Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque

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Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque
REGOLAMENTO COMUNALE
PER LA DISCIPLINA DEGLI
SCARICHI DI ACQUE REFLUE
Approvato con Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
(esecutività dal 19-01-2015)
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INDICE
Oggetto, ambito di applicazione e definizioni
pag.03
Titolo I
pag.07
SCARICHI ACQUE REFLUE DOMESTICHE ED ASSIMILATE
DESTINATE AL PUBBLICO SISTEMA DI DEPURAZIONE
Titolo II
pag.09
SCARICHI ACQUE REFLUE DOMESTICHE ED ASSIMILATE
IN AREE NON SERVITE DAL PUBBLICO SISTEMA DI DEPURAZIONE
Titolo III
pag.14
ACQUE METEORICHE DILAVANTI
Titolo IV
pag.17
PISCINE, ACQUE DI CONDENSA E REFLUI DI CANTIERE
Titolo V
pag.19
ACQUE PER UTILIZZAZIONE AGRONOMICA
Titolo VI
pag.22
PRESCRIZIONI TECNICHE E TRATTAMENTI AMMESSI
Titolo VII
pag.27
CONTROLLI E SANZIONI
Titolo VIII
pag.31
ABROGAZIONI E NORME TRANSITORIE
Allegato A
Linee guida per la predisposizione della domanda di autorizzazione allo scarico
Allegato B
Linee guida per la predisposizione della domanda di autorizzazione
ai lavori di allaccio alla fognatura bianca/mista
Allegato C
Documentazione necessaria per la cessione di reti fognarie e impianti
compresi in strumenti urbanistici attuativi
Allegato D
ARPAT - Linee guida per il trattamento di acque reflue domestiche ed assimilate
in aree non servite da pubblica fognatura
Allegato E
Tabella assimilazione ad acque reflue domestiche e indicazione trattamenti appropriati
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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Oggetto, ambito di applicazione e definizioni
Art. 1 - Oggetto
Il presente Regolamento ha lo scopo di disciplinare, nell'ambito del territorio comunale, la raccolta, il
convogliamento, il trattamento e lo scarico delle acque reflue di competenza comunale in fognatura, nelle
acque superficiali nonché sul suolo.
Il presente Regolamento si applica alle seguenti tipologie di scarico:
 acque reflue domestiche ed assimilate
 acque meteoriche dilavanti
 acque reflue di piscine
 acque reflue per utilizzazione agronomica
 acque di condensa e reflui di cantiere
Art. 2 - Ambito di applicazione
Non rientrano nel campo di applicazione del presente Regolamento:
 gli scarichi industriali;
 gli scarichi di acque reflue urbane;
 gli scarichi domestici, anche se separati, qualora derivino da uno stesso insediamento o da un gruppo
di insediamenti da cui origina anche uno scarico industriale;
 il rilascio di acque di restituzione;
 gli scarichi sottoposti ad Autorizzazione Unica Ambientale (A.U.A.) disciplinata dal D.P.R. 13 marzo
2013, n. 59
Le norme del presente Regolamento non si applicano nel caso di edifici che abbiano le caratteristiche di
inagibilità oppure siano disabitati. Il proprietario tramite dichiarazione sostitutiva, dovrà indicare che nessuno è
domiciliato nell’edificio in oggetto ed impegnarsi ad adeguare l’impianto di smaltimento delle acque reflue
domestiche alla normativa vigente.
Art. 3 - Normativa di riferimento
Per tutto quanto non espressamente richiamato nel presente Regolamento si fa riferimento alla normativa
nazionale, regionale e locale vigente in materia.
In particolare:
 Decreto Legislativo n° 152 del 03/04/06 e s.m.i. (Decreto);
 Legge Regionale n° 20 del 31/05/06 e s.m.i (Legge Regionale);
 Decreto del Presidente della Giunta Regionale Toscana del 13 luglio 2006, n. 32/R e s.m.i.
(Regolamento 32/R);
 Regolamento Regionale n° 46/R del 8/09/2008 e s.m.i. (Regolamento 46/R);
 D.P.R. 13 marzo 2013, n. 59;
 Regolamento del Servizio di Fognatura e Depurazione vigente, redatto dall’Autorità Idrica Toscana Conferenza Territoriale n.5 "Toscana Costa" (Regolamento SII);
 Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico vigente;
 Regolamento Edilizio vigente;
Art. 4 - Collegamento ad altre normative sugli scarichi
L’autorizzazione allo scarico è rilasciata ai sensi della normativa vigente, fatti salvi i diritti di terzi e le altre
eventuali autorizzazioni, permessi, concessioni, nulla osta prescritti in materia.
In particolare, nel caso in cui il corso d'acqua presenti sedime demaniale, deve essere ottenuta la concessione
di occupazione di suolo demaniale. Per realizzare un manufatto di scarico in un corso d'acqua pubblico
occorre ottenere specifica autorizzazione ai sensi della normativa vigente.
Per i corsi d’acqua ed i canali di bonifica di competenza di Consorzi di Bonifica, l’autorizzazione deve essere
richiesta al Consorzio stesso o da altri enti gestori dei corpi idrici.
Art. 5 - Corretto e razionale uso dell'acqua
I titolari degli scarichi sono tenuti a rispettare, qualunque sia il sistema di smaltimento fognario adottato, i
criteri generali per un corretto e razionale uso dell'acqua.
Il Comune agevola ed incentiva la realizzazione di impianti di accumulo e riutilizzo delle acque meteoriche
dilavanti non contaminate con appositi provvedimenti.
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Art. 6 - Definizioni
Ai fini del presente Regolamento si intendono per:
ABITANTE EQUIVALENTE (AE): il carico organico biodegradabile avente una richiesta biochimica di ossigeno
a 5 giorni (BOD5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno; è da considerare equiparabile una richiesta
chimica di ossigeno (COD) di 130 grammi di ossigeno al giorno. Solo nel caso non sia disponibile il dato
analitico di carico organico si fa riferimento al volume di scarico di 200 litri per abitante per giorno.
ACQUE DI CONDENSA: sono le acque di condensa derivanti dagli impianti di generazione di aria compressa
(refrigerazione, congelamento, condizionamento e simili).
ACQUE DI FALDA: sono dette anche “acque di fondo scavo” e sono provenienti dall'attività di escavazione.
ACQUE DI LAVAGGIO: acque (non meteoriche) derivanti da lavaggi o da altre operazioni diverse da quelle di
processo e risultanti da attività accessorie ad esso funzionalmente e stabilmente correlate, che si
realizzano negli stabilimenti. Tali acque sono da assimilare ad acque reflue domestiche, se rispondenti
alle caratteristiche previste dal Regolamento 46/R e dal Decreto.
ACQUE DI RESTITUZIONE: le acque individuate all’art.2 comma c della Legge Regionale
ACQUE DI VEGETAZIONE: le acque residuate dalla lavorazione meccanica delle olive che non hanno subito
alcun trattamento né ricevuto alcun additivo, le acque per la diluizione delle paste e le acque per la
lavatura della parte interna degli impianti della linea di lavorazione.
ACQUE GRIGIE: sono dette anche “saponose” e sono derivanti da lavanderie domestiche, cucine, lavandini,
lavabi, docce e vasche da bagno.
ACQUE NERE: acque reflue domestiche, assimilate a domestiche e industriali, provenienti da agglomerato.
ACQUE METEORICHE DI PRIMA PIOGGIA (AMPP): acque corrispondenti, per ogni evento meteorico, ad
una precipitazione di 5 mm uniformemente distribuita sull’intera superficie scolante servita dalla rete di
drenaggio; ai fini del calcolo delle portate si stabilisce che tale valore si verifichi in 15 minuti; i coefficienti
di deflusso si assumono pari a 1 per le superficie coperte, lastricate od impermeabilizzate ed 0,3 per
quelle permeabili di qualsiasi tipo, escludendo dal computo le superfici coltivate; si considerano eventi
meteorici distinti quelli che si succedono a distanza di 48 ore.
ACQUE METEORICHE DILAVANTI (AMD): acque derivanti da precipitazioni atmosferiche, che si
differenziano in: acque meteoriche dilavanti contaminate e acque meteoriche dilavanti non contaminate.
ACQUE METEORICHE DILAVANTI CONTAMINATE (AMDC): acque meteoriche dilavanti, diverse dalle
acque meteoriche dilavanti non contaminate, ivi incluse le acque meteoriche di prima pioggia derivanti
dalle attività che comportano oggettivo rischio di trascinamento di sostanze pericolose o di sostanze in
grado di determinare effettivi pregiudizi ambientali, individuate nella Tab. 5 dell’allegato 5 del
Regolamento 46/R.
ACQUE METEORICHE DILAVANTI NON CONTAMINATE (AMDNC): sono dette anche “acque meteoriche” o
“acque bianche” e sono individuate ai sensi dell’art. 8, comma 8 della Legge Regionale.
ACQUE PER UTILIZZAZIONE AGRONOMICA: gli effluenti di allevamento, le acque di vegetazione residuate
dalla lavorazione delle olive, ovvero le acque reflue provenienti da aziende agricole e piccole aziende
agroalimentari, dalla loro produzione all’applicazione al terreno di cui all’art. 74, comma 1, lettera o) del
Decreto.
ACQUE REFLUE DOMESTICHE: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e
derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche.
ACQUE REFLUE ASSIMILABILI A DOMESTICHE: si intendono, oltre a quelle derivanti dalle attività elencate
nella tabella 1 del capo 1 dell’Allegato 2 del Regolamento 46/R, anche quelle derivanti dalle attività
indicate alle lettere a, b, c, d, f, del comma 7 dell’art.101 del Decreto.
AREA NON SERVITA DA PUBBLICA FOGNATURA: ai fini dell’applicazione del presente Regolamento, le
aree non servite da pubblica fognatura afferente al Sevizio Idrico Integrato e non soggette
all’obbligatorietà di allacciamento degli scarichi alla pubblica fognatura, sono definite nel Regolamento SII
in vigore.
FOSSA CAMPESTRE: corso d’acqua a portata occasionale non ricompreso tra i corpi idrici superficiali.
CORPO IDRICO SUPERFICIALE: tutti gli elementi del reticolo idrografico rappresentati sulla carta tecnica
regionale alla scala di maggior dettaglio disponibile in loco che appaiono collegati ad un reticolo di flusso
idrico il quale adduce ad un corpo idrico chiaramente identificato. La carta tecnica cui fare riferimento è
quella consultabile presso gli enti locali e/o sul sito internet della Regione Toscana.
CORPO RICETTORE: è il recapito finale dello scarico, dove materialmente finiscono le acque reflue depurate
o le acque bianche.
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EDIFICI ISOLATI: edifici o nuclei abitativi non ricompresi all’interno dei “centri abitati” serviti dal sistema
pubblico di depurazione, come definiti nella strumentazione urbanistica comunale vigente.
GESTORE UNICO: il soggetto aziendale che ha il compito di curare la gestione, nel proprio territorio di
competenza, del Servizio Idrico Integrato.
INSEDIAMENTO: complesso di uno o più edifici ad uso residenziale da cui possono derivare acque reflue
domestiche e acque meteoriche di dilavamento.
PIANO DI GESTIONE DELLE ACQUE METEORICHE DILAVANTI: il Piano deve contenere la
documentazione di cui all’Allegato V Capo 2 del Regolamento 46/R.
RETE FOGNARIA INTERNA: sistema di condotte, indipendenti in funzione della tipologia di acque convogliate
(reflue domestiche, assimilate alle domestiche, bianche o meteoriche, industriali, di prima pioggia e di
lavaggio), comprensivo dei pozzetti di campionamento e ispezione, realizzato in aree private, predisposte
per il convogliamento delle acque reflue nella pubblica fognatura.
RIFIUTI LIQUIDI: qualsiasi rifiuto sotto forma liquida, così come previsto dall’articolo 184 comma 3 lettera g)
del Decreto.
SCARICO: qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento che
collega senza soluzione di continuità il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore in acque
superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante,
anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione.
SCARICO IN ACQUE SUPERFICIALI: scarico in corpi idrici superficiali e in corpi idrici superficiali interni, quali
tutti gli elementi del reticolo idrografico rappresentati sulla carta tecnica regionale alla scala di maggior
dettaglio disponibile in loco che appaiono collegati ad un reticolo di flusso idrico il quale adduce ad un
corpo idrico chiaramente identificato.
SCARICO IN AMBIENTE: qualsiasi immissione di acque reflue e/o meteoriche liquide, semiliquide e
comunque convogliabili in acque superficiali, nel suolo, nel sottosuolo, anche sottoposte a preventivo
trattamento di depurazione, diverse da rifiuti liquidi.
SCARICO NEL SUOLO: scarico al di sotto della superficie del suolo con opportuni sistemi di spandimento o di
drenaggio.
SERVIZIO IDRICO INTEGRATO (SII): insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di
acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue; la fognatura per le acque bianche è di
competenza comunale e non fa parte del Servizio Idrico Integrato.
SISTEMA PUBBLICO DI DEPURAZIONE: insieme dei servizi pubblici ricompresi nel Sistema Idrico Integrato
finalizzati al processo di rimozione dei contaminanti da un'acqua reflua di origine urbana o industriale,
ovvero di un effluente che è stato contaminato da inquinanti organici e/o inorganici.
TRATTAMENTO APPROPRIATO: per “trattamenti appropriati allo scarico sul suolo” di acque reflue
domestiche si intendono le tipologie impiantistiche definite nel capo ii) Allegato II del Regolamento 32/R;
per “trattamenti appropriati allo scarico nelle acque superficiali e marino/costiere”, si intendono
rispettivamente le tipologie impiantistiche definite nelle tabelle 2 e 3 dell’Allegato III del Regolamento
32/R.
VALORE LIMITE DI EMISSIONE: limite di accettabilità di una sostanza inquinante contenuta in uno scarico, ai
sensi del Decreto Parte terza, Allegato V: Tabella 3 (corpi idrici superficiali), Tabella 4 (suolo).
Art. 7 - Tipologie di fognatura pubblica
Si intende per pubblica fognatura un complesso di opere, servite o meno da impianto di depurazione, costruite
dall'Amministrazione Comunale o dal Gestore unico del SII su suolo pubblico, o su fondi privati per motivi di
interesse pubblico, e quelle acquisite dal Comune con specifico atto, aventi la funzione di collettare ad un
recapito finale le acque reflue urbane, le acque meteoriche e di dilavamento.
Ai fini del presente regolamento la pubblica fognatura si definisce:
 nera, quando è progettata esclusivamente per canalizzare le acque di scarico;
 mista, quando è progettata per canalizzare il miscuglio di acque di scarico (acque di tempo asciutto) e
di acque meteoriche;
 bianca, quando è progettata per canalizzare le sole acque meteoriche in un corpo idrico o sul suolo;
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Art. 8 - Corpi ricettori in ambiente
Ai fini del presente Regolamento si considerano come corpi ricettori finali:
1) il suolo
2) i corpi idrici superficiali
Il recapito in fossa campestre, con portata occasionale e non ricompresa tra i corpi idrici superficiali, è
assimilato al suolo.
Art. 9 - Divieto di diluizione degli scarichi inquinanti
È vietato diluire le acque di scarico allo scopo di far rientrare gli indici di inquinamento di dette acque nei limiti
di accettabilità prescritti dalla legge.
