Evoluzione, Strategie di Selezione Sessuale ed Ecologia - In-Mind

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Evoluzione, Strategie di Selezione Sessuale ed Ecologia - In-Mind
Darwin non Fa Rima con Verde: Evoluzione,
Strategie di Selezione Sessuale ed Ecologia
In-Mind Italia
1, 6–12
http://it.in-mind.org
ISSN 2240-2454
Johanne Huart1,2 and Benoit Dardenne1,2
1
University of Liège, Belgium, e 2 Center for Behavioral and Cognitive Neuroscience, University of Liège, Belgium
Keywords
psicologia evoluzionistica, selezione sessuale, inclusive fitness, differenze di genere, comportamenti sostenibili
Ogni giorno dobbiamo scegliere centinaia di volte (più
o meno consciamente) tra comportamenti ecologici e
non-ecologici. Svegliarsi con una sveglia meccanica o
elettrica? Fare la doccia o il bagno? Con un bagnoschiuma ecologico o non-ecologico? Bere il caffè classico o
biologico? Chiudere l’acqua mentre ci laviamo i denti
o lasciarla aperta? Guidare fino al lavoro o utilizzare i
trasporti pubblici… Nonostante le crescenti evidenze dei
danni ambientali, nonostante i continui richiami a prendersi cura dell’ambiente, gli esseri umani sono riluttanti
a comportarsi ecologicamente. Inoltre, gli studi empirici
hanno ripetutamente provato che ciò è particolarmente
vero nel caso dei maschi (ad es., Kopelman, Weber, &
Messick, 2002; Mohai, 1992; Zelezny, Chua, & Aldrich,
2000). Molti fattori possono spiegare questa riluttanza.
Per alcuni anni, i ricercatori nelle scienze sociali hanno
cercato di scoprire quali ne siano le cause. In questo articolo, ci focalizzeremo su un approccio evoluzionistico
a questa riluttanza, che sembra suggerire che semplicemente gli esseri umani non sono equipaggiati per comportarsi in modo ecologico… soprattutto i maschi.
Per introdurre l’approccio evoluzionistico, innanzitutto descriveremo sinteticamente alcuni punti centrali della psicologia evoluzionistica1. Quindi, vedremo come alcuni principi degli ecologisti siano in
conflitto con le radici evoluzionistiche degli esseri umani.
L’evoluzione ha modellato affetti,
cognizioni e comportamenti
L’idea centrale dell’approccio evoluzionistico è che l’eDescrivere sinteticamente l’approccio evoluzionistico non è
semplice. Questa descrizione non ha lo scopo di essere esaustiva ma di aiutare a capire l’articolo. Per un esame dettagliato
sul tema, si veda l’ultimo manuale di Buss (2005). Altre precisazioni sono comunque presenti nelle note.
1
Fig. I. Uomo con bambino che tagliano gli alberi.
voluzione abbia modellato tanto il corpo quanto gli affetti, le cognizioni ed i comportamenti. Edward O. Wilson (1975), il fondatore di questo approccio, definiva un
adattamento come “ogni struttura, processo fisiologico,
o pattern comportamentale che rende un organismo più
idoneo a sopravvivere e riprodursi rispetto ad altri membri della stessa specie” (p. 577). In altre parole, affetti,
cognizioni e comportamenti che hanno permesso ai loro
“proprietari” di sopravvivere e trasmettere i loro geni ad
altri, quindi adattivi, hanno più probabilità di apparire
nelle generazioni future e diventare parte della natura
umana. Ad esempio, l’attrazione sessuale di un maschio
per donne anziane non lo aiuterà certo a riprodursi e di
conseguenza questa attrazione non sarà trasmessa genetiCorrispondenza:
E-mail: [email protected]
Evoluzione ed ecologia
7
camente alle generazioni future, diversamente dall’attrazione per donne giovani e fertili, che invece è adattiva (e,
come vedremo, si riscontra universalmente).
per selezionare ed attrarre i partner, che meglio rispondano ai propri bisogni per massimizzare la trasmissione
dei geni.
