Strage sul lavoro, 3 morti Napolitano: indignato

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Strage sul lavoro, 3 morti Napolitano: indignato
D
La
omenica
La copertina
La storia
La cultura
Il “Diario”
di Anna Frank
ora è un fumetto
Nel paese siciliano
che domani
farà le valigie
Nascita di uno scrittore
le lettere inedite
di Alberto Moravia
SIEGMUND GINZBERG
GABRIELE PANTUCCI
JENNER
MELETTI
NELLO AJELLO
ENZO GOLINO
Fondatore Eugenio Scalfari
1 2
www.repubblica.it
Anno 35 - Numero 216
Direttore Ezio Mauro
1,00 in Italia
dom 12 set 2010
domenica 12 settembre 2010
SEDE: 00147 ROMA, VIA CRISTOFORO COLOMBO, 90 - TEL. 06/49821, FAX 06/49822923. SPED. ABB. POST., ART. 1, LEGGE 46/04 DEL 27 FEBBRAIO 2004 - ROMA. CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÀ: A. MANZONI & C. MILANO - VIA NERVESA, 21 - TEL. 02/574941. PREZZI DI VENDITA ALL'ESTERO: AUSTRIA, BELGIO, FRANCIA, GERMANIA, GRECIA, IRLANDA, LUSSEMBURGO, MALTA, MONACO P., OLANDA,
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PERCHÉ
IL CAVALIERE
NON VUOLE PIÙ
LE ELEZIONI
EUGENIO SCALFARI
I DIMETTERÀ oppure no?
Gli voteranno contro o troveranno un compromesso
per tirare avanti e guadagnar
tempo? Napolitano sarà costretto a sciogliere le Camere oppure
troverà una maggioranza alternativa per non strozzare un’altra
volta la legislatura come già accadde con la crisi del governo
Prodi?
Mentre scrivo sembra che tutto stia volgendo al meglio, almeno dal punto di vista di chi vede
(e noi siamo tra questi) lo scioglimento anticipato del Parlamento come una iattura. Prima di
procedere oltre spiego perché.
Anzitutto l’economia. Mi aveva stupefatto — lo confesso — la
tranquillità con la quale pochi
giorni fa il ministro Tremonti
aveva pubblicamente affermato
che l’economia e la finanza pubblica italiana erano completamente salvaguardate e blindate
e che quindi una campagna elettorale anticipata non avrebbe
procurato alcun danno.
Un’affermazione del genere
fatta dal titolare di un ministero
che tra la fine di settembre e i primi di dicembre vedrà scadere e
dovrà rinnovare circa 160 miliardi di titoli di Stato e sul quale incombe uno stock di debito pubblico che ha superato il 117 per
cento del Pil, dimostra un senso
di responsabilità molto leggero.
Ma quella leggerezza si trasforma addirittura in irresponsabilità se si pensa ai probabili risultati di elezioni anticipate.
Quand’anche la coalizione PdlLega vinca con questa legge le
elezioni alla Camera, resta assai
alta la possibilità che le perda al
Senato.
SEGUE A PAGINA 29
S
La magistratura romana vuole convocare il presidente del Consiglio dopo le rivelazioni sui summit per Lodo Alfano e Mondadori
P3, la Procura sentirà Berlusconi
Martino racconta i segreti della loggia: “Cesare? Sì, era il premier”
11 settembre di tensione nell’America divisa
Niente roghi. Obama: restiamo uniti
ROMA — La Procura di Roma vuole interrogare Silvio
Berlusconi nell’ambito dell’inchiesta sulla P3. La decisione dopo che dai verbali
dell’indagine sono emersi
nuovi particolari sugli incontri tra gli uomini della
loggia dedicati alle vicende
Mondadori e Lodo Alfano.
Intanto, Arcangelo Martino, uno degli arrestati, conferma: «Sì, il Cesare delle intercettazioni era proprio il
premier».
RANDACIO E VIVIANO
ALLE PAGINE 2 E 3
I verbali del coordinatore Pdl indagato per corruzione
Verdini: “Aiutai Carboni
era protetto da Dell’Utri”
MARIA ELENA VINCENZI A PAGINA 4
Bossi: spero che Gianfranco ritorni in ginocchio
Fini incalza il governo in aula
“Il discorso andrà votato”
SERVIZI ALLE PAGINE 6 E 7
Deceduti a Capua durante la bonifica di una cisterna
Strage sul lavoro, 3 morti
Napolitano: indignato
La celebrazione a Ground Zero
dal nostro corrispondente
FEDERICO RAMPINI
NEW YORK
LI istigatori dell’11 settembre possono cercare di spaccarci, di trascinarci in un conflitto di religione,
ma l’America non sarà mai in guerra contro l’Islam». Nove anni dopo l’attacco alle Torri gemelle, Barack Obama affronta il primo 11 settembre di un’America lacerata.
SEGUE A PAGINA 12
«G
FLORES D’ARCAIS E ZUCCONI A PAGINA 15
L’ERA DELL’INTERDIPENDENZA
BENJAMIN R. BARBER
ENO di un anno fa il mondo celebrava il decennale della caduta del Muro
di Berlino. Quando, in quel 1989, le
due parti «indipendenti» della Germania postbellica si fusero in un tutto unico, si coltivava
la speranza di vedere il mondo finalmente avviato verso un’interdipendenza vera.
SEGUE A PAGINA 28
M
Il caso
Gli spettacoli
La classe con il 100%
di bambini immigrati
Venezia, vince la Coppola
l’Italia resta senza premi
SARA GRATTOGGI
ROMA
RESIDI, insegnanti e
genitori lo avevano
predetto già lo scorso
gennaio. Il tetto del 30 per
cento per gli alunni stranieri
nelle prime classi, introdotto dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, sarebbe stato impossibile da
rispettare, soprattutto nei
quartieri multietnici delle
grandi città.
SEGUE A PAGINA 22
P
CAPUA —Strage sul lavoro in
Campania: tre operai edili
sono morti per asfissia in un
silos nello stabilimento di
Capua della Dsm, multinazionale farmaceutica olandese. All’origine dell’incidente costato la vita a Antonio Di Matteo, Vincenzo
Musso e Giuseppe Cecere,
una miscela di azoto ed elio.
Indignato il presidente della
Repubblica Napolitano:
«Gravi negligenze, bisogna
far rispettare le regole».
SERVIZI
ALLE PAGINE 10 E 11
NATALIA ASPESI
L’Inter batte l’Udinese
Milan flop
Roma umiliata
NELLO SPORT
VENEZIA
EONE d’oro all’unanimità a Sofia Coppola, già cult a 39 anni, per il suo quarto film Somewhere, una Ferrari nera,
una bambina ansiosa di affetto, un attore che scopre
la mancanza di senso della
sua vita.
SEGUE A PAGINA 24
D’AGOSTINI, FINOS
E MORGOGLIONE
ALLE PAGINE 24 E 25
L
Ritardato un parto cesareo
Fazio invia gli ispettori
Padova, negata
ambulanza
muore bimbo
madre in coma
FILIPPO TOSATTO
A PAGINA 21
la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
POLITICA INTERNA
E GIUSTIZIA
■2
L’ARRESTO
GLI INDAGATI
“CESARE”
LA CASSAZIONE
L’8 luglio vengono
arrestati Carboni,
Lombardi e
Martino. L’accusa
è di essere
la base operativa
di un’associazione
segreta
Nel registro degli
indagati finiscono
anche esponenti di
rilievo della
maggioranza:
Dell’Utri, Verdini e il
sottosegretario alla
Giustizia, Caliendo
L’informativa degli
investigatori, in una
nota a pie’ di
pagina, annota che
il “Cesare” citato in
molte conversazioni
è il presidente
del Consiglio
Giovedì la
Cassazione ha
annullato
l’ordinanza che
prevedeva la
custodia cautelare
in carcere per
Carboni e Lombardi
La vicenda
P3, l’inchiesta tocca Berlusconi
La procura: “Lo ascolteremo”
Ilruolodi“Cesare”ininterrogatorieriscontri
ROMA — La procura di Roma
potrebbe presto convocare Silvio Berlusconi come testimone
nell’inchiesta sulla P3. Per la
precisione, il presidente del
Consiglio potrebbe essere sentito dai magistrati come persona informata sui fatti. Una svolta che arriva dopo che Arcangelo Martino, uno dei tre arrestati
della “loggia P3”, durante un interrogatorio del 19 agosto non
ha lasciato dubbi sul fatto che il
“Cesare” citato nell’ordinanza
dei carabinieri è, effettivamente, il premier. Parole che confermano la contestata nota a piè di
pagina in cui gli investigatori dei
carabinieri scrivevano che “Cesare” era l’appellativo con cui la
loggia chiamava il presidente
del Consiglio. La notizia uscì a
metà luglio e l’entourage del capo dell’esecutivo, primo fra tutti il suo legale e deputato del Pdl,
Niccolò Ghedini, si affrettò a
precisare che “Cesare” non era
Berlusconi. Che le date, citate
dagli indagati, non coincideva-
Il documento
no e che si «trattava di un’ipotesi oltre che inveritiera, ridicola».
Ma ora le dichiarazioni dell’imprenditore arrestato danno
nuova forza agli elementi che gli
inquirenti hanno raccolto in
questi mesi. Ed è per questo che
il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli stanno valutando
la convocazione del presidente
del Consiglio a palazzo di Giustizia. D’altronde, tutte le persone citate dagli indagati sono
state sentite dai magistrati. All’appello mancava solo Berlusconi. E, a questo punto, la convocazione si fa concreta.
La novità si affaccia nel giorno in cui il legale di Arcangelo
Martino, Giuseppe De Angelis,
fa sapere di essere pronto «a
presentare appello al Riesame
contro l’ordinanza del gip che
ha respinto l’istanza di scarcerazione sulla quale la procura
aveva espresso parere favorevole». Mentre Renato Borzone,
difensore di Flavio Carboni,
parla di notizie fatte filtrare «ad
Il procuratore antimafia Grasso
“Certe riforme possono delegittimare i magistrati”
CHIANCIANO — «Io penso che bisogna stare in guardia» sulla possibilità «che dietro certe riforme ci possa essere la riserva mentale che invece bisogna delegittimare, intimidire certi magistrati, renderli inoffensivi». Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, intervenendo al “Laboratorio delle idee” dell’Udc a Chianciano Terme. «Oggi si parla di separazione delle carriere», ha detto Grasso, aggiungendo che «ben vengano queste cose se possono risolvere i problemi».
Ma il procuratore nazionale antimafia ha manifestato i suoi «timori»
per un eventuale assoggettamento dei pm. E per il possibile pregiudizio che potrebbe essere arrecato «a quei magistrati che pur non essendo stati eletti dal popolo trovano ancora punti di riferimento nel rigore etico, nella difesa della cosa pubblica».
Il procuratore
antimafia Piero
Grasso
arte» dopo la decisione della
Cassazione: «Tutto questo quadro denuncia il nervosismo di
una tesi accusatoria che inizia a
scricchiolare pesantemente».
Indagati costretti a fare dichiarazioni, tesi che viene sposata anche dalla maggioranza. Il
capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto ha detto:
«Le dichiarazioni dell’avvocato
di Martino sono molto inquietanti: oramai è evidente che c’è
una ulteriore ipotesi che riguarda l’arresto ed è quella di forzare le dichiarazioni dell’imputato». Così Gaetano Quagliariello,
vicecapogruppo del partito di
maggioranza al Senato che, come il collega, definisce le notizie
apparse ieri sui giornali «inquietanti perché evidenziano
quanta attualità abbiano ancora talune pratiche inquisitorie
che speravamo fossero confinate ai periodi bui dei primi anni ‘90».
(m.e.v.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le ventitré citazioni nel rapporto dei carabinieri alla base degli arresti di luglio
Quel nome in codice che celava
il “beneficiario” del grande intrigo
EMILIO RANDACIO
ROMA — Informati in diretta
degli spostamenti di «Cesare».
Spronati a continuare il loro lavoro di lobbying avviato sui giudici della Consulta per promuovere il Lodo Alfano. Spesso, almeno a parole, interlocutori diretti del premier. Ora che
l’ex assessore comunale partenopeo Arcangelo Martino ha
svelato ai pm di Roma le parole
in codice utilizzate dalla P3 di
Flavio Carboni, il puzzle, improvvisamente, si ricompone
in tutti i suoi tasselli. Ma «chi era
Cesare?», hanno chiesto a Martino il procuratore aggiunto
Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli. «Era Silvio Berlusconi — ha risposto senza indugi Martino, il 19 agosto scorso —
. Il “vice Cesare” era Dell’Utri».
«Cesare» appare moltissime
volte, per la precisione 23, nell’inchiesta svolta dei carabinieri. E da questi faldoni, «Cesare»
risulta essere sempre al corrente dell’attività di lobbying che
l’associazione segreta capeggiata dall’uomo d’affari sardo,
mette in moto per avvicinare e
condizionare i giudici della
Consulta. Emergono i presunti
appuntamenti personali che
Mio cugino
Dobbiamo vederci
assolutamente alle 15,
allo stesso posto perché
mio cugino Cesare vuole
sapere prima le cose
Hai capito?
Arcangelo Martino
in un colloquio con
Pasquale Lombardi
6 ottobre
La settimana prossima
mi vedo con Cesare.
È rimasto contento
per quello che gli
stiamo facendo per
il 6 (ottobre-ndr)
Lombardi e Cosentino
sul lodo Alfano sotto
esame alla Consulta
LO PSEUDONIMO NELLA NOTA A PIE’ DI PAGINA
Riferendo una telefonata, l’informativa dei carabinieri parla
di “tale Cesare” e una nota spiega che si tratta di uno
pseudonimo per riferirsi a Berlusconi. A sinistra l’articolo di
Repubblica del 16 luglio che ha ricostruito la vicenda
sia Carboni che Martino, via cavo, garantiscono di aver avuto o
di stare per avere con il premier.
Il 16 settembre, «Martino e Carboni tornano a parlare della
candidature in Campania di Nicola Cosentino. Il Martino dice
che a suo parere sono state delineate delle candidature a perdere». La lobby, però, è tutt’altro che rassegnata dal vedere
tramontata l’ipotesi del proprio
cavallo, ossia Cosentino. Martino chiede a Carboni di «intervenire presso il coordinatore nazionale Verdini. “Tu devi chiedere a Verdini quale è la strada”.
Il Carboni risponde che inoltre
chiederà l’intervento anche di
Marcello (Dell’Utri). “E ci deve
dare una mano, insieme a Marcello il quale parla a nome di Cesare, capito?”». Le mosse e gli
spostamenti del premier sono
perfettamente a conoscenza
della cricca. «Quindi — continua nella conversazione intercettata Carboni — ecco, però
Cesare è a Catania e rientra sabato, quindi, noi, venerdì sera
rientra, però lui non viene al
congresso...». A questo punto,
però a Martino viene un’idea:
«Ma io tutto il bordello che c’è,
quasi, quasi Cesare lo farei venire qui, eh». E Carboni acconsente: «Vabbene, ci provo». La
ricostruzione temporale degli
eventi conferma che in quei
giorni il presidente del Consiglio si trova effettivamente a
Catania. E negli stessi giorni, al
Fort Village, in Sardegna, l’organizzazione che fa capo al trio
Carboni-Martino-Lombardi
ha organizzato un congresso.
La corsa a governatore campano di Cosentino sembra legata a doppio filo al tentativo
della nuova P3 di condizionare
la Consulta sul lodo Alfano.
Carboni comunica a Martino
che il loro lavoro viene molto
apprezzato: «Si, beh, soddisfattissimo. Credo che sia giù arrivato nelle stanze di Cesare... i
tribuni hanno già dato notizia».
«Siamo ottimisti» ripete più
volte Martino sull’esito del voto
della Consulta a Carboni. «Diglielo... glielo puoi dire a Cesare
che siamo....». Martino fa presumere che Carboni possa avere un canale diretto con il presidente del Consiglio. Sul finire
della stessa conversazione,
Carboni tronca la telefonata
con un «poi chiamo anche Cesare, d’accordo? Cesare».
Il 2 ottobre, una manciata di
giorni dalla prima udienza della Consulta, il giudice tributario
Pasquale Lombardi chiama l’onorevole Cosentino. «Il Lombardi — scrivono i militari — riferisce all’interlocutore del-
la Repubblica
@
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
PER SAPERNE DI PIÙ
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■3
I verbali
IN CARCERE DA LUGLIO
Flavio Carboni e Pasquale
Lombardi entrambi
in carcere dallo scorso
8 luglio nell’inchiesta P3
Pasquale Lombardi
Dell’Utri tramite
Conosco Dell’Utri
dal ’96, dopo la
mia scarcerazione.
Tramite lui conobbi
Maietto e poi
arrivai a Lombardi
e a Carboni
“Sì, Cesare era lui”
La frase di Martino
che incastra il premier
“Senatori comprati per far cadere Prodi”
no fece in molte occasioni: 5-6 mila euro
in convegni a Roma e Napoli e 40 mila euro per il convegno del settembre 2009 al
Fort Village in Sardegna. «Ho dovuto noleggiare un aereo privato per ottenere la
presenza di Bassolino e di Formigoni. Infatti l’aereo privato portò Bassolino da
Napoli in Sardegna e viceversa, proseguì
per Milano per portare Formigoni in Sardegna e riportarlo poi a Milano».
FRANCESCO VIVIANO
ROMA — Tutti alla corte dei protagonisti
della “P3”. In un solo convegno Flavio
Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale
Lombardi riuscirono a radunare oltre
cento magistrati: anzi, 120, precisa Martino nel verbale dell’interrogatorio di
agosto davanti al pm Giancarlo Capaldo.
In quel convegno «in prima fila c’era anche Flavio Carboni». Erano convegni organizzati ad hoc, per cercare “contatti” finalizzati ad aggiustare processi, o ad influenzare la Consulta sul Lodo Alfano, e
per far fare carriera ad alcuni magistrati
“amici” ma anche a generali della Guardia di Finanza. Martino ha precisato che
il “Cesare” che ricorre nelle intercettazioni era uno pseudonimo usato per riferirsi a Silvio Berlusconi.
CESARE, VICE-CESARE E MARESCIALLO
«Prendo atto di alcune intercettazioni
di telefonate tra me e Lombardi — dice
Martino al pm — in cui si fa cenno a un
certo “maresciallo” e a un certo “Cesare e
vice Cesare”. Sul punto posso dire che nel
linguaggio che utilizzavamo io, Lombardi e Carboni, “Cesare” era il presidente
Berlusconi e “vice Cesare” era Marcello
Dell’Utri. Il “maresciallo” era il generale
della Finanza Giovanni Mainolfi che si
era rivolto al Lombardi per ottenere un
trasferimento da Napoli».
l’andamento dell’incontro
avuto il giorno precedente con
“l’amico nostro Marcello (Dell’Utri) e Denis (Verdini)». Per i
carabinieri, «il Lombardi riferisce che la settimana prossima
dovrebbe incontrare tale Cesare che lo stesso sarebbe rimasto
contento per quello che loro
stavano facendo per la questione Lodo Alfano». Il letterale, in
parte in napoletano, è che «lui
(il premier, ndr) è rimasto contento per quello che gli stiamo
facendo per il 6 e allora giustamente lui ci deve dare qualche
cosa, e ci deve dare te e non adda scassa’ o’ cazz’, te pare?».
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COINVOLTO
Il presidente
del Consiglio
Silvio
Berlusconi. Il
suo nome è
contenuto
nell’interrogatorio di un ex
politico
coinvolto
nell’affare P3
PARLAMENTARI “COMPRATI”
PER FARE CADERE PRODI
«Seppi da Verdini che Berlusconi fece
ottenere a Sica il posto di assessore nella
giunta regionale Campania ma che Berlusconi riteneva Sica un ricattatore e come tale inaffidabile. Sica mi disse che egli
aveva tutto il diritto di ottenere la candidatura alla Presidenza della Regione in
quanto Berlusconi gli doveva molto, disse che lo conosceva molto bene e che aveva dormito per diverso tempo nella sua
casa di Roma in via Plebiscito da cui era
stato allontanato per gelosia di Paolo Bonaiuti e dell’avvocato Ghedini. Sica disse
che Berlusconi doveva a lui la caduta del
governo Prodi in quanto si era adoperato
con l’aiuto di un imprenditore amico di
Sica e ben conosciuto da Berlusconi per
convincere, previo esborso di ingenti
somme di denaro, alcuni senatori a votare contro Prodi. Mi fece il nome del Senatore Andreotti e del Senatore Scalera. Mi
mostrò anche dei fogli sui cui, a suo dire
dire, vi erano segnati gli estremi dei bonifici».
Vi racconto tutto
Prendo atto di alcune
intercettazioni tra me e
Lombardi in cui si fa cenno a
un certo maresciallo e a un
certo Cesare e vice Cesare...
I RAPPORTI CON FORMIGONI
«Conosco da diversi anni Formigoni.
Gli sono affezionato e devoto in quanto
mi ha aiutato a far operare mia moglie,
malata di tumore. Mi sono adoperato relativamente all’esclusione della lista
Formigoni dalla campagna elettorale in
quanto ritenevo l’esclusione ingiusta. A
tale fine ritenevo opportuna un’ispezione ministeriale, così come prospettatami da Lombardi che mi disse di aver parlato con Marra e con Santamaria a Milano e con Caliendo a Roma. Io con Miller
chiedendogli la procedura per ottenere
una ispezione…».
IL VERBALE
Il verbale
dell’interrogatorio
davanti al pm
Giancarlo Capaldo
di Arcangelo Martino,
il quale si
trova in carcere dallo
scorso 8 luglio
nell’ambito
dell’inchiesta sulla P3
Caduta di Prodi
Sica si adoperò per
convincere alcuni
senatori, previo
esborso di ingenti
somme di denaro,
a votare in modo
da far cadere Prodi
EX ASSESSORE
Arcangelo Martino,
ex assessore a
Napoli, accusatore
di Berlusconi
I RAPPORTI CON DELL’UTRI
«Poco dopo la mia scarcerazione (era
stato arrestato nella Tangentopoli napoletana negli anni ‘90 ndr), conobbi
Marcello Dell’Utri, da allora, e siamo all’incirca nel 1996, ho avuto continuativi
rapporti con Dell’Utri. Tramite Dell’Utri
ho conosciuto Carlo Maietto e, tramite
lui, ho conosciuto Pasquale Lombardi e
Flavio Carboni». Martino spiega che il
suo interesse «era quello di riuscire ad
ottenere dal Pdl un seggio di senatore
per appagare la sua voglia di fare politica».
I RAPPORTI CON MILLER
CALIENDO E MARTONE
«Per la realizzazione del convegno al
Majestic, versai quale mio contributo
5.000 euro ed in quel convegno ebbi modo di conoscere molti magistrati tra i
quali Caliendo e Martone. A quel convegno era presente anche Miller che io conoscevo da moltissimi anni. Con il senno di poi, penso che quello fu il modo, per
Maietto, di inserirmi nella sua organizzazione e ottenere da me contributi anche per altri convegni». Cosa che Marti-
LODO ALFANO
E LODO MONDADORI
«Dopo il convegno in Sardegna, uno
o due giorni prima dell’incontro a casa
di Verdini, si è svolto un pranzo presso il
ristorante Tullio. A questo pranzo erano
presenti, oltre a me, Lombardi, Caliendo, Martone, Carboni, mi sembra anche
Miller, Lusetti, Angelo Gargani, Nunzia
di Girolamo. Due sono stati in particolare gli oggetti delle conversazione, il
Lodo Alfano e il la causa Mondadori. Il
Lombardi fece, a modo suo, una relazione, segnalando che, dal monitoraggio diretto e indiretto da lui effettuato
sui componenti della Consulta, era possibile un esito favorevole. Il secondo argomento riguardava la Mondadori, società riferibile al presidente Berlusconi,
che avrebbe dovuto pagare circa 450
milioni di euro. Lombardi disse che era
possibile forse intervenire sulla Cassazione e andò a parlare con il Presidente
Carbone e con il procuratore generale
Esposito. Stessi argomenti si affrontarono in casa di Verdini. Eravamo presenti io, Lombardi, Carboni, Verdini,
Dell’Utri, Caliendo, Martone e Miller.
Dell’Utri mostrò qualche preoccupazione, Martone e Miller espressero l’opinione che potevano essere giuste le
conclusioni di Lombardi».
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Mondadori
Lombardi disse che
si poteva premere
sulla Cassazione
per la causa
Mondadori e andò
a parlare con
Carbone
Formigoni
Ero devoto a
Formigoni, perché
fece curare mia
moglie, e quindi mi
diedi da fare per
un’ispezione
ministeriale
la Repubblica
@
POLITICA INTERNA
E GIUSTIZIA
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
■4
PER SAPERNE DI PIÙ
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L’EOLICO
IL LODO ALFANO
LE FALSE ACCUSE
IL RICORSO MONDADORI
Grandi attività di
pressione della loggia
per l’eolico in Sardegna.
La nomina di Ignazio
Farris e, secondo
l’accusa, una serie di
“favori” per agevolare
gli affari di Carboni&Co.
Grandi manovre anche
per avere un parere
favorevole della Corte
Costituzionale sul Lodo
Alfano: sarebbe stato
questo uno dei temi
affrontati nel pranzo
a casa di Verdini
La P3 cercò anche di
screditare, grazie ad
un falso dossier, la
candidatura di Stefano
Caldoro alla guida della
Regione Campania: quel
fascicolo finì nelle mani
di Verdini e Berlusconi
La loggia ha fatto
pressioni sulla
Cassazione per cercare
di ottenere il rinvio alle
Sezioni Unite
dell’udienza sul
contenzioso fiscale
della Mondadori
Le pressioni della P3
‘‘
L’inchiesta
Il dossier Caldoro
Le verità di Verdini
“Affari con Carboni
lo voleva Dell’Utri”
Mi giunse in forma
anonima un foglio su
alberghi e uomini
frequentati da Caldoro,
con Sica andammo da
Berlusconi e davanti al
premier lui esibì un
dossier più corposo
INTERROGATORIO
La frase di Verdini
riportata a verbale
MARIA ELENA VINCENZI
ROMA — Il coordinatore del Pdl,
Denis Verdini, è indagato nell’inchiesta sulla P3 con l’accusa di associazione segreta e corruzione.
Che ora rischi di essere iscritto per
anche per riciclaggio, sulla scorta
della delibera di Bankitalia sul
Credito Cooperativo Fiorentino,
è un’aggravante. Ma non cambia
la sostanza: la procura di Roma
sembra non avere dubbi sul fatto
che la figura di Verdini all’interno
della loggia sia centrale.
È il 26 luglio 2010. Verdini, a
piazzale Clodio, depone davanti
ai pm. Nei giorni successivi, i giornali e lo stesso onorevole nel corso di una conferenza stampa,
avevano riassunto i punti salienti
della sua audizione davanti al
procuratore aggiunto Giancarlo
Capaldo e al sostituto Rodolfo Sabelli. Ma la trascrizione di quel
verbale rivela molto di più. Eccola.
IL RAPPORTO CON CARBONI
L’interrogatorio del coordinatore nazionale del Pdl parte proprio dal suo legame con il faccendiere sardo, un rapporto di affari,
più che un’amicizia. Business poco chiari, come ammetterà lo
stesso Verdini. «Carboni propose
a me e agli amministratori della
Ste di realizzare un’edizione sarda del Giornale della Toscana,
proposta che mi lasciò assai perplesso in quanto i costi di una tale
operazione, a mio parere, avrebbero superato i possibili ricavi,
considerata la situazione di saturazione dei giornali in Sardegna,
dominata dalle testate locali e
quindi la modesta diffusione che
un’edizione sarda del Giornale
avrebbe potuto avere». Ma Carboni vuole quell’affare. «Si disse
disposto a contribuire a un aumento di capitale della Ste, allo
scopo di sistemare i conti della società e quindi progettare la successiva espansione del Giornale
in Sardegna».
IL RUOLO DI DELL’UTRI
Verdini a questo punto apre
una parentesi e spiega ai pm come quella sua “contrarietà” al
progetto di Carboni viene vinta.
La spiegazione ha un nome e un
cognome: Marcello Dell’Utri. È
sul collega parlamentare che Verdini sembra voler scaricare le responsabilità del suo rapporto con
Carboni e, quindi, con la loggia
P3. «Le mie perplessità furono superate successivamente ad un incontro avvenuto nel maggio 2009
presso l’hotel Eden di Roma, al
quale partecipammo io, Carboni,
Dell’Utri e alcuni collaboratori di
Dell’Utri. Ritengo, dalla confi-
‘‘
Il Giornale sardo
Carboni ci propose di realizzare
un’edizione sarda del Giornalee
si disse disposto a contribuire a
un aumento di capitale della Ste
per sistemare i conti della società
COORDINATORE PDL
Denis Verdini,
coordinatore Pdl indagato
per associazione segreta
VERDINI AL PM
Così Verdini a verbale
denza dimostrata, che Dell’Utri
conoscesse Carboni da diverso
tempo. Sottolineo che Dell’Utri,
oltre ad essere mio amico personale, è figura carismatica del Pdl,
in quanto tra i fondatori di Forza
Italia e quindi i suoi pareri godono di particolare autorevolezza».
Questo il caso specifico. Ma il senatore, nel corso dell’interrogatorio, viene tirato in ballo “dall’amico” su molte questioni. «Non
ho troncato con Carboni perché
era amico di Dell’Utri», spiega ai
pm. Poi, ancora, a proposito dell’ormai celebre pranzo a casa sua,
a palazzo Pecci Blunt il 23 settembre 2009, Verdini dice: «Dovevamo essere in pochi, un pranzo come gli altri, ne faccio a centinaia.
E invece mi sono trovato con molte persone, tra cui Carboni e altri
che non conoscevo, forse li ha invitati Dell’Utri». Il coordinatore
nazionale del Pdl si lascia quindi
andare a una considerazione su
quell’incontro: «Solo adesso mi
rendo conto che furono solo
espedienti di Carboni e di quelle
persone per ottenere favori dalla
mia banca». Lui, l’eolico e, ancora, Dell’Utri. Da un lato, il coordinatore nega qualsiasi coinvolgimento suo e “dell’amico”: «Io non
ho condiviso con Carboni alcun
interesse sull’eolico. Prendo atto
delle dichiarazioni di Cristiano
Ragni, Matteo Cosmi e Alessandro Alberani (imprenditori di
Forlì coinvolti negli affari sull’eo-
lico, ndr), ma non è vero che io e
Dell’Utri siamo stati soci di alcuna iniziativa riguardante l’eolico». Dall’altro, però, il secondo
dopo sembra voler affondare un
altro colpo: «Per quanto ne so Ragni, Cosmi e Alberani gravano intorno ai cosiddetti circoli Dell’Utri operanti nell’area di Forlì».
GLI AFFARI CONTINUANO
«Carboni mi disse – continua il
verbale – che lui alla soglia degli 80
anni, tramite il Giornale della Toscana voleva avere la sua voce in
Sardegna al fine di riscattare la
propria immagine». Le trattative
vanno avanti, Verdini si lascia
convincere. Ma in quel business
c’è qualche cosa che non va. «Tor-
nando all’accordo concluso nel
2009 che vede parte da un lato la
Ste, dall’altro Antonella Pau e
Giuseppe Tomassetti preciso che
dietro vi era Carboni». L’entrata
nel Giornale di Toscana vale, secondo l’accordo, 2,6 milioni.
«Non era possibile far figurare
quel versamento in conto capitale: in questo modo la quota capitale di spettanza della società
cooperativa Nuova Editoriale sarebbe scesa al di sotto della soglia
del 51 per cento essenziale perché
la società potesse beneficiare dei
contributi all’editoria per circa
2,5 milioni». Ecco come nasce il
giro di denaro che non ha convinto e continua a non convincere i
magistrati romani che pensano
La polemica
Il caso
L’Idv contro il Tg1 di Minzolini
“Censurata la notizia dell’inchiesta”
“Riciclaggio dietro l’acquisto della casa”
è giallo sulla frase dell’ex ministro
ROMA — L’Italia dei valori attacca il Tg1, contestando alla testata diretta da Minzolini di esser stato l’unico telegiornale della Rai a censurare ieri le rivelazioni sull’inchiesta P3 che coinvolge Berlusconi. «In un paese normale — accusa Leoluca Orlando, portavoce dell’Idv — una tale notizia che campeggiava sulle prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali, non sarebbe mai stata oscurata».
Secondo Orlando a questo punto il direttore generale Masi, se ha a cuore gli interessi dell’azienda e dei
cittadini che pagano il canone, «dovrebbe intervenire immediatamente per ripristinare il pluralismo».
GENOVA — L’onorevole Claudio Scajola ha
smentito di aver dichiarato, come pubblicato ieri dal Secolo XIX, di sospettare che dietro la vicenda dell’acquisto della sua casa di Roma, zona Colosseo, ci sia stato «il tentativo di riciclare
del denaro poco pulito alle spalle di chi, pensavano, non sarebbe mai stato controllato». Scajola precisa che «le affermazioni a me attribuite non
corrispondono al vero». La direzione del Secolo
XIX, invece, precisa «di aver riportato fedelmente quel che l’ex ministro ha detto nel colloquio
con il cronista».
Il direttore
del Tg1
Augusto
Minzolini
che, invece, quei versamenti fossero tangenti per favorire i progetti sull’eolico. «Le quote della
nuova Toscana Editrice non sono
state mai formalmente trasferite
alla Ste anche se di fatto tutto il
know how è stato trasferito ad altra società del gruppo editoriale
oggi esistenti e operative mentre
la Nuova Toscana Editrice è stata
posta in liquidazione. Ribadisco
che sul piano formale l’accordo
del 2009 è stato fatto alla buona.
Prendo atto che nel settembre
2009 un mio versamento dell’importo di 150 mila euro viene appostato in contabilità nel mastrino “credito per acconto acquisto
quote”. Anche in questo caso si è
trattato di un’indicazione superficiale e non corretta in quanto in
realtà fu un mio finanziamento
inteso a pagare gli stipendi e a me
restituito nel febbraio 2010 dopo
l’arrivo dei contributi all’editoria». I magistrati lo incalzano ancora. E Verdini spiega: «Prendo
atto del rilievo relativo all’esistenza al 31.12.04 di un’esposizione
nei confronti del Credito Cooperativo Fiorentino di quasi 5 milioni di euro, ma in realtà tale esposizione era interamente compensata da crediti di pari importo
vantati dalla Ste nei confronti dello Stato a titolo di contributi per
l’editoria, crediti già ceduti alla
banca». Infine gli assegni contestati, quelli del faccendiere sardo.
«Carboni mi diede una busta con
assegni circolari che io neanche
vidi e di cui non conoscevo l’importo e mi limitai a conservare in
banca per l’incasso. È vero che richiesi via fax il documento di
identità e il codice fiscale di Tomassetti, proprio perché erano
necessari per l’incasso».
LA VICENDA CALDORO
Il coordinatore racconta anche
la sua versione sul falso dossier
Caldoro. «Mi giunse in forma
anonima un foglio dattiloscritto
che riportava un elenco di luoghi,
alberghi, date e uomini asseritamente frequentati da Stefano
Caldoro. Io avevo già messo da
parte la cosa, quando nel mio ufficio si presentò Ernesto Sica, sindaco di Pontecagnano, che io già
conoscevo. A gennaio 2010, io e
Sica andammo insieme da Berlusconi: al presidente Sica chiese di
essere candidato alla presidenza
della Regione Campania e, contestualmente, tirò fuori un foglio
più corposo di quello che era stato inviato a me, ma molto simile,
su Caldoro. D’accordo con Berlusconi, interpellai Caldoro che mi
giurò essere tutto falso. Non so
per quale motivo Sica sia poi diventato assessore».
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la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
IL
GOVERNO
ALLA PROVA
POLITICA
INTERNA
■6
Lo scontro
Camera, Fini avverte Berlusconi
“Metteremo ai voti il suo discorso”
“Le polemiche in Russia? Così irrita Colle e Farnesina”
DAL NOSTRO INVIATO
ANTONELLO CAPORALE
OTTAWA — Al mattino, dopo
il caffé canadese, la telefonata
a casa, il saluto alle bimbe, il
pensiero va a lui. «Ha parlato?»
Sì, ma oggi con un videomessaggio agli ospiti della scuola
di formazione di Gubbio. «Come San Francesco. O anche
come il lupo». Gianfranco Fini
sistema a metà tra la santità e
la diavoleria la figura del suo
carissimo nemico Silvio Berlusconi al quale consegna oltre Atlantico questo breve dispaccio: «Le annunciate dichiarazioni del premier alla
Camera dovranno essere suggellate da un voto. Altrimenti
non ha senso venire a Montecitorio. È un problema di logica, anche se è chiaro che il governo farà le sue autonome
valutazioni. Però non ha senso cercare il sostegno dei 316
cende italiane all’estero e pronosticare («Voto in primavera? Da noi l’orizzonte elettorale è sempre ristretto»), e il presidente della Camera ha tentato in ogni modo di illustrare
questo lontano viaggio che
riunisce gli speakers dei Parlamenti dei paesi del G8, una ulteriore e finora sconosciuta
superfetazione dei vertici
mondiali. Ieri è andato a piantare un acero, l’albero della
nazione, nella casa di campagna del padrone di casa canadese, memore del fatto che è
utile comunque non avventurarsi in terra straniera in polemiche da suolo patrio. Berlusconi non resiste, vero, «ma
così irrita la Farnesina e il Colle». Lui vorrebbe far meglio.
Ma si può? Il Canada è un
paese con un welfare avanzato, un’economia forte e il miracolo di una coesistenza
multietnica realizzata e visibile. I maestri elementari guadagnano quattromila dollari
canadesi al mese (3200 euro
circa), anche se la tassazione
raggiunge il cinquanta per
cento dell’imponibile. L’occupazione è alta, però i segni
di crisi si avvertono. I dipendenti della catena alberghiera
Fairmont (in uno di questi,
Chateau Laurier, è alloggiata
la delegazione italiana) sono
in agitazione. Lamentano la
precarizzazione del lavoro, la
compressione dei diritti e l’espansione dei doveri. «Tutto il
mondo è paese. Lasciamo le
camere prima che i cuochi ce
le occupino», sorride il presidente Fini.
REPUBBLICA.IT
Scontro FiniBerlusconi
L’audio del
Cavaliere:
"La crisi è un
delitto"
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nuova frecciata
“Silvio ha parlato
anche oggi? Come
San Francesco. O
come il lupo”
deputati che dovranno costituire la sua maggioranza senza un voto conclusivo, questa
almeno è la mia idea». Il presidente della Camera aspetta il
voto per documentare che il
suo gruppo è nella maggioranza, certificare che appoggia anche se con riserva, che è
pur sempre a fianco del governo anche quando sembra cerare la compagnia di estranei.
«Se Berlusconi chiede di verificare se c’è una maggioranza
si presuppone che ci sia la volontà di chiedere un voto», ha
precisato il portavoce di Fini,
Fabrizio Alfano.
Questo continuo saliscendi
tra guerra e pace rischia di
confondere gli italiani. «Solo
loro? Guardi che anche noi politici siamo confusi, anche voi
giornalisti lo siete. Figurarsi le
mamme e le nonne che hanno
solo il televisore davanti».
Gli italiani, oggi per esempio forse sapranno che Ignazio La Russa dopo le bastonate dell’estate (ogni straccio è
volato in famiglia) indaga sulla resistenza di un certo buon
sentimento che li condanna a
rimanere fratelli anche quando impugnano coltelli. È la
teoria del bene recidivo che
suo malgrado sopravanza il
male. La Russa scruta infatti
all’orizzonte un abbraccio politico tra i duellanti. Non giura
e non pronostica ma certo illustra la speranza di ritrovarli
insieme quei due, di nuovo e
ancora. Fini, considerato
piuttosto freddo nel carattere
e distante dall’affetto per temperamento e compiuto senso
politico, riduce a Ignazio, suo
ex sottoposto, ogni speranza
al sorriso: «Lui se la canta e lui
se la suona».
È sempre difficile resistere
alla tentazione di parlare di vi-
Il retroscena
Berlusconi ai suoi: “Non permetto a Fini di tenerci sulla graticola, deve dirci sì su tutto, giustizia compresa”
L’ira del Cavaliere che teme “il ricatto”
e torna il rischio di stare sotto quota 316
CARMELO LOPAPA
ROMA — Fa in tempo a rientrare
a Palazzo Grazioli nel pomeriggio, il presidente del Consiglio
Berlusconi, che già lo svago della
notte nella movida moscovita è
cancellato dalle news italiane.
L’esternazione canadese di Gianfranco Fini sulla necessità del voto, la battutina sulla campagna
acquisti, la bolla come una provocazione bella e buona, «l’ennesima». «È la conferma che vuole tenerci sotto ricatto, se non raggiungeremo l’autosufficienza:
quota 316 senza i suoi — è il ragionamento fatto dal premier di ritorno dalla Russia con chi lo ha
sentito — Ma io non gli permetto
di tenerci sulla graticola. Il 28 si
vota, certo, ma loro dovranno dire sì su tutto, giustizia compresa,
o li porto al voto al più presto».
Una sfida che i finiani si preparano a raccogliere, come lascia intendere in serata Italo Bocchino
confermando la disponibilità a
votare «anche dieci lodi Alfano,
ma non il processo breve: fatto
questo, poi Berlusconi deve governare».
Anche oggi, alla chiusura della
kermesse della Meloni (Atreju) a
Roma, il Cavaliere ribadirà come
fatto ieri che la legislatura deve
andare avanti. Che è irresponsabile chi crea problemi per interes-
Le posizioni
BOCCHINO
REGUZZONI
NUCARA
Il capogruppo Fli conferma
che i finiani si preparano a
votare “anche dieci lodi
Alfano, ma non il processo
breve: dopo, però, Berlusconi
dovrà governare”
Il capogruppo leghista Marco
Reguzzoni, come il suo
collega Pdl Fabrizio Cicchitto,
dovrebbe firmare la mozione o
l’odg di sostegno al governo.
L’incognita sulla firma di Fli
Il repubblicano lavora al
“gruppo di responsabilità”.
Incontra Pannella, che rifiuta.
E dice: “Non è facile”. La
Malfa lo accusa: “Mi vergogno
dei colleghi meridionali ascari”
si di parte. Nel frattempo lavora a
spron battuto per la nascita del
nuovo gruppo di maggioranza
che, nella strategia di Palazzo Chigi, dovrebbe proprio portare a
quota 316 senza i finiani. Impresa
sempre più ardua. Appena atterrato nella Capitale, il premier si è
subito informato dello stato delle
trattative condotte da Nucara,
Cicchitto, Pionati, tra gli altri. Ma
al momento il pallottoliere dei sì al
programma in cinque punti è fermo a quota 310-311 (Fli a parte),
come gli hanno confermato i suoi.
«Non c’è alcun gruppo che assicu-
La firma dei finiani
a un documento
pro-premier
sancirebbe il ruolo
politico di Fli
ri per ora la maggioranza senza i finiani e penso che non sarà facile
da realizzare» racconta il repubblicano Nucara dopo aver incontrato e tentato ieri perfino Marco
Pannella. Invano. Il fatto è che ai
296 voti di Pdl e Lega, per adesso,
si sono aggiunti solo i 5 di NoiSud,
i 5 dell’Mpa (estranei però al nascituro gruppo), i 3 liberaldemocratici, e appunto i due Nucara e
Pionati. Sul resto si tratta, ma restano indispensabili i 34 di Fli.
Gianfranco Fini torna più che
soddisfatto dalla missione canadese, soprattutto del consolidamento dei rapporti con Nancy Pelosi, colonna dei democrats e dell’amministrazione Usa. «Se dopo
il discorso di Berlusconi non si votasse, per il governo sarebbe un
segno di grande debolezza» spiega ai fedelissimi prima di imbar-
carsi sul volo per l’Italia. Se il 28 si
voterà, è il filo di ragionamento seguito dalla terza carica dello Stato,
è per anche «prassi parlamentare:
da sempre a un intervento del premier segue il dibattito e i capigruppo di maggioranza si fanno
carico di presentare un ordine del
giorno da sottoporre al voto». Anche stavolta, sottinteso, si farà così. Si dovrebbe, meglio dire. Perché uno dei problemi è proprio
quello: chi dovrebbe presentare e
firmare l’odg pro Berlusconi?
Bocchino è disposto a sottoscriverlo e farlo votare per conto dei finiani. Ma Cicchitto (Pdl) e Reguzzoni (Lega) accetteranno di firmare un documento con lui, certificando la nascita della nuova
maggioranza a tre gambe? Tutto
da vedere. «Se sarà un voto sulla risoluzione o un vero e proprio voto di fiducia lo si discuterà nei
prossimi giorni», taglia corto Gasparri. Quel che è certo è che la
stoccata di Fini su voto e campagna acquisti ha rimesso in fibrillazione il Pdl. «Continua a dimostrarsi tutt’altro che super partes
— dice uno dei berlusconiani più
ortodossi come Osvaldo Napoli
— Sono i capigruppo e non lui a
decidere se occorre un voto. Ecco
perché deve dimettersi da presidente della Camera: parla ormai
da capo partito».
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la Repubblica
@
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
PER SAPERNE DI PIÙ
www.camera.it
www.governo.it
■7
Il Senatur: Fini meglio di Casini, ma torni in ginocchio da Berlusconi. La Russa: spero in un abbraccio
Il caso
Il premier: “No a governicchi”
Bossi, dito medio a Gianfranco
EMANUELE LAURIA
RODOLFO SALA
IN CANADA
Il presidente della Camera
Gianfranco Fini a Ottawa
ROMA — Il «no ai governicchi»
corre via etere, sulla frequenza
che unisce Mosca a Gubbio. Silvio Berlusconi parla per 12 minuti, dalla sua stanza d’albergo nella capitale russa, in collegamento
telefonico con la scuola di formazione politica del Pdl. Ed è un intervento che consente al premier
nuove, vertiginose, impennate
d’orgoglio («Passeremo alla storia come i migliori») e gli permette di confermare la linea: il governo va avanti. La crisi? Sarebbe
«un delitto». E giù nuovi attacchi
alla «politica politicante che non
avrà la meglio», a «un teatrino
sempre più insulso e sempre più
assurdo». Nel mirino stavolta
Bersani: il
presidente del
Consiglio si
trattenga. Di Pietro:
terrorista politico
AL COMIZIO
Umberto Bossi a Ferrara
ha ripetuto il gesto
del dito medio
non ci sono i magistrati, ma la sinistra e i finiani. Quegli «antiberlusconiani vecchi e nuovi» che
«possono produrre tutte le chiacchiere e le feste di partito che vogliono, ma non avranno mai la
soddisfazione di vedere un nostro concorso nel fare precipitare
l’Italia verso la crisi». Berlusconi
dice che «è una questione di responsabilità: non ci scordiamo
mai — aggiunge — che l’Italia potrebbe correre il rischio di una sfiducia, anche magari solo parzia-
Il viaggio
Tra belle ragazze e musica
Silvio fa le ore piccole
nel bar per vip di Mosca
DAL NOSTRO INVIATO
FRANCESCO BEI
MOSCA — «Ue’, cosa state a fare ancora in piedi a quest’ora?…siete dei viziosi». Sono da poco
passate le due del mattino e Silvio Berlusconi ricompare nella hall dell’albergo di fronte al
Cremlino. Giornata lunga — prima il forum a
Yaroslavl, poi una cena nella dacia di Putin —
ma ancor più lunga è la notte del Cavaliere. A
mezzanotte infatti il presidente del Consiglio
non ha ancora sonno e decide di rilassarsi in un
noto lounge-bar della capitale, il GQ. Ambiente
glamour, con le copertine della rivista americana alle pareti, musica sparata a tutto volume e
un pieno di belle ragazze dai vestitini avari di
stoffa. In un tourbillon di scolli e tacchi a spillo,
la serata prosegue allegra, con il Cavaliere seduto a un tavolo a sorseggiare amaro Averna. Insieme a lui gli uomini della scorta, e alcuni collaboratori. A sorvegliare che tutto fili per il verso giusto — con i giornalisti tenuti a guardia sul
marciapiede — c’è il padrone del club, l’oligarca Arkadij Novikov. Non gli mancano i soldi visto che, oltre al GQ, ha acquistato la villa di Versace sul lago di Como. Intanto entrano ed escono rumorose comitive. Di comune tra i frequentatori del locale c’è la scelta delle automobili, nessuna sotto i 50 mila euro. Così anche la
limousine dell’ambasciata, con la bandierina
italiana sul cofano, sembra quasi un utilitaria
parcheggiata al fianco di giganteschi Hummer
stile “Soprano’s”. La presenza del premier non
passa inosservata. Il dj in onore dell’ospite più
illustre mette sul piatto la hit del momento: il remix dance di “Tu vo’ fa l’americano”.
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Arkadij
Novikov,
l’oligarga
padrone del
club che ha
ospitato
Berlusconi
le, sui mercati». E il Pdl «non farà
precipitare l’Italia verso una crisi
politica che avrebbe dei risvolti
incerti, sospesa — afferma il premier — tra le ipotesi di elezioni
anticipate da un lato e l’ennesimo governicchio tecnico dall’altro». Il lungo applauso della frangia azzurra del Pdl chiude il collegamento. Il premier, prima di
congedarsi, grida «Forza Italia e
forza Milan». Di lì a poco, Fini lo
gelerà dal Canada ricordandogli
che in aula dovrà chiedere un voto e cercare dunque una maggioranza. I due cofondatori del Pdl
rimangono lontani, non solo fisicamente, anche se Ignazio La
Russa, ex colonnello finiano e oggi “falco” del Pdl, desta qualche
sorpresa augurandosi ancora la
pace: «Spero in un nuovo abbrac-
“RISPETTI L’ITALIA”
A Ferrara alcuni militanti
di sinistra hanno portato
il tricolore nella piazza
dove ha parlato Bossi
cio fra Berlusconi e Fini».
Non proprio un abbraccio si
augura Umberto Bossi, ma la sostanza è quella: «Spero che Fini
torni in ginocchio dal presidente
del Consiglio». Il Senatur, durante un comizio a Ferrara, mostra il
dito medio (di nuovo) quando gli
ricordano le parole dell’ex leader
di An sulla Padania che «non esiste». «Esiste e vince le elezioni»,
rimarca Bossi. Fini, comunque,
«è sempre meglio di Casini». E la
Lega «che non cambia bandiera»
alla fine «manterrà il patto con il
premier». Anche perché il voto
anticipato, dice il capo della Lega
«non lo vuole né Napolitano né
Berlusconi».
Mentre non cessano le polemiche sull’intervento show del
Cavaliere a Yaroslavl: «Bisogna
che il presidente del Consiglio si
trattenga un po’ — dice il segretario del Pd Pierluigi Bersani — Noi
siamo abituati ai suoi sfoghi: li
venga a fare qua ma per favore lasci in pace il mondo». Antonio Di
Pietro è più duro: «Che se ne fa l’Italia di un premier che va all’estero per parlare male del suo Paese?
Uno che si comporta così è un
terrorista politico». Aveva cominciato Massimo D’Alema, in
prima fila al forum sulla democrazia di Yaroslavl, a criticare l’intervento del premier: «Grave e
inusuale». Ieri all’esponente del
Pd ha replicato il titolare della
Farnesina Franco Frattini: «D’Alema creò imbarazzo sia come
capo del governo che come ministro degli Esteri».
