La soresinese suor Maria Teresa Maruti nuova "madre" del

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La soresinese suor Maria Teresa Maruti nuova "madre" del
Possibilità
di
ritiri
e
momenti di spiritualità al
Monastero della Visitazione
Nell’anno in cui si apre in diocesi il Sinodo dei Giovani, le
monache di clausura della Visitazione “aprono le porte” del
Monastero di Soresina ai giovani. Lo faranno a partire dalle
prossime settimane, mettendo a disposizione dei gruppi
parrocchiali e delle associazioni spazi per esperienze di
preghiera e silenzio.
Il Monastero Visitandino sta riattivando i locali adiacenti
alla chiesa interna per l’accoglienza di gruppi autogestiti
(parrocchie, associazioni religiose e laiche, gruppi di
meditazione, etc.) che desiderano fare un’esperienza di
preghiera e silenzio, coordinati da un responsabile
(sacerdote, religioso/a, catechista o altro).
Predisposta un’ampia sala, adatta per incontri pastorali,
conferenze, giornate di ritiro e momenti di fraternità.
Accanto un altro salone garantirà spazio per il pernottamento
con sacco a pelo di una cinquantina di persone. Naturalmente
con la disponibilità di bagno (anche per disabili). E non
mancherà un piccolo spazio all’aperto, proprio dei locali.
Ogni gruppo potrà vivere l’esperienza in completa autonomia,
pur con la possibilità di partecipare alla preghiera liturgica
delle monache ed, eventualmente, avere colloqui personali con
le claustrali.
Si tratta di un’opportunità pensata in modo particolare per
vivere con momenti di ritiro e preghiera i tempi forti
dell’anno liturgico.
La Comunità, inoltre, è disponibile ad accoglie anche giovani
ragazze e signore che desiderino vivere momenti di preghiera e
di silenzio, sia per discernimento vocazionale che per
rafforzare la fede e l’unione con il Signore nel proprio
vivere quotidiano.
Proprio a motivo del senso per il quale questi spazi sono
concessi, non vi sarà una tariffa prestabilita per
l’accoglienza: i gruppi potranno lasciare un’offerta per il
sostegno del Monastero.
Per informazioni e verificare possibilità e modalità
d’accoglienza contattare il Monastero della Visitazione di
Soresina
(tel.
0374-342390,
email [email protected]).
La soresinese suor Maria
Teresa Maruti nuova "madre"
del
Monastero
della
Visitazione
Giovedì 5 maggio la piccola comunità claustrale visitandina di
Soresina ha vissuto un momento importante e qualificante della
propria storia: l’elezione della nuova superiora, che resterà
in carica per i prossimi cinque anni. Si tratta di una
soresinese doc, madre Maria Teresa Maruti, che prende il
testimone da madre Rosa Maria Colombo, in carica per più
mandati.
L’elezione, avvenuta a scrutinio segreto alla presenza del
vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, e del parroco di
Soresina, don Angelo Piccinelli, è stata preceduta dalla
recita del Vespro e dal canto del “Veni Creator Spiritus”.
Dopo la “lettura breve” del testo biblico proposto dalla
preghiera vespertina, il vescovo Antonio ha ammonito le
monache a essere docili all’ispirazione dello Spirito Santo e
a cercare unicamente la volontà di Dio.
Dallo spoglio delle schede è risultata eletta madre Maria
Teresa Maruti, soresinese di nascita, entrata nel Monastero
della Visitazione a 19 anni. Il 2 luglio prossimo saranno 43
anni di permanenza nella clausura soresinese, cittadina dove
vive la maggior parte della sua famiglia: mamma, fratello e
nipoti.
A lei il Vescovo ha affidato simbolicamente le chiavi del
Monastero.
Verso le 18 un suono speciale delle campane ha salutato
l’elezione. Madre Maria Teresa assume l’incarico di superiora
in un momento particolarmente delicato per la comunità, nella
quale dovrà custodire il carisma salesiano, la gioia della
fraternità evangelica e la fedeltà all’indole contemplativa
della vocazione monastica.
Il bicentenario del Monastero di Soresina
A Soresina la festa per i 200
anni del Monastero della
Visitazione con il vescovo
Delpini
Domenica
24
e
lunedì
25
aprile
sono
state
giornate
particolarmente ricche di significato per il Monastero di
clausura di Soresina: ricorreva, infatti, il bicentenario
della fondazione. In qualche modo anticipato il 15 aprile con
la veglia diocesana per le vocazioni alla presenza del nuovo
vescovo di Cremona proprio nella chiesa di Largo Cairoli
(leggi il resoconto), l’anniversario proseguirà idealmente con
un ulteriore appuntamento il 5 maggio prossimo quando mons.
Napolioni presiederà il Vespro (che sarà celebrato alle 17 in
forma privata) assistendo all’elezione della madre superiora.
Domenica 24 aprile
Domenica 24 aprile, nel giorno anniversario, è stata celebrata
la Messa alle 8 e i solenni Vespri alle 16. In serata, quindi,
il direttore dell’Archivio storico diocesano, don Andrea
Foglia, ha tenuto un incontro su “Il carisma di san Francesco
di Sales”, il fondatore dell’Ordine della Visitazione.
Francesco di Sales, di nobili origini, nasce nel 1567.
Indirizzato agli studi giuridici, studiò a Parigi e Padova. Di
fronte alla prospettiva di una importante carriera come
avvocato nel Senato di Chamberry, decide invece di diventare
sacerdote, consacrato nel 1593. Nel 1602 la nomina a vescovo
di Ginevra, con sede ad Annecy poiché la città svizzera era in
mano ai calvinisti. La morte ad Avignone dopo 20 anni di
episcopato, a soli 55 anni, nel 1622.
