FILARMONICA DEL FESTIVAL UMBERTO BENEDETTI

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FILARMONICA DEL FESTIVAL UMBERTO BENEDETTI
FEDERICO COLLI
Dopo il primo premio al Concorso Mozart di
Salisburgo nel 2011 e la vittoria con medaglia
d’oro al Concorso di Leeds nel 2012, Federico
Colli ha intrapreso una promettente carriera
internazionale, ottenendo un notevole
successo di pubblico e di critica.
“Sebbene del tutto individuale, Federico
Colli riporta ai lontani giorni di Lupu e
Perahia [con] una brillantezza cristallina
e una traslucenza che conducono al cuore
di tutto ciò che suona.” (B. Morrison,
Gramophone).
Assai acclamate sono state le esibizioni
tenute in Germania con la Klassische
Philharmonie Bonn diretta da Heribert
Beissel (Konzerthaus di Berlino, Herkulessaal
di Monaco, Laeiszhalle di Amburgo,
NDR Landesfunkhaus di Hannover e
Beethovenhalle di Bonn), al Musikverein
di Vienna e al Teatro ITAIM di San
Paolo del Brasile, alla Nikkei Hall e alla
Musashino Cultural Hall di Tokyo, alla
Sala Nezahualcoyotl di Città del Messico
con la Filarmonica de la UNAM diretta da
Pier Carlo Orizio, allo Sheldonian Theatre
di Oxford con l’Orchestra Sinfonica di
Oxford diretta da Marios Papadopoulos, al
Teatro Mariinsky di San Pietroburgo con
la Mariinsky Orchestra diretta da Dimitris
Botinis, al Teatro degli Arcimboldi di Milano
e all’Auditorium del Lingotto di Torino con
la Filarmonica di San Pietroburgo diretta da
Yuri Temirkanov, alla Filarmonica di Varsavia
con l’Orchestra Sinfonica della Radio Polacca
diretta da Jacek Kaspszyk.
Il debutto alla Barbican Hall di Londra,
nel Terzo Concerto di Rachmaninov
con la BBC Symphony Orchestra diretta
da Sakari Oramo, ha riscosso vivissimi
apprezzamenti.
Si è inoltre esibito alla Konzerthaus
di Vienna con l’Orchestra da Camera
di Vienna diretta da Joji Hattori, alla
Philharmonic Hall di Liverpool con la Royal
Liverpool Philharmonic diretta da Vasily
Petrenko, nella Salle Cortot di Parigi, al
Concertgebouw di Amsterdam, al Teatro
Manzoni di Bologna, nella Sala Verdi di
Milano e al Palazzo del Quirinale a Roma.
Brescia, Teatro Grande
Mercoledì 27 aprile 2016, ore 20.45
FILARMONICA DEL FESTIVAL
UMBERTO BENEDETTI MICHELANGELI
direttore
FEDERICO COLLI
pianista
Nato a Brescia nel 1988, ha studiato al
Conservatorio di Milano, all’Accademia S.
Cecilia di Bergamo, all’Accademia Pianistica
di Imola ed al Mozarteum di Salisburgo,
sotto la guida di Sergio Marengoni,
Konstantin Bogino, Boris Petrushansky e
Pavel Gililov.
È stato inserito tra i 30 pianisti ‘under 30’
emergenti a livello mondiale dalla rivista
britannica International Piano (maggiogiugno 2014).
In occasione del suo debutto alla Queen
Elizabeth Hall di Londra nel 2014, è stato
presentato un CD solistico prodotto
da Champs Hill Records, con opere di
Beethoven, Skrjabin e Musorgskij.
Nella stagione 2015-2016 è atteso in
concerto alla Town Hall di Leeds in
un recital solistico con Lang Lang, al
Rudolfinum di Praga e con la Janácek
Philharmonic Orchestra, alla City Hall
Concert Hall di Hong Kong, alla Cidade
das Artes di Rio de Janeiro, alla National
Concert Hall di Dublino con la RTÉ
National Symphony Orchestra diretta
da Alan Buribayev, a Innsbruck con la
Tiroler Symphonieorchester diretta da
Leo McFall, al Teatro Filarmonico di
Verona con l’Orchestra dell’Arena diretta
da Federico Ferri, alla Società dei Concerti
di Trieste e alla Sociedad Filarmonica di
Bilbao, oltre che al Teatro Alighieri di
Ravenna, Teatro Grande di Brescia, Teatro
Donizetti di Bergamo e all’Auditorium
Parco della Musica di Roma con l’Orchestra
dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
diretta da Juraj Valcuha.
