Francia - Camera di Commercio Varese

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Francia - Camera di Commercio Varese
Promovarese
Azienda speciale della CCIAA di
Varese
Edizione 2008
-1-
INDICE
1. EXPORT - IMPORT VARESE / FRANCIA
3
2. EXPORT IMPORT ITALIA / FRANCIA
4
3. INVESTIRE IN FRANCIA
3.1 PRINCIPALI FORME SOCIETARIE FRANCESI
3.2 PROCEDURA DI COSTITUZIONE DI UNA SOCIETA’
3.3 TRASFORMAZIONE
3.4 ACQUISIZIONI E FUSIONI
3.5 REVISIONE ESTERNA E PUBBLICAZIONE DEI CONTI
3.6 FONTI DI FINANZIAMENTO REPERIBILI SUL TERRITORIO FRANCESE
5
5
8
8
9
10
10
4. IL SISTEMA FISCALE FRANCESE
4.1 LA DICHIARAZIONE DI SCAMBIO DI BENI (DEB)
4.2. AUTO-LIQUIDAZIONE DELL’IVA IN FRANCIA - DICHIARAZIONE DELL’IVA NON
FATTURATA DAI FORNITORI STRANIERI
11
14
5. DISCIPLINA DEL LAVORO
5.1 CONTRATTO DI LAVORO
5.2 RISOLUZIONE DEL CONTRATTO DI LAVORO
5.3 MANDATO SOCIALE
5.4 LA DURATA LEGALE DEL LAVORO IN FRANCIA
5.5. IL PERIODO DI PROVA
5.6 LA MODIFICA DEL CONTRATTO DI LAVORO
5.7 IL CAMBIAMENTO NELLA SITUAZIONE GIURIDICA DEL DATORE DI LAVORO
5.8 CONVENZIONE O ACCORDO COLLETTIVO
5.9. LA NEGOZIAZIONE DI UNA CONVENZIONE O DI UN ACCORDO D’IMPRESA
18
21
21
21
22
23
24
26
28
29
6. IL MARCHIO COMUNITARIO
34
7. IL BREVETTO
7.1 LA CONVENZIONE SUL BREVETTO EUROPEO EPC2000
40
41
8. LE REGOLE DI COMPETENZA PER LA RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE NEL
COMMERCIO INTERNAZIONALE
43
9. LE CLAUSOLE DEI CONTRATTI
44
16
10. ACCORDO FRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA
REPUBBLICA FRANCESE SULLA COOPERAZIONE TRANSFRONTALIERA
50
IN MATERIA DI POLIZIA E DOGANA
11. CURIOSITÀ
56
12. LINK UTILI
58
13. FONTI
60
-2-
LA REPUBBLICA FRANCESE
Lingua ufficiale
Capitale
Inno nazionale
Governo
Presidente
Primo Ministro
Superficie
Popolazione
Densità
Principale religione
Fuso orario
Paesi confinanti
Francese
Parigi
La marsigliese
Repubblica semipresidenziale
Nicolas Sarkosy
François Fillon
675.417 km2
64.473.140 ab.
93,59 ab/km2
Cattolica
UTC +1
Europa :
Spagna
Germania
Italia
Belgio
Svizzera
Lussemburgo
Andorra
Monaco
America :
Brasile
Suriname
Olanda
-3-
1. EXPORT - IMPORT VARESE / FRANCIA
Import Export per Anno e Merce (CPAteco) secondo la class. merceologica:
Classificazione merci per attività economica (CPATECO)
Periodo riferimento: I trimestre 2008
- Valori in Euro, dati cumulati
2007 provvisorio
2008 provvisorio
MERCE
import
export
import
export
A-PRODOTTI
DELL'AGRICOLTURA,
DELLA CACCIA E DELLA
SILVICOLTURA
360.759
10.736
224.826
154.654
B-PRODOTTI DELLA
PESCA E DELLA
PISCICOLTURA
81.301
0
44.172
0
C-MINERALI ENERGETICI
E NON ENERGETICI
301.583
36.614
415.928
0
D-PRODOTTI
TRASFORMATI E
218.238.852
MANUFATTI
177.596.449 285.722.758 141.759.049
K-PRODOTTI DELLE
ATTIVITA'
INFORMATICHE,
PROFESSIONALI ED
IMPRENDITORIALI
2.785
0
0
0
O-PRODOTTI DI ALTRI
SERVIZI PUBBLICI,
182.313
498.361
36.894
SOCIALI E PERSONALI
502.296
R-MERCI DICHIARATE
COME PROVVISTE DI
BORDO, MERCI
NAZIONALI DI RITORNO E
RESPINTE, MERCI VARIE
1.449
3.982
0
2.111
-4-
2. EXPORT IMPORT ITALIA / FRANCIA
Import Export per Anno e Merce (CPAteco) secondo la class. merceologica:
Classificazione merci per attività economica (CPATECO)
Periodo riferimento: I trimestre 2008
- Valori in Euro, dati cumulati
2007 provvisorio
2008 provvisorio
MERCE
import
export
import
export
A-PRODOTTI
DELL'AGRICOLTURA,
DELLA CACCIA E DELLA
SILVICOLTURA
470.621.604
98.611.984 513.311.649 119.335.631
B-PRODOTTI DELLA
PESCA E DELLA
PISCICOLTURA
34.634.998
2.044.214
33.670.900
1.577.850
C-MINERALI ENERGETICI
E NON ENERGETICI
32.970.152
34.950.460
63.372.173
22.973.092
D-PRODOTTI
TRASFORMATI E
MANUFATTI
7.233.365.009 9.629.336.188 7.331.265.355 9.992.963.223
E-ENERGIA
ELETTRICA,GAS E
ACQUA
122.404.622
1.705.471
64.671.335
9.807.609
K-PRODOTTI DELLE
ATTIVITA'
INFORMATICHE,
PROFESSIONALI ED
IMPRENDITORIALI
979.480
1.402.655
1.501.390
1.447.330
O-PRODOTTI DI ALTRI
SERVIZI PUBBLICI,
9.392.160
3.189.207
6.905.776
SOCIALI E PERSONALI
4.537.389
R-MERCI DICHIARATE
COME PROVVISTE DI
BORDO, MERCI
NAZIONALI DI RITORNO E
RESPINTE, MERCI VARIE
231.241.086 226.417.985 238.543.631 245.377.454
-5-
3. INVESTIRE IN FRANCIA
L’investimento in Francia è, per principio, libero da ogni controllo amministrativo.
Qualsiasi sia la Vostra strategia di sviluppo, troverete in Francia la formula giuridica più adatta
alla Vostra scelta.
3.1 PRINCIPALI FORME SOCIETARIE FRANCESI
La scelta di una forma giuridica al momento della costituzione di una società dipende
essenzialmente dal progetto di sviluppo che l'investitore si propone.
In ogni caso, qualsiasi struttura societaria può essere modificata all’emergere di nuove
esigenze.
Qui di seguito si elencano le principali forme societarie esistenti in Francia.
3.1.1.La Société Anonyme (SA) -> La Società anonima
•
•
•
•
•
•
Capitale minimo di 37.000,00 € (se non c’è una chiamata pubblica al capitale sociale);
Minimo 7 soci – persone fisiche o giuridiche;
Responsabilità degli azionisti limitata al solo capitale apportato;
Amministratori : minimo 3 – massimo 18;
Obbligo di designare un revisore dei conti;
Fiscalità: imposta sulle società.
E' la forma giuridica che più si avvicina alla S.p.A. italiana. Il capitale minimo richiesto è di
37.000,00 euro. Gli azionisti devono essere almeno 7. E’ obbligatoria la revisione contabile dei
bilanci.
Solo la metà del capitale deve essere immediatamente versata: il versamento totale avviene
in una o più soluzioni nell'arco di 5 anni a partire dalla data di registrazione.
Gli azionisti devono riunirsi almeno una volta l'anno per approvare i bilanci e decidere la
distribuzione degli utili.
La gestione ordinaria è deputata al Consiglio d'Amministrazione (Conseil
d'Administration), che elegge il Presidente – che può essere anche il Direttore Generale (PDG) oppure al Consiglio di Controllo (Conseil de Surveillance), che nomina un Comitato di gestione
(Directoire).
Le decisioni dell'Assemblea Generale sono prese a maggioranza dei voti. Per alcune
decisioni importanti (fusioni, modifiche dello statuto) è obbligatoria la convocazione di
un'Assemblea generale straordinaria che decida a maggioranza dei 2/3.
3.1.2. La Société à responsabilité limitée (SARL) -> La società a responsabilità limitata
•
•
•
•
•
Capitale fissato in modo libero negli statuti (possibilità di un capitale di 1€);
1 o diversi soci (max. 100) – persone fisiche o giuridica;
Responsabilità degli azionisti limitata al solo capitale apportato;
Nessun obbligo di designare un revisore dei conti (salvo superamento soglie *);
Fiscalità: imposta sulle società o imposte verso i soci (SARL individuale, SARL di
famiglia).
(*) se superamento di 2 o 3 delle seguenti soglie:
- totale dell’attivo: 1.550.000,00 €
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- Fatturato esentasse: 3.100.000,00 €
- Numero medio di impiegati: 50
E’ la forma societaria più vicina alla S.R.L. italiana. La modalità di funzionamento è
analoga a quella della S.A., ma la gestione è affidata ad un amministratore unico (o più di uno
se i soci lo desiderano).
Le decisioni dell’Assemblea generale ordinaria sono prese a maggioranza dei voti. Le
modifiche allo statuto della società richiedono la maggioranza di almeno i 3/4 del capitale.
3.1.3. La Société par action simplifiée (SAS) -> La società per azioni semplificata
•
•
•
•
•
•
•
Capitale minimo di 37.000,00 €;
1 o più soci – persone fisiche o giuridiche;
Responsabilità degli azionisti limitata al solo capitale apportato;
Amministrazione liberamente fissata negli statuti;
Maggior flessibilità nel funzionamento rispetto alla SA;
Obbligo di designare un revisore dei conti;
Fiscalità: imposta sulle società.
La S.A.S. è una forma societaria creata recentemente per attirare gli investitori interessati ad
operazioni di partnership o di joint venture.
La S.A.S. presenta tutte le caratteristiche della S.A. sia per quanto riguarda la responsabilità
degli azionisti, limitata al conferimento di capitale, che per il regime fiscale (è soggetta all’Impôt
sur les Sociétées - IS, Imposta sulle persone giuridiche). Se ne distingue invece per l’ampia
libertà di cui i soci godono nell’amministrazione dell’impresa e nella determinazione delle
modalità di funzionamento interno.
Deve essere nominato un Presidente che disponga di poteri di rappresentanza verso terzi;
solo un numero limitato di decisioni (aumento di capitale, fusione, approvazione dei bilanci)
richiede il consenso dell’assemblea generale; le modalità relative alle altre decisioni sono
liberamente stabilite nello statuto.
Il capitale minimo richiesto è di 37.000,00 euro e deve essere interamente versato alla
costituzione. Una S.A.S. deve avere come azionisti almeno due società con un capitale minimo
di 230.000,00 euro ciascuna.
Le S.A.S. non possono fare ricorso al pubblico risparmio. Una S.A.S. può avere un
azionista unico, in tal caso si definisce società per azioni semplificata unipersonale (S.A.S.U)
3.1.4. La Société en nom collectif (SNC) -> La società in nome collettivo
•
•
•
•
•
Nessun capitale minimo;
Minimo 2 soci;
Responsabilità illimitata e solidale degli obblighi societari;
Nessun obbligo di designare un revisore dei conti (salvo superamento soglie *);
Fiscalità: imposta ai soci, in funzione dei benefici corrispondenti ai diritti societari.
(*) se superamento di 2 o 3 delle seguenti soglie:
- totale dell’attivo: 1.550.000,00 €
- Fatturato esentasse: 3.100.000,00 €
- Numero medio di impiegati: 50
Questa forma societaria ricalca la corrispondente s.n.c. italiana.
L’inconveniente maggiore è l’illimitata responsabilità dei soci: essi rispondono in solido e
illimitatamente agli obblighi societari.
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I vantaggi di questa struttura sono la sua flessibilità (non sono richiesti requisiti particolari
per il capitale minimo, per il Consiglio d'Amministrazione, per la ripartizione dei profitti e per i
diritti di voto) ed il suo statuto fiscale (sono i soci ad essere soggetti all’imposta sugli utili, in
proporzione ai loro diritti nella S.N.C.). Questo tipo di società deve avere come minimo due
azionisti/partners.
3.1.5. La Société Civile (SC) -> La società civile
•
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•
•
•
Nessun capitale minimo;
Minimo 2 soci;
responsabilità personale e illimitata dei soci;
Attività secondo le norme del diritto civile;
Fiscalità: imposta a carico dei soci, ognuno sostiene l’imposta in misura corrispondente ai
propri diritti societari. (Imposta all’imposta sulle società se l’attività è commerciale).
3.1.6. Altri tipi di società
•
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•
•
•
Société en commandite par actions -> Società in accomandita per azioni
Société en commandite simple -> Società in accomandita semplice
Société en participation -> Società in partecipazione
Coopérative -> Cooperativa
Groupe d’interet Economique (G.I.E) -> Gruppo d’interresse economico
Le regole di funzionamento del G.I.E., la sua gestione ordinaria, il controllo e l’assegnazione
dei profitti e delle perdite sono stabiliti in base ad un contratto sottoscritto dai membri.
Il G.I.E. ha personalità giuridica propria, ma la sua attività deve avere carattere accessorio
rispetto a quella dei suoi membri.
I G.I.E. sono spesso costituiti per realizzare operazioni di ricerca e sviluppo, di vendita ed
esportazione, d'acquisti in comune per conto dei membri.
Nel caso del G.E.I.E. - Gruppo Europeo d’Interesse Economico - solitamente prescelto per
operazioni internazionali, i membri sono di nazionalità differente. I detentori delle azioni o
partners devono essere almeno due.
3.1.7. Bureaux de Liaison - Uffici di collegamento
L'ufficio di collegamento non é un'entità giuridica distinta dalla società estera di cui è
emanazione.
La sua funzione é quella di raccogliere informazioni sul mercato e di promuovere l'attività
della società madre; nello svolgimento di tale attività, l’ufficio di collegamento non é soggetto alle
imposte vigenti in Francia per le società.
L'unica formalità da adempiere é l'iscrizione dell’ufficio al Registro del Commercio e delle
Società (R.C.S.), dove, di fatto, è la società estera a trovarsi iscritta.
I direttori della società devono essere in possesso di un permesso di lavoro.
3.1.8. Succursales – Succursali/Filiali
Diversamente dagli uffici di collegamento, le succursali possono esercitare tutte le attività
proprie dell'azienda. Gli obblighi legali richiesti sono poco restrittivi (un direttore, nessun capitale
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minimo, nessuno statuto, nessun revisore). La costituzione di una succursale richiede la
traduzione in francese dello statuto; la filiale necessita, invece, di uno statuto conforme alla
legislazione francese. La succursale, inoltre, rende possibile, in determinati casi, una detrazione
fiscale nel paese di residenza se l'attività francese genera perdite nel corso dei primi esercizi. Le
succursali sono utilizzate soprattutto nel settore bancario.
3.2 PROCEDURA DI COSTITUZIONE DI UNA SOCIETA’
La registrazione di una società in Francia richiede circa 8 giorni, e prevede il seguente iter:
- Ricerca dei locali (o di una società di domiciliazione) per la localizzazione della sede
legale, scelta degli amministratori, apertura di un conto bancario;
- Redazione dello statuto (oggetto sociale, ragione sociale, sede legale, durata, forma
giuridica, ammontare e ripartizione del capitale sociale, nomi dei primi amministratori);
- Versamento del capitale (presso la Caisse des Dépots et Consignations o presso un
notaio);
- Firma dello statuto da parte degli azionisti presenti o rappresentati, nomina dei membri
degli organi di direzione;
- Registrazione dello Statuto presso il Centro delle Imposte di competenza;
- Pubblicazione di un avviso di costituzione su un giornale d'annunci legali;
- Domanda di registrazione presso il C.F.E. (Centre pour les Formalités des Entreprises),
situato presso la Camera di Commercio e dell’Industria di competenza (la procedura
notarile è stata abolita);
- Ottenimento del documento ufficiale per la creazione della società;
- Pubblicazione dell’avviso di creazione nel B.O.D.A.C.C. (Bulletin Officiel d’Annonces
Civiles et Commerciales), Gazzetta ufficiale degli annunci civili e commerciali.
I costi di costituzione ammontano a circa 760,00 € cosi ripartiti:
- immatricolazione presso il Registre de Commerce et des Sociétés (R.C.S.).
- spese di pubblicazione su un giornale d'annunci legali
- diritto d'apporto sull’ammontare del capitale sociale.
In generale, la costituzione di una società di diritto francese può comportare l’ esborso di
un massimo di 2.300,00 euro per una SARL e di 4.300,00 euro per un S.A. Le eventuali spese di
consulenza giuridica (presso un avvocato), possono ammontare a circa 762,00/1.829,00 € per
una S.A.R.L., e a circa 1.524,00/3.811,00 € per una S.A.
3.3 TRASFORMAZIONE
La trasformazione societaria può essere eseguita in qualsiasi momento,
subordinatamente a regole specifiche.
E’ sempre necessaria l’approvazione da parte dell’Amministrazione fiscale per la
trasformazione della succursale di una società estera in filiale (nel caso d'investitori provenienti
da Paesi U.E., tale approvazione può essere rifiutata solo in caso d'abuso).
Allo stesso modo, una S.A.R.L. può essere trasformata in una S.A. soltanto quando esercita la
sua attività da almeno due anni, e solamente se sviluppa contemporaneamente una situazione
patrimoniale netta positiva. Se gli azionisti desiderano evitare le onerose conseguenze fiscali di
una trasformazione, è in generale sufficiente evitare di procedere ad una rivalutazione degli attivi
al momento della trasformazione, non modificando l’oggetto della società.
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3.4 ACQUISIZIONI E FUSIONI
Il trasferimento di una società può essere realizzato direttamente mediante la vendita del
Fonds de Commerce (avviamento commerciale) o, indirettamente, per cessione dei titoli della
società proprietaria dell'avviamento.
3.4.1. Trasmissione del "Fonds de Commerce"
L'acquisizione dell'avviamento commerciale evita il trasferimento dei debiti del cedente al
momento del rilevamento dell'attività, ed autorizza il cedente ad iscrivere al proprio attivo gli
elementi dell'avviamento al loro valore d'acquisizione (aumentando cosi la base degli
ammortamenti futuri).
L'acquisizione di un avviamento é assoggettata ad un diritto di registrazione (droit
d'enregistrement) la cui aliquota massima è del 4,8%, che viene applicato sul prezzo di cessione
dell'azienda (o sul suo valore reale se superiore) ed é corrisposto dall'acquirente.
Quando un avviamento é ceduto, devono essere effettuate le determinate pubblicazioni e le
cancellazioni delle garanzie e dei pegni al momento della vendita.
3.4.2. Trasferimento d'azioni e di quote societarie
Le cessioni d'azioni sono libere, mentre le cessioni delle quote detenute in una SARL o
SNC devono essere autorizzate dai soci. I diritti di registrazione sulla cessione dei titoli sono
applicati con una aliquota del 4,8%, salvo per le cessioni d’azioni, per le quali il tasso é pari
all'1%, con un tetto massimo di 3.050,00 €.