Una vita, quella del santo fondatore delle Visitandine, che
don Foglia ha sintetizzato secondo tre aspetti: uomo di
Chiesa, pastore, vescovo e riformatore, apportatore di un
contributo fondamentale all’attuazione della riforma
tridentina; maestro di vita spirituale con un fitto
epistolario con il quale dirigeva le anime e autore di opere
che hanno segnato in modo indelebile la spiritualità
cattolica; fondatore di una importante congregazione religiosa
in cui condensò di fatto tutte le sue intuizioni pastorali e
spirituali.
Introducendo la serata, che è stata accompagnata dal coro
Psallentes di Soresina, don Foglia ha fatto riferimento a due
immagini donate al Monastero, entrambe eseguite da un
raffinato pittore locale formatosi all’Accademia Carrara di
Bergamo, dove tra il 1817 e il 1830 fu allievo del grande
maestro casalasco Giuseppe Diotti. La prima (la grande tela
che sta ancor oggi è posta al centro del presbiterio) che
racconta la forma della fondazione religiosa. L’altra (appena
tornato dal restauro) che evidenzia la sostanza di questa
fondazione.
L’intervento di don Andrea Foglia: parte 1 e 2
Photogallery della serata
Lunedì 25 aprile
Le celebrazioni anniversarie sono proseguite nel pomeriggio di
lunedì 25 aprile con la Messa presieduta dal vescovo ausiliare
di Milano mons. Mario Delpini. La liturgia, animata dal Coro
Psallentes di Soresina, è stata concelebrata dai sacerdoti
della città e della zona pastorale.
A introdurre la celebrazione il parroco di Soresina, don
Angelo Piccinelli, che ha voluto sottolineare come le
celebrazioni per il bicentenario del Monastero della
Visitazione siano un «rendimento di grazie per duecento anni
di presenza delle Salesiane», che dal 1816 «accompagnano in
modo discreto le vicende della comunità soresinese». Una
presenza che è «un dono speciale, un invito per ciascuno a
ripartire sempre da Dio». Proprio in questo senso ha infine
auspicato il dono di nuove vocazioni.
Nell’omelia il vescovo Delpini si è rifatto alla metafora del
fuoco per parlare dell’amore di Dio. «Siate fuoco e incendiate
il mondo!», ha detto. E ancora: «L’amore di Dio è come il
fuoco, capace di plasmare la vita. Ma come il fuoco, per
continuare ad ardere, ha bisogno di “attaccarsi” a nuova
legna, così l’amore di Dio ha bisogno di attaccarsi alle
persone, perché l’amore di Dio è contagioso».
Naturalmente il pensiero è andato alla monache visitandine:
«200 anni di storia si trasformano in gratitudine, perché è
stato acceso un fuoco che è stato tenuto vivo dalla vita
contemplativa delle monache Salesiane, una testimonianza che
qui ha abitato e ancora abita Dio. La nostra preghiera chieda
che questo fuoco continui ad ardere per seminare l’amore e la
sapienza di Dio».
Al termine della Messa è stata presentata all’assemblea
“benedizione speciale del Santo Padre” con sua fotografia.
la
Photogallery della celebrazione
La storia del Monastero
A dar vita al monastero della Visitazione di Soresina furono
suor Laura Felice Calvi e suor Giulia Domitilli Emili, giunte
dalla comunità bergamasca di Alzano Lombardo. Giunsero a
Soresina la sera del 23 aprile 1816 in carrozza nell’allora
Contrada Albana, all’ex convento dei Terziari Regolari in San
Francesco del Dosso.
Il giorno dopo, il 24 aprile, durante l’atto solenne della
fondazione, celebrata dal vescovo di Cremona, mons. Omobono
Offredi, una “singolare” novizia consegnava alla nuova
superiora, madre Laura Felice Calvi, le chiavi della casa ed
accettava di divenirne economa: Maria Gaetana Ferrari.
Era questa l’ultima Priora del Collegio delle Vergini di Santa
Chiara che, eretto il 9 dicembre 1700 dal vescovo Alessandro
Croce, aveva in Via delle monache, ora Via Teatro, la chiesa
ed un fiorente educandato. Purtroppo, il 29 agosto 1811, il
decreto napoleonico di soppressione aveva chiuso il lungo
periodo di apostolato di preghiera e di azione educativa.
Maria Gaetana Ferrari, però, pur ridotta allo stato laicale,
desiderosa di ricostituire una famiglia religiosa, non solo
aveva acquistato l’ex convento francescano, diventato
proprietà privata dopo la soppressione del 1772, ma aveva
iniziato il complesso sfibrante iter per ottenere
dall’I.R.Governo austriaco (imperatore di allora era Francesco
I) la concessione di riunirsi in comunità religiosa, dopo la
quale i successivi permessi del Vescovo, del Prefetto, nonché
l’autorizzazione pontificia, portarono alla fondazione del
nuovo Monastero.
Nello stesso tempo, le monache della Visitazione ebbero in uso
dalla Fabbriceria la chiesa di San Francesco che rinnovarono
all’interno sia nel presbiterio sia nella sistemazione degli
altari, ampliarono nella sagrestia e nel coro, dotarono di
arredi quali l’organo Bossi nel 1842 che ancora è funzionante.
All’atto della solenne consacrazione il 25 settembre 1834 dal
vescovo Carlo Emanuele Sardagna, la chiesa acquistava
l’ordinato aspetto euritmico attuale. Nell’ex convento
francescano, una serie di lavori portò alla fabbrica del
collegio-educandato nel 1818 (ora sede del Centro socioculturale Terza Età), ma la scarsa funzionalità dell’edificio
convinse le monache nel 1859, nei momenti drammatici seguiti
alla seconda guerra d’indipendenza, a cercare una nuova sede
che venne trovata nell’ex convento dei Minori Osservanti,
nell’allora Contrada degli Argini, ora Via Cairoli, soppresso
nel 1798 e diventato proprietà privata. Qui venne adattata, e
con poche variazioni, alla vita di clausura il fabbricato
preesistente e costruita, su progetto dell’architetto Emilio
Brilli, la nuova chiesa, l’attuale, sull’aerea di quella
demolita dopo l’allontanamento dei frati. La benedizione da
parte del vescovo Antonio Novasconi della campana che ancor
oggi fa risuonare i suoi rintocchi argentini, il 21 novembre
1859, e la consacrazione della chiesa, il 19 agosto 1862,
sembravano finalmente dare un felice compendio alla
travagliata storia delle comunità religiose di Soresina, che
ci hanno lasciato segni di fede, di operosità, di arte.