Art. 10 - Scarichi tassativamente vietati
È tassativamente vietato scaricare reflui potenzialmente pericolosi o dannosi per il personale addetto alla
manutenzione, per i manufatti fognari e per l’ambiente, in ogni sistema di smaltimento fognario.
In particolare è vietato lo scarico di:
 benzina, benzene, benzolo, trielina, olio combustibile ed in genere idrocarburi alifatici ed aromatici o
loro derivati e comunque sostanze liquide, solide, gassose in soluzione o in sospensione che possono
determinare condizioni di esplosività o infiammabilità del sistema fognario;
 ogni quantità di petrolio e prodotti raffinati di esso o prodotti derivanti da olii da taglio che possano
formare emulsioni stabili con l'acqua;
 sostanze tossiche che potrebbero causare la formazione di gas tossici quali, ad esempio, ammoniaca,
ossido di carbonio, idrogeno solforato, acido cianidrico, anidride solforosa, ecc.;
 sostanze tossiche che possano, anche in combinazione con le altre sostanze reflue, costituire pericolo
per le persone, gli animali o l'ambiente e che possano, comunque, pregiudicare il buon andamento del
processo depurativo degli scarichi;
 reflui aventi acidità tale da presentare caratteristiche di corrosività o dannosità per le strutture fognarie
e di pericolosità per il personale addetto alla manutenzione e gestione delle stesse;
 reflui aventi alcalinità tale da causare incrostazioni dannose alle strutture e comunque contenenti
sostanze che possono precipitare, solidificare o divenire gelatinose;
 ogni sostanza classificabile come rifiuto solido (rifiuti solidi urbani, rottami, carcasse di animali, fanghi di
risulta da trattamenti di depurazione, stracci, piume, paglie, ecc.) anche se sminuzzata a mezzo di
trituratori domestici od industriali;
 reflui contenenti sostanze radioattive in concentrazioni tali da costituire rischio per le persone e gli
animali esposti alle radiazioni e per l'ambiente;
 reflui con carica batterica e/o virale di carattere patogeno che possano costituire rischio per le persone
esposte durante il trattamento;
 reflui contenenti sostanze inerti, granulari, sedimentabili, ghiaia, sabbia, argilla, ecc. che sedimentando
sul fondo dei condotti fognari e/o vasche di depurazione ne riducano sezioni e volumi utili;
 non è ammesso il recapito in fognatura dei liquami dallo svuotamento di cisterne, pozzi neri o fosse
settiche di insediamenti abitativi e non.
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Titolo I
ACQUE REFLUE DOMESTICHE
ED ASSIMILATE DESTINATE AL PUBBLICO SISTEMA DI DEPURAZIONE
Art. 11 - Obbligo di allaccio in aree servite dal pubblico sistema di depurazione
Nelle zone servite da fognatura nera afferente al pubblico sistema di depurazione è fatto obbligo di provvedere
ad allacciarsi alla stessa, ai sensi dell’art. 14 della Legge Regionale.
Sono obbligati all’allaccio alla condotta nera della pubblica fognatura tutti i proprietari di immobili ad uso civile
e/o produttivo che non sono allacciati ad essa, ma che risultano allacciabili, ai sensi e con le modalità del
Regolamento SII vigente.
Lo stesso obbligo interviene al momento in cui vengono realizzati nuovi tratti fognari nelle zone che
attualmente ne sono sprovviste. In tal caso l’allacciamento deve avvenire nei tempi che saranno indicati volta
per volta dall’ufficio competente con opportuni atti dirigenziali a seguito dell’avanzamento dei lavori di
realizzazione della rete fognaria e secondo le modalità previste dal Regolamento del SII. A tal fine il Gestore
unico comunicherà all’Amministrazione Comunale i tratti fognari in fase di realizzazione e l’ufficio competente
provvederà ad individuare gli utenti tenuti ad allacciarsi e comunicherà loro l’obbligo di allacciamento.
Solamente nei casi, riconosciuti dall’ufficio competente, di impossibilità oggettiva all’allacciamento o di
eccessiva distanza della rete fognaria o ostacoli di carattere geomorfologico, naturalistico o antropico, tali da
imporre costi non sopportabili, sarà consentito scaricare i reflui in corpi ricettori diversi.
In ogni caso l’Amministrazione, per motivi di tutela ambientale o igienico-sanitaria, può ordinare
l’allacciamento anche in caso di distanze superiori a quelle previste nel Regolamento SII.
Art. 12 - Modalità di allaccio alla pubblica fognatura
Gli scarichi di acque reflue domestiche, o assimilate ai sensi del Regolamento 46/R, che confluiscono in
pubblica fognatura non necessitano di autorizzazione, ma sono sempre ammessi in accordo al Regolamento
SII.
I titolari degli scarichi devono presentare domanda di allaccio al Gestore unico del Sistema Idrico Integrato.
La procedura e le modalità di allaccio alla pubblica fognatura afferente al pubblico sistema di depurazione è
normata dal Regolamento SII in vigore, a cui si rimanda nel dettaglio.
Nelle zone servite da pubblica fognatura afferente al pubblico sistema di depurazione non è permesso di
costruire, né impiantare qualsiasi altro sistema di fognatura o di dispersione.
Ove presente la fognatura nera, tutti i sistemi non conformi alla vigenti normative dovranno essere
opportunamente bypassati e messi fuori uso previa pulizia, disinfezione e demolizione ovvero riempimento
con materiale inerte costipato.
Il Gestore unico si riserva di richiedere l’installazione di eventuali pretrattamenti nei casi ritenuti giustificati per
particolari condizioni tecniche del condotto fognario.
Art. 13 - Divieto di estensione degli allacciamenti
Ogni insediamento deve essere collegato alla fognatura con un proprio condotto di allacciamento.
È vietato ai titolari di allacciamenti di fognatura di consentire ad altri l’immissione dei loro reflui
nell’allacciamento stesso. Non possono, quindi, essere allacciate altre porzioni dello stabile, ampliamenti dello
stabile medesimo, edifici contigui, senza specifica autorizzazione.
Art. 14 - Pretrattamenti in pubblica fognatura
Al fine di garantire il corretto funzionamento del sistema fognario e del processo depurativo dei reflui, per gli
insediamenti sotto specificati devono essere rispettate le eventuali prescrizioni del Gestore unico del Sistema
Idrico Integrato ed in particolare:
 mercati all’ingrosso di carne, macelli annessi ai negozi di vendita carne, negozi di pesce, frutta, verdura
e fiori: gli scarichi devono essere sottoposti a pretrattamento di grigliatura fine;
 laboratori di barbiere, parrucchiere, acconciatori, estetista, istituti di bellezza, lavanderie:
pretrattamento con desaponatore;
 attività alberghiere e di somministrazione (bar, ristoranti, trattorie, mense, rosticcerie, ecc): installazione
di pozzetto degrassatore adeguatamente dimensionato, al fine di contenere lo sversamento in
fognatura di olii e grassi.
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Si precisa che l’obbligo dell’installazione del pretrattamento vale anche per i locali già allacciati alla pubblica
fognatura che a seguito di cambio di destinazione d’uso ricadano nelle attività elencate al comma precedente.
Art. 15 - Urbanizzazioni ed estensioni di rete
Tutti i nuovi insediamenti ed in particolare le nuove lottizzazioni devono prevedere un sistema di smaltimento
delle acque con doppia canalizzazione, separando le acque bianche dalle reflue.
Le reti fognarie realizzate in ambito di piani e lottizzazioni o di recupero o di altro strumento urbanistico
attuativo, per le quali sia prevista o meno l'acquisizione da parte del Comune, dovranno preferibilmente essere
progettate e realizzate a cura del Gestore Unico con oneri a carico del privato. Qualora altresì, il lottizzante
decida di realizzarle mediante propria impresa di fiducia, dovrà essere presentata la seguente
documentazione:
 in sede di titolo edilizio, dovrà essere allegato il nulla osta sull'elaborato esecutivo da parte del Gestore
Unico del SII;
 nel caso in cui sia prevista la cessione al Comune di tratti di reti di fognatura nera, dovrà essere
presentata, preventivamente all’atto di acquisizione delle reti fognarie (in formato cartaceo e digitale),
la documentazione di cui all’Allegato C del presente Regolamento. In caso di inottemperanza o
difformità, il Comune non potrà procedere all'acquisizione delle reti fognarie e dei sistemi tecnologici
connessi.
Art. 16 - Pulizia e manutenzione della rete fognaria interna
Tale rete deve essere tenuta dal proprietario in buono stato di manutenzione e sufficientemente pulita.
Pozzetti, sifoni, ecc. devono essere frequentemente puliti in modo tale che le sostanze depositate non vadano
in putrefazione e non ostruiscano il flusso delle acque.
I titolari di scarichi sono responsabili di tutti i danni che si dovessero verificare in seguito a difettosa
installazione, manutenzione o utilizzazione della rete fognaria interna e dei condotti di allacciamento.
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Titolo II
ACQUE REFLUE DOMESTICHE ED ASSIMILATE
IN AREE NON SERVITE DAL PUBBLICO SISTEMA DI DEPURAZIONE
Art. 17 - Scarichi in aree non servite dal pubblico sistema di depurazione
In ogni caso l'attivazione di un nuovo scarico, che non può essere per giustificati motivi allacciato alla pubblica
fognatura o nel caso di assenza di rete fognaria pubblica afferente al pubblico sistema di depurazione, deve
essere preventivamente autorizzata con atto formale.
In base all’art. 4 della Legge Regionale, è di competenza del Comune il rilascio dell’autorizzazione allo scarico
non in pubblica fognatura di acque reflue domestiche ed assimilabili.
Art. 18 - Autorizzazione allo scarico
L'autorizzazione è rilasciata al titolare dell'attività da cui origina lo scarico (proprietario, costruttore, affittuario,
titolare diritti reali di godimento, amministratore di condominio, legale rappresentante attività, consorzio)
attribuendogli il dovere di verificare in continuo l’idoneità dei propri sistemi di trattamento e depurazione.
Una singola autorizzazione allo scarico può riguardare più unità immobiliari con un unico recapito comune. La
titolarità dell’autorizzazione, in caso di più unità immobiliari servite dallo stesso scarico, è attribuita a tutti i
soggetti che hanno diritto d’uso ad almeno una delle unità immobiliari che recapitano i propri reflui domestici
nello scarico oggetto dell’autorizzazione stessa. Tutti i titolari sono in egual misura responsabili in solido dello
scarico e dovranno regolare i propri rapporti in ambito privatistico. In caso di commistione di più scarichi
provenienti da impianti autonomi di trattamento, il rilascio del provvedimento di autorizzazione è subordinato
alla possibilità tecnica di parzializzazione dei punti di controllo (pozzetti di prelievo).
In base all’art. 10 comma 2 lettera a) del Regolamento 46/R, il Comune si avvale della consulenza tecnica di
ARPAT nel caso di scarichi con potenzialità superiore a 100 A.E.
Gli edifici comunali dove si originano scarichi di acque reflue domestiche e/o assimilate che non recapitano in
pubblica fognatura, si intendono autorizzati allo scarico con l’approvazione del progetto di costruzione,
ristrutturazione e/o modifica dell’impianto fognario, purché rispettino le prescrizioni esecutive e progettuali
previste nella normativa vigente e sia dichiarata da professionista abilitato la corrispondenza con i lavori
eseguiti.
In caso di autorizzazione allo scarico relativa ad una attività commerciale o produttiva, è possibile comunicare
la cessazione dello scarico a seguito della chiusura a tempo indeterminato dell’attività, comprovata da idonea
documentazione.
Art. 19 - Serbatoi a tenuta
L’utilizzo di serbatoi a tenuta stagna è consentito solo per i rifiuti liquidi. In questi casi, il sistema di trattamento
non origina alcun scarico, così come definito dall’art. 74 del Decreto, e quindi i reflui dovranno essere gestiti e
smaltiti come rifiuti, secondo quanto disposto dalla parte IV del Decreto.
Sono ammissibili esclusivamente per casi eccezionali o temporanei in cui, per motivi tecnici o di spazi
disponibili, non è possibile recapitare le acque reflue in fognature, condotte o fosse campestri.
Lo stoccaggio di acque reflue in vasche a tenuta non è soggetto ad autorizzazione allo scarico ma alla sola
comunicazione all’ufficio competente del Comune, con allegata relazione tecnica che asseveri l’impossibilità di
recapitare le acque reflue in fognature, condotte o fosse campestri e le caratteristiche delle vasche a tenuta.
L’ufficio competente, a seguito di verifica, rilascia idoneo nulla osta, che non costituisce titolo edilizio alla
realizzazione delle opere.
Lo svuotamento dovrà avvenire ad opera di ditte autorizzate con cadenza commisurata all’utilizzo del
serbatoio. È fatto obbligo di conservare per opportune verifiche le attestazioni di avvenuto smaltimento, in cui
devono essere indicati per ogni svuotamento, i volumi di fango estratti, la destinazione dei fanghi e gli estremi
della ditta che ha effettuato le operazioni di spurgo.
Art. 20 - Domanda di autorizzazione allo scarico
La domanda di autorizzazione allo scarico di acque reflue domestiche ed assimilate non in pubblica fognatura,
deve essere presentata all’ufficio competente, in bollo di legge, dai soggetti aventi titolo utilizzando l’apposita
modulistica predisposta ai sensi dell’art. 7 del Regolamento 46/R e reperibile anche sul sito web del Comune
di Collesalvetti.
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La Domanda di autorizzazione allo scarico, predisposta secondo le linee guida di cui all’Allegato A, è
presentata in duplice copia, di cui una in bollo di legge. Nel caso di scarichi con potenzialità superiore a 100
A.E. è invece necessaria una ulteriore copia che sarà inviata dal responsabile del procedimento all’ARPAT per
il parere di competenza.
Qualora vi siano più proprietari titolari di uno stesso scarico, l’istanza per il rilascio dell’autorizzazione allo
scarico deve essere presentata da un solo proprietario, che funge da referente primario per l’Amministrazione,
ed integrata con i dati personali di tutti gli altri proprietari con le rispettive firme, copia di un valido documento
di riconoscimento e un recapito. I richiedenti sono responsabili a tutti gli effetti civili e penali della veridicità
delle affermazioni contenute nella domanda stessa.
In caso di procedimenti soggetti ad autorizzazioni, nulla osta o altri pareri vincolanti preliminari, del Comune o
di altri enti, essi devono essere ottenuti preventivamente ed allegati alla Domanda di autorizzazione allo
scarico.
Se trattasi di domanda relativa ad attività produttive e/o commerciali la comunicazione deve avvenire per il
tramite del SUAP, che la fa pervenire, entro 7 gg., all’ufficio competente, ai sensi dell’art. 6) comma 2 del
Regolamento 46/R.
Istruttoria
L’ufficio competente al momento della ricezione della domanda istruisce la pratica, verificando la completezza
della documentazione presentata e la congruità con quanto stabilito nel presente Regolamento e nelle norme
vigenti.
In base al principio di economicità degli atti, la comunicazione di avvio del procedimento si intende contestuale
al deposito al protocollo della domanda con l’individuazione del responsabile del procedimento nel soggetto in
indirizzo della medesima, salvo diversa comunicazione nel termine di 10 gg.
