Le pillole di - FIPE - Federazione Italiana Pubblici Esercizi

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Le pillole di - FIPE - Federazione Italiana Pubblici Esercizi
Le pillole di
Notizie, commenti, istruzioni ed altro
Numero
Direttore responsabile: Edi Sommariva
20- 2009
Sicurezza sul lavoro
I recenti orientamenti giurisprudenziali e gli interpelli
Area Lavoro
a cura di
Silvio Moretti
e Federico Salis
Introduzione
La materia della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro è caratterizzata da una
cospicua disciplina normativa solo recentemente ricondotta a sistema grazie alla
approvazione del d.lgs. n. 81/2008, c.d. Testo Unico della salute e sicurezza nei
luoghi di lavoro, cui tuttavia non fa seguito un grado di effettività soddisfacente.
Nel corso degli ultimi anni, con l’accresciuta sensibilità verso il tema della
prevenzione e della sicurezza sul lavoro, cui non poco ha contributo l’imponente
produzione legislativa di matrice comunitaria, senza dubbio la giurisprudenza ha
svolto un importante ruolo di interpretazione e filtro della vasta normativa.
La redazione del Testo Unico, in parte di natura compilativa, non ha ancora
contribuito alla completa razionalizzazione della materia, aprendo anzi nuovi profili di
criticità e incertezza interpretativa. E’ qui sono intervenuti gli svariati interpelli in
materia.
Pertanto al fine di una applicazione delle tutele che tenga conto dell’esigenza di
maggiore effettività, ancor più nel periodo di transizione tra vecchia e nuova
disciplina si propone un quadro riassuntivo della giurisprudenza e degli interpelli.
Il presente lavoro ha rielaborato i lavori dei Bollettini speciali di aggiornamento sui
temi delle relazioni industriali e di lavoro dell’ Associazione per gli Studi
Internazionali e Comparati su il Diritto del lavoro e sulle Relazioni industriali
(ADAPT) di cui FIPE è socia.
Si compone di una sezione dedicata alla giurisprudenza ed una agli interpelli.
2
Sezione
giurisprudenza
Ruolo e responsabilità del socio delegato
Salute e sicurezza
nelle PMI e nelle
aziende a gestione
familiare
21 maggio 2009 - Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., n. 21270
Se è vero che nella società di fatto, quale è l’impresa familiare, e nelle piccole aziende familiari, i
soci si trovano in una posizione paritaria e la responsabilità degli infortuni occorsi ai lavoratori
ricade su ciascuno di essi, ove vi sia una delega espressa, un solo di essi risponde in qualità di
responsabile per gli infortuni. Infatti risponde della sicurezza il socio delegato dagli altri ai
rapporti con l’ispettorato del lavoro, che rappresenta di fatto il vertice della società.
Configurazione del rischio elettivo
Presupposti di
indennizzabilità
dell’infortunio
18 maggio 2009 - Corte di Cassazione, Sez. Lav., n. 11417
Il rischio elettivo, quale limite al’indennizzabilità degli infortuni sul lavoro, è ravvisabile solo in
presenza di un comportamento abnorme, volontario ed arbitrario del lavoratore, tale da condurlo
ad affrontare rischi diversi da quelli inerenti alla normale attività lavorativa, pur latamente intesa,
e tale da determinare una causa interruttiva di ogni nesso fra lavoro, rischio ed evento secondo
l’apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito (in applicazione di tale principio, la Corte
ha riconosciuto l’indennizzo per infortunio ‘in itinere’ anche ad un dipendente che si era
infortunato entrando dall’ingresso aziendale più pericoloso, atteso che l’infortunio, anche se si era
verificato a fronte di un comportamento imprudente del lavoratore, era comunque ricollegabile
alle finalità aziendali e non meramente personali del dipendete, essendo avvenuto
nell’espletamento dell’attività lavorativa ed in conseguenza di una scelta, quale quella di
percorrere, fra i due sentieri di accesso all’azienda, quello più scosceso, che, sebbene non
necessitata, ed anzi evitabile, non risultava del tutto estranea alle finalità lavorative e non
corrispondeva solo ad esigenze meramente personali).
Presupposti per la parità di trattamento
Tutela della salute
e sicurezza dei
lavoratori
autonomi
maggio 2009 – Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., n. 18998
In tema di sicurezza sul lavoro, ai lavoratori autonomi che operano all’interno di un’azienda
spettano le stesse garanzie dei dipendenti in materia di informazione, protezioni, controlli e
direttive dei superiori (nella specie, la Corte ha respinto il ricorso di un’impresa e del suo
direttore delegato quale responsabile alla sicurezza; l’uomo era stato condannato per omicidio
colposo dopo la morte di un lavoratore autonomo che era caduto dal tetto dello stabilimento in
seguito al cedimento di un lucernaio su cui stava lavorando).
Concorso di responsabilità del lavoratore negligente
Obbligo datoriale
di tutela della
salute e sicurezza
e manovre
scorrette del
lavoratore
23 aprile 2009 – Corte di Cassazione, Sez. Lav., n. 9698
Il comportamento imprudente del lavoratore danneggiato nella dinamica dell’infortunio se, da
un lato, non esclude la responsabilità del datore di lavoro, dall’altro, non può però essere causa
di esclusivo addebito dell’evento dannoso a quest’ultimo. Infatti, fermo restando che in materia
di sicurezza l’obbligo di vigilanza dell’azienda deve essere continuo, l’affermazione di un
concorso colposo del dipendente nella causazione dell’evento incide sulla determinazione del
risarcimento da porre a carico dell’azienda (nella specie, la Corte ha accolto il secondo motivo
del ricorso incidentale col quale una società lamentava l’erronea applicazione dell’art. 1227
comma 1 c.c. e il vizio di motivazione per non aver ritenuto il concorso di colpa della lavoratrice
nella determinazione dell’evento. La donna aiuto cuoca, incaricata nell’occasione delle pulizie di
fine stagione della cucina dell’albergo, era salita, con l’intento di pulire la cappa del forno, su di
un bancone d’acciaio sottostante, sul quale era poi scivolata, cadendo dall’altezza di un metro e
procurandosi la frattura della spalla).