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la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
@
POLITICA
E SOCIETÀ
ECONOMIA
■8
PER SAPERNE DI PIÙ
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“Paese unito solo col federalismo
al Sud serve la regia dello Stato”
Tremonti: vorrei Tg e cartoni con i sottotitoli in inglese
DAL NOSTRO INVIATO
ALBERTO D’ARGENIO
GUBBIO — Solo con il federalismo eviteremo che l'Italia si divida lasciando il Sud a se stesso. Lo
dice il ministro dell'Economia
Giulio Tremonti chiudendo la tre
giorni della Scuola politica del Pdl
di Gubbio. Di fianco a lui Sandro
Bondi, padrone di casa e animatore di un evento che da giovedì
ha portato nella città umbra ministri e sottosegretari pidiellini per
formare le nuove classi dirigenti
berlusconiane. E proprio il premier, di buona mattina, ha salutato la platea con un telefonata dalla Russia nella quale ha rinforzato
l'ipotesi di prosecuzione della legislatura ricordando che «a settembre ci sono da collocare 56 miliardi di titoli di Stato e non ci dimentichiamo che corriamo il rischio di una sfiducia anche parziale sui mercati». Il titolare di via
XX Settembre ha invece sottolineato che è arrivato il momento di
«lavorare con una logica di serietà
e abbandonare le polemiche».
A differenza di molti colleghi
che lo avevano preceduto, Tremonti non cede alla tentazione di
fare una raffica spot all'operato
del governo. Maglioncino blu alla
Marchionne («ma va là - scherza il
ministro con chi glielo fa notare l'ho sempre messo»), con una
lunga analisi ripercorre la crisi
economica. Quindi descrive l'Italia come «un Paese duale che non
La polemica
Le privatizzazioni
Non abbiamo colossi, colpa
di come sono state fatte
le privatizzazioni: lo
spezzatino dell’Enel indica
quali erano gli appetiti
IL MINISTRO
Giulio Tremonti,
ministro dell’Economia
vogliamo diventi diviso: la soluzione della questione meridionale sta nell'unità». Parole dettate
forse dalla voglia di cancellare i
sospetti di chi nel Pdl lo vede troppo vicino alla Lega, ma subito riequilibrate: «Mi puoi dire ma come, non eri federalista? E infatti il
federalismo fiscale sarà equo, solidale e costituisce l'unico modo
per tenere insieme questo Paese». Spazio alla questione meridionale, con Tremonti che spiega
la filosofia del piano per il Sud che
costituirà uno dei cinque punti
della verifica parlamentare di fine
mese: «Non possiamo più continuare con questa politica perché
la questione meridionale non è la
somma di questioni regionali ma
è nazionale, con lo Stato che deve
definire la regia generale senza la
quale c'è dispersione di fondi».
Intanto il Tesoro starebbe accele-
rando la creazione della Banca
del Sud, con Unicredit che dovrebbe cedere a Iccrea e Poste il
Mediocredito centrale, istituto
chiamato a rilanciare economia e
occupazione del Mezzogiorno.
Tremonti risponde poi a chi afferma che il governo ha alzato le
“Faremo la riforma
fiscale insieme
alle parti sociali e
non aumenteremo
le tasse”
tasse («non abbiamo mai messo
le mani in tasca agl italiani e non
lo faremo», la pressione sale perché scende il Pil) e parla della
riforma fiscale: «La faremo con le
parti sociali», assicura, ma non
sarà una «magica riduzione delle
tasse: devi puntare alla razionalizzazione del sistema e poi tendere alla riduzione delle aliquote». Quindi nella strategia per il rilancio della crescita («rigore e sviluppo sono due facce della stessa
medaglia») cita la libertà di impresa: «Basta con chilometri di
Gazzetta Ufficiale».
E ancora il nucleare, la necessità di concentrare in una sola
struttura la presenza italiana all'estero aiutando l'export, gli sforzi del governo per ingrandire la taglia delle imprese italiane oggi in
difficoltà a competere in un mondo di «giganti», dalla Cina alla
Germania. Passaggio nel quale
Tremonti non rinuncia alla polemica con il centrosinistra, accusato di aver dilapidato la fondamentale «massa critica» delle
aziende di Stato: «Ci devono spiegare perchè le privatizzazioni sono state fatte così. Lo “spezzatino”, come quello dell’Enel, indica
quali erano gli appetiti». Per finire
con una proposta che il ministro
invita a non sottovalutare: «L'uso
della tv pubblica per la formazione è fondamentale. Gli italiani
non conoscono le lingue e per
questo ho proposto i sottotitoli e i
cartoni in inglese. Mi hanno detto
- aggiunge ridendo - “vuoi fare il tg
di Minzolini con i sottotitoli?" Ma
l’inglese alla Rai è una cosa che
serve perchè sennò siamo spiazzati» rispetto agli altri Paesi.
La scuola politica del Pdl a Gubbio
131
giorni
SVILUPPO
senza
MINISTRO
Dopo 131
giorni dalle
dimissioni di
Claudio
Scajola, non è
stato ancora
nominato il
nuovo ministro
dello Sviluppo
economico
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Perplessità anche dagli ex ppi. Annullato il convegno dei quarantenni che demoliva il “partito hollywoodiano” di Veltroni. E Vendola incassa applausi dai giovani Pdl
Pd, tensioni tra veltroniani e Bersani
“Rito del passato il comizio alla festa”
GOFFREDO DE MARCHIS
ROMA — «Un ritorno alle liturgie
del passato». Il nuovo clima di
tensione nel Partito democratico
coinvolge anche la Festa di Torino. Che oggi si chiude con il tradizionale comizio finale del segretario Pier Luigi Bersani. Troppo
tradizionale, appunto. Roba da
vecchio Pci. Sia Veltroni sia Franceschini, i leader precedenti avevano scelto altre strade proprio
per marcare la discontinuità. Il
primo, nel 2008 a Firenze, aveva
fatto un’intervista come gli altri
nei giorni centrali della kermesse. Il secondo, a Genova, aveva indossato nella giornata di chiusura il grembiule del volontario servendo ai tavoli. «Ci preoccupa
questo salto all’indietro nel simbolismo del secolo scorso — dicono alcuni veltroniani — . Il Pd
doveva rompere con gli schemi
antichi. Anche in maniera plastica». Dice l’ex ppi Beppe Fioroni:
«Il segretario di un partito ha il diritto di parlare al suo popolo. Ma
il comizio di chiusura è un simbolo superato, un modo per adagiarsi sul tempo che fu. Spero che
non sia un altro segno di rinuncia
all’innovazione».
La tregua dei mesi scorsi è ormai rotta e su alleanze, feste,
struttura stessa del partito, l’offensiva di Walter Veltroni e dei
suoi viene vista come un pericolo
da Bersani e dalla sua maggioranza. Come anticipato da Repubbli-
ca, alcuni membri della segreteria vicini al leader hanno predisposto un documento molto critico con la Seconda repubblica e
in particolare con il Pd gestito da
Veltroni. Parole forti contro il bipolarismo e contro la deriva «hol-
Oggi a Torino
chiusura con
il discorso che
i precedenti leader
avevano cancellato
Il governatore della
Puglia: “Non sono
pratico di alleanze,
mi preme un’idea
nuova per l’Italia”
SEGRETARIO
SINISTRA E LIBERTÀ
Pier Luigi Bersani
leader del Pd
Nichi Vendola
leader di Sel
lywoodiana» del centrosinistra. I
fedelissimi dell’ex sindaco di Roma hanno reagito con forza. «È
un testo reazionario — spiega
Giorgio Tonini — . Con molta nostalgia per la Prima repubblica e
gli equilibri Dc-Pci». S’infuriano
le componenti della segreteria
Stella Bianchi e Annamaria Parente, vicine a Veltroni: «Avevamo fatto un buon lavoro insieme
ma questo documento indebolisce tutto. Mina le fondamenta del
Pd, per noi è inaccettabile». I
“giovani turchi” (Fassina, Stumpo, Gualtieri, Orlando, Orfini),
come si sono autodefiniti i firmatari richiamandosi al movimento
di Ataturk, confermano la loro linea, ma per evitare una nuova
grana al segretario annullano il
Il caso
Terzo Polo, l’Udc siciliana avverte Casini: guai se vai con la sinistra
CHIANCIANO — Prove generali di terzo
polo e dopo-Berlusconi, alla festa Udc di
Chianciano. Ne parlano tutti, da Rutelli a
Bocchino a Fioroni, in attesa della chiusura di oggi affidata al leader Pier Ferdinando Casini. È il leader dell’Api Francesco Rutelli a sbilanciarsi più degli altri.
Confessa di sentirsi d’accordo con Fini sul
90 per cento delle cose dette e di non
escludere con lui un «cammino comune»,
poi l’ex pd si rivolge ai centristi: «Tra noi
sta per nascere qualcosa di importante, di
nuovo, che può contribuire a cambiare la
politica nel nostro paese». Prende la parola anche Beppe Pisanu. «Mi sento a casa» dice: «Il bipolarismo così com’è non
può rimanere. Partiti e coalizioni quando
non funzionano si fanno saltare». E dal
Pdl è appena uscito coi suoi Italo Bocchino. Che a Chianciano avverte: «Se qualcuno ci caccia dal nostro polo, potremmo
dar vita ad un secondo polo moderato». Il
capogruppo di Fli parla di «anomalia Berlusconi», ma «tutte le anomalie hanno
una parabola e alla fine di un’anomalia
non ce n’è un’altra». Musica per le orecchie dei big centristi. Ma a scuotere i vertici Udc sono le parole del segretario siciliano, Saverio Romano. Il deputato vicino
a Cuffaro invita il partito a «non isolare
Berlusconi portandolo tra le braccia della
Lega». Al Tg2, poi, più chiaro: «Casini non
vada a sinistra. Non lo seguiremmo».
convegno in cui si dovevano discutere le loro tesi. Non si vedranno più a Orvieto il 25 settembre. Lo annuncia Davide Zoggia:
«Non siamo contro qualcuno,
volevamo solo dare un contributo. Ma rinviamo e raccoglieremo
altri contributi».
Un’altra spina per il Pd, Nichi
Vendola, viene accolto da applausi alla festa dei giovani di destra. Vendola ripete ancora a Bersani e al Pd che è inutile lacerarsi
sulle alleanze. «Io non so partire
dal gioco dei quattro cantoni,
dall’alleazionismo fatto nel Palazzo. Mi viene l’ansia, faccio fatica a confrontarmi con questo
problema — dice — è come creare la pozione magica, come se
l’alleanza fosse un gioco astratto,
un gioco di società». Prima si fa un
disegno nuovo per l’Italia, «chi lo
condivide ha fatto la coalizione».
Un applauso di benvenuto ad
Atreju quando il governatore ammette: «Sono entrato in questo
spazio con un po’ di batticuore
come sempre quando si superano barriere...». Applausi quando
parla dell’acqua, bene pubblico
che «integra il diritto alla vita».
Ancora applausi sull’energia: «La
Regione Puglia produce molta
energia e consuma il 13% dell’energia che produce, noi regaliamo a Bossi l’87% dell’energia che
produciamo. Se potessimo monetizzare saremmo ricchi». E sul
nucleare altri consensi.
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la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
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POLITICA INTERNA
E SOCIETÀ
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■9
Le tappe
IL DECRETO
L’8 agosto 2009
il ministro Roberto
Maroni firma il
decreto che mira a
regolamentare le
ronde fai da te
VLADIMIRO POLCHI
ROMA — In Italia c’è un piccolo comune che può vantare un
primato tutto suo: è Varazze, in
Liguria. Tra i suoi 13mila cittadini, 8 hanno stabilito un record nazionale: sono i primi e
forse unici “osservatori volontari per la sicurezza”, pienamente operativi. A oltre un anno dal decreto Maroni, che ha
messo in regola le ronde, le richieste di iscrizione alle prefetture locali (e i corsi di formazione attivati) si contano infatti sulle dita di due mani. Ma solo i volontari di Varazze sono
già in strada, nel rispetto di tutte le regole previste. «Siamo fieri del nostro primato», gongolano al Comune. E nel resto d’Italia? I rondisti restano invisibili. «In effetti registriamo pochissime iniziative», conferma
Anna Palombi, presidente del
sindacato dei prefetti.
Un passo indietro. Il decreto
Maroni, firmato l’8 agosto
2009, mirava a regolamentare
il fenomeno delle ronde fai da
te, istituendo appositi albi
presso le prefetture e preve-
MINISTRO
Roberto
Maroni varò
il decreto
istitutivo
delle ronde
l’8 agosto
2009
I prefetti: la causa
è la severità delle
norme. Prima del
decreto i gruppi
attivi erano 70
dendo rigidi requisiti per gli
aspiranti volontari. Come è andata? Il Viminale non fornisce
dati ufficiali e così, per un bilancio seppur sommario, bisogna rivolgersi a sindacati delle
forze dell’ordine e prefetti. Se
prima del decreto attuativo,
una rapida fotografia del territorio censiva circa 70 ronde attive (17 solo in Lombardia, 10
in Veneto), a un anno e un mese dall’entrata in vigore delle
nuove regole sono ben poche
le associazioni di volontari che
hanno chiesto il riconoscimento ufficiale a sindaco e prefetto: una a Treviso, una a Milano e un’altra a Bolzano. A Roma, il questore Francesco Tagliente ha fatto sapere che non
si è manifestata «alcuna costituzione di liste presso la prefettura». A Varese, invece, la prefettura da qualche giorno ha
dato il via libera al primo corso
per rondisti organizzato da
una provincia lombarda. Due
le associazioni di volontari autorizzate (gli “Angeli urbani” e
la “Amoruso, solidarietà, aiuto
e sicurezza”), mentre altre cinque stanno concludendo l’iter.
E Varazze? Solo nel piccolo
comune ligure le ronde di Maroni sono già al lavoro per le
strade: approvate da prefettura e Comune e formate con un
apposito corso. «Siamo gli unici in Italia a essere già operativi
con l’imprinting della prefettura - sostiene con orgoglio
Giacomo Rolletti, assessore
comunale (leghista) di Varazze
- e il ministro Maroni ci ha fatto i complimenti». Nella ronda
di Varazze, ci sono 8 ex carabinieri in congedo, tra i quali l’ex
maresciallo della cittadina.
«Nessuno è iscritto alla Lega chiarisce Rolletti - e tutti hanno
seguito un corso tenuto dai vi-
LA SCADENZA
L’8 febbraio 2010
scadeva il termine
per l’iscrizione in
prefettura delle
ronde già attive sul
territorio
SCARSO APPEAL
Una ronda in azione:
ad un anno dall’avvio delle
ronde il bilancio è
deludente per il governo
IL BILANCIO
A un anno dal
decreto poche
sono le ronde che
hanno chiesto
l’iscrizione. Una
sola è operativa
Il flop delle ronde padane
dopo un anno ce n’è una sola
Volute dalla Lega: in totale 8 vigilantes a Varazze
gili urbani».
«Siamo stati gli apripista - gli
fa eco Giovanni Delfino, sindaco di Varazze, maggioranza di
centrodestra - i nostri volontari sono attivi dal gennaio 2010».
Cosa fanno? «Sorvegliano l’ingresso di scuole e asili - risponde il sindaco - indicano ai vigili
eventuali venditori abusivi e
controllano il lungomare Europa, dove si sono registrati alcuni tentativi di violenza su
donne». Quanto al decreto
Maroni, Delfino sembra avere
le idee chiare: «Prevede adempimenti formali e controlli
molto complicati e questo può
aver scoraggiato altri Comuni».
Il caso
La polemica
Galan, nuovo attacco a Zaia e Tosi
“Sono sleali e occupano le banche”
VENEZIA — «Purtroppo le parole lealtà, fedeltà,
unità e rispetto sono uscite dal vocabolario del
Carroccio». Il ministro Giancarlo Galan riapre il
fronte-Lega. Lo fa con un’intervista alla Nuova
Venezia nella quale affronta tra l’altro il tema
delle fondazioni bancarie e delle richieste del
suo successore in Veneto Luca Zaia e del sindaco di Verona Flavio Tosi finalizzate a ottenere più posti per le amministrazioni guidate dal
Carroccio. Galan sostiene che si tratta di «un’invasione di campo che va fermata» e aggiunge:
«Assisto con angoscia alla prepotenza di certa
politica che si vuole impossessare di tutto».
Giancarlo
Galan
E così la montagna ha partorito un topolino. Una situazione, questa, ben chiara al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che nel luglio scorso ha
fatto sapere che entro fine anno rivedrà la normativa sulle
ronde «per valutare cosa funziona e cosa no».
«Sul territorio registriamo
pochissime iniziative», conferma intanto Anna Palombi,
presidente dell’Associazione
sindacale dei funzionari prefettizi. Perché? «Il decreto Maroni - sostiene la Palombi - ha
avuto un merito: quello di fissare parametri utili a garantire
la sicurezza dei cittadini». Insomma, i paletti rigorosi fissati
Veneto, inchiesta di “Presa diretta” stasera su Rai 3: 300 milioni di Iva non versati
Frodi e tangenti nel feudo del Carroccio
VALENTINA CONTE
ROMA — Fatture false. Soldi stipati in auto di
lusso, destinazione San Marino. Cene a base
di ostriche e champagne, per spartire i frutti
del lucro. Escort bollenti, offerte come contorno. Squadre di calcio a occultare i traffici.
Benvenuti ad Arzignano, provincia di Vicenza, 26 mila abitanti. Il distretto della concia
più importante d’Europa, dove evadere le
tasse è normale, anzi necessario «per restare
sul mercato». Dove tutti coprono tutti perché
nessuno è estraneo: imprenditori, finanzieri, politici locali. E nazionali. E dove la Lega
Nord, 37% di voti alle elezioni 2008, in questa
storia ha i suoi guai. Coinvolto il vicesindaco
Massimo Signorin (mamma e fratello indagati per evasione e truffa), ma soprattutto il
senatore Alberto Filippi, 44 anni, e la sua
azienda di famiglia, la Unichimica.
Una “cricca delle pelli”. Giustificata così
da Giulia Danese, segretaria locale della Lega: «La Cina, il cambio tra euro e dollaro. Abbiamo perso competitività e nella vallata si è
arrivati a fare anche cose che non si devono
fare». Un sistema perfettamente oliato. Svelato da un’indagine della procura di Vicenza
(“Pelle sporca”), ora portata in tv da “Presa
diretta”, la trasmissione di Riccardo Iacona
in onda questa sera su Raitre. Un giro d’affa-
SENATORE E IMPRENDITORE
Alberto Filippi, 44 anni, presidente della
holding a cui fa capo Unichimica
ri da 1,5 miliardi di euro, montato da fatture
finte o gonfiate, grazie a una rete di cartiere,
scatole cinesi utili per le frodi “carosello”. Oltre 300 milioni, l’Iva evasa da 200 aziende, su
600 totali, il fior fiore dell’imprenditoria locale che esporta le pelli in tutto il mondo.
Nella videoinchiesta, firmata da Domenico Iannacone, parla Andrea Ghiotto, l’imprenditore faccendiere indagato per corruzione, testimone chiave. Il «presidentissimo» dell’Arzignano Grifo, la squadra di calcio a 5 più volte campione d’Italia in serie A1,
una copertura per le finte “sponsorizzazioni” con almeno 80 aziende locali. Bicipiti tatuati, rasato a zero, spavaldo, Ghiotto, 39 anni, racconta di mazzette ai controllori, come
l’ex comandante della Guardia di Finanza
Luigi Giovine, accusato di corruzione («Gli
avrò dato 200 mila euro in 10 anni»). Coinvolto pure Roberto Soraci, ex capo dell’Agenzia delle entrate, che secondo la Procura copriva gli imprenditori in cambio di soldi. Tra
i principali “sponsor” della Arzignano Grifo,
anche la Unichimica. «Alberto Filippi mi avrà
dato un milione di euro», ammette Ghiotto.
«No, solo 150 o 200 mila l’anno», si difende
l’onorevole leghista. Ma ecco in video tre fatture di Ghiotto intestate alla Unichimica per
984 mila euro in soli sei mesi (da giugno a settembre 2005). «Mi dimetto solo se i tre gradi
di giudizio dicono che sono colpevole», chiude Filippi. Ghiotto illustra il meccanismo: «Io
facevo una fattura finta di 100 mila euro e lo
sponsor mi pagava: 20 mila li tenevo, 80 mila
li restituivo». Monetizzati gli assegni, i denari finivano nel doppio fondo di Audi o Mercedes, riciclati da Ghiotto in due fiduciarie di
San Marino e poi spartiti, in contanti, nella
suite dell’hotel Principe, dove gli imprenditori trovavano cene, grana e sesso.
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dalla normativa avrebbero
scoraggiato molti aspiranti
rondisti fai da te. Ma è possibile una seconda spiegazione.
Il regolamento sulle ronde
prevedeva una fase transitoria
di sei mesi, fino all’8 febbraio
2010, per consentire alle associazioni di volontariato già esistenti di continuare a svolgere
le attività senza necessità d’iscrizione. Scaduto questo termine, però, molte non si sono
iscritte in prefettura e hanno
tranquillamente continuato a
operare. Sono la maggioranza,
a partire dai City Angels: la più
grande delle organizzazioni di
volontari, presente in ben 16
città. Vuol dire allora che il de-
SINDACO
Giovanni
Delfino (Udc)
guida la
giunta di
di Varazze,
di cui fa parte
la Lega
Il Viminale
intenzionato a
“valutare entro
l’anno cosa
funziona e cosa no”
creto non è riuscito a intercettare e regolamentare il fenomeno?
«Le norme volute da Maroni
si sono rivelate inutile - sostiene Mario Furlan, fondatore dei
City Angels - almeno per noi. I
City Angels infatti non sono
ronde, ma volontari che si limitano a dare una mano ai bisognosi. Noi svolgiamo un’attività sociale, che nulla ha a che
fare con la sicurezza. In strada
non cerchiamo il nemico, anche se non ci tiriamo indietro di
fronte a situazioni di difficoltà». Insomma, basta non
considerarsi “osservatori volontari per la sicurezza”, per
continuare a operare come se il
decreto Maroni non ci fosse.
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DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
ALLARME
CRONACA MORTI BIANCHE
■ 10
Capua, miscela di gas nel silos
tre operai uccisi dalle esalazioni
Erano addetti alla bonifica. Uno stava cercando di soccorrere i colleghi
DAL NOSTRO INVIATO
PATRIZIA CAPUA
CAPUA — Una miscela di 180
metri cubi di azoto ed elio sarebbe stata la causa della morte per
asfissia di tre operai edili, avvenuta ieri mattina in un silos adibito alla fermentazione di enzimi,
nello stabilimento ex Pierrel di
Capua, dal 1995 della Dsm, la
multinazionale olandese che
produce per aziende biotecnologiche e farmaceutiche. Erano in
atto misure di manutenzione e
bonifica di una delle cisterne dell’impianto industriale che dà lavoro a circa 200 persone dirette e
100 dell’indotto. Ai cancelli il
contatore degli incidenti che ora
sarà tristemente aggiornato.
Nella bocca del silos 14, il “Fer
2”, si sono calati Antonio Di Matteo, 63 anni, di Macerata Campania, Vincenzo Musso, 43 anni, di
Casoria, e Giuseppe Cecere, 52
anni, di Capua. Erano addetti dell’impresa edile Errichiello di
Afragola, una della filiera di dieci
aziende esterne legate alla Dsm
di dare il nulla osta all’ingresso
dei tre operai? Per questo è stata
sequestrata tutta la documentazione dei contratti della filiera di
ditte collegate alla Dsm, che per
suo conto annuncia l’apertura di
un’inchiesta interna. Conferma
Ceglie: «Dobbiamo stabilire chi
doveva fare cosa, per individuare
la responsabilità di chi non ha ottemperato ai propri obblighi sulla sicurezza».
Una giornata funestata anche
da un’altra tragedia sul lavoro. A
Pescia in provincia di Pistoia è
morto Adrian Marius Birt, 36 anni, operaio rumeno della 3F Ecologia che si occupa di riciclo di ri-
fiuti. Aveva un figlio di 10 anni e
una moglie in attesa al nono mese. Lo sportello di un trituratore di
una decina di chili si è improvvisamente chiuso sopra di lui, colpendolo sulla schiena e spezzandogli la spina dorsale all’altezza
dello stomaco.
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LA CISTERNA
I carabinieri
davanti alla
cisterna
dell’industria
farmaceutica di
Capua dove ieri
hanno perso la
vita tre operai
L’incidente in
una industria
farmaceutica. E
a Pescia un’altra
vittima sul lavoro
da contratto per lavori di manutenzione. Dovevano smontare il
ponteggio interno al silos allestito nel luglio scorso quando il serbatoio era stato fermato per lavori di manutenzione e pulizia interna. «Un lavoro già fatto un milione di volte», dicono sgomenti
gli addetti della Dsm, la fabbrica
che a vario titolo e proprietà sta lì
da oltre 50 anni. Gli operai, secondo gli inquirenti, appena
dentro, sono stati investiti dalle
esalazioni venefiche del gas. Di
Matteo e Musso sono morti sulla
pedana in alto, vicino allo sbocco
del silos. Cecere, dopo aver perso
i sensi, è precipitato per 25 metri
sul fondo della cisterna. L’allarme è scattato poco dopo le 9,30. È
intervenuta la squadra di emergenza della Dsm, i Vigili del fuoco,
il 118. Ogni soccorso è stato vano.
Gli inquirenti, dopo il sequestro del silos, ipotizzano il reato di
omicidio colposo plurimo. Il sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie,
sempre in trincea per le sue battaglie ambientaliste, coordina il
lavoro dei carabinieri e dei tecnici. È perentorio: «Le tre vittime
non avevano alcun dispositivo di
protezione individuale». L’impresa Rivoira avrebbe immesso
nel reattore incriminato 180 metri cubi di azoto ed elio, con una
procedura adoperata per la prima volta per verificare la tenuta
tecnica delle apparecchiature, a
valle della manutenzione meccanica eseguita da una ditta ancora
diversa, la Dbf di Melito.
Michele Garzillo, ingegnere e
responsabile per la sicurezza delle Asl di Caserta, punta il dito sulle «condizioni molto precarie di
sicurezza nella procedura, pre e
post l’immissione del gas. Stiamo
lavorando - dice - per capire quale sia stata la causa precisa della
morte e in quali condizioni è avvenuta questa tragedia». Chi doveva accertare le condizioni ambientali del fermentatore prima
L’impianto
In alto, gli uomini del Nucleo batteriologico
chimico radioattivo (Nbcr) analizzano l’impianto
di Capua dove ieri sono morti tre operai
di una ditta esterna addetta alla manutenzione.
Sopra, uno degli ingressi ai silos della Dsm
Le reazioni
La disperazione delle famiglie: già la settimana scorsa mio padre aveva rischiato la vita
“Li hanno chiamati nel giorno di riposo
sono morti per 50 euro di straordinario”
TIZIANA COZZI
CAPUA — Aggrappati ai cancelli della fabbrica hanno atteso per
ore notizie sulla sorte dei loro cari. Grida disperate, invocazioni,
scene di disperazione. «Papà,
perché è successo proprio a te?
— urla tra la lacrime Christian, figlio di Giuseppe Cecere, uno degli operai morti — Non dovevi
andare a lavorare stamattina.
Per 50 euro di straordinario ti sei
fatto uccidere». Doveva essere
un giorno di festa. Un sabato
lontano dai cantieri. Ma nessuno dei tre operai se l’è sentita di
rifiutare un lavoro straordinario.
«Mio padre non doveva lavorare
— si dispera Christian, figlio di
Giuseppe Cecere, 52 anni, di Capua — l’hanno chiamato venerdì e gli hanno chiesto se voleva guadagnare 50 euro in più con
una giornata di straordinario».
Mestiere duro, extra sottopagati. Anche a queste condizioni, il
lavoro a Capua, cittadina a 35
chilometri da Napoli, non si disprezza. «Mi diceva che non vedeva l’ora di andarsene — dice
Salvatore L., nipote di Antonio
Di Matteo, 63 anni, di Macerata
La disperazione dei parenti delle vittime davanti ai cancelli dell’industria farmaceutica
Campania, a 3 anni dalla pensione —. Venerdì sera, gli avevano
chiesto la disponibilità per sabato mattina. Uno di quei lavori da
fare in fretta, non si doveva dare
troppo nell’occhio». Antonio accetta, anche se non si sente bene.
La settimana scorsa era rimasto
vittima di un altro incidente,
sempre alla Dsm. «Aveva ustioni
su tutto il corpo — continua Salvatore — dopo essere venuto a
contatto con alcune polveri all’interno della fabbrica di Capua. Non aveva nessuna protezione». La fortuna l’aveva assistito. Era vivo. Non sapeva che
una settimana dopo sarebbe
L’azienda
L’abbiamo saputo
quando abbiamo visto
i pompieri, l’azienda
non ci ha nemmeno
telefonato
Giuseppina, moglie
di Giuseppe Cecere
uscito dalla stessa fabbrica a
bordo di un carro mortuario.
Il furgone grigio che trasporta
i cadaveri dei tre operai esce dai
cancelli della fabbrica alle 13 e
32. Taglia in due la folla, a pochi
metri dalla famiglia di Cecere,
accorsa poco dopo la tragedia.
Sono disperati. È un attimo,
qualcuno avverte che dentro ci
sono i corpi. Lina, lunghi capelli
rossi e occhi azzurri, figlia giovanissima di Giuseppe e già madre
di una bambina di due anni, non
si trattiene. Insegue come una
furia il furgone, fa pochi metri,
arriva a toccarlo. Poi sviene. La
madre Giuseppina, il volto ter-
reo, la assiste mentre la caricano
sull’ambulanza. «Non l’abbiamo visto — dice tra le lacrime —
siamo qui solo perché abitiamo
di fronte. Non ci hanno nemmeno avvertito dall’azienda». Giuseppe abitava proprio di fronte
alla Dsm, a 100 metri da quella
trappola che è stata la sua tomba.
Dalla casa al secondo piano di un
complesso di edilizia popolare,
la fabbrica si vede, quasi si tocca
dal piccolo balcone in muratura.
Una condanna, da oggi in poi.
Gli amici riuniti davanti alla fabbrica, sono sconvolti. Raccontano che non era la prima volta che
accadevano incidenti. Tredici
anni fa un ragazzo si era ustionato alle gambe ma era sopravvissuto. «Anche io stavo rischiando
di morire allo stesso modo nel
1992 in questa fabbrica — denuncia Alessandro C., — ero capo cantiere per la ditta Merola di
Curti, mi sono affacciato su uno
dei silos e sono svenuto». L’ultimo a uscire, in lacrime, è Donato Manna, ha visto per primo i
corpi dei colleghi. Abbraccia il figlio fuori da ore. «Sei vivo, papà,
solo questo conta».
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■ 11
La polemica
L’indignazione del capo dello Stato. Il Pd: e il ministro considera la 626 una legge superata
Napolitano: gravi negligenze
Sicurezza, bufera su Tremonti
ALBERTO CUSTODERO
ROMA — Il presidente della Repubblica esprime «indignazione
per le gravi negligenze». Il ministro del Welfare Sacconi convocherà «al più presto un tavolo con
Regioni e parti sociali sui rischi
degli appalti». Ma i tre morti nella cisterna di Capua e l’operaio
schiacciato da un macchinario in
Toscana riaccendono la polemica fra il Pd e il ministro dell’Economia che, 17 giorni fa, sentenziò come la 626, la legge sulla sicurezza sul posto di lavoro, fosse
«un lusso che non possiamo permetterci».
Mentre il ministro del Lavoro è
«colpito dal fatto che ancora una
volta siano vittime di infortuni
gravi o mortali nel lavoro coloro
che operano in appalto, in particolare nei servizi di manutenzione», è il capo dello Stato a confidare «nella rapidità e nel rigore
degli accertamenti da compiere
e nella definizione delle normative di garanzia da adottare e far rispettare». «In una giornata funestata da più infortuni», Giorgio
Napolitano «raccoglie la diffusa
indignazione per il ripetersi di incidenti mortali causati da gravi
negligenze nel garantire la sicurezza dei lavoratori in operazioni
di manutenzione nei silos simili
a quelle che già più volte in precedenza hanno cagionato vittime».
A chiamare in causa il ministro
dell’Economia per l’infelice uscita sulla 626 («L’Italia e l’Unione
europea si adeguino al mondo»,
disse Tremonti), è il presidente
del Pd, Rosy Bindi, che lo invita «a
scusarsi per aver proposto un al-
lentamento delle norme sulla sicurezza». E i senatori Luigi Zanda
e Paolo Nerozzi, secondo i quali
«fermare la strage quotidiana
delle morti bianche deve essere
una priorità dell’agenda politica
di questo governo». «Purtroppo
— aggiungono — il ministro Tremonti ha nuovamente avanzato
la proposta di “sburocratizzare”
la normativa». Rincara la dose
l’Idv, con il responsabile Lavoro
Maurizio Zipponi, secondo cui
«le morti bianche sono un omicidio». Sulla tragedia scendono in
campo anche i vescovi di Capua
e Caserta: «Questi sono peccati
che si pagano davanti a Dio», dicono i monsignori Bruno Schettino e Pietro Farina. Se Marco
Bazzoni, rappresentante dei lavoratori, denuncia il governo
Berlusconi di aver dimezzato le
sanzioni per le morti bianche a
carico dei datori di lavoro, il capo
del Corpo dei Vigili del Fuoco, Alfio Pini, denuncia che «troppo
spesso la sicurezza si fa sulla carta. E invece è necessario tornare
nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche e nelle aziende con veri interventi di prevenzione, perché soltanto così si evitano le tragedie».
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Il dossier
La strage delle cisterne killer: 35 vittime in 4 anni
Pochi controlli e attrezzature inadeguate. “Colpa della spirale dei sub appalti”
I precedenti
PUGLIA
Agosto 2010: a San
Ferdinando di Puglia
un operaio muore per
le esalazioni mentre
lavora in una cisterna
PIEMONTE
Gennaio 2010: vicino
ad Alessandria 2 operai
muoiono investiti dal
gas nel deposito di un
distributore in disuso
LIGURIA
Giugno 2009: a Riva
Ligure morti 2 operai
dopo essere caduti in
una vasca di acque
nere in un depuratore
SARDEGNA
Maggio 2009: 3 operai
muoiono per asfissia
in una cisterna nella
raffineria Saras
di Sarroch (Cagliari)
DAVIDE CARLUCCI
Q
UELLI che ne escono vivi
devono ringraziare di aver
messo da parte il loro senso istintivo di solidarietà operaia.
Le cisterne killer, infatti, usano le
loro prime vittime come esche
per attirare le seconde. Una dinamica ricorrente, nella ricca casistica delle morti per asfissia registrata dalle cronache e dagli istituti che si occupano di sicurezza.
Negli ultimi quattro anni 35
operai sono morti così. Grandi
tragedie che impressionano per il
modo atroce con cui si consumano e per le stragi che determinano: i sei morti di Mineo, in provincia di Catania, che l’11 giugno
2008 stavano pulendo la vasca di
un depuratore; i cinque che tre
mesi prima a Molfetta, in Puglia,
lavavano la cisterna di un camion; i tre addetti agli impianti di
raffineria della Saras di Sarroch,
in provincia di Cagliari, soffocati
in pochi minuti nel maggio del
2009. Uno stillicidio che è proseguito fino al 25 agosto, quando
nelle campagne di San Ferdinando, in Puglia, le esalazioni di gas
hanno ucciso il 51enne Antonio
Della Pietra, che s’era calato in
fondo a una cisterna di acqua piovana profonda circa sei metri per
impermeabilizzarla.
L’ingegner Vincenzo Bennardo, dei vigili del fuoco di Torino,
fa un’accorata raccomandazione: «I lavoratori, quando non
hanno dispositivi di protezione
individuali che consentano di filtrare le esalazioni, devono vincere l’istinto di soccorre e chiamare
noi». Ma perché silos e cisterne
uccidono così frequentemente?
Per Paola Agnello Modica, responsabile sicurezza della Cgil, la
colpa è della «mancata valutazione dei rischi da interferenza». Ovvero? «Le aziende affidano le attività di manutenzione a ditte
esterne. E burocraticamente ci si
limita a considerare i pericoli per
la sicurezza solo per pezzetti di lavorazione, non si guarda l’intera
catena della produzione». Marcello Magarelli, avvocato, ha difeso le vittime di Molfetta nel pro-
cesso che s’è chiuso a ottobre con
tre condanne per i morti della
Truck center, azienda che lavorava in subappalto per Fs Logistica:
«Quella storia avrebbe dovuto fare scuola e invece non è servita a
niente — commenta amareggiato — Le aziende continuano a
non dare ai lavoratori le istruzioni necessarie. I lavoratori di Molfetta non sapevano che c’era il rischio di inalare sostanze nocive,
si calavano senza precauzioni e
IL CARTELLO
Nella Dsm di Capua un cartello elencava i giorni trascorsi
nel 2010 senza che fossero avvenuti incidenti sul lavoro
REPUBBLICA.IT
Su Repubblica.it lo speciale sulla tragedia
di Capua: foto, video e il racconto dei testimoni
invece avrebbero dovuto agganciarsi a un cavo. Per evitare queste sciagure, è emerso durante il
processo, basterebbe dotare le
aziende di un semplice strumento chiamato esposimetro, già in
dotazione dei vigili del fuoco: segnala con un suono la presenza di
gas nocivi e costa solo 120-130
euro». Anche per lui il problema
sono gli appalti: «Gli appaltatori
dovrebbero verificare almeno
che la società appaltante abbia i
requisiti per operare. La società a
cui Fs Logistica aveva affidato i lavori la pulizia o la bonifica delle
cisterne non ce l’avevano neppure nell’oggetto sociale. Per controllarlo sarebbe bastata una visura camerale». Ora la procura di
Trani vuole risalire ancora più in
alto, nella catena di responsabilità, e ha chiesto il rinvio a giudizio di quindici persone, tra i quali anche dirigenti dell’Eni: non
avrebbero evitato che lo zolfo caricato dai serbatoi di stoccaggio
della raffineria di Eni di Taranto,
ai quali attingeva la cisterna di
Molfetta, fosse trasportato e messo in circolazione senza una preventiva valutazione dei pericoli
derivanti dalla presenza dell’acido solfidrico nella stessa cisterna.
Del resto, sempre più spesso i pm,
puntano alle responsabilità dei
vertici delle aziende madri: la
procura di Milano, estendendo
agli infortuni la legge 231 sulla responsabilità delle persone giuridiche, sta iscrivendo nel registro
degli indagati diversi dirigenti di
società, dal presidente di Rfi Luigi Lenci a Franco Berti, titolare di
una delle più importanti imprese
italiane della logistica.
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I precedenti
SICILIA
Giugno 2008: 6 operai
morti a Mineo,
provincia di Catania,
mentre pulivano una
vasca del depuratore
PUGLIA
Marzo 2008, 5 persone
muoiono a Molfetta per
le esalazioni durante
la pulitura della cisterna
di un camion
VENETO
Marzo 2007: 2 operai
muoiono a Cogollo di
Tregnago per le
esalazioni nella cisterna
in cui si erano calati
PUGLIA
Agosto 2006: a
Monopoli 2 operai
muoiono cadendo in
una cisterna, storditi
dalle esalazioni
la Repubblica
NEW
YORK NOVE ANNI DOPO
MONDO
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
■ 12
L’anniversario
“Ground Zero, l’America resti unita”
l’11 settembre più difficile di Obama
E un gruppo di cristiani straccia il Corano alla Casa Bianca
(segue dalla prima pagina)
Il caso
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
FEDERICO RAMPINI
Terrorismo, l’allarme di Maroni
“C’è il rischio di nuove azioni”
A GIORNATA del lutto, che negli anni precedenti era un momento di tregua e di unità nazionale, è segnata dalla “questione
islamica”: le polemiche sul progetto
di moschea a Ground Zero, la minaccia poi rientrata di un rogo del Corano. È un anniversario diverso da tutti i precedenti, e mette sulla difensiva
lo stesso presidente. Nei paesi islamici la crociata del reverendo Terry
Jones contro il Corano ha provocato
proteste di massa. Cinque giorni di
polemiche sul fanatico leader di una
minuscola congregazione della Florida sono bastati per cancellare il ricordo del discorso del Cairo, con cui
Obama il 4 giugno 2009 aveva tentato di aprire un’èra diversa nei rapporti con il mondo musulmano. In
Afghanistan le manifestazioni antiUsa dilagano e i Taliban minacciano:
«Avete perso la guerra, ritiratevi, voi
americani siete in pericolo nel mondo intero». In patria la giornata del
lutto si trasforma in un terreno di battaglia politica. I leader della destra oltranzista, Sarah Palin e Glenn Beck,
organizzano un contro-11 settembre ad Anchorage in Alaska, accusano il presidente di “arrendevolezza”
verso il nemico. I membri bi-partisan
della Commissione d’indagine
sull’11 settembre rilanciano i peggiori timori: «Il terrorismo mette radici dentro la società americana, il
L
CORTINA — Esiste il «rischio di un ritorno ad iniziative di terrorismo che tengono sempre alta la nostra attenzione». Lo
dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni dopo l’allerta dell’Interpol. «L’11 settembre non ci deve fare dimenticare che
la sicurezza va di pari passo con la prevenzione — sottolinea
— e il rischio di episodi di terrorismo come quello dell’11 settembre è molto alto». «Noi — aggiunge Maroni — siamo collegati con tutti i sistemi di sicurezza del mondo in modo di
garantire la libertà ai cittadini e continueremo ad avere un’attenzione massima».
do. Il modo migliore per onorare i nostri morti, la nostra arma più efficace
in questa guerra, è rimanere fedeli a
ciò che siamo». Ma lui stesso viene
percepito ormai come una voce “di
parte”, in un paese dove un quinto
dei cittadini sono convinti che per la
sua infanzia in Indonesia e quel suo
secondo nome — Hussein — il presidente sia in realtà un musulmano.
Nel furore delle polemiche ci si di-
mentica che molto prima di lui, in favore del centro culturale islamico a
Ground Zero si erano pronunciati il
sindaco di New York Michael Bloomberg, ebreo e conservatore, nonché
diversi esponenti della comunità
ebraica di Manhattan. Ormai contano solo le parole del presidente, è lui
il vero bersaglio, per aver detto che «il
principio della libertà di culto è uno
dei diritti fondamentali del nostro
paese, garantito dalla Costituzione, e
se a Ground Zero si può costruire una
chiesa o una sinagoga o un tempio
induista, non possiamo vietare una
moschea». La destra repubblicana
coglie l’occasione per rilanciare “lo
scontro di civiltà”. Il terreno è fertile:
la percentuale degli americani che
dicono di considerare il paese “al riparo da attacchi terroristici” è ridiscesa ai minimi assoluti dal 2001, una
conseguenza dei vari attentati falliti
per miracolo (sul volo AmsterdamDetroit a Natale, l’autobomba a Times Square il primo maggio). È quello che conferma, nell’anniversario
dell’11 settembre, il rapporto degli ex
membri della commissione parlamentare d’inchiesta, democratici e
repubblicani: «La minaccia è cambiata. Oggi c’è una radicalizzazione
all’interno della popolazione musulmana d’America, al Qaeda recluta
sul nostro territorio». Sembra riecheggiare il proclama dei Taliban. E
l’idea che la guerra in Afghanistan sia
ormai persa apre un’altra breccia per
Obama, lo scopre anche nell’opinione pubblica di sinistra che non ha
mai condiviso la sua escalation militare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Si arrende il pastore
Jones. I Taliban agli
Usa: “Avete perso la
guerra, andate via
dall’Afghanistan”
pericolo è in mezzo a noi. Come l’Europa, abbiamo ormai delle cellule di
jihadisti cresciute negli ambienti
dell’immigrazione». Lo stesso Jones
diventa un simbolo, annuncia che
non brucerà il Corano «perché ho
sentito un messaggio di Dio, la mia
missione è compiuta, l’America apra
gli occhi sul pericolo islamico». Un
gruppo di fondamentalisti cristiani
“celebra” l’11 settembre strappando
pagine del Corano davanti alla Casa
Bianca, a conferma che Jones ha ormai fatto proseliti.
Nel discorso settimanale alla nazione Obama avverte che la diatriba
sull’Islam è il segnale di qualcosa di
più profondo, una di quelle ondate
d’insicurezza che l’America ha già
conosciuto nella sua storia. Come
negli anni Trenta della Grande Depressione, si cerca un capro espiatorio, la xenofobia e la paura dell’altro
sono in agguato. «Sono tempi difficili per il paese — dice il presidente —
ed è spesso in momenti simili che
qualcuno cerca di eccitare l’odio, di
dividerci facendo leva sulle nostre diversità, di oscurare quello che ci unisce. Ma in questo giorno di lutto dobbiamo ricordare che l’America ha dato il meglio di sé quando ha resistito
a quelle tentazioni». Poi parlando al
Pentagono, l’altro bersaglio centrato
da un aereo dirottato l’11 settembre,
Obama ricorda che nove anni prima
i terroristi «non attaccarono solo l’America ma l’idea stessa dell’America,
quello che rappresentiamo nel mon-
IL PRESIDENTE
IL VICE
LA PREGHIERA
Barack Obama ha presieduto
alle commemorazioni
del nono anniversario dell’11
settembre 2001 al Pentagono
Joe Biden con la moglie Jill
erano invece a Ground Zero
assieme al sindaco di New
York, Mike Bloomberg
Un musulmano raccolto
in preghiera, e con i fiori
in mano, ieri di fronte al
santuario di Ground Zero
La storia
C’era una stanza dedicata al culto nell’Islam. Lo raccontano i sopravvissuti: “Perché adesso c’è tanto odio?”
“Quando nelle Torri pregavamo Allah”
SAMUEL G. FREEDMAN
NEW YORK — Nel 1999, un elettricista edile ricevette l’incarico di un
lavoro dal suo sindacato. Dissero
all’uomo, Sinclair Hejazi AbdusSalaam, di presentarsi al World
Trade Center 2, la torre sud delle
torri gemelle. Nei giorni seguenti,
avendo notato che alcuni colleghi
di lavoro erano musulmani, Abdus-Salaam pose una domanda
essenziale: «Ma voi, dove pregate?». Venne così a sapere che i musulmani avevano una stanza per la
preghiera al 17° piano della torre
sud. Vi andò regolarmente nei mesi seguenti, prima facendo le abluzioni rituali in un bagno fatto apposta per agevolare l’osservanza
delle regole religiose, e poi rivolgendosi verso la Mecca per la preghiera.
Nella stanza della preghiera, i
compagni di Abdus-Salaam erano
delle più diverse estrazioni: analisti e traders finanziari, carpentieri,
portieri, segretari o fabbri. Erano
americani di nascita, oppure immigrati che avevano preso la cittadinanza, viaggiatori che trattavano affari internazionali. Correndo
giù per le scale, l’11 settembre
2001, dopo aver installato degli altoparlanti sul soffitto per una compagnia di assicurazioni al 49° piano, nella mente di Abdus-Salaam
passò per un attimo un pensiero
terrificante. Non aveva visto nessuno dei musulmani che aveva conosciuto nella stanza della preghiera. Dov’erano? Erano riusciti a
scappare? Uscì barcollando per
raggiungere il punto d’incontro tra
Broadway e Vesey. Da quell’angolo, vide collassare la torre sud, se-
Abdus, l’elettricista
“Era un posto
bello e rilassante
proprio nel cuore
del capitalismo”
guita poco dopo dalla torre nord.
Nell’assistere all’attuale disputa al vetriolo contro la proposta di
costruire un centro per la comunità musulmana a due isolati da
Ground Zero, si potrebbe dire che
è stata distrutta anche un’altra cosa: la capacità di capire che i musulmani e la religione islamica facevano parte della vita al World
Trade Center.
«Non eravamo stranieri — dice
Abdus-Salaam — Noi, lì, avevamo
un nostro posto. Era un posto così
libero, così calmo, avevi la sensazione di essere in una vera moschea. E la cosa più bella era che ti
trovavi nell’epicentro del capitalismo - New York, il World Trade
Center – e, al tempo stesso, in quest’isola di spiritualità. È un accostamento che non puoi avere in
nessun altro posto al mondo».
Durante il Ramadan, i musulmani portavano da casa i cibi preferiti e alla rottura del digiuno diurno condividevano il pasto, l’iftar,
nella caffetteria riservata agli impiegati del ristorante. «L’iftar è il
mio ricordo più bello», dice Sekou
Siby, 45 anni, uno chef originario
della Costa d’Avorio. «Era veramente speciale».
«Questa polemica contro la mosche è una vergogna», si sfoga
Mamdouh. «A volte mi sveglio e
penso che non è per questo che sono venuto in America. Io sono qui
per costruire insieme questo Paese. Stanno usando questo discorso
per i loro interessi. Vogliono solo
mantenere vivo l’odio».
