La fede nella storia - Settimanale La Vita

Commenti

Transcript

La fede nella storia - Settimanale La Vita
Poste italiane s.p.a.
Sped. in a.p.
D.L. 353/2003 (conv. in
L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1,
DCB Filiale di Pistoia
Direzione, Redazione
e Amministrazione:
PISTOIA Via Puccini, 38
Tel. 0573/308372 Fax 0573/28616
e_mail: [email protected]
www.settimanalelavita.it
Abb. annuo e 45,00
(Sostenitore e 65,00)
c/cp n. 11044518 Pistoia
La Vita è on line
clicca su
www.settimanalelavita.it
LaVita
42
Anno 115
dal 1897
G I O R N A L E
C A T T O L I C O
DOMENICA
25 NOVEMBRE 2012
T O S C A N O
La fede
nella
storia
e1,10
1,10
e
UNA DATA
IMPORTANTE:
le Teologhe italiane
riunite in pubblico
congresso
PAGINA 2
I
l tema della fede, giustamente
all’ordine del giorno nell’intero anno che stiamo attraversando, va visto in tutta la
sua profondità ed estensione. Essa non è un puro fatto
personale e privato, ma estende la
sua portata nell’intero arco delle
attività umane, anche quelle di carattere sociale e politico. La lettera
di Giacomo ci ripete da sempre che
la “fede se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta” e continua
a porre a tutti i credenti la domanda
da noi ben conosciuta: “Mostrami la
tua fede senza le opere, e io con le
mie opere ti mostrerò la mia fede”.
Le opere buone, ci insegna l’apostolo
Paolo, non ci ottengono la fede che
ci salva, essenzialmente dono di Dio,
ne sono però la conseguenza logica e
necessaria. I frutti della sua presenza.
Non dimentichiamo, anzi, a questo
proposito che il richiamo alle opere
buone costituisce il motivo essenziale
dell’intero vangelo di Matteo, il più
popolare e il più usato da sempre nelle liturgie della comunità cristiana.
Un pensiero dominante, costantemente presente in tutte le pagine di
quello che è stato considerato il primo vangelo: “Non chiunque dice. Signore, Signore, entrerà nel regno dei
cieli, ma colui che fa la volontà del
Padre mio”. Il racconto del giudizio
universale si incarica di far capire al
lettore quali sono i gesti che il Signore
attende da ogni vero credente.
Il cristiano testimonia la sua fede
nella storia, nella società in cui è immerso, nel suo impegno per vincere
la miseria, l’ingiustizia, la sopraffazione e dar vita a un mondo nuovo,
più giusto e più umano. La tentazione
dell’intimismo è sempre in agguato,
come dimostra la storia della chiesa
anche ai nostri giorni: è necessario
convincerci che non è nel chiuso della nostra coscienza (e magari della
propria famiglia e del proprio ambiente ristretto) che si vive l’esistenza
Una triste immagine del nostro tempo: tre
bambini in una dimenticata zona di guerra.
L’eliminazione di ogni disordine è un impegno
improrogabile della comunità cristiana
cristiana. I valori di cui il discepolo
di Cristo è portatore sono destinati a
riflettersi e incarnarsi nella città degli
uomini, chiamata a manifestare sempre di più l’immagine della escatologica città di Dio.
Le parole dette da Giovanni Paolo
II all’inizio del nuovo millennio non
hanno certamente perduto il loro
valore. Se è possibile, anzi, l’attuale
situazione di perdurante e gravissima crisi dà loro più forza e maggiore
attualità. “Il versante storico-sociale
– così scriveva il Papa nella Novo
millennio ineunte – si propone come
dimensione imprescindibile della testimonianza cristiana: si deve respingere la tentazione di una spiritualità
intimistica e individualistica che mal
si comporrebbe con le esigenze della
carità oltre che con la logica dell’incarnazione e, in definitiva, con la
stessa tensione escatologica del cristianesimo. Se quest’ultima ci rende
consapevoli del carattere relativo della storia, ciò non vale a disimpegnarci
in alcun modo dal dovere di costruirla. Rimane più che mai attuale, a tal
proposito, l’insegnamento del concilio
Vaticano II: ‘Il messaggio cristiano,
lungi dal distogliere gli uomini dal
compito di edificare il mondo, lungi
dall’incitarli a disinteressarsi del bene
dei propri simili, li impegna piuttosto
a tutto ciò con un obbligo ancora più
stringente’” (n. 52).
Con la sua attività l’uomo è chiamato ad anticipare e preparare i cieli
nuovi e la terra nuova, in cui abiterà
per sempre la giustizia. La Gerusalemme celeste, il luogo della totale
integrità e della perfetta comunione,
non è soltanto la città dell’attesa, ma
è anche il modello di quanto l’uomo
è chiamato a fare nel corso della sua
lunga avventura terrestre. Per la Bibbia, l’uomo è l’aiutante e il partner
di Dio nel passaggio dalla prima alla
seconda creazione, dal mondo imperfetto della Genesi al mondo della
realizzazione perfetta del disegno di
Dio dell’Apocalisse. La fede cristiana
arriva a queste profondità. È ancora
il vangelo di Matteo che ci ricorda
la grande verità: “Così risplenda la
vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e
rendano gloria al Padre vostro che è
nei cieli”. Parole ancora più forti e
impegnative nel tempo in cui la chiesa ha fatto suo l’intero programma
della nuova evangelizzazione. La testimonianza, è stato ripetuto in tutti
i toni, deve accompagnare, anzi, per
essere più esatti, deve precedere la
parola. Solo in questo modo arriverà
alle orecchie di una società distratta,
tutta quanta assorbita dai suoi interessi materiali.
La nostra fede, è stato detto, è
così grande, ma il nostro modo di viverla la fa apparire così piccola. Un
rimprovero costante che deve spronare la volontà di tutti a realizzare
il programma di vita che il vangelo ci
pone davanti e che il magistero della
chiesa continuamente ci ricorda. Nel
momento in cui si sta riflettendo seriamente su una presenza più efficace
dei cattolici nella vita politica, questi
pensieri e queste preoccupazioni devono animare e dominare la comune
attenzione.
Una sollecitudine destinata a raggiungere i confini del mondo intero.
Nel tempo della globalizzazione,
anche la fede e la carità devono globalizzarsi. I problemi del mondo intero sono i problemi della comunità
cristiana. Secondo l’insegnamento di
Gesù, il concetto di prossimo non è
un concetto oggettivo, ma soggettivo:
siamo noi che dobbiamo considerarci
“prossimo” per tutti i bisognosi del
mondo. Il volto di Lazzaro ha oggi
tutti i colori dell’arcobaleno. Un’attenzione che, per una connessione
necessaria, si deve estendere anche
alla salvaguardia del creato, sempre
di più minacciato e deteriorato dalle
mani avide ed egoistiche dell’uomo.
Giordano Frosini
“L’INFANZIA DI GESU’”
Con il terzo
volume, uscito in
queste ore, Benedetto XVI ha
concluso la sua
opera
monumentale sul
fondatore del
cristianesimo
PAGINA 3
IL SINODO
DEI VESCOVI
HA PRESENTATO
LE PROPRIE
CONCLUSIONI
AL PAPA
Una selezione che, a una
prima lettura, si è rivelata
particolarmente interessante.
Come si sa, presto seguirà
l’Esortazione apostolica
del Papa
PAGINA 4-5
I GIOVANI PER UNA
POLITICA NUOVA
L’antipolitica attualmente
imperante si vince soltanto
con idee e persone nuove
PAGINA 13
GIORNALI CATTOLICI
ALLA FINE?
La protesta dei settimanali
della Fisc, ulteriormente
penalizzati dai tagli
PAGINA 14
SONO QUASI 400
I CONFLITTI
DIMENTICATI
ATTUALMENTE IN
CORSO NEL MONDO
PAGINE 15
2
primo piano
n. 42 25 novembre 2012
coordinamento teologhe itaLiano
Vita
La
La storia delle donne
alla luce del ConcilioVaticano II
Sviluppi ecclesiali
e teologia delle donne
I
l percorso di questi
50 anni mostra una
indubbia corrispondenza tra la mutazione ecclesiale e la mutazione
delle donne. Consegue a
essa la teologia delle donne,
termine davvero troppo
ampio e generico per indicare la variegata pluralità di
percorsi che dagli anni ’60
ci portano agli anni ‘10 del
secolo XXI.
La soglia critica intra ed
extraecclesiale credo vada
fissata al 1963, anno in cui
vengono pubblicati La mistica
della femminilità di Betty Friedam e la Pacem in Terris di
papa Giovanni. La denuncia
della mistica della femminilità
prepara il femminismo radicale a cui corrisponde un diverso collocarsi delle donne
nel percorso delle Chiese.
Gli anni ’70 sono, nella
Chiesa cattolica, nel segno
della tensione. L’aspettativa
incentivata dal concilio viene
progressivamente smorzata.
Sii consuma in questi anni
quello scollamento che è
stato poi indicato come lo
“scisma sommerso”. Sono
però questi medesimi anni a
vedere l’ingresso delle donne
cattoliche nelle università
ecclesiastiche. Quanto alle
donne, di lì a poco da allieve
diverranno docenti. Molte
di loro si avvieranno professionalmente alla ricerca
teologica.
I nodi che le Chiese si
trovano ad affrontare sono
quelli interni della loro struttura istituzionale e quelli
esterni dettati dai problemi
emergenti (pace, giustizia,
fame, sviluppo compatibile,
crisi ambientale, crisi energetica…) sempre più mondializzati.
La Chiesa cattolica non
è conseguenziale al Concilio, soprattutto a livello
strutturale. La prospettiva
di una collegialità effettiva,
di una partecipazione compiuta dei vescovi al governo
della Chiesa, s’infrange nella
trasformazione del Sinodo
dei Vescovi in un organismo
consultivo che si raccoglie
non per elaborare decisioni,
ma per esprimere un parere
su problemi intra o extraecclesiali.
Un ulteriore elemento, a
tutt’oggi di difficile e serena
valutazione, riguarda la presenza dei movimenti all’in-
Immagini del convegno: la relazione di Cettina Militello, la sala e due
intervenute, tra le quali Serena Noceti
Nei primi giorni di ottobre
il raduno delle teologhe italiane
per riflettere sul Concilio e la sua
accoglienza segna una data storica
che non deve sfuggire almeno
al nostro mondo cattolico.
In questi ultimi decenni le donne
hanno fatto progressi da giganti
nel campo delle scienze teologiche,
di cui nessuno oggi può fare a
meno. La loro riunione pubblica è
un evento di prima grandezza che
denota coraggio e preparazione.
Con il loro avvento anche il campo
della teologia ha conosciuto giorni
e sviluppi nuovi.
Un cammino che va accompagnato
con grande simpatia
e partecipazione
terno della Chiesa cattolica,
ma non soltanto. La delocalizzazione, che è loro tipica,
mette seriamente in crisi la
tradizionale funzionalità delle
parrocchie e delle diocesi.
Tecnicamente, la teologia al femminile e/o la
teologia femminista sono in
discontinuità con la cosiddetta “teologia della donna”,
praticata a metà del secolo
XX. Se collocata nell’ambito
delle teologie del genitivo, la
teologia femminista si configura come una teologia del
genitivo soggettivo, ossia una
teologia delle donne fatta
dalle donne.
A metà degli anni ’80 la
mappatura distingue: a) una
corrente di collocazione
intra ecclesiale, decisamente ancorata alla tradizione
giudeo-cristiana; b) una
corrente post-cristiana; c)
una corrente indicata come
Goddess Religion o Goddess
Spirituality, la cui contestazione del patriarcato ipotizza
un antecedente matriarcato
segnato dal culto benefico
della “dea”. La mappatura
degli anni ’90 è offerta dal
n.1/1996 di Concilium: “Teologie femministe nei diversi
contesti”.
Più interessante leggerne
le prospettive disciplinari: a)
la ricerca biblica; b) la ricerca sistematica (teologia trinitaria, cristologia, ecclesiologia, mariologia, creazione…;
c) la ricerca pratica (etica,
liturgia, teologia pastorale,
ecumenismo, dialogo interreligioso, spiritualità; d) la
“tradizione delle donne”.
La teologia femminista è
partita proprio da quest’ultimo tipo di ricerca. Lì è
avvenuto il passaggio dalla
teologia del genitivo oggettivo a quella del genitivo
soggettivo. È prevalsa una
diversa e interpellante attenzione alla tradizione biblica e
alle donne in essa, alla storia
della comunità cristiana e al
protagonismo pratico e teorico delle donne.
Non sappiamo quali saranno gli sviluppi a venire.
Certo la teologia delle donne costituisce la novità più
eclatante del secolo XX. E
certo non staremmo a Roma
a parlarne senza il Vaticano II.
Devo al suo evento l’accesso allo studio e alla ricerca teologica. Sono un
frutto del Concilio. Non me
ne vergogno. Passa dalla sua
piena attuazione la reale ed
efficace partnership di uomini
e donne, la speranza di un
nuovo ed efficace modello di
vivere e pensare, intra ed extra
ecclesiale.
Cettina Militello
Il messaggio
conclusivo
delle donne
alla chiesa
“E
d è ora a te che ci rivolgiamo, amata
Chiesa di cui siamo figlie e amiche,
perché ci riconosciamo parte consapevole della tua tradizione di amore. E’ in
quella consapevolezza che si innesta la nostra assunzione di
memoria, oggi forte e necessaria come prima.
La memoria che abbiamo scelto di assumere non ha rigidità
alcune. Né confini: in ogni luogo sono le donne e in ogni
tempo e modo vogliamo ricordarle. La nostra sarà memoria multiforme, come molte siamo noi e siamo state, fuori o
dentro il tuo abbraccio.
Assumiamo la
memoria della fede delle
donne, ma
custodiremo
come nostro
anche il loro
rifiuto; avremo memoria
della loro
nostalgia, ma
non dimenticheremo il
loro sdegno;
saremo memoria della
loro passione
di vita, ma
non lasceremo indietro il
loro dolore e tutte le sue genesi.
La memoria che assumiamo è quella delle vecchie, quelle
che c’erano da prima e hanno visto, che hanno compreso
e ricordato, lottato e sopportato, e spesso hanno dovuto
distinguere cosa mettere in discussione e cosa proteggere
per chi sarebbe venuta dopo. Ma è nel palmo delle nostre
mani anche la memoria delle giovani, il dono prezioso della
continuità di sorellanza che attraversa le generazioni e appartiene a tutte, anche a quelle che ancora si immaginano
sole, figlie uniche della propria storia.
La memoria che assumiamo è quella delle credenti e della
loro testimonianza, che sia trascorsa nel silenzio e nella parola, quando parola hanno potuto pronunciare. La loro fede
ci ha generate e la loro scelta ci ha confermate. Ma oggi deliberiamo di assumere come nostra anche la memoria delle
altre donne, le non credenti che per anni ci hanno camminato affianco senza che mai potessimo, le une e le altre,
incrociare gli sguardi per riconoscerci sorelle. Assumiamo
la comune memoria di aver abitato lo stesso presente e di
averlo fecondato insieme.
La nostra memoria sarà ecclesiale, perché inclusiva e plurale come lo Spirito ci ha chiamato a essere in te, amata
Chiesa. Sia dunque una memoria di mille e mille nomi e
volti, voci e mani, sguardi e corpi, perché delle donne, di
tutte le donne, avvenga come dei passeri nel cielo: neppure
un gesto, una parola o un battito di vita siano considerati
perduti e inutili. Sarà una memoria teologica, perché si
alimenterà dalle nostre domande e dall’impegno comune
di mantenerle vive, trovando i modi di pronunciarle più
decise ogni volta che il silenzio cercherà di farsi norma.
Anche questo significa essere teologhe e questo saremo, da
cristiane e da donne. La nostra memoria in questo presente sarà sacrario e semenza: custodirà il passato che siamo
state e germoglierà il futuro che vogliamo essere, senza più
lasciare indietro nessuna.
Noi non dimenticheremo più, né lasceremo dimenticare”.
Vita
La
25 novembre 2012
“L’
infanzia
di Gesù”,
terzo libro
della trilogia iniziata nel 2006 da Joseph
Ratzinger - Papa Benedetto
XVI con il “Gesù di Nazaret”,
e proseguita poi nel 2010 con
“Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione”, è da
mercoledì 21 novembre nelle
librerie di 50 Paesi del mondo,
tradotto in 9 lingue. La prima
edizione, di oltre un milione
di copie, sarà presto seguita
dalle traduzioni in altre 20
lingue che diffonderanno il
volume in altri 72 Paesi. Il
Papa offre ai lettori di tutto
il mondo uno “spaccato” dei
primi anni della vita di Gesù,
soffermandosi in particolare
sulla genealogia del Salvatore,
così come delineata nei Vangeli di Matteo e di Luca (primo
capitolo). Passa poi a riflettere
sugli eventi che fanno seguito
all’annuncio a Maria (secondo
capitolo) e al loro significato
per l’intera umanità dopo la
risposta “libera” della stessa
madre di Gesù. Nel terzo
capitolo, quello sulla nascita,
la figura del Cristo viene
cultura
n. 42
IL NUOVO LIBRO DEL PAPA
Un bambino
e una donna
“L’infanzia di Gesù” conclude la
trilogia iniziata nel 2006.
Un ottimo regalo per il Natale
a cura di Luigi Crimella
collocata nella storia del suo
tempo, con la concretezza del
dominio da parte dell’impero
romano sulla Palestina. Infine,
nel quarto capitolo compaiono i Magi, simbolo della ricerca
che ogni uomo e donna compiono verso la verità profonda
dell’esistenza e del suo senso
trascendente. Il libro si chiude
poi con l’episodio di Gesù tra
i “dottori nel tempio”, prefigurazione della rivelazione
piena che verrà nel mondo
dal momento in cui il Figlio di
Dio inizierà il suo ministero
di annuncio.
È vero quanto è
stato detto?
Questi i contenuti del
testo del Papa, che si preannnuncia come “un vero evento
editoriale”: così lo ha infatti
definito il direttore della Sala
stampa vaticana, p. Federico
Lombardi, introducendo l’incontro di martedì alla presenza di un centinaio di ambasciatori, numerosi editori,
uomini di cultura, ecclesiastici
e giornalisti, presso la Sala Pio
X. “Dopo aver scritto i primi
due volumi - ha ricordato p.
Lombardi - il Papa aveva promesso un ‘piccolo fascicolo’
sull’infanzia di Gesù. E invece
ne è venuto un libro molto
importante che ci rimanda alle
domande: ‘Cosa intendevano
dirci gli evangelisti Matteo e
Luca sull’infanzia di Gesù’ e,
la seconda, ‘È vero ciò che è
stato detto? Riguarda anche
me?’”. Il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio
Consiglio della cultura, ha
evidenziato che i “180 versetti
dei Vangeli sulla vita di Gesù
risultano tra i più ripresi a
livello artistico insieme alla
passione” e che “rispondono
alla domanda su Gesù: da dove
vieni?”.
Il rispetto
di Dio
per la libertà
“In Gesù e a par tire
dall’obbedienza libera e consapevole di Maria - ha affermato la teologa brasiliana Maria
Chiara Bingemer, docente
a Rio de Janeiro - l’umanità
ricomincia e si rinnova. Il
Papa sottolinea molto il ruolo
centrale di Maria e il rispetto
di Dio per la libertà umana
che in lei non trova ostacoli”.
Paolo Mieli, rappresentante
della casa editrice Rizzoli che
insieme alla Libreria Editrice
Vaticana ha sostenuto l’iniziativa editoriale, ha invece sot-
Andrea Pisano, Natività, particolare del pulpito del Duomo di Siena
IL VANGELO DI MARCO SOTTO SEVERA ANALISI
L’incanto della parola
Un originale studio di David Pratesi rimarca, con nuovi modelli di
indagine linguistica, l’infinita ricchezza di significato del testo sacro
di Andrea Vaccaro
L
a linguistica
testuale è una
disciplina relativamente giovane, nata con l’obiettivo
di studiare i testi tramite
particolari categorie, al
fine di contribuire ad
una loro comprensione
nuova e più profonda.
