Rassegna Stampa - Ordine dei Farmacisti di Salerno

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Rassegna Stampa - Ordine dei Farmacisti di Salerno
FEDERAZIONE ORDINI DEI
FARMACISTI
Rassegna Stampa del 26/11/2014
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INDICE
IN PRIMO PIANO
25/11/2014 IlFarmacistaOnline.it 03:05
Consiglio nazionale Fofi. La relazione di Mandelli e le schede di aggiornamento
8
25/11/2014 IlFarmacistaOnline.it 03:03
Ripristino regolare fornitura GALNORA E VALSACOMBI
9
25/11/2014 IlFarmacistaOnline.it 10:33
Gli iscritti al corso Fad Ecm su Ebola salgono a 9.127
10
SANITÀ NAZIONALE
26/11/2014 Corriere della Sera - Nazionale
Ebola, farmaco sperimentale al paziente zero
12
26/11/2014 Il Sole 24 Ore
Debiti Pa, 16mila istanze senza risposta
14
26/11/2014 La Repubblica - Nazionale
Il bugiardino delle allergie entra nel menu dei ristoranti
16
26/11/2014 La Repubblica - Nazionale
"Attentano alla salute pubblica sottovalutarli è un rischio"
18
26/11/2014 La Repubblica - Nazionale
La paura del vaccino che vince in tribunale ora il fronte del no allarma la scienza
19
26/11/2014 La Stampa - Nazionale
Ebola, farmaco sperimentale per il medico
21
26/11/2014 La Stampa - Nazionale
Se la ricerca soffre ecco il filantropo che arriva in aiuto
22
26/11/2014 La Stampa - Nazionale
Dieci bambini obesi che faranno storia "Li salviamo con un palloncino indistruttibile"
24
26/11/2014 La Stampa - Nazionale
Diagnosi precoce e intervento: niente chemio per il tumore al polmone
25
26/11/2014 Il Messaggero - Nazionale
Ebola, per l'italiano il sangue di una guarita
26
26/11/2014 Il Messaggero - Nazionale
Tutto il gusto della terza età
27
26/11/2014 Il Messaggero - Nazionale
Un test sonoro per evitare distrazioni
28
26/11/2014 Il Giornale - Nazionale
Bertolaso in quarantena E al medico con l'Ebola un farmaco sperimentale
29
26/11/2014 Il Giornale - Nazionale
Ebola avanza, ma la medicina occidentale è un valido baluardo
30
26/11/2014 Il Fatto Quotidiano
Ebola, quei 55 milioni al laboratorio che non c ' è
31
26/11/2014 Il Fatto Quotidiano
Sì o no ai vaccini, la sentenza accende la polemica
33
26/11/2014 Il Fatto Quotidiano
Farmaci sperimentali per il medico: è stabile
34
26/11/2014 Avvenire - Nazionale
Una nuova arma contro il cancro
35
26/11/2014 Avvenire - Nazionale
«Cure e strategie per il medico»
36
26/11/2014 Avvenire - Nazionale
Anziani da tutelare, nasce un'alleanza
37
26/11/2014 Il Gazzettino - Nazionale
Ebola, il medico di Emergency curato con un farmaco sperimentale
38
26/11/2014 QN - Il Giorno - Nazionale
MEDAGLIE DI LATTA
39
26/11/2014 Libero - Nazionale
Il medico italiano lotta con Ebola ma a Roma è panico contagio
40
26/11/2014 MF - Nazionale
PILLOLE
41
26/11/2014 La Padania - Nazionale
LEGGE DI STABILITA: RONDINI, LORENZIN FACCIA CHIAREZZA SU ALLARME
EBOLA
42
26/11/2014 CHI
Una bella famiglia italiana
43
26/11/2014 Donna Moderna
Ese la BABY SITTER perfetta la inventassi tu?
45
26/11/2014 Oggi
TIRANA, IL SOGNO E' QUI
47
25/11/2014 Starbene
ALITOSI II SOLUZIONI "VERDI" PER LIBERARTI DEL PROBLEMA
50
25/11/2014 Il Sole 24 Ore SanitÃ
Lo spezzatino degli stipendi Ssn
52
25/11/2014 Il Sole 24 Ore SanitÃ
Le frontiere dell'Alzheimer
54
25/11/2014 Il Sole 24 Ore SanitÃ
Conti ok, ora i nuovi bisogni
56
VITA IN FARMACIA
26/11/2014 Corriere della Sera - Milano
TANTI ANZIANI POCHE RISPOSTE
59
26/11/2014 Corriere della Sera - Roma
Lo Spallanzani alla prova dell'Ebola
60
26/11/2014 La Repubblica - Bari
Notti d'inferno al Policlinico i corridoi di Asclepios diventano il dormitorio di cento
clochard
61
26/11/2014 La Repubblica - Bari
In stato vegetativo dopo il parto anestesista patteggia per l'errore fatale
63
26/11/2014 La Repubblica - Milano
"Nostro figlio autistico per colpa del vaccino"
64
26/11/2014 La Repubblica - Milano
È polemica sulla sentenza anti-vaccini
66
26/11/2014 La Repubblica - Roma
Dalla poliomielite a Ebola l'eccellenza Spallanzani "Così sconfiggiamo i virus"
67
26/11/2014 La Repubblica - Torino
Saitta: senza i risparmi nel 2015 stipendi a rischio nella sanità
69
26/11/2014 La Repubblica - Genova
Tirreno Power, ancora un rinvio l'azienda pensa al ricorso in caso di stop
ambientalisti: "Rispettate le prescrizioni"
71
26/11/2014 La Repubblica - Genova
Il Tar della Liguria disarma il medico pistolero
72
26/11/2014 La Stampa - Torino
Sanità, Saitta all'attacco "Colpevole anche la sinistra"
73
26/11/2014 La Stampa - Cuneo
La pasticceria Strumia riapre i battenti con una nuova insegna
74
26/11/2014 La Stampa - Novara
Cannobio, farmaci urgenti garantiti anche di notte
75
26/11/2014 La Stampa - Provincia
Assalto alla farmacia, in 4 rapinano l'incasso
76
26/11/2014 Il Messaggero - Marche
Accessi aree pedonali e Ztl arrivano i varchi elettronici
77
26/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Ferrara
Telecom riattiva il fax, è la magia di Casanova
78
26/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Ancona
Consiglio ad hoc' per blindare l'ospedale
79
26/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Rimini
«Il Comune non ascolta i cittadini»Il segretario Pd spara' alla maggioranza
80
26/11/2014 Avvenire - Milano
«Da Crescenzago a Calvairate nella città della psiche ferita»
81
26/11/2014 Il Gazzettino - Venezia
L'Ulss 12: «Aborto, privacy garantita»
83
26/11/2014 Il Gazzettino - Venezia
Lavori in corso all'ospedale, saranno ristrutturati ambulatori e diagnostica
84
26/11/2014 QN - Il Giorno - Brianza
In biblioteca poppata e cambio pannolino per le mamme lettrici
85
26/11/2014 QN - Il Giorno - Milano
«A cena col chirurgo»per aiutare gli ospedalie i Paesi più poveri
86
26/11/2014 Il Mattino - Benevento
Ordine dei farmacisti al voto si elegge il nuovo direttivo
87
26/11/2014 Il Mattino - Napoli Sud
Equitalia chiede il ticket, proteste in corsia
88
26/11/2014 Il Mattino - Salerno
Il «Giuramento»
89
26/11/2014 Il Mattino - Salerno
E anche i farmacisti premiano la continuità
90
26/11/2014 Il Secolo XIX - Savona
Sindaco e parroco suonano le campane per il nuovo bebè
91
26/11/2014 QN - La Nazione - Firenze
La Regione a dieta, 300 in pensione
92
26/11/2014 QN - La Nazione - Pisa
Tutti in Val di Cavaper passeggiare in salute
93
PROFESSIONI
26/11/2014 Avvenire - Nazionale
Vaccini, la sentenza che divide
PERSONAGGI
Il capitolo non contiene articoli
95
IN PRIMO PIANO
3 articoli
25/11/2014
03:05
IlFarmacistaOnline.it
Sito Web
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Consiglio nazionale Fofi . La relazione di Mandelli e le schede di
aggiornamento
La relazione del Presidente al Consiglio Nazionale tenutosi il 24 novembre u.s. approvata dall'Assemblea
all'unanimità e le schede di aggiornamento su temi e argomenti di interesse professionale.
25 NOV - Leggi la relazione di Andrea Mandelli. Consulta le schede di aggiornamento.
IN PRIMO PIANO - Rassegna Stampa 26/11/2014
8
25/11/2014
03:03
IlFarmacistaOnline.it
Sito Web
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Ripristino regolare fornitura GALNORA E VALSACOMBI
La segnalazione del ripristino è arrivata dalle ditte produttrici. Per il Galnora la data di fine carenza è il 24
novembre, per il Valsacombi il 21 novembre.
25 NOV - La Fofi informa che, come segnalato dalle ditte produttrici, i seguenti farmacisono nuovamente
disponibili sul mercato: GALNORA 16 mg capsule rigide a rilascio prolungato, AIC 039889314, ditta Krka
(data fine carenza: 24.11.2014); VALSACOMBI 160 mg/25 mg compresse rivestite con film - 28 compresse,
AIC 041012269 (data fine carenza: 21.11.2014).
IN PRIMO PIANO - Rassegna Stampa 26/11/2014
9
25/11/2014
10:33
IlFarmacistaOnline.it
Sito Web
Continuano a crescere le adesioni per il corso promosso dalla Fofi . In 6.761 hanno concluso il percorso e
scaricato l'attestato di attribuzione dei crediti formativi ECM.
25 NOV - Proseguono le adesioni al corso Fad 'Ebola: caratteristiche e peculiarità dell'attuale epidemia in
Africa Occidentale. Formazione per i professionisti della salute'. Il numero di iscritti aggiornato alle ore 17.30
di oggi è pari a 9.127 di cui 6.761 hanno concluso il percorso e scaricato l'attestato di attribuzione dei crediti
formativi ECM.
IN PRIMO PIANO - Rassegna Stampa 26/11/2014
10
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Gli iscritti al corso Fad Ecm su Ebola salgono a 9.127
SANITÀ NAZIONALE
32 articoli
26/11/2014
Corriere della Sera - Ed. nazionale
Pag. 21
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Task force di trenta esperti per curare il medico italiano di Emergency ricoverato allo Spallanzani
Margherita De Bac
ROMA È autonomo, cammina per la stanza, collabora con i medici. È sereno: «Sono fiducioso, guarirò. L'ho
promesso alla famiglia», dice agli uomini in tuta integrale, maschera e cappello, che lo assistono 24 ore su 24
con turni di 8 ore. Ieri mattina, dopo un volo di 6 ore a bordo di un Boeing dell'Areonautica, il medico di
Emergency contagiato da Ebola durante una missione in Sierra Leone è stato ricoverato all'ospedale
Spallanzani. Isolato dal resto del mondo. Nel suo «bunker» ha potuto portare con sé il cellulare, un tablet e
un pc. Quando uscirà di lì, guarito come tutti si augurano, verranno distrutti.
Ieri ha avuto di nuovo la febbre, il sintomo-sentinella che mentre era in Africa, a contatto con i malati di Ebola,
gli ha permesso di autodiagnosticarsi precocemente. Condizione fondamentale per aumentare le possibilità di
debellare il virus emorragico, responsabile di oltre 5.400 morti. Viene curato con farmaci sperimentali, gli
stessi adoperati in Spagna e Stati Uniti in simili occasioni. Si tratta dello Zmapp, cocktail di anticorpi ricavato
dai topi e poi modificati per uso umano. E di plasma di persone guarite dalla stessa malattia. L'istituto
romano, centro nazionale delle malattie infettive, ha avuto l'autorizzazioni da Comitato etico interno, agenzia
del farmaco Aifa e ministero della Salute. In più, medicinali comuni, a cominciare degli antipiretici, per
abbassare la temperatura.
Il piano terapeutico, che comunque potrà essere modificato, non è stato reso noto. Le condizioni del primo
malato di Ebola italiano sono definite stabili. Il bollettino medico è stato letto e commentato dagli infettivologi
Nicola Petrosillo e Emanuele Nicastri e da Giuseppe Ippolito e Valerio Fabio Alberti, rispettivamente direttore
scientifico e commissario straordinario dell'azienda. C'era anche Cecilia Strada, presidente di Emergency.
Le informazioni sono molto stringate, come è giusto che sia. L'Italia, considerata al top per tradizione
infettivologica, si sta giocando la reputazione. L'obiettivo, oltre alla guarigione, è prevenire casi di contagio a
operatori sanitari, una trentina fra infermieri e medici. Lo Spallanzani è il centro di eccellenza. In 24 ore hanno
preparato la zona rossa, con operatori dedicati, esonerati dalla routine in altri reparti. Se avvertiranno sintomi
sospetti dovranno restare a casa e avvertire.
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il farmaco
Il farmaco scelto per curare il medico
italiano
di Emergency che si è ammalato
di Ebola
è lo Zmapp,
un cocktail
di anticorpi ricavato
dai topi e poi modificati
per uso umano È composto da plasma
di persone guarite
dalla stessa malattia. Il centro romano che ha in cura
il medico, l'Istituto nazionale
per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani,
ha avuto l'autorizza-zione ad impiegarlo dal Comitato etico interno, dall'agenzia
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
12
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Ebola, farmaco sperimentale al paziente zero
26/11/2014
Corriere della Sera - Ed. nazionale
Pag. 21
(diffusione:619980, tiratura:779916)
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
13
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
del farmaco Aifa e dal ministero della Salute Sul paziente vengono impiegati anche medicinali comuni,
a cominciare dagli antipiretici, per abbassare la temperatura
Foto: L'arrivo Il medico di Emergency contagiato appena sceso dall'aereo dell'Areonautica militare e pronto a
entrare in ambulanza allo scalo di Pratica di Mare (Ansa)
26/11/2014
Il Sole 24 Ore
Pag. 14
(diffusione:334076, tiratura:405061)
Debiti Pa, 16mila istanze senza risposta
Asl di Salerno prima tra gli enti inadempienti - Ferme richieste per 115 milioni alla Regione Calabria
CERTIFICAZIONI Elenco del Mef aggiornato in base ai dati immessi nella piattaforma elettronica: in attesa
pratiche per un valore di 1,4 miliardi
Carmine Fotina
ROMA
Trenta giorni di attesa passati invano. Sono migliaia le imprese che non hanno ricevuto dalle Pubbliche
amministrazioni debitrici una risposta entro i termini in merito alla richiesta di certificazione del loro credito
commerciale. La tabella aggiornata resa disponibile dal ministero dell'Economia è una mappa eterogenea, a
seconda dei casi, di ritardi tecnici o di mero lassismo. Asl, Regioni, Province, Comuni, ministeri, università,
scuole, ma anche organismi come Banca d'Italia, Inps, Inpdap, Istat, Agenzia del Territorio, alcune sedi
dell'Agenzia delle Entrate, un paio di reparti della Guardia di Finanza.
Alla data del 18 novembre risultano 15.795 istanze pendenti per un controvalore di circa 1,4 miliardi di euro.
E le Pa inadempienti risultano essere 4.616. Il ministero dell'Economia sottolinea comunque che il file è
aggiornato in base ai dati disponibili nella piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti e che alcune
amministrazioni potrebbero aver pagato il debito senza averne dato tempestivamente conto nel sistema.
Tuttavia, al netto di questa indispensabile precisazione e di qualche possibile correzione in corsa, il fenomeno
appare evidente in tutti i sui contorni. A giacere senza risposta è quasi un quinto delle 87.651 istanze
presentate da un totale di 20.470 imprese registrate sulla piattaforma. Il primato spetta all'Asl Salerno con
211 istanze inevase, per un controvalore di 34,5 milioni di euro. A seguire l'Azienda sanitaria di Cosenza
(191), il polo Città della Salute di Torino (186), l'Asl Foggia (185) e Roma Capitale (171). La classifica degli
importi, invece, vede al primo posto la Regione Calabria con 115,6 milioni (divisi in 88 istanze). Nel confronto
delle Regioni seconda piazza per la Campania, con 59 domande senza risposte per 33,3 milioni. La Provincia
meno virtuosa è quella di Salerno, con 43 pratiche giacenti che valgono poco meno di 1,6 milioni. Tra i
Comuni spiccano Giarre (63 pratiche per 7,1 milioni) e Napoli (62 per 23,7 milioni). Quanto ai ministeri, la
Giustizia compare in testa per il ritardo delle procure di Catanzaro e Palermo (88 e 86 mancate risposte), poi
figurano ministero delle Politiche agricole e ministero delle Infrastrutture. Catania prima tra le Università
ritardatarie, a quota 28.
Sono solo alcuni esempi. Perché c'è un profluvio di amministazioni che non ha rispettato il termine di 30
giorni entro il quale avrebbe dovuto fornire una risposta al creditore. Un'operazione di non trascurabile
importanza visto che avere tra le mani la certificazione è il prerequisito per recarsi in una banca e chiedere di
cedere il proprio credito usufruendo delle condizioni previste dal governo Renzi con il decreto 66, ovvero
tasso di sconto molto basso (massimo l'1,9% per crediti fino a un controvalore di 50mila euro e l'1,6% per
somme superiori) e garanzia dello Stato. Lo stesso decreto 66 nel definire il termine di 30 giorni precisava
che in alternativa all'accettazione della richiesta, la Pa può opporre un «diniego, anche parziale» ma
«puntualmente motivato». Che cosa succede invece in caso di silenzio assoluto da parte dell'ente debitore? Il
vademecum predisposto dal ministero dell'Economia chiarisce che, in questo caso, il creditore dovrebbe
ricevere un messaggio di posta elettronica relativo all'inerzia dell'amministrazione, a fronte del quale può
presentare istanza a un commissario ad acta, direttamente dalla piattaforma elettronica del Tesoro
(http://certificazionecrediti.mef.gov.it).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LA PAROLA CHIAVE Certificazione La certificazione è lo strumento che consente lo smobilizzo dei crediti
commerciali vantati dalle imprese nei confronti della Pa. Le amministrazioni pubbliche debitrici devono
certificare , su istanza del creditore, le somme dovute per «somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni
professionali.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
14
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
La lunga crisi I PAGAMENTI ALLE IMPRESE
26/11/2014
Il Sole 24 Ore
Pag. 14
(diffusione:334076, tiratura:405061)
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
15
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Il processo di certificazione
è gestito attraverso la piattaforma elettronica del ministero dell'Economia. Una volta ottenuta la certificazione,
il creditore può cedere alla banca o compensare un proprio debito fiscale indicando gli estremi della
certificazione nel modello F24 online
mero Istanze Importo Azienda Sanitaria Locale di Salerno 211 34.528.211,32 Azienda Sanitaria Provinciale
di Cosenza 191 16.146.160,03 Azienda Ospedaliero - Universitaria Città della Salute e della Scienza di
Torino 186 46.877.005,22 Asl Foggia 185 26.856.955,93 Roma capitale 171 17.779.427,96 Azienda Sanitaria
Provinciale Catania 125 14.068.306,95 Azienda Sanitaria Provinciale N. 5 di Reggio Calabria 125
13.237.306,89 Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro 121 12.254.254,33 Azienda Sanitaria Locale
Napoli 1 Centro 115 20.025.164,23 Istituto Autonomo per le Case Popolari della Provincia di Napoli 109
1.724.155,40 Regione Calabria - Dipartimento Bilancio e Patrimonio 88 115.608.781,69 Ministero della
Giustizia Procura della Repubblica presso il Tribunale (Giudice Unico di Primo Grado) di Catanzaro 88
1.881.279,51 Ministero della Giustizia Procura della Repubblica presso il Tribunale (Giudice Unico di Primo
Grado) di Palermo 86 18.619.348,55 Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia 78 4.931.877,10 Azienda
Ospedaliera Pugliese - Ciaccio 75 6.858.529,82 Comune di Giarre 63 7.125.100,44 Comune di Napoli 62
23.706.664,49 Regione Campania 59 33.319.683,56 Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale Antonio
Cardarelli 54 26.722.253,56 Azienda Unità Sanitaria Locale Viterbo 54 8.848.195,14 Comune di Paola 54
6.774.595,76 Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento 52 3.201.636,41 Azienda Sanitaria Usl Roma 'C' 49
4.917.251,67 Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo 46 7.481.206,44 Azienda Ospedaliera Universitaria
Mater Domini 46 7.366.413,17 Comune di Aci Sant'Antonio 46 667.311,04 Ater della Provincia di Roma 45
1.322.688,30 Azienda Sanitaria Locale CN2 Alba-Bra 44 5.963.941,75 Provincia di Salerno 43 1.577.956,86
Azienda Ospedaliera per l'Emergenza Cannizzaro 42 4.490.286,78 Comune di Nola 42 3.403.885,76 Azienda
Sanitaria Locale 2 Lanciano Vasto Chieti 42 3.239.450,94 Comune di Rignano Flaminio 41 811.945,75
Azienda Lombarda Edilizia Residenziale Milano 40 3.647.194,00 Azienda Usl Roma H di Albano Laziale 39
12.320.319,27 Azienda Ospedaliera di Cosenza 39 3.085.960,28 Azienda Sanitaria Locale CN1 di Cuneo,
Mondovì e Savigliano 39 2.353.584,48 Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello 39
1.352.596,69 Comune di Salerno 37 6.198.727,42 Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Diqpai - Dipartimento delle politiche competitive della qualità agroalimentare ippiche e della pesca 35
9.549.055,21 Comune di Capua 35 2.523.936,84 Regione Siciliana - Dip. dei Beni Culturali e dell'Identità
Siciliana 35 1.465.428,39 Comune di Grisolia 35 501.224,63 Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico
Paolo Giaccone 34 2.071.785,02 Comune di Avellino 32 8.436.431,67 Azienda Complesso Ospedaliero San
Filippo Neri 32 1.692.284,53 Azienda Sanitaria Locale Benevento 1 31 22.827.773,00 Comune di Catania 31
13.403.275,83 Azienda Ospedaliera Ospedale di Circolo di Melegnano 31 738.129,38 Azienda Usl Roma D
30 5.319.793,68 Azienda sanitaria Locale - ASL - Asti 29 2.279.440,57 Comune di Vibo Valentia 28
5.284.792,31 Università degli Studi di Catania 28 153.105,96 Comune di Maierà 27 368.790,46 Comune di
San Lorenzo Maggiore 27 67.219,00 Regione Abruzzo 26 6.032.772,58 Comune di Sciacca 26 677.029,49
Comune di Baselice 26 146.184,94 Comune di Pozzallo 25 3.889.506,46 Comune di Villa Literno 25
2.292.624,41 Comune di Sant'Arpino 25 1.237.142,27 Comune di Reino 25 222.112,75 Azienda Sanitaria
Locale n. 6 di Livorno 24 3.309.740,88 Comune di Monreale 24 2.088.649,16 Regione Siciliana - Dip. della
Funzione Pubblica e del Personale 24 1.074.056,40 Comune di Bari 24 325.519,92 Comune di Montesilvano
23 3.612.254,55 Comune di Gaeta 23 1.235.661,06 Ospedale SS. Antonio e Biagio di Alessandria 23
1.089.110,24 Comune di San Valentino Torio 23 358.203,13 Comune di Isernia 22 1.754.623,84 Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti - Direzione Generale del Trasporto Pubblico Locale 21 14.486.162,00
Comune di Ragusa 21 4.747.302,64 Comune di Milazzo 21 3.649.580,92 Comune di Maddaloni 21
3.274.265,62 Comune di Cori 21 1.630.600,76 Comune di Portici 21 860.096,43 Comune di Deruta 21
321.423,35 Provincia di Sassari 20 2.203.458,50 Comune di Lusciano 20 497.574,74
26/11/2014
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Il bugiardino delle allergie entra nel menu dei ristoranti
CRISTIANA SALVAGNI
NON ci sarà più ingrediente segreto che tenga. Dal 13 dicembre il menu dei piatti al ristorante diventerà come
il bugiardino dei medicinali in farmacia: un minuziosissimo elenco di cibi e componenti. Che più che prendere
per la gola i clienti li informerà della presenza di allergeni. A PAGINA 37 NON ci sarà più ingrediente segreto
che tenga. Dal 13 dicembre il menu dei piatti al ristorante diventerà come il bugiardino dei medicinali in
farmacia: un minuziosissimo elenco di cibi e componenti. Che più che prendere per la gola gli affamati con i
nomi appetitosi delle pietanze informerà i clienti della presenzao meno degli allergeni, cioè di tutte quelle
sostanze, dal glutine al lattosio, responsabili delle intolleranze alimentari di due milionie mezzo di italianie di
21 milioni di europei.
A prescriverlo è un regolamento comunitario che entrerà in vigore in contemporanea in tutti i paesi membri e
che obbliga le imprese che operano nell'alimentare, preconfezionato e non, a indicare in etichetta i
componenti che potrebbero scatenare nei soggetti sensibili delle reazioni pericolose. Quindi i già citati glutine
e lattosio, presenti per esempio nella pasta e nella mozzarella di una pizza margherita, ma anche il sedano
frequente nei concentrati di pomodoro per fare i sughi, e poi le uova, i crostacei, la soia, il pesce, la senapeei
molluschi.
L'obiettivo è garantire la trasparenza ai consumatori e metterne al sicuro la salute.
Ma rischia di trasformarsi in un boomerang per gli esercizi commerciali più piccoli, già sul piede di guerra.
«Non facciamo i chimici, il nostro è un mestiere artigianale. Ciò che rende celebre l'enogastronomia italiana è
la ricchezza degli ingredienti locali che cambiano a ogni stagione e l'estro ai fornelli: codificare i piatti tipici,
svilirli in una formula sempre uguale neanche fossero dei medicinali è mortificante», spiega Massimo Zanon,
ristoratore e presidente della Confcommercio Veneto, la regione da cui è partita la rivolta delle 300mila
imprese del nostro paese tra trattorie, bar, tavole calde, catering, mense, pizzeriee pub che non ci stanno.
Perché oltre a svilire la creatività dei nostri chef, la norma solleva ostacoli pratici.
«I menu variano di continuo, i catering e i buffet hanno centinaia di prodotti diversi, composti di materie prime
che a loro volta cambiano a seconda delle forniture», dice Erminio Alajmo, presidente della Fipe veneta. «E
noi dovremmo scrivere e aggiornare più volte al giorno le etichette? Non è una questione di cattiva volontà
ma di reale impossibilità di farlo». Rincara la dose il consigliere delegato della Confcommercio Edi
Sommariva: «Alcuni ristoratori pensano di sostituire i prodotti freschi del territorio con quelli dell'industria
alimentare già etichettati: è quello che vogliamo?».
Per correre ai ripari Confcommercio ha chiesto al governo un decreto urgente, che come già fatto in altri
Paesi europei, dalla Gran Bretagna alla Grecia passando per Olanda e Germania, introduca per gli alimenti
non pre-imballati, quindi preparati al momento, la possibilità di comunicare la lista degli allergeni a voce. «La
comunicazione scritta ha il pregio della chiarezza ma diventa un problema insormontabile per i piccoli
operatori che fanno la spesa quotidiana al mercato, come i bar e le trattorie» commenta il responsabile
nazionale di legislazione e impresa Roberto Cerminara.
«A noi sta a cuore la salute del cliente, se ne rovino uno sono io stesso rovinato, per questo devono darci la
possibilità di avvertirlo a voce, come abbiamo sempre fatto» continua Zanon. «Chiunque soffra di allergie lo
dice al ristoratore e lui consiglia i piatti da scegliere e li fa preparare di conseguenza, in pentole non
contaminate.
Obbligarci a liste infinite delle quattordici categorie di allergeni ci fa sentire degli scribacchini e ingabbia le
ricette in standard che non riflettono le varietà della cucina romana, toscana, umbra, friulana o veneta.
Danneggiai piatti tipicie crea una inutile burocrazia».
Se in Europa le etichette dovranno indicare nel dettaglio anche i valori nutrizionali del cibo e la
comunicazione degli allergeni sarà scritta o orale, a seconda della norma varata per recepire il regolamento,
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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R2/ LA POLEMICA
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oltreoceano sta per scattare la guerra aperta all'obesità. La Food and Drug Administration degli Stati Uniti,
cioè l'agenzia per gli alimenti e i medicinali, ha varato ieri un nuovo obbligo per pizzerie, ristoranti, chioschi e
negozi alimentari: quello di indicare le calorie contenute in ogni piatto. Perfino se si tratta del cartoccio di pop
corn comprato al cinema. Paese che vai, menu pazzo che trovi.
I CIBI
Pasta UOVA Albumi e tuorli sono molto frequenti: usati per primi, salse, bevande, pasticcini
Ragù SEDANO L'odore è impiegato nel ketchup usato per il concentrato di pomodoro dei sughi
Grana CASEINA Proteina del latte, è la base della cagliata per fare tutti i formaggi
Pizza GLUTINE Complesso proteico presente nei cereali, dal grano sia tenero che duro alla segale
Dolci LATTE E LATTOSIO Frequenti in torte e creme di pasticceria, in gelati, mousse e formaggi
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"Attentano alla salute pubblica sottovalutarli è un rischio"
"Abbiamo impugnato la sentenza entro i termini Via alle campagne nelle scuole e tra i pediatri
MICHELE BOCCI
UNA sentenza pericolosa per la salute pubblica. Il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin commenta così la
decisione del giudice del lavoro di Milano che ha riconosciuto il risarcimento per danno da vaccino esavalente
ai genitori di un bambino autistico.
Ministro, è vero che non avete fatto ricorso contro la sentenza? «No, abbiamo presentato l'appello il 31
ottobre scorso, entroi termini previsti dalla legge. Orai tecnici del ministero mi dicono che in quella decisione
mancano i presupposti scientifici. È un fatto grave. Come in altri casi, si tratta di una sentenza pericolosa per
la salute pubblica. Basta vedere i dati dei morti per morbillo, basta vedere il caso dell'epidemia di questa
malattia esplosa tempo fa in Inghilterra. E anche nel nostro paese assistiamo a un calo di vaccinazioni. Lieve
ma importante». Farete una battaglia giudiziaria, dunque? «Facciamo appello non per evitare di pagare il
rimborso, ma per non far passare un precedente pericoloso. Per i vaccini, come per tutti i farmaci, possono
esserci effetti avversi che non sempre si possono prevedere. Questo nessuno lo nega e, infatti, ci sono le
leggi che riconoscono i risarcimenti. Ma da qui ad affermare una relazione tra l'autismo e il ricorso a un
determinato vaccino senza alcuna base scientifica ce ne corre».
Eppure l'accusa ai vaccini di provocare quella patologia ogni tanto torna. Perché? «È una sindrome dalle
cause ancora poco conosciute. Ci sono nuove ricerche che ipotizzano anche fattori batterici. Questa volta si
incolpa il vaccino esavalente, cioè un farmaco che è stato utilizzato milioni di volte in tutto il continente.
Eventuali correlazioni con l'autismo sarebbero emerse prima».
