Norme di attuazione P.R.G.

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Norme di attuazione P.R.G.
COMUNE DI SIROR
NORME DI ATTUAZIONE P.R.G.
TESTO UNICO AGGIORNATO
VARIANTE APRILE 2013
1
INDICE
TITOLO I – GENERALITA’
Art. 1 - Natura, scopi, contenuti e riferimenti del P.R.G.
Art. 2 - Modalità generali di attuazione
Art. 3 - Effetti e cogenza del P.R.G.
TITOLO II – DEFINIZIONI E PRESCRIZIONI GENERALI
Art. 4 – Definizioni e prescrizioni di carattere generale
Art. 5 – Parametri geometrici dell’edificazione
Art. 5 bis – Definizioni e criteri per la misurazione delle distanze
Art. 5 ter – Distanze minime tra edifici negli insediamenti storici.
Art. 5 quater – Distanze minime tra edifici da applicare in altre aree.
Art. 5 quinquies - Distanze da applicare per i manufatti accessori.
Art. 5 sexties – Distanze degli edifici dai confini.
Art. 5 septies - Distanze in materia di muri e opere di sostegno delle terre: definizioni e
disposizioni generali.
Art. 5 octies - Distanze dei terrapieni artificiali e dei muri dai confini.
Art. 5 nonies - Distanze delle abitazioni dai terrapieni artificiali, dai muri liberi e dai
muri di sostegno.
Art. 5 decies - Distanze degli edifici non adibiti ad abitazione dai terrapieni artificiali,
dai muri liberi e dai muri di sostegno
Art. 6 – Categoria degli interventi edilizi
Art. 7 – Tipologia dei fabbricati
Art. 8 – Condizione di edificabilità delle aree. Asservimento delle aree. Fasce di rispetto
Art. 9 – Parcheggi a carico dei titolari delle opere
TITOLO III - URBANIZZAZIONI
Art. 10 – Le urbanizzazioni
Art. 10 bis – L’edilizia residenziale
Art. 11 – Centri storici e beni culturali
Art. 11 bis - Applicazione dell’eccezione al limite di cui al 3° comma dell’art. 18
della LP 5 settembre 1991, n. 22 e s.m.
Art. 12 – Insediamenti di edilizia mista
Art .12 bis - Localizzazione dei nuovi alloggi per il tempo libero e vacanze.
Art. 13 – Insediamenti commerciali di livello provinciale
Art. 14 – Aree produttive miste
Art. 15 – Insediamenti per attività zootecniche
Art. 16 – Campeggi
Art. 17 – Equipaggiamenti: attrezzature e servizi
Art. 18 – Verde pubblico attrezzato ed aree sportive all’aperto
sexies
TITOLO IV – GLI SPAZI APERTI
Art. 19 – Invarianti e gli spazi aperti
Art. 20 – Aree agricole
Art. 21 – Baite
Art. 22 – Boschi
2
Art. 23 – Pascoli
Art. 24 – Aree improduttive e ghiacciai
Art. 25 – Discariche, depuratori e centrale idroelettrica
TITOLO V - INFRASTRUTTURE TERRITORIALI E COMUNICAZIONI
Art. 26 – Strade
Art. 27 – Parcheggi pubblici e aree di servizio
Art. 28 – Piste da sci, impianti di risalita, aree di accesso e di servizio
TITOLO VI - TUTELA AMBIENTALE STORICO-CULTURALE
Art. 29 – Scopo, oggetto ed esercizio della tutela
Art. 30 – Cautele per l’ambientazione degli interventi di infrastrutturazione
e di difesa del suolo
Art. 31 – Aree sensibili: ambienti d’alta montagna e fasce di protezione
ambientale e dei corsi d’acqua e dei laghi
Art. 32 – Prescrizioni generali per la salvaguardia dei luoghi
Art. 33 – Cautela per l’ambientazione degli interventi edilizi
Art. 34 – Tenuta degli spazi non edificati di pertinenza degli edifici
Art. 35 – Biotopi ed elementi naturalistici di rilievo
Art. 36 – Manufatti e siti di interesse storico, culturale e naturalistico
Art. 37 – Difesa paesaggistica, verde privato
Art. 37 bis – Zona di rispetto cimiteriale
Art. 38 – Recupero ambientale
Art. 39 – Parco Naturale di Paneveggio – Pale di San Martino
TITOLO VII - PROTEZIONE GEOLOGICA, IDROGEOLOGICA E VALANGHIVA
Art. 40 – Norme conseguenti all’analisi geologica.
Art. 41 – (soppresso)
Art. 42 – (soppresso)
Art. 43 – (soppresso)
TITOLO VIII – PIANI ATTUATIVI E PROGRAMMA
Art. 44 – Redazione dei piani attuativi
Art. 45 – Progetto di riqualificazione urbana
Art. 46 – Programma di attuazione
3
Tavole:
A. INSEDIAMENTI MISTI AD ALTA DENSITA’
B. INSEDIAMENTI MISTI A MEDIA DENSITA’
C. INSEDIAMENTI MISTI A BASSA DENSITA’
D. EQUIPAGGIAMENTI: ATTREZZATURE E SERVIZI
SCHEMA DI EQUIPARAZIONE
Allegati:
Schemi esemplificativi di cui agli
- Art. 5 octies - Distanze dei terrapieni artificiali e dei muri dai confini
- Art. 5 nonies - Distanze delle abitazioni dai terrapieni artificiali, dai
muri liberi e dai muri di sostegno
-
Art. 5 decies - Distanze degli edifici non adibiti ad abitazione dai
terrapieni artificiali, dai muri liberi e dai muri di sostegno
tratti dall’Allegato 2 “Disposizioni provinciali in materia di distanze” del
Regolamento di attuazione della legge urbanistica - l.p. n. 1/2008.
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NORME DI ATTUAZIONE
TITOLO I – GENERALITA’
Art. 1 – Natura, scopi, contenuti e riferimenti del P.R.G.
1.Il Piano Regolatore Generale ( P.R.G.) del Comune di Siror è strumento attuativo del Piano
Urbanistico Provinciale ( P.U.P.) nel territorio del Comune di Siror, facente parte del
Comprensorio di Primiero e fornisce le disposizioni in materia di:
-
uso del suolo
-
infrastrutture territoriali
-
tutela dell’ambiente e dei beni storico-culturali
-
protezione dai rischi naturali e dalle acque
2. Nella presente forma, il P.R.G. modifica, aggiorna e sostituisce il Piano Urbanistico
Comprensoriale approvato dalla Giunta Provinciale il 27.8.1993 con delibera nr.11980 /93.
Rimane in vigore il Piano Generale degli Insediamenti Storici (P.G.I.S.) approvato dalla
Giunta Provinciale il 21.05.1993.
3. Il P.R.G. è costituito da:
a. Relazione illustrativa
b. Cartografia, comprendente:
-
Nr.1 tavola di progetto in scala 1:25000;
-
Nr.4 tavole di progetto in scala 1:10000;
-
Nr.3 tavole di progetto in scala 1: 2880.
c. Norme di attuazione
Art. 2 – Modalità generali di attuazione
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1. L’attuazione del P.R.G. ha luogo osservando le indicazioni contenute nella cartografia in
conformità a quanto stabilito dalle presente Norme di Attuazione nonché secondo gli indirizzi
e i criteri interpretativi risultanti dalla Relazione illustrativa.
Le indicazioni contenute nella Cartografia vanno intese come espresse nella apposite legende
e vanno osservate nei limiti e con le specificazioni di cui agli articoli seguenti. In caso di non
corrispondenza tra tavole e scala diversa fa testo la tavola a scala più dettagliata.
2. Dove non è previsto uno dei Piani Attuativi ( P.A.) di grado subordinato di cui al seguente
comma 3, gli interventi edilizi possono essere eseguiti direttamente, ottenuta la concessione o
l’autorizzazione edilizia.
3. Nelle aree in cui il piano regolatore generale prevede le formazione di piani attuativi, fino
all'approvazione del relativo piano, sono consentite, oltre alla manutenzione ordinaria e
straordinaria, solo interventi di restauro e risanamento conservativo senza alterazioni di
volume.
4. La cartografia indica con apposita grafia i perimetri dei Piani Attuativi (P.A.) di grado
subordinato per l’attuazione del P.R.G e gli artt. 38 e 39 li disciplinano. Essi sono:
a. piano attuativo a fini generali ( art.44 - L.P.n.22/91 ):
sviluppa le previsioni, le direttive ed i criteri stabiliti dal Piano Regolatore Generale e fornisce
ogni utile indicazione di dettaglio per l’uso del territorio;
b. piano attuativo a fini speciali ( art. 45 – L.P.n.22/91 ):
ha per oggetto l’edilizia abitativa come definita dalla leggi provinciale del settore o gli
insediamenti produttivi.
Il piano attuativo per l’edilizia abitativa, individua entro le zone residenziali, sia edificate, che
di nuovo sviluppo, le aree e gli edifici da riservare ad edilizia abitativa, sia pubblica che
agevolata, determinandone la relativa specifica disciplina.
Il piano attuativo per gli insediamenti produttivi determina la specifica disciplina di aree
destinate ad opere ed impianti di carattere industriale, artigianale e commerciale, ad impianti e
servizi turistici nonché a complessi destinati alla trasformazione, conservazione e
commercializzazione di prodotti agricoli ovvero ad allevamenti zootecnici ed ha per obiettivo
di promuovere un efficace e coordinato utilizzo delle aree in esso comprese;
c. piano di recupero ( art. 46 – L.P.n.22/91 ):
è lo strumento per la riqualificazione ed il recupero del patrimonio edilizio esistente nelle
zone a tale fine perimetrate dal Piano Regolatore Generale; può essere di iniziativa pubblica
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quando viene redatto dal Comune e di iniziativa privata quando viene redatto e presentato al
Comune dai privati interessati, proprietari di almeno il 60% della volumetria degli edifici del
piano.
Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio sono definiti dall’art. 77 bis della L.P. n.
22/91 e succ. mod. ( L.P. n. 10/98 ).
I contenuti, la formazione, gli effetti e l’approvazione da parte della Giunta Provinciale del
Piano Attuativo a fini generali, a fini speciali nonché il Piano di recupero sono disciplinati
dagli artt. 47,48,49,50 della L.P.n.22/91;
d. comparti edificatori ( art. 51 – L.P.n.22/91 ):
il Sindaco può notificare al proprietario o ai proprietari un invito a dichiarare entro un termine
prefissato se intendono procedere, eventualmente riuniti in consorzio ove si tratti di più
proprietari, alla formazione di comparti edificatori costituiti da almeno il 60% della
volumetria degli edifici del comparto stesso;
e. piano di lottizzazione ( art. 53,54,55,56 – L.P.n.22/91):
ha per oggetto l’utilizzo edificatorio di una o più aree contigue, finalizzato alla creazione di
una pluralità di edifici ovvero di un rilevante insieme di unità a scopo abitativo o produttivo,
anche se facenti parte di un unico edificio e che richieda l’esecuzione di opere di
urbanizzazione primaria.
5. Il territorio compreso nel Parco di Paneveggio e delle Pale di San Martino è assoggettato a
quanto previsto nel “Piano del Parco” adottato con delibera n.10 del Comitato di Gestione in
data 22.9.1995 ed approvato dalla Giunta Provinciale con delibera n.12939 del 11.10.1996.
6. Gli interventi sulle “ baite “ di cui al successivo art.21 sono soggetti alle disposizioni del
“ Manuale tipologico “ che costituisce parte integrante del P.R.G.
7. Quanto non esplicitamente considerato dal P.R.G. è disciplinato dalle leggi e dai
regolamenti vigenti.
Art. 3 – Effetti e cogenza del P.R.G.
7
1.
Il P.R.G. ha valore cogente per tutti gli operatori, pubblici e privati, che svolgono azioni
urbanistiche ed edilizie nel territorio comunale. L’attività edilizia e l’utilizzo dei suoli sono
ammessi soltanto con le modalità indicate area per area, conformemente alle rispettive
destinazioni.
2. Si può eccezionalmente derogare alle indicazioni del P.R.G. solo per interventi edilizi
relativi ad opere pubbliche e di interesse pubblico generale ai sensi dell’art. 112 della LP
1/2008.
3.
Gli immobili e gli usi del suolo che al momento dell’adozione del P.R.G. sono in
contrasto con le sue disposizioni possono subire modifiche solo per adeguarvisi. Sono in ogni
caso ammessi gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all’art. 99 della LP 1/2008.
TITOLO II – DEFINIZIONI E PRESCRIZIONI GENERALI
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Art. 4 – Definizioni e prescrizioni di carattere generale.
1. Le prescrizioni urbanistiche ed edilizie sono differenziate per zone ed aree, a seconda che
si tratti di:
-
sistema insediativo e produttivo;
-
sistema ambientale ;
-
sistema infrastrutturale.
Per ciascuna di queste zone ed aree sono fissate i parametri edificatori, le modalità d’uso del
suolo, i tipi di intervento e di edifici o opere ammessi e i relativi criteri di esecuzione, in
ordine ai temi della tutela ambientale che a sua volta è oggetto di trattazione specifica ( Titolo
VI ).
2. Alcune definizioni e prescrizioni urbanistiche ed edilizie hanno carattere generale. Esse
riguardano:
-
i parametri geometrici dell’edificazione (art.5);
-
la tipologia dei fabbricati (art. 7);
-
i condizionamenti generali per l’edificazione (art.8);
-
il dimensionamento dei parcheggi la cui esecuzione spetta ai soggetti degli interventi
edilizi (art. 9)
3. Le indicazioni in proposito valgono per tutte le aree e zone.
Art. 5 – Parametri geometrici dell’edificazione
1. S f= Superficie fondiaria
E’ la superficie del lotto o delle proprietà in cui si realizzano gli interventi edilizi.
2. Ve = Volume emergente
E’ il volume emergente dal livello naturale del terreno o del piano di spiccato se questo è a
quota inferiore alla linea naturale del terreno. Per ciascuna area o zona possono essere fissati
dei volumi emergenti per ciascun fabbricato alle condizioni stabilite nell’art. 7, comma 12.
2 bis. Volumi tecnici
9
Non sono soggetti al rispetto delle norme di zona i volumi tecnici costituiti da porzioni
dell’edificio destinate a soddisfare esigenze di carattere tecnico, relative alla funzionalità dei
servizi o degli impianti tecnologici ubicati nell’edificio medesimo, quali vani ascensori
costruiti oltre la linea di gronda destinati a contenere la gabbia dell’ascensore, i serbatoi
dell’acqua, le canne fumarie, centrali termiche, bussole d’ingresso agli edifici finalizzate al
taglio termico con Vol. max. = 8.0 mc.
Analogamente non è soggetta al rispetto delle norme di zona la realizzazione di rivestimenti a
scopo di insolazione termica (cappotti termici) per gli edifici esistenti nella misura massima di
12 cm di puro isolante.
Nelle nuove costruzioni sono assimilati a volumi tecnici, nel rispetto dell’altezza e delle
distanze minime tra costruzioni e presentando idonea documentazione tecnica, quelli destinati
all’isolazione termica e derivanti da uno spessore dei muri esterni e dei solai piani di
copertura che superano i 0.30 m nonché i pacchetti di isolazione termica delle falde di
copertura.
3. Vi= Volume interrato
E’ il volume al di sotto del livello naturale del terreno o dal piano di spiccato se questo è a
quota inferiore alla linea naturale del terreno.