Ogni testo si presta ad
essere indagato con questi strumenti, ma c’è un
testo, sopra gli altri, che
attrae e conduce anche
lo studioso di linguistica
in dimensioni indefinite e
disorientanti. Si tratta del
testo in cui la parola non
è solo veicolo per esprimere contenuti di idee,
ma è al contempo soggetto e protagonista dello
scritto stesso. Una parola
che, per questo, diventa la
Parola, o il Verbo. Questo
testo è il Vangelo.
Ebbene, David Pratesi,
studioso insigne di tale
modello di indagine e
già autore di apprezzati
contributi sulla materia,
ha messo in atto l’idea
di applicare la linguistica
testuale al Vangelo, di
studiare la parola laddove
essa si incarna e si fa persona, esplorando una selva di significati e di piani
che si intersecano, si sovrappongono e rimandano ora a segni orizzontali,
ora a dimensioni ulteriori
indecifrabili.
E così si ha Le parole e
l’incanto. I lineamenti testuali del Vangelo secondo
Marco (Armando Editore,
Roma, 2012, pp. 203, euro
19), un libro complesso,
rivolto principalmente a
studiosi del settore, ma
che, pur non lasciandosi
esaurire in tutti i suoi
risvolti tecnici, è capace
di offrire suggestioni e
motivi di riflessioni anche
ai non esperti.
Tentando di accennare ad
uno dei molteplici percorsi che il volume offre,
è possibile soffermarci
sul “lineamento testuale
dell’intertestualità”, «la
settima condizione di
testualità», che si riferisce
alla relazione che un testo intesse con altri testi.
E’ inevitabile che ogni
testo sia collegato, più o
meno esplicitamente, più
o meno consapevolmente
anche per l’autore stesso,
ad altre opere. Nel Vangelo, tuttavia, di nuovo,
anche l’intertestualità
acquisisce una luce ed
uno spessore diverso
e specifico, essendo
l’insegnamento di Gesù
un continuo dialogo di
continuità e discontinuità
con l’altro testo rappresentato dalla Legge, dalle
le profezie e dai simboli
dell’Antico Testamento, in
quel movimento di conservazione-superamento
dell’ebraismo che rende il
cristianesimo una religione unica.
Pratesi, in questa sezione,
analizza in primo luogo
il brano di Marco 1, 1
ss.: «Come sta scritto
nel profeta Isaia: “Ecco
dinanzi a te io mando il
mio messaggero: egli preparerà la tua via …», ove
è già manifesto come quel
tolineato come “la narrazione
dell’infanzia di Gesù presentata nel volume ci rimanda
a una figura storica vera e
convincente”: “È un libro su
un bambino e su una donna
- ha aggiunto - e sul grande
significato della libertà”, citando in particolare il capitolo
sui Magi,“sorprendente per la
capacità del Papa di sintetizzare secoli di dibattiti e studi
sulla storicità della cometa, sul
ruolo dei magi e sui misteri
dell’astrologia”. Concludendo
la presentazione p. Lombardi
ha richiamato le parole del
card. Carlo Maria Martini che
- a proposito dei libri del Papa
- aveva parlato di “una grande
e ardente testimonianza su
Gesù e sul suo significato per
la storia dell’umanità”.
Tra mito, pia
leggenda
e realtà storica
A riguardo della figura
di Maria il Papa si sofferma
in particolare su eventi dei
quali si è discusso per secoli. Nel capitolo sul “parto
verginale - mito o verità
storica?”, ad esempio, pone
senza esitazioni la domanda:
“È una realtà storica, un reale
evento storico, oppure è una
pia leggenda che, a modo suo,
vuole esprimere e interpretare il mistero di Gesù?”. La
risposta è articolata. Oltre a
riferirsi a varie interpretazioni
storiografiche e socio-religiose, Benedetto XVI richiama
concezioni religiose dell’antichità (la “nascita dei faraoni
egiziani” come “legittimazione
teologica del culto del sovrano” che viene collocato nella
“sfera del divino”; oppure
la “generazione dei figli dei
Patriarchi da un seme divino”
messaggero che nell’Antico Testamento è l’angelo
inviato a preparare la via
verso il tempio e verso
l’esodo diventi, nel Nuovo
Testamento, Giovanni
Battista che battezzava
nel deserto e predicava il
battesimo di conversione.
«Da un lato vi è dunque
continuità tra Antico e
Nuovo Testamento, dall’altro vi è discontinuità, ma la
discontinuità è comunque
nel senso della gradualità,
del completamento e del
compimento» (p. 135).
Pratesi evidenzia altri
“siti strategici” in cui la
dinamica si ripresenta, non
solo nel rapporto tra i
due Testamenti, ma anche
all’interno del solo Vangelo
(questa volta intratestualità, invece di intertestualità), come ad esempio
in Marco 14, 27: «Gesù
disse loro: “Tutti rimarrete
scandalizzati, perché sta
scritto: ‘Percuoterò il pastore e le pecore saranno
disperse’. Ma, dopo che
sarò risorto, vi precederò
in Galilea”», che vedrà una
ripresa nell’intervento del
3
che ha “un carattere allegorico”). Questi e altri richiami
non attenuano - afferma il
Papa - la profondità della
“differenza di concezioni” che,
per quanto riguarda i Vangeli,
conserva “l’unicità dell’unico
Dio e l’infinita differenza tra
Dio e la creatura”.
Come si capisce
se Dio
è davvero Dio?
La risposta forse più sorprendente che Benedetto XVI
offre alle grandi domande di
senso che vengono sollevate,
ad esempio, circa la nascita
verginale di Gesù, riguarda
il “potere di Dio”. Scrive
infatti che “non si tratta di
qualcosa d’irragionevole e di
contraddittorio, bensì proprio
di qualcosa di positivo: del
potere creatore di Dio”. Così
- prosegue - “questi due punti
- il parto verginale e la reale
resurrezione dal sepolcro sono pietre di paragone per
la fede. Se Dio non ha anche
potere sulla materia, allora Egli
non è Dio”. Ma - conclude “Egli possiede questo potere,
e con il concepimento e la
Risurrezione di Gesù Cristo
ha inaugurato un nuova creazione”.
giovane dalle vesti bianche nel sepolcro vuoto e
nell’incontro tra il Risorto
e i discepoli.
Questa è solo l’indizio di
una pagina di un volume
originale e impegnativo
che conferma una volta di
più, con linguaggio e tecniche specifiche, la mirabile
intuizione di Gregorio
Magno, secondo cui “la
Scrittura cresce con chi la
legge”: cresce l’umanità in
sapienza e bontà leggendo
la Bibbia; cresce il testo,
che acquista sempre nuovi
significati. In un gioco di
riflessi e metamorfosi che
si acquieterà solo dinanzi
alla visione della Verità.
4
attualità ecclesiale
2 - Dalla
Costituzione
Dogmatica Dei
Verbum al Sinodo
sulla Parola di Dio
I Padri sinodali, a oltre quarant’anni
dalla promulgazione della Costituzione
dogmatica sulla divina Rivelazione Dei
Verbum ad opera del Concilio Ecumenico Vaticano II, riconoscono con animo
grato i grandi benefici apportati da
questo documento alla vita della Chiesa,
a livello esegetico, teologico, spirituale,
pastorale ed ecumenico. Lungo il solco
della storia dell’intellectus fidei e della
dottrina cristiana, questa costituzione
ha messo in luce l’orizzonte trinitario
e storico salvifico della rivelazione. In
questi anni è indubbiamente cresciuta
la consapevolezza ecclesiale che Gesù
Cristo, Parola di Dio incarnata,“col fatto
stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e
con le opere, con i segni e con i miracoli,
e specialmente con la sua morte e la
sua risurrezione di tra i morti, e infine
con l’invio dello Spirito di verità, compie
e completa la Rivelazione e la corrobora
con la testimonianza divina, che cioè
Dio è con noi per liberarci dalle tenebre
del peccato e della morte e risuscitarci
per la vita eterna” (DV 4).Tutto questo
ha permesso di approfondire il valore
infinito della Parola di Dio che si dona a
noi nella Sacra Scrittura, quale testimonianza ispirata della rivelazione, che con
la vita Tradizione della Chiesa costituisce
la regola suprema della fede (cf. DV 21).
È questa stessa Parola che viene conservata ed interpretata fedelmente dal
Magistero (cf. DV 10), che è celebrata
nella sacra Liturgia e che si dona a noi
nell’Eucaristia come pane di vita eterna
(cf. Gv 6). Facendo tesoro di quanto
emerso in questi anni, la Chiesa sente
oggi il bisogno di approfondire ulteriormente il mistero della Parola di Dio nelle
sue diverse articolazioni e implicazioni
pastorali. Pertanto, questa Assemblea
Sinodale formula l’auspicio che tutti i
fedeli crescano nella consapevolezza
del mistero di Cristo, unico salvatore e
mediatore tra Dio e gli uomini (cf. 1 Tim
2, 5; Eb 9, 15), e la Chiesa rinnovata
dall’ascolto religioso della Parola di Dio
possa intraprendere una nuova stagione missionaria, annunciando la Buona
Notizia a tutti gli uomini. Prima parte
La Parola di Dio nella fede della Chiesa
8 - Parola di
riconciliazione
e conversione
La Parola di Dio è Parola di riconciliazione perché in essa Dio riconcilia
a sé tutte le cose (cf.2 Cor5, 18-20; Ef
1,10). Il misericordioso perdono di Dio,
incarnato in Gesù, rialza il peccatore.
L’importanza della Parola di Dio nei
sacramenti di guarigione deve essere
sottolineata. La Chiesa deve essere la
comunità che, riconciliata da quella
Parola che è Gesù Cristo (cf.Ef2, 1418; Col1, 22), offre a tutti uno spazio
di riconciliazione, di misericordia e di
perdono. La forza sanante della Parola
di Dio è un appello vivo ad una costante
conversione personale nell’ascoltatore
stesso e un incentivo ad un annuncio
coraggioso della riconciliazione offerta
dal Padre in Cristo (cf.2 Cor5,20-21). In
questi giorni di conflitti di ogni genere
e di tensioni interreligiose, in fedeltà
all’opera di riconciliazione compiuta da
Dio in Gesù, i Cattolici siano impegnati a
dare esempi di riconciliazione, cercando
di condividere gli stessi valori umani, etici
e religiosi nel loro rapporto con Dio e
con gli altri. Così cerchino di costruire
una società giusta e pacifica.
n. 42 25 novembre 2012
sinodo dei vescovi
Le conclusioni
presentate
al Papa
Come si sa, al termine dei propri lavori,
i padri sinodali trasmettono al Papa
le proposizioni conclusive del Sinodo che
poi pubblicherà un’Esortazione.
Anticipiamo quelle che, a una prima
lettura, ci sembrano maggiormente
degne di attenzione
11 - Parola di Dio
e carità
verso i poveri
Uno dei tratti caratteristici della
Sacra Scrittura è la rivelazione della predilezione di Dio per i poveri (cf. Mt 25,
31-46). Gesù di Nazareth, Parola di Dio
incarnata, è passato in questo mondo
facendo il bene (cf. At 10, 35). La Parola
di Dio, accolta con disponibilità, genera
abbondantemente nella Chiesa la carità
e la giustizia verso tutti, e soprattutto
verso i poveri. Come insegna l’Enciclica
Deus Caritas est, i primi ad aver diritto
all’annuncio del Vangelo sono proprio i
poveri, bisognosi non solo di pane ma
anche di parole di vita.Tuttavia, i poveri
non sono soltanto i destinatari della carità, ma anche agenti di evangelizzazione,
in quanto sono aperti a Dio e generosi
nel condividere con gli altri. I pastori
sono chiamati ad ascoltarli, ad imparare
da essi, a guidarli nella loro fede e a
motivarli ad essere artefici della propria
storia. I diaconi incaricati del servizio
della carità hanno una responsabilità
particolare in questo ambito. Il Sinodo
li incoraggia nel loro ministero.
13 - Parola di Dio
e Legge naturale
I Padri sinodali sono ben coscienti
delle grandi sfide presenti nell’attuale
momento storico. Una di queste tocca
l’enorme sviluppo che la scienza ha realizzato nei confronti della conoscenza
della natura. Paradossalmente, più cresce questa conoscenza meno si riesce
a vedere il messaggio etico che proviene
da essa. Nella storia del pensiero già gli
antichi filosofi erano soliti chiamare con
lex naturalis o legge morale naturale
questo principio. Come ha ricordato
Papa Benedetto XVI, questa espressione
sembra diventata oggi incomprensibile
“a causa di un concetto di natura non
più metafisico, ma solamente empirico.
Il fatto che la natura, l’essere stesso non
sia più trasparente per un messaggio
morale, crea un senso di disorientamento che rende precarie ed incerte le
scelte della vita di ogni giorno” (12 febbraio 2007).Alla luce dell’insegnamento
della Sacra Scrittura, come è ricordato
soprattutto dall’Apostolo Paolo nella
Lettera ai Romani (cf. Rm 2, 14-15), è
bene ribadire che questa legge è scritta
nel profondo del cuore di ogni persona
e ognuno può averne accesso. Essa possiede come suo principio basilare che
si deve “fare il bene ed evitare il male”;
una verità che si impone con evidenza
a tutti e da cui scaturiscono altri principi
che regolano il giudizio etico sui diritti e
sui doveri di ciascuno. È bene ricordare
che anche nutrendosi della Parola di
Dio la conoscenza della legge naturale
aumenta e permette il progresso della
coscienza morale. Il Sinodo, pertanto,
raccomanda a tutti i Pastori di avere
una particolare sollecitudine perché i
ministri della Parola siano sensibili alla
riscoperta della legge naturale e alla
sua funzione nella formazione delle
coscienze. Seconda parte La Parola di
Dio nella vita della Chiesa.
14 - Parola di Dio
e Liturgia
L’assemblea convocata e riunita dallo Spirito per ascoltare la proclamazione
della Parola di Dio, risulta trasformata
dalla medesima azione dello Spirito che
si manifesta nella celebrazione. Infatti,
dove c’è la Chiesa, là c’è lo Spirito del
Signore; e dove sta lo Spirito di Signore,
là c’è anche la Chiesa (cf. Sant’Ireneo,
Adversus Haereses, III, 24, 1). I Padri
sinodali ribadiscono che la liturgia
costituisce il luogo privilegiato in cui la
Parola di Dio si esprime pienamente,
sia nella celebrazione dei sacramenti,
sia soprattutto nell’Eucaristia, nella
Liturgia delle Ore e nell’Anno Liturgico.
Il mistero della salvezza narrato nella
Sacra Scrittura trova nella liturgia il
proprio luogo di annuncio, di ascolto
e di attuazione. Per questo motivo si
richiede, per esempio, che: - Il libro della
Sacra Scrittura, anche fuori dell’azione
liturgica, abbia un posto visibile e di
onore all’interno della chiesa. - Dovrebbe essere incoraggiato l’uso del silenzio
dopo la prima e la seconda lettura,
e terminata l’omelia, come suggerito
dall’Ordinamento Generale del Messale
Romano (cf. n. 56). ..
17 - Ministero
della Parola
e donne
I Padri sinodali riconoscono e
incoraggiano il servizio dei laici nella
trasmissione della fede. Le donne, in
particolare, hanno su questo punto un
ruolo indispensabile soprattutto nella
famiglia e nella catechesi. Infatti, esse
sanno suscitare l’ascolto della Parola,
la relazione personale con Dio e comunicare il senso del perdono e della
condivisione evangelica. Si auspica che il
ministero del lettorato sia aperto anche
alle donne, in modo che nella comunità
cristiana sia riconosciuto il loro ruolo di
annunciatrici della Parola.
19 - Liturgia
delle Ore
La Liturgia delle Ore è una forma
privilegiata di ascolto della Parola di Dio
perché mette in contatto i fedeli con la
Sacra Scrittura e con la Tradizione viva
della Chiesa. Quindi, il Sinodo auspica
che i fedeli partecipino alla Liturgia
delle Ore, soprattutto alle Lodi e ai
Vespri. Per questo, laddove ancora non
c’è, sarebbe utile preparare una forma
semplice della Liturgia delle Ore.Vescovi,
preti, diaconi, religiosi e quanti sono a
ciò deputati dalla Chiesa si ricordino del
loro sacro dovere di pregare la Liturgia
delle Ore. Essa è inoltre vivamente
raccomandata anche per i fedeli laici,
Vita
La
di modo che tale Liturgia divenga in
senso ancor più vero la preghiera della
Chiesa intera.
20 - Parola di Dio,
matrimonio
e famiglia
La Parola di Dio sta all’origine del
matrimonio (cf. Gen 2, 24). Gesú stesso
ha inserito il matrimonio tra le istituzioni
del suo Regno (cf. Mt 19, 4-8), dandogli uno statuto sacramentale. Nella
celebrazione sacramentale l’uomo e la
donna pronunciano una parola profetica di reciproca donazione, l’essere “una
carne”, segno del mistero dell’unione
di Cristo e della Chiesa (cf. Ef 5, 32).
Attraverso la fedeltà e l’unità della vita
di famiglia gli sposi sono davanti ai loro
figli i primi annunciatori della Parola
di Dio. Occorre sostenerli ed aiutarli a
sviluppare la preghiera in famiglia, la
celebrazione domestica della Parola,
la lettura della Bibbia o altre forme di
preghiera. Gli sposi si ricorderanno che
la Parola di Dio è un prezioso sostegno
anche nelle difficoltà della vita coniugale
e familiare.
23 - Catechesi e
Sacra Scrittura
La catechesi deve preferibilmente
avere le sue radici nella rivelazione
cristiana. Deve prendere come modello
la pedagogia di Gesù nel cammino di
Emmaus. Sulla strada di Emmaus, Gesù
apre il cuore dei discepoli all’intelligenza
delle Scritture (cf. Lc 24, 27). Il suo
procedere mostra che la catechesi che
affonda le sue radici nella Rivelazione
cristiana suppone la spiegazione delle
Scritture. Esso ci invita anche a raggiungere gli uomini di oggi per trasmettere loro il vangelo della salvezza:- ai
bambini più piccoli con un’attenzione
particolare; - a quelli che hanno bisogno
di una formazione più approfondita
radicata nelle Scritture; - ai catecumeni
che è necessario accompagnare nel
loro cammino, mostrando loro il piano
di Dio attraverso la lettura della Sacra
Scrittura, preparandoli a incontrare il
Signore nei sacramenti dell’iniziazione
cristiana, a impegnarsi nella comunità,
e a essere missionari. Il catecumenato
prebattesimale va seguito da una mistagogia post-battesimale, una formazione
continuata in cui la Sacra Scrittura e
il Catechismo della Chiesa Cattolica
devono occupare il posto centrale.
24 - Parola di Dio
e vita consacrata
La vita consacrata nasce dall’ascolto della Parola di Dio e accoglie il
Vangelo come sua norma di vita. Alla
scuola della Parola, riscopre di continuo la sua identità e si converte in
“evangelica testificatio” per la Chiesa
e per il mondo. Chiamata ad essere
“esegesi” vivente della Parola di Dio
(cf. Benedetto XVI, 2 febbraio 2008),
è essa stessa una parola con cui Dio
continua a parlare alla Chiesa e al
mondo. Il Sinodo ringrazia le persone
consacrate per la loro testimonianza
del Vangelo e per la loro disponibilità a
proclamarlo nelle frontiere geografiche
e culturali della missione attraverso i
suoi diversi servizi carismatici. Le esorta
nello stesso tempo ad aver cura degli
spazi personali e comunitari di ascolto
della Parola di Dio e a promuovere
scuole di preghiera biblica aperte ai
laici, soprattutto ai giovani. Sappiano
ascoltare la Parola di Dio con cuore di
poveri ed esprimano la loro risposta
nell’impegno per la giustizia, la pace e
l’integrità del creato. Il Sinodo evidenzia
l’importanza della vita contemplativa e
Vita
La
il suo prezioso contributo alla tradizione
della Lectio divina. Le comunità monastiche sono scuole di spiritualità e danno
forza alle vita delle Chiese particolari.
