Mar-Apr05 8pp - Forza Romagna

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Mar-Apr05 8pp - Forza Romagna
“Non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi.”
Leo Longanesi
www.forzaitaliafc.it
N. 3-4
e
, Azion
roposte
Idee, P
MARZO-APRILE 2005
10.000 copie
PERIODICO CULTURALE
E DI BATTAGLIE POLITICHE
Diretto da Flavio Giunchi
ANNO IX - Aut. Trib. Forlì n. 38/96 del 18/12/96 - Tariffa R.O.C.: ”Poste Italiane s.p.a. - Spediz. in Abb. Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, DCB” Forlì - Pubblicità Inf. 45% - Tassa Riscossa - Taxe Perçue - € 1,00
Forlì: città colta ed ospitale?
di Vanda Burnacci*
orlì è una città colta ed ospiF
tale o deve fare altra strada
per esserlo davvero? Qualcuno
sostiene che la nostra città
manterrà sempre i pregi ma
anche i limiti del “zitadon”.
Pur apprezzando i caratteri
positivi del “zitadon”, per me Forlì avrebbe tutte
le carte in regola per essere città colta ed ospitale,
con maggiore fruizione delle sue bellezze da parte
dei suoi cittadini, ed anche pronta ai flussi turistici: ma……….. Il clima culturale ed economico, l’ambiente per lo sviluppo è dato da un insie-
me di fattori, fisici e di contenuto, che ancora
nella città non fanno sistema.
Quali interventi servono perché Forlì sia un
centro - storico di eccellenza?
Piazza Saffi è poco viva e non può fare senza
una valorizzazione (già troppo tardiva) di
Piazzetta della Misura e senza una continuità con
San Mercuriale e il suo portico e Piazza XX
Settembre, riportata alla sua fruizione effettiva.
Perché, ad esempio, a Cesena si vive la sera
nel centro-storico con grande piacevolezza e a
Forlì no?
E’ poi inutile continuare a girarci intorno: non
ce la caveremo senza veloci decisioni su un qualche
parcheggio sotterraneo all’interno della città.
Il complesso San Domenico non può divenire una perla, se non si risolve in contemporanea
(non dopo) il problema, oltre che della sua
gestione, di quella Piazza Da Montefeltro che
grida vendetta. Il San Domenico senza un comparto di pregio interno sarà un buco nell’acqua.
Non basterà la mostra del Palmezzano: essa non
può avere un potere taumaturgico; già bisogna
andare oltre.
Perché Forlì, come altre medie città, non può
divenire il centro di grandi eventi culturali?
Perché, non una mostra sul Canova?
E per parlare ancora di Piazze, la ristrutturazione del Mercato Ortofrutticolo è monca se....
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Prodi regala; la FIAT chiude; a chi la colpa?
certamente a Berlusconi.
di Luciano Spada
O
ggi, 31 marzo 2005, si
inaugurava la nuova Fiera
di Milano; un’opera grandiosa,
bellissima e che fa onore al
genio italiano, ma soprattutto
una delle pochissime (se non
l’unica) portate a termine negli ultimi 15 anni.
Presenti il Sindaco Albertini, il Presidente
della Regione Formigoni, il Presidente del
Consiglio Berlusconi, cosa ti escogitano i sindacati e la sinistra antagonista per buttare fango
sull’Italia e sugli odiati nemici? Una bella mani-
festazione arrabbiata contro il Governo e la
Regione, perché la FIAT ha deciso di ridurre la
fabbrica dell’Alfa Romeo e forse, in prospettiva,
di chiuderla.
Ma come?, nel 1987 proprio Prodi, allora presidente dell’IRI, volle a tutti i costi praticamente
regalarla alla FIAT, nonostante la FORD fosse
disposta a spendere cifre altissime per potersi
mettere un così prestigioso fiore all’occhiello e
trasformare l’Alfa Romeo nel proprio marchio del
lusso sportivo, preparandole un grande futuro in
concorrenza con BMW ed AUDI.
Al contrario la Fiat è poi riuscita a ridurre il
prestigioso marchio allo stato comatoso che
GIORNO DEL RICORDO
Il 10 Febbraio è il giorno del ricordo sulle foibe.
