giappone - Mercati a confronto

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giappone - Mercati a confronto
GIAPPONE
Febbraio 2008
Informazioni Generali
Superficie: 377.899 km2
Capitale: Tokyo (8,3 milioni di abitanti).
Altre città principali
Yokohama (3,5 milioni di abitanti)
Osaka (2,6 milioni di abitanti)
Nagoya (2,2 milioni di abitanti)
Sapporo (1,9 milioni di abitanti)
Kyoto (1,5 milioni di abitanti)
Popolazione: 127,6 milioni di abitanti (337,6 abitanti per km2)
Lingua: Giapponese. La lingua inglese risulta parecchio utilizzata in ambito amministrativo e
commerciale.
Moneta: L’unità monetaria del Giappone è lo Yen (JPY), suddiviso in 100 Sen. Il tasso di
cambio ufficiale dello Yen giapponese a settembre 2007 è di 159.82 JPY per 1 euro. Il tasso di
cambio annuale per il 2006 è di 146.015 JPY per 1 euro.
Sistema politico
In base alla Costituzione promulgata il 3 novembre del 1946, il Giappone è una monarchia
costituzionale ereditaria in cui l'Imperatore (Capo dello Stato), avendo rinunciato allo status
divino, ricopre funzioni sostanzialmente rappresentative.
Organo supremo dello Stato è la Dieta o Kokkai (il Parlamento), titolare del potere legislativo,
composta da due Camere elette e suffragio universale diretto: la Camera dei Consiglieri o
Sangi-in, composta da 242 membri eletti per 6 anni e rinnovabili per metà ogni 3 anni, e la
Camera dei Deputati o Shugi-in, composta da 480 membri eletti per 4 anni.
La Dieta esercita anche il controllo politico sul Governo, presieduto da un Primo Ministro di
nomina formale dell’Imperatore.
Il Paese possiede dal 1994 un sistema elettorale misto, in base al quale i 480 membri della
Camera Bassa e i 242 della Camera Alta vengono eletti in elezioni circoscrizionali con il
proporzionale (rispettivamente 300 e 180 seggi) mentre i restanti vengono assegnati con il
premio di maggioranza a seconda dell’esito delle elezioni nazionali (rispettivamente 200 e 100
seggi).
Il potere giudiziario è affidato ad una Suprema Corte che, nominata dal Governo è al vertice
del sistema giudiziario di Corti minori articolato su quattro divisioni: la Alta Corte, le Corti
distrettuali, le Corti familiari e le Corti sommarie. Dal punto di vista amministrativo il Paese è
suddiviso in 47 prefetture.
Fino a poco tempo fa, il panorama politico nazionale risultava dominato dal Partito Liberal
Democratico (PLD).
Ma, in seguito alle elezioni della Camera Alta dello scorso luglio 2007, si è assistito ad un
cambio di rotta.
Il Partito Liberal Democratico del premier Shinzo Abe ha subito una sconfitta schiacciante. Per
la prima volta dalla nascita del PLD nel 1955, la maggioranza alla Camera Alta è nelle mani di
un altro partito. Un risultato storico anche per il Partito Democratico, unico vincitore di questo
turno elettorale.
Tecnicamente la situazione non comprometterebbe la vita del governo che continua ad
esercitare ampi poteri.
Lo scorso settembre 2007, il premier giapponese, Shinzo Abe, ha presentato le proprie
dimissioni.
Elezioni nazionali
Le prossime elezioni della Camera Bassa si svolgeranno tra due anni, in settembre del 2009.
Capo dello Stato: Imperatore Akihito
Partiti politici
Al Governo: Partito Liberal-Democratico (LDP), partito di Governo, che guida il Paese in
coalizione governativa con il Nuovo Komeito.
All’opposizione: Partito Democratico del Giappone (DPJ nuovo Minshuto -unione di quattro
partiti dei quali l’originale Minshuto è il più grande); Partito Comunista Giapponese (JCP);
Partito Social-Democratico (SDP).
Governatore della Banca Centrale: Toshihiko Fukui
Principali indicatori economici
2007
Indicatore
2004
2005
2006
514.1
PIL a prezzi correnti (in migliaia di miliardi di ¥)
498.5
501.4
507.7
PIL a prezzi correnti (in miliardi di US$)
4,607.1 4,549.5 4,365.3 4,355.4
2.3
Tasso di crescita reale (%)
2.7
1.9
2.2
0.0
Inflazione %
0.0
-0.3
0.2
Bilancia commerciale (miliardi di US$)
661.1
567.6
615.8
Esportazioni fob
539.0
567.7
Importazioni fob
406.9
473.6
534.5
Saldo
834.3
879.7
Riserve straniera, escluso oro (in miliardi di US$)
833.9
Fonte: EIU, Economist Intelligence Unit : Country Report settembre 2007
Rischio paese
La SACE colloca il Giappone nella categoria OCSE 0 su 7 (dove 0 rappresenta il rischio minore
e 7 il rischio massimo).
Condizioni di Assicurabilità: Nessuna Restrizione (apertura per tutti i tipi di operazione).
Congiuntura
L’arcipelago giapponese è la seconda potenza economica del Mondo, con le maggiori riserve
valutarie e con oltre un terzo del risparmio mondiale.
Tuttavia, da circa un decennio, il Giappone si trovava in una stagnazione economica dalla quale
sembrava impossibile uscire. Per poter superare tale situazione il premier Koizumi ha avviato
un’intensa e sostenuta politica riformista.
Primo traguardo del sistema di riforme è la privatizzazione della poste nipponiche. Le poste
giapponesi sono un’entità di dimensioni particolarmente rilevanti. Infatti, gli stessi giapponesi
preferiscono affidare alle Poste i loro risparmi piuttosto che alle Banche; le Poste così
gestiscono circa 2.640 miliardi di euro. L’obiettivo della privatizzazione è che tale enorme
quantità di liquidità passi dal settore pubblico a quello privato consentendo a quest’ultimo un
maggiore dinamismo.
Il bollettino economico giapponese riporta risultati positivi, evidenziando non solo un
incremento delle esportazioni, in particolare quelle verso l’Asia, mentre quelle verso l’Unione
Europea e gli USA rimango attestate su livelli piuttosto bassi, ma affermando anche un
progressivo aumento degli investimenti del settore privato.
Il Giappone conferma la sua ripresa economica, dovuta non solo agli interventi di
ristrutturazione operati negli ultimi anni ma anche e soprattutto al buon andamento della
domanda nazionale, la quale sembrerebbe andare oltre le previsioni nonostante i timori
innescati dal caro-petrolio.
Da una conferma del Ministero delle Finanze, la Cina è diventata il primo partner commerciale
del Giappone, superando così gli Stati Uniti. Il dato non fa altro che evidenziare la crescita, a
livello mondiale, del commercio cinese e la sempre maggiore interdipendenza economica tra
Giappone e Cina.
Il 2007 si è aperto nel migliore dei modi per le esportazioni italiane verso il Giappone. Dopo i
dati deludenti del 2006 infatti, i primi mesi del 2007 mettono in luce una crescita del 3.5%. La
ripresa economica che sta interessando il Paese del Sol Levante sta producendo benefici effetti
anche sulle nostre produzioni.
L’economia giapponese continua a trovare il proprio sostegno soprattutto nelle componente
estera, con le esportazioni che evidenziano una crescita annua a doppia cifra (+14,9%) e
mantengono il saldo della bilancia dei pagamenti ampiamente in attivo.
Permane la forza del settore industriale, che continua ad essere il volano dell’espansione
economica del Paese, con un valore della produzione che, nella prima metà del 2007, ha
registrato un incremento di circa il 2,6%, dovuto principalmente al settore dei componenti
elettronici (+16%).
Inoltre, la debolezza dello yen continua a favorire il perdurare di una forte domanda estera,
soprattutto di quella proveniente dall’area asiatica, rappresentando così uno degli elementi che
sostengono il settore.
Il ministero del Commercio Internazionale e dell’Industria del Giappone ha comunicato che a
marzo 2007 le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,7% su base annuale.
Le vendite all’ingrosso sono salite dell’1,8% su base annuale (+3,9% nel solo mese di febbraio
2007) e quelle nei grandi magazzini sono diminuite dello 0,3%. Le vendite totali sono
aumentate dell’1,3%.
Il ministero delle Finanze giapponese ha comunicato che il surplus commerciale del Giappone
nell’anno 2006 ha evidenziato un aumento del 16,4%, di circa 9.054 mld di yen. In particolare,
nel solo mese di marzo 2007 il surplus commerciale è salito del 73,9% rispetto all'anno
precedente.
Attualmente, il tasso di disoccupazione si aggira intorno al 3.6%, il dato più basso degli ultimi
nove anni, configurando una situazione prossima alla piena occupazione. A questo
miglioramento occupazionale, però, non ha fatto finora riscontro una ragionevole ripresa della
spesa per consumo.
Il vero problema del Giappone, comunque, al di là dell’incertezza del clima politico interno
dopo le elezioni al Senato, è rappresentato dall’andamento dei prezzi, per il quale si deve
realisticamente tornare a parlare di deflazione.
Prospettive future
Da un’analisi non strettamente congiunturale, condotta anche su orizzonti temporali più ampi,
emerge un andamento economico crescente del Paese.
Per gli investimenti locali ed esteri, che continuano a rappresentare il principale motore della
crescita del Paese, si prevede un andamento stabile e con segno positivo. L'ottimismo è
motivato sia dall'aumento dell'export che dall'aumento della domanda interna.
Particolarmente incoraggiante rispetto agli anni precedenti è l'incremento dei crediti per le
Piccole e Medie Imprese che sempre più contribuiscono allo sviluppo e alla rinascita
dell’economia giapponese.
Positivo anche il trend dei consumi privati, grazie alle condizioni del mercato del lavoro e alla
politica finanziaria restrittiva con l'aumento dei tassi sui risparmi.
Per il 2008 e il 2009 si prevede un tasso d’inflazione rispettivamente dello 0.5% e dello 0.8%.
Positivo l'interscambio, con un incremento dell'export dovuto alla relativa debolezza dello yen
sia in termini reali che nominali. Le incertezze sono legate ai mercati concorrenziali,
soprattutto quello della Cina.
Il Giappone è il secondo mercato più grande del mondo e applica misure protezionistiche solo
in pochi casi, questo perché la politica di liberalizzazione ha permesso un più libero scambio di
merci, al fine di soddisfare la domanda interna.
Il 2007 si è aperto nel migliore dei modi per le esportazioni italiane verso il Giappone. Si
prevede un incremento dell'export di prodotti provenienti dall'industria tessile,
dall'abbigliamento e dal cuoio. Un segno evidente del successo che le nostre produzioni tipiche
riscuotono in Giappone, soprattutto tra una fascia medio-alta di consumatori.
Previsione buona anche per l'andamento dei prodotti dell'agricoltura e della pesca che nel
2006, rispetto al 2005, hanno già fatto registrare una crescita dell'export del 35,2%.
PIL (var.%)
Inflazione (%)
Bilancia Commerciale (miliardi di US$)
Esportazioni fob
Importazioni fob
Saldo
2008
1.9
0.5
2009
1.6
0.8
734.50 817.80
615.2 646.8
Fonte: EIU, Economist Intelligence Unit : Country Report settembre 2007
Settori produttivi
La struttura economica giapponese è caratterizzata dalla forte presenza del settore
manifatturiero, che contribuisce per quasi un terzo alla formazione del PIL nazionale. Il settore
è fortemente controllato dai colossi industriali multinazionali che, grazie all’evoluzione
tecnologica, alla qualità dei prodotti ed all’efficienza dei processi produttivi, hanno dominato
per decenni il mercato locale ed internazionale, soprattutto nei settori dell’elettronica e degli
autoveicoli.
La crisi degli anni novanta non ha tuttavia risparmiato il settore che, dovendo far fronte alla
crescente competitività delle industrie dei Paesi asiatici vicini ed agli alti costi di produzione
locali, ha trasferito in molti casi la produzione all’estero.
Alcune perplessità desta anche l’assistenzialismo del Governo che, in un contesto normativo
rigido, non avrebbe favorito la nascita di un clima competitivo e concorrenziale.
Una certa apertura verso le regole proprie di un economica più guidata dalle logiche del
mercato e dalla flessibilità nel mercato del lavoro, stanno però gradualmente caratterizzando
gli anni 2000, mostrando un certo cambiamento nelle realtà produttive del Paese.
Il Giappone ha sempre dimostrato grande attenzione alle tematiche della gestione della
produzione industriale: sono, infatti, di origine giapponese molte delle teorie attualmente
utilizzate nelle imprese del "primo mondo", come il "Just in time", le filosofie di miglioramento
continuo kaizen, e il “Total Quality Management”.
Contributo dei diversi settori alla formazione del PIL (composizione %)
Settori
Agricoltura, silvicoltura e pesca
Manifatturiero
Costruzioni
Elettricità, gas e acqua
Commercio all’ingrosso e al dettaglio
Banche, assicurazioni e servizi immobiliari
Servizi
Servizi governativi
Fonte: EIU, Economist Intelligence Unit : Country Report settembre 2007
2005 (%)
2.1
21.0
6.3
2.4
13.8
19.0
6.9
9.4
Materie prime
Fatti salvi alcuni giacimenti di carbone e di minerali minori (calcare ferro e zinco), il Giappone è
pressoché sprovvisto di materie prime e deve perciò ricorrere alle importazioni per soddisfare il
fabbisogno interno.
Tale circostanza ha reso il Paese dipendente dal petrolio e dall’energia elettrica proveniente
dall’estero, costringendo inoltre le industrie e lo Stato a severi programmi di risparmio ed
ottimizzazione delle risorse. Si calcola che l’80% del fabbisogno energetico sia importato, con
un’incidenza considerevole sui costi delle industrie e delle famiglie. I programmi di sviluppo
dell’energia nucleare si sono rivelati prioritari, ponendo il Giappone al secondo posto, dopo gli
USA, per investimenti nel settore. Nonostante una serie di infortuni atomici (ultimo quello della
cittadina di Tokaimura del 1999 classificato come il terzo della storia per gravità), il Giappone
prevede di costruire per il 2010 altri venti reattori.