3.4.3. Fusioni ed altre forme di ristrutturazione
Le ristrutturazioni e le acquisizioni sono spesso realizzate attraverso fusioni ed apporto
parziale di attivo. Queste operazioni sono più complesse delle cessioni dirette d'avviamento o
dei titoli della società, ma usufruiscono di un regime fiscale più vantaggioso. Con l'apporto
parziale di attivo nella fusione, le operazioni possono essere realizzate sul piano giuridico e
fiscale con effetto retroattivo (ad esempio al primo giorno d'apertura d'esercizio).
3.4.4. Diritti di registrazione
Gli apporti iniziali sono soggetti ad un’imposta fissa di 183,00 €, e le fusioni ad un diritto
ridotto dell'1,2% calcolato sulla differenza tra il valore dell'attivo netto della società assorbita e il
valore del suo capitale sociale al netto delle riserve.
3.4.5. Imposta sul reddito delle persone giuridiche
Le plusvalenze realizzate dalle società assorbite (fusione) o dalle società apportatrici
(apporto parziale di attivo) sui beni non ammortizzabili usufruiscono di una proroga d'imposta:
tali plusvalenze non costituiscono base imponibile nella società assorbita o apportatrice, bensì
nella società che assorbe o che usufruisce dell'apporto.
3.5 REVISIONE ESTERNA E PUBBLICAZIONE DEI CONTI
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La S.A. e la S.A.S. devono sottoporre i propri conti al controllo di un revisore dei conti
(commissaire aux comptes). La S.A.R.L. e la S.N.C. sono obbligate qualora superino almeno
uno dei limiti seguenti:
- totale del bilancio superiore a 1.530.000,00 €;
- fatturato al netto della TVA superiore a 3.060.000,00 €;
- dipendenti superiori a 50.
Il revisore dei conti redige due rapporti ufficiali annuali per gli azionisti. Il rapporto
generale comprende il parere sulla situazione finanziaria, equivalente francese del "modo
veritiero e corretto" italiano. Il revisore dei conti deve certificare la regolarità dei conti (ossia la
loro conformità ai principi legali e giurisprudenziali) e la loro veridicità.
Gli Etats Financiers e i rapporti dei revisori devono essere pubblicati sul Registre du
Commerce et des Sociétés (Registro del Commercio e delle Società), che può essere consultato
dal pubblico. Le società che non pubblicano tali documenti integralmente sono soggette ad una
multa di 1.524,00 Euro.
3.6 FONTI DI FINANZIAMENTO REPERIBILI SUL TERRITORIO FRANCESE
Il finanziamento di un nuovo investimento, in Francia, non è soggetto a particolari
regolamentazioni e, di conseguenza, tale situazione permette all’investitore di godere della
massima flessibilità e libertà di scelta. Va menzionato che, nel caso venga contratto un debito
per finanziare un investimento l’attivo netto delle S.A. e delle S.A.R.L. non deve essere inferiore
al 50% del capitale sociale. Le istituzioni finanziarie che mettono a disposizione i loro servizi per
attuare un investimento in Francia variano dalle tradizionali banche commerciali, alle società di
leasing, fino alle società di "capitale di rischio" (capitale-risque), le Casse di risparmio e gli istituti
finanziari sostenuti dallo Stato, che forniscono agevolazioni creditizie alle società esportatrici e
alle PMI per i loro investimenti.
Il sistema borsistico francese (CAC40), rafforzato dal legame con le borse di Amsterdam
e Bruxelles (Euronext), offre a grandi e medie imprese (second marché) la possibilità di reperire
fondi. Per accedere in borsa, il capitale sociale minimo deve essere di 228.673 euro e si è tenuti
a soddisfare delle condizioni precise stabilite dalle locali autorità di controllo (C.B.V. e C.O.B.
equivalenti francesi della CONSOB). In particolare, la società deve provare sia che durante gli
ultimi tre esercizi ha realizzato profitti e versato dividendi, sia che almeno 25% del capitale
possa essere sottoscritto dal pubblico e che la quantità di titoli proposti sia sufficiente ad
assicurare la liquidità del mercato borsistico.
Links utili:
L'Assemblée des Chambres Françaises de Commerce et d'Industrie (ACFCI)
http://www.acfci.cci.fr
Union des Chambres de Commerce et d'Industrie Françaises à l'Etranger
http://www.uccife.org
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4. IL SISTEMA FISCALE FRANCESE
4.0.1 Imposta sulle società e IFA (imposta forfetaria annua)
•
•
•
•
•
Imposta sulle società (IS):
o Sono soggette all’IS, le società di capitale (SA, SAS, SARL, etc…) e di persone o
DI gruppi assimilati che hanno optato per un imposizione a quell’imposta.
Tasso dell’IS:
o Tasso normale: 33,33 % del fatturato finale;
o Tasso ridotto per le PMI (Piccole e medie imprese) 15 % (con un risultato finale
inferiore a 38.120,00 € );
o Si aggiunge un contributo sociale del 3,3% calcolato sul ammontare dell’IS al netto
di un valore fisso pari a 763.000,00 € (eccetto le PMI).
Pagamento dell’IS:
o Si effettua attraverso rate indicative trimestrali.
o Esonero di versamento delle rate provvisorie:
Se l’imposta è inferiore 3.000,00 €
Il primo anno di attività
Deficit:
o Dal 2004, i deficit si possono posticipare in modo infinito.
o L’anticipo dei deficit è possibile (su 3 esercizi) e in correlazione al rimborso
dell’imposta pagata.
IFA:
o L’Imposta forfetaria basata sul fatturato e dovuta dalle società sottoposte all’IS il
cui fatturato è superiore 400.000,00 €.
o Imposta deducibile dal risultato
4.0.2. Imposta sul valore aggiunto (TVA)
•
•
•
•
•
•
•
Tasso di diritto comune: 19,6%
Tasso ridotto: 5,5% (casi particolari);
Tasso sulle medicine: 2,1%;
Imposta diversa se sono prestazioni di servizio o consegna di beni;
Possibilità di richiedere il rimborso del credito della TVA;
Certi prodotti possono essere specificatamente esonerati (nuda proprietà);
Su certe spese la TVA non può essere dedotta. (veicoli di turismo, ...).
4.0.3. Tassa professionale
•
•
•
•
La tassa professionale è calcolata sul valore di locazione degli immobili;
Il tasso varia a seconda delle regioni, dei dipartimenti e dei comuni. Viene determinato
ogni anno dalle collettività locali;
Il costo annuale della tassa professionale varia dunque approssimativamente tra il 2 e il
5% del valore degli immobili (subordinato a tariffe minime);
Esistono numerosi esoneri o riduzioni, quali:
o Creazione di uno stabilimento o nuove società;
o Disposizioni prese dalle collettività locali (legge sullo sviluppo del territorio).
o Limite secondo il Valore Aggiunto (3,5% del fatturato secondo le imposizioni
stabilite per il 2007);
o Esenzioni specifiche su certe merci.
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4.0.4. Esoneri fiscali
•
•
•
Giovani imprese innovatrici:
o Esonero totale dall’imposta sui benefici per tre anni e una riduzione del 50% per
due anni;
o Esonero dalla tassa professionale durante 7 anni per quelle esistenti in data
01/01/2004 o per quelle create tra il 01/01/2004 e il 31/12/2013.
Nuove imprese :
o Esonero totale e successivamente parziale dell’imposta sui profitti per cinque anni
per le società create in certe zone di sviluppo del territorio;
o Esonero dalla tassa professionale compreso tra 2 e 5 anni.
Poli di competitività:
o Esonero totale dall’imposta sui profitti durante 3 anni e riduzione del 50% per due
anni;
o Esonero dalla tassa professionale durante 5 anni.
4.0.5. Crediti d’imposta
•
•
•
•
•
•
•
•
Credito d’imposta per la ricerca (CRI)
o Uguale al 30% delle spese di R&D (ricerca e sviluppo) fino ad un limite di
100.000.000,00 €, superato il quale, il CIR è uguale al 5% delle spese di R&D;
o Per le imprese che beneficiano del CIR per la prima volta, o che non ne hanno
beneficiato negli ultimi 5 anni (non devono avere legami di dipendenza con
un’impresa che ne ha beneficiato nel corso dei ultimi 5 anni):
Uguale al 50% delle spese di R&D il primo anno;
Uguale al 40% delle spese di R&D il secondo anno;
Credito d’imposta per la formazione;
Credito d’imposta per l’apprendistato;
Credito d’imposta per spese di prospezione commerciale (importo limitato a 40.000,00 €);
Credito d’imposta per la famiglia;
Credito d’imposta per il mecenatismo d’impresa (60% delle somme versate nel limite del
5‰ del fatturato);
Credito d’imposta della TP di 1000,00 € per impiegato con più di 1 anno di anzianità
presso uno stabilimento industriale, di ricerca scientifica e tecnica o presso un servizio di
direzione, di studio, d’ingegneria o d’informatica che esercita in una zona “d’emploi en
grande difficulté” (impiego in grandi difficoltà) tra 2005 e 2011;
Riduzione d’imposta per le PMI in crescita.
4.0.6. Altre tasse
•
•
•
•
•
Tassa sugli stipendi in caso di non imposizione alla TVA o di un pagamento calcolato su
meno del 90% del fatturato. (il tasso di questa è compreso tra il 4.25% e il 13.60% delle
remunerazioni sottoposte ai contributi sociali);
Tassa sui veicoli di turismo delle società;
Contributo sociale di solidarietà: 0,16% del fatturato. Questo contributo non riguarda le
società il cui fatturato è inferiore o uguale a 760.000,00 €.
“Taxe foncière”; Imposta locale dovuta dal proprietario di un bene immobiliare al 1
gennaio di ogni anno
Etc…
4.0.7. Imposta sul reddito e imposta di solidarietà sulla ricchezza (ISF)
- 13 -
•
Imposta sul reddito:
o Le persone fisiche francesi che hanno domicilio fiscale in Francia sono soggette
all’imposta sul reddito, quale che sia la provenienza, a meno che non venga
applicata una convenzione fiscale internazionale. L’imposta si applica al nucleo
famigliare fiscale;
o I residenti stranieri con domicilio fiscale in Francia possono essere sottoposti ad
imposta per i redditi che hanno origine in Francia a meno che non venga applicata
una convenzione fiscale internazionale;
o L’imposta sul reddito è un imposta progressiva;
o La dichiarazione dei redditi è annuale. Vieni effettuata al contribuente nei mesi di
aprile e maggio dell’anno N per i redditi dell’anno N-1;
o L’imposta è liquidabile attraverso rate, il saldo deve essere versato a settembre
(possibilità di mutualizzazione)
Scaglioni dell’imposta sul reddito 2007
•
•
•
•
Frazione del reddito imponibile
Tassi
< 5.687,00 €
0%
5.687,00 € <-> 11.344,00 €
5,5 %
11.344,00 € <-> 25.195,00 €
14 %
25.195,00 € <-> 67.546,00 €
30 %
> 67.546,00 €
40 %
Contributi sociali: Imposta sui redditi delle attività:
o CSG: 7,5 % o 6,6 % o 6,2 %
o CRDS: 0,5 %
Imposta sui redditi di sostituzione:
o CSG: 6,6 % o 6,2 %
o CRDS: 0,5 %
Imposta sui redditi del capitale:
o CSG: 8,2 %
o CRDS: 0,5 %
o Prelievi sociali: 2,3 %
ISF:
o Le persone fisiche sono soggette all’ISF quando il loro patrimonio (patrimonio
fiscale familiare) è superiore a 770.000,00 €. Questa imposta sul valore netto del
patrimonio è un imposta progressiva;
o Le persone fisiche con domicilio fiscale in Francia devono tenere conto della
totalità del loro patrimonio in Francia e all’estero, salvo applicazione di una
convenzione fiscale internazionale;
o Le persone fisiche che non hanno domicilio fiscale in Francia devono tenere conto
unicamente del loro patrimonio situato in Francia con eccezione degli investimenti
finanziari, salvo applicazione di una convenzione fiscale internazionale;
o La dichiarazione è annuale. Deve essere fatta prima del 15 giugno di ogni anno. Il
pagamento viene effettuato al momento della consegna della dichiarazione.
Scaglioni dell’imposta di solidarietà sulla ricchezza 2008
- 14 -
Frazione del valore netto del patrimonio imponibile
Tassi
< 770.000,00 €
0%
770.000,00 € <-> 1.240.000,00 €
0,55 %
1.240.000,00 € <-> 2.450.000,00 €
0,75 %
2.450.000,00 € <-> 3.850.000,00 €
1%
3.850.000,00 € <-> 7.360.000,00 €
1,3 %
7.360.000,00 € <-> 16.020.000,00 €
1,65 %
> 16.020.000,00 €
1,80 %
4.1 LA DICHIARAZIONE DI SCAMBIO DI BENI (DEB)
4.1.1. Richiamo delle regole
Nell’Unione Europea la maggior parte degli scambi commerciali si effettuano liberamente.
Questi scambi pero non sono esenti da formalità quali, per esempio, quelle fitosanitarie.
Le dogane perseguono diversi obiettivi:
-
Realizzare statistiche di commercio estero, sulla base delle informazioni comunicate nelle
dichiarazioni di scambio di beni effettuate dagli operatori;
Garantire il rispetto delle regole fiscali riguardanti l’IVA;
Lottare contro il traffico fraudolento.
La Dichiarazione di Scambio di Beni (DEB) tra gli stati membri dell’Unione permette alle
imprese di rispondere in modo unico e semplificato a questi obblighi.
4.1.2. Introduzione/Importazione
Introduzione: arrivo di merci comunitarie sul territorio nazionale.
Importazione: arrivo di merci sul territorio nazionale da paese terzo.
All‘atto dell’introduzione della merce dovete depositare una DEB qualora Vi troviate in una delle
seguenti situazioni:
- È stata realizzata, nel corso dell’anno passato, l’introduzione di un ammontare superiore
o uguale a 150.000,00 euro. La DEB è esigibile dal primo mese dell’anno civile in corso;
- È stata realizzata, nel corso dell’anno passato, l’introduzione di un ammontare inferiore a
150.000,00 euro, ma si supera quella soglia durante l’anno in corso. La DEB è esigibile
dal mese di superamento.
Allo stesso modo, se avete appena creato la Vostra società o se è il Vostro primo scambio di
merce con un altro stato membro, non è necessario fornire una dichiarazione d’introduzione, fino
a che il cumulo delle vostre introduzioni non supera la soglia di 150.000,00 euro. Una volta
superata questa soglia, dovrete comunicare i dati.
4.1.3 Spedizione/Esportazione
- 15 -
Spedizione: Invio di merci dalla Francia verso un paese dell’Unione Europea.
Esportazione: Invio di merci dalla Francia verso un paese extra Unione Europea.
Alla spedizione della prima consegna intracomunitaria realizzata, qualsiasi sia il suo ammontare,
dovete effettuare una DEB.
4.1.4. Strumenti per la digitalizzazione della DEB
La dogana propone due strumenti gratuiti per digitalizzare la DEB:
- la procedura telematica per la DEB che si trova sul sito Pro.douane.gouv.fr.
- il programma IDEP/CN8.
4.1.5. Le nomenclature NC8 e i codici NGP 2008
La dogana mette anche a disposizione sul sito protetto delle procedure telematiche
(Pro.douane.gouv.fr) :
- le nomenclature NC8 create e abolite nel 2008;
- la tabella di corrispondenza dei NC8 2007/2008 e 2008/2007;
- le nomenclature NC8 2008, testi ufficiali e autosufficienti;
- le nomenclature NC8 2008, testi ufficiali in versione inglese;
- i codici NGP 2008 (creazione, modificazione);
- i codici NGP 2008 testi ufficiali e autosufficienti.
4.1.6. La partita IVA dei vostri clienti
A partire dal 1 gennaio 2008, la struttura della partita IVA italiana è la seguente: IT + 10
caratteri numerici.
► Potete consultare la struttura della partita IVA sul sito delle dogane;
► Potete verificare la validità della partita IVA di un vostro cliente con sede in uno stato
membro consultando il sito: ec.europa.eu/taxation_customs/vies.
4.1.7. La gazzetta ufficiale delle dogane sulla DEB
La gazzetta ufficiale delle dogane (BOD) sulla dichiarazione degli scambi di beni (DEB) è
disponibile sul sito internet delle dogane (DA n° 0 7-001 del 12/01/2007).
(Pagina aggiornata al 03/07/2008 dal Dipartimento Statistiche e Studi Economici)
4.2. AUTO-LIQUIDAZIONE DELL’IVA IN FRANCIA - DICHIARAZIONE DELL’IVA NON
FATTURATA DAI FORNITORI STRANIERI:
4.2.1. Nuove regole a partire del 1 settembre 2006
A partire del 1 settembre 2006, sono applicabili nuove regole di dichiarazione dell’IVA.
È importante conoscerne i meccanismi per utilizzarle meglio ed evitare eventuali sanzioni fiscali.
La presente scheda tecnica riguarda le imprese sottoposte all’IVA in Francia (che dispongono
dunque di una partita IVA intracomunitaria) che coinvolgono delle imprese con sede fuori dalla
Francia per la consegna di beni o servizi tassabili in Francia.
- 16 -
Testi di base:
- legge de finances rectificative del 2005 (art. 94)
- articolo 283-1 del Codice generale delle Imposte(CGI)
- gazzetta ufficiale delle imposte 3 A-9-06 N° 105 del 23 giugno 2006
4.2.2. Dal primo settembre 2006: generalizzazione dell’auto-liquidazione dell’IVA
Dal primo settembre 2006, la procedura di auto-liquidazione, finora utilizzata solo per alcune
operazioni, viene generalizzata e resa obbligatoria.
L'articolo 283-1 comma 2 del CGI specifica che “quando una consegna di beni o di una
prestazione di servizio viene effettuata da un soggetto fiscale estero, l’IVA viene pagata dal
compratore o dal destinatario che dispone di un numero di partita IVA francese”.
Il cliente con partita IVA francese si trova assoggettato all’IVA francese per le operazioni
realizzate da imprese stabilite all’estero (in un altro stato membro o in paesi terzi a l’UE), nei
seguenti casi:
- consegne interne alla Francia;
- consegne a seguito dell’assemblaggio o installazione localizzate in Francia;
- prestazioni di servizio legate ad un immobile localizzato in Francia;
- prestazioni culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative;
- prestazioni di trasporto (che non siano consegne intracomunitarie) e prestazioni
accessorie.
Questa disposizione non si applica alle società straniere stabilite in Francia (es: succursali). Casi
concreti di applicazione della procedura di auto-liquidazione sono riportati nella gazzetta ufficiale
delle imposte n° 3 A-9-06 del 23 giugno 2006.
4.2.3. Conseguenze per i clienti che possiedono una partita IVA francese
Il cliente dovrà pagare l’IVA francese ai servizi fiscali francesi. Dovrà dichiarare l’ammontare
HT (esentasse) dell’operazione sulla dichiarazioni IVA (sotto la voce denominata “acquisto di
beni o di servizi realizzati da un soggetto non stabilito in Francia”) e calcolare l’ammontare
dell’IVA corrispondente. L’IVA francese così pagata potrà essere dedotta dal cliente con partita
IVA francese regolarmente.
E necessario prestare attenzione al fatto che la mancata auto-liquidazione verrà sanzionata
con multa corrispondente al 5% dell’ammontare dell’IVA che non è stata correttamente autoliquidata.