A Imola un giardino pubblico è ancora dedicato
al Maresciallo Josip Broz “Tito” dittatore
comunista e principale responsabile della deportazione forzata di centinaia di migliaia di italiani
in Istria e Dalmazia e dell’uccisione di migliaia di
loro nelle foibe dell’Istria e del Friuli.
Vogliamo che questa assurda situazione imolese
sia conosciuta ed indicata all’opinione pubblica
come un errore da correggere rapidamente.
vediamo, disonorando l’ingegneria italiana; quella stessa Fiat che ha tenuto come proprio rappresentante in USA per 20 anni un signore che
quando è tornato in Italia non ha trovato di
meglio da fare che andare a dirigere l’Unità (quotidiano fondato da A. Gramsci) ex giornale del
PCI ed ora più a sinistra di Fassino e D’Alema.
Quella stessa Fiat del fu Giovanni Agnelli che si
compiaceva di affermare in televisione che lui
appoggiava il governo di sinistra e che apprezzava
D’Alema e non Berlusconi, e che con i sindacati
aveva sempre fatto i patti più scellerati, in nome del
suo quieto vivere e non certo per il bene dell’Italia.
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n. 3-4 Marzo-Aprile
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Forlì: città colta Prodi regala; la FIAT chiude; a chi la colpa?
certamente a Berlusconi.
ed ospitale?
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....non si esamina complessivamente il ruolo di
Piazza Cavour, ivi compresa quell’area degradata,
in cui va riprogettato un verde davvero di qualità.
Quel bel quadrilatero di Forlì che va da Piazza
Montefeltro a Piazza del Duomo, da Piazza
Cavour a Piazza del Carmine, con le convergenti
vie importanti, può divenire l’area di diversi itinerari culturali e turistici, al pari di altre città delle
nostre dimensioni che hanno sperimentato con
successo progetti di valorizzazione delle loro bellezze architettoniche e delle dotazioni preziose dei
loro interni.
Ma ciò non basterà: una città non eccelle solo
perché mette a “sistema” i suoi bei palazzi, le sue
belle piazze.
I tesori, che per fortuna abbiamo ereditato,
“vivono” veramente se ci sono progetti di rilancio
anche dei loro contenuti, importanti iniziative sui
loro tesori interni, se soggetti vari, pubblici e privati, interagiscono in modo sistemico.
Il lungo dibattito sulla cultura a Forlì sarà
vano se non porterà a nuove e fruttifere sintesi.
I nostri musei, dall’etnografico a quello delle
armi, dalla pinacoteca al fondo Piancastelli sono
realtà che altre città ci invidierebbero e che aspettano di essere portati in primo piano.
Certo, molto contano anche le professionalità
e l’inventiva degli operatori commerciali nel centro storico, ma le loro iniziative devono stare dentro un progetto complessivo. Aspetti fisici, aspetti
culturali e commerciali devono intrecciarsi ed integrarsi, non essere ciascuno uno spezzone separato.
Un’area strategica potrà divenire anche il
Campus Universitario, ex Morgagni, ma, nel contempo, va accresciuta l’iniziativa per i nuovi corsi
universitari, la loro quantità e qualità.
L’ultima esclusione dal Piano triennale universitario non va addebitata tanto al Ministero quanto alla carente volontà dell’Università di Bologna
e alla nostra scarsa iniziativa.
Accanto al Campus deve camminare il Piano
di Sviluppo dei contenuti dell’Università: occorre
anche approfondire se serva un’organizzazione
romagnola totalmente autonoma.
A corona della città, a impreziosire la bellezza
del centro storico, dovrebbero poi svilupparsi
nuove aree pregiate.
Ma l’area ex Mangelli è un vero e proprio fiasco, la “fotocopia” delle periferie dell’est, l’immagine di quel che non è da fare in aree contigue al
centro storico.
Urge ripensare il modello urbanistico: in città
medie, i nuovi comparti edilizi devono essere veri
e propri gioielli, accarezzando e curando l’equilibrio interno di spazi, verde e strutture.
Il Sindaco Masini continua ad affermare di
volere agire in continuità con le Giunte precedenti: è anche comprensibile, visto che per quarant’anni ci sono stati Sindaci del suo partito a governare la nostra Forlì.
Certo, non si parte da zero. Ma bisogna invertire rotta, ci vuole davvero una svolta.
