AREA 116 - Architetti nell`Altotevere Libera Associazione

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AREA 116 - Architetti nell`Altotevere Libera Associazione
rivista di architettura e arti del progetto maggio/giugno 2011
Italia 12,00 Canada CAD 39.95/Germany 24.80/UK GBP 19.50/Greece 22.00/Portugal 22.00/Spain 22.00/Switzerland CHF 30,00/USA $ 40.95/Belgium 22,00
Rivista Bimestrale/Poste Italiane SpA - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv.27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 1, DCB Bologna
116
Motta Architettura
Norway
Bjørbekk & Lindheim AS
Brendeland & Kristoffersen Arkitekter
b+r / Broegger & Reine
Christian Dahle
Helen & Hard As
Arne Henriksen
Knut Hjeltnes
Jensen & Skodvin
Reiulf Ramstad Architects
Sami Rintala
Snøhetta
Space Group
Steinsvik Arkitektkontor AS
Jarmund/Vigsnæs AS Architects MNAL
building site
Renzo Piano Building Workshop
interiors
Olafur Eliasson and Snøhetta
Jensen & Skodvin
design
Jens Praet
design focus interview
design
focus
wood
essay
Paolo Giardiello
Alfonso Morone
object
Oblique, design Salvatore Indriolo/Horm
Gher, design Lievore Altherr Molina/Arper
Anti-comfort, design Andrea Branzi/Riva 1920
L’Oiseau, Ronan + Erwan Bouroullec/Vitra
project
Habitat legno, Costante Bonacina – Carlo Micheletti
Forest, Sebastiano Calabrò
AHEC, Hopkins Architects Partnership
review
factory
Itlas
design focus history
il racconto del legno
the history of wood
text by Paolo Giardiello
“...anche
l'uomo tecnologico
d'oggi sente il legno;
ne ricorda la superficie calda
al tatto, è capace di richiamare
immediatamente alla memoria
il profumo che il legno sprigiona
al taglio”.
“...even the technological present-day
man feels wood, he remembers
its surface, warm to the touch,
he is able to immediately recall
to his memory the aroma
of newly cut wood”.
Un tempo i materiali da costruzione non si “sceglievano”,
si “trovavano”. Erano cioè i materiali tipici del luogo, caratteristici
dell’ambiente circostante, a portata di mano e quindi più convenienti
da usare, più adatti al clima e alla composizione del suolo.
Erano inoltre i materiali conosciuti agli abitanti di quel territorio,
consapevoli delle caratteristiche tecniche e delle tecnologie costruttive.
Per tale ragione ancora oggi alcuni materiali immediatamente
richiamano alla memoria mondi e culture, paesi e stili di vita. Il legno,
nella nostra cultura europea, identifica i paesi nordici, terre di foreste
e di abili costruttori di imbarcazioni, capaci di scegliere, usare
e trasformare un materiale così generoso con il quale poter realizzare
navi, carri, case, mobili e utensili; così come la terra e la pietra
è tipica dei paesi del mediterraneo, del sud, dove l’uomo plasma
spazi e arditi manufatti architettonici seguendo gli stessi principi
di solidità e permanenza che informano e conformano la natura
circostante. Attraverso la costruzione degli spazi necessari al
soddisfacimento dei suoi bisogni l’uomo non solo manifesta le sue doti
tecniche e le sue conoscenze scientifiche, ma evidenzia un rapporto
e una appartenenza ai luoghi in cui vive e, quindi, ai materiali che
lo connotano. La casa, che realizza per appagare le proprie esigenze
fisiche e psicologiche, è un frammento – artificiale – di natura
costruita, filtrata dalla sua cultura, attraverso la quale egli è in grado
di comunicare ai suoi simili il suo stare nel mondo.
“La casa ha il compito di rilevare il mondo, non come essenza
ma come presenza, ossia come materiale, colore, topografia e
vegetazione, stagioni, condizioni del tempo e della luce”1.
Oggi invece i materiali si “scelgono” e non sono più necessariamente
i materiali che identificano il luogo in cui si costruisce. Scelta che
deriva da numerosi fattori oggettivi – tecnologici, prestazionali,
di costo – ed è indubbio che, una volta non più connotativi o esclusivi
della tradizione costruttiva locale, tali materiali vengono selezionati
soprattutto per il loro personale portato evocativo: cioè, da un lato,
per le caratteristiche insite nelle potenzialità espressive della materia,
dall’altro, per la sua storia, per il suo uso tradizionale e quindi per
un contenuto diventato ormai memoria condivisa, immagine del
tempo, icona di un preciso comportamento, di una determinata
atmosfera, in una parola: linguaggio.
“Al pari della pietra (il legno) è il più antico materiale usato dall’uomo
per la sua ancestrale necessità di costruire. Non esiste persona umana
in cui il concetto legno non susciti piacevoli ricordi di sensazioni già
vissute. Anche l’uomo tecnologico d’oggi sente il legno; ne ricorda
la superficie calda al tatto, è capace di richiamare immediatamente
alla memoria il profumo che il legno sprigiona al taglio”2.
Usare quindi il legno, invece di un altro materiale, significa per chi
progetta una architettura, e per chi definisce, nello specifico,
un interno, far leva sul portato narrativo del materiale, sulla sua storia
e sui comportamenti che nel tempo esso ha indotto.
Tra le storie prevalenti che il legno racconta c’è l’uso domestico
di questo materiale, l’essere impiegato come fodera interna
dell’involucro murario, al fine di distinguere l’effetto accogliente,
privato e caldo dello spazio interiore rispetto alla solidità
e robustezza che le membrature murarie solitamente comunicano
all’esterno. Capacità dell’architettura, quella di “vestirsi” in modo
differente verso l’interno e verso l’esterno, che rimarca l’idea di un
uso appropriato e coerente dei materiali secondo il proprio
linguaggio, derivante dalla loro stessa natura evocativa e narrativa.
“Ogni materiale ha la sua ombra. […] L’ombra penetra il materiale
e ne irradia il messaggio. Conversiamo con il materiale attraverso
i pori della nostra pelle, le orecchie, gli occhi. Il dialogo non si limita
alla superficie, poiché persino l’odore satura l’aria.
Toccando il materiale ci si scambia la temperatura corporea, e il
materiale risponde immediatamente. […] chi sa usare il legno da
grande maestro è un costruttore di strumenti musicali. Il suo orecchio
dà a ogni passo la sua dimensione”3.
Come nel caso del Cabanon di Le Corbusier4, nient’altro che
un piccolo capanno di legno, concepito all’esterno come una deposito
per attrezzi di campagna, e disegnato all’interno, tutto in compensati
di legno, come un prezioso contenitore capace di “suonare” come
uno strumento raro, una sorta di scatola magica a misura d’uomo,
un vero e proprio rifugio dimensionato sull’anima del suo abitante.
Saper scegliere il giusto materiale significa quindi realizzare la
giusta armonia tra forma espressiva, modalità d’uso e capacità di
trasmettere i contenuti; perdere di vista tale compito dell’architettura
porta inevitabilmente a “stonare”, rendendola inutilmente elitaria
e distante dalla vita dell’uomo.
Once upon a time one did not “choose” building materials, one
“found” them. That is to say, they were the typical materials of the
location, characteristic of the surrounding environment, within reach
and thus more convenient to use, best suited to the climate and the
composition of the land. Moreover, they were the materials known
to the inhabitants of that territory, who were familiar with their
technical characteristics and building methods. This is why some
materials even today immediately bring to mind worlds and cultures,
countries and lifestyles. In our European culture wood is associated
with the Nordic countries, lands of forests and able shipbuilders, who
know how to choose, craft and transform this generous material, that
can be used to build ships, carriages, houses, furniture and tools,
just as clay and stone are typical of the Mediterranean countries,
of the south, where Man moulds spaces and daring architectural
constructions by choosing the same principles of solidity and
permanence that form and conform the surrounding nature.
By building the spaces required to meet his needs, Man not only
demonstrates his technical skill and scientific knowledge; he also gives
prominence to the relationship and ties with the places where he lives
and the materials characterizing them. The home he builds to meet
his own physical and psychological requirements is an – artificial –
fragment of the built nature, filtered by his culture, by means of which
he lets his brethren know how he lives. “The home serves to reflect
the world, not as essence but as presence, that is to say as material,
colour, topography and vegetation, seasons, conditions of weather
and light”1. Today, on the contrary, materials are “chosen” and they
are not necessarily those associated with the place in which one
builds. This choice depends on numerous objective factors – related
to technology, performance and cost – and it cannot be doubted that,
no longer being indicative or exclusive of a local building tradition,
these materials are above all chosen for their personal evocative
significance, i.e. on the one side due to the characteristics that is
inherent in the expressive potentials of the material, and on the other
for their history, their traditional uses and thus for their contents, which
have by now become a shared memory, image of a time, icon of
a certain behaviour, a certain atmosphere, in a word: language.
“On a par with stone (wood) is the oldest material used by Man for
his ancestral need to build. There is no human being to whom the
concept wood does not elicit pleasant memories of past sensations.
Even the technological present-day man feels wood, he remembers
its surface, warm to the touch, he is able to immediately recall to his
memory the aroma of newly cut wood”2. Thus, to use wood rather
than some other material means, to those who design an architecture
and to those who define the details of an interior, to take advantage
of the narrative significance of the material, its history and the
behaviours it has induced over time.
Among the predominant stories wood tells us, there is the domestic
use of this material, the way it is used to face the inside of the
masonry shell, in order to accentuate the welcoming, private and
warm effect of the interior as compared to the solidity and sturdiness
of the masonry structure that is usually conveyed on the outside.
This ability of architecture, to “dress up” differently on the inside and
on the outside, suggests the idea of an appropriate and coherent use
of materials according to its own language, arising from their own
evocative and narrative nature.
“Every material has its own shade. […] The shade penetrates the
material and irradiates its message. We converse with the material
through the pores of our skin, our ears, our eyes.
The dialogue is not limited to the surface, because even the smell
saturates the air. By touching the material, we exchange body
temperature, and the material immediately responds. […] he who is
able to use wood as a great master is a builder of musical instrument.
His ear gives every step its dimension”3.
As in the case of Le Corbusier’s Cabanon4, merely a small wooden
shed, conceived on the outside as a deposit for gardening tools, with
an interior faced entirely with plywood, like a precious container
capable of “playing” like a rare instrument, a kind of magical box
on a human scale, a true shelter whose size is adapted to the soul
of its inhabitant.
To be able to choose the right material therefore means to realize
the right harmony between expressive form, type of use and ability
to transmit contents; if one loses sight of this duty of architecture, one
inevitably comes to “play out of tune”, making it pointlessly elitist and
distant from the life of humans.
1. C. Norberg Schulz, L’abitare. L’insediamento, lo spazio urbano, la casa,
Milano 1984, p. 89.
2. M. Tedeschi, Riflessioni sull’abitare con agio nelle istituzioni, in S. Marsicano a cura
di, Abitare la cura. Riflessioni sull’architettura istituzionale, Milano 2002, p. 182.
3. S. Fehn, Has a doll life?, in “Perspecta” 24, 1988, trad. it. C. Norberg Schulz,
G. Postiglione, Sverre Fehn. Opera completa, Milano 1997, p. 244.
4. Le Corbusier, Cap-Martin, 1952. Cfr. F. Alison a cura di, Le Corbusier. L’interno
del Cabanon. 1952 – 2006, Milano 2006.
1. C. Norberg Schulz, L’abitare. L’insediamento, lo spazio urbano, la casa,
Milan 1984, p. 89.
2. M. Tedeschi, Riflessioni sull’abitare con agio nelle istituzioni, in S. Marsicano,
edited by, Abitare la cura. Riflessioni sull’architettura istituzionale, Milan 2002, p. 182.
3. S. Fehn, Has a doll life?, in “Perspecta” 24, 1988, Italian translation C. Norberg
Schulz, G. Postiglione, Sverre Fehn. Opera completa, Milan 1997, p. 244.
4. Le Corbusier, Cap-Martin, 1952. See F. Alison, edited by, Le Corbusier. L’interno
del Cabanon. 1952 – 2006, Milan 2006.
Le Corbusier, Cabanon, RoquebruneCap-Martin, 1949, photo by Olivier
Martin Gambier © FLC/SIAE, 2011.
design focus essay
il legno tra il naturale e l’artificiale
wood between natural and artificial
text by Alfonso Morone
Anche
quando il
prodotto in legno sembra
fatto a mano, esso non ricerca
più la eccellenza del risultato,
quanto piuttosto la spartana
imperfezione di oggetti che si situano
tra arte e design.
Even when the wood product appears
to be handamade, it no longer bears
witness to a striving for excellence,
but rather for the spartan
imperfection of objects that
are positioned between
art and design.
Extension chair, Sjoerd Vroonland
per Moooi.
Extension chair, Sjoerd Vroonland
for Moooi.
Prima il ferro ed il vetro, poi le plastiche, oggi i pixel.
Questi, sommariamente, i materiali attraverso cui si è espressa, nelle
sue varie fasi storiche, la modernità industriale.
Nel moderno, solo il legno sembra invece relegato all’interno di
un continuo e solitario ripensamento dell’artigianato, opponendo
caparbiamente all’omologazione della fenomenologia industriale,
l’idea del laboratorio, della falegnameria, della durata e del controllo
manuale del processo ideativo.
Già se ritorniamo ad alcuni episodi dell’iniziale epopea del design,
come il Bauhaus, ritroviamo le tracce di una ricerca fondativa sul
moderno che si rivolge prevalentemente verso altri materiali.
Qui, dove pure i mobili di un falegname, poi divenuto architetto,
come Gerrit Rietveld esercitarono in un primo tempo una forte
influenza, seguì una progressiva evoluzione verso una ricerca
funzionalista che si esercita prevalentemente intorno all’uso del
tubolare metallico. Pure il laboratorio di falegnameria, diretto da
Breuer in qualità di Jungermeister (giovane maestro), tradendo
l’originaria titolazione, divenne di fatto il luogo della sperimentazione
di un nuovo concetto di arredo, metallico e seriale, che trovò la sua
consacrazione all’Esposizione del Werkbund del 1927 a Stoccarda.
Ma anche dopo, con Aalto, il legno resta associato ad una forma
di regionalismo, che per quanto produca straordinari esiti, è legata
ad una idea di “basement site” che rappresenta una espansione
di concetti contestuali, tipicamente architettonici, verso il design.
Lo stesso razionalismo, ha utilizzato il legno per ricercare la
semplicità, attraverso l’evoluzione di forme tradizionali e l’adozione
di tecniche manifatturiere apprese dalla falegnameria artigianale.
E oggi?
Se proviamo ad estrarre alcuni campioni significativi delle tendenze
in atto, dovremo constatare che qualcosa sta radicalmente cambiando.
L’uso del legno, nelle sue forme più evolute, sembra aver superato
quei caratteri qualitativi che lo avevano sin qui caratterizzato, per
esprimere connotazioni grezze, materiche e imprecise molto più
vicine ad un brutalismo di origine industriale che a quelle qualità
proprie della manifattura artigianale.
Anche quando il prodotto sembra fatto a mano, esso non ricerca più
la eccellenza del risultato, quanto piuttosto la spartana imperfezione
di oggetti che si situano tra arte e design.
Passiamo quindi ad alcuni esempi.
L’inglese Peter Marigold ha realizzato Split Series, una collezione
che comprende contenitori aperti, sviluppati da pezzi di diverse
dimensioni provenienti dallo sfascio di cassette di legno. In questo
modo ha ottenuto moduli dalle forme nuove, che ricomposti in celle
organiche hanno sviluppato un sistema di contenitori, tra l’altro
adottato come display nei punti vendita di Paul Smith.
La stessa idea di espansione per componenti, è stata utilizzata da
Sjoerd Vroonland con Extension Chair per Moooi. Partendo da un
modello archetipo di sedia, attraverso la aggiunta di un articolato
sistema di estensori, la sedia diventa solo il primo nucleo di funzioni
che disegnano lo spazio intorno ad essa. All’interno dello stesso
criterio di reinterpretazione e decontestualizzazione del classico,
si ritrova la lampada da tavolo Position lamp, progettata da Rooms
sempre per Moooi. Si tratta di una perfetta riproduzione in legno,
compresi morsetti e braccia mobili, di una lampada metallica
snodabile, nella duplice versione da tavolo e da muro.
L’effetto di questo articolato meccanismo è quello di creare un oggetto
assolutamente inusuale, che sostituisce alla freddezza ed anonimato
dell’originale metallico, aspetti di affettività e sostenibilità.
Restando nell’ambito di una nuova espressività, è da citare
la collezione Le Briccole di Venezia, in cui Riva 1920, riutilizzando
dei pali di quercia provenienti dalla Laguna di Venezia, crea una
serie di mobili affidati a diversi architetti e designer, con il comune
denominatore di un’estetica che nasce direttamente dal riciclo,
con effetti spesso ruvidi e massivi che superano il preziosismo
del tradizionale approccio al legno.
Ancora nel solco della sostenibilità è il progetto New Standard
della manifattura giapponese Karimoku. Usando legno proveniente
direttamente dallo sfoltimento di alberi boschivi in Giappone ed
associando tale materia alla sperimentazione progettuale di vari
designer, ottiene effetti diversi accomunati ancora una volta dalla
particolarità dell’operazione di estrazione del materiale. Essa lascia
sempre un segno evidente nel risultato finale, come per l’esperimento
del duo olandese Scholten & Baijings che si è tradotto in una serie
di tavoli, assemblati a partire da piccoli tagli di materiale, curati nella
finitura, con una duplice sovrapposizione di colore e decoro che
conferisce una decisa e nuova profondità alla superficie.
First iron and glass, then plastic materials, and now pixels.
These are, in short, the materials through which industrial modernity
has expressed itself in its various phases in history.
In the modern age only wood seemed to be, on the contrary, relegated
to the sphere of a continuous and solitary reconsideration of the crafts,
stubbornly opposing the standardization of the industrial phenomenon,
the idea of the workshop, carpentry, durability and manual control
of the creative process. We only have to go back to some episodes
in the early history of design, as the Bauhaus, to rediscover the traces
of a basic research on modernism which is mainly focused on other
materials. Even if the furniture of a carpenter who later became
architect, as Gerrit Rietveld, wielded a strong influence in the year
years of this school, what followed was a progressive evolution
towards a functionalist research which mainly centred on the use
of metal tubes. Even the carpentry workshop, directed by Breuer in the
capacity of Jungermeister (young master), betrayed its original name
and actually became the stage of experiments with a new concept
of furniture, in metal and mass produced, which enjoyed widespread
recognition at the Werkbund exhibition in Stuttgart in 1927.
But also later, with Aalto, wood was still associated with a kind of
regionalism that, while producing extraordinary results, was linked
to an idea of “basement site” representing an expansion of typically
architectural contextual concepts towards design. Rationalism itself has
used wood in a pursuit of simplicity, through an evolution of traditional
forms and an adaptation of manufacturing techniques learnt from
traditional carpentry.
Position lamp, Rooms per Moooi;
a sinistra: Split Series, Peter
Marigold.
Position lamp, Rooms for Moooi;
Left: Split Series, Peter Marigold.
And what about today?
If we try to select some significant examples of current trends,
we realize that something is changing radically.
The use of wood, in its most advanced forms, seems to have gone
beyond the qualitative traits that have characterized it until now,
in order to feature a rough, textural and imprecise nature that is
much closer to a brutalism of industrial origin than to the qualities that
distinguish the crafts production.
Even when the product appears to be handmade, it no longer
bears witness to a striving for excellence, but rather for the Spartan
imperfection of objects that are positioned between art and design.
Let us therefore proceed with some examples.
Peter Marigold, an Englishman, has created Split Series, a collection
of open storage units, made from pieces in various sizes obtained
by breaking apart wooden crates. He as thus obtained modules
of new forms, that when recomposed in organic cells form a system
of storage units that have among other things been chosen for the
display of wares in the shops of Paul Smith.
The same idea of expansion by modules has been adopted by Sjoerd
Vroonland in his Extension Chair designed for Moooi. Based on
an archetypal model of chair, through an addition of an articulated
system of extensors, the chair becomes only the first nucleus
of functions that design the space around it.
The same criterion of reinterpretation and decontextualization
of classic forms has inspired the Position lamp table lamp, designed
by Rooms, also this for Moooi. It is a matter of a perfect reproduction
of a jointed metal lamp, where every part is in wood, including
the clamps and the movable arms. The effect of this articulated
mechanism is that of creating a completely unusual object, which
replaces the coldness and anonymity of the original in metal with
aspects of affectivity and sustainability.
To remain within the area of a new expressivity, we may mention
the Le Briccole di Venezia collection, in which Riva 1920, reusing
oak poles from the Lagoon of Venice, creates a series of furniture
items designed by various architects and designers, whose common
denominator is an aesthetic that is the direct result of recycling, often
characterized by rough and massive effects that go beyond the
precious crafting of traditional wooden furniture.
