Katina Petrova DURANGO pdf

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Katina Petrova DURANGO pdf
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Progetto editoriale, fotografie, grafica e impaginazione:
Katina Petrova
Consulenza per la fotografia, la post produzione e il photo-editing:
Massimo Tosello
Consulenza per la grafica e l’impaginazione:
Emanuele Bertoni
Traduzione dall’italiano:
Mary Calajoe e Maurizio Berlincioni
Stampato in Italia da:
Sayring, Pergola, 2011
Original Title:
NAKED...we may never see Durango again
Editorial project, photographs, graphics and layout:
Katina Petrova
Photo editing and post production photography consultation:
Massimo Tosello
Graphics and layout consultation:
Emanuele Bertoni
Translation from Italian:
Mary Calajoe and Maurizio Berlincioni
Printed in Italy by:
Sayring, Pergola, 2011
© Copyright 2011 by Katina Petrova
Tutti i diritti riservati
© Copyright 2011 per il Dvd allegato by Moritz Brunner
Tutti i diritti riservati
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Questo volume è dedicato ai nostri genitori che, con affetto, comprensione
e a volte con grandi sacrifici, ci hanno dato la possibilità di studiare per
seguire le nostre inclinazioni artistiche nonostante il periodo di oscurantismo
culturale che sta vivendo da tempo l’Italia, ma non solo.
This book is dedicated to our parents who, with affection, comprehension
and often through enormous sacrifices, gave us the possibility to study and
follow our artistic inclinations despite the period of cultural obscurantism
existing in Italy for some time now, but not only in Italy.
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PREFAZIONE
PREFACE
Il presente volume è frutto dell’impegno collettivo di un certo numero di studenti
dell’Accademia di Belle Arti di Urbino che, dopo essersi selezionati tra loro, ha portato a termine in modo autonomo e non senza qualche difficoltà un progetto editoriale
per certi versi originale. La prima parte è composta da una serie di immagini a volte
allegoriche che li vede spogli davanti all’obiettivo, mentre la seconda è formata da
altrettante sezioni, una per ciascuno, con un ritratto eseguito in modo convenzionale, le riproduzioni di alcuni degli ultimi lavori e un testo in cui narrano se stessi. In
sostanza è quindi una galleria di “ritratti” di giovani artisti dove per l’occasione ogni
artista ha progettato fotograficamente un’immagine il più aderente possibile al suo
percorso lavorativo attuale (quando possibile), seguendo cioè l’inclinazione, l’estro e
l’ispirazione che lo accompagnano nel presente anno accademico. La particolarità,
che qualcuno potrebbe definire come un mutamento di paradigma in questo genere
di rappresentazione (solitamente l’artista viene ripreso a fianco della sua opera o al
massimo mentre la realizza), è che egli è artefice e al tempo stesso soggetto recitante
della sua immagine, seguendo il trend di certa arte contemporanea.
Come docente di Fotografia di questa Accademia ho seguito attivamente e nelle mie
possibilità la realizzazione di ogni immagine, assumendo vari ruoli a seconda delle
esigenze (il più richiesto è stato quello dell’autista). Ciò mi ha permesso di godere spesso dell’amicizia e della stima di questi studenti, ma soprattutto di conoscere meglio
ognuno di loro. A conclusione dello shooting posso dire perciò senza tema di smentite
che ogni immagine ne restituisce fedelmente non solo l’ambito lavorativo o il soggetto
d’elezione ma anche il carattere individuale. Posso infine aggiungere che tutta l’operazione ideata da Katina Petrova ha anche avuto una ricaduta didattica e formativa,
chi ha partecipato infatti ha prestato per ovvi motivi una particolare attenzione ad
ogni aspetto, a cominciare da quello estetico (ovviamente riferito all’immagine e non
al fisico).
Ritengo di conseguenza degno di nota il risultato ottenuto vista anche l’esiguità di
tempo, risorse e mezzi a disposizione (anche se in Accademia i corsi di Fotografia sono
tra i più frequentati, non è presente un laboratorio, una sala di posa, ma nemmeno un
treppiede o una fotocamera), soprattutto considerando la produzione di molti studenti
delle Accademie, non solo italiane, che spesso impiegano in modo improprio la fotografia o la ripresa televisiva per infelici quanto insignificanti performance artistiche
(vuoi per moda, comodità, pigrizia o inettitudine; è apparentemente più facile pigiare
un pulsante di scatto che gestire con maestria un pennello o un bulino).
This book is the result of a collective commitment by a group of students from the Fine
Arts Academy of Urbino after selecting their group from among other Academy students
they independently produced, not without some difficulties, this editorial project that is
in its own way quite original. It’s made up of 23 sections, each including a conventional
portrait or rather an image of the student that is at times an allegorical representation,
naked in front of the camera lens. Then there are the reproduction of some of their latest
art works and a passage where they narrate about themselves. The volume is therefore
essentially a gallery of “portraits” of young artists where for the occasion each artist has
photographically designed an image that is as close as possible to their current working
process or rather, the inclinations, aptitudes and inspirations that they have been following in the past academic year. The particularity, that some might define as a mutation
of paradigm in this kind of representation (the artist is photographed together with their
artwork or at times while creating it), is that the artist is both artifice and performer in
and of the artwork, following a certain contemporary art trend.
As a professor of photography in the Academy I actively supervised and within my possibilities helped with the realization of the images, assuming various roles according to
the necessity (which more often than not was as their driver). This often allowed me the
pleasure of sharing the friendship and esteem of these students, but most of all the possibility of getting to know each one of them better.
At the end of the shooting sessions, I can say with no fear of contradiction that each
image reproduces faithfully not only the working environment and elected subject but,
as well, the authors individual character. I would also like to add that the entire project
realized by Katia Petrova also had a didactic and formative influence. In fact those who
participated fully understood the necessary steps needed in passing from an idea to its
realization as well as the attention that must be given to every detail and each aspect,
beginning with the esthetics (obviously referring to the image and not the physical aspect
of the body).
As a consequence, I also believe it is worthy to note the results obtained given the limited time, resources and means that were at our disposal (even though the photography
courses are among the most popular in the Academy, we do not have a photo lab or photo
shoot studio but not even a photo camera or tripod for students use) and above all, considering the level of production of the large number of Academy students that often use
photography and filming in an inappropriate way (may it be for a fad, convenience, laziness or ineptness; it seems to be easier to press a shutter button than to manage a paint
brush or burin with skill) producing artistic performances that are disappointing as much
as they are insignificant.
Massimo Tosello
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Massimo Tosello
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INTRODUCTION
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Peperoncini rossi nel sole cocente
polvere sul viso e sul cappello
io e Maddalena all'occidente
abbiamo aperto i nostri occhi oltre il cancello
Ho dato la chitarra al figlio del fornaio
per una pizza ed un fucile
la ricomprerò lungo il sentiero
e suonerò per Maddalena all'imbrunire
Hot chili peppers under a blistering sun
dust on a face and on my hat
Magdalena and I to the west
we opened our eyes beyond the fence
I gave my guitar to the baker’s son
for a pizza and a shotgun
I’ll buy another along the road
and I’ll play for Magdalena while the sun sets
Nun chiagne Maddalena
Dio ci guarderà
e presto arriveremo a Durango
Strigneme Maddalena
sto deserto finirà
e tu potrai ballare o' fandango
Don’t cry Magdalena
god will watch over us
soon we will be in Durango
hold me Magdalena
this desert will end
and you can dance the Fandango
Dopo i templi aztechi e le rovine
le prime stelle sul Rio Gramde
di notte sogno il campanile
e il collo di Ramon pieno di sangue
Sono stato proprio io all'osteria
a premere le dita sul grilletto
vieni, mia Maddalena voliamo via
il cane abbaia e quel che è fatto è fatto
After the Aztec temples and the ruins
the first stars on the Rio Grande
in the night I dream of the bell tower
and Ramons bloody neck
it was me in the tavern
that pulled the trigger
come, my Maddelena let’s fly away
the dog barks and what’s done is done
Nun chiagne Maddalena ...
Don’t cry Maddalena…
Alla corrida con tequila ghiacciata
vedremo il toreador toccare il cielo
all'ombra della tribuna antica
dove Villa applaudiva il rodeo
Il frate pregherà per il perdono
ci accoglierà nella missione
avrò stivali nuovi un orecchino d'oro
e sotto il velo tu farai la comunione
La strada è lunga ma ne vedo la fine
arriveremo per il ballo
e Dio ci apparirà sulle colline
coi suoi occhi smeraldini di ramarro
At the corrida with iced tequilas
we’ll watch the toreador touch the sky
in the shadow of the ancient grandstand
where Villa applauded the rodeo
The padre will pray for forgiveness
he will take us in the mission
I’ll have new boots and a golden earring
and under your veil you’ll receive communion
the road is long but I can see it’s end
will arrive for the dance
God will appear for us on the hills
with is lizard green eyes
Nun chiagne Maddalena ...
Don’t cry Maddalena…
Che cos'è il colpo che ho sentito
ho nella schiena un dolore caldo
siediti qui trattieni il fiato
forse non sono stato troppo scaltro
Svelta Maddalena prendi il mio fucile
guarda dov'è partito il lampo
miralo bene cerca di colpire
potremmo non vedere più Durango
What is that bang that I heard
I have a sharp pain in my back
sit here and hold your breath
maybe I wasn’t clever enough
Quick Maddalena get my shotgun
See where the shot came from
aim well and try to shoot him
we may never see Durango again
Nun chiagne Maddalena ...
Don’t cry Maddalena…
Avventura a Durango by Fabrizio di Andrè, adaptation of Romance in Durango by Bob Dylan
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Il sottotitolo di questo lavoro di gruppo e la presenza iniziale del testo della canzone
“Avventura a Durango” di Fabrizio de André non sono casuali. È stato deciso di adottarli come metafora della situazione vissuta dagli studenti della nostra generazione ed
in particolare da quelli come noi che operano in ambito artistico e che di conseguenza
hanno ancora meno possibilità di raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati, di
realizzare i loro sogni.
Ci sembra di essere in cammino attraverso un deserto emozionale e culturale e sentiamo nella schiena un dolore caldo… Il motivo è lo stesso di ogni epoca e luogo, la
cultura sotto ogni sua forma è pericolosa e destabilizzante. Ciò è ancora più evidente
quando la classe politica al potere è particolarmente corrotta e attenta solo ad accumulare denaro a fini strettamente personali.
Noi ci sentiamo diversi, s’intende in modo positivo, dalle varie classi politiche (indipendentemente dalle differenti connotazioni ufficiali, perseguono quasi sempre gli
stessi fini). Non ci riconosciamo nelle loro posizioni di arroganza, prepotenza, avidità,
egoismo, xenofobia, inettitudine, ristrettezza mentale, maschilismo, ignoranza e tutto
ciò che di peggio può venire in mente a chi sta leggendo questo testo. Restringendo il
campo all’Italia non ci riconosciamo più nemmeno nelle istituzioni scolastiche da loro
massacrate, in quei docenti che pensano che il loro compito sia al massimo registrare
la presenza degli studenti a lezioni dai contenuti inesistenti e in quei direttori didattici
compiacenti che tutto fanno tranne che mantenere fede al loro compito istituzionale,
appunto dirigere e controllare la qualità della didattica.
Nonostante ciò, anche se forse “non potremmo vedere più Durango”, continuiamo per la nostra strada convinti, forse in modo un po’ presuntuoso, della validità del
nostro lavoro e delle nostre capacità. Questo è il frutto di un’operazione da noi tutti
condivisa che prende in considerazione la rappresentazione allegorica dell’ambito lavorativo e dei soggetti da cui ognuno di noi è singolarmente attratto, l’essere nudi alla
meta (tutti o quasi siamo prossimi al compimento del percorso formativo), l’importanza della diversità che ci contraddistingue e che ci rende unici anche fisicamente,
la riconsiderazione della funzione estetica che per noi continua ad avere un valore (al
contrario di ciò che pensano e scrivono molti critici, galleristi e storici dell’arte).
Questo lavoro può essere considerato da chi lo osserva come un’operazione artistica o culturale (presuntuoso), una richiesta d’aiuto (supplichevole), un grido di dignità (liberatorio), una provocazione (contestatore) ed altro ancora. Ognuno è libero di
pensarne ciò che vuole. Per noi è stato solo un modo di divertirci facendo le cose che
amiamo, restando il più seri e concreti possibile. Non vorremmo passare comunque
come dei volgari esibizionisti. Spogliarsi davanti ad una fotocamera non è facile, se
pensate il contrario provate voi a spogliarvi davanti ai vostri colleghi nel posto di lavoro. Ci vuole coraggio soprattutto se il proprio corpo non segue i canoni di bellezza
attualmente imposti dai sistemi di comunicazione di massa che puntano all’omologazione tramite la chirurgia estetica, il silicone, il lifting, il trapianto dei capelli. Noi
ancora una volta pensiamo che la diversità sia fondamentale e fonte di bellezza e di
conseguenza ci comportiamo.
Come da prassi adesso è richiesta una frase di commiato tipo “Buona visione” (scontato), “Peace and Love” (anni ’70), “La rivoluzione passa sempre attraverso la canna di
un fucile” (maoista) o “Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza” (rivoluzionario). Scegliete o pensate voi quella che preferite, noi ci siamo rotti.
The subtitle of this group project and the lyrics of “Adventure at Durango” by Fabrizio
de Andrè opening the beginning of the text are not there casually. It was decided to adopt
them as a metaphor of situations that students of our generation have to face and in particular those of us who work in the arts which as a consequence allows for even less chance
for achieving the objectives set for themselves in order to realize their dreams.
It seems as though we are walking across an emotional and cultural desert and we feel
a sharp pain in our back… the reasons are the same in every time and place when culture under any form is considered dangerous and destabilizing. This becomes even more
evident when the political ruling class is corrupt, whose only interest is in accumulating
money for their personal benefit.
We believe we are different, in a positive way, from the various political classes (regardless of the different official connotations they are almost always pursuing the same ends).
We cannot identify with their attitudes that are arrogant, bullying, greedy, selfish, xenophobic, narrow-mindeded, chauvinistic, ignorant and all things worse that can come
to minds of those reading this text. Narrowing the field to Italy we can no longer identify
ourselves in the educational institutions that have been destroyed by this political system,
for those professors who think that their main responsibility is to register the students
presence for nonexistent lessons and in those complacent academic directors that do all
but keep faith to their institutional responsibilities which is precisely to supervise and
check the quality of teaching.
Nevertheless, even if “we were never to see Durango again”, we will keep on going
convinced, maybe a bit presumptuously, of the validity of our work and capabilities. This
is the fruit of a shared endeavor by all of us that takes into consideration the allegorical
representations of the work surroundings and the subjects that each one of us is particularly attracted to, to be half naked (all or almost all of us are near to completing their academic education), the importance of our individual differences that make us unique even
physically, the reconsideration of esthetic function which for us continues to have a value
(contrary to what many art critics, art dealers and art historians think and write about).
This work can be ad considered, by those who observe it, as a artistic and cultural work
(presumptuous), a cry for help (imploring), a cry of dignity (liberating), a provocation
(contesting) and much more. Everyone is free to think whatever they please. For us it is
just a way of having fun doing what we love to do, while being as serious and concrete as
possible. However, we don’t want to pass for vulgar exhibitionists. Stripping in front of a
camera is not easy, if you think the opposite try undressing in front of your colleagues at
work. It takes courage especially if your body does not follow the typical cannons of beauty imposed by the mass media that aims at homologation through plastic surgery,silicone
implants and hair transplants. We still think that diversity is fundamental source of
beauty and in consequence we behave.
Now, as expected a closing phrase is needed like “Enjoy the show” (predictable), “Peace
and Love” (70’s), “The a revolution comes from the barrel of a gun” (Maoist) or “One
must be strong without ever losing his/her sense of kindness” (a revolutionary). You can
choose or think what you prefer, we’re fed up.
Edited by Massimo Tosello on behalf of:
Alì, Anila, Anna, Elisa, Elvis, Francesco, “Gabo”, Gianluigi, Giulia, Kane, Katina, Lin,
Marina, Moritz, Nazzarena, Ottavio, Pio, “Robbi”, Renato, “Rupi”, Shio, “Toki”,
Valeriana, “Zanchi”
Redatto da Massimo Tosello per conto di:
Alì, Anila, Anna, Elisa, Elvis, Francesco, “Gabo”, Gianluigi, Giulia, Kane, Katina, Lin,
Marina, Moritz, Nazzarena, Ottavio, Pio, “Robbi”, Renato, “Rupi”, Sio, “Toki”,
Valeriana, “Zanchi”
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SECTION 1
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K 0804914
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From the outside
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Matricola n. 3882
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La donna vitruviana
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1492
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Catch me if you can
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Punti di accumulazione
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Il pasto nuda
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Fuck you!
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Upwelling
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I non luoghi dell’attesa
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Arianna e il Minotauro
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Natura è bello
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Nel legno
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Il sogno dell’impiegato
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Beatificazioni
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In rete
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Pay attention!
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La Santa Muerte
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Contemplazione
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Calibro 9
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Celluloide
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Buchi nel presente
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SECTION 2
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Alireza Nejad,
23.08.1977, Teheran, Iran
Laurea in Grafica all’Università di Teheran,
diploma e specializzazione in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino.
Per me l’arte è un rifugio. Da piccolo
ho avuto modo di studiare l’arte, almeno
visivamente, nella biblioteca di mio zio.
Poi mi sono diplomato presso la Facoltà
di Grafica e Pubblicità all’Università di
Teheran. In Italia, ho continuato il mio
percorso in ambito tridimensionale, lavorando con la scultura. In senso stretto non
ho avuto maestri, ma ho un ricordo molto
intenso di un venditore del mercato antiquario del venerdì che mi ha passato la sua
profonda conoscenza vissuta della musica.
È difficile per me dire quali sono gli artisti a cui faccio riferimento. Probabilmente
quelli che mi ispirano di più sono proprio
quelli che conosco di meno o non conosco
per nulla.
Non posso dire di voler comunicare
qualche cosa, più che altro cerco di portare l’attenzione delle persone sulle cose
che non osservano, che passano davanti
ai loro occhi senza lasciare traccia. A me
piace molto guardare, osservare, studiare
con gli occhi…
Per me un’opera d’arte è una traccia
dell’anima, è come l’impronta di un corpo
che non esiste più. Anche se può suonare
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strano tento di non cercare i miei soggetti.
Mi piacerebbe, almeno a livello di pensiero, credere che siano i soggetti a cercare
me e non il contrario. Non vorrei scegliere
ma essere scelto e quindi restare in attesa.
La casualità ha fatto parte anche del mio
lavoro, ma ora è sempre meno presente.
Molto spesso si dice che le opere di un’artista parlano di quell’artista, ma questo
non penso sia sempre vero, le opere parlano di sé stesse.
Il colore, la materia, lo spazio… sono
tutti elementi visivi da impiegare in modo
essenziale, devono convivere insieme in
modo discreto.
Tra i miei desideri ora covo quello di
lavorare con le immagini in movimento,
insomma produrre un video. Cambiare
radicalmente il mezzo è una sfida importante, significa mettersi in gioco nuovamente abbandonando tutto quello che hai
imparato fino a quel momento o quasi.
Per quanto abbia studiato e mi sia diplomato anche in Italia, di questo paese mi
è rimasto impresso soprattutto il lavoro
nel reparto di imballaggio di una fabbrica: “…ricordati sempre di non mandare
l’ultima scatola sul nastro trasportatore”.
Ciò nonostante sono proprio queste cose
che hanno dato nuove direzioni alla mia
ricerca.
In ogni situazione, in ogni lavoro devi
accettare dei compromessi su qualche
cosa. Il mio è stato sul permesso di soggiorno. Vista la mia provenienza, posso
dire di aver vissuto due culture molto differenti tra loro e di conseguenza ho imparato che non esiste un unico modo di
esprimersi.
Parlare di figurativo o di astratto come
uniche scelte possibili non ha senso. Per
quanto riguarda la difficoltà di fare l’artista oggi, penso che la risposta possa essere
la stessa che avrebbe potuto dare un artista del passato.
Oggi molti personaggi famosi dell’arte
si limitano all’idea, al progetto, per poi
farla realizzare a bravi artigiani. Questi
alla fine si comportano come degli interpreti, rendono più preciso il messaggio ma
allo stesso tempo ne uccidono la poesia.
Il fatto che la vita delle persone, che il
mondo, appaia sempre più arido non significa che di conseguenza anche l’arte sia
sempre più arida. L’aridità non porta per
forza a un “non spazio”, ma caso mai ad
un “altro spazio”. Si tratta di individuare
come relazionarsi a questa dimensione e
in questo senso le nuove tecnologie sono
molto interessanti perché consentono di
rendere l’arte sempre più interattiva, l’oggetto artistico può reagire in modo diverso a seconda delle reazioni di chi lo osserva, di chi lo indaga.
In futuro vorrei tanto vivere senza un
progetto che possa condizionare i miei sogni. Mi piacerebbe sognare liberamente,
senza confini.
Partecipando a questo lavoro collettivo
mi sono chiesto quale significato possa essere attribuito al “nudo” e ho pensato che
il “nudo” è semplicemente una sorta di
confine trasparente.
Graduated in Graphic Arts at the University
of Teheran. Post Graduate Specialization
in Sculpture from Urbino Academy of Fine
Arts.
Art for me is a shelter. When I was young
I had a chance to get familiar with art, at
least visually, as I would often spend time
in my uncle’s library. Then I got my diploma
in Graphic Arts and Advertising at the University of Tehran. Once in Italy I continued
to study art but working with sculpture.
Strictly speaking I didn’t really have a “maestro”, but I have a very vivid memory of an
antiques merchant that I would visit every
Friday who passed on to me his profound
knowledge of music.
It’s hard for me to explain which are the
artist whom I would consider my reference
point. Probably those who inspire me the
most are those whose work I know less about
or not know at all!
I don’t know if I could say that I have
something to communicate, more likely I
try to make people of the aware of the things
that they usually do not observe, things that
might very easily pass in front of their eyes
without leaving a trace. I really like to look
around me, observe, explore with my eyes…
For me a work of art is the vestige of a soul,
like the imprint of a body that no longer exists. As strange as it might sound, I never
really look out for my subjects, I’d like to
believe that the subjects I get involved with
are those who come to me unexpectedly: I’d
rather wait and be chosen instead of choosing myself!