Diversamente, Forlì non avrà davvero futuro
come città colta ed ospitale.
La Fiat del nuovo presidente Luca Cordero di
Montezemolo (anche presidente Confindustria),
che non passa giorno senza attaccare il Governo
e Berlusconi con affermazioni a volte anche un
po’ fuori tono ed esagerate.
Se questi sono gli attori presenti e passati del
dramma Alfa Romeo, allora cosa c’entrano
Berlusconi e Formigoni? Cosa pensano di fare gli
operai ed i tecnici dell’Alfa: appoggiare e votare
chi li ha fregati e contestare invece chi potrebbe
rappresentare una speranza di futuro per loro?
Come pensano i sindacati di risolvere la crisi
Alfa, Fiat e dell’industria italiana? Con le falsificazioni, le manifestazioni, l’assistenzialismo ed i
convegni? Oppure mettendo mano a tutte le
riforme economiche programmate e continuando ad ammodernare l’Italia nelle infrastrutture,
nella scuola, nella ricerca, nell’apparato di governo e la struttura finanziario-industriale?
Il Verde Sauro Turroni il 23 Marzo
ha scoperto il Tricolore
T
urroni al Senato, poco prima del voto
sul ddl di riforma dello Stato, ha sventolata il Tricolore e si è lasciato andare alle solite
“demagogiche” intemperanze. Il pluriparlamentare verde, (grazie ai collegi sicuri offerti
dal PCI e poi DS), l’abbiamo visto, di solito,
sventolare la bandiera arcobaleno che in Italia
è stata battezzata della Pace. Infatti nel resto
del mondo il vessillo coi sette colori dell’arcoba-
leno è conosciuto come la bandiera dell’Impero
Incas, adottata negli anni ’60 dal gay pride.
Infatti, proprio in quel periodo, in California,
avvenivano le prime grandi manifestazioni del
gay pride, cioè dell’orgoglio omossessuale.
Chissà se il nostro Turroni ha mai “pensato” che deve essere il tricolore la bandiera della
pace e non estranei vessilli “inventati” a sinistra per sostituire la falce e il martello!?
Foto di Lima-Perù
Lima- Il Palazzo del Governo con la bandiera del Perù e quella arcobaleno dell’Impero Incas.
Quando è nata la canzone “Bella ciao”?
I
l 21 giugno 1964, a Spoleto, sul palcoscenico del Caio Melisso andava in scena la “prima” del
recital Bella ciao di Roberto Leydi e Filippo Crivelli.
Proponevano un repertorio frutto del lavoro di ricerca del gruppo torinese Cantacronache e di
quello milanese Nuovo canzoniere italiano.
Canti di lavoro, d’amore, del carcere, canti politici e sociali, canti contro la guerra e canti
della Resistenza: fu lì che Bella ciao, offerta nelle due versioni come canto delle mondine e poi
*Consigliere Comunale dei partigiani, divenne famosa.
Forza Italia di Forlì
Dal “Corriere della Sera” del 26 marzo 2005
pag. 3
n. 3-4 Marzo-Aprile
La Voce di Forlì
Movimento per l'Autonomia della Romagna
Risposta al Presidente della Provincia Forlì-Cesena
I
l Presidente della Provincia Forlì-Cesena, Massimo Bugli, in una lettera
recentemente apparsa sulla stampa locale, entra nel dibattito “Romagna
si – Romagna no” con due affermazioni del tutto contradditorie.
Afferma, infatti (e giustamente), che la Romagna va servita attraverso
le realizzazioni positive, l’impegno quotidiano a risolverne i problemi
concreti, il miglioramento della qualità della vita, lo sviluppo dell’economia, ecc. ecc..
Aggiunge, però, subito dopo, che per questi obiettivi l’assetto istituzionale è ininfluente. Un atteggiamento, se mi si consente, molto romantico, ma del tutto estraneo alla realtà, ad ogni dimensione.
Se la situazione fosse questa, e se il fatto istituzionale non fosse pregiudiziale a tutto il resto, perché in questi ultimi 50 anni in Romagna si è
dato vita alla Provincia di Rimini ed al Comune di Bellaria e si sono
espresse tante Comunità montane?