“Il monastero, come oasi spirituale,
indica al mondo di oggi, quello che è
più importante, in definitiva, l’unica cosa
decisiva: esiste una ragione ultima per
cui vale la pena di vivere, cioè, Dio e il
Suo amore imperscrutabile” (Benedetto
XVI,Angelus, 18 novembre 2007). Nella
vita contemplativa, la Parola è accolta,
pregata e celebrata. Si deve vegliare,
dunque, affinché queste comunità ricevano la formazione biblica e teologica
adeguata alla loro vita e missione.
27 - Superare il
dualismo tra
esegesi e teologia
Per la vita e la missione della Chiesa
e per il futuro della fede all’interno delle
culture contemporanee, è necessario superare il dualismo tra esegesi e teologia.
Purtroppo non di rado un’improduttiva
separazione tra esegesi e teologia avviene anche ai livelli accademici più alti.
Una conseguenza preoccupante è l’incertezza e la poca solidità nel cammino
formativo intellettuale anche di alcuni
futuri canditati ai ministeri ecclesiali. La
teologia biblica e la teologia sistematica
sono due dimensioni di quella realtà
unica che chiamiamo teologia. I Padri
sinodali, perciò, rivolgono con stima un
appello sia ai teologi sia agli esegeti
perché, con una collaborazione più
chiara e sintonica, non lascino mancare
la forza delle Scritture alla teologia
contemporanea e non riducano lo studio delle Scritture alla sola rilevazione
della dimensione storiografica dei testi
ispirati.“Dove l’esegesi non è teologia, la
Scrittura non può essere l’anima della
teologia e, viceversa, dove la teologia non
è essenzialmente interpretazione della
Scrittura nella Chiesa, questa teologia
non ha più fondamento” (Benedetto
XVI, 14 ottobre 2008).
31 - Parola di Dio
e presbiteri
La Parola di Dio è indispensabile
per formare il cuore di un buon pastore,
L
25 novembre 2012
attualità ecclesiale
n. 42
5
ministro della Parola. A tale proposito la
Pastores dabo Vobis ricorda: “Il sacerdote
deve essere il primo ‘credente’ della Parola,
nella piena consapevolezza che le parole
del suo ministero, non sono ‘sue’, ma di
Colui che lo ha mandato. Di questa Parola
egli non è padrone è servo. Di questa
Parola egli non è unico possessore: è
debitore nei riguardi del Popolo di Dio”
(Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica
Postsinodale Pastores Dabo Vobis, 26). I
sacerdoti, e in particolare i parroci, sono
chiamati a nutrirsi ogni giorno delle Sacre
Scritture e a comunicarle con sapienza e
generosità ai fedeli affidati alle loro cure.
38 - Compito
missionario di tutti
i battezzati
La missione di annunciare la Parola
di Dio è compito di tutti i discepoli di
Gesù Cristo come conseguenza del
loro battesimo. Questa coscienza deve
essere approfondita in ogni parrocchia,
in ogni comunità e organizzazione
cattolica; si devono proporre iniziative
che facciano giungere la Parola di Dio a
tutti, specialmente ai fratelli battezzati,
ma non sufficientemente evangelizzati.
Poiché la Parola di Dio si è fatta carne
per comunicarsi agli uomini, un modo
privilegiato per conoscerla è attraverso
l’incontro con testimoni che la rendono
presente e viva. Nella missione apportano una collaborazione particolare gli
Istituti missionari in forza del proprio
carisma ed esperienza. Inoltre, la realtà
dei nuovi movimenti ecclesiali è una
straordinaria ricchezza della forza
evangelizzatrice della Chiesa in questo
tempo, tanto da incitare la Chiesa a
sviluppare nuove forme d’annuncio del
Vangelo. I laici sono chiamati a riscoprire la responsabilità di esercitare il
loro compito profetico, che deriva loro
direttamente dal battesimo, e testimoniare il Vangelo, nella vita quotidiana: in
casa, nel lavoro e dovunque si trovino.
Questa testimonianza porta spesso alla
persecuzione dei fedeli a causa del Vangelo. Il Sinodo fa appello ai responsabili
della vita pubblica perché garantiscano
la libertà religiosa. È necessario, inoltre,
aprire itinerari d’iniziazione cristiana nei
a Festa di Cristo Re dell’universo fu
istituita da papa Pio XI l’11 dicembre
del 1925. Nell’intenzione del papa e
nella mentalità dell’epoca in cui sorse,
la festività rivestiva un carattere fondamentalmente sociale, di risposta ai vari totalitarismi
che stavano dilagando nell’Europa di quegli anni.
La riforma liturgica del Concilio Vaticano II ha
spostato la data dall’ultima domenica di ottobre
all’ultima domenica del Tempo “tra l’anno”. In tal
modo ha dato alla celebrazione un diverso significato, sottolineando la dimensione escatologica
del regno di Dio nella sua consumazione finale.
Cristo appare così il centro e il dominatore della
storia dall’inizio al suo momento finale, “l’Alfa e
l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine”
(Ap 22, 12-13). E’ quest’aspetto escatologico che
dà il profilo della liturgia della Parola in questa
solennità. Infatti esso è presente nelle prime due
letture di matrice apocalittica, a cui fa eco il salmo
responsoriale. Il brano di Daniele (prima lettura)
riporta la seconda parte della visione notturna
del profeta che vede salire dal Mar Mediterraneo
in tempesta quattro bestie terribili, simbolo della
violenza distruttiva dei grandi imperi orientali. La
visione delle quattro bestie viene interrotta per
presentare il trono di Dio avvolto dal fuoco e la
corte celeste. Su questo scenario si staglia l’ultima
parte della visione che il profeta riporta in prima
persona: “Guardando nelle visioni notturne, ecco
venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio
d’uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato
a lui”. In questa scena simbolica l’accento è posto
sulla figura di un uomo, che però viene sulle nubi
quali, attraverso l’ascolto della Parola, la
celebrazione della Eucaristia e l’amore
fraterno vissuto in comunità, possano
avviare ad una fede sempre più adulta.
Va considerata la nuova domanda che
nasce dalla mobilità e dal fenomeno
migratorio che apre nuove prospettive di
evangelizzazione, perché gli immigranti
non soltanto hanno bisogno di essere
evangelizzati ma possono essere loro
stessi agenti di evangelizzazione.
39 - Parola di Dio
e impegno nel mondo
La Parola di Dio, contenuta nelle
Sacre Scritture e nella Tradizione viva
della Chiesa, aiuta la mente e il cuore
degli uomini a comprendere e amare
tutte le realtà umane e il creato. Aiuta
infatti a riconoscere i segni di Dio in tutte
le fatiche dell’uomo tese a rendere il
mondo più giusto e più abitabile; sostiene
l’identificazione dei “segni dei tempi”
presenti nella storia; spinge i credenti a
impegnarsi per quanti soffrono e sono
vittime delle ingiustizie. La lotta per la
giustizia e la trasformazione è costitutiva
dell’evangelizzazione (cf. Evangelii Nun-
tiandi, 19). I Padri sinodali rivolgono un
pensiero particolare a quanti, come credenti, sono impegnati nella vita politica e
sociale. Si augurano che la Parola di Dio
possa sostenere forma di testimonianza
così da ispirare la loro azione nel mondo
alla ricerca del vero bene di tutti e nel
rispetto della dignità di ogni persona.
Occorre pertanto che siano preparati
attraverso una adeguata educazione
secondo i principi della Dottrina Sociale
della Chiesa.
54 - Dimensioni
cosmiche della
Parola di Dio e
custodia del creato
La Parola di Dio comunica a noi
la bellezza di Dio tramite la bellezza
della creazione e anche mediante le
immagini sacre come le icone del Verbo
incarnato. Sono modalità con le quali
il mistero invisibile di Dio si rende in
qualche modo visibile e percepibile dai
nostri sensi. I Padri della Chiesa, del resto,
hanno sempre affermato le dimensioni
cosmiche della Parola di Dio che si fa
carne; ogni creatura, infatti, porta in un
La Parola e le parole
Nostro Signore Gesù Cristo
Re dell’Universo
Dn 7, 13-14, Sal 92, Ap 1, 5-8, Gv 18, 33b-37
del cielo, cioè in relazione con il mondo di Dio.
Infatti questo essere umano arriva fino a colui
che è seduto sul trono, cioè a Dio, ritratto con le
sembianze del vegliardo per rimarcarne l’eternità. Dopo essere presentato, il figlio dell’uomo
riceve l’investitura di un regno universale (“tutti
i popoli, nazioni e lingue lo servivano”), eterno
e indistruttibile. Alla stessa corrente apocalittica
attinge il suo simbolismo e il linguaggio l’apostolo
Giovanni esiliato a Patmos a causa della sua
fede e testimonianza cristiana (seconda lettura).
Egli, mosso dallo Spirito, scrive alle sette chiese
dell’Asia Minore per incoraggiarle, con la visione
che egli ha avuto proprio nel Giorno del Signore,
a rimanere fedeli fino al martirio. L’inizio del
libro dell’Apocalisse ha i connotati di una solenne liturgia nella quale Gesù Cristo è acclamato,
dalla chiesa che soffre la persecuzione, come
“il testimone fedele, il primogenito dei morti e il
sovrano dei re della terra”. Il primo dei tre attributi riferiti a Gesù Cristo ne rimarca il ruolo di
rivelatore autorevole e definitivo mediante la sua
testimonianza sigillata dal suo sangue. Il secondo
fa riferimento alla sua risurrezione dai morti e
il terzo alla sua investitura come Signore universale. L’assemblea che ascolta la lettura liturgica
del testo risponde: “Sì, Amen”. Quindi prende la
parola lo stesso Giovanni che in forma di oracolo
annuncia: “Ecco, viene con le nubi del cielo e ogni
occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero”.
Egli rilegge in chiave cristiana la profezia di
Daniele, identificando il Figlio dell’uomo con “il
trafitto” di cui parla il profeta Zaccaria (12, 10),
cioè Dio stesso. L’aspetto originale della regalità
di Gesù è colto dall’autore del quarto vangelo
che costruisce l’intero racconto della passione e
morte sotto questo profilo di inedita regalità del
Cristo. Il punto culminante di questo disegno è il
dialogo tra Gesù e Pilato all’interno del palazzo
pretorio (vangelo). In quel palazzo risuona la
domanda: “Dunque, tu sei re?”. In quel palazzo
un prigioniero e il governatore, i due estremi della
scala del potere, colui che tiene nella sua mano
la bilancia della giustizia e la spada, e colui che
invece è solo un po’ di polvere su quella bilancia,
si misurano su ciò che più li rende lontani. Ed è
il prigioniero, inerme e mitissimo, a lanciare una
sfida perenne al cuore del potere: “Io sono re,
ma il mio regno non è di questo mondo”. Come
per dire: “Il mio regno cambierà questo mondo.
Un’altra è la verità della storia. Ed io ne sono
testimone”. Nel testo greco originale queste pa-
certo senso un segno della Parola di Dio.
In Gesù Cristo, morto e risorto, tutte le
cose create trovano la loro definitiva
ricapitolazione (cf. Ef 1, 10).Tutte le cose
e le persone, perciò, sono chiamate ad
essere buone e belle in Cristo. Purtroppo
l’uomo del nostro tempo si è disabituato a contemplare la Parola di Dio nel
mondo che abita e che è stato donato
da Dio. Per questo la riscoperta della
Parola di Dio, in tutte le sue dimensioni,
ci spinge a denunciare tutte le azioni
dell’uomo contemporaneo che non
rispettano la natura come creazione.
Accogliere la Parola di Dio attestata
nella sacra Scrittura e nella Tradizione
viva della Chiesa genera un nuovo modo
di vedere le cose, promuovendo una
ecologia autentica, che ha la sua radice
più profonda nella obbedienza della fede
che accoglie la Parola di Dio.Pertanto
desideriamo che nella azione pastorale
della Chiesa si intensifichi l’impegno per
la salvaguardia del creato sviluppando
una rinnovata sensibilità teologica sulla
bontà di tutte le cose, create in Cristo,
Parola di Dio incarnata.
role suonano così:“Io sono il martire della verità”.
“E che cos’è la verità?”, domanderà Pilato. Non
un’idea, ma una vita; non una nozione, ma una
persona: quella carne data e quel sangue versato
sulla croce. La verità non si dimostra, si mostra
invece con parole e gesti, con scelte e rifiuti, con
passione e martirio. Cristo è re per il suo martirio.
La sua regalità non consiste nel disporre di terre
e di eserciti, nel comandare a malattie o a mari
in tempesta, ma nella testimonianza dell’amore.
Regalità umanissima, generatrice di un’umanità
nuova: “Egli ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, ha fatto di noi un regno,
sacerdoti per il suo Dio e Padre”. Così si conclude
l’anno liturgico, esattamente com’è iniziato: con
l’annuncio del Regno vicino e l’attesa della venuta
di Gesù Cristo, il Signore risorto, che manifesterà
e realizzerà la piena e definitiva regalità di Dio.
Si conclude così l’anno liturgico: come le nostre
antiche basiliche si concludono con l’immagine del
Cristo Pantocratore dipinto nello spazio avvolgente dell’abside, seduto su un trono di luce e colori,
avvolto nel manto dell’oro zecchino che più di
ogni altro colore ci parla del suo “regno eterno e
universale: regno di verità e di vita, regno di santità
e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace”
(prefazio). Si conclude con l’ultima festa quel che
abbiamo celebrato di domenica in domenica, di
solennità in solennità. Si conclude l’anno liturgico
con l’“Amen” della chiesa: questo sarà il re che
serviremo, perché questo re è il solo che si è fatto
nostro servitore. “A lui la gloria e la potenza nei
secoli dei secoli. Amen”.
Don Luca Carlesi
Pistoia
Sette
N.
42
È
25 NOVEMBRE 2012
Il cortile dei Gentili
al Maritain
destinato ad animare un intenso dibattito
il percorso intrapreso
quest’anno dal centro
culturale Maritain di Pistoia. Cambia
il format degli incontri: non più un
solo relatore, ma due personalità, un
credente e un non credente, che si
confronteranno su temi di attualità
religiosa, filosofica e scientifica. Anche a Pistoia, dunque, é stata raccolta
l’iniziativa di Papa Benedetto XVI,
che nel 2009 aveva lanciato il progetto del “Cortile dei Gentili”, luogo di
confronto tra il mondo dei credenti
e quello dei non credenti. Giovedì
scorso, presso la sala Maggiore del
Seminario di Pistoia, è stato il professor Francesco Gaiffi ad inaugurare la
stagione di incontri del Maritain e a
spiegare cosa significhi oggi il recupero dell’idea del Cortile dei Gentili. “Questa intrigante immagine del
Cortile che risale alla storia del popolo ebraico, ha aperto il professor
Gaiffi, indica lo spazio che nel tempio
di Gerusalemme era accessibile sia
ai credenti che ai non credenti. Oggi,
duemila anni più tardi, é divenuta
metafora di un rinnovato spazio di
dialogo tra il mondo della fede e
coloro che avvertono la nostalgia
di un Dio sconosciuto”. L’iniziativa
del Cortile voluta da Benedetto
P
er molti il 2013 sarà un
anno che porterà spunti
di riflessione sulla propria
vita e l’occasione per
visitare qualcosa di grande, eterno,
magnifico. Non a caso ho iniziato
il discorso con questo pensiero
perché la parrocchia di San Paolo,
in collaborazione con l’Agenzia di
viaggi Jammin Tour di Pistoia, si è
fatta promotrice di organizzare uno
splendido viaggio in Russia per visitare i grandi monasteri della tradizione
Ortodossa. Il parroco, don Giordano
Favillini, sarà l’accompagnatore dei
partecipanti a questa iniziativa. Il
viaggio che veste le peculiarità di un
pellegrinaggio, come quello già realizzato in Terrasanta ad aprile 2012,
mira a sensibilizzare la comunità
pistoiese riguardo questo tema e
visitare lo splendido paese che si
estende tra l’Europa e l’Asia ampliando le proprie conoscenze culturali
e religiose. In qualsiasi periodo della
storia i grandi monasteri e i monaci
che li abitavano hanno sempre avuto
una grande importanza ed influenza
sulla vita stessa del popolo russo.
Il primo giorno il gruppo visiterà il
Cremlino di Mosca e dopo durante
XVI e raccolta dal cardinal Ravasi,
ha continuato il professore, nasce in
parziale continuità con la “Cattedra
dei non credenti” realizzata dal 1987
al 2002 dal cardinal Martini con la
collaborazione del filosofo Massimo
Cacciari. “L’iniziativa di Martini, ha
spiegato il professor Gaiffi, si fondava
sulla consapevolezza che in ognuno di
noi convivono un credente e un non
credente che si interrogano. Il dialogo
non avviene dunque tra un dentro ed
un fuori, gli interlocutori non stanno
su due campi separati: ognuno ha
in sè sia delle credenze che delle
non credenze, sia fede che dubbio,
che emergono nella discussione. In
questo c’è un cristiano che riconosce
la problematicità della propria fede
facendosi delle domande assieme al
non credente”. La questione del Cortile dei Gentili é ancor più complicata
perché attinge anche da quella che il
professor Gaiffi nel suo intervento
ha definito “orientazione ruiniana”:
non vi è spazio per la neutralità, è
necessario prendere una posizione
di fronte a Dio. Il professore ha poi
affrontato la domanda centrale nel
dibattito: “Cosa significa essere un
gentile oggi?”. Nella storia il termine
ha cambiato i propri connotati: oggi
con gentile si identifica il non credente che prova nostalgia di Dio. Il
compito del credente é allora quello
di portare la propria fede fuori dal
tempio e coinvolgere tutta l’umanità,
infrangendo i confini dei due mondi.
“Nel recupero del messaggio di
Paolo, ha continuato il professore, il
credente deve coinvolgere gli uomini
attorno a lui in un gesto eversivo”. Di
cosa, e soprattutto di chi andiamo in
cerca? Andiamo in cerca di coloro ai
quali Dio è sconosciuto ma che non
si fermano all’indifferenza: l’atteggiamento di chi, credente, intraprende
questo dialogo deve essere quello
di chi ritiene il rapporto con i non
credenti atto fondamentale della
propria fede. Come ha spiegato il
professore, “l’immagine del Cortile
dei Gentili deve essere quella per
cui la fede è univocamente costituita
e arricchita dal dialogo con chi sta
fuori. Il dialogo non è volto all’ergersi
di nuove barriere nè si cerca un terreno di compromesso: è necessario
che le premesse di chi partecipa al
dialogo siano messe in discussione,
perfino rimodellate”. Il professor
Gaiffi è d’accordo con Massimo
Cacciari nel sostenere come, nel
mondo occidentale, il confronto con
Pellegrinaggio in Russia 2013
I grandi monasteri
della tradizione
ortodossa
tutto il soggiorno vari monasteri:
quello di Danilov, il più antico di
Mosca oggi sede del Patriarca, quello
di Optina-Pustin, di Volokolamsk, la
Cattedrale dell’Assunzione a Vladimir
città che conserva l’architettura e
l’arte più antiche della Russia. I partecipanti al pellegrinaggio potranno
visitare anche il Cremlino di Suzdal
e il Monastero della Trinità di San
Sergio a Zagorsk città che prende il
nome dal rivoluzionario Zagorskij e
che è stata ribattezzata dai bolscevichi nel 1930. Essa riprese il nome origianario Sergiev Posad solo nel 1991
con la caduta dell’Unione Sovietica. Il
monastero, dove risiede la più grande
comunità monastica della Russia è
il più importante centro spirituale
della Chiesa Ortodossa e fa parte dei
patrimoni dell’umanità dell’Unesco.
