SKAKKI NOSTRI n. 2 – maggio 2016

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SKAKKI NOSTRI n. 2 – maggio 2016
SkakkiNostri n.3
Maggio 2016
A.S. 2015/2016
E ora che non ci sei è vuoto ogni giardino
Potrei dire tante cose, ricordare tanti eventi, alla
fine 10 anni di amicizia, ma anche litigi, son tanti,
quindi riassumo tutto con un grazie, grazie per la
persona che sei, e per quello che mi hai lasciato
amico mio.
La geisha
È lì da ormai cinque anni e guarda verso il
basso, come se non volesse attirare
l'attenzione, come se si vergognasse di
essere così bella, così speciale. È lì e sente
tutto, ci ascolta mentre viviamo, mentre
scopriamo il cortile per la prima volta e
mentre lo lasciamo l'ultimo giorno,
abbandonando quella scuola che ha
significato così tanto per noi.
Legalizzazione si, legalizzazione no
Allora, io propongo di fare per alzata di mano,
quindi, chi è a favore la alzi ora! Ringrazio chi
in questo momento si trova in piedi su un
autobus affollato e si è voluto far strada con il
braccio in mezzo alla calca per dimostrare la
sua piena partecipazione. Grazie davvero
amico mio, questa è empatia.
Suspicious minds: perché crediamo alle
teorie del complotto
Non siamo mai stati sulla Luna. L'11
settembre e l'assassinio di JFK sono stati
organizzati dalla C.I.A.. Ecco le principali
teorie del complotto, quelle fantasiose
spiegazioni alternative di eventi reali che li
rappresentano come cospirazioni da parte di
forze maligne e potentissime, spiegazioni a
cui crede grossomodo una persona su
quattro. Come si può prestare fede a storie
così bizzarre?
1
Editoriale
Quest’anno per la prima volta mi sono
presa a responsabilità di guidare questo
giornalino. Ero partita a settembre con
grandi idee per rendere questo potente
mezzo che abbiamo nelle nostre mani più
appetibile e più alla portata di tutti,
compito miseramente fallito. Avrei voluto
che lo SkakkiNostri fosse il portavoce
della scuola e di noi studenti, che
chiunque avesse voluto, sul giornalino
avrebbe potuto dire la sua a
evidentemente non sono riuscita nel mio
intento. Quello di cui mi sono resa conto
è che da parte degli studenti e purtroppo
anche dagli stessi componenti della
redazione l’interesse nei confronti del
giornalino è davvero scarso. So di
essermi messa al comando di una nave a
picco, perché ormai sono diversi anni che
l’interesse nei confronti del giornalino era
scemato ma speravo di poterlo rilanciare,
proponendo temi più attuali e più
nteressanti per dei ragazzi quali siamo.
La cosa di cui non avevo tenuto conto è
che il giornalino è per tutti un impegno
extrascolastico che quindi porta via il
tempo libero dei “redattori” e che molto
spesso, soprattutto per i ragazzi di quinto
e nei periodi di chiusura del quadrimestre,
non hanno. A mia discolpa mi sento di
dire che per me questa è stata la prima
esperienza al comando e mi rendo conto
di non essere stata all’altezza del
compito, e soprattutto di non aver
considerato numerosi aspetti che
rientrano nel mio compito. Sono
consapevolissima di aver fatto un fiasco
con il primo numero, ma come si dice a
Bari: nisciun nasce ‘mparat. Farò tesoro
di questa mia esperienza e se ne avrò
l’occasione l’anno prossimo cercherò di
salvare questa nave che merita davvero
di navigare per sempre.
Simona Summo 4F
2
La geisha
di una ragazza che passerà attraverso la
tua vita senza mai incontrarti.
L'autrice del murales non è ancora stata
rintracciata, quasi nessuno ricorda il suo
nome.
Sembra uno di quei casi in cui l'opera è
più grande dell'artista e il ricordo rende
immortale l'idea ma non la mano che l'ha
resa concreta.
È per questo che lei è ancora lì.
È per questo che continua ad essere così
bella.
E nessuno ha ancora trovato il coraggio
di nasconderla sotto uno strato di bianco,
di voltare pagina e ricominciare da zero.
Lei continua a raccontare e lo fa in un
modo nuovo ogni giorno.
Ma se la storia non annoia, non ha senso
cambiare libro.
Rossana Signore 4F
È lì da ormai cinque anni e guarda verso
il basso, come se non volesse attirare
l'attenzione, come se si vergognasse di
essere così bella, così speciale.
È lì e sente tutto, ci ascolta mentre
viviamo, mentre scopriamo il cortile per la
prima volta e mentre lo lasciamo l'ultimo
giorno, abbandonando quella scuola che
ha significato così tanto per noi.
La Geisha, ormai, è un punto di
riferimento, il simbolo di ciò che lo
Scacchi rappresenta: non solo un edificio,
non solo un liceo, ma una parte di noi,
una presenza silenziosa nelle nostre vite.
Lascia un segno indelebile in chiunque la
veda, entra nel suo cuore e apre una
ferita profonda, pulsante, che si
trasformerà in cicatrice.
Ma procediamo con ordine, ricordiamo
con calma, ritorniamo a quella giornata di
cinque anni fa.
Penso che nessuno se lo aspettasse, che
nessuno immaginasse che, per la prima
volta, uno di quei disegni non sarebbe
stato mai cancellato.
Eppure deve essere stato evidente già
mentre i lavori erano in corso, quando
solo gli occhi erano stati finiti e il resto del
viso era ancora un mistero.
Quello sguardo negato, quegli universi
inaccessibili ed inevitabilmente chiusi
devono aver attirato molto l'attenzione.
Il mondo a volte ha uno strano modo di
parlare con gli uomini, usa un linguaggio
un po' strano per farsi capire, anche da
chi non ascolta.
Il mondo, ogni tanto, ti colpisce con forza,
ti attacca con violenza, ti lancia in aria e
non è lì a riprenderti quando atterri.
Il mondo, molto spesso, decide di
cambiarti con una sola immagine, con un
solo tratto, sfruttando la forza ed il talento
3
E ora che non ci sei è vuoto ogni giardino
Mi manchi, inizio così perché è la prima cosa che vorrei dirti se potessi tornare qui. Non ci credo ancora.
Cammino e ti rivedo in ogni punto dove c'è un nostro ricordo, anche il più stupido. Mi hai dato quell'affetto
vero che mai nessuno aveva saputo darmi, tu eri diverso. Non so come spiegare ma quando penso a te,
penso a quella persona che capita al mondo una volta sola e non capisco perché sia dovuta andare così.
Immagino che le cose sarebbero migliorate, avevamo tanti progetti che desideravo realizzare, ma senza te
non ha più alcun senso adesso. Certo, ho delle persone splendide accanto a me e lo sai bene, però tu mi hai
lasciato un vuoto che non potrà mai essere colmato da nessuno. Sognavo di aiutarti, ci ho provato tanto e mi
sono impegnata fino all'ultimo per tenerti qui ancora. Mi manca ogni singola cosa di te, ogni cazzata che
facevamo quando stavamo insieme. Oserei dire che eravamo "inseparabili" ma forse posso dire ancora che
"siamo" inseparabili, perché fidati nemmeno questo potrà dividerci, io ti vorrò bene per sempre. Non ti vedrò
mai più e io non riesco a credere che dovrò andare avanti senza te, stranissimo... Oramai eri parte di ogni
mia giornata. Spero che tu possa sentire queste parole, che tu sia sereno ora, chissà. Vorrei
abbracciarti Luis, vorrei davvero stare con te un'ultima volta e fare cose stupide con gli altri.
Non è più lo stesso senza di te, oramai mi ero talmente abituata alla tua presenza che davo
per scontato il fatto che durasse per sempre, ne ero certa. Grazie per aver fatto parte della
mia vita, per avermi dato tanto amore quando ne avevo bisogno. Ti voglio bene.
È difficile trovare le parole, perché tra noi spesso le parole erano inutili, ci bastavano due sguardi e tutto era
chiaro. Le parole poi, anche le più appropriate, non sarebbero in grado di spiegare a pieno chi sei, cosa hai
insegnato e cosa hai lasciato a tutte le persone a cui volevi bene. A volte sento come un vuoto, non posso
ancora accettare che sia vero. Sembra ieri l'autunno del secondo in cui diventammo amici. Da quel momento
sempre insieme, inseparabili. La persona migliore che abbia mai conosciuto, col sorriso più grande del
mondo. Poi cambi scuola, ci vediamo di meno, ma tra noi resta tutto uguale: tu per me sei sempre "il mio
negro" e io per te sempre "Gino". Non riesco a ricordare un sacco di cose, come la prima volta in cui mi
affibbiasti quel soprannome stupido, che ora mi manca da morire. Adesso non riesco a non pentirmi per aver
perso i messaggi e le foto scambiati in questi anni, per aver rinviato alcune cose per motivi stupidi, per non
averti capito fino in fondo. A volte sono triste e mi tornano in mente scene indelebili di fronte alle quali non
riesco a trattenere lacrime e sorrisi: tu che dormi sul banco durante il compito di italiano ti svegli e prendi
otto, tu mentre sfidi Sveva vinci e mi gridi "Grazie coach!", tu con il pugno alzato in mezzo ad
una quindicina di neofascisti, il tuo messaggio per il primo dell'anno che conservo
gelosamente. Perché tu eri questo, eri istintivo, coraggioso, eri una ventata di freschezza. Eri
speciale. Adesso sogno di aprire gli occhi e trovare il tuo solito messaggio : "Caro, Stradi?"
Mi manchi, Il tuo Gino.Quando mi hanno proposto di scrivere qualcosa per il giornalino non ho esitato a dire
di sì, ma solo ora mi rendo conto di quanto sia difficile riaprire quella ferita che da settimane sto cercando di
nascondere; provo ad abbozzare qualche riga, però puntualmente mi blocco perché ancora penso che tutto
ciò sia irreale. Avere Luis qui, in questo momento di totale disperazione per gli esami di Stato, sarebbe stata
la mia unica via per la spensieratezza e la felicità. Quel ragazzo non si limitava ad essere il classico amico
perfetto, perché credetemi, lo era, Luis era la persona più bella del mondo. Forse la parola più adatta per
descriverlo è “generoso”: donava amore, sapeva farti stare bene, aveva sempre una parola di conforto, ti
riempiva di complimenti e non ti faceva mai sentire inappropriato. Ricordo ancora le migliaia di note audio in
cui mi incoraggiava a inseguire i miei sogni, in cui mi diceva che era necessario vivere la vita nel migliore dei
modi ma soprattutto in cui riusciva a farmi sentire speciale. Il vuoto che ha lasciato nella “famiglia di Napoli”,
nomignolo che lo faceva tanto ridere, è indescrivibile. È entrato del tutto inaspettatamente nei nostri cuori,
ma in modo così piacevole da non poter farne a meno. Fa male, fa male non poterlo stringere tra le braccia
ricordandogli ovviamente che era la persona più bassa del mondo; fa male non poter fissare i suoi occhi che
parlavano da sé; fa male non poterlo più prendere in giro per il fatto che bevesse latte almeno quattro volte
al giorno perché pensava che così si potessero sbiancare i denti; fa male non poter parlare con lui fino a
notte inoltrata di qualsiasi cosa, ma allo stesso tempo del niente assoluto. Luis mi ha cambiata, mi ha fatto
capire l’importanza della famiglia, degli amici e della vita. Non so se mi stia ascoltando, ma vorrei che
sapesse che prenderò quel peluche che mi aveva promesso e che voleva regalarmi praticamente da un
anno, costi quel che costi. Vorrei assicurargli che vivrò per lui e gli dedicherò
tutte le mie soddisfazioni.
Mi mancano i tuoi kissini. Ti voglio bene Flor.
4
Luis è vita. Tutti quelli che hanno incrociato il suo sguardo lo sanno. Il suo sorriso poteva migliorare una
brutta giornata. Non ha mai seguito mode, tendenze, non si è mai unito alla massa. Luis è libertà. È sempre
stato speciale, unico al mondo, quel tipo di persona che vedi e pensi ‘’esistono ancora persone così
genuine’’. Riusciva a farsi voler bene anche dagli sconosciuti. Nessuno poteva conoscerlo a 360°. Era in
continua metamorfosi, era in cerca di tutto e niente. Con Luis potevi parlare di qualunque cosa per ore senza
annoiarti. Avrebbe dato la luna alle persone a cui voleva bene, riusciva a dimostrarti sempre i suoi
sentimenti. Si può dire che fosse raro, davvero. Chi lo ama non ricorderà il suo ultimo gesto, ma i momenti
meravigliosi passati con lui. Amava la storia, l’arte, ultimamente aveva iniziato a dipingere ed era bravissimo.
Suonava anche il piano, diceva che si stava esercitando con una canzone dei
Beatles che voleva dedicarmi, ma non ne ha avuto il tempo. Sarebbe stata la
melodia più bella perché suonata da lui. Ricordo quando aspettava i miei infiniti
ritardi, sempre dolce, sempre bello. Il suo sorriso quando lo abbracciavo. Tutti i caffè presi insieme, le partite
a burraco, le liti. Darei tutto per un altro momento con lui.