Perché in Italia sono nate 19 Regioni, divenendo successivamente 20
con la promozione a tale ruolo del piccolo Molise, si sono aggiunte 14
nuove Provincie, si è modificata la Costituzione con la previsione di anche
di 14 nuove Città metropolitane, ecc. ?
Perché diverse nazioni europee si sono “regionalizzate”, compresa la
vecchia e tradizionalista Inghilterra, con la recente nascita, previo referendum popolare, delle “istituzioni autonome” scozzese e gallese?
La risposta è semplice: le democrazie moderne hanno superato il “centralismo statuale” optando per l’autonomia e l’autogestione dei relativi territori storico-culturali. Da noi il concetto è espresso egregiamente dall’art.
5 della Costituzione il quale, assieme alla pregiudiziale unità della Nazione,
introduce con forza i valori dell’autonomia e del decentramento.
La stessa globalizzazione esterna è sollecitatrice di un più forte senso di
appartenenza e di strutture che lo organizzano e lo rappresentano ai vari
livelli, arricchendo delle proprie particolarità le comunità alle quali si partecipa. Tutto questo premesso, perché i romagnoli, nel loro precipuo interesse, e non soltanto, dovrebbero continuare a rinunciare, attraverso l’autogestione, a maggiori e più impegnative responsabilità? Siamo da meno
degli altri? Non è forse anche l’Unione Europea, che si definisce non delle
Patrie, ma delle Regioni, a sollecitarci tale approdo?
E, si badi bene, a partire dalla vicinissima Provincia di Rimini in su,
nessun territorio promosso ad un ruolo più diretto, non ne esalta e quantifica i risultati. Immediatamente dopo l’Unità d’Italia la monarchia punì
i romagnoli, che avevano generosamente combattuto per la libertà del
paese sotto le bandiere repubblicane, imponendo loro, dichiaratamente,
dei “tutori”, e si inventò la Regione Emilia e Romagna. E’ venuto il tempo
dell’affrancamento, in ciò onorando anche l’opera e la memoria di don
Luigi Sturzo, Giovanni Braschi, Aldo Spallacci, Benigno Zaccagnini, ecc.
a cura
del
Gruppo
Consiliare
Forza Italia
Nuova Cervese?
Quando?
di Flavio Giunchi*
E
’ una strada pericolosa, perché stretta,
molto trafficata e conta
centinaia di incidenti,
molti dei quali mortali, come quello
della bimba di 4 anni uccisa in modo
atroce dal portellone di un pullman.
Dagli anni novanta si parla dell’ammodernamento della Cervese che da
statale 254 è diventata strada provinciale n. 2
Nel 2000 dovevano cominciare i
lavori, ma le indecisioni del Comune e
della Provincia che hanno adottato la
politica “delle scelte condivise” per la
questione delle alberature e degli
espropri, non hanno consentito l’avvio
dei lavori.
Ora i costi sono ovviamente lievitati. Ai lati della strada vedremo solo
siepi perché gli alberi non sono amati
dai residenti frontalieri e poi il percorso, come si sa è solo di 12 Km. da Forlì
alla E45 di Casemurate.
Come al solito niente programmazione con gli Enti Locali di Ravenna
però la Provincia ravennate ha già
deciso di costruire la pista ciclabile
dall’E45 di Casemurate a Cervia.
Vedremo insomma in futuro, non si
sa quando, una Cervese, snaturata
senza le storiche ornamentali alberature, “rinnovata” per 12 Km. la parte forlivese, vecchia e stretta, com’è ora, per
14 Km., il percorso ravennate fino allo
stop dell’Adriatica.
Ma come sono bravi gli amministratori di Comune e Provincia di Forlì.!!!!
