Confimi Apindustria Bergamo

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Confimi Apindustria Bergamo
CONFIMI
03 novembre 2015
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INDICE
CONFIMI
03/11/2015 Gazzetta di Modena - Nazionale
Jobs Act, due appuntamenti con Cgil e Confimi Emilia
6
03/11/2015 Prima Pagina Modena - Modena
Confimi e il lavoro che cambia: terzo appuntamento
7
CONFIMI WEB
02/11/2015 www.ilsole24ore.com 13:46
Stabilità, partite le audizioni. Rete Imprese Italia: «Manovra espansiva, ma per le
Pmi si poteva fare di più»
9
02/11/2015 www.ilsole24ore.com 16:03
Stabilità, Chiamparino: dalle regioni due terzi della spending. Renzi convoca i
governatori: «Ora ci divertiamo»
10
02/11/2015 www.agi.it 10:47
Agenda Appuntamenti
11
02/11/2015 www.ilghirlandaio.com 10:32
Agenda economica, gli appuntamenti di luned 2 novembre
12
02/11/2015 www.ilvelino.it 07:17
Legge Stabilità, al via le audizioni in commissione Senato
13
02/11/2015 borsaitaliana.it 09:23
Economia e finanza: gli avvenimenti di LUNEDI' 2 novembre -5-
14
02/11/2015 borsaitaliana.it 13:35
La settimana parlamentare: economia e finanza -23-
15
02/11/2015 borsaitaliana.it 16:28
Economia e finanza: gli orari del Senato / lunedi' -2-
16
02/11/2015 www.bologna2000.com 13:45
Confimi e il lavoro che cambia. Terzo appuntamento di analisi del Jobs Act
17
02/11/2015 www.modena2000.it 13:45
Confimi e il lavoro che cambia. Terzo appuntamento di analisi del Jobs Act
18
02/11/2015 www.reggio2000.it 13:45
Confimi e il lavoro che cambia. Terzo appuntamento di analisi del Jobs Act
19
02/11/2015 www.sassuolo2000.it 13:45
Confimi e il lavoro che cambia. Terzo appuntamento di analisi del Jobs Act
20
02/11/2015 www.sassuoloonline.it 13:45
Confimi e il lavoro che cambia. Terzo appuntamento di analisi del Jobs Act
21
SCENARIO ECONOMIA
03/11/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Una manovra torbida
23
03/11/2015 Corriere della Sera - Nazionale
La banda ultralarga e lo «spread» guardando all'Europa
25
03/11/2015 Corriere della Sera - Nazionale
«Un patto sul clima poi torno alle Hawaii»
29
03/11/2015 Il Sole 24 Ore
La Bce e i contatti con i banchieri
32
03/11/2015 Il Sole 24 Ore
Erdogan «pigliatutto», il prezzo della stabilità
34
03/11/2015 Il Sole 24 Ore
Commerz, primo dividendo dal 2007 Il ceo Blessing lascia
35
03/11/2015 Il Sole 24 Ore
AnsaldoBreda e Sts passano a Hitachi A dicembre l'Opa
36
03/11/2015 Il Sole 24 Ore
Fondi esteri al 63% decisivi in assemblea
38
03/11/2015 Il Sole 24 Ore
«Veneto Banca, prima l'Ipo e poi la fusione»*
40
03/11/2015 La Repubblica - Nazionale
Ilva, contro la proroga dei commissari in campo anche Confindustria
42
03/11/2015 La Repubblica - Nazionale
Donne Se da oggi lavorano gratis
43
03/11/2015 La Repubblica - Nazionale
"Segnali di ripresa ma i nuovi contratti andranno ripensati"
45
03/11/2015 QN - Il Giorno - Nazionale
Sangalli apre alle liberalizzazioni «Ma il pluralismo va salvaguardato»
46
SCENARIO PMI
03/11/2015 Corriere della Sera - Brescia
Crescono gli investimenti dell'industria nel 2014 Brescia ha speso 544 milioni
48
03/11/2015 Il Sole 24 Ore
Abi: effetto fiducia dalla detassazione sugli immobili
50
03/11/2015 MF - Nazionale
Commerzbank torna a staccare dividendi
51
03/11/2015 Il Giornale - Milano
Un voucher per le imprese all'Artigiano in fiera
52
02/11/2015 Business People
Che cosa vuol dire (OGGI) INNOVAZIONE?
53
CONFIMI
2 articoli
03/11/2015
Pag. 9
diffusione:8474
tiratura:11670
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Jobs Act, due appuntamenti con Cgil e Confimi Emilia OGGI SI PARLA DELLA RIFORMA DEL LAVORO
Jobs Act, due appuntamenti con Cgil e Confimi Emilia
Jobs Act, due appuntamenti
con Cgil e Confimi Emilia
OGGI SI PARLA DELLA RIFORMA DEL LAVORO
Giornta dedicata al Jobs Act oggi a Modena. Prosegue, infatti, il ciclo di incontri promosso e organizzato da
Confimi Emilia, in collaborazione con la Fondazione Universitaria "Marco Biagi", per approfondire i diversi
aspetti della riforma del lavoro. La terza tappa de "Il lavoro che cambia", dunque, sarà oggi presso
l'auditorium di Confimi Modena, in via Pier Paolo Pasolini 15, alle 15, dove l'attenzione si concentrerà sui
contratti di lavoro, e in particolare le collaborazioni coordinate e continuative, le norme di stabilizzazione, il
lavoro autonomo e le partite Iva. Si inizierà con il professor Francesco Basenghi, dell'Università di Modena
e Reggio Emilia, a seguire il dialogo con gli imprenditori i quali, come già avvenuto nelle due precedenti
occasioni, avranno modo di sottoporre quesiti relativi a situazioni pratiche riscontrate nel quotidiano
dell'esperienza aziendale. "Cosa rimane dopo il Jobs Act" è invece l'iniziativa promossa in Cgil a Modena
oggi alle 17 presso la sala "9 Gennaio 1950" in Cgil (piazza Cittadella 36). A discutere sono invitati lo
stesso prof. Francesco Basenghi ordinario di Diritto del Lavoro Unimore, Marta Fana ricercatrice in
economia presso l'Institut d'Etudes Politiques di SciencesPo Parigi, e Fausto Durante responsabile Cgil
nazionale politiche europee e internazionali. Coordina il dibatto Claudio Riso della segreteria Cgil Modena.
«Il Jobs Act ha modificato radicalmente l'impianto del diritto del lavoro, - dice Cgil - del sistema di tutele e
anche delle relazioni sindacali costruite nel tempo. Configura un cambio nell'equilibrio dei poteri tra datore
di lavoro e lavoratori. Si fanno spazio nuove forme di precarietà e non si registra creazione di nuovi rapporti
di lavoro».
CONFIMI - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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03/11/2015
Pag. 13 Ed. Modena
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INCONTRI Si analizzerà il Jobs Act
Confimi e il lavoro che cambia: terzo appuntamento
MODENA Si terrà oggi il ciclo di incontri promosso e organizzato da Confimi Emilia, in collaborazione con la
Fondazione Universitaria "Marco Biagi", volto ad approfondire i diversi aspetti del "Jo b s Act". Il ciclo,
denominato "Il lavoro che cambia", è giunto alla terza tappa, che concentrerà l'at t e n z i one sui contratti di
lavoro, e in particolare le collaborazioni coordinate e continuative, i cosiddetti Co.Co.Co, le Norme di
stabilizzazione, il Lavoro autonomo e le partite Iva. Questo nuovo appuntamento avrà luogo, come i
precedenti, all'Auditorium della sede Confimi di Modena, in via Pier Paolo Pasolini 15, con inizio alle ore 15.
Si inizierà con la comunicazione del docente Francesco Basenghi, Ordinario nell'Università di Modena e
Reggio Emilia, presidente del corso di laurea magistrale in Relazioni di lavoro e componente del Comitato
scientifico della Fondazione Bia gi. Dopo lo sviluppo dei temi da parte di Basenghi, sarà dato spazio al
dialogo con gli imprenditori i quali, come già avvenuto nelle due precedenti occasioni, avranno modo di
sottoporre quesiti relativi a situazioni pratiche riscontrate nel quotidiano dell'esperienza aziendale.
CONFIMI - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
7
CONFIMI WEB
13 articoli
02/11/2015 13:46
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Stabilità, partite le audizioni. Rete Imprese Italia: «Manovra espansiva,
ma per le Pmi si poteva fare di più»
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Sono cominciate oggi davanti alla commissione Bilancio del Senato le audizioni sulla legge di stabilità
2016, il cui approdo in Aula è previsto nella settimana dal 16 al 20 ottobre. Stamattina è stata la volta di
Lunaria, Alleanza delle cooperative e Rete imprese Italia. Nel pomeriggio, fino alle 20.45, toccherà a Cgil,
Cisl, Uil e Ugl, Confindustria, Cnel, Anci, Upi, Uncem, Conferenza Regioni, Abi, Confagricoltura, Cia,
Coldiretti e Copagri,Confedilizia, Ance, Confapi, Confimi e Confprofessioni. Domani dalle 9 alle 14.30 sarà
la volta di Corte dei conti, Bankitalia, Ufficio di bilancio e Istat. Infine mercoledì alle 8.30 si svolgerà
l'audizione del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.
Rete Imprese Italia: «Manovra espansiva ma per Pmi ancora pesante»
È un «giudizio sostanzialmente positivo per una manovra finalmente espansiva» quello espresso dal
presidente di Confartigianato Roberto Merletti in rappresentanza di Rete Imprese Italia, anche se servono
ulteriori correzioni fiscali per ridurre la pressione sulle piccole e medie imprese e più coraggio nei tagli alla
spesa improduttiva. «I 5 miliardi di provvedimenti che direttamente o indirettamente aumentano il reddito
delle famiglie - stima Merletti - possono generare una cresciuta aggiuntiva di 3 decimi di Pil e la crescita
annua dell'1,6% può essere anche superata». Bene gli «interventi volti a diminuire la pressione fiscale» su
imprese e famiglie ma, pur essendo «orientati nella giusta direzione, non sono certi sufficienti». La
«delusione» riguarda il «mancato intervento sull'Imu per gli immobili strumentali», tassa che per Rete
Imprese Italia «andrebbe eliminata»; la Tasi sugli immobili invenduti va rivista per «arrivare alla completa
esenzione, come fatto per l'Imu, perché il settore delle costruzioni è ancora in piena crisi». Merletti sollecita
anche l'abrogazione del « meccanismo dello split payment, soprattutto ora che c'è la fatturazione
elettronica».
CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
9
02/11/2015 16:03
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Ok dai comuni, giudizio severo dalle regioni, che tuonano: «Due terzi della spending review arrivano da noi,
sistema a rischio». Replica a stretto giro il premier Matteo Renzi, convocando i governatori mercoledì (oggi
avevano chiesto a Palazzo Chigi un incontro urgente) e chiosando: «Adesso con le regioni ci divertiamo,
ma sul serio». Sono cominciate tese davanti alla commissione Bilancio del Senato le audizioni sulla legge
di stabilità 2016, il cui approdo in Aula è previsto nella settimana dal 16 al 20 ottobre. Stamattina è stata la
volta di Lunaria, Alleanza delle cooperative e Rete imprese Italia. Nel pomeriggio, fino alle 20.45, è toccato
a Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Confindustria, Cnel, Anci, Upi, Uncem, Conferenza Regioni, Abi, Confagricoltura, Cia,
Coldiretti e Copagri,Confedilizia, Ance, Confapi, Confimi e Confprofessioni. Domani dalle 9 alle 14.30
saranno ascoltati Corte dei conti, Bankitalia, Ufficio di bilancio e Istat. Infine mercoledì alle 8.30 si svolgerà
l'audizione del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.
Il più critico sulla manovra è stato proprio il presidente della Conferenza delle regioni, Sergio Chiamparino:
«Due terzi della spending review sono a carico delle regioni». E i tagli complessivi previsti dalla legge di
stabilità per il 2017-2019 «rischiano di determinare forti criticità» e «configurano una situazione che nei fatti
mette a rischio la sopravvivenza stessa del sistema regioni», per esempio nella capacità di fornire ai
pazienti farmaci innovativi. Le risorse trovate con la revisione della spesa per il 2016 ammontano a 5,9
miliardi di euro, ha sottolineato Chiamparino, di cui «poco più di 4,2 miliardi sarà a carico del sistema
regioni»: «Due miliardi provengono dalla sanità e il resto dall'extra sanità». Chiamparino, che oggi a nome
dei governatori ha inviato a Palazzo Chigi una richiesta di incontro urgente, ha sottolineato che «finora non
c'è stata una grande interlocuzione con il governo».
Renzi convoca Regioni: ora ci divertiamo
Il premier Matteo Renzi ha risposto a stretto giro, intenzionato, secondo quanto si apprende da fonti di
Palazzo Chigi, a convocare le Regioni a Roma mercoledì prossimo. «Adesso con le Regioni ci divertiamo,
ma sul serio», sono le parole con cui il premier avrebbe accompagnato la convocazione dei presidenti di
Regione, dopo le loro critiche alla legge di stabilità. «Sulla sanità ci sono più soldi del passato». Sarebbe
questo il ragionamento di Matteo Renzi. «Il punto - avrebbe argomentato - è che le tasse devono scendere.
Non consentirò alle Regioni di aumentare le imposte ai cittadini, non si può scaricare sempre sugli italiani.
Eliminino piuttosto gli sprechi».
CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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Stabilità, Chiamparino: dalle regioni due terzi della spending. Renzi
convoca i governatori: «Ora ci divertiamo»
02/11/2015 10:47
Sito Web
www.agi.it
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(AGI) - Roma, 2 novembre - - Senato: commissioni congiunte Bilancio Camera e Senato - indagine
conoscitiva sui documenti di bilancio 2016-2018: audizioni ore 11 - Lunaria ; ore 11,30 - Alleanza
Cooperative; ore 12,15 - R.ETE Imprese Italia; audizioni ore 14,30 - CGIL, CISL, UIL, UGL; ore 15,45 Confindustria; ore 15,45 - Confindustria; ore 16,45 - CNEL; ore 17,30 - ANCI, UPI, UNCEM; Conferenza
Regioni e Province autonome; ore 18,45 - ABI; ore 19,30 - Organizzazioni professionali agricole; ore 20,15
- Confedilizia, ANCE; ore 20,45 - CONFAPI, CONFIMI, CONFPROFESSIONI (AGI)
CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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Agenda Appuntamenti
02/11/2015 10:32
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(Il Ghirlandaio) Roma, 2 nov. - Ecco i principali appuntamenti dell'agenda economica di oggi.
Roma
il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti comunica i dati relativi al mese di ottobre sulle
immatricolazioni di autovetture
seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome sulla Legge di Stabilita'
2016. Ore 14,30. Via Parigi, 11.
prendono il via le audizioni davanti alle commissioni Bilancio di Senato e Camera: Lunaria, ore 11,00;
Alleanza Cooperative, ore 11,30; Rete Imprese Italia, ore 12,15; Cgil, Cisl, Uil e Ugl, ore 14,30;
Confindustria, ore 15,45; Cnel, ore 16,45; Anci, Upi, Uncem e Conferenza delle Regioni, ore 17,30; Abi, ore
18,45; Organizzazioni professionali agricole, ore 19,30; Confedilizia e Ance, ore 20,15; Confapi, Confimi,
Confprofessioni, ore 20,45.
Milano
Assemblea ordinaria e straordinaria Reno De Medici (2da conv.). Ore 10,30. Per situazione patrimoniale al
30/06/15, riduzione capitale sociale, proposta autorizzazione acquisto/disposizione azioni proprie.
Starhotels Rosa Grand Hotel, piazza Fontana, 3.
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Agenda economica, gli appuntamenti di luned 2 novembre
02/11/2015 07:17
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Mercoledì sarà il turno del ministro Padoan. L'approdo in Aula del ddl è previsto nella settimana tra il 16 e il
20 novembre
di Emanuele Gatto
Comincia l'esame della legge di Stabilità da parte della commissione Bilancio del Senato. Previsto un ciclo
di tre giorni di audizioni che prenderanno il via oggi alle 11 quando in commissione si presenteranno
Lunaria, Alleanza delle Cooperative e Rete Imprese Italia. Nel pomeriggio, fino alle 20,45, sarà il turno di
Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Confindustria, Cnel, Anci, Upi, Uncem, Conferenza Regioni, Abi, Confagricoltura, Cia,
Coldiretti e Copagri,Confedilizia, Ance, Confapi, Confimi e Confprofessioni. Martedì, dalle 9 alle 14,30
toccherà a Corte dei conti, Bankitalia, Ufficio di bilancio e Istat. Infine, mercoledì alle 8,30, in quinta
commissione si terrà l'audizione del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. Sempre mercoledì le altre
commissioni dovranno inviare i propri pareri alla Bilancio, mentre la scadenza per la presentazione degli
emendamenti è stato fissato per sabato 7 novembre alle 12. La commissione Bilancio punta a chiudere
l'esame del ddl, le cui relatrici sono le senatrici Pd Magda Zanoni e Ap-Ncd Federica Chiavaroli, in sede
referente entro venerdì 13. Nella settimana tra il 16 e il 20 novembre è previsto l'approdo in Aula del testo
con gli emendamenti che dovranno essere presentati entro le 13 di sabato 14. Arriverà invece dal lavoro
congiunto delle commissioni Finanze di Camera e Senato il 24 novembre prossimo su iniziativa del
presidente della VI commissione, Maurizio Bernardo, una sorta di seminario in cui saranno convocati tutti i
rappresentanti della filiera del gioco. Sul tavolo la tematica del conflitto tra la riserva dello Stato e la potestà
legislativa dei Comuni, per cui è attesa anche l'ANCI.
CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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Legge Stabilità, al via le audizioni in commissione Senato
02/11/2015 09:23
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pOLITICA E ATTIVITA' PARLAMENTARE - Roma: prendono il via le audizioni davanti alle commissioni
Bilancio di Senato e Camera: Lunaria, ore 11,00; Alleanza Cooperative, ore 11,30; Rete Imprese Italia, ore
12,15; Cgil, Cisl, Uil e Ugl, ore 14,30; Confindustria, ore 15,45; Cnel, ore 16,45; Anci, Upi, Uncem e
Conferenza delle Regioni, ore 17,30; Abi, ore 18,45; Organizzazioni professionali agricole, ore 19,30;
Confedilizia e Ance, ore 20,15; Confapi, Confimi, Confprofessioni, ore 20,45.
Red-
CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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Economia e finanza: gli avvenimenti di LUNEDI' 2 novembre -5-
02/11/2015 13:35
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Al Senato (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 02 nov - Ddl di Bilancio e stabilita' Aperta giovedi' la sessione
di bilancio, prendono il via da oggi le audizioni davanti alle commissioni Bilancio di Senato e Camera:
Lunaria (ore 11), Alleanza Cooperative (ore 11,30), Rete Imprese Italia (ore 12,15), Cgil, Cisl, Uil e Ugl (ore
14,30), Confindustria (ore 15,45), Cnel (ore 16,45), Anci, Upi, Uncem e Conferenza delle Regioni (ore
17,30), Abi (ore 18,45), Organizzazioni professionali agricole (ore 19,30), Confedilizia e Ance (ore 20,15),
Confapi, Confimi , Confprofessioni (ore 20,45). Domani tocca a Corte dei Conti (ore 9), Banca d'Italia (ore
10,15), Upb (ore 11,30), Istat (ore 14,30). Mercoledi' il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan (ore
8,30). La commissione Bilancio si riunira' per la discussione generale mercoledi' alle 15 e giovedi' alle 9 e
alle 14,30. Il termine per gli emendamenti scade sabato alle 12. Le altre Commissioni devono dare i propri
pareri su Ddl di stabilita' e tabelle del Ddl di Bilancio entro mercoledi'. Tra le altre, la Finanze si riunisce
domani alle 14 e alle 19 e mercoledi' alle 8,30; la Lavori Pubblici domani alle 14,30 e mercoledi' alle 10 e
alle 15; l'Industria domani alle 11 e alle 14,30 e mercoledi' alle 14,30; la Lavoro domani alle 11, alle 14,30 e
alle 19 e mercoledi' alle 9 e alle 13,30; l'Ambiente domani alle 12,30, 14,30 e 19 e mercoledi' alle 8,30.
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La settimana parlamentare: economia e finanza -23-
02/11/2015 16:28
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 02 nov - Senato segue lunedi' 14,30 audizioni Cgil, Cisl, Uil e Ugl su Ddl
stabilita' (commissioni riunite Bilancio) 15,45 audizione Confindustria su Ddl stabilita' (commissioni riunite
Bilancio) 16,45 audizione Cnel su Ddl stabilita' (commissioni riunite Bilancio) 17,30 audizioni Anci, Upi,
Uncem, Conferenza regioni su Ddl stabilita' (commissioni riunite Bilancio) 18,45 audizione Abi su Ddl
stabilita' (commissioni riunite Bilancio) 19,30 audizione organizzazioni professionali agricole su Ddl stabilita'
(commissioni riunite Bilancio) 20,15 audizioni Confedilizia, Ance su Ddl stabilita' (commissioni riunite
Bilancio) 20,45 audizioni Confapi, Confimi, Confprofessioni su Ddl stabilita' (commissioni riunite Bilancio)
Bof
(RADIOCOR) 02-11-15 15:06:51 (0425) 5 NNNN
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02/11/2015 13:45
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Prosegue domani, 3 novembre, il ciclo di incontri promosso e organizzato da Confimi Emilia, in
collaborazione con la Fondazione Universitaria "Marco Biagi", volto ad approfondire i diversi aspetti del
"Jobs Act". Il ciclo, denominato "Il lavoro che cambia", è giunto alla terza tappa, che concentrerà
l'attenzione sui contratti di lavoro, e in particolare le collaborazioni coordinate e continuative (i cosiddetti
Co.Co.Co), le Norme di stabilizzazione, il Lavoro autonomo e le Partite IVA.
Questo nuovo appuntamento avrà luogo, come i precedenti, presso l'Auditorium della sede Confimi di
Modena, in via Pier Paolo Pasolini 15, con inizio alle ore 15.
Si inizierà con la comunicazione del Prof. Avv. Francesco Basenghi, Ordinario nell'Università di Modena e
Reggio Emilia, Presidente del Corso di laurea magistrale in Relazioni di lavoro e componente del Comitato
scientifico della Fondazione Biagi.
Dopo lo sviluppo dei temi da parte dell'Avv. Basenghi, sarà dato spazio al dialogo con gli imprenditori i
quali, come già avvenuto nelle due precedenti occasioni, avranno modo di sottoporre quesiti relativi a
situazioni pratiche riscontrate nel quotidiano dell'esperienza aziendale.
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Confimi e il lavoro che cambia. Terzo appuntamento di analisi del Jobs
Act
02/11/2015 13:45
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Prosegue domani, 3 novembre, il ciclo di incontri promosso e organizzato da Confimi Emilia, in
collaborazione con la Fondazione Universitaria "Marco Biagi", volto ad approfondire i diversi aspetti del
"Jobs Act". Il ciclo, denominato "Il lavoro che cambia", è giunto alla terza tappa, che concentrerà
l'attenzione sui contratti di lavoro, e in particolare le collaborazioni coordinate e continuative (i cosiddetti
Co.Co.Co), le Norme di stabilizzazione, il Lavoro autonomo e le Partite IVA.
Questo nuovo appuntamento avrà luogo, come i precedenti, presso l'Auditorium della sede Confimi di
Modena, in via Pier Paolo Pasolini 15, con inizio alle ore 15.
Si inizierà con la comunicazione del Prof. Avv. Francesco Basenghi, Ordinario nell'Università di Modena e
Reggio Emilia, Presidente del Corso di laurea magistrale in Relazioni di lavoro e componente del Comitato
scientifico della Fondazione Biagi.
Dopo lo sviluppo dei temi da parte dell'Avv. Basenghi, sarà dato spazio al dialogo con gli imprenditori i
quali, come già avvenuto nelle due precedenti occasioni, avranno modo di sottoporre quesiti relativi a
situazioni pratiche riscontrate nel quotidiano dell'esperienza aziendale.
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Prosegue domani, 3 novembre, il ciclo di incontri promosso e organizzato da Confimi Emilia, in
collaborazione con la Fondazione Universitaria "Marco Biagi", volto ad approfondire i diversi aspetti del
"Jobs Act". Il ciclo, denominato "Il lavoro che cambia", è giunto alla terza tappa, che concentrerà
l'attenzione sui contratti di lavoro, e in particolare le collaborazioni coordinate e continuative (i cosiddetti
Co.Co.Co), le Norme di stabilizzazione, il Lavoro autonomo e le Partite IVA.
Questo nuovo appuntamento avrà luogo, come i precedenti, presso l'Auditorium della sede Confimi di
Modena, in via Pier Paolo Pasolini 15, con inizio alle ore 15.
Si inizierà con la comunicazione del Prof. Avv. Francesco Basenghi, Ordinario nell'Università di Modena e
Reggio Emilia, Presidente del Corso di laurea magistrale in Relazioni di lavoro e componente del Comitato
scientifico della Fondazione Biagi.
Dopo lo sviluppo dei temi da parte dell'Avv. Basenghi, sarà dato spazio al dialogo con gli imprenditori i
quali, come già avvenuto nelle due precedenti occasioni, avranno modo di sottoporre quesiti relativi a
situazioni pratiche riscontrate nel quotidiano dell'esperienza aziendale.
CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Confimi e il lavoro che cambia. Terzo appuntamento di analisi del Jobs
Act
02/11/2015 13:45
Sito Web
www.sassuolo2000.it
pagerank: 4
Prosegue domani, 3 novembre, il ciclo di incontri promosso e organizzato da Confimi Emilia, in
collaborazione con la Fondazione Universitaria "Marco Biagi", volto ad approfondire i diversi aspetti del
"Jobs Act". Il ciclo, denominato "Il lavoro che cambia", è giunto alla terza tappa, che concentrerà
l'attenzione sui contratti di lavoro, e in particolare le collaborazioni coordinate e continuative (i cosiddetti
Co.Co.Co), le Norme di stabilizzazione, il Lavoro autonomo e le Partite IVA.
Questo nuovo appuntamento avrà luogo, come i precedenti, presso l'Auditorium della sede Confimi di
Modena, in via Pier Paolo Pasolini 15, con inizio alle ore 15.
Si inizierà con la comunicazione del Prof. Avv. Francesco Basenghi, Ordinario nell'Università di Modena e
Reggio Emilia, Presidente del Corso di laurea magistrale in Relazioni di lavoro e componente del Comitato
scientifico della Fondazione Biagi.
Dopo lo sviluppo dei temi da parte dell'Avv. Basenghi, sarà dato spazio al dialogo con gli imprenditori i
quali, come già avvenuto nelle due precedenti occasioni, avranno modo di sottoporre quesiti relativi a
situazioni pratiche riscontrate nel quotidiano dell'esperienza aziendale.
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Prosegue domani, 3 novembre, il ciclo di incontri promosso e organizzato da Confimi Emilia, in
collaborazione con la Fondazione Universitaria "Marco Biagi", volto ad approfondire i diversi aspetti del
"Jobs Act". Il ciclo, denominato "Il lavoro che cambia", è giunto alla terza tappa, che concentrerà
l'attenzione sui contratti di lavoro, e in particolare le collaborazioni coordinate e continuative (i cosiddetti
Co.Co.Co), le Norme di stabilizzazione, il Lavoro autonomo e le Partite IVA.
Questo nuovo appuntamento avrà luogo, come i precedenti, presso l'Auditorium della sede Confimi di
Modena, in via Pier Paolo Pasolini 15, con inizio alle ore 15.
Si inizierà con la comunicazione del Prof. Avv. Francesco Basenghi, Ordinario nell'Università di Modena e
Reggio Emilia, Presidente del Corso di laurea magistrale in Relazioni di lavoro e componente del Comitato
scientifico della Fondazione Biagi.
Dopo lo sviluppo dei temi da parte dell'Avv. Basenghi, sarà dato spazio al dialogo con gli imprenditori i
quali, come già avvenuto nelle due precedenti occasioni, avranno modo di sottoporre quesiti relativi a
situazioni pratiche riscontrate nel quotidiano dell'esperienza aziendale.
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Act
SCENARIO ECONOMIA
13 articoli
03/11/2015
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tiratura:412069
Una manovra torbida
Massimo Franco
Dentro le Sacre Mura si sapeva da almeno un anno che il Papa non si fidava più del duo Balda-Chaouqui.
Benché li avesse scelti lui . a pagina 5
Sono due persone che aveva scelto papa Francesco. E dunque venivano ascritte quasi d'ufficio al nuovo
corso di Jorge Mario Bergoglio. Per questo l'arresto di Lucio Angel Vallejo Balda, esponente di peso
dell'Opus Dei, e di Francesca Immacolata Chaouqui, giovane donna di pubbliche relazioni per Ernst
&Young, ha sorpreso quasi tutti. Dall'esterno è apparso un colpo all'immagine dello stesso Pontefice.
Entrambi, infatti, il monsignore e la sua protetta, erano stati membri della Commissione d'inchiesta sulle
finanze vaticane, istituita nel luglio del 2013. La presiedeva il maltese Joseph Zara, amministratore
delegato del Market Intelligence Services Co Ltd. Ma dentro le Sacre Mura si sapeva da almeno un anno
che il loro sodalizio e la loro rete di contatti erano screditati anche agli occhi di Francesco.
Già nel novembre del 2014, un esponente vaticano a conoscenza di molti segreti confidava le perplessità
diffuse sul comportamento di monsignor Vallejo Balda e della giovane lobbista. «Hanno avuto accesso a
documenti riservati, e c'è il rischio di una Vatileaks economica», si diceva già allora. D'altronde, per mesi
avevano avuto pieno accesso a Casa Santa Marta, l'albergo dove il Papa ha scelto di risiedere.
Garantivano contatti e informazioni riservate, servendosi di siti e giornali compiacenti. E cercavano di
accattivarsene altri offrendosi come mediatori. Sostenevano di potere avere contatti diretti col Papa. E
probabilmente, all'inizio qualcosa di vero ci doveva essere: esibivano una sicumera tipica di chi si sente
introdotto nel «posto giusto».
Nell'euforia seguita alle dimissioni di Benedetto XVI e all'arrivo del primo latino-americano sul Soglio di
Pietro, tutto appariva possibile. Il vento di novità velava le zone grigie, i rapporti tra vecchio e nuovo potere,
il trasformismo, e la determinazione delle lobby finanziarie più influenti e segrete a concedere il minimo
all'imperativo della trasparenza. Sotto questo aspetto, il duo Vallejo-Chaouqui è la metafora di un
cambiamento dai contorni a tratti ambigui; e di una certa difficoltà di Francesco a conoscere esattamente gli
intrecci del sottobosco vaticano e riconoscere le persone più affidabili. È una zona grigia estesa e infida,
dalla quale il monsignore dell'Opus Dei, che si è affrettata a separare le proprie responsabilità da quelle di
Vallejo Balda ora che si trova in una cella della Gendarmeria vaticana, è emerso solo per eccesso di
protagonismo o di furbizia.
Evidentemente il modo di fare suo e della sua sodale è stato così irrituale da apparire più che una cifra del
nuovo pontificato, un'ostentazione maldestra e forse anche millantata del potere. Colpì molto, sotto questo
aspetto, la «festa» data dal duo sulla terrazza della Prefettura degli Affari economici, affacciata su piazza
San Pietro, a fine febbraio del 2014. Si canonizzavano Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. E, mentre la folla
della gente comune si accalcava all'interno del colonnato del Bernini, uno spicchio del cosiddetto «mondo
Vip» sorseggiava vino pregiato e mangiava, guardando quell'umanità dall'alto. Un raduno sponsorizzato,
all'insaputa dell'allora «ministro dell'Economia», il cardinale Giuseppe Versaldi. Monsignor Balda distribuiva
la Comunione agli ospiti tirando fuori le ostie da bicchierini di carta; unendo sacro e profano senza essere
attraversato da un solo dubbio.
E la Chaouqui accoglieva gli invitati come una specie di padrona di casa. Su quel balcone c'era la
marmellata politico-religiosa della Roma vecchia e nuova, del potere economico del passato e del presente:
di nuovo, la metafora involontaria di una rivoluzione inevitabilmente contraddittoria. «È uno schiaffo, uno
schiaffo», sembra avesse commentato Francesco quando gli diedero la notizia di quel rito mondanissimo,
camuffato da occasione religiosa: rappresentava tutto ciò che aveva cercato di combattere fin dal primo
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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APPROFONDIMENTI il rischio di una vatileaks economica
03/11/2015
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SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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giorno. Il pontefice fece convocare Vallejo Balda, e gli chiese conto di quanto era accaduto. Il seguito è
arrivato a cascata. Si parla di ingresso in Vaticano interdetto alla Chaouqui da mesi, ormai. Di un
Francesco addolorato ma costretto a prendere tempo, perché gli si faceva presente che i sospettati
potevano far filtrare i documenti della commissione della quale erano membri.
Sullo sfondo stagnava il timore che l'eventuale espulsione della Chaouqui dalla cerchia papale potesse
essere considerata solo come la vendetta di un ambiente misogino; e la convinzione che Vallejo Balda
dovesse essere smascherato con prove inoppugnabili. Ma il dubbio è che la svolta sia arrivata troppo tardi.
Il tentativo di fermare altre «rivelazioni» che promettono di deturpare non solo l'immagine ma l'identità della
«nuova Chiesa» di Bergoglio, semina perplessità. E alla fine si torna al punto di partenza: la selezione del
gruppo dirigente in Vaticano, l'opacità delle questioni economiche, e la guerra mai finita per assumerne il
controllo. Per questo non ci sarebbe da meravigliarsi se alla fine l'arresto di Vallejo Balda avesse riflessi
anche sulla gestione delle finanze della Santa Sede; e acuisse le ostilità tra il «ministro dell'Economia»
George Pell.