3
Sezione
giurisprudenza
Valutazione dei rischi nelle grandi aziende
Delega di funzioni
ed obblighi del
datore di lavoro
non delegabili
28 gennaio 2009 – Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., n. 4123
In forza delle disposizioni specifiche previste dalla normativa antinfortunistica e di quella
generale di cui all’art. 2087 c.c., il datore di lavoro è il “garante” dell’incolumità fisica e della
salvaguardia della personalità morale del lavoratore, con la conseguenza che, ove egli non
ottemperi agli obblighi di tutela, l’evento lesivo gli viene addebitato in forza del principio che
“non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo”.
Il datore di lavoro non può utilmente trasferire tramite delega di funzioni l’obbligo di intervenire
allorché sussista un rischio connesso all’attività lavorativa che si inquadri in scelte di carattere
generale di politica aziendale ovvero in carenze strutturali, rispetto alle quali nessuna capacità
d’intervento possa realisticamente attribuirsi al delegato alla sicurezza.
Configurazione del rischio da interferenze
Lavoratori
dipendenti da
diverse imprese
su un unico luogo
di lavoro
7 gennaio 2009 - Corte di Cassazione, Sez. Lav., n. 45
Ove lavoratori dipendenti da più imprese siano presenti sul medesimo teatro lavorativo, i cui
rischi lavorativi interferiscano con l’opera o con il risultato dell’opera di altri soggetti (lavoratori
dipendenti o autonomi), tali rischi concorrono a configurare l’ambiente di lavoro ai sensi degli
art. 4 e 5 d.P.R. n. 547/55, sicché ciascun datore di lavoro è obbligato, ai sensi dell’art. 2087
c.c., ad informarsi dei rischi derivanti dall’opera o dal risultato dell’opera degli altri attori sul
medesimo teatro lavorativo, e dare le conseguenti informazioni e istruzioni ai propri dipendenti
(nella specie, la Corte ha confermato un verdetto d’appello che condannava un imprenditore al
pagamento del danno differenziale in favore del dipendente infortunato, affermando come non
ostativa la circostanza che l’incidente si fosse verificato in ambiente esterno non sottoposto alla
vigilanza e al controllo della ditta datrice di lavoro dell’infortunato).
Limiti di esonero dei vertici aziendali
Responsabilità dei
dirigenti e dei
preposti
15 dicembre 2008 – Corte di Cassazione, Sez. Lav., 29323
In materia di prevenzione dagli infortuni sul lavoro, il d.P.R. n. 547 del 27 aprile 1955, con
indicazioni che hanno trovato conferma nel sistema delineato dal d.lg. n. 626 del 19 settembre
1994, prevede una distribuzione di responsabilità ripartita in via gerarchica tra datore di lavoro,
dirigenti e preposti, figura, quest’ultima, che ricorre nel caso in cui il datore di lavoro, titolare di
una attività aziendale complessa ed estesa, operi per deleghe secondo vari gradi di
responsabilità, e che presuppone uno specifico addestramento a tale scopo, nonché il
riconoscimento, con mansioni di caposquadra, della direzione esecutiva di un gruppo di lavoratori
e dei relativi poteri per l'attribuzione di compiti operativi nell'ambito dei criteri prefissati, non
assumendo rilievo esimente, invece, la dedotta insufficiente qualifica contrattuale ricoperta dal
dipendente. Ne consegue che, ove l'infortunio sia occorso al preposto per la mancata
individuazione delle modalità esecutive di intervento e dei relativi mezzi di protezione da
adottare, va esclusa la responsabilità del datore di lavoro trattandosi di profili e di decisioni
operative di competenza del delegato. (Nella specie, il caposquadra - ritenendo inidonee allo
scopo l'uso delle scale e delle cinture di sicurezza messe a disposizione dell'azienda - si era
avventurato su un'intercapedine che non aveva retto al suo peso, con conseguente caduta da
una altezza di circa sette metri; la S.C., nel rigettare il ricorso, ha ritenuto la correttezza della
decisione di merito che aveva imputato alla responsabilità del preposto la concreta scelta delle
modalità esecutive, restando irrilevanti le censure sull'inadeguatezza delle scale e degli altri
mezzi di protezione a disposizione).
Responsabilità del datore e del fabbricante
5 dicembre 2008 – Corte di Cassazione, Sez. Fer., n. 45335
Difetti dei
macchinari e
causazione
dell’evento
dannoso
Il marchio Ce di una macchina e il difetto di fabbrica non esonerano l’impresa dalla responsabilità
penale per l’infortunio sul lavoro occorso al dipendente. Eventuali concorrenti profili colposi
addebitabili al fabbricante non elidono il nesso causale tra la condotta del datore di lavoro e
l’evento lesivo in danno del lavoratore, atteso che è configurabile la responsabilità del datore che
introduce in azienda una macchina - che per vizi di costruzione possa essere fonte di danno senza avere appositamente accertato che il costruttore o il venditore abbia sottoposto la stessa a
tutti i controlli rilevanti per accertarne la resistenza e l’idoneità all’uso. Non sussiste neppure
l’esonero da responsabilità sulla base del marchio Ce, non potendo a questo ricollegarsi una
presunzione assoluta di conformità della macchina alle norme di sicurezza, proprio per la
prevedibilità ed evitabilità, dell’evento lesivo.
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Sezione
giurisprudenza
Concorso di responsabilità
Causazione
dell’evento e
negligenza del
lavoratore
Danni alla salute
del lavoratore
derivanti da
esposizione ad
amianto
12 novembre 2008 – Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., n. 42143
Le norme di prevenzione antinfortunistica mirano a tutelare il lavoratore anche in ordine ad
incidenti che possano derivare da sua negligenza, imprudenza ed imperizia, la responsabilità del
datore di lavoro e, in generale, del destinatario dell’obbligo di adottare le misure di prevenzione
può essere esclusa, per causa sopravvenuta, solo in presenza di un comportamento del
lavoratore che presenti i caratteri dell’eccezionalità, dell’abnormità, dell’esorbitanza rispetto al
procedimento lavorativo ed alle precise direttive organizzative ricevute, che sia del tutto
imprevedibile o inopinabile. Peraltro, in ogni caso, nell’ipotesi di infortunio sul lavoro originato
dall’assenza o inidoneità delle misure di prevenzione, nessuna efficacia causale, per escludere la
responsabilità del datore di lavoro, può essere attribuita al comportamento del lavoratore
infortunato, che abbia dato occasione all’evento, quando questo sia da ricondurre, comunque,
alla mancanza o insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare
proprio il rischio di siffatto comportamento.
