una nuova vasca da 300 l tutta per gli utaka

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una nuova vasca da 300 l tutta per gli utaka
UNA NUOVA VASCA DA 300 L TUTTA PER GLI UTAKA
Senza voler violare la legge sulla privacy, penso sia piacevole ed interessante per molti,
approfondire e studiare un po’ assieme un layout che possa garantire un buon allevamento di
queste specie e le possibili alternative di popolazione.
Per cominciare direi che gli Utaka, sono pesci che si nutrono di plancton. Questa definizione,
non è però sufficiente perché, anche nel gruppo degli mbuna, i pesci, inseriti nel genere
Cynotilapia si nutrono di plancton che prelevano dalla colonna d’acqua.
Foto 1: Cynotilapia variante afra cobuè
A differenza degli Utaka che si nutrono di zooplancton le Cynotilapia (Foto 1) si cibano
prevalentemente di fitoplancton (diatomee e altro) e hanno attitudini comportamentali che li
legano molto al substrato e agli ambienti rocciosi.
Per quanto riguarda le definizioni che identificano gli Utaka, esistono due scuole, una,
passatemi il termine "pratica" e l'altra scientifica. I pescatori locali assegnano questo nome a
tutti i pesci che catturano nell’acqua libera lanciando con maestria le loro reti circolari mentre,
a livello scientifico, sono invece classificati come Utaka (Bertram et al 1942) tutti gli
haplochromini che come sopracitato, si cibano di zooplancton prelevato nella colonna d’acqua
e che per ingerire le loro prede protendono la bocca a formare una sorta di tubo di
aspirazione.
Nella importante lavoro di revisione e classificazione dei ciclidi del lago Malawi pubblicata nel
1989, Eccles e Trewavase assegnarono ai pesci appartenenti a questo gruppo il nome di
Copadichromis.
Tra le due definizioni, Ad Koning che a mio avviso va sempre considerato come un punto di
riferimento, non fosse altro per le numerose ore di immersione che ha fatto nel Lago, sostiene
che ha più logica seguire il sistema adottato dai nativi e quindi riunisce in questo gruppo, non
solo i Copadichromis, ma anche altri generi come i Mchenga e alcuni Nyassachromis.
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Il plancton, in natura, è presente prevalentemente dove ci sono delle correnti abbastanza forti
e quindi molte specie di Utaka, vivono in prossimità di reef sommersi, dove hanno più facilità
di trovare cibo, di proteggersi dai predatori che hanno facilmente ragione di loro nell’acqua
libera e di riprodursi.
Il fatto che il plancton, non sia presente ovunque e soprattutto non sempre disponibile
nell’arco dell’anno per forza di cose ha indotto le varie specie a occupare nicchie che se pur
sempre in prossimità di colonne d’acqua offrissero risorse alimentari alternative.
Da qui si sono quindi generate specie che vivevano in ambienti differenti e si riproducevano
con tecniche diverse. Senza voler entrare nel dettaglio, sono molteplici le strategie
riproduttive utilizzate dalle differenti specie.
Foto 2: Nido nella sabbia (Foto Marco Isidori)
Alcuni come i vari Nyassachromis costruiscono con tecniche diverse dei nidi nella sabbia (foto
2), altri dei nidi in prossimità di alcune fessure nelle rocce (Foto 3, Copadichromis virginalis),
altri ancora come molti Protomelas, difendono un territorio in prossimità delle zone rocciose.
A mio avviso la tecnica più affascinante ed anche unica nel lago, è quella di Copadichromis
Crysonotus real (Con il quale ho già intrippato l’amico ANDREA di Roma che mi sembra che li
sta cercando ovunque). Questo è l’unico ciclide del Lago Malawi che depone le uova nell’acqua
libera (Foto 5), (come fanno i Cyprichromis nel lago Tanganica).
Il maschio dominante occupa un area di circa 3-4 metri cubi e prende come riferimento per
definire il proprio territorio un grosso sasso. Corteggiamento e deposizione avvengono sopra
dai 50 cm ai 2 metri a questo riferimento nell’acqua libera.