La vita nei monasteri si svolge senza
fretta e i monaci oltre alla preghiera si
dedicano al lavoro per poter nutrire
tutta la comunità della quale fanno
parte.Tutto si svolge secondo regole
precise, ordinate e guardando i loro
occhi è facile veder trasparire gioia
e serenità. Il monastero, per chi lo
cerca, diventa una sfida alle miserie
di questo mondo, alle passioni, alla
società stessa ed è molto simile a un
ritorno verso le cose essenziali della
vita e a Dio. L’idea di organizzare
questo viaggio è un’iniziativa molto
valida per permettere a chi lo vuole
di fare un tuffo nella mistica e nella
cultura di un paese sul quale la crisi
finanziaria internazionale si è fatta
sentire duramente a partire dall’autunno 2008, mettendo in dubbio
molte delle certezze acquisite in un
decennio di espansione. La ricerca di
una Russia non visibile è lo scopo di
un pellegrinaggio che mette in risalto
lo sforzo enorme di ricostruzione
avvenuta negli anni successivi alla
dissoluzione dell’Urss. Un viaggio
alla scoperta di tradizione e cultura
altrimenti non sempre riconoscibili.
Alessandro Orlando
Il Tour di 8 giorni viene organizzato
dall’Agenzia di viaggi Jammin Tour di
Pistoia – Corso Amendola 30 – Pistoia - tel. 0573/975503 – indirizzo
mail: [email protected] - Le
preadesioni dovranno essere comunicate entro il 10 dicembre 2012.
le posizione ateiste é stato fino ad
ora corroborante della fede stessa.
“Tre tipi di ateismo hanno permeato
la nostra cultura: l’ateismo di alterità e spersonalizzazione, critico ad
ogni tipo di oggettivazione di Dio,
per il quale Dio si riduce al nulla;
l’ateismo che fa coincidere Dio con
l’essere, con la natura, con i processi naturali; l’ateismo di matrice
hegeliano-marxista, che intende
risolvere Dio nella compiutezza e
nello sviluppo dell’Assoluto nella
storia”. Un ateismo che produce
una contraddizione interna alla fede,
ha spiegato il professore, genera un
dialogo produttivo. Il problema è di
altro tipo: quando cioè lo scientismo
-quello alla Richard Dawkins, per
intenderci- privilegia il confronto
con il fondamentalismo cristiano,
dando vita ad un dialogo improprio.
La verità é che il pensiero cristiano
è evoluto verso posizioni molto più
complesse. Come sostiene Jürgen
Habermas, il nuovo pensiero laico
é chiamato non solo a tollerare la
credenza dei fedeli, ma ha tutto l’interesse a tradurre tale linguaggio nel
mondo della razionalità più evoluta.
“Il pensiero laico deve ascoltare non
preventivamente il pensiero credente”, ha spiegato il professor Gaiffi
avviandosi verso la conclusione. Due
sono le derive da cui il pensiero
credente e non devono guardarsi secondo il professore: la caduta di Dio
nel regno dell’insensatezza -quando
cioè l’indifferenza verso Dio diviene
cultura dominante- e “l’imborghesimento del cristianesimo”. “Tra
una non credenza indifferente e un
cristianesimo imborghesito é possibile che ci sia dialogo, ma sarebbe
un puro scambio tra diplomazie, ha
spiegato il professore in chiusura, ma
dal Cortile dei Gentili deve uscire
qualcosa di più di un confronto tra
conviventi che si tollerano”. Come
il professor Gaiffi, anche noi siamo
sicuri che da questo confronto
emergerà qualcosa di molto più interessante. L’appuntamento prossimo
è per 18 dicembre, sempre presso
il seminario di Pistoia, con il dialogo
tra Remo Cacitti e Romano Penna.
Pierfrancesco Mei
In Cattedrale
Vespro
d’organo
con Selinger
e Iwasaki
Musiche di Charles-Marie Widor
e J.S. Bach, eseguite da Robert
Selinger (Organo Costamagna,
1969) e Satoko Iwasaki (soprano),
per il Vespro d’organo in programa domenica 2 dicembre (ore
15.30) nella Cattedrale di Pistoia.
8
comunità ecclesiale
ORATORIO DEL SS. CROCIFISSO
Concluso il restauro
S
abato 17 novembre, alla
presenza del Sindaco di
Pistoia, i presidenti della
Cassa di Risparmio di Pistoia
e della Lucchesia e della Fondazione
Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e la Soprintendente per i beni
architettonici, è stato presentato
alla città il restauro dell’Oratorio
del SS.Crocifisso di proprietà del
Comune di Pistoia.
Il restauro dell’Oratorio da Sala
è senz’altro la più rilevante tra le
iniziative congiunte di Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia e
della Fondazione Cassa di Risparmio
di Pistoia e Pescia dedicate alla celebrazione del 180° anniversario della
fondazione della Banca, e rappresenta il culmine e la conclusione delle
attività dedicate a questa ricorrenza.
Per molti decenni, l’Oratorio
del Crocifisso, è rimasto appartato
con la dignità di una nobile presenza, a fare da sfondo alla piazzetta
racchiusa dall’imponente volume
dell’ex Monastero ora sede del Liceo
Forteguerri, ogni giorno aggredito
da un lento e progressivo processo
di degrado.
Il restauro dell’interno è stato
diretto da Maria Cristina Masdea
e Valerio Tesi della Soprintendenza
mentre quello della copertura, facciate e recupero degli spazi esterni dagli
architetti Antonella Galli e Alessandro Suppressa; le opere sono state
eseguite dalla Meridiana Restauri.
La cappella del SS. Crocifisso
è davvero un piccolo ma prezioso
gioiello barocco, un vero e proprio
‘vago tempietto’ in cui l’adorazione
della Croce e dei simboli della Passione venivano celebrati in una ariosa
leggerezza di forme e in un tripudio
festoso di colori, con le preziose pitture di Vincenzo Meucci, La Natività
e L’Ascensione, e gli elaborati stucchi
degli Arrighi, la famiglia di plastificatori attivi nel contemporaneo cantiere
della chiesa del Carmine.
Ma poi le vicende e il tempo
L
Un mese ricco di appuntamenti per l’Unitalsi.
Finora, novembre ha visto
infatti realizzare due importanti iniziative, entrambe in qualche
modo legate all’ospedale pediatrico
Meyer e per giovedì 29, presso
la Cappella dello stesso presidio
ospedaliero, alle 19,30, sarà recitato
il consueto rosario.
Da anni l’Unitalsi segue con passione d’amore i bambini ricoverati
al Meyer e li accompagna costantemente in un cammino di fede e
di speranza, recitando la preghiera
mariana del Rosario.
Quest’anno i bimbi del Meyer
sono stati coinvolti in un progetto
che li ha visti protagonisti. In relazione al tema scelto per il 2012
dall’Unitalsi, “Pregare il rosario
con Bernadette”, i piccoli ospiti
dell’ospedale fiorentino sono stati
chiamati a portare il proprio contributo creativo, realizzando i disegni
per il libro “Il rosario narrato”.
Per le illustrazioni, i bambini si
sono ispirati ai “misteri” che vengono recitati proprio nel rosario.
Nella presentazione del libro
(che è in vendita presso le sedi
Unitalsi della Toscana), monsignor
Vita
La
n. 42 25 novembre 2012
attenuano e quasi occultano la polifonia di colori e forme di questo
pregevolissimo brano del Settecento
pistoiese, tanto che sulle pareti e sugli
stucchi a poco a poco si depositano
coloriture del tutto incongrue e le
stesse preziose pitture del Meucci subiscono i danni del tempo e
dell’incuria, con parziali sollevamenti
e cadute della pellicola pittorica.
Queste erano le condizioni di degrado in cui si presentava la cappella
all’avvio dei lavori di messa in sicurezza e di fermatura delle decorazioni
pittoriche e plastiche, occasione per
compiere una serie di indagini (saggi
stratigrafici, analisi delle superfici,
caratterizzazione chimico-fisica dei
materiali e dei pigmenti, nonché
indagini storiche, archivistiche e iconografiche), che hanno consentito di
individuare con grande chiarezza gli
originali colori settecenteschi.
L’intervento di restauro degli
apparati decorativi interni è divenuto pertanto la rimozione attenta
e calibrata di quell’incongruo velo
di tinteggiature che il tempo e gli
uomini avevano steso sopra ai ‘colori del Settecento’, che sono stati
recuperati con estrema attenzione
e misura, lasciandoli volutamente
nelle condizioni in cui l’operazione di
descialbo li ha rinvenuti, con limitate
reintegrazioni cromatiche.
E parimenti, le fragili pellicole
pittoriche dei dipinti di Vincenzo
Meucci sono state consolidate e le
lacune presenti sono state richiuse,
con leggerissime velature tonali, a
ricomporre la continuità della scena.
E lo stesso criterio è stato adottato
per le decorazioni plastiche, di cui
si sono ricomposti i pochi elementi
fratturati o caduti.
L’esito è dunque la riacquisizione
degli originali ‘colori del Settecento’,
di una polifonia di forme e di toni
cromatici, di un ‘bel composto’ di
architettura e di opere pittoriche e
plastiche.
L’abbandono e l’incuria nel tempo
avevano determinato varie forme di
deterioramento nei paramenti murari esterni lasciando visibile in molti
tratti addirittura la tessitura muraria,
con la perdita di numerosi elementi
decorativi. Il lavoro di restauro ha
avuto come scopo di riproporre il
fabbricato nel suo aspetto primitivo,
asportando la struttura muraria
addossata che ne nascondeva la
facciata est e operando un delicato
intervento di consolidamento delle
parti ancora in essere. L’ornato mancante è stato integrato su modello
dell’esistente, accostando alla qualità
delle malte utilizzate, l’esperta manualità degli artigiani, con sapienza e
controllo delle tecniche appartenenti
alla tradizione. L’intero spartito architettonico di facciata è stato esaltato
dalla morbidezza del colore naturale
della calce con una attenta miscela di
terre naturali per gli ornati decorativi, insieme al tono cromatico delle
specchiature di fondo, rilevato da una
attenta analisi stratigrafica supportata
da indagini di laboratorio.
Un sapiente lavoro di restauro è
stato effettuato anche sulla copertura con struttura lignea che, posta a
chiusura della volta interna, racchiude
uno spazio accessibile dall’esterno,
utilizzato originariamente dalla comunità delle monache da Sala come
colombaia.
Un’ultima considerazione alla
riqualificazione dello spazio circostante: il recupero della piazzetta
ad est con pavimentazione in calcestruzzo architettonico nei settori
delimitati dall’esistenti ricorsi in
pietra, inizialmente ricoperti da uno
strato di asfalto, insieme alla nuova
disposizione dei filari in cipressi ed
al riordino dell’apertura su Borgo
Melano, hanno variato la prospettiva della corte interna in rapporto
all’area circostante. In questo nuovo
contesto, da presenza silenziosa e
appartata, l’Oratorio è tornato a
parlare di sé.
Una pagina affascinante del barocco
pistoiese restituito alla città
E’ stato curato dalla Cassa di Risparmio
di Pistoia e Luccheria e dalla Fondazione
Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia
Cenni storici sulll’Oratorio
L’Oratorio del Santissimo Crocifisso sorse nell’orto giardino del monastero benedettino di Sala, al termine del percorso devozionale della Via Crucis, documentata
fino dal 1646. La nuova cappella, progettata in forma di piccola chiesa a pianta
centrale, fu realizzata entro 1753, per volontà di una delle badesse: Alma Costante
Rutati e della sorella Teresa.
All’interno una ricchezza senza pari celebra la dedicazione di questo spazio
sacro al Santissimo Crocifisso. Due affreschi segnano le tappe fondamentali della
Salvezza; il primo affresco sulla destra rappresenta La Natività dipinta da Vincenzo
Meucci (1694-1766), a sinistra, dal medesimo pittore fu dipinta La Resurrezione.
Sull’altare posto di fronte all’ingresso si trovava un Crocifisso che era collocato
all’interno di un incasso, nell’intradosso del quale furono realizzati raffinati bassorilievi in stucco con i simboli della Passione. Sopra l’altare si trova una ricchissima
ornamentazione di coronamento che si concentra ancor più nel fastigio, anch’esso
a rilievo, eseguito in stucco e che sormonta l’altare con la figura di Dio Padre e della
colomba dello Spirito Santo. Tutte le campiture che caratterizzano l’intera aula,
propongono rivestimenti in finte lastre di breccia marmorea dalle tonalità ambrate
e violette, dall’effetto del tutto analogo a quello dell’interno della chiesa del Carmine.
La cappella del Santissimo Crocifisso fu descritta dai contemporanei come un
“vago tempietto”, realizzato dalla bottega degli Arrighi; in particolare gli stucchi
appartengono a Francesco Arrighi che lavorò nel 1741 anche per la sacrestia della
Cattedrale di Pistoia. Nell’Oratorio del Crocifisso si riscontra una perfetta coerenza
tra la progettazione architettonica e quella decorativa e pittorica dell’interno.
Maria Camilla Pagnini
IL PROGRAMMA DI NOVEMBRE
L’Unitalsi
per
il
Meyer
Federica Bresci, presidente Unitalsi di Pistoia ha portato la sua
testimonianza di fede all’interno della Conferenza internazionale
degli operatori sanitari davanti a Benedetto XVI
Giovanni D’Ercole sottolinea: “Il
Santo Rosario si incarna nelle vicende delle creature, contribuendo ad
amplificare la voce del Signore, una
parola che cresce nella preghiera e
risponde agli eventi della vita, trasfigurandoli ogni volta in canto nuovo”.
Ed è proprio da questa convinzione
che è nata la realizzazione di questo
interessante sussidio, agile e ricco di
spunti riflessione e preghiera.
Sempre legata al Meyer è l’esperienza della presidente della sezione
pistoiese Unitalsi, Federica Bresci,
che, il 17 novembre, insieme a tutti gli
operatori nazionali, è stata chiamata
a portare la propria testimonianza
di fede davanti al Papa, nell’ambito
della Conferenza internazionale del
Pontificio consiglio degli operatori
sanitari.
A Benedetto XVI e a tutti i presenti Federica ha portato l’amore per
il proprio figlio, un bambino speciale,
“non compatibile per la vita” diceva
la diagnosi.
La voce di Federica e il suo
racconto ha lasciato i partecipanti
senza parole. Federica ha narrato la
storia di suo figlio,Andrea, un bimbo
speciale accolto dai genitori in modo
altrettanto speciale: Andrea è stato
l’angelo attraverso il quale Federica
e Giulio si sono stretti nella fede
e dall’esperienza della malattia del
figlio Federica ha preso spunto per
creare, insieme all’Unitalsi, il progetto “Testimoni di fede” attraverso il
quale ha girato tutte le camere del
Meyer.
Daniela Raspollini
PASTORALE
DELLA TERZA ETA’
Incontro
in seminario
Mercoledì 28 novembre alle 16 in
seminario si terrà il secondo incontro
di approfondimento della conoscenza
del Dio della nostra fede. Dopo la riflessione condotta da padre Alessandro
Cortesi su “il volto di Dio che Gesù ci ha
mostrato”, monsignor Giordano Frosini
ci parlerà sul tema: “Dio non vuole la
sofferenza”.
UNIONE SAN TOMMASO
La fede
di Sara
Domenica 25 novembre alle 15, presso
le suore domenicane dell’Unione San
Tommaso, in piazza San Domenico a
Pistoia ci sarà una riflessione legata a
questo particolare anno in cui vogliamo
compiere un cammino di riscoperta e
approfondimento della Fede attingendo
all’esperienza di alcune figure bibliche
particolarmente significative. Ci troveremo nel Tempo liturgico dell’Avvento per
una prima tappa sul tema “La fede
di Sara” quale possibilità di generare
e nutrire la vita anche nell’anzianità
e nelle prove che ci accompagnano.
Guiderà la nostra riflessione Rosanna
Virgili, docente di Sacra Scrittura.
Vita
La
25 novembre 2012
comunità ecclesiale
n. 42
Una riflessione sulle parrocchie
Intervista al vescovo emerito Gaetano Bonicelli
I
portava, di coordinare un gruppo di
parrocchie. Si è poi chiamato Vicario
foraneo, responsabile di una zona e
più direttamente in contatto con i
superiori ecclesiastici.
l Canone 519 del Codice di
Diritto Canonico recita: «Il
parroco è il pastore proprio
della parrocchia affidatagli: egli
esercita la cura pastorale della comunità commessagli sotto l’autorità del
vescovo diocesano, insieme col quale
è chiamato a partecipare al ministero
di Cristo, per adempiere a vantaggio
della medesima comunità le funzioni
d’insegnare, santificare e governare,
anche mediante la collaborazione di
altri presbiteri o di diaconi e l’opera
di fedeli laici, a norma del diritto».
Abbiamo incontrato monsignor
Gaetano Bonicelli, già vescovo di Albano (Roma), già ordinario militare
per l’Italia con il grado di generale
di corpo d’armata e arcivescovo
emerito di Siena-Colle di Val d’ElsaMontalcino, e ci ha illustrato, a grandi
linee, le dimensioni in cui è racchiusa
la missione del parroco.
Come e quando sorsero le
parrocchie?
Solo dopo le persecuzioni e
perciò dopo Costantino che la
presenza della chiesa cattolica può
affermarsi fuori dalle città dove tutto
era conglobato attorno al vescovo
e al Capitolo della Cattedrale. Man
mano che i gruppi di cristiani si
formavano, i vescovi cominciarono a
costituire le Pievi, cioè Chiese dove
si poteva battezzare, amministrare
i sacramenti, organizzare il culto
e seppellire i fedeli defunti. Con
questa logica di decentramento
delle Pievi si aggregarono comunità
minori autonome che si chiamarono
parrocchie. Siamo ai primi secoli del
secondo millennio. È allora che alle
parrocchie si attribuiscono sacerdoti
in servizio di cui uno è il parroco a
cui doveva far capo tutta l’attività
della comunità.
Esistono sempre questi
titoli?
Esistono ancora. Ed essi esprimono una componente storica che ha
qualcosa da dire anche a noi, spesse
volte tentati di appiattire un po’ tutto.
Chiesa parrocchiale di S. Piero Agliana, una delle parrocchie maggiori della diocesi
Quali sono le funzioni specifiche di un parroco?
La funzione specifica del parroco è di organizzare la chiesa locale,
piccola o grande che sia, come cellula della diocesi, cioè della Chiesa
episcopale: culto, servizi caritativi,
istruzione religiosa, assistenza agli
ammalati e suffragio ai defunti.
Chi nominava il parroco?
E oggi da chi viene nominato?
Quali sono i criteri seguiti per
la nomina di un parroco?
Il parroco è nominato dal vescovo. Nei secoli passati, in molti
posti, era invalso l’uso della nomina
da parte dell’arengo dei capifamiglia
solitamente sulla base di una terna di
sacerdoti garantiti dalla Curia.
Fino a quando sono esistiti
i vari titoli attribuiti ai singoli
parroci e alle loro parrocchie?
Il titolo di parroco è comprensivo di tutta la sua missione ma
non poteva mancare l’attenzione
all’antichità della parrocchia, alle sue
funzioni di raccordo, a particolari
benemerenze. E così si chiamavano
plebani o pievani, prevosti, arcipreti
e via discorrendo. A mia conoscenza
nessuno ha abolito questa nomenclatura che non sposta l’attenzione
al cuore del servizio.