Agricoltura
Nonostante negli ultimi anni, il Giappone abbia perso molti addetti all’agricoltura, il settore
continua ad esercitare considerevoli influenze politiche. L'agricoltura, infatti, condiziona
fortemente la vita politica del Paese malgrado la sua declinante importanza economica. Nel
2003, il settore ha partecipato alla formazione del PIL nazionale solo per l’1.3% in confronto al
6% registrato nel 1970. Inoltre, la Nokyo, l’unione cooperativa agricola giapponese, cui
appartengono molti imprenditori, si conferma una realtà attiva e potente, continuando a
controllare anche una delle più importanti banche del Paese, la Norinchukin Bank.
In particolare, le riforme avviate nel dopoguerra hanno creato una struttura agricola basata su
piccole aziende (la cui superficie media si aggira intorno all’ettaro) che utilizzano metodologie
di coltivazione intensiva, effettuando due o più raccolti l’anno.
A causa, però, di un uso esagerato di concimi e prodotti chimici, il terreno si sta impoverendo
sempre più.
Il Paese vanta produzioni come quella del riso, dell’orzo e del frumento, delle patate dolci, delle
barbabietole da zucchero, della canna da zucchero, dei mandarini, dei cavoli, delle cipolle e, in
misura minore, dei meloni, dei pomodori, dei cocomeri, delle mele, delle pesche, delle pere e
de altri agrumi, della soia, del tè e del tabacco.
Recentemente, grazie anche alle pressioni della WTO, il Giappone sta gradualmente
introducendo misure di liberalizzazione del mercato del riso, che ha beneficiato per decenni del
protezionismo imposto dalle autorità locali.
Il pesce rappresenta uno degli alimenti principali dei giapponesi, secondo solo al riso, e perciò
l’attività della pesca costituisce un’industria di grande importanza, destinata anche
all’esportazione.
Il Giappone possiede una delle maggiori flotte di navi da pesca del mondo adatte sia alla pesca
costiera, che di altura e di profondità.
Si pescano soprattutto sardine, gamberetti, calamari, sgombri, salmoni, lucci, tonni, pagelli,
bonitas e granchi.
Rilevante è anche la raccolta di alghe marine, usate per scopi farmaceutici ma anche e
soprattutto per scopi alimentari.
Attualmente, la grande industria della pesca, già sofferente a causa di problemi strutturali e
dispute internazionali, deve fronteggiare anche il problema dell’inquinamento delle acque
territoriali.
L’allevamento riguarda soprattutto bovini e suini; notevole è anche l’allevamento specializzato
di bachi da seta.
Industria
Nel quadro generale dell’economia giapponese l’industria partecipa per circa il 40% alla
formazione del reddito nazionale e occupa oltre il 34% della popolazione attiva; pur
denunciando una certa fase di recessione, predominano tuttora i settori meccanico, specie per
la meccanica di precisione, siderurgico e metallurgico e chimico con il petrolchimico.
Negli ultimi anni, il sistema industriale è apparso indebolito dalla presenza del gran numero di
piccole e medie imprese che vivono al riparo di barriere commerciali e con forti protezioni
politiche ma, recentemente, il Ministero dell’Economia giapponese ha annunciato che la
produzione industriale del Paese ha registrato un rialzo record del 4,7% nell'anno fiscale 20062007, conclusosi lo scorso marzo 2007.
Il Giappone ha sempre dimostrato grande attenzione alle tematiche della gestione della
produzione industriale: sono, infatti, di origine giapponese molte delle teorie attualmente
utilizzate nelle imprese del "primo mondo", come il "Just in time", le filosofie di miglioramento
continuo kaizen, e il “Total Quality Management”.
Il Giappone, nel 1989, si collocava al secondo posto nel mondo per la produzione di acciaio con
107 m di tonnellate e per quella di ghisa e ferroleghe (80 m), in entrambi i casi preceduto
dall’Unione Sovietica. I complessi siderurgici sono distribuiti uniformemente in maniera vasta
anche se le aree privilegiate restano quelle costiere collegate ai grandi centri marittimi
d’importazione, in particolare la zona di Tokyo-Yokohama, di Osaka-Kobe e di Hiroshima.
Quanto alle lavorazioni metallurgiche, di notevole rilievo è quella dell’alluminio (ca. 1,1 m di
tonnellate di metallo di prima fusione nel 1989), che poggia interamente su bauxite
d’importazione; del rame (1 m di tonnellate; grande centro di produzione a Onahama), mentre
per lo zinco, con oltre 600.000 tonnellate, il Giappone è il massimo produttore; elevate sono
anche le produzioni di piombo e magnesio.
Potentissimo è il settore cantieristico, legato alle necessità vitali del Giappone, nettamente al
primo posto in questo campo, avendo varato nel 1988 oltre 4,5 mi di tonnellate di stazza,
largamente rappresentati da navi da trasporto e da grandi petroliere; i cantieri maggiori,
direttamente legati all’industria siderurgica sono quelli di Kobe, Nagasaki, Yokohama, Aioi,
Osaka, Hiroshima. In espansione anche l’industria automobilistica, rappresentata da fabbriche,
come la Toyota e la Nissan che riescono a esportare in tutto il mondo. La dislocazione
dell’industria automobilistica è legata ai grandi centri industriali della costa del Honshu (TokyoYokohama, Nagoya, Fujisawa, Osaka, Ikeda, ecc.); annualmente la produzione si aggira
intorno ai 12 milioni di autoveicoli, di cui 8 milioni di autovetture: dal 1980 il Giappone è il
primo produttore del mondo. Molto importante è anche l’industria del ciclo e del motociclo, che
ha conquistato numerosi mercati. L’industria di precisione è forse la più peculiare ed è il
risultato di una oculatissima scelta economica, dato che i prodotti sono molto elaborati o poco
ingombranti, mentre la fabbricazione richiede numerosa e qualificata manodopera. Strumenti
ottici giapponesi, tra cui macchine fotografiche e cinematografiche, binocoli, microscopi,
proiettori e strumenti geodetici sono diffusi in tutto il mondo insieme con i prodotti
dell’industria radiotecnica (apparecchi radio e televisori, il cui numero di produzione annua è di
10-15 milioni) e con gli orologi (il Giappone ne produce, tra orologi da polso e di altro genere,
circa 300 milioni di pezzi all’anno), con una colossale avanzata sui mercati internazionali, cui si
contrappone il calo della presenza svizzera.
Tra i prodotti largamente diffusi e affermati sul mercato nazionale ed internazionale troviamo i
calcolatori e in genere i prodotti dell’industria elettronica. Non meno poderosa è l’industria
chimica, che dispone di numerosi impianti, pure in larga misura dislocati presso i centri
portuali.
Tra le principali produzioni del settore si annoverano quella dell’acido solforico (circa. 7 m di
tonnellate), della soda caustica (quasi 3 m di tonnellate), dei fertilizzanti azotati (1,4 m), delle
materie plastiche e resine artificiali, quindi di coloranti, prodotti farmaceutici, ecc. Anche
l’industria della gomma è ottimamente rappresentata: ne produce oltre 1 milione di t di
caucciù sintetico (principali impianti a Kobe, Tokyo e Osaka) in gran parte impiegato per
pneumatici con circa 139 milioni di unità, al secondo posto nel mondo dopo gli Stati Uniti e per
le calzature. In espansione è altresì l’industria della carta, anche se oggi il Paese si
approvvigiona soprattutto all’estero; si producono annualmente oltre 10 m di tonnellate di
pasta di legno (meccanica e chimica) e circa 25 m di tonnellate di carta (secondo produttore
mondiale); di notevole importanza è la cartiera di Tomakomai, nell’isola di Hokkaido.
Il Giappone è oggi uno dei più grandi fornitori mondiali di fibre e di tessuti, nonostante
l’industria tessile abbia visto diminuire la propria importanza; anche in questo settore c’è
purtroppo la tendenza ad insediare nuovi stabilimenti in altri Paesi, dove il costo della
manodopera è più basso come (Hong Kong e Taiwan. Il settore tradizionale è ancora quello del
setificio (103 m di tessuti), ma assai più rilevante è il campo delle fibre tessili artificiali e
sintetiche (di queste ultime tra fibra e fiocco la produzione è di quasi 1,4 m di tonnellate);
relativamente limitato è il lanificio, mentre davvero rilevante è la produzione di cotone con
centro principale a Osaka. Sono molto attive la fabbricazione delle ceramiche (celebri quelle di
Seto presso Nagoya) e l’industria vetraria, che trova nel Paese gran parte della materia prima
occorrente. L’industria alimentare comprende zuccherifici, numerosi conservifici del pesce,
fabbriche di conserve di frutta e verdura.
Nel settore delle bevande alcoliche elevata è naturalmente la produzione di sake, ma in
maniera sostanziale è sviluppata la produzione di birra (con 56 milioni di hl il Giappone è uno
dei massimi produttori mondiali); fiorente infine è la manifattura del tabacco, che produce
annualmente oltre 400.000 milioni di sigarette e quantitativi elevati di sigari.
Quello delle costruzioni è uno dei più importanti settori economici, che nel 2003 ha contribuito
alla formazione del PIL per il 7% e nel 2004 ha impiegato circa il 6% della forza lavoro. Il
settore deriva la propria importanza, principalmente dai massicci investimenti pubblici che
hanno da sempre fatto da propulsore allo sviluppo edilizio. Gli annunciati rilanci da parte del
Governo dei programmi di lavori pubblici per il `99 hanno cercato di incoraggiare il settore, la
cui situazione resta però aggravata dagli alti costi di produzione raggiunti, che potrebbero
verosimilmente portare ad un incremento del ricorso a materiali e tecnologie provenienti
dall’estero. Come risultato in parte dei sussidi governativi, è comunque aumentato il numero di
nuovi condomini messi in vendita a Tokyo, mentre anche i dati di Osaka crescono altrettanto
rapidamente. I prezzi imposti per questi condomini sono scesi di circa l`1% nell’area di Tokyo
e del 4% ad Osaka, portando così alla continuazione della deflazione dei beni immobili che ha
già piagato il Giappone per tutti gli anni `90. I sussidi governativi hanno anche attratto molte
nuove compagnie di costruzione.
Servizi
L’esigenza di fare di Tokyo una metropoli di livello mondiale ha determinato squilibri nella
distribuzione dei servizi all’interno del Paese a netto vantaggio della capitale.
Uno sviluppo del tutto particolare hanno avuto i servizi finanziari: le piazze di Tokyo e di
Osaka, impegnate dalla fine degli anni ’70 in un processo di liberalizzazione al fine di
competere con le più note piazze di New York e Londra, possono oggi beneficiare delle risorse
degli investitori istituzionali, dei fondi pensionistici e delle compagnie di assicurazione.
Tuttavia, la mancanza di una completa apertura verso l’esterno, il costo elevato delle
commissioni, l’estrema burocratizzazione e l’eccessiva rigidità inducono gli investitori
internazionali a preferire altre piazze della regione (Hong Kong o Singapore) notoriamente più
aperte.
Il settore delle telecomunicazioni è stato liberalizzato nel 1985, decretando la fine del
monopolio della NTT (Nippon Telgraph & Telephone) e favorendo l’ingresso di nuovi operatori
nel mercato. La situazione odierna vede sempre la leadership della NTT, che ha tuttavia dovuto
diversificare e migliorare la propria offerta per far fronte alla concorrenza delle aziende rivali
(Japan Telecom Company, International Telecom Japan, DDI Cellular Group, Idou Tsushin,
ecc.). La rete delle telecomunicazioni si presenta estremamente diversificata e completa.
In nessun settore economico giapponese, i cambiamenti appaiono così profondi o
potenzialmente incisivi, come in quello della tecnologia dell’informazione.
La crescita del numero delle società operanti nell’area internet, come la Softbank, la cui
capitalizzazione azionaria attualmente supera quella di molte delle più conosciute società
giapponesi, è il segno più evidente.
Le compagnie straniere ed interne stanno gareggiando per investire nella new economy
giapponese. Le iniziative degli ultimi anni nel settore fanno capo principalmente alle banche. La
Industrial Bank of Japan ha creato un fondo di 5 miliardi di yen per concedere prestiti e
investire nel settore delle piccole compagnie ad alto contenuto tecnologico. La Fuji Bank ha
stabilito un fondo di 20 miliardi di yen per investire in scalate a livello dirigenziale, un`area che
attende di vedere circa 200-300 accordi nei prossimi pochi anni. La Nikko Securities e due
banche di investimenti americane, JP Morgan e Goldman Sachs, hanno entrambe programmato
l`istituzione indipendente di fondi con capitale di rischio di 10-30 miliardi di yen. La più
ambiziosa fra tutti i gruppi è una sussidiaria della Softbank, che spera di raccogliere un fondo
contanti di 150 miliardi di yen da investire in 80 compagnie giapponesi legate ad internet. Molti
degli investimenti sembrano essere limitati fino a questo punto ad internet ed al settore
dell`informazione tecnologica, ma è un importante inizio.
Un grande interesse da parte del governo, delle imprese e dei cittadini, è stato inoltre
manifestato nei confronti delle tecnologie ITS-Intelligent Transport Systems. Si Tratta di
tecnologie che dovrebbero dare agli automobilisti indicazioni sul traffico in tempo reale e
fornire una serie di altri servizi collaterali. Le strade di Tokyo sono infatti tra le più trafficate
del mondo e, nonostante un labirinto di strade, autostrade e tangenziali, la velocità media è di
soli 19 chilometri all`ora; la situazione non appare migliore nemmeno a livello nazionale:
secondo alcune stime governative i cittadini dell`arcipelago trascorrono ogni anno 5,3 miliardi
di ore bloccati nel traffico. Ciò spiega perché il governo stia investendo molte risorse nelle
tecnologie ITS e stia anche cercando di coinvolgere l`industria privata (Hitachi, Mitsubishi, Ntt)
con l`obiettivo di assicurare al Giappone una leadership in un mercato che presumibilmente
diventerà presto molto importante.
Infrastruttura
Il sistema infrastrutturale giapponese riflette a pieno il grado di sviluppo economico del Paese,
collocandosi ai massimi livelli mondiali in ogni suo aspetto.
