Tangenti, ci risiamo I giorni del lutto Raggi senza sole

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Tangenti, ci risiamo I giorni del lutto Raggi senza sole
Anno V - Numero 161 - Martedì 5 luglio 2016
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Politica
Brexit
Cronache
Renzi non incanta
la direzione Pd
Farage ha vinto
e adesso lascia
Migranti uccisi
e organi venduti
a pag. 2
Capasso a pag. 10
a pag. 6
A NOVE ANNI DALLA FONDAZIONE SI IMPONE UN PERCORSO DI RIAGGREGAZIONE. NON RASSEGNARSI ALLA FINE DI UNA STORIA
di Francesco Storace
asta riflettere. Bisogna agire. Questo nostro Paese
precipita nell’alternativa
- triste, truculenta, odiosa
- tra grillini e Partito democratico, mentre il centrodestra si
dilania al suo interno. Ci vorranno
anni, chissà se basterà il tempo che
scorrerà di qui alle Politiche, ma c’è
bisogno di una svolta vera a destra.
E noi dobbiamo portare la nostra
pietra al cantiere.
La Destra, la nostra destra, ha trascorso nove anni durissimi da quel
luglio 2007, quando la fondammo
assieme ad una trentina di pionieri.
Tante prove, quelle sfortunate superiori a quelle con successo, ma
pagine ricche di coraggio, in una
straordinaria avventura di militanza
coerente. Noi possiamo dire di
aver sbattuto la porta in faccia al
potere.
Nel 2013, ad Orvieto - luogo di decisioni storiche per la nostra comunità - sospendemmo le attività
elettorali del movimento, per lanciare un percorso che portasse alla
riunificazione della destra italiana
sotto le insegne di una nuova Alleanza nazionale. Quell’idea, bistrattata
da molti, è stata poi fatta propria
da Fratelli d’Italia, che pure la bollava come minestra riscaldata, scoprendo però poi la sede della fondazione An come luogo per far nascere partiti.
Tre anni dopo, ora, abbiamo pagato
sulla nostra pelle l’inesistenza di
una volontà di aggregare a destra
da parte del partito della Meloni
e sentiamo il dovere di non mollare.
Non ci ritireremo a vita privata
come la leader di FdI ha volgarmente scritto all’indomani delle
elezioni di Roma; ma faremo politica con ancora più passione, senza
la smania delle candidature a tutti
i costi e ovunque come scriviamo
da tanti mesi, ma con la volontà di
affermare un progetto sincero per
la Nazione e non costruire un ap-
B
SVOLTARE
Sabato il comitato centrale de La Destra per andare
a congresso e creare un nuovo soggetto politico
parato per pochi seguaci da sistemare.
La storia gloriosa della destra italiana
non merita di essere relegata al 3
per cento nazionale. FdI non è riuscito
a conquistare consiglieri in grandi
città come Milano, Torino, Napoli e
Bologna. Il Msi li aveva.
Bisogna ricostruire. E certo nel segno
INDAGATO PARLAMENTARE NCD
di un rinnovamento che deve essere
sostanziale. Facce nuove, ancor più
che giovanilismo. Servono idee e
soprattutto comportamenti degni di
essere identificati con una militanza
a destra. Sabato ne parleremo al comitato centrale de La Destra, che ho
convocato per indire il nostro terzo
congresso nazionale: sarà quello -
nelle mie intenzioni - della costruzione di un nuovo soggetto politico,
di cui assieme agli amici di Azione
nazionale si comincerà a parlare il
16 luglio a Napoli (dove invece è
stata eletta una rappresentanza di
questo mondo).
In autunno dovremo arrivare alla rifondazione di una destra che sappia
DA DACCA TORNANO LE BARE DEGLI ITALIANI
calare le carte per costruire un’alternativa vera alla sinistra. Alla comunità che ci ha seguito in questi
entusiasmanti nove anni rivolgerò
l’appello ad offrire la propria disponibilità a lavorare al progetto.
Affezionandosi più alle idee che a
un leader: dobbiamo cercarne di
nuovi, da aiutare con lealtà.
GIUNTA DI ROMA IN ALTO MARE
Tangenti,
ci risiamo
I giorni
del lutto
Raggi
senza sole
Zappa a pag. 3
Di Giorgi a pag. 4
Traboni a pag. 7
2
Martedì 5 luglio 2016
ATTUALITA’
DIREZIONE PD SENZA MORDENTE, CON LE SOLITE FRASI FATTE PURE SUL REFERENDUM
Renzi: “Volete che me ne vada?
Fate un congresso e vincetelo”
Ma anche l’opposizione dem è apparsa sotto tono, come in un gioco delle parti
di Igor Traboni
hi si aspettava una direzione Pd da resa dei conti,
alla fine deve essere rimasto quanto meno un
po’ deluso: da una parte
un Matteo Renzi sotto tono, in evidente crisi di astinenza da successi
mediatici; dall’altra parte una opposizione interna al partito che comincia a somigliare parecchio a
quel cane che sa abbaiare, e pure
tanto, ma poi mordere è tutta un’altra
faccenda.
Renzi, nella par centrale del suo intervento, ha provato ad andare al
nocciolo della questione, affermando
con la sua solita sicumera: “Se volete
che io lasci, convocate un congresso
e, se possibile, vincetelo. Se volete
che si scinda il ruolo di premier e
di segretario, proponete una modifica
regolamentare. In ogni caso, io sarà
al fianco del vincitore: ma prima di
tutto mettiamoci d’accordo sul dove
vogliamo andare”.
Anche sul nodo del referendum, il
premier-segretario non è andato
poi così lontano dal solito seminato,
parlando di un referendum cruciale
“non per i destini di qualcuno ma
per il futuro della credibilità della
classe politica italiana. C’è fuori un
mondo che chiede al Pd se ha le
idee chiare, quella che si apre è una
stagione difficile e affascinante nella
C
quale scommetto sul fatto che il Pd
possa essere protagonista e non
comparsa”.
Più di qualcuno, ad iniziare ovviamente dalle migliaia di italiani raggirati e senza più il becco di un
quattrino dei risparmi d una vita,
aspettava poi Renzi al varco del discorso sulle banche: “In questi anni,
molte polemiche di commentatori
nascono sul tema delle banche.Trovo
ingiustificate le polemiche fatte anche da alcuni di noi, riprendendo
un tema dei Cinquestelle – ha detto
Renzi cercando i buttarla sulla ‘caciara’ interna, per poi aggiungere:
“Noi non abbiamo salvato i bancari
o i banchieri: noi abbiamo salvato i
correntisti. E se le misure sulle Popolari fossero state prese dal governo
di centrosinistra nel 1998, con ministro del Tesoro Ciampi e direttore
generale del Tesoro Draghi, oggi
molte cose non sarebbero successe.
E se la politica si fosse tenuta fuori
dalle banche prima, non avremmo
visto quello che è successo a Siena
con Montepaschi”. Dimenticando,
ovviamente, di aggiungere che la
‘politica’ in questione è quella della
sua parte…
Insomma, per Renzi il tempo passa,
ma i proclami restano: "È una stagione difficile ed entusiasmante
quella che ci aspetta e io sono convinto che per il Pd ci sarà un futuro
da protagonista e non da comparsa",
ha detto ad esempio parlando delle
prospettive di un partito consumato
dall’emorragia dei voti delle ultime
amministrative. E dopo che, anche
prima della riunione, uno dei tanti
predecessori alla guida del partito,
Pier Luigi Bersani, lo aveva invitato
a cambiare rotta: "Non puoi dirigere
il traffico senza vedere cosa ci ha
portato fin qua", paventando il rischio
di “andarsi a schiantare".
Più duro e crudo Gianni Cuperlo:
“Hai legittimamente scalato il potere.
Ma quanti voti ci è costata quella
tua battuta su Marchionne e i sindacati? Sei costellato di persone che ti
dicono ''vai avanti''. E io mi permetto
di dirti ''fermati e rifletti''. Stai disperdendo anche una parte della
storia politica, mia e di altri, che abbiamo portato in questo partito. Donne e uomini che vanno rispettati.
Hai detto a Grillo: ''esci dal blog''. Io
ora dico: ''Esci tu dal talent''. Senza
una svolta, tu condurrai la sinistra
italiana a una sconfitta storica".
Un passaggio, questo del talent, che
Renzi non ha digerito, rispondendo
così nella replica: “Io sono fuori dal
talent. Io voglio stare fuori dal racconto stereotipato che una parte di
noi fa per cui al governo c’è un
gruppo di arroganti chiuso nel suo
giglio magico. Non potete sapere
cosa significa vivere circondato da
un apparato di sicurezza che non
mi consente nemmeno di andare a
vedere mio figlio giocare a calcio,
perché si vergogna di me".
OGGI LA PROTESTA CONTRO IL PREVISTO ACCORPAMENTO CON I CARABINIERI
La Forestale scende in piazza
Manifestazione davanti alla Camera per dire no alla militarizzazione
i terrà oggi, promossa
da diversi sindacati,
una manifestazione per
dire no alla militarizzazione
del Corpo Forestale dello
Stato. Appuntamento dalle
10 alle 14 davanti alla Camera dei Deputati, in piazza
Montecitorio a Roma, per
protestare ancora una volta
contro l'ipotesi di accorpamento delle donne e degli
uomini dell'unico corpo di
polizia ambientale nell'arma dei Carabinieri.
"Un'iniziativa da cui prenderà le mosse un intenso
percorso di mobilitazione
verso lo sciopero nazionale
di settembre, attraverso cui
vogliamo dare un segnale
fermo al Governo e sensibilizzare l'opinione pubblica per denunciare gli effetti
dell'accorpamento con l'Arma dei Carabinieri. Non
possiamo permetterci, infatti, di disperdere le competenze della Forestale, uniche nel panorama dei corpi
di polizia italiani, attraverso un'operazione che costringerà 7 mila lavoratrici
e lavoratori a perdere il
loro status civile e tutti i
S
loro diritti sindacali", fa
sapere la Fp Cgil. "Abbiamo già predisposto una serie di misure necessarie
per un piano efficace di
riorganizzazione dei Corpi
di polizia nel complesso.
Un processo di riforma che
avrebbe bisogno di più tempo e proprio per questo
chiediamo che il decreto
in questione, sbagliato, venga accantonato per un anno.
Noi siamo pronti sin da ora
a portare al tavolo le nostre
proposte, ma serve un vero
confronto col Governo. Un
confronto che non può più
attendere se si vogliono garantire ai cittadini dei servizi pubblici che siano veramente di qualità”.
Anche la Federazione nazionale della sicurezza della Cisl, dice ''no'' alla militarizzazione del Corpo Forestale. "Noi non crediamo
– afferma il segretario Pompeo Mannone - nella buona
riuscita dell'' accorpamento
dei 7000 forestali degli
8mila che compongono il
corpo, con i Carabinieri.
Finirebbero infatti in un
grande calderone le com-
petenze specifiche degli uni
e degli altri sarebbe un vero
caos. Vogliamo che il provvedimento riguardante il
Corpo venga prorogato per
consentire di trovare solu-
zioni che garantiscano migliore e maggiore sicurezza
tramite processi di riforma
partecipati con i lavoratori
e che siano più efficaci per
i cittadini".
LA CHAOQUI IN AULA COL FIGLIO NEONATO
Vatileaks: chieste
quattro condanne
el processo Vatileaks, i
promotori di giustizia hanno chiesto la condanna a
3 anni e 1 mese per mons Lucio
Angel Vallejo Balda; 3 anni e 9
mesi per Francesca Chaouqui (i
due sono ex componenti della
Commissione Cosea sulle finanze
N
vaticane) e, un anno e 9 mesi
per l'ex collaboratore Nicola
Maio. Un anno per il giornalista,
Gianluigi Nuzzi. Chiesta l'assoluzione, per insufficienza di prove,
per l'altro giornalista, Emiliano
Fittipaldi
Il processo è relativo alla divul-
gazione di alcuni documenti riservati della Santa Sede e che
sarebbero poi finiti nel libri di
Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi. Questa udienza è stata
dedicata alle requisitorie dei promotori di giustizia Gian Pietro
Milano e Roberto Zannotti, prima
delle arringhe dei difensori Francesca Chaouqui si è presentata
in aula col figlio (nato il 14
giugno scorso: "Aver portato
mio figlio con me in tribunale ha detto la donna, per molti
versi al centro della vicenda non è una provocazione, ho necessità di allattarlo ogni tre ore
ma in ogni caso lui è il protagonista fin dal primo giorno di
questa vicenda in quanto si è
voluto agire contro una donna
incinta". La sentenza è attesa
per domani.