© The New York Times/La Repubblica
Traduzione di Luis E. Moriones
© RIPRODUZIONE RISERVATA
la Repubblica
@
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
Contro
■ 13
A favore
Un gruppo di persone ha manifestato ieri
a Manhattan contro la costruzione di una moschea
a poche centinaia di metri da Ground Zero
La giornata
PER SAPERNE DI PIÙ
http://makehistory.national911memorial.org
www.cordobainitiative.org
Sempre ieri altre manifestanti si sono espressi a favore
della costruzione del grande centro islamico, sostenendo
che l’America deve essere la patria di tutte le fedi
Moschea, lite tra i parenti delle vittime
“È un’offesa per i nostri morti”
Cortei contrapposti si affrontano vicino al memoriale
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK — Per quattro ore l’anziano Mr. Koo Kang, in giacca e cravatta, non si sposta di un centimetro. È immobile come una statua, il
dolore nascosto dietro gli occhiali
scuri, per tutta la cerimonia. Sua
moglie allevia la fatica appoggiandosi a una delle transenne di sicurezza. Ogni tanto il vecchio immigrato coreano alza un braccio, mostra a chi vuol vederla una foto del figlio. Sotto ha incollato una scritta:
«Joon Koo Kang, ti amiamo! Ci manchi! L’11 settembre ho perso il mio
unico figlio. Non abbiamo bisogno
di una moschea qui, dove piangono
tremila anime». Sono le 8.47 in una
splendida mattina di sole a Manhattan, quando tace di colpo la banda
delle cornamuse del New York Police Department, ammutolisce il coro che ha cantato l’inno Star-Spangled Banner. Nel silenzio improvviso un solo tocco di campana ricorda
l’attimo in cui il primo jet centrò la
prima delle Twin Towers. Sul palco
eretto nel Zuccotti Park, all’incrocio
fra la Broadway e Liberty Street, tra
cordoni di polizia e tiratori scelti appostati sui tetti, sale il sindaco Michael Bloomberg: «Nessun’altra
tragedia ha ferito la nostra città in
modo così profondo. Nessun altro
luogo è così pieno della nostra compassione, del nostro amore, della
nostra solidarietà». Ha inizio il rito
Il progetto
200 metri
IL LUOGO
La moschea dovrebbe
sorgere a 200 metri
dal Ground Zero
2000
I FEDELI
Il luogo di culto potrà
ospitare dai mille
ai duemila fedeli
100 milioni
I COSTI
La stima dei costi per il
grande centro islamico
è di 100 milioni di dollari
Un familiare
mostra un cartello
“Loro hanno dei
diritti, dove sono
finiti i nostri?”
penoso, la lettura dei nomi delle
2.752 vittime, si alternano al podio i
sopravvissuti con la voce spezzata
dal pianto. È una tradizione che si ripete per la nona volta. Con una variante: quest’anno insieme ai familiari leggono quei nomi anche i muratori che stanno costruendo il nuovo World Trade Center. È una testimonianza della città che non si arrende, della vita che continua, del
futuro che viene costruito proprio
qui a Ground Zero. Dietro il palco
non c’è più il cratere, s’innalzano
putrelle d’acciaio della prima torre
nuova, 36 piani già costruiti su 106,
e lì a fianco il memoriale che l’anno
prossimo sarà inaugurato per onorare le vittime. Ma il lutto non è uno
scudo sufficiente. Settimane di veleni, prima sul progetto di moschea
dell’imam Feisal Abdul Rauf, poi sul
rogo del Corano minacciato dal re-
Nel mondo
INDONESIA
AFGHANISTAN
PAKISTAN
GRAN BRETAGNA
Manifestazione contro
l’iniziativa del reverendo
americano: a Giacarta ci
sono state le prime proteste
Al grido “Morte all’America”
in centinaia sono scesi in
piazza nella parte orientale
del paese per 2 giorni di fila
Nella città di Multan circa
600 islamici, tra cui alcuni
imam, hanno manifestato
incendiando bandiere Usa
Di fronte all’ambasciata Usa
a Londra un gruppo di islamici
ha dato alle fiamme
la bandiera americana
verendo Jones, hanno violato il momento più intimo. Nel raccoglimento, qualcuno vuole portare una
testimonianza. Un altro familiare,
James De Blase, ha un cartello che
interroga: «LORO hanno dei diritti,
e dove sono i nostri diritti?» Scoppia
in lacrime di fronte a questi messaggi Alyson Low, una donna di 39 an-
ni. Lei ha portato una grande foto di
sua sorella Sara Low, che aveva 28
anni l’11 settembre. «Faceva la hostess sul volo United 11 — dice Alyson — quello che si schiantò sulla
North Tower». Sotto la foto Alyson
ha scritto: «Oggi è un giorno dedicato solo a mia sorella e agli altri innocenti uccisi». Cosa vuol dire? «Che
sono esasperata — singhiozza Alyson — per queste manovre politiche. E’ un’offesa verso i nostri morti. C’è chi li usa per la prossima campagna elettorale, è osceno». Per rispettare questi sentimenti il capo
della polizia Raymond Kelly ha
proibito le manifestazioni politiche
fino alla fine della cerimonia ufficia-
le, a mezzogiorno. Due cortei contrapposti, centinaia di dimostranti
che si sfiorano, insulti e accuse che
volano. «Fermate la guerra razzista
contro i popoli musulmani», grida
la pacifista Jane Toby, 70 anni, alla
testa del corteo pro-moschea. Sul
fronte opposto sono arrivati perfino
attivisti dall’estero, come il leader
Tra gli attivisti
arrivati dall’estero
c’è il leader della
destra xenofoba
olandese Wilders
della destra xenofoba olandese
Geert Wilders. E una colonna motorizzata degli Hell’s Angels. Ma lo
strappo vero è già avvenuto ore prima dei cortei politici. La divisione si
è insinuata in mezzo a quel pubblico mesto, severo, ordinato e ammirevole, fatto di famiglie irlandesi dai
capelli rossi, di italoamericani che
hanno visto morire figli e fratelli poliziotti e vigili del fuoco, di neri e
asiatici e latinos: un pezzo di mosaico multietnico newyorchese riunito a Ground Zero da una tragedia
comune. Sul podio dove si leggono
i nomi dei morti, una mamma ha
voluto aggiungere al suo una frase
in codice, che tutti hanno capito:
«Questo terreno deve restare sacro,
per sempre». È l’unica ad avere
strappato un applauso.
(f. ramp.)
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REPUBBLICA.IT
Il ricordo dell’11
settembre
L’America si
ferma. Video
e commenti
la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
@
NEW YORK NOVE ANNI DOPO
PER SAPERNE DI PIÙ
www.jhm.org/ME2/Default.asp
www.cbn.com/700club/showinfo/staff/patrobertson.aspx
IL CONVERTITORE
GLI IMITATORI
CONTRO OBAMA
IN PARLAMENTO
Un pastore
battista vuole
bruciare il Corano
come parte delle
sua missione di
convertire i
musulmani al
“giusto Dio”
La Chiesa di
Westboro ha
detto che farà
“quello che il
governo di
vigliacchi ha
impedito di fare
a Jones”
Una “squadra
anti-tirannia” del
Wyoming crede
che Obama
stia lasciando
i musulmani
conquistare gli
Stati Uniti
In risposta alle
prediche degli
“anti-tiranni”, la
Chiesa unitaria
di Cristo
ha promesso che
brucerà il Corano
al Parlamento
■ 15
I protagonisti
Crociati e opportunisti
ecco l’America
dei predicatori fai-da-te
La minaccia
Ci penseremo noi a fare
quello che il governo di
vigliacchi e di “sissy”,
di fighetti, ha impedito
di fare al reverendo
Jones in Florida
L’ANNUNCIO
Nota della Westboro
Baptist Church
Dal Wyoming al Kansas: “Bruciamo il Corano”
castigo di Dio per l’America degli omosessuali e libertini».
Il mercato della religione è
un libero mercato aperto a ciarlatani come a persone di autentica fede, dove regna la legge
della concorrenza e ogni venditore con un pulpito deve cercare la propria nicchia. A Topeka,
la città della Chiesa di Westboro, vivono meno di 130 mila
anime, e ci sono 200 chiese e
luoghi di culto, una per 650 persone e la competizione è spietata. Dove non arriva la mobilitazione pseudomistica, è la «religione americana», il patriottismo laico vissuto come una vocazione, a ispirare la follia.
Nelle terra della vecchia
frontiera, del West, in quel
Wyoming fertile produttore di
milizie armate e di dementi con
il fucile automatico, una
“Squadra Anti Tirannia”, dove i
tiranni sono il governo di Washington e il Congresso, ha almeno il coraggio di non nascondersi dietro il nome di Cri-
VITTORIO ZUCCONI
N
EL nome del falso Dio
che tutti affratella e inganna, il Signore della
celebrità per cinque minuti e
dell’autopromozione, si alzano puntuali gli imitatori del
crociato baffone, i piromani
della jihad americana per ardere la loro copia del Corano. Nel
nono anniversario e nella commemorazione ormai un po’
stanca e rituale del settembre
11, appannata nello spirito da
nove anni di guerra senza fine e
da troppi innocenti uccisi al
fronte «per errore» spuntano
altri opportunisti con il collarino del clergy e la copia del Libro
dei mussulmani da arrostire.
Alzano la testa in Tennessee, in
Wyoming, in Kansas, nei focolai della cristianità americana
intollerante e ringhiosa che
brandisce il Vangelo come una
mazza ferrata.
Sono i falò della pubblicità,
accesi nella prateria dell’opportunismo, segnali di fumo
lanciati dai barbecue di carta
nella speranza di attirare qualche furgone delle tv con la parabolica per la diretta satellitare
come erano sbocciati attorno
alla “Chiesa Mondiale della Colomba” in Florida. In mancanza di telecamere e di inviati speciali, produrranno qualche minuto scadente da diffondere su
YouTube o in un altro dei canali che alimentano la comunicazione istantanea globale, per
ottenere l’effetto, senza aspettare i sempre più scavalcati
“main stream media”, i mezzi
di comunicazione tradizionale.
Bob Old, pastore di una co-
IN FLORIDA
Dopo l’annuncio di Terry Jones (a
destra) di rinunciare al rogo del
Corano, Rob Schenck, del
Consiglio nazionale del clero, e
Patrick Mohoney, della Coalizione
per la difesa cristiana,
hanno pregato insieme
diritto di libera espressione, è
garantito dalla Corte Suprema.
Come è garantito mettere su
YouTube — lo ha promesso —
il barbecue del Corano che organizzerà in casa sua.
Ancora più ferreo è il diritto
all’imitazione, a quei comportamenti da copycats demenzia-
Il caso
li o criminosi, che la polizia conosce e teme sempre e il combustibile è sempre la voglia del
quarto d’ora di notorietà, facilissimo da accendere se la materia da incendiare è la religione. In Kansas, lo stato degli immensi campi di cereali e del fertile ventre dell’America, dove la
spinta per rendere obbligatorio
l’insegnamento del “creazionismo” e mettere al bando la
scienza e l’evoluzionismo empio e materialista fu più violenta, la Chiesa Battista di Westboro ha fatto sapere che «ci penseremo noi a fare quello che il governo di vigliacchi e di “sissy”,
munità Battista, dunque una
denominazione più seria del
saltimbanco in Florida che intascava le offerte dei pochi fedeli, pretende di far credere al
mondo che la sua decisione di
bruciare un Corano non sia stata ispirata dal predicatore di
Gainesville, ridotto a più miti
consigli. Lui vuole soltanto
convertire i fedeli della “Chiesa
Mussulmana” — ha detto proprio così, il fine teologo, “chiesa mussulmana” — al «vero
Dio», essendo loro «devoti a un
falso Dio». Ma aggiunge di avere «il diritto costituzionale di
farlo» e su questo, in una nazione dove anche il rogo delle bandiere nazionale è free speech,
pate dallo stesso negozio che l’anno scorso si
era rifiutato di realizzare una T-Shirt su cui
Terry Jones voleva ci fosse scritto “L’Islam appartiene al demonio”. «Noi siamo gente tollerante, abbiamo eletto un sindaco gay dichiarato, le pare che siamo tipi da bruciare il Corano? Per fortuna è finita nel migliore dei modi,
certo che non ci ha fatto una bella pubblicità».
Il sindaco, Craig Lowe, ha raccontato di
aver ricevuto migliaia di e-mail, dai suoi concittadini ma anche da gente di tutto il mondo.
Chiedevano tutti la stessa cosa, fermare Terry
Jones e la sua provocazione. Lowe lo conosce
bene il pastore evangelico, perché in campagna elettorale Jones fu in prima linea a battersi contro il «candidato omosessuale». Anche
Larry Reimer, pastore della United Church, di
e-mail ne ha ricevute tante, quasi diecimila,
ed anche lui è felice che la vicenda si sia conclusa positivamente: «Sarebbe stato un vero
disastro se a Gainesville avessero veramente
bruciato il Corano».
A qualcuno la proposta di Jones non pare
molto scandalosa. «Io sono un veterano del
Vietnam», spiega Bill mentre sorseggia una
birra. «Questi islamici sono peggio dei musi
gialli che ho combattuto tanti anni fa». Lo brucerebbe il Corano? «Io no, ma se qualcuno lo
vuole fare lo faccia, siamo un paese libero».
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Gainesville “cancella” il reverendo Jones
GAINESVILLE — «Il reverendo Jones? Si, ne ho
sentito parlare, ma guardi che questa e’ una
città molto tollerante, quello si è fatto solo una
bella pubblicità». Sulla University Avenue
centinaia di ragazzi con le magliette blu si incamminano verso lo stadio, a Gainesville in
questo 11 settembre 2010 la cosa più importante è che i Gators (gli alligatori) della University of Florida battano i rivali della Florida
del Sud nel derby di football Americano di college.
Dopo giorni di tensione, con giornalisti e
troupe televisive calati in massa nella cittadina finita sulle prime pagine di tutto il mondo
per un pastore evangelico che voleva bruciare
pubblicamente il Corano, oggi si respira un’aria diversa. Terry Jones se ne è andato a New
York, la sua “Dove Outreach Church” è presidiata dal figlio e da pochi fedelissimi, il “Koran
Burning Day” è finito nel nulla e Gainesville
può dedicarsi al suo sport preferito. Chi vuole
ricordare (in modo completamente diverso
da come lo aveva previsto Jones), l’11 settembre può andare alla Chiesa Metodista della
Santa Trinità, dove qualche centinaia di persone si sono radunate per una “preghiera di
pace”. Molti indossano la maglietta con scritto “Love not Dove”, accendono le candele, si
MOBILITAZIONE
Dopo gli appelli di diplomatici, generali
e capi religiosi, il reverendo Terry Jones
ha rinunciato a incendiare il Corano
sul prato antistante la sua chiesa
stringono per mano. Qualcuno canta, tutti si
dichiarano «contro l’odio e l’intolleranza».
Pregano insieme evangelici e cattolici ,
ebrei e musulmani, indù e anche qualche
agnostico venuto per «far vedere che a Gainesville le idee di Terry Jones fanno presa su pochi». Lungo la strada ci sono giovani pacifisti
che si mischiano ai tifosi, in pochi hanno voglia di parlare del «pastore che odia l’Islam».
“Jones non parla per noi”. Il ragazzo con
questo cartello ha indosso anche lui la maglietta “Love not Dove” che sono state stam-
Alla ricerca di
un quarto d’ora
di pubblicità,
piazzano poi i loro
video su YouTube
sto e chiarisce quale sia il suo
vero bersaglio: Obama, quello
che il 19 per cento degli americani pensano sia un usurpatore nato all’estero e un mussulmano. «Obama è disonesto
quando difende la libertà di religione — dice il fueher della
Squadra Anti Terrore — i mussulmani vogliono conquistare
l’America una moschea alla
volta». Pronti alla chiamata fra
politica e religione, i membri
della Chiesa Unitaria di Cristo
del Wyoming hanno subito risposto promettendo di bruciare copie del Corano sui gradini
del parlamento statale.
Inutile che Obama dalla Casa Bianca ripeta, come già tentava di fare Bush, che «non siamo in guerra contro l’Islam». I
falò della notorietà possono
avere protagonisti pagliacceschi, come il reverendo della
Florida, fanatici neo-nazi come
i miliziani del Wyoming, o idioti come i battisti della Westboro
Church del Kansas che vedono
castighi divini contro la Sodoma e Gomorra americana. Ma il
serbatoio dell’odio e della paura è sempre pieno. Si sono
spente da pochi anni le croci del
Ku Klux Klan che ardevano davanti alle case degli “sporchi
negri”. Ma i cavalieri, ora sotto
il cappuccio del loro falso Vangelo, galoppano ancora.
La cittadina della Florida tira un sospiro di sollievo: “Quello voleva farsi solo pubblicità”
ALBERTO FLORES D’ARCAIS
Un pastore battista
pensa di avere una
missione: convertire
chi crede in un
“falso Dio”
di fighetti, ha impedito di fare al
reverendo Jones in Florida». La
Westboro Baptist Church ebbe
già il proprio “quarto d’ora”
quando mandava parrocchiani a picchettare i funerali dei
soldati morti in Iraq per spiegare ai parenti in lutto che la morte di quel figlio o sorella «era il
la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
@
IL
CASO BONANNI
ECONOMIA
PER SAPERNE DI PIÙ
www.cisl.it
www.fiom.cgil.it
■ 17
Bonanni: “Contro di me attacco costruito”
Polemiche sul mancato arresto dell’aggressore. Epifani: il governo vuole dividerci
FEDERICA CRAVERO
TORINO — È ancora bagarre sulla contestazione a Raffaele Bonanni. Tra il governo e la magistratura sul fatto che la ragazza
che ha lanciato un fumogeno
contro il segretario Cisl alla festa
del Pd non sia stata arrestata, ma
denunciata a piede libero. E tra i
sindacati, sempre più divisi sul
caso Federmeccanica.
Per Bonanni «La scena dell’altro giorno non è imprevista. È stato un atteggiamento costruito a
tavolino da cattivi maestri, ma
anche da chi parla ogni giorno di
andare a elezioni con una situazione di economia disastrata». Il
segretario della Cisl ha poi ricor-
Il pg Maddalena:
“La legge non
prevede il fermo
della contestatrice
sarebbe un illecito”
dato la manifestazione in programma il 9 ottobre a Roma.
Il procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena replica
al ministro del Lavoro Maurizio
Sacconi: «Polizia e magistratura si
sono limitate ad applicare la legge, che non contempla misure restrittive della libertà personale, la
cui adozione, in casi non consentiti, comporterebbe addirittura
una responsabilità dello Stato per
ingiusta detenzione». Rubina Affronte, 24 anni, figlia di un pm di
Prato, era stata l’identificata dalla
polizia ed era stata rilasciata, segnalata alla magistratura per lan-
Il retroscena
cio di oggetti e accensione pericolosa. Anche il capogruppo al Senato del Pdl, Maurizio Gasparri,
aveva tuonato: «Non vorrei che
sia stata trattata così perché è figlia di un magistrato». Il procuratore Maddalena ha aggiunto:
«Stupiscono queste malevole insinuazioni. La procura torinese
da sempre ha concretamente dimostrato la massima attenzione
nei confronti di qualsiasi atto di
violenza politica, da qualsiasi
parte proveniente, ben consapevole delle derive che ne possono
scaturire». La risposta di Maddalena tuttavia non soddisfa Sacconi: «Dipende da come si qualifica
l’ipotesi di reato. Il mio pensiero è
andato al mancato fermo di polizia in flagranza di reato, che poi il
magistrato avrebbe potuto o me-
no convalidare». Il questore di
Torino, Aldo Faraoni, ha risposto:
«L’arresto per accensione pericolosa è facoltativo solo allo stadio».
Continuano intanto le polemiche tra sindacati. Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ieri sera è intervenuto alla festa democratica di Torino: «Oggi si è aperto un nuovo scontro, ma lo dico
da tempo: se fai un accordo esclu-
dendo il sindacato più rappresentativo e continui a mettere le
dita negli occhi a chi rappresenta
questo sindacato, non ti puoi stupire che il sindacato si difenda e
reagisca. Ho sempre detto di abbassare i toni, se invece si continua in questo stillicidio, non se ne
esce. Le imprese, Federmeccanica o Fiat, non possono fare la predica ad altri e non vedere gli erro-
ri, a partire dai licenziamenti». Ed
è polemica anche sullo sciopero
alla Sevel di Atessa, dove si producono furgoni Iveco. Il segretario
della Fim, Bruno Vitali, ha accusato la Fiom di «capovolgere i dati sull’astensione per evitare di fare brutta figura, visto che il 70%
dei dipendenti del primo turno ha
lavorato».
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Le tappe
La polemica
LA CONTESTAZIONE
TENSIONE
Un’immagine della
contestazione al leader
Cisl, Raffaele Bonanni
Durante un incontro con
il segretario Cisl Raffeale
Bonanni durante la festa
del Pd un gruppo di
persone lo fischia
IL FUMOGENO
Bonanni viene colpito da
un fumogeno, secondo le
forze dell’ordine a
lanciarlo è Rubina
Affronte (nella foto)
Il Manifesto al Pd
“Datevi una calmata”
ROMA — A Penati, «che
ci chiede di prendere atto della gravità delle cose dette, rispondiamo
come trent'anni fa: datevi una calmata». Così il
Manifesto replica alle
critiche della segreteria
politica di Bersani, dopo
gli attacchi a Bonanni.
«Siamo tornati ai tempi in
cui criticare significava
indicare un bersaglio da
colpire. Ottimo sistema
per mettere la museruola a ogni voce critica».
LA DENUCIA
Polemica per il mancato
arresto della ragazza
denunciata a piede libero
dalla procura di Torino
che difende la scelta
Dopo un’estate di tensioni e le aperture degli imprenditori, si intravedono spiragli per riannodare il confronto
“Un referendum sul nuovo contratto”
Fiom detta le condizioni per riaprire il dialogo
PAOLO GRISERI
TORINO — È l’ora delle colombe.
Tocca a loro provare a spezzare la
trama monotona del film dei metalmeccanici italiani con Fiat, governo, Cisl e Uil da una parte e la
Cgil dall’altra. Lo scontro dura ormai da tre mesi e molti cominciano chiedersi a chi giovi davvero.
La strategia iniziale, il blitz che
schiaccia la Fiom nell’angolo, comincia a mostrare qualche crepa.
Perché la Fiom è certamente nell’angolo ma, per paradosso, è
troppo schiacciata anche ai fini di
coloro che vorrebbero neutralizzarla. Un episodio ha segnato la
giornata di ieri: alla Sevel di Atessa, ultimo terreno di scontro nella battaglia senza confini tra il
Lingotto e i metalmeccanici della
Cgil, la Fim ha fornito gli stessi dati di partecipazione allo sciopero
dell’azienda. Per dire che l’astensione dal lavoro indetta dalla
Fiom era fallita. Nella lunga storia
delle relazioni sindacali alla Fiat
non si ricordava una simile rottura di solidarietà tra organizzazioni dei lavoratori: anche in occasione di scioperi indetti da una sola sigla, le altre delegavano all’azienda il compito di contrastare i
dati forniti da chi aveva invitato le
tute blu a incrociare le braccia.
È evidente che in questo clima
non è certamente immaginabile
realizzare quel gioco di rimessa
che ha sempre consentito di trovare un accordo soddisfacente
nelle fabbriche italiane: il gioco
che permette alla Cgil di prendere qualche distanza dalla Fiom
per mediare l’adesione dei suoi
metalmeccanici agli accordi sottoscritti dalle altre organizzazioni. È quanto auspicavano le due
colombe alzatesi in volo nelle ultime ore, il presidente di Federmeccanica Pier Luigi Ceccardi
nella lettera pubblicata ieri da Repubblica, e il vicepresidente di
Confindustria Alberto Bombassei intervistato dal Corriere della
Sera. Ma in questa fase Epifani
non ha molti margini di manovra:
«Quando sono in gioco i diritti
fondamentali dei lavoratori, la
Cgil è in campo con la Fiom», ripeteva ieri a Torino il segretario di
corso d’Italia. Certamente con
una Fiom schiacciata nell’angolo, che subisce l’attacco concentrico di Fiat e governo, non è possibile per la Cgil alcuna presa di
distanza.
Senza una via d’uscita, sono
pochi coloro che ci guadagnano.
Non Fim e Uilm, con l’immagine
sempre più appiattita sulle scelte
del Lingotto e del governo, che finiscono per subire anche il protagonismo della Fiom. Non la stessa Fiom che può forse sperare di
aumentare le tessere ma rischia
di essere costretta a tenerle in frigorifero. Non la Fiat che sa bene
come sia impossibile immaginare di governare le sue fabbriche a
colpi di accordi separati esclu-
Lo studio
Cgil rilancia l’allarme cassa integrazione
“Ad agosto coinvolti 650 mila lavoratori”
LA LETTERA
In una lettera a Repubblica,
Federmeccanica ieri
ha precisato i motivi della
disdetta del contratto dei
metalmeccanici e ha chiesto
di riaprire il dialogo con tutte
le organizzazioni sindacali
ROMA — Sono 650 mila i lavoratori coinvolti nei processi
di cassa integrazione dall’inizio anno, con riflessi pesanti
in busta paga: il taglio netto del reddito supera i 3,1 miliardi di euro, più di 4.900 euro per ogni singolo lavoratore. Sono questi alcuni dei numeri che emergono dalle elaborazioni su dati Inps d’agosto da parte dell'Osservatorio Cigl.
L'analisi sul ricorso alle ore di cassa integrazione conferma il ribasso «fisiologico» di agosto sul mese precedente, ma registra il «continuo e pericoloso» aumento della cassa integrazione in deroga, ovvero dello strumento
che estende gli ammortizzatori sociali ai lavoratori che finora non erano tutelati. Le ore di cassa integrazione in deroga ad agosto, sono state infatti 35.499.955, in aumento
del 5,7 per cento su luglio (il valore più alto degli ultimi dodici mesi) e del 195 per cento sullo stesso mese dello scorso anno.
I protagonisti
CECCARDI
Il leader degli
industriali
meccanici:
“La Fiom
avanzi una
proposta”
BOMBASSEI
Il vice di
Confindustria:
“Propongo a
Epifani di
incontrarci a
Genova”
dendo sistematicamente il sindacato al momento più rappresentativo. Non, infine, i piccoli e medi industriali metalmeccanici che
non amano svenarsi in guerre
ideologiche.
Da queste considerazioni scaturiscono le aperture delle ultime
ore. E forse anche la risposta che
ieri il segretario generale della
Fiom, Maurizio Landini, ha dato
alla lettera del presidente di Federmeccanica: «Di fronte a proposte in grado di riaprire il dialo-
Landini: “Basta
trattative e accordi
separati e
riscriviamo le
regole del gioco”
EPIFANI
“Sempre
pronti al
dialogo se
non si
cancellano i
diritti”
LANDINI
Il leader
Fiom:
“ Nuove
regole per
evitare intese
separate”
go, siamo pronti e disponibili»,
aveva scritto Ceccardi. Landini
difende punto per punto la linea
della sua organizzazione. Poi fa la
sua proposta: «Fermiamo trattative e accordi separati. In poco
tempo si possono scrivere nuove
regole del gioco. Proponiamo un
patto che stabilisca che un accordo è valido se viene approvato
con referendum dalla maggioranza dei lavoratori coinvolti».
Semplice? Forse troppo. Ma può
essere un punto di partenza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
@
MONDO
PER SAPERNE DI PIÙ
www.basbakanlik.gov.tr/Forms/pMain.aspx
www.vatican.va
■ 19
SCRITTORE
Lo scrittore
turco Orhan
Pamuk: è
premio Nobel
DAL NOSTRO INVIATO
MARCO ANSALDO
ISTANBUL — «Evèt», cioè «sì». Il
premio Nobel per la letteratura
Orhan Pamuk voterà così sui
cambiamenti alla Costituzione
proposti oggi in un referendum
che si preannuncia come
decisivo in Turchia. Una
scelta che sarà politica,
spiega lo scrittore, ma da
parte di molti anche «sentimentale». Perché rimanda ai ricordi dei
golpe, agli scrittori incarcerati, alle persone
torturate, ai libri bruciati e vietati, agli intellettuali costretti a vivere
fuori dal Paese.
Un voto che riguarderà
26 quesiti, dai diritti fondamentali della persona
alle prerogative dei giudici
nei loro organi istituzionali. Ma che soprattutto si
concentra sui poteri dei
militari. Da sempre molto
influenti in Turchia, al
punto da scatenare negli ultimi cinquant’anni quattro
colpi di Stato, e una serie di
pesanti interventi nella vita
politica. Da uno di quei golpe,
nel 1980, nacque la Carta che
governa tuttora il Paese. E il
governo islamico moderato
del premier Recep Tayyip Erdogan, sotto gli occhi del capo
dello Stato Abdullah Gül, ha infine convocato una consultazione volta a contenere il raggio
d’azione dei generali, nel momento in cui Ankara è impegnata in una difficile partita con
l’Europa per entrare a farne parte come membro a pieno titolo.
Una delle modifiche prevede
addirittura la possibilità di portare a processo gli autori dei colpi di stato. Negli ultimi sondaggi i “sì” appaiono in testa di poco. Pamuk è in partenza per gli
Stati Uniti dove, come ogni trimestre autunnale, comincia le
sue lezioni alla Columbia University di New York.
Come voterà al referendum?
«Cercherò di farlo nei seggi in
aeroporto. E se ci riuscirò, voterò “sì”.
Cioè a favore degli emendamenti alla Carta?
«Certo. Perché intendo dare il
mio consenso ai cambiamenti
della Costituzione».
E per quale motivo non vota
“hàyir”, cioè “no”, come chiedono i partiti dell’opposizione,
socialdemocratici e nazionalisti, che temono che il “sì” possa
far avanzare il partito islamico
al potere?
«Votare adesso “sì” non significa né sostenere il governo, né
che lo si voterà alle politiche del
prossimo anno. L’importante
per me è il contenuto del refe-
L’annuncio
“Con i militari c’è il rischio di golpe
la Costituzione turca ora va cambiata”
OrhanPamuk:“Voteròsìalreferendumperdaremenopoteriall’esercito”
‘‘
‘‘
Il passato
Gli scrittori incarcerati, gli
oppositori torturati, i libri
bruciati, gli intellettuali
perseguitati: ecco cosa
furono i colpi di Stato
rendum. C’è chi dice che questo
“sì” sarebbe comunque insufficiente. E’ vero. Molte parti della
Costituzione dovrebbero cambiare. Ma non mi sembra giusto
dire di no a un piccolo cambiamento solo perché è insufficiente».
E pensa che questo voto potrebbe portare a un cambiamento di mentalità in Turchia?
«No, affatto. Non credo che
delle modifiche costituzionali
possano trasformarsi in una
svolta storica. Sul referendum si
è poi sviluppato uno scontro fra
governo e opposizione, e questo è passato avanti al contenuto stesso del voto. Io non voglio
entrare nel merito, perché questo scontro è stato vissuto con
violenza e questa violenza aiuta
Piccoli passi
Scegliere il sì non vuol dire
sostenere il governo: molte
parti della Carta
andrebbero cambiate, ma
s’inizia dai piccoli passi
infine alla cultura dell’intolleranza. Capisco la volontà dell’opposizione di dire di “no”,
cioè no al governo. Ma quel che
per me è importante è piuttosto
il contenuto delle norme che si
vanno a modificare. E’ valido
per me come per tutti gli elettori turchi. E più importante ancora è il contenuto sentimentale del referendum».
Che cosa intende per “sentimentale”?
«Nella mia mente il voto al referendum si è identificato con i
colpi di stato militare. Ecco, i ricordi dei golpe, gli scrittori incarcerati, le persone torturate, i
libri vietati, bruciati… gli intellettuali che non potevano più
vivere in Turchia, tutto ciò nei
nostri ricordi e nelle nostre
La protesta
Contro Sarkozy
sul Monte Bianco
PARIGI — Una riproduzione
vivente della “Libertà che guida il
popolo”, il dipinto di Eugene
Delacroix simbolo dei valori
repubblicani. A inscenarla, sul
Monte Bianco, 15 alpinisti francesi
che volevano così protestare contro
le politiche del presidente Sarkozy.
«Abbiamo deciso di ripartire
simbolicamente alla riconquista
della Repubblica attraverso le
vette», hanno spiegato gli scalatori.
La visita del pontefice dal 16 settembre
Il caso
Londra, il Papa incontrerà
le vittime dei preti pedofili
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA — Manca solo l’annuncio ufficiale, che forse arriverà addirittura solo dopo
l’evento, ma ormai è certo: Benedetto XVI
incontrerà un gruppo di vittime dei preti
pedofili durante la sua visita pastorale in
Gran Bretagna che inizia giovedì 16 settembre. Già preannunciato da varie indiscrezioni, l’appuntamento ha ricevuto ieri la
prima conferma diretta per bocca del portavoce della Conferenza Episcopale della
chiesa cattolica inglese, Jack Valero: «Il pontefice potrebbe incontrare dieci persone,
probabilmente a Londra, a causa dei tempi
molto stretti del viaggio. A questi dieci individui, che sarebbero tutti di nazionalità bri-
menti è qualcosa che ancora
succede. E se in questo voto c’è
il lato politico, c’è anche un lato
sentimentale. Ecco perché voterò “sì”. Perché, come tante
persone qui, non voglio più colpi di stato. Vorrei che la Turchia
diventasse una società aperta.
Vorrei che diventasse un Paese
che non deve vivere sotto la minaccia di golpe».
Pensa che dopo potrà aprirsi
una nuova pagina?
«Non posso saperlo. Con
molta probabilità dal referendum uscirà un “sì”. Ma la Turchia non potrà vivere un cambiamento profondo solo per
questo. I cambiamenti arrivano
da tanti piccoli passi. Qualche
volta si va indietro, qualche volta avanti. Questo referendum è
uno di questi».
E nel processo di cambiamento della Costituzione secondo lei l’opposizione di sinistra ha svolto bene il suo compito?
«Le parti che noi chiamiamo
destra e sinistra hanno avuto
reazioni diverse sul referendum. Anche tra quelli che si definiscono di sinistra c’è infine
chi voterà a favore delle modifiche costituzionali e chi si esprimerà contro. Discorso che vale
anche per la destra. La cosa più
importante per me, oggi, è che ci
sia più democrazia in Turchia,
una società aperta, che tutti
possano esprimersi liberamente, senza più la paura né dello
Stato né dei golpe militari».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sei vittime in una piccola contea
Strage familiare in Kentucky
uccide i figli e si toglie la vita
tannica, verrà garantito l’anonimato».
La visita comincerà il 16 settembre a
Edimburgo, dove il papa sarà accolto all’aeroporto dal principe Filippo e quindi ricevuto dalla regina Elisabetta nel palazzo di
Holyroodhouse. Gli altri luoghi toccati dal
viaggio saranno Glasgow, sempre in Scozia,
dove Benedetto XVI dirà una messa pubblica, Birmingham, Coventry e Londra, dove
farà una veglia di preghiera e avrà una colazione di lavoro con il primo ministro David
Cameron. Tra gli impegni della visita, che si
concluderà il 19 settembre, è in programma
la beatificazione del cardinale John Henry
Newman.
e.f.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
IN UDIENZA
Papa Benedetto XVI
durante l’udienza
generale di mercoledì
scorso, in Vaticano
WASHINGTON — Almeno sei persone
hanno perso la vita in una sparatoria in
Kentucky, nella contea di Breathit. Lo
riferisce lo sceriffo locale, Ray Clemons, specificando che tra le vittime
c’è anche l’autore del massacro. Dietro
la strage, ci sarebbe una tragedia famigliare. Sempre secondo lo sceriffo Clemons, un uomo avrebbe sterminato i
suoi famigliari, tra cui i suoi bambini, e
poi si sarebbe tolto la vita.
Sempre nel Kentucky, è stata consegnata una lettera al governatore, Steve
Beshear, da parte del nunzio apostolico a Washington, l’arcivescovo Pietro
Sambi, in cui si chiede a nome del Papa
di commutare la pena di morte per Gre-
gory Wilson, prevista per il 16 settembre. Wilson è stato giudicato colpevole
nel 1988 di rapimento, stupro e omicidio di una donna. Attualmente sta facendo appello alla decisione del Tribunale per fermare la sua esecuzione, perché possano essere compiute indagini
sulla sua affermazione di ritardo mentale e sulla richiesta del test del Dna.
L’arcivescovo di Louisville ha auspicato che prevalga una «misericordia
che difenda il bene comune della società, onori la giustizia e serva uno scopo più alto mettendo da parte l'irreversibile rimedio della morte. La misericordia - ha detto - è l'unico modo per
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by Patrizia Mirigliani
la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
CRONACA
■ 21
Ambulanza negata, muore un neonato
Malasanità nel Veneto, cesareo troppo tardi e madre in fin di vita
FILIPPO TOSATTO
I precedenti
PADOVA — Una giovane donna
al settimo mese di gravidanza
che avverte fitte all’addome,
sempre più insistenti e dolorose.
E il marito allarmato, che in serata la accompagna all’ospedale di
Piove di Sacco dove i medici la visitano, escludendo però motivi
d’urgenza. Lui insiste, chiede che
la trasferiscano in ambulanza all’ospedale di Padova, distante
una ventina di chilometri. I medici rifiutano, opponendo problemi burocratici: non gli resta
che mettersi al volante dell’auto.
La coppia, così, arriva al pronto
soccorso della divisione ostetrica
a notte fonda. Ai medici di turno
basta uno sguardo per comprendere la gravità della situazione.
La donna entra immediatamente in sala operatoria, ma è tardi
per salvare il bambino: morirà a
conclusione del parto cesareo.
Appesa a un filo anche la vita della donna. Colpita da ischemia cerebrale, è in coma da quattro
giorni.
La vicenda agghiacciante,
nuovo caso di malasanità, accade in Veneto. Due le inchieste
aperte: la procura della Repubblica procede per omicidio colposo, il ministero della Salute e la
Regione annunciano l’invio degli
ispettori. «Sono sgomento e indignato, qualora emergessero negligenze, leggerezze, omissioni o
Il marito ha chiesto
invano l’intervento
d’urgenza
e il trasferimento
a Padova
peggio, saremo inflessibili nel
colpire i responsabili» avverte il
governatore Luca Zaia. Ignazio
Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio
sanitario nazionale, annunciando per martedì i primi risultati
degli accertamenti, allarga l’orizzonte. «È evidente ormai che si
tratta di un problema di sistema,
di una vera e propria emergenza,
che sta mietendo vittime con una
frequenza allarmante».
Sul tavolo del pm Sergio Dini,
che ha disposto il sequestro delle
cartelle cliniche, l’esposto che
descrive il calvario dei coniugi —
lei 27 anni, lui 18, residenti a
Campagna Lupia (Venezia) —
che attendevano la nascita del figlioletto con gioia e sono stati
sprofondati nell’angoscia. Sconcerta, anzitutto, la superficialità
della visita all’ospedale di Piove:
senza ricorrere ad esami strumentali, i medici hanno sommariamente escluso l’urgenza, e nonostante l’insistenza del marito
— «Ho fatto di tutto per convincerli, non mi hanno ascoltato»
dirà con le lacrime agli occhi — le
hanno negato il trasporto col 118
nel capoluogo. Giunta a Padova,
dopo un viaggio da incubo, tormentata dal dolore, la giovane
donna è sottoposta ad ecografia
che ha evidenziato un marcato
distacco della placenta. Il bimbo
è ancora vivo ma occorre intervenire d’urgenza. Alle 2,15 viene
fatta partorire con taglio cesareo
dal medico di turno, Roberto Laganara. Il neonato è affetto da
bradicardia: il suo cuore pulsa a
50 battiti al minuto rispetto ai 140
fisiologici. È in condizioni disperate, viene rianimato a lungo ma
non sopravvive. Critiche le condizioni della madre: non potrà
più diventare mamma, si spera di
strapparla alla morte.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
OSPEDALE DI MATERA
L’8 settembre una donna
di 32 anni muore all’
ospedale di Policoro dopo
un cesareo gemellare
POLICLINICO DI MESSINA
Il 28 agosto lite tra medici
ritarda il parto: danni
cerebrali per il neonato,
alla madre tolto l’utero
VIBO VALENTIA
Il 20 agosto una donna
di 33 anni muore dopo
un cesareo in una clinica
di Vibo Valentia
L’OSPEDALE
L’ospedale di Piove di Sacco
al quale si è rivolta la donna
ora in fin di vita a Padova
Il caso
Cinque giovani: uno di loro la corteggiava, ma dal buio uscirono gli altri e la violentarono
Attirata in trappola e stuprata
Casoria, il branco in manette
la vodka in un bar, la conduce in un posto isolato. Una vecchia scuola abbandonata che si
trova vicino al centro storico di Casoria, popoloso centro alle porte di Napoli. Qui arrivano anche gli altri componenti del branco. Si
avvicinano alla Smart. F. M. capisce di essere
caduta in una trappola. Tenta di difendersi,
ma i ragazzi a turno abusano di lei. Tutti e cinque. Ripetutamente. Fino a quando la donna
riesce a divincolarsi, colpendo uno dei suoi
aguzzini. Ma il branco insiste, tenta di ricacciarla all’interno della Smart. Lei resiste e si
aggrappa alla portiera. L’auto parte e F.M.
viene trascinata per alcuni metri. Fino a
quando non cade. La abbandonano sanguinante e seminuda sull’asfalto. Le portano via
ANTONIO DI COSTANZO
NAPOLI — Attirata in una trappola. Poi stuprata. Picchiata e rapinata. Un incubo reale
per F. M., 29 anni, violentata dal branco a fine
agosto. Ieri, due settimane dopo l’aggressione, gli arresti. Cinque. Sono tutti ragazzi della provincia di Napoli. Sono tutti incensurati.
La vittima li ha riconosciuti. Senza esitazioni.
Questa la ricostruzione dei fatti dei carabinieri. Fine agosto: la ragazza da alcuni giorni
frequenta Enzo, uno dei giovani finiti in cella
ieri. Era già uscita con lui una volta. E anche la
sera del 25, quando Enzo va a prenderla con
la sua Smart, si aspetta una serata spensierata. Il ragazzo, invece, dopo averle offerto del-
Torino
Due volte in carcere
tenta di aggredire la ex
arrestato per stalking
Maria Teresa, Silvia e Ilaria Venturini
Fendi sono vicini con molto affetto a Giacomo e a Vanni per la perdita della loro
mamma
Contessa
Anna Leopardi
Roma, 12 settembre 2010
Il personale del Dipartimento di Biologia
dell’Università di Roma “Tor Vergata”
partecipa al dolore del collega Francesco Pallone e della sua famiglia per la
scomparsa della moglie
Irene Habib
il Direttore Patrizia Aducci.
Roma, 12 settembre 2010
12-09-2007
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tutti gli amici e i colleghi di AISLO piangono affranti la scomparsa di
Francesco Salerno
Barletta, 12 settembre 2010
Stefano, Teresa, Elena e Guido affranti
per la scomparsa di
Lina Miscetti
con immutato amore.
Il marito Eumenio e la figlia Stefania.
Roma, 12 settembre 2010
Il giorno 11 settembre è mancato all’affetto dei suoi cari
Gian Paolo Turri
Ne danno il triste annuncio la moglie, la
figlia, unitamente ai congiunti.
La santa messa verrà celebrata lunedì
13 settembre alle ore 13, nella chiesa
Corpus Domini, in via Federico Enriquez
56 a Bologna.
Bologna, 12 settembre 2010
10 16 36 70 71 73
Francesco
si stringono con grande affetto a Raffaella, Paolo e Sabrina.
Barletta, 12 settembre 2010
Sapo Matteucci con la moglie Vivia e i figli Pietro e Lavinia annunciano con grande dolore la perdita di
Cesare Matteucci
12-09-2010
Nel terzo anniversario della scomparsa,
ricordiamo
TORINO — Torna a perseguitare
la sua ex. Ma stavolta i carabinieri lo arrestano prima che le faccia
di nuovo del male. Un anno fa
Raffaele Gagliardi, 34 anni, pluripregiudicato e nullafacente di
Torino, aveva picchiato e violentato la fidanzata che l’aveva lasciato, dopo averla perseguitata
per alcuni mesi. Già arrestato
due volte e altrettante volte scarcerato con il solo obbligo di tenersi lontano da lei, l’altra notte
l’uomo si è ripresentato a casa
della donna e ha tentato di entrare con la forza. Ma la vittima
ha chiamato il 118. E i carabinieri lo hanno nuovamente fermato e riportato in carcere con l’accusa di stalking. Gagliardi doveva sottostare all’obbligo di dimora nel capoluogo piemontese
tra le 20 e le 7: un provvedimento disposto dal giudice proprio a
seguito delle persecuzioni ai
danni dell’ex fidanzata che invece abita a San Mauro Torinese.
anche il portafogli. La donna è sotto choc. Un
passante la soccorre e la conduce in ospedale. Partono le indagini. Enzo viene subito
identificato dai carabinieri della compagnia
di Casoria del capitano Gianluca Migliozzi.
Poi i militari risalgono agli altri quattro. Ieri gli
arresti.
«Sono felice della loro cattura. Quelle belve devono stare in carcere», racconta la ragazza che vive a Pollena Trocchia. Gli accusati, invece, forniscono una versione dei fatti
completamente diversa: «Lei era consenziente. Forse ci siamo spinti un po’ oltre, ma
lei ci stava». Ma i referti medici e le indagini
dicono tutt’altro.
padre e nonno molto amato
Il funerale avrà luogo il giorno 13 settembre, alle ore 11.30, nella Cappella
Camposanto Misericordia lato via Maroncelli, Viareggio.
Viareggio, 12 settembre 2010
12-09-1992
12-09-2010
Gloria Bortolotti De Poli
66
per molti anni docente nel nostro Ateneo
a Venezia, ricordano la sua passione civile, la sua etica, la sua straordinaria generosità e sono vicini a Sandra e ai familiari tutti.
Venezia, 12 settembre 2010
PORDENONE — Un incidente fatale con un piccolo
aereo da turismo sulle Dolomiti di Sesto. Così hanno
perso la vita l’ex assessore
di Pordenone, Claudio Rosset e la sua compagna, Michela Marconi. L’aereo, intitolato a Umberto Bossi con
la sigla “I-UMBE” e guidato
da Rosset, è precipitato nella zona di Cima Tre Scarperi, a oltre 3000 metri. Nel
2001 Rosset era rimasto
coinvolto in un altro incidente aereo dal quale era uscito miracolosamente vivo.
Genova
Concorso n. 109 dell’ 11-09-2010
Superenalotto
Nessun vincitore con punti 6
Nessun vincitore con punti 5+
Ai 24 vincitori con punti 5
Ai 3.479 vincitori con punti 4
Ai 128.175 vincitori con punti 3
45.069,65 €
310,91 €
16,87 €
Superstar
Nessun vincitore con punti 5
Ai 12 vincitori con punti 4
Ai 594 vincitori con punti 3
Agli 8.891 vincitori con punti 2
Ai 57.391 vincitori con punti 1
Ai 120.876 vincitori con punti 0
31.091,00 €
1.687,00 €
100,00 €
10,00 €
5,00 €
PROSSIMO CONCORSO
IL JACKPOT CON PUNTI 6
La Francesca e i tuoi cari non ti dimenticano. Matteo, Daniela e Fabrizio.
Scario, 12 settembre 2010
A tre mesi dalla scomparsa Rosa Lovullo ricorda assieme ad amici e parenti il
caro fratello
136.100.000,00 euro
Pippo Russo
Zafferana Etnea, 12 settembre 2010
Lucilla Fuiano
Riccardo Sarfatti
Aereo da turismo
cade sulle Dolomiti,
due vittime
nello schianto
7.211.143,07 €
O.F. Bologna Onoranze
Tel.051.467052
Porti via tanta parte del nostro cuore ma
ci hai regalato tanto.
Papà e mamma, gli zii Vanni e Mariarosaria e l’adorata Chiara.
I funerali lunedì 13 settembre ore 9.30
chiesa Grande del Cardarelli.
Napoli, 12 settembre 2010
Il Rettore dell’Ateneo IUAV di Venezia
Amerigo Restucci, i docenti, il personale, profondamente colpiti per la scomparsa di
85
Pordenone
NAZIONALE
10
84
12
2
83
47
79
4
48
49
52
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31
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11
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1
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5
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75
43
10 e LOTTO
COMBINAZIONE VINCENTE
1
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2
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62
84
Fusti tossici
si rompono in porto
intossicati
venti lavoratori
GENOVA — Una ventina di
lavoratori sono stati ricoverati a Genova per accertamenti dopo essere venuti a
contatto con le esalazioni
provocate dallo sversamento di sostanze tossiche
nella stiva di una nave. Un
container sollevato con
una gru si è sganciato ed è
precipitato dentro la stiva
della San Francisco Bridge.
Nella caduta si sono rotti alcuni fusti contenenti cloro
benzaldeide: l’incidente ha
fatto scattare le procedure
anticontaminazione.
la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
@
CRONACA
■ 22
PER SAPERNE DI PIÙ
www.miur.it
www.comune.roma.it
Roma, ecco la prima B
“In classe i bambini
sono tutti immigrati”
Ritirato un alunno italiano:“Ma non per motivi etnici”
(segue dalla prima pagina)
SARA GRATTOGGI
SUCCESSO così che
moltissime scuole abbiano chiesto una deroga agli uffici scolastici regionali. Determinando, nei fatti, una
situazione analoga a quella degli anni scorsi per quanto riguarda la composizione delle
classi. È il caso dell’istituto
comprensivo Laparelli di Roma, nato dall’accorpamento
dell’ex scuola elementare Pisa-
È
cane (già al centro delle polemiche proprio per l’elevata
concentrazione di studenti
immigrati, pari all’ottanta per
cento) e della media Pavoni,
che domani riprenderà le lezioni con una classe formata
solo da bimbi stranieri.
Nella prima B della scuola
elementare, infatti, tutti i 19
alunni saranno di origine non
italiana, con una prevalenza di
bambini cinesi e bengalesi.
«L’unico italiano iscritto ha
chiesto il nulla osta per il trasferimento — dichiara la presi-
de Flora Longhi — Ma contiamo di invertire il trend e siamo
fiduciosi: ci sono stranieri che
si trasferiscono e lasciano la
scuola per tornare nei propri
paesi d’origine, anche se altri
immigrati arrivano dal nord
Italia».
Gina Neri, mamma del bambino che si è ritirato, tiene però
a specificare i motivi della propria scelta, che nulla hanno a
che fare con la composizione
multietnica delle classi. «Avevamo scelto la Pisacane perché
ci piaceva l’offerta formativa e
prima dell’iscrizione avevamo
parlato a lungo con l’ex preside
— racconta Neri — Ad agosto
abbiamo scoperto che la dirigente sarebbe cambiata e siccome non abbiamo avuto modo di conoscere bene la nuova,
pur non dubitando della sua
bravura, abbiamo preferito
iscrivere nostro figlio alla Di
Donato». E, cioè, in un’altra famosissima scuola multietnica
della Capitale.
Su 39 studenti di prima elementare del Laparelli, solo due
a questo punto saranno italia-
ni. Ma i genitori non temono il
melting-pot. «Sarà una ricchezza per mia figlia — spiega
Maddalena Grechi, mamma di
una bambina iscritta in prima
— e poi quelli che chiamano
“stranieri” nei fatti sono italiani come lei: hanno fatto la stessa scuola materna, parlano la
nostra lingua perfettamente e
apprendono molto più in fretta».
Ma il Laparelli non è l’unico
istituto romano ad aver ottenuto una deroga al tetto del 30
per cento. Anche il Daniele
Manin e il Publio Vibo Mariano, per esempio, sforeranno la
“quota Gelmini”.
La situazione non cambia a
Milano, dove ben 48 istituti
della provincia supereranno la
percentuale prevista dal ministero. Tra loro, anche le famose
elementari Radice di via Paravia, che nel 2009 non avevano
nessun bimbo italiano iscritto
in prima e quest’anno, invece,
ne conteranno solo due su ventuno: appena il 10 per cento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I precedenti
L’INTEGRAZIONE
Un modello di
integrazione
l’istituto Manin
che ha capovolto
il rapporto di
presenze tra
italiani e stranieri
I ROM
Nel 2008 ha fatto
polemica la
creazione di una
classe con solo
bambini rom
in un asilo di via
Magreglio
LA SOLUZIONE
Nel 2007 nel
plesso ThouarGonzaga per
evitare classi di
soli stranieri i
bambini sono stati
distribuiti in 3 sedi
A Bruino, un piccolo centro a venti chilometri da Torino
Class action contro la Gelmini
I genitori: “Stanchi dei costi”
Mariastella
Gelmini
TORINO — Stanchi di dover pagare per mandare
i figli alla scuola pubblica, le mamme e i papà hanno detto basta: porteranno il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini davanti a un giudice.
Accade a Bruino, piccolo centro di 8 mila abitanti
nel Torinese, dove il comitato dei genitori dei
bimbi che frequentano l’istituto comprensivo sta
organizzando una class action. Spiega Diogene
Franzoso, avvocato e papà di uno degli alunni, che
«l’istituto vanta più di 100 mila euro di crediti nei
confronti del ministero e così capita che a sostenere i costi siano i genitori. Quest’anno dobbiamo
pagare più di 50 euro per la carta igienica, l’assicurazione e via dicendo». Di qui la scelta, supportata dalla Flc-Cgil di Torino, di ricorrere al Tar contro il mancato trasferimento delle risorse da parte del ministero: «Come consiglio d’istituto — dice Franzoso — volevamo un modo per recuperare quel denaro. Non per soldi, ma per principio».