Crede che dietro il rifiuto dei vaccini ci sia la tendenza al complottismo? «Più che altro mi sembra che ci
troviamo di fronte a delle mode. C'è come la necessità di cercare delle cause certe dove certezze non ce ne
sono, cosa che avviene in questo caso. Ma noi non possiamo vacillare, ci sono migliaia di studi che ci
rassicurano».
Anche la vicenda dell'allarme infondato per l'aviaria ha contribuito a far nascere dubbi sui vaccini.
«Quello è un altro discorso, in quel caso forse ci sono stati abusi e speculazioni. O comunque c'è stata una
paura dettata da un eccesso di precauzione. Ma viviamo in un mondo in cui se non hai questo tipo di
atteggiamento, e poi avviene un incidente, ti vengono a cercare».
Oltre ad appellare la sentenza, cosa farete per promuovere la vaccinazione? «Inizieremo nuove campagne,
anche all'interno delle università e anche tra i pediatri e i medici di medicina generale. Questo tema è nel
programma europeo sulla "global health" in agenda peri prossimi cinque anni».
Foto: Il ministro Beatrice Lorenzin
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L'INTERVISTA / IL MINISTRO BEATRICE LORENZIN
26/11/2014
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La paura del vaccino che vince in tribunale ora il fronte del no allarma la
scienza
Viaggio tra le associazioni che rifiutano la profilassi E in un anno ci hanno già rinunciato seimila famiglie
CORRADO ZUNINO
ROMA. Cresce il movimento "No vac", contro le vaccinazioni obbligatorie dei nostri figli. Lo dicono i dati,
alimentati da sentenze - sono almeno quattro in Italia, tribunali di Rimini, Trani, Cremona e infine Milano - che
hanno trovato una correlazione tra la causa (il vaccino, appunto)e l'effetto (l'autismo, ma anche la poliomielite
e l'encefalite). Seimila famiglie nel 2013 si sono opposte alla vaccinazione dei figli e l'atteggiamento diffidente
prosegue in questi mesi.
La scienza- l'Organizzazione mondiale della sanità con i suoi referenti italiani, l'Istituto superiore, gli esperti
del ministero della Salute - dice che non ci sono prove dei "nessi", che l'autismo è un male fin qui senza
risposta, che i vaccini del calendario nazionale sono tra le cose più testate e sicure. Non basta. Come risulta
all'Istituto superiore, negli ultimi due anni le vaccinazioni sono scese del due per cento fissando la "quota
copertura" ai livelli più bassi degli ultimi dieci.
Nel 2013 le coperture nazionali contro la poliomielite, il tetano, la difterite, l'epatite B e la pertosse sono state
di poco superiori al 95%, valore minimo previsto. Per alcune infezioni, si scende sotto l'asticella.
«L'andamento in netta diminuzione non può essere ignorato anche alla luce delle recenti recrudescenze di
malattie ritenute sotto controlloo eliminate», scrive il Centro nazionale di Epidemiologia dell'Iss.
«C'è, nella popolazione, un'errata percezione dell'importanza delle vaccinazioni, effetto dell'incessante
campagna mediatica in atto da parte dei cosiddetti anti-vaccinatori».
Eccoli, i No vac, avvistati dal sistema (il Servizio sanitario nazionale). Quelli seri - perché c'è una vulgata
internettiana che fa solo danni alla conoscenza e che si affida a vecchi studi inglesi artatamente taroccatisono radunati in tre associazioni, Condav, Comilva, Assis. Insieme, contano 750 danneggiati riconosciuti da
medici militari (lo dice la legge) e ministero della Salute. Sono tutti neonati e bambini. Altre trecento famiglie
sono in attesa di riconoscimento e altre cento, gli esodati della disgrazia da vaccino, sono "riconosciute ma
fuori termine". Hanno presentato denuncia tardi, non riceveranno un euro. La presidente del Condav, Nadia
Gatti, madre di una ragazza colpita da poliomielite dopo un'esavalente fatta nel '97, a tre mesi di età, in una
Asl di Mantova, dice subito: «Non siamo contro le vaccinazioni, ne riconosciamo il ruolo, siamo contro una
medicina ortodossa tutta difensiva che nega, si appella e in alcuni casi compie scorrettezze per il timore di
discutere dei nostri drammi e del fatto che un vaccino, per quanto testato, ha effetti collaterali a volte
devastanti. Alcuni bambini, semplicemente, non sono in grado di sopportarlo». Il problema, dice la presidente,
sta nella scarsa preparazione del personale medico e infermieristico «che non riconosce gli effetti di un
vaccino sbagliato in tempi brevi».
Servirebbe a mitigare il danno. «Questo muro contro muro alimenta la diffidenza».
Nadia Gatti ricorda come dopo l'evento che causò la poliomielite alla figlia è stato messo in discussione il
cosiddetto "vaccino di Sabin" e che in tutti i Paesi ci sono revisioni che lasciano in disparte prodotti superati,
vaccinazioni non più necessarie. Un riferimento per questo mondoè il pediatra Eugenio Serravalle, presidente
dell'Assis. Dice (e scrive): «Molti si presentano coni propri figli all'appuntamento senza sapere che ci sono
vaccini obbligatori e facoltativi, che prima ci si può sottoporre a prove di cute-reattività, ad analisi sulla
maturità del sistema immunitario. Di cosa ha paura il ministro Lorenzin?». Il pediatra Serravalle sostiene,
contestato dalla medicina ufficiale, che «c'è un rapporto tra i vaccini offerti ai militari italiani in missione di
pace e i tumori che hanno contratto» e ricorda come la "obbligatoria" contro l'epatite B sia stata introdotta nel
1991 dal discusso ministro De Lorenzo. Stefania Salmaso, direttore del centro nazionale di epidemiologia,
replica: «Gli studi fatti sono ampi e indipendenti, non vaccinarsi è un guaio per l'individuo e un guaio enorme
per l'intera comunità».
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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La polemica
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Poliomelite
Haemophilus inßuenzae
Epatite B
Difterite/ Tetano/ Pertosse
Morbillo/ Parotite/ Rosolia/ Varicella
FONTE MIN. SALUTE, DG DELLA PREVENZIONE, MALATTIE INFETTIVE E PROFILASSI
INTERNAZIONALE
Il calo delle vaccinazioni
I numeri
500
5%
95% le persone che non vaccinano i Þgli Veneto mila i bambini da vaccinare ogni annno 3-5 mila le nuove
opposizioni registrate nel 2013 I siti trovati con la parola di ricerca "vaccinazione" contrari a questa forma di
prevenzione Tra i più agguerriti comilva.org L'unica Regione in cui non esistono vaccini obbligatori LA
SENTENZA Su Repubblica di ieri, la sentenza che ha stabilito il nesso tra vaccino e autismo SU
REPUBBLICA PER SAPERNE DI PIÙ www.iss.it www.repubblica.it
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Ebola, farmaco sperimentale per il medico
Una task force di trenta sanitari si occupa solo di lui. Il bollettino: condizioni stabili La moglie: «Sono
preoccupata, ci parliamo soltanto inviandoci sms» Un dottore: «Molta gente non è venuta a visitare i degenti:
è la paura del contagio»
PAOLO RUSSO ROMA
Niente emorragie, vomito, diarrea e altri sintomi da stato avanzato della malattia, ma ieri Fabrizio, il «paziente
Ebola numero 1» non stava niente bene. I medici che lo hanno accolto e visitato di prima mattina parlano con
il freddo linguaggio dei bollettini medici, che lo descrivono «vigile, collaborante e autonomo». Ma la febbre,
scomparsa lunedì, è tornata a salire fino a 39, associata a brividi di freddo, malessere generale e una
fastidiosa congiuntivite all'occhio. La signora Tina, sua moglie, è preoccupata. «Mio marito ora comunica con
noi solo tramite sms, non abbiamo ancora sentito la sua voce. E questo potrebbe significare che non sta
bene», confida angosciata. I familiari al momento resteranno in Sicilia, perché l'ospedale Spallanzani di Roma
ha vietato qualsiasi contatto con il paziente. I medici intanto hanno avviato i trattamenti, con tutto
l'armamentario farmaceutico possibile. Compresi 5 farmaci ancora in fase di sperimentazione, autorizzati a
tambur battente per l'occasione dall'Aifa, l'Agenzia ministeriale del farmaco. I sanitari dell'ospedale non fanno
nomi, ma in cima alla lista delle terapie utilizzate per Fabrizio ci sarebbe lo Zmapp, farmaco prodotto da una
società americana di soli 9 dipendenti, costituito da proteine che si legano alle cellule infette favorendo la
reazione del sistema immunitario. Per crearlo si sono esposti alcuni topolini al virus di Ebola, raccogliendo poi
gli anticorpi che, iniettati nel paziente dovrebbero impedire l'ingresso del virus in nuove cellule, bloccando
così il diffondersi dell'infezione. Nella speranza che gli antidoti funzionino, in ospedale l'allerta resta massima.
Intorno al paziente si alternano al momento una trentina tra medici e infermieri con una preparazione
specifica per affrontare al meglio l'emergenza. In caso di sintomi i sanitari della task force devono
immediatamente avvisare lo Spallanzani e sottoporsi a test in stato di isolamento. Ma finito il turno tornano a
casa, anche se non tratteranno alcun altro paziente finché Fabrizio avrà bisogno di cure. Fatto questo che ieri
ha fatto scattare la protesta dei Cobas degli infermieri. «Già ieri eravamo costretti a turni massacranti di 14 e
persino 17 ore al giorno, così la situazione diventa insostenibile», lamenta Adriano De Iuliis del Nursind. Una
protesta giudicata fuori luogo dal commissario straordinario dello Spallanzani, Valerio Fabio Alberti, che nega
problemi di organico e sottolinea lo spirito di solidarietà e collaborazione di tutti. A parte qualche
sindacalizzato. Medici e infermieri sono comunque tranquilli e giudicano praticamente nullo il rischio di
contagio. Più curiosità che paura invece tra i pazienti. Qualcuno chiede dov'è ricoverato il medico contagiato,
qualcun altro prova a informarsi sul suo stato di salute. «Ma questa mattina - confida un dottore - l'ospedale
era semideserto rispetto al solito, segno che molti hanno preferito tenersi alla larga». Già, il virus della paura.
Quello che da noi può diventare più contagioso di Ebola. L'arrivo Il medico italiano colpito da Ebola in Sierra
Leone è arrivato ieri all'aeroporto militare Pratica di Mare
15
minuti E' il tempo minimo necessario per l'operazione di vestizione per chi entra in contatto con il paziente
39
gradi La febbre del «paziente Ebola n.1», scomparsa lunedì, è tornata a salire
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ROMA, ALL'OSPEDALE SPALLANZANI VIETATO QUALSIASI CONTATTO CON IL PAZIENTE
26/11/2014
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Se la ricerca soffre ecco il filantropo che arriva in aiuto
Fondazioni e donazioni: il modello Usa fa scuola "L'ossessione per le applicazioni è fuorviante" Dalla
Armenise alla Cenci Bolognetti tante iniziative vincenti
ANDREA GRIGNOLIO UNIVERSITÀ LA SAPIENZA
Il punto di riferimento della filantropia mondiale è oggi la «Bill and Melinda Gates Foundation». Con un fiume
di dollari che ammonta a circa a 10 miliardi questa fondazione, voluta dal creatore di Microsoft, ha deciso di
sostenere molti progetti per l'avanzamento della ricerca biomedica e della salute pubblica. Bill Gates - e non
Steve Jobs - è il fuoriclasse che non sbaglia un colpo. Certo, la notorietà resta dalla parte di Jobs, il padre di
Apple, capace di incarnare miti più narrabili e più amati: il visionario inascoltato che parte dal garage, il
licenziamento da parte della società che ha fondato, la rinascita e la malattia. «Siate affamati, siate folli», era
il suo motto. Gates ha raggiunto le stesse vette, senza incidenti di percorso, e anche se non l'ha mai detto il
suo motto è l'opposto: «Siate lucidi, siate generosi». Jobs non aveva ritenuto di redistribuire con fondazioni o
donazioni rilevanti - con q u a l c h e m a r g i n a l e eccezione la straordinaria ricchezza acc u m u l a t a ,
secondo il tipico canone filantropico americano. Meno interessato all'estetica e al marketing, la genialità di
Gates si scorge, invece, già dalle aree biomediche su cui investe: vaccini e malattie infettive trascurate e poi
tubercolosi, polio, malaria, infezioni del tratto enterico, Hiv, oltre allo sviluppo dell'agricoltura e alla nutrizione.
Con uno sguardo speciale all'Africa e ai poveri. Negli Stati Uniti la Fondazione Gates non è un'eccezione.
Larry J. Ellison, patron di Oracle, si è impegnato per incentivare gli studi sull'invecchiamento, il cervello e le
cellule staminali, mentre Jeff Bezos di Amazon regala milioni di dollari per le ricerche sul cervello e
sull'esplorazione degli oceani. Sergey Brin (tra i fondatori di Google) si è invece concentrato sullo studio di
terapie anti-Parkinson. Non a caso nel marzo scorso il «New York Times» aveva analizzato il ruolo sempre
più determinate delle donazioni private per lo sviluppo della conoscenza scientifica in una fase in cui gli
investimenti pubblici diminuiscono e tendono verso la più rimunerativa ricerca applicata. Se lo Stato non ce la
fa a sostenere la ricerca di base - ha dichiarato il presidente Barack Obama - è necessario che i privati
partecipino sempre più allo sforzo. Anche a quello di arginare l'emergente dominio di Cina e India. La
scoperta europea del bosone di Higgs è stata accolta dall'amministrazione americana con una punta di
orgoglio ferito, lo stesso che deve aver accompagnato l'accometaggio di «Philae»: due esempi, questi, di
ricerca pubblica di successo. D'altra parte, già tempo fa, la rivista «Nature» era entrata nel dibattito, mett e n
d o i n guardia da possibili «effetti omogen e i z z a n t i » sulla ricerca, dovuti a inves t i m e n t i troppo
sensibili alle «mode» e, quindi, legati alla promozione di pochi settori a scapito di tanti altri. Oltreoceano,
quindi, il dibattito sul sostegno dei privati alla ricerca è sempre più vivo. Anche da noi, però, l'attenzione verso
filantropia e donazioni sta cambiando. Se ne è parlato venerdì scorso all'Accademia dei Lincei durante
l'assegnazione dei Premi Balzan 2014, la cui fondazione omonima è tra le più autorevoli al mondo nel
sostegno al sapere scientifico e umanistico. Nel suo intervento Günter Stock, presidente dell'associazione
«Allea» (All European Academies), ha prefigurato la necessità di un futuro composito, in cui i finanziamenti
pubblici dovranno essere prevalentemente orientati verso i giovani e la ricerca applicata, mentre quelli privati
dovranno concentrarsi sugli scienziati «senior» e su ricerche teoriche prive di immediate ricadute applicative
(la «curiosity driven research»). Un intreccio fertile per combinare esigenze diverse, ma sempre più connesse
e necessarie. Intanto, al di là di casi istituzionalizzati come quelli di Airc e Telethon, che reggono quasi da soli
le spese per la ricerca oncologica e le terapie genetiche, oggi in Italia si intravedono fenomeni incoraggianti.
Se è riconosciuta l'efficacia della Fondazione Harvard-Armenise per il «rientro dei cervelli» (se ne è parlato
nei numeri scorsi di «Tuttoscienze»), gli esempi sono numerosi. A Milano, per esempio, grazie a un lascito di
20 milioni, la Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi ha creato un'eccellenza come l'Istituto Nazionale di
Genetica Molecolare presso l'Ospedale Maggiore Ca'Granda. Il prossimo 3 dicembre, poi, a Roma, si
festeggerà il 50°anniversario dell'Istituto Pasteur-Fondazione Cenci Bolognetti presso il Dipartimento di
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Scienza Democrazia
26/11/2014
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SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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biologia molecolare dell'Università La Sapienza che lo ospita. Nato a metà Anni 50 dal lascito della
principessa Beatrice Cenci Bolognetti, oggi il laboratorio finanzia con un rigoroso processo di valutazione 60
progetti di ricerca triennali, oltre a borse di studio per l'estero e di dottorato, più una vasta attività di
divulgazione scientifica. Finora, però, questo slancio di generosità a parte di cittadini illuminati è stato
azzoppato da una fiscalità e da una burocrazia penalizzanti. Basterebbe un piccolo intervento nell'imminente
legge di stabilità e il governo, che così spesso invoca semplificazioni per lo sviluppo, potrebbe dare un
grande contributo alla ricerca. A costo zero. 7 - Continua
Günter Stock Fisiologo RUOLO : È PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE «ALLEA» (ALL EUROPEAN
ACADEMIES) IL SITO : WWW.ALLEA.ORG/PAGES/ALL/ 4/731.BGFUZZ1FTKC.HTML
Foto: MARCUS DONNER /REUTERS
Foto: La «Bill and Melinda Gates Foundation»: un'icona della filantropia rivolta alla ricerca scientifica
26/11/2014
La Stampa - Ed. nazionale
Pag. 24
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Dieci bambini obesi che faranno storia "Li salviamo con un palloncino
indistruttibile"
DANIELE BANFI
Dieci casi destinati a fare storia. Per la prima volta al mondo sono stati impiantati nello stomaco di alcuni
bambini fortemente obesi dei dispositivi intragastrici - una variante del noto «palloncino» - capaci di portare a
risultati eccellenti là dove dieta e attività fisica non hanno avuto successo. Accade a Roma, all'Ospedale
Pediatrico Bambino Gesù. Lo spiega Valerio Nobili, primario dell'Unità operativa complessa di malattie
epatometaboliche. I risultati sono valsi la pubblicazione su «Pediatrics Obesity», la rivista più prestigiosa del
settore. «L'obesità pediatrica - dice - ha raggiunto proporzioni epidemiche. Già in tenera età non è raro
riscontrare complicanze metaboliche quali insulino-resistenza, diabete mellito tipo 2, dislipidemia, ipertensione
arteriosa ed epatopatia steatosica». Ecco, allora, l'idea di adottare i «dispositivi intragastrici mini-invasivi»
anche in versione baby. Si è concretizzata quando Nobili ha visto letteralmente saltare sopra il nuovo dispositivo il rappresentante dell'azienda produttrice, un uomo di 130 kg. «Un'immagine che mi ha convinto
dell'indistruttibilità del materiale». L'ospedale ha quindi deciso di sperimentare il dispositivo su 10 bambini e
adolescenti: tra i 9 e i 17 anni, avevano un'obesità severa, con un indice di massa corporea - il «Bmi» - oltre il
valore di 35. A tre mesi di distanza, grazie al dispositivo «Ogb», si è ottenuto un significativo calo ponderale
(-8 kg), una diminuzione del «Bmi» (di 2 punti) e una riduzione della circonferenza-vita (11 cm). Si è anche
registrato un miglioramento dei parametri associati alla sindrome metabolica. Adesso il prossimo passo sarà
estendere la sperimentazione ai bambini di 6-7 anni.
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MEDICINA
26/11/2014
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Diagnosi precoce e intervento: niente chemio per il tumore al polmone
Con la broncoscopia a ultrasuoni le analisi genetiche sono mirate
STEFANO RIZZATO
Battere il tumore al polmone e, insieme, dire addio alla chemioterapia. Sul grande tavolo dell'oncologia c'è un
obiettivo che ha almeno due facce. Non una frontiera remota, ma una sfida che si può vincere. E che già ha
visto la medicina segnare punti importanti. Uno tra tutti: combinando diagnosi precoce e l'intervento
chirurgico, si guarisce di cancro al polmone in 85 casi su 100. Proprio la diagnosi ha visto la scienza fare più
progressi grazie alle scoperte sulla genetica e alle tecnologie. Ma servirebbe a poco senza importanti passi in
avanti sul lato del trattamento. Con la microchirurgia, sempre più efficace e risolutiva. E con i farmaci
intelligenti, mirati al punto da agire a livello molecolare. Per ottenere risultati non si può lavorare a
compartimenti stagni, ma è indispensabile far sì che i diversi piani della questione si alimentino tra loro.
Questa è la filosofia dello Ieo, l ' I s t i t u t o Europeo di Oncologia, che ha scelto di integrare le diverse
strategie di cura e di ricerca imaging e c h i r u rg i a , genetica e farmacologica - in un unico progetto
chiamato «Programma Polmone». Su tutto questo il centro milanese, fondato da Umberto Veronesi nel 1994,
ha fatto il punto ieri con esperti italiani e internazionali per il primo «Lung Cancer Meeting» in programma
oggi. Si parlerà di percorsi personalizzati e iper-specifici di cura, necessari per un «big killer» che è tuttora la
principale causa di morte nel mondo. I nuovi casi sono un milione e 350 mila ogni anno, 38 mila solo in Italia.
La rivoluzione è però in atto. «Il nostro è un approccio multidisciplinare conferma Lorenzo Spaggiari, che
dirige la chirurgia toracica dello Ieo -. Le tecniche mininvasive di chirurgia sono decisive. Ma si legano ai
metodi diagnostici sempre più sofisticati, che consentono all'oncologo di definire il profilo genetico del tumore.
Un esempio è la broncoscopia a ultrasuoni, che prevede biopsie mirate di piccole lesioni, anche nei pazienti
con metastasi, e permette al patologo di fare analisi genetiche e orientare la terapia. Niente dolore, niente
cicatrici, poca anestesia e un semplice prelievo, che però permette di pescare tra 210 mutazioni». La
chirurgia è al centro della linea di ricerca «chemiofree» e ha dato già ottimi risultati. Quando è in «stadio I» il
tumore guarisce con un intervento mininvasivo nell'85% dei casi, senza bisogno di chemioterapia. Nello
«stadio II» il successo è in 40-60 casi su 100, con l'impiego in aggiunta dei nuovi farmaci a target molecolare.
Più difficile logicamente curare i tumori di «stadio III», ma anche lì il tentativo è ridurre l'uso della
chemioterapia a favore delle nuove cure, somministrate in base al profilo genomico. Nello «stadio IV», infine,
non c'è più chirurgia, ma il 40% dei pazienti può essere trattato con farmaci biologici oppure rientrare in
specifici studi clinici condotti dallo Ieo stesso. I farmaci biologici e le «terapie target» sono già decisive per i
casi di tumore polmonare con mutazione genica, circa il 20% del totale. Per gli altri ci sono indicazioni
importanti dall'immunoterapia. «Vale soprattutto per gli antiPd-1/ Pdl-1, una classe di molecole capaci di
sbloccare il freno che il tumore mette al sistema immunitario dei soggetti malati», conclude Filippo de Marinis,
direttore dell'oncologia toracica dello Ieo. «Negli studi in corso questi anticorpi monoclonali, utilizzati senza la
chemio, si stanno dimostrando in grado di attivare e potenziare il controllo immunologico anche sui tumori
polmonari, come hanno dimostrato già sui melanomi».
Lorenzo Spaggiari Chirurgo RUOLO : È PROFESSORE DI CHIRURGIA TORACICA ALL'UNIVERSITÀ DI
MILANO E DIRETTORE DELLA DIVISIONE DI CHIRURGIA TORACICA DELLO IEO DI MILANO (ISTITUTO
EUROPEO DI ONCOLOGIA)
Foto: CORBIS
Foto: Genetica e tecnologie: una combinazione per sconfiggere il tumore
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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ONCOLOGIA
26/11/2014
Il Messaggero - Ed. nazionale
Pag. 1
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Mauro Evangelisti
Il sangue di Teresa Romero, l'infermiera di Madrid guarita dall'Ebola, aiuterà il primo paziente italiano
contagiato. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha confermato: «Una sacca del plasma della paziente
che in Spagna ha vinto la battaglia contro il virus è già stata acquisita». Per curare il medico di Emergency,
arrivato ieri a Roma dalla Sierra Leone e ricoverato allo Spallanzani, ci si affiderà a una lista di cinque farmaci
sperimentali. Tra questi, anche il plasma di pazienti che hanno già sconfitto la malattia. A pag. 12
IL CASO R O M A Il sangue di Teresa Romero, l'infermiera di Madrid guarita dall'Ebola, aiuterà il primo
paziente italiano contagiato. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha confermato: «Una sacca del
plasma della paziente che in Spagna ha vinto la battaglia contro il virus è già stata acquisita». Dopo sei ore di
viaggio sul Boeing 767 dell'Aeronautica, Fabrizio, 50 anni, il medico di Emergency che ha contratto l'Ebola in
Sierra Leone, è stato ricoverato ieri mattina nel bunker dell'Istituto Spallanzani. Come sta? Spiegano i
colleghi che lo hanno in cura, Emanuele Nicastri e Nicola Petrosillo, nel primo bollettino diffuso alle 12.30: «È
arrivato presentando febbre a circa 39 gradi, ma non presenta segni di disidratazione cutanea». I medici, nel
corso di una conferenza stampa, hanno ricostruito il percorso clinico del primo italiano malato di Ebola: «Al
momento della presa in carico le condizioni permanevano stabili. Vi è una famigliarità per cardiopatia
ipertensiva. Riferisce da giovedì un unico episodio di vomito e diarrea senza presenza di sangue, associato
ad astenia e a febbricola». Domenica c'è stata la comparsa della febbre, ieri «era vigile collaborante,
deambulante e autonomo. Ha presentato febbre associata a brivido». Parole scritte, pesate, senza commenti
a latere, perché si vuole gestire la vicenda del primo italiano contagiato dal virus dell'Ebola con estrema
cautela. Come sarà curato il medico di Emergency che dal 18 ottobre a Lakka, ha assistito decine e decine di
pazienti malati di Ebola?
LA CURA Il ministero della Salute e il direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito, scelgono la
linea della prudenza e della riservatezza: il paziente ha iniziato un trattamento «antivirale specifico, con un
farmaco sperimentale, autorizzato dall'Aifa». Si tratta dello stesso medicinale usato negli Stati Uniti, ma
anche in Spagna (dove l'infermiera contagiata a Madrid è guarita). «Purtroppo - osservato Cecilia Strada,
presidente di Emergency - sarebbe impossibile utilizzarlo in Sierra Leone, perché ci sono ancora pochi
quantitativi, dovremmo scegliere un paziente su cento a cui somministrarlo. Nel nuovo centro per l'Ebola che
apriremo in Sierra Leone, però, presto sperimenteremo un altro medicinale, già diffuso in cardiologia».
MEDICINALI Più nel dettaglio per il medico siciliano ci si affida in realtà a una lista di cinque farmaci
sperimentali. «Sono stati autorizzati in procedura di emergenza per il paziente ricoverato allo Spallanzani conferma il direttore dell'Agenzia Italiana del Farmaco, Luca Pani - potranno essere usati solo da quel
paziente e solo all'interno della struttura». Potrebbe essere aggiunta una sesta terapia che si sta valutando.
Nella lista dei farmaci c'è il siero dei malati di Ebola guariti, il plasma di pazienti che hanno già sconfitto la
malattia. Fabrizio è in un'ala superprotetta dello Spallanzani, presidiata dalle guardie giurate, l'ex post-acuti e,
come ha spiegato il commissario straordinario, Valerio Fabio Alberti «sarà seguito da una équipe di 30
persone, 15 medici e 15 infermieri, che si occuperanno solo di lui». Il protocollo di sicurezza è lo stesso per i
medici che ritornano da zone endemiche di Ebola.
I casi in Europa ITALIA Parigi Guariti Oslo ROMA Lipsia ANSA Norvegia Francia Germania
Fonte: NYTimes Medico Infermiera Missionario Prete Infermiera Londra Madrid Amburgo Spagna Svizzera
Inghilterra Medico Medico Dipendente Onu Cooperante Infermiera Dip. Unicef Medico Francoforte Ginevra In
cura Mor ti
Foto: TRASBORDO La barella con il medico viene caricata sull'ambulanza IMMOBILE Il medico appena fatto
sbarcare dall'aereo dopo oltre 10 ore di viaggio dentro la barella
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Ebola, per l'italiano il sangue di una guarita
26/11/2014
Il Messaggero - Ed. nazionale
Pag. 23
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Tutto il gusto della terza età
MOLTA VERDURA, FRUTTA E PESCE E UNA RICETTA FIRMATA DA HEINZ BECK CONTRO
L'ALZHEIMER
Francesca Filippi
Zuppa di fave, risotto al barolo, polenta e baccalà, petto di pollo con yogurt e mele, nasello e piselli, pere al
vino e torta di riso al cacao. Ma anche cannelloni di magro, coda di rospo al vino bianco con porri e torta
Pasqualina. Ecco alcune ricette, riviste e corrette, per gli over 70. Per chi, dunque, ha bisogno di
un'alimentazione ben bilanciata senza penalizzare il gusto. Le troviamo in un ampio volume appena
pubblicato "Alimentazione e nutrizione nell'anziano", una raccolta di saggi firmati da esperti a cura di
Mariangela Rondanelli, professore associato in Scienze dietetiche all'università di Pavia (Il Pensiero
Scientifico Editore). Un trattato che analizza gli alimenti e li adatta al menù dell'anziano a seconda della
patologia, si passa dal diabetico a chi soffre di Alzheimer fino all'anemico. GLI ELEMENTI Oltre i 70 cambia il
fabbisogno energetico ed è diversa la funzionalità degli organi. «È una fase della vita - spiega Mariangela
Rondanelli - maggiormente esposta a carenze nutrizionali a causa di problemi della masticazione, ridotta
capacità di digestione e assimilazione». Folati, vitamina B6, B12 e D e minerali come calcio potassio e
magnesio, per esempio, sono utili contro l'osteoporosi. La perdita di massa e forza muscolare interessa fino
al 50% degli over 80. Per molti è necessario aggiungere preparati solubili, ci sono al gusto di cacao ma anche
vaniglia e caffè, per bevande ad alto contenuto proteico arricchiti con vitamine e minerali. Da prendere in
considerazione per persone con risotto appetito o per periodi di riabilitazione e recupero. UN LITRO E
MEZZO D'ACQUA Michele Carruba, direttore del Centro studi per l'obesità dell'università di Milano, ha
presentato nuovi dati sul rapporto tra terza età e alimentazione durante il congresso della Corte di Giustizia
popolare per il diritto alla salute organizzato da FederAnziani: «Sul fronte della nutrizione in Italia contiamo
1.500.000 anziani con malnutrizione calorico-proteica, 1.800.000 obesi e 1.900.000 con fragilità. Oltre ad un
litro e mezzo di acqua al giorno, due porzioni al giorno di latte-yogurt vanno introdotte due porzioni al giorno
di alimenti ad elevato apporto di proteine come carne, pesce, uova e formaggi freschi. In alternativa è
possibile consumare i legumi due-tre volte a settimana combinandoli con i cereali. Pochi zuccheri semplici,
che vuol dire quello da cucina, la marmellata e i dolci». A suggerire la via alimentare, insieme ad altre forme
alternative di intervento contro il decadimento cognitivo, è un gruppo di ricercatori del Policlinico Gemelli di
Roma e dell'ospedale Fatebenefratelli dell'Isola Tiberina, che, con i loro studi hanno dimostrato l'esistenza di
un legame tra alterazione nel metabolismo e l'Alzheimer. La strada indicata dal gruppo di medici si è tradotta
in una pietanza presentata nel corso del congresso "Approccio non convenzionale alla malattia di Alzheimer:
dalla ricerca alla cura" firmata dallo chef pluristellato Heinz Beck.
