SUSSIDIO CATECHESI DISABILI

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SUSSIDIO CATECHESI DISABILI
Arcidiocesi di Agrigento
Pastorale della sanità
Ufficio Liturgico Diocesano
“[…] lo avete fatto a me”
Mt 25, 31-46
“ACCOGLIERE IL DIVERSAMENTE ABILE
NELLA CATECHESI”
SUSSIDIO PER I CATECHISTI
1° INCONTRO 25/01/14
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COSA VEDI?
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Probabilmente alla domanda della pagina precedente avrai risposto: “Un punto nero”.
Anche se la macchia era una piccola parte dell’intera pagina, ti sarai focalizzato proprio su di essa. Se
è così, sappi che hai utilizzato un cosiddetto “pensiero irrazionale” che nello specifico si chiama
“astrazione selettiva”, che consiste nel prendere una parte di una situazione e nel farla diventare il
tutto. Ma non ti preoccupare non sei il solo, ti dirò anzi che l’uomo utilizza questa modalità di
pensiero frequentemente.
Solitamente l’approccio che si ha nei confronti della persona diversamente abile è molto influenzato
da tale modalità. Per prima cosa si nota il difetto, il punto nero, e poi spesso si arriva al passo
successivo, ossia all’identificare la persona con ciò che non va, proprio con la macchia, anche se le sue
risorse sono tante. Il detto che “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”,
descrive bene il concetto. Aiutare la foresta a crescere in tutta la sua bellezza, ecco questa è la sfida di
chi si approccia alla persona con diversa abilità.
LE CLASSIFICAZIONI INTERNAZIONALI
Anche le classificazioni che si sono succedute nel tempo spesso si sono basate sul “punto nero”, ossia
su ciò che manca. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), solo recentemente ha proposto
una visione del diversamente-abile come di chi ha in sé molteplici risorse che aspettano solo un
ambiente favorevole che ne favorisca la piena realizzazione. Ma andiamo con ordine e analizziamo
più in dettaglio tutto ciò.
Nel corso di un trentennio gli operatori del settore sonopassati da una classificazione (ICD),
che
sottolineava maggiormente la patologia, alla Classificazione
internazionale delle
menomazioni, delle disabilità e degli handicap (ICIDH) del 1980, per poi arrivare alla
Classificazione internazionale del funzionamento e delle disabilità (ICiDH-2) del 1999. L’ICIDH
per lungo tempo è stato utilizzato per descrivere le persone con diversa-abilità. Tale
classificazioneproponeva una stretta connessione tra:
- Menomazione
Qualsiasi perdita temporanea o definitiva di funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche, in
seguito ad una malattia.
- Disabilità
Compromissione delle abilità necessarie per l‘esecuzione di un compito nel modo e nei tempi
considerati adeguati per un essere umano.
-Handicap
Situazione di svantaggio, causata da una menomazione o da una disabilità, che in una persona limita
o ostacola lo svolgimento del suo ruolo sociale, provocando una situazione di rischio di
emarginazione.
Nel 2002 viene pubblicata l‘innovativa classificazione promossa dall‘OMS: l‘ICF. Questa
nuova classificazione porta un consistente cambiamento culturale, in quanto ogni persona in
qualunque momento della vita può avere una condizione di salute che in un ambiente sfavorevole
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diventa disabilità.
“Ciascuno di noi, in determinate situazioni è handicappato”
Un importante merito che l‘ICF ha è quello di aver cancellato dalla classificazione laparola handicap
che in quasi tutto il mondo aveva preso una connotazione negativa. Ha sostituito questo termine con
le parole attività e partecipazione sociale, definendo le limitazioni sociali come difficoltà che un
individuo può incontrare nel portare a termine delle attività, e le restrizioni alla partecipazione sociale
come problemi che un individuo può sperimentare nel coinvolgimento in una relazione sociale
vissutanel contesto di una particolare situazione di vita.