FILARMONICA DEL FESTIVAL
FRANZ JOSEPH HAYDN (1732-1809)
Sinfonia n. 95 in do minore
Allegro moderato
Andante
Minuetto e trio
Finale. Vivace
UMBERTO BENEDETTI MICHELANGELI
direttore
WOLFGANG AMADEUS MOZART (1756-1791)
Concerto in la maggiore per pianoforte e orchestra K 488
Allegro
Adagio
Allegro assai
R
LUDWIG VAN BEETHOVEN (1770-1827)
Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92
Poco sostenuto – Vivace
Allegretto
Presto – Assai meno presto
Allegro con brio
FEDERICO COLLI
pianista
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Brescia, Teatro Grande
Mercoledì 27 aprile 2016, ore 20.45
Umberto Benedetti
Michelangeli
Umberto Benedetti Michelangeli ha
iniziato gli studi musicali giovanissimo
sotto la guida della zia, eccellente didatta,
per poi proseguirli presso il Conservatorio
G. Verdi di Milano con i Maestri Conter,
Bettinelli e Gusella, e perfezionarsi infine
con Franco Ferrara.
Ha diretto i complessi di importanti
istituzioni sinfonico-cameristiche italiane
ed europee fra le quali l’Orchestra
Haydn di Bolzano e Trento, l’Orchestra
della Toscana, l’Orchestra da Camera di
Padova e del Veneto, I Pomeriggi Musicali
e l’Angelicum di Milano, le Orchestre
sinfoniche delle RAI di Torino, Roma,
Milano e Napoli, le Orchestre dei Teatri
Regio di Torino, La Fenice di Venezia,
Carlo Felice di Genova, S. Carlo di
Napoli, l’Orchestra dell’Accademia di S.
Cecilia, la Oslo Philharmonic, la Helsinki
Philharmonic, i Göteborg Symphoniker,
la Kammerphilharmonie della MDR di
Lipsia, l’Orchestra della SWR di Stoccarda,
l’Orchestre Philharmonique de MonteCarlo, l’Orchestre d’Auvergne, l’Orchestra
della Svizzera Italiana, l’Orquesta Sinfónica
Ciudad de Oviedo, l’Orchestra Filarmonica
Giovanile di Israele, la Budapest Festival
Orchestra, la Israel Chamber Orchestra, la
China National Symphony Orchestra.
Negli anni più recenti, pur mantenendo
la frequentazione di più vasti ambiti, ha
concentrato i propri interessi intorno al
repertorio classico e francese, dei quali
è appassionato cultore, scegliendo di
dirigere quei concerti e di collaborare con
le orchestre che meglio gli consentono di
esprimere questa sua inclinazione.
Particolarmente significativo a riguardo
il sodalizio con l’Orchestra da Camera
di Mantova, complesso del quale è
stato direttore principale dal 1984 al
2007 ed i cui esiti artistici sono sfociati
nell’attribuzione del Premio “Franco
Abbiati” della Critica Musicale Italiana
per l’anno 1997, nonché in riconoscimenti
internazionali ottenuti nel corso di
tournée in svariati paesi del mondo. Da
sottolineare, inoltre, la collaborazione con
la Camerata Academica Salzburg per una
serie di concerti tenuti in occasione della
Schubertiade di Feldkirch 1996.
Il triennale rapporto con la
Kammerorchester Basel, in qualità di
direttore ospite principale, ha costituito
una significativa conferma delle sue scelte
umane e musicali.
Nell’aprile del 2004 Umberto Benedetti
Michelangeli, in collaborazione con
l’Orchestra da Camera di Mantova, ha
portato a compimento il ciclo dedicato
a Beethoven comprendente le Sinfonie, i
Concerti e alcune fra le opere sinfonicocorali.
Umberto Benedetti Michelangeli e
l’Orchestra da Camera di Mantova
sono stati, inoltre, protagonisti del ciclo
triennale 2005/2007 “Mozartfest” dedicato
all’esecuzione integrale dell’opera sacra di
Mozart.