Presupposti del nesso eziologico tra esposizione e insorgenza della malattia
12 novembre 2008 – Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., n. 42128
Il datore rischia una condanna per i decessi e per le malattie contratte anche se il dipendente,
molti anni prima, aveva lavorato per brevi periodi in fabbriche a rischi amianto, e anche se la
presenza delle sostanze nocive viene accertata nei pressi della sua abitazione.
Applicazione del
d.lgs. n. 758 del
1994 e
adempimenti sulla
sicurezza
Ammissione del datore all’oblazione ex art. 162 c.p.
Obblighi formativi,
informativi e di
controllo del
datore di lavoro
Responsabilità per omessa sorveglianza e lesioni colpose
5 novembre 2008 – Corte di Cassazione, II Sez. Pen., n. 41187
Ove l’adempimento venga fatto con modalità diverse da quelle indicate nel verbale di
prescrizione, è possibile unicamente l’accesso all’oblazione ai sensi dell’art. 162 bis c.p
23 ottobre 2008 – Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., n. 39888
In tema di prevenzione di infortuni, il datore di lavoro deve controllare che siano osservate le
disposizioni di legge; ne consegue che, nell’esercizio dell’attività lavorativa, in caso di infortunio
del dipendente, la condotta del datore di lavoro che sia venuto meno ai doveri di formazione e
informazione del lavoratore e che abbia omesso ogni forma di sorveglianza circa la pericolosa
prassi operativa instauratasi, integra il reato di lesione colposa aggravato dalla violazione delle
norme antinfortunistiche. E’, infatti, il datore di lavoro che, quale responsabile della sicurezza del
lavoro, deve operare un controllo continuo e pressante per imporre che i lavoratori rispettino la
normativa e sfuggano alla tentazione, sempre presente, di sottrarvisi anche instaurando prassi di
lavoro non corrette (nella specie, la Corte ha accolto il ricorso del procuratore generale della
Repubblica contro l’assoluzione del legale rappresentante di una srl: l’infortunio era occorso a un
apprendista durante la pulizia della scorniciatrice, una macchina per la lavorazione del legno
indubbiamente pericolosa, rispetto alla quale era emerso che il lavoratore non aveva ricevuto
alcuna formazione specifica, ma solo una generica istruzione ‘sul campo’).
Criteri applicativi dell’art. 2087 c.c.
Obbligo datoriale
di adeguamento
tecnologico
14 ottobre 2008 – Corte di cassazione, IV Sez. Pen., n. 38819
L’art. 2087 c.c., nell’affermare che l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa
misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a
tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore, stimola obbligatoriamente il
datore di lavoro anche ad aprirsi alle nuove acquisizioni tecnologiche, conseguendone la
necessità che il datore di lavoro, nello specifico settore, ottemperi non soltanto alle regole
cautelari ‘scritte’, ma anche alle norme prevenzionali che una figura-modello di ‘buon
imprenditore’ è in grado di ricavare dall’esperienza, secondo i canoni di diligenza, prudenza e
perizia.
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Sezione
giurisprudenza
Mansioni e responsabilità del coordinatore unico per la sicurezza
Salute e sicurezza
nei cantieri
temporanei e
mobili
3 ottobre 2008 – Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., n. 38002
In materia di infortuni sul lavoro, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, nei cantieri
temporanei o mobili, deve assicurare il collegamento fra impresa appaltatrice e committente al
fine di realizzare la migliore organizzazione, e ha il compito di adeguare il piano di sicurezza in
relazione all’evoluzione dei lavori, di vigilare sul rispetto del piano stesso e di sospendere, in
caso di pericolo grave e imminente, le singole lavorazioni. Ne consegue che egli è responsabile
delle conseguenze derivanti dalla violazione di tale posizione di garanzia. In materia di sicurezza
sul lavoro, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori è titolare di una autonoma posizione di
garanzia che, nei limiti degli obblighi specificamente individuati dall’art. 5 del D.Lgs. n. 494 del
1996, si affianca a quelle degli altri soggetti destinatari delle norme antinfortunistiche.
Configurazione del danno morale e biologico
Morti bianche e
risarcimento a
favore dei parenti
22 luglio 2008 – Corte di Cassazione, Sez. Lav., n. 20188
Malfunzionamento
dei macchinari ed
esonero di
responsabilità
datoriali
Cautele nominate ed innominate
Salute e sicurezza
nei cantieri
temporanei e
mobili
La lesione dell’integrità fisica con esito letale seguita ad un infortunio sul lavoro, intervenuta
immediatamente o a breve distanza dall’evento lesivo, non é configurabile come danno
biologico, giacché la morte non costituisce la massima lesione possibile del diritto alla salute,
ma incide sul diverso bene giuridico della vita, a meno che non intercorra un apprezzabile lasso
di tempo tra le lesioni subite dalla vittima del danno e la morte causata dalle stesse, nel qual
caso è configurabile un danno biologico risarcibile in capo al danneggiato, che si trasferisce agli
eredi, i quali potranno agire in giudizio nei confronti del danneggiante ‘iure hereditatis’.
In tema di danno morale, e di risarcimento dovuto ai parenti della vittima, non è necessaria la
prova specifica della sua sussistenza, siccome la prova può essere desunta anche solo in base
allo stretto vincolo familiare; ai fini della valutazione del danno morale conseguente alla morte
del prossimo congiunto, quindi, l’intensità del vincolo familiare può già di per sé costituire un
utile elemento presuntivo su cui basare la prova dell’esistenza del menzionato danno morale, in
assenza di elementi contrari, mentre l’accertata mancanza di convivenza dei soggetti
danneggiati con il congiunto deceduto può rappresentare soltanto un idoneo elemento indiziario
da cui desumere un più ridotto danno morale.
2 luglio 2008 – Corte di Cassazione, Sez. Lav., n. 18107
Nel caso in cui all’origine dell’infortunio occorso al dipendente vi sia un cattivo funzionamento
del macchinario, soltanto la prova del caso fortuito esonera il datore dalla responsabilità.
Laddove è l’obbligo contrattuale a imporre la manovra al lavoratore, l’eventualità di un danno
per il prestatore d’opera, che non sia consapevole del guasto o della disfunzione, è immanente
all’uso del macchinario e dunque alla prestazione stessa; in questo caso, l’imprevedibilità della
condotta del lavoratore e la mera osservanza delle norme generali di legge in tema di sicurezza
non esonerano l’azienda dall’obbligo di risarcimento.