Random occurrences have been part of
my working process, but lately this is happening less and less. It’s often said that your
art work speaks for you, but a don’t believe
this is always true, often times art works
only talk about themselves.
Color, materials and physical spaces, are
all visual elements to be used with parsimony, they must exist together in a discrete
manner.
Lately I’ve been entertaining the idea
of working with motion, in short, I would
like to produce a video. Looking for different tools is an important challenge, it means
you need to start again from scratch, forget
all you’ve learned so far and move on. Even
though I studied and graduated in Italy as
well, an experience that is deeply embedded
in my mind is a rule I learned in the packaging sector of a factory: “never forget not
to load the last box on the conveyor belt!”.
Nevertheless it’s just this kind of thing that
gave new impulse and directions to my artistic research.
In each situation and in every job you
must be willing to reach a compromise on
one thing or another. In my case it was the
“visa” problem: considering my country of
origin, I had to live suspended between two
completely different cultures and I soon
learned that there doesn’t exist just one way
of expressing oneself.
To talk about figurative and abstract art
as the only possible choices doesn’t make
any sense. As far as the difficulties of being
an artist today, I believe the answer is very
much the same as it would have been for an
artist in the past.
Today many famous artists limit themselves to an idea or project, leaving the realization of the work to skilled craftsman. In
the end these people “interpreted” the idea,
translate the project into a physical object
but at the same time often kill its poetic aura.
The fact that peoples’ lives, that the world
seems ever more arid does not mean that,
as a consequence, art must therefore be as
barren. Aridity does not necessarily lead to
a non-space, but rather, a “different space”.
We have to get used to these differences and
learn how to handle them. New technologies
come in handy at this point: they help art to
become more and more interactive and art
works relate to people in different ways, according to their different ways of viewing it.
In the future I would really like to live without a project that conditions my dreams, to
be able to dream freely without limits.
When I decided to participate in this project I asked myself what meaning could be
attributed to “naked” and I came up with
the idea that to me it’s just some kind of a
transparent boundary.
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Non si parla in aula, 2008
Legno, ferro, allumino
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Blue lines, 2009
fotografia, dimensioni variabili
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Anila Shapalaku,
10.02.1969, Durazzo, Albania
Laurea in Pittura Monumentale presso
l’Accademia di Belle Arti di Tirana,
specializzazione in Grafica presso
l’Accademia di Belle Arti di Urbino.
L’arte fa la mia vita molto interessante e la
riempie di emozioni sia quando lavoro ma
anche nei tanti, tanti incontri.
Ce stato un periodo, appena arrivata in
Italia, che non ho potuto sviluppare i miei
progetti e ho fatto altro per motivi che lascio immaginare, ma tutte queste situazioni sono state come concime per la mia arte
che gira tutta intorno all’uomo.
Gli uomini e le donne che invadono i
miei lavori sono quasi sempre difficili da
collocare in un tempo perche privi di sfondo e questa cosa a me interessa. Voglio che
sia l’osservatore comunque a trovare con la
sua immaginazione la dimensione giusta
per i miei personaggi che dipingo o disegno
sempre come dei veri autoritratti, o meglio
in ogni figura mi vedo io, sono sempre io,
anche se do l’illusione che si tratti di qualcun altro. Sono affascinata ed ossessionata dai corpi e adoro il trucco del dipingere. Adoro dipingere e quando lavoro sono
spietata con il mio corpo, con i miei occhi.
Sono indisciplinata per natura ma quando lavoro mai. Non credo nelle improvvisazioni, dietro ai miei progetti c’è un enorme
lavoro anche se nelle mie opere non cerco
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assolutamente di comunicare qualcosa per
forza. Se portano a una riflessione o uno li
trova esteticamente belli per me va bene lo
steso purché emozionino, credo fortemente
che l’arte sia un intreccio di etica ed estetica.
L’ispirazione è un po’ misteriosa e si nasconde. A volte penso che mi arrivi da un
momento, un ricordo, una particolare situazione, ma dopo capisco che invece ha
forse origine proprio da una direzione opposta e la cosa mi diverte molto.
I maestri del passato che amo e a cui
sono legata sono tanti, ma devo molto anche agli incontri recenti che hanno dato un
input importante, una dimensione nuova,
al mio lavoro. Dovendone per forza nominare uno, scelgo Egon Schiele. Pensando
all’arte contemporanea non è importante
se un’opera è un quadro, un video o una
fotografia, mi colpiscono e interesano i
lavori e gli artisti con un sguardo nuovo e
soprattutto vero sul mondo. Dico vero, non
sincero. Provo molta curiosità per il video
e per i miei progetti futuri vorrei lavorare in questa direzione. Aggiungo che nei
miei interessi anche la letteratura è molto,
molto importante come anche gli animali, non può essere diversamente vivendo da
diciotto lungi anni con un cane, no meglio
con un barboncino. Quello che proprio non
sopporto è la superbia che degenera in arroganza; mi da molto fastidio anche l’indifferenza.
Mi descrivo come una persona forte e
con un grande senso di autoironia, sono
giocosa e diretta, vado fiera per non avere
mai smesso di credere nella pittura figurativa.
Un pensiero ricorrente è quello espresso
da Antoine de Sant - Exupèry ‘’Esiste solo
un vero lusso ed è quello dei rapporti umani’’.
Diploma in Decorative Monumental Painting from the Fine Arts Academy in Tirana,
Albania. Post Graduate Specialization in
Graphic Arts from Urbino Academy of fine
Arts.
Art makes my life interesting and fills me
with emotions when I’m working but also
because of the many, many people I meet.
There was a moment, just after I arrived
in Italy, that I wasn’t able to follow my plans
as an artist and did other things for reasons
I’ll leave to imagination, but every situation
was like a fertilizer for my art which revolves
around people.
The men and the women that appear
in my works are almost always difficult to
place in a specific time because there is no
background and that’s what interests me.
What I want is for the observer to find their
own dimension, using their imagination,
for my figures. When I paint or draw it’s almost always a self-portrait, or better still in
each form I see myself, it’s always me, even
if I try to give the illusion that it has to do
with someone else. I’m obsessed with human
bodies and adore the art of painting. I love
painting and in my works I’m ruthless with
my body, with my eyes. I’m undisciplined by
nature but never when I’m working. I don’t
believe in improvisation, behind my works
there is an enormous amount of hard work
even though I absolutely do not necessarily
attempt to communicate something. If they
are cause for reflection or if someone finds
them esthetically attractive both are fine
with me as long as they bring out some kind
of emotion. I strongly believe that art is an
intertwinement of ethics and aesthetics.
My inspiration is a bit of a hidden mystery. Sometimes I think that it comes to me
in a particular moment, memory or situation, but later I realize that maybe its origins are completely the opposite of what I
thought and that’s something that I get a
kick out of.
The artists from the past that I love and
in which I’m very much connected to are
many, but I must say that much credit must
go to my recent encounters that have given
an important input and new dimension to
my work. If I must mention one artist name
from the past I choose Egon Schiele.
When I think of contemporary art it
doesn’t matter whether it’s a painting, a
video or a photograph, I’m effected and
interested in the works of artists with an
innovative eye that is above all true to the
world. I say true, not sincere. I’m very curious about video art and I would like to work
in that direction in the future. I must add
that among my interests literature is very,
very important as are animals, which could
hardly be different seeing that I have been
living 18 long years with my dog, or rather
my poodle. Something that I cannot tolerate is when self-importance degenerates into
arrogance; indifference is another thing that
really bothers me.
I would describe myself as a person with a
strong personality and have a great sense of
self irony; I’m playful and direct, I’m proud
of the fact that I have never stopped believing in figurative painting.
A reoccurring thought that often comes
to me was expressed by Antione de Sant –
Exupèry: “There is only one true luxury and
that is the luxury of human relationships”.
69
The Conversation Languished, 2010
dittico, disegno a penna, 30x42 cm
70
71
Anna Benedini,
10.05.1984, Vicenza, Italia
Diploma al Liceo Artistico, diploma in
Pittura, specializzazione in Grafica d'Arte
all’Accademia di Belle arti di Urbino.
L’arte è un dovere morale, la possibilità di
elevarsi rispetto all'appiattimento culturale
dilagante.
Forse proprio perché la mia formazione
è stata di tipo umanistico, ora sono incuriosita spesso dai metodi “scientifici” e dalle loro possibili applicazioni nell'arte. Per
questo prediligo Leonardo da Vinci. Poi
spaziando altrove trovo molto interessanti
Fabio Mauri e Christian Boltanski, il primo per la capacità di spaziare tra i vari linguaggi espressivi e il secondo per questioni
di carattere etico, per il rispetto che ha per
la dignità umana e per la delicatezza con
cui tratta temi forti e dolorosi.
Le immagini che realizzo non sono piacevoli, sono pensate per spingere l'osservatore ad interrogarsi sulla propria percezione dell'altro, in particolare sulla percezione
che ci viene proposta-imposta dai media e
dalla società. Il più delle volte prendo ispirazione dalle foto segnaletiche, a volte sono
così comunicative da non richiedere alcun
intervento. La foto segnaletica fa percepire
i soggetti ritratti come colpevoli, vittime,
buoni, cattivi. È il mio punto di partenza,
la casualità è decisiva solo in fase di sele-
72
zione ma scompare nella fase successiva, in
quella finale della realizzazione materiale.
Come ovvio i miei lavori raccontano di
sconosciuti, non sono assolutamente autoreferenziali. I materiali e la tecnica che
uso devono essere omogenei al contenuto
e quindi non mi pongo dei limiti in questo
senso, dipende tutto dal soggetto di partenza.
Per ora mi sono mossa impiegando tecniche convenzionali, ma in futuro vorrei
sfruttare la tecnologia digitale e la computer graphic, che credo potranno migliorare
qualitativamente il mio lavoro.
Nella fase creativa scendere a compromessi per me è come perdere il controllo totale del proprio operato. Pur essendo legata
ad un percorso figurativo non mi sento di
sostenere totalmente e unicamente questo
genere, che troppo spesso diventa solamente virtuosismo tecnico. Mi interessa molto
anche l’astrattismo purché sostenuto dalla
ricerca teorica e tecnica.
Ciò detto credo che siano rari i casi in cui
la ricerca contemporanea produca risultati di valore in entrambi i campi.In Italia
non è il ricco passato artistico ad impedir-
ci di diventare buoni artisti, ma la sua non
comprensione in un’ottica attuale, il vederlo come un peso noioso invece che come
trampolino di lancio.
Non c’è nulla di male se un’artista si affida a degli abili artigiani, la cosa importante
sono le idee e non deve essere l’incapacità
tecnica ad impedirne la realizzazione.
Potenzialmente l’epoca odierna è una
delle migliori per aprire nuove strade, non
solo in campo artistico, ma più in generale
nel pensiero umano. Le innovazioni tecnologiche nel campo della comunicazione
hanno creato innumerevoli possibilità ancora tutte da scoprire, solo che sono così
recenti da farci trovare ancora impreparati
per un loro utilizzo veramente rivoluzionario. Inoltre le mode passeggere, la superficialità incosciente e l’insicurezza del mercato dell’arte sono pericoli sempre presenti
per un giovane artista.
Non credo nella totale aridità del mondo
attuale, sono incredibilmente affascinata
dalla varietà e dalla molteplicità delle nuove culture, giovanili e non, che oggi ci offre
il panorama. La ricerca d’identità dell’adolescente che si crea un mondo a sua imma-
gine... potrebbe essere più di un’illusione o
forse solo la mia prossima ricerca.
In questa occasione ho voluto prendere
una volta tanto il posto dei miei soggetti
nelle foto segnaletiche, per immedesimarmi in loro.
Diploma from the High School of Artistic
Studies, Diploma in Painting from Urbino
Academy of Fine Arts. Post Graduate Specialization in Graphic Arts from Urbino
Academy of fine Arts.
Art is a moral duty, it gives you a chance
to grow and emerge from the ever increasing
cultural swamp.
Due to my original humanistic background I’m now very interested in the “scientific methods” and their possible applications in art. That’s why I love Leonardo da
Vinci. Looking around me, I would have to
say that I find Fabio Mauri and Christian
Boltansky extremely intriguing, the first
because of his capacity to navigate though
many different expressive languages, the
other because of his ethic concerns and his
deep respect for human dignity and his sensitivity towards harsh issues.
My images are not meant to be pleasant,
they’re supposed to stimulate the observer
to question their relationship with others
in respect to the models proposed by society
and mass media. Quite often I get inspired
by mug shots because I find them so self evi-
dent that they don’t need any further manipulation. Mug shots present people as the
criminal, the victim, guilty or innocent. This
is my starting point, random coincidence is
decisive only at the beginning of my working
process, it then disappears at the next phase,
when it comes to the final material assembling. Obviously my work deals with other
peoples experiences and is absolutely not
in reference to myself. Materials and techniques should be consistent with the content
of my work, therefore I don’t see limits in
that sense, it all depends on the initial subject matter.
So far I utilized conventional techniques
but in the future I would like to use digital
technology and computer graphics, which I
believe, would certainly enhance the quality
of my work.
For me compromising at the creative
phase of my work is like losing total control
of my creation. Even though I’m more of a
figurative artist, I don’t feel that I could possibly say that this is the only way to work,
which often becomes an exhibition of a “virtuoso” technique. I’m also very interested in
abstract art when supported by theoretical
and technological research.
Unfortunately I believe that so far this
kind of contemporary and parallel research
seems to have produced little results so far
in Italy. I don’t think that it’s our extraordinary artistic past glory that is preventing
our generation from becoming good artists,
I’d rather believe it’s a matter of not understanding in contemporary terms, seeing our
art history as a heavy and boring burden
rather than a starting point.
There’s nothing wrong for an artist to
work with skilled craftsman in order to produce good artworks: the important part of
the creative process is the original idea and
it shouldn’t be jeopardize by technical inabilities.
Ours is potentially one of the best times
for offering new possibilities not only for an
artist but also in general all human thought.
Technological innovations in the field of
communication created a great number of
possible choices and we are still not fully unaware of their global revolutionary impact.
Momentary trends, irresponsible superficiality and the uncertainty of the art market
are always the worst enemies for a young
artist.
I don’t believe that our present world is
totally “arid” and I’m very fascinated by
different and various cultures, both in the
younger and older generations, that we
encounter in our everyday experience. The
search for identity of the adolescent, creating a world of their own imagination, might
be more than an illusion, it might be the
next part of my research.
This time I decided to exchange places
with my mug shot subjects attempting to
identify myself with them.
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Composite Portrait/3, 2010
puntasecca, foglio 25x35 cm, lastra 145x195 mm
74
75
Elisa Grezzani,
28.09.1986, Bressanone, Italia
Diploma al Liceo Classico, triennio di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di
Urbino.
L’arte rappresenta tutte le cose belle, fatte
con amore e con passione e i più grandi capolavori sono quelli della natura, lei è la più
grande maestra.
Molto mi hanno insegnato, la famiglia,
gli amici, alcuni docenti. Mi ha sempre
interessato l’arte mesopotamica e islamica
(anche se forse quella bizantina e quella
medievale mi hanno dato più ispirazione),
l’espressionismo tedesco per la forza dei i
colori e delle forme e il romanticismo per
i contenuti. Insomma di tutto un po’. Entrando più nel dettaglio, ammiro l’elegante sfrontatezza di Marina Abramovich e il
coraggio nell’esporre la propria intimità di
Louise Bourgeois.
La prima fonte d’ispirazione è la mia vita,
o meglio il sottobosco, il segreto che la riveste o che custodisce. All’osservatore vorrei
comunicare le sensazioni che già conosce,
quelle primordiali. I temi che affronto sono
sempre gli stessi, l’origine, la circolarità, il
nido, la casa, anche se non penso di avere
un soggetto preferito.
Mi servo più che altro di simboli che mi
aiutano a comunicare, a unire. Il mio è più
un ruolo di tramite che di artefice, perciò
76
non voglio parlare di volontà o casualità.
Il colore, la materia, lo spazio sono elementi molto rilevanti, perché ognuno di
loro parla da sé. La mia scelta di farne parlare uno piuttosto che un altro parla di me.
Lo spazio è l’elemento che finora non ho
ancora approfondito abbastanza ma che mi
affascina sempre di più. Mi piacerebbe fare
delle performances. Mi piacerebbe unire
diverse forme d’espressione come la musica, la danza. Il disegno però sarà sempre la
base, rappresenta il mio diario.
Se l’artista è fortunato e intelligente penso che non sia costretto a rinunciare a nulla.
Posso dire che in generale mi sento più
attratta dall’arte astratta, forse per una
questione di libertà. Penso che questo sia
un dibattito già superato da tempo e comunque non mi pongo il problema.
Fatico a pensare che un ricco passato
artistico possa in qualche modo rendere
difficile l’essere artisti nel presente, semmai è il contrario. Penso che sia il presente,
culturalmente e ideologicamente sempre
più povero e ignorante, a rendere difficile
la vita di qualsiasi persona che abbia la ne-
cessità di esprimere qualcosa di vero e di
profondo.
Se gli artigiani aiutano l’artista ad esprimere qualcosa di importante, ben venga.
Dopotutto è stato così anche in passato con
i grandi maestri. In ogni caso si potrebbe
fare un discorso sulla retribuzione di questi
artigiani…
L’arte è sempre esistita e sempre esisterà.
Cambierà di significato, ma non scomparirà mai per il semplice fatto che è qualcosa
che sta al di là dell’essere umano.
La mia maggiore paura è quella di trovare qualcosa di meglio da fare che l’artista.
Sono un essere sociale e quindi mi piace
condividere le esperienze, soprattutto se
positive. I miei sogni sono spesso delle visioni, i miei progetti invece assomigliano
più a un formaggino con la data di scadenza.
Diploma from Classic Studies High School,
Degree in Painting from Urbino Academy of
Fine Arts.
Art represents all beautiful things created
by love and passion; the most important
masterpieces can be found in the natural
world, nature is the greatest master of all!
I learned a lot from my family, my friends
and some teachers. I’ve always been interested in Mesopotamic and Islamic Art, even
though Bizantine and Medioeval Art probably have had a greater influence in my creative process. German Expressionism is important to me for the power of its colors and
Romanticism for its contents. A little bit of
everything. Getting down to the details, I’m
very attracted by Marina Abramovich’s elegant forwardness and the courage of Louise
Bourgeois in exhibiting her intimacy in her
works.The most important inspiration for
my work is my life, or rather, what lies beneath the surface, the secrets that surround
and protect it. To the viewer I would always
like to communicate sensations that I’m
sure they are already familiar with, those of
a primordial kind. My themes are always
the same: Origins, circular forms, nests and
home, even though I don’t think that I really
have a preferred subject matter.
For the most part I use symbols which
help me communicate and unify. Mine is
more of a intermediary role, rather than an
creator, therefore I don’t want to talk about
the will to do things or about random decisions when a refer to my work.
Color, materials and space are very relevant elements and each one of them communicate something. Space is the element
that I have not yet explored but which I find
more and more fascinating. I would love to
experiment with performances. I would like
to work with different media, like music and
dance, even though I will always consider
drawing the base of my creativity, my diary.
I believe that if an artist is clever and
lucky he/she will never be put in a position
where they are forced to give up anything for
their art.
In general I feel more attracted to abstract
art, maybe it’s a question of a sense of freedom it offers. Yet I also believe this question
is pretty much obsolete, anyway it’s not even
something I consider.
I find it difficult to think that a rich artistic heritage such as ours might make it more
difficult for us to be contemporary artists, it
should be the opposite. I think that it’s our
present culture values and ideologies that
are weak and tend towards ignorance, making it difficult for anyone to express themselves in a true and profound way.
If a skilled craftsman can help an artist
with his creative process, then why not. After
all it was quite normal to do so in the past
with most of the greatest artists. Maybe it
would be a good idea to find a fair solution
as far as what the economic value that such
a contribution by a craftsman should be.
Art always existed and will continue to
exist in the future. It may come to have a
different meaning, but it will never disappear for the simple fact that it goes beyond
the meaning of being human.
Sometimes I’m afraid I might find something better for me than being an artist. I’m
a very sociable person and I like to share
my experiences with others, especially when
they’re positive. My dreams are almost visions, my projects instead, sometimes seem
like cheese with an expiration date.
77
Derwisch, 2009
olio su carta, 125x125 cm
78
A(f)-flusso, 2009
tecnica mista su carta, 170x150 cm
Nest, 2009
tecnica mista su carta,150x150cm
79
Elvis Spadoni,
23.11.1979, Casinina, Italia
Maturità classica e poi baccalaureato e
licentia docendi nella Facoltà Teologica di
Bologna, triennio di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino.
L’arte è un bel posto dove vivere. Dopo le
elementari ho studiato 17 anni nel seminari di Rimini e di Bologna, fino a diventare
professore di teologia e quasi prete. In tutti questi anni non c’è stato alcun maestro
che mi abbia influenzato particolarmente.
Amo Donatello, Michelangelo, Raffaello e
Leonardo.
Non penso ad osservatori se non a me
stesso: sento il desiderio di creare qualcosa di bello e che mi riguardi tantissimo. In
questo periodo il mio stato d’animo potrebbe essere riassunto così: “sono molto
indaffarato con me stesso”. Ho la mania
dell’autoritratto. Mi piace - in qualsiasi
cosa - potermi fare da modello e ritrarmi
ora caduto sulla via di Damasco, come il
piccolo Davide o come Golia, come Giordano Bruno sul rogo, come Ulisse sulla
spiaggia...
Le cose possono cambiare nel procedere
del lavoro se mi sopraggiungono altre idee,
ma è tutto fortemente voluto e soppesato,
fin nei particolari. Il colore, i materiali e
lo spazio sono solo strumenti che uso con
il rispetto con cui un falegname dovrebbe
trattare il suo martello.
80
Nei miei lavori vorrei raggiungere grandi
dimensioni, sempre più grandi, a prescindere dalla tecnica, anche se il mio sogno è
fare un grande ciclo con l’affresco.