In fregio alle zone pubbliche, strade o comunque a quelle aree soggette ad esproprio le
distanze minime devono essere in ogni caso rispettate anche per i volumi interrati..
In fregio alle strade le distanze minime per i volumi interrati sono quelle stabilite dalla D.G.P.
n. 909/95 e s.m.
4. Vt= Volume totale
E’ la somma del volume emergente (Ve) e del volume interrato ( Vi).
Sono considerati “ volumi tecnici
“ le strutture destinate a funzioni complementari o
integrative di tipo tecnico per i servizi o gli impianti degli edifici (ascensori, serbatoi
dell’acqua, canne fumarie e simili ) ai fini dei parametri edificatori di zona.
I volumi delle logge e dei portici d’uso privato sono computati al 50%.
Il volume di portici aperti all’uso pubblico non si computa.
La realizzazione di rivestimenti esterni a scopo di isolazione termica per gli edifici esistenti
all’entrata in vigore del P.R.G. è sempre ammessa purchè l’aumento dello spessore delle
murature esistenti non superi i cm. 12.
5. If= Indice di fabbricabilità fondiaria
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E’ il volume emergente (Ve) costruibile per ogni mq. di superficie fondiaria ( Sf ) espresso in
mc/mq.
6. Sc = Superficie coperta
E’ l’area rappresentata dalla proiezione verticale sul piano orizzontale di tutte le parti edificate
fuori terra, escluse le sporgenze del tetto dell’edificio. Pensiline, balconi, gronde e cornicioni
non si calcolano fino ad uno sporto massimo di m. 1,5.
Oltre tale limite le parti dell’edificio in eccedenza vengono computate relativamente alla
superficie coperta.
7. Su = Superfici utile
E’ la somma delle superfici lorde di tutti i locali abitabili o utilizzabili per attività
economiche.
8.
Rc =Rapporto di copertura
E’ il rapporto fra la superficie coperta ( Sc ) e la superficie fondiaria ( Sf ).
9. H= Altezza
E’ l’altezza di ciascuna fronte di un edificio misurata dal piano di spiccato ( nel caso questo
sia al di sotto del livello naturale del terreno ), o dal livello naturale del terreno, fino
all’estradosso dell’ultimo solaio ( nel caso di edifici con copertura piana ) o ad un piano
virtuale parallelo ad esso, mediano tra l’appoggio delle falde di copertura e il colmo delle
stesse ( nel caso queste siano inclinate). In caso di coperture curve, discontinue, o comunque
caratterizzate da geometrie diverse, l’altezza si misura con riferimento ad un tetto virtuale,
piano o a falde, anche per singoli corpi di fabbrica, che le inscrive totalmente.
Qualora il piano di spiccato del fabbricato risulti tutto o in parte a quota superiore rispetto
all’andamento naturale del terreno l’altezza si misura dal livello originario di quest’ultimo.
10. L= Lunghezza delle fronti
E’ la misura orizzontale massima di ciascuna fronte il cui sviluppo planimetrico non sia
interrotto da riseghe di profondità di almeno m. 1,50. Il presente parametro si applica
esclusivamente negli interventi di nuova costruzione.
11. Distanze minime - Dc – De - Ds
a. Distanza dai confini (Dc): vedi art. 5 bis
b. Distanza tra i fronti di edifici (De): vedi art. 5 bis
11
c. Distanze stradali (Ds)
All’interno delle aree edificabili nei casi di nuova costruzione, ampliamento e ricostruzione
di edifici, sono da rispettare le distanze fissate dalla D.G.P. n. 909/95 e s.m.
Per ogni altro aspetto relativo alle distanze minime valgono i disposti del Codice Civile.
Art. 5 bis – Definizioni e criteri per la misurazione delle distanze.
1.
Ferma restando la facoltà di costruire in aderenza, la distanza tra pareti antistanti
viene misurata in senso normale alla proiezione ortogonale delle stesse sul piano orizzontale.
(De)
2.
La distanza degli edifici dai confini si misura in orizzontale e deve essere rispettata
in ogni punto dell’edificio e in tutte le direzioni. (Dc)
3.
Sono esclusi dal computo della distanza gli sporti di gronda, i balconi, le scale aperte
e gli elementi decorativi che non costituiscono volume, purché di aggetto non superiore a 1,50
m . Qualora tali elementi superino la dimensione indicata va computata la parte eccedente.
Sono esclusi altresì i volumi interrati.
4.
Per gli interventi finalizzati al miglioramento della prestazioni energetiche degli
edifici si applicano le disposizioni di cui all’articolo 86 della legge urbanistica provinciale e le
relative norme di attuazione.
5.
Per i fini del presente articolo e dei successivi artt. 5 ter, 5 quater, 5 quinquies, il
sedime è l’ingombro massimo risultante dalla proiezione ortogonale, sul piano orizzontale, di
tutte le parti fuori terra di un edificio, con esclusione degli aggetti di cui al comma 3.
6.
Per i muri e le opere di sostegno delle terre di cui all’art. 5 septies le distanze si
misurano in senso radiale misurate in ogni punto ed in tutte le direzioni.
Art. 5 ter – Distanze minime tra edifici negli insediamenti storici.
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1.
Negli insediamenti storici, per gli interventi di risanamento conservativo,
ristrutturazione e sostituzione edilizia di cui all’art. 99 della L.P. n. 1/2008, le distanze tra gli
edifici non possono essere inferiori a quelle intercorrenti tra i volumi edificati preesistenti,
computati senza tener conto di superfetazioni e costruzioni aggiuntive di epoca recente e prive
di valore storico, artistico o ambientale.
2.
Gli interventi di sopraelevazione degli edifici esistenti alla data di approvazione della
deliberazione della G.P. n. 2879 di data 31 ottobre 2008 per il recupero dei sottotetti ,
possono essere realizzati esclusivamente nel rispetto del sedime esistente e delle distanze
minime previste dal Codice civile.
3.
Per gli interventi di demolizione e ricostruzione di cui all’art. 99 della L.P. n. 1/2008,
si applicano le seguenti disposizioni:
a)
in caso di ricostruzione al di fuori del sedime originario, è prescritta una
distanza minima di 6,00 m, misurata sul piano orizzontale in ogni punto ed in tutte le
direzioni, fra due edifici esistenti alla data di entrata in vigore della legge urbanistica
provinciale o tra corpi di fabbrica del medesimo edificio, limitatamente alla parte di volume
che fuoriesce dal sedime medesimo;
b)
in caso di ricostruzione all’interno del sedime originario e nel rispetto del
limite di altezza dell’edificio preesistente, si applicano le distanze previste dal comma 1.;
c)
in caso di ricostruzione all’interno del sedime, ma con un’altezza superiore a
quella dell’edificio preesistente, la parte di edificio che supera l’altezza originaria deve essere
realizzata nel rispetto delle distanze minime previste dal Codice civile.
4.
Nelle zone di questo articolo, per l’ampliamento laterale di edifici esistenti alla
data di entrata in vigore della legge urbanistica provinciale prescritta una distanza minima di
6,00 m, misurata sul piano orizzontale in ogni punto ed in tutte le direzioni, fra due edifici o
tra corpi di fabbrica del medesimo edificio. Per i nuovi edifici si applicano le disposizioni di
cui all’art. 5 quater, comma 1, lettera a).
Art. 5 quater – Distanze minime tra edifici da applicare in altre aree.
1.
Nelle aree diverse da quelle di cui all’art. precedente
si applicano le seguenti
disposizioni:
13
a.
per i nuovi edifici, per l’ampliamento laterale di edifici esistenti nonché per gli
interventi di demolizione e ricostruzione, è prescritta la distanza minima di 10,00 m tra pareti
antistanti. In caso di edifici con altezze (H) superiori a 10,00 m., la distanza minima tra pareti
antistanti di 10,00 m è aumentata in misura pari al 50% dell’altezza massima consentita dal
vigente PRG eccedente i 10,00 m.
b.
in caso di sopraelevazione nel rispetto del sedime di edifici antistanti esistenti alla data
di approvazione della deliberazione della G.P. 2879 di data 31 ottobre 2008 si applicano le
distanze minime previste dal Codice civile.
c)
per gli interventi di sostituzione edilizia si applicano le disposizioni di cui
all’articolo 5 ter, comma 1.
2.
Nei casi di cui al comma 1, lettera a), è prescritta una distanza minima tra pareti non
antistanti di ml 6,00, misurata sul piano orizzontale in ogni punto ed in tutte le direzioni.
3.
Sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate dai commi 1 e 2, fermo restando il
rispetto delle distanze minime previste dal Codice civile, nel caso di gruppi di edifici che
formano oggetto di piani attuativi, di cui al Capo IX del Titolo II della l.p. n. 1 del 2008,
purché contengano precise previsioni planivolumetriche e con esclusivo riferimento agli
edifici ricadenti nel perimetro del piano attuativo. Tale riduzione è ammessa inoltre all’interno
delle aree specificatamente destinate alla realizzazione di edifici pubblici o di interesse
pubblico.
Art. 5 quinquies - Distanze da applicare per i manufatti accessori.
1.
Per i manufatti accessori disciplinati dall’art. 7 comma 8, qualora non siano realizzati
in aderenza, è prescritta una distanza minima dagli edifici e tra loro medesimi di 3,00 m
misurata sul piano orizzontale in ogni punto ed in tutte le direzioni.
Art. 5 sexties – Distanze degli edifici dai confini.
1.
Ferme restando le disposizioni di cui agli articoli precedenti e fatta salva la facoltà di
costruire in aderenza, le distanze degli edifici, ivi compresi gli ampliamenti laterali, dai
confini di proprietà devono essere pari alla metà delle distanze tra edifici previste dalla lettera
14
a) del comma 1 dell’art. 5 quater con un minimo di ml 5,00, misurate in ogni punto ed in tutte
le direzioni. Distanze dai confini inferiori sono ammesse, previo consenso del proprietario
finitimo debitamente intavolato, purché siano rispettate le distanze minime tra edifici.
2.
Distanze dai confini inferiori a quelle di cui al comma 1 possono essere ammesse, anche
in assenza del consenso del proprietario finitimo, nei seguenti casi:
a) interventi di cui all’art. 5 ter, commi 1, 2 e 3, lettere b) e c), e all’art. 5 quater, comma 1,
lettera c);
b.
sopraelevazione nel rispetto del sedime di edifici antistanti esistenti alla data di
approvazione della presente deliberazione, ai sensi dell’articolo 5 quater, comma 1, lettera b);
c.
sopraelevazione di edifici esistenti alla data di approvazione della presente
deliberazione, in assenza di edifici antistanti, fermi restando gli effetti derivanti
dall’applicazione delle distanze minime fra edifici di cui all’articolo 5 quater, comma 1,
lettera a);
d.
3.
la realizzazione di opere pubbliche per motivate esigenze urbanistiche.
La distanza dai confini per i manufatti accessori disciplinati dall’art. 7 comma 8 non
può essere inferiore a m 1,50, salvo consenso del proprietario finitimo, debitamente
intavolato, che garantisca comunque la distanza dagli edifici di m 3,00.
4.
Per gli interventi di cui all’art. 5 ter, comma 3, lettera a) e comma 4 limitatamente
all’ampliamento laterale degli edifici esistenti, ricadenti all’interno dei centri storici, la
distanza dai confini è fissata in 3,00 m salvo consenso del proprietario finitimo, debitamente
intavolato, che garantisca comunque la distanza minima di 6,00 m tra gli edifici.
Art. 5 septies - Distanze in materia di muri e opere di sostegno delle terre:
definizioni e disposizioni generali.
1.
Le disposizioni di questo articolo e degli artt. 5 octies, nonies, decies disciplinano le
distanze minime dei muri di qualsiasi genere, dei terrapieni, dei rilevati e relative opere di
sostegno, come scogliere, terre armate ed altri manufatti simili, dagli edifici, esclusi i
manufatti accessori di cui all’art. 7, comma 8 e dai confini. A tal fine si considerano:
15
a) terrapieni artificiali, i terrapieni artificiali o rilevati, le opere in terra artificialmente create
dall’uomo con i relativi muri di contenimento, terre armate, o scogliere, che costituiscono
costruzione rilevante agli effetti delle distanze;
b) muri liberi, i muri che non hanno funzione di sostegno, quali muri di cinta o di confine;
c) muri di sostegno, i muri di sostegno del terreno naturale e le altre opere di sostegno delle
pareti di scavo o comunque di dislivelli naturali, che sono realizzate al di sotto del profilo
naturale del terreno sovrastante, quali le scogliere e le terre armate.
2.
Per le opere di cui al comma 1 devono essere previsti mezzi idonei per
l’allontanamento delle acque meteoriche o di infiltrazione.
3.
Le trasformazioni d’uso degli edifici esistenti devono tenere conto delle disposizioni
di cui al comma 1.
4.
Le tabelle allegate forniscono degli schemi esemplificativi della disciplina di questo
articolo e degli artt. 5 octies, nonies, decies.
Art. 5 octies - Distanze dei terrapieni artificiali e dei muri dai confini.
(vedi schemi esemplificativi allegati denominati “art. 10 - Distanze dei terrapieni artificiali e
dei muri dai confini”)
1.
I terrapieni artificiali, i muri liberi e i muri di sostegno, di cui all’art. 5 septies, comma
1, devono rispettare le seguenti distanze minime dai confini:
a) terrapieni artificiali:devono essere interamente inscritti alla linea a 45° avente origine dalla
intersezione della quota del terreno naturale con il confine di proprietà. E’ fatta salva la
facoltà di realizzare il terrapieno a confine se l’altezza dello stesso è inferiore a 1,50 m;
b) muri liberi:
1) possono essere realizzati anche a confine se la loro altezza non è superiore a 3.00 m;
2) devono essere interamente inscritti alla linea a 45° avente origine dalla intersezione della
quota del terreno naturale con il confine di proprietà - se la loro altezza supera i 3.00 m.;
c) muri di sostegno: possono essere realizzati a confine indipendentemente dalla
loro altezza
2.
Sono ammesse distanze inferiori con il consenso del proprietario finitimo.
16
Art. 5 nonies - Distanze delle abitazioni dai terrapieni artificiali, dai muri liberi e
dai muri di sostegno.
(vedi schemi esemplificativi allegati denominati “art. 11 - Distanze delle abitazioni dai
terrapieni artificiali, dai muri liberi e dai muri di sostegno”)
1.
Le distanze tra le pareti delle abitazioni e di tutti i locali adibiti alla presenza
permanente per non meno di 4 ore continuative giornaliere delle persone, quali attività
industriali, artigianali, commerciali, e i terrapieni artificiali, con esclusione delle
intercapedini, devono risultare:
a) di almeno 3,00 m se la differenza di quota fra la sommità dei terrapieni e il piano di
spiccato dell’edificio è compresa fra 0,30 m e 3,00 m;
b) tali che i terrapieni artificiali siano interamente inscritti alla linea a 45° avente origine dalla
intersezione del piano di spiccato con la parete perimetrale dell’edificio se la differenza di
quota fra la sommità dei terrapieni e il piano di spiccato è superiore a 3,00 m.
2.
