinaresco e di una gonna
plissettata. Un nastro è legato sul
davanti e allacciato per mezzo di un
cappio alla blusa. Esistono molte
varianti sul nastro che
comprendono cravatte,
fermacravatte e fiocchi. I colori più
comuni per le divise sono blu
scuro, bianco, grigio, verde chiaro e
nero. Le calze sono tipicamente scure o bianche, le scarpe
sono generalmente i mocassini, neri o marroni.
LE DIVISE MASCHILI
I ragazzi invece mettono il gakuseifuku, o "tsume-eri ". Il
nome deriva da “gaku” che significa studente e “ran” che
invece significa Olanda o Occidente in
generale.
La giacche normalmente sono blu
scuro o nero e vengono abbottonate
fino al colletto, i bottoni sono
solitamente decorati con lo stemma
della scuola mentre i pantaloni sono
lunghi alle ginocchia e in tinta unita
generalmente blu o neri e indossati con
la cintura.
I ragazzi con le uniformi usano scarpe
de tennis e mocassini. Alcune scuole
richiedono anche che si porti un
cappello abbinato, generalmente nero,
negli ultimi anni poco usato.
PARTICOLARI CURIOSITA’: Il secondo bottone della divisa a partire dall’alto viene regalato dallo studente che la
indossa alla ragazza amata e questo gesto viene considerato come una confessione. Questo perché il secondo bottone è quello
più vicino al cuore e dovrebbe contenere tutte le emozioni dei tre anni di frequenza scolastica. Questa non è una tradizione
popolare ma un gesto copiato da una scena del romanzo di Daijjun Takeda xD.
Oltre alle uniformi in questo stile tradizionale, molte scuole sono passate a uno stile più occidentale; prendendo spunto dalle
divise delle scuole cattoliche inglesi e americane.
Queste uniformi sono composte:
- da una camicia bianca, una cravatta, una giacca con lo stemma della scuola e da pantaloni lunghi spesso di colore diverso
dalla giacca per i ragazzi.
- le ragazze invece portano una blusa bianca con un blazer con lo stemma della scuola, la cravatta e la gonna scozzese.
NOTA BENE: Variare un po’ la divisa scolastica è sinonimo di maleducazione e di
teppismo e gli studenti che amano trasgredire molto spesso modificano il loro look. Le
uniformi vengono spesso modificate dalle studentesse come mezzo per manifestare la propria
individualità. Alcune ragazze decidono di accorciare o, al contrario, allungare le gonne;
rimuovono i fiocchi e usano collane che vengono poi nascoste sotto i colletti. Altre portano
calzettoni bianchi chiamati “loose socks” arrotolati sulle caviglie. I maschi, invece, come segno
di distinzione portano le giacche sbottonate, le camicie fuori dai pantaloni lungo i fianchi e
non indossano la cravatta. Sono considerate gravi infrazioni al regolamento scolastico - che
talvolta prescrive anche un determinato modo di portare i capelli - il tipo di scarpe e il tipo di
10 generalmente solo in
cartelle scelti. anche se queste particolari regole vengono seguite
occasioni speciali come le cerimonie di inizio e fine trimestre e il giorno delle foto.
Per una volta è l’Oriente che supera l’Occidente!