Quali erano questi titoli
e quali erano le loro prerogative?
Dire arciprete, ad esempio, voleva riconoscere il dovere, per chi lo
Nei secoli passati il parroco da chi era coadiuvato
nell’amministrazione della
parrocchia?
Se il parroco, anche di fronte
alla legge civile, è il responsabile
della retta gestione dei beni di una
parrocchia, dalle varie leggi sinodali
egli è stato invitato a formarsi una
èquipe di collaboratori che, in molti
posti, dovevano essere presentati al
vescovo per la nomina. I consiglieri
una volta erano chiamati i fabbricieri addetti cioè alla fabbrica, ai beni
cioè della parrocchia. C’erano dei
massimali oltre i quali il parroco non
poteva decidere senza il consenso dei
laici, ma c’erano anche margini lasciati
ai fabbricieri.
Attualmente il parroco da
chi è coadiuvato nella gestione parrocchiale?
Dopo il Concilio Vaticano II vige
la disposizione che in ogni parrocchia
ci sia un “Consiglio pastorale” per la
programmazione globale, ma anche
un “Consiglio per gli Affari economici” che deve essere regolarmente
interpellato quando si tratta di impegni economici. E questo realismo
della Chiesa è una garanzia per chi è il
primo responsabile - il parroco - , ma
anche per tutti i fedeli della comunità.
Carlo Pellegrini
150° anniversario della nascita della beata madre Margherita Caiani
S
Inizio dell’anno giubilare
abato 3 novembre nella chiesa parrocchiale di Poggio a Caiano ha avuto inizio l’anno
Giubilare del 150° anniversario della nascita della beata madre Margherita Caiani
con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo, monsignor Mansueto Bianchi,
che l’ha definita “donna dal cuore rosso e dalle
scarpe sporche”.
Il vescovo ha spiegato che, come madre
Margherita, occorre un cuore colmo di amore
incondizionato per Dio in quanto solo questo
P
rossimamente i resti
mortali di fra’ Giuseppino Giraldi saranno accolti nella Cattedrale di
Pistoia: è allo studio un progetto per
la collocazione dell’urna sepolcrale,
che attualmente si trova nella Chiesa
dell’ex convento di Giaccherino.
Povero questuante e modello di
umiltà, fra’ Giuseppino fu proclamato
Venerabile da Papa Giovanni Paolo II
con decreto datato 14 maggio 1991.
Fra’ Giuseppino nacque il 26
gennaio 1853 a san Baronto (Pistoia);
battezzato a Lamporecchi,o fu educato cristianamente dalla sua famiglia.
Fin da piccolo fu abituato ai lavori
nei campi ma lavorò anche come
fattorino e manovale.
Nel 1874 dopo una missione
al popolo entra nel Terzo Ordine
amore consente di avere le scarpe sporche, cioè
di servire l’uomo.
Madre Maria Margherita Caiani fondatrice delle
suore francescane Minime del Sacro Cuore, nasce
a Poggio a Caiano il 2 novembre 1863.
Ha rappresentato un esempio di fede e impegno di grande elevazione spirituale: fin da giovane
si mise infatti a servizio delle persone bisognose.
Nel 1902, dopo aver vestito l’abito religioso,
diede vita all’Istituto delle suore Francescane
Minime. Il suo motto era “Non ho la scienza, ma
il dovere di catechizzare”.
Accanto all’assistenza ai poveri, dedicò gran
parte delle sue energie nell’opera educativa e fin
dal 1902 si impegnò nell’insegnamento ai bambini,
iniziando con una rudimentale scuolina.
Morì a Montughi l’8 agosto 1921. L’iter per la
sua beatificazione ebbe inizio nel 1952.
Dai documenti e dalle testimonianze dirette di
quanti la conobbero in vita emerge il ritratto di una
donna di grande fede, costantemente tesa a Dio.
Daniela Raspollini
Le reliquie di Fra’
Giuseppino Giraldi
in Cattedrale
Francescano: chiede di entrare tra i
Cappuccini, ma non viene accolto per
l’età avanzata e per la poca istruzione.
È accolto come oblato e poi come
novizio dai Frati minori al nuovo
Convento di ritiro del Calvario a San
Quirico col nome di fra’ Giuseppe
nel 1878. Rimane sempre in questo
convento con l’incarico di sacrestano
e poi di questuante o cercatore.
I suoi passi, le sue visite di casa in
casa nella valle e nelle colline pistoiesi
hanno tessuto una rete di annuncio,
di parola buona, di carità.
Colpito da tisi, morì il 9 maggio
1889, a soli 36 anni. La sua tomba
divenne subito luogo di preghiera:
la gente portava via la terra come
una reliquia.
Ora i suoi resti mortali sono nella
Chiesa del Convento di Giaccherino
e prossimamente c’è la richiesta da
parte del padre provinciale dei frati
minori della Toscana, padre Paolo
Fantaccini, di traslare la salma in
Cattedrale.
D.R.
9
NATALE A LE PIASTRE
XXV
edizione
del Concorso
“Il presepe
più bello”
Ritorna alle Piastre, il Concorso “Il presepe più bello”. Il luogo è anche conosciuto
come il posto delle cento natività. In
questo periodo ogni angolo del paese
diventa un’oasi dal sapore dell’emozione
e della semplicità. Le Piastre ha questo
di particolare, poco prima e durante il
periodo natalizio.Tutto il luogo con le sue
borgate si trasforma in uno scenario di
centinaia di mangiatoie grandi, piccole
dietro finestre o ricavati dentro ceppi
d’abete, o in particolari anfratti, tutto
questo per donare al visitare un po’ di
sapore antico ed insieme riflettere sul
senso Natale oggi. Vischio, pungitopo
agrifoglio, luci dorate ed argentate.
Ritorna le festa più bella dell’anno. Ritorna come luce in una notte buia, come
canto che rompe il silenzio, col pianto
di un bimbo che nasce portando calore,
conforto e speranza. I presepi con il
relativo museo saranno visibili dal 16
dicembre fino al 13 gennaio, la visita
sarà allietata da musiche natalizie, vin
brulè e prodotti locali, e il 16 dicembre
dalle 15,30 nella chiesa, con il coro di
Sant’Ilario che rallegrerà il pomeriggio
con canti.Anche questo anno si rinnova
la tradizione del concorso”Il Presepe
più bello” giunto alla XXV edizione. Al
concorso possono partecipare: famiglie,
bambini, associazioni, parrocchie, artisti,
scuole, negozi. Le iscrizioni sono gratuite
ed aperte a tutti gli abitanti del Comune
di Pistoia e dei Comuni montani della
Provincia.Termine ultimo della domanda
di iscrizione è il 24 dicembre mentre la
premiazione avverrà il 13 gennaio 2013
alle Piastre presso la chiesa. La giuria è
composta da rappresentanti della Pro
Loco e dall’associazione giovanile “Sport
e Cultura”. I giurati andranno a visitare i
presepi in concorso valutandoli secondo
varie caratteristiche come l’inventiva,
il messaggio, l’originalità nell’uso dei
materiali o gli effetti scenici.
INFO: tel. 0573/472165, cell. 3451042295, e-mail: [email protected]
email.it.
Giorgio Ducceschi
Torna
a suonare
l’organo
Agati-Tronci
di Porciano
Domenica 2 dicembre alle 16 presso la
chiesa di San Giorgio in Porciano si terrà
la cerimonia di inaugurazione dell’avvevuto restaturo dell’organo Agati-Tronci
(1901). Il restauro, realizzato grazie al
determinannte contributo della Fondazione Cassa di Rispermio di Pistoia e
Pescia e condotto dall’organaro Samuele
Maffucci, ha permesso di recuperare e
rendere alla comunità un altro importante monumento dell’arte organaria
pistoiese.Il concerto inaugurale, per organo e violino, sarà tenuto dall’organista
Ana Maria Gorce e dal violinista Jean
Mouillere. Secondo appuntamento nella
chiesa di Porciano, per domenica 30
dicembre con il concerto per solo organo
di Enrico Barsanti e la presentazione del
piccolo volume sulla storia e il restauro
dell’organo, attraverso cui sarà delinetato il rapporto del suo costruttore, Filippo
Tronci, con i grandi musicisti dell’epoca,
a cura di Samuele Maffucci e Francesca
Rafanelli. In entrambe le giornate, sarà
possibile visitare il Museo d’Arte Sacra
e della Civiltà contadina di Porciano.
10 comunità e territorio
Vita
La
n. 42 25 novembre 2012
TURISMO
Un piano per rilanciare il settore
Pubblico e privato
uniscono le forze
dopo la chiusura
delle Apt
di Patrizio Ceccarelli
D
alla partecipazione a
borse e fiere di settore
in Italia e all’estero, all’innovazione tecnologica,
agli educational tour, al cosiddetto
turismo esperienziale, fino alla realizzazione e diffusione del materiale
informativo.
È ciò di cui si occuperà «Pistoia:
lifestyle experience in Tuscany», il
nuovo progetto di promozione del
territorio, presentato nella sede di
Confcommercio Pistoia, che vede
insieme pubblico e privato, quest’ultimo rappresentato dal Consorzio
Turistico Città di Pistoia.
«Con questo progetto - spiega
Paolo Cavicchio, presidente del
Consorzio Turistico Città di Pistoia
- si consolida e al tempo stesso si
esperimenta un sistema di gestione
della promozione a Pistoia dopo la
chiusura delle Apt, che ha determinato il venir meno di un soggetto
importantissimo per la promozione
di tutto il territorio pistoiese. Adesso soggetti preposti all’elargizione
di fondi necessari alla promozione,
ovvero la Camera di commercio e
la Provincia, insieme hanno realizzato
un piano di marketing, per tutto il nostro comparto, grazie anche a Pistoia
Promuove, che ora va attuato. Per
attuarlo giustamente sono stati chiamati in causa anche i privati, come il
Consorzio turistico, che rappresenta
cento soggetti privati e oltre 2.300
posti letto. È un classico sistema di
sinergia pubblico-privato, ovviamente con l’obiettivo di rinforzare tutte
le azioni di promozione».
«Le azioni - spiega Sara Bonacchi, della segreteria del Consorzio
Turistico - mirano alla promocommercializzazione del territorio
di Pistoia, quindi la partecipazione
ad importanti fiere strategiche sui
mercati fondamentali, come i Paesi
Bassi e la Germania: in particolare
parteciperemo alla Fiera di Utrecht,
a Gennaio e stiamo studiando la
partecipazione anche alla Fiera Itb
di Berlino, a marzo. Inoltre, adegue-
remo il portale internet alle nuove
tendenze del web e realizzeremo
degli educational sul territorio per
farlo vedere agli operatori contattati
durante le fiere e far loro sperimentare anche i nostri prodotti proposti.
Nomadi
Un “cantiere sociale”
costruirà il nuovo campo
di via Ciliegiole
Una volta realizzato l’amministrazione comunale stabilirà
il canone d’affitto che dovrà essere corrisposto al Comune
per i nuovi alloggi
U
n «cantiere sociale» darà
vita al nuovo campo nomadi che sorgerà in via
Ciliegiole a Pistoia, in sostituzione di quello del Brusigliano,
che dovrà essere spostato appena
diventerà operativo il nuovo ospedale.A costruire il nuovo insediamento,
14 strutture in legno, saranno gli
stessi residenti, ossia le 16 famiglie
Comune di Pistoia
La nuova viabilità
Ridisegnare il futuro della città attraverso una nuova
mobilità ciclopedonale
di Matteo Pieracci
U
na città in cui il limite di velocità si attesta a 30 km/h e con la
possibilità di avere strade a doppio senso di marcia per i ciclisti.
Aggiungiamoci persino una rete di piste ciclabili efficienti ed un
percorso ciclopedonale che collega la periferia al centro città.
Utopia? No, si tratta invece di alcuni punti fermi di un progetto, studiato
e pensato da Wwf, Legambiente e dal movimento politico Arcobaleno su
Pistoia. Sabato 17 novembre, presso gli Antichi Magazzini del palazzo di
Giano, il progetto è stato presentato attraverso un dibattito a più voci,
con l’intento di spezzare una lancia a favore della mobilità ciclopedonale
e del trasporto pubblico. In riferimento alle recenti discussioni ministeriali sul limite di 30 km/h nelle aree urbane, è stata chiarita l’importanza
di questa limitazione. Una città con il limite urbano di 30 km/h, favorirebbe una riduzione del numero di incidenti stradali, attualmente in preoccupante crescita, e darebbe la possibilità di far convivere nel migliore dei
modi possibili pedoni, automobilisti, ciclisti e portatori di handicap. A ciò
si collegano altri due importanti punti in favore della mobilità ciclopedonale, ovvero il doppio senso di marcia per i ciclisti e una rete efficiente di
piste ciclabili. Il doppio senso di marcia, favorirebbe una più fluida circolazione dei mezzi a due ruote ed una sensibile diminuzione del rischio di
incidenti. Un’idea di difficile realizzazione, se a ciò non segue l’implementazione di una rete di piste ciclabili. Un ulteriore progetto, strettamente
legato al territorio, riguarda la crezione di un percorso ciclopedonale che
collegherebbe Bonelle al centro della città. Idee e progetti che permetterebbero a livello urbano di migliorare la città e di avvicinarla a standard
europei fino ad oggi irraggiungibili.
che attualmente vivono nel campo
nomadi da trasferire. A tale scopo è
stata costituita l’associazione «Nevo
Foro» (Nuova città), che dovrà gestire, insieme al Comune e alla Fondazione Giovanni Michelucci Onlus, la
realizzazione delle nuove unità abitative. La Fondazione si è già dedicata
in passato a una dettagliata ricerca
sulle tematiche della residenzialità
dei cittadini rom e sinti di Pistoia e
vanta una qualificata esperienza nella
ricerca e realizzazione dei processi
di autocostruzione associata e assistita, sperimentati positivamente a
Coltano, in provincia di Pisa, dove
sono stati progettati e realizzati 17
alloggi che compongono il locale
villaggio rom.
Per quanto riguarda il finanziamento, il Comune di Pistoia parteciperà al bando regionale che mette
a disposizione 13 milioni di euro per
interventi pilota nel campo dell’edilizia residenziale pubblica.
Una volta realizzato il nuovo
insediamento, l’amministrazione
comunale stabilirà il canone d’affitto che dovrà essere corrisposto al
Comune per i nuovi alloggi. La stessa
associazione poi dovrà farsi promotrice e garante del rispetto di tutta
una serie di regole di convivenza
all’interno del nuovo insediamento,
per garantirne vivibilità e decoro.
Il sindaco, Samuele Bertinelli, ha
espresso soddisfazione perché così
Pistoia si avvia verso la definitiva
soluzione di un’annosa questione sociale: l’individuazione di una dignitosa
e stabile sistemazione per i cittadini
residenti nel campo del Brusigliano.
Ci muoveremo ancora sul turismo
esperienziale, per proporre esperienze di vita toscana a Pistoia, come ad
esempio la raccolta delle olive. Infine,
rinnoveremo il materiale informativo,
come cataloghi, guide e cartine».
Economia
La crisi non ferma
“Immagine Italia”
La fiera promossa dalla Camera di
commercio di Pistoia si svolgerà anche
quest’anno alla Fortezza da Basso
di Firenze nei primi tre giorni di febbraio
P
ochi giorni fa a
Firenze si è svolto l’incontro fra
Camera di Commercio di Pistoia,
ente organizzatore, Regione
Toscana, Toscana Promozione, Firenze Fiera, Pistoia
Promuove, Toscana d’Amare, partners dell’evento e le
imprese, iscritte e non, per
fare il punto sulla prossima
edizione di Immagine Italia
& Co, prevista a Firenze dal
1° al 3 febbraio 2013. “Il
nostro primo competitor –
ha detto Stefano Morandi,
presidente dell’ente camerale pistoiese – è senza
dubbio la crisi. Dobbiamo,
però, cercare di contrastare
questo difficile momento di
congiuntura economica in
modo coeso, istituzioni ed imprese. Riuscire, anche per il 2013, ad affrontare insieme il mercato circostante significa futuro per Immagine Italia
&Co. ma anche prospettive di visibilità e sviluppo per il mondo imprenditoriale coinvolto. Il sistema delle istituzioni, mai come in questa edizione,
si è manifestato così alleato e motivato ad andare avanti. Lo dimostrano
tutti gli sforzi fatti per andare incontro al sistema delle imprese”. I compratori esteri già contattati sono 161 del settore intimo-lingerie e 71 del
settore biancheria casa. Tra i Paesi di provenienza, oltre a quelli europei,
figurano Arabia Saudita, Stati Uniti, Kuwait, Giappone, Israele, Russia,
Qatar, Libano, Repubblica Domenicana, Canada, Cameron e Bahrein. Per
quanto riguarda gli espositori, ad oggi sono complessivamente 129 le imprese iscritte per un totale di 242 brand, fra biancheria per arredo-casa
e intimo-lingerie. Nello specifico, 40 imprese del settore arredo-casa per
49 brand e 89 imprese del settore intimo-lingerie per 193 brand. Rispetto alle edizioni precedenti si registra, almeno per adesso, una riduzione
di adesioni, anche se le iscrizioni sono ancora aperte e gli organizzatori
confidano nei prossimi giorni di incrementare il numero degli espositori
ancora incerti.
Vita
La
n. 42
GALLERIA VANNUCCI
comunità e territorio
25 novembre 2012
L’arte Pop
di Gianni Ruffi
di Silvia Mauro
ed il Palazzo Fabroni di Pistoia.
La mostra della Galleria Vannucci,
liberamente visitabile, rimarrà aperta
al pubblico fino al 12 gennaio 2013,
dal martedì al sabato, dalle 9.00
alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30.
A corredo dell’esposizione, inoltre,
venerdì 7 dicembre l’Associazione
“Utopias!” organizzerà una visita
11
guidata didattica che, partendo dai
locali della Galleria e dall’esposizione
qui ospitata, arriverà ad illustrare i lavori “site specific” installati nella città
di Pistoia, come la celebre “Luna nel
pozzo” di Piazza Giovanni XXIII. Per
informazioni e prenotazioni: Galleria
Vannucci, Via della Provvidenza n.6,
Pistoia, tel. 0573-20066.
Agliana
Premiato lo sport
pistoiese
U
L
a rivisitazione in chiave Pop,
giocosa ed ironica, degli
oggetti ritratti - all’insegna
di una cifra espressiva del
tutto personale e riconoscibilissima
- e dunque la rappresentazione di
una realtà bidimensionale e stilizzata,
illuminata da una tavolozza di colori
accesa e brillante: sono tutti presenti,
nei numerosi quadri esposti presso
la Galleria Vannucci Arte Contemporanea, i segni distintivi dell’opera
di Gianni Ruffi, artista - fiorentino
di nascita, ma pistoiese d’adozione
- tra i più ricchi di inventiva e di originalità, che la cultura italiana abbia
mai proposto dagli anni Sessanta ad
oggi. Nei locali della storica galleria pistoiese, grazie all’esposizione
realizzata a cura dell’Associazione
Culturale “Utopias!”, che si inaugura
venerdì 23 novembre alle ore 18.00,
si rincorrono così opere in bilico tra
oggetto e concetto, tra senso e non
senso, tra gioco e metafora: motti
di spirito, tautologie ed espressioni
popolari tradotte in arte - ed in puro
colore - per il piacere estetico ed il
diletto intellettuale del pubblico. Ecco
dunque “Mare a dondolo”, “Luna di
miele”, “Crepacuore”, nella forma
più concettuale e sintetica, ma anche
ironica ed arguta, che l’immaginario
collettivo possa concepire.