Le distanze tra gli edifici di cui al comma 1 e i muri liberi devono risultare:
a) di almeno 1,50 m se la differenza di quota fra la sommità del muro e il piano di spiccato
dell’edificio non è superiore a 1.00 m;
b) di almeno 3,00 m se la differenza di quota fra la sommità del muro e il piano di spiccato
dell’edificio è compresa fra 1,00 m e 3,00 m;
c) tali che i muri liberi siano interamente inscritti alla linea a 45° avente origine dalla
intersezione del piano di spiccato con la parete perimetrale dell’edificio se la differenza di
quota fra la sommità del muro e il piano di spiccato è superiore a 3,00 m
3.
Le distanze tra gli edifici di cui al comma 1 e i muri di sostegno o la parete di
scavo, se in roccia, devono risultare:
a) di almeno 1,50 m se la differenza di quota fra la sommità del muro e il piano di spiccato
dell’edificio non è superiore a 1.50 m;
b) di almeno 3,00 m se la differenza di quota fra la sommità del muro e il piano di spiccato
dell’edificio è compresa fra 1,50 m e 3.00 m.;
c) tali che i muri di sostegno o la parete di scavo siano interamente inscritti alla linea a 45° avente origine dalla intersezione del piano di spiccato con la parete perimetrale dell’edificio se la differenza di quota è superiore a3,00 m
17
4.
In alternativa a quanto previsto dai commi precedenti, è consentito realizzare
intercapedini aerate ed accessibili della larghezza minima di 80 cm adiacenti all’edificio. Le
eventuali aperture sull’intercapedine non possono essere computate ai fini del raggiungimento
del rapporto minimo di aero-illuminazione dei locali. Sono fatte salve eventuali deroghe
ammesse dalle norme igienico-sanitarie.
Art. 5 decies - Distanze degli edifici non adibiti ad abitazione dai terrapieni
artificiali, dai muri liberi e dai muri di sostegno
(vedi schemi esemplificativi allegati denominati “art. 12 - Distanze degli edifici non adibiti ad
abitazione dai terrapieni artificiali, dai muri liberi e dai muri di sostegno”)
1.
Per le distanze tra gli edifici non adibiti ad abitazione o alla presenza permanente delle
persone e i terrapieni artificiali, si applica il comma 1 dell’articolo 5 nonies.
2.
Le distanze tra gli edifici di cui al comma 1 e i muri liberi devono risultare:
a) di almeno 1,50 m se la differenza di quota fra la sommità del muro e il piano di spiccato
dell’edificio non è superiore a 3.00 m;
b) tali che i muri liberi siano interamente inscritti alla linea a 45° avente origine dalla
intersezione del piano di spiccato con la parete perimetrale dell’edificio se la differenza di
quota fra la sommità del muro e il piano di spiccato è superiore a 3,00 m.
3.
Le distanze tra gli edifici di cui al comma 1 e i muri di sostegno o la parete di scavo,
se in roccia:
a) di almeno 1.50 m se la differenza di quota fra la sommità del muro e il piano di spiccato
dell’edificio non è superiore a 3.00 m;
b) di almeno 3,00 m se la differenza di quota fra la sommità del muro e il piano di spiccato
dell’edificio è superiore a 3,00 m
4.
Si applica il comma 4 dell’art. 5 nonies.
Art. 6 – Categorie degli interventi edilizi
1. Si considerano tre categorie di intervento edilizio:
a. di nuova costruzione;
18
b. di demolizione definitiva.
c. di recupero del patrimonio edilizio esistente ( art. 77 bis L.P. n. 22/91 );
Negli interventi di nuova costruzione rientrano la nuova costruzione di fabbricati e manufatti
su aree libere e la ricostruzione di fabbricati e manufatti su aree libere mediante la
demolizione di strutture esistenti. Ad esclusione dei fabbricati e manufatti vincolati alla
conservazione di cui al comma 2, ogni fabbricato è suscettibile di demolizione e costruzione.
Le nuove costruzioni e le ricostruzioni devono comunque rispettare le prescrizioni funzionali
e tipologiche di zona ed i relativi parametri edificatori.
La demolizione definitiva è un intervento che comporta l’eliminazione di manufatti o
fabbricati esistenti senza sostituzione o ricostruzione. Ad esclusione di fabbricati e manufatti
vincolati alla conservazione di cui al comma 2, la demolizione definitiva è consentita
ovunque. Il progetto di demolizione deve prevedere la sistemazione dell’area libera risultante
conformemente alle indicazioni funzionali ed i criteri di ambientazione stabiliti dalle presente
norme.
2. Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente sono così definiti:
a) interventi di manutenzione ordinaria, quelli finalizzati a rinnovare ricorrentemente e
periodicamente le rifiniture, la funzionalità e l’efficienza dell’edificio, delle singole unità
immobiliari e delle parti comuni, nonché quelli necessari ad integrare o mantenere in
efficienza gli impianti tecnologici esistenti;
b) interventi di manutenzione straordinaria, le opere e le modifiche sugli edifici
necessarie per rinnovare e sostituire gli elementi costruttivi degradati, anche quelli con
funzioni strutturali e per realizzare ed integrare i servizi igienico sanitari e tecnologici, sempre
che non alterino i volumi o aumentino le superfici delle singole unità immobiliari e non
comportino modifiche delle destinazioni d’uso;
c) interventi di restauro, quelli rivolti alla conservazione o al ripristino dell’organizzazione
del complesso edilizio e alla valorizzazioni dei caratteri stilistici, formali, tipologici e
strutturali, assicurandone al tempo stesso la funzionalità nell’ambito di una destinazione d’uso
compatibile. L’intervento comprende inoltre il consolidamento, il ripristino ed il rinnovo degli
elementi costruttivi e degli impianti tecnologici richiesti dalle esigenze d’uso, nonché
l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio;
d) interventi di risanamento conservativo, quelli tendenti alla conservazione o al ripristino
degli elementi essenziali della morfologia, della distribuzione e della tecnologia edilizia
nonché all’adeguamento all’uso moderno dell’intero organismo degli edifici migliorando le
condizioni di abitabilità in ordine soprattutto alle esigenze igienico-sanitarie, mediante un
19
insieme sistematico di opere e con un progressivo recupero del legame con l’impianto
tipologico-organizzativo iniziale;
e) interventi di ristrutturazione edilizia, quelli rivolti ad adeguare l’edificio a nuove e
diverse esigenze anche con cambio della destinazione d’uso. L’intervento comprende la
possibilità di variare l’impianto strutturale interno e distributivo dell’edificio, modificandone
l’aspetto architettonico, formale, i tipi ed il modo d’uso dei materiali, purché le murature
perimetrali non vengano demolite;
f) interventi di sostituzione edilizia e interventi rivolti alla demolizione e conseguente
ricostruzione dell’edificio nel rispetto del sedime e della volumetria esistenti;
f bis) interventi di demolizione e ricostruzione e interventi rivolti alla demolizione dei
manufatti esistenti e alla loro ricostruzione su sedime o con volumetria diversi dai
precedenti;
f ter) interventi di demolizione e interventi rivolti alla sola demolizione dei manufatti
esistenti.
Art. 7– Tipologie dei fabbricati
1. Per quanto concerne gli interventi di conservazione, ristrutturazione e nuova costruzione
si considerano n. 9 tipi fondamentali di fabbricati, definiti come segue e si fissano per ciascun
tipo le volumetrie massime ammissibili zona per zona.
2. Per i fabbricati residenziali si intendono genericamente le case per abitazioni di ogni tipo,
primarie e secondarie, quelle in multiproprietà, urbane e rurali, singole o associate in
complessi di appartamenti. Sono considerate tali anche le case nelle quali, oltre alle abitazioni
si collocano eventualmente studi professionali, laboratori artigianali o di tipo familiare,
negozi, pubblici esercizi e quant’altro può essere inteso come generico complemento della
residenza, ivi compresi i garages, le cantine, le legnaie ecc.. purché la residenza occupi
almeno il 50% della superficie utile.
3. Per fabbricati turistici si intendono:
a. gli alberghi, i garnì, le residenze turistico alberghiere, i villaggi turistici come definiti
all’art. 5 della L.P. n. 7 del 15.05.2002 e s.m.
b. le colonie e le case per ferie di enti, società ed imprese;
c. i rifugi alpini.
20
4. Per fabbricati terziari si intendono gli edifici specialmente conformati per raccogliere
esclusivamente uffici, attività commerciali e servizi pubblici e privati, con le relative
attrezzature complementari ( depositi, garages, ecc…); ovvero gli edifici residenziali qualora
la residenza occupi meno del 50% della superficie utile o più del 50% sia assegnato
stabilmente a funzioni terziarie
5. Come equipaggiamenti si definiscono i fabbricati, le strutture, gli impianti e gli spazi
pubblici e privati conformati per ospitare le attrezzature ed i servizi civili, culturali, religiosi,
sportivi, per energia e ricreativi del sistema insediativo territoriale, con i loro specifici
complementi funzionali ( depositi, garages, ecc…), pubblici o privati, purché aperti a
pubblico, ad eccezione delle aree pericolose per il pubblico (depositi GPL, fabbricati per
distribuzione energia).
6. Per fabbricati produttivi si intendono gli edifici industriali ed artigianali, i capannoni, le
fabbriche, i depositi commerciali e di materiale edile, le rivendite all’ingrosso ed in dettaglio
purché in forma di supermercato limitato alla grande distribuzione, i ricoveri per macchinari,
le tettoie, i parcheggi per autotrasportatori e mezzi speciali, i silos industriali, gli impianti per
la lavorazione e lo stoccaggio di inerti ed in generale le strutture e gli spazi comunque
conformati per lo sviluppo di attività produttive collegate all’industria, all’artigianato non
familiare, al commercio in grande scala e simili, con i loro accessori e complementi e con gli
spazi liberi per manovre dei mezzi e i depositi all’aperto.
7. Per fabbricati zootecnici si intendono quelli destinati specificamente al ricovero e
all’allevamento del bestiame per aziende di dimensioni minime pari a 20 U.B.A. e cioè le
stalle aziendali e simili, con i loro complementi funzionali: fienili, concimaie, depositi, silos,
garages, ecc…
8. Per strutture accessorie o rustici si intendono i manufatti edilizi minori che sono
complementari allo svolgimento delle funzioni produttive dell’agricoltura, della zootecnica e
delle attività silvo-pastorali e per il ricovero di animali domestici : “ barchi “, legnaie, alveari,
silos, fienili, concimaie, depositi per attrezzi, chioschi, piccole tettoie ecc….
Le legnaie possono essere realizzate indipendentemente dal rispetto degli indici
volumetrici di zona nel rispetto delle seguenti prescrizioni:
a. abbiano struttura portante e pareti completamente in legno;
21
b. siano asservite ad edifici adibiti ad abitazione esistenti alla data di entrata in vigore delle
presenti norme;
c. il volume massimo di legnaia asservito a ciascuna abitazione non superi i 30 mc;
comunque non più di 30 mq. e 3 m. di altezza per ogni edificio;
d. sia rispettata la distanza minima di 3 m. dal confine ed almeno 7 m. dai fabbricati
residenziali delle proprietà confinanti;
è consentita la costruzione di strutture accessorie o rustici , che abbiano altezza inferiore a 3
m., sul confine di proprietà salvo il consenso scritto del proprietario confinante, da annotarsi
nel libro fondiario.
9. Per baite sono da intendersi gli edifici ricadenti nelle aree agricole, nei boschi e nei
pascoli o quelli di cui all’art. 21 comma 3 lettera f. che presentano o presentavano un uso di
supporto alla attività agricola con locali destinati a ricoveri per il foraggio e capi di bestiame
ed i lavoratori oppure di presidio del territorio come specificato nel successivo art. 21 Le
caratteristiche tipologiche di tali edifici sono individuate e descritte nel Manuale Tipologico
di cui all’art. 2 comma 9.
10. Salvo che per quelli rustici e per le baite nei nuovi fabbricati non residenziali di ogni tipo
è ammessa la realizzazione di un alloggio per unità funzionali, destinato esclusivamente al
conduttore o al custode, di non più di 400 mc. di volume compresi gli accessori sempre che il
volume destinato all’attività principale sia di almeno 1.500 mc.
Nelle zone agricole la realizzazione dell’alloggio è subordinata al rilascio del parere di
congruità.
Per i fabbricati turistici ,comma 3 a), l’ alloggio per unità funzionale è unico e destinato
esclusivamente ai titolari e/o conduttori, di non più di 400 mc. complessivi compresi gli
accessori sempre che il volume destinato all’attività turistica sia di almeno 2500 mc.
Questi alloggi non possono costituire in alcun caso una unità edilizia a sé stante, ovvero un
edificio separato, ma devono comporsi nel fabbricato cui si riferisce ed accorparsi nella sua
volumetria.
Devono avere nesso di accessorietà funzionale con l’unità immobiliare principale costituente
vincolo pertinenziale ai sensi dell’art. 817 del Codice Civile e l’impegno del mantenimento di
tale nesso deve essere intavolato a carico delle unità immobiliari.
22
11. Nel verde privato di pertinenza alla struttura alberghiera è consentita la realizzazione di
strutture fisse e/o mobili destinate al servizio complementare dell’attività alberghiera tipo:
gazebo, solarium, parco giochi coperto, centro benessere-wellness, ecc. .
La cubatura massima fuori terra consentita è pari al 10% della cubatura alberghiera esistente.
11. Per quanto riguarda i fabbricati o parte di fabbricato costituenti volumi tecnici ed
attrezzature tecnologiche speciali, vale quanto prescritto dal Regolamento Edilizio Comunale.
12. Qualora, secondo le densità fondiarie prescritte, le volumetrie realizzabili fossero
superiori a quelle massime consentite per ciascun tipo edilizio, esse andranno frazionate tra
diversi fabbricati la cui reciproca relazione dovrà rispettare le prescrizioni in materia delle
presenti norme.
Art. 8 – Condizioni di edificabilità delle aree. Asservimento delle aree. Fasce di
rispetto.
1. Tutto il territorio comunale è assoggettato a specifiche condizioni che stabiliscono l’uso e
l’edificabilità dei suoli, zona per zona. Secondo i limiti di volumetria o di copertura di volta in
volta fissati, l’utilizzazione di una determinata area fa sorgere un vincolo di inedificabilità
sulla stessa per l’estensione necessaria al rispetto dell’indice di fabbricabilità If e dei rapporti
di copertura Rc prescritti.
Nel determinare la volumetria consentita o il rapporto di copertura ammesso, dopo che sia
stato preso in considerazione un determinato lotto in sede di rilascio di una concessione, non è
consentito enucleare successivamente parte dei terreni compresi in
tale lotto ai fini di una utilizzazione per altri edifici, se non per la parte eventualmente
eccedente quella necessaria a mantenere il rispetto dei valore di If e Rc in vigore al momento
in cui venga richiesta la successiva concessione.
Le norme precedenti si applicano anche agli edifici preesistenti all’entrata in vigore del
P.R.G., nel senso che ogni volume edilizio esistente determina un vincolo sulle contigue aree
scoperte di proprietà della ditta intestataria del fabbricato sino a raggiungere i valori di If e Rc
prescritti.
2. Sono in edificabili le seguenti aree:
- le fasce di rispetto cimiteriali nei limiti indicati in cartografia;
- le fasce di rispetto di discariche e depuratori;
23
- le fasce di rispetto stradali nei limiti di cui alla D.G.P. 909/1995 e s.m.;
- la fasce di rispetto dei corsi d’acqua e fluviali;
- i biotopi e le aree di protezione;
- le aree ad alto rischio archeologico;
- le aree di difesa paesaggistica;
- le aree a rischio geologico, idrogeologico e valanghivo.