La femmina dopo aver espulso l’uovo che è molto leggero ed affonda abbastanza lentamente
rigirandosi su se stessa lo raccoglie con la bocca mentre scende sul fondo.
Allo stesso tempo il maschio continua a corteggiarla e espellere il liquido seminale che
feconda l’uovo mentre è già in bocca alla femmina.
Il corteggiamento e la deposizione io li ho visti anche in acquario anche se ovviamente non ho
potuto creare una colonna d'acqua molto alta, i 70 cm di altezza della vasca sono stai
sufficienti.
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Foto 3: Nido di Copadichromis virginalis (Foto da web senza riferimenti sull’autore ma inserisco
ugualmente l'immagine perché la ritengo molto esplicativa)
Foto 4: una coppia di Taeniolatus namalenji
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Foto 5: Copadichromis Crysonotus real (Foto Marco Isidori)
Anche in vasca, come riferimento per delimitare il territorio nell'acqua libera è stato preso un
grosso sasso di cui allego la foto (Foto 6).
Da queste note si può ben comprendere come le possibilità in termini di layout per allestire
una vasca dedicata agli Utaka, siano davvero molteplici e comunque sempre legate alla
tipologia di pesci che si vogliono allevare.
In generale comunque una bella vasca “ intermedia”, con grossi massi e una discreta rocciata
da una parte, sabbia, poche pietre solo per delimitare eventuali territori e un discreto spazio
libero dall'altra, sono una buona soluzione che offre la possibilità di allevare diverse specie
con successo (foto 7).
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Foto 6: grosso sasso in vasca
Foto 7: esempio di vasca per Utaka
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Ora veniamo alla popolazione
I 300 litri della tua vasca, sono più che sufficienti per allevare con successo tutti gli Utaka.
Ma caro il mio Aldo, dobbiamo fare delle scelte per capire quello che ti piace di più, capire se
sei disposto ad allestire una vasca dedicata solo ad una specie oppure se vuoi tenerne altre,
se sei disposto a spendere un po’ di soldi o meno, se sei disposto a girare un po’ per trovare i
pesci magari non facilissimi da reperire o se invece preferisci cercare di creare un buon
compromesso con quello che si riesce a trovare in giro o dai vari appassionati.
Come penso tu sappia ai Copadichromis ed in particolare ai virginalis, io sto dedicando
parecchie vasche con l’intento di poterli osservare nelle loro piene colorazioni e di riprodurli.
Per tutti i Virginalis occorre un buon gruppo e soprattutto è meglio allevarli da soli.
Se hai la voglia di dedicarti a pesci molto particolari che purtroppo, non sono sempre in
colorazione, ma che quando lo sono, fanno dimenticare in un attimo tutte le volte che si è
pensato di darli via per prenderne altri più colorati...
Pesci che hanno un comportamento interessantissimo e che purtroppo in natura stanno
diventando sempre più rari..... Virginalis è la risposta.
I più ricercati nella scena acquariofila (e i miei preferiti) sono i copadichromis virginalis fire
crest Gome (Foto 8)
Purtroppo sono stati pescati solo 1 volta alla fine degli anni 80 tra i 30 ed i 60 m (pensa allora
li avevo anche comperati).
In seguito sono stati visti nel 1991 (Ad koning) e poi... non si sono più trovati e per questo
motivo, ….. si pensa potrebbero essere estinti.
Fortunatamente da quella importazione, alcuni esemplari, spediti in Nord Europa e negli Stati
Unitidi sicuro e penso anche in Giappone, sono stati riprodotti e ora si trovano anche se con
parecchia difficoltà e a peso d'oro degli esemplari riprodotti.
La cosa bella che anche da Noi in Italia ultimamente è riuscito nell’impresa anche il mio amico
Ceppi Mauro.