Il responsabile del procedimento ha facoltà di richiedere uno specifico parere di ARPAT e/o USL, per
insediamenti con potenzialità inferiore a 100 AE o per particolari situazioni di criticità ambientale.
Nei casi in cui la soluzione tecnica proposta per il trattamento dei reflui non sia considerata idonea, l’ufficio
competente provvederà alla comunicazione di diniego.
A completamento dell’istruttoria verranno individuate le prescrizioni da inserire nell’atto autorizzativo.
Rilascio
Il provvedimento di autorizzazione avviene con il rilascio al soggetto titolare dello scarico di specifico atto a
firma del Responsabile dell’ufficio competente, con allegata una copia di tutta la documentazione presentata a
corredo dell’istanza, debitamente timbrata, che è parte integrante dell’autorizzazione. L'autorizzazione allo
scarico è rilasciata con marca da bollo e pagamento dei diritti di segreteria vigenti.
Le autorizzazioni sono rilasciate sulla base di quanto dichiarato dal richiedente, facendo salvi i diritti di terzi e
senza che il provvedimento possa incidere sulla titolarità della proprietà o di altri diritti reali, nonché su
eventuali rapporti intercorrenti fra le parti interessate.
L’autorizzazione può contenere specifiche prescrizioni volte a garantire che lo scarico, comprese le operazioni
ad esso funzionalmente connesse, sia effettuato in conformità alle disposizioni di legge e senza pregiudizio
per il corpo ricettore, per la salute pubblica e per l’ambiente, a cui i titolari dello stesso si devono attenere pena
l’applicazione dei provvedimenti e delle relative sanzioni previste dalla normativa vigente.
L’ufficio competente, in base all’art. 10 comma 2 del Regolamento 46/R, trasmette ad ARPAT copia
dell’autorizzazione rilasciata. Ulteriore copia dell’autorizzazione è inviata all’ufficio competente in materia di
edilizia privata del Comune per gli opportuni controlli inerenti l’eventuale titolo edilizio per l’esecuzione dei
lavori.
Durata del procedimento
Il procedimento amministrativo ha inizio dalla data di acquisizione al protocollo della Domanda di
autorizzazione allo scarico e si conclude con un provvedimento espresso di autorizzazione o di archiviazione
entro 60 gg. dalla data di protocollo o dalla ricezione di eventuali pareri ARPAT e/o USL, salvo quanto previsto
dall'articolo 15, comma 1, della legge regionale 23 luglio 2009, n. 40.
Nel caso in cui la domanda risulti incompleta, la documentazione non conforme o in generale in ogni caso in
cui sia necessario chiedere chiarimenti o ulteriori documenti rispetto a quanto presentato, il responsabile del
procedimento avvisa il richiedente circa la sospensione del procedimento per la necessità di presentare
integrazioni. La sospensione del procedimento può essere realizzata una sola volta. I termini per la
conclusione del procedimento riprendono a decorrere dal momento della presentazione della documentazione
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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integrativa. Nel caso in cui le integrazioni non siano presentate entro 60 gg. dalla data di ricevimento della
comunicazione di sospensione del procedimento, in assenza di validi motivi addotti dal richiedente, la pratica
viene archiviata e automaticamente respinta.
Saranno valutate eventuali richieste, debitamente motivate, di sospensione dei termini da parte dell’utente per
il deposito delle integrazioni.
Nel caso in cui uno scarico domestico o assimilabile abbia origine da un fabbricato adibito ad attività
commerciale o produttiva, la relativa procedura di autorizzazione presentata al SUAP deve essere inserita
all’interno del procedimento unico previsto. In questi casi non si applicano le norme del presente regolamento
per quanto concerne i termini per il rilascio dei pareri e delle autorizzazioni, che sono sostituite dalle norme
relative ai procedimenti SUAP.
Validità e rinnovo
La durata delle autorizzazioni è di 4 anni decorrenti dalla data di emissione del provvedimento.
Entro la scadenza ne deve essere richiesto il rinnovo tramite apposita modulistica, allegando la
documentazione comprovante gli interventi di manutenzione eseguiti.
Ai sensi del Regolamento 46/R, si prevede la procedura semplificata per il rinnovo delle autorizzazioni
rilasciate: le autorizzazioni allo scarico sono tacitamente rinnovate, senza il rilascio di specifico atto, con le
medesime caratteristiche e prescrizioni, qualora non siano intervenute modifiche qualitative e/o quantitative
dello scarico rispetto a quanto precedentemente autorizzato.
La mancata richiesta di rinnovo dell’autorizzazione comporta l’illegittimità dello scarico e la necessità di
richiedere una nuova autorizzazione, a firma di tecnico abilitato. In questo caso è possibile omettere la
presentazione di documentazione tecnica e fare riferimento alla precedente autorizzazione, nel caso in cui il
titolare dichiari l’assenza di modifiche degli impianti e la corretta manutenzione. La nuova autorizzazione sarà
soggetta agli oneri di istruttoria e ad una sanzione amministrativa (vedere Titolo VII “Controlli e sanzioni”).
Se trattasi di domanda relativa ad attività produttive e/o commerciali la comunicazione deve avvenire per il
tramite del SUAP, che la fa pervenire, entro 7 gg., all’ufficio competente, ai sensi dell’art. 6) comma 2 del
Regolamento 46/R.
Voltura
È fatto obbligo di comunicare al Comune ogni modifica inerente la titolarità delle autorizzazioni.
In caso di modifica della titolarità, l’autorizzazione esistente decade e occorre ripresentare una domanda di
voltura dell’autorizzazione entro 60 gg. dal subentro, allegando attestazione del passaggio contrattuale dei
diritti d’uso (compravendita, affitto od altro) e dichiarazione dalla quale risulta il permanere delle caratteristiche
quali/quantitative dello scarico precedentemente autorizzato. A seguito della comunicazione di cui sopra,
l’ufficio competente provvederà con proprio atto alla variazione della titolarità dell’autorizzazione confermando
la stessa nelle altre parti.
La durata dell’autorizzazione allo scarico volturata, trattandosi di nuova autorizzazione, ha una validità di
quattro anni decorrenti dalla data del rilascio.
I soggetti che entrano in diritto d’uso di una unità immobiliare interessata dall’autorizzazione allo scarico sono
tenuti ad acquisire copia dell’atto di autorizzazione allo scarico.
Se trattasi di domanda relativa ad attività produttive e/o commerciali la comunicazione deve avvenire per il
tramite del SUAP, che la fa pervenire, entro 7 gg., all’ufficio competente, ai sensi dell’art. 6) comma 2 del
Regolamento 46/R.
Richiesta di nuova autorizzazione per modifica di impianto autorizzato
In caso di modifiche sostanziali all’impianto di scarico delle acque reflue, l’autorizzazione esistente decade e
occorre ripresentare una nuova domanda di autorizzazione ai sensi del presente Regolamento.
Deve essere richiesta una nuova autorizzazione, in particolare nei casi di:
 variazione qualitativa e/o quantitativa dello scarico autorizzato
 modifiche all’impianto di trattamento
 variazione del corpo ricettore finale cui l’autorizzazione è riferita
Per gli insediamenti assimilati devono essere comunicate, se non compromettono la assimilabilità, anche le
variazioni del ciclo di lavoro. Qualora tali variazioni non consentono più l’assimilazione dovrà essere richiesta
autorizzazione allo scarico come insediamento industriale, soggetto alla relativa disciplina.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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Se trattasi di domanda relativa ad attività produttive e/o commerciali la comunicazione deve avvenire per il
tramite del SUAP, che la fa pervenire, entro 7 gg., all’ufficio competente, ai sensi dell’art. 6) comma 2 del
Regolamento 46/R.
Oneri istruttori
All’atto della presentazione della Domanda di autorizzazione allo scarico di acque reflue domestiche ed
assimilate non in pubblica fognatura, il richiedente è tenuto a versare a favore del Comune di Collesalvetti una
somma quali diritti tecnici vigenti, il cui ammontare è stabilito con deliberazione di Giunta comunale ed indicato
nella modulistica. Alla domanda deve essere allegata la documentazione comprovante l’avvenuto pagamento
degli oneri previsti.
Per gli scarichi con potenzialità superiore a 100 A.E., o nei casi in cui venga ritenuto opportuno acquisire un
parere di competenza, le ulteriori spese per la consulenza tecnica dell’ARPAT sono stabilite sulla base delle
tariffe per prestazioni ARPAT e comunicate al richiedente congiuntamente alle modalità di effettuazione del
pagamento.
Non sono dovuti diritti tecnici per i procedimenti di rinnovo, voltura, cessazione e nulla osta dei sistemi a
tenuta.
Gli oneri istruttori suddetti possono essere aggiornati con apposito provvedimento e/o da modifiche della
normativa in materia.
Esecuzione dei lavori
Il rilascio dell’autorizzazione è preliminare e propedeutico nell’ambito di atti autorizzativi in materia edilizia.
L’autorizzazione allo scarico non sostituisce i titoli abilitativi alla realizzazione delle opere.
In ogni caso l’autorizzazione allo scarico è indispensabile per la presentazione delle attestazioni di abitabilità
e/o agibilità o della conformità delle opere a titolo abitativo.
I lavori e le attività soggette ad autorizzazione devono essere eseguiti entro il termine massimo previsto dal
titolo edilizio ai sensi della normativa vigente.
Al termine dei lavori deve essere inviata copia della certificazione attestante l'esecuzione dei lavori all’ufficio
che ha rilasciato l’autorizzazione, con allegata eventuale documentazione tecnica inerente modifiche non
sostanziali realizzate in corso d’opera.
Regolarizzazione scarichi esistenti
La domanda di autorizzazione allo scarico per impianti esistenti ed attivi, conformi alla normativa vigente, che
non risultano già autorizzati, è presentata al Comune, dagli aventi titolo, nei termini previsti dal presente
regolamento, utilizzando l’apposita modulistica, corredata da tutti gli elaborati e da tutte le informazioni
richieste nella modulistica stessa scaricabile dal sito del Comune. Nel caso di regolarizzazione di scarichi
esistenti è prevista una sanzione amministrativa (vedere Titolo VII “Controlli e sanzioni”).
Nel caso l'impianto esistente debba essere adeguato alla normativa vigente, l’intervento stesso dovrà essere
terminato entro 180 (centottanta) giorni dalla data di rilascio dell’autorizzazione allo scarico, anche nel caso in
cui l’immobile sia già utilizzato. Il termine dei 180 giorni può essere prorogato una sola volta per motivate e
giustificate esigenze. In caso contrario l’autorizzazione rilasciata decade e ne deve essere richiesta una
nuova, previo pagamento di una sanzione (vedere Titolo VII “Controlli e sanzioni”).
Art. 21 - Autorizzazione provvisoria
Per gli impianti con potenzialità di oltre 100 A.E. può essere rilasciata un’autorizzazione provvisoria valevole 6
mesi dalla presentazione della comunicazione di fine lavori, periodo entro il quale lo scarico potrà essere
attivato per verificarne la funzionalità, secondo le modalità dell’art. 15 del Regolamento 46/R.
A seguito di verifica funzionale, sarà emessa dall’ufficio competente l’autorizzazione definitiva.
Analoga autorizzazione temporanea può essere rilasciata, ove necessario, nel caso di scarichi assimilabili ai
domestici provenienti da cantieri temporanei e lo scarico provvisorio di acque di falda o di fondo scavo non
contaminate in corpo ricettore. La validità dell’autorizzazione dovrà essere commisurata alla durata del titolo
edilizio inerente il cantiere e decadrà automaticamente con il termine dei lavori.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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Art. 22 - Autorizzazione allo scarico in fognatura mista
Nel caso di una rete fognaria mista non recapitante nel Pubblico Sistema di Depurazione e sprovvista di
impianto di depurazione finale, per i nuovi insediamenti o per gli insediamenti esistenti oggetto di interventi di
manutenzione straordinaria degli scarichi, è fatto obbligo di installare impianti di trattamento considerati
appropriati, progettati e dimensionati secondo quanto previsto per lo scarico in ambiente.
Gli scarichi di acque reflue in fognatura mista sono autorizzati con atto formale rilasciato dal Dirigente
dell’ufficio competente, secondo le stesse modalità, tempistiche e iter amministrativo della “Domanda di
autorizzazione allo scarico”, di cui all’art. 20 del presente Regolamento, ed utilizzando lo stesso modello reso
disponibile sul sito internet del Comune.
Se l’intervento necessita di allaccio alla condotta pubblica, occorre richiedere successiva Autorizzazione
all’esecuzione dei lavori di allaccio alla fognatura bianca/mista al ufficio responsabile della condotta fognaria,
di cui all’art. 27 del presente Regolamento.
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Titolo III
ACQUE METEORICHE DILAVANTI
Art. 23 - Gestione acque meteoriche dilavanti
Il principio di base della gestione sostenibile delle acqua meteoriche non contaminate deve essere la raccolta
ed il riutilizzo (irrigazione, usi domestici, impianti antincendio, ecc.), ove possibile, ed in subordine la
regimazione nelle fognature bianche, ove presenti, o lo smaltimento in ambiente, attraverso modalità idonee.
Lo scarico di acque meteoriche di prima pioggia (AMPP) è assimilato ad acque meteoriche dilavanti non
contaminate (AMDNC) quando derivano da tetti o tettoie di edifici, o di altre strutture permanenti o
temporanee, di insediamenti o stabilimenti o da altre superfici impermeabili che comunque non svolgano
attività pregiudizievoli per l’ambiente, come previsto all’art. 8, comma 8, della Legge Regionale.
Le acque meteoriche non possono essere immesse nei sistemi di trattamento dei reflui domestici ed assimilati.
I titolari degli scarichi di acque meteoriche dilavanti devono prevenire in ogni modo la loro possibile
contaminazione e la solubilizzazione di sostanze inquinanti.
Art. 24 - Acque meteoriche dilavanti non contaminate in ambiente
In caso di smaltimento in corpo ricettore, le acque meteoriche dilavanti non contaminate (AMDNC) dovranno
essere allontanate tramite le normali direttrici di scolo, quali fosse campestri, e devono essere sempre
mantenute separate dalle acque domestiche e smaltite per proprio conto.
Le acque meteoriche potranno afferire alle condotte dei sistemi di trattamento dei reflui domestici ed assimilati
esclusivamente a valle del pozzetto di ispezione e campionamento.
Art. 25 - Acque meteoriche dilavanti non contaminate in fognatura bianca
Nelle zone servite da fognatura pubblica, le acque meteoriche dilavanti non contaminate (AMDNC) dovranno
essere immesse separatamente nella rete bianca o nella fognatura mista, a seguito di processi di raccolta e
riutilizzo, ove possibile.
Nella rete fognaria bianca, incluse caditoie stradali e griglie di scarico, è assolutamente vietato scaricare reflui
fognari di qualsiasi tipo.