La rete dei trasporti ferroviari, automobilistici, marittimi, aerei è estesa e capillare.
La rete ferroviaria si estende per circa 27.500 km, molto efficiente e puntuale. Il famoso
Shinkansen, il “treno proiettile”, percorre quotidianamente, con più corse giornaliere, tutto il
Giappone. La rete stradale si estende per oltre un milione di chilometri, di cui 5.600 sono
costituiti da autostrade. Tuttavia, il crescente numero di autoveicoli in circolazione e le
difficoltà di espansione della rete derivanti dalla struttura morfologica del territorio hanno
contribuito al crescente congestionamento delle strade. Il problema è in parte compensato
dall’efficiente ed esteso sistema ferroviario, che si estende per oltre 28.000 km di strada
ferrata e può contare su un elevato potenziale ad alta velocità.
I trasporti aerei sono serviti da un sistema aeroportuale efficiente che si basa, per quanto
riguarda Tokyo, sui nodi nevralgici di Narita, che serve i voli internazionali, e Haneda, il
principale fulcro nazionale, entrambi molto affollati ed ai quali si aggiunge Kansai,
modernissimo aeroporto costruito su un’isola artificiale di fronte alle coste di Osaka. Questa
faraonica realizzazione inaugurata nel 1994, i cui costi si sono rivelati di gran lunga superiori
alle previsioni, serve anche le città di Kobe e Kyoto.
Il Giappone può vantare inoltre una delle flotte mercantili più vaste al Mondo, in linea con la
propria tradizione isolana. Il trasporto marittimo è di vitale importanza per il Paese, che si
avvale per i propri traffici di numerose basi portuali fra le quali spicca per importanza, accanto
a Tokyo ed Osaka, quella di Kobe. Quest’ultima è stata purtroppo severamente colpita dal
terremoto del 1995, anche se l’opera di ricostruzione è stata pressoché ultimata.
Turismo
Il Giappone, avendo un notevole sviluppo longitudinale, ha una grande varietà di climi, si
passa dai 5°C ai 16°C.
Nella parte nord del Giappone le estati sono brevi e miti con inverni lunghi e rigidi, dovuti ai
venti provenienti dal Siberia. Invece nella parte meridionale, le estati sono calde e umide e gli
inverni miti. In tutto il Giappone si verificano periodici tassi d’umidità , dovuti ai monsoni, e
nelle stagioni estive possono verificarsi alcuni cicloni tropicali.
Un viaggio nella terra del Sol Levante offre al turista l’opportunità irripetibile di osservare un
mondo in cui il rispetto delle secolari tradizioni e lo sviluppo delle tecnologie più avanzate si
fondono senza apparenti contrasti.
Privatizzazioni
La Camera bassa del Parlamento giapponese ha approvato la discussa legge riguardante la
privatizzazione del sistema postale del Paese, la più grande istituzione finanziaria al mondo.
Ora la questione dovrà essere discussa alla Camera Alta.
Le Poste giapponesi gestiscono una banca commerciale dal valore di circa 3 mila miliardi di
dollari americani, possiedono oltre 25 mila uffici e danno lavoro ad oltre 400 mila impiegati.
L’85 % della popolazione giapponese utilizza i servizi bancari delle Poste. La privatizzazione
delle Poste è uno dei punti di forza della politica economica del rieletto premier Junichiro
Koizumi. Secondo il piano del primo ministro la riforma dovrebbe completare la privatizzazione
nel 2017.
Investimenti esteri
Con l’obiettivo di consentire e favorire gli investimenti esteri, il Giappone ha puntato, nel corso
degli anni, ad un’azione volta ad adottare misure per attrarre e facilitare gli investimenti esteri,
semplificare le procedure per gli investimenti e ridurre le spese.
Al 1992 risale la Legge sulle Misure Straordinarie per la Promozione delle Importazioni e la
Semplificazione degli Investimenti Esteri; questa Legge ha avuto come fine principale quello di
ridurre i costi iniziali per gli investimenti.
Un
-
investitore estero può essere:
individuo non residente in Giappone;
personalità giuridica costituita in accordo con Leggi straniere;
società giapponese il cui capitale è detenuto per oltre il 50% da persone fisiche o giuridiche
straniere;
- società giapponesi all’interno delle quali la maggior parte dei rappresentanti risulta essere
non residente.
Un investitore estero, così definito, può operare in Giappone attraverso:
- acquisizione di azioni (oltre 10%) in una società quotata;
- acquisizione di titoli e azioni in una società non quotata;
- trasferimento di titoli e attività di un’impresa non quotata da un non residente (che li aveva
acquisiti in un momento in cui aveva lo status di residente) verso un investitore straniero;
- espressione del consenso al cambiamento degli obiettivi societari (detenendo almeno 1/3
del capitale);
- apertura di una filiale o di una struttura in Giappone;
- prestito ad una società giapponese per un periodo superiore ad un anno per un valore
superiore a 100 milioni di yen con termine di restituzione di 5 anni, o di 200 milioni di yen
con termine di restituzione inferiore ai 5 anni;
- acquisizione di obbligazioni emesse da una società giapponese;
- acquisizione di certificati di capitale emessi da una entità legale costituita per tale motivo.
Incentivi
Gli incentivi e i crediti sono concessi in base alla legge sulla Promozione dell’import e degli
investimenti a favore delle imprese straniere e / o consociate in fase di start – up.
Incentivi fiscali (estensione del periodo di riporto): le operazioni di riporto possono essere
condotte per un periodo di oltre 5 anni, un investitore estero può effettuare il riporto per oltre
10 anni, operando su perdite nei cinque anni successivi alla data di fondazione dell’impresa.
Garanzie di prestito: elargiti dall’Industrial Structure Improvement Fund. I finanziamenti
eleggibili sono:
- capitale di investimento per la costruzione e acquisizione di strutture e attrezzature
necessarie per le operazioni di business;
- fondi operativi necessari per mantenere operazioni di business normali durante il periodo di
approvazione.
Estensione della garanzia: fino al 95% dell’ammontare del prestito. Periodo di garanzia: per il
capitale di investimento - 10 anni (incluso un periodo di grazia fino a tre anni); per fondi
operativi – 5 anni (incluso un periodo di grazia fino a 3 anni).
Riassicurazione: per il capitale di investimento – 10 anni (incluso un periodo di grazia fino a
tre anni). In linea di principio, sono richieste le riassicurazioni della società solventi (per.
esempio filiali).
Garanzie di credito: elargite dalle Agenzie di Assicurazioni del credito. Le PMI che conducono
affari con investitori locali (vendendo e comprando beni e servizi, investendo in settori
specifici, inclusi macchinari e attrezzature) e sono certificati dalle municipalità locali hanno
diritto a ricevere i fondi necessari per le loro attività economiche.
Gli incentivi sono concessi anche a livello regionale con prestiti a interessi bassi ed elargiti da
due istituti:
- la Japan Development Bank (JDB) e
- la Hokkaido – Tohoku Development Finance Public Corporation (o NEF – North East Finance
Public Corporation).
I prestiti della JDB sono rivolti alle società straniere o altre società il cui rapporto di
capitalizzazione supera 1/3 del capitale totale e alle imprese che affittano strutture o
attrezzature a società e filiali straniere. I finanziamenti concernono l’acquisto di terreni, edifici
e macchinari.
Gli interessi sono fissati in base alla tipologia di investimento:
- Investimento su larga scala – tasso di interesse speciale;
- Investimenti secondari che contribuiscono all’implementazione delle tecnologie industriali in
Giappone e che possono creare nuove industrie – tasso di interesse di polizza II
- Investimenti secondari esclusi quelli eleggibili per le operazioni al punto precedente – tasso
di interesse di polizza I.
Incentivi nell’ambito delle aree designate
- Incentivi fiscali per promuovere la concentrazione delle importazioni nelle aree designate.
Le imprese che operano nell’ambito delle Import Promotion Zone (IPZ - lavorazione,
trasporto, distribuzione) possono adottare tassi di ammortamento favorevoli per alcune
categorie di macchinari ed edifici (25% per macchinari e attrezzature, 12% per gli
immobili).
- Riduzioni ed esoneri del pagamento di alcune imposte: le imprese che operano nelle IPZ
possono essere esonerate dal pagamento dell’imposta sul possesso dei terreni,
limitatamente agli spazi utilizzati per le attività correlate alle importazioni. È possibile che
le imprese ottengano riduzioni dell’imposta sulle immobilizzazioni e dell’imposta
sull’acquisto di beni immobili.
- Garanzie sui prestiti e schemi di assicurazione del credito: Garanzie dell’industrial Structure
Improvement Fund sui prestiti contratti per la promozione delle importazioni (anche a
copertura delle spese operative); assicurazione del credito per le PMI impegnate nella
promozione delle importazioni usufruiscono degli schemi estesi straordinari di assicurazione
dei prestiti.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
JETRO Support Center Tokyo
Tel: 03-3584-6021- Fax: 03-3584-6024
http://www.jetro.org
Zone franche
Nel 1993 il governo giapponese ha ufficialmente approvato la costituzione delle FAZ (Foreign
Access Zones), cioè l’approvazione di aree integrate e particolarmente strutturate volte e
facilitare l’accesso di imprese straniere nel mercato interno.
Le FAZ sono localizzate presso i principali centri di ingresso delle merci straniere, quali porti e
aeroporti, come: la città di Osaka,presso il porto; la città di Kobe, presso il porto; la prefettura
di Nagasaki, presso l’aeroporto; la prefettura di Osaka (Rinku town), presso l’aeroporto del
Kansai; la Prefettura di Ehime, presso il porto di Matsuyama; la Città di Kitakyushu, presso il
porto; la prefettura di Hokkaido, presso l’aeroporto di Chitose.
Oltre alla disponibilità di infrastrutture, le imprese che utilizzano i servizi delle FAZ possono
godere di varie agevolazioni, come i prestiti a tasso agevolato, in particolare per le PMI; le
garanzie al credito; i trattamenti fiscali privilegiati sugli immobili; e altre agevolazioni.
Normativa societaria
La normativa che regola la costituzione di società e gli investimenti esteri in Giappone è, al
momento, in una fase di rinnovamento.
Fino ad oggi la costituzione di una società in Giappone non era regolata da un testo unico, ma
bisognava fare riferimento a Leggi differenti, a seconda del tipo di società da costituire.
Il quadro normativo di riferimento è al momento e fino al mese di aprile del 2006 il seguente:
- Codice Commerciale (cap.2) per le società anonime (società per azioni-kabushiki kaisha), le
società in nome collettivo (gomei kaisha) e le società in accomandita semplice (gooshi
kaisha);
- Legge sulle Società a Responsabilità Limitata (società a responsabilità limitata-yugen
kaisha);
- Legge sui Revisori (solo per le società anonime).
Nel mese di marzo del 2005, il Consiglio dei Ministri ha approvato la nuova Legge sulle Società
che è stata in seguito sottoposta alla Dieta e quindi alla Camera Bassa.
La nuova Legge, che dovrebbe entrare in vigore nel mese di aprile del 2006, giunge a
compimento di una serie di emendamenti ai quali è stato sottoposto il Codice Commerciale
negli ultimi anni.
Tra le misure più importanti adottate vi è l’abolizione delle yugen kaisha (Y.K.) e il
ridimensionamento delle norme riguardo alle kabushiki kaisha (K.K.).
Una kabushiki kaisha è una società di grandi dimensioni, spesso pubblica, mentre la yugen
kaisha è una società privata di piccole dimensioni. La necessità di regolare le norme relative a
queste due tipologie societarie deriva dal fatto che sono molto numerose le kabushiki kaisha
che, per dimensioni e struttura non differiscono molto dalle yugen kaisha. La nuova Legge,
quindi, tende ad incorporare le yugen kaisha nelle kabushiki kaisha. Le yugen kaisha già
esistenti non sono, però, costrette a trasformarsi in kabushiki kaisha, ma possono continuare
ad operare in qualità di società a responsabilità limitata in transizione.
Le nuove norme regolano, anche, la costituzione di una nuova forma di società a responsabilità
limitata: la goudoh kaisha.
Tra le altre novità previste: diminuzione del capitale minimo necessario per la creazione delle
kabushiki kaisha, semplificazione delle procedure di costituzione di una società, conferimento
di maggiore responsabilità agli organi amministrativi della società in proporzione alla loro
maggiore responsabilità giuridica. Ulteriori innovazioni sono previste nei processi di fusione ed
acquisizione.
Per quanto riguarda, invece, la costituzione in Giappone di società da parte di società
straniere, questa può essere realizzata attraverso tre differenti strutture:
- ufficio di rappresentanza;
- filiale;
- società sussidiaria (società per azioni, società a responsabilità limitata).
Una società straniera può operare in Giappone anche attraverso la creazione di una joint
venture con un partner giapponese o attraverso l’acquisizione di quote di partecipazione in una
società giapponese già esistente.
Tipologie societarie
Le informazioni di seguito riportate riguardo la possibilità di costituzione di una società in
Giappone da parte di un investitore estero fanno riferimento alle Leggi ancora in vigore. La
nuova Legge entrerà in vigore solo nell’aprile 2006.
Ufficio di rappresentanza
Un ufficio di rappresentanza viene costituito per condurre attività preparatorie e supplementari
al fine di sostenere la società madre nell’intraprendere in maniera completa un’attività in
Giappone.
Un ufficio così costituito può condurre le seguenti attività:
-
studi di mercato;
raccolta di informazioni;
acquisto di beni per conto della società madre;
attività di promozione e pubblicità.
Un ufficio di rappresentanza non può condurre attività commerciali.
L’apertura di un ufficio di rappresentanza non richiede una preventiva registrazione; tuttavia
una struttura di questo genere non può aprire un proprio conto bancario o affittare una
proprietà immobiliare a proprio nome, tali attività devono essere quindi condotte dalla sede
centrale della società.
Per aprire un conto bancario è necessaria la seguente documentazione:
- passaporto del rappresentante legale;
- certificato di registrazione straniera del rappresentante;
- company profile;
- accordo di leasing;
- sigillo della banca.
Un ufficio di rappresentanza necessita di un rappresentante della casa madre in Giappone.