*Consigliere Comunale
Forza Italia di Forlì
n. 3-4 Marzo-Aprile
pag. 4
A proposito di cultura
La Voce di Forlì
Guardiamo nel vocabolario
a cura
del
Gruppo
A seguito dei numerosi interventi di questi giorni sulla stampa locale in relazione alla vita
Consiliare culturale della nostra città ci sembra doveroso intervenire come lavoratori dello spettacolo,
Forza Italia apportando il contributo e le esperienze del Teatro Giovanni Testori e di Elsinor/teatro stabile
di innovazione, la coop. che produce spettacoli e gestisce il teatro. Da oltre trenta anni a Forlì
alcune persone mosse da un interesse concreto per il teatro hanno prodotto spettacoli ed eventi culturali che sono stati occasioni di una costante crescita del livello teatrale di Forlì. Sono
numerosissimi i fatti e le persone che hanno contribuito e segnato la storia culturale della città
a partire dalla scoperta del teatro come luogo di formazione e di educazione. Tanti gruppi sono
nati dalla storia del nostro teatro e tanti artisti oggi portano in tutto il paese e all’estero il loro
lavoro. La questione della cultura riguarda e deve riguardare le persone che la fanno e la producono, per noi non è mai stato solo un problema di organizzazione o di gestione che possa
Interrogazione di Paolo Farneti essere risolto con una diversa ridistribuzione delle risorse economiche. Non c’è spazio per citare tutti gli artisti e i personaggi che sono venuti a Forlì per lavorare con l’allora giovane coml Consigliere Comunale
pagnia dal 1973 ad oggi, ma vogliamo ricordare Giovanni Testori, cui il teatro non a caso è
di Forza Italia ha rivolto
dedicato, perché lui più di altri ci ha insegnato che amare l’arte vuol dire amare l’uomo. Ci
la seguente interrogazione al
sembra che l’attività, la progettualità, e soprattutto la ricchezza culturale della nostra città conSindaco, in considerazione
sista in gran parte già nelle imprese, nelle strutture, nei soggetti, nelle persone e nelle realtà che
dei recenti gravi episodi
professionalmente e con dedizione offrono da anni le loro competenze alla città. L’assessorato
verificatisi anche in ambito
alla cultura è l’assessorato di tutte queste realtà. Citiamo solo un esempio; nel nostro teatro più
familiare, ad opera di
di diecimila bambini ogni anno vanno a teatro spesso per la prima volta e da 20 anni contiammalati di mente e in seguito alla graduato- nuiamo ad avere problemi di trasporto in orario scolastico. Dopo un lungo dibattito con
ria redatta dal Sole 24 Ore, pubblicata il 20 l’Assessorato alla Cultura nel 2002 e dopo un dialogo sicuramente costruttivo alcune delle realdicembre scorso a proposito di suicidi e tentati tà culturali di Forlì oggi sono in rapporto di convenzione con l’ente pubblico che riconosce così
suicidi ogni 100.000 abitanti. In questa gra- l’attività specifica di ogni singola realtà. Le convenzioni esistono, ma a noi e non solo a noi
duatoria si rileva infatti che di fronte ad una sembra che non solo dal punto di vista economico vadano maggiormente attivate. Leggiamo
media nazionale di 15,53 unità, Forlì-Cesena nel vocabolario Zingarelli della lingua italiana la definizione del termine convenzione: “conoccupa il 79° posto con 18,77.
tratto, accordo; essere legato da un accordo, oppure: incontro di volontà tra più soggetti su
I malati di mente oggi sono estranei ai ser- questioni di comune interesse.” A noi sembra, ad oggi, che questo comune interesse debba
vizi psichiatrici sia pubblici che privati e gra- ancora avere un punto di partenza e una prospettiva di lavoro concreto. Non esistono ancora,
vano costantemente sui coniugi, genitori e figli, dopo tre anni, criteri oggettivi che stabiliscano i termini delle convenzioni, i soggetti in contrattasi di episodi che si concludono nel miglio- venzione non sono mai entrati in merito al contenuto e ai criteri delle convenzioni. Si vive
re dei casi con il suicidio dei protagonisti stessi. inspiegabilmente in un clima di diffidenza tra le associazioni e le realtà professionali che spesSu questo fenomeno non del tutto nuovo,
so in un clima di non chiarezza si trovano ad essere in rapporto di conflittualità reciproca e