Ci siamo adattati ad un ambiente di
cacciatori-raccoglitori
Le migliori strategie di
accoppiamento per maschi e
femmine
Essendo un processo molto lento, l’evoluzione non ha
avuto luogo in tempi recenti ma ha modellato l’umanità nel Pleistocene, un ambiente di cacciatori e raccoglitori2, in cui l’umanità ha passato circa il 99.5% della
propria esistenza3. Oggigiorno, alcuni affetti, cognizioni e comportamenti non sono più adattivi o sono addirittura pericolosi nell’ambiente moderno, ma non sono
facili da modificare: l’evoluzione li ha “impressi” nei
nostri cervelli, proprio per il valore adattivo che hanno
avuto nell’ambiente dove l’evoluzione ha avuto luogo
(Crawford, 1998).
Selezione naturale e sessuale
L’evoluzione procede attraverso due tipi di selezione:
la selezione naturale, che favorisce la sopravvivenza
del più idoneo, e la selezione sessuale, che favorisce la
trasmissione dei geni4 selezionando, tra le altre cose, le
strategie di accoppiamento che ne favoriscano la trasmissione. La selezione sessuale è alla base delle diverse
strategie di accoppiamento degli esseri viventi, strategie
che variano a seconda delle particolarità di una specie.
Ad esempio, alcune specie sono monogame altre poligame. Le strategie di accoppiamento variano anche
all’interno di una stessa specie, tra maschi e femmine,
quando vi sono differenze di genere nella quantità minima di energia necessaria alla riproduzione5 (Bateman,
1948; Trivers, 1972). Questo è vero nel caso degli esseri
umani: la riproduzione “costa” un rapporto sessuale ed
uno spermatozoo (tra un’infinità di) ai maschi versus un
rapporto sessuale, più un ovulo (tra pochi disponibili) e
nove mesi di gravidanza alle femmine. Di conseguenza,
maschi e femmine hanno sviluppato differenti strategie6
Questo ambiente viene chiamato “Ambiente dell’Adattamento Evolutivo” (Environment of Evolutionary Adaptedness;
Bowlby,1969).
3
Il genere Homo è apparso durante il Pleistocene circa 2 milioni di anni fa. L’agricoltura è apparsa solo durante l’Olocene, 10.000 anni fa. Il periodo dall’Olocene ad oggi è un battito
di ciglia nella storia dell’umanità, troppo breve perché nuovi
adattamenti potessero emergere.
4
La trasmissione dei geni che va oltre l’immediata riproduzione del singolo individuo considerando la riproduzione dei
consanguinei è definita “Idoneità Complessiva” (Inclusive
Fitness; Hamilton, 1964).
5
Ciò che viene definito “Investimento Parentale Minimo”
(Minimum Parental Investment; Bateman,1948)
6
Per una descrizione più completa, si veda Buss (1998), Buss
2
Entrambi i generi hanno interesse ad offrire cibo, protezione e cure alla propria prole al fine di aumentarne le
possibilità di sopravvivenza (Hill & Hurtado, 1996) e la
successiva riproduzione (Geary, 2005). Ciò è particolarmente vero per le femmine, il cui investimento parentale
minimo è superiore a quello dei maschi. Di conseguenza, le donne sono più esigenti nella scelta di un compagno. A loro volta, i maschi sono il genere che compete di
più per ottenere una partner (Bateman, 1948).
La migliore strategia di trasmissione dei geni per un
maschio (vedi, ad es., Buss, 1998) è di accoppiarsi con
il maggior numero possibile di donne fertili (short-term
mating – accoppiamento a breve termine) e di associarsi
stabilmente (long-term mating – accoppiamento a lungo
termine) con una donna la cui salute e fertilità siano superiori alla media e durevoli, al fine di allevare, proteggere e nutrire i figli (investimento parentale). La partner
a lungo termine dovrebbe essere anche affidabile (gli
uomini perderebbero molto ad investire nella prole di un
altro uomo) ed avere qualità prosociali (come la generosità). Selezionare questa strategia non significa tradire
costantemente la propria moglie; è, piuttosto, espressione di criteri universali e tuttora prevalenti, relativi a ciò
che gli uomini considerano attraente in una donna e a
ciò che le donne mettono in mostra per attrarre gli uomini. Questi criteri sono stati rilevati sistematicamente
(Buss, 1998; Buss, 1989, uno studio celebre che valuta
le preferenze nell’accoppiamento in 37 culture; Shackelford, Schmitt & Buss, 2005): i maschi prediligono nella donna salute e fertilità, traducibili in attrattività fisica. Ciò implica, ad esempio, una silhouette a clessidra
(fianchi larghi e vita stretta), simmetria facciale, etc. I
maschi sono più selettivi nella ricerca di una partner a
lungo termine, preferendo una donna di lunga fertilità
(donne più giovani) e con qualità morali e prosociali.