3. L’edificazione è assoggettata a procedure e cautele speciali nelle seguenti aree:
-
le aree di tutela ambientale provinciale ;
-
le aree sensibili ai fini della valutazione di impatto ambientale;
-
i manufatti e i siti di rilevanza culturale;
-
le aree a rischio archeologico;
-
le aree comprese nel Parco di Paneveggio – e delle Pale di San Martino ;
-
le aree di controllo geologico, idrogeologico e valanghivo;
-
le aree di protezione delle sorgenti.
4. “Area edificabile” è quella dotata di opere di urbanizzazione primaria. L’indicazione di
edificabilità del P.R.G. e degli strumenti di grado subordinato non conferisce
automaticamente la possibilità di edificare ove manchino le opere di urbanizzazione primaria,
a meno che gli edificanti non si impegnino ad accollarsi i relativi oneri secondo le norme
stabilite e le disposizioni vigenti.
Art. 9 – Parcheggi a carico dei titolari delle opere
1. Per tutte le nuove costruzioni, ristrutturazioni e/o trasformazioni d’uso di edifici esistenti
devono essere riservati appositi spazi per parcheggio a norma dell’art. 73 della L.P. n. 22/91 e
conseguenti deliberazioni attuative della Giunta Provinciale n. 1559/92 e n. 12258/93 e succ.
modifiche.
2. I parcheggi devono essere ricavati nel lotto edificabile oppure su aree di pertinenza, poste
nelle immediate vicinanze.
3. Nel centro storico i parcheggi dovranno trovare posto all’interno degli edifici o nei
volumi accessori recuperati oppure su aree di pertinenza, poste nelle immediate
vicinanze.
24
TITOLO III – URBANIZZAZIONI
Art. 10 – Le urbanizzazioni
1. Per urbanizzazioni si intendono le aree riservate a tutti i tipi di insediamenti esistenti o di
progetto, diversi dall’edilizia rurale, boschiva e pascoliva sparsa negli spazi aperti. Le
urbanizzazioni indicate nelle tavole comprendono:
-
i centri storici ( Art. 11 ),
-
gli insediamenti di edilizia mista ( Art. 12);
-
gli insediamenti commerciali di livello provinciale ( Art. 13 );
-
gli insediamenti industriali, artigianali e commerciali ( Art. 14);
-
gli insediamenti per attività zootecniche ( Art. 15 );
-
i campeggi ( Art. 16 );
-
gli equipaggiamenti : attrezzature e servizi ( Art. 17 );
-
il verde pubblico attrezzato e le aree sportive all’aperto ( Art. 18 ).
2. I parametri edificatori sono stabiliti per ciascun tipo di insediamento e fabbricato
ammesso.
Art. 10 bis - L’edilizia residenziale.
In coerenza con le disposizioni del secondo comma dell’art. 18 sexies della L.P., l’edilizia
residenziale è distinta nelle seguenti categorie d’uso:
a)
alloggi per il tempo libero e vacanze, cioè occupati saltuariamente per vacanze, ferie,fine
settimana o comunque per periodi limitati di tempo a fini turistico-ricreativi;
b) alloggi destinati alla residenza ordinaria, cioè alloggi diversi di quelli di cui alla lettera a).
Art. 11 – Centri storici
25
1.
Nelle aree appositamente indicate in cartografia vigono le prescrizioni del Piano
Generale degli Insediamenti Storici ( P.G.I.S. ).
2.
Per De min e Dc min vedi art. 5 bis e 5 ter.
3.
Per i beni storici e culturali valgono comunque le disposizioni del d. lgs. n. 42/2004 e s.
m. “Codice dei beni culturali”.
Art. 11 bis - Applicazione dell’eccezione al limite di cui al 3° comma dell’art. 18
sexies della LP 5 settembre 1991, n. 22 e s.m.
Nell’ambito dei centri storici così come definiti e normati dal PRG, può essere applicata
l’eccezione di cui al 3° comma dell’art. 18 sexies della L.P. 5 settembre 1991, n. 22 e s.m., nel
caso di edifici di limitate dimensioni volumetriche. Il volume dell’edificio esistente non dovrà
a tal fine consentire la realizzazione di più di un alloggio con riferimento alle superfici
minime stabilite per esso dal regolamento edilizio comunale.
Le eccezioni di cui sopra non si applicano nei seguenti casi:
-
agli interventi previsti dall’art. 24 bis della L.P. 22/91 relativi alla conservazione e
valorizzazione del patrimonio edilizio montano esistente, ai sensi del comma 12 dell’art. 18
sexies;
-
ai manufatti di tipo precario (baracche, tettoie e simili);
-
ai manufatti tecnologici di servizio (cabine, serbatoi ecc.);
-
ai manufatti a servizio della residenza quali legnaie e garage.
Art. 12 – Insediamenti di edilizia mista
1. Gli insediamenti di edilizia mista esistenti e di progetto sono di tre tipi:
a . di alta densità;
b. di media densità;
c. di bassa densità.
Tutti sono assegnati a funzioni abitative, ricettive, commerciali, turistiche, senza che siano
prefissate le quote delle rispettive superfici o volumetrie.
26
Gli edifici esistenti, le loro pertinenze e le aree di espansione contrassegnati con la lettera “
AL “ sono vincolati all’uso alberghiero disciplinato dalla L.P. n. 23/81 e s.m.i. secondo
quanto specificato dall’art. 7 comma 3 delle presenti norme. In particolare per le espansioni il
vincolo alberghiero di estende all’intera superficie di ciascuna area individuata,
indipendentemente dalla posizione cartografica della dicitura “ AL “.
Sugli edifici alberghieri predetti è ammesso l’incremento di volume totale pari al 20 % di
quello esistente all’entrata in vigore del presente P.R.G., sempre che esso sia destinato
esclusivamente alla realizzazione di interventi di adeguamento strutturale e funzionale,
comunque senza aumento della ricettività complessiva degli edifici e nei limiti di altezza max
esterna previsti dalle norme di piano.
Per gli edifici residenziali esistenti alla data di entrata in vigore del presente P.R.G. è
consentita, ai soli fini dell’utilizzo abitativo del sottotetto, la realizzazione di soluzioni
tradizionali (abbaini, controtimpani, ecc.) o la sopraelevazione fino all’altezza max esterna
prevista dalle norme di piano.
Nei casi di cui sopra non si dà luogo all’applicazione dei parametri relativi al volume
massimo (Ve max) ed all’indice fondiario massimo (If maz).
Gli edifici contrasseganti con le lettere “CO” sono vincolati ad uso di colonia o a strutture del
turismo sociale turistici oppure possono essere convertiti in fabbricati turistici. Nei medesimi
edifici individuati con le lettere “CO” è possibile la destinazione “per servizi dell’istruzione”
di cui all’art. 17 comma 1 lett. b.
2. Sono ammesse tutte le categorie di intervento purché si realizzino edifici conformi alle
caratteristiche tipologiche di zona.
3. Sono ammessi solo fabbricati di tipo residenziale, turistico e terziario. Le strutture
accessorie di cui all’art. 7 comma 8 sono ammesse eccezionalmente e solo se si tratta di
manufatti al servizio del mantenimento del verde privato o di depositi di stretta pertinenza
nell’edificio principale.
Le legnaie di cui all’art. 7 comma 8 sono ammesse, ma nel caso di legnaie a servizio di più
abitazioni essere vanno accorpate in un unico volume che in ogni caso non può essere
considerato un fabbricato.
4. Per ciascun tipo di insediamento di edilizia mista vanno rispettati i parametri edificatori di
cui ai quadri A, B, C.
27
Per interventi di costruzione di residenze turistico-alberghiere di cui all’art. 3, comma 5, della
L.P. n. 23/81 e s.m.i., si applica il volume massimo previsto per gli edifici alberghieri, fermi
restando tutti gli altri indici residenziali.
Fatto salvo quanto disposto dal presente comma le deroghe, agevolazioni e parametri
comunque previsti per gli alberghi non sono ammessi per le residenze turistico-alberghiere né
per gli esercizi alberghieri che si trasformino in residenze turistico-alberghiere, né per gli
esercizi alberghieri aventi una ricettività in appartamenti forniti di cucina autonoma superiore
al 30% del totale dei posti letto. Non è consentita la trasformazione in residenza turisticoalberghiera di esercizi che abbiano già utilizzato le predette deroghe e agevolazioni, che
abbiano una recettività superiore ai 25 posti-letto. Nella frazione di San Martino di Castrozza
la precedente soglia è elevata a 50 posti-letto.
La trasformazione degli esercizi alberghieri esistenti in residenze turistico-alberghiere può
avvenire solo nel rispetto degli indici e parametri precisati per le medesime dal presente
comma.
5. Negli insediamenti di edilizia mista esistenti l’eventuale cubatura residua edificabile fuori
terra deve essere accorpata all’edificio esistente, qualora l’accorpamento risulti possibile
secondo i parametri edificatori di zona. Tali ampliamenti non possono riguardare comunque
gli edifici di cui all’art. 7 comma 8, con esclusione degli edifici in muratura.
Art.12 bis - Localizzazione dei nuovi alloggi per il tempo libero e vacanze.
Gli alloggi per il tempo libero e vacanze realizzabili nel periodo 2007 – 2012 sono in numero
di 4. Di questi:
-
in n. 2 (due) potranno essere realizzati in ampliamenti di edifici esistenti;
-
in n. 2 (due) l’Amministrazione ne determinerà la localizzazione con un nuovo,
futuro provvedimento.
Nell’abitato di S. Martino di Castrozza non potrà essere realizzato nessuno degli alloggi di
cui alla lettera H del “Dimensionamento residenziale”.
28
Art. 13 – Insediamenti commerciali di livello provinciale
1. L’area commerciale di livello provinciale è destinata all’esercizio di attività all’ingrosso, a
centri commerciali al dettaglio, in conformità alle previsioni del piano provinciale di politica
commerciale.
2. Vi sono ammessi tutti gli interventi ma solo per edifici di tipo produttivo e terziario con i
seguenti parametri:
a. Ve max : 5.000 mc.
b. If max : 3,00 mc/mq. – If min : 2,00 mc/mq.
c. Rc max : 60% - Rc min : 30%
d. H max : 9 m. – H min : 5 m.
e. L max : 40 m.
f. Dc min : vedi art. 5 bis, 5 sexties
g. De min : vedi art. 5 bis, 5 quater
h. Ds min : vedi art. 26
i. Parcheggi : vedi art. 9
Art. 14 – Aree produttive miste.
(la nuova denominazione dell’art. 14 sostituisce la precedente
“Insediamenti industriali,
artigianali e commerciali” anche con riferimento alla cartografia di piano)
1.
Le aree per insediamenti produttivi misti sono assegnate ad attività quali:
a.
produzione industriale e artigianale di beni;
b.
lavorazione e trasformazione a scala industriale di prodotti agro-alimentari e forestali;
c.
produzione di servizi a carattere innovativo e ad alto valore aggiunto per le imprese;
d.
attività produttive caratterizzate da processi e prodotti ad alto contenuto tecnologico;
e.
stoccaggio e manipolazione di materiali energetici:
f.
impianti ed attrezzature per le comunicazioni ed i trasporti;
g.
deposito, magazzinaggio e vendita di materiali, componenti e macchinari impiegati
nell’industria delle costruzioni;
h.
impianti e attività di gestione dei rifiuti compatibili con la destinazione produttiva delle
aree ai sensi delle disposizioni provinciali in materia nonché con le attività ammesse nell’area
produttiva;
29
i.
commercio all’ingrosso ed al dettaglio nella misura massima di 100 mq per
insediamento.
Nell’ambito dei singoli insediamenti industriali e artigianali sono ammesse attività di
commercializzazione dei relativi prodotti o di prodotti affini, fatta salva la prevalenza
dell’attività produttiva e la gestione unitaria di ciascun insediamento.
All’interno dell’edificio utilizzato dall’impresa può essere ammessa la realizzazione di una
sola unità residenziale non eccedente i 400 mc, sempre che il volume destinato all’attività
produttiva risulti superiore rispetto a quello destinato alla residenza; la realizzazione di alloggi
nei limiti predetti, in edifici in cui siano insediate più aziende produttive, può essere ammessa
nel rispetto degli indirizzi e delle condizioni stabiliti con deliberazione della G.P.
2.
Negli insediamenti di progetto situati in aree di espansione l’utilizzo delle aree è
ammesso solo attuando i Piani attuativi a fini speciali di cui all’art. 2 comma 3.
3.
Sono ammessi i fabbricati di tipo produttivo di cui all’art. 7 comma 6, secondo i
seguenti parametri:
a. Ve max : 5.000 mc.
b. If max : 3,00 mc/mq ;
c. Rc max : 60% ;
d. H max : 9 m. – H min : 5 m.
e. L max : 40 m.
f. Dc min : vedi art. 5 bis, 5 sexties
g. De min : vedi art. 5 bis, 5 quater
h. Ds min : vedi art. 26
i. Parcheggi : vedi art. 9
Art. 15 – Insediamenti per attività zootecniche
1. Gli insediamenti per le attività zootecniche sono assegnati all’allevamento degli animali in
strutture specializzate e ad edifici per la zootecnia, con i loro annessi funzionali quali silos,
attrezzerie, depositi, rustici e simili, di cui all’art. 7 comma 7.
2. Per tali edifici sono ammesse tutte le categoria di intervento con i seguenti parametri
edificatori:
30
a. Ve max : 5.000 mc per le stalle e gli allevamenti industriali, incluso l’alloggio per il
conduttore;
b. If max : 1,5 mc/mq – If min : 1,0 mc/mq;
c. Rc max : 40% - Rc min : 25%;
d. H max : 9 m. – H min : 5 m.;
e. L max : 40 m.
f. Dc min : vedi art. 5 bis, 5 sexties
g. De min : vedi art. 5 bis, 5 quater tra gli edifici interni al lotto; - 25 m. tra le nuove stalle e
i fabbricati residenziali, turistici e terziari;
h. Ds min : vedi art. 26
i. Parcheggi : vedi art. 9
2. Per gli edifici che prevedono il recupero di più di trenta unità bovine adulte o capi di
bestiame grosso, per gli allevamenti di suini e avi-cuniculi, l’istanza di concessione deve
specificatamente indicare le modalità di spargimento o eliminazione delle deiezioni.
Art. 16 – Campeggi
1. Sono indicate come “ campeggi “ le aree specificamente attrezzate per esercizi ricettivi,
aperti al pubblico, allestiti su aree recintate ed appositamente attrezzate per la sosta ed il
soggiorno temporaneo di turisti provvisti, di norma, di tende o altri mezzi di soggiorno mobili
o trasportabili per via ordinaria.
Le caratteristiche tecniche dei campeggi sono definite dalla L.P. n. 33 /90 e s.m.i. e dal
relativo regolamento di esecuzione.