Qualora tale rappresentante non sia un cittadino giapponese è necessario ottenere un visto di
lavoro e di residenza. Per ottenere tale visto è necessario, oltre all’apertura dell’ufficio stesso,
anche dimostrare la volontà di voler assumere almeno due cittadini giapponesi.
Filiale
La filiale costituisce la forma più semplice per condurre un’attività in Giappone. Una filiale
opera dietro disposizioni della casa madre e non conduce attività in maniera autonoma; non
possiede un proprio status legale, ma rientra in quello della società madre. In virtù di questo la
società madre è responsabile per i debiti generati dalla propria filiale in Giappone. A differenza
dell’ufficio di rappresentanza, una filiale può aprire un proprio conto bancario e affittare delle
proprietà immobiliari a proprio nome.
La costituzione di una filiale deve essere sottoposta alla Banca del Giappone; per costituirsi
una filiale non necessita di un capitale minimo di partenza e non prevede un numero
minimo/massimo di soci fondatori.
Per la filiale non è prevista la riorganizzazione in un’altra tipologia societaria.
La costituzione di una filiale necessita di essere notificata al Ministero delle Finanze e agli altri
ministeri aventi giurisdizione nel settore di riferimento.
Anche per la filiale è prevista la figura di uno o più rappresentanti. Almeno uno dei
rappresentanti indicati deve essere residente in Giappone.
Società sussidiaria
Una società straniera può stabilire in Giappone una società sussidiaria nelle forme di società
per azioni (kabushiki kaisha K.K.) o società a responsabilità limitata (yugen kaisha Y.K.).
Una società sussidiaria costituisce un’entità separata dalla società straniera che la costituisce,
in questo modo la società straniera sarà responsabile solo per la partecipazione posseduta
nella società sussidiaria.
Società per azioni
La costituzione di una società per azioni deve essere sottoposta alla Banca del Giappone.
Il capitale minimo richiesto è di ¥ 10.000.000. Tale società può essere costituita da uno o più
soci la cui responsabilità è limitata alla quota della loro partecipazione.
Le azioni possono essere liberamente trasferite a meno che non sia indicato diversamente
nell’Atto di Incorporazione.
Una società così costituita prevede la presenza di tre o più direttori, uno o più revisori ed uno o
più representative director (tra questi ultimi almeno uno deve essere residente in Giappone).
Una società per azioni può provvedere ad una offerta pubblica delle proprie azioni.
Società a responsabilità limitata
La costituzione di una società a responsabilità limitata deve essere sottoposta alla Banca del
Giappone.
Il capitale minimo richiesto è di ¥ 3.000.000.
Tale società può essere costituita da un minimo di un socio ad un massimo di 50 soci la cui
responsabilità è limitata alla quota della loro partecipazione.
Il trasferimento delle partecipazioni a terzi necessita della preventiva autorizzazione da parte
dell’Assemblea Generale dei Soci.
Una società a responsabilità limitata può essere riorganizzata in un’altra tipologia societaria.
Procedure di costituzione di una società sussidiaria in Giappone.
Prima di intraprendere la propria attività una società sussidiaria deve registrarsi presso
l’Ufficio degli Affari Legali. Alcuni dei documenti necessari per tale registrazione possono essere
preparati direttamente nel Paese della società straniere che intende stabilire una società in
Giappone. Tra questi documenti:- documento che attesti la struttura della società straniera;documento che attesta l’autorità di rappresentanza della società straniera;- documento che
autentichi le firme* dei rappresentanti della società straniera.E’ possibile, inoltre, la richiesta di
documenti quali:- Atto di Incorporazione,- Certificato di Registrazione.Tali documenti possono
essere richiesti da parte dell’Autorità Finanziaria giapponese che rilascia un certificato riguardo
il capitale societario. Tale certificato viene rilasciato dopo che l’intero capitale è stato versato
su un conto specifico. Una volta che tutti i documenti sono stati presentati, l’Ufficio degli Affari
Legali rilascia un documento di registrazione. Tale documento è necessario per molte delle
operazioni intraprese dalla società, tra queste:
- apertura di un conto bancario;
- comunicazioni alle autorità amministrative;
- acquisto di beni che richiede il nome della società (ad es. immobili, veicoli, linee
telefoniche);
- conclusione di importanti accordi con partner.
Nel caso di cambiamenti incorsi nella società, tali cambiamenti devono essere comunicati entro
due settimane all’Ufficio degli Affari Legali.*In Giappone la firma viene spesso sostituita da un
sigillo personale. Il sigillo, così come avviene per le firme, necessita di una registrazione;
questa avviene presso gli uffici del comune di residenza.Una volta registrato un sigillo viene
detto “jitsu-in”.I sigilli dei soci ed i relativi certificati di registrazione sono indispensabili per
ottenere l’autenticazione dello statuto. La domanda di registrazione di una società deve,
inoltre, essere fornita del certificato del sigillo del futuro Amministratore Delegato. Anche la
società avrà un proprio sigillo che verrà impiegato dai suoi rappresentanti quando questi
agiranno per nome e per conto della società stessa.Le operazioni bancarie possono essere
condotte utilizzando un sigillo specifico che viene richiesto dalla società subito dopo la sua
registrazione.La registrazione del sigillo può essere richiesta solo ed esclusivamente da una
persona residente in Giappone.Nel caso di un cittadino straniero senza certificato di residenza,
questi può utilizzare la propria firma che, però, necessita comunque di un’autenticazione da
parte di un notaio del proprio Paese di origine.
Mercato del lavoro
La recente ripresa dell’economia giapponese ha generato un calo del tasso di disoccupazione.
Nel gennaio 2006, infatti, si è rilevata una diminuzione tale da portare il tasso di
disoccupazione al di sotto del 4%. Va ricordato che il Giappone non scendeva sotto tale
percentuale da circa 8 anni.
Inoltre, a marzo 2007, il tasso è risultato stabile al 4%, continuando così a far registrare un
calo del numero dei disoccupati, di circa 80 mila unità.
Lo scorso luglio 2007, il tasso di dissocupazione è sceso ulteriormente, raggiungendo una
percentuale pari al 3.6%.
Uno dei problemi che il Giappone sta affrontando attualmente è la diminuzione delle nascite.
Tale situazione è dovuta anche alla crescente emancipazione femminile. Le donne, infatti,
lavorando ed avendo un’indipendenza economica sentono sempre meno la necessità di formare
una famiglia ed avere figli. I dati statistici rilevano che ogni giorno nascono circa 2.911
bambini mentre muoiono circa 2.970 persone.
La diminuzione della popolazione ha avuto inizio a partire dal 2005.
Secondo quanto dichiarato dai rappresentati della Delegazione presenti ad Hakone,
l'invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite condurranno presto ad una carenza
cronica di forza lavoro. Pertanto, per mantenere alto il livello di crescita economica e la qualità
di vita, il Giappone necessita di almeno 3 milioni di lavoratori immigrati nei prossimi anni. E
ciò, nonostante l'opinione pubblica del Paese sembra essere riluttante all'ingresso di lavoratori
stranieri, vedendo questi ultimi non come una risorsa ma come una minaccia.
Una delle peculiarità che ha contraddistinto l’economia giapponese dagli altri sistemi economici
occidentali è la pratica dell’assunzione “a vita” dei lavoratori presso le aziende. Ciò ha
contribuito alla creazione di un mercato molto rigido ed improntato a severi schemi
tradizionali. Le difficoltà che scaturiscono da una simile concezione dell’impiego che impedisce,
di fatto, licenziamenti legati ad esigenze congiunturali, si sono rivelate principalmente negli
ultimi anni di crisi economica, costringendo le Imprese a rivedere drasticamente i piani di
assunzione oppure ad orientarsi verso i mercati esteri meno costosi e meno rigidi. Il gravoso
sistema contributivo e pensionistico ha inoltre reso estremamente elevato il costo totale del
lavoro, spingendo oltremodo le Imprese a ricercare nuove forme di assunzione, per lo più
improntate sulla contrattazione a termine.
La normativa di riferimento per il mercato del lavoro fa capo principalmente a tre Leggi:
- la Legge sui Sindacati, basata sull’articolo 28 della costituzione e volta a garantire ai
lavoratori il diritto di organizzazione ai fini della contrattazione collettiva;
- la Legge sugli Standard del Lavoro, basata sull’articolo 27 della costituzione, che fissa i
criteri di base per le condizioni lavorative all’interno dell’azienda;
- la Legge sulla risoluzione delle controversie lavorative, volta ad evitare e/o risolvere
dispute fra lavoratori e datori di lavoro in materia lavorativa.
Oltre alle Leggi citate, che costituiscono il quadro normativo di base, assumono particolare
importanza i precedenti giuridici legati a questioni lavorative, le circolari emesse dal Ministero
del Lavoro, nonché le consuetudini consolidate nell’ambito industriale. La struttura del sistema
lavorativo giapponese ha generato rapporti molto rigidi fra imprenditori e lavoratori. Il fatto di
vedere l’azienda come il luogo in cui il lavoratore, una volta assunto, svolgerà tutta la sua
carriera ha generato, da un lato, un sistema di avanzamento, sia retributivo che professionale,
strettamente legato all’anzianità (anziché all’efficienza del lavoratore), e dall’altro, un sistema
di organizzazione sindacale strettamente “aziendale”. Non esistono in Giappone organizzazioni
sindacali nazionali che raggruppino categorie omogenee di lavoratori, bensì forme di
associazioni lavorative all’interno di ogni singola azienda. Questa caratteristica è l’ennesima
conferma della struttura “familiare” dell’azienda, in cui lavoratori e datori di lavoro sono legati
da un contratto pressoché inscindibile, salvo casi estremi.
Nonostante l’adozione della pratica dell’impiego “a vita”, la disoccupazione, fenomeno
largamente sconosciuto in Giappone dalla fine della seconda guerra mondiale, nella seconda
metà degli anni ‘90 ha cominciato a crescere, fino a raggiungere nel 2004 il 4,7%, colpendo in
particolare i giovani alla ricerca di un lavoro nella fascia di età fra i 24 ed i 35 anni. Le aziende
in realtà, sono state finora assai restie alle pratiche di licenziamento, preferendo le riduzioni
degli orari di lavoro ai tagli del personale. Al riguardo è stata approvata nel marzo del 1997 la
disposizione per cui il numero delle ore lavorate per le aziende con più di 30 dipendenti non
può superare le 40 settimanali, anche se allo stato attuale la maggior parte delle aziende
utilizza la settimana lavorativa di cinque giorni. L’obiettivo del Governo è in ogni caso quello di
ridurre il numero di ore annue lavorate a 1800, contro la media di 2152 del 1989. Cresce
inoltre il numero dei lavoratori temporanei e part-time che restano esterni alle aziende perché
implicano minori costi.
Il sistema retributivo giapponese si basa su criteri di anzianità e prevede l’adozione di sistemi
di previdenza sociale completi. Una particolarità del mercato del lavoro giapponese è la
tendenza dei datori di lavoro a pagare stipendi relativamente bassi durante l’anno, compensati
con pagamenti straordinari molto alti, solitamente erogati a dicembre e a giugno. La crisi
economica esplosa in particolare nel corso del 1998, ha però avuto l’effetto di cominciare a
ridurre la busta paga partendo proprio dal taglio dei premi. Il salario di base dipende tuttavia
dalle dimensioni aziendali e dalle condizioni del mercato, anche se, rispetto alla media dei
Paesi occidentali, è fra i più elevati. Un neo-laureato assunto da un’azienda percepisce in
media uno stipendio mensile di circa 200.000 ¥, mentre il salario medio per l’industria
manifatturiera supera i 300.000 ¥ mensili. Lo stipendio netto di un manager supera in genere i
10 milioni di ¥ annui, mentre un impiegato percepisce in media 5 milioni di ¥ annui. I dati sono
però soltanto indicativi. Il sistema previdenziale prevede il versamento di contributi sia a carico
dell’imprenditore sia a carico del lavoratore (in genere equamente ripartiti) per l’ottenimento
delle seguenti prestazioni generiche: assicurazione sanitaria, assicurazione sul lavoro,
contributo speciale per i figli, trattamento pensionistico.
In base ad un calcolo effettuato dal Ministero del Lavoro è stato stimato che il numero medio di
giorni festivi annuali si aggira intorno ai 100, nei quali sono compresi i riposi settimanali, le
ferie estive e le feste nazionali.
Costi industriali
I costi industriali riportati hanno un valore meramente indicativo.
Energia elettrica per uso industriale (¥ per Kwh):
17,1 (uso industriale)
25,0 (uso domestico)
Olio Combustibile pesante per uso industriale:
20709 ¥ per tonnellata
Olio Combustibile leggero per uso industriale:
33650 ¥ per 1000 litri
Gas naturale per uso industriale (¥ per 10E7 chilocalorie GCV): 46035
Telecomunicazioni (in US$):
Telefonata urbana:
10 ¥ per i primi tre minuti (NTT);
Telefonata interurbana (Tokyo/Osaka):
110 ¥ per i primi tre minuti (NTT);
Telefonata internazionale (Italia/Giappone):
34 ¥ ogni 6 secondi per il 1° minuto;
22 ¥ ogni 6 secondi per i minuti successivi al primo.
Carburanti (in ¥/litro):
Benzina S.P. 91 RON: 05
Gasolio: 75
Disciplina doganale
Il Giappone ha adottato dal 1988 il sistema armonizzato di descrizione delle merci (HS)
sostituendo il precedente sistema tariffario basato sulla metodologia CCCN. Le aliquote
applicabili alle merci in entrata sono determinate dall’Ufficio Dogane del Ministero delle Finanze
e sono, oggi, considerate fra le più basse al mondo (in media il 2%). Il Giappone ha adottato
negli ultimi anni, in aderenza a quanto concordato con la WTO, una politica di riduzioni
successive delle tariffe, anche in virtù delle numerose accuse di protezionismo che si sono
succedute nel tempo da parte della comunità internazionale. Nell’Uruguay Round il Giappone
ha accettato riduzioni su prodotti sui quali continuava ad applicare tariffe assai elevate e, più
precisamente, esso ha accettato la formula tariffaria aperta dello “zero for zero” su prodotti
quali la birra, il whisky, il brandy, i prodotti farmaceutici, la carta, l’acciaio, le attrezzature
mediche, agricole, per le costruzioni nonché sui mobili ed i giocattoli. I prodotti importati sono
generalmente assoggettati alla tassa sui consumi del 5% in vigore anche per i beni prodotti
localmente.