Art. 26 - Autorizzazione allo scarico di acque meteoriche di prima pioggia in fognatura bianca
In base all’art. 8 comma 6 della Legge Regionale, il Comune, sentito il parere di ARPAT, autorizza lo scarico
nella condotta bianca delle fognature separate di acque meteoriche di prima pioggia (AMPP) da insediamenti
o stabilimenti che svolgano le attività elencate alla tabella 5 dell’Allegato V della Legge Regionale, trattate in
modo appropriato secondo le indicazioni della normativa vigente. Tra queste indichiamo:
 le aziende IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control)
 le attività stradali di distribuzione del carburante e gli impianti di stoccaggio idrocarburi
 gli stabilimenti di lavorazione e deposito di oli minerali,
 i centri di raccolta, deposito e trattamento di veicoli fuori uso,
 le attività di deposito, trasporto e trattamento di rifiuti
 le cartiere e simili
 le tintorie e simili
 le concerie,
 le attività che usano solventi organici per le attività di trattamento di superfici (es. stampaggio,
incollaggio, verniciatura..)
 tutte le aziende che svolgono le produzioni di cui alla Tabella 3A dell’allegato 5 del Decreto (es.
galvaniche, fabbricazione batterie, fabbricazione stabilizzanti, industrie di metalli non ferrosi, ecc)
Istruttoria
Gli scarichi delle acque meteoriche di prima pioggia (AMPP) in fognatura bianca sono autorizzati con atto
formale rilasciato dal Dirigente dell’ufficio competente, secondo le stesse modalità, tempistiche e iter
amministrativo della “Domanda di autorizzazione allo scarico”, di cui all’art. 20 del presente Regolamento, ed
utilizzando lo stesso modello reso disponibile sul sito internet del Comune, a seguito dell’emissione di parere
favorevole ARPAT.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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Il titolare delle attività elencate alla Tabella 5 dell’Allegato 5 del Regolamento 46/R allega all’atto di richiesta
dell’autorizzazione o del suo rinnovo, il Piano di Gestione delle Acque Meteoriche Dilavanti, come indicato
all’Allegato 5 Capo 2 del Regolamento 46/R.
Se l’intervento necessita di allaccio alla condotta pubblica, occorre richiedere successiva autorizzazione
all’esecuzione dei lavori di allaccio alla fognatura bianca/mista all’ufficio responsabile della condotta fognaria.
Art. 27 - Modalità di allaccio alla fognatura bianca/mista
L’autorizzazione all’immissione di acque in fognatura bianca/mista è consentita unicamente nei casi in cui sia
disponibile una rete pubblica di capacità adeguata a ricevere i nuovi apporti. Nel caso di medie e grandi
portate, il calcolo di verifica idraulica per la dimostrazione della possibilità di smaltire i nuovi apporti è a carico
del richiedente. L'autorizzazione all'allacciamento può esser negata per apporti incompatibili con la portata del
collettore pubblico.
La Domanda di autorizzazione all’esecuzione dei lavori di allaccio alla fognatura bianca/mista deve essere
presentata all’ufficio responsabile della condotta fognaria, utilizzando l’apposita modulistica reperibile anche
sul sito web del Comune di Collesalvetti.
La Domanda deve essere richiesta da un soggetto titolato (proprietario dell'immobile, amministratore pro
tempore, locatario etc...) per ogni singolo fabbricato, anche nel caso in cui più stabili confluiscano in fognatura
tramite un unico collettore.
La Domanda di Autorizzazione all’esecuzione dei lavori di allaccio alla fognatura bianca/mista, redatta in base
alle linee guida di cui all’Allegato B del presente Regolamento, è presentata in unica copia in carta libera.
La costruzione delle opere necessarie a realizzare l'allacciamento è interamente a carico dei richiedenti.
I lavori di allaccio ricadono nell’ambito delle attività di edilizia libera.
Istruttoria
L’ufficio responsabile della condotta fognaria istruisce la pratica, verificando la completezza della
documentazione presentata e la congruità con quanto stabilito nel presente Regolamento e nelle norme
vigenti.
In base al principio di economicità degli atti, la comunicazione di avvio del procedimento si intende contestuale
al deposito al protocollo della domanda con l’individuazione del responsabile del procedimento nel soggetto in
indirizzo della medesima, salvo diversa comunicazione nel termine di 10 gg.
Saranno anche valutate eventuali richieste, debitamente motivate, di sospensione dei termini da parte
dell’utente. Nei casi in cui la soluzione tecnica proposta non sia considerata idonea, l’ufficio competente
provvederà alla comunicazione di diniego.
A completamento dell’istruttoria verranno individuate le prescrizioni da inserire nell’atto autorizzativo.
Rilascio
Il provvedimento di autorizzazione avviene con il rilascio di specifico atto a firma del Responsabile dell’ufficio
referente della manutenzione della condotta fognaria al soggetto titolare dell’attività da cui si origina lo scarico.
L'autorizzazione è rilasciata con marca da bollo.
Le autorizzazioni sono rilasciate sulla base di quanto dichiarato dal richiedente, facendo salvi i diritti di terzi e
senza che il provvedimento possa incidere sulla titolarità della proprietà o di altri diritti reali, nonché su
eventuali rapporti intercorrenti fra le parti.
L’autorizzazione può contenere specifiche prescrizioni volte a garantire che lo scarico, comprese le operazioni
ad esso funzionalmente connesse, sia effettuato in conformità alle disposizioni di legge e senza pregiudizio
per la rete fognaria pubblica, a cui i titolari dello stesso si devono attenere pena l’applicazione dei
provvedimenti e delle relative sanzioni previste dalla normativa vigente.
Durata del procedimento
Il procedimento amministrativo ha inizio dalla data di acquisizione al protocollo della Domanda di
Autorizzazione all’esecuzione dei lavori di allaccio alla fognatura bianca/mista e si conclude con un
provvedimento espresso di autorizzazione o di archiviazione entro 30 gg.
Nel caso in cui la domanda risulti incompleta, la documentazione non conforme a quanto richiesto o in
generale in ogni caso in cui sia necessario chiedere chiarimenti o ulteriori documenti rispetto a quanto
presentato, il Responsabile dell’ufficio referente della manutenzione della condotta fognaria avvisa il
richiedente circa la sospensione del procedimento e la necessità di presentare integrazioni. I termini per la
conclusione del procedimento riprendono a decorrere dal momento della presentazione della documentazione
integrativa. Nel caso in cui le integrazioni non siano presentate entro 60 gg. dalla data di ricevimento della
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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comunicazione di sospensione del procedimento, in assenza di validi motivi addotti dal richiedente, la pratica
viene archiviata.
Nel caso in cui uno scarico abbia origine da un fabbricato adibito ad attività commerciale o produttiva, la
relativa procedura di autorizzazione presentata al SUAP deve essere inserita all’interno del procedimento
unico previsto. In questi casi non si applicano le norme del presente regolamento per quanto concerne i
termini per il rilascio dei pareri e delle autorizzazioni, che sono sostituite dalle norme relative ai procedimenti
SUAP.
Modifiche sostanziali
In caso di modifiche sostanziali allo scarico (es. aumento delle portate), l’autorizzazione esistente decade ed
occorre adeguare il sistema di allaccio e ripresentare una nuova Domanda di autorizzazione all’esecuzione dei
lavori di allaccio alla fognatura bianca/mista ai sensi del presente Regolamento.
Se trattasi di domanda relativa ad attività produttive e/o commerciali la comunicazione deve avvenire per il
tramite del SUAP, che la fa pervenire, entro 7 gg., all’ufficio responsabile della condotta fognaria.
Oneri istruttori
All’atto della presentazione della Domanda di immissione e rilascio di autorizzazione all'allaccio alla fognatura
bianca/mista, il richiedente è tenuto a versare a favore del Comune di Collesalvetti una somma quali diritti
tecnici vigenti, il cui ammontare è stabilito con deliberazione di Giunta comunale ed indicato nella modulistica.
Alla domanda deve essere allegata la documentazione comprovante l’avvenuto pagamento degli oneri previsti
dal presente Regolamento.
Gli oneri istruttori suddetti possono essere aggiornati con apposito provvedimento e/o da modifiche della
normativa in materia.
Ripristino delle aree pubbliche
A garanzia del ripristino delle aree pubbliche oggetto dei lavori di allacciamento, dovrà essere presentata una
polizza fideiussoria dell’importo minimo di € 5.000,00 + iva o altro importo congruo all’intervento da realizzarsi
a giudizio del responsabile del procedimento.
Al termine dell’intervento dovrà essere presentata la relativa comunicazione di fine lavori all’ufficio
responsabile della condotta fognaria.
La polizza posta a garanzia sarà svincolata non prima del 30° giorno successivo alla comunicazione di fine
lavori ed a seguito di opportune verifiche. Qualora il ripristino delle aree interessate dai lavori non sia stato
eseguito secondo le prescrizioni e/o presenti dei difetti esecutivi, la polizza a garanzia non sarà svincolata fino
alla completa e perfetta esecuzione dei lavori di ripristino.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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Titolo IV
PISCINE, ACQUE DI CONDENSA E REFLUI DI CANTIERE
Art. 28 - Scarichi delle piscine
Nei casi in cui non sia possibile collegare lo scarico alla pubblica fognatura, le acque reflue provenienti da
piscine ad uso privato, ad uso collettivo (edificio privato accessibile al pubblico) o ad uso pubblico, destinate
ad un corpo ricettore, dovranno ottenere apposita autorizzazione allo scarico.
Nel caso di trattamento con clorazione, il responsabile della piscina deve tenere un registro dei trattamenti con
indicato il tipo di prodotto utilizzato, la quantità e la data dell’intervento di clorazione.
È vietato scaricare le acque di lavaggio dei filtri direttamente in ambiente, senza un idoneo trattamento, così
come indicato nel Regolamento 46/R. I filtri vanno tenuti in efficienza svolgendo le regolari procedure di
manutenzione. La gestione della fine vita dei filtri deputati al controlavaggio della acque della piscina, dovrà
avvenire in ottemperanza a quanto indicato nella Parte IV del Decreto.
È vietato l’uso dell’acqua proveniente da pubblico acquedotto per il riempimento delle piscine private fatte
salve quelle, di proprietà pubblica o privata, destinate ad un’utenza pubblica quali piscine pubbliche o ad uso
collettivo inserite in strutture adibite ad attività turistico alberghiere o agrituristiche o ricettive, ai sensi dell’art. 8
D.P.G.R. 26.05.2008 n. 29/R.
Istruttoria
Gli scarichi delle piscine sono autorizzati con atto formale rilasciato dal Dirigente dell’ufficio competente,
secondo le stesse modalità, tempistiche e iter amministrativo della “Domanda di autorizzazione allo scarico”, di
cui all’art. 20 del presente Regolamento, ed utilizzando lo stesso modello reso disponibile sul sito internet del
Comune.
L’autorizzazione allo scarico sarà subordinata alla verifica della sussistenza dell'autorizzazione allo scarico
relativa all'immobile principale ed ai servizi accessori (es. spogliatoi, docce, servizi igienici, bar/ristorante).
Art. 29 - Scarichi di acque di condensa
Non necessita di autorizzazione lo scarico di acque di condensa derivanti dagli impianti domestici di
condizionamento e/o climatizzazione dell’aria, nonché quelle di raffreddamento per gli impianti di
climatizzazione o macchine per la produzione di ghiaccio.
Tali acque non possono essere disperse nell’ambiente ma devono essere opportunamente convogliate tramite
collegamento alle grondaie di scolo delle acque meteoriche o finalizzate al riutilizzo (es. acque per lo scarico
dei servizi igienici, irrigazione, approvvigionamento, ecc.).
Gli scarichi delle acque di condensa degli impianti di refrigerazione, congelamento o simili di attività produttive
(supermercati, rivenditori di prodotti alimentari e simili) devono essere opportunamente convogliati alla rete
fognaria delle acque nere, subordinate ad apposita autorizzazione da parte dell’autorità competente (AIT Autorità Idrica Toscana) o, se lo scarico è in un altro corpo ricettore, la domanda di autorizzazione deve
essere presentata alla Provincia.
Le acque di condensa acide prodotte dalla combustione delle caldaie a condensazione, ai sensi della norma
UNI 11071 e successive modifiche, devono essere convogliate con le acque reflue, secondo quanto sotto
riportato:
 uso abitativo: senza nessuna prescrizione;
 uso ufficio con un numero di utenti minore di 10: obbligo di installazione di un neutralizzatore di
condensa;
 uso ufficio con un numero di utenti maggiore di 10: senza nessuna prescrizione.
È fatto divieto di scaricare le acque di condensa provocando stillicidio su aree pubbliche o di proprietà di terzi.
Art. 30 - Scarichi dei reflui di cantieri temporanei o mobili
La progettazione di un cantiere deve necessariamente occuparsi anche della gestione degli scarichi e della
prevenzione della contaminazione delle acque meteoriche, in funzione della dimensione e della durata dei
lavori.
Se i reflui sono stoccati tramite appositi serbatoi (es. wc chimici, ecc), essi sono assoggettati al regime dei
rifiuti liquidi e devono essere trattati in ottemperanza a quanto indicato nella Parte IV del Decreto.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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Acque reflue domestiche
Gli scarichi provenienti dai servizi igienici (es. alloggiamenti degli addetti, strutture assistenziali, uffici) sono
assimilati alle acque reflue domestiche e devono essere trattati separatamente.
In caso di immissione nella pubblica fognatura tramite allaccio temporaneo, le modalità saranno concordate
con il Gestore unico del Sistema Idrico Integrato.
Nel caso di trattamento con appositi impianti di depurazione per l'immissione in un corpo ricettore, occorre
presentare apposita domanda per il rilascio di una Autorizzazione provvisoria allo scarico, di cui all’art. 21del
presente Regolamento, utilizzando lo stesso modello reso disponibile sul sito internet del Comune.
Acque meteoriche dilavanti e di falda
Le acque meteoriche dilavanti non contaminate (AMDNC) esterne alle aree di cantiere e le acque di prima
pioggia assimilabili devono essere raccolte lungo i limiti del cantiere mediante fossi di guardia e convogliate
direttamente in un recapito finale evitando la loro contaminazione.
Le acque meteoriche dilavanti contaminate derivanti dai cantieri dovranno essere trattate con apposito Piano
di Gestione delle Acque Meteoriche Dilavanti, ai sensi dell’art. 40 del Regolamento 46/R e dovrà essere
previsto, per quanto possibile, di avviare le acque trattate al riuso nel processo produttivo al fine di limitare il
consumo di acqua.
Nel caso di scarico provvisorio in un corpo ricettore di acque di falda, o di fondo scavo, derivanti da attività di
cantiere non contaminate, occorre presentare apposita domanda per il rilascio di una Autorizzazione
provvisoria allo scarico, di cui all’art. 21 del presente Regolamento, in cui si garantisce che il flusso di scarico
sarà regolamentato sulle dimensioni del corpo ricettore e si forniscono analisi chimico-fisiche circa l’assenza di
contaminanti a norma di legge.
Acque reflue industriali
Le acque reflue industriali prodotte nel corso dell'attività di un cantiere sono derivanti dallo svolgimento
dell'attività produttiva. Tali reflui devono essere opportunamente convogliati alla rete fognaria delle acque
nere, ove presente, compatibilmente alla capacità depurativa della rete fognaria e a seguito di apposita
autorizzazione da parte dell’autorità competente (AIT - Autorità Idrica Toscana) o, se lo scarico è in un altro
corpo ricettore, la domanda di autorizzazione deve essere presentata alla Provincia.