Potrei dire tante cose, ricordare tanti eventi, alla fine 10 anni di amicizia, ma
anche litigi, son tanti, quindi riassumo tutto con un grazie, grazie per la
persona che sei, e per quello che mi hai lasciato amico mio.
Muore solo chi viene dimenticato. Tu no. Dopotutto come dimenticare la persona che eri?! Sai, Luis, ieri
abbiamo organizzato una festa a sorpresa per il compleanno di Mike e io ero sul balcone. Quello sarebbe
stato il classico momento Livrieri in cui ci saremmo abbandonati ai nostri progetti e alle nostre promesse,
come quella di andare in Colombia insieme, o quella di piantare un albero. Io quelle
promesse non le ho dimenticate. Domenica piantiamo l'albero. Sotto casa mia. Saresti
stato fiero di noi, sai? Perché noi non dimentichiamo il nostro migliore amico. Buon
viaggio Luis, e che possa sempre risplenderti il sole in faccia.
Ehi piccolo straniero, te quiero mucho, lo sai? Le giornate senza di te sono una vera
tortura, ma so che sei sempre con me e che non mi lascerai mai così come io non ti
lascerò mai. Mi manchi e spero che tu stia ascoltando che mi possa aiutare più di
quanto tu stia facendo o abbia già fatto.
Nella nostra vita abbiamo un percorso. I nostri piedi cammineranno fino alla fine di questa via. Solo alcuni
simili seguiranno, anche se in parte, il tuo stesso percorso. Per quanto mi riguarda, pur non essendo stata
poi tanto importante per lui, gli volevo bene. Era una persona bella anche soltanto da vedere. Ti trasmetteva
pace, allegria molto spesso. Ma come tutti noi aveva quel quid di tristezza. Non siamo riusciti a coglierlo,
perché davvero era una persona stupenda. Non ho la forza di andare avanti perché soltanto pensare a lui
allo stradi, collocarlo lì, addirittura immaginandomelo lì, come fosse un'allucinazione, come se lo vedessi per
davvero, mi fa un male cane. Non doveva andarsene. Non così. Non adesso. E parlo a nome della mia
coscienza quando dico di sentirmi in colpa per non averlo aiutato. E non fraintendermi, non lo dico per pietà.
Tutti abbiamo bisogno di qualcuno. E se lui fosse stato lì con noi, quel 04/05/16 si sarebbe accorto di quanta
gente gli vuole, tutt'ora, un bene dell'anima. La sua mancanza si sente. La non
presenza è la peggior mancanza. E a me manca da morire.
Mi sono sempre chiesta come sia possibile superare le perdite più importanti.
Negli ultimi mesi non ho fatto altro che lamentarmi egoisticamente di quello che mi accadeva senza pensare
che forse qualcun’altro avesse bisogno di essere ascoltato. Negli ultimi giorni ti ho pensato spesso. Pensavo
alla prossima estate, alle passeggiate, ai film che non abbiamo mai finito di vedere. Ricordo ogni sorriso e
momento di gioia, ma non riesco a ricordare l’ultimo momento in cui ti ho visto triste, come se il mio cervello
si rifiutasse di conservare quell’indizio così importante. Frugo nelle tasche del mio giubbotto e non ci sono
più accendini.
5
Sul filo di una lama
dell’infelicità cosmica di tutti gli uomini:
perché allora valutare come “innaturale”
un gesto svolto proprio per poter uscire
da una condizione tale? Molte volte gli
uomini sono spaventati dall’idea di poter
morire, in quanto li spaventa l’idea che
dopo la morte non ci possa esser nulla, o
che ci possa essere una sofferenza
peggiore dopo aver esalato l’ultimo
respiro e che, dunque, il velo di una lama
non possa far altro che aprire le porte di
un Inferno ancor peggiore di quello in cui
si vive: è, in sostanza quello che dice
Amleto nell’omonima tragedia di William
Shakespeare: “Essere o non essere,
questo è il problema: se sia più nobile
d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i
dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi
contro un mare di triboli e combattendo
disperderli. […] Chi vorrebbe caricarsi di
grossi fardelli imprecando e sudando
sotto il peso di tutta una vita stracca, se
non fosse il timore di qualche cosa, dopo
la morte, la terra inesplorata donde mai
non tornò alcun viaggiatore, a
sgomentare la nostra volontà e a
persuaderci di sopportare i nostri mali
piuttosto che correre in cerca d’altri che
non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la
coscienza; così l’incarnato naturale della
determinazione si scolora al cospetto del
pallido pensiero. E così imprese di
grande importanza e rilievo sono distratte
dal loro naturale corso: e dell’azione
perdono anche il nome…”
Se sia giusto accettare la vita anche nella
sua dimensione dolorosa o porre fine ad
ogni sofferenza attraverso l’atto del
suicidio è sempre stato un problema di
carattere etico che ha dato vita ad
accesissime discussioni. E’ giusto porre
autonomamente fine alla propria
esistenza? A questa domanda molti
hanno risposto in modo negativo,
guardando al suicidio come un atto vile,
tipico degli uomini vigliacchi ed
estremamente egoisti, i quali hanno
preferito la strada dell’irrazionalità a
quella della razionalità.
Oltre ai grandi filosofi dell’antichità quali
Aristotele e Platone, degna di nota è la
condanna che Dante fece del suicidio, il
quale, sicuramente influenzato dalla
morale cristiana, condanna i morti per
suicidio all’Inferno, al perdere le loro
fattezze umane per essere trasformati in
alberi, al non ricongiungersi con il loro
corpo neanche dopo il Giudizio
Universale: tutto questo a causa del
rifiuto che tutti questi uomini attuarono
della loro condizione umana.
E’ giusto vivere soffrendo? Questo
enigma ha dato vita ad opinioni
discordanti, tra le quali troviamo anche
alcune che guardano al suicidio come
gesto accettabile, in alcuni casi eroico.
In questo caso si può subito pensare ai
filosofi stoici, i quali ritenevano che il
suicidio fosse anche un atto naturale se
razionalmente giustificato. Causarono
autonomamente la loro morte alcuni
filosofi che aderirono a questa corrente:
Zenone di Clizio, ma, soprattutto, Seneca
(costretto da Nerone a tagliarsi le vene) e
Catone l’Uticense (uccisosi in modo
eroico per non sottostare al regime di
Cesare). Leopardi, invece, guardò al
suicidio come atto certamente innaturale
ma, del resto, liberatorio da una
situazione innaturale quale è quella
In ultima analisi spetta all’uomo decidere
cosa sia meglio: se vivere soffrendo,
accettando le difficoltà della vita o se sia
meglio porre fine a tutto. Alla fine la Morte
è come una dolce amante che ridà
speranza ai disperati, e, alle volte, anche
il suo solo pensiero, dà tranquillità a
molte notti senza sonno.
Michele Cesario 5G
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7
Suspicious minds: perchè crediamo alle teorie del complotto
Non siamo mai stati sulla Luna. L'11
settembre e l'assassinio di JFK sono stati
organizzati dalla C.I.A.. Ecco le principali
teorie del complotto, quelle fantasiose
spiegazioni alternative di eventi reali che li
rappresentano come cospirazioni da parte
di forze maligne e potentissime, spiegazioni
a cui crede grossomodo una persona su
quattro. Come si può prestare fede a storie
così bizzarre? Se lo è chiesto Rob
Brotherton, ricercatore in psicologia della
Columbia University, nel saggio “Suspicious
minds: why we believe in conspiracy
theories" in cui chiarisce fin da subito che
credere a queste teorie non è una cosa da
pazzi, tutt'altro. Le teorie sono avvincenti,
costruite in maniera ingegnosa e
soddisfano la necessità di dare un senso a
ciò che accade, di ridurre la complessità del
mondo. Per lo psicologo la colpa sarebbe
da attribuire in primo luogo all'amigdala, la
parte del cervello che ci fa reagire di fronte
alle minacce: l'incertezza e l'ansia per il
futuro la spingono a un'incessante
reinterpretazione delle informazioni a
disposizione, nel tentativo di organizzarle in
una narrazione coerente che ci faccia
capire cosa stia succedendo, da chi siamo
minacciati e come dovremmo reagire. E
poi, certo, conta anche il desiderio di
sentirsi più perspicaci del "gregge" che si
accontenta delle spiegazioni ufficiali delle
cose. Quella per i complotti è una passione
totalizzante: chi sposa una teoria ha alte
possibilità di credere anche alle altre. Per
giunta si tratta di convinzioni granitiche. Le
teorie del complotto non solo sono immuni
alle confutazioni, ma se ne alimentano: se
una cosa sembra una cospirazione, lo è. Se
invece non sembra una cospirazione, allora
lo è ancora di più, perché fa pensare che
chi voleva coprirla abbia fatto bene il suo
lavoro. Le prove che contraddicono la teoria
sono visti come atti di disinformazione dei
cospiratori. Ossia, paradossalmente, prove
del complotto stesso. Tuttavia come
nascono le teorie del complotto?
Dall'ignoranza. O meglio, da lacune nella
comprensione di un evento o di un
fenomeno. Si tratta si narrazioni alternative
costruite partendo dai dati che mancano
nelle versioni ufficiali o che le
contraddicono. I complottisti prendono
anomalie irrilevanti, insufficienti da sole a
minare la spiegazione ufficiale, e le cuciono
insieme in una narrazione coerente,
trasformandole in segni di un'unica
cospirazione. Perché così tante persone
credono a queste teorie? Una prima
risposta è la “fallacia della proporzionalità”.
Ci aspettiamo che a causare eventi di
grandi proporzioni siano entità altrettanto
grandi. Credere che le Twin Towers siano
state tirate giù da una manciata di terroristi
è in effetti difficile. Una relazione così
sproporzionata tra causa ed effetto
spaventa: preferiamo pensare di vivere in
un mondo prevedibile. Un altro architrave
del pensiero complottista è quello che in
psicologia è chiamato l'errore di
attribuzione, ovvero la tendenza ad
attribuire certi eventi alle caratteristiche
personali degli altri e alle loro volontà
piuttosto che al caso o a fattori esterni. Si
finisce così per credere che esistano cure
contro le malattie peggiori, ma che “Big
Pharma” le tenga nascoste per continuare a
lucrare sui farmaci. O che l'attuale crisi
migratoria sia la conseguenza di un piano
degli Usa per destabilizzare l'Europa.
Queste ipotesi, però, le possono fare tutti:
sono, alla fine, solo l'accentuazione di
normali processi mentali che tutti
condividiamo. Attaccare i complottisti
significa fare come loro: considerare errori
comuni come la colpa di un dato gruppo di
persone.
Annalisa Hajdari 4I
Andrea Papandrea 2H
8
L'ho sposato, lettore mio
Questo il titolo della biografia, curata da
Tracy Chevalier, della scrittrice Charlotte
Bronte, che riprende una battuta
pronunciata da Jane verso la fine del suo
romanzo. La sua voce narrante, che si
rivolge direttamente ai lettori, è diventata
una delle più famose e più citate della storia
della letteratura inglese, come simbolo
dell'autodeterminazione e del rifiuto di
occupare il posto di decorative
fattrici che la società dell'epoca
vittoriana imponeva alle donne.
Jane Eyre, concepito in una
stanza senza sole mentre
Charlotte accudiva il padre
operato agli occhi, non ha mai
smesso di essere stampato e a
duecento anni dalla nascita
dell'autrice, Tracy Chavalier
scrive una biografia per
celebrarne la vita e i capolavori. La
disciplina imposta dal padre alle tre figlie
era assai severa e rigorosa per inculcare
nelle menti delle giovani una ferrea
austerità interiore, il regime oltremodo
frugale: le due sorelle più famose, Charlotte
ed Emily, per opporsi alle restrizioni patite,
svilupparono una personalità autonoma e
ribelle. La scuola era identica alla Lowood
della prima parte di Jane Eyre: gelida,
gestita da carogne che umiliavano e
affamavano le bambine con pasti a basa di
avena bruciata. Nelle peggiori condizioni
igienico-sanitarie Elisabeth e Maria si
ammalarono gravemente e, di ritorno a
casa, morirono nel giro di poco tempo.
Charlotte e Emily furono ritirate dalla scuola
e, insieme a Anne e Branwell, iniziarono a
rifugiarsi nelle storie fantastiche che
inventavano. Nel 1831 Charlotte andò a
studiare in un'altra scuola, dove poi prese
ad insegnare. Iniziò così una doppia vita: di
giorno mite istitutrice, di notte tenace
scrittrice che annotava su un diario il
disgusto per il tempo che doveva perdere
con i ragazzini pigri e viziati. Un'amica la
ritrasse, forse per invidia, come vittima
rassegnata al suo destino. Studi successivi
restituiscono l'immagine di una donna
diversa, brillante e determinata. Ormai
autrice famosa, la sua vita cambiò, ma la
sua entrata nei circoli letterari produsse
solo sgomento: ci si aspettava una donna
spregiudicata e mascolina non certo una
timida, goffa provinciale
intransigente. Infatti, il carattere
riservato, causandole forti
emicranie e nausee, non le
permetteva di godere appieno di
questi nuovi stimoli. Charlotte,
inoltre, era piccola di statura, con
folti capelli che le incorniciavano il
viso, il naso pronunciato e la
bocca mal disegnata in
compenso i suoi occhi scuri
erano talmente penetranti che catturavano
l'attenzione. Il suo aspetto fisico fu sempre
per lei un grave problema che non riuscì a
superare mai completamente: le sembrava
che tutti la guardassero e la giudicassero
per la non perfetta armonia del volto e
questo le causava un forte disagio.