The concept of sustainability has also inspired the New Standard
project by the Japanese manufacturer Karimoku. Using wood obtained
directly from the pruning of trees in Japanese forests, and associating
this material with the creative experiments of various designers,
the project is characterized by effects that, also in this case, are
all based on the peculiarity of the process by means of which the
material has been obtained. It leaves a clear mark on the final result,
as for instance in the experiment of the Dutch duo Scholten & Baijings
which has resulted in a series of tables assembled from small cuts
of material, with carefully crafted details and a dual superimposition
of colour and decoration that gives the surface a new character
and depth.
design focus object
oblique
salvatore
indriolo
azienda Horm
anno realizzazione prodotto 2011
materiale struttura e ante in legno, basamento in metallo verniciato
dimensioni 1440x460mm (3 ante), 1920x460mm (4 ante),
2400x460mm (4 ante), H contenitore 660mm o 980mm,
H piedini 20mm, H basamento opzionale 160mm o 320mm
firm Horm
year of realization 2011
material wood structure and panels, with varnished metal base
dimensions 1440x460mm (3 doors), 1920x460mm (4 doors),
2400x460mm (4 doors), H cabinet 660mm or 980mm,
H feet 20mm, H optional stand 160mm or 320mm
Ante a bilico appoggiate l’una sull’altra a creare un dettaglio
semplice ed elegante, disegno minimale generale preservato grazie
all’apertura push-pull che evita qualsiasi presenza di maniglie
e sporgenze: Oblique è il nuovo contenitore disegnato da Salvatore
Indriolo per Horm, l’azienda che da oltre vent’anni rappresenta una
realtà consolidata nell’ambito del design internazionale.
Ancora una volta il legno scolpito con maestria convive con
meccanismi invisibili per dar vita ad un oggetto naturale e al
contempo moderno.
In Oblique la struttura è composta da pannelli in legno laccati
(nei colori bianco o nero) mentre le ante, sempre in legno, possono
essere laccate (bianco o nero) o impiallacciate in noce canaletto.
Per sostenere il volume del contenitore è possibile scegliere
alternativamente tra i piedini o un basamento in metallo verniciato
dello stesso colore della struttura.
La cura del dettaglio è ancora una volta il tratto distintivo della
collezione, oltre alla cura estetico-cromatico ottenuta grazie
all’accostamento elegante di tonalità neutre del bianco e del nero
con le pregiate essenze dei legni. La ricerca della perfezione, sia
nella forma che nella scelta dei materiali e delle tecnologie produttive,
consente di ottenere prodotti dalla grande personalità che coniugano
estetica, funzionalità e stupore.
Salvatore Indriolo, che da anni collabora con l’azienda e quest’anno
ne ha assunto la direzione artistica, rinnova la tradizione di
collaborazione con nomi di grande prestigio come Mario Bellini,
Mario Botta, Steven Holl, Toyo Ito e altri ancora.
Il legno è da sempre il grande protagonista di tutte le collezioni,
proposto quest’anno nelle essenze del noce canaletto, dell’ebano
e dell’okumè (quest’ultimo, utilizzabile anche in esterno, ha permesso
ad Horm di realizzare per la prima volta nuovi elementi anche
per l’outdoor).
Oblique is the new cabinet designed by Salvatore Indriolo for Horm,
an established presence in the international design scene for more
than twenty years. Oblique features pivoting doors set one over
the other to create a simple yet elegant effect, its minimal design
augmented by push-pull doors that avoid the need for handles
or knobs.
Once again, Horm pairs masterfully carved wood with invisible
mechanisms to create an object that is both natural and modern
at the same time.
Oblique’s structure is composed of lacquered wood panels (in white
or black), while the doors, also in wood, come in lacquered (white or
black) or black walnut veneer. The cabinet can be supported by either
feet or a varnished metal base in the same color as the structure.
Attention to detail is once again the hallmark of the collection, as well
as esthetic and chromatic harmony, obtained through the juxtaposition
of elegant neutral tones in white and black with fine wood finishes.
The search for perfection, both in form and choice of materials,
as well as production technologies, render products with a strong
personality that combine esthetics, functionality and impact.
Salvatore Indriolo, worked for years with the company, is now the
new art director and renews the firm’s tradition of collaborating with
prestigious names, including Mario Bellini, Mario Botta, Steven Holl,
Toyo Ito and others.
Wood has always been the star of all of the company’s collections;
this year, various finishes are offered in black walnut, ebony and
gaboon (the latter can also be used outdoors, allowing Horm to create
new items for the outdoors for the first time).
naturalità
del legno
e tecnologia
nascosta
naturalness of
wood and hidden
technology
design focus object
gher
lievore
altherr
molina
azienda Arper
anno realizzazione prodotto 2011
materiale struttura in rovere, top in MDF
dimensioni piano ovale 2000x1100mm, 1350x1000mm;
piano tondo Ø 1200mm, 1340mm, 1600mm, piano rettangolare
1800x900mm, 1600x800mm, piano quadrato 1400x1400mm
firm Arper
year of realization 2011
material oak frame, MDF top
dimensions oval 2000x1100mm, 1350x1000mm;
round Ø 1200mm, 1340mm, 1600mm, rectangular
1800x900mm, 1600x800mm, square 1400x1400mm
Gher è un sistema di tavoli dalle forme essenziali e dalle linee
leggere, disegnati dallo studio Lievore Altherr Molina e realizzati
grazie alla creatività, alla ricerca tecnologica e alla capacità nella
lavorazione dei materiali di Aper. I tratti sono quelli tipici del design
dell’azienda (già evidenti nelle precedenti collaborazioni con lo
studio spagnolo per le collezioni Catifa, Duna e Leaf), permeato
dalla ricerca di forme esteticamente belle e pure, che nascono dalle
costrizioni derivate da esigenze ed elementi funzionali, tecnologici
e di contesto. Proprio l’incontro con lo studio Lievore Altherr Molina
ha segnato una tappa significativa per l’azienda e l’inizio di una
fruttuosa collaborazione che si esprimerà attraverso una sequenza
di nuovi prodotti, diventati “long seller”, tutti caratterizzati da uno
stile essenziale, elegante e contemporaneo, che si traduce in forme
universali e senza tempo, capaci di armonizzarsi con ogni ambiente.
Il legno delle gambe dei tavoli Gher, conferisce un carattere caldo
e naturale a tutta la collezione. La struttura, disponibile in quattro
diverse finiture del legno, si collega a piani di differenti misure
e formati per offrire, al contempo, praticità di utilizzo e uno stile
raffinato, sia in ambito residenziale che contract. I tavoli sono
caratterizzati da un’altezza di 74cm e da piani di forma rotonda,
ovale, rettangolare e quadrata. Le gambe in rovere possono essere
scelte tra quattro alternative di colore: rovere sbiancato, rovere
naturale, tinto+ wengé e teak. Il top è in MDF goffrato bianco,
abbinabile a tutte le finiture della gamba; viene offerta anche
una versione con top impiallacciato in legno.
Qualità e sostenibilità ambientale, e uso di materiali poco inquinanti
e riciclabili, sono punti cardine della politica produttiva di Arper.
Per questo, nel 2005 Arper ha creato un team di lavoro dedicato
all’ambiente, il cui impegno principale è il controllo e la gestione
dell’impatto ambientale, dalla progettazione allo smaltimento
di fine vita.
Gher is a system of sleek, stylish tables with clean lines designed
by Lievore Altherr Molina, produced thanks to the creativity,
technological research and workmanship of Arper. The features
are typical of the company (already evident in previous collaborations
with the Spanish studio’s designs for the Catifa, Duna and Leaf
collections) and are permeated by the search for esthetically
beautiful and pure forms, which arise from the demands derived from
functional, technological, and settings constraints and elements.
The joint effort with the Lievore Altherr Molina studio has marked
a significant milestone for the company and the beginning of a fruitful
collaboration that will be expressed through a series of new products
that have now become "long-sellers," all of them characterized by
a minimalist, elegant and contemporary style, which are translated
into universal and timeless forms capable of blending into any setting.
The Gher collection tables feature wood legs for a warm natural
feel. The table base, available in four different wood finishes, can be
combined with a range of tops available in different sizes and shapes
to create a versatile stylish look, for both home or contract use.
The tables are 74 cm high and available with round, oval, rectangular
or square tops. The solid oak legs are available in four colors:
bleached oak, natural oak, wengé and teak.
The white lacquered MDF top can be combined with all leg finishes.
It’s also available in a version with teak-effect wood veneered top.
Quality and environmental sustainability, and use of less polluting
and recyclable materials, are the key elements of Arper’s production
policy. For this reason, in 2005, Arper created a dedicated
environmental team, whose main task is to control and manage
the company’s environmental impact, from design to disposal of all
its products.
design focus object
anti-comfort
andrea
branzi
azienda Riva 1920
anno realizzazione prodotto 2011
materiale legno di rovere
dimensioni 1040x600mm, H 840mm
firm Riva 1920
year of realization 2011
material oak wood
dimensions 1040x600mm, H 840mm
“Il concetto di ‘comodità’ non è un dato ergonomico; sappiamo
che a volte sedersi su una pietra o su un tronco d’albero può essere
più accogliente che sedersi su una poltrona imbottita. Dipende dallo
stato d’animo…Visti i ‘tempi duri’ che stiamo attraversando, sarà
prudente attrezzarsi con un design più ‘ostile’ ma più realistico…“
così Andrea Branzi descrive Anti-comfort, la nuova seduta disegnata
per Riva 1920.
Forma a L, sezione cilindrica per seduta e schienale, sostegno
in metallo che prosegue a definire i braccioli: Anti-comfort si inserisce
nelle nuove proposte della collezione Tra le Briccole di Venezia,
il progetto realizzato dall’azienda in collaborazione con grandi nomi
del design, dell’arte e della moda (ben 33 prodotti!) che continua
a crescere e vede quest’anno la partecipazione, oltre a Branzi,
di Giuliano Cappelletti, Piero Lissoni, Gualtiero Marchesi
e Alessandro Mendini.
Stuzzicare le menti creative di giovani o affermati designer è infatti
uno degli obiettivi dell’azienda e anche queste “nuove Briccole“
ne sono la prova. I nuovi oggetti indagano, come tutta la collezione,
il tema del rispetto ambientale e della rievocazione storica attraverso
la massima libertà espressiva da sempre prerogativa di Riva.
Protagoniste indiscusse della città di Venezia, le Briccole, i pali in
rovere da sempre infissi nei canali della laguna, svolgono l’importante
ruolo di punto di riferimento per le imbarcazioni e di indicatori
dell’altezza della marea. Vengono periodicamente sostituite (dopo
circa 5-10 anni) dopo essere state “scolpite“ da piccoli artisti,
i molluschi, che attraverso piccoli buchi lasciano il segno del loro
passaggio. Riutilizzare le Briccole per nuovi oggetti di design dalle
differenti funzioni, vuol dire tenere viva la memoria, ridare vita
a questi testimoni del tempo, chiamarli a raccontare nuove storie.
“Il legno riposa, ma non dorme. Ci anticipa nei pensieri e si prepara
a ciò per cui non esistono ancora le parole.“ (Davide Riva)
“The concept of ‘comfort’ is not an ergonomic fact; we know that,
at times, sitting on a stone or a tree trunk can be more inviting than
sitting on a stuffed armchair. It depends on the state of mind. Given the
hard times we are going through, it is prudent to equip ourselves with
a more ‘hostile’, yet realistic design“, says Andrea Branzi in describing
Anti-Comfort, the new chair designed for Riva 1920.
Anti-Comfort is an L-shaped armchair, with a cylindrical section forming
the backrest and seat, and a metal support whose lines also rise up to
provide the armrests. The design is part of the Briccole Collection (Tra
le Briccole di Venezia), a project carried out by the firm in cooperation
with other big names in the world of design, art and fashion (33
products in all!), that continues to grow and this year includes the
participation of Giuliano Cappelletti, Piero Lissoni, Gualtiero Marchesi
and Alessandro Mendini, in addition to Branzi.
Stimulating the creative minds of young and established designers
is one of the company’s objectives, and these “new Briccole“ (whose
name evokes the wood posts rising out of the Venice lagoon) are also
proof of that. The new objects explore, as does the entire collection,
the themes of respect for the environment and historical reconstruction
through maximum freedom of expression, which has always been
Riva’s prerogative. Unquestioned protagonists of the city of Venice,
the Briccole, or wood posts that have stood in the lagoon from
time immemorial, carry out the important task of guiding boats and
indicating the tides’ rise and fall. They are periodically replaced (every
5-10 years) after being “carved out“ by little artists known as mollusks,
which leave behind tiny holes as a sign of their passage. Transforming
the Briccole into new design objects with different uses means
conserving their history and giving new life to these witnesses of time,
and at the same time imbuing them with new stories to tell. “Wood
rests, but does not sleep. It anticipates our thoughts and prepares us
for things for which words do not yet exist.“ (Davide Riva)
rispetto
ambientale,
storia e massima
libertà espressiva
respect for the
environment, history
and freedom of
expression
design focus object
l’oiseau
ronan +
erwan
bouroullec
azienda Vitra
anno realizzazione prodotto 2011
materiale legno d’acero
dimensioni 245x60mm, H 150mm
firm Vitra
year of realization 2011
material maple wood
dimensions 245x60mm, H 150mm
“Siamo sempre stati affascinati dalle raffigurazioni di animali,
sia quelle primitive che quelle contemporanee: dagli orsi ricavati
da zanne di tricheco agli uccelli in vetro soffiato della Finlandia.
Potrebbe apparire non più consono ai tempi occuparsi di queste
tematiche, tuttavia noi riteniamo che proprio nel nostro tempo sia
necessario estendere ulteriormente questo bestiario simbolico tramite
la fantasia”. Così Ronan Bouroullec descrive l’ispirazione che lo
ha guidato nell’ideazione di L’Oiseau, la rappresentazione di un
uccello adagiato a terra, nato inizialmente come lavoro indipendente
nell’atelier dei due designer e poi sviluppato per Vitra.
I motivi decorativi ispirati alla natura svolgono un ruolo preminente
sin dai primi arredamenti a noi noti e si ritrovano anche nell’opera
di Ronan ed Erwan Bouroullec. Benché i mobili siano indiscutibilmente
gli elementi centrali e i protagonisti di ogni ambiente, quest’ultimo
diventa un collage dall’atmosfera corposa e viva solo quando viene
completato da elementi decorativi e personali. Tessuti, colori, luce,
oggetti e accessori generano impressioni sensoriali con cui gli spazi
possono essere configurati e anche trasformati in relazione al variare
dell’ umore e delle esigenze. Realizzato in legno di acero mediante
fresatura, in seguito morbidamente levigato, L’Oiseau ricorda la
limpidezza e linearità degli oggetti di legno dell’arte popolare nordica
per arricchire così l’arredamento moderno con una nota simpatica
senza scivolare tuttavia, come molte altre figure di animali, nel carino
o addirittura nel kitsch.
“We’ve always been fascinated by animal representations, both
primitive and contemporary – from bears carved out of walrus tusks
to Finnish birds made from blown glass. It might seem outdated
to be interested in such subjects; however, we believe it’s necessary
to continue expanding this symbolic bestiary through fantasy.” Ronan
Bouroullec uses these words to describe the inspiration that has guided
him in the design of L’Oiseau, a representation of a bird lying on the
ground, which was born as an independent project created by the two
designers in their own studio and later developed by Vitra.
Decorative motifs inspired by nature have played a prominent role
in furnishings since the beginning of time, and they can also be found
in the work of Ronan and Erwan Bouroullec. Although furniture
is unquestionably the key element and star of every room, it becomes
a collage of dense and alive ambiance only when it is completed by
personal and decorative elements. Fabrics, colors, light, objects and
accessories create sensory impressions and can be used to configure
living spaces, as well as transform them according to changes in mood
and needs. Made of milled and softly sanded maple wood, L’Oiseau
evokes the clarity and linearity of wooden Nordic folk art objects, used
to enrich modern furnishings with a whimsical touch, without slipping
into the cute or kitsch trappings of many other animal figures.
non
solo mobili…
l’importanza
degli oggetti
not just furniture...
the importance
of objects
design focus project
Habitat legno
copertura del Piazzale Brigata Alpina Orobica
canopy roof over
Piazzale Brigata Alpina Orobica
luogo Edolo (BS)
progetto architettonico e delle strutture
Ing. Costante Bonacina, Ing. Carlo Micheletti
committente Comune di Edolo
strutture in legno Habitat Legno spa
location Edolo (BS)
architectural and structural design
Engineers Costante Bonacina and Carlo Micheletti
client City of Edolo
wooden structures Habitat Legno spa
Un intervento dall’elevato prestigio perché interessa un punto
di riferimento importante per il territorio, un luogo simbolo per
la comunità locale ma non solo: il mercato di Edolo è stato
riconosciuto dalla Regione Lombardia come “Mercato di valenza
storica di tradizione”, in ragione della sua antichissima origine,
che risale al lontanissimo 1395.
L’amministrazione comunale ha promosso un intervento
di valorizzazione dell’area mercatale mediante la realizzazione
di una copertura attrezzata equipaggiata con un impianto fotovoltaico
integrato. Il contesto ambientale nel quale è inserito il progetto,
seppur pregevole sulla scala paesaggistica, non fornisce particolari
spunti sul piano edilizio e urbanistico. Il nuovo edificio, oltre alla
funzione che andrà a svolgere, diventerà pertanto un elemento di
relazione e mediazione anche visiva tra la città e i monti che la
circondano. Il mercato e i clienti che lo frequenteranno si troveranno
in rapporto con il paese, la ferrovia, il traffico. Un rapporto bilaterale,
di scambio continuo nel quale entrano ed escono luce, sguardi, merci.
Punto di partenza ma anche opportunità offerta dal progetto è senza
dubbio l’orientamento del sito e dall’esigenza di disporre l’estradosso
della copertura per sfruttare i raggi solari per l’installazione
dell’impianto fotovoltaico. La presenza di vincoli compositivi piuttosto
stringenti, quali l’impossibilità di disporre appoggi al di fuori delle
due fasce longitudinali a nord e a sud, e di contenere gli spessori
degli appoggi all’interno di poche decine di centimetri su tali fasce,
indirizza il progetto ad una concezione “per piani”.
Il primo piano è uno schermo disposto a sud, che ha la funzione
di chiudere l’orizzonte basso ed escludere di fatto le preesistenze
antropiche. È composto da un muro in calcestruzzo armato
(lunghezza 86m e 4,8m di altezza), rivestito con lastre di formato
120x60cm in gres porcellanato cristallizzato, un materiale
vetroceramico innovativo, prodotto interamente in Italia, certificato
ECOLABEL e LEED grazie al contenuto di un’elevata quantità di
materiale di riciclo. Il secondo piano, collocato a nord, è in realtà
un non-piano, una parete apparente, al servizio della copertura.
Si tratta di un leggero bosco urbano, una selva di tronchi d’acciaio
alti 9m, che riportano lo sguardo ai monti o lo convogliano entro
l’area del mercato, dominata dall’alto percorrendo la pubblica strada.
Il terzo piano sembra plasmato dalle forze della natura, lambito
dal vento che proviene dai monti: un’infilata di travi sventagliate
che accolgono i pannelli fotovoltaici; un piano impermeabile alla
luce solare che entra e si diffonde sulla piazza. L’effetto plastico
dell’intradosso è ottenuto grazie all’impiego di 78 travi in legno
lamellare, larghe solo 20cm, di altezza variabile tra 70 e 130cm,
lunghe 38 metri, colorate di un bianco lucente. La sezione delle travi
è variabile, così come variabile è la quota del loro piano di imposta
sulla parete nord. Un approccio che tiene conto dell’ottimizzazione
dei costi, riducendo le lavorazioni del legno che sprigiona la sua
forza espressiva nella severa serialità degli elementi.
L’illuminazione architetturale notturna è effettuata con lampade
LED, che garantiscono l’effetto scenico desiderato con una potenza
impiegata di soli 150W per una superficie coperta di quasi 3200m2.
L’impianto fotovoltaico avrà una potenza di circa 240KWp,
e permetterà, grazie agli incentivi del Conto Energia, di ripagare
l’opera tra il 10° e il 15° anno.
A very prestigious project working on an important location in the
town, a landmark in the local community and beyond: Edolo market
has been recognised by the Region of Lombardy as a “Market
of historical and traditional value” because of its ancient roots,
dating back to 1395. The town council wished to improve the market
square with a canopy roof fitted with a built-in photovoltaic system.
The project’s prestigious context does not provide any particular
inspiration in terms of architecture and urban planning.
The new building will not only perform its intended function but act
as an element of relationship and mediation, visually linking the town
with the mountains around it. The market and its clientele often find
themselves interacting with the town, the railroad, the traffic –
a bilateral relationship of continuous exchange in which light, looks
and goods pass back and forth.
The starting point and the opportunity offered by the project
is undoubtedly the site’s orientation and the need to position the
extrados of the canopy roof so as to make the most of the sun’s
rays in the photovoltaic installation. The presence of rather strict
compositional limitations, such as the impossibility of installing any
supports other than the two longitudinal strips to the north and south,
and the need to limit the thickness of the supports along these strips to
a few dozen centimetres, led to a project concept divided into planes.