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Martedì 5 luglio 2016
ATTUALITA’
CORRUZIONE E RICICLAGGIO A ROMA, 24 ARRESTI. INDAGATI PURE IL PARLAMENTARE NCD MAROTTA E L’EX SOTTOSEGRETARIO DC PIZZA
Un labirinto di tangenti: coinvolti politici,
faccendieri e funzionari delle Entrate
Strani legami tra il mondo della politica e quello dell’imprenditoria per spartirsi gli appalti dei ministeri
el labirinto delle mazzette, nell’ennesima inchiesta della procura di
Roma per associazione
a delinquere finalizzata
alla frode fiscale, corruzione, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato,
ricettazione e appropriazione indebita, finiscono pezzi grossi della
politica, funzionari dell’Agenzia delle Entrate, faccendieri e pure l’ex
direttore generale dell’Inps.
Sono 24 le persone arrestate su ordine del giudice per le indagini
preliminari capitolino (di cui 12 ai
domiciliari) Maria Giuseppina Guglielmi. Sequestrati beni e quote
societarie per 1,2 milioni di euro.
Fra gli indagati eccellenti c’è anche
un parlamentare Ncd-Udc, l’avvocato
Antonio Marotta. Per lui i pubblici
ministeri di Piazzale Clodio avevano
chiesto le manette ma il gip non le
ha concesse. Sotto inchiesta pure
Giuseppe Pizza, ex sottosegretario
all’Istruzione e segretario della Democrazia Cristiana che rivendica il
simbolo del partito. Oltre che suo
fratello Raffaele, figura (secondo gli
inquirenti) chiave dell’inchiesta, che
è finito dentro e deve rispondere
anche di riciclaggio. Nei guai pure
Vittorio Crecco, già direttore del-
N
Antonio Marotta
l’istituto nazionale della previdenza
sociale. E ancora: due dipendenti
dell’Agenzia delle Entrate.
L’operazione, ribattezzata “Labirinto”, ha portato alla luce un presunto
sistema criminale costruito attorno
a Raffaele Pizza, sospettato di aver
fatto da perno nei rapporti tra politica e imprenditoria per spartirsi
gli appalti dei ministeri. Al vertice
dell’organizzazione, sempre per i
pubblici ministeri, pure un commercialista: Alberto Orsini.
Immischiato nell’inchiesta, come
già detto, il parlamentare del Nuovo
Centrodestra, Marotta, ex componente del Consiglio superiore della
magistratura, che ha rischiato se-
riamente di finire dentro. I pm lo
avevano indagato per corruzione,
finanziamento illecito dei partiti, riciclaggio e partecipazione ad associazione a delinquere. Addebiti
pesanti e non riconosciuti dal gip,
che ha riqualificato il tutto in traffico
di influenza illecita e ricettazione.
Reati che prevedono una pena non
superiore ai tre anni e per la quale
non è previsto l’arresto in sede di
indagini preliminari.
I magistrati credono che Marotta
abbia aiutato nell’illecita attività di
intermediazione Raffaele Pizza. Che
sfruttando – la tesi degli inquirenti
– i legami con la politica e l’imprenditoria che conta della Capitale,
si sarebbe adoperato per sostenere
la nomina, ai vertici di enti e società
pubbliche, di persone a lui vicine
per poi ottenere trattamenti di favore.
E per farlo, avrebbe utilizzato uno
studio posto accanto al Parlamento.
Un meccanismo rodato quello dell’organizzazione. Accusata di aver
movimentato oltre 10 milioni di euro
giustificati da fatture false a scopo
di evasione e per costituire riserve
occulte da destinare a finalità illecite.
Come quella relativa alla gestione
della “gara” del call center unico
Inps Inail al centro dell’indagine.
Affidato in maniera regolare con
condotte immorali che si sarebbero
però registrate in un secondo momento, nei rapporti con i sub appaltatori.
Altri arresti a Roma, nelle maglie
della giustizia finiscono pure personaggi di spicco della politica.
M.Z.
CAOS TOTALE A PIAZZA AFFARI DOPO LA LETTERA DELLA BCE CHE OBBLIGA IL GRUPPO TOSCANO A RIDURRE LE SOFFERENZE DI DIECI MILIARDI
Il crollo del Monte dei Paschi
Milano in rosso per colpa di banca rossa che ritocca i minimi
storici e rischia un nuovo aumento di capitale, ora impossibile
a situazione drammatica
del Monte dei Paschi di
Siena affonda il sistema
di credito italiano e fa guadagnare la maglia nera in Europa
a Piazza Affari. La lettera dell’Eurotower recapitata a Rocca
Salimbeni lo scorso 22 giugno,
alla vigilia del referendum sulla
Brexetix, con tanto di ultimatum,
ha mandato Milano in rosso.
Duro, questa volta, il monito
della Bce. Che “obbliga” Mps
a portare entro il 2018 le sofferenze lorde a 32,4 miliardi
(non un euro in più) dai 46,9
del 2015. Mentre quelle nette
devono scendere di altri 10,
da 24,2 a 14,6. Venderle sul
mercato comporterebbe però
un nuovo aumento di capitale,
l’ennesimo, difficilmente sostenibile.
Uno scenario ipotizzato nei
giorni scorsi proprio dal Giornale d’Italia, drammatico. Visti
pure gli imminenti risultati degli
stress test (con i risultati previsti
per il 1° agosto) da parte di
Francoforte, con banca rossa
che rischia un’altra bocciatura.
La notizia del diktat dell’istituzione guidata da Mario Draghi
ha fatto scivolare ulteriormente
in Borsa i titoli del Monte dei
L
Paschi, che ha ritoccato i minimi storici
(negli ultimi sei mesi
ha perso il 71% del
suo valore).
Il gruppo toscano ha
confermato in una nota
di aver ricevuto la missiva, che rappresenta
“una bozza di decisione” alla quale seguirà una dettagliata
risposta di Siena. Che
ha spiegato come le
richieste siano “in linea
con gli obiettivi di un
programma di specifiche azioni recentemente approvato dagli
organi della banca e
sottoposto alle valutazioni di
Francoforte, finalizzato all’incremento dell’importo delle dismissioni di non performing
loans (crediti deteriorati, ndr)
già previsto nel piano industriale
2016-2018”.
Dichiarazioni di circostanza,
quelle dei vertici dell’istituto,
decisamente terrorizzati per le
sorti di banca rossa. Che entro
il prossimo 3 ottobre dovrà fornire all’Eurotower un piano convincente con le misure da adottare per ridurre al 20% il rap-
SCIOPERO E POLEMICHE A NON FINIRE
Oggi difficile viaggiare
con Alitalia e Meridiana
ggi dalle 11 alle 15 sciopereranno i piloti e gli assistenti di volo di Alitalia
e Meridiana. I due scioperi sono
stati indetti da sindacati diversi
e per motivi differenti e rischiano
di mettere in ginocchio il traffico
aereo ben oltre il lasso di tempo
dell’astensione. Nel caso di Meridiana, lo sciopero arriva dopo
tre giorni difficili, con cancellazioni
e proteste informali di alcuni dipendenti.
Lo sciopero dei dipendenti di
Meridiana è stato indetto dai
sindacati Usb, Apm e Cobas,
quelli che non hanno firmato
l’accordo sui nuovi contratti trovato durante la trattativa di vendita
della società al gruppo del Qatar
Qatar Airways: l’accordo, che è
stato accettato da Cgil, Cisl, Uil,
Anpav e Anpac, prevede una riduzione degli stipendi dei piloti
O
porto tra crediti deteriorati e il
totale dei crediti.
Il caso Mps preoccupa e molto
l’esecutivo e il Pd, da sempre
vicino alle sorti della roccaforte
di sinistra. Nel corso della riunione tra Tesoro, Cassa depositi
e prestiti e il fondo Atlante, andata in scena ieri pomeriggio,
si sarebbe parlato anche e soprattutto delle vicende relative
al terzo istituto di credito più
importante in Italia. Il più antico
al mondo. Che torna a versare
in acque agitatissime, immi-
schiando nella tempesta l’intero
sistema di credito italiano: al
collasso.
Sotto pressione a Milano sono
finite anche banche sane del
calibro di Intesa, Bper e Fineco.
Con le vendite che hanno colpito un po’ tutti i settori.
Davvero un incubo quello che
sta tornando a vivere il Monte
dei Paschi, con le indiscrezioni
che continuano a dare l’amministratore delegato Fabrizio Viola vicino all’addio.
Marco Zappa
di circa il 20 per cento nei prossimi tre anni e il taglio di 396
posti di lavoro. Già ci sono state
diverse cancellazioni di voli anche
negli ultimi due giorni, dovute
alle assenze per malattia di molti
dipendenti; per la compagnia le
assenze fanno invece parte di
una strategia di protesta informale
e ha definito “vile” l’atteggiamento
dei suoi dipendenti.
Lo sciopero di Alitalia è stato
invece indetto dai sindacati Filt
Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl
Trasporto per protestare contro
“il mancato rispetto dell’orario
di lavoro come da contratto e
da normativa vigenti, il mancato
rispetto dell’esonero dal lavoro
notturno, la cessione di attività
di volo del gruppo a vettori
extraeuropei, le vessazioni e
immotivati licenziamenti del
personale”.
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Martedì 5 luglio 2016
PRIMO PIANO
STRAGE DI DACCA
In viaggio verso casa le vittime italiane
Ieri l’omaggio delle autorità bengalesi alle salme. Tra oggi e domani il rientro in patria
di Cristina Di Giorgi
ono dieci le vittime italiane
della violenza barbara dei
terroristi di Dacca. Nove
connazionali uccisi e un
decimo che non vedrà mai
la luce: Simona Monti era infatti incinta. E proprio per questo stava
per rientrare in patria. Ora ci tornerà
in una bara, insieme a coloro che
ne hanno condiviso la drammatica
morte.
Tra oggi e domani, infatti, l’aereo
di Stato giunto in Bangladesh appositamente, riporterà a casa le salme. Ad attenderle all’aeroporto di
Ciampino, le loro famiglie e le autorità. Subito dopo – rende noto
una fonte vicina all’inchiesta - il
trasferimento all’Istituto di medicina
legale di Roma, dove verranno effettuati gli esami autoptici.
Intanto, nel secondo giorno di lutto
proclamato in Bangladesh per la
strage di venerdì nel caffè di Dacca,
la premier Sheikh Hasina ha portato
il suo personale omaggio alle ventidue vittime della strage (20 ostaggi
e due agenti di polizia) nel corso
di una cerimonia svoltasi nello stadio
di Banani. Il capo del governo locale
– riferiscono i media - ha deposto
una corona di fiori su una piattaforma rialzata allestita sul prato della
struttura con le bandiere delle nazioni di cui erano originarie le vittime straniere (Italia, Giappone, In-
S
dia e Stati Uniti). Alla cerimonia,
blindatissima per ragioni di sicurezza, hanno partecipato, oltre alle
famiglie delle vittime bengalesi,
anche rappresentanti delle autorità
italiane, indiane, giapponesi e americane. Subito dopo, l’accesso è
stato aperto al pubblico.
Dal punto di vista diplomatico, va
registrata la permanente tensione
– nonostante qualche tentativo di
smentita di Palazzo Chigi – tra le
autorità del Bangladesh e quelle
italiane, che hanno criticato la tempistica del blitz effettuato dalle forze
dell’ordine locali. Che in proposito,
forse anche per tentare di placare
almeno in parte le polemiche, per
bocca dell’ispettore generale Shiddul Haque hanno fatto sapere che
a loro dire gli ostaggi dell’Holey
Artesan Bakery sono stati “uccisi
nei primi venti minuti del sequestro”. Senza contare, dice ancora
Haque, che “molti giornali hanno
scritto che abbiamo tardato l’inizio
dell’operazione di salvataggio, ma
non è stato così. Abbiamo compiuto
il blitz nell’arco di 12 ore, quando
in Paesi come il Kenya ci sono voluti
4 giorni per affrontare una situazione
simile”.