Charlotte preferì quindi abbandonare i
circoli letterari a favore della sua solitaria
dimora, da lei considerata un rifugio. Ora la
sua esistenza correva come su due binari
paralleli: la vita di Currer Bell, pseudonimo
maschile usato dalla scrittrice per
pubblicare i suoi libri, e quella di donna.
Fosse stata un uomo avrebbe potuto
dedicarsi esclusivamente all'attività
letteraria ma in quanto donna doveva
mettere da parte il suo talento. Sebbene
ormai sola, Charlotte rifiutò ogni proposta di
matrimonio, sino a quella del Reverendo
Arthur Bell Nicholl, con il quale poté
coronare il suo desiderio di vita tranquilla,
legato alla famiglia e ai figli, senza più
alcuna velleità artistica.
9
Annalisa Hajdari 4I
L’altra faccia del web. Di che cosa si tratta?
Possiamo dire che quasi tutto ciò che ci
circonda,partendo dalle persone e arrivando
agli oggetti più comuni, ha una ‘’doppia
faccia’’. E’ così anche per lo strumento che
usiamo forse di più nella nostra giornata: il
web. Esso è suddiviso in 6 ‘’strati’’: il web
comune,che utilizziamo tutti, il surface web,
utilizzato per lo più dai server informatici, il
bergie web, che ospita risultati nascosti di
Google con siti e immagini senza censure, il
deep web, il charter web e il marianas web,
che sarebbero la parte più oscura del web. Il
deep web in particolare è costituito da siti
nascosti in cui si svolgono tantissime attività
illegali e non; esso è quella parte di internet
che contiene tutti quei siti che non possono
essere trovati da i motori di ricerca, come
Google. Nel deep web si può trovare davvero
di tutto a partire da forum, siti di
organizzazioni estremiste, negozi virtuali
dove si vendono droga, armi, documenti falsi
e quant’altro che poi arrivano in modalità
anonima a casa degli utenti attraverso la
‘’priority stealth’’ (priorità clandestina), ma
anche sicari, traffici di organi umani,
munizioni, esplosivi o denaro contraffatto. Si
paga attraverso i bitcoin,cioè delle monete
virtuali, che a differenza dei nostri soldi, si
basano su una rete ripartita,senza vere e
proprie banche, dove ognuno può controllare
i vari movimenti e persino il programma che
gestisce le transazioni. Per accedere al deep
web è necessario installare sul proprio
computer un browser adibito proprio a questo
scopo, come TOR (The Onion Router) che un
tempo fu creato per quei paesi in cui internet
era soggetto alla censura. Esso garantisce
completamente l’anonimato dato che
permette di far ‘’rimbalzare’’ la propria
connessione su vari computer sparsi in tutto il
mondo e quindi di nascondere il proprio
indirizzo iP e di rendere quasi impossibile
rintracciare l’utente. Tutti quei siti che si
trovano nel deep web riescono a non farsi
trovare da Google o da altri motori di ricerca
grazie a dei trucchi; il più semplice è chiedere
a Google di non essere inserite nei risultati di
ricerca (cosa assolutamente possibile),
mentre quello più importante è non utilizzare i
protocolli di rete più conosciuti, come http, ma
I2P o Freenet. I siti del deep web si
riconoscono spesso dal suffisso .onion (che
deriva dal simbolo del programma) invece dei
più comuni .com o .it e possono essere
raggiunti solamente dal browser TOR. Il sito
più famoso e anche più conosciuto nella
parte ‘’buona’’ del web era Silk Road,che fu
chiuso definitivamente nel 2014. Esso era
stato definito anche come ‘’l’Amazon delle
droghe’’ o ‘’l’eBay del contrabbando ‘’; a
partire dall’apertura, cioè nel febbraio 2011,
dopo soli tre mesi, si capì il genere di prodotti
che Silk Road voleva vendere: droghe,
documenti falsi, pornografia, articoli
contraffati e, a partire dal 2012, anche armi;
Tuttavia, gli amministratori del sito, hanno
limitato la vendita di qualsiasi prodotto che
avrebbe potuto danneggiare gli altri. I
venditori sono per la maggior parte inglesi e
statunitensi e offrono prevalentemente
eroina, MDMA, LSD o cannabis. Esso fu
chiuso per la prima volta ad ottobre 2013, ma
i primi di novembre fu riaperto da parte dello
pseudonimo di Dread Pirate Roberts,benché
l’FBI era convinta di aver arrestato colui che
si celava dietro quel nome. Il 6 novembre
2014 fu chiuso definitivamente e Ross
Ulbricht, il creatore, fu condannato
all’ergastolo per i tantissimi reati che aveva
commesso.Tutti coloro che decidono di
entrare in questo ‘’mondo sommerso’’ ,però,
devono stare molto attenti, perché tutti coloro
che hanno conoscenze informatiche limitate o
sono solamente aspiranti hacker o
semplicemente persone curiose, che non
sanno proteggere i loro dati, rischiano di
trovarsi come un piccolo pesce circondato da
un numero infinito di squali affamati.
Mariapaola Patrono I B
10
Scrivere un articolo di giornale: l’altra faccia della medaglia
Se, invece, avete risposto l’altra, potreste
scrivere degli ottimi articoli di cronaca
(probabilmente limitandovi solo a quelli),
ma non saprete mai esattamente che cosa
interessi alla gente, perché i trend sono
mutevoli e rischiano di creare una serie di
copie carbone, invece che dei singoli
articoli.
Quando mi è stato chiesto di scrivere e io
ho prontamente risposto di no, la domanda
che mi è stata posta è stata se avessi
deciso di non scrivere per partito preso.
Beh, questo articolo può essere una valida
motivazione per decidere di non farlo.
Allora perché non si intitola “Motivi per non
scrivere un articolo di giornale”? Perché
ognuno di voi potrebbe rispondere in
maniera diversa alle domande che
seguiranno e perché non voglio distruggere
le “ambizioni giornalistiche” di alcuni di voi.
Non parliamo, poi, dei problemi che si
vengono a creare quando bisogna scrivere
articoli di gruppo. Non ci si mette subito
d’accordo, non si trova mai il tempo di
incontrarsi, si perde interesse nel tema, ci si
distrugge a vicenda sino a che uno perisce.
Per prima cosa, per scrivere un articolo
bisogna trovare un tema, un’ispirazione.
Già qui si apre il grande dilemma su cosa
scrivere, che è lo stesso interrogativo che
mi sto ponendo io mentre scrivo. Prima di
tutto, voglio esprimere la mia opinione su
un argomento in particolare o devo parlare
in modo oggettivo di un argomento che
interessi i lettori? (A seconda di come
risponderete, questo potrebbe essere o
meno un articolo.)
Soprattutto, generalmente si scrivono
articoli per un giornale o una rivista, il che
significa che ogni giornalista mirerà alla
prima pagina facendo impazzire
l’impaginatore, creando 500 diverse
versioni della stessa edizione nonché
tensioni tra uno staff che spesso già a
malapena si sopporta.
A partire da questo giornalino, in pochi
immaginano i problemi che si vengono a
creare per un singolo mucchietto di fogli,
ancora meno quelli legati alla stesura di un
misero articolo.
Mettiamo che abbiate risposto che sia
necessario esprimere la propria opinione. A
questo punto, ve la sentite di esporvi o
tenterete di scrivere un articolo in cui non si
prende una posizione e che potrebbe,
quindi, risultare noioso? Sappiate che nel
primo caso riceverete sicuramente molte
critiche, ma potreste anche riscuotere un
discreto successo, mentre nel secondo
caso nessuno finirà di leggere (e magari
non leggerà nemmeno il vostro nome,
infrangendo i vostri piccoli sogni di gloria).
Ecco qual è “l’altra faccia della medaglia”.
Daniele Stama 4°
11
Dallo Scacchi al Mondo
Da oltre novant’anni il liceo “A. Scacchi”
istruisce gli studenti per destinarli a grandi
carriere: sono molti i ragazzi che hanno
trovato la loro passione grazie agli
insegnamenti ricevuti e il giusto
incoraggiamento per inseguire le loro
passioni. Essendo un liceo scientifico
strutturato in modo da dare ampie
conoscenze in ogni campo, gli alunni hanno
sempre ricevuto una preparazione tale da
poter affrontare un qualsiasi tipo di
università, da filosofia a medicina, da
architettura a ingegneria. Ed è proprio in
quest’ultima facoltà che uno dei nostri ex
compagni ha trovato la sua strada: Camillo
Tamma, dell’ex sezione sperimentale del
corso I e diplomatosi nel 2003, si è laureato
in ingegneria elettronica e ha culminato il
suo progresso lavorativo come Design
Engineer presso SLAC, il National Linear
Accellerator Center della nota università di
Stanford. Per chi non conoscesse il
prestigio di questa istituzione, possiamo
ricordare noti personaggi e studenti che dal
1891, anno di fondazione del centro, si
sono susseguiti ogni anno: i fondatori di
Google, Nike, Instagram, Snapchat, Yahoo,
Sun Mycrosistems; le collaborazioni con
Steve Jobs; circa 30 bilionari, 17 astronauti,
diversi premi Nobel. Si può solo
immaginare l’onore di Camillo nel
partecipare a questo progetto che consiste,
brevemente, nella ricerca teorica e
sperimentale nell’ambito della fisica delle
particelle usando fasci di elettroni, e nella
ricerca in medicina, chimica e biologia,
usando la radiazione sincrotron. Nello
specifico il suo compito è quello di
realizzare, con il suo team, uno strumento
in grado di leggere la carica, grandezza
leggibile che descrive lo scontro delle
particelle, il front-end, un circuito elettrico
che necessita di particolari microchip
resistenti allo stress e alle radiazioni. I fasci
di elettroni sono usati come elementi
sensibili in grado di evidenziare determinati
target, come ad esempio la presenza dei
tumori. Anche per Flavio Martinelli
l’ingegneria non ha avuto segreti:
compagno di studi al liceo di Camillo, ha
invece seguito il percorso di ingegnere
meccanico e più precisamente di Processo,
lavora sulla linea di carrozzeria 8 cilindri
della Ferrari. In particolare, è responsabile
della conformità del processo alle
specifiche produttive aziendali,
assicurandosi che l’auto venduta non abbia
difetti e dirigendo quindi meccanici e
carrozzieri nelle operazioni di ripristino
prima, progettisti e fornitori per le correzioni
necessarie poi. Entrambi i ragazzi hanno
ringraziati i professori e lo Scacchi che,
come ha detto Flavio, “Hanno aiutato nella
scelta fornendomi la possibilità stessa di
scegliere. Avendo avuto uno spaccato
completo della realtà, ho potuto poi
decidere cosa approfondire e a cosa
dedicarmi.” È invece Camillo a ricordare
come è proprio nel periodo liceale che
emergono le proprie passioni e che si
capisce cosa si vuol fare “da grandi”; di
come le materie studiate ti aiutino a
crescere, a valutare le cose da una diversa
prospettiva, analizzarlo da un altro punto di
vista; di come un bravo professore riesce a
darti un buon metodo di studio per il
presente e soprattutto il futuro e di come
riesci a farti apprezzare anche la materia
più ostica. A tutti gli studenti che sono
ancora indecisi su quale sia la loro
passione e si sentono smarriti, il nostro ex
compagno dedica alcune parole: “ Fate
quello che vi piace di più, per il quale vi
sentite più portati e avete più passione. È
l’unico modo per non sbagliare. Il liceo dà
gli strumenti per intraprendere un qualsiasi
campo di studi, sta a voi decidere quale.
Insomma, non fatevi influenzare e siate
Choosy!”
Angela Carretta 4A
12
Psiche umana: un mondo inesplorato
Fin dall’origini l'uomo cerca risposte a
fenomeni apparentemente inspiegabili che
accadono come ad esempio: dejà-vù, disturbi
della personalità, inspiegabili attacchi di
panico e fobie. Nel corso del 1900 si hanno i
primi accenni di studi scientifici sulla mente
umana, ad opera di Sigmund Freud,
neurologo austriaco fondatore della odierna
psicoanalisi. Prima di lui altri filosofi come
Kant con il concetto del “Io penso”,
Schopenhauer, Locke e Leibniz a cui lo
stesso psicanalista ovvero Freud fa
riferimento provarono a stabilire una struttura
della mente umana quindi della psiche. Il
filosofo Freud fa una distinzione precisa della
mente umana in quattro parti fondamentali:
conscio, inconscio, subconscio e Io. Il
conscio, è il substrato mentale superiore,
ovvero quello che fa avere la coscienza di se
stessi e del proprio rapporto con l'ambiente
circostante; tutto ciò che conosciamo e
ricordiamo con consapevolezza, è quindi
dominio del conscio, mentre eventuali
esperienze rimosse sono legate all'inconscio.