The first of these planes is a screen to the south which serves to close
off the low horizon and cut out all existing man-made elements.
It is composed of a concrete wall (86m long and 4.8m high) covered
with 120x60cm crystallised porcelain stoneware tiles: an innovative
vetroceramic material produced entirely in Italy, ECOLABEL and LEED
certified thanks to the high percentage of recycled material it contains.
The second plane, to the north, is in actual fact not a plane at all but
an apparent wall serving the roof: an urban grove, a stand of steel
trunks 9m high that draw the eye towards the mountains or into the
market area, dominated from above when travelling along the public
road. The third plane seems to have been moulded by the forces
of nature, licked by the wind blowing down from the mountains:
a string of beams fanning out to receive the photovoltaic panels;
a plane which is impermeable to the light of the sun that flows
in and spreads about the square. The plastic effect of the intrados
is obtained using 78 glulam beams only 20cm wide, varying in height
from 70 to 130cm, 38 metres long, a bright white colour.
The section of the beams varies, as does the level of their plane
on the northern wall: an approach that takes into account the need
to optimise costs, reducing the amount of work performed on the
wood and freeing all its expressive power in the severe serialism
of the elements. The construction is lit up by night with LED bulbs,
creating the desired dramatic effect but consuming only 150W over
almost 3200m2. The photovoltaic installation will have a power
of about 240KWp, and feed-in tariff incentives will allow it to pay
for itself in 10 to 15 years.
design focus project
Forest
edificio multipiano in legno
multi-storey wooden buildings
luogo Roccaraso (AQ)
progetto architettonico Arch. Sebastiano Calabrò
progetto strutturale Ing. Agostino Presutti
committente GE. IM. srl
strutture in legno Forest
anno di realizzazione 2011
location Roccaraso (AQ)
architectural design Arch. Sebastiano Calabrò
structural design Ing. Agostino Presutti
client GE. IM. srl
wooden structures Forest
year of realization 2011
Qualità ecologica in rapporto alle emissioni di CO2, prestazioni
tecnologiche elevate e completamento della costruzione in tempi molto
brevi: sono queste le caratteristiche principali di una struttura in legno.
Oggi in Europa gli edifici multipiano in legno non sono più una rarità,
anzi l’evoluzione continua dei sistemi e dei componenti contribuisce a
risultati davvero sorprendenti. In Germania (progetto Mohr+Winterer)
sono stati realizzati alloggi con altezza di 7 piani con pareti e solai
in c.a. e copertura in legno; in Svezia, grazie anche al programma
City of Wood, sono stati sviluppati da Arkitektbolaget complessi
abitativi in legno alti 8 piani (con P.T. in c.a. con fondazione su pali
e 7 piani in legno); Londra vanta invece il record mondiale con una
costruzione di ben 9 piani (eretta su progetto di Waugh Thistleton
Architects in soli 27 giorni da una squadra di 4 carpentieri).
A Zurigo pool Architekten ha realizzato un edificio di 6 piani
in legno, un piano terra in c.a. e 2 piani sotterranei, mentre in Austria
Johannes Kaufmann progetta alloggi con struttura a telaio portante
in legno lamellare con platea in c.a. e 4 piani in legno.
Qualcosa si muove fortunatamente anche in Italia. Forest si afferma
come azienda specializzata nella progettazione e costruzione di
case, tetti e coperture in legno, grazie ad un know how di assoluto
livello ma anche a squadre di montaggio altamente specializzate
con 60 unità. Ne sono prova evidente le oltre 100 case in legno
realizzate nel 2010, oltre agli importanti progetti di Palazzo Chigi,
Reggia di Caserta, Cattedrale di Noto, Duomo di Orvieto e di un
complesso residenziale multipiano in Abruzzo per le popolazioni
colpite dal sisma del 2009.
L’azienda sta lavorando oggi ad un importante progetto, che
rappresenta senza dubbio un momento importante per lo sviluppo
di questa tipologia costruttiva: un edificio a 7 piani, per un totale
di 24 appartamenti, realizzato con struttura portante totalmente in
legno e costruito in zona sismica e in presenza di forte carico di neve.
Per l’edificio ubicato a Roccaraso, pareti e solai sono stati progettati
con un sistema costruttivo a pannelli portanti in XLAM (Cross
laminated timber), che impiega legno lamellare a strati incrociati
di tavole di abete con spessore da 20 a 16cm, connessi tra loro con
elementi metallici. Questo sistema ad elevate prestazioni consente
di assicurare alla struttura il tipico comportamento scatolare di un
edificio in muratura, con il vantaggio di una massa notevolmente
ridotta che si traduce soprattutto in una minore vulnerabilità sismica
della struttura. La dissipazione dell’energia sismica avviene così nella
plasticizzazione dei collegamenti metallici che impedisce fenomeni
di rotture fragili.
Molto soddisfatto dell’obiettivo raggiunto il Direttore Commerciale
di Forest Mario Di Romano: “Siamo certi che questo intervento
a Roccaraso sarà un esempio costruttivo in grado di concretizzare
l’idea che l’uso del legno nelle strutture multipiano non è più materia
di sperimentazione ma concreta realtà. Tutto ciò è stato possibile –
e continuerà ad esserlo – grazie alla continua attività di ricerca
e sviluppo in collaborazione anche con enti di ricerca specializzati.
Ad oggi, infatti, con la facoltà di Architettura di Napoli Federico
II, l’Università di Salerno e il CNR stiamo definendo un sistema
costruttivo elaborato con materiali innovativi provenienti dalla
manipolazione degli scarti dell’agroindustria. Questo ci consentirà
di produrre un pannello per il tamponamento esterno. Con esso
si potranno realizzare involucri assemblati a secco di edifici
ecosostenibili”.
Ecological quality in relation to CO2 emissions, high technological
performance and rapid construction are the key benefits of wooden
structures. Multi-storey wooden buildings are no longer a rarity
in Europe these days, as the ongoing evolution of systems and
components produces truly surprising results. In Germany 7-storey
residential buildings (designed by Mohr+Winterer) were built with
concrete walls and floors and a wooden roof; in Sweden, with the
support of the City of Wood programme, Arkitektbolaget built 8-storey
housing developments (with a concrete ground floor and foundations
on poles and 7-storeys in wood); London set a world record with
construction of 9-storey building (designed by Waugh Thistleton
Architects and built in only 27 days by a team of 4 carpenters).
In Zurich, pool Architekten built a building with 6 floors in wood,
a concrete ground floor and 2 underground levels, while in Austria
Johannes Kaufmann designs homes with load-bearing frame structures
made of glulam, a reinforced concrete strip and 4 wooden floors.
Things are changing in Italy too. Forest specialises in the design and
construction of wooden homes and roofing, offering state-of-the-art
know-how and highly specialised assembly teams of 60 people.
The obvious proof is the 100 or so wooden homes the company built
in 2010, in addition to important projects in Palazzo Chigi, Reggia
di Caserta, Noto Cathedral, Orvieto Cathedral and a multi-storey
housing development for victims of the 2009 earthquake in Abruzzo.
The company is now working on an important project which definitely
represents an important milestone in the development of this type
of construction: a 7-storey building with a total of 24 apartments,
built with a 100% wood load-bearing structure in a seismic zone
where there is also a lot of snow. In this project in Roccaraso, walls
and floors are built using a construction system with XLAM (Cross
laminated timber) load-bearing panels which use glulam with crossedover layers of fir boards measuring 16 to 20cm thick connected
by metal elements.
This high performance construction system makes it possible
to guarantee that the structure exhibits the typical box behaviour
of a masonry building, with the benefit of much lower mass, meaning
less seismic vulnerability. Seismic energy is dissipated through
plasticisation of the metal connectors, preventing fragile breakage.
Forest’s Marketing Manager Mario Di Romano is very happy with
what the company has achieved: “We’re confident that this project
in Roccaraso will offer a constructive example giving concrete form
to the idea that using wood in multi-storey structures is no longer
a matter of experimentation, but concrete reality. All this is made
possible by ongoing research and development in collaboration with
specialised research institutes. We are now working with Federico II
Faculty of Architecture in Naples, Salerno University and the National
Research Centre on a construction system employing innovative
materials produced from agro-industry wastes, used to produce
an external infill panel. With this material we will be able to make
cladding that may be assembled dry on environmentally sustainable
buildings”.
design focus project
AHEC
nuovo centro multifunzionale
new multipurpose hall
luogo Bury St Edmunds, Inghilterra
progetto architettonico Hopkins Architects Partnership
progetto strutturale WSP
materiali quercia bianca americana, AHEC
anno di realizzazione 2010
location Bury St Edmunds, England
architectural design Hopkins Architects Partnership
structural engineering WSP
materials used american white oak, AHEC
year of realization 2010
Un’estetica volutamente semplice, basata su una ristretta gamma
di materiali; una struttura flessibile, che può essere attrezzata con file
di posti digradanti o con un pavimento completamente in piano;
uno spazio armonioso in gran parte rivestito in quercia bianca
americana molto meno semplice di quanto sembri: la complessa
acustica della nuova sala multifunzionale di Bury St Edmunds,
nell’Inghilterra orientale, la rende ideale per concerti di musica
classica e rock, matrimoni, fiere di antiquariato e mille altre occasioni.
Collocata fra i negozi e gli appartamenti del nuovo complesso
dell’Arc, la sala, che può accogliere 1000 persone in piedi o 500
sedute, doveva essere ben isolata e offrire una buona acustica.
“Entrando, non si ha idea della complessità della struttura – osserva
Jim Greaves, partner di Hopkins Architects responsabile del progetto –
si è anzi pervasi da una sensazione di grande tranquillità.
Abbiamo dovuto creare una struttura molto pesante per impedire che
il suono si propagasse all’esterno disturbando i residenti, soprattutto
quando l’edificio ospita l’annuale concerto rock Battle of the Bands”.
Aperto nell’ottobre 2010, l’Apex occupa il posto di un vecchio
mercato. Il progetto generale di Hopkins per la costruzione dell’Arc
poneva l’accento sulla necessità di un collegamento fra il nuovo
complesso e il nucleo abitativo. L’Arc doveva insomma ampliare
il centro della vita cittadina senza sostituirlo.
Hopkins ha lavorato con i consulenti teatrali Carr e Angier per
garantire all’auditorium la funzionalità necessaria. È stata pertanto
realizzata una parete strutturale in muratura che funge da diaframma,
con un pesante tetto in cemento. I mattoni a vista sulle pareti della sala
da concerti sono Charnwood Hampshire Red fatti a mano.
Posti di punta, formano un particolare disegno in rilievo, che ricorda
la struttura del diamante. Una scelta estetica ma anche funzionale,
che rientra nella strategia di dispersione della riflessione acustica.
I due livelli di balconate a sbalzo in calcestruzzo prefabbricato, sorretti
da travi nascoste all’interno del diaframma, sono connessi
a grossi tiranti di acciaio, anch’essi inseriti nel diaframma. Il soffitto
e il pavimento sono in quercia bianca americana, utilizzata anche per
il lato anteriore delle balconate e per i sedili. Si tratta di un materiale
che lo studio Hopkins conosce bene, avendolo già utilizzato per
l’Haberdashers Hall di Londra e per il teatro dell’Emmanuel College
di Cambridge. “Mi piace per il colore e la venatura”, spiega Greaves.
“Si lavora bene e dà un risultato uniforme, sempre di grande impatto.
L’effetto finale è un po’ quello di un legno tagliato di quarto, anche
se di fatto segato in modo diverso. Inoltre viene essiccato in forno e,
se il carpentiere sa il fatto suo, il contenuto di umidità non varia molto”.
Sia sui pavimenti che sul soffitto, tavole di quercia spesse 18mm sono
fissate a un supporto in compensato dello stesso spessore.
Gli esperti di acustica di Threshold Acoustics hanno ritenuto opportuno
che entrambe fossero saldamente assicurate in modo da assorbire
i suoni a bassa frequenza. Per lasciar penetrare la luce in determinate
occasioni, come i matrimoni, l’elemento piano che forma la parte
superiore del soffitto è costituito da un ampio lucernario.
Durante concerti e spettacoli, invece, viene tirata una tenda per
oscurare la sala. Le aperture sulla parte anteriore delle balconate
sono state pensate per consentire il passaggio del suono e ridurre la
riflessione acustica. Anche i sedili rispondono a una precisa esigenza
funzionale. Luke Hughes li ha disegnati con un mix di legno massello
di quercia bianca americana e listelli impiallacciati. “Il bello della
quercia bianca americana è l’uniformità di colore e di tono”, osserva
Luke Hughes, “e gli scarti sono minori che con la quercia europea.
Ma soprattutto, questa essenza corrispondeva alla paletta cromatica
scelta dall’architetto per il progetto”. Hughes ha già lavorato spesso
con lo studio Hopkins “Conoscono bene il legno e sanno come
reagisce. La collaborazione continua è importante per entrare in
sintonia con l’architetto e aiutarlo a realizzare l’idea che ha in mente”.
An intentionally simple aesthetic based on use of a small number
of materials; a flexible structure which may be fitted with rows of raked
seats or a completely flat floor. This harmonious space lined largely
with American white oak is not as simple as it looks: the complex
acoustics of the new multipurpose hall in Bury St Edmunds,
in eastern England, make it perfect for classical music and rock
concerts, weddings, antiques fairs and a thousand other occasions.
Set among the shops and flats of the new Arc development, the hall,
with standing room for 1000 or 500 seats, had to be acoustically
insulated and offer a good aural experience. “When you go in, you
have no idea of the structure’s complexity,” notes Jim Greaves, Hopkins
Architects partner in charge of the project. “On the other hand, you
are pervaded by a sensation of great tranquillity. We had to create
a very heavy structure to prevent sound from being propagated outside
and disturbing residents, especially when the building hosts
the annual Battle of the Bands rock concert”. Opened in October
2010, Apex stands on the site of the old Cattlemarket. Hopkins’s
general project for construction of the Arc emphasised the need to link
the new development with the residential area. The Arc was to add
to the centre of the town’s life, not replace it.
Hopkins worked with theatre consultants Carr and Angier to provide
the auditorium with all the functions required. A brick structural wall
acts as a diaphragm, with a heavy cement roof. The bare bricks on
the walls of the concert hall are handmade Charnwood Hampshire
Red bricks. They are laid crosswise to form an unusual design in
relief, like the form of a diamond: an aesthetic and functional choice,
as it helps disperse reflection of sound waves. The two overhanging
balcony levels made of prefabricated concrete supported by beams
concealed inside the diaphragm are connected to big steel tie rods,
also inside the diaphragm. The ceiling and floor are made of American
white oak, which is also used on the front of the balconies and in the
seats. Hopkins Architects were familiar with this material, which they
had already used in the Haberdashers Hall in London and Emmanuel
College Theatre in Cambridge.
“I like it because it has a good colour and a good grain,” explains
Greaves. “It’s consistent and good to work with, and you get
a beautiful effect. The final effect is a bit like wood cut into quarters,
though it is actually sawn differently. Then it is dried in a furnace and,
if the carpenter knows what he’s doing, its moisture content will not
vary much.”
On the ceilings and floor, oak boards 18mm thick are anchored
to a plywood base of the same thickness. The experts at Threshold
Acoustics felt that both should be solidly held in place so as to absorb
low frequencies. To let the light through on certain occasions, such
as weddings, the flat element forming the upper part of the ceiling
consists of a large skylight. During concerts and shows, on the other
hand, a curtain can be drawn to darken the hall.
The openings on the front of the balconies let sound through and
reduce acoustic reflection. The seats also meet specific functional
requirements. Luke Hughes designed them with a mixture of solid white
American oak and veneered strips. “The great thing about American
white oak is that it is consistent in its colour and tone,” notes Luke
Hughes; “and there is less waste than with European oak.
More to the point in this instance is that it is consistent with the palette
that the architect had chosen”. Hughes has already worked with
Hopkins Architects in the past. “They know the wood well, and they
know how it reacts. Continuing to work together is important to ensure
you are in harmony with the architects and help them build what they
have in mind”.
design focus review
Lui Bonaldo
Tree One, Tree Two Borella Design
design Mario Mazzer
design Burkhard Vogtherr
Lui è l’appendiabiti in frassino
massello spazzolato, caratterizzato
da un asse centrale e tre aste inclinate
intorno al centro. Oggetto d’arredo
minimale e raffinato, come evoca
il nome stesso è un appendiabiti dallo
stile maschile, elegante ed essenziale.
Come un ramo di un albero che
accoglie abiti e oggetti, Lui arreda
ambienti domestici con la sua forma
semplice e slanciata. Dimensioni:
base 40cm, H 170cm.
Lui is a brushed solid ash coat rack
with a central axis and three inclined
rods around the centre. A minimal,
refined object of décor, as suggested
by the name itself it is a masculine
coat rack, simple and elegant.
Like a tree branch on which to hang
clothes and objects, Lui decorates
the home with its simple, slender form.
Dimensions: base 40cm, H 170cm.
Bonaldo spa
via Straelle, 3 – 35010 Villanova (PD)
tel 049 9299011 – fax 049 9299000
www.bonaldo.it – [email protected]
Essenziale e sottilissimo il tavolo
Tree è caratterizzato dal disegno
delle esili gambe che richiamano il
profilo longilineo di quattro alberi.
Dal “tronco” partono infatti 4 “rami”
asimmetrici su cui poggia la superficie
lignea del tavolo. Perfettamente
quadrato (con i lati lievemente arcuati)
il tavolo Tree One o rettangolare nella
versione Tree Two è realizzato in
rovere naturale o tinto o nell’essenza
ulivo con struttura in alluminio.
Borella Design Lab Engineering srl
via del Mare, 19 – 10040 Piobesi Torinese (TO)
tel 011 9650462 – fax 011 9936856
www.borelladesign.com – [email protected]
First Class Brunner
Florinda De Padova
design Brunner Factory Design
design Monica Förster
La sedia First Class è caratterizzata
da un design pulito, da linee sobrie,
dall’ergonomia della seduta
e soprattutto dalla praticità.
Le sedie possono essere collegate
facilmente tra di loro in modo discreto;
ciò permette di risparmiare tempo
sia quando le si posiziona che nella
fase del disallestimento.
La struttura è in acciaio, la seduta
in impiallacciato di faggio.
The design of the simple, ultra-thin
Tree table features slender legs
recalling the elongated form of four
trees. Four asymmetrical “branches”
depart from the “trunk” to support
the wooden tabletop. Perfectly square
(with slightly arched sides) in the Tree
One version, rectangular in Tree Two,
the table is made of natural or stained
oak or olive wood with an aluminium
frame.
The First Class chair is characterised
by clean design, sober lines, an
ergonomic seat and, above all,
practicality. Chairs can be connected
together easily and discretely, saving
time when setting them out and putting
them away. The frame is made of
steel, the seat of beech veneer.
Brunner GmbH
Postfach 1151 – D-77863 Rheinau-Freistett
tel +49 (0) 7844 402-0 – fax +49 (0) 7844 402-80
www.brunner-group.com – [email protected]
Florinda è la nuova sedia nel quale
sono accostati materiali antitetici
come il legno e la plastica. Proposta
nella finitura legno massello di faggio
abbinato a seduta e schienale colorati
realizzati in materiale plastico, unisce
semplicità di forma e la leggerezza
della struttura, per completare ambienti
di design e consentire la rivisitazione in
chiave contemporanea di ogni tipo di
spazio. Le versioni disponibili saranno
impilabili, con o senza braccioli.
Florinda is a new chair combining two
very different materials: wood and
plastic. Available with a solid beech
finish and a coloured plastic seat and
backrest, it combines simple form with
light structure to complete a designer
room and offer a contemporary new
look for any kind of space.
Available in stackable versions with
or without armrests.
De Padova
corso Venezia, 14 – 20121 Milano
tel 02 77 72 02 44 – fax 02 77 72 02 70
www.depadova.it – [email protected]
Piani Flos
Wolfgang Fornasarig
design Ronan & Erwan Bouroullec
design Luca Nichetto
R. & E. Bouroullec disegnano la
collezione di lampade Piani, composta
da una base che può fungere anche
da vassoio, che consente di disporre
gli oggetti in un raggio di luce
triangolare, come su un palcoscenico.
Nella versione più lunga, si trasforma
in una mensola su cui si possono
appoggiare più oggetti ancora, grazie
al suo design ibrido. Piani è disponibile
in plastica e in legno di quercia
e pietra di basalto per le mensole.
R. & E. Bouroullec designed the
Piani collection of lights, including
a base that can also be used as
a tray, making it possible to arrange
objects in a triangular ray of light
as if they were on stage. In the longer
version, it becomes a shelf of hybrid
design on which you may rest even
more objects. Piani is available
in plastic and oak with basalt shelves.
Flos spa
via Angelo Faini, 2 – 25073 Bovezzo (BS)
tel 030 24381 – fax 030 2438260
www.flos.it – [email protected]
Zigzag Lema
Un esplicito richiamo al design
scandinavo, un progetto nel quale
il legno curvato, utilizzato per schienale
e sedile, si adagia e armonizza
perfettamente con il legno massello
delle gambe e della struttura: proprio
il trattamento del legno è stato la fonte
d’ispirazione del progetto della sedia
Wolfgang. Una collezione proposta
in versione naturale, parzialmente
o totalmente verniciata, la cui palette
cromatica rimanda alle pitture murali.