Lavorare su commissione significa rinunciare a volare sulle nuvole, però se il lavoro
non avesse un lato economico non sarebbe
un lavoro e se non fosse un lavoro tu non
saresti un bravo cittadino. Ovviamente il
discorso sta in piedi se il lato economico è
solo un lato e non tutto il perimetro.
Penso che la distinzione tra figurativo e
astratto, che caratterizza l’arte contemporanea, sia in realtà una falsa distinzione. Da
un secolo a questa parte gli artisti, figurativi o astratti, usano e godono del linguaggio
dell’arte come i poeti usano e godono delle
parole e questa è la loro unica regola, dunque non ne hanno. Questa immensa “licenza poetica” unifica sia l’arte figurativa che
quella astratta. C’è un altro percorso che io
chiamo “pittura narrativa” e credo che sia a
questo punto che si possa notare effettivamente un bivio.
Il passato artistico dell’Italia può avere
influenzato in certa misura il gusto per il
bello ma è un ostacolo solo per la mediocri-
tà. Aggiungo anche che l’Italia, avviluppata in una mentalità affaristico-borghese di
dubbia moralità, non ha certo le arti come
primo interesse né come secondo.
Un artista che si rivolge ad un artigiano per realizzare le proprie opere perde la
parte più bella di questo lavoro. Esiste comunque un modo di fare arte la cui configurazione prevede l’assenza del momento
artigianale, il mestiere vero e proprio. Se un
giorno Cattelan si mettesse a realizzare le
sue opere non avrebbe capito niente di Cattelan, il suo lavoro funziona bene così. Ma
io fra l’arte e la pittura scelgo la pittura, che
è una bella arte oltre che un bel mestiere.
Quello che mi spaventa è il divario che
c’è fra l’arte degli artisti e la gente per la
quale l’arte dovrebbe essere prodotta. Oggi
la vera arte visiva che modella il mondo è
il cinema. L’arte come la pittura si è ghettizzata, le sue battaglie intestine sono ridicole guerre tra poveri, la sua influenza nel
mondo è nulla. Naturalmente l’arte avrà un
futuro, ma non questa arte che stenta persino ad avere un presente. I nuovi movimenti
non hanno spazi ma intere praterie.
Sono felice di sapere bene dove voglio
andare e la paura è naturalmente quella di
non farcela, di non salire sull’arca di Noè
né in tempo né in compagnia.
Successo di gruppo? De Andre in una sua
canzone dice “ Questo pensiero non vi consoli, quando si muore, si muore soli”.
Il mio sogno è riuscire a vivere di questo
e poterlo fare per tutta la vita, fare questo
mestiere proprio come quando era un mestiere e le persone avevano bisogno di qualcuno che lo facesse.
Mi dedico soprattutto alle commissioni,
mi sembra il miglior equilibrio fra inventiva personale, risposta ad un bisogno preciso e rimanere coi piedi per terra.
Ho capito di dovermi dedicare alla pittura quando in seminario, alla fine delle
meditazioni più intense, dopo che avevo
scritto tantissimo, trovavo che il modo migliore per fermare l’idea era quello di fare
un disegnino. Solo con un disegno riuscivo a esplicitare quello che avevo pensato,
ma non solo, il disegno mi permetteva di
mantenere viva e pulsante l’idea. Solo a
quel punto mi fermavo sentendo di avere
raggiunto lo scopo.
Diploma from Classic Studies High School
and B.A. and "Licentia Docendi" at the Faculty of Theology, Bologna University, Degree
in Painting from Urbino Academy of Fine
Arts.
Art is a beautiful “place to live in”. After elementary school I studied 17 years
of Seminary Studies in Rimini and Bologna and became a Theology Professor and
“nearly” a priest. In all those years I was
never influenced by any of my teachers. I
love Donatello, Michelangelo, Raffaello and
Leonardo.
I never think about a viewer except myself: I always feel the need to create something beautiful which has a lot to do with my
identity. At the moment I would describe the
way I feel with these words: “I’m very busy
with myself ”. I’m addicted to self-portrait.
In all my works I love to portray myself as an
actor, little David, then Goliath, Giordano
Bruno on the stake, Ulysses on the beach…
Things might change in the process, as new
ideas come along, but everything is always
thought about carefully and carried out in
minimal detail. Colors, materials and space
are only instruments I use in the same respect as a carpenter would use his hammer.
I would like to make my art works in big
dimensions working towards works that
are larger all the time, apart from the techniques; even though my real dream is to create a fresco cycle.
Working on commission means you would
have to renounce most of your dreams.
However a job without the economic factor
would not be a real job and you wouldn’t be
a good citizen. Obviously these parameters
are valid only when money is just a part of
the deal and not the whole thing!
When I think about figurative and abstract art in terms of contemporary art I
believe it is a false issue. In the last century
both abstract and figurative artists used and
enjoyed art as a language as poets used and
enjoyed their words, this was their only rule,
which means they didn’t have any rules.
This immense “poetic license” unifies both
figurative and abstract art. There’s another
course which I define “narrative painting”
and it’s the point where you can really notice
artistic separation.
In Italy art history might have influenced
- to some extent – its taste for beauty, but
I think this only applies to a certain mediocrity. I’d like to point out that Italy, as of
today, is tied up and characterized by a diffused speculative bourgeois mentality and
doesn’t put art among its primary concerns.
Artists who rely on craftsmen to produce
their artwork miss out on the best part of
the deal! There’s a way making art where
craftsmanship is not considered, the essence
of the profession: if one day Cattelan decided to begin producing his works by himself
it wouldn’t have anything to do with understanding the way Cattelan creates. I think is
his art is perfect as it is. In my case among
the arts, I choose painting which is a fine art
as well as a nice profession.
What frightens me is the gap between
the art of the artists and the people that art
should be made for. Today, the visual art
that has the most influence on people is cinema. Art like painting is isolated, its internal conflicts is a ridiculous war among the
poor, its influence on the world is zero. Of
course art will have a future, not art as it
is today which doesn’t even have a present.
New movements not only have new spaces,
they have entire plains.
I’m happy to have a pretty good idea of
where I’m going, my only fear is that I might
not make it, missing Noah’s Ark and find
myself alone.
Group success? Fabrizio De André in one
of his songs says “ This thought doesn’t console us, when you die, you die alone”.
My dream is to live with my art and be
able to do it all my life and live it in a way
that artists used to, when it was a trade and
people had a need of this kind of trade.
I dedicate myself to paintings commissions, I think it’s a good compromise between my creative surge, answering to actual requests and keeping my feet on the
ground.
I realized I had to be a painter while I was
in the seminar, after many intense meditations, when I had written a lot and thought
even more, I found the best way to fix an
idea and my thoughts was to do a drawing. This was the only way that I found that
I could truly express my thoughts. Not only
that, drawing helped me keep my ideas alive
and vivid. It was only then that I would finally feel a sense of accomplishment.
81
“Benedetto il signore mia roccia
che addestra le mie mani alla guerra,
le mie dita alla battaglia” (Sal 143,1),
dittico, 2009/2010, olio su tela, 190x180 cm
82
83
Francesco Cuomo,
23.05.1988, Atessa, Italia
Diploma al Liceo Scientifico Galileo,
triennio di Scenografia all’Accademia di
Belle Arti di Urbino.
Personalmente non ho mai avuto un maestro che mi abbia insegnato a disegnare.
Lo stile che mi ha influenzato e affascinato
di più credo sia stato, ed è ancora adesso,
quello dell’arte nera, mi affascina la visione e la rappresentazione che le popolazioni
indigene hanno della natura. Comunque
anche molti artisti delle avanguardie hanno catturato il mio interesse, in particolare parte della land art, ed altri del passato
come Goya, Toulouse-Lautrec, i maestri
fiamminghi.
L’arte racconta una storia, quella di una
situazione, di un singolo gesto oppure di
un intero mestiere, ed è proprio per questo
che è stimolante sul piano della cultura,
della curiosità, della fantasia, del relazionarsi con se stessi, con il prossimo e con
la natura. Vedo l’arte come un piacere che
mobilita la mente, la indirizza verso immagini, pensieri e giudizi sempre nuovi. L’arte
spesso è anche un sfogo, spesso non si vuole
comunicare nulla di preciso.
A volte nei miei lavori mi piace raccontare una storia o una situazione apparentemente irreale che invece deriva dalla realtà.
Tutto deve essere analizzato sempre da va-
84
rie prospettive ed è forse questo il motivo
per il quale in molti miei disegni, progetti
scenografici o altro affiora un senso di ironia e allo stesso tempo d’inquietudine.
L’uomo e le situazioni che può affrontare mi incuriosiscono e mi divertono, così
le rappresento creando dei collegamenti,
dando vita a mondi paralleli dotati di logica, come in uno spettacolo teatrale dove un
mondo magico deve comunque rispettare
le leggi naturali.
Nei miei lavori c’è molta casualità sia
mentale che materiale. Niente nasce dal
niente, così delle volte sono proprio dei materiali, delle forme, delle immagini, degli
spazi o dei piccoli particolari a suggerirmi
delle idee o la strada da prendere.
Non voglio raccontare la mia vita, anche
se indirettamente lo faccio perché le mie
opere fanno parte di me.
Ci sono numerose tecniche e materiali
con cui non ho mai avuto a che fare; mi
piacerebbe affrontare la pittura ad olio per
capirne le potenzialità. La stessa cosa vale
per il vetro, materiale molto affascinante
soprattutto in fase di fusione.
Un artista delle volte è costretto a piegar-
si a gusti e soggetti che magari non sono i
suoi preferiti. Con ciò non voglio dire che
l’artista si annulli completamente, perché
la sua mano e il suo stile rimangono comunque inalterati e visibili, ma è come se
venisse privato della sua naturale ispirazione e creatività. In teatro ad esempio bisogna sempre stare dietro al costo dei materiali e un regista a cui render conto.
Anche se il figurativo e l’astratto appaiono come due linguaggi totalmente diversi, credo che in un certo qual modo il
figurativo operi comunque un processo di
astrazione nei confronti della realtà, quindi
penso che la loro convivenza in una singola
opera sia certamente raggiungibile e apprezzabile.
Oggi è difficile diventare artisti non per
il passato artistico estremamente ricco, ma
per il presente comunicativo che viviamo.
Non si può paragonare il passato artistico
italiano con la situazione attuale, semplicemente perché sono cambiati i fruitori ed i
metodi di fruizione. Non esistono più canoni ben precisi per comunicare o raccontare, ci sono innumerevoli modi per farlo,
anche se non tutti riescono a farlo. Ponty
dice “… l’artista lancia la sua opera come
un uomo ha lanciato la prima parola, senza
sapere se essa sarà qualcosa d’altro che un
grido…”. Si deve attendere che qualcuno
ascolti e apprezzi il linguaggio dell’artista.
Ecco qual’è il problema.
Ho speranza per il futuro dell’arte. La
moltiplicazione di linguaggi di cui prima parlavo può essere molto positiva per
lo scambio di idee e le collaborazioni che
sottintende. Delle volte è più importante
l’idea della realizzazione, altre volte non si
può esprimere quell’idea senza una buona
realizzazione ed è quindi indispensabile
la figura dell’artigiano specializzato. Sono
dell’opinione che comunque ogni uomo sia
in grado di costruire ciò che vuole, ma solo
le maestranze sono in grado di farlo bene.
Questo è l’artigiano. Quindi a volte l’artista
fa bene a rivolgersi a lui.
Si deve prima fallire qualche volta per
raggiungere il successo. Questo vale sia se
sei solo che in gruppo. Per il futuro spero di
far diventare le mie passioni un lavoro, per
continuare a divertirmi.
Diploma from the Galileo High School of
Science, Diploma in Scenography from Urbino Academy of Fine Arts.
I never had a “maestro” who taught me
how to draw or try to direct me in any particular way of working, even though looking at
different styles and artists forced me to look
at details to improve my technique. What’s
influenced and fascinated me the most, I believe was and still is African art. I’m fascinated by the vision and the representation
of forms that native artists have when they
deal with nature. As well, I’m also attracted
to quite a few of the avant-garde artists, in
particular those who worked with land art
and as well as some great artists from the
past such as Goya, Toulouse-Lautrec and
the Flemish Masters.
Art tells you a story, a situation, a single
gesture or even the whole process of making art, and it’s for these reasons that I find
art stimulating culturally, for curiosity and
imagination, for the relationship between
artists themselves and with other people as
well as with nature. I believe art moves the
mind and leads us to new images, thoughts
and opinions. Art is often a release, sometimes not intending to communicate anything in particular.
Often in my works I like to tell stories
that seem imaginary even though they have
a definite realistic background. Everything
must always be analyzed from different
angles and this is the reason why in most
of my drawings, scenographies and other
works there’s usually a sense of both irony
and restlessness.
I find people and the different situations
they may encounter curious and fun, so I
represent them in connection to parallel
worlds with their own logic, as in a play
where even a magic world is forced to respect natural laws.
In my works there’s always a lot of random moments, both mental and physical.
Nothing ever comes out of nothing, often
it’s the materials, shapes, images, spaces or
small details that give me the ideas or new
paths to follow.
I don’t want to tell the story of my life,
even though indirectly I do, because your
work is always part of yourself.
There are several materials and techniques
that I’ve never used and I would like to try,
like oil painting in order to understand its
potentiality. I have the same feeling towards
glass, a very fascinating material, especially
if you consider the moment it’s cast.
Sometimes artists are forced to accept
aesthetic tastes and subject matter that they
don’t particularly care for. That said, I don’t
mean an artist risks losing his identity, because his hand and style will always be unaltered and visible, but it seem at times like
he’s being deprived of his natural inspiration
and creativity. When working in theatre you
have to deal with material costs and the director’s needs, which you obviously have to
take into account.
Even though figurative and abstract art
look like two completely different languages,
I believe that in a way even figurative art is
always a process of abstraction from reality,
therefore the coexistence of the two in a work
of art is certainly possible and valuable.
Today is difficult to be an artist, not because of our extremely rich past, but rather
because of our very communicative present.
You cannot compare the Italy’s artistic past
with its present situation simply because of
the art market has changed as is the way of
producing art has changed. Standard criteria for communication or telling stories
don’t exist anymore, there are many more
ways to do it, even though not everybody is
capable of doing it. Ponty says: “…the artist presents his work as a man once presented his first word, not knowing whether
this word will be something other than just
a sound…”. This is the problem but I have
faith in the future of art. Increased communication, as I mentioned before, can be positive for the exchange of ideas and the possible collaborations that come along with it.
Sometimes an idea is more important than
the final artwork, other times you can’t express an idea without the help of a skilled
craftsman in order to bring into being the
final product.
I believe that anybody can create something, but only a technically skilled person
can do it right. Sometimes an artist with
poor technical skills is right in hiring a good
craftsman to do the job. Sometimes you have
to fail before you reach success and this applies to whether you work by yourself or as
a team.
85
In metropolitana, 2010
tecnica mista, disegno a inchiostro
e colore digitale, 21x29,7cm
86
Tribù dei 3 fori, 2010
tecnica mista, disegno a inchiostro
e colore digitale, 21x29,7 cm
87
Gabriele Cesaretti,
17.06.1987, Ancona, Italia
Diplomato presso l’Istituto statale d’arte
di Ancona. Triennio di Pittura presso
l’Accademia di Belle Arti di Urbino.
L’arte è un grande amore. Se ho avuto
maestri? Mia madre, Giorgio Cardile (un
grandissimo e vecchio amico che mi ha seguito fin da bambino nella vita vera e nello sviluppo di una coscienza artistica che
avevo ma non vedevo), Marco Vitangeli e
Marco Montenovi (con cui inizialmente
litigavo molto a causa della mia immaturità) e poi tanti altri che sto conoscendo in
questi anni e che ringrazio per la loro immensa pazienza (ne hanno davvero molta
con me).
Gli artisti che prediligo sono Mozart,
Antoine de Saint-Exupéry, Kandjnsky, Cai
Guo-qiang, Fontana, Kunellis, Delacroix,
Rotcho, Gino De Dominicis, Choen, Mondrian, Barzag, Caravaggio, Giacomo Pesaresi (amico musicista), Mannucci, Wright,
Burri, Cristò, Gaudì, Leonardo, Archimede, Pasolini, Bene, Kubrik, Arman, Debussy…
Quello che mi piacerebbe passare agli altri è lo spirito che mi trasporta mentre lavoro pensando alla natura, domande sullo
spazio e sul tempo. Per questo il mio soggetto ideale è o vorrebbe essere l’universo;
i miei lavori non parlano della mia vita ma,
88
almeno nelle mie intenzioni, della vita.
Il modo di sfruttare gli strumenti a disposizione dipende dal tipo di lavoro.
Sono tanti i soggetti (ma anche le tecniche) che non ho ancora affrontato e che
vorrei affrontare.
Cosa penso degli artisti che ricorrono ad
artigiani per realizzare le loro opere? Penso
che è un rapporto bellissimo.
Un artista può avere senza alcun dubbio
molte difficoltà, vivere molte traversie ma
di fronte a sé ha uno spazio infinito, uno
spazio in cui non esiste il fallimento ma
solo il credere di aver fallito.
Diploma from The Ancona State Istitute of
Arts. Degree in Painting from Urbino Academy of Fine Arts.
Art is my great love. Did I have “maestri”? My mother, Giorgio Cardile (my oldest friend who took care of me since I was a
child, both in my everyday life but also helping me to develop the artistic consciousness
I had but couldn’t see), Marco Vitangeli and
Marco Montenovi (with whom in the beginning I used to argue a lot because I was too
immature to listen) and all the others that
I’ve met these last few years and to whom I
thank for all their patience (they really had a
to have a lot with me).
The artists I love the most are Mozart,
Antoine de Saint-Exupéry, Kandjnsky, Cai
Guo-qiang, Fontana, Kunellis, Delacroix,
Rotcho, Gino De Dominicis, Choen, Mondrian, Barzag, Caravaggio, Giacomo Pesaresi (a
musician friend), Mannucci, Wright, Burri,
Cristò, Gaudì, Leonardo, Archimede, Pasolini, Bene, Kubrik, Arman, Debussy…
What I would like to pass on to other
people is the spirit that transports me when
I work thinking about nature, questioning
space and time. This is why my ideal subject
is or rather I would like it to be the universe;
my works don’t talk about my life but, at
least my intentions are to talk, about life.
The way to use the instruments available
to depends on the kind of job you plan to do.
There are a lot of subjects (and techniques)
I haven’t dealt with yet but I would like to.
What do I think about the artists who use
the skill of craftsmen to realize their work? I
think it’s a very marvelous relationship.
No doubt an artist may go through many
difficulties, live through many trials but before him there’s an infinite space, a dimension in which there is no space for failure but
only the belief that one has failed.
89
Mappa, 2010
tecnica mista su tela, 150x250 cm
90
Prigione, particolare, 2010
ferro, mattoni, carta, 300x250 cm
91
Giulia Giuseppina Tipo,
24.03.1985, Catania, Italia
Diploma di Istituto Statale d’Arte di
Catania, Diploma di Primo Livello in
Decorazione all’Accademia di Belle Arti di
Catania. Specializzazione in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino.
L'arte è la possibilità di evadere, la possibilità di andare dove voglio, di catapultarmi in un mondo fantastico. È quella cosa
terribile e stupenda che mi salva dalla noia.
Ho cominciato a interessarmi seriamente
all'arte solo da pochi anni. Ho visto gli artisti sempre troppo lontani dalla vita vera. A
scuola mi hanno insegnato che dopo Picasso e Cezanne non ci sono stati più veri artisti. Bisognava guardare l'arte e all'artista
come qualcosa di irraggiungibile e di misterioso. Col tempo ho capito che l'arte non
era così lontana dalla vita come mi avevano
fatto credere e che fare l'artista significa riscrivere la realtà attraverso immagini.
Penso di essere stata influenzata da tantissime cose, dalle persone che ho amato,
dai film che ho visto, dai libri, da alcuni
viaggi. Dalla vita in generale. Detto ciò mi
piace Francis Bacon. Ho capito un'infinità
di cose conoscendo la sua vita e vedendo
i suoi lavori, soprattutto che l'arte è molto
più vicina alla vita di quanto noi in genere
pensiamo.
I miei lavori in genere sono molto intimi,
duri, aggressivi e cupi, ma io non vedo l’aggressività nell’arte come un fatto negativo.
92
Come direbbe Michel Leiris: “Un poema
disperante non è mai disperato. Un’opera
bella non è mai deprimente. Ascoltando
il Requiem di Mozart non ci si sente trasfigurati dalla sua musica sublime, sebbene il tema sia funebre”. Molti artisti sono
stati accusati di aver prodotto delle opere
violente e opprimenti come ad esempio lo
stesso Bacon. Forse un'opera d'arte più si
avvicina alla vita più ci sembra aggressiva.
Forse i miei lavori non sono rassicuranti,
ma questo non è un mio problema.
Tutto ciò che mi colpisce e tutto ciò che
non mi lascia indifferente diventa fonte
d’ispirazione e in questo il mondo è inesauribile. Credo che l’esperienza umana
nelle contemporaneità sia la fonte a cui si
dovrebbe abbeverare ogni artista di oggi.
Ho sempre affrontato temi che in qualche modo raccontassero il corpo in maniera del tutto personale e intima. Il corpo con
le sue svariate possibilità e impossibilità, il
corpo crocefisso, sofferente, come cibo che
purifica e che si ciba e quindi che contiene
e viene contenuto, il corpo che espelle, il
corpo che muore, il corpo che ricerca l’immortalità attraverso la bellezza.
A volte un'idea può cambiare durante la
progettazione o l’esecuzione a causa di un
imprevisto (la scultura è piena di imprevisti) e da ciò può nascere qualcosa d’interessante. Ciò nonostante durante la realizzazione di un lavoro cerco di restare più
aderente possibile all’idea di partenza.
Ci sono tantissime tecniche che non ho
utilizzato e che mi piacerebbe, prima o poi,
trattare. Esistono anche soggetti e temi che
ovviamente vorrei affrontare, ma forse non
affronterò mai. La sfida è nel lavoro di tutti
i giorni. Penso che il fascino del lavoro di
un artista non sia dovuto al prodotto finale, ma al percorso che ha fatto per arrivare
fino a lì, un percorso fatto di errori, di studio, di viaggi. L'opera d'arte più importante
di molti artisti è stata la loro stessa vita.