L'inconscio è appunto una dimensione
contenente modelli di comportamento, ideali,
ricordi, emozioni, pensieri, di cui in genere
non ci si accorge nemmeno. Il subconscio,
letteralmente "sotto la coscienza", è spesso
usato come sinonimo di inconscio nella
cultura popolare; nel suo senso più ampio è
quella parte inaccessibile della mente,
raggiungibile unicamente con regressione o
ipnosi. L'Io gestisce invece, i meccanismi di
difesa, dei processi psichici, gli stimoli esterni
e genera consapevolezza della realtà. L'Io
inscritto nel Se, è la struttura che percepisce
se stessa ed entra in relazione con altre
persone (con il "loro" Io), distinguendole
come " non-Io". Grazie allo studio di questi
quattro elementi della psiche umana si è
riusciti a dare una spiegazione a fenomeni
come sogni, proiezione dei desideri, paure,
dejà-vù, malattie psicologiche, fobie dovute
magari a traumi infantili o esperienze
dimenticate che hanno tutta via lasciato un
segno nella nostra psiche. Spesso per
aiutare i pazienti con traumi passati gli
psicologi fanno ricorso alla terapia ipnoticoregressiva, più utile dei farmaci in alcuni casi.
Un rinomato psichiatra americano, Brian
Weiss, direttore del Dipartimento di
psichiatria al Mount Sinai Medical Center di
Miami, ha inoltre introdotto un nuovo tipo di
ipnosi regressiva oltre a regredire a ricordi
che pensavo di aver dimenticato e momenti
della nostra infanzia perduti a qualcosa
impensabile oggi ovvero a vite passate. Ci
sono numerose testimonianze di persone che
dopo questa esperienza dell’ipnosi regressiva
giurano di aver visto altre epoche e altri
mondi, di aver vissuto la vita di persone che
pensavo di essere ma molto probabilmente
erano loro avi, inoltre osservando i soggetti
durante l’ipnosi, iniziavano a parlare altre
lingue che prima dell’ipnosi non sapevano
parlare, anche lingue antiche addirittura
primitive e sembrano essere dei saggi
dell'intramondo, giurano che l'anima si
reincarni più volte, tante quante ne servano
per imparare insegnamenti necessari ad una
crescita morale. Come spiega nel libro "Molte
vite Molti maestri", è come se ci fosse un
grande diamante in ogni persona, con mille
faccette, ma coperte di sporcizia e di
catrame. È compito dell'anima ripulire ogni
faccetta finché la superficie sia brillante e
rifletta un arcobaleno di colori. "Alcuni hanno
pulito molte faccette, che brillano
luminosamente. Altri sono riusciti a pulirne
solo poche; e queste non sono così luminose.
Ma, sotto lo sporco, ogni persona possiede
nel suo petto un fulgido brillante con mille
faccette luminose. Il diamante è perfetto,
senza la minima incrinatura." Anche se, come
egli stesso ammette, questa cosa sembra
davvero impossibile e assolutamente al di là
della comprensione umana, siamo così
lontani dal conoscere tutto quanto riguarda la
psiche e abbiamo ancora tanto da imparare.
A questo proposito Brian Weiss ama citare il
mistico cristiano Teilhard de Chardin che
disse: "non siamo esseri umani che fanno
un'esperienza spirituale, ma siamo esseri
spirituali che fanno un'esperienza umana.".
Angela Carretta 4A
13
Il dilemma più grande
del male e dalle ambiguità dell’animo umano, il
quale risulta, secondo lui, composto da due
parti in disaccordo tra loro: una parte buona ed
una cattiva, rappresentate nel romanzo
rispettivamente dal Dr Jekill e da Mr Hyde.
Sebbene queste due parti siano perennemente
in contrasto, Jekill afferma che nell'animo
umano possano esserci infinite sfaccettature
delle stesse e che la manifestazione era
condizionata sia dalla potenza del filtro
utilizzato sia dallo stile di vita condotto dalla
persona. Questi due aspetti dell’animo umano
simboleggiano anche quelli che sono il tratto
razionale umano (la parte buona) e il tratto
istintivo e impulsivo (la parte malvagia). Tale
divisione anticipa la teoria freudiana secondo la
quale la coscienza umana risulta divisa in tre
parti: l’Es, l’Io e il Super Io. Il Super Io
rappresenta la parte più legata alle regole e
all’aspetto morale dell’esistenza; l’Es costituisce
la parte impulsiva e istintiva; l’Io fa da
mediatore tra Es e Super Io, affinché regole e
impulsi trovino un punto di incontro. Molto
spesso siamo costretti a decidere se, in una
determinata situazione, sia meglio agire
utilizzando la ragione oppure facendosi
trasportare dai propri istinti. Del resto, quante
volte ci capita di pensare ad azioni orribili che
commetteremmo se non riuscissimo a fermarle
grazie al nostro senso morale? E quante altre
volte sentiamo di brutalità commesse da
persone che la cui forza dell’istinto ha preso il
sopravvento sulla ragione? Sorge spontanea la
domanda: è sempre un male compiere
un’azione impulsiva? Se si pensa che alcuni
uccidano per autodifesa, la risposta sarebbe
negativa, eppure, moralmente parlando,
uccidere è sbagliato. Per questo motivo è
impossibile affermare non solo se sia meglio
seguire il proprio istinto o la propria ragione, ma
anche cosa siano effettivamente il bene e il
male. A questi dilemmi non c’è una risposta che
sia giusta o sbagliata, perciò sta all’uomo
rispondere a queste domande applicando la
propria filosofia di vita, qualunque essa sia.
Capire quali siano le dinamiche della psiche e
dei comportamenti umani è ,da sempre, un
problema che ha interessato molti studiosi e
pensatori. In particolare, il tema dello
sdoppiamento della persona e dell’identità ha
destato l’interesse non solo di filosofi e
psicologi, ma anche di scrittori che hanno
voluto analizzare la questione all’interno dei
loro romanzi. Un primo esempio di autori che
hanno scritto riguardo al tema prima citato è
rappresentato dallo scrittore russo Fedor
Dostoevskij, il quale pubblicò il romanzo
intitolato “Il sosia”. Il protagonista del romanzo,
Jakov Petrovic Goljadkin, è descritto nel suo
progressivo degrado psicologico, dovuto
all’esistenza di un suo sosia che lo umilia e che
ottiene la fiducia della società, rendendo inutile
ogni tentativo di Goljadkin di salvaguardare la
propria dignità; in realtà il sosia altro non è che
una proiezione mentale del protagonista, che
vede nella figura del suo sosia-antagonista ciò
che lui vorrebbe essere. Impossibile, poi, non
parlare della più importante opera di Oscar
Wilde, ovvero “Il ritratto di Dorian Gray”, dove lo
scrittore irlandese rappresenta il tema dello
sdoppiamento attraverso il contrasto tra
apparenza e realtà, corpo e anima: Dorian,
nonostante sia estremamente bello, ha
un’anima malvagia ed è capace di ogni sorta di
delitto. Anche nella letteratura italiana si
trovano esempi di letteratura basata sul
rapporto tra l’uomo e il proprio ego, come, ad
esempio, il romanzo “Il fu Mattia Pascal” di
Pirandello, il quale disegna un intreccio che, a
seguito di un equivoco per il quale viene dato
per morto, porta il protagonista a perdere la
propria identità; sebbene Mattia ritenga di avere
comunque un’altra opportunità nei fittizi panni di
Adriano Meis, presto egli si renderà conto che
per la società Meis non è mai nato, Pascal è
morto, egli quindi non esiste più. Tuttavia, è di
fondamentale importanza parlare dell’esempio
più importante di opere letterarie sul tema della
doppia personalità: ”Lo strano caso del Dottor
Jekill e Mister Hyde” di Robert Luois
Stevenson. L’autore è, infatti, attratto dall’analisi
Michele Cesario 5G
14
Che cosa si dice di noi?
Qualche giorno fa, mentre uscivo da
scuola mi è capitato di sentire un ragazzo
che, rivolgendosi ad un suo amico, diceva
testuali parole: ‘’Vedi questi dello Scacchi,
non aspettano neanche la campanella che
hanno già la sigaretta in bocca’’. Questa
frase, personalmente, mi ha fatto riflettere.
Da matricola che sono, mi sono ritrovata a
pensare alla mia idea di due anni fa sulla
nostra scuola; giravano voci assurde e
stranissime sul conto dello Scacchi e forse
ero la prima a disprezzarlo, si diceva fosse
una scuola facile, piena di drogati, in cui
chiunque faceva tutto quello che vuole. Ma
è ancora così? C’è ancora gente che si
permettere di giudicare e di mettere in
circolo voci false? Forse si, forse no.
Permettetemi di parlare da scacchista e da
persona di parte. Dopo quella frase che ho
ascoltato, detta sicuramente da un ragazzo
non appartenente alla nostra scuola, sono
rimasta un po’ stupita; la prima cosa che ho
pensato è stata ‘’ma tu cosa ne sai?’’.
Ovviamente non ho nulla contro quel
determinato ragazzo che probabilmente
non vedrò più per il resto della mia vita, ma
mi chiedo con quali ragioni e quali criteri si
sia permesso di dire questa cosa. Persino
alcuni miei amici e parenti mi hanno
confidato che pensano che lo Scacchi sia
una scuola la cui definizione può essere
riassunta in due concetti: droga e pessime
strutture; posso accettare l’idea che non ci
siano le migliori aule o le migliori palestre o
i migliori servizi, ma credo non sia questo
che faccia una scuola non come luogo, ma
come ambiente di apprendimento e di
educazione. Vogliamo parlare della droga e
di tutto il resto? Sicuramente ci sono
ragazzi che ne fanno uso, come
sicuramente ci sono ragazzi che fumano
solo sigarette, o ragazzi che non provano
neanche, ma voglio ricordare che
probabilmente questo avviene in tutte le
scuole d’Italia e quasi certamente in tutto il
mondo! E poi chi siamo noi per giudicare.
Ognuno è responsabile della sua vita e può
decidere di fare tutto ciò che vuole. Anche
se sono in questa scuola da meno di un
anno, sono fiera di dire ‘’io frequento il liceo
Scacchi’’ perché lo Scacchi non si riassume
in quei due concetti, ma è molto altro; ci
sono centinaia di ragazzi studiosi,
volenterosi e con grandi menti e
prospettive, che si impegnano a
raggiungere i loro obbiettivi e a dare il
massimo ogni giorno. Penso che il
problema principale sia che facciamo di
tutta l’erba un fascio; probabilmente
esistono ancora pregiudizi riguardanti
l’aspetto di una persona, la scuola che
frequenta o la musica che ascolta. Alla fine
il fenomeno che sta alla base di tutto è
sempre quello: i pregiudizi. Ne siamo
ancora pieni, l’Italia né piena, il mondo ne è
pieno; ci lasciamo trasportare dalla
corrente, da ciò che pensano gli altri, senza
andare a fondo, senza accertarci di quello
che stiamo dicendo. Presumibilmente
quella frase sarà stata semplicemente un’
esclamazione o una frase detta senza
pensarci, ma resta il fatto che il pensiero ha
attraversato la mente di quel ragazzo ed è
proprio questa la cosa che mi stupisce, che
nel 2016 la gente si basi ancora su queste
cose.
Mariapaola Patrono 1B
15
Buonanotte, sconfitti
Campionato italiano di canottaggio.
Finale. Ci sono tutti i migliori, e ci sei
anche tu. Solo che tu non sei passato
come primo o secondo dalle semifinali,
sei passato come miglior terzo
classificato. Sei un imbucato al gran
ballo, sei una cenerentola, non dovevi
esserci, ma ci sei. Ti guardi intorno,
guardi i tuoi avversari, sembrano più
grossi e più forti di te, sembrano proprio
enormi, ti salgono i primi dubbi, forse sul
serio non ci saresti dovuto essere lì. Li
guardi in faccia, dal basso verso l’alto,
hanno paura, proprio come te, anche loro
sono lì pronti in trincea ad uccidersi per
arrivare un decimo di secondo prima di
te. Siete tutti uguali lì, in partenza. State
per partire, e la tua mente va a tutti quelli
che hai dovuto battere per arrivare in
finale, hai superato i quarti di finale e le
semifinali, sei uno dei canottieri più forti
d’Italia anche per il solo fatto di essere lì,
sei cenerentola che si imbuca al ballo del
principe. Hai fame. Tanta fame. Talmente
tanta fame che te li mangeresti tutti, i tuoi
avversari. Sei arrabbiato, ripensi a tutto
ciò che hai dovuto passare per essere lì,
a tutto il sudore, a tutto il sangue che hai
sputato, ai pomeriggi passati in palestra o
in barca, mentre sei lì che aspetti solo il
via. Tre, due, uno, si parte. Parti forte tu,
tanto che hai da perdere? Sei tra i primi
tre, ma sei stanco, la gara è lunga, sono
duemila metri, sei solo a metà e senti le
forze che diminuiscono. Guardi gli altri,
sono stanchi quasi quanto te, ma tu hai
più fame, sei più cattivo, hai più voglia di
vincere. Mancano duecento metri. Ti sei
allenato per un anno per questo
momento, devi chiudere. Siete tutti lì, il
gruppo è compatto, i sei canottieri più forti
d’Italia sono lì. Mancano 10 colpi. Li conti
mentalmente, e ne dedichi ognuno ad
una persona.
occhi, qualunque cosa succeda tu hai già
vinto.