A loro volta, le femmine in tutti i periodi storici ed in
tutte le culture, hanno cercato di evidenziare le caratteristiche fisiche che le rendono più attraenti agli occhi
dei maschi, a volte anche con trucchi, quali corsetti o,
attualmente, chirurgia plastica (Singh & Singh, 2011).
Sono anche più disponibili e premurose rispetto ai maschi, soprattutto in pubblico e quando sono interessate
ad una relazione romantica (Griskevicius et al., 2007).
La migliore strategia di accoppiamento per una donna
e Schmitt (1993).
8
(Buss, 1998) è di trovare un partner che la aiuti a crescere
e nutrire i figli (accoppiamento a lungo termine), e un
partner che sia portatore di buoni geni. Se queste qualità
non sono entrambe disponibili nello stesso maschio, la
migliore strategia sarebbe quella di associarsi stabilmente con il primo partner ma copulare con il secondo. La
selezione di questa strategia non significa che ogni donna
cercherà un marito ricco ed un amante promettente (anzi,
è stato dimostrato che in genere le donne cercano il maschio che presenti il miglior compromesso tra queste due
qualità, Buss & Shackelford, 2008). Come nel caso degli
uomini, questa strategia si traduce in una serie di criteri
relativi a ciò che le donne considerano attraente negli uomini e a ciò che gli uomini mettono in mostra per essere
attraenti agli occhi delle donne, criteri che sono stati ripetutamente riscontrati dai ricercatori (Buss, 1989, 1998;
Shackelford et al., 2005). Nella ricerca di un partner a
lungo termine, le femmine cercano indizi di propensione
all’investimento parentale, cioè status e/o risorse possedute ma anche l’intenzione a condividere tali risorse con
la famiglia. Nella ricerca di un partner a breve termine,
invece, le femmine prediligono indici di qualità genetica
(che saranno poi ereditati dai figli) ma anche indizi di
status di cui possono beneficiare e che indicano che il
maschio possiede qualità desiderabili da ereditare, quali
l’intelligenza (caratteristica spesso richiesta per raggiungere uno status elevato). Manifestare queste qualità può
avere conseguenze negative ma in termini evoluzionistici aumenta l’attrattività dei maschi7. Ad esempio, tra le
varie conseguenze negative vi sono: consumismo vistoso
(acquisto di prodotti costosi per evidenziare lo status, alle
spese di una successiva sicurezza economica; Griskevicius et al., 2007; Krueger, 2008); attributi fisici tipicamente maschili (mento squadrato, mascelle forti, calvizie… ) legati ad alti livelli di testosterone che, se troppo
alti, possono anche essere dannosi per la salute, ma segnalano buoni geni (Dabbs & Dabbs, 2000); la tendenza
all’aggressività tra maschi e i comportamenti rischiosi,
che indicano il bisogno dei maschi di competere per accoppiarsi (Dabbs & Dabbs, 2000). Come vedremo tra
breve, soprattutto i maschi interessati all’accoppiamento
a breve termine sono più inclini a mostrare questi segnali.
È importante sottolineare che la preferenza per strategie a breve versus lungo termine e l’adozione dei comportamenti associati a tali strategie variano durante il corso di vita; ad esempio, i
maschi più giovani sono più inclini alle relazioni a bre7
Questo tipo di strategia è esposta nella “Teoria della Segnalazione Costosa” (Signalling Theory; Zahavi, 1975): tra le
specie in cui i maschi investono meno nella prole, i maschi,
per attrarre le femmine, utilizzano più spesso caratteristiche
di un certo peso e che possono addirittura essere dannose ma
che segnalano la qualità dei loro geni. Un facile esempio di
segnale “costoso” è la coda di pavone, che svantaggia il pavone nella fuga dai predatori, attrae parassiti, costa energia, ma
segnala alle femmine quanto forti siano.