L’arte astratta e quella figurativa stanno
tra loro come la prosa e la poesia in letteratura, sono solo due modi diversi di raccontare e la coerenza in arte non esiste.
In Italia nel corso degli ultimi anni sono
nati alcuni movimenti importanti anche a
livello internazionale, ma nonostante ciò
il sistema culturale tende a valorizzare e
promuovere quasi esclusivamente l'arte del
passato. L'artista qui ricopre un ruolo marginale, è oscurato dai potenti del nostro paese, è oscurato dalla pubblicità, dalla moda
e dalla storia. Essere artisti in Italia è difficile. L’artista è un pensatore e l'arte deve
essere libera da ogni vincolo.
Ci sono degli artisti che non sono bravi
artigiani e ci sono artigiani che non sono
buoni pensatori. Non è un problema se i
primi si affidano ai secondi o viceversa anche se personalmente ora considero il passaggio dall’idea alla sua realizzazione una
fase essenziale per me.
Tantissimi movimenti artistici e grandissime opere sono nate in periodi di profonda
crisi. L'arte si muove sempre, indipendentemente dal fatto che il mondo sia arido o
meno. L'arte crea gli spazi e l'artista non
è mai stato libero come al giorno d'oggi.
L'importante è seguire un sogno ed essere decisi nel fare quello che ci piace senza
scendere mai a compromessi.
In Italia mi sento sola, non sono a mio
agio, qui l'arte ti isola e per questo per un
po’ di tempo vorrei viaggiare e andare a vivere in un altro stato.
Graduated at Catania State Institute of
Arts, Diploma in Decoration. Post Graduate Specialization in Sculpture from Urbino
Academy of Fine Arts.
Art is the possibility to run away, to escape, go wherever I want and make jump
into a fantastic world. Art is both wonderful
and terrible at the same time and it saved
me from boredom.
I started being interested in art only a few
years ago. I always considered artists so far
away from real life and in school they taught
me that after Picasso and Cezanne there
were no more great artists. You had to look
at art as something unreachable and mysterious. In time I realized that art was not
so far away from life as they wanted me to
believe and I understood that being an artist
meant to re-write life through images.
I think I’ve been influenced by many
many things, by the people I love, by movies
that I’ve seen, by books and by some trips
I took. About life in general: I love Francis
bacon. Reading about his life and looking
at his work I understood lots of things and,
more than anything, My works are usually
very intimate, hard, aggressive and gloomy,
but I don’t consider aggressiveness in art as
something negative. As Michel Leiris would
say: “A despairing poem is never desperate.”
Listening to the Requiem by Mozart doesn’t
make you feel transfigured by his subliminal
music, even though the theme is ominous.
But many artists have been accused of producing violent and depressing art work like
for example the same Bacon. Maybe the
closer an artwork is to life the more it appears aggressive to us. My works might not
look reassuring, but that’s not my problem.
I’m inspired by anything that interests
me and in this respect the world is an inexhaustible resource. I believe that human
experience in a contemporary context is the
primary source for any artist.
I always confronted themes dealing with
the human body in a very personal and intimate manner. Yes, the body with its different possibilities and negations, a body as a
crucifix, a body in pain, the body as purifying food, the body as food and therefore,
the body as content and container; the body
that dies, the body in search of immortality through beauty. Sometimes an idea can
change in the process, sculpture is full of
unpredictable accidents and that may very
well generate some very interesting situations. Despite this, while working on a project I always try and stick to the original idea
as much as possible.
There are so many different techniques
that I never experienced and I would like,
sooner or later, to attempt. Obviously there
are so many subjects and themes that I
would hope to be able try but maybe I will
never get the chance. I believe the most important thing is to learn as much as possible
and accumulate experience. It’s a continuous, everyday challenge and I believe the
fascinating part in an artist’s work is not
so much the final result but the long voyage
to get there, a passage filled with errors, research and more journeys. The most important artwork for many artists has been their
own life itself.
Abstract and figurative art are of a similar
relationship as novels are to poetry, they’re
only two different ways to tell a story and
coherence doesn’t exist in art. In Italy in the
last few years we’ve had some important artistic movements, even on an international
level, but nevertheless our cultural system
seems to valorize and promote almost exclusively the art of our past. In this country
the artist is considered something marginal,
obscured by the people in power, by advertising, by fashion and our history itself. To
be an artist in Italy is difficult. The artist is
a thinker and art shouldn’t have limitations.
There are artist who have ideas but are not
good craftsmen and fine craftsmen who are
not good at ideas. It certainly isn’t a problem
if the first relay on the second and vice versa,
even though now I personally believe that
the processes of working from projecting to
the actual construction of an art work is essential for me.
So many artistic movements and some
of the greatest art works were originated in
periods of profound crisis. Art is always on
the move, despite the fact that the world is
or is not arid. Art creates its own space and
artists were never as free as they are today.
It is important to have a dream and be determined to do what we like to do without
any compromise. I feel isolated in Italy, I’m
not at ease. That’s why I would like to travel
and try living in a different country.
93
Natura viva, 2010
gesso, acrilico, cesta
35x35x14 cm
94
Crucify myself, 2010
gesso, legno, carbone, acrilico
e scarpe usate per il lavoro, misure variabili
95
Kane Caddoo,
08.02.1987, Ancona, Italia
Diploma all’Istituto d'Arte, triennio di
Decorazione all’Accademia di Belle Arti di
Urbino.
L' arte è un mezzo di comunicazione e
una valvola di sfogo. L’interesse l’ho avuto fin da piccolo, mi piaceva colorare quei
quaderni per bambini, e si è sviluppato grazie ad una insegnante di storia dell’arte del
liceo. A scuola andavo male in tutte le materie tranne che in Storia dell’Arte. Dovevo
lavorare con il computer e non mi piaceva,
non ci capivo niente. All’inizio era solo un
hobby poi ho visto che non riuscivo più a
farne a meno.
I maestri che mi hanno maggiormente
colpito sono Modigliani, Julian Snhabel,
John Lennon, poi il neo espressionismo astratto, l’informale, l’arte povera, la transavanguardia, la musica blues e il jazz.
I miei lavori non parlano assolutamente
di me, l’ispirazione viene dalla televisione.
Cerco di comunicare essenzialmente due
cose, che la vita è cinica e che non bisogna
prendersi tropo su serio. I miei soggetti
preferiti sono i muri.
Nel mio lavoro, anche se non sembra, c'è
poca casualità; ho bisogno di controllare
il processo artistico in tutte le sue fasi. Se
sento che il caso è entrato in gioco non mi
sento soddisfatto, anche se alla fine siamo
96
solo dei mediatori.
A livello tecnico tutto è importante, dal
colore ai materiali. In particolare trovo i
materiali assolutamente fondamentali, tanto che in futuro mi piacerebbe affrontare la
scultura.
Mi piace sporcarmi, non sopporto quelli
che non si sporcano. Quando ti sporchi ti
rendi conto con cosa hai a che fare. Se alla
fine ti trovi sporco e sudato vuol dire che
hai lavorato. Il contatto con la materia è
fondamentale.
Sicuramente i quattrini aiutano, servono
ed è necessario trovare un escamotage. Per
il momento non ho grandi spese, dipingere non costa molto. Mi piacerebbe avere
i quattrini per fare delle costruzioni architettoniche, sto pensando a delle mongolfiere di vetro, è li il discorso cambia.
Cos’è il figurativo? La pittura di una fotografia. Non condivido affatto il figurativo.
Non ci vedo nulla dietro se non l’abilità tecnica, non mi dà alcuna emozione.
Mi sembra che ora in Italia sia difficile
tutto. Per quanto mi riguarda, per quello
che faccio, forse potrei avere più fortuna in
Germania o in Inghilterra, ci sono più spazi.
Qui non li ancora visti anche se mi posso
sbagliare. Forse a Prato o a Rivoli c’è spazio
per l’informale o per l’espressionismo astratto.
Gli artisti che impiegano la mano d’opera
degli artigiani fanno bene, lo farei anch’io
se avessi i soldi. Se io non so fare una cosa
e lui la sa fare perché no, l’importante è che
l’idea sia partita da me. Lui è un mezzo che
adopero come un pennello.
L’arte si nutre dell’aridità che la circonda
e quindi, vista la situazione, penso che nuove correnti avranno ampi spazi. È proprio
l’aridità che offre nuovi spunti, per esempio
a me li ha dati la Palestina.
L’arte è come una donna quando non la
curi, non la consideri, se ne accorge. A volte
ti senti di merda, ti incazzi con te stesso,
potevi fare qualche cosa e non hai fatto niente. Non ti senti in colpa solo con te stesso
ma anche con lei.
Meglio fallire da soli che avere successo
in gruppo.
Il mio sogno maggiore è quello di
guidare una rivoluzione armata che riporti
la giustizia e la pace nel mondo. Per me una
rivoluzione può essere solamente armata,
non quella di Gandhi. Visto che materialmente non la posso fare, cerco di farla con
i miei lavori. A volte così, e non con la violenza, puoi entrare meglio nella testa delle
persone.
Una domanda che mi piacerebbe è: chi te
lo fa fare? E la risposta è: non lo so.
Diploma from the Institute of Visual Arts,
Degree in Decoration from Urbino Academy of Fine Arts.
Art is a way to communicate and it’s also
a safety valve. I had an interest in it since I
was child, I loved to paint kid’s albums with
colors and I later began to have a deeper
interest thanks to an art professor in high
school. I was a poor student in most of the
courses except for the Art History class. I
had to work with a computer and I didn’t
like it. In the beginning it was just a hobby
then I realized I couldn’t work without it.
The “masters” who mostly influenced me
are Modigliani, Julian Snhabel, John Lennon, then abstract neo expressionism, informal art, arte povera, transavanguardia,
blues and jazz music.
My works don’t talk about me and my inspiration comes from television. Essentially
I try to communicate two basic things: life is
cynical and we shouldn’t take ourselves too
seriously. Walls are my preferred subjects.
In my works, even though it doesn’t seem
like it at first there’s actually very little unpredictability ; I need to have full control of
the whole creative process in all its phases. If
I realize that chance is playing a role in the
process, I’m not satisfied, even though in the
end we’re only mediators.
From a technical point of view everything
is important, both the colors and the materials. In particular I find materials to be
absolutely fundamental; as a matter of fact,
in the future I would like to deal with sculpture.
I love to get dirty, I can’t stand those people who are afraid to get dirty. When you
get dirty you fully understand the materials you’re dealing with. In the end, if you’re
sweaty and dirty that means you’ve really
worked. Physical contact with materials is
fundamental.
For sure money helps, we all need it, it’s a
necessary ploy. At the moment I don’t really
need money, painting is not so expensive.
I would like to have lot of money to build
some architecture, I often think about some
hot air balloons made out of glass, but this
is altogether another story.
What is figurative art? The painting of a
photograph. I don’t believe in figurative art.
I don’t see anything behind it except techni-
cal skills, it doesn’t give me any emotions. I
have the feeling that right now in Italy everything is so damn difficult. As far as I’m
concerned, for the things that I would like to
do, maybe I would be better off in Germany
or in England, there seems to more room
out there for an Artist. I haven’t been able
to find them here yet, even though I might
be wrong. Maybe in Prato or Rivoli there’s
some room for informal art or abstract impressionism.
Artist who use craftsman do the right
thing, I would do it myself if I had the money. If I don’t know how to do something and
they do, why not! The important thing is
that the idea is mine. The craftsman is like a
brush that I can use to paint.
Art feeds on the aridity in its surroundings and, given the situation, I believe that
new currents will have ample space to express themselves. Often it’s arid situations
in life that offer new opportunities of expression, in my case it was Palestine.
Art is like a woman when you don’t take
care for her, when you do not consider her,
she can perceive it. Sometimes you feel like
shit, you’re mad at yourself , you could have
done something but you didn’t do it. You
don’t just feel guilty with yourself, you feel
ashamed in front of her.
It’s better to fail by yourself than be successful as a group.
My biggest dream is to lead an armed revolution that would bring justice and peace
to the world. In my opinion a revolution can
only be armed, not like Gandhi’s revolution.
Being it’s not something that I can obviously
do, I try and do it with my art. I sometimes
think that this is a better way to get into people’s minds without using violence.
I would like for someone to ask me: was it
worth doing it? My answer would be: I don’t
know.
97
Particolari di Milk for all, 2010
tecnica mista su carta, 340x250 cm
98
99
Katina Petrova ,
05.08.78, Pernik, Bulgaria.
Liceo Artistico in Bulgaria, diploma triennale in Pittura e biennio di specializzazione in Grafica presso l’Accademia di Belle
Arti di Urbino.
L’idea di questo lavoro è nata sulla base di
un esigenza, dovevo trovare qualche cosa
da sviluppare per la mia tesi del biennio.
Ho sempre trovato molto interessante il
nudo, ma c’è sempre il problema di trovare
i modelli. Così ho pensato ai miei compagni di studi e al problema della visibilità
culturale che ognuno di noi ha. Ritrarli
nudi all’interno di una scena che ripropone la loro indole o il loro ambito lavorativo,
fare progettare a ciascuno di loro un’idea e
realizzare insieme l’immagine che avrebbe
dovuto rappresentarli anche sotto il profilo artistico, mi sembrava un’operazione
che potesse avere senso sia a livello collettivo che a quello individuale. In qualche
modo trovavo interessante andare oltre al
semplice ritratto, ma non solo, volevo che
fosse rispettata anche la dignità artistica di
ognuno.
Per me l’arte è un incidente di percorso.
Sono venuta in Italia per cambiare vita. Mi
sono ritrovata in un paesucolo di provincia abitato da gente benestante, lavoratrice
ma anche gretta ed ignorante. Mi mancava
una dimensione culturale e così ho deciso
di tornare a studiare.
100
Da bambina stavo a casa dei miei nonni,
che badavano a me perché i miei genitori
lavoravano. Dietro alla loro casa c’erano gli
atelier di molti artisti che, oltre a lavorare
per la propaganda di stato, dipingevano le
cose che veramente amavano. Nell’aria si
sentiva il profumo della trementina. Per me
era un profumo meraviglioso, il loro mondo mi affascinava. Non ho avuto maestri,
ma sono loro che in ultima analisi mi hanno spinto in questa direzione. Poi all’Accademia ho incontrato il docente di fotografia
che mi ha aperto gli occhi, insegnandomi
a puntare sulla sostanza e non sulle apparenze. Mi interessano artisti e movimenti
anche agli antipodi tra loro.
Una cosa è quello che vorresti dire e
una cosa è quello che vedono gli altri.
Tutto quello che faccio dipende dal caso e
dall’estro e quindi non ci sono mai riferimenti diretti a me stessa. Fino adesso sono
rimasta legata alle due dimensioni ed ora
mi piacerebbe passare alla scultura.
Ogni compromesso, a cominciare da
quello economico, solitamente svilisce una
persona e il suo lavoro, ma ciò ha anche un
aspetto positivo. A volte può essere utile
perché una commessa pone dei confini al
tuo “territorio di caccia” rendendo più facile la ricerca. A mio parere le capacità di un
professionista si vedono anche da quanto
riesce a soddisfare un cliente.
Il rinascimento è una cosa di cui non
puoi non tenere conto, ma questo vale per
tutti, italiani o stranieri. Nessuno cerca
però di imitare le opere rinascimentali,
non avrebbe senso. È solo una questione
culturale. Essere e fare l’artista è sempre
stato difficile in quasi tutte le epoche e le
nazioni. Non basta essere bravi ma bisogna
essere anche tenaci e fortunati. Più che altro direi che in Italia sta diventando tutto
più difficile a causa della crisi economica,
qui a differenza di altri paesi i primi tagli
vengono effettuati in ambito culturale.
In un’opera senza alcun dubbio la cosa
più importante è l’idea da cui è sostenuta,
ma anche il modo in cui viene realizzata
è importante. Un artista che non è in grado di affrontare entrambi gli aspetti non è
completo.
L’arte è sempre esistita dagli albori
dell’uomo, anche se certe sue opere sono
state considerate tali solo molto dopo. Esi-
sterà sempre. Ovviamente ci sono periodi
storici più o meno fertili. Tutto dipende
non dagli artisti ma da ciò che li circonda e
dal momento in cui vivono. Ora mi sembra
di vivere nel medioevo, in un periodo assolutamente oscurantista.
Fallire è sempre triste indipendentemente dal fatto che sei da solo o in gruppo. Magari in gruppo è più facile leccarsi le ferite.
Sotto questo profilo posso solo avvertire
un montante egoismo causato dalla “lotta
per la sopravvivenza” e da un’impostazione
culturale che sempre più, vede l’individuo e
non la massa al centro di tutto, l’esatto contrario dei grandi movimenti rivoluzionari
che hanno visto delle ricadute culturali importantissime come la Bauhaus.
In questo periodo è difficile anche fare
dei sogni, ma almeno per me una cosa è
certa, non è possibile essere felice da sola.
Le idee se sono intelligenti e se vengono
messe in opera bene, possono essere di una
potenza devastante.
Diploma from High School of Visual Arts
in Bulgaria, Degree in Painting and Post
Graduate Specialization in Graphic Arts
from Urbino Academy of fine Arts.
The idea of this project initiated when I
started thinking about what I would do for
my post graduate thesis. Working with the
human nude has always been one of my
main interests but it was always difficult
for to find willing models. I started thinking
about my fellow students and the need for
cultural visibility that we all share. I decided
to portray my friends naked within a scene
that would describe their character and
their working environment. I asked each of
them to create a specific project and to work
with me in order to produce an image that
would best represent them and their artistic
nature; I felt this would make sense both collectively and individually. I found it interesting to go beyond the simple portrait and,
at the same time it seemed like this would be
a way of respecting everyone’s artistic dignity.
Art came upon me quite accidentally. I
came to Italy to change my life. I ended up
living in a small provincial town, among
fairly well-off people, hard workers but
definitely rough and narrow minded. I was
missing a cultural dimension and so I decided to go back to school. When I was a kid
I used to spend a lot of time at my grandparents’ home while my parents were at work.
Near their house there were lots of artists’
studios where some of them worked for both
the government’s propaganda campaigns
as well as for their own personal creativity
and I could always smell the mineral spirits
and turpentine. I thought it was a wonderful scent and when I used to visit them I was
fascinated by their world.
I never had “maestri” in the true sense of
the word, but my teachers certainly pushed
me in this direction. When I signed up at
the Fine Arts Academy I met a photography
professor who opened my eyes to the world
and stimulated me to cultivate substantial
values instead of mere appearances. I’m often attracted by completely opposite artistic
viewpoints.
One thing is what you’d like to express,
another is what people perceive. Everything I do depends on random chance and
inspiration and I don’t ever make direct
references to myself. Every compromise, especially economic, usually debases people
and their work, but sometimes this can be
positive. For example a commission can be
useful because it sets limits to your “hunting grounds” making your area of research
easier because you know in what direction
you should move. In my opinion the ability
of a professional artist can be better judged
by how well he/she can satisfy a customer.
The Renaissance is something you can’t
help but take it into account, but this is an
obvious concern for both Italian and foreign
artists. It’s only a cultural matter. To be an
artist has always been difficult in all times
and in any country. It’s not sufficient to be
good, you also have to be very tenacious
and lucky. More than anything, I would
say that in Italy everything is getting more
difficult because of the economic situation.
Here, more than in other countries, the first
budget cuts have been made, as usual, in all
areas concerning culture.
There’s no doubt that the most important
part of an artistic project is the idea behind
it, but the way it’s constructed is also very
important. An artist who is not capable of
dealing with both of these aspects wouldn’t
be a complete artist.
Art has always existed since the very beginning of mankind, even though some
works have been considered “art” only at
later times. Obviously there are historical
periods that, in this respect, are richer than
others. It all depends, not so much on the
artists themselves, but on what surrounds
them and the times that they happen to live
in. I have the feeling that right now it’s like
in the Middle Ages, a period of absolute obscurantism.
To fail, individually or as a part of a group
is always sad. As a group it’s always easier
to lick your wounds. In this respect I feel a
kind of a rising selfishness caused by a “fight
for survival” and by a cultural trend which
always places the individual, rather than the
group at the center of everything. This is the
opposite of all the great revolutionary movements such as the Bauhaus.
In this period is even difficult to “have a
dream”, but for sure I believe that it’s not
possible to be happy being alone.
101
Senza titolo, 2010
fotografia, dimensioni variabili
102
Aqua, 2009
fotografia, dimensioni variabili
103
Linyuan Wei,
13.08.1984, Shaoguan, Cina
Diploma alla Normale di Pechino, specializzazione in Pittura all’Accademia di Belle
Arti di Urbino.
La gente non vive solo per mangiare e vestirsi, ma anche per avere dei piaceri, delle
soddisfazioni. La vita è un’arte e ognuno
può creare la sua.
A Pechino ho avuto un professore di didattica e durante le sue lezioni discutevamo
insieme di arte. Mi ha insegnato tanto, non
solo a livello tecnico o teorico, ma anche
come vivere meglio, come pensare il mondo. Lui insiste che i giovani dovrebbero
viaggiare. In Cina c’è un proverbio antico
che dice: viaggiare per migliaia di chilometri è lo stesso che leggere migliaia di libri.
Per questo ho viaggiato tanto negli ultimi
due anni.
L’arte che preferisco è quella concettuale, in particolare quella di John Baldessari.
Alla gente che guarda i miei lavori voglio
dire che più una persona desidera cose nella vita, magari ottenendo ricchezza o uno
status sociale, e prima si stancherà della
vita, meno sarà felice. Alla fine è più importante soddisfare i bisogni spirituali che
quelli materiali. Nei miei lavori c’è spesso una persona vista da dietro, con la sua
ombra, un’ombra lunga che a mio avviso fa
affiorare i sentimenti contrastanti che sono
104
in me. Parlano di me, ma soprattutto del
mio punto di vista sulla gente, tutti hanno
qualche cosa di nascosto.
Per adesso dipingo ma in futuro vorrei
passare alle installazioni, vorrei fare qualche cosa contro la guerra ma devo ancora
riflettere molto su questo tema e devo imparare quello che mi può servire a livello
“meccanico”.