Una situazione che, nell’immediatezza dell’attentato, ha indotto la
Farnesina a diramare un’allerta
per gli italiani che vivono in Bangladesh ai quali è raccomandata
massima prudenza. Sul sito “Viag-
giare sicuri” del ministero degli
Esteri si legge infatti che “in considerazione della presenza nel Paese di formazioni di ispirazione jihadista, non si può escludere il ri-
PARLA UN MISSIONARIO ITALIANO
schio di possibili ulteriori atti ostili”.
Massima attenzione dunque, “in
particolare nei luoghi abitualmente
frequentati da stranieri” e “limitare
gli spostamenti, soprattutto a piedi,
allo stretto necessario”. Un analogo
messaggio è stato diramato anche
dalle autorità australiane, canadesi,
tedesche, spagnole, britanniche e
statunitensi.
LE INDAGINI SUI TERRORISTI
“La conflittualità religiosa Benestanti islamizzati
è sempre pronta a esplodere”
ricercati da tempo
Padre Sergio Targa: “Il governo bengalese deve affrontare
le diseguaglianze sociali. È lì che ha radice l’odio”
La procura di Roma chiederà una rogatoria per avere il fascicolo
della polizia locale e interrogare testimoni e arrestati
uello che il governo
non deve fare è prendere di mira l'opposizione politica, dimenticandosi di
affrontare le enormi sperequazioni
sociali che fanno da sfondo alla
violenza”. Lo afferma, parlando
con l’agenzia Dire, padre Sergio
Targa, da tempo in missione apostolica in Bangladesh e determinato a restarci.
“Ieri sera ci ha fatto visita la
polizia, lasciandoci numeri telefonici da usare in caso di bisogno
e compilando liste con i nostri
nomi” racconta il missionario.
Che aggiunge: “a parte un po’ di
apprensione, per noi non cambia
nulla, siamo decisi a restare”
Padre Sergio parla da Jassore,
una cittadina del Bangladesh centro-occidentale, dove si trova per
dirigere il Centro nazionale sociale
e catechetico, che forma le future
leve della Chiesa locale. Un impegno che però, dato che nel
Paese i cattolici sono appena 350
mila, va di pari passo con l’assistenza ai fuori casta Rishi, una
minoranza hindu che ha grosse
difficoltà in uno Stato a maggio-
e autorità bengalesi, a proposito delle indagini sull’attentato di venerdì a Dacca,
hanno dichiarato che la responsabilità dello stesso, nonostante
la rivendicazione, non è del Califfato
(si continua infatti a negare la
presenza del Daesh nel Paese)
ma di un gruppo estremista interno, responsabile sembra di un
serie di omicidi compiuti negli
ultimi 18 mesi in tutto il Bangladesh. I sette membri del commando (sei dei quali morti e solo
uno preso vivo) apparterrebbero
dunque a tale formazione. E si
tratterebbe di criminali provenienti
da famiglie benestanti che, oltretutto, pare fossero ricercati da
tempo, senza che però la polizia
riuscisse ad arrestarli.
Nelle scorse ore, comunque, le
autorità hanno confermato l’arresto
di altre due persone collegate alla
strage: nessuna indicazione è
stata però fornita sulla loro identità.
Si sa solo che non sono in buone
condizioni di salute e che verranno
interrogati non appena lo loro
condizioni lo consentiranno.
I due fermi di ieri vanno ad ag-
“Q
ranza di musulmani.
Quello di padre Targa risulta dunque essere un punto di osservazione privilegiato della situazione
locale, grazie al quale ha già
tempo fa denunciato derive fondamentaliste.
“La conflittualità religiosa è sempre
pronta a esplodere” diceva infatti
nel luglio 2014, usando per descrivere la situazione l’espressione
“tolleranza fragile”.
“Negli ultimi due anni - dice ancora
il missionario - c’è stato uno stillicidio di episodi, diciamo così, di
basso profilo, che però indicavano
con chiarezza una tendenza”. Episodi che hanno avuto come vittime
una quarantina di attivisti
impegnati a difendere i
diritti delle minoranze,
professori con vocazione
civile e anche cooperanti
stranieri, come l'italiano
Cesare Tavella.
Secondo padre Sergio,
per prevenire la violenza
finora il governo di Dacca
ha fatto poco e male:
“Nel quadro di un'operazione anti-terrorismo
il mese scorso sono stati effettuati
11 mila arresti, ma l'idea diffusa
è che siano stati presi di mira
soprattutto esponenti dell'opposizione politica”.
Oltretutto, mentre le autorità preferiscono negare la presenza di
miliziani dell’Isis o il collegamento
al Califfato di gruppi locali, crescono gli squilibri sociali che
“soprattutto nel settore tessile si
traducono i livelli di sfruttamento
gravissimi” dice ancora padre
Sergio. Che conclude: “Qui da
noi non c’è stata un’invasione
come in Iraq o in Afghanistan,
ma nella popolazione c’è grande
(Dire)
rabbia”.
L
giungersi agli altri delle delle
scorse ore, disposti in capo ad
alcuni clienti del ristorante (le
cui dichiarazioni sono attualmente al vaglio delle forze dell’ordine), a Saiful Choukidar (che
lavorava nel ristorante ed è sospettato di essere il basista del
commando) ed al professor Hasnat Karim, che stava festeggiando un compleanno nel locale
ma che sembra sia stato ripreso
da alcune telecamere insieme ai
membri del commando.
In tutto questo la
procura di Roma –
in particolare il pm
Francesco Scavo, titolare delle indagini
– ha fatto sapere che
presenterà quanto
prima alle autorità
del Bangladesh una
richiesta, tramite rogatoria internazionale, finalizzata all’ottenimento di copia
degli atti di inchiesta
compiuti dalla polizia
locale sull’attacco
terroristico di venerdì sera. Contestualmente potrebbe essere richiesta anche la possibilità di
ascoltare non solo i testimoni,
ma anche i terroristi agli arresti.
Tutto questo, dato che tra Italia e
Bangladesh non ci sono trattati
di reciproca assistenza, potrebbe
essere possibile – ed in questo
confida la magistratura romana
– grazie ad un “atto di cortesia”
delle autorità di Dacca.
Stella Spada
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Martedì 5 luglio 2016
ESTERI
UNA NUOVA STRAGE IN IRAQ
Doppia esplosione nel cuore di Baghdad
L’Isis rivendica la prima azione. La rabbia della gente contro il governo: “Non garantite la sicurezza”
di Cristina Di Giorgi
ontinua a salire il numero
delle vittime del doppio
attentato che nella notte
tra sabato e domenica, ha
insanguinato Baghdad:
sono infatti almeno 213 i morti e
più di 300 i feriti. Tra loro molti
bambini e parecchie donne. Lo riferisce l’agenzia Dpa, che cita fonti
del locale ministero dell’Interno.
Quanto alla ricostruzione dell’accaduto, era da poco passata la mezzanotte (orario in cui, durante il Ramadan, la gente interrompe il digiuno) quando un’esplosione potentissima nei pressi dell’affollato
centro commerciale Hadi Center,
causata da un camion bomba, ha
fatto strage nel quartiere sciita di
Karada, nel cuore della capitale irachena. La detonazione tra l’altro ha
innescato un grosso incendio, le cui
fiamme si sono rapidamente propagate a case e negozi circostanti.
E solo dopo molte ore sono state
spente dai soccorritori. Poi la seconda azione in un mercato popolare
a Shaba, nell’area nord della città
(anch’essa a maggioranza sciita),
dove è esploso un ordigno che ha
però per fortuna avuto conseguenze
ed impatto di minore portata rispetto
al primo (cinque vittime).
Mentre i mezzi di soccorso stavano
ancora facendo avanti e indietro tra
i luoghi degli attentati e gli ospedali,
l’Isis ha rivendicato la prima azione
nel solito modo: un comunicato diffuso in rete in un sito di solito utiliz-
ARABIA SAUDITA
C
Attentatore suicida si fa esplodere
davanti a consolato Usa a Gedda
eri mattina un jhadista si è fatto
esplodere di fronte al consolato
degli Stati Uniti a Gedda, sulle rive
del Mar Rosso in Arabia Saudita. L’azione non è stata rivendicata, ma si sospetta dell’Isis.
Fonti interne alla sede diplomatica
hanno riferito che l’azione, compiuta
nella data simbolo dell’Independence
day, festa nazionale americana, non
ha coinvolto nessuno degli appartenenti
allo staff della rappresentanza. Che ha
fatto sapere anche di essere in contatto
I
zato dagli estremisti. Nessuna rivendicazione, invece, per quanto
riguarda la seconda bomba, anche
se sono in molti a ritenere sia anch’essa opera dei terroristi del Califfato.
Che, in difficoltà su più fronti quando
si tratta di scontri in campo aperto
(come a Fallujah, recentemente tornata sotto il controllo delle forze
governative), cerca di riconquistare
posizioni seminando terrore, anche
per dimostrare che nonostante le
sconfitte sul terreno, il loro potere è
rimasto intatto. E che, di contro, le
autorità locali non sono in grado di
mantenere la sicurezza.
Dal canto suo il premier iracheno
Haider al-Abadi si è recato sul luogo
dell’attentato principale. E, stando
ad alcune fonti, non è stato accolto
bene dalla gente inferocita, che lo
ha contestato accusandolo di non
mantenere essere in grado di garantire l’incolumità dei cittadini (sul
web hanno in proposito iniziato a
circolare video della gente che lancia pietre contro il convoglio presidenziale). “Tutti i politici iracheni
sono responsabili per questi attacchi.
Se non è l’Isis - ha detto una donna
ai media locali - è al-Qaeda e se
non sono né l'Is né al-Qaeda è la
schifosa politica corrotta di questo
Paese. Noi veniamo colpiti mentre
loro sono seduti al sicuro nei loro
palazzi. Sono loro che permettono
all'Is di venire qui e uccidere la
gente”.
Il premier iracheno, riferisce la tv
Alsumaria che cita fonti governative,
ha comunque ordinato al suo ministero della Giustizia di procedere
con l'esecuzione “immediata” delle
condanne a morte emesse nei confronti di “tutti i terroristi” detenuti
nelle prigioni irachene. Ed ha fatto
sapere, stando a quanto si legge in
una dichiarazione diffusa dai suoi
collaboratori, che i colpevoli del
massacro saranno puniti e che verranno predisposte nuove misure per
la sicurezza.
Quanto accaduto “è il risultato per
Agenzia Regionale per lo Sviluppo
e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio
con le autorità saudite riguardo all’inchiesta.
L’esplosione – riporta il sito Sabq – si
è verificata poco prima dell’alba nel
parcheggio dell’ospedale Suleiman Faqeeh, dove era parcheggiata un’auto
con dentro una persona, che ha innescato l’esplosione quando la polizia si
è avvicinata per un controllo. Secondo
il locale ministero degli interni, l’attentatore è rimasto ucciso e due poliziotti
leggermente feriti. Tutta l’area, riferisce
la stampa, è stata circondata. St.Sp.
le sconfitte subite sul campo di battaglia” ha detto riferendosi agli sviluppi militari sul fronte di Anbar.
Abadi – riferisce la stampa – ha poi
anche inviato le sue condoglianze
alle famiglie delle vittime e ha promesso che “la vittoria su questi
gruppi terroristici è molto vicina”.
Per bocca del suo portavoce, inoltre,
ha spiegato di aver compreso la
rabbiosa reazione dei residenti nelle
aree colpite e ha annunciato di aver
proclamato tre giorni di lutto nazionale per rendere omaggio alle vittime di quello che si configura, al
momento, come il peggior attentato
portato a termine in Iraq dall’inizio
dell’anno.
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Martedì 5 luglio 2016
ESTERI
CAOS INGLESE
Farage: “Ha vinto il Leave.