Tuttavia l’amministrazione tollera, in alcune situazioni ben definite, che le parti possano
derogare a questa regola di auto-liquidazione. In effetti, un accordo scritto tra il fornitore
straniero e il suo con partita IVA francese può prevedere che l’IVA francese dovuta dal cliente
possa essere dichiarata o corrisposta, in nome e per conto di proprio, sulla dichiarazione CA 3
del fornitore straniero. In tal caso, il fornitore straniero deve designare un soggetto con sede in
Francia, chiamato “répondant”.
Il “répondant”, che è unico per fornitore, deve farsi accreditare dai servizi fiscali francesi e
depositare la dichiarazione dell’IVA stabilita in nome e per conto del cliente francese.
4.2.4. Conseguenze per il fornitore straniero con sede all’estero
Il fornitore straniero potrà emettere fatture HT (esentasse) al suo cliente con partita IVA
francese.
- 17 -
Queste fatture dovranno indicare distintamente che l’IVA è dovuta dal cliente e menzionare
le disposizioni della 6° direttiva IVA (art.21-1-a) o del CGI (art. 283-1) che giustificano che l’IVA
non sia prelevata dal fornitore.
I fornitori con sede all’estero non dovranno né dichiarare, né pagare l’IVA dovuta per queste
operazioni.
Se non realizzano altre operazioni imponibili in Francia per le quali pagare l’IVA francese,
non dovranno chiedere un numero di partita IVA francese (per gli operatori stabiliti in un altro
Stato membro) o designare un rappresentante fiscale (per gli operatori stabiliti in un paese
terzo).
Esempio concreto:
Un impresa tedesca consegna e istalla dei beni in Francia. Il cliente possiede un numero di
partita IVA francese.
Quest’ultimo è tenuto ad auto-liquidare l’IVA corrispondente al valore del materiale consegnato e
alla prestazione di assemblaggio/istallazione dello stesso. È da notare che le consegne
comprese di montaggio non vengono considerate come degli acquisti intracommunitari
(rientrano nelle categorie elencate precedentemente).
- 18 -
5. DISCIPLINA DEL LAVORO
5.0.1. Formalità di assunzione
•
•
•
Dichiarazione unica di assunzione;
Possibilità di utilizzare un supporto unico, la dichiarazione unica di assunzione, per
facilitare le formalità amministrative;
Visita medica di assunzione.
5.0.2. Sgravio dei contributi
Alcuni tipi di contratto permettono di ridurre gli oneri o di beneficiare di un aiuto alle imprese
da parte dello Stato.
5.0.3. Contrat Initiative Emploi (C.I.E.) ->Contratto iniziativa impiego
•
Versamenti temporanei, dallo Stato all’impresa, di un aiuto il cui ammontare viene
calcolato secondo la seguente formula:
→ 8,27 € (SMIC - Stipendio Minimo Interprofessionale di Crescita - orario lordo) X
durata lavoro settimanale X percentuale dello SMIC a secondo del pubblico
beneficiario;
NB: Questo aiuto non può superare il 47% del tasso lordo dello SMIC orario (esempio:
per 35 ore di lavoro settimanali e per una persona disoccupata da una lunga durata, il
datore di lavoro riceve 501.33 € al mese).
5.0.4. Contrat de professionnalisation -> contratto di formazione professionale
•
•
•
•
•
•
•
Tutti i datori di lavoro eccetto lo stato e le collettività locali possono applicare questa
tipologia di contratto;
Giovani dai 16 ai 26 anni e disoccupati con un età superiore a 26 anni;
CDI (contratto a tempo indeterminato) o CDD (contratto a tempo determinato) di almeno
6 mesi;
Formazione obbligatoria;
Possibilità di sovvenzioni per la formazione e il tutoring;
Esonero degli oneri per la sicurezza sociale sulla fascia dello stipendio uguale o inferiore
allo SMIC durante la formazione (per i giovani di meno di 26 anni o i disoccupati di più di
45 anni);
Dal 1 gennaio 2007, il versamento per il trasporto è escluso dall’esonero, per i contratti
firmati dopo questa data.
5.0.5. Contrat jeune en entreprise -> contratto giovane in impresa
•
•
•
Datori di lavoro del settore privato che dipendono dall’ASSEDIC (assicurazione
disoccupazione)
Giovani tra i 16 e i 26 anni con un livello di studio inferiore alla maturità (titolari di un CAP
- Certificat d'aptitude professionnelle -, di un BEP - Brevet d'études professionnelles - o
senza qualifiche).
Giovani iscritti presso gli uffici di collocamento da almeno 6 mesi al 16/01/06 ed impiegati
con contratti a tempo indeterminato prima del 01/01/2007.
- 19 -
•
•
•
Nessun esonero specifico (applicazione della riduzione FILLON)
Aiuto forfetario per due anni di 400 € (l’ammontare e la durata variano in funzione del
profilo del giovane assunto, della data di assunzione e delle condizioni di impiego: tempo
pieno o part-time).
100% dell’aiuto durante il primo anno e 50% durante il secondo anno.
5.0.6. Contrat insertion - revenu minimum d’activité (CI-RMA) Contratto d’inserimento – reddito
minimo di attività
•
•
•
•
•
Datori di lavoro che dipendono dell’ASSEDIC;
Persone che riscontrano difficoltà nell’accesso all’impiego e beneficiari del RMI – reddito
minimo di inserimento, dell’ ASS – allocazione Specifica di Solidarietà –o dell’ API Allocation de parent isolé CDD tempo pieno o part-time (20 ore minimo), da 6 a 18 mesi a secondo della
convenzione firmata o del CDI
Nessun esonero specifico (Applicazione della riduzione FILLON)
Aiuto equivalente al RMI (nel 2007 pari a 440,86 € al mese)
5.0.7. Riduzione FILLON
•
•
•
Esonero decrescente in funzione dello stipendio lordo e del numero di ore lavorate;
Per tutti gli impiegati, eccetto contratti particolari che contengono già un altro esonero;
I datori di lavoro che hanno tra 1 e 19 impiegati beneficeranno di una formula di calcolo
più favorevole a partire dal 01/07/2007.
5.0.8. Distaccamento del personale
•
Un’impresa straniera può
succursale/filiale in Francia.
spostare
temporaneamente
del
personale
in
una
5.0.9. Formalità amministrative
•
•
•
Dichiarazione sulla durata di lavoro e di riposo del personale distaccato precedente
all’ispezione del lavoro;
Mantenimento temporaneo del regime di sicurezza sociale straniero;
Applicazione degli obblighi attinenti alla medicina del lavoro a carico dell’impresa di
origine.
5.0.10. Permesso di soggiorno o di lavoro
•
•
Esonero del permesso di soggiorno per i cittadini dell’UE o dello spazio economico
europeo;
In attesa di conferma dell’esonero, per i nuovi aderenti all’Unione Europea.
5.0.11. Contributi sociali
•
•
•
•
Assicurazione sociale;
Cassa integrazione;
Regimi di pensione complementari;
Regimi obbligatori di previdenza per i quadri.
- 20 -
5.0.12. Ripartizione dei contributi sociali e fiscali
•
•
A carico del impiegato: circa 22% dello stipendio lordo;
A carico del datore di lavoro: circa 50% dello stipendio lordo.
5.0.13. Stipendio minimo
•
•
•
•
Ammontare lordo mensile (01/07/06): 1 254.28 €;
Esiste uno SMIC unico, le GMR – Garanzie Mensili di Remunerazione- non esistono più;
Lo SMIC è fissato dal governo;
I minimi fissati dalle convenzioni collettive possono essere superiori allo SMIC. In tale
caso il datore di lavoro non può pagare degli stipendi inferiori a quei minimi.
5.0.14. Riduzione del tempo di lavoro settimanale a 35 ore.
•
•
Per le società con meno di 20 impiegati: dal 01/01/2002;
Per le società con più di 20 impiegati: dal 01/01/2000.
5.0.15. Straordinari
Al di la delle 35 ore settimanali:
• Per le imprese di meno di 20 impiegati:
o Maggiorazione
del 10% dalla 36esima alla 39esima ora inclusa
(alcuni Convenzioni collettive possono prevedere tassi diversi, ad esempio la
Convenzione collettiva del settore farmaceutico prevede un tasso di 25%);
o Maggiorazione del 25% dalla 40esima alla 43esima ora inclusa;
o Maggiorazione del 50% dalla 44esima ora.
•
Per le imprese di più di 20 impiegati:
o Maggiorazione del 25% dalla 36esima alla 43esima ora inclusa;
o Maggiorazione del 50% dalla 44esima ora.
5.0.16. Ferie pagate
•
Ferie annuali pagate ed obbligatorie:
o 2,08 giorni al mese, ossia 25 giorni di ferie all’anno
oppure
o 2,5 giorni al mese, ossia 30 giorni di ferie all’anno.
- 21 -
5.1 CONTRATTO DI LAVORO
5.1.1. CDI - Contrat à Durée Indéterminée -> contratto a tempo indeterminato
•
Redazione libera delle clausole del CDI con rispetto delle disposizioni del Codice del
Lavoro e dei limiti imposti dalle convenzioni collettive o dagli accordi collettivi di lavoro.
5.1.2. CDD - Contrat à Durée Déterminée -> contratto a tempo determinato
•
•
Il CDD viene stipulato per una missione precisa e temporanea, e può essere rinnovato
una sola volta;
L’indennità legale di precarietà è, in principio, dovuta al termine del contratto, ed è uguale
al 10% della totalità degli stipendi versati ad eccezione di quelle convenzioni che hanno
optato per 6%,a fronte di azioni di formazione.
5.2 RISOLUZIONE DEL CONTRATTO DI LAVORO
5.2.1. Risoluzione di un CDI
•
•
Dimissione o licenziamento dell’impiegato
La parte che pone fine al contratto deve rispettare un periodo di preavviso cosi definito:
o Da 1 a 2 mesi per gli impiegati;
o 3 mesi per i quadri
5.2.2. Limitazione nella risoluzione del CDD
•
•
Non è possibile alcuno scioglimento unilaterale prima del termine, ad eccezione di grave
mancanza, forza maggiore o iniziativa dell’impiegato qualora un altro datore di lavoro gli
proponga un CDI;
Risarcimento danni, in caso di risoluzione da parte di una o dell’altra delle parti prima del
termine.
5.2.3. Procedura di licenziamento
•
•
•
Previo colloquio privato e lettera di licenziamento con motivazione;
Pagamento di un indennità dai due anni di anzianità o disposizioni convenzionali più
favorevole;
Risarcimento danni, in caso di licenziamento senza ragione reale e seria.
5.3 MANDATO SOCIALE
5.3.1. Statuto del mandatario sociale
•
Il Mandatario sociale non beneficia né delle disposizioni del Codice del Lavoro, né della
cassa integrazione.
5.3.2. Cumulo possibile di un mandato sociale e di un contratto di lavoro
- 22 -
•
È cumulare un mandato sociale e un contratto di lavoro, solo in caso di esercizio di
funzioni tecniche, distinte e remunerate.
5.4 LA DURATA LEGALE DEL LAVORO IN FRANCIA
5.4.1. Sintesi
Fissata a 35 ore settimanali per tutte le imprese, qualsiasi sia la loro grandezza, la durata
legale del lavoro effettiva è una durata di riferimento, una soglia in base dalla quale sono
calcolati gli straordinari. Non si tratta né di una durata minima (gli impiegati possono essere
assunti part-time), né di una massima (gli impiegati possono effettuare orari straordinari finché
essi non superino la durata massima del lavoro dopo la quale il datore di lavoro non può più
richiedere alcuna prestazione di lavoro).
In alcuni settori di attività - quali il commercio della frutta e delle verdure, gli alimentari e i
prodotti derivati dal latte – si applica una durata detta di equivalenza. Una durata del lavoro
superiore (es: 38 ore) è considerata come equivalente alla durata legale (35 ore). In questo caso
il calcolo degli straordinari inizia dalla 38esima ora e non dalla 35esima.
5.4.2. Quali sono i tempi di lavoro contabilizzati nella durata legale?
5.4.2.1. Il tempo effettivo del lavoro
Rientra nel calcolo della durata legale del lavoro il tempo di lavoro effettivo, cioè il periodo
durante il quale l’impiegato è a disposizione del suo datore di lavoro ed è obbligato a
conformarsi alle sue direttive, senza potersi dedicare liberamente alle sue attività personali. Se
rispondono a questi criteri il tempo di ristoro e le pause rientrano nel lavoro effettivo.
Salvo disposizione contraria di una convenzione o di un accordo applicabile all’impresa, il
tempo dedicato al vestirsi e allo svestirsi, non viene contabilizzato nel tempo di lavoro effettivo.
Tuttavia, quando una uniforme è imposta da una regolamentazione o dal regolamento interno
dell’impresa, il tempo che è dedicato al cambio dei abiti di lavoro, che avvenga presso l’impresa
o sul luogo di lavoro, deve essere oggetto di una contropartita per l’impiegato: pause,
retribuzioni…
Il tempo di spostamento professionale per recarsi sul luogo di esecuzione del contratto di
lavoro, non è un tempo effettivo di lavoro. Tuttavia, se esso supera il tempo normale di tragitto
fra il domicilio e il luogo di lavoro, deve essere oggetto di una contropartita (pause o retribuzioni)
determinata per convenzione, per accordo collettivo, o di default per decisione unilaterale del
datore di lavoro dopo consulta del comitato d’impresa o dei delegati del personale se esistono.
La quota di questo tempo di spostamento professionale che coincide con l’orario lavorativo non
deve provocare una perdita di stipendio.
5.4.2.2. Le ore di equivalenza
In taluni campi di attività professionale (salute, medico-sociale), gli impiegati possono
essere sottoposti a tempi di lavoro - che comportano momenti di inazione – che superano la
durata massima del lavoro ma che sono assimilati ad essa. Per esempio, la durata settimanale
del lavoro può essere fissata, tenendo conto del regime di equivalenza, a 38 ore che saranno
contabilizzate come 35 ore.
Le ore di equivalenza sono remunerate in conformità con gli usi o gli accordi estesi
applicabili all’impresa. La durata equivalente (es: 38ore) è la soglia di scatto degli straordinari.
- 23 -
Il regime di equivalenza per una professione può solamente essere messo in atto da un
decreto del Consiglio di Stato o da un decreto semplice dopo la conclusione di una convenzione
o di un accordo di settore.
5.4.2.3. La reperibilità
Sono i periodi durante i quali l’impiegato, senza essere a disposizione permanente ed
immediata del datore di lavoro, ha l’obbligo di rimanere presso o nei pressi del suo domicilio a
fine di essere in grado di intervenire per effettuare un detto lavoro.
Le penalità comminatorie sono organizzate secondo convenzione, accordo collettivo, o di
default dal datore di lavoro. In ogni caso devono dare luogo a compensi finanziari o a riposi.
La penalità comminatorie senza intervento è contabilizzata nelle durate minime di riposo
giornaliero o settimanale. Dall’altra parte i periodi d’intervento costituiscono un tempo di lavoro
effettivo che rientra nella durata del lavoro
5.4.2.4. Quali sono le durate massime del lavoro?
La durata legale del lavoro può essere superata nel quadro di una regolamentazione sugli
straordinari.
Eccetto autorizzazione dell’ispettore del lavoro, la durata di lavoro dei lavoratori minorenni
non può superare la durata legale del lavoro
Tuttavia esistono durate massime oltre le quali nessun lavoro effettivo può essere
richiesto. Queste durate massime di lavoro si impongono anche agli impiegati che cumulano
diversi impieghi.
Eccetto deroghe, le durate massime sono fissate a:
- 10 ore al giorno
- 48 ore a settimana
- 44 ore in media su un periodo di 12 settimane consecutive.
Inoltre gli impiegati devono beneficiare di un riposo quotidiano di 11 ore e di un riposo
settimanale di 24 ore che si aggiungono alle ore di riposo giornaliere.
Il datore di lavoro è tenuto ad accordare almeno 20 minuti di pausa quando il tempo di
lavoro quotidiano raggiunge le 6 ore.
5.5. IL PERIODO DI PROVA
5.5.1. Sintesi
Il periodo di prova permette al datore di lavoro di testare le attitudini dell’impiegato per
l’impiego proposto, e all’impiegato di valutare le condizioni di lavoro dell’impiego stesso . Il
periodo di prova costituisce une prima fase del contratto di lavoro che:
- non è obbligatoria ma può essere prevista dal contratto di lavoro o dalla convenzione
collettiva;
- ha una durata ragionevolmente regolamentata, in certi casi (CDD,VRP);
- può essere sciolta liberamente.
Al termine del periodo di prova l’impiegato viene definitivamente assunto.
- 24 -
Non bisogna confondere il periodo di prova con la prova professionale. Quest’ultima può
prendere la forma di un test o di un esame realizzato prima di ogni assunzione e non costituisce
un periodo d’impiego.
5.5.2. L’esistenza del periodo di prova
Affinché ci sia un periodo di prova, esso deve essere previsto:
- direttamente nel contratto di lavoro (clausola);
- nella convenzione collettiva: In questo caso, esso si impone all’impiegato solo se è stato
stipolato al momento dell’assunzione o se è stato permesso al lavoratore di prendere visione
della convenzione collettiva.
5.5.3. La durata del periodo di prova
Una durata ragionevole:
Si tratta di testare le capacità dell’impiegato: la durata del periodo di prova varia a
seconda della tipologia dell’impiego e delle responsabilità esercitate. Cosi, se un periodo di
prova di 6 mesi è accettabile per un quadro, esso è eccessivo per una centralinista.
Il contratto di lavoro non può fissare un periodo di prova superiore a quello stipulato dalla
convenzione collettiva.
Il rinnovo del periodo di prova è possibile previo accordo con l’impiegato prima del
termine inizialmente previsto. Non è ammesso l’abuso di tale prolungamento. In ogni caso, il
periodo totale della prova non può in nessun caso superare la durata massima prevista dalla
convenzione collettiva.
5.5.4. Una durata regolamentata per certi impiegati
Per gli impiegati con contratto a tempo determinato, per gli interinarli, per i VRP, gli
assistenti all’infanzia, i titolari di un contrat d’avenir o di un CI-RMA e gli apprendisti, la durata
del periodo di prova è regolamentata dalla legge.
5.5.5. Libertà di scioglimento del contratto di lavoro
Durante il periodo di prova il contratto può essere sciolto sia dall’impiegato che dal datore
di lavoro, senza preavviso (ad eccezione di una disposizione della convenzione collettiva
contraria), né indennità. Le regole riguardo il licenziamento non si applicano. Tuttavia, lo
scioglimento non può essere fondato su motivi discriminatori, e in caso sia causato da motivi
disciplinari il datore di lavoro dovrà rispettare le procedure disciplinari.
5.6 LA MODIFICA DEL CONTRATTO DI LAVORO
Anche se la modifica del contratto di lavoro viene decisa come sanzione disciplinare,
l’impiegato può rifiutarla.
5.6.1. Il datore di lavoro può modificare il contratto di lavoro?
Il datore di lavoro può proporre una modifica del contratto di lavoro. A secondo che si tratti di
una modifica del contratto (di uno dei elementi essenziali) o di un semplice cambiamento nelle
- 25 -
condizioni di lavoro, il rifiuto dell’impiegato comporterà conseguenze diverse. La modifica del
contratto può riguardare un elemento essenziale del contratto:
- la remunerazione;
- la qualifica;
- le attribuzioni dell’impiegato.
Ma può anche riguardare un elemento del contratto che poteva essere determinante per
l’impiegato al momento della stipula del contratto, a condizione che questo sia definito da una
clausola chiara e precisa:
- Il luogo di lavoro (se porta modifiche importanti delle condizioni di lavoro nel corso della
mutazione e se il contratto non comporta una clausola di mobilità).