Vivere in Italia mi ha portato a riflettere
molto, soprattutto al tipo di vita che voglio
per me. Come ho già detto la vita è di per
sé stessa un’arte e in futuro vorrei affiancare alla pittura l’apertura di un ristorante
con una forte personalità, un ristorante artistico. Per la gente sarebbe un’attrazione e
risolverei il problema economico, restando
artista.
A me piace la bellezza, l’arte figurativa è
bella come anche l’arte astratta.
Penso che in Italia ci siano ancora opportunità per un artista di diventare ricco
e famoso, ci sono tanti concorsi per artisti
giovani. Ovviamente come sempre bisogna
essere bravi e fortunati.
Che un’artista si avvalga di un artigiano è normale, l’artista non è onnipotente,
è impossibile realizzare da soli certe idee.
Per esempio Ai Weiwei di recente ha fatto un’opera composta da cento milioni di
semi di girasole in ceramica, senza l’aiuto
di artigiani non avrebbe potuto realizzarla.
Tante persone scherzosamente indicando un oggetto dicono “guarda, questa
è arte”. Se ha un significato, si, è un'opera
d'arte. Ma se non ha senso possiamo dire
per questo che non è arte?
Ora la situazione si sta facendo interessante, l’arte non è più solo un gioco per la
persona che la pratica ma anche uno spettacolo per il pubblico. Se un giorno non
esistesse più la parola “artista" sarebbe normale perché ognuno è un artista.
Fare arte è una cosa assolutamente soggettiva, di conseguenza mi piace lavorare
da sola. Non ho grandi sogni, mi basterebbe aprire un ristorante o un negozio, vivere
felice con la mia famiglia e aiutare le gente che ne ha bisogno. Poi mi piacerebbe la
pace nel mondo.
Diploma from Peking Normal School, post
graduate studies in Painting at Urbino
Academy of Fine Arts.
People don’t just live in order to live and
get dressed, they also live in order to satisfy
themselves and have some pleasures. Life is
art and everybody can create his own.
When I was in Beijing I had a didactics
professor and during his classes we used
to discuss art. I learned a lot from his lessons, not just from a technical or theoretical
point of view, I learned about life and how
to think about the world. He insisted that
young people should travel and read thousands of books. He would also suggest that
they should travel a lot. In China we have
an old proverb that says “travelling for thousands of miles is like reading thousands of
books”. This is why I traveled a lot in these
last two years.
The art I love the most is conceptual art,
John Baldessari in particular. When people
look at my work, I’d like to communicate to
them that: When people only desire material things in life they may become rich and
have social status but they’ll soon get tired
of life and then they’ll be very unhappy. In
the end it is much more important to satisfy
spiritual needs more than material ones.
In my works there’s always a person seen
from the back, with his shadow, a long shadow that for me represent the conflicting feelings of my nature. They tell about me, but
more than anything they reveal my opinion
about people, we all have something hidden
behind the surface.
At the moment I paint, but in the future
I would like to make installations, I’d like
to create something that says something
against war but I still need to think more
about this topic and I need to learn more on
a mechanical level of how to work with an
installation.
Living in Italy helped me to think a lot
about the kind of life I would like for myself. As I mentioned before, life in itself is
already an art and in the future I would like
to open a restaurant with an interesting atmosphere, an “artistic” restaurant. It would
certainly be an attraction for people and I
would solve my economic problems and be
an artist at the same time.
I love beauty, figurative art is as beautiful
as abstract art.
I believe in Italy there are still opportunities to become famous and rich, there are a
lot of public concourses for young artists.
Obviously you have to be very good and
lucky at the same time.
Ai Weiwei recently made an artwork
made out of millions and millions of ceramic sunflower seeds, without the help of
many craftsmen he would never have been
able to do it.
Many people point to an object and jokingly say “Look, this is art”! If the object
means something, then it’s art. If it doesn’t
make any sense, could we still call it art?
At this point the situation becomes interesting: art is not only a pleasant activity
for the artist, it’s also a performance for the
public.
To make art is absolutely subjective and
this is why I always like to work by myself. I
don’t have great dreams, I would be happy
with a restaurant or a store, live happily
with my family and help people who need it.
I would also love a peaceful world.
105
The landscape behind me, 2010
olio su tela, 100x70 cm
106
Look forward..., 2010
olio su tela, 100x70 cm
Two of me, 2010
olio su tela, 150x150 cm
107
Gianluigi Venturini,
13.07.1983, S. Croce di Magliano,
Italia
Diploma di maturità come Geometra,
diploma in Architettura d’Interni presso
l’ Università Europea del design di Pescara,
biennio specialistico di Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Urbino.
Vivo la mia vita ed in essa c’è l’arte, non
separo le cose. Continuerò a farla anche
in previsione di un lavoro estremamente
diverso dall’artista. Ho intrapreso questa
strada dall’infanzia, seguendo mio padre
nel suo lavoro cominciai a comprendere
come le cose vengano costruite e funzionino. Con la sua manualità riuscì a trasmettermi il fascino sottile dell’arte della
creazione, dell’invenzione. Così cominciai
a costruire i miei giochi, levigando pezzi
di legno per farne mattoncini, impastando
la malta per costruire strade dove far correre le mie automobiline. Capii l’esistenza
di due tipi di maestri. I primi erano persone semplici, artigiani, fabbri, falegnami,
muratori e lattonieri, uomini sensibili al
lavoro, caparbi e pragmatici. I secondi, i
maestri per antonomasia, erano quelli delle
idee, quelli che ti insegnano e ti aiutano ad
articolare il pensiero e la forma. Tra i secondi non saprei quelli che mi hanno ispirato maggiormente anche se sono grato a
diversi architetti, poeti e musicisti.
Cerco di limitare la casualità progettando tutto nel miglior modo possibile, questo
perché, casualmente potrei fare qualche
108
errore mentre è proprio li che inizia il mio
lavoro.
Ho l’ambizione di diventare un scenografo e nelle mie scene spero si riconosca la
vita dei personaggi famosi coinvolti, come
Amleto, Antigone, Medea o Don Giovanni.
Cerco di restituire al meglio personaggi e
miti. Uno scenografo deve sapere impiegare al meglio tutto ciò di cui può disporre,
partendo dalla struttura per finire con la
“pelle” fatta di colori e materiali differenti. Lo spazio infine è un cuore pulsante in
continua mutazione, tutto è incentrato su
di esso. Mi piace confrontarmi con ciò che
non so fare perché mi rendo conto che in
quel momento sperimento di più.
Il valore dell’opera sta nella sua idea,
poco importa chi la realizza. Oggi è difficile avere tutte le competenze per affrontare
i materiali più disparati quindi, anche solo
per un consiglio, preferisco rivolgermi ad
uno specialista.
Non ho mai avuto l’occasione di partecipare a grandi produzioni con allestimenti
fuori dal comune, mentre ho dovuto sempre combattere contro i budget limitati.
Quando ci sono pochi soldi l’ingegno e la
fantasia vengono allo scoperto più facilmente, anche se poi i compromessi sono
inevitabili. Di solito prima penso a cosa
devo fare e dopo a quanti soldi ho a disposizione. Alphonse Allais,, noto umorista
francese ha scritto “I soldi aiutano a sopportare la povertà” ma oggi la povertà è
la scarsità di idee e i soldi non servono a
generarle
Credo sia difficilissimo per un artista lavorare in Italia per molteplici fattori. Che
se ne faccia un problema politico-economico o un problema socio-culturale il risultato non cambia, in entrambi i casi qui
le persone coinvolte hanno paura dell’arte
perché scuote le coscienze.
Mi rende felice pensare che l’arte come
il teatro venga alimentata da persone che
si auto rigenerano, scaltre, pronte a tutto
pur di far valere un punto di vista o un’idea
diversa. Oggi viviamo un periodo di transito confuso più che arido. Il mio contemporaneo lo percepisco come un naufragio
in divenire che ben presto riuscirà ad intercettare le giuste traiettorie, finendo per
escludere tutto il rumore di fondo. Puntare
all’essenziale sarebbe un buon inizio.
Certified Surveyor, diploma in Interior Architectural Design from the Pescara European University of Design, Post Graduate
Specialization in Scenography at Urbino
Academy of Fine Arts.
I live my life and art is part of it, I don’t
consider them two separate things. I will
keep doing it even if I have to choose a job
completely different from art. Since I was
very young child I knew this would be my
choice and following my father in his job
I learned how things were built and what
makes them work. He passed onto me his
manual skills and the subtle fascination of
invention and creativity. I started by building my own toys, polishing small pieces of
wood to turn them into little bricks, mixing clay to build a street for my little automobiles. I realized there were two kinds
of “maestro”. The first were simple people;
craftsmen, blacksmiths, carpenters, masons
and metal workers, people devoted to work,
stubborn and pragmatic. The others were
those who worked on ideas, those who can
teach you about articulating your thoughts
and shaping them into forms. Among these I
can’t really say which inspired me the most,
even though I’m grateful to many architects,
poets and musicians.
I always try to limit random situations by
planning everything in the best possible way
because I want to avoid any possibility for
mistakes and that’s right where my creative
work begins.
I have the ambition of becoming a scenographer and I hope that in my scenes people
might recognize the life of the famous people
involved, Hamlet, Antigone, Medea or Don
Juan. I try to present these heroes and myths
as best as I can. A scenographer must be able
to use to the best of his ability all that he has
at his employ, beginning with the structures
on scene to the “skin” effects of a mask made
out of different colors and materials. Space
is like a beating heart in continuous movement, everything rotates around it. I love
to confront myself with things I don’t know
how to handle because I believe that is the
moment I can really experiment the most.
The true value of a work is in the idea,
in the project, it doesn’t really matter who
physically produces it. Today is very difficult to be competent enough to confront all
the various new working materials on the
market. I prefer to employ specialists in the
field, at least for advice.
I never had a chance to confront myself
with big staging experiences or out of the
ordinary productions. Instead, I had to confront with the necessity of dealing with very
limited budgets. When you have very little
money your intelligence and imagination
are more likely to surface and in the end,
compromises are unavoidable. Usually I
start thinking about what I have to do and
only after about the amount of money I can
spend. Alphonse Allais, a famous French
comedian wrote “money helps to maintain
poverty” but today the real poverty is in the
lack of ideas and money doesn’t help to generate ideas.
I believe that working in Italy is very difficult for any artist for many reasons. Whether you may consider it a political/economic
problem or a social/cultural one the results
won’t change. In both cases people involved
are afraid of art because it shakes their consciousness.
It makes me glad to think that art and
theatre are supported by people who regen-
erate themselves, shrewd, open to anything
just to support a point of view, a different
idea. Today we live in the middle of a transition period, rather confused, more than
arid. I conceive my contemporary world as a
wreckage yet to come which will, in the end,
intercept the correct trajectories excluding
in the end all the background noise. Aiming
for the essentials would be a good beginning.
109
Bozzetti per la scena Il sonno di Magbeth, 2008
tecnica mista, 20x13 cm
110
Scena Il sonno di Magbeth, 2008
111
Marina Miozza,
27.08.1987, S. Croce di Magliano,
Italia
Maturità scientifica, diploma triennale e specializzazione in Scenografia
all’Accademia di Belle Arti di Urbino.
Per me è qualcosa di fondamentale nella
vita, è un mezzo di comunicazione universale ma allo stesso tempo soggettivo. Si
possono trasmettere sensazioni a volte indefinibili.
Durante gli ultimi anni del liceo scientifico mi è capitato di venire a contatto con il
mondo del teatro e così ho deciso di iscrivermi al corso di scenografia.
L’epoca dalla quale sono più affascinata è
sicuramente il ‘900, in particolare le avanguardie che hanno spostato l’attenzione
verso nuovi campi come la moda.
Le mie fonti di ispirazione arrivano dalle
esperienze quotidiane e in parte dalla storia dell’arte. L’analisi di film o il semplice
sfogliare una rivista spesso diventa un occasione importante per la ricerca, per degli
spunti. In genere non ho soggetti preferiti,
dipende sempre da quello che ho in mente in quel momento e a chi è destinato il
lavoro. Certamente alcune idee nella fase di
progettazione sono dettate dal caso. Poi le
organizzo fino ad arrivare ad un’idea finita
e non casuale, che comunque mi riservo di
rivisitare o rivalutare nel caso in cui se ne
dovessero presentare altre.Ogni personag-
112
gio ha una sua storia, ma è inevitabile che
mi capiti di accostarmi a quelli con cui ho
dei punti in comune.
Dovendo far fronte ad un budget prestabilito, spesso l’artista si trova non tanto
a dover fare delle rinunce, quanto a dover scendere a certi compromessi, quali
l’utilizzo di materiali meno costosi.
Sebbene in generale l’arte astratta venga
considerata il frutto dell'esperienza di ogni
artista, e quindi fatta di forme irriconoscibili e soggettive, ritengo che essa possa
coesistere con l'arte figurativa, perché in
fondo, per quanto ogni artista abbia una
propria individualità ed una propria personalità, le sue esperienze si rifanno sempre al reale.
Oggi non è facile lavorare in Italia soprattutto per i modelli passati che sicuramente hanno contribuito alla nascita dello
stile contemporaneo, ma che al tempo
stesso hanno influenzato e continuano ad
influenzare la nostra cultura, che dà poco
spazio alle opere contemporanee.
Nella creazione di un’opera l'artista deve
avere il più ampio spazio per dar voce alle
sue idee nel modo migliore. Nel momento
in cui non è in grado di realizzarle al meglio è bene che si rivolga a chi ha le competenze adeguate.
La società moderna, nonostante i progressi culturali ed economici, non è sempre preparata alla comprensione dell’arte
in ogni sua forma, nonostante ciò vi sono
ancora molte persone interessate. Anche se
ormai gli artisti formano quasi un mondo
a parte, è ancora possibile uno scambio culturale, delle nuove esperienze. Oggi i mezzi
a disposizione sono migliori e più numerosi che nel passato.
Mi sono sempre trovata a far parte di un
gruppo, all’interno del quale vengono divisi per competenza i diversi incarichi e mi
sono sempre trovata bene.
Vado avanti cercando di imparare il più
possibile dai colleghi che hanno più esperienza di me.
Diploma from the High School of Science,
Degree and Post Graduate Specialization
in Scenography at Urbino Academy of Fine
Arts.
What I believe is fundamental in life is a
means of communication that is both universal and at the same time subjective.
In my last years in high school I had a
chance to get in touch with theatre and I decided to enroll the scenography class.
I’m really fascinated by the twentieth century “avant-garde” movement when artists
focused their attention on new fields of research such as fashion.
My inspiration comes from both everyday
experiences and art history. Analyzing a
movie or just giving a quick glance through
a magazine often becomes an important
part of my search for an idea. I usually don’t
have preference in subjects, it just depends
on what I have in my mind at the moment
and the sort of public I intend to present my
work to. For sure some ideas in the very beginning might be motivated by pure chance.
Then later I organize my ideas in a more
definite way, but I never hesitate to change
direction in case a new proposal comes to
my mind. Each character has his own story
but I obviously tend to get closer to those
with whom I share common interests.
Having to deal with a limited budget,
artists are usually forced to make choices
and accept compromises, such as choosing
cheaper materials to work with.
Even though abstract art is usually considered to be the result of an artist’s experience and therefore made from subjective
and unrecognizable shapes and forms, I
believe abstraction might very well coexist
with figurative art because each artist has
his own personality but his experiences,
most of the time stem from reality.
Working in Italy is not so easy, especially
because of the immense artistic heritage
which contributed to the development of
contemporary art and, at the same time,
continues to influence our culture and leaves
little spaces for contemporary initiatives.
An artist should be free in order to give
the best in his creative projects. If he doesn’t
have the practical ability to produce appropriate results he should start working with
craftsmen who have the proper skills.
Contemporary society, despite its cultural and economic state, sometimes is not
ready to understand art in all its forms, even
though we still have a lot of people who are
interested in art. Artists often represent a
different kind world and cultural exchange
and new common experiences are still possible. Today’s media are better and more
wide-spread than in the past.
I have always participated in group activities, we shared assignments according to our
different skills and I believe this is the best
way I like working.
I try to keep going learning as much as I
can from people who have more experience
than me.
113
Bozzetti per i costumi de Il sonno di Magbeth, 2008
tecnica mista, 21x29,7 cm
Spettacolo teatrale Il sonno di Magbeth, 2008
costume di scena lady Magbeth, tecnica sartoriale
114
Spettacolo teatrale Il sonno di Magbeth, 2008
costume di sena lady Magbeth, tecnica sartoriale
115
Moritz Brunner,
01.07.1983, Nova Ponente, Italia
Diploma all’Istituto d'Arte, diploma di
Pittura all’Accademia di Belle Arti di Urbino, specializzazione in Pittura a Brera,
Milano.
I mesi che ho trascorso in Spagna sono
quelli che mi hanno segnato maggiormente, sopratutto quelli sulla Sierra Nevada, a
Granada, dove ho incontrato dei maestri
molto incisivi. Da qui è nata la decisione
di iscrivermi all'Accademia di Urbino dove
ho pure trovato persone che mi hanno insegnato molto, sopratutto sulla importanza
dei contenuti. Poi traggo insegnamenti preziosi da varie filosofie, fondamentalmente
orientali e arabe. Mi piacciono molto i graffitari (a partire dalla preistoria), i dadaisti,
la street art, la land art, l’arte povera, Beuys, Fluxus, gli azionisti viennesi e la body
art. Tra i vari personaggi che animano o
hanno animato questo mondo le mie preferenze vanno a Goya, Banksy, Mario Merz,
Penone, Cage, Paik, Goldsworthy, Rauschneberg, Kiefer, Kurosawa, Abramovic,
Nauman, Holzer, KRS One, Cattelan, Laib,
LaoTze e Bob Marley.
Ho sempre visto in modo piuttosto negativo il lato commerciale della vita ed è
così anche per l’arte. Sono giunto alla conclusione che in questo secolo è una parte
inseparabile dell’esistenza e che in ogni
caso anche questa medaglia ha due lati. Il
116
problema nasce nel momento in cui viene
visto solo questo aspetto. È naturale che
da qualche parte debbano saltare fuori dei
quattrini per campare, e se non sarà dal
proprio lavoro allora sarà dal proprio tempo. L’importante é trovare ciò che si vuole
fare veramente e farlo con tutta la dedizione possibile. A quel punto l'aspetto economico si risolve da solo.
Parlare del mio lavoro è difficile, lo trovo inutile perché nella realtà non esiste
ancora. Fino ad ora è solo un mosaico di
lavori eterogenei, realizzati in gran parte
per gli esami dell’accademia e non per mia
volontà. Finora non mi é stato possibile
dedicarmi totalmente all’arte, me ne sono
occupato solamente in modo superficiale e
sbrigativo. Non vedo l’ora di iniziare a lavorare seriamente, è una decisione che ho
preso da poco. Solo allora avrà senso discutere dei miei lavori.
La divisione rigida tra figurativo e astratto va superata. La cosa importante è la qualità e la forza espressiva.
In Italia non è più difficile che in altri
paesi anche se il suo passato rende molte
volte difficile aggiornare la concezione di
arte. Purtroppo in Italia molte persone tra
gli studenti, e addirittura tra i docenti e gli
artisti, sostengono una concezione vecchia
di 400 anni.
Se c’é una parte del tuo lavoro che é meglio affidare a persone più competenti perché non farlo? È inutile perdere tempo, magari rischiando la salute, per poi ottenere
risultati inferiori a quelli che un professionista ottiene in molto meno tempo.
Non mi preoccupo della fine dell’arte
prima della fine dell'umanità. Da sempre é
una parte dell’uomo come lo sono l’acqua
e il cibo.
Il successo è sempre importante e quindi
ben venga anche quello di gruppo a patto
che ognuno mantenga una sua dignità a
livello creativo.Per il momento voglio portare a termine gli studi, poi vorrei organizzarmi in modo da avere tempo da dedicare
all’arte nel modo dovuto. Allo stesso tempo voglio continuare a gestire la piccola
fattoria in cui vivo, coltivando verdure e
allevando qualche animale. Non ho molte
pretese perché so che non serve molto per
vivere sereno, l’importante è trovare la propria strada anche se difficile da trovare.
Diploma from the Institute of Visual Arts,
Degree in Painting from Urbino Fine Arts
Academy. Post Graduate Specialization in
Painting at Brera Fine Arts Academy, Milan.
The months I spent in Spain are those
which definitely influenced me a lot, especially when I was on the Sierra Nevada and
in Granada, where I met some very outstanding "maestri". I then decided to enroll
in the Academy of Art in Urbino and here
I met people who really gave me a lot and
made me understand the importance of
contents in art. I'm also very attracted by
different philosophies, mainly Arab and
Oriental. I love "graffiti" art (beginning with
prehistoric period), the Dadaist movement,
street art, land art, "arte povera", Beuys,
Fluxus, viennese Action Painters and Body
Art. Among the artists who have or still do
animate this world I would like to mention
Goya, Banksy, Mario Merz, Penone, Cage,
Paik, Goldsworthy, Rauschneberg, Kiefer,
Kurosawa, Abramovic, Nauman, Holzer,
KRS One, Cattelan, Laib, LaoTze and Bob
Marley.
I always thought very little of the commercial side of life and I feel the same about
commercial art. I reached the conclusion
that in this century art is an indivisible part
of life and also there are two sides of the
same coin. You have a problem when only
commercial aspect is considered. Obviously
you need to make money in some way in
order to survive, and if not from your work
it will be from your time. It's very important to figure out what you want to do and
once you discover it you should carry it out
with all possible commitment. At this point
money problems usually resolve themselves.
Talking about my work is difficult, I don't
even try to describe it because at the moment
it doesn't really exist. At the moment they're
a mosaic of heterogeneous works, mostly
made for my exams at the Academy and not
for my own aspirations. So far I have not
been able to truly dedicate my time to art,
my work was done in a very superficial and
hasty manner. I can't wait to start working
more seriously, and this is a decision I made
only recently. Only at that point will make
any sense to discuss my work.
We need to overcome the need to make a
distinction between figurative and abstract
art. All that matters is quality and expressive power.
Working as an artist is not more difficult
in Italy than in other countries, even though
Italy's past history sometimes makes it harder to be up to date with new artistic concepts.
Unfortunately in Italy many students, and
even teachers and artists, keep supporting a
concept of art that’s at least 400 years old.