Tariffe elevate vengono ancora applicate su alcuni prodotti agricoli, alimentari e sui prodotti in
pelle. Dal 1995 il Giappone ha avviato tuttavia, sempre in base ad accordi presi con la WTO, la
riduzione tariffaria del settore agricolo (tariffa media al 36%).
Il regime delle importazioni è da ritenere sostanzialmente libero, fatta eccezione per una lista
di articoli ben definiti che sono soggetti a contingentamento, fra cui citiamo: riso, sale, alcune
tipologie di pesce, farina di riso, reattori nucleari e loro parti. Le quote variano secondo la
domanda locale del prodotto e sono definite nella prima e nella seconda metà di ogni anno
fiscale dal METI (Ministry of International Trade & Industry). Nel caso l’importatore fosse
intenzionato ad importare una delle categorie sottoposte a contingentamento, dovrà sottoporre
una specifica richiesta al METI, il quale valuterà la concessione dell’autorizzazione che
eventualmente rilascerà attraverso l’erogazione di un certificato di abilitazione. Ottenuto il
certificato, l’importatore potrà ottenere la licenza da parte di una banca autorizzata. Sono
soggette ad autorizzazione preventiva da parte del METI anche le importazioni provenienti da
specifici Paesi, ovvero, dalla Croazia, dalla Bosnia-Erzegovina, da Serbia e Montenegro,
dall’Iraq e dalla Libia.
Per le importazioni libere, l’importatore deve solamente comunicare al METI al momento del
pagamento.
Sono invece del tutto vietate le importazioni di narcotici, di libri che possano alterare la morale
e l’ordine pubblico, di prodotti contraffatti o che violino le norme sui brevetti e sul copyright, di
armi e munizioni (dal 1° gennaio del 1995). Le violazioni sono colpite dalla reclusione fino a 5
anni o da un’ammenda che può raggiungere i 50.000 US$. Fino al 1995 il Giappone aveva
vietato le importazioni di riso, che ora, su pressione della comunità internazionale, sono state
assoggettate a contingentamento.
Nonostante il regime tariffario e doganale appaia sostanzialmente aperto, i principali ostacoli,
contro i quali si batte da tempo anche la comunità internazionale, sono costituiti dalle
cosiddette barriere non tariffarie, derivanti dalle complesse procedure di accettazione dei
prodotti provenienti dall’estero.
Standardizzazione
La tendenza generale in Giappone per quanto riguarda gli standard è finalizzato
all’adeguamento con quelli internazionali prevalenti. Il ruolo chiave in questo campo è rivestito
dal Comitato di Normalizzazione Industriale del Giappone (JISC), che è l’autorità competente
da contattare nel caso in cui gli importatori non siano sicuri della compatibilità delle merci
importate:
- Comitato di Normalizzazione Industriale del Giappone, 1-3-1 Kasumigaseki, Chiyoda-ku,
Jp-1008901 Tokyo, telefono: +81 3 35019295, 35019296, fax: +81 3 35801418.
Formalità per le importazioni
I documenti devono essere redatti in lingua giapponese o inglese. I documenti possono anche
essere preparate in altre lingue laddove sia espressamente previsto dagli accordi internazionali
o dalla disciplina doganale.
I pagamenti vengono. in genere, effettuati in Yen giapponesi (JPY) che sono liberamente
convertibili.
Imballaggio ed etichettatura
I requisiti richiesti variano a seconda della tipologia di merce, ma è sempre necessario
indicare:
- descrizione dell’articolo,
- paese d’origine,
- nome ed indirizzo dell’importatore giapponese,
- particolari sulla composizione del prodotto,
- il peso netto delle merci nei grammi e la data di scadenza.
La lingua giapponese deve essere usata in tutti i casi, può essere utilizzata in aggiunta anche
la lingua inglese.
Registrazione
Tutti gli imprenditori che intendono agire come importatori hanno bisogno di stabilire un entità
d’affari in Giappone, che sia registrata presso l’Ufficio Locale per gli Affari Legali. Generalmente
società straniere impegnate in operazioni commerciali sono obbligate ad aprire una filiale o una
sussidiaria in loco.
Valore Doganale
Dato che il Giappone è firmatario del GATT, le dogane giapponesi utilizzano il valore della
transazione come base per la determinazione del valore doganale. In generale, il prezzo
realmente pagato o pagabile per le merci da importare.
PROCEDURE DOGANALI
La legislazione doganale giapponese prevede procedure differenti per le importazioni a seconda
che si tratti di:
- Rimessa per la libera circolazione
- Magazzinaggio doganale
- Immissione temporanea
- Transito
Documenti necessari per le esportazioni
Oltre alla dichiarazione in dogana (DAU), usualmente richiesta per le spedizioni (salvo
all’interno dell’Unione europea), le spedizioni a destinazione del Giappone devono essere
accompagnate dai seguenti documenti.
Fattura commerciale
Redatta in triplice copia in lingua inglese o giapponese deve contenere le menzioni abituali. Nel
caso in cui un certificato d’origine non sia stato presentato, per altro, la menzione della
provenienza e origine delle merci deve obbligatoriamente figurare sul documento.
È opportuno segnalare che, in applicazione della Convenzione di Washington relativa alle
specie animali e vegetali in via di estinzione, le autorità giapponesi esigono che, sulla fattura
degli articoli in cuoio importati, siano indicati i nomi in latino ed in inglese della specie la cui
pelle è stata utilizzata. Queste disposizioni si applicano anche quando la specie non è prevista
nella Convenzione.
Certificato di origine
Non è richiesto tranne che per l’importazione della seta della posizione tariffaria n° 50.07 del
Sistema Armonizzato. Il paese di emissione del certificato deve corrispondere a quello di
provenienza del tessuto.
Certificato fitosanitario
Per la frutta, i legumi le sementi e altri vegetali. In caso di esportazione di legname, informarsi
presso il Servizio Fitosanitario della Regione di appartenenza.
Certificati ispettivi per i prodotti a base di carne (prosciutti, insaccati ecc.)
I modelli ispettivi, in vigore dal febbraio 99 e che dovranno accompagnare i prodotti che si
intende esportare verso il Giappone, sono rilasciati dalle autorità veterinarie competenti.
I modelli sono anche scaricabili dal sito ufficiale dell’Ambasciata italiana in Giappone.
Certificato di non contaminazione radio-attiva
Richiesto per tutti i prodotti agroalimentari. Sono accettati non solo certificati emessi da
laboratori italiani riconosciuti dal Ministero della Sanità giapponese ma anche quelli emessi da
un laboratorio locale riconosciuto in Giappone, successivamente all’arrivo su territorio
giapponese. Inoltre le autorità giapponesi esigono sempre un certificato di non contaminazione
radioattiva per i funghi e tartufi.
Certificato sanitario
Per i prodotti di origine animale. Rilasciato dagli uffici veterinari delle ASL di appartenenza.
Molti Paesi tra cui il Giappone hanno decisi di sospendere le loro importazioni di carne di
provenienza dall’Unione europea a causa del rischio di contaminazione da EBS (malattia della
mucca pazza). Si consiglia comunque di rivolgersi al proprio importatore.
Attestato per l’esportazione
Per la frutta e legumi congelati deve obbligatoriamente menzionare che i prodotti sono stati
congelati a -17°
Carnet ATA
Le categorie di prodotti che è possibile esportare temporaneamente in Giappone, secondo le
procedure del Carnet ATA, sono:
- merce destinata ad essere presentata in fiere mostre ed esportazioni;
- materiale professionale;
- merce di transito;
- merce in traffico postale.
I Carnet ATA vengono rilasciati dalle Camere di Commercio di competenza.
Le condizioni di impiego dei carnet ATA sono dettagliate sul sito
http://www.agenziadogane.it/italiano/saisa/carnetata.htm
Assicurazione trasporto: Nessun obbligo di assicurare le merci in Giappone.
Costi consolari: Non ci sono costi consolari.
Visto d’affari: Non è necessario il visto d’affari sul passaporto.
Per l’ingresso nel Paese è necessario il passaporto. Il visto non è richiesto per i soggiorni
inferiori ai 90 giorni (a volte anche 180 giorni). In caso di soggiorni di durata superiore, esso
va richiesto presso l’ambasciata del Giappone a Roma o presso il consolato generale di Milano.
Per soggiorni di lavoro si concedono permessi di 6 mesi, 1 anno oppure 3 anni.
Accordi internazionali
Il Giappone è membro dei seguenti trattati e ha firmato i seguenti accordi:
- Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC)
- Sistema Armonizzato (HS)
- World Trade Organization (WTO)
- Carnet A.T.A.
Trattamenti preferenziali
Il Giappone ha accordi bilaterali per il libero commercio con Singapore il 30 novembre 2002 e
con il Messico il 1 aprile 2005.
Tra gli accordi in corso di negoziazione vi sono l’accordo con la Tailandia, con la Malesia, con le
Filippine e con la Corea del Sud. Colloqui preparatori sono in corso anche con l’Indonesia,
mentre le negoziazione per un accordo di libero scambio con l’Associazione delle Nazioni del
Sud-Est Asiatico (ASEAN) dovrebbero essere avviate nel corso del 2005.
Con l’eccezione della esclusione da parte del governo giapponese del riso dalle negoziazioni
con la Tailandia, in genere il Giappone ha assunto una linea sorprendentemente flessibile
rispetto alle importazioni da Tailandia, Malesia e Filippine, anche come conseguenza
dell’indebolimento della lobby degli agricoltori giapponesi. L’accordo con la Corea del Sud,
sembra però il più difficoltoso, considerato che le due nazioni condividono gran parte delle
stesse tipologie di produzioni industriali, come le automobili, l’acciaio e l’elettronica.
Sistema fiscale
Le società impegnate in attività economiche in Giappone sono soggette alla tassazione dei
profitti generati dalle proprie attività. Per evitare che il sistema fiscale eserciti una pressione
eccessiva sulle società multinazionali che operano in Giappone attraverso una filiale o una
consociata, sono state adottate misure fiscali ad hoc. Da un lato, queste società devono
versare le imposte sui profitti generati nei diversi paesi, dall’altro, per evitare la doppia
imposizione, le imposte già versate nei paesi dove i profitti sono stati generati vengono, entro
una certa misura, detratte dalle imposte dovute in Giappone. Sono anche state adottate delle
misure per evitare la doppia imposizione fiscale sulle filiali giapponesi di società estere, per cui
vengano tassati in Giappone solo i profitti generati all’interno del paese. Le società
multinazionali che operano in Giappone e producono reddito soggetto a imposizione fiscale,
calcolano e liquidano le imposte dovute attraverso trattenute alla fonte o dichiarazione dei
redditi.
Le voci che compongono il reddito imponibile delle società estere che operano in Giappone,
differiscono a seconda del tipo di attività, come vedremo qui di seguito:
- interessi su prestiti obbligazionari statali o privati, interessi su risparmi e depositi;
- interessi su prestiti contratti in relazione alle attività aziendali in Giappone;
- dividendi su azioni e fondi di investimento locali;
- locazioni immobiliari o su proprietà analoghe in Giappone; noli di navi o aerei a residenti o
società locali;
- stipendi, salari, bonus e altri compensi;
- liquidazioni e pensioni;
- corrispettivo per servizi di professionisti freelance in Giappone;
- corrispettivo per servizi personali forniti da artisti, professionisti, tecnici, ecc.;
- canone d’uso o corrispettivo per il trasferimento di brevetti, know-how, copyright, ecc. in
relazione a servizi forniti in Giappone;
- canone d’uso di macchinari e attrezzature per servizi forniti in Giappone;
- premi messi in palio per attività pubblicitarie in Giappone;
- pensioni erogate sulla base di contratti sottoscritti in Giappone;
- rimborsi di obbligazioni emesse sotto la pari;
- redditi assimilabili a proventi da titoli a tasso fisso;
- proventi di compravendite immobiliari;
- distribuzione dei dividenti secondo tacito accordo di partnership (contratto tokumei kumiai)
o altri accordi analoghi;
- fonti di reddito certe diverse da quelle elencate sopra, derivanti dalla gestione, proprietà o
trasferimento di beni in Giappone;
- reddito da lavoro.
Imposte sul reddito d’impresa e aliquote
Le imposte giapponesi sul reddito generato dalle attività di un’azienda comprendono l’imposta
societaria (imposta nazionale), l’imposta locale sui dipendenti (imposte locali), e l’imposta
locale d’impresa (che denomineremo collettivamente in questo testo come “imposte
societarie”). Fatti salvi alcuni casi eccezionali soggetti a disposizioni particolari, il reddito
soggetto all’imposta locale sui dipendenti e all’imposta locale d’impresa viene determinato,
insieme all’imponibile, secondo le disposizione vigenti sull’imposizione fiscale delle società.
L’imposta locale sui dipendenti non si basa unicamente sul reddito, ma viene calcolata anche
su una base pro-capite utilizzando il capitale sociale e il numero di dipendenti come base
imponibile. Le società con un capitale conferito superiore a 100 milioni di yen sono soggette
all’imposta d’impresa su base pro-forma, utilizzando un rapporto standard di un quarto.
Il reddito calcolato per ciascun anno fiscale viene utilizzato come base fiscale per la
determinazione delle imposte.
Fra le altre imposte vanno annoverate le imposte sulle liquidazioni, o quelle sui fondi per le
pensioni di anzianità, ecc.
Le tabelle successive indicano le aliquote fiscali relative alle imposte societarie, imposte locali
sui dipendenti e imposte locali d’impresa (che costituiscono l’onere fiscale sul reddito
societario) e il prelievo pro-capite per dipendente relativi a ciascun anno fiscale (si tratta a
titolo di esempio di una piccola azienda di Tokio). Le aliquote delle imposte locali possono
variare leggermente a seconda della dimensione dell’azienda e delle disposizioni locali sotto la
cui giurisdizione opera l’azienda.