Dal 1862 ad oggi, non sempre fu facile la vita del Monastero.
Per questo si rimanda al documentatissimo libro del prof.
Roberto Cabrini, Il Monastero di Santa Maria della Visitazione
in Soresina, edito nel 1994, che ricostruisce con dovizia di
particolari vicende storiche, figure di Madri e di Sorelle,
come di confessori e di padri spirituali. Sono da ricordare
però due momenti dolorosi che segnarono la vita della comunità
claustrale: il momento della soppressione del monastero nel
1866 con la riduzione allo stato laicale delle monache ed,
altrettanto amara, la chiusura nel 1885 dell’educandato, tanto
benemerito in campo educativo. Prove dure che non hanno
scalfito la serena e profonda spiritualità delle suore
salesiane che accompagna da sempre la vita frenetica e
distratta di noi soresinesi.
Il cartoncino del bicentenario
Il sito internet del Monastero della Visitazione di Soresina
Domenica e lunedì a Soresina
la festa per i 200 anni del
Monastero della Visitazione
Il 24 aprile 1816 il
vescovo di Cremona, mons. Omobono
Offredi, diede ufficialmente avvio alla storia del Monastero
della Visitazione di Soresina. Era stato proprio lui a
chiedere alle Visitandine di Alzano Lombardo (Bg) di mandare
in diocesi di Cremona alcune monache per fondare un nuovo
monastero. Egli individuò Soresina, dove la soppressione
napoleonica aveva messo fine all’esperienza delle Terziarie
Francescane.
L’importante anniversario sarà celebrato con una serie di
eventi, inaugurati lo scorso 15 aprile con la veglia diocesana
di preghiera per le vocazioni presieduta dal vescovo
Napolioni.
Si continua, nel pomeriggio di domenica 24 aprile, alle 16,
con la celebrazione del Vespro solenne, cui farà seguito, in
serata, alle 21, un incontro su “Il carisma di san Francesco
di Sales”, il fondatore dell’Ordine Visitandino, a cura di don
Andrea Foglia, il direttore dell’Archivio storico diocesano.
Nel pomeriggio di lunedì 25 aprile, invece, sarà a Soresina il
vescovo mons. Mario Delpini, vicario generale dell’arcidiocesi
di Milano, che alle 18 presiederà la solenne Eucaristia. La
liturgia, animata dal Coro Psallentes di Soresina,
sarà concelebrata dai sacerdoti della zona pastorale.
Tutti gli appuntamenti vedranno naturalmente la partecipazione
della piccola comunità monastica di viale Cairoli, guidata da
madre Rosa Maria Colombo.
Scarica la locandina
La veglia per le vocazioni del 15 aprile con il Vescovo
Storia del Monastero
A dar vita al monastero della Visitazione di Soresina
furono suor Laura Felice Calvi e suor Giulia Domitilli Emili,
giunte dalla comunità bergamasca di Alzano Lombardo. Giunsero
a Soresina la sera del 23 aprile 1816 in carrozza nell’allora
Contrada Albana, all’ex convento dei Terziari Regolari in San
Francesco del Dosso.
Il giorno dopo, il 24 aprile, durante l’atto solenne della
fondazione, celebrata dal vescovo di Cremona, mons. Omobono
Offredi, una “singolare” novizia consegnava alla nuova
superiora, madre Laura Felice Calvi, le chiavi della casa ed
accettava di divenirne economa: Maria Gaetana Ferrari.
Era questa l’ ultima Priora del Collegio delle Vergini di
Santa Chiara che, eretto il 9 dicembre 1700 dal vescovo
Alessandro Croce, aveva in Via delle monache, ora Via Teatro,
la chiesa ed un fiorente educandato. Purtroppo, il 29 agosto
1811, il decreto napoleonico di soppressione aveva chiuso il
lungo periodo di apostolato di preghiera e di azione
educativa. Maria Gaetana Ferrari, però, pur ridotta allo stato
laicale, desiderosa di ricostituire una famiglia religiosa,
non solo aveva acquistato l’ex convento francescano, diventato
proprietà privata dopo la soppressione del 1772, ma aveva
iniziato il complesso sfibrante iter per ottenere
dall’I.R.Governo austriaco (imperatore di allora era Francesco
I) la concessione di riunirsi in comunità religiosa, dopo la
quale i successivi permessi del Vescovo, del Prefetto, nonché
l’autorizzazione pontificia, portarono alla fondazione del
nuovo Monastero.
Nello stesso tempo, le monache della Visitazione ebbero in uso
dalla Fabbriceria la chiesa di San Francesco che rinnovarono
all’interno sia nel presbiterio sia nella sistemazione degli
altari, ampliarono nella sagrestia e nel coro, dotarono di
arredi quali l’organo Bossi nel 1842 che ancora è funzionante.
