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Sede legale
Mac Oil SpA
Piazza Barberini 52
00187 Roma
Tel. +39 06 424 59 510
Fax +39 06 474 30 67
[email protected]
C.F. e P.IVA 09409401008
Permesso di ricerca di idrocarburi
liquidi e gassosi
CARTABBIA
Sede Amministrativa
Mac Oil SpA
Corso XXV Aprile 167/B
22036 Erba
Tel. +39 031 33 39 707
Fax +39 031 33 39 714
DIONEA SA
STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
Lungolago Motta 8
cp 36 - 6600 Locarno CH
Tel. ++41 91 751 51 20
Fax. ++41 91 75193 46
www.dionea.ch
email [email protected]
TERRA s.r.l.
Territorio
Ecologia
Recupero
Risorsa
Ambiente
Galleria Progresso 5
30027 S.Donà di Piave - VE
Tel. +39 0421 332784
Fax. +39 0421 456040
www.terrasrl.com
email [email protected]
Gennaio 2012
MAC OIL SPA
ISTANZA DI RICERCA CARTABBIA – STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
INDICE
INDICE
Pagina
SINTESI NON TECNICA
5
0
ELENCO DEGLI ALLEGATI E ABBREVIAZIONI
9
0.1
Allegati
9
0.2
Abbreviazioni
9
1
GENERALITÀ
11
1.1
Introduzione e mandato
11
1.2
La società di istanza
12
1.3
Le società mandatarie
12
2
ISTANZA DI PROGETTO
15
3
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO
17
3.1
Basi legali relative all’energia
17
3.1.12
3.1.13
3.1.14
3.1.15
Linee guida della politica energetica in Europa
17
Piano energetico nazionale (PEN)
18
Legge No.9 del 9 Gennaio 1991
18
Decreto Legislativo No.625 del 25 Novembre 1996 (Rilascio Esercizio Autorizzazioni)
19
Decreto Legislativo 112/98 (Riforma Bassanini)
19
Decreto Legislativo 79/1999 (Decreto Bersani)
20
Decreto Legislativo No.164 del 23 Maggio 2000 (Liberalizzazione del Mercato del Gas)20
Legge No.239 del 23 Agosto 2004 (Riordino del Sistema Energetico)
22
Legge No.62 del 18 Aprile 2005 (Comunitaria 2004)
25
Legge No.99 del 23 luglio 2009
26
Decreto 25 novembre 2008 – finanziamento della misure finalizzate all’attuazione del
protocollo di Kyoto
27
Altri riferimenti normativi nazionali o comunitari
27
Piano Energetico Regionale (PER)
28
Legge Regionale No.26 del 12 dicembre 2003
33
Conformità dell’istanza di ricerca con la normativa energetica
34
3.2
Basi legali relative al territorio
36
3.1.1
3.1.2
3.1.3
3.1.4
3.1.5
3.1.6
3.1.7
3.1.8
3.1.9
3.1.10
3.1.11
3.2.1
3.2.2
3.2.3
Normativa di riferimento in materia di governo del territorio
Rete natura 2000
Legge regionale No.86/1983 Piano generale delle aree regionali protette
RT_09_65_02_05_004 - CARTABBIA.DOC 24.1.2012
DIONEA S.A. LOCARNO – TERRA S.R.L. S. DONÀ DI PIAVE
36
37
38
PAG 1
MAC OIL SPA
ISTANZA DI RICERCA CARTABBIA – STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
3.2.4
INDICE
3.2.5
3.2.5
3.2.6
3.2.7
3.2.8
3.2.9
3.2.10
3.2.11
3.2.12
3.2.13
Legge Regionale 16 luglio 2007, n. 16 Testo unico delle leggi regionali in materia di
istituzione di parchi
Legge regionale per il governo del territorio No.12/2005
Piano Territoriale regionale (PTR)
Rete Ecologica Regionale (RER)
Piani territoriali di coordinamento provinciale (PTCP)
PTC – Parco regionale Campo dei Fiori
PTC – Parco regionale Spina verde di Como
PTC – Parco della Pineta di Appaiano Gentile e Tradate
PTC – Parco Lombardo della Valle del Ticino
Piani di settore sovracomunali e Piani regolatori comunali
Conformità dell’istanza di ricerca con la normativa territoriale
38
38
39
43
44
48
49
50
51
52
53
3.3
Basi legali relative all’ambiente
56
3.4
Normativa di riferimento relativa alle indagini petrolifere
65
4
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
66
4.1
Introduzione
66
4.2
Inquadramento regionale dell’area di istanza
67
4.3
Geologia dell’area di instanza
Inquadramento geologico
Evoluzione paleogeografica
Profili geologici
Il retroscorrimento della Gonfolite Lombarda
Litostratigrafia
Rischio sismico
Subsidenza
78
78
81
85
90
92
100
105
4.4
Geologia degli idrocarburi
106
4.5
Lavori eseguiti nell’area
117
4.6
Obiettivi dell’esplorazione
122
4.7
Programma lavori
124
4.8
Rilievo sismico
126
3.3.1
3.3.2
3.3.3
3.4.1
4.2.1
4.2.2
4.3.1
4.3.2
4.3.3
4.3.4
4.3.5
4.3.6
4.3.7
4.4.1
4.4.2
4.5.1
4.5.2
4.5.3
4.5.4
4.8.1
4.8.2
4.8.3
4.8.4
Normativa relativa alla VIA
Procedura di verifica e di approvazione dell’istanza
Altra normativa di riferimento
Attività estrattive e minerarie
Ubicazione
Principali caratteristiche e contenuti
Il sistema petrolifero Meride / Riva di Solto
L’area oggetto dello studio
Rilievi sismici
Dati aeromagnetici
Pozzi esplorativi
Maggiori scoperte
Generalità
Tipologia della sorgente sismica
Metodologia di rilievo delle onde
Operazioni di lavoro previste
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56
58
60
65
67
69
107
113
117
118
119
120
126
129
132
136
PAG 2
MAC OIL SPA
ISTANZA DI RICERCA CARTABBIA – STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
INDICE
4.8.5
4.8.6
4.8.7
4.8.8
Tempi di esecuzione
Mezzi e personale utilizzati
Principali rischi per l’ambiente e misure di mitigazione
Principali impatti e misure di mitigazione
137
137
138
139
4.9
Perforazione pozzi esplorativi
141
4.10
CONCLUSIONE delle operazioni di ricerca
164
4.11
Stima economica degli interventi
167
5
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
169
5.1
Generalità
169
5.2
Popolazione
169
5.3
Flora, fauna, ecosistemi, paesaggio
173
5.4
Suolo
188
5.5
Ambiente acquatico
193
5.6
Aria, atmosfera, clima
203
5.7
Ambiente urbano e rurale, patrimonio storico, artistico e culturale
211
5.8
Sintesi degli impatti e delle misure di mitigazione
214
6
CONCLUSIONI
217
4.9.1
4.9.2
4.9.3
4.9.4
4.9.5
4.9.6
4.9.7
4.10.1
4.10.2
5.2.1
5.2.2
5.2.3
5.3.1
5.3.2
5.3.3
5.4.1
5.4.2
5.4.3
5.5.1
5.5.2
5.5.3
5.6.1
5.6.2
5.6.3
5.7.1
5.7.2
5.7.3
Generalità
La postazione di perforazione
La preparazione dell’area di perforazione
Operazioni di perforazione
I fluidi di perforazione
Principali rischi per l’ambiente
Principali impatti e misure di mitigazione
Pozzo sterile
Pozzo produttivo
Situazione esistente
Fattori di perturbazione legati alle attività
Misure di mitigazione integrate nel progetto
Situazione esistente
Fattori di perturbazione legati alle attività
Misure di mitigazione integrate nel progetto
Situazione esistente
Fattori di perturbazione legati alle attività
Misure di mitigazione integrate nel progetto
Situazione esistente
Fattori di perturbazione legati alle attività
Misure di mitigazione integrate nel progetto
Situazione esistente
Fattori di perturbazione legati alle attività
Misure di mitigazione integrate nel progetto
Situazione esistente
Fattori di perturbazione legati alle attività
Misure di mitigazione integrate nel progetto
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DIONEA S.A. LOCARNO – TERRA S.R.L. S. DONÀ DI PIAVE
141
142
152
154
157
160
161
164
165
169
171
172
173
186
187
188
192
192
193
201
202
203
210
210
211
212
212
PAG 3
MAC OIL SPA
ISTANZA DI RICERCA CARTABBIA – STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
INDICE
7
BIBLIOGRAFIA
218
7.1
Articoli e rapporti
218
7.2
Risorse web
220
ALLEGATI
RT_09_65_02_05_004 - CARTABBIA.DOC 24.1.2012
DIONEA S.A. LOCARNO – TERRA S.R.L. S. DONÀ DI PIAVE
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SINTESI NON TECNICA
SINTESI NON TECNICA
Premessa
La MacOil SpA ha ottenuto dalla Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse
Minerarie (CIRM) del Ministero dello Sviluppo Economico parere favorevole in
merito all’istanza di permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi
denominata “Cartabbia”, situata su terraferma nelle province lombarde di
Como e Varese.
Con il presente documento vengono presentati tutti gli approfondimenti di
carattere programmatico, progettuale ed ambientale legati alle operazioni
che si intendono condurre nell’ambito della ricerca volta ad individuare
possibili reservoirs (stratificazioni e trappole nel sottosuolo) che potrebbero
dimostrarsi sede di depositi di idrocarburi d’interesse per un eventuale futuro
sfruttamento.
Questa valutazione rappresenta la “Verifica di assoggettabilità”, allestita
conformemente alla normativa concernente la valutazione di impatto
ambientale (VIA) relativa all’attività di ricerca idrocarburi (vedi DL 152/2006 e
DL 4/2004). Si tratta di una prima fase di indagine (indagine preliminare), che
ha lo scopo ultimo di permettere alle autorità della Regione Lombardia e delle
Province interessate di esprimersi in merito al rilascio dell’autorizzazione di
ricerca da parte del Ministero.
La descrizione del quadro progettuale e ambientale riguarda sia le indagini
sismiche che la perforazione di pozzi esplorativi, mentre le valutazioni sui
possibili impatti e le relative misure sono limitate alle indagini sismiche. Gli
impatti e le possibili misure di mitigazione dei pozzi esplorativi saranno trattate
nella fase di VIA, quando sarà stato determinato il luogo dove verranno
eseguiti.
Area d’indagine
L’area di interesse per l’istanza si estende su 332.6 km2 ricadente nelle Province
di Como e Varese e più specificatamente nei Comuni di Albiolo, Appiano
Gentile, Beregazzo con Figliaro, Binago, Bizzarone, Bulgarograsso, Cagno,
Casnate con Bernate, Cassina Rizzardi, Castelnuovo Bozzente, Cavallasca,
Cernobbio, Como, Drezzo, Faloppio, Fino Mornasco, Gironico, Grandate,
Luisago, Lurate Caccivio, Maslianico, Montano Lucino, Olgiate Comasco,
Oltrona di San Mamette, Parè, Rodero, Ronago, San Fermo della Battaglia,
Solbiate, Uggiate-Trevano, Valmorea, Villa Guardia (in Provincia di Como) e
Arcisate, Azzate, Barasso, Bardello, Biandronno, Bodio Lomnago, Brunello,
Buguggiate, Cantello, Casale Litta, Casciago, Castiglione Olona, Castronno,
Cazzago Brabbia, Clivio, Cocquio-Trevisago, Comerio, Crosio della Valle,
Daverio, Galliate Lombardo, Gavirate, Gazzada Schianno, Inarzo, Induno
Olona, Lozza, Luvinate, Malnate, Morazzone, Mornago, Saltrio, Sumirago,
Ternate, Varano Borghi, Varese, Vedano Olona, Venegono Inferiore, Venegono
Superiore, Vergiate, Viggiù, Bisuschio, Caronno Varesino (in Provincia di
Varese).
RT_09_65_02_05_004 - CARTABBIA.DOC 24.1.2012
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SINTESI NON TECNICA
Quest’area si situa interamente a ridosso delle Prealpi tra il lago di Como e il
Verbano. L’area è caratterizzata da un territorio collinare solcato da diversi
corsi d’acqua, il più importante dei quali è il fiume Olona cha la attraversa
centralmente da nord verso sud, e dalla presenza del lago di Varese.
Circa il 40% della superficie è ricoperta da boschi, un quarto da edificato e
poco più del 15% da superfici agricole.
Nell’area di studio sono presenti diverse aree protette (talora sovrapposte) di
riconosciuto valore naturalistico: tre parchi d’interesse regionale, tre parchi
locali d’interesse sovracomunale (PLIS), due riserve naturali, otto siti d’interesse
comunitario (SIT) e tre zone di protezione speciale (ZPS).
Quadro di riferimento programmatico
Nelle linee guida della politica energetica europea e nel quadro
programmatico del Piano Energetico Nazionale (PEN) lo sviluppo delle risorse
energetiche interne rappresenta uno degli obiettivi principali e prioritari. In
questo ambito l’incremento della produzione di gas e petrolio rappresenta
un’importante strategia energetica in grado di migliorare la sicurezza
dell’approvvigionamento ed incrementare l’autonomia energetica dell’UE e
nazionale. Il progetto di ricerca “Cartabbia” si allinea pertanto con gli obiettivi
strategici nazionali e comunitari in materia di energia.
In sede di indirizzi per lo sviluppo territoriale, sia il quadro strategico nazionale
(QSN) che il Programma di governo regionale, individuano tra gli indirizzi
strategici di sviluppo “l’accrescimento della competitività del sistema
economico regionale nel rispetto e nella salvaguardia delle risorse ambientali,
territoriali e paesaggistiche”. La ricerca e l’eventuale sfruttamento di
idrocarburi potrà in questo senso contribuire allo sviluppo economico della
Regione; il progetto si prefigge di sviluppare tecnologie innovative e ad alta
efficienza in grado di ridurre gli impatti ambientali primari e secondari.
Quadro progettuale
L’indagine sismica consiste nell’interpretazione di dati geologici e sismici già
esistenti e nell’acquisizione di alcune nuove linee. Queste ultime vengono
eseguite mediante la generazione di impulsi nel terreno – la cui sorgente può
essere l’esplosivo o un’azione meccanica – ed il successivo rilievo delle onde
riflesse e rifratte dalle rocce attraverso dei geofoni, speciali sensori in grado di
rilevare i segnali di ritorno sulla superficie. Tutti i dati ottenuti vengono
successivamente processati con le tecnologie più avanzate disponibili, in
grado di fornire informazioni sulla presenza e l’ubicazione di trappole
geologiche che potrebbero contenere i giacimenti di idrocarburi ricercati.
L’esecuzione dei pozzi esplorativi rappresenta il principale intervento sul
territorio per l’attività di ricerca.
Qualora dall’indagine sismica venisse confermata la presenza di giacimenti
tecnicamente ed economicamente interessanti, verrà predisposta la
perforazione di uno o più pozzi esplorativi, che potranno raggiungere la
profondità massima di circa 3000-4000m.
RT_09_65_02_05_004 - CARTABBIA.DOC 24.1.2012
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SINTESI NON TECNICA
Nel presente rapporto vengono descritte tecnologie e modalità esecutive
standard, relative a tecniche conosciute e di uso comune nell’ambito della
ricerca di idrocarburi su terraferma.
In sintesi l’intervento di perforazione di un pozzo di sondaggio comporta la
realizzazione di un’area per la logistica di ca. 1 ettaro; all’interno della quale
vengono realizzate le istallazioni di cantiere, le infrastrutture per la perforazione
(torre di perforazione, argano e tavola rotary) e gli impianti annessi necessari
per lo stoccaggio ed il trattamento dei fluidi di perforazione (vasche fanghi).
Il sistema di perforazione si compone di uno scalpello posato sul fondo del
pozzo e collegato alla superficie da una serie di aste cave avvitate l’una
all’altra al cui interno circola il fango di perforazione, messo in movimento da
un sistema di pompe idrauliche. La tavola rotary ruotando mette in movimento
l’insieme delle aste e lo scalpello di perforazione. Il fango rappresenta un
indispensabile fluido “lubrificante” ed è generalmente costituito da acqua e
polimeri biodegradabili, la cui composizione viene costantemente controllata
al fine di rispondere, in ogni momento della perforazione, a determinate
caratteristiche di densità e viscosità. Con il procedere della perforazione, al fine
di garantire la stabilità delle pareti del pozzo, vengono posati dei tubi d’acciaio
(casing) di rivestimento; la cementificazione di questi tubi alle pareti del pozzo
evita la venuta di fluidi (acque di formazione o idrocarburi) dalle formazioni
geologiche attraversate, che potrebbero compromettere la sicurezza del
sondaggio o causare inquinamenti.
I tempi complessivi per l’esecuzione del pozzo sono quantificabili in 6-8 mesi, al
termine dei quali, indipendentemente dal risultato scaturito, il cantiere viene
smontato nelle sue componenti principali: in particolare vengono smontati la
torre di perforazione, tutti gli edifici, gli impianti meccanici, i motori, i depositi ed
i prefabbricati.
In caso di pozzo sterile vengono eliminate pure tutte le restanti componenti
procedendo di seguito alla chiusura mineraria e messa in sicurezza del pozzo:
tutto l’impianto viene smontato e rimosso fino ad una profondità di circa 2 m
dal piano campagna originario; il foro viene chiuso secondo un programma
specifico che prevede l’impiego di iniezioni di cemento con provvedimenti di
trattenuta del cemento e fango di adeguata composizione chimica e fisica.
In conclusione è prevista la ricostruzione del profilo originario del suolo, in
particolare con il deposito di materiale scavato e la messa in opera di terra
vegetale messa in deposito. La situazione finale dovrà rispecchiare la situazione
preesistente con eventuali piantagioni di essenze arboree e arbustive, la
ricostruzione di ambienti naturali o la ricoltivazione di specie agricole distrutte
dall’intervento.
Nel caso di pozzo produttivo, dopo la predisposizione del pozzo per lo
sfruttamento e la messa in sicurezza della cantina, parte delle istallazioni
possono essere allontanate. In particolare viene smontata la torre di
perforazione maggiormente impattante dal profilo paesaggistico.
L’area di lavoro (ca. 1 ettaro) viene sostanzialmente mantenuta quale
perimetro di riferimento e protezione per il pozzo. Le superfici vengono
comunque, quanto più possibile sistemate a prato. Nel perimetro esterno viene
consolidata la recinzione e le eventuali misure di mascheramento mediante
l’impianto di siepi alberate.
RT_09_65_02_05_004 - CARTABBIA.DOC 24.1.2012
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SINTESI NON TECNICA
Compatibilità ambientale
Le normative ambientali vigenti e le diverse valenze naturalistiche e
paesaggistiche che caratterizzano questo territorio dovranno essere rispettate
e tutelate nell’ambito dei lavori di ricerca della presente istanza, i quali si
suddividono nella conduzione di un’indagine sismica e nella perforazione dei
pozzi di sondaggio. In questo senso l’analisi preliminare ha permesso di definire
nel dettaglio le caratteristiche degli interventi di ricerca previsti e la loro
compatibilità con la legislazione ambientale e con gli strumenti programmatici
vigenti.
L’attività di indagine sismica non rappresenta un’azione dalle implicazioni
ambientali rilevanti. Gli interventi sul territorio più rilevanti sono sostanzialmente
legati al possibile transito di veicoli pesanti al di fuori della rete viaria esistente
ed alla generazione degli impulsi che provocano vibrazioni con possibili effetti
sugli ambienti circostanti. Non si intravedono conflitti tra questo genere di
attività e la salvaguardia degli elementi naturali, paesaggistici e storico culturali
presenti; gli interventi sono limitati ad un breve periodo e circoscritti ad un area
ridotta, inoltre vi sono i margini d’azione, ovvero le distanze, per mantenere in
ogni caso le necessarie distanze di rispetto dagli elementi territoriali tutelati.
Per quanto concerne i pozzi di sondaggio, in questa fase non sono state
eseguite valutazioni in quanto non si conosce ancora la loro ubicazione. La
valutazione verrà eseguita nelle successive fasi ed in particolare nella fase di
valutazione di impatto ambientale (VIA), come richiesto dalla normativa
specifica.
Fin d’ora si può tuttavia affermare che la ricerca dell’ubicazione dei pozzi
dovrà innanzitutto rispettare tutte le limitazioni dettate dai diversi vincoli
territoriali, naturalistici e paesaggistici presenti all’interno dell’area. Quale
supporto al presente studio è stata allestita una specifica tavola (tavola 03 in
allegato) che riporta un quadro specifico in proposito.
In generale i possibili fattori di perturbazione generati dalle indagini sismiche
sono legati alle vibrazioni , alla compattazione del suolo e all’emissione del
traffico veicolare.
Molti di questi potenziali impatti, possono essere notevolmente diminuiti
considerando le indicazioni formulate nel presente studio.
Al fine di garantire il rispetto delle normative in materia di protezione
ambientale, ridurre ulteriormente gli impatti generati e scongiurare possibili
rischi di incidenti, sono state definite precise misure di protezione e mitigazione,
descritte al capitolo 5 del presente rapporto.
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PAG 8
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0
ELENCO DEGLI ALLEGATI E ABBREVIAZIONI
0.1
ALLEGATI
0.2
ALLEGATI E ABBREVIAZIONI
RIFERIMENTO
TITOLO
Rapporto
Misurazione fonica di una colonna di 4 vibrotrucks in
azione
Rapporto
Valutazione di incidenza
Tavola 01
Inquadramento territoriale
Tavola 02
Carta dell’uso del suolo
Tavola 03
Carta dei vincoli
ABBREVIAZIONI
Art.
Articolo
Artt.
Articoli
BBOE
BOP
Billions of Barrels of Oil Equivalent
Blow Out Preventer
CIRM
Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie
COD
Chemical Oxygen Demand
D.Lgs.
DGR
Decreto Legislativo
Delibera della Giunta Regionale
DL
Decreto Legge
DM
Decreto Ministeriale
DPCM
Decreto Presidente Consiglio dei Ministri
EEA
EGT
European Environement Agency
European Geotraverse
FAO
Food and Agriculture Organization of the United Nations
FER
Fonti Energetiche Rinnovabili
GU
Gattezza Ufficiale
HC
IBE
Idrocarburi
Indice Biotico Esteso
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ALLEGATI E ABBREVIAZIONI
IFF
Indice di Funzionalità Fluviale
IGM
ISPRA
Istituto Geografico Militare
Istituto Superiore Per la Ricerca Ambientale
ISTAT
Istituto Nazionale di Statistica
LIM
indice Livello di Inquinamento da Madrodescrittori
LR
Legge Regionale
MSC
MSE
Mercalli Cancani Sieberg
Ministero dello Sviluppo Economico
PAE
Piano d’Azione per L’Energia
PEAR
Piano Energetico Ambientale Regionale
PEN
PEN
Piano Energetico Nazionale
Piano Energetico Nazionale
PER
Piano Energetico Regionale
PLIS
Parco Locale d’Interesse Sovracomunale
PPR
Piano Paesaggistico Regionale
PRG
PS
Piano Regolatore Generale
Permanent Scatterers – diffusori permanenti
PSA
Piano di Settore Agricolo
PSS
Piano Settoriali Sovracomunali
PTCP
PTR
Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale
Piano Territoriale Regionale
PTUA
Piano di Tutela delle Acque
PUGSS
Piani Urbani Generali dei Servizi nel Sottosuolo
RER
Rete Ecologica Regionale
RER
SACA
Rete Ecologica Regionale
Stato ambientale dei Corsi d’Acqua
SECA
Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua
SIBA
Sistema Informativo dei Beni e degli Ambiti paesaggistici
SIC
SPI
Siti d’Importanza Comunitaria
Source Potential Index – quantitativo di HC generato da una
colonna di source rock
TCF
Trilion Cubic Feet
TOC
Total Organic Carbon
TWT
UE
Zwo Way Traveltime
Unione Europea
VAS
Valutazione Strategica Ambientale
VIA
Valutazione di Impatto Ambientale
VincA
ZPS
Valutazione Incidenza Ambientale
Zone di Protezione Speciale
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GENERALITÀ
1.1
INTRODUZIONE E MANDATO
GENERALITÀ
La Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie (CIRM) del Ministero
dello Sviluppo Economico, nella seduta 18 marzo 2010, ha espresso parere
favorevole in merito all’istanza di permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e
gassosa denominata “Cartabbia” presentata dalla MacOil SpA.
Conseguentemente la società di istanza ha incaricato Dionea S.A. e Terra s.r.l.
di allestire il presente studio di impatto ambientale, strumento
d’approfondimento indispensabile per l’ottenimento del parere favorevole da
parte della Regione Lombardia e del successivo rilascio da parte del Ministero
del conferimento di permesso di ricerca.
Il presente studio è stato allestito e strutturato ai sensi della DL 152/2006 “Norme
in materia ambientale” e successive modifiche apportate dal DL 4/2008, che
disciplinano la normativa concernente la valutazione di impatto ambientale
(VIA) relativa all’attività di ricerca idrocarburi. Conformemente alla procedura
di VIA, determinata dai citati DL, questo studio rappresenta la prima fase di
indagine preliminare, anche definita “Verifica di assoggettabilità”, che ha lo
scopo ultimo di permettere alle autorità Regionali di esprimersi con una prima
valutazione in merito.
I contenuti principali della presente verifica sono i seguenti:
-
presentazione del quadro normativo di riferimento, in materia energetica, di
governo del territorio, ambientale e specifico per la ricerca di idrocarburi;
-
descrizione dell’inquadramento territoriale dell’area in oggetto, la quale si
situa interamente nella regione Lombardia interessando 2 province – Como
e Varese – e 73 comuni;
-
descrizione tecnica delle attività di ricerca legate alla presente istanza –
indagini sismiche, perforazione pozzi di sondaggio;
-
presentazione di una valutazione preliminare degli impatti e dei rischi
ambientali;
-
definizione preliminare di specifiche misure di protezione e mitigazione che
si intendono integrare nel progetto con lo scopo di minimizzare gli impatti
ambientali generati dalle attività di ricerca e garantirne la conformità con
le normative di legge.
La descrizione del quadro progettuale e ambientale riguarda sia le indagini
sismiche che la perforazione di pozzi esplorativi, mentre le valutazioni sui
possibili impatti e le relative misure sono limitate alle indagini sismiche. Gli
impatti e le possibili misure di mitigazione dei pozzi esplorativi saranno trattate
nella fase di VIA, quando sarà stato determinato il luogo dove verranno
eseguiti.
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1.2
GENERALITÀ
LA SOCIETÀ DI ISTANZA
Mac Oil SpA è una società italiana nata nel 2007. La Società ha lo scopo di
esplorare, ricercare, produrre e commercializzare olio e gas naturale in Italia ed
all’estero. La strategia di Mac Oil SpA è creare una robusta struttura societaria
totalmente funzionale, attiva nel campo petrolifero e in grado di garantire ogni
fase del ciclo produttivo. Mac Oil crede che questo approccio, unitamente
alle solide basi finanziarie e alla robusta struttura societaria costituiscano le basi
per una costante crescita futura. La Società è convinta che le riserve di
idrocarburi in Italia possano garantire un grande potenziale di crescita per la
Compagnia.
Mac Oil può contare su un team di collaboratori e consulenti esperti, attivi da
anni nel settore petrolifero sia dal profilo dirigenziale sia da quello operativo. I
collaboratori di Mac Oil si distinguono per flessibilità, passione per le sfide ed
eccellenza, attribuendo particolare valore alle persone e all’ambiente.
Strategia societaria
o Acquisizione di permessi di ricerca, evitando di focalizzare l’intera attività in
una determinata regione italiana. La Società crede che questo
orientamento riduca di molto il margine di rischio, fatto che distingue Mac
Oil da buona parte della concorrenza;
o Consolidamento del team dirigenziale e operativo di successo;
o Realizzazione di accurati progetti di ricerca in tempi celeri;
o Valutazione di nuove opportunità operative su territorio italiano;
o Sviluppo di partnerships con altre aziende del settore;
o Posizionamento ottimale della Società per una crescita futura quale
membro attivo nei processi di consolidamento dell’industria italiana.
1.3
LE SOCIETÀ MANDATARIE
DIONEA S.A. e TERRA s.r.l, fondate rispettivamente nel 1988 e nel 2000, sono
società attive in Italia, in Svizzera ed all'estero nei campi dell'ecologia
applicata, della gestione del territorio, dell’igiene ambientale e della
valutazione e gestione di processi complessi. Le ditte si rivolgono alle
amministrazioni, alle associazioni non governative, all’economia privata e ai
singoli privati.
La protezione dell'ambiente e la tutela della natura e del paesaggio hanno
assunto negli ultimi anni vieppiù importanza a causa delle sempre più insistenti
influenze e trasformazioni antropiche. Nella loro attività, le due società,
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GENERALITÀ
lavorando spesso in maniera congiunta, hanno pertanto cercato sempre
nuove soluzioni per le problematiche ambientali e territoriali emergenti,
adattando costantemente le proprie risorse professionali e tecniche, e
sviluppando in proprio nuove metodologie.
Grazie alle molteplici relazioni professionali e scientifiche, consolidate
nell'esecuzione di oltre 750 incarichi, la Terra s.r.l. e la Dionea S.A. sono in grado
di fornire, singolarmente o in collaborazione con terzi, soluzioni per
problematiche territoriali e ambientali complesse.
I principali campi d’attività sono:
o Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA), Valutazioni Ambientali Strategiche
(VAS), Valutazioni Incidenza Ambientale (VIncA), analisi settoriali, analisi
critiche, analisi dei punti deboli.
o Analisi del paesaggio (landscape ecology).
o Pianificazione territoriale, urbanistica ed ambientale, dal livello locale a
livello regionale.
o Gestione delle acque.
o Recupero ambienti.
o Management di progetti territoriali ed ambientali complessi.
o Sviluppo, progettazione, realizzazione opere di ingegneria naturalistica.
o Progettazione, recupero e gestione di sistemi naturali (fiumi, aree umide).
o Progettazione, recupero e gestione di sistemi antropici (piste ciclabili, cave,
discariche).
o Piani di caratterizzazione di siti inquinati e definizione di piani di bonifica.
o Pianificazione e progettazione di itinerari ciclo-pedonali, sentieri forestali.
o Monitoraggio, analisi e modellazione di parametri ambientali.
o Analisi critiche, osservazioni, consulenze legali.
o Gestione di processi partecipativi e informativi.
o Pianificazione e progettazione di piani energetici.
o Rilievi topografici, elaborazioni digitali e modellazioni 3D del terreno.
o Misurazioni foniche ed atmosferiche, calcoli previsionali
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GENERALITÀ
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2
ISTANZA DI PROGETTO
ISTANZA DI PROGETTO
L’istanza di permesso di ricerca “Cartabbia” è stata presentata da MacOil SpA
con lo scopo di ottenere dalle Autorità competenti l’autorizzazione, e
l’esclusività per una durata massima di 6 anni, per poter svolgere delle
operazioni legate all’esplorazione e alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in
un’area chiaramente definita, sul territorio della Regione Lombardia.
Studi geologici effettuati nell’area oggetto dell’istanza indicano infatti la
presenza di stratificazioni e di trappole che potrebbero dimostrarsi sede di
depositi di idrocarburi.
Obiettivo della ricerca sono le rocce Triassico-Liassiche che nella parte
settentrionale dell’area di studio giacciono su due livelli tettonici distinti
corrispondenti alla Falda Orobica Superiore e alla Falda Orobica Inferiore.
L’analisi dei profili sismici S7 e S6 del progetto di ricerca NRP20 (Swiss National
Research Project 20) ha permesso di caratterizzare le principali strutture presenti
nel sottosuolo. I depositi Triassici della falda superiore giacciono vicino al valico
Svizzero del Gaggiolo ad una profondità stimata attorno a 1500 metri, mentre
la base del livello Triassico più profondo, appartenente alla Falda Orobica
Inferiore, giace in questa località ad una profondità di circa 3200 metri. Nella
parte meridionale dell’area, in corrispondenza del pozzo Lisanza 1, le sequenze
Triassiche sono assai più profonde.
Le seguenti formazioni sedimentarie sono l’obiettivo principale della ricerca e
risultano potenzialmente interessanti dal profilo minerario:
o le dolomie di facies da peritidale a subtidale del Monte San Giorgio risalenti
all’Anisico (Triassico medio);
o le dolomie e i calcari dolomitici massicci della Dolomia Principale (Triassico
superiore), i depositi marini lagunari e di basso fondale della formazione
Calcare Campo dei Fiori (Triassico superiore) e le dolomie calcaree di
colore grigio-nocciola a tessitura grossolana della Dolomia Conchodon
(Triassico superiore – Liassico inferiore);
o le unità sedimentarie a tetto della Falda Orobica Inferiore al disotto della
discontinuità tettonica con la Falda Orobica Superiore.
In caso di ottenimento dell’istanza, si prevedono le attività di ricerca sintetizzate
nelle seguenti fasi distinte:
PRIMA FASE: approfondimento studi geologici, acquisizione linee sismiche
Studi geologici approfonditi mediante l’impiego di differenti tecniche di analisi,
incluse tecniche di fotogeologia, cartografia geologica superficiale, studio
delle relazioni strutturali, analisi dei “logs” dei pozzi precedentemente scavati,
analisi paleontologiche e micro-paleontologiche.
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ISTANZA DI PROGETTO
Si prevede inoltre l’acquisizione e l’interpretazione di dati sismici mediante la
realizzazione di alcune linee che interesseranno l’area, per una lunghezza
totale di ca. 15 km. I dati ottenuti verranno processati con le tecnologie più
avanzate disponibili e già sperimentate con successo in situazioni geologiche
simili.
SECONDA FASE: perforazione di pozzi esplorativi
Qualora la prima fase dei lavori confermi l'esistenza, entro l'area del permesso,
di una o più situazioni geominerarie meritevoli di accertamento, si procederà
alla perforazione di uno o più pozzi esplorativi. Si prevede che i pozzi avranno
come obiettivo principale gli strati sabbiosi pleistocenici delle Sabbie di Asti e i
livelli stratigrafici sabbiosi messiniani delle Ghiaie di Sergnano, e come obiettivo
secondario gli strati calcareo-marnosi dell’Eocene superiore – Miocene
superiore delle Marne di Gallare (Formazione di Bisciaro).
La profondità massima prevista per i sondaggi esplorativi è di circa 3000-4000m.
Allo stato attuale dell’indagine non è possibile definire un programma dei lavori
dettagliato o circoscrivere un’area specifica per le attività esplorative
all’interno dell’area di ricerca. Tali approfondimenti potranno essere definiti
solo in seguito, sulla base dei successivi risultati delle indagini conoscitive.
Un programma lavori di grande massima può essere così sintetizzato:
Fase 1
Approfondimenti geologici e
rilievo linee sismiche
Fase 2
Autorizzazioni all'esecuzione
di 1 pozzo esplorativo
Organizzazione lavori, avvio
cantiere
Perforazione
Avvio procedure per
sfruttamento / Dismissione
MESI
1 2
3
4
5
6
7
8
9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30
Conferimento permesso
0
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO
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3
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO
3.1
BASI LEGALI RELATIVE ALL’ENERGIA
3.1.1
Linee guida della politica energetica in Europa
Le linee guida della politica europea in campo energetico sono contenute nel
Libro Verde della Commissione Europea, pubblicato il 29 Novembre 2000 e
intitolato “Towards a European Strategy for the Security of Energy Supply”. In
questo documento viene evidenziato l’attuale stato di deficit energetico
dell’Unione Europea e viene posto l’accento sull’elevata dipendenza dei
paesi dell’Unione dalle risorse provenienti da paesi esteri.
Obiettivi principali della strategia energetica dell’Unione Europea vengono
sintetizzati come di seguito:
1. la sostenibilità, per lottare attivamente contro il cambiamento climatico,
promuovendo le fonti di energia rinnovabili e l'efficienza energetica;
2. la competitività, per migliorare l'efficacia della rete europea tramite la
realizzazione del mercato interno dell'energia;
3. la sicurezza dell'approvvigionamento, per coordinare meglio l'offerta e la
domanda interne di energia dell'UE nel contesto internazionale.
Il Libro Verde individua sei settori di azione prioritari, per i quali la Commissione
propone misure concrete al fine di attuare una politica energetica europea.