All'inizio, sembra che lui e Vallejo Balda fossero tacciati di avere la «sindrome del giustiziere»: agivano in
accordo per spazzare via tutto ciò che non rientrava nelle loro logiche. Poi la loro alleanza si è spezzata,
probabilmente per ambizioni divergenti e, nel caso del prelato dell'Opus Dei, frustrate. Così, Vallejo Balda
avrebbe cominciato a consumare le sue vendette, facendo trapelare notizie contro Pell, inviso a quasi tutto
il Vaticano per i metodi sbrigativi. Le indicazioni inviate qualche giorno fa dal Papa per ricordare che in
attesa della riforma della Curia valgono ancora le regole di prima, e che ad amministrarle è il segretario di
Stato, cardinale Piero Parolin, suona come la conferma del ridimensionamento di Pell: tra l'altro, uno degli
ispiratori della lettera con la quale i conservatori hanno accreditato un esito del Sinodo precostituito da
Bergoglio: un'accusa intollerabile.
Ma i due accusati sono pedine di un gioco più grande e più sporco: un altro tentativo spettacolare di
destabilizzare un papato, sfruttando gli errori commessi in nome del rinnovamento, per disdirlo
completamente. Una manovra torbida .
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La parola
opus dei
È una prelatura personale della Chiesa cattolica, fondata il 2 ottobre 1928 da Josemaría Escrivá de
Balaguer e aperta alle donne nel 1930. Le prelature personali, create dal Concilio Vaticano II, sono
composte da laici e sacerdoti che, sotto l'autorità di un prelato, cooperano per portare avanti una propria
missione. L'attività dell'Opus Dei si riassume nella formazione dei fedeli affinché ciascuno possa svolgere,
nel posto che occupa nella Chiesa e nel mondo, l'attività apostolica sostenendo l'opera evangelizzatrice dei
pastori e diffondendo l'ideale della chiamata universale alla santità.
03/11/2015
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La banda ultralarga e lo «spread» guardando all'Europa
Massimo Sideri
On la fine del precedente governo Berlusconi nel 2011 e durante la successiva era transitoria di Monti, in
Italia era diventato comune un termine tecnico che, fino ad allora, era rimasto confinato nelle colazioni di
lavoro tra analisti del Fondo monetario internazionale e banchieri & co: lo «spread». Si tratta, com'è ormai
noto, della differenza tra il rendimento che devono pagare i titoli di Stato a dieci anni, nel nostro caso i Btp,
e i titoli tedeschi con eguale durata, i Bund. È evidente che lo spread è una convenzione finanziaria, un
indice di mercato che misura la solvibilità di un Paese nel lungo periodo, prendendo come termine di
paragone l'economia che ha sempre fatto da locomotiva al Continente, la Germania. In piena crisi lo spread
finanziario superò anche quota 500, mentre in questi giorni, per avere un termine di paragone, siamo
attorno ai cento punti ( cento basis points corrispondono a un tasso di interesse dell'1 per cento).
La distanza con l'Europa
Eppure se possiamo dormire sonni (più) tranquilli da questo punto di vista esiste un altro spread che non ha
un correlativo oggettivo rispetto a quello finanziario, ma che pure sta diventando la vera zavorra dell'Italia: è
lo «spread» digitale. Questo gap tra noi e gli altri Paesi europei non è quantificabile in un macronumero il
cui impatto emotivo era stato dimostrato proprio dalla caduta del governo Berlusconi. Nessuno può
governare a lungo senza tenere sotto attenta osservazione lo spread Btp-Bund. Per calcolare lo spread
digitale dobbiamo seguire uno storytelling diverso che passi attraverso le tante classifiche, noiose ma
importanti, che ci vedono eterni ultimi. Spesso in questi anni si è dibattuto della salute della banda larga
(passò alla storia il documento di Francesco Caio in cui si diagnosticava l'«osteoporosi» al paziente
infrastruttura di telecomunicazioni).
Non è un caso: la rete telefonica è una di quelle aree fisiche quantificabili. Ne possiamo rilevare lo stato di
salute con la diffusione sul territorio, con la misurazione della velocità di connessione sia in download che
in upload da parte dell'utente (cioè sia quando si scaricano dei file come un video in streaming, sia quando
si caricano, per esempio, dei video su YouTube). Ed è anche per questo che l'Agenda europea che
definisce tutti gli obiettivi che i singoli Paesi devono raggiungere entro il 2020 (da cui la definizione
«Agenda venti venti») si è concentrata in particolare sul tema della banda larga e ultralarga. Partiamo con il
dire che spesso si è fatta confusione su questi termini, anche da parte degli stessi operatori di mercato: per
l'Europa si può definire una rete con la qualifica ultrabroadband (ultralarga) quando la velocità di
navigazione supera i 30 megabit al secondo. Gli obiettivi che come Paese dobbiamo raggiungere, ormai in
quattro anni, sono ambiziosi: 30 megabit almeno per il 50% della popolazione e 100 megabit per l'altro
50%.
Oggi, dati Agcom, gli accessi effettivi broadband sono 14,6 milioni in tutta la penisola (+270 mila nel corso
del 2015) ma solo 3,6 milioni sono superiori ai 10 megabit. In soldoni: circa metà delle case ha un accesso
alla Rete, ma di queste solo una su quattro naviga sopra i 10 mega ( e solo un milione viaggia a più di 30
mega). Un'Italia a macchia di leopardo la cui velocità media supera di poco i 4 megabit. A meno che, come
abbiamo sempre fatto con gli appuntamenti internazionali, Olimpiadi, Expo, etc, etc, non assisteremo negli
ultimi mesi al «miracolo della banda ultralarga», gli obiettivi venti venti sono raggiungibili solo trasformandoli
in obiettivi venti venticinque, cioè al 2025.
Rete fissa e rete mobile
C'è un motivo se il media principale per eccellenza rimane la televisione e se nel 2015 dobbiamo ancora
discutere delle rilevazioni Auditel da cui emerge un risultato incredibile (messo, in effetti, in discussione): gli
italiani passano 94.900 minuti all'anno pro capite davanti al piccolo schermo. Peraltro in Italia viviamo la
bizzarra contraddizione tra rete fissa, al palo, e rete mobile. Quest'ultima non solo può vantare i migliori
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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Italia digitale
03/11/2015
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SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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standard del 4G ma anche una penetrazione di smartphone e device mobili che non ha eguali. Ma anche
questo, alla fine, ha alimentato la fallace speranza che le due reti possano essere succedanee: purtroppo
sia per quanto riguarda le aziende sia per le famiglie che sempre di più collegano apparecchi televisivi e
altro alla Rete, il mobile non è un'opzione.
La connessione fissa è l'unica che può sostenere una richiesta di traffico crescente con più utenti collegati
simultaneamente. Senza considerare le connessioni strategiche per le aziende finanziarie dove la latenza
deve essere ridotta praticamente a zero (pensate agli scambi in Borsa), o anche quelle a cui sono collegati
gli apparecchi medici degli ospedali. Ormai tutto è appeso a Internet, anche i telefoni fissi e il traffico voce.
Sono peraltro accettati i modelli economici che mostrano una correlazione tra crescita del Pil e diffusione
della banda ultralarga fissa, anche se si potrebbe discutere a lungo sulla quantificazione di questo
contributo. Bruxelles, chiaramente, tiene conto del fatto che le nuove tecnologie in fibra ottica non possono
essere portate in ogni casa (non sarà possibile nelle aree di montagna ma nemmeno dove il mercato non è
recettivo abbastanza per giustificare gli investimenti da parte dei privati). Ed è proprio per questo che il
governo Renzi ha sbloccato, tramite delibera del Cipe, 2,2 miliardi di euro da usare nelle cosiddette aree C
e D (funziona come nel calcio: la A e la B sono quelle che contano, le altre serie sono quelle povere e
senza budget).
C'era una volta il piano Leonardo
E pensare che, anche se oggi suona come una barzelletta, avremmo potuto essere all'avanguardia nel
campo della Rete. Ormai non lo ricorda più nessuno ma tra il '95 e il '97, anno della privatizzazione di
Telecom Italia, l'ex monopolista attuò un piano chiamato in codice «Leonardo». La ex Sip aveva già
progettato di portare la fibra ottica, in parallelo al rame, non sono fino alla base dell'edificio (quello che si
definisce Fttb, Fiber to the building ) ma addirittura fino agli appartamenti. In alcune città sono ancora visibili
i cavi di colore giallo, blu e rosso che fuoriescono dal sottosuolo vicino agli edifici, prova tangibile che il
piano era a buon punto. Un ultimo miglio all'avanguardia, fino a quando... Nel '98 passò un pronunciamento
della Corte europea che obbligava gli incumbent (sono chiamate così le società ex statali che operavano in
monopolio come Telecom Italia, France Telecom, British Telecom) a dare accesso ai concorrenti proprio
nell'ultimo miglio. Fu lì che si decise di difendere a oltranza il rame.
È evidente che non tutto lo spread tecnologico può essere fatto risalire al ritardo nell'infrastruttura. Un
grosso ruolo lo hanno anche il fattore demografico e quello culturale. Con una curva della popolazione che
invecchia il passaggio non solo all'economia ma anche ai semplici servizi digitalizzati della Pubblica
amministrazione non è affatto semplice. L'unica strategia certa per il salto dal vecchio al nuovo è quella
usata anche per la transizione dalla tv analogica a quella digitale terrestre o per il cambio da lira a euro: lo
switch off , cioè lo spegnimento in una data certa della vecchia offerta. Ma anche questa strada ha almeno
due problemi: il primo è che ci sono sempre degli esclusi che, in questo caso, sono gli anziani che
avrebbero maggiore difficoltà. Il secondo si ricollega al fattore culturale. Come ha detto recentemente il
direttore dell'Agenzia per l'Italia digitale, Antonio Samaritani, possiamo anche introdurre la fatturazione
elettronica. Peccato che poi l'Asl di turno stampi tutto e tratti la documentazione come se fosse cartacea.
Ma l'approccio culturale si manifesta anche in altri modi: per esempio nelle 22 tra commissioni, cabine di
regia e tavoli permanenti che in Italia ruotano attorno al tema della digitalizzazione. Poltrone: l'unica cosa
che non verrà mai resa virtuale dai governi.
Le dorsali di telecomunicazione
Eppure ci sono dei motivi sempre più concreti per occuparsi del tema: tutto ormai ruota intorno a reti e
sviluppo, anche la politica industriale. Un esempio viene proprio dalle grandi dorsali di telecomunicazioni
che in questo momento ci potrebbero vedere in primo piano. Storicamente i grandi «mix» (dei nodi vitali
dove i cavi dei vari operatori si uniscono creando dei veri e propri incroci di internet) sono a Londra,
Amsterdam (dove arrivano i cavi sottomarini dagli Usa) e Francoforte che dal crollo del muro di Berlino fa
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da collegamento con l'Est Europa. Ma con il crescere dell'importanza dell'Africa e del Medio Oriente il
Mediterraneo sta diventando luogo segreto di mire espansionistiche. Marsiglia (solo en passant faccio
notare che si tratta proprio della Francia che sta muovendo su Telecom) potrebbe essere il centro di questo
nuovo importante e strategico flusso. Oppure la Sicilia: non è un caso che Interoute con altri soggetti stia
per lanciare un mix proprio nell'isola. Obiettivo: attrarre i nuovi giganti come Google, Facebook e Amazon.
E avere un ruolo nella trasformazione digitale dell'economia.
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RETE FISSA LA SITUAZIONE ATTUALE IN ITALIA Numero di utenti (dati in milioni) 0 3 6 9 12 15 2011
2012 2013 2014 2015 TOTALE UTENTI 13,7 10 2,4 0,9 0,3 13,6 13,9 14,2 14,6 10 2,5 1 1,1 0,2 0,3 0,5
Accessi per velocità (dati in % sul totale degli utenti) 0 20 40 60 80 100 2011 2012 2013 2014 2015 6,5 2,2
2,1 2,2 3,8 7,3 6,2 11,9 14,7 17,3 73,7 79,4 75,4 72,6 68,5 17,7 12,3 10,6 8,9 6,9 2011 2012 2013 2014
2015 14,9 14,3 13,5 12,8 12,1 7,3 7,6 7,9 8,0 8,3 0 5 10 15 20 Accessi diretti complessivi (dati in milioni di
linee) Accessi fisici Telecom Italia Accessi diretti altri operatori Velocità della banda Mbps=megabit Banda
larga oltre i 30 Mbps Banda ultralarga meno di 2 Mbps tra 2 Mbps e 10 Mbps tra 10 Mbps e 30 Mbps GLI
EDIFICI CONNESSI IN EUROPA ITALIA Francia Germania Gran Bretagna Spagna UE In % sul totale
Copertura nazionale 20 40 60 80 100 99,1 99,7 97,9 100 95,1 96,9 36,3 42,6 80,8 88,5 73,2 68,1 oltre i 30
Mbps = Banda ultralarga tra 2 Mbps e 30 Mbps = Banda larga Copertura in zone rurali 20 40 60 80 100
90,5 98,5 92,3 99,8 91,6 89,6 0 20 33 46 24 25 oltre i 30 Mbps = Banda ultralarga tra 2 Mbps e 30 Mbps =
Banda larga Abbonamenti 20 40 60 80 100 51 74 83 82 65 70 2 9 18 26 15 18 oltre i 30 Mbps = Banda
ultralarga tra 2 Mbps e 30 Mbps = Banda larga 0 20 40 60 80 100 92,5 99,7 97,7 99 99,7 97,3 92,1 75,4 77
84 76,3 79,4 ITALIA Francia Germania Gran Bretagna Spagna UE 3G Banda Larga 4G Banda Ultralarga
Copertura della banda mobile In % sulle famiglie RETE MOBILE 24,7 27,2 32,3 40,3 45,8 86 121 160 224
333 30 80 130 180 230 280 330 380 0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 Sim con traffico dati (milioni di utenti)
Traffico dati (Petabyte) giu-11 giu-12 giu-13 giu-14 giu-15 Altri mezzi di informazione Accesso ai mezzi di
comunicazione (% popolazione) 2010 2015 Televisione Radio Internet Quotidiani 0 20 40 60 80 100 96,8
67,6 38,2 58,7 96,3 67,6 54,1 50,4 OGGI 1 FTTC= Fiber to the cabinet (la connessione più diffusa) Per la
banda larga e quella ultralarga si usa la fibra ottica al posto dei tradizionali cavi in rame, ma per arrivare al
«singolo computer» il rame non è ancora scomparso COME ARRIVA ALL'UTENTE Fibra ottica Fibra ottica
Fibra ottica Centralina Cabina condominiale Scatoletta a pochi cm dalla presa Presa Edificio 2 FTTB= Fiber
to the building 3 FTTH= Fiber to the house (il rame è eliminato) Copertura nazionale In % sulle famiglie
99,1% Tra 2 Mbps e 30 Mbps 36,3% oltre i 30 Mbps OBIETTIVO 2020 100% Almeno 30 Mbps 50-80%
almeno 100 Mbps PC PC PC PC PC Cavo di rame 300m Fonte: Digital Agenda targets Progress report
2015 Corriere della Sera
4 La velocità
media
di navigazione in megabit
attualmente
in Italia, con variazioni rilevanti tra le aree del Paese
50% Le case
in Italia che dispongono
di un accesso alla Rete,
ma solo
una su quattro
naviga sopra
i 10 megadegli accessi alla banda larga in Italia nel 2015. Nel nostro Paese sono in tutto 14,6 milioni. Ma in
Italia è la tv ad essere ancora il media per eccellenza: ogni anno ciascuno di noi
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passa in media
94.900 minuti davanti al televisoreTutto su
«Italia digitale» all'indirizzo www.corriere.it/italia-digitale/ #agendadigitale per raccogliere idee, proposte e
suggestioni
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«Un patto sul clima poi torno alle Hawaii»
Jeff Goodell alle pagine 16 e 17
Il presidente Obama era di ottimo umore l'estate scorsa durante il suo viaggio in Alaska. Un atteggiamento
positivo, in contrasto con la serietà e l'urgenza del messaggio che stava rivolgendo al mondo. Con le parole
forse più dure che abbia mai utilizzato in un discorso pubblico, ha avvertito che, a meno di un intervento
deciso per ridurre le emissioni di anidride carbonica, «condanneremo i nostri figli a vivere in un mondo
compromesso irreparabilmente». La sua impazienza era evidente.
Il viaggio in Alaska ha segnato l'inizio di quella che potrebbe essere l'ultima mossa importante della sua
presidenza: creare i presupposti perché alla prossima conferenza sul clima di Parigi, in programma per fine
novembre 2015, si arrivi a un accordo realmente efficace sulla riduzione delle emissioni.
Presidente, come giudica i progressi che sono stati fatti?