If there's a part of your creative process
that would be done better by someone else,
why not? It's useless to waste time, risk your
health and get results which are definitely
lower in quality compared to those offered
by skilled craftsmen and in less the time.
I don't worry about the end of art before
the end of mankind. It's always been a part
man as are water and food.
Success is always important even when it's
collective success, as long as everybody can
maintain his dignity in the creative process.
Right now I want to finish my studies, then
I will dedicate my time in order to be able
to carry on with my art. I would also like
to keep working on my farm with my plants
and animals. I'm an easy person to please
because I know you don't need too much to
live happily, what's most important is to find
your way even though sometimes it might be
a steep or difficult road to find.
117
Tributo, 2006
fotomontaggio digitale, misure variabili
118
Jurta, 2006
installazione, 6mx5mx1.80 m
119
Nazzarena Poli Maramotti,
26.11.1987, Montecchio Emilia,
Italia
Diploma all’Istituto Tecnico Sperimentale
ad Indirizzo Grafico, diploma e specializzazione in Pittura all’Accademia di Belle
Arti di Urbino.
Vengo da una formazione sperimentale
che mi ha dato un’infarinatura generale. La
ritengo un’ottima scuola che mi ha spronata in molte direzioni ed è un peccato che
a causa della riforma attuale dovrà mutare,
perché considerata troppo sperimentale, ed
uniformarsi alle altre.
Di quelli che posso considerare come
maestri finora ne ho incontrato solo un
paio, sono rari. È difficile parlare di influenze perché non sono stabili e quindi le
ispirazioni cambiano. Cambiando si notano aspetti diversi o sfumature in artisti che
prima non vedevi. Non che ciò che ispirava
prima poi non ispiri più, ma trovare punti
fermi è difficile. Quando sono arrivata in
Accademia non sapevo nulla di arte contemporanea. Il buio totale. I miei modelli
erano i movimenti europei di fine Ottocento ed inizio Novecento, dai Preraffaelliti
alla Bauhaus, da Mucha a Waterhouse, gli
artisti della Secessione Viennese. Ora se
dovessi scegliere per forza un nome direi
Louise Bourgeois.
Spero che quelli che guardano il mio lavoro intuiscano il tentativo di non mentire.
Spero anche che l’osservatore non si inter-
120
roghi sul significato, ma che lo percepisca
ugualmente. Quando si spendono troppe
parole su un lavoro è perché non arriva
dove dovrebbe arrivare.
I temi che tratto sono sempre legati alla
natura, dalle anatomie ai lavori sulla caccia. La natura è sincera e forte e noi siamo
sempre più lontani dalle sue leggi tanto da
vederla crudele e quindi cerchiamo di piegarla. Siamo sempre più banali e superficiali. Ho vari soggetti ma gli animali selvatici
sono forse quelli che mi danno più gusto.
C’è chi sente il bisogno di progettare tutto prima, ma per me la casualità è importante anche se parlerei di istinto o di curiosità più che di casualità.
Tutte le opere, anche le più insignificanti, parlano della vita di un’artista perchè
ne sono impregnate, però solo chi conosce
bene chi le ha fatte può rendersene conto
appieno.
Il lato economico è invasivo ed è difficile
che, se pure in minima parte, non influenzi
la ricerca.
Essere artisti è difficile in generale. L’Italia è un paese bellissimo, ma se il suo passato ricco e fiorente arriva a limitare il pre-
sente non è certo colpa del passato, ma delle
persone che ci vivono ora. Sarebbe un buon
inizio se le persone facessero qualcosa per
mantenere questo nostro famoso patrimonio storico artistico.Siamo tutti legati ad un
passato di cui non ci curiamo nemmeno.
Se non ci fossero bravi artigiani a dare
supporto agli artisti saremmo ancora più
sommersi da ciofeche.
In futuro nasceranno nuovi movimenti
se ce ne sarà bisogno. Di sicuro lo scambio
tra artisti non può finire, l’aridità non può
toccare tutti. Se per mondo dell’arte intendiamo il sistema dell’arte o il suo mercato
allora il marcio è evidente, ma ho fiducia.
Non può durare così in eterno, qualcosa di
alternativo nel senso di una risposta forte
e genuina nascerà di sicuro perché la gente
è stanca. Di persone valide ne vedo molte
anche se sono stanche.
Se il successo arriva al gruppo e non
all’individuo va tutto bene purché il gruppo sia composto da persone che si stimano
tra loro.
Nell’immediato sono curiosa di vedere
come funzionano le cose fuori dall’Italia,
poi si vedrà. Tutto dipende da quanto mi
piace quello che trovo.
Perché ho partecipato a questo progetto? Per ritrovarmi in un gruppo di persone
che stimo, unite da intenti comuni, “tanta
gente valida e stanca”. Partecipare significa
lavorare sul serio tutti assieme e non perché ti ha piazzato lì qualcun altro. Quando questo succede non può che venir fuori
qualcosa di valido e non perché qualcuno
dice che è così.
Diploma from the Experimental Technical Institute of Graphics; Diploma and Post
Graduate Specialization in Painting from
Urbino Academy of Fine Arts.
I have an experimental background that
gave me a general idea of art. I consider it a
very good experience which stimulated me
in many different directions and it’s a real
pity that the new government reform will
change that going back to sterile times in
education, probably because they consider
it too experimental for their conservative
tastes.
Among those that I would consider my
“maestri” I can only think of a couple, they’re
quite rare. It’s difficult to talk about influences because they’re quite unstable and my
inspirations change with time. When you go
through changes you perceive different aspects of art and nuances in artists that you
didn’t notice before. When I first came to
the Academy I didn’t know anything about
contemporary art, a total blank! My knowledge and models went back to movements
from the 19th and early 20th centuries, Preraphaellites and Bauhaus, from Mucha to
Waterhouse and the artists of the Viennese
Secession. Now, if I had to choose a name I
would say Louise Burgeois.
I hope when people who look at my work
they can sense my intention for truth. I
also hope that observers won’t question my
meanings, but perceive them all the same.
When you spend too much time talking
about an art work that obviously means the
piece doesn’t communicate what it should.
I always deal with themes related to nature, from anatomy to hunting scenes. Nature is strong and sincere and we are so
far and remote from its laws that we often
consider it cruel and try to bend it to our
desires. We are very superficial. I love many
subjects, but wild animals are those that
stimulate me the most.
Some people likes to plan everything in
advance, for me working at random is important, even though I prefer to think in
terms of instinct and curiosity more than
chance.
All art works, even the most insignificant,
talk about the artist’s life because they’re full
of it, but only those who know the author
well, can fully appreciate this aspect.
The economic side of art is pervasive and
in many cases it influences the artist’s research.
To be an artist is difficult in general. Italy
is an extremely beautiful country and if
sometimes its rich and overwhelming past
seems to sort of limit its present creativity,
it certainly isn’t the fault of the past but just
the limited horizons of our contemporaries.
It would be a good beginning if people would
do something to maintain this important
historical patrimony. We are all tied up
to our past and yet we don’t seem to care
enough about it.
If we didn’t have good craftsmen as a support to our contemporary artists we would
be submerged by “crap” art.
In the future, when the time comes, new
movements will appear. The interaction between artists will not end and the aridity
of this world can’t effect everyone. If for the
“art world” we only intend the art system or
its market then the corruption is evident,
but I have faith. This trend can’t last forever,
some alternatives, in the sense of a genuine
and strong answers to the problem will come
up sooner or later because people are tired
of it all. I know many fine and motivated
people, even though at times they seem a bit
weary.
If success comes to the group instead of the
single individual that’s fine with me, as long
as the people in the group respect each other.
At the moment I’m very curious to find
out how things work outside of Italy, then
I’ll see. It all depends on if I like what I find.
Why did I partecipate in this project? I
love to be with the people I like, people with
the same common interests and goals, “valid
but weary people”. To partecipate means to
work seriously together and not just because
somebody put you up to it. When this happens something of value is certainly created
and not because someone else says that’s the
way it has to be.
121
Senza titolo, 2010
olio su carta, 40x30 cm
122
123
Ottavio Festa,
28.09.1988, Vasto, Italia
Diploma Liceo Artistico, diploma e specializzazione in Pittura all’Accademia di Belle
Arti di Urbino.
Quando realizzi un’opera crei un altro
mondo, un’altra realtà. Al liceo artistico
ho lavorato molto con il disegno dal vero e
con il fumetto. All’Accademia di Belle Arti
sviluppo una ricerca pittorica con forti influenze dal mondo del fumetto e dell’illustrazione.
Gli artisti e le correnti che mi hanno
influenzato e continuano a farlo sono Die
Brucke, E. Schiele, Toulouse Lautrec, Rops,
Beardsley, Mucha, Bacon, Balthus, Kiefer,
L. Freud, Petty Boon, M. Dumas, S. Polke,
ma non mancano illustratori e fumettisti
come Mattotti, Mannelli, Moebius, A. Pazienza, T. Liberatore, Bilal, D. Battaglia,
Crepax, M. Manara, Serpieri.
Nel mio lavoro penso al corpo come ad
un involucro da esibire, da mostrare, un
corpo eticchettato o tatuato che delle volte
diventa un oggetto in un universo erotico
se non addirittura pornografico. I personaggi non compiono azioni se non quella
di mostrarsi all’osservatore.
L’ispirazione la prendo da riviste di
moda, da foto erotiche di nudi, da film
splatter e dal mondo dell’illustrazione e del
fumetto.I temi ricorrenti sono la sessualità,
124
la pornografia, il cannibalismo e la paura.
In questo momento sto pensando a nuovi soggetti: ratti, insetti, mostriciattoli e
omini che prendono pieno possesso del
corpo di una ragazza, che la esplorando
come scienziati di fronte ad una forma di
vita aliena. Il corpo diventa un mondo da
esplorare per bestie maligne e brute.
Quando un’artista va a patti con il lato
economico del suo lavoro, rinuncia alla
sperimentazione e smette di cercare nuove
strade.
Indipendentemente dal genere artistico
non amo troppo i concettualismi mentre
ritengo che l’estetica sia fondamentale.
I problemi dei giovani artisti non dipendono dal passato della nazione d’appartenenza, che anzi può essere molto utile, ma
da una politica che non offre spazio alla
cultura e ad un mercato che punta più alla
quantità che alla qualità.
Non vedo problemi se un artista si avvale
di un artigiano, l’importante è che volendo
sia in grado di realizzare il suo lavoro anche
da solo.
Per il futuro ho paura che il vento arido e secco del mondo in cui viviamo porti
alla perdita di qualità e di poetica, facendo
diventare l’arte sempre più elitaria e meno
fruibile da un vasto pubblico.
Tra i progetti nel cassetto c’è la realizzazione di un fumetto o delle illustrazioni
sullo strano caso del Dottor Jekyll e Mister
Hyde o su Jack lo squartatore. Poi sogno di
disegnare una storia di Dylan Dog con la
sceneggiatura di Sclavi.
Diploma from the Institute of Visual Arts,
Diploma and Post Graduate Specialization
in Painting from Urbino Academy of Fine
Arts.
When make an artwork I create another
world, another reality. When I was studying at the High School of Arts I worked a lot
with real life drawings and cartoon illustrations. Now at the Academy I’m on developing my painting techniques with influences
from comics and other kinds of illustration.
The artists and movements that influenced me in the beginning and still do are
Die Brucke, E: Schiele, Toulouse Lautrec,
Rops, Beardsley, Mucha, Bacon, Balthus,
Kiefer, L. Freud, Petty Boon, M. Dumas, S.
Polke and also comic strip and other illustrators like Mattotti, Mannelli, Moebius, A.
Pazienza, T. Liberatore, Bilal, D. Battaglia,
Crepax, M. Manara, Serpieri.
In my work I consider the body a container to be exhibited, a body tagged and
tattooed that sometimes becomes an object
in an erotic or even pornographic universe.
The only action of the subject is to exhibit
themselves in front of the observer. I get my
inspiration from fashion magazines, erotic
nude photographs, splatter films and the
world of comics and illustration. Recurrent
themes are sexuality, pornography, cannibalism and fear.
Recently I’ve been thinking about new
subjects: rats, insects, little monsters and
small men who take full possession of a girl’s
body and explore it as scientists would do
with an alien. This body becomes a world to
be explored by malignant and brutal beasts.
When an artist accepts to compromise
with the economic side of his work he stops
experimenting and looking for new inspirations.
Independently of the artistic media, I
don’t really like conceptualism while I believe that aesthetics play a decisive role.
The problems of young artists are not
related to the past of the nation they come
from, which in many cases can really help,
rather they depend on the politics which
doesn’t offer any space for culture and an
art market that aims more at quantity than
quality.
I don’t see any problem if an artist collaborates with a craftsman, though it’s impor-
tant that he should be able to produce the
same quality of work on his own. I’m afraid
that in the future the arid wind of our contemporary world might make us lose a sense
of poetry and quality, transforming art into
something very exclusive and not for everybody.
Among the projects that I have in my
mind I would like to produce a comic or illustration of the strange case of Dr. Jackal
and Mr. Hyde or Jack the Ripper. I would
also like to work on a project about Dylan
Dog based on a script written by Sclavi.
125
Buon appetito!, trittico, 2010
china e coline su carta d'acquerello, 35x48,2 cm
126
127
Francesco “Pio nella Luce”
Chierici,
11.03.1981, Vicenza, Italia
Diploma al Liceo Artistico, sette anni di
scalpellino, diploma e specializzazione
in Pittura all’Accademia di Belle Arti di
Urbino.
L’arte rappresenta la vita stessa, la racconta e la mitizza.
La mia formazione sono sette lunghi
anni tra marmo e pietre subito dopo il liceo artistico. Sono tanti gli artisti che hanno avuto da insegnarmi e raccontarmi, ma
credo che il mio sia un lavoro ritmico dettato dalla musica. Adoro ascoltare i tempi,
le batterie, i controtempi, le note. Che sia
classica, metal o il latino è sempre il ritmo
che mi affascina.
Comunico o cerco di comunicare dubbi
non dichiarati, ispirandomi molto all’arte
sacra ed alla gestualità. Le mie sono micro denunce a loro modo “de-banalizzate”.
Il mio lavoro confonde perché spesso chi
guarda non conosce o non osserva con attenzione ciò che in realtà ha davanti. Come
soggetto uso sempre lo stesso, me stesso,
ma con questo non vuol dire che parlo solo
della mia vita, parlo anche di quella degli
altri.
I lavori affiorano casualmente ma sempre
da progetti ben definiti. La sfida del futuro?
Prendere la patente D.
Quando fai compromessi con l’economia
diventi schiavo impotente di un’ipocrisia in
128
potenza.
Posso essere figurativo, in cerca di me negli occhi degli altri, così come anche astrarre strutture e costruzioni mentali.
Ora come ora penso che la fortuna in
questo lavoro dipenda molto da una spinta,
si spinge e si vieni spinti, o in altri termini sorretti, aiutati. Ma credo anche che un
duro lavoro venga ripagato.
Dando la realizzazione di un progetto ad
un altro si risparmia tempo, si spendono
soldi e si perde completamente il piacere
della realizzazione. Si perde la parte migliore!
Le nuove strade porteranno alla Cina,
alla Romania, a luoghi dalla grande storia che è tempo di conoscere e narrare. Il
mercato si aprirà verso nuovi luoghi mentre l’Italia rischierà di continuare a esaltare
l’arte del passato. L’ultimo grande gruppo è
stato quello della transavanguardia, è tempo di far uscire il nuovo.
L’unica mia paura è quella di non poter
viaggiare; giro per conoscere, assimilare e
custodire, innamorandomi della terra che
visito.
Crescere insieme, creare un gruppo e sa-
per da ciò far esplodere qualcosa è perfetto,
ma poi si torna ad essere individui soli.
Mi piacerebbe creare un ciclo di mostre
sulle navi da crociera, navi per ricconi e
spendaccioni, per prendere in giro ed allo
stesso tempo guadagnare ipocritamente
per continuare a lavorare.
Peccato che nessuno mi abbia chiesto se
mi piace mettere i piedi nella sabbia che
pizzica o quante volte al giorno bestemmio.
Diploma from the Institute of Visual Arts,
worked for seven years as a stonecutter,
Post Graduate Degree in Painting from Urbino Academy of Fine Arts.
Art represents life, it tells about and mythicizes it. Part of my background includes
seven long years spent between marble and
stone.
I’ve known many artists who could inform and teach me, but I believe mine is a
rhythmic work dictated by music. I love to
listen to rhythms, drums, backbeats and
notes. Be it classic, heavy metal or Latin
American music, it’s always the rhythm that
fascinates me.
I communicate, or at least try and communicate undeclared doubts, mainly inspired by sacred art and gestures. Mine are
minimal complaints, in a way removing the
banality of them. My work tends confuse
people because they don’t know or do not
observe carefully they are actually seeing.
My subject is always the same, always about
myself, but that doesn’t mean I’m only talking about my life, I also talk about the life of
the others.
My works come to me almost at random
but always stem from pretty well defined
projects. The biggest challenge for my future? Getting a commercial truck driver’s
license.
When you compromise with economy you
become a powerless slave of a potent hypocrisy.
I can be figurative, in search of myself in
the eyes of others, but I can also abstract
structures and mental constructions.
As of today I believe that in order to be
lucky in this field you need a “push”, in other
words, you push and are pushed to be helped
and supported. At the same time I believe
that hard work always pays off .
If you delegate the production of a project
to others you save time, but you spend a lot
of money and completely miss the pleasure
that comes from doing things by yourself.
You miss the best part of the whole deal!
New opportunities will lead to China
and Romania, to the places of great ancient
histories so that we may understand it and
narrate it. Markets will open towards new
frontiers while Italy will continue to talk
about the art of their past. The last impor-
tant group of artist was the Transavantgarde it’s about time we see something new.
My only fear is not having the chance to;
I travel in order to understand and learn,
absorb, memorize and fall in love with the
places I visit.
To grow together, create a group and make
it flourish is perfect, but then you always get
back to being alone and on your own.
I would like to do a series of exhibitions
on cruise ships, where you meet wealthy
and spendthrift people to be taken for a ride
and at the same time hypocritically making
money to continue working.
It’s a pity that no one’s ever asked me if I
like to walking barefoot in burning sand or
how many times I swear.
129
Pioritratto, 2009
marmo bianco, 40x30x25 cm
130
La mia faccia, 2009
Photoshop, dimensioni variabili "da santino"
131
Roberto Puddu,
21.06.1985, Cagliari, Italia
Diploma al Liceo Artistico, diploma e
specializzazione in Scultura, Accademia di
Belle Arti di Urbino.
Mi piace comunicare divertendomi o divertirmi comunicando.
Ho studiato le tecniche classiche della
pittura e della scultura al liceo artistico e
nutro un enorme interesse per tutto ciò
che è arcaico e che racchiude in se il passare del tempo. Provenendo dalla Sardegna
non posso non essere affascinato da ciò che
questa terra offre dal punto di vista storiconaturalistico: dai paesaggi ai nuraghi, dai
misteri e dalle leggende alle tradizioni.
Durante gli anni di studio in accademia ho
approfondito gli aspetti dell’arte primitiva
e le sue ramificazioni anche in altre culture, con naturali ricadute nei miei lavori.
Ho seguito questo percorso senza l’aiuto
di nessuno. Altre componenti o ispirazioni
arrivano dall’arte povera e dalla land art.
Nel mio lavoro cerco di mettere l’osservatore in una situazione particolare, mi
piace che si stabilisca una comunicazione
intrigante tra lui e il mio lavoro, mi piace
portarlo a indagare senza svelargli nulla.
Un’opera non esiste se nessuno la osserva.
Cerco di far emergere il legame che l’uomo
ha con la natura sfiorando il concetto di
identità e di origine. Almeno direttamente,
132
I miei lavori non parlano di me.
A volte la casualità è fondamentale, altre
per nulla; non ho una regola.
I materiali, le forme, i colori sono tutte
cose importanti che devono dialogare tra
loro ma non solo, anche la tecnologia può
essere importante. Per esempio il video,
di cui non ho alcuna conoscenza tecnica,
potrebbe essermi utile e potrebbe essere la
mia prossima sfida.
Venire a patti con il lato economico distorce in parte la coerenza tra l’artista e la
sua opera.
Il figurativo e l’astratto sono due facce
della stessa medaglia, si completano a vicenda, sono due alternative, una possiede
dinamiche e componenti che l’altra non ha
e viceversa.
Essere artisti in Italia non è semplice perché è un paese corrotto e la corruzione, che
a mio avviso per definizione è in netta contrapposizione con l’arte, è subdola, penetra
ovunque.
Ci sono tanti motivi per cui gli artisti ricorrono agli artigiani, per esempio i tempi
di realizzazione o il peso e la poca dimestichezza con certi materiali. A volte per poter
realizzare un’opera che contiene elementi
seriali di grandi dimensioni, l’aiuto di uno
o più artigiani è utile se non fondamentale.
È anche vero che chi se ne serve possiede
una quantità di denaro non indifferente.
Detto ciò preferisco chi realizza tutto da
solo.
L’arte deve smuovere, far reagire, emozionare, riflettere, divertire, essere accessibile a tutti. Se l’arte dimentica questi obiettivi il suo futuro è povero e insignificante.
Ecco perché lo spazio a nuove esperienze, a
nuovi scambi è fondamentale.
Fallire da soli è una sconfitta che pone in
discussione solo una persona, niente viene
condiviso. Nel gruppo il fallimento si distribuisce, lo si condivide, forse lo si digerisce meglio. Lo stesso vale per il successo.
Non saprei dire cosa sia meglio.
Diploma from the Institute of Visual Arts,
Diploma and Post graduate degree in Sculpture from Urbino Academy of Fine Arts.
I love to communicate and have fun and I
enjoy when I communicate.
I studied classic techniques for painting
and sculpture at high school and I'm very interested in anything archaic which includes
the passing of time. Since I come from Sardinia I can't help but be fascinated by all
the things this region has to offer from a historical and naturalistic point of view: from
its landscapes to its “nuraghi", from its mysteries and legends to its traditions. During
my studies at the academy I got deeper into
the aspects of primitive art and its ramifications, even in other cultures, with obvious
influences on my own works. I pursued this
path on my own, without the aid anyone.