(ste. p.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nella capitale, quartiere Montesacro, la fornitura in 48 ore
Mancano le sedie e i banchi
così all’arredo ci pensa Ikea
Alunni
in classe
ROMA - Mancano banchi, sedie e cattedre? Ci pensa Ikea. Nella scuola elementare Torricella Nord, nel
quartiere romano di Montesacro, a fornire l’arredo
è la multinazionale svedese. Suona domani la prima
campanella, ma le classi sarebbero rimaste chiuse
se in meno di 48 ore il municipio IV non avesse trovato 50 banchi e due cattedre. «L’unica alternativa
era l’intervento dei privati — dice Cristiano Bonelli,
presidente pidiellino del municipio IV — Ma nessuno riusciva a garantirci una fornitura così rapida».
Ikea, invece, ieri mattina ha assemblato tutto in poche ore con tanto di trasporto e montaggio gratuito.
Dimenticate i vecchi tavoli, entra in aula Vika Curry.
Bianco, squadrato e moderno che costa appena
19,99 euro. Le sedie di legno sono soltanto un ricordo: eccole color latte o rosse mentre le cattedre sono chiare con qualche striatura d’argento. Nuovo
design per maestri e alunni che entreranno in classe e troveranno il marchio svedese inciso sui banchi.
(laura serloni)
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la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
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CRONACA
PER SAPERNE DI PIÙ
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■ 23
NEL FANGO
A sinistra un video con
il torrente che esonda e le
montagne di terra il giorno
dopo. A destra, unità
cinofile alla ricerca della
giovane dispersa. Sotto,
un sommozzatore al lavoro
nel fiume di fango che ha
sconvolto Atrani
Atrani, inchiesta sul fiume-discarica
Ancora nessuna traccia di Francesca, che ora si cerca in mare
DAL NOSTRO INVIATO
CRISTINA ZAGARIA
ATRANI (SALERNO) — Dopo il
temporale, la paura e l’esondazione del Dragone, torna il sole in
Costiera Amalfitana. Ma nessuno guarda in cielo. Non c’è il tempo. Né la voglia. La terra chiama.
Viene spalato il fango da piazza
Umberto I, ad Atrani. I camion
Dispersa
Il sindaco si
difende dalle
accuse: “Il disastro
non si poteva
evitare”
portano via i tronchi, le auto e i rifiuti trascinati dal torrente impazzito. Il piccolo borgo cerca di
tornare alla quotidianità. Eppure
la natura, violata, continua a essere più forte. Lascia il suo segno.
Sui palazzi bianchi rimane una
striscia: è la melma, arrivata all’altezza del primo piano. Una
striscia per ricordare. Un monito,
che fa eco alla rabbia del paese
Continuano le ricerche
di Francesca Mansi, la 25enne
che lavorava in un bar,
dispersa da giovedì notte
ad Atrani
per una «tragedia annunciata». E,
quando tramonta il sole, e le ricerche si fermano, rimane solo
l’angoscia per Francesca Mansi,
25 anni, dispersa da tre giorni. Le
ricerche a terra della ragazza si
chiudono. Continuano in mare.
Oggi arriva da Ponza un mezzo
nautico specializzato per il dragaggio dei fondali. La speranza di
trovarla viva diventa sempre più
debole.
A 72 ore dalla tragedia, ad Atrani è il giorno della rabbia. «Abbiamo bisogno di aiuto. Siamo rovinati», ripetono i negozianti. «Nel
2005 fu siglato un protocollo di
intesa tra i Comuni di Ravello,
Atrani e Scala che prevedeva un
piano di monitoraggio, un altro
di evacuazione, allestimento di
sensori in grado di far scattare
l’allarme. Il protocollo, però, non
è mai stato applicato», denuncia
Gino Amato, tra i responsabili del
Comitato Sos Dragone. Atrani
mette sotto accusa il Dragone (il
fiume che scorre proprio sotto la
strada principale) e le autorità
che dovevano controllare, prevenire, monitorare. I tecnici spiegano che da un lato c’è stata la natura e una pioggia eccezionale, ma
dall’altro c’è la responsabilità
dell’uomo: «Giovedì, in due ore,
abbiamo avuto 90 millilitri d’acqua — spiega Aldo Cinque, ex docente di Geomorfologia alla Federico II e membro del comitato
scientifico di Legambiente Campania — un evento eccezionale,
ma non bisogna dimenticare che
l’uomo ha “tombato” il Dragone
in un canale sotto la strada e chi
ha fatto i calcoli per quest’opera
ha considerato la piena del fiume, ma non i detriti che l’onda di
fango ha trascinato con sé. Se si
decide di fare un’opera del genere, bisogna garantire una manutenzione costante a monte».
«Quanto successo non si poteva evitare. Ho la coscienza a posto
— replica il sindaco di Atrani, Nicola Carrano (ieri ricoverato per
un malore) — Il Dragone era stato controllato 48 ore prima ed era
tutto a posto. Ho presentato io
stesso denunce in Procura per lo
smaltimento dei rifiuti nel fiume
e da anni non accade più». Il sindaco chiede lo stato di calamità.
La Procura di Salerno indaga per
disastro ambientale colposo.
Il padre di Francesca Mansi,
Raffale, da tre giorni continua a
guardare il mare e ad aspettare:
«Aspetto mia figlia, per un ultimo
abbraccio. Ma chiedo anche che
non si alzi solo un polverone mediatico, ma che si faccia qualcosa
di serio per difendere il territorio
e perché una tragedia come questa non accada veramente mai
più».
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Milano, cerimonia laica per il giornalista di “Repubblica”. Bossi lo ricorda: “Era un maestro”
Commosso addio a Guido Passalacqua
ai funerali una folla di amici e politici
na del giornale, ma «essere cronista» faceva parte del suo stile di vita, anche a 67
anni. Non a caso sono arrivati a salutarlo altri politici che, come lui, sono sempre stati indipendenti: il radicale Franco Corleone e l’ex missino Tommaso
Staiti di Cuddia, il deputato del Pd Daniele Marantelli e l’eurodeputato leghista Matteo Salvini. E, nonostante abbia
PIERO COLAPRICO
MILANO — Funerale laico, ieri mattina,
per Guido Passalacqua, al cimitero milanese di Lambrate. Moltissimi i giornalisti, di varie testate, e la moglie Mariella
e il figlio Tommaso si sono così ritrovati
tra alcune centinaia di persone, che
hanno conservato gratitudine per un
capo, per un collega leale, prezioso nei
ricordi, nei suggerimenti, nell’esperienza.
Erano certamente prevedibili le presenze di Umberto Bossi, leader leghista,
e di Roberto Maroni, ministro degli Interni. Ma può aver stupito qualcuno il
tono della loro commozione, la partecipazione addolorata e le poche frasi,
emozionate: «Guido era una bella persona, un giornalista alla vecchia maniera, lavorava di notte — ha detto Bossi —
per mettere a posto le idee, per capire
quello che stava accadendo nella politica, con grande onestà e lealtà. E qualche
volte mi ha anche dato della “testa di
c...”. Uno — continuava Bossi — che è
cresciuto con noi, un maestro, per questo lo chiamavamo “il decano”».
«A me m’ha criticato di più, ma è stato
un amico fraterno», ha aggiunto Maroni, con affetto, perché Passalacqua è stato senza dubbio un anticipatore, il primo giornalista di grande credibilità professionale a «fiutare» nella Lega un futuro (allora) inimmaginabile. Passalacqua, però, è sempre «rimasto» al suo posto: non ha abdicato al ruolo di fare
domande, di muovere critiche, di «arrabbiarsi». E — ormai si può rivelare
questo dettaglio — quando gli è stato offerto dai vertici leghisti lo scranno al Senato, ha ringraziato: e ha detto di no.
Da quando s’era ammalato, scriveva
sempre meno, era «fuori» dalla macchi-
LA COOPERATIVA FACCHINAGGIO E TRASPORTO MERCATO ORTOFRUTTICOLO NOVOLI - CFT S.c.r.l.
Comunica che per il giorno 1 ottobre 2010 alle ore 06,30 in prima convocazione, e per il giorno
2 ottobre 2010 alle ore 15.00 in seconda convocazione, in Firenze c/o l’Auditorium della Banca
MPS in Via Panciatichi n. 85, è convocata L’ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEI SOCI per
discutere e deliberare sul seguente
ORDINE DEL GIORNO
COMUNE DI SCONTRONE (AQ)
ESTRATTO BANDO DI GARA
LE ESEQUIE
L’omaggio a
Passalacqua del
leader della
Lega Bossi
(in alto). Qui
sopra, il ministro
Maroni con
il figlio del
giornalista
avuto i suoi guai di salute, ci ha tenuto a
venire l’ex sindaco Paolo Pillitteri, che
con Passalacqua aveva avuto vivaci (e
simpaticamente teatrali) scambi d’opinione.
Discutere con i più giovani su come «si
comincia» un buon articolo era una sua
vocazione: questo ieri se lo dicevano in
molti, con un affetto destinato a restare.
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1. Stazione appaltante: Comune di Scontrone
(L’Aquila), P.zza Sangro CAP 67030 - tel.
0864/87149 - fax 0864/870012 - Indirizzo internet: www.comune.scontrone.aq.it - Posta
elettronica: [email protected] 2.
Appalto lavori di “Riqualificazione ambientale e
funzionale del territorio e dei nuclei urbani - Allargamento della strada comunale per Villa
Scontrone e del Ponte sul Fiume Sangro in località frazione di Villa Scontrone - Realizzazione strada di circonvallazione del Capoluogo di
Scontrone”. CIG. n. 053284666C; 3. Procedura di gara: Procedura aperta ai sensi dell’art. 3,
comma 37 e art. 55, comma 5, del D.Lgs. n.
163/2006; 4. Luogo esecuzione: Comune di
Scontrone; 5. Natura dei lavori: Cat. prevalente OG3 Classifica IV. 6. Criterio di aggiudicazione: criterio offerta economicamente più vantaggiosa, art. 83 D.Lgs. n. 163/2006; 7. Importo complessivo: Euro 1.495.677,61, di cui Euro
30.764,03 per oneri di sicurezza, I.V.A. esclusa;
8. Termine ultimo per la ricezione delle offerte:
ore 14,00 del 20.10.2010; 9. Apertura offerte:
ore 10,00 del 21.10.2010; 10. Documentazione: sul sito www.comune.scontrone.aq.it, o
presso l’U.T.C. il lunedì, il martedì ed il mercoledì, dalle ore 10,00 alle ore 13,00 ed il giovedì
dalle ore 16,00 alle ore 18,00. 11. Responsabile del procedimento Geom. Lino Di Domenico.
IL RESPONSABILE DELL’AREA TECNICA
(Geom. Lino Di Domenico)
1) Comunicazioni del Presidente.
2) Presentazione e approvazione nuovo organigramma societario.
3) Ratifica cooptazione nuovo membro del Consiglio di Amministrazione.
Si ricorda ai soci ordinari che è consentito delegare un altro socio ordinario che non sia
amministratore o sindaco, purché abbia diritto al voto. Ogni socio può avere una sola delega (Art.
37 Statuto Sociale).
Si ricorda inoltre che i soci speciali possono partecipare all’Assemblea esercitando il diritto di voto
(Art. 37 Statuto Sociale).
Firenze, 11/09/2010
Il presidente del C.d.A. - Giulio Bani
ASL Sanluri
ESTRATTO AVVISO DI GARA
PROCEDURA APERTA
Si rende noto che l’Azienta U.S.L. n. 6, con sede in Via Ungaretti, 9 – 09025
Sanluri (CA) –, indice gara con procedura aperta per l’affidamento del seguente servizio:
Procedura aperta affidamento biennale servizio Cure domiciliari (adi) ambito territoriale A.S.L. n°6 – Sanluri. - CIG: 0532784343.
Il bando con relativa documentazione di gara potrà essere scaricata dal sito Internet www.aslsanluri.it. Le offerte redatte in lingua italiana, dovranno essere indirizzate all’ Azienda U.S.L. n. 6 – Via Ungaretti, 9 – 09025 – Sanluri (CA) e dovranno pervenire improrogabilmente entro le ore 13,00 del giorno 26/10/2010
all’Ufficio Protocollo di questa Azienda Sanitaria.
Il bando integrale è stato inviato alla Gazzetta Ufficiale CEE in data 30/08/2010.
Le richieste di partecipazione non vincolano in alcun modo l’amministrazione.
Il Commissario
Dott. Giuseppe Ottaviani
la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
ATTUALITÀ
■ 24
VENEZIA
2010
LA VINCITRICE
Accanto, la regista Sofia
Coppola ha vinto la 67ª edizione
della Mostra del cinema di
Venezia con il suo film
“Somewhere”
Vince il film di Sofia Coppola
e l’Italia resta di nuovo a secco
Con il premio a Monte Hellman a Venezia trionfa il clan Tarantino
(segue dalla prima pagina)
NATALIA ASPESI
REMIO inventato lì per lì
(Leone d’Oro per l’insieme dell’opera) al canuto
Monte Hellman, che era già
cult 50 anni fa, per “Road to
nowhere”, amore e morte su un
set cinematografico.
Delusione tremenda pure se
prevedibile per il cinema italiano, completamente ignorato,
anche se la Medusa si consola
con la distribuzione del film
vincitore, però americano. Volatilizzato, introvabile, vanamente chiamato anche con grida, Vincent Gallo, coppa Volpi
al miglior attore, che si è dato
alla macchia come pare sia oggi di moda a Hollywood tra gli
artisti dediti al tormento. Dunque festa nella vasta famiglia
del presidente della giuria
Quentin Tarantino, essendo
stato il vecchio Monte il suo primo estimatore e produttore,
mentre la giovane Sofia gli è
stata attribuita in passato come
fidanzata, cosa poco probabile
visto che lo si ritiene restio ad
avventurarsi in quella direzione.
Altro capriccio tarantiniano,
doppio premio a ben due film,
con gioiosa approvazione degli
altri membri della giuria, soggiogati dall’allegria, dall’imponenza fisica e dal decisionismo
del presidente. Il quale, sempre
per puro suo divertimento,
sembra aver letto le critiche soprattutto italiane (pare di no
però) per decidere: vi piace
“Post Mortem” del cileno Pablo Larraìn, con l’autopsia di
Allende? E noi neanche lo nominiamo. Siete fuggiti orrificati dallo spagnolo “Balada triste
de trompeta” di Alex de la Iglesia, con quei clown che quando
si lavano la faccia sono tutti sfigurati? E noi non solo gli diamo
il Leone d’Argento per la miglior regia, ma gli aggiungiamo
l’Osella per la miglior sceneggiatura.
P
Concordato Preventivo BRENTA EUROINDUSTRIE S.P.A.
N. 1/2006 TRIBUNALE DI AVEZZANO G.D. dott. E. De Gregorio
VENDITA DI BENI IMMOBILI E MOBILI - SESTO ESPERIMENTO D’ASTA
Il sottoscritto dott. Agostino Di Pasquale nella qualità di Liquidatore Giudiziale della procedura di concordato preventivo con cessione dei beni della Brenta Euroindustrie S.p.A. avvisa che il giorno 21 ottobre 2010 alle ore 10:00 presso il suo studio in AVEZZANO in via Cesare Battisti n. 101 int. 30 avrà luogo la vendita dei seguenti beni immobili e
mobili in unico lotto:
DESCRIZIONE DEI BENI Complesso industriale sito nel Nucleo Industriale di Avezzano in via Newton, riportato in
Catasto Urbano del comune di Avezzano (AQ) al foglio 61 part. 156, zona censuaria 2, costituito da: - Sub 1, Corte
circostante il fabbricato di circa 40.000 mq.; - Sub 2, Opificio, palazzina uffici e cabina elettrica, per una superficie
complessiva di circa 17.800 mq., in Catasto con unica categoria D/1, r.c. euro 104.836,62 ; - Sub 3, Abitazione del custode categoria A/3 classe 5 vani 5,5, r.c. euro 255,65; - Impianti, macchinari, attrezzature ed arredi meglio descritti
nella perizia di stima disponibile presso il Liquidatore Giudiziale nonché sul sito www.area58.it/tribunaleavezzano, già
destinati all’attività di produzione di ribaltabili per autocarri, semirimorchi e autobus. Prezzo base d’asta Euro
3.000.000,00 (tremilioni/00).
MODALITA’ DI ESECUZIONE DELLA VENDITA L’espletamento dell’Asta avverrà in due fasi di cui la seconda è eventuale. Le due fasi sono articolate con segue: - Fase delle Offerte Segrete: consistente nella presentazione di offerte
scritte segrete in aumento rispetto al prezzo base d’Asta secondo le modalità previste nel disciplinare d’asta. Si provvederà all’aggiudicazione del Lotto a favore del soggetto che avrà presentato l’offerta economica di importo più elevato. - Seconda Fase o fase del Pubblico Incanto nel caso che nella Prima Fase d’Asta risulteranno presentate più
Offerte Segrete valide di pari importo, consistente nella presentazione, innanzi allo stesso Liquidatore Giudiziale, di
offerte palesi in aumento rispetto al prezzo indicato nelle migliori Offerte Segrete collocate ex aequo. L’apertura dei
plichi della Prima Fase d’asta, contenenti le Offerte Segrete si terrà 10.00 del giorno 21 ottobre 2010 presso lo studio
dello stesso Liquidatore Giudiziale in Avezzano in via Cesare Battisti n. 101 int. 30. Ciascun soggetto che ha presentato l’Offerta Segreta ha l’onere di presenziare all’apertura dei predetti plichi per verificare, nel caso di collocazione
della propria offerta al primo posto, ex aequo con altri offerenti, l’ammissione alla Fase del Pubblico Incanto che si
terrà il giorno stesso dell’apertura dei plichi, non appena stilata la graduatoria delle Offerte Segrete pervenute. I beni
saranno venduti a corpo e non a misura, come “visti e piaciuti” nello stato di fatto e di diritto esistente, con le relative
accessioni e pertinenze, diritti e obblighi oneri, canoni, vincoli, servitù attive e passive esistenti e/o imposti dalle vigenti leggi. Si precisa che i beni messi in vendita sono attualmente concessi in godimento alla IMB s.r.l. mediante contratto di affitto di azienda stipulato per atto del notaio Altieri in data 27 settembre 2006, allegato alla perizia. Tale contratto è da ritenersi risolto per inadempimento su domanda del locatore comunicata al conduttore con raccomandata
del 4 novembre 2009. Si rende noto altresì che il contratto è stato stipulato in data precedente alla domanda di concordato preventivo ma successiva al pignoramento dei beni posti in vendita. Per tale ragione, in caso di aggiudicazione, potrà essere richiesta al conduttore la restituzione dei beni in considerazione della inefficacia prevista per gli
atti di disposizione compiuti dopo il pignoramento (art. 2913 c.c.). L’Offerta Segreta, a pena di esclusione, deve essere formulata utilizzando i modelli allegati all’avviso d’asta e secondo le modalità ivi indicate e dovrà essere consegnata nelle mani del Liquidatore Giudiziale o di persona da questi incaricata, nel suo studio, nel giorno precedente a
quello fissato per la vendita, nell’orario dalle 09,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,00. L’avviso d’asta nel testo integrale con le perizie di stima sono reperibili presso il liquidatore giudiziale (e-mail: [email protected]) sul
sito www.area58.it/tribunaleavezzano.
Avezzano, 07 settembre 2010
IL LIQUIDATORE GIUDIZIALE Dott. Agostino Di Pasquale
GLI ALTRI
Accanto dall’alto, Alex de la Iglesia
ringrazia la giuria; Ariana Labed con la
coppa Volpi davanti a Müller; l’abbraccio
di Tarantino alla vincitrice Sofia Coppola e
al regista americano Monte Hellman
L’altro film con doppio premio è il polacco-norvegeseungherese-irlandese “Essential killing”, del polacco Jerzy
Skolimowski, bella testa di ca-
Accolta tra qualche
fischio la coppa
Volpi per la miglior
attrice alla franco
greca Ariane Labed
pelli bianchi ondulati, sulla cinebreccia da 50 anni, che è salito sul palcoscenico sia per ritirare il premio tutto suo, quello speciale della giuria, sia quello per il suo protagonista, appunto il chi l’ha visto Vincent
Fuori concorso
DAL NOSTRO INVIATO
PAOLO D’AGOSTINI
VENEZIA — L’americana Julie
Taymor di Titus, di Frida e di
Across the Universenon è nuova a
un cinema di sublime raffinatezza e di piacere visivo potenziato
dalla tecnologia. Formatasi alla
conoscenza del ventaglio completo di tutte le arti sceniche, si è
imposta come scenografa e costumista e ha dimostrato grande
sensibilità alle componenti musicali e coreografiche, affermandosi come eccellenza nel musical: suo il primo Tony Award femminile della storia per la regia
della versione cantata e ballata di
The Lion King a Broadway. Ulti-
Gallo. Rimprovero del regista:
«Però i soldi che abbiamo tanto
faticato a mettere insieme te li
sei presi».
Sono già cominciate le accuse contro la Mostra da parte dei
rappresentanti del nostro cinema, che si chiedono, solo adesso però, come mai è stato scelto come presidente della giuria
un autore come Tarantino che
notoriamente detesta il nostro
cinema. Tuttavia il patriottismo non sempre è ragionevole,
anche se spesso qui si è riusciti
a premiare attori e registi italiani non eccelsi. C’è chi racconta
per esempio che ogni eroico
tentativo di far assegnare un
qualunque premio a Celestini,
o a Mazzacurati, o a Martone, o
a Costanzo, è stato imperiosa-
mente sventato dai membri
non italiani della giuria.
Quando il nostro cinema
odierno si confronta con quello di altri paesi, non se ne possono negare i limiti: i nostri film
in concorso sono nobili, o divertenti, o carini, o complessi,
ma monchi di quella cosa indefinibile che potrebbe renderli
grandi. L’hanno scritto anche i
nostri critici (poco quelli stranieri, che non vanno neanche a
vederli), e pur tenendo conto
della possibile prevenzione tarantiniana, a non essere visionari, c’era comunque poca
speranza di vincere qualcosa.
Due ironie della sorte: la prima è che se in concorso ci fosse
stato “Vallanzasca”, ci sarebbe
stata la forte possibilità di un ri-
conoscimento a Kim Rossi
Stuart come miglior attore. Ma
chissà da noi che casino sarebbe successo, tutti quelli che il
film non l’hanno visto e lo re-
Sul filo di lana
Vincent Gallo soffia
il premio per il
miglior attore al
bravo Paul Giamatti
putano demoniaco (ed è semplicemente un film di gangster)
avrebbero chiesto l’ergastolo
anche per il regista Placido e
magari per il direttore della
mostra Müller. La seconda è
che dentro al Leone d’Oro “So-
“The Tempest” di Julie Taymor con Helen Mirren ha chiuso la 67ª Mostra
Vendetta e compassione secondo il Bardo
mo dei capolavori scespiriani
(prima rappresentazione databile 1611), per l’ispirazione della
“commedia romanzesca” The
Tempestsi ha ragione di pensare
che l’autore avesse tratto spunto
dal vero naufragio alle Bermuda
di una nave diretta alle colonie
americane sulla quale viaggiavano alcuni personaggi di grande
spicco.
Annota la regista, che ha trovato i suoi scenari alle isole Hawai
caricandone la suggestione con
effetti visivi sperimentali (grande effetto onirico prodotto dall’accostamento tra scenari primordiali e manipolazioni digitali), che a sollecitarla nell’impresa
sono stati «gli straordinari temi
La regista Julie Taymor tra
Helen Mirren e Hounsou
THE TEMPEST
Regia di Julie Taymor
Con Helen Mirren, Djimon
Hounsou, Russel Brand
affrontati, come la vendetta, la
compassione, la forza corruttrice del potere e l’abuso della natura». Ma anche il fatto che secondo lei questa è, di tutte le opere di
Shakespeare, «quella che meglio
si presta alle idiosincrasie» — così dice — «del medium cinematografico». Nel prendersi la licenza di trasformare Prospero in una
donna, il film trae buona parte
del suo risultato dall’eccezionale
carisma dell’interprete Helen
Mirren, circondata da una compagnia all’altezza della fama inglese. Che dire, però? Siamo dalle parti degli esercizi da ammirare ma ci piace di più il cinema che
sentiamo più vicino a noi.
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la Repubblica
@
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
I protagonisti
PER SAPERNE DI PIÙ
trovacinema.repubblica.it
www.labiennale.org
■ 25
Gestaccio del presidente della giuria ai giornalisti
Quentin, fischi e insulti
“Non ho deciso io
tutti premi all’unanimità”
DAL NOSTRO INVIATO
ARIANNA FINOS
VENEZIA — “Fuck you”. Così il
presidente Quentin Tarantino
apre la conferenza ufficiale della
giuria. E accompagna l’insulto
con un volgare gesto di mano (mima la masturbazione). E’ diretto
ai giornalisti che l’hanno accolto
a suon di “buu”. I fischi, del resto,
sono stati un coro nella sala stampa internazionale all’annuncio
del verdetto che ha consegnato il
Leone D’oro a Sofia Coppola.
Quentin Tarantino mette le mani
avanti sul conflitto di interessi (la
regista è stata la sua fidanzata).
Dice: «Abbiamo deciso all’unanimità, senza la mia influenza».
Racconta: «Partecipai al Sundance Festival con Le Iene, era il ‘92 e
La scelta di Müller
Degli esclusi non è
giusto parlare, ma tutti i
film in concorso
erano belli, perché li ha
scelti Marco Müller
Il presidente Quentin Tarantino
REPUBBLICA.IT
Speciale Mostra
del cinema di
Venezia. Foto
I premi e i
vincitori
Video — Foto
Star e red carpet
Non me lo aspettavo
mewhere” c’è qualche minuto
dell’Italia dei Telegatti, che
partecipa quindi al premio come espressione culturale horror del nostro paese.
Di attrici brave a questo festival molto macho, ce n’erano
parecchie. La coppa Volpi è andata, con un paio di fischi, a una
ragazza molto giovane, di bellezza semplice e classica, alta
alta, del tutto sconosciuta, la
greca Ariane Labed per il film
“Attenberg” di Athina Rachel
Tsangari, che per gli scherzi di
un destino baro, pochi giornalisti erano riusciti a vedere: non
si infuri troppo il direttore Müller quest’anno di particolare
cattivo umore, che ha accusato
la stampa di non aver visto il
centinaio e più di film che lui ha
generosamente raccolto. Appunto senza cinema, con scarse proiezioni tutte accavallate e
un corpo ancora purtroppo
umano quindi difettoso, spesso si è dovuto bigiare.
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CLAUDIA MORGOGLIONE
WEB CARPET
ALBA SI FA NOTARE: RESTA A SENO NUDO
G
SCIVOLONE
Incidente per
Alba Parietti
sul red carpet
LI assenti hanno sempre ragione. Anche sul red carpet. Il caso
più clamoroso è Vincent Gallo:
da giorni gioca a nascondino al Lido, e
pure ieri sera, in Sala Grande, è mimetizzato tra la folla. La Coppa Volpi gliela
ritira Jerzy Skolimowski, che lo sollecita:
«Dai, Vincent, vieni sul palco…». Niente da fare, però: lui resta nascosto. Il secondo esempio è Helen Mirren: snobba
la cerimonia di premiazione, per fare —
un’ora più tardi — la “sua” passerella,
con regista e altri interpreti di The Tempest. Terzo forfait: il ministro Maurizio
Sacconi. La sua presenza era data per
certa e invece si è tenuto alla larga. Per
paura dei fischi, commentano i maligni.
Fra tante assenze, chi c’è finisce per passare inosservato. A parte Alba Parietti:
inciampa sui gradini, cade in ginocchio
e scopre il seno. Un degno finale.
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non vinsi niente, eppure avevo un
amico in giuria, Monte Hellman,
che era il produttore del film, mi
disse che quella è la cosa peggiore che ti possa capitare, un amico
si vergognerà a sostenerti». Non si
è vergognato Tarantino, che all’amico Hellman ha consegnato un
Leone speciale all’opera omnia e
ha dato quattro premi su dieci al
cinema americano.
Sul premio all’ex fidanzata
Quentin dice: «La bellezza di Somewhere, la qualità degli attori,
sono indiscutibili. Il film ci aveva
colpito tutti fin dall’inizio, ma poi
con il tempo non faceva che migliorare, cresceva e tornava a ogni
nostra discussione». Tarantino si
è perfino permesso di cambiare le
regole in corsa, un inedito a Venezia. Ha regalato un doppio premio a due film: fino a oggi il cumulo era vietato. Il polacco Jerzy
Skolimowski con Essential Killingha vinto Il Leone speciale della giuria e la Coppa Volpi per Vincent Gallo. Per lo spagnolo Alex de
la Iglesia ha abbinato il Leone
Non mi aspettavo due
premi: uno per me e uno
per Vincent Gallo
Magari forse me
ne aspettavo solo uno
Il regista Jerzy Skolimowski
La telefonata a papà
La prima telefonata per
papà Francis. Per una
famiglia italiana come la
mia ricevere il Leone è
un grande onore
La regista Sofia Coppola
d’argento per la migliore regia e
l’Osella alla sceneggiatura. «Ho
detto, fuck, è questa la migliore
sceneggiatura e quindi, fuck, la
premiamo. Ho spiegato al direttore Marco Müller che questa era
una regola folle, pazzesca. Al
massimo può fungere da linea
guida, ma non può essere inderogabile. D’ora in poi questa regola
non ci sarà più».
Il presidente è però reticente
sul cinema italiano, che non ha ricevuto nemmeno un premio minore (malgrado la presenza di
due giurati italiani, Salvatores e
Guadagnino). «Non voglio parlare dei film che non hanno vinto.
Se erano tutti degni di essere in
concorso? Li ha scelti Marco e
quindi lo erano». Poi ha aggiunto:
«Onestamente devo dire che nessuno ha cercato di influenzarci o
spingerci ad assegnare un premio
che non volevamo dare. Nessuno
ci ha sussurrato all’orecchio frasette come “non sarebbe bello
se…”. Non sarebbe successo nulla, non saremmo stati al gioco delle scimmie, ma va detto che il gioco delle scimmie non c’è stato
proposto. E comunque», allevia il
dolore, «Sofia Coppola è italiana».
Tarantino s’emoziona all’ingresso della sua Sofia, l’abbraccia
e ridacchia compulsivo: «Ora
preparati all’interrogatorio». Lei,
al solito, è tranquilla: «Quando ho
ricevuto la telefonata che mi comunicava il premio mi sono emozionata. E’ stato entusiasmante
tornare al Lido. Ora spero che
questo premio aiuterà il film in
sala e spingerà il pubblico a vedere piccole opere d’autore come
Somewhere». La prima telefonata
di Sofia è stata per il papà-maestro Francis e mamma Eleanor,
rimasti nella campagna francese
a tenere le due nipotine: «Era entusiasta. Per una famiglia italiana
come la mia ricevere il Leone è un
grande onore. Con il pubblico di
Venezia c’è un feeling speciale,
me ne sono accorta quando venni per Lost in translation».
Il veterano Skolimowski, felice,
taglia corto sincero: «Non mi
aspettavo due premi, magari forse me ne aspettavo solo uno».
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la Repubblica
ECONOMIA
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
FINANZA&MERCATI
■ 26
“Basilea 3 non ostacoli le imprese”
Anche Confindustria in campo sulle nuove regole del credito. Oggi via al vertice decisivo
LUCA PAGNI
AFFARI & POLITICA
GIUSEPPE TURANI
QUEI VENTI DI TEMPESTA
IN ARRIVO SUI MERCATI
UI mercati finanziari è in arrivo, molto probabilmente una nuova tempesta. In sostanza, si tratterà di una sorta di resa dei conti rispetto alla
Grande Crisi di due anni fa. E, ancora una volta, al centro delle turbolenze ci saranno le banche, vero nodo
nevralgico dell'economia moderna. Per capire quello
che sta accadendo, e che accadrà, bisogna fare un passo indietro e andare a leggere dei segnali che sono già
arrivati al mercato, ma che sono stati un po' trascurati.
Il dato di Bankitalia é passato quasi inosservato, ma
ai più attenti non é certo sfuggito che le sofferenze monitorate dalla banca centrale siano aumentate di oltre
il quaranta per cento rispetto ad un anno fa.
Il dato ufficiale non é di per se enorme perché vede
l'aggregato del sistema italiano in sofferenza ammontare a 70 miliardi di euro. Tutti, però, sanno che quando una banca segnala le sofferenze è perché proprio
non ne può più fare a meno, mentre tende a prendere
tempo nel segnalare tutti i crediti che avranno grandi
difficoltà ad essere rimborsati.
Per cui i 70 miliardi potrebbero essere solo la punta
dell’iceberg. E il fenomeno non é solo italiano. A riprova di ciò basti pensare a due episodi verificatisi nei giorni scorsi. All'inizio della settimana, infatti, è bastato un
rumor sul fatto che gli stress test effettuati a luglio sulle banche fossero stati fatti un po' "all'acqua di rose"
per far crollare tutti i titoli bancari d'Europa. Poi, venerdì mattina, con il Giappone che aveva chiuso in modo molto positivo, tutte le Borse d'Europa erano partite in buon rialzo. Ma nel giro di cinque minuti si è sparsa la voce che Deutsche Bank é costretta a un aumento
di capitale di dieci miliardi di euro ("per necessità") e
ecco che le Borse invertono repentinamente la rotta e da un più un per cento abbondante si va immediatamente in negativo.
A parte le solite considerazioni sul nervosismo, talvolta isterismo dei mercati é
evidente che un problema - e grosso - c'è.
D'altra parte, con un'economia reale
che ha subito i colpi che tutti conosciamo,
parrebbe logico che le banche siano state
toccate cosi poco dalla crisi? E se pochi mesi fa correvano a chiedere aiuti a governi e
banche centrali come possono aver già ricominciato a
macinare utili veri?
Come noto, molte banche hanno prestato soldi in
misura abnorme rispetto ai rispettivi patrimoni. Si
pensi che qualche banca, in Europa, é arrivata ad impiegare cento volte l'ammontare dei suoi mezzi propri.
Per cui oggi il problema sembra proprio la "pigrizia" ovviamente, molto voluta - con cui le banche rendono
evidenti le vere sofferenze che hanno, più o meno nascoste tra le pieghe del bilancio. E i campanelli della
Banca d'Italia o dell'aumento di capitale della maggiore banca tedesca sono dei chiarissimi segnali d'allarme.
E non sembra esserci dubbio sul fatto che tutte le
banche che hanno fatto forte uso della leva finanziaria
saranno presto costrette a chiedere soldi al mercato.
Molti soldi. Ciò non potrà che drenare liquidità dalle
borse per molte centinaia di milioni di euro. Con le evidenti conseguenze sui listini. La corsa all'emissione di
obbligazioni é iniziata. Ora, raschiato anche il barile
delle cartolarizzazioni e dei subordinati, tocca alle
azioni. Saranno pertanto mesi difficili i prossimi, per
molte banche.
Questi saranno i mesi della verità. E al 31 dicembre i
bilanci dovranno essere redatti con un po' meno pigrizia del passato. Anche perché società clienti o persone
che da due, tre anni non ce la fanno a rimborsare i debiti, é ben difficile che siano considerate in bonis. Sarà
un esercizio delicato anche per sindaci e revisori, dopo
tutte le brutte figure che hanno collezionato negli ultimi anni.
Insomma, si annuncia un autunno difficile: per chi
rischia di perdere il lavoro (o lo ha già perso), ma anche
per le banche e per le imprese loro clienti.
S
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MILANO — Pressing sulle regole
di Basilea 3. A poche ore dall’inizio
dei lavori nella cittadina elvetica
dove saranno messe per iscritto le
nuove norme cui dovranno sottostare le banche per la concessione
del credito per evitare il ripetersi
di clamorosi crack finanziari,
Confindustria dice la sua: «Basilea
3 non crei ostacoli alle imprese —
dice sostanzialmente il documento diffuso ieri da viale Astronomia — in un momento difficile
con una ripresa che appare ancora lenta».
L’associazione degli industriali interviene nel tentativo di rendere meno “rigide” le regole che si
apprestano ad approvare, tra oggi
e domani, i governatori delle banche centrali riuniti sotto l’egida
del Financial Stability Board presieduto da Mario Draghi, numero
uno di Bankitalia. E lo fa, poche
ore dopo l’intervento di un altro
banchiere italiano, Alessandro
Profumo di cui venerdì è stata resa nota una lettera scritta come
presidente dell’European
Banking Federation e indirizzata
al presidente della Bce Jean Claude Trichet. Profumo ha chiesto di
valutare meglio gli impatti delle
nuove regole sull’economia e più
tempo per la loro entrata in vigore.
Che è poi quello che chiede anche Confindustria, la quale ritiene
che sia «fondamentale che l’obiettivo di rafforzare la stabilità
delle banche sia perseguito assicurando flussi di credito adeguati
alle imprese». C’è poi un passaggio che riguarda le imprese di casa nostra: «Nella definizione e nell’applicazione delle nuove regole
occorre tuttavia tener conto delle
specifiche esigenze di quei paesi,
come l’Italia, dove il reddito bancario rappresenta la principale
fonte di finanziamento delle imprese». Data la premessa, la conclusione cui arriva nel suo documento Confindustria è la seguente: «È necessario evitare che regole eccessivamente rigide determino restrizioni alle erogazioni di
credito proprio nel momento in
cui il sistema produttivo, dopo
“Tenete conto che
in Italia le banche
sono le maggiori
finanziatrici
delle imprese”
Le
novità
I DIVIETI
Nel caso di
violazioni alle
regole di Basilea
ci sarà il divieto
di pagare bonus
ai manager
o cedole ai soci
I TEMPI
mesi di enormi difficoltà, si sta avviando verso una ripresa che appare ancora lenta».
Non sarà facile per i governatori centrali approvare i nuovi paletti attorno ai quali si dovranno
muovere le banche. Tante le pressioni. Banchieri e imprese alleate,
Le nuove regole
entreranno in
vigore
gradualmente
a partire dal
primo gennaio
del 2013
I REQUISITI
Tribunale di Roma
Esecuzioni Immobiliari
La principale
novità è il minino
patrimoniale.
Il capitale base
(Tier1) dovrà
essere almeno
al 6%
da una parte. Economisti e associazioni dall’altra che hanno denunciato come le regole in via di
approvazione siano già più morbide di qualche mese fa. Ad ogni
modo, è ormai certo che entro domani verranno approvate. Per poi
avere il via libera politico definitivo al vertice del G20 a Seul a novembre. Il quadro complessivo è
già annunciato. Saranno alzati i
coefficienti patrimoniali, ovvero i
fondi che le banche saranno obbligati a tener fermi e non impegnare, a cui verrà aggiunto un “cuscinetto”, ovvero altri fondi nel
caso in cui venissero a formarsi
nuove bolle finanziarie. In ogni
caso le nuove regole non entreranno in vigore prima del 2013 e,
comunque, con gradualità.
Allora perché i banchieri privati e gli industriali sono preoccupati? Perché in caso di criteri “rigidi”
le Borse penalizzerebbe non poco
i titoli (come già è accaduto nei
giorni scorsi) perché le banche sarebbero costrette ad aumenti di
capitale per rinforzare le riserve
da “tener ferme”. E sarebbero altresì costrette a limitare i finanziamenti alle imprese, da subito, in
un momento delicato delle congiuntura economica. Ma l’ora delle nuove regole non è più rimandabile, al massimo dilazionabile.
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TRIBUNALE DI ROMA
ESEC. IMM. N. 346/07 R.G.E.
G.E. Dott. Francesco Cottone Vendita
senza
incanto:
30/11/2010 ore 11.30 c/o Tribunale civile di Roma, IV Sez.
EE.II. Apertura buste ore 09.30.
Lotto unico: Comune di Roma,
Località Lunghezzina, Piano di
zona C/21 bis Lunghezzina 2,
comparto M/parte, angolo Via
Arsita - Via Tortoreto. Terreno in
concessione superficiaria ai sensi dell’art. 35 L. 865/1971 in tema
di edilizia residenziale pubblica e
sovrastante fabbricato sviluppantesi su 4 piani fuori terra (T-1º2º-3º) in corso di costruzione per
complessivi 32 appartamenti divisi in 8 abitazioni per piano, oltre
autorimessa collettiva al piano
seminterrato e cantine al piano
sottotetto (4º). Superficie complessiva terreno mq. 2.034. Libero.
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base
Euro
3.750.000,00. In caso di gara, rilancio minimo Euro 20.000,00.
Offerte entro 29/11/2010 ore
12.30. Custode: Avv. Barbara
Stanchi tel. 063722800. Maggiori info in cancelleria IV Sez.
EE.II., su www.tribunale.roma.it
e www.astegiudiziarie.it (cod.
A122583).
L’operazione
TRIBUNALE DI ROMA
Carte revolving, Amex corre ai ripari
e rimborsa tutti i titolari morosi
ESEC. IMM. N. 746/03 R.G.E.
G.E. Dott. Francesco Cottone Vendita senza incanto: 30/11/2010
ore 10.30 c/o Tribunale civile di Roma, IV Sez. EE.II. Apertura buste
ore 09.30. Lotto Unico: Comune di
Roma, Zona Eur, Via della Sierra
Nevada, 130 -150. Quota pari all'intero della piena proprietà su fabbricato da cielo a terra, uso casa di
cura, composto da 5 piani fuori terra ed uno parzialmente seminterrato, con area di pertinenza e giardino. Libero. Prezzo base Euro
10.406.250,00. In caso di gara, rilancio minimo Euro 20.000,00.
Offerte entro 29/11/2010 ore 12.30.
Custode: Avv. Alessia Londei tel.
0645425149. Maggiori info in cancelleria IV Sez. EE.II., su www.tribunale.roma.it e www.astegiudiziarie.it (cod. A53998).
ROMA — American Express ha deciso di
«riaccreditare tutti gli interessi di mora addebitati a tutti i titolari di carte di credito revolving». E’ stata questa la «soluzione più
opportuna» scelta dall’azienda dopo aver
subito, lo scorso aprile, lo stop da parte
della Banca d’Italia alle emissioni di nuove carte di credito. A fare il punto sulla situazione è stata la società stessa, in una
lettera che risponde alle richieste di chiarezza sollevate dall’Adusbef. Tutto è nato,
spiega Express Services Europe, da una
«anomalia del sistema informatico di addebito degli interessi di mora nel confronto di un numero esiguo di carte revolving».
Ma l’Adusbef, associazione dei consumatori, non è soddisfatta: «E’ una presa in
giro, vogliamo i dati su quanti sono stato
gli utenti frodati, quanti sono stati i rimborsi e qual è stata la spesa per questi».
Il caso
La protesta
Altri suicidi tra i dipendenti France Telecom
Fnsi: governo in ritardo sulle tariffe postali
PARIGI — Nuova ondata di suicidi a France Telecom. Negli ultimi
quindici giorni, cinque dipendenti si sono suicidati, portando a 23 il
numero degli impiegati che si sono tolti la vita dall'inizio dell'anno. Un
numero drammatico che si aggiunge ai 35 suicidi del 2008 e del 2009.
ROMA — Appello dell’Fnsi al ministro Tremonti per protestare contro le inadempienze del governo verso l’editoria: «E' grave che, a distanza di un mese e mezzo dall'accordo “obbligato” su nuove tariffe postali» questo non sia ancora operante «in attesa del decreto».
la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
■ 27
Il dossier
Nuovo nucleare al palo
costi, concorrenza e crisi
il “Rinascimento” non c’è
2020
LUCA IEZZI
ROMA — Il “Rinascimento” nucleare segna il passo. Sembra così
lontano il biennio 2007-08 quando Stati Uniti, Inghilterra e Italia
decisero di costruire nuovi impianti dopo più di vent’anni di moratoria. Aggiunti agli ordini di Paesi a lunga tradizione nel settore
(Francia, Giappone e Corea) e alle
economie emergenti (Cina, Brasile e persino gli Emirati arabi) annunciavano una cascata di nuovi
impianti, quelli della terza generazione, più grandi e più efficienti.
Il primo bilancio dice: tanti studi, diversi miliardi di soldi pubblici stanziati, qualche promessa
mancata e zero Kwh prodotti. I
tempi del settore si misurano in
decenni, ma tutte le forze che
spingevano verso il nucleare solo
tre anni fa, si sono affievolite. La recessione ha ridotto i consumi elettrici e i target di crescita futura so-
che individua proprio nel 2010
l’anno in cui il singolo Kwh prodotto da un pannello solare costa
quanto quello prodotto dal nucleare. Per quanto sia uno studio di
parte (commissionato da un’associazione ambientalista del Nord
Carolina contraria alle nuove centrali nello Stato), e i livelli di produzione delle due tecnologie non siano paragonabili, Blackburn ha
colto un trend innegabile dai dati
empirici: il solare continua a veder
crollare i propri costi mentre il nucleare li vede crescere senza fine. Il
caso più eclatante è l’Epr di Areva
(il modello che Enel vuol portare in
Italia), punta di diamante della
terza generazione dei reattori. I tre
cantieri aperti in Francia, in Finlandia, Cina sforano budget e tempi: dovevano costare 4 miliardi l’uno e si viaggia già oltre i cinque.
Una commissione speciale del governo francese, che puntava sull’Epr per far crescere le proprie
Tremonti insiste:
“Dobbiamo fare
le centrali, non
possiamo rimanere
ai mulini a vento”
Per aprire i cantieri
le società elettriche
vogliono prezzi di
vendita garantiti
o aiuti pubblici
no stati spostati di almeno 5 anni
(e in Italia non si tornerà alla domanda del 2008 prima del 2014).
Nel frattempo le materie prime
concorrenti hanno migliorato i
propri rendimenti: il prezzo del
petrolio è ormai stabile nel canale
70-90 dollari da due anni. Se si depura il prezzo del barile dall’inflazione si scopre che siamo agli stessi livelli che hanno messo le nuove
installazioni nucleari fuori mercato sin dalla metà degli anni ‘80. Il
gas naturale ha fatto ancora meglio visto che, specie negli Stati
Uniti, grazie ai nuovi ritrovamenti
di “shale gas” i prezzi sono crollati. Non altrettanto si può dire dell’uranio arricchito, quello utilizzato dalle centrali in funzione. Gli ultimi dati sul consumo negli Usa
(valgono il 30% del totale mondiale) mostrano come in cinque anni
la richiesta si è ridotta mentre il
prezzo è triplicato (da 15 a 45 dollari l’oncia) senza ripiegare per effetto della recessione.
Poi ci sono le energie rinnovabili, le uniche a poter sfruttare con il
nucleare il sistema dei prezzi che
penalizza chi produce anidride
carbonica. Ha creato molto stupore uno studio del professor John
Blackburn della Duke University
esportazioni, ha ammesso gli errori e prepara una grande rivoluzione. Rimane il fatto che nessuno
al momento sa con certezza quanto costa una centrale di nuova generazione. I paesi più pragmatici
come Svezia o recentemente la
Germania hanno deciso di allungare la vita degli impianti esistenti, il cosiddetto “vecchio nucleare”, ma si guardano bene da lanciare nuovi investimenti. I giganti
elettrici per avviare i cantieri chiedono garanzie ai governi. In Inghilterra, dove la svolta nucleare è
sopravvissuta con qualche patema al cambio di maggioranza tra
laburisti e conservatori, si pensa a
prezzi fissi o a una tassa a favore del
nucleare. In Italia gli imprenditori
sperano nell’inedito sostegno di
Giulio Tremonti. Ancora ieri il ministro dell’Economia ha riconosciuto la necessità: «Dobbiamo fare il nucleare. Non possiamo andare avanti con i mulini a vento».
Oltre a chiedere di riavviare ciò che
la caduta di Scajola ha bloccato,
Tremonti riceverà dal fonte nuclearista la richiesta di garantire
prezzi fissi per l’elettricità prodotta (forse) tra un decennio dalle
centrali.
PRIMA CENTRALE ITALIANA
L’Enel, in consorzio con Edf,
punta a mettere in funzione
la prima centrale in Italia
entro il 2020
11 mld
COSTO DI UN REATTORE
Secondo Enel-Edf, il 25% di
elettricità dall’atomo farebbe
risparmiare 11 miliardi annui,
ma i costi non sono certi
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la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
LETTERE,COMMENTI&IDEE
■ 28
L’ERA DELL’INTERDIPENDENZA NOI, ASSEDIATI DAI RUMORI INUTILI
BENJAMIN R. BARBER
(segue dalla prima pagina)
n’interdipendenza basata sulla cooperazione
e sulla reciprocità, per
dare infine un risposta
democratica globale ai problemi
non più risolvibili a livello nazionale: le sfide planetarie della
guerra, della proliferazione nucleare, della droga, della rapacità
dei mercati, dei cambiamenti climatici e della disuguaglianza tra
Nord e Sud.
Da allora, nuovi muri sono stati eretti – tra gli Stati Uniti e il Messico, tra Israele e la Palestina, tra
un’Europa allargata ma sempre
più paranoica e i vicini islamici,
oggi temuti; ma anche tra India e
Cina, entrambe potenze nucleari, o tra Corea del Nord e del Sud.
Negli Stati Uniti, già leader mondiali nella promozione di istituzioni globali e di politiche multilaterali e multiculturali, gli attacchi terroristici dell’11 settembre
hanno suscitato un nuovo unilateralismo, pericolosamente provinciale, e una logorante paura
dell’«altro», dell’immigrato,
dell’«outsider». Oggi la nazione
più multiculturale del pianeta teme profondamente quella stessa
apertura e tolleranza che sono all’origine del suo primato in questo campo. Dovunque negli Usa,
il movimento «Tea party», antimusulmano, anti-internazionalista e xenofobo, è divenuto uno
strumento potente, quasi un talismano per tutti i populisti reazionari, e vede tutto il male nel mondo oltre i confini nazionali.
In breve, in questo decimo anno del nuovo millennio la paura
predomina nella realtà politica di
nazioni un tempo coraggiose e
democratiche, ivi compreso il
grande Paese egemone, l’America. Ma oltre ad alimentare meschini campanilismi e risentimenti, la paura rende deboli. Paradossalmente – e irreversibilmente – le crude realtà del mondo che ispirano queste paure,
questa nostalgia dell’indipendenza di un tempo, sono a loro
volta interdipendenti. E non
sembrano neppure scalfite dall’orgoglio sovranista dei governi
o dalle varie forme di nazionalismo di cittadini arrabbiati scaturite dalla nuova politica della
paura.
Stiamo così affrontando la
realtà del XXI secolo, che è quella
dell’interdipendenza, con istituzioni «sovrane» indipendenti di
tipo settecentesco. Ma per fermare il riscaldamento globale
non bastano le risposte isolate di
poche nazioni virtuose: in un
campo in cui ogni risposta è essenziale, tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità.
Allo stesso modo, il terrorismo
non può essere imputato a qualche stato – canaglia o nazione
ostile, ma nasce da Ong patologiche come Al Qaeda: formazioni
che non appartengono a nessuno Stato, e stanno già mettendo
in pratica l’interdipendenza nella sua forma più nefasta. Una logica consimile si ravvisa nella crisi finanziaria globale: come si è
visto, i mercati finanziari globali
si sottraggono alla vigilanza e alle
regole dei singoli Stati, o delle loro banche nazionali e tesorerie.