Lascio da vincitore”
Il leader dell’Ukip si dimette e negli altri partiti è sfida per la candidatura a premier
Nel frattempo uno studio legale valuta le procedure dell’uscita dall’Ue
di Cristina Di Giorgi
on accenna minimamente a placarsi la tempesta
di polemiche che si è
scatenata, a vari livelli ed
in diverse sedi, attorno
al Brexit. Per quanto riguarda quel
che sta accadendo, in proposito, all’interno dei confini della Gran Bretagna, va registrato innanzitutto l’annuncio del leader dell’Ukip Nigel
Farage, che ha fatto sapere di aver
intenzione di voler rassegne le dimissioni dalla guida del partito da
lui fondato (ma continuerà comunque a ricoprire il suo seggi al Parlamento europeo): “Ora ho la certezza di aver fatto tutto quello che
era nelle mie intenzioni, non potevo
ottenere di più. La vittoria del Leave
nel referendum – ha dichiarato - significa per me che i miei obiettivi
politici sono stati raggiunti”.
La sua decisione tra l’altro arriva
pochi giorni dopo il ritiro a sorpresa
dalla corsa per la guida del Partito
conservatore (e quindi anche da
quella per diventare premier) di un
altro protagonista del fronte pro
Brexit, l’ex sindaco di Londra Boris
Johnson. Nel campo dei Tories dunque, a contendersi la candidatura
restano Michael Gove (attuale ministro della Giustizia), Theresa May
(attuale ministro dell’Interno, sostenitrice del ‘Remain’) e Andrea Leadsom (sottosegretario all'Energia,
reduce dal fronte ‘Leave’), data in
crescita nei pronostici. Sul fronte laburista la sfida sarà molto probabilmente tra Angela Eagle e Jeremy
Corbyn, che nonostante la sfiducia
dei deputati del suo partito, continua
a rifiutare di dimettersi e si prepara
N
a ricandidarsi, contando soprattutto
sul sostegno degli iscritti. Tra i quali
comunque anche la Eagle registra
un forte consenso.
Chiunque vincerà – si voterà probabilmente a novembre – dovrà guidare un percorso difficile. Che, quanto alla procedura di uscita dall’Ue,
ha visto recentemente coinvolto anche un noto studio legale londinese,
incaricato da anonimi clienti (forse
aziende economicamente interessate
al cambio di scenario conseguente
al risultato del Brexit) di vigilare in
particolare sul fatto che il procedimento formale non abbia inizio prima
che il Parlamento si pronunci in tal
senso. Secondo i legali se il primo
ministro invocasse l’articolo 50 dei
trattati Ue (atto questo che comporta
irreversibilità della procedura) prima
di un dibattito e conseguente voto
in tal senso del Parlamento ci si troverebbe di fronte ad un atto illegale.
Gli avvocati di Mishcon de Reya
(questo il nome dello studio) si sono
dunque messi in contatto con i legali
del governo per ottenere garanzie
in tal senso e si sono detti pronti a
far ricorso ad ogni mezzo in caso
non ricevessero una risposta ritenuta
legalmente adeguata.
La loro tesi “poggia sulla formulazione ambigua dell’art.50, secondo
cui ‘qualunque Stato membro può
decidere di ritirarsi dall'Unione nel
rispetto dei propri requisiti costituzionali’. Il referendum del 23 giugno,
che ha bocciato la Ue e invocato la
Brexit, è puramente consultivo, perciò
secondo Mishcon de Reya – riporta
askaews - la decisione di far scattare
l'articolo 50 è nelle mani dei rappresentanti del popolo a Westminster
in base alla costituzione britannica”.
Una costituzione che in realtà – sottolineano alcuni – formalmente non
esiste: in Gran Bretagna infatti non
c’è un vero e proprio documento
scritto come in altri Paesi. L’invocata
“protezione della sovranità del Parlamento nel richiedere l’applicazione
dell’art.50” dunque potrebbe non
essere, in concreto, così determinante
come i ricorrenti si augurano.
In questo contesto, tra l’altro, si registra un’altra iniziativa di carattere
legale: la scorsa settimana, infatti,
l’avvocato Jolyon Maugham ha dato
il via ad una campagna di crowfunding per dare incarico ad un pool
di esperti costituzionali di occuparsi
della questione e “chiarire se alla
luce della natura puramente consultiva del referendum del 23 giugno,
debba essere il premier o il parla-
mento a far scattare l’articolo 50”.
Nel momento comunque in cui la
procedura viene avviata, ci sono
due anni di tempo per negoziare i
termini dell’uscita dall’Ue. Normativamente parlando, c’è però la possibilità che tale termine, in caso di
accordo unanime tra i Paesi membri,
possa essere prorogato (in ogni
caso, in assenza di intesa, automaticamente l’appartenenza all’Ue decade alla scadenza dei due anni).
Ed è proprio questa, stando ad un
rapporto sul tema recentemente
presentato alla Camera dei Lord,
l’ipotesi più realistica. I negoziati di
recesso non hanno precedenti specifici – si ricorda nel dossier redatto
per suggerire e vagliare possibili
procedure nel percorso che porterà
la Gran Bretagna fuori dall’Ue – ed
è dunque difficile fare previsioni
sulla loro durata. E’ comunque molto
probabile che il tempo richiesto
andrà ben oltre il limite di due anni
e che dunque sarà necessario prorogare la scadenza. Fatto questo
che, dovendo essere oggetto di una
decisione del Consiglio europeo
presa all'unanimità,“non può essere
considerato a priori un passaggio
scontato”.
Nel documento, inoltre, si rileva che
giuridicamente parlando “non c’è
nulla che impedisca ad uno Stato
membro di tornare sulla propria
decisione” in corso di negoziato. E
si sostiene la probabilità “che, in
parallelo con l'accordo di recesso,
venga negoziata anche un’intesa
sulle relazioni future tra Regno Unito
e Unione europea”. Il suggerimento
è quello di procedere gradualmente,
con una politica di “disimpegno selettivo”.
GIAPPONE - CALANO I LIVELLI DI RADIOATTIVITÀ NEL PACIFICO
Fukushima: il futuro potrebbe essere la geotermia
Un pool di undici aziende si è accordato per la realizzazione di una centrale a energia rinnovabile
distanza di cinque anni dall’incidente nucleare che ha riguardato la centrale di
Fukushima, i livelli di radioattività nelle
acque del Pacifico sono calati: un dato questo
che, sebbene i fondali marini e le aree portuali
nei pressi della struttura risultino ancora molto
contaminati, fa sembrare il futuro un po’ meno
drammatico, per lo meno dal punto di vista dell’ambiente (quanto ai danni alle persone, infatti,
si susseguono purtroppo notizie prevedibilmente
tragiche e tutt’altro che confortanti).
E’ ciò che emerge dal rapporto, recentemente
pubblicato dalla Rivista annuale di scienze del
mare, del Comitato scientifico di ricerche oceaniche, composto da esperti di varie nazionalità
che hanno raccolto ed incrociato i risultati di
venti studi sull’argomento, dai quali risulta che
nell’immediatezza della catastrofe i livelli di radioattività erano di “decine di milioni di volte
superiori alla norma”. Ora invece sono scesi.
“Nel 2011 – si legge nel documento – circa la
metà dei campioni di pesci nelle acque costiere
al largo di Fukushima conteneva tassi pericolosi
di sostanze radioattive” ha spiegato Pere Masque,
A
professore di radiochimica ambientale all’Università Cowan, in Australia. Ed ha aggiunto che
“nel 2015 questo numero è crollato a meno
dell’uno per cento sopra
al limite”. Ma “la sorveglianza dei livelli e della
vita marina in questa regione deve continuare” ha
detto ancora lo studioso.
Sorveglianza dunque, ma
anche energia pulita.
Come quella geotermica,
la cui diffusione il colosso
della raffinazione petrolifera Idemitsu Kosan, in collaborazione con altre 10
aziende giapponesi (tra
cui la nota Mitsubishi), intende implementare. A tal
proposito è stato infatti annunciato che entro fine
anno saranno avviati “due
pozzi esplorativi all’interno
del parco nazionale di Bandai Asashi, 230 km a nord di Tokio”.
Sulla base dei risultati delle rilevazioni, che dovrebbero arrivare nei prossimi mesi, verrà poi
deciso se e come procedere per la nell’area di
una centrale geotermica. Che – è questo l’obiettivo – dovrebbe essere pronta ed operativa
entro il 2020. “È insolito per 11 aziende lavorare
insieme su un progetto geotermico – ha spiegato
Hisashi Jotaki, dirigente della Idemitsu – ma
abbiamo deciso di farlo perché vogliamo impiegare l’energia geotermica per aiutare gli
sforzi di Fukushima nella ricostruzione”.
In proposito va sottolineato il fatto che in Giappone a partire dal 2012 è stato introdotto in
programma nazionale di incentivi per le energie
rinnovabili, ma “lo sviluppo degli impianti geotermici – riferisce Green report citando Bloomberg come fonte – è stato lento: i cicli di sviluppo dei progetti industriali in questo ambito
durano infatti in media dieci anni”. Per promuovere lo sviluppo della geotermia su larga
scala comunque, il governo del Sol Levante ha
riformato la legge in merito (2015), prevedendo
la possibilità di costruire centrali anche all’interno
dei parchi nazionali (dove si ritiene sia concentrato circa l’80% delle risorse geotermiche
CdG
del Paese).
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Martedì 5 luglio 2016
DA ROMA E DAL LAZIO
ANCHE IERI ALTRE RIUNIONI, MA AL PUZZLE DELLA GIUNTA MANCANO ANCORA DUE TASSELLI
La Raggi non quadra il cerchio
Tra interventi di Grillo e manuale Cencelli, nei Cinque stelle l’aria è assai pesante
DE LUCA LA ATTACCA, RENZI E CUPERLO LA DIFENDONO
di Igor Traboni
aranno di sicuro le 48 ore
più lunghe per Virginia Raggi e per buona parte del
Movimento 5 stelle, alle prese con il puzzle della nuova
giunta di Roma, da completare –
pena la perdita di buona parte della
faccia - entro il 7 luglio, data indicata
dal neo sindaco come quella in cui
presentare la squadra. Ma alcune
caselle sono ancora lì da completare,
un po’ desolatamente vuote e un
po’ con fin troppo aspiranti a riempirle: l’assessorato al Bilancio, a cui
sembrava destinata Daniela Morgante, e quello dei Trasporti, per il
quale è stato accantonato in queste
ore nome di Cristina Pronello.
Neanche ieri, nonostante i proclami
di una domenica passata a tessere
e ritessere alleanze, si è arrivati alla
fumata bianca. E a nulla è servito
addirittura l’intervento di Beppe
Grillo, che nessuno ha confermato
ma neppure decisamente smentito.
E’ chiaro quindi che il padre-padrone
del movimento ha cercato di metter
fine a quella che a tutti gli effetti è
una lotta di potere intestina ai grillini
romani, ma senza riuscire pure lui
nell’impresa.
Anche ieri si sono susseguiti incontri
politici, il più importante dei quali
quello tra Raggi, Daniele Frongia e
Paola Taverna, mentre il mini direttorio previsto per la mattinata con
Roberta Lombardi e Gianluca Perilli
non si è tenuto. Il che la dice lunga
sulla spaccatura, oramai consumata,
E su Virginia “bambolina”
è bagarre alla direzione Pd
S
e vicende delle ultime elezioni romane hanno avuto, secondo logica,
anche un riflesso nei lavori della direzione nazionale del Pd di ieri. Ma non
tanto e non solo a livello politico… La
querelle è stata innescata da Vincenzo D
Luca, il presidente della Regione Campania, in verità non nuovo a sortite-provocazioni. De Luca questa vota ha preso
di mira Virginia Raggi, planando poi sulla
scelta di Giachetti come competitor:
"Avevo ancora l'immagine della Raggi
affacciata al balcone del Campidoglio:
una bambolina, mi sono intenerito – ha
detto De Luca - La ritrovo ''bambolina
imbambolata''. Apprendo che i Cinque
stelle propongono all'Italia una grande
innovazione politica: il web Cencelli.
Siamo ancora all’inizio, non si è ancora
insediata la giunta: guardo con terrore a
quando metteranno le mani sul trasporto
pubblico locale, sulla gestione dei rifiuti...
Mi dispiace per Roma, ma lo dico a Gia-
L
tra la Raggi e quella Roberta Lombardi il cui ruolo nei Cinque stelle
non è affatto secondario.
A questo punto, da qui a 48 ore,
come ieri sera facevano osservare
gli esperti di ‘cose’ del Campidoglio
e grilline, Virginia Raggi potrebbe
sì presentare la sua giunta, ma in
maniera incompleta, cercando di
superare l’impasse trattenendo per
sé le deleghe ancora in ballo.