illustri psichiatri, criminologi e associazioni
con l’ente pubblico. L’assessore Angelo Guglielmi del Comune di Bologna in un recente inconlegate alla sofferenza mentale hanno rilevato
tro ci ha detto che nel 2005 una realtà che fa teatro va premiata non per quello che fa ma perdue preoccupanti picchi, i delitti in famiglia e
quelli compiute da donne spesso causate da ten- ché lo fa e questo a noi sembra un punto di partenza molto interessante e stimolante. Le consioni sia interne che esterne che, sommate si venzioni vanno attivate, riempite di contenuti pratici e concreti come concreto è il fare teatro,
scaricano più facilmente nell’ambito familiare il fare musica, il fare cultura. E’ sotto gli occhi di tutti purtroppo ormai il riconoscimento che
e possono trasformare un ammalato in assassi- gli artisti forlivesi non hanno nella loro città, e vorremmo anche sottolineare che la grande attino. E’ indubbio che la Legge 180 del 1978 (La vità produttiva nazionale e internazionale che caratterizza elsinor/teatro stabile di innovazione
Basaglia) ha individuato nella famiglia il non è neppure presa in esame dalla convenzione con il Comune di Forlì. Solo una chiara
luogo di ricovero della follia un piccolo mani- volontà di collaborazione tra pubblico e privato può determinare una crescita del “sistema” culcomio privato dove il malato ed i relativi fami- turale della nostra città. Noi dichiariamo la nostra disponibilità a ricostruire un clima di collaliari sono lasciati a sé stessi, la legge stessa infat- borazione e chiediamo al Comune di fare la sua parte privilegiando maggiormente il ruolo che
ti dispone che senza il consenso del malato que- istituzionalmente più gli compete: cioè quello di guida e di arbitro e non quello di attore prost’ultimo non può essere visitato né tantomeno tagonista.
Legge BASAGLIA,
n° 180 del 1978,
da rivedere?
I
ricoverato in un luogo atto a ricevere le cure
necessarie.
E’ indubbia la volontà di non riaprire luoghi di contenzione ma in particolare sarebbe
opportuno prevedere luoghi di cura di più lunga
degenza, (oggi il ricovero massimo è di 12 o 15
giorni) conseguentemente liberare le famiglie
dal peso e dalla paura predisponendo adeguati
servizi che in maniera capillare incidano sull’intero territorio nazionale.
1 9 7 1 - 1 9 9 6
I lavoratori del Teatro Giovanni Testori e di Elsinor/teatro stabile di innovazione
Oggi nessuno va a casa a vedere il malato per contattare la relativa famiglia, molti malati di mente non
vedono lo psichiatra da anni, i servizi psichiatrici pubblici trincerandosi dietro la legge esistente scaricano il
problema sulle povere famiglie.
Il Consigliere di Forza Italia ha chiesto quindi al Sindaco se non ritenga opportuno la rea-
C A S S A
R U R A L E
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lizzazione di una commissione per verificare la
condizione locale degli ammalati di mente e le
proprie famiglie o se ripiegare su una serie di
riunioni della Commissione Consiliare
“Sanità” e se questa delicata materia oggi affidata alle Regioni con delega alle ASL venga adeguatamente organizzata nel nostro territorio.
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La Banca
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pag. 5
n. 3-4 Marzo-Aprile
Sanità: come seguire i pazienti cronici?
Domiciliazione o ricovero ospedaliero?
di Luca Zambianchi*
S
i parla molto della domiciliazione del paziente.
Già nel suo discorso
inaugurale il nostro Sindaco
ci aveva fatto capire, giustamente, l’ importanza di questo problema, tanto
da inserirlo tra i punti fondamentali del suo
piano di Governo.
Non basta però parlare di un argomento così
delicato e complesso in una unica sede e sperare di averlo risolto. Se l’argomento non viene
trattato nei minimi dettagli con tutti coloro che
collaborano alla programmazione, alla effettuazione e alla esecuzione materiale del progetto,
prima che questo si renda esecutivo, si rischia di
fallire o di essere inefficaci. Purtroppo, a mio
avviso, è quello che si sta verificando adesso con
i pazienti che vengono curati a “casa”. Mi spiego meglio entrando nel dettaglio.