All’atto della solenne consacrazione il 25 settembre 1834 dal
vescovo Carlo Emanuele Sardagna, la chiesa acquistava
l’ordinato aspetto euritmico attuale. Nell’ex convento
francescano, una serie di lavori portò alla fabbrica del
collegio-educandato nel 1818 (ora sede del Centro socioculturale Terza Età), ma la scarsa funzionalità dell’edificio
convinse le monache nel 1859, nei momenti drammatici seguiti
alla seconda guerra d’indipendenza, a cercare una nuova sede
che venne trovata nell’ex convento dei Minori Osservanti,
nell’allora Contrada degli Argini, ora Via Cairoli, soppresso
nel 1798 e diventato proprietà privata. Qui venne adattata, e
con poche variazioni, alla vita di clausura il fabbricato
preesistente e costruita, su progetto dell’architetto Emilio
Brilli, la nuova chiesa, l’attuale, sull’aerea di quella
demolita dopo l’allontanamento dei frati. La benedizione da
parte del vescovo Antonio Novasconi della campana che ancor
oggi fa risuonare i suoi rintocchi argentini, il 21 novembre
1859, e la consacrazione della chiesa, il 19 agosto 1862,
sembravano finalmente dare un felice compendio alla
travagliata storia delle comunità religiose di Soresina, che
ci hanno lasciato segni di fede, di operosità, di arte.
Dal 1862 ad oggi, non sempre fu facile la vita del Monastero.
Per questo si rimanda al documentatissimo libro del prof.
Roberto Cabrini, Il Monastero di Santa Maria della Visitazione
in Soresina, edito nel 1994, che ricostruisce con dovizia di
particolari vicende storiche, figure di Madri e di Sorelle,
come di confessori e di padri spirituali. Sono da ricordare
però due momenti dolorosi che segnarono la vita della comunità
claustrale: il momento della soppressione del monastero nel
1866 con la riduzione allo stato laicale delle monache ed,
altrettanto amara, la chiusura nel 1885 dell’educandato, tanto
benemerito in campo educativo. Prove dure che non hanno
scalfito la serena e profonda spiritualità delle suore
salesiane che accompagna da sempre la vita frenetica e
distratta di noi soresinesi.
Il sito internet del Monastero della Visitazione di Soresina
Il
vescovo
Antonio:
«La
veglia per le vocazioni è
solo cominciata. Ognuno vegli
sulla propria chiamata e
quella degli altri»
In preparazione alla 53esima Giornata mondiale di preghiera
per le vocazioni, che si celebrerà il 17 aprile nella IV
domenica di Pasqua, la sera di venerdì 15 aprile a Soresina il
vescovo Napolioni ha presieduto la veglia diocesana per le
vocazioni. Una serata di riflessione, preghiera, adorazione e
riconciliazione quella che si è svolta presso la chiesa
monastica della Visitazione, insieme alla comunità claustrale
che nei prossimi giorni festeggerà i 200 anni di presenza in
città.
La veglia, organizzata dal Centro diocesano vocazioni, diretto
da don Marco D’Agostino, insieme agli studenti di Teologia del
Seminario diocesano, è stata animata con il canto dai cori
parrocchiali “Psallentes” e “Flauti nel vento” diretti dal
maestro Alessandro Manara.
Gremita in ogni sua parte la chiesa della Visitazione tanto
che lo stesso Vescovo ha chiamato a prendere posto in
presbiterio i numerosi giovani presenti, per lasciare liberi
alcuni spazi nella navata centrale e negli altari laterali per
coloro che non erano neppure riusciti a entrare in chiesa.
Accanto a mons. Napolioni il diacono don Francesco Gandioli,
che a giugno sarà ordinato sacerdote, e i seminaristi Alberto
Bigatti e Arrigo Duranti.
La preghiera, iniziata con le richieste di perdono, è
proseguita con l’esposizione del Santissimo Sacramento.
Quindi, dopo il Vangelo, ha preso la parola il Vescovo, che ha
aiutato tutti i presenti a ritrovare il giusto clima di
contemplazione.
«Lasciate che questo cibo ci nutra a lungo», ha auspicato il
Vescovo, che subito ha precisato: «Guardate Lui mentre io
parlo e chiedetegli che parli Lui». Quindi riprendendo
l’incipit del brano evangelico – «Le mie pecore ascoltano la
mia voce» – ha guardato alle tante voci che circondano la vita
e l’interiorità di ciascuno, interrogandosi se siano voci di
una Babele o di Pentecoste. Poi si è soffermato sul bisogno di
«sentirsi riconosciuto», grazie a «quel nome che solo Lui sa
pronunciare così» e nel quale ognuno si sente libero.
«Ciascuno di noi – ha detto ancora – dica: sono chiamato da
Te!». Un bisogno profondo che solo Dio sa saziare, dando la
consolazione della sicurezza di non essere perduti in
eterno. «Ci interessa la vocazione di ciascuno – ha quindi
concluso – e ci interessa la vocazione di tutti. Ci interessa
essere Chiesa: convocazione, comunione di chiamati, non di
spettatori»
Mentre l’adorazione è proseguita, il Vescovo e gli altri
sacerdoti presenti si sono resi disponibili per un momento di
confronto personale o per celebrare il sacramento della
Riconcilazione. Un’opportunità che tanti dei presenti –
giovani e meno giovani – hanno voluto sfruttare.
Al termine della veglia, dopo il saluto del parroco di
Soresina, don Angelo Piccinelli, che ha ricordato i 200 anni
del Monastero della Visitazione, il Vescovo ha rivolto a tutti
i presenti un ultimo richiamo, con un preciso invito: «La
veglia per le vocazioni – ha detto – è solo cominciata. Da
adesso in avanti ognuno vegli sulla propria vocazione e quella
degli altri: il marito quella della moglie e la moglie quella
del marito, i preti quella dei preti vicini. E chi non ce l’ha
ancora vegli per trovarla: occhi e orecchie aperti! Perché il
Signore passa e dona il centuplo di quello che voi
desiderate».
Photogallery della veglia
Il servizio tratto dal Giorno del Signore
La Giornata per le vocazioni 2016:
Gli eventi organizzati in diocesi per la Giornata e la
preghiera da scaricare
L’incontro del 14 aprile tra il Vescovo e i sacerdoti
sui temi vocazionali
La Giornata per Rosarianti e Fortes in fide il 25 aprile
in Seminario
Per
i
200
anni
della
Visitazione il 15 aprile
veglia per le vocazioni col
Vescovo
Il 24 aprile ricorre il bicentenario del Monastero della
Visitazione di Soresina. L’importante anniversario sarà
celebrato con diversi appuntamenti in programma nella chiesa
monastica di
viale Cairoli, alla presenza della piccola
comunità claustrale guidata da madre Rosa Maria e formata in
tutto da sei religiose. In questo contesto la sera di venerdì
15 aprile (ore 21) si svolgerà anche la veglia diocesana per
le vocazioni presieduta dal vescovo Napolioni.