Il piatto "Dalla ricerca alla cura" firmata dallo chef pluristellato Heinz Beck: ricciola marinata all'aceto
balsamico bianco con neve di melograno. «Elevato contenuto di acidi grassi omega 3, di vitamine B1 e B6,
altre vitamine B12 e a ridotto contenuto di rame» dice Giacinto Miggiano, direttore dell'unità di Dietetica del
Gemelli.
Foto: IN CUCINA Alimenti adattati ai menu: pietanze saporite possono essere anche salutari
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Nel libro appena pubblicato "Alimentazione e nutrizione dell'anziano" una raccolta di saggi di esperti che
analizza i cibi a seconda delle patologie. Quando prendere gli integratori L'ALIMENTAZIONE
26/11/2014
Il Messaggero - Ed. nazionale
Pag. 23
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Un test sonoro per evitare distrazioni
Ideata per gli anziani e testata con successo una "terapia anti-distrazione" basata su esercizi acustici, per
aiutare a concentrarsi e a non perdere di vista ciò cui si sta prestando attenzione. Sviluppata presso la
University of California a San Francisco, la terapia consiste nell'allenare il soggetto a discriminare un certo
suono bersaglio, riconoscendolo in mezzo a rumori di fondo più o meno simili ad esso. Questo tipo di training
è risultato efficace nel ridurre la distraibilità di volontari anziani. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Neuron,
potrebbe portare ad analoghe terapie anti-distrazione da adottare anche su bambini. Gli anziani sono facili
alla distrazione, hanno difficoltà a prestare attenzione prolungata. I volontari dovevano riconoscere un certo
suono tra tanti più o meno simili. Il test viene reso via via più difficile dallo sperimentatore. Allenamento anche
in casa. Il risultato: gli over 70 hanno ridotto il livello di distrazione e, quindi, di sordità.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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LA TERAPIA
26/11/2014
Il Giornale - Ed. nazionale
Pag. 18
(diffusione:192677, tiratura:292798)
Bertolaso in quarantena E al medico con l'Ebola un farmaco sperimentale
Il medico, Fabrizio, siciliano di 50 anni, è in isolamento presso l'Istituto Nazionale per le malattie infettive
Lazzaro Spallanzani di Roma, dopo essere atterrato all'aeroporto militare di Pratica di Mare. È assistito da un
team di 15 medici e 15 infermieri volontari. «Il medico di Emergency che ha contratto il virus Ebola è in
condizioni stabili», ha detto ieri il dottor Emanuele Nicastri, infettivologo dello Spallanzani di Roma, durante la
prima conferenza stampa dopo il ricovero del dottore contagiato. «Il paziente ricoverato è vigile, collaborante
e autonomo. Ha la febbre a 39 con brividi e ha avuto un solo episodio di vomito domenica», hanno precisato i
sanitari del nosocomio. «È in trattamento con un farmaco antivirale specifico non registrato in Italia,
autorizzato con ordinanza dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) su indicazione del ministero della Salute»,
ha detto il direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito. «È per la prima volta utilizzato in Italia. È
stato però già usato in Ebola all'interno della rete clinica coordinata dall'Oms sia in Usa che in Ue», ha
precisato Ippolito, dichiarando che il nomedel farmaco sperimentale non verrà rivelato. Intanto è di ieri la
notizia, data da Silvio Berlusconi, che Guido Bertolaso, di ritorno dall'Africa, è stato anche lui posto in
quarantena a scopo precauzionale. Ma torniamo al caso del medico siciliano in cura allo Spallanzani. Ieri sua
moglie, la signora Tina, intervistata dal Corriere della Sera ha raccontato di aver passato la notte insonne,
pronta nella sua casa a fare le valigie con le due figlie di 18 e 19 anni per raggiungere il marito. Poi, una
telefonata ha bloccato tutto: «Ha chiamatoun funzionario della Farnesina. Ha provato a tranquillizzarci anche
se non ci è riuscito... Dicono che per noi per il momento è meglio restare in Sicilia. Sono seriamente
preoccupata».
Foto: ALTRUISTA Anche Guido Bertolaso, di ritorno dall'Africa, è stato posto in quarantena
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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IL VIRUS DALL'AFRICA
26/11/2014
Il Giornale - Ed. nazionale
Pag. 30
(diffusione:192677, tiratura:292798)
Ebola avanza, ma la medicina occidentale è un valido baluardo
Mario Cervi
Il primo caso di ebola in Italia, è un medico di Emergency, che con tutte le precauzioni del caso, arriverà dalla
S i e r r a
L e o n e
e
s a r à
r i c o v e r a t o
a l l o
SpallanzanidiRoma.Irischidicontagiosonoconsideratibassievieneconsigliato di evitare il contatto con i malati
ed i loro fluidi corporei. Tali prescrizionimisembranopiùfacilidaordinare, cheattuare,inquanto dubito che i
contagiati siano sempre chiaramente individuabili. Non è chiaro
invece,perchésindall'iniziodell'epidemia,l'Organizzazionemondialedella sanità non abbia raccomandato
restrizioni dei movimenti delle persone,mezziditrasportoemerciperitrepaesiSierraLeone,GuineaeLiberia,
provvedendo nel contempo ad impiegare tutte le forze possibili per curare in loco l'epidemia. Si è voluto
tenere un basso profilo di proposito. Piera Murgia e-mail Cara amica, non so immaginare quale sia la gravità
dell'epidemia di ebola, e quanto grande la possibilità che il suo espandersi diventi un flagello mondiale. Lei
suppone che qualcuno-individuo o organizzazione- non abbia adottato le misure necessarie per fermare la
minaccia, e che l'abbia fatto per non suscitare panico. È possibile, meglio pensar male che nutrire fiducia.
Personalmente apprezzo la medicina dei Paesi avanzati. Anche perché -sia detto senza concessioni a un
ottimismo sconsiderato- ho visto deflagrare altri allarmi poi progressivamente attenuati e finalmente ignorati.
È parso, a un certo momento, che la mucca pazza fosse un'insidia planetaria, e non se ne parla più. S'è
temuto che con l'immigrazione incontrollata vi fosse una ripresa apocalittica della tubercolosi, non conosco i
dati ma mi sembra che il mal sottile, come veniva chiamato in altri tempi, non imperversi. I mezzi di cura della
sanità progredita -e l'italiana, con tutti i suoi difetti, lo è- mi sembra oppongano una barriera efficace al
dilagare di epidemie. L'epidemia degli incidenti automobilistici rimane, nel mondo sviluppato di gran lunga più
grave. Tanti auguri di cuore al medico contagiato. Quello di chi assiste i derelitti del terzo e quarto mondo è,
per usare il termine appropriato, eroismo.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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la stanza di Mario Cervi
26/11/2014
Il Fatto Quotidiano
Pag. 1
(tiratura:100000)
Ebola, quei 55 milioni al laboratorio che non c ' è
Chiara Daina
Nell ' avveniristico centro clinico di Roma che ospita il medico di Emergency reduce dalla Sierra Leone,
manca la " cabina " bsl-4 destinata alla coltura dei virus più letali. Eppure si continuano a spendere cifre
spropositate » pag. 9 Iconti non tornano. Dal 2003 l ' ospedale Spallanzani di Roma, centro di riferimento
europeo per l ' Ebola, ha ricevuto dalla Protezione civile 40 milioni di euro per la costruzione di un reparto di
Alto isolamento con dieci posti letto per pazienti gravemente infetti e un laboratorio di livello 4 ( BiosafetyLeve l - 4 , Bsl-4, per la diagnosi e la coltivazione di virus di rischio 4, il più elevato), ma l ' edificio è ancora
chiuso. Nel 2006 il piano anti-Sars della Presidenza del Consiglio stanzia altri 12,1 milioni. Nel 2010 la
Protezione civile ne investe altri 2,5. Risultato: cancelli ancora chiusi a undici anni dall ' inizio dei lavori. " Non
è colpa nostra " dice Maria Capobianchi, direttore dei laboratori di virologia. Aprono a dicembre, dicono.
Vedremo. UNA STRUTTURA avveniristi ca, chiusure ermetiche, rilevatori di impronte digitali, telecamere,
ingressi unici per ogni stanza, che nessuno Stato europeo vanta, da fare invidia perfino agli Stati Uniti. Un '
idea di Guido Bertolaso, che affidò l ' opera al fedele Angelo Balducci, allora presidente del Consiglio
superiore dei lavori pubblici e alla ditta di Diego Anemone (poi accusati di concorso in corruzione proprio per
la gestione degli appalti della Protezione civile). Lo Spallanzani però dovrebbe essere il fiore all ' occhiel lo
per la cura delle malattie infettive. Quindi dovrebbe disporre di un laboratorio di livello 4 per la
sperimentazione e la coltura di virus letali come Ebola, vaiolo, lassa, febbre di Marburg e del Sudamerica e
altri. Il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute scrive che l '
istituto è fornito di apposito laboratorio. Il direttore scientifico Giuseppe Ippolito è addirittura tra i membri del
Network europeo " of Biosafety-Level-4 laboratories " , nato nel 2005, con i colleghi di Lione, Porton Down,
Londra, Amburgo, Marburgo e Solna. Ma esiste il Bsl-4 allo Spallanzani? Siamo andati a vedere.
QUARTIERE PORTUENSE, pe riferia ovest di Roma, padiglione Del Vecchio. Qui incontriamo Antonino Di
Caro, responsabile dei laboratori di biosicurezza. " Sono di livello 3 avanzato " spiega il medico, indicando tre
stanze, una accanto all ' altra, che si affacciano lungo lo stesso corridoio. Cioè? " All ' interno c ' è un glove
box cabinet , cioè una cabina che serve per analizzare i virus di livello 4 con l ' uso di guanti " . Qual è la
differenza con un Bsl-4? " Lì hai una stanza a cui accedi con una tuta per isolarti dall ' ambiente esterno. Puoi
fare esperimenti con piccoli animali, come i roditori, e vedere se un farmaco contro un virus letale funziona o
meno " . Ecco, una cosa del genere allo Spallanzani manca. Il ministero della Salute, interpellato, dice che
per diagnosticare l ' Ebola basta il livello 3. Serve però il livello 4 " per effettuare i test, che necessitano la
coltura del virus e conservare i campioni biologici positivi " . Così si legge nel Protocollo Ebola del 6 ottobre
scorso. Secondo il ministero lì non si deve fare ricerca, eppure lo Spallanzani è istituto " a carattere scientifico
" . Nel piano triennale 2012-2014, conferma il direttore del Patrimonio Paolo D ' Aprile, si parla di 4,6 milioni di
euro per la ristrutturazione dei laboratori di biosicurezza. Dalla Regione non sono arrivati. " Si è riscontrata si legge nel documento - , un ' ec cessiva concentrazione di operatori e macchinari all ' interno dei singoli
ambienti che, in molti casi, non presentano neppure i requisiti tecnologici previsti dalla normativa sugli
impianti elettrici, di climatizzazione e ventilazione meccanica " . Si chiede anche l ' adeguamento degli edifici,
risalenti agli anni Trenta, alla sicurezza antisismica e antincendio. E PENSARE CHE l ' ospedale Sacco di
Milano con i fondi Sars nel 2003 ha messo a punto un laboratorio Bsl-4. Nel 2004 ha chiesto l '
accreditamento al ministero, che è arrivato dieci anni dopo. Perché tanta resistenza? Mancando una
normativa di riferimento, fanno sapere dal Sacco, ogni volta il direttore deve chiedere ai funzionari di quali
documenti abbiano bisogno. Per il riscontro di un collaudo passano otto mesi o un anno. Dopo solleciti via fax
e mail 21 maggio scorso è arrivato il nullaosta. " Il ministero ha escluso il Sacco dai destinatari del bollettino
emergenze biologiche, che riguarda tutte le epidemie, da Ebola alle influenze stagionali - raccontano da
Milano - . Soltanto a luglio ci hanno inserito nella lista " . Sullo stesso piano dello Spallanzani, in teoria. Ma
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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» SPALLANZANI » Ieri notte è arrivato il primo italiano contagiato
26/11/2014
Il Fatto Quotidiano
Pag. 1
(tiratura:100000)
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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pur disponendo del laboratorio Bsl-4, le provette con i campioni sospetti di Ebola devono mandarli sulla via
Portuense.
Foto: ECCELLENZA Il laboratorio dello Spallanzani di Roma
26/11/2014
Il Fatto Quotidiano
Pag. 9
(tiratura:100000)
IL TRIBUNALE di Milano ha condannato il Ministero della Salute a corrispondere un vitalizio bimestrale a un
bambino affetto da autismo, si legge nel dispositivo, " concausato, sulla base di un polimorfismo che lo ha
reso suscettibile alla tossicità di uno o più ingredienti (o inquinanti), dal vaccino Infanrix Hexa Sk " . In una
nota ufficiale il dicastero ha però dichiarato di aver presentato appello. La decisione ha comunque scatenato
le polemiche. Massimo Scaccabarozzi, presidente di Famindustria parla di " continue denigrazioni che creano
il panico nei confronti di qualcosa che è molto importante e che salva tante vite " . Gli fa eco Emilia Grazia De
Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato: " Sono relazioni non dimostrate. È una sentenza
stravagante. I vaccini salvano molte vite " . Secondo Nadia Gatti, presidente del Coordinamento nazionale
danneggiati da vaccino, è invece " necessario un tavolo di lavoro per fare chiarezza sui possibili effetti avversi
dei vaccini. Non diciamo che tutti i vaccini fanno male sempre. Ma non si può nemmeno sostenere il
contrario, perché i danneggiati riconosciuti in quanto tali esistono " .
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Sì o no ai vaccini, la sentenza accende la polemica
26/11/2014
Il Fatto Quotidiano
Pag. 9
(tiratura:100000)
SONO STABILI LE CONDIZIONI del medico siciliano che ha contratto l ' Ebola. Il paziente, 50 anni, è arrivato
in Italia ieri mattina dopo un trasferimento durato circa sei ore ed effettuato dall ' Aeronautica Militare italiana.
Secondo il primo bollettino medico diramato dallo Spallanzani, dove è stato ricoverato, " alla partenza dalla
Sierra Leone, il paziente presentava condizioni di stabilità clinica " . Condizioni che si sono mantenute tali
anche all'arrivo all'ospedale. Sempre nel bollettino è stato precisato che al ricovero il paziente era " vigile,
collaborante, deambulante e auton o m o " , pur presentando febbre. Altissime le misure di sicurezza: il
medico è ricoverato in isolamento in una stanza predisposta a questo tipo di emergenze. Il paziente è sotto la
supervisione di 15 membri del personale sanitario. Subito dopo il ricovero, per l ' uomo è iniziato il trattamento
con il primo dei farmaci sperimentali, un antivirale specifico, autorizzato in tempi record assieme ad altri
farmaci dall ' Agenzia Italiana del Farmaco e dal Ministero della Salute. LO SPECIALISTA LAVORAVA IN
SIERRA LEONE nel Centro Emergency contro l ' ebola di Lakka, aperto dall'organizzazione umanitaria lo
scorso settembre per fronteggiare l'epidemia. Assieme a lui operavano altri 110 operatori, tra medici,
infermieri e personale specializzato, tutti provenienti da Italia, Serbia, Spagna e Uganda. Tutti in Sierra Leone
per combattere una delle peggiori epidemie degli ultimi anni, dove i numeri, terribili, parlano da soli: secondo i
dati dell'organizzazione fondata da Gino Strada, oltre cento persone al giorno contraggono il virus. Nei giorni
scorsi anche il medico italiano, primo caso per un nostro connazionale.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Farmaci sperimentali per il medico: è stabile
26/11/2014
Avvenire - Ed. nazionale
Pag. 9
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Una nuova arma contro il cancro
VITO SALINARO
Ancora 18 mesi, poi inizierà la sperimentazione sull'uomo di una nuova molecola, denominata Men1309,
un'arma anti-cancro raffinata e intelligente, ideata e ingegnerizzata in Italia. E che si propone di curare linfomi
Non Hodgkin e tumori solidi, in particolare quello della mammella. Negli studi preliminari il preparato ha
incoraggiato i ricercatori al punto da spingere il gruppo farmaceutico Menarini di Firenze, ad un corposo
investimento nella frontiera più avanzata della lotta ai tumori. Ma andiamo con ordine. Men 1309 è capace,
nel suo lungo viaggio verso l'obiettivo, cioè la cellula tumorale, di riconoscerne l'antigene, ovvero di capire
qual è la chiave della serratura che le consente di penetrarla per poi scaricare la sua letale arma di
distruzione: una vera e propria bomba, capace - negli esperimenti in vitro e in vivo -, di uccidere la cellula
cancerosa. Da quando, nel 2012, la Berlin Chemie/Menarini (acquisita nel 1992), ha siglato una
collaborazione con l'inglese Oxford BioTherapeutics (Obt), è partito un investimento che sfiora il miliardo di
euro e che la impegna, per un arco di tempo pluriennale, nello sviluppo di cinque anticorpi contro il cancro.
Presentando la molecola ieri a Firenze, Andrew Slade, presidente di Menarini Biotech e Cecilia Simonelli,
responsabile medico Oncologia-immunologia-antinfettivi di Menarini Ricerche, si sono detti fiduciosi perché i
primi studi «mostrano rilevanti potenzialità terapeutiche», che, se confermate sull'uomo, potranno ampliare il
ventaglio delle più innovative soluzioni contro il cancro. La molecola Men1309 è la seconda nata dalla
partnership internazionale del gruppo. La prima, altrettanto promettente e ancora più avanzata nei tempi,
visto che già nelle prossime settimane inizierà in Belgio la fase clinica sui primi pazienti, si chiama Men1112,
ed è stata selezionata un anno fa per un progetto ambizioso: il trattamento della leucemia mieloide acuta, una
delle patologie più difficili da trattare. «Solo lo scorso anno abbiamo investito 250 milioni in ricerca, perché
dalla ricerca passa lo sviluppo», ha detto Lucia Aleotti, presidente del Gruppo Menarini, la prima azienda
farmaceutica italiana nel mondo, con un fatturato di 3,3 miliardi e quasi 17.000 dipendenti.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Ricerca italiana
26/11/2014
Avvenire - Ed. nazionale
Pag. 9
(diffusione:105812, tiratura:151233)
«Cure e strategie per il medico»
LUCIA BELLASPIGA
Misure eccezionali verranno messe in campo per curare Fabrizio, il medico siciliano di Emergency infettato
da Ebola e rientrato dalla Sierra Leone, da ieri ricoverato allo Spallanzani di Roma: non solo un' équipe di
trenta persone tra medici e infermieri ruota attorno al primo caso italiano di contagio, ma una speciale
autorizzazione da parte del ministero della Salute e dell'Agenzia italiana del Farmaco permette di utilizzare
farmaci tuttora sperimentali. Il provvedimento dà infatti il via libera all'impiego di plasma tratto da persone che
hanno già sconfitto la malattia e di prodotti già usati con successo in Spagna e negli Usa (che comunque
potranno essere usati solo all'interno dello Spallanzani ed esclusivamente per questo specifico paziente).
L'epidemia di Ebola, scoppiata in Africa occidentale nel marzo scorso, si è rapidamente diffusa nei Paesi
limitrofi, contagiando in nove mesi oltre 15mila persone e uccidendone 5.459: «Proprio in Sierra Leone la
situazione è preoccupante, con cento nuovi casi ogni giorno - testimonia padre Carlo Di Sopra, missionario
saveriano - la prevenzione resta il problema più difficile...». E lo conferma Paolo Viganò, 30 anni di
cooperazione in Africa al suo attivo, oggi direttore del reparto Malattie infettive all'ospedale di Legnano:
«Ebola è una malattia ad alto rischio di trasmissione. Nel caso del medico italiano leggo che si cercano le
cause del contagio, ma non c'è molto da cercare, quando si lavora in condizioni estreme come quelle che
troviamo in Africa è facilissimo che accada». E infatti negli ambienti medici, oltre che in Emergency stessa o
tra i Medici senza Frontiere, la sorpresa è poca, che un medico a continuo contatto con i pazienti potesse
infettarsi lo si era messo in conto: «Anche noi a Legnano come in tutti gli ospedali facciamo le simulazioni per
essere pronti a un ricovero - continua l'infettivologo - e il momento più a rischio è la svestizione, quando il
personale sanitario si deve togliere la tuta ovviamente contaminata... Le procedure sono codificate e il
protocollo da seguire è dettagliatissimo, ma quando anziché a Legnano sei in Sierra Leone, stanco, sudato,
ed esci da quella tuta dopo i 40 minuti al massimo in cui è concesso indossarla senza sentirsi male, l'errore lo
fai». Basta toccarsi il viso, sfiorarsi gli occhi... Ebola, dunque, il «virus cretino», come lo definiscono gli addetti
ai lavori, «perché a differenza ad esempio dell'Hiv non tiene in vita per anni l'uomo che lo ospita ma lo uccide
presto, suicidando anche se stesso», si trasmette però con estrema facilità attraverso il materiale organico,
anche solo attraverso il "droplet", le goccioline minime di saliva che diffondiamo parlando. «Ma ogni allarme
legato all'immigrazione è fuorviante - precisa subito -, perché i migranti viaggiano per mesi prima di arrivare
alle nostre coste ed Ebola ha un'incubazione di pochi giorni. Semmai è un virus che viaggia in aereo, tra gli
abbienti, ma nessun volo diretto arriva in Italia dall'Africa occidentale e in Francia immediatamente vengono
tutti avviati alle aree sanitarie per i controlli». Una cura tuttora non è stata trovata, «ma il medico sarà seguito
con il massimo delle protezioni e soprattutto avendo cambiato ambiente, ovvero evitando quello che adesso
sarebbe il rischio maggiore, la sovrapposizione di altre infezioni polmonari batteriche». Il farmaco che gli
viene somministrato «ha dato risultati in passato - rileva Viganò - ma i numeri sono ancora esigui, non
possiamo dare giudizi»: su sette pazienti che lo hanno assunto, cinque sono sopravvissuti.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Ebola.
26/11/2014
Avvenire - Ed. nazionale
Pag. 9
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Anziani da tutelare, nasce un'alleanza
Ministero, medici e associazioni insieme per allungare (e migliorare) la vita dei nonni
ALESSIA GUERRIERI
Non aggiungere semplicemente anni alla vita, ma vita agli anni. Invecchiare in salute si può, con
un'alimentazione sana, attività fisica regolare, un'adeguata prevenzione anche attraverso le vaccinazioni.
Nasce con l'obiettivo di costruire una rete tra istituzioni, mondo della medicina e società civile per diffondere
la cultura della prevenzione e delle sane abitudini nella Terza età, l'alleanza "Happy Ageing", presentata ieri
al ministero della Salute. Un sistema di condivisione delle buone pratiche e delle idee per rispondere alla
sfida lanciata da Europa 2020, che vede tra i fondatori la federazione anziani e pensionati delle Acli, la
società italiana di Igiene, quella di Geriatria e gerontologia, la società di Medicina riabilitativa, insieme a
FedersanitàAnci, sindacato pensionati della Cgil e Cittadinanzattiva. Un'alleanza è ancor più fondamentale
per un tema così complesso, ricorda il sottosegretario Vito De Filippo, in cui i cambiamenti demografici
rappresentano «una grande sfida per i sistemi sanitari» chiamati ad essere efficienti e sostenibili. Ci sono
quindi ampi spazi per i partecipanti ad Happy Ageing «per agire e interagire nella comunità e nelle scuole»,
dice, diffondendo la cultura del benessere, visto che i messaggi «che arrivano dalle istituzioni risultano
spesso insufficienti». Anche se di record di cui vantarsi ce ne sono. L'Italia, difatti, è il secondo Paese al
mondo per longevità, con la vita media delle donne a 84 anni e quella degli uomini a 79; di questo passo nel
2050 gli over65 saranno quasi il 30% della popolazione. In troppi casi, però, l'aumento dell'aspettativa di vita
non ha portato un miglioramento della sua qualità. Basta pensare alla polmonite che causa 8mila morti
l'anno, decessi che - secondo il presidente dell'alleanza Michele Conversano - «in gran parte potrebbero
essere evitati con il ricorso al vaccino contro lo pneumococco». Sensibilizzazione alla salute e alle
vaccinazioni negli adulti, «percorsi scientificamente provati d'innovazione e perfezionamento dell'offerta
sanitaria» uniti anche all'aumento «della formazione geriatrica degli operatori» sono così le direttrici - spiega
Conversano - su cui si muoverà Happy Ageing, anche attraverso un portale web (www.happyyageing.it) e i
social network. Il manifesto programmatico parte proprio dal presupposto che le politiche sanitarie attuali non
possono essere calate dall'alto, ma debbono avere larga condivisione dei destinatari. «Cercheremo di
sviluppare una sensibilità diffusa sul tema dell'anziano», aggiunge perciò il direttore del neonato network per
l'invecchiamento attivo, Marco Magheri, di costruire «un ponte tra le generazioni» per creare un approccio
legato alle stagioni della vita e «portare all'attenzione dei decisori le buone pratiche dei territori».
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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In Rete.
26/11/2014
Il Gazzettino - Ed. nazionale
Pag. 9
(diffusione:86966, tiratura:114104)
Ebola, il medico di Emergency curato con un farmaco sperimentale
ROMA - Il "paziente zero" italiano per il virus Ebola verrà curato con farmaci sperimentali, gli unici al
momento disponibili ma che hanno già dato buoni risultati in altri casi. Proprio il trattamento tempestivo è
infatti cruciale per la ripresa di Fabrizio, il cinquantenne medico siciliano di Emergency giunto in Italia dalla
Sierra Leone su un Boeing dell'Aeronautica militare e immediatamente ricoverato in isolamento all'Istituto
Spallanzani. Secondo il primo bollettino medico, le condizioni del paziente sono al momento «stabili» e, pur
presentando febbre a 39 gradi, «non è disidratato ed è vigile, collaborante, deambulante ed autonomo».
Giunto all'istituto, hanno reso noto i sanitari, il paziente «ha iniziato un trattamento antivirale specifico con
farmaco non registrato, autorizzato con ordinanza dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), su indicazione del
ministro della Salute".
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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ROMA
26/11/2014
QN - Il Giorno - Ed. nazionale
Pag. 24
(diffusione:69063, tiratura:107480)
MEDAGLIE DI LATTA
MASSIMILIANO MINGOIA
LO SPONSOR c'è, ma la medaglia resta di latta. O meglio, di bronzo, ma cambia poco. Neanche nel 2015,
l'anno del tanto atteso Expo, i milanesi che compiono cento anni potranno ricevere la medaglia d'oro stile
Ambrogino come avveniva fino al 2012. Il Comune piange miseria e ciò che prima era d'oro diventa di bronzo.
In termini sportivi è come come se i centenari meneghini fossero arrivati terzi invece che primi. Un brutto
segno. Ma qui non parliamo di una gara olimpica, ma di un doveroso riconoscimento ai cittadini che sono
arrivati al secolo di vita. Eppure dall'oro si passa al bronzo. Un inconveniente della «spending review», che
tradotto in italiano significa revisione della spesa. In una parola, tagli. Nel 2013 Palazzo Marino ha deciso di
togliere dal suo bilancio la voce sulle medaglie d'oro da consegnare ai centenari e ha lanciato un appello ai
privati. Appello raccolto dall'Ordine dei farmacisti delle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza, che per il
2015 hanno già versato 20 mila euro. La sponsorizzazione c'è, in due anni è anche raddoppiata (nel 2013
l'Azienda farmacie milanesi versò 10 mila euro), ma le medaglie d'oro restano di latta, ops, di bronzo. Il
sindaco Giuliano Pisapia, parlando con il Giorno, aveva promesso che il Comune avrebbe tentato, grazie
all'aiuto degli sponsor, di consegnare medaglie d'oro ai centenari, non più di bronzo. Ma neanche il 2015,
l'anno dell'Expo, sarà quello buono.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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IL CASO
26/11/2014
Libero - Ed. nazionale
Pag. 18
(diffusione:125215, tiratura:224026)
Il medico italiano lotta con Ebola ma a Roma è panico contagio
Fabrizio P., 50enne siciliano, comunica coi familiari via sms. Sottoposto alla terapia sperimentale testata in
Spagna. Allo Spallanzani lo segue un team di trenta persone
CHIARA GIANNINI
Ha febbre a 39, che regredisce all'assunzione di antipiretici, ma le sue condizioni di salute sono pressoché
stabili. Fabrizio P., il 50enne medico infettivologo dell'ospedale Umberto I di Enna malato di Ebola è
ricoverato all'ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma, dove è arrivato ieri mattina dopo un volo di sei ore e
mezzo a bordo di un Boeing KC-767 dell'Aeronautica militare. L'uomo comunica coi familiari attraverso sms,
perché a causa della malattia non gli è consentito ricevere visite. Può incontrare solo i medici e gli infermieri
che fanno parte del team di trenta persone messe a disposizione dall'istituto infettivologico nazionale.
«Durante il volo» spiega il colonnello medico Ferdinando Arganese, dell'Aeronautica militare, capo team della
squadra che è andata in Sierra Leone a prendere Fabrizio, «è stato sereno. Aveva una temperatura di 36.8
gradi ed è riuscito anche a dormire. Ci ha chiesto dell'acqua ed è stato tranquillo per tutto il volo. In passato
avevamo fatto altre missioni in alto biocontenimento, questa era la prima intercontinentale, ma direi che è
andato tutto bene. Paura del contagio? Non avrei scelto di fare questo lavoro. Certo, i rischi ci sono, ma i
continui addestramenti che facciamo ci consentono di lavorare nel migliore dei modi». Il vero problema è in
Sierra Leone, dove i 26 medici di Emergency lavorano a Lakka in condizioni critiche. Secondo fonti vicine
all'ong i materiali scarseggerebbero e spesso le tute "usa e getta" verrebbero invece riutilizzate. L'altro ieri il
cinquantenne aveva telefonato da lì proprio alla figlia maggiore, di 19 anni (ne ha una seconda di 18).
«Tesoro stai tranquilla» le aveva detto, «è tutto sotto controllo. Mi sento bene e sarò assistito e curato nel
migliore dei modi. Se ti sto parlando vuol dire che è tutto ok. Arriverò in Italia con tutte le precauzioni
possibili». La moglie Tina, infermiera, s'è mostrata subito molto preoccupata e alla stampa locale ha riferito:
«Ha chiamato un funzionario della Farnesina. Ha provato a tranquillizzarci anche se non ci è riuscito. Dicono
che per noi per ora è meglio restare in Sicilia. Da quando è arrivato a Roma, Fabrizio ha inviato solo due
sms, l'unico aggancio possibile con noi». Ma dallo Spallanzani il direttore scientifico Giuseppe Ippolito
rassicura: «Gli consentiremo di parlare coi familiari via telefono». E spiega che Fabrizio ha già iniziato il
trattamento con un farmaco antivirale specifico, non registrato, ma autorizzato con ordinanza di Aifa su
indicazione del ministero della Salute. Si tratta di un medicinale già usato per trattare malati di Ebola negli
Usa e in Europa, probabilmente per il caso spagnolo, il cui nome sarà rivelato solo a trattamento completato.