Il cambiamento portato dall‘OMS, con la nuova classificazione, rappresenta la prima scossa data alla
società che, con l‘avvenimento dell‘Anno Europeo dei disabilidel 2003, ha visto gradualmente
diffondersi al suointerno, soprattutto tra i professionisti del settore, una nuova definizione di
disabilità: la diversa-abilità. Così Claudio Imprudente in quell‘anno introduce questo termine: “Il
buonismo e il pietismo sono atteggiamenti di approccio a una realtà che non si conosce: solo la
conoscenza può abbattere queste barriere interiori. L‘anno europeo delle persone condisabilità sarà
un anno informativo che daràgrande visibilità al settore. Sarà importante sfruttare l‘occasione per
cambiare il biglietto da visita. (…)Il termine disabile èun biglietto da visita che parte già male.
E’ come se uno bussasse alla porta e vi dicesse:- Buongiorno: sono una persona non-abile. Il
biglietto da visita deve cambiare: bisogna sottolineare le abilità e non le disabilità (…)“
Questa nuova definizione permettedi evidenziare in queste persone non le loro inabilità, ma
le loro potenzialità, evita di inquadrare il soggetto diversamente-abile in una logica di
staticità, proprio perché egli è una persona che nella sua diversità è portatore di ricchezza per la
società e soprattutto, data la sua costante interazione con l‘ambiente circostante, è
suscettibile, come qualsiasi altro soggetto, di una evoluzione. Possiamo quindi affermare
che all’interno di un processo educativo, devono essere consideratele abilità che ci sono, le
abilità che non ci sono e quelle che in futuro ci potrebbero essere. Tutto ciò con ilfine
di delineare un percorso di crescita educativa che sia concreto ed attuabile.
Indicazioni Pastorali
“Con premura speciale, i catechisti devono prendere cura di coloro che hanno maggiore bisogno,
perché più poveri, più deboli, meno dotati. Proprio a loro Cristo ha voluto mostrarsi strettamente
vicino e unito, annunciando che la lieta novella data ai poveri è segno dell’opera messianica. Essi
vanno avvicinati con zelo e simpatia. Si devono studiare e attuare forme di catechesi, che meglio
rispondano alle loro condizioni”. (Rinnovamento della Catechesi, n° 125).
“La povertà e la debolezza dei disadattati, per difficoltà di carattere fisico, psichico e sociale,
appaiono, sotto molti aspetti, ancora più gravi. Soprattutto a fanciulli in tali condizioni, bisogna
assicurare forme appropriate di catechesi ed educatori pedagogicamente specializzati. L’esperienza
avverte che, in gran parte, essi sono recuperabili, sempre che si sappiano creare le condizioni
educative richieste dal loro peculiare ritmo di sviluppo, dalle loro capacità di acquisizione e di
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espressione, dalle loro reazioni specifiche”. (Rinnovamento della Catechesi n° 127)
“Questo compito non può essere ritenuto come secondario o marginale. I ragazzi e gli adolescenti
disadattati non costituiscono una parte esigua della popolazione. Le condizioni della società
moderna spesso rendono difficile la crescita equilibrata dei giovani e il loro adattamento nella
società. La catechesi deve fornire a questi giovani la possibilità di vivere la vita di fede secondo le loro
capacità. Questo è un compito eminentemente evangelico e una testimonianza di grande rilievo, che
rientra nella costante tradizione della Chiesa. L’educazione di questi giovani alla fede costituisce un
valore pastorale di grande importanza, anche per il fatto che offre la possibilità di contatto con molte
famiglie. Infine è da considerare che la particolare difficoltà di questo compito e la necessità di dover
presentare solo l’essenziale possono offrire a tutta la catechesi il beneficio di usufruire dei metodi e
delle vie che la ricerca pedagogica scopre e mette al servizio dei disadattati”. (DCG n°91).
“Si tratta, innanzitutto, dei fanciulli e dei giovani handicappati fisici e mentali. Essi hanno diritto a
conoscere, come gli altri coetanei, il «mistero della fede». Le difficoltà più grandi, che essi
incontrano, rendono ancor più meritori i loro sforzi e quelli dei loro educatori. E' motivo di
soddisfazione costatare che alcuni organismi cattolici, particolarmente consacrati ai giovani
handicappati, hanno voluto portare al sinodo un rinnovato desiderio di affrontar meglio questo
importante problema. Essi meritano di essere vivamente incoraggiati in tale ricerca”. (Catechesi
Tradendae n° 41).