Se le acque meteoriche o di falda vengono contaminate o intorbidate da residui dei lavori di scavo e da
sostanze impiegate nel cantiere, esse sono da considerarsi come reflui industriali, poiché derivanti dallo
svolgimento di attività produttiva.
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Titolo V
ACQUE REFLUE PER UTILIZZAZIONE AGRONOMICA
Art. 31 - Acque reflue per utilizzazione agronomica
Le procedure e le modalità di utilizzazione agronomica, ai sensi dell’art. 21 del Regolamento 46/R, riguardano:
 gli effluenti di allevamento;
 le acque di vegetazione, ai sensi dell’art. 12 comma 1 b) e 4 della Legge Regionale;
 le acque reflue agroalimentari assimilate a domestiche provenienti da aziende di cui al successivo
comma 2;
 le acque reflue agroalimentari assimilate a domestiche provenienti da piccole aziende agroalimentari.
Sono assimilate a domestiche le acque prodotte dalle aziende, ai sensi dell’art. 101, comma 7 a), b) e c) del
Decreto:
 dedite esclusivamente alla coltivazione del terreno e/o alla silvicoltura;
 dedite ad allevamento di bestiame che, per quanto riguarda gli effluenti di allevamento, praticano
l’utilizzazione agronomica in conformità alla disciplina regionale stabilita sulla base dei criteri e delle
norme tecniche generali di cui all’art. 112 comma 2 del Decreto e che dispongono di almeno un ettaro
di terreno agricolo per ognuna delle quantità indicate nella Tabella 6 dell’allegato 5 alla parte III del
Decreto;
 di cui alle lettere a) e b) che esercitano anche attività di trasformazione o di valorizzazione della
produzione agricola, inserita con carattere di normalità e complementarietà funzionale nel ciclo
produttivo aziendale e con materia prima lavorata proveniente in misura prevalente dall’attività di
coltivazione dei terreni di cui si abbia a qualunque titolo la disponibilità.
Art. 32 - Comunicazioni utilizzazione agronomica
L’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue è soggetta a comunicazione al
SUAP, ai sensi dell’art. 75 del Decreto, da parte del produttore e da parte dell’utilizzatore, indicando la
provenienza degli effluenti. Tutte le comunicazioni saranno fatte pervenire entro 7 gg. all’ufficio competente.
La comunicazione deve essere effettuata almeno 30 gg prima dell’inizio dell’attività ed ha durata pari a 5 anni.
Essa deve contenere i dati indicati nell’allegato 4 del Regolamento 46/R e ai sensi del capo 5 dell’allegato IV
al Regolamento 46/R se in forma semplificata.
Annualmente il soggetto utilizzatore deve comunicare al SUAP, almeno 30 gg prima, gli eventuali
aggiornamenti intervenuti riguardanti: tipologia, quantità, caratteristiche degli allevamenti e terreni destinati
all’utilizzo.
Le imprese con produzione ed utilizzazione superiore a 41.500 kg di azoto al campo per anno da effluenti di
allevamento devono presentare, oltre la comunicazione, il Piano di Utilizzazione Agronomica (PUA), ai sensi
del comma 2 del Capo 4 dell’allegato IV al Regolamento 46/R e agli allegati II e III al Regolamento 32/R.
Le imprese con produzione ed utilizzazione compresi tra 6.000 kg e 41.500 kg di azoto al campo per anno da
effluenti di allevamento devono presentare la comunicazione, ai sensi del Capo 4 dell’allegato IV al
Regolamento 46/R.
Le imprese con produzione ed utilizzazione compresi tra 3.000 kg e 6.000 kg di azoto al campo per anno da
effluenti di allevamento devono presentare la comunicazione semplificata, ai sensi del Capo 5 dell’allegato IV
al Regolamento 46/R.
Le imprese con produzione ed utilizzazione inferiore a 3.000 kg di azoto al campo per anno da effluenti di
allevamento non sono tenute a presentate la comunicazione al SUAP.
Art. 33 - Criteri per l’utilizzazione agronomica
L'utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento è effettuata garantendo:
 la tutela dei corpi idrici che non devono arrecare pregiudizio per il raggiungimento degli obiettivi di
qualità di cui al titolo II della parte 3 del Decreto;
 l’effetto concimante e/o ammendante degli effluenti sul suolo e l'adeguata quantità di azoto efficiente
applicata e dei tempi di distribuzione ai fabbisogni delle colture;
 il rispetto delle norme igienico-sanitarie, di tutela ambientale ed urbanistiche.
La tecnica di distribuzione deve assicurare:
 il contenimento della formazione e diffusione, per deriva, di aerosol verso aree non interessate da
attività agricola;
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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
fatti salvi i casi di distribuzione in copertura, l'effettiva incorporazione nel suolo dei liquami e loro
assimilati simultaneamente allo spandimento, ovvero entro un periodo di tempo successivo idoneo a
ridurre le perdite di ammoniaca per volatilizzazione, il rischio di ruscellamento, la lisciviazione e la
formazione di odori sgradevoli;
 l'elevata utilizzazione degli elementi nutritivi;
 l'uniformità di applicazione dell'effluente;
 la prevenzione della percolazione dei nutrienti nei corpi idrici sotterranei.
I trattamenti funzionali, al fine di garantire la protezione ambientale, la sicurezza igienico sanitaria e la corretta
gestione agronomica degli effluenti, sono quelli indicati nell’allegato I del Regolamento 32/R, in alternativa
possono essere utilizzate altre tipologie di trattamento purché garantiscano prestazioni pari o superiori a
quelle dell’allegato di cui sopra.
La scelta delle tecniche di distribuzione deve tenere conto, inoltre, delle caratteristiche idrogeologiche,
geomorfologiche e pedologiche, delle condizioni del suolo, del tipo di effluente, delle colture praticate e della
loro fase vegetativa.
L’apporto dei fertilizzanti azotati deve essere determinato sulla base dell’equilibrio tra fabbisogno prevedibile di
azoto organico delle colture e l’apporto di azoto proveniente dal suolo e dalla fertilizzazione.
Art. 34 - Procedure e modalità di utilizzazione agronomica
Il trasporto degli effluenti e/o delle acque reflue agroalimentari deve avvenire nel rispetto di quanto indicato
nell’art. 22 del Regolamento 46/R.
La fertirrigazione deve essere realizzata in modo tale da assicurare il massimo contenimento della
lisciviazione dei nitrati al di sotto delle radici e dei rischi di ruscellamento di composti azotati attraverso una
valutazione dell'umidità del suolo.
Nei suoli soggetti a forte erosione, nel caso di utilizzazione agronomica degli effluenti al di fuori del periodo di
durata della coltura principale, la fertirrigazione può essere effettuata ove sia garantita una copertura dei suoli
tramite vegetazione spontanea, colture intercalari, colture di copertura o, in alternativa, altre pratiche colturali
atte a ridurre la lisciviazione dei nitrati.
Nelle zone non vulnerabili da nitrati di origine agricola, la quantità di azoto totale medio aziendale al campo
apportato da effluenti di allevamento non deve superare i 340 kg per ettaro e per anno; tale quantità, da
distribuire e frazionare in base ai fabbisogni delle colture, al loro ritmo di assorbimento, ai precedenti colturali,
è calcolata sulla base dei valori dell'allegato II e III e del Programma d'azione obbligatorio per le zone
vulnerabili di cui al Regolamento 32/R ed è comprensiva degli effluenti depositati dagli animali stessi quando
sono tenuti al pascolo.
Art. 35 - Stoccaggio ed accumulo dei materiali palabili
I contenitori per lo stoccaggio devono rispettare le indicazioni dell’allegato III del Regolamento 32/R e devono
contenere gli effluenti prodotti durante i periodi in cui l’utilizzazione agronomica è limitata o impedita e
comunque per un periodo non inferiore a 90 giorni consecutivi.
La platea di stoccaggio dei materiali palabili deve essere impermeabile e deve essere realizzata, ai sensi
dell’allegato IV al Regolamento 46/R, in modo tale che sia presente un muretto di contenimento tale da evitare
pericoli di perdita di liquami per sgrondo o delle acque di lavaggio.
L’accumulo temporaneo è consentito solo su terreni destinati allo spandimento e per una volta soltanto per
ogni annata agraria.
Lo stoccaggio temporaneo si intende se compreso tra i 90 e i 120 gg massimo.
Art. 36 - Apporto di azoto
L’apporto degli effluenti in termini di azoto deve essere effettuato nel rispetto di quanto indicato nell’art. 24
comma 4 del presente Regolamento e comunque non superiore a 340 kg per ettaro all’anno.
È consentita l’utilizzazione di azoto di natura non organica solo se giustificata dal Piano di Utilizzazione
Agronomica (PUA) e nel rispetto dei limiti indicati nell’allegato IV al Regolamento 46/R.
Art. 37 - Spandimento di acque di vegetazione e sanse umide
La comunicazione ai fini dello spandimento delle acque di vegetazione e delle sanse umide deve essere
presentata, in duplice copia, al SUAP da parte del legale rappresentante del frantoio, ogni anno almeno 30 gg
prima dell’inizio dello spandimento stesso.
Le comunicazioni devono contenere i dati di cui al Regolamento 46/R:
 per la prima comunicazione, all’allegato IV capo 7 sezioni 7.1 e 7.2;
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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per le successive comunicazioni, all’allegato IV capo 7 sezione 7.1 A e B, oltre alla lettera C e alla
sezione 7.2 se sono intervenute variazioni.
Nel caso in cui le variazioni interessano solo il punto 5 lettera A o i punti a), b) e c) della lettera B possono
essere presentate come integrazione alla lettera C del Regolamento 46/R.
Per i frantoi con capacità effettiva di lavorazione inferiore a 2 tonnellate di olive nelle otto ore sono previste
delle semplificazioni nelle comunicazioni dei dati di cui al Regolamento 46/R, quali:
 per la prima comunicazione, all’allegato 4 capo 7 sezioni 7.1 esclusi quelli relativi al punto D lettera a)
n. 4 e lettere b) e c);
 per le successive comunicazioni, all’allegato 4 capo 7 sezione 7.1 A e B, oltre alla lettera C se sono
intervenute variazioni.
L’ufficio competente sulla base delle comunicazioni può impartire specifiche prescrizioni, inclusa la riduzione
dei limiti di accettabilità per le acque di vegetazione, pari a:
 50 mc per ettaro anno se provenienti da frantoi a ciclo tradizionale;
 80 mc per ettaro anno se provenienti da frantoi a ciclo continuo.
Il SUAP entro 10 gg. dal ricevimento della comunicazione trasmette una copia della stessa ad ARPAT per le
verifiche periodiche degli spandimenti.

Art. 38 - Modalità e tempi di spandimento delle acque di vegetazione e delle sanse umide
Lo spandimento delle acque di vegetazione e delle sanse umide deve avvenire nel rispetto di quanto disposto
all’art. 32 del Regolamento 46/R.
Lo spandimento delle acque di vegetazione e delle sanse umide deve concludersi entro il 31 marzo di ogni
anno, salvo motivata richiesta di deroga al Comune da parte del legale rappresentante del frantoio. L’ufficio
competente può concedere la deroga dando eventuali prescrizioni a tutela dell’ambiente e della salute e
comunque non può estendersi oltre il 15 maggio.
Art. 39 Modalità di stoccaggio e trasporto delle acque di vegetazione e delle sanse umide
Lo stoccaggio delle acque di vegetazione delle sanse umide deve avvenire utilizzando dei contenitori con
caratteristiche di cui all’art. 34 del Regolamento 46/R.
Durante la fase di stoccaggio delle acque di vegetazione e delle sanse umide è vietata la loro miscelazione
con effluenti di allevamento, acque reflue agroalimentari, con rifiuti e con residui agricoli derivanti da pratiche
agronomiche.
Il trasporto delle acque di vegetazione delle sanse umide deve avvenire nelle modalità e accompagnato dai
documenti indicati all’art. 35 del Regolamento 46/R.
Art. 40 - Divieto di utilizzazione agronomica
Possono essere disposti specifici divieti in funzione dello stato fisico, utilizzo e pendenza dei terreni, distanze
dai corsi d’acqua, profondità di interramento.
É fatto divieto di utilizzazione agronomica dal 1 luglio al 31 agosto, salvo tempestiva lavorazione meccanica
del terreno.
L’utilizzo dei letami e dei liquami è vietato in tutti i casi specificatamente indicati all’art. 24 del Regolamento
46/R.
Sono vietati i trattamenti che comportano l’addizione agli effluenti di sostanze potenzialmente dannose per il
suolo, colture, gli animali o l’uomo.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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Titolo VI
PRESCRIZIONI TECNICHE E TRATTAMENTI AMMESSI
Art. 41 - Prescrizioni generali
Tutti i titolari di autorizzazioni allo scarico di acque reflue sono tenuti al rispetto delle prescrizioni generali
contenute nel decreto, nella legge regionale, nel regolamento regionale, nel presente regolamento e nelle loro
successive modifiche ed integrazioni, nonché nell’autorizzazione rilasciata.
Per gli scarichi degli impianti di depurazione di acque reflue domestiche ed assimilate non recapitanti al
Pubblico Sistema di Depurazione, la conformità alle disposizioni relative allo scarico sul suolo e nei corpi idrici
di cui all’allegato 5 del Decreto è data dal rispetto delle seguenti condizioni:
 garantire la tutela della falda ed il rispetto delle disposizioni per la tutela igienico-sanitaria;
 essere dimensionati e realizzati a regola d’arte secondo le disposizioni del Regolamento 46/R indicate
all’allegato 2 capo 2, e all’allegato III capo 1;
 garantire il corretto stato di conservazione, manutenzione e funzionamento;
 garantire per gli impianti con oltre 100 A.E. il rispetto delle disposizioni del programma di manutenzione
e gestione di cui all’allegato III capo 2 del medesimo Regolamento 46/R.
Ogni impianto di trattamento deve essere dotato di pozzetti di ispezione, idonei per la verifica del
funzionamento e le eventuali operazione di manutenzione e pulizia, e pozzetto di prelievo per i controlli.
Per quanto non espressamente specificato nel presente Regolamento, si può far riferimento indicativamente
alle “Linee guida per il trattamento di acque reflue domestiche ed assimilate in aree non servite da pubblica
fognatura” a cura di ARPAT (Allegato D).
Art. 42 - Calcolo abitanti equivalenti (A.E.)
L’Abitante Equivalente (A.E.) è un concetto utile per esprimere il carico di una particolare utenza civile o
industriale dell’impianto di depurazione, in termini omogenei e confrontabili. Il calcolo degli A.E. è necessario
per il dimensionamento dell’impianto di trattamento dei reflui e deve essere effettuato secondo quanto
disposto dalla Legge Regionale e dal Regolamento 46/R: in base ai consumi idrici (200 l/giorno per abitante);
in base al COD (130 g/giorno per abitante) o in base al BOD5 (60 g/giorno per abitante).