Ruolo del responsabile dei lavori
10 giugno 2008 - Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., n. 23090
In materia di sicurezza sul lavoro nei cantieri, il committente è esonerato dalle proprie
responsabilità esclusivamente se ha provveduto con tempestività non solo alla nomina di un
responsabile dei lavori, ma altresì al conferimento allo stesso di una delega avente ad oggetto
gli adempimenti richiesti per l’osservanza delle norme antinfortunistiche.
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Sezione
giurisprudenza
Concorso di colpa
Configurazione
delle
responsabilità del
prestatore d’opera
e del datore di
lavoro
5 Giugno 2008 – Corte di Cassazione, Sez. Lav., n. 14918
L’esperienza lavorativa del prestatore d’opera non vale ad escludere la responsabilità per
infortunio del datore di lavoro, che abbia messo a disposizione mezzi inadeguati, e la colpa del
lavoratore che abbia effettuato la sua prestazione con negligenza e imperizia non esclude la
tutela antinfortunistica, potendo il comportamento dello stesso - ed a maggior ragione un suo
concorso di colpa - interrompere il nesso causale solo se caratterizzato da esorbitanza, atipicità
ed eccezionalità rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute.
Omissione colposa dell’appaltatore
Obblighi e
responsabilità nei
lavori svolti in
regime di appalto
5 giugno 2008 - Corte di Cassazione, IV Sez. Pen. n. 22622
Per i lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto, il dovere di sicurezza grava sul datore
di lavoro che, di regola, è l’appaltatore. Tuttavia in caso d’infortunio è configurabile la
corresponsabilità del committente se l’evento si collega casualmente anche alla sua colposa
omissione, quando cioè abbia consentito l’inizio dei lavori in presenza di situazioni di fatto
pericolose o qualora l’omessa adozione delle misure di prevenzione prescritta sia
immediatamente percepibile cosicché il committente medesimo sia in grado di accorgersi
dell’inadeguatezza delle stesse senza particolari indagini, non essendo sufficiente che questi
abbia impartito le direttive da seguire a tale scopo, essendo comunque necessario che ne abbia
controllato, con prudente e continua diligenza, la puntuale osservanza.
Riconoscimento della posizione di garanzia
Ruolo e
responsabilità del
RSPP
15 maggio 2008 – Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., n. 19523
Il RSPP ricopre una posizione di garanzia in relazione all’obbligo di formazione e di vigilanza
finalizzata ad evitare che i lavoratori, in virtù di un loro comportamento non attento, possano
compromettere la propria integrità fisica.
Se è vero che i componenti del servizio di prevenzione e protezione non possono venire chiamati
a rispondere direttamente del loro operato, perchè difettano di un effettivo potere decisionale
(essi, in vero, sono soltanto dei consulenti che operano come ‘ausiliari’ del datore di lavoro e i
risultati dei loro studi e delle loro elaborazioni vengono fatti propri dal vertice che li ha scelti e
che della loro opera si avvale per meglio ottemperare agli obblighi di cui è esclusivo destinatario)
è altrettanto vero che ciò non esclude che possa pur sempre profilarsi lo spazio per una
responsabilità del RSPP. Anche il RSPP, che pure è privo dei poteri decisionali e di spesa e,
quindi, non può direttamente intervenire per rimuovere le situazioni di rischio, può essere
ritenuto responsabile del verificarsi di un infortunio, ogni qualvolta questo sia oggettivamente
riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e
segnalare, dovendosi presumere che alla segnalazione avrebbe fatto seguito l’adozione, da parte
del datore di lavoro, delle necessarie iniziative idonee a neutralizzare detta situazione.
Onere probatorio del lavoratore sul nesso tra malattia e attività lavorativa
Risarcimento del
danno da malattia
professionale
7 maggio 2008 – Corte di Cassazione, Sez. Lav., n. 11144
Spetta al lavoratore (e dunque agli eredi in caso di decesso) dimostrare il rapporto di causalità
fra l’attività professionale e la malattia contratta e, trattandosi di azione esperita nei confronti
del datore di lavoro, non opera alcuna presunzione di nesso eziologico. (nella fattispecie, la
Corte ha sottolineato che in ipotesi di neoplasia, l’origine multifattoriale dell’insorgenza della
malattia non fornisce alcuna prova di probabilità qualificata fra attività e malattia).
7
Sezione
giurisprudenza
Indumenti protettivi per i lavoratori
Obblighi datoriali
in tema di igiene e
sicurezza degli
spogliatoi e dei
locali aziendali
7 maggio 2008 – Corte di Cassazione, Sez. Lav., n. 11136
Il datore di lavoro è tenuto ad apprestare appositi locali aziendali a spogliatoi ed a metterli a
disposizione dei dipendenti, allorquando costoro debbano indossare indumenti di lavoro
destinati alla protezione ed alla tutela della loro salute (come la tuta di lavoro dell’elettricista o
la tuta ignifuga del vigile del fuoco), a garantire l’igiene e la sicurezza nei luoghi di lavoro ed a
migliorare le condizioni igieniche in cui viene a trovarsi il lavoratore nello svolgimento delle sue
incombenze (come la divisa dell’operatore ecologico), dovendosi escludere, dall’ambito di
operatività della materia, qualsiasi riferimento a divise o a forme di abbigliamento
funzionalizzate ad altre e diverse esigenze, quali l’identificazione del soggetto datoriale.
Criteri applicativi dell’obbligo ex art. 2087 c.c.
Natura
contrattuale
dell’obbligo ex art.
2087 c.c.
23 aprile 2008 – Corte di Cassazione, Sez. Lav., n. 10529
La responsabilità conseguente alla violazione dell’art. 2087 c.c. ha natura contrattuale, sicché, il
lavoratore che agisca per il riconoscimento del danno da infortunio, o l’Istituto assicuratore che
agisca in via di regresso, deve allegare e provare la esistenza dell’obbligazione lavorativa e del
danno, nonché il nesso causale di questo con la prestazione, mentre il datore di lavoro deve
provare che il danno è dipeso da causa a lui non imputabile, e cioè di aver adempiuto al suo
obbligo di sicurezza, apprestando tutte le misure per evitare il danno, e che gli esiti dannosi
sono stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile.