- L’orario di lavoro (se la modifica è importante, per esempio, passaggio di un orario diurno a
un orario notturno).
5.6.2. Quali sono le conseguenze di un rifiuto dell’impiegato o di una mancata risposta?
Il semplice cambiamento delle condizioni di lavoro può essere imposto dal datore di
lavoro nel quadro del suo potere decisionale. Il rifiuto dell’impiegato non comporta, da solo, lo
scioglimento del contratto, ma costituisce una mancanza professionale che il datore di lavoro
può sanzionare, se necessario con il licenziamento. Il datore di lavoro può eventualmente
decidere un licenziamento per mancanza grave, senza preavviso ne indennità.
La modifica del contratto di lavoro non può essere imposta dal datore di lavoro, ma solo
proposta. In caso di rifiuto dell’impiegato, dipende dal datore di lavoro la decisione di rinunciare
alla modifica del contratto di lavoro oppure di licenziare l’impiegato. In tale deve caso rispettare
la procedura di licenziamento, il preavviso, e versare delle indennità di licenziamento.
Una modifica può essere prevista da una clausola del contratto di lavoro (clausola di
mobilità, clausola di cambiamento dell’orario). L‘applicazione di una tale clausola non costituisce
una modifica del contratto di lavoro sottoscritta dall’impiegato, fino a che non si abusa della sua
applicazione, cioè se è decisa nell’interesse dell’impresa (e non per nuocere all’impiegato) ed
effettuata periodo di preavviso (e non in maniera precipitosa).
5.6.3. La riduzione dell’orario di lavoro costituisce una modifica del contratto di lavoro?
La riduzione dell’orario di lavoro organizzata a seguito di una convenzione o di un
accordo collettivo costituisce una modifica del contratto di lavoro se causa una riduzione della
remunerazione o di un vantaggio previsto dal contratto. Qualora un/gli impiegato/i rifiutano tale
modifica, il datore di lavoro può procedere al licenziamento, rispettando tuttavia, per ognuno di
loro, la procedura di licenziamento individuale.
Dall’altra parte, la sola diminuzione delle ore di lavoro e assimilata a un semplice
cambiamento delle condizioni di lavoro che l’impiegato deve accettare.
5.6.4. L’impiegato dispone di un arco di tempo per rifiutare la modifica del contratto?
Si, in qualsiasi caso. Se la modifica non ha una motivazione economica, la legge non prevede
procedure particolari. Tuttavia il datore di lavoro deve informare l’impiegato della sua proposta di
modifica e lasciargli un arco di tempo per rispondere. La mancata di risposta da parte
dell’impiegato al termine di questo arco di tempo, non vale come accettazione. L’impiegato può
reagire dopo un lungo periodo che segue l’applicazione di questa modifica.
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Per ogni controversia riguardante la modifica e lo scioglimento di un contratto di lavoro, il
datore di lavoro cosi come l’impiegato possono rivolgersi al consiglio dei Prud’hommes (foro di
competenza per il diritto del lavoro).
Se la modifica ha una motivazione economica, il datore di lavoro è tenuto ad’ informare
l’impiegato della proposta di modifica di un elemento essenziale del contratto di lavoro, a mezzo
raccomandata con ricevuta di ritorno, precisando all’impiegato che dispone di un mese di tempo
per rispondere e comunicare, eventualmente, il suo rifiuto. Passato questo termine la modifica
sarà considerata come accettata ed il dipendente non potrà più esprimere il suo rifiuto.
Costituisce una modalità di licenziamento in economia, il licenziamento effettuato da un
datore di lavoro a seguito di una modifica, rifiutata dall’impiegato, di un elemento essenziale del
suo contratto di lavoro, causata da difficoltà economiche o a cambiamenti tecnologici.
Qualora almeno 10 impiegati rifiutino la modifica di un elemento essenziale del contratto
proposta dal datore di lavoro per motivi economici, con il conseguente licenziamento lo stesso
datore di lavoro dovrà seguire le disposizioni applicabili in caso di licenziamento collettivo per
motivi economici (tra le altre, l’obbligo di elaborare un piano di salvaguardia dell’impiego).
5.7 IL CAMBIAMENTO NELLA SITUAZIONE GIURIDICA DEL DATORE DI LAVORO
5.7.1. Sintesi:
Il cambiamento nella situazione giuridica del datore di lavoro con il quale si ha firmato un
contratto di lavoro, può essere conseguente al suo decesso, ad una vendita, ad una fusione. In
linea di principio i contratti di lavoro devono essere mantenuti.
Gli impiegati, il cui contratto di lavoro è stato sciolto (licenziamento, dimissione) prima
della variazione della situazione giuridica dell’impresa, non possono pretendere il trasferimento
del proprio contratto di lavoro al nuovo datore di lavoro.
5.7.2. Il mantenimento dei contratti di lavoro: a quali condizioni?
Se, malgrado il cambiamento, l’azienda mantiene la sua identità e l’attività prosegue o è
ripresa, i contratti di lavoro in corso di validità sono mantenuti. L’applicazione di questo principio
implica che l’impresa continui a funzionare in condizioni analoghe a quelle precedenti
(similitudini nei processi tecnici e nel materiale usato, stessa tipologia di posti di lavoro…).
Per esempio, vengono mantenuti i contratti di lavoro nel caso in cui una società
alberghiera in amministrazione giudiziaria viene ripresa da un'altra, conservando le sue
caratteristiche.
5.7.3. Quali sono gli impiegati interessati?
Il mantenimento dei contratti si applica automaticamente per tutti i contratti in corso al
momento del cambiamento della situazione giuridica del datore di lavoro. Non è necessario
notificare questo cambiamento agli impiegati.
Sono dunque interessati gli impiegati titolari di contratti a tempo indeterminato o
determinato, a tempo pieno o part-time, i contratti d’apprendistato, di inserzione, in alternanza o
ogni altro tipo di contratto di tipo particolare.
Non importa se l’impiegato è in periodo di prova o di preavviso. Nello stesso modo, la
sospensione di un contratto al momento del cambiamento non ne impedisce l’applicazione. In
questo modo un impiegato in congedo parentale, in congedo per maternità, per malattia, o in
formazione, beneficia del mantenimento del contratto.
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5.7.4. Quali sono gli effetti del mantenimento del contratto?
Il contratto continua di adempirsi nelle stesse condizioni e secondo le stesse modalità.
L’impiegato mantiene dunque anzianità, qualifica, remunerazione e vantaggi che acquisiti.
Qualora al momento del cambiamento della situazione giuridica rimanessero stipendi,
bonifici, e/o risarcimenti danni non pagati spetterà al nuovo datore di lavoro pagarli. Lo stesso
ragionamento si applica alle somme acquisite al servizio dell’ex-datore di lavoro ma pagabili
dopo il cambiamento (indennità di ferie, bonifici di fine anno). Tuttavia queste regole non si
applicano in caso di liquidazione giudiziaria o se c’è una sostituzione del datore di lavoro senza
che venga confermata una nuova convenzione.
Siccome il contratto di lavoro è mantenuto in tutti i suoi elementi essenziali, all’impiegato,
che non desidera lavorare con il nuovo datore di lavoro, rimane come unica soluzione quella di
licenziarsi. Tuttavia se l’impiegato non si reca dal suo nuovo datore di lavoro, il suo
comportamento potrà essere considerato come un abbandono del posto di lavoro e dunque
essere sanzionato dal nuovo datore di lavoro con un licenziamento per mancanza.
Altresì, i rappresentanti del personale (comitato d’impresa, rappresentanti del personale,
delegati sindacali o rappresentanti sindacali al comitato d’impresa) mantengono il loro mandato.
5.7.5. Il licenziamento è possibile?
Il licenziamento può avvenire:
- indipendentemente da ogni cambiamento della situazione giuridica del datore di lavoro;
- per motivi personali quale una mancanza dell’impiegato;
- per motivi economici, se c’è una riorganizzazione dell’attività che necessita una
compressione del personale e non ha come oggetto il blocco dell’applicazione degli
articoli L.1224-1 e L. 1224-2 del Codice del Lavoro.
Il licenziamento, prima del trasferimento di competenze, pronunciato dall’ex-datore di
lavoro, qualora il nuovo imprenditore faccia della riorganizzazione una della condizioni della
ripresa dell’attività, è spesso considerato dai giudici come un tentativo di frode messa in atto dal
primo datore di lavoro o come una collusione fraudolenta tra i due datori di lavoro, per
bypassare queste disposizioni. Questo può verificarsi anche successivamente al cambiamento,
qualora il nuovo datore di lavoro proceda personalmente alla riorganizzazione imponendo delle
modifiche essenziali ai contratti di lavoro rifiutate dagli impiegati. Le indennità di licenziamento
sono calcolate sulla base della totalità dei periodi di lavoro dell’impiegato, comprese quelli
effettuati sotto la gestione del precedente datore di lavoro.
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5.8 CONVENZIONE O ACCORDO COLLETTIVO
5.8.1. Sintesi
Per conoscere le regole generalmente applicabili nel diritto del lavoro ed in particolare nei
contratti di lavoro, bisogna fare riferimento al Codice del Lavoro ma anche a l’accordo collettivo
o alla convenzione a cui è soggetta l’impresa. Per sapere quale accordo o quale convenzione si
applica, bisogna verificare:
- il campo di applicazione facendo riferimento se necessario al codice APE dell’impresa;
- l’esistenza di un obbligo da parte dell’impresa di applicare le convenzioni.
Un contratto di lavoro può contenere delle disposizioni più favorevoli per l’impiegato
rispetto all’accordo o alla convenzione applicabile all’impresa. In tal caso è il contratto di lavoro a
prevalere.
5.8.2. Convenzione o accordo collettivo: Quali differenze?
La convenzione collettiva tratta nella sua totalità il Diritto del Lavoro (contratto di lavoro,
igiene, ferie, stipendi, classificazione, licenziamento…), adattandolo a un settore definito. È
generalmente composta da un testo di base, spesso completato da clausole addizionali, da
accordi e da allegati.
L’accordo riguarda esclusivamente su certe tematiche quali la formazione professionale,
gli stipendi, l’uguaglianza professionale…
5.8.3. Il campo di applicazione
Ogni convenzione o accordo indica chiaramente (generalmente all’articolo 1) il suo
campo di applicazione:
Livello geografico: nazionale, regionale, dipartimentale;
Livello professionale: interprofessionale, settoriale, dell’impresa.
Generalmente le attività soggette alla convenzione o all’accordo sono indicate con codici
APE corrispondenti, è sufficiente paragonarle con quelle attribuite all’azienda per sapere se
essa deve o meno applicare la detta convenzione o il detto accordo collettivo.
Attenzione: il codice APE è soltanto un indirizzo. L’attività effettiva e principale esercitata
dall’impresa rimane il vero criterio di applicazione della convenzione o dell’accordo.
5.8.4. L’obbligo di applicazione
Se un’azienda rientra nel campo di applicazione di una convenzione o di un accordo
collettivo, è obbligata ad applicarne i termini se è aderente ad un patronato firmatario. Tuttavia
questa condizione non è richiesta qualora la convenzione o l’accordo sia stato esteso per
ordinanza del Ministero del Lavoro pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. In questo caso, che
aderisca o meno al patronato firmatario, l’impresa deve di applicare la convenzione.
Solo le convenzioni collettive o gli accordi collettivi conclusi a livello dell’impresa sono
applicabili automaticamente.
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5.9. LA NEGOZIAZIONE DI UNA CONVENZIONE O DI UN ACCORDO D’IMPRESA
La negoziazione di una convenzione o di un accordo d’impresa permette di adattare le
regole del Codice del Lavoro alle specificità e ai bisogni di un impresa. Sono, in principio, i
delegati sindacali a negoziare con il datore di lavoro. Per facilitare la negoziazione nelle piccole
aziende sprovviste di delegati sindacali, un accordo può essere concluso (sotto certe condizioni)
dai rappresentanti eletti dal personale durante il comitato d’impresa (o di default dai delegati del
personale) o, in assenza di rappresentanti eletti, da un impiegato che ha ricevuto specifico
mandato. La negoziazione può essere obbligatoria (con temi e ritmi imposti) o libera. In ogni
caso, gli accordi d’impresa sono sottoposti a certe condizioni di validità e al rispetto di specifiche
formalità.
Un accordo collettivo non può fare altro che migliorare la situazione degli impiegati
riguardo alle disposizioni della legge, eccetto se essa stipula diversamente. Tuttavia un accordo
d’impresa può comportare delle disposizioni meno favorevoli rispetto a un accordo che copre un
campo territoriale o professionale più vasto (esempio: accordi di settore), con due eccezioni:
- Quando l’accordo di settore stesso lo vieta;
- Quando l’accordo d’impresa si sviluppa sulle seguenti tematiche: stipendio minimo,
classificazione, garanzie collettive di protezione sociale complementare, mutualizzazione dei
fondi di formazione professionale.
5.9.1. Quali impiegati per negoziare?
Generalmente, sono i delegati sindacali (designati dalle organizzazione sindacali
rappresentative nelle imprese di più di 50 impiegati) che prendono parte alle negoziazioni con il
datore di lavoro. La delegazione di ogni organismo rappresentativo chiamata a partecipare alle
negoziazioni nell’impresa comprende obbligatoriamente il delegato sindacale dell’organismo
nell’impresa, o, in caso di una pluralità di delegati, almeno due di questi.
Il datore di lavoro deve invitare a negoziare la totalità (e non solo una parte) dei sindacati
rappresentativi presenti nell’impresa. Se non agisce in tale modo si espone a sanzioni per
discriminazione sindacale.
Ogni sindacato può completare la sua delegazione con impiegati dell’impresa. Senza
previo accordo con il datore di lavoro, il numero di impiegati nella delegazione non può eccedere
il numero di delegati sindacali. Un eccezione esiste per le imprese che contano un solo delegato
sindacale: in questo caso due impiegati possono partecipare alla negoziazione.
Nelle imprese sprovviste di delegati sindacali, una convenzione di settore o un accordo
professionale esteso può prevedere che un accordo possa essere concluso con il comitato
d’impresa (o di default con i delegati del personale). Per essere valido, deve essere approvato
da una commissione paritaria nazionale di settore. Se l’impresa non ha rappresentanti eletti,
l’accordo può essere firmato da un impiegato che ha ricevuto mandato da un sindacato.
L’accordo sarà valido solo se approvato dagli impiegati con un voto alla maggioranza votante.
La convenzione di settore o l’accordo professionale esteso fissa in questo caso i temi ai quali
può essere applicata questa modalità di negoziazione derogatoria.
Il tempo passato a negoziare viene remunerato come tempo di lavoro e, se il datore di
lavoro è all’iniziativa delle discussioni, il tempo passato non viene conteggiato nelle ore di cui
dispongono i delegati sindacali.
5.9.2. Negoziazione annuale
Nelle imprese ove sono costituite una o diverse sezioni sindacali rappresentative, il datore di
lavoro deve, ogni anno, convocare i delegati sindacali per negoziare su:
- gli stipendi effettivi;
- 30 -
l’organizzazione e la durata effettiva del orario di lavoro (la possibilità del lavoro a tempo
parziale se richiesto dagli impiegati).
È anche l’occasione di esaminare la situazione dell’impiego nell’impresa:
- le misure relative all’inserimento professionale e al mantenimento del impiego di
lavoratori disabili;
- le condizioni di accesso all’impiego, la formazione e le promozioni professionali;
- le condizioni di lavoro.
-
La negoziazione deve svolgersi sulla base di un rapporto stabilito dal datore di lavoro che
presenta la situazione dell’impresa con riferimento all’impiego dei lavoratori disabili. Qualora il
datore di lavoro non avrebbe preso l’iniziativa di questa negoziazione , essa si avvia
obbligatoriamente nei quindici giorni che seguono una richiesta di un organismo sindacale
rappresentativo.
Le negoziazioni sugli stipendi effettivi, che il datore di lavoro è tenuto ad avviare ogni
anno, devono ugualmente mirare a definire e a programmare le misure che permettono di
sopprimere, prima del 31 dicembre 2010, le differenze di stipendio tra gli uomini e le donne. Per
questo, una rilevazione sulle differenze eventuali di remunerazione (ai sensi dell’articolo L.
3221- 3 del codice del lavoro) tra uomini e donne, sulle basi degli elementi che figurano nel
rapporto sulla situazione comparativa degli uomini e delle donne, deve essere stabilita dal
datore di lavoro.
In caso di mancata iniziativa da parte del datore di lavoro nell’anno successivo alla
promulgazione della legge n°2006-340 del 23 marzo 2 006 «relativa all’uguaglianza tra donne e
uomini», le negoziazioni iniziano quindici giorni dopo la richiesta di uno degli organismi sindacali
presenti rappresentativi nell’impresa. A tale riguardo, ci si può riferire alle precisioni della
circolare del 19 aprile citata in riferimento.
Ogni anno (nel quadro di una negoziazione distinta e non di quella che riprende stipendi,
durata e organizzazione del lavoro) il datore di lavoro deve avviare una negoziazione sugli
obiettivi in materia di uguaglianza professionale tra uomini e donne e sulle misure che
permettono di raggiungere questi obiettivi, a partire degli elementi che figurano nel rapporto del
situazione comparata prevista dall’articolo L.2323-57 del Codice del Lavoro. Questa
negoziazione riporta le condizioni di accesso all’impiego, alla formazione e alla promozione
professionale, le condizioni di lavoro, l’impiego part time e l’articolazione tra vita professionale e
responsabilità familiari.
Se un accordo sull’uguaglianza professionale tra uomini e donne viene firmato
nell’impresa, la negoziazione su quel tema si ripete ogni tre anni.
Per quanto riguarda la negoziazione sulle misure relative all’inserimento e al
mantenimento professionale dei lavoratori disabili, la sua periodicità è portata a tre anni qualora
un accordo, che comporta tali misure, è stato firmato nell’impresa.
Se da 12 mesi dall’ultima negoziazione, il datore di lavoro non ha preso l’iniziativa di
nuove negoziazioni, esse si avviano sulla richiesta di un sindacato presente all’interno
dell’impresa.
Quando gli impiegati non sono coperti da un accordo che istituisce un dispositivo di
risparmio, il datore di lavoro è tenuto, ogni anno, a ingaggiare delle negoziazioni su uno o diversi
di questi dispositivi (interessamento, partecipazione o piano di risparmio); la stessa cosa vale
per i gruppi di datori di lavoro.
Quando gli impiegati non sono coperti da un accordo di settore o d’impresa che definisce
le modalità di un regime di previdenza in caso di malattia, il datore di lavoro deve avviare, ogni
anno, una negoziazione su questo tema.
- 31 -
5.9.3. Negoziazione ogni tre anni
Nelle imprese e nei gruppi d’imprese che impiegano almeno 300 persone, e nelle imprese
di dimensione europea che contano almeno uno stabilimento e 150 impiegati in Francia, il
datore di lavoro avvia, ogni tre anni, una negoziazione che tratta delle modalità d’informazione e
di consultazione del comitato d’impresa nonché della strategia dell’impresa, sui suoi effetti
prevedibili sull’impiego e sugli stipendi. La negoziazione prevede anche la creazione di un
dispositivo di gestione revisionale degli impieghi e delle competenze (GPEC), nonché delle
misure di accompagnamento associabili, in particolare in materia di formazione, di convalida
dell’esperienza acquisita (VAE), del bilancio di competenze nonché della mobilità professionale
e geografica degli impiegati.1
Se un accordo viene concluso sui temi presenti all’interno delle negoziazioni triennali
elencate qui sopra, le imprese comprese nel ambito dell’accordo sono da considerarsi
adempienti nei confronti dell’obbligo di negoziazione triennale.