Di fatto, tra i grillini romani – e non
solo – serpeggia un nervosismo mai
visto prima. Anche perché la gior-
nata di ieri non deve essere cominciata nel migliore dei modi dalle
parti del 5 stelle, dopo la lettura
della Stampa di Torino e la ricostruzione, abbastanza meticolosa,
del manuale Cencelli in vigore anche dalle parti della ‘nuova politica’
fatta da Jacopo Iacoboni.
E a poco sono servite queste rassicurazioni fornire da Enrico Stefano,
consigliere M5S: "Il 7 luglio assolutamente la Giunta sarà pronta, tutte
le caselle saranno al loro posto. È
un impegno che ci siamo presi e lo
porteremo a termine", ha detto Stefano dopo la riunione con la Raggi,
il capo di Gabinetto, Daniele Frongia,
la parlamentare del M5S Paola Taverna e Salvatore Romeo. "Sulla
giunta si sta lavorando. Si discute
ma non si può parlare di guerra. È
umano che 20 persone non vadano
chetti: questa è la conferma che Dio
c’è”, ha concluso De Luca.
E mentre in sala correvano sorrisini di
malcelata approvazione, la Raggi è stata
invece difesa a spada tratta da Gianni
Cuperlo, della minoranza dem: “Se potessi
farvi vedere un video – ha detto Cuperlo
- vi farei vedere un video che non esiste:
quando il segretario della Destra (Giorgio
Almirante, allora segretario dell’Msi, ndr)
varcò il portone di Botteghe Oscure, per
rendere onore alla salma di Enrico Berlinguer. Dico questo perché Virginia Raggi
non è una bambolina, ma è il sindaco di
Roma e merita rispetto come avversario,
come sindaco e come donna".
Nella replica, anche Matteo Renzi ha
speso due parole sulla vicenda: “Dico a
Enzo De Luca che ho condiviso larga
parte del suo intervento, non le parole
su Virginia Raggi che è la sindaca di
Roma e che merita il nostro augurio di
buon lavoro".
d''accordo su tutto. Perché non è ancora stata annunciata? C''e'' chi non
se la sente perché ci sono problemi
da risolvere che non vengono affrontati da anni”. E chi non se la
sente – aggiungo i maligni – perché
prima non è stato… sentito da Grillo
e Casaleggio jr.
RECUPERATO NEL TEVERE IL CORPO DEL DICIANNOVENNE ARRIVATO A ROMA PER STUDIARE
Studente americano trovato cadavere
Il ragazzo sarebbe stato colpito alla testa per una rapina e poi gettato nel fiume di notte
l corpo ritrovato nel Tevere,
all'altezza di Ponte Marconi,
è con ogni probabilità quello di Beau Solomon, lo studente
19enne americano arrivato a
Roma nei giorni scorsi per studiare alla John Cabot University
e di cui si erano perse le tracce
da giovedì notte. Manca solo
l’ufficialità del riconoscimento
del cadavere, triste incombenza
per cui i genitori di Beau sono
attesi nelle prossime ore nella
Capitale. Il giovane, come detto,
era scomparso nella notte di
giovedì scorso dopo aver trascorso la serata in un pub a
Trastevere, nella zona di piazza
Trilussa. La Procura ha subito
I
disposto l'autopsia per stabilire
le cause esatte della morte.
Da una prima ispezione sul
cadavere è stata rilevata la presenza di una ferita alla testa,
che sarebbe compatibile con
quella di una caduta. I magistrati
indagano per omicidio a carico
di ignoti.
Ci sarebbero anche due testimoni che proprio nella notte
tra il 30 giugno e il 1 luglio
avrebbero visto una persona
spingere un uomo nel Tevere. I
due sono stati ascoltati dai magistrati nell'ambito delle indagini
sulla scomparsa e sul probabile
omicidio del giovane americano, studente dell’università
di Madison, nel Wisconsin.
La polizia sta vagliando le telecamere della zona della
scomparsa e sta facendo accertamenti anche sulle carte
di credito del ragazzo, che sarebbero state usate anche nei
giorni successivi alla scomparsa in alcuni negozi di Milano.
Il cadavere, inoltre, al momento
del ritrovamento non aveva addosso né il portafogli e né l’orologio, il che farebbe propendere per la rapina finita male
e con l’epilogo dell’omicidio.
Il compagno di stanza del ragazzo ha riferito di aver perso
le tracce di Beau intorno all'una
di notte giovedì, mentre erano
insieme in un locale della capitale. L'amico dello studente
ha poi lanciato l'allarme quando
non ha visto Beau presentarsi
alla John Cabot la mattina seguente.
L'università ha quindi avvisato
la polizia e l'ambasciata americana a Roma, fornendo tutte
le informazioni possibili sul
giovane e sui suoi spostamenti.
Speranze di ritrovarlo in vita
che si sono spente dopo il rinvenimento del cadavere nel
Tevere.
OGGI LA PRESENTAZIONE AL SERAPHICUM
Bullismo, omofobia, devianza:
un libro per saperne di più
l muro del silenzio è spesso
insopportabile tanto da essere
insopportabile soprattutto quando deriva da atti di bullismo che
colpiscono i bambini. Il bullismo
omofobo è una triste realtà della
nostra società e un problema tangibile del settore educativo. Contrastarlo è spesso difficile e faticoso
specialmente in contesti in cui
l’omosessualità è ancora un argomento tabù poiché considerata
addirittura illegale. Allora è possibile cercare una soluzione? L’intento del libro “Dalla Violenza Sui
Minori Alla Violenza Dei Minori.
Bullismo,Omofobia, Devianza”di
Caterina Grillone (oggi la presentazione alla facoltà di Teologia del
Seraphicum in via del Serafico,
alle 17.30) è proprio questo, attraverso un’iniziale indagine sull’evoluzione del fenomeno, si cerca
di comprendere come il concetto
di devianza si sia evoluto a causa
I
dei mutamenti della struttura sociale, cercando di individuare delle
linee guida per risolvere questo
fenomeno apparentemente impossibile da contrastare.
Con una presentazione di Vincenzo
Maria Mastronardi, il libro offre
l’inarrestabile esperienza di Caterina Grillone, avvocato criminologa
e madre, che lotta quotidianamente
per contrastare il il bullismo, la
devianza minorile e l’omofobia.
Si tratta di fenomeni presenti frequentemente che si possono prevenire e risolvere con adeguate
strategie di comunicazione.
L’autrice scrive che l’alleato più
forte del bullismo è il silenzio: il
silenzio di chi lo subisce e per
paura o vergogna non parla; il silenzio di quelli che assistono alle
violenze o alle dinamiche di esclusione e non dicono nulla per non
esporsi; il silenzio degli insegnanti
che molte volte non riconoscono
la gravità di quello che accade a
scuola o che, pur consapevoli,
non dispongono di strumenti adeguati e di prassi consolidate per
poter fermare la dinamica del sopruso; il silenzio dei genitori che
non sempre danno la giusta importanza del sopruso; il silenzio
dei genitori che non sempre danno
la giusta importanza ai racconti
dei figli.
Alla presentazione interverranno
il prof. Vincenzo Mastronardi ,
Psichiatra, Criminologo Clinico e
Psicopatologo forense dell’Università di Roma; Roberto Thomas,
già Sostituto Procuratore presso
il Tribunale per i Minorenni di
Roma; Isabella Rauti, Presidente
della Onlus Hands Off Women;
Giuseppe Maria Pilera, editore;
Vincenza Palmieri, presidente Inpef; Giovanna Celia, psicoterapeuta; moderatore Fabrizio Frullani,
del Tg2.
8
Martedì 5 luglio 2016
STORIA
LA STORIA ATTRAVERSO I DOCUMENTI
Sopralluogo a Castel San Pietro dell’Emilia
Il Fascismo e le opere igieniche, sanitarie, edili, stradali e di abbellimento, per seguire
“con celere e costante ritmo il grandioso e salutare programma fissato dal Duce”
di Emma Moriconi
l nostro viaggio nel tempo ci
porta oggi a Castel San Pietro
dell'Emilia, nell'imolese, in
Emilia Romagna. Zona oggi
cosiddetta "rossa" e che invece molto deve all'epoca fascista,
e vedremo perché. La fonte delle
informazioni che oggi forniamo ai
nostri lettori è ancora la rivista dedicata alle opere pubbliche che ci
ha accompagnati nel nostro recente
speciale dedicato alla bonifica dell'Arsa.
Siamo nell'anno XV E.F., 1936 dunque. Leggiamo insieme come Aldo
Cassani presenta la graziosa località
emiliana: "Si erge, elegante e austera,
l'antica torre, sul Cassero merlato, e
domina con la sua mole imponente
e severa gli edifici sottostanti, che
le fanno corona. Palpita al sole la
vetta ardita memore del passato
onusto di epiche gesta, imperterrita,
invitta, immune dal morso del tempo,
vigile scolta di una forza inesauribile,
dominante la terra ferace e propizia
della più appassionata e ardente regione d'Italia. Il Castello, fondato dai
Bolognesi nel 1199, è stato teatro
delle più disparate violenze, in un
continuo ed incessante succedersi
di lotte sanguinose. Il suo popolo
battagliero è vissuto attraverso i secoli più irrequieti in un'atmosfera
infuocata, ora ribelle, ora fazioso,
ma sempre operoso, pronto a impugnare la spada senza dimenticare il
vomero. Il Paese nel secolo XIII su
saccheggiato dai Cesenati e dai faentini, incendiato dai Ghibellini e
invaso dalle truppe del Marchese
Estense Azzo prima; successivamente
dall'esercito di Galasso da Montefeltro. Dopo la sanguinosa battaglia
del Sillaro si ebbe un periodo di
calma e di pace che permise ai Castellani di restaurare gli edifici e di
riprendere il lavoro. Nel secolo XIV
il famoso studio di Bologna, colpito
I
dall'interdetto di Papa Benedetto XII,
fu trasportato a Castello e propriamente nell'Albergo della Corona.
Fu poi occupato dai Visconti di Milano, e dal Cardinal Legato Albernoz;
saccheggiato ancora, in principio
del secolo XV da Alberico di Barbiano, dal Cane e finalmente ripreso
dalle armi del Papa".
La vicenda storica di questo spicchio
di mondo, come si può comprendere
da queste poche righe, è estremamente affascinante. Lo scritto si dilunga ancora un po' su queste note,
per giungere poi all'epoca di cui
trattiamo, epoca in cui il popolo "respira liberamente in un'atmosfera
luminosa e sana, che irrompe nelle
officine e si dilaga sui campi, tonica
e corroboratrice".
Insomma dalla possente volontà del
Duce, descritto come "l'Uomo designato dal destino", il "Dominatore",
il "Ricostruttore", questo territorio
dallo "spirito impetuoso sprigionatosi
dalle zolle feconde della Romagna
generosa", che del Duce "ha sentito,
subito, il soffio possente", reagisce
con il lavoro che "ferve ovunque", e
così "le opere volute dal Regime si
attuano, crescono, si moltiplicano".
Importante in questo senso il lavoro
effettuato dal Podestà del Comune,
il Cav. Uff. Enea Lenzi, nominato Podestà nel 1929, che molto fece per
quel territorio. "Oggi, sotto la storica
torre che ha assunto i segni radiosi
del Littorio, il fervore d'opera ha in-
ciso le sue orme più profonde", dice
ancora Cassani. E comincia ad elencare le opere, a partire dal nuovo
acquedotto, con una portata di
432mila litri giornalieri, che "manda
nelle piazze e nelle case la sua acqua
limpida in quantità esuberante". E
poi l'edificio scolastico, del costo di
oltre un milione e mezzo di lire, con
diciannove aule, un salone per il disegno, una sala per le conferenze,
tre laboratori per la scuola d'avviamento, una palestra, gli uffici, impianti
sanitari e telefonici. E ancora un
vasto campo polisportivo, "con ampie
gradinate e un'ardita e artistica tribuna in cemento, munita di tutti i
servizi: spogliatoi, docce, attrezzi,
gabinetti, buffet, ecc. Qui la gioventù
- scrive ancora Cassani - si tempra
ai cimenti cavallereschi ed agguerrisce muscoli e spirito".