Non è più possibile scindere i
problemi ambientali da quelli
della disuguaglianza economica,
e allo stesso modo i problemi della disuguaglianza non si possono
disgiungere da quelli del terrorismo. Il quadro è planetario, l’intreccio globale.
Come potevamo sperare di
battere questi nuovi nemici con
le antiquate strategie e istituzioni
di tipo unilaterale? Le invasioni
dell’Afganistan e quindi dell’Iraq, per quanto valorose, altro
non erano che risposte futili della vecchia scuola (inchiodare lo
Stato aggressore!) alle nuove
U
realtà. L’America ha perso l’occasione di trarre un insegnamento
proficuo dalle nuove forme interdipendenti dell’antagonismo
globale.
E tuttavia alcuni, che chiameremo cittadini globali – americani, europei, africani – hanno deciso di approfondire questi insegnamenti. In risposta alla logica
nuova e non ancora familiare dell’interdipendenza, nel primo anno dopo l’11 settembre un gruppo di studiosi, artisti, intellettuali, ma anche di leader politici, religiosi e civili hanno concepito un
progetto nuovo: quello di convocare ogni anno una riunione in
una «città globale», mostrando
come i rappresentanti dei cittadini del mondo possono incontrarsi al di là delle frontiere e delle generazioni per immaginare e costruire un mondo di interdipendenza e cooperazione, non meno
flessibile e dinamico di quello antagonista, di interdipendenza distruttiva, cui gli stati – nazione
non possono più far fronte. Abbiamo esordito con una «Dichiarazione di interdipendenza»
(consultabile on line).
Il nostro primo incontro si è
svolto nel 2003 a Philadelphia,
capitale dell’indipendenza americana. Quelli successivi hanno
avuto luogo annualmente – sempre il 12 settembre, «Giorno dell’Interdipendenza» – a Roma, Parigi, Casablanca, Città del Messico, Bruxelles e infine, lo scorso
anno, a Istanbul, per discutere
sui temi specifici che costituiscono le sfide dell’interdipendenza:
come riconciliare le religioni che
spesso, anziché unirci, hanno
aperto spaccature laceranti; come trasformare problemi come
quelli delle migrazioni di forza lavoro e dei capitali in risorse al servizio di un’economia globale giusta; come far leva sui quanto accomuna e collega tra loro le città
globali per controbilanciare ciò
che divide le nazioni sovrane alle
quali appartengono.
Il 12 settembre 2010, questo
convegno si terrà per l’ottava volta consecutiva, con la partecipazione di oltre 150 delegati di decine di Paesi e la presenza contemporanea di una quarantina di giovani, nell’ambito di un colloquio
parallelo. Stavolta la sede sarà
Berlino, la città che due decenni
fa ha abbattuto il suo muro. Tema
di quest’anno: il cambiamento
climatico e l’interdipendenza.
Più che porre in rilievo le responsabilità dell’uomo in questo processo, i convegnisti si interrogheranno sulle possibili risposte dei
cittadini ai rischi che esso comporta, al di là degli ostacoli frapposti dal sovranismo degli Stati.
Parleremo dei muri psicologici
eretti nelle nostre teste, nel momento stesso in cui svanivano
anche le tracce del muro fisico di
Berlino. Ispirati come sono dalla
paura, questi nuovi muri servono
solo a isolare, non certo a dare sicurezza. Imprigionano il bene
senza riuscire ad escludere il male, segnando la demarcazione tra
un «dentro» e un «fuori» che ormai non esistono più.
Gli avvenimenti del 1989 a Berlino e quelli dell’11 settembre
2001 a New York fanno presagire
una nuova realtà: quella dell’interdipendenza come condizione
della sopravvivenza umana. A
Berlino, il 12 settembre, inaugureremo un movimento proteso
verso ogni singolo cittadino, oltre
i confini evanescenti del nostro
mondo, volto a conseguire ciò
che è ormai fuori dalla portata
delle nazioni, comprese le più
potenti: la possibilità di un’esistenza giusta e pacifica. La quale,
di necessità, non potrà che essere comune e fondata sulla cooperazione.
Traduzione
di Elisabetta Horvat
© RIPRODUZIONE RISERVATA
aro Augias, anche quest’estate è stata caratterizzata da una miscela infernale di rumori di giorno e di notte
nelle città. Non esiste requie per chi è raggiunto dai rumori più diversi. I rumori rivelano la speciale capacità
di ignorare i diritti degli altri e di affermare il proprio primato con sonorità d’ogni tipo o alzando la voce nelle conversazione e nei dibattiti. Questa nuova barbarie dimostra la frantumazione del vincolo sociale, l’incapacità
d’ascolto del nostro prossimo, una tragica forma d’insopportabilità del silenzio. Sta emergendo una centralità della parola che elimina gli spazi della contemplazione e della meditazione. Il silenzio è un ornamento della parola,
la nutre di significati e di sfumature. A teatro, nella musica e nella vita le pause di silenzio danno valore, forza e respiro alle parole e ai suoni. Sembra quasi si tema il silenzio, considerato rappresentazione del vuoto, negazione
della vita. Si dedica tempo infinito al cellulare per comunicare il nulla, si usa sempre più raramente la parola per
un sincero dialogo con il prossimo. Eppure non esiste una vera comunicazione senza il contrappunto ed il respiro assicurati dalle pause, dal silenzio. Le parole, come la musica, necessitano di pause come di un respiro vitale.
Mauro Luglio - [email protected]
C
CORRADO AUGIAS
[email protected]
on c’è da farla tanto lunga, in molti casi è solo
questione di maleducazione collettiva, più
spesso di costume. Noi siamo un popolo mediterraneo e in questa parte del mondo (ce ne saranno anche altre ma noi qui stiamo) il rumore è apprezzato lo si
ritiene d’istinto parte essenziale dell’esistenza, il silenzio al contrario è scambiato per rassegnazione, mancanza di vitalità, stato di mortificazione. Gli esempi che
si potrebbero fare sono tanti quanti i momenti della vita sociale. Il caso forse più fastidioso è lo squillare ininterrotto dei cellulari in treno. Se avessi una compagnia
aerea imposterei la pubblicità sul fatto che in aereo (per
ora) non si può telefonare. Subito dopo metterei i ristoranti. Da Roma in giù, ma spesso anche in su, la maggior
N
Il tram bloccato
da un suv a Roma
Filippo Granata
Roma
IL tram è bloccato da una decina di
minuti per colpa del solito Suv
parcheggiato in doppia fila, in
piazza Risorgimento a Roma. Sdegnati dal comportamento incivile
dell’automobilista, mia moglie ed
io ci fermiamo. Arriva il vigile e subito esce dal negozio prospiciente
la proprietaria dell’auto che con
molta improntitudine si giustifica
e minimizza. Una bella faccia tosta. Dopo qualche minuto interviene un ufficiale dei vigili che inizia a parlare con l’automobilista
senza scrivere alcun verbale. Poi
l’automobilista se ne va e il vigile si
allontana. Cos’altro avrebbe dovuto fare un cittadino per meritare una sanzione?
Cosa rischiano i figli
delle mamme-nonne
Alice Rinaldi
Milano
A 15 anni avere una madre che ti
ascolta e si prende cura di te è una
fortuna, a prescindere dall’età della genitrice (come si leggeva su Repubblica del 8 settembre nell’articolo «La mia vita con una mamma-nonna»). Tuttavia mi sento di
affermare che, crescendo, i limiti
di un eccessivo divario di età tra
genitori e figli non mancano di farsi sentire. Io sono una trentenne
nata da genitori ultra quarantenni. Ai tempi avere genitori tanto
«anziani» era una rarità e comunque i quarantenni di allora erano
sicuramente diversi da quelli di
oggi. Tuttavia ho bene impressa
nella memoria l’espressione di insofferenza sui loro volti quando
cercavo di coinvolgerli in qualche
forma di evasione adatta alla mia
età. Che si trattasse di musica,
sport o letture, ho sempre percepito con dispiacere lo sforzo di interessarsi a gusti, mode e linguaggi forse troppo lontani da loro. Oggi, conscia che troverei migliori
occasioni di lavoro all’estero, non
mi sento di abbandonare genitori
che sempre più spesso hanno bisogno di aiuto anche nelle piccole
incombenze. Pur amandoli molto
continuo a ritenere che ci sia una
buona dose di egoismo dietro alla
necessità ossessiva di alcune donne di generare prole a qualsiasi età.
L’AMACA
parte dei ristoranti sono fabbriche di rumore tra l’acciottolio delle stoviglie e le urla degli avventori. Poi enumero a caso: apparecchi Tv ad alto volume con le finestre aperte d’estate, motorini con marmitta sfondata,
concerti di clacson. Ma l’insopportabilità del silenzio è
soprattutto dimostrata dai funerali. La voga abbastanza recente dell’applauso alla salma dimostra la generale incapacità di condividere un’emozione forte in un
raccolto silenzio. Ci sarebbero poi le grida scomposte,
gli improperi (sottolineati dai volti paonazzi) dei cosiddetti “dibattiti” televisivi, in realtà risse. Ma per questi
basta il titolo del dramma scespiriano “Much Ado
about nothing”, molto rumore per nulla.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
no che è l’evoluzione naturale
dell’embrione stesso?
I diritti dell’embrione
e quelli di un bambino
Quei concorsi universitari
decisi prima del bando
Luciano Veltri
Bologna
UNA ragazza di 22 anni rifiuta di
abortire e mette alla luce un bambino; un giudice, applicando la
legge, glielo toglie perché non ha i
mezzi sufficienti per poterlo mantenere. Per la compianta Eluana
Englaro si era mossa mezza Italia
pronta a difendere una vita che vita più non era; perché per questa
povera giovane mamma non si è
mosso nessuno? Dove sono i cattolici che si preoccupano di difendere gli embrioni ma rimangono
indifferenti davanti ad un bambi-
MICHELE SERRA
ramai va in Russia ogni paio di settimane, con un’assiduità
che non si vedeva dai tempi del Patto di Varsavia e dei paesi
satelliti che andavano a baciare la pantofola di Breznev. E più
delle fesserie che dice sarebbe interessante capire che cosa va a farci, esattamente. Gas? Ragazze? Colbacchi? Business? E la sua passione smodata per un ex capetto del Kgb diventato oligarca, politicamente manesco e poco dotato in quella materia non secondaria che
è la democrazia, ha pezze d’appoggio politiche tali da riguardare anche gli interessi nazionali italiani, o è solo un suo ticchio privato?
Nel nostro Parlamento ci sono stati sporadici tentativi di chiedergli conto di questa sua transumanza continua verso la Russia. Non
tali, comunque, da riuscire a rendere pubblico quello che i due oligarchi combinano quando vanno a infrattarsi nella dacia tra le betulle. Dopo avere posato con il colbacco e la pelliccia, il sipario dei
“colloqui privati” cala sui quattro quinti dei suoi soggiorni russi. E
dunque ci tocca andare per esclusione. Yalta c’è già stata, i diritti del
Dottor Zivago li ha già comprati Feltrinelli mezzo secolo fa, gli accordi sulle testate nucleari passano per altre vie... Resta l’ipotesi che
ci vada a fare i cavoli suoi, approfittando di un luogo nel quale la
stampa è zittita e il silenzio sul potere è una regola secolare. Quanto
deve piacergli, la Russia...
O
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Tiziana Lorenzetti
Londra
SONO rimasta sorpresa dalla lettera del professor Luigi Ipata (venerdì 10 settembre). Sono da più
di un anno ricercatore in una università inglese e, dall’epoca del
conseguimento del mio dottorato
in Italia (1996) fino allo scorso anno (in cui ho deciso di partecipare
a concorsi banditi da paesi stranieri), ho avuto modo di osservare, in prima persona, le modalità
per il reclutamento dei ricercatori
in molte università italiane: vi è a
priori un prescelto, segnalato da
un professore (potente, si capisce) al dipartimento e alla Facoltà
di appartenenza. Se ben accetto
(fondi permettendo), si bandisce
un concorso “tagliato su misura”
per il prescelto, dove molto spesso anche le pubblicazioni richieste sono, sia per numero che per
argomento, quelle che possiede il
candidato… Infine, ci si occupa di
istituire una commissione che
possa sostenere il prescelto. Un
siffatto meccanismo clientelare
lascia ben poco spazio ad una
onesta competizione sulla base
della meritocrazia. Sono assai
contenta di sapere che l’Università di Pisa, a cui afferisce l’emerito professore Ipata, rappresenti
un’eccezione.
Per un errore, nella rubrica di Augias di ieri è stata pubblicata la
stessa lettera dell’8 settembre. Ce
ne scusiamo con i lettori.
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DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
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■ 29
PERCHÉ IL CAVALIERE NON VUOLE PIÙ LE ELEZIONI
EUGENIO SCALFARI
(segue dalla prima pagina)
Q
uesta è una delle ragioni particolarmente presenti al
Capo dello Stato:
l’ingovernabilità di una legislatura con maggioranze diverse tra una Camera e l’altra.
È incredibile che un pensiero
analogo non abbia neppure
sfiorato il ministro dell’Economia.
Ma c’è un altro elemento
ancora che avrebbe dovuto
allarmarlo fin dall’inizio di
quest’assurda girandola di
Il premier teme
soprattutto di non
riuscire a ottenere,
anche con questa
legge elettorale,
la maggioranza
al Senato
fuochi d’artificio: uno scioglimento anticipato della legislatura che avvenisse entro
ottobre per poter votare prima della fine dell’anno, interromperebbe la sessione di bilancio dedicata all’approvazione della legge finanziaria.
Il bilancio dello Stato andrebbe in esercizio provvisorio e ci
resterebbe fino all’entrata in
carica di un nuovo governo, il
che significa da ottobre fino a
febbraio nel migliore dei casi.
Tremonti sa, come tutti noi
sappiamo, che quei quattro o
cinque mesi di esercizio prov-
visorio sarebbero un pascolo
pingue per la speculazione internazionale contro i titoli
pubblici italiani e contro l’euro e aprirebbero nelle maglie
di Eurolandia un buco ben più
grave del temuto “default”
della Grecia.
In una tardiva dichiarazione di mercoledì scorso finalmente anche Tremonti ha dichiarato di esser contrario allo scioglimento anticipato.
Ha aspettato che lo dicesse
Bossi. Non è proprio questo
un teatro dei pupi?
***
Il teatro dei pupi, del resto,
sta dilagando in tutta la politica italiana. Qualche esempio
di questi giorni per tener sveglia la nostra spesso latitante
memoria.
1. All’indomani del discorso di Fini a Mirabello, Berlusconi e Bossi dichiararono
che avrebbero portato il caso
Fini dinanzi al presidente della Repubblica cui avrebbero
chiesto di obbligare Fini a dimettersi da presidente della
Camera.
2. Il Capo dello Stato ha precisato dal canto suo che i presidenti di Camera e Senato
non possono essere sfiduciati
da nessuno e restano in carica
per tutta la legislatura salvo
che siano essi stessi a dimettersi.
3. Berlusconi e Bossi hanno
reiterato la loro intenzione di
sollevare il caso Fini al Quirinale.
4. Tutta la stampa italiana e
tutti i giuristi, Costituzione al-
la mano, hanno definito Berlusconi, Bossi e i loro fedeli seguaci come altrettanti analfabeti costituzionali.
5. Berlusconi ha dichiarato
che la volontà a lui attribuita
di voler sollevare il caso Fini
dinanzi al Quirinale è una delle tante falsità della stampa
italiana e si è rimangiato tutto
chiudendo la questione. Non
è la prima volta e purtroppo
non sarà l’ultima.
6. Nel frattempo tutto l’apparato berlusconiano e leghista è stato mobilitato per affrontare le elezioni entro la fine dell’anno. Il ministro dell’Interno leghista Maroni ha
indicato il 27 e 28 novembre
come la data probabile; il ministro della Semplificazione
Calderoli ha spostato la data
al 3-4 dicembre. Tutti e due
evidentemente se ne infischiano delle prerogative del
Capo dello Stato in materia di
scioglimento anticipato delle
Camere.
7. Berlusconi nel frattempo
si è rivolto ai suoi “legionari
della libertà” allertandoli per
votazioni immediate entro
l’anno per prendere contropiede sia Fini sia i partiti d’opposizione. Ma resta il problema di come mettere fine a
questo Parlamento.
8. Il presidente del Consiglio esclude le sue dimissioni.
Non vuole che la gente pensi
che sia lui il responsabile di
quella morte anticipata.
9. Bossi è stufo di queste
lentezze e annuncia che sarà
la Lega a votare la sfiducia al
governo ammazzando così il
Parlamento. Per chiudere in
bellezza quell’annuncio fa
una sonora pernacchia al microfono in stile Totò e la dedica a Fini.
10. Sia Berlusconi sia Bossi
sia Tremonti dichiarano tra
martedì e mercoledì scorso
che non vogliono affatto le
elezioni immediate e cercheranno invece di governare al
meglio nonostante i finiani.
Naturalmente se le Camere
voteranno la fiducia al programma berlusconiano che
sarà presentato al Parlamento il 28 di settembre.
Non è un teatrino di pupi?
Un dire oggi cosa diversa ed
anzi opposta a quella detta ieri ed a quella che sarà detta domani su questioni del massimo rilievo? È questo il modo di
infondere negli italiani fiducia nella politica e nelle istituzioni?
***
Nel frattempo Berlusconi
cerca un manipolo di ascari
che rafforzi la sua pericolante
maggioranza e dia fiducia al
programma quando lo
esporrà a fine mese alla Camera.
La ricerca finora si è indirizzata verso tre o quattro cani
sciolti del gruppo misto e verso Raffaele Lombardo detto il
siciliano che ne controlla altri
otto. Ci sono poi quattro deputati eletti nelle liste del Pdl
ma iscritti fin dall’inizio in un
gruppo chiamato “Noi-Sud”
per confondersi con l’“IoSud” della Poli Bortone. In so-
stanza si tratta di contare due
volte una manciata di trasformisti di professione che hanno sempre votato Berlusconi
e che ora si ripresentano mascherati da autonomi che tornano alla casa madre. Voteranno la fiducia al governo
con i finiani. La prova che il
governo ha in suo rinforzo
questo gruppetto dunque
non si avrà.
Resta da spiegare per quale
ragione Berlusconi si è improvvisamente convinto ad
evitare le elezioni anticipate
anziché volerle a tutti i costi
subito come pensava e diceva
appena pochi giorni fa. Ebbene la ragione è chiara: c’è il rischio di perdere la maggioranza al Senato.
Questo rischio è reale anche con l’attuale e pessima
legge elettorale. Il risultato dipende dalla probabile alleanza elettorale tra Fini e Casini in
alcune Regioni-chiave come
la Sicilia, la Campania, la Sardegna, il Lazio, il Piemonte. In
queste Regioni l’accoppiata
Fini-Casini potrebbe ottenere la vittoria o favorire quella
del centrosinistra togliendole
comunque a Berlusconi e realizzando al Senato una maggioranza diversa da quella
della Camera.
In tal caso si renderebbe necessario un governo di quelli
che si chiamano di “unità nazionale” che veda unite insieme tutte le maggiori forze politiche presenti in Parlamento. Un governo cioè del tipo
delle “grosse coalizioni” tede-
sche, che potrebbe nascere
soltanto se il nuovo presidente del Consiglio fosse persona
diversa da Berlusconi, il quale
diventerebbe semplicemente un deputato leader di un
partito importante ma in fase
— a quel punto — di un sommovimento interno di incalcolabili esiti. Per cinque anni
in questa condizione e senza
più alcuno scudo che possa
difenderlo dai processi in corso.
Il rischio per Berlusconi è
insomma enorme e per questa ragione egli farà di tutto
In caso di risultato
incerto del voto ci
vorrebbe un governo
di unità nazionale
Ma il primo ministro
non potrebbe più
essere Berlusconi
per scongiurarlo. Ci riuscirà?
Accetterà di essere cotto a
fuoco a lento per due anni e
mezzo? E come reagirà l’opinione pubblica, le categorie
sociali più colpite dalla crisi, i
giovani, le forze politiche
d’opposizione? Come reagirà
la Lega che scalpita per incassare l’incremento di voti tolto
nel Nord al Pdl?
Queste sono le domande
dei prossimi mesi. Diciamo:
tutto a posto, niente in ordine,
proprio così dopo 15 anni di
anomalia berlusconiana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Domenica
La
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010 /Numero 292
di
Repubblica
l’attualità
Nel paese che fa le valigie
JENNER MELETTI
cultura
Moravia, la nascita di uno scrittore
NELLO AJELLO, ENZO GOLINO e ALBERTO MORAVIA
fumetto
Anna
Frank
© 2010 SID JACOBSON, ERNESTO COLÓN, ANNE FRANK-FONDS BASEL
il
di
Per la prima volta il “Diario”
disegnato e a colori
Perché i ragazzi delle scuole
capiscano che la protagonista
era prima di tutto una di loro
GABRIELE PANTUCCI
SIEGMUND GINZBERG
spettacoli
ato nel cuore nero dell’Europa, è in America che il
Diario di Anna Frank viene più studiato, riadattato,
rivisto sotto ogni luce. Dopo un film e una rappresentazione teatrale, ora, e per la prima volta, la Fondazione Anna Frank ne ha autorizzato una versione
a fumetti per renderlo più accessibile a tutti, più ancora di quella metà di studenti che già lo leggono come testo scolastico. L’autore del testo è Sid Jacobson, che con l’illustratore Ernie
Colon produsse la versione grafica del rapporto sull’11 settembre (in
Italia sarà pubblicato in gennaio da Rizzoli). Ma in realtà quella che
Hill & Wang (della prestigiosa Farrar, Straus & Giroux) pubblicheranno negli Stati Uniti questa settimana è molto più di una graphic
novel. È una ricostruzione accurata della vita della famiglia Frank a
cominciare da Otto, il padre di Anna. Si apre con l’immagine del matrimonio di Edith e Otto il 12 maggio 1925, poi a ritroso vediamo la
sua vita da studente , la chiamata alle armi per la Grande Guerra che
gli frutta una promozione e la decorazione dell’ambita Croce di ferro. Notizie che solo in parte Anna riferisce nel suo diario.
(segue nelle pagine successive)
rima di leggerla, Anna Frank l’ho vista al cinema. Era la
fine degli anni Cinquanta. Avevo dodici anni. Mi ero innamorato degli occhioni da cerbiatta di Millie Perkins,
nella parte di Anna. Poi, molto dopo, ho riflettuto che la
vera Anna non somigliava affatto a quell’attrice. Fosse
stata mia compagna di classe forse l’avrei ignorata. O
forse me ne sarei innamorato lo stesso perché scriveva bene. Nelle tavole di Sid Jacobson ed Ernie Colon assomiglia invece alle foto
che ho di mia mamma ragazzina.
Qual è la più “autentica”? Quella del Diario, certo. Indipendentemente dal se e quanto sia stato “edito” da Papà Otto. Ma quella
del film e quella del fumetto le somigliano in alcuni tratti essenziali, senza di cui non ci sarebbe Anna Frank. Tutte e tre sono ragazze
estroverse, delle gran chiacchierone, gli piace comunicare, mettersi in mostra, far scena. Sono fatte per dire qualcosa al prossimo,
al pubblico. Non sono fatte per rinchiudersi in se stesse, tenere il
muso, fare il broncio ai propri tempi, come direbbe Alfred Musil, e
ai propri simili.
(segue nelle pagine successive)
Hendrix e la maledizione del rock
N
P
GINO CASTALDO
i sapori
La cucina selvaggia del Grande Nord
LICIA GRANELLO e KARI HOTAKAINEN
le tendenze
Donne nate sotto il segno del leopardo
LAURA ASNAGHI e ROBERTO CAVALLI
l’incontro
Maria De Filippi, tronisti contro snob
GIUSEPPE VIDETTI
34 LA DOMENICA DI REPUBBLICA
la copertina
Banalità del bene
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
Ha tredici anni quando il papà, Otto, le regala un quaderno. Ne ha quindici
quando muore nel campo di concentramento di Bergen-Belsen
Ora, per la prima volta, la Fondazione che a quella ragazzina è intitolata
ha “tradotto” quanto su quelle pagine riuscì a raccontare
in una delle forme preferite dai suoi coetanei di oggi: il fumetto
Una tragedia illustrata
GABRIELE PANTUCCI
(segue dalla copertina)
R
accontate nel dettaglio, questo insieme di notizie dà
un’immagine ancora più realistica della tragedia vissuta da un ebreo della classe media tedesca che meno di
dieci anni dopo vedrà sorgere il nazionalsocialismo di
Adolf Hitler. Otto era orgoglioso di combattere per il suo
paese e si sentì umiliato per la sconfitta che la Germania
subì. Il breve testo che sovrasta immagini realistiche e sobrie si scorre come i titoli da prima pagina. Nove milioni di soldati uccisi... Disastrose riparazioni di guerra imposte alla Germania... Hitler pubblica
Mein Kampf... Alternandosi con le immagini della vita quotidiana di
Otto, seguiamo il crescere della mostruosa escrescenza che proclama
la salvezza della Germania attraverso la realizzazione di un’assurda
battaglia antisemita. Nasce Anna, col nome di Annelies Marie, quando il mondo è scosso dal crollo di Wall Street, in Germania aumentano i disoccupati e crescono i seguaci del micropartito di Hitler.
Nel dicembre 1933 gli ebrei non hanno più diritti in Germania e Otto trasferisce la famiglia in Olanda. Nel maggio 1940 scoppia la guerra e la Germania invade il paese. Per i Frank e gli altri ebrei ritornano
le angherie. Non possono usare i mezzi di trasporto pubblici, devono
portare la stella gialla, non possono frequentare le scuole pubbliche.
La piccola Anna non parla di queste tristezze: il giorno del suo tredicesimo compleanno, il 12 giugno 1942, suo padre le ha regalato un diario. Ed è solo a metà del libro, che la narrazione del diario si sovrappone. Il diario diventa per lei l’amico e la consolazione soprattutto nei
due anni in cui vive in prigionia per non essere catturata dai nazisti:
senza mai uscire dai sessantacinque metri quadrati che divide con altre sette persone.
La scrittrice americana Francine Prose, in uno studio recente, ha riletto il Diarioe lo ha confrontato con il testo originale, quello che il padre in parte censurò eliminando i dissensi fra Anna e la madre e i turbamenti adolescenziali della ragazza. Il testo che pubblicò in olandese nel 1947 — poi tradotto in tutto il mondo — è di circa un terzo inferiore alla cosiddetta edizione definitiva del 1995 in cui furono recuperate le parti eliminate. Quello che Prose ha scoperto è il lavoro di
editing del Diario che era stato anticipato da Philip Roth nel suo romanzo Lo scrittore fantasma in cui fa dire al suo alter ego Nathan
Zuckerman che le pagine più drammatiche del diario devono aver attraversato una dozzina di stesure. Forse non dodici, ma almeno un
paio, secondo lo studio della scrittrice americana. Anna vi aggiunse
dei dettagli, all’inizio del 1944 lo riscrisse per intero. Voleva diventare
una scrittrice ed era certa che il suo diario sarebbe stato pubblicato alla fine della guerra. La biografia grafica continua fino alla tragica fine
dei sette protagonisti: tutti tranne Otto Frank, che si salva all’inizio del
1945 quando i sovietici liberano Auschwitz. Il volume prosegue poi
con la scoperta del diario, gli sforzi del padre per farlo pubblicare, il
suo matrimonio nel 1953 con un’altra superstite di Auschwitz, sino alla sua morte a novantun anni, il 19 agosto 1980.
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Anna Frank, diario a colori
la vittoria dell’adolescenza
SIEGMUND GINZBERG
(segue dalla copertina)
Q
uella del film recita magari un po’ più delle altre, ma tutte e tre se la caverebbero benissimo
sulla scena della vita e della sua rappresentazione. La vera Anna, ce lo ricorda ripetutamente il fumetto, aveva le idee chiare, voleva
fare la giornalista o la scrittrice, insomma avere un pubblico. Non fosse morta quindicenne a BergenBelsen ci sarebbe certamente riuscita. Ma ciò che più commuove in Anna Frank, ciò che ne ha fatto un simbolo così
forte, non è forse tanto la sua prigionia forzata nella soffitta del Prinsengrath ad Amsterdam, o la sua fine tragica,
non è nemmeno la sua esuberanza vitale, quanto la sua
“normalità” di adolescente. Prima ancora che ebrea, perseguitata, vittima, è una ragazza della sua età. Non un super-eroe. Una normale adolescente. Ed è proprio in fatto
di normalità che l’Anna di questo fumetto non è seconda a
nessuno, forse nemmeno all’Anna del Diario.
Vedo già qualcuno che arriccia il naso. Anche se il libro ha
l’imprimatur dell’Anna Frank Haus. Come, Anna Frank banalizzata in un fumetto! Era già successo quando Otto Frank
aveva autorizzato la versione teatrale di Frances Goodrich
e Albert Hackett, quella da cui poi fu tratto il film girato a
Hollywood. Meyer Levin, lo scrittore che aveva aiutato Otto a pubblicare il Diario in America, era rimasto scandalizzato dalla hollywoodizzazione di Anna. Aveva persino accusato l’amico Otto di aver deliberatamente messo in sordina l’ebraicità di sua figlia per non “disturbare” il pubblico
americano. La polemica durò decenni, sfociò addirittura in
una causa in tribunale. In effetti, nel lavoro teatrale la parola “ebreo” non viene mai pronunciata, l’unico riferimento
è una canzone di Hanukah cantata a Natale. Nella famiglia
ebraica in cui sono nato, di ebraico non si cantava nulla.
Cinema e fumetto sono due forme di letteratura tutt’altro che figlie di un dio minore. Superman, Batman, Captain
America e gli altri supereroi del fumetto combattevano i nazisti da ben prima dell’Olocausto con la stessa efficacia di
Chaplin Grande dittatore e Humphrey Bogart sullo schermo. C’è persino chi, per spiegare l’origine ebraica di quasi
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
LA DOMENICA DI REPUBBLICA 35
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In queste pagine,
alcune tavole della versione
a fumetti del Diario
di Anna Frank che esce
negli Stati Uniti il 14 settembre
illustrata da Ernie Colon
FRAMMENTI DI VITA
Nelle foto alcuni
momenti della vita
di Anna:
con la sorella
Margot; durante
il suo primo giorno
di asilo
ad Amsterdam
nell’aprile 1934;
la presa del potere
da parte dei nazisti
nel 1933;
infine, la casa
di Amsterdam
dove Anna è nata,
diventata museo
nel 1960
Prima ancora che ebrea,
perseguitata, vittima, è una ragazza
della sua età, non un super eroe
È la sua normalità che commuove
tutti i grandi disegnatori di comics ha sostenuto che perpetuerebbero il ruolo degli «scribi, antica e riverita professione nell’ebraismo». Theodor Wiesegrund Adorno sentenziando che «dopo Auschwitz scrivere poesia è barbarie»
non si riferiva solo ai fumetti. Ma è stato smentito anche dai
fumetti (recentemente ne è stato pubblicato uno proprio su
Adorno, Horkheimer e la Scuola di Francoforte).
Quando nel 1991 Maus fu incluso nella lista dei bestseller
del New York Times, Art Speigelman obiettò solo per il fatto
che figurava nella categoria “fiction”: «Non vorrei che fiction venisse interpretato nel senso che tratto di cose d’invenzione, non potreste per favore introdurre una categoria
speciale “topi/non fiction”?». Per enfatizzare che parla di
cose vere, non inventate, Will Eisner introduce spesso riproduzioni di pagine di giornale nelle sue vignette. Alla stessa tecnica ricorrono i disegnatori di questo Anna Frank.
Capisco meno perché il volume venga raccomandato solo ai ragazzi di più di quattordici anni. La proposta avanzata un paio d’anni fa dal presidente Sarkozy di imporre a ciascun alunno di quinta elementare di coltivare ad personam
la memoria di uno degli undicimila bambini ebrei vittime
della Shoah aveva suscitato un mare di polemiche, tanto
che poi non se n’è fatto nulla. Superficiale, strumentale,
propagandistica, s’era detto. «Oscena» aveva addirittura
tuonato il filosofo Pascal Bruckner. Speriamo non abbiano
avuto sentore dell’interrogazione recentemente presentata dal deputato leghista Paolo Grimoldi al ministro Gelmini, contro la lettura del Diario di Anna Frank nelle scuole,
con l’argomento che: «Vi è un passo nel quale Anna Frank
descrive in modo minuzioso le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare turbamento in
bambini delle elementari».
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36 LA DOMENICA DI REPUBBLICA
l’attualità
Senza futuro
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
Riesi, provincia di Caltanissetta. Secondo la Svimez
qui c’è la più alta percentuale di italiani che emigrano,
il triplo che nel resto del Mezzogiorno. Vivono al Nord,
in America, in Europa. Una volta all’anno in migliaia
tornano a casa per l’estate che dura fino alla festa
della Madonna della Catena, oggi. Poi rifanno le valigie
Il paese che domani se ne va
JENNER MELETTI
O
RIESI (Caltanissetta)
ggi, al tramonto, ci sarà la processione con la Madonna Santissima
della Catena. Fedeli scalzi arrivati
anche dai paesi vicini, la banda
musicale, le campane che suoneranno fino a
mezzanotte. Sarà un paese vivo, Riesi. Con le luminarie in tutte le strade e piazza Garibaldi che diventa un immenso ristorante. Poi, il silenzio, il
vuoto. Questa domenica è l’ultima d’estate, in
questa terra siciliana. È l’ultimo giorno vivo. «Da
domani — dice Fabio Di Pasquale, ventisette anni, cameriere stagionale al bar Cin Cin — qui resteranno solo i pensionati e i bambini. In estate
Riesi sembra un paese normale, perché almeno
per qualche settimana tornano migliaia di emigranti. Si fanno feste, si fa finta di vivere come se
tutto andasse bene. Ma da lunedì cominceranno
nove mesi di silenzio e di solitudine, in attesa della prossima estate. I bar si litigheranno i pochi
clienti. Se d’estate vendi cento cornetti, dopo ne
venderai dieci. Non si può vivere così. A dicembre
parto anch’io, appena finita la scuola da infermiere. Come gli altri vado lassù, al Nord».
È la capitale italiana dell’emigrazione, il paese
che si spegne in un giorno. Venticinquemila abitanti nel 1946, 11.200 oggi. Secondo la Svimez, in
questa capitale degli uomini con la valigia il tasso
di spopolamento è pari al nove per mille, oltre tre
volte la media del Mezzogiorno. «La cosa più brutta — dice Fabio Di Pasquale — è non avere speranza. Sai che devi partire perché così hanno fatto gli altri. Quelli della mia età sono già tutti al
Nord. Quando esco la sera, trovo solo i ragazzi di
diciannove o vent’anni. Ma parti senza speranza
perché già sai che lontano non sarai felice, che
avrai voglia di tornare qui. Me lo hanno spiegato
bene i miei due fratelli che sono a Torino e gli amici che mi telefonano da Genova o da Milano».
È bella, piazza Giuseppe Garibaldi. Un cono di
gelato con pistacchio e crema, al bar Altariva, costa cinquanta centesimi. Sono contenti anche gli
anziani della Lega pensionati e Circolo pensionati che in queste ultime ore vive portano fuori le
seggiole per guardare il passeggio. C’è un palco
per l’“Estate insieme 2010”, costata settemila euro in tutto e pagata di tasca propria da sindaco e
giunta e dai bar della piazza. «Una volta — dice il
barista che diventerà infermiere — arrivavano
Anna Oxa, Enrico Ruggeri, Riccardo Cocciante.
Adesso si fanno serate di liscio e sfilate di cavalli
bardati. Io suono la chitarra in un gruppo, l’altra
sera abbiamo fatto una “notte bianca” ma alle tre
abbiamo chiuso perché non c’era più nessuno.
Basta guardarsi intorno per capire che non puoi
restare qui: sono rimasti solo i troppo grandi e i
troppo piccoli».
Riesi avrà un altro salasso, nei primi giorni di
novembre. «Sappiamo già — racconta Giuseppe
Cinque, responsabile dello Stato civile — che altre ottocento persone se ne andranno via, soprattutto a Torino. Sono gli operai in cassa integrazione e mobilità dell’ex polo tessile, fallito nel 2006. A
ottobre riceveranno l’ultimo assegno. Sono duecento operai, in media ognuno di loro ha moglie e
due figli. Il paese sarà ancora più vuoto. E cresceranno le Riesi sparse in Italia e in Europa. Alcune
sono più grandi del paese di origine. Fra Collegno
e Grugliasco, nel torinese, ci sono quindicimila
riesini. A Sanpierdarena di Genova sono quindicimila. Mettendo assieme figli e nipoti di nostri
emigrati partiti fra la fine dell’Ottocento e la Seconda guerra mondiale, possiamo contare altri
compaesani fra Colonia e Bruxelles».
Finita la guerra, c’era la speranza di un futuro
senza valigia. «Ma l’illusione — dice Pino Testa, ex
segretario della Camera del lavoro e ora assessore
in Comune — è durata poco. Questa era una terra
di braccianti che con la riforma agraria ebbero in
consegna quattro ettari e una casa colonica. Ma
l’agricoltura era estensiva, non si poteva vivere
con quattro ettari a grano e fave. I terreni sono stati abbandonati ed è cominciata una grande emigrazione alla Fiat di Torino e all’Ansaldo di Genova. Anche gli ex braccianti andavano bene per avvitare bulloni alla catena di montaggio». Tanti altri restarono, nelle miniere di zolfo. «Erano più di
mille, i riesini che scendevano nelle miniere di Trabia e Tallarita, e altri millecinquecento arrivavano
dai paesi vicini. Un lavoro bestiale, ci sono le foto
di questi uomini — e anche tanti carusi, bambini
dai sette ai quindici anni — che lavorano nudi per
il caldo insopportabile. Ma a fine mese c’era lo stipendio. Nel 1970 anche la miniera è finita, perché
lo zolfo prodotto qui costava dieci volte tanto quello che arrivava in nave al porto di Gela, viaggio
compreso». Ora c’è un museo, in quella che era la
centrale elettrica delle miniera. «L’ultima illusione l’abbiamo avuta nel 1994. Torna in paese un ex
emigrante, Pietro Capizzi, che dice di essere amico dei Benetton e vuole aprire un centro tessile,
dalla filatura al confezionamento. Nascono sette
aziende che danno lavoro a trecento fra operai e
tecnici. Riesi respira. Ci sono giovani che tornano,
si sposano, fanno mutui per la casa. Ma quando finiscono gli incentivi e gli sgravi fiscali della legge
488 e dei patti territoriali le aziende chiudono.
Quelli che avevano più di cinquant’anni hanno
avuto settecento euro al mese per quattro anni, più
gli assegni familiari. Sono soldi che hanno consentito loro di vivere, e al paese di sopravvivere. Ma
a novembre tutto sarà finito».
Si fanno anche nelle Riesi lontane le feste della
Madonna della Catena (secondo la leggenda,
spezzò i ceppi di tre condannati a morte) e di San
Giuseppe. «Qui a Boltiere, dodici chilometri da
Bergamo — racconta Arturo Testa, presidente dell’associazione Amici di Riesi — facciamo la sagra
del mufoletto, pagnotta riesina con semi di finocchi e condita con olio, pepe e sale. Arrivano trecento persone, anche da Milano. Si cerca di stare
uniti, lontano da casa». Dieci fra fratelli e sorelle, i
Testa. Tre sono a Riesi, uno a Palermo, due a Boltieri, uno a Torino e tre a Ginevra. «Sono partito nel
1995, torno per qualche settimana solo d’estate.
L’emigrazione è cambiata. Un tempo partiva il capo famiglia, a guadagnare soldi per poter un giorno tornare a casa. Adesso i giovani sono rassegnati. Sanno che torneranno solo per trovare i parenti. Ormai lasciano la casa natale anche i pensionati, per potere restare accanto ai figli».
Basta camminare in via Roma o nei vicoli per
vedere decine di cartelli: «Vendesi», «Si loca». Si
vendono o si affittano palazzi e appartamenti, negozi, bar, ristoranti. Giovanni Cinque, trentuno
anni, venerdì pomeriggio si è sposato con Letizia
Di Naro, ventotto anni. «Lavoro a Torino da sei anni, da quando è cominciata la crisi del polo tessile.
Impiegato, guadagno milleduecento euro al mese. Qui a Riesi potrei comprare un appartamento
di cento metri quadri con cinquantamila euro,
mentre lassù l’affitto mi costa mezzo stipendio.
Ma oltre alla casa, cosa posso trovare qui? Ormai si
torna in paese solo per sposarsi accanto ai parenti. E anche tanti amici d’infanzia, per partecipare
al matrimonio, hanno dovuto prendere l’aereo».
Non ci sono più valige di cartone ma trolley. In
pullman a Catania, poi l’aereo per Torino. Attilio
Gerbino, laureato in architettura, è uno dei pochi
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
LA DOMENICA DI REPUBBLICA 37
STRADE VUOTE
Alcune immagini
simbolo del “paese
degli emigranti”:
la targa belga
dell’auto di un riesino
tornato a casa;
cartelli di case
in vendita;
il bar Wuppertal;
qui accanto,
un manifesto
dei funerali di un riesino
in Germania; sotto,
Fabio Di Pasquale,
cameriere
con le valigie pronte
che è riuscito a tornare. «Ma anch’io ho fatto l’emigrante nel capoluogo piemontese e là sono rimasti i miei tre fratelli. Ho vinto un concorso, insegno in una scuola media. L’emigrazione è cambiata. Non partono più pullman per la Fiat o l’Ansaldo ma c’è una emigrazione a catena: ognuno di
noi da anni ha un fratello o un parente che lavora
lontano. Vai da lui, ti appoggi in attesa di trovare
un lavoro. Oggi, prima di partire, ti prepari. Ti lau-
rei poi cerchi un posto da insegnante. Fai un corso per bidello e cerchi una scuola. Adesso tanti diventano infermieri o operatori sanitari e trovano
posto negli ospedali dei paesini. Ma così l’emigrazione è frammentata, non riesci più a costruire
una comunità con chi è nato nel tuo paese».
Non c’è bisogno di chiedere, a chi è rimasto,
quanti figli abbia. Basta guardare le case di periferia. Due appartamenti sopra il piano terra, due figli. Quattro appartamenti, quattro figli. Tutti vuoti. In via Einaudi ci sono palazzi con le finestre murate. «Quelli che erano partiti negli anni Sessanta
e Settanta — racconta Attilio Gerbino — pensavano ancora di poter tornare. Si sono spaccati la
schiena per costruire o far costruire un appartamento per i loro ragazzi ma questi sono cresciuti
e sono rimasti a Genova o Ginevra. E allora ci sono questi palazzi dove la sera vedi luce solo al
pianterreno».
Ieri notte non si è dormito, a Riesi. La tradizione
vuole che si resti svegli fino all’alba, a mangiare in
compagnia. Alle due e mezzo viene aperta la chiesa madre per accogliere i primi pellegrini di Maria
Santissima della Catena. Per una notte il centro è
tornato vivo. «C’erano confini precisi, nelle nostre
strade. In via Roma c’era il passeggio delle famiglie, soprattutto genitori con figlia da maritare. In
piazza Garibaldi, passeggio di soli uomini. In via
Principe Umberto, i giovani. Cinquecento metri
pieni di ragazzi e ora restano solo due crocchi davanti a due bar. È sparito anche il passeggio, in questo nostro paese». Dopo la processione, gli scoppi
dei fuochi artificiali. Da domani, il silenzio. Verrà
tolto il palco, in piazza Garibaldi. Gli anziani del
Circolo pensionati, sulle loro seggiole, potranno
guardare solo gli anziani della Lega pensionati. E
gli operai che smontano le luminarie.
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LUCI SPENTE
Nella foto grande,
Piazza Garibaldi
Le foto sono
di Alessandro Tosatto
(Contrasto)
38 LA DOMENICA DI REPUBBLICA
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
CULTURA*
Aiuta le sorelline a fare i compiti. Divora Ariosto e Dostoevskij. Annota
con disgusto l’affermarsi del fascismo. E racconta di anestesie e gessi
È un adolescente inchiodato a un letto d’ospedale l’autore de “La noia”
quando scrive alla zia Amelia Pincherle Rosselli. A vent’anni dalla morte
quelle lettere fino a oggi inedite sono il suo romanzo di formazione
Moravia
nascita
di uno
scrittore
CORRISPONDENZE
In queste pagine, alcune lettere
inedite di Moravia alla zia
Al centro, lo scrittore
in una fotografia del 1924
ENZO GOLINO
Q
uaranta lettere inedite racchiudono il percorso tormentato di un adolescente,
a letto per anni a causa di
una tubercolosi ossea. Le
aveva spedite Alberto Pincherle — non ancora Moravia — fra il
1920 e il 1928 alla zia Amelia, sposata
con il musicista Joe Rosselli, sorella del
padre Carlo (architetto e pittore di famiglia ebraica), madre di Aldo (morto
in guerra), Carlo e Nello, nonna dell’omonima poetessa. Sono la sintesi epistolare di un romanzo di formazione,
testimonianza della nascita di uno
scrittore. Toccante è il sobrio annuncio
del luglio 1927 da Solda, in montagna,
millenovecento metri, che il romanzo
d’esordio è giunto al termine. Uscirà
“Le mie piccole consolazioni”
due anni dopo con il titolo Gli indifferenti. Un successo.
Purtroppo disperse le lettere di Amelia, la sua «inspiratrice». Donna coltissima, aveva scritto romanzi e opere teatrali, dirigeva una collana editoriale, era
socialmente impegnata: a Firenze, come vicepresidente del Lyceum che dagli inizi degli anni Venti si batteva per la
concessione del voto alle donne. Talvolta la sua voce si avverte di rimbalzo
nella corrispondenza del nipote prodiga di notizie sulla malattia fin dalla prima lettera, Roma 14 aprile 1920. Alberto ha tredici anni, devono ingessargli la
gamba destra offesa dall’infiammazione all’anca, e spiega con stoica lucidità
le procedure. Per l’anestesia i medici gli
applicano sul naso «una maschera di
tela spugna impregnata di non sò che
porcheria. Credo che fosse cloroformio». Al risveglio, tre ore dopo, si ritrova con l’ingessatura «alla gamba che
m’avevano tirata e livellata». Gli dicono
che il gesso verrà tolto a novembre e intanto annuncia alla zia che può distrarsi con «la collezione di francobolli», ma
l’occupazione preminente sarà «studiare e scrivere. Leggo pure molto».
Chiude con i saluti ai cugini, spesso ripetuti in altre lettere a entrambi o a uno
dei due.
Passano mesi, il 28 dicembre la corrispondenza riprende. Alberto ha comprato un teatrino, «faccio inoltre tutti i
compiti di Adriana ed Elena (le sorelle,
ndr) che ne approfittano abbastanza»,
Gastone (l’ultimo fratello, morirà sul
fronte cirenaico, a Tobruk, nel 1941) «à
cominciato la prima elementare». E poi
le confessa che sta scrivendo: «un libro
di mia invenzione con miei disegni».
Tracce della sua vocazione erano in pagine autobiografiche dove — già Moravia, pseudonimo assunto dal cognome
della nonna paterna — ricorda che a
nove anni scriveva racconti.
Il saltuario carteggio — ancora da Roma, 17 maggio 1921 — documenta nuove sofferenze. Grande caldo, l’ingessatura diventa «un forno»: il malato riesce
però a seguire sui giornali «la lotta elettorale», cioè le politiche del 13 maggio.
«Furono eletti per la prima volta trentacinque deputati fascisti tra i quali Mussolini», annota Simone Casini (la sua introduzione ricostruisce il contesto privato e pubblico delle lettere recuperando dettagli poco noti soprattutto degli
anni Venti; e disegna inoltre le genealogie familiari Pincherle-Rosselli che si
estendono fino a Ernesto Nathan e a
Enrico Fermi).
Frenetico sempre l’attaccamento ai
libri: «Mi sono divorato il Carducci, il Petrarca e l’Ariosto, ora sto leggendo la Gerusalemme liberata». E spunta il poeta a
dimostrare la sua irriducibile passione
letteraria senza curarsi — qui come altrove — dell’ortografia non proprio corretta: «Da una settimana in quà stò facendo poesie. Ne ho fatte una dozzina
tra sonetti e poesie di quartine e rima alternata in settenari. Inoltre ho finito il
“Il difetto più grande
è la secchezza
schematica
che ho nel modo
di scrivere:
per non cadere
in quell’eccesso
che è l’ampollosità
retorica”
romanzo che avevo cominciato quando
sei venuta e ne stò facendo un altro».
Si moltiplicano testimonianze di letture importanti (Dostoevskij e Gogol
per esempio), acute riflessioni psicologiche, propositi legati allo studio. Vuol
saltare la quinta ginnasio, sappiamo da
fonti autobiografiche dell’esame superato nel luglio 1922 — Alberto «portato
in aula da un bidello, in braccio» — e
della frequenza al liceo Tasso interrotta
da un nuovo attacco della malattia, ancora irrisolta perché le cure non erano
adeguate. Finalmente, nel 1924, la svolta risolutiva. Amelia, dopo ripetute e
inascoltate pressioni, convince i genitori a ricoverarlo all’Istituto Codivilla di
Cortina, fondato da Vittorio Putti, diret-
tore del rinomato Istituto Rizzoli di Bologna, all’epoca la migliore struttura ortopedica italiana.
Cortina gli piace molto, la descrive alla zia mostrando una spiccata sensibilità per la natura, osservandone le mutevoli prospettive stagionali. Riferisce
minuziosamente delle cure elioterapiche e del piombo di sei chili applicato al
piede per tenere in trazione la gamba.
La disparità delle diagnosi dei medici di
Roma e di Cortina lo convince «che la
medicina sia una questione di opinioni». Parla di altri ammalati con rispetto
ma anche in modo spiritoso, piccole licenze per alleggerire l’incombere di
noia e solitudine, che fino all’ultimo
giorno della sua esistenza cercherà di
fuggire con l’amore per la vita e il
profondo interesse per la realtà: la storia nel suo farsi quotidiano, i giovani, i
viaggi, e novità d’ogni tipo. Quasi volesse protrarre, negli anni più tardi, l’adolescenza che non aveva potuto godere
nei suoi aspetti migliori e spensierati. A
diciassette anni, un metro e ottanta di
altezza, pesa soltanto quarantacinque
chili confida alla zia. Raggiunti i 49,5
chili le farà sapere: «Sono ancora un peso piuma, come dicono gli sportivi».
Cresce intanto la consapevolezza del
mestiere: «Il mio più grande difetto è la
secchezza schematica del mio modo di
scrivere: per non cadere in quell’eccesso
che è l’ampollosità retorica». Scrivere è
una necessità biologica: «Io ci trovo una
consolazione alla mia infermità, ed una
ragione di più per non tagliarmi le vene
dei polsi». Segue sui giornali le vicende
del delitto Matteotti, prende in considerazione una delle tesi storiografiche sui
moventi dell’atto criminale. Ed è curioso che mai in queste lettere superstiti abbia fatto cenno alla marcia su Roma.