La negoziazione triennale relativa alla GPEC può anche portare alla qualifica delle
categorie d’impiego messe a rischio dalle evoluzioni economiche o tecnologiche. Al fine di
incoraggiare la conclusione di tali accordi, si prevede che le indennità di partenza spontanea
versate in questo quadro possano beneficiare di un regime fiscale e sociale speciale (esoneri,
con certi limiti, di contribuzioni sociali e d’imposta sul reddito), qualora le condizioni fissate
dall’articolo 2242-17 del Codice del lavoro vengano rispettate:
- 1º L’autorità amministrativa competente (il prefetto del dipartimento ove è situata la sede
sociale dell’impresa), alla quale il datore di lavoro deve trasmettere l’accordo collettivo non si è
opposta alla definizione come impiego a rischio ritenuto dall’accordo collettivo. Se la definizione
di impiego a rischio, ritenuta dall’accordo collettivo, è ritenuta come non sufficientemente
fondata su elementi obiettivi dall’autorità competente, essa può chiedere al datore di lavoro, nel
mese successivo alla trasmissione dell’accordo, di fornire i documenti complementari che
permettono di giustificare questa definizione. Se il datore di lavoro non trasmette elementi
sufficienti entro il mese successivo alla richiesta, l’autorità amministrativa si oppone alla
definizione di impiego a rischio, per tutti o parte degli impieghi definiti come tali dall’accordo
collettivo;
- 2° L’impiegato il cui contratto è stato sciolto o ccupava un impiego definito a rischio,
dall’accordo collettivo, e ha ritrovato un impiego stabile al momento dello scioglimento del suo
contratto di lavoro. L’impiego è definito come stabile quando l’impiegato, il cui contratto è stato
sciolto, ha concluso un CDI, un CDD, o un contratto temporaneo (di minimo 6 mesi), quando ha
creato oppure rilevato un impresa. Il nuovo datore di lavoro non può, ai sensi dell’articolo
L.2331-1 del Codice del Lavoro, appartenere allo stesso gruppo.
- 3º Un comitato è stato creato dall’accordo collettivo ed ha riconosciuto la stabilità
dell’impiego del riassetto menzionata al punto 2°. Questo comitato studia le condizioni di messa
in opera dell’accordo collettivo sopra menzionato. Convalida i progetti individuali di riassetto
degli impiegati assicurandosi della loro veridicità. Nel caso di creazione o di rilevazione di un
impresa, la convalida del progetto è subordinata alla verifica dell’effettivo esercizio della nuova
attività e della sua prosecuzione per almeno 6 mesi dopo la data di creazione o di rilevazione. Il
datore di lavoro o il suo rappresentante e i rappresentanti degli impiegati partecipano a questo
comitato. L’autorità amministrativa competente sopra menzionata, o il suo rappresentante,
assiste alle sue riunioni. Un bilancio di messa in opera delle azioni previste nell’accordo
collettivo è trasmesso alla fine di ogni riunione del comitato all’autorità amministrativa
competente.
Nelle imprese con meno di 300 impiegati, la negoziazione precedentemente citata, che
riguarda le modalità d’informazione e di consulenza del comitato d’impresa sulla strategia
globale dell’impresa e sulla gestione previsionale dell’impiego e delle competenze, dovrà trattare
ugualmente le condizioni di accesso e di mantenimento nell’impiego di persone anziane e sulla
- 32 -
loro formazione Questa disposizione si applica anche alle imprese menzionate negli articoli
L.2331-1 (gruppo d’impresa) e L.2341-1 (imprese o gruppi di dimensione europea) del Codice
del Lavoro, che impiegano, insieme, 300 persone.
5.9.4. Le negoziazioni libere
Al di fuori della negoziazione annuale obbligatoria, impiegati e sindacati hanno la liberta
di negoziare su i temi che loro individuano quali la formazione professionale, le ferie, …
5.9.5. Le condizioni di validità degli accordi
Per convalidare l’accordo di un impresa (o di uno stabilimento), non è più sufficiente che
questo sia firmato da un organizzazione sindacale di impiegati riconosciuta come
rappresentativa a livello nazionale o che ha dato prova della sua rappresentatività nel ambito
dell’accordo. Deve, adesso, rispondere “ai principi maggioritari“ nelle condizioni previste dagli
articoli L.2232-12 e L.2232-14 del Codice del Lavoro. Spetta ai partner sociali, per realizzare un
accordo di settore esteso, precisarne le modalità. Essi possono scegliere tra due formule:
- essere firmato da una o più organizzazioni sindacali rappresentative che comprendono
almeno il 50% dei suffragi espressi al primo turno delle ultime elezioni al comitato
d’impresa, o di default del delegati del personale. Nel caso in cui nessuna organizzazione
sindacale rappresenti questa maggioranza dei suffragi, l’accordo potrà essere sottoposto
all’approvazione della maggioranza degli impiegati dell’impresa, se le organizzazioni
firmatarie ne fanno richiesta al loro datore di lavoro, altrimenti l’accordo non è applicabile;
- non essere soggetto all’opposizione di uno o più sindacati che hanno ottenuto almeno il
50% dei suffragi espressi alle ultime elezioni del comitato d’impresa o di default dei
delegati del personale. L’opposizione deve essere formulata entro 8 giorni a partire della
notifica dell’accordo a tutte le organizzazioni sindacali.
In assenza di accordo di settore esteso, è il diritto di opposizione, come è stato definito,
che si applica.
Per maggiori informazioni in merito, si può consultare la brochure realizzata dal Ministero
del Lavoro:
http://www.travail.gouv.fr/IMG/pdf/Negociation_collective-la_nouvelle_donne.pdf
Nelle imprese in cui nessuna elezione ha potuto essere organizzata per mancanza di
candidati, la rappresentatività esatta dei delegati sindacali non può essere conosciuta. In questa
ipotesi, un accordo potrà essere firmato in modo valido, senza che nessuna organizzazione
possa opporsi ad essa, per mancanza di risultati ad un elezione. Tuttavia il suddetto accordo
dovrà essere sottoposto all’approvazione della maggioranza dei suffragi espressi dagli impiegati
dell’impresa.
5.9.5. Quali formalità per il datore di lavoro?
Nel quadro della negoziazione annua obbligatoria, il datore di lavoro deve comunicare
alle delegazioni sindacali le informazioni enumerate nel Codice del Lavoro.
La parte più diligente deve depositare la convenzione o l’accordo collettivo presso la
direzione dipartimentale del lavoro, dell’impiego e della formazione professionale (DDTEFP) del
luogo in cui l’accordo è stato concluso. Questo deposito deve essere realizzato in due formati, di
cui una versione cartacea firmata dalle parti e una versione su sopporto elettronico. Il deposito
deve essere accompagnato, all’occorrenza, dagli allegati riportati nell’articolo D.2231-7 del
- 33 -
Codice del Lavoro. Come previsto dall’articolo 2242-10 del Codice del Lavoro, gli accordi
collettivi dell’impresa sugli stipendi effettivi possono essere depositati solamente se
accompagnati da un processo verbale di apertura delle negoziazioni che trattano delle
differenze di remunerazioni tra uomini e donne, e che riporta le proposte individuate dal datore
di lavoro e dalle organizzazioni sindacali che hanno partecipato alla negoziazione. Questo
processo verbale testimonia che il datore di lavoro ha avviato, in modo serio e leale, le
negoziazioni:
- l’avvio serio e leale delle negoziazioni implica che il datore di lavoro abbia convocato in
occasione della negoziazione le organizzazioni sindacali rappresentative nell’impresa e
fissato il luogo e il calendario delle riunioni,
- deve anche avere comunicato alle organizzazioni le informazioni necessarie per
permettere una negoziazione consapevole e aver risposto con motivazione alle eventuali
proposte delle organizzazioni sindacali.
La parte più diligente deve depositare un esemplare della convenzione o dell’accordo
presso la cancelleria del consiglio dei Prud’hommes del luogo di conclusione.
- 34 -
6. IL MARCHIO COMUNITARIO
6.1. Quali sono gli atti normativi che hanno istituito il sistema del marchio comunitario?
Le principali norme giuridiche concernenti il marchio comunitario si trovano in tre
regolamenti comunitari, segnatamente:
● regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio del 20 dicembre1993, abitualmente
denominato “regolamento base” o “RMC”;
● regolamento (CE) n. 2868/95 della Commissione del 13 dicembre 1995, recante
modalità di esecuzione del regolamento (CE) n. 40/94, abitualmente denominato
“regolamento di esecuzione” o “REMC”;
● regolamento (CE) n. 2869/95 della Commissione, del 13 dicembre 1995, relativo alle
tasse da pagare all'Ufficio, abitualmente denominato “regolamento sulle tasse” o “RTMC”.
Oltre a questi tre regolamenti, la Commissione ha adottato, in data 5 febbraio 1996, il
regolamento (CE) n. 216/96, che stabilisce il regolamento di procedura delle Commissioni di
ricorso dell'Ufficio.
L'Ufficio ha inoltre adottato una serie di direttive relative ai procedimenti dinanzi all'Ufficio
e il suo presidente hanno adottato varie decisioni e comunicazioni.
6.2. Che cosa si intende per marchio?
Un marchio è un segno utilizzato in ambito commerciale per distinguere i prodotti e i
servizi di un'impresa da quelli di altre imprese; su di esso, il titolare ha un diritto esclusivo.
6.3. Che cosa si intende per prodotto o servizio?
Prodotto: qualsiasi tipo di bene che può essere messo in commercio.
Servizio : la prestazione di attività intese a soddisfare bisogni umani .
La classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi, adottata ai fini della
registrazione dei marchi (Classificazione di Nizza), serve a determinare la portata della
protezione offerta da questi ultimi
6.4 Perché optare per un marchio comunitario?
Il sistema dei marchi comunitari è costituito da un unico iter di registrazione, che
conferisce al titolare di MC un diritto esclusivo nei 27 Stati membri dell'Unione europea.
6.5 Perché proteggere i propri marchi?
Il marchio di un prodotto o di un servizio può essere sinonimo di distinzione di marca e di
immagine di un'impresa e può diventare un patrimonio con un valore monetario suscettibile di
aumentare. Se non ne viene richiesta la protezione, altri potrebbero approfittare degli
investimenti effettuati. L'unico modo di conseguire un diritto esclusivo su un marchio è la sua
registrazione.
- 35 -
6.6. Quale protezione offre un marchio comunitario?
Un marchio comunitario conferisce al suo titolare un diritto esclusivo. Il titolare ha il diritto
di vietare ai terzi, salvo proprio consenso, l'uso in commercio di segni identici o simili in
relazione a prodotti e/o servizi identici o analoghi a quelli contraddistinti dal MC.
Per ulteriori ragguagli, riportarsi al articolo 9 sui diritti conferiti dal marchio comunitario:
http://oami.europa.eu/ows/rw/resource/documents/CTM/regulations/4094_cv_it.pdf
6.7 È possibile far sì che un marchio comunitario sia valido solo in taluni Stati membri?
No, in quanto il marchio comunitario ha carattere unitario. Una domanda di MC e un MC
sono validi in tutta l'Unione europea. La domanda e la conseguente registrazione si estendono
automaticamente ai 27 Stati membri dell'Unione in modo indivisibile. È impossibile limitare la
portata
geografica
della
tutela
solo
ad
alcuni
Stati
membri.
6.8. Un marchio può essere registrato separatamente nei singoli Stati membri nel caso in cui la
protezione in tutta l'Unione europea non sia richiesta?
Sì, è possibile ottenere una registrazione nazionale. Tuttavia, se l'UAMI ha già rifiutato la
registrazione, è probabile che la domanda di registrazione non produca un esito positivo negli
Stati membri in relazione ai quali la domanda di marchio comunitario è stata ritenuta non idonea
alla registrazione.
6.9 Qual è la differenza tra un disegno o modello e un marchio?
Il disegno o modello e il marchio hanno in sostanza una funzione diversa. Il disegno o
modello mira in sostanza a determinare la forma del prodotto (principalmente al fine di
decorarlo).
Anche il marchio si applica al prodotto. La funzione principale di un marchio è identificare
una particolare origine commerciale in relazione a prodotti e/o servizi specifici.
6.10 Domande frequenti (FAQ) sui disegni e modelli comunitari:
http://oami.europa.eu/ows/rw/pages/RCD/FAQ/FAQ.it.do
6.11 Che cosa si intende per obbligo d'uso di un marchio?
Per obbligo d'uso si intende che, entro 5 anni dalla registrazione, il marchio comunitario
deve formare oggetto di un uso effettivo nella Comunità per i prodotti e servizi per i quali è stato
registrato.
6.12 È possibile usare il marchio prima che sia ammesso alla registrazione?
Sì, un marchio può essere usato in qualunque momento, anche prima del deposito della
domanda. Tuttavia, questo tipo di uso non costituisce una garanzia per la registrazione del
marchio.
- 36 -
6.13 La protezione ha inizio dalla data di deposito della domanda di MC?
La registrazione conferisce il marchio comunitario. Tuttavia, con la domanda di MC il
richiedente acquisisce il diritto di proporre opposizione contro le domande di marchio successive
riguardanti marchi identici o simili al suo e relative a prodotti e/o servizi identici o analoghi.
Inoltre, una domanda di MC può essere trasferita, costituire oggetto di diritti reali o di
esecuzione forzata, essere compresa in una procedura di fallimento nonché formare oggetto di
licenza.
6.14 Occorre usare i simboli ® o TM per dimostrare la registrazione di un marchio comunitario?
No, nessun fondamento giuridico ne impone l'uso. Tuttavia, l'uso di questi simboli resta a
discrezione del titolare del marchio.
6.15 Cosa si intende per marchio comunitario (MC)?
Un marchio comunitario costituisce un segno di identificazione e di distinzione dei prodotti
o servizi valido nell'intera Comunità europea; esso viene registrato presso l'UAMI
conformemente alle condizioni specificate nel RMC.
6.16 Il MC prevale sui marchi nazionali?
Il sistema del MC non pregiudica i sistemi nazionali dei marchi degli Stati membri (nonché
il sistema del Benelux per quanto riguarda Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi). Le imprese
sono libere di depositare singole domande di marchio nazionale, una domanda di MC o fare
entrambe le cose. I numerosi marchi nazionali esistenti e registrati negli Stati membri restano
validi. Il ricorso alla tutela del MC in maniera esclusiva o complementare a quella offerta dai
marchi nazionali dipende interamente dalla strategia dei richiedenti e dei titolari dei marchi.
I marchi nazionali anteriori possono tuttavia costituire diritti anteriori rispetto a un marchio
comunitario e viceversa. L'Ufficio non esamina ex officio tali diritti anteriori. Soltanto il titolare del
diritto anteriore può sollevare tale questione, presentando un'opposizione entro i tre mesi
successivi alla pubblicazione della domanda di MC, oppure, successivamente alla registrazione
del MC, depositando una domanda di dichiarazione di nullità basata su cause relative di nullità.
6.17 Esiste un principio "o tutto o nulla", nel caso in cui un impedimento alla registrazione si
applichi a un solo Stato membro della Comunità?
Sì, l'Ufficio rigetta una domanda di MC qualora vi sia un impedimento in una sola parte
della Comunità. Se, ad esempio, il marchio consiste nella designazione di un prodotto nella
lingua ufficiale di uno Stato membro della Comunità, l'Ufficio rigetterà la domanda di MC.
I diritti anteriori fatti valere nell'ambito di un'opposizione o di una domanda di nullità
ostano alla registrazione di un MC, anche se sono presenti solamente in uno Stato membro
della Comunità. Non bisogna tuttavia esagerare le conseguenze di tale situazione. L'esclusione
di una domanda dalla registrazione perché il marchio costituisce un termine non distintivo o
descrittivo o generico in una sola lingua della Comunità (e non in una delle principali lingue
commerciali del mondo) non è così frequente. Se un diritto anteriore esiste unicamente in uno
Stato membro, è evidente che non può essere invalidato dal deposito successivo di un MC da
parte di un'altra persona. In tali circostanze, la procedura di opposizione o di nullità dinanzi
all'UAMI lascerà ampio margine per una soluzione consensuale.
Infine, una domanda di MC rifiutata o un MC dichiarato nullo o che abbia formato oggetto
di una decisione di decadenza dei diritti del titolare può essere trasformata in una domanda di
- 37 -
marchio nazionale in tutti gli Stati membri della Comunità europea nei quali l'impedimento non è
applicabile. Le conseguenti domande di marchi nazionali conserveranno la data di deposito
della domanda di MC.
6.18 Quali tipi di segni possono essere registrati come MC?
Possono costituire marchi comunitari tutti i segni che possono essere riprodotti
graficamente, in particolare le parole, compresi nomi di persone, i disegni, le lettere, le cifre, la
forma dei prodotti o del loro confezionamento, a condizione che tali segni siano adatti a
distinguere i prodotti o i servizi di un'impresa da quelli di altre imprese.
Pertanto, i segni che possono essere registrati come marchi sono i seguenti:
• marchi composti da parole, lettere, numeri o combinazioni di tali elementi;
• marchi figurativi, comprendenti o meno parole;
• marchi figurativi a colori;
• colori o combinazioni di colori;
• marchi tridimensionali;
• marchi sonori.
La domanda deve contenere una riproduzione grafica del marchio.
6.19 Quali segni non possono essere registrati come MC?
Pur rispondendo alla definizione di marchio, un segno non può essere registrato come MC
se ad esso è applicabile un impedimento assoluto alla registrazione , vale a dire se il segno:
• è privo di carattere distintivo;
• serve unicamente per designare la specie, la qualità, la quantità, la destinazione, il valore,
la provenienza geografica ovvero l'epoca di fabbricazione del prodotto o di prestazione
del servizio, o altre caratteristiche del prodotto o del servizio;
• è divenuto di uso comune nel linguaggio corrente o nelle consuetudini leali e costanti del
commercio;
• è contrario all'ordine pubblico o al buon costume;
• è di natura tale da ingannare il pubblico, per esempio circa la natura, la qualità o la
provenienza geografica del prodotto o del servizio.
Altri impedimenti assoluti alla registrazione possono essere legati alla forma dei prodotti,
all'origine delle bevande alcoliche, dei prodotti agricoli e degli alimenti e ad alcuni emblemi
ufficiali.
Nei casi in cui il MC è privo di carattere distintivo, o serve a designare la specie, la qualità, la
quantità, ecc. dei prodotti o servizi, o è divenuto di uso comune nel linguaggio corrente o nel
commercio, l'obiezione può essere superata se si dimostra che il marchio ha acquisito carattere
distintivo per i prodotti o servizi per i quali è stato richiesto a seguito dell'uso che ne è stato fatto.
Se alla base del rifiuto della registrazione del marchio vi sono i suddetti motivi, il marchio non
sarà pubblicato.
6.20 La pubblicazione di un marchio comunitario equivale alla sua registrazione?
Un marchio è escluso dalla registrazione come marchio comunitario qualora sussista un
impedimento relativo alla registrazione .
Il titolare di un diritto anteriore può depositare un'opposizione entro tre mesi dalla data di
pubblicazione della domanda di MC.