2. Nei campeggi sono ammessi solo fabbricati per i servizi igienici, gli spacci alimentari, i
bar, i ristoranti, i chioschi, le edicole, ecc…. destinati ai campeggiatori e all’amministrazione
dei campeggi stessi. Per tali fabbricati sono stabiliti i seguenti parametri edificatori:
a. Ve max : 600 mc. + volumetria esistente
b. H max : 8 m.
c. L max : 30 m.
d. Dc min : vedi art. 5 bis. 5 sexties
e. De min : vedi art. 5 bis, 5 quater
f. Ds min : vedi art. 26
31
g. Parcheggi : vedi art. 9
3. Nei campeggi è ammessa anche la realizzazione di allestimenti stabili e piazzole attrezzate
con allestimenti mobili come definiti e nelle misure massime stabilite dall’art. 2 comma 3
della L.P. n. 33/90 e s.m.i. per i quali sono stabiliti i seguenti parametri edificatori:
a. Ve max : 180 mc.
b. H max : 4,5 m.
c. Dc min : vedi art. 5 bis. 5 sexties
d. De min : vedi art. 5 bis, 5 quater – 5 m. tra gli allestimenti;
e. Ds min : vedi art. 26
f. Parcheggi : vedi art. 9
Art. 17 – Equipaggiamenti: attrezzature e servizi
1. Per “ equipaggiamenti “ si intendono le aree, gli edifici, le strutture e gli impianti
assegnati ad attrezzature e servizi, pubblici o privati, esistenti ovvero di progetto. La
cartografia individua i seguenti equipaggiamenti:
a. municipali o comprensoriali di servizio civile;
b. per servizi dell’istruzione e strutture ricettive complementari ai medesimi;
c. per servizi assistenziali e sanitari;
d. per attrezzature religiose;
e. per cimiteri;
f. per attrezzature e servizi ricreativi e culturali;
g. per servizi di trasporto collettivo;
h. per servizi di vigilanza e protezione civile;
i. per attrezzature e servizi dei corpi militari di stato;
j. per edifici ed attrezzature sportive coperte;
k. per servizi del Parco di Paneveggio – Pale di San Martino
l. per servizi telefonici pubblici.
m. deposito per bombole GPL
Laddove il tipo di equipaggiamento non è specificatamente individuato, l’uso del suolo e la
funzione dei fabbricati saranno stabiliti dalle Amministrazioni Comunali mediante programmi
specifici di attuazione del P.R.G.
32
In tali interventi si applicano gli indici e parametri stabiliti al presente articolo per ciascun tipo
di fabbricato previsto;
2. Sono ammesse tutte le categorie di intervento, ma limitatamente ai tipi di manufatti,
impianti e strutture di pubblica utilità di cui all’art. 7 comma 5.
3. I parametri dell’edificazione saranno definiti dalla progettazione attuativa nel rispetto di
quanto specificato nel quadro D seguente per le nuove costruzioni relative gli
equipaggiamenti di cui al precedente comma 1.
4. Le attrezzature cimiteriali di cui alla lettera E del comma 1 non comprendono le relative
zone di rispetto, che sono indicate nelle tavole di piano per l’applicazione dei prescritti vincoli
di inedificabilità.
5. per le aree pericolose al pubblico come il deposito per bombole GPL l’area dovrà essere
debitamente recintata e il privato che usa l’area in convenzione dal Comune dovrà acquisire
tutte le autorizzazioni di sicurezza necessarie.
Art. 18 – Verde pubblico attrezzato e aree sportive all’aperto
1. Nelle aree riservate a giardini pubblici ed attrezzature sportive all’aperto è ammessa la
costruzione di impianti per il gioco e gli spettacoli all’aperto e di campi sportivi.
2. E’ consentita solamente l’edificazione di fabbricati per la fruizione e la manutenzione del
verde, per il ricovero di attrezzature comunali, chioschi per il ristoro, servizi igienici, tribune.
Tali manufatti potranno essere realizzati solo dall’ente pubblico o in convenzione con esso ed
essere aperti all’uso pubblico.
Per questi manufatti sono fissati i seguenti parametri:
a. Rc max : 5 %
b. H max : 5 m
c. Parcheggi: vedi art. 9
3. Sono vietati l’abbattimento degli alberi esistenti e delle siepi e l’alterazione degli elementi
naturalistici di particolare valore ambientale senza comprovate necessità connesse con le
33
esigenze di manutenzione del patrimonio arboreo e dei siti , in ordine alle funzioni loro
assegnate.
4.
Sono consentite anche sistemazioni a parcheggio, anche interrato, dove il verde deve
essere particolarmente curato. E’ altresì consentita la realizzazione di aree attrezzate per il
parcheggio e la sosta di veicoli ricreazionali.
TITOLO IV – GLI SPAZI APERTI
Art.19 – Gli spazi aperti
1. In attesa dell’adeguamento anche cartografico del PRG al PUP, le invarianti di cui all’art.
8 delle Norme di attuazione del piano provinciale trovano applicazione secondo le
disposizioni delle normativa urbanistica provinciale.
2. Per spazi aperti si intendono tutte le aree diverse dalle urbanizzazioni, ovvero i suoli non
urbanizzati e da non urbanizzare, in quanto riservati alle funzioni produttive del settore
primario e i terreni improduttivi non urbani.
Negli spazi aperti gli interventi di nuova costruzione sono consentiti solo per lo svolgimento
di attività agro-silvoforestali. I relativi parametri edificatori sono stabiliti per ciascun tipo di
area.
3. L’integrità e la buona tenuta degli spazi aperti si devono coordinare con la loro
utilizzazione in una prospettiva generale di tutela del territorio. Pertanto tutti gli interventi
previsti o comunque ammessi vanno eseguiti con le modalità e alle condizioni di cui agli
34
articoli seguenti, nonché nel rispetto delle prescrizioni relative alla tutela ambientale di cui al
Titolo VI e alla protezione dai rischi naturali di cui al Titolo VII.
4. Rientrano negli spazi aperti:
-
le aree agricole ( art. 20 )
-
i boschi ( art. 22 )
-
i pascoli ( art. 23)
-
le aree improduttive ed i ghiacciai ( art.24 )
-
le cave, discariche, depuratori e aree ecologiche( art. 25 )
5. Negli spazi aperti è di norma consentita la sola presenza di edifici rurali e rustici, di
fabbricati forestali, di malghe e di baite. Per la loro rilevanza, le baite sono oggetto di una
normativa specifica (art. 21 ).
Art. 20 – Aree agricole
1. Le aree agricole comprendono:
-
quelle "di interesse primario" e quelle "di interesse secondario" di cui al previgente
PUP,
-
le “aree agricole” e le “aree agricole di pregio” di cui al PUP.
Così equiparate, esse sono assoggettate alle medesime prescrizioni edilizie, urbanistiche e di
tutela ambientale.
2.
Sono ammessi solamente l’attività agricola, come funzione principale e l’agriturismo
come funzione complementare nei limiti fissati dagli art. 37 e 38 delle Norme di attuazione
del vigente PUP e dalla deliberazione della Giunta provinciale n. 395 dd 26.02 2010.
Sono comunque vietati:
a. i cambi di coltura da agricola a forestale che comportano sostanziali trasformazioni dei
quadri paesistici esistenti e protetti, a meno che no si tratti di interventi diretti a recuperare
assetti originali documentati ora degradati o divenuti indecifrabili;
b. le altre trasformazioni che sovvertono, peggiorandola, la morfologia dei luoghi e le
confermazioni dei percorsi, dei muri di sostegno, delle recinzioni, dei terrazzamenti e
dell’arredo degli spazi aperti;
35
c. i movimenti di terreno non indirizzati a migliorare la qualità ambientale esistente, non
richiesti da iniziative di ricomposizione fondiaria o non finalizzati ad un notevole aumento
della produzione agricola.
3. Nel computo della superficie totale, ai fini della densità fondiaria, è ammesso
accorpamento di più particelle anche non contigue, di proprietà del conduttore o dei
conduttori, alle seguenti condizioni:
a. riguardino l’azienda agricola;
b. ricadano in ambito comunale o di Comuni limitrofi;
c. non interessino zone a bosco, a pascolo, improduttive;
d. siano applicate le disposizioni di cui all’art. 62 della LP n. 1/2008;
4. Per gli interventi ammessi dai commi precedenti sono stabiliti i seguenti parametri
edificatori:
a. Sf min : 3.000 mq.
b. Ve max : 3.000 mc. – Ve max : 200 mc. per le strutture realizzate da soggetti che non
esercitano l’attività agricola a titolo professionale;
b. If max : 0,03 mc/mq.
c. H max : 8,5 m.
d. L max : 15 m.
e. Dc min : vedi art. 5 bis, 5 sexties; per le serre ed i barchi la Dc min è ridotta a 5 m.
f. De min : vedi art. 5 bis, 5 quater tra gli edifici interni al lotto; 25 m. tra le nuove stalle
ed i fabbricati residenziali, turistici e terziari,
h. Ds min : vedi art. 26
Nelle aree agricole aventi una superficie fondiaria unitaria di almeno 1100 mq , purchè la
superficie di proprietà accorpata in area agricola, anche sita nei comuni catastali limitrofi, sia
di almeno 4000 mq , è ammessa la realizzazione di “barchi” aventi dimensioni massime di 70
mc realizzati anche da soggetti che non esercitano l’attività agricola a titolo professionale, nel
rispetto degli indici e dei parametri di zona. In tal caso non si da luogo all’applicazione del
parametro relativo alla Sf minima.
5. Al fine di limitare il consumo di suolo agricolo e per ragioni ambientali, la nuova
edificazione deve risultare accorpata con gli insediamenti esistenti. Le stalle ed i fienili
possono essere anche staccati dagli altri fabbricati rurali, purché mantengano rapporti spaziali
36
organici con il resto della struttura insediativa e con i relativi complessi agricoli,
opportunamente ed armonicamente articolati per funzioni.
I fabbricati rustici accessori alla conduzione agricola dei fondi ( ricoveri, depositi, magazzini,
locali per attrezzi,ecc…..)vanno disposti nelle posizioni più opportune rispetto alle visuali
principali, evitando collocazioni casuali rispetto al contesto insediativo ed al quadro
ambientale locale.
6. Per esigenze di qualificazione ambientale, i proprietari devono assicurare la manutenzione
e la conservazione di fossati e di siepi esistenti o di nuova costruzione, lo sfalcio delle
superfici prative , la rimozione degli oggetti di scarto, dei depositi di residui e di materiali
abbandonati e di quanto altro deturpa l’ambiente o costituisce pregiudizio per la qualità
ambientale, la sistemazione dei terreni non coltivati o privi di specifici utilizzi o che risultino
indecorosi; essi comunque devono curare la loro occultazione alla vista. Nelle aree agricole è
vietata la trasformazione culturale del suolo da agricolo a forestale. Il Sindaco provvede con
proprie ordinanze, ai sensi del R.D.L. n. 3257/23 ed ai sensi dell’art. 39 del T.U.L.L.R.O.C. a
prescrivere le opere e le misure idonee ad assicurare la corretta tenuta delle aree agricole sotto
questi profili.
7. Gli scarichi degli edifici residenziali ed agricoli costruiti nelle aree agricole devono essere
conformati al T.U. delle Leggi Provinciali in materia di tutela ambientale.
8. Nelle aree agricole la realizzazione di piste per lo sci da fondo, percorsi equestri attrezzati,
percorsi pedonali e/o ciclabili, la realizzazione di un campo pratica per il golf e la
realizzazione di una piazzola per l’elisoccorso sono consentiti anche laddove non
specificatamente indicato in cartografia. E’ ammesso realizzare previo parere favorevole
dell’organo provinciale di cui al comma 5 lett. d) dell’art. 37 delle Norme del PUP, l’esercizio
di attività di carattere culturale, sportivo e ricreativo, purchè tali attività richiedano
unicamente la realizzazione di strutture di limitata entità e facilmente rimovibili.
E’ consentita l’edificazione di edifici strettamente necessari per la gestione, come previsto
all’art.18 – comma 2.
Art. 21 – Baite
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1. Gli interventi edilizi relativi alle baite, così come definite dall’art. 7 comma 9 delle
presenti norme devono attenersi alle prescrizioni del presente articolo ed alle indicazioni del
Manuale Tipologico di cui all’art. 2 comma 6 delle presenti norme.
2. Dato il loro particolare valore storico ed ambientale e quello dei loro contesti territoriali, i
progetti riguardanti qualsivoglia intervenuto sulle baite dovranno essere conformi all’art. 7
delle norme di attuazione del P.G.I.S.
3. Ai fini del presidio del territori agricolo, oltre a quanto prescritto dal precedente art. 20,
per le baite esistenti sono ammessi i seguenti interventi:
a. intervenuto di conservazione, da condurre secondo le indicazioni del Manuale Tipologico;
b. ripristino di ambienti, strutture ed elementi che richiedono interventi di sostituzione. In
tale caso i nuovi componenti potranno essere scelti tra quelli documentati dal manuale
tipologico, purché essi siano già diffusi nella zona immediatamente circostante a quella dove
sorge l’edificio;
c. incremento volumetrico emergente (Ve) per adeguare l’edificio alle esigenze funzionali,
limitatamente alle baite che si possono direttamente riferire ad uno dei tipi descritti nel
Manuale Tipologico e solo secondo le modalità ed i parametri dimensionali da esso previsti;
d. recupero edilizio e riutilizzo abitativo della “ stalla “. Tali interventi dovranno mantenere
inalterata la quota esistente del solaio tra stalla e fienile: in tal caso si prescinde, trattandosi di
edifici di valore storico ed adibiti a residenza temporanea, dalla applicazione di eventuali
prescrizioni circa l’altezza minima dei locali, previste dal regolamento edilizio comunale,
ferma restando la possibilità di abbassamento della quota del pavimento della stalla.
Il cambio di destinazione d’uso del fienile è ammesso solo qualora ciò sia contemplato dal
Manuale Tipologico, in quanto compatibile con la struttura dell’edificio, nelle
forme
stabilite dal Manuale e limitatamente alla parte non necessaria al ricovero del foraggio
prodotto dal fondo di pertinenza. Tale ricovero dovrà essere dimensionato nella misura di
almeno 30 mc. di volume per ogni ettaro di superficie del fondo;
e. realizzazione di servizi igienici in luogo idoneo secondo le norme igienico-sanitarie e con
particolare riguardo agli scarichi che dovranno essere conformi al T.U. delle leggi provinciali
in materia di tutela dell’ambiente;
f. fondi di pertinenza dell’edificio è la somma delle superfici delle particelle fondiarie
destinate a prato o recuperate alla coltivazione a prato presenti anche in parte entro il raggio di
m. 500 e non asservite ad altri edifici, possedute dal proprietario dell’edificio oggetto
dell’intervento alla data di adozione del presente piano. La trasformazione d’uso nei limiti
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sopraddetti è subordinata all’intavolazione del nesso di pertinenzialità tra l’edificio e almeno
tutte le particelle costituenti il fondo di pertinenza.
Tutti questi interventi sono comunque condizionati al mantenimento dei prati delle baite in
questione e al loro sfalcio regolare ed all’esecuzione di tutte le opere necessarie onde evitare il
rimboschimento, anche parziale, dei terreni agricoli. Di tali impegni dovrà essere fatta
esplicita menzione nella concessione edilizia come condizioni accettate per l’esecuzione di
qualsiasi altra opera. E’ facoltà dell’Amministrazione Comunale procedere all’esecuzione
coatta delle stesse a spese del richiedente non ottemperante.
4. Gli scarichi delle baite comunque ricadenti sotto il comma 3 e 4 del presente articolo
devono essere conformi al T.U. delle leggi provinciali in materia di tutela dell’ambiente dagli
inquinamenti.