Domenica 24 aprile alle 16 è in programma il Vespro solenne,
mentre alle 21 il direttore dell’Archivio storico diocesano,
don Andrea Foglia, interverrà sul tema “Il carisma di san
Francesco di Sales”, interviene il Coro Psallentes.
Nel pomeriggio di lunedì 25 aprile, invece, sarà a Soresina
mons. Mario Delpini, vescovo e vicario generale
dell’arcidiocesi di Milano, che alle 18 presiederà la solenne
Eucaristia. La liturgia, concelebrata dai sacerdoti della zona
pastorale, sarà animata dal Coro Psallentes.
Scarica la locandina
Storia del Monastero
Quando la sera del 23 aprile 1816, da Alzano Lombardo, il
monastero bergamasco visitandino più vicino a Soresina, le due
fondatrici, suor Laura Felice Calvi e suor Giulia Domitilli
Emili, arrivarono in carrozza nell’allora Contrada Albana,
all’ex convento dei Terziari Regolari in San Francesco del
Dosso. Si stava realizzando per la nostra comunità soresinaese
un duplice felice evento: l’inizio della luminosa presenza in
casa nostra delle monache dell’Ordine della Visitazione di
Santa Maria e l’epilogo della feconda esperienza delle Vergini
di Santa Chiara.
Il giorno dopo, il 24 aprile, durante l’atto solenne della
fondazione, celebrata dal vescovo di Cremona, mons. Omobono
Offredi, una “singolare” novizia consegnava alla nuova Madre,
suor Laura Felice Calvi, le chiavi della casa ed accettava di
divenirne economa: Maria Gaetana Ferrari. Era questa l’ ultima
Priora del Collegio delle Vergini di Santa Chiara che, eretto
il 9 dicembre 1700 dal vescovo Alessandro Croce, aveva in Via
delle monache, ora Via Teatro, la chiesa ed un fiorente
educandato.
Purtroppo, il 29 agosto 1811, il decreto napoleonico di
soppressione aveva chiuso il lungo periodo di apostolato di
preghiera e di azione educativa. Maria Gaetana Ferrari, però,
pur ridotta allo stato laicale, desiderosa di ricostituire una
famiglia religiosa, non solo aveva acquistato l’ex convento
francescano, diventato proprietà privata dopo la soppressione
del 1772, ma aveva iniziato il complesso sfibrante iter per
ottenere dall’I.R.Governo austriaco (imperatore di allora era
Francesco I) la concessione di riunirsi in comunità religiosa,
dopo la quale i successivi permessi del Vescovo, del Prefetto,
nonchè l’autorizzazione pontificia, portarono alla fondazione
del nuovo Monastero.
Nello stesso tempo, le monache della Visitazione ebbero in uso
dalla Fabbriceria la chiesa di San Francesco che rinnovarono
all’interno sia nel presbiterio sia nella sistemazione degli
altari, ampliarono nella sagrestia e nel coro, dotarono di
arredi quali l’organo Bossi nel 1842 che ancora è funzionante.
All’atto della solenne consacrazione il 25 settembre 1834 dal
vescovo Carlo Emanuele Sardagna, la chiesa acquistava
l’ordinato aspetto euritmico attuale. Nell’ex convento
francescano, una serie di lavori portò alla fabbrica del
collegio-educandato nel 1818 (ora sede del Centro socioculturale Terza Età), ma la scarsa funzionalità dell’edificio
convinse le monache nel 1859, nei momenti drammatici seguiti
alla seconda guerra d’indipendenza, a cercare una nuova sede
che venne trovata nell’ex convento dei Minori Osservanti,
nell’allora Contrada degli Argini, ora Via Cairoli, soppresso
nel 1798 e diventato proprietà privata. Qui venne adattata, e
con poche variazioni, alla vita di clausura il fabbricato
preesistente e costruita, su progetto dell’architetto Emilio
Brilli, la nuova chiesa, l’attuale, sull’aerea di quella
demolita dopo l’allontanamento dei frati. La benedizione da
parte del vescovo Antonio Novasconi della campana che ancor
oggi fa risuonare i suoi rintocchi argentini, il 21 novembre
1859, e la consacrazione della chiesa, il 19 agosto 1862,
sembravano finalmente dare un felice compendio alla
travagliata storia delle comunità religiose di Soresina, che
ci hanno lasciato segni di fede, di operosità, di arte.
Dal 1862 ad oggi, non sempre fu facile la vita del Monastero.
Per questo si rimanda al documentatissimo libro del prof.
Roberto Cabrini, Il Monastero di Santa Maria della Visitazione
in Soresina, edito nel 1994, che ricostruisce con dovizia di
particolari vicende storiche, figure di Madri e di Sorelle,
come di confessori e di padri spirituali. Sono da ricordare
però due momenti dolorosi che segnarono la vita della comunità
claustrale: il momento della soppressione del monastero nel
1866 con la riduzione allo stato laicale delle monache ed,
altrettanto amara, la chiusura nel 1885 dell’educandato, tanto
benemerito in campo educativo. Prove dure che non hanno
scalfito la serena e profonda spiritualità delle suore
salesiane che accompagna da sempre la vita frenetica e
distratta di noi soresinesi.