«Collettivamente abbiamo fatto dei progressi, ma non sono niente in confronto a quello che è necessario
fare. A Copenaghen (sede della Conferenza Onu sui cambiamenti climatici del 2009) siamo stati in grado di
stabilire il principio fondamentale per cui, per fermare il cambio climatico, non è sufficiente che agiscano
solo i Paesi più sviluppati. La Cina e l'India per esempio, date le dimensioni della loro popolazione e la
rapidità con cui aumenta di numero, devono impegnarsi a investire risorse in questo senso, anche se
hanno un valore di emissione di anidride carbonica pro capite più basso. Credo che a Parigi per la prima
volta saremo tutti uniti nel riconoscere le rispettive responsabilità, nell'affrontare il problema ponendo
obiettivi importanti e nell'aiutare finanziariamente i Paesi più poveri a stare al passo con questo
programma. Se riusciremo a farlo entro la fine dell'anno, e io sono abbastanza ottimista a riguardo, avremo
almeno posto le basi e creato una struttura con cui si potrà agire in modo unitario nei prossimi decenni.
Detto questo, la scienza ci dice che non stiamo facendo abbastanza e non siamo abbastanza rapidi. Io
però penso che, se mettiamo in piedi un sistema corretto, saremo in grado di invertire rapidamente la
rotta».
Al Gore una volta mi ha detto che tutte le persone che ora hanno a cuore il cambiamento climatico hanno
avuto a un certo punto un momento che lui stesso ha definito «Oh, merda», in cui hanno capito cosa c'è
davvero in gioco. Qual è stato il suo?
«Sono cresciuto alle Hawaii, in un modo probabilmente molto simile a quello in cui cresce la gente qui nel
Circolo Polare Artico. Ci sono tradizioni che sono molto legate alla natura, nelle Hawaii. C'è una sorta di
consapevolezza innata di quanto sia fragile l'ecosistema che ti circonda. Quando ero piccolo, alle Hawaii
c'erano barriere coralline rigogliose e piene di pesci che oggi non ci sono più. Quindi non credo di aver
avuto una rivelazione. Ne parlavo già nei miei primi discorsi del 2007 e 2008, l'ho sempre ritenuto un tema
importante. Ogni volta che ricevo una relazione scientifica mi rendo conto che c'è sempre meno tempo, che
sta succedendo più in fretta di quello che pensavamo. Il nostro compito è suonare l'allarme più forte e il più
velocemente possibile. La buona notizia però, come ho detto, è che è stato spazzato via quello scetticismo
che girava intorno a questi dati scientifici fino a due o tre anni fa. Abbiamo ripulito quel sottobosco. Un
argomento che viene portato avanti dagli oppositori, soprattutto dai Repubblicani è: "Ok, anche se fosse un
problema reale, perché dovremmo fare qualcosa noi, visto che i cinesi non fanno niente?". Il mio viaggio in
Cina e l'annuncio congiunto che abbiamo fatto con la Cina riguardo all'impegno a fermare il cambio
climatico sono stati importanti per sgonfiare questo argomento».
Ha parlato del cambiamento climatico come di un problema di sicurezza nazionale. Come lo mette in
confronto, da questo punto di vista, alle situazioni di politica internazionale, per esempio alla minaccia
dell'Isis o dell'Iran?
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L'intervista a Obama
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«Sono diversi, ma come presidente e comandante in capo non posso permettermi il lusso di sceglierne uno
rispetto all'altro. Sono tutti problemi importanti. Per quanto riguarda il cambiamento climatico, sappiamo che
l'aumento della siccità e delle alluvioni e l'erosione delle coste avranno un impatto sull'agricoltura e faranno
aumentare la carestia in alcune zone del mondo e questo porterà alla migrazione di un gran numero di
persone. Per esempio, quello che sta succedendo in Siria è in parte il risultato di una terribile carestia che
ha portato grandi fette di popolazione a spostarsi dalle campagne alle città, creando il clima politico adatto
a scatenare le proteste contro Assad, che a sua volta ha risposto nel modo più malvagio possibile. Questo
è il tipo di minaccia alla sicurezza nazionale che può essere provocata dal cambio climatico. Si manifesterà
in modi diversi, ma quello che abbiamo imparato dalla storia è che, quando le popolazioni sono messe alle
strette e vivono in condizioni difficili, reagiscono male. Si esprime sotto forma di nazionalismo, guerra,
xenofobia, terrorismo».
Quando parla del capitalismo, mi ricorda il Papa. Anche lui ha affrontato il tema del cambio climatico e sta
cercando di dare una spinta agli incontri di Parigi.
«Il Papa mi piace molto».
Come persona?
«Certo, è una brava persona. E sta dalla parte giusta riguardo a molte cose».
Nella sua enciclica, Papa Francesco ha parlato di quello che definisce «il mito del progresso». La sua tesi è
che l'avidità e il materialismo stiano distruggendo il pianeta. Cosa ne pensa?
«Non si può negare che il sistema economico basato sul libero mercato abbia creato più ricchezza di ogni
altro nella storia dell'umanità. Inoltre è sempre stato una forza di cambiamento in positivo. Pensa al
miglioramento delle condizioni di vita che abbiamo visto nel corso della nostra stessa esistenza negli Stati
Uniti, pensa alle centinaia di milioni di persone che sono uscite dallo povertà in Cina e in India, non si può
assolutamente sminuire questo fatto. Quando un bambino ha abbastanza cibo da mangiare e ha le
medicine necessarie a prevenire malattie mortali, quando le persone hanno un tetto sotto cui dormire e
possono mandare i loro figli a scuola, questa secondo me è giustizia. Rientra nella mia etica. Quindi credo
che attaccare il sistema del libero mercato in generale sia un errore. D'altro canto è vero che le ideologie
liberiste che ignorano le conseguenze verso il mondo esterno prodotte dai sistemi capitalisti possono
creare enormi problemi. L'inquinamento è un classico esempio di fallimento del libero mercato, una di
quelle conseguenze che vengono ignorate, anche se hanno un impatto negativo su tutti noi. Il nostro
obiettivo è dire che il cambiamento climatico rappresenta un altro di questi fallimenti siamo stati in grado di
risolvere il problema delle piogge acide e del buco dell'ozono con alcuni provvedimenti intelligenti,
possiamo farlo anche con il cambiamento climatico. Il modo di affrontare questi fallimenti è coinvolgere tutti
nella discussione e giungere a una soluzione condivisa, e cioè che dobbiamo tenerne conto tutti nel nostro
modo di gestire gli affari. Se riusciamo a farlo, ci sarà un modo per trarne profitto, si creeranno posti di
lavoro. Però è necessario che i nostri politici siano al corrente della situazione, e al momento nel nostro
Paese il Congresso fa fatica a far passare una legge sui trasporti, figuriamoci ad affrontare un tema del
genere».
Come gestisce la responsabilità di dover evitare una catastrofe di dimensioni inimmaginabili, che avrà
conseguenze su tutta l'umanità e può avvenire nel corso dell'esistenza delle sue figlie?
«Ci penso sempre. Penso sempre a Malia e Sasha, penso sempre ai loro figli. Ogni anno torno alle Hawaii,
e spero di poterci passare molto tempo quando il mio mandato sarà finito. Voglio che quando le mie figlie
andranno a fare snorkeling possano vedere quello che vedevo io quando avevo 5 o 8 anni».
Jeff Goodell
© ROLLING STONE
La rivista
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ANTEPRIMA
Il numero di Rolling Stone , edizione italiana, in edicola domani con il testo integrale dell'intervista esclusiva
in cui Barack Obama, spiega perché questa è davvero l'ultima occasione che abbiamo per salvare il
pianeta. In copertina una Lady Gaga assolutamente inedita, fotografata - e intervistata - da Bruce Weber,
celebre fotografo americano di moda e costume.
Summit
La XXI Conferenza sul clima si terrà a Parigi dal 30 novembre all'11 dicembre L'obbiettivo è di arrivare ad
un accordo vincolante per tutti, che limiti il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2 °C Al vertice di
Copenaghen, nel 2009, i Paesi ricchi si sono impegnati a mobilitare 100 miliardi di dollari all'anno entro il
2020 per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad affrontare i mutamenti del clima. Finora ne sono stati versati
circa la metà
Foto: Appello all'unità Il presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama, fotografato alla Casa Bianca
( Afp )
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La Bce e i contatti con i banchieri
Alessandro Merli
Continua u pagina 6 Èemerso ieri che alcuni membri del comitato esecutivo della Banca centrale europea
hanno incontrato banchieri e altri esponenti dei mercati finanziari nell'imminenza delle riunioni del consiglio
della banca nelle quali sono state prese importanti decisioni di politica monetaria. u Continua da pagina 1
Icontatti riservati fra banchieri centrali e rappresentanti dei mercati avvengono abitualmente in tutte le
grandi banche centrali: sono contatti nei quali i policy-makers spiegano le proprie politiche ai mercati e
ricevono informazioni che contribuiscono a una miglior comprensione delle reazioni e dei comportamenti
dei mercati stessi. La Bce sottolinea che non è stata divulgata nel corso degli incontri alcuna informazione
"market-sensitive", cioè suscettibile di muovere i mercati. Non c'è alcuna indicazione che questa regola sia
stata violata. La notizia è però destinata a creare un certo imbarazzo alla Bce, soprattutto dopo che nel
maggio scorso, in un incontro con alcuni gestori di hedge fund a Londra, il consigliere responsabile dei
mercati, Benoit Coeuré, aveva illustrato alcuni dettagli del programma di acquisti di titoli pubblici da parte
della banca centrale, e il testo del suo discorso, a causa di un "errore procedurale", come disse allora la
Bce, venne pubblicato solo la mattina dopo. Anche in seguito a questo episodio, la Bce ha fissato nuovi
principi per i rapporti con il settore privato e ha annunciato nei giorni scorsi che d'ora in avanti renderà nota
l'agenda degli incontri dei sei membri del comitato esecutivo, con un ritardo di tre mesi. L'informazione sugli
incontri riservati a ridosso delle riunioni di consiglio è stata pubblicata per primo ieri sera dal Financial
Times sulla base di una "richiesta di pubblico accesso" consentita dalla normativa europea, fatta propria dai
regolamenti della Bce. Il Sole 24 Ore ha ottenuto una copia della lista degli incontri del periodo agosto
2014-agosto 2015, relativa ai sei membri del comitato esecutivo, cioè il presidente Mario Draghi, il
vicepresidente Vitor Constancio, e gli altri quattro basati a Francoforte. Tutti e sei fanno parte del consiglio
direttivo, formato anche dai governatori delle banche centrali nazionali dei Paesi dell'area euro, che prende
le decisioni di politica monetaria. Secondo le regole della Bce, i membri del comitato devono astenersi dal
parlare in pubblico di questioni relative alla politica monetaria nella settimana precedente il consiglio, il
cosiddetto "quiet period", o periodo di silenzio. Lo stesso principio, di non dare alcun segnale sulle future
decisioni di politica monetaria, si applica agli incontri privati. La Federal Reserve e la Banca d'Inghilterra,
che intrattengono simili rapporti il settore privato, hanno un periodo analogo di una settimana in cui i
membri del comitato che decide la politica monetaria devono astenersi da commenti in proposito, prima
della riunione decisiva. La Banca d'Inghilterra non pubblica l'agenda degli incontri privati dei membri del
comitato di politica monetaria. La tempistica di alcuni degli incontri registrati nell'elenco appare poco felice:
Coeuré, che per il suo ruolo di responsabile di mercati è l'esponente della Bce maggiormente in contatto
con il settore finanziario, ha incontrato rappresentanti della Ubs (insieme all'altro consigliere Yves Mersch)
prima di una riunione di politica monetaria nel settembre 2014, quando la Bce ha poi annunciato un taglio
dei tassi. La mattina stessa di quella riunione, lo stesso Coeuré ha incontrato esponenti di Bnp Paribas. Ha
inoltre incontrato rappresentanti del gestore di fondi BlackRock prima del consiglio del marzo scorso in cui
sono stati annunciati i dettagli del piano di quantitative easing. Diversi consiglieri della Bce hanno inoltre
incontrato rappresentanti del settore finanziario al culmine della crisi greca nel giugno scorso. Fra questi, il
fondo Algebris dell'italiano Davide Serra. Anche in questi incontri, ha precisato la Bce, non è stata divulgata
alcuna informazione "market-sensitive". Dall'agenda di Draghi emergono, oltre a incontri istituzionali con il
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano nel settembre dell'anno scorso, e con il successore Sergio
Mattarella nel luglio di quest'anno, e le autorità di altri Paesi, fra cui Germania e Francia, riunioni con i
vertici di Unicredi e Intesa, le due principali banche italiane, e di altre grandi banche europee, come
Santandere Bnp Paribas,e alcuni grandi gestori internazionali di fondi. Nessuno di questi incontri è
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L'EUROTOWER: MAI DIFFUSE NOTIZIE SENSIBILI
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avvenuto nell'imminenza di riunioni di consiglio.
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Erdogan «pigliatutto», il prezzo della stabilità
Alberto Negri
Continua u pagina 7 ISTANBUL. Dal nostro inviato pEuropa e Stati Uniti non festeggiano la vittoria di
Erdogan ma tirano cinicamente un sospiro di sollievo: con una leadership forte ad Ankara, questo è il
ragionamento, la Turchia evita l'instabilità ed è forse più facile negoziare con lui che non con una coalizione
di partiti litigiosa, anche se ovviamente ogni giorno si alza il prezzo della sua riluttante collaborazione. Ma
se gli europei vogliono stabilità e un nuovo guardiano sul Bosforo c'è già un costo evidente: adeguare gli
standard democratici dell'Unione a quelli di Erdogan. u Continua da pagina 1 Prima di concedere la base
aerea di Incirlik agli Usa per combattere il Califfato, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha voluto
mano libera contro la guerriglia curda del Pkk e per continuare ad accogliere i rifugiati dalla Siria ha
ottenuto che il cancelliere tedesco Angela Merkel venisse in Turchia promettendo soldi e la riapertura del
negoziato di adesione all'Ue. Al vertice sulla Siria si è piegato all'ipotesi che Assad resti in sella per un
periodo transitorio: ma cosa chiederà in cambio adesso? Eppure questa è sempre stata la forza della
Turchia, da quando la Nato accettava senza battere ciglio la dittatura dei generali kemalisti: sfruttare la
rendita della sua posizione strategica sul fianco sud-orientale dell'Alleanza. Era così ai tempi della guerra
fredda quando rappresentava l'antemurale dell'Urss, loè oggi come ultimo bastione di fronte alla
disgregazione degli stati mediorientali e alle ondate di profughi dal Levante. Le considerazioni geopolitiche
non dovrebbero però occultare altri aspetti dell'Erdoganismo che non corrispondono certo ai criteri
dell'Unione europea:i rapporti ambigui con l'Isis, la repressione delle minoranze come i curdi e gli ostacoli
sempre più alti posti alla libertà di stampa. Argomenti assai critici sottolineati anche dagli osservatori
dell'Osce che hanno definito queste elezioni "libere e corrette" dal punto di vista formale ma fortemente
condizionate dall'assenza di sicurezza in molte zone curdee dai limiti evidenti affrontati nella campagna
elettorale dai partiti di opposizione, oscurati sui mediae nelle piazze. Con un mix di iper-nazionalismo, che
ha sottratto voti ai Lupi Grigi, e populismo islamico, facendo leva sulle paure della Turchia anche dove il
partito filocurdo Hdp raccoglie consensi, il partito islamico Akp di Erdogan ha celebrato la sua rivincita sulle
elezioni del 7 giugno scorso, riconquistando una maggioranza assoluta salutata da mercati in ascesa. Gli
mancano ancora i seggi per modificare la costituzione ma di fatto lui si comporta e agisce come fosse il
capo di una repubblica presidenziale. Perché Erdogan ha stravinto contro tutti i sondaggi? Ha fatto credere,
a torto o a ragione, che la Turchia versa in stato di emergenza, che è sotto attacco: dentro, da parte delle
strutture "parallele" dell'ex amico l'Imam Fetullah Gulen e della guerriglia del Pkk; fuori, dalla minaccia che
si possa creare ai suoi confini uno stato curdo sulle macerie della Siria, che lui stesso ha contribuito a
destabilizzare facendo passare miglia- ia di jihadisti anti-regime. Ma tutto questo non basta a spiegare il
trionfo del "Sultano". Erdogan, dal 2014 primo presidente eletto con il voto popolare diretto, è colui che
rappresenta meglio di chiunque altro l'affermazione della media e piccola borghesia conservatrice
musulmana dell'Anatolia, di quella gran parte del Paese per decenni esclusa dai laici repubblicani dalle
stanze del potere. Difficile per questa Turchia, trasformata dall'Akp in nuovi ceti affluenti, voltargli le spalle.
Erdogan rimane il simbolo di una sorta di peronismo all'islamica che non ha finito la sua lunga corsa.