Il decorso clinico sarà monitorato costantemente e ogni giorno sarà emesso un bollettino medico. «Il dottore»
ha proseguito Ippolito, «è una persona di grande equilibrio e competenza. È stato portato in Italia per essere
curato perché i programmi di trasporto in biocontenimento rientrano nei criteri previsti da un decreto
interministeriale tra ministri della Salute, degli Esteri, della Difesa e degli Interni». Cecilia Strada, presidente
di Emergency, ha spiegato che l'uomo era «alla sua prima esperienza in Sierra Leone, ma aveva già lavorato
con Emergency. Era in Africa dal 18 ottobre». Esperto in malattie infettive, avrebbe concluso il suo turno il 28
novembre. Il reparto in cui è ora ricoverato ha solo 4 stanze per i malati da cui neanche l'aria può uscire,
grazie a un particolare sistema di riciclo. Vi si arriva solo attraverso un ascensore con accesso diretto. Gli altri
pazienti dello Spallanzani, insomma, possono star tranquilli. Così come possono esserlo anche gli abitanti del
quartiere, terrorizzati dall'idea che a pochi passi da casa ci sia un contagiato da Ebola.
Foto: Il medico di Emergency accolto dall'equipe di medici e paramedici allo scalo di Pratica di Mare [Ansa]
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Il primo connazionale colpito dal virus
26/11/2014
MF - Ed. nazionale
Pag. 13
(diffusione:104189, tiratura:173386)
BANZAI Banzai ha registrato al 30 ettembre un ebitda di 1,2 milioni e ricavi per 120,3. Ebit negativo per 2,8
milioni e indebitamento finanziario di 5,2. Investimenti per 6,3 milioni. LUCCHINI-UNIPART Il Gruppo italiano
Lucchini S e il britannico Unipart group hanno creato una joint venture nel Regno Unito per sviluppare le
attività ferroviarie riguardanti ruote, assili, sale montateei carrelli. I-COM Uno studio I-Com sugli in estimenti in
Italia ha rilevato progettia rischio per 26 miliardi. Nel caso Avastin-Lucentis l' Antitrust ha smentito la
valutazione dell' Agenzia del Farmaco. OLIO DEL GARDA Le piogge della scorsa estate anno colpito la
produzione di olio dop della zona del Garda. I produttori stimano un calo che andrà tra il 50e il 70% nel 2014.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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PILLOLE
26/11/2014
La Padania - Ed. nazionale
Pag. 12
(tiratura:70000)
LEGGE DI STABILITA: RONDINI, LORENZIN FACCIA CHIAREZZA SU
ALLARME EBOLA
«Chiediamo al ministro Beatrice Lorenzin di venire subito a riferire in Aula il motivo per cui il governo ha
stanziato 15 milioni nella legge di stabilità per implementare le strutture e i mezzi per gestire l'emergenza
ebola nel nostro Paese. Una scelta in netta contraddizione con le varie rassicurazione fornite dal ministro
della Salute in seguito alle nostre interrogazioni che dovrà essere spiegata al più presto nelle sedi
opportune". Lo scrive in una nota il deputato della Lega Nord, Marco Rondini.
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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QUI LEGA NORD Camera a cura del Gruppo Lega Nord e Autonomie della Camera dei Deputati
26/11/2014
CHI - N.49 - 3 dicembre 2014
Pag. 8
(diffusione:467921, tiratura:569175)
Una bella famiglia italiana
Cari lettori, questa settimana ho deciso di farvi conoscere la storia di Annunziata, che abbraccio con tanto
affetto. La sua vita è la vita di tante persone. Carissimo Alfonso, è già da qualche mese che sentivo il
desiderio di scrivere, ma esitavo sempre perché pensavo che, forse, con tutto ciò che hai da fare (passo a
darti del tu, perché, sentendoti amico, non riesco a darti del lei) la mia lettera non ti avrebbe interessato tanto.
Ma, conoscendomi, sapevo che non avrei mollato: e infatti eccomi qui con carta e penna (perché io e il mio
computer, non abbiamo un buon legame). Prima di dirti perché ti ho scritto, voglio presentarmi: mi chiamo
Annunziata, nome ereditato dalla nonna materna; sono una mamma di 5 figli: Andrea, 38 anni, lavora nel
settore dei prodotti chimici; Matteo ne ha 37 ed è un medico endocrinologo presso l'ospedale Careggi di
Firenze; Cristiana ha 32 anni ed è impiegata in banca (Intesa Sanpaolo); Mattia ora avrebbe avuto 27 anni,
ma ci ha lasciati da ormai tanto tempo, era un bambino Down e adesso è l'angelo della nostra famiglia, anche
se la sua mancanza si fa tanto sentire; e infine c'è Lorenzo, 24 anni, amante più della palestra che dello
studio, che è al 4° anno universitario di farmacia. Mio marito è in pensione, anche lui impiegato Intesa
Sanpaolo. Io sono una casalinga per scelta: una scelta fatta a suo tempo, quando ho deciso di crescere i miei
ragazzi, rinunciando ad altro, senza rimpianti! Con molti sacrifici, certo... ma chi non li fa? Ora Cristiana si è
sposata, ha un bellissimo bambino che ha chiamato Mattia, e si è sposato anche Matteo. Siamo rimasti solo
in quattro. Non nascondo che sono una mamma un po' chioccia (un po' tanto!). Ho versato tante di quelle
lacrime, quando si sono sposati, che avrei riempito un bel recipiente. Noi mamme, credo, non siamo mai
pronte a lasciarli andare: è sbagliato ma... Ora che la mia presentazione è fatta (ho solo dimenticato di dire
che ho 62 anni), ti spiego perché ho tanto desiderio di comunicare con te: nelle prime pagine di "Chi", dove
incontro i tuoi articoli, in ciò che dici ritrovo gli stessi miei ideali, i valori della mia vita. Valori che ti sono stati
trasmessi dai tuoi genitori, che hanno fissato indelebilmente tutto ciò che veramente vale nel tuo "io". Valori di
vita che, spesso, non sono molto vicini al mondo di oggi. Ma sono valori che mi fanno sentire al tuo fianco.
Anch'io ho della vita una mia teoria, che mi porta sempre ad andare avanti controcorrente, ma non ne sento
la fatica. Ho cominciato a riempire questo bagaglio personale già da piccola, grazie alle persone che ho avuto
accanto, al loro esempio, al loro modo di vivere. Era ciò che anch'io volevo essere e penso che, a detta di
molti, ci sono riuscita. Sono stata cresciuta dagli zii: zia Armida, zio Dante e zio Prete (così lo chiamavo,
perché era un sacerdote). La mia famiglia era povera. Ho un fratello e avevo una sorella, ma se ne è andata
da poco per un tumore al cervello. Io ero quella più problematica: non volevo mangiare e così, a 4 anni, sono
andata da quegli zii che sono diventati la mia vera famiglia. Sono cresciuta in una canonica e non me ne
vergogno, anzi, ne sono orgogliosa, perché questo mi ha permesso di diventare ciò che sono: augurerei a
chiunque di vivere ciò che ho vissuto io. Ora loro se ne sono andati: per primo zio Dante, che abbiamo
assistito e amato come si meritava. Nel 2005 zio Prete si è ritirato per età (83 anni): ha lasciato la sua
parrocchia dopo 43 anni che seguiva da solo 10 mila fedeli. Io li ho voluti tutti con me: mai li avrei messi in un
ospizio! Sono entrati nella nostra famiglia, ma c'erano già, praticamente: anche prima stavamo sempre
insieme, perché non li lasciavamo mai. Ma da quel settembre 2005 eravamo sotto lo stesso tetto e siamo
diventati una bella famiglia, numerosa e impegnativa. Il daffare è stato tanto, tanto che per zio Prete ho avuto
bisogno di un filippino, Eliseo, poiché voleva sempre andare a messa e partecipare a ogni riunione in diocesi.
Quando zia ha lasciato casa (la canonica) ha cominciato a perdere la testa: ma io non ho voluto badanti. Lei
era stata per me tutto, da bambina mi aveva cresciuta, consolata, coccolata e difesa, ora era diventata lei, la
mia bambina: ho voluto starle vicina sempre, pronta ad abbracciarla quando tutte e due ne sentivamo il
bisogno. Quando mi ha lasciata, mi sono sentita persa: vorrei tanto poter tornare indietro nel tempo, per
riaverla ancora per un po'! Zio Prete è morto in soli 20 giorni, per un tumore: quando anche lui è mancato, il
mondo mi è crollato addosso. è stato sepolto nella chiesa comparrocchialesantuario della Madonna delle
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Lettere al direttore
26/11/2014
CHI - N.49 - 3 dicembre 2014
Pag. 8
(diffusione:467921, tiratura:569175)
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Grazie e di San Rocco: una sepoltura straordinaria resa possibile da un decreto speciale della Chiesa, voluto
dal vescovo e autorizzato dalla Usl, dalla sovrintendenza alle Belle arti e dal sindaco, come riconoscimento
delle tante opere da lui fatte in tutti questi anni e lasciate a disposizione di tutti. Ha anche dato in beneficenza
tutto ciò che possedeva: io ho l'onore di continuare a seguire un seminarista del Sud America che lui ha
adottato a distanza. Un altro, Annibal, è arrivato a essere ordinato qualche anno fa ed è venuto a trovarlo in
parrocchia, dove ha celebrato messa per ringraziarlo. Zio Prete mi ha sempre insegnato che è molto più bello
dare che avere. Tutti gli zii insieme mi hanno insegnato a non inseguire il lusso, i soldi, e ad accontentarmi di
quel che ho. E queste sono anche cose che colgo tra le tue righe. Mi piacerebbe, se possibile, continuare a
scriverti e, se tu lo desideri, ti vorrei spedire il libro che ho scritto in occasione della sepoltura di zio Prete, un
volume che ho presentato con l'editore proprio in quella chiesa piena di persone. L'ho stampato in 2 mila
copie e regalato a tutti i presenti. Ora ne sto scrivendo un secondo, ma molto diverso: mentre il primo è
autobiografico, il secondo è una raccolta di riflessioni interiori, su ciò che la vita, che scorre pian piano, mi
presenta e suggerisce. Chiudo qui questa mia lettera, attendendo non so bene cosa: una risposta? Ci
conterei molto. Con affetto, Annunziata Costagli SCRIVETE AL DIRETTORE Lettere: Alfonso Signorini via
privata Mondadori 1 20090 Segrate E-mail: [email protected] Twitter: @alfosignorini Facebook:
www.facebook.com/chimagazine La nuova pagina Facebook della rivista dove potrete trovare tutte le novità e
dialogare con la redazione. Fax: 02-75423534 le tUe opinioni sono preziose per noi «Vai all'indirizzo
http://mondadorilab.it e iscriviti al nostro panel rispondendo ad alcune domande. Ci aiuterai a rendere "Chi"
ancora più interessante e vicino alle tue aspettative e, accumulando punti, potrai richiedere bellissimi premi»
26/11/2014
Donna Moderna - N.49 - 2 dicembre 2014
Pag. 201
(diffusione:457978, tiratura:556329)
Ese la BABY SITTER perfetta la inventassi tu?
Queste mamme sono tutte imprenditrici di successo. Perché offrono alle famiglie le tate e i servizi che
vorrebbero per sé
IlarIa amato scrivile a [email protected]
Conciliare famiglia e professione è sempre più dura per le donne italiane: secondo l'Istat il 44% di noi dichiara
di non farcela, e ben il 22% smette di lavorare entro due anni dalla nascita di un figlio. «Il nostro Paese non
sostiene le famiglie, ecco perché chi offre un servizio intelligente e utile a bambini e genitori non conosce
crisi» fa notare Diletta Cicoletti, blogger e sociologa esperta di nuove professioni. «Sempre più spesso i
business vincenti sono creati da mamme che, facendo tesoro della loro esperienza personale, sanno
soddisfare i bisogni concreti dei clienti, grandi e piccini». Proprio come le protagoniste delle tre storie di
successo che vi raccontiamo qui. t monica Grassi, 49 anni, ha creato l'agenzia di babysitter La Compagnia
delle fate (www. compagniadellefate.it): le tate si presentano vestite da fatine, con tanto di ali, bacchetta
magica e trolley dei desideri pieno di giochi. «Ogni madre che lavora sa quanto sia difficile trovare una
persona affidabile e amorevole a cui lasciare i figli. L'ho provato io stessa quando cercavo una tata per mia
figlia» racconta Monica. «per questo ho pensato a una figura che facesse sentire subito il bambino a suo
agio. naturalmente una mamma vuole anche che la babysitter sia preparata e competente. così ho chiesto a
tutte le ragazze di seguire un corso di formazione. in più, sanno cucinare e sono flessibili e disponibili: se
serve portano a spasso il cane o fanno un salto in farmacia». Oggi la compagnia ha sedi a napoli, roma e
Milano, ma l'inizio è stato difficile: «Ho fatto tutto da sola: dai volantini ai costumi, senza finanziamenti»
racconta Monica «e man mano che guadagnavo qualcosa lo reinvestivo». IL CONSIGLIO pER RIUSCIRCI
«Cercare clienti non solo con il passaparola tra mamme. Per allargare il giro ho stipulato convenzioni con
delle aziende e offro tariffe scontate alle dipendenti».
IL COwORkING pER pORTARE I FIGLI AL LAvORO CON TE daniela Sacco, 44 anni, ha fondato L'alveare
(www. lalveare.it), insieme a 7 socie dell'associazione città delle mamme. il loro è il primo coworking con
spazio baby di roma. «tornare al lavoro dopo la nascita di un figlio è un momento delicato. Lo abbiamo
provato tutte. con la crisi lo è diventato ancora di più: si rientra il prima possibile anche perché si teme di non
essere più competitive o di perdere troppi clienti» spiega Daniela. «Da qui ci è venuta l'idea di dar vita a uno
spazio dove le neomamme possono affittare una scrivania e lavorare con tranquillità mentre i loro bambini
vengono accuditi da un'educatrice nella stanza accanto. abbiamo partecipato con il progetto al bando call for
ideas di Unicredit e italia camp. E, grazie a un finanziamento di 30.000 euro, siamo partite». IL CONSIGLIO
pER RIUSCIRCI «Trovare una sede per cui non si deve pagare l'affitto. Noi l'abbiamo ottenuta dal Comune di
Roma. Altrimenti, visti i costi dei locali in città, non ce l'avremmo fatta».
L'AGENZIA dEdICATA ALLE mAmmE CHE AmANO USCIRE 202 www.donnamoderna.com Rosanna
milone, 37 anni, ha inventato play (www.play-italy.com), l'agenzia di servizi che crea spazi per bimbi ovunque.
La sede è in Umbria ma rosanna lavora in tutta italia. «Ho iniziato a pensare a quest'idea quando mi sono
resa conto di quante volte rinunciavo ad andare a una mostra, a un concerto o a fare shopping, perché era
troppo complicato portare mia figlia» racconta «Siamo in molte ad avere lo stesso problema. così ho
inventato quest'attività: dal museo alla fiera, attrezzo luoghi dove i bambini di solito non possono entrare, con
fasciatoi, passeggini di cortesia, aree gioco e laboratori. Ho lavorato per Umbria Jazz e per la Biennale di
Venezia. Sono gli organizzatori degli eventi a chiamarmi». Quanto costa mettere su un'impresa di questo
tipo? «Servono 20mila euro per partire. E io ho chiesto un semplice prestito in banca». IL CONSIGLIO pER
RIUSCIRCI «Investire una buona parte del budget nella comunicazione: quando si offre un servizio
innovativo è importante che i potenziali clienti capiscano in modo chiaro cosa si propone in più e di diverso
dagli altri. Fondamentale il sito internet, naturalmente. Ma io ho puntato anche sulle semplici brochure, per
farmi conoscere nella mia zona». IL FESTIvAL dELLE mAmmE CREATIvE Il 29 novembre, a Milano, c'è un
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
dm in pratica
26/11/2014
Donna Moderna - N.49 - 2 dicembre 2014
Pag. 201
(diffusione:457978, tiratura:556329)
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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evento per scoprire come puoi guadagnare con il faida-te: info su www. mammacheblog. com/creativo.
Foto: Monica Grassi (al centro della foto) ha creato l'agenzia La Compagnia delle fate. Le sue tate, vestite da
fatine, si prendono cura dei bambini facendoli sentire in un mondo da fiaba.
26/11/2014
Oggi - N.49 - 3 dicembre 2014
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TIRANA, IL SOGNO E' QUI
ADDIO GOMMONI. NEL PAESE DELLE AQUILE SI RESPIRA ARIA DI BOOM. E PER GLI ITALIANI È
TERRA DI CONQUISTA
dall'inviata Marianna Aprile foto Maki Galimberti
Durante il regime comunista e isolazionista di Enver Hoxha, il solo contatto dell'Albania con il resto del mondo
erano migliaia di parabole sui balconi per captare la tv italiana. E quando nel 1991 il regime cadde, decine di
migliaia di albanesi sbarcarono sulle nostre coste inseguendo quel mondo di paillettes e benessere.
Ventiquattro anni dopo, l'imprenditore romano Francesco Becchetti fa sbarcare nel Paese delle COLAZIONE
NEL BAR PANORAMICO TIrana. Due ragazzi nel bar panoramico sul grattacielo Sky Tower. Negli ultimi dieci
anni la capitale albanese ha cambiato volto ed è passata da 200 mila a un milione di abitanti. NUOVO E
ANTICO CONVIVONO Tirana. Angoli e volti della capitale albanese. Il contrasto tra il passato e il presente è
ancora molto marcato. Aquile vip della tv italiana per confezionare il palinsesto di Agon, canale albanese che
trasmette in Italia (box pag. 28). Vista dalla costa pugliese dell'Adriatico sa di nemesi. Ma se la guardi da
Tirana ha il sapore del riscatto. Perché in due decenni la fame di mondo di chi fuggiva all'estero è mutata in
voglia di un mondo che sia anche casa. Chi era partito inizia a tornare, con un'idea, un piccolo capitale e la
voglia di rendere migliore l'Albania. «Il Paese sta facendo passi enormi e rapidi», dice Antonio Caprarica,
storico corrispondente del Tg1 (Londra, Mosca, Parigi, Cairo, Gerusalemme), neo direttore delle News di
Agon Channel. «Fino allo scorso anno, qui il Pil cresceva del 6%: l'ex premier Sali Berisha, come Craxi negli
anni 80, per assicurarsi la rielezione aveva buttato alle ortiche ogni regola di bilancio, facendo crescere debito
e spesa pubblica. Il nuovo premier socialista Edi Rama sta cercando di rientrare in una disciplina di bilancio
che porti il Paese, in una decina di anni, nell'Ue», dice Caprarica. OGNUNO HA IL SUO RENZI Ex sindaco di
Tirana, camicia bianca, niente giacca, modi spicci, 128 mila followers su Twitter, la mania di postare foto di
incontri ufficiali: il premier Edi Rama, 50 anni, è il Matteo Renzi di Albania. «Le similitudini sono tante, ma
Rama ha una storia più interessante: suo padre era un intellettuale del regime, accusato di aver firmato
esecuzioni. Edi ha "cambiato verso" già da sindaco, puntando sull'ingresso in Europa e sulla trasformazione
della città in una capitale vera, con lotta ad abusivismo e corruzione», dice Caprarica. In questa corsa verso
l'Europa, Tirana è passata da 200 mila abitanti e tetre palazzine a 4 piani a un milione di persone (un terzo di
tutto il Paese), grattacieli e vita notturna. «C'è armonia sociale, si gira tranquilli. La maggioranza e
musulmana, ma c'è grande tolleranza religiosa. Certo, la disoccupazione è alta, gli stipendi bassi (200 euro al
mese per un cameriere), il volano dell'edilizia è fermo ma il Paese ha grandi potenzialità nell'agroalimentare e
nel turismo. L'Italia, che con l'Albania ha un legame antico, dovrebbe sfruttarlo per avere una porta verso i
Balcani», dice Caprarica. QUELLI CHE TORNANO Chi di certo sfrutta questa rinascita sono gli albanesi che
negli Anni 90 scelsero l'Italia e che ora iniziano a tornare a casa. Elida, Frida e Dea sono tre sorelle vissute in
Friuli per una dozzina di anni. Dieci anni fa sono tornate e hanno aperto rispettivamente un negozio di mobili,
di manicure e di parrucchieri. Tutti nella palazzina che il padre costruì fuori dal centro di Tirana. E dove c'è la
casa di Dea, arredata come i negozi in uno stile barocco tutto cristalli, ori e affreschi, progettato da lei stessa.
«In Italia guadagni 100 e rimangono 20, qui i margini sono più alti», dice Frida. «Abbiamo portato con noi il
modo di lavorare che avevamo in Italia, e anche i prodotti: una volta al mese mio marito va a prenderli in
Friuli», dice Dea, che tra i clienti ha la mamma del premier, diplomatici, imprenditori. Sono tornati anche Alfio
e Miklovan, cresciuti a Treviso e Verona, dove hanno studiato all'alberghiero e imparato a cucinare talmente
bene che pochi mesi fa si sono piazzati primo e secondo a Masterchef Albania. «Lì siamo diventati amici e
assieme a Uani, altro ragazzo tornato dalla Grecia, ora formiamo il team del Melograno, ristorante italiano
frequentato da ambasciatori e vip della tv», dice Miklovan con marcato accento veneto. Che ci tiene ad
aggiungere: «Per cucinare come da voi, prendiamo le materie prime in Italia». «Sono arrivato in Italia a 3
anni, con un barcone. Gli scafisti ci buttarono in mare sotto costa e fui salvato da una ragazzina di 16 anni.
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ATTUALITA'
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Lavoro da quando avevo 12 anni perché così mi ha insegnato mio padre», aggiunge Alfio, che quando è
tornato ha dovuto imparare l'albanese ma parla alla perfezione il trevigiano. «Qui i giovani hanno idee, voglia
di fare, sono meno viziati, c'è fermento», dice Miklovan. Erdit Gega ha fatto l'alberghiero in Italia, sognava il
cinema e a 16 anni è stato assistente del direttore della fotografia di Lamerica , il film con cui Gianni Amelio
raccontò l'esodo albanese post-regime. Oggi ha un bar, il Whisky, sulla "rambla" della movida, dove puoi
incontrare il ministro dell'Interno (ha studiato in Italia anche lui). «Aprire un'attività qui è facile: hai la LE
MANIFESTAZIONI E DOLCE VITA Tirana. Un grande manifestazione organizzata dal Pd albanese. Sotto,
immagini di povertà e ricchezza. licenza in un'ora, puoi fare gli orari che vuoi, la burocrazia non esiste»,
racconta. E così ci si può almeno provare. L'INVASIONE ITALIANA Gli albanesi tornano, gli italiani vengono.
Gli ultimi dati ufficiali parlano di 20 mila nostri connazionali che vivono e lavorano stabilmente in Albania in
cerca l'Italia degli Anni 60. Tra loro ci sono ogni anno centinaia di studenti italiani di medicina e farmacia (tra
cui Carolina Castagna, figlia di Alberto). In fuga dal numero chiuso delle facoltà italiane, vengono a studiare
all'Università Madre del Buon Consiglio, che collabora con la Cattolica di Milano e Tor Vergata di Roma. È
un'università vera, con esami e test di ammissione. Nulla a che vedere, per intenderci, con quella farlocca da
cui uscì laureato Renzo Bossi: quelle università lì (19) sono state chiuse poche settimane fa dalla nuova
ministra dell'Istruzione, Lindina Nikolla. Alcuni laureati rimangono qui (Tirana pullula di cliniche con medici
italiani), altri tornano in Italia, motivo per cui nei giorni scorsi il presidente dell'Associazione italiana
Odontoiatri Pierluigi Delogu ha lanciato l'allarme contro i "fuoriusciti" che tornando inflazionerebbero il
mercato. In questo intreccio di contrappassi e speranze c'è anche chi, in Albania, ci viene per cercare fama.
Come Matteo Brento, 26 anni: «Ho partecipato alle selezioni di Amici e due volte a quelle di X-Factor ma non
sono passato. Io però voglio vivere della mia musica e siccome lo scorso anno un'italiana è arrivata terza a XFactor Albania ho deciso di provare: mi hanno preso», o quelli come Roberto Caparrotta, che vent'anni fa ha
trasferito la fabbrica di manici della sua famiglia da Lamezia Terme a Tirana: «Era il 1994 e Berisha varò una
legge che esonerava gli imprenditori stranieri per 4 anni dal pagamento delle tasse», racconta, e oggi «mi
sono impegnato in politica nel Partito Democratico di Berisha». Ora, presa la cittadinanza, si appresta a
diventare capo del dipartimento immigrazione. UN PASSATO INGOMBRANTE Il quartiere Bllok era la città
proibita in cui vivevano i fedelissimi del dittatore, la cui casa è rimasta com'era quando Hoxha è morto:
tapparelle a metà, cancello chiuso. Nessuno è entrato, neanche per curiosare o sfogare rabbia. Si è preferito
inglobarla trasformando il Bllok nel quartiere simbolo della rinascita di Tirana, della movida, con un caffè e
una discoteca ogni metro. Alle spalle della Galleria d'Arte c'è un cortile in cui campeggiano le statue di Lenin,
Stalin, una partigiana albanese. Accanto, un fagottino bianco incartato che nasconde il busto di Hoxha, che
non si vuole più neanche mostrare al pubblico. «La rimozione è sbagliata: il passato va capito, non negato»,
dice Iris Elezi, regista, sceneggiatrice e docente di storia e critica cinematografica all'Università di New York a
Tirana. Ha studiato Cinema e antropologia negli Stati Uniti, «ma sapevo che sarei tornata per dare ai ragazzi
albanesi quello che non ho avuto io: la possibilità di studiare cinema qui e raccontare l'Albania». Lei lo ha
fatto in un film appena uscito, Bota (Mondi), una coproduzione italo-albanese che è solo il primo passo di un
progetto ambizioso. Marianna Aprile CAPRARICA GUIDA UN TG Tirana. L'ex corrispondente della Rai a
Londra, Antonio Caprarica, 63: è il direttore del tg della nuova tv del digitale italiano, Agon Channel.
I RAGAZZI STANNO RICOSTRUENDO UN PAESE CHE NON È PIÙERDIT È TORNATO A CASA Erdit
Gega, 38, nel suo bar, il più "in" di Tirana. Ha studiato in Italia ed è tornato in Albania.
Ha studiato in Italia Ha studiato in Italia e adesso ha un bar
OGNI MESE PRENDONO 2.500 EURO I cuochi del Melograno: Da sinistra, Alfi o, Julian, Miklovan, Fatmir e
Uani. Alfi o ha vinto Masterchef . Da Masterc hef Da Masterchef a un ristorante loro
L'ITALIANO CHE STA CON BERISHA Tirana. Roberto Caparrotta, 41: si trasferì 20 anni fa e ora è entrato in
politica con il Pd di Berisha.
Un calabrese Un calabrese in politica
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VENDONO MOBILI AI VIP DI TIRANA Tirana. Dea, nella sua casa, insieme alle sorelle Frida ed Elida.
Tornate in patria sono diventate imprenditrici di successo.
Dopo 12 anni in Friuli Dopo 12 anni in Friuli Dopo 12 anni in Friuli si sono messe in proprio
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Starbene - N.34 - 1 dicembre 2014
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ALITOSI II SOLUZIONI "VERDI" PER LIBERARTI DEL PROBLEMA
Tante sono le cause più diffuse. E certe insospettabili, come disturbi ai polmoni e alla cistifellea
Claudio Buono e Silvana Gambaro
Secondo l'Associazione italiana di ricerca per Mitosi (Aira), il 5% degli italiani ha o ha avuto un problema di
alitosi, e ben il 90% lo considera un problema di "vicinanza" molto importante. Dunque l'alitosi non solo si
sente, ma è "sentita" da tutti. Aglio, cipolle & Co. Certo, dopo aver mangiato cibi dall'aroma particolare come
aglio e cipolle, è normale emanare dalla bocca un odore penetrante: non c'è bisogno di particolari
accorgimenti o di una cura per eliminarlo, bastano una spazzolata ai denti, una pastiglia alla menta 0 uno
spray salva-alito per rimediare all'inconveniente. In altri casi, però, l'alito pesante potrebbe essere la spia di
disturbi più importanti. Ecco 1 principali, insieme ai rimedi naturali per eliminare presto e bene i diversi tipi di
alitosi. I segnali Un odore acre come di ammoniaca segnala un'alterazione del pH salivare che predispone
alla formazione di batteri. «Spesso il problema è legato a una dieta sregolata e coincide con patologie del
sistema digestivo come ernia iatale, reflusso gastroesofageo, gastrìte, ulcere gastriche» spiega Siivana
Gambaro, naturopata ed erborista. Fai così Assumi enzimi digestivi come amilasi, lipasi e proteasi (li trovi in
erboristeria e farmacia) che regolano l'assorbimento dei cibi, agevolandone la digestione. La dose quotidiana
è di 1 -2 compresse ai pasti, finché la situazione non si normalizza (due settimane). Insieme, assumi un
leggero correttore del pH come l'argilla verde ventilata (in erboristeria). «Basta mezzo cucchiaino sciolto in un
bicchiere d'acqua prima dei pasti per 7-10 giorni, per riportare il livello di acidità entro valori ottimali,
migliorando anche tutte le funzioni dello stomaco», dice la nostra esperta. QUANDO È COLPA DELLA
C1ST1P1LLIA segnali «Bocca "cattiva" e sapore amaro corrispondono spesso a una disfunzione della
cistifellea», afferma la naturopata. Ma la causa si aggrava per colpa del tipo di alimentazione (eccesso di
grassi) o della difficoltà dell'organismo a metabolizzarli. Fai così Per dare sollievo alla cistifellea, Silvana
Gambaro consiglia di preparare una tisana depurativa a base di tarassaco e cardo mariano (un cucchiaino di
foglie essiccate per ciascuna erba, in una tazza d'acqua bollente per 10 minuti) da bere tutte le mattine per
cicli di 20 giorni (ripetibili) o fino a miglioramento dei sintomi. SE I RESPONSABILI SONOI I segnali II cattivo
odore non arriva dalla bocca, ma dal fiato che espiri quindi anche dal naso. Capita se stai assumendo molti
farmaci o se sei debilitata da una malattia: hai un sovraccarico di tossine che il tuo corpo non riesce a
eliminare del tutto. Queste a loro volta impregnano i polmoni durante la fase di ossigenazione, provocando un
fiato sgradevole che si avverte anche a distanza. Fai così Ti serve una depurazione e detossificazione
dell'organismo, realizzabile grazie all'integrazione alimentare a base di alghe. «Spirulina, clorella e klamath
(in erboristeria) sono molto ricche di clorofilla, che ha una forte azione ossigenativa», spiega la naturopata.