Mons. Lafranconi a Soresina:
“La
Vita
consacrata
testimonianza della signoria
e della libertà di Cristo”
Nel pomeriggio di sabato 21 novembre, in occasione della
Giornata mondiale “pro orantibus”, a favore cioè delle monache
di clausura, l’amministratore apostolico mons. Dante
Lafranconi ha presieduto la celebrazione del Vespro nella
chiesa del Monastero della Visitazione di Soresina insieme
alle claustrali visitandine e alle rappresentanti degli altri
ordini religiosi presenti in diocesi. La celebrazione, che
quest’anno ha assunto un particolare significato collocandosi
nell’ultimo scorcio dell’Anno della Vita consacrata, è
avvenuta in comunione spirituale con l’altro monastero di
clausura presente in diocesi: quello delle Domenicane di S.
Sigismondo, a Cremona.
La Chiesa ormai da più di 50 anni ha scelto il 21 novembre,
festa della Presentazione di Maria, per celebrare la giornata
“pro Orantibus”. L’esempio della Santa Bambina che con
determinazione si ritira nel Tempio di Gerusalemme, lasciando
i genitori, dice con eloquenza la bellezza della Vita
Consacrata, quale grande e preziosa grazia sia la vocazione
religiosa, l’essere cioè chiamati da Dio “a donarsi
interamente a Lui sommamente amato, per essere con nuovo e
speciale titolo destinati al servizio e all’onore di Dio”
(Lumen Gentium 44a).
A introdurre la celebrazione il saluto di suor Luisa Ciceri,
delle Adoratrici del SS. Saramento di Rivolta d’Adda
responsabile diocesana dell’USMI: “Nel sì di Maria – ha detto
la religiosa – il nostro sì, nella sua adorazione la nostra
adorazione. Mentre ringraziamo il Signore di essere qui
insieme a celebrare la liturgia, affidiamo a Lui in modo
particolare le Sorelle Visitandine che oggi rinnovano
l’offerta della loro esistenza. Unite a loro, preghiamo
perché, come ci chiede il Papa, tutte noi possiamo essere
donne di speranza, che sanno aspettare il domani di Dio,
cogliendo i segni di resurrezione nei drammi della storia, la
nostra di oggi. Davvero la nostra esistenza sia intercessione,
vita gioiosamente offerta per la salvezza del mondo”.
Con l’esposizione dell’Eucaristia per l’adorazione si sono
quindi aperti i primi Vespri di Nostro Signore Gesù Cristo, Re
dell’Universo, presieduta dall’amministratore apostolico mons
Dante Lafranconi.
Accanto al vescovo emerito, il parroco di Soresina don Angelo
Piccinelli, il vicario don Andrea Piana e il collaboratore
parrocchiale don Andrea Ottoni, oltre naturalmente al
cerimoniere episcopale don Flavio Meani.
In chiesa diverse rappresentanze di suore delle varie
congregazioni presenti in diocesi e molti parrocchiani
sensibili alla vita del loro Monastero. E naturalmente non
mancavano le padrone di casa, le monache visitandine, dietro
la grata posta al fianco dell’altare.
Nella sua riflessione mons. Lafranconi, dopo aver guardato
alla regalità di Cristo Re, si è soffermato sulla libertà data
da Dio all’uomo e con il riferimento all’Alto che libera da un
possibile “delirio di onnipotenza”. “Pensate quanto è
significativa questa testimonianza di libertà – ha
sottolineato –, come testimonianza della signoria del Signore
Gesù, nel nostro contesto sociale, dove spesso la libertà è
intesa come poter carpire a Dio la possibilità di fare tutto
quello che voglio, senza badare agli altri e neppure al senso
della mia esistenza e della mia storia. La Vita consacrata è
testimonianza della signoria di Cristo perché la esprime negli
stessi termini con cui l’ha espressa Lui”.
È stata dunque una occasione “per ringraziare il Signore del
dono della Vita consacrata, testimonianza della signoria e
della libertà di Cristo. E siamo qui per chiedere al Signore
per tutti i consacrati la grazia di vivere in pienezza questo
segno di testimonianza, espressa attraverso i voti”.
Al termine dell’omelia è stato il momento del rinnovo dei voti
da parte delle claustrali. Per le visitandine, infatti, la
Giornata “pro orantibus” coincide anche con il giorno del
rinnovo dei propri voti. “Ogni anno, il 21 novembre, festa
della Presentazione di Maria, dopo tre giorni di
raccoglimento, tutte le Sorelle rinnovano pubblicamente,
benché soltanto per devozione, i loro voti di religione”: così
si legge nelle Costituzioni dell’Ordine della Visitazione di
S. Maria. Una consuetudine voluta dai Santi fondatori,
Francesco di Sales e Giovanna Francesca di Chantal, e che da
più di 400 anni è fedelmente osservata. Significativa la data
scelta dai Santi Fondatori, poiché la Madonna nel mistero
della sua Presentazione al Tempio è la precorritrice, il
modello e la patrona delle anime che si consacrano al Signore
nella Vita Religiosa.
Una consuetudine di cui si conserva memoria nel grande Libro
del Monastero, dove ogni monaca, nelle pagine a lei riservate,
scrive di volta in volta: “Io ho confermato i miei Voti in
questo giorno della Presentazione della Madonna 21 novembre …
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen” e
vi appone la propria firma.
Dopo la benedizione eucaristica, e le parole di saluto del
parroco, il saluto delle suore con il Vescovo e un rinfresco
offerto dalle Visitandine.
Photogallery
Omelia del vescovo Lafranconi
A Soresina celebrazione con
mons.
Lafranconi
nella
Giornata Pro Orantibus : alle
16.30 i Vespri nella chiesa
del
Monastero
della
Visitazione
Nel pomeriggio di sabato 21 novembre, in occasione della
Giornata mondiale “Pro Orantibus”, l’amministratore apostolico
mons. Dante Lafranconi sarà presso il Monastero della
Visitazione di Soresina per la celebrazione del Vespro insieme
alle claustrali visitandine e le altre religiose delle
diocesi. L’appuntamento è alle ore 16.30.