Nel rispetto del comma 1 Capo 3 Allegato II del Regolamento 46/R, qualora non sia possibile identificare il
carico in A.E. in modo diretto riconducendosi ai criteri ed alle procedure definite dal comma precedente, per i
soli insediamenti, è possibile determinare in modo empirico il carico in A.E. facendo riferimento ai seguenti
parametri:
Abitazione civile
1 A.E. ogni 35 mq di superficie utile lorda (o frazione)
1 A.E. ogni 100 mc di volume residenziale (o frazione),
calcolati come da Regolamento Urbanistico Comunale vigente. In alternativa è possibile utilizzare il
conteggio dei posti letto in base alla superficie delle camere da letto (< 14 mq = 1 A.E. ; ≥ 14 mq = 2 A.E.);
Altri insediamenti
1 A.E. ogni 2 posti letto in edifici alberghieri, case di riposo e simili;
1 A.E. ogni 5 posti mensa in ristoranti e trattorie;
1 A.E. ogni 2 posti letto in attrezzature ospedaliere;
1 A.E. ogni 5 addetti in edifici destinati ad uffici, esercizi commerciali, industrie o laboratori che non
producano acque reflue industriali;
1 A.E. ogni 5 posti alunno in edifici scolastici o istituti di educazione diurna;
4 A.E. ogni wc installato per musei, teatri, impianti sportivi, centri commerciali ed in genere per tutti gli
edifici adibiti ad uso diverso da quelli in precedenza indicati.
Nel caso siano disponibili più dati, per il dimensionamento dell’impianto di trattamento si deve considerare il
numero di A.E. maggiore tra quelli calcolati.
Art. 43 - Trattamenti adeguati per scarico in ambiente
Il ciclo depurativo è costituito da una combinazione di più processi di natura chimica, fisica e biologica.
Le acque reflue devono essere sottoposte a:
 trattamenti preliminari (ove opportuni)
 degrassatura
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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 grigliatura
 dissabbiatura
 trattamenti primari
 fossa settica bicamerale /tricamerale
 fossa Imhoff
 trattamenti secondari
 scarico sul suolo o nei fossi campestri assimilati a suolo:
subirrigazione; subirrigazione con drenaggio; depuratore (Tab.4 Parte terza, Allegato V del
Decreto); fitodepurazione;
 scarico in acque superficiali:
subirrigazione con drenaggio; fitodepurazione; filtro percolatore anaerobico; depuratore (Tab.3
Parte terza, Allegato V del Decreto); impianto a fanghi attivi (o comunque quelli individuati
nell’allegato III del Regolamento 46/R); impianti a letti percolatori.
 trattamenti di disinfezione (ove necessario)
 clorazione
In caso di utilizzo di un degrassatore per le acque grigie, queste devono essere mantenute separate dalle
acque nere dalla loro origine fino al trattamento primario cui sono obbligatoriamente soggette.
Il Comune può ritenere idoneo un trattamento proposto, anche se diverso da quelli indicati, purché garantisca
un adeguato livello di depurazione e di salvaguardia ambientale, a seguito di una specifica relazione di un
tecnico del settore abilitato alla professione. È ammessa anche la realizzazione di più trattamenti secondari in
serie come pure l’inserimento di un ulteriore trattamento secondario prima della subirrigazione.
L’Amministrazione comunale per esigenze di tutela del corpo ricettore o per prevenire o risolvere possibili
inconvenienti igienico-sanitari legati alle caratteristiche del contesto territoriale nel quale lo scarico è inserito,
può imporre con specifico provvedimento adeguamenti delle modalità di scarico o dei sistemi di trattamento
autorizzati, fissando un congruo tempo per la realizzazione degli interventi necessari. Particolari prescrizioni
potranno essere imposte anche per risolvere problemi di sviluppo di cattivi odori. In carenza di tali
adeguamenti l’autorizzazione sarà revocata.
Art. 44 - Prescrizioni specifiche per alcuni tipi di impianti
Per gli impianti di sub-irrigazione e per lo scarico in fossa campestre, il punto in cui le acque reflue vengono a
contatto con il suolo deve essere almeno a 30 m dai pozzi privati per la captazione delle acque ed almeno a
200 m dai pozzi per la captazione delle acque destinate ad uso acquedottistico e deve essere garantita la
protezione dall'inquinamento delle falde idriche. Gli impianti di trattamento (vasche settiche, imhoff, depuratori,
ecc) devono essere posti almeno a 10 m dai pozzi privati per la captazione delle acque. In presenza di falda
acquifera la distanza tra il fondo della trincea disperdente e il livello massimo della falda stessa non deve
essere inferiore a 1 m (Allegato V Delibera del C. I. 4.2.77).
Indicativamente gli scarichi di acque usate in fosse campestri devono essere distanti dalle abitazioni limitrofe
mediante opportune canalizzazioni per almeno 100 metri.
Il titolare dell’autorizzazione allo scarico dovrà:
 sub-irrigazione e sub-irrigazione drenata
mantenere pulite e funzionanti le tubazioni, il pozzetto di cacciata e le tubazioni di aerazione della
trincea drenante; verificare che permangano le condizioni idrogeologiche del sito in termini di stabilità e
del potere assorbente del terreno (assenza di avvallamenti o affioramenti di liquami nel terreno) e
qualora si verifichino tali eventualità, la rete dovrà essere ristrutturata completamente ed essere
riportata alla sua funzionalità iniziale;
 filtro biologico percolatore
assicurarsi del suo corretto funzionamento secondo le specifiche norme di uso e manutenzione sia
ordinaria che straordinaria; in particolare provvedere periodicamente al controllo della flora batterica, al
controllo della quantità di fanghi presente ed alla eliminazione di quelli in esubero, al controllo della
capacità filtrante e ogni altra operazione che si renda necessaria.
 impianto ad ossidazione a fanghi attivi
assicurarsi del suo corretto funzionamento secondo le specifiche norme di uso e manutenzione sia
ordinaria che straordinaria; in particolare provvedere periodicamente alla verifica e manutenzione delle
parti elettromeccaniche, al controllo della flora batterica, al controllo della quantità di fanghi presente ed
alla eliminazione di quelli in esubero dai vari comparti, al controllo della quantità di ossigeno fornito, e
ad ogni altra operazione necessaria.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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

fitodepurazione
provvedere al mantenimento della flora prevista procedendo alle necessarie sostituzioni qualora si
determini una perdita delle piante già attecchite ed eliminare le piante infestanti; verificare che non si
abbiano intasamenti dei tubi disperdenti.
scarichi in acque superficiali
verificare il regolare funzionamento degli impianti di trattamento anche mediante il controllo visivo
dell’acqua in uscita che deve essere priva di particelle in sospensione e non deve presentare odori
sgradevoli.
Art. 45 - Corretto funzionamento e manutenzione dei sistemi di trattamento biologici
Per il corretto funzionamento degli impianti di trattamento dei reflui, al fine di non danneggiare i sistemi
enzimatici od inibire lo sviluppo dei microorganismi che sostengono il processo biologico depurativo, si ritiene
necessario non utilizzare sostanze quali acidi e basi forti, solventi, vernici, oli, nonché ridurre al minimo
l’impiego di prodotti igienizzanti.
Gli impianti devono essere tenuti in perfetta efficienza e pertanto devono essere effettuate tutte le operazioni
di periodica manutenzione necessarie. Inoltre devono essere effettuate tutte le operazioni necessarie ad una
corretta gestione degli stessi per garantirne un ottimale funzionamento. Di tali operazioni ne deve essere
conservata documentazione che consenta anche l’identificazione della ditta esecutrice.
È vietato l’utilizzo della risorsa idrica proveniente da pubblico acquedotto per le operazioni di pulizia e lavaggio
delle fosse biologiche, ai sensi dell’art. 10 del D.P.G.R. 26.05.2008 n. 29/R.
Art. 46 - Manutenzione corpo ricettore
Dovrà essere garantito, in ogni periodo dell’anno, il corretto allontanamento/smaltimento nel corpo ricettore dei
reflui dell’impianto di trattamento, in modo tale da evitare ristagni di qualsiasi natura che possano causare
inconvenienti igienico sanitari e/o ambientali.
Le operazioni di ripulitura del corpo ricettore ed eventuale riaffossatura per le fosse campestri, dovranno
essere eseguite periodicamente in accordo con i proprietari frontisti degli stessi, in modo tale che non si
producano inconvenienti igienico sanitari e/o ambientali. Sono fatti salvi i rapporti di tipo civilistico con gli
eventuali proprietari dei terreni in cui è presente il corpo ricettore dello scarico.
Art. 47 - Pozzi disperdenti
L’utilizzo del pozzo disperdente non è ammesso per gli insediamenti di nuova costruzione.
I pozzi ancora in esercizio dovranno essere sostituiti con impianti appropriati a norma del presente
Regolamento.
Ne sarà consentito l’uso in deroga in aree non servite dalla pubblica fognatura per quelli già esistenti con
carico fino a 20 AE, solo in alcuni casi particolari ed a condizione che venga dimostrata l’impossibilità di
realizzare un’altra tipologia di impianto e venga esclusa, attraverso una idonea relazione tecnico/geologica, la
presenza di possibili inconvenienti ambientali e igienico–sanitari relativamente al contesto territoriale nel quale
lo scarico è inserito.
Esso deve essere ubicato in luoghi dove non sussistano ostacoli per l’ossigenazione del terreno, né problemi
di stabilità o infiltrazioni.
Art. 48 - Caratteristiche dei serbatoi a tenuta
I serbatoi a tenuta dovranno avere caratteristiche costruttive di impermeabilità della parete e del fondo,
saranno interrati all’esterno degli edifici a distanza di almeno 20 m da condotte, pozzi o serbatoi di acqua
potabile. Le bocche di accesso devono aprirsi su di un’area scoperta ed essere costruite in modo da non
permettere esalazioni e per cui ne sia agevole la vuotatura.
Con riferimento ad una produzione procapite giornaliera di 30 litri di acque luride, il dimensionamento dei
serbatoi a tenuta sarà stabilito in funzione del numero degli utenti. Per assicurare il corretto funzionamento
dell’impianto si dovrà evitare che aumenti in maniera significativa il volume giornaliero dei liquami in ingresso.
Art. 49 - Riutilizzo dell’acqua di scarico
Può essere autorizzato l’utilizzo irriguo di particolari tipologie di reflui derivanti da trattamenti per l’affinamento
di acque destinate ad usi specifici; in tal caso una specifica relazione tecnica, redatta da un professionista
abilitato, dovrà riportare le analisi dell’acqua destinata al riuso, comprovare che la qualità delle acque da
riutilizzare è in linea con i parametri previsti dalla normativa vigente per il riuso dei reflui a scopo irriguo,
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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dimostrare che non si creano pregiudizi all’ambiente né alla falda e assicurare la costanza nel tempo della
qualità dell’acqua.
I soggetti autorizzati al riutilizzo delle acque reflue sono tenuti a rispettare le seguenti modalità d’uso:
- irrigare nella stessa proprietà da cui si origina lo scarico;
- utilizzare metodi di irrigazione che riducano al minimo lo sviluppo di aerosol;
- non irrigare prodotti eduli da consumare crudi;
- fare attenzione che nelle acque utilizzate non siano presenti sostanze nocive alle piante irrigate.
Art. 50 - Caratteristiche dei terreni per lo scarico sul suolo
È vietato lo smaltimento su suolo dei reflui domestici tramite subirrigazione:
 nelle aree di frana attiva e non;
 nelle zone con pendenze > 15%;
 in prossimità dei corsi d’acqua per una fascia di ampiezza pari alla larghezza del corso d’acqua stesso,
misurato al piede esterno dell’argine o, ove mancante, dal ciglio di sponda, maggiorata di ml. 10,00 per
ogni sponda;
 nelle zone a vulnerabilità idrogeologica elevata (Classe 1);
 nei suoli a bassissima permeabilità - impermeabili (Classi PpBs, PmBs);
In deroga, la realizzazione di nuovi impianti di smaltimento su suolo delle acque reflue è subordinata alla
presentazione di adeguata documentazione tecnica (rilievi di dettaglio, prove tecniche, relazione geologica,
etc.) che attesti la sussistenza localizzata di condizioni differenti da quelle indicate negli appositi elaborati
comunali.
Art. 51 - Acque meteoriche non contaminate
I tubi pluviali di regola devono essere allacciati alla rete interna bianca e devono essere di regola prolungati
senza chiusura idraulica fino al tetto con scarico al piede in apposito pozzetto. Eccezionalmente, con
l'autorizzazione del Comune, è ammessa la diretta introduzione nella fognatura bianca comunale.
È vietato introdurre nei pluviali qualsiasi scarico all'infuori dell'acqua di pioggia o di condensa.
È opportuno che i tubi di caduta delle acque di pioggia abbiano diametri commisurati alla superficie del tetto o
della copertura piana servita dal tubo stesso e precisamente 0,75 cm2 di condotta per mq. di tetto.
La superficie massima di tetto servita da un condotto deve essere di 80 mq. misurata in proiezione orizzontale
(superfici maggiori devono essere approvate volta per volta).
Art. 52 - Piscine
Lo scarico delle acque reflue è provocato da:
- interventi di ricambio dell’acqua della piscina;
- sistema di troppo pieno presente presso la piscina;
- operazioni di controlavaggio dei filtri;
- svuotamento completo della piscina.
Lo scarico in ambiente, parziale o totale, delle acque delle piscine potrà avvenire previo idoneo trattamento di
declorazione che riduca il cloro ad una concentrazione massima non superiore a 0,20 mg/l, oppure dopo 15
gg. dall'ultima clorazione indicata nel registro delle clorazioni e comunque con una concentrazione massima di
cloro non superiore a 0,20 mg/l. L'acqua declorata è analoga a quella meteorica non contaminata (AMDNC) e
segue le stesse prescrizioni.
La temperatura dell’acqua di piscina da restituire al corpo recettore deve essere rispondente ai limiti fissati
dalla Tabella 3 allegato 5 del Decreto.
Lo scarico della vuotatura delle piscine deve essere mantenuto separato dalla linea di trattamento degli altri
reflui domestici e potrà confluire nel corpo ricettore finale a valle del pozzetto di ispezione e campionamento.
Il rilascio delle acque di svuotamento della piscina in ambiente deve essere graduale.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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Titolo VII
CONTROLLI E SANZIONI
Art. 53 - Criteri generali
Il Comune può effettuare i controlli, previsti all’art. 128 del Decreto e all’art. 3 della Legge Regionale nonché
agli artt.3 e 14 del Regolamento 46/R, avvalendosi del supporto di ARPAT, Corpo Forestale dello Stato, Corpo
di Polizia Municipale di Collesalvetti, Azienda USL e Gestore unico del Sistema Idrico Integrato. Potranno
essere svolte tutte le ispezioni ritenute necessarie per l’accertamento delle condizione che danno luogo alla
formazione degli scarichi ed al buon funzionamento dei trattamenti appropriati delle acque reflue domestiche.
Il titolare dello scarico è tenuto a fornire le informazioni richieste e a consentire l’accesso ai luoghi dai quali si
origina lo scarico.
Il Comune può svolgere controlli dello stato di funzionamento e di manutenzione dei trattamenti delle acque
reflue domestiche autorizzati, anche richiedendo al titolare dello scarico opportune autocertificazioni e/o analisi
degli scarichi stessi.