ONERE FISCALE D’IMPRESA
Si applica se:
- il capitale sociale è pari o inferiore a 100 milioni di yen e l’azienda non paga dividendi.
- l’imposta societaria è pari o inferiore a 10.000.000 yen e l’imponibile fiscale è pari o
inferiore a 25.000.000 yen;
- gli uffici o le fabbriche sono situate in una o due prefetture;
- Costituzione di società/ filiali
Una società (a responsabilità limitata, per azioni, ecc.) o una filiale appena costituita in
Giappone, è obbligata ad inoltrare alle autorità fiscali una comunicazione di costituzione. La
comunicazione va presentata anche quando una società estera produce reddito imponibile o
quando svolge attività attraverso sedi o terzi che soddisfano le condizioni sotto elencate.
Quando i lavori di costruzione, installazione, assemblaggio o di altro tipo, o di controllo e
supervisione su tali opere si prolungano per un periodo superiore ad un anno, la sede di tali
opere di costruzione, di installazione, ecc.
Per alcune persone che fungono da agenti:
- terzi che detengono ed esercitano frequentemente la facoltà di sottoscrivere accordi
commerciali per conto della società estera;
- terzi che conservano beni per conto della società estera in un volume/quantità
corrispondente al fabbisogno ordinario dei clienti e che consegnano tali beni su richiesta dei
clienti;
- terzi che svolgono regolarmente una parte importante del lavoro necessario all’acquisizione
degli ordini, alle consulenze e ad altre attività mirate alla conclusione di accordi
commerciali, unicamente o principalmente per conto della società estera.
Uffici di rappresentanza
Il reddito prodotto dalle attività di un ufficio di rappresentanza, attraverso il quale una società
estera opera in Giappone, non è considerato tassabile nella misura in cui l’ufficio di
rappresentanza è utilizzato soltanto con funzioni ausiliarie di pubblicità, informazione, ricerche
di mercato, ricerca di base o altre attività analoghe.
Il reddito derivante dalle attività di un ufficio o altra sede di attività in Giappone utilizzati dalla
società estera soltanto per l’acquisto o il magazzinaggio di materiale non è altresì considerato
tassabile.
Imponibile soggetto alle imposte societarie
Le società fondate in Giappone sono soggette alle imposte sulla base del reddito prodotto a
livello mondiale, indipendentemente dal fatto che sia stato prodotto in Giappone o in altri
paesi.
Le società costituite in altri paesi vengono raggruppate in una delle 3 seguenti classi, e il
reddito prodotto all’interno del paese da queste aziende è soggetto all’imposta societaria,
all’imposta locale sui dipendenti e all’imposta locale d’impresa. (Si noti, tuttavia, che le società
che rientrano nella categoria 3 non sono soggette all’imposta locale sui dipendenti e neppure
all’imposta locale d’impresa.).
Rapporto fra tipo di attività svolta da una società estera in Giappone e reddito imponibile:
1) Società con sede di lavoro fissa in Giappone (“sede permanente”), ad esempio una filiale.
- tutto il reddito prodotto all’interno del paese;
- non sono compresi in questa definizione gli uffici di rappresentanza con funzioni ausiliarie
alle attività della società estera.
2) Società estere che svolgono la loro attività attraverso sedi e terzi
- il reddito aziendale, il reddito prodotto all’interno del paese e altro reddito prodotto
all’interno del paese.
3) Società estere che non rientrano nelle classificazioni precedenti.
- il reddito prodotto all’interno del paese.
Calcolo del reddito soggetto ad imposta societaria
L’ammontare del reddito utilizzato come base imponibile per le imposte societarie è calcolato
attraverso i necessari aggiustamenti fiscali sui profitti calcolati secondo gli standard contabili
generalmente accettati come equi e corretti. I costi e le spese sostenuti per la produzione degli
utili sono deducibili, fatti salvi alcuni casi eccezionali.
Le società estere non sono soggette ad alcuna restrizione circa le sedi in cui vengono sostenuti
i costi e le spese deducibili dal reddito imponibile in Giappone. Tuttavia, è necessario preparare
un resoconto dettagliato dei costi e delle spese sostenuti all’estero e dedotti dal reddito in
Giappone che vanno computati equamente secondo il principio del “valore normale” (arm’s
length principale).
Esempi di voci soggette a limiti di deducibilità:
- imposte societarie e sanzioni;
-
donazioni non deducibili;
spese di rappresentanza non deducibili;
riserve di fondi trasferiti;
quote di ammortamento eccedenti il limite previsto su cespiti ammortizzabili e risconti
attivi;
svalutazione delle attività;
emolumenti degli amministratori, compensi e indennità di pensione eccessivi per gli
amministratori.
Rimesse nel Paese d’origine
Le rimesse di una filiale alla sede centrale sono di regola esenti da imposte. In linea di
principio, la filiale che le versa non può considerare tali rimesse come spese né, di
conseguenza, possono essere considerate come reddito della sede centrale che le riceve.
D’altro canto, le rimesse effettuate dalle consociate alla casa madre vengono generalmente
considerate come pagamenti di costi/spese, distribuzione di dividenti o prestiti (o restituzione
di prestiti). Alcune di queste rimesse possono essere dedotte come spese dalla consociata che
le versa. Mentre altre rimesse possono essere considerate come reddito della casa madre che
le riceve. Alcuni di questi pagamenti considerati come reddito della casa madre (ad es. il
pagamento di interessi, di utili o di canoni d’uso), sono soggetti a trattenuta alla fonte al
momento della rimessa.
Presentazione della dichiarazione dei redditi e pagamento delle imposte societarie
Dichiarazione dei redditi e pagamento delle imposte
Le società devono presentare la dichiarazione dei redditi definitiva che include l’imposta
societaria, l’imposta locale sui dipendenti e l’imposta locale d’impresa entro due mesi dal
giorno che segue l’ultimo giorno di ciascun anno fiscale. Con l’autorizzazione del direttore
dell’ufficio delle imposte, è possibile richiedere una proroga qualora la società sia
impossibilitata a presentare la dichiarazione perché il revisore contabile non ha potuto ultimare
il suo lavoro o perché non si possono chiudere i conti per altre ragioni irrevocabili. Il reddito e
l’imponibile da inserire nella dichiarazione vanno calcolati in conformità con i resoconti
approvati dall’assemblea generale degli azionisti.
L’imposta calcolata va versata entro lo stesso termine. Anche se la data di presentazione della
dichiarazione dei redditi definitiva è stata prorogata per i motivi sopraddetti, la scadenza di
versamento rimane invariata. Eventuali somme pagate in anticipo sull’ammontare da versare,
dovranno essere detratte.
Dichiarazione dei redditi provvisoria e pagamento delle imposte
Le società, il cui anno fiscale superi i sei mesi, devono presentare una dichiarazione provvisoria
entro due mesi dal giorno che segna la fine del primo semestre per il periodo che parte il primo
giorno dell’anno fiscale e che termina sei mesi dopo e devono pagare le imposte dovute per
quel periodo.
Moduli blu
I moduli per la dichiarazione dei redditi sono di due tipi: bianchi e blu. Una società può
presentare il modulo di dichiarazione blu previa approvazione dell’ufficio delle imposte
competente a livello nazionale. Le società che presentano una dichiarazione sul modulo blu
godono di tutta una serie di vantaggi fiscali. Per ricevere l’autorizzazione all’utilizzo di questo
modulo, la società deve presentare domanda nel formato prescritto non più tardi del giorno
precedente la data di inizio dell’anno fiscale. Consociate di nuova costituzione e società estere
che costituiscono nuove filiali in Giappone devono presentare la domanda di autorizzazione
entro la prima data tra il giorno che precede la data di scadenza dei tre mesi dalla costituzione
oppure l’ultimo giorno del primo anno fiscale dopo la costituzione.
Trattenuta alla fonte
Le imposte sul reddito sono di due tipi: le imposte che vengono calcolate dal contribuente e le
trattenute alla fonte. Contrariamente alle imposte calcolate dal contribuente, che vengono
prelevate sul reddito dei singoli, la trattenuta alla fonte è prelevata sui pagamenti effettuati da
un singolo o una società. Il reddito soggetto alla trattenuta alla fonte viene stabilito in
conformità con la classificazione fiscale del percettore di reddito.
Trattenuta alla fonte e procedure di versamento
Chi effettua pagamenti con trattenuta alla fonte è tenuto al versamento della stessa non più
tardi del decimo giorno del mese che segue la data in cui si è svolta l’operazione. Tuttavia,
quando il pagamento è effettuato da un soggetto che ha domicilio o sede di lavoro in Giappone
nei confronti di un non residente o una società estera, la trattenuta deve essere versata entro
l’ultimo giorno del mese in cui è stata pagata la somma.
Trattenuta alla fonte per i residenti
Sono soggetti a trattenuta alla fonte i pagamenti effettuati a residenti in Giappone per i
seguenti tipi di reddito:
- interessi (compresi utili sul rimborso di obbligazioni emesse sotto la pari);
- dividendi;
- stipendi, salari, premi e compensi analoghi;
- liquidazioni;
- compensi, parcelle, ecc, a persone diverse dai dipendenti.
Trattenuta alla fonte applicata alle società nazionali
Sono soggetti a trattenuta alla fonte i pagamenti effettuati in Giappone a società nazionali
relativi ai seguenti tipi di reddito:
- interessi (compresi utili sul rimborso di obbligazioni emesse sotto la pari);
- dividendi;
- premi conseguiti dai proprietari di cavalli per manifestazioni ippiche;
- distribuzione dei profitti secondo i termini del contratto Tokumei Kumiai (soltanto quando il
Tokumei Kumiai è composto di 10 o più persone).
Trattenuta alla fonte per i non residenti e le società estere
I pagamenti effettuati in Giappone a non residenti o a società estere, relativi a “Reddito
prodotto all’interno del paese”, così come i pagamenti effettuati all’estero da soggetti con
domicilio, sede di lavoro, ecc, in Giappone, sono soggetti a trattenuta alla fonte. Di questi, i
pagamenti relativi a certi tipi di reddito (“Reddito prodotto all’interno del paese”) effettuati a
non residenti o a società estere con sede permanente in Giappone sono esenti da trattenute, a
condizione che chi effettua il pagamento ottenga un certificato dall’ufficio delle imposte,
attestante che il reddito sarà imputato alla sede permanente e sarà trattato come reddito
soggetto a normale imposizione fiscale.
Trattati contro la doppia imposizione
Il Giappone ha sottoscritto trattati di carattere tributario con numerosi paesi allo scopo di
evitare la doppia imposizione a livello internazionale e prevenire l’evasione fiscale. Le
disposizioni dei trattati tributari prevalgono su quelle della legislazione nazionale. Per calcolare
le imposte dovute da cittadini o imprese con sede in un paese con il quale il Giappone ha
sottoscritto un trattato tributario, si procede talvolta a modificare la sede della fonte di reddito
in accordo con questi trattati. Sono anche state introdotte disposizioni ai fini di una riduzione o
esenzione fiscale per alcuni tipi di reddito prodotto in Giappone.
Accisa
Sono soggetti alla tassa sui consumi le seguenti transazioni nazionali e di importazione, ad
eccezione di alcune transazioni considerate esenti. L’aliquota della tassa sui consumi è pari al
5%(l’aliquota nazionale è pari al 4% e quella locale all’1%).
1) Transazioni nazionali: il trasferimento/prestito di beni o la fornitura di servizi da parte di
un’azienda in cambio di un corrispettivo;
2) Transazioni di importazione: merci ritirate da una zona a vincolo doganale.
Le transazioni finanziarie, di capitale e alcune transazioni in campo medico, assistenziale, e
dell’istruzione sono esenti.
Le transazioni di esportazione e transazioni analoghe ad esportazione quali le comunicazioni e i
trasporti internazionali, sono esenti.
Calcolo dell’imposta e versamento
Le società impegnate nelle transazioni interne e chi effettua transazioni di importazione,
devono denunciare e versare le imposte sui loro rispettivi imponibili. Per evitare la doppia
imposizione nelle fasi di produzione e distribuzione, è prevista la detrazione della tassa sul
consumo pagata sugli acquisti dalla tassa riscossa nelle vendite.
Detrazione della tassa sugli acquisti
La tassa sui consumi in fase di acquisto (scambio di beni trasferiti/prestati o fornitura di servizi
da parte di terzi) può essere detratta dal calcolo della tassa sui consumi da versare.
L’ammontare della detrazione è limitato e dipende dalla percentuale di vendite assoggettabili a
imposta. Se queste ultime 2 durante il periodo di riferimento, ammontano a una cifra pari o
inferiore a 50 milioni di yen, i ricavi in una determinata percentuale fissa per ogni settore,
possono essere considerati tassa di consumo sugli acquisti per l’anno fiscale corrente ed essere
quindi detratti, a condizione che sia stata presentata al direttore dell’ufficio delle imposte la
comunicazione prescritta.
Imprese esenti dalle imposte
Le società i cui ricavi assoggettabili a imposta sono pari o inferiori a 10 milioni di yen, possono
scegliere di rinunciare all’esenzione fiscale per aver diritto, quali contribuenti, alla detrazione o
rimborso della somma versata per l’imposta sui consumi applicata ai propri acquisti. Tuttavia,
una società di nuova costituzione il cui capitale sia pari o superiore a 10 milioni di yen non può
godere del regime di esenzione per il primo e il secondo anno fiscale.
Nel caso in cui un periodo di riferimento di una società non sia di un anno, le vendite tassabili
durante tale periodo costituiscono la somma ottenuta attraverso la ripartizione proporzionale
del saldo sul periodo sopramenzionato. La ripartizione proporzionale viene effettuata dividendo
prima il saldo per il numero totale di mesi del periodo contabile compresi nel periodo di base e
poi moltiplicando il risultato per 12.
Periodo di riferimento
Il periodo di riferimento è l’intero periodo contabile precedente di due anni l’anno fiscale
corrente.
La società potrebbe non avere un periodo di riferimento completo se:
- è di recente costituzione, oppure
- ha modificato il proprio periodo contabile nei due anni precedenti. Il periodo di riferimento
per queste società viene calcolato combinando tutti i periodi contabili che iniziano nei due
anni precedenti.