Dalla realizzazione del mercato interno ad una politica esterna comune in
materia di energia, questi sei cantieri devono permettere all'Europa di dotarsi di
un'energia sostenibile, competitiva e sicura a lungo termine:
1. recupero e completamento del mercato interno dell’energia, autonomia
energetica – rete europea;
2. sicurezza dell'approvvigionamento;
3. riduzione degli sprechi - verso un mix energetico più sostenibile, efficiente e
diversificato;
4. lotta al cambiamento climatico - raddoppio entro il 2010 della quota di
energie rinnovabili nel bilancio energetico (da 6% a 12%);
5. promozione della ricerca e dell’innovazione al servizio della politica
energetica europea;
6. politica energetica coerente - predisposizioni di metodologie comuni a tutti
i paesi per la risoluzione dei problemi relativi al comparto energetico –
ambientale.
Il progetto di esplorazione del permesso “Cartabbia” risulta conforme con le
finalità e gli obiettivi della politica energetica europea, in quanto può
contribuire ad incrementare lo sfruttamento di risorse energetiche interne,
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO
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limitando la dipendenza energetica dai paesi esteri ed extracomunitari. Lo
sfruttamento del gas naturale per la produzione energetica è inoltre in linea
con gli obiettivi di sostenibilità ambientale (limitazione delle emissioni di gas ad
effetto serra, diversificazione delle fonti energetiche, ecc.).
3.1.2
Piano energetico nazionale (PEN)
Il 10 Agosto 1988 è stato approvato il Piano Energetico Nazionale (PEN), che ha
fissato gli obiettivi energetici a lungo termine per l’Italia, promovendo l’uso
razionale dell’energia, il risparmio energetico, lo sviluppo progressivo di fonti di
energia rinnovabile e la riduzione della dipendenza energetica dall’estero.
Questo documento, pur essendo ormai datato, perché si riferisce ad un quadro
istituzionale e di mercato che nel frattempo ha subito notevoli mutamenti,
anche per effetto della crescente importanza e influenza di una comune
politica energetica a livello europeo, rimane valido nell’individuazione di
obiettivi prioritari.
Il quadro attuale riguardante specificatamente lo sfruttamento
idrocarburi in Italia può essere sintetizzato come di seguito:
degli
o Per quanto riguarda il gas, le prospettive a corto-medio termine prevedono
un incremento della dipendenza dalle importazioni, generato da una
domanda in continuo aumento a fronte di una produzione nazionale
declinante.
o Per il petrolio, pur avendo registrato negli ultimi anni un lieve incremento
della produzione nazionale, la dipendenza dal mercato estero rimane
determinante (ca. il 95% sulla produzione totale). Da alcuni anni si registra
inoltre un progressivo rallentamento dei consumi petroliferi, la quota di
questo prodotto all’interno del bilancio energetico italiano resta comunque
elevata.
In Italia, la valorizzazione delle risorse di idrocarburi rappresenta quindi un
obiettivo centrale nel campo della politica energetica nazionale. L’intento è
quello di far fronte alla “storica” – e scomoda - dipendenza del Paese dalle
importazioni di petrolio e di gas naturale. Il progetto di ricerca “Cartabbia”
risulta pertanto in linea con tali principi, in quanto permette di perseguire i
seguenti obiettivi principali:
o sviluppo delle risorse nazionali a riduzione della dipendenza energetica
dall’estero;
o sviluppo economico con minori impatti sull’ambiente, grazie all’utilizzo del
gas naturale come combustibile che comporta minori emissioni specifiche
in atmosfera, a parità di energia prodotta.
3.1.3
Legge No.9 del 9 Gennaio 1991
La Legge No.9 del 9 Gennaio 1991 “Norme per l’attuazione del Nuovo Piano
Energetico Nazionale: Aspetti Istituzionali, Centrali Idroelettriche ed Elettrodotti,
Idrocarburi e Geotermia, Autoproduzione e Disposizioni Fiscali” disciplina il
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settore idroelettrico, idrocarburi, geotermico, l’autoproduzione di energia
elettrica e la realizzazione di elettrodotti.
Nell’ottica di promuovere il risparmio energetico e la salvaguardia ambientale
la legge introduce agevolazioni finanziarie per lo sviluppo di tecnologie,
processi e prodotti innovativi a ridotto tenore inquinante ed a maggior
sicurezza ed efficienza energetica nel settore della lavorazione, trasformazione,
raffinazione, vettoriamento e stoccaggio delle materie prime energetiche.
Per quanto riguarda le ricerche e lo sfruttamento di idrocarburi, la legge
No.9/1991 riporta quanto segue:
o Art.2: si definisce l’applicazione della procedura di VIA (Valutazione di
impatto ambientale) ad una serie di opere tra cui le attività di prospezione,
ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi.
o Art.3 fino a 11: per quanto concerne le attività e le opere inerenti la
prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, si
disciplinano le norme in merito alla concessione dei relativi permessi in
terraferma, nel mare territoriale e sulla piattaforma continentale. L’Art.6
riporta inoltre indicazioni relative al conferimento del permesso di ricerca ed
alla sua durata. In particolare, ai commi 4, 5, 6, è stabilito che “la durata del
permesso è di sei anni ed il titolare del permesso ha diritto a due successive
proroghe di tre anni ciascuna, se ha adempiuto agli obblighi derivanti dal
permesso stesso. Al titolare del permesso può essere accordata un’ulteriore
proroga qualora, alla scadenza definitiva del permesso, siano ancora in
corso lavori di perforazione o prove di produzione per motivi non imputabili
a sua inerzia, negligenza o imperizia”.
3.1.4
Decreto Legislativo No.625 del 25 Novembre 1996 (Rilascio Esercizio Autorizzazioni)
Il Decreto Legislativo No.625 del 25 Novembre 1996 “Attuazione della direttiva
94/22 CEE relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla
prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi” disciplina la prospezione, la
ricerca, la coltivazione e lo stoccaggio di idrocarburi nell’intero territorio
nazionale, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale italiana.
Il D.Lgs 625/96, in attuazione della Direttiva 94/22/CEE relativa alle condizioni di
rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione
di idrocarburi e con riferimento agli aspetti di interesse, modifica ed integra la
Legge No.9 del 9 Gennaio 1991, (citata in precedenza).
3.1.5
Decreto Legislativo 112/98 (Riforma Bassanini)
In attuazione del processo di decentramento amministrativo, vanno ricordati il
D.Lgs 112/98 “Conferimento di Funzioni e Compiti Amministrativi dello Stato alle
Regioni ed agli Enti Locali, in Attuazione del Capo I della Legge No.59 del 15
Marzo 1997”, successivamente modificato e integrato dal D.Lgs No.443 del 29
Ottobre 1999, che in base al principio di sussidiarietà ha trasferito molte funzioni
dallo Stato alle Regioni e agli Enti locali e la Legge Costituzionale 3/01 che ha
modificato il Titolo V della parte seconda della Costituzione.
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Da tali riforme emerge la forte tendenza normativa ad attribuire nuove
competenze alle Regioni anche nel campo dell’energia, per cui è necessario
affrontare anche con logiche locali il problema della pianificazione
energetica.
Con i Decreti legislativi citati (decreti “Bassanini” del 1998/1999) ed il
decentramento amministrativo di compiti e funzioni alle Regioni, sono stati
introdotti cambiati per i seguenti aspetti:
o la competenza amministrativa relativa alla materia delle ricerche minerarie
è stata conservata allo Stato (e cioè al Ministero per lo Sviluppo Economico
- MSE), ma per le attività sulla terraferma il MSE deve svolgere tali funzioni
d’intesa con le Regioni interessate: l’intesa deve essere raggiunta secondo
modalità procedimentali che sono state emanate nell’aprile 2001 attraverso
uno specifico Accordo, raggiunto in seno alla Conferenza Permanente
Stato/Regioni tra il Ministero dello Sviluppo Economico ed i Presidenti delle
Regioni;
o la competenza in merito alla pronuncia di compatibilità ambientale per le
attività sulla terraferma è stata altresì delegata alle Regioni;
o con Legge Costituzionale 18 Ottobre 2001 è stato modificato il Titolo V della
Costituzione e, in particolare, l’Art.117 per cui l’intera materia dell’energia
(che comprende anche la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi)
rientra tra le materie di legislazione concorrente, mentre, in precedenza, la
stessa materia era soggetta alla legislazione esclusiva dello Stato.
3.1.6
Decreto Legislativo 79/1999 (Decreto Bersani)
Il D.Lgs 79/99 “attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il
mercato interno dell’energia elettrica” decreta che, conformemente alla
normativa europea, le attività di produzione, importazione, esportazione,
acquisto e vendita di energia elettrica “sono libere nel rispetto degli obblighi di
servizio pubblico contenuti nelle disposizioni del presente decreto” (Art.1).
3.1.7
Decreto Legislativo No.164 del 23 Maggio 2000 (Liberalizzazione del Mercato del Gas)
A livello europeo la liberalizzazione del settore del gas è stata avviata nel 1998
tramite la Direttiva 98/30/CE recepita in Italia dal Decreto Legislativo No.164 del
23 Maggio 2000, , recante norme comuni per il mercato interno del gas
naturale. La direttiva 98/30/CE è stata recentemente abrogata e sostituita
dalla direttiva 2003/55/CE del 26 Giugno 2003, con lo scopo di accelerare e
migliorare i processi di liberalizzazione in atto. Il Decreto Legislativo No.164 del
23 Maggio 2000, definisce le finalità della liberalizzazione del mercato interno al
gas naturale e le norme relative alle varie problematiche connesse alle fasi di
seguito descritte:
1. approvvigionamento (Titolo II, dall’Art.3 all’Art.7):
Il problema dell’approvvigionamento si sviluppa in due ambiti distinti:
l’importazione del gas naturale, liberalizzata, e la coltivazione, che resta
sottoposta a concessione, anche se in un’ottica di incentivazione sia
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dell’attività di ricerca, sia dello sfruttamento dei giacimenti marginali, al fine di
incrementare in prospettiva le produzioni di gas naturale nazionale. L’attività di
prospezione viene quindi disciplinata, regolamentando l’accesso e l’utilizzo
comune di infrastrutture minerarie da parte di più titolari di concessione di
coltivazione.
In particolare, la Legge stabilisce:
1. disposizioni per l’incremento delle riserve nazionali di gas (Art.4);
2. misure per incentivare la coltivazione di giacimenti marginali (Art.5);
3. criteri e disciplina dell’accesso alle infrastrutture minerarie per la coltivazione
(Art.6);
4. indicazioni per la razionalizzazione delle infrastrutture minerarie per la
coltivazione (Art.7).
Con riferimento alle disposizioni per l’incremento delle risorse nazionali (Art.4), la
Legge stabilisce che l’attività di prospezione geofisica condotta da parte dei
titolari di permessi di ricerca o di concessioni di coltivazione per idrocarburi, è
libera e che l’esecuzione dei rilievi geofisici è soggetta ad autorizzazione da
parte del Ministero dello Sviluppo Economico e delle autorità competenti alla
tutela e salvaguardia del territorio e dell’ambiente.
2. trasporto e dispacciamento (Titolo III, dall’Art.8 all’Art.10);
Il trasporto e il dispacciamento sono definite dal D.Lgs attività di interesse
pubblico, quindi libere, ma soggette a determinate disposizioni tra cui l’obbligo
all’allacciamento, la determinazione delle tariffe, il controllo delle autorità, le
condizioni di emergenza e di sicurezza.
3. stoccaggio (Titolo IV, dall’Art.11 all’Art.13);
L’attività di stoccaggio del gas naturale è svolta sulla base di concessione, di
durata non superiore a 20 anni, rilasciata dal MSE.
Sono previsti tre differenti tipi di stoccaggio al fine di ottimizzare la produzione
(stoccaggio minerario, destinazione prioritaria), bilanciare il mercato
(stoccaggio di modulazione a carico dei venditori) e garantire la sicurezza
degli approvvigionamenti (stoccaggio strategico a carico degli importatori).
4. distribuzione e vendita (Titolo V, dall’Art.14 all’Art.18);
Vengono definite le norme per l’attività di distribuzione e viene disciplinata
l’attività di vendita. L’attività di distribuzione è definita come attività di servizio
pubblico. Il D.Lgs fissa le modalità di affidamento, indirizzo, vigilanza,
programmazione e controllo che dovranno essere attuate dagli enti locali nei
confronti del gestore del servizio, anche nella fase di transizione verso il nuovo
sistema di distribuzione.
Per “distribuzione” si intende il trasporto (e dispacciamento) di gas naturale
attraverso reti di gasdotti locali per la consegna ai clienti. Le imprese che
svolgono attività di distribuzione sono tenute ad allacciare alla rete i clienti che
ne facciano richiesta che abbiano sede nell’ambito territoriale al quale si
riferisce l’affidamento nel limite delle possibilità tecniche ed economiche in
base a criteri stabiliti dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas.
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Le tariffe di distribuzione sono determinate dall’Autorità per l’Energia Elettrica e
il Gas sulla base di criteri del MSE.
5. norme per la tutela e lo sviluppo della concorrenza (Titolo VI, dall’Art.19
all’Art.21);
6. accesso al sistema (Titolo VII, dall’Art.22 all’Art.27);
Le imprese di gas hanno l’obbligo di permettere l’accesso al sistema a coloro
che ne facciano richiesta nel rispetto delle condizioni tecniche di accesso e di
interconnessione. Vengono definite le norme per garantire l’interconnessione e
l’interoperabilità del sistema gas.
7. organizzazione del settore (Titolo VIII, dall’Art.28 all’Art.32);
Vengono definiti dal D.Lgs i compiti del MSE, fatti salvi i poteri dell’Autorità per
l’Energia Elettrica e il Gas e quelli dell’Autorità garante della concorrenza e del
mercato. Vengono definiti inoltre i compiti del MSE e i criteri per il rilascio delle
autorizzazioni e concessioni da parte di Enti competenti; quindi si procede alla
dichiarazione della pubblica utilità delle infrastrutture del sistema gas. È estesa
a tutti i soggetti la possibilità di ottenere la dichiarazione di pubblica utilità delle
infrastrutture del sistema gas. La facoltà della dichiarazione è del MSE, salvo per
la distribuzione che è di competenza regionale.
8. condizioni di reciprocità (Titolo IX, dall’Art.33 all’Art.35).
Il D.Lgs disciplina le condizioni di reciprocità tra l’Italia e gli altri paesi membri
dell’UE in materia di accessibilità ai sistemi ed alle forniture di gas.
In particolare, le imprese del gas aventi sede in altri Paesi membri dell’UE e le
imprese aventi sede in Italia ma controllate direttamente o indirettamente da
imprese aventi sede in altri Paesi membri dell’UE hanno diritto di concludere
contratti di vendita con clienti dichiarati idonei in Italia solo nel caso in cui la
stessa tipologia di cliente sia stata dichiarata idonea nel Paese ove tali imprese,
o le eventuali imprese che le controllano, hanno sede.
Il D.Lgs, recependo la direttiva comunitaria sul gas naturale 98/30/CE, pone le
basi per la liberalizzazione del mercato italiano del gas.
3.1.8
Legge No.239 del 23 Agosto 2004 (Riordino del Sistema Energetico)
La Legge No.239 del 23 Agosto 2004 “Riordino del Sistema Energetico, nonché
Delega al Governo delle Disposizioni Vigenti in Materia di Energia” è finalizzata
alla riforma ed al complessivo riordino del settore dell’energia.
In particolare la Legge, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione,
adeguatezza e leale collaborazione dallo Stato, dall’Autorità per l’Energia
Elettrica e il Gas, dalle Regioni e dagli Enti Locali, si propone il raggiungimento
degli obiettivi seguenti:
a) garantire sicurezza, flessibilità e continuità degli approvvigionamenti di
energia, in quantità commisurata alle esigenze, diversificando le fonti
energetiche primarie, le zone geografiche di provenienza e le modalità di
trasporto;
b) promuovere il funzionamento unitario dei mercati dell’energia, la non
discriminazione nell’accesso alle fonti energetiche e alle relative modalità
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di fruizione e il riequilibrio territoriale in relazione ai contenuti delle lettere da
c) a l);
c) assicurare l’economicità dell’energia offerta ai clienti finali e le condizioni di
non discriminazione degli operatori nel territorio nazionale, anche al fine di
promuovere la competitività del sistema economico del Paese nel contesto
europeo e internazionale;
d) assicurare lo sviluppo del sistema attraverso una crescente qualificazione
dei servizi e delle imprese e una loro diffusione omogenea sul territorio
nazionale;
e) perseguire il miglioramento della sostenibilità ambientale dell’energia,
anche in termini di uso razionale delle risorse territoriali, di tutela della salute
e di rispetto degli impegni assunti a livello internazionale, in particolare in
termini di emissioni di gas ad effetto serra e di incremento dell’uso delle fonti
energetiche rinnovabili assicurando il ricorso equilibrato a ciascuna di esse;
f)
promuovere la valorizzazione delle importazioni per le finalità di sicurezza
nazionale e di sviluppo della competitività del sistema economico del
Paese;
g) valorizzare le risorse nazionali di idrocarburi, favorendone la prospezione e
l’utilizzo con modalità compatibili con l’ambiente;
h) accrescere l’efficienza negli usi finali dell’energia;
i)
tutelare gli utenti-consumatori, con particolare riferimento alle famiglie che
versano in condizioni economiche disagiate;
j)
favorire e incentivare la ricerca e l’innovazione tecnologica in campo
energetico, anche al fine di promuovere l’utilizzazione pulita di combustibili
fossili;
k) salvaguardare le attività produttive con caratteristiche di prelievo costanti
e alto fattore di utilizzazione dell’energia elettrica, sensibili al costo
dell’energia;
l)
favorire, anche prevedendo opportune incentivazioni, le aggregazioni nel
settore energetico delle imprese partecipate dagli enti locali sia tra di loro
che con le altre imprese che operano nella gestione dei servizi.
Nello specifico riferimento alle attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi,
gli aspetti centrali della presente legge sono in sintesi i seguenti:
-
comma 2, lettera c – le attività di distribuzione di energia elettrica e gas
naturale a rete, di esplorazione, coltivazione, stoccaggio sotterraneo di
idrocarburi, nonché di trasmissione e dispacciamento di energia elettrica
sono attribuite in concessione secondo le disposizioni di legge;
-
comma 3, lettera g – tra gli obiettivi generali di politica energetica del
Paese rientra la valorizzazione delle risorse nazionali di idrocarburi,
favorendone la prospezione e l’utilizzo con modalità compatibili con
l’ambiente;
-
comma 7 lettera n – le determinazioni inerenti la prospezione, ricerca e
coltivazione di idrocarburi per la terraferma, avvengono di intesa con le
regioni interessate;
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-
comma 77 – il permesso di ricerca e la concessione di coltivazione degli
idrocarburi in terraferma costituiscono titolo per la costruzione degli impianti
e delle opere necessari, degli interventi di modifica, delle opere connesse e
delle infrastrutture indispensabili all’esercizio, che sono dichiarati di pubblica
utilità;
-
comma 78 – il permesso e la concessione di cui al comma 77 sono rilasciati
a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano le
amministrazioni statali, regionali e locali interessate, svolto nel rispetto dei
principi di semplificazione e con le modalità di cui alla legge No.241 del 7
Agosto 1990,;
-
comma 79 – la procedura di valutazione di impatto ambientale, ove
richiesta dalle norme vigenti, si conclude entro il termine di tre mesi per le
attività in terraferma e costituisce parte integrante e condizione necessaria
del procedimento autorizzativo. Decorso tale termine, l’amministrazione
competente in materia di valutazione di impatto ambientale si esprime
nell’ambito della conferenza di servizi convocata ai sensi della Legge
No.241 del 7 agosto 1990 "Nuove norme in materia di procedimento
amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi";
-
comma 80 – nel caso di permessi di ricerca (caso in oggetto), l’istruttoria si
conclude entro il termine di sei mesi dalla data di conclusione del
procedimento definito all’Art.4 del Decreto Legislativo No.625 del 25
Novembre 1996, (citato in precedenza al cap. 3.1.4);
-
comma 81 – nel caso di concessioni di coltivazione, l’istruttoria si conclude
entro il termine di sei mesi dalla data di presentazione dello studio di
impatto ambientale alle amministrazioni competenti.
In sintesi è possibile riassumere i principali impatti della legge sulle attività di
esplorazione e produzione di idrocarburi in Italia:
-
si conferma il regime giuridico di concessione per le attività di ricerca ed
estrazione di idrocarburi;
-
tra gli obiettivi di politica energetica del Paese trova posto la valorizzazione
delle risorse nazionali di idrocarburi, favorendone la prospezione e l’utilizzo
con modalità compatibili con l’ambiente;
-
è di fatto confermata la competenza esclusiva dello Stato per le attività
offshore, mentre i compiti e le funzioni amministrative per la terraferma sono
esercitati dallo Stato di intesa con le Regioni;
-
è riconosciuto il diritto di Regioni ed Enti Locali di chiedere o ottenere
accordi con i titolari delle concessioni per l’introduzione di meccanismi di
compensazione ambientale. Resta una limitazione dell’importo massimo di
tali compensazioni con la previsione esplicita che la mancata sottoscrizione
dell’accordo non può essere motivo di sospensione delle attività;
-
è introdotto un nuovo sistema procedurale semplificato per le istanze di
permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi.
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3.1.9
Legge No.62 del 18 Aprile 2005 (Comunitaria 2004)
La legge No.62 del 18 Aprile 2005 “Disposizioni per l’adempimento di Obblighi
Derivanti dal’appartenenza dell’Italia alla Comunità Europea. Legge
Comunitaria 2004”, tramite l’Art.16 (Disposizioni per l’attuazione della Direttiva
2003/55/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 26 Giugno 2003,
Relativa a Norme Comuni per il Mercato Interno del Gas Naturale e che
abroga la Direttiva 98/30/CE) prevede che, al fine di completare il processo di
liberalizzazione del mercato del gas naturale, il Governo è delegato ad
adottare decreti legislativi per dare attuazione alla Direttiva 2003/55/CE del 26
Giugno 2003, relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale e
che abroga la Direttiva 98/30/CE, e per integrare e aggiornare
conseguentemente le disposizioni vigenti concernenti tutte le componenti
rilevanti del sistema del gas naturale, nel rispetto dei seguenti principi e criteri
direttivi:
- accrescere la sicurezza degli approvvigionamenti, promovendo la
realizzazione di nuove infrastrutture di approvvigionamento, trasporto e
stoccaggio di gas naturale in sotterraneo, il potenziamento di quelle
esistenti, anche mediante la semplificazione dei procedimenti autorizzativi e
la diversificazione delle fonti di approvvigionamento;
- stabilire norme affinché il mercato nazionale del gas risulti sempre più
integrato nel mercato interno europeo del gas naturale, promovendo la
formazione di un’offerta concorrenziale e l’adozione di regole comuni per
l’accesso al sistema del gas europeo e garantendo effettive condizioni di
reciprocità nel settore con le imprese degli altri Stati membri dell’Unione
europea, soprattutto se in posizione dominante nei rispettivi mercati
nazionali, anche individuando procedure obiettive e non discriminatorie per
il rilascio di autorizzazioni o concessioni, ove previsto dalle norme vigenti;
- prevedere lo sviluppo delle capacità di stoccaggio di gas naturale in
sotterraneo necessarie per il funzionamento del sistema nazionale del gas, in
relazione allo sviluppo della domanda e all’integrazione dei sistemi europei
del gas naturale, definendo le componenti dello stoccaggio relative alla
prestazione dei servizi essenziali al sistema e quelle funzionali al mercato;
- integrare le disposizioni vigenti in materia di accesso al sistema nazionale del
gas naturale relativamente alle nuove importanti infrastrutture e all’aumento
significativo della capacità di quelle esistenti e alle loro modifiche che
consentano lo sviluppo di nuove fonti di approvvigionamento, per
assicurarne la conformità alla disciplina comunitaria;
- promuovere una effettiva concorrenza, anche rafforzando le misure relative
alla separazione societaria, organizzativa e decisionale tra le imprese
operanti nelle attività di trasporto, distribuzione e stoccaggio e le imprese
operanti nelle attività di produzione, approvvigionamento, misura e
commercializzazione, promovendo la gestione delle reti di trasporto del gas
naturale da parte di imprese indipendenti;
- incentivare le operazioni di aggregazione territoriale delle attività di
distribuzione del gas, a vantaggio della riduzione dei costi di distribuzione, in
base a criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori, prevedendo
meccanismi che tengano conto degli investimenti effettuati e incentivi,
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anche di natura fiscale, per la rivalutazione delle attività delle imprese
concessionarie, anche a favore dell’efficienza complessiva del sistema;
- stabilire misure per lo sviluppo di strumenti multilaterali di scambio di
capacità e di volumi di gas, al fine di accrescere gli scambi e la liquidità del
mercato nazionale, avviando ad operatività, con l’apporto dell’Autorità
per l’Energia Elettrica e il Gas, la borsa nazionale del gas, anche
considerando i risultati della prima esperienza di funzionamento del punto
virtuale di scambio;
- rafforzare le funzioni del MSE in materia di indirizzo e valutazione degli
investimenti in nuove infrastrutture di approvvigionamento affinché gli stessi
siano commisurati alle previsioni di sviluppo della domanda interna di gas
nonché in materia di sicurezza degli approvvigionamenti, prevedendo
strumenti per migliorare la sicurezza del sistema nazionale del gas,
l’economicità delle forniture, anche promovendo le attività di esplorazione
e di sfruttamento di risorse nazionali e la costruzione di nuove
interconnessioni con altri Paesi e mercati.
L’Art.17 (Disposizioni per l’Attuazione della Direttiva 2004/67/CE del Consiglio,
del 26 Aprile 2004, concernente Misure volte a Garantire la Sicurezza
dell’Approvvigionamento di Gas Naturale) prevede che al fine di garantire un
adeguato livello di sicurezza dell’approvvigionamento di gas naturale, il
Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per dare
attuazione alla Direttiva 2004/67/CE del Consiglio, del 26 Aprile 2004,
concernente misure volte a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di
gas naturale, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
- stabilire norme per la sicurezza degli approvvigionamenti trasparenti e non
discriminatorie cui devono conformarsi i soggetti operanti nel sistema
nazionale del gas, specificandone i ruoli e le responsabilità;
- stabilire misure atte ad assicurare un adeguato livello di sicurezza per i clienti
civili nelle eventualità di una parziale interruzione degli approvvigionamenti
o di avversità climatiche o di altri eventi eccezionali, nonché la sicurezza del
sistema elettrico nazionale nelle stesse circostanze;
- stabilire gli obiettivi minimi indicativi in relazione al contributo alla sicurezza
degli approvvigionamenti che deve essere fornito dal sistema nazionale
degli stoccaggi di gas naturale in sotterraneo;
- definire strumenti ed accordi con altri Stati membri per l’utilizzo condiviso,
qualora le condizioni tecniche, geologiche e infrastrutturali lo consentano, di
stoccaggi di gas naturale in sotterraneo tra più Stati.
3.1.10 Legge No.99 del 23 luglio 2009
La legge No.99/09 “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle
imprese, nonché in materia di energia” stabilisce un procedimento unico per il
rilascio dell’autorizzazione alla perforazione del pozzo esplorativo ed in
particolare l’articolo 27 comma 34 prevede: “77. Il permesso di ricerca di
idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, di cui all’articolo 6 della legge 9
gennaio 1991, n. 9, e successive modificazioni, è rilasciato a seguito di un
procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni statali e regionali
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interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalità
di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241. Esso consente lo svolgimento di attività
di prospezione consistente in rilievi geologici, geofisici e geochimici, eseguiti
con qualunque metodo o mezzo, e ogni altra operazione volta al rinvenimento
di giacimenti, escluse le perforazioni dei pozzi esplorativi. Del rilascio del
permesso di ricerca è data comunicazione ai comuni interessati. 78.
L’autorizzazione alla perforazione del pozzo esplorativo, alla costruzione degli
impianti e delle opere necessari, delle opere connesse e delle infrastrutture
indispensabili all’attività di perforazione, che sono dichiarati di pubblica utilità,
è concessa, previa valutazione di impatto ambientale, su istanza del titolare del
permesso di ricerca, da parte dell’ufficio territoriale minerario per gli idrocarburi
e la geotermia competente, a seguito di un procedimento unico, al quale
partecipano la regione e gli enti locali interessati, svolto nel rispetto dei princìpi
di semplificazione e con le modalità di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241”.
3.1.11 Decreto 25 novembre 2008 – finanziamento della misure finalizzate all’attuazione del
protocollo di Kyoto
Il Decreto 25 novembre 2008 disciplina le modalità di erogazione dei
finanziamenti a tasso agevolato ai sensi dell'articolo 1, comma 1110-1115, della
legge No.296 del 27 dicembre 2007, — Fondo Rotativo per il finanziamento
delle misure finalizzate all'attuazione del Protocollo di Kyoto.
All’articolo 5, comma 1 – lettera f ed articolo 11, detto Decreto conferma la
coerenza dell’intervento proposto con gli obiettivi di Kyoto, in quanto prevede
soggetti beneficiari e finanziamenti per la ricerca per l’uso delle rinnovabili e
nel settore delle innovazioni tecnologiche.
Per contribuire al miglioramento della sicurezza dell'approvvigionamento
energetico e alla tutela dell'ambiente attraverso la riduzione delle emissioni di
gas a effetto serra, stabilisce un quadro di misure volte al miglioramento
dell'efficienza degli usi finali dell'energia sotto il profilo costi e benefici. (articolo
1), il decreto No.115/2008 cerca di promuovere la liberalizzazione e lo sviluppo
del mercato dell’energia, nonché il miglioramento dell’efficienza energetica. A
tale proposito, il decreto definisce a chi viene applicato il sistema di incentivi e
agevolazioni. Tra i soggetti ci sono, ad esempio, i fornitori di misure di
miglioramento dell'efficienza energetica, ai distributori di energia, ai gestori dei
sistemi di distribuzione e alle società di vendita di energia al dettaglio (articolo
1). Tra gli strumenti per migliorare l’efficienza energetica e sostenere il mercato
dell’energia ci sono ad esempio i certificati bianchi (articolo 7).
Il progetto in esame, quindi, sostiene indirettamente anche l’attuazione di tali
obiettivi in quanto intende individuare nuovi giacimenti di gas metano da
utilizzare in maniera compatibile con il contesto di riferimento e le criticità
locali.
3.1.12 Altri riferimenti normativi nazionali o comunitari
o Decreto Legislativo 30 maggio 2008, No.115 "Attuazione della direttiva
2006/32/CE relativa all'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi
energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE"
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o Legge 24 dicembre 2007 No.244 (Legge Finanziaria 2008) Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria
2008) e Legge 22 dicembre 2008, No.203 (Finanziaria 2009) che proroga dei
termini
o Direttiva 2006/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile
2006 concernente l'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici
e recante abrogazione della direttiva 93/76/CEE del Consiglio
o DPR No.412/1993 del 26 agosto 1993 Regolamento recante norme per la
progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti
termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in
attuazione dell’Art.4, comma 4, della L. 9 gennaio 1991, No.10 e ss.mm.ii.
3.1.13 Piano Energetico Regionale (PER)
La Regione Lombardia si è dotata nel 2003 (con delibera della giunta regionale
No.12467) di un apposito strumento atto a programmare ed indirizzare la
propria politica energetica, questo strumento è rappresentato dal “PIANO
ENERGETICO REGIONALE (PER).
In sede di premessa il PER cita che: “la disponibilità di energia a condizioni
competitive è stata, storicamente, uno dei fattori principali per l’affermarsi
dell’industria e delle attività produttive lombarde; oggi, i suoi costi penalizzano il
sistema delle imprese e delle famiglie lombarde e rischiano di rappresentare un
freno allo sviluppo, specie nel momento in cui le imprese sono chiamate, più di
quanto non avvenga in altre regioni d’Italia, a confrontarsi con distretti
industriali europei e mondiali nei quali tale approvvigionamento sia disponibile
in quantità ed a condizioni nettamente più favorevoli. L’energia costituisce
pertanto un tema strategico per l’azione di governo della Regione Lombardia;
essa intende svolgere appieno il ruolo riservatole dalla riforma del Titolo V della
Costituzione della Repubblica Italiana che, definendo l’energia quale materia
di legislazione concorrente, offre alle regioni nuove opportunità e maggiori
possibilità d’intervento normativo e regolamentare rispetto al passato”.
Il PEAR, che si allinea per finalità e contenuti al PEN, è il principale strumento
attraverso il quale le Regioni possono programmare ed indirizzare gli interventi,
anche strutturali, in campo energetico nei propri territori e regolare le funzioni
degli Enti locali, armonizzando le decisioni rilevanti che vengono assunte a
livello regionale e locale. Il Piano Energetico Regionale costituisce pertanto il
quadro di riferimento per i soggetti pubblici e privati che assumono iniziative in
campo energetico nel territorio di riferimento.
Esso contiene gli indirizzi, gli obiettivi strategici a lungo, medio e breve termine,
le indicazioni concrete, gli strumenti disponibili, i riferimenti legislativi e normativi,
le opportunità finanziarie, i vincoli, gli obblighi e i diritti per i soggetti economici
operatori di settore, per i grandi consumatori di energia e per l'utenza diffusa.
La programmazione energetica regionale viene attuata anche per "regolare"
ed indirizzare la realizzazione degli interventi determinati principalmente dal
mercato libero dell'energia (DLgs No.79/99 e DLgs No.164/00).
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La Pianificazione energetica si accompagna a quella ambientale per gli effetti
diretti ed indiretti che produzione, trasformazione, trasporto e consumi finali
delle varie fonti tradizionali di energia producono sull'ambiente. Il legame tra
energia e ambiente è indissolubile e le soluzioni possono essere trovate insieme,
nell'ambito dei principio di sostenibilità del sistema energetico. Il Piano può
essere guidato anche da funzioni "obiettivo" tipicamente ambientali, come il
perseguimento degli obiettivi di Kyoto, mediante una serie di misure di natura
energetica e di innovazioni tecnologiche, pur nell'ambito di quanto sopra
evidenziato.
Quale strumento operativo del PER, la Regione Lombardia si è dotato di un
Piano d’Azione per l’Energia (PAE) approvato il 15 giugno 2007 con
deliberazione della Giunta regionale No.VII/4916. Il PAE rappresenta un
documento di programmazione orientato all’individuazione di misure ed azioni
per l’attuazione degli indirizzi ed il raggiungimento degli obiettivi definiti dal PER
e contiene le misure relative al sistema di offerta e di domanda dell'energia.
Per una breve descrizione della situazione energetica regionale riprendiamo,
sintetizzando di seguito, quanto riportato dal PER (appendice 1) e del PAE.
La Regione Lombardia risponde da sola del 20% circa dei consumi nazionali
elettrici complessivi. Il fabbisogno proviene soprattutto dal settore civile-terziario
(44%), dall’industria (28%) e dai trasporti (26%). Secondo gli ultimi dati disponibili
(bilancio energetico regionale aggiornato al 2005), il consumo di gas metano
costituisce il 41% circa del totale dei consumi energetici; questa percentuale è
in costante aumento, soprattutto a causa della progressiva metanizzazione del
parco termoelettrico. Il gas naturale utilizzato viene in massima parte importato
dall’esterno.
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Fig. 1
Bilancio energetico regionale (2005), espresso in Ktep (Fonte: PAE agg.2007 –
Elaborazioni Cestec)
La richiesta di energia elettrica sulla rete lombarda registra valori di crescita
largamente superiore ai valori medi nazionali, tanto che tra il 2000 ed il 2005 ha
fatto segnare un incremento di circa il 6% il quale è stato determinato
sostanzialmente dal maggiore impiego del gas naturale (+21%). Per contro, la
produzione interna risulta fortemente deficitaria, ricorrendo all’importazione
dall’estero e da altre regioni italiane, di un quantitativo di elettricità che, per il
2000, è stato del 38% circa del fabbisogno regionale.
Gli impianti di produzione di energia elettrica installati sul territorio lombardo
hanno raggiunto a fine 2007 una potenza complessiva di 18.091 MW, tra
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impianti idroelettrici (33%) e termoelettrici (67%). Nel periodo 2000-2007 la
potenza installata in Lombardia è cresciuta di oltre il 30%, pari ad un
incremento di circa 4.800 MW (+600 MW solo nell’ultimo anno).