“E’ la parola stessa a suggerirmi
l’opera da realizzare. Per me l’arte è
dare forma alle parole. Senza dimenticare l’intervento del caso, che è alla
base di tutto” - chiarisce l’artista, che
poi spiega ulteriormente: “A volte
mi appunto le idee su alcuni foglietti,
che poi dimentico nello studio per
anni. Quando li ritrovo capisco che
è arrivato il momento di realizzare
ciò che mi ero annotato. Per questo
quasi tutte le mie opere riportano
due date differenti”.
Un’antologica curata dallo stesso Gianni Ruffi - quella in mostra
presso la Galleria Vannucci - che
raccoglie pezzi grandi e piccoli, storici
e recenti, oltre ad un’installazione
appositamente creata per l’occasione: barattoli di colore, provenienti
realmente dallo studio dell’artista,
rovesciandosi a terra ne formano il
ritratto ed accolgono così lo spettatore al suo arrivo. “Il nostro scopo
è quello di celebrare il lavoro di
Gianni Ruffi, un artista noto in tutto
il mondo ma paradossalmente poco
conosciuto proprio a Pistoia”, spiega
Massimiliano Vannucci, curatore della
mostra insieme a Lorenzo Cipriani.
Ruffi - che a partire dalle prime
esposizioni degli anni Sessanta con
gli amici della “Scuola di Pistoia”,
Barni, Buscioni e Natalini, non ha
mai abbandonato il suo particolare
ed unico linguaggio artistico – ha
partecipato, nel corso della sua lunga
carriera, a numerosissime mostre
personali e collettive, sia in Italia che
all’estero, mentre sue realizzazioni
sono stabilmente esposte in alcuni
dei più importanti musei e collezioni del mondo, come la Galleria
Nazionale d’Arte Moderna di Roma
e il Museum Boijmans Van Beuninen
di Rotterdam, senza dimenticare la
Collezione Gori – Fattoria di Celle
n sodalizio lungo undici anni. Si potrebbe definire così il binomio
che unisce il Coni Pistoiese con la Provincia di Pistoia che anche
per il 2012 hanno deciso di premiare gli sportivi pistoiesi.
L’iniziativa tenutasi lo scorso 22 novembre presso la sede della
Banca di Credito Cooperativo di Vignole ha visto la partecipazione di
numerosi sportivi locali che si sono particolarmente distinti nel corso
della stagione.
“Questa lodevole iniziativa – ha detto l’assessore provinciale allo sport
Roberto Fabio Cappellini – ha un doppio scopo; da un lato attribuire un
riconoscimento a coloro che si sono distinti sono solo con i risultati ma
anche come esempio di impegno e passione e professionalità ispirata a
valori etici oltre a dare il meritato risalto alla ricchezza ed alla eterogeneità del mondo sportivo provinciale.”
Per Eugenio Fagnoni presidente della Fondazione Agraria Barone de’
Franceschi ( che da due anni ha istituito una speciale sezione del premio
dedicandola alle scuole del territorio che si sono distinte per il fair play
) lo sport nell’ambito scolastico rappresenta da sempre un importante
veicolo per la valorizzazione e la promozione dell’attività motoria.
Fra gli sportivi premiati segnaliamo come miglior atleta Niccolò Bonacchi
, 18 anni nuotatore con titolo italiano assoluto e titolo europeo juniores
nei 50 dorso; figura fra i26 convocati per gli europei in vasca corta; per
la sezione giovane talento Alessia Biagini 18 anni campionessa italiana agli
assoluti di Livorno dove ha ottenuto il titolo nella spada categoria B ha
l’obiettivo di entrare in nazionale e disputare le paraolimpiadi 2016 a Rio
de Janeiro; per la sezione Fair Play Massimiliano Irrati classe 1979 arbitro
di calcio che dopo una lunga gavette nelle serie minori ha debuttato in
Seria A lo scorso 18 marzo in Bologna- Chievo; è considerato un esempio in quanto a rispetto delle regole ed imparzialità oltre ad essere il
primo arbitro pistoiese della massima serie.
Altri riconoscimenti sono andati a Luciano Talini fondatore del GS Ponte
Buggianese nonché stimato dirigente del ciclismo, al Tennis Club Pistoia,
AS Avanguardia ( calcio) e Giorgio Tesi Group ( basket).
Per quanto riguarda invece la promozione dell’etica sportiva sono stati
premiati l’istituto Comprensivo Salutati/Cavalcanti di Borgo a Buggiano,
la Scuola Media Marconi/Frank e la ML King di Bottegone.
I riconoscimenti CONI 2012 hanno visto fra i premiati Sergio Pagni campione europeo di tiro alla targa al chiuso e Rudy Bartolini IV° classificato
al Campionato del mondo di Pesca al black bass a squadre.
Edoardo Baroncelli
agliana
Festa di Santa Cecilia
È
fissata per domenica 25
novembre la festa di Santa
Cecilia, allestita dall’apprezzato gruppo bandistico aglianese de “I Tigrotti”.
Alle 11 avrà luogo la Santa
Messa nella chiesa di San Niccolò e
successivamente, dalle 13, spazio per
il pranzo sociale presso i locali del
circolo Rinascita a San Piero.
Intanto il presidente del gruppo
bandistico, Mario Bugossi, fa sapere
che l’ultimo appuntamento di un
2012 davvero ricco di soddisfazioni e
di impegni sarà il concerto di Natale,
previsto nei giorni immediatamente
precedenti alle festività presso i locali
del cinema teatro Moderno.
“Quello di domenica 25 – evidenzia Bugossi – è un appuntamento
ormai consolidato che, quest’anno,
abbiamo deciso di svolgere partecipando alla celebrazione presso la
Chiesa di San Niccolò, in nome di
un’alternanza tra le varie Parrocchie
presenti ad Agliana”.
“Va sicuramente evidenziato –
spiega ancora il presidente – che il
nostro gruppo è reduce da un’annata
davvero impegnativa e intensa che
ci ha visti protagonisti sia sul territorio aglianese che in altre località.
La banda si è, inoltre, organizzata
e continuerà sicuramente a farlo
per il coinvolgimento delle scuole
locali per invogliare nuovi giovani
a scoprire lo straordinario mondo
della musica”. “Invitiamo tutti i giovani – conclude il presidente Mario
Bugossi, contattabile al numero 0574710036 – ad interessarsi alla musica,
gli metteremo subito a disposizione
lo strumento con spese a nostro carico. Un valore aggiunto sarà ancora
una volta rappresentato dalla fattiva
collaborazione con il professor Pietro Scuccimarra”.
Marco Benesperi
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
12
n. 42 25 novembre 2012
GRUPPO INTESA SANPAOLO
100 milioni di euro per i
danneggiati dall’alluvione
in Toscana, Umbria
e alto Lazio
Mutui per ripristino delle strutture e dei beni alluvionati,
moratoria sui mutui a famiglie e imprese danneggiate
I
l Gruppo Intesa Sanpaolo ha
preso una serie di provvedimenti a favore delle famiglie e
degli operatori economici di
Toscana, Umbria ed Alto Lazio che
hanno subito danni dalle esondazioni
e dagli allagamenti dei giorni scorsi.
Il Gruppo garantirà il massimo
supporto alle popolazioni colpite
grazie alle banche di riferimento
attive nelle varie provincie: Banca
CR Firenze (per la provincia di Grosseto), Cassa di Risparmio di Pistoia
e della Lucchesia (per le provincie
di Massa Carrara e Lucca), le filiali
della costituenda Casse di Risparmio
dell’Umbria (per la provincia di Terni), Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo e Cassa di Risparmio
di Civitavecchia. E’ stato innanzitutto
stanziato un plafond di 100 milioni di
euro per finanziamenti a medio lungo
termine a condizioni di particolare
favore per il ripristino delle strutture
danneggiate (abitazioni, negozi, uffici,
laboratori artigianali, immobili ad uso
produttivo ed agricolo) nonché dei
beni materiali in essi contenuti. Le
banche garantiranno un tempo di
istruttoria contenuto, per rispondere il più rapidamente possibile alle
richieste provenienti dalle diverse
istanze locali.
Viene inoltre concessa una moratoria di 12 mesi sulle rate dei mutui
su immobili danneggiati dall’alluvione,
sia ad uso abitativo che produttivo,
per le famiglie e le imprese delle
provincie colpite dall’alluvione.
“Il Gruppo Intesa Sanpaolo e
tutte le banche che da sempre
operano nelle zone colpite dall’alluvione vogliono esprimere la propria
concreta vicinanza alle famiglie
e alle aziende – dichiara Luciano
Nebbia, direttore regionale Toscana,
Umbria, Lazio e Sardegna di Intesa
Sanpaolo. Purtroppo alle difficoltà
create dalla presente congiuntura
economica si aggiungono oggi i nuovi
gravi problemi causati dall’alluvione:
come banche del territorio, siamo
pronti a fornire massimo supporto
e vicinanza”.
Le domande dovranno essere
presentate entro il 31 dicembre di
quest’anno. Le banche del Gruppo
Intesa Sanpaolo sono a disposizione
per ogni necessità e chiarimento
presso le filiali presenti sui territori
interessati dall’emergenza.
Vita
La
Giornata Internazionale
della Pace, della Cultura
e della Società 2012
Le religioni: un
cammino di pace
D
omenica 2 dicembre, nella
Cattedrale di San Zeno a
Pistoia si terrà la 30esima
Giornata Internazionale
della Pace, della Cultura e della Solidarietà, che quest’anno avrà come tema
“Le Religioni: un cammino di Pace”.
Interverranno infatti importanti
esponenti dell’Islam, dell’Ebraismo,
del Buddismo, oltre che del Cattolicesimo, che cercheranno di veicolare,
tramite le loro importanti esperienze,
l’importanza del dialogo fra gli uomini per raggiungere quel valore universale che è la pace.
Assieme ad Ezzeddine Elzir, presidente nazionale delle Unioni delle comunità
Islamiche d’Italia, a Joseph Levi, Rabbino capo delle comunità ebraiche di
Firenze e Raffaello Longo, presidente dell’unione buddista italiana, saranno
premiati altri importanti uomini di buona volontà che con il loro esempio
stanno trasmettendo quei valori di rispetto, pace e giustizia, a livello nazionale ed internazionale, ossia: Michele Vietti, vicepresidente del consiglio
superiore della magistratura, Marco Tarquinio direttore del quotidiano
“Avvenire”, Don Corso Guicciardini, presidente dell’Opera della Madonnina
del Grappa di Firenze e Yolande Mukagasana, scrittrice rwandese, sopravvissuta al genocidio dei Tutsi.
Come ha affermato don Cristiano D’Angelo, vicario per la pastorale della
diocesi di Pistoia, «Anche nella nostra città la presenza di uomini e donne
di culture e religioni diverse è ormai un fenomeno comune e crescente.
Testimoniare, pertanto, che le religioni, pur nella diversità dei cammini possono non solo convivere, ma anche collaborare per il bene supremo della
pace, è quanto mai indispensabile per costruire nel mondo quello spazio
di “vera fraternità” (GS 37) a cui la fede nel Signore Gesù ci richiama.»
Giancarlo Niccolai, presidente del Centro “Studi Donati”, invitando tutta la
cittadinanza a partecipare, ha affermato inoltre che: «con il nostro impegno
vogliamo serrarci ognuno strettamente affianco all’altro, cristiani affianco
di ebrei, musulmani e buddisti, uniti nel grande impegno per la Pace.!»
Manuel Cesarini
Nella foto: don Corso Guicciardini, uno dei premiati di quest’anno
spor t pistoiese
AUTOMOBILISMO
Dromedari, superbo
pilota pistoiese
D
ella serie “grandi piloti pistoiesi”, ecco Andrea Dromedari (nella foto), che nelle
ultime stagioni sta facendo parlare di sé per prestazioni sempre più convincenti
e risultati sempre più lusinghieri. In questo 2012, il nostro driver si è fatto applaudire in tutte le parti del mondo, anche se in Cina, proprio all’ultima prova, ha
rimediato una mezza delusione. È svanito proprio all’ultima gara il suo sogno, ovvero quello
di salire sul podio della classifica finale del prestigioso “Maserati World Series”. Il nostro
portacolori, quindi, si è dovuto accontentare di un pur sempre eccellente quarto posto.
L’ultima corsa della serie, tenutasi a Shanghai, non è stata fortunatissima per Dromedari, che
pur lottando ha dovuto arrendersi più che ai propri demeriti o limiti alla Dea Bendata. Dopo
una stagione vissuta da protagonista, con ottimi risultati conquistati e bellissime performance, Dromedari è partito di slancio anche sul circuito orientale: posizionatosi al terzo posto
dopo i primi giri, il forte driver è incappato in una foratura con susseguente uscita di strada
che ne hanno pregiudicato il proseguo della gara. A quel punto, nonostante vani tentativi, è
stato inevitabile ritirarsi. Un epilogo amaro dopo un’annata agonistica fatta di notevoli imprese, di successi, piazzamenti e soddisfazioni rese possibili anche dal sostegno dei tradizionali
sponsor Sixtem Life, Maxitalia Service e SRT Pistoia. “È stata una stagione splendida _ le parole di Dromedari, che lo scorso mese di ottobre è stato insignito a Pistoia con il popolare
e importante XXVIII Memorial
Giampaolo Bardelli, un premio che
va a chi compie atti significativi
contro il doping e alle eccellenze _
purtroppo finita come non avrei desiderato. Detto questo, devo ringraziare
i miei sponsor, chi ha creduto in me
e augurarmi di trovare sempre nuovi
sostenitori”. Con lui, a cui rivolgiamo un sentito in bocca al lupo per
il 2013, continua la tradizione dei
grandi guidatori pistoiesi.
Gianluca Barni
Calcio - Basket
Tempi Supplementari
di Enzo Cabella
P
er ben tre volte il Pistoia Basket è
riuscito a vincere la partita al supplementare. Dice: ha dimostrato di
essere superiore a Trieste, Imola
e Scafati, le squadre incontrate e superati
nell’over time. Vero, ma non si può non sottolineare che il successo è stato raggiunto
dopo aver corso tanti grossi rischi, sia nei
secondi finali del quarto tempo (quando
Scafati era in vantaggio) che in quelli del supplementare. Un aiuto alla squadra di Moretti,
bisogna riconoscerlo, l’hanno dato i tifosi del
PalaCarrara, sempre numerosi e partecipi al
massimo grado alle vicende della squadra. Un
tifo costante e al diapason, che ha trasformato
ancora una volta il palasport di Sant’Agostino
in una bolgia infernale da far accapponare la
pelle. La colpa è stata soltanto degli arbitri,
in pessima serata, che con decisioni spesso
incomprensibili hanno danneggiato una e l’altra squadra, ma soprattutto quella pistoiese,
colpita da falli addirittura in numero doppio
rispetto a quelli commessi dalla formazione
campana. Il pessimo arbitraggio ha provocato
la reazione violenta del presidente Maltinti,
che è entrato addirittura in campo, e di
alcuni tifosi che dalla tribuna hanno gettato
sul parquet bottigliette (per fortuna vuote).
Questi “incidenti” hanno causato una multa di
2.000 euro alla società. Il successo rocambolesco su Scafati ha permesso a Pistoia di restare
sola al comando della classifica. E’ vero che
Bologna ha da recuperare una partita, ma è
anche vero che i biancorossi di Moretti i punti
li hanno già acquisiti e messi in cassaforte.
La Pistoiese sembra aver superato la crisi che
l’aveva fatta precipitare di parecchie posizioni
in classifica. Ha vinto le ultime due partite,
contro Forcoli e Rosignano, segnando ben
nove reti senza subirne alcuna. E’ vero che le
avversarie sono apparse modeste ma è anche
vero che la squadra ha dimostrato di aver
ritrovato equilibrio tecnico e tattico che le ha
permesso un rendimento complessivamente
buono. Nell’incontro col Rosignano ci sono
stati alcuni fatti a favore della squadra di Gabbanini: il ritorno alla vittoria casalinga dopo
ben due mesi e mezzo; si è rivisto in campo
Bigoni, il bomber della passata stagione, un
rientro dopo un mese e mezzo impreziosito
da un gol; l’aver schierato cinque giovani
‘under’, uno in più di quelli prescritti dal
regolamento. Ora la Pistoiese è attesa a due
confronti estremamente difficili: domenica a
Ferrara con la Spal e la domenica successiva
in casa con la Lucchese: avversarie forti e ambiziose, due confronti diretti che richiedono
la massima concentrazione e determinazione.
Vedremo, dopo le ultime gare, se la Pistoiese ha davvero imboccato una nuova fase e
se è in grado di dire la sua nella corsa alla
promozione.
Vita
La
25 novembre 2012
dall’Italia
n. 42
13
Riconciliati con la politica
Dalla diffidenza alla responsabilità
Il comunicato finale
dei giovani di “Agire
politicamente” alla
conclusione di un
incontro di
riflessione
svoltosi nel mese
di settembre.
Un ottimo
documento
da meditare
attentamente.
Il momento
che stiamo
attraversando
è di un’importanza
e di una delicatezza
eccezionali.
La vittoria
della politica
sull’antipolitica è un
impegno per tutti
È
stato stilato il decalogo del
buon politico: il suo lavoro
deve avere alla base una
vocazione, un interesse
che ha coltivato e perseguito nel
corso della sua vita; deve inoltre essere competente in materia, onesto
e coerente con i propri principi e
ideali, nonché esempio per i cittadini.
Con loro deve mantenere sempre
un contatto, un dialogo costante, indispensabile per conoscere i bisogni
di ciascuno. Nel suo lavoro e nelle
sue azioni deve seguire una logica
progettuale, competenza da cui non
può prescindere, dovendo agire
con forte realismo, guardando cioè
con occhio critico la realtà che lo
circonda, lasciandosi sempre guidare
dalla ricerca di soluzioni innovative.
Il buon politico non opera mai da
solo, deve sempre svolgere un’azione
mediatrice tra le diverse realtà che lo
circondano, esercitando sempre un
forte carisma e continuando ad agire
per il bene comune, sapendo gestire
il potere, a beneficio degli interessi
della collettività e non per tornaconto individuale e del suo partito.
Queste qualità sono tornate
più volte negli interventi delle varie
personalità politiche che abbiamo
incontrato durante il seminario e che
hanno stimolato punti di riflessione e
approfondimento. Il filo rosso che ha
unito il nostro percorso è stato, da
una parte riscoprire l’essenza della
politica come scienza, riprendendo
Rosmini che la inseriva tra le scienze
deontologiche, e dall’altra sviluppare
una riflessione sullo statuto di laicità
che la regola, nonché sull’importanza
della democrazia, intesa come processo di sviluppo, frutto dell’intreccio virtuoso tra libertà e uguaglianza.
“La politica è l’arte di costruire
la città”· abbiamo potuto constatare
questo confrontandoci con studiosi,
esperti ed amministratori e abbiamo
compreso che un buon amministratore, un “operatore di giustizia” è
colui che passeggia per i vicoli della
città e che ascolta i suoi cittadini.
Inoltre, la figura del sindaco deve essere “familiare” alla vita dei cittadini,
dei quali condivide territorio, cultura,
ideali. Ci siamo anche convinti che
l’amministrazione locale è una scuola
fondamentale, dalla quale dovrebbero
partire tutti i politici che ambiscono
a ricoprire incarichi nazionali.
Alla fine di questo percorso sono
diversi gli stimoli e spunti che hanno
sollecitato in noi delle riflessioni e
sono alte le aspettative che abbiamo nei confronti della politica che
vorremmo; ma è anche alto il contributo che noi vogliamo dare. Inoltre
abbiamo capito che troppo a lungo
abbiamo permesso ai mass media,
trasmettitori di una comunicazione
L
i vedo ogni mattina di
buonora nella piazza
principale del mio paese, le mani in tasca, la
sigaretta tra le labbra a smorzare
la noia e il primo freddo d’autunno. Sono albanesi e romeni
rimasti senza lavoro: carpentieri,
muratori, pontisti, piastrellisti, tutti a vario titolo una volta occupati
nel settore edile, spesso con contratto regolare, ora disoccupati
chi da un anno, chi da due, chi
addirittura da tre o più. L’edilizia
anche qui è ferma, salvo qualche
ristrutturazione non si costruisce
più nulla, le imprese hanno licenziato e licenziano, i primi sono
gli immigrati, chissà perché, forse
perché sono i più facilmente licenziabili.