9, ai tuoi familiari, voi ci siete stati quando
tornavo piangendo di rabbia a casa.
8, ai tuoi compagni di allenamento. Li
senti gridare, loro ci credono quasi
quanto ci credi tu.
7, ai tuoi professori, che ti chiedevano di
smettere e di studiare di più.
6, ai tuoi avversari, poveri Cristi quanto
me, ci stiamo scannando per lo stesso
obbiettivo, fratelli.
5, per ogni amico che non ha mai smesso
di credere in te.
4 per tuo padre, grazie a lui hai iniziato ad
allenarti.
3, alla tua ragazza che troppe volte si è
vista preferire i tuoi stupidi allenamenti
allo stare insieme.
2, alla tua barca, la tua compagna di vita,
ormai siete una cosa sola.
1, per te stesso, perché è grazie a te, alla
tua forza e alla tua tenacia che sei qui.
Grazie per non aver mollato, grazie per
non avermi mollato. Apri gli occhi, la gara
è finita, sei a pezzi. Sorridi, ah come
sorridi. Lieto fine, hai vinto tu. I tuoi
compagni ti abbracciano, e tu non hai più
fame, te li sei mangiati tutti. Sei sul
gradino più alto del podio. Sei il più forte
d’Italia, solo tu sai quanto avevi bisogno
di questo. Torni in albergo e ti guardi allo
specchio, ti sta proprio bene l’oro, si
intona con i tuoi occhi. E sorridi, ah se
sorridi, ma non troppo. Tra un anno sarai
tu l’uomo da battere, gli altri
combatteranno per battere te di un
decimo di secondo, ma ci penserai
domani. Oggi sei troppo stanco.
Buonanotte, sconfitti.
10, al tuo allenatore, tu ci hai creduto in
me, non me ne dimenticherò. Chiudi gli
16
Legalizzazione si, legalizzazione no
Allora, io propongo di fare per alzata di
mano, quindi, chi è a favore la alzi ora!
Ringrazio chi in questo momento si trova
in piedi su un autobus affollato e si è
voluto far strada con il braccio in mezzo
alla calca per dimostrare la sua piena
partecipazione.
Grazie davvero amico mio, questa è
empatia.
Ragazzi diciamolo chiaramente, legale o
no la droga viene consumata ugualmente
da giovani e non fin dall’alba dei tempi.
Nello Utah, ad esempio, all’interno del
parco nazionale degli “Arches” sono state
rinvenute iscrizioni rupestri raffiguranti
uomini intenti a
raccogliere quelli
che sembrerebbero
funghi allucinogeni
che crescono in
quelle zone. In
un’altra iscrizione
si possono notare
due ragazzi che
cercano di
convincere le loro
madri a dar loro
soldi per andare ad
Amsterdam perché è “una città culturale”.
Senza andare troppo indietro nel tempo,
ci sono stati e sussistono tuttora esempi
di grandi artisti, letterati e pensatori che
hanno fatto uso regolare di sostanze
stupefacenti.
Attenzione però! Molti artisti sono drogati,
ma non molti drogati sono artisti.
Comunque cari amici non disperate,
anche se la droga è illegale ci sono
metodi alternativi a quello di scroccare o
andare in piazza Umberto a contrattare
con gli spacciatori davanti alla pula e alla
madama e finire poi per comprare piscio
ed erba (e intendo proprio quella che
cresce spontaneamente per terra).
Infatti potreste spezzarvi un arto (e
diciamolo con quella faccia lì molti
sarebbero ben disposti a farvi male
gratis) in questa situazione, andando in
ospedale, i dottori sarebbero costretti a
darvi qualcosa per farvi passare il
dolore…
Inoltre a questo punto sareste: vittima di
bullismo, drogati e masochisti.
Potenzialmente potreste diventare
seguitissimi su tumblr, pensateci.
Per concludere, i miei complimenti vanno
a quelli che sono riusciti ad arrivare a
leggere fino qui e mi scuso anche con
quelli che si aspettavano un articolo serio
ricco di
rifermenti
scientifici, studi
e ricerche sul
caso.
Comunque sia,
ora potete
dimenticarvi di
tutto quello che
ho scritto e
tornare alle
vostre vite,
questo articolo
non ha alcun senso, è pura fantasia, il
problema non esiste e anche se non
fosse così voi certo non sareste
responsabili di niente.
Però cari amici un favore, non
partecipate alle manifestazioni
antimafiose se poi siete quelli che la
finanziano comprando stupefacenti,
grazie.
P.S. se acquistate droga per dare soldi
alla criminalità organizzata in modo tale
che non abbia più bisogno di sequestrare
persone o fare rapine in banca grazie
comunque, continuate cosi.
Massimo Sconforto
17
L’amante migliore
Oh dolce, dolcissima amante
fedelissima prostituta dell’umanità,
come nelle più belle storie d’amore,
spesso vieni all’improvviso
e non lasci mai il tuo compagno insoddisfatto.
La tua vicinanza consola gli infermi
e ridà speranza ai disperati,
perché dei dolori sei la nemica più grande.
Sempre di nero vestita e sempre silenziosa,
sei come la luce per i ciechi
e come il suono per i sordi, perché
Morte, quello per te è degli amori il più dolce.
18
Cosmic
Scouts
n°2
EXPLOSIVE
EDITORIAL
EXPERIENCE
SEMPRE NOI
Non è ancora molto chiaro cosa
possa spingere dei ragazzi a scrivere
un giornalino relativo alla fisica: la
materia non solo è impegnativa e a
tratti ostica, ma anche astratta e
fantasiosa. Avete capito bene, anche
per fare fisica bisogna immaginare e a
volte volare con i pensieri verso altri
mondi, altri spazi, dove le particelle
collidono come le macchine da
scontro e i bagliori che si possono
ammirare, sono proprio gli stessi dei
fuochi d’artificio durante la festa di
San Nicola, se non migliori. Perché
dico così? Partiamo dall’inizio.
La fisica, in realtà non è mai stata
creata da nessuno, perché è sempre
esistita dacché Dio o chi volete voi,
ha creato il mondo. Parlare di mondo
senza
fisica,
significherebbe
mangiarsi un piatto di pasta senza le
posate, e credetemi, non potete.
Nell’immaginario collettivo la fisica è
come un cubo di Rubik, il primo
approccio difficilmente ci porta alla
sua risoluzione o anche solo
comprensione, ma dal secondo in poi,
si inizia a maturare un grande senso
di determinazione e di forza di volontà
che difficilmente non portano alla
soluzione
dell’enigma.
Voglio
smitizzare l’affermazione che dice
“geni si nasce, non si diventa”. Cerco
di buttare giù questo invalicabile
muro, costruito da noi stessi, proprio
perché riconosco nell’uomo l’unico
artefice. La fisica non ha muri per
nessuno, chiunque può arrivare alla
sua comprensione, basta metterci un
po’ di pazienza e convinzione. Come
le donne sono difficili, anche lei a
volte per essere capita, ha bisogno di
molto tempo, ma ciò non implica che
rimarrà un arcano mistero o un tesoro
introvabile; a dire il vero se proprio
volessimo andare a farle visita, ci
1
stupiremmo di scovarla in ogni dove:
guardatevi allo specchio e chiedetevi
chi vi ancora al suolo, guardate il cielo
e chiedetevi il perché dei suoi diversi
colori, guardate un’auto e chiedetevi
come
si
muove…insomma…guardate!
Non
siate timidi, la fisica non prova
vergogna ad essere osservata da voi,
anzi, lei è molto superba: più la
osservate e più si mette in mostra
perché vuole attenzione. Se chi cerca
trova, chi guarda non smette di farlo,
almeno in questo caso.
Come in ogni normale approccio,
all’inizio presentare un po’ di
timidezza è normale, direi da
manuale, ma con il tempo, la
modestia non è più accettata, anzi
viene penalizzata! Con la fisica non si
scherza! L’interesse è la prima cosa
importante in qualunque relazione,
quindi, mostrare attenzione o
comunque dedizione, non fa altro che
ampliare la probabilità di rimanere
follemente innamorati, o almeno
attratti dalla materia. Bisogna
incontrarla molto spesso durante la
settimana, le ore a scuola non
bastano o almeno non danno la
possibilità di entrare in intimità con
lei… lo volete un consiglio? Se
proprio volete conoscere la fisica,
frequentatela al corso EEE e vedrete
che in poco tempo ve ne
innamorerete!
Leonardo Da Vinci, non a caso la
linearità con cui passiamo tutte le
informazioni, contribuisce a rendere il
giornalino genuino e allo stesso modo
non banale. Chi legge, non avverte
nozionismo, ma erudizione. Chi si
sofferma nella riflessione, avverte un
forte senso critico: il connubio linguascienza non è casuale, ma è ben
indirizzato verso una lunga strada che
vede la letteratura al servizio della
scienza e la scienza al servizio della
letteratura. Rivitalizziamo la fisica con
le parole, cerchiamo di darle un volto,
Ma ritorniamo a noi. Il giornalino EEE,
di farcela amica “parlandole.” Non
nato dall’esperienza al CERN, ha un
creiamo miti o illusioni ottiche,
ruolo molto importante, quasi vitale
scriviamo articoli. Dite che è poco?
per il nostro liceo: creare una
coscienza scientifica in ognuno di noi
e presentare la fisica in modo
Flavia Facente VC
alternativo e innovativo. L’idea di
fondo, che accomuna i partecipanti,
non è solo la materia, ma anche la
condivisione di interessi che, seppur
rimanendo in ambito scientifico, lascia
ad ognuno libera scelta di
espressione. Le richieste, a parte la
naturalezza e l’impegno sono davvero
poche. Parlo di naturalezza perché
costruire qualcosa o almeno renderla
artificiale, finisce per devastare
quanto di semplice e propulsivo si
trova in ognuno di noi. “La semplicità
è la massima raffinatezza” diceva
2
A
revolutionary
Gravitational Waves
discovery: indisturbate l’universo ed è difficile
catturarle. La scoperta risale al 14
Settembre 2015 ed è un grande
Il 19 Aprile 2016 presso l’Aula Magna
traguardo. Le onde gravitazionali,
della nostro liceo Scacchi, si è tenuta
interagendo pochissimo o nulla con i
la conferenza del prof. Losurdo
corpi dell’universo trasportano fino
dell’INFN di Firenze sulle onde
alla Terra informazioni su spazi e
gravitazionali, al cui scoperta è stata
tempi lontani. In futuro, potremmo
annunciata
l’11
febbraio
a
essere in grado di conoscere le aree
Washington, durante la nostra
dell’universo che, al presente, sono
permanenza al CERN.
per noi un grande punto interrogativo:
L’aula magna era piena di studenti e le onde potrebbero darci informazioni
docenti curiosi di capire al meglio sia, ad esempio, sulla densità e sulla
questa importantissima scoperta. massa dei corpi celesti che sulla loro
L’emozione non è stata la stessa che energia. Le onde scoperte risalgono a
noi del gruppo EEE abbiamo provato 1,3 miliardi di anni fa e sono state
all’Auditorium del CERN il giorno generate da due buchi neri, uno da 29
dell’annuncio, ma l’interesse e la masse solari l’altro da 36, che sono
voglia di conoscere, capire erano le collassati creandone uno da 62
masse solari; le 3 masse rimanenti
stesse!
sono state trasformate in onde
Il professore ci ha introdotto gravitazionali.
all’argomento partendo dai cenni
storici, in modo da farci comprendere Le previsioni fatte circa un secolo fa
riguardavano lo studio di un raggio
il motivo per cui ci è voluto quasi un
luminoso che seguiva la geodetica
secolo per dimostrare la predizione di della Terra e non la linea retta;
Einstein.
l’analisi dei buchi neri e la risoluzione
È importante specificare che, a dell’equazione della relatività, inoltre,
seguito della relatività di Einstein, il ci hanno permesso di dedurre che
concetto di spazio assoluto e tempo l’Universo è in continua espansione (il
assoluto, presupposti da Newton, Red Shift delle galassie scoperta da
devono essere abbandonati. Bisogna Hubble).
accettare che il tempo scorre a Queste perturbazioni però erano e
seconda della curvatura dello spazio, sono molto difficili da catturare proprio
la luce segue eventualmente una perché interagiscono debolmente con
linea curva a seconda dello spazio in la materia.
cui viaggia e ci sono regioni in cui lo
spazio tempo è così curvo che la luce La loro esistenza è teorizzata dalla
non può uscire: i buchi neri. Le onde formula:
gravitazionali
sono
piccole
increspature nello spazio-tempo,
generate da masse molto grandi che
8
G
ruotano molto velocemente, che si G
 4 T

c
propagano alla velocità della luce.