In termini di produzione di energia elettrica lorda, nel 2007 sono stati prodotti
complessivamente circa 55.600 GWh, registrando rispetto all’anno precedente
una perdita di circa 4.700 GWh. Se l’andamento della produzione idroelettrica
oscilla attorno a valori prossimi ai 10.000 GWh, significativo appare invece il
dato relativo agli impianti termoelettrici che, nonostante l’incremento della
potenza complessiva disponibile, registra nel corso del 2007 una riduzione
importante (-7%). In ogni caso, il contributo alla produzione elettrica
complessiva regionale degli impianti idroelettrici diminuisce, raggiungendo nel
2007 una quota pari al 16% e pari al 20% rispetto alla sola produzione
termoelettrica.
Con l’avvio del processo di liberalizzazione del settore elettrico, tramite i decreti
di liberalizzazione dei mercati del gas (164/2000) e dell’energia elettrica
(79/1999), il parco centrali lombardo ha vissuto una profonda ristrutturazione,
contraddistinta da importanti progetti di repowering e revamping di impianti
esistenti e da progetti di nuove centrali a ciclo combinato. Di pari passo con
l’installazione diffusa di nuovi gruppi turbogas è cresciuto il rendimento medio
di conversione del sistema termoelettrico regionale che si pone attualmente su
livelli molto elevati. La Lombardia, oggi, dispone quindi di un parco centrali che
si distingue nel panorama italiano per la sua elevata efficienza: da un punto di
vista strettamente energetico, il rendimento elettrico è migliorato di quasi il 10%,
passando tra il 2000 e il 2005 da poco più del 40% a circa il 52%. Sotto il profilo
ambientale, le emissioni di CO2 a parità di produzione elettrica sono diminuite,
nello stesso periodo, di oltre il 27%.
Fig. 2
Andamento della produzione lorda di energia a di richiesta elettrica in Lombardia
(Fonte: PAE agg.2007 – TERNA, 2008)
Scopo della politica energetica della Lombardia, coerentemente con quanto
previsto dal Programma Regionale di Sviluppo della VII legislatura e dai
Documenti di Programmazione Economica e Finanziaria, è lo sviluppo
sostenibile del sistema energetico regionale, volto a minimizzare i costi
dell’energia prodotta ed i relativi impatti sull’ambiente, puntando in tal modo a
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rimodellare domanda e offerta di energia. In tale ambito il PER si articola nei
seguenti obiettivi strategici:
o ridurre il costo dell’energia per contenere i costi per le famiglie e per
migliorare la competitività del sistema delle imprese;
o ridurre le emissioni climalteranti ed inquinanti, nel rispetto delle peculiarità
dell’ambiente e del territorio;
o promuovere la crescita competitiva dell’industria delle nuove tecnologie
energetiche;
o prestare attenzione agli aspetti sociali e di tutela della salute dei cittadini
collegati alle politiche energetiche, quali gli aspetti occupazionali, la tutela
dei consumatori più deboli ed il miglioramento dell’informazione, in
particolare sulla sostenibilità degli insediamenti e sulle compensazioni
ambientali previste.
Per raggiungere gli obiettivi strategici così formulati occorre agire in modo
coordinato su diverse linee di intervento:
o ridurre la dipendenza energetica della Regione, incrementando la
produzione di energia elettrica e di calore con la costruzione di nuovi
impianti ad alta efficienza;
o ristrutturare gli impianti esistenti elevandone l’efficienza ai nuovi standard
consentiti dalle migliori tecnologie;
o migliorare e diversificare le interconnessioni con le reti energetiche nazionali
ed internazionali in modo da garantire certezza di approvvigionamenti;
o promuovere l’aumento della produzione energetica a livello regionale
tenendo conto della salvaguardia della salute della cittadinanza;
o riorganizzare il sistema energetico lombardo nel rispetto delle caratteristiche
ambientali e territoriali e coerentemente con un quadro programmatorio
complessivo;
o ridurre i consumi specifici di energia migliorando l’efficienza energetica e
promuovendo interventi per l’uso razionale dell’energia;
o promuovere l’impiego e la diffusione capillare sul territorio delle fonti
energetiche rinnovabili, potenziando al tempo stesso l’industria legata alle
fonti rinnovabili stesse;
o promuovere lo sviluppo del sistema energetico lombardo in congruità con
gli strumenti urbanistici.
La promozione di ricerche per lo sfruttamento di idrocarburi non rientra in prima
linea negli obiettivi del PER, ciò malgrado si riconosce l’importanza che il gas
naturale riveste quale vettore energetico principale per la Regione (altre il 40%
in continuo aumento). In questo senso, l’incremento della produzione interna
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mediante estrazione permetterebbe di ridurre la dipendenza attuale dal
mercato esterno ed incrementare di riflesso l’autonomia energetica regionale.
In questo contesto il progetto di ricerca “Cartabbia” si inserisce nella politica
energetica regionale in quanto in grado di offrire un incremento della
produzione interna, con riduzione della dipendenza da forniture esterne,
associato alla possibilità di integrare nel progetto iniziative volte all’innovazione
tecnologica ed riduzione degli impatti ambientali.
3.1.14 Legge Regionale No.26 del 12 dicembre 2003
La Legge Regionale No.26 del 12 dicembre 2003 "Disciplina dei servizi locali di
interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di
energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche", sottolinea l’interesse a
promuovere e sostenere l’innovazione tecnologica per la tutela del territorio,
del sottosuolo, per il risparmio e l’efficienza energetica, al fine di raggiungere
uno sviluppo sostenibile della regione (Artt. 25 e 30).
Nella fattispecie l’articolo 25 evidenzia:
1. Con il presente titolo, di riordino della legislazione regionale in materia di
energia, la Regione si prefigge, in armonia con la politica energetica dello
Stato e dell’Unione europea, di garantire lo sviluppo del sistema energetico nel
rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini e, in particolare di:
a) contribuire alla creazione e diffusione di una cultura dell’uso razionale
dell’energia volto al contenimento dei fabbisogni energetici e delle
emissioni ed a minimizzare i costi e i relativi impatti;
b) attivare provvedimenti concreti finalizzati a conseguire la riduzione delle
emissioni climalteranti come previsto dal protocollo di Kyoto;
c) garantire la sicurezza dell’approvvigionamento per tutti gli utenti;
d) contribuire allo sviluppo ed alla realizzazione delle infrastrutture per il
trasporto dell’energia, …;
e) garantire che la produzione, l’interconnessione, la distribuzione e la vendita
dell’energia elettrica e del gas naturale avvengano secondo criteri di
economicità, efficienza ed efficacia e nel rispetto degli standard qualitativi
e dei principi per l’erogazione dei servizi di cui al titolo I;
f) tutelare i soggetti socialmente ed economicamente svantaggiati o residenti
in zone territorialmente svantaggiate e di vigilare, per il tramite del Garante
dei servizi e attraverso l’Osservatorio risorse e servizi.
2. La Regione , per il raggiungimento degli obiettivi di cui al comma 1,
promuove e sviluppa azioni in forma coordinata con lo Stato, gli enti locali e le
autonomie funzionali, volte a:
a) favorire e incentivare forme di risparmio energetico, sviluppo della
cogenerazione e del teleriscaldamento e aumento della produzione di energia
da fonti rinnovabili (FER), di cui alla direttiva del Parlamento europeo e del
Consiglio 27 settembre 2001 (2001/77/CE), anche al fine di ridurre la
dipendenza energetica della Regione;
La legge, con l’articolo 30, stabilisce che:
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1. La pianificazione energetica regionale è costituita dall’atto di indirizzi,
approvato dal Consiglio regionale su proposta della Giunta regionale, e dal
Programma energetico ambientale regionale (PEAR), approvato dalla Giunta
regionale e con il quale sono raggiunti gli obiettivi individuati nell’atto di indirizzi.
La Giunta regionale, con il PEAR, determina:
a) i fabbisogni energetici regionali e le linee di azione, anche con riferimento:
1) alla riduzione delle emissioni di gas responsabili di variazioni climatiche,
derivanti da processi di carattere energetico;
2) allo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili e assimilate;
3) al contenimento dei
residenziale e terziario;
consumi
energetici
nei
settori
produttivo,
4) al miglioramento dell’efficienza nei diversi segmenti della filiera
energetica;
b) le linee d’azione per promuovere la compiuta liberalizzazione del mercato e
il contenimento e la riduzione dei costi dell’energia.
3.1.15 Conformità dell’istanza di ricerca con la normativa energetica
La normativa di settore sopraccitata, permette di comprendere l’attinenza del
progetto in esame con le politiche e le strategie europee, nazionali e regionali
in materia di risparmio energetico, uso razionale e promozione delle risorse
energetiche rinnovabili. Direttamente ed indirettamente, la ricerca di nuovi siti
per l’estrazione di idrocarburi permette di attuare le politiche nazionali, ovvero
gli obiettivi generali e specifici nel settore energetico, in quanto permette di
elaborare uno strumento utile per individuare ed incrementare la disponibilità
reale di materia prima. Il progetto di ricerca, inoltre, è in linea con l’attuazione
degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, ovvero con la normativa europea e
nazionale.
La realizzazione del progetto di ricerca di idrocarburi nel permesso di Cartabbia
si indirizza infatti verso i seguenti ambiti di sviluppo:
-
individuare nuovi giacimenti di gas metano da utilizzare in maniera
compatibile con il contesto di riferimento e le criticità locali
-
favorire l’utilizzazione di una fonte di energia presente sul territorio da parte
di operatori pubblici e privati, riducendo al contempo la dipendenza
energetica dal mercato esterno;
-
promuovere lo sviluppo economico con minori impatti sull’ambiente,
poiché la possibilità di utilizzare gas naturale (il meno inquinante tra i
combustibili fossili) implica un contenimento delle emissioni;
-
promuovere lo sviluppo di nuove tecnologie – di estrazione, distribuzione e
sfruttamento – in campo energetico.
Nell’ottica di garantire il risparmio energetico e la salvaguardia ambientale,
sfruttando al meglio le risorse a disposizione e promovendo l’utilizzo del gas
naturale, il progetto di sviluppo e coltivazione in esame soddisfa anche i
requisiti reperibili all’interno della Legge No.9 del 9 Gennaio 1991. L’impatto
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delle direttive UE e dei successivi decreti legislativi attuativi delle direttive sul
mercato italiano può sintetizzarsi essenzialmente negli aspetti di seguito
brevemente descritti.
Le nuove norme sul gas definiscono la creazione di un mercato competitivo
per il gas naturale come condizione essenziale per il completamento del
mercato unico dell’energia. Un’effettiva liberalizzazione del mercato del gas
naturale attraverso l’aumento del numero degli operatori concorrenti porta i
seguenti vantaggi:
-
miglioramento nella qualità del servizio;
-
miglioramento nella efficienza interna;
-
maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas
naturale;
-
diminuzione dei prezzi del combustibile e conseguente diminuzione del
costo dell’energia elettrica con evidenti benefici per i consumatori finali
di gas e di energia elettrica.
Il processo di graduale apertura dei mercati del gas e di incremento del livello
di
competitività
renderà
più
trasparente
e
non
discriminatorio
l’approvvigionamento, il trasporto, la distribuzione e la vendita di gas naturale
con evidenti aspetti positivi per i consumatori finali e per la realizzazione di
un’effettiva concorrenza nel settore elettrico. Questi aspetti sono
assolutamente in coerenza con la realizzazione del progetto di ricerca oggetto
del presente studio.
La realizzazione del progetto di ricerca potrebbe inoltre contribuire alla
realizzazione di un sistema di approvvigionamenti in grado di garantire le risorse
in rete senza discontinuità, in funzione della domanda. Pertanto, il progetto in
esame è conforme con quanto espresso all’interno della Legge No.239/2004 e
risulta in linea con i principi e le linee di sviluppo del settore definiti dal governo
e espressi nell’ambito della Legge Comunitaria 2004 (Legge 62/2005).
Le più attuali normative in vigore, come pure i programmi energetici nazionale
(PEN) e regionale (PER), pongono particolare accento sulla “compatibilità
ambientale” delle nuove strutture di approvvigionamento, produzione,
stoccaggio e distribuzione dell’energia. In questo senso il progetto di ricerca si
prefigge di approfondire con particolare sensibilità i possibili impatti ambientali,
naturalistici e paesistici ad esso associati, individuando con sufficiente anticipo
ed in collaborazione con i servizi regionali preposti, le necessarie misure
mitigative, protettive e/o sostitutive.
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3.2
BASI LEGALI RELATIVE AL TERRITORIO
3.2.1
Normativa di riferimento in materia di governo del territorio
La normativa di riferimento è costituita dalla legislazione principale in materia di
governo del territorio, sia europea che nazionale e regionale:
o Direttiva europea 79/409/CEE “Uccelli”;
o Direttiva europea 92/43/CEE “Habitat”;
o Decreto-legge No.3267 del 30 dicembre 1923,;
o Decreto Legislativo No.152 del
ambientale”;
3 aprile 2006 No.152 “Norme in materia
o Decreto Legislativo No.4 del 16 gennaio 2008 “Ulteriori disposizioni correttive
e integrative del Decreto Legislativo 13 aprile 2006 No.152 Norme in materia
ambientale”;
o Decreto Legislativo No.42 del 22 gennaio 2004 “Codice dei beni culturali e
del paesaggio, ai sensi dell’Art.10 della legge 6 luglio 2002, No.137”;
o Legge regionale No.12 del 11 marzo 2005, per il governo del territorio.
(comprese le successive modifiche introdotte dalle l.r. 20/2005, 6/2006,
12/2006, 4/2008, 5/2009);
o Delibera della Giunta Regionale No.8/8515 del 26 Novembre 2008 “Reti
ecologiche: Modalità per l'attuazione della Rete Ecologica Regionale in
raccordo con la programmazione territoriale degli Enti locali”;
o Legge regionale 24/90 istitutiva del Parco Agricolo Sud Milano;
o Legge Regionale No.86 del 30 novembre 1983, Piano generale delle aree
protette
o Regolamento regionale No.6 del 15 febbraio 2010 - Criteri guida per la
redazione dei piani urbani generali dei servizi nel sottosuolo (PUGSS) e criteri
per la mappatura e la georeferenziazione delle infrastrutture (ai sensi della
LR No.26 del 12 dicembre 2003, Art.37, comma 1, lett. a e d, Art.38 e Art.55,
comma 18)
Per quanto riguarda la programmazione territoriale, l’area di progetto è
disciplinata dai seguenti strumenti pianificatori principali:
o Rete natura 2000;
o P.T.R. Piano Territoriale Regionale;
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o P.P.R. Piano Paesaggistico Regionale;
o R.E.R. Rete Ecologica Regionale;
o P.T.C.P. Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale - Como;
o P.T.C.P. Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale – Varese;
o P.T.C. Piano Territoriale di Coordinamento del Parco naturale Campo dei
Fiori;
o P.T.C. Piano Territoriale di Coordinamento del Parco naturale Spina Verde;
o P.T.C. Piano Territoriale di Coordinamento del Parco regionale della Pineta
di Appaiano Gentile e Tradate;
o P.T.C. Piano Territoriale di Coordinamento del Parco Naturale Lombardo
della Valle del Ticino;
o Piani di settore sovracomunali e Piani regolatori comunali.
A questi strumenti territoriali vanno ad aggiungersi le relative normative
specifiche (Leggi e decreti regionali/provinciali) in essi contenuti.
3.2.2
Rete natura 2000
Conformemente alle Direttive 79/409/CEE “Uccelli” e 92/43/CEE “Habitat” nella
Regione Lombardia sono state definite delle Zone di protezione speciale (ZPS) e
siti d’Importanza Comunitaria (SIC) che rientrano nella rete di siti protetti
d’importanza comunitaria, denominata Rete Natura 2000.
L’area di progetto è interessata da otto aree SIC e tre aree ZPS (riportate nella
planimetria contenuta nella tavola 01 “carta dei vincoli” in allegato):
TIPO
CODICE
NOME
SIC
IT2020007
Pineta pedemontana di Appiano Gentile
SIC
IT2010006
Lago di Biandronno
SIC
IT2010022
Alnete del lago di Varese
SIC
IT2010003
Versante nord del Campo dei Fiori
SIC
IT2010007
Palude Brabbia
SIC
IT2010002
Monte Legnone e Chiusarella
SIC
IT2020011
Spina Verde
SIC
IT2010004
Grotte del Campo dei Fiori
ZPS
IT2010501
Lago di Varese
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TIPO
CODICE
NOME
ZPS
IT2010007
Palude Brabbia
ZPS
IT2010401
Parco Regionale Campo dei Fiori
Ad eccezione della ZPS “Lago di Varese” e del SIC “Alnete del lago di Varese”
gli altri siti protetti d’importanza comunitaria coincidono o fanno parte di parchi
regionali o riserve naturali e pertanto si sovrappongono alle loro norme di tutela
rafforzandone di riflesso la valenza e l’importanza nel contesto territoriale
regionale.
3.2.3
Legge regionale No.86/1983 Piano generale delle aree regionali protette
Legge Regionale No.86 del 20 novembre 1983 è la legge che ha posto le
norme per l’istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti
naturali nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale.
3.2.4
Legge Regionale 16 luglio 2007, n. 16 Testo unico delle leggi regionali in materia di
istituzione di parchi
Legge Regionale 16 luglio 2007, n. 16 è la norma che riunisce le disposizioni di
legge regionali in materia di istituzione di parchi regionali e naturali della
Lombardia, tra cui Il parco Lombardo della Valle del Ticino, il Parco Regionale
Spina Verde di Como.
3.2.5
Legge regionale per il governo del territorio No.12/2005
La Legge Regionale No.12 dell’11 marzo 2005 legge per il governo del territorio,
rappresenta la normativa di riferimento per la pianificazione territoriale della
Regione Lombardia, fornendo una sorta di “testo unico” regionale, con
l’unificazione di discipline di settore attinenti all’assetto del territorio,
(urbanistica, edilizia, tutela idrogeologica e antisismica ecc.). In tal modo,
vengono integrate tra loro le leggi di settore e abrogate un cospicuo numero
di quelle precedentemente operative, determinando una significativa
riduzione del numero delle normative in materia.
Come enunciato all’Art.1:
“La presente legge, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 117, terzo
comma, della Costituzione detta le norme di governo del territorio lombardo,
definendo forme e modalità di esercizio delle competenze spettanti alla
Regione e agli enti locali, nel rispetto dei principi fondamentali
dell’ordinamento statale e comunitario, nonché delle peculiarità storiche,
culturali, naturalistiche e paesaggistiche che connotano la Lombardia.
La presente legge si ispira ai criteri di sussidiarietà, adeguatezza,
differenziazione, sostenibilità, partecipazione, collaborazione, flessibilità,
compensazione ed efficienza.
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La Regione provvede:
a) alla definizione di indirizzi di pianificazione atti a garantire processi di sviluppo
sostenibili (tramite il PTR);
b) alla verifica di compatibilità dei piani territoriali di coordinamento provinciali
e dei piani di governo del territorio di cui alla presente legge con la
pianificazione territoriale regionale;
c) alla diffusione della cultura della sostenibilità ambientale con il sostegno agli
enti locali e a quelli preposti alla ricerca e alla formazione per l’introduzione di
forme di contabilità delle risorse;
d) all’attività di pianificazione territoriale regionale.
La Regione, in collaborazione con le province e gli altri enti locali, promuove,
attraverso gli strumenti di pianificazione previsti dalla presente legge, il
recupero e la riqualificazione delle aree degradate o dismesse, che possono
compromettere la sostenibilità e la compatibilità urbanistica, la tutela
dell’ambiente e gli aspetti socioeconomici”.
Questa legge ha pertanto lo scopo di sostenere, regolamentare e coordinare i
diversi strumenti di pianificazione territoriale su scala regionale (PTR, PPR),
provinciale (PTCP) e specifici (PTC, Piani di settore, ecc.) articolati di seguito.
La legge introduce, inoltre, a supporto dell’attività di programmazione/
pianificazione: il Sistema Informativo Territoriale, al fine di disporre di elementi
conoscitivi per la definizione delle scelte di programmazione, di pianificazione
e per l’attività progettuale; la valutazione ambientale dei piani, al fine di
garantirne la sostenibilità.
3.2.5
Piano Territoriale regionale (PTR)
Il Piano Territoriale Regionale è stato adottato con DCR No. 874 del 30 luglio
2009 e, quindi, approvato in via definitiva dal Consiglio Regionale della
Lombardia con deliberazione No.951 del 19 gennaio 2010. Con la chiusura
dell’iter di approvazione del Piano, formalmente avviato nel dicembre 2005, si
chiude il lungo percorso di stesura del principale strumento di programmazione
delle politiche per la salvaguardia e lo sviluppo del territorio della Lombardia.
Il Consiglio Regionale ha approvato con DCR IX/0276 dell'8 novembre 2011 la
risoluzione che accompagna il Documento Strategico Annuale (DSA) dove
l’aggiornamento del PTR costituisce allegato fondamentale.
L'aggiornamento 2011 al PTR è diventato efficace con la pubblicazione sul
BURL serie ordinaria n. 48 del 1 dicembre 2011.
Il PTR costituisce il quadro di riferimento per la programmazione e la
pianificazione regionale, l’aggiornamento ha comunque anche ricadute sulla
pianificazione locale.
Nel suo insieme il PTR si compone di 7 elaborati principali:
-
allegato 1: Presentazione
-
allegato 2: Documento di Piano
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-
allegato 3: Piano paesaggistico (PPR)
-
allegato 4: Strumenti operativi
-
allegato 5: Sezioni tematiche
-
allegato 6: Valutazione ambientale
-
allegato 7: Dichiarazione di sintesi
Il Documento di Piano è la componente del PTR che contiene gli obiettivi e le
strategie, articolate per temi e sistemi territoriali, per lo sviluppo della
Lombardia. In particolare il Documento di Piano, con riferimento alla
LR.12/2005:
o indica i principali obiettivi di sviluppo socio-economico del territorio
regionale;
o individua gli elementi essenziali e le linee orientative dell’assetto territoriale;
o definisce gli indirizzi per il riassetto del territorio;
o indica puntuali rimandi agli indirizzi e alla disciplina in materia di paesaggio,
cui è dedicata la sezione Piano Paesaggistico;
o costituisce elemento fondamentale quale quadro di riferimento per la
valutazione di compatibilità degli atti di governo del territorio di comuni,
province, comunità montane, enti gestori di parchi regionali, nonché di ogni
altro ente dotato di competenze in materia;
o identifica i principali effetti del PTR in termini di obiettivi prioritari di interesse
regionale e di individuazione dei Piani Territoriali d’Area Regionali.
Questo documento rappresenta pertanto l’elemento di raccordo tra le diverse
sezioni del PTR.
In questo ambito vengono definiti 3 obiettivi principali che si pongono alla
delle politiche territoriali lombarde per il perseguimento dello sviluppo
sostenibile, che concorrono al miglioramento della vita dei cittadini:
o rafforzare la competitività dei territori della Lombardia
o riequilibrare il territorio lombardo
o proteggere e valorizzare le risorse della Regione.
I quali discendono dagli obiettivi di sostenibilità della Comunità Europea:
coesione sociale ed economica, conservazione delle risorse naturali e del
patrimonio culturale, competitività equilibrata dei territori.
Il concetto di competitività dei territori “fa riferimento, più che alla
competizione attraverso le imprese, alla capacità di generare attività
innovative e di trattenerle sul proprio territorio e di attrarne di nuove
dall’esterno, la quale deve avvenire mediante il miglioramento dell’efficienza
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territoriale globalmente (reti infrastrutturali di trasporto e di telecomunicazioni,
assetto insediativo, condizioni ambientali, efficienze dei servizi alle persone e
alle imprese, offerta culturale di qualità)”.
Per quanto concerne le risorse della Regione, si riconosce come: “La
Lombardia sia caratterizzata dalla presenza diffusa, su un territorio
relativamente vasto, di una varietà di risorse: di tipo primario (naturali, capitale
umano, aria, acqua e suolo) e prodotte dalle trasformazioni avvenute nel
corso del tempo (culturali, paesaggistiche, identitarie, della conoscenza e di
impresa).
Tali risorse costituiscono la ricchezza e la forza della Regione e devono
pertanto essere contemporaneamente preservate dallo spreco e da interventi
che ne possano inficiare l’integrità e valorizzate come fattore di sviluppo, sia
singolarmente che come sistema, anche mediante modalità innovative e
azioni di promozione”.
Il Piano Paesaggistico Regionale PPR, pur mantenendo una propria unitarietà
ed identità, rappresenta una sezione specifica del PTR che disciplina le azioni e
gli indirizzi di carattere paesaggistico-territoriale in ossequio alla Convenzione
Europea del Paesaggio (CEP 2000), al codice dei Beni culturali e del
paesaggio (42/2004) e della LR 12/2005.
Il PPR attuale (stato novembre 2010) contiene le indicazioni regionali di tutela
dei paesaggi di Lombardia in merito all’attenzione paesaggistica estesa a
tutto il territorio e all’integrazione delle politiche per il paesaggio negli strumenti
di pianificazione urbanistica e territoriale, ricercando però nuove correlazioni
anche con altre pianificazioni di settore, in particolare con quelle di difesa del
suolo, ambientali e infrastrutturali.
Le nuove misure di indirizzo e prescrittività paesaggistica si sviluppano in stretta
e reciproca relazione con le priorità del PTR al fine di salvaguardare e
valorizzare gli ambiti e i sistemi di maggiore rilevanza regionale. Il PTR contiene
così una serie di elaborati che vanno ad integrare ed aggiornare il Piano
Territoriale Paesistico Regionale approvato nel 2001.
Oltre a definire gli indirizzi per la disciplina paesaggistica generale, il PPR
elenca e caratterizza tutti gli oggetti ed i comparti territoriali sottoposti a
specifica tutela naturalistica e/o paesaggistica (luoghi dell’identità, paesaggi
agrari tradizionali, geositi, parchi naturali, monumenti naturali, ecc.). Il Piano si
compone inoltre di una specifica normativa d’attuazione, che disciplina le
attività e le trasformazioni territoriali in funzione della conservazione e
valorizzazione del paesaggio.
Nello specifico, per l’area di progetto interessata, il PPR segnala la presenza e
disciplina i seguenti oggetti suddivisi secondo il rispettivo repertorio di
appartenenza:
REPERTORI
Luoghi dell’identità
OGGETTO
(96) Castelseprio, Castiglione Olona
e Torba
97
Giardini Estensi a Varese
(98) Sacro Monte e Campo dei Fiori
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NORMATIVA DI RIFERIMENTO
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REPERTORI
Geositi
Siti riconosciuti
dall’UNESCO
Strade panoramiche
Tracciati guida
paesaggistici
Belvedere
Visuali sensibili
Punti di osservazione del
paesaggio lombardo
Riserve naturali
Parchi regionali e naturali
Siti d’interesse
comunitario (SIC)
OGGETTO
99
Vedute del lago di Varese
(Gazzada)
79
Spina Verde di Como
245 Lago di Biandronno
(248) Forre d’Olona
(249) Campo dei Fiori
252 Palude Brabbia
253 Forra della Val Ganna
260 Malnate – Gurone-Bizzozero
261 Marmitte dei Giganti del
Torrente Vallone
(262) Marne del Pizzella – località
Tipo
(264) Ca’ del Frate
5
Sacri Monti di Lombardia
NORMATIVA DI RIFERIMENTO
43
111
113
120
Art.26 PPR
SP19-SP22
SS233 Varesina
SS394DIR del Verbano Orientale
Strada comunale del Campo
dei Fiori
01
Sentiero Italia
02
Sentiero del Giubileo
03
Sentiero europeo E1
13
Via Verde Varesina
32
Balcone Lombardo
33
Ciclopista dei laghi Lombardi
34
Percorso ciclopedonale del
lago di Varese
35
Tracciato della ex-ferrovia della
Valmorea e della Valle Olona
13
Madonna di Tignale
33
Valico di Ponte Chiasso e
vedute panoramiche
dell’autostrada
65
Belvedere della Gazzada
(34) Paesaggio dei rilievi prealpini Varesotto
61
Lago di Biandronno
63
Palude Brabbia
Campo dei Fiori (regionale e
naturale)
Pineta di Appaiano Gentile
(regionale)
Spina Verde di Como (regionale e
naturale)
Valle del Ticino (regionale e naturale)
52
173
177
178
181
186
189
194
Zone di protezione
speciale (ZPS)
64
65
Art. 22 PPR
Art. 23 PPR
Art.26 PPR
Art. 27 comma 2 PPR
Art. 27 comma 3 PPR
Art. 27 comma 4 PPR
DCR 1857 del 19.12.1984
DCR 1855 del 19.12.1984
LR 19.3.1984 n.17 – PTC Parco
LR 16.9.1983 n.76 – PTC Parco
LR 4.3.1993 n.10 – PTC Parco
LR 12.12.2002 n.13 – PTC
Parco
Spina Verde
Alnete del Lago di Varese
Grotte del Campo dei Fiori
Lago di Biandronno
Monte Legnone e Chiusarella
Palude Brabbia
Pineta Pedemontana di
Appaiano Gentile
Versante Nord del Campo dei
Fiori
Lago di Varese
Palude Brabbia
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REPERTORI
OGGETTO
66
Parco Regionale Campo dei
Fiori
NORMATIVA DI RIFERIMENTO
Il PPR si prefigge pure di proteggere e riqualificare la rete idrografica
fondamentale (fiumi e torrenti) tramite indirizzi di tutela ed intervento riassunti
all’Art.20 del proprio quadro normativo. Pur demandando ai PTC di Parchi e
Comuni la competenza di definire e coordinare le specifiche azioni di
intervento, vengono ripresi i principi di tutela definiti dall’Art.142 del D.Lgs.
42/2004 con la definizione di aree di rispetto – fascia di 150m - per i corsi
d’acqua più importanti con caratteristiche prevalentemente naturali e quelli
sottoposti a vincolo paesaggistico.
Parte degli oggetti di tutela sopra elencati vengono riportati graficamente
nella carta dei vincoli (tavola 03) allegata.
3.2.6
Rete Ecologica Regionale (RER)
Rete Ecologica Regionale (DGR VIII/10962 del 30 dicembre 2009,
Approvazione degli elaborati finali, comprensivi del Settore Alpi e Prealpi;
Documento Rete Ecologica Regionale e programmazione territoriale degli enti
locali, approvato con deliberazione di Giunta regionale No.8515 del 26
novembre 2008). Come indicato nel documento regionale, l’individuazione
dei corridoi primari della rete regionale costituirà riferimento in particolare per
la pianificazione provinciale e comunale con l’obiettivo di conseguire:
-
un miglioramento delle condizioni di tutela;
-
un incremento della fattibilità delle azioni di rinaturazione (…);
-
migliori condizioni di coesistenza con attività o azioni antropiche in grado
di generare pressioni critiche sulla rete stessa.
La RER è stata realizzata con i seguenti obiettivi generali:
1) fornire al Piano Territoriale Regionale un quadro delle sensibilità prioritarie
naturalistiche esistenti ed un disegno degli elementi portanti
dell’ecosistema di riferimento per la valutazione di punti di forza e di
debolezza, di opportunità e di minacce presenti sul territorio governato;
2) aiutare il PTR a svolgere una funzione di coordinamento rispetto a piani e
programmi regionali di settore, aiutandoli ad individuare le priorità ed a
fissare target specifici in modo che possano tenere conto delle esigenze di
riequilibrio ecologico;
3) fornire alle autorità regionali impegnate nei processi di VAS, VIA e
Valutazione d’incidenza uno strumento coerente per gli scenari ambientali
di medio periodo da assumere come riferimento per le valutazioni;
4) consolidare e potenziare adeguati livelli di biodiversità vegetazionale e
faunistica, attraverso la tutela e la riqualificazione di biotopi ed aree di
particolare interesse naturalistico;
5) riconoscere le “Aree prioritarie per la biodiversità”;
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6) individuare un insieme di aree (elementi primari e di secondo livello) e
azioni per i programmi di riequilibrio ecosistemico e di ricostruzione
naturalistica, attraverso la realizzazione di nuovi ecosistemi o di corridoi
ecologici funzionali all’efficienza della rete, anche in risposta ad eventuali
impatti e pressioni esterni;
7) fornire uno scenario ecosistemico di riferimento su scala regionale e i
collegamenti funzionali per l’inclusione dell’insieme dei SIC e delle ZPS nella
Rete Natura 2000, il mantenimento delle funzionalità naturalistiche ed
ecologiche del sistema delle Aree Protette regionali e nazionali e
l’individuazione delle direttrici di connettività ecologica verso il territorio
esterno rispetto a queste ultime;
8) prevedere interventi di deframmentazione mediante opere di mitigazione
e compensazione per gli aspetti ecosistemici, e più in generale identificare
gli elementi di attenzione da considerare nelle diverse procedure di
Valutazione Ambientale;
9) riconoscere le reti ecologiche di livello provinciale e locale e fornire
strumenti alle Amministrazioni di competenza per futuri aggiornamenti e
integrazioni.
Per la presente area di istanza, il RER non riconosce corridoi regionali primari ma
unicamente varchi da deframmentare o da tenere.
3.2.7
Piani territoriali di coordinamento provinciale (PTCP)
Con il piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP), le province
definiscono, ai sensi della LR 12/2005, articolo 17 – comma 10, gli obiettivi
generali di interesse provinciale o sovracomunali relativi all’assetto e alla tutela
del proprio territorio.
l PTCP compongono lo strumento di conoscenza, di analisi e di valutazione
dell'assetto del territorio della Provincia e delle risorse in esso presenti,
determinando - in attuazione del vigente ordinamento regionale e nazionale e
nel rispetto del PTR - le linee generali per il recupero, la tutela ed il
potenziamento delle risorse nonché per lo sviluppo sostenibile e per il corretto
assetto del territorio medesimo.
In particolare, il PTCP:
o definisce, avvalendosi degli strumenti di ordine regionale, il quadro
conoscitivo del proprio territorio;
o indica gli obiettivi di sviluppo economico-sociale a scala provinciale
approfondendo i contenuti della programmazione regionale, nonché,
eventualmente, proponendo le modifiche o integrazioni della
programmazione regionale ritenute necessarie;
o indica le diverse destinazioni del territorio provinciale, in relazione alla
prevalente vocazione delle sue parti;
o localizza, le opere pubbliche che comportano rilevanti trasformazioni
territoriali, le maggiori infrastrutture pubbliche e private e le principali linee di
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comunicazione,
definendone
i
criteri
per
l’organizzazione,
dimensionamento, la realizzazione e l’inserimento ambientale
paesaggistico;
il
e
o definisce l’assetto idrogeologico del territorio e le linee di intervento per la
sistemazione idrica, idrogeologica, idraulico-forestale, ecc.;
o definisce gli ambiti di tutela naturalistica e paesaggistica (riprendendo quelli
istituiti dal PPAR) e conferma i parchi e le riserve naturali istituiti;
o definisce le operazioni ed i procedimenti per l'attuazione del PTCP
medesimo.
Per la parte inerente la tutela paesaggistica, il PTCP individua le previsioni atte
a raggiungere gli obiettivi del PTR e del PPR e può inoltre individuare gli ambiti
territoriali in cui risulti opportuna l’istituzione di parchi locali di interesse
sovracomunali.
Relativamente alle aree regionali protette, per le quali la gestione e le funzioni
di natura paesaggistico-ambientale spettano ai competenti enti preposti
secondo specifiche leggi e provvedimenti regionali, il PTCP recepisce gli
strumenti di pianificazione approvati o adottati che costituiscono il sistema
delle aree regionali protette, attenendosi, nei casi di piani di parco adottati,
alle misure di salvaguardia previste in conformità alla legislazione in materia.
Nel caso specifico dell’area in oggetto i relativi PTCP delle province di Varese e
Como riprendono, approfondendone talvolta il quadro normativo, le aree e gli
oggetti protetti contenuti piano paesaggistico regionale.
In particolare il PTCP della Provincia di Varese è stato approvato con Delibera
Provinciale DPV del 11 aprile 2007 No. 27.
Ai sensi della LR No. 12/2005, articolo 15 – comma 1, il PTCP ha valenza
paesaggistica e rappresenta lo strumento di pianificazione territoriale di
maggior dettaglio per l’attuazione degli obeittivi del Piano Territoriale
Parsaggistico Regionale (PTPR), così come stabilito anche dall’articolo 59 della
NTA del PTCP.