E poi, di fianco, quella che viene
definita sempre da Cassani "la costruzione più suggestiva del Comune", cioè un'Arena di 1.200 mq, "cinta
da sempreverdi, con una luminosa
platea a 6 gradinate e un capace
palcoscenico fiancheggiato da due
colossali colonne con architravi romani". Un "teatro estivo" posto in
posizione dominante sulla vallata
del torrente Sillaro. Molte altre sono
le opere compiute dal Fascismo in
questa cittadina dalla storia estremamente interessante, un discorso
che completeremo nella prossima
[email protected]
puntata.
LA RECENSIONE: “FASCISTA DA MORIRE”
Una passione che brucia
Un libro da leggere, per scorgere quei bagliori sui tetti,
le punte di fucile arroventate. Fino alla bella morte
e storie per raccontarle devi
sentirle che ti nascano dentro. Come se avvertissi il
respiro che viene da un corpo
bello solido, da polmoni potenti.
Perché il fiato conta, quando l'afa
potrebbe spezzare anche solo il
pensiero. E Mario Bernardi Guardi
si prende cura di rovistarti nel
cuore, con le sue parole, con la
sua disperata e spavalda cadenza
toscana, che conosce fin dove
può arrivare un pensiero prima
di spegnersi. Nell'afa allucinata
del luglio fiorentino.
“Fascista da morire” (Mauro Pagliai
Editore) è un romanzo che Bernardi
Guardi scrive per ricordarci che
l'esempio non può morire mai.
Ma “Fascista da morire” è un
L
tuono e una carezza, una sberla
in pieno viso. Una di quelle che ti
lasciano fermo a pensare: se per
caso non ti abbia fatto bene prenderne una. Per svegliarti, scrollare
di dosso quell'afa tremenda che ti
leva anche il sonno.
Sì, perché siamo a Firenze, in
quell'Agosto del 1944 dove il sole
secca anche gli ultimi rivi d'acqua.
Figurarsi il sangue, raggrumato
persino sulle scale della Basilica
di Santa Maria Novella.
È da lì che partiamo: Firenze la
guardi, attraversata da lame di
sole. Firenze che resta poggiata
come fra due mani accostate, una
accanto all'altra, a formare una
piccola conca che chiede solo di
guardarla. E tutto cade dentro quel
buco meraviglioso: le colline attorno guardano la città, se la godono dall'alto. Nel fondo l'aria si
poggia e potrebbe seccarti il respiro, le parole, oppure le pallottole
che strappano le vite. L'arsura
chiede fatica. È un liquore caldo,
come il sangue che esce dalle
ferite. Ma non ci sono solo le
colline a guardare Firenze dall'alto.
Mentre gli Alleati e i partigiani invadono la bella conca fiorentina,
sui tetti i franchi tiratori Fascisti
sanno quello che devono fare. E
sanno pure che è tutto quello che
gli rimane: sparare nascosto, nell'ombra. Colpire il soldato straniero,
il partigiano. Togliersi la soddisfazione di essere l'ultimo baluardo
dell'Idea, perché non si butti via
una città, l'onore, arrendendosi al
nemico. I franchi tiratori Fascisti,
ragazzini poco più che ventenni,
hanno avuto un maestro, un Fascista come si deve: intelligente,
perbene e intrepido. E uno che
maneggia la penna bene come la
pistola lo puoi chiamare solamente
Poeta armato.
È da lì che Bernardi Guardi muove
le fila: Berto Ricci è per lo scrittore
toscano un educatore “severo con
sé e con gli altri, spietato censore
di ogni compromesso”. E ai suoi
ragazzi Berto ripete “Dovete sapere
sempre quello che fate e cosa
può capitarvi se lo fate”.
E Mario, protagonista della storia,
ha compreso che il peccato più
grande sta nel non avere carattere.
Nel fatto di non fare il proprio dovere, per se stessi, per il popolo e
per la Patria. Ed è anche per questo
motivo che vuole essere uno di
loro, un franco tiratore. Non importa se la fucileria fiorentina
durerà due o tre giorni, se potrebbero ammazzarlo e buttarlo
via come uno straccio. Che importa
quando c'è “da rompere i coglioni
a quelli che vogliono liberare e invece ci invadono”. Bisogna renderla
più dura.
“Fascista da morire” però non è
solo un grande romanzo, un’appassionante ricostruzione di una
passione che deve bruciare. Questo
libro è meravigliosamente immenso perché qui non si parla del
“fascismo magro, quello dei nonostante e dei forse”. Assolutamente no: in queste pagine potrebbe capitarvi di ascoltare la
voce di Pavolini e vedere quegli
occhi arroventati dalla fede. E non
sarebbe poi così difficile incrociare
Berto Ricci sotto la calura di quell'estate che anche i pensieri si è
portata via. E credetemi, finireste
per ascoltare la poesia della matematica, che come la spiegava
Berto non lo faceva nessuno. Magari vi potrebbe capitare di scorgere
quei bagliori sui tetti, le punte di
fucile arroventate fino all'ultimo
colpo. Fino alla bella morte.
Devo ringraziare Bernardi Guardi
per avermi levato il sonno. Perché
ho letto la speranza nelle pagine
del suo romanzo. Perché mi ha
ricordato che il Fascismo è amore
per la vita. E nonostante bruci
l'estate di Firenze, dove tutto scotta
a toccarlo, l’autore ha voluto inoltre
raccontare quanto sia importante
il proprio ruolo all'interno dello
Stato e nella propria famiglia.
La passione continua a bruciare e
ci sta bene così, a noi che siamo
onestamente Fascisti e sappiamo
quello che conta.
Alessandro Russo
9
Martedì 5 luglio 2016
DALL’ITALIA
UN’ASSOCIAZIONE PER TUTELARE I GIOVANI ALL’ESTERO, IN MEMORIA DI ELENA, LUCREZIA E VALENTINA
Un colpo di sonno: così il bus
andò fuori strada in Catalogna
Gabriele Maestrini in conferenza stampa alla Regione Toscana: “Mai più i nostri figli abbandonati a loro stessi”
di Emma Moriconi
l pullman degli studenti Erasmus in Catalogna di marzo
scorso si è ribaltato su un
fianco perché lo spazio di
separazione delle due corsie
aveva un salto di quota 40 centimetri, uno spazio che ha "accentuato
e favorito il ribaltamento": il fatto è
stato causato da un colpo di sonno,
imputato però anche a una responsabilità: è quanto emerge dagli atti
della magistratura spagnoli.
Responsabilità, dunque, anche del
gestore autostradale, secondo Gabriele Maestrini, padre di una delle
sette ragazze italiane rimaste uccise
nell'incidente, la ventunenne Elena.
Lo stesso Maestrini sta lavorando
alla nascita di un'associazione dei
genitori delle vittime, che vedrà la
luce il prossimo 22 luglio: "L'incidente - ha detto ancora nel corso
di una conferenza stampa a palazzo
Strozzi Sacrati a Firenze sul diritto
allo studio universitario alla quale
erano presenti anche i genitori di
Lucrezia Borghi e di Valentina Gallo,
le altre due studentesse toscane
vittime dell'incidente - è avvenuto
a una velocità non molto alta, a 8085 chilometri orari. Se ci fossero
I
stati sistemi di sicurezza passivi,
come si trovano nelle nostre autostrade, l'incidente poteva essere
molto meno grave". Il padre di Elena ha aggiunto che è bene che
tanti ragazzi facciano l'Erasmus,
"ma essendo la prima volta che
vanno all'estero non possono essere
lasciati soli".
E sarà proprio questo il messaggio
che vorrà lanciare con l'associazione, che si propone appunto di
favorire la sicurezza dei ragazzi all'estero, per individuare quali sono
state e quali potrebbero essere le
problematiche relative alle carenze
di assistenza ma anche di controllo
dei giovani che desiderano fare
all'estero l'esperienza formativa
dell'Erasmus. La gita culturale della
durata di 24 ore era stata organizzata con un solo autista e senza
pernottamenti per lui né per i giovani, ed ecco perché la stanchezza
può aver giocato un ruolo decisivo
nella tragedia.
Sempre durante la conferenza stampa la Giunta regionale toscana ha
annunciato che tra le iniziative a favore degli studenti universitari si
intende approntare uno strumento
specifico a sostegno di chi va in
Erasmus, uno strumento che sarà
intitolato alle tre ragazze toscane
rimaste uccise in qual fatale giorno
dello scorso marzo. "non dovrà più
succedere" quello che è avvenuto
in Catalogna, ha detto ancora Maestrini, "almeno per le condizioni per
le quali è avvenuto, non accettiamo
che alcune associazioni tipo le Sn cioè gli student network dell'Erasmus
- accreditate alle università di Bar-
cellona organizzino gite a pochissimi
euro", quando c'è in ballo "la vita
dei nostri ragazzi". L'associazione
opererà in memoria di Lucrezia Borghi, di Greve in Chianti, di Valentina
Gallo di Firenze e di Elena Maestrini,
di Gavoranno. Tutte e tre avevano
poco più di vent'anni quando persero la vita sul bus che, di ritorno
verso Valencia, finì fuori strada pro-
vocando la morte di tredici ragazze,
di cui sette italiane.
"Sono tutti figli nostri, non vogliamo
che siano abbandonati" ha detto
Maestrini, pensando ai tanti giovani
che vanno in Erasmus - progetto
che lo stesso Maestrini ha definito
"giustissimo" - e ai quali l'associazione che sta per nascere intende
fornire assistenza e aiuto.
I PREZZI DELLE CASE CONTINUANO A SCENDERE, SALE IL NUMERO DI ABITAZIONI SCAMBIATE
Mercato immobiliare ancora giù
L’ultimo rapporto Istat relativo al primo trimestre 2016: in sei anni il dato sprofonda a -15%
a crisi continua ad incombere, l'ultimo rapporto Istat rileva ancora
un calo nei prezzi delle abitazioni e si teme che prima
del 2018 non ci siano speranze di ripresa. Un quadro
agghiacciante che è la fotografia di un Paese che naviga
in acque tempestose: il dato
immobiliare infatti è sempre
stato una base per determi-
L
nare la "salute" economica di
una Nazione, e per l'Italia le
cose non vanno affatto bene.
Scendono i prezzi delle case,
e aumenta il numero delle
abitazioni scambiate. Il rapporto dell'Istat si riferisce al
primo trimestre 2016 e sulla
base delle stime preliminari
l'indice degli immobili acquistati, sia a scopo abitativo che
di investimento, diminuisce
dello 0,45 rispetto al trimestre
precedente e dell'1,2% su
base annua.
L'aumento delle case scambiate è vertiginoso: si parla
del 20,6% rispetto al primo
trimestre del 2015, secondo
i dati diffusi dall'Osservatorio
del Mercato Immobiliare dell'Agenzia delle Entrate. Il dato
è riferito sia alle abitazioni
già esistenti che a quelle nuo-
ve, nel primo caso parliamo
del -1,4% dal -1,8% del quarto
trimestre 2015, nel secondo
caso del -0,7% dal -1,4%. Rispetto al 2010 siamo a -14,9%,
con un -2,3% per le abitazioni
nuove e un -20% per quelle
esistenti.
Un dato che lascia pensare
poi è come dal 2013 la caduta
dei prezzi delle abitazioni non
si sia mai fermata, nonostante
un rallentamento della tendenza, che però non lascia
certo spazio a facili ottimismi.
E secondo la Rete Urbana
delle Rappresentanze, una ripresa non si vedrà prima del
2018.
IN LOMBARDIA IL TERREMOTO È STATO AVVERTITO DALLA POPOLAZIONE ALLE 13,37: NON CI SAREBBERO DANNI A COSE NÉ A PERSONE
La terra trema, scosse lungo lo Stivale
Anche il clima fa i capricci: oggi temporali al Centro-Sud, domani rovesci pure al Nord
È
di magnitudo 3.3 il
terremoto che si è
registrato ieri al largo delle Isole Eolie, in provincia di Messina. Riferisce
l'Ingv che è stato localizzato
a una profondità di 246 chilometri. Ma anche in Lombardia la terra ha tremato:
un sisma di magnitudo 3.5,
sempre nella giornata di
ieri, è stato registrato in
provincia di Mantova, nei
pressi di Magnacavallo e
Poggio Rusco, ed è stato
avvertito anche dalla popolazione. La scossa è stata
localizzata a una profondità
di 5 chilometri, come riferisce ancora l'Ingv. Era l'ora
di pranzo, esattamente le
13,37, quando la terra ha
tremato tra Mantova, Rovigo, Modena e Ferrara:
non sembra ci siano stati
danni a cose e persone, solo
spavento, manifestato dai
cittadini anche sui social.