Il debutto al Rossini Opera Festival
avvenuto nel 2006, con Die Schuldigkeit des
ersten Gebots di Mozart e La cambiale di
matrimonio di Rossini, ha rappresentato
una significativa apertura alla dimensione
del teatro in musica, che, da allora, l’ha
visto impegnato in interessanti produzioni,
fra le quali Die Entführung aus dem Serail
alla Vlaamse Opera di Anversa.
La sua orchestrazione delle Proses lyriques
di Claude Debussy è stata pubblicata da
BMG-Ricordi.
Filarmonica del Festival
Nata come conseguenza dell’esperienza
triennale del Progetto Giovani con Uto
Ughi, la Filarmonica del Festival Pianistico
Internazionale di Brescia e Bergamo si
presenta come un’orchestra di giovani
musicisti di grande talento che già
hanno maturato importanti esperienze
professionali.
Al tempo stesso, la Filarmonica guarda con
particolare attenzione ai conservatori delle
città del Festival e vuole offrire ai migliori
studenti diplomandi la possibilità di arricchire
il proprio bagaglio formativo all’interno di una
compagine altamente qualificata.
Responsabile artistico della Filarmonica è
Luca Ranieri, noto e apprezzato musicista
bresciano. Prima viola dell’Orchestra
Sinfonica Nazionale della RAI, Ranieri ha
lavorato con i maggiori direttori al mondo
e ha all’attivo numerose collaborazioni,
fra cui quella come prima viola ospite con
l’Orchestra del Teatro alla Scala e con la
Filarmonica scaligera.
La nuova formazione non solo figura quale
orchestra “in residenza” del Festival di
Brescia e Bergamo, comparendo quindi
più volte nella sua programmazione, ma è
impegnata in una sua attività indipendente.
La Filarmonica vuole essere anche un
servizio nei confronti delle città del Festival
per avvicinare un pubblico ancora più ampio
alla grande musica attraverso iniziative come
incontri con i musicisti, concerti pensati per
le famiglie e prove aperte.
La Filarmonica è stata presentata
ufficialmente il 16 dicembre 2013, in
occasione di un concerto benefico al Teatro
Sociale di Brescia (Sergej Krylov solista).
A Bergamo la Filarmonica ha fatto il suo
debutto l’11 febbraio 2014 al Teatro Sociale,
con un concerto nell’ambito delle iniziative
per il “Giorno del Ricordo”, ricorrenza in cui
si commemorano le vittime dei massacri
delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.
Nel 2014 la Filarmonica è stata impegnata
al Festival di Brescia e Bergamo con solisti
quali Roberto Cominati, Lilya Zilberstein
e Federico Colli. Sergej Krylov l’ha invece
diretta in occasione del concerto in
memoria delle Vittime di Piazza della
Loggia nel quarantennale della strage.
Nello stesso periodo, ma non in ambito
Festival, la Filarmonica è stata diretta anche
da Giorgio Mezzanotte.
Sempre nel 2014, ad agosto, la Filarmonica,
guidata da Pier Carlo Orizio, ha inaugurato
davanti a 4.000 persone il Meeting di
Rimini con un omaggio a Fellini, omaggio
riproposto pochi mesi dopo al Teatro
Carisport di Cesena.
Il cartellone del Festival di Brescia e
Bergamo 2015 ha visto la Filarmonica
protagonista in numerose occasioni:
dapprima a fianco di Ramin Bahrami,
poi con Daniil Trifonov (con il quale si è
esibita con grande successo anche al Teatro
Alighieri di Ravenna) e successivamente
sotto la direzione dell’armeno Eduard
Topchjan. Una selezione della Filarmonica
si è unita all’Orchestra Cherubini nei
concerti diretti da Riccardo Muti il 19
maggio a Brescia (concerto straordinario
per la beatificazione di Papa Paolo VI) e il
20 a Bergamo.
Dell’autunno del 2015 sono le collaborazioni
con il violoncellista Enrico Bronzi e con
i flautisti Mauro Scappini e Massimo
Mercelli.
Nel 2016 la Filarmonica è protagonista
con Uto Ughi di un omaggio a Yehudi
Menuhin nel centenario della nascita; dopo
l’inaugurazione del 53° Festival collabora col
pianista francese David Fray, con il violinista
Sergey Galaktionov, sarà diretta da Luigi
Piovano e sarà ospite dell’Associazione
Chamber Music di Trieste. Da sottolineare
per l’autunno la collaborazione a Bergamo
con la Fondazione Donizetti nell’ambito del
Festival Donizetti Opera e i due concerti
con Alessandro Taverna previsti nella
stagione dei Pomeriggi Musicali a Milano.