Come definito all’articolo 2 delle NTA (commi 4, 5, 6, 7), il piano provinciale
costituisce anche riferimento ed indirizzo per la pianificazione comunale.
Obiettivi
Ai sensi della normativa di Piano (NTA articol 3), il piano ha come obiettivo
generale l’innovazione economica e sociale della Provincia attraverso
politiche che valorizzano la risorse locali, garantiscono l’equilibrio tra sviluppo
della competitività e la sostenibilità. Per realizzare questo obiettivo esso si
propone di:
o promuovere la sinergie tra formazione, ricerca ed imprese;
o valorizzare il ruolo dell’agricoltura varesina;
o sviluppare il turismo ed il marketing territoriale;
o promuovere la qualità urbana e del sistema territoriale
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I contenuti del PTCP di Varese sono articolati secondo le tematiche territoriali
della competitività, mobilità e reti, polarità urbane e insediamenti
sovracomunali, agricoltura, paesaggio, rischio. Per ogni tematica sono stati
elaborati degli indirizzi specifici.
In materia di paesaggio e ambiente il PTCP ha i seguenti scopi principali:
o approfondire la conoscenza del proprio patrimonio culturale, così come
definito dal “Codice dei Beni culturali e paesaggistici” e realizzare un
quadro delle relazioni che intercorrono tra essi;
o tutelare e conservare i beni, i luoghi e i valori individuati per garantire la loro
trasmissione alle generazioni future e nel contempo riqualificare condizioni i
di degrado e abbandono;
o valorizzare le potenzialità turistiche e culturali, promuovere l’identità
culturale, rendere il territorio maggiormente fruibile nel rispetto della
sostenibilità;
o indirizzare e coordinare le azioni locali e settoriali di tutela e valorizzazione
del paesaggio.
Per gli aspetti direttamente correlati alla tutela dei fattori naturali viene posta
particolare attenzione alla costituzione e alla salvaguardia della rete ecologica
provinciale. Essa è l’elemento strutturale del sistema paesistico ambientale del
PTCP ed ha come funzione principale il mantenimento del flusso riproduttivo tra
le popolazioni di tutti gli organismi viventi che abitano il territorio, rallentando i
processi di estinzione locale, l’impoverimento degli ecomosaici e la riduzione
della biodiversità. La rete ecologica provinciale è articolata in:
o elementi fondamentali costituiti da: sorgenti di biodiversità (“core-area”) di
primo e secondo livello, corridoi ecologici, varchi (aventi la funzione di
impedire la chiusura di corridoi ecologici), elementi areali di appoggio alla
rete (“stepping stones”), zone di riqualificazione ambientale e ambiti di
massima naturalità;
o fasce tampone con funzioni di preservazione e salvaguardia della rete
ecologica, suddivise in fasce tampone di primo e secondo livello.
La rete ecologica provinciale si pone principalmente come strumento
d’indirizzo per la pianificazione di livello inferiore. L’ubicazione degli elementi
costituenti della rete e la loro estensione è riportata nella Tavola PAE3 “carta
della rete ecologica” del PTCP a cui si rimanda per maggiori dettagli.
Le aree e gli oggetti soggetti a vincoli definiti sono invece riportate nella tavola
PAE2 “Carta del Sistema Informativo Beni Ambientali” del PTCP.
Va altresì detto che la rete ecologica è volta alla tutela, valorizzazione e
riqualificazione del sistema ecologico-ambientale provinciale, ma non
pregiudica comunque la realizzazione di infrastrutture lineari o puntuali di
rilievo, oppure l’attuazione delle previsioni dei piani di settore della provincia
(articolo 70 NTA).
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Gli indirizzi generali del PTCP per la realizzazione ottimale della rete ecologica
provinciale sono:
-
riequilibrio ecologico di area vasta e locale per creare una
connessione tra unità naturali differenti e non collegate;
-
ridurre il degrado attuale e le pressioni antropiche future,
migliorando le capacità di assorbire gli impatti del sistema
nel suo complesso;
-
migliorare l’ambiente per incrementare la qualità di vita
delle popolazioni residenti e le opportunità di fruizione
presente e futura dell’ambiente;
-
migliorare la qualità paesaggistica del territorio provinciale.
Il PTCP della Provincia di Como è stato approvato con DCP del 02 agosto 2006
No. 59/53993.
Il PTCP costituisce lo strumento per il governo ed il territorio della Provincia di
Como che, ai sensi degli indirizzi e delle linee guida degli strumenti della
pianificazione territoriale regionale, consente di lo sviluppo sostenibile del
territorio e la tutela degli interessi sovracomunalil (NTA, articolo 1, commi 1 e 2).
Con l’entrata in vigore del PTCP, i Piani di Governo del Territorio possono essere
approvati direttamente dai comuni previa verifica, da parte della Provincia,
della compatibilità tra i due strumenti di pianificazione.
Obiettivi
Il piano persegue obiettivi analoghi a quelli del PTCP della vicina Provincia di
Varese: assetto idrogeologico e difesa del suolo; tutela ambientale e
valorizzazione egli ecosistemi; costituzione della rete ecologica provinciale;
sostenibilità dei sistemi insediativi mediante la riduzione del consumo del suolo;
definizione dei centri urbani con rilevanza sovra comunale; assetto delle
infrastrutture della mobilità; consolidamento strategico della Provincia a livello
economico; introduzione della perequazione territoriale; costituzione di un
nuovo modello di “governance” urbana.
La valorizzazione e tutela del paesaggio viene perseguita attraverso:
o la conservazione dei caratteri costitutivi mediante indirizzi di tutela del
paesaggio per la pianificazione comunale e sovracomunale;
o iI miglioramento della qualità paesaggistica ed architettonica degli
interventi di trasformazione;
o la diffusione della consapevolezza dei valori paesistico-ambientali e la loro
fruizione da parte dei cittadini.
Come nel caso della Provincia di Varese, anche la provincia di Como inserisce
nel suo PTCP la rete ecologica come base del sistema paesistico-ambientale
provinciale. Ai sensi del PTCP di Como (articolo 11, comma 4), i comuni
possono precisare meglio la classificazione e l’estensione degli ambiti di rete
ecologica, sempre nel rispetto dei principi generali provinciali e regionali.
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Le tavole di piano del PTCP di Como di riferimento in materia di natura e
ambiente sono la tavola A3 “Le aree protette”, la tavola A4 “La rete
ecologica” e la tavola A9 “I vincoli paesistico ambientali”.
3.2.8
PTC – Parco regionale Campo dei Fiori
Con Legge Regionale del 19 marzo 1984 No. 17 (poi abrogata e sostituita dalla
LR No. 16 del 16 luglio 2007 – Testo Unico delle Leggi regionali in materia di
istituzione di parchi) è stato istituito il Parco Campo dei Fiori.
Il Piano Territoriale del Parco regionale Campo dei Fiori è stato approvato con
Legge regionale No.13 del 9 aprile 1994 con modifiche ed integrazioni
successive, di cui l’ultima approvata con DGR del 11 giugno 2009 No. 8/9598.
Esso ha natura ed effetti di piano territoriale generale ed assume anche i
contenuti di piano territoriale paesistico.
Con Legge Regionale del 14 novembre 2005 No.17, anch’essa abrogata e
sostituita della LR No. 16/2007, è poi stato approvato il Parco Naturale Campo
dei Fiori che, come definito al comma 2 dell’art. 2 della L. 394, rappresentano
aree, all’interno dei parchi regionali, di valore naturalistico ed ambientale che
costituiscono un sistema omogeneo individuato dagli assetti naturali dei luoghi,
dei valori paesaggistici ed artistici e delle tradizioni culturali delle popolazioni
locali.
Obiettivi
Gli obiettivi del PTC del parco sono:
o tutelare la biodiversità ed incrementare le potenzialità ecossistemi che e
paesaggistiche;
o tendere alla conservazione e ricostituzione dell’ambiente;
o realizzare l’integrazione tra uomo e ambiente;
o promuovere e disciplinare la fruizione dell’area;
o creare un sistema di corridoi ecologici tra il parco e le aree naturali esterne.
Nell’area del parco sono vietate le attività e le opere che possono
compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati
con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette a ai rispettivi habitat.
Le previsioni urbanistiche del Piano sono vincolanti e sostituiscono eventuali
previsioni difformi contenute negli strumenti urbanistici comunali .
Nel Piano però vengono previste ed individuate zone riservate alla
pianificazione comunale (Zone ICO) per garantire autonomia all’attività
urbanistica comunale, nel rispetto dei principi del parco.
La zonizzazione del parco prevede diverse aree con caratteristiche, finalità e
indirizzi specifici, in particolare sono riconosciute:
o 3 riserve naturali (Artt. 16,17,18);
o alcuni monumenti naturali (Art. 19);
o zona a parco forestale (Art. 20);
o zona a parco forestale-agricolo (Art. 21);
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o zona a parco attrezzato (Art. 22);
o zona di interesse storico-ambientale (Art. 23);
o zona di valore paesistico (Art. 24);
o zona di recupero ambientale (Art. 25);
o zona di iniziativa comunale orientata (Art. 26).
Le norme contenute nel PTC sono divise per settore e sono volte a disciplinare
e/o tutelare l’attività selvicolturale, la flora spontanea, il paesaggio, l’attività
turistico-ricreativa, la geologia e l’idrogeologia, l’attività estrattiva e la fauna
selvatica.
3.2.9
PTC – Parco regionale Spina verde di Como
Il Parco regionale pina Verde di Como è stato istituito come parco regionale di
cintura metropolitana con la Legge Regionale del 4 marzo 1994 No. 10. Con la
LR No. 32 dell’8 novembre 1996 è stato classificato “parco forestale”.
Il Piano Territoriale di Coordinamento del Parco regionale Spina Verde di Como
è stato approvato con DGR No.8/374 del 20 luglio 2005. Nell’ambito del Parco
regionale, il PTC disciplina le aree comprese nel territorio ed ha valore di Piano
territoriale regionale, urbanistico e paesistico e sostituisce i piani paesisticiterritoriali-urbani di qualsiasi livello.
Il territorio del parco è articolato nei seguenti ambiti territoriali:
o Ambito forestale
o Ambito agricolo
o Ambito edificato
o Ambito ville con parco
o Ambito aree e siti d’interesse storico
o Ambito di interesse archeologico
o Ambito di tutela geologica e idrogeologica
o Ambito di recupero ambientale
o Ambito di attrezzature di uso pubblico e ricettive
Per ogni ambito sono definite finalità e divieti specifici in considerazione delle
diverse caratteristiche e del diverso valore.
Obiettivi
Il Parco ha valenza transfrontaliera nell’ambito dell’area insubrica, comascoticinese. In tale contesto ha lo scopo di favorire la promozione e
l’incentivazione di forme di collaborazione con la Confederezione Elvetica per
la gestione coordinata del territorio del parco e per la promozione turistico
culturale (articolo 1).
Al fine di garantire il perseguimento gli obiettivi di conservazione, recupero e
valorizzazione dei beni naturali e ambientali del territorio nelle aree di parco
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naturale sono vietate le attività e le opere che possono compromettere la
salvaguardia del paesaggio e degli ambienti tutelai, con particolare riguardo
alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat (Art. 23).
Il Piano ha lo scopo di incentivare (Art. 23):
-
La conservazione e riqualificazione del patrimonio forestale e
faunistico;
-
Le opere di conservazione e restauro ambientale del territorio;
-
Il restauro di edifici di particolare valenza storico-culturale;
-
Il recupero di nuclei abitativi rurali;
-
Le opere per il risanamento ed il mantenimento della qualità
dell’acque, dell’aria e del suolo;
-
Le attività culturali nei campi d’interesse del parco
-
La valorizzazione, il recupero e lo sfruttamento ecocompatibile
dei manufatti con valenza storico-culturale del parco;
-
Le attività agrituristiche;
-
Le attività sportive ecocompatibili.
3.2.10 PTC – Parco della Pineta di Appaiano Gentile e Tradate
Il Piano di coordinamento territoriale del Parco della Pineta di Appaiano
Gentile e Tradate è stato istituito ai sensi della Legge Regionale del 16
settembre 1983 No.76 (poi abrogata e sostituita dalla LR No. 16 del 16 luglio
2007 – Testo Unico delle Leggi regionali in materia di istituzione di parchi) ed
approvato con DGR No.7/427 del 7.7.2000. Con DGR del 19luglio 2002 No.
7/9868 è stata poi pubblicata la nuova cartografia informatizzata e con DGR
del 08 febbraio 2006 No. 1878 è stata approvata la Variante.
Con la Legge Regionale del 7 aprile 2008 No. 12, di modifica della Legge
Regionale No. 16 del 16 luglio 2007 viene istituito il Parco Naturale della Pineta
di Appiano e Tradate.
Nel 2009 è stata approvata una variante parziale al PTC (DGR No. 8/10715 del
2.12.09) finalizzata a modificare l’azzonamento di alcune aree comunali per
tutelare maggiormente il territorio agricolo e integrare le norme tecniche di
attuazione del Piano.
Il PTC articola il territorio del parco nelle seguenti zone territoriali:
o zona di tutela agroforestale (Art. 14);
o zona agricola (Art. 15);
o zona di iniziativa comunale orientata (Art. 16);
o zona con presenza di strutture ed infrastrutture sportive o ricreative e di
interesse sociale (Art. 17).
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Gli obiettivi
Per il settore forestale, gli obiettivi principali sono la valorizzazione e
conservazione delle formazioni forestali viene attraverso interventi che
forniscano le migliori condizioni per la rinnovazione naturale(articolo 18).
In tema di tutela delle acque, il piano territoriale di coordinamento individua
fra i suoi obiettivi il miglioramento delle caratteristiche qualitative delle acque
superficiali. Il piano stabilisce che tutti gli scarichi idrici devono avere i requisiti di
qualità compatibili con l'effettivo stato del recettore e con il raggiungimento
degli obiettivi di qualità previsti dal piano regionale di risanamento delle acque
(articolo 21).
Per la tutela della fauna selvatica (articolo 22), invece, il PTC si prefigge
obiettivi di:
- protezione, gestione e controllo della fauna vivente allo stato selvatico;
- conservazione, riqualificazione e ripristino degli ambienti naturali attraverso
misure conformi agli equilibri ecologici e selvicolturali e con interventi mirati al
mantenimento ed all'arricchimento del patrimonio faunistico locale.
Per la tutela della fauna minore (articolo 23), gli obiettivi del piano di settore
sono riqualificare gradualmente gli ambienti idrici e le aree umide per la
conservazione ed il potenziamento della fauna minore autoctona e
regolamentare i prelievi di fauna autoctona in zone di particolare tutela.
Per quanto riguarda la fruizione del parco (articolo 24), nel rispetto delle
esigenze di tutela dell'ambiente naturale, di salvaguardia delle attività agricole
e forestali e di tutela delle proprietà private, il piano ha come obiettivi:
a) recupero delle zone di interesse ambientale alla fruibilità pubblica per
qualificarle sotto l'aspetto della destinazione sociale e culturale e degli altri usi
compatibili da parte del pubblico;
b) riequilibro dei flussi e delle utenze all'interno del territorio del Parco, onde
evitare fenomeni di eccessiva concentrazione o di incontrollata diffusione
incompatibili con la difesa dell'ambiente e con le attività agricole e forestali.
3.2.11 PTC – Parco Lombardo della Valle del Ticino
Con Legge Regionale del l.r. del 9/1/74 n. 2 (poi abrogata e sostituita dalla LR
No. 16 del 16 luglio 2007 – Testo Unico delle Leggi regionali in materia di
istituzione di parchi) è stato istituito il Parco Lombardo della Valle del Ticino. Il
suo Piano territoriale di coordinamento è stato approvato con Legge
Regionale 22 marzo 1980 No. 33; con DGR 2 agosto 2001, No. 7/5983, ratificata
dalla DGR 14 settembre 2001 No. 6090, è stata approvata la variante generale
al PTC del Parco. Con DCR del 27 novembre 2003 No. VII/919 è poi stata
approvata la Disciplina del pino territoriale di coordinamento del Parco
Naturale della Valle del Ticino.
Il Parco Lombardo della Valle del Ticino è orientato alla salvaguardia e
valorizzazione dei territori connessi all’asta fluviale del fiume Ticino. Il Piano
Territoriale di Coordinamento (PTC) tutela le aree comprese nell’ambito di
parco attraverso l’applicazione di un modello di sviluppo ecocompatibile.
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Secondo questo approccio pianificatorio, le aree del Parco sono classificate e
suddivise in tre categorie:
-
Zone di Riserva Integrale ed Orientata (A e B): proteggono i siti
ambientali di maggior pregio; queste coincidono quasi per intero
con l'alveo del fiume e con la sua valle, spesso sino al limite del
terrazzo principale. In queste aree si trovano gli ultimi lembi di
foresta planiziale e vivono comunità animali e vegetali uniche
per numero e complessità biologica.
-
Zone Agricole Forestali (C e G): comprendono le aree situate tra
la valle fluviale ed i centri abitati dove prevalgono le azioni di
tutela del paesaggio e vengono incentivate le attività
compatibili con la tutela ambientale.
-
Zone IC di Iniziativa Comunale: dove prevalgono le regole di
gestione dettate dai PGT comunali, che però devono adeguarsi
ai principi generali dettati dal Parco del Ticino.
L’area d’indagine si trova distante dal corso d’acqua ed è toccata solo nella
sua parte più periferica dall’ambito fluviale del fiume Ticino.
Gli obiettivi
Il PTC indica gli obiettivi atti a tutelare e valorizzare le caratteristiche ambientali,
naturalistiche, agricole e storiche del Parco, adattandole alle attività sociali
compatibili con l’esigenza primaria della conservazione e tutela degli
ecosistemi, del territorio e del paesaggio. In particolare il PTC tutela la diversità
biologica, le acque, il suolo, i boschi e le foreste, il patrimonio faunistico,
l’agricoltura, le emergenze archeologiche, storiche e architettoniche, la
qualità dell’aria, la cultura e le tradizioni popolari, tutti gli elementi che
costituiscono l’ambiente naturale e il paesaggio.
Per il raggiungimento degli obietti citati, il PTC è attuato attraverso i seguenti
strumenti: Piani di settore, Regolamenti, Convenzioni e Accordi di programma.
3.2.12 Piani di settore sovracomunali e Piani regolatori comunali
Per l’attuazione di progetti con incidenze territoriali, inoltre, sono vincolanti gli
strumenti di panificazione territoriale urbanistica locale:
•
Piani Settoriali Sovracomunali (PSS).
•
Piani Regolatori Generali (PRG) Comunali, ai sensi della LR n. 12/2005 e
ss.mm.ii. sostituiti dai PGT (Documento di Piano, Piano dei Servizi e Piano
delle Regole);
I PRG, o meglio i PGT, sono strumenti di governo del territorio definiscono indirizzi
e le strategie per lo sviluppo e le espansioni urbanistiche a scala locale;
individuano zone residenziali, produttive ed artigianali, le aree agricole, gli
ambiti per le infrastrutture ed i servizi, le aree verdi ed i corridoi ecologici,
nonché le fasce di tutela, ma anche gli elementi invarianti del territorio ed i
vincoli.
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Di particolare rilevanza per la presente istanza, si segnala la presenza di diversi
parchi locali di interesse sovracomunale (PLIS) tutelati ai sensi della LR
No.86/1983. Questi parchi interessano ambiti di particolare pregio ambientale e
paesaggistica a scala locale e costituiscono elementi di “ricostruzione
ambientale” del territorio per la salvaguardia delle valenze locali. Sono istituiti
da singoli Comuni nell’ambito della pianificazione comunale o sinergicamente
da più Comuni che tutelano e valorizzano l’ambito/gli ambiti oggetto di piano
e definiscono indirizzi e vincoli specifici allo sviluppo territoriale locale.
I PRG dei Comuni interessati dalle aree di parco segnalano la presenza di zone
di rispetto con specificità e finalità differenti (tutela ambientale, paesaggistica,
storico-culturale archeologica, sanitaria e sicurezza). Questi elementi, seppur
riportati nella carta dei vincoli allegata (tavola 3), non vengono descritti nel
dettaglio nel presente documento. Essi andranno analizzati nello specifico nelle
prossime fasi d’attuazione della presente istanza.
Si segnale che, all’oggi, i parchi riconosciuti che si trovano nell’ambito di analisi
del progetto di ricerca sono:
-
Parco Valle del Lanza (554.40 ha) e il Parco Primo Maggio (3
ha) il cui Ente gestore è il Comune di Malnate (VA)
-
Il Parco Rile Tenore Olona (14 kmq) che interessa i Comuni di:
Gazzada-Schianno, Lozza, Morazzone, Caronno Varesino,
Castiglione Olona, Gornate Olona, Castelseprio e Carnago.
A livello comunale dovranno essere considerati anche gli strumenti urbanistici
specifici settoriali dei comuni interessati dall’intervento e dei comuni limitrofi
influenzati dal progetto di ricerca. In particolare:
-
I Piani di Zonizzazione Acustica dei comuni influenzati dall’intervento;
-
I Piani Urbani Generali dei Servizi nel Sottosuolo (PUGSS), ove e se già
disponibili.
3.2.13 Conformità dell’istanza di ricerca con la normativa territoriale
Riprendendo i contenuti dei diversi strumenti territoriali elencati ai punti
precedenti, saranno considerati prevalentemente gli ambiti pianificatori con
cui c’è la possibilità di interazione fra l’ambiente e l’azione di indagine in
oggetto. Gli elementi identificati sono riportati planimetricamente nella tavola
03 “carta dei vincoli” allegata.
Le fasi operative inerenti l’istanza “Cartabbia” – rilevo sismico e perforazione
pozzo esplorativo – dovranno considerare ed adattarsi alle disposizioni di tutela
prescritte dalle normative di legge vigenti per tutti gli ambienti posti sotto
vincolo di protezione. La tabella (Tab. 1) riportata di seguito mostra un quadro
completo delle aree vincolate e della loro compatibilità con le attività di
ricerca idrocarburi.
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Tab. 1
Sintesi dei vincoli territoriali e compatibilità con l’istanza di ricerca
Normativa di
riferimento
Indagini sismiche
Perforazioni esplorative
Laghi
Art.19
escluse?
escluse
Rete idrografica
Art.20
possibili
escluse nella fascia di tutela di
150m
Geositi
Art.22
possibili
escluse all'interno delle fascie di
rispetto
Siti UNESCO
Art.23
possibili - ev. Con misure per la
riduzione degli impatti sismici
escluse
Rete verde regionale
Art.24
possibili
escluse?
Art.25
possibili - ev. Con misure per la
riduzione degli impatti sismici
escluse
Art.26
possibili
escluse all'interno delle fascie di
rispetto
Art.27
possibili
escluse
Parco regionale Campo dei Fiori
PTC
possibili - nel rispetto delle
normative di parco
escluse
Parco regionale Spina verde di Como
PTC
possibili - nel rispetto delle
normative di parco
escluse
vincolo
Elementi di valenza Regionale
(PTR - PPR)
Centri, Nuclei e Insediamenti storici
Viabilità
storica
paesaggistico
e
d'interesse
Belvedere, visuali sensibili e punti di
osservazione del paesaggio lombardo
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Parco della Pineta
Gentile e Tradate
di
Appaiano
PTC
possibili - nel rispetto delle
normative di parco
escluse
Parco Lombardo della Valle del Ticino
PTC
possibili - nel rispetto delle
normative di parco
escluse
Bellezze d'insieme, immobili ed aree
di notevole interesse pubblico
DLgs 42/04
possibili
possibili
PTCP
possibili - ev. con misure per la
riduzione degli impatti sismici
escluse all'interno delle fascie di
rispetto
LR 86/83
PRG / PSS
Possibili - nel rispetto delle
normative di parco
possibili - nel rispetto delle
normative di parco
PRG
possibili
da verificare secondo i contenuti
specifici di tutela
Elementi di valenza Provinciale
(PTCP Como e Varese)
Elementi
territoriali
di
valenza
provinciale
o
locale:
- ambiti di rilevanza paesistica
- ambiti di rilevanza naturalistica
- centri storici e nuclei di antica
formazione
- insediamenti rurali di interesse
storico e/o di rilevanza paesistica
- elementi storico architettonici
- percorsi di interesse paesistico
- aree a vincolo archeologico
corsi
d’acqua
geositi
- elementi della rete ecologica
primaria
alberi
monumentali
- lanche, stagni e zone umide,
fontanili, ecc.
Elementi di valenza
(sovra-) comunale
Parchi
locali
sovracomunale
Zone di rispetto
di
interesse
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Più specificatamente a livello locale bisognerà pure considerare le disposizioni
ed i vincoli prescritti dai Piani Regolatori (PRG) comunali e dai Piani direttori
sovracomunali. In particolare sarà indispensabile individuare e caratterizzare le
zone di rispetto a PRG, rispettando i relativi vincoli ad esse associati.
3.3
BASI LEGALI RELATIVE ALL’AMBIENTE
3.3.1
Normativa relativa alla VIA
La presente valutazione, riguardante l'istanza di permesso di ricerca
"Cartabbia", è stata redatta conformemente al DL No.152 del 3.4.2006, recante
norme in materia ambientali, ed alle sue successive modificazioni. In
particolare, per quanto concerne le procedure di VIA, si fa riferimento alla:
o DLGS No. 152 del 3.4.2006, aggiornato e modificato dal DLGS No. 4 del
16.01.2008, ulteriori disposizioni correttive ed integrative del DLGS No. 152 del
3.4.2006 recante norme in materia ambientale (integra e modifica la parte
seconda “procedure per la VAS, VIA e IPPC”), ulteriormente aggiornato dal
DLGS No. 128 del 29.06.2010 ulteriori modifiche ed integrazioni del DLGS No.
152 del 3.4.2006 recante norme in materia ambientale.
o Legge Nr.99 del 23 luglio 2009 “Disposizioni per lo sviluppo
l’internazionalizzazione delle imprese nonché in materia di energia.
e
Una procedura di VIA per il progetto in esame si rende necessaria in quanto
l’attività prevista rientra nella tipologia di “attività di ricerca di idrocarburi liquidi
e gassosi in terraferma”, richiamata all’allegato IV (comma 2g) del DLGS No. 4
del 16.01.2008. Tale procedura deve essere condotta secondo le disposizioni
delle leggi regionali (Art.7 comma 4) e secondo quanto definito agli Artt. 19-28.
Conformemente all’Art.6 (comma 7c) ed alla procedura definita all’Art.19 del
suddetto decreto, per il progetto si rende necessario lo svolgimento di una
Verifica di assoggettabilitià che rappresenta lo studio progettuale ed
ambientale preliminare, sulla base del quale le autorità competenti – nel caso
specifico la Regione – valutano la necessità di assoggettamento ad uno Studio
di Impatto Ambientale. L’Art.20 (comma 5 e 6) definisce infatti che:
5. “Se il progetto non ha impatti ambientali significativi o non costituisce
modifica sostanziale, l'autorità compente dispone l'esclusione dalla procedura
di valutazione ambientale e, se del caso, impartisce le necessarie prescrizioni”.
6. “Se il progetto ha possibili impatti significativi o costituisce modifica
sostanziale si applicano le disposizioni degli articoli da 21 a 28 [studio d’impatto
ambientale]”.
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In breve sintesi la modalità di svolgimento della VIA è riassunta all’Art.19
Modalità di svolgimento del DLGS No. 4 del 16.01.2008, come riportato di
seguito:
1. La valutazione d'impatto ambientale comprende, secondo le disposizioni di
cui agli articoli da 20 a 28:
a) lo svolgimento di una verifica di assoggettabilità;
b) la definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale;
c) la presentazione e la pubblicazione del progetto;
d) lo svolgimento di consultazioni;
f) la valutazione dello studio ambientale e degli esiti delle consultazioni;
g) la decisione;
h) l'informazione sulla decisione;
i) il monitoraggio.
Legge Nr.99 del 23 luglio 2009 “Disposizioni per lo sviluppo e
l’internazionalizzazione delle imprese nonché in materia di energia stabilisce
che l’autorizzazione alla perforazione del pozzo esplorativo è concessa previa
valutazione di impatto ambientale.
Il presente documento rappresenta il punto a) “verifica di assoggettabilità” per
il progetto di ricerca in esame, e si inserisce pertanto nella procedura di VIA ai
sensi delle normative nazionali vigenti. La necessità di svolgimento, in fase
successiva , di uno Studio d’Impatto Ambientale verrà definita a seguito degli
esiti della consultazione presso la Regione per l’esame del presente
documento di verifica.
In ogni caso, come sancito dalla Legge Nr.99 del luglio 2009, lo scavo del pozzo
esplorativo è soggetto a procedura di VIA.
Su scala regionale, la Regione Lombardia si è dotata di una propria legge in
materia di valutazione di impatto ambientale, la LR del 2.2.2010 No.5, entrata in
vigore il 19.2.2010 che aggiorna la precedente norma in materia, la LR del
03.09.1999 No. 20. Questa normativa si allinea con quella definita a livello
nazionale ed ha lo scopo di disciplinare le procedure di VIA e di verifica di
assoggettabilità alla VIA relative ai progetti di competenza regionale,
provinciale o comunale.
In ambito di normativa regionale, il progetto in esame rientra nella categoria
dei progetti “sottoposti alla verifica di assoggettabilità a VIA, di cui all’articolo
6”, quale progetto inserito nell’allegato B in quanto “Attività di ricerca di sulla
terraferma delle sostanze minerali”. Viene confermata la Regione quale
autorità competente.
L’Art.6 definisce che la valutazione della Regione in merito all’assoggettabilità
alla VIA viene svolta secondo le modalità stabilite da un apposito regolamento
(attualmente in fase di allestimento) di cui all’articolo 4 della Legge Regionale.
Per la decisione finale l’autorità può inoltre richiedere un parere ad enti
territoriali competenti ed alla Commissione regionale VIA, sempre nel rispetto
dei termini previsti per la conclusione della procedura.
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3.3.2
Procedura di verifica e di approvazione dell’istanza
Per quanto riguarda la procedura di verifica ambientale delle attività di ricerca
idrocarburi, le normative nazionali, ma anche quelle regionali, stabiliscono:
-
Predisposizione e presentazione di un progetto preliminare per una
prima
analisi
finalizzata
alla
verifica
di
assoggettabilità.
Successivamente, sulla base della documentazione presentata, l’ente
competente (la Regione) decide sull’assoggettabilità o meno del
progetto a procedura di VIA;
-
In caso di assoggettamento a VIA, viene attivata la procedura di VIA di
competenza regionale (secondo le disposizioni delle leggi regionali).
Come sopraccitato, in Regione Lombardia le modalità di attuazione e
applicazione delle disposizioni in materia di VIA sono disciplinate dallo specifico
regolamento R. R. 21 novembre 2011 No. 5, definito in attuazione dell’articolo
14, comma 2, della LR 2.2.2010 No. 5, recante norme in materia di valutazione
di impatto ambientale, detta norme di dettaglio sui procedimenti di VIA e di
verifica di assoggettabilità a VIA.
Ai sensi della Legge Regionale in materia di VIA, la procedura di verifica si
avvia su richiesta del proponente di progetto e i termini iniziano a decorrere
con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione dell'avviso
dell'avvenuta trasmissione della necessaria documentazione.
Quando l'intervento proposto ricade o produce effetti, anche indiretti, sui siti di
Rete Natura 2000, l'autorità competente alla valutazione di incidenza, ai sensi
del D.P.R. No. 357/1997, è individuata a seguito degli esiti della procedura di
verifica di assoggettabilità a VIA.
In caso di assoggettamento a VIA del progetto esaminato, si applica l'articolo
4, comma 5 della LR No. 5/2010, ovvero la valutazione di incidenza ambientale
(VIncA) è effettuata dal settore competente per Rete Natura 2000
appartenente all'autorità competente per la VIA e la relazione di VIncA è
ricompresa nello Studio di Impatto Ambientale (SIA).
In caso di non assoggettamento a VIA, invece, l'autorità competente alla
valutazione di incidenza è l'ente gestore dei siti di Rete Natura 2000 ed i
documento prodotto è una relazione di VIncA.
La procedura di verifica di assoggettabilità a VIA è svolta dall'autorità
competente secondo le modalità stabilite con il regolamento di cui all'articolo
4 Norme per il coordinamento e la semplificazione dei procedimenti.
L’art. 3 del R.R. specifica che nel caso di verifica di assoggettabilità a VIA di
competenza regionale il responsabile del procedimento è il dirigente della
struttura regionale competente all’adozione dell’atto, di autorizzazione,
approvazione, parere, nulla osta, assenso, concertazione o intesa. Nei casi in
cui alla Regione non competa l’assunzione di alcuno degli atti di autorizzazione
o anche di approvazione, il responsabile del procedimento di verifica di
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assoggettabilità a VIA di competenza regionale è il dirigente della struttura
regionale competente in materia di VIA.
Gli enti locali hanno autonomia organizzativa per l’avvio della procedura di
verifica di assoggettabilità a VIA.
Come in ambito di procedura VIA, la documentazione necessaria per l’istanza
di verifica di assoggettabilità è depositata presso l’autorità competente e
presso il/i comune/i, la/le provincia/e dove è localizzato il progetto nonché gli
enti sul territorio nei quali possono verificarsi potenziali impatti ambientali. Deve
essere fornita una copia in formato elettronico, per la sua pubblicazione sul sito
web, ed una copia cartacea.
Gli esiti della procedura, ovvero il provvedimento, sono pubblicizzati:
a) da parte dell’autorità competente, sul sito web;
b) con l’invio al proponente del provvedimento emanato;
c) con la pubblicazione di avviso sintetico sul BURL.
Nell’ambito della procedura di verifica di assoggettabilità a VIA, l’autorità
competente può disporre l’indizione di una conferenza di servizi istruttoria
qualora, sulla base dei pareri e delle osservazioni eventualmente pervenuti,
rileva la necessità di esaminare contestualmente i diversi interessi coinvolti.
Anche ai fini della verifica di assoggettabilità, è previsto che gli oneri istruttori
versati non sono ripetibili in caso di ritiro della domanda.
Nel caso in cui in sede di istruttoria della procedura di verifica di VIA vengano
rilevati elementi ostativi al rilascio della approvazione o di una autorizzazione
necessaria per la realizzazione del progetto, per la quale il proponente abbia
già presentato istanza, il procedimento di verifica viene interrotto per ragioni di
economicità dell’azione amministrativa.
L’autorità competente all’autorizzazione o all’approvazione cui l’elemento
ostativo si riferisce procede ai sensi dell’art. 10–bis, L. 7 agosto 1990 n. 241 e
s.m.i., sulla base della proposta di rigetto verbalizzata nella conferenza di
servizi. Il conseguente provvedimento è comunicato ai partecipanti alla
conferenza dei servizi per l’assunzione delle determinazioni di competenza.
Qualora il provvedimento finale di competenza regionale non determini
l’assoggettabilità a VIA, le eventuali prescrizioni riguardanti il monitoraggio
ambientale, espressamente contenute nel provvedimento, comportano
l’obbligo per il proponente di predisporre uno specifico piano di monitoraggio
ambientale che dovrà essere ripreso dal quadro prescrittivo dei successivi atti
di autorizzazione o approvazione.
Entro trenta giorni dall’emanazione del provvedimento finale il proponente
trasmette tale piano ad ARPA Lombardia, la quale concorda i contenuti per
nome e conto della Regione.
Considerato che il presente progetto di ricerca idrocarburi si compone
essenzialmente di due componenti distinte, ossia l’ispezione sismica e la
perforazione di pozzi esplorativi, la decisione riguardante l’approvazione potrà
generare esiti differenziati fra le due componenti stesse.
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3.3.3
Altra normativa di riferimento
Su scala nazionale la normativa di riferimento in materia ambientale è
rappresentata dal Decreto Legislativo No.152 del 3 Aprile 2006 - “Testo unico
dell’Ambiente” e tutte le successive correzioni, modifiche e integrazioni,
compreso il D. Lgs. No.4 del 16 gennaio 2008, nonché il DLGS No. 128 del 29
giugno 2010 correttivo ulteriore al T.U. dell’Ambiente.
Ulteriori riferimenti normativi specifici in materia ambientale vengono riportati di
seguito, suddivisi secondo le diverse matrici ambientali (Rumore, Ecosistemi
flora e fauna, Suolo e sottosuolo, Acque superficiali e sotterranee, Aria,
Paesaggio e Patrimonio storico – artistico e culturale).