Il 19 luglio 1925, invece, Alberto afferma che il «governo fascista [...] va combattuto fino in fondo; è rattristante [...]
constatare che siamo in pieno regime
paternalista, oscurantista, quietista;
non ho mai letto nulla di più grottesco e
più idiota che i due discorsi di Farinacci e Mussolini contro l’intellettualismo
e la cultura universitaria». S’indigna per
le irruzioni della «feccia fascista» in casa Rosselli, a Firenze: segnali non isolati che Carlo e Nello erano ormai sgraditi per la loro attività antifascista, tragicamente repressa con l’omicidio a Bagnoles-de-l’Orne il 9 giugno 1937.
Troppo tardi scriverà alla zia di questo doloroso evento in una lettera da
Roma, dicembre 1944 (questa e la successiva, pure inedite, seguono a distanza le precedenti quaranta). Un ritardo
attribuito — prudenza? opportunismo? — alla stretta sorveglianza fascista. Quando nel 1951 esce Il conformista, e Amelia, ottantenne, gli scrive, Alberto risponde ringraziandola di aver
capito «il senso del libro» dove si adombra la vicenda Rosselli. Ma l’affetto di
una volta non esiste più. Un atteggiamento che Amelia conferma nelle sue
Memorie in giudizi negativi sul nipote.
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
LA DOMENICA DI REPUBBLICA 39
Ricordo di Alberto
burbero per caso
NELLO AJELLO
ono tanti anni che cerco un perché su Alberto
Moravia. Come mai, mi domando, l’autore di
Racconti romani passa per essere stato un uomo impaziente e altezzoso mentre non c’era nessuno più cortese e paziente di lui? Doveva esserci qualcosa che produceva un cortocircuito fra Moravia e i suoi interlocutori. Sarà stata forse la sordità di cui
egli soffriva ma che
non si rassegnava ad
ammettere. Trovandosi in presenza di un artista-monumento, molti
gli si rivolgevano, al primo approccio, sussurrando. Questo brusio, per
lui impercettibile, induceva Moravia a rispondere a
pieni polmoni: «Chi è lei,
scusi?». «Che cosa dice?»
Sentendolo urlare, l’altro si
esprimeva ancora più in sordina. Era lì che Moravia, scoraggiato, diventava brusco (o
passava per tale).
Ma la sordità era soltanto un
velo, che di rado riusciva a difenderlo da chi voleva parlargli
e farlo parlare. Moravia era come divorato da una curiosità impetuosa. Inseguiva le notizie. Se
stava lavorando, gli piaceva di venire interrotto. Teneva il telefono
a portata di mano. Non adottava
nessuna di quelle bugie che i personaggi della sua notorietà usano
come deterrente contro ammiratori, postulanti o committenti.
Mi capitava di scorgerlo in situazioni critiche, ma sempre in grado di
sormontarle con quell’annoiata baldanza che era il
suo segno. Ci trovavamo nel 1980 a Capri, convocati
per rievocare Curzio Malaparte. Era un fine settembre, pioveva. Villa Malaparte si trova su un tratto di
costa impervio, non sempre facilmente raggiungibile via mare. Quella volta, per il maltempo, non lo era.
Occorreva andarci a piedi attraverso un sentiero.
Moravia agì lucidamente. Nei pressi della piazzetta
comprò un paio di scarpe adatte. S’incamminò in
mezzo a noi amici, sotto la pioggia, senza un gemito.
Sbuffava solo un po’. Ricordo che a un fotografo gocciolante che lo esortava: «Maestro, sorrida!», rispose
«Sorrida lei».
Mi raccontò che una volta, convocato per un dibattito in un paese dei Castelli romani, trovò sbarrata la porta del circolo che aveva organizzato (o avrebbe dovuto) l’incontro. Se ne tornò a Roma. Trovandosi in un’altra occasione negli Stati Uniti fu intervistato da una rete televisiva. «Ecco a voi mister Moravia, famoso scrittore italiano», proclamò il presentatore. Prima di lui c’era stata la performance di un
domatore di pulci. Mentre Moravia parlava, un produttore di carne in scatola, anche lui celebre ma americano, aspettava il proprio turno. In condizioni analoghe, uno scrittore esordiente avrebbe dato segni di
disperazione. Lui andava avanti. Non
immaginando che qualcuno lo trovasse freddo e distante.
Doveva essere la sordità, mi dicevo
all’inizio. Trovo però nel Diario romano
del suo amico Vitaliano Brancati il racconto di un episodio che lo riguarda.
Siamo nel 1930, a Roma. Insieme a Brancati, Moravia, ventitreenne, incontra
Giuseppe Antonio Borgese che ha recensito con molto entusiasmo Gli indifferenti. Lui vuole ringraziarlo. Entrato in una libreria, compra una copia del romanzo per
regalargliela, con dedica. Ma gli sfugge il
suo nome di battesimo. Glielo domanda.
«Giuseppe Antonio, o Giacomo Antonio?». «Giuseppe Antonio», è la risposta. Con un’aggiunta risentita. «Lei è
tanto avvenirista da permettersi di
non conoscere il mio nome!». L’autore de Gli indifferenti non trova parole per attenuare la gaffe. «Anche questa volta», dice Brancati, «Moravia si
chiuse nel suo burbero imbarazzo.
Esso fa scambiare per superbia
quella mancanza di diplomazia
che in lui è un necessario contrappeso per nascondere la propria
bontà». A volte, concludeva il romanziere siciliano, la sua apparente durezza non è che una maschera con la quale «un artista si
tiene fuori dal sentimentalismo». Ad aver conosciuto Moravia, e a rileggerlo, si capisce
che la sua lotta contro il sentimentalismo deve aver conosciuto momenti eroici. Grazie
a Dio, ha sempre vinto lui.
S
IL LIBRO
‘‘
Un altro filo continuo scorre nella
corrispondenza: è la critica alla borghesia, all’istituto familiare che «taglia le
ali», alla sua famiglia («in casa mia mi
sento schiacciato») con il padre «filofascista» piuttosto assente e la madre (Gina De Marsanich, figlia di Augusto, deputato fascista poi esponente del Msi)
piuttosto limitata. Forse per questo vedeva nella zia una figura materna più
intellettualmente consona. Si era anche espresso — e chissà come avrà reagito Amelia! — sulle «signorine della
borghesia italiana», archetipo del genere la cugina Annalia Orvieto, che «in
maggior numero tra tutte» diventano
«buone madri e buone mogli: ma non è
ad esse che si può elargire il voto politico». Sua compagna per lungo tempo,
che ne pensa Dacia Maraini di queste
affermazioni sulle donne? «Seppure
precocemente logico e razionale, forse
Alberto non aveva riflettuto abbastanza. Noi discutevamo spesso della condizione femminile, lui era aperto e convincibile, tanto che a volte amici e amiche gli dicevano: “Parli proprio come
una femminista”». Ma non v’è dubbio
che la donna è protagonista essenziale
della narrativa di Moravia: anche su
questo piano lo scrittore — e così pure
nel controcanto di queste lettere bellissime e commoventi — a vent’anni dalla morte può a buon diritto essere definito uno storico imprescindibile del
Novecento italiano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Alberto Moravia
Tra i monti scende
il fiume delle nubi
dal sole occiduo tinto
di vermiglio;
e coi suoi fiotti tumidi
sommerge il vespro
divampante nella valle
che in una notte livida
s’immerge
Di prati variegati
l’abetaie sembran
nell’aria torbida
di brume dei greggi
neri sorti dalla notte
che brucan l’erba livida
dei prati dell’Ade
sempre cieco d’ogni lume
Ma quel biancore smorto
delle case non si costella
ancor delle sue luci;
e sol dove nel borgo entra
la via due lumi rossi
tremano a vicenda contro
quel vespro di malinconia
È in libreria dal 15 settembre
Alberto Moravia
Lettere ad Amelia Rosselli
con altre lettere familiari
e prime poesie (1915-1951),
cura e introduzione
di Simone Casini
(Bompiani, 364 pagine,
17 euro). Le lettere
che illustrano queste pagine
vengono dall’Archivio
Rosselli della Fondazione
Rosselli di Torino
Per ricordare l’anniversario
della morte dello scrittore,
ciclo di dibattiti, letture
e proiezioni dal titolo
“Bompiani per Moravia”
a Milano dal 20
al 23 settembre,
nella sala Buzzati,
via Eugenio Balzan 3
© RIPRODUZIONE RISERVATA
(© 2010 Bompiani, Rcs Libri Spa)
40 LA DOMENICA DI REPUBBLICA
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
Il 18 settembre 1970
se ne andava Hendrix,
il 4 ottobre la Joplin,
pochi mesi dopo
toccava a Morrison
SPETTACOLI
Stesse iniziali del nome,
stessa età. Da decenni
gli amanti delle teorie
del complotto dicono
che quelle morti
non sono state
casuali ma politiche
U
LONDRA
na chitarra a forma di freccia, locandine, un paio di manoscritti, un
cappello nero a falde larghe, un disegno autografo dedicato al festival
dell’isola di Wight, un vestito sgargiante, di quelli
che Hendrix si faceva confezionare su misura come uno specchio di stoffa della psichedelia imperante, e una grande mappa di Londra su cui sono
segnati tutti i luoghi che hanno fatto parte della sua
breve, bruciante biografia. Siamo a Hendrix Britain, piccola ma succosa esibizione allestita in alcune stanze dello Handel Museum, al numero 23
di Brook street, nella zona di Mayfair, dove Hendrix ha abitato per un po’ di tempo. Quello è stato
il suo flat inglese, la casa bohémien dove visse con
l’amica Kathy Etchingham, l’unica di cui si sia fidato completamente, e dove probabilmente passò alcuni tra i rari momenti di relax della sua travolgente esistenza.
Ma la mostra è solo uno degli omaggi che si stanno moltiplicando in tutto il mondo. Hendrix del resto doveva molto a Londra, e la passione fu totalmente ricambiata. Furono gli inglesi a capire per
primi che nel suo blues da fantascienza c’era una
nuova visione dell’universo dei suoni, che nella sua
onnivora, devastante capacità di trasformare in
puro genio qualsiasi cosa uscisse dalla sua chitarra
fiammeggiante, stava inventando una musica che
non si era mai sentita prima. Gli americani l’avevano snobbato. Per loro il blues era una musica da
cortile, ce l’avevano sotto casa, e per anni quel diamante era rimasto grezzo, appena abbozzato, incapace di abbagliare. Finché, da Londra, non arrivò il suo primo singolo, una folgorante e ruvida
canzone intitolata Hey Joe che lanciò il musicista
che di lì a poco avrebbe osato sfidare il cielo stesso,
nella nebbia iridescente di Purple Haze, quando
cantava come se dialogasse con gli dei: «Scusatemi,
mentre bacio il cielo». E a Londra Hendrix ci tornò
anche per morire, soffocato dal suo stesso vomito,
la sera del 18 settembre 1970, in una stanza del Samarkand Hotel. Aveva ventisette anni.
Questo numero, nella mitologia rock, è divenuto sinonimo di maledizione, anche perché di lì a
poco, il 4 ottobre, morì anche Janis Joplin. Nel suo
caso il referto parlava di morte accidentale causata da overdose di eroina. Aveva la testa segnata a
sangue come se avesse sbattuto violentemente
contro qualcosa, incapace di controllarsi. Anche
lei aveva appena ventisette anni. Il 3 luglio dell’anno seguente cadde anche Jim Morrison, al pari degli altri due devastato da una insanabile tendenza
all’autodistruzione attraverso sostanze illecite.
Neanche a farlo apposta, aveva ventisette anni. E
tutti e tre avevano un nome che iniziava per “J”.
Le tre “J”, o la maledizione dei ventisette anni.
Complottisti e dietrologi ci hanno ricamato sopra
per decenni. Pura coincidenza? O c’erano forze
oscure che lavoravano nell’ombra per eliminare i
pericolosi araldi della rivoluzione giovanile? Di sicuro erano vittime facili, di sicuro erano tre rivoluzionari, capaci di incendiare le folle, di smuovere
certezze, di mettere in discussione per il solo fatto
di essere quello che erano i rassicuranti pilastri
dell’establishment americano.
Hendrix, a Woodstock, aveva addirittura profanato l’inno americano, costruendo una delle pagine in assoluto più memorabili della storia della
rock, con una versione distorta di Star Spangled
Banner che si trasformava nella riproduzione sonora di un bombardamento in Vietnam. Jim Morrison era pericoloso quanto possono esserlo in
certi casi le parole. Aveva cantato come un novello Edipo generazionale di voler «uccidere il padre
e fottere la madre». La Joplin era una mina vagante, una donna sboccata, drogata e disinibita, che
toglieva il sonno alle buone madri di famiglia. Ma
era sensibile e a suo modo delicata. Quando cantava aboliva ogni barriera tra le zone profonde del
proprio essere e l’espressione formale, cantava
rabbiosamente, con una potenza che attingeva alla tradizione afroamericana, una bianca che cantava come facevano i neri, e che un giorno decise
di far costruire una lapide più dignitosa alla prima
e più grande delle cantanti blues, Bessie Smith,
morta perché non soccorsa tempestivamente, in
quanto «negra», dopo un incidente stradale. Nel
1969, dopo un concerto, fu fermata e denunciata
dalla polizia per «linguaggio osceno». Ma qualche
anno dopo Leonard Cohen le dedicò una delle sue
più belle canzoni, Chelsea Hotel #2, in cui descriveva perfettamente l’impudica ma fragile perso-
Del resto,
anche Cobain:
quanti anni aveva?
*
GUITAR HERO
Jimi Hendrix
Johnny Allen
Hendrix,
poi ribattezzato
dal padre
James Marshall,
nasce a Seattle
il 27 novembre 1942
e muore a Londra
per cause
non chiarite
il 18 settembre 1970
Gli eroi ribelli
e il fattore J-27
GINO CASTALDO
LA COLLANA
Sette cd (più un dvd) dedicati al ragazzo
che ha riscritto la storia del rock: a quarant’anni
dalla morte di Jimi Hendrix, tutti i venerdì in edicola
con la Repubblica e L’espresso la collana
Jimi Hendrix: il sogno elettrico che ripercorre
la carriera del musicista, dall’album
del debutto Are You Experienced pubblicato
nel 1967 all’esibizione a Woodstock nel 1969
A 9,90 euro oltre il prezzo dei giornali
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
LA DOMENICA DI REPUBBLICA 41
*
REGINA BLUES
Janis Joplin
Nasce a Port Arthur
il 19 gennaio 1943
e muore
nella stanza
di un motel
di Hollywood
il 4 ottobre 1970
Causa ufficiale
del decesso:
overdose
di eroina
nalità di Janis. E poi in tutti e tre i casi, le indagini
furono frettolose, per non dire poco accurate, e lasciarono molte zone d’ombra sulle circostanze
esatte dei decessi, il che, com’è noto, è pane per i
denti dei teorici del complotto di ogni epoca.
Ma c’è anche di mezzo la storia. A quei tempi l’America era governata dal suo trentasettesimo presidente, il controverso Richard Nixon che nel 1968
aveva sconfitto, seppure con minimo scarto, il suo
rivale democratico con una campagna in cui aveva esplicitamente promesso di ripulire il paese
dalla feccia hippy. La verità è che per un momento il Paese aveva davvero avuto paura che la sovversione riuscisse a ribaltare le forme tradizionali
del vivere sociale. E del resto, senza bisogno di arrivare alle paranoie complottiste, molti storici
hanno sottolineato con legittimo sospetto la strana coincidenza di un improvviso dilagare dell’eroina nella zona di San Francisco nel momento più
pericoloso della rivoluzione pacifica, ovvero la
“Summer of love” del 1967, quando interi quartieri della città erano diventate zona franca, un territorio liberato in cui si praticava la vita collettiva, il
libero scambio, l’amore libero. Guarda caso in California, in quella indimenticabile estate del sogno
giovanile, a esaltare la rivoluzione c’erano proprio
le tre “J”. Non erano i soli a farlo, ma di certo erano
quelli che più apertamente sfidavano le regole.
Al festival pop di Monterey si esibirono Jimi
Hendrix, che in un sommo rito simbolico di sacrificio incendiò la sua chitarra sul palco, e Janis Joplin che cantò una versione di Ball and Chain passata alla storia. Da quelle parti c’erano anche i
Doors di Jim Morrison, che sul palco arrivò a denudarsi, il che spinse le forze dell’ordine a interrompere le sue esibizioni: lo scomodo, insostenibile Jim Morrison che sembrava un incubo vivente per ogni benpensante del Paese. Le sue erano
poesie cantate, ma sullo sfondo di un paesaggio
apocalittico. A ogni concerto dava l’impressione
*
RE LUCERTOLA
Jim Morrison
James Douglas
Morrison nasce
a Melbourne,
in Florida,
l’8 dicembre
del 1943 e muore
il 3 luglio
del 1971 nella vasca
da bagno
della sua casa
parigina
che il mondo non potesse rimanere com’era, che
fosse la fine, The End, che il mondo era inevitabilmente alle porte, The Doors appunto, di un cambiamento senza ritorno.
Così nel 1967. Tre anni dopo, quando gli eroi cominciarono a morire, barbaramente uccisi dalla
loro stessa fragilità, Nixon si fece fotografare alla
Casa Bianca mentre stringeva la mano a un bolso
Elvis Presley, il quale molti anni prima aveva fatto
partire la prima ingenua ribellione giovanile del
rock’n’roll, ma che nel frattempo era diventato un
bravo, ammirevole conservatore, fiero dei suoi distintivi di sceriffo onorario, patriota esemplare e, a
quanto pare, perfino disposto alla delazione nei
confronti dei più giovani e ribelli rocker che lo avevano spodestato.
Di sicuro la scomparsa dei tre eroi segnò la fine
di un’epoca. Ma la maledizione dei ventisette anni non finì lì. Tornò drammaticamente in auge nel
1994, quando il mondo del rock fu letteralmente
scioccato dal suicidio di Kurt Cobain, il cantante
dei Nirvana, trovato morto l’otto aprile, nella sua
casa di Seattle. Si era sparato un colpo di fucile in
testa, o almeno così decretò il referto della polizia,
ma ovviamente anche in questo caso in molti hanno pensato che la verità potesse essere un’altra.
Anche Kobain aveva ventisette anni, compiuti da
due mesi, si drogava e per la verità era stato già a un
passo dalla morte per overdose, e questo l’ha ovviamente messo in relazione con gli altri tre, sebbene fossero passati più di vent’anni.
Nella sua lettera d’addio non c’era alcun riferimento a Jimi Hendrix, a Janis Joplin o Jim Morrison (malgrado Hendrix fosse di Seattle come lui).
Citava Freddie Mercury come esempio di una
rockstar che si esaltava nel rapporto col pubblico
e finiva la lettera citando un verso di una canzone
di Neil Young: «Meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente».
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42 LA DOMENICA DI REPUBBLICA
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
i sapori
Gli allevamenti sono tutti naturali, le materie prime crescono
selvagge, i prodotti e le lavorazioni, dai formaggi al miele,
sono rigorosamente biologici. E ora Helsinki, la capitale
Estremi
europea più vicina al Polo, si è attrezzata con l’ultimo
elemento: una generazione di nuovi chef
che hanno imparato a rinnovare le antiche tradizioni
Renna
Salmone
Aringa
Pane di segale
Allevate in libertà
nei boschi oltre il Circolo
polare artico,
hanno carne vigorosa,
magra, da utilizzare fresca
o conciata con sale
ed erbe per farne salsicce,
salami o insaccati simili
alla bresaola
Il re del mare del Nord vive
di una doppia cittadinanza
Pescato in acque finniche
in primavera e autunno,
durante l’estate
viene importato fresco
dalla Norvegia
Per esaltarne il sapore,
affumicatura a freddo
Campionessa di Omega 3,
protagonista dall’antipasto
ai secondi piatti,
viene utilizzata in cento
varianti, da crude
a essiccate, passando
per marinate originali
(ginepro e cipolle in primis),
grigliate e fritte
Lievito madre e lunga
fermentazione
per le pagnotte impastate
con pochissima farina
di grano tenero,
da conservare più giorni
Per colazione arricchito
con frutta secca, miele
e frutti di bosco
Grande
nord
1550
L’anno in cui viene fondata
la città di Helsinki
1919
Orsi, renne e aringhe
cucina “into the wild”
L’anno in cui nasce
la repubblica finlandese
580mila
Gli abitanti
della città di Helsinki
2012
Tra due anni Helsinki sarà
capitale mondiale del design
L’APPUNTAMENTO
È una tavolozza di colori e sapori, l’autunno di Helsinki,
tra le macchie di verde dei boschi che virano al rosso
e l’arrivo sul mercato di funghi e frutti di bosco,
con gite organizzate al Nuuksio National Park,
trenta chilometri di sentieri alle spalle della città,
alla ricerca di porcini e chiodini, more e mirtilli
A inizio ottobre, poi, comincia la stagione delle aringhe:
appuntamento quotidiano con i pescatori che attraccano
di fronte a Kauppatori, la piazza del mercato
LICIA GRANELLO
radisce una bistecca di renna o preferisce lo stufato d’orso? I due
estremi del gusto carnivoro — carne magra, muscolosa, tutta proteine la prima, tosta e grassa la seconda — ben raccontano il largo
ventaglio di sapori a disposizione nella capitale europea più vicina
al Polo, in rapida ascesa nelle classifiche della gastronomia internazionale. Non a caso, proprio qui è cominciata pochi giorni fa la terza avventura di “Cook It Raw”, dove “cuocilo crudo” è un ossimoro apparente, con
una manciata tra i migliori cuochi del pianeta riuniti nella piazza del mercato davanti al porto a scegliere e combinare tra loro materie prime selvagge e affascinanti, pronte alle preparazioni più disparate, dal subitaneo raccolto&mangiato a lente
e lunghissime cotture.
Tutto merito di Alessandro. Fu lo zar russo, infatti, a spostare da Turku a qui la
capitale della Finlandia nel 1812. Dopo il parlamento e il governo, traslocò anche
l’università, sancendo definitivamente la nascita di una nuova stella nel firmamento delle grandi città del mondo.
Helsinki è una metropoli pocket size— mezzo milione di abitanti, disseminati su
un gruppo di piccole isole collegate da ponti e traghetti — verde, civilissima, colta,
simbolo di un Paese che non conosce il dramma della disoccupazione, come ben
testimoniano le parole ammirate con cui martedì scorso il presidente Napolitano
ha riassunto la situazione finlandese, accogliendo la collega Tarja Halonen in visita in Italia. Da qualche anno a questa parte, poi, i cuochi di nuova generazione hanno cominciato a svecchiare sensibilmente i menù dei ristoranti, regalando nuovo
appeal alla cucina locale, a partire dalla carne di renna, cucinata in preparazioni
sempre più leggere e sfiziose, lontane dalle ruvide ricette tradizionali.
Del resto, se per noi le renne sono i cavalli di Babbo Natale, qui sono considerate le mucche del Baltico. Con la differenza non piccola che, rispetto alle vacche blindate nelle stalle e forzate all’ingrasso, qui l’allevamento è into the wild, ovvero totalmente libero, fino all’autunno, quando vengono selezionati i capi da abbattere
per rifornire mercati e industria conserviera.
Insieme agli chef, anche l’agricoltura ha cambiato status, passando da un approccio di mera sussistenza al valore aggiunto delle produzioni di qualità. Grazie
a giovani appassionati come Aki Arjola, fondatore di “Eat & Joy Farmers Market”,
a cuochi come Kari Aihinen, che coltiva erbe e alleva api sulla terrazza del suo ristorante nel cuore cittadino, a gastronomi come Kenneth Nars, gli azzardi di un
tempo — formaggi a latte crudo, farine e verdure biologiche, microbirrifici e affumicature artigianali — sono diventati pratica quotidiana di successo.
Tra una sauna con immersione nel lago (da fare!) e un cd di Sibelius — gloria musicale della città — visitate lo Studio Aalto, dove fino all’8 ottobre saranno esibiti disegni e progetti frutto della collaborazione tra tre mostri sacri dell’architettura e del
design quali Alvar Aalto, Aarne Ervi e Viljo Revell. All’uscita, un sandwich di pane di
segale con aringhe e un bicchierino di schnapp vi faranno sognare l’aurora boreale.
G
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DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
‘‘
Dacia Maraini
Allungo timidamente
le mani per toccargli
la faccia. Ha la pelle
morbida e profumata
[…] Lo attiro. Lo bacio
E lui mi morde
con delicatezza
le labbra. Siamo
interrotti da una voce
acuta che grida:
Helsinki! Helsinki!
LA DOMENICA DI REPUBBLICA 43
itinerari
Kari Aihinen
è lo chef del “Savoy”,
affacciato
sulla Eteläesplanadi,
la passeggiata
pedonale di Helsinki,
con giardino botanico
pensile e alveare
Tra i piatti più golosi,
l’aringa affumicata
con crema di aneto
dove dormire
dove mangiare
dove comprare
HOTEL FABIAN
SEA HORSE
EAT & JOY
Fabianinkatu 7
Tel. (+358) 9-61282000
Doppia da 110 euro, colazione inclusa
Kapteeninkatu 11
Tel. (+358) 9-628169
Chiuso domenica, menù da 30 euro
Prodotti tipici
Mannerheimintie 22
Tel. (+358) 45-2505333
HOTEL KLAUS K
CHEZ DOMINIQUE
ALKO ARKADIA
Bulevardi 2-4
Tel. (+358) 20-7704700
Camera doppia da 125 euro
Rikhardinkatu 4
Tel. (+358) 9-6127393
Chiuso dom. e lun., menù da 100 euro
Enoteca
Salomonkatu 1
Tel. (+358) 20-7112102
HOTEL HAVEN
ATELJE FINNE
HANNA ANDSTRÖM
Unioninkatu 17
Tel. (+358) 9-681930
Doppia da 170 euro, colazione inclusa
Arkadiankatu 14
Tel. (+358) 9-493110
Sempre aperto, menù da 25 euro
Aringhe e salmone
Kuppahalli, Eteläranta
Tel. (+358) 9-626066
HOTEL GLO
LUOMO
CAFÉ EKBERG
Kluuvikatu 4
Tel. (+358) 10-3444400
Doppia da 210 euro, colazione inclusa
Vironkatu 8
Tel. (+358) 9-1357287
Chiuso dom. e lun., menù da 50 euro
Pane e pasticceria
Bulevarden 9
Tel. (+358) 9-68118660
Da “IL TRENO PER HELSINKI”
Noi finlandesi, che mangiamo in fretta
per paura di restare senza
KARI HOTAKAINEN
Orso
La carne-simbolo della cultura
venatoria nordica è tornata
sul mercato con l’incremento
di capi da abbattere per limitare
i guai da sovrappopolazione
I cuochi la trasformano
in stufati, ragù e salsicce
Barbabietola
Contende alla patata il primato
di contorno più popolare,
anche grazie all’eccellente
apporto in vitamine
e alla spiccata nota dolce,
che ben si armonizza con la cucina
locale. Si serve bollita in insalata
l piatto preferito dal finlandese è la pitsa. Per nu- diversi è davvero un miracolo.
mero, le pizzerie in Finlandia superano gli stranieNelle case dei finlandesi si cucinano prevalenteri. A fare le pitse sono i turchi, che dalla Germania mente polpette, ragù di carne, polpettone e lasagne.
hanno portato anche il secondo piatto più amato in Niente di più pratico, è tutto basato sulla stessa mateFinlandia, il kebab. Pitsa e kebab sono così amati per- ria prima: carne macinata.
ché tutt’e due grassi e poi, al momento di ordinarli, non
In dispensa ci sono in media quindici confezioni di
creano imbarazzi di pronuncia. I finlandesi mangiano polpa di pomodoro e venti pacchi di pasta. Solo le paanche una grande quantità di hamburger americani, tate superano per quantità la pasta. Gli ci è voluto del
preparati in genere da adolescenti. Se non esistessero tempo, ai finlandesi, per realizzare che nelle lasagne
turchi e adolescenti i finlandesi creperebbero
non è il caso di aggiungere le patate.
di fame.
Sovente mangiano anche pesce, per
I finlandesi apprezzano anche i piatti cinesi
quanto importato dalla Norvegia. Solo quale quelli thailandesi, pappe triturate fino a perche anno fa sono arrivati alla consapevolezdere ogni connotato, e pertanto facili da digeza che i cibi che amavano di più venivano da
rire oltre che salate a dovere.
lontano, via nave e via aereo.
Il finlandese mangia in fretta, temendo che
Il colmo dei colmi si raggiunse quel Natale
la roba finisca e a lui non ne rimanga.
quando anche il nostro piatto rituale, il proIl vegetale più amato è la patata. La fa bollisciutto di maiale, risultò importato dalla Data, in padella, la fa stufata, a tocchetti, la adora.
nimarca. Roba da restare a bocca aperta: che
L’AUTORE
Lo scrittore
Il finlandese leva le braccia al cielo e mormora:
di maiali in Finlandia ce ne sono tanti, e ce ne
Signore, dammi oggi la mia patata quotidiana, finlandese Kari sono che sanno anche parlare.
Hotakainen
se non lo fai tu allora vado a prenderla io all’SVi sarete di certo resi conto che quanto somarket.
pra è stato preparato di getto, come la pasta.
In Finlandia ci sono effettivamente due catene di su- Mi auguro sinceramente che sia al dente, come è giupermercati alimentari, la S e la K. È sbarcato anche Lidl, sto. Chi scrive, almeno lui, lo è.
nonostante l’opposizione di varie comunità locali. I
Traduzione Nicola Rainò
finlandesi sono sostenitori dell’economia di mercato
L’autore è uno dei più originali scrittori finlandesi:
e della libera concorrenza, ma dev’esserci un limite a
dopo le prime raccolte di poesie, si è dedicato
tutto. E il limite è Lidl.
alla prosa per bambini e adulti
In definitiva i finlandesi si riforniscono di alimenti in
I suoi ultimi libri, Colpi al cuore (2006)
due grandi negozi, ragion per cui in quasi tutte le cucie Via della Trincea (2009),
ne del Paese si fa da mangiare partendo da identiche
sono pubblicati in Italia da Iperborea
materie prime. Che poi in ogni casa prendano sapori
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I
Frutti di bosco
Vitamine e colori riempiono
le bancarelle del mercato affacciato
sul porto, danno sostanza
agli yogurt, entrano nelle ricette
di molti dolci, ma anche
nelle preparazioni con carni
decise, come orso e renna
Acquavite
Vendute dallo Stato in regime
di monopolio, le schnapps —
semplici o aromatizzate con bacche
— vengono servite in bicchierini
come accompagnamento
sgrassante dei piatti a base
di aringa e trota affumicata
44 LA DOMENICA DI REPUBBLICA
le tendenze
Urban Zoo
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
Amato o odiato, indossato dalle pin-up di Hollywood
ma anche da Jackie Kennedy, il maculato è il tessuto
che non ammette mezze misure. Anche se per secoli
ha sempre avuto i suoi cultori, quest’autunno
è la sua stagione. E dalle passerelle agli oggetti quotidiani,
dai mobili agli accessori, si diffonde a macchia di...
ZEBRA
I cuscini animalier di Mastro
Raphael riproducono il manto
delle zebre con le calde
tonalità del colore cammello
MIX
È capiente il bauletto Gucci,
con un giusto equilibrio
tra cuoio e maculato
Perfetto per andare in ufficio,
ma glamour quanto basta
per esibirlo a cocktail serali
e negli eventi notturni
CROMATA
Animalier
Dalla Alivar una riproduzione
della chaise longue di Le Corbusier
La struttura è in acciaio cromato
con l’imbottitura in veste animalier
Nel segno del leopardo
LAURA ASNAGHI
un tessuto dalle tante anime, può essere chic e pudico, glamour e provocatorio, ma anche la massima espressione della lussuria o all’opposto il
simbolo di un morigerato bon ton.
C’è chi è contro e chi lo adora sempre
e comunque. Il tessuto amato-odiato, che sta ritornando prepotentemente sulla scena della
moda è quello con la stampa maculata, uno dei
capisaldi del fashion systemche è riuscito a contagiare, con la sua carica sensuale, anche i pezzi di arredo per la casa, gli accessori design, e
persino alcuni oggetti d’uso quotidiano come la
scopa per le pulizie domestiche. Il maculato affascina e nei dizionari della moda viene definito anche “animal print” o tessuto “animalier”.
Lo stile leopardato oggi torna di gran moda ma
vanta una storia millenaria, costellata di personaggi illustri come Gabriele D’Annunzio che nelle sue ricche dimore adorava circondarsene. Ma
già nell’antico Egitto i sacerdoti erano affascinati delle pelli maculate che poi, in versione tessuto, avrebbero colonizzato i guardaroba dal Settecento esaltando colli, polsi, dettagli di abiti opulenti e di ampi mantelli simbolo del potere.
La stoffa leopardata ne ha fatta di strada e tra
le grandi firme della moda che l’hanno esaltata
c’è sicuramente Christian Dior. Alla fine degli
anni Quaranta, i suoi raffinatissimi abiti in
chiffon a vita stretta e a gonna ampia hanno segnato la storia dell’eleganza femminile. E se in
maniera più prorompente e carnale le pin-up del
cinema hollywoodiano ne hanno fatto la bandiera dell’erotismo, l’animalier è riuscito a conquistare icone di eleganza come Jacqueline Kennedy, irriverenti contestatrici degli anni Settanta, fino a dive come Madonna.
Nella grande abbuffata di maculato che si annuncia per l’autunno-inverno spiccano gli abitibustier dei Dolce e Gabbana, da sempre grandi
interpreti del genere in versione supersexy. Blugirl si diverte a offrire versioni con colori fluo che
piacciono molto alle ragazze, come del resto le
maglie stretch di Iceberg. I trench animalier, da
vera maliarda, fanno bella mostra da H&M a
prezzi minimal. Etro crea mise pensate per la
donna borghese iper-chic mentre Roberto Cavalli punta sull’espressione più grintosa. Lo stile
leopard si rincorre sulle décolleté classiche di
Christian Dior, le ballerine Ferragamo, i sandali
fetish di Miu Miu e gli stivaletti di Gucci, Giuseppe Zanotti e Cesare Paciotti. Anche le borse si
prendono una bella rivincita sul fronte del maculato. Piccole (per la sera) o capienti (per il giorno) portano, tra le altre, la griffe di Prada, Fendi,
Gucci, Rocco Barocco ma anche Moschino, Anna Molinari.
E l’animalier dilaga anche fuori dai guardaroba e finisce sulle sedute dei divani, i pouff dei salotti barocchi, i cuscini, le lenzuola da alcova romantica. È un vero tormentone mirato ad ampliare l’esercito, già consistente, delle fan di questo genere: donne dalla sensualità esplosiva o tenere fanciulle, unite dalla passione per il maculato peccaminoso.
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ILLUSTRAZIONE GRUAU
È
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
LA DOMENICA DI REPUBBLICA 45
La mia donna felina
così sicura di sé
ROBERTO CAVALLI
IRONICA
La mania
del maculato
non ha confini
e sbarca,
con molta ironia,
anche tra gli oggetti
d’uso quotidiano
Come le scope
in setola
del marchio
Maiuguali pulizia
I
miei primi maculati risalgono a quarant’anni fa. E da allora la mia passione per
questo tipo di stampa, è cresciuta di giorno
in giorno. Sono considerato il “re del maculato”, e non so se merito questa definizione. Ma
una cosa è certa. Il mio tessuto piace alle donne e, soprattutto, le rende belle. Ricordo che
per elaborare il mio primo animalier ero andato allo zoo di Pistoia per fotografare un leopardo. Volevo che il mio tessuto fosse speciale e riuscisse a trasmettere la bellezza del manto di quell’animale.
Il maculato è fortemente connaturato alla
mia storia di stilista e creativo e non ho mai
smesso di farlo perché trovo che sia uno dei capitoli irrinunciabili della moda. Quella dei
giorni nostri ma anche la moda del passato.
Quattro anni fa, a New York, a una mostra organizzata dal Metropolitan Museum, dove
erano esposti anche molti miei abiti maculati,
c’erano tanti pezzi storici che risalivano al Settecento. Segno che la passione per questo tipo
tessuto è antica e radicata.
Per creare un disegno animalier che sappia
trasmettere una vera emozione ci vogliono talento, pignoleria, voglia di ricercare e di sperimentare. Mia moglie Eva e io lavoriamo giornate intere, a volte settimane, per trovare quella speciale sfumatura che ti fa dire: «Sì, questo
maculato è davvero bello». Io parto sempre
dalle immagini, le studio, ci rifletto e poi elaboro un modello. Tutto questo tenendo sempre presente in che periodi dell’anno verranno indossati quegli abiti. Se sono destinati al-
l’inverno mi piace giocare sul manto di animali con il pelo, dal leopardo alla giraffa. Se si
tratta di mise estive preferisco ispirarmi alle
squame dei serpenti. Invece i jeans stretchanimalier (che sono stato il primo a fare e che
hanno avuto un grande successo) vanno bene
in tutte le stagioni.
So benissimo che non tutte le donne impazziscono per il maculato. Alcune lo considerano troppo volgare e non lo degnano di attenzione. Secondo me sbagliano. Perché l’animalier, se ben indossato e se interpretato nel
modo corretto, riesce a trasmettere alla donna
la grinta felina di un leopardo. Certo, ogni cosa va dosata e calibrata. Il mio consiglio è di
equilibrare la forza di un tessuto maculato con
accessori più soft. Il top sono le ballerine, o comunque le scarpe raso terra che donano
un’andatura angelica. Tra le donne famose
che hanno portato alla perfezione i miei abiti
animalier, ricordo, con una certa emozione, la
top model Cindy Crawford. Il tessuto aveva la
stampa del manto di una tigre, testa compresa, e lei lo ha indossato in passerella con tale
convinzione e sensualità, che c’è stata un’ovazione del pubblico. Anche Victoria Beckham e
Jennifer Lopez hanno la giusta attitudine per
indossare con eleganza abiti di questo genere,
che richiedono sicurezza di portamento e
quella che gli americani chiamano self confidence. E se una donna ha questo piglio allora si
può permettere anche un tacco alto. Garantisco: donne così fanno girare la testa.
LEGGERA
Pratica, leggera e confortevole la borsa,
con stampa animalier, di Cafè Noir
Pensata per le donne
che amano essere sempre alla moda
SEXY
Ci vuole grinta e una camminata
sicura per indossare lo stivaletto
di Luciano Padovan, “armato”
di tacco stiletto, davvero molto sexy
© RIPRODUZIONE RISERVATA
SELVAGGIA
Blumarine
abbandona
le atmosfere
romantiche
e riscopre
il richiamo
della foresta
in un abito corto
con stampa tigrata
MALIZIOSA
La ballerina
di Miu Miu
è uno tra
gli accessori
più maliziosi
che una donna
possa esibire
giocando sulla finta
innocenza
di una scarpa baby
AGGRESSIVA
Rocco Barocco è da sempre
un fan del maculato
Abiti e borse animalier
abbondano nelle sue collezioni
GHEPARDA
MORBIDA
Effetto maculato anche
per la morbida pochette
di Etro dai colori caldi
Tessuti morbidi
e sfumature
Roberto Cavalli
trasforma
la donna
in una sinuosa
gheparda
AFRICANA
Echi africani
nell’abito
Dolce
e Gabbana
Per sedurre
con un total look
maculato
BON TON
La scarpa décolleté di Christian Dior
è la massima espressione
del bon ton in stile animalier. Specie
se indossata con un tubino nero
46 LA DOMENICA DI REPUBBLICA
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
l’incontro
Nazionalpopolari
L’infanzia da provinciale in collina,
tutte le domeniche a messa,
una mamma professoressa di italiano
“La tv? A quei tempi il mio sogno
era fare la benzinaia”,
dice oggi la “sanguinaria
dell’Auditel”
Che qui confida amori,
paure, “sfigaggini”
e il fortissimo legame
con il figlio Gabriele
Prima di contrattaccare: “Trucida io?
Chi mi critica è snob, peggio è miope:
si sente superiore agli altri”
Maria De Filippi
aranno le quotidiane partite
di tennis, sarà il riposo forzato di agosto, Maria De Filippi ha l’aria di un’adolescente appena tornata sui banchi di scuola.
«Lasci stare, C’è posta per te riparte il 18
settembre, Uomini e donne il 20 e Amici il 2 ottobre», esordisce. Ma tutto questo non le pesa. L’inattività la logora più
delle intere giornate trascorse a progettare e condurre le sue creature televisive. «La mammografia, quella sì mi ha
stressato», dice accendendosi la prima
sigaretta della giornata. «Sa che io non
l’avevo mai fatta? Mi ero limitata all’ecografia, perché avevo paura che tutto
quello strizzamento facesse male. Così
eccomi lì, davanti alla dottoressa che
guarda le lastre e parla d’altro. Io vado
nel panico. La incalzo: “Sì, vabbè, ma
che c’è lì?”. E lei: “Ma niente, niente”».
La guerra dell’Auditel è appena ripresa dopo il letargo estivo tutto repliche e
frattaglie, lei per far onore al titolo di
“sanguinaria” del piccolo schermo dovrà sbaragliare la concorrenza su tutti i
fronti. Non sarà difficile con l’Italia che
morbosamente resta incollata a C’è posta in attesa che una famiglia si riunisca,
che due amanti separati ritrovino la strada, che una figlia in età da marito riabbracci il padre che non vede dall’asilo.
«Scelgo le storie che mi coinvolgono di
più. Non necessariamente le più trucide», rettifica. «Chi viene a C’è posta non
lo fa per voglia di apparire, c’è sempre di
fondo un’autentica disperazione».
La regina della tv è una di casa, nessuno dei telespettatori la chiama per
cognome. Solo Maria. Maria nazionale.
Eppure giura che la tv non era proprio
nei suoi piani. Che tutto è successo per
caso. «Io da piccola volevo fare la benzinaia». Non sta scherzando. L’enigma
De Filippi è tutto sigillato negli anni trascorsi in provincia, con mamma, papà
e un fratello più grande e zelante. «Sono
nata a Milano, poi ci siamo trasferiti a
dentro, ma diventai bravissima. Giurisprudenza l’avevo scelta io, ero libera di
frequentare o non frequentare, la materia m’interessava. Partii con la voglia di
far bene e se non prendevo almeno ventinove rifiutavo il voto. Ero proprio una
martella».
Ma la televisione? «Mi lasci raccontare, sennò mica capisce perché sono così. Mio padre, a quel punto era pazzo di
me, mia madre invece ripeteva che prima me ne andavo di casa e meglio era.
“Non darle retta, tua madre si è emancipata, non starla a sentire. Resta qua”,
diceva papà. Lui era del nord, ma più
meridionale di un meridionale. Avrebbe voluto mamma a casa tutta per sé.
Non avrebbe mai accettato che indossasse un vestito rosso. Lei non gliel’ha
mai data vinta, amava viaggiare, andare a teatro, giocare a carte con le amiche.
Alla fine, tanto ha contato la mamma
perché la vedevo più felice di papà, che
aveva combattuto tutta la vita per tenersi lei appiccicata e non c’era riuscito. Aveva vinto lei su tutti i fronti. Feci il
concorso in magistratura — come
mamma voleva — e fui bocciata. Per
mantenermi facevo le tesi di laurea;
avevo risposto a un’inserzione sul gior-
Il termine tronista
ormai è entrato
nel vocabolario
Non piace
neanche a me,
ma evito di pensare
continuamente
che sono meglio
o più intelligente di lui
FOTO LIVERANI
S
ROMA
Pavia, dove mio padre aveva un’azienda agricola in collina, nell’Oltrepò»,
racconta. «Lì c’erano un benzinaio, il
bar dei giovani, il bar dei vecchi e un alimentari. Niente di più. Corrado, il benzinaio, era davanti a casa nostra e spesso stavo da lui. Pensavo che quel mestiere fosse fonte di grandi guadagni
perché il portafogli a soffietto di Corrado era sempre pieno di banconote. Così tornavo a casa e ogni volta era la solita solfa: “Papà, ma perché non fai il benzinaio?”. La domenica si andava in
chiesa, su quello papà era intransigente. Mi divertiva, perché era uno spettacolo unico. Da una parte le donne, dall’altra gli uomini, e se ti piaceva qualcuno certo non seguivi la funzione, col risultato che il prete non lo guardava nessuno». Racconta come se stesse parlando di un’altra, con la medesima
intonazione di quando riassume in trasmissione vita morte e miracoli delle
storie degli altri. Però si vede che si è
analizzata a fondo, che ha sciolto con
pazienza i nodi che la provincia le ha
stretto intorno, che l’understatement
che l’ha resa celebre è un’eredità degli
anni trascorsi nell’Oltrepò, e non basteranno mille telegatti a eliminare quella
riluttanza ad apparire.
«In collina, tutto sempre in collina, io
pensavo che la mia vita sarebbe stata lì
per sempre», continua. «In collina anche il primo amore. Che grande sofferenza. Era un ragazzo di Torino, ma non
mi dichiarai mai, perché mi consideravo un cesso, avevo duemila complessi.
D’inverno gli scrivevo — ricordo ancora
l’indirizzo, via XX Settembre 69. Finché
non si mise con un’altra…». Un’infanzia normale, i grilli per la testa messi
sempre a tacere dalla mamma Pina,
professoressa di italiano, latino e greco.
Per una destinata al liceo classico era come per un ladro avere un carabiniere in
casa. «Parlò con il preside davanti a me,
me lo ricorderò finché campo: “È diversa da suo fratello, meglio se la mettete in
una sezione più facile”. Infatti, non studiavo. Ero furba, brava a copiare. Una
volta mi fece uno scherzo crudele, mi
nascose il libro di italiano e io per tre mesi non me ne accorsi. Aspettavo tutto il
giorno di uscire con la Vespa, alle sei del
pomeriggio, il momento più euforico
della giornata. E prendevo una multa
dietro l’altra. Una volta la feci grossa, per
pagarne una più salata delle altre rubai
in casa un pezzo d’argento e andai a venderlo in una gioielleria dall’altra parte
della città. Pavia è uno sputo, fui smascherata e portata per un orecchio davanti al gioielliere. Alla maturità presi un
voto alto, ma ormai posso dirlo: copiai.
Poi l’università. Non so cosa mi scattò
nale, mi davano un milione e mezzo a
tesi. Il primo lavoro, sempre della serie
“mantieniti”, me lo trovò mamma alla
Univideo. Ci stetti un anno, non mi piaceva per niente, poi conobbi Maurizio
(Costanzo) al Festival di Venezia… mi
propose di venire a lavorare a Roma…».
Finalmente tutta tv. «Macché, ogni
weekend ero a casa. Per anni ero rimasta appiccicata a papà, sdraiata sulla
sua pancia a riordinargli i capelli con il
pettine che aveva nel taschino. Una
cozza umana».
Poi ci sarà stata la presenza di Costanzo da giustificare. Lui classe 1938,
coniugato. Lei classe 1961, stagista. Un
terremoto nella famiglia dell’Oltrepò.
«Mio fratello incalzava: “Sei pazza?
Vuoi che lo sappiano dai giornali?”. Così lo dissi io a entrambi. Prima a mamma, che prese il telefono e lo chiamò:
“Scusi, ma lei che è sposato che vuole da
mia figlia?”. Lui rispose che aveva intenzione di separarsi e lei si quietò. A
papà lo dissi con riluttanza, mentre mi
lavavo i denti per ostentare tranquillità.
Non batté ciglio. Era incazzato, preoccupato. Gli scrissi una lunghissima lettera, l’unica che gli abbia mai scritto, e
dopo le cose cambiarono. Quando
Maurizio venne a Pavia a conoscere i
miei, mamma se lo studiava, mentre
papà fu immediatamente conquistato
dalla sua parlantina. Gli uomini sono
molto più semplici, bofonchiano ma
hanno meno retropensieri di noi. Maurizio mi ha aiutato molto ma non mi ha
mai forzato ad assomigliare a lui, mi ha
solo insegnato ad accettare le mie sfigaggini».
Così Maria De Filippi diventa Maria
nazionale ficcando il naso nella privacy, nei sogni e nelle segrete ambizioni della gente comune. «La scelta di raccontare questo tipo di storie non è partita da un discorso di audience, è quello
che so fare», puntualizza. «Quando
scelgo le storie di C’è posta, mi sento
molto la casalinga di Voghera; non mi
offende fare programmi nazionalpopolari, mi lusinga. Chi mi critica è snob,
peggio, miope, si sente superiore agli altri, più intelligente». I critici televisivi
non le perdonano di propagandare
modelli negativi. «Già, Uomini e donne
non va giù a nessuno», afferra al volo.
«Per il concetto di tronista, termine che
ormai è entrato anche nello Zingarelli.
Secondo me non hanno mai cercato di
capire il tronista da un punto di vista sociologico. Il tronista non piace neanche
a me, ma evito di pensare continuamente che sono meglio di lui. Anche
mia mamma lo guarda in cagnesco.
Non potrebbe mai essere figlio mio,
pensa».
Le paparazzate dell’estate, le foto
con suo figlio (il ragazzo avuto in affidamento dieci anni fa e successivamente
adottato) una volta la mandavano in
bestia, oggi che Gabriele è maggiorenne la fanno sorridere. Estrae dalla busta
una serie di istantanee scattate col teleobiettivo. Madre e figlio in spiaggia.
Visti così, potrebbero essere due fidanzatini: un ragazzone di un metro e novanta che assomiglia a Jeff Goldblum
con una bionda dal bel personalino.
«L’adozione ha cambiato le mie priorità», dice accarezzando una delle immagini più tenere. «È stata una scelta
non un ripiego. Quando lui è arrivato,
pensavo: mi vorrà bene. Poi mi sono
chiesta: perché dovrebbe? Perché l’ho
portato via da là? In fondo si era adattato, aveva dieci anni. A un’altra famiglia
che gli avevano presentato aveva detto
di no. E lì ho capito che tra noi due doveva scattare qualcosa che non fosse riconoscenza, che dovevo conquistarlo,
che niente era scontato. Ora ha diciannove anni, siamo nella fase università
sì/università no. Io, con orrore di mia
madre, vorrei che non la facesse. Gli ho
detto: “Vieni a lavorare con me, stai un
anno lì, impari un mestiere poi decidi”.
Lui in realtà non è affatto interessato a
quel che faccio, gli piace il disegno. Ma
sto cercando di fargli capire che l’università la deve fare quando ne ha voglia,
non per convenzione sociale. È bello
come il sole», dice sfogliando le foto.
«Maurizio... pazzo di lui, ma in modo diverso, perché più adulto. È difficile che
vedano lo stesso telefilm, mentre noi
due giochiamo anche alla playstation».
La chiamano al cellulare per gli ultimi dettagli della prima puntata di C’è
posta. «Io prendo male che diano per
scontato che tutto quel che faccio debba andare bene», sbotta. «Non è vero
che faccio tutto bene, faccio dei grandi
errori, me ne accorgo in corsa e non c’è
possibilità di recuperare. Ogni volta che
inizia un programma, dicono: chi vuoi
che vinca? Chi vuoi che vinca un par di
palle, io mi faccio un gran culo!».
‘‘
GIUSEPPE VIDETTI
© RIPRODUZIONE RISERVATA
la Repubblica
@
PROGRAMMI
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
PER SAPERNE DI PIÙ
tv.repubblica.it
www.laprovadelcuoco.rai.it
■ 47
ANTONELLA CLERICI TORNA IN CUCINA CON “LA PROVA DEL CUOCO”
REPUBBLICA
WEEKEND
Lo speciale sulla
Mostra di Venezia
e il focus sul film di
Saverio Costanzo
“La solitudine dei
numeri primi”. Il
videoforum con
Italo Bocchino,
capogruppo di
Futuro e Libertà.