Criteri applicativi dell’obbligo ex art. 2087 c.c.
Responsabilità del
datore per danni
da infortunio sul
lavoro in generale
14 aprile 2008 – Corte di Cassazione, Sez. Lav., n. 9817
Nell’ipotesi di infortunio sul lavoro, la valutazione giuridica complessiva sui fatti ai fini
dell’affermazione della responsabilità del datore di lavoro per le lesioni derivate al dipendente,
postula la necessaria dimostrazione da parte del danneggiato, della fonte negoziale o contrattuale
del suo diritto, del danno e della sua riconducibilità al titolo dell’obbligazione; grava sul datore di
lavoro la dimostrazione di aver osservato le norme stabilite in relazione all’attività svolta, nonché
di aver adottato ex art. 2087 e 1218 c.c. tutte le misure necessarie per l’integrità del lavoratore.
La qualifica professionale del lavoratore infortunato non può avere efficacia esimente
dell’eventuale colpa del datore di lavoro, potendo al più essere fonte di un concorso di colpa
rilevante ai fini della misura del risarcimento del danno. L’assenza e l’inidoneità delle misure di
sicurezza escludono qualsiasi rilevanza causale alla condotta del lavoratore che abbia dato
occasione all’evento infortunio.
Esposizione a sostanze cancerogene
Concorso di colpa
del lavoratore
nell’azione civile in
sede penale
20 marzo 2008 - Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., n. 12348
In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, qualora il lavoratore presti la propria attività in
esecuzione di un contratto d’appalto o di un contratto d’opera, non per questo viene meno la
responsabilità del committente per gli infortuni subiti dal medesimo, atteso che il committente è
esonerato dagli obblighi in materia antinfortunistica esclusivamente con riguardo ai rischi specifici
delle attività proprie dell’appaltatore o del prestatore d’opera. (Fattispecie in cui è stata affermata
la responsabilità del committente per la mancata predisposizione nel cantiere, in cui era stato
chiamato a prestare la propria attività il lavoratore autonomo infortunatosi, di un parapetto
idoneo ad evitare cadute a chi operava in altezza).
Esposizione ad amianto
Responsabilità
datoriale ex art.
2087 c.c. per
mancata
valutazione dei
rischi connessi alla
specifica
lavorazione
1 febbraio 2008 – Corte di Cassazione, Sez. Lav., n. 2491
La responsabilità dell’imprenditore ex art. 2087 c.c., pur non essendo di carattere oggettivo,
deve ritenersi volta a sanzionare l’omessa predisposizione da parte del datore di lavoro di tutte
quelle misure e cautele atte a preservare l’integrità psicofisica e la salute del lavoratore nel luogo
di lavoro, tenuto conto del concreto tipo di lavorazione e del connesso rischio. (Nella specie la
S.C. ha confermato la sentenza della Corte territoriale che, con completa e coerente motivazione,
aveva affermato la responsabilità, ex art. 2087 c.c., del datore di lavoro, esattamente
considerando come noto al tempo dei fatti di causa - 1975/1995 - il rischio da inalazione di
polveri di amianto e rilevando l’insufficienza di un torrino d’aspirazione predisposto
dall’imprenditore nonché ravvisando il danno biologico nel semplice pericolo cagionato da
un’alterazione anatomica pur non avente attuale incidenza funzionale).
8
Sezione
Interpelli
Interpello 6 febbraio 2009, n. 5 (Consiglio Nazionale Ordine Consulenti del Lavoro)
Denuncia tardiva di malattia professionale
La corretta procedura da seguire per denunciare una malattia professionale è quella contenuta
negli articoli 52 e 53 del Dpr n. 1124/1965, che specificano in modo estremamente dettagliato i
vari passaggi che lavoratore e datore di lavoro sono tenuti a rispettare per la gestione dell’intero
processo. L’ultimo comma dell’articolo 53 prevede una sanzione amministrativa in caso di
violazione da parte del datore di lavoro degli obblighi citati. Nell’interpello in argomento, viene
richiesto di valutare l’applicabilità della sanzione amministrativa sopra citata, in presenza di
denuncia tardiva effettuata dal datore di lavoro su richiesta dell’Istituto stesso, motivata dalla
scelta del dipendente che, invece di presentare la certificazione medica al proprio datore di lavoro
ai sensi dell’articolo 52, la inoltra direttamente all’Inail. In questo caso, l’obbligo di denuncia di
malattia professionale risulta ovviamente subordinato alla trasmissione da parte dell’Istituto del
certificato medico ricevuto direttamente dal lavoratore. Per il Ministero la condotta del datore di
lavoro che non ottempera entro il termine di cinque giorni all’obbligo di presentazione deve essere
sanzionata come nel caso di mancata denuncia di malattia professionale trovando applicazione la
sanzione di cui all’art. 53, comma 8, del Dpr. n. 1124/1965, come modificata dall’art. 2 lett. b)
della l. n. 561/1993.
Interpello 19 dicembre 2008, n. 52 (Confcommercio)
Consegna del documento di valutazione dei rischi su supporto informatico
La valutazione dei rischi, ai sensi dell’art. 17 del d.lgs. n. 81/2008, viene compiuta dal datore di
lavoro e deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Tale valutazione
deve essere contenuta in un apposito documento con data certa ed elencare tutte le misure
preventive da adottare con le relative procedure, il nominativo del responsabile del servizio di
prevenzione e le mansioni che espongono a rischio. L’elaborazione del documento deve essere
effettuato in collaborazione col responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico
competente e previa consultazione del rappresentante per la sicurezza. Nell’interpello in
argomento il Ministero risponde alla Confcommercio sostenendo che l’assolvimento dell’obbligo di
consegna del documento di valutazione dei rischi, custodito presso l’unità produttiva, può avvenire
anche mediante consegna dello stesso su supporto informatico utilizzabile solo su terminale video
aziendale messo a disposizione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Interpello 8 agosto 2008, n. 28 (Consiglio Nazionale Ordine Consulenti del Lavoro)
Astensione obbligatoria in caso di lavoratrice addetta ad attività di trasporto e
sollevamento pesi
Con questa risposta e con quella all’interpello n. 26 del 04 08 2008, il Ministero del lavoro fornisce
alcune precisazioni in merito al diritto di astensione dal lavoro, durante la gravidanza e il
puerperio, per le lavoratrici addette a lavorazioni che possono esporre loro e il bambino a
situazioni di rischio per la salute. Infatti, durante la gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio,
a favore delle lavoratrici che abbiano informato il datore di lavoro del proprio stato sorge l’obbligo
per il datore di lavoro di rispettare le misure di sicurezza specifiche previste dall’art. 6 d.lgs. n.