Rumore
o Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio No.49 del 25/06/2002
Relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale (la
Direttiva è compresa nell'Allegato B, elenco delle direttive da attuare
mediante D.Lgs., della legge No.306 del 31 ottobre 2003, "Legge
Comunitaria 2003");
o Raccomandazione della Commissione Europea No.613 del 6 agosto 2003
Concernente le linee guida relative ai metodi di calcolo aggiornati per il
rumore dell'attività industriale, degli aeromobili, del traffico veicolare e
ferroviario e i relativi dati di rumorosità;
o Legge 447/1995 Legge quadro sull'inquinamento acustico;
o Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1/3/1991 Limiti massimi di
esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno;
o Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14/11/1997 Determinazione
dei valori limite delle sorgenti sonore;
o Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici;
del
05/12/1997
o Decreto Ministeriale del 16/03/1998 Tecniche di rilevamento e di misurazione
dell'inquinamento acustico;
o Circolare Ministeriale del 06/09/2004 Interpretazione in materia di
inquinamento acustico: criterio differenziale e applicabilità dei valori limite
differenziali;
o Decreto Ministeriale del 01/04/2004 Linee guida per l'utilizzo dei sistemi
innovativi nelle valutazioni di impatto ambientale;
o Decreto del Presidente della Repubblica 142/2004 Disposizioni per il
contenimento e la prevenzione dell'inquinamento acustico derivante dal
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traffico veicolare, a norma dell'articolo 11 della legge No.447 del 26 ottobre
1995.
Ecosistemi, fauna, flora
o Direttiva del Consiglio (79/409/CEE) del 2 aprile 1979 concernente la
conservazione degli uccelli;
o 91/244/CEE e 85/411/CEE, Modifica della Direttiva 79/409/CEE del Consiglio
concernente la conservazione degli uccelli selvatici;
o Direttiva 92/43/CEE del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli
habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche
(Direttiva habitat);
o Legge 431/1985 (Galasso) Conversione in legge con modificazioni del
decreto legge No.312 del 27 giugno 1985, concernente disposizioni urgenti
per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale;
o Legge 394/1991 “Legge quadro sulle aree protette”;
o Decreto del Presidente della Repubblica No.357 del 8 settembre 1997 e
s.m.i. “Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa
alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e
della fauna selvatiche”;
o Decreto Legge 490/1999 Testo unico delle disposizioni legislative in materia
di beni culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1 della legge No.352 del
8 ottobre;
o Decreto Legislativo No.4 del 16 gennaio 2008 “Ulteriori disposizioni correttive
e integrative del Decreto Legislativo No.152 del 13 aprile 2006 Norme in
materia ambientale”;
o Delibera CIPE No.57 del 2 agosto 2002, recante “Strategia d’azione
ambientale per lo Sviluppo Sostenibile in Italia”;
Paesaggio
o Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze il 20 ottobre 2000);
o Legge 431/1985 (Galasso) Conversione in legge con modificazioni del
decreto legge No.312 del 27 giugno 1985, concernente “disposizioni urgenti
per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale” (ora abrogata e
sostituita dal DLgs No. 152/2006);
o Legge 1497/1939 “Protezione delle bellezze naturali”;
o Regio Decreto 1357/1940 “Regolamento di applicazione della Legge
No.1497 del 29 giugno 1939, sulla protezione delle bellezze naturali”;
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ISTANZA DI RICERCA CARTABBIA – STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
o Decreto Legislativo No.42 del 22 gennaio 2004, “Codice dei beni culturali e
del paesaggio, ai sensi dell’Art.10 della legge No.137 del 6 luglio 2002”;
o Decreto Ministeriale 1984 “Dichiarazione di notevole interesse pubblico dei
territori costieri, dei territori con termini ai laghi, dei fiumi dei torrenti, dei corsi
d’acqua, delle montagne, dei ghiacciai, dei circhi glaciali, dei parchi, delle
riserve, dei boschi, delle foreste, delle aree assegnate alle Università agrarie
e delle zone gravate da usi civici”.
Acque
o Direttiva 2000/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 ottobre
2000 Direttiva che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di
acque;
o Legge No.183 del 18 maggio 1989, Norme per il riassetto organizzativo e
funzionale della difesa del suolo;
o Legge No.36 del 5 gennaio 1994, Disposizioni in materia di risorse idriche;
o Decreto Legislativo 152/1999 Disposizioni sulla tutela delle acque
dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il
trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa
alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati
provenienti da fonti agricole, a seguito delle disposizioni correttive ed
integrative di cui al decreto legislativo No.258 del18 agosto 2000.
o Decreto Legislativo No.152 del 3 aprile 2006, “Norme in materia ambientale”
– Parte III
Aria
o Direttiva del Consiglio Europeo 96/61/CE del 24/09/1996, sulla prevenzione e
la riduzione integrate dell'inquinamento;
o Direttiva del Consiglio Europeo 96/62/CE del 27 settembre 1996 “Direttiva del
Consiglio in materia di valutazione e gestione della qualità dell'aria
ambiente”;
o Direttiva del Consiglio Europeo 1999/30/CE del Consiglio del 22 aprile 1999
concernente i valori limite di qualità dell’aria ambiente per il biossido di
zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo;
o Direttiva del Consiglio Europeo 2000/69/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 16 novembre 2000 relativa ai valori limite di qualità dell’aria
ambiente per il benzene ed il monossido di carbonio;
o Direttiva del Consiglio Europeo 2002/3/CE del 12 febbraio 2002 “Direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'ozono nell'aria”;
o Direttiva del Consiglio Europeo 2008/50/CE del 21 maggio 2008 “Relativa
alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa”;
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o Decreto legislativo No.351 del 4 agosto 1999, ”Attuazione della direttiva
96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria
ambiente”;
o Decreto del Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio No.60 del 2 aprile
2002, “Recepimento delle direttive 99/30/CE del Consiglio del 22 aprile 1999
concernente i valori limite di qualità dell’aria ambiente per il biossido di
zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi si azoto, le particelle e il piombo e della
direttiva 2000/69/CE relativa ai valori limite di qualità dell’aria ambiente per
il benzene ed il monossido di carbonio“;
o Decreto ministeriale No.261 del 1 ottobre 2002 “Regolamento recante le
direttive tecniche per la valutazione preliminare della qualità dell'aria
ambiente, i criteri per l'elaborazione del piano e dei programmi di cui agli
articoli 8 e 9 del decreto legislativo No.351 del 4 agosto1999,”;
o Decreto Legislativo No.183 del 21 maggio 2004, “Attuazione della direttiva
2002/3/CE relativa all'ozono nell'aria”;
o “Linee guida per la predisposizione delle reti di monitoraggio della qualità
dell’aria in Italia” redatto da APAT CTN-ACE nel 2004;
o Decreto Legislativo No.152 del 3 aprile 2006, “Norme in materia ambientale”
- Parte V. ;
o Decreto Legislativo No.152 del 3 agosto 2007, "Attuazione della direttiva
2004/107/CE concernente l'arsenico, il cadmio, il mercurio, il nichel e gli
idrocarburi policiclici aromatici nell'aria ambiente".
Rifiuti
o Legge No.70 del 25 gennaio 1994 (testo coordinato), Norme per la
semplificazione degli adempimenti in materia ambientale, sanitaria e di
sicurezza pubblica, nonché per l'attuazione del sistema di ecogestione e di
audit ambientale;
o Decreto Legislativo No.95 del 27 gennaio 1992, Attuazione delle direttive
75/439/CEE e 87/101/CEE relative alla eliminazione degli olii usati;
o Decreto Legislativo No. 503 del 19 novembre 1997
o DM 5 febbraio 1998
o Decreto Ministeriale No.471 del 25 ottobre 1999 Regolamento recante criteri,
procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino
ambientale dei siti inquinati ai sensi dell'Art.17 del D.lgs. No.22/1997;
o Decreto Ministeriale No.1303 del 13 marzo 2003, Criteri di ammissibilità dei
rifiuti in discarica;
o Decreto Ministeriale No.194 del 3 luglio 2003, Regolamento concernente
l'attuazione della direttiva 98/101/CEE della Commissione del 22 dicembre
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1998, che adegua al progresso tecnico la direttiva del Consiglio 91/157/CEE
relativa alle pile ed agli accumulatori contenenti sostanze pericolose;
o Decreto Legislativo 11 maggio 2005 No. 133 di recepimento della direttiva
2000/76.
o Decreto Legislativo No.152 del 3 aprile 2006, “Norme in materia ambientale”
– Parte IV
Patrimonio storico, artistico e culturale
o Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze il 20 ottobre 2000);
o Legge 44/1975 Misure intese alla protezione del patrimonio archeologico,
artistico e storico nazionale;
o Legge 352/1997 Disposizioni sui beni culturali;
o Legge 145/1992 Interventi organici di tutela e valorizzazione ex Legge
1089/1939 Tutela delle cose di interesse artistico o storico;
o Legge 431/1985 (Galasso) Conversione in legge con modificazioni del
decreto legge No.312 del 27 giugno 1985, concernente disposizioni urgenti
per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale;
o Decreto Legge 490/1999 Testo unico delle disposizioni legislative in materia
di beni culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1 della legge No.352 del
8 ottobre;
o Decreto Legislativo 42/2004 Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai
sensi dell'articolo 10 della legge No.137 del 6 luglio 2002.
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3.4
NORMATIVA DI RIFERIMENTO RELATIVA ALLE INDAGINI PETROLIFERE
3.4.1
Attività estrattive e minerarie
o Regio Decreto No.1443 del 29 Luglio 1927, Norme di carattere legislativo per
disciplinare la ricerca e la coltivazione delle miniere nel Regno (G.U. No.194
del 23 Agosto 1927,);
o Decreto del Presidente della Repubblica No.128 del 9 aprile 1959, Norme di
polizia delle miniere e delle cave (G.U. No.87, suppl. ord.del 11 aprile 1959);
o Decreto Legislativo No.624 del 25 novembre 1996, "Attuazione della direttiva
92/91/CEE relativa alla sicurezza e salute dei lavoratori nelle industrie
estrattive per trivellazione e della direttiva 92/104/CEE relativa alla sicurezza
e salute dei lavoratori nelle industrie estrattive a cielo aperto o sotterranee";
o Decreto Legislativo No.625 del 25 novembre 1996, in materia di condizioni di
rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e
coltivazione di idrocarburi;
o Decreto Legislativo No.112 del 31 marzo 1998, "Conferimento di funzioni e
compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione
del capo I della legge No.59 del 15 marzo 1997, ";
o Legge No.613 del 21 luglio 1967, Ricerca e coltivazione degli idrocarburi
liquidi e gassosi nel mare territoriale e nella piattaforma continentale e
modificazioni alla legge No.6 del 11 gennaio 1957, sulla ricerca e
coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi;
o Legge No.443 del 4 giugno 1973 di modifica agli articoli 5 e 6 della legge
No.613 del 21 luglio 1967.
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4
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
4.1
INTRODUZIONE
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
L’istanza di permesso di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi denominata
“CARTABBIA” e presentata dalla MacOil SpA, segue lo schema classico di
indagine applicato nel recente passato in caso di altre istanze simili, basato
inizialmente sull’esame dei dati geofisici esistenti ed in seguito sull’acquisizione
di nuove informazioni attraverso l’esecuzione di una prospezione geofisica
tramite indagini sismiche 2D e 3D.
Nel caso in cui le indagini portassero alla scoperta di condizioni ideali per la
presenza di idrocarburi, si prevede di procedere alla perforazione di uno o due
pozzi esplorativi volti alla conferma della loro presenza. L’ubicazione di questi
pozzi non è attualmente ancora conosciuta e dipende dai risultati della prima
fase di indagine.
Siccome le indagini sul terreno, sia della prima che della seconda fase, saranno
subappaltate ad operatori esterni, il richiedente si impegna a inserire nelle
condizioni di appalto ed a far rispettare le misure di mitigazione riportate in
questo documento.
Il richiedente, per limitare ulteriormente gli impatti dell’acquisizione di nuove
linee sismiche (prospezione geofisica), peraltro già contenuti, si impegna ad
evitare a priori tutte le aree di grande valore e particolarmente delicate, come
del resto già indicato al capitolo 3.2 precedente e riassunto alla Tab. 1. In
particolare si tratta di:
o aree protette (ZPS, SIC)
o riserve e parchi naturali
o ambiti di tutela dei corsi d’acqua
o aree con emergenze geologiche e geomorfologiche
o centri e nuclei storici
o edifici e manufatti storici extraurbani
o infrastrutture manufatti sensibili (sbarramenti fluviali, gasdotti, acquedotti,
pozzi, depositi carburanti, condotte interrate, edifici storici, ecc.).
In altre aree potenzialmente delicate, le attività verranno limitate alle strade ed
agli spiazzi già oggi esistenti. Si tratta in particolare di:
o paesaggi agrari di interesse storico – ambientale
o zone con vincoli idrogeologici
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
o complessi oro – idrografici
o aree di interesse floristico e vegetazionale
o boschi
4.2
INQUADRAMENTO REGIONALE DELL’AREA DI ISTANZA
4.2.1
Ubicazione
L’area in istanza denominata “Cartabbia”, ha un’estensione di 332.6 km2 ed è
stata delimitata nei fogli topografici - mappe IGM 31 e 32 rispettivamente
denominati “Varese” e “Como” alla scala 1:100.000 - da una linea continua
passante per i vertici riportati nella Tab. 2 (coordinate) e nella Fig. 3.
Fig. 3
Il perimetro dell’area d’istanza nel contesto territoriale ristretto [73]
Tab. 2
Coordinate geografiche dei vertici [54]
Vertice o punto
d’intersezione
a
b
c
d
e
f
Longitudine W Monte
Latitudine N
Mario
-3° 45’
45° 52’
Intersezione tra il parallelo 45° 52’ ed il confine Svizzero
Intersezione tra il confine Svizzero ed il parallelo 45° 52’
-3° 23’
45° 52’
-3° 23’
45° 45’
-3° 45’
45° 45’
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
L’area si situa nella Regione Lombardia, e ricade nelle Province di Varese
(212.80 km2) e Como (119.80 km2).
Il territorio di indagine si estende su 32 comuni della Provincia di Como e 41
comuni della Provincia di Varese. L’elenco dei comuni toccati è riportato nella
Tab. 3.
Tab. 3
Elenco dei comuni, suddivisi per provincia di appartenenza
Provincia
Como
Varese
Comuni
Albiolo, Appiano Gentile, Beregazzo con Figliaro, Binago,
Bizzarone, Bulgarograsso, Cagno, Casnate con Bernate,
Cassina
Rizzardi,
Castelnuovo
Bozzente,
Cavallasca,
Cernobbio, Como, Drezzo, Faloppio, Fino Mornasco, Gironico,
Grandate, Luisago, Lurate Caccivio, Maslianico, Montano
Lucino, Olgiate Comasco, Oltrona di San Mamette, Parè,
Rodero, Ronago, San Fermo della Battaglia, Solbiate, UggiateTrevano, Valmorea, Villa Guardia
Arcisate, Azzate, Barasso, Bardello, Biandronno, Bodio
Lomnago, Brunello, Buguggiate, Cantello, Casale Litta,
Casciago, Castiglione Olona, Castronno, Cazzago Brabbia,
Clivio, Cocquio-Trevisago, Comerio, Crosio della Valle, Daverio,
Galliate Lombardo, Gavirate, Gazzada Schianno, Inarzo,
Induno Olona, Lozza, Luvinate, Malnate, Morazzone, Mornago,
Saltrio, Sumirago, Ternate, Varano Borghi, Varese, Vedano
Olona, Venegono Inferiore, Venegono Superiore, Vergiate,
Viggiù, Bisuschio, Caronno Varesino
A contatto con l’istanza di permesso di ricerca in esame, attualmente non si
trovano né permessi di ricerca né concessioni (Fig. 4). Tutte le istanze vigenti si
trovano più a sud. L’istanza di permesso di ricerca più vicina è quella di
Borsano, situata a circa 10 km di distanza.
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Fig. 4
4.2.2
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Carta dei titoli minerari per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi (fonte: UNMIG,
situazione aggiornata al 31 luglio 2010) [54]
Principali caratteristiche e contenuti
L’area vasta
L’istanza in esame si situa al centro di un’area transfrontaliera tra Milano e le
prealpi che comprende la regione dei laghi denominata “Regio Insubrica” (Fig.
5), il cui nome deriva dalla popolazione degli Insubri che un tempo abitava
questi territori.
La morfologia dei quest’area è principalmente montuosa e collinare (centro e
nord), ma è pure presente una zona pianeggiante nella parte meridionale
delle Province di Varese e Como. Tutte le vette alpine di maggior rilievo situate
nella Regio fanno parte del massiccio del Monte Rosa e superano 4000 m di
quota (punto più alto Punta Doufur 4.637 m). Nelle prealpi invece, più vicine
all’area dell’istanza, ci sono numerose vette tra cui il Monte Generoso o
Calvagione (1701 m) situato sul confine italo-svizzero, e il massiccio ubicato tra i
due rami del lago di Como, la cui vetta più alta è costituita dal Monte San
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Primo (1682 m). All’interno dell’area di istanza si trova il Massiccio del Campo
dei Fiori di Varese, la cui vetta principale è la Punta di Mezzo (1227 m).
Più a sud sono presenti solo colline che non superano i 500 m di quota ed in
generale la morfologia si fa più monotona declinando costantemente fino alla
pianura.
Il tratto comune principale del paesaggi insubrico è la presenza dell’acqua
che dai territori montani del nord scende ai grandi laghi di origine glaciale: il
Lago Maggiore, il Lago di Como, il Lago di Lugano (Ceresio) e il Lago d’Orta.
Oltre a questi bacini maggiori, nell’Insubria vi sono una moltitudine di laghi di
dimensioni minori, tre i quali il Lago di Varese, interamente all’interno
dell’istanza in esame, e il Lago di Comabbio che ne lambisce il confine
occidentale.
I fiumi principali sono il Ticino e l’Adda, emissari del Lago Maggiore e
rispettivamente del Lago di Como. Entrambi i fiumi confluiscono più a sud nel
Po, dopo aver attraversato la pianura lombarda. Un ulteriore fiume di una
certa rilevanza nell’area d’istanza è l’Olona che ha origine nelle prealpi
Varesine e confluisce nel Po, dopo aver attraversato Milano.
Fig. 5
Ubicazione dell’area d’indagine (perimetro arancione) nell’area vasta (Regio
Insubrica) (Fonte: Wikipedia)
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
La presenza dei laghi, il clima favorevole la bellezza e varietà del paesaggio,
rendono attrattiva questa zona. La forte crescita e sviluppo delle attività
antropiche, hanno determinato un pesante influsso sul territorio che ha ridotto il
valore naturalistico del paesaggistico originario.
Oltre alla significativa dotazione di risorse paesaggistico-naturali, i tratti
economici caratteristici dell’area sono:
o un tasso elevato di popolazione attiva, occupata prevalentemente nelle
attività manifatturiere;
o un ricco e diversificato mix settoriale;
o la presenza di una diffusa imprenditorialità e di una grande intraprendenza;
o un forte orientamento all’export;
o un elevato tenore di vita.
Nonostante il territorio dell’Insubria sia ricco di boschi, questi risultano
fortemente frammentati e degradati, specialmente nelle zone più densamente
abitate (la densità di popolazione in quest’area risulta tra le più alte d’Italia)
situate nella parte meridionale.
In quest’area, al secondo posto in Italia come superficie occupata, si trova il
tessuto urbano discontinuo. La presenza di numerosi centri abitati causa una
forte frammentazione del territorio e ne abbassa il valore naturalistico.
Le aree agricole presenti sono perlopiù costituite da piccole superfici utilizzate
da un’agricoltura specializzata, mentre l’economia principale è basata
sull’industria.
Nel territorio insubrico la popolazione residente è di circa 2 milioni di persone. I
tre quarti della popolazione dell’area insubrica risiede in Lombardia ed il
restante quarto nel Canton Ticino e nella provincia del Verbano Cusio Ossola.
Le rete stradale principale dell’area e determinata dalla presenza dell’asse
autostradale nord-sud della A9 che percorre tutta la Regio Insubrica e si innesta
sulla A8 che conduce al polo di Milano dal quale passano le diverse arterie
stradali di importanza nazionale che poi si dirigono in tutte le direzioni (Fig. 6):
o verso nord in direzione di Como e del Cantone Ticino (Svizzera);
o verso est per Bergamo e Brescia;
o verso sud-est per Piacenza, Parma e Bologna;
o verso sud per Pavia e Genova;
o verso ovest per Novara;
o verso nord-ovest per il lago Maggiore.
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Fig. 6
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
L’area vasta dell’Emilia-Romagna e i principali assi stradali, in rosa è evidenziato il
perimetro del territorio dell’istanza [72]
Anche la rete ferroviaria da Milano si dirige in tutte le direzioni principali verso i
più importanti centri del nord Italia (Fig. 7). In particolare le principali linee da e
per Milano sono costituite da linee ad alta velocità (AV) / alta capacità (AC)
[71].
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Fig. 7
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
La rete ferroviaria della Lombardia e l’area d’indagine (Fonte: www.rfi.it)
L’alta densità insediativa, l’attività industriale tra le più sviluppate d’Italia e il
fitto reticolo di vie di comunicazione sono le principali cause del degrado
ambientale generale che caratterizza l’area vasta.
Nonostante la situazione di degrado ambientale in cui versa gran parte della
dell’area in cui si trova l’istanza, essa comprende un mosaico di aree protette
(Fig. 8) che talvolta si sovrappongono, costituito da [33]:
o oltre dieci parchi d’interesse regionale;
o oltre 40 parchi locali d’interesse sovracomunale (PLIS);
o una ventina di Siti d’Interesse Comunitario (SIC);
o una decina di Zone di Protezione Speciale (ZPS).
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Fig. 8
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Zone protette nell'area vasta. Legenda: parchi regionali (verde), parchi locali
d’interesse sovracomunale (giallo), zone di protezione speciale (tratteggio orizzontale
arancione), siti d’interesse comunitario (tratteggio diagonale blu), riserve naturali
(rosso) (Fonte: geoportale Lombardia [72], elaborazioni: Dionea)
Le principali aree protette attorno all’istanza si trovano in Lombardia, la prima
Regione in Italia a dotarsi di un sistema organico di aree protette, e sono:
o Il Parco del Ticino, primo parco regionale d'Italia (1974), nato per difendere il
fiume e i numerosi ambienti naturali della Valle del Ticino dalla pressione
dell'industrializzazione e di un'urbanizzazione sempre più invasiva. L'obiettivo
è conciliare le esigenze della protezione ambientale con quelle sociali ed
economiche delle numerose comunità presenti nell'area.
o Il Parco delle Groane (1976) occupa il più continuo ed importante terreno
semi naturale dell'alta pianura lombarda a nord ovest di Milano. Esso è
caratterizzato dal territorio di brughiera con una ricca fauna e flora. Oltre
agli elementi naturali sono presenti notevoli rilevanze storico-artistiche.
o Il Parco Agricolo Sud Milano (1990) si estende a semicerchio lungo il
perimetro sud della Provincia di Milano, attorno alla città. A differenza di
altre aree protette, non prevale l’aspetto naturalistico, ma piuttosto quello
storico culturale, dato che si trova interamente in un’area dominata
dall’agricoltura fin dal medioevo, alle porte di una grande metropoli.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
o I parchi regionali dell’Adda (nord e sud), come altri parchi della regione, si
estendono lungo i più importanti corsi d’acqua ed i relativi territori limitrofi,
meno influenzati dalla presenza umana, dove è ancora possibile ritrovare
degli ambienti seminaturali.
Nonostante la presenza di numerose aree protette a vari livelli, la situazione
ambientale generale risulta parecchio compromessa, specialmente nella
pianura, mentre nella parte montagnosa a nord esistono ancora aree
relativamente naturali. Questa differenza si ritrova anche tra le aree protette
che nella pianura hanno valenza maggiormente storico-culturale mentre nelle
regioni montagnose prevale l’aspetto naturalistico.
L’area d’indagine
L’area d’indagine si trova nella zona collinosa tra il Lago di Como ed il Lago
Maggiore pochi chilometri a sud del Lago di Lugano.
La sua forma é rettangolare ad eccezione del lato nord est che presenta una
rientranza irregolare in corrispondenza del confine meridionale del Cantone
Ticino (Svizzera). Oltre al confine italo-svizzero, i principali punti di riferimento
sono:
o il ramo ovest del Lago di Como e la città stessa che toccano il lato est
dell’area nella parte mediana;
o il lago di Comabbio che sfiora il lato sud ovest del perimetro;
o il crinale del Monte Campo dei Fiori coincide all’incirca con il lato nord del
perimetro;
o a S non ci sono punti di riferimento particolari che caratterizzano questo lato
del perimetro d’istanza.
o La città di Varese é ubicata al centro dell’area d’indagine, leggermente
spostata verso ovest.
Rispetto al centro dell’area d’indagine i principali, la posizione dei principali
centri è la seguente:
o Milano a ca. 45 km verso SE;
o Novara a ca. 45 km verso SO;
o Verbania a ca. 30 km verso ONO;
o Locarno (Svizzera) a ca. 40 km verso NNO;
o Lugano (Svizzera) a ca. 20 km verno NNE;
o Lecco a ca. 40 km verso E;
o Bergamo a ca. 60 km verso ESE.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
L’area d’indagine è iscrivibile in un rettangolo di ca. 30 km (lato E-O) per ca. 15
km (lato S-N) e si trova ad una quota variabile tra 1100 e 250 m.s.l.m.
Nell’area d’indagine è presente una popolazione di quasi mezzo milione di
abitanti 1. Le città di Como e Varese (entrambe con più 80'000 abitanti)
raccolgono un terzo di tutta la popolazione dell’area. Considerando anche i 18
comuni di medie dimensioni con una popolazione tra 5000 e 10'000 abitanti, si
arriva a due terzi del totale. Il restante terzo è costituito dai rimanenti 53 comuni
di piccole dimensioni (<5000 abitanti).
L’area d’indagine può essere descritta come un ambiente collinoso,
caratterizzato da un fitto tessuto di aree edificate (centri abitati e zone
industriali) e aree verdi (boschi e terreni agricoli) in cui le due componenti si
compenetrano e risultano particolarmente frammentate.
Le principali vie di trasporto che si trovano nell’area d’indagine sono:
o l’autostrada A8 Milano-Varese;
o l’autostrada A9 Lainate-Como-Chiasso che si allaccia all’autostrada svizzera
A2, Chiasso-Basilea;
o le strade statali: SS35, SS233, SS394, SS340, SS342, SS344;
o le strade provinciali della Provincia di Como: SP16, SP17, SP18, SP19, SP20,
SP21, SP22, SP23, SP24, SP25, SP27, SP28, SP45, SP ex SS35;
o le strade provinciali della Provincia di Varese: SP1, SP2, SP3, SP9, SP17, SP18,
SP19, SP20, SP36, SP42, SP44, SP46, SP49, SP50, SP51, SP53, SP55, SP57, SP60,
SP65, SP ex SS233, SP ex 341.
Il reticolo secondario e terziario di strade è costituito dai collegamenti fra i
comuni presenti nell’area d’indagine (e nelle zone limitrofe). Nel suo insieme la
rete stradale permette un ottimo accesso a praticamente tutta l’area
d’indagine.
Per ciò che concerne i corsi d’acqua, il principale è il fiume Olona che
attraversa da N a S l’area d’indagine, dividendola in due parti più o meno
uguali. Altri corsi d’acqua di una certa importanza presenti nell’area sono (da
ovest verso est) i torrenti Strona, Arno, Bozzente e Lura.
Circa il 40% della superficie dell’area d’indagine è boscosa, un quarto è invece
edificato (tessuto urbano, zone produttive, impianti di servizi pubblici e privati) e
poco più del 15% è costituita da superfici agricole. Le restanti aree sono
costituite da prati, corpi idrici, aree verdi urbane, reti stradali e ferroviarie,…
La morfologia collinosa, unitamente all’alta densità insediativa hanno condotto
alla formazione di un paesaggio tipico a “macchie di leopardo”, in cui queste
sono costituite dai centri abitati contornati da limitate aree agricole e zone
industriali, il tutto immerso in un tessuto boscoso esteso, ma assai frammentato
(Fig. 9).
Questo valore è ottenuto dalla somma degli abitanti di tutti i comuni interessati, compresi quelli il
cui territorio è solo parzialmente incluso nell’area d’istanza, in realtà il valore effettivo è minore.
1
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Fig. 9
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Il tipico paesaggio dell’area d’indagine (Foto: Dionea SA)
I principali elementi di valore naturalistico presenti nell’area d’indagine sono
costituiti dai boschi e dai corsi d’acqua, i quali formano il sistema delle aree
protette presenti nel perimetro dell’istanza:
Parchi d’interesse regionale:
o Campo dei Fiori;
o Spina Verde di Como;
o Pineta di Appaiano Gentile e Tradate;
o Parco Lombardo della Valle del Ticino.
Parchi locali d’interesse sovraccomunale:
o Parco Valle del Lanza;
o Parco Primo Maggio;
o Parco Rile Tenore Olona.
Riserve naturali
o Palude Brabbia;
o Lago di Biandronno.
Monumenti naturali
o Gonfolite e Forre dell’Olona
Queste aree, o parte di esse, sono incluse nell’elenco europeo dei siti
d’interesse comunitario (SIC) e/o in quello delle zone di protezione speciale
(ZPS). Maggiori dettagli in riferimento alle aree protette si trovano nel capitolo
“Quadro di riferimento ambientale”.
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4.3
GEOLOGIA DELL’AREA DI INSTANZA
4.3.1
Inquadramento geologico
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
L’area di studio si situa nella parte occidentale della catena delle Alpi
Meridionali tra il Lago di Como e il Lago di Varese. La porzione occidentale e
orientale dell’area sono caratterizzate da depositi Liassici rispettivamente
dell’Unità di Morcote e dell’Unità Generoso. Nella parte centro settentrionale
affiorano le rocce sedimentarie del Triassico inferiore depositatesi nel Bacino
del Monte Nudo (verso ovest) e in corrispondenza dell’Alto di Arbostora (più ad
est), che a loro volta furono ricoperte dai carbonati del Retico-Norico
appartenenti alla Dolomia Principale e successivamente dai depositi del
Liassico e del Giurassico medio. La giacitura mostra prevalentemente
un’immersione di 30-50° verso sud facendo sprofondare le sequenze TriassicoGiurassiche sotto i depositi quaternari della pianura di Varese. La parte centroorientale dell’area e la parte sud del Lago di Varese è caratterizzata dai
depositi del Gruppo della Gonfolite Lombarda che delimitano il fronte
strutturale di un importante retroscorrimento a carattere regionale datato
Tortoniano. L’area immediatamente a nord della backthrust è caratterizzata
localmente da una serie di strutture anticlinali come l’Anticlinale di Stabio,
Anticlinale di Clivio e la Struttura di Ternate, aventi un trend perlopiù parallelo al
fronte della Gonfolite e caratterizzati da affioramenti Mesozoici. Queste
strutture sono considerate essere strutture secondarie di falde frontali distorte, in
strutture triangolari di tipo split-apart correlate alla migrazione verso nord della
Gonfolite Lombarda. Il retroscorrimento della Gonfolite Lombarda risulta di
particolare importanza per il raggiungimento della finestra di maturazione ad
olio e gas degli scisti del Triassico Medio tra cui la Zona Limite Bituminosa
(Grenzbitumenzone, Formazione di Besano) e la formazione dei Calcari di
Meride.
La parte occidentale e la parte orientale dell’area di studio si differenziano
molto dal profilo litostratigrafico in particolar modo per quanto riguarda lo
spessore della sequenza sedimentaria sin-rift tra il Norico e il Liassico medio. Nel
caso dell’Alto di Arbostora, ad ovest, la Formazione condensata di Saltrio
documenta la posizione di alto strutturale durante la fase di rifting tra il Retico e
la parte iniziale del Liassico. In particolare La Formazione Moltrasio
(Pliensbachiano inferiore – Barremiano) ha uno spessore medio di 150 metri in
corrispondenza dell’Alto d’Arbostora; la medesima formazione raggiunge
invece spessori tra 3000 e 4000 metri ad est nel Bacino del Monte Generoso.
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Fig. 10
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Stratigrafia dell’alto strutturale di Arbostora nella parte centro-settentrionale dell’area. In
grigio le unità sin-rift. Schumacher, M.E. 1996. Geological interpretation of the seismic
profiles through the Southern Alps (lines S1-S7 and C3-south). In: [5]
Il marker A corrisponde probabilmente al gruppo marnoso della Formazione
Scaglia del Cretacico superiore posizionata tra i calcari della Formazione
Maiolica e i depositi clastici del Flysch Lombardo. La banda di riflessione B è
correlata alle alternanze carbonatico-scistose del Retico. La posizione di questo
marker sismico corrisponde alla base dei carbonati siltosi Liassici della
Formazione di Moltrasio che osservazioni in superficie hanno dimostrato
raggiungere uno spessore di 4000 m. Il marker A segna quindi il tetto della
Formazione Maiolica del Cretacico Inferiore. La Formazione di Moltrasio è molto
riflettente; il dominio sismicamente trasparente immediatamente al disotto del
marker B corrisponde alla Dolomia Principale. Il tetto del basamento autoctono
è contraddistinto dal marker sismico C. Le bande di riflessione corrispondenti al
marker sismico D sono attribuite a sedimenti Mesozoici e (Formazione di Raibl).
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Fig. 11
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Carta geologica delle Alpi Meridionali tra il Lago Maggiore e il Lago di Como basata su
altre mappe pubblicate e dati di Schumacher. In rosso i confini dell’area di studio.
Schumacher, M.E., Schönborn, G., Bernoulli, D. & Laubscher P., 1996. Rifting and collision
in the Southern Alps. In: [5]
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4.3.2
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Evoluzione paleogeografica
Il periodo Triassico
Il Triassico Inferiore fu caratterizzato da una trasgressione marina generalizzata
formatasi gradualmente nel corso dello Scitico, da est ad ovest. L’aumento
dell’attività tettonica alla fine dello Scitico portò ad una diminuzione della
subsidenza e ad una tendenza regressiva. I sedimenti del Triassico Inferiore, che
poggiano sul basamento metamorfico Varisico, comprendono nell’area di
studio i depositi di spessore limitato del Servino che generalmente non
presentano una sequenza completa bensì risultano erose. Alla base i depositi
sedimentari, rappresentanti sedimenti litorali trasgressivi su facies continentali
permiane, sono arenacei e conglomeratici. Nell’area lombarda, questi
sedimenti passano a depositi misti marini-marginali spessi un centinaio di metri
(aumentando fino a 300 metri nell’area del Lago di Como, ad est dell’area
presa in esame) e si suddividono verticalmente in tre unità principali: unità
marnoso-dolomitica basale, d’ambiente da intertidale a subtidale; unità
calcareo-oolitica intermedia, di ambiente subtidale a bassa profondità e alta
energia; unità superiore pelitico, siltoso, calcarea di ambiente neritico, con
fossili marini pelagici tra cui ammoniti. Il limite superiore della formazione
nell’area di studio (come pure in generale nella Lombardia occidentale) è
discontinuo ed erosionale a contatto con la Formazione di Bellano.
Il Triassico medio e in particolare l’Anisico furono caratterizzati da una tendenza
trasgressiva generalizzata dovuta ad un incremento dell’attività tettonica
distensiva che si tradusse nella formazione di estese piattaforme carbonatiche
e scogliere biocostruite grazie alla ripresa delle comunità di piattaforma tra cui
coralli, brachiopodi e bivalvi. Il primo evento di sedimentazione bacinale
avvenne tra Anisico e Ladinico con la deposizione della Zona Limite Bituminosa
detta pure Formazione di Besano.
Durante il Triassico superiore il margine occidentale della Tetide era dominato
da quattro facies sedimentarie distinte: una facies continentale, una facies di
transizione costiera e lagunare (marne, scisti, evaporati), una facies
carbonatica d’acqua bassa e di piattaforma epicontinentale d’ambiente
batiale superiore (spesse successioni di dolomie e calcari) e una facies
pelagica d’acqua profonda (calcari, radiolariti). A partire dal Retico superiore,
a causa del proseguire dei fenomeni di trasgressione, la sedimentazione
all’interno del Bacino Lombardo divenne più uniforme e in un ambiente marino
lagunare aperto si depositarono i carbonati della Formazione Campo dei Fiori.