Art. 22 – Boschi
1. Sono indicati come boschi i terreni con vegetazione arborea, cedua o d’alto fusto aventi
funzione di produzione o di protezione e in generale i suoli arborati esistenti o da piantumare
dove tali funzioni vanno preservate e potenziate.
2. Nei boschi il taglio degli alberi è ammesso solo se eseguito con tecniche ed in misura tali
da non compromettere la qualità ambientale e paesistica esistente, bensì a migliorarla.
Rimboschimenti e ripiantumazioni vanno eseguite mediante l’impiego di essenze locali, da
scegliere in funzione dei diversi habitat.
Sono consentiti solo le attività, le opere edilizie e gli interventi urbanistici previsti dal
Piano Generale Forestale della Provincia e dai piani di assestamento forestale nonché i
lavori di sistemazione idraulico-forestale.
3. Tutti i boschi del Comune sono assoggettati alla protezione idrogeologica e pertanto gli
interventi ammessi sono subordinati al relativo svincolo alle condizioni stabilite dalle
leggi vigenti.
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Art. 23 – Pascoli
1. Sono indicati come pascoli i suoli erbosi o arbustivi nei quali si svolge o si può svolgere il
pascolo di bestiame da allevamento e dove tale funzione va preservata e potenziata.
2. Sono consentite solo le attività, le strutture edilizie e gli interventi urbanistici strettamente
attinenti l’esercizio della zootecnia e l’agriturismo. E’ vietato alterare la configurazione dei
pascoli
ed il loro assetto vegetazionale se non per ripristinare documentate situazioni
precedenti, mediante interventi di recupero funzionale ed ambientale
3. Gli interventi di ristrutturazione e nuova costruzione sono ammessi solo se si tratta di
fabbricati zootecnici o rustici, solo in caso di comprovata pubblica utilità, per il
potenziamento delle attività zootecniche agricole e agrituristiche, per il presidio civile del
territorio. La nuova costruzione privata di qualsivoglia altro tipo è vietata. Negli edifici
esistenti diversi o destinati ad operatori differenti da quelli di cui sopra gli interventi di
ristrutturazione sono ammessi solo per le opere dirette a ricondurre tali fabbricati alle funzioni
di zona, di cui al secondo comma e purché esista l’urbanizzazione primaria necessaria.
Alle baite è assegnato il regime di cui all’art. 21 delle presente norme.
4. Per gli interventi ammessi sono stabiliti i seguenti parametri edificatori subordinatamente
alle disposizioni della delib. della G. P. n. 395/2010 :
a. Ve max : 4.000 mc.
b. If max : 0,01 mc/mq
c. H max : 4,5 m. per i rustici
d. L max : 10 m.
e. Dc min : vedi art. 5 bis, 5 sexties
f. De min : vedi art. 5 bis, 5 quater
g. Ds min : vedi art. 26
e. Nelle aree a pascolo aventi una superficie fondiaria unitaria di almeno 5.000 mq , è
comunque ammessa la realizzazione di depositi agricoli connessi con l’attività zootecnica, nel
rispetto degli indici e dei parametri di zona ma con un Ve max = 30 mc, realizzati anche da
soggetti che non esercitano l’attività agricola a titolo professionale e destinati esclusivamente
alla conduzione del fondo. Tali interventi non sono ammessi in presenza di depositi agricoli
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già esistenti, maggiori o uguali a 30 mc di Ve. I suddetti depositi devono essere realizzati
completamente in legno ed essere privi di Vi (Volume interrato).
5. Ai fini della tutela della produzione e dei valori ambientali, i nuovi fabbricati consentiti
non devono impegnare possibilmente nuovo suolo pascolivo e pertanto possono disporsi solo
accanto ad edifici già esistenti o ai margini dei pascoli, ovvero lungo le strade esistenti, ma
sempre in posizione defilata rispetto alle visuali più significative sul posto e da lontano. E’
vietato tagliare longitudinalmente il pascolo con nuove strade veicolari, salvo che per
brevissimi tratti e per motivi tecnici irrinunciabili. Le aree a pascolo vano mantenuto il più
possibile accorpate. La pubblicità commerciale è vietata.
6. Tutti i pascoli del comprensorio sono assoggettati alla protezione idrogeologica e pertanto
gli interventi ammessi sono subordinati al relativo svincolo alle condizioni stabilite dalle leggi
vigenti.
7. In tali aree è ammessa, fatti salvi i vincoli di cui all’art. 8 commi 2 e 3 e le cautele di cui
all’art. 30, la costruzione di strutture per la produzione di energia per pubblica utilità o per
autoconsumo.
Art. 24 – Aree improduttive e ghiacciai
1. Sono indicati come aree improduttive e suoli che, per ragioni altimetriche, topografiche o
geomorfologiche, per la natura e la posizione del terreno o per la difficile accessibilità non
permettono lo svolgimento di una attività umana continuativa con insediamenti stabili:
ghiaioni, rocce, greti, pietraie, forre, ambienti d’alta montagna.
I ghiacciai rientrano in queste zone.
2. La nuova edificazione è vietata, salvo che si tratti di manufatti speciali aventi la funzione
di presidio civile per la sicurezza del territorio, strutture per le telecomunicazioni o opere e
infrastrutture di interesse generale quali i rifugi alpini. Negli edifici esistenti diversi da quelli
di cui sopra sono ammessi interventi di ristrutturazione solo se si tratta di ricondurli alle
funzioni di cui ai commi precedenti e purché esista l’urbanizzazione primaria necessaria.
3. Per tali opere sono stabiliti i seguenti parametri edificatori:
a. Ve max : 1.000 mc.
b. If max : 0.01 mc/mq
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c. H max : 5 m.
d. L max : 10 m.
e. Ds min : vedi art. 26
4. Ai fini della tutela ambientale gli interventi edilizi consentiti possono disporsi solo in siti
defilati dalle visuali principali adattandosi all’andamento del suolo, ovvero collocarsi vicino
alle strade esistenti.
La pubblicità commerciale è vietata.
5. Oltre al recupero ed al mantenimento dei sentieri esistenti, è ammessa la costruzione di
sentieri e tracciati alpinistici nuovi, purché dotati delle necessarie attrezzature e della
segnaletica indispensabile e sempre ben inseriti nell’ambiente.
Art. 25 – Discariche, depuratori e centrale elettrica
Discariche
1. La disciplina dello smaltimento dei rifiuti e la gestione delle discariche è definita dalla
Parte Terza del Testo Unico delle Leggi Provinciali in materia di tutela dell’ambiente
dall’inquinamento.
Depuratori
1. I depuratori sono aree attrezzate adibite al convogliamento e la depurazione dei liquami di
pubbliche fognature.
2. La gestione degli stessi è disciplinata dall’art. 56 e seguenti del Testo Unico delle Leggi
Provinciali in materia di tutela dell’ambiente dall’inquinamento.
3. Attorno a queste aree è stabilita una fascia di rispetto inedificabile ampia 30 m. , a partire
dalla recinzione.
Centrale idroelettrica
1. E’ l’area specificatamente individuata in cartografia per questa funzione e cioè la
produzione e la distribuzione dell’energia elettrica.
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TITOLO V – INFRASTRUTTURE TERRITORIALI E COMUNICAZIONI
Art. 26 – Strade
1.
Le strade, distinte in cartografia come esistenti, da potenziare e di progetto,
costituiscono la rete viaria normalmente aperta al traffico.
Sono classificate in cartografia:
a. - di 3^ categoria per il traffico interregionale e intercomprensoriale di largo raggio;
b. - di 4^ categoria per il traffico di connessione intercomunale;
c. - di interesse locale per il traffico di connessione tra i vari centri e nuclei abitati ed interne
agli abitati stessi;
d. - minori, campestri, poderali, pascolive, boschive, eventualmente riservate ad un traffico
specializzato soggetto a limitazioni: sono evidenziate solo in casi particolari.
43
2.
A ciascuna categoria di strade sono assegnate le seguenti larghezze minime e massime
modificabili solo ove richiesto da documentate esigenze tecniche:
a. - di 3^ categoria: m 7,00 – 9,50;
b. - di 4^ categoria: m 4,50 – 7,00;
c. - di interesse locale: m 4,5 – 7,00;
d. - rurali e boschive: max m 3,00.
La larghezza di cui sopra è maggiorabile solo per limitati slarghi e piazzole o in
corrispondenza di incroci, può essere limitata per esigenze di tutela paesaggistico-ambientale.
Negli interventi di potenziamento della viabilità è prescritta la conservazione dei manufatti di
interesse storico e naturalistico.
Deve essere curato il raccordo con i sentieri o percorsi minori che dovessero essere intercettati
dai nuovi tracciati viari.
3.
Nelle fasce di rispetto stradale sono ammessi gli interventi di cui alla deliberazione della
Giunta provinciale n. 2100 di data 5 maggio 2006 e s.m.
Nelle aree riservate alla circolazione ed alla sosta dei pedoni, nella piazze e negli spazi
riservati allo svolgimento di attività di interesse collettivo quali mercati, manifestazioni ecc.,
possono essere realizzati solo opere infrastrutturali e di arredo urbano finalizzate a tali
funzioni.
4.
I tracciati delle strade di progetto sono da ritenersi indicativi nell’ambito delle
rispettive fasce di rispetto. La loro definizione avverrà in sede di progettazione esecutiva,
nella quale si preciseranno le soluzioni di dettaglio e gli interventi di arredo.
5.
Nelle urbanizzazioni le strade di nuova costruzione vanno dotate di marciapiede,
preferibilmente su ambo i lati, di larghezza non inferiore a m 1,50 per lato.
Nei tratti esistenti soggetti a ristrutturazione vanno comunque assicurati, su uno o su entrambe
i lati della sede stradale, marciapiedi di larghezza complessiva non inferiore a m 1,50.
I marciapiedi dovranno essere visivamente differenziati rispetto alla sede stradale e, dove
possibile, alberati.
Nella sede del marciapiede, per la larghezza di m 1,50, potranno collocarsi solo pali per
l’illuminazione, mentre qualsiasi altro ostacolo (quadri illuminazione, contatori ecc.) dovrà
essere collocato fuori dalla stessa.
6.
La costruzione di nuove strade di cui alla lettera d. del comma 1 è ammessa a
condizione che:
44
a. - il traffico sia consentito esclusivamente a servizio delle funzioni assegnate a ciascuna area
e a ciascun tipo di insediamento;
b. - non sia modificato il regime esistente delle acque superficiali e del sottosuolo adottando
gli accorgimenti tecnici più opportuni;
c. - sia evitato ogni impatto negativo sul paesaggio e sull’ambiente assicurando, in sede di
progetto, tutte le necessarie misure di mitigazione;
d. - non vengano eseguiti muri e manufatti stradali in cemento armato a vista e non siano
adottati parapetti o recinzioni in cemento armato o ferro; i muri di sostegno, se superiori a m
1,50 di altezza dovrebbero essere realizzati con terrazzamenti;
e. - le piazzole non siano più larghe di m 3.00.
7.
Ogni intervento sulla viabilità esistente deve essere progettato ed eseguito attenendosi a
rigorosi criteri di minimo impatto paesaggistico ed ambientale.
Su tutte le strade la segnaletica va ridotta al minimo tecnicamente necessario. La pubblicità
commerciale è vietata lungo tutte le strade; nelle aree urbanizzate è ammessa purchè si
collochi entro spazi assegnati allo scopo dall’Amministrazione comunale.
8. La larghezza delle fasce di rispetto stradali è specificata nella tabella seguente e si misura:
- dal limite stradale per strade esistenti e strade da potenziare;
- dall’asse stradale per strade di progetto.
Nei centri abitati e nelle aree destinateteFuori dai centri abitati e dalle aree
all’insediamento
Esistenti
destinate all’insediamento
Esistenti Di
Da
Esistenti
progetto
Esistenti
daDi
potenziare
progetto
potenziare
3^ categoria
5m
25 m
35 m
20 m
40 m
60 m
4^ categoria
5m
15 m
25 m
15 m
30 m
45 m
Viabilità
5m
7,5 m
10 m
10 m
20 m
30 m
Viabilità minore5 m
7,5 m
10 m
10 m
20 m
30 m
---
---
---
---
---
---
locale
---
45
Art. 27 – Parcheggi pubblici ed aree di servizio
1. Gli spazi destinati a parcheggio pubblico sono inedificabili salvo che gli interventi edilizi
non riguardino fabbricati destinati esclusivamente al ricovero ed alla sosta di veicoli in
soprassuolo o in sottosuolo.
Per i parcheggi pubblici in edifici soprassuolo i parametri edificatori sono stabiliti
dall’Amministrazione Comunale , tenendo in considerazione quelli delle zone confinanti.
2. Le aree di servizio individuate in cartografia con apposito simbolo sono assegnate alla
realizzazione di distributori di carburante ed alle attività connesse. edificatori: Valgono
seguenti parametri :
Ve max : 900 mc
H max : 7,0 m
If max : 1,0 mc/mq
H max : 7,0 m., escluse eventuali tettoie
De min : vedi art. 5 bis, 5 quater
Parcheggi : vedi art. 9
Art. 28 – Piste da sci, impianti di risalita, aree di accesso e di servizio
1. La cartografia indica le aree nelle quali sono contenute le piste da sci, la posizione di
massima dei pricipali impianti di risalita e le relative aree di accesso e di servizio.
Le piste per sci da fondo sono indicativamente riportate sulle tavole del PRG solo qualora
esse ricadano nelle aree di cui agli artt. 22 e 23 delle presenti norme.
L’ubicazione e le caratteristiche tecniche delle piste, degli impianti e dei servizi vanno
definite in sede di progettazione esecutiva. La progettazione degli interventi deve dimostrare
il conseguimento del rapporto equilibrato fra utenti e dotazione locale di strutture residenziali
e ricettive, di servizi e di infrastrutture nelle rispettive stazioni turistico-invernali, per ciascuna
fase di realizzazione.
2. Le piste da sci e i sedimi degli impianti non funiviari non sono edificabili, se non per
realizzare le opere necessarie alla regolare esecuzione di quanto stabilito dalle leggi in vigore
46
e dal relativo regolamento concernente la disciplina delle linee funiviarie in
servizio
pubblico e delle piste da sci.
3. La capacità massima espressa in numero di sciatori simultaneamente presenti, delle
piste
di discesa e delle aree sciabili servite da impianti di risalita di arroccamento è stabilita in uno
sciatore ogni 200 mq. di pista.
La realizzazione di attrezzature di servizio e di ristoro, con esclusione dei volumi
tecnici
concernenti l’impianto, i ricoveri di automezzi ed attrezzature di servizio alle piste ed i locali
per la produzione di neve artificiale, nelle aree destinate allo scopo in queste zone, non
può
prevedere nuove costruzioni e deve attenersi ai seguenti parametri:
a. Ve max : 1.500 mc. per le attrezzature alla base (fino a 1700 m.s.l.m.)
Ve max: 500 mc. per le attrezzature in quota
b.
Su max :
-
2 mq ogni sciatore di capacità dell’impianto per le attrezzature in fondovalle
-
1,5 mq.ogni sciatore di capacità dell’impianto per le attrezzature in quota
c.
H max : 7,5 m.
d.
L max: 40m. per le attrezzature alla base – L max: 20m. per le attrezzature in quota
e.
De min : vedi art. 5 bis, 5 quater
f.
Dc min: vedi art. 5 bis, 5 sexties
g.
Ds min : vedi art. 26
h.