La celebrazione di quest’anno, che assume un particolare
significato collocandosi nell’ultimo scorcio dell’Anno della
Vita consacrata, avverrà in comunione spirituale con l’altro
monastero di clausura presente in diocesi: quello delle
Domenicane di S. Sigismondo, a Cremona.
Il canto dei Primi Vespri della solennità di Nostro Signore
Gesù Cristo Re dell’universo sarà presieduto dal Vescovo, che
sarà affiancato dal delegato episcopale per la Vita Consacrata
don Giulio Brambilla, insieme ai sacerdoti della parrocchia di
Soresina guidati da don Angelo Piccinelli.
La Chiesa ormai da più di 50 anni ha scelto il 21 novembre,
festa della Presentazione di Maria, per celebrare la giornata
“pro Orantibus”, a favore cioè delle monache di clausura.
L’esempio della Santa Bambina che con determinazione si ritira
nel Tempio di Gerusalemme, lasciando i genitori, dice con
eloquenza la bellezza della Vita Consacrata, quale grande e
preziosa grazia sia la vocazione religiosa, l’essere cioè
chiamati da Dio “a donarsi interamente a Lui sommamente amato,
per essere con nuovo e speciale titolo destinati al servizio e
all’onore di Dio” (Lumen Gentium 44a.)
Per le monache visitandine questa giornata coincide anche con
il giorno del rinnovo dei propri voti. “Ogni anno, il 21
novembre, festa della Presentazione di Maria, dopo tre giorni
di raccoglimento, tutte le Sorelle rinnovano pubblicamente,
benché soltanto per devozione, i loro voti di religione”: così
si legge nelle Costituzioni dell’Ordine della Visitazione di
S. Maria. Una consuetudine voluta dai Santi fondatori,
Francesco di Sales e Giovanna Francesca di Chantal, e che da
più di 400 anni è fedelmente osservata.
Di questa annuale rinnovazione si conserva memoria nel grande
Libro del Monastero, ove ogni Sorella professa nelle pagine a
lei riservate scrive di volta in volta: “Io ho confermato i
miei Voti in questo giorno della Presentazione della Madonna
21 novembre … Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo. Amen” e vi appone la propria firma.
Significativa la data scelta dai Santi Fondatori, poiché la
Madonna nel mistero della sua Presentazione al Tempio è la
precorritrice, il modello e la patrona delle anime che si
consacrano al Signore nella Vita Religiosa.
Intervista alla Madre
«Umiltà e nascondimento per servire Dio e i fratelli»
La profetica testimonianza delle monache visitandine a
Soresina dal lontano 1816
Si dicono felicissime e onorate che Benedetto XVI abbia scelto
di risiedere nel monastero del loro ordine in Vaticano, sono
particolarmente contente del nuovo Papa Francesco, così
affabile e vicino alla gente, non mancano di pregare per
l’amata Chiesa cremonese e in modo particolare per le
intenzioni più care al vescovo Dante. Pur essendo separate dal
mondo da una spessa grata, le dodici monache visitandine di
Soresina seguono con attenzione tutto ciò che accade al di
fuori degli spessi muri delle loro celle: l’adorazione di Dio,
l’abbandonarsi al suo amore, spinge quasi naturalmente ad
amare e a preoccuparsi per i fratelli immersi nelle
preoccupazioni del mondo. A pochi giorni dalla festa della
Visitazione di Maria a Santa Elisabetta (31 maggio) abbiamo
varcato la soglia dell’austero edificio di Largo Cairoli per
conoscere meglio la vita quotidiana, il carisma e le
aspirazioni di queste donne che hanno scelto di nascondersi
agli occhi degli uomini per dedicarsi con tutto se stesse alla
lode di Dio e alla salvezza delle anime.
Ascolta l’intervista alla Madre
È appena suonata la campana che richiama alla lettura
personale: manca un quarto d’ora alle quattro del pomeriggio e
le dodici monache visitandine hanno appena terminato la recita
dell’ora nona e il canto delle litanie in chiesa. È tempo di
appartarsi per immergersi in qualche testo di spiritualità o
di teologia. La giornata ormai sta giungendo al termine, manca
da dire il Rosario e il vespro, poi, dopo cena, ci sarà il
tempo per un po’ di ricreazione e alle 21.15, dopo Compieta,
avrà inizio il grande silenzio.
La vita di queste donne è regolata alla perfezione: l’ordine
esteriore è specchio di quello interiore conquistato con anni
di esercizio ascetico quotidiano.
Una suggestiva immagine del cortile interno del monastero
sotto la neve
Ad accogliere i visitatori che ogni giorno bussano numerosi al
monastero, per consegnare un aiuto o per chiedere un
consiglio, c’è la monaca addetta alla portineria: è l’unica
che può uscire dalla clausura e avere un contatto diretto con
il mondo. La voce gentile e i modi delicati rivelano una
serenità interiore così assente nelle strade della città.
Il parlatorio è una sala minuscola: due sedie, un tavolino e
una grande grata di ferro massiccio. Le maglie sono così
strette che non è possibile nemmeno infilare una mano. Pochi
secondi di attesa e le imposte di legno che impediscono di
invadere la clausura, anche solo con lo sguardo, si aprano. La
Madre che guida la comunità si è staccata per qualche istante
dal suo impegno di lettura spirituale per raccontarci della
sua vita e di quella delle sue consorelle.
Il tono della voce è basso, i gesti misurati, gli occhi
ardenti, quasi febbricitanti, di quelli abituati a vedere solo
l’essenziale. «Siamo a Soresina da quasi 200 anni – esordisce
la religiosa -. Era il 24 aprile 1816 quando due consorelle
del monastero di Alzano, in provincia e diocesi di Bergamo,
giunsero in città per riaprire il monastero soppresso dalle
leggi napoleoniche. Prima la casa era abitata da un gruppo di
terziarie francescane che, costrette a sciogliere la comunità,
mantennero gli impegni della vita religiosa. Quando finì il
dominio francese l’allora vescovo di Cremona, mons. Omobono
Offredi, grande estimatore del nostro fondatore, san Francesco
di Sales, chiese e ottenne due monache per iniziare una nuova
comunità. La madre di Alzano all’inizio fu parecchio
titubante, perchè si doveva privare di due ottime religiose,
ma alla fine cedette alle insistenze del presule cremonese
avvalorate dal confratello di Bergamo e nacque il monastero
della Visitazione in cui confluirono anche le terziarie
rimaste fedeli alla loro antica consacrazione».