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Fig. 12
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Schema dei rapporti tra le unità stratigrafiche del Triassico inferiore e medio in
Lombardia. Gli spessori formazionali non sono rispettati. Modificato da Desio, 1973 e
Gaetani et al., 1986
Il periodo Giurassico
Durante il Giurassico Inferiore la Pangea si divise in Laurasia a nord e in
Gondwana a sud. Il trend estensivo già in vigore nel tardo Retico continuò nel
Liassico inferiore. Nelle Alpi Meridionali erano sempre distinguibili gli stessi domini
tettonici già presenti nel Triassico: Canavese-Biellese, Bacino Lombardo e
Piattaforma Veneta. Nel Bacino Lombardo l’estensione fu accomodata da un
numero ridotto di faglie crostali che delimitavano sistemi half-graben. Il Bacino
del Monte Nudo ad ovest era delimitato dalla faglia con immersione verso est
del Lago Maggiore. Più ad est, l’Alto di Arbostora (nella parte centrosettentrionale dell’area di studio) era delimitato dalla Faglia normale di
Lugano, pure avente un’immersione verso est. I sedimenti Triassici del blocco di
muro ad ovest furono sottoposti ad intensi processi tettonici sin sedimentari che
formarono un reticolo di fratture d’iniezione polifasiche (neptunic dikes, Breccia
Macchia Vecchia) all’interno delle rocce carbonatiche della Dolomia
Principale.
La facies dei calcari adiacenti (e di riempimento delle fessure d’iniezione)
suggerisce uno sprofondamento da zone poco profonde (Formazione
Broccatello) a zone marine più profonde (Calcare di Besazio). Lo spostamento
verticale lungo la faglia di Lugano tra il Norico e il Liassico medio si stima
attorno a 7 km. Durante il Liassico la zona di taglio della Linea di Lugano migrò
di alcuni chilometri verso ovest, incorporando nuovi segmenti del blocco di
muro all’interno del Bacino del Monte Generoso. Nel corso dell’Hettangiano,
all’interno del bacino, sopra le piattaforme carbonatiche sprofondate, si
depositarono calcari emipelagici spicolitici, contenenti cioè endoscheletri
calcarei di spugne microscopiche (Formazione Moltrasio, Medolo). Nel Liassico
medio si diffusero facies condensate (Calcari di Besazio). La velocità di
sedimentazione subì nel Pliensbachiano superiore un brusco rallentamento.
All’inizio del Toarciano l’attività tettonica nel Bacino Lombardo, che si trovava
sotto la zona fotica, terminò completamente. Il bacino del Monte Nudo, ad
ovest dell’area Cartabbia, costituì uno dei principali depocentri. Depressioni
locali all’interno del Bacino Lombardo permisero la deposizione di sequenze
pelagiche più estese che registrarono un evento anossico nel Toarciano
inferiore. Nel Giurassico medio e superiore la profondità del bacino aumentò
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
favorendo la sedimentazione di calcari pelagici condensati con noduli di
ferromanganese (Rosso Ammonitico Inferiore) e di più estesi calcari pelagigi
(Rosso Ammonitico Superiore).
Fig. 13
Sezione palinspatica attraverso il margine continentale delle Alpi Meridionali al termine
del Giurassico. Si noti la crosta oceanica Ligure ad ovest e l’intensa segmentazione del
margine che è ricoperto da uno strato (color rosso) di radiolariti (Bacino Lombardo) e di
Ammonitico Rosso (Plateau di Trento). Verso est, sulla Piattaforma del Friuli, si
depositarono calcari di barriera corallina. I sedimenti del Giurassico inferiore e medio
(color verde) ricoprono il rift Permo-Triassico (color porpora, rosa salmone e arancione)
[6].
Il periodo Cretacico
Alla fine del Giurassico e nel corso del Cretacico inferiore, unitamente ad un
drastico cambiamento delle condizioni climatiche e delle correnti oceaniche,
s’assistette ad un aumento considerevole di coccoliti (alghe carbonatiche). La
profondità di compensazione della calcite e aragonite subì un drastico
abbassamento, favorendo così la deposizione pelagica di ampie piattaforme
carbonatiche costituite dai calcari micritici della Formazione Maiolica.
Durante il Cretacico medio-superiore gran parte del margine continentale
continuò a ricevere sedimenti emipelagici (Formazione Scaglia). Durante
questo periodo la placca Adria iniziò a scontrarsi con la placca Europea.
Enormi depositi flyschioidi si accumularono durante il Cenomaniano-Turoniano
all’interno del Bacino Lombardo tra cui il Flysch Lombardo e il suo
corrispondente laterale, il Flysch Insubrico.
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Fig. 14
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Sequenza reologica del Bacino del Po. Le principali fasi tettoniche sono indicate sulla
sinistra; i livelli di scollamento e i confini reologici sono in nero [7].
Il periodo Terziario
Il Terziario inferiore nella Lombardia occidentale è rappresentato in gran parte
da una serie di unità stratigrafiche d’età compresa tra l’Eocene medio e il
Miocene inferiore. La riduzione dell’attività tettonica nel Paleocene è suggerita
da una risedimentazione contenuta di carciruditi all’interno di marne
emipelagiche. La parte superiore della serie sedimentaria, caratterizzata dalle
rocce del Gruppo della Gonfolite, presenta molti affioramenti superficiali,
mentre gli affioramenti della parte inferiore sono assai meno frequenti. Il
passaggio della Formazione Scaglia alle Marne di Gallare è caratterizzato da
una graduale e rapida diminuzione della componente carbonatica in un
intervallo roccioso di 15-30 metri di spessore. Litologicamente la parte superiore
della Formazione Scaglia è formata da calcari marnosi rossastri, passanti verso
le marne rosso-grigiastre della zona di transizione e infine verso le marne siltose
grigio-brunastre dette Marne di Gallare. Questa repentina diminuzione, datata
in tutta la Pianura Padana attorno al Bartoniano inferiore (Eocene medio), è
causata da un aumento dell’apporto terrigeno (siltiti e argille) proveniente
dalle aree Alpine. Questo cambiamento è da ricondurre ad un aumento delle
precipitazioni, a processi d’uplift nelle Alpi Meridionali e ad un periodo
geologico caratterizzato da temperature più rigide.
Durante l’Eocene superiore-Oligocene inferiore vi fu una ripresa dell’attività
vulcanica in relazione ad una fase di tettonica distensiva documentata da
strutture con trend NO attive tra la deposizione della parte alta della
Formazione Scaglia (Eocene medio) e la messa in posto del Gruppo della
Gonfolite. Vasti edifici vulcanici sono stati documentati nel sottosuolo della
Pianura Padana e clasti andesitici sono stati ritrovati nella Formazione di
Ternate dell’Eocene superiore. Nel medesimo arco di tempo il batolite granitico
dell’Adamello intruse le Alpi Meridionali e il batolite Masino-Bregaglia intruse le
Alpi Centrali. L’Eocene superiore fu contraddistinto da due eventi di
sedimentazione clastica a grana grossa. Il primo evento coincide con la
deposizione nell’Eocene superiore della Formazione di Ternate (trivellata dal
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
pozzo Lisanza 1). L’assenza di tettonica compressiva nella parte occidentale
delle Alpi Meridionali porta a credere che l’apporto terrigeno sia dovuto a
tettonica distensiva sia nella zona di catena sia nella Pianura Padana, oppure
da un abbassamento del livello del mare nell’Eocene superiore.
L’Oligocene inferiore fu contraddistinto da condizioni di sedimentazione
emipelagiche ai bordi dell’avanfossa delle Alpi Meridionali e dalla deposizione
delle Marne di Gallare. La presenza di orizzonti conglomeratici caratterizzati da
componenti grossolane siliciclastiche nella regione del Lago di Como indica un
ambiente deposizionale di piana abissale prossimale oppure di canyon marino.
La parte rimanente dell’Oligocene inferiore è rappresentata dalla Formazione
di Chiasso depositatasi in condizioni di scarpata continentale. La
sedimentazione clastica nell’avanfossa Sudalpina dell’Oligocene inferiore fu
probabilmente controllata da episodiche variazioni delle condizioni
climatico/eustatiche contraddistinte da persistente deposizione d’acqua
profonda e dalla periodica messa in posto di turbiditi clastiche.
Il periodo tra Oligocene superiore e Miocene medio fu caratterizzato da una
nuova fase tettonica associata all’accavallamento di thrusts e dal rapido
sollevamento dell’intera sutura Alpina. La massiccia erosione del complesso
orogenico Alpino portò alla deposizione dei sedimenti clastici d’acqua
profonda appartenenti al Gruppo della Gonfolite Lombarda. Nel Miocene
medio-superiore la Gonfolite fu in seguito deformata e inglobata nel fronte
orogenico sepolto delle Alpi Meridionali, dove venne poi ricoperta dalle
evaporiti Messiniane (Miocene superiore) e da depositi clastici continentali.
4.3.3
Profili geologici
L’area oggetto dello studio è stata interessata nel passato da varie linee
sismiche rilevate nel caso di progetti di ricerca sia nazionali che europei. Qui di
seguito sono elencati i principali progetti e le linee sismiche:
o il National Research Project 20 (NRP-20) della Confederazione Svizzera ed in
particolare le linee sismiche S6, S7 e la parte sud della linea S3 sull’Alto di
Lugano/Arbostora e lungo il retroscorrimento della Gonfolite Lombarda
o il progetto italiano Crosta Profonda (CROP), in particolare la linea sismica
CROP 88-1 nel Bacino del Generoso
o la parte meridionale del progetto di ricerca europeo European Geo
Traverse (EGT), in particolare i profili E e H
o il progetto italiano Southern Alps (Italian explosion seismology Group, ESC),
linea a rifrazione SUDALP-77
o numerose linee sismiche rilevate da AGIP/ENI (in minima parte pubblicate)
Il seguente capitolo non vuole dare una descrizione completa di tutti i
rilevamenti sismici e dei profili geologici rilevati e interpretati, bensì viene
presentata unicamente una selezione di profili in grado di dare una visione
d’insieme delle principali strutture presenti nel sottosuolo dell’area di studio.
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Fig. 15
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Mappa con la traccia a riflessione sismica (linee processate) attraverso le Alpi
Meridionali tra il Lago Maggiore e il Lago di Como. Traversa sud: linee S3-7 e CROP 881; Traversa centrale: linea C3. Schumacher, M.E. 1996. Geological interpretation of the
seismic profiles through the Southern Alps (lines S1-S7 and C3-south). In: [5]
NRP-20 – linea sismica S7 – sezione di Lugano
La linea S7 rilevata dal progetto nazionale Svizzero di ricerca numero 20 (NRP20) è lunga 3.5 km e copre l’area tra la rampa a sud dell’Alto di Arbostora e il
backthrust della Gonfolite Lombarda (Molassa Sudalpina) a sud. Nelle seguenti
figure sono presentati i dati sismici non migrati della parte alta del profilo, e
l’interpretazione geologica dei dati migrati. Le bande di riflessione Y e Z
indicano un’anticlinale superficiale tra l’anticlinale di Clivio e l’anticlinale di
Stabio. Queste strutture secondarie fanno parte della zona frontale dei prismi
correlati al retroscorrimento della Gonfolite Lombarda. Il riflettore più profondo
D mostra una migrazione in direzione N-S. I riflettori D e W sono attribuiti a
sedimenti Mesozoici. Visto che il ricoprimento Mesozoico raggiunge la
superficie in località Poncione d’Arzo, i riflettori D non sono una semplice
estensione dei sedimenti d’Arbostora verso sud, e formano il limbo frontale di
una rampa più profonda.
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Fig. 16
Disegno non migrato dei contatti litologici della linea sismica S7 (i principali riflettori
sono evidenziati in grigio) e dati geologici superficiali (da Senn, 1924) nella
continuazione verso nord. La traccia e la fonte del profilo è indicata nella figura
precedente
Fig. 17
Interpretazione geologica della linea sismica S7 con i principali piani di riflessione (in
grigio) in posizione migrata. La traccia e la fonte del profilo è indicata nella figura
precedente
EGT – European Geo Traverse – profili E e H
La catena a falde sovrapposte vergente verso sud, sviluppatasi dal Miocene
sino ad oggigiorno, sprofonda sotto i depositi di bacino Plio-Peistocenici della
Pianura del Po. La catena presenta uno scollamento lungo un thrust intracrostale, chiamato Thrust Sudalpino Principale. Il trasporto tettonico lungo lo
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
sovrascorrimento ha portato alla formazione del plutone dell’Adamello nel
periodo tardo Eocenico, a pieghe pre-Adamello e a strutture Insubriche strikeslip nell’Oligocene-Miocene. Il movimento è quantificabile in 12-15 km nella
crosta Austro-Alpina e 8-10 km nei sedimenti Triassico-Eocenici.
Fig. 18
Traccia dei profili sismici rilevati nel corso del progetto European Geo Traverse (EGT) [8].
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Fig. 19
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Profilo E, G e H del progetto European Geo Traverse (EGT). Legenda: linee tratteggiate =
faglie; linee oblique = pre-Triassico; aree nere = Dolomia Principale del Triassico
superiore; aree grigie = Oligocene sino ai depositi d’avanfossa del Pliocene inferiore;
T1, T2, T3 = Triassico inferiore e medio; T4 = Triassico medio Raibl; T6A = Calcare del
Norico; T7 = Calcare scistoso del Retico; JL, JD, JM = Giurassico; CI = Cretacico
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inferiore, inclusi Maiolica o Biancone; CS = Cretacico superiore, inclusa Scaglia; TE =
Eocene, inclusa Scaglia; TO-TM = Da Oligocene a Miocene; TP = Pliocene [8].
Le immagini precedenti mostrano i profili E, G e H del progetto di ricerca
European Geo Traverse (EGT). Nella parte sopra crostale del Thrust Sudalpino
Principale (MSAT) sono visibili pieghe sviluppatesi in stretta relazione con sistemi
di faglie. I margini del MSAT mostrano imbricazioni nella porzione GiurassicoEocenica e sono coinvolti in una zona triangolare con strutture macroscopiche
anticlinali. Variazioni delle condizioni stratigrafiche portano a differenti forme
delle rampe e dei piani intermedi. In Lombardia normalmente è presente una
rampa all’interno dei competenti carbonati del Triassico inferiore e medio,
salvo che nell’area di Lugano, dove gli strati sedimentari della parte alta del
Triassico medio ricoprono direttamente il basamento attraverso una faglia
normale subparallela d’età pre-Adamello. La Dolomia Principale
regionalmente mostra un trend di assottigliamento verso ovest e presenta un
sistema di rampe più ridotto in Lombardia che nel Friuli. In alcuni profili la
Dolomia Principale interseca con un basso angolo la MSAT. I depositi del
Bacino Giurassico del Monte Generoso presentano inoltre alcune faglie
principali a carattere regionale.
4.3.4
Il retroscorrimento della Gonfolite Lombarda
La Molassa Nord-Alpina e la Molassa Sudalpina sono considerate prodotti di
disgregazione derivati dall’orogenesi, dall’uplift e dalla successiva erosione
Alpina medio- tardo-Terziaria. Le molasse nord-Alpine sono perlopiù costituite
da conglomerati subaerei o deltizi e, verso nord, da depositi di piana
alluvionale oppure d’ambiente marino poco profondo. I conglomerati e le
arenarie della Molassa Sudalpina si depositarono invece essenzialmente lungo i
bordi e le scarpate di profondi bacini sedimentari.
La costruzione nel 1984-1987 del tunnel ferroviario di Monteolimpino tra Ponte
Chiasso e Grandate permise di indagare il contatto altamente tettonizzato tra
la sezione Mesozoica e la Formazione di Chiasso, nonché la discontinuità
strutturale tra la Formazione di Chiasso e il Gruppo della Gonfolite Lombarda.
La successione Mesozoica comprende i depositi Giurassico-Cretacici del
Bacino del Generoso costituiti dalla parte superiore dei calcari della
Formazione di Montrasio. I sedimenti del Giurassico medio sono costituiti da
marne rosso-verdastre altamente deformate dello spessore di 10-12 metri. La
Formazione di Sogno mostra un contatto tettonico con la Maiolica Lombarda
che a sua volta è separata dalla Formazione di Chiasso da una discontinuità
caratterizzata dalle marne della Formazione Scaglia Variegata ridotte a
frammenti decimetrici molto deformati.
Le formazioni clastiche Oligo-Mioceniche dei contrafforti Lombardi si
suddividono nella Formazione di Chiasso, alla base, e dal Gruppo della
Gonfolite Lombarda, separati tra di loro da una discontinuità regionale di
origine marina caratterizzata da uno hiatus sedimentario che localmente
raggiunge 7 milioni d’anni. La Formazione di Chiasso è composta da argille e
silttones turbiditici grigi finemente laminati. La superiore Formazione di Como ha
origine da sedimentazione rapida all’interno di un sistema di canyon marini. Il
contatto tettonico tra la sequenza Mesozoica e la Formazione di Chiasso è ben
esposto nel tunnel Monteolimpino e mostra un orientamento di 120° con un
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
immersione di 60° verso SO. I calcari e le marne della sequenza Mesozoica sono
molto tettonizzate con fratture cementate da calcite fribrosa. La Formazione di
Chiasso sotto il contatto presenta pure numerose fratture subparrallele rispetto
alla stratificazione della roccia che, al contrario, sono prive di calcite. Gli assi
della deformazione mostrano un accorciamento NNE-SSO e un regime
compressivo con una faglia regionale inversa avente il blocco di tetto della
zona di taglio a sud sovrapposto sul blocco di muro a nord.
Il thrust osservato al Monteolimpino non è un fenomeno locale bensì fa parte di
un thrust regionale vergente verso nord, il retroscorrimento della Gonfolite
Lombarda, che separa la Formazione di Chiasso e la Gonfolite dalla
sottostante successione Mesozoico-Terziaria. Poco più a sud di Stabio la
continuazione di questa struttura è suggerita dalla presenza di affioramenti
Liassici della Struttura di Stabio e della Gonfolite Lombarda poco più a sud. Il
contatto presenta una forma curva ed è obliquo rispetto alla giacitura dei
sedimenti Mesozoici a est (orientamento NO-SE) e a ovest (orientamento ENEOSO) di Mendrisio. Il Gruppo della Gonfolite Lombarda e il suo contatto basale
non sembrano essere interessati dalla Linea di Lugano. Questo fatto indica
come la riattivazione Alpina della Linea di Lugano sia più vecchia del thrust
della Gonfolite Lombarda. Il thrust precede i Conglomerati Messiniani di
Pontegana e risale al Burdigaliano oppure potrebbe in alternativa fare parte
del sistema a thrust del Miocene superiore (Tortoniano) documentato nel
sottosuolo della Pianura del Po.
I processi deformativi nel segmento occidentale delle Alpi Meridionali possono
essere riassunti nel seguente modo: nel Cretacico superiore-Eocene il sistema a
thrust Orobico ebbe inizio nella parte settentrionale delle Alpi Bergamasche. In
profondità questo sistema coinvolse chiaramente il basamento cristallino e i
sedimenti Mesozoici. Nell’Oligocene superiore-Miocene inferiore movimenti
trascorrenti lungo la Linea Insubrica separarono il sistema Orobico dalle sue
parti interne; l’area metamorfica Alpina del Lepontino e la parte nord delle Alpi
Meridionali vennero in contatto.
Nel corso del Miocene il fronte deformativo migrò verso sud. La fase più tardiva
alloctona (retroscorrimento della Gonfolite Lombarda) nel Mendrisiotto e
Varesotto risale probabilmente al Tortoniano, quando ebbero origine le coltri di
scollamento della Catena di Milano. Il retroscorrimento non cessò nel tardo
Miocene ma fu riattivato durante il Pliocene producendo un significativo uplift
del fronte della Gonfolite.
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Fig. 20
4.3.5
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Carta geologica schematica dell’area del Monteolimpino (da Bernoulli 1964 e Longo
1968) e sezione generalizzata del tunnel Monteolimpino 2 (da Gelati et al. 1988) [9].
Litostratigrafia
Le rocce Triassiche
Affioramenti e profondità della sequenza sedimentaria nell’area di studio – Le
rocce triassiche della parte settentrionale dell’area di studio si suddividono in
due livelli tettonici distinti corrispondenti alla Falda Orobica Superiore e alla
Falda Orobica Inferiore. L’analisi dei profili sismici S7 e S6 del progetto di ricerca
NRP20 (Swiss National Research Program 20) ha permesso di meglio evidenziare
le strutture del sottosuolo. I depositi triassici della falda superiore giacciono
nell’area del confine svizzero del Gaggiolo ad una profondità stimata di 1500
metri, mentre la base del livello più profondo della falda inferiore giace ad una
profondità di 3200. Nella parte meridionale dell’area, in corrispondenza del
pozzo esplorativo Lisanza 1, le sequenze Triassiche sono più profonde. L’analisi
dei dati di pozzo unitamente ai dati stratigrafici indicano una profondità del
Triassico compresa tra 5100 e 5750 metri.
Formazione del Pizzella – La Formazione del Pizzella è costituita da marne grigie
fogliettate, marne bituminose nerastre, talora con resti di pesci e crostacei
intercalate a strati maggiormente carbonatici di spessore da centimetrico a
decimetrico. L'unità costituisce un orizzonte spesso poche decine di metri (30
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metri a Villafortuna-Trecate), di solito caratterizzato per la maggiore erodibilità
rispetto alle unità sottostanti e soprastanti, assai più competenti.
Dolomia Principale – Nella regione delle Alpi Meridionali, all'inizio del Norico, si
verificò una fase marina con la formazione di un vasto mare epicontinentale
poco profondo e caldo. All’interno di questo bacino sedimentarono facies
carbonatiche d’acqua bassa (Dolomia Principale) e facies evaporitiche di
transizione. La Dolomia Principale presenta uno spessore di circa 400 metri. Il
modesto spessore di questa formazione e localmente la completa assenza di
sedimenti risalenti al Retico fa presupporre ad una parziale emersione dell’area
durante questo periodo. Questa formazione del Norico inferiore-medio giace in
paraconformità sulla serie calcarea di bacino di intra-piattaforma del Calcare
di Meride e solo localmente si osservano intercalazioni di arenarie continentali
del Carnico. Nell’area di studio e negli affioramenti nella Lombardia
occidentale la Dolomia Principale mantiene condizioni di piattaforma
peritidale a lieve subsidenza. Essa è costituita da dolomie, calcari dolomitici
massicci di colore vario, grigio scuro sino a chiaro, a tratti color nocciola, con
banchi che superano il metro di spessore. In linea generale la formazione
rappresenta una sequenza di tipo shallowing upward formata da facies
subtidali sino a peritidali costituite da dolomia a grana fine depositatasi in sottili
strati. La parte inferiore della formazione è costituita da sedimenti subtidali,
mentre verso l’alto cicli peritidali separati da sottili livelli verdognoli di dolomia
argillosa sono viepiù frequenti. I livelli superiori testimoniano quindi condizioni di
deposizione in bacini euxinici a circolazione ristretta e scarsamente ossigenati.
Dati geochimici e petrografici indicano una dolomitizzazione prestiva.
Formazione Campo dei Fiori – La Formazione Campo dei Fiori è una sequenza
sedimentaria di piattaforma carbonatica che si depositò nel corso del Retico
inferiore quando i principali bacini sedimentari, in particolar modo ad est
dell’area di studio (Bacino del Monte Generoso) vennero colmati e la maggior
parte degli alti strutturali furono sommersi e ricoperti dalle facies marnosoargillose delle Argilliti di Riva di Solto e dalle sequenze calcareo-marnose dei
Calcari di Zu. Le regioni del Varesotto e del Luganese furono caratterizzate da
banchi carbonatici tra cui la Dolomia Campo dei Fiori. La formazione è
composta da depositi marini lagunari e di basso fondali con apporti minori
periodici di scisti. L’unità inferiore è dolomitizzata, mentre quella superiore è
calcarea. La tessitura dolomitica a grana grossa mostra una porosità
intercristallina e subordinatamente una porosità secondaria da dissoluzione di
componenti grossolane (vuggy porosity). L’emersione prolungata della parte
superiore della Formazione Campo dei Fiori, testimoniata da uno spesso
paleosuolo rossastro e da un’importante diagenesi meteorica, ha fortemente
interessato i sedimenti inferiori.
Le rocce Giurassiche
Affioramenti e profondità della sequenza sedimentaria nell’area di studio – Le
rocce risalenti al Giurassico affiorano lungo il lato settentrionale dell’area di
studio, ad ovest nella regione del Monte Campo dei Fiori, nella parte Centrale
vicino al confine Svizzero del Gaggiolo e ad est nell’Unità del Monte Generoso.
L’affioramento nei pressi del valico svizzero del Gaggiolo è dovuto ad una
complessa struttura anticlinale fagliata chiamata Anticlinale di Stabio formatasi
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
in relazione al retroscorrimento della Gonfolite Lombarda. L’interpretazione
geologica dei profili sismici S7 e S6 del progetto NRP-20 ha permesso di meglio
capire le complesse strutture nei pressi del pozzo esplorativo Brenno 1. Il
sottosuolo è caratterizzato dalla presenza di due falde tettoniche sovrapposte
formate da sequenze sedimentarie mesozoico-terziarie posizionate sul
basamento metamorfico Varisico, la Falda Orobica Inferiore e la Falda Orobica
Superiore. Le rocce Giurassiche compaiono nel sottosuolo in due livelli distinti
all’interno delle due falde: il livello più superficiale affiora nella regione di Stabio
(Svizzera) e s’immerge verso sud sotto il backthrust della Gonfolite Lombarda
sino ad una profondità massima di 1000 metri (base della sequenza Giurassica);
la base del livello più profondo, appartenente alla Falda Orobica Inferiore,
giace ad una profondità di circa 2000 metri.
Dolomia a Conchodon – La Dolomia Conchodon giace sull’unità superiore
calcarea della Formazione Monte dei Fiori; il contatto è spesso di natura
erosiva a causa dell’esposizione subaerea della formazione sottostante
durante il Retico superiore. La formazione carbonatica presenta facies
deposizionali che cambiano da tidale alla base sino a lagunare aperta a tetto.
La Dolomia a Conchodon, che presenta modesti spessori dell’ordine d’alcune
decine-centinaia di metri, è formata da dolomie calcaree di colore grigionocciola a tessitura grossolana e stratificazione indistinta. La piattaforma
carbonatica si è sviluppata durante parte dell’Hettangiano come
documentato in altre situazioni di alto strutturale nel Bacino Lombardo dove lo
sprofondamento avvenne in una fase tardiva rispetto alle aree ad alta
subsidenza. La formazione fu sottoposta ad una dolomitizzazione pervasiva che
distrusse le strutture della roccia e che formò una porosità intercristallina
secondaria da dissoluzione (vuggy e moldic porosity). L’alta variabilità del
sistema poroso è una caratteristica tipica della Dolomia a Conchodon ed è
causata dalla dolomitizzazione ad alta profondità dei carbonati, da intensi
processi diagenetici e da varie fasi di ricristallizzazione e dissoluzione.
Formazione di Saltrio – La Formazione di Saltrio, di color giallino, grigio e rosato,
ha uno spessore contenuto nell’ordine massimo d’alcune decine di metri e da
un ridotto areale d’affioramento, in sostanza limitato al settore settentrionale
della Val Ceresio. La roccia è costituita da un’arenaria bioclastica calcarea
altamente cementata (biocalcareniti) a grana omogenea fine (inferiore al
millimetro), localmente con livelli più grossolani di brecciole millimetriche. La
cementazione ha ridotto drasticamente la porosità originaria della roccia. La
facies di deposizione riconduce ad un ambiente di basso fondale marino.
Formazione Moltrasio (Gruppo Medolo) – La Formazione Moltrasio del Liassico
medio (Hettangiano – Sinemuriano) rappresenta una successione carbonatica
emipelagica a granulometria variabile, tendenzialmente più fine a tetto
depositatasi sin tettonicamente rispetto ai fenomeni di “rift” che
accompagnarono l’apertura della Tetide. Durante il Giurassico inferiore il
Bacino Lombardo fu interessato da un’elevata subsidenza che portò allo
sprofondamento di gran parte della piattaforma carbonatica triassica. Nelle
aree a maggiore subsidenza si depositarono le spesse serie carbonatiche della
Formazione di Moltrasio e del Gruppo Medolo. La parte occidentale e la parte
orientale dell’area di studio si differenziano molto dal profilo litostratigrafico in
particolar modo per quanto riguarda lo spessore della sequenza sedimentaria
sin-rift tra il Norico e il Liassico medio. Nel caso dell’Alto di Arbostora, ad ovest,
la Formazione Moltrasio ha uno spessore medio di 150 metri; la medesima
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formazione raggiunge invece spessori tra 3000 e 4000 metri ad est all’interno
del Bacino del Monte Generoso. All’interno dei bacini s’assistette ad un alto
tasso di sedimentazione e ad una deposizione di tipo torbiditico. Queste rocce
mostrano a letto termini calcarei emipelagici selciferi di colore biancogrigiastro, ben stratificati e ricchi in fossili tra cui ammoniti del genere
Fuciniceras e Protogrammoceras, alghe e coralli. Sono pure presenti brecce
derivate dalla disgregazione e dal collasso dei bordi instabili di “graben”
strutturali. A tetto s’osservano depositi pelagici, con scarsi apporti terrigeni.
Broccatello e Breccia Macchia Vecchia – Broccatello e Macchia Vecchia
risalgono al Giurassico inferiore (Hettangiano sino alla parte inferiore del
Sinemuriano superiore) e affiorano ad Arzo in territorio svizzero. In questa
località si distinguono 7 eventi successivi di fratturazione che penetrano varie
decine di metri all’interno della Dolomia Principale. Le fratture d’iniezione sono
riempite dai sedimenti soprastanti e da frammenti di dolomia formando brecce
tettono-sedimentarie chiamate Macchia Vecchia. Dal basso verso l’alto si
osservano le seguenti unità: 1) calcare dolomitico Retico (serie di Tremona)
depositatosi in ambiente peritidale sino a lagunare; 2) calcare massiccio vari
colore e rossastro chiamato Broccatello bioherm; 3) il Broccatello a crinoidi
color violetto, rossastro, rosato e beige con tessitura a wackestone e
grainstone; 4) fosforiti all’interno del sistema di fessure con componenti angolari
in una matrice rossastra a crinoidi, con piccoli clasti di noduli di fosforite
associati a glauconite; 5) Calcare omogeneo di Besazio del CarixianoDomeriano inferiore caratterizzato da calcari micritici con cefalopodi, crinoidi e
brachiopodi; 6) calcari rossi marnosi del tardo Pliensbachiano della Formazione
di Morbio localmente ricchi in crinoidi e noduli carbonatici in transizione con la
litologia del Rosso Ammonitico Lombardo. Il Broccatello è formato da depositi
carbonatici disposti a collinetta (mound-shaped) con zone a calcari
stromatactis rossi. Nella serie bioclastica del Broccatello il calcare stromatactis
mostra un sistema di cavità diagenetiche, una tessitura a grana fine e un
gruppo di spugne silicee in-situ. La situazione paleogeografica è correlata ad
una zona marginale di un alto strutturale subacqueo (Alto di Lugano o Alto
d’Arbostora) posizionato vicino alla zona di taglio della Linea di Lugano. Il
blocco di muro si trovava in una posizione strutturale alta, mentre il blocco a
tetto era assai più basso nel Bacino del Monte Generoso.
Rosso Ammonitico Lombardo – A partire dal Toarciano medio-superiore
(Giurassico inferiore) all’interno del Bacino Lombardo cessarono i processi
tettonici estensionali. Una fase regressiva del livello del mare seguì il massimo
trasgressivo raggiunto duramente il Toarciano inferiore. I tassi di sedimentazione
si ridussero drasticamente da alcune centinaia di metri a soli 10 metri per
milione d’anni. In zone di alto strutturale, in bacini poco profondi, si
depositarono i calcari marnosi nodulari e le marne rossastro-verdognole ad alto
contenuto fossilifero (ammoniti e bivalvi) della serie condensata Ammonitico
Rosso (Concesio). Durante la deposizione vi furono eventi di non
sedimentazione e di erosione del sedimento molle superficiale riesumato, che
era colonizzato da organismi di infauna e epifauna. Il substrato compatto
marino subì più volte un’esposizione completa e fu interessato dal moto
oscillatorio delle onde e dalla sedimentazione di tempestiti.
Selcifero Lombardo e radiolariti – Il calcare Selcifero Lombardo (Rosso ad
Aptici)
risalente
al
Giurassico
medio-superiore
(Dogger-Malm)
è
prevalentemente costituito da una componente carbonatica con quantità
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variabili in silice e argilla. La matrice rocciosa selcifera è ricca in spicole di
spugne. Il passaggio dall’Ammonitico Rosso al Calcare ad Aptici è regolare e
generalmente caratterizzato dal graduale aumento della componente
carbonatica a scapito di quella silicea. Si distinguono tre livelli: un livello
inferiore caratterizzato da calcari bioclastici bianchi, in strati sottili, localmente
laminati, con abbondante selce grigio-verdastra a letto; un termine intermedio
con noduli di selce rossa; e un termine superiore torbiditico con base
calcarenitica silicizzata. Spesso nella parte medio-bassa, in continuità con il
Rosso Ammonitico, la formazione presenta una discreta porosità e una buona
saturazione in idrocarburi. Questa roccia risulta quindi interessante dal profilo
estrattivo in quanto spesso in grado di produrre.
Le rocce Cretaciche
Affioramenti e profondità della sequenza sedimentaria nell’area di studio – I
principali affioramenti tardo Giurassici sino a tardo Cretacici affiorano lungo il
lato nord-orientale e occidentale del Lago di Varese e nella parte centrosettentrionale dell’area presa in esame in località Saltrio, Clivio e Stabio. Le
rocce della Formazione Maiolica e del Gruppo Scaglia all’interno della Falda
Orobica Superiore sono coinvolte in strutture anticlinali e in faglie correlate al
retroscorrimento della Gonfolite Lombarda. All’interno di questa falda, in
località Gaggiolo, la loro giacitura passa da superficiale ad una profondità
massima di 625 metri. Le medesime formazioni, evidenziate nel profilo sismico S7
del progetto di ricerca NRP-20, giacciono nella Falda Orobica Inferiore ad una
profondità di 1400-1800 metri. Più a sud in corrispondenza del pozzo esplorativo
Agip Lisanza 1 la Formazione Scaglia giace ad una profondità di 2040-2196
metri. Il tetto del Flysch Lombardo trivellato sino a fine pozzo nel caso della
trivellazione Lisanza 1 giace ad una profondità di 2196 metri. La litostratigrafia
indica uno spessore medio di 2000 metri nell’Unità di Morcote (Alto di
Arbostora).
Formazione Maiolica – Il passaggio dalle Radiolariti alla Formazione Maiolica
(detta pure Biancone) è caratterizzato da anomalie sedimentarie, frane
subacquee e brecce. La Formazione Maiolica risalente al Giurassico superiore –
Cretacico inferiore è composta da calcari puri micritici e rappresenta la
classica successione pelagica di margine Apulo dell’oceano della Tetide nelle
Alpi Meridionali. La finezza del sedimento lascia presupporre ad un ambiente di
deposizione tipico di un mare profondo. A letto vi sono sedimenti bioclastici
con noduli di selce grigio-violacea ordinati in banchi di spessore variabile tra 10
e 150 centimetri. A circa 70 metri dal tetto vi sono tre orizzonti di scisti neri
bituminosi contenenti ammoniti alternate a micriti bianche. Questo orizzonte
risalente all’Hauteriviano superiore (Cretacico inferiore) si trova nella medesima
posizione stratigrafica del Livello Faraoni del Bacino Umbro-Marchigiano e
costituisce la separazione tra il membro inferiore biancastro della Formazione
Maiolica e il membro grigiastro superiore contenente livelli millimetrici
bituminosi. In letteratura si parla di "Maiolica di seamounts" caratterizzata da
litofacies dolomitizzate micritiche di colore bianco e di "Maiolica di bacino" con
intercalazioni detritiche a tratti grossolane.