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TURCHIA
03/11/2015
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Commerz, primo dividendo dal 2007 Il ceo Blessing lascia
Alessandro Merli
Continua u pagina 37 FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente pLa Commerzbank pagherà un
dividendo agli azionisti per il 2015. È il primo dal 2007. In seguito,a causa delle conseguenze della
disastrosa acquisizione della Dresdner Bank e degli effetti della crisi finanziaria mondiale, la banca di
Francoforte è dovuta ricorrerea un salvataggio con denaro pubblico, con due successive iniezioni di
capitale per complessivi 18,5 miliardi di euro. Il Governo tedesco controlla tuttora il 15,4% del capitale.
L'annuncio è un segnale di miglioramento dello stato di salute della seconda banca privata tedesca dopo
una lunga ristrutturazione, non ancora completata, ed è arrivato a meno di ventiquattro ore di distanza dalla
notizia che l'amministratore delegato, Martin Blessing, lascerà l'incarico nel 2016 alla scadenza del suo
contratto. Blessing era alla guida della banca dal 2008 e faceva parte del consiglio di amministrazione da
quindici anni. Il banchiere ha detto di voler perseguire altri interessi e che la sua uscita avverrà al
completamento del piano strategico quadriennale, prevista appunto per il 2016. Il lungo preavviso darà
modo alla banca di organizzare una successione ordinata. La combinazione delle due notizie, il ritorno al
dividendo e l'uscita di scena di Blessing, ha prodotto ieri un balzo delle azioni alla Borsa di Francoforte, con
un rialzo a fine giornata di poco meno dell'8%. La quotazione resta comunque lontanissima dai livelli ai
quali la cessione del proprio pacchetto azionario da parte del Governo consentirà il rientro dei soldi dei
contribuenti immessi per il salvataggio della banca. Il ritorno al dividendo da parte di Commerzbank, che
sarà di 20 centesimi, coincide anche con l'annuncio di pochi giorni fa da parte di Deutsche Bank della
sospensione della remunerazione degli azionisti negli anni 2015 e 2016. La più grande banca tedesca si
trova a sua volte alle prese con i problemi causati dagli errori di gestione e dagli scandali degli ultimi anni e
ha dovuto avviare un piano di profonda ristrutturazione, sotto il nuovo amministratore delegato John Cryan.
Si assiste così a una sorta di inversione delle fortune delle principali banche. u Continua da pagina 31
FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente Commerzbank ha annunciato ieri anchei risultati per il terzo
trimestre di quest'anno, che evidenziano un calo degli utilia 207 milioni di euro, contro 225 dello stesso
periodo dell'anno scorso. L'utile operativo è invece cresciuto del 25%a 429 milioni di euro, sospinto
soprattutto dalla buona prestazione delle attività al dettaglio, che ha raddoppiatoi profitti. Negativo invece
l'andamento dell'area che rappresenta tradizionalmente il punto di forza di Commerzbank, le operazioni con
le medie imprese tedesche, il cosiddetto Mittelstand, che rappresenta la spina dorsale dell'economia della
Germania edè composto in massima parte da società in ottimo stato di salute. Male anche la banca
d'investimento. Commerzbank ha continuato poi la dismissione di prestiti che fanno parte del portafoglio
considerato non strategico. Negli ultimi anni, sono stati venduti crediti soprattutto al settore immobiliaree
all'attività marittima. La banca ha comunicato di aver rafforzato il patrimonio regolamentare, portando il
Cet1 al 10,6%. La redditività resta comunque molto bassa. Nel 2014, il ritorno sul capitale proprio (Roe) era
all'1%e dovrebbe aver messoa segno quest'anno un modesto miglioramento.
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GERMANIA FOCUS Banche
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AnsaldoBreda e Sts passano a Hitachi A dicembre l'Opa
Raoul de Forcade Gianni Dragoni
pNel tirae molla finale la giapponese Hitachi ha pagato appena 30 milioni, cioè 6 milioni in meno di quanto
pattuito nel contratto firmato il 24 febbraio, le attività della sofferente Ansaldo Breda cedute ieri da
Finmeccanica, con gli stabilimenti di Pistoia, Napoli, Reggio Calabriae oltre 1.900 dipendenti. Nonè uno
sconto, dicono fonti che hanno seguito la trattativa arrivata al termine ieri con il «closing» alcuni mesi oltre il
previsto, ma una rettifica del prezzo secondo il contratto, a causa della perdita di valore di alcune attività di
AnsaldoBreda. Sulle fabbriche della storica azienda che insieme a Bombardier - produce il treno
Frecciarossa, da ieri c'è l'insegna Hitachi Rail. Hitachi ha acquisito ieri anche il controllo di Ansaldo Sts, il
gioiellino del segnalamento con 3.800 addetti ceduto da Finmeccanica: è confermato il prezzo del contratto
di febbraio, 9,50 euro per azione, paria 761 milioni per il 40% ceduto da Finmeccanica. Hitachi lancerà
l'Opa obbligatoria sul 60% di Sts, l'inizio è previsto il primo dicembre. Al prezzo minimo di 9,5 euro, Hitachi
pagherebbe 1,9 miliardi per il 100% di un gruppo chea fine anno avrà una posizione finanziaria netta
positiva per circa 300 milionie un utile netto superiore agli 80 milioni del 2014. Alcuni fondiazionisti
chiedono un prezzo più alto per l'Opa, in Borsa le azioni Ansaldo Sts sono salitea 9,685 euro. Continua u
pagina 37 pCon il bonifico di Hitachi, ieri Finmeccanica ha incassato 791 milioni di euro. La società guidata
da Mauro Moretti ha confermato che «l'indebitamento netto del gruppo Finmeccanica alla fine del 2015 si
ridurrà di circa 600 milioni di euro». Dalla dismissione Finmeccanica dice che quest'anno ci sarà «una
plusvalenza stimata in circa 250 milioni di euro». La cifra è in linea con quella indicata nel comunicato
congiunto del 24 febbraio. Allora si parlava di «plusvalenza netta complessiva». Invece il comunicato di
ieriè più prudente: la plusvalenza di 250 milioni è «soggetta a valutazione di indennizzi e aggiustamenti di
prezzo», come dire che il guadagno potrebbe essere inferiore. Oggi Stefano Siragusa sarà nominato ad di
Ansaldo Sts, dal nuovo cda dell'azienda presie- duto da Alistair Dormer (Ceo di Hitachi Rail) e composto
inoltre da Karen Boswell, Ryoichi Hirayanagi, Bruno Pavesi e Barbara Poggiali, per la lista presentata da
Finmeccanica. In rappresentanza dei fondi, nel board ci sono Giovanni Cavallini, Paola Giannotti e Giulio
Gallazzi. L'assemblea ieri a Genova ha deliberato che il cda sia composto da nove membri e rimanga in
carica per tre esercizi (75mila euro il compenso lordo del presidente e 50mila quello dei consiglieri).
Siragusa, che si prepara a restare alla guida almeno fino al previsto delisting, ha parlato alla fine
dell'assemblea di Sts. «Da oggi- ha detto il manager- siamo giapponesi. Io punto su crescita, cassa e
profitti; se anche Hitachi ha questi obiettivi resto volentieri, se ne ha altri me ne vado». L'ad ha annunciato
un calo di ordini, nel 2015, «almeno del 20% rispetto all'anno scorso quando c'era stata, però, una crescita
del 23% sul 2013»; ma si aspetta che «ricrescano senza problemi» perché, ha sottolineato, «con un gruppo
come Hitachi gli ordini non mi spaventano affatto. Quello che conta è che siano aumentati ricavi, margini e
cassa». «Consegniamoa Hitachi una società più forte rispettoa due anni fa - ha detto l'ad - con cassa
triplicatae marginie crescitaa doppia cifra. Siamo stati gli unici in Italia». I rappresentanti dei fondi
istituzionali hanno chiesto chiarezza sulla cessione e auspicato una chiusura dell'Opa «a un prezzo
congruo». Sono state chieste delucidazioni su «ritardi ed errori» nell'operazione di cessione. Il
vicepresidente Domenico Braccialarghe ha risposto che «ad Ansaldo Sts non è possibile imputare alcun
errore o ritardo». E Siragusa: «Noi abbiamo finito le procedure in agosto, in anticipo sugli obiettivi. C'è stata
qualche difficoltà per Ansaldo Breda ma l'operazioneè stata chiusa e va benissimo così». Secondo un
documento di Hitachi, dal titolo «Integration timeline», dopo il closing e il cambio di nome di AnsaldoBreda
in Hitachi Rail Italy (con Maurizio Manfellotto a.d.), la prossima tappa sarà il lancio dell'Opa su Ansaldo Sts,
il primo dicembre; l'Opa verrà completata nel gennaio 2016. In febbraio Ansaldo Sts verrà tolta dalla Borsa
e le verrà cambiato nome in Hitachi Rail Solutions. I consulenti sono Mediobanca, Ubs e Grimaldi per
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Riassetti. Nasce Hitachi Rail Solutions
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Finmeccanica; Citi, Deutsche Bank, Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners, Mori Hamada & Matsumoto
per Hitachi. «Finmeccanica è ora un'azienda focalizzata interamente sull'aerospazio, difesa e sicurezza»,
ha commentato Moretti. A Finmeccanica però rimangono le scorie di AnsaldoBreda, con attività di
revamping e determinati «contratti residuali» (in perdita) che Hitachi non ha voluto.
Foto: La firma. Alistair Dormer ( sinistra), ceo di Hitachi Rail , e Mauro Moretti, amministratore delegato di
Finmeccanica
03/11/2015
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Fondi esteri al 63% decisivi in assemblea
Marigia Mangano
Continua u pagina 33 pI dettagli sui contratti derivatie sull'equity swap, saranno probabilmente più chiari
alla fine di questa giornata, quando l'imprenditore francese Xavier Niel, il patron di Iliad, salito al 15,1% di
Telecom Italia, con una «posizione lunga» dovrà chiarire alla Consobi suoi acquisti "potenziali". Sul
mercato però si continuaa ragionare da un lato sulla tipologia degli strumenti stipulati dall'imprenditore
D'Oltralpee dall'altra sulla possibile convocazione di un'assemblea che qualcuno ipotizza possa essere già
prima di Natale. Sul primo punto, come detto, Niel ha in mano sette contratti di opzioni differenti che danno
diritto all'acquisto di azionia partire da metà 2016 fino al 2017. Tra questi, però, ce ne sono due che tra gli
addetti ai lavori "pesano" di più. Il primoè il contratto di opzione call relativo ad un 4,88%. pIn questo caso
l'anomalia, osservano gli esperti, è nella scadenza: il 21 giugno 2016. In pratica la controparte,
rappresentata secondo indiscrezioni da Morgan Stanleyo Credit Suisse, può gestire una posizione di
questa portata in un solo giorno, con evidenti rischi legati all'esercitabilità. Non a caso, il resto del
pacchetto, come generalmente avviene in questi casi,è scadenziatoa intervalli di tempo molto più lunghi
con quote intorno all'1%: un contratto relativo a uno 0,998% prevede il regolamento in cinque tranche tra un
giorno lavorativo precedentee tre giorni lavorativi successivi il 21 settembre 2017; tre contratti per
l'«1,049%» ciascuno regolabile con le stessse modalità di cinque giorni intorno alle date del 26 marzo
2017, 26 giugno 2017, 13 gennaio 2017. Non si capisce, dunque, il motivo di tale diversità.E cioè se per il
primo di questi contratti, quello giudicato "anomalo" per la scadenza, ci siano maggiori margini di manovra
per l'esercizio immediato. C'è poi l'equity swap sul 5,1% di Telecom. In questo caso si tratta di strumenti
derivati, ma facilmente trasformabili in azioni. Bastano in teoria 24 ore per avere le azioni sottostantia un
equity swap e, superata la soglia del 5%,a norma di legge, un azionista può chiamare un'assemblea.
Ricapitolando dunque il 5,1% isolato in un «total return equity swap», che potrebbe arrivare al 10% se
fossero confermati i dubbi degli operatori sul contratto giudi- cato "anomalo", sembra funzionale alla
convocazione di un'assemblea che potrebbe diventare terreno di scontro all'ultimo voto tra Vivendi e Niel
per cambiare un consiglio molto diverso dall'azionariato attuale di Telecom Italia e nominare nuovi vertici. In
questo scenario il numero uno di Iliad, secondo alcuni osservatori, sarebbe peraltro in vantaggio rispettoa
Vivendi dato che che già in passato ha riscosso ampi consensi tra gli investitori istituzionali. Che pesano. E
che sarebbero già in fermento. Questa tipologia di investitori nel capitale di Telecom Italia rappresenta
infatti la fetta più consistente. Secondo gli ultimi dati disponibili oltre la quota dei due soci francesi e un
pacchetto di azioni proprio dell'1,2%, gli investitori istituzionali esteri hanno voce in capitolo sul 61,13%,
quelli italiani sul 5,35%. Ci sono poi persone giuridiche italiane ed estere per circa il 4% e "altri azionisti
italiani" per il 13%. Secondo il libro soci dell'ultima assemblea dello scorso maggio 2015,i principali azionisti
sono rappresentati da People's Bank of China è azionista al 2,07%, Blackrock con il 4,79%. Gli altri soci
presenti ai lavori sono: Telco con il 22,3%, Dodge & Cox International Cox Fund con l'1,5%, Canada
Pension Plan con 1,09%, governo della Norvegia con l'1,03%, Artisan Internationa Fund con 0,87%,
Metropole Gestion con lo 0,81%, Majedie Asset Uk Equity Fund con lo 0,69%, Invesco Funds con 0,64%,
Vanguard Total International Stock Index con 0,57%. Caisse des Depots e Consignations, investitore di
lungo periodo controllato dallo Stato francese, era presente all'assemblea di bilancio Telecom Italia con lo
0,61% del capitale.
I fondi azionisti
2,08
1,64
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INVESTITORI
03/11/2015
Pag. 31
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SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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0,99
3,12
1,94
1,49
6,17 Norges Bank Dodge & Cox BlackRock Thornburg Investment
Fonte: Bloomberg People's Bank of China Vanguard Rothschild Principali istituzionali nel capitale Telecom
Italia. Dati in %
03/11/2015
Pag. 31
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tiratura:209613
«Veneto Banca, prima l'Ipo e poi la fusione»*
Luca Davi Marco Ferrando
«Veneto Banca, prima l'Ipo e poi la fusione» pagina 35 pPrima la spa, poi la quotazione e l'aumento. Solo
allora, non prima della primavera prossima, «potranno aprirsi concrete possibilità per un'aggregazione.
Prima, è difficile che possa accadere». Cristiano Carrus, a.d. di Veneto Banca, spiega a Il Sole 24 Ore la
strada che la popolare di Montebelluna ha scelto per applicare la riforma delle cooperative imposta dal
Governo Renzi: «Posto che ci occorre un miliardo per avere un certo margine sui requisiti patrimoniali
chiesti da Bce, l'unico modo per raccoglierlo è quello di passare per la Borsa - spiega il manager -, dove non
possiamo certo presentarci come cooperativa. Offriamo la massima apertura e trasparenza al mercato, e
poi potremo riprendere attivamente i colloqui per un'aggregazione, forti della possibilità di poter recitare un
ruolo di primo piano anche da soli». La spa, l'aumento, la Borsa con tutte le inevitabili conseguenze sul
valore del titolo: l'assemblea di dicembre sarà un boccone amaro per i soci. Ai soci, tutti i soci, garantisco
grande rispetto e attenzione. Per questo vogliamo rapidamente programmare una serie di incontri. Ripeto,
abbiamo fatto una scelta di assoluta trasparenza, che aiuterà a distinguere chiaramente il passato dal
futuroe il risanamento dal rilancio. La banca sta vivendo una nuova fase di cambiamento: al vertice il
presidente Pierluigi Bolla ha preso il posto del dimissionario Francesco Favotto: cambierà qualcosa per la
banca? Sul tavolo c'è sempre l'ipotesi delle dimissioni del Cda alla prossima assemblea? Il cambio di
presidente rispetta le volontà del professor Favotto, ed è dovuto alle sue condizioni di salute. Il Cda ha
dimostrato una eccellente capacità di gestire questo passaggio e la scelta del nuovo presidente Bolla
rappresenta una forte comune volontà di contribuire a mettere in sicurezza la banca. Ad aprile,a valle di
tutto il processo, da quotatie post aumento di capitale, la nuova distribuzione dei pesi del capitale tipica di
una Spa, sarà sovrana e noi, ovviamente, ci rimetteremo totalmente al loro giudizio, io per primo.
L'assemblea potrebbe slittare dal 5 al 19 dicembre? Stiamo definendo gli ultimi passaggi collegati alla definizione e al calcolo del prezzo che verrà stabilito per il recesso. Non appena avremo conferma di questi
elementi convocheremo l'assemblea, auspicabilmente entro la fine di dicembre. Nel suo insieme, la road
map non è in discussione. Disciplinando il recesso, di fatto voi aggiornerete il valore dell'azione,
attualmente pari a 30,5 euro: c'è chi ipotizza che si scenda sotto i 10 euro. Non posso sbilanciarmi al
momento, ma è fuor di dubbio che il titolo dovrà allinearsi a quello del resto del mercato. Il prezzo
dipenderà anche dai multipli che si rileveranno allora ed anche da quanto Veneto Banca avrà dimostrato in
questi prossimi mesi di poter valere anche in termini prospettici. Che cosa chiederete ai vostri soci?