Detto questo io, non ti suggerirei di "cominciare" con questi anche e soprattutto perché è
possibile trovare altre specie che sono molto belle.
Un alternativa più che valida sono i Copadichromis Ilesi (Foto 9), io ho quelli che vengono da
Nkanda)
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Foto 8: copadichromis virginalis fire crest Gome
Foto 9: Copadichromis Ilesi Nkanda
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Questi sono quasi identici ai precedenti ed in commercio, si trovano ancora degli esemplari
selvatici.
Purtroppo da informazioni che mi ha rilasciato un amico (mi sembra Enrico Cattani), i
pescatori locali sostengono che in passato questi pesci si trovavano a profondità cha
andavano dai 15 ai 30 m, mentre adesso per trovarli devono pescarli a profondità superiori ai
50 m.
Le differenze rispetto al Fire crest, sono la mancanza della linea submarginale rossa sulla
dorsale, linea che in natura alla profondità in cui vivevano appariva nera.
Poiché in alcune località nei pressi di Masinje (gome rock) questi pesci vivevano in simpatria
(Koning 1991) e le femmine ..sono identiche, pare che fossero proprio queste ultime a
riconoscere i rispettivi maschi in funzione della presenza o meno della banda scura.
In natura , mentre i fire crest scavavano delle fosse in prossimità di grosse rocce a profondità
superiori a 30 m, questi si riproducevano allo stesso modo, ma a profondità più basse (15 m)
Queste differenze comportamentali e lievissime differenze morfologiche, hanno fatto si che i
fire crest, venissero inseriti nel gruppo dei "KADUNA", mentre gli "Ilesi " sono stai inseriti nel
gruppo dei KAIOSE (nome con cui a volte sono commercializzati).
Passando ad un altro bel virginalis , ma con una colorazione nera, la banda giallo oro e una
lineatura submarginale chiara che tende all'azzurro, dobbiamo spostarci a Nkanda, dove
troviamo il Copadichromis Virginalis goldcrest Nkanda (Foto 10).
Foto 10: Copadichromis Virginalis goldcrest Nkanda
Questo bellissimo pesce è reperibile in commercio sia con esemplari riprodotti, sia con
esemplari selvatici.
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Vive a profondità superiori ai 35 m, è un po’ più piccolo di taglia, si riproduce come le specie
sopra descritte, ma i nidi di maschi diversi possono essere anche molto vicini (20 -30 cm).
Vive in simpatria con gli Ilesi che però fino ad un po’ di tempo fa occupavano una nicchia a
profondità più basse intorno a 15 -20 m e facevano nidi distanti uno dall'altro di almeno un
paio di metri.
Tanto per rendere le cose un po’ più complesse, sempre dalla Tanzania, non so bene dove (e
non lo ricorda neanche Thomas Lepel a cui proprio ieri ho chiesto ragguagli in merito) è stato
pescato un altro Copadichromis nero e oro, con il corpo più corto e un po’ più alto.
Foto 11: Copadichromis virginalis gold
Personalmente l'ho comperato semplicemente come Copadichromis virginalis gold (Foto 11).
A parte gli aspetti morfologici sopra descritti, si differenzia dal precedente, pescato a Nkanda
per la presenza dell’orlatura azzurra molto sottile solo sulla pinna dorsale.
Nel Virginalis gold crest Nkanda l’orlatura sulla dorsale è più marcata ed inoltre è presente
anche agli estremi superiori ed inferiori della pinna caudale
Nel mentre non sono ancora riuscito ad avere una riproduzione dei Firecrest, tutti le altre tre
specie tenute ovviamente da sole in vasche separate, si accoppiano con regolarità e se ti
interessano dove meno, 4 esemplari dove più, una decina, di tutte e tre ho dei piccoli.
La condizione ideale per allevare questi pesci resta comunque un gruppetto con almeno 3
maschi e 4 femmine, se si aumenta di numero e meglio integrare solo con ulteriori femmine.