Data la loro piccola ampiezza, queste in cui:
interagiscono molto debolmente con
 Gmn descrive la geometria
la materia, quindi attraversano
spazio-tempo
3

Tm è il tensore energia
impulso,

c è la velocità della luce,

G è la costante
gravitazione universale.
di
Lo
strumento
utilizzato
è
l’interferometro di Michelson, che
permette
di
misurare
piccoli
spostamenti utilizzando la luce. Sono
aggiunti degli specchi che trattengono
la luce in modo che l’onda abbia più
tempo per interagire, amplificando il
raggio: l’aumento del numero di fotoni
porta ad una riduzione dell’incertezza.
Questi specchi sono sostenuti da
pendoli per evitare che il rumore
sismico sposti gli specchi interferendo
con le misure. Il tutto è tenuto in un
ambiente in cui è stato creato il vuoto
in modo che non ci siano molecole
che ostacolino il cammino ottico. Lo
spostamento degli specchi che
dovrebbe essere rilevato è dell’ordine
del
10-18m,
come
rilevare
l’innalzamento del livello del mare se
versiamo in esso un bicchiere di
acqua.
Il segnale recepito il 14 settembre
dagli strumenti di LIGO, della durata
di 0,2 secondi, è stato recepito anche
da un altro identico rilevatore distante
3000 km, dopo 7 secondi. Fu
verificato che non era causato da un
terremoto e che non era neanche una
blind injection o una variation injection
(sabotaggio). Stabilità la veridicità
dell’onda percepita si è potuto
analizzarla e, dato che la sua
frequenza è uguale a quella dell’udito,
si è ascoltato il suono che i due buchi
neri hanno causato nel momento
della collisione, avvenuta ad una
velocità superiore alla metà della
velocità della luce e che per dei corpi
con masse così grande è
particolarmente elevata!! L’energia
emessa in un secondo è stata di
5×1047 J, catalogando questo evento
come l’evento più luminoso mai
osservato, ed è stata proprio questa
energia che ha permesso lo
spostamento degli specchi dell’ordine
dei 10-18 m.
La scoperta è stata effettuata, ma ora
si sta lavorando per migliorare gli
strumenti utilizzare per eventualmente
ottenere risultati più precisi e maggiori
informazioni sulle onde gravitazionali
stesse.
L’esperimento
VIRGO
presente a Pisa è stato quasi
completato e a fine 2016 si unirà a
LIGO nell’osservazione dell’universo.
Rimangono altri dubbi ancora irrisolti,
sulle esplosioni delle stelle, sulle
caratteristiche delle stelle di neutroni
o sull’espansione dell’universo che,
solo con una più specifica analisi
forse troveranno risposta.
Alessia Anelli IV H
Gabriele Perna V I
4
Una “grave” scoperta
Negli ultimi sessant’anni tecnologie
sempre più avanzate hanno
consentito di costruire acceleratori di
particelle tanto potenti da permettere
il raggiungimento di una velocità
prossima a quella della luce. Ciò ha
prodotto la rilevazione di particelle la
cui esistenza era stata solo teorizzata
o addirittura per niente ipotizzata. Una
delle più recenti scoperte, di grande
valenza a livello scientifico, è quella
del Bosone di Higgs. Teorizzato nel
1964, è stato scoperto solo nel 2012
grazie alla collaborazione tra gli
esperimenti CMS e ATLAS presenti al
CERN. È fondamentale sottolineare
che la divulgazione della scoperta è
avvenuta solo a seguito del riscontro
del bosone sia da parte degli
scienziati di CMS che di quelli di
ATLAS: tale doppia rilevazione
garantisce la veridicità della scoperta,
scartando la possibilità che essa
possa essere scaturita da un errato
funzionamento
delle
strutture
sperimentali. Entrambi gli esperimenti
hanno infatti rilevato un Bosone di
Higgs decaduto dopo pochi istanti in
quattro leptoni o in due fotoni. Nello
specifico al CERN è stata rivelata una
particella
che
ha
tutte
le
caratteristiche del bosone teorizzato
dai fisici Peter Higgs, François
Englert, vincitori per questo del
premio Nobel, e da Robert Brout,
purtroppo deceduto precedentemente
alla scoperta. Il rilevamento di questa
particella ha costituito un tassello
fondamentale, quello conclusivo, per
la verifica del Modello Standard, che
descrive le particelle elementari
presenti in natura e le loro interazioni.
Ci si
chiede quindi perché “l’Higgs” giochi
un ruolo di rilievo in questa teoria. Si
ritiene che in ogni punto del nostro
universo sia presente un campo
invisibile che, se viene a contatto con
le particelle, conferisce loro una
massa. Ovviamente però l’interazione
può essere differente, tanto che se
una particella non interagisce affatto
con il campo non acquisisce massa,
mentre le particelle che interagiscono
intensamente con esso diventano
molto pesanti. Se il campo non fosse
presente
tutte
le
particelle
risulterebbero prive di massa e
viaggerebbero alla velocità della luce.
Questo porterebbe a conseguenze
catastrofiche: se l’elettrone non
avesse massa, gli atomi non
esisterebbero e di conseguenza
neanche la materia come noi la
intendiamo. L’unico modo per
testimoniare la presenza di questo
campo era la scoperta del suddetto
bosone. Per spiegare con un esempio
il funzionamento del campo di Higgs,
si immagini che un illustre scienziato,
quale Peter Higgs, arrivi al CERN.
Egli si vedrebbe circondato da una
5
folla di scienziati ansiosi di conoscerlo
e porgli domande, che però lo
rallenterebbero nel suo moto,
supposto a velocità costante, ad
esempio verso il suo ufficio. Qualora
arrivasse uno scienziato poco
celebre,
egli
non
verrebbe
considerato e non sarebbe affatto
ostacolato dalla folla di studiosi.
Si può attestare, quindi, l’importanza
della scoperta di questo bosone, ma
la ricerca non è terminata: esistono
infatti particelle la cui massa ha
un’origine ancora non del tutto chiara!
Gabriele Perna VI
EEE- Cosmic Scouts
"Portare la scienza nel cuore dei
giovani"
Antonino Zichichi
È questo il meraviglioso obiettivo che
il progetto EEE, con la collaborazione
del Centro Fermi ,si propone di
realizzare. Da senior del progetto,
dopo due anni di studio, analisi dati,
esperienze, lavoro di squadra e
anche tanto divertimento, posso
finalmente affermare con sicurezza
che il progetto non sia stato solo una
mera attività extrascolastica ma una
vera e propria esperienza di vita che
mi ha permesso di crescere, di fare
nuove e bellissime amicizie e
soprattutto di entrare in quel mondo
oserei dire magico che è quello
scientifico.
Quest'anno in particolare, in aggiunta
ai regolari turni di monitoraggio, noi
senior siamo stati protagonisti di uno
stage al Cern, il laboratorio di fisica
europeo più importante al mondo,
abbiamo deciso di creare una rivista
scientifica
chiamata
"Extreme
Editorial Esperience" e siamo stati
testimoni del primo clic per
l'accensione di un network con dati ed
istogrammi disponibili per tutti gli
istituti di ricerca che vorranno farne
uso. Infatti lo Scacchi è stato il primo
liceo della rete di Scuole EEE a
caricare i dati relativi ai muoni cosmici
ad alta energia rilevati a terra su un
portale
web
dedicato
(http://serverps.liceoscacchibari.it/cos
micscouts.html)
che
fornisce
informazioni in tempo reale ed è
sempre disponibile. Il portale è stato
realizzato nell’ambito del progetto
MIUR “Cosmic Scouts”, insieme al
prof. Nicola De Filippis, docente di
fisica del Politecnico di Bari,
permettendo così a noi ragazzi,
attraverso
questo
lavoro
di
monitoraggio, di essere davvero a
disposizione
della
comunità
scientifica.
La conferenza per la presentazione
del portale ed il primo clic si è tenuta il
22 marzo 2016 nell' Aula Magna del
nostro liceo. Dopo un'introduzione del
nostro Preside, prof. Magistrale, la
parola è passata ai relatori della
conferenza : il prof. Nicola De Filippis,
creatore del portale, il quale ci ha
spiegato la realizzazione ed il suo
funzionamento e le prof.sse Fanti e
Muscarella che hanno curato dalla
sua genesi il progetto EEE e con
l'aiuto del prof. Marcello Abbrescia ci
hanno accompagnato e guidato
durante il nostro stage al Cern. In
seguito è stato proiettato un video
prodotto da noi ragazzi che mostrava
gli esperimenti presenti al Cern e tutti
i momenti più belli, entusiasmanti ed
anche divertenti della nostra
esperienza. Dopo esserci seduti sui
gradini del palco dell'Aula Magna,
alcuni di noi hanno raccontato dello
stage, di come lo abbiano vissuto
personalmente ma anche di come ci
siamo davvero sentiti parte di
qualcosa di più grande. Infine alcuni
ragazzi sono stati intervistati per “La
Repubblica”, ad hanno avuto
occasione di mostrare il rivelatore
presente nel laboratorio EEE della
nostra scuola. Ciò che però mi ha
particolarmente colpito è stata la
presenza alla conferenza non solo dei
6
"senior " e degli "junior" ai quali
cerchiamo di passare al meglio il
testimone, ma anche di ragazzi ormai
diplomati o all'università che negli
anni passati hanno partecipato al
progetto a testimonianza ancor più
che "cosmic scouts" si è per sempre.
Ilaria Dituri IVA
“Cos’è per te il progetto EEE?”
Intervista ai ragazzi junior del progetto
sui raggi cosmici.
“Interessante”,
“Stimolante”,
“Cosmico”! Queste, le parole che
alcuni degli junior del corso EEE
hanno utilizzato per descrivere il
progetto. Ebbene, sì, per questo
numero del giornalino abbiamo
pensato di intervistare alcuni degli
iscritti al corso sui raggi cosmici per
scoprire se lo hanno apprezzato,
tanto quanto lo apprezzammo noi –
senior – l’anno scorso. Il bilancio è
stato assolutamente positivo: “Sono
felicissima di aver partecipato a
questo corso, sia per la materia, che
ho
trovato
estremamente
affascinante, che per le bellissime
persone che ho incontrato.” Così una
ragazza ci parla del progetto e,
entusiasta,
conferma
la
partecipazione anche per l’anno
prossimo. Un ragazzo ci dice: “Il
progetto è una grande opportunità,
offerta a noi studenti, per esplorare il
mondo della ricerca e provare ad
essere, nel nostro piccolo, ricercatori
per qualche giorno”. Giudizi, questi,
condivisi dalla totalità degli intervistati,
tutti soddisfatti del percorso compiuto.
Insomma, secondo i corsisti, il
progetto ha offerto davvero una
grande possibilità di conoscere un
aspetto nuovo della fisica, complesso,
certamente,
ma
anche
appassionante,
affascinante
e
coinvolgente. Ha fatto avvicinare –
così come voleva il Prof. Antonino
Zichichi – i giovani studenti del nostro
liceo alla scienza, dando loro la
possibilità di vivere momenti unici,
accompagnati da docenti validissimi e
da una grande passione per il mondo
della fisica. Ha permesso loro di
ampliare le proprie conoscenze, ma
anche di portare avanti un lavoro di
monitoraggio, al fianco di noi senior.
C’è chi ha preferito le lezioni teoriche,
svoltesi in classe, e chi, invece, ha
adorato la parte pratica del progetto.
A questo proposito una studentessa
afferma: “Quello del monitoraggio è
un lavoro di precisione e costanza.
Potrebbe sembrare ripetitivo, ma se si
è determinati e si ha la passione per
l’attività che si sta compiendo, non
sono soltanto numeri vuoti quelli che
si riportano sul computer, ma
riflettono pienamente il funzionamento
del rivelatore, studiato durante le
lezioni in classe”. Alcuni ci riportano
queste parole: “Ho preferito la parte
teorica perché adoro studiare le leggi
che regolano determinati fenomeni”,
altri, queste: “Il monitoraggio è
un’attività impegnativa, ma anche
bella e divertente perché dà la
possibilità di entrare in contatto con
ciò che si è studiato”.
Ai ragazzi è stata chiesta anche
un’opinione sul lavoro del ricercatore.
Queste alcune delle risposte:
“Ritengo che il ruolo di ricercatore sia
fondamentale per il progresso, anche
se spesso sottovalutato”, “Il lavoro di
un ricercatore? Impegnativo ma
affascinante. Mi piacerebbe farlo da
grande.”, “Ho iniziato a considerare il
lavoro di ricercatore soltanto
nell’ultimo periodo, poiché mi sono
avvicinata di più alle materie
scientifiche e sono sicura che lo terrò
in considerazione per il mio futuro.