RAI 1
A
SKY
7.00
8.40
9.05
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4.15
CANALE 5
Cartoon Flakes Weekend
Karkù- Tf
Unfabulos - Tf
The Naked Brothers Band Tf
Numero Uno
Automobilismo: Gp2
Tvm: Jane Doe - La parola chiave - di James A.
Contner. Con L. Thompson, J. Penny
Tg2 Giorno
Tg2 Motori
Meteo2
Quelli che aspettano
Quelli che il calcio e.... Conduce Simona Ventura
Stadio Sprint
Tg2 L.I.S.
Meteo2
90° Minuto
Numero 1
Squadra Speciale Cobra 11
- Tf
Tg2 20.30
N.C.I.S. - Tf
Castle - Tf
La Domenica Sportiva
Tg2
Sorgente di vita
Extra Factor
Almanacco
Meteo2
Tg2 E...state con costume
Film:Seduta spiritica Con U. Tognazzi
Videocomic
NET.T.UN.O.
6.00 Fuori orario
7.30 La grande vallata - Tf
8.20 Film: Le signorine dello
04 - Di G. Franciolini. Con
P. De Filippo, A. Lualdi
10.00 Pappagone, sul treno
10.15 L’ispettore Derrick - Tf
11.00 Arsenio Lupin - Tf
11.55 Appuntamento al cinema
12.00 Tg3 - Rai Sport Notizie
Speciale Tg3 “Festival del
Cinema” a Venezia
Meteo3
12.25 TeleCamere Salute
12.55 Okkupati
13.25 Passepartout La materia
oscura
14.00 Tg Regione
Tg Regione Meteo
14.15 Tg3
14.30 Film: Operazione sottoveste - di B. Edwards. Con
C. Grant, T. Curtis
15.30 Tg3 Flash Lis
16.40 Film: Il seme del tamarindo - Di B. Edwards. Con
J. Andrews, O. Sharif
18.40 Kilimangiaro Album
18.55 Meteo3
19.00 Tg3
19.30 Tg Regione
Tg Regione Meteo
20.00 Blob
20.20 Pronto Elisir
21.00 Presa diretta: “Evasori”
23.05 Tg3
23.15 Tg Regione
23.20 Film documentario: Benvenuti a Detroit - Di A.
Salvador
0.30 Tg3 / Meteo 3
1.10 Appuntamento al cinema
CUCINA
Antonella
Clerici da
domani a
“La prova
del cuoco”
ITALIA 1
6.00 Prima pagina
7.55 Traffico
Meteo5
8.00 Tg5
8.50 Film: In corsa con il sole
- Di C. T. Kanganis, con J.
Belushi, H. Berry, B. Hunter, C. Affleck
11.00 Film: Ricomincio da capo - Di H. Ramis, con B.
Murray, A. MacDowell, C.
Elliott, B. Doyle-Murray
13.00 Tg5 / Meteo5
13.40 Dietro le quinte
13.45 Film: C’è [email protected] per te Di Nora Ephron, con Tom
Hanks, Meg Ryan, P. Posey
16.00 Film: City of Angels-Città
degli angeli - Di B. Silberling, con N. Cage, Meg
Ryan, A. Braugher
18.50 Chi vuol esser milionario.
Conduce Gerry Scotti
20.00 Tg5
Meteo5
20.40 Bikini
21.15 Distretto di polizia “Maschere e volti” / “Era mia
madre” - Tf
23.30 Film: Il papà di Giovanna
- Di Pupi Avati, con S. Orlando, A. Rohrwacher, F.
Neri, E. Greggio
1.00 Tg5 - Notte / Meteo5
1.30 Film: As You Like It - Come vi piace - Di K. Branagh, con T. Shimada, B.
Blessed, R. Clifford
4.05 Providence - Tf
5.30 Tg5-Notte (r) / Meteo5
7.00
7.40
10.50
11.50
12.25
13.00
14.00
15.55
18.20
18.30
19.00
21.25
0.35
2.40
2.55
4.55
5.45
6.00
6.15
09.00 Galantuomini - di E. Winspeare
Sky Cinema Italia
09.55 Ciao America! - di B. De Palma
Sky Cinema Classics
10.45 Space Chimps - di K. De Micco
Sky Cinema Family HD
10.50 Babylon A.D. - di M. Kassovitz
Sky Cinema Hits HD
11.25 L'inarrivabile felicità - di S. Lanfield
Sky Cinema Classics
11.45 The Last Drop - di C. Teague
Sky Cinema Max HD
12.10 Top Secret! - di J. Abrahams
Sky Cinema Mania
13.10 Pelham 1 2 3. Ostaggi in
metropolitana - di T. Scott
Sky Cinema 1 HD
■
cinema pomeriggio
14.00 T come Tigro... e tutti gli amici di
Winnie the Pooh - di J. Falkenstein
Sky Cinema Family HD
14.05 Mignon è partita - di F. Archibugi
Sky Cinema Italia
15.00 Oggi sposi - di L. Lucini
Sky Cinema 1 HD
15.40 Malcolm X - di S. Lee
Sky Cinema Mania
16.15 Al ritmo del ballo - di I. Rashid
Sky Cinema Hits HD
16.40 Inseguendo la vittoria - di S. Gillard
Sky Cinema Family HD
17.30 Da grande - di F. Amurri
Sky Cinema Italia
18.15 Provaci ancora Stitch! - di T. Craig
Sky Cinema Family HD
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cinema sera
21.00 Fine pena mai - di D. Barletti
Sky Cinema 1 HD
21.00 La battaglia di Alamo - di J. Wayne
Sky Cinema Classics
21.00 Chrissa - Che fatica la scuola!
di M. Coolidge
Sky Cinema Family HD
21.00 L'ultimo imperatore
di B. Bertolucci
Sky Cinema Italia
21.00 Supercop - di S. Tong
Sky Cinema Mania
21.00 Al vertice della tensione
di P. Robinson
Sky Cinema Max HD
21.15 The Women - di D. English
Sky Cinema Hits HD
■
cinema notte
22.35 Ballare per un sogno - di D. Grant
Sky Cinema Family HD
22.35 Il ventaglio bianco - di J. Chan
Sky Cinema Mania
22.40 Immagina che - di K. Kirkpatrick
Sky Cinema 1 HD
23.10 Drug War - di H. Gibson
Sky Cinema Max HD
23.15 Burn After Reading - di E. Coen
Sky Cinema Hits HD
23.50 Il portiere di notte - di L. Cavani
Sky Cinema Italia
0.10 T come Tigro... e tutti gli amici di
Winnie the Pooh - di J. Falkenstein
Sky Cinema Family HD
0.25 Two Lovers - di J. Gray
Sky Cinema Mania
sport
■
18.30 Ep. 2 Serie A Remix Sky Sport 1 HD
19.00 Motorsports Weekend EuroSport
HD
19.00 Euro Calcio Show Sky Sport 1 HD
19.00 Rugby: Australia - Nuova Zelanda
Tri Nations 2010 (r) Sky Sport 2 HD
19.00 Calcio: Una partita Liga Sky Sport 3
HD
19.00 Calcio: Villareal - Espanyol Liga Sky
Supercalcio HD
19.15 Biliardo: Mastersit City di Shanghai
(r) EuroSport HD
20.00 SKY Calcio Show Sky Sport 1 HD
20.00 Boban. I Signori del Calcio (r) Sky
Sport Extra
20.30 Motorsports Weekend (r) EuroSport
HD
20.30 News Weekend Eurosport 2
20.45 Motori: Silk Way Rally Raid (diff.)
EuroSport HD
20.45 The Daily Surf Report Eurosport 2
20.45 Calcio: Napoli - Bari Serie A Sky
Sport 1 HD
20.45 Wrestling: Ep. 11 WWE Domestic
Raw (r) Sky Sport 2 HD
21.00 Tennis: US Open (r) EuroSport HD
21.00 Calcio: Corea del Sud - Germania
Coppa del Mondo femminile U17
Eurosport 2
21.00 Golf: The KLM Open PGA European
Tour (r) Sky Sport 3 HD
21.00 Rugby: Australia - Nuova Zelanda
Tri Nations 2010 (r) Sky Sport Extra
21.00 Calcio: Siviglia - Deportivo La
Coruna Liga Sky Supercalcio HD
21.45 Game, Set and Mats (r) EuroSport
HD
22.00 Tennis: US Open EuroSport HD
22.30 Poker: Ep. 5 Heads Up Poker Club
Tournament (r) Sky Sport 2 HD
22.45 SKY Calcio Show Sky Sport 1 HD
22.45 Ep. 2 Nissan The Quest (r) Sky Sport
Extra
23.00 Ciclismo: Grand Prix Cycliste de
Québec (r) Eurosport 2
23.00 Calcio: Una partita Liga (r) Sky Sport
3 HD
23.00 Golf: The KLM Open PGA European
Tour (r) Sky Sport Extra
23.00 Euro Calcio Show Sky Supercalcio
HD
23.15 Poker: Ep. 6 Heads Up Poker Club
Tournament (r) Sky Sport 2 HD
23.30 Calcio: Everton - Manchester United
Premier League (r) Sky Supercalcio
HD
FOX
10.45
10.50
10.50
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11.05
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12.00
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13.00
13.00
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13.25
13.30
13.40
13.40
13.55
14.00
Greek Fox HD
Siska Fox Crime HD
Cambio moglie Fox Life
T.J. Hooker Fox Retro
N.Y.P.D. - New York Police
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S.O.S. Tata Fox Life
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L'ispettore Barnaby Fox Crime HD
Jarod - Il camaleonte FX
I Simpson Fox HD
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Il mio amico Arnold Fox Retro
Tutto in famiglia Fox HD
La Tata Fox Life
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Il mio amico Arnold Fox Retro
Dr. House - Medical Division Fox HD
RETE 4
Ned - Tf
Cartoni animati
Knight Rider - Tf
Grand Prix
Studio Aperto
Meteo
Guida al campionato
Film: Free Willy 3 - Il salvataggio - Di Sam Pillsbury, con J.J. Richter, P.
Kirkpatrick
Film: Sheena-Regina
della giungla - Di J. Guillermin, con T. Roberts, T,
Wass, D. Scott
Cartoni
Studio Aperto
Meteo
Film: Il giro del mondo
in 80 giorni - Di F. Coraci, con S. Coogan, J. Chan
Colorado. Con R. Brescia,
N. Savino - Show
Film: E allora mambo - Di
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Media Shopping
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Kechiche, con O. Elkharraz
Una pupa in libreria- Sitcom
Media Shopping
La tata - Sitcom
La tata - Sitcom
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cinema mattina
■
Clerici” la conduttrice preparerà una ricetta di cucina semplice. Per i più piccoli ci sarà “Il gioco del cuoco” condotto da
Lorenzo Branchetti. Antonella Clerici
non nasconde il disagio che le ha provocato dover stare lontano per due anni dal
programma. «Vedere Elisa Isoardi in
questo studio per me era un dolore» ha
detto la conduttrice «sia chiaro, non è
colpa sua: lei ha solo preso un'occasione
che le è capitata e che, mi auguro, le porti la stessa fortuna che ha portato a me.
Tra noi non c'è alcuna rivalità».
RAI 3
RAI 2
6.10 Quark Atlante - Immagine
dal Pianeta
6.30 Mattina in famiglia. Conducono T. Timperi, M. Leone.
All’interno: 7.00-8.00 Tg1;
8.55 Tg1 Lis
9.00 50° Anniversario delle
Frecce Tricolori
10.00 Linea Verde Orizzonti Estate
10.30 A sua immagine
10.55 Santa Messa dalla Basilica
S. Casa in Loreto
12.00 Recita dell’Angelus da Castel Gandolfo
12.20 Linea Verde Estate
13.10 Automobilismo: Gran Premio d’Italia di Formula 1.
All’interno: 13.30 Telegiornale
16.30 Tg1
Che tempo fa
16.35 50° Anniversario delle
Frecce Tricolori
18.50 L’Eredità
20.00 Tg1
20.35 Rai Tg Sport
20.40 Soliti ignoti
21.20 Non sparate sul pianista Conduce C. Conti
21.15 Miss Italia 2010. Conduce
M. Carlucci con E. Filiberto
0.35 Tg1 Notte / Che tempo fa
1.00 Cinematografo
2.00 Sette Note Musica e Musiche
2.20 Così è la mia vita...Sottovoce
3.00 Superstar
SATELLITE
NTONELLA Clerici torna al timone di La prova del cuoco (da domani su RaiUno, alle 12). Nel cast
confermati Anna Moroni e Gianfranco
Vissani, “La cucina delle stelle” con
Branko e la “Gara in famiglia” il cui giudice sarà Claudio Lippi. Ma questa decima
edizione riserva delle novità. Accanto alle sfide tra gli chef storici ci sarà la “Caccia al cuoco”: ogni settimana uno tra dodici chef emergenti sosterranno un provino in diretta preparando un piatto che
verrà giudicato con il televoto. In “Casa
DIGITALE TERRESTRE
Oggi
DEEJAY TV
LA SETTE
5.45 Le indagini di Miss Sophie
- Tf
6.25 Tg4 Rassegna stampa
6.35 Media Shopping
7.05 Sei forte maestro - Tf
9.20 Artezip
9.25 Valle d’Aosta - Dal Cervino
ad Aosta - Doc
10.00 Santa Messa
11.00 Pianeta mare
11.30 Tg4. All’interno: Meteo
12.00 Melaverde
13.30 Pianeta Mare. Sulle rotte
dei gabbiani
13.50 Vie d’Italia notizie sul traffico
13.55 Tutti per Bruno - Tf
15.15 Film: Mille bolle blu - Di L.
Pompucci, con S. Dionisi,
P. Bonacelli, C. Bigagli, M.
Fadda
17.05 Film: Tarzan, l’uomo
scimmia/Tarzan il re
della giungla - Di J. M.
Newman, con D. Miller, J.
Barnes, C. Danova
18.55 Tg4. All’interno: Meteo
19.35 Colombo - Tf
21.30 Quarto grado
23.20 Contro campo. Anteprima
23.30 Contro campo. Conducono A. Brandi, A. Ventura
1.10 Tg4 Rassegna stampa
1.25 Correndo per il mondo
2.10 Film: Habana Blues - Di B.
Zambrano, con A. Yoel Garcia Osorio, R. Sanmartin
4.00 Le comiche di Stanlio e Ollio - Tf
5.04 Come eravamo - Show
06.00 Tg La7
meteo
oroscopo
traffico - Informazione
07.00 Omnibus. All'interno alle
ore 07.30 Tg La7
09.55 Movie Flash
10.00 La7 Doc. Global Food: Pizza: a
ciascuno la sua (pizza nostra)
11.20 Movie Flash
11.25 Speciale Tg La7 “Cosa dice Berlusconi”. Conduce
Tiziana Panella
13.30 Tg La7 - Informazione
13.55 Movie Flash
14.00 Film: L'uomo e il diavolo
- di C. Autant-Lara, con G.
Philipe, D. Darrieux, A.
Lualdi
16.20 Chiamata D’emergenza-Tf
13.45 Mc Gyver - Tf
17.40 Film: E' ricca, la sposo e
l'ammazzo - di E. May, con
W. Matthau, E. May, J. Weston
20.00 Tg La7 - Informazione
20.30 Chef per un giorno - Debora Caprioglio
21.30 Niente di Personale - Spe
ciale Ambrosoli: "Mi scusi,
avvocato Ambrosoli"
23.35 Tg La 7 - Informazione
23.45 Film: Un eroe borghese di M. Placido, con F. Bentivoglio, M. Placido
01.50 Movie Flash
01.55 WSOP - World Series Of
Poker 2007
03.00 Film: Il tetto - di V. De Sica, con G. Pallotta, G. Listuzzi, G. Renzelli
6.00
9.45
10.30
13.30
13.55
14.00
15.00
15.55
16.00
18.55
19.00
20.00
21.00
22.30
23.00
1.00
Coffee & Deejay Weekend
The Club
Deejay Hits
The Club
Deejay Tg
I-Tunes Festival
Summer Love
Deejay Tg
Summer Days
Deejay Tg
Deejay Music Club
The Club
Deejay Music Club
The Life & Times of Tim
The Lift
Deejay Night
MTV
9.00
10.00
11.00
11.30
12.00
13.30
15.00
16.00
16.05
16.30
17.00
17.05
18.00
18.05
19.00
19.05
21.00
21.05
23.00
1.00
2.00
Made
The City
The Hills
Mtv The Summer Song
Europe Top 20
The Pink Floyd Story
Jersey Shore
Mtv News
Mtv The Summer Song
Summer Hits
Mtv News
Hitlist Italia
Mtv News
Mtv The Summer Song
Mtv News
Speciale Mtv News
Mtv News
Megamovie
Randy Jackson Presents
True Life
Summer Hits
RAI
RAI 4
■
6.25
6.30
6.45
7.35
8.20
9.05
9.30
11.15
12.40
13.55
15.45
17.20
18.05
18.50
20.20
21.10
23.05
01.05
02.40
04.40
Maddecheao’ - Varietà
La situazione comica - Varietà
The Legend of Bruce Lee - Serie Tv
Streghe - Tf
The Middleman - Serie Tv
Eureka Seven - Cartoni
Dead Zone - Serie Tv
Film: Gli avventurieri del pianeta
Terra - di R. Clouse, con Y. Brinner, Von
Sydow, J. Miles
Fisica o Chimica - Serie Tv
Film: Abuso di potere - di J. Kaplan,
con K. Russell, R. Liotta, M. Stowe
Film: Bobby Z., il signore della
droga - J. Herzfeld, con P. Walker, L.
Fishburne, J. Lewis
Dead Zone - Tf
The Cleaner - Serie Tv
Brothers & Sisters - Tf
Desperate Housewives - Serie Tv
Film: Senza via di scampo - di R.
Donaldson, con K. Costner, G. Hackman
Film: Kalifornia - di D. Sena, con B.
Pitt, J. ewis, D. Duchovn
Film: Charlie Bartlett - di .Poll, con A.
Yelchin, H. Davis, R. Downey Jr.
Rome - Serie Tv
Film: Break Up - P. Marcus, con B.
Fonda, K. Sutherland, P. A. Miller
■
6.30
6.55
7.20
8.55
10.35
14.05
15.45
17.35
19.15
21.00
22.45
0.35
2.15
4.00
4.50
■
PREMIUM
Baldini e Simoni - Sitcom
Cocktail d’amore
Uno di noi - Tf
Film: Ultimo banco - di U. Marino, con
P. Quartullo, M. Moscatelli, P. Piccinini
Per una notte d’amore - Miniserie
Amanti e segreti 2 - Miniserie
Film: Maria Goretti di G. Base, con M.
Pinto, M. Bonelli, M. Messeri
La maledizione dei templari - Miniserie
La Omicidi - Miniserie
La stagione dei delitti - Miniserie
Tutti pazzi per amore - Tf
La stagione dei delitti - Miniserie
Tutti pazzi per amore - Tf
Italian Restaurant - Sitcom
La maledizione dei templari - Miniserie
MOVIE
7.05 Film: Ferdinando I re di Napoli - di G.
Franciolini, con P., E. e T. De Filippo
8.50 Film: Totò contro i quattro - di Steno,
con Totò, A. Fabrizi, P. De Filippo
10.30 Ciakpoint - 67a Mostra d’Arte
Cinematografica di Venezia
11.25 Film: Come inguaiammo il cinema
italiano - di Ciprì e Maresco, con F.
Franchi e C. Ingrassia
13.05 Ciakpoint - 67a Mostra d’Arte
Cinematografica di Venezia
14.00 Film: L’appartamento spagnolo - di
C. Klapisch, con R. Duris, A. Tautou
16.05 Ciakpoint - 67a Mostra d’Arte
Cinematografica di Venezia
17.00 Film: I nuovi mostri - di M. Monicelli e
D. Risi, con V. Gassman, U. Tognazzi, A.
Sordi
18.30 Film: Venezia la luna e tu - di D. Risi,
con A. Sordi, N. Manfredi, M. Allasio
20.10 Ciakpoint - 67a Mostra d’Arte
Cinematografica di Venezia
21.05 Film: Uno contro l’altro
praticamente amici - di B. Corbucci,
con R. Pozzetto, T. Milian, A. M. Rizzoli
22.30 Film: Subway - di L. Besson, con C.
Lambert, I. Adjani, J. Reno
0.15 Film: La bugiarda - di L. Comencini
■
9.10
9.45
10.00
13.00
13.20
13.45
14.00
16.00
17.50
18.25
18.45
19.20
19.30
20.40
20.50
21.00
23.20
EXTRA
Extra Factor
Blob d’annata
Miss Italia 2010
Primi passi: Piero Chiambretti
Piloti
Blob d’annata
Presa diretta
Blu notte. Sicilia nera
La Superstoria
Piloti
Extra Factor
Album di persone notevoli
Porta a Porta Estate
Piloti
Blob
PippoChennedy Show
Avanzi
MEDIASET PREMIUM
14.05
14.10
14.25
14.30
14.40
14.50
14.55
15.05
15.25
15.25
15.35
15.40
15.55
15.55
16.05
16.25
16.30
16.30
16.50
16.55
16.55
17.20
17.25
Archer FX
Bones Fox Life
Il mio amico Arnold Fox Retro
24 FX
Law & Order - I due volti della
giustizia Fox Crime HD
Dr. House - Medical Division Fox HD
Il mio amico Arnold Fox Retro
Bones Fox Life
Il mio amico Arnold Fox Retro
Eureka FX
N.C.I.S. - Unità anticrimine Fox
Crime HD
I Simpson Fox HD
Una famiglia a dieta Fox Life
Hazzard Fox Retro
I Simpson Fox HD
Eureka FX
Tutto in famiglia Fox HD
La signora in giallo Fox Crime HD
Ally McBeal Fox Life
Tutto in famiglia Fox HD
Arsenio Lupin Fox Retro
Eureka FX
I Simpson Fox HD
17.25 Law & Order: Criminal Intent Fox
Crime HD
17.40 S.O.S. Tata Fox Life
17.50 I Simpson Fox HD
18.00 Attenti a quei due Fox Retro
18.15 24 FX
18.20 La vita secondo Jim Fox HD
18.20 White Collar Fox Crime HD
18.40 Dharma e Greg Fox Life
18.45 La vita secondo Jim Fox HD
19.00 Charlie's Angels Fox Retro
19.05 Missing Fox Life
19.10 I Griffin Fox HD
19.15 Il Commissario Cordier Fox Crime
HD
19.15 24 FX
19.35 I Griffin Fox HD
20.00 I Simpson Fox HD
20.00 Love Boat Fox Retro
20.05 Dharma e Greg Fox Life
20.10 Bored to Death - Investigatore per
noia FX
20.30 I Simpson Fox HD
20.30 La Tata Fox Life
20.35 Mr. Bean FX
21.00 I Simpson Fox HD
21.00 Law & Order: Unità Speciale Fox
Crime HD
21.00 S.O.S. Tata Fox Life
21.00 Attenti a quei due Fox Retro
21.00 X-Files FX
21.25 I Simpson Fox HD
21.50 The Cleveland Show Fox HD
21.55 Law & Order: Unità Speciale Fox
Crime HD
21.55 S.O.S. Tata Fox Life
21.55 X-Files FX
22.00 Attenti a quei due Fox Retro
22.15 The Cleveland Show Fox HD
22.40 Eureka FX
22.45 American Dad Fox HD
22.45 Ghost Whisperer Fox Life
22.50 Law & Order: Unità Speciale Fox
Crime HD
23.00 Il Tenente Colombo (1968-1978)
Fox Retro
23.05 American Dad Fox HD
23.30 The Unit FX
23.35 Happy Town Fox HD
23.40 Medium Fox Life
cinema
■
8.10 Scoop - di W. Allen
Premium Cinema
9.25 Il diavolo è femmina - di G. Cukor
Studio Universal
10.15 Payback - La rivincita di Potter - di B.
Helgeland
Premiun Cinema Energy
11.00 Always-Per sempre - di S. Spielberg
Studio Universal
11.35 Il sesto senso - di M. N. Shymalan
Premium Cinema
12.30 Due settimane per innamorarsi
di M. Lawrence
Premium Cinema Emotion
13.05 Pulp Fiction - di Q. Tarantino
Studio Universal
13.30 Il grande sogno - di M. Placido
Premium Cinema
15.20 Presenze dal profondo-di S. Sommers
Premium Cinema Energy
16.25 Harry, ti presento Sally...- di R. Reiner
Studio Universal
16.30 Chocolat- di L. Hallstrom
18.05
18.40
19.10
19.15
21.00
21.00
21.00
21.00
22.35
22.50
Premium Cinema Emotion
Il principe delle maree - di B. Streisand
Studio Universal
Gioco d’amore - di S. Raimi
Premiun Cinema Emotion
Inganni svelati - di B. Rafelson
Premium Cinema Energy
Se devo essere sincera - di D.Ferrario
Premium Cinema
Scooby-Doo2: Mostri scatenati
di R. Gosnell
Premium Cinema Energy
Via da Las Vegas - di M. Figgis
Studio Universal
Un amore tutto suo - di J. Turteltaub
Premium Cinema Emotion
Cosmonauta - S. Nicchiarelli
Premium Cinema
La spia che ci provava - di J. Roach
Premium Cinema Energy
Sarà perché ti amo - di P. Pouzadoux
Premium Cinema Emotion
IRIS
14.55
16.15
16.20
16.30
19.05
19.10
20.45
21.00
23.00
0.30
0.35
Film: Il cigno nero - di H. King. Con T. Power, M. O’Hara
Tre minuti con Media Shopping
Ciak Speciale
Film: The Golden Bowl - di J. Ivory, con U. Thurman, J. Northam,
N. Nolte, K. Beckinsale
Anica Flash
The Inside (2 episodi) - Tf
Tgcom / Tgcome cinema e dintorni
Film: Sogno di una notte di mezza estate - M. Hoffman. Con
C. Bale, R. Everett, C. Floxkhart
Film: Senza possibilità di fuga /Fuga disperata - di R.
Bralver, con M. Dudikoff, M. Hamill, R. Mitchum
Anica Flash
Killer Instinct (2 episodi) - Tf
■
intrattenimento
10.00
10.00
10.35
10.45
11.40
12.25
12.55
13.10
13.55
14.40
16.00
16.00
16.25
17.30
18.00
21.00
21.00
21.00
22.00
23.10
23.20
23.35
00.55
40 giorni e 40 notti - Film Mya
Cold Case - Tf Joi
Taken - Tf Steel
Dr. House - Tf Joi
10 cose che odio di te - Mya
H2O - Tf Joi
One Tree Hill - Tf Mya
Senza traccia - Tf Steel
Duplicity - Film Joi
Chuck - Tf Steel
Packed To The Rafters - Tf Joi
My Last Five Girlfriends - Tvm Mya
The Commander - Film Steel
Amori e incantesimi - Film Mya
The Bourne Identity - Film Steel
It Crowd - Sitcom Steel
The Middle - Tf Joi
Mercy - Tf Mya
100 ragazze - Film Steel
L’attimo fuggente - Film Joi
United States of Tara - Tf Mya
Tripping the Rift - Tf Steel
Un amore da vicino - Tvm Mya
CIELO
12.00
13.00
13.30
14.00
15.00
16.00
17.00
18.00
19.00
20.00
21.00
22.00
23.00
0.00
0.30
F.A.D.
Jamie’s Great Italian Escape
Ricette di Laura Ravaioli
Cambio vita... mi trasformo
Seven
The Guard - Serie Tv
The Guard - Serie Tv
The Listener - Serie Tv
Cielo TG24 sera
The Listener - Serie Tv
Dollhouse - Serie Tv
Buffy - Serie Tv
Buffy - Serie Tv
Cielo TG24 notte
Crash - Contatto fisico
la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
■ 48
SPORT
Anticipi shock nella seconda giornata: i rossoneri battuti 2-0 dai neopromossi
romagnoli, Ibra sbaglia anche un rigore. E la Roma finisce umiliata a Cagliari
Le pagelle
ENRICO CURRÒ
Dinho disastroso
si salva Robinho
CESENA
6,5
Vola su un destro di Dinho, sospetta un
superlavoro: illusione ottica.
CECCARELLI
7
Decisivo con le sovrapposizioni a Schelotto e con l’assist dell’1-0.
PELLEGRINO
6,5
Respinge più palloni che può.
VON BERGEN
6
Nome da direttore d’orchestra, modi da
difensore spiccio.
NAGATOMO
6
Regge il jet-lag e frena Pato.
APPIAH
6,5
L’esperienza c’è e si vede.
COLUCCI
6
Si specchia in Pirlo, con molti meno palloni da giocare.
PAROLO
6,5
L’ex rifinitore fa molto il mediano e sfiora
il gol con un sinistro affilato.
SCHELOTTO
7
Fantasia, corsa e tattica: Prandelli aveva
già annotato.
BOGDANI
7
Macchinoso ma sensazionale al dunque:
un gol e un assist. Dal 36' st Malonga sv.
GIACCHERINI
7
Quando macina funziona. Il sinistro incrociato in corsa del gol è perfetto.
ANTONIOLI
MILAN
6
Fino al primo gol è impegnato più che altro sui cross. Poi la difesa non lo copre più.
Nel finale evita un punteggio umiliante.
BONERA
5,5
Gli schemi di Allegri prevedono che i due
terzini spingano parecchio. Lui si adegua,
salvo soffrire Giaccherini. Nella ripresa
trasloca al centro.
PAPASTATHOPULOS
5
Da controfigura di Nesta la brutta figura è
in agguato. Sul cross di Ceccarelli smarrisce Bogdani e sul contropiede del 2-0
annaspa.
THIAGO SILVA
5
Stilista che non disdegna le incursioni sui
corner (sfiorato un altro gol), lascia la sensazione di perdere sicurezza e posizione,
quando è orfano di Nesta. Non rientra per
infortunio muscolare. Dall’1’ st Abate
5,5: solita corsa sul binario.
ANTONINI
5
Gli capita l’anguillesco Schelotto, il che fa
risaltare le difficoltà in copertura più delle
intuizioni da ala.
GATTUSO
6
Corre di nuovo a perdifiato, pressa e si
getta negli spazi: cerca invano di evitare
lo scollamento della squadra. Dal 19’ st
Inzaghi 6: dà subito più rapidità e infatti
conquista il rigore.
PIRLO
5,5
Lo scarso dinamismo dei tre attaccanti
complica la sua partita quanto il fatto di
essere il solo di fatto deputato all’avvio
dell’azione.
AMBROSINI
6
L’ultima volta con la maglia del Cesena fu
da minorenne. Torna da capitano del Milan, ma è un leader costretto al gregariato.
PATO
6
E’ il più pungente del trio d’attacco, anche se le sue giocate sembrano sempre
troppo estemporanee.
IBRAHIMOVIC
4,5
L’inizio è promettente per l’ardore, il seguito molto meno: appare fatalmente
avulso dal contesto. Ci aggiunge il rigore
sul palo.
RONALDINHO
4,5
Entra nella partita con distratta e saltuaria efficacia: se il ritmo sale, il suo rendimento cala. Dall’11’ st Robinho 6: cerca
triangolazioni tra la folla.
ARBITRO RUSSO
6
Direzione sobria..
ABBIATI
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le
stelle
piangono
La festa è del Cesena
il super Milan subito ko
DAL NOSTRO INVIATO
ENRICO CURRÒ
CESENA — Tanto tuonò che
piovve, ma sulla squadra che non
si era portata l’ombrello: il Milan
dei Fantastici Quattro, sconfitto
dal Cesena, che la serie A non la
vedeva da 19 anni. Hanno segnato Bogdani, il classico centravanti di scarto, e Giaccherini, il classico carneade di provincia. Ibra,
Ronaldinho e Robinho hanno
fatto il solletico ad Antonioli, vecchio portiere passato da Milanello. Pato, per la verità, l’ha battuto
due volte, però l’hanno fermato
guardalinee e arbitro, per un fuorigioco dubbio e per un controllo
di braccio più evidente. Nessuno
si sogna di contestare, perché più
che i nuovi supereroi dell’epopea calcistica di Berlusconi, ieri i
Fantastici Quattro del Milan –
anzi, i Tre più Uno, visto che Robinho è entrato in campo dopo al
posto di Ronaldinho e non ha
cambiato lo sciagurato corso degli eventi - sembravano un altro
personaggio dei fumetti: Ciccio,
l’ingordo nipote di Nonna Papera, quello che si assopisce ogni
volta che deve lavorare. Loro si
sono addormentati in Romagna
e invece di fare a pezzi il neopromosso Cesena - come suggerivano i pronostici, come pareva logico dopo il 4-0 al Lecce della prima giornata e come caldeggiava
il datore di lavoro – ne sono stati
sbeffeggiati: due gol presi e nes-
Il dopogara
A segno Bogdani
e Giaccherini
Male la difesa,
inutili le quattro
punte nel finale
suno segnato, a conferma dello
scarsissimo valore dell’equazione tra il numero degli attaccanti
in campo e quello dei tiri in porta.
Ovviamente non è colpa delle
piadine, però si prestano ugualmente alla perfida immagine la
malinconica uscita dal campo di
Ronaldinho all’11’ del secondo
tempo, dopo un’oretta di corricchiare stanco, e il rigore sbagliato
da Ibrahimovic al tramonto di una
partita già troppo compromessa
perché un golletto potesse redimere i rossoneri. Col palo colpito dal
dischetto, comunque, lo svedese
ha fornito l’esatta sintesi di un concetto che il Cesena ha messo a nudo: non è sommando fuoriclasse a
fuoriclasse, attaccante ad attaccante, giocoliere a giocoliere che
nel calcio si vince e si dà spettacolo.
Ieri ne ha dato molto di più la squadra più povera - in ogni senso, di
censo, di soldi e di campioni – con
un gioco essenziale, fatto di corsa e
sacrificio, di velocità e di mutuo
soccorso al compagno in difficoltà,
ma soprattutto di equilibrio tattico.
E’ proprio l’equilibrio quello che
manca al Milan, sbilanciato dal
dogma del tridente obbligato,
composto per giunta da un campione refrattario alla corsa e propenso a giocare da fermo (Ronaldinho), da un altro appena arrivato
e perciò poco inserito (Ibra) e da un
giovane talentuoso e anarchico
(Pato). Allegri ha pensato di poterli
sorreggere con lo storico centrocampo a tre Gattuso-Pirlo-Ambrosini e un po’ ci stava riuscendo, anche se il meccanismo delle sovrapposizioni sulle fasce studiato da
Ficcadenti – in particolare col devastante duo Ceccarini-Schelotto a
destra – aveva già fatto vacillare una
difesa resa insicura dall’assenza di
Nesta, mal rimpiazzato da Papastathopulos. Il crollo annunciato è
stato il frutto appunto di un’incursione di Ceccarini e della scarsa
reattività del difensore greco, che
sull’annesso cross si è fatto anticipare di testa da Bogdani. Il contropiede del 2-0 ha reso ancora più palesi le crepe difensive: in tre secondi il Cesena ha trasformato in micidiale fuga un pallone recuperato alle soglie della propria area e smistato infine da Bogdani a Giaccherini
per un sinistro che ha accarezzato il
palo e ha dato un pugno al Milan.
Allegri ha provato a rialzarlo invano
con le correzioni tattiche della ripresa, approdando allo stesso 4-23-1 di Leonardo, nel quale l’unica
cosa evidente è sembrata che il supereroe accettabile si chiama ancora Superpippo, nel senso di Inzaghi.
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Allegri: “La sconfitta ci fa bene
senza sacrifici non si va avanti”
CESENA — Massimilano Allegri non
può che essere deluso dalla prestazione
del Milan. Per il risultato, ma soprattutto per l’atteggiamento avuto dalla sua
squadra: «Il sacrifico è un aspetto su cui
batto fin dall’inizio. Dovremo avere un
atteggiamento diverso. Non si può sempre pensare che sia l’altro a rimediare
all’errore di un compagno o a sacrificarsi. Bisogna rientrare tutti, questa volta
l’abbiamo fatto meno». Non c’è dubbio
che sia difficile trovare lati positivi dopo
una serata come questa: «Sì, non si può
trovarne. Pensare che non eravamo
partiti neanche male. Sapevamo che loro sono bravi nei raddoppi e nel primo
tempo abbiamo subito due gol. Non si
può concedere un contropiede ad un
minuto dalla fine della frazione. Abbiamo avuto tutti i giocatori solo giovedì,
ma questa non deve essere una scusante, serve più cattiveria». Il discorso scivola sull’Inter: «Non eravamo avanti a
loro una settimana fa, non siamo indietro oggi. Questa sconfitta credo che ci
possa fare del bene, ci è servita a capire
che ci vuole sacrificio e che dobbiamo
giocare di squadra». Contento, ovviamente, il presidente del Cesena Campedelli: «Non pensavo che avremmo
potuto essere a questo punto». (e. cu.)
Allegri
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CESENA
MILAN
2-0
CESENA (4-3-3)
Antonioli 6.5 — Ceccarelli 7, Pellegrino 6.5, Von Bergen 6, Nagatomo 6 — Appiah 6.5, Colucci 6,
Parolo 6.5 — Schelotto 7, Bogdani 7 (36’ st Malonga sv), Giaccherini 7.
MILAN (4-3-3)
Abbiati 6 — Bonera 5.5, Papastathopulos 5, Thiago Silva 5 (1’ st
Abate 5.5), Antonini 5 — Gattuso
6 (19’ st Inzaghi 6), Pirlo 5.5, Ambrosini 6 — Pato 6, Ibrahimovic
4.5, Ronaldinho 4.5 (11’ st Robinho 6).
Arbitro: Russo 6.
Reti: 31’ pt Bogdani, 44’ pt Giaccherini.
Note:ammonito Ambrosini. Spettatori 21.058, di cui 10.924 abbonati, incasso 450.166,42 euro.
I risultati
INTER-UDINESE
CAGLIARI-ROMA
CESENA-MILAN
BRESCIA-PALERMO
CATANIA-PARMA
GENOA-CHIEVO
JUVENTUS-SAMPDORIA
LAZIO-BOLOGNA
LECCE-FIORENTINA
NAPOLI-BARI
La classifica
CAGLIARI*
CESENA*
INTER*
PARMA
SAMPDORIA
CHIEVO
BARI
GENOA
MILAN*
FIORENTINA
4
4
4
3
3
3
3
3
3
1
2-1
5-1
2-0
oggi ore 12.30
oggi ore 15.00
ore 20.45
* una partita in più
NAPOLI
BOLOGNA
PALERMO
ROMA*
CATANIA
JUVENTUS
BRESCIA
LAZIO
LECCE
UDINESE*
1
1
1
1
0
0
0
0
0
0
Spagna
Inghilterra
Il Barça perde 2-0 in casa, per Mou prima vittoria
Man Utd beffato, da 3-1 a 3-3 nel recupero. Il City delude
BARCELLONA — Esordio casalingo da incubo per il Barcellona di Guardiola. Al Camp Nou l’Hercules passa per 2-0 con doppietta del paraguaiano Valdez (foto); in campo anche Trezeguet. Il Barça era imbattuto in casa
da 16 mesi. Fatica, ma vince, il Real Madrid di Mourinho: 1-0 all’Osasuna
con gol di Carvalho, uno dei “fedelissimi” del tecnico, arrivato dal Chelsea.
LIVERPOOL — L’Everton rovina la festa per le 700 panchine di
Ferguson, rimontando lo United nel recupero (3-3). Rooney, in piena bufera-escort, escluso dalla squadra per risparmiargli i fischi.
Male il City di Mancini (foto) salvato da Vieira col Blackburn (1-1).
Facile per Arsenal (4-1 al Bolton) e Chelsea (3-1 al West Ham).
■ 49
Le pagelle
ANDREA SORRENTINO
Milito è un fantasma
Sneijder mette ordine
INTER
6,5
Vigila quando deve, senza distrazioni. Decisiva un’uscita di piede su
Di Natale lanciato a rete.
ZANETTI
5,5
Primo tempo di patimenti sui guizzi di Di Natale, ripresa leggermente
migliore.
LUCIO
6
C’è chi addirittura lo elegge miglior
uomo in campo, ma sul gol di Floro
Flores ha parecchie responsabilità.
Però apre le marcature e timbra
qualche recupero importante.
SAMUEL
6,5
Difficile creare pericoli dalla sua
parte, perché è sempre attento e
grintoso. Sfiora anche il gol al 33’ pt.
CHIVU
4,5
Proprio non va: Sanchez fa i suoi
comodi e lui non riesce ad accorciare. Esce per infortunio. Dal 10’ st
Cordoba 6: soffre anche lui ma maschera meglio le difficoltà.
MARIGA
6
Costretto a raddoppiare gli sforzi
per la latitanza di Cambiasso, ingaggia decine di duelli e qualcuno
ne perde. Brutto errore sotto porta
al 13’ st. Termina stremato.
CAMBIASSO
5
Prosciugato, senza alcun bagliore
atletico, senza rabbia. Forse una
delle sue peggiori prestazioni in nerazzurro. E se manca lui, si sente.
BIABIANY
5
Troppi errori in appoggio: il calcio è
anche tecnica, oltre che corsa. Dal
18’ st Pandev 6: qualche idea di
qualità.
SNEIJDER
7
Sempre in movimento che produce assist e squassa la difesa ospite.
ETO’O
7
Il più brillante, il più lucido nel leggere le situazioni e nel trovare risposte. Guadagna un rigore che
non viene concesso, ne sbaglia
uno ma subito ribadisce in rete per
il gol-vittoria. Più un palo.
MILITO
4,5
Ancora male, malissimo. Solo un tiro in porta. Completamente fuori
forma. Dal 36’ st Muntari sv.
JULIO CESAR
Il rigore battuto da Eto’o
L’Inter torna a vincere
il gioco può attendere
Udinese battuta 2-1, ma quanta fatica
questa squadra». Moratti commenta:
«Se ci fosse la necessità, nessuno si è
mai tirato indietro». Anche l’Udinese
se la prende con Brighi per un contatto tra Cordoba e Pinzi in area: «Un rigore non dato ci avrebbe permesso di
pareggiare», protesta il patron Pozzo
che poi rinvia il possibile passaggio di
Inler all’Inter: «A gennaio non ci possiamo privare di elementi importanti,
se esiste la possibilità, ne riparleremo
a fine stagione». Oggi esami per Chivu
che ha lasciato il campo a causa di un
dolore al ginocchio sinistro. Mentre
Floro Flores precisa: «Stavo bene, era
solo un crampo, avrei potuto continuare a giocare».
mo quarto d’ora, con l’1-0 di Lucio e buone combinazioni sull’asse Sneijder-Eto’o, i più pimpanti. Ma appena l’Udinese ha
alzato il ritmo del pressing ha
messo a nudo i limiti atletici di
qualche nerazzurro, Cambiasso
su tutti, e anche un’organizzazione difensiva molto più che
perfettibile. Del resto non si può
pretendere da Biabiany, schierato al posto di Pandev, la capacità di leggere tatticamente una
gara di serie A. Né che Mariga
compensi da solo gli improvvisi
smarrimenti di Cambiasso. Così
un’Inter appassita e in attesa degli eventi, con Milito di nuovo
impresentabile sul piano atletico, subisce il gioco dell’Udinese
nella seconda metà del primo
tempo e incassa il pareggio di
Floro Flores, di testa, su dormita
generale (Lucio più degli altri).
Sanchez fa meraviglie in palleggio e in dribbling, sguscia da
ogni parte e pure l’inizio di ripresa è un piccolo tormento per
l’Inter. Che però può appoggiarsi ai suoi due fuoriclasse più brillanti, Eto’o e Sneijder: da loro
partono le giocate della scossa.
L’arbitro nega un rigore (che c’è)
a Eto’o per fallo di Zapata, Sneijder manda in porta Mariga ma
quello spreca. Esce Pasquale,
l’Udinese passa alla difesa a
quattro perdendo qualche riferimento finché l’imberbe Angella, appena entrato, su cross assassino di Sneijder dal fondo,
schiaffeggia il pallone in area e
poi vorrebbe tagliarsi la mano
appena realizza il disastro: rigore di Eto’o che Handanovic respinge, ma il camerunense ribadisce in rete con destrezza leggiadra. Nel finale colpirà anche
un palo, Eto’o, legittimando in
qualche modo la vittoria. Faticosa, bruttina, e in uno stadio troppo silenzioso per essere quello
della squadra campione di tutto.
Spremuto come un limone dal
fuggitivo Josè, l’ambiente fatica
a rigenerarsi. Per Rafa Benitez
sarà tutto più difficile.
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ANDREA SORRENTINO
MILANO
on si butta via niente, a
Mondiale ancora fresco. Figurarsi tre punti
così, nel giorno in cui
Milan e Roma tornano tra i comunissimi mortali e il campionato ridisegna la sua fisionomia
più logica, allontanando le suggestioni d’estate. Però senza la
manina in area di Gabriele Angella, al suo settimo minuto in
serie A, magari non sarebbe
neanche arrivata la vittoria dell’Inter sull’Udinese. E se non ci
fosse stata la stolida smanacciata di Handanovic su un innocuo
corner di Sneijder, in avvio di gara, Lucio non avrebbe potuto
battere a rete il gol dell’1-0. Episodi fortunosi, lampi nel buio. Ci
vogliono anche quelli, per carità, e sono i lampi che alla lunga
ti fanno vincere i campionati.
L’Inter prende e porta a casa,
può partire per l’esordio da detentrice in Champions contro il
Twente (martedì) con l’animo
più leggero. Però non può negare a se stessa di trovarsi in una
N
INTER
UDINESE
Il dopogara
2-1
INTER (4-2-3-1)
Julio Cesar 6,5 – Zanetti 5,5, Lucio 6, Samuel 6,5, Chivu 4,5 (10’
st Cordoba 6) – Mariga 6, Cambiasso 5 – Biabiany 5 (18’ st
Pandev 6), Sneijder 7, Eto’o 7 –
Milito 4,5 (36’ st Muntari sv).
UDINESE (3-4-2-1)
Handanovic 6 – Benatia 6 (39’ st
Cuadrado sv), Zapata 6, Domizzi 6 – Pinzi 6, Inler 6,5, Asamoah
6,5, Pasquale 6 (14’ st Angella 4)
– Sanchez 7,5, Di Natale 6 – Floro Flores 6,5 (18’ st Corradi 5,5).
Arbitro: Brighi 5.
Reti: 7’ pt Lucio, 31’ Floro Flores,
22’ Eto’o.
Note: ammoniti Zanetti, Pinzi,
Eto’o, Di Natale, Cuadrado.
Spettatori 62014 per un incasso di 1.787.920
Subito avanti con
Lucio, pari di Flores
decide Eto’o che
ribatte il suo rigore
La forma è lontana
strana condizione di straniamento, sospesa tra un passato irripetibile e un presente che non
può essere futuro, perché non
c’è nulla di futuribile nell’Inter di
Benitez. I giocatori sono gli stessi di Mourinho, tutti con un anno in più e con un “triplete” ancora nel cuore e nella testa; e il
modulo non può che essere
quello della scorsa stagione, dato che a Benitez non è stata offerta sul mercato la possibilità di
inventarsi qualcosa di nuovo.
Si è dunque nel pieno di una
bizzarra metamorfosi che è bizzarra proprio perché non potrà
verificarsi, ma intanto gli impegni incalzano e si fa quel che si
può, con la sensazione che il povero Benitez non sappia come
poter incidere sulla squadra. Ieri c’è stato discreto calcio nel pri-
Moratti: Zlatan antipatico
Benitez: “Non è la mia squadra”
STEFANO SCACCHI
MILANO — Moratti tira un sospiro di
sollievo per la prima vittoria in campionato e risponde all’ex Ibrahimovic:
«La maglia del Milan è la più bella che
ha indossato? Trovo antipatico dire
queste cose nei confronti delle squadre precedenti. Il suo è uno show e in
uno show ci sta anche una frase del genere». Il presidente si lamenta un po’
con l’arbitro: «Se ci avessero dato il rigore su Eto’o, avremmo risolto prima
la partita. Il gioco sta cambiando, serve tempo. Ma il matrimonio con Benitez funzionerà». Lo spagnolo chiede
rinforzi a gennaio: «Dovremo fare
qualcosa. A oggi non c’è tanto di mio in
Rafa Benitez
UDINESE
6
Grosse colpe sul primo gol. Poi
para un rigore a Eto’o, invano.
BENATIA
6
Diligente nelle chiusure anche su
Eto’o, all’esordio in A. Dal 39’ st
Cuadrado sv.
ZAPATA
6
Pochi sbandamenti e un gol sfiorato al 33’ st.
DOMIZZI
6
Solido, con rarissime amnesie.
PINZI
6
Esterno d’emergenza, eppure si
fa sentire con affondi e rientri.
INLER
6,5
Regia al solito corposa e corpulenta, con buona tecnica di base.
ASAMOAH
6,5
Dinamico e mai banale.
PASQUALE
6
Difende la zona e si propone. Dal
14’ st Angella 4: esordio in A con
frittata decisiva. Auguri per il futuro.
SANCHEZ
7,5
Migliore in campo per qualità
nelle giocate.
DI NATALE
6
Un assist e tante idee.
FLORO FLORES
6,5
Gran balzo sul gol. Dal 18’ st
Corradi 5,5: lotta contro Lucio.
ARBITRO BRIGHI
5
Spesso impreciso. E c’è un rigore in più per l’Inter.
HANDANOVIC
© RIPRODUZIONE RISERVATA
la Repubblica
@
SPORT
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
■ 50
2
a
Giornata
Primo match a Torino per la nuova Juve che ripropone
l’ex centrocampista del Liverpool: giocherà accanto
a Felipe Melo. I blucerchiati recuperano Pazzini
Serie A
PER SAPERNE DI PIÙ
www.juventus.it
www.sampdoria.it
Alle 12,30 apertura con Brescia-Palermo, Napoli-Bari
il posticipo serale. Genoa col Chievo senza Toni. Lazio,
Rocchi e Zarate contro il primo Bologna di Malesani
Delneri sfida la sua Samp e lancia Aquilani
arbitro Tagliavento
BRESCIA - PALERMO ore 12.30
TV Sky Sport 1 - Sky Supercalcio - Dt Premium Calcio
La chiave
22
4-3-1-2
Sereni
6
26
Bega
28
Martinez 23
Dallamano
Berardi
700
Le gare
giocate
in A dal
Brescia
dal ‘29 a
oggi: le
vittorie
sono 181
Quote Snai
1: 3,00
X: 3,20
2: 2,35
56
11
17
Hetemaj
Cordova
Baiocco
La frase
32
Diamanti
9
Monsignor
Paganini: “Perché
non dire la messa
allo stadio per il
match delle 12?”