Valenza pedagogica della diversa-abilità
Solitamente, in maniera del tutto erronea, ci si approccia alla diversa-abilità in modo asimmetrico e
sbilanciato, il ragionamento che di solito si utilizza è il seguente: “sono io che aiuto il
diversamente-abile, io gestisco la nostra relazione, io gli faccio la carità”. Ma Gesù ha detto proprio
l’esatto opposto : “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste
cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto” (Lc 10,21).
Spesso si va alla ricerca di Dio in luoghi rumorosi o correndo dietro a persone dotte ed importanti, Dio
invece ama nascondersi nel piccolo e nel semplice ed è proprio lì che dovremmo cercarlo. La persona
diversamente-abile non è uno strumento sul quale proiettare il nostro buonismo, ma è un mezzo
attraverso cui Dio ama rivelarsi. Quindi la Comunità Parrocchiale non può esimersi dall’accogliere il
diversamente-abile: il rischio infatti è quello di parlare di Cristo o celebrarlo in modo ottimale nelle
nostre aule catechistiche e nelle nostre liturgie e poi di lasciarlo fuori dalle nostre Chiese, rendendo
impossibile, fisicamente, socialmente ed affettivamente, l’accesso a chi è piccolo e semplice.
A volte è difficile guardare in faccia la sofferenza e la debolezza, umanamente provoca sdegno e,
forse per esorcizzarla, tutti tediamo a scappare. L’atteggiamento giusto invece è quello del buon
ladrone che, dopo una vita alquanto turbolenta, riconosce Dio proprio in quel Cristo sfigurato,
sofferentee quindi “disabile”.
Non commettiamo l’errore di estromettere Cristo dalle nostre Parrocchie, rivedendo magari il nostro
atteggiamento di “superiorità”: dovremmo infatti disporci ad imparare umilmente. Il vero disabile è
infatti chi ha perso la capacità di essere umile e semplice, atteggiamenti questi che solo i piccoli ed i
semplici possono insegnare.
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Indicazioni operative
Laboratorio
L’attività laboratoriale è certamente una modalità educativa essenziale in presenza di persone che
presentano una diversa-abilità; certo il laboratorio mette in discussione i tradizionali metodi
educativi, in quanto prevede una revisione creativa delle metodologie e dei contenuti solitamente
utilizzati e trasmessi. Ma ricordiamoci sempre che: “rimane compito delle comunità di rispondere con
intelligenza, con competenza e creatività alle singole esigenze individuali e familiari delle persone
con disabilità” (G. Morgante, “D come Diversità, 2011 Ed. Elledici).
Esempi di laboratori da poter realizzare:
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Laboratorio ludico e psico-educativo
E’ fondamentale l’uso di giochi, di bans, sia per la trasmissione dei contenuti di catechesi, sia
per il raggiungimento di altri obiettivi (gestione delle emozioni e dei conflitti, aumento della
cooperazione e dei comportamenti pro-sociali, ecc.).
Laboratorio grafico ed artistico
Disegnare, dipingere, creare collages, cartelloni, modellare, ecc.; anche in questo caso le
attività realizzate, oltre a facilitare la trasmissione dei contenuti propri della catechesi,
favoriranno il potenziamento delle abilità grosso e fino-motorie, l’autostima, l’autoefficacia
ecc.
Laboratorio musicale
Cantare, suonare, ascoltare musica, favorirà anche il potenziamento del senso del ritmo e
della coordinazione spazio-temporale.
Laboratorio di espressione corporea
Balli, danze, teatro, burattini, ecc.,permetterà anche di lavorare sull’espressione delle
emozioni, sul movimento, sullo schema corporeo, ecc.
A quelli sopraindicati se ne possono aggiungere innumerevoli altri (cucina, sport, ecc.). Di certo la
creatività non ti manca.
Uso di materiali audiovisivi e multimediali
Se consideriamo la Catechesi come annuncio della Buona Novella, non è indispensabile che questo
venga attuato solamente attraverso la parola, anzi è fondamentale, soprattutto in presenza di
persone con diversa-abilità, l’utilizzo di ausili visivi, uditivi e multimediali che possano agevolare la
comunicazione e la comprensione di quanto si voglia trasmettere. Ad esempio, l’Ufficio
Catechistico Diocesano in collaborazione con Caritas Diocesana ha realizzato il DVD “Segnami di
Dio”, proprio con l’intento di facilitare la Catechesi rivolta ai fratelli sordi.