Per diritto anteriore si intende:
- 38 -
•
•
un MC anteriore o una domanda di MC anteriore;
un marchio nazionale anteriore o una domanda di marchio nazionale anteriore depositati
o registrati in uno Stato membro dell'Unione europea;
• una registrazione internazionale ai sensi dell'Intesa di Madrid o del Protocollo di Madrid,
con effetti in uno Stato membro dell'Unione europea;
• un marchio non registrato o un altro segno utilizzato in commercio avente portata non
puramente locale e validità in uno Stato membro;
• un marchio notoriamente conosciuto in uno Stato membro (ai sensi dell'articolo 6 bis della
Convenzione di Parigi).
La domanda di MC o il MC saranno rifiutati a motivo di un marchio anteriore,
• se il marchio è identico al marchio anteriore e se i prodotti o servizi per i quali il marchio è
stato richiesto sono identici ai prodotti o ai servizi per i quali il marchio anteriore è tutelato;
• se, a causa dell'identità o della somiglianza di detto marchio col marchio anteriore e
dell'identità o somiglianza dei prodotti o servizi per i quali i due marchi sono stati richiesti,
sussiste un rischio di confusione per il pubblico del territorio nel quale il marchio anteriore
è tutelato; il rischio di confusione comprende il rischio di associazione con il marchio
anteriore;
• se il marchio è identico o simile al marchio anteriore o se ne viene richiesta la
registrazione per prodotti o servizi non simili a quelli per i quali è registrato il marchio
anteriore, qualora, nel caso di un marchio comunitario anteriore, quest'ultimo goda di
notorietà in un dato territorio o, nel caso di un marchio nazionale anteriore, quest'ultimo
goda di notorietà in un dato territorio e l'uso senza giusto motivo del marchio richiesto
possa trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla notorietà del marchio
anteriore o recare pregiudizio agli stessi .
Va rilevato che, ove esista un impedimento alla registrazione in una parte dell'Unione
europea, il marchio comunitario non può essere registrato. Ad esempio, se esiste un marchio
nazionale identico per gli stessi prodotti o servizi in uno solo degli Stati membri, il marchio
comunitario non sarà registrato, dietro opposizione del titolare di detto marchio anteriore.
Tali motivi di opposizione costituiscono altresì motivi per ottenere una dichiarazione di nullità,
che può essere richiesta successivamente alla registrazione del marchio comunitario.
6.21 Qual è la procedura di registrazione di un MC?
La procedura di registrazione di un marchio comunitario consiste in un esame suddiviso in
tre fasi:
i.
innanzi tutto, la fase di esame della domanda, che comprende l'attribuzione o no di una
data di deposito, la verifica dei requisiti formali e quella dell'esistenza di impedimenti
assoluti alla registrazione, durante la quale vengono redatte relazioni di ricerca;
ii.
segue la pubblicazione della domanda;
iii.
infine, la procedura che conduce alla registrazione, che può comprendere procedimenti di
opposizione.
La prima fase della procedura ha inizio con la ricezione della domanda da parte dell'UAMI,
direttamente o tramite un ufficio centrale della proprietà industriale. Tale fase comprende le
seguenti attività:
• l'esame riguardante l'attribuzione di una data di deposito e la verifica della classificazione
dei prodotti e servizi indicati nella domanda;
• l'invio dell'elenco dei prodotti e servizi al Centro di traduzione degli organismi dell'Unione
europea (Lussemburgo);
- 39 -
•
•
la stesura della relazione di ricerca sul marchio comunitario, la trasmissione della
domanda agli uffici centrali della proprietà industriale degli Stati membri perché effettuino
ricerche nei loro registri nazionali e la trasmissione di tutte le relazioni al richiedente o al
suo rappresentante;
l'accertamento di eventuali impedimenti assoluti alla registrazione.
L'UAMI non esamina ex officio gli impedimenti relativi alla registrazione. Questi impedimenti
possono essere sollevati solamente da terzi nell'ambito di un procedimento di opposizione o di
un procedimento di nullità o di decadenza, dopo la registrazione del marchio comunitario.
La seconda fase della procedura consiste nella pubblicazione della domanda nella parte
A del Bollettino dei marchi comunitari, se l'esito dell'esame svolto dall'UAMI è stato positivo.
La terza fase della procedura è riservata ai terzi che intendano far valere i loro diritti
anteriori nell'ambito di procedimenti di opposizione. È possibile presentare un'opposizione entro
un termine di tre mesi a decorrere dalla data della pubblicazione della domanda di MC. Se l'esito
del procedimento di opposizione è favorevole al richiedente, o se non viene proposta alcuna
opposizione, il MC viene registrato.
Il procedimento di ricorso costituisce una fase particolare della procedura. I ricorsi contro
le decisioni degli esaminatori, delle divisioni Opposizione e della divisione Legale e di
amministrazione dei marchi possono essere presentati durante le fasi della procedura
summenzionate. Il ricorso deve essere depositato entro due mesi dalla notifica della decisione.
Una decisione che non pone fine a un procedimento nei riguardi di una delle parti può essere
impugnata soltanto insieme alla decisione finale, a meno che per tale decisione non sia
ammissibile un ricorso autonomo.
Sui ricorsi statuiscono le Commissioni di ricorso.
Ultimo aggiornamento della pagina 19 giugno 2008, Ufficio per l'Armonizzazione nel Mercato
Interno (Marchi, Disegni e Modelli)
- 40 -
7 IL BREVETTO
7.0.1 Come ci si può proteggere con un brevetto?
Il brevetto è un titolo di proprietà industriale che dà al suo proprietario un diritto esclusivo
di sfruttamento di un invenzione, su un territorio determinato, per una durata massima di
vent’anni.
Questo monopolio di sfruttamento permette al titolare del brevetto di vietare a terzi di
fabbricare, vendere o utilizzare questa invenzione senza il suo permesso.
Tutte le richieste di brevetti e tutti i brevetti erogati sono oggetto di una pubblicazione.
Questi non costituiscono solo degli strumenti preziosi di osservazione dei mercati, ma danno
anche una visuale d’insieme delle innovazioni più recenti in tutti gli ambiti tecnici. Sono un
metodo efficace di evitare le ricerche e gli sviluppi paralleli.
I brevetti contribuiscono in modo notevole ai trasferimenti tecnologici per incoraggiare il
potenziale innovatore:
- Il diritto esclusivo attinente a un invenzione suscettibile di applicazioni industriali permette alle
imprese di coprire più facilmente le spese di ricerca e di sviluppo.
- In quanto diritto di esclusività, i brevetti rinforzano la posizione delle imprese sul mercato.
- Le invenzioni brevettate stimolano la ricerca di soluzioni di sostitutive.
- Le licenze di sfruttamento delle invenzioni brevettate favoriscono la diffusione delle nuove
tecnologie
Per quanto riguarda l’innovazione, i brevetti costituiscono indicatori del dinamismo di un
mercato. Essi hanno come effetto di incoraggiare nuovi investimenti e sono dunque motori del
progresso tecnologico.
***
Un brevetto è un monopolio concesso dallo Stato all’inventore per lo sfruttamento di un’
invenzione, a fronte della divulgazione della stessa. Questa divulgazione arricchisce le
conoscenze della collettività e deve suscitare, per effetto di concorrenza e di stimolo della
creatività, delle nuove innovazioni .
7.0.2. Cosa si può proteggere con un brevetto?
Il brevetto permette la protezione di innovazioni tecnologiche che riguardano prodotti o
processi.
Il prodotto è un oggetto materiale che può essere caratterizzato dalla sua composizione
(elementi chimici, elettrici, meccanici, che lo costituiscono), dalla sua struttura, dalla sua
funzione…
Il processo riguarda allo stesso modo i trattamenti (termici o meccanici) applicati agli
articoli, ai processi operativi, alle successioni di fasi che controllano macchine e dispositivi, e le
modalità operative di elaborazione di prodotti chimici, etc…
Per essere brevettabile, un invenzione deve rispondere a tre criteri previsti dalla legge
(art. L.611-10 CPI; art. 52 CBE). L’invenzione deve essere:
- Nuova,
- Implicare un’attività inventiva,
- Essere soggetta ad una applicazione industriale.
Anche se non c’è una definizione esplicita di “invenzione”, la legge elenca certi oggetti
che non vengono considerati come tali (art. L.611-10 §” del CPI):
- 41 -
a)
le scoperte, le teorie scientifiche ed i metodi matematici;
b)
le creazioni estetiche;
c)
i piani, i principi, ed i metodi nell’esercizio di attività intellettuali, in materia di gioco,
nell’ambito delle attività economiche o nell‘ambito dei programmi informatici;
d)
le presentazioni di informazioni.
È da notare che la brevettabilità degli elementi sopra elencati, non viene concessa solo
se l’invenzione riguarda solo uno di quei elementi (art. L.611-10, §3 del CPI).
La legge istituisce un certo numero di esclusioni alla brevettabilità (art. L.611-16 a L. 61119 del CPI), principalmente per ragioni etiche come per:
- Le invenzioni contrarie all’ordine pubblico o alle buone usanze,
- Le invenzioni che riguardano le razze animali o vegetali,
- I metodi di trattamento chirurgico o terapeutico del corpo umano ed i metodi di diagnosi
applicati al corpo umano o animale.
7.1 LA CONVENZIONE SUL BREVETTO EUROPEO EPC2000
Dal 13 dicembre 2007 è in vigore la Convenzione del Brevetto Europeo EPC2000
(acronimo di European Patent Convention) che va a sostituire la Convenzione sottoscritta a
Monaco nel 1973.
EPC2000 è un trattato multilaterale che, recependo le istanze del mondo dell'impresa,
degli inventori e dei ricercatori, incide in maniera sensibile sulla previgente disciplina, inserendo
novità di sicuro rilievo con riguardo ad aspetti quali:
• la procedura di concessione dei brevetti
• le regole applicabili alle controversie che coinvolgono queste privative in tutti gli stati
contraenti (l'Italia ha ratificato la Convenzione, in limine, il 6 dicembre 2007).
A primissima lettura appare evidente l'intento perseguito dalla nuova normativa di
rafforzare l'idea di uno spazio brevettuale di estensione "europea", basato su strumenti moderni
e dinamici, a costi più contenuti, che siano in grado di rispondere alle esigenze di tutela della
proprietà intellettuale dell'impresa, senza comportare costi eccessivi, sia nella fase di deposito,
sia nella fase di gestione.
Il presidente dell'Ufficio Europeo Brevetti, Alison Brimelow ha definito la nuova
convenzione "una pietra miliare della legge brevettuale europea. Si tratta di uno strumento che
semplifica l'accesso alla protezione brevettuale per il territorio europeo e che rende le procedure
di fronte all'Ufficio Europeo dei brevetti più semplici per i depositanti e per i titolari di brevetti,
garantendo al contempo il mantenimento dei più alti standard qualitativi nelle strutture
dell'Ufficio."
7.1.1. Stati aderenti ad EPC2000
Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia,
Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Liechtestein,
Lussemburgo, Malta, Monaco, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia,
Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito.
- 42 -
7.1.2. Novità più rilevanti
•
•
•
•
•
•
•
•
Il brevetto può essere depositato in ogni lingua. Le nostre imprese potranno quindi
utilizzare la lingua italiana, lasciando uno spatium deliberandi utile per decidere se
proseguire o meno nella procedura e sostenere quindi gli elevati costi di traduzione del
brevetto. Il richiedente dovrà procedere alla traduzione del testo brevettuale in una delle
tre lingue ufficiali (inglese, francese o tedesco), ma solo alla fine della procedura. Nel
caso in cui la traduzione non sia depositata in tempo, l'Ufficio Europeo invita il richiedente
a regolarizzare la documentazione entro 2 mesi. Nel caso in cui tale termine non sia
rispettato, la domanda si considera abbandonata [regola 57 (a) e 58 ed art. 14 (2)
EPC2000].
La descrizione e i disegni possono essere sostituiti dal riferimento ad una anteriore
domanda di brevetto depositata in uno degli stati membri. In tal caso sarà necessario
indicare: la data di deposito; il numero di deposito e il riferimento dell'Ufficio nazionale di
deposito. Il depositante dovrà anche dichiarare che il riferimento alla domanda nazionale
sostituisce le rivendicazioni (art. 57 paragrafo (c) EPC2000). Inoltre, entro 2 mesi dalla
richiesta di brevetto europeo, occorrerà depositare una copia autentica della domanda
alla quale è stato fatto riferimento.
I titolari del brevetto europeo hanno ora a disposizione una nuova procedura di
limitazione c.d. centralizzata (art. 105a-105c, regola 90 ss.) in base alla quale possono
limitare l'ambito dei propri brevetti rispetto alle rivendicazioni iniziali e ciò sia nei confronti
di un brevetto europeo concesso, sia nei confronti di un brevetto europeo che venga
corretto o limitato all'esito di una procedura di opposizione o di limitazione. La procedura
di limitazione, che può essere attuata intervenendo sulle rivendicazioni, prevede il
pagamento di una tassa pari a 1.000,00 €. L'esito negativo della richiesta di limitazione
non preclude che la stessa istanza possa essere ribadita successivamente.
Accanto alla procedura di limitazione si colloca quella di revoca che può essere iniziata
dallo stesso titolare del brevetto e ha un costo pari ad € 450,00.
In caso di contestazioni giudiziarie riguardo alla validità dei brevetti, i titolari delle privative
in conflitto potranno concordare eventuali modifiche che eliminino le ragioni di contrasto,
mantenendo una validità, sia pure limitata, al brevetto.
In caso di mancato rispetto delle prescritte scadenze procedurali, i titolari di brevetti
possono far ripartire la procedura di brevettazione pagando un'ammenda pecuniaria.
In caso di rigetto della domanda di brevetto il richiedente potrà ricorrere anche nei
confronti delle decisioni assunte dalla divisione di appello, presentando un ulteriore
appello ad un organismo di nuova creazione.
In relazione alle vertenze giudiziarie che possano interessare la giurisdizione degli Stati
Uniti, l'art. 153 di EPC2000 prevede espressamente che tutte le comunicazioni tra il
cliente e il proprio consulente sono permanentemente protette da ogni forma di
produzione di fronte all'Ufficio Europeo brevetti. La precisazione si è resa necessaria in
quanto, sulla base delle regole vigenti negli Stati Uniti e che stabiliscono una differenza
tra "obbligo di confidenzialità" e "prove privilegiate" (ossia non producibili in giudizio), la
Corte di New York ordinò a una società francese di produrre in giudizio l'intero fascicolo
relativo alla procedura di brevettazione innanzi all'Ufficio Europeo dei Brevetti. Con
l'entrata in vigore dell'articolo 153 - che si ritiene essere in armonia anche con le regole
statunitensi in tema di prove privilegiate (che fanno riferimento anche alle normative
rilevanti di origine nazionale e/o regionale) - ciò non dovrebbe essere più possibile. Viene
in tal modo rafforzata la tutela della riservatezza di tali informazioni e documenti.
- 43 -
8 LE REGOLE DI COMPETENZA PER LA RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE NEL
COMMERCIO INTERNAZIONALE
In una controversia internazionale l’elemento da verificare è la possibilità, nel contratto o
all’avvenimento della controversia, di ricorrere ad un arbitraggio. In caso contrario la
controversia sarà risolto con ricorso a una giurisdizione dello Stato.
8.1. Il ricorso ad una giurisdizione dello Stato
Le controversie internazionali pongono il problema della competenza internazionale
ovvero di coinvolgere o meno un tribunale nazionale. La questione compete al diritto
internazionale privato. La determina della competenza interna si pone successivamente.
8.2. Le regole di competenza giurisdizionale nel diritto comune
Per comodità di chi si difende, per evitare che sia esposto a iniziative dell’attore finche il
fondamento non è stato provato (il “bien fondé”), la regola generale (tradizionale) è che il
tribunale competente sia quello del domicilio del convenuto.
8.3. L'estensione delle regole di competenza territoriale interne alla competenza internazionale
Nel diritto internazionale privato francese, si estendono le regole di competenza nazionali
(Civ. 19 ottobre. 1959, Rev. crit. 1969.215, n. Y. L. , D. 1969.37 n. Holleaux). Quallora la
controversia presenta con la Francia di attribuire competenza a una giurisdizione francese ben
determinata, i tribunali possono prenderne conoscenza..
Le regole più comuni sono le seguenti:
• Domicilio del convenuto o, se il convenuto non possiede un domicilio né in Francia né
all’estero, la residenza del convenuto;
• In caso di delitto (o di “quasi-delit”), luogo ove è stato commesso o luogo ove il danno è
stato subito;
• In materia contrattuale, luogo di consegna effettiva della merce o della prestazione di
servizio;
• Quando il convenuto è una società, luogo della sede legale oppure luogo delle sedi
operative;
• Estensione della competenza alle richieste connesse.
8.4. La competenza privilegiata fondata sulla nazionalità francese delle parti.
L’articolo 14 del Codice Civile francese stabilisce quello che si può chiamare il privilegio di
giurisdizione che permette ai francesi di essere giudicati da un tribunale francese, anche quando
esso è attore. Questa regola viene pero scartata da numerosi trattati.
- 44 -
9 LE CLAUSOLE DEI CONTRATTI
9.1. Buona fede
Principio legale, direttiva di applicazione, tra l’altro nelle relazioni contrattuali, un esigenza
di lealtà, di sincerità e di franchezza.
Questa esigenza è esplicitamente consacrata in materia contrattuale dall’art. 1134,
comma 3 del Codice Civile che specifica che le convenzioni « …. Devono essere eseguite in
buona fede ».
Sulle fondamenta di questo testo, la buona fede tende a prendere un’importanza
maggiore nel diritto contrattuale come ne attesta la recente giurisprudenza in materia di
determinazione del prezzo.
9.2. Clausola di adattamento
Disposizione contrattuale che prevede e struttura il riaggiustamento degli obblighi che
gravano sulle parti in determinate circostanze.
9.3. Clausola di salvaguardia - Clausola di hardship
Disposizione contrattuale, di uso frequente negli affari internazionali ma anche nel diritto
nazionale, in casi di imprevisti, che definisce la riorganizzazione degli equilibri contrattuali al fine
di riadattarli in modo equo al nuovo contesto.
9.4. Clausola di esonero o limitativa delle responsabilità
Clausola che ha come oggetto l’esclusione o la limitazione della responsabilità di una
parte rispetto all’esecuzione di un contratto.
9.5. Uso della clausola nelle relazioni professionali
Nelle relazioni tra professionisti, è possibile limitare oppure anche escludere
contrattualmente le proprie responsabilità.
Esempio: il venditore può esonerarsi del risarcimento danni dovuto alla controparte in
caso di ritardo o di non conformità nella consegna.
Attenzione! Questa possibilità si estende nei limiti della “buona fede” e finche non tocca
gli obblighi essenziali del contratto.
Essa può servire ad esonerare il debitore in caso di inadempimento dovuto al proprio dolo
(manovra fraudolenta destinata a fregare l’altra parte) o al proprio grave errore.
Art.1150 del Codice Civile: il debitore è tenuto solo al risarcimento danni previsto dal contratto
quando non è per suo dolo che l’obbligo non è stato eseguito.
Giurisprudenza: Cass. Com. 23 novembre 1999 (JCP 2000.II.10236, note Chazal): è lecita una
clausola di irresponsabilità dal momento in cui figura su tutte le fatture del debitore ed è inclusa
nel contratto che unisce i due professionisti.
9.6.1 Leonino
Termine che si applica a un contratto o a una disposizione, e che permette ad una parte
di imporre la sua volontà.
