john wesley sul digiuno

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John Wesley sul Digiuno
JOHN WESLEY SUL DIGIUNO
RITAGLI DAL DIARIO DI WESLEY
Sarebbe facile mostrare in quanti aspetti i cristiani in generale sono deplorabilmente
mancanti nella pratica della rinuncia a sé stessi. Quando ero a Oxford, la regola di ogni metodista
era (eccetto quando fosse ammalato) digiunare ogni mercoledì e venerdì dell’anno, come faceva la
Chiesa Primitiva, per la quale ognuno di essi portava un grande rispetto. Questa pratica del digiuno
era universalmente seguita. «Chi non sa», dice Epifanio, un antico scrittore, «che il digiuno del 4° e
del 6° giorno della settimana è osservato dai cristiani in ogni parte del mondo?»
«Così veniva osservato da tutti i metodisti per molti anni, da tutti loro, senza eccezioni. Ma
poi alcuni portarono questo all’eccesso, e digiunarono al punto da danneggiare la loro salute, e ciò
accadde non molto tempo prima che altri ne fecero una scusa per non digiunare affatto. Temo che
ora ci siano migliaia che, seguendo quel cattivo esempio, abbiano completamente abbandonato il
digiuno; essi sono così lontani dal digiunare due volte alla settimana che non digiunano neanche
due volte al mese. Anzi, non ci sono forse alcuni fra voi che non digiunano un solo giorno
dall’inizio alla fine dell’anno? Ma quale scusa si può trovare per questo?»
«Dico questo per quelli che dichiarano di credere alle Scritture, alla Parola di Dio, quando,
secondo questa, l’uomo che non digiuna mai non è più avanti, sulla via al Cielo, dell’uomo che non
prega mai».
DAL GIORNALE DI WESLEY, 1763
«C’è qualcosa di notevole riguardo al modo in cui Dio ha ravvivato la Sua opera da queste
parti. Alcuni mesi fa, la generalità delle persone in questa circoscrizione era totalmente senza vita.
Essendosi accorto di questo, Samuel Meggot consigliò alla gente di Barnard Castle di osservare
ogni venerdì con il digiuno e la preghiera. Così, il primissimo venerdì in cui si riunirono, Dio
irruppe in loro in un modo meraviglioso e da allora la Sua opera sta continuando a crescere fra loro.
Le chiese circonvicine udirono ciò, acconsentirono a seguire la stessa regola, e presto
sperimentarono la stessa benedizione».
«Non è forse la negligenza di questo chiaro dovere di digiunare (collocato dal nostro
Signore con il fare elemosina e la preghiera) una causa generale di torpore tra i cristiani?»
James Miller scrive:
«Ho provato questo sistema del digiuno, osservando la mia esperienza e i risultati nelle mie
riunioni. Ogni cosa è aumentata e si è intensificata definitivamente. Ho incontrato molte critiche
fatte da persone ben intenzionate, ma sono convinto oggi più che mai che piace a Dio e conviene
digiunare regolarmente».
«Molti mi hanno chiesto perché proprio quei due giorni della settimana, e posso solo
rispondere che questa era la pratica degli Apostoli e dei primi cristiani. Non so perché essi si
attenessero proprio a quei due giorni, ma quando dovetti adottare qualche sistema di digiuno,
conclusi che questo dovesse esserne uno buono; se fu abbastanza buono per loro, sarebbe stato
abbastanza buono per me. Ma non voglio essere frainteso come se intendessi che l’unico modo o
tempo in cui si debba digiunare debbano essere quei due giorni della settimana, poiché ci sono molti
periodi in cui ci vogliono più di due giorni in una settimana».
«Conviene bene rimanere soli e tranquilli alla Presenza di Dio, quando si digiuna e si prega,
in modo che Egli possa darci la Sua mente e rivelarci la Sua volontà e la Sua via. Nei giorni di
digiuno dovremmo mettere da parte tutto il lavoro che possiamo, come pure tutti i piaceri e le visite
che sono legittimi in altri momenti, affinché possiamo darci interamente a ricercare il Signore».