Other elements or inspirations come from
"arte povera" and "land art".
In my works I always try put the observer
in a particular situation, I like to create an
intriguing communication exchange between the observer and my work, I would
like to lead him to investigate without re-
vealing anything. An artwork doesn’t exist
if there is no one to observe it. I try to reveal
the ties that man has with nature dealing
with the concepts of identity and origin. My
pieces don't talk about me, at least not directly.
Sometimes random chance is fundamental, in other cases not important at all; I
don't have a fixed rule.
Materials, shapes and colors are all important ingredients that must have a dialectical relationship, but that's not all, even
technology can play a fundamental role.
Video, for example, I don't have any technical knowledge at all, but it could be very
useful and I believe it might be my next
challenge.
To come to terms with the financial aspect
of art might modify, at least in part, the coherence between the artist and his production.
Figurative and abstract are two faces of
the same medal, they complete each other,
they are two alternatives, one has dynamics and components that the other one lacks
and vice versa. To be an artist in Italy is not
simple, the country is corrupt and corrup-
tion, which in my opinion is by definition
in radical contrast with art, is very underhanded and reaches everywhere.
There are many reasons why the artists
use a craftsmen to help them: to cut the time
needed to produce the artwork, to handle
very heavy materials or because they're
not very familiar with certain techniques.
Sometimes in order to produce a piece that
contains serial elements of great dimensions
the help of one or more craftsmen is at least
useful, if not fundamental. In order to proceed in this direction you need to have a lot
of money. I prefer those who produce everything by themselves. Art must move, generate energies and reactions, give emotions,
force people to think and enjoy and be accessible to everyone. If art forgets about these
perspectives its future will be meager and
insignificant, that's why spaces for new experiences and new exchanges are essential.
To fail by yourself is a defeat that questions only one person, nothing is shared. A
group failure is spread out, you can share
it and maybe you’ll metabolize it better.
The same happens in the case of success. I
couldn't say which one is better.
133
Cuscini, 2010
fibra di ferro, canapa intrecciata, cera d'api, 72x54 cm
134
Corpo tattile , 2010
argilla, tecnica bucchero, 100x50 cm
135
Renato Alberti,
09.04.73, Napoli, Italia,
Maturità scientifica, corso di perfezionamento per Autori di Testi al Centro Europeo di Toscolano, corsi di formazione in
Bioetica e Biodiritto, laurea in Giurisprudenza, master in Diritto di Famiglia, corso
di alta formazione in Diritto dell'Informatica, conseguimento del titolo di Avvocato,
specializzazione in Progettazione Multimediale all’Accademia di Belle Arti di Urbino.
L’arte è una pratica, un campo di indagine, una sfida intellettuale. I primi lavori,
eseguiti con tecniche che non oserei definire ortodosse, sono nati dall'osservazione
dell'arte calligrafica giapponese. Poi sono
passato alla fotografia (amo quella di viaggio e il reportage) scoprendo anche, grazie
all’argilla, una certa predilezione per la
tridimensionalità. Nel digitale la curiosità ludica, nata con le consolle, gli home
computer e arcade game degli anni '80, con
l'avvento della cybercultura e della rete,
confluisce nell’interesse per le possibilità
comunicative ed espressive offerte dalle
nuove tecnologie.
All’Accademia di Belle Arti di Urbino ho
la possibilità di condividere idee e progetti
con persone piene di entusiasmo, portatori
di un patrimonio culturale la cui esistenza
è oggi minata dalle stesse istituzioni che
dovrebbero garantirne la perpetuazione.
La classe politica italiana ignora quanto
esso sia essenziale per la sopravvivenza
del Paese. I miei personaggi di riferimento
sono Hokusai, Alberto Giacometti, Picasso, Joan Mirò, César, Pollock, Basquiat,
Julian Schnabel, Anish Kapoor. Poi John
136
Cage, Nam June Paik, Vito Acconci, Brian
Eno, Alva Noto, Banksy, Joshua Davis,
UVA, Digital Kitchen ed altri paladini della cultura post-digitale.
Il “cosa comunicare” è un concetto aleatorio, è la risultante degli insiemi di variabili che di volta in volta entrano in gioco.
Si attinge da tutto. I temi sono spesso solo
un pretesto ma funzionano da innesco. La
comunicazione è un processo in cui non
è sempre dato conoscere a priori il valore
degli elementi in gioco: emittente, destinatari, messaggio (e funzioni), codice, canale,
contesto. Il confine tra libertà di espressione e volontà di manipolazione è labile. Questo mi induce a concedere maggior spazio a
libertà e indeterminatezza, alla casualità,
anche se parametrizzata. Spazio dal banale
alla guerra termonucleare globale, dall’animismo alla tecnologia e all’etica.
Il colore, la materia, lo spazio, la luce e la
forma sono tutti i termini fondamentali di
un’unica equazione nel senso che se ne trae
dalle teorie gestaltiche. Nel futuro penso
che le mie sfide saranno legate all’olografia,
alle stampanti e agli scanner 3D, alla realtà
aumentata, agli spazi ibridi.
Un artista quando va a patti con il lato
economico rinuncia a scarpe vecchie e denutrizione.
Il passato è una risorsa, non vedo come
potrebbe rappresentare un limite, se non a
causa dei tentativi di emulazione. Ai tempi
di Caravaggio ci fu la peste. Ai giorni nostri ce n’è una peggiore sul piano culturale. Non c’è alcun supporto per la ricerca,
l’innovazione e l’istruzione e gli schemi
mentali sono piuttosto datati. Al museo di
arte contemporanea della mia città, Napoli,
hanno preannunciato il taglio della fornitura elettrica e altro ancora. In Germania
nelle accademie lavorano da un decennio
nel settore della robotica, in Australia e
Macedonia con le biotecnologie, ovunque
nel mondo nascono centri di ricerca interdisciplinare...
Artisti e artigiani? Le idee più valide nascono affrontando le difficoltà incontrate
nella fase di attuazione.
L’arte del futuro sarà probabilmente
caratterizzata da ibridazione, un dialogo
multidisciplinare con altri rami del sapere, soprattutto tecnologici e scientifici. C’è
un gran fermento in Europa e se non ce ne
accorgiamo è solo perché le cose accadono
altrove o nel sottosuolo. In rete ogni giorno
nascono centinaia di progetti e movimenti
artistici di respiro internazionale.
Successo e fallimento sono categorie che
tendono a disgregarsi se si lavora con abnegazione, ma è bene considerarle come
esperienze essenziali per la crescita umana
e professionale.
Sogno una rete libera, un laboratorio itinerante in un furgone, meno disuguaglianze, più diritti per uomini, oggetti, piante e
animali e tanta pizza napoletana.
Diploma from High School of Sciences, Specialization course for text writing at the
European Center in Toscolano, Advanced
training courses in Bioethics and Biolaw,
Law Degree and Masters in Family legislation, Advanced training course in Information Technology Law, Certified as a lawyer;
Post Graduate Specialization in Multimedia
Design from Urbino Academy of Fine Arts.
Art is an experience, a field of enquiry,
an intellectual challenge. My first works
were realized with techniques that I would
not dare call orthodox, they were created
from observing Japanese calligraphy. Then I
passed on to photography (I love the kinds
from travels and photo reportages) discovering as well, thanks to clay, a certain partiality for three-dimensional art. The curiosity
and play of digital art which began with virtual consoles, home computers and arcade
games from the 80’s; the advent of cyberculture and the web converge in the interest of
the communicative and expressive possibilities that new technology offers.
At the Academy of Fine Arts in Urbino I
have the chance to share my ideas and my
projects with people who are full of enthusiasm, bearers of a cultural heritage whose
very existence are being mined by the same
institutions that should guaranteeing their
perpetuation. The Italian political class
ignore how important they are for the survival of this country. The artists that I refer
to for my work are Hokusai, Alberto Giacometti, Picasso, Joan Mirò, César, Pollock,
Basquiat, Julian Schnabel, Anish Kapoor;
and then John Cage, Name June Paik, Vito
Acconci, Brian Eno, Alva Not, Banksy, Joshua Davis, UVA, Digital Kitchen and other
paladins of the post-digital culture.
The work “cosa comunicare” (what to
communicate) is a aleatory concept, the result of a group of variables that come into
play from time to time. Drawing from all
sources. The themes are often only a facade
but work as a trigger. Communication is a
process where it is not necessarily given to be
known, a priori, the values of the elements
involved: the sender, the recipient, the message (and function), the code, the channel
and context. The confines between freedom
of expression and the desire to manipulate
are labile. This leads me to concede greater
space for liberty and indeterminateness, to
fortuity, even if it is parameterized. Space
from the ordinary to thermonuclear global
war; from animism to technology and ethics.
The colors, the matter, the space, the light
and the form are all fundamental terms of
a single equation in the same sense that we
can get from Gestalt theories. In the future I
think I will take on the challenges offered by
holography, printers and 3-D scanners; by
enlarging reality and for hybrid spaces.
An artist when he comes to terms with
economic side of things abstains from old
shoes and hunger.
The past is a resource, I don’t see how
it could represent a limit, if not due to attempts of emulation. In Caravaggio’s time
there was the plague. In our times there’s a
worse plague on a cultural plain. There is no
support for research, innovation or education and the overall intellectual schemes are
pretty much dated. In the Museum of Contemporary Art in my city Naples, they preannounced cuts on the electric supply and
more still. In the Academies in Germany
they’ve been working in robotics for the past
ten years; in Australia and Macedonia with
biotechnology, all around the world there
are centers for interdisciplinary research.
Artists or craftsman? The most valid
ideas come by tackling the difficulties in the
phase of completion.
The future of art will probably be characterized by hybridization, a multidisciplinary dialog with other roots of knowledge, above all technology and science.
There’s a great deal of excitement going on
in Europe and if we in Italy are not aware
of it it’s only because things are happening
elsewhere or in the underground. Every day
on the web there are hundreds of new projects and artistic movements with an international feeling.
Success and failure are categories that
tend to disintegrate if one works with abandonment, but it’s a good thing to consider
them as essential experiences for human
and professional growth.
I dream of a free web, an itinerary workshop in a van, less inequality, more rights
for mankind, plants and animals and lots of
Neapolitan pizza.
137
Takemusu flip, 2002
tecnica mista acrilico, sale, 56x158 cm
138
Koi, 2002
tecnica mista, acrilico, solvente, 49x155 cm
139
Roberta Feoli,
03.10.1987, Benevento, Italia
Diploma al Liceo Artistico, diploma in
Pittura e specializzazione in Grafica
all’Accademia di Belle Arti di Urbino.
Per me è una valvola di sfogo, il modo di
esternare delle gioie inconsce, è una compagna fidata che racconta le storie che mi
affascinano.
Ho avuto sedicenti maestri che hanno
tentato di ispirarmi, ma la maggior parte
di quelli veri non li ho mai toccati perché
sono figli di libri e canzoni o semplicemente perché vissuti in epoche passate: da
una rivoluzione lontana narrata dai muralisti messicani alle infide spine nella vita
di Frida Khalo, dagli orrori di un Goya al
sangue di qualche crocifissione, dai segni
di Otto Dix ai surrealisti, dai trionfi della
morte agli antichi tarocchi. Ora come ora
ho tante storie da raccontare. Dicerie di
anime piangenti in pena, streghe campane,
spiritelli nascosti in casa, teschi venerati e
tradizioni che attraversano il mare.
Vorrei tramandare l’amore per la morte
come un festoso esempio di natura, una regnante, una dama da rispettare e comprendere, non temere e respingere; illustrare
usanze radicate in ogni angolo del mondo,
come il culto del cranio che viaggia dal
“dias de los muertos” messicano fino alla
Napoli sotterranea delle catacombe e dei
140
miracoli. Sono figlia della città delle streghe e dei noci, vivo da sempre nell’aurea
magica del filtro e della storia prima di andare a letto.
Prediligo il bianco ed il nero, in questo
momento il pirografo su legno che mi consente di passare alla stampa con la tecnica
della xilografia. È un lavoro quasi artigianale e di umili origini. Riesce a tramutare
le mie donne in sante e guerriere. Un tratto
unico e preciso le fa passare da morte in
bianco e nero ad eroine contemporanee.
Mi piacerebbe creare installazioni degne di
una festività dei morti, degne del bel ricordo, del pranzare con il defunto ed il fumare
le sue sigarette preferite.
Più volte mi hanno consigliato di smettere di disegnare “teschietti” che nessuno li
compra… forse i dottori, e forse è vero. Osservo un mercato del decoro più che della
storia. Spesso bisogna abbandonare quello
che ormai è solo un idealizzare romantico,
ma pur sempre personale, in funzione di
una saporita vendibilità.
Ci si può coccolare nell’astratto lasciando che il segno e la forza parlino o tentare
un figurativo più diretto e facile da decifra-
re. Ogni artista sceglie una delle due strade
a seconda di ciò che ha da dire, se ha qualcosa da dire.
Il passato artistico in Italia è quello attuale, la nostra storia artistica ancora ci
educa ed è forse giusto. Sarebbe solo ora di
lasciare che i pronipoti si facciano avanti!
Si potrebbe cominciare dal classico e forse banale “investire sui giovani”. Sono necessari spazi e strutture e uno studio della
storia dell’arte non basato sul susseguirsi
di date e certificazioni. E poi dare il giusto
valore al percorso di studi, ovvero dare lo
stesso valore alla nostra “laurea” che danno
nel resto d’Europa.
Credo che il piacere di toccare con mano,
sentire gli odori ed l’impiastricciarsi di colore e di silicone sia così sottile da meritare
di essere vissuto.
Nell’epoca del tutto e subito, del tempo
è denaro, l’artista è solo facciata. E’ sicuramente il momento giusto per creare e
tramandare, in una società globale bisogna
ricordare le proprie origini e quelle degli
altri.
La mia paura è quella di non raggiungere
la gente, di non poter esporre le mie opere
né ascoltare i quesiti di chi le osserva e ancora, esser etichettata come “quella dei teschi”. Non sono questo e chiunque osserva
i miei lavori può capirlo.
Fallire da soli è un dolore ma avere successo in gruppo è molto difficile. E’ forte il
sentimento di paura o di gelosia che si sviluppa nelle persone. C’è chi se ne frega di
tutto e di tutti o chi fatta la sua parte sparisce. In un successo di gruppo non c’è mai
equilibrio.
Per ora fuggo in Spagna a studiare il popolo che ha colonizzato la mia terra poi, in
un improbabile sogno, mi piacerebbe inaugurare una mostra in due luoghi in contemporanea, Città del Messico e Napoli,
creare un ponte ed essere io a tagliare quel
nastro.
Diploma from the High School of Visual
Arts, Degree in Painting and a Post Graduate Specialization in Graphic Arts from Urbino Fine Arts Academy.
For me Art is a safety valve, a way of externalizing my innermost joy, it a faithful
companion that tells me fascinating stories.
I had many self-styled art teachers that
attempted to influence me, but the major
part of those that truly inspired me I could
never have touch because they were children
of books and songs or simply because they
lived in times of the past: from a far away
revolution narrated by Mexican muralist
artists to the treacherous spine of Frida Khalo; from the horror stories of a bloody Goya
image of some crucifixion, the mark of Otto
Dix to the surrealists; from the triumphs of
death to the ancient tarots. At the moment
I have many stories that I would like to tell.
Saying of the poor souls anguished crying,
witches bells, pixie spirits hidden in the
house, skull worshiping and traditions that
cross the seas.
I would like to transmit a love of death
as a celebrated example of nature, a mon-
arch, a lady to be respected and understood,
not feared and rejected. Illustrating traditions rooted in every angle of the globe like
the skull cult from “dias de los muertos” in
Mexico to the underground catacombs of
miracles in Naples, Italy. I’m a child of the
city of witches and walnuts, I’ve always lived
with the magic aura of potions and stories
before going to bed.
I prefer white and black, at the moment
pyrography on wood allows me to continue
working on my prints using a woodcutting
technique. It’s almost a craftsman’s work of
humble origins. That is able to transform
my women into saints and warriors. A
single precise line can make them go from
a death representation in black and white
to contemporary heroines. I would like to
create installations worthy of the festivity of
death, of the beautiful memory, dining with
the dead and smoking his favorite cigarettes.
More than once I was advise to stop
drawing “skulls” because no one would buy
them….maybe a doctor, and maybe they’re
right. I pay more attention to a market of
decorum more than that of history. Often
one must abandon what is now more often
considered as only a romanticized idealization, even if personal, in function of tasty
salability.
One can be pampered in abstraction
leaving lines and force of the image speak or
attempt at a figurative image that is more
direct and easier to interpret. Each artist
chooses one of these according to what they
have to say, if they have something to say.
Italy’s artistic past and present, our art
history still has a strong influence on us and
maybe rightly so. Maybe it is time to let the
great-grandchildren come ahead! Maybe
we might begin with the classic and maybe
banal saying “invest in the young”. We need
spaces and structures and way of studying
art history that is not based on the succession of dates and certifications. To then give
a just value of this choice of study, or rather
give the same value of our “degree” in Italy
as it is considered in the rest of Europe.
I believe that the pleasure of the touch, the
odor and dirtying oneself with color and silicon is so fine that it is worth the experience.
In an era when everything is endured,
from time to money, an artist is only a façade. It is certainly the right moment to
create and transmit, in a global society one
must remember the actual origins as well as
the origins of others.
My fear is not being able to connect with
people, not being able to exhibit my works or
hear the questions raised by those observing
and then, be labeled as “the one who does
the skulls”. That’s not me and everyone who
looks to my works can understand it.
Failure itself is painful but being successful in a group is very difficult.The feelings
of fear and jealousy that develops in people
are strong. Some don’t care about anyone or
those once they have done their part disappear. In a group success there is never equ
ilibrium.
For the moment I’m escaping to Spain
to study the population that colonized
my homeland and then, in an improbable
dream, I hope hold a show in two places
contemporarily Mexico City and Naples,
build a bridge and be the one two cut the
inaugural ribbon.
141
Virgen, 2010
xilografia pirografata su legno, 35x35 cm
142
Omaggio alla santa muerte, 2010
vernice acrilica su tavola di legno, 83x30 cm
Sott'all'acqua e sott'o viento, sott'o noce 'e Beneviento, 2010
xilografia pirografata su legno, 35x30 cm
143
Sio Takahashi,
15.06.1983, Tokyo, Giappone
Laurea in lingue all’Università degli
studi stranieri di Kanda, Giappone,
triennio di Pittura presso l’Accademia
di Belle Arti di Urbino.
A Tokyo ho frequentato un corso di pittura per un anno dove ho imparato le basi.
Per me l’arte è un’operazione per capire il
proprio subconscio, forse è per questo che
è il concettuale a ispirarmi maggiormente.
Mi farebbe piacere se l’osservatore, osservando i miei lavori, che puntano al silenzio
dell’essere, avesse un po’ di calma, di pace.
A tal fine disegno soprattutto soggetti inorganici o privi di vita, come i sassi, le noci,
le foglie secche, i tronchi che galleggiano.
Nel mio lavoro penso che in un bilancio
tra casualità e intenzione, la prima occupi
un quarto dello spazio.
I miei disegni, per cui uso le matite e il
carboncino, parlano di me in modo spontaneo. Per il momento uso solo il disegno
ma in futuro mi piacerebbe andare oltre le
due dimensioni.
Studiare e vivere in Italia qualche effetto
mi sembra che lo stia ottenendo, sto raggiungendo una coscienza maggiore nei riguardi del colore.
Quando un artista viene a patti con il lato
economico perde una grande dimensione e
dovrebbe almeno mantenere la qualità ad
ogni costo.
144
Non so ancora se in Italia rispetto ad altri paesi sia più difficile fare questo lavoro,
conosco la situazione ancora troppo poco
per esprimermi in questo senso anche per
altre questioni. Posso solo avere delle speranze, una di queste è passare tutta vita nel
mondo dell’arte.
L’unica paura è che l’arte diventi sempre
più ermetica, che sia sempre più incomprensibile e quindi inutile per la gente.
Language degree from Kanda University
of International Studies, Japan. Degree in
Painting from Urbino Academy of Fine Arts.
In Tokyo I studied painting for a year and
learned the basic techniques. For me art is
a way of understanding the subconscious,
maybe it’s because of this that I find I’m better able to express myself through conceptual
art.
It would be happy to know that a person
observing my works, ( my aim being to convey a sense of silence of being), might experience tranquility, peace. For this reason, for
the most part, I draw inorganic or inanimate
objects like: stones, walnuts, dried leaves and
floating tree trunks.
My work, I think, is a balance between
random chances and intention, the first occupies a quarter of the space.
My drawings are made using pencil and
charcoal sticks and speak of me spontaneously. At the moment I only use drawing as a
medium but in the future I would like to go
beyond two dimensional works.
Living and studying in Italy seems to be
having some effect on me, I’m beginning to
have a greater understanding of color.
When an artist has to come to terms with
economic factors they lose an important dimension and should at least maintain quality at all costs.
I don’t know if it’s more difficult to work as
an artist in Italy in respect to other countries,
I know too little about the situation to be able
to make a comment and the same goes for
other problems. I can only continue to have
hopes and one of which is to spend the rest of
my life doing art.
My only worry is that art may become far
too hermetic, more and more difficult to understand and therefore useless to people.
145
Senza titolo, trittico 2009/2010
Grafite su carta + riso, legno laccato, 80x34x25 cm
Grafite su carta + sale, legno laccato, 80x34x25 cm
Grafite su carta + metallo e filo, legno laccato, 80x34x25 cm
146
Senza titolo, 2009
grafite su carta, 147x100 cm
147
Antonio Rastrelli,
02.07.1978, Riccione, Italia
Diploma all'Istituto Statale d'Arte, diploma in Grafica, diploma e specializzazione
in Scultura all'Accademia di Belle Arti di
Urbino. .
Ho bisogno di comunicare e devo farlo
altrimenti rischio di morire dentro. Ho iniziato con la grafica e poi sono passato alla
scultura. I primi nomi che mi vengono alla
mente sono quelli di Michelangelo, Giorgione, Tiziano, Caravaggio, Bernini, Gericault, David, grandissime vite e grandissime opere. Poi Burri, Mannucci, Fontana,
Klein, Beuys. Tra i vivi, Kunellis, Olafur
Eliasson, Wolfgang Laib ed Anish Kapoor.