In Giappone esistono sia imposte nazionali che imposte locali, queste ultime sono
ulteriormente ripartite tra le imposte delle 47 prefetture e quelle dei 3400 comuni.
Imposte sulle persone fisiche
Tutte le persone, indipendentemente dalla nazionalità, vengono classificate come residenti o
non residenti. L’imposta sulle persone fisiche comprende sia le imposte sul reddito calcolate dal
contribuente sulla base della dichiarazione dei redditi, che le trattenute alla fonte. Il
contribuente calcola le imposte dovute sul reddito relativo ad ogni anno fiscale.
Definizione di residenza e di reddito imponibile
1) Residenti
Le persone che hanno domicilio o residenza in Giappone per un periodo pari o superiore ad un
anno sono denominati residenti. È soggetto all’imposta sul reddito tutto il reddito prodotto
dalla persona residente su scala mondiale, indipendentemente dal paese in cui è stato
generato il reddito stesso.
*Residenti non permanenti - Sono definiti residenti non permanenti coloro che non intendono
risiedere in Giappone in forma permanente e che hanno domicilio o residenza in Giappone per
un periodo inferiore ai cinque anni. L’ambito di imposizione fiscale corrisponde a quello dei
residenti, tuttavia, se il reddito non viene pagato in Giappone o non è rimesso in Giappone e se
il reddito è generato all’estero, esso non è assoggettato alle imposte.
2) Non residenti
Coloro che non rispondono ai requisiti dei residenti vengono denominati non residenti.
L’imposta sul reddito per i non residenti viene calcolata sul reddito prodotto in Giappone.
L’ambito del reddito imponibile ai fini delle trattenute alla fonte per i non residenti è stabilito
dalle disposizioni relative al reddito prodotto all’interno del paese, per cui, fatti salvi alcuni
casi, spesso, il ciclo di imposizione fiscale per i non residenti si completa attraverso la
trattenuta alla fonte.
“Domicilio” nell’accezione riportata in alto fa riferimento al luogo che rappresenta la base
principale e il centro dei propri interessi.
“Residenza” si riferisce ad un luogo nel quale il singolo risiede in maniera continuativa per un
certo periodo ma che non costituisce la base principale e il centro dei propri interessi.
Dichiarazione dei redditi
1) Imposte sul reddito per i residenti
Il reddito viene calcolato utilizzando metodi fissati in base a determinati scaglioni di reddito.
L’imposta viene calcolata sottraendo le varie detrazioni dall’ammontare totale del reddito e poi
moltiplicando la differenza, e cioè il reddito imponibile, per aliquote fiscali progressive. Le
eventuali trattenute prelevate sul reddito alla fonte saranno detratte dall’imposta dovuta.
2) Imposte sul reddito per i non residenti
I non residenti sono classificati come:
- non residenti con un ufficio, ecc., in Giappone,
- non residenti continuativamente impegnati in fattività di edilizia o di assemblaggio in
Giappone per un anno o più, oppure che operano in Giappone attraverso un agente,
- altri non residenti.
Il reddito imponibile è calcolato secondo i termini fissati per ciascuna classe. Le imposte sul
reddito dei non residenti vengono calcolate con le stesse modalità dei residenti. I non residenti
che percepiscono uno stipendio per servizi forniti in Giappone e non soggetti a trattenuta alla
fonte devono presentare una dichiarazione e versare il 20% di imposta sul totale dei compensi.
La tabella seguente indica le aliquote fiscali per le imposte sul reddito come imposta aggregata
sul reddito individuale.
Denuncia dei redditi e versamenti
I residenti devono presentare la denuncia dei redditi ogni anno, fatti salvi i casi in cui tutte le
imposte siano state versate sotto forma di trattenute alla fonte, e devono pagare le imposte
dovute fra il 16 febbraio e il 15 marzo dell’anno seguente. I contribuenti il cui reddito totale
non superi le detrazioni totali e coloro che percepiscono lo stipendio da una sede unica non
eccedente i 20 milioni di yen, e non percepiscono altro reddito, non hanno l’obbligo di
presentare denuncia. Tuttavia, i non residenti che lasciano il Giappone senza nominare un
agente fiscale e averne informato il direttore dell’ufficio delle imposte, devono presentare
denuncia dei redditi e versare le imposte dovute fino al momento di lasciare il Giappone.
Imposte individuali locali e imposta sulle ditte individuali
“Imposte individuali locali” è il termine generico che identifica le imposte sul reddito individuale
su base locale: prefettura, città o paese in cui si ha domicilio. I soggetti domiciliati in Giappone
al primo di gennaio di ogni anno sono tenuti al loro pagamento. Il calcolo si basa sul reddito
dell’anno precedente e, fatti salvi alcuni casi, l’imponibile viene calcolato in conformità con le
disposizioni relative al calcolo per le imposte sul reddito. Le dichiarazioni vanno presentate
entro il 15 marzo, ma non sono obbligatorie per i cittadini che già presentano la dichiarazione
delle imposte sul reddito.
La legislazione fiscale locale indica in quali settori è necessario che il singolo con attività
propria versi le imposte d’impresa. Di regola, l’imponibile per l’imposta d’impresa è calcolato
secondo gli stessi criteri delle imposte sul reddito, fatti salvi alcuni casi specifici.
Le dichiarazioni devono essere compilate entro il 15 marzo, mentre i versamenti si effettuano
ad agosto e novembre secondo le indicazioni della prefettura. Le aliquote di queste imposte
variano dal 4 al 5% a seconda del settore di attività.
Oltre alle imposte e tasse descritte nei paragrafi precedenti, esistono numerose altre imposte
sul reddito, sull’acquisizione/proprietà di cespiti, sul consumo e su altri tipi di transazione.
Le imposte applicate alla proprietà di cespiti e alle quali sono soggette molte società,
comprendono l’imposta sugli attivi fissi (imposta sui beni ammortizzabili) e l’imposta di
urbanizzazione. I terreni, gli edifici e i cespiti ammortizzabili ad uso aziendale sono soggetti
all’imposta sugli attivi fissi (imposta sui beni ammortizzabili) pari all’1,4% e che va versata dal
proprietario dei cespiti entro il 1 gennaio di ogni anno. L’imposta di urbanizzazione si applica ai
terreni e agli immobili delle zone di urbanizzazione con un tasso dello 0,3%. Le società che
operano nelle grandi città come Tokio e Osaka con strutture che superano i 1.000 metri
quadrati di superficie e/o più di 100 dipendenti, sono soggette ad una tassa sugli uffici.
L’ammontare è di 600 yen a metro quadro di superficie e lo 0,25% del totale degli stipendi.
Inoltre, c’è una tassa di registrazione e di licenza pagata sulla registrazione di
immobili/aziende e l’emissione di licenze commerciali, così come un bollo sui documenti
emessi. È opportuno anche tenere in considerazione le imposte sulle donazioni, la tassa di
successione e altre imposte più specifiche.
Sistema creditizio e finanziario
Il sistema creditizio giapponese ha radici diverse da quelle che caratterizzano il sistema
creditizio occidentale. Esso è molto collegato al sistema industriale di cui fa parte integrante.
Le Banche sono nella maggior parte dei casi esse stesse azioniste delle aziende che assistono,
partecipando attivamente alle vicende e decisioni aziendali, e condividendone in parte i rischi.
Il rapporto fiduciario che si viene a creare fra la Banca e l’azienda crea spesso vincoli tali da
renderlo inscindibile, con conseguenze non sempre positive né per la Banca né per l’azienda.
Se da un lato tale rapporto favorisce la politica dei prestiti, dall’altro esso non rispecchia le
regole del mercato, che invece vorrebbe l’incontro fra due parti che instaurano un rapporto
basato sulla reciproca convenienza. Tale circostanza, se ha spesso agevolato le aziende, non
ha favorito le Banche che, non a caso, vivono in questi anni periodi di profonda crisi legati a
prestiti non produttivi erogati nel passato. Le aziende hanno fatto massiccio ricorso al credito
bancario nel periodo di maggiore crescita (culminato negli anni ’70), approfittando anche della
disponibilità delle banche a concedere prestiti poco remunerativi, ma hanno decisamente
invertito tale tendenza a partire dagli anni ’80 ad oggi.
Il sistema finanziario giapponese è composto da una Banca Centrale (la Bank of Japan), che
controlla il settore bancario e possiede ampi poteri decisionali nel campo della politica
monetaria, istituti finanziari privati e pubblici.
Gli istituti finanziari pubblici sono: la Japan Development Bank e la Export-Import Bank of
Japan, The Hokkaido-Tohoku Development Corporation e Japan Finance Corporation for Small
Business. Gli istituti finanziari privati sono divisi in: banche commerciali (le cosiddette "city
banks"), banche straniere, tre istituti di credito a lungo termine (Industrial Bank of Japan,
Long-Term Credit Bank of Japan, Nippon Credit Bank), 7 banche fiduciarie e società
assicurative.
Fra i grandi Istituti: The Bank of Tokyo-Mitsubishi Ltd. (la più grande Banca del mondo), Tha
Asahi Bank Ltd., The Dai-Ichi Kangyo Bank Ltd., The Daiwa Bank Ltd., The Fuji Ltd., The
Sakura Bank Ltd., The Sanwa Bank Ltd., The Sumitomo Bank Ltd., The Tokai Bank Ltd.
Le banche straniere sono circa 100. Oltre all’Ufficio della Banca d’Italia, sono presenti in
Giappone le filiali di tre banche italiane: Banca commerciale Italiana, Banca di Roma e San
Paolo IMI Bank, gli uffici di rappresentanza del Monte dei Paschi di Siena, della Banca
Nazionale del Lavoro e della Banca Intesa.
La liberalizzazione del settore bancario e finanziario, iniziato nel Novembre 1996, e tuttora in
corso, sta facendo sì che i servizi offerti dalle banche, non differiscano più di tanto l’uno
dall’altro. Inoltre, dal 1 Ottobre 2000, il governo ha autorizzato le banche e le società
assicurative ad inserirsi nelle reciproche competenze commerciali.
Il settore è apparso interessato da rilevanti fusioni. Tre delle più importanti banche giapponesi,
la Dai-Ichi Kangyo Bank, la Fuji Bank e l`Industrial Bank of Japan sono impegnate in una
graduale fusione. L’operazione dovrebbe dar vita alla più grande banca del mondo, con un
capitale di 1.300 miliardi di dollari. Anche le banche Sumitomo e Sukura hanno annunciato la
loro fusione che dovrebbe portare alla creazione del secondo colosso bancario giapponese. Tale
ultima fusione dovrebbe però comportare il licenziamento di circa 9.300 dipendenti entro il
2004. All’inizio del 2000 anche le banche Sanwa Bank, Asahi Bank e Tokai Bank hanno
annunciato la loro fusione in base ad un`operazione che avrebbe dovuto avere effetto
dall’aprile del 2001, creando la terza banca del mondo.
Di pari passo con il crescere della diffusione di Internet, alle banche tradizionali giapponesi
vanno affiancandosi negli ultimi tempi una varietà di banche non-convenzionali abilitate alla
concessione di servizi on-line.
La necessità di una sostanziale liberalizzazione del sistema finanziario e creditizio è fortemente
sentita da parte delle Autorità governative, che continuano ad avviare pacchetti finalizzati a
rilanciare sia il sistema bancario che quello finanziario legato al mercato mobiliare.
In particolare, la volontà di fare della piazza finanziaria giapponese un centro mondiale
all’altezza delle Borse di Londra e di Wall Street aveva già portato al varo di una serie di
misure per l’incentivazione, soprattutto per gli operatori stranieri, dell’ingresso nel mercato
finanziario giapponese. La credibilità di superpotenza economica vantata dal Giappone ha
tuttavia subito un durissimo colpo nel novembre `98 con il declassamento deciso da Moody`s
Investors Service dalle tre A ("Aaa") ad "Aa1" del rating per tutti i titoli emessi e garantiti dal
Governo giapponese e, di conseguenza, del tetto per le emissioni di Società ed Istituzioni
nipponiche. Tale declassamento avveniva peraltro all’indomani dell`annunciato nuovo
pacchetto di stimolo da 24.000 miliardi di yen per rilanciare l’economia. Con la decisione di
Moody`s sono state di conseguenza ribassate anche le valutazioni delle Banche pubbliche
Japan Development Bank, Japan Finance Corporation formunicipal enterprise e Export-Import
Bank of Japan.
Il settore bancario e finanziario può, in conclusione, essere considerato il comparto
dell’economia del Paese del Sol Levate che più duramente è stato colpito dalla crisi economica
asiatica. Già a partire dal `97 numerose banche e società di intermediazione, pur avendo
cominciato a tagliare i crediti alle imprese, sono fallite. Ciò ha costretto i governi che si sono
succeduti tra il `97 ed il `98 a prendere una serie di provvedimenti urgenti per fronteggiare le
emergenze, ma anche per rendere più trasparente l’intero sistema, indebolito non solo dai
prestiti facili, ma anche dai fondi neri e dall’inamovibilità dei dirigenti; mentre a tutt’oggi si
stanno vagliando i criteri per la divisione delle banche in quattro categorie per l’ammissione ai
programmi di iniezione di denaro pubblico. La più importante decisione in materia bancaria
definita all’interno del programma di riforma del governo della metà del 2001, consiste nello
stimolare le banche private a cancellare tutti i debiti inesigibili entro due o tre anni.
Un ruolo importante nel settore creditizio è, infine, svolto dai risparmi in buoni postali, i cui
tassi sono mantenuti dal Governo a livelli più alti rispetto ai tassi di mercato al fine di attirare
fondi per il finanziamento del FILP (Fiscal Investment Loans Programme) alterando, di fatto, il
mercato finanziario e creditizio.
Principali trattati
Scambio di note per la reciproca esenzione da
tasse consolari sui certificati di origine
Scambio di note per l’abolizione dei visti sui
passaporti
Convenzione per evitare la doppia imposizione
sul reddito
Protocollo recante modifica alla convenzione
Provvedimento nazionale RD n. 1632 del
21/12/1932 - G.U. n. 300 del 29/12/1932
In vigore dal 15/01/1956, registrazione ONU n.