Suggeriremo loro di non diluirsi. Perché così facendo non si priveranno della possibilità di upside che il
titolo incorporerà una volta quotato: i dividendi in caso di prospettiva stand alone, le sinergie in caso di
m&a. Partiremo da multipli bassi, quindi la possibilità di veder rivalutato il titolo è tutt'altro che remota. Sono
consapevole che soprattutto per i piccoli soci sarà un grosso sacrificio, per questo stiamo predisponendo
una serie di proposte a livello di welfare, dai buoni benzina alle borse di studio, che offriremoa coloro che
non potranno sottoscrivere l'aumento. L'aumento di capitale da un miliardo sarà sufficiente a mettervi in
sicurezza? Senza dubbio. La cifra è stata studiata per portare le coperture sui crediti non performing ai
livelli richiesti da Bce, pari al 37% nel 2016e il 40% nel 2017. Ma anche per fronteggiare eventuali filtri
prudenziali sul capitale. A novembre presenteremo i conti relativi ai primi nove mesi: saranno conti
certificati dai revisori, al pari di un bilancio annuale, che ci permetteranno di arrivare in Borsa nella massima
trasparenza. Accanto ai soci attuali, si aspetta che con l'aumento possa entrare qualche investitore
interessato alla prospettiva di un'aggregazione? Sarebbe una scelta sensata, visti i prezzi. In ogni caso
quello che mi aspetto, e le prime sensazioni vanno in questa direzione, è che Banca Imi riesca a costruire
un book di investitori realmente interessati alle prospettive della banca e si riduca al minimo la parte
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PARLA L'AD CARRUS Intervista
03/11/2015
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assegnata come inoptato. Di sicuro durante, o a valle, dell'aumento potranno esserci ingressi da parte di
investitori che potranno rivelarsi importanti in vista di una prossima fusione. Secondo gli analisti il vostro
partner ideale resta il Banco. Nei casi migliori, con alcune banche abbiamo modelli di business molto affini,
con la possibilità di creazione di importanti sinergie. Per questo motivo non ci precludiamo alcuna
opportunità. Se non troverete un partner, anche dopo la quotazione, la banca potrà stare in piedi da sola? Il
piano industriale è pensato per quello: i 240 milioni di utile al 2020 non sono un traguardo irrealistico, visto
che si prevede un rote del 7%. Rifocalizzando il nostro business sulle attività di intermediazione tradizionale
su famigliee imprenditori dei territori di riferimento, con un nuovo modello di servizioe un'attenzione
particolare sulla gestione degli Npl, possiamo tornare rapidamente a una redditività sostenibile. A che punto
sta la cessione di Bim? Venderete anche la quota in Arca Sgr? Nel primo caso, c'è un buon interesse. Per
quanto riguarda Arca, per noi è un partner strategico e tale rimane. Sull'operato della banca negli anni
passati c'è una doppia inchiesta in corso. Recentemente, però, sembrano essere emersi trattamenti di
favore rispetto al riacquisto di azioni di alcuni soci anche in tempi molto recenti. Che cosa le risulta? Quello
che posso dire è che nel 2015 non sono state fatte preferenze per nessuno.LA ROAD MAPPrima tappa:
Spa L'assemblea per la trasformazione della banca in Spa è prevista per il 5 dicembre. O, comunque, entro
fine anno.Seconda tappa: Borsa Dopo la trasformazione in Spa, ci sarà la quotazione. A Veneto Banca
serve un miliardo di euro.Terza tappa: il partner Dalla primavera si aprirà la possibilità di un'aggregazione.
Foto: Nuovo ceo. Cristiano Carrus
03/11/2015
Pag. 26
diffusione:289003
tiratura:424634
Ilva, contro la proroga dei commissari in campo anche Confindustria
Dopo il governatore Emiliano tuona Squinzi: "Per l'azienda prospettive non chiare"
GIULIANO FOSCHINI
BARI. L'attacco di Michele Emiliano contro i «commissari che gestiscono male questa emergenza: non
sanno nulla di acciaio». E ora il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che parla della necessità di
«un intervento organico di riordino, che riequilibri gli interessi, entrambi legittimi, della continuità produttiva
e dei creditori». Il caso Ilva non sembra fermarsi. Al contrario.
Mentre il premier, Matteo Renzi, continua a portare come esempio positivo il salvataggio del siderurgico da
parte del Governo, grazie agli ennesimi 800 milioni messi sul piatto con la Legge di stabilità, parte della
politica e il mondo dell'imprenditoria lancia l'allarme sullo stato economico del siderurgico che, a oggi, perde
circa 50 milioni al mese.
«A quasi un anno dall'avvio dell'amministrazione straordinaria - ha spiegato il presidente di Confindustria,
Giorgio Squinzi, in audizione alle commissioni bilancio di Camera e Senato sulla legge di stabilità - non
sono ancora chiare le prospettive dell'impresa e, in particolare, non si ha idea dei tempi e delle modalità
con cui questa potrà tornare in un contesto di mercato. Preoccupa non solo la possibile proroga del
programma di commissariamento per l'Ilva, ma anche la possibilità che questa misura possa avere
un'applicazione estesa ad altre amministrazioni straordinarie.
Il susseguirsi di interventi ritagliati su casi concreti ha, infatti, - secondo Squinzi progressivamente
disarticolato l'impianto della normativa sulle amministrazioni straordinarie, con l'effetto di sbilanciarlo a
danno dei creditori delle imprese in crisi».
La nuova norma, oltre a dare le garanzie necessarie per poter fare andare avanti l'azienda, prevede la
proroga del commissariamento a quattro anni. Anche se dal ministero delle Attività produttive assicurano
che entro la fine dell'anno partirà la newco con all'interno i privati. «L'Ilva, dal punto di vista imprenditoriale
ha denunciato Emiliano - si sta spegnendo. Per questo l'azienda va subito riconsegnata a professionisti
dell'acciaio».
Foto: AL VERTICE Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, è stato ascoltato ieri in Parlamento
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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IL PUNTO
03/11/2015
Pag. 1.34.35
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tiratura:424634
Donne Se da oggi lavorano gratis
In ufficio chi ha una famiglia viene tagliato fuori dagli incarichi più impegnativi
MARIA NOVELLA DE LUCA
Gratis. Sembra incredibile, ma è così. Da oggi, più o meno, le donne in tutta Europa lavoreranno gratis.
Non è uno scherzo, lo dice la Ue. È il paradosso (globale) della differenza di salari tra maschi e femmine.
Una beffa del calendario della vita. Il "gender pay gap" calcolato non soltanto in denaro ma in giorni e ore.
Gli stipendi delle donne sono così inferiori rispetto a quelli dei maschi, che a parità di incarichi e ruoli, è
come se da oggi le lavoratrici smettessero di essere pagate, mentre i colleghi uomini continueranno ad
avere in tasca lo stipendio. E di certo fa effetto a "contarla" così la differenza, ossia quel 16,3% che nella
media europea separa i guadagni maschili da quelli femminili. Perché tradotti in "tempo" (cioè vita, carriera,
affetti, figli, famiglia) fanno esattamente 59 giorni gratis, così ha calcolato la Ue per celebrare (amaramente)
"l'Equal Pay Day", il giorno dell'eguaglianza dei salari.
Un giorno che sembra lontanissimo a giudicare dai dati europei, a dispetto di quote rosa, supermanager
strapagate, ma anche dell'esercito crescente di donne capofamiglia, "breadwinner", cioè uniche portatrici di
reddito negli anni bui della crisi. In Italia, a sorpresa, il "gender pay gap", appare più basso che nel resto
d'Europa, con retribuzioni femminili inferiori del 7,3% rispetto a quelle maschili. Si tratta però di una
statistica ingannevole, come hanno rilevato più osservatori (Istat, Isfol, Banca d'Italia), che non tiene conto
della bassa occupazione femminile del nostro paese, cioè al di sotto del 50%, in particolare al Sud, dove
una donna su due non lavora. E il vero gap made in Italy sfiorerebbe addirittura il 20% di differenza. Dove
tutto questo vuol dire, anche, donne ricattate, dimissioni in bianco, giovani licenziate perché incinte.
Tornando alla media Ue, e passando questa volta dalla divisione in giorni al conteggio in denaro, si scopre
che una lavoratrice incassa 84 centesimi per ogni euro guadagnato da un maschio...Insomma a guardare i
numeri sembra che il tempo non sia passato, a riprova della amara attualità di un film come "Suffragette",
con Meryl Streep, che rievoca gli albori del movimento femminista in Inghilterra. Valeria Fedeli, oggi
vicepresidente del Senato, è stata a lungo sindacalista della Cgil, in particolare segretaria generale dei
lavoratori tessili. Un settore ad altissima densità femminile. «Devo dire che questa volta la commissione
europea ha trovato lo slogan giusto per accendere i riflettori su questa discriminazione ancora così grave,
ma così difficile da combattere. Perché sulla carta la parità salariale esiste, addirittura dal 1952. È tutto il
resto ad essere opaco». Nel senso che poi, nel mondo del lavoro, dice Fedeli, le donne subiscono nei fatti
una sorta di segregazione.
«Fin dall'accesso vengono inquadrate in ruoli più bassi rispetto ai maschi, e viene fatto loro pagare, in
anticipo, l'essere a rischio di maternità. Infatti, nonostante le leggi, nelle aziende la maternità viene
considerata un problema, un onere e non un bene sociale. Si pensa che le donne siano meno affidabili
perché un giorno o l'altro il bambino si ammala. E chi corre a casa? La mamma. E poi c'è l'organizzazione
del lavoro, che prima o poi le taglia fuori, soprattutto quelle che hanno una famiglia». Accade così: lo
stipendio base è lo stesso, ma spesso la presenza in azienda no. Nel senso che i maschi, non occupandosi
della vita familiare, «possono fare montagne di straordinari, passano molto più tempo oltre l'orario canonico
sul posto di lavoro, mentre le donne devono spezzettare la loro giornata tra figli, incombenze domestiche,
genitori anziani». Tutte attività rigorosamente "non retribuite". Succede dunque che in questa
organizzazione del lavoro ancora rigida, le donne si fermino nei ruoli intermedi o bassi e i maschi facciano
carriera, conquistando denaro e punteggi.
«Se anche il Papa ha sentito il bisogno di parlare delle scandalo delle lavoratrici licenziate perché incinte»,
dice ancora Valeria Fedeli, «è evidente quanto il problema del ricatto sull'occupazione femminile sia
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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R2/ La popolazione femminile dell' Europa è avvisata: fino a Capodanno non c'è salario. Perché il gap fra le
retribuzioni dei due sessi è ancora considerevole Così, traducendolo in tempo, ci sono 59 giorni regalati .
Per non parlare delle mancate assunzioni, delle carriere ferme e dei ricatti sulle gravidanze
03/11/2015
Pag. 1.34.35
diffusione:289003
tiratura:424634
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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grave».
A cominciare dalla piaga delle dimissioni in bianco, oggi vietate ma in realtà assai praticate, al numero
crescente di "scoraggiate", ossia quelle donne, anche giovani, e soprattutto del Sud, che il lavoro non lo
cercano neanche più.
Dunque è una nuova condivisione di ruoli in famiglia tra maschile e femminile, ma soprattutto una
organizzazione del lavoro meno ingiusta che potrebbe far superare, nel nostro paese, il "gender pay gap".
Divario che in Italia va peggiorando, visto che nel 2008 era del 4,9%, nel 2009 del 5,5%, e nel 2015, cioè
oggi, dopo anni di durissima crisi, è al 7,3%. Con un elemento ancora più preoccupante, come sottolinea la
relazione della commissione Europea. E cioè che la differenza di salario si allarga con l'avanzare dell'età, e
diventa un "buco nero" quando si arriva alla terza età: le over sessantenni sono costrette a vivere con
pensioni inferiori del 39% rispetto ai loro (attempati) coetanei, che siano mariti o colleghi di lavoro.
Un esempio nella pur avanzatissima Finlandia: qui il "gender gap" passa dal 6,3% delle under 25, al 25%
delle donne in età della pensione.
Ma oltre a tutto questo, oltre dunque ad una reale e tangibile discriminazione, non ci sarà anche un
problema femminile di auto-promozione nel mondo del lavoro? Carmen Leccardi insegna Sociologia del
Lavoro all'università Bicocca di Milano, ed è responsabile scientifica del "Centro inter-universitario culture di
genere". «Dire che da oggi le donne lavoreranno gratis, perché per loro le riserve sono finite, mi fa pensare
a quando si sottolinea che ormai abbiamo consumato tutte le risorse del pianeta e iniziamo semplicemente
a sopravvivere...Del resto impedire alle donne di esprimersi al cento per cento è come togliere aria
all'ambiente in cui viviamo, e abbassare di non pochi punti il Pil». Più concretamente, anche per Carmen
Leccardi il gap salariale è una diretta conseguenza di una «ineguale divisione della cura della famiglia e dei
figli».
Asimmetria della quale le aziende (tranne poche) approfittano, considerando appunto le donne un po'
meno affidabili, perché prima o poi vorranno, forse, diventare madri. E l'auto-promozione? Per Leccardi è
un falso problema. «Non è vero che le donne non sanno chiedere una promozione o valorizzare le proprie
competenze, in particolare le più giovani. Il problema è la distanza, anche in questo caso, tra ciò che il
mondo femminile sa di essere, e come è rappresentato nella società». Così a volte accade, che con il
realismo e lo sguardo al futuro che le distingue, le donne preferiscano accontentarsi di un ruolo più in
ombra, che però permetterà loro di conciliare l'essere madri e lavoratrici insieme. «Prima magari di
ritrovarsi - conclude Leccardi - davanti ad una scelta obbligata e dover sacrificare un pezzo o l'altro della
propria identità».
03/11/2015
Pag. 27
diffusione:289003
tiratura:424634
"Segnali di ripresa ma i nuovi contratti andranno ripensati"
Le richieste dei sindacati sono fuori dai criteri della contrattazione Pensiamo a un modello tipo Fca
ROBERTO MANIA
ROMA. «Le richieste dei sindacati per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici sono incompatibili con le
attuali condizioni delle imprese. Anche se è vero che dopo tredici trimestri consecutivi con il segno meno, il
settore comincia a riprendersi.
Ad agosto abbiamo registrato un + 2,3% dell'attività rispetto ad un anno fa. Ci sono aree che vanno bene,
come l'auto e le macchine utensili, ma altre, come il minerario, l'oil-gas, le macchine agricole, ancora dentro
la crisi e che continueranno a perdere occupazione. Luci ed ombre in un settore che ha perso il 30% di
produzione e più di 250 mila posti di lavoro nei sette anni della recessione». A due giorni dall'inizio delle
trattative per il contratto simbolo dell'industria, quello dei metalmeccanici che riguarda 1,6 milioni di
lavoratori, il presidente della Federmeccanica, Fabio Storchi, leader della Comer Industries, azienda
meccatronica reggiana, fissa i suoi paletti per il negoziato. Sfida i sindacati su un cambiamento radicale
delle regole del gioco, propone un «alleggerimento» del contratto nazionale a favore del contratto
aziendale, un modello che ricorda molto l'architettura dell'intesa sindacale alla Fca di Sergio Marchionne.
Federmeccanica, però, non punta ad un accordo separato, senza la Fiom: «Per cambiare le regole serve la
più larga platea possibile, come nelle riforme costituzionali». Ci sono le possibilità per rinnovare il contratto?
«Noi non parliamo più di rinnovo, bensì di rinnovamento. Il cambiamento tecnologico e la globalizzazione
dei mercati hanno reso la competizione molto più forte. Le imprese in questi anni hanno cambiato pelle, ora
bisogna cambiare il modo di fare i contratti di lavoro».
Cosa vuol dire in concreto? «Nei sette anni della crisi le imprese metalmeccaniche hanno perso volume di
attività e competitività. Le retribuzioni nominali sono cresciute del 23,6% mentre il settore ha perso il 18% di
valore aggiunto. Il Clup, il costo del lavoro per unità di prodotto, è aumentato dal 2000 di quasi il 35%, in
Francia del 2,3%, in Germania la produttività ha sostanzialmente compensato la crescita delle retribuzioni,
in Gran Bretagna il Clup è sceso del 5,6%.
E le cose lì vanno a gonfie e vele, si producono due milioni di auto contro le 6-700 mila in Italia. In questo
contesto il tema è cambiare l'impostazione contrattuale: lasciare al contratto nazionale un ruolo cardine di
regolatore e di garanzia ed affidare al contratto aziendale di secondo livello la funzione di distribuire la
ricchezza che si è prodotta».