An explicit reference to Scandinavian
design, a project in which the curved
wood of the seat and backrest
harmonises perfectly with the solid
wood of the legs and frame.
Treatment of wood provided
the inspiration for the design
of the Wolfgang chair. The collection
is available in natural, partially and
totally painted versions, with a colour
palette reminiscent of mural paintings.
Fornasarig Sedie Friuli
via San Giovanni, 45 – 33044 Manzano (UD)
tel 0432 750057 – fax 0432 740015
www.fornasarig.it – [email protected]
Quattrocento Italiano Listone Giordano
design Nendo
Zigzag è una libreria formata da
casse di legno impiallacciato che
si possono comporre nei più svariati
modi disegnata dallo studio Nendo.
Non solo una libreria ma anche
un elemento scultoreo che riempie
con discrezione spazi diversi;
il sistema a casse che ricorda
gli storici sistemi di Lema si presta
a diverse modulazioni proprio
per dare al cliente il massimo della
versatilità e della personalizzazione.
Zigzag is a bookcase formed
of boxes of veneered wood which
may be put together in a variety of
ways, designed by Studio Nendo.
It’s not just a bookcase but a sculpture
that can discretely fill a variety
of spaces; the box system recalling
Lema’s traditional designs may be
adapted in a number of ways to offer
the utmost versatility and customisation.
Lema spa
Strada Statale Briantea – 22040 Alzate Brianza (CO)
tel 031 630990 – fax 031 632492
www.lemamobili.com – [email protected]
Quattrocento Italiano è un parquet
multilayer di alta tecnologia
e straordinarie prestazioni con tavole
che possono raggiungere la lunghezza
di 4metri. La finitura ad olio naturale
è composta da una selezione
di oli naturali essenziali con aggiunta
di pigmenti di colore nella colorazione
Carvi. La tecnica applicativa a poro
aperto, unita alle qualità della speciale
miscela realizzata, consente all’olio
di penetrare in profondità nel legno.
Quattrocento Italiano is a high-tech
multilayer parquet with boards up
to 4 metres long.
The natural oiled finish is made with
a selection of natural essential oils
with the addition of colour pigments
in the Carvi colouring. The open-pore
application technique and the quality
of the special mix produced allows
the oil to deep penetrate the wood.
Listone Giordano gruppo Margaritelli spa
06089 Miralduolo di Torgiano (PG)
tel 075 988681 – fax 075 9889043
www.listonegiordano.com – [email protected]
design focus review
Wall&Door Lualdi
Tom&Jerry Magis
design Konstantin Grcic
Evoluzione del concetto di boiserie,
Wall&Door è un sistema composto
da pannelli fissi, da agganciare
a muro, da ante e da porte, per
rivestimenti su misura di pareti
e stanze. Un programma articolato,
una sorta di sofisticata boiserie
che ingloba oltre alle porte spazi
di contenimento come armadi
a muro, cabine armadio, guardaroba.
Pannelli, ante e porte possono essere
uniformati nei materiali e colori.
An evolution of the boiserie concept,
Wall&Door is a system of fixed panels
to be hooked onto walls plus door
components for customised finishing
of walls and rooms. A complete
programme, a form of sophisticated
woodwork that incorporates not only
doors but containing spaces such
as built-in wardrobes, walk-in closets
and so on. Panels and doors may
be produced with matching materials
and colours.
Lualdi spa
via Kennedy – 20010 Marcallo con Casone (MI)
tel 02 9789248 – fax 02 97289463
www.lualdi.com – [email protected]
Impossible Wood chair Moroso
Un progetto di redesign di una
tipologia d’arredo classica,
lo sgabello da laboratorio: dalla
creatività di Konstantin Grcic
nasce Tom&Jerry, lo sgabello a tre
gambe (in due differenti altezze),
realizzato in massello di faggio
con parti meccaniche in plastica
autolubrificante. Grazie al suo
semplice meccanismo è agevole
sedersi sullo sgabello e anche
regolarne l’altezza.
A redesign project addressing
a classic item of furniture, the
workshop stool: Konstantin Grcic’s
creativity produces Tom&Jerry,
a three-legged stool (in two different
heights) made of solid beech with
self-lubricating plastic mechanical
parts. Its simple mechanism makes
it easy to sit on the stool and adjust
its height.
Magis
via Tiestina Accesso E, z.i. Ponte Tezze – 30020 Torre di Mosto (VE)
tel 0421 319600 – fax 0421 319700
www.magisdesign.com – [email protected]
Xilomoenia Piemonte Parquets
design Doshi Levien
Liquid wood presenta caratteristiche
visive e tattili molto diverse rispetto
a qualunque altro materiale plastico
preso in considerazione: ha un
aspetto vissuto, usurato, arrugginito,
dà la sensazione di essere senza
tempo. Impossible Wood chair è una
sedia stampata che si ispira alle sedie
in legno piegato, leggere e graziose,
ma impossibile da realizzare se non
con lo stampaggio a iniezione
e grazie al nuovo materiale.
Liquid wood features visual and tactile
qualities unlike any other plastic
material: it has a lived-in, worn, rusty
look which creates a sensation
of timelessness. The Impossible Wood
chair is a moulded chair inspired
by the bent wood chair, light and
gracious but impossible to make
in any way other than injection
moulding the direct consequence of
the material's particular rough nature.
Moroso spa
via Nazionale, 60 – 33010 Cavalicco (UD)
tel 0432 577111 – fax 0432 570761
www.moroso.it
Sistema di ventilazione a scudo
termico atto a ottimizzare
l’isolamento termico in quanto parete
ventilata, preservare il fabbricato
dall'invecchiamento, ridurne l'impatto
ambientale ed isolarlo acusticamente,
costituito da elementi in legno
massello segato ed essiccato in Italia
secondo il processo SDSP, inseriti
a scorrimento o ad incastro su un
profilo di acciao inox, idoneamente
fissato sulla parete.
A ventilation system with a thermal
shield for optimising thermal insulation
as a ventilated wall, which protects
the building from aging, reduces
its environmental impact and
acoustically insulates it, made of solid
wood elements sawn and dried in
Italy using the SDSP process, inserted
by sliding or fitting into a steel profile
which is suitably anchored to the wall.
Piemonte Parquets spa
via dell’Artigianato, 6 – 13040 Rovasenda (VC)
tel 0161 879700 – fax 0161 879798
www.piemonteparquets.com – [email protected]
Osso Mattiazzi
Berenice Morelato
design Ronan & Erwan Bouroullec
design Luca Scacchetti
La sedia Osso, realizzata interamente
in legno, invita a essere toccata,
accarezzata, anche perché è
estremamente scolpita e levigata,
grazie all'utilizzo di sofisticate
apparecchiature a controllo digitale.
Il sistema ad alta tecnologia per
l'assemblaggio di pannelli in legno
permette una resistenza unica.
La collezione comprenderà: sedia,
poltrona, sgabelli, sedia per bambini.
The Osso chair, made entirely out
of wood, invites us to touch and
caress it, also because it is extremely
sculpted and highly polished thanks
to use of sophisticated equipment with
digital control. The high-tech system
used to assemble the wooden panels
gives it unique strength. The collection
will include: chair, armchair, tall and
short stools and children’s seat.
Mattiazzi srl
via Sottorive, 19/2 – 33048 S. Giovanni al Natisone (UD)
tel 0432 757474 – fax 0432 756572
www.mattiazzi.eu – [email protected]
Listone per esterno Pircher
Disegnata da Luca Scacchetti,
la libreria Berenice fa parte della
collezione ad edizione limitata
e numerata Morelato. Opera
che raccoglie le donazioni e
i progetti di illustri firme del design
contemporaneo internazionale. La
struttura è realizzata in legno laccato
lucido nell’elegante tonalità blu notte;
le cinque colonne in acero sono
caratterizzate da forme allungate
e sinuose che ricordano delle lance.
Designed by Luca Scacchetti,
the Berenice bookcase is part of
Morelato’s limited edition of numbered
pieces, the Opera collection, drawing
on the contributions and designs
of illustrious names in international
contemporary design. The frame
is made of glossy lacquered wood
in elegant midnight blue; the five
maple columns with their slender are
sinuous forms like lances.
Morelato
Loc. Valmorsel, 18 – 37065 Salizzole (VR)
tel 045 6954001 – fax 045 6954030
www.morelato.it – [email protected]
Monza chair Plank
design Konstantin Grcic
Pircher presenta il nuovo assortimento
per il decking da esterno.
Una vasta scelta fra legni pregiati
europei ed esotici con trattamenti
specifici per l’esterno, una soluzione
di grande fascino, calore e velocità
di applicazione. Tra i legni europei,
Pircher propone: Frassino termo
trattato, Larice si¬beriano, Pino
e Tanne. Per i legni esotici, invece:
Almendrillo, Angelyn, Cumaru, Lyptus,
Talì, Yellow Balau e Bambù.
Pircher presents a new assortment
of outdoor decking products, a vast
range of quality European and exotic
woods subjected to special treatments
for outdoor use to offer a solution
of great charm and warmth which
is particularly easy to apply. Pircher’s
European woods include heat-treated
Ash, Si¬berian Larch, Pine and Fir.
Exotic woods include Almond Tree,
Angelyn, Cumaru, Lyptus, Ironwood,
Yellow Balau and Bamboo.
Pircher Oberland spa
via M.L.King ,1-23 – 42047 Rolo (RE)
tel 0522 664444 – fax 0522 664445
www.pircher-spa.com – [email protected]
Konstantin Grcic completa la fortunata
collezione Monza con la sedia con
struttura in frassino verniciato naturale
o frassino tinto verniciato nero
e schienale in polipropilene.
La sedia assicura non solo una
grande qualità formale ma anche
un’eccezionale comodità;
è impilabile e disponibile in molteplici
combinazioni di colori, nero, bianco
grigio, rosso traffico, rosso vino,
azzurro, giallo verde.
Plank Collezioni srl
via Nazionale, 35 – 39040 Ora (BZ)
tel 0471 803500
www.plank.it – [email protected]
Konstantin Grcic completes his
successful Monza collection with
a chair featuring a natural varnished
or black painted ash structure and
a polypropylene backrest.
The chair offers not only great formal
quality but outstanding comfort; it is
stackable and available in several
colour combinations, black, greyish
white, traffic light red, burgundy, light
blue, greenish yellow.
design focus review
Armillara Plust Collection
Howard Poliform
design Odoardo Fioravanti
design Jean-Marie Massaud
Armillaria è il nome scientifico di una
specie di funghi. Odoardo Fioravanti
ha progettato una famiglia di sgabelli
realizzati in polietilene. Oggi, grazie
alla continua ricerca di Euro 3 Plast,
la collezione è disponibile in legno
liquido, l’innovativo materiale formato
interamente da componenti naturali,
come la lignina (sottoprodotto della
lavorazione della carta), fibre
del legno (residuo della lavorazione
del legno) e resine di origine vegetale.
Armillaria is the scientific name
of a species of fungus. Odoardo
Fioravanti designed a family
of polyethylene stools. Now Euro 3
Plast’s research has made it possible
to produce the collection out of liquid
wood: an innovative material made
entirely out of natural components
such as lignin (a by-product of
papermaking), wood fibres (sawmill
residues) and resins of plant origin.
Plust Collection – Euro 3 Plast spa
viale del Lavoro, 45 – 36021 Ponte di Barbarano (VI)
tel 0444 788200 – fax 0444 788290
www.plust.com – [email protected]
Stickcollection Valsecchi 1918
Design essenziale e primario per uno
stile raffinato e senza tempo: Howard,
di Jean-Marie Massaud è il tavolo
con struttura autoportante realizzata
in legno e acciaio e completata
da un top grigio fumè che ricorda
la morbidezza del velluto, valorizzato
da una sottile cornice in essenza
che gli dona calore e raffinatezza.
Simply, primary design for a refined,
timeless style: Jean-Marie Massaud’s
Howard is a table with a freestanding
steel and wood frame completed
by a smoky grey top as soft as velvet,
with the addition of a soft wooden
frame for warmth and elegance.
Poliform spa
via Montesanto, 28 – 22044 Inverigo (CO)
tel 031 6951 – fax 031 699444
www.poliform.it – [email protected]
Wood Beton Prestige Wood Beton
design Luigi Baroli
Una collezione che coniuga
l’utilizzo delle tecnologie con criteri
progettuali della nuova filosofia del
design dove dettaglio di qualità,
ergonomia, ecologia, discrezione
e leggerezza diventano imperativi:
Stickcollection è un omaggio al legno
usato sapientemente con discrezione,
leggerezza e dettagli di qualità.
L’appoggio a terra dei bastoni (stick)
è caratterizzato da un piedino
in gomma termoplastica.
A collection combining use of
technologies with the criteria behind
the new philosophy of design in which
every detail of quality, ergonomics,
ecology, discretion and lightness
is imperative: Stickcollection pays
homage to skilful, discrete use
of wood with light quality details.
It is supported on sticks with
thermoplastic rubber feet.
Valsecchi spa
via Bergamo, 1286 – 24030 Pontida (BG)
tel 035 796156
www.valsecchi1918.com – [email protected]
Un team dedicato di progettisti
e interior designer, un progetto
ambizioso, in grado di coniugare
l'expertise pluriennale dell'azienda
con le più attuali tendenze del design
e dello stile: Wood Beton Prestige,
è il programma di abitazioni
di lusso chiavi in mano. Il legno,
è il protagonista di soluzioni abitative
uniche ed esclusive accomunate
dal raggiungimento delle più elevate
performance.
Wood Beton spa
via Roma, 1 – 25049 Iseo (BS)
tel 030 9869211 – fax 030 9869222
www.woodbeton.it – [email protected]
A team of furniture designers and
interior designers, an ambitious project
combining the company's many years
of expertise with the latest design and
style trends: Wood Beton Prestige is
a luxury turn-key housing programme.
Wood is the key to unique, exclusive
living solutions sharing achievement
of high performance.
design focus interview
itlas
Non sempre è possibile riassumere in un’immagine, in un attimo, l’intera
attività di un’azienda. All’interno dello stabilimento Itlas c’è un punto in cui
tutto appare chiaro, viene rivelato: è la segheria. Sullo sfondo, l’altopiano
delle Prealpi Orientali con le pendici ricoperte dalla Foresta del Cansiglio,
in primo piano i tronchi di faggio che da essa provengono, poco più in là,
la sega circolare che li trasforma in assi di legno che vengono avviate alla
produzione. La natura, la materia, l’uomo… Una scena emblematica, un
istante che emoziona, lascia senza fiato.”Fondersi e confondersi con la natura
per entrare in contatto con se stessi e sentirsi completi. È il nuovo bisogno
comune, un senso di benessere desiderato e da conquistare che è il filo
conduttore dell’architettura e del design contemporaneo, ma che soprattutto è
uno stile di vita…e il legno è parte integrante di questo stile”. (Patrizio Dei Tos)
It’s not always possible to sum up a company’s entire business in one picture,
or in a moment. Inside the Itlas plant, the one place where everything comes
together and becomes clear is the sawmill. In the background, we see the
plateau of the Eastern Alps with its slopes covered by the Cansiglio Forest;
in the foreground are the beech trunks that are logged from that forest; and
a little farther on, is the circular saw that transforms them into the wood planks
that form the beginning of their production. Nature, matter, man...it is a
symbolic scene, a moment that impacts and leaves one breathless. ”To merge
and blend with nature to get in touch with oneself and feel complete… that is
the new common need, the achievement of a sense of desired well being that
is at the core of contemporary architecture and design. But most importantly,
it is a lifestyle...and wood is an integral part of this style.” (Patrizio Dei Tos)
design focus factory
itlas
l’essenza del legno
the wood effect
text by Davide Cattaneo
photo by Ferdinando Sacco
Ho voglia di toccare tutto, di respirare il profumo inconfondibile del
legno, di scoprire cosa accade dietro l’ennesimo bancale di assi
perfettamente allineate. C’è una forza magnetica che ti attrae, ti invita
a passare la mano sulle superfici levigate delle assi, a ”leggerne” le
irregolarità, a sentirne la forza, a diventare parte attiva di una storia
antica: entrare negli stabilimenti Itlas vuol dire immergersi in un ”nuovo
bosco”, uno spazio occupato dal legno, pensato per il legno, progettato
per il legno.
In realtà non si tratta di uno spazio unico ma di molte unità che
compongono una struttura articolata e complessa, nel quale ciascun
edificio è dedicato ad una funzione specifica del processo produttivo.
Il quartier generale di Cordignano è infatti composto da una sequenza
di capannoni dislocati in una porzione contenuta del territorio, ciascuno
con un’identità propria: dalla segheria alle prime operazioni di
taglio, dalla finitura alla verniciatura, dalle lavorazioni manuali alla
lavorazione del massello fino alla realizzazione di disegni e decori
speciali su misura. Senza dimenticare la nuova palazzina uffici
(che ospita anche il servizio clienti) e il bellissimo showroom aziendale
con annessa sala conferenze. Non manca proprio nulla, ogni funzione
ha un proprio spazio ben definito e organizzato, tutte le esigenze
produttive, amministrative e commerciali sono soddisfatte all’interno
dell’azienda perché chi ama il parquet e i pavimenti in legno possa
trovare da Itlas soluzioni e servizi di qualità. Il layout distributivo
dell’impianto è in continua evoluzione (fra pochi mesi verrà inaugurato
un nuovo capannone di grandi dimensioni con struttura in legno
e pannelli fotovoltaici sulla copertura) testimonianza evidente della
dinamicità dell’azienda e dei continui investimenti in ricerca tecnologica
e stilistica (oltre che di grande attenzione ai temi dell’ambiente).
Impianti all’avanguardia con macchinari molto avanzati, nuovi metodi
di trattamento del legno, nuovi sistemi per finitura, packaging
e spedizione: l’evoluzione è continua, il processo produttivo è regolato
dal Toyota Production System, il sistema messo a punto dalla casa
automobilistica giapponese che ha nel miglioramento continuo
l’obiettivo primario. Analisi periodica di ogni fase del processo,
riduzione degli scarti, innalzamento costante della qualità, sono le
caratteristiche evidenti all’interno di ogni singolo ambiente di lavoro.
Tutto ciò si traduce in soluzioni di grande qualità sia dal punto di vista
estetico che strutturale, come il brevetto messo a punto dall’azienda per
alcune delle sue collezioni che prevede l’impiego di piccoli listelli in
compensato di betulla disposti uno accanto all’altro a costituire lo strato
di supporto del legno nobile. La successione dei listelli determina la
lunghezza dell’asse conferendole massima flessibilità e resistenza. Una
continua evoluzione tecnologica che fa rima con sostenibilità e impatto
zero, le vere missioni aziendali come conferma Dei Tos: ”Dire legno
significa dire natura e rispetto per l’ambiente perché è una materia
prima che ricresce continuamente e il suo utilizzo va a incrementare una
fonte rinnovabile con un ciclo ecologico proprio e ben definito”.
Chi sceglie i pavimenti Itlas ha la garanzia di aver scelto prodotti
ecocompatibili e quindi la certezza di essersi ritagliato una posizione
attiva nella salvaguardia ambientale. Itlas ha infatti ottenuto nel 2007
la certificazione PEFC (programme for the Endorsement of Forest
Certification) ente non governativo e non profit che si occupa del
sistema di certificazione per la gestione forestale sostenibile oltre al
riconoscimento FSC-COC (Forest Stewardship Council – Chain of
Custody) e alla recentissima certificazione 4 Stars per la bassissima
emissione di formaldeide. I valori testati su pavimenti Itlas sono dieci
volte inferiori rispetto alla norma. Nel processo produttivo dei pavimenti
vengono infatti utilizzati esclusivamente prodotti ecologici e atossici,
cere, oli naturali o vernici all’acqua.
Tecnologia ma non solo; il vero motore di tutta l’attività è l’intatta
e totale passione per il legno che governa tutto ciò che accade
all’interno dell’azienda, unica garanzia di qualità in ogni aspetto
produttivo; una passione assoluta per la natura e per un materiale che
la rappresenta al meglio, un input che viene dall’alto, dalla proprietà,
ma che si trasmette a ogni collaboratore. È Patrizio Dei Tos, AD di Itlas
che si fa carico di trasmetterci cosa vuol dire lavorare il legno:”Occorre
sempre partire dal tronco, dall’albero. Mai dimenticarsi da dove arriva
il materiale. Bisogna conoscere le essenze, le loro caratteristiche, le
loro peculiarità esclusive. Il legno è un materiale ”vivo”, solo trattandolo
come tale possiamo capirlo, lavorarlo, sfruttarne al massimo le
potenzialità.”La componente artigianale è ancora evidente in molti
passaggi e consente di realizzare veri e propri prodotti d'arte, in grado
di stupire ed emozionare. Accanto alle linee automatizzate con le quali
viene prodotto il parquet prefinito, vengono ancora svolte lavorazioni
manuali da operatori altamente specializzati. Dalla piallatura
della superficie e dei bordi dell’asse, il vero ”fatto a mano”, alla
realizzazione di composizioni su disegno che prevedono l’accostamento
di pezzi differenti secondo una trama predefinita.