Coinvolti anche i comuni
di Semide, nel mantovano,
di Castelnuovo Bariano, Castelmassa e Calto nel territorio di Rovigo, e ancora
nel Modenese a San Felice
sul Panaro, Finale Emilia
e Mirandola e nel Ferrarese
a Bondeno.
Alle 00.53 una scossa di
magnitudo 2.7 è stata rilevata in Toscana, avvertita
debolmente, su Montieri,
nel Grossetano.
Anche il clima ricomincia
a fare i capricci e già da
oggi alcune regioni d'Italia
saranno colpite da temporali, che proseguiranno almeno fino a domani. Le regioni maggiormente interessate sono quelle del Centro-Sud, a cominciare da
Toscana, Emilia, Umbria,
Marche, Abruzzo e Molise.
Mercoledì si aggiungeranno alla lista anche Veneto,
Friuli e Puglia.
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Martedì 5 luglio 2016
DALL’ITALIA
TRATTA DI ESSERI UMANI E DROGA NELL’OPERAZIONE DELLA DDA DI PALERMO
Traffico di migranti, fermi in tutta Italia
Confessione choc: “Chi non pagava veniva ucciso per venderne gli organi”. Organizzavano anche finti matrimoni
FOGGIA
Rapina e violenta una donna,
preso marocchino trentenne
n manette con l’accusa di rapina e
violenza sessuale ai danni di una
donna, Serraji Jalal, trentenne di nazionalità marocchina.
L’operazione compiuta dai militari del
Nucleo Operativo e Radiomobile di
Foggia, è partita in seguito alle segnalazioni di alcuni passanti che avevano
visto la vittima in via Galliani la vittima,
una donna di origini napoletane, in evidente stato di choc che chiedeva aiuto.
Secondo una prima ricostruzione, la
malcapitata stava rincasando dopo una
serata trascorsa con un amico, quando
sarebbe stata avvicinata e bloccata con
un coltello puntato alla gola, da un soggetto di nazionalità straniera, che dopo
averle strappato la borsa e rubato i soldi
(poche decine di euro) e un pacchetto
I
di Chantal Capasso
lle prime luci dell’alba
di lunedì sono stati eseguiti 38 fermi nei confronti di una organizzazione criminale che agiva
fra l’Italia ed i Paesi del Nord Africa,
gestendo il traffico di migranti ma
anche quello della droga.
“Chi non aveva i soldi per affrontare
il viaggio in barca per l'Italia “veniva
ucciso, gli venivano prelevati gli
organi che poi venivano venduti
ad alcuni mercanti d'organi egiziani”. È l'agghiacciante retroscena
che emerge dall'operazione 'Glauco
3' della Polizia di Stato, che all'alba
di oggi ha portato al fermo di 38
persone, emesso dalla Procura di
Palermo.
“In particolare questi egiziani ven-
A
gono attrezzati per espiantare l’organo e trasportarlo in borse termiche”. Sono le dichiarazioni choc
del primo trafficante di esseri umani
pentito, che da mesi collabora con
gli investigatori italiani.
La Polizia di Stato ha eseguito, dalle
prime ore di lunedì mattina in diverse città d'Italia, 38 fermi, emessi
dalla Procura Distrettuale di Palermo, Direzione Distrettuale Antimafia,
nei confronti di altrettanti indagati,
ritenuti responsabili, a vario titolo,
dei reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, all'esercizio abusivo dell'attività di intermediazione finanziaria,
nonché di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, tutti aggravati dal carattere transnazionale
del sodalizio criminoso.
Nel corso delle indagini, svolte
dalle squadre mobili di Palermo e
Agrigento e dal Servizio centrale
operativo, è stata ricostruita la struttura organizzativa dell'organizzazione e sono stati individuati ingenti
flussi di denaro, provenienti dal
traffico di migranti. La rete malavitosa transnazionale era formata da
25 eritrei, 12 etiopi e un italiano.
Le indagini hanno permesso di
“evidenziare diverse modalità utilizzate dal sodalizio per far arrivare
i migranti sul territorio nazionale,
non solo via mare, ma anche tramite
falsi ricongiungimenti familiari”. È
emerso, altresì, che i principali indagati «gestivano anche una fiorente attività di traffico internazionale di stupefacente del tipo catha
o qat, droga importata dall'Etiopia,
inserita per la legislazione italiana
tra le droghe pesanti».
A raccontare i particolari di questo
presunto traffico di organi è un collaboratore di giustizia che già nell'operazione 'Glauco 2', che aveva
portato all'arresto di 24 persone,
aveva aiutato i magistrati di Palermo
a fare luce su un traffico di esseri
umani. Nuredin Wehabrebi Atta, 32
anni, il pentito, è un trafficante eritreo arrestato nel 2015. Subito dopo
l'arresto ha deciso di collaborare
e di raccontare come veniva organizzato il traffico di esseri umani.
L'indagine è coordinata dal Procuratore aggiunto Maurizio Scalia e
dai pm Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Annamaria Picozzi.
Facevano di tutto pur di far arrivare
in Italia i migranti, organizzavano
anche finti matrimoni con altrettanti
BLITZ DELLA GUARDIA DI FINANZA, SEQUESTRATI BENI PER UNDICI MILIONI
Parmacotto è nei guai
L’accusa è di truffa aggravata. La nota azienda avrebbe
falsificato i bilanci per ottenere soldi pubblici
candalo alla Parmacotto.
La famosa azienda alimentare sarebbe accusata
per truffa aggravata, per aver
presentato bilanci falsificati al
fine di ottenere nel 2011 finanziamenti pubblici per 11 milioni
di euro. La Guardia di Finanza
ha eseguito il sequestro "urgente" degli 11 milioni di euro.
Nel frattempo la procura ha
nominato un amministratore
giudiziario per "garantire la
continuità e lo sviluppo aziendale e sino al completo recupero, da parte dello Stato, delle
somme illecitamente percepite
dalla società".
Il sequestro conclude di una
complessa indagine sui bilanci
di Parmacotto e la contabilità
fiscale dell'azienda che negli
anni aveva costruito una sorta
S
di "castello finanziario", basato
su crediti da controllate (per
un valore di oltre 30 milioni
nel 2013) che si sono rivelati
inconsistenti.
Secondo gli inquirenti, in que-
sto modo gli amministratori
pro-tempore della società, "attraverso artifici contabili, false
attestazioni e la conseguente
falsificazione di un bilancio
annuale d'esercizio, erano riu-
sciti a far apparire una situazione economico-patrimoniale
talmente fiorente da indurre
in errore una società di diritto
pubblico" che, come ha ricordato la guardia di finanza
in una nota stampa, ha finalita'
di sostenere e sviluppare investimenti produttivi e programmi di sviluppo di aziende
italiane sane e redditizie che
erogava su richiesta dell'azienda stessa, un finanziamento
di 11 milioni di euro.
"L'azienda non verrà chiusa: il
complesso dei beni aziendali
(disponibilità finanziarie, quote
societarie, beni mobili e immobili, ecc), sottoposti a vincolo giudiziario - hanno spiegato i militari della Guardia di
Finanza - verranno utilizzati e
gestiti sotto il controllo di un
amministratore giudiziario professionista del settore, appositamente nominato dalla Procura, al fine di garantire la
continuità e lo sviluppo aziendale e sino al completo recupero, da parte dello Stato, delle
somme illecitamente percepite
Ch.C.
dalla società".
di sigarette, l’ha costretta ad avere un
rapporto sessuale, per poi fuggire.
A soccorrere la donna sono alcuni automobilisti transitati in zona, che hanno
subito allertato i carabinieri. Dal racconto
della donna e alcune indicazioni sull’abbigliamento del soggetto, i militari hanno
potuto individuare subito il carnefice.
Questi si trovava sempre nei pressi di
via i militari dopo un breve inseguimento
hanno bloccato Serraji Jalal, che aveva
con sé il denaro sottratto alla vittima.
Già noto alle forze dell’ordine, con numerosi precedenti per furto, e sottoposto
all’obbligo di dimora nel Comune di
Foggia con prescrizione di non allontanarsi nelle ore notturne, Serraji è stato
arrestato e tradotto presso il carcere di
Ch.C.
Foggia.
finti ricongiungimenti familiari. Il
tutto in cambio di molto denaro. I
finti matrimoni venivano inscenati
con cittadini compiacenti e permettevano ai trafficanti di uomini
di fare arrivare i migranti dal centro
Africa fino al Nord Europa.
I trafficanti di esseri umani avevano
come base logistica una profumeria
di Roma che si trova nei pressi
della stazione Termini. È qui, secondo gli inquirenti della Dda di
Palermo, che scorreva il flusso di
denaro per gli sbarchi di migranti.
Nel corso dell'operazione 'Glauco
3', coordinata dal Procuratore Francesco Lo Voi, sono stati sequestrati
diversi esercizi commerciali, ma
anche quote societarie oltre alla
profumeria romana. Un altro riferimento per i trafficanti era un bar
di Palermo.
REGGIO EMILIA
Accoltellò un’infermiera
davanti alla figlia:
arrestato un brasiliano
stato arrestato dai carabinieri di Reggio Emilia, l'autore del tentato omicidio
di Isa Dallasta, l'infermiera di 52
anni accoltellata venerdì mattina
in strada a Reggio Emilia davanti
alla figlioletta di 8 anni. Ines Dallasta 52 anni, operatrice socio
sanitaria nel reparto di Oncologia
del Santa Maria Nuova, venerdì
mattina era con la figlia piccola
nei pressi della sua futura abitazione, acquistata con la famiglia
da un mese circa. Decisione presa, proprio per sfuggire al brasiliano che si era mostrato violento
nei confronti del figlio maggiore.
L'uomo, il 39enne brasiliano Elisandro Dos Anjos Costa, è stato
alla fine, rintracciato dai militari
a Milano, dove aveva trovato rifugio.
I carabinieri di Reggio, in colla-
È
borazione con i colleghi di Milano,
sono riusciti nella scorsa notte a
localizzare nel capoluogo lombardo l'abitazione dove il ricercato
si era temporaneamente spostato;
le forze dell'ordine hanno anche
sequestrato i suoi documenti e
altri effetti personali. Prima dell'arresto, le ricerche si erano
spinte fino all'hinterland milanese,
poiché si sospettava che il brasiliano potesse avere in tali zone
degli appoggi logistici. A fare il
nome del presunto omicida era
stata la stessa donna: da tempo
infatti il 39enne era violento nei
confronti del figlio, costretto per
sfuggirli a cambiare domicilio.
Nel frattempo le condizioni della
52enne, ricoverata nel reparto
di Rianimazione all'Ospedale Santa Maria Nuova, stanno lentaCh.C
mente migliorando.
11
Martedì 5 luglio 2016
SOCIETA’
IN AUMENTO CASI DI VIOLENZE SUI MINORI, ANCHE TELEFONO AZZURRO IN DIFESA DEI PIÙ DEBOLI
Il Garante:“Troppi abusi sui bambini”
In campo iniziative di sensibilizzazione per permettere di riconoscere per tempo eventuali campanelli d’allarme
di Chantal Capasso
l Garante dell'infanzia ha
lanciato un allarme preoccupante. Stando alle ultime
rilevazioni relative all'anno
2015, le linee di ascolto
1.96.96 e 114 Emergenza infanzia
hanno gestito oltre 4500 richieste
di aiuto e un al giorno ha riguardato situazioni di emergenza o richieste di aiuto per abusi sessuali,
in particolare bambini di sesso
maschile sotto gli undici anni (dal
40,8% del 2014 al 55% del 2015
sulle linee di ascolto; dal 50% del
2014 al 60,9% del 2015 al 114
Emergenza infanzia). Una tendenza
in crescita, inoltre, considerando
che negli ultimi anni sono aumentate anche le segnalazioni legate
alla pedopornografia online. Una
situazione che desta non poche
preoccupazioni negli addetti ai lavori, che ogni giorno cercano di
offrire supporto ai bambini vittime
di abusi di qualsiasi tipo.