Parcheggi : vedi art. 9
3. La capacità massima, espressa in numero di sciatori simultaneamente presenti, delle
piste da fondo è stabilita in uno sciatore ogni 50 ml. di pista.
La realizzazione di attrezzature di servizio e di ristoro nelle aree destinate allo scopo in queste
zone deve attenersi ai seguenti parametri
a.
Ve max : 1.000 mc.
b.
Su max : 1,5 mq. ogni sciatore di capacità della pista
c.
H max : 4,5 m.
d.
L max : 20 m.
e.
De min : vedi art. 5 bis, 5 quater
f.
Dc min : vedi art. 5 bis, 5 sexties
g.
Ds min : vedi art. 26
h.
Parcheggi : vedi art. 9
47
In queste aree sensibili sono vietate tutte le opere di copertura, di intubazione, di interramento,
di canalizzazione e di derivazione di acque, di costruzione mediante dighe o altri tipi di
sbarramenti, che non siano strettamente finalizzate alla regimazione dei fiumi e dei torrenti in
questione o al loro impiego per fini produttivi e potabili e fatti salvi i provvedimenti della
PAT in quanto conformi alla normativa di settore.
E’ vietato procedere ad escavazioni ed estrazione di inerti. Per gli interventi ammessi essi non
devono alterare l’andamento planimetrico delle rive, ne il loro profilo verticale se non per
irrinunciabili esigenze tecniche. Le parti in vista delle opere idrauliche di difesa e regimazione
delle acque, di presa, sbarramenti e simili devono essere costruite con tecniche e materiali
tradizionali al fine di conseguire la minima alterazione dell’ambiente ed il loro massimo
inserimento ambientale. Gli scavi per la posa di tubi o condotte vanno accuratamente
ricomposti, ricostituendo in superficie i profili precedenti ed i relativi manti vegetali.
TITOLO VI - TUTELA AMBIENTALE STORICO-CULTURALE
Art. 29 – Scopo, oggetto ed esercizio della tutela
1. Scopo della tutela è la conservazione – valorizzazione della qualità ambietale e
paesaggistica del Comune e dei suoi valori storici e culturali per impedirne l’impoverimento e
il degrado e per mantenere o migliorare il livello del quadro in cui il P.R.G. opera. Sono
oggetto di tutela:
a.
in generale l’intero territorio e tutti gli insediamenti;
b.
in particolare, specifiche aree di peculiare valore ambientale o storico-culturale,
nonché determinati manufatti e i siti.
La cartografia individua tali aree, luoghi e fabbricati, con riferimento sia ai contenuti della
tutela che ai soggetti cui essa è demandata: La tutela consiste nell’assoggettare a particolare
cautele o divieti gli interventi edilizi e urbanistici che modificano lo stato esistente all’entrata
in vigore del P.R.G. e nel promuovere azioni di miglioramento del medesimo ove necessario.
2. Gli indirizzi ed i contenuti generali della tutela del territorio aperto sono indicati zona per
zona negli articoli del Titolo IV.
48
Gli indirizzi generali per la tenuta dei luoghi e per l’esecuzione di opere riguardanti
l’edificazione e la costruzione di infrastrutture rispetto alle esigenze di tutela, sono indicati
negli articoli 30,32,33,34 delle presenti norme.
Le prescrizioni specifiche per la tutela di determinate aree e di siti e manufatti particolari sono
individuate agli artt. 31,35,36,37 delle presenti norme e concernono le seguenti materie:
-
Aree sensibili: ambienti d’alta montagna, fasce di protezione ambientali dei corsi
d’acqua e dei laghi;
-
Biotopi e loro aree di protezione;
-
Manufatti si siti di rilevanza storico-ambientale, paesaggistica e naturalistica;
-
Aree archeologiche;
-
Aree di difesa paesaggistica;
3. All’interno delle aree appositamente individuate la tutela ambientale è esercitata in
base alla legislazione provinciale in materia ed alle disposizioni del d. lgs. n. 42/2004 e s. m.
“Codice dei beni culturali”.
Art. 30 – Cautele per l’ambientazione degli interventi di infrastrutture e di difesa
del suolo
1. L’esecuzione di ogni opera di infrastrutture e di difesa del suolo va progettata ed eseguita
in modo da avere il minor impatto paesistico e ambientale.
Nei casi previsti dalla legge Provinciale in tutte le aree sensibili di cui all’art. 39 l’esecuzione
dei lavori è subordinata a positiva valutazione di impatto ambientale da presentarsi alla
Commissione Edilizia Comunale.
2. Nell’esecuzione di tutte le infrastrutture puntuali o a rete le opere in vista devono essere
eseguite con l’uso di tecniche tradizionali ed adottando materiali reperibili in loco. L’uso di
materiali quali acciaio, cemento armato, ecc… è ammesso solo da ineludibili esigenze di tipo
tecnico costruttivo.
3. Nell’esecuzione di opere stradali vanno osservate le seguenti indicazioni:
a. strade classificate, evidenziate nella cartografia: i nuovi percorsi e gli interventi di
consistente trasformazione dei tracciati esistenti vanno costruiti curando con particolare
attenzione l’inserimento ambientale utilizzando tipologie di manufatti e di opere d’arte ben
49
inseribili nel quadro paesaggistico ed ambientale. Scavi e riporti vanno ridotti al minimo e
comunque sistemati, inerbiti e piantumati, adottando materiali ed essenze arboree locali;
b. strade non classificate dal P.R.G., non evidenziate in cartografia cioè quelle minori e di
modesta funzione locale, piste ciclabili, strade campestri, pascolive, boschive o di montagna: i
tracciati e le pendenze devono sempre adattarsi strettamente alla morfologia dei luoghi,
rispettando la panoramicità dei versanti.
Nei pascoli e nelle aree agricole l’apertura di nuove strade minori è consentita solo ai margini
dei fondi, con tracciati disposti secondo livellette, tali da evitare rottura nel quadro paesistico
e visibili opere d’arte.
Le opere di sbancamento e riporto vanno accuratamente rinverditi o rifiniti con muri in
pietrame. I muri di sostegno non devono superare il metro di altezza e vanno preferite le
scarpate stabilizzate anche a gradoni inerbite e piantumate.
c. Gli impianti tecnologici quali cabine elettriche, centraline di pompaggio, opere di presa
degli acquedotti, centrali per le telecomunicazioni, ecc… devono essere progettati e realizzati
nel rispetto dei contesti paesistici, adottando criteri di mimetizzazione nell’uso dei materiali e
dei coli.
d. Le stesse cautele valgono per gli interventi di difesa del suolo, quali muri di sostegno,
terrazzamenti, paravalanghe, ecc… che devono essere eseguiti con tecniche tradizionali, opere
e materiali che meglio si conformino alla morfologia, alla topografia, alla copertura
superficiale e vegetazionale dei terreni.
e. Le nuove linee elettriche di tensione fino al 20.000 V. e le nuove linee telefoniche devono
essere interrate entro le urbanizzazioni e, ove è possibile, negli spazi aperti.
Negli interventi sulla rete esistente, ove possibile, si deve provvedere all’interramento delle
linee medesime.
Art. 31 – Aree sensibili: ambienti d’alta montagna e fasce di protezione
ambientali dei corsi d’acqua e dei laghi
Sono aree sensibili:
a. gli ambienti d’alta montagna;
b. le fasce di protezione ambientale dei corsi d’acqua e dei laghi.
Ai fini degli interventi infrastrutturali, sono aree sensibili anche quelle dove vige la difesa
paesaggistica e l’intero territorio compreso nel parco naturale di Paneveggio-Pale di San
Martino.
50
1. Sono “ ambienti di alta montagna “ tutte le parti del territorio situate al di sopra dei 1.600
m. sopra il livello del mare. In queste aree è vietato eseguire nuove costruzioni, a meno che
non siano espressamente previste dal P.R.G. o che non ricadano nelle aree di cui agli artt. 22 e
23 delle presenti norme. Sono ammessi solo interventi di conservazione e ristrutturazione
degli edifici degli impianti esistenti per assicurare la loro funzionalità e per il perfezionamento
tecnico delle strutture. E’ vietato costruire nuovi impianti sciistici, se non dove e come
previsto dal P.R.G. nel rispetto del massimo carico antropico ammissibile e dell’inserimento
nel quadro ambientale.
La costruzione di infrastrutture od innovazioni tecnico-funzionali per le strutture edilizie
esistenti devono essere realizzate nel rispetto dell’ambiente d’alta montagna, sotto il profilo
dell’inquinamento, della generazione di rumori, della movimentazione di persone, materiali,
nonché degli effetti collaterali di tipo climatologico, faunistico, idrologico, ecc…
2. Le adiacenze dei corsi d’acqua sono inedificabili, ai sensi delle leggi vigenti, entro fasce
di rispetto ampie m. 10 da ambo i lati da ciascuna riva o dagli argini.
3. Lungo i corsi d’acqua evidenziati le fasce di protezione ambientale al di fuori delle
urbanizzazioni si estendono fino a 30 metri di distanza da ciascuna riva o unghia esterna
dell’argine.
In queste aree sensibili sono vietate tutte le opere di copertura, di intubazione, di interramento,
di canalizzazione e di derivazione di acque, di costruzione pediante dighe o altri tipi di
sbarramenti, che non siano strettamente finalizzate alla regimazione dei fiumi e dei torrenti in
questione o al loro impiego per fini produttivi o potabili.
E’ vietato procedere ad escavazione ed estrazione di inerti. Per gli interventi ammessi essi non
devono alterare l’andamento planimetrico delle rive, ne il loro profilo verticale se non per
irrinunciabili esigenze tecniche. Le parti in vista delle opere idrauliche di difesa e regimazione
delle acque, di presa, di sbarramenti e simili devono essere costruite con tecniche e materiali
tradizionali al fine di conseguire la minima alterazione dell’ambiente ed il loro massimo
inserimento ambientale. Gli scavi per la posa di tubi o condotto vanno accuratamente
ricomposti, ricostituendo in superficie i profili precedenti ed i relativi manti vegetali.
Art. 32 – Prescrizioni generali per la salvaguardia dei luoghi
51
1. Gli spazi aperti e le urbanizzazioni non possono essere modificati da interventi che
compromettano l’assetto morfologico, paesistico e funzionale dei luoghi.
2. E’ vietato:
-
scavare, estrarre o accumulare inerti, rocce o minerali se non nei luoghi indicati dal
P.R.G.;
-
scaricare o abbandonare materiale, rifiuti, macerie, ecc… se non in luoghi espressamente
indicati nel P.R.G.;
-
depositare o accumulare all’aperto, in vista, materiali e macchinari non in uso e merci alla
rinfusa.
3. Le infrastrutture dismesse devono essere smontate e/o demolite ed i loro sedimi vanno
sistemati in modo da ricomporre il quadro ambientale e paesaggistico
Lo stesso dicasi per le opere provvisorie e quelle eventualmente realizzate per la costruzione
di infrastrutture di vario tipo vanno smantellate ed i loro sedimi ripristinati secondo l’assetto
precedente del terreno e della vegetazione.
Art. 33 – Cautela per l’ambientazione degli interventi edilizi
Ai fini della riqualificazione ambientale e paesistica, gli interventi edilizi devono osservare i
criteri generali, distinti a seconda che si tratti di ristrutturazione di edifici tradizionali esistenti,
nel centro storico o non, di nuove costruzioni residenziali, alberghiere, produttive ed
equipaggiamenti.
Per gli interventi edilizi nei centri storici e per gli edifici e manufatti storici isolati valgono i
criteri previsti dal P.G.I.S. in vigore.
Per gli interventi edilizi fuori dal centro storico le norme per la cautela dell’ambientazione
degli stessi è da ricercarsi nel regolamento edilizio comunale.
Art. 34 – Tenuta degli spazi non edificati di pertinenza degli edifici
L’impatto visivo dei nuovi fabbricati deve essere sempre ridotto, perseguendo al contempo il
rinverdimento delle aree urbanizzate, prevedendo una eventuale piantumazione a siepe o ad
alto fusto.
52
Le pavimentazioni esterne vanno eseguite con coperture filtranti per permettere il
percolamento profondo e le superfici non pavimentate vanno sistemate a giardino, ad orto, a
prato, ecc…
Gli spazi a parcheggio vanno inseriti nel verde e ombreggiati da alberi.
Le recinzioni dei lotti, l’illuminazione esterna delle superfici, le opere di risistemazione dei
fondi, ecc… dovranno essere regolamentate dal nuovo Regolamento Edilizio Comunale.
Art. 35 – Aree appartenenti a Rete Natura 2000.
1.
Nelle aree appartenenti a Rete Natura 2000, si applicano le opportune misure per
evitare il degrado degli habitat delle specie di interesse comunitario., conformemente alle
direttive 92/43/CEE e 409/79/CEE, nonché al DPR 357/97.
2.
Qualsiasi piano, all’interno del territorio comunale, e tutti i progetti che abbiano
incidenza significativa sui Siti di importanza comunitaria, ovvero ogni intervento al di fuori
dei siti che possa incidere in essi in modo significativo , anche congiuntamente ad altri
progetti, va sottoposto a valutazione di incidenza secondo le procedure previste dalla
normativa provinciale vigente.
3.
In cartografia a scala 1:2.880 è riportato il “biotopo di interesse provinciale Prà delle
Nasse” istituito con delibera della G.P. n. 60 di data 10.1.1994. In esso è vietato qualsiasi
intervento edilizio.
Art. 36 – Manufatti e siti di interesse storico, culturale e naturalistico
1. La cartografia del P.R.G. riporta, a titolo informativo individuazione dei manufatti e dei
siti di interesse storico, culturale e naturalistico.
2. Gli elementi suddetti sono soggetti alle prescrizioni in materia dettate dal Piano Generale
per gli Insediamenti Storici.
53
Art. 37 – Difesa paesaggistica. Verde privato
1. Allo scopo di proteggere i valori paesaggistici di particolari quadri ambientali e dei
contesti di specifici manufatti, siti ed insediamenti meritevoli di salvaguardia sono stabilite
aree di difesa paesaggistica, indicate in cartografia. Gli usi del suolo ammessi sono quelli
stabiliti in ciascuna area. Nelle urbanizzazioni le aree di difesa paesaggistica sono vincolate a
verde privato.
2. Nelle aree di difesa paesaggistica le nuove edificazioni sono vietate salvo che per i rustici
di cui all’art. 7 comma 8. Tali rustici dovranno essere il più possibile uniformati ai tipi
tradizionali ed essere in legno.
3. Per gli interventi di infrastrutturazione in queste aree di difesa paesaggistica valgono i
disposti dell’art. 31 delle presenti norme in fatto di aree sensibili.
Art. 37 bis. – Zona di rispetto cimiteriale
1. Le zone indicate con apposita simbologia, sono adibite a cimitero, crematorio e servizi
connessi con la sepoltura.
2. Vengono considerati servizi cimiteriali anche gli eventuali garage per le auto di servizio e
gli altri servizi specifici.
3. La fascia di rispetto cimiteriale è indicata, con apposita simbologia, nelle tavole di Piano.
4. All’interno della fascia di rispetto cimiteriale è vietata qualsiasi edificazione ad
eccezione di quanto precisato nei seguenti commi.
5. Gli edifici esistenti possono essere ricostruiti e ristrutturati, senza aumento di volume
(salvo quanto precisato nel comma seguente), nel rispetto dei parametri fissati nella
destinazione urbanistica di zona prevista dal P.R.G.