Alla fine del Settecento Londra era per molti aspetti una metropoli all’avanguardia
e dunque rappresentava una delle mete più ambite per i musicisti. Nel 1790 il
cinquantottenne Haydn, dopo lo scioglimento dell’orchestra di corte dei principi ungheresi
Esterházy presso cui era stato al servizio per un quarto di secolo, accettò di buon
grado l’invito dell’impresario Salomon a recarsi in Inghilterra dove avrebbe presentato
sue nuove composizioni. Nacque così il gruppo delle dodici Sinfonie “londinesi”, che
occupano i numeri del catalogo haydniano da 93 a 104. Composta nel 1791, la Sinfonia
n. 95, nonostante le potenzialità drammatiche della tonalità in do minore (la stessa della
celeberrima Quinta Sinfonia di Beethoven), è nel complesso classica ed elegante, sicché
l’aggressività del motivo d’apertura in fortissimo, eccezionalmente non preceduto da un
Adagio introduttivo, viene presto compensata da figurazioni più aggraziate. Del tutto
sereno risulta il tema del secondo movimento: un Andante cantabile con variazioni,
mentre nel Minuetto serietà e umorismo, come spesso avviene in Haydn, convivono. Nel
Finale scompare ogni traccia di tonalità minore, eccezion fatta per il possente inizio dello
sviluppo, e attraverso una scrittura contrappuntistica che ricorda la Sinfonia Jupiter di
Mozart si riafferma il sostanziale ottimismo del secolo dei lumi.
Composto a Vienna nel 1786 (lo stesso anno delle Nozze di Figaro), il Concerto in la
maggiore K 488 per pianoforte e orchestra è uno dei più perfetti ed espressivi usciti dalla
penna di Mozart. Si distingue immediatamente, a livello di organico orchestrale, per la
presenza dei clarinetti al posto degli oboi. L’autore stesso lo presentò al pubblico, nella
tradizionale stagione concertistica di Quaresima, eseguendo la parte solistica nella sala
del Burgtheater. Alla grazia inarrivabile delle idee musicali espresse nel primo movimento
si contrappone un intenso e pensoso Adagio in ritmo di Siciliana per poi sfociare nella
perfetta letizia dell’Allegro assai finale. Malgrado il notevole successo delle Nozze di Figaro,
in quel periodo Mozart continuava ad essere assillato da gravi problemi finanziari. Nella
lettera dell’8 agosto 1786 a Sebastian Winter il compositore allegava un piccolo catalogo
di suoi recenti lavori, tra cui il Concerto K 488, nella speranza che il principe Joseph
Maria Benedikt acconsentisse a commissionargli «un certo numero di Sinfonie, Concerti,
Quartetti, Concerti per diversi strumenti o altri pezzi a suo piacere, con un compenso
annuo fisso». Purtroppo l’accordo non venne concluso. Se dunque si volessero interpretare
in chiave autobiografica gli umori contrastanti del K 488 potremmo concludere che nei
tempi gioiosi ci sarebbe un’eco dei toni da commedia del Figaro, mentre l’Adagio darebbe
più propriamente voce alla vena malinconica dell’autore.
La Settima Sinfonia in la maggiore (1812) di Beethoven è una grande esplosione di energia.
In questa «apoteosi della danza», secondo la celebre definizione offerta da Richard Wagner,
l’eccitazione ritmica balza in primo piano nel Vivace del primo movimento, nello Scherzo
(Presto) e nel dionisiaco Finale (Allegro con brio). Qui ricorre forse la più insistente
presenza di fortissimo di tutta l’opera sinfonica beethoveniana. Ma la Settima ha anche un
altro volto, più introspettivo, che emerge nell’ampia introduzione lenta (Poco sostenuto)
con cui il lavoro si apre e, soprattutto, nel famoso secondo movimento (Allegretto), nella
tonalità di la minore, a mezza strada fra un Lied con variazioni e l’idea trasfigurata di una
marcia funebre, in cui però è la ricorrenza del modulo ritmico di base che fornisce un
denominatore comune a un discorso musicale per sua natura cangiante e in divenire.
Marco Bizzarini