151/2001, in particolare è vietato adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento di pesi,
nonché ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri, elencati nell’allegato A dello stesso d.lgs. Per la
parte relativa al sollevamento di pesi, nei casi in cui il datore di lavoro valuti la sussistenza di rischi
per la salute e la sicurezza della lavoratrice madre addetta ad attività di trasporto e sollevamento
pesi e non possa destinarla ad altre mansioni il servizio ispettivo della DPL competente potrà
disporre l’interdizione dal lavoro prorogando l’astensione obbligatoria. La valutazione del rischio in
questione deve fare riferimento alle Linee guida delle Regioni per l’applicazione del d.lgs. n.
626/1994 e al metodo proposto dal Niosh (National Institute of Occupational Safety and Health).
Interpello 4 agosto 2008, n. 26 (Consiglio Nazionale Ordine Consulenti del Lavoro)
Tutela delle lavoratrici madri esposte a radiazioni ionizzanti
Con questa risposta e con quella all’interpello n. 28 del 4 agosto 2008, il Ministero del lavoro
fornisce alcune precisazioni in merito al diritto di astensione dal lavoro, durante la gravidanza e il
puerperio, per le lavoratrici addette a lavorazioni che possono esporre loro e il bambino a
situazioni di rischio per la salute. Infatti, durante la gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio,
a favore delle lavoratrici che abbiano informato il datore di lavoro del proprio stato sorge l’obbligo
per il datore di lavoro di rispettare le misure di sicurezza specifiche previste dall’art. 6 d.lgs. n.
151/2001, in particolare è vietato, durante la gravidanza, adibire le donne a svolgere attività in
zone classificate o, comunque, impegnarle in attività che potrebbero esporre il nascituro ad una
dose di radiazioni che ecceda un millisievert. É vietato altresì adibire le donne che allattano ad
attività che comportano rischi di contaminazione, come nel caso di esposizione a radiazioni
ionizzanti. Tale divieto oltre che nella fase di gravidanza, si estende anche al periodo in cui viene
effettuato l’allattamento che non coincide necessariamente con il periodo di un anno che decorre
dalla nascita del bambino previsto per il godimento dei cd. “permessi per allattamento”. Si deve
trattare cioè di periodi di effettivo allattamento, cessato il quale viene meno anche il divieto di
esposizione. Nel caso di impossibilità di adibire la lavoratrice ad altre mansioni, sorge il diritto
all’interdizione dal lavoro.
9
Sezione
Interpelli
Interpello 3 marzo 2008, n. 5 (Consiglio Nazionale Ordine Consulenti del Lavoro)
Requisiti professionali del RSPP
Il Ministero chiarisce che nel caso di svolgimento diretto dei compiti del Servizio di prevenzione da
parte del datore di lavoro (ove previsto e consentito dal d.lgs n. 626/1994), non è richiesto che lo
stesso sia in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria
superiore né dell’attestato di frequenza al corso per il responsabile del servizio, ritenendo
sufficiente che abbia l’attestazione di frequenza di un corso di formazione in materia di sicurezza
purché organizzato nel rispetto di quanto previsto dalla normativa ministeriale.
Interpello 28 dicembre 2007, n. 37 (Associazione Nazionale Piloti Aviazione Commerciale)
Congedo parentale e riposo dall’impiego per il personale di volo
Il Ministero chiarisce che anche nei particolari rapporti di lavoro del settore della navigazione
aerea, relativi al personale di volo, si applica la normativa relativa al congedo parentale contenuta
nel T.U. n. 151/2001. Pertanto, l’astensione dal lavoro per congedo parentale non incide sui periodi
di riposo di cui all’art. 5 del d.lgs. n. 185/2005 che prevede l’assegnazione al personale di volo di
almeno sette giorni di riposo per ciascun mese di calendario.
Interpello 29 novembre 2007, n. 35 (EPACA)
Denuncia di infortunio da parte del datore di lavoro agricolo
Il quesito riguarda il coordinamento tra due disposizioni relative alla denuncia di infortunio nel
settore agricolo. Infatti secondo il Dm 29 maggio 2001 e l’art. 25, d.lgs n. 38/2000 il datore di
lavoro agricolo deve dare notizia all’autorità di Pubblica Sicurezza di ogni infortunio sul lavoro che
abbia per conseguenza la morte o l’inabilità al lavoro per più di tre giorni, mentre in base all’art.
239 del Dpr n. 1124/1965, l’obbligo di denuncia all’autorità di P.S. è limitato ai soli «casi di
infortunio seguiti da morte o da lesioni tali da doversene prevedere la morte o un’inabilità assoluta
al lavoro superiore ai trenta giorni». Il Ministero risponde che i datori di lavoro agricolo hanno
l’obbligo di denuncia all’autorità di P.S. in caso di infortunio che abbia per conseguenza la morte o
l’inabilità al lavoro per più di tre giorni per i propri dipendenti anche se lavoratori a tempo
determinato, obbligo che è invece del titolare del nucleo di appartenenza dell’infortunato, per i
lavoratori agricoli autonomi. Nel solo caso in cui il lavoratore agricolo autonomo non sia nella
condizione di effettuare la denuncia l’obbligo grava sul medico che per primo ha prestato
assistenza .