Huart & Dardenne
ve termine rispetto ai maschi più maturi (Buss, 1998).
Sulla base di questo background teorico/empirico, nella seguente sezione mostreremo come l’approccio evoluzionistico, che considera i processi di selezione, possa essere utile a
capire la riluttanza ad adottare comportamenti ecologici.
Fig. 2. Charles Darwin 200 anniversario.
Alcuni cavalli di battaglia degli
ecologisti vanno contro la lezione
evoluzionistica
“Sii ecologista per il bene delle generazioni future” versus ignora il futuro
Uno degli argomenti degli ambientalisti è che dovremmo
comportarci in modo ecologico proprio ora per il bene
delle generazioni future. È una bellissima idea ma gioca contro ciò che gli evoluzionisti chiamano “ignorare il
futuro,” ossia il fatto che gli esseri umani preferiscano
un beneficio anche modesto ma immediato piuttosto che
uno ingente ma dilazionato nel tempo. Infatti, quando vivevano nell’ambiente di cacciatori-raccoglitori, gli esseri
umani erano esposti a situazioni continuamente mutevoli
e a continui rischi per la propria vita. Non avevano quindi interesse ad aspettare troppo a lungo per un beneficio,
anche maggiore, perché la situazione in futuro avrebbe
potuto essere così differente da far sfumare l’eventuale
ricompensa. Ciò era particolarmente vero per i maschi, i
cui compiti di caccia e le strategie di selezione sessuale
sono più rischiose che per le femmine. E tra i maschi, ciò
è ancora più vero per quelli interessati ad accoppiamenti
a breve termine, quindi esposti a maggiore competizione
intra-gruppo (Wilson & Daly, 2004).
Il fenomeno dell’ignorare il futuro è stato studiato
in numerose situazioni differenti. I ricercatori l’hanno
evidenziato sia nei maschi che nelle femmine (Wilson,
Daly, Gordon, & Pratt, 1996). Sebbene, come previsto
Evoluzione ed ecologia
dall’approccio evoluzionistico, questo fenomeno sia stato
riscontrato maggiormente nei maschi che nelle femmine
(Kirby & Marakovic, 1996; Wilson et al., 1996). Inoltre,
è stato trovato che il fenomeno di ignorare il futuro era
molto maggiore nei maschi (ma non nelle femmine) che
erano stati stimolati sessualmente attraverso una manipolazione sperimentale (esposizione a concetti associati
all’accoppiamento a breve termine; Wilson & Daly, 2004).
Questi risultati e le teorie che corroborano non sono facilmente riconciliabili con i moniti ad impegnarsi (cambiare i
nostri comportamenti) per risultati che sorpassano le nostre
aspettative di vita, specialmente per quanto riguarda i maschi (soprattutto quelli interessati a numerose conquiste).
“Sii ecologista per il bene delle generazioni future, soprattutto dei paesi sotto-sviluppati” versus altruismo
Oltre ad ignorare il futuro, un altro fattore può ridurre la
propensione ad agire per il bene delle generazioni future,
soprattutto quelle che vivono in paesi distanti. Poiché la
selezione naturale promuove comportamenti che massimizzano la trasmissione dei geni, gli esseri umani hanno la tendenza a comportarsi altruisticamente (adottare
comportamenti costosi per il singolo ma vantaggiosi per
altri) maggiormente con le persone geneticamente vicine
che con le persone con cui hanno meno probabilità di
condividere un alto tasso genetico: ad esempio, aiutare i
parenti aumenta la probabilità di trasmettere geni condivisi; più stretto il grado di parentela, più saranno i geni
condivisi. Di conseguenza, la probabilità di aiutare qualcuno decresce in funzione della distanza genetica (Hamilton, 19648). In alcuni casi, è invece vantaggioso per il
singolo aiutare persone non imparentate, quando alcune
condizioni sono soddisfatte, come la possibilità che le
persone aiutate possano poi restituire l’aiuto9 (Trivers,
1971). Questi modelli teorici sono sostenuti da numerosi studi. Ad esempio, Pollet (2007) ha trovato che i figli
degli stessi genitori investono di più nella loro relazione
rispetto a fratelli con un genitore diverso, pur vivendo in
condizioni comparabili. Stewart-Williams (2007) ha studiato i comportamenti di aiuto tra fratelli, cugini, amici e
conoscenti, ed ha trovato che, tra i membri di una stessa
famiglia, una maggiore vicinanza genetica era associata
a più alti livelli di aiuto. Inoltre, gli amici ricevevano lo
stesso livello di aiuto solo nel caso di comportamenti di
aiuto di entità trascurabile: l’aiuto vero, costoso, è riservato solo ai fratelli.