In virtù dell’art. 135 del Decreto e dell’art. 22 della Legge Regionale, le sanzioni amministrative pecuniarie
vengono irrogate con ordinanza-ingiunzione dell’ufficio competente, ai sensi dell’art. 18 e seguenti della Legge
24 novembre 1981, n. 689, su relazione di ARPAT o di altro organo qualificato.
Art. 54 - Programma di controllo
Il Comune definisce un programma di controllo a campione dello stato di funzionamento e di manutenzione
degli impianti di trattamento delle acque reflue domestiche e dei relativi scarichi, compatibilmente con le
risorse economiche disponibili.
Il programma dovrà assicurare anche controlli volti ad individuare, nell’ambito del territorio comunale, le
utenze attive non autorizzate, controlli a seguito di esposti, segnalazioni del Gestore unico SII o presenza di
allacciamenti non conformi alle fognature pubbliche.
Il programma di controllo è attuato tramite ARPAT, ai sensi della normativa in materia.
Art. 55 - Provvedimenti e sanzioni per lo scarico in fognatura pubblica
Per il risanamento dell’abitato a seguito dell’entrata in funzione di nuovi tratti della rete di fognatura nera, il
Sindaco può emanare ordinanze immediatamente esecutorie per:
 soppressione di pozzi o sistemi non conformi alle vigenti normative;
 rimozione di cause di insalubrità delle acque e delle abitazioni;
 chiusura o ricostruzione di canali o tubi di scarico delle case;
 obbligo al proprietario di non impedire al condominio o all’inquilino o al proprietario di stabili contigui,
vicini ed interclusi, che lo chieda, il passaggio di conduttori di fognatura per l’allacciamento della rete
stradale;
 esecuzione, a carico dei contravventori, delle opere disposte e non eseguite, con rivalsa delle spese;
Le ordinanze del Sindaco si protraggono per 3 anni posteriormente al collaudo delle relative opere di
fognatura nera.
Le contravvenzioni alle disposizioni del presente Regolamento sono punite con una sanzione amministrativa,
sulla base di verifiche da parte dei soggetti qualificati, come nei seguenti casi specifici:
 accertata mancata presentazione della richiesta di allacciamento a seguito di ordinanza si applica una
sanzione amministrativa di € 500,00=;
 presentazione della richiesta di allacciamento oltre i termini stabiliti dall’ordinanza si applica una
sanzione amministrativa di € 200,00=;
 mancata esecuzione dell’allacciamento nei termini assegnati si applica una sanzione amministrativa di
€ 200,00=;
 esecuzione d’ufficio di opere, salvo la rivalsa sulle spese sostenute, si applica una sanzione
amministrativa di € 500,00=;
 nel caso di immissioni abusive nella fognatura nera, sarà applicata, senza pregiudizio del procedimento
contravvenzionale e delle maggiori sanzioni di legge, una sanzione amministrativa da un minimo di €
1.000,00= fino ad un massimo di € 5.000,00= e saranno messe a carico del contravventore le spese
per i lavori da eseguirsi d'ufficio per l'interruzione dello scarico;
 manomissione, danneggiamento o distruzione di qualsiasi struttura, accessorio o apparecchiatura
facente parte della rete fognaria comunale o che sia stata imposta dal Comune, senza l’autorizzazione
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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


del Comune stesso, si applica una sanzione amministrativa da un minimo di € 1.000,00= fino ad un
massimo di € 5.000,00= e sarà responsabile verso il Comune dei danni causati ed al rimborso delle
spese di ripartizione, sopralluogo e progetto, senza pregiudizio delle sanzioni penali conseguenti alla
trasgressione;
immissione nelle fogne di liquidi o corpi solidi in genere che in qualsiasi modo danneggino o
ostruiscano i manufatti si applica una sanzione amministrativa da un minimo di € 1.000,00= fino ad un
massimo di € 5.000,00= e sarà responsabile verso il Comune dei danni causati ed al rimborso delle
spese di ripartizione, sopralluogo e progetto, senza pregiudizio delle sanzioni penali conseguenti alla
trasgressione;
scarico in pubblica fognatura delle acque di drenaggio, sorgive e/o potabili, si applica una sanzione
amministrativa da un minimo di € 150,00= fino ad un massimo di € 2.500,00=, fermo restando l’obbligo
di regolarizzare, in base al presente Regolamento, lo scarico abusivamente eseguito.
Nel caso d'immissione abusiva d'acque luride nelle fognature bianche, si applicherà una sanzione
amministrativa da un minimo di € 250,00= fino ad un massimo di € 2.500,00= senza pregiudizio delle
altre sanzioni previste e delle opere necessarie al ripristino della conformità della condotta fognaria.
Art. 56 - Provvedimenti e sanzioni per lo scarico in ambiente
Nel caso in cui vengano accertati scarichi non autorizzati, l’Amministrazione Comunale provvede ad emanare
atto di diffida rivolto al trasgressore, con l’intimazione di provvedere entro 30 gg. alla presentazione della
Domanda di autorizzazione allo scarico ed alla realizzazione dell’impianto nei 90 gg. successivi al deposito
dell’istanza, secondo le tipologie impiantistiche di depurazione più appropriate con il successivo invio di
comunicazione scritta all’ufficio competente attestante l'esecuzione dei lavori. Qualora, a seguito della diffida
di cui sopra, il responsabile continui a scaricare illegalmente i reflui, il Sindaco provvederà ad emettere
apposita ordinanza contingibile ed urgente che, in base alla situazione ed ai fatti, ordinerà l’interruzione dello
scarico e l’eventuale intervento in sostituzione e in danno del soggetto obbligato e inadempiente.
Qualora lo smaltimento dei reflui domestici comporti problemi igienico-sanitari, debitamente accertati
dall'Azienda USL, ai sensi della normativa vigente, il Sindaco interverrà quale Autorità sanitaria locale con
l’emissione degli atti previsti e potrà imporre anche il risanamento dei luoghi contaminati secondo le
prescrizioni della Azienda USL.
In caso di inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione allo scarico, secondo la gravità
dell’infrazione, a norma dell’art. 130 del Decreto, l’ufficio competente provvederà ad emettere i seguenti atti:

diffida, stabilendo un termine entro il quale devono essere eliminate le inosservanze;

sospensione dell’autorizzazione per un tempo determinato, in caso di situazioni di pericolo per la salute
pubblica e per l’ambiente;

revoca dell’autorizzazione in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni e in caso di reiterate
violazioni che determinino situazione di pericolo per la salute pubblica e l’ambiente.
Nei seguenti casi specifici:
 effettuazione di uno scarico superi i valore limiti di emissione fissati nelle tabelle di cui all’Allegato 5
della parte III del Decreto, oppure i diversi valore limiti stabiliti dalla Regione, o quelli fissate dalle
autorità competenti, è punito con una sanzione amministrativa da €. 3.000,00= a €. 30.000,00=.
 inosservanza dei valori limite riguarda scarichi recapitanti nelle aree di salvaguardia delle risorse
idriche destinate al consumo umano di cui all’art. 94 del Decreto, oppure i corpi idrici posti nelle aree
protette di cui alla vigente normativa, si applica una sanzione amministrativa non inferiore ad €.
20.000,00=.
 apertura o comunque effettuazione di scarichi di acque reflue domestiche o di reti fognarie, servite o
meno da impianti pubblici di depurazione, senza l’autorizzazione di cui all’art. 124 del Decreto, oppure
continui ad effettuare o mantenere detti scarichi dopo che l’autorizzazione sia stata sospesa o
revocata, è punito con la sanzione amministrativa da €. 6.000,00= a €. 60.000,00=. Nell’ipotesi di
scarichi relativi ad edifici isolati adibiti ad uso abitativo, la sanzione amministrativa è da €. 600,00= a €.
3.000,00=.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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Sanzione amministrativa pecuniaria da 6.000 euro a 60.000 euro
Dimensione dello scarico
Sanzione minima e massima
1 /100 AE
€ 6.000 / € 10.000
101 / 300 AE
€10.001 / € 20.000
301 / 600 AE
€ 20.001 / € 30.000
601 / 1200 AE
€ 30.001 / € 40.000
Oltre 1200 AE
Da € 40.001 a € 60.000
Sanzione amministrativa pecuniaria da 600 euro a 3.000 euro

Dimensione dello scarico
Sanzione minima e massima
1 / 10 AE
€ 600 / € 1.000
11 / 20 AE
€ 1.001 / € 1.500
21 / 50 AE
€ 1.501 / € 2.000
51 / 100 AE
€ 2.001 / € 2.500
Oltre 100 AE
€ 2.501 / € 3.000
effettuazione o mantenimento di uno scarico senza osservare le prescrizioni indicate nel
provvedimento di autorizzazione o fissate ai sensi dell’art. 107 c.1 del Decreto, è punito con la
sanzione amministrativa pecuniaria da €. 1.500,00= a €. 15.000,00=.
Sanzione amministrativa pecuniaria da 1.500 euro a 15.000 euro



Dimensione dello scarico
Sanzione minima e massima
1 / 4 AE
€ 1.500 / €2.000
5 / 8 AE
€ 2.001 / € 3.000
9 / 15 AE
€ 3.001 / € 6.000
16 / 100 AE
€ 6.001 / € 10.000
Oltre 100 AE
€ 10.001 / € 15.000
mancata comunicazione fine lavori, pur in caso di avvenuta realizzazione degli stessi, è prevista una
sanzione amministrativa pecuniaria di € 100,00=.
mancata presentazione della richiesta di rinnovo, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria di
€ 200,00=.
mancata presentazione della richiesta di voltura, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria di €
100,00=.
Per il calcolo effettivo dell'importo della sanzione si dovrà tener conto dei disposti della Legge 689/1981- art.
11 al fine di valutare possibili situazioni aggravanti o attenuanti del fatto.
Il procedimento amministrativo sanzionatorio attivato seguirà i disposti della Legge 689/1981 e si concluderà
con una proposta di ordinanza di archiviazione o ordinanza di ingiunzione ai sensi dell’art. 18 della stessa
Legge. L’ordinanza ingiunzione conterrà, tra l’altro, il termine (30 giorni o 60 in caso di residenti all’estero) con
il quale, oltre al pagamento della sanzione, il trasgressore dovrà provvedere alla regolarizzazione dello scarico
oggetto di violazione o la rimozione dello stesso.
Art. 56 bis - Sanzioni per sanatoria scarichi esistenti
La regolarizzazione tramite apposita domanda di scarichi e impianti già esistenti ed attivi prevede
l’applicazione delle sanzioni previste dalla normativa vigente in caso di assenza di autorizzazione allo scarico,
tenendo conto delle circostanze attenuanti (art.60).
Sono esentati da sanzioni gli scarichi in possesso di idonea documentazione ante 03 agosto 2004 che attesti
la conformità al regime normativo previgente (ex L. n.319/76, D.Lgs. 11 maggio 1999, n.152) e che osservino
le prescrizioni tecniche contenute nel titolo autorizzativo.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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L'impianto esistente che debba essere adeguato funzionalmente alla normativa vigente, dovrà essere
adeguato entro 180 (centottanta) giorni dalla data di rilascio dell’autorizzazione allo scarico. In caso contrario
l’autorizzazione rilasciata decade e ne deve essere richiesta una nuova, previo pagamento di una sanzione
forfettaria di € 500,00.
Art. 57 - Analisi di autocontrollo per lo scarico in ambiente
Per insediamenti o nuclei abitati, con l’esclusione della tipologia di impianto di trattamento per subirrigazione o
comunque sistema disperdente nel suolo, devono essere effettuate analisi di autocontrollo dello scarico finale
con la seguente cadenza:
- potenzialità tra 101 A.E. e 500 A.E.:
annuale
- potenzialità tra 501 A.E. e 2.000 A.E.:
semestrale
- potenzialità superiore a 2.000 A.E.:
quadrimestrale
Art. 58 - Provvedimenti e sanzioni per l’utilizzazione agronomica
Per la violazione delle norme previste al Titolo IV, capo III del Regolamento 46/R, relative alle modalità
dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e delle sanse umide si applicano le sanzioni
pecuniarie da un minimo di € 500,00= ad un massimo di € 3.000,00=, ai sensi dell’art. 22 comma 5 della
Legge Regionale e dell’art.112 comma 3 del Decreto.
Art. 59 - Altre sanzioni
Le violazioni, non contemplate nel presente titolo del Regolamento sono punite, ove non costituiscano reato e
non siano sanzionate da leggi, decreti o regolamenti vigenti, con il pagamento di sanzioni amministrative da €
50,00= a € 500,00=, da applicarsi secondo le modalità di cui alla Legge 24.11.1981 n. 689.
Art. 60 - Circostanze attenuanti
Qualora prima dell’ordinanza di ingiunzione venga riparato il danno e regolarizzato, tecnicamente o
amministrativamente, lo scarico e si dimostri, anche tramite analisi, che l’impianto è perfettamente efficiente e
non vi è danno ambientale, possono essere riconosciute le circostanze attenuanti, di cui all’art. 140 del
Decreto, che prevedono la riduzione delle sanzioni amministrative e penali dalla metà a due terzi.
Art. 61 - Anticorruzione e trasparenza
Ai sensi del Piano Triennale di prevenzione della corruzione dell’ente, il responsabile del procedimento deve
astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale, al proprio
superiore gerarchico, che interverrà con le opportune iniziative in sede di assegnazione dei compiti d'ufficio.
Il responsabile del procedimento che eroga contributi o emette sanzioni deve essere sottoposto a rotazione
periodica, compatibilmente con la fattibilità tecnica e/o operativa.
La trasparenza è assicurata mediante la pubblicazione nel sito web del Comune, ai sensi dell’art. 1, comma 27
della L. 190/2012, delle informazioni relative ai procedimenti amministrativi di competenza.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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Titolo VIII
ABROGAZIONI E NORME TRANSITORIE
Art. 62 - Entrata in vigore
Il presente Regolamento entra in vigore il giorno stesso in cui acquista efficacia la deliberazione del Consiglio
Comunale con cui viene approvato.
Art. 63 - Norme transitorie
Le autorizzazioni, ai sensi del D. Lgs 152/06 e della normativa regionale, rilasciate prima dell’approvazione del
presente Regolamento, sono valide in ogni loro parte. Qualora vi siano difformità alle disposizioni dettate in
questo Regolamento, i titolari di dette autorizzazioni si dovranno adeguare in occasione di eventuali lavori di
ristrutturazione che comportino una nuova autorizzazione.
Le norme del presente Regolamento non si applicano alle domande presentate prima della sua entrata in
vigore e i cui procedimenti risultino ancora pendenti.
Art. 64 - Abrogazioni
Dalla data di entrata in vigore del presente Regolamento sono abrogate tutte le disposizioni regolamentari del
Comune in contrasto con lo stesso.
Sono abrogate tutte le precedenti disposizioni dei Regolamenti Municipali di edilizia e di igiene non conformi a
quelle contenute nel presente Regolamento, fatte salve le pertinenti disposizioni di legge in materia sanitaria.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
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Allegato A
LINEE GUIDA PER LA PREDISPOSIZIONE DELLA
DOMANDA DI AUTORIZZAZIONE ALLO SCARICO
DOMANDA DI AUTORIZZAZIONE ALLO SCARICO
 i dati anagrafici degli intestatari;
 l’identificazione dell’insediamento o dell’attività da cui si originerà lo scarico;
 il corpo ricettore dello scarico.
