ROI - Return on Investment applicato alla tecnologia Cloud

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ROI - Return on Investment applicato alla tecnologia Cloud
ROI - Return on Investment applicato
alla tecnologia Cloud
In questo breve Working Paper si definiscono, presentano e analizzano le linee guida teoriche
per la costruzione di un indice quantitativo di Return on Investment per il Cloud.
L’approccio attualmente ancora largamente utilizzato, con cui si cerca di quantificare i benefici
del passaggio ad una tecnologia Cloud, valuta essenzialmente due aspetti:
1. IT capacity: intesa come capacità di storage, CPU cycles, larghezza di banda, o
workload - quindi attraverso indicatori di performance;
2. IT Utilization: intesa come disponibilità di uptime e di volumi di utilizzo - quindi
attraverso indicatori di attività e usabilità.
Se da un punto di vista tecnico il rapporto costi/performance e i livelli di utilizzo hanno
benefici immediati sulla qualità del proprio lavoro, da un punto di vista business essi non implicano - necessariamente - dei benefici direttamente proporzionali per l’impresa. I due aspetti
di valutazione tradizionali sono quindi solamente degli indicatori sull’aumento o diminuzione dei costi operativi. È tuttavia possibile individuare una serie di indicatori che traducono
la curva di capacità-utilizzazione tradizionale in benefici diretti o indiretti per il business.
In particolare ci riferiamo all’introduzione e alla costruzione di indicatori che permettano di
valutare:
X Velocità di riduzione dei costi di adozione e disimpegno;
X Ottimizzazione dell’utilizzo degli asset;
X Maggior rapidità e agilità del processo di sviluppo;
X Aumento del profitto marginale;
X Utilizzo dinamico nell’approvvigionamento e nella gestione dei servizi;
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X Miglioramenti nella gestione degli aspetti ambientali.
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Il famoso grafico utilizzato da Amazon Web Services che confronta la capacità rispetto all’utilizzo delle risorse è ormai diventato un’icona del Cloud Computing. Come mostrato, è
possibile ricavare dalla stessa una serie di parametri quantitativi con cui valutare i benefici
effettivi sul business derivanti dall’adozione del paradigma Cloud.
Velocità di riduzione dei costi di adozione e disimpegno
Il primo elemento che bisogna essere in grado di valutare è la velocità di riduzione dei costi
sia dal lato dei costi materiali che nel ciclo di approvvigionamento degli stessi. Nel caso di
una struttura migrata al Cloud, la riduzione dei costi di cambiamento/innovazione tecnologica
può essere molto più rapida piuttosto che nel caso di una gestione tradizionale. Con il Cloud,
infatti, l’azienda utilizzatrice può passare da un modello di costi CAPEX ad uno OPEX
attraverso l’acquisto di servizi, senza dover possedere e gestire gli asset funzionali allo stesso
servizio in house. Da questo punto di vista l’azienda trasferisce, attraverso l’acquisto dei
servizi Cloud, questo onere al provider del servizio.
L’uso del Cloud permette inoltre l’adozione, da parte dell’utente, di un modo di pagamento
del tipo pay-as-you-go, con tariffe e vincoli diversi rispetto al classico possesso della struttura IT. In questa libertà, o scalabilità del servizio, va individuato uno dei punti chiave
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Velocità di riduzione dei costi
del Cloud: lapossibilità di aggiungere o rimuovere un servizio nel momento maggiormente
funzionale e molto velocemente.
Tra gli svantaggi del Cloud, che dovranno essere valutati nella costruzione dell’indicatore, si
sottolinea l’attuale complessità di un’operazione di migrazione fra diversi provider di servizi
Cloud, rendendo in qualche modo ancora gli utenti dipendenti dai provider che scelgono al
momento dell’adozione.
In conclusione, all’interno di un ROI per il Cloud, va considerato che il cambiamento
di tecnologia e l’adozione/disimpegno, risultano avere costi minori in un contesto di servizi
Cloud.
Ottimizzazione dell’utilizzo degli asset
L’impatto della struttura IT sul business risulta essere di assoluto rilievo, e rappresenta una
voce importante (fra asset, dati, software) in ogni bilancio. Ma riuscire a dare, a priori, una
valutazione oggettiva delle proprie necessità IT e dell’impatto sul lungo periodo è particolarmente complesso. Infatti le scelte sulle tecnologie da adottare sono spesso fatte in base alle
necessità contingenti. Allo stesso tempo, il costo di manutenzione e di cambiamento/modifica
rappresentano un momento importante all’interno del ciclo vitale di una tecnologia.
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La meta ideale per i settori IT sarebbe la possibilità di sviluppare e adottare delle strategie
di innovazione tecnologica ideali per funzionalità, implementazione ed efficienza sul lungo
periodo; ma è un risultato che è difficilmente raggiungibile con gli strumenti tradizionali.