6. Gli edifici esistenti possono altresì essere ampliati, nei limiti e con le modalità stabilite
dall’art. 75 comma 4 della L.P. 10/98 e nel rispetto dei parametri fissati nella
destinazione urbanistica di zona prevista dal P.R.G.
7. La zona di rispetto cimiteriale può essere ridotta a m. 50,00 con l’approvazione da
parte
del Consiglio Comunale di apposita deliberazione.
54
8. All’interno della fascia di rispetto cimiteriale è ammesso l’ampliamento dei cimiteri e
servizi connessi. L’ampliamento è subordinato al contestuale ampliamento della fascia
di rispetto cimiteriale e all’adozione della deliberazione di cui al precedente comma 7.
Art. 38 – Recupero ambientale
1. Sono destinati a recupero ambientale le aree degradate a causa di eventi naturali o di
interventi umani che ne hanno compromesso l’originaria qualità e dove è necessario
ripristinare un assetto paesistico, ambientale, produttivo o insediativo più confacente alle
esigenze del territorio, indicate nella cartografia.
2. Nei perimetri riportati in cartografia i progetti di recupero ambientale ( P.R.A.) sono
normati dalle disposizioni provinciali in materia e preciseranno:
-
le opere da eseguire
-
i tempi di intervento
-
i soggetti titolari delle diverse opere.
3. I progetti di recupero ambientale approvati saranno attuati mediante convenzione
urbanistica.
Art. 39 – Parco Naturale di Paneveggio – Pale di San Martino
1. Ai sensi dell’art. 11 delle norme del P.U.P., sono indicate le aree assegnate al Parco di
Paneveggio – Pale di San Martino.
Tali aree sono regolamentate dal “Piano del
Parco” ed ogni intervento all’interno del
territorio dovrà essere in conformità alle limitazioni di cui alla L.P. n. 18/88.
55
TITOLO VII – PROTEZIONE GEOLOGICA, IDROGEOLOGICA E
VALANGHIVA
Art. 40 – Norme conseguenti all’analisi geologica.
Gli elaborati cartografici relativi all’analisi geologica e le norme di riferimento sono quelli
della carta di sintesi geologica di PUP e della Carta delle risorse idriche.
Ogni intervento sul territorio è ammesso purchè conforme sia alle indicazioni delle cartografie
della carta di sintesi geologica del PUP , sia alle specifiche norme di zona del PRG e del
Regolamento edilizio comunale; ne consegue che le grafie inerenti l’analisi geologica
riportate sulle tavole a scala 1:2000 del PRG devono intendersi superate.
Art. 41, art. 42, art. 43 soppressi
56
TITOLO VIII – PIANI ATTUATIVI E PROGRAMMA
Art. 44 – Redazione dei piani attuativi
1. Il piano attuativo è lo strumento per addivenire ad una pianificazione urbanistica di
dettaglio di determinate parti del territorio Comunale.
Sono strumenti attuativi:
-
il piano attuativo ai fini generali;
-
il piano attuativo a fini speciali;
-
il piano di recupero;
-
il piano di lottizzazione;
-
i comparti edificatori.
2. I contenuti dei piani attuativi sono stabiliti dall’art. 47 del P.U.P. e comprendono:
- la rete stradale, l’arredo urbano e la sistemazione esterna degli edifici;
- la destinazione degli edifici ( demolizione, ricostruzione, restauro, ecc.. ) nonché le aree
libere;
- la destinazione d’uso delle singole aree con l’indicazione della tipologia edilizia e dei
relativi parametri;
- gli spazi riservati ad opere ed impianti di interesse pubblico, a verde pubblico, a
parcheggi, attrezzature sportive e religiose ecc….;
- l’articolazione spaziale delle costruzione ed i relativi caratteri architettonici;
- la distribuzione di massima delle rete tecnologiche, viarie, percorsi pedonali e ciclabili;
- gli eventuali comparti edificatori e la plani-volumetria generale dell’intervento, se
57
ritenuto opportuna.
3. Il piano attutivo può apportare lievi modificazioni ai perimetri delle zone individuate dal
P.R.G. per rispettare i confini catastali o per regolarizzare aree che per la loro
conformazione non siano suscettibili di razionale utilizzazione.
Art. 45 – Progetti di riqualificazione urbana
1. L’Amministrazione Comunale potrà provvedere all’esecuzione di progetti di
riqualificazione urbana che potranno riguardare sia zone omogenee ( una piazza, una
strada, ecc…) sia settori specifici di arredo urbano ( illuminazione, pavimentazione,
verde pubblico, ecc..)
2. Ogni progetto dovrà contenere i seguenti elaborati:
- stato di fatto: rilievo dello stato attuale, anche mediante documentazione fotografica, in
cui si evidenziano tutti gli elementi oggetto della riqualificazione;
- progetto di riqualificazione urbana: elaborati contenenti la proposta di progetto indicando
gli interventi previsti, i materiali, i colori, i particolari costruttivi, ecc….
- relazione tecnica: descrizione particolareggiata degli interventi previsti, tempi di
realizzazione, specificando l’eventuale acquisizione di aree di proprietà privata;
- relazione economica: valutazione in termini economici degli interventi proposti e
dell’eventuale incentivazione a favore dei privati da parte dell’Amministrazione
Comunale per la realizzazione dell’intervento.
3. Il progetto di riqualificazione urbana, ottenute le autorizzazioni paesaggistiche,
ambientali, ecc… previste dalle norme in vigore, sarà approvato dal Consiglio
Comunale.
4. La predisposizione dei progetti di riqualificazione urbana e la loro realizzazione può
essere assunta su iniziativa dei privati interessati e conferisce titolo di precedenza
all’accesso ai finanziamenti contributivi previsti dalla Legge Provinciale n. 1 del
15.1.1993.
58
Art. 46 – Programma di attuazione
Sulla base dell’esperienza si può affermare che un programma di attuazione dettagliato, in cui
i singoli provvedimenti siano inquadrati in ordine cronologico, sia assai poco plausibile.
Ciò soprattutto perché prevalentemente non c’è concordanza tra le obiettive esigenze
urbanistiche ed i programmi di finanziamento.
La seguente elencazione dei piani di attuazione da redigere non è da intendersi quindi come
un calendario di priorità ma da definirsi di volta in volta con le reali possibilità di intervento.
I piani di attuazione individuati nel nuovo P.R.G. sono:
SIROR:
- zona P.E.E.P. di edilizia a bassa densità a nord del centro storico;
- zona alberghiera a bassa densità a sud del centro storico: all’interno di tale zona dovranno
essere realizzati dai proponenti il piano attuativo n. 24 posti auto ed il relativo accesso; tale
parcheggio dovrà essere pubblico e ceduto al Comune;
- zona edilizia mista a bassa densità a sud-est del centro storico;
- zona artigianale lungo Rio Cismon, prevedendo insediamenti tradizionali di modesta entità
non prefabbricati e piantumazione di alberi a medio fusto lungo il lato della strada di
penetrazione. Tale area deve consentire l’accesso al magazzini comunale sito a nord della
stessa.
SAN MARTINO:
- zona di verde pubblico attrezzato ed area sportiva Prà delle Nasse;
- zona alberghiera Prà delle Nasse, ponendo particolare cura alla manutenzione e valorizzazione del manufatto storico ;
- zona di edilizia mista di media densità Prà delle Nasse;
- piano di riqualificazione urbana dell’area di centro con la Chiesa Parrocchiale ed
adiacenze;
- zona P.E.E.P. di edilizia a media densità;
- zona produttiva in località Fratazza.
59
-
piano di recupero di Via Dolomiti di iniziativa privata destinato ad edilizia residenziale
con vincolo di prima casa.
Criteri: l’edificio esistente può subire modifiche interne per adeguarsi alle diverse
esigenze della nuova destinazione d’uso, senza modificarne la volumetria e la
conformazione attuale.
Requisiti: il richiedente, e l’eventuale coniuge, non deve essere titolare o contitolare, erede
o legatario, del diritto di proprietà, di uso, di usufrutto, o di abitazione su altro alloggio
idoneo sul territorio nazionale, anche in relazione all’ubicazione, alle esigenze familiari.
Termini: entro 3 anni.
60
PIANO GENERALE DEGLI INSEDIAMENTI STORICI
NORME DI ATTUAZIONE
Art. 42 – Riuso dei sottotetti
Il riuso dei sottotetti a fini abitativi è sempre ammesso per gli edifici soggetti a risanamento e
ristrutturazione. In tali casi dovranno essere osservate le prescrizioni qui di seguito elencate.
1.
Timpani. (invariato)
2.
Abbaini e finestre raso falda.
a. – b. – c. – d. – e. (invariati)
f. In ogni edificio soggetto a ristrutturazione o risanamento è sempre ammessa l’apertura su
non più di due falde o di un abbaino con superficie illuminante massima di 2,5 mq o di una
finestra raso falda secondo le tipologie tradizionali esistenti nell’insediamento.
3. Scale di accesso esterne e poggioli. (invariato)
61
A. INSEDIAMENTI MISTI AD ALTA DENSITA’
TIPI DI FABBICATI
Residenziali
Alberghieri
Terziari
Ve max : mc
3.600
9.000
3.600
If max : mc/mq
3
3,5
3,5
min : mc/mq
-
2,5
2,5
50
40
60
-
30
-
11,5
14,5
11,5
7
10
7
L. max : m
40
40
40
Dc min : m
Vedi artt. 5 bis, 5
Vedi artt. 5 bis,
Vedi art. 5 bis, 5
sexties
5 sexties
sexties
Vedi artt. 5 bis, 5
Vedi artt. 5 bis,
Vedi artt. 5 bis, 5
ter, 5 quater
5 quater
ter, 5 quater
Ds : min : m
Vedi art. 26
Vedi art. 26
Vedi art. 26
Parcheggi
Vedi art. 26
Vedi art. 26
Vedi art. 26
AMMESSI
Rc max : %
min : %
H max : m
min : m
De min : m
Per gli insediamenti ricadenti sia nel comune di Siror che in quello di Tonadico il parametro
dell’altezza massima diventa:
H max = 11,0 m per gli edifici residenziali
H max = 14,0 m per gli edifici alberghieri
62
B. INSEDIAMENTI MISTI A MEDIA DENSITA’
TIPI DI FABBICATI
Residenziali
Alberghieri
Terziari
Ve max : mc
2.800
6.000
2.800
If max : mc/mq
2,5
3
3
-
1,5
1,5
50
40
50
-
30
-
11,5
13
10,5
7
7
7
L. max : m
30
30
30
Dc min : m
Vedi art. 5 bis, 5
Vedi art. 5 bis,
Vedi art. 5bis, 5
sexties
5 sexties
sexties
Vedi artt. 5 bis,5
Vedi artt. 5 bis,
Vedi artt. 5 bis, ter,
ter, 5 quater
5 quater
5 quater
Ds : min : m
Vedi art. 26
Vedi art. 26
Vedi art. 26
Parcheggi
Vedi art. 26
Vedi art. 26
Vedi art. 26
AMMESSI
min : mc/mq
Rc max : %
min : %
H max : m
min : m
De min : m
Per gli insediamenti ricadenti sia nel comune di Siror che in quello di Tonadico il parametro
dell’altezza massima diventa:
H max = 11,0 m per gli edifici residenziali
H max = 14,0 m per gli edifici alberghieri
63
C. INSEDIAMENTI MISTI A BASSA DENSITA’
TIPI DI FABBICATI
Residenziali
Alberghieri
Terziari
Ve max : mc
1.300
4.000
-
If max : mc/mq
2
2,5
-
min : mc/mq
-
1,5
-
40
30
-
-
15
-
H max : m
8,5
12
-
min : m
3,5
10
-
L. max : m
12
15
-
Dc min : m
Vedi artt. 5 bis, 5
Vedi artt. 5 bis,
-
sexties
5 sexties
Vedi artt. 5 bis, 5
Vedi artt. 5 5
ter, 5 quater
bis, 5 quater
Ds : min : m
Vedi art. 26
Vedi art. 26
-
Parcheggi
Vedi art. 26
Vedi art. 26
-
AMMESSI
Rc max : %
min : %
De min : m
-
Per gli insediamenti ricadenti sia nel comune di Siror che in quello di Tonadico il parametro
dell’altezza massima diventa:
H max = 11,0 m per gli edifici residenziali
H max = 14,0 m per gli edifici alberghieri
Alla casa per ferie denominata”Villa Pisoni”, al fine di ottimizzarne la gestione, viene concessa
una cubatura massima fuori terra di 4.000 mc a prescindere dalla superficie del lotto e dei
parametri urbanistici di zona.
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D. EQUIPAGGIAMENTI: ATTREZZATURE E SERVIZI
Lett. a
Rc max
50 %
Lett. b 30 % (1)
50 % (2)
Lett. c
40 %
Lett. d
30 %
Lett. f
50 %
Lett. g
50 %
Lett. h
35 %
Lett. i
35 %
Lett. j 40 % (3)
Lett. k
50 %
Lett. l
35 %
* Lett. m
(1)
(2)
(3)
*
-
H max
Dc min
10,5 m v. art. 5 bis, 5
sexties
10,5 m
“
10,5 m
12 m
“
12 m
“
10,5 m
“
10,5 m
“
9,5 m
“
9,5 m
“
“
10,5 m
“
9,5 m
“
4,0 m
“
De min
Ds
v. art. 5 bis, 5 v. art. 26
ter, 5 quater
“ v. art. 26
Parch.
v. art. 9
v. art. 9
“
“
“
“
“
“
“
“
“
v. art. 26
v. art. 26
v. art. 26
v. art. 26
v. art. 26
v. art. 26
v. art. 26
v. art. 26
v. art. 26
v. art. 9
v. art. 9
v. art. 9
v. art. 9
v. art. 9
v. art. 9
v. art. 9
v. art. 9
v. art. 9
“
v. art. 26
v. art. 9
asili nido e scuole materne
altre scuole
per gli impianti coperti
area scoperta
65
SCHEMA DI EQUIPARAZIONE
delle destinazioni d’uso insediative alla classificazione delle aree del d.m. n. 1444/1968.
Zone A e B
Centri storici
Zone C
Art. 12 – Insediamenti di edilizia mista
Zona D
Art. 13 - Insediamenti commerciali di livello provinciale
Art. 14 - Insediamenti industriali, artigianali e commerciali
Zona E
Art. 15 – Insediamenti per attività zootecniche
Art. 20 – Aree agricole
Art. 23 – Pascoli
Zona F
Art. 17 – Equipaggiamenti: attrezzature e servizi
Art. 27 – Parcheggi pubblici ed aree di servizio
Art. 28 – Piste da sci, impianti di risalita, aree di accesso e di servizio
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ALLEGATI
Schemi esemplificativi di cui agli
- Art. 5 octies - Distanze dei terrapieni artificiali e dei muri dai confini.
- Art. 5 nonies - Distanze delle abitazioni dai terrapieni artificiali, dai muri liberi e dai muri di
sostegno.
- Art. 5 decies - Distanze degli edifici non adibiti ad abitazione dai terrapieni artificiali, dai muri
liberi e dai muri di sostegno.
tratti dall’Allegato 2 “Disposizioni provinciali in materia di distanze” di cui al Regolamento di
attuazione della legge urbanistica - l.p. n. 1/2008.
Siror, APRILE 2013.
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