Allegati da compilarsi a cura di un tecnico abilitato:
A. SCHEDA TECNICA
a)
b)
c)
d)
e)
f)
g)
h)
i)
Dichiarazioni del tecnico
Caratteristiche e dimensionamento dello scarico
Approvvigionamento idrico
Dati tecnici immobile e dell’attività in uso
Trattamento adottato
Recapito finale con localizzazione punto di scarico
Vincoli
Diritti di terzi
Atti autorizzativi in materia edilizia
B. ELABORATO PROGETTUALE
a) Corografia in scala 1:10.000 con inquadramento della frazione più vicina all’immobile oggetto della domanda di
autorizzazione allo scarico;
b) Estratto di mappa (aerofotogrammetria, ecc) in scala 1:2.000 contenente la zona interessata soggetta
all’intervento (evidenziare l’immobile) e le eventuali zone circostanti che abbiano particolare interesse (corpo
idrico recettore, abitazioni limitrofe, ecc….
c) Estratto catastale aggiornato in scala opportuna (1:2.000/1:1.000). Oltre all’immobile dovrà essere indicata la
proprietà, l’ubicazione dei principali elementi dell’impianto smaltimento reflui (posizione della sub-irrigazione,
pozzo perdente, o altro), allontanamento della tubazione delle acque usate ed eventuale posizione del punto
dello scarico in acque superficiale, percorso fossa campestre, ecc. Occorre individuare la proprietà di pertinenza
del richiedente, in particolar modo in prossimità della condotta disperdente è necessario riportare le distanze da
confini con altre proprietà.
d) Schema fognature Stato Attuale e Modificato su elaborati distinti. Planimetria dello stabile, in scala non inferiore a
1:200, con indicazione del percorso dei condotti della fognatura interna (sia nera che bianca), della pendenza
adottata e dei vari diametri delle stesse, dei pozzetti di ispezione, dei pozzetti di prelievo campioni, dei
degrassatori, delle fosse Imhoff, di eventuali impianti di depurazione, dei punti esatti di scarico degli effluenti, dei
manufatti di scarico in genere e/o delle opere di subirrigazione, ecc..
e) Riportare nella zona prescelta per la realizzazione dell’impianto, eventuali presenze di fonti di
approvvigionamento idropotabile (condotte idriche, pozzi e sorgenti). Occorre dimostrare sull’elaborato il rispetto
delle distanze previste dalle norme specifiche. Eventuali scarichi di acque usate in fosse campestri, devono
essere allontanati dalle abitazioni limitrofe mediante opportune canalizzazioni per almeno 100 metri.
f) Riportare nello schema fognature: dimensionamento (pendenza adottata, sviluppo lineare a persona e sviluppo
totale delle ramificazioni in funzione del tipo del terreno e degli abitanti serviti anche in relazione all’indagine
idrogeologica); schema grafico (sezione) opportunamente quotata con individuazione dei materiali usati. In caso
di scarico in fossa campestre o in acque superficiali, occorre rappresentazione grafica del percorso dei reflui
prima dell’immissione nel corpo recettore ed esatta indicazione del punto di scarico (punto dove i reflui si
immetteranno nella fossa campestre o corpo recettore);
g) In alternativa al progetto di manufatti di scarico (sgrassatori, fossa settica Imhoff, depuratore, fitodepurazione e
altri impianti previsti), sono sufficienti depliant illustrativi con relativo dimensionamento anche in funzione del
numero degli abitanti equivalenti;
h) Piante di tutto/i l’edificio/i con individuazione delle rispettive unità immobiliari, delle proprietà e delle destinazioni
d’uso dei locali in scala 1:100 / 1:200;
i) Documentazione fotografica. Dovrà essere inquadrato e indicato sulla foto, l’immobile oggetto dell’autorizzazione,
il sito dell’impianto smaltimento liquami in essere, la posizione del nuovo impianto, il punto di scarico e altri
elementi significativi. Le foto dovranno essere numerate e riportato il corrispettivo numero sullo “schema
fognature o elaborato catastale” indicano con una freccia il punto di veduta della foto eseguita.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
I
C. RELAZIONE TECNICA
a) Dati anagrafici del proprietario/i, dell’azienda, ditta, ecc..;
b) Ubicazione dell’intervento con descrizione degli immobili, relative destinazioni d’uso dei locali, numero
complessivo delle utenze o eventuale personale che utilizzano o accedono ai locali oggetto dell’autorizzazione
dello scarico;
c) Indicare il numero delle unità immobiliari e dei rispettivi vani;
d) Dati sull’insediamento (permesso di costruire, abitabilità, ecc);
e) Fonte di approvvigionamento idrico ed ogni altra notizia utile a caratterizzare le acque di scarico previste
Indicazioni della presenza o meno di pozzi per la captazione delle acque nei pressi del punto in cui i reflui
vengono a contatto con il suolo o con gli strati superficiali del suolo;
f) Caratteristiche quantitative e qualitative dello scarico;
g) Descrizione dell’impianto del sistema smaltimento reflui esistente, riportando quali parti dell’impianto verranno
mantenute o sostituite;
h) Descrizione dettagliata del nuovo impianto (acque nere e bianche), indicando:
 i dati progettuali di dimensionamento;
 i materiali usati, tipo di tubazione e diametro, pendenze previste o adottate;
 caratteristiche dei pozzetti di ispezione, dei pozzetti di cacciata, dei pozzetti sifonati e di prelievo campioni,
tubi di sfiato e di areazione;
 caratteristiche, dati tecnici, dimensionamento delle fosse settiche, del depuratore, impianto della subirrigazione (sviluppo), pozzo perdente, impianto a “letto batterico”, impianto di fitodepurazione, pozzetti
degrassatori per cucina o altro.
 punto previsto per prelievi e controlli;
 rispetto delle distanze previste dalle normative specifiche, per pozzi, condotte di acqua potabile, dalle falde
superficiali, etc..
i) Citare che gli elementi installati verranno resi stagni e opportunamente ventilati in fase di funzionamento.
j) Le disposizioni per una corretta gestione dell’impianto quali manutenzioni, specifiche conduzioni, controlli o
quant’altro necessario per un corretto funzionamento;
k) Descrizione del corpo recettore e del percorso che i reflui effettueranno prima dell’immissione. Nel caso di scarico
sul suolo deve essere specificato che si tratta di un insediamento o di un edificio isolato oppure che non è
tecnicamente possibile o eccessivamente oneroso scaricare in un corpo idrico superficiale;
l) Indicazione, nel caso i reflui percorrano anche tratti in fosse campestri, della pendenza e del recapito finale, dello
stato di efficienza delle fosse, oltre agli interventi di manutenzione periodica da realizzare;
m) Piscine: piscina ad uso privato, collettivo o pubblico; presenza di ricambio, scarico di troppo pieno, controlavaggio
filtri; Descrizione dei sistemi di disinfezione/trattamento delle acque, elenco dei reagenti utilizzati; Fonti di
approvvigionamento idrico, sistemi di ricircolo; in caso di piscina pubblica allegare una relazione tecnica circa le
modalità gestionali della piscina [numero di mesi di apertura, il periodo di apertura, il numero di giornate
lavorative settimanali, il numero totale di giorni di attività annui, il numero di addetti, la potenzialità massima della
piscina come numero di utenti, la presenza e il numero di servizi accessori (es. spogliatoi, docce, servizi igienici,
bar/ristorante), i sistemi di scarico delle acque reflue provenienti dai servizi accessori e gli estremi delle relative
autorizzazioni allo scarico]
D. RELAZIONE GEOLOGICA
(Solo nel caso in cui lo scarico recapiti sul suolo o in fossa campestre )
a) corretto dimensionamento ed inserimento del sistema proposto;
b) drenaggi superficiali, corsi d’acqua, fabbricati vicini, opere di emungimento sotterranee (pozzi, cisterne);
c) rispetto di quanto previsto per la salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano,
in particolare dovranno essere indicate le distanze da pozzi o prese di acqua per uso potabile o altri usi, nonché
ad eventuali zone vulnerabili o aree sensibili;
d) indicare che le quantità di reflui smaltiti rientrano nella capacità di assorbimento del terreno, e non modificano le
caratteristiche pedologiche né le caratteristiche chimico fisiche delle acque sotterranee;
e) compatibilità e stabilità idrogeologica nelle aree interessate;
f) capacità idraulico-recettiva del tratto di fossa campestre interessato in funzione dell’intervento che si va a
realizzare, fino al più vicino corpo idrico recettore, o fino ad esaurimento delle acque usate per
evapotraspirazione o assorbimento del terreno;
g) Indicazione che sono state individuate tutte le misure precauzionali per non recare danno all’ambiente e alle
persone e non sussistono problemi di carattere igienico (indicativamente gli scarichi di acque usate in fosse
campestri devono essere allontanati dalle abitazioni limitrofe mediante opportune canalizzazioni per almeno 100
metri).
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
II
E. DICHIARAZIONE DI ASSENZA DI MODIFICHE SCARICO E CORRETTA MANUTENZIONE:
Dichiarazione a firma del titolare dello scarico che:
a) Permangono le caratteristiche impiantistiche e quali/quantitative precedentemente dichiarate per il sistema
autorizzato.
b) Si rispetta il contenuto dell’autorizzazione precedentemente rilasciata.
c) Si è provveduto alla corretta gestione e manutenzione dell’impianto, allegando la documentazione comprovante
gli interventi eseguiti.
F. CERTIFICAZIONE FINE LAVORI
Dichiarazione a firma congiunta del titolare dello scarico, del tecnico incaricato e della ditta esecutrice che:
a) l’impianto di smaltimento reflui è stato realizzato in conformità al progetto approvato ed eseguito a regola d’arte
secondo le norme tecniche vigenti e che risulta correttamente funzionante;
b) le caratteristiche dei tracciati fognari (tubazioni, pozzetti ispezione e sifonati, pendenza tubazione, etc), rispettano
le prescrizioni di progetto oppure è allegata eventuale documentazione tecnica inerente modifiche non sostanziali
realizzate in corso d’opera;
c) Il trattamento finale è stato correttamente realizzato nel rispetto del progetto sia per l’ubicazione che nelle
dimensioni.
“Regolamento comunale per la disciplina degli scarichi di acque reflue” - Delibera del Consiglio Comunale n.124 del 23/12/2014
III
Allegato B
LINEE GUIDA PER LA PREDISPOSIZIONE DELLA DOMANDA DI AUTORIZZAZIONE
AI LAVORI DI ALLACCIO ALLA FOGNATURA BIANCA/MISTA
DOMANDA DI AUTORIZZAZIONE
 i dati anagrafici degli intestatari;
 l’identificazione dell’insediamento o dell’attività da cui si originerà lo scarico;
 la localizzazione della fognatura
Allegati da compilarsi a cura di un tecnico abilitato:
A. ELABORATO PROGETTUALE
a) Corografia in scala 1:10.000 con inquadramento della frazione più vicina all’immobile oggetto della domanda di
autorizzazione;
b) Planimetria ubicativa in scala 1:2.000 contenente la zona interessata soggetta all’intervento (evidenziare
l’immobile);
c) Estratto catastale aggiornato in scala opportuna (1:2.000/1:1.000) con individuazione dell’insediamento da cui
traggono origine gli scarichi da allacciare alla fognatura;
d) Planimetria della posizione della rete fognaria comunale;
e) Profilo longitudinale in scala 1:100 della rete di fognatura, completo di quote assolute, indicazione delle distanze,
delle pendenze, dei materiali;
e) Schema fognature Stato Attuale e Modificato su elaborati distinti. Planimetria, in scala non inferiore a 1:200, con
indicazione del percorso dei condotti della fognatura interna (sia nera che bianca), diametri delle tubazioni
utilizzate, quote di scorrimento delle tubazioni, dimensione dei pozzetti, distanze rispetto al fabbricato, pendenze,
ecc.;
f) Documentazione fotografica. Dovrà essere inquadrato e indicato sulla foto, l’immobile oggetto dell’autorizzazione,
il punto di scarico e altri elementi significativi. Le foto dovranno essere numerate e riportato il corrispettivo numero
sullo “schema fognature” indicano con una freccia il punto di veduta della foto eseguita.
B. RELAZIONE TECNICA
Dati anagrafici del proprietario/i, dell’azienda, ditta, ecc..;
Ubicazione dell’intervento con descrizione degli immobili
Dati sull’insediamento (permesso di costruire, abitabilità, ecc);
Caratteristiche quantitative e qualitative dello scarico;
Descrizione del sistema smaltimento esistente;
Nel caso di medie e grandi portate, il calcolo di verifica idraulica per la dimostrazione della possibilità di smaltire i
nuovi apporti alla condotta fognaria esistente;
g) Descrizione dettagliata del nuovo sistema smaltimento (acque nere e bianche), indicando:
 i calcoli progettuali di dimensionamento delle condotte;
 i materiali usati, tipo di tubazione e diametro, pendenze previste o adottate;
 caratteristiche dei pozzetti;
 modalità di allaccio alla fognatura comunale
h) Pompe di sollevamento: caratteristiche tecniche, kW, marca e modello;
i) Le disposizioni per una corretta gestione dell’impianto quali manutenzioni, specifiche conduzioni, controlli o
quant’altro necessario per un corretto funzionamento;
j) Interferenza con aree pubbliche e progetto di ripristino
k) P.O.S e/o P.S.S. in ambito della normativa per la sicurezza, ai sensi D.Lgs 81/2008 e D.Lgs 106/2009
a)
b)
c)
d)
e)
f)
C. CERTIFICAZIONE FINE LAVORI
Dichiarazione a firma congiunta del titolare dello scarico, del tecnico incaricato e della ditta esecutrice che:
a) l’allaccio stato realizzato in conformità al progetto approvato ed eseguito a regola d’arte secondo le norme
tecniche vigenti e che risulta correttamente funzionante;
b) le caratteristiche dei tracciati fognari e le modalità di allaccio rispettano le prescrizioni di progetto oppure è
allegata eventuale documentazione tecnica inerente modifiche non sostanziali realizzate in corso d’opera;
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IV
Allegato C
DOCUMENTAZIONE NECESSARIA PER LA CESSIONE DI RETI FOGNARIE E IMPIANTI
COMPRESI IN STRUMENTI URBANISTICI ATTUATIVI
Documentazione richiesta dal Gestore SII
per la presa in carico di Stazioni di sollevamento acque reflue
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V
Documentazione richiesta dal Gestore SII
per la presa in carico di Condotte fognarie nere a gravità o in pressione
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VI
Documentazione richiesta dal Gestore SII
per la presa in carico di Impianti di depurazione acque reflue
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VII
Allegato D
ARPAT - LINEE GUIDA PER IL TRATTAMENTO DI ACQUE REFLUE DOMESTICHE ED
ASSIMILATE IN AREE NON SERVITE DA PUBBLICA FOGNATURA
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VIII
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IX
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X
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XI
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XII
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XIII
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XIV
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XV
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XVI
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XVII
Allegato E
TABELLA ASSIMILAZIONE AD ACQUE REFLUE DOMESTICHE
E INDICAZIONE TRATTAMENTI APPROPRIATI
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XVIII
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XIX
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XX

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