Quindi, chiedere alle persone di fare sacrifici per persone geneticamente lontane o non-imparentate, che forse
non vedranno mai e che sicuramente non restituiranno il
favore, è contrario alle condizioni fondamentali richieste
per attuare comportamenti di aiuto, che l’evoluzione ha proQuesta teoria è chiamata “Teoria della Selezione Parentale”
(Kin Selection Theory).
9
Ciò che viene chiamato “altruismo reciproco” (Trivers, 1971).
8
9
grammato negli esseri umani (Heinen & Low, 1992/2007).
“Compra prodotti verdi” versus consumismo vistoso
Come abbiamo visto precedentemente, le donne apprezzano segnali che indicano possesso di risorse materiali e
status, inclusa la tendenza dei maschi ad ostentare il consumismo, soprattutto nel caso di accoppiamenti a breve
termine (Krueger, 2008; Sundie et al., 2011).
I prodotti ecologici generalmente non sono associati
ad uno status alto. Sono contrapposti a prodotti alternativi di lusso e costosi, non-verdi. Quindi, il richiamo
ad utilizzare prodotti verdi, soprattutto per i maschi, è
difficile da conciliare con il bisogno di un consumismo
vistoso. Questo punto in parte spiega le differenze di
genere che si riscontrano nei comportamenti ecologici: i maschi hanno buone ragioni per preferire prodotti
di lusso rispetto a prodotti verdi. Una seconda spiegazione risiede nell’interesse dei maschi nei confronti dei
valori prosociali ostentati dalle femmine: quest’ultime
hanno interesse a comperare prodotti verdi per evidenziare quanto siano premurose. Griskevicius e colleghi (2007) hanno confermato l’attrazione delle donne nei confronti di prodotti che indicano generosità.
Ci potrebbero essere invece condizioni nelle quali
l’ecologia beneficia della tendenza degli uomini al consumismo vistoso: quando i prodotti verdi sono costosi
e l’acquisto/utilizzo è pubblico (il successo della Toyota
Prius è un buon esempio). Infatti, nei maschi una generosità sfacciata può essere indice di alto status: attraverso la generosità pubblica i maschi mostrano il loro
status elevato e ottengono prestigio sociale (Henrich &
Gil-White, 2001). Inoltre, poiché le donne considerano
importante la propensione a condividere status e risorse
con loro e con la potenziale prole, i maschi che condividono le proprie risorse con sconosciuti guadagnano una
reputazione prosociale, un elemento considerato molto
importante nelle scelta di un partner romantico (Cottrell,
Neuberg, & Li, 2007).10 In uno studio, Griskevicius, Tybur e Van den Bergh (2010) hanno infatti trovato che
fornire ai partecipanti motivazioni all’acquisto basate
sullo status aumentava la tendenza ad acquistare prodotti ecologici, ma solo quando l’acquisto era pubblico (e
non privato) e soprattutto quando i prodotti verdi erano
più costosi delle alternative non-verdi. Questo risultato
è emerso non solo nel caso delle donne, che devono mostrare le loro qualità morali e prosociali, ma anche per i
maschi. Di conseguenza, i prodotti verdi che esprimono ricchezza e generosità saranno preferiti da entrambi i generi, ma per ragioni diverse: dovrebbero essere
preferiti dai maschi perché indicano benessere, e dalle
femmine perché indicano generosità. Naturalmente, non
vogliamo suggerire di aumentare il prezzo dei prodotti
10
Questo è un esempio di “altruismo competitivo” (Roberts,
1998; Van Vugt, Roberts, & Hardy, 2007).
10
verdi, ma troviamo interessante mostrare come i processi evoluzionistici dovrebbero essere considerati quando
si cerca di modificare il comportamento delle persone.
Huart & Dardenne
stoso possano giocare contro le cause ambientaliste.