Marne di Bruntino – Le Marne di Bruntino del Cretacico inferiore (Aptiano) sono
formate da argilloscisti scuri con grosse lenti conglomeratiche formate da
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frammenti della Formazione Maiolica e delle rocce giurassiche. Queste rocce
sono considerate essere prodotti arenacei di turbiditi distali. Alla fine del
Cretacico l’area si trovava ai piedi di una scarpata continentale
contraddistinta da frequenti frane e da sedimentazioni detritico-arenacee
torbiditiche che testimoniano la presenza di terra emersa nelle vicinanze e
danno origine ai calcari e alle marne del Sass della Luna. L’aumento verso
l’alto delle facies detritico-continentali testimonia il progressivo passaggio a
condizioni paleogeografiche di terra emersa a partire dal Cretacico superiore.
Lo spessore di queste due unità s’aggira attorno ai 40-80 metri.
Formazione Scaglia e Formazione Sass della Luna – Le rocce marnose tardo
Cretaciche della Formazione Scaglia derivano da erosione e disgregazione
meteorica di unità preesistenti. La frazione mineralogica degli alumosilicati
della parte inferiore (Albiano-Cenomaniano) della Scaglia Lombarda è
composta da smectite (60-70%), illite (20%) e piccoli quantitativi di clorite e
caolinite. La Formazione Scaglia si suddivide in tre termini in base al colore del
litotipo: la Scaglia variegata (nella parte basale), la Scaglia bianca e la Scaglia
rossa (al tetto). Il passaggio tra i vari termini non è mai netto bensì graduale. La
Scaglia variegata presenta sottili stratificazioni di calcari marnosi e marne
calcaree di colore variabile da rosa-grigio a verde. Si distinguono, dal basso
verso l'alto, tre intervalli: l’intervallo violaceo inferiore, l’intervallo grigio-ocra
mediano e l’intervallo rossastro superiore. La Scaglia bianca è costituita da
bianchi calcari micritici con selce nera. Al tetto della formazione è spesso
presente un livello bituminoso correlabile ad un evento anossico oceanico,
denominato livello Bonarelli, dello spessore variabile di 45-200 centimetri.
L’evento anossico rappresenta un periodo di tempo pari a 700'000 anni con un
periodo a bassi livelli d’ossigeno di 250'000 anni. Il livello Bonarelli, formato da
peliti giallo-nerastre e siltiti ricche in radiolari, rappresenta un orizzonte guida a
carattere regionale. La Scaglia Rossa presenta una successione di calcari più o
meno marnosi, marne calcaree rossastre, noduli di selce rossa e sottili livelli
pelitici pure rossastri. Questo litotipo si suddivide in due intervalli: il primo
intervallo presenta un membro basale calcareo selcifero e un membro
superiore senza selce separati da un intervallo marnoso, il secondo intervallo è
costituito da spessi strati marnosi rossastri e calcari micritici selciferi rosati.
Flysch Lombardo – Al termine del Cretacico inferiore la sedimentazione
torbiditica del Flysch Lombardo testimonia l’inizio della fase tettonica
compressiva Alpina che tra il Cretacico e il Paleocene e tra il Miocene e il
Pliocene conobbe le fasi orogeniche principali di uplift. I depositi clastici
torbiditici, che si depositarono all’interno del profondo Bacino Lombardo a sud,
provenivano dalla progressiva erosione della catena Alpina durante la prima
fase di uplift tettonico. Il Flysch del Varesotto, risalente al Cenomaniano
superiore – Turoniano, è il membro sedimentazione alla base della Formazione
del Flysch Lombardo. Il Flysch del Varesotto contiene frammenti sedimentari
litici e alcuni minerali indicanti una provenienza Sudalpina. L’alto contenuto di
smectite suggerisce pure in questo caso un luogo di deposizione distale con
lunghe vie di trasporto e un contributo erosivo minimo del basamento cristallino
appena esposto. Alla base del Flysch Lombardo vi sono le torbiditi
Cenomaniane costituite da arenarie fini sottilmente stratificate e peliti, seguite
verso l’alto da peliti nere o peliti rosse ricche in materia organica (evento
anossico), Arenarie con livelletti conglomeratici di Sarnico (Coniaciano),
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Conglomerato con arenarie di Sirone (pure del Coniaciano) e dal Flysch di
Bergamo (Campaniano) caratterizzato da arenarie alternate a peliti.
Le rocce Terziarie
Affioramenti e profondità della sequenza sedimentaria nell’area di studio – Le
principali rocce terziarie affioranti nell’area di studio sono rappresentate dai
sedimenti del Gruppo della Gonfolite Lombarda (Molassa delle Alpi Meridionali)
e dalla Formazione di Chiasso. La Gonfolite affiora lungo l’intero lato
meridionale dell’area a sud del retroscorrimento della Gonfolite e mostra un
ripido contatto tettonico con le litologie affioranti più a nord. I Calcari a
Nummuliti del Varesotto ritrovati nel pozzo Lisanza 1 giacciono su due livelli
strutturali distinti di spessore compreso tra 175 e 276 metri. Questa litologia è
confinata alla parte occidentale dell’area di studio. Le Marne di Gallare
presentano uno spessore medio di 274 metri, mentre le rocce Terziarie più
potenti sono costituite dai sedimenti del Gruppo della Gonfolite Lombarda,
che presentano spessori medi di 832 m.
Marne di Gallare – La Formazione delle Marne di Gallare, risalente all’Eocene
medio-superiore, riunisce i seguenti termini argillosi elencati dai più profondi a
quelli superficiali: Formazione Scaglia Cinerea, Formazione Bisciaro e Schlier. La
Formazione Scaglia Cinerea è caratterizzata da marne, marne argillose e
marne calcaree fittamente stratificate. Il contatto con la sottostante
Formazione Scaglia è di tipo stratigrafico; sono possibili pure contatti erosivi.
Questa litologia è costantemente presente su tutto il bacino di sedimentazione
ed è coinvolta nei sovrascorrimenti. Lo spessore è assai variabile e dipende
dalla subsidenza e dall’apporto sedimentario. La Formazione Bisciaro presenta
uno spessore compreso tra 15 e 150 metri. Questa Formazione fa parte del
gruppo litologico delle Marne di Gallare e giace in una posizione stratigrafica
superiore rispetto ai sedimenti della Scaglia Cinerea; il passaggio tra questi due
litotipi è graduale. L’unità si suddivide in tre membri sedimentari. Il membro
inferiore è caratterizzato da un’alternanza di calcari siliceo-marnosi selciferi con
torbiditi gradate a laminazione parallela, da marne laminate grigiastre e da
livelli vulcanoclastici che a volte superano il metro di spessore. Il membro
intermedio mostra spessori variabili che non superano i 50 metri ed è
caratterizzato da una successione di marne laminate grigio-verdastre
intercalate a rari livelli calcarei. Il membro superiore marnoso si differenzia da
quello intermedio per l’assenza di livelli selciferi e la presenza di sottili
stratificazioni con pomice. Nell’intera formazione si osservano pure facies
vulcanoclastiche contraddistinte prevalentemente da depositi tufitico-cineritici
e livelli bentonitici. Questa formazione localmente è interessante quale reservoir
di idrocarburi. La Formazione dello Schlier rappresenta il termine superiore del
gruppo delle Marne di Gallare. Lo Schlier è formato da marne scistose siltosoargillose con lenti siltose ocracee e raramente marne calcaree e calcari
marnosi. Si distinguono un litotipo inferiore calcareo-marnoso biancastro e un
litotipo superiore marnoso di colore grigio. Lo Schlier risulta localmente
interessante quale possibile reservoir di idrocarburi.
Formazione di Ternate (Calcari a Nummuliti del Varesotto) – La Formazione di
Ternate appartenente, all’Eocene superiore (Briaboniano), costituisce il primo
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
dei sue livelli clastici grossolani del periodo precedente la sedimentazione del
Gruppo della Gonfolite Lombarda. Gli unici affioramenti di questa unità sono
quelli delle cave di Travedona e Ternate. La base e il tetto della formazione
non sono affioranti ma sono stati trivellati dal pozzo Lisanza 1, dove risultano
tettonizzati e dove mostrano uno spessore corretto di 260 metri. I rari
affioramenti rendono impossibile una stima dell’estensione originaria di questa
unità, che però è presente ad ovest sino alla Collina della Prella nel
Mendrisiotto in territorio Svizzero.
Formazione di Chiasso – La Formazione di Chiasso, dell’Oligocene inferiore –
superiore (Rupeliano – Chattiano inferiore), nella porzione orientale dell’area
nei pressi del Monte Olimpino presenta un contatto tettonico con le rocce
Mesozoiche sottostanti. I calcari e le marne Mesozoici risultano molto
tettonizzati con fratture riempite da calcite fibrosa, mentre la Formazione di
Chiasso è deformata unicamente per pochi metri e le fratture risultano prive da
calcite. Verso l’alto il contatto con il Gruppo della Gonfolite Lombarda è pure
di tipo tettonico. Lo hiatus sedimentario legato a questa discontinuità tettonica
a carattere regionale varia da un minimo di 2 milioni d’anni nella regione di
Varese ad un valore di 5 milioni d’anni nei pressi di Como. Per questo motivo la
Formazione di Chiasso va considerata come una sequenza de posizionale
distinta rispetto alla Gonfolite. Dal profilo litologico la formazione è
caratterizzata da siltiti e peliti grigie a giacitura sottile intercalate ad arenarie
turbiditiche finemente laminate.
Gonfolite Lombarda – Le formazioni clastiche Oligo-Mioceniche dei contrafforti
Lombardi si suddividono nella Formazione di Chiasso alla base, e nel Gruppo
della Gonfolite Lombarda, che risultano separati da una discontinuità regionale
di origine marina. Le formazioni clastiche costituiscono il riempimento
dell’avanfossa sedimentaria formatasi lungo il lato meridionale della catena
Alpina. Questa serie affiora lungo una zona con trend E-O lunga
approssimativamente 200 km e larga 4 km con immersione verso sud sotto i
sedimenti Quaternari della Pianura Padana tra il Lago Maggiore (ad ovest) e il
Lago di Como (a est). La parte Oligo-Miocenica è composta da depositi
grossolani d’ambiente marino profondo alternati a marne emipelagiche. Dati
ottenuti dallo studio dei foraminiferi dimostrano un ambiente de posizionale
profondo da 500-700 metri sino a 1000-1300 metri. La parte inferiore del Gruppo
della Gonfolite Lombarda, la Formazione di Como, è caratterizzata da
conglomerati da medi a grossolani a supporto clastico che passano verso l’alto
a conglomerati a supporto di matrice e arenarie massicce poco laminate
(Arenarie della Val Grande). La formazione rappresenta un complesso
turbiditico di mare profondo e grana grossa che riempì a scala regionale una
superficie più o meno erosa incisa nella sottostante Formazione di Chiasso. Per
questo motivo lo spessore di questa unità è assai variabile con valori compresi
tra 800 e 1500 metri. I principali affioramenti di questa formazione basale sono
localizzati nei dintorni di Chiasso e nel Varesotto occidentale. Sopra la
Formazione di Como giacciono le peliti, le marne e le alternanze arenaceopelitiche di Prestino, che affiorano tra l’altro nei dintorni di San Fermo della
Battaglia. Verso l’alto vi sono poi le peliti alternare a strati arenacei di Belforte,
seguite dalle arenarie grossolane della Val Grande, dalle peliti siltoso-arenacee
alternate a peliti del Rio dei Gioghi, dai conglomerati medio-grossolani di
Lucino e infine dalle peliti siltoso-arenacee di Lurate Caccivio. Il backthrust
della Gonfolite Lombarda è localizzato ad ovest della città di Como alla base
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
di un ripido fronte di catena lungo 20 km rivolto verso nord. Questa struttura è
l’espressione superficiale di un retroscorrimento regionale vergente verso nord,
datato Tortoniano. Il fronte montagnoso sul blocco di tetto del backthrust della
Gonfolite mostra evidenze di uplift post Miocenico sino a Pleistocenico.
4.3.6
Rischio sismico
L’Italia è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, per la
frequenza dei terremoti che hanno storicamente interessato il suo territorio e
per l’intensità che alcuni di essi hanno raggiunto, determinando un impatto
sociale ed economico rilevante. La sismicità della Penisola italiana è legata
alla sua particolare posizione geografica, perché è situata nella zona di
convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica ed è sottoposta a forti
spinte compressive che causano l’accavallamento dei blocchi di roccia.
Fig. 21
La parte settentrionale del territorio lombardo è stata nel passato sede di un’attività
sismica assai modesta, sia per l’intensità dei terremoti, che per la loro frequenza. A
partire dall’anno 1000 ad oggi, non si annoverano eventi distruttivi con zona
epicentrale nella parte settentrionale della Lombardia [12].
Il parametro con cui viene definita la pericolosità sismica di un’area è espresso
in termini di accelerazione massima del suolo, il cui valore previsto viene
indicato normalizzato rispetto all’accelerazione di gravita (g). Dal punto di vista
sismico l’area in esame è inserita in un’area classificata a rischio sismico
medio/medio-alto, con valori compresi tra 0.175 e 0.200 g. In figure qui di
seguito è riportata la pericolosità sismica del territorio italiano, elaborata nel
2004 dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e aggiornata
poi nel 2006 e nel 2010; i confini dell’area di studio sono indicati in rosso. Tale
carta e stata realizzata integrando i dati provenienti dallo studio delle sorgenti
sismogenetiche, dai cataloghi sismici e dagli studi relativi alle previsioni del
moto del suolo.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
La carta della pericolosità sismica costituisce di fatto la base sulla quale e stata
realizzata la nuova classificazione sismica dei comuni italiani, che attualmente
sono suddivisi in quattro categorie sismiche, definite come segue:
o Zona 1 – è la zona più pericolosa, dove possono verificarsi forti terremoti (>
0.25 g). Comprende 725 comuni
o Zona 2 – in questa zona possono verificarsi terremoti abbastanza forti (0.15 0.25 g). Comprende 2344 comuni
o Zona 3 – i comuni interessati in questa zona possono essere soggetti a
scuotimenti modesti (0.05 – 0.15 g). Comprende 1544 comuni
o Zona 4 – è la zona meno pericolosa. La possibilità di danni sismici è bassa (<
0.05 g). Comprende 3488 comuni
La Tab. 4 mostra la categoria sismica nella quale sono stati inseriti i comuni
appartenenti all’area di studio in seguito alla classificazione del 2010 (tale
classificazione viene attualmente aggiornata in base all’Ordinanza 3519 del
PCM del 28/04/2006 – Criteri generali per l'individuazione delle zone sismiche e
per la formazione e l'aggiornamento degli elenchi delle medesime zone). La
suddivisione dei comuni nelle diverse categorie sismiche è stata effettuata in
base ai dati di accelerazione orizzontale media del suolo prevista per ciascun
comune.
Tab. 4
Categoria sismica dei comuni all’interno dell’area d’indagine
Comune (denominazione)
Albiolo (CO)
Appiano Gentile (CO)
Arcisate (VA)
Azzate (VA)
Barasso (VA)
Bardello (VA)
Beregazzo con Figliaro
(CO)
Biandronno (VA)
Binago (CO)
Bisuschio (VA)
Bizzarone (CO)
Bodio Lomnago (VA)
Brunello (VA)
Buguggiate (VA)
Bulgarograsso (CO)
Cagno (CO)
Cantello (VA)
Caronno Varesino (VA)
Casale Litta (VA)
Casciago (VA)
Casnate con Bernate (CO)
Cassina Rizzardi (CO)
Castelnuovo Bozzente
(CO)
Castiglione Olona (VA)
Castronno (VA)
Cavallasca (CO)
Codice
Istat
3013005
3013010
3012004
3012006
3012008
3012009
3013022
Zona
sismica
2010
4
4
4
4
4
4
4
Comune
(denominazione)
Daverio (VA)
Drezzo (CO)
Faloppio (CO)
Fino Mornasco (CO)
Galliate Lombardo (VA)
Gavirate (VA)
Gazzada Schianno (VA)
Codice
Istat
3012064
3013093
3013099
3013102
3012071
3012072
3012073
Zona
sismica
2010
4
4
4
4
4
4
4
3012014
3013023
3012015
3013024
3012016
3012023
3012025
3013034
3013038
3012030
3012035
3012036
3012038
3013053
3013055
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
3013109
3013110
3012082
3012083
3012091
3013135
3013138
3012093
3012096
3013144
3013154
3012105
3012106
3013165
3013169
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
4
Gironico (CO)
Grandate (CO)
Inarzo (VA)
Induno Olona (VA)
Lozza (VA)
Luisago (CO)
Lurate Caccivio (CO)
Luvinate (VA)
Malnate (VA)
Maslianico (CO)
Montano Lucino (CO)
Morazzone (VA)
Mornago (VA)
Olgiate Comasco (CO)
Oltrona di San Mamette
(CO)
Parè (CO)
3013059
3013175
4
3012046
3012047
3013061
4
4
4
Rodero (CO)
Ronago (CO)
Saltrio (CO)
3013197
3013199
3012117
4
4
4
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Comune (denominazione)
Cazzago Brabbia (VA)
Codice
Istat
3012049
Zona
sismica
2010
4
Cernobbio (CO)
Clivio (VA)
Cocquio-Trevisago (VA)
Comerio (VA)
Como (CO)
Crosio della Valle (VA)
3013065
3012052
3012053
3012055
3013075
3012057
4
4
4
4
4
4
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Comune
(denominazione)
San Fermo della
Battaglia (CO)
Solbiate (CO)
Sumirago (VA)
Ternate (VA)
Uggiate-Trevano (CO)
Valmorea (CO)
Varano Borghi (VA)
Codice
Istat
3013206
Zona
sismica
2010
4
3013215
3012124
3012126
3013228
3013232
3012132
4
4
4
4
4
4
Tutti i comuni compresi nell’area di studio sono classificati come Zona 4, quindi
nella zona sismica meno pericolosa. Nei comuni inseriti in questa zona le
possibilità di danni sismici sono basse. Considerando che il rischio sismico di
un’area è espresso dall’equazione: Rischio = Pericolosità × Vulnerabilità
strutturale × Valore esposto
Appare chiaro che l’unico fattore sul quale è possibile intervenire nella
realizzazione di un’opera all’interno dell’area di permesso sia la riduzione al
minimo della vulnerabilità dell’opera stessa tramite interventi mirati.
Microterremoti indotti
L'estrazione e la reiniezione di fluidi può influenzare la sismicità naturale. Il
campo di stress nella crosta dipende fortemente dal regime tettonico. Gli stress
sono sempre compressivi e hanno sulle componenti orizzontali valori
rispettivamente sino a 2 volte il carico verticale in zone asismiche e sino a 4
volte il carico verticale in zone sismiche. Considerando che la fagliazione
avviene solo per carichi di taglio, l'introduzione o la rimozione di fluidi crostali in
generale può provocare microterremoti in tutte le zone in cui esiste fagliazione
attiva. Variazioni di stress dell'ordine di 1 MPa sembrano sufficienti per indurre
sismicità in zone tettoniche attive, mentre variazioni di stress di 0.1 MPa sono
sufficienti al sostentamento o all'aumento dell'attività sismica, una volta che
questa è stata innescata.
Di norma i microterremoti osservati sono quasi tutti di bassa intensità (<2 della
scala Richter) ed estremamente localizzati. Esistono inoltre modelli e studi che
permetto di valutare nel dettaglio il rischio di microterremoti sulla base di
parametri fisici ottenuti dall’esplorazione. Inoltre in fase di perforazione di un
pozzo esplorativo la quantità di fluidi estratti è trascurabile ed una ben più
attenta valutazione è necessaria in una eventuale fase successiva di
sfruttamento.
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Fig. 22
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Classificazione della pericolosità sismica nella Regione Lombardia. L’area Cartabbia è
in indicata in rosso [13].
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Fig. 23
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale. L’area Cartabbia è in indicata
in rosso. L’area si situa in un contesto di pericolosità molto bassa [13].
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4.3.7
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Subsidenza
Per subsidenza si intende un lento processo di abbassamento del suolo che
arriva a interessare territori di estensione variabile. Questo fenomeno di
sprofondamento, della misura di qualche millimetro all’anno, è legato
normalmente a cause naturali, quali i processi tettonici, il raffreddamento di
magmi all’interno della crosta terrestre, il costipamento di sedimenti in
superficie, le oscillazioni del livello di falda ecc. Tuttavia anche in questo
fenomeno la mano dell’uomo può far sentire i suoi effetti, influenzando la
velocità del movimento di abbassamento o addirittura innescando il
fenomeno in alcune aree più vulnerabili e predisposte. In tal caso la subsidenza
indotta dall’uomo si esplica in tempi più brevi e con effetti che possono
compromettere opere ed attività umane. Le cause più diffuse riguardano lo
sfruttamento eccessivo delle falde acquifere, le bonifiche idrauliche e, nel
passato, lo sfruttamento intensivo di giacimenti di idrocarburi. I provvedimenti
da attuare in via preventiva consistono, soprattutto, in una corretta gestione
delle risorse idriche ed in una rigorosa pianificazione delle attività estrattive.
Fig. 24
Comuni interessati da subsidenza (2006) [14]
Nella Tab. 5 sottostante, sono riportati il numero di Comuni per Regione
interessati da fenomeni di subsidenza. La figura in alto mostra chiaramente che
nessun comune dell’area di studio è soggetto a subsidenza naturale.
Tab. 5
Numero di comuni per Regione interessati da subsidenza [14]
Regione
Abruzzo
Totale comuni
305
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Comuni interessati da
subsidenza
1
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Basilicata
Calabria
Campania
Emilia Romagna
Friuli Venezia Giulia
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Molise
Piemonte
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Trentino Alto Adige
Umbria
Valle d'Aosta
Veneto
4.4
131
409
551
341
219
378
235
1546
246
136
1206
258
377
390
287
339
92
74
581
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
0
39
9
180
5
15
9
177
0
0
17
6
2
5
35
3
0
0
244
GEOLOGIA DEGLI IDROCARBURI
La provincia del Bacino Po è dominata dal sistema petrolifero Porto Garibaldi
che comprende gas biogenico principalmente localizzato all’interno delle
sequenze Plioceniche e subordinatamente Pleistoceniche. I reservoirs
siliciclastici di questo sistema contengono riserve ricoverabili pari a 16 TCF
(”trillion cubic feet") (2.66 BBOE, “billions of barrel of oil equivalent”). Due sistemi
petroliferi denominati Meride / Riva di Solto e Marnoso Arenacea
contribuiscono ad ulteriori riserve di olio, gas e condensati termogenici
equivalenti a 1 BBOE. Il sistema petrolifero Meride / Riva di Solto interessa
principalmente la parte occidentale della Pianura Padana e delle Alpi
Meridionali. Il periodo principale di espulsione degli idrocarburi si verificò nel
corso del Paleogene e poi nel Neogene durante l’orogenesi Alpina e
Appenninica. L’area di studio è interessata da quest’ultimo sistema petrolifero
che produce gas termogenici generati da ottime source rocks mesozoiche e
accumulati in reservoirs d’età coeva.
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4.4.1
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Il sistema petrolifero Meride / Riva di Solto
Fig. 25
Figura 4.17 – Sistema petrolifero Meride / Riva di Solto (USGS no. 406002) all’interno della
provincia del Bacino del Po e nella parte occidentale delle Alpi Meridionali. In rosso
sono disegnati i pozzi produttivi a gas, mentre in verde quelli a olio. Proiezione
Robinson, central meridian: 0 [15]
Caratterizzazione degli idrocarburi e manifestazione
Gli idrocarburi sono di tipo termogenico, provengono da source rocks Triassiche
e onshore sono stati ritrovati unicamente in concomitanza di facies
sedimentarie del Triassico medio-superiore ricche in sostanze organiche,
depositatesi all’interno di bacini marini in condizioni anossiche. Gli accumuli di
questi idrocarburi sono solitamente localizzati all’interno di reservoirs mesozoici
e subordinatamente pliocenici (Cernuso). Le principali source rocks sono i
Calcari di Meride del Triassico medio (Ladinico) e gli scisti Riva di Solto del
Triassico superiore (Retico) ai quali sono rispettivamente correlati la Formazione
di Besano (chiamata pure Zona Limiti Bituminosa), i Calcari di Meride e i Calcari
di Zu. L’estensione areale della roccia madre è modesta, mentre i principali
accumuli si verificano nel caso di alti strutturali mesozoici e mostrano una
migrazione laterale (updip), verticale oppure lungo faglie neogeniche.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Fig. 26
Sistema petrolifero Meride / Riva di Solto (USGS no. 406002) con olio, gas e condensati
termogenici del Triassico (TOC Meride-Besano: 0.64-12%; tipo di idrocarburi MerideBesano: 36-43° API; TOC Riva di Solto-Zu: 2-3%; tipo di idrocarburi Riva di Solto-Zu: 5255° API) [22]
Fig. 27
Caratteristiche dei sistemi petroliferi padani Besano-Meride e Riva di Solto-Zu; età delle
source rocks, reservoirs e seals, periodo della messa in trappola, della generazione,
espulsione e migrazione [17]
Caratterizzazione delle source rocks, manifestazione e maturazione
Le source rocks carbonatiche e scistose triassiche presentano vari gradi di
maturità, da immature a sovra-mature con alterazioni termiche. Queste rocce
affiorano nella parte occidentale della Provincia del Bacino del Po, nella parte
occidentale delle Alpi Meridionali, tra il lago di Lugano ad ovest e il lago di
Garda ad est. Il luogo di deposizione era caratterizzato da una serie bacini
parzialmente anossici con trend nord-sud, profondi varie centinaia di metri,
alternati a piattaforme carbonatiche. Questa variabilità paleogeografia si
ripercuote in un variabile spessore e tipo di espulsione della roccia madre. Lo
spessore può variare di un ordine di grandezza in soli 10 km di distanza.
L’innalzamento del livello del mare mesozoico favorì nel corso del Retico la
sedimentazione di source rocks molto spesse (con spessori maggiori a 2 km),
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
ricche in sostanze organiche. Le source rocks più spesse compaiono ad ovest
del lago d’Iseo. I campi produttivi nei pressi di Milano sono chimicamente
correlabili a rocce madre di bacino euxinico. Studi scientifici dimostrano un
buon potenziale delle source rocks triassiche pure nella parte orientale della
provincia Padana.
Fig. 28
Contenuto totale d carbonio organico (TOC) delle rocce del Triassico medio (183
campioni analizzati) e superiore (255 campioni) nelle Alpi Meridionali [18]
Le source rocks di Riva di Solto sono caratterizzate da un abbondante
contenuto in diasterane, da cherogene marino e continentale di tipo II e III e
da un rapporto pristane/phytane pari a 1. Il cherogene di derivazione
continentale è probabilmente soprarappresentato in affioramento a causa
dell’alta maturità termica delle facies di bacino profondo. Il TOC varia da 0.5 a
5 wt% con massimi riscontrati nella Formazione di Besano pari al 35%. Le due
source rocks si distinguono tra loro per il contenuto degli isotopi del carbonio e
per differenti biomarkers. Il Calcare di Meride presenta un TOC medio di 0.8
wt% con un contenuto di zolfo del 4.5%; gli scisti di Riva di Solto presentano un
TOC medio di 1.3 wt% con un contenuto di zolfo pari a 3.1 wt%. Analisi
geochimiche mostrano una diretta correlazione tra le source rocks delle argille
del Retico appartenenti alla Formazione Riva di Solto e i gas e condensati del
campo estrattivo Malossa. La generazione e l’espulsione degli idrocarburi
avvenne a profondità di oltre 7000 metri durante i processi deformativi
oligocenico-miocenici. L’assenza di questa source rock nell’area Malossa lascia
presupporre ad una migrazione di tipo updip da NE.
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Fig. 29
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Profilo del contenuto totale di carbonio organico (TOC) in un profilo della Formazione di
Besano in località cave di Besano [18]
Le source rock Triassiche delle Alpi Meridionali producono principalmente olio e
mostrano un potenziale massimo di generazione di idrocarburi pari a 399 mg
HC/g di roccia con valori medi attorno a 53 mg HC/g di roccia per le source
rocks del Triassico medio e 0.8 per il Triassico superiore. I campioni con un basso
indice di idrogeno e potenziale di generazione di idrocarburi sono caratterizzati
da un livello avanzato di maturazione termica. Bernasconi e Riva (1993)
suggeriscono che la variazione laterale del contenuto organico nella
Formazione di Besano sia assai bassa nelle Alpi Meridionali. Comunque
un’analisi dettagliata del contenuto di TOC lungo un profilo della formazione
mostra significative variazioni con valori che passano da meno di 1 wt% (% del
peso) sino a valori superiori a 35 wt%. Una valutazione del potenziale delle
source rock Triassiche nelle Alpi Meridionali è oltremodo complicata dalle
variazione del livello di maturità termica. Nell’Italia settentrionale i valori della
vitrinite (vitrinite reflectance, Ro) variano da 0.39 (immature) nelle rocce
Triassiche affioranti a Besano sino 3.33 (sopramature) nella località Gaiano. Il
TOC totale della roccia a questi elevati gradi di maturità è stato ridotto del 60%
rispetto al contenuto originario. Riduzioni di TOC di oltre il 90% sono pure state
riscontrate.
Fig. 30
Grafici dell’indice dell’idrogeno (mg HC/g TOC) verso l’indice dell’ossigeno (mg COt/g
TOC) di campioni di source rock del Triassico medio e superiore delle Alpi Meridionali
con un contenuto minimo di TOC di 1.0 wt% (% del peso) [18]
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Fig. 31
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Potenziale di generazione totale di idrocarburi (mg HC/g di roccia) delle source rock
del Triassico medio (70 campioni analizzati) e superiore (48 campioni analizzati) nelle
Alpi Meridionali [18]
Caratterizzazione delle trappole
I blocchi estensionali mesozoici all’interno della Provincia del Bacino del Po e
delle Alpi Meridionali servirono quali trappole per oli triassici generatisi durante il
Mesozoico. La riattivazione tardo terziaria delle faglie mesozoiche, durante
l’orogenesi Alpina e Appenninica, compromise localmente l’integrità delle
trappole esistenti. I movimenti convergenti terziari cessarono nelle Alpi
occidentali prima del Pliocene, continuarono invece nelle Alpi orientali e negli
Appennini settentrionali durante il Quaternario. Molti campi estrattivi mesozoici
(Meride / Riva di Solto) si collocano in alti paleogeografici carbonatici fagliati
d’età mesozoica. Questi alti strutturali furono in seguito modificati in strutture
anticlinali fagliate col coinvolgimento del basamento. Le anticlinali presentano
una vergenza verso sud nei pressi del dominio sud-alpino emerso nord lungo gli
Appennini settentrionali. L’orogenesi Alpina costituì nell’area di studio l’evento
critico per la formazione di trappole, per l’espulsione e la migrazione degli
idrocarburi.
Caratterizzazione dei reservoirs
I reservoir mesozoici della Provincia del Bacino del Po sono costituiti da
carbonati di piattaforma con trend nord-sud. Molte riserve mesozoiche si
collocano in rocce triassiche, che nella parte orientale della provincia risultano
poco esplorate. Oli, gas e condensati sono associati al substrato precedente i
processi deformativi, coinvolto nella catena Alpina a falde sovrapposte.
Il campo estrattivo Villafortuna-Trecate presenta una trappola strutturale alpina
che coinvolge gli strati sedimentari mesozoici. Gli alti strutturali dei carbonati
mesozoici sono circondati infatti da faglie alpine subverticali con falde vergenti
verso nord e trend SSO. L’intero sistema petrolifero si sviluppò all’interno della
sequenza sedimentaria Mesozoica costituita da due reservoirs. Il reservoir
inferiore risalente all’Anisico è rappresentato dalle dolomie di facies da
peritidale a subtidale del Monte San Giorgio. Il seal superiore è garantito dai
calcari scistosi e tufacei della Formazione di Besano che li ricoprono. Il sistema
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
poroso presenta microscopiche cavità o fessure e porosità intracristallina. I
valori di porosità e permeabilità sono localmente alti grazie alla presenza di
una rete di fratture secondarie, parzialmente interessate da fenomeni di
dissoluzione. Il reservoir superiore consiste in tre unità carbonatiche (Dolomia
Principale, Calcare Campo dei Fiori e Dolomia Conchodon). Il seal è garantito
in questo caso dai calcari scistosi del Gruppo Medolo. La Dolomia Principale e il
Calcare Campo dei Fiori presentano basse porosità e permeabilità e solo
localmente si osservano processi di fratturazione secondaria. La Dolomia
Conchodon è invece caratterizzata da un’alta variabilità del sistema poroso a
causa di intensi processi diagenetici. Questa formazione è la più produttiva del
reservoir superiore. Gli idrocarburi sono generati da source rocks del Triassico
medio tra cui gli Scisti di Besano (Zona Limite Bituminosa) e i Calcari di Meride. Il
cherogene di tipo II risulta molto maturo. La Formazione di Besano presenta
valori di TOC che possono raggiungere il 25-30% con valori medi di 4%. I Calcari
di Meride presentano spessori significativi (sino a 600 metri) e valori TOC medi
del 0.8%. Il “source potential index” della roccia madre del Triassico medio (SPI,
quantitativo di idrocarburi generato da una colonna di source rock di 1 m² di
superficie) è pari a 3.3 sino a 4 t HC/m².
Caratterizzazione dei seals
I seals dei reservoir carbonatici mesozoici sono a contatto stratigrafico oppure
strutturale con i carbonati superiori d’età Cretacica, costituiti da marne
pelagiche e dai calcari argillosi delle formazioni Scaglia e Marne di Bruntino. I
reservoirs siliciclastici presentano invece quali seal stratificazioni scistose oppure
arenarie impermeabili di mare profondo, dello spessore massimo di alcune
decine di metri. Il seal del reservoir Triassico del Ladinico è garantito dagli scisti
argillosi e dai calcari marnosi della Formazione di Besano. dai calcari scistosi e
tufacei della Formazione di Besano che li ricoprono. Le Marne di Pizzella
(Triassico superiore) e i sedimenti della Formazione Moltrasio (Liassico inf.)
garantiscono localmente un buon seal per i reservoirs del Triassico superiore
(Trecate-Villafortuna).
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4.4.2
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
L’area oggetto dello studio
Alla fine del Permiano il rilievo delle Alpi Meridionali fu quasi completamente
livellato e durante il Triassico inferiore e medio (Anisico medio) un bacino
marino d’acqua bassa si fece largo da est. Si depositarono la Formazione
Servino, Bellano (Zona Limite Bituminosa, ZLB) e la parte inferiore della Dolomia
del Salvatore. Tra il Carnico e il Carnico inferiore i sedimenti del Ticino
meridionale e dell’Italia settentrionale conobbero una forte subsidenza e lo
sviluppo di un sistema complesso di piattaforme carbonatiche (Dolomia del
Salvatore) e bacini marini poco profondi (Dolomia del Monte San Giorgio, Zona
limite Bituminosa, Calcare di Meride, Formazione di Cunardo). L’acqua
anossica dei fondali favorì la deposizione e la conservazione di dolomie e
calcari bituminosi ricchi in sostanze organiche. Questi sedimenti mostrano
eccellenti caratteristiche quali source rocks.
Fig. 32
Carta geologica dell’area di studio (confini in rosso) con la posizione delle località
considerate nello studio (ST = Stabio, SG = San Giorgio, GC = Monte Generoso centrale).
Nelle 3 tonalità d grigio sono rappresentate approssimativamente le zone considerate
immature (a nord), probabilmente mature (nella parte centrale a nord del
retroscorrimento della Gonfolite Lombarda) e mature (a sud del fronte della Gonfolite).