I movimenti che continuano a colpirmi e
ad affascinarmi sono quelli dei Futuristi e
dei Surrealisti.
Di solito racconto delle storie all’apparenza semplici, ma che presentano più
chiavi di lettura. La tematica più ricorrente è il rapporto tra la società occidentale
(rappresentata dalle automobili, recuperate
dalla cinematografia di genere “polizziottesco”, della quale mi sono nutrito per anni)
e quella orientale, attraverso un linguaggio
pulp-narrativo che attinge dagli stereotipi delle filosofie orientali, come taoismo o
buddismo, riproposti in chiave di narrazione di serie Z.
Nella mia prima produzione ho lasciato
più spazio all'oggetto che alla figura uma-
148
na, i soggetti sono prevalentemente monete, automobili, alimenti veri e propri, come
formaggi o budini, ma anche animali.
La casualità è tutta nell’idea ma zero
nella realizzazione, qui tutto è meditato.
Il mio lavoro parla solo ed esclusivamente
della mia vita anche se non sempre direttamente. L’elemento primo nella mia ricerca
è la materia, con la quale ho un personale
rapporto e che mi fa spendere un sacco di
soldi. Il secondo elemento, lavorando spesso in bassorilievo, è la luce che ne cambia
la percezione. Il colore sta diventando importante ora.
Tra i soggetti che mi piacerebbe affrontare c’è la figura umana mentre per i materiali (e le tecniche) la pietra e il marmo.
Non mi dispiacerebbe anche una visita al
complicato mondo della pittura ad olio.
Ognuno ha un metabolismo che opera in
funzione delle proprie esigenze e del flusso
creativo, che non necessariamente devono
essere palesati ai fruitori.
In Italia si sente sicuramente il peso del
passato e di questa magnifica cultura, ma il
problema maggiore è che gli italiani che si
occupano di arte e cultura sono totalmente
sconnessi con la realtà.
Se uno trova chi lo finanzia, può anche
subappaltare il lavoro a degli artigiani.
Non si può essere competenti ad altissimi
livelli in tutti i campi. In questo, come in
tanti altri lavori, bisogna essere pragmatici
e ottimi manager di se stessi.
Per il futuro sono molto ottimista per
l’arte, un po’ meno per gli artisti in generale. Spazio per nuovi movimenti ci sarà se ci
saranno nuovi movimenti sociali e politici,
grandi mutamenti a livello mondiale che
avranno bisogno anche dell’arte per la loro
propaganda, come sempre d’altronde.
Non so se l’arte mi darà da vivere o se
sarò all’altezza di dire qualcosa di veramente sensato. In questo momento ho solo
incertezze. Chissà forse mi ritirerò in meditazione, lontano da tutti, per riavvicinarmi a Dio. Forse vagherò per la Foresta Nera
o percorrerò il cammino di Santiago, o scalerò qualche vetta dell’Himalaya nutrendomi di pane, acqua e di qualche radice che
farebbe vomitare una capra. L’importante
è arricchirsi dentro.
È sempre meglio avere successo, almeno
puoi soddisfare i morsi della fame a mez-
zogiorno e a sera, se poi ci scappa anche la
colazione e la merenda meglio.
La conquista del mondo è sempre in testa
alla mia classifica, speriamo.
Il mercato dell’arte è un po’ come quello
ortofrutticolo: dal produttore al consumatore ci sono troppi passaggi, ci sono troppi
intermediari dal ruolo svilente e limitante,
sia per i produttori che per i consumatori.
Per i primi perchè ne influenzano la produzione, per i secondi perchè sono certo che
chi compra opere d’arte è anche un mecenate con danaro, gusto e cultura, in grado
di acquistare ed eventualmente promuovere chi vale, senza bisogno di figure che
filtrano e modificano in continuazione le
produzioni.
Diploma from the State Art Institute, Diploma and Post Graduate Specialization in
Sculpture at Urbino Academy of Fine Arts.
I need to communicate and have to do it
or I’ll die inside. I began my art career working in graphic arts then change to sculpture.
The first important artists for me that come
to mind are Michelangelo, Giorgione, Tiziano, Caravaggio, Bernini, Gericault, David
great works and great lives. Then there are;
Burri, Mannucci, Fontana, Klein, Beuys.
Among the living are; Kunellis, Olafur Eliasson, Wolfgang Laib ed Anish Kapoor. The
artistic movements that continue to have an
strong effect on me and fascinate me are the
Futurists and surrealists.
I usually tell stories that seem easy enough
to understand, but in reality have different
ways of being read. The reoccurring theme is
the relationship between the western society
(represented by cars, taken from police-type
movies, which I’ve been feeding on for years)
and something from oriental cultures using a pulp-narrative kind of language that
takes a lot from the stereotypes of oriental
philosophy, like Taoism and Buddhism, an
posed in a last rate version. In my first work
I left more space for the objects rather than
the human figure. These objects are generally coins, cars, real food like, cheese and
pudding but also animals.
Random factors are always important for
my my ideas but never in their realization,
there I always carefully contemplate on what
I’m doing. My work almost exclusively narrates my life even if not always directly. The
first element in my art that I research is the
materials to be used, which I always in some
way have a personal story with and which
always costs me far too much. The second
element, because I often work in base relief,
is the light that changes the way the image is
perceived. Just recently color is beginning to
have a greater importance in my work.
Among the subjects that I would like to
tackle is the human figure, while as for a
medium I would like to try (and technique
to work with it) would be stone and marble.
I wouldn’t mind giving a shot at the complicated world of oil colors.
Each person has a metabolism that works
in function of their needs and creative flow,
which does not necessarily have to be re-
vealed to others. In Italy we most certainly
feel the weight of our past and our magnificent culture, but the greatest problem is that
the Italians that are managing art and culture are completely detached from the reality of the situation.
If an artist can find the people to finance
them then they can even find professionals
to do the work for them. It’s not possible to
be highly competent in all fields. In this work
as in others it’s necessary to be pragmatic
and good managers of oneself.
I’m very optimistic regarding the future
of art, a little less for the artists in general.
There will be plenty of room for new artistic
currents if only there are changes in political and social situations; these great changes
on a global level will need art for their campaigns, as always for that matter.
I don’t know if I will be able to live on my
art or if I will be capable of saying something
that matters. At the moment I’m filled with
doubt. Who knows maybe I’ll take up meditation, far from it all and get in touch with
god. Maybe I’ll wander around the Black
Forest, or take up a pilgrimage in Santiago,
or maybe climb the Himalayas feeding my-
self on bread, water and some disgusting
roots that would make a goat vomit. What’s
important is to enrich oneself within.
Success is always better, at least to satisfy
our hunger at lunch and dinner, if we can
even count on breakfast and a snack all the
better.
To conquer the world is always on the top
of my list of priorities, hopefully I will.
The art market is a bit like the fruit market: from the producer to the consumer there
are too many hands in between; too many
intermediates with limited and demeaning roles for both the artist producing the
work as well as the consumer who buys it.
In the first case because they influence the
production and in the second because I’m
sure whoever buys artwork is also a patron
of money, taste and culture able to acquire
and eventually promote a valid artist without the need of filtering or modifying the
artists production.
149
Pantera, 2010
fusione a cera persa,
alluminio, 25x35 cm
L'arresto di Carlone, 2010
uno di tre elementi di fusione a cera persa,
alluminio, 25 x 35 cm
150
L'arresto di Carlone, 2010
uno di tre elementi di fusione a cera persa
colpita da pallettoni,
alluminio e piombo, 25 x 35 cm
151
Valeriana Berchicci,
20.06.1987, Petacciato, Italia
Diploma all’Istituto Statale d’Arte,
Accademia di Belle Arti di Urbino. Triennio di Pittura presso l’Accademia di Belle
Arti di Urbino.
Fa parte della mia vita da quando ero
bambina e per questo mi sento una persona
speciale. La consapevolezza della mia inclinazione è arrivata grazie ad una bravissima
insegnante del liceo. È una donna molto
colta e forte di carattere. Durante le lezioni citava i poemi greci e latini, ci insegnava
l’italiano, parlava di cinema e di arte contemporanea, che allora io non sapevo neppure cosa fosse... Ascoltavamo le sue lezioni concentrati e in silenzio per non perdere
nemmeno una parola. Poi c’è stato anche
un uomo misterioso che insegnava Plastica. È un angelo in terra. Era bello lavorare
con lui accanto. L’ho rivisto di recente e mi
sono emozionata perchè condivide i miei
stessi interessi. Trovo molto interessante
tutto il lavoro della Bauhaus e le ricerche
sulla gestalt che sono state applicate al cinema, le teorie di Arhneim, Bazin e Aumont, i
registi come Clouzot, Manuel De Oliveira,
Resnais. Poi tutte le correnti del novecento,
da Cezanne in poi. Siamo i lori nipoti, figli
dell’arte contemporanea che invade il nostro vivere.
In fotografia apprezzo molto i lavori degli anni ‘80. Ho sempre sognato di nascere
152
negli anni ‘30 del novecento, per poter vivere intensamente quelli che per me sono
gli anni più belli, gli anni ‘50, ‘60 e ‘70.
Nel lavoro cerco di tenere lontano i miei
problemi e la mia vita, mi concentro su sogni e su visioni dove nessuno è triste... Nel
mio lavoro e come osservatrice mi innamoro continuamente. Ho fatto esperienze
con il corpo, la pittura a tema, la scultura e
la fotografia e ora sono impegnata su di un
film realizzato disegnando direttamente
sulla pellicola 35 millimetri, disegno fotogramma per fotogramma.
Non mi piacciono le cose che mi trasmettono tristezza e certe situazioni della
pornografia. L’uso del segno e del colore
fanno parte del mio lavoro, sono molto importanti. Il segno mi aiuta e in questo momento sento mia la pellicola. Le tecniche e
le discipline sono tante e di sicuro di alcune non conosco neppure l'esistenza, ma mi
piacerebbe muovermi soprattutto con la
fotografia, magari viaggiando.
In tutte le accademie si lavora in modo
diverso perché sono inserite in contesti geografici e culturali diversi.
I soldi sono importanti, averne o non
averne fa sicuramente una bella differenza
ma meno di quello che può sembrare. Se
non ne hai, impari ad arrangiarti per riuscire comunque nel tuo intento. Penso che
le persone apprezzino anche questo aspetto.
L’arte figurativa è studio ed esperienza,
quella astratta coraggio e libertà. L’una non
esclude l’altra. Siamo nel 2010 e c’è l’arte
contemporanea, ognuno è libero di fare ciò
che vuole, il passato è importante ma fino
ad un certo punto, il mondo è cambiato.
Di sogni ne ho molti, vorrei riuscire a
vendere la mia animazione, presentarla a
qualche festival del cinema e sicuramente
farne un’altra. Prossimamente i trasferirò a
Roma per specializzarmi nel cinema e nelle arti visive, con la speranza di entrare in
una casa di produzione, ma non per questo
voglio abbandonare i miei progetti artistici.
Poi vorrei andare a lavorare all’estero.
Diploma from the State Art School, Graduated from Urbino Academy of Fine Arts.
Degree in Painting from Urbino Academy of
Fine Arts.
Art has been a part of my life from childhood and for this reason I feel special. I
became aware of my talents due to a very
good teacher from High school. She was an
extremely cultured person with a very strong
personality. During lessons she would often
cite Latin and Greek poetry. She taught
us Italian, spoke of cinema and contemporary art which at the time I knew nothing about… We would listen to her lessons
deeply concentrated and in complete silence
so as not to miss a word.
Then there was a very mysterious man
who taught plastic arts. It was a small corner of the world. It was so nice to work near
him. I saw him again recently and I was so
full of emotions because he shared my same
interests. I find all that has to do with Bauhaus art and Gestalt applied to cinema interesting, the theories of Arhneim, Bazin e
Aumont and directors like; Clouzot, Manuel De Oliveira and Resnais. And then there’s
art from the 18th century form Cezanne on.
We are their offspring, children of contemporary art that invades our lives. I also really like the photography from the 80’s. I’ve
always dreamed of being born in the 1930’s,
so that I could have lived in what I consider
to be the best years which are the 50’s, 60’s
and 1970’s.
I try to keep my problems and life out of
my work, I try to concentrate on dreams and
visions where no one is sad…
In my works and as an observer I’m always falling in love. I’ve experimented with
the human body, painting, sculpture and
photography and now I’m involved in making of a video where I draw directly on the 35
millimeter film, photogram by photogram.
I don’t like things that make me feel sad
and certain kinds of pornography. Lines
and color are a part of my work, they’re very
important; when I’m drawing they help me
express myself and that’s the moment when
I feel that the film really becomes a part of
me. There are so many techniques and disciplines in art that I’m sure that there are
some that I have never even heard of but I
would like to work in the area of photogra-
phy, maybe traveling.
There are different ways of working from
one Academy to another according to their
geographical context and cultural differences.
Money is important, whether you have it
or not certainly does make a big difference
but less than it may seem. If you don’t have
it you learn to make ends meet in order to
get by in your intentions. I think that this is
an aspect that most people can respect.
Figurative art is a matter of study and
experience, abstract art is courage and freedom. One does not necessarily exclude the
other. We are in 2011 and contemporary art
means everyone is free to do as they like, the
past is important but up to a certain point,
the world has changed.
I have many dreams, I hope to one day sell
my animation video, present it in some film
festival and hopefully make another. Soon
I’ll be moving to Rome to do post graduate
studies in cinema and visual arts, hopefully
to begin a career in a film production company, but this doesn’t mean that I intend
to abandon my art projects. Afterwards I
would like to work in another country.
153
Rapid follies, animazione, 2009/2010
Pittura/incisione diretta su pellicola, direct animation,
2 minuti e 05 secondi, pellicola 100 metri
154
155
Davide Mancini Zanchi,
26.06.1986, Urbino, Italia
Diploma all’Istituto d’Arte, diploma e
specializzazione in Pittura all’Accademia
di Belle Arti di Urbino.
Non è facile parlarne, ma per me l’arte è
una forma di libertà.
Tutti i docenti che ho avuto mi hanno influenzato, chi per una cosa e chi per un’altra. All’inizio ammiravo i lavori dell’arte
informale italiana, ma anche di Lawrence
Carrol, di Robert Raushemberg, di Piero
Pizzi Cannella.
Non saprei dire con precisione da dove
mi arriva l’ispirazione, né che cosa vogliono dire i miei lavori. Mi capita che camminando o stando seduto davanti alla tela
mi vengano delle idee. Nell’ultima serie di
lavori ricopro quelli vecchi con del bianco,
lasciando la silouette di oggetti di vita quotidiana, dei ricordi.
Va bene tutto e non va bene niente… l’autore se intento a creare un’opera deve essere
consapevole di tutto quello che fa, anche se
da i miei lavori potrebbe sembrare il contrario.
È impossibile che nei lavori di un pittore
non si trovino tracce della sua vita, anche
se poco leggibili.
Molte tecniche che non ho provato mi
incuriosiscono, tuttavia per ora preferisco
approfondire la pittura.
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Non è detto che facendo i conti con
l’aspetto economico si debba per forza perdere qualche cosa. Se uno è bravo non rinuncia e mangia comunque, mentre se si è
mediocri bisogna scendere a compromessi.
In quel caso un artista rinuncia all’arte per
l’arte, nel senso che si vende per fare ciò che
ama fare, quindi fa bene comunque. È importante proporre cose nuove, intelligenti e
ogni mezzo va bene.
In Italia è difficile come negli altri paesi,
anche se in alcune nazioni i giovani artisti vengono molto più aiutati dallo stato di
quanto non avvenga qui.
Ricorrere ad altri durante il lavoro è normale e giusto, anche Michelangelo si fece
aiutare per gli affreschi della Cappella Sistina.
Come sarà l’arte di domani non lo so, se
lo sapessi mi sarei già portato avanti.
Nel nostro tempo l’individualità e l’egoismo imperano, non c’è più spazio per
gruppi o movimenti artistici. In questo
senso non ho paure, ogni cosa ha bisogno
di un suo tempo.
Qualsiasi persona preferisce il successo
personale, ma al fallimento personale pre-
ferirebbe un successo di gruppo.
Sono troppo timido per parlare dei miei
sogni e dei miei progetti.
Diploma from the Art Institute, Diploma
and Post Graduate Degree in Painting from
Urbino Academy of Fine Arts.
It’s not easy to talk about it, for me art is a
kind of freedom.
All of my teachers have had some sort of
influence on me in one way or another. In
the beginning I admired Informal Italian
art, but also the works of Lawrence Carrol,
Robert Raushemberg and Piero Pizzi Cannella.
I couldn’t really say where it is that my inspiration comes from, nor what it is that my
art work means. Sometimes ideas come to
me when I’m walking or sitting in front of a
canvas. In my last series of canvases I covered old works with white paint, leaving the
outlines of everyday objects, just memories.
All’s well and nothing’s right… the author
if he intends to create a work of art must be
aware of what they’re doing, even though
looking at my works just the opposite may
seem to be true.
It’s impossible not to find some trace of an
artist’s life in his work, even if it may not be
easy to read.
There are many techniques that I’ve never
tried that I’m curious about, even so, for the
time being I prefer concentrating on painting.
Not necessarily coming to terms with the
economic side of art means losing something. If one is intelligent there is no need to
relinquish anything and there will always be
something to eat, for the mediocre person
it will probably be necessary to arrive at a
compromise. That is the point when an artist gives up art for art’s sake, meaning selling
in order to do what one loves doing, therefore doing reasonably well anyway.
What’s important when making art is to
make new and intelligent proposals and all
means are worthy.
In Italy working in art is as difficult as
anywhere else, even though in some countries young artists are supported by their
governments much more than they are here
in Italy.
Using others to help realize an artwork
is quite normal and justified, even Michelangelo had people help him with the Sistine
Chapel.
How will art be in the future? I have no
idea, if I knew I would already be ahead of
the game. In the times we live in individuality and selfishness reign, there isn’t room
for group works or artistic movements. In
that sense I’m not afraid, there’s a time for
everything.
Anyone would prefer personal success, but
rather than a personal failure I would prefer
a group success. I’m far too shy to talk about
my dreams and projects.
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Senza titolo N.5, 2010
tecnica mista su carta, diagonale di 1,20 m
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Senza titolo N.1, 2010
tecnica mista su tela, 100x100 cm
Senza titolo N.8, 2010
tecnica mista su carta, 100x100m
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Massimo Tosello
docente di Fotografia
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Emanuele Bertoni
docente di Tecniche Grafiche Speciali
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RINGRAZIAMENTI
SPECIAL THANKS
Per quanto possa sembrare strano, siamo costretti a ringraziare il Ministro
dell’Istruzione e della Ricerca Scientifica, Mariastella Gelmini, e il Ministro della Cultura e dello Spettacolo, Sandro Bondi, perché è stata anche la loro assoluta inadeguatezza rispetto all’importante incarico che ricoprono che ci ha spinto a realizzare questo
progetto editoriale (che ragazzini a modo siamo, invece che tirargli ortaggi e uova in
avanzato stato di putrefazione li ringraziamo…).
Veri e sentiti ringraziamenti vanno invece a tre professori dell’Accademia di Urbino,
Massimo Tosello, Emanuele Bertoni e Mary Calajoe, che ci hanno sostenuto attivamente anche fuori dell’orario di lavoro con i loro consigli, la loro disponibilità e la loro
professionalità in questa piccola impresa; a Maurizio Berlincioni per l’aiuto nella traduzione dei testi, ai gestori del Donegal Irish Pub di Ancona, a Bruno Alessandrini per
il Teatro Sanzio di Urbino, al Sindaco di Monteciccardo Federico Goffi per l’omonimo
Conventino, agli studenti Anna Rosa Paolino, Saveria Gatti, Roberta Monti e Matteo
Fortunato che si sono prestati come comparse, alla squisita signora Maria Luisa Moscati
per la sua Alfa Romeo Giulia Super 1300 e al signor Paolo Tomassini che con grandi
cortesia e disponibilità ci ha consentito di effettuare delle riprese nella sala di proiezione
del Cinema Ducale. Ringraziamo infine la natura del paesaggio marchigiano così ricca
e variegata per aver ospitato le nostre scorribande fotografiche. Invece non ci sentiamo
proprio di ringraziare buona parte degli abitanti di Urbino che sfruttano economicamente in modo esoso gli studenti dell’Accademia e dell’Università, dando in cambio la
loro falsa gentilezza mista ad una cospicua dose di grettezza, posti-letto a volte indecorosi per non dire indecenti e la quasi totale assenza di attività culturali e ricreative
degne di questo nome.
As strange as it may seem, thanks must be given to the Minister of Education, Mariastella Gelmini, and to the Minister of Cultural Heritage and Activities, Sandro Bondi, in
that it is also due to their absolute inadequacy in respect to the importance of the role they
cover that drove us to actualize this editorial project (what good mannered kids we are,
instead of throwing tomatoes or rotten eggs we thank them...).
Rather, true and sincere thanks go to three Professors from the Academy of Fine Arts of
Urbino, Massimo Tosello, Emanuele Bertoni and Marie Calajoe who actively supported
us in this little adventure, even outside the lesson hours with their suggestions, availability and professionalism; to Maurizio Berlincioni for his help in the translation of the
texts, to the owners of Donegal Irish Pub in Ancona; to Bruno Alessandrini for the use of
the Raffaello Sanzio theatre in Urbino; to the major of Monteciccardo Federico Goffi for
allowing us to use the Convent space, to the students Anna Rosa Paolino, Saveria Gatti,
Roberta Monti e Matteo Fortunato who offered to appear as extras, to the lovely Mrs.
Maria Luisa Moscati for allowing us to use her Alfa Romeo Giulia Super 1300 and to Mr.
Paolo Tomassini who with great courtesy and compliance let us use the projection room
of the Ducale Cinema.
Last but not least we give tank to the Marches Landscape so rich and variable, for having
hosted our photographic romping. Instead, we feel in no way obliged to thank a good part
of the Urbinate population who take advantage, economically of Academy and University students, and exchange this with false courtesy, abundant doses of rudeness, living
arrangements that are at times indecorous if not even indecent and the nearly total lack
of cultural and recreational activities worthy of naming.
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