"Il Garante dell'Infanzia ha fatto
bene a segnalare il problema: nel
nostro Paese esiste un grande sommerso su questo tema, una sacca
di mancanze nei servizi e nei sensori in grado di intercettare le problematiche che affliggono i minori
e tutte quelle emergenze non adeguatamente individuate", ha dichiarato il professor Ernesto Caffo,
presidente di Telefono Azzurro e
docente di neuropsichiatria infantile all’Università degli Studi di
Modena e Reggio Emilia.
"In particolare - sottolinea il professor
Caffo - nel meridione sussistono situazioni di disagio sociale ormai
stratificate, in cui le istituzioni non
I
entrano, lasciando nel silenzio situazioni drammatiche: in questa maniera, la tutela dei soggetti più deboli
perde importanza", prosegue.
Per risolvere l'emergenza infanzia
è necessaria non solo una maggiore consapevolezza del problema, ma anche un'offerta di servizi
e di aiuto più adeguata alle necessità effettive, unita alla predisposizione di "sensori" efficaci, in
grado di cogliere anche i minimi
segnali d'allarme. La chiave, spiega
il professor Caffo, è il riuscire a
offrire a bambini e adolescenti la
possibilità di chiedere aiuto, attraverso la formazione, ovvero creando una cultura del rispetto del
bambino, con il contributo di tutte
le figure che per lavoro sono a
stretto contatto con i bambini e le
loro famiglie e che grazie a questa
vicinanza possono essere in grado
di individuare eventuali campanelli
d'allarme in modo rapido.
"In questa direzione, è necessario
il potenziamento da parte delle
istituzioni di servizi e raccolte dati,
per dare risposte a quei bambini
che finiscono alla mercé degli
adulti. È necessario potenziare
l'ascolto con l'obiettivo di attuare
un intervento preventivo, fornendo
risposte immediate. I bambini al
momento non sono in grado di
chiedere aiuto perché non vengono
messi nelle condizioni di poterlo
fare. Gli interventi che oggi vengono attuati sono tardivi e quindi
non risultano di aiuto” ha concluso
il professore.
La figura del pediatra, per esempio,
è molto importante in questi casi
e può aiutare concretamente a
contrastare fenomeni di abuso e
violenze sui minori e proprio per
questo Telefono Azzurro ha lanciato
la formazione della prima rete di
pediatri al mondo, per permettere
loro di essere in grado di riconoscere i segnali di eventuali violenze
in tempo, in modo tale da riuscire
ad attivare tempestivamente le
procedure per il contrasto degli
abusi sui bambini, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria, la Federazione Italiana Medici Pediatri, l’Associazione Ospedali Pediatrici Italiani e la casa
farmaceutica Menarini.
UNO STUDIO HA SCOPERTO CIRCA 44 VARIANTI DI DNA CHE POTREBBERO INFLUENZARE L’EMICRANIA
Mal di testa, una questione genetica
Nuove terapie potrebbero riequilibrare i livelli di proteine ed enzimi per ridurre il malessere
hi almeno una volta non
ha sofferto di emicrania
e sa quanto questa patologia possa essere fastidiosa.
Ad oggi, nonostante centinaia
di ricerche, non si è ancora
riuscito a capire cosa nasconde
il fenomeno del mal di testa,
del perché arriva cosi all’improvviso, del perché alcuni
sono più colpiti di altri.
All’inizio di quest’anno i ricercatori Italiani avevano “fotografato” per la prima volta in
assoluto il cervello, o meglio
cosa accade allo stesso quando
si è affetti dall’emicrania. La
foto riprende nei minimi particolari una macchia, in termini
tecnici, Aura Visiva, che si
estende o si contrae ogni volta
che il dolore provocato del
mal di testa aumenta o diminuisce. In quella ricerca vennero presi in esame 1200 pazienti ai quali fu scattata una
“fotografia al cervello”, le immagini evidenziarono come le
Aure visive si presentino in
modo differente a seconda
della tipologia di mal di testa.
C
A distanza di mesi un gruppo
di ricercatori australiani e americani si è spinto oltre, scoprendo un forte legame tra
l’emicrania e ben 44 varianti
di Dna. Pubblicato sulla rivista
scientifica Nature Genetics lo
studio intende, migliorare il
trattamento del mal di testa, in
ogni sua forma, dalla più lieve
alla più grave. I test hanno confrontato 8 milioni di varianti di
Dna appartenenti a circa
60mila soggetti colpiti da emicrania con un gruppo di controllo(placebo) di 316mila partecipanti a 22 differenti studi
sul genoma.
“Ad oggi non sappiamo con
esattezza quali siano le cause
scatenanti il mal di testa, non
sono stati mai scoperti o diagnosticati dei segnali tangibili,
non conosciamo ancora il perché il disturbo si presenta ad
alcuni in modo frequente, in
altri raramente, tuttavia i nostri
studi hanno sicuramente dimostrato che esiste una forte
correlazione genetica.”
Lo studio ha fornito risposte
importanti, delle 44 varianti individuate ora bisogna riconoscere ed isolare quella più comune, la variante Dna che pro-
voca l’emicrania con maggiore
frequenza in modo tale da andare poi a mettere a punto un
trattamento efficace in grado
di contrastarne i sintomi. Grazie
a questi medicinali mirati, si
potrebbero riequilibrare i livelli
di proteine ed enzimi interessati
e ridurre sia l’intensità sia la
frequenza degli attacchi di mal
di testa. L’emicrania è una patologia neurologica cronica caratterizzata da ricorrenti cefalee, da moderate a gravi, spesso in associazione con una serie di sintomi del sistema nervoso autonomo. In genere il
mal di testa colpisce solo una
metà della testa e a natura pulsante, con una durata che può
variare da 2 a 72 ore. I sintomi
associati possono includere
nausea, vomito, fotofobia (aumento della sensibilità alla
luce), fonofobia (aumento della
sensibilità al suono) e il dolore
generalmente si aggrava a seguito dell’attività fisica.
Le emicranie si ritiene siano
causate da un mix di fattori
ambientali e genetici. Circa
due terzi dei pazienti appartengono a nuclei familiari in
cui si erano manifestati altri
casi della stessa patologia. Le
fluttuazioni dei livelli ormonali
possono svolgere un ruolo e
infatti l’emicrania colpisce più
ragazzi che ragazze prima della pubertà, ma negli adulti le
donne con emicrania. sono più
frequenti, da due a tre volte di
più, rispetto agli uomini. La
predisposizione alle emicranie
in genere diminuisce durante
Ch.C.
la gravidanza.
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Martedì 5 luglio 2016
SPORT
PORTOGALLO, GALLES, FRANCIA E GERMANIA. QUATTRO SQUADRE PER DUE POSTI IN FINALE
Euro 2016, a un passo dalla gloria
La sorpresa britannica duellerà coi lusitani, arrivati in semifinale senza mai vincere ai tempi regolamentari
I Blues attesi alla prima, difficile sfida della competizione contro i campioni del mondo
di Federico Colosimo
iamo arrivati al penultimo
atto di Euro 2016. La finalissima è ormai a un passo
e a contendersela saranno
due tra Portogallo, Galles,
Francia e Germania.
La prima sfida è prevista per domani
sera (ore 21) al Parc Olympique
Lyonnais di Dècines Charpieu. A
duellare, la rivelazione del torneo, il
Galles di Bale e Ramsey (squalificato), e i lusitani del fenomeno Ronaldo.
Altro che Brexit, gli uomini di Coleman con la sorprendente vittoria ottenuta col Belgio hanno conquistato
la prima semifinale della loro storia
al debutto agli Europei. Una favola
cui manca soltanto il lieto fine, col
sogno di arrivare in fondo per nulla
impossibile. Perché il Wales adesso
avrà di fronte a sé una compagine
sulla carta forte ma anche e soprattutto fortunata: il Portogallo. Approdato a un passo dalla gloria collezionando la bruttezza di cinque pareggi al novantesimo. Con i primi
tre che gli hanno permesso a malapena di superare il turno. La prima
vittoria è arrivata invece agli over
time e precisamente al 119° minuto
con il primo tiro in porta della partita,
quello di Quaresma, che ha permesso ai lusitani di superare la Croazia agli ottavi. La seconda ai rigori e
sempre grazie all’ex Trivela dell’Inter
che dal dischetto ha giustiziato la
Polonia. Eppure la Nazionale di Lisbona è tra le prime quattro dell’Europeo, ancora in corsa per la
vittoria del titolo continentale. Con
un Ronaldo in ombra e la stella di
Renato Sanchez, il più giovane marcatore della storia degli Europei con
S
da sinistra, Pogba e Neuer; sopra, Bale e Ronaldo
i suoi 18 anni, a illuminare una compagine appannata. Era da Inghilterra
1996 che una squadra non arrivava
in semifinale senza aver battuto almeno un’avversaria in novanta minuti. Ma al Portogallo va bene così,
quel che conta è essere ancora in
corsa.
Finale anticipata, almeno sulla carta,
quella prevista per giovedì sera
(sempre alle 21) al Velodrome di
Marsiglia. Tra i padroni di casa della
Francia, la prima selezione della
storia a segnare quattro gol in un
primo tempo di una partita della
fase finale di un Europeo, spezzando
le speranze islandesi e regalandosi
la super sfida contro i campioni del
mondo in carica. E finalmente adesso
potremo capire realmente di che
pasta è fatta la banda Deschamps.
Che per arrivare in semifinale ha
affrontato, in ordine, Romania, Albania, Svizzera, Irlanda e Islanda. Non
certo corazzate.
Un cammino per nulla impervio
quello presentatosi davanti ai Blues,
squadra dal grande talento che adesso dovrà fare i conti con la Germania
priva di Mario Gomez e Khedira.
Difficile azzardare un pronostico. I
transalpini hanno dalla loro maggiore
qualità grazie al talento di Pogba,
l’estro di Payet, la concretezza di
Giroud, la corsa di Kantè, l’esperienza
di Evra e la classe sopraffina di
Griezmann. Ma il punto debole è
rappresentato da una difesa troppo
ballerina, orfana di Laporte e Varane,
tra i migliori centrali in circolazione.
E’ su questi particolari che la Mannschaft, nazionale più abituata a questo tipo di partite, farà leva. E su
quella compattezza in ogni zona del
campo che forse manca ai galletti.
Comunque non sfavoriti.
Siamo arrivati alla penultima curva
di Euro 2016. Un tornante e poi
ecco il rettilineo finale prima del
traguardo. Quattro squadre per
due posti soltanto. Quelli che possono voler dire Inferno o Paradiso
sportivo. Sottile differenza tra vivere
e morire.
IL LOCO ATTESO A ROMA ENTRO GIOVEDÌ. MA IL SUO ARRIVO È UN GIALLO
La Lazio e Bielsa:
storia da “Chi l’ha visto?”
ttesa spasmodica in
casa Lazio per l’arrivo del nuovo allenatore, Marcelo Bielsa.
Stampa, tifosi e tutto l’ambiente biancoceleste in
fermento, pronti a dare il
benvenuto al “Loco”. Ma
sul suo approdo nella Capitale aleggia un vero e
proprio giallo. L’unica cosa
certa è che l’argentino è
pronto a sbarcare a Roma
anche se il comportamento
della società, che ancora
non ha ufficializzato il tecnico (senza
peraltro fornire dettagli sul suo approdo all’aeroporto di Fiumicino),
non ha fatto altro che alimentare il
caos mediatico scatenato da radio,
televisioni, giornali e social network.
A quanto pare il trainer di Rosario ha
un posto prenotato su tutti i voli da
Buenos Aires, direzione città eterna,
fino a giovedì. Domani potrebbe essere la giornata giusta. O forse no.
L’unica certezza è che tra due giorni
è atteso alla clinica Paideia (quartiere
A
Fleming) per le visite mediche. Uno
scoglio comunque raggirabile visto
che non sarebbe certo un problema,
specialmente per il Loco, anticipare
o posticipare gli esami di routine. Ma
il ritiro della squadra inizierà ufficialmente questa mattina a Formello e
per il 10 è prevista la partenza per
Auronzo di Cadore. Dunque, non c’è
più tempo da perdere.
L’arrivo di Bielsa è imminente. Ma su
data e orario regna l’incertezza più
F.Co.
assoluta.