Un aspetto chiave della migrazione al Cloud, rispetto ad un’infrastruttura tradizionale, è la
possibilità di selezionare l’hardware, il software e i servizi in modo da essere facilmente fruibili e
di immediata adozione nella produzione. Il Cloud Computing mira inoltre ad azzerare i tempi
fra l’ideazione dell’architettura e la messa in produzione della stessa, nonché a ottimizzare le
performance dei servizi. Tutto ciò, senza dimenticare che, con questo approccio, gli eventuali
upgrade o migliorie o nuove tecnologie sono di fatto invisibili all’utente finale, poiché sono, de
facto, compresi nella manutenzione ordinaria fornita dal provider.
Rappresentazione grafica dell’approccio standard di approvvigionamento di licenze rispetto
alla curva di capacità-utilizzazione.
Come si nota nella figura precedente il Cloud può aiutare le imprese a raggiungere una
gestione più efficiente (dal punto di vista dei costi) dei loro asset IT e del ciclo vitale del
portafoglio, ottimizzando sia i tempi di architettura che di messa in produzione.
La curva di capacità-utilizzazione riflette un utilizzo complessivo dei propri asset. È opportuno sottolineare come sia possibile identificare in modo preciso i singoli asset che la com-
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pongono, cosı̀ da isolare quelli non più necessari e razionalizzare, consolidare e ottimizzare il
processo di business.
Nella costruzione di un ROI per il Cloud non può mancare una valutazione, da un punto
di vista business, dell’ottimizzazione risultante dell’utilizzo e gestione del proprio portafoglio
asset o infrastruttura IT.
Maggior rapidità e agilità del processo di sviluppo
Un ulteriore aspetto che deve essere preso in considerazione per la costruzione di un ROI adatto
a valutare i benefici, dal lato business, del passaggio al Cloud è la possibilità di espandere più
rapidamente le proprie capacità tecnologiche.
Ad una maggiore velocità, corrispondono tempi minori di reazione al mercato, ed una
risposta elastica all’aumento o diminuzione della domanda crea a tutti gli effetti un nuovo
modo per le aziende di ridimensionare il proprio settore IT, permettendo al proprio business
di espandersi di conseguenza. Ad esempio è facilmente comprensibile come la compressione
del tempo (ad esempio da settimane a ore) di messa in produzione di un’integrazione della
struttura IT, è un mezzo attraverso il quale non solo si risparmia del tempo ma permette
anche di definire dei nuovi modelli operativi per il business.
Per valutare correttamente tutti gli aspetti di un passaggio al Cloud occorre tenere in debita
considerazione l’impatto che possono avere dei tempi di sviluppo molto ridotti.
Aumento del profitto marginale
Uno degli obiettivi più importanti nell’approccio al Cloud è quello di evitare sovra o sotto
dimensionamenti della propria infrastruttura produttiva.
Il Cloud, rimuovendo la necessità di infrastrutture addizionali impatta nel profitto marginale
sia attraverso una riduzione dei costi che attraverso un utilizzo più efficiente delle stesse risorse.
Un’implicazione importante è che questo consente di inserirsi in mercati nuovi o esistenti attraverso una rapida uscita di prodotti e servizi. Si ha la possibilità cioè di entrare e espandersi
con un’infrastruttura agile capace di ridimensionarsi con il crescere del business.
Per l’impatto sugli aspetti business di un ROI dedicato al Cloud, queste considerazioni
corrispondono ad un incremento del proprio guadagno marginale sia attraverso una riduzione
del lato costi che attraverso una maggiore efficienza degli stessi investimenti.
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Ottimizzazione dei tempi per la consegna
Utilizzo dinamico nell’approvvigionamento e nella gestione
dei servizi
Se si considerano i provider di Cloud Computing che permettono un approvvigionamento delle
risorse dinamico, le conclusioni sulle capacità e sulla gestione dei servizi assumono contorni
ancor più decisivi.
Lo schema tradizionale con cui le licenze vengono associate al possesso, al numero di utenti,
al supporto e ai costi di manutenzione, è stato messo profondamente in crisi dal modello payas-you-go tipico del Cloud, modello che va ben oltre una semplice ristrutturazione del modello
di licenze. Questo mira infatti a terminare il costo del servizio nel momento più funzionale
per il business. A prescindere dall’adozione di uno schema a volumi di utilizzo fissati e utenti
variabili, o viceversa, questo approccio a consumo permette alle società di pensare all’IT in
una maniera agile e flessibile.
Sono possibili molte soluzioni intermedie fra quelle ”freemium” e quelle ”senza vincolo” in
cui si paga solo per quanto si utilizza. L’IT diventa quindi un servizio da comprare, e gli
utilizzatori possono concentrarsi e focalizzarsi solo sul risultato delle performance.
Un approvvigionamento dinamico delle risorse impatta sugli aspetti business del ROI
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dedicato al Cloud, in quegli aspetti gestionali che riguardano l’intera gamma di servizi,
rendendoli in un qualche senso digitali.