Importanti punti di riferimento per coloro che ricercano pavimenti in
legno che conservano nel tempo la qualità, l‘eleganza e la naturalezza,
le collezioni Itlas si dividono essenzialmente in due grandi tipologie.
Tavole del Piave® è un assito a tre strati dalle grandi dimensioni, per
pavimenti, controsoffitti e rivestimenti. Declinato nei tre progetti e diverse
specie legnose (Tradizione, Random e Natura) è composto da uno
strato a vista in legno nobile, la controfaccia di bilanciamento in legno
massiccio di abete e l‘anima centrale in compensato di betulla a cinque
strati, posizionati in modo ortogonale agli altri strati per assicurare una
stabilità estrema. La profilatura è costituita da una mischiatura
a denti di seghetto sui quattro lati, con spigoli bisellati per evidenziare
la caratteristica della plancia. Pratico e veloce da posare il parquet
prefinito a due strati Legni del Doge è composto da essenza nobile
in legno massiccio e supporto in multistrato di betulla con incastri
calibrati maschio-femmina sui 4 lati. Realizzato in rovere (collezione
Factory) o in altre specie legnose propone finiture studiate
appositamente per ottenere un‘elevata resistenza all'abrasione
superficiale, ottenute con speciali vernici acriliche ad essicazione UV
e senza solventi. Alle collezioni di parquet per interni si affianca tutta la
produzione di legno massello e di soluzioni per esterni, realizzata con
il marchio Labor Legno e caratterizzata da speciali trattamenti di finitura
proprio per la specifica applicazione all’aperto.
Accanto agli aspetti tecnologico-strutturali, l’azienda dedica grande
attenzione alle valenze estetiche dei suoi pavimenti attraverso un’analisi
Tecnologia, design estetico,
rispetto per l’ambiente, processi
manuali e artigianali, passione
per la lavorazione del legno
si mescolano creando veri
e propri prodotti d’arte, in
grado di stupire ed emozionare.
Il culto della tradizione,
il rispetto per l’ambiente e per
la salute dell’uomo, l’amore per
il legno e la qualità dei sistemi
produttivi sono alla base dello
spirito che anima Itlas spa,
l’azienda guidata da Patrizio
Dei Tos nata all’inizio degli anni
Ottanta e oggi leader italiana
nella produzione di pavimenti
in legno. Quaranta dipendenti,
una produzione totalmente
concentrata nella zona
industriale di Cordignano
in provincia di Treviso, un
fatturato che nel 2009 è stato
stimato in 30 milioni di euro.
L’azienda ha fondato la sua
produzione sin dall’inizio
sull’attenzione costante alla
scelta della materia prima:
tutto il legno utilizzato per
i pavimenti proviene da foreste
controllate e gestite in maniera
corretta e responsabile.
Technology, attractive design,
respect for the environment,
traditional handcrafted
processes, and a passion for
woodworking come together to
create real masterpieces capable
of generating impact and
excitement. The cult of tradition,
respect for the environment and
human health, a passion for
wood, and quality production
systems are at the basis of the
spirit that permeates Itlas spa,
a company headed by Patrizio
Dei Tos. Itlas was founded in
the early eighties and is now
a leading Italian manufacturer
of wood flooring with forty
employees, its production
entirely concentrated in the
industrial area of Cordignano,
in the province of Treviso.
Its turnover in 2009 was
estimated at 30 million euro.
From the start, the company has
constantly based its production
on its choice of raw materials,
and all the wood used in its
flooring products comes from
sustainably managed forests.
Itlas
via del Lavoro, 35
31016 Cordignano (TV)
tel 0438 368040
fax 0438 998331
www.itlas.it – [email protected]
design focus factory
approfondita delle caratteristiche di tutte le superfici protagoniste
dell’architettura contemporanea, per capirne caratteristiche e punti
di forza, per lavorare sulle trame, sulle cromie.
La tendenza in atto per i pavimenti in legno è senza dubbio quella
della massima naturalità delle superfici. Tutte le nuove collezioni Itlas
privilegiano l’evidenziazione di nodi, delle linee e delle tracce presenti
nelle tavole, per valorizzare il contrasto con le superfici omogenee
e un po’ anonime dei materiali artificiali, l’uniformità dei piani o degli
elementi d’arredo laccati. L’attenzione alla materia prima è ancor più
che in altri settori, uno dei fattori imprescindibili per mantenere una
qualità assoluta del prodotto finale. Il controllo sulla provenienza del
legname e la verifica sulla corretta gestione delle foreste dalle quali
deriva è molto accurato, sia che si tratti di importazione di legni esotici
dall’Africa, dal sud-est Asiatico o dall’America Latina, sia per paesi più
vicini con i quali vengono stipulati accordi speciali. È il caso ad esempio
della Francia e in particolare dei contratti diretti ed esclusivi stipulati
dall’azienda con l’ONF (Organization National de Forest) per i progetti
Legni del Doge e Tavole del Piave che utilizzano rovere francese,
compensato di betulla e abete certificato PEFC. Massima attenzione
all’inizio del processo quindi, ma anche alla sua conclusione.
Per garantire qualità e sicurezza dei pavimenti in legno che produce,
Itlas mette in atto una serie di rigorosi controlli e collaudi delle
caratteristiche di resistenza del legno alle differenti sollecitazioni, urto
e abrasione per esempio, e all’assorbimento d’acqua.
Tra le collezioni proposte dall’azienda, Assi del Cansiglio è l’ultimo
e forse il più ambizioso dei progetti nati in casa Itlas, alla fine del 2009.
Trae il nome proprio dal bosco che domina dall’alto l’headquarter Itlas,
il ”Bosco del Cansiglio” appunto. Dalla foresta provengono tronchi di
faggio dalle eccellenti caratteristiche tecniche di robustezza e resistenza
che un tempo furono persino utilizzati per la costruzione dei remi delle
galee della Repubblica di San Marco. Più in generale le caratteristiche
del faggio hanno sempre garantito al materiale anche un utilizzo
privilegiato per la realizzazione di arredi interni e pavimentazioni.
L’unico ostacolo era proposto dalla difficoltà di lavorazione a causa
della presenza di molti nodi all’interno del fusto.
Oggi proprio l’interesse attorno a questa irregolarità associato alle
nuove tecniche di lavorazione permettono a questo legno nobile di
essere riscoperto e rivalutato in tutti i suoi pregi. La gestione della
Foresta del Cansiglio e la sua manutenzione sono affidate all’ente
Veneto Agricoltura, che verifica lo stato degli alberi, interviene al fine
di conseguire e favorire un continuo e spontaneo rinnovamento del
bosco. La selvicoltura prevede infatti la gestione di oltre 6000 ettari
della foresta e degli alberi che vi sono ospitati con criteri naturalistici
focalizzati sul controllo attento di taglio e rinnovo. Ciò ha permesso
alla Foresta del Cansiglio di ottenere il prestigioso riconoscimento
di Gestione Forestale Sostenibile secondo gli standard PEFC.
”Era importante per la nostra azienda riaffermare l’appartenenza
al nostro territorio, partecipare attivamente alla sua salvaguardia,
sviluppare la nostra produzione senza dimenticare le nostre radici,
la nostra casa, il luogo da cui tutto è nato”. (Patrizio Dei Tos)
Assi del Cansiglio è un assito in legno di faggio, lavorato in maniera
artigianale con finiture di pregio. Il prodotto è trattato con vernici
naturali all’acqua e presentato sul mercato in sei diverse finiture: faggio
la Malga, faggio del Poggio, faggio del Cimbro, faggio Vecchi tempi,
faggio La Serenissima, faggio Antico.
I want to touch everything, to breathe the unique scent of wood, to find
out what’s behind yet another pallet of perfectly aligned floorboards.
There is a magnetic force that attracts you, invites you to run your hand
over the smooth surfaces of the boards, to ”read” their irregularities,
to feel their strength, to become an active part of an ancient story.
To enter into the Itlas factory means immersing oneself in a ”new forest,”
in a space that is occupied by wood, planned with wood in mind, and
designed for wood.
In reality, the factory is not composed of one single area, but of many
units that make up an articulated and complex structure, where each
building is dedicated to a specific function of the production process.
The Cordignano headquarters are in fact made up of a series
of warehouses spread out over a contained portion of the area, each
with its distinct identity: from the sawmill to the first cutting station;
from the finishing to the painting areas; from the handcrafting to the
woodworking stations; and finally to the space where special and
custom designs are created. Not to mention the new office building
(which also houses customer service), and the wonderful company
showroom with adjoining conference room. There is nothing missing
here; every activity has its own well-defined and organized space,
and all production, administrative and business needs are met in-house,
so that Itlas can serve as a one-stop place where all those who love
parquet and wooden flooring can come to find the solutions and quality
services they need. The layout of the facility is constantly changing (in
a few months a large new industrial building will be opened, featuring
a wooden structure and photovoltaic panels on the roof), clear evidence
of the company’s dynamism and its constant investments in technological
research and style (in addition to its careful attention to environmental
issues). The company latest facilities boast highly advanced equipment,
Dal taglio dei tronchi alle lavorazioni
manuali, dalla finitura alla
realizzazione di disegni su misura:
tecnologia e artigianalità si fondono
all’interno degli stabilimenti Itlas.
From cutting down the trees
to manual working, from finishing
to creation of custom designs:
technology and craftsmanship
come together in Itlas plants.
new wood-treatment methods, and new systems for finishing, packaging
and delivery. Progress is a constant, with the company’s manufacturing
process controlled by the Toyota Production System, devised by the
Japanese automaker to make continuous improvement the primary goal.
Regular checks at each stage of the manufacturing process, the reduction
of waste, and a constant rise in quality are evident at each work station.
All of this translates into solutions of high quality, both esthetically and
structurally, such as the patent developed by the company for some of its
collections in which small strips of birch plywood are overlaid to form
a supporting layer of hardwood. The sequence of the strips determines
the length of the floorboard, offering maximum flexibility and strength.
The company’s real mission is to pair continuous technological
development with environmental sustainability and zero waste, says Dei
Tos: ”Wood is synonymous with nature and respect for the environment,
because it is a raw material that grows continuously, and its use will
help increase a renewable source through a well-defined environmental
cycle.” By selecting Itlas wood flooring products, one is assured
of having chosen environmentally friendly products and of taking
an active part in safeguarding the environment. In fact, in 2007 Itlas
obtained its PEFC certification (Program for the Endorsement of Forest
Certification), a non-profit NGO that handles the certification system
for sustainable forest management. Itlas has also obtained FSC-COC
(Forest Stewardship Council-Chain of Custody) recognition, as well as
the recent 4 Stars certification for very low formaldehyde emissions.
The levels tested in Itlas flooring products are ten times lower than normal
standards. In fact, during the manufacturing process, only non-toxic and
environmentally friendly products, waxes, natural oils or water paints are
used in all flooring products.
Besides technology, the real motor that drives all company activity is
the complete and utter passion for wood, which governs every aspect
of production, providing a unique quality guarantee. It is the absolute
passion for nature and for a material that represents nature at its best –
an input that comes from above, inherent in its properties – that
is transmitted to every employee.
Patrizio Dei Tos, CEO of Itlas, shares with us what it means to work with
wood: ”You should always start from the trunk, from the tree.
Never forget where the material comes from. One needs to know the
various types of wood, its features, and its unique peculiarities. Wood
is a living material; only by treating it as such can we understand it,
work with it, and exploit its full potential.”
The craftsmanship component is still evident in many stages of
production, allowing for the creation of real works of art that are both
impacting and thrilling. In addition to the automated assembly lines
in which the prefinished parquet is produced, manual processes are still
carried out by highly trained operators; from the planing of floorboard
surfaces and edges – the real ”hand-crafting” – to the creation of
designed compositions that combine different pieces according to
a predefined pattern. The Itlas collections provide important standards
for those looking for hardwood flooring that simultaneously offers
quality, elegance and naturalness. The collections are essentially divided
into two main categories: Tavole del Piave® is a large-format threelayer floorboard suitable for floors, false ceilings and wall coverings.
Available in three collections (Tradizione, Random and Nature) featuring
various hardwoods, the floorboards are composed of a top layer made
of solid wood, a solid fir wood support layer, and a central layer of fiveply birch plywood; all orthogonally layered to ensure extreme stability.
Board profiles feature a mix of micrometrical joints on all four sides, with
beveled corners designed to highlight the board’s features.
The two-layered prefinished parquet of the Legni del Doge collection
is practical and easy to lay, consisting of a hardwood top layer and
multiple support layers in birch plywood, with pre-measured male-female
grooves on all four sides. Available in oak (Factory collection)
and other hardwoods, the collection offers finishes especially designed
for high resistance to surface abrasions, thanks to special acrylic paints
and solvent-free UV drying. In addition to the indoor parquet flooring
collections, the company also produces solid woods and solutions for
outdoor use under its Labor Legno brand, featuring special finishing
treatments specifically designed for outdoor use.
Besides technological and structural aspects, the company pays great
attention to the esthetic merits of its floorboards by thoroughly analyzing
the features of all flooring used in contemporary architecture, in order
to gain an understanding of various features and strengths and draw
upon that knowledge to develop its own designs and colors.
The trend in wooden flooring is undoubtedly that of maximum
naturalness in surfaces. All of Itlas’s new collections favor the highlighting
of nodes, lines and tracks in its floorboards, to enhance the contrast with
the smoother and somewhat anonymous surfaces offered by synthetic
materials, as well as the uniformity of floors or lacquered furniture.
The attention to raw materials is even more evident here than in other
industries, and is one of the factors essential to maintaining absolute
quality over the final product. The company controls the provenance
of the woods it uses and conducts very accurate checks for proper
forest management of its sourced material, whether they are exotic
woods imported from Africa, Southeast Asia or Latin America, or woods
sourced from countries located closer, with which it enters into special
agreements. This is the case with France, for example, and in particular
the direct and exclusive contracts entered into by the company with
the ONF (National Forest Organization) for the Legni del Doge and
Tavole del Piave collections, which use French oak, birch and spruce
plywood that is PEFC-certified. Maximum attention is paid not only
to the early phases of the production process, but also to its final stages.
To ensure the quality and safety of its wood flooring, Itlas has a series of
rigorous checks and tests in place to verify the woods’ resistance
to various stresses, such as impact and abrasions, plus water absorption.
Among the Itlas collections, Assi del Cansiglio is the company’s latest
and perhaps most ambitious project, created in late 2009.
The collection draws its name from the Cansiglio Forest, which overlooks
the company’s headquarters. From this forest, beech trees with excellent
technical strength and resistance characteristics are logged, and were
once even used by the Republic of San Marco for crafting its galley oars.
In general, the composition of beech wood has always made
it an ideal material for the production of interior furnishings and flooring.
The only obstacle to its use was the manufacturing challenge posed
by the presence of many nodes within the trunk shaft. Today, this very
irregularity, together with new manufacturing techniques, allows this
hardwood to be rediscovered and reappraised on all its merits.
The management and maintenance of the Cansiglio Forest are entrusted
to the Veneto Agricoltura authority, which checks in order to achieve and
promote a continuous and spontaneous renewal of the the forest.
In fact, the forestry authority is charged with managing more than 6000
hectares of forest and the trees contained within them, based
on environmental criteria of carefully controlled cutting and replacement.
This has allowed the Cansiglio Forest to obtain the prestigious
Sustainable Forest Management certification, in accordance with PEFC
(Program for the Endorsement of Forest Certification) standards.
”It was important for our company to reaffirm its belonging in our
territory, to actively participate in its preservation, and to develop our
production without forgetting our roots, our home, and the place where
it all started.” (Patrizio Dei Tos)
Assi del Cansiglio is a floorboard made of beech wood, and
handcrafted with fine finishes. The product is treated with natural
water-based paints and is available in six different finishes: Beech Tree
La Malga, Beech Tree Del Poggio, Beech Tree Del Cimbro, Beech Tree
Vecchi Tempi, Beech Tree La Serenissima, and Beech Tree Antico.
direttore responsabile
editor
Norway
Marco Casamonti
presentazione/introduction
vicedirettore
deputy editor
Laura Andreini
Philipp Meuser
comitato di direzione
editorial commitee
Alessandro Anselmi
Augusto Romano Burelli
Aurelio Cortesi
Claudio D’Amato
Giangiacomo D’Ardia
Nicola Pagliara
Franz Prati
Franco Stella
comitato di redazione
editorial committee
Maria Argenti
Laura P. Bertolaccini
Davide Cattaneo
Isotta Cortesi
Nicola Flora
Paolo Giardiello
Maura Manzelle
Alessandro Massarente
Efisio Pitzalis
Giovanni Polazzi
Gennaro Postiglione
116
area n°116 anno XXII
2011 maggio/giugno
rivista bimestrale
bimonthly magazine
registrazione
Tribunale di Milano
n. 306 del 1981 08 08
R.O.C. n° 6553
del 10 dicembre 2001
spedizione
in abbonamento postale
D.L. 353/2003
(conv. 27/02/2004 n°46)
art.1 comma 1, DCB Bologna
abbonamenti Italia:
abbonamento annuo € 75,00
una copia € 12,00
Foreign subscription by priority mail:
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fax +39 02 30225402/30225406
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amministrazione vendite
fax +39 02-06 30225402-5406
associato a
in copertina
Knut Wold, installazione artistica
presso l’area di sosta della
National Tourist Route
fotografia di Roger Ellingsen
consulenti
consultants
Luca Basso Peressut
Antonio D’Auria
Aldo De Poli
Sergio Polano
corrispondenti
corrispondents
Cristiano Bianchi, Londra
Annegret Burg, Berlino
Jorge Carvalho, Porto
Galina Kim, Taschkent
Cristiana Mazzoni, Parigi
Thomas Mc Kay, New York
Philippe Meier, Ginevra
Antonio Pizza, Barcellona
Yoshio Sakurai, Tokio
Jamal Shafiq A. Ilayan,
Amman Zhi Wenjun, Shanghai
Marco Zuttioni, Pechino
hanno collaborato
contributions
Maria Amarante
Federica Arman
Roberta Borghi
Monica Bruzzone
Matteo Casanovi
Alessandro Gattara
Marco Lecis
Alessandro Massera
traduzioni
translations
Ilaria Ciccioni
Francesca Gamurrini
Jorunn Monrad
Selig
fotolito
photolito
Art and Pixel, Firenze
stampa
printing
Faenza Industrie Grafiche,
Faenza
distribuzione esclusiva Italia
distribution in Italy
m-dis distribuzione media spa,
Milano
distribuzione estero
distribution abroad
m-dis distribuzione media spa,
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distribuzione librerie
bookshop distribution
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a cura di
Nicola Flora
e Gennaro Postiglione
realizzazione editoriale
editorial production
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via della Fornace 30/r
50125 Firenze
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redazione
editorial staff
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fax +39 055 685193
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4
12
16
Bjorbekk & Lindheim AS
The Nansen Park
progetto grafico
graphic design
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22
Brendeland & Kristoffersen Arkitekter
Housing in the Arctic
direttore editoriale Business
Media: Mattia Losi
28
b+r/Broegger & Reine
Arena Bekkestua
36
Christian Dahle
Housing Bjørnveien 119
42
Helen & Hard AS
The geopark
46
Arne Henriksen
Hytte Øyna
52
Knut Hjeltnes
Farmhouse Rennesøy
58
Jensen & Skodvin
Service centre
64
Reiulf Ramstad Architects
Fagerborg kindergarten
70
Reiulf Ramstad Architects
Korsgata 5 apartament
76
Sami Rintala
Hotel Kirkenes
82
Snøhetta
Peter Dass Museum
90
Space Group
Kristiansund opera and culture house
96
Steinsvik Arkitektkontor AS
Passive Energy Houses
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Il Sole 24 ORE spa
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Strategies for living between heaven and hearth
Nicola Flora, Gennaro Postiglione
saggi/essays
The Tectonic Form of Sverre Fehn
Kenneth Frampton
scenari di architettura/architectural scenario
Giancarlo Cerutti
amministratore delegato:
Nature as tradition
testo Marco Casamonti
100
Jarmund/Vigsnæs AS Architects MNAL
Summer House Vestfold2
108
Detoured Infrastructure
The architecture of The National Tourist Routes
Karl Otto Ellefsen
cantiere/building site
136
Renzo Piano Building Workshop
Tjuvholmen Icon Complex
interni/interiors
146
Olafur Eliasson and Snøhetta
“The other wall” at the Opera House
152
Jensen & Skodvin
Additional restrooms for DogA
design
158
Jens Praet/Vibeke Skar with Northern Lighting
164
Grete Prytz 1917/2010
Gennaro Postiglione
166
Architectural in Norway bibliographical journey
168
Greetings from Fjordbyen
Alice Labadini
176
itinerario contemporaneo/contemporary itinerary
Oslo itinerary
184
esiti concorsi/competitions
190
recensioni mostre e libri/
exhibition and book reviews
196
new media
Strategies for living between heaven and earth
4
Nicola Flora, Gennaro Postiglione
Strategie per abitare tra cielo e terra.