- 45 -
9.6.2. Clausola leonina negli statuti delle società
Negli statuti delle società questo termine viene usato per definire una clausola che
metterebbe uno dei soci in una situazione completamente sproporzionata.
Queste clausole possono essere stabilite a favore di un socio, per esempio la clausola che
attribuisce a un socio la totalità dei benefici o che lo esonera della totalità delle perdite; queste
clausole possono anche essere stabilite a suo svantaggio, come una clausola che mette a suo
carico la totalità delle perdite o che lo esonera dai benefici.
Bisogna ricordare che non è l’illegalità che viene condannata (certi tipi di azioni
accordano al loro proprietario particolari vantaggi) ma la disparità tra la situazione dei diversi
soci il cui esito porterebbe a negare l’esistenza della società.
9.6.3. Sanzione del carattere leonino di una clausola o di un contratto
Una clausola detta «leonina» viene reputata non scritta quando essa è «puramente
leonina», cioè la sua messa in opera dipende solamente dal buon volere del suo beneficiario.
Una clausola leonina può giustificare la nullità di un contratto o di uno statuto nel quale
viene inserita quando essa tocca gli equilibri sostanziali dei detti contratti o statuti.
9.7.1. Clausola penale
Clausola di un contratto, con la quale, dalla conclusione di esso, le parti valutano
forfetariamente il risarcimento danni che sarà dovuto in caso di inadempimento, da parte del
debitore, di uno o diversi dei suoi obblighi contrattuali.
9.7.2. Funzione comminatoria della clausola penale
Ha una funzione comminatoria e deve in questo senso essere distinta, per esempio,
dall’indennità d’immobilizzazione di una promessa unilaterale di vendita o di una ritrattazione.
Tende a prevenire l’inadempimento di un contratto in quanto il debitore conosce
perfettamente le conseguenze di tale inadempimento in quanto riguarda l’ammontare dei
risarcimenti che dovrebbe versare a questo titolo al creditore.
9.7.3. Poteri del giudice in caso di messa in causa di una clausola penale
Dal 1975, la legge dà al giudice il potere di moderare o aumentare, a secondo dei
bisogni, la pena decisa dalle parti nel caso in cui la considerasse troppo alta o irrisoria. Questo
potere mette in causa il carattere automatico di questa clausola e le toglie la sua forza
comminatoria. Tuttavia, in questo fragente, il giudice può decidere di fissare l’indennità a una
somma superiore al pregiudizio, ma al contrario non può decidere di fissare questa indennità a
una somma inferiore allo stesso.
Commenti e precisioni
La clausola penale si differenzia dalla clausola di risoluzione, dall’indennità d’immobilizzo,
dalla facoltà di ritrattazione, dalla controparte dell’obbligo di concorrenza e dall’indennità
contrattuale di risoluzione di un mandato. Può in certi contratti fare oggetto di una
regolamentazione specifica in materia di immobili da costruire, di protezione dei consumatori nel
campo di alcune operazioni di credito, al fine di proteggere i beneficiari di un prestito nel campo
dell’immobiliare o in caso di fallimento. Ci sono un certo numero di condizioni da soddisfare al
fine di applicare in modo valido la clausola penale. Se manca, è possibile sfuggire alla sua
- 46 -
applicazione o di annullarla (nel diritto del lavoro, in materia di successioni, fideiussione,
locazione finanziaria...).
9.8.1 Imprevisto
Cambiamento inaspettato di un equilibro contrattuale che non dipende da un caso di
forza maggiore e che rende l’adempimento del contratto eccessivamente oneroso per una o più
parti.
Problematica dell’imprevisto:
Alcune categorie d’imprevisto possono essere oggetto di un trattamento predefinito a
livello del contratto, ma in assenza di tali disposizioni, è necessario definire se e in quale misura
questo squilibrio nel contratto, risultato da un avvenimento successivo alla stipula del contratto,
può proseguire fino a portare al fallimento di una delle parti, essa può liberarsene o rinegoziarlo.
La teoria dell’imprevisto permette in tale caso, al giudice del contratto di modificarlo o di
pronunciarne la risoluzione, ossia di derogare alla legge delle parti e alla forza obbligatoria dei
contratti.
9.8.2. L’imprevisto nel diritto privato francese
Nel diritto privato francese, nel diritto civile e nel diritto commerciale, la corte di
cassazione esprime riguardo alla questione dell’imprevisto una posizione molto forte in favore
della forza obbligatoria dei contratti e della sicurezza delle transazioni e rinnega la teoria
dell’imprevisto. Vieta ai giudici di pronunciare la risoluzione di convenzioni o contratti causata da
imprevisti, qualsiasi siano le conseguenze per il debitore.
La massima di principio «Canal de Craponne» del 6 marzo 1876 è la fonte di questa
giurisprudenza.
L’imprevisto non produce effetti predeterminati nel diritto francese. Interrompendo le sue
prestazioni in condizioni non previste il contraente potrebbe commettere un errore che potrebbe
renderlo passibile di risarcimento danni. Spetta alle parti prevedere clausole di risoluzione e/o
clausole appropriate che permettano, qualora se ne presenti la necessità, di trovare una
soluzione equa per le parti. È da notare che, in un contratto internazionale, l’applicazione di una
legge straniera che accetta la teoria dell’imprevisto, permette alle parti di beneficiarne.
9.8.3. Imprevisto ed onerosità
L’imprevisto costituisce un avvenimento successivo alla sottoscrizione del contratto.
Il contratto è equo alla sua sottoscrizione; ad un certo momento può diventare, per causa di un
cambiamento del contesto, totalmente squilibrato e la sua esecuzione può di fatto rovinare il
debitore. La situazione è dunque ben diversa da quella dell’onerosità, dove esisteva uno
squilibrio già al momento della formazione del contratto.
9.9.1. Intuitu personae
Locuzione latina che si traduce «in funzione della persona» e significa, nel quadro di un
operazione contrattuale, che la persona del contraente o le sue caratteristiche principali
condizionano la conclusione o l’adempimento del contratto.
9.9.2. Intuitu personae di una persona giuridica
Quando l’altra parte è una persona giuridica, è importante definire nel contratto gli
elementi dell’intuitu personae.
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Possono essere ritenuti come elementi caratteristici dell’intuitu personae di una persona
giuridica: il suo capitale, la sua ripartizione, il fatto che faccia parte di tale gruppo, la sua
notorietà commerciale, il suo saper-fare tecnico, i progressi dei suoi dipendenti in tale o tale
ambito di ricerca, la strategia della sua dirigenza,etc…
Il redattore del contratto deve definire ed elencare in ordine d’importanza questi elementi
caratteristici, perché a secondo che si faccia prevalere l’uno o l’altro aspetto dell’intuitu
personae, si ridefiniranno in modo diverso le condizioni di adempimento del contratto, la loro
evoluzione e la loro trasmissione.
9.10. Novazione
Meccanismo con il quale una nuova relazione contrattuale si sostituisce ad una
precedente.
9.11.1 Nullità
Vizio che affetta un atto giuridico e che porta alla nullità con effetto retroattivo.
Un atto colpito da nullità si ritiene mai esistito anche se le conseguenze di questa nullità
retroattiva sono qualche volta difficili da realizzare.
9.11.2. Nullità assoluta
Certe nullità hanno un carattere assoluto, il che significa che la nullità può essere
invocata da qualsiasi interessato ed essere decisa d’ufficio dal giudice. È il caso, per esempio,
per una convenzione contraria alle usanze o all’ordine pubblico.
9.11.3 Nullità relativa
Altre nullità sono state previste dalla legge solo per proteggere una parte. Di
conseguenza solo questa parte ha diritto ad invocarle. Si qualificano come nullità relative.
Cosi, la nullità del subappalto è prevista dalla legge del 31 dicembre 1975 sulla subfornitura nel caso in cui l’impresa principale non abbia costituito le garanzie previste, ma, in
questo caso, la nullità può essere richiesta solamente dal sub-fornitore.
9.12.1 Obbligo di mezzi
Obbligo per il quale il debitore si assume di mettere in opera certi mezzi per pervenire a
un risultato.
In un tale caso la responsabilità del debitore non potrà essere imputato a meno che si
dimostri che i mezzi promessi non sono stati messi in opera.
9.12.2. Obbligo di risultato
Obbligo per il quale il debitore si assume di fornire un determinato risultato.
In tale caso la responsabilità del debitore potrà essere imputata dal momento in cui non si
ottiene il risultato promesso.
Per sottrarsi alla sua responsabilità, il debitore potrà solamente invocare una causa che
non può essergli imputata (causa di forza maggiore,…)
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9.13.1. Risoluzione
La risoluzione e la fine anticipata di un contratto di presente o futura esecuzione.
Questa modalità di fine di contratto può intervenire in diverse circostanze.
9.13.2. Risoluzione per accordo mutuo
In principio, procedere alla risoluzione di un contratto tramite accordo mutuo, dovrebbe
essere facile; ciò che una volontà comune ha fatto, la stessa lo può disfare. Tuttavia i contesti
economici evolvono, all’interno delle imprese il personale cambia, bisogna dunque nel contratto
stesso e nel rispetto delle regolamentazioni in vigore, precisare le condizioni e le procedure che
hanno come scopo la risoluzione del detto contratto.
9.13.3. Risoluzione per dichiarazione unilaterale della volontà di una parte
Un’altra ipotesi di risoluzione è quella in cui una della parti al contratto pone termine alla
collaborazione senza che questa decisione sia fondata su un previo inadempimento, ma solo su
una volontà di non volere proseguire la relazione contrattuale.
Queste ipotesi sono regolate dalla legge e possono, in certi limiti, essere oggetto di
ristrutturazioni contrattuali.
È in questo modo che la legge ha previsto e organizzato la facoltà di risoluzione per
dichiarazioni unilaterali per:
- I contratti a tempo indeterminata
- Alcuni tipi di contratto a tempo determinata che dipendono da un rapporto di fiducia quale il
mandato
- Il contratto d’impresa (facoltà aperta solo a profitto del capomastro).
In diverse situazioni, è spesso molto utile convenire al momento dell’elaborazione del
contratto, tramite una clausola di risoluzione circostanziata, delle condizioni e delle modalità di
uscita che possono intervenire.
9.13.4. Risoluzione del fatto di una delle parti
Questo tipo di risoluzione tratta del caso in cui una delle parti non rispetta o rispetta solo
parzialmente i suoi obblighi contrattuali.
Quando il comportamento del debitore danneggia gravemente gli interessi dell’altra parte,
la giurisprudenza riconosce al creditore dell’obbligo una facoltà unilaterale di risoluzione «a suo
rischio e pericolo»
L'esercizio di questa facoltà potrà, a posteriore, essere soggetta ad un controllo dei
giudici e sfociare in un risarcimento danni, qualora il creditore non potrà provare in modo
soddisfacente che la risoluzione era giustificata.
Per questa ragione è preferibile chiarire, al momento dell’elaborazione del contratto, tutti
gli obblighi essenziali, il cui il non rispetto potrà giustificare la risoluzione, e con una clausola di
risoluzione circostanziata, le condizioni e le modalità di uscita che possono intervenire.
9.13.5. Risoluzione senza giustificato motivo nel diritto del lavoro
Rottura del contratto di lavoro che comporta da parte del suo autore, del datore di lavoro
oppure dell’impiegato, un’ intenzione di nuocere o una leggerezza soggetta a richiamo.
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È anche il caso del datore di lavoro che ha licenziato un impiegato invocando motivi che non
sono né reali né seri, oppure non rispettando le forme legali.
Nel secondo caso, l’impiegato potrà ricevere un risarcimento danni che non superi un
mese di stipendio.
Nel primo, la reintegrazione dell’impiegato può essere presa in considerazione.
In caso le due parti non trovino un accordo, il datore di lavoro sarà condannato a pagare un
minimo di 6 mesi di stipendio come risarcimento danni, e ciò indipendentemente dalla
riparazione eventuale di altri pregiudizi subiti dall’impiegato in conseguenza diretta del
licenziamento.
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10. ACCORDO FRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA
REPUBBLICA FRANCESE SULLA COOPERAZIONE TRANSFRONTALIERA
IN MATERIA DI POLIZIA E DOGANA
Il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica Francese, qui di
seguito nominali Parti;
consapevoli dei rapporti amichevoli fra i due paesi; animati dall'intento di ampliare la
cooperazione degli Uffici che svolgono compiti di polizia e di dogana, avviata in questi ultimi anni
nelle rispettive zone di frontiera;
auspicando la piena realizzazione della libertà di circolazione prevista dall'Accordo di
Shengen del 14 giugno 1985, nel rispetto delle esigenze di sicurezza dei propri cittadini;
vista la Convenzione di Applicazione dell'Accordo di Shengen del 14 giugno 1985,
sottoscritta il 19 giugno 1990, qui di seguito nominata "Convenzione di Applicazione", nonché
dei testi attuativi;
considerato il Protocollo di adesione del Governo della Repubblica Italiana all'Accordo
Shengen del 14 giugno 1985, nonché l'Accordo di adesione della Repubblica Italiana alla
Convenzione di Applicazione;
vista la Convenzione tra l'Italia e la Francia relativa a controlli nazionali abbinati ed ai
controlli in corso di viaggio, conclusa a Roma l'1 ottobre 1963;
hanno convenuto quanto segue:
TITOLO I (DISPOSIZIONI GENERALI)
Articolo 1
Ai sensi della presente Convenzione, si intende per:
-"Centro di cooperazione di polizia e di dogana", un Centro istituito in prossimità della frontiera
comune nel territorio dell'Una o dell'altra Parte, nel quale vanno concretizzate le forme di
cooperazione, principalmente nel settore dello scambio di informazioni, tra membri dei
competenti Servizi nazionali delle due Parti e in esso distaccati;
-"Uffici", gli Uffici di una delle due Parti competenti in materia di polizia e di dogana, dislocati
nella zona di frontiera;
-"Zona di frontiera", la parte del territorio all'interno del quale operano i competenti "Uffici" di una
delle due Parti e nella quale si possono svolgere congiunti servizi di sorveglianza;
-"Servizi", gli organismi di polizia e di dogana che hanno competenze a livello nazionale;
-"Agenti" le persone appartenenti alle competenti Amministrazioni delle due Parti incaricate di
svolgere le funzioni ad esse affidate nel "Centro di cooperazione di polizia e di dogana" o negli
"Uffici" dislocati nelle zone di frontiera;
-"Responsabile in seno al Centro di cooperazione di polizia e di dogana", colui al quale sono
affidati i compiti di organizzazione del lavoro comune degli "Agenti" di ciascuna Parte;
-"Sorveglianza", l'applicazione di tutte le norme di legge, regolamentari ed amministrative delle
due Parti, riferite alla salvaguardia dell'ordine e della sicurezza pubblica.
Articolo 2
I Servizi competenti del presente Accordo sono rispettivamente:
- per la Repubblica Italiana:
- la Polizia di Stato;
- l'Arma dei Carabinieri;
- il Corpo della Guardia di Finanza;
- 51 -
- il Dipartimento delle Dogane del Ministero delle Finanze.
- Per la Repubblica Francese:
- la Polizia nazionale;
- la Gendarmeria nazionale;
- la Dogana.
Articolo 3
Le Parti avviano, nel rispetto della propria sovranità nazionale e fatte salve le attribuzione
delle rispettive autorità amministrative e giudiziarie competenti per territorio, una cooperazione
trasfrontaliera in materia di polizia e di dogana. A tal fine istituiscono appositi Centri di
cooperazione li polizia e di dogana e individuano gli Uffici che, in virtù del Titolo III del presente
Accordo, possono stabilire rapporti di diretta collaborazione.
TITOLO II (CENTRI DI COOPERAZIONE DI POLIZIA E DI DOGANA)
Articolo 4
Centri di cooperazione di polizia e di dogana, qui di seguito denominati Centri di
cooperazione, vengono istituiti in prossimità della frontiera comune. Essi sono costituiti con
agenti designati dai Servizi di cui all'articolo 2 del presente Accordo.
I competenti organi dei Servizi stabiliscono di comune accordo le installazioni ed i
supporti tecnico logistici necessari per il funzionamento dei Centri di cooperazione.
Le eventuali spese di costruzione e di manutenzione dei Centri di cooperazione vengono
suddivise in eguale misura tra le Parti.
I Centri di cooperazione sono indicati da diciture ufficiali.
Gli agenti di ciascuna Parte, assegnati ai Centri di cooperazione dislocati sul territorio
dell'altra Parte, garantiscono la disciplina all'interno dei locali destinati al loro uso esclusivo. A tal
fine, possono richiedere l'assistenza degli agenti dell'altra Parte.
Le Parti si scambiano, nel rispetto delle vigenti disposizioni nazionali, ogni possibile
facilitazione nell'impiego, per motivi di servizio, dei mezzi di telecomunicazioni disponibili, ivi
compresa la possibilità di considerare le comunicazioni telefoniche internazionali dai Centri di
cooperazione come comunicazioni interne.
Il trasporto della corrispondenza da e per i Centri di cooperazione, può essere effettuato
dagli agenti ivi assegnati senza ricorrere al servizio postale.
Articolo 5
I Centri di cooperazione vengono istituiti:
- nel territorio della Repubblica Italiana a Ventimiglia;
- nel territorio della Repubblica Francese a Modane;
Per l'esatta individuazione dei locali da destinare a Centri di cooperazione e per la
definizione delle procedure necessarie per il concreto funzionamento degli stessi, le Parti
concludono un accordo amministrativo.
Nel quadro del presente Accordo le Parti possono modificare, con un protocollo
aggiuntivo, il numero e/o l'ubicazione dei Centri di cooperazione.
- 52 -
Articolo 6
Ai fini della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e per una più efficace lotta contro
la criminalità, segnatamente nel campo dell'immigrazione clandestina e dei traffici illeciti, i Centri
di cooperazione forniscono ai competenti Servizi ché svolgono funzioni di polizia e dogana, nel
rispetto delle disposizioni nazionali vigenti, tutte le informazioni ritenute utili e prestano, a
richiesta di questi ultimi, 1a necessaria assistenza.
Articolo 7
La raccolta e lo scambio di informazioni e dati, relativamente ai settori previsti dal
presente Accordo, vengono svolte nel rispetto delle disposizioni nazionali, comunitarie ed
internazionali in materia di protezione dati.
Articolo 8
In seno ai Centri di cooperazione, gli agenti, operando nei settori di cui all'art.6,
contribuiscono:
a) al compimento degli atti precari ed alla consegna delle persone in situazione irregolare,
nel rispetto degli accordi vigenti;
b) all'assistenza del personale impegnato nelle operazioni di osservazione e di
inseguimento oltre frontiera disciplinate dagli articoli 40 e 41 della Convenzione di Applicazione
e dai relativi accordi di attuazione;
c) al coordinamento delle misure congiunte di sorveglianza nelle rispettive Zone di
frontiera.
Articolo 9
1) Gli agenti in servizio presso i Centri di cooperazione lavorano in équipe e si scambiano
le informazioni che raccolgono. Essi possono rispondere alle richieste di informazioni avanzate
dai Servizi competenti di entrambe le Parti.
2) Fatte salve le specifiche competenze dei Servizi e nel rispetto dei vincoli gerarchici cui
sono soggetti gli agenti dei medesimi, ciascuna Parte designa il responsabile
dell'organizzazione del lavoro comune svolto dal rispettivi agenti nell'ambito dei Centri di
cooperazione.
3)Per il tramite dei competenti organi dei Servizi, le Parti si scambiano gli elenchi
nominativi degli agenti assegnati ai Centri di cooperazione e si tengono informate delle
modifiche che dovessero eventualmente intervenire.