384/57
Legge n. 855 del 18/12/1972 - G.U. n. 6 del
08/01/1973.
Ratificato
il
15/02/1973,
comunicato G.U. n. 97 del 13/04/1973, in
vigore dal 17/03/1973
Legge n. 413 del 25/05/1981 - G.U. n. 211 del
per evitare la doppia imposizione sul reddito
03/08/1981.
Ratificato
il
28/01/1982,
comunicato G.U. n. 60 del 09/03/1982, in
vigore dal 28/01/1982
Accordo sulla cooperazione nella scienza e
In vigore dal 07/10/1989, comunicato in G.U.
nella tecnologia, con allegato processo verbale n. 24 del 30/01/1989
dei negoziati
Strumenti comunitari di cooperazione
Dal luglio 1991, le relazioni tra l’Unione Europea ed il Giappone si sono intensificate a seguito
della Dichiarazione Congiunta dell’AIA. Con tale dichiarazione è stata definita la dimensione
politica dei rapporti tra le parti, avviando un dialogo costruttivo in numerosi settori di
cooperazione (politica economica, commerciale, culturale, trasporti, informazione e
telecomunicazioni, scienza e tecnologia, ambiente, etc.).
In particolare la cooperazione in campo economico-commerciale è diretta a promuovere lo
sviluppo delle relazioni bilaterali, attraverso la rimozione dei principali ostacoli legati ai
seguenti aspetti:
- ostacoli normativi;
- barriere tariffarie;
- certificazioni e rispetto degli standard per l’accesso al mercato giapponese;
- ostacoli di natura strutturale.
In tale ambito, si colloca l’avvio a partire dal 1991 di una serie di iniziative da parte dell’Unione
Europea volte a promuovere la collaborazione tra operatori delle due parti con riferimento allo
sviluppo delle esportazioni e degli investimenti europei in Giappone. Una delle principali
iniziative è rappresentata dalla Campagna Gateway To Japan (GTJ). L’iniziativa - concepita per
offrire alle imprese partecipanti un sostegno pratico e immediato nel loro sforzo di
penetrazione del mercato giapponese - si articola nella partecipazione a Fiere commerciali e
nell’organizzazione di Missioni di operatori in Giappone, fornendo una serie di servizi che vanno
dalla copertura finanziaria di parte dei costi a carico dell’impresa, ai servizi di assistenza e
marketing. I settori coperti riguardano: Attrezzature medicali, Attrezzature marittime,
Alimentari e Bevande, Materiali da costruzione, Tecnologie ambientali, Movimentazione
industriale, Tempo libero, Macchinari per imballaggio, Tecnologie dell’informazione.
Progetti multilaterali
Non vi sono progetti e programmi in corso di attuazione considerato che il Giappone è un
Paese donatore. Nel Paese è però presente un ufficio di rappresentanza della Banca Mondiale:
The World Bank Tokyo Office
Ms. Tomoko Hagimoto
10th Floor, Fukoku Seimei Building
2-2-2 Uchidaiwai-Cho
Chiyoda-Ku, Tokyo 100-0011
E-mail: [email protected]
Telefono: (81-3) 3597-6665 - Fax: (81-3) 3597-6695
World Bank Office in Tokyo : http://www.worldbank.or.jp/
Informazioni di viaggio
Prefissi internazionali
00 81 prefisso per il Paese
3 Tokyo
6 Osaka
75 Kyoto
11 Sapporo
Fuso orario: 9 ore avanti rispetto all’orario del meridiano di Greenwich; 8 ore avanti rispetto
all’Italia (7 ore avanti con l’orario legale)
Documenti
Per l’ingresso nel paese è necessario il passaporto. Il visto non è richiesto per i soggiorni
inferiori ai 90 giorni (a volte anche 180 giorni). In caso di soggiorni di durata superiore esso va
richiesto presso l’Ambasciata del Giappone a Roma o presso il Consolato generale a Milano. Per
soggiorni di lavoro si concedono permessi di 6 mesi, 1 anno o 3 anni di permanenza.
Settimana lavorativa
UFFICI PUBBLICI
dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.15 alle ore 17.30
UFFICI POSTALI
dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.00 alle ore 17.00; il Sabato dalle ore 9.00 alle ore 12.30
BANCHE: dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.00 alle ore 15.00; il sabato dalle ore 9.00 alle ore
12.00
PRINCIPALI SOCIETÀ
dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.00 alle ore 17.00
NEGOZI
Tutti i giorni, inclusa la domenica, dalle ore 10.00 alle ore 20.00. I grandi magazzini e i
supermercati aprono tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 19.00 (alcuni anche fino alle
19.30/20.00). Esiste il giorno di chiusura settimanale. In Giappone si possono trovare molti
convenience-store, piccoli negozi che rimangono aperti anche la notte (spesso 24 ore su 24).
Carte di credito: Tutte le principali
Festività nazionali: 1° gennaio (Capodanno)
2 e 3 gennaio (giornate solo parzialmente festive)
12 gennaio (Festa degli adulti)
11 febbraio (Fondazione nazionale - stabilita per decreto)
21 marzo (Equinozio di primavera)
29 aprile (Greenery’s day)
3 maggio (Festa della Costituzione)
4 maggio
5 maggio (Festa dei bambini)
19 luglio (Festa della marina)
20 settembre (Festa degli anziani)
23 settembre (Equinozio d’autunno)
11 ottobre (Festa nazionale dello sport)
3 novembre (Festa nazionale della cultura)
23 novembre (Festa del lavoro)
23 dicembre (Festa nazionale - Compleanno dell’Imperatore)
31 dicembre (giornata solo parzialmente festiva).
Principali indirizzi utili
«Gli indirizzi ed i numeri di telefono riportati in questa sezione sono tratti da fonti ufficiali
italiane e/o da fonti ufficiali del Paese. E’ tuttavia possibile un certo margine di non
corrispondenza dovuto al lento aggiornamento delle fonti da parte delle diverse istituzioni ed al
frequente variare delle numerazioni telefoniche nei paesi di riferimento.»
Ambasciata del Giappone
Ufficio Commerciale e Sezione Consolare
Ambasciatore: Nobuko Matsubara (dal 22/11/02)
Via Quintino Sella, 60 - 00187 Roma
Tel. (06) 487991/42014552
Fax (06) 4873316 -4885109
www.ambasciatajp.it oppure http://www.it.emb-japan.go.jp/
Consolato Generale del Giappone - Milano
Via Privata Cesare Mangili, 2/4 20121 Milano
Tel. 02- 624-1141- Fax 02-659-7201 (Ammin.) 02- 2900 - 8899 (Consolato)
CIRCOSCRIZIONE Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle D'Aosta. Trentino Alto Adige, Friuli
Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna
[email protected]
Ambasciata d’Italia in Giappone
Ambasciatore: Mario Salvatore Bova
2-5-4 Mita - Minato Ku - Tokyo 108 - 8302
Tel. (+81 3) 34535291/2/3/4/5/6 - Fax 34562319
[email protected]
www.ambtokyo.esteri.it/ambasciata_tokyo
Consolato generale d’Italia - Osaka
Console Generale: Maria Manoela Costanzi Borri
Twin 21 MID Tower, 31th Floor SW 1-61, Shiromi 2-chome, Chuo-Ku, Osaka 540 6131
Tel. (+81 6) 6949-2970, 6949-1619 - Fax 9492970 Telex 0072 64569 ITCONOSA
[email protected]
www.consosaka.esteri.it
Camera di Commercio Italiana in Giappone
Enokizaka Bldg. 3F, 1-12-12 Akasaka, Minato-ku 107-0052 Tokyo
Tel. (+81 3) 35601100 - Fax (+81 3) 35601105
PRESIDENTE: Romano MAZZUCCO
[email protected]
http://www.iccj.or.jp
Istituto Nazionale per il Commercio Estero - I.C.E
Italian Trade Commission (Ufficio di Osaka)
Direttore: Roberto Pelo
Twin 21 MID Tower 31F
2-1-61, Shiromi, Chuo-Ku - Osaka 540-6131
Tel. (+81 6) 69206400 / 63437260 - Fax (+81 6) 69206402 / 63437259
[email protected]
www.ice.it/estero2/giappone/default3.htm
Italian Trade Commission (Ufficio di Tokio)
Direttore: Roberto Pelo
Shin Aoyama West Bldg. 16th Floor
1.1.1. Minami Aoyama; Minato-Ku - 107-0062 Tokyo
Tel. (+81 3) 34751401-4-7 - Fax (+81 3) 34751440
[email protected]
www.ice.it/estero2/giappone/default2.htm
Rappresentanza Unione Europea
Delegazione dell'Unione Europea a Tokio
Europa House 9-15 Sanbancho, Chiyoda-Ku - 102 -0075 Tokio
Tel. (+81 3) 32390441
Fax (+81 3) 32615194
[email protected]
jpn.cec.eu.int
Ministeri
Ministero del Commercio, dell’Industria e dell'economia (M.E.T.I - Ministry of
Economy, Industry and Trade) - divisione per gli affari internazionali
1-3-1 Kasumigaseki, Chioda-Ku - Tokyo 100
Tel. (+81 3) 35016623 - Fax (+81 3) 35013638
Camere di Commercio locali
The Japan Chamber of Commerce and Industry
3-2-2 Marunouchi, Chiyoda-Ku - Tokyo 100
Tel. (+81 3) 32837823 - Fax (+81 3) 32114859
The Osaka Chamber of Commerce and Industry
2-8 Honmachibashi, Chuo-Ku Osaka-Shi - Osaka 540
Tel. (+81 6) 9446211 - Fax (+81 6) 9446250
The Tokyo Chamber of Commerce and Industry
3-2-2 Marunouchi, Chiyoda-Ku - Tokyo 100
Tel. (+81 3) 32837500 - Fax (+81 3) 32841208
Via Agnello 6/1 - 20121 Milano, ITALY
Tel. 39-02-8690106 - Fax.39-02-7200-1220
Organismi Internazionali
The Sakura Bank Ltd., The Sanwa Bank Ltd.
1-3-1, Kudan Minami, Chiyoda-Ku - Tokyo 102
Tel. (+81 3) 32303111
Istituti e Enti
JETRO - Japan External Trade Organisation
2-2-5 Toranomon, Minato-Ku - Tokyo 105-0001
Tel. (+81 3) 35825571 / 3582-5511 - Fax (+81 3) 35853628 / 3587-0219
http://www.jetro.go.jp/
JETRO - Japan External Trade Organisation (Milano)
Via Agnello, 6/1 - 20100 Milano
Tel.: 02-7211791 - Fax: 02-72023072
Orario di apertura: (per appuntamento) lun-ven. ore: 9.30-13.00 / 14.00-17.30
http://www.jetro.org
JILC - Japan Industrial Location Center
Toranomon Toyo Bldg.
1-4-2 Toranomon, Minato-Ku - Tokyo 100
Tel. (81 3) 55128712 - Fax (+81 3) 55128721
JRDC - JAPAN Regional Development Corporation
Toranomon Mitsui Bldg.
3-8-1 Kasumigaseki, Chiyoda-Ku - Tokyo 100
Tel. (+81 3) 35015211 - Fax (+81 3) 35811345
Principali Istituti Bancari locali
Hokkaido-Tohoku Development Finance Public Corporation
1-9-3 Ohtemachi, Chiyoda-Ku - Tokyo 100
Fax (+81 3) 32771955
Tha Asahi Bank Ltd.
1-1-2 Ohtemachi, Chiyoda-Ku - Tokyo 100
Tel. (+81 3) 32872111
The Bank of Tokyo-Mitsubishi Ltd
2-7-1 Marunouchi, Chiyoda-Ku - Tokyo 100
Tel. (+81 3) 32401111
The Daiwa Bank Ltd., The Fuji Ltd.
2-21, Bingo-Machi, Chuo-Ku - Osaka 541
Tel. (+81 6) 2711221
The Fuji Bank Ltd.
1-5-5, Ohtemachi, Chiyoda-Ku - Tokyo 100
Tel. (+81 3) 32162211
The Japan Development Bank
1-9-1, Otemachi, Chiyoda-Ku - Tokyo 100
Tel. (+81 3) 32441770 - Fax (+81 3) 32451938
The Sumitomo Bank Ltd., The Tokai Bank Ltd
4-6-5, Kitama, Chuo-Ku - Osaka 541
Tel. (+81 6) 2272111
The Tokai Bank Ltd
3-21-24, Nishiki Naka-Ku - Nagoya 460
Tel. (+81 52) 2111111
Principali Istituti Bancari italiani
Banca d’Italia
Ark Mori Bldg. West 27F
1-12-32, Akasaka, Minato-Ku - Tokyo 107-6027
Tel. (+81 3) 35888111 - Fax (+81 3) 35888008
Banca di Roma
Shiba-Koen Takahashi Bldg. 4F
1-8-12, Shiba-Koen, Minato-Ku - Tokyo 105-0011
Tel. (+81 3) 34377711 - Fax (+81 3) 34377710
Banca Intesa S.P.A
Kishimoto Bldg. 2-2-1 Marunouchi
Chiyoda-ku, Tokyo 100-0005
Tel. (+81 3) 5221 7800 - Fax (+81 3) 5221 7850
Banca Nazionale del Lavoro
Yurakucho Denki Bldg. North Wing 5F
1-7-1, Yurakucho, Chiyoda-Ku - Tokyo 100-0006
Tel. (+81 3) 32131591 - Fax (+81 3) 32131594
Istituto San Paolo IMI Bank
Halifax Onarimon Bldg. 9F
3-24-10, Nishi Shimbasi, Minato-Ku - Tokyo 105-0003
Tel. (+81 3) 54722611 - Fax (+81 3) 54722612
Monte dei Paschi di Siena
Toranomon 3-Chome Annex 3F
3-7-12 Toranomon, Minato-Ku - Tokyo 105-0001
Tel. (+81 3) 54730301 - Fax (+81 3) 54730303 / 54630303
The Dai-Ichi Kangyo Bank Ltd.
1-1-5, Uchisaiwaicho, Chiyoda-Ku - Tokyo 100
Tel. (+81 3) 35961111

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