Assumine 3-4 compresse per 2-3 mesi (sono cibi, non rimedi) ai pasti per migliorare l'ossigenazione e
ritrovare un alito gradevole. QUANDO ARRIVA DAI DENTI O DALLE I segnali «Basta una carie non curata o
una gengiva sanguinante per rilasciare un odore come di decomposizione», avverte l'esperta. A peggiorare la
situazione ci si mette la saliva acida, che predispone alla carie e favorisce i disturbi gengivali. Fai così Per
correggere la situazione punta sull'igiene orale dopo ogni pasto. Dopo lo spazzolino, passa il filo interdentale
e, al mattino,fai degli sciacqui con un collutorio naturale a base di oli essenziali di timo ed eucalipto (2-3
gocce diluite in poca acqua tiepida). «La sera, prima di coricarti, dopo il filo apri una capsula di fermenti lattici
(come il Lactobacillus acidophilus) e friziona le gengive con il suo contenuto. In alternativa, massaggiale con
mezzo cucchiaino di argilla verde e sciacqua: entrambi ripristinano il pH alterato», consiglia la naturopata.
Fallo fino a problema risolto, ma continua con il filo! SHUTTERSTOCK
SPESSO A DETERMINARLA SONO ORGANI MOLTO LONTANI DALLA BOCCA, E ANCHE IL TIPO DI
SINTOMO PUÒ VARIARE
SE DIPENDE DALLO STOMACO
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salute cure dolci
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Funzionano anche il test e l'omeopatia • FAI L'AUTOESAME • PUNTA SUI GRANULI Per verificare sei hai
un alito a prova di bacio, fai questa prova: alita su un piccolo specchio, annusando poi le goccioline di
condensa. In alternativa, puoi farlo nella mano tenuta a conca davanti alla bocca. Se il risultato non ti
convince, parlane con il tuo medico. Un'alitosi persistente può essere la spia di altri disturbi, come il diabete.
All'alitosi si associano anche altri sintomi? L'omeopatia ti da una mano, basta aggiungere ai rimedi consigliati
in queste pagine i granuli ad hoc. Ecco quelli suggeriti dal dottor Luigi Torchio, esperto di omeopatia e
medicina naturale. • Nux vomica 5 o 9 GH, per alitosi con gonfiori addominali e forte tensione gastrica. •
Lycopodium 5 o 9 CH, in presenza di tensione alla pancia e cattiva digestione per affaticamento del fegato. •
Sulfur 5 CH, quando occorre depurare l'organismo: associalo alle alghe qui a fianco. La posologia, per
ciascun rimedio, è di 3 granuli 15 minuti prima dei pasti per un mese. Se il problema persiste, è possibile
ripetere il trattamento g per altri cicli di 3 settimane, § inframmezzati da 1 di 2 sospensione della
cura.naturopata ed erborista tei. 02-70300159 28 NOVEMBRE ORE 12-14 dfftt Silvana Gambaro
CONSULTAGRATIS IL NOSTRO ESPERTO Leggi altri 10 rimedi verdi per l'alitosi su: tinyurl.com/q9c2o6b
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Il Sole 24 Ore SanitÃ
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(tiratura:40000)
Lo spezzatino degli stipendi Ssn
La variabile delle indennità integrative: dalla Campania alla Sardegna salto del 6%
MAGNANO
A PAG. 6-10 Costo e numerosità del personale del Ssn in discesa su quasi tutto il territorio nazionale. Forti le
differenze tra una Regione e l'altra, causate soprattutto dalle complesse dinamiche che regolano le
retribuzioni e i fondi integrativi. Nel 2012 si parla di un totale di 658.331 unità costate 37,24 miliardi di euro.
Una cifra che in tre anni è scesa di 1,17 mld, con un calo del -3,1% rispetto al costo totale registrato nel 2010
(38,41 miliardi). Un vestito di Arlecchino, quello dei costi del personale, su cui pesa l'incidenza delle indennità
accessorie: basta guardare la differenza tra il dato campano (23,7%) e quello della Sardegna (17,7%). Un
uso che talvolta si è trasformato in abuso con uno sbalzo del 6% tra il massimo e il minimo. Costo e
numerosità del personale del Ssn in discesa su quasi tutto il territorio nazionale. Forti le differenze tra una
Regione e l'altra, causate soprattutto dalle complesse dinamiche che regolano le retribuzioni e i fondi
integrativi (fondo di posizione, fondo per il disagio, fondo di risultato). Nel 2012 si parla di un totale di 658.331
unità - il numero medio di personale è ottenuto riportando a «Tempo pieno equivalente» il dato che proviene
dal flusso del Conto annuale costate 37,24 miliardi di euro. Una cifra che in tre anni è scesa di 1,17 mld, con
un calo del -3,1% rispetto al costo totale registrato nel 2010 (38,41 mld). A scendere (-2,8%) è anche il
numero degli addetti: nel 2012 ci sono infatti 18.845 dipendenti in meno. È la fotografia scattata dalla Stem su
dati Agenas nella «Prima analisi dei costi per il personale del Servizio sanitario nazionale, anni 2010/2012».
Un vestito di Arlecchino, quello dei costi del personale, su cui pesa l'incidenza delle indennità accessorie sul
totale delle retribuzioni: basta guardare la differenza tra il dato campano (23,7%) e quello della Sardegna
(17,7%) a fronte di un 20,3% nelle Regioni benchmark. Un uso che talvolta si è trasformato in abuso con uno
sbalzo del 6% tra il massimo e il minimo. Per i medici si va dal 32,6% del Piemonte e il 31,7 del Veneto al
26,1 della Sardegna e il 26,6 della Toscana. Un intervallo che per gli infermieri va dal 19,6% della Campania
all'11,1% della Basilicata: un 8,5% di differenza ancora più marcato per la numerosità di questo comparto. Le
spiegazioni non mancano. Non a caso, nelle Regioni in piano di rientro i costi medi elevati «sono influenzati
dal permanere, nel triennio considerato - si legge nel Report Stem - del blocco del turn over, che ha prodotto,
in alcune situazioni, l'effetto di far aumentare il costo medio del personale, in quanto richiede il pagamento di
prestazioni aggiuntive (straordinari, festivi e notturni), retribuite in base agli accordi integrativi aziendali, a un
numero inferiore di unità di personale». Se si guarda il costo medio del personale dipendente, la Campania
svetta con 61.581 euro a fronte di un costo di 51.753 rilevato in Veneto, più vicino alla media delle Regioni
benchmark, pari a 52.501 euro. Uno «spezzatino», insomma, che trova il suo perché anche nella diversa
composizione del personale nel suo insieme: «Nelle aziende con personale con anzianità di servizio elevata
o con un numero maggiore di strutture complesse - spiega la Stem - il costo medio è più alto rispetto alle
aziende con personale "lavorativamente" più giovane e con un numero inferiore di strutture complesse». Se
si osserva invece il costo totale del personale per abitante si passa dal picco del Friuli Venezia Giulia (824
euro) alle ultime due Regioni in classifica, Lazio e Campania, con 524 euro. Un gap spiegato dal fatto che
Lazio e Campania hanno un numero elevato di addetti impiegati in strutture sanitarie private accreditate ed
equiparate, non comprese nello studio Stem. Un quadro eterogeneo che potrebbe diventare, almeno
parzialmente, più uniforme, sostiene la Stem «agendo sulla omogeneizzazione dei fondi integrativi, a
disposizione delle aziende, e sulla razionalizzazione dell'organizzazione dei singoli servizi». Certo è che se il
Molise per i suoi medici spendesse in media quanto le 3 benchmark, risparmierebbe 5,2 mln. Ben 55 mln il
Piemonte, 16 mln la Calabria e 23 mln la Campania. E addirittura 109 mln in meno spenderebbe per gli
infermieri sempre la Campania, allineandosi alla media delle tre Regioni di riferimento. Personale dirigente
medico. Si tratta di 120.180 unità. Il costo medio va dai 120.550 euro del Molise ai 105.374 della Sardegna
con un dislivello di oltre 15mila euro (7mila euro circa rispetto alle Regioni di riferimento). Se per pura ipotesi
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RAPPORTO STEM/ In discesa nel 2010-12 costi e numerosità del personale, forti differenze regionali
25/11/2014
Il Sole 24 Ore SanitÃ
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(tiratura:40000)
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teorica tutte le Regioni si adeguassero al livello delle Regioni benchmark (113.317 euro) si risparmierebbero
complessivamente 200 milioni di euro. I cali registrati tra il 2010 e il 2012 sono superiori soprattutto nelle
Regioni in piano di rientro: Puglia (-6%), Lazio (-6,3%), Molise (6,6%), Campania (-7,9%), Calabria (-8,8%).
Nelle Regioni benchmark il calo è stato molto più contenuto (-1,2%). Il costo per abitante va dal massimo
della Sardegna (318 euro) al minimo della Lombardia (189 euro), dove è presente molto personale impiegato
nelle strutture accreditate. L'incidenza percentuale delle indennità accessorie sul totale delle retribuzioni, per
la dirigenza sanitaria medica, va dal massimo del Piemonte (32,6%) al minimo della Sardegna (26,1%).
Costo del personale comparto ruolo sanitario. Qui si contano ben 331.859 unità. Il costo medio sempre nel
triennio 2010-12, passa dal massimo della Campania (47.933 euro) al minimo della Sardegna (42.135). Nelle
Regioni benchmark il livello è di 43.327 euro. Se tutti si uniformassero a questo valore si otterrebbe un
risparmio pari a ben 500 milioni di euro. Il costo per abitante va dal Friuli Venezia Giulia (353 euro) alla
Campania (199 euro). L'incidenza delle indennità va dal 19,6% della Campania all'11,1% della Basilicata.
Costo del personale comparto ruolo tecnico. Gli addetti sono 116.649. Il costo medio va dal massimo della
Campania (39.835) al minimo dell'Umbria (31.154), non molto distante dalle Regioni benchmark (32.677
euro). Il calo maggiore si è però registrato proprio nelle Regioni con i costi medi più elevati: in Campania (17,1%) e nel Lazio (-10,2%). In Molise (+10,5%), Toscana (+2,6%), Emilia Romagna (+0,7%), Veneto (0,7%)
e nelle Regioni benchmark (+0,5%) si sono registrati valori in aumento. L'incidenza percentuale delle
indennità varia dal massimo della Campania (22,1%) al minimo della Basilicata (9,5%). Nelle Regioni
benchmark l'incidenza è pari al 12,9%. Costo del personale comparto ruolo amministrativo. In questo caso
(70.284 unità) il costo medio presenta una certa uniformità: si va da un massimo di 39.769 euro al minimo del
Friuli Venezia Giulia (35.017 euro). Il costo per abitante va dal massimo del Piemonte (61 euro) al minimo del
Molise (29). Rosanna Magnano Incidenza del costo dei ruoli sul totale del costo del personale - Totale Italia
(migliaia euro, 2012)
25/11/2014
Il Sole 24 Ore SanitÃ
Pag. 1
(tiratura:40000)
A PAG. 22 Approcci innovativi contro la progressione dell'Alzheimer: dai cibi anti-rame alla stimolazione
magnetica transcranica. Le cure integrate aprono nuovi scenari terapeutici per una malattia ancora incurabile.
Idisturbi cognitivi legati all'invecchiamento patologico del cervello sono la "sfida" che la medicina e i sistemi
sanitari di tutti i Paesi stanno affrontando. Tra questi la malattia di Alzheimer è la più frequente e nota. Viene
definita come l'epidemia del XXI secolo e nessuna cura risolutiva è al momento disponibile. Lo scorso 14
novembre, la prima edizione del Convegno internazionale "Approccio non convenzionale alla malattia di
Alzheimer" - promosso dall'Istituto di Neurologia dell'Università Cattolica, Policlinico Gemelli di Roma, in
collaborazione con l'Ospedale Fatebenefratelli all'Isola Tiberina - ha riunito alcuni tra i maggiori esperti
nazionali e internazionali per discutere dello stato attuale di questa malattia, oltre che delle problematiche che
colpiscono il malato, ma che hanno anche effetti gravosi sulle famiglie e costi molto elevati per la comunità.
Un nutrito team di esperti (Sorbi-Università di Firenze, Bernabei, Miggiano, Rossini e Marra - Università
Cattolica di Roma, Dubois - Università Salpetriere Parigi, Giacobini-Università di Ginevra, Logroscino e
Colabufo-Università di Bari, BushUniversità di Melbourne, Squitti e PasqualettiFondazione Fatebenefratelli
Roma, Gennarelli -Irccs Fatebenefratelli Brescia, Morris -Rush University Chicago, Padovani-Università di
Brescia, e Caltagirone-Irccs S. Lucia di Roma) ha presentato dati sul numero dei malati di Alzheimer in Italia
e nel mondo, i metodi di diagnosi precoce e la progettualità per approcci terapeutici innovativi per fotografare
la situazione attuale e offrire possibili soluzioni. Dati in crescita e diagnosi precoce. Il numero dei malati di
Alzheimer ha superato il milione di casi in Italia e le proiezioni sulla prevalenza nel 2050 sono allarmanti. I
pazienti giungono all'attenzione dei centri esperti quando sono già seriamente compromessi - troppo tardi per
qualsiasi intervento - a causa di un atteggiamento di scarsa attenzione o di passività dovuto alla poca
conoscenza delle attuali possibilità diagnosticoterapeutiche. La ricerca ha messo a punto gli strumenti per
una diagnosi molto precoce, in grado anche di identificare sottotipi di malattia in fasi che ancora presentano
pochi o nessun sintomo. Di contro tutti gli studi volti all'identificazione di un farmaco efficace nel contrastare
l'avanzamento della malattia sono deludenti: i trials clinici, che per la quasi totalità sono basati sull'approccio
"convenzionale" mirante alla riduzione delle placche di beta-amiloide nel cervello dell'Alzheimer, si sono
dimostrati fallimentari sia nell'interromperne che nel rallentarne il decorso. Una prospettiva diversa: cibo "anti
rame". È noto che circa un terzo dei casi di Alzheimer sia riconducibile a fattori di rischio modificabili, come
inattività fisica e cognitiva, fumo, ipertensione, obesità, diabete, alimentazione inadeguata. È anche ben
acquisito il ruolo dei metalli nel potenziamento della tossicità della proteina beta-amiloide come uno tra i
meccanismi chiave della neurodegenerazione nell'Alzheimer. I risultati sul fronte della ricerca genetica nella
malattia di Alzheimer mostrano la sua natura eterogenea, cioè il fatto che diversi geni (più di 10) siano
coinvolti nella sua insorgenza aumentando la suscettibilità ad ammalare. L'identificazione di ognuno di loro
può aiutare a modificare lo stile di vita legato al gene "malato". In particolare un gene e un processo
metabolico sono compromessi in un'importante percentuale di pazienti con malattia di Alzheimer provocando
anche un aumento del rischio di sviluppare la malattia. Si tratta del gene ATP7B che controlla l'eliminazione
del rame dal nostro organismo: chi ha questo gene difettoso produce in eccesso una componente di rame
tossico che giunge al cervello e può accelerare i processi tossici di beta-amiloide, la proteina che forma le
placche. In questo caso, una dieta a basso contenuto di rame - di cui è stato preparato un gustoso esempio
preparato dal master chef Heinz Beck ha la potenzialità di ridurre il rischio di ammalare per chi ancora non lo
è e la velocità di progressione di malattia in chi ne è già affetto. Oggi è possibile dosare nel sangue il rame
tossico grazie a un innovativo test (test C4D) - ideato da Colabufo in collaborazione con Squitti - che ha
ottenuto la certificazione Ce depositato al ministero della Salute ed è eseguibile da oltre un anno presso il
Policlinico Gemelli di Roma. Stimolazione magnetica transcranica. Passando ad altro approccio non
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Le frontiere dell'Alzheimer
25/11/2014
Il Sole 24 Ore SanitÃ
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SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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convenzionale, va sottolineato che, oltre alle terapie mediche, la riabilitazione cognitiva è efficace nel
contrastare l'avanzamento dell'Alzheimer. Di recente è stato proposto l'utilizzo dei metodi di stimolazione non
invasiva del cervello, che utilizzano campi magnetici di brevissima durata ed elevata intensità in grado di
attivare in modo selettivo le strutture cerebrali. Tale metodica, ancora più di recente, si è arricchita delle
tecniche di neuro-navigazione che consentono di andare a stimolare con estrema precisione le aree del
cervello interessate, individuate con l'ausilio delle immagini di risonanza magnetica. L'idea alla base di questo
approccio è quella di attivare in modo selettivo una specifica rete neuronale che sostiene una determinata
funzione cognitiva attivata da un test di riabilitazione cognitiva "dedicato" e simultaneamente - di eccitare al
massimo quella stessa rete mediante stimolazione magnetica transcranica. Quest'apparecchiatura messa a
punto in Israele (NeuroAD di Neuronix Ltd) è ora in sperimentazione anche in Italia (Fatebenefratelli di
Brescia, Università di Pavia e Università CattolicaPoliclinico Gemelli di Roma) su pazienti affetti da una forma
iniziale di Alzheimer che saranno sottoposti a 6 settimane di trattamento. Dall'insieme di questi approcci
potrebbero derivare un significativo miglioramento delle funzioni cognitive e un importante aumento della
durata di autonomia nelle funzioni quotidiane. Uno spiraglio di luce nella notte di una malattia terribile e
ancora incurabile. Paolo Maria Rossini direttore dell'Istituto di Neurologia Università Cattolica, Policlinico
Gemelli di Roma Rosanna Squitti ricercatrice Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina, Roma
25/11/2014
Il Sole 24 Ore SanitÃ
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Conti ok, ora i nuovi bisogni
La sfida sono i nuovi modelli assistenziali - Aziende sotto il fuoco dei tagli
La spesa del Ssn storicamente cresceva in media del 4% all'anno, con un disavanzo del 4%, seppure con
rilevanti differenze interregionali. Dal 2009 la spesa pubblica è rimasta sostanzialmente stabile e nel 2013 è
diminuita, per la prima volta in quasi 20 anni, sia in termini assoluti (i 112,6 miliardi spesi rappresentano una
riduzione dell'1,2% rispetto al 2012), sia in rapporto al Pil (passando dal 7,3% al 7,2%). Il disavanzo si è
ridotto a circa l'1% della spesa corrente e anzi, se si contabilizzano le addizionali Irpef incassate nell'anno
successivo a ripiano del deficit dell'anno precedente, si può addirittura contabilizzare un avanzo di 518 milioni
nel 2012 e di 811 milioni nel 2013. Spesa privata ridotta. Tra l'altro i consumi sanitari privati (cioè pagati dalle
famiglie - direttamente o attraverso l'intermediazione assicurativa) non sembrano avere "vica#ria#to" la
riduzione della spesa pubblica. La spesa sanitaria privata è diminuita dell'1,5% nel 2012 e del 5,3% nel 2013.
Questo andamento è dovuto alla forte correlazione tra tale spesa e l'andamento del reddito. Il Ssn è quindi
riuscito contemporaneamente a bloccare la "fi#sio#logica" dinamica espansiva della spesa e a rientrare dai
disavanzi, nonostante l'oggettivo peggioramento del quadro epidemiologico, l'aumento della deprivazione
socio-economica e la crescita tecnologica, determinanti che vengono sempre citate per spiegare l'ineluttabile
aumento della spesa sanitaria. Come è stato possibile ottenere questo importante contenimento della spesa,
in un sostanziale clima di tenuta politico-istituzionale del sistema? Le principali leve utilizzate sono state:
riduzione degli input, in termini sia di volumi dei fattori produttivi, sia di costi unitari di acquisto. Le retribuzioni
dei dipendenti pubblici sono ferme da cinque anni e la spesa per il personale si è ridotta di circa l'1,5%
all'anno negli ultimi tre anni; in alcune Regioni in piano di rientro si è rilevata una riduzione degli organici pari
a circa il 15% dal 2006 a oggi. È stata contenuta la spesa per la farmaceutica convenzionata (-7,6% in media
all'anno negli ultimi tre anni), così come sono stati tagliati i costi unitari di acquisto di beni e servizi, in
particolar modo dei dispositivi medici, soprattutto nell'ultimo anno. Sono state ridotte le tariffe per la
remunerazione delle prestazioni sanitarie erogate dai produttori privati accreditati; richiesta di maggiori o più
complesse prestazioni a parità di risorse: le tariffe unitarie delle prestazioni di riabilitazione, ambulatoriali,
socio-sanitarie sono rimaste formalmente stabili, ma con tali tariffe i produttori hanno dovuto trattare più casi
o casi più gravi e costosi; forme di governo degli accessi: le liste di attesa nei ricoveri programmati si sono
allungate; con i tetti sui volumi di prestazioni, i privati accreditati si trovano a utilizzare, in media, poco più del
70% della propria capacità produttiva. L'introduzione del super-ticket sulla specialistica sembra avere ridotto i
tassi standardizzati per età delle prestazioni specialistiche (numero medio di prestazioni specialistiche
effettuate in un anno per assistibile). Difformità territoriali. Una ulteriore tipologia di interventi, attuata in modo
non uniforme sul territorio e con frequenza minore, è stata la modifica della tipologia e del mix di servizi
offerti, con l'attivazione di processi di riorganizzazione delle attività e di riconfigurazione dei modelli
assistenziali. Questi ultimi interventi, per ora, non hanno però rappresentato il volano decisivo per la
sostenibilità su tutto il territorio nazionale. Essi, inoltre, si sono concentrati soprattutto sull'ambito ospedaliero
o sulle prestazioni erogate in ospedale. Minori sono stati, invece, gli investimenti sull'organizzazione dei
modelli assistenziali sul territorio. In prospettiva, la modifica della geografia dei servizi dovrà diventare la leva
più rilevante nelle scelte di policy del sistema sanitario. Riteniamo, infatti, difficile ricercare ulteriori significativi
benefìci da interventi di blocco o riduzione degli input. Allo stesso tempo, interventi indirizzati alla contrazione
dei consumi sanitari aumenterebbero il pericolo di aree di undertreatment nel sistema. La chance del
cambiamento. La riorganizzazione dei servizi e dei modelli assistenziali rappresenta quindi la vera sfida
futura per il Ssn, sfida che dovrà essere perseguita ricercando le maggiori coerenze possibili con il quadro
epidemiologico emergente: 30% di cittadini con almeno una malattia cronica, 4% non autosufficienti. Tali
soluzioni dovrebbero generare miglioramenti nelle modalità di risposta ai bisogni di salute nel medio periodo,
ma non ridurranno necessariamente di spesa. Il Ssn può, però, adottare ora quest'approccio, avendo già
SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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RAPPORTO OASI 2014/ Fatto il "lavoro sporco", adesso è il tempo di ripensare i servizi
25/11/2014
Il Sole 24 Ore SanitÃ
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SANITÀ NAZIONALE - Rassegna Stampa 26/11/2014
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effettuato massicce azioni di razionamento che garantiscono qualche anno di sostenibilità. Tali interventi
difficilmente potranno essere attuati senza un'esplicita narrativa politica per cambiare alcuni dei "simbo#lismi
di riferimento" nella tutela della salute. È necessario evidenziare che un setting socio-sanitario è più efficace
per la difesa della qualità di vita di un anziano non autosufficiente rispetto all'ospedale oppure che il controllo
della compliance al percorso clinico in presenza di patologie croniche può essere fatto anche
autonomamente dal paziente o da un infermiere, senza la necessità di un medico. Asl al centro del sistema.
Le aziende sanitarie sono state protagoniste silenziose di questa difficile stagione del Ssn. Sulle Asl sono
state "scaricate" molte delle contraddizioni del sistema, lasciando spesso a loro la responsabilità attuativa dei
cambiamenti. È stato imposto alle aziende del Ssn di implementare autonomamente tutti i tagli lineari decisi
dal centro, cercando tutte le necessarie compatibilità tecniche, di organizzazione dei servizi e di gestione
degli stakeholder locali. Alcune aziende più dinamiche e innovative hanno raccolto la sfida e hanno avviato
significative azioni di riorganizzazione dei servizi, soprattutto per le fasi sub e post acuta dei ricoveri e la
presa in carico dei pazienti cronici, modificando anche la tipologia e il ruolo dei professionisti coinvolti:
spostamento di posti letto ospedalieri da una unità operativa all'altra, trasformazione di alcuni piccoli ospedali
in strutture di cura intermedie; sviluppo del ruolo e delle competenze cliniche dei Mmg/Pls; concentrazione
dei laboratori analisi, definizione dei Pdta per patologia e di metodologie per il loro monitoraggio. La variabilità
e la diversa intensità delle soluzioni adottate rappresentano una misura degli incomprimibili spazi di
autonomia di cui ancora dispongono le aziende. Tali innovazioni sono state, però, implementate con un
gradiente di difficoltà in più: la delegittimazione politico-istituzionale dei manager delle aziende sanitarie
pubbliche nel dibattito politico, che li ha assimilati impropriamente a "costo della politica", e la sostanziale
indifferenza del legislatore rispetto alla dimensione aziendale. L'efficacia dell'azione attuativa delle aziende in
questo contesto è, quindi, da considerarsi ancora più rilevante e apprezzabile e ne richiama le potenzialità,
che potrebbero essere maggiormente valorizzate. di Elena Cantù * e Francesco Longo * Esempi di interventi
aziendali di riorganizzazione e/o affinamento delle capacità Denominazione Descrizione intervento Strumenti
di cost management utilizzato Driver presidiati Asl della provincia di Lodi Cruscotto integrato per la gestione
del diabete Gestione dei costi interorganizzativi Complessità delle linee produttive Legame cliente-fornitore
Qualità Ao "Carlo Poma" di Mantova Riorganizzazione del layout delle degenze mediche Quality function
deployment Layout Qualità Apss Trento Analisi economica: la specializzazione delle chirurgie sui presìdi
territoriali Business process reengineering Layout Azienda Ulss Dolo Mirano Analisi economica: l'Ospedale di
Comunità Value analysis Complessità delle linee produttive Layout Azienda ospedaliero universitaria
"Ospedali Riuniti" di Trieste Razionalizzazione dei costi e delle prestazioni per interni di laboratorio Kaizen
costing Configurazione di prodotto Legame cliente-fornitore Qualità Azienda Usl di Piacenza
Implementazione del budget per i Mmg Gestione dei costi interorganizzativi Complessità delle linee produttive
Legame cliente-fornitore Qualità Ospedale pediatrico "Bambin Gesu" Analisi dei costi del trapianto di fegato
in età pediatrica Activity-based costing Configurazione di prodotto Qualità Azienda ospedaliera consorziale
"Policlinico" di Bari Calcolo dei costi delle funzioni non tariffate Tavole dei costi Configurazione di prodotto
Utilizzo della capacità produttiva Fonte: Rapporto Oasi 2014
VITA IN FARMACIA
30 articoli
26/11/2014
Corriere della Sera - Milano
Pag. 1
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TANTI ANZIANI POCHE RISPOSTE
Giangiacomo Schiavi e Carlo Vergani
C he fine ha fatto il libro bianco della Regione? Che cosa hanno risposto i medici a proposito della
riorganizzazione dei servizi sul territorio? Che cosa prevede la nuova programmazione sanitaria? Il tempo
corre, ma certe attese non finiscono mai: c'è un indistinto rumore di fondo e una nebbia fitta all'orizzonte nella
sanità regionale che qualcuno legge come inerzia. Invece non c'è tempo da perdere: Milano e la Lombardia
hanno una popolazione che invecchia a ritmi giapponesi e la cura dei pazienti con malattie croniche richiede
la figura di un nuovo medico, capace di farsi carico di una persona che necessita di una assistenza
continuativa in ospedale e sul territorio.
Non è un caso che la fibrillazione si faccia sentire dai luoghi di ricovero e cura degli anziani. Il caso Trivulzio,
al netto delle polemiche, riflette anche questo. L'onere finanziario e la modalità di approccio per la cura degli
anziani con disturbi cognitivi è motivo d'allarme per i conti pubblici e l'assistenza. Ma la questione riguarda
tutti: figli, genitori e parenti, migliaia di cittadini alle prese con una rivoluzione demografica che ha ridefinito i
tempi della vita e cambiato la geografia sociale di paesi e città. È stata sovvertita anche la struttura della
famiglia: avere da accudire un anziano con patologie invalidanti è diventato un onere insostenibile per
famiglie a basso reddito. A questo si deve aggiungere la difficoltà di trovare risposte al di fuori dall'ospedale.
Nel 2012 più di seimila persone si sono presentate diverse volte nel corso dell'anno al pronto soccorso del
Policlinico: qualcuno l'ha chiamato fenomeno della porta girevole. Entravano, uscivano e rientravano. Erano
prevalentemente anziani già dimessi dallo stesso pronto soccorso perché non affetti da malattia acuta,
portatori di un «disagio sociale».
Un costo e un problema.
È la medicina del territorio che non funziona: le prove generali della riorganizzazione annunciata non sono
mai finite. Ha ragione Gianluca Vago, rettore dell'Università degli Studi di Milano: serve un patto per il
paziente e un nuovo percorso formativo per i medici. Ma certe risposte le deve dare la politica con la
programmazione sanitaria. Il medico di famiglia negli ultimi vent'anni è stato ridotto a burocrate, compilatore
di ricette di altri specialisti. Si deve cambiare a cominciare da qui. Prima che l'attesa presenti il conto e le
malattie croniche diventino un'emergenza in più.
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Dopo il libro bianco
26/11/2014
Corriere della Sera - Roma
Pag. 3
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In trenta si occupano del «paziente zero» con procedure rigidissime. La telefonata alla famiglia
Monica Ricci Sargentini
È «vigile, collaborante, deambulante e autonomo» il medico di Emergency contagiato dal virus Ebola in
Sierra Leone e ricoverato da ieri all'Istituto Spallanzani. Una task force di 30 persone si occupa di lui in ogni
momento facendo bene attenzione che rimanga nel più totale isolamento. Il protocollo è rigidissimo: la
manovra di vestizione da sola dura 10/15 minuti, ma è nel momento della svestizione che si corrono i rischi
maggiori, «sia perché si effettua a fine lavoro quando si è più stanchi - rilevano gli infermieri - sia perché la
tuta è contaminata. La svestizione dura dai 25 ai 35 minuti». Nelle manovre, inoltre, il personale deve essere
affiancato da una seconda figura sanitaria che controlla la corretta esecuzione della procedura.
Allo Spallanzani, comunque, il clima è tranquillo. Il bollettino medico parla di «un paziente in buone condizioni
generali anche se ha la febbre che è regredita dopo l'assunzione degli antipiretici. Nessun segno di
disidratazione cutanea». Di lui si sa poco e niente: è originario di Catania, sposato e padre di due figlie, è uno
specialista in infettivologia e dirigente presso l'azienda ospedaliera Umberto I di Enna, dove vive con la
famiglia. Nel mese di settembre aveva richiesto all'azienda l'aspettativa per potere prestare la sua opera con
Emergency . Prima della Sierra Leone, aveva lavorato in un ospedale nel Kurdistan.
Con la famiglia i contatti sono stati via sms e poi c'è stata una telefonata. «La voce era serena, tutto
sommato», dice la moglie che chiede più rispetto per la sua privacy.