Non avevamo la pretesa di essere esaustivi ma solo
di introdurre il lettore all’importanza di considerare
anche le spiegazioni evoluzionistiche (in modo complementare ad altre spiegazioni) per comprendere la natura umana e, nello specifico, la riluttanza a comportarsi in modi sostenibili. Come Penn e Mysterud (2007)
spiegano nel loro libro “Evolutionary Perspectives on
Environmental Problems,” “la sostenibilità è un obiettivo ammirevole, ma anche le nostre politiche devono
essere sostenibili, e quindi abbiamo bisogno di politiche che siano compatibili con la natura umana” (p. 2).
A proposito di evoluzione ed ecologia
Cosa pensi del tuo vicino (maschio) che compra una
Porsche Cayenne?
È un consumatore vistoso che vuole mostrare il suo
status nel contesto di una competizione intra-genere.
Cosa pensi del tuo vicino (maschio) che compra una
Toyota Prius?
È un consumatore vistoso, palesemente generoso,
che vuole mostrare il suo status nel contesto di una
competizione intra-genere. Ha un vantaggio sul primo.
Fig. 3. Il negozio Shared Earth che vende solo prodotti verdi.
Ora chiuso.
Cosa pensi del tuo vicino (maschio) che compra una
bicicletta?
Conclusione
È intelligente e generoso ma non vincerà la competizione, perché non evidenzia lo status.
Nonostante le crescenti evidenze dell’impatto deleterio
degli esseri umani sul nostro pianeta, rimaniamo riluttanti ad adottare comportamenti sostenibili. Molte persone attribuiscono questa noncuranza allo stile di vita
moderno, insensibile nei confronti della natura. Invece,
i dati osservati da popolazioni di cacciatori-raccoglitori
suggeriscono che in queste società le persone non siano
più rispettose delle risorse naturali di quanto lo siamo noi
(per una rassegna, vedi Alvard, 1999/2007). Se la cultura
non è la sola responsabile della riluttanza a comportarsi
in modo sostenibile nei confronti della natura, lo è forse
la natura stessa?
Ormai da alcuni anni, gli scienziati evoluzionisti studiano come e perché l’evoluzione abbia plasmato affetti, cognizioni e comportamenti degli esseri umani, e quali siano i collegamenti esistenti tra
precedenti adattamenti e la nostra attuale incapacità
a comportarsi in modi sostenibili per la conservazione del pianeta. In questo articolo, abbiamo visto come
alcuni adattamenti dovuti all’evoluzione, quali ignorare il futuro, altruismo reciproco, e consumismo vi-
Qual è per un maschio la strategia migliore per trasmettere i suoi geni alle generazioni future?
Investire in una famiglia con una moglie sana, giovane e fidata, ed avere quante più amanti fertili.
Qual è per una femmina la strategia migliore per
trasmettere i suoi geni alle generazioni future?
Avere un marito ricco (o di alto status) e, se il marito
non ha buoni geni, un amante attraente.
La psicologia evoluzionistica è sessista?
Dire che maschi e femmine sono diversi non significa attribuirgli un diverso valore e nemmeno che
debbano comportarsi come prescritto. Semplicemente, offre ipotesi che derivano dalla teoria evoluzionistica e le confronta ai dati.
Evoluzione ed ecologia
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[Traduzione di Giulio Boccato & Elena Trifiletti]
Johanne Huart ha svolto il dottorato di ricerca all’Università Cattolica di Louvain (UCL)
ed ora è assistente di ricerca all’Università di
Liège, in Belgio. Le sue ricerche si focalizzano
sulla cognizione sociale, sui fattori coinvolti
nei comportamenti sostenibili, con un interesse speciale per l’approccio evoluzionistico.
Benoit Dardenne ha svolto il dottorato di ricerca all’Università Cattolica di Louvain (UCL).
È stato assistente di ricerca all’Università del
Massachussets (USA), poi ricercatore di ruolo
per il Fondo Nazionale per la Ricerca Scientifica (FNRS, UCL), ed ora è professore e capo
del dipartimento di psicologia sociale all’Università di Liege. I suoi temi di ricerca spaziano
da giudizio sociale a sessismo, paternalismo e, naturalmente,
comportamenti sostenibili.

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