Sembra il modello della Fca di Marchionne. È così? «Sicuramente nella Fca è stato realizzato uno stretto
collegamento tra la dinamica retributiva e l'andamento dell'azienda. È un'architettura che assomiglia alla
nostra proposta anche se la Fca è un'azienda sola mentre Federmeccanica deve tenere conto di una
pluralità di imprese di dimensioni e con caratteristiche assai diverse». La Fim e la Uilm chiedono 105 euro
di aumento, la Fiom un aumento annuale del 3%. Sono richieste compatibili secondo lei? «Sono richieste
fuori anche dai criteri tradizionali della contrattazione. Con l'attuale andamento dell'inflazione i possibili
aumenti sarebbero pressoché pari a zero». Dunque non si fa il contratto? «Dico che serve un rinnovamento
radicale. È una sfida che riguarda anche i sindacati perché al centro deve comunque esserci l'uomo, le
persone che lavorano».
Sta escludendo un accordo separato, senza la Fiom come il precedente? «Quando si cambiano le regole
serve una platea più larga possibile, come nelle riforme costituzionali. Ma, come sempre, non si può
escludere nulla».
Foto: AL VERTICE Fabio Storchi, presidente di Federmecccanica, guida la Comer Industries di Reggio
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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L'INTERVISTA/ IL PRESIDENTE DI FEDERMECCANICA, FABIO STORCHI
03/11/2015
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tiratura:74334
Sangalli apre alle liberalizzazioni «Ma il pluralismo va salvaguardato»
Promuoviamo la manovra Si poteva fare di più soprattutto sul taglio della spesa improduttiva
Achille Perego
Achille Perego MILANO PROMOSSA anche se non con il massimo dei voti. La legge di Stabilità servirà per
dare una spinta alla ripresa ma il suo contributo sarebbe stato più forte se si fosse avuto il coraggio di
tagliare la spesa pubblica improduttiva per sostenere un più robusto abbassamento delle tasse. È il giudizio
che arriva dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli (nella foto). Impegnato anche nel confrontoscontro con la Gdo (a partire da Federdistribuzione) che aveva chiesto l'anticipo dei saldi invernali al 2
gennaio per non perdere 600-700 milioni di euro di shopping ma ha ricevuto il forte no dei commercianti
(compresa Confesercenti) e quindi alla fine le Regioni hanno mantenuto la data del 5 gennaio. È sempre
più forte il braccio di ferro tra grande distribuzione e dettaglio. I commercianti sono contrari alle
liberalizzazioni? «Certamente no, ma restiamo convinti che per evitare che le liberalizzazioni intacchino il
pluralismo distributivo attraverso squilibri nel mercato, è necessaria una regolamentazione minima e
ragionevole, compatibile con principi e prassi prevalenti in Europa. Solo attraverso deroghe certe all'interno
di un chiaro quadro normativo si può contribuire a consolidare il modello distributivo italiano, fatto di piccole,
medie e grandi imprese, consentendo ai territori di valorizzare la propria vocazione turistica e
commerciale». Continua la chiusura dei negozi: che cosa servirebbe al settore per ripartire davvero? «Nei
primi nove mesi di quest'anno, nonostante si registri un aumento della natalità delle imprese, il saldo di
commercio, turismo, servizi e trasporti resta negativo per 41.300 unità. E per sostenere queste imprese, tre
sono le priorità: un maggiore e più facile accesso al credito, politiche fiscali più distensive e meno
burocrazia. Tema quest'ultimo sul quale domani (oggi, ndr), come Rete Imprese Italia, presentiamo
un'approfondita analisi». Che cosa le piace di più della manovra di Renzi? «Alcune misure di natura fiscale
per sostenere le imprese, come l'aver scongiurato l'aumento dell'Iva per il 2016, che sarebbe stato un vero
e proprio autogol per i consumi, l'innalzamento della franchigia Irap e la proroga delle agevolazioni sulle
ristrutturazioni edilizie e l'ecobonus». E che cosa di meno? «Sono mancati il giusto coraggio e la giusta
determinazione nel ridurre la spesa pubblica improduttiva per eliminare sprechi e inefficienze che, solo a
livello locale, ammontano secondo le nostre stime a 23 miliardi». L'aumento della soglia del contante a
3mila euro ha scatenato le polemiche su un aiuto agli evasori. «Non è questo lo strumento attraverso il
quale si può combattere la grande evasione fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha già oggi tutti gli strumenti
necessari per contrastare efficacemente questo fenomeno patologico che interessa tutti i settori della
nostra economia».
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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INTERVISTA CONFCOMMERCIO «MERCATO FLESSIBILE SOLO NEL RISPETTO DELLE REGOLE»
SCENARIO PMI
5 articoli
03/11/2015
Pag. 8 Ed. Brescia
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Crescono gli investimenti dell'industria nel 2014 Brescia ha speso 544
milioni
Si rafforzano patrimonio netto e redditività. La quota di ricavi generata all'estero sale al 58% L'estero
Cresce di 3 punti la proiezione internazio-nale, in primis meccanica e automotive
Davide Bacca
Marco Bonometti lo ripete spesso: le imprese bresciane credono a tal punto nella ripresa che investiranno
più di 2,5 miliardi tra il 2015 e il 2020. E che la manifattura sia pronta a fare la sua parte per ridare fiato al
Paese lo dicono anche i dati di quel che è già accaduto: nonostante un quadro in chiaroscuro, i gruppi
industriali bresciani lo scorso anno hanno pompato ingenti risorse in macchinari, impianti, fabbricati e
attrezzature industriali. Investimenti quantificati in 544,3 milioni, solo analizzando i bilanci dei primi 85
gruppi industriali del territorio.
Il dato emerge squadernando il rapporto 2014 del Centro studi Aib che misura le dinamiche economicofinanziarie delle imprese manifatturiere bresciane. Rapporto ormai tradizionale ma che per la prima volta
contiene un approfondimento dedicato alla «propensione all'investimento» dei gruppi bresciani. Negli anni
di crisi, inutile dirlo, le risorse spese per nuovi macchinari o nuovi capannoni sono fortemente diminuite.
Eppure gli industriali non hanno rinunciato a investire e nel 2014 la propensione ha subìto un'accelerata,
sulla spinta dei segnali di ritrovata fiducia. La cifra di 544 milioni tien conto solo delle attività tangibili (cioè
acquisto, rinnovo e ampliamento di fabbricati, terreni, impianti), senza includere i costi capitalizzati destinati
a innovazione e ricerca e sviluppo. È quindi una cifra per difetto, e che dice come i soldi investiti siano in
realtà molti di più. Significativo, al di là del valore assoluto, è il rapporto tra investimenti e ricavi, pari al
4,3%, segno di «un'elevata propensione» da parte dei gruppi bresciani: tasso più alto in alcuni settori, come
forgiatura (14,8%), automotive (6,4%), sistema moda (5,9%), mentre stanno al di sotto della media carta e
stampa (2,6%) e metalli non ferrosi (2,9%). Il rapporto tra investimenti e valore aggiunto mostra invece un
dato medio del 18,6%. I prossimi mesi dovrebbero vedere una nuova «fiammata» dei valori, visto il superammortamento previsto dal governo nella Legge di Stabilità: sgravi del 140% per chi investe. Un
bell'incentivo per gli imprenditori.
Scartabellando nei bilanci delle «eccellenze imprenditoriali locali» emerge poi che i gruppi bresciani «sono
solidi e ben patrimonializzati» spiega il vicepresidente di Aib Paolo Streparava: nel 2014 è cresciuta la loro
redditività (+8,2% per il Mol) e il numero di addetti (in tutto 39.902, più 0,9%). «Sono stati confermati anche
alcuni trend, come la leva competitiva dell'internazionalizzazione». Sia chiaro. Non c'è una ricetta unica,
precisa Streparava, e la carta dei mercati stranieri non può essere la panacea che va bene per tutti.
«Eppure in un mercato globale bisogna giocare anche la partita dell'estero». Non è un caso che la quota di
affari realizzata fuori dai confini nazionali (export e controllate con sede all'estero) nel 2014 sia stata pari al
57,9%, in crescita di circa 3 punti rispetto all'anno prima.
Nel 2014 i primi 85 gruppi bresciani hanno consolidato 615 aziende, 4 in più del 2013: il volume d'affari
generato è stato pari a 12,7 miliardi, in crescita del 3,1%.; 59 gruppi su 85 hanno visto crescere il fatturato,
segno di «una generalizzata convergenza della dinamica delle vendite». Il grado di patrimonializzazione si
conferma elevato: il rapporto di indebitamento che mette in relazione i mezzi di terzi con il patrimonio netto
si è mantenuto stabile su un valore di 1,2. Segno di «un'esposizione debitoria sotto controllo». Si rafforzano
anche gli indici di redditività, Roa e Roi; cala invece il Roe, più altro per la diminuzione del debito.
Da sottolineare, infine, che l'aumento delle tasse (+10%) e la diminuzione delle componenti straordinarie (78,5%) hanno comportato il taglio del reddito netto, meno 7,6%.
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SCENARIO PMI - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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Economia
03/11/2015
Pag. 8 Ed. Brescia
diffusione:298071
tiratura:412069
SCENARIO PMI - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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investimenti e valore aggiunto mostra Streparava: nel 2014 è cresciuta la loro 12,7 miliardi, in crescita del
3,1%.; I numeri dei primi 85 gruppi industriali bresciani 2014 PROIEZIONE INTERNAZIONALE E
REDDITIVITÀ OPERATIVA Dimensione bolla rappresenta l'incidenza ricavi generati all'estero Fonte:
Centro studi Aib d'Arco LEGENDA: ALI = Alimentare; CAS = Carta; CGP = Chimico; COA = Automotive;
EME = Elettromeccanica; FOR = Forgiatura; MEC = Meccanica; MEF = Metalli ferrosi; MNF = Metalli non
ferrosi; MOD = Moda FOR MOD MEF MNF COA CGP EME ALI CAS -1 2 4 6 8 10 12 14 16 0 1 2 3 4 ROA
(Anno 2014, Valori in %) Investimenti/Ricavi (Anno 2014, valori in %) 5 6 7 8 615 39.902 469 6.122,2 mln
12.652 mln 57,9% 2.929,4 mln 1.785 mln 1.144,4 mln 418,3 mln 214,6 mln 4% 4,3% 5,4% 3,5% 2013 611
39.538 465 5.904,8 mln 12.270 mln 55,1% 2.774,6 mln 1.717,3 mln 1.057,3 mln 417,5 mln 232,2 mln 3,9%
4,2% 5,2% 3,9% INVESTIMENTI (dati 2014) TOT MEC 544,3 milioni Investimenti/ Ricavi Investimenti/
Valore aggiunto 4,3% Imprese consolidate 18,6% Addetti Addetti per gruppo Ricavi Valore Aggiunto Costi
per il personale Mol Reddito ante imposte Reddito netto Roa Ros Roi Roe Patrimonio netto consolidato
Quota di ricavi generati all'estero 85
Lo studio
L'edizione 2014 del rapporto «Le dinamiche economico-finanziarie dei gruppi industriali bresciani» è stata
elaborata dal centro studi di Aib e curata da Davide Fedreghini Il documento permette di cogliere le
principali tendenze evolutive dei «gruppi» aziendali bresciani.
Oltre a patrimonio e redditività, l'edizione 2014 contiene due approfondi-menti: il primo sulla proiezione
internazionale delle imprese bresciane; il secondo misura gli investimenti in immobilizza-zioni materiali 85 I
gruppi manifatturieri bresciani presi a riferimento, cinque in meno del 2013 perché sono stati tolti gruppi che
nel 2014 hanno attuato operazioni straordinarie
03/11/2015
Pag. 2
diffusione:150811
tiratura:209613
Abi: effetto fiducia dalla detassazione sugli immobili
«Nell'ambito degli interventi per assicurare maggiore efficienza al sistema tributario non ha ancora trovato
soluzione il tema dell'Iva di gruppo»
Rossella Bocciarelli
pDisco verde dall'Abi sull'impianto complessivo della manovra tracciata dal governo. La valutazione positiva
è stata espressa ieri sera, durante l'audizione di fronte alle commissioni bilancio di Senato e Camera, dal
direttore generale dell'associazione di Palazzo Altieri, Giovanni Sabatini. In particolare, viene ritenuta
«positiva» la scelta del Governo di eliminare le tasse sulla prima casa, un intervento che «potrebbe avere
effetti congiunturali più ampi rispetto ad altre forme di stimolo» della domanda. «Trai fattori di maggiore
discontinuità rispetto al passato», ha detto Sabatini, «si rinviene la scelta di puntare ad una generalizzata
detassazione del settore abitativo. Anche questa scelta è da ritenere positiva». A questo proposito, ha
rilevato il direttore generale dell'associazione delle banche «è da considerare con attenzione l'effetto-fiducia
che può scaturire dal provvedimento ed il fatto che interventi nel settore dell'edilizia sono destinati ad avere
effetti positivi più intensi rispetto ad altri settori, sia per la capacità di attivazione produttiva, sia perché i beni
immobili sono la principale garanzia per la concessione di finanziamenti». Per tali ragioni «l'intervento sul
settore potrebbe avere effetti congiunturali più ampi, rispetto ad altre forme di stimolo dal lato della
domanda». Un recupero quello della domanda di credito che appare in corso e suffragato secondo
l'esponente dell'Abi dai dati relativi alle erogazioni di nuovi prestiti avvenute nei primi nove mesi dell'anno,
che evidenziano un incremento del 92,1 per cento per quel che riguarda i prestiti alle famiglie per l'acquisto
dell'abitazione (di cui il 30% dovuto a operazioni di surroga) e un incremento, sempre su base annua, del
16,2% per quel che riguarda i nuovi prestiti alle imprese. Sul piano dei contenuti dall'Abi sono venuti
peraltro alcuni suggerimenti al governo. Il primoè la necessità di potenziare ulteriormente il Fondo di
garanzia per le piccolee medie imprese, riprendendo la logica della legge di stabilità del 2014 che lo pone
al centro del sistema nazionale di garanzia. La proposta dell'Associazione bancaria è quella di favorire
l'apporto di nuove risorse finanziarie al Fondo da parte di soggetti pubblici e privati (in particolare le
amministrazioni regionali) anche per evitare la moltiplicazione sul territorio di fondi di garanzia che
realizzano politiche agevolative non sempre coordinate tra loro. Sarebbe invece opportuno,si sostiene da
Palazzo Altieri, che, in funzione dell'ammontare delle risorse apportate, le Regioni potessero concordare
con i ministeri competenti condizioni più favorevoli di accesso alla garanzia del Fondo per le imprese del
proprio territorio, secon- do la propria politica economica. L'altro suggerimento rivolto al governo è quello di
una revisione dell'attuale governance del Fondo di garanzia, prevedendo che nel consiglio di gestione
siedano anche i rappresentanti delle banche. In campo fiscale, Sabatini ha inoltre segnalato che
«nell'ambito degli interventi auspicati per assicurare una maggiore efficienza del nostro sistema tributario
non ha ancora trovato soluzione il tema del regime dell'Iva di gruppo». Le transazioni infragruppo vengono
tassate perché il nostro paese non ha ancora dato attuazione alla disposizione della direttiva Iva che
accorda agli stati la possibilità di considerare come un unico soggetto passivo ai fini dell'Iva le persone
giuridiche stabilite nel territorio di quello stato. Ma in tal modo, per le banche le transazioni infragruppo
comportano un aumento dei costi di produzione, ha rimarcato il direttore generale dell'Abi, lamentando che
siano state disattese le aspettative che si erano create con la legge-delega per la riforma fiscale. Dalle
aziende di credito è venuta infine la segnalazione del rischio di alcune difficoltà applicative connesse alla
riscossione del canone Rai attraverso le bollette dell'energia elettrica. «Alla luce delle nuove disposizioni
europee che dettagliano il set di informazioni dai inserire nei bonifici - ha affermato Sabatini - è necessario
un confronto in sede tecnica sulla fattibilità dei bonifici stessi, dal momento che la cornice armonizzata
dell'Area unica dei pagamenti in euro pone alcuni problemi in materia di addebiti in conto».
SCENARIO PMI - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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Banche. Sabatini: potenziare il fondo di garanzia per le Pmi
03/11/2015
Pag. 2
diffusione:98970
tiratura:162805
Commerzbank torna a distribuire dividendi. La banca tedesca, in netta controtendenza rispetto alla sua
connazionale Deutsche Bank, alle prese con una grave crisi di risultati, ha infatti annunciato il ritorno della
remunerazione degli azionisti pur in concomitanza con risultati trimestrali deboli ma senza grandi sorprese.
