La speranza Sereno, un po` affaticato per aver preso

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La speranza Sereno, un po` affaticato per aver preso
La speranza
Sereno, un po’ affaticato
per aver preso il treno all’ultimo momento.
Un viaggio notturno per le terre del nulla perenne,
dove la quiete dello spirito risplende,
e dove per aver la pace non c’è bisogno di dichiarar la guerra.
Seduto vicino al finestrino,
sperduto nei sobborghi dei miei sogni,
con il mio bagaglio di miraggi, di capricci e di emozioni.
Le quattro del mattino,
una notte qualunque prima del futuro.
Uomini e donne; operai, ambulanti, studenti, professionisti;
amici, conoscenti, compagni di lavoro e di sventura.
Destini confusi, menti ritorte, immagini morbose.
Camicie bianche, cravatte grigie,
borse lucide di pelle con quattro fette di pane,
mortadella, vino annacquato ed un paio d’ova sode.
Cicaleggio di ciarlatani,
parole senza tempo:
pene,
diabete,
la moglie del vicino,
le luci che non brillano,
i soldi che non bastano,
i rumori che non si sentono,
i cuori di pietra che distruggono.
La gala disperata della vita.
Un mondo che gesticola, discorre, si agita;
un mondo drogato d’illusioni, di lussi, di fame, di miserie e di opulenze,
con un catalogo di opzioni, di orrori e di disastri.
Aleggia un pensiero di tutti:
“finché c’è vita c’è speranza,
le vie del possibile sono infinite,
quelle dell’impossibile sono garantite.”
Fuori,
buio moribondo crivellato di vuoto;
alberi infermi, silenzio senza stelle,
lampade tristi in agonia, luna morente senza cielo.
Panorama senza affetto,
allucinante,
delizioso
disastroso:
una nebulosa opaca di colori del nulla.
Una signora, pregna di tempo,
vestita di verde, senza rumore alcuno,
si pone al mio fianco.
Riconosco il suo profumo incerto,
il suo aroma senza senso, indecifrabile ed astratto,
narcotico produttore di illusioni.
Mi rattristo. La Speranza arriva sempre
dopo sventure, catastrofi e dolore.
Un sorriso, insidioso e conciliante,
con grazia selvaggia e con tristezza opaca.
Non è per me.
Chissà cosa è più lungo,
il suo silenzio o il mio sconforto,
la sua pietà o la mia demenza.
- Sono La Speranza - mi dice alfine.
- Vago nell’onirico Universo
tessendo miraggi densi di vuoto,
di lusinghe occulte,
di meraviglie senza senso
ed inondo di quiete le menti derelitte.
Vivo la notte e muoio il giorno,
edifico il futuro con il vento del domani
e coi relitti del naufragio del mondo alla deriva.
Raccontami, …raccontami di te - mi sussurra.Comincio da quando ero bambino,
da quando già di grigio
coloravo le mie tristi primavere.
Correvo nei boschi in cerca del domani,
chiedevo a mamma
che cos’è il dolore, che cos’e l’amore.
Poi,
Il primo giorno di scuola,
gli amici d’infanzia,
il primo amore,
le notti insonni,
i giorni tristi,
le lagrime migranti,
l’esistenza vuota,
il futuro assente.
Una vita di pene,
tatuata con l’ansia nei muri del nulla,
solcando infelice i mari dell’assurdo,
vegetando in terre che non eran mie,
camminando disperato per il mondo,
per aspri cammini senza luce,
con un paio di scarpe consumate.
Triste,
imparando a veder passare gli anni,
raccogliendo pane affogato nel sudore,
vivendo qualche giorno e non la vita,
in una torre di Babele in cui l’amore,
ti divora, marcisce e si consuma.
Mi sembra turbata, sconvolta, amareggiata.
Si alza,
balbetta un’imprecazione,
spargendo bava velenosa
come una bestia in agonia.
Tendo la mano senza incontrar la sua.
Se ne va.
Mi ricordo di Gesù Cristo:
nel momento del bisogno
pure gli apostoli se ne andarono,
solo la Mamma non l’abbandonò.
Passa la notte boreale e passa quell’ora dell’inganno,
cruciverba di affanni e di timori.
Il treno ha un sussulto.
Si ferma.
Le porte si aprono.
Sotto il treno una macchia nera,
fra cristalli di nebbia e vapori d’asfalto.
…è morta la Speranza:
Tutt’intorno, dolore, lagrime, sgomento,
trofei delle sconfitte,
medaglie di miseria,
spettri danzanti d’inutili chimere,
l’ira di Dio nell’aria,
il lento migrar del Paradiso.
L’eco dei sospiri scuote l’Universo.
Un mare di gente,
con le mani vuote,
con gli occhi a terra,
ascolta il suo silenzio:
l’esercito dei vinti,
perditori che hanno creduto in lei.