Potrebbe essere un primo passo
dopo l’università!”. La ricerca ha
suscitato, dunque, in tutti i corsisti
intervistati un certo fascino. Ad alcuni
sono talmente piaciute le attività
svolte da voler continuare il proprio
cammino su questa lunga e tortuosa
strada. Non sappiamo se i venti
7
ragazzi junior sceglieranno realmente
questo percorso per il loro futuro, ma
sicuramente, sarà loro offerta la
possibilità
di
approfondire
ulteriormente questa branca della
fisica anche l’anno prossimo. Se è
vero – come affermava Goethe – che
“le cose migliori si ottengono solo con
il massimo della passione”, ci
auguriamo di essere riusciti a
coinvolgere davvero questi ragazzi,
facendo loro amare l’incantevole
disciplina della fisica delle particelle.
Al termine dell’articolo, si ringraziano
tutti coloro che hanno acconsentito a
rilasciare un’intervista (Nicola Alborè,
Francesco Errico, Laura Lidia
Prudenzano e Zewei Xu) e tutti i
professori che li hanno accompagnati
nella bellissima avventura di
quest’anno.
Alessandro Recchia IV I
“La bellezza della scoperta”
ma è una sensazione tutta positiva
per il neoiscritto, è un’eccitazione
intellettuale che porta a desiderare
fortemente di partecipare ad ogni
singolo
evento
del progetto.
Sensazione giustificata pienamente
se si pensa che esso è una speciale
attività di ricerca scientifica sviluppata
nelle scuole superiori su tutto il
territorio nazionale, ma con un respiro
internazionale
grazie
alla
collaborazione con il CERN , l’INFN
ed il MIUR.
Albert Einstein credeva nella bellezza
e nella profondità del senso del
mistero “sta qui il seme di ogni arte; di
ogni vera scienza.” Senza che il
paragone appaia irriverente, proprio
quella stessa curiosità che accomuna
i più grandi filosofi e scienziati è stata
la principale motivazione che ha
portato alcuni tra gli studenti delle
classi terze e quarte del Liceo
Scientifico A. Scacchi di Bari a
partecipare ad un particolare
progetto.
Ciò che entusiasma e attrae è proprio
la possibilità reale per gli studenti di
Già il titolo del progetto Extreme
rilevare, per mezzo di strumenti
Energy Events ed il suo acronimo
moderni e avanzati eventi ad alta
EEE - ammettiamolo- sono in grado di
energia.
destare l’interesse del pubblico ed
hanno attratto me ed i miei compagni Non importa molto se possiedi già
pur
senza
una
completa un’infarinatura
generale
consapevolezza di cosa ci attendeva. dell’argomento
o
se
dovrai
Quando poi si inizia a scoprire pian intraprendere da zero la strada verso
piano
a
cosa
corrispondono la conoscenza dei raggi cosmici,
realmente queste ermetiche parole è poiché in ogni caso grazie alle
davvero
una
sfida
rimanere fondamentali lezioni di fisica di base e
indifferenti.
di monitoraggio dei docenti interni al
progetto il percorso che sembrava un
Perché sono così sicura che le vostre
incerto
sentiero
acquisisce
menti e i vostri volti non rimarranno
gradualmente le sembianze di una via
impassibili dinanzi a questo progetto?
praticata e familiare. La successiva
A dir la verità non ho ancora i mezzi
attività pratica di monitoraggio dei
necessari per dimostrare questa mia
fenomeni ad alta energia per mezzo
tesi, ma raccontando la mia
di un telescopio MPRC, lo studio
esperienza personale spero in
giornaliero dei dati raccolti e inviati al
qualche modo di rendermi portavoce
computer del laboratorio e la
di ciò che credo sia stata
seguente pubblicazione è sempre
l’impressione generale degli studenti
accompagnata dai ragazzi senior.
che, come me, sono stati più
Dunque diventa momento di
recentemente coinvolti nel progetto.
collaborazione e lavoro di squadra tra
Una volta ammessi al corso, dopo le studenti e tra studenti e docenti, che
prime
importanti
informazioni ben rispecchia il nome del progetto
divulgate dai ragazzi senior - “Cosmic Scouts”.
partecipanti da un anno- si è già
Ho percepito fin da subito
proiettati oltre. Immediatamente dopo,
l’instaurazione di un bel rapporto con
quella curiosità iniziale, stimolo
tutto il team del progetto. Rapporto
indispensabile, in parte si trasforma in
alimentato durante l’anno oltre che
un’ansia gioiosa. La chiamo ansia,
8
dal desiderio di partecipazione, anche
da quello di miglioramento collettivo.
La rivelazione su scala mondiale delle
onde gravitazionali di cui si ipotizzava
l’esistenza e l’inaugurazione del primo
portale web dedicato al monitoraggio
scolastico
hanno
sicuramente
contribuito a rendere l’aria del
laboratorio di EEE ancora più
frizzante galvanizzando gli animi di
tutti i partecipanti che percepiscono la
sensazione di essere veri e propri
ricercatori scientifici.
E come un bambino che gioca sulla
spiaggia si diverte a trovare un sasso
o una conchiglia più bella del solito e
rimane stupito dalla vastità del mare,
così noi piccoli protagonisti di un
progetto spalancato su qualcosa di
grande, qualcosa che ci avvicina agli
orizzonti della fisica particellare,
raggiungiamo piccole tappe che ci
segnano e ci spronano a continuare.
Laura Prudenzano IV I
FINALE
NAZIONALE
DELLE molto impegnativi – di carattere sia
OLIMPIADI
ITALIANE
DI teorico che pratico – che, sin da
ASTRONOMIA 2016
subito, hanno catturato l’interesse di
noi
ragazzi.
Passione
per
“Cronaca
di
un’esperienza
l’astronomia, entusiasmo e una gran
indimenticabile”
voglia di mettersi in gioco. Questi i
I soci del “Gun sentimenti che hanno animato
Club”, artiglieri l’avvincente competizione. Alle nove
americani, in punto, prende il via la gara! Tutti
protagonisti del molto concentrati, iniziamo a scrivere
celebre formule matematiche, pigiamo, senza
romanzo sosta, i pulsantini delle nostre
fantascientifico calcolatrici e, con tratto deciso,
“Dalla Luna alla disegniamo la situazione proposta dai
Terra” di Jules Verne, costruiscono un problemi. Allo scadere delle tre ore e
cannone per sparare un proiettile mezza, durata della prima prova, ha
dalla superficie della Terra a quella inizio una breve pausa pranzo. Pausa
della Luna. Ma con quale velocità che non solo dà la possibilità a tutti i
minima deve essere sparato il partecipanti di sfamarsi in vista della
proiettile affinché l’invenzione possa seconda fase, ma anche di
ritenersi riuscita? Di questo genere conversare tranquillamente riguardo
era una delle sfide che i quarantuno le più svariate tematiche. Si cerca, al
ragazzi, finalisti della XVI edizione contempo, di conoscersi meglio e non
delle Olimpiadi Italiane di Astronomia, manca la possibilità di ripetere in
hanno dovuto affrontare durante la gruppo alcuni dei possibili argomenti,
oggetto della prova pratica.
Finita la pausa pranzo, siamo
tutti pronti per ritornare in aula
e fare del nostro meglio. La
seconda prova ha una durata
di due ore, al termine delle
quali non c’è modo migliore
per rilassarsi che fare una
visita della stupenda città di
Milano. Tutti a bordo di una
prova che si è svolta mercoledì 20 “taxi bike” e il tour ha inizio! Duomo,
aprile presso l’I.I.S. “L. Cremona” di Castello Sforzesco, Palazzo dell’Arte
Milano. Molti altri sono stati i quesiti Bernocchi, Arco della Pace, Parco
proposti: studiare la luminosità di una Sempione, Teatro alla Scala. Questi
stella nel visibile e confrontarla con alcuni dei monumenti ammirati, ai
quella di una lampadina, calcolare quali non si può dimenticare di
l’influenza che la forza gravitazionale aggiungere il Palazzo di Brera,
della Luna compie sul peso dei corpi visitato dal gruppo il giorno
posti sulla superficie della Terra. Fra i successivo. Dei numerosi ambienti
problemi, non poteva, poi, mancare presenti nel palazzo, di particolare
un riferimento alle onde gravitazionali, attinenza con la materia delle
è
l’Osservatorio
rivoluzionaria conferma dell’anno alle Olimpiadi
Astronomico.
Esso,
fondato
nel 1764
teorie di Einstein. Insomma, quesiti
9
fra le mura di un antico collegio
gesuita, accolse il grande Giovanni
Schiaparelli e ne sostenne gli studi.
Sebbene non sia più attivo a causa
del forte inquinamento luminoso di
Milano, l’Osservatorio Astronomico
ospita ancora – imponenti - le due
cupole utilizzate dall’astronomo
piemontese per lo studio di
numerosissime stelle doppie e dei
celeberrimi “canali di Marte”.
Grandissima l’emozione di toccare
con mano quei polverosi volumi che
hanno preso vita grazie alla penna di
Schiaparelli, leggerli, assaporarne i
contenuti e sentirne il profumo.
Affascinante entrare in contatto con
strumenti tanto antichi quanto
complessi, ammirarli, palparli, capirne
il funzionamento. Unica la possibilità
di accomodarsi sulla confortevole
poltrona del famoso astronomo e
sentirsi, anche solo per qualche
secondo, speciali. Ancora incantati
dalla stupenda galleria degli strumenti
settecenteschi, ci spostiamo negli
ambienti dedicati alla Pinacoteca di
Brera, dove siamo travolti dalla
bellezza delle tele di artisti del calibro
di Piero della Francesca, Mantegna,
Bellini, Bramante, Perugino, Raffaello.
Insomma, il Palazzo di Brera è
davvero – come affermò Napoleone –
il “palazzo delle scienze e delle arti” e,
grazie all’immensa quantità di sapere
che custodisce, ha contribuito a
rendere ancora più affascinante
l’esperienza delle Olimpiadi di
Astronomia. Altra istituzione, che è
d’obbligo menzionare, è il Museo
Nazionale della Scienza e della
Tecnologia “Leonardo da Vinci”, che
ha ospitato le cerimonie di apertura e
chiusura dell’evento e, con una
straordinaria esposizione sullo spazio,
ha mostrato ai quarantuno ragazzi
interessantissimi pezzi da collezione.
Un
pendolo
di
Foucault
novecentesco, un frammento di roccia
della superficie lunare, unico in Italia,
il prototipo della sonda Italiana San
Marco, alcune tute spaziali sovietiche
e americane, l’endoreattore di un
razzo, numerose riproduzioni dei
telescopi galileiani e l’originale
modello progettuale dell’Osservatorio
astronomico di Brera.
Come si è potuto capire, quella di
Milano non è stata solo una gara ma
anche una grande opportunità di
arricchimento per ciascuno di noi.
Un’opportunità che ci ha permesso di
vivere
momenti
unici
ed
indimenticabili. Tappe impegnative,
sfide. Esperienze formative, lezioni
stimolanti. Occasioni di svago,
situazioni divertenti. Momenti di pura
passione.
Al termine di questo articolo è
doveroso ringraziare il Dirigente
Scolastico Prof. Giovanni Magistrale e
la Prof.ssa Cinzia Manodoro per
avermi fortemente supportato per
tutto il corso di questa fantastica
avventura.
Alessandro Recchia IV I
Pagina di diario di
Schiaparelli riguardo
le sue osservazioni
Cupola di Sciaparelli,
presso l'Osservatorio
di Brera
10
La mia stellare esperienza!
Sapevo che sarebbe potuto accadere
di tutto, ma mai mi sarei aspettato che
i ragazzi sarebbero venuti da me e
dagli altri “professori” del progetto per
costringerci ad aumentare il numero
di lezioni, nonostante avessimo già
terminato le ore previste dal
programma.
All’inizio
dell’anno
eravamo molto titubanti circa la
realizzazione del corso: non avevamo
sicurezze, né tantomeno certezze.
Tutto è nato per caso, parlando su un
gruppo di Whatsapp creato durante il
primo progetto autogestito di
Astronomia: tra i tanti argomenti
trattati, abbiamo affrontato il problema
riguardo la “continuazione del corso”.
Pensavo che quest’anno sarei riuscito
ad avviarlo, in modo da continuare la
tradizione e far sì che il progetto
perdurasse anche negli anni
successivi, ma anche un altro
ragazzo, Davide Iacuitti, aveva
intenzione di prendere le redini del
corso. Abbiamo deciso allora di
metterci d’accordo in modo da
coordinarlo insieme ai ragazzi di
quarto e terzo che con noi avevano
partecipato al corso dell’anno
precedente.
Appena prima di partire, siamo
incappati in un piccolo “problema”:
Davide
proponeva
un
corso
prettamente teorico, molto simile al
primo realizzato, mentre io ritenevo
opportuno spostare l’attenzione più
sul Planetario, vanto per la nostra
scuola. Preferivo, infatti, che a
differenza del progetto precedente ci
fossero più lezioni pratiche in modo
che i ragazzi avessero potuto
comprendere al meglio le nozioni
date, verificandole in prima persona
grazie ad una struttura che
permettesse
di
simulare
l’osservazione notturna. Non fu
difficile metterci d’accordo: dopo aver
“convocato” i nostri “predecessori” per
confrontarci con loro e saperne il
parere, abbiamo deciso di unire le
nostre idee: in pochi giorni abbiamo
steso un programma e l’abbiamo
presentato al preside che, senza
alcuna obiezione, l’ha accettato.