In effetti Commerzbank ha registrato nel terzo trimestre un calo dell'utile netto dell'8% in scia alle deboli
performance dell'investment banking e delle attività di corporate banking per piccole e medie imprese. Nello
specifico la seconda maggior banca tedesca per attivi di bilancio ha visto l'utile netto calare dai 225 milioni
di un anno fa a 207 milioni, al di sotto dei 232 milioni attesi dagli analisti. Commerzbank, che l'anno scorso
aveva visto i migliori profitti trimestrali dal 2012 in scia proprio al forte contributo dell'investment bank ha
inoltre subito un calo dei ricavi da 2,41 miliardi a 2,31 miliardi, in linea con le stime. L'amministratore
delegato Martin Blessing, che ieri ha annunciato il passaggio di testimone nel corso del prossimo anno, ha
espresso soddisfazione per i risultati alla luce di un contesto di tassi di interesse prossimi allo zero. «Il
turnaround di successo di Commerzbank è sulla giusta strada: nei nove mesi abbiamo aumentato ricavi e
profitti e abbiamo anche rafforzato i requisiti di capitale», ha affermato il top-manager, annunciando
l'intenzione di Commerzbank di tornare alla distribuzione dei dividendi dopo diversi anni con il pagamento
l'anno prossimo di una cedola di 10 centesimi di euro per azione. Per l'intero anno la banca ha ribadito
l'obiettivo di aumentare quote di mercato e ricavi e di registrare un utile operativo di poco superiore a 7
miliardi di euro.
Foto: Martin Blessing
SCENARIO PMI - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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Commerzbank torna a staccare dividendi
03/11/2015
Pag. 9 Ed. Milano
diffusione:83734
tiratura:155835
Un voucher per le imprese all'Artigiano in fiera
La Regione vara un contributo per facilitare le aziende
Fervono i preparativi per una delle rassegne tradizionali più attese nel periodo che introduce la maratona di
Natale. L'artigiano in Fiera è programmato dal 5 al 13 dicembre nel polo espositivo di Rho e metterà forse
un po' tristezza avvicinarsi a quella sede in un periodo in cui sarà in corso la smobilitazione dei padiglioni di
Expo. Ma tant'è. Quest'anno, in vista della rassegna, la Regione ha studiato una proposta per le aziende.
«Renderemo disponibile un voucher riservato alle micro, piccole e medie imprese lombarde, per
partecipare alla più grande manifestazione fieristica mondiale dedicata all'artigianato». Lo annuncia con
orgoglio l'assessore regionale allo Sviluppo economico Mauro Parolini, che anticipa così i contenuti di un
nuovo bando di Regione Lombardia, in uscita nei prossimi giorni, finalizzato a sostenere la partecipazione
dell'imprenditoria locale alla kermesse dell'«Artigiano in Fiera», da anni ormai tra le iniziative natalizie più
seguite e gradite dalla gran parte dei milanesi e non solo che ne approfittano per acquistare i regali da
mettere sotto l'albero. Quest'anno, come anticipato, la rassegna internazionale del settore si svolgerà dal 5
al 13 dicembre a Rho-Pero. «Questo evento si configura come un contesto unico per valorizzare e
promuovere le eccellenze che le imprese lombarde esprimono in questo settore - ha spiegato Parolini -. Per
questo abbiamo messo a disposizione 80mila euro, che serviranno a sostenere oltre 300 imprese con un
contributo per la quota di iscrizione, l'acquisto dello spazio espositivo e i costi di pre allestimento». Un
modo efficace, insomma per sostenere e facilitare quelle aziende appena nate o non ancora del tutto
affermate che potrebbero trovare negli stand della Fiera un luogo idoneo dove lanciare e far conoscere i
propri prodotti, consolidando la propria immagine e le vendite. «Il nostro obiettivo - ha concluso Parolini - è
approfittare delle grande potenzialità che questa vetrina internazionale offre al "saper fare" lombardo,
sostenendo la partecipazione delle imprese a un evento che può costituire un'occasione strategica per
ampliare la rete di rapporti e creare nuove opportunità di business orientate anche all'export. Export che,
alla luce della contrazione della domanda interna, rappresenta oggi un driver determinate di sviluppo della
nostra economia».
Foto: ASSESSORE Mauro Parolini lancia il voucher
SCENARIO PMI - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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Rassegne Dal 5 al 13 dicembre a Rho
02/11/2015
Pag. 21 N.11 - novembre 2015
tiratura:72000
Che cosa vuol dire (OGGI) INNOVAZIONE?
L' UE È PRONTA A INVESTIRE IL 3% DEL PIL IN RICERCA & SVILUPPO PER CREARE 3,7 MILIONI DI
POSTI DI LAVORO . MA OTTENERE LA "DISRUPTION" DI CUI PARLANO GLI ESPERTI NON È UN
PROCESSO FACILE: BISOGNA UNIRE LE INTUIZIONI PIÙ SVARIATE , ACCETTARE PARTNERSHIP
EXTRASETTORIALI E SOPRATTUTTO TROVARE IL MODO PER CAPITALIZZARE L'INVENTIVA DELLE
PMI
DI CRISTINA PENCO
Dalla creative destruction , teorizzata da Joseph Alois Schumpeter (1949), alla big bang disruption ,
enunciata da Larry Downes e Paul F. Nunes (2014), il passo in fondo è stato relativamente breve. E dire
che, in poco più di mezzo secolo, abbiamo assistito a un cambio di marcia senza precedenti
nell'innovazione relativa al mondo del business. Un processo, quest'ultimo, che continua a indicare sempre
la «realizzazione tecnica e il conseguente sfruttamento commerciale di un'idea, l'incarnazione
dell'invenzione in un nuovo prodotto o servizio», secondo quanto scriveva l'economista austriaco, ma che ai
nostri giorni si presenta con effetti ben più veloci e dirompenti, alle volte quasi istantanei. È in tale rapidità la
straordinarietà della " disruption ", nel demolire anche in pochi mesi - a colpi di byte e click - vecchi modelli
economici e ridefinire la struttura di interi settori. Nell'epoca attuale delle start up cresciute a pane e hi tech
nella Silicon Valley, può volerci davvero poco perché una Airbnb metta in crisi i sistemi turistici o una Uber
costringa a ripensare profondamente la mobilità urbana. Sempre più spesso a cambiare lo status quo sono
soluzioni "smart" che integrano idee e tecnologie appartenenti anche a mondi molto differenti tra loro,
magari messe a punto non nelle sale ovali di quotate multinazionali, ma in stanze universitarie e garage
striminziti, passando da una modalità top down a una di tipo bottom up. Oltre al fatto che in tale ambito
l'anzianità e le dimensioni contano poco, quali sono i fattori vincenti in grado di trasformare affari e fatturati
in volani dell'economia? VALORE COLLETTIVO A livello macro, utili indicazioni arrivano dall'ultima
edizione dell'annuale studio Ue Innovation Scoreboard 2015 , che mostra anche lo stato dell'arte nei 28
Stati membri di quello che è un driver essenziale per rafforzare la competitività delle aziende, creare
occupazione, migliorare il benessere collettivo. Un obiettivo che, infatti, è stato fissato come uno dei punti
prioritari nell'agenda del presidente della Commissione Europea, JeanClaude Juncker: secondo quanto
stabilito dal piano settennale 2014-2020, l'Ue investirà il 3% del prodotto interno lordo in Ricerca&Sviluppo,
puntando a 3,7 milioni di nuovi posti di lavoro e a portare il pil a 800 miliardi di euro entro il 2025.
Nell'indagine, le performance di ciascun Paese vengono analizzate e quantificate sulla base di 25 indicatori
che costituiscono vari aspetti del concetto di innovazione. Al di là delle specificità singole, questi fattori sono
stati distinti in tre categorie fondamentali, articolate in otto dimensioni: gli elementi abilitanti - i cosiddetti
"facilitatori" - che rendono possibile l'innovazione (risorse umane, finanziamenti e sostegno, sistemi di
ricerca aperti, di eccellenza e attrattivi); l'attività delle imprese (configurata in investimenti, collegamenti e
attività imprenditoriali, patrimonio intellettuale) e gli output (innovatori ed effetti economici come benefici per
l'intera economia). Quale immagine emerge? Ebbene, in fatto di innovazione e sviluppo, l'Europa nel suo
complesso è sostanzialmente in stallo - con un valore dell'Innovation Performance che oscilla tra lo 0,5 e lo
0,6 espresso in millesimi, e un tasso di crescita annuale medio pari all'1% in otto anni, dal 2007 al 2014 laddove i segni positivi, come quelli alla voce delle copubblicazioni scientifiche internazionali, vengono
neutralizzati da quelli negativi, in particolare dal calo degli investimenti in R&S. Nell'ambito di un contesto
globale, poi, se l'Ue continua a emergere rispetto ad Australia e Canada, risulta in una posizione inferiore
rispetto a Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone, soprattutto per quanto riguarda finanziamenti, brevetti
depositati e livello d'istruzione. Se guardiamo invece alla situazione interna, la medaglia d'oro di "innovation
leader" (il primo dei quattro gruppi in cui sono suddivise le nazioni, seguito da "innovation follower",
"moderate innovator" e "modest innovator") va alla Svezia, in compagnia di Danimarca, Finlandia e
SCENARIO PMI - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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Sviluppo
02/11/2015
Pag. 21 N.11 - novembre 2015
tiratura:72000
SCENARIO PMI - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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Germania. Maglia nera, invece, a Bulgaria, Lettonia e Romania, con prestazioni ben al di sotto della media.
E L'ITALIA? Nella graduatoria Ue, la Penisola si colloca tra i "moderate innovator". In termini relativi, il
Belpaese registra i risultati peggiori nei finanziamenti e negli investimenti per la modernizzazione dei settori
privato e pubblico, ulteriormente diminuiti rispetto al 2014, per l'insufficiente percentuale di pil investita in
R&S e scarso livello di popolazione con educazione terziaria. I dati migliori, invece, arrivano dalle buone
performance nelle pubblicazioni scientifiche internazionali congiunte e, malgrado le ridotte dimensioni,
dall'alto tasso di pmi (35%) che registrano innovazioni in-house. «Innovare è saper offrire un prodotto
sempre migliore, personalizzato secondo le esigenze del cliente, in minor tempo e a costi competitivi»,
dichiara Alberto Baban, presidente Piccola Industria di Confindustria e vicepresidente della stessa. «Era
così in passato, ma oggi lo è ancora di più perché il mercato è diventato globale e noi imprenditori
dobbiamo essere in grado di relazionarci con una clientela sempre più internazionale a fronte di una
concorrenza ancora più agguerrita». Non solo. «Prima ci si concentrava soprattutto sull'innovazione di
prodotto, oggi l'innovazione riguarda l'impresa nella sua complessità, a 360 gradi. È anche innovazione di
processo perché occorre agire su tutte le funzioni aziendali: finanza, risorse umane, comunicazione. Molto
dipende dalla capacità di "contaminarsi" e di instaurare un rapporto nuovo con la ricerca applicata, facendo
entrare l'innovazione in azienda e puntando alla partecipazione agli ecosistemi di business». Dagli ultimi
dati del Centro Studi Confindustria (fine 2013), apprendiamo che, sebbene le pmi negli ultimi anni abbiano
registrato una diminuzione numerica a fronte della crisi, sono ancora il doppio di quelle tedesche e
occupano 13 milioni di addetti, costituendo la spina dorsale del nostro sistema economico e produttivo.
Sono inoltre imprese che continuano a generare più della metà dell'export nazionale (53%), in particolare
quelle che non hanno smesso di investire nella ricerca e nella sperimentazione. «Oggi sono tante le realtà
che innovano per essere competitive, tuttavia il fenomeno emerge poco perché gran parte dei risultati non
vengono capitalizzati», aggiunge Baban. «Ecco perché occorre una normativa fiscale che consenta di
accorciare i tempi di ammortamento e incoraggi a inserire questa voce nel bilancio. Ciò migliorerebbe la
patrimonializzazione e il merito di credito, rendendo le pmi più interessanti agli occhi di potenziali investitori.
Quest'ultimo, tra l'altro, è un punto su cui insiste anche il recente provvedimento dell'Investment Compact
che ha riconosciuto la figura delle "pmi innovative", prevedendo la possibilità di usufruire di agevolazioni e
semplificazioni per chi si registra in un'apposita sezione del registro imprese». Attualmente risultano una
cinquantina le realtà medio-piccole iscritte. In parallelo, avanzano anche le start up ad alto tasso
tecnologico: rappresentano lo 0,28% del milione e mezzo di società di capitali italiane e, nel secondo
trimestre 2015, se ne contano oltre 4 mila; la maggior parte sono specializzate nella fornitura di servizi in
ambito informatico e in R&S. INSOLITE CONNESSIONI Nel loro saggio Innovator's Dna (2011), tre illustri
professori americani - Jeff Dyer, Hal Gregersen e Clayton M. Christensen (quest'ultimo, il primo a coniare il
termine disruption ) - spiegano che la capacità d'innovazione dei singoli non è dovuta alla genetica, a un
talento innato, bensì è un obiettivo a cui tutti possono tendere, attraverso la pratica costante di cinque
abilità che hanno esercitato di continuo Steve Jobs e Jeff Bezos: stabilire associazioni, anche tra ambiti
differenti tra loro e a prima vista poco pertinenti; impegnarsi a formulare le domande giuste, prima di
buttarsi a cercare le risposte corrette; osservare; stabilire reti di conoscenza anche con persone molto
differenti; e sperimentare attraverso test e collaudi, secondo strade che possono portare a soluzioni inedite
e originali. Il profilo dell'iPod, per esempio, nacque grazie a un designer che giocava con una serratura a
combinazione durante uan riunione. Dyer e Gregersen, inoltre, sono anche contributors per la rivista
Forbes della classifica 100 Most Innovative Companies 2015 in cui prendono in considerazione aziende a
partire da dieci miliardi di dollari in capitalizzazione di mercato, che reinvestano una percentuale non
inferiore al 2,5% del proprio fatturato in R&S e diffondano da almeno sette anni i loro risultati economici. Il
loro metodo si fonda sull' Innovation Premium , misura di quanto gli investitori abbiano valutato un'impresa
non rispetto alle sue performance economiche passate, ma basandosi sulle aspettative di risultati futuri,
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Pag. 21 N.11 - novembre 2015
tiratura:72000
SCENARIO PMI - Rassegna Stampa 03/11/2015 - 03/11/2015
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
come l'implementazione di nuovi prodotti e servizi e l'ingresso in nuovi mercati. Al vertice della graduatoria
figura la casa automobilistica Tesla, con il merito di aver introdotto, con la sua berlina Model S di ultima
generazione, un'innovazione ad alto tasso di high-end technology disruption , cioè tale da «scavalcare i
confini naturali di un determinato ambito e da essere difficilmente imitata da altri competitor in tempi brevi».
O di Under Armour per aver scelto come testimonial Misty Copeland, il "cigno nero" dell'American Ballet.
Ma anche della cinese Baidu per le sue bacchette smart che rilevano il cibo avariato. E ancora di Luxottica,
unica italiana in graduatoria, con i suoi Velvet Sunglasses che abbinano materiali aerospaziali, frammenti
stampati in 3D, denim e pelle. E che dire di Adobe, che si è aggiudicata una posizione in classifica grazie
anche a Kickbox, un software open source sicuro e affidabile che consente a chi fa innovazione di definire,
perfezionare, convalidare e far evolvere le proprie idee. Usato internamente per i dipendenti, ora è
disponibile online per chiunque. Sì, perché la disruption parte innanzitutto dal singolo. «Per creare
innovazione, bisogna prima creare innovatori», assicura Mark Randall, Vice President of Creativity della
compagnia, che confermerebbe le teorie degli studiosi americani citati. I quali, a loro volta, ci ricordano che
i più grandi disruptor sono coloro che si confrontano con tutti, ma decidono da soli. Quelli che non delegano
il processo innovativo, ma lo incarnano essi stessi nel quotidiano, rompendo schemi obsoleti, visioni
consolidate non più adeguate alla realtà. Dimostrando, in fondo, di aver recepito e messo in pratica la
lezione di uno dei più grandi rivoluzionari della storia: «Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo».
Parola del Mahatma Gandhi.JEFF DYER HAL GREGERSEN
Executive Director del Mit Leadership Center a Cambridge. Con Dyer, è contributor di Forbes C.M.
CHRISTENSEN Professore di Strategy è autore con i colleghi di The innovator's Dna (a destra la copertina)
Professore di Business Administration ad Harvard, ha coniato il termine disruption
TOSCANA
CAMPANIA
SICILIA
START UP INNOVATIVE IN ITALIA
277
272
1.021
540
218
451
354
320
180
165 LAZIO VENETO LAZIO PUGLIA LOMBARDIA EMILIA-ROMAGNA
Fonte: InfoCamere/http://startup.registroimprese.it TRENTINO-ALTO ADIGE
Foto: A CAMBIARE È LA VELOCITÀ CON LA QUALE UN NUOVO PRODOTTO PUÒ METTERE IN CRISI
IL MERCATO
Foto: Da sinistra, le aziende più innovative: Under Armour per lo spot con Misty Copeland, la Model S di
Tesla, i Velver Sunglasses di Luxottica per Ray-Ban e la Kickbox open source di Adobe PRIMA CI SI
CONCENTRAVA SUL PRODOTTO , ORA SUI PROCESSI : SI LAVORA SULL'IMPRESA A 360 GRADI
Foto: LE AZIENDE NON SI VALUTANO PIÙ PER I RISULTATI DEL PASSATO , MA PER LE
ASPETTATIVE FUTURE

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