Le frecce indicano approssimativamente in che direzione aumenta il grado di maturità
(perpendicolarmente al fronte della Gonfolite). Le coordinate sono quelle del sistema
topografico svizzero. Modificato da [19]
Durante il Carnico superiore si verificò l’estinzione della maggior parte delle
piattaforme a causa di un repentino innalzamento dei fondali seguito da un
aumento dell’apporto continentale detritico e siliciclastico. Si stabilirono
condizioni di piana alluvionale con fasi evaporitiche (Strati di Raibl, Formazione
San Giovanni Bianco). Dal Triassico superiore al Liassico medio processi di rifting
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
precedettero l’apertura dell’oceano della Tetide. Nel Norico un’ampia
piattaforma carbonatica ricopriva l’intera area (Dolomia Principale). Faglie
normali correlate a un regime distensivo interessano la piattaforma nel corso
del Norico superiore. Si originarono così una serie di bacini morfologici larghi da
1 a 10 km dove si depositarono calcari e dolomie (Formazione Zorzino) in
situazioni localmente anossiche. In corrispondenza dell’Alto d’Arbostora (a nord
dell’area di studio) i sedimenti lungo il blocco di campo della faglia di Lugano,
conobbero intensi processi di fratturazione e riempimento polifasico delle
fratture(neptunic dykes nella Formazione Macchia Vecchia). La Linea di
Lugano rappresenta una delle faglie macroscopiche che dividevano il Bacino
Lombardo in una serie di bacini asimmetrici separati da alti submarini.
Successivamente tra il Giurassico medio e il Cretacico inferiore i bacini
conobbero una fase post-rift caratterizzata da subsidenza e dallo
sprofondamento dei fondali a profondità batiali (Formazione di Morbio, Rosso
Ammonitico Lombardo, Selcifero Lombardo). L’evento anossico Cretacico è
evidenziato da intervalli bituminosi nel Cretacico inferiore (Formazione
Maiolica). Infine i movimenti Alpini tra Aptiano e Cenomaniano sono
documentati dai depositi della Formazione Scaglia Lombarda e da turbiditi
siliciclastiche terrigene.
Il sistema petrolifero nella regione di Stabio – Gaggiolo
Rispetto all’Italia Settentrionale e in particolare alla Pianura Padana nella
regione occidentale delle Alpi Meridionali prevalsero tra Oligocene e
Pleistocene livelli di sedimentazione più bassi a causa della posizione marginale
rispetto al bacino del Po. La zona di studio non è stata coinvolta nello sviluppo
della catena Appenninica. Le potenziali source rocks sono rappresentate dagli
scisti della Zona Limite Bituminosa (Formazione di Besano) e dai Calcari di
Meride del Triassico medio e dalla Formazione Riva di Solto del Triassico
superiore. Nella parte settentrionale dell’Alto d’Arbostora (località Monte San
Giorgio) la ZLB è solo marginalmente matura e nella Falda Orobica Superiore
non si sono formati idrocarburi. L’area era situata a nord rispetto al backthrust
della Gonfolite Lombarda.
Più a sud, nella regione di Stabio, sono stati osservati molti gas seeps con gas di
tipo termogenico. Questi gas sono in relazione con una source rock
sapropelitica con cherogene di tipo II proveniente dalla ZLB e dai Calcari di
Meride che presentano una maturità termica Ro di 0.7-0.8 %. Valori più alti di
maturità nella Formazione di Besano sono raggiunti con l’imbricazione nella
Falda Orobica Superiore (Anticlinale di Stabio) e il backthrust della Gonfolite.
Nella regione di Stabio i gas hanno origine alla base della Falda Orobica
Superiore ad una profondità di circa 1500 m.
Aspetti positivi del sistema petrolifero sono l’eccellente source rock, mentre
poco è conosciuto riguardo le potenzialità dei seal verticali di chiusura. I seeps
di gas indicano comunque che parte delle accumulazioni di gas hanno
sopravvissuto le deformazioni Mioceniche. I risultati dello studio dimostrano che
pure in una regione altamente tettonizzata come quella dell’area di studio
possano esistere importanti accumuli di gas.
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Fig. 33
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Sistema petrolifero nell’area di Stabio (in territorio Svizzero nei pressi del valico del
Gaggiolo). Gli aspetti positivi sono le eccellenti source rocks, mentre assai poco è
conosciuto riguardo l’efficacia dei seals e riguardo l’influenza della tettonica su
migrazione e accumulo degli idrocarburi [20]
Proprietà delle source rocks
Le principali source rocks sono rappresentate dalle rocce della Zona Limite
Bituminosa (ZLB) e dagli scisti di Riva di Solto. La ZLB è considerata la roccia col
principale potenziale quale source rock dell’area di studio. Il potenziale totale
di generazione di idrocarburi è stato stimato da Bernasconi (1991) a 330’000 t
HC/km² pari a 2.4 milioni di barili d’olio per km². I sedimenti della ZLB del Monte
San Giorgio sono solo marginalmente maturi. Verso sud la ZLB è ricoperta dai
sedimenti Mesozoici, Terziari e Quaternari e continua sino nei dintorni di Milano
(campo estrattivo di Gaggiano e Villafortuna-Trecate). Le caratteristiche
geochimiche delle rocce della Formazione di Besano mostrano una grande
affinità con gli oli di Gaggiano. I Calcari di Riva di Solto e di Zu sono stati
depositati ad est della Linea di Lugano ricoprendo l’area del Bacino del Monte
Generoso, la zona di Albenza e Sebino. Questi spessi sedimenti argillosi sono la
source rock di importanti accumuli di idrocarburi nell’Italia Settentrionale.
Gas seeps e gas assorbiti
Poche centinaia di metri a nord dall’area in istanza, in territorio Elvetico, e più di
preciso nei pressi del comune di Stabio e nell’area di Ponte Faloppia, sono stati
riscontrati numerosi gas seeps in concomitanza con l’anticlinale di Stabio. Gas
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
disciolti sono osservati in superficie e risultano essersi generati dal Cretacico
superiore fino ad oggi a partire da rocce-madri Triassiche.
I gas analizzati nei seeps di Stabio hanno un alto contenuto in Azoto (fino a
82%) e un contenuto di metano dell’ordine del 20-23%. Dalle analisi, il gas in
quest’area è di origine termogenica. In particolare a Stabio, il valore di δ13C
CH4 compreso tra -48.5 e -51.7 ‰ PDB è indicatore di source rocks che
producono condensati unitamente ad olio. Ciò dimostra come le source rocks
triassiche, abbiano raggiunto nelle immediate vicinanze dell’area di studio una
buona maturità termica. Maturità termica che, come dimostrato da Greber,
Bernoulli, Schumacher e Wyss (1996), più ad est, a causa della complessa e
localmente variabile deposizione del Mesozoico, non viene raggiunta
ovunque.
La presenza di seeps nelle immediate vicinanze dell’area in esame è un
importante segnale della possibile presenza di accumuli di idrocarburi, in un
area solo marginalmente studiata in passato.
Fig. 34
Diagramma dei dati sugli isotopi dei gas seeps e dei gas disciolti (secondo Whiticar et
al., 1986). Tutti i gas seeps sono d’origine batterica, eccetto i seeps di Stabio (spa) che
dove predomina la componente temogenica. La variabilità è data da metano prodotto
via fermentazione mischiato a metano prodotto via riduzione di CO2. I gas disciolti
hanno subito un’alterazione batterica e mostrano una composizione degli isotopi simile
ai gas d Stabio [19]
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4.5
LAVORI ESEGUITI NELL’AREA
4.5.1
Rilievi sismici
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Nel corso delle passate campagne esplorative Agip ha rilevato diverse linee
sismiche all’interno dell’area in esame. Tali linee non sono liberamente
accessibili. In questa fase di istanza la compagnia ha quindi analizzato le linee
disponibili, ovvero, in territorio italiano, la linea VA-301-77 e la linea VA-324-91
ed in territorio elvetico le linee sismiche realizzate negli anni ’90 in relazione al
progetto NRP-20. Le linee S4, S5, S6, S7 e SUDALP 77 (sismica rifrattiva) sono state
ampiamente analizzate e descritte nei capitoli precedenti.
Fig. 35
Linee sismiche rilevate da AGIP nel corso delle passate campagne esplorative. Si noti
in rosso l’area in esame. Agip
Tecniche di elaborazione
Negli ultimi anni, per quel che riguarda la prospezione sismica, sono stati fatti
passi sorprendenti soprattutto da un punto di vista dell’elaborazione dei dati,
sia per quel che riguarda lo sviluppo di algoritmi (software), sia a livello di
velocità di calcolo, rendendo così possibili tecniche di elaborazione che solo
pochi anni addietro non si sarebbero potuti applicare. Tra le nuove tecniche di
elaborazione citiamo le tecniche Surface Wave Analysis (Rayleigh Wave
Dispersion Curve Inversion), Common Reflection Surface (CRS) Stack, Pre-Stack
Time Migration, WesternGeco Inverse Q-Filtering Technique, e la Pre-Stack
Depth Migration (PSDM). Quest’ultima, in particolare, fornisce in output una
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
sezione coincidente con la reale sezione geologica ed ha permesso negli ultimi
anni grandi scoperte di idrocarburi in tutto il mondo. Tra le maggiori
problematiche della PSDM v’è l’enorme quantità di dati calcolata.
Le tecniche elencante possono essere applicate anche a dati ottenuti da
campagne passate. Sebbene il risultato sia inferiore a quanto ottenibile
oggigiorno con i moderni equipaggiamenti, il riprocessamento di dati sismici
passati può fornire nuovi elementi utili anche alla pianificazione e
posizionamento di una nuova campagna sismica.
Fig. 36
4.5.2
In arancio l’area di studio con la posizione dei pozzi e delle linee sismiche disponibili ed
analizzate presenti nell’area
Dati aeromagnetici
L’area di studio Cartabbia ricade all’interno di una anomalia magnetica
negativa (ca. -30/-40 nT) che contraddistingue tutta la regione del comasco e
del varesotto. Al contrario, si noti più a nord dell’area di studio, nella regione di
Ivrea-Verbano la forte anomalia magnetica data dal cosiddetto Ivrea-body
area in cui l’unità del basamento cristallino, presenta i caratteri della crosta
continentale inferiore. Oltre ad una forte anomalia magnetica (fino a +800 nT),
l’Ivrea Body è inoltre responsabile di una forte anomalia gravimetrica nella
medesima area.
Le anomalie riportate nella carta in scala 1:1’500’000 indicano unicamente un
andamento regionale e sono il risultato di approssimazioni dovute al calcolo
delle curvature minime e alla rappresentazione grafica in scala 1'500’000 dei
risultati ottenuti (vedi capitolo Processazione dei dati e metodologia di
integrazione). La carta non permette quindi direttamente di evidenziare con
precisione strutture più dettagliate nel sottosuolo dell’area di studio. I dati
utilizzati per l’allestimento della carta delle anomalie aeromagnetiche d’Italia
permettono comunque, dopo essere stati riprocessati, un’analisi in dettaglio
dell’area presa in esame. Dati provenienti da ulteriori campagne
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aeromagnetiche possono inoltre essere integrati nella banca dati in modo da
ottenere risultati ad alta definizione.
I dati sinora acquisiti nell’area di studio provengono dalle campagne
magnetiche svolte da Agip tra il 1971 e il 1980, caratterizzate da una spaziatura
tra le linee di 5-10 km e misure ogni 0.05-0.25 km (vedi capitolo Caratteristiche e
organizzazione dei dati). È quindi ipotizzabile l’acquisizione di ulteriori dati
aeromagnetici seguendo la metodologia più accurata adottata da ENI nelle
micro-campagne del 2001-2002, caratterizzate da una spaziatura tra le linee di
2-5 km e misurazioni ogni 0.05 km.
Fig. 37
4.5.3
Particolare comprendente l’area Cartabbia della carta 1:1'500’000 a colori dei rilievi
delle anomalie aeromagnetiche. Si notino in rosso i confini dell’area di studio [21]
Pozzi esplorativi
Nell’area oggetto dell’istanza, nel corso delle passate campagne esplorative,
sono stati perforati due pozzi esplorativi, entrambi con esito negativo:
o Brenno 1 (Petrogeo, 1971, 861m, abbandonato): il pozzo Brenno 1 ha
raggiunto 861 m di profondità raggiungendo di stratificazioni Giurassiche
(Lias)
o Morazzone 1 (Petrogeo, 1970, 1297m, abbandonato): il pozzo Morazzone 1
ha raggiunto i 1297 m di profondità all’interno di stratificazioni Oligoceniche
Pozzi esplorativi con well logs disponibili nelle vicinanze dell’area oggetto
dell’istanza, forniscono preziose informazioni sulla situazione geologica,
litostratigrafica e sugli obiettivi delle precedenti campagne esplorative. In
italico, riportiamo importanti annotazioni e descrizioni stratigrafiche tratte dai
rapporti di perforazione (“well logs”) a nostra disposizione:
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
o Lisanza 1 (Agip, 1980, 3282m, abbandonato) [ca. 6 km ad ovest dall’area in
esame]
Risultati minerari: il pozzo è risultato minerariamente sterile. Il sondaggio era
stato ubicato in corrispondenza di una anomalia gravimetrica positiva che si
riteneva causata da un alto strutturale del basamento porfirico oppure da un
alto strutturale dovuto ad intrusioni di rocce magmatiche ma, l’esito del
sondaggio, ha escluso sia l’una che l’altra ipotesi. Infatti il pozzo ha evidenziato
la presenza di una serie sedimentaria ispessita rispetto alle previsioni e con
notevole presenza di conglomerati costituiti da grossi elementi di rocce
eruttive, metamorfiche e sedimentarie, quest’ultime appartenenti alle
formazioni Medolo, selcifero Lombardo, Dolomie Conchodon e Dolomia
Principale. La presenza di grossi clasti di diversa natura e di diametro anche
superiore ai 20 cm, fa ritenere che il pozzo abbia attraversato una zona di fossa
con più “alti” nelle vicinanze che alimentavano la sedimentazione. L’esclusione
di mineralizzazione ad idrocarburi è stata suggerita da diversi fattori fra i quali le
considerazioni geologiche sopra citate, la mancanza di manifestazioni e la
scarsa porosità delle formazioni (vedi carote e DST). Per quanto riguarda la
colorazione acqua dolce e acqua salata, è stata fatta, più che da valutazioni
dirette, da considerazioni geologiche e valori di resistività misurati nelle argille.
Nome
Brenno 1
Morazzone 1
Lisanza 1
Fig. 38
4.5.4
Operatore
Petrogeo S.p.A.
Petrogeo S.p.A.
Agip S.p.A.
Anno
1970
1970
1981
Profondità
861 m
1297 m
3282 m
Pozzi esplorativi trivellati nell’area
Maggiori scoperte
L'attività esplorativa è iniziata nell'area e nelle sue immediate vicinanze, negli
anni '70 con la perforazione dei sondaggi Morazzone 1 (Petrogeo) e Brenno 1
(Petrogeo) che hanno avuto entrambi esito negativo, pur non raggiungendo
gli importanti obiettivi minerari all’interno del triassico medio e superiore. Più di
recente l’area in esame è stata interessata dal permesso di ricerca
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denominato “Malnate” della società Edison SpA, di cui siamo a conoscenza
degli obiettivi della ricerca ma dei cui esiti esplorativi attualmente non
possediamo informazioni.
Campi estrattivi con affinità litologiche
Anche se l'area non ha finora portato a successi minerari di particolare
interesse, sulla base dell'analisi dei dati disponibili e considerando il fatto che le
ottime source rocks siano le stesse presenti nell’alto strutturale di VillafortunaTrecate, che presenta reservoirs medio-tardo triassici al di sotto della coltre
della Gonfolite Lombarda, visto che la maturità della roccia madre è già stata
dimostrata da Greber, Bernoulli, Schumacher e Wyss (1996) e che le situazioni
strutturali siano simili al campo di Villafortuna-Trecate, l’area possiede un buon
potenziale minerario.
Villafortuna-Trecate
Il campo di Villafortuna-Trecate è uno dei più importanti in Italia e uno dei
principali giacimenti ad olio onshore in Europa, nonché uno dei giacimenti di
idrocarburi liquidi più profondi al mondo (6200m). Gli idrocarburi si trovano in
rocce carbonatiche mesozoiche fratturate a causa di deformazioni alpine
sepolte sotto la Pianura Padana. Gli idrocarburi si sono prodotti a partire dal
Medio Triassico dalle Formazioni di Besano e dai Calcari di Meride. Dal campo
di Villafortuna vengono prodotti oli leggeri (34-42°).
Gaggiano
Le source rocks, le strutture mineralizzate, la profondità degli obiettivi e le
caratteristiche degli idrocarburi rinvenuti al campo di Gaggiano, sono del tutto
simili a quanto riscontrato al vicino campo di Villafortuna-Trecate.
Malossa
La maggiore scoperta all’interno dell’area in esame è il Campo di Malossa.
Scoperto nel 1973 ha prodotto gas metano puro al 79,08% con idrocarburi
superiori e condensati a 53 API. La profondità di estrazione è variabile dai 5500
ai 6000 metri (pay medio di 300 m e massimo di 580 m) e la trappola è di tipo
strutturale, in particolare una anticlinale fagliata a sua volta sovrascorsa verso
sud-ovest e tettonizzata alla fine del Miocene. Il reservoir è delimitato a sudovest e sud-est da due principali faglie. I principali reservoir del campo Malossa
sono correlabili alla Formazione Dolomia Principale (tetto a 5670 m), alla
soprastante Formazione Zandobbio (tetto a 5520 m) ed alla Formazione
Maiolica (tetto a 5150 m), risalenti rispettivamente al tardo Triassico, al
Giurassico inferiore ed al Giurassico superiore – Cretacico inferiore. Nel
medesimo campo, altre formazioni si sono comunque dimostrate sede di
idrocarburi di interesse industriale, quali, la Formazione Selcifero Lombardo, la
Formazione Rosso Ammonitico e la Formazione Medolo. La source rock del
campo di Malossa sono le argilliti scistose e marnose della Formazione Riva di
Solto del tardo Triassico (TOC medio 0.8%, TOC massimo 2.3%) e la generazione
di idrocarburi è avvenuta a profondità anche superiori ai 7000 m durante
l’Oligocene-Miocene. Una migrazione “lateral up-dip” ha poi permesso
l’accumulo di idrocarburi nelle formazioni descritte sopra, in quanto la source
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
rock è assente al campo di Malossa. Il seal superiore è costituito dalla
Formazione di Bruntino, costituita da rocce marnose, i seal laterali sono formati
da faglie. A causa della fratturazione della copertura il gas è filtrato anche
nelle successioni superiori.
4.6
OBIETTIVI DELL’ESPLORAZIONE
L’area di studio, localizzata nella parte occidentale delle Alpi Meridionali, si
situa nel punto d’incontro di due sistemi tettonici, le Falde Orobiche e il sistema
profondo Ivrea. Le Falde Orobiche sono di tipo thin-skinned, nel senso che il loro
basamento coinvolge unicamente pochi chilometri della crosta a tetto; il
sistema Ivrea è invece eccezionalmente thick-skinned e contiene rocce di
tutta la crosta incluse le rocce di transizione verso il mantello. Visto che non vi
sono sedimenti a separare questi due basamenti Alpini risulta assai difficile
determinare con precisione il contatto tettonico.
Obiettivo della ricerca sono le rocce Triassiche che nella parte settentrionale
dell’area di studio giacciono su due livelli tettonici distinti corrispondenti alla
Falda Orobica Superiore e alla Falda Orobica Inferiore. L’analisi dei profili sismici
del progetto di ricerca NRP20 (Swiss National Research Project 20) ha permesso
di caratterizzare le principali strutture presenti nel sottosuolo. I depositi Triassici
della falda superiore giacciono vicino al valico Svizzero del Gaggiolo ad una
profondità stimata attorno a 1500 metri, mentre la base del livello Triassico più
profondo, appartenente alla Falda Orobica Inferiore, giace in questa località
ad una profondità di circa 3200 metri. Nella parte meridionale dell’area, in
corrispondenza del pozzo Lisanza 1, le sequenze Triassiche sono assai più
profonde. L’analisi dei dati di pozzo unitamente ai dati litostratigrafici regionali
suggeriscono una giacitura del Triassico della Falda Orobica Inferiore ad una
profondità superiore ai 5000 metri. Lungo un profilo N-S si verifica quindi una
grande variabilità della profondità della sequenza Triassica.
Il sistema petrolifero Meride / Riva di Solto presenta nell’area due ottime source
rocks Triassiche con un elevato potenziale di generazione di idrocarburi pari a
3.3 sino a 4 t HC/m²:
o gli scisti del Triassico medio della Formazione di Besano (Zona Limite
Bituminosa), che presentano valori medi TOC di oltre il 4% e valori massimi
superiori al 35%;
o le rocce carbonatiche dei Calcari di Meride con uno spessore di oltre 650 m
e un valore medio TOC del 0.8%.
Il sistema petrolifero si situa all’interno della sequenza sedimentaria Mesozoica e
comprende due reservoirs Triassico-Liassici: un reservoir inferiore, risalente
all’Anisico (Triassico medio), rappresentato dalle dolomie di facies da peritidale
a subtidale del Monte San Giorgio, chiuse a tetto dai calcari scistosi e tufacei
della Formazione di Besano che funge da seal; e un reservoir superiore risalente
al Triassico superiore – Liassico che comprende tre la Dolomia Principale, il
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Calcare Campo dei Fiori e la Dolomia Conchodon, chiuse a tetto dai calcari
scistosi del Gruppo Medolo che fungono da seal.
L’area di studio faceva parte nel periodo compreso tra Norico e Liassico
dell’Alto strutturale d’Arbostora e presentava all’epoca un ridotto ricoprimento
sedimentario. Per questo motivo le source rocks della Falda Orobica Superiore
hanno mantenuto l’intero potenziale di generazione di idrocarburi sino alla
messa in posto di oltre 2000 metri di Gonfolite Lombarda avvenuto lungo un
retroscorrimento nel corso del Tortoniano (Miocene superiore). La generazione
di idrocarburi all’interno della Falda Orobica Inferiore fu invece prestiva e
correlata alla messa in posto della Falda Orobica Superiore.
I gas seeps scoperti nelle vicinanze dell’area di studio in territorio svizzero
dimostrano un origine termogenica del gas e un’affinità con la source rock
sapropelitica con cherogene di tipo II della Zona Limite Bituminosa (Formazione
di Besano) e dei Calcari di Meride. Le analisi geochimiche e i modelli di
maturità di Greber et al. (1997) dimostrano una maturità Ro di 0.7-0.8 % delle
source rock della Falda Orobica Superiore nella parte settentrionale dell’area.
Regionalmente ci si attende inoltre un aumento del grado di maturità della
roccia madre verso sud e verso SE da ricondurre a ricoprimenti sedimentari
viepiù importanti nella medesima direzione.
Le seguenti formazioni sedimentarie sono l’obiettivo principale della ricerca e
risultano potenzialmente interessanti dal profilo minerario:
o le dolomie di facies da peritidale a subtidale del Monte San Giorgio risalenti
all’Anisico (Triassico medio);
o le dolomie e i calcari dolomitici massicci della Dolomia Principale (Triassico
superiore), i depositi marini lagunari e di basso fondale della formazione
Calcare Campo dei Fiori (Triassico superiore) e le dolomie calcaree di
colore grigio-nocciola a tessitura grossolana della Dolomia Conchodon
(Triassico superiore – Liassico inferiore);
o le unità sedimentarie a tetto della Falda Orobica Inferiore al disotto della
discontinuità tettonica con la Falda Orobica Superiore.
Nella parte meridionale dell’area l’obiettivo minerario Mesozoico risulta molto
profondo ed esplorabile unicamente in situazioni favorevoli di alto strutturale.
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4.7
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
PROGRAMMA LAVORI
Il programma lavori è stato concepito al fine di giungere, dopo attenta
rielaborazione e acquisizione di nuovi dati geologici e geofisici, alla fase di
trivellazione di un pozzo esplorativo e quindi accertare in modo celere ed
accurato la presenza di reservoirs di idrocarburi commercialmente sfruttabili. In
merito all’esecuzione del progetto di ricerca Mac Oil SpA intende dedicare
particolare attenzione ai seguenti aspetti in modo da raggiungere gli obiettivi
tecnici nei termini qualitativi e temporali prefissati:
Settore
Organizzazio
ne
Esecuzione
Aspetti Chiave
• Facilitare il contatto tra
pianificatore ed esecutore
• Esecuzione dei lavori
secondo gli obiettivi
prefissati
• Qualità dell’esecuzione
•
•
•
•
•
Comunicazi
one
Termini
• Adeguata comunicazione
con le autorità e gli Enti
interessati
• Osservanza dei termini
temporali prefissati
•
Descrizione
Mac Oil SpA quale pianificatore
Mac Oil SpA quale partner di
contatto
Conduzione e coordinazione dei
lavori da parte del capo progetto
rispettivamente dei capi
pianificazione ed esecuzione
Ricerca di partners esterni
qualitativamente comprovati per
l’esecuzione di lavori non
direttamente svolti da Mac Oil
SpA
Assistenza e controllo
dell’esecuzione da parte del
pianificatore
Mac Oil SpA quale partner di
contatto
• Riserve temporali nel piano lavori
• Individuazione delle fasi critiche
del progetto
• Controllo regolare
dell’avanzamento dei lavori
Il programma lavori è suddiviso in quattro fasi principali che intendiamo
affrontare nella tempistica specificata. L’ampiezza dei lavori scientifici nonché
l’ammontare degli investimenti, in particolare per ciò che riguarda la terza fase
(Campagna sismica) e la quarta fase (Trivellazione di pozzi esplorativi),
dipendono dai risultati scientifici ottenuti nei primi 21 rispettivamente 36 mesi di
ricerca e quindi dall’acquisizione e riprocessazione di dati geofisici esistenti,
dalle ulteriori misurazione previste dal programma lavori, nonché
dall’individuazione di potenziali prospects per idrocarburi.
Il programma lavori Fig. 39 è concepito per raggiungere celermente, cioè
entro 36 mesi dal conferimento del permesso di ricerca, la quarta fase di
trivellazione di un pozzo esplorativo.
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Fig. 39
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Schema programma lavori
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4.8
RILIEVO SISMICO
4.8.1
Generalità
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Nell’ambito dell’intero ciclo petrolifero (Tab. 6), le attività di indagine del
settore di istanza si pongono alla testa di tutto il processo che porta allo
sfruttamento di un possibile giacimento. Sono caratterizzate da una grande
incertezza rispetto ai risultati, a tempi relativamente lunghi di indagine ed a
costi tutto sommato contenuti, anche se si parla in caso di trivellazione del
pozzo di diversi milioni di euro.
La valutazione del bacino in questo caso è sicuramente facilitata dalla
presenza nell’immediato intorno di diverse concessioni di sfruttamento che
indicano come potenzialmente l’area si presti ad ospitare giacimenti
interessanti per la loro coltivazione. Con queste premesse è probabile che
anche l’area di istanza presenti le condizioni di base affinché possano essere
individuate degli idrocarburi, ossia:
o La rocca madre
o I percorsi di migrazione
o Le trappole
Per questo motivo l’istanza di ricerca è stata individuata basandosi su di una
buona quantità di dati già esistenti che rendono meno improbabile che altrove
l’individuazione di aree idonee, ciò che ha portato a proporre un’esecuzione
delle indagini in tempi rapidi (18 mesi per l’inizio della trivellazione di un pozzo
esplorativo).
Tab. 6
Le attività del ciclo petrolifero: in rosso la fase relativa all’istanza di ricerca
(Elaborazioni: Dionea SA)
Valutazione di
aree o bacini
Definizione dei
prospect e
scoperta
Descrizione e
modellizzazione
del giacimento
Sviluppo
Produzione
o Studi regionali
o Rilievi sismici
e
interpretazio
ne
o Pozzi di
valutazione
o Piano di
sviluppo
o Studi del
giacimento
o Perforazione
e
completame
nto
o Gestione e
ottimizzazio
ne della
produzione
o Modellizzazione
geologica
o Valutazione
dell’offerta
o Opportunità di
acquisizione o
cessione di
diritti sull’area
o Perforazione
o Geologia
del
sottosuolo
o Test di
produzione
o Modellizzazione del
giacimento e
definizione
delle riserve
o Studi di
fattibilità
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o Costruzione e
installazione
attrezzature
specifiche
o Gestione
del
giacimento
Abbandono
Chiusura
dei pozzi
Rimozione
dell’impiant
o
Ripristino
ambientale
o Interventi ai
pozzi
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Il peso degli approfondimenti in questa prima fase è quindi posto sulla
rielaborazione con le tecnologie più moderne dei dati esistenti, al fine di
individuare le aree di maggiore interesse o eventuali lacune, in cui eseguire
degli approfondimenti sotto forma di indagini sismiche, che rappresenta la
metodologia più usata e consolidata di indagine del sottosuolo.
Le indagini sismiche si basano sui principi della teoria dell’elasticità, in base alla
quale la deformazione di un mezzo omogeneo sottoposto ad uno sforzo sarà
proporzionale con le sue caratteristiche fisiche e varierà in corrispondenza dei
cambiamenti del mezzo stesso, emettendo degli echi o delle variazioni
dell’onda iniziale (Fig. 40).
Fig. 40
Raggi rifratti, riflessi, segnali multipli e rumori generati dalla sorgente (Elaborazioni:
Dionea SA)
Nella pratica, una fonte di energia posta sulla superficie terrestre emette una
singola onda impulsiva di breve durata oppure un treno di onde sinusoidali più
lungo ma di frequenza variabile. La roccia del manto esterno della crosta
terrestre, essendo per lo più composta da rocce sedimentarie di spessore e
composizione variabili generate in ambiente marino, riflette degli echi variabili
a seconda dello spessore e delle caratteristiche della roccia stessa: ad ogni
passaggio di strato si registrano dei nuovi echi. Questi echi vengono registrati
ed analizzati in superficie, permettendo di ricostruire l’andamento degli strati e,
nel limite del possibile, di interpretarne le caratteristiche (vedi Fig. 41).
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Fig. 41
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Esempio di una sezione sismica (in tempi) e di una mappa delle isobare (in metri)
dell’orizzonte A in corrispondenza del prospect X
L’interpretazione delle misurazioni permette di convertire il segnale dal tempo
alla profondità. Sulla base di una serie di linee sismiche 2D disposte a reticolo, o
di un rilievo 3D è possibile ricostruire delle mappe della profondità degli strati di
interesse per la scoperta degli idrocarburi (vedi Fig. 42).
Fig. 42
Esempio di mappa in profondità di un orizzonte sismico
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4.8.2
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Tipologia della sorgente sismica
Le sorgenti di onde elastiche generalmente utilizzate nelle indagini sismiche
sono di tre tipi:
o esplosivo
o massa battente
o vibroseis
La scelta del tipo di sorgente dipende da vari fattori, fra cui il tipo di roccia da
investigare, la profondità di indagine, le informazioni esistenti, la compatibilità
ambientale e l’accessibilità delle aree di indagine.
Esplosivo
L’impiego di esplosivo per le indagini sismiche su terraferma è stata
storicamente una delle prime tecniche utilizzate. L’esplosivo viene posto in
camere di scoppio posizionate generalmente fino ad un massimo di 30 m di
profondità. La quantità di esplosivo impiegato varia da pochi grammi per gli
obiettivi superficiali fino ad alcune decine di kg per gli obiettivi profondi. La
scelta della profondità dipende, oltre che dalla quantità di esplosivo, anche
dalle condizioni di sicurezza, dall’attenuazione del rumore prodotto dallo
scoppio e dall’inserimento ottimale nella roccia.
Lo scoppio viene comandato con un telecomando che permette di
controllare al meglio l’esplosione. L’esplosivo scelto deve rispondere a precise
caratteristiche, in particolare deve conservare le sue caratteristiche anche in
presenza di acqua, avere una rapida velocità di detonazione per garantire
un‘onda di qualità per le analisi, deve avere un sufficiente peso specifico per
poter restare sul fondo del pozzo in tutte le condizioni di pressione ed in
presenza di acqua o fango e garantire la produzione di onde utili per
l’indagine sismica.
L’energia prodotta dallo scoppio viene utilizzata solo in minima parte per
l’indagine vera e propria (circa il 10%), mentre la restante viene dissipata nella
deformazione della camera di scoppio e nella generazione di ondine
superficiali. Maggiore è la profondità di analisi richiesta, maggiore l’impiego di
esplosivo e quindi maggiori gli impatti in superficie, motivo per cui nel caso in
esame non si intende ricorrere a questo tipo di fonte in quanto la profondità
esplorata risulta particolarmente rilevante (ca. 4000m).
Massa battente
La massa battente, indicata anche con il termine inglese di thumper o weight
dropping, è una tecnica non esplosiva di indagine sismica, di cui esistono
diverse varianti. In generale consiste in un corpo d’acciaio, generalmente
compreso fra i 50 kg e le 3 tonnellate, che viene montato su di un apposito
veicolo oppure un rimorchio e che viene lasciato cadere da un altezza
prefissata (1 – 3 m) su di una piastra appoggiata sul suolo e con il compito di
trasmettere l’impulso. La caduta viene ripetuta più volte a intervalli di tempo
prefissati, oppure possono essere previste più apparecchiature in sequenza.
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Fig. 43
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Immagini di masse battenti montate su veicoli o su rimorchio (Fonte: PIR.SA Progeo)
Un’evoluzione particolare del sistema a massa battente è rappresentato dal
sistema HYDRAPULSE: in questo caso la sorgente di energia è di tipo idraulico e
non è rappresentato da una massa in caduta.
Il vantaggio di questo sistema consiste nella maggiore rapidità nella ripetizione
dell’impulso, permettendo quindi delle serie più ravvicinate.
In generale questa metodologia non permette, a causa dell’intensità limitata
degli impulsi prodotti, di penetrare a sufficiente profondità, e non si prevede
pertanto di utilizzarla in questo ambito.
Vibratori
L’ultima sorgente qui trattata, che è pure quella che verrà applicata nel caso
in esame, è rappresentata dai vibratori: si tratta di piastre montate su veicoli
(Vibrotrucks Fig. 44) che vengono appoggiate al suolo e premute dal peso del
veicolo. Esse producono oscillazioni meccaniche controllate.
Fig. 44
Vibrotruck di media grandezza (Foto: Dionea SA)
I vibratori (o vibroesis) sono da considerare sorgenti superficiali non impulsive e
creano treni d’onda che possono durare da 7 a 30 secondi. Vengono utilizzati
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
in batterie in numero variabile, generalmente con un numero massimo di 6 – 8
unità (Fig. 45). I vibratori si muovono lungo percorsi rettilinei oppure adattati alle
condizioni di accesso, seguendo prevalentemente tracciati stradali esistenti.
Il sistema prevede la posa di una piastra a contatto con il terreno su cui viene
sollevato il veicolo: la sua massa viene quindi utilizzata per mantenere in
posizione la piastra mentre viene trasmesso il segnale nel terreno. A questo
contribuisce anche la presenza di sospensioni.
Il segnale immesso ha il vantaggio di essere programmato con precisione
perché viene generato in forma digitale e che quindi ha caratteristiche
conosciute ed adattate alla situazione ed ai risultati richiesti, ottenendo
l’ampiezza e la frequenza desiderata.
Il vibratore trasmette al terreno energia con frequenze sismiche, quindi viene
influenzato in minore misura dal contesto geologico nel luogo di
energizzazione. Inoltre, poiché viene prodotto durante un periodo prolungato,
ha vicino alla sorgente un’ampiezza minore rispetto a sorgenti impulsive
puntuali.
Per l’accesso ai punti di energizzazione vengono utilizzate preferibilmente le
strade esistenti. Le aree di intervento vengono adeguatamente segnalate ed il
traffico può essere regolato di conseguenza (è necessario quindi prevedere
una coordinazione con la polizia stradale e le forze dell’ordine locali). In caso di
necessità si fa capo anche alla viabilità minore o a strade private: l’eccezione
dovrebbe essere rappresentata dall’accesso diretto ad aree esterne a campi
stradali o piazzali preesistenti. In questo caso si richiederà il permesso preventivo
e l’autorizzazione del proprietario del fondo.
Fig. 45
Batteria di vibratori in azione lungo una strada aperta al traffico (Foto: Dionea SA)
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4.8.3
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Metodologia di rilievo delle onde
Per il rilievo delle onde riflesse e rifratte dalle rocce vengono impiegati i
geofoni, speciali sensori in grado di rilevare i segnali di ritorno, e che vengono
posati in parallelo o in serie in catene lungo le linee di rilievo. L’ampiezza della
catena dipende dalla profondità che si intende raggiungere con il rilievo, in
quanto la distanza fra i punti indagati in profondità corrisponde alla metà della
lunghezza dei rilevatori posti in superficie. Per questo motivo vengono posati
convenientemente in superficie sia la sorgente che i punti di ascolto, in modo
da poter investigare con efficacia le aree in profondità (Fig. 46).
I geofoni vengono collegati attraverso un sistema