Ovviamente, però, mi sembra dovuto
ribadire e tener presente che tutto
quello che sto per raccontarvi non
sarebbe stato affatto attuabile senza
la partecipazione di Francesco
Calabrese,
Davide
Poggiolini,
Francesco Paolo Nerini, Alessandro
Recchia, Mauro Ferrara, Andrea
Mauro. In pochi giorni ci siamo
organizzati e abbiamo girato tutte le
classi sia della sede principale che di
quella situata al Pitagora e abbiamo
avuto, inaspettatamente, moltissime
adesioni (ben più di sessanta) e
soltanto tra le classi prime, seconde e
terze. Abbiamo voluto partecipare
anche alle Olimpiadi di Astronomia
proponendo a tutti i ragazzi di
realizzare un testo seguendo le
disposizioni dell’INAF. Nonostante la
partecipazione alla competizione non
fosse obbligatoria, abbiamo subito
intuito, tramite il numero di adesioni
alle olimpiadi, chi fossero le persone
realmente interessate al progetto.
Non che gli altri non lo fossero, ma
forse o per timidezza o per poca
voglia preferivano non mettersi in
gioco. Sin dalla prima lezione, infatti,
abbiamo riscontrato un effettivo
dimezzamento delle partecipazioni:
erano circa trenta i ragazzi, certo
pochi rispetto al numero iniziale ma
sicuramente avvinti. Abbiamo creato
due classi e il corso è finalmente
iniziato. Siamo partiti dalle basi,
trattando argomenti di matematica,
fisica e astronomia via via più
complessi con l’avanzare delle lezioni
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intervallate, appunto, con esperienze
periodiche in planetario. Il numero di
lezioni previsto era di venti lezioni,
iniziate il 4 dicembre 2015 per un
totale di quaranta ore. Sin dall’inizio i
ragazzi si sono dimostrati molto
incuriositi e questo ci ha consentito di
portare avanti il corso con serenità e
orgoglio, nonché di stringere un
rapporto d’amicizia e rispetto con tutti
loro. Dopo questa prima “fase di
assestamento” il corso ha proceduto
con tranquillità, salvo problemi ed
incomprensioni quasi necessarie.
Tutto questo non deve destare
stupore perché ritengo fermamente
che solo con la trasparenza e con il
coraggio di ribadire la propria idea si
può trovare un punto di incontro,
rafforzare il rapporto e permettere una
migliore riuscita, in questo caso, del
corso. Con il passare delle lezioni il
numero dei ragazzi è andato sempre
diminuendo, tanto da costringerci a
unire le classi in una che li
comprendesse
tutti,
fino
a
raggiungere la stabilità. Ma questo
non ci ha demoralizzati perché i
“reduci” di questa scrematura erano
pochi, ma buoni poiché hanno
davvero dimostrato una notevole
predisposizione per la materia.
Ma fin qui vi ho parlato della parte
bella, quella perfetta quasi da favola.
Questo corso ha infatti richiesto una
notevole attenzione da parte di noi
“professori” che quasi ne usciamo
esausti, ma contenti di averci
lavorato, di averlo portato avanti fino
alla fine, realizzandoci. Ricordo infatti
tutte le nottate passate al telefono con
Davide per chiarire eventuali
problemi, ma anche per prendere
decisioni o proporre qualcosa ai
ragazzi. Ma vorrei anche far presenti i
numerosi andirivieni in segreteria per
accertarci di avere le aule prenotate o
per ricevere eventuali informazioni sui
ragazzi partecipanti e l’avanti e dietro
aula-planetario per verificare che la
struttura fosse sempre efficiente e
funzionante, anche dopo un black-out
o anche dopo che qualcuno,
distrattamente, aveva mosso il
proiettore causando lo sfasamento
dell’immagine. Alla fine abbiamo
organizzato un test finale, non
discriminatorio ma di autovalutazione:
una nottata al telefono anche per
questo. C’erano domande su un po’
tutti gli argomenti trattati e l’esito
avrebbe permesso a noi di riscontrare
eventuali problemi che in futuro
potranno essere risolti, mentre ai
ragazzi ha permesso di comprendere
il livello di conoscenza e quanto
avevano appreso a fine corso. Da
parte mia è stato divertente passare
un
pomeriggio
al
computer
digitalizzando il test che avevamo
preparato a penna, ma ancora di più
è stata, almeno per me, piacevole e
curiosa la correzione dei test stessi: è
stata una nuova esperienza che mai
avrei pensato di dover affrontare!
d’orgoglio poiché conferma che tutti i
nostri sforzi e le famose nottate per
poter organizzare al meglio il progetto
non sono stati vani. Detto ciò vorrei
ringraziare innanzitutto Davide con il
quale ammetto di aver passato una
bella esperienza di coordinamento,
ma anche Alessandro, Mauro,
Francesco, Andrea, Davide e
Francesco Paolo senza i quali il
progetto non avrebbe affatto potuto
prendere piede e che con il loro aiuto
e la loro partecipazione ci hanno
permesso di raggiungere fantastici
risultati. Ringrazio anche i ragazzi che
hanno partecipato e spero che tutti
loro potranno prendere il nostro posto
eventualmente mandando avanti un
progetto sempre in via di
perfezionamento e ottenendo risultati
sempre migliori. Vorrei aiutarli già da
ora: a coloro che hanno avuto la
pazienza di leggere l’articolo
interamente, consiglio vivamente di
prendere parte al progetto il prossimo
anno, fidatevi, NE VALE LA PENA!
Gabriele Perna V I
Arrivati alla fine del corso, posso dire
che è davvero accaduto di tutto e
credetemi, anche l’impensabile che
apparentemente col progetto non
aveva niente a che fare. Ma è stata
davvero inaspettata la richiesta di
nuove ore. Eravamo al termine
dell’ultima ora quando i ragazzi,
interrompendoci, hanno esordito
dicendo:” Facciamone altre, per
favore, continuiamo il progetto!!”.
Abbiamo
dovuto
organizzare
appositamente due lezioni extra
dedicate interamente al fantastico e
intrigante mondo dei buchi neri e delle
stelle in generale e nonostante ciò, al
termine di queste, i ragazzi erano
ancora desiderosi di continuare.
Questo ci riempie francamente
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Con lo sguardo verso l’alto
sbagliata, interpretando male le
indicazioni, ma, non appena ho
sentito, la cosiddetta “parola magica”,
ossia “benvenuto nel nostro corso di
Astronomia”, ho subito realizzato di
essere nel posto giusto. Ho subito
appreso che il corso era gestito da
ragazzi, sempre appartenenti alla
nostra scuola. Inizialmente ho
pensato che il progetto a cui avevo
deciso di partecipare fosse una
perdita
di
tempo,
ma
successivamente in meno di due ore
quei ragazzi hanno dato prova di non
essere lì per caso poiché, mostrando
entusiasmo e grande cultura
scientifica, hanno dimostrato di
condividere la mia stessa passione,
cercando di trasmettere ai presenti le
loro conoscenze e il loro grande
amore per l’astronomia. In questo
corso, oltre ad aver imparato nozioni
scientifiche, ho incontrato persone
speciali, con le quali si è sviluppato
un grande rapporto basato sulla
collaborazione e il sostegno
reciproco, oltre al confronto e alla
discussione
costruttiva. Questa
esperienza si è conclusa con una
magnifica foto ricordo e guardando
quel “momento catturato” con i nostri
sorrisi, si comprende che frequentare
il corso non serve solo a imparare,
alimentare la nostra curiosità e voglia
di conoscenza, ma serve a maturare
come persone, come uomini. Un
giorno guarderò quella foto e
ricorderò con soddisfazione la
passione che ha unito tutti noi in uno
splendido viaggio attraverso la fisica e
l’astronomia.
Scienza, astronomia, fisica: per chi
ama queste materie il corso di
astronomia del liceo A. Scacchi è
ottimo per apprendere o approfondire
le proprie competenze. Il “corso
ragazzi per ragazzi” funziona molto
bene, infatti, pur non essendo gestito
da docenti, la lezione è attiva non è
monotona ed è interessante. Il
progetto è diviso in due parti: una
parte teorica, dove i “ragazzi-docenti”
(del 4° o 5° anno) come ad esempio
Gabriele Perna e Francesco Paolo
Nerini, spiegano le regole base della
fisica, utilizzando anche esempi di
vita quotidiana, mentre la seconda
parte è relativa alla pratica e prevede
delle lezioni in planetario, dove inizia
“l’addestramento” per diventare piccoli
esperti di astri, pianeti o costellazioni.
Il planetario del nostro liceo è uno
strumento ottico che proietta su una
cupola di circa 5 metri di diametro
l’immagine della volta celeste visibile
a occhio nudo. Personalmente sono
stato sempre attratto dall’astronomia:
l’anno scorso per questa mia
inclinazione, ho frequentato un altro
corso sempre a scuola. Dato
l’immenso
valore
della
mia
precedente
esperienza,
anche
quest’anno ho deciso di iscrivermi ad
una “iniziativa scientifica”, non
immaginando che il tutto fosse gestito
da ragazzi, ma pensando che fosse la
continuazione del corso precedente.
Ricordo ancora il primo pomeriggio di
quest’avventura: arrivato a scuola mi
sono precipitato nella classe
indicatami dal bidello e appena
varcata la soglia, ho notato solo tanti Domenico Pio De Simone II F
ragazzi e in particolare, ricordo
ancora quel caloroso “ciao” da un
simpatico ragazzo riccioluto. Sono
rimasto interdetto e per un istante ho
pensato di essere entrato nella classe
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Ed eccoci qui…
Pubblicare la seconda uscita del nostro beneamato giornalino EEE non è stata per noi solo una grande “impresa”, ma
anche una vera e propria esperienza stellare, perché abbiamo avuto il grande onore di collaborare con il progetto di
Astronomia della nostra scuola! Che grande team! E l’anno prossimo...si riparte in grande! Un caloroso e dovuto
ringraziamento ai ragazzi del progetto di Astronomia. La squadra si allarga e con gran piacere vi presenta una nuovo
numero di “Explosive Editorial Experience”! Speriamo di aver catturato la vostra attenzione e soprattutto di non avervi
annoiato. Speriamo di essere riusciti a comunicarvi qualcosa perché – alla stessa maniera del grande Italo Calvino –
vediamo la scrittura come “un modo per realizzarsi e per comunicare”. L’esperienza del giornalino è stata molto
importante per noi, ha dato libero sfogo alla nostra passione e alla nostra fantasia di scrittori ma anche di amanti delle
materie scientifiche. È stata un’irripetibile possibilità di arricchimento che ha permesso a noi tutti di imparare qualcosa di
nuovo. Se siamo riusciti a fare tutto questo è anche grazie al grande supporto di numerose persone. Direi, perciò, che è
arrivata l’ora dei ringraziamenti!
Un grande “grazie” va innanzitutto al Dirigente Scolastico Prof. Giovanni Magistrale che ci ha permesso di pubblicare la
nostra rivista.
Un enorme ringraziamento anche alle professoresse Bianca Fanti e Marina Muscarella che ci hanno supportato in
questa attività, rendendosi disponibili ad ogni necessità, dandoci consigli utili per rendere ancora migliore questo spazio
dedicato a noi ragazzi.
Si ringraziano anche tutti gli altri professori che hanno appoggiato l’iniziativa senza mai abbandonarci.
Un grazie alla rivista ufficiale della scuola “Skakki nostri”, che ha deciso di ospitarci per questo ultimo numero dell’anno.
Si ringraziano, infine, tutti gli studenti – sia senior che junior – che hanno collaborato alla realizzazione del primo
giornalino scientifico del nostro liceo (uscito in due edizioni, quest’anno). In particolare Flavia Facente che, con le sue
brillanti idee, ha dato avvio a questo meraviglioso progetto. Ha coordinato la nostra redazione con dedizione e impegno
e ha riposto un pezzo del suo cuore in questo magnifico lavoro. Si è resa sempre disponibile, spinta da una grande
passione, ingrediente fondamentale nella riuscita del giornalino. Essendo di quinta, l’anno prossimo, lascerà la nostra
scuola, ma ci auguriamo di riuscire a portare avanti questa attività, fornendo nuovi ed interessanti spunti di
approfondimento a tutti i nostri – speriamo oramai affezionati – lettori. Cercheremo sicuramente di arricchire quanto più
possibile la sua idea con proposte sempre nuove, orgogliosi del lavoro svolto quest’anno.
La redazione
Flavia Facente, Alessia Anelli, Gabriele Perna, Alessandro Recchia, Ilaria Dituri
Con la collaborazione di:
Laure Prudenzano, Domenico Pio De Simone
Scrivete sul giornalino! Vi aiuterà a maturare, ad essere delle persone migliori!
Metteteci le vostre idee, cercate di inventare più che potete e siate molto fantasiosi!
Combattete per ogni edizione e se le idee non vi vengono, vi assicuro che verranno loro da voi!
Ricordate che l’ingrediente magico è la passione, vi basta averla e sarete INVINCIBILI!
Al prossimo anno
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