Giusy Calarota, I B
Leggendo di un film ispirato al massacro della Colombine High School, al terzo Posto nella lista dei più cruenti episodi di violenza scolastica negli USA, ci si aspetta un mattone strappalacrime o, al limite, un qualcosa di molto simile allo splatter. Anche per i più dotati di fervida fantasia, però, “Elephant” si rivela al di sopra di ogni aspettativa. Ottanta minuti che sembrano non passare mai, una scenografia grigia, una regia così morbosa da avvicinarsi al limite del voyeurismo. Gus van Sant insegue (nel vero senso della parola, dato che la cinepresa è quasi incollata alle spalle dei personaggi) un gruppo di liceali durante una mattinata come tante. La fugace apparizione dei loro nomi, bianco su nero al centro dello schermo, sembra quasi una presa in giro; perché i protagonisti non possono essere definiti tali, piuttosto manichini senz’anima, stereotipi consumati dalle serie tv, immortalati nella loro inutile routine quotidiana. L’emarginata occhialuta che si vergogna di rimanere in pantaloncini, il ragazzino dal padre ubriacone, le tre fighette che vomitano l’insalata appena ingerita per restare in forma, il fotografo solitario, non vogliono suscitare simpatia o antipatia, bensì semplicemente mostrarci la nuda e cruda realtà. Ed è una realtà difficile da mandar giù, fatta di una generazione sola che parla ma non comunica nulla, figlia di quell’America che va tutte le domeniche in chiesa, ma permette a chiunque di acquistare armi di grosso calibro con un semplice click. E tra un anonimo episodio e un altro emergono pian piano Alex ed Eric,avvolti nelle loro tute mimetiche, con pesanti borsoni in spalla. Sarà colpa dei videogiochi violenti, della simpatia per Hitler, dei genitori tanto assenti da essere rappresentati come voci senza volto, o molto più probabilmente di queste e di tante altre cose messe assieme, ma i due amici hanno deciso di trasformare per sempre quell’insignificante scuola di Columbine. La strage viene mostrata in tutta la sua banale, e proprio per questo agghiacciante, trasparenza: alle grida strazianti si sostituisce il silenzio, ai commuoventi dialoghi tra assassini e vittime l’uccisione diretta, la fine dei ragazzi che ci hanno “annoiato” per i primi sessanta minuti viene ripresa con lo stesso glaciale menefreghismo di tutte le altre…E la piatta visione della morte ha un sapore familiare, quasi quanto l’immagine del cielo nuvoloso su cui scorrono i titoli di coda. In un film povero di dialoghi e praticamente privo di suoni, Beethoven costituisce l’unica nota stonata (per quanto si possa definire nota stonata Beethoven). Se da una parte “Per Elisa “e la “Sonata Al Chiaro Di Luna” costituiscono un assaggio di vita in un mondo spento, dall’altra sembrano quasi dare un tocco di solennità al degrado, sulla scia di Arancia Meccanica. Nel capolavoro di Van Sant, palma d’oro al Festiva di Cannes, non esistono artifici, gli attori stessi non sono che liceali non professionisti, e largo spazio viene ceduto all’improvvisazione. Il risultato? Una visione così spietatamente reale del genere umano da farci venire voglia di chiudere gli occhi, molto più che davanti a sensazionali pozze di sangue. “Elephant” si annuncia una pellicola spiazzante, e già dal titolo, riferito al noto proverbio inglese. Come si rimane indifferenti di fronte all’ “elefante nella stanza”, ciò che tutti possono vedere ma di cui nessuno vuole parlare, la follia omicida nascosta dietro i volti dei due apatici adolescenti passa inosservata. E’ un po’ il messaggio dell’intero film: tutto è così evidente che non riusciamo veramente a vederlo. 11 Anita Armentano, III C
“Mi attirano gli scandali riguardanti gli altri ma non ho
alcun interesse per gli scandali che mi riguardano”.
(Oscar Wilde)
Con questa meravigliosa frase di Oscar Wilde, che speriamo possa farvi
riflettere, apriamo il nostro articolo che questo mese riguarda
gli scoop tra i vip. Iniziamo subito con il darvi un’importante
notizia agli appassionati della musica italiana: l’edizione
del Festival di Sanremo sarà condotta nuovamente da
Gianni Morandi! Voci di corridoio? Assolutamente no!
La conferma ufficiale è stata data dallo stesso Morandi
sulla sua pagina ufficiale di Facebook. A proposito di
Sanremo ricordate la caduta di Michelle Hunziker nel
2007 proprio sul palco dell’Ariston? Proprio a quest’ultima è stato dato il
“titolo” di donna più sexy della televisione: la conduttrice di origine svizzera ha
conquistato il pubblico con la sua allegria e a noi tocca solo farle i complimenti
e i migliori auguri. ;)
Amanti della musica, ecco qui altre due notizie per
voi: se c’è qualche fan di Amy Winehouse,
nell’estate 2012 uscirà la biografia della cantante
scritta dal padre, ma la cosa più bella è che il
ricavato delle vendite andrà alla “Fondazione Amy
Winehouse” ovvero un’associazione che ha come scopo quello di aiutare tutti quei
giovani che hanno problemi di salute, dipendenza da droghe o alcool o che sono
economicamente disagiati.