7
Caracciolo
Eder
9
Hernandez
27
4
Kasami
Pastore
23
11
8
Nocerino
Liverani
Migliaccio
42
16
Balzaretti
Cassani
5
6
Bovo
Munoz
46
4-3-2-1
Gli inserimenti di
Kasami e Pastore
Il Brescia conta
su una diga fisica
a centrocampo
La curiosità
Corioni contro
Zamparini: sono i
presidenti con più
tecnici cambiati
In due fanno 55
Sirigu
ambizioni. Se Mourinho ha lasciato una grande Inter in eredità
a Benitez, Delneri ha fatto lo stesso con Di Carlo: «Gli ho consegnato una bella Sampdoria, con dei
giocatori che hanno conquistato
la Nazionale, come Cassano,
Gastaldello e Lucchini. E’ inutile nascondere l’affetto che
nutro per i blucerchiati, ma la
partita è per noi troppo importante: il mio ordine è semplice,
lottare per tutti i novanta
minuti».
Delneri resta fedele
al 4-4-2 e il primo
obiettivo dichiarato
è conquistare la
qualificazione in
Champions. Con
un Del Piero in più
(oggi compie 17
anni di Juve) e un
Cassano in meno.
L’anno prossimo,
chissà: «Antonio
alla Juve? Mai dire
mai. Dopo l’esperienza di Roma, non immaginavo che le nostre strade si sarebbero
nuovamente incrociate
a Genova. Adesso è tornato a essere un protagonista in Nazionale. Il
mio rapporto speciale
con lui può averlo aiutato a
crescere, ma se l’Italia ha ritrovato un grande giocatore, il merito
è soprattutto di Cassano».
Dopo aver rilanciato e gestito, Delneri ora deve studiare come fermare Cassano: «Spero
stia un po’ meno bene del solito... Ma la Samp ha dimostrato di non essere soltanto
Cassano».
TIMOTHY ORMEZZANO
TORINO — Coincidenza o destino
che sia, oggi Delneri ritrova e sfida
il suo recente passato blucerchiato. Come se la classica emozione
dell’ex non fosse già abbastanza, il tecnico bianconero deve pure fronteggiare
l’ansia per l’esordio in
campionato davanti al suo
nuovo pubblico e l’ansia da
prestazione: dopo lo
scivolone di Bari,
la sua Juve è già
obbligata a vincere per non
perdere contatto con la
testa della
classifica e
con le sue
rinnovate
arbitro Pierpaoli
GENOA - CHIEVO ore 15.00
TV Sky Calcio 5 - Dt Premium Calcio 4, Dahlia Calcio 3
Eduardo
16
3
Ranocchia
300
Le gare
in A di
Sculli
oggi:
anche il
debutto
fu con il
Chievo
La chiave
1
3-4-2-1
24
Dainelli
Moretti
42
7
Veloso
Rossi
18
4
Rafinha
Criscito
8
14
Palacio
Sculli
Destro
31
Pellissier
Moscardelli 26
Bogliacino
7
16
10
Marcolini
Rigoni
Luciano
4
20
Mantovani
Quote Snai
1: 1,70
X: 3,50
2: 5,00
Sardo
12
3
Cesar
Andreolli
28
4-3-1-2
L’uomo
del
GIORNO
Luigi Delneri
La frase
Kaladze: “Siamo
da Champions.
Senza polemiche
il Milan è nel mio
passato”
22
80
L’entusiasmo di
Destro titolare e
le giocate di
Bogliacino tra
le linee
La curiosità
Piccoli tifosi del
Chievo ospiti del
Genoa: visita
all’Acquario e poi
allo stadio
Sorrentino
4° POSTO A GENOVA
Delneri, 60 anni, si
impone come
allenatore a Verona,
sulla panchina del
Chievo (2000-’04).
Dopo le esperienze
poco felici a Oporto,
Roma e Palermo,
il ritorno a Verona, e
il rilancio con
Atalanta e Samp (4°
posto un anno fa)
arbitro Giannoccaro
LAZIO - BOLOGNA ore 15.00
TV Sky Calcio 3 - Dt Premium Calcio 3, Dahlia Calcio 2
La chiave
86
Muslera
2
20
3
Biava
Dias
26
Lichtsteiner
1997
Da 13
anni il
Bologna
non
vince in
casa
della
Lazio
Radu
32
24
6
Brocchi
Ledesma
Mauri
8
Hernanes
9
Rocchi
10
20
9
Di Vaio
32
Casarini
8
Rubin
Garics
26
15
Mudingayi
Quote Snai
1: 1,70
X: 3,50
2: 5,00
Perez
6
13
16
Britos
Portanova
Esposito
3-4-1-2
Il ritorno dal 1’ di
Rocchi. La linea
mediana robusta
del Bologna con
Perez-Mudingayi
La frase
Malesani: “Non
solo contropiede
Tutti dovranno
fare gioco, anche
il portiere”
Zarate
Gimenez
19
arbitro Orsato
LECCE - FIORENTINA ore 15.00
TV Sky Calcio 2 - Dt Premium Calcio 2
4-3-1-2
© RIPRODUZIONE RISERVATA
1
Viviano
33
4
13
Gustavo
Ferrario
Rispoli
19
I minuti
trascorsi
con la
palla al
piede dal
Lecce
contro il
Milan
La curiosità
La Lazio è la
squadra che ha
tirato meno in
porta nel 1ª turno
(solo una volta)
Rosati
8
32
18
Coppola
Giacomazzi
Munari
21
Grossmuller
27
9
Jeda
Corvia
11
Gilardino
32
21
24
Marchionni
D’Agostino
Cerci
18
15
Montolivo
Zanetti
23
Quote Snai
1: 3,55
X: 3,30
2: 2,05
11
Mesbah
Pasqual
29
De Silvestri
Kroldrup
16
2
Felipe
1
4-2-3-1
Frey
La chiave
21
4-3-1-2
Andujar
22
6
3
Silvestre
Spolli
33
Alvarez
0
Il Parma
non ha
mai vinto
a Catania
nelle 12
partite
giocate
finora
Quote Snai
1: 2,40
X: 3,20
2: 2,90
Capuano
13
27
5
Izco
Biagianti
Carboni
19
Ricchiuti
11
Lopez
7
Mascara
8
21
Marques
Giovinco
86
Bojinov
18
4
80
Gobbi
Morrone
Valiani
3
5
Antonelli
Zaccardo
6
24
Lucarelli
Paci
83
4-3-3
Il rientro di
Biagianti
Le giocate di
Giovinco in
grande forma
La frase
Marino: “Il mio
ritorno da ex a
Catania? Ormai
non mi emoziono
più”
La curiosità
Giampaolo non
ha mai battuto le
squadre di
Marino in 3
precedenti
Mirante
arbitro Mazzoleni
JUVENTUS - SAMPDORIA ore 15.00
TV Sky Calcio 1 - Dt Premium Calcio 1, Dahlia Sport
La chiave
32
4-4-2
Storari
2
19
3
Bonucci
Chiellini
Motta
6
I gol di
Cassano
contro la
Juve: 4
con la
Roma e
2 con la
Samp
29
De Ceglie
27
14
4
Aquilani
Felipe Melo
Krasic
7
10
18
Del Piero
Quagliarella
10
99
Pazzini
Cassano
Mannini
77
Semioli
4
17
Dessena
Palombo
Ziegler
Quote Snai
1: 1,80
X: 3,35
2: 4,50
23
Pepe
3
28
6
Lucchini
85
4-4-2
La frase
Chiellini: “Pazzini
e Cassano sono
forti, ma io
ricordo il 5-1
dell’anno scorso”
La curiosità
78
Zauri
Gastaldello
La sfida PepeSemioli sulla
fascia e il duello
tra Pazzini e
Chiellini
Del Piero celebra
il 17esimo
anniversario del
suo debutto in
serie A
Curci
arbitro De Marco
NAPOLI - BARI ore 20.45
TV Sky Sport 1 - Sky Calcio 1 - Dt Premium Calcio
La chiave
22
4-4-2
arbitro Tommasi
CATANIA - PARMA ore 15.00
TV Sky Calcio 4 - Dt Dahlia Calcio 1
Marchionni non
deve far sentire
l’assenza di
Vargas, il Lecce
più coperto
La frase
De Canio: “Dopo
il 4-0 di San Siro
possiamo solo
migliorare: una
lezione”
La curiosità
Lecce senza reti
ufficiali da 353’:
di Munari al
Cesena l’ultima
rete, a maggio
De Sanctis
2
28
14
Grava
Cannavaro
Campagnaro
319
Per Gillet
stasera
record di
presenze
nella
storia
del
Bari
La chiave
26
3-4-2-1
23
5
Gargano
Pazienza
22
17
Lavezzi
Hamsik
11
8
Maggio
Dossena
7
Cavani
20
10
Kutuzov
Barreto
11
90
Ghezzal
Alvarez
17
8
4
Donati
Almiron
21
5
S. Masiello
Quote Snai
1: 1,70
X: 3,50
2: 5,00
Il recupero di
Lavezzi dopo la
chiamata in
nazionale. Il Bari
punta sulle ali
15
Belmonte
Parisi
A. Masiello
1
4-4-2
Gillet
I
N G R E S S O
La frase
De Laurentiis: “I
complimenti del
presidente
Napolitano mi
inorgogliscono”
La curiosità
Il Bari non batte
il Napoli al San
Paolo dal
dicembre del
1959: 2-1
L
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la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
@
SPORT
Il Cagliari fa a pezzi la Roma
per Ranieri è già allarme rosso
Conti, dal gol all’ospedale. Burdisso espulso, finisce 5-1
DAL NOSTRO INVIATO
FABRIZIO BOCCA
CAGLIARI — Che questo campionato fosse una trappola, Claudio
Ranieri lo aveva immaginato e
persino detto chiaramente alla
vigilia di questa partita. Che però
dovesse addirittura cominciare
con una tortura proprio no: 5 gol
dai sardi non pesano, fanno proprio male e aprono il processo alla squadra che ha cominciato in
modo nero la stagione. Ko in Supercoppa, un punto in 2 partite
con due provinciali, e pure questa
valanga di gol al Sant’Elia. Un’umiliazione: per una squadra che
ha preso Adriano e Borriello è
troppo, per Ranieri la luna di miele con la sua città per il momento
è sospesa. Il calcio è buffo: nessuno si aspettava il Cagliari di Bisoli
e invece è proprio una bella squadra, coraggioso, duro, al livello di
Trenta punti di
sutura per Daniele.
Matri, Acquafresca,
e Lazzari a segno,
Totti sostituito
quella del migliore Allegri. Tutti a
Roma con l’arrivo di Borriello
avevano cominciato a parlare di
scudetto ed ecco l’abisso. Il brutto infortunio di Conti, l’espulsione di Burdisso, la sostituzione di
Totti, i 5 gol dei sardi: tutta legna
da ardere nel fuoco delle polemiche che ora bruceranno la squadra arrivata seconda nell’ultimo
campionato E ripartita — come
un anno fa — malissimo.
In 38’ la partita ne ha viste troppe: la Roma (senza Riise, Mexes
Vucinic, Taddei, Adriano, Okaka
ma senza per questo poter avanzare la minima giustificazione)
travolta e presa a schiaffi, il Cagliari felicissimo per il risultato
ma anche angosciato per il grave
infortunio di Conti, colpito in maniera violenta da Burdisso. È successo che la squadra di Bisoli —
bravo allenatore che già aveva
Daniele Conti realizza di destro il gol dell’1-0 contro la Roma
messo in piedi lo scorso anno un
bel Cesena — ha preso subito il
comando della partita, e il suo capitano Daniele Conti, romano e
figlio di Bruno, ha messo dentro
con una perfetta stangata da lontano il suo 4° gol in carriera alla
Serie B
PROSEGUE la fuga del Novara,
vittorioso in rimonta contro il
Grosseto e da ieri capolista solitario del campionato, in attesa
del posticipo tra Crotone e Modena. Decisiva, per i piemontesi, la doppietta di Bertani. Nel
prossimo fine settimana la rivelazione della B è attesa dalla sfida in trasferta contro il Torino. I
granata, intanto, abbandonano
l’ultimo posto in classifica ottenendo una rocambolesca vittoria sul campo del Sassuolo, grazie alla rete segnata nel finale da
Roma. Il pareggio di testa di De
Rossi non portava alcun beneficio, anzi introduceva al minuto
chiave della partita (20’): Julio
Sergio faceva un miracolo su un
tiro di Matri, Burdisso immediatamente dopo entrava a tacchetti
Novara super, primo da solo
il Torino passa a Sassuolo
Sgrigna. Danno spettacolo anche l’Ascoli, che vince 4-2 a Piacenza, e il Siena, 3-1 interno al
Cittadella con doppietta di Calaiò. L’Atalanta raggiunge proprio le due bianconere al secondo posto vincendo sul campo
del Pescara. Risultati: PadovaReggina 4-0 (venerdì); Albinoleffe-Varese 3-1 (Neto Pereira,
Piccinni, Salvi, Torri); EmpoliTriestina 1-1 (Coralli, Testini);
SETTE GIORNI DI CATTIVI PENSIERI
N FUNERALE a metà mattina porta pensieri diversi,
non necessariamente cattivi. Il primo è che, se potessi, farei piovere ogni volta che si dice
addio a una persona onesta, seria
e leale. Altrimenti c’è il rischio di
dire che è stato un bel funerale.
Come ieri, per Guido Passalacqua. Milano con un cielo azzurro
da cartolina, un sole da vacanze.
Affettuoso, senza retorica il ricordo di Giovannino Cerruti (che
Guido aveva ammonito negli ultimi giorni: «E stai attento a non
dire stronzate»). Tenero, quasi
incredibile il silenzio, ossia l’assenza di applauso, dopo. Ma dopo, durante o anche prima, si fanno i conti con un’assenza che era
presenza, anche assidua, una
presenza fatta di lavoro, certo,
ma anche di piccoli gesti, sfoghi,
discussioni, complicità, svaghi,
pause pranzo. La redazione ideale è quella che sa divertirsi, ogni
tanto, non quella che sembra la
succursale d’una banca. Per non
tirarla lunga, ricordo che Passalacqua era salito a bordo di Repubblica quand’era una locomotiva con due vagoni (fumatori,
anche di pipa, accettati), cioè fin
dai numeri zero. Ora che è sceso
U
alti sulla gamba destra di Conti,
che rimaneva a terra mentre l’arbitro fischiava il rigore, preparava
l’espulsione e i compagni si mettevano le mani in testa vedendo
uscire sangue dalla ferita, suturata con ben 30 punti. In attesa del
Il primo gol di Bertani (Novara)
P
prendono il braccio, tanto più se
mandano in campo i falchi. Alcuni calciatori saranno miliardari,
ma non rubano negli asili. Hanno
un contratto controfirmato da
adulti consenzienti e, a occhio,
non indigenti, né cardellini, né
pettirossi. C’è nell’aria una voglia
di tornare al vincolo, opportunamente mascherato.
e società non hanno torto a
chiedere una sorta di codice etico ai giocatori, le cui
cattive abitudini diurne e notturne sono aumentate. Se tu ti fai di
coca e sei squalificato un anno o
due, perché il tuo sgarro devo pagarlo anch’io? Però, dico al dottor
Beretta che parla di pistola puntata (oops): perché le società non
rendono pubbliche le multe ai
giocatori? Ed è proprio obbligatorio firmare contratti superiori
ai 2/3 anni? Molti guai nascono
da lì. Se Grosso o Baptista non accettano il trasferimento a Istanbul o a Brema, arrivo a capirli. In
Italia hanno la donna del cuore, o
L
CAGLIARI
ROMA
la scuola dei figli, e preferiscono
non muoversi. Oppure, più o meno consciamente, vogliono farla
pagare a un club che li ha voluti e
poi rimossi, scartati, per giunta
mandandogli contro i tifosi. Oppure sperano che il vento giri e
torni a loro favore. Ci sono tante
spiegazioni e c’è anche un contratto.
Ci sono strade per risparmiare
soldi. La prima che mi viene in
mente è che nel mondo dello
spettacolo è l’assistito a pagare la
percentuale all’assistente, leggi
procuratore, non il club che ingaggia il giocatore. La seconda è
che se un calciatore, bravo quanto si vuole, decide di vivere con
moglie, un figlio e un cane in una
villa di 26 stanze l’affitto se lo paga lui, oppure si raggiunge un accordo preventivo: fino a questa
cifra paga la società, da qui in su
ci pensa il calciatore. Idem per le
varie bollette. È un discorso che
riguarda le squadre più ricche e i
calciatori più ricchi: di qui i privi-
■ 51
L’intervista
5-1
CAGLIARI (4-3-1-2)
Agazzi 6.5 — Pisano 6, Canini 6,
Astori 6, Agostini 6 — Biondini
6.5, Conti 6.5 (20’ Lazzari 6),
Nainggolan 6 — Cossu 6.5 —
Matri 7 (29’ st Nené 6), Acquafresca 7 (22’st Pinardi 6).
ROMA (4-3-1-2)
Julio Sergio 5.5 — Cassetti 4, N.
Burdisso 3, Juan 4, Castellini 4
(14’ Rosi 4) — De Rossi 5.5, Pizarro 4.5, Perrotta 5 — Menez
5.5 (19’ st Baptista ng) — Totti ng
(25’ G. Burdisso 5), Borriello 5.
Arbitro: Celi 6.5.
Reti: 7’ pt Conti, 18’ pt De Rossi,
20’ pt Matri rigore, 38’ pt Acquafresca, 2’ st Matri, 43’ st Lazzari.
Note: espulso Nicolas Burdisso,
ammoniti Lazzari, Agostini, Perrotta, Cossu, Rosi.
rigore, il padre di Daniele, Bruno,
si alzava disperato e preoccupatissimo dalla panchina della Roma per seguire lui stesso il figlio
portato via in barella.
Il Cagliari, sul 2-1 col rigore di
Matri, ha passeggiato così sui resti della Roma nel suo momento
più difficile da un anno a questa
parte. Con una delle sue decisioni coraggiose che fanno anche discutere i tifosi, Ranieri tirava fuori addirittura il capitano Totti per
inserire, curiosità, il fratello di
Burdisso, Guillermo. Avrebbe
potuto scegliere, più salomonicamente, Menez, ma non l’ha fatto e in ogni caso la situazione è solo peggiorata: i processi non mancheranno. «L’ho tolto pensando
al Bayern». L’allegro Cagliari di
Bisoli, scatenatissimo il suo attacco, metteva a segno il 3-1 con Acquafresca, il 4-1 ancora con Matri
a inizio ripresa e l’umiliante 5-1 in
chiusura con Lazzari. «Saranno
uno scossone», dice Ranieri. Fosse stato un match di boxe, qualcuno della Roma avrebbe dovuto
tirare l’asciugamano in campo
già nell’intervallo.
Sinisa Mihajlovic, 41 anni
Il tecnico viola: “Voglio la Champions”
Sinisa si schiera
“Sto coi giocatori
evitiamo lo stop”
GIUSEPPE CALABRESE
legi a pioggia. Assai meno chiara
la richiesta dei club di pagare a
rendimento. Chi lo stabilisce il
mio rendimento? Il presidente?
Il direttore sportivo? Lo staff tecnico? Una media dei voti dei
quotidiani sportivi? Ho perfino
letto l’ipotesi di attaccanti pagati in base ai gol: sarebbe la morte
dell’assist, e insieme dello spirito collettivo del gioco. Sarebbe il
trionfo del pensare solo a se stessi, dell’egoismo che non s’addice a uno sport di squadra.
o sciopero non si farà, ne
sono quasi certo. E’ stato
annunciato con troppo
anticipo. Ma intanto, non bastassero campionato, Champions, Uefa, c’è qualcosa su cui
discutere. Come quando Berlusconi va in Russia: stavolta l’Unto dal Signore ha definito Putin
“un dono del Signore”. S’ignora
a chi, il dono. Mentre è difficile
ignorare che l’anagramma di
Putin è input, impulso. Infine,
Roberto Saviano ha ricordato
che al parlamento europeo è stato fatto un minuto di silenzio in
ricordo di Angelo Vassallo. A
quello italiano, un bel nulla. È
mancato l’input.
FIRENZE — «Io sto dalla parte
dei calciatori. Senza di loro non
si può giocare, devono trovare il
modo di accontentarli. Spero
proprio non si arrivi allo sciopero». Sinisa Mihajlovic guarda il
calcio negli occhi, mai un dribbling con le parole. Poteva andare all’Inter (forse), ha scelto la
Fiorentina.
È vero che ha rifiutato l’Inter
per paura di bruciarsi?
«No, non sono queste le cose
che mi fanno paura. Se fosse arrivata un’offerta, sarei andato.
La Fiorentina mi sembra la dimensione giusta. Quando mi ha
chiamato Corvino, anche se c’era l’Inter in ballo, ho detto subito
sì».
L’Inter è ancora la più forte?
«Il Milan s’è rafforzato più di
tutti e può dare fastidio ai nerazzurri, che restano favoriti».
Qual è la società che ha fatto la
scelta migliore per la panchina?
«Non mi piace parlare degli altri. Dico che la Fiorentina ha fatto la scelta giusta».
Le piace la Nazionale di Prandelli?
«Sì. Prandelli ha fatto bene a
cambiare, ce n’era bisogno. Mi
sembra che piaccia anche alla
gente. Ultimamente nessuno si
rivedeva nella Nazionale, c’era
poco entusiasmo».
Perché nel calcio italiano c’è
così poco spazio per i giovani?
«Perché si pensa troppo al risultato e manca il coraggio delle
scelte. Non è colpa degli allenatori ma delle società. Un tecnico
può anche far giocare un ragazzo di talento, ma sa che occorre
tempo prima che cresca. Da voi
il tempo non c’è. Se per 3 o 4 settimane quell’allenatore non fa
risultati, viene cacciato. Così
non rischia e sceglie soluzioni
più comode».
Non pensa che la sua sicurezza possa essere scambiata per
arroganza o presunzione?
«Sì, può succedere, ma solo
chi non mi conosce può pensarlo. Non sono presuntuoso, sono
realista. So dove voglio arrivare,
e ci arriverò. So cosa può fare la
mia squadra e lo faremo. Non mi
preoccupa cosa pensa la gente».
Ha detto che la Fiorentina arriverà in Champions.
«E sono convinto di riuscirci».
Inter e Milan sono fuori dalla
portata della Fiorentina, la corsa è su Roma e Juventus?
«Le squadre che spendono
100 hanno qualcosa in più rispetto a quelle che spendono 10,
ma non è detto che vincano per
forza. Loro hanno giocatori migliori, ma con la nostra determinazione e organizzazione possiamo colmare il gap».
Pensa mai di tornare a casa?
«Un giorno sarò l’allenatore
della nazionale serba o della
Stella Rossa. Lo devo al mio Paese ed è anche un mio desiderio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Frosinone-Portogruaro 1-0
(Santoruvo); Novara-Grosseto
2-1 (Vitiello, 2 Bertani); PescaraAtalanta 0-2 (Manfredini, Tiribocchi); Piacenza-Ascoli 2-4
(Giorgi, Bonvissuto rig., 2 Graffiedi, Micolucci, 9’st Cristiano);
Sassuolo-Torino 1-2 (Iunco, Catellani, Sgrigna); Siena-Cittadella 3-1 (2 Calaiò, 1 rig., Terzi, Di
Roberto rig.); Vicenza-Livorno
0-0. Domani: Crotone-Modena
(ore 20,45). Classifica (prime
posizioni): Novara p. 10; Siena,
Ascoli e Atalanta 8; Modena 7.
GIANNI MURA
LO SCIOPERO CHE NON SI FARÀ
E LA PISTOLA DI BERETTA
siamo più poveri.
iù ricchi sono, più scioperano. “Sindacato milionari” è
il titolo più ricorrente, ed è
un timbro che l’Aic si porta appresso dalla nascita, dal luglio’68.
Pur ammettendo che Oddo come portavoce non è intonatissimo, vorrei ricordare che i fondatori del sindacato furono Mazzola, Rivera, Bulgarelli, De Sisti, Ernesto Castano, Losi, Corelli, Mupo, Sereni e Campana, tutti di un
certo nome, o capitani, o entrambe le cose. Fossero stati calciatori
di serie B o C, avrebbero fatto notizia? Ne dubito. Idem l’altroieri:
avanzare richieste senza sventolare un possibile sciopero non
avrebbe raccolto attenzione, né
sollevato polveroni. La mia idea è
che i calciatori non abbiano tutte
le ragioni, ma nemmeno tutti i
torti. E’ indubitabile che ci siano
forti spinte di restaurazione in
ogni settore. Campana ha sufficiente esperienza per capire che
se alle società dai un dito quelle si
PER SAPERNE DI PIÙ
www.asroma.it
it.violachannel.tv
L
la Repubblica
SPORT
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
■ 52
Elkann portafortuna
La safety di Lewis
Hugh Grant ospite
John Elkann, presidente Fiat,
ha portato fortuna. Ha visto la
pole Ferrari e l’impresa di
Alonso. Montezemolo avverte:
“D’ora in avanti dovrà venire
sempre. Vado a prenderlo io”
Hamilton alla guida della safety
car in pista: era il premio per i
vincitori del concorso Vodafone.
Devono aver provato il brivido,
visto che si è divertito a mettersi
quasi su due ruote alla Parabolica
L’attore Hugh Grant ospite
dei box Ferrari. Dove ha
candidamente ammesso:
“Non ci capisco niente, ma
mi sono divertito come un
matto”
Sulla pista di casa la Ferrari rompe un tabù che durava da trenta Gran Premi
chiudendo le qualifiche davanti a tutti: non succedeva da quasi due anni. Oggi lo
spagnolo corre per riaprire il mondiale: “Possiamo farcela, Rossa straordinaria”
Lampo
da
Alonso
DIRETTA TV RAI UNO ORE 14.00
Fernando Alonso
1a
fila
(Ferrari)
Felipe Massa
(Ferrari)
(Red Bull)
Lewis Hamilton
3a
fila
(McLaren)
Sebastian Vettel
fila (Renault)
4a
1’23”037 fila
(Williams)
Rubens Barrichello
1’23”039
Adrian Sutil
Williams)
fila
6a
1’23”388 fila
Kamui Kobayashi
(Sauber)
fila
1’23”919 (Sauber)
(Lotus)
1’25”774
1’24”044 fila
Heikki Kovalainen
1’25”742
Vitaly Petrov
(Renault
Timo Glock
fila (Virgin)
1’26”847
10a
1’23”819*
fila
Lucas Di Grassi
1’25”934 (Virgin)
Bruno Senna
(HRT)
1’23”681
1’25”540 (Lotus)
Vitantonio Liuzzi
(Force India)
11a
(Toro Rosso)
Pedro de la Rosa 8a
Jarno Trulli
9a
1) Hamilton (Gbr)
182
2) Webber (Aus)
3) Vettel (Ger)
179
151
4) Button (Gbr)
5) Alonso (Spa)
147
141
6) Massa (Bra)
109
7) Kubica (Pol)
104
8) Rosberg (Ger)
102
9) Sutil (Ger)
45
10) Schumacher (Ger) 44
Sebastian Buemi
1’23”659
Jaime Alguersuari
(Toro Rosso)
1’23”328
Michael Schumacher
(Force India) 1’23”199 (Mercedes)
7a
1’22”675
Niko Hulkenberg
1’23”027
Robert Kubica
5a
2a
1’22”433 fila
1’22”623 (Red Bull)
Nico Rosberg
(Mercedes)
1’22”084
Mark Webber
1’22”293
Classifica piloti
Jenson Button
1’21”962 (McLaren)
1’25”974
Vitali Petrov
(HRT)
12a
1’27”020
fila
Classifica costruttori
1) Red Bull
330
2) McLaren
329
3) Ferrari
250
4) Mercedes GP
146
5) Renault
123
6) Force India
58
7) Williams
40
8) Sauber
27
9) Toro Rosso
10
* Petrov retrocesso di 5 posizioni per aver ostacolato Glock
Una pole da fenomeno, Monza si infiamma
Lo spagnolo davanti a Button e Massa: “È la nostra chance, sfruttiamola”
DAL NOSTRO INVIATO
STEFANO ZAINO
MONZA — Il delirio è rosso. Perché, come urla Alonso, non c'è
posto migliore di Monza per
prendere a calci la maledizione
della pole. Erano trenta sabati
che la Ferrari non guardava tutti
dall'alto, era dall'1 novembre
2008 che una Rossa non mandava un proprio pilota a dormire
con la gioia che al risveglio sarebbe partito in testa alla griglia. Alla
gara numero 31 ecco l'impresa
che tutti aspettano, il guizzo vincente, Alonso che beffa Button di
122 millesimi e manda in estasi i
tifosi in tribuna, lo spagnolo che si
aggrappa alla sua ultima chance,
un trionfo a Monza, nella terra
Ferrari, per continuare a sognare
il Mondiale, provare a mantenere
la promessa di lottare per il titolo
sino all'ultima gara. Alonso è re e
nella sua irrefrenabile esultanza
McLaren bruciata
per 122 millesimi.
Anche Schumi
carica Fernando:
“Deve vincere”
c'è la consapevolezza di aver
compiuto una prodezza. Accarezza la macchina, prende a pugni il casco, abbraccia tutti, meccanici, uomini della squadra,
qualsiasi persona passi dalle sue
parti. La Ferrari c'è, è convinta
delle sue chances. E soprattutto ci
crede il suo condottiero. Che alla
pista di Monza, dove Maranello
non vince dal 2006 - ultimo sigillo
di Schumacher nella sua avventura in rosso - chiede una svolta
importante, una sterzata nella
volata per l'iride, la stessa che in
due occasioni, 2000 e 2003, riuscì
al suo illustre predecessore.
Alonso è conscio di onori e rischi. «Abbiamo una grande opportunità, perché qui la Red Bull
appare in difficoltà, difficilmente
la troveremo così in affanno a Singapore, è il nostro momento e
dobbiamo sfruttarlo. Abbiamo
una fantastica chance, ma guai a
fallirla. Se la sprechiamo, è finita».
Sprecarla per lui, significa non finire sul podio. E' l'obiettivo minimo che si è dato, ma sa che un terzo posto sarebbe troppo poco. Il
trionfo è necessario, anche se lui
evita discorsi così categorici.
Questione di psicologia. «Non
voglio mettermi addosso troppa
pressione, né voglio trasmettere
l'ansia della vittoria a tutti i costi
alla squadra. La nostra è una
mentalità vincente, il nostro box
non si arrende mai, ma non siamo
ancora all'ultima chiamata».
Poco però ci manca. E poi
un'occasione così quando ti ricapita. I tifosi che oggi prenderanno
d'assalto l'autodromo non hanno dubbi: Alonso è grande e deve
vincere. Cannibale come era
Schumacher, il tedesco che è stato fra i primi a complimentarsi
con lo spagnolo. L'ex idolo Michael ancora una volta si è perso
nelle retrovie, partirà in sesta fila,
mai come ieri, nella terra che tanto lo ha amato, si è avvertito il passaggio del testimone fra lui e
Alonso, eppure le sue parole sono
dolci: «Sono contento per lui, felice per la Ferrari. Deve vincere qui
e continuare a sperare. Il Mondiale è ancora lungo, guai ad arrendersi». Cosa che Alonso non
ha la minima intenzione di fare. A
chi però gli ricorda i trionfi vitali
qui di Schumacher, risponde:
«Prendere ad esempio i suoi risultati in Ferrari, sarebbe un errore
gravissimo. E' inarrivabile, preferisco costruire il mio sogno un po'
per volta».
Parigi, tappa chiusa senza danni, è stato un passaggio fondamentale, ora a Monza deve fare il
resto. «La macchina è straordinaria, anche Massa è stato velocissimo, venerdì abbiamo lavorato alla grande, ottimizzando tutto ciò
che abbiamo, la doppietta è possibile». Parole che scaldano il
cuore e riempiranno ancora di
più le tribune. Hamilton, Webber, Vettel, per una volta sono
comprimari, la febbre del sabato
è tutta di Maranello. Occhio però
al monito del saggio Massa: «Qui
alla prima curva può succedere di
tutto». Il sogno del ferrarista? Facile: Button stritolato. E le due
Rosse che volano al traguardo. E
un Mondiale che si riapre.
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Le rivali
Il leader della classifica penalizzato dall’assetto aerodinamico
I rimpianti di Hamilton
“Punito da scelte sbagliate”
DAL NOSTRO INVIATO
MONZA
rrori, sfortuna, e chissà
cos’altro. Scende la sera
sul paddock, e McLaren
e Red Bull, le grandi rivali, guardano verso il garage della
Ferrari e s’interrogano. I più
preoccupati sono gli austriaci.
Fino a ieri incontrastati dominatori in pista, qui a Monza sembrano un po’ aver perso il filo. Si
sapeva che il tracciato anomalo
italiano non era l’ideale per loro,
ma nessuno si aspettava tanta fa-
E
tica. Lo ammette Mark Webber:
«Sapevamo che sarebbe stata
dura e che ci saremmo trovati
dietro a Ferrari e McLaren, quindi non mi sorprende la posizione.
Quello che mi sorprende è il gap
che ci separa». Adesso l’obbiettivo, per la Red Bull è quello di limitare i danni: «L’obbiettivo iniziale era di non perdere punti. E
penso che sia ancora così. Certo
le vittorie sono quelle che fanno
la differenza ma non si può vincere sempre. La Ferrari è molto
veloce. Fernando era imprendibile. Quindi se domani fosse una
la Repubblica
@
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
PER SAPERNE DI PIÙ
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■ 53
100mila spettatori
Circuito da record
L’obiettivo è quota 100mila
spettatori, lontano il record del
2000 (160mila): colpa dei biglietti
troppo cari, oltre all’incubo delle
code per i tanti cantieri presenti
nelle vie d’accesso al circuito
Il circuito di Monza ha due
record. È il più vecchio tra
quelli in cui si corre (costruito
nel ’22) ed è il più veloce al
mondo: si toccano una media
di 250 km/h e punte di 340
Montezemolo finalmente felice
show tra battute e scaramanzia
Gela Lauda, scherza con Briatore che replica: “Il mio futuro capo”
DAL NOSTRO INVIATO
MARCO MENSURATI
MONZA — Quando finisce la
Red Bull e ricomincia a scorrere il lambrusco, allora il paddock di Monza torna finalmente ad assomigliare a se stesso.
Così, in attesa del giorno della
verità, capita di rivedere il sorriso di Montezemolo dominare
incontrastato, come ai bei tempi, lo scenario monzese. Un villaggio allegro, popolato da uno
sciame di vip e quasi vip, tutti
stretti intorno al fuoco rosso
Ferrari. Nelle ultime 24 ore, da
queste parti si è visto di tutto. Si
è visto Fabio Capello distendere la mascella e sfogarsi con Domenicali, «facciamo mestieri
simili, fischi quando si perde
applausi quando si vince»; si è
visto Hugh Grant - per i suoi
50anni si è comprato una Ca-
AI BOX
John Elkann
e Luca di
Montezemolo
ai box Ferrari.
Sopra Briatore
lifornia - appuntarsi sulla mano
il numero di una fan; si è visto
Lapo abbracciare praticamente tutto il paddock per le estenuanti foto coi tifosi, di fronte al
fratello John (molto meno get-
tonato). Ma soprattutto si è visto lui, il presidente, in preda a
uno stato di euforia incontenibile. Il numero d’esordio è il seguente. Niki Lauda, ora commentatore tv molto critico con
la Ferrari, gli chiede un’intervista. E lui, davanti a tutti e con fare non completamente amichevole gli spara in faccia un sonoro, «Sai che sei proprio un
rincoglionito?». Lauda sorride,
Montezemolo meno. Poi capisce che tutti si sono accorti della situazione e vira sul cabaret,
prende per mano John e glielo
presenta: «Va bene che sei rincoglionito, ma te lo ricordi
John, vero?». Lauda prova a rispondere ma il tentativo è vano.
Fatta l’intervista, il capo è
pronto per il secondo numero.
In mezzo al paddock, il redivivo
Briatore occhiale azzurrato e
maglietta billionaire d’ordinanza, sta per rilasciare una dichiarazione alla Rai. Un grido
interrompe tutto: «Basta! Sono
tutte balle!». E’ lui, Montezemolo. Affacciato dal tetto del
motorhome, sorride, saluta
tutti. Briatore, uno che non ama
Pesante con Niki:
“Ti sei rinc...”. Poi
sdrammatizza. Ai
box folla di vip con
John e Lapo Elkann
mancato la pole per una manciata di millesimi ed Hamilton, che
potrebbe accontentarsi di arrivare davanti a Webber, è più indietro solo perché nel suo giro
migliore ha commesso degli errori. Ma la macchina c’è. Anche
se il leader del mondiale ha qualche rimpianto per le scelte aerodinamiche fatte dai suoi. «Togliere l’F-duct — dice con aria
torva — è stata una mossa sbagliata. Come dimostra il secondo
posto di Jenson».
(ma. me.)
vedersi portare via la scena,
sorride pure lui, poi con nonchalance sussurra una frase abbastanza misteriosa da assomigliare a una notizia. «Eh… il mio
futuro datore di lavoro…» (La
postilla briatoriana, “scherzavo”, appare insufficiente a depotenziare l’uscita – chissà
quanto apprezzata da Domenicali - che le successive domande dei cronisti non riusciranno, però, a decifrare).
Ma l’acme del Montezemolo-show arriva poco dopo,
quando Alonso porta a casa la
pole. Il presidente esplode di felicità, corre verso il muretto, si
appende alla recinzione come
un centravanti dopo un gol e
comincia a indicare il pubblico,
è un tributo, il suo: «Questa pole è tutta per loro, sono loro il vero motore della Ferrari», dice,
anzi, quasi urla mentre si allontana nel tramonto, in direzione
dell’eliporto, dove lo attende il
suo elicottero, rosso, per riportarlo a casa. Oggi, per scaramanzia, non ci sarà.
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I DUBBI
DI LEWIS
Dopo il
quinto posto
in griglia,
l’inglese si è
lamentato:
«Togliere
l’Fduct è
stata una
mossa
sbagliata»
gara noiosa, e alla fine arrivassimo così come siamo in griglia di
partenza, penso che non sarebbe
niente male». La frase diventa più
comprensibile se si considera
che venerdì la macchina dell’australiano ha avuto qualche problema all’impianto idraulico.
Problemi di affidabilità, a questo
punto del mondiale, e soprattutto con la sua posizione di classifica (secondo a -3 da Hamilton)
potrebbero essere antipatici.
Diverso il punto di vista della
McLaren. Gli inglesi sono ad un
soffio dalla Ferrari. Button ha
la Repubblica
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
@
SPORT
■ 54
DAL NOSTRO INVIATO
PAOLO ROSSI
NEW YORK — Il rendez-vous è
servito. Rafa Nadal ha conquistato la sua prima finale
newyorchese, ora non gli resta
che l’ultimo avversario (Federer
o Djokovic). Lo spagnolo diventa così il secondo più giovane
dell’era Open a raggiungere la finale in tutte le quattro prove dello Slam, dopo Jim Courier. Il numero uno del mondo s’è sbarazzato agevolmente di Youznhy,
in soli tre set ( 6-2, 6-3, 6-4 in due
ore e tredici minuti). Il russo, che
ha giocato con una coccarda nera in memoria dell’attentato alle Torri Gemelle, non è mai stato realmente in partita, non ha
mai mostrato di possedere il
gioco, e la strategia, per mettere
in difficoltà lo spagnolo. Anzi, a
dare un po’ di pepe al match è
stata l’interruzione per sistemare la fasciatura alla caviglia sinistra di Nadal (durata ben oltre i
tre minuti solitamente consentiti). Ma l’interrogativo sul possibili problemi di tenuta fisica
dello spagnolo è stato spazzato
via in un solo game. «Sono felice
di essere in finale, ma oggi non
dimentico quale giorno sia, e
vorrei estendere un mio personale pensiero alle vittime dell’11
settembre, ed anche ai loro fa-
Nadal, una furia a New York
ora è a un passo dalla storia
Prima finale all’Us Open: grazie anche a una racchetta speciale
Attesa di 35 anni
I quattro Slam
L’ultimo spagnolo a vincere il
torneo di New York è stato
Manuel Orantes nel ‘75 (su
Connors). Da allora una sola
finale: Ferrero nel 2003 perse
contro Roddick
Sono 6 i tennisti ad aver vinto i
4 tornei maggiori: Budge e
Laver nello stesso anno (il vero
e proprio Grande Slam); poi
Emerson, Agassi e Federer
Ora può riuscirci Nadal (foto)
miliari» ha concluso, ancora sul
Centrale, prima di salutare
sommerso dagli applausi.
Il suo sogno di completare il
personale Slam è dunque a un
passo. Di entrare a far parte del
cosiddetto, ristretto club, del
“Career Grand Slam” di cui fanno già parte Federer, Laver,
Budge, Perry, Emerson e Agassi.
Le possibilità stavolta ci sono,
perché c’è qualcosa di nuovo, in
questo Nadal formato americano che serve battute a duecento
orari, che non ha ancora perso
un set. Anzi, che ha perso due
soli turni di servizi (con Verda-
scelte appositamente. Pardon,
create per lui. Per esaltarne gli
spin, le sue estreme rotazioni.
«Con queste nuove corde la palla resta più tempo sulla racchetta» ha detto Rafa. Frazioni di secondo, naturalmente, ma sufficienti per controllare in modo
decisivo il colpo, deciderne ulteriormente la direzione.
Ci tiene a vincere gli US Open,
Nadal. Finora non ha mai avuto
un grande feeling. Ma stavolta
non ha voluto lasciare nulla al
caso. In fondo la famiglia Nadal
lo ha fatto sin da quando era
bambino. Rafa, a nove anni, non
sco e, ieri, con Youzhny).
Cosa lo sta rendendo così invulnerabile? La forma fisica,
certo («Sapevo di dover arrivare
a questo appuntamento il più
Nibali, applausi in Spagna
è maglia rossa alla Vuelta
PENA CABARGA — Un italiano in maglia di leader alla Vuelta. E con buone chances di conservarla fino alla fine. Vincenzo
Nibali, il 26enne messinese, il
popolare «squalo dello stretto», compagno nella Liquigas
Doimo di Ivan Basso (nonché
suo pupillo), chiude al secondo
posto la 14a frazione con arrivo
in salita in cima a Pena Cabarga
e veste la maglia rossa del primo in classifica con un pugno
di secondi (4) sullo spagnolo
Joaquim Rodriguez. E, quel che
più conta, dimostra di avere
tutte le carte in regola per aspirare a un successo prestigioso
nella terza corsa a tappe più importante del mondo che manca ai colori azzurri dal lontano
1990 (Giovannetti).
Per il siciliano ha giocato anche la sorte. Infatti, a sette chilometri dalla vetta cade lo spagnolo Igor Anton, il leader della
corsa, ed è costretto all’abbandono. E davanti sono stati proprio Nibali e il compagno Kreuziger a fare l’ultima selezione.
La competenza dipinge Nibali come il futuro italiano per
le corse a tappe. Ha 26 anni, 18
vittorie da pro (7 quest’anno) e
il coraggio giusto. Lo ha dimostrato attaccando per primo a
poco meno di due chilometri
dalla vetta. Ha talento, tenacia,
resistenza e sa soffrire come ha
fatto dietro a Joaquim Rodriguez che lo aveva marcato a uomo per allungare di poco quando le pendenze (18%) sono diventate proibitive per il siciliano e più facili per lo spagnolo.
Al Giro, chiuso poi al 3º posto, era arrivato all’ultimo per
sostituire il compagno Pellizotti, invischiato in una snervante vicenda doping. E aveva
fatto subito bene. Maglia rosa
grazie alla cronosquadre di Cuneo, l’aveva conservata per due
tappe. Solo una caduta nella
frazione di Montalcino, quella
possibile riposato. Penso di
averlo fatto» ha detto il numero
uno del mondo). Ma c’è anche
dell’altro, un “segreto”. E’ tecnologico. Corde e racchette,
IL LEADER
Ciclismo
EUGENIO CAPODACQUA
PER SAPERNE DI PIÙ
www.usopen.org
www.lavuelta.com
dello sterrato e del fango lo aveva privato della leadership.
Marco Giovannetti il gigante
milanese ultimo a sfrecciare a
Madrid nel ’90 prese la maglia
nell’11a tappa, strappandola
allo spagnolo Gorospe grazie
ad una fuga bidone. Poi seppe
resistere al ritorno di avversari
poderosi come lo spagnolo
Delgado. Nibali ieri si è mosso
con la forza e l’autorità giusta.
Mancano ancora grandi montagne, ma ha dalla sua la crono
di lunedì prossimo. Auguri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Vincenzo
Nibali,
messinese,
26 anni,
professionista
dal 2005,
due volte
bronzo ai
Mondiali di
Zolder 2002
e di Verona
del 2004.
Quest’anno
Nibali è
stato per tre
tappe maglia
rosa al
Giro
d’Italia
era mancino naturale: però sul
campo muoveva le gambe come se lo fosse. Non andava bene: bisognava scegliere, lo fece
zio Toni. Diede priorità ai piedi
(lungimirante) e, per far digerire la scelta all’adorato nipote, gli
porse una racchetta femminile.
Più leggera. Così Rafa gestì il periodo di transizione, così quel
ragazzino ebbe il tempo di diventare praticamente bimane
senza traumi.
Oggi le cose non sono cambiate poi di tanto: la Babolat di
Nadal – rispetto alla racchetta
della Wozniacki - pesa una trentina di grammi in più. Tutti concordano: «Se Nadal giocasse
con una racchetta più pesante
non sarebbe lui». Ogni sua scelta tecnica è diversa dagli altri,
anche la presa del grip, anche lì
molto femminile. Perché la parola magica, la parola d’ordine
è: controllo. Senza, non ci sarebbe il fenomeno che conosciamo. E che, oggi, vuole solo una
cosa: Flushing Meadow, dopo
essersi imposto a Melbourne,
Parigi e Wimbledon. Gli resta
l’ultimo ostacolo. In caso di festa, dopo il brindisi, zio Toni lo
prenderà in disparte e gli anticiperà la brutta notizia: «È ora di
usare una racchetta più pesante».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pallanuoto
Croazia troppo forte
Settebello d’argento
ZAGABRIA — Si ferma sul secondo gradino del podio il sogno europeo dell’Italia della
pallanuoto, piegata (7-3) in finale dai padroni di casa della
Croazia. Il gap dagli uomini dell’ex ct Ratko Rudic, come si era
già visto in occasione dell’ultima gara del girone eliminatorio, è ancora troppo ampio. Il
Settebello riesce a tenere il passo solo nel primo tempo (2-2 il
parziale), poi cade sotto i colpi
di Buslje e compagni. Il bilancio
finale, per i ragazzi di Sandro
Campagna è comunque positivo. L’Italia mancava sul podio
di una grande rassegna internazionale da sette anni (Mondiali
2003) e, soprattutto, ha mostrato nonostante la giovane età dei
giocatori, una convinzione e un
carattere che sembravano ormai perduti. Per la Croazia è il
primo titolo europeo della storia, che si aggiunge in bacheca
al Mondiale vinto nel 2005.
In breve
Basket
Stati Uniti e Turchia
alla finale mondiale
ISTANBUL — Stati Uniti e Turchia
in finale (oggi, ore 20.30) . Il quintetto Usa ha superato la Lituania
89-74. I padroni di casa hanno rimontato la Serbia, battendola per
83-82.
RUGBY — Aironi sconfitti in casa
15-22 dall’Ulster nella 2ª giornata
di Celtic League.
BUNDESLIGA — Bayern Monaco-Werder Brema 0-0. Hoffenheim in testa a punteggio pieno, oggi Mainz-Kaiserslautern.
URUGUAY— Campionato sospeso per la morte di Diego Rodriguez
(Nacional), 22 anni, in un incidente stradale.
PALLAVOLO— Oggi (ore 18) a Milano contro la Germania l’ultimo
test per l’Italia prima dei mondiali
RALLY — Solberg sempre in testa
in Giappone, nonostante una penalità. Il leader del mondiale Loeb
ancora sesto.
CANOTTAGGIO — Assegnati a
Varese gli Europei 2012.
la Repubblica
@
METEO
DOMENICA 12 SETTEMBRE 2010
PER SAPERNE DI PIÙ
meteo.repubblica.it
■ 55
dati a cura di 3BMeteo.com - Elaborazione grafica: Centimetri.it
Meteo
in tempo
reale su
Bolzano
Trento
Aosta
Milano
Repubblica.it
Trieste
Venezia
Torino
Bologna
Genova
Ancona
Firenze
Mare e venti oggi
Mare
Mattino
Peggiora al Nord Ovest, Lombardia ed
alta Toscana con deboli piogge sparse.
Bello sulle restanti regioni centrali, nubi
sparse al Nord Est e all'estremo Sud con
qualche piovasco sulla bassa Calabria.
Temperature minime stabili. Venti
deboli-moderati da NO.
Perugia
Vento
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Ancona
Anzio
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Civitavecchia
Genova
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Olbia
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Pescara
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NNO
Taranto
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NNO
Trieste
13
NNO
Venezia
4
VAR
Martedì
L’Aquila
Bello al Nord, nubi sparse altrove con
piogge qua e la in propagazione da Nord
verso Sud e seguite da schiarite. Dalla
sera insistono le piogge solo in Sicilia.
Temperature in aumento al Nord, stabili
o in calo altrove. Venti moderati a
rotazione ciclonica.
ROMA
Bari
Campobasso
Napoli
Olbia
Potenza
Catanzaro
Cagliari
Palermo
Reggio Calabria
Catania
Pomeriggio
Mercoledì
Nubi e piogge sparse al Nord Ovest,
Toscana, Lombardia ed Ovest Emilia.
Altrove più soleggiato ma con qualche
piovasco tra sera e notte anche su
Umbria, Lazio e Sardegna. Temperature
in sensibile calo al Nord. Venti in rinforzo
dai qudranti settentrionali.
Mattino: La pressione torna temporaneamente ad aumentare regalando una mattinata di bel
tempo al Centro Nord salvo un po' di nuvolosità sparsa sui settori adriatici. Una contenuta nuvolosità
interesserà ancora le regioni meridionali, più compatta tra bassa Calabria e messinese e lungo la
dorsale campana, dove sarà possibile qualche locale piovasco. Temperature minime in aumento al
Nord ed in Sardegna, stabili altrove. Venti moderati dai quadranti settentrionali.
Ieri
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7 OTT
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INDICE UV
Oggi
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Basso
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Pomeriggio: Prevale il bel tempo al Centro Nord ma con velature in aumento a partire dai settori
occidentali. Nubi sparse al Sud, con locali acquazzoni su dorsale, Puglia ed alta Calabria ionica, in
assorbimento serale. Tra sera e notte peggiora al Nord-Ovest con nubi in aumento su Alpi e
Piemonte associate a locali piovaschi. Residui fenomeni notturni anche su bassa Calabria e
messinese. Temperature massime in ascesa al Sud. Venti moderati da NO in attenuazione.
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Iraklion
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Come si gioca: Completare il diagramma in modo che ciascuna riga,
colonna e riquadro 3x3 contenga una sola volta tutti i numeri da 1 a 9.
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le soluzioni su www.repubblica.it
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S. Pietroburgo
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Stoccolma
Tallinn
Tirana
Valletta
Varsavia
Vienna
Vilnius
Zagabria
Zurigo
Tempo in prevalenza soleggiato al
Centro Nord salvo velature e
stratificazioni in transito. Residua
nuvolosità all'estremo Sud, associata a
qualche piovasco su Calabria e Sicilia
orientale. Temperature stazionarie o in
lieve aumento. Venti deboli variabili.
NEL MONDO
Oggi
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Città del Messico
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