Di sicuro il medico contagiato non poteva finire in un posto migliore per essere curato. Lo Spallanzani è
considerato un istituto all'avanguardia per le malattie infettive pericolose anche in ambito internazionale. Per
questo «speciale paziente» è stato scelto un farmaco sperimentale da una short list di cinque, tutti autorizzati
in procedura di emergenza dal ministero della Salute e dall'agenzia del farmaco Aifa. I medici non hanno
ancora voluto rivelare quale sia il piano terapeutico. L'importante, però, è che funzioni.
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Foto: Trasporto Barelle speciali per il trasbordo del medico dall'aero all'ambulanza
Foto: N. Petrosillo
Foto: Cecilia Strada
Foto: V. F. Alberti
Foto: G. Ippolito
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Lo Spallanzani alla prova dell'Ebola
26/11/2014
La Repubblica - Bari
Pag. 2
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Notti d'inferno al Policlinico i corridoi di Asclepios diventano il dormitorio
di cento clochard
Nessun controllo, di sera i reparti si trasformano Italiani e immigrati lottano per un posto al caldo "Qui siamo
in tanti, davvero. Ne arriveranno altri, ora sono tutti in giro a chiedere l'elemosina"
FRANCESCO PETRUZZELLI
infermieri svogliatamente spingono i carrelli della cena. Qualche medico scende e sale per le scale
lamentandosi al telefonino cellulare per il turno massacrante.
Poi ci sono i parenti dei pazienti pronti a portare conforto e a disperdersi per le stanze durante l'orario delle
visite. Ma ai piani bassi di Asclepios i protagonisti di una normale serata ospedaliera ignorano ciò che accade
ai loro insoliti vicini di casa. Qualche piano più sopra. Non ci sono citofoni da pigiare agli insoliti appartamenti
degli ultimi. Basta avere il coraggio di andarli a vedere coni propri occhi. Perché nei padiglioni del Policlinico
di Bari c'è tutta l'umana disperazione a pochi metri di distanza da corsie, sale operatorie e posti letto peri
degenti. Italianie stranieri senza una casa, costretti a trovare riparo su un pianerottolo ospedaliero, agli ultimi
piani, quelli lontani dai pazienti, quelli che conducono a terrazzi e dove mai nessuno ha messo piede.
Ma i senzatetto (un centinaio) la strada l'hanno trovata in questo labirinto sanitario dove ci sono scale, rampe
e accessi ma non i controlli del caso.
Nemmeno l'ombra di un vigilante. Entrare ad Asclepios senza essere osservati è di una facilità disarmante.
La stessa che evidentemente ha spinto questi invisibili a sistemarsi senza essere notati. Cartoni, materassi,
coperte, vestiti adagiati sulle scale e quel fetore da togliere il respiro. Perché ci sono le bottiglie piene di urina
e qualche sacchetto che contiene feci umane.
La disperazione appunto. Quella che si consuma in questo ossimoro sociale tutto italiano: sotto i malati fisici,
sopra i malati dell'animo, quelli che hanno gettato la spugna decidendo di trovare riparo in un padiglione
ospedaliero. Non potendo cercare di meglio perché l'inverno è alle porte, il freddo incalza e nonè più il caso di
passare la notte sotto le stelle. Succede a Neuropsichiatria infantile e in altre unità ospedaliera sistemate in
quello che doveva essere un polo di efficienza sanitaria.
Asclepios appunto. Anche a qualche piano più sopra rispetto al nuovo pronto soccorso ci sono gli alloggi di
fortuna. "Cosa vi devo dire, qui la notte succede di tutto - confessa il portiere di un reparto - Proprio l'altra
sera una pattuglia dei carabinieri era qui tra i viali a cercare due stranieri.
Hanno fatto domande a un mio collega, ma poi più nulla. L'istituto di vigilanza del Policlinico passa alle 22 e
15. Ci chiede dal finestrino dell'auto se tutto va bene e poi va via. Non si vede più sino alle prime luci del
giorno".
Prima i dormitori erano le sale d'attesa della stazione, ora ci sono quelle dei padiglioni perchéè facile notare
una coppia sulla cinquantina che con passo svelto e con qualche busta della spesa si dirige verso
Ginecologia per trascorrere lì la notte e per sistemarsi alla meglio sulle sedie. Anche questa è la nuova
emergenza sociale se mancano alloggi di edilizia residenziale. "Qui siamo in tanti, davvero.
Stasera ne arriveranno altri, ora sono tutti in giro per la città ad elemosinare qualche spicciolo o a cercare un
pasto caldo" scommette una senzatetto barese, anche lei costretta a cercare un posto in questo bazar di
scale e ascensori dove l'odore del disinfettante si mescola alla puzza di scarpe consumate e di sudore.
Ma la serata scorre tranquillamente: nessun infermiereo nessun visitatore alza mai gli occhi verso i piani
superiori dove si palesa questa nuova frontiera della disperazione della Bari senza case popolari o sufficienti
strutture per l'accoglienza. L'indifferenza che serpeggia e che consente a una infermiera di portare sino al
quinto piano la sua bicicletta, di legarla con la catena al corrimano e di portarla poi via spingendola fin giù per
le scale.
Scene di una disarmante ordinarietà. Il viaggio tra le porte e le scale di Aslepios continua: sempre coperte,
giornali, vestiti e bottiglie di plastica trasformate in posaceneri con cicche di sigaretta che galleggiano
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Il reportage
26/11/2014
La Repubblica - Bari
Pag. 2
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
nell'acqua. Mesi fa, come ricorda qualcuno, persino i sottoscala erano occupati abusivamente dai senzatetto.
Poi sono stati sgomberati. Qualcuno indica un'altra meta da visitare, il reparto Chini. Ma arrivati qui l'ultimo
piano dell'edificio è delimitato dalle sbarre, da una cancellata che custodisce degli armadietti. Non ci sono
altre storie di senza casa da raccontare mentre tra i viali iniziano a comparire le figure di un'altra categoria di
disperazione: i mendicanti in stampella e accompagnati dai cani che girano per il nosocomio in cerca di
qualche moneta o di un pasto caldo da consumare.
I LUOGHI UNA CASA Alloggi di fortuna per i senzatetto ai piani alti di Ascleopios, nel Policlinico di Bari.
Diverse persone trascorrono lì la notte E nessuno sa niente BUCATO Italiani e stranieri si sono accampati
utilizzando in alcuni casi persino le barelle.
Bucato steso sul corrimano delle scale dei reparti BAGNI Molti si lavano quotidianamente nei bagni dei
reparti e abitano lì da mesi senza che nessuno tra il personale sanitario si accorga di loro SALE D'ATTESA
Qualche testimone racconta anche di sale di attesa di Ginecologia e di altri reparti trasformate in posti letto
per i senza casa
Foto: INDIFFERENZA L'altra sera una pattuglia dei carabinieri era tra i viali a cercare due stranieri. Hanno
fatto domande a un vigilante , ma poi più nulla. L'istituto di vigilanza del Policlinico passa alle 22,15
Foto: IMMAGINI-CHOC Cartoni, materassi, coperte, vestiti adagiati sulle scale e un fetore da togliere il
respiro : ecco cos'è Asclepios di notte (foto Michele Piscitelli)
26/11/2014
La Repubblica - Bari
Pag. 12
(diffusione:556325, tiratura:710716)
In stato vegetativo dopo il parto anestesista patteggia per l'errore fatale
Pena di sei mesi sospesa: la donna dal 31 ottobre del 2010 è in coma
GABRIELLA DE MATTEIS
ÈUN caso con pochissimi precedenti a Bari: un medico patteggia per un errore commesso in sala operatoria.
Il giudice monocratico del Tribunale Chiara Civitano, infatti, ieri ha ratificato il patteggiamento, concordato da
accusa e difesa, per Maria Stefania Motolese, anestesista della clinica Madonnina, accusata di lesioni
colpose gravissime. Il caso è quello di una donna di 30 anni Lucrezia Monno che, dal giorno del suo primo
parto, il 31 ottobre del 2010 è in coma, ricoverata in stato vegetativo in una clinica di Mola di Bari.
Il patteggiamento è arrivato ieri nell'udienza del procedimento che vede sul banco degli imputati anche un
altro anestesista della clinica barese, Nicola Ceglie, che sarà processato a partire dal prossimo 10 dicembre.
La dottoressa Maria Stefania Motolese (assistita dall'avvocato Michele Laforgia) ha scelto di chiudere la
propria vicenda processuale. E con il parere favorevole del pm Giuseppe Dentamaro ha chiesto di
patteggiare. La pena di sei mesi è stata sospesa.
La storia di Lucrezia Monno comincia dopo il parto naturale. La donna dà alla luce una bambina. Dopo
un'ora, però, comincia a perdere sangue. I medici rassicurano i familiari.
La portano in sala operatoria dove viene sottoposta a un intervento di asportazione dell'utero. Operazione
durante la quale i due anestesisti avrebbero commesso un errore, bucando la vena succlavia, l'arteria
principale che porta il sangue al cervello. L'intervento dura sei ore. La ragazza viene trasferita nella clinica
Villa Bianca perché al Policlinico e al Di Venere non ci sono posti disponibili. Una degenza che dura poco
prima del secondo trasferimento, questa volta al Policlinico, in rianimazione.
Lucrezia non riprende conoscenza, mai più e dopo anni trascorsi in una clinica di Lecce, alcuni mesi fa viene
trasferita in un centro di Bari, più vicina alla sua famiglia. L'inchiesta della procura, sfociata nel processo, è
stata aperta dopo la denuncia della famiglia. «Lucrezia durante la gravidanza non aveva mai avuto problemi.
Era andato tutto bene» hanno sempre raccontato i parenti. Per Lucrezia in udienza, ieri, c'era il marito,
nominato amministratore di sostegno della moglie e costituitosi parte civile per entrambi con l'avvocato
Daniela Castelluzzo.
La famiglia (oltre il marito, i genitori e la sorella) avvierà una causa in sede civile per chiedere il risarcimento
al gruppo Cbh di cui fa parte la clinica Madonnina (ora non più in funzione). PER SAPERNE DI PIÙ
bari.repubblica.it
Foto: PARERE FAVOREVOLE Sì dal pm Giuseppe Dentamaro (in foto) al patteggiamento
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Sanità
26/11/2014
La Repubblica - Milano
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"Nostro figlio autistico per colpa del vaccino"
ALESSANDRA CORICA
TOMMY ha nove anni e frequenta la terza elementare di una scuola pubblica milanese. Ogni giorno sta in
classe fino alle 12.30, con una maestra di sostegno. E con la sua mamma, che lo accompagna ovunque.
Senza di lei, senza la sua presenza costante, Tommy non riesce a relazionarsi con il mondo. «Mio figlio è un
bambino intelligente come tutti gli altri. Maè chiuso in una gabbia.E in questa gabbia ci sono anche io».
Bianca e Giuseppe (i nomi sono di fantasia, ndr) nel 2013 si sono rivolti al Tribunale per chiedere al ministero
della Salute il riconoscimento di un vitalizio per il loro bambino, «che ha manifestato i primi sintomi
dell'autismo dopo che aver fatto il vaccino esavalente». Il Tribunale ha dato loro ragione, con una sentenza
che ha scatenato le polemiche: ha stabilito che il medicinale è una «causa probabile» della patologia. «Il
nostro obiettivo - spiegano i genitori - non è quello di abolire le vaccinazioni, ma quello di sollecitare più
cautela sul tema».
< DI MILANO «IPRIMI sintomi si sono manifestati dopo che ha compiuto un anno: ha smesso di giocare e di
guardare negli occhi. Quando lo chiamavamo per nome, spesso non rispondeva». Bianca e Giuseppe sono
due professionisti quarantenni, che da sette anni - dalla prima diagnosi di autismo fatta al figlio, nel 2008 vivono una sfida. Che è quella di aiutare il loro bambino a relazionarsi con il mondo che lo circonda. Per farlo
Bianca, avvocato, ha rinunciato a esercitare: «Dopo una diagnosi di autismo, la vita di una famiglia è
sconvoltaa 360 gradi. Tutto iniziaa ruotare intorno al bambino, e a come aiutarlo. Non ci sono terapie che
valgono per tutti: è come se si dovesse confezionare un vestito su misura».
Nel caso di Tommy, che ha anche un fratellino più piccolo che oggi ha sette anni, le strade che la sua
mamma si è inventata sono state diverse. Come il gioco "Il milionario": «Quando aveva tre anni per aiutarlo
ad associare gli oggetti con le parole ci siamo ispirati al quiz. Ho realizzato dei cartoncini con le parole, e di
volta in volta gli facevo vedere un oggetto e gli chiedevo di associarlo alla scheda.
È così che ci siamo resi conto che riconosceva il mondo circostante. Non solo: Tommy è un iperattivo, non
riesce a stare fermo. Quando facevamo "Il milionario", però, riuscivamo a farlo stare seduto».
La mammaè il centro del suo mondo: «È stata lei - racconta il papà - che gli ha insegnato a parlare. Nostro
figlio presentava una "disprassia" orale e verbale molto grave, che gli impediva di controllarei movimenti della
bocca. Per aiutarlo, mia moglie ha iniziato a posizionare con le sue mani le labbra e la lingua di Tommy: così
gli ha insegnato ad articolare le consonanti». Una sfida vinta: anche grazie all'aiuto di una logopedista che lo
segue da cinque anni, oggi il bambino riescea parlare, «anche se lentamente e a voce molto bassa - dice
Bianca - Si esprime meglio con me o quando io sono nella stanza. Fatica, invece, se io non sono presente: la
nostra speranza è che a poco a poco riesca a farlo anche se non ci sono io». Una quotidianità fatta di
difficoltà, ma anche progressi: «È un bambino gioioso, ben inserito nel quartiere e a scuola - racconta il papà
- Fa sport: gli ho insegnato ad andare in bici, quando è bel tempo andiamo al parco in mountain bike». E poi
gioca a basket, con il papà, il fratellino e «il suo migliore amico, un compagno di scuola: certo, bisogna fare
attenzione a non rubargli la palla, ma gli piace moltissimo. Ed è bravo a fare a canestro». Gli piace stare con
gli altri bambini, ma non il rumore o la confusione: «Il momento più bello della sua giornata - sorride Bianca è durante la ricreazione: la passa nell'aula di sostegno, con la maestra e con me, e con un paio di compagni
con cui mangia la merenda».
Il dubbio che il vaccino esavalente potesse essere legato all'insorgere della malattia si è fatto strada nel
2010: «Dopo la prima diagnosi, abbiamo iniziato dei controlli con specialisti sia italiani sia stranieri - dice il
papà - Dagli esami, è risultato che il bambino aveva nell'organismo un'alta percentuale di metalli pesanti,
tanto che è stato sottoposto a un trattamento di chelazione. Di qui, l'ipotesi che l'esavalente, che all'epoca
conteneva mercurio, potesse essere una concausa della patologia».
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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LA STORIA
26/11/2014
La Repubblica - Milano
Pag. 1
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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La decisione di rivolgersi al giudice però non è stata facile: «È stato un percorso lungo, durato oltre tre anni.
Ora dovremo decidere se intentare anche una causa civile: è possibile, anche se la battaglia giudiziaria non è
la nostra priorità. Non facciamo parte di associazioni o movimenti, non diciamo "no ai vaccini" a priori. Noi
chiediamo più cautela. Per noi l'ipotesi più probabileè che nostro figlio, dopo le tre dosi di esavalente, abbia
subìto uno "shock" immunologico che ne ha destabilizzato l'organismo. Per questo vorremmo che si
ampliassero gli screening neonatali: si potrebbero individuare i bimbi con deficit immunologici e ritardare le
vaccinazioni. Non solo: perché non modificare il calendario e, per certi vaccini, aspettarei 36 mesi, quandoi
bambini sono più forti?». Ogni settimana il bambino viene seguito da un'educatrice a casa e da una della
Neuropsichiatria del San Paolo. Il futuro è incertezza, ma anche speranza: «Quello che ti dicono è:
dall'autismo non si guarisce - dice la mamma - Quello che rispondo è "vedremo". Perché mio figlio è
combattivo: il suo motto è "Alzati e combatti"».
LA STORIA
PER SAPERNE DI PIÙ www.salute.gov.it
2006 IL FARMACO A un bambino milanese di un anno viene iniettato un comunissimo vaccino esavalente
prodotto dalla multinazionale GlaxoSmithKline
2008 LA MALATTIA Ai genitori del piccolo, che oggi ha nove anni, nel 2010 i medici comunicano che il figlio è
affetto da autismo Parte la causa al Ministero
Foto: LA VITTIMA Il bambino al centro della vicenda ha oggi 9 anni, la diagnosi di autismo venne fatta nel
2008 I SINTOMI Abbiamo capito che qualcosa non andava quando ha smesso di giocare e di guardare le
persone negli occhi LA CORRELAZIONE Il bambino aveva nell'organismo un'alta percentuale di metalli
pesanti, e il vaccino all'epoca conteneva mercurio LA FATICA All'inizio non parlava, non era in grado di
articolare i suoni Gli ho insegnato posizionandogli le labbra e la lingua LEGALE DELLA FAMIGLIA
ALESSANDRA GENOVESI
26/11/2014
La Repubblica - Milano
Pag. 7
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"Stravagante" il commento della Commissione Igiene del Senato
FRANCO VANNI
UN CORO di polemiche segue la sentenza del tribunale del lavoro, che obbliga il ministero della Salute a
riconoscere un vitalizio a un bambino autistico di 9 anni, a cui nel 2006 fu somministrata la vaccinazione
esavalente. Nel disporre il versamento di un assegno bimestrale - il cui importo sarà calcolato su una base di
1.683 euro - la sentenza definisce «acclarata la sussistenza del nesso causale tra tale vaccinazione e la
malattia». La politica e il mondo scientifico con toni diversi si scagliano contro un pronunciamento ritenuto
«stravagante e basato su argomenti incomprensibili e anche pericolosi, perché potrebbe indurre i genitori a
non vaccinare i figli» dice ad esempio la parlamentare del Pd Emilia Grazia De Biasi, presidente della
commissione Igiene del Senato.
Per il professor Stefano Vicari, responsabile di neuropsichiatria infantile all'ospedale Bambin Gesù di Roma,
«dal punto di vista scientifico non c'è un rapporto di causa-effetto tra i vaccini e lo sviluppo della patologia». E
la multinazionale GlaxoSmithKlein, produttrice del vaccino Infanrix, in una nota scrive: «Comprendiamo il
dolore delle famiglie che possono ritenere di essere state danneggiate da una vaccinazione - ma - si deve
operare in base ai dati scientifici raccolti ed esaminati con il massimo rigore dalle autorità sanitarie». La
società risponde anche alla relazione tecnica del medico legale consulente del tribunale, Alberto Tornatore,
che cita «un poderoso documento riservato della GlaxoSmithKline» sugli effetti collaterali del vaccino in cui si
farebbe riferimento a «cinque casi di autismo» segnalati nella fase di sperimentazione ma poi «omessi
dall'elenco degli affetti avversi sottoposto alle autorità sanitarie per l'autorizzazione al commercio».
GlaxoSmithKline replica: «Non sappiamo di cosa si tratti ma i nostri studi clinici sui farmaci sono liberamente
consultabili da tutti in un registro clinico presente online». Il ministero comunica intanto di avere presentato
ricorso in appello contro la sentenza, nonostante Alessandra Genovesi, legale della famiglia del bambino,
ribadisca come «a oggi presso il mio studio non è stato notificato nulla».
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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È polemica sulla sentenza anti-vaccini
26/11/2014
La Repubblica - Roma
Pag. 4
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Dalla poliomielite a Ebola l'eccellenza Spallanzani "Così sconfiggiamo i
virus"
Nell'ospedale-avamposto dove si curano le malattie infettive Dagli anni '30 sempre all'avanguardia: sicurezza
al top Il manager D'Amato: "Qui tutto è finanziato con le risorse del fondo regionale"
MAURO FAVALE ANNA MARIA LIGUORI
IN PRINCIPIO furono tutte le malattie infettive, era l'anno dell'inaugurazione, il '36. Alla fine degli anni '30
nasce il padiglione per la poliomielite. Poi in sequenza, toccò alle epidemie di colera, salmonellosi ed epatite
B negli anni '70: tutte affrontate e curate all'interno degli edifici dell'ospedale intitolato a Lazzaro Spallanzani,
lo scienziato emiliano che nella prima metà del '700 fu tra i fondatori della biologia sperimentale. Oggi il suo
nome a Roma è legato indissolubilmente a questa struttura, 134 mila metri quadri all'inizio della Portuense,
poi negli anni '90 arricchito di un nuovo complesso ospedaliero, passando dalla cura della polio a quella
dell'Hiv e della Tbc fino a Ebola.
«La punta di diamante - lo ha definito il governatore Nicola Zingaretti - del sistema sanitario regionale» che
altrove spesso arranca alla ricerca di una strada per uscire da un commissariamento che va avanti da 8 anni.
Un'eccellenza che in questi giorni lavora sotto la pressione dell'opinione pubblica, interessata e preoccupata
per le sorti del "paziente zero" di Ebola. Lui è ricoverato, sotto strettissima sorveglianza, al primo piano della
nuova struttura a vetri posta al centro del complesso ospedaliero.
Reparto "post-acuzie": ingresso dedicato, ascensore dedicato, 16 stanze di cui soltanto 4 per i malati. Le
altre servono per il personale medico e infermieristico, la task force di 30 persone che si alterneranno su più
turni per garantire l'assistenza al paziente.
L'architettura di questo ospedale ne rappresenta anche la missione: strutture "modulari" che si possono
isolare completamente, da una sola stanzaa un intero reparto fino a tutto l'ospedale. Qui nemmeno il ricircolo
d'ariaè "normale": la pressioneè "negativa" e nella stanza che ospita il medico di Emergency l'aria viene
cambiata 12 volte ogni ora. Entra ma non esce, in modo tale da evitare qualsiasi contaminazione all'esterno
(nonostante Ebola non si diffonda per via aerea).
Ma allo Spallanzani c'è molto altro oltre alle strutture e alla ricerca contro il virus che prende il nome da un
fiume del Congo. Questo è il centro che negli anni '80 divenne il punto di riferimento per Hiv e Aids. Per dire:
nella stanza del direttore scientifico Giuseppe Ippolito c'è un enorme manifesto di una delle primissime
campagne pubblicitarie contro l'Aids. Le aree di ricerca più avanzate riguardano oggi la tbc, le malattie
infettive tropicali, le infezioni ri-emergenti e quelle che si possono contrarre nei paesi in via di sviluppo.
E poi, ovviamente, c'è l'Ebola: lo Spallanzani è anche in Guinea, dove da marzo scorso, ha contribuito
all'attivazione di un "laboratorio mobile". Idem in Nigeria e in Liberia.
A Roma, invece, ci lavorano 700 persone tra medici, infermieri e personale vario che si prendono cura, ogni
anno, di 3.500 ricoveri in degenza normale e 6.000 in day hospital. I letti sono 176 in attesa che apra
l'avveniristico padiglione "ad alto isolamento", progettato e realizzato (al costo di 30 milioni di euro) dopo l'11
settembre dalla protezione civile di Guido Bertolaso: un piano interrato e tre livelli, con collegamenti verticali e
orizzontali. Una sorta di navicella spaziale con lavoratori, aree medici, percorsi riservati e zone per il
trattamento dei rifiuti. Ora è chiuso, in attesa delle autorizzazioni della Sovrintendenza. La Regione attende i
15 milioni di euro promessi dal ministero della Sanità sulla prossima manovra. Serviranno a completare e
potenziare quello che qui, in gergo, chiamano tutti il " mamuzzone ". Sarebbe un ulteriore salto di qualità di
questa struttura che, spiega Alessio D'Amato, coordinatore della cabina di regia sulla sanità laziale, «in
sostanza si finanzia solo coi soldi del fondo regionale. Solo una piccola quota arriva dalla ricerca finanziata a
livello nazionale».
Lo Spallanzani in cifre
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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L'emergenza
26/11/2014
La Repubblica - Roma
Pag. 4
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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700 tra medici, infermieri e personale
assiste annualmente 3500 pazienti in ricovero
176 letti
circa 6000 pazienti in day hospital
effettuate 16 mila visite ambulatoriali
Si studiano patologie infettive pericolose riconosciute a livello mondiale
LA STRUTTURA STORICA
1936 Inaugurata nel '36 per le malattie infettive
1994 Nel '94 costruito un nuovo complesso per l'Aids
1996 Dal '96 è riconosciuto come istituto di rocovero con stardard elevati contro i contagi (es.Ebola)
134mila metri quadrati
E' centro collaboratore dell' Oms
Ospita l'unico laboratorio in Italia con livello di Biosicurezza 4
LA "NAVICELLA" SUPER TECNOLOGICA IN ATTESA DI AUTORIZZAZIONE
Architettura "a palafitta" Struttura a "nave", completamente autonoma dall'esterno Cinque livelli (interrato,
pian terreno, interpiano tecnico, secondo piano e terzo livello), con collegamenti verticali oltre che orizzontali
Struttura modulare: si può isolare una stanza, un settore o l'intera struttura L'accettazione assicura la
massima sicurezza oggi possibile Un gioco di pressioni impedisce la fuoriuscita degli agenti infettanti
Foto: COSTRUITO NEL 1936 L'ingresso dell'ospedale Spallanzani su via Portuense, costruito nel 1936
26/11/2014
La Repubblica - Torino
Pag. 4
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Saitta: senza i risparmi nel 2015 stipendi a rischio nella sanità
L'allarme dell' assessore durante la seduta del consiglio "Ecco dove sforiamo rispetto agli standard nazionali"
Battibecco con la leghista Gancia: "Vergognatevi, per cinque anni avete bloccato la nostra riforma" Lui: "Pure
noi abbiamo fatto errori"
SARA STRIPPOLI
SE L' OBIETTIVO DI RISPARMIO non sarà raggiunto, nel 2015 gli stipendi della sanità non potranno essere
pagati. Così come il Piemonte potrà dimenticare l'unica chance che resta per fare investimenti. Se Sergio
Chiamparino agita lo spettro del commissariamento, Antonio Saitta evoca il fantasma delle buste paga vuote.
Repetita iuvant, si dirà. La coppia SaittaChiamparino va all'unisono e mette l'accento sui rischi che si corrono
a bloccare la riforma. I numeri vanno nella stessa direzione e in aula l'assessore alla sanità snocciola cifre
sulla ridondanza delle strutture e sui reparti che hanno un numero di posti letto inferiore a cinque. Gli
standard nazionali stabiliscono che l'endocrinologia in Piemonte dovrebbe avere un massimo di 7 strutture,
mentre adesso nella nostra Regione ce ne sono 13. La chirurgia generale non è da meno: il regolamento ne
prevede 44, ce ne sono 52. Con la riorganizzazione scenderanno a 44. Anche l'ortopedia è in sovrannumero:
44 il numero massimo indicato, 55 attuali in Piemonte. In futuro caleranno a 48. La scure cade pure sulle
direzioni sanitarie: mentre il regolamento ne prevede 30, in Piemonte il numero era arrivato a 37.
Saranno 29 con la riforma. Inevitabili le chiusure dei reparti con meno di 5 posti letto, incalza Saitta davanti
all'assemblea di Palazzo Lascaris.
Meno di 5 posti letto ha la cardiologia del Cto. E la lista cresce a dismisura per la chirurgia generale: meno di
5 posti letto alle Molinette, al Maria Vittoria, al Mauriziano, all'ospedale San Rocco di Galliate, al San
Giovanni Bosco. La lista degli insufficienti per ortopedia e traumatologia coinvolge il Regina Margherita, gli
ospedali di Cuorgnè e di Ovada.
L'unico battibecco violento è con la capogruppo della Lega Gianna Gancia. Quando Saitta fa riferimento
all'immobilismo del centrodestra, non dimenticando di ricordare gli scandali giudiziari della passata
legislatura, la presidente della provincia di Cuneo interrompe urlando: «Vergognatevi, per cinque anni avete
bloccato la nostra riforma».
Qualche attimo di tensione, al termine del quale Saitta replica ammettendo che anche il centrosinistra ha
commesso degli errori.
Mentre in Consiglio le opposizioni intervengono senza troppo infierire, chiedendo soprattutto piani chiari sul
futuro degli ospedali (Davide Bono dei5 stelle ad esempio sottolinea le incertezze sui nuovi ospedali di
Verduno e Biella), le trattative fervono dietro le quinte. E anche il Pd fa la sua parte nel tentativo di correggere
alcune scelte prima che la partita sia definitivamente chiusa. Nino Boeti (Pd) dà il via al declassamento del
San Luigi ma dice di essere contrario alla chiusura delle emodinamiche, e la consigliera di Asti Angela Motta
chiede un incontro urgente con il direttore della salute Fulvio Moirano, Saitta e le aziende di Asti e
Alessandria.«Ritengo fondamentale capire le logiche che sono alla base delle decisioni assunte. Asti perde
12 strutture complesse, di cui 5 andrebbero ad Alessandria». Per i 5 stelle, il capogruppo Giorgio Bertola
accusa la maggioranza di mostrare due facce diverse sul destino dell'ospedale di Moncalieri, dove questo
fine settimana sono in calendario le primarie per la scelta del candidato del centrosinistra per la corsa allo
scranno del nuovo sindaco. Una protesta dell'ultima ora arriva anche dai cardiologi dell'ospedale di
Moncalieri, che scrivono motivando la loro obiezione alla chiusura dell'emodinamica.
Antonio Saitta respinge l'accusa di continuità con la riorganizzazione della giunta Cota. «Lo dimostrano i
1330 posti letto di continuità assistenziale che creeremo riducendo l'ospedalizzazione impropria, mentre
prima si diminuivano i posti letto e si aumentavano i primariati».
Una tesi che Gianluca Vignale di Forza Italia contesta: «Cota di primari non ne ha fatti neppure uno. Il
numeroè cresciuto con Mercedes Bresso che ne ha nominati 184».
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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La nuova Regione
26/11/2014
La Repubblica - Torino
Pag. 4
(diffusione:556325, tiratura:710716)
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Specialità in sovrannumero Piemonte Standard nazionale Piemonte Standard nazionale ORTOPEDIA
CHIRURGIA PLASTICA CHIRURGIA GENERALE PNEUMOLOGIA 52 44 16 11 55 44 7 4 Piemonte
Standard nazionale Piemonte Standard nazionale PER SAPERNE DI PIÙ News e aggiornamenti sul sito
torino.repubblica.it
Foto: ALL'UNISONO Sergio Chiamparino e Antonio Saitta vanno avanti determinati sulla sanità
26/11/2014
La Repubblica - Genova
Pag. 4
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Tirreno Power, ancora un rinvio l'azienda pensa al ricorso in caso di stop
ambientalisti: "Rispettate le prescrizioni"
(massimo minella)
ANCORA una settimana di passione per Tirreno Power. La conferenza dei servizi che ieri avrebbe dovuto
pronunciarsi in via definitiva per valutare le condizioni per il rilascio dell'Aia (autorizzazione integrata
ambientale) ha deciso di aggiornarsi a giovedì 4 dicembre. Senza l'autorizzazione l'azienda non può
effettuare gli adempimenti previsti per riavviare l'attività. Alla base della decisione, la richiesta della Regione
Liguria, dei comuni interessati, dalla provincia di Savona e dal ministero dello Sviluppo Economico di avere
ancora un po' di tempo a disposizione per valutare nuovi elementi. «Una settimana in più di tempo ci servirà a
esaminare con attenzione il parere reso noto questa mattina (ieri per chi legge n. d. r.) della Asl 2 Savonese e
del Ministero della Salute che esprimono criticità dal punto di vista sanitario- spiega l'assessore regionale
Renzo Guccinelli - Abbiamo ritenuto opportuno chiedere qualche giorno in più di tempo per approfondire nel
merito la questione, visti gli elementi di contrarietà manifestati da alcune Istituzioni che si erano
precedentemente espresse positivamente».