Mentre per i fan di Michael Jackson ecco una notizia sconvolgente: in rete si possono
trovare le foto del cantante durante l’autopsia che sono state mostrate nel processo
dell’11 ottobre. Un consiglio? Non guardate le foto molto meglio ricordarlo da vivo,
magari su un palco, sorridente davanti a milioni di fan.
Agli “eterni bambini” invece diamo una magnifica notizia: finalmente è stato trovato un accordo tra la Fox e i doppiatori americani che consentirà la trasmissione de I Simpson per altre due stagioni, allontanando così lo spauracchio di una chiusura anticipata nel corso del 2012:D E per ultima, ma non ultima, Carla Bruni avverte
i paparazzi:” Non vedranno mai mio figlio!”
Cara Carla, mai dire mai; comunque ci fidiamo
del tuo sesto senso di madre super-protettrice.
A proposito, tanti auguri!
12 Marta Costantino Levote, V A
TORO:
Chi è nato/a sotto il segno del toro appartiene alla sfera dell'elemento
TERRA.
Il giorno fortunato è il giovedì. Il numero fortunato è il 13.
Il colore che li rappresenta è il verde.
Giorni sì: 12 e 24.
Giorni no: 11 e 3o.
Il segno del toro piace perché è affascinante ed obbiettivo.
Il segno del toro non piace perché a volte perde subito la pazienza!
BILANCIA:
Chi è nato/a sotto il segno della bilancia appartiene alla sfera
dell'elemento ARIA.
Il giorno fortunato è il venrdì.
Il numero fortunato è il 7.
Il colore che li rappresenta è l'azzurro.
Giorni sì: 15 ed 19.
Giorni no: 7 e 1
Il segno della bilancia piace perché è amabile e socievole.
Il segno della bilancia non piace perché vanitoso e indeciso.
SCORPIONE:
Chi è nato/a sotto il segno dello scorpione appartiene alla sfera
dell'elemento ACQUA.
Il giorno fortunato è il mercoledì.
Il numero fortunato è l'8.
Il colore che li rappresenta è il viola.
Giorni sì: 2 ed il 4.
Giorni no: 3 e 17.
Il segno dello scorpione piace perché è curioso e dinamico.
Il segno dello scorpione non piace perchè a volte aggressivo.
LEONE:
Chi è nato/a sotto il segno del leone appartiene alla sfera dell'elemento
FUOCO.
Il giorno fortunato è il mercoledì.
Il numero fortunato è il 17.
Il colore che li rappresenta è l'arancione.
Giorni sì: 23 ed 8.
Giorni no: 7 e il 10.
Il segno del leone piace perché è atletico e ha molta grinta.
Il segno del leone non piace perché a volte noioso.
ACQUARIO:
Chi è nato/a sotto il segno dell'acquario appartiene alla sfera
dell'elemento ARIA.
Il giorno fortunato è il giovedì.
Il numero fortunato è il 1o.
Il colore che li rappresenta è il grigio.
Giorni sì: 15 ed 7.
Giorni no: 8 e 27
Il segno dell'acuquario piace perché lavora molto.
Il segno dell'acquario non piace perché inquieto e polemico.
LEONE:
Chi è nato/a sotto il segno del leone appartiene alla sfera dell'elemento
FUOCO.
Il giorno fortunato è il mercoledì.
Il numero fortunato è il 17.
Il colore che li rappresenta è l'arancione.
Giorni sì: 23 ed 8.
Giorni no: 7 e il 10.
Il segno del leone piace perché è atletico e ha molta grinta.
Il segno del leone non piace perché a volte noioso.