Eccoli allora lì, dalla mattina al
tramonto, sulla strada anzi sulla
piazza, ad attendere non so che:
qualcuno che li aiuti, qualcuno che
offra loro un qualsiasi lavoro, magari a giornata, una qualsiasi promessa, una speranza. Discutono
tra loro, spesso animatamente, ma
si capisce che non stanno litigando. Anzi. Tra le comunità albanese
e romena qui in paese c’è stata
sempre una certa rivalità, non se
la intendevano affatto, ognuno per
conto suo. Adesso nella difficoltà
sono diventati amici, sono tutti
sulla stessa strada, sulla stessa
piazza, a far niente. Per fortuna
ci sono le donne. I più fortunati
distorta, di plasmare il nostro pensiero.Troppe volte abbiamo identificato
un partito solo attraverso il suo
leader, tralasciando gli ideali e i valori
che dovrebbero stare a fondamento
di tale progetto politico.
Non siamo più disposti a vivere
passivamente la politica, ammettendo che noi stessi più volte ci siamo
fatti trasportare dal “tanto i politici
sono tutti uguali” e “non cambia mai
niente” non capendo che i primi promotori di miglioramento dobbiamo
essere noi! Da tutto ciò nasce una
nuova consapevolezza e necessità
di sviluppare un pensiero critico,
accompagnato da una partecipazione
attiva da cui nessuno si può sentire
esente. La popolazione, e in particolare i giovani, sono accusati di sfiducia
o poco interesse nei confronti della
politica e di scarsa partecipazione. In
realtà, possiamo riscontrare diversi
esempi positivi come l’importanza
del “passa-parola” che ha liberato il
Nord Africa e il nostro “Se non ora
quando?” espressione di un Paese
che vuole cambiare.
Abbiamo riflettuto inoltre sulle
caratteristiche che un buon politico
dovrebbe possedere.
Oltre a quelle identificate prima,
abbiamo scoperto un nuovo significato di spiritualità, da intendere come
apertura verso l’altro e tensione verso l’oltre. Perciò, è possibile stabilire
un rapporto tra politica e spiritualità,
intesa non soltanto nella sua accezione prettamente religiosa ma come un
modus vivendi, che dovrebbe essere
non solo una prerogativa dell’agire
politico ma di ogni agire umano e di
ciascuno di noi.
Abbiamo riflettuto inoltre sulle
caratteristiche che un buon politico
dovrebbe possedere.
Oltre a quelle identificate prima,
abbiamo scoperto un nuovo significato di spiritualità, da intendere
come apertura verso l’altro e tensione verso l’oltre. Perciò, è possibile
stabilire un rapporto tra politica
e spiritualità, intesa non soltanto
nella sua accezione prettamente
religiosa ma come un modus vi vendi,
che dovrebbe essere non solo una
prerogativa dell’agire politico ma di
ogni agire umano e di ciascuno di noi.
Al termine dell’esperienza ci
siamo interrogati sulle nostre attese nei confronti della politica,
sintetizzabili nel desiderio di una
maggiore sensibilizzazione dell’intera popolazione agli aspetti da noi
scoperti e una maggiore attenzione
alle risorse di futuro che sono le
nuove generazioni sensibilizzazione
che deve necessariamente partire
dall’esperienza scolastica, per poi
concretizzarsi maggiormente nella
vita del singolo cittadino.
La realizzazione del nostro
sogno può avvenire soltanto grazie
all’incontro e al dialogo, anche se
abbiamo avuto modo di sperimentare le difficoltà che emergono nella
negoziazione tra diverse idee e posizioni. Questo può essere un primo
punto di partenza per colmare quel
divario così diffusamente percepito,
dal quale noi stessi ci siamo mossi
all’inizio dell’esperienza del corso:
“quello che noi facciamo è solo una
goccia nell’oceano ma se noi non
lo facessimo l’oceano avrebbe una
goccia in meno”
Rimane una valigia
Albanesi e romeni lasciano un Paese che non ha più lavoro per loro
di Piero Isola
sono gli sposati. Sono le mogli che
mandano avanti la famiglia. Lavorano da badanti, a ore (7 euro l’ora)
nelle case o nei negozi a far pulizie, nei ristoranti come lavapiatti
o cuoche, quasi sempre in nero.
Un migliaio di euro al mese lo riescono a racimolare, per mangiare,
ma non basta per pagare l’affitto,
soprattutto se in casa ci sono figli.
Ogni tanto interviene il Comune:
distribuisce gli aiuti dell’Unione
europea, pasta, biscotti, riso, o
provvede a pagare bollette pericolosamente arretrate, luce, gas,
acqua, soprattutto se ci vanno di
mezzo bambini. Qualche famiglia
ha fatto ritorno in Albania o in
Romania, altre ci stanno pensando.
Anche Afrim, Fatbardhe, Iglis e
Jonis sono partiti, a malincuore,
ma sono partiti. Ma il loro non
è stato un ritorno, hanno preso
un’altra destinazione: la Germania. Non ce l’hanno fatta, non ce
la facevano a rimanere in questa
sorta di incantesimo malefico nel
quale erano rimasti incastrati. Lui,
Afrim, senza lavoro da tre anni; lei,
Fatbardhe, impegnata tutti i giorni
a sostenere la baracca, due ore la
mattina come badante, poi la pu-
lizia delle scale in tre palazzi, altre
ore di pulizia in case e negozi, il
sabato, la domenica e altre feste
comandate a lavare piatti in un
ristorante con orari fino a tarda
notte. I figli, spesso inconsapevoli
ma coinvolti, a scuola: Iglis al primo anno di liceo artistico, Jonis la
quarta elementare. Cinque mesi
di affitto arretrato da pagare, la
proprietaria che non sopportava
più. Sono partiti, hanno deciso di
rimettersi in gioco, di ritentare
l’avventura. Ad Hagen in Germania, dove Afrim ha una sorella e
il cognato conduce una piccola
attività di restauro mobili.
Sono partiti. Afrim con la quasi
certezza di un lavoro presso
un’industria di nastri isolanti,
Fatbardhe con la promessa di
occupazione in un ristorante italiano. Tutto regolare. Sono partiti,
ed è stata una partenza affrettata,
quasi una fuga, delusi da questo
Paese che pure li aveva accolti ma
non ha saputo trattenerli. Delusi,
ma senza rancore. Qui nel paese,
quello piccolo, con la minuscola,
avevano trovato amici, si erano
ambientati. Quattro valigie inzeppate, riempite in fretta, tutto quel-
lo che avevano, coperte, lenzuola,
vestiti. Il resto, poco altro, è rimasto. Ed è rimasta a terra anche
una valigia: il bagaglio superava il
peso consentito, troppo costoso
aggiungerla.
Erano in Italia dal 1999, sbarcati
da Durazzo, in Albania, sulle coste
pugliesi. Prima Afrim, pagando 250
dollari agli scafisti, un prezzo di
favore (“in classe turistica”, scherzava Afrim ricordando quell’avventura). Poi, dieci mesi dopo, la
moglie Fatbardhe con in braccio
il figlio Iglis di due anni, e il viaggio
era costato 300 dollari, (ugualmente prezzo di favore, ma 50 in
più per il piccolo). Jonis, invece, è
nato in Italia e ci teneva a dire alla
maestra e ai compagni di essere
italiano.
Sono partiti tutti e quattro, senza
conoscere una parola, di tedesco,
ancora una volta a misurarsi con
l’avventura di un viaggio e una
meta senza alcuna certezza ma
solo speranze. Questa volta più
fortunati. Hanno potuto fare il
viaggio in aereo, low cost. Sempre
meglio che la “classe turistica”
nella barca degli scafisti.
14 dall’italia
n. 42 25 novembre 2012
EDITORIA E TERRITORIO
La protesta dei
settimanali della
Fisc ulteriormente
penalizzati da tagli
indiscriminati
Neppure
le briciole?
di Francesco Zanotti
Q
ualcuno li considera una
regalia dello Stato ai
giornali di partito. Altri
pensano che sia un favore fatto alla Chiesa cattolica. Altri
ancora sono convinti che sia un
sistema da eliminare in quanto tale,
appartenente alla prima Repubblica.
Roba d’altri tempi, quando il denaro pubblico fluiva a piene mani.
Stiamo parlando dei contributi
pubblici all’editoria, un sistema
introdotto in Italia nel 1981, rivisto
nel 1990. Un aiuto al pluralismo
informativo di cui si trovano tracce già agli inizi del secolo scorso.
Eppure nell’attuale momento in
cui viene travolta ogni vicenda in
qualche modo collegabile alla politica, anche gli aiuti alla stampa sono
vissuti con estremo malessere da
un’opinione pubblica allergica a
ogni tipo di sostegno statale.
E pensare che in pochi anni
questo particolare fondo si è ridotto in maniera drastica, fino agli
attuali 53 milioni di euro ad oggi
disponibili nel bilancio dello Stato
per l’anno in corso. Una cifra del
tutto insufficiente se paragonata
con gli almeno 140 milioni necessari per mantenere in equilibrio un
sistema che fa acqua da ogni parte.
Sono rimasti margini di manovra risicatissimi per il ripristino del
fondo di pertinenza della presidenza del Consiglio dei ministri. Per
cercare di sfruttarli tutti, domani
mattina la Fisc (la Federazione cui
fanno capo circa 190 settimanali
cattolici per 1 milione di copie a
settimana) e altre sigle - tra cui
Fnsi, Mediacoop, ConfcooperativeFedercultura Uspi - hanno convo-
N
on si può fare finta di
niente. Non si possono
chiudere gli occhi di
fronte alle manifestazioni e agli scontri di piazza che
hanno tenuto banco nelle maggiori città italiane - ma la protesta
questa volta è anche europea - e
che ha come protagonisti principali i giovani
Non si può far finta di niente di
fronte a una rabbia e frustrazione
crescenti, che finiscono per degenerare in violenza, alimentata da
una nuova emarginazione sociale
che intreccia la crisi economica
e di valori nella quale ormai ci
dibattiamo da tempo.Guardando
al caso italiano, non molto diverso
da altri casi europei, con un sistema segnato dalla disoccupazione
e dall’allargarsi delle fasce di povertà ma anche da continue situazioni di malaffare, di corruzione,
di arroganza impunita, si capisce
quella che gli osservatori indicano
come la “rabbia degli onesti”, cui
si affianca il grido degli esclusi, di
chi si sente oggi sostanzialmente
estraneo alla società, senza parola,
inascoltato. E di questi fanno parte molti giovani i quali dalla crisi
contemporanea sembrano colpiti
cato a Roma, all’Hotel Nazionale di
piazza Montecitorio, un’assemblea
dal titolo “La riforma dell’editoria
tra tecnologie e pluralismo”.
La Fisc ha ribadito in ogni sede
la necessità di applicare “rigore ed
equità” in materia di contributi
pubblici all’editoria. Lo ha ribadito
anche nel mese di ottobre, durante
l’audizione alla Commissione Cultura della Camera dei deputati. Ha
sottolineato come anche gli editori
non possano sottrarsi ai sacrifici
richiesti a tutti i cittadini in questo
delicatissimo periodo di crisi economica. Ha rimarcato, però, come
non si possa rinunciare di punto
in bianco a un sistema che, seppur
da migliorare, ha garantito il pluralismo informativo, di certo non
secondario per la vita del Paese.
Inoltre la Fisc ha fatto presente
che ai settimanali cattolici sono
sempre state riservate “briciole di
contributi”, ugualmente importanti
per decine di suoi associati, ma
sempre di briciole si tratta. Meno
di quattro milioni di euro per una
settantina di testate, diverse delle
quali rappresentano l’unico giornale
di un dato territorio, la voce di
comunità locali appartenenti alla
provincia italiana.
Ora la situazione si è fatta particolarmente drammatica. Allo stato
attuale ai nostri giornali nel loro
complesso sarebbe destinato, per il
2012 giunto ormai al termine, solo
un milione di euro. Un quarto di
quanto necessario per proseguire
il lavoro con un minimo di serenità.
Una serenità continuamente minac-
ciata dai tagli indiscriminati che la
politica intrapresa da mesi in Italia
rischia di minare ogni giorno di più.
Ne soffrono le testate diocesane e ne soffrono decine di
altri giornali che vedono profilarsi
all’orizzonte la chiusura come conseguenza di un periodo terribile
nel quale si evidenziano solo diminuzioni di lettori, di pubblicità e di
contribuzione pubblica.
Non c’è altro tempo da perdere. I bilanci di molti editori soffrono
in maniera pesante. Ma si corre il
pericolo di un altro tipo di sofferenza, non misurabile in termini di
numeri: è la mancanza di confronto,
di dibattito pubblico, di quella pluralità di voci di cui questo Paese ha
sempre usufruito e che oggi non
può permettersi di perdere. L’abbiamo già scritto: per ogni voce che
si spegne tutti ci rimettiamo in termini di idee, un patrimonio che non
aumenterà il Pil, ma che di certo fa
crescere il valore della nostra convivenza, ogni giorno di più minacciata da una diffusa omologazione
di pensiero cui non vorremmo mai
adeguarci. Per il bene delle comunità locali e dell’intero Paese.
Vita
La
PROTESTE IN EUROPA
Uno scoppio
imprevisto
La Ces (sindacati europei)
chiedeva provvedimenti
per la crescita
e l’occupazione, invece
è esplosa la rabbia
di Lorena Leonardi
“Ci si aspettava qualcosa di diverso”. Luca Jahier, consigliere del Comitato
economico e sociale europeo (Cese), così
commenta da Bruxelles, l’esito dell’“Eurostrike”, la mobilitazione indetta
mercoledì scorso dalla Confederazione
europea dei sindacati (Ces). Per il lavoro
e la solidarietà e contro l’austerità che
ha acuito la crisi e alimentato la recessione, la Ces chiedeva d’intraprendere
un cammino comune verso un patto
sociale per l’Europa. Abbiamo posto
alcune domande a Jahier.
Cosa non ha funzionato,
nelle proteste della scorsa
settimana?
“Venivano chiesti provvedimenti seri
e determinanti per invertire la rotta con
investimenti che puntano alla crescita
sostenibile e alla buona occupazione
nel breve e lungo periodo. E invece c’è
stata troppa violenza”.
Ad animare le mobilitazioni sono stati soprattutto
i giovani.
“Le ragioni del disagio mordono
nella carne viva cittadini, imprese e
famiglie. In questa emersione di fuochi
di protesta, bisogna stare attenti ai
movimenti politici estremisti”.
PROTESTA E POLITICA
Non chiudere gli occhi
Un altro segnale di forte disagio soprattutto dei giovani
e non solo una questione di ordine pubblico
di Alberto Campoleoni
non solo sul piano economico, ma
soprattutto su quello della speranza, delle aspettative di futuro, di
realizzazione complessiva. Esistono
ormai gruppi di “antagonisti” così si chiamano adesso - pronti
a infilarsi in ogni piazza calda, ad
alimentare scontri, sassaiole, guerriglia urbana. Dai cantieri della Tav
in Val di Susa alle piazze di Roma,
di Milano. Una violenza che rischia
di essere contagiosa, che si autoalimenta, fine a se stessa. Forse
non ha una strategia - anche se fa
riflettere la contemporaneità di
alcuni fenomeni - ma non per questo va sottovalutata.
Non si può non vedere, così come
non si deve cedere all’allarmismo
semplicistico che non scorge le
differenze. Evidentemente i giovani
non sono tutti quelli degli scontri
di piazza. Anzi. Le violenze segnala-
no una deriva, ma è la protesta e il
malessere diffuso che vanno colti,
le istanze positive, la ricerca di
partecipazione che oggi si esprime
in modi nuovi e molto più rapidi
rispetto al passato, ad esempio
attraverso il web, la comunicazione diffusa. Occorre soprattutto
un salto di qualità da parte della
politica, che presenta invece un
bilancio fallimentare, sostanzialmente incapace di cogliere le
trasformazioni e le esigenze. Una
politica che ha dovuto affidarsi
ai “tecnici” continua e che in più
di una occasione sono sembrati
un’oligarchia lontana dal mondo
reale. Una politica che continua a
dormire mentre la casa brucia, incapace, ad esempio, di fare una legge elettorale che sarebbe il minimo sindacale, ben più importante,
probabilmente - e senza togliere
nulla, per carità, alla questione - di
primarie e ipotesi di alleanze sventolate sui giornali un giorno sì e
l’altro ancora.
Ecco, non si può non vedere. Sicuramente non è semplice discernere nel momento attuale, forse non
è nemmeno possibile pensare che
i cambiamenti necessari possano
avvenire in tempi brevi, probabilmente non aiuta nemmeno chi, impancandosi a capopopolo, predica
una “rivoluzione” che vorrebbe coi
guanti bianchi, dimenticando che
non è mai “un pranzo di gala” e
che sul terreno rischia di rimanere
anche un po’ di democrazia. Tuttavia, far finta di niente, affrontare
quello che accade in soli termini di
ordine pubblico, lasciare che resti
confuso dai fumi dei lacrimogeni,
questo sarebbe davvero un danno
enorme.
Significativo che a mobilitarsi siano stati 23 Paesi europei su 27, diversi ma uniti
nelle stesse difficoltà.
“Non va dimenticato che negli anni
Novanta Emilio Gabaglio trasformò
il sindacato europeo in un efficace
apparato di collegamento. Quindi c’è
un’esperienza importante da oltre 20
anni. Certo che oggi registriamo una
connotazione particolare per la forza e
la dimensione della manifestazione e la
profondità delle ragioni della protesta”.
In Italia la protesta si è
mossa sui binari della scuola,
ma anche nel resto d’Europa
si stima che almeno 300 mila
studenti siano scesi in piazza. Come va interpretata la
mobilitazione da parte dei
ragazzi?
“Le ragioni delle manifestazioni
erano molto più ampie e generali. Il
sindacato europeo ha consentito che
venissero esternati il malessere crescente, la fatica, l’esclusione sociale, la
paura del futuro e la rabbia crescente,
presenti in fasce sempre più estese della
popolazione, soprattutto nei ragazzi”.
Quali conseguenze possiamo immaginare?
“A mio avviso, una prima conseguenza concreta forse c’è già stata. È
saltata la conciliazione tra Parlamento
europeo e Consiglio sul bilancio 2013.
Non ci sono soldi per l’Erasmus, né per
saldare partite di debiti legati al fondo
di coesione. Non intendo dire che sia
accaduto per le manifestazioni, ma di
certo è sintomo di una difficoltà reale
anche dell’Ue ad assumere decisioni”.
Vita
La
“C
omunità
sempre più
orientate
al bene comune, attraverso l’impegno
educativo e la costruzione di
sistemi di relazione e responsabilità rinnovati, basati sulla
piena dignità di tutte le parti
in causa”. È uno degli obiettivi
sottolineati a Roma da don
Francesco Soddu, direttore
di Caritas italiana, intervenuto alla presentazione del
Rapporto “Mercati di guerra”,
quarta tappa del percorso di
ricerca sui conflitti dimenticati
avviato nel 2001 da Caritas
italiana, “Famiglia Cristiana”
e “Il Regno”. L’edizione 2012
si concentra sulla centralità
della dimensione economicofinanziaria nel determinare
situazioni di tensione politica
e conflittualità armata. In questo Anno della fede, e di fronte
alla “odierna cultura sempre
più ostile alla mitezza”, per
don Soddu “siamo chiamati a
orientarci verso un’autentica
catechesi della pace”.