«Piccolezza, nascondimento, umiltà, dolcezza: qui sta tutto il
nostro carisma, così come fu pensato dal Salesio e dalla
nostra cofondatrice santa Giovanna di Chantal – prosegue la
visitandina -. Nostro compito quotidiano è quello di cercare
in ogni cosa la volontà di Dio e di seguirla con
determinazione. Tendiamo a essere indipendenti da tutto ciò
che ci circonda tranne che dalla volontà di Dio».
Nella sua profonda saggezza san Francesco di Sales preferì
imporre alle sue monache al posto di pesanti mortificazioni
corporali quelle interiori: «Siamo chiamate – spiega la Madre
– a morire a noi stesse, al nostro amor proprio, alla nostra
volontà e al nostro giudizio, a quelle passioni come
l’irascibilità o la pigrizia che rendono tiepidi. Più che ai
digiuni e alle veglie dobbiamo essere attente alla pratica
della virtù in ogni momento della giornata».
La cappellina della Madonna di Lourdes nel grande giardino del
monastero
E la giornata di una visitandina è particolarmente
impegnativa. L’alzata è alle 5.25, quindi alle 6 è prevista
un’ora di preghiera personale seguita dalla celebrazione delle
Lodi, dalla Messa e dal ringraziamento per la comunione e
dall’ora terza. Uscite finalmente di chiesa le religiose hanno
tempo per una piccola colazione, poi tutte al lavoro: c’è chi
è impegnata in cucina, chi nel rammendare gli abiti, chi nella
pulizia degli ambienti, c’è anche una monaca che si occupa di
aggiustare le scarpe: «Cerchiamo di essere il più indipendenti
possibile dal mondo esterno». Un’attività importante, che è
anche una modesta forma di autofinanziamento, è il
confezionamento e la vendita delle particole alle parrocchie
del circondario.
Alle 10.45 l’appuntamento è nuovamente in chiesa per l’ufficio
delle letture, la recita dell’ora sesta e per l’esame di
coscienza. Segue il pranzo, un piccolo momento di ricreazione
dove è possibile parlare e il tempo del riposo. Quindi si
riprende il lavoro fino alle 15.15 con la recita dell’ora
nona, il canto delle litanie e mezz’ora di lettura personale.
Alle 16.30 si recita il Rosario e il Vespro. Una mezz’ora di
orazione personale precede la cena che solitamente è alle
18.15.
La preghiera comune nel coro
Una volta lavati i piatti e riassettata la cucina, le dodici
monache si godono la ricreazione. Alle 20.15 si riunisce
l’assemblea nella quale si mettono in comune le letture o i
pensieri fatti durante la giornata. Tocca poi alla madre
riportare le notizie della giornata, ricavate dalla lettura
dell’Osservatore Romano e del settimanale diocesano “La Vita
Cattolica”. Seguono quindi le istruzioni per il giorno
successivo e le intenzioni per cui pregare: «In questo modo
tutte sanno ciò che devono fare e non ci si perde in
chiacchere durante la giornata». Sì perchè, tranne le due
ricreazioni, tutti gli altri momenti sono vissuti in silenzio,
compresi i pasti. «La giornata – precisa la Madre – si chiude
alla 21 con la recita di Compieta. Poi ognuna va nella sua
camera e, fino alle 22.30, può leggere o scrivere».
La ricreazione nel giardino del monastero
Un programma quotidiano certamente impegnativo dove la
preghiera e la riflessione hanno un posto privilegiato: «Molte
volte ci è stato chiesto se non sia più giusto uscire dalla
clausura per aiutare le persone in difficoltà. A chi ci fa
questa domanda rispondiamo che il primo dovere del cristiano è
l’adorazione di Dio e che la carità più grande che si possa
fare è pregare per la salvezza delle anime dei fratelli.
Questo è il nostro impegno, compiuto sempre nel nascondimento,
nel silenzio, in un atteggiamento di umile e pronta obbedienza
e in piena comunione con la Chiesa cremonese, della quale ci
sentiamo parte attiva».
Le suore visitandine, però, sono molto più moderne di quanto
possano sembrare. I grandi eventi ecclesiali – come il ritiro
di Benedetto XVI e l’elezione di Papa Francesco – li hanno
seguiti tutti quasi in diretta grazie ad internet: «È uno
strumento che permette di vedere i filmati degli eventi in
qualsiasi momento, per cui abbiamo utilizzato la ricreazione
per congedarci da Papa Ratzinger e per conoscere il nuovo
Pontefice: tutte le monache sono state profondamente ammirate
dalla semplicità di Jorge Mario Bergoglio e dalla sua capacità
di stare in mezzo alla gente. Abbiamo anche provato tanto
dolore, e all’inizio anche smarrimento, di fronte alla
rinuncia di Benedetto XVI, un pastore che ha dato e ha
sofferto moltissimo per la Chiesa. Il fatto, però, che abbia
deciso di risiedere nel monastero visitandino in Vaticano ci
riempie di gioia e ci onora».
Il tempo è scaduto, la religiosa deve presiedere la recita del
Rosario e presentare a Dio gli uomini e le donne che
percorrono le strade del mondo, spesso senza neanche sapere il
perché. La campana suona, la madre si alza e pronuncia il
tradizionale saluto visitandino – «Dio sia benedetto» -, poi
le imposte si chiudono e il silenzio ripiomba su questo
piccolo angolo di Paradiso.

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