4) Ogni Parte concede agli agenti dell'altra Parte assegnati ai Centri di cooperazione di
polizia e di dogana dislocati sul suo territorio la stessa protezione ed assistenza dei suoi agenti.
5) Gli agenti assegnati ai Centri di cooperazione ubicati nel territorio dell'altra Parte sono
assimilati, nell'esercizio delle loro funzioni, agli agenti di quest'ultima per quanto riguarda le
infrazioni che dovessero subire o commettere. Gli stessi sono soggetti al regime di
responsabilità civile e penale previsto nell'ordinamento giuridico della Parte sul cui territorio essi
si trovano ad operare.
6) Gli agenti assegnati ai Centri di cooperazione dislocati sul territorio dell'altra Parte
possono recarvisi e svolgere il servizio indossando la propria divisa nazionale o un segno
distintivo ben chiaro, e portando al seguito le proprie armi di ordinanza al solo scopo di
garantire, all'occorrenza, la loro legittima difesa.
7) Il trattamento fiscale degli agenti di ciascuna Parte, assegnati al Centri di cooperazione
dislocati sul territorio dell'altra Parte, nonché del rispettivi familiari, è disciplinato dalle vigenti
- 53 -
disposizioni nazionali, comunitarie ed internazionali, volte, in particolare, ad evitare la doppia
imposizione.
TITOLO III (COOPERAZIONE DIRETTA DELLE ZONE DI FRONTIERA)
Articolo 10
Ai fini del presente Accordo e in attuazione dell'articolo 39, paragrafo 4 della Convenzione di
Applicazione, sono considerate Zone di frontiera:
1) per la Repubblica Italiana:
i territori delle Province di Aosta, Cuneo, Imperia, Torino;
2) per la Repubblica Francese:
i Dipartimenti delle Alpi Marittime, dell'Alta Provenza, delle Alpi Alte, della Savoia, dell'Alta
Savoia.
Articolo 11
Ciascuna Parte indicherà, con scambio di lettere, gli Uffici competenti in materia di polizia
e di dogana, che, in virtù delle successive disposizioni, possono collaborare direttamente con i
corrispondenti Uffici dell'altra Parte.
Articolo 12
Al fine di realizzare, nelle Zone di frontiera, una cooperazione in materia di polizia e di
dogana, gli uffici di cui al presente articolo 11, nel rispetto delle specifiche competenze e delle
disposizioni nazionali, comunitarie ed internazionali, hanno il compito di:
- coordinare le azioni comuni nella Zona di frontiera, in particolare per lottare contro la
delinquenza frontaliera e prevenire le minacce all'ordine e alla sicurezza pubblica;
- raccogliere e scambiarsi le informazioni in materia di polizia e di dogana.
Articolo 13
1) Ciascuna Parte può distaccare, a tempo determinato o indeterminato, presso gli Uffici
dell'altra Parte, uno o più funzionari di collegamento per il conseguimento degli scopi previsti
dall'articolo 47 della Convenzione di Applicazione. Tali funzionari vengono scelti, per quanto
possibile, tra gli agenti che prestano servizio o hanno prestato servizio negli Uffici corrispondenti
a quelli presso cui sono destinati.
2) Il provvedimento di distacco, che sarà concordato con l’altra Parte nell'osservanza dei
rispettivi ordinamenti nazionali, specifica i compiti che i funzionari potranno svolgere.
3) Oltre ai compiti previsti dall'articolo 47 della Convenzione di Applicazione, i funzionari
di collegamento di una delle due Parti possono essere associati alle indagini comuni in accordo
con le autorità competenti, nel rispetto delle norme di procedura penale di ciascuna delle Parti.
Essi possono partecipare, altresì, all'osservazione delle manifestazioni pubbliche di interesse
per i propri Uffici di polizia. In nessun caso essi sono competenti per eseguire personalmente
misure di polizia.
4) Il provvedimento di distacco dei funzionari di collegamento può prevedere che essi
possano svolgere il proprio servizio indossando la divisa nazionale o un chiaro segno distintivo,
e portando le proprie armi di ordinanza al solo scopo di garantire, qualora ne cessano, la loro
legittima difesa.
5) Ai funzionari di collegamento si applicano le disposizioni di cui ai paragrafi 4, 5 e 7
dell'articolo 9.
- 54 -
Articolo 14
I responsabili degli Uffici corrispondenti si riuniscono periodicamente e in relazione alle
esigenze operative correlate alle funzioni ad essi demandate. A tal fine:
- procedono ad un bilancio delle attività di cooperazione;
- si scambiano i loro dati statistici stile varie forme di criminalità che rientrano nella foro
competenza;
- elaborano ed aggiornano gli schemi di intervento comune per le situazioni che
necessitano di un coordinamento dei rispettivi Uffici da una parte e dall'altra delle frontiere;
- elaborano in comune dei piani di ricerca;
- organizzano nell’ambito di un Ufficio di una delle due Parti, pattuglie con l'assistenza di
uno o più agenti dell'Ufficio dell'altra Parte;
- programmano esercitazioni in comune nella zona di frontiera;
- si mettono d'accordo sulle esigenze di cooperazione in funzione delle manifestazioni
previste clo dell'evoluzione delle varie forme di delinquenza.
Un verbale viene redatto al termine di ogni riunione.
TITOLO IV (DISPOSIZIONI FINALI)
Articolo 15
I responsabili degli Uffici e dei Centri di cooperazione si riuniscono almeno due volte
l'anno per procedere al bilancio delle attività di cooperazione di polizia e di dogana esplicate, per
elaborare un programma di lavoro in comune e per contribuire alla pianificazione ed alla
realizzazione di strategie coordinate su tutta o parte della frontiera comune o nelle zone di
frontiera.
Un verbale viene redatto al termine di ogni riunione.
Articolo 16
Al di fuori delle situazioni di distacco di cui all'articolo 13, ciascun Ufficio di una delle Parti
può mettere a disposizione degli Uffici corrispondenti dell'altra Parte, nel rispetto di quanto
stabilito ai sensi dell'articolo 11 del presente Accordo, o dei Centri di cooperazione uno o più
agenti per una durata inferiore a 48 ore, secondo le esigenze connesse ad un caso particolare.
A tali agenti si applicano le disposizioni di cui all'articolo 9, paragrafi 4 e 5 del presente Accordo.
Articolo 17
Le parti:
- si comunicano gli organigrammi ed i recapiti degli Uffici dislocati nelle rispettive zone di
frontiera;
- elaborano un codice semplificato per indicare i luoghi in cui vengono commesse le
violazioni delle rispettive legislazioni;
- si scambiano le loro pubblicazioni tecniche ed avviano una collaborazione periodica per
la redazione di queste ultime
comunicano a chi di dovere le informazioni che si sono scambiate presso i Centri di
cooperazione e gli Uffici dislocati nelle zone di frontiera.
Articolo 18
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Le Parti favoriscono una formazione linguistica adeguata dei propri agenti che possono
essere impiegati nei Centri di cooperazione e negli Uffici. Assicurano, altresì, l'aggiornamento
delle conoscenze linguistiche degli agenti dei quali è confermata l'assegnazione nella zona di
frontiera.
Articolo 19
Le Parti procedono a scambi di agenti per periodi determinati, al fine di consentire loro di
acquisire migliori conoscenze delle strutture e delle prassi operative dei rispettivi Servizi che
svolgono funzioni di polizia e di dogana.
Articolo 20
Le Parti organizzano visite reciproche tra gli Uffici delle rispettive zone di frontiera.
Invitano, altresì, gli agenti designati dall'altra Parte a partecipare a seminari tecnici e ad altri
corsi di aggiornamento.
Articolo 21
Le Parti applicano le disposizioni del presente Accordo nei limiti delle rispettive previsioni
di bilancio.
Articolo 22
Le eventuali difficoltà legate all'applicazione e all'interpretazione del sente Accordo
formeranno oggetto di consultazione tra i competenti organi dei Servizi delle due Parti qualora
necessario, le Parti ricorreranno alle vie diplomatiche.
Articolo 23
Ti presente Accordo entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo al giorno della
ricezione della seconda notifica, con cui le Parti si comunicano l'avvenuto adempimento delle
procedure interne previste in materia dalle rispettive legislazioni. Il presente Accordo viene
concluso per un periodo indeterminato. Lo stesso può essere denunciato da una delle due Parti
in ogni momento previo preavviso di sei mesi. Tale denuncia non rimette in discussione i diritti e
gli obblighi delle Parli interessate ai progetti avviati nell'ambito del presente Accordo.
IN FEDE DI CHE, i rappresentanti delle due Parti, debitamente autorizzati dai rispettivi Governi,
hanno sottoscritto d presente Accordo.
FATTO a Chambéry il 03/10/1997 in due originali, nelle lingue italiana e francese, entrambi i
testi facenti egualmente fede.
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11. CURIOSITÀ
(Tempi e costi per la costituzione di una società)
11.1. Le imprese straniere sono le benvenute in Francia?
In Francia, contrariamente ad altri paesi, le regole, i diritti, i doveri, e gli aiuti pubblici sono
gli stessi sia per l’impresa sia per l’impresa straniera.
La localizzazione delle aziende straniere in Francia è libera. Gli investitori stranieri si
trovano in una situazione giuridica paragonabile alle imprese costituite da capitali francesi:
possono di conseguenza acquisire o affittare beni immobili, ricomprare delle imprese di diritto
francese oppure le loro proprie strutture giuridiche.
11.2. I costi di localizzazione sono attrattivi?
I costi di localizzazione sono fra i più bassi d’Europa e del mondo. La Francia è il terzo fra
i paesi industrializzati ove i costi di localizzazione di un impresa sono i più bassi, dietro al
Canada e Singapore, e davanti al Giappone e alla Germania. In Europa, la Francia è il numero
uno con dei costi di localizzazione più attrattivi che i suoi vicini (secondo lo studio KPMG 2006).
Questo costo è diminuito grazie agli sforzi condotti in questi ultimi anni dal governo
(semplificazione delle procedure amministrative, etc…).
11.3 E per quanto riguarda le formalità amministrative?
Sono state considerevolmente ridotte. Le imprese che desiderano localizzarsi in Francia
si rivolgono ad un unico sportello: il “centre de formalité des entreprises” (CFE), che trasmette,
per conto dell’impresa, il dossier di creazione completo alle amministrazioni competenti.
L’adempimento, per via elettronica, della totalità delle formalità di creazione di un impresa
è disponibile da diversi anni e permette un procedimento di immatricolazione che dura soltanto
qualche ora.
In concreto, il costo delle formalità amministrative di creazione è pari 76,19 € (dati al
01/01/2006) al quale si aggiunge il costo della pubblicazione nei giornali d’annunci legali (circa
220,00 €), ossia un costo amministrativo che avvicina i 300,00 €..
11.4 I tempi per l’apertura di una società?
In Francia i tempi per creare un impresa sono tra i più corti al mondo grazie alla
semplificazione delle formalità amministrative. Un milione di imprese sono nate in Francia nei
ultimi 5 anni. 130 misure sono state adottate negli ultimi 3 anni per migliorare le attività
commerciali.
Lo Stato francese si è attivato per rendere sempre più facile la localizzazione e lo
sviluppo delle imprese. Ogni anno, da tre anni, il “Conseil stratégique de l’attractivité” (consiglio
strategico per l’attrattività) riunisce una ventina di investitori stranieri attorno al governo. Queste
riunioni hanno permesso di adottare, dal 2003, più di 130 misure destinate a migliorare le
formalità amministrative, lo sportello unico, la e-amministrazione, la fiscalità alleggerita e
semplificata, gli aiuti statali rinforzati (in particolare per tutto quello che riguarda la ricerca e lo
sviluppo).
Gli investitori stranieri scelgono la Francia, che ogni anno è in testa al gruppo (con gli
Stati-Uniti, la Cina e la Gran Bretagna) degli stati nei quali i businessman del mondo investono.
Più di 600 progetti di localizzazione di imprese straniere o di estensioni di stabilimenti esistenti si
concretizzano ogni anno, permettendo la creazione di decine di migliaia di posti di lavoro.
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11.5. Perché stabilirsi in Francia?
La Francia è il paese dell’Europa occidentale che vanta i costi globali più bassi. Secondo
la guida sui costi delle imprese a scala internazionale di KPMG, la Francia è terza in termini di
attività economica, dopo Singapore e Canada. Perché scegliere la Francia? Perché i costi di
localizzazione e di occupazione per un impresa sono molto competitivi, specialmente nei campi
dell’energia, dei trasporti e del fondiario.
11.6. Il costo dell’energia
La Francia si posiziona davanti agli Stati Uniti, alla Germania, e alla pari con il Regno
Unito per quanto riguarda il costo dell’elettricità (costo/KW) e del gas, ed è prima a livello
mondiale per quanto riguarda la variabilità del prezzo dell’elettricità.
11.7. Il costo del settore immobiliare
Per quanto riguarda il settore immobiliare, la Francia dispone di buone carte da giocare
che la rendono interessante agli delle imprese alla ricerca di una localizzazione: un offerta
variegata a prezzi abbordabili ed un eccellente sistema di trasporti urbani ed extra-urbani. ParisIle-de-France è il primo parco immobiliare in Europa che supera persino Londra, con ben 49
milioni di m² di uffici.
11.8. Il costo della mano d’opera
La Francia ha un costo del lavoro abbastanza vantaggioso, sopratutto in confronto alla
Germania e al Regno Unito. Diversi dispositivi di contributi sociali alleggeriscono il costo del
lavoro per il datore stesso. Tenuto conto dell’alleggerimento sugli stipendi bassi, il costo globale
del lavoro nell’industria (settore d’attività di riferimento per i raffronti internazionali) è il più basso
dell’Europa dei 15. Esso è quasi uguale al costo del lavoro negli USA. Questi numerosi vantaggi
fanno di Parigi una capitale attrattiva. La capitale francese si classifica seconda a livello
mondiale per l’accoglienza di sedi legali d’imprese, con 27 imprese del “Fortune Global 500”,
davanti a New-York e Pechino.
11.9. Il costo della vita
Parigi si posiziona bene nella classifica mondiale del costo della vita (dati anno 2007),
meno cara di Zurigo, Tokyo, Milano, e Londra (quest’ultima risulta essere la seconda città più
cara al mondo).
Fra le imprese che si sono stabilite in Francia, si possono trovare: Microsoft (USA), Dole
(USA), Delphi corporation (USA), Motorola (USA), Steelcase (USA), The Timken company
(USA), Carrier (USA), Shiseido (Giappone), Akebono (Giappone), Ajinomoto (Giappone),
Amada (Giappone), Cascades (Canada), Smurfit Kappa (Irlanda)
Altre le hanno raggiunte più recentemente: Amore Pacific (Corea del Sud), Pilot Pen
(Giappone), Jtekt Corporation (Giappone), Yoshi Yamamoto (Giappone), Sakata seeds
(Giappone), Autobacs (Giappone), Calsonic Kansei (Giappone), Coca Cola (USA), Abbot (USA),
Monsanto (USA), IAWS (Irlanda), Impress (Olanda)
(Invest in France Agency, Paris)
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12. LINK UTILI
Lombardia point
www.lombardiapoint.it
La Rete LombardiaPoint (Punti Operativi per l'Internazionalizzazione) promuove
l'internazionalizzazione delle imprese e dei prodotti lombardi attraverso una rete di uffici per
facilitare la diffusione e l'accesso a livello territoriale dei servizi erogati dai partner istituzionali
Varesexport
www.varesexport.it
La divisione Attività Internazionali, dell'Azienda Speciale della Camera di Commercio di Varese
denominata Promovarese, assiste e supporta la competitività del sistema economico
imprenditoriale provinciale nell’affrontare preparati le sfide del mercato globale.
Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Varese
www.va.camcom.it
Portale virtuale della Camera di Commercio IAA di Varese
Assocamere estero
http://www.assocamerestero.it
Portale virtuale dell’Associazione delle Camere di Commercio italiane all’estero
Insee
www.insee.fr
Portale virtuale dell’Istituto Nazionale francese della Statistica e degli Studi Economici
Unione Europea
europa.eu
Portale virtuale dell’Unione Europea
Ambasciate italiana a Parigi
www.ambparigi.esteri.it
Sito istituzionale dell’ambasciata Italiana a Parigi
Consolato francese a Milano
www.consulfrance-milan.org
Sito istituzionale del consolato Francese a Milano
Governo Francese
www.premier-ministre.gouv.fr/fr/
Portale virtuale del governo Francese
Ministero dell’economia
www.industrie.gouv.fr
Sito istituzionale del ministero dell’economia dell’industria e dell’ impiego Francese
Dogane
www.Douane.gouv.fr
Sito istituzionale delle dogane Francesi
DPM / Ministère de l'emploi, de la cohésion sociale et du logement
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www.social.gouv.fr/htm/dossiers/dpm/index.htm
Direzione della popolazione e delle migrazioni.
Ministre de la Justice
www.justice.gouv.fr
Sito istituzionale del ministero della Giustizia Francese
Balise
www.reseau-balise.org
Balise è un dispositivo interamente pensato per far emergere le idee e i progetti che creano
attività e impieghi in Francia
ANAEM
www.anaem.social.fr
L’Agenzia Nazionale per l’Accoglienza degli Stranieri e dei Migranti è il principale operatore
pubblico incaricato dell’accoglienza in Francia dei migranti in situazione regolare, delle azioni
amministrative, sanitarie e sociali relative agli spostamenti di popolazioni straniere e a l’impiego
dei francesi all’estero.
ACSE
www.ancsec.gouv.fr
L’Agenzia Nazionale per la Coesione Sociale e l’Uguaglianza delle opportunità è uno ente
pubblico a carattere amministrativo. L’ACSE contribuisce ad azioni in favore delle persone che
riscontrano delle difficoltà nell’inserimento sociale o professionale. Interviene principalmente
nell’ambito dell’integrazione, della lotta contro le discriminazioni e della politica della città.
Partecipa anche alla lotta contro l’analfabetismo e la messa in opera del servizio civile
volontario.
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13. FONTI
Ministero del Lavoro
www.travail-solidarite.gouv.fr
Sito ufficiale del ministero del lavoro, delle relazioni sociale, della famiglia e della solidarietà.
Invest in France
www.invest-in-france.org
L’agenzia “invest in France” (IFA) è composta da 154 membri in Francia e all’estero, che
lavorano per far si che la Francia diventi la prima destinazione degli investimenti internazionali.
Pricewaterhousecoopers
www.entreprises.pwc.fr
Il ruolo principale di Pwc è l’accompagnamento degli imprenditori.
Reflexe propriété industrielle
www.reflexe-pi.fr
Sito dedicato all’informazione e all’incitazione alla proprietà intellettuale.
Istat
www.istat.it
L’Istituto Nazionale di Statistica è un ente di ricerca pubblico. Il suo compito istituzionale è
produrre e diffondere informazioni affidabili, imparziali, trasparenti, accessibili e pertinenti,
capaci di descrivere le condizioni sociali, economiche e ambientali del Paese e i cambiamenti
che avvengono in esso, con il vincolo del più rigoroso rispetto della privacy.
Wikipedia
www.wikipedia.org
Wikipedia è un enciclopedia libera on-line.
N.B. La presente guida non costituisce un parere. Essa non potrà venire utilizzata nei rapporti con terzi né potrà dar
luogo ad alcuna responsabilità in capo all'estensore e/o al sistema camerale lombardo.
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