Che l’architettura sia un fenomenale strumento di
promozione politico ed economico è chiaro a tutti
i paesi dominanti, e questo fenomeno è ancora
più chiaro se si guarda la crescente attenzione da
parte delle istituzioni pubbliche nei confronti della
promozione dell’architettura nazionale in un paese
come la Norvegia, che negli ultimi due decenni
è andata imponendosi tra i paesi leader europei.
Se fino a qualche decennio fa nell’immaginario
collettivo la Norvegia appariva come una terra
esotica e ai più suggeriva al massimo il mito
di un viaggio iniziatico per giungere agli estremi
di Capo Nord per godere di aurore boreali e albe
inimmaginabili alle latitudini mediterranee, le cose
sono andate rapidamente cambiando anche in
conseguenza del fatto che il paese è divenuto uno
dei più importanti produttori di petrolio del mondo.
La scoperta negli anni ’70 di immensi giacimenti
nelle proprie acque territoriali ha definitivamente
proiettato questo paese, di superficie pari a tre volte
l’Italia ma con una popolazione di circa un decimo,
tra le nazioni leader nel mondo occidentale.
Un paese che negli ultimi tre anni si è trovato –
secondo quanto scrivono gli economisti – ad avere
il primo Fondo Sovrano al mondo e che si
è progressivamente vestito di autorità
e consapevolezza sul piano finanziario, ma che ha
anche capito che non bastava avere un rapporto
di grande attenzione per la qualità della vita dei
propri cittadini – attuali e futuri – per entrare nel
novero delle nazioni guida dell’occidente.
La Norvegia ha infatti compreso che la dimensione
di una visibilità culturale fosse la via fondamentale
per riposizionare il proprio paese in un’altra fascia
dell’immaginario collettivo internazionale.
Anche così possiamo spiegare la crescente
presenza delle più diverse espressioni culturali
di questo paese nei media internazionali.
Prendendo come punto di osservazione l’Italia
– e nel nostro caso le relazioni nel mondo
dell’architettura – possiamo dire che se Gio Ponti
aveva avuto modo di apprezzare Arne Korsmo
e sua moglie Grete Prytz alla X triennale di
Milano del 1954 (ove vinsero la medaglia d’oro
per il miglior allestimento nazionale), l’evento
probabilmente venne considerato come una sorta
di riconoscimento di qualità al più periferico tra
i “paesi scandinavi” cui l’attenzione del sensibile
e colto architetto italiano – e più in generale del
mondo del design nazionale – era rivolta in quel
momento.
Strategies to live between
heaven and hearth
That architecture is
a phenomenal instrument
of political and economic
promotion is clear to all
ruling countries, and this
phenomenon becomes even
clearer if we consider the
growing attention on the part
of public institutions for the
promotion of the national
architecture of a country
as Norway, which has in the
last two decades imposed
itself among the leading
European nationals. While
Norway until some decades
ago appeared in the collective
imagery as an exotic land,
and at most suggested the
myth of an initiatory journey
all the way to the North Cape
in order to enjoy the aurora
borealis and sunrises that were
unimaginable at mediterranean
latitudes, things have changed
rapidly, also due to the fact
that the country has become
one of the world’s leading
oil producers. The discovery
of immense oilfields in the
national territorial waters
in the Seventies has definitely
projected this country, which
vaunts three times the area
of Italy but only one-tenth of its
population, among the leading
countries of the western world.
A country that has in the
last three years found itself –
according to what economists
write – with the world’s first
Sovereign Fund and which
has gradually acquired
authority and consciousness
on a financial level, but which
has also understood that it
is not enough to pay great
attention to the life quality of
its citizen – current and future
– in order to become one of
the trendsetting nations of
the west. Norway has in fact
understood that the dimension
of a cultural visibility is the
essential path to repositioning
the country in another category
in the international collective
imagery.
Gennaro Postiglione
is an Associate Professor
in Interior Architecture at
The Politecnico di Milano.
Researches focus mainly
on domestic interiors, on
museography and on
preserving and diffusing
collective memory and
cultural identità. Besides,
he has a specific interest
in the architecture of
Nordic countries. From
2004, is promoter of
Public [email protected]
Polimi and from 2006
is promoter of IFW-Interior
Forum World.
On going researches:
“Dealing with Conflict
Heritages” (National
grant); “European
Museums and Libraries
in/for the Age of
Migrations”.
Main publications:
Norwegian Talks,
Macerata 2010 (ed. with
N. Flora). Unplugged
Italy, Siracusa 2010;
Interior Wor[l]ds, Torino
2010 (gen. ed. L. Basso
Peressut, I. Forino);
Places & Themes of
Interiors (gen. ed. with
L. Basso Peressut,
I. Forino).
Nicola Flora (1961) has
a PhD in ‘Interior Design‘
and he is researcher at
“Scuola di Architettura
e Design E. Vittoria
di Ascoli Piceno”,
Camerino University.
He has always explored
the themes of domestic
spaces and small scale
architecture. From 1990
he studied the architecture
of Nordic countries,
Norway in particular.
In 2009 he founded
in Ascoli Piceno the
“MobilArchGroup“,
a researching and
experimentation
collective on moving
living, strategies to reuse
abandoned buildings
as residential and tourism
buildings with the support
of many companies.
He is currently developing
an experimental research
on the reuse of public
buildings in the center
of Aliano (MT) with the
Municipality and many
furniture companies of
Marches.
5 editoriale editorial
Erano soprattutto gli svedesi a guidare la compagine
Scandinava con la loro “Swedish grace”, poi
divenuto genericamente “Scandinavian design”,
dopo la fortuna critica delle produzioni nazionali
degli anni ’50 e ’60 frutto di una politica
socialdemocratica che si occupava del welfare
anche alla scala del design inteso come pratica
sociale per il miglioramento della vita collettiva.
Per vedere una qualche maniera testimonianza
e riconoscimento allo spessore culturale di questo
lontano, e per lo più sconosciuto, popolo norvegese
bisogna attendere la realizzazione del Padiglione
dei Paesi Scandinavi ai Giardini della Biennale
di Venezia negli anni ’60, a seguito di un concorso
che aveva visto imporsi un meno che trentenne e del
tutto sconosciuto Sverre Fehn. Ad una persona della
sensibilità e dell’onestà intellettuale di Giancarlo
De Carlo certo, la comparsa di quella presenza,
mite ma autorevole quale dovette sembrargli fin dal
suo primo apparire il giovanissimo Fehn, non passò
inosservata. Le frequentazione ai CIAM prima,
al mitico Team X - cui Fehn fu sempre invitato –
e all’ILAUD di Urbino, evidentemente determinarono
profonda e reciproca conoscenza che giunse presto
all’apprezzamento più sincero. Così negli anni ’70
e ’80 il lavoro di ricerca progettuale di Fehn viene
pubblicato quasi esclusivamente su “Spazio
e Società”, per entrare nell’attenzione delle altre
riviste italiane solo verso i primi anni ’90.
Quando ci recammo in Norvegia nel ’92 per
incontrare Fehn, e da lì iniziare a studiare la sua
opera per poi risalire la china della conoscenza
di quella cultura architettonica e delle radici che
And this is one way to explain
the growing presence of
highly variegated cultural
expressions of this country
in the international media.
Observing the phenomenon
from an italian viewpoint
we may say that if Giò
Ponti had the opportunity to
admire Arne Korsmo and his
wife Grete Prytz at the 10th
Triennale in Milan in 1954
(where they won the gold
medal for the best national
exhibition design), the event
was probably seen as a kind
of recognition of the quality
of the most peripheral of the
“Scandinavian countries” on
which the attention of the
sensible and cultured Italian
architect – as well as the
national design world more
in general – was focused
at that moment: it was above
all the Swedes who led the
Scandinavian area with their
“Swedish grace”, which was
later to be referred to more
in general as “Scandinavian
design”, after the critical
appreciation of the national
production of the Fifties and
Sixties, inspired by a socialdemocratic strategy concerned
with welfare also from an
architectural viewpoint,
understood as social practices
aimed at improving the life of
the community.
To see some kind of testimonial
and recognition of the cultural
importance of this remote and
largely unknown norwegian
people one had to wait until
the realization of the Pavilion
of the Scandinavian Countries
in the gardens of the Venice
Biennale in the Sixties, result
of a composition won by
a not even thirty years old
and completely unknown
Sverre Fehn. To a person with
the sensibility and intellectual
honesty of Giancarlo De Carlo,
the appearance of that gentle
but authoritative personality
– this was the impression the
very young Fehn made on him
from the very start – did not
go unnoticed. The introduction,
first to the CIAMs and then to
the mythical Team X – to which
Fehn was always invited – and
the ILAUD of Urbino evidently
gave rise to a profound and
mutual acquaintance that was
soon to become a very sincere
appreciation.
Viewpoint at rest area
on Tour Lofoten
©Steinar Skaar/Statens
vegvesen.
In the previous page:
Geiranger fjord seen
from Eagle Road viewing
platform at the Tour
Geiranger Trollstigen.
©Werner Harstad/
Statens vegvesen.
Thus, in the Seventies and
Eighties, Fehn’s design
research was published almost
exclusively in “Spazio e
Società”, and was only
to appear in the other italian
magazines in the early
Nineties. When we visited
Norway in 1992 to meet
Fehn, to then begin studying
his work and accepting
the challenge of getting
to know that architectural
culture and the roots which
had produced it, including
the less known masters, the
norwegian political institutions
had already commenced the
promotional efforts that were
not long afterwards to make
important national cultural
promoters invite Fehn to the
competition by invitation
for the new Movie Palace
in Venice. The anthological
exhibition presented at the
Palladian Basilica of Vicenza –
together with the simultaneous
publication of a monograph
– coincided with a progressive
increase of attention, on the
part of the architectural culture,
to the norwegian production.
The awarding of the Pritzker
Prize of 1997 to Fehn, while
the exhibition in Vicenza was
being opened, crowned
a success which is, it is true,
personal but also political
and social: we must not
forgot that his recognition
as acclaimed master of
international architecture was
perfectly coherent with the
strategies aimed at promoting
the country-system of Norway,
pursued with determination
by its cultural and political
institutions. Alongside the
history of Sverre Fehn, who
embodies the myth of the
single and independent hero,
typical of the nordic saga so
excellently stigmatized
by Peer Gynt, the figure
created by Henrik Ibsen for the
homonymous dramatic poem,
another, more recent one may
be observed. It centres on the
incredible adventure of
a small collective of architects
and architecture students
based in Oslo, which in 1990
won – to the astonishment of
everyone, and none more than
themselves – the international
competition for the design
of the Library of Alexandria!
Teams formed by great and
international design firms
leapfrogged by a somewhat
improvised and anarchic
little group of enthusiastic
designers who, daunted by
neither the magnitude of the
competition nor by the fact
that they had no experience
(and in some cases even
the degree) participate, and
win, what seemed to be one
of the greatest architecture
competitions of all times.
Snøhetta is the singular name
of the group (a somewhat
ambiguous word with various
meanings, including that
of ‘small snow-covered top’).
Also this is a nordic kind of
saga, the fruit of a cultural
strategy that prioritizes the
promotion of the abilities
of individuals who are taught,
sometimes even excessively,
not to be afraid of anything
and that everything is possible.
An education to self-esteem
which has produced many
results in every field of
knowledge and doing,
yet again fruit of a socialdemocratic strategy that
is attentive to the individual.
This is also demonstrated by
the fact that Norway
is the only country, together
with Italy, vaunting a truly
consistent number of oneperson or small architecture
firms. In our country this
is due to the impossibility
to find another position than
the autonomous one, with all
the limits this entails.
In Norway it is because even
small firms have no difficulty
in establishing themselves and
participating on an equal level
in competitions and obtain
assignments (at least within the
Scandinavian context).
It is no coincidence that
Norway has in the same
period, that is to say in the
early Nineties, and in a by
then mature cultural context,
launched a program of
investments to enhance its
greatest natural resource: the
powerful and austere nature,
embodied in the collective
imagery by fiords and granite
hills, covered for long months
by snow. There are two sides
to this project, a domestic
and a foreign one. In fact, the
enhancement is aimed both
at norwegians, in terms of an
improvement of the services
and infrastructures along the
roads of the country, and
at foreigners, in terms of a
building of an iconic imagery
that exploits the great attraction
that “wild” nature still vaunts.
Indeed, the slogan adopted by
the Ministry of Foreign Affairs
to promote the country is still
today “Powered by Nature”.
But the aspect that never
ceases to surprise is that the
government has commenced
this national promotion
project by resorting to
architecture, establishing that
the assignments for the single
rest areas, along the so-called
New National Panoramic
Roads, must be awarded
through public competitions.
7 editoriale editorial
l’avevano prodotta, fino ai maestri meno noti,
si era già avviata quell’opera di promozione da
parte delle istituzioni politiche norvegesi che avrebbe
portato, di lì a breve, importanti promotori culturali
nazionali ad invitare Fehn al concorso riservato per
il nuovo palazzo del cinema a Venezia.
La mostra antologica realizzata alla Basilica
Palladiana a Vicenza – in parallelo all’uscita
di una monografia – segna il punto di un
progressivo innalzarsi dell’attenzione da parte della
cultura architettonica verso le produzioni norvegesi.
Il Pritzker Prize del 1997 conferito a Fehn,
mentre si inaugurava la mostra vicentina, giunge
a coronare questo successo che è si personale
ma anche politico e sociale: non va dimenticato
che la sua valorizzazione a maestro conclamato
dell’architettura internazionale era in perfetta
coerenza con le strategie di promozione del sistemapaese Norvegia perseguite ostinatamente dalle sue
istituzioni culturali e politiche.
Accanto alla storia di Sverre Fehn, che incarna
il mito dell’eroe singolo e indipendente, tipico della
saga nordica ben stigmatizzata da Peer Gynt,
il personaggio creato dalla penna di Henrik Ibsen
per l’omonimo poema drammatico, se ne coglie
però un’altra. Più recente. Si tratta di quella relativa
all’incredibile avventura di un piccolo collettivo
di architetti e studenti di architettura con sede a Oslo
che nel 1990 si aggiudicano, increduli forse più
di tutti, il concorso internazionale per il progetto
della Biblioteca di Alessandria d’Egitto! Cordate
di grandi studi di fama e dimensione internazionale
superati da uno sgangherato e per certi versi
anarchico gruppetto di entusiasti progettisti
che, senza farsi intimidire né dalla dimensione
del concorso né dal fatto di non avere alcuna
esperienza (e in alcuni casi neppure la laurea)
partecipa, e vince, a quello che appariva uno dei
più grandi concorsi di architettura di tutti i tempi.
Snøhetta il singolare nome del gruppo (una parola
un po’ ambigua con diversi significati tra cui quello
di ‘piccola cima imbiancata’).
Anche questa una saga a carattere nordico
e frutto di una politica culturale che vede al primo
posto la promozione delle capacità dei singoli
a cui, talvolta in maniera anche eccessiva, viene
insegnato a non avere paura di nulla e che di fatto
tutto è realizzabile. Una educazione all’autostima
che ha prodotto molti risultati in tutti i campi del
sapere e del fare, frutto ancora una volta di una
politica socialdemocratica attenta agli individui.
Ne è dimostrazione anche il fatto che la Norvegia
è l’unico paese, insieme all’Italia, dove esiste un
numero davvero consistente di studi di architettura
a carattere individuale o di piccola dimensione.
Da noi per impossibilità di trovare una collocazione
che non sia quella autonoma, con tutti i limiti che
ciò comporta. Lì per la facilità con cui anche piccoli
studi vengono incoraggiati a formarsi senza che
siano penalizzazioni in concorsi o nell’affidamento
di incarichi (almeno limitatamente al contesto
Scandinavo).
In quegli stessi anni, ossia nei primi anni ’90, e in
questo contesto culturale ormai maturo, non a caso
la Norvegia avvia un programma di investimento
per valorizzare la più grande risorsa nazionale: la
natura, potente e austera, incarnata nell’immaginario
collettivo da fiordi e colline di granito per lunghi
mesi coperte di neve. Un programma che ha una
doppia caratura: una interna e una esterna.
8
La valorizzazione infatti si rivolge sia ai norvegesi,
in termini di potenziamento di servizi e infrastrutture
lungo le strade del paese, sia agli stranieri, in
termini di costruzione di un immaginario iconico
che sfrutta il grande potenziale di attrazione che la
natura “selvaggia” ancora possiede. Non è un caso
che lo slogan adoperato dal Ministero degli Affari
Esteri per promuovere il paese sia ancora oggi
“Powered by Nature”.
Ma la cosa che non finisce ancora di sorprendere
è che il governo ha intrapreso questa opera di
promozione nazionale ricorrendo all’architettura,
stabilendo che gli incarichi per progettare le singole
aree di sosta, lungo quelle che vengono definite
le Nuove Strade Panoramiche Nazionali, devono
essere affidati attraverso concorsi pubblici. Accanto
a studi in genere di piccole e medie dimensioni,
negli anni se ne sono aggiunti alcuni importanti
come ad esempio l’appena citato Snøhetta. Anche
grazie alla vincita di questi concorsi, gli studi piccoli
crescono e vengono sempre più frequentemente
invitati a mostre e a conferenze internazionali,
dentro e fuori l’università, promuovendo insieme
il paese e il proprio lavoro. Sono inoltre pubblicati
con sempre maggiore frequenza anche sulla stampa
internazionale perché le opere in breve passano
dal progetto alla realizzazione. Anche da noi, in
Italia, questi architetti sono sempre più visibili (in
particolare Jensen & Skodvin, C-V. Hølmebakk e
K. Hjeltnes) ma analoga attenzione viene rivolta
all’architettura norvegese contemporanea da
riviste internazionali quali “A+U” o “Architecture
d’aujourd’hui”.
Compreso che ha alle spalle un grande aiuto
di promozione e supporto (anche in termini di
opportunità) dalle istituzioni culturali nazionali,
cosa ha questo movimento di giovane architettura
norvegese che lo rende riconoscibile e, pur nella
estrema diversificazione di atteggiamenti compositivi
e costruttivi, coeso ed omogeneo per strategie
e atteggiamento nell’insediarsi, tanto in ambiti
naturali che urbani?
Per quanto indagato in questi anni in ripetuti viaggi,
incontri e pubblicazioni si può tentare di riassumere
in breve la questione nel modo seguente: a) estrema
attenzione alla tettonica e alla costruzione;
b) consapevolezza che i siti di natura sono
ricchezza figurativa ed emozionale inesauribile; c)
un pragmatismo che non si fa pressare dall’ansia del
colpo ad effetto, attingendo spesso alla tradizione
nazionale senza pregiudizio, ma anche alle mode
internazionali. Come era già avvenuto durante il
classicismo dei primi anni del ‘900 o il razionalismo
degli anni ‘30, operando con spregiudicatezza
e ironia insieme e con una misura che non trova
analogie in altri contesti al di là della Scandinavia.
Proviamo a guardare un po’ più da vicino, per un
attimo, i tre punti evidenziati.
Sulla tettonica si deve ricordare che le condizioni
estreme (soprattutto dal punto di vista climatico
e metereologico) non consentono debolezze.
La costruzione deve essere rigorosa pena
il fallimento dell’opera indipendentemente
dall’apparato figurativo che il singolo architetto
decide di mettere in scena. Questo atteggiamento
rende molte volte le architetture al limite
dell’elementare – si potrebbe dire del brutale –, ma
le rende sempre pertinenti e mai pretestuose.
Along with firms that are
generally small and mediumsized, some important ones
have been added over the
years, as for instance the
aforementioned Snøhetta. Also
by winning these competitions,
the small firms grown and are
increasingly frequently invited
to exhibitions and international
conferences, inside and outside
the universities, promoting
both their country and their
work. Moreover, the works
are published more and more
often, also in the international
press, because the projects
are soon realized. Also
here in Italy these architects
are gaining ever greater
visibility (especially Jensen &
Skodvin, C-V. Hølmebakk and
K. Hjeltness) but analogous
attention is given contemporary
norwegian architecture by
international magazines such
as “A+U” or “Architecture
au jour'dui”.
It being understood that it
is backed by an efficient
promotion and support (also
in terms of opportunities) from
the national cultural institutions,
what makes this movement of
young norwegian architecture
recognizable and what makes
it united and homogeneous,
despite the great variety of
approaches to composition
and construction, in terms of
strategies and attitudes to the
introduction of works both in
a natural and urban context?
On the basis of the research
conducted in these years
during numerous trips,
meetings and publications one
may attempt to put the question
in a nutshell as follows:
a) great attention to tectonics
and construction; b) awareness
of the fact that natural sites are
an inexhaustible figurative and
emotional treasure;
c) a pragmatism that is immune
from the pressure of any desire
to make a striking effect, that
often draws on the national
tradition without prejudice, but
also from international trends.
This had already happened
with the classicism of the early
years of the 20th century and
the rationalism of the Thirties,
when architects combined
nonchalance and irony with
a measure incomparable to
any other contexts beyond
Scandinavia.
Let us examine these three
points more closely for
a moment.