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Un'altra chicca sempre in ambito di Copadichromis, con cui mi sto cimentando in questo
periodo, ma purtroppo molto costosi a causa delle difficoltà di reperimento, difficoltà a
riprodursi in acquario e dell’esiguo numero di uova per covata (max una decina) è il GEERTSI
gome (Foto 12, 13 e 14).
Foto 12: Virginalis GEERTSI gome
A osservare il pesce e valutando la sua irruenza ho pensato fosse possibile allevarlo assieme a
qualche Lethriops, ma ho commesso un errore.
Il maschio infatti in una vasca da 160 litri (80 cm per) ha sempre dominato e corteggiato le
sue 4 femmine facilmete distinguibili da quelle dei virginalis per la presenza di un occello nero
al centro del corpo e per le dimensioni decisamente più robuste.
Avendo assistito all’episodio con la vertebra rotta , non ho potuto pescare il maschio di
Machrochir durante l’accoppiamento e l’unica cosa che ho potuto fare due giorni dopo, quando
sono riuscito a farmi pescare la femmina per togliere le uova era constatare che queste,sono
GRANDISSIME circa 6-7 mm e questo giustifica il basso numero di larve per covata.
Qualora volessi invece dedicarti ad un acquario con più specie, io non ho avuto problemi a
riprodurre il Copadichromis Crysonotus real (Foto 16), caratterizzato da una dimensione non
superiore a 10 cm in vasche con altri ospiti.
Sfortunatamente quando una di queste femmine è stata pronta per la deposizione, la festa
l’ha fatta un maschio di Lethrinops Machrochir (Foto 15) il cui trio viveva assieme senza mai
disturbare.
Non ricordo di preciso la popolazione, ma ricordo ci fossero delle Aulonocara baenschi maleri
(Foto 17), dei Mylochromis labidodon (Foto 18) e dei protomelas Virgatus.pombo rock (Foto
19).
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Foto 13: Copadichromis GEERTSI gome maschio
Foto 14: Copadichromis GEERTSI gome femmina
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Foto 15: Lethrinops Machrochir
Foto 16: Copadichromis Crysonotus real (Foto Leonardo Plinio Denti)
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Foto 17 : Aulonocara baenschi maleri
Foto 18: Mylochromis labidodon
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Foto 19: Protomelas Virgatus.pombo rock
Insomma era proprio una vasca mista.
Unico problema: mentre in passato era un pesce che si trovava senza grossi problemi ora è
un po’ che non lo vedo più in circolazione e mi sa che l’unica speranza sia qualche bourse AFC
o il prossimo convegno dell’associazione Belga ad Arlon il 5 Maggio.
Un pesce che io proverei a cercare è sicuramente Copadichromis Jacksoni. Io li presi da Steve
Hascbacher adulti ed erano davvero molto belli.
Sono grossi blu scuri con la vistosa fiamma bianca sulla fronte e sulla dorsale e purtroppo non
ho foto decenti.
Uno spettacolo, in acquario, stazionano sempre nella parte alta della vasca, quindi qualsiasi
abbinamento con pesci più legati al substrato, come AULONOCARA, (foto 20 Stuartgranti
Chilumba), OTOPHARYNZ (foto 21 Litobathes Zimbabwe rock) e PROTOMELAS (foto 22 tiger
makonde) non crea nessun problema.
In alternativa un'altra bella specie abbastanza grossa potrebbe essere il Copadichromis
Cyaneus (Foto 23).
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Foto 20: Aulonocara Stuartgranti Chilumba
Foto 21: OTOPHARYNZ Litobathes Zimbabwe rock
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Foto 22: PROTOMELAS tiger makonde
Foto 23: Copadichromis Cyaneus
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Le varianti geografiche sono moltissime.
Alcune come quella della foto sono meno appariscenti e presentano una colorazione azzurra
blu scuro su tutto il corpo, altre, le mie preferite presentano una bella bandatura bianca sulla
testa e sulla dorsale.