Nella figura viene mostrata la variazione dei costi (rappresentata dall’area dei rettangoli) tra
un approvvigionamento standard (rettangolo più grande) e uno dinamico, (sia nel caso di costi
di licenza variabili e numero utenti fissato, che nella situazione opposta).
Miglioramenti nella gestione degli aspetti ambientali
Agli aspetti affrontati nelle pagine precedenti bisogna aggiungere una problematica di sostenibilità ambientale, problematica che è e deve essere affrontata in un discorso sul Cloud
Computing. Negli ultimi anni sono emersi, soprattutto per le grandi industrie la possibilità di
migliorare la propria carbon footprint attraverso l’adozione della tecnologie Cloud. In pratica
questa problematica viene spostata dall’azienda che usufruisce del servizio al provider dello
stesso. In futuro ci si aspetta quindi che i datacenter tenderanno a diventare sempre più
importanti dal punto di vista del consumo di energia elettrica e di emissione favorendo lo
sviluppo di sempre migliori tecnologie adatte alla massimizzazione del rendimento di queste
strutture, allo stesso modo come già succede in molti ambiti attraverso un utilizzo condiviso
delle stesse risorse.
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Parametri per un ROI del Cloud
Dopo la breve presentazione, fatta nel precedente paragrafo, di quali sono gli aspetti del
lato business che sono impattati dal passaggio al Cloud Computing e che quindi devono
essere necessariamente valutati, possiamo identificare per la costruzione di un buon indice
quantitativo di ROI per il Cloud 4 voci fondamentali: tempi, costi, qualità e profitti.
Costi
Workload - costi previsti: indicatore di costi CAPEX in loco vs Cloud.
Workload - costi variabili: indicatore di costi OPEX in loco vs Cloud.
CAPEX vs OPEX: Total Cost of Ownership (TCO) degli asset fisici vs Cloud TCO.
Workload vs utilizzazione: rapporto costo-effetto della workload del Cloud.
Rapporto tra asset variabili/fissi: costi di razionalizzazione/consolidamento degli asset IT.
Tempi
Tempestività o puntualità: grado di reattività alle richieste di modifiche della propria infrastruttura; è un indicatore per la determinazione nella scelta del tipo di servizio.
Volume di produzione: latenza nella comunicazione del servizio; volume per unità di tempo.
È un indicatore di efficienza della workload.
Periodicità: frequenza e ampiezza della domanda di servizi Cloud.
Qualità
Esperienza: La qualità nell’esperienza e facilità di utilizzo da parte dell’utente.
Tasso di errore
Automazione intelligente: Livello di automazione dei processi.
Profitto
Entrate: capacità di generare incremento marginale; tasso di entrate medie annuali.
Capacità di modificare il mercato: tasso di crescita delle entrate; rapidità di acquisizione di
nuovi settori del mercato.
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Modelli di risparmio nel ROI per il Cloud
Gli indicatori che abbiamo presentato sopra possono essere riorganizzati identificando i risparmi associati al Cloud nel seguente schema.
Velocità)di)
riduzione)
O0mizzazione)
tempi)consegna)
Tempi)
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cos:)di)capacità)
O0mizzazione)
cos:)d’esercizio)
Cos:)
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Qualità)
O0mizzazione)
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marginale)
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Cos:)
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Cos:)
variabili)
Cos:)
CAPEX)vs)
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Rapporto)tra)
asset)variabili/)
asset)fissi)
Ecosistema)
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Tasso)
di)
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Automazione)
intelligente)
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guadagno)
Velocità)di)
saturazione)
del)mercato)
Workload)
vs)
U:lizzazione)
Schema per un modello di ROI per il Cloud e alcuni KPI fondamentali.
Riduzione dei tempi: compressione dei tempi di sviluppo attraverso l’adozione del Cloud;
diminuzione dei costi di variazione TCO nel Cloud.
Ottimizzazione del tempo di consegna o esecuzione: incremento nella velocità di fornitura; velocità nel multi-sourcing. minori costi di distribuzione. maggiore flessibilità.
Riduzione dei costi: compressione dei costi. tasso di variazione della riduzione del TCO.
Ottimizzazione dei costi di capacità: allineamento dei costi con l’utilizzo; passaggio da CAPEX a OPEX; risparmio con pay-as-you-go. maggiore elasticità nello scaling dei costi.
Ottimizzazione dell’utilizzo degli asset: riduzione della spesa per licenze; adozione di software Open Source; service-oriented-architecture software.
Sostenibilità ambientale.
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Bibliografia
- Above the Clouds: A Berkeley View of Cloud Computing, Michael Armbrust, Armando
Fox, Rean Griffith, Anthony D. Joseph, Randy H. Katz, Andrew Konwinski, Gunho
Lee, David A. Patterson, Ariel Rabkin, Ion Stoica, Technical Report No. UCB/EECS2009-28 Berkley (February, 2009)
- Building Return on Investment from Cloud Computing, A White Paper by: Mark Skilton,
Director, Capgemini and other members of the Cloud Business Artifacts Project (April,
2010) www.opengroup.org
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