Strumenti comportamentali utili
Tecniche di potenziamento delle abilità
 Rinforzo
È ciò che segue un comportamento e rende probabile che il comportamento stesso venga emesso
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nuovamente. Di seguito le principali categorie di rinforzi.
Rinforzo tangibile.
Uso di oggetti piacevoli per la persona al fine rinforzare un comportamento (ad es.aiutami a
riordinare ed avrai le figurine).
Rinforzo consumatore.
Uso di cibo o bevande per favorire l’emissione del comportamento desiderati (ad es. finisci questo
disegno e avrai in premio una caramella).
Rinforzo dinamico
Uso di un’azione per rinforzarne un’altra (ad es. se ascolti attentamente questa storia,subito dopo
andremo a giocare con il pallone).
Rinforzo sociale
Fare seguire al comportamento desiderato lodi ed apprezzamenti fisici e verbali (ad es. “bravo”,
“Batti cinque”, ecc.).
I rinforzi, tranne quello sociale, vanno gradualmente eliminati quando la persona comincia a
padroneggiare il comportamento desiderato.
 Prompting (suggerimento)
Prompt verbali
Parole scritte o pronunciate, il cui scopo è quello di indurre un comportamento desiderato (ad es.
guardami, ti ricordi cosa devi fare ora?, ecc.)
Prompt fisici
Guida fisica tramite i quali si supporta la persona nell’emissione del comportamento corretto
es. aiutare fisicamente la persona nel realizzare un disegno, ecc.)
(ad
 Fading (attenuazione dello stimolo)
Progressivamente ridurre gli aiuti sopracitati affinché la persona produrre autonomamente il
comportamento desiderato.
 Modeling (modellamento)
Si favorisce l’apprendimento della persona attraverso l’osservazione di un modello ossia “fargli
vedere come si fa”. “Attraverso il modellamento la persona può apprendere una gamma quanto
mai ampia e diversificata di comportamenti” (P. Meazzini, Mente e Comportamento, Ed. Giunti,
2004).
 Token Economy (metodo dei gettoni)
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Alla persona vengono attribuiti dei punti (gettoni) in seguito a comportamenti adeguati
seguito a comportamenti inadeguati.
e tolti in
I gettoni guadagnati potranno essere scambiati con degli oggetti o attività desiderabili per la
persona. Quindi è importante:
-
Definire i comportamenti che saranno premiati
Definire insieme alla persona i “premi” con cui scambiare i gettoni
Stabilire il giusto rapporto tra gettoni da guadagnare e premi da ricevere
Scegliere e costruire i gettoni adeguati
 Tutoring
Questa procedura consiste “nell’affidare ad allievi responsabilità educative nei confronti di altri
allievi.
L’allievo che insegna è chiamato tutor, mentre quello che apprende è chiamato tutee” (Bissolo,
1984).
Obiettivi della procedura sono:
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Favorire l’apprendimento del tutee
Facilitare lo stabilirsi di accoglienza e relazioni positive all’interno del gruppo
Favorire la responsabilizzazione del gruppo
E’ importante porre molta attenzione a:
o Scegliere il tutor adeguato
Il tutor deve possedere degli importanti prerequisiti. Oltre alla motivazione all’attività,
deve infatti disporre di una capacità comunicativa idonea alla comprensione da parte
del tutee, deve essere in grado di diversificare la sua modalità di insegnamento a
seconda del grado di difficoltà del tutee, deve mostrare buone capacità di
autocontrollo in relazione a comportamenti inadeguati che il tutee potrebbe mostrare.
o Formazione adeguata del tutor
o Ricorso a più tutor
Tecniche di riduzione dei comportamenti problematici.
 Rinforzo differenziale
Vengono rinforzati comportamenti incompatibili con quello inadeguato (ad es. tenere le mani
occupate in un gioco o in un disegno rende impossibile graffiarsi o lanciare oggetti).
 Evitamento
Non si fa seguire al comportamento desiderato alcun rinforzo. Si evita di guardare, di rimproverare
o di parlare alla persona durante o subito dopo l’emissione del comportamento problematico.
 Costo della risposta
Si fa in modo che la persona rimedi al danno arrecato. (ad es. se viene versata dell’acqua sul
pavimento, si fa asciugare).
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