Chiaro che, più passa il tempo, più diventa complicato il futuro per la fabbrica di Vado. Ieri il confronto con il
"gruppo istruttore" (composto, tra gli altri, da enti locali e dal ministero dell'Ambiente) ha accolto
positivamente alcune osservazioni dell'azienda, ma è rimasto fermo su due elementi-chiave: l'adeguamento
dell'impianto in un'unica fase (invece che in un periodo di tempo più articolato) e l'accensione iniziale della
centrale utilizzando gas invece di olio combustibile. Di fatto, se questa posizione dovesse venire confermata
sotto forma di prescrizione, sarebbe di fatto inattuabile il riavvio in tempi brevi delle due unità a carbone e
questo riporterebbe d'attualità la prospettiva della chiusura definitiva. Secondo fonti finanziarie, tra l'altro,
proprio il blocco della centrale posta sotto sequestro dalla Procura a marzo rischia di avere conseguenze
negative sia sulla redditività di Tirreno Power sia sulle trattative che la ex genco Enel sta affrontando con le
banche per negoziare un debito di oltre 800 milioni. Un trattativa sempre più difficile in cui, a maggior ragione
alla luce dell'esito della riunione di ieri, la scelta di ricorrere al concordato preventivo non può essere esclusa.
Di fronte a questa prospettiva, Tirreno Power potrebbe anche decidere di ricorrere alle vie legali. Secondo
l'azienda, infatti, non ci sarebbero i presupposti per vincoli così rigidi. Molto, comunque, dipenderà anche dai
nuovi documenti consegnati ieri dall'Asl 2 e dal ministero della salute. Gli hanno chiesto una settimana di
tempo prima di tornare a riunirsi. Circa i contenuti, sembrerebbe che il ministero, pur sottolineando come gli
indici di mortalità nell'area di Vado Ligure non si discostino dal resto della Regione, farebbe notare un più alto
numero di malattie dell'apparato respiratorio. L'Asl, invece, non esprimerebbe un parere sanitario,
sottolineando come lo studio della Procura sia in contrasto con gli studi epidemiologici fino a qui condotti nella
provincia di Savona.
Immediata comunque la presa di posizione dei movimenti ambientalisti. Greenpeace, Legambiente e Wwf
hanno infatti chiesto «un ferreo rispetto delle normative vigenti in materia di emissioni in atmosfera» nel corso
della Conferenza dei servizi. Le associazioni ambientaliste hanno ribadito che «l'autorizzazione può essere
concessa solamente con l'adozione delle migliori tecnologie disponibili (Bat)e attraverso l'applicazione di
adeguati sistemi di misurazione al camino, come peraltro si evince anche da quanto affermato dall'Ispra e da
quanto si legge nell'atto di sequestro da parte della Procura di Savona». «Se Tirreno Power, come più volta
ha dichiarato, ritiene impossibile attestare l'impianto di Vado Ligure agli standard Bat, allora quell'impianto
non dovrebbe riprendere la produzione». Secondo gli ambientalisti «non possono essere fatti passi indietro
riguardo al rigore del monitoraggio delle emissioni, specie dopo le varie inottemperanze di Tirreno Power».
Foto: LA FABBRICA Tre immagini della Tirreno Power di Vado Ligure: slitta all'inizio di dicembre il verdetto
sul futuro dell'attività A sinistra, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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L'INDUSTRIA
26/11/2014
La Repubblica - Genova
Pag. 9
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Il Tar della Liguria disarma il medico pistolero
(m. p.)
ILTAR disarma il medico pistolero. Con una sentenza di pochi giorni fa, i giudici amministrativi della Liguria
hanno respinto il ricorso di un medico chirurgo, specialista della riabilitazione, al quale la Prefettura di Genova
aveva negato il porto d'armi. Il medico sosteneva che per 30 anni, dalla Prefettura di Milano aveva avuto la
licenza. Ma dal 2005 non gli era stata più stata rinnovata e nel frattempo era venuto ad abitarea Genova.
Scrivonoi giudici del Tar che «dalla dichiarazione reddituale del richiedente non emerge in maniera
inequivocabile che egli potrebbe essere soggetto a maggiori probabilità di subire danni personali e
patrimoniali rispetto alla generalità dei privati cittadini, che di solito non portano un'arma al seguito».
Il medico ha anche sostenuto che eventuali rapinatori potessero puntare al ricettario medico ma anche
questa tesi non ha convinto il tar: «il rischio corso durante gli spostamenti notturni effettuati nello svolgimento
della propria professioneè analogo ai pericoli cuiè soggetto qualsiasi automobilista che, per qualche ragione,
sia costretto a viaggiare in tali orari disagiati».
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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IL CASO
26/11/2014
La Stampa - Torino
Pag. 46
(diffusione:309253, tiratura:418328)
ALESSANDRO MONDO
Molto spesso l'organizzazione ospedaliera è stata governata da un gruppo di primari. L'organizzazione della
Sanità privata è stata esternalizzata, il consulente che faceva gli accordi con i privati era un esterno. In
pratica: la Sanità non è stata governata». L'affondo di Saitta
E' stato uno dei passaggi più duri di Antonio Saitta in Consiglio regionale durante il dibattito sulla riforma
della rete ospedaliera che in Piemonte sta mandando in fibrillazione cittadini e amministratori locali. Una
reprimenda, quella dell'assessore alla Sanità, che per la prima volta non risparmia nemmeno la sua parte
politica: «C'è una politica antica che non ha tenuto conto dei cambiamenti e fra questi c'è anche il
centrosinistra, l'ho detto e lo ripeto». «Colpe anche a sinistra»
Quel centrosinistra, antico ma non troppo, che invece di badare alla sostenibilità economica del sistema ha
ceduto ai compromessi sotto la pressione «di lobbie potenti». Le stesse lobbie e la stessa politica, di ogni
colore, che anche oggi fomenta resistenze e punta i piedi «per avere più ospedali», in controtendenza
rispetto alle scelte di altre regioni. Strutture bonsai
I guai della Sanità piemontese, «oggi non si può dire che sia straordinaria», nascono da qui. Da qui la
necessità di quella che Saitta chiama «un'operazione di salvataggio» per recuperare il primato della politica e
mettere ordine a tutti i livelli: compresa la ridondanza dei primariati e le duplicazioni sul territorio (vedi tabella).
Strutture in molti casi di piccole dimensioni, talora con meno di cinque posti letto per ricoveri ospedalieri,
puntualmente citate: Cardiologia: Centro Traumatologico Ortopedico; Chirurgia generale: San Giovanni
Battista, Molinette, Maria Vittoria, Mauriziano, San Rocco Galliate, Torino Nord Emergenza San Giovanni
Bosco; Ortopedia e traumatologia: Regina Margherita, Ospedale Civile Di Cuorgnè, Ospedale Civile Ovada.
Malumori in maggioranza
Missione complessa, che nel Pd provoca le prime crepe. È il caso della chiusura delle emodinamiche,
contestata pubblicamente da Nino Boeti: «Sbagliato, sono indispensabili anche dal punto di vista formativo».
Roberta Meo, sindaco di Moncalieri, garantisce su Facebook per quella del suo Comune. Per Angela Motta
l'Astigiano è stato penalizzato. Marco Grimaldi, Sel, condivide la riforma ma non apprezza le uscite
liquidatorie del Chiamparino versione-Renzi nei confronti di quanti dissentono sul territorio. Protesta in aula
Crepe e distinguo sfruttati dall'opposizione. Vignale, Forza Italia, sottolinea «i 184 primari nominati sotto
Bresso, Cota non ne ha fatti», e ricorda la difesa dell'emodinamica del San Luigi da parte di Saitta quand'era
consigliere regionale. Davide Bono, Cinque Stelle, rimprovera all'assessore un intervento più politico che
tecnico: «Parliamo di 2.238 posti letto in meno. Dove li ridurrete? E dove metterete i 1.330 posti letto per la
continuità assistenziale?». Gianna Gancia, Lega, insorge in aula: «Vergognatevi... criminali! Per cinque anni
avete impedito il cambiamento e ora ci fate la predica!». Partita aperta.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Sanità , Saitta all'attacco "Colpevole anche la sinistra"
26/11/2014
La Stampa - Cuneo
Pag. 47
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La pasticceria Strumia riapre i battenti con una nuova insegna
erica asselle
Riapre i battenti, sabato alle 16, la pasticceria Strumia. Con una nuova insegna: «Il trovarobe di cose buone».
Lorenzo e Silvia Bertello, con la sorella di lei Elena, saranno dietro il bancone a continuare la tradizione di
delizie iniziata tanti anni fa da Tonino e Franca Strumia. E proprio il «trovarobe di cose buone» in persona,
Tonino, che si è guadagnato il titolo «sul campo», collezionando negli anni ottime recensioni e premi,
affiancherà, per qualche tempo, i nuovi gestori dello storico locale di via Vittorio Emanuele che in questi mesi
è stato oggetto di un restyling nel segno della tradizione.
Il bar si arricchirà di nuove proposte senza trascurare il «fronte» dei mieli. In quella che è stata individuata
come la prima mieloteca d'Italia, infatti, saranno proposte oltre 60 varietà di mieli. E la ricerca continua, come
spiega Strumia: «Abbiamo tre chicche, pronte per l'inaugurazione: i mieli di giuggiolo, avogado e pero. E poi
tanti mieli del benessere come quelli di ulmo e supermanuca». Anche i gelati e la pasticceria saranno
protagonisti grazie al talento di Lorenzo Bertello, formatosi alla scuola di Arte Bianca di Torino e poi nel
laboratorio «Di Claudio» a Carmagnola, attento a selezionare materie prime sempre di alta qualità. Il locale
sarà aperto tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 7 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19,30.
La riapertura della pasticceria rappresenta un importante «tassello» per il commercio nel centro storico di
Sommariva Bosco che nei mesi scorsi ha visto avviare diverse nuove attività: un ristorante, una panetteria,
una rosticceria, una farmacia e due fiorai.
«Sono segnali incoraggianti - spiega Rosaria Casoli, consigliere comunale delegato al Commercio - che
purtroppo contrastano con la recente chiusura del supermercato di via Galvagno, un servizio importante per i
residenti del centro storico, soprattutto anziani. La speranza è che un'altra attività di questo genere possa
trovare spazio presto in centro paese». Intanto domenica il Consorzio «Quattro cantoni» organizza la
manifestazione Natale in fiera.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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sommariva bosco. cerimonia sabato
26/11/2014
La Stampa - Novara
Pag. 49
(diffusione:309253, tiratura:418328)
Cannobio, farmaci urgenti garantiti anche di notte
Farmaci urgenti garantiti anche la notte. A Cannobio, isolata dal resto del Verbano a causa della frana sulla
statale 34 del Lago Maggiore, la farmacia di Roberto Catalucci (in via Domenico Uccelli, 18) garantisce il
turno notturno a reperibilità e su ricetta medica urgente fino a sabato 6 dicembre. Il servizio sarà attivo dalle
20,30 alle 8,30. La comunicazione arriva da Federfarma di Novara e Vco, che ha raggiunto l'accordo con il
Comune di Cannobio e la farmacia Catalucci. Tanto hanno fatto finora anche Croce rossa e protezione civile
per assicurare la consegna dei medicinali alle farmacie nella prima fase di emergenza e nonostante
l'interruzione della strada per la frana. La collaborazione dei due enti è fondamentale anche per il trasporto
all'ospedale di Verbania delle provette per i prelievi ematici effettuati regolarmente al Centro medico di
Cannobio. [b. ar.]
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Servizio attivo fino a sabato 6 dicembre
26/11/2014
La Stampa - Provincia
Pag. 49
(diffusione:309253, tiratura:418328)
Assalto alla farmacia , in 4 rapinano l'incasso
antonio giaimo
Tre rapinatori, a viso coperto, più un palo, per rapinare la farmacia di via Umberto I a Piscina. Sono entrati in
azione lunedì sera all'ora di chiusura. In quel momento non c'erano clienti, in farmacia erano solo presenti i
titolari, marito e moglie. Uno dei rapinatori, armato con un coltello da cucina, ha obbligato i farmacisti a
coricarsi per terra, mentre un complice è andato dietro al bancone, ha aperto la cassa e ha arraffato l'incasso
del pomeriggio, circa 1.500 euro. Una manciata di secondi e i rapinatori sono spariti. La pattuglia dei
carabinieri, che era all'ingresso del paese, è arrivata appena un minuto e 45 secondi dopo la rapina, ma i
militari non sono riusciti a mettersi all'inseguimento degli autori. Al vaglio degli inquirenti le immagini riprese
dalle telecamere di sicurezza.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Piscina
26/11/2014
Il Messaggero - Marche
Pag. 37
(diffusione:210842, tiratura:295190)
IL SINDACO È TORNATO SUL CASO DEL FORNO CREMATORIO CHIUSO «A DICEMBRE DOVREBBE
RIAPRIRE CON ATTIVITÀ RIDOTTA»
CONSIGLIO COMUNALE
Centro storico, arrivano i varchi elettronici per controllare gli accessi alle aree pedonali e a traffico limitato.
Grazie alle variazioni di bilancio approvate ieri pomeriggio, infatti, l'amministrazione ha destinato 62.000 euro
per l'acquisto degli "occhi elettronici" in grado di sostituire la polizia municipale nel controllo delle auto non
autorizzate ad entrare nelle Ztl oggi di fatto "virtuali". «Si tratta della prima sperimentazione -spiega il sindaco
Guido Castelli- che finanziamo con i fondi in precedenza destinati all'assunzione dei vigili urbani stagionali.
Dopo la mobilità effettuata, che ci ha consentito di assumere alcuni agenti a tempo indeterminato, non c'è
stata più l'esigenza di ricorrere agli stagionali. Per l'installazione dei varchi comunque sarà necessaria
l'autorizzazione del ministero dei trasporti». Prima della delibera sulle variazioni, il sindaco ha affrontato il
tema caldo dei pagamenti dei fornitori e delle imprese che hanno lavorato per il Comune. Nello specifico
Castelli ha risposto ad una dettagliata interrogazione presentata da Giancarlo Luciani Castiglia (Pd). «Da
gennaio ad oggi -rivela il sindaco- il Comune h pagato 9,2 milioni di lavori relativi al 2013 di cui resta da
saldare soltanto 180.000 euro. Per il 2014 l'amministrazione deve pagare 8,7 milioni che contiamo di saldare
nel 2015 anche se i creditori possono ricorrere all'anticipazione bancaria grazie alla convenzione fatta dal
Comune con Banca Sistema. Inoltre ci sono da pagare 2 milioni di beni, in gran parte farmaci destinati alle
farmacie comunali ed altri 2,2 milioni di servizi, in gran parte verso Ascoli Servizi. Fino ad oggi nessuno ci ha
chiesto gli interessi di mora. In questi anni di crisi abbiamo scelto di investire attuando politiche keynesiane.
Tra la Merkel e il muratore di Casamurana ho scelto di stare dalla parte di quest'ultimo». La risposta di
Castelli non ha però soddisfatto Castiglia che accusa: «I lavori fatti debbono essere pagati -dice- altrimenti
che senso ha un piano anticiclico? Anche lo "sconto" in banca ha un costo ed il rischio di pagare gli interessi
di mora per 300/500mila euro è reale». Sempre durante l'ora dedicata alle interrogazioni, il sindaco è tornato
sul caso del forno crematorio chiuso da oltre un anno ed oggetto di interventi di manutenzione. «A dicembre
dovrebbe riaprire -afferma il sindaco- visto che non ci sono motivi ostativi. Il comitato di residenti ha chiesto di
intervenire nel procedimento in corso entro il termine del 30 novembre. C'è comunque la disponibilità a
limitare le ore di funzionamento e i giorni anche se non è possibile pensare di accogliere soltanto le salme o i
resti di residenti ascolani». Castelli ha anche snocciolato i dati economici relativo all'impianto che si trova
nella parte nuova del cimitero di Borgo Solestà. «La struttura è costata nel 2005 -dice- 990.000 euro, mentre
per l'intervento di manutenzione sono stati destinati 112.000 euro. Nel periodo di funzionamento sono stati
incassati 281mila euro». Lo stesso sindaco ha illustrato durante la seduta le linee programmatiche 2014-2019
in cui ha ribadito la volontà dell'amministrazione di proseguire sulla strada degli investimenti pubblici, la
salvaguardia del welfare locale, il contenimento della pressione fiscale locale e la spinta verso l'incentivazione
delle politiche a favore del turismo e dell'università.
Renato Pierantozzi
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Accessi aree pedonali e Ztl arrivano i varchi elettronici
26/11/2014
QN - Il Resto del Carlino - Ferrara
Pag. 23
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Codigoro: gioia alla farmacia Cavalletti che può preparare le medicine per i pazienti
IL MAGO Antonio Casanova è arrivato ieri alla farmacia Cavalletti di Codigoro, accolto con gioia per avere
permesso la riattivazione del fax dopo aver parlato con i dirigenti Telecom. Simpatico e disponibile, l'inviato di
Striscia la Notizia è stato protagonista del pomeriggio: «È stato davvero alla mano - dice la titolare Teresa
Cavalletti - ci siamo messi nella stanza del fax e mi ha intervistata chiedendomi informazioni sui disagi,
cominciati il 7 con l'improvvisa disdetta del fax da parte di Telecom, senza alcun preavviso». Casanova si è
stupito anche del fatto che il fax sia l'unico strumento di comunicazione tra l'Home Tao, il centro che si
occupa della spedizione dei fax per le terapie anticoagulanti e non sia possibile usare la posta certificata.
POTREBBE essere la prossima 'missione' di Casanova. Tuttavia il fax era fondamentale in quanto è l'unico
mezzo con il quale vengono inviate le indicazioni, fornite dal medico ospedaliero, sulle dosi di farmaco che i
pazienti devono assumere giornalmente dopo essersi sottoposti al prelievo ospedaliero; un centinaio di
persone circa servite dalla farmacia codigorese. In queste tre settimane di disattivazione del fax, i
collaboratori, Adriano e Rita si sono dovuti fare in quattro per poter continuare a fornire quell'indispensabile
servizio ai pazienti in terapia anticoagulante. «Poi, sempre con tanta gentilezza e garbo - prosegue Cavalletti
- mi ha chiesto di verificare se il fax funzionava e dopo il suo intervento, quasi per magia appunto, mi ha detto
di provare se aveva risolto il problema e così è stato». Sempre nel corso dell'intervista Casanova ha spiegato
alla farmacista che la Telecom non sapeva spiegarsi il perché della disattivazione del fax chiedendo come
mai tanta tenacia nel richiedere la riattivazione. «La cosa, se non fosse per rispetto a Striscia ed al mago
Casanova - conclude Teresa Cavalletti - è quasi imbarazzante, perché è come chiedere a chi usufruisce di un
servizio, perché pur pagandolo non possa farne a meno. Ma se fosse possibile eliminare il fax, dopo questa
disavventura certamente non continuerei a tenerlo e a pagarlo». Image: 20141126/foto/644.jpg
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Telecom riattiva il fax, è la magia di Casanova
26/11/2014
QN - Il Resto del Carlino - Ancona
Pag. 17
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Consiglio ad hoc' per blindare l'ospedale
Sandro Franceschetti
UN ORDINE del giorno ad hoc in difesa dell'ospedale di Pergola e dell'assistenza ospedaliera dell'entroterra.
Lo hanno presentato i consiglieri della lista Pergola nel Cuore Antonio Baldelli, Luciano Carbonari e Luciano
Orlandi e sarà posto a votazione nella seduta del civico consesso in programma per oggi alle 16. Due i punti
fondamentali del documento, il primo dei quali è rappresentato dalla richiesta «dell'immediata convocazione
della Conferenza d'Area Vasta 1, affinché i 59 sindaci della Provincia di Pesaro e Urbino possano essere
informati e coinvolti, esercitando la loro funzione consultiva, nelle scelte riguardanti l'amministrazione e
progettazione della sanità nella nostra Provincia e in particolare: nell'analisi dei costi e della sostenibilità
economico-finanziaria dell'ospedale unico; nella programmazione dell'assistenza ospedaliera nel territorio
provinciale; nella programmazione delle funzioni degli ospedali di Pergola e Urbino; e circa il destino riservato
alle strutture nosocomiali di Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro, convertite in Case dalla Salute con delibera
della giunta regionale risalente al maggio 2013». IL SECONDO punto è la «ferma condanna dello
smantellamento dell'ospedale di Pergola messo in atto dalla maggioranza regionale» accompagnata alla
«richiesta del mantenimento delle promesse di potenziamento dell'ospedale cittadino, a servizio di
un'amplissima fascia di territorio provinciale, fatte dall'Assessore Mezzolani». Nelle premesse del loro ordine
del giorno, Baldelli, Carbonari e Orlandi evidenziano che il 5 novembre, «undici sindaci di ogni sensibilità
politica hanno sottoscritto, insieme al sindaco di Pergola, un documento che chiedeva la convocazione della
Conferenza d'Area Vasta 1 entro 15 giorni e che, invece, a tutt'oggi detta Conferenza non è stata indetta; che
più volte il sindaco di Pergola ha invitato l'assessore regionale alla sanità Mezzolani a riferire davanti a questo
consiglio comunale in merito alle decisioni che intenderà assumere circa il futuro dell'ospedale di Pergola e
per l'assistenza ospedaliera dell'entroterra, ma che l'assessore non ha mai dato riscontro all'invito; e che gli
ospedali di Cagli e Fossombrone, nonostante le promesse del loro potenziamento proferite sempre da
Mezzolani, sono stati addirittura trasformati in Case della Salute, ossia ridotti a meri poliambulatori e
cronicari». Sandro Franceschetti
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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PERGOLA LA LISTA DEL SINDACO: «ORA MEZZOLANI DEVE ASCOLTARCI»
26/11/2014
QN - Il Resto del Carlino - Rimini
Pag. 16
(diffusione:165207, tiratura:206221)
«Il Comune non ascolta i cittadini»Il segretario Pd spara' alla maggioranza
«DA PARTE dell'amministrazione c'è stato un atteggiamento di chiusura nei confronti della città. Chi governa,
negli ultimi tempi, non ha prestato il giusto ascolto alla voce dei cattolichini, e questa è una cosa che non
possiamo permetterci». La tirata d'orecchie al sindaco Piero Cecchini e alla sua giunta, questa volta, non
arriva dalle forze di opposizione, ma dallo stesso segretario del Pd di Cattolica, Alessandro Montanari. E' lui,
forse anche sull'onda del picco di astensionismo fatto registrare delle ultime elezioni regionali, a uscire allo
scoperto per rimproverare la maggioranza. Montanari apre il fuoco amico' sulla giunta Cecchini, accusandola,
in un certo senso, di aver scansato «il confronto» con la cittadinanza, arroccandosi su posizioni non condivise
da tutti. «Come Pd - premette il segretario - abbiamo sempre accordato alla giunta il massimo appoggio in
tutte le fasi del mandato amministrativo. Lo abbiamo fatto con il nostro gruppo consigliare, sempre compatto
e responsabile, e con il nostro partito, che ha lasciato all'amministrazione ampia libertà di interpretare il
programma di governo, evitando la politica dei continui distinguo. Un atteggiamento di collaborazione e lealtà
che non è venuta a mancare nemmeno di fronte alla rottura dell'accordo di governo di centrosinistra con il
quale ci eravamo presentanti agli elettori». «Tuttavia - attacca Montanari - a questa politica di sostegno
sembra fare da contraltare una difficoltà di dialogo e di ascolto dell'amministrazione nei confronti della città.
Mi riferisco in particolare a due vicende: quella legata alla valorizzazione delle farmacie comunali e il piano
per la nuova viabilità in zona mare. Sulle farmacie, il partito ha dato all'amministrazione un mandato ampio e
libero da condizionamenti ideologici, chiedendo però, come contropartita, che ci fosse un coinvolgimento
attivo della città e un'apertura a tutte le forze politiche. A tal proposito, bisogna ammetterlo, è stato fatto
molto, troppo poco. Stesso discorso - prosegue Montanari - per quanto riguarda la viabilità. La necessità
sacrosanta di fluidificare il traffico non può significare la chiusura di ogni confronto con chi, nella città.
suggerisce in modo costruttivo soluzioni alternative». Per Montanari le ultime elezioni regionali sono un
campanello d'allarme da non sottovalutare. «Queste votazioni, caratterizzate da un fortissimo astensionismo,
ci dimostrano che è importante non smarrire il contatto con una società che rifiuta una politica che non sa
ascoltare. Per questo motivo - conclude Montanari -, pur ribadendo il nostro pieno appoggio politico,
crediamo che alla forza di uno sguardo dritto e aperto nel futuro debba corrispondere un cambio di
direzione». In ballo, secondo Montanari, «c'è la credibilità del progetto politico che il nostro partito sta
cercando di portare avanti assieme alla città». La resa dei conti nella direzione del Pd di domani e nel
Consilgio di venerdì. Lorenzo Muccioli Image: 20141126/foto/1576.jpg
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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CATTOLICA ALESSANDRO MONTANARI RIMPROVERA DURAMENTE LA GIUNTA
26/11/2014
Avvenire - Milano
Pag. 2
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Casa della Carità Salute mentale, emergenza in crescita. Dagli homeless ai profughi, agli abitanti più soli e
fragili delle case Aler, le risposte della fondazione Parla il responsabile medico
LORENZO ROSOLI
Gli homeless con problemi di salute mentale alla deriva lungo le strade della città. Le persone con patologia
psichica che vivono sole nelle case Aler di Molise-Calvairate. I «vulnerabili», profughi o richiedenti asilo in
condizione di fragilità. I malati di gioco d'azzardo. Le famiglie sfrattate. I padri separati. Gli anziani senza più
nessuno al mondo. I dimessi dai reparti di psichiatria. È una città nella città, quella della sofferenza psichica.
Che la città «normale» si ostina a non vedere. O a guardare con le lenti dell'emergenza, dell'assistenzialismo,
della repressione. Fin dalla nascita Casa della Carità si ostina invece a testimoniare la possibilità di uno
sguardo diverso. Di una presenza diversa. Di una compagnia, di una fraternità, di una con-cittadinanza
possibili. Anche col «popolo» della sofferenza psichica. Anche con quelli che non hanno documenti.
«Persone alle quali il nostro sistema sanitario, che resta fra i migliori al mondo, può dare solo cure d'urgenza,
mentre la psichiatria richiede tempi lunghi. Spesso lunghissimi». Laura Arduini, medico psichiatra, è il
responsabile dell'area salute della fondazione voluta dal cardinal Martini, dove lavora fin dall'inizio, nel 2004.
«Agire nel segno della gratuità. Non con le mani legate a rette o convenzioni. Per poter accogliere anche chi
è senza permesso di soggiorno e non ha nessuno che paghi per lui. Così, fra mille fatiche, cerchiamo di
lavorare, fedeli all'ispirazione del cardinal Martini», spiega accogliendoci nel suo ufficio, nella sede di via
Brambilla 10. QUEI FERITI NEL CORPO E NELL'ANIMA Una stanza luminosa, colorata, accogliente. Sulla
scrivania, un dispenser di fazzoletti di carta, testimonianza silenziosa di un colloquio appena avvenuto. «Qui
raccolgo storie che non avrei mai immaginato di ascoltare - confessa -. Penso a chi fugge da guerre,
persecuzioni, torture, e mi mostra i segni sulla carne, ed è tormentato dagli incubi e dall'incertezza sulla sorte
dei propri cari. Penso alle donne che mi raccontano della capanna data alle fiamme con i loro bambini dentro.
Persone che arrivano da noi già gravemente sofferenti. Altri, invece, i migranti economici - giovani,
intraprendenti, forti - partono sani dal loro Paese, spesso per aiutare la famiglia o il gruppo. Pieni di speranza.
Qui da noi? Lavoro inesistente o precario, non riescono a mandar soldi a casa, finiscono a dormire in una
baracca o in un'auto. Si sentono falliti, si vergognano a telefonare ai familiari. Il minimo che possano avere è
la depressione». Ma è fatto anche di italiani, e tanti, questo «popolo» della sofferenza psichica che il
presidente di Casa della Carità, don Virginio Colmegna, addita come «il tema che avvertiamo sempre più
drammatico», da affrontare con risposte innovative «senza aspettare il caso clamoroso». Ed è scontato
pensare a vicende come quella di Kabobo, «una storia che è la sintesi, in negativo, di tutte queste situazioni commenta Laura -: cure brevi, d'urgenza; l'assunzione di farmaci, la risposta nell'emergenza, poi il ritorno in
strada, l'interruzione improvvisa delle cure, l'abbandono», mentre diventano un mix esplosivo «le voci che
continuano a perseguitarlo - il pensiero psicotico delirante che lo imprigiona - e l'esperienza quotidiana del
rifiuto, del rigetto, da parte degli altri». E IN VIA PADOVA LA CURA È MULTIETNICA Ecco il punto: «La
psichiatria richiede tempi lunghi, continuità, prossimità - insiste la dottoressa -. Col nostro Progetto Diogene
avviato nel 2000 - coppie di educatori e psichiatri che la sera vanno lungo le strade di Milano e di Monza a
cercare homeless con problemi psichici gravi - a volte ci vogliono anni solo per avvicinarli, avere la loro
fiducia, iniziare un percorso. Col Progetto Proviamociassieme , iniziato nel 2003, seguiamo una novantina di
persone con patologia psichica che vivono sole in piccoli alloggi delle case Aler del quartiere MoliseCalvairate, dove gestiamo un centro diurno. Il primo passo? Offrire loro interventi - gratuiti - di manutenzione
ad alloggi bisognosi di cure e che rischiano di diventare invivibili». Sono 28 i «vulnerabili», in maggioranza
afghani, somali, eritrei, seguiti da Casa della Carità con uno specifico progetto. Fra le nuove iniziative,
«l'avvio di una collaborazione con i servizi psichiatrici territoriali della zona di Crescenzago, dove ha sede
Casa della Carità, per condividere - nel contesto multietnico di via Padova - le nostre competenze sulla cura e
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
81
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
«Da Crescenzago a Calvairate nella città della psiche ferita»
26/11/2014
Avvenire - Milano
Pag. 2
(diffusione:105812, tiratura:151233)
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
82
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
la relazione con persone straniere». Dall'ospitalità nella sede di via Brambilla alle iniziative sul territorio,
«Casa della Carità, in collaborazione con tutti, vuole offrire risposte a una città come Milano che, da un lato,
ha un forte potere d'attrazione, dall'altro genera esclusione e sofferenza, e conta diecimila persone costrette
a dormire per strada, in auto, nei campi, in fabbriche dismesse». Più quelli che una casa ce l'hanno. Ma
rischiano egualmente di diventare «vite di scarto».