Interpello 17 settembre 2007, n. 26 (Confiterim)
Obblighi del somministratore in materia di effettuazione della valutazione dei
rischi da parte dell’utilizzatore
L’interpello riguarda la ripartizione degli obblighi di sicurezza, tra agenzia di lavoro e impresa
utilizzatrice, nella somministrazione di manodopera. Il Ministero del lavoro risponde in ordine alle
verifiche preliminari che la norma pone a carico dell’agenzia sostenendo che la stessa è obbligata
ad accertare se l’altro contraente, l’utilizzatore finale, abbia eseguito o meno la prescritta
valutazione dei rischi prendendo visione del relativo documento. Infatti anche nella novella
introdotta dal d.lgs. n. 276/2003, rispetto al previgente regime del lavoro interinale, non è stato
modificato il principio in base al quale l’agenzia ha la responsabilità di contollare le condizioni
preliminari d’accettabilità per il regolare svolgimento della prestazione lavorativa, rimanendo
obbligata ad accertare l’avvenuta valutazione dei rischi, ai sensi dell’art. 4, d.lgs. n. 626/1994, da
parte del datore di lavoro dell’impresa utilizzatrice, che ha una posizione primaria di garanzia del
diritto alla salute. La semplice acquisizione, come avviene nella prassi, da parte, dell’ agenzia di
somministrazione in sede di stipulazione del contratto con l’azienda utilizzatrice, di una
dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante di quest’ultima, concernente l’assolvimento
dell’obbligo in questione non è quindi sufficiente, ad eccezione del caso residuale delle aziende
familiari, nonché delle aziende che occupano fino a dieci addetti di cui all’art. 4 co. 11, del d.lgs n.
626/1994.
10
Sezione
Interpelli
Interpello 19 luglio 2007, n. 20 (Consiglio Nazionale Ordine Consulenti del Lavoro)
Denuncia tardiva della malattia professionale
Il Ministero risponde all’interpello avanzato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del
Lavoro relativo all’applicabilità della sanzione amministrativa, a carico del datore di lavoro, in caso
di denuncia tardiva all’Inail della malattia professionale insorta ad un proprio dipendente ed avente
come conseguenza l’inabilità permanente al lavoro. Il Ministero riporta le disposizioni del Dpr
n.1124/65 che regolano la materia. L’art. 52, co. 2, dispone che il lavoratore denunci la malattia
professionale al datore di lavoro «entro il termine di giorni quindici dalla manifestazione di essa
sotto pena di decadenza dal diritto a indennizzo per il tempo antecedente la denuncia». Il
successivo art. 53, co.5, stabilisce che il datore di lavoro, trasmetta la denuncia della malattia
rofessionale corredata da certificato medico alla sede della circoscrizione dell’Inail nella quale si
svolgono i lavori, entro i cinque giorni successivi a quello nel quale il prestatore d’opera ha fatto
denuncia della manifestazione della malattia. In base ai contenuti della citata normativa non
risulta, quindi, derogabile il termine di cinque giorni entro cui il datore di lavoro deve trasmettere
la denuncia all’Inail, in relazione alle conseguenze derivanti dalla malattia che il lavoratore ha
contratto, compresa l’eventuale inabilità permanente al lavoro. Infatti, il Ministero precisa che «i
suddetti adempimenti costituiscono obblighi di carattere generale, aventi sempre natura cogente
quali che siano le conseguenze scaturenti dalla tecnopatia contratta dal lavoratore». L’omessa o
tardiva denuncia è punita, dal citato comma 8 dello stesso art. 53 con sanzione amministrativa da
euro 1.290 ad euro 7.745 (così quintuplicata ai sensi dell’art. 1, comma 1177, della l. n. 96/2006).
L’inadempimento è sanabile ricorrendo all’applicazione della diffida obbligatoria, ai sensi dell’art.13
del d.lgs. n.124/2004.
Interpello 28 novembre 2006, n. Prot. 25/I/0006584 (INPS)
Interdizione ai sensi dell’art. 17, co. 2, T.U. n. 151/2001 e congedo per
maternità
Il Ministero risponde all’interpello avanzato dalla Direzione Centrale per le prestazioni a sostegno
del reddito dell’INPS, in merito all’ammissibilità di un provvedimento di estensione del congedo per
maternità che disponga l’interdizione solo parziale dall’attività lavorativa e in merito alla
decorrenza del provvedimento di interdizione dal lavoro rispetto alla data di presentazione della
domanda. Dopo avere ricordato che le due diverse ipotesi di interdizione dal lavoro previste dal
T.U. n. 151/2001 sono per complicanze nella gestazione o pregresse patologie(art.17, lett.a)) e
per mansioni o condizioni di lavoro a rischio (art. 17, lett. b), c)), il Ministero entra nel merito dei
quesiti posti chiarendo le differenze tra i due istituti. In particolare nell’ipotesi di interdizione
anticipata per rischi connessi alla gestazione non è ammissibile una continuazione della
prestazione di lavoro (neanche parziale); il principio vale anche nelle ipotesi di più rapporti di
lavoro part-time con diversi datori di lavoro e non è ammissibile un provvedimento di interdizione
dal lavoro solo parziale. In questo caso la domanda si intende accolta decorsi sette giorni dalla sua
presentazione ed il provvedimento decorre dalla data d’inizio dell’astensione dal lavoro. Mentre
nell’ipotesi di interdizione per rischi connessi alla attività lavorativa prima di adottare il
provvedimento di interdizione, si può valutare la possibilità di spostamento ad altre mansioni con
contenuti meno gravosi di quelle svolte in precedenza anche per la durata dell’orario di lavoro e
con garanzia della intera retribuzione. Per i rapporti di lavoro part-time, è possibile che la
valutazione relativa ai rischi connessi alla attività lavorativa ed alla possibilità di spostamento ad
altre mansioni della lavoratrice produca esiti diversi e porti all’adozione del provvedimento di
interdizione per uno soltanto dei rapporti di lavoro. In questo secondo caso il provvedimento è
adottato entro sette giorni dalla presentazione della domanda dopo l’effettivo accertamento della
impossibilità di spostare la lavoratrice ad altre mansioni e l’interdizione «decorrerà dalla data del
provvedimento stesso».
Interpello 19 luglio 2006, n. Prot. 25/I/0001866 (Ordine Consulenti del Lavoro di Avellino)
Medici abilitati ad effettuare la visita preassuntiva del minore
Ove non vi sia una diversa regolamentazione di carattere regionale, la visita medica del minore è
demandata ad un medico che risulti giuridicamente incardinato nell’ambito della organizzazione
sanitaria pubblica e per tale deve intendersi sia il professionista che sia in rapporto di dipendenza
con il Servizio Sanitario Nazionale – qual è il medico della struttura ospedaliera pubblica ovvero
della azienda sanitaria locale – sia il professionista che operi in convenzione con il Servizio
Sanitario, qual è ad es. il medico di medicina generale.
11
Sezione
Interpelli
Interpello 19 luglio 2006, n. Prot. 25/I/0001865 (Unione Industriale di Biella)
Astensione anticipata dal lavoro e spostamento della lavoratrice
L’Unione Industriale di Biella, con questo interpello, chiede se la possibilità prevista dall’art. 17, co.