SCORPIONE:
Chi è nato/a sotto il segno dello scorpione appartiene alla sfera
dell'elemento ACQUA.
Il giorno fortunato è il mercoledì.
Il numero fortunato è l'8.
Il colore che li rappresenta è il viola.
Giorni sì: 2 ed il 4.
Giorni no: 3 e 17.
Il segno dello scorpione piace perché è curioso e dinamico. Il segno
dello scorpione non piace perchè a volte aggressivo.
SAGITTARIO:
Chi è nato/a sotto il segno del sagittario appartiene alla sfera
dell'elemento FUOCO.
Il giorno fortunato è il martedì.
Il numero fortunato è il 26.
Il colore che li rappresenta è l'arancione.
Giorni sì: 18 ed 30.
Giorni no: 20 e il 10.
Il segno del sagittario piace perché è ottimista e generoso.
Il segno del sagittario non piace perché troppo impaziente.
GEMELLI:
Chi è nato/a sotto il segno dei gemelli appartiene alla sfera
dell'elemento ARIA.
Il giorno fortunato è il sabato.
Il numero fortunato è il 4.
Il colore che li rappresenta è il giallo.
Giorni sì: 5 ed 8.
Giorni no: 10 e il 31.
Il segno dei gemelli piace perché è sempre di ottimo umore e con un
talento artistico.
Il segno dei gemelli non piace perché troppo frettoloso nelle scelte.
CAPRICORNO:
Chi è nato/a sotto il segno del Capricorno appartiene alla sfera
dell'elemento TERRA.
Il giorno fortunato è il venerdì. Il numero fortunato è il 9.
Il colore che li rappresenta è il blu.
Gironi sì: 14 e 1o
Giorni no: 16 e il 5.
Il segno del capricorno piace perché è molto pazientoso ed ambizioso.
Il segno del capricorno non piace perchè troppo disordinato.
CANCRO:
Chi è nato/a sotto il segno del cancro appartiene alla sfera
dell'elemento ACQUA.
Il giorno fortunato è domenica.
Il numero fortunato è il 30.
Il colore che li rappresenta è il verde-acqua.
Giorni sì: 3 ed 6.
Giorni no: 13 e 17.
Il segno del cancro piace perché è dinamico e fa scelte saggie.
Il segno del cancro non piace perché troppo curioso.
VERGINE:
Chi è nato/a sotto il segno della Vergine appartiene alla sfera
dell'elemento TERRA.
Il giorno fortunato è il lunedì. Il numero fortunato è il 23.
Il colore che li rappresenta è il giallo-oro.
Giorni sì: 7 e 19.
Giorni no: 13 e il 3.
Il segno della vergine piace perché è energico e molto preciso.
Il segno della Vergine non piace perché sottolinea le macanze altrui.
PESCI:
Chi è nato/a sotto il segno dei pesci appartiene alla sfera dell'elemento
ACQUA.
Il giorno fortunato è il martedì.
Il numero fortunato è il 15.
Il colore che li rappresenta è il lilla.
Giorni sì: 3 ed il 9.
Giorni no: 25 e 14.
Il segno dei pesci piace perché è socievole.
Il segno dei pesci non piace perché a volte si arrende.
ARIETE:
Chi è nato/a sotto il segno dell'Ariete appartiene alla sfera
dell'elemento FUOCO.
13 Il giorno fortunato è il lunedì. Il numero fortunato è il 23.
Il colore è il rosa.
Giorni sì: 7 e 19
Giorni no: 5 e 9.
Il segno dell'ariete piace perché è energico molto preciso.
Il segno dell'ariete non piace perché troppo frettoloso.
O
R
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LA REDAZIONE
Coordinamento Editoriale: Prof.ssa Idalina Cipriani
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Bruno Aloisio Prodotto didattico che non va sottoposto alla disciplinare di cui all’art. 1 comma 3°, legge 14 n. 62/2001. (legge sull’editoria) Hollywood:
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Giusy Calarota Anita Armentano Marta Costantino Levote