Foto: Casa della Carità, in via Brambilla
26/11/2014
Il Gazzettino - Venezia
Pag. 11
(diffusione:86966, tiratura:114104)
L'Ulss 12: «Aborto, privacy garantita»
Volontarie e manifesti all'interno dell'ospedale sono ammessi, però solo in aree specifiche al piano terra. A
chiarirlo è l'Ulss 12 veneziana che, con una nota, ha risposto al gruppo di associazioni veneziane che ha
segnalato la presenza, all'interno dell'ospedale di Mestre, di volontari (ma anche locandine e volantini) dei
movimenti per la vita. La direzione, che nei prossimi giorni incontrerà le associazioni, spiega che su questo
tema esiste una specifica convenzione. E in particolare, nell'anticipare uno dei temi che le associazioni (Aied,
Associazione Luca Coscioni, Sononoraquando, SosDiritti, Uaar e Vengoprima) vogliono affrontare durante
l'incontro, affronta il tema della privacy. «La direzione dell'azienda Ulss 12 veneziana sottolinea come
l'ospedale dell'Angelo tutela la privacy di tutti i suoi utenti, e in particolare quella delle donne che, nella
struttura, procedono all'interruzione della gravidanza - recita la nota - I nominativi di queste persone sono
secretati per legge, e la direzione dell'ospedale vigila affinché nessuno violi il dovere alla riservatezza, che è
fondamentale per gli operatori sanitari, ed è parte integrante del Codice di comportamento che vige in
ospedale e a cui sono tenuti tutti i dipendenti». Poi la nota prosegue spiegando che l'attività di queste
associazioni di volontariato è svolta in aree specifiche, al piano terra dell'ospedale. Il reparto di ginecologia,
quindi, è tabù. «Le associazioni di volontariato che operano nei reparti con iniziative di assistenza o di
animazione - precisa il direttore dell'ospedale, Onofrio Lamanna - lo fanno attraverso convenzioni che
regolamentano la loro presenza e fissano i limiti del loro operato. Ma nessuna convenzione è in atto riguardo
al reparto di ostetricia. Ricordo inoltre che le donne che si rivolgono all'ospedale per l'interruzione di
gravidanza sono accolte nella Day surgery, in via riservata e per il breve periodo dell'intervento, senza
necessità di pernottamento, e il loro percorso non si interseca con il reparto di ostetricia». (m.fus.) ©
riproduzione riservata
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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ALL'ANGELO Replica sulla presenza di manifesti e volontari dei movimenti per la vita
26/11/2014
Il Gazzettino - Venezia
Pag. 21
(diffusione:86966, tiratura:114104)
Lavori in corso all'ospedale, saranno ristrutturati ambulatori e diagnostica
Rivoluzione degli spazi in ospedale. È iniziata in questi giorni la ristrutturazione dei servizi ambulatoriali e di
diagnostica all'ospedale di via Zappetti. Il 5. piano dell'ospedale verrà completamente ristrutturato per
accogliere l'area ambulatoriale della cardiologia e della neurologia. L'area liberata dalla neurologia,
attualmente al 4. piano, sarà assegnata all'oncologia che potrà così ampliare gli spazi per le terapie. Sempre
al 4. piano verranno collocati gli ambulatori di chirurgia e di urologia attualmente posti al 1. piano,
ammodernati e ampliati rispetto agli attuali spazi angusti. Altre rilevanti novità riguardano la ristrutturazione
della radiologia e della sala d'attesa del laboratorio. Il progetto prevede l'ampliamento e la riqualificazione
tecnologica della radiologia per ospitare quattro nuove strumentazioni diagnostiche e posizionare le attuali in
aree più consone. La diagnostica di emergenza, ad esempio, verrà installata in un locale a cavallo tra Pronto
soccorso e Radiologia. La nuova sala d'attesa sarà più luminosa, con più posti a sedere e provvista di un
nuovo impianto di condizionamento esteso all'intera radiologia. «Tutto questo - commenta il direttore
generale dell'Ulss Carlo Bramezza - porterà notevoli benefici in termini di prestazioni, spazi e comfort, sia per
il personale che per l'utenza». © riproduzione riservata
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Mercoledì 26 Novembre 2014,
26/11/2014
QN - Il Giorno - Brianza
Pag. 5
(diffusione:69063, tiratura:107480)
In biblioteca poppata e cambio pannolino per le mamme lettrici
SONIA RONCONI
di SONIA RONCONI LENTATE SUL SEVESO PER TUTTE le neo mamme che allattano e amano andare in
biblioteca a rilassarsi, oppure sono in giro e non sanno dove fermarsi in Biblioteca parte il progetto «Baby Pit
Stop», un luogo sicuro e riparato per poter allattare il proprio bebé. UN PROGETTO promosso dall'Unicef
(Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia), un punto gratuito per l'allattamento e il cambio di pannolino che si
potrà trovare alla biblioteca del centro civico Terragni a Camnago. A partire dal 6 dicembre sarà allestito un
punto di sosta in un atrio (riservato) un ambiente protetto in cui le mamme si possano sentire a proprio agio
per allattare e provvedere al cambio del pannolino. Il Baby Pit Stop è un servizio gratuito e riconoscibile da un
simbolo apposto fuori dallo spazio dedicato. L'allattamento al seno non ha orari fissi, né un numero definito di
poppate nell'arco della giornata. Esistono molteplici modi di allattare ed è difficile per le mamme prevedere
dove e quando il bambino chiederà di nutrirsi. Inoltre, molte mamme prolungano l'allattamento ben oltre i
primi mesi di vita dei bambini, ottemperando alle raccomandazioni dell'Unicef e dell'Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS). Si prevedono partner istituzionali (ad esempio aziende sanitarie locali, Provincia e
Comuni), oltre a esercizi commerciali e farmacie che possono richiedere al Comune la possibilità di allestire e
creare un Baby Pit Stop. Per potere fare richiesta è necessario avere: una comoda sedia; un fasciatoio per il
cambio del bambino; opuscoli informativi dell'Unicef e di eventuali partner istituzionali. La sua organizzazione
e idoneità sono garantite da una verifica periodica da parte di Babyconsumers, associazione per la tutela dei
diritti dei consumatori. Nel BPS possono fermarsi tutte le mamme, sia che allattino sia che usino il biberon,
non sono previsti sponsor, ma solo una partnership istituzionale. Per coloro che intendessero aderire al
progetto è possibile rivolgersi al Comitato provinciale di Monza e Brianza per l'Unicef in viale Elvezia 26 a
Monza.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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LENTATE PARTE L'OPERAZIONE BABY PIT STOP
26/11/2014
QN - Il Giorno - Milano
Pag. 10
(diffusione:69063, tiratura:107480)
«A cena col chirurgo»per aiutare gli ospedalie i Paesi più poveri
SI INTITOLA «A cena col Chirurgo» l'iniziativa solidale della Fondazione Day Surgery di Milano che si svolge
domani sera alle 20 al Memo Restaurant in via Monte Ortigara, 30. Si tratta di una raccolta fondi per fornire
aiuti alle missioni umanitarie day surgery nei Paesi del terzo e quarto mondo, e per implementare e
promuovere lo sviluppo della cultura day surgery anche negli ospedali pubblici e accreditati della Lombardia.
Con questi due obiettivi dal 2004 la Fondazione Day Surgery, presieduta dal professor Giampiero
Campanelli, organizza la cena di domani (100 euro il contributo minimo). «Vogliamo come sempre fare
qualcosa di concreto per rendere più efficiente il sistema sanitario in Lombardia e aiutare alcune delle zone
più povere del mondo spiega Giampiero Campanelli, che dirige anche l'unità di day surgery dell'ospedale
Sant'Ambrogio di Milano . La chirurgia con dimissione del paziente in giornata è la soluzione più vicina alle
esigenze del paziente e delle strutture coinvolte, che possono liberare posti letto per malati più gravi, che
spesso richiedono attese prolungate prima di poter essere presi in carico dalla struttura sanitaria. Una
soluzione perfetta, ma che richiede massima specializzazione del chirurgo e dell'equipe». La Fondazione
promuove la cultura della day surgery anche nei paesi del terzo e quarto mondo organizzando anche eventi
formativi e di specializzazione per i medici del luogo affinchè siano in grado poi di crescere e creare unità
operative di questo tipo.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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SOLIDARIETÀ
26/11/2014
Il Mattino - Benevento
Pag. 27
(diffusione:79573, tiratura:108314)
Luella De Ciampis
Si voterà da sabato 29 a lunedì prossimo per il rinnovo del consiglio dell'Ordine dei farmacisti della provincia
di Benevento. L'Ordine, che consta di circa 440 iscritti, rinnoverà contestualmente il direttivo e il collegio dei
revisori dei conti. Gli elettori voteranno il consiglio che poi, nell'arco di una settimana, confermerà le cariche.
Non esiste una lista vera e propria, in quanto teoricamente sono eleggibili tutti i farmacisti iscritti ma il direttivo
uscente si ripresenta al gran completo, con Maurizio Manna alla presidenza che detiene 9 anni, Fulvioreste
Capace vicepresidente, Ferdinando Fiorino, Donato Vinciguerra, Carlo Cielo, Gerardo Rinaldi e Roberta
Affinito, quota rosa riguadagnata dopo qualche anno di assenza. Stesso iter seguirà il collegio dei revisori dei
conti, costituito da Domenico Guerrera, Stefano Italiano, Ada Vetrone e Sebastiano Di Maria, supplente.
A fare da sfondo alla campagna di sensibilizzazione, l'armonia di intenti sulle questioni da affrontare per dare
continuità al lavoro fin qui svolto. «È stato un triennio molto impegnativo - dice il presidente Manna caratterizzato da due diversi tipi di difficoltà, una di livello nazionale, l'altra di livello locale. Con l'era Monti,
sembrava che la soluzione di tutti i problemi dovesse passare attraverso una destrutturazione del settore
farmaceutico. Così, nell'escalation dal SalvaItalia, al Crescitalia, alla spending review, ha sempre trovato
spazio un settore della farmaceutica che ha favorito la liberalizzazione della vendita dei farmaci,
l'abbassamento del quorum per le nuove farmacie, l'aumento delle imposte, sempre più numerose, culminato
con il provvedimento Bersani che ha favorito la mercantizzazione dei farmaci. Il capitolo locale, invece, è
stato caratterizzato da un difficile e conflittuale rapporto con la Asl». «Provvidenziale è stato al riguardo
l'intervento della Regione - continua Manna - che ha messo in campo risorse finanziare straordinarie per
ripianare i debiti pregressi, riuscendo a contrarre i tempi di esposizione e a mantenere operativo e
qualitativamente valido il servizio erogato. Purtroppo le difficoltà ci sono e si sono cronicizzate, perché, tra gli
iscritti all'Ordine c'è una percentuale di disoccupazione pari al 30%, i concorsi sono sospesi e i farmacisti non
titolari spesso perdono il posto di lavoro». Questa la ricetta per contrastare la crisi «Non sarà facile - conclude
il presidente - ma a mio avviso dobbiamo puntare sul gradimento, coltivare il rapporto con l'assistito e
riumanizzarlo, rivalutando l'immagine professionale, da opporre alla figura dell'imprenditore farmaceutico,
manager di catene farmaceutiche, gestite attraverso meccanismi societari, più sensibili a obiettivi di
speculazione mercantile e di esportazione all'estero anche di farmaci salvavita, non trascurando tuttavia di
combattere a livello parlamentare per rivendicare i nostri diritti».
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Ordine dei farmacisti al voto si elegge il nuovo direttivo
26/11/2014
Il Mattino - Napoli sud
Pag. 39
(diffusione:79573, tiratura:108314)
Equitalia chiede il ticket, proteste in corsia
Maria Pirro
Dal primo gennaio scattano nuove esenzioni e ticket più favorevoli per chi ha bisogno di cure in Campania,
ma da ormai giorni cresce la protesta intorno all'ospedale Maresca di Torre del Greco. A sollevare il caso
sono i medici di famiglia della Fimmg, con il vicepresidente dell'Ordine, Vincenzo Schiavo, che afferma: «I
nostri pazienti, visitati al pronto soccorso per patologie classificate con codice bianco, stanno ricevendo le
cartelle esattoriali di Equitalia perché provvedano al pagamento della prestazione». Fin qui nulla di strano:
sono diverse le aziende sanitarie e ospedaliere che, come in queasto caso l'Asl Napoli 3 Sud, hanno
delegato la riscossione alla società. «Ma gli assistiti lamentano di non aver avuto, al momento dell'accesso
nella struttura, né adeguate informazioni sulla tipologia dell'intervenuto ricevuto, se gratuito oppure no, né
bollettini cartacei o numero di conto corrente per il versamento. Pur volendo provvedere all'importo dovuto,
non sono stati messi in condizioni di farlo. In una circostanza tanto particolare, carica di tensione emotiva per
le preoccupazioni dettate da motivi di salute, sarebbe opportuno preoccuparsi di comunicare tutto, senza
dare nulla per scontato».
Interpellati, i vertici dell'Asl Napoli 3 Sud annunciano l'invio di una circolare in corsia per ribadire l'importanza
di chiarire sempre agli ammalati, o ai più loro stretti familiari, che il soccorso richiesto e ottenuto per motivi
giudicati non urgenti non è più gratuito già da anni. Meglio ricordare la procedura e le modalità per evitare
spiacevoli equivoci. Ma i dirigenti della rete ospedaliera si dicono sorpresi dalle proteste: al Maresca e in tutti
gli altri presidi sono affissi diversi avvisi sul ticket. In più, nell'area vesuviana è possibile provvedere al
pagamento in farmacia, oltre che in ospedale (in determinati orari) oppure alle Poste.
Un motivo di confusione è dovuto anche a questo fattore: a differenza delle altre prestazioni sanitarie, la visita
al pronto soccorso classificata con codice bianco è a pagamento. Per tutti, come spiegano gli addetti ai lavori:
«È considerata una prestazione impropria, ecco perché non prevede fasce o categorie di esenzioni; unica
eccezione, i bambini al di sotto dei quattordici anni, soltanto per loro è gratuita». Per problematiche non
dovute all'emergenza, è questo il monito rilanciato dai dirigenti dell'Asl, «i pazienti dovrebbero sempre
rivolgersi al proprio medico di famiglia. Con vantaggi notevoli».
Ammonta a 50 euro il ticket vigente per i codici bianchi in pronto soccorso: dal 2015 l'importo sarà ridotto a 25
euro. Più attenzione alle famiglie, con reddito non superiore ai 15mila euro; l'esenzione scatterà anche per
nuclei familiari con tre componenti e un reddito fino a 18mila euro, con quattro o cinque componenti e un
reddito fino ai 22mila euro, con oltre sei componenti e un reddito fino ai 24mila e in favore di minori affidati a
case famiglie o comunità alloggio su provvedimento del tribunale. Ridotta da 10 a 5 euro, la quota di
compartecipazione per le prestazioni di specialistica ambulatoriale, se il reddito è entro i 36.151,98 euro. Altre
modifiche sulla compartecipazione riguardano i pazienti che hanno avuto un trapianto d'organo, con reddito
fino a 50mila euro, e gli extracomunitari che hanno richiesto asilo politico o umanitario. Tutte le novità sono
indicate nel decreto commissariale 141 firmato dal governatore Stefano Caldoro.
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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La sanità , il caso Cartelle esattoriali per le prestazioni di pronto soccorso in codice bianco nell'ospedale
Maresca
26/11/2014
Il Mattino - Salerno
Pag. 38
(diffusione:79573, tiratura:108314)
Consegnate ieri anche targhe, pergamene e riconoscimenti ai laureati della Facoltà di Medicina e Chirurgia
dell'Università degli Studi di Salerno che si sono distinti durante il percorso accademico. La cerimonia di
premiazione del premio «Adolfo Volpe, una vita per la chirurgia», dedicato alla memoria del primario di Pronto
soccorso e Chirurgia d'urgenza del "Ruggi", si è svolta alla presenza dei neolaureati in Medicina e in
Farmacia che hanno chiesto di fare il «Giuramento a Santa Caterina Alessandrina» alla presenza
dell'arcivescovo, monsignor Luigi Moretti.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Il «Giuramento»
26/11/2014
Il Mattino - Salerno
Pag. 30
(diffusione:79573, tiratura:108314)
Si è conclusa con la conferma alla presidenza di Ferdinando De Francesco la tornata elettorale che, dal 15 al
17 novembre scorsi, ha interessato i farmacisti della provincia di Salerno.
I professionisti sono stati chiamati ad esprimere la propria preferenza per il rinnovo dei vertici dell'ordine
provinciale per il triennio 2015/2017.
Quindici i componenti del consiglio direttivo e quattro i revisori dei conti da eleggere. Nel corso della seduta
del 20 novembre scorso, poi, si è proceduto all'assegnazione delle cariche agli eletti.
Al termine dei lavori la composizione dei vertici dell'ordine dei farmacisti della provincia di Salerno risulta così
composto: presidente, come detto, Ferdinando De Francesco, vice presidente Luisanna Pellecchia,
segretario Giuseppe Femia, tesoriere Rocco Somma. Componenti del consiglio direttivo sono Sergio
Cosentino, Alfonso De Angelis, Luigi D'Urso, Aldo Frasso, Angiola Mancusi, Giuseppe Marino, Ignazio Milillo,
Dario Pandolfi, Carmela Saturnino, Salvatore Tondo e Leonardo Venneri. A comporre il collegio dei revisori
dei conti per il prossimo triennio saranno Mirella Costabile, Francesco Gargione, Simone Giannotti e
Vincenzo Senatore quale membro supplente.
c. ult.
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VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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E anche i farmacisti premiano la continuità
26/11/2014
Il Secolo XIX - Savona
Pag. 17
(diffusione:103223, tiratura:127026)
Sindaco e parroco suonano le campane per il nuovo bebè
«Stufi di sentire solo rintocchi per i defunti»
LUISA BARBERIS
BORMIDA . Per chi suona la campana? Per la cicogna che arriva al ritmo dei rintocchi del campanile del
paese. Succede nel piccolo comune di Bormida dove, per festeggiare la nascita di un nuovo cittadino, il
sindaco Daniele Galliano ha deciso di accompagnare il lieto evento facendo suonare le campane a festa. La
prima volta è stata domenica. «La prima bambina che abbiamo festeggiato si chiama Letizia, speriamo che il
suo nome sia di buon auspicio per il paese -spiega il sindaco Daniele Galliano- Bormida è un paese
composto prevalentemente da anziani, è purtroppo più facile sentire la campana che suona per avvisare della
morte di qualcuno, che non per altri motivi. Ero stufo di sentir i rintocchi solamente per eventi tristi. Così mi è
venuta l'idea di suonare anche per le nascite, ne ho subito parlato con padre Bart Monge, il nostro parroco,
che è stato entusiasta del mio progetto. Qualche giorno fa è nata Letizia, abbiamo scelto un brano allegro e,
d'accordo con mamma Ivana e papà Fabrizio, abbiamo iniziato a suonare». Come un tuffo del passato,
quando le campane della chiesa rappresentavano la voce del paese, il mezzo per comunicare ai residenti
non solo feste e lutti, ma anche le emergenze, il momento in cui scappare in tempo di guerra e gli eventi più
significativi per la comunità, oggi Bormida è tornato a rispolverare un'antica tradizione per le nascite. Un fatto
gioioso, ma che non ha mancato di destare stupore tra i residenti. Insospettiti dal ritmo inconsueto, allegro e
vivace, delle campane, e dalla lunghezza dei rintocchi, in tanti hanno subito chiesto spiegazioni. «Mi hanno
telefonato moltissimi cittadini per chiedere cosa stesse succedendo - racconta Galliano - abbiamo spiazzato
tutti. I bormidesi erano preoccupati, hanno pensato a un'emergenza, in realtà era un momento di gioia. Ho
spiegato che, d'ora in poi, ogni volta che nascerà un bambino, le campane suoneranno a festa la domenica
successiva alla nascita per annunciare l'arrivo di un nuovo concittadino. Con il parroco abbiamo deciso di
suonare dopo la messa della domenica, proprio per rendere ufficiale questa pratica, un brano molto allegro e
abbastanza lungo per attirare l'attenzione di tutti. Capisco che è un'innovazione per un piccolo paese come
Bormida, un'apertura importante che può lasciare perplessi, ma sono sicuro che i cittadini capiranno la bontà
dell'iniziativa». La piccola Letizia è per altro la prima nata del 2014. A marzo un'altra cicogna busserà alla
porta del piccolo paese valbormidese che è alla disperata ricerca di nuovi residenti per combattere lo
spopolamento. «Letizia è anche la prima nata da quando la mia squadra è stata eletta alla guida del paese aggiunge Galliano - festeggiarla, come faremo per tutti i nuovi arrivati, rappresenta anche la nostra volontà e
l'impegno per far vivere il paese. In pochi anni i residenti di Bormida dai mille del 1900 sono diventati 600,
oggi siamo solo più 396. Capisco che le coppie giovani a volte preferiscono spostarsi, ma morti noi, non può
morire il paese. La nostra politica è volta ad attirare nuove famiglie a Bormida. Abbiamo servizi, due
alimentari, una ferramenta, una farmacia, l'edicola, i tabacchi e la Posta aperta tutti i giorni, il medico. Ci
mancano i residenti». E se i nuovi nati vengono festeggiati con le campane a festa, per contrastare il calo
demografico che mina il numero dei cittadini, il sindaco ha deciso di sfruttare la crisi e offrire case, a canone
calmierato, da 50 a 100 euro al mese di affitto a seconda del reddito, a famiglie in difficoltà economica o in
cerca di una nuova dimora.
Foto: Le bandiere del municipio e, sullo sfondo, la chiesa di Bormida
Foto: Il sindaco Daniele Galliano
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
BORMIDA, IL PAESE CHE FESTEGGIA LE NASCITE PER SOPRAVVIVERE LA STORIA
26/11/2014
QN - La Nazione - Firenze
Pag. 18
(diffusione:136993, tiratura:176177)
Esuberi: tagliati 40 dirigenti. Siluri Pd contro la riforma Asl
Pino Di Blasio FIRENZE SE E' VERO che tre indizi fanno una prova, secondo i maestri del giallo, una
dozzina di indizi dovrebbe fare un delitto. Per restare solo all'ultima settimana, contro il governatore Enrico
Rossi sono piovute più frecce di quelle scagliate verso San Sebastiano. Prima la stizza del gruppo dirigente
del Pd toscano, Dario Parrini in testa, per l'apertura alle primarie, un assist ai «civatiani» e all'ala sinistra. Poi i
distinguo sulle elezioni in Emilia e sull'astensione da record. Infine, ma è il terreno di scontro principale, l'iper
attivismo del presidente sulla riforma delle Asl, sul piano esuberi e sui tagli dei superpremi ai dirigenti della
Regione. Una raffica di rivoluzioni annunciate, di accelerazioni verbali, di proclami «alla Renzi», con cambi
repentini di idee e di progetti. Ieri, dopo i fischi a Livorno e la gioia per la Lucchini algerina, il prologo alla
riunione di giunta (mancava la vicepresidente Saccardi) chiamata a votare il piano degli esuberi è stato
emblematico. Mentre l'assessore alla sanità Luigi Marroni, ad Arezzo, glorificava l'accorpamento prossimo
venturo delle 16 aziende sanitarie toscane, «che darà più qualità al sistema» e farà risparmiare 400 milioni di
euro, il fronte dei «renziani» saliva sulle barricate. Prima il deputato Federico Gelli, che non ha mai
accantonato il sogno di candidarsi, accendeva il disco rosso sull'idea di mettere insieme le 12 Asl e le tre
aziende ospedaliero-universitarie (il Meyer resterebbe autonomo) in tre grandi aziende. Un'idea fuorilegge,
secondo Gelli: e l'anatema trova tanti sostenitori sia in giunta che in consiglio. Perché si teme di consegnare
la sanità nelle mani delle università, i veri dominus delle tre aree vaste. Anche per questo Marco Remaschi,
presidente Pd della commissione sanità e neo assessore in pectore, ha lanciato la sua freccia. «Non ci è
stata presentata nessuna bozza di riforma - ha detto - e il gruppo di lavoro si dovrebbe riunire il 2 dicembre.
Spererei che in quell'occasione ci venisse presentato un testo, il tempo è poco. Servirà tutto il 2016 per
portare a compimento la riforma». Tempi troppo lunghi per Rossi, che vorrebbe approvare una legge di intenti
entro il 20 dicembre e tagliare le Asl l'anno prossimo. INTANTO ieri sera il piano esuberi stilato dall'assessore
Vittorio Bugli, è stato approvato. Con i pensionamenti alla sanità accantonati, restano i 220 dipendenti e i 34
dirigenti della giunta da mandare a casa nei prossimi due anni, assieme a 4 dirigenti e 20 dipendenti del
consiglio. Il piano di tagli delle agenzie arriverà nei prossimi giorni, dovrebbe interessare una settantina di
dipendenti e una dozzina di dirigenti. Di 8 direttori generali, ne resterà solo 1, addio alle 14 aree di
coordinamento, i 104 settori saranno ridotti a 70. Caselle cancellate per mandare in pensione 34 dirigenti e
non sostituirli. Evitando anche di pagare loro i lauti premi di produttività. I pensionamenti, accettati anche dai
sindacati, partiranno dal 2015. E produrranno risparmi per 17 milioni di euro.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
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La Regione a dieta, 300 in pensione
26/11/2014
QN - La Nazione - Pisa
Pag. 20
(diffusione:136993, tiratura:176177)
Passeggiate della salute per grandi, piccini ed amici a 4 zampe sabato in Val di Cava (in collaborazione con
Farmacia comunale e DAV) Il ritrovo è alle ore 15 con partenza dalla scuola.
VITA IN FARMACIA - Rassegna Stampa 26/11/2014
93
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Tutti in Val di Cavaper passeggiare in salute
PROFESSIONI
1 articolo
26/11/2014
Avvenire - Ed. nazionale
Pag. 9
(diffusione:105812, tiratura:151233)
«Bimbo divenne autistico, ora i rimborsi» I sanitari: si rischia di seminare panico Il caso Il ministero della
Salute farà ricorso «Dai giudici si manda un messaggio sbagliato all'opinione pubblica» I genitori dei bambini
che hanno subito danni: no a guerre, ma serve chiarezza
UMBERTO FOLENA
Un assegno per tutta la vita. È quello che il ministero della Salute dovrà versare a un bambino affetto da
autismo. Nel 2006 gli fu iniettato il vaccino esavalente e il Tribunale del Lavoro di Milano, con una sentenza
firmata dal giudice Nicola di Leo, afferma che sarebbe stata «acclarata la sussistenza del nesso causale tra
tale vaccinazione e la malattia». La perizia di Alberto Tornatore, medico legale nominato dal tribunale, in tal
senso è chiara: «È probabile che il disturbo autistico del piccolo sia stato concausato sulla base di un
polimorfismo che lo ha reso suscettibile alla tossicità di uno o più ingredienti (o inquinanti) del vaccino».
Questa la sentenza, contro la quale ha subito presentato ricorso il Ministero della Salute. Sentenza che
rischia di contribuire ad alimentare polemiche mai sopite tra i sostenitori dei vaccini, che salvano la vita ai
bambini, e chi invece ne vede soprattutto i pericoli. Secca è la reazione di Emilia Grazia De Biasi, presidente
della Commissione Igiene e Sanità del Senato, che parla di «sentenza stravagante», priva di certezza
scientifica, e manifesta un timore: «Alla fine all'opinione pubblica arriva il messaggio che vaccinarsi faccia
male». Quel messaggio in effetti arriva eccome, e non da oggi. Nel 2013 le vaccinazioni dei bambini entro i
due anni di età sono scivolate al minimo degli ultimi dieci anni. Le coperture vaccinali nazionali contro
poliomelite, tetano, difterite, epatite B e pertosse rilevate nel 2013 sono di poco superiori al 95%, valore
minimo previsto dall'obiettivo del Piano nazionale prevenzione vaccinale 20122013. La copertura di morbilloparotite-rosolia è addirittura calata di due punti, passando dal 90% del 2012 all'88% del 2013. Perché molti
genitori non vaccinano più i figli? Le sentenze come questa del Tribunale del Lavoro di Milano contano ad
alimentare la sfiducia; ma a contare è soprattutto la mancanza di memoria. Pochi ricordano che cos'era l'Italia
degli anni 1950-60, prima dell'uso esteso dei vaccini: circa 3mila casi di poliomelite, 12 mila di difterite, 700 di
tetano, 60 mila di morbillo e 30mila di pertosse. «Su milioni di vaccinazioni - commentava ieri Massimo
Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria - non c'è un'incidenza preoccupante di autismo. Sì, su milioni di
dosi può accadere qualcosa, ma i vaccini sono sicuri. E a chi afferma che i vaccini arricchiscano l'industria
farmaceutica, va ricordato che per ogni euro speso in vaccini se ne risparmiano 24 in farmaci». A negare ogni
possibile correlazione tra vaccini e autismo è anche Susanna Esposito, direttrice dell'Unità di pediatria ad alta
intensità del Policlinico di Milano: «Le pubblicazioni scientifiche negano questa possibilità. Tutto cominciò nel
1998 quando Andrew Wakefield, un dottore gallese, avanzò tale ipotesi. Dopo aver confessato che aveva
inventato i dati per interessi personali, fu radiato dell'Ordine dei medici del Regno Unito». Sentenze come
questa di Milano, invece, «alimentano dubbi e seminano il panico, con rischi enormi per la salute dei nostri
bambini». Vaccini sicuri, dunque, tranne rarissimi casi. Pensiero consolante per molti, ma non per chi rientra
in quei "rarissimi casi". Come Nadia Gatti, presidente del Coordinamento nazionale danneggiati dal vaccino
(Condav), che comunque non va assolutamente annoverata tra gli ultrà anti-vaccino: «Non vogliamo nessuna
guerra né diciamo che tutti i vaccini fanno male. Ma i danneggiati riconosciuti in quanto tali esistono. In Italia
sono 700 e una è mia figlia». Il Condav si oppone all'ineluttabilità dei "rarissimi casi": «Tutti i farmaci possono
avere degli effetti collaterali - ribadisce Gatti -. Noi non diciamo no alle vaccinazioni tout court , chiediamo
solo che si faccia chiarezza». E chiara è la proposta del Condav: «È necessario aprire un Tavolo di lavoro per
studiare i possibili effetti avversi dei vaccini, promuovere test prevaccinali in grado di identificare le categorie
più a rischio di subirli, dare informazioni chiare e permettere una libertà di scelta consapevole».
PROFESSIONI - Rassegna Stampa 26/11/2014
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Vaccini, la sentenza che divide

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