2, del d.lgs. n. 151/2001, di adibire ad altre mansioni la lavoratrice in stato di gravidanza possa
essere valutata solo all’interno della unità produttiva nella quale è abitualmente occupata o anche
con riferimento ad altre unità produttive della stessa azienda «situate ad una distanza
ragionevole». Il Ministero del Lavoro, partendo dal presupposto che le norme non contengono
alcun riferimento al luogo dove debbano essere svolte le diverse mansioni, ritiene che il
temporaneo spostamento della lavoratrice a mansioni non vietate possa avvenire anche al di fuori
dell’unità produttiva in cui la stessa era inserita, nel rispetto di alcune limitazioni. Occorre però
ricordare, in analogia con quanto previsto nel caso di rientro dopo il periodo di congedo di
maternità dall’articolo 56 dello stesso d.lgs. n. 151/01, che è necessario il preventivo consenso
della lavoratrice allo spostamento nella nuova unità produttiva la quale, a sua volta, deve
comunque essere ubicata nello stesso comune.
Interpello 16 maggio 2006, n. Prot. 25/SEGR/0004255 (Confindustria)
Benefici previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto
Il Ministero del lavoro risponde sulla corretta interpretazione dell’articolo 47 del d.l. n. 269/2003,
convertito in legge n. 326/2003 e del significato da attribuire alla data del 2 ottobre 2003, quale
termine finale di esposizione all’amianto da parte dei lavoratori per poter usufruire dei benefici
previdenziali previsti dalle norme o discrimine temporale tra due diversi tipi di benefici
previdenziali (quelli stabiliti dalla l. n. 257/1992 e quelli previsti dalla l. n. 326/2003). La risposta
fornita dal Ministero chiarisce che i benefici previdenziali spettano indistintamente a tutti i
lavoratori esposti all’amianto fino alla data del 2 ottobre 2003, fissata dalla l. n. 236/2003 e,
quindi, non solo a quelli esposti all’amianto fino al 28 aprile 1993 , data indicata dalla precedente.
n. 257/1992. Per quanto attiene ai benefici previdenziali, la nota ministeriale riafferma i criteri
applicativi contenuti nelle circolari Inps n. 58 del 15 aprile 2005 e Inail n. 90 del 29 dicembre
2004, diffuse in applicazione del Decreto Interministeriale del 27 ottobre 2004. In base a quanto
disposto dall’articolo 47 della l. n. 326/ 2003, è stabilita una disciplina doppia. Si prevede un
trattamento differenziato tra i lavoratori che, alla data del 2 ottobre 2003, sono stati esposti
all’amianto per periodi lavorativi non soggetti all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul
lavoro e le malattie professionali gestita dall’Inail e i lavoratori che sono stati esposti all’amianto
per periodi lavorativi soggetti all’assicurazione Inail e che abbiano maturato, sempre alla data del 2
ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali.
Interpello 23 febbraio 2006, n. Prot. 25/I/0001768 (ASCOM Forlì)
Limiti di sotituzione del medico competente con altri medici specialisti
L’interpello riguarda il contenuto dell’ articolo 17, co. 2, del d.lgs. 626/1994, nella parte in cui
stabilisce che: «il medico competente può avvalersi, per motivate ragioni, della collaborazione di
medici specialisti scelti dal datore di lavoro che ne sopporta gli oneri». In particolare viene chiesto
se il medico competente, impossibilitato a svolgere personalmente alcune prestazioni inerenti al
proprio servizio per malattia o per altri impedimenti oggettivi, possa farsi sostituire da altri
colleghi, specializzati in medicina del lavoro e possa avvalersi della collaborazione di un altro
medico per eseguire una visita medica di idoneità ed accertamenti relativi a lavoratori residenti in
altre province rispetto alla sede aziendale. Il Ministero risponde negativamente ribadendo che la
prassi di farsi sostituire da un collega, alla luce delle norme vigenti, non è consentita. Infatti, la
natura fiduciaria del ruolo assegnato al medico competente consente di “avvalersi” della
collaborazione di altri medici solo per esami specialistici o per accertamenti che richiedono
specializzazioni particolari. L’eventuale sostituzione del medico competente per malattia o per altri
impedimenti oggettivi dovrà avvenire con nomina del datore di lavoro e comporterà, per il
sostituto, la piena assunzione di responsabilità delle valutazioni operate, sia all’effettuazione delle
visite, sia al rilascio del certificato di idoneità alle mansioni.
Interpello 22 dicembre 2005, n. Prot. 3148 (ASCOM Forlì)
Strutture specializzate nella fornitura di servizi di medicina del lavoro e
rapporto con il medico competente
L’istanza riguarda la possibilità che, in caso il datore di lavoro si convenzioni con una struttura
esterna per la fornitura di servizi di medicina del lavoro, la stessa possa fornire detti servizi per il
tramite di medici competenti alla stessa legati da un rapporto di lavoro autonomo e non
subordinato. Il Ministero evidenzia come l’articolo 17, co. 5, del d.lgs. n. 626/1994, individui
dettagliatamente le modalità di rapporto tra il datore di lavoro e il medico competente nonchè tra
la struttura esterna incaricata a svolgere la sorveglianza sanitaria e il medico competente. La
disposizione in esame, non prevede la possibilità che tra la struttura esterna incaricata ed il medico
competente si possano instaurare rapporti di lavoro di natura autonoma. Pertanto, la precisione
con cui è formulata la disposizione e il rispetto del principio di tassatività nell’interpretazione delle
disposizioni in materia di sicurezza, portano il Ministero a dare una risposta negativa all’interpello.
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EST è il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa
per i dipendenti dalle Aziende del Commercio,
Turismo e Servizi.
EST nasce come Associazione, nel 2005,
seguendo il dettato del CCNL del Terziario e del
Turismo sottoscritti dalle Associazioni delle
Aziende:CONFCOMMERCIO, FIPE, e FIAVET, e
dai Sindacati dei Lavoratori: FILCAMS CGIL,
FISASCAT CISL e UILTUCS UIL.
Il Fondo ha lo scopo di garantire trattamenti di
Assistenza Sanitaria Integrativa ai Lavoratori del
Commercio, Turismo e Servizi ed è regolato da
uno Statuto e da un Regolamento.
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