Il nuovo ospedale ha una capienza ridotta
rispetto al vecchio, di 40 posti letto. Questi 40
posti in meno vanno a discapito dei pazienti più
deboli i cosiddetti ANZIANI FRAGILI. Da
questa carenza di posti, nasce automaticamente
la necessità di curare a domicilio i pazienti
dimessi dall’ ospedale o che in ospedale non
riescono ad essere ricoverati. L’impostazione e la
coordinazione delle cure di tali pazienti è
demandata al medico di base, il quale non sempre riesce a soddisfare tali richieste. Il medico di
base si avvale della collaborazione di alcuni
medici “specialisti“ che lavorano sul territorio
(prestano cioè servizio al di fuori dell’ ambiente
Antenna di
telefonia mobile
in via Firenze
Interrogazione di Nervegna
Il sottoscritto Consigliere comunale in relazione all’installazione dell’antenna di telefonia
mobile in via Firenze a Forlì, civico 70, da parte
del gestore Vodafone – Omnitel
PREMESSO
che più volte i residenti e i rappresentanti del
Comitato contro l’installazione dell’impianto in
questione
hanno
chiesto
a
codesta
Amministrazione comunale, di fornire alla
Vodafone siti alternativi a quello individuato in
via Firenze e che nessuna soluzione alternativa è
poi stata adottata senza addurre valida motivazione da parte dell’Assessorato competente per il
ritardo nell’indicazione della stessa
INTERPELLA
La Giunta comunale per sapere
- se gli impianti già presenti nel territorio corrispondono effettivamente a quelli autorizzati
- se gli impianti autorizzati hanno subito
modifiche e potenziamenti
- quali e quanti controlli sono stati effettuati
sul livello di emissione delle onde elettromagnetiche e se esistono i relativi referti
- quale sia il livello elettrico dichiarato all’atto
della realizzazione di ciascun impianto.
ospedaliero o protetto) e di un infermiere. Come
specialisti collaborano un cardiologo, un oncologo (palliativologo), un dermatologo (patologie
da decubito) mentre è assente uno pneumologo.
La maggioranza dei pazienti domiciliari ha gravi
patologie polmonari. Risulta lampante che una
tale assenza costituisca già in partenza una gravissima lacuna. Se infatti il paziente si dovesse
scompensare con aggravamenti della patologia
respiratoria si deve ricorrere alla urgenza di inviare in ambiente protetto od in ospedale il malato:
cioè quanto non si voleva fare in partenza. Sia il
medico che l’infermiere attuano solo l’intervento, eseguono cioè solo la visita la prescrizione
della terapia la medicazione o la terapia endovenosa, senza fare assistenza. Questa infatti è a
carico esclusivamente della famiglia. Il progetto
della assistenza domiciliare prevede infatti che
uno dei familiari del paziente venga nominato
FAMILIARE RESPONSABILE e come tale si
prenda cura dell’ anziano. Troppe volte ci sono
difficoltà nel trovare anche tra i familiari stessi la
figura del “responsabile”, questo perché esistono
situazioni dove gli anziani da assistere sono due
o più, o i familiari sono nella impossibilità materiale di assolvere a tale compito. Il familiare
responsabile è colui che deve fare trovare pronto
il paziente per essere visitato, lo deve fare camminare quando è possibile, deve togliere l’ago
della flebo quando questa è finita, deve improvvisarsi a volte come infermiere senza magari
averne la capacità. Mi sembra importante sottolineare che il così detto malato fragile è quello
che ha più patologie: è spesso diabetico con
bronchite cronica con necessità di riabilitazione.
La Voce di Forlì
a cura
del
Gruppo
Consiliare
Forza Italia
La riabilitazione domiciliare però è estremamente difficile da ottenere perché mancano le risorse
umane che riescano a soddisfare a domicilio tali
problemi. La nostra Ausl fornisce gratuitamente
al malato in modo ottimale le materie prime
come ad esempio i pannoloni le sponde di protezione per il letto affinché il paziente non cada
durante il sonno e tante altre cose, ma purtroppo non è sufficiente. Quante volte, troppe, in
situazione di difficoltà il medico di base è
costretto a chiedere prestazioni urgenti e ricoveri urgenti.
Il ricovero ospedaliero è per pazienti acuti e
quindi purtroppo un paziente cronico riacutizzato non si sa dove ricoverarlo.
Allontanare da Forlì, come spessissimo accade, questo tipo di pazienti o i lungodegenti,
non mi sembra una soluzione. Quando si invia
per esempio a S. Sofia un paziente, che disagio
si crea alla famiglia dell’ assistito?.
E’ così difficile creare più posti letto per lungodegenti nelle strutture che esistono già nella
nostra città?.