Nel mondo 388
conflitti
“Dal 2010 al 2011 il numero totale di conflitti nel
mondo è passato da 370 a
388. Particolarmente significativo l’aumento nel numero
di guerre: dai 6 casi del 2010
ai 20 del 2011”. A rendere
noti questi dati del Rapporto
è stato Paolo Beccegato, responsabile area internazionale
Caritas italiana, secondo il
“V
i scrivo
dalla nostra parrocchia
della Santa Famiglia a Gaza
che fa parte del Patriarcato
Latino di Gerusalemme e
conta circa 200 cattolici.
Il luogo è conosciuto da
tutti e anche il complesso
parrocchiale che ospita i
bambini della scuola - cristiani e musulmani - come
una sola famiglia. La tensione che c’è nella Striscia
di Gaza da sabato 10 novembre è già nota. Essa si è
intensificata, in particolare
da mercoledì 14. La situazione non è cambiata, ma
piuttosto peggiora di giorno
in giorno. La pressione dei
bombardamenti continua
notte e giorno, si amplifica
sempre più con il perdurare
del conflitto. Il rumore assordante delle bombe, l’insicurezza e la paura fanno
subire alla gente una tortura, non solo sanguinosa, ma
anche crudele e spietata sia
sul piano spirituale che psichico. Basti vedere il caso,
a esempio, di una giovane
ragazza della nostra parrocchia che ha avuto una crisi
di nervi a causa dei bombardamenti. Non è il primo
caso, non è che un esempio
tra gli altri. Si può ricordare
anche la giovane Cristina
Wadi Al Turk, cristiana uccisa da un infarto dovuto al
25 novembre 2012
dall’estero
n. 42
CONFLITTI DIMENTICATI
Sono quasi 400
Un Rapporto documentato
e drammatico
quale le situazioni più gravi
sono in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Sudan, Somalia, Messico
e Colombia, mentre in Siria si
sta consumando una gravissima tragedia umanitaria. “La
disponibilità di risorse -ha
spiegato- è divenuto il fattore
scatenante di nuovi conflitti
internazionali e interni”. Centoquarantacinque nazioni nel
mondo devono condividere
le proprie risorse idriche con
altri Paesi e “utilizzano bacini
idrici internazionali”. Una
“condivisione forzata” che negli ultimi 50 anni ha prodotto
37 conflitti. “Oltre 50 Paesi
-ha proseguito Beccegato-, nei
prossimi anni potrebbero entrare in dispute violente sulla
gestione di laghi, fiumi, dighe e
acque sotterranee”. Ulteriore
fattore scatenante il prezzo
reale del cibo,“sostanzialmente raddoppiato” negli ultimi
5-6 anni, e quello del petrolio,
“oggi quasi il doppio rispetto
al 1982” e maggiore “del 150%
del livello di inizio millennio”;
principale causa di questi aumenti “il ruolo giocato dagli
speculatori e dai mercati
finanziari mondiali”. In parti-
colare, ha precisato il relatore,
“le crisi alimentari del 2008
e del 2011 e l’aumento del
prezzo delle derrate in tutto
il mondo”, hanno contribuito
all’esplosione “delle primavere arabe e della guerra civile
in Costa d’Avorio, e hanno
provocato scontri e rivolte ad
Haiti, in Camerun, Mauritania,
Mozambico, Senegal, Uzbekistan,Yemen, Bolivia, Indonesia,
Giordania, Cambogia, Cina,
Vietnam, India e Pakistan”.
Drammatico il coinvolgimento
dei civili, in particolare minori:
più di un miliardo di bambini
e adolescenti (dati Unicef)
vive in scenari di guerra; circa
18 milioni sono costretti a
spostarsi a causa dei conflitti
armati. Tra il 13% ed il 25%
dei minori coinvolti dalle
guerre soffre di stress posttraumatico (dati Oms).
Responsabilità
dei media
Sul ruolo dei media si
è soffermato don Antonio
Sciortino, direttore di “Famiglia Cristiana”. “Un’informazione addomesticata o
silente è un prezioso alleato
dei signori della guerra”, ha
avvertito, mentre un giornalismo “etico e di denuncia” può
costituire “un autentico strumento di pace”. Oggi “in Siria i
principali nemici del regime di
Assad sono proprio i giornalisti per cui è difficile entrare
nel Paese per documentare le
stragi di civili che avvengono
nel silenzio generale”, mentre
in Somalia dall’inizio del 2012
“sono stati uccisi 15 cronisti
somali”. Per Sciortino, “l’intolleranza verso la libertà di
stampa” è “cresciuta in tutto
il mondo. Secondo Reporters
sans frontières dall’inizio di
quest’anno 21 giornalisti hanno pagato il proprio impegno
con la vita e 171 sono stati
arrestati”. Una cultura di pace
si crea, secondo il direttore
di “Famiglia Cristiana”, anche
“con un’informazione che eviti
di spettacolarizzare le guerre
e si schieri dalla parte delle
vittime”. “Se si perde l’idea di
Dio si perde l’idea dell’uomo”
ha affermato Gianfranco Brunelli, direttore de “Il Regno”.
Per questo è urgente “una
risemantizzazione dei valori
morali e dei diritti umani”.
Meritevoli di riflessione i
concetti di “guerra giusta”
e “ingerenza umanitaria” e
il “ruolo pacificatore degli
organismi internazionali”, ma
STRISCIA DI GAZA IN ATTESA DELLA TREGUA
Fino a quando?
La testimonianza del parroco della parrocchia latina
freddo e alla paura durante
la guerra del 2008-2009.
Chiediamo a tutti i responsabili di lasciare Gaza vivere
in pace!
Il lettore attento domanderà: come stanno
gli abitanti? Cosa stanno
vivendo? In una parola essi
hanno paura e non può essere diversamente. I missili
non capiscono né l’etica,
né la morale. Non fanno
distinzione tra giovani e
meno giovani, tra cristiani
e musulmani, tra uomini e
donne… Semplicemente
cadono e poi distruggono.
Quando sentiamo gli aerei
e poi i missili proviamo una
tristezza interiore molto
grande e alcuni un sollievo
di vedere che non sono
stati colpiti. Con sempre
la stessa domanda: ‘Fino a
quando?’. Gli abitanti non
vogliono niente di più che
vivere semplicemente la
loro vita. Domandiamo a
tutti i responsabili di lasciare Gaza vivere in pace!
C’interrogano sui cristiani
che soffrono. Sì, essi soffrono in quanto cristiani, ma
anche soffrono in quanto
Palestinesi. Come Palestinesi soffrono per l’ingiusta
aggressione, nella stessa
maniera dei loro fratelli
musulmani, ma, in quanto
cristiani, essi si rassegnano e
si affidano alla divina Provvidenza di Dio Padre, con
un semplice ‘AlHamdu lil’a’
(Dio sia lodato!). Si riconosce così una forza straordinaria che li caratterizza e
che edifica quando emerge
paradossalmente da questa
sofferenza.
E voi missionari? Noi rendiamo grazie a Dio, stiamo
bene. La nostra missione è
di essere vicini ai cristiani di
Gaza. Accompagnarli, portare questa croce con loro.
Telefoniamo a loro, li incoraggiamo e li confortiamo,
insegnando loro il vero senso cristiano della sofferenza,
ossia la partecipazione
alle sofferenze di Cristo. E
anche “il confronto tra fedi
religiose come strumento
di prevenzione dei conflitti
e promozione della pace”,
richiamato dal Papa in Libano
e più di recente dal Sinodo.
Ruolo
educativo
della Chiesa
Nel Rapporto è inserito
un sondaggio Swg sulla percezione degli italiani rispetto ai
conflitti.“Solo il 12% - ha reso
noto Walter Nanni (Ufficio
studi Caritas italiana) - non è
in grado di indicarne alcuno
(erano il 20% nel 2008). Meno
informati gli anziani (14,5%)”.
Cresce “la percentuale di
chi considera la guerra un
‘elemento evitabile’ (79%)”.
A concludere i lavori è stato
Beccegato, secondo il quale
sono urgenti “una regolamentazione dei mercati finanziari
e della fiscalità, il rispetto
della legalità e dell’eticità
negli scambi commerciali, la
regolamentazione su base
etica dei rapporti debitori tra
Stati, la sostenibilità ambientale e sociale”. Determinante il
ruolo di denuncia della Chiesa,
ma anche il suo impegno “sul
piano educativo” a “livello di
responsabilità personale dei
credenti”.
questo gesto, che è nostro,
lo riconoscono, gli danno
valore e l’apprezzano. Ci
supplicano: ‘Non partite…
Capiamo che siete tentati
di partire, ma è meglio che
restate con noi’… Queste
sono le frasi con molte
altre ancora che i nostri
parrocchiani ci confidano. Il
solo fatto di sapersi accompagnati nella sofferenza è un
enorme sollievo. È questo
il nostro compito. Sarebbe
tuttavia lungo descrivere
qual è l’attitudine interiore
del parroco, dei religiosi e
dei missionari in tali circostanze come sono le presenti. Durante la celebrazione della Messa, nel silenzio
dell’Adorazione Eucaristica,
durante la recita del Santo
Rosario presentiamo tutti
coloro che soffrono. Impariamo anche a essere pronti
in ogni momento a porre
la nostra vita nelle mani del
Signore e a meditare sulla
vita eterna. A ogni bomba
che cade si eleva una preghiera al buon Dio che accolga queste povere anime
e che abbia pietà di loro.
Pensiamo: quante morti inutili! Quanti morti innocenti
per una ragione che non
conoscono! Quanti orfani
e vedove a causa di questi
attacchi! Per ciascuna e per
ciascuno di loro si innalza
una preghiera al cielo.
Jorge Hernandez
15
Dal mondo
Spreco e fame
Uno studIO della Fao organizzazione dell’Onu per
l’alimentazione e l’agricoltura), contenuto nel “libro
nero” dello spreco 2011 di
“Last Minute Market” , rivela che mentre sul pianeta
un miliardo di persone
patisce la fame un terzo del
cibo prodotto nel mondo
finisce nella pattumiera:
nei rifiuti si gettano ogni
anno almeno 1,3 miliardi
di tonnellate ovvero, in
media, ogni essere umano
lascia nel piatto fra i 95 e i
115 chilogrammi di avanzi.
In Italia finiscono nella
spazzatura undici miliardi
di euro, il valore degli alimenti sprecati ogni anno; la
quantità pro-capite di cibo
gettata via nel nostro paese
è superiore alla media.
Terra
di Nirnve
La missione archeologica
dell’università di Udine ha
svelato al mondo il centro
dell’impero assiro che dominò la Mesopotamia nel
I millennio a. C. Condotta
nel Kurdistan iracheno
(Iraq del nord), la ricerca
ha dato luce a 239 siti finora ignoti, di tempo compreso fra il IX millennioa. C. e
il periodo medioevale ottomano, inclusi 5 acquedotti
monumentali, grandi canali,
una necropoli con tombe
del XIX-XVIII secolo a. C.
e bassorilievi del VII secolo
a. C. Gli studiosi stanno ora
attuando un lavoro preparatorio per realizzare
un parco archeologicoambientale, richIesto
dall’Unesco e destinato al
pubblico del turismo internazionale.
Premio Chirac
Il premio annuale, assegnato dalla fondazione Chirac
ex-presidente francese a
coloro che hanno operato
per prevenire i conflitti, è
stato attribuito al gesuita
colombiano Francisco de
Roux. Terminati gli studi
dottorato in economia a
Parigi e alla London School
of economics), de Roux è
rientrato in patria dove
nella zona povera e violenta di Magdalena Medio ha
fondato un “Programma
per la pace e lo sviluppo”
Osteggiato dai guerriglieri
delle Farc, per l’impegno
profuso nel favorire la partecipazione popolare alla
democrazia e nel sostenere
la giustizia, egli nel 2001
ebbe l’onore di vincere
l’Human Rights Award difesa dei diritti umani).
16 musica e spettacolo
TELEVISIONE
L’Italia
secondo Crozza
L
a forza del suo
successo sta nella
capacità di variare il suo registro
espressivo dalla parodia alla
satira, dall’imitazione alla
dichiarata presa in giro. E
quando adatta canzoni note
cambiando ad hoc le parole
per raccontare la cronaca
da un punto di vista diverso, unisce in qualche modo
l’utile al dilettevole, intendendo con il primo termine
l’opportunità di riflettere
sui principali temi al centro
del dibattito politico e con
il secondo la possibilità di
sorridere, pur in un periodo
generalmente non facile.
La vena parodistica e
dissacratoria di Maurizio
Crozza s’indirizza indifferen-
“L
a storia
inizia
come
farsa
e finisce come tragedia”
- dice in chiusura di film il
produttore Lester Siegel
(Alan Arkin) al costumista
John Chambers (John Goodman) – e in quest’opera
Ben Affleck, alla sua terza
prova di regia, riesce sorprendentemente a fondere,
con abilità e sicurezza,
dramma storico, commedia hollywoodiana e film
d’azione, dando vita ad una
pellicola degna del miglior
cinema politico di stampo
americano, tipico proprio
di quel decennio, gli anni
Settanta, in cui cui “Argo”
è ambientato.
Una storia incredibile,
ma realmente accaduta e
meticolosamente documentata, resa pubblica solo
nel 1997, quando l’allora
presidente Clinton declassificò numerosi documenti
segreti, quella raccontata
dall’attore e regista americano Ben Affleck, già
Vita
La
n. 42 25 NOVEMBRE 2012
Lo showman reinterpreta
a modo suo l’attualità
di Homo Videnz
temente a destra, a sinistra e
al centro, prendendo di mira
più i tic personali dei vari leader che non le loro posizioni
politiche. Ce n’è per tutti, da
Bersani a Renzi, da Berlusconi a Formigoni, da Montezemolo a Casini. Non tutte
le imitazioni gli riescono al
meglio, ma la capacità più efficace del comico è quella di
cogliere gli aspetti peculiari e
più caratteristici dei soggetti
che prende di mira, si tratti
di un intercalare verbale, di
un gesto ripetuto o di un at-
teggiamento posturale.
“Crozza nel Paese delle
meraviglie” (La7, venerdì ore
21) rientra a pieno titolo
nella tipologia degli “one man
show”, in cui il protagonista
è al centro della scena e si
avvale di numero in numero
dell’eventuale apporto di
comprimari (ballerini, musicisti, attori di spalla). Il formato
è quello dello spettacolo
teatrale dal vivo, con tanto
di palcoscenico, cambio di
costume in diretta e pubblico
in studio pronto a ridere e
applaudire sonoramente.
Lo show di Crozza in
diretta dura circa un’ora, ma
la rete compensa mandando in onda subito dopo le
repliche di “Italialand”, il suo
spettacolo precedente, in cui
lo si vede esibirsi nella medesima scia ironico-satirica.
Il comico cambia il nome dei
suoi show, ma la struttura e
le trovate restano pressoché
analoghe. La sua capacità
innovativa sta nel cogliere la
sensibilità pubblica del momento e nel cavalcare al volo
l’attualità più stringente.
La struttura e il ritmo
del programma dimostrano
che il mattatore può contare
su un’agguerrita squadra di
autori e sul costante supporto di una competente troupe
CINEMA E STORIA
“Argo”
La convincente prova di regia di Ben Affleck
di Silvia Mauro
premio Oscar per la sceneggiatura di “Will Hunting
- Genio ribelle”.
Siamo nel 1979, quando
l’ambasciata americana
di Teheran, nel periodo
più buio della rivoluzione
iraniana e nel pieno della
crisi con gli Stati Uniti,
viene presa d’assalto da
migliaia di studenti: mentre
cinquantadue funzionari
vengono fatti ostaggio, sei
di loro riescono a fuggire,
rifugiandosi nella residenza
dell’ambasciatore canadese
Ken Taylor.
Il film, già considerato tra
i favoriti nella prossima
corsa agli Oscar, è la storia
vera di come l’agente della
Cia Tony Mendez – nel
film l’eroe solitario, sconfitto dalla vita ma tenace
e coraggioso, interpretato
in modo convincente
dallo stesso regista – sia
realmente riuscito ad
“esfiltrare” i sei americani,
facendoli passare per maestranze di una finta troupe
canadese, impegnata nei
sopralluoghi per un film
hollywoodiano inventato
per l’occasione.
Ed è proprio nell’affresco
comico ed irriverente di
quel mondo, la cui collaborazione rese effettivamente
possibile la fuga dei sei –
fabbrica di sogni fittizi, ma
in fondo dall’animo generoso ed un po’ folle - che il
film trova il suo momento
più riuscito, mentre il regista dimostra tutta la sua
bravura nel valorizzare gli
ottimi coprotagonisti Alan
Arkin e John Goodman.
Omaggio, tra l’ironico e
in scena, pronta a interagire
nel modo migliore con lui anche laddove si concede qualche improvvisazione in corso
d’opera, all’interno di un canovaccio ben congegnato.
La sua faccia di gomma
e la calvizie gli facilitano il
compito di entrare velocemente nei panni altrui, anche
soltanto indossando una
parrucca e un paio di occhiali
simili a quelli (eventualmente) portati dal personaggio
messo nel mirino. Il resto lo
fa la sua capacità d’imitare
l’inflessione verbale e dialettale dei diretti interessati, dei
quali registra con attenzione
le frasi e i modi di dire tipici.
Basti pensare al tormentone
che, di volta in volta, ripropone quando imita il segretario
del Pd, Pierluigi Bersani,
sciorinando la lunga serie dei
luoghi comuni all’insegna del
“Non siamo mica qui a…
(pettinare le bambole, smacchiare i leopardi, asciugare gli
scogli…)”.
La fortuna televisiva
di Crozza non nasce dal
niente. L’attore ha nel suo
curriculum una lunga gavetta
teatrale, sviluppata nel Teatro
dell’Archivolto di Genova per
lunghi anni prima di approdare a programmi televisivi
degli anni Novanta come
“Avanzi” e “Tunnel” (Rai3).
Non si è fatto mancare un
paio di avventure cinematografiche (“Peggio di così si
muore” e “Tutti gli uomini del
deficiente”), tornando poi in
tv a “Quelli che… il calcio”.
La sua capacità attoriale
non è in discussione, soltanto
dovrebbe contenere un po’
di più quell’intento dissacratorio nei confronti di tutti e
di tutto - Vaticano compreso
- che non di rado lo porta
troppo sopra le righe.
Sostieni
LaVita
Abbonamento 2012
Sostenitore 2012
Amico 2012
euro
45,00
euro 65,00
euro 110,00
c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8
l’affettuoso, a quella stessa
Hollywood a cui Ben Affleck deve la propria fama
da divo, incorniciato, in
apertura e chiusura di film,
da due scene frenetiche
ed adrenaliniche - l’assalto
all’ambasciata e la fuga finale all’aeroporto - capaci
di rendere, grazie alla maestria del montaggio, tutto il
dramma e la tensione della
vicenda storica, tra caos,
terrore e fretta angosciosa.
Mentre il film si chiude sui
pupazzi di Guerre Stellari,
che in camera del figlio di
Tony fanno bella mostra di
sé accanto allo storyboard
del finto e provvidenziale
film, allo spettatore rimane
un’unica certezza: niente
è più vero e salvifico della
finzione illusoria del cinema.
I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero
0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico
Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia.
Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente
in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio.
LaVita
Settimanale cattolico toscano
Direttore responsabile:
Giordano Frosini
STAMPA: Tipografia GF Press Masotti
IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia
FOTOCOMPOSIZIONE:
Graficamente Pistoia tel. 0573.308372
e-mail: [email protected] - [email protected]
Registrazione Tribunale di Pistoia
N. 8 del 15 Novembre 1949
e-mail: [email protected]
sito internet: www.settimanalelavita.it

Documenti analoghi