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John Wesley sul Digiuno
JOHN WESLEY GUARITO
Un esempio illustrativo della costanza e della potenza nella preghiera lo troviamo in John
Wesley: si dice che per abitudine e per regola la preghiera privata ordinaria di John Wesley
consumava due ore al giorno. A volte riuniva la sua compagnia per pregare tutta la notte, o finché la
potenza di Dio non scendesse. Niente veniva da lui considerato troppo grande o troppo piccolo da
portare al Signore in preghiera.
In un’occasione, nel mezzo della predicazione, fu colto da un dolore a tal punto che non
riusciva a parlare.
«Conosco il rimedio per me», disse, e immediatamente si inginocchiò. In un momento il
dolore sparì e la voce del Signore gridò forte ai peccatori.
In un altro giorno, mentre stava pregando, fu colto di nuovo da un dolore, da febbre e da
tosse, al punto che poteva parlare a stento; egli riferisce: «Invocai Gesù ad alta voce affinché Egli
aumentasse la mia fede. Mentre stavo parlando, il mio dolore svanì, la febbre mi lasciò e la mia
forza fisica ritornò».
GLI ELEMENTI SOTTO CONTROLLO
Elementi come la malattia si trovavano spesso sul cammino di John Wesley, e la preghiera
spostava sempre gli ostacoli. «Non appena iniziai a predicare», dichiarò, «il sole scoppiò e
risplendette con un calore eccessivo sulla mia testa. Mi accorsi che se continuasse così, non sarei
stato capace di parlare a lungo, così levai il mio cuore a Dio. In un minuto o due, il sole fu coperto
da nuvole che rimasero fino al termine del servizio. E aggiunge: «Chi vuole lo chiami caso, ma io lo
chiamo risposta alla preghiera».
In un’altra occasione pioveva, e poiché l’edificio era così pieno di gente, Wesley decise di
condurre la sua congregazione all’aperto, e la pioggia cessò nello stesso momento in cui uscirono.
Egli scrive riguardo a questo episodio: «Quante prove dobbiamo avere per renderci conto che non
c’è richiesta troppo piccola o troppo grande da essere concessa da Dio?»
Wesley moveva le cose potentemente, perché commoveva Dio potentemente. Divenne il
principe degli Evangelisti, perché era il principe della preghiera. Egli scosse il mondo con il fuoco
del suo zelo perché aveva scosso il cielo attraverso il fuoco delle sue preghiere. I suoi appelli
avevano accesso alle coscienze degli uomini perché avevano accesso a Dio. Se più uomini
pregassero come John Wesley pregava, l’opera completamente spirituale di John Wesley verrebbe
svolta maggiormente.
RINNOVARE LA FORZA
«Non possiamo viaggiare attraverso la vita forti e freschi su costanti treni espressi con dieci
minuti per il pranzo; ma dobbiamo avere ore tranquille, luoghi segreti dell’Altissimo, tempi di
attesa del Signore, in cui rinnoviamo la nostra forza, e impariamo ad alzarci a volo come aquile, e
poi ritorniamo a correre e a non stancarci, e a camminare e a non affaticarci». (A. B. Simpson)
«Non sarebbe di minimo aiuto per lui gemere e singhiozzare per vent’anni per il fatto che
aveva rubato. “Non rubare più” è il ravvedimento per lui. Allo stesso modo, è inutile per una
persona impura lamentarsi, se non facesse nessun cambiamento e nessuno sforzo per diventare pura.
Confessare e abbandonare i nostri peccati è il vero ravvedimento». (Dorothea Trudel)
«Non affaccendarti per l’opera per Cristo al punto che non ti rimane nessuna forza per
pregare. La vera preghiera richiede forza». (Hudson Taylor)
(tratto e tradotto da www.agheritage.org)
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