Ultima opzione tra le specie più grandi è il pesce che rappresenta una delle risorse alimentari
maggiori per la popolazione locale ed è Copadichromis quadrimaculatus.
Sempre pensando ad una vasca mista, potresti orientarti su una qualsiasi variante di
Copadichromis Borley sempre affascinanti con le loro lunghe pinne ventrali (foto 24 variante
nkanda)
Foto 24: Copadichromis Borley nkanda
Se optassi per il comune ma sempre bellissimo Kadango (foto 25), insieme potresti scegliere
una tra le bellissime forme di Copadichromis trewawase, (nella foto 26 di Stefano Livraghi la
variante originaria da msisi,)
Qualche mbuna non troppo aggressivo come la Cynotilapia Hara sp gallireya reef (Foto 27) o
Labidochromis chizumulu (Foto 28)
Infine le immancabili Aulonocara,(foto di A maisoni chitimba deep) (Foto 29).
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Foto 25: Copadichromis Borley Kadango
Foto 26: Copadichromis trewawase
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Foto 27: Cynotilapia Hara sp gallireya reef
Foto 28: Labidochromis chizumulu
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Foto 29: Aulonocara maisoni chitimba deep
Ancora una proposta con un pesce che non è molto frequente trovare, ma di cui se ti
piacciono ho una decina di piccolini e secondo me vale la pena provare a tenere: è il
Copadichromis Mloto Kiriondo (Foto 30), la foto non rende ma ha il corpo nero blu e una bella
fiamma bianca sulla testa.
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Foto 30: Copadichromis Mloto Kiriondo
In ambito similare con Copadichromis Verdujni (azureus) (foto 31) troverai varianti
completamente azzurre e altre di cui non ho foto con fasce dorsali gialle o bianche in funzione
della provenienza.
Questi pesci potresti metterli assieme a dei Protomelas taeniolatus namalenji, (Foto 32), dei
Licnochromis Acuticeps (Foto 33) e qualche predatorino non troppo focoso come
Sciaenochromis fryeri (Foto 34), oppure Otopharynx i litobates (foto 35 della variante pescata
a mumbo).
Infine ti rimangono i vari Nyassachromis, ma questi sono pesci tranquilli necessitano di
parecchia sabbia.
Pootresti quindi metterli ancora con i Crysonotus real in una vasca con solo qualche grande
masso per far fare il territorio al real, magari qualche pseudo scelto tra i lanisticola, elegans o
living stoni (Foto 36) e perché no un bel gruppo di otopharynz selenurus (Foto 37) o un
placidochromis a tuo gusto come il phenochilus mdoka della foto 38.
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Foto 31: Copadichromis Verdujni (azureus)
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Foto 32: Protomelas taeniolatus namalenji
Foto 33: Licnochromis Acuticeps
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Foto 34: Sciaenochromis fryeri
Foto 35: Otopharynx i litobates
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Foto 36: pseudothropheus lanisti cola
Foto 37: otopharynz selenurus
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Foto 38: Placidochromis phenochilus mdoka
Più scrivo e più mi vengono idee ,...ma forse è meglio se cominci a dare un occhiata a questi
suggerimenti fai dei punti fissi e poi magari rifacciamo il punto della situazione.
Solo una considerazione aggiuntiva, in qualsiasi caso a prescindere delle specie che scegli
escludendo forse quelle più legate agli ambienti rocciosi, come i Borley (nella foto 39 la
variante definita eastern) ed i Protomelas (Foto 40 taeniollatus taiwan reef), in una vasca con
una forte componente sabbiosa tutte le specie sopracitate ottimamente si adatterebbero a
convivenza con qualsiasi tipo di Lethrinops come questi bei longipinnis deep (Foto 41).
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Foto 39: Copadichromis Borley variante definita eastern
Foto 40: Protomelas taeniollatus taiwan reef
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Foto 41: Lethrinops longipinnis deep
P.s, questo post vale come un mezzo E book.
Cichlid dream
Fabio Callegari
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