As to tectonics, one must
remember that the extreme
conditions (especially in terms
of climate and meteorology)
do not allow for any weak
points. The construction must
be rigorous, or the work
will be a failure regardless
of the figurative apparatus
the individual architect may
decide to stage. This attitude
often reduces the architecture
to verging on the elementary
– we might say on the brutal
–, but it always makes them
pertinent and never specious.
As Fehn put it, wooden
architecture establishes that
poetic of the “straight line”
which bears witness to
a leans towards prefabrication,
that mainly conceives
architecture as an assembly of
boxes that lie on the ground,
rather than having deep
foundations. This also accounts
for the special relationship
which is established with the
place involved in the project,
which is almost always
commenced with a phase
of meticulous topographic
survey (with annotations to
the centimeter), based on
the certainty that nature and
its infinite morphological
variables vaunt riches that the
architecture can only aspire
to, and that it is therefore
important to use them
whenever possible, without
overshadowing or, worse,
destroying them.
Services Building
at the rest area in
Akkarvikodden
Moskenes. Architect:
Manthey Kula as
© Steinar Skaar/NPRA.
Come diceva Fehn l’architettura del legno stabilisce
quella poetica della “linea retta” che è foriera di un
pensiero intrinsecamente portato a pre-fabbricare,
pensando prevalentemente le architetture come
scatole di montaggio che si appoggiano al suolo,
piuttosto che fondarsi in profondità. Da qui discende
anche il rapporto particolare che viene instaurato
con il luogo di progetto quasi sempre avviato con
una meticolosa fase di rilievo topografico (con
annotazioni al centimetro), certi che la natura e le
sue infinite variabili morfologiche siano portatrici
di ricchezze che difficilmente l’architettura potrebbe
mai raggiungere, per cui è importante usarle dove
se ne ha la possibilità, senza occultarle o peggio
distruggerle. Appoggiarsi con leggerezza al suolo
è tratto concettuale che è in sicura opposizione
al radicarsi, al fendere la natura per infilarsi nelle
sue viscere al fine di innalzarsi come a volerne
decretare la sconfitta, o forse più mestamente la
sottomissione all’uomo padrone e demiurgo di ogni
cosa. La natura per i norvegesi è madre accogliente
che non deve essere offesa e solo in tal senso mai
umiliata dalla presenza del nuovo.
Va continuamente profanata con sapienza
e quindi costantemente re/immessa all’uso della
contemporaneità, per parafrasare uno scritto
di Giorgio Agàmben sul necessario processo di
“profanazione” che non vuol dire disconoscimento
di valore dei luoghi, piuttosto consapevolezza delle
responsabilità di chi opera e trasforma la natura
a fini collettivi.
Nessun tabù nell’inserire architetture nei luoghi
più estremi hanno questi architetti norvegesi cui
dobbiamo guardare con attenzione.
To rest lightly on the ground
is a conceptual trait that
is certainly opposed to that
of burying roots, to cutting
through nature to penetrate
into its guts in order to raise
oneself as if wanting to decree
its defeat, or perhaps more
dismally its submission to
man, master and demiurge
of everything. To norwegians
nature is a hospitable mother
who must not be offended,
and only in this sense, never
humiliated by the presence
of new elements. It is to be
continuously profaned with
skill, and thus constantly
reintroduced to contemporary
uses, to quote a writing by
Giorgio Agàmben on the
indispensable process of
“profanation” which does not
mean disavowal of the value
of the places, but rather the
awareness of the responsibility
assumed by those who work
and transform nature for
collective purposes.
These norwegian architects
are free from taboos when
it comes to erecting
architectures in the most
extreme places, and we must
observe them attentively.
It is sufficient to know the rules
according to which nature
moves and breathes, treat it
like a living organism, not as
a mere res extensa, something
that is inanimate and that
may therefore be subjected
to anything. And if they use
concrete, steel and wood to
do this, it may come natural
that many of the compositive/
constructive strategies
developed by masters as
Korsmo, Knutsen, Selmer,
Fehn, Henriksen and others
may resurface and be
manipulated and readapted
in various ways.
It is not a question of
historicism or eclecticism:
it is that one recognizes
a principle of concreteness
and pragmatism which
authorizes and leads one
to use processes, systems and
solutions that have already
been used by others before,
within and without the national
borders. This nonchalance
is certainly alien to the central
european and mediterranean
culture, and its results are very
distant from the postmodern
pastiche in which the latter has
remained entrapped for many
years when it has sought to
follow similar paths.
10
Basta conoscere le regole con cui la natura si muove
e respira, trattarla da vivente, non da mera res
extensa, cosa inanimata e dunque disponibile
a tutto. E se per fare ciò usano calcestruzzo, acciaio
e legno, può essere naturale che molte delle strategie
compositivo\costruttive messe a punto dai maestri
quali Korsmo, Knutsen, Selmer, Fehn, Henriksen
e altri possano riaffiorare e essere variamente
manipolate e riadattate. Non è una questione
di storicismo o di eclettismo: è che si riconosce un
principio di concretezza e pragmaticità per cui
si è autorizzati e spinti a utilizzare processi, sistemi
e soluzioni già adoperati da altri prima, dentro
e fuori i confini nazionali. Una spregiudicatezza che
sicuramente non appartiene alla cultura mitteleuropea
o mediterranea e i cui risultati sono ben lontani
dal pastiche postmoderno in cui questa è rimasta
intrappolata per molti anni quando ha provato
a percorrere strade simili. A questo proposito, nel
panorama norvegese contemporaneo, è esemplare
il lavoro di Space Group, lo studio fondato da Gro
Bonesmo dopo anni di attiva collaborazione con
OMA a Rotterdam, che riprende linguaggi e strategie
proprie del pensiero di Rem Koolhaas adattandoli
alla realtà e al contesto norvegese. Ne emerge
un ibrido che riesce a trovare la giusta distanza
tra il paradigma olandese e i condizionamenti del
contesto: non è un caso infatti che lo studio
si sia aggiudicato molti dei più importanti cantieri
nazionali, come ad esempio il concorso per la
realizzazione della nuova stazione ferroviaria
e intermodale di Oslo Centro. Ma lo stesso si può
dire anche di Snøhetta, Jarmund & Vigsnæs e di altri
studi le cui opere sono raccolte nel presente volume.
Anzi, questo carattere è così radicalmente culturale,
che l’eclettismo dei riferimenti può essere riconosciuto
anche all’interno della produzione di uno stesso
studio che nel corso degli anni, e a seconda della
occasione progettuale, modifica i propri riferimenti.
Esemplare in tal senso è ad esempio il lavoro di Lund
Hagem, Helen & Hard, 3RW, Knut Hjeltnes, Reiulf
Ramstad, 70˚N Arkitektur, Code, a-lab, BKARK, solo
per citare alcuni studi. Questa natura intrinsecamente
eclettica e pragmatica dell’architettura norvegese
può essere inteso anche come un tratto culturale
assimilabile a quello che nel mondo delle tecnologie
viene definito Open Access: non è un caso che la
Scuola di Architettura di Oslo (una delle tre attive sul
territorio nazionale, le altre sono a Bergen
e a Trondheim) ha da alcuni anni avviato la collana
editoriale “As Built” per raccogliere esperienze
monografiche di singole architetture alla scala del
dettaglio costruttivo con l’obiettivo di realizzare
un repertorio/catalogo di soluzioni che tenta di
contrastare il monopolio delle grandi multinazionali
che dominano il mondo dei componenti dell’edilizia.
Allo stesso tempo, la raccolta diventa uno strumento
– open access appunto – a disposizione di colleghi
e studenti, quasi una sorta di nuovo manuale
dell’architetto redatto collettivamente
e a disposizione della collettività. Su questo piano
la scuola norvegese è forte, pienamente consapevole
che la sperimentazione figurativa deve tendere
alla soluzione “semplice” il più possibile, di rapida
realizzazione e montaggio (per lunghi mesi non
è facile operare nei cantieri con neve e temperature
davvero rigide) che va se possibile preparata
in officina e poi rapidamente montata.
In the contemporary
norwegian scenario the work
of Space group is exemplary
in this sense. The firm was
founded by Gro Bonesmo
who, after years of active
collaboration with OMA
in Rotterdam, elaborates
languages and strategies
characteristic of the thought
of Rem Koolhaas, adapting
them to the norwegian reality
and context. The result is a
hybrid which succeeds in
finding the right distance
between the dutch paradigm
and the conditionings of the
context: and the firm has in
fact won the competitions for
many of the most important
national building sites, as for
instance the competition for the
realization of the new railway
and intermodal station of Oslo
Central.
But the same can also be
said of Snøhetta, Jarmund&
Vigsnæs and of other firms
whose works are united in
this volume. Indeed, this
character is so radically
cultural that the eclecticism
of the references may also
be recognized within the
production of one firm which
changes its references over the
years, according to the design
occasion. The works of Lund
Hagem, Helen & Hard, 3RW,
Knut Hjeltnes, Reiulf Ramstad,
70˚N Arkitektur, Code, a-lab
and BKARK, just to mention
some firms, are for instance
exemplary in this sense.
This intrinsically eclectic and
pragmatic nature of norwegian
architecture may also be
understood as a cultural trait
that may be assimilated with
what is defined Open Access
in the world of technology:
it is no coincidence that the
Architecture School of Oslo
(one of the three present in
the national territory, the
others being in Bergen and
in Trondheim) launched the
editorial chain “As Built”
some years ago to collect
monographic experiences
of single architectures, on
the scale of the construction
details, in order to realize
a repertory/catalogue of
solutions in an attempt to
contrast the monopoly of
the great multinationals
that dominate the building
components sector.
At the same time, the chain
becomes an instrument
– open access, precisely –
accessible to colleagues and
students, almost a kind of new
architecture manual prepared
collectively and made
available to the community.
The Norwegian school is
strong on this level, fully aware
that figurative experimentation
must be aimed as much as
possible at a “simple” solution
that is quick to realize and
assemble (it is difficult to work
in building sites with snow and
truly rigid temperatures for long
months) which must if possible
be prepared in the workshop
and then quickly assembled.
There are few figurative
aspects that make this school
of architecture recognizable
as much as the pragmatism
inspired by the fundamental
consideration that architecture
is, in primis, a service to
people, to help them live in
a nature that would otherwise
be inhospitable. And the fact
that to do so, one must use the
right resources in the best way
to resolve the theme posed,
without ever exceeding. Also
because the perennial white
more often than not renders the
works on figuration illegible
while it exalts those on the
silhouettes, as the norwegian
master and historian Cristian
Norberg-Schulz writes in his
Nightlands.
In this context the reflections
made by Francesco dal Co
in his introductory treatise to
the monograph on Sverre Fehn
has always appeared beautiful
and illuminating; it seems to us
a metaphor that still succeeds
in suggesting a key of
interpretation to which all the
norwegian projects presented
in this issue seem to be, in
the final analysis, retraceable:
“Fehn has written that …
the immensity of the sea has
inspired naval constructions…:
on land, the architecture can
only translate the principles
of the art of building that the
masters of the axe possessed,
adapting them to circumstances
and uses.
Route 55
at Prestesteinsvatnet,
National Tourist
Sognefjellet. In the
distance, seen huge spikes
in Smørstabbreen.
© Jarle Santos/NPRA
Non sono tanto gli aspetti figurativi che rendono
riconoscibile questa scuola di architettura, quanto
il pragmatismo che parte dalla considerazione
di fondo che l’architettura è in primis un servizio alle
persone, un aiuto ad abitare una natura altrimenti
inospitale. E che per fare questo si devono usare
al meglio le risorse giuste per rispondere al tema
posto, senza mai eccedere. Anche perché il bianco
perenne per lo più rende illeggibile i lavori sulle
figurazioni mentre esalta quelli sulle silhouette,
come scriveva il maestro e storico norvegese
Christian Norberg-Schulz nel suo “Nightlands“. A tal
proposito bella ed illuminante ci è sempre apparsa
la riflessione fatta da Francesco dal Co nel saggio
introduttivo alla monografia su Sverre Fehn, che
ci appare metafora capace ancora di dare una
chiave di lettura cui in fondo sono riconducibili
tutti i progetti norvegesi presentati in questo
numero: “Fehn ha scritto che …l’immensità del
mare ha ispirato le costruzioni navali…: sulla terra,
l’architettura può tradurre solo i principi dell’arte
del costruire che i maestri d’ascia possedevano,
adattandoli alle contingenze e agli usi. Poiché
il valore e la razionale coerenza di quei principi non
possono venir negati, ciò che l’architettura rivela
è la violenza che contro di essi esercita il genio dei
luoghi”. Non monumenti dunque sono per
i norvegesi le architetture, ma macchine/maschere
consapevolmente limitate e temporanee che l’uomo
costruisce con sapienza tramandata per incontrare
l’altro uomo e abitare la terra. In attesa di rimettersi
in moto e cercare altri luoghi, altre occasioni per
rendere i propri sogni ragione dei luoghi di un
migliore vivere quotidiano, per sé e per gli altri.
Because the value and the
rational coherence of those
principles cannot be denied,
what the architecture reveals
is the violence exercised
against it by the spirits of the
place”.
Architectures are therefore not
monuments to Norwegians,
but consciously limited and
temporary machines/masks
that man builds according
to traditional skills to meet
other human beings and live
on earth. Before moving on
to look for other places, other
opportunities to make their
dreams reasons for places
in which to live better, for
themselves and others.
64
66
La comunità di Fagerborg ha commissionato allo
studio Reiulf Ramstad Architects il progetto di un
nuovissimo asilo per una zona nel centro di Oslo.
L’area era già dotata di una scuola materna
e di un parco, entrambi in pessime condizioni
e non a norma, che sono stati sistemati per far
posto al nuovo asilo Fagerborg.
La nuova struttura prevede due sezioni: per
i bambini da 1 a 3 anni e da 3 a 6, che coprono
una superficie totale di circa 1200 mq.
L‘importante patrimonio culturale della zona ha reso
necessario che il progetto tenesse conto di alcune
linee guida. L’area, ad esempio, si caratterizza per
la presenza di edifici ad uso residenziale costruiti
tra il 1900 e il 1950; le autorità locali hanno
tuttavia stabilito che l’asilo dovesse avere una forma
contemporanea.
Posto al centro di un piccolo parco cittadino, l’asilo
dispone di un’area esterna protetta, paragonabile
ad un giardino recintato. Il progetto prevede quattro
aule capaci di funzionare come unità separate
ma che, se necessario, possano anche costituire
un’unica sezione. Tutte le aule hanno accesso
alla sala comune e alla cucina, poste al centro
dell’edificio. Al piano superiore, separati dall’area
destinata ai bambini, trovano posto gli uffici
amministrativi.
Fin troppo spesso gli asili sono il risultato di una
progettazione architettonica non mirata e mediocre;
il progetto Fagerborg vuole distinguersi dando alla
funzione che un asilo deve espletare una priorità,
allo scopo di creare un edificio e un ambiente
stimolante per le nuove generazioni.
Fagerborg congregation
committed Reiulf Ramstad
Architects to develop and
design a brand new nursery
at Fagerborg in central Oslo.
An existing nursery and
a park of both poor and
inappropriate standard was
sanitized to make room for the
newly completed Fagerborg
Kindergarten.
The new kindergarten offers
2 units for children between
1-3 years old and 2 units for
children between 3-6 years
old. Gross building area is
around 1200 sqm.
There are many cultural
heritage guidelines to be
considered in the project site.
The area is characterised
by residential buildings from
1900-1950. As a requirement
from the local authority, the
kindergarten is to have
a contemporary expression.
With its location in the middle
of a small city park, the
kindergarten has an outdoor
area that is protected like
an enclosed garden.
The planning solution enables
the 4 kindergarten units to
function both independently
and together as required.
All units share a common area
and a kitchen in the heart of
the building. Administration
is placed on the upper floor
separate from children areas.
The architect has been
involved from the initial
planning and followed the
process from programming
to final construction and
completion. Reiulf Ramstad
Architects has designed both
the building and the outdoor
facility area.
Kindergartens are all too
often made up by a basic or
random and often very poor
architectural design.
The Fagerborg project did
not want to be a part of this
trend but rather give the
kindergarten an important
priority in order to develop
a building with a stimulating
environment for the next
generation.
Oslo
Tjuvholmen Icon Complex
Renzo Piano Building Workshop
location: Oslo, Norway
program: art, exhibition, educational
spaces and offices
design year: 2006 - in progress
construction year: 2009 - in progress
client: Selvaag Gruppen/AspelinRamm Gruppen
architect: Renzo Piano Building
Workshop Architects
collaborators: AAS – Jacobsen,
Norconsult, Per Rasmussen AS, Gullik
Gulliksen, Bjørbekk & Lindheim, Arup
Lighting, Seim & Hultgreen AS
total area: 13,200 sqm
façade area 5,200 sqm
office building: 5,800 + 1,200 sqm
art museum: 3,000 sqm
art center: 2,800 sqm
roof area: 6,000 sqm
major materials: steel, timber, glass
structural system: mixed steel,
concrete
138
The Tjuvholmen development
in Oslo is located southwest
of the centre of the city and
is a continuation of the Aker
Brygge development built
in the 90’s. The site of the
Tjuvholmen project is one
of the most beautiful places
in Oslo. The project will
transform formerly closed
harbour into a public area
connecting the Fjord and the
centre of the city.
The RPBW project within
this development consists of
cultural programmatic elements
as part of an agreement with
the City of Oslo: the project
includes 3 different buildings,
an Art Museum, an Office
building and an Art Centre.
The design also includes
bridges over the new canals
and the landscape design with
a sculpture park on Skjaeret.
The urban design creates
a visual link between this
cultural platform and the City
centre of Oslo, developing
the visual axis from Aker
Brygge to the new complex.
The integration of Art related
programmatic functions
in all three buildings and the
mix with offices and leisure
activities, is an attempt to
make the complex into
an extension of the urban
fabric that will attract a very
broad public.
L’area di Tjuvholmen/Oslo si colloca a sud ovest
rispetto al centro della città ed è il proseguimento
dell’Aker Brygge, isolato costruito negli anni 90.
Il sito scelto per il complesso di Tjuvholmen è uno
tra i luoghi più belli di Oslo; il progetto prevede la
trasformazione di un ex porto chiuso in uno spazio
pubblico, che collega il fiordo al centro città.
Il progetto del RPBW, che si colloca nella suddetta
area, nasce dall’intenzione di attuare una serie
di punti programmatici, contenuti in un accordo
stipulato con la municipalità di Oslo.
Il progetto prevede la realizzazione di 3 edifici
diversi: un museo d’arte, un edificio direzionale
e un centro per l’arte; oltre alla costruzione di ponti
sui nuovi canali e un intervento sul paesaggio con
la realizzazione di un parco con sculture sulla
Skjaeret.
L’intervento urbanistico va a creare un collegamento,
a livello visivo, tra quest’area dedicata alla cultura
e il centro di Oslo, creando altresì un asse,
anch’esso visivo, che unisce l’area di Aker Brygge
e il nuovo complesso. La decisione di integrare
edifici dedicati all’arte, con uffici e spazi per
le attività ricreative scaturisce da un tentativo
di rendere il complesso un prolungamento del
tessuto urbano, in grado di attrarre un vasto
pubblico.
The Design
Overlooking the fjord, it seems
inevitable to continue the
sightline from the city along
the Aker Brygge promenade
to the far end of the new
development.
The entire promenade along
the sea will be 800m long.
Almost half of that length will
consist of the new promenade
that the project proposes.
wood project model
site plan
0
5
10
140
main elevation
Il progetto
Collocato in posizione dominante sul fiordo,
il nuovo complesso si pone quasi inevitabilmente
sulla stessa direttrice visiva che dalla città segue
il lungomare di Aker Brygge fino all’estremità
dell’ultimo edificio.
L’intera promenade sarà lunga 800 metri, di cui la
metà circa verrà realizzata ex novo nell’ambito del
progetto. Inizierà dal ponte sulla banchina di Aker
Brygge, proseguendo poi lungo Strandhagen fino
a Skjaeret per terminare nel bacino galleggiante,
punto di partenza dei traghetti che garantiscono
i collegamenti con altre destinazioni nell’area interna
del fiordo di Oslo.
La promenade separa il volume artificiale del
progetto dalle sue componenti naturali. Lungo
questa passeggiata, infatti, non si perde mai il
contatto visivo con il mare e la natura circostante,
che rappresentano un elemento importante
dell’esperienza che il luogo offre.
Sulla sponda di Skjaeret, la promenade
è sormontata dal complesso edilizio.
Qui, i visitatori si trovano alla base di un’alta
costruzione che ricorda il pennone di una nave
o una torre di avvistamento in cui si aprono gli
ingressi che conducono nelle aree del progetto
dedicate all’arte, dislocate su entrambe le sponde
del nuovo canale che separa gli edifici. La torre
sarà il fulcro del nuovo complesso culturale e altresì
un punto di riferimento visivo ben riconoscibile che
caratterizzerà lo skyline di Oslo.
Fra il museo d’arte e il mare, un parco di sculture
che segue un andamento lievemente ondulato
occupa la superficie rimanente di Skjaeret e termina
in una spiaggia di sabbia, protetta dal vento e dai
marosi. In questo spazio aperto, bambini e genitori
potranno giocare e nuotare, nella splendida cornice
del mare e della natura.
L’ubicazione del museo d’arte lungo il canale, invece
che sul mare come previsto dal piano regolatore
della città, pone attivamente in comunicazione i tre
edifici. Attraversando il canale su di un largo ponte,
i visitatori si troveranno di fronte due ingressi: uno
conduce allo spazio espositivo che si erge sulla
sponda del canale e ospita una collezione d’arte
privata, mentre il secondo porta all’interno del centro
per l’arte.
Un’ampia scalinata sfocia in una piazza sulla quale
si affacciano un caffè, vari negozi e le volumetrie
del progetto con funzione direzionale.
I visitatori potranno proseguire la passeggiata lungo
il molo fino all’estremità del complesso che offre un
panorama spettacolare sul fiordo, oppure tornare
indietro verso il centro di Oslo.
La copertura
Il tetto è costituito da una superficie curva che
ricopre i tre edifici enfatizzandone l’unità concettuale
nella rispettiva vocazione culturale e la qualità
architettonica del complesso.
Il design della copertura caratterizza fortemente
il progetto. La sua sagoma curvilinea, con travi
in legno laminato, si protende oltre il canale che
separa gli edifici. Le colonne in acciaio e il sistema
di cavi simile al sartiame di una nave richiamano
la natura marittima del sito. La forma geometrica
della copertura deriva da una sezione toroidale.
La forma del tetto è inclinata per sfruttare al
massimo le altezze consentite per gli edifici nel
piano regolatore. La pendenza si accentua verso
il mare e, su Skjaeret, arriva a livello del parco,
dove il tetto sembra sfiorare il terreno. La copertura
è interamente vetrata con fritte ceramiche capaci di
garantire un’adeguata robustezza e la necessaria
trasparenza dove serve. Parte degli spazi espositivi
e l’atrio dell’edificio direzionale saranno illuminati
direttamente dalla luce solare che passa attraverso
il tetto. Le estremità della copertura si prolungano
verso l’esterno per enfatizzare la leggerezza della
superficie vetrata e offrire protezione da pioggia
e vento ostacolando appena il passaggio di luce,
poiché la densità del rivestimento in fritta ceramica
diminuisce gradualmente verso i bordi della vela.
0
The promenade will start at
the bridge on the dock at Aker
Brygge and continue along
Strandhagen over to Skjaeret
until ir ends at the floating
dock, from where a ferry will
depart to other destinations
along the inner Oslo Fjord.
The promenade divides the
built part from the natural
part of the project. Along this
path visitors will have constant
visual contact with the sea and
nature, which is an important
experience of the trip.
On Skjaeret, the promenade
is embraced by the building
complex. Here the visitors are
at the base of a tall mast-like
construction, possibly
a viewing tower and will find
the entrances to the public, Art
related functions of the project,
on both sides of the new canal
between the buildings.
The tower will be the focal
point of the new cultural
complex, as well as a vertical
reference point for the visitor
and a landmark for Oslo.
Between the Art Museum and
the sea, a softly undulating
sculpture park fills the rest
of Skjaeret and finishes in
a sandy beach, protected from
the wind and from the open
sea. It will be an open space
for children and their parents to
play and swim, to enjoy nature
and the sea. The location of
the Art Museum along the
canal, instead of along the
sea as proposed by the city’s
zoning plan, creates an active
centre between the 3 buildings.
Crossing the new canal over a
wide bridge, visitors will find
the entrance to the exhibition
space along the canal for a
private Art Collection and on
the other side the entrance to
the Art Center.
2
5
A wide stair leads up to an
urban Piazza where café’s,
shops and entrances to other
functions find their place.
Visitors will be able to continue
along the quay of the canal to
the tip of the new development
which allows a spectacular
view out over the Fjord, but
also back to the centre of
Oslo.
The Roof
The roof is a curved surface
which covers all three buildings
to emphasize their unity as a
cultural destination and the
architecture of the complex.
The design strongly identifies
the project. Its curved shape,
formed by laminated wood
beams, crosses the canal
between the buildings.
Steel columns with cable
rigging refer to the maritime
character of the site.
Lo spazio espositivo della collezione privata
Lo spazio espositivo dedicato a una collezione
privata si trova al piano terra dell’edificio
direzionale a cui si accede dal molo vicino al ponte
che attraversa il canale.
Il centro per l’arte
Anche l’edificio che ospiterà mostre d’arte di
carattere educativo si erge su Tjuvholmen Allee,
ma l’ingresso al pubblico si trova accanto allo
spazio espositivo della collezione privata.
Il seminterrato è concepito come uno spazio aperto
e flessibile che si estende al di sotto della piazza
e di Tjuvholmen Allee.
Il museo d’arte
Questo edificio triangolare ospiterà una collezione
permanente oltre a una serie di mostre temporanee
grazie ai rapporti di scambio con altri musei.
Lo spazio espositivo principale si dispone su due
livelli: uno a piano terra e uno nel mezzanino,
illuminato dalla luce naturale che proviene da uno
spettacolare lucernario sul tetto.
144
Il caffè
Lungo la spiaggia è prevista la realizzazione
di un caffè la cui facciata può essere aperta durante
la bella stagione per godere la vista dei fiordi e la
brezza marina oltre che per ampliare la superficie
interna relativamente piccola del punto di ristoro.
I materiali
I materiali previsti per la realizzazione dei nuovi
edifici sono in numero esiguo, una scelta che vuole
sottolineare l’unità concettuale dell’intero complesso.
Si tratta inoltre di materiali poco appariscenti per
concentrare l’attenzione sul tetto, che rappresenta
l’elemento architettonico più importante del progetto.
La struttura del tetto sarà realizzata con travi in
legno laminato, intervallati da elementi in acciaio,
con il supporto di colonne sempre in acciaio.
Per la copertura è prevista una superficie
interamente vetrata, di colore probabilmente chiaro
dato l’uso di fritte ceramiche.
Le facciate presenteranno aree realizzate a vetro
laddove si intende lasciare la visuale aperta.
La presenza di schermi solari sulle facciate renderà
più dinamico il profilo degli esterni.
La vetratura sarà realizzata in vetro a basso
contenuto di ferro, senza rivestimento dove possibile
per esaltare la trasparenza delle facciate e ridurre
al minimo l’alterazione cromatica della luce negli
spazi espositivi. Le vetrate degli uffici e delle facciate
meno esposte potrebbero richiedere l’applicazione
di un rivestimento a bassa emissività, probabilmente
con l’aggiunta di schermature interne per controllare
il passaggio di luce.
Per le parti opache sulle facciate di uffici e spazi
espositivi è stato preso in considerazione l’uso di
legname stagionato naturalmente.
Il ricorso al legno come materiale per gli elementi
strutturali, i ponti, la pavimentazione esterna
e gli interni si iscrive nel solco della tradizione
scandinava. Il legno, infatti, è lo stesso materiale
usato per le imbarcazioni , mentre gli elementi sottili
di acciaio nei ponti e nelle colonne richiamano
i pennoni che si ergono nella baia di Oslo,
integrando ancora di più il complesso edilizio
nell’ambiente che lo accoglie.
0
cross section
a private collection is located
on the ground floor of the
office building and is accessed
from the pier level near the
bridge over the canal.
Art Centre
The building which will
feature education related art
exhibitions, is also along the
Tjuvholmen Allee, but has
it entrance to the public next
to the private collection
exhibition space.
The basement is formed as
an open flexible space,
extending under the Piazza
under the Tjuvholmen Allee.
Art Museum
This triangular building
will house the permanent
collection, but also many
temporary exhibitions
through exchanges with other
museums. The main exhibition
space consists of two floors:
one floor at ground level and
one on the mezzanine, with
natural light from a spectacular
skylight in the roof.
Café
A café is planned alongside
the beach with a facade
that can be opened during
good weather to enjoy views
and the wind gusts from the
fjords as well as to extend the
relatively small internal area
of the café.
Materials
The proposed materials for the
new buildings are few in order
to emphasize the unity of the
complex and they are subdued
to emphasize the roof as the
most important architectural
element. The roof structure
will be made of laminated
wood beams, sometimes with
steel elements, supported by
steel columns. The surface of
the roof is envisioned as fully
glass, probably light in colour
due to a ceramic frit.
The facades will have fully
glazed areas where the public
view is desired. External sun
shades on the public facades,
will make the facades more
dynamic in appearance.
The glazing will be executed
with low iron glass, as far as
possible without coatings
to enhance the transparency
of the facades and to minimize
the discoloration of the light
into the exhibition spaces.
The office glazing and less
public facades might need
a low-E coating, maybe with
internal shades for glare
control. Naturally weathered
timber is being considered
for the opaque parts of the
facades of the offices and the
exhibition spaces.
The use of wood as a material
for structural elements, for
the bridges, exterior paving
and in the interiors, follows
Scandinavian tradition.
The use of wood is a reference
to the material used for boats
and the slender steel elements
in the bridges and the columns
relate to the masts in the
Oslo harbour, anchoring the
building complex even more
in its location.
5
10
exhibition
offices
exhibition
cross section with solar incidence study
companies
skandinaviska glass system
ab
roof
skanska
structural works for foundations and
concrete
myhre heis & elektro
elevators
christiania stillas as
construction scaffold
castror gruppen
construction scaffold
harsco infrastructure
elevators
vinstra sementpuss as
screeds
gips bygger,n as
vertical unbearing structures
bjerke ventilasjon as
fan system
andenaes vvs as
plumbing system
a/s hesselbergtak
waterproofing
hubro as
steel and aluminium curtain
hbj byg aps
plastering
fjeldheim & knudsen as
masonry works
exhibition
0
2
5
contemporary itinerary: Oslo
01.
02.
03.
04.
05.
06.
07.
Smykkeskrinet, Element Arkitekter
Oslo City Emok, a-lab
PWC Barcode, a-lab
Oslo Opera House, Snøhetta AS
Christiania Quartalet, Niels Torp Architects
The National Museum - Architecure, Sverre Fehn
Tjuvholmen Icon Complex, Renzo Piano Building
Workshop/Narud-Stokke-Wiig
08. Nobel Peace Centre, David Adjaye & Associates
09. NV11, KIMA arkitektur
10. Deichmanske Hovedbibliotek, Atelier Oslo Architects/
Lund Hagem Arkitekter
11. Gyldendal building publishing office, Sverre Fehn
12. Borgarting Lagmannsrett, Dark arkitekter
13. Embassy of the Netherlands, Narud-Stokke–Wiig
Sivilarkitekter AS
14. Bislett Stadion, Arkitektfirmaet C. F. Møller
15. Student Housing, Code
16. Pilestredet Park, Arkitektkontoret GASA/ Lund & Slaatto Architects
17. Bjerregaards gate, Code
18. Oslo School of Architecture, Jarmund/Vigsnæs Arkitekter
19. Waldemar garden, Dark arkitekter
20. Vestfold Crematorium, PUSHAK Arkitekter
21. Norvegian Wood Laternen, AWP - Alessandra Cianchetta,
Matthias Armengaud, Marc Armengaud + Atelier Oslo
22. Mortuary at Asker Crematorium, Carl-Viggo Hølmebakk
23. Oslo International School, Jarmund/Vigsnæs Arkitekter
24. Cliffhanger villa, Code
25. Reststop Flydalsjuvet, 3RW Arkitekter
26. Aurland Lookout, Todd Saunders and Tommie Wilhelmsen
27. Holmenkollen Ski Jump, JDS/Julien De Smedt Architects
28. Villa Holmenkollen, Reiulf Ramstad Architects
29. The red house, Jarmund/Vigsnæs Arkitekter
30. Housing Bjørnveien, Dahle / Dahle / Breitenstein
31. House Smestad, Knut Hjeltnes Architects
32. Rebuilding of House, Carl-Viggo Hølmebakk
33. Tomannsbolig Furulund, Lund Hagem Arkitekter
34. IT Fornebu, Narud-Stokke–Wiig Sivilarkitekter AS
35. Ungbo, Askim/Lantto Arkitekter
36. BI Campus Nydalen, Niels Torp Architects
37. Schibsted Trykkeri, Narud-Stokke–Wiig Sivilarkitekter AS
38. Sinsen Metro Station, Jensen & Skodvin Arkitektkontor
39. Gardermoen Airport, Narud-Stokke–Wiig Sivilarkitekter AS
40. Nature visitor centre, Askim/Lantto Arkitekter
41. Ungdomspsykiatrisk klinik, Arkitektfirmaet C. F. Møller
42. Parkeringshus, Arkitektfirmaet C. F. Møller
43. Akershus universitetssygehus, Arkitektfirmaet C. F. Møller
44. Holtet videregående skole, Arkitektfirmaet C. F. Møller
45. Mortensrud Church, Jensen & Skodvin Arkitektkontor
46. Bjørnholt Upper, Narud-Stokke–Wiig Sivilarkitekter AS
47. Edge house, Jarmund/Vigsnæs Arkitekter
48. Triangle house, Jarmund/Vigsnæs Arkitekte
edited by Antonello Boschi and Andrea Bulleri
photo by Dag Alveng, Ivan Brodey, Nils Petter Dale, Torben Eskerod, Espen Grønli, Jiri Havran, JDS/Julien De Smedt Architects - Marco Boella,
Rpbw Renzo Piano Building Workshop - Cristiano Zaccaria, Nils Vik
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A
project
typology
architect
realization
address
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Oslo City Emok
commercial
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2005
Stenersgata, 1
05
realization
address
project
typology
architect
realization
address
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PWC Barcode
office building
a-lab
2003-2008
Dronning Eufemias
Gate, 8
06
A
project
typology
architect
03
Ungbo
housing
Askim/Lantto
Arkitekter
2003
Nedre Ullevål, 16/18
project
typology
architect
realization
address
Waldemar garden
housing
Dark arkitekter
1999-2006
Waldemars Hage, 1-6
A
project
typology
architect
Mortensrud Church
church
Jensen & Skodvin
Arkitektkontor
realization 1998
address
Mortensrud - Helga
Vankesvei, 76
project
typology
architect
realization
address
07
08
A
A
04
project
Borgarting
Lagmannsrett
typology courthouse
architect Dark arkitekter
realization 2002-2005
address
Keysers Gate, 13
Nature visitor centre
visitor centre
Askim/Lantto Arkitekter
1997
Fetsund - Lundveien, 3
A
project
typology
architect
realization
address
Cliffhanger villa
family house
Code
2000-2005
near Oslo
09
10
A
project
typology
architect
realization
address
A
Bjerregaards gate
residential
Code
2002-2005
Bjerregaards Gate, 10
13
project
typology
architect
realization
address
A
Student Housing
housing
Code
2003-2006
Holbergs Gate Pilestredet Park
14
B
project
typology
architect
realization
address
11
B
Oslo Opera House
opera house
Snøhetta AS
2008
Kirsten Flagstads
plass, 1
project
Oslo School
of Architectur
typology school
architect Jarmund/Vigsnæs
Arkitekter
realization 2000-2001
address
Maridalsveien, 29
12
A
project
The National Museum Architecure
typology exhibition pavilion
architect Sverre Fehn
realization 2008
address
Bankplassen, 3
project
15
16
B
project
Akershus
universitetssygehus
typology university building
architect Arkitektfirmaet
C. F. Møller
realization 2004-2008
address
Lørenskog Sykehusveien, 27
Gyldendal building
publishing office
typology headquarter
architect Sverre Fehn
realization 2007
address
Sehesteds Gate, 4
B
project
typology
architect
Bislett Stadion
sport
Arkitektfirmaet
C. F. Møller
realization 2004-2005
address
Bislettgata, 1
C
project
18
C
Holtet videregående
skole
typology school
architect Arkitektfirmaet
C. F. Møller
realization 1998-2000
address
Ekebergveien, 124
project
typology
architect
21
22
D
project
typology
architect
Gardermoen Airport
terminal
Narud-Stokke–Wiig
Sivilarkitekter AS
realization 1993-1998
address
Gardermoen Edvard Munchs veg,
2060
19
realization
address
C
Parkeringshus
university building
Arkitektfirmaet
C. F. Møller
2001-2002
Nordbyhagen Sykehusveien, 20
D
project
typology
architect
realization
address
D
project
Ungdomspsykiatrisk
klinik
typology university building
architect Arkitektfirmaet
C. F. Møller
realization 2001-2002
address
Lørenskog Sykehusveien, 55
project
23
24
D
Schibsted Trykkeri
industrial
Narud-Stokke–Wiig
Sivilarkitekter AS
1998
Nydalen Sandakerveien, 121
20
project
Embassy of the
Netherlands
typology embassy
architect Narud-Stokke–Wiig
Sivilarkitekter AS
realization 1998
address
Oscars gate, 29
Bjørnholt Upper
Secondary School
typology school/educational
architect Narud-Stokke–Wiig
Sivilarkitekter AS
realization 2007
address
Slimeveien, 15–17
180 itinerario contemporaneo: oslo contemporary itinerary: oslo
17
D
project
typology
architect
realization
address
IT Fornebu
office building
Narud-Stokke–Wiig
Sivilarkitekter AS
2005
Fornebu - Martin
Linges vei, 17
25
D
project
typology
architect
26
27
D
E
28
E
Sinsen Metro Station
station
Jensen & Skodvin
Arkitektkontor
realization 2005
address
Sinsen Terrassen
project
typology
architect
Villa Holmenkollen
family house
Reiulf Ramstad
Architects
realization 2001-2006
address
Holmenkollen
project
Oslo International
School
typology school
architect Jarmund/Vigsnæs
Arkitekter
realization 2006-2009
address
Bekkestua - Gamle
Ringeriksvei, 5
project
typology
architect
29
30
31
32
E
project
typology
architect
The red house
family house
Jarmund/Vigsnæs
Arkitekter
realization 2000-2002
address
Røa
E
project
typology
architect
realization
address
E
Tomannsbolig Furulund
family house
Lund Hagem Arkitekter
1998
Furulundsveien, 10
project
typology
architect
Pilestredet Park
housing
Arkitektkontoret GASA/
Lund & Slaatto
Architects
realization 2001
address
Stensberggata, 10-14
realization
address
Triangle house
family house
Jarmund/Vigsnæs
Arkitekter
2004-2006
Akershus - Nesodden
E
project
Mortuary at Asker
Crematorium
typology mortuary
architect Carl-Viggo Hølmebakk
realization 2000
address
Kirkelia, Asker
33
E
34
C
E
project
Garden shed
and workshop
typology shed and workshop
architect Carl-Viggo Hølmebakk
realization 1995
address
Ullernkollen, 12
project
typology
architect
realization
address
37
38
F
project
typology
architect
Aurland Lookout
lookout
Todd Saunders and
Tommie Wilhelmsen
realization 2002-2006
address
Aurland
35
F
Rebuilding of House
family House
Carl-Viggo Hølmebakk
2004
Austliveien, 30
F
project
typology
architect
realization
address
36
F
project
typology
NV11
office building renovation
architect KIMA arkitektur as
realization 2010
address
Nedre Vollgate, 11
project
typology
architect
39
40
G
Tjuvholmen Icon
Complex
cultural centre
Renzo Piano Building
Workshop/NarudStokke-Wiig
2006 - in progress
Tjuvholmen
project
typology
architect
realization
address
Holmenkollen Ski Jump
sport
JDS/Julien De Smedt
Architects
realization 2010
address
Holmenkollen
G
Smykkeskrinet
conference center
Element Arkitekter
2009
Osterhaus Gate, 4a
project
Norvegian Wood
Laternen
typology urban space
architect AWP - Alessandra
Cianchetta, Matthias Armengaud,
Marc Armengaud + Atelier Oslo
realization 2006-2008
address
Langgata, Sandnes
42
G
project
typology
architect
realization
address
G
House Smestad
family house
Knut Hjeltnes
Architects
2004-2007
Øvre Smestadvei, 49b
45
G
Vestfold Crematorium
crematorium
PUSHAK Arkitekter
2009-2010
Sandefjord - Raveien,
600
46
H
project
typology
architect
realization
address
project
typology
architect
realization
address
H
BI Campus Nydalen
university building
Niels Torp Architects
2001-2005
Nydalsveien, 37
project
typology
architect
realization
address
44
43
H
project
Deichmanske
Hovedbibliotek
typology library
architect Atelier Oslo Architects/
Lund Hagem Arkitekter
realization in progress
address
Operagata
project
typology
architect
47
48
H
Christiania Quartalet
office building
Niels Torp Architects
1996
Grev Wedels plass, 5
project
typology
architect
realization
address
realization
address
Nobel Peace Centre
cultural centre
David Adjaye &
Associates
2005
Brynjulf Bulls Plass, 1
H
Reststop Flydalsjuvet
Rest-stop and facility
building
3RW Arkitekter
201-2006
Geiranger
project
typology
architect
Edge house
family house
Jarmund/Vigsnæs
Arkitekter
realization 2005-2008
address
Akershus - Kolbotn
183 itinerario contemporaneo: oslo contemporary itinerary: oslo
41
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3
5
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design focus interview

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