Aiutare un malato significa proteggerlo,
assisterlo e fargli capire che non è solo con la
sua malattia… ma è così?
*Consigliere Comunale
Forza Italia di Forlì
Flavio Giunchi chiede
la verifica della viabilità
I
l consigliere Comunale di Forza Italia, ha rivolto la seguente interpellanza urgente al Sindaco e alla Giunta comunale per sapere se è in esame un piano di verifica
della viabilità cittadina onde cercare la possibilità di rendere il traffico più fluido e
meno pericoloso in certe zone delle città.
Il problema più evidente è quello della velocità, sostiene Giunchi, non solo nelle
cosiddette “zone 30”, ma soprattutto in quelle strade super trafficate dove il limite è di
50 Km/h. E’ ormai tuttavia assodato che vige la “tolleranza zero” per il divieto di sosta
e addirittura di fermata, ma non per la velocità o altre abituali violazioni del codice
della strada.
Troppo spesso si notano vigili urbani intenti a multare per divieto di sosta ma non
considerano minimamente altre gravi e pericolose infrazioni che avvengono sotto i loro
occhi, come per esempio l’eccessiva velocità di moto, auto e perfino autobus, per le strade del centro.
Troppi sono gli incidenti per l’eccessiva velocità e troppi sono anche quelli che coinvolgono le biciclette che, a Forlì, vanno in ogni direzione senza alcun divieto.
Cosa si aspetta , conclude Giunchi a collocare con urgenza i dossi di rallentamento
in alcune strade particolarmente trafficate? Per esempio: la Via Marconi è poco trafficata, ma ci sono due rotonde, mentre le parallele Via Andrea Costa è molta trafficata,
molto inquinata, non ha rotonde e nemmeno dossi di rallentamento.
Quante strade sono in queste condizioni?
Quanti sono gli incidenti ogni anno in queste zone? Perché non c’è vigilanza in queste strade? Perché non si aprono strade che sono chiuse da anni e non si studiano percorsi alternativi?
n. 3-4 Marzo-Aprile
AVVISO AI LETTORI
Questo giornale per
motivi tecnici è stato
chiuso in redazione
prima dei risultati
elettorali.
Al prossimo numero
i commenti.
pag. 6
CINEROMAGNA Recensioni
di Ursula Gaudenzi
Sugli schermi due film che possono essere accostati per pretenziosità e confusione, oltre che per una sorta di delirio religioso che li contraddistingue :
Costantine e Cuore Sacro.
Il primo, targato USA, è tratto da un fumetto molto “dark”. Vede protagonista l’esoterico Keanu Reeves nei panni di un’esorcista/ investigatore,
alle prese con un complotto dell’Arcangelo Gabriele per rovesciare (ancora una volta) i progetti del Grande Capo… sull’Uomo.
Apparizioni a iosa, demoni, indemoniati, angeli che si giocano il destino
dell’umanità, inferni e paradisi personali e pubblici: nel pittoresco “calderone” della storia ci sta proprio, ma proprio di tutto: il risultato è tuttavia
sorprendentemente divertente e a sprazzi persino… epico.
Il trucco sta nel non prendere granché sul serio quello che si vede ma
soprattutto nel “sospendere l’incredulità” per due ore veloci.
Cosa che invece non chiede – ahinoi – il film del (di solito) bravo Ozpetek.
Qui la vicenda di una riccona un po’ esaurita, poi novella San Francesco,
vuole essere fortissimamente un apologo morale, anzi una specie di Buon
Esempio e finisce purtroppo spesso per far sorridere ironicamente.
Perché davvero Barbara Bobulova ce la mette tutta nel dare pathos al suo
personaggio, ma scene come lo “spogliarello” in metropolitana suscitano
un vago senso di irritazione e tolgono credibilità. Perché poi questa repentina conversione? Nel film ci sono degli abbozzi di risposte, ma alcune
domande non meritavano tanta retorica fastidiosa.
Paradossalmente, il risultato finale è più da favola che da film ispirato a
tesi/denuncia, come forse era nelle intenzioni del regista:un’occasione
abbastanza sprecata.
Rassegna stampa
da “IL FOGLIO” del 30 marzo 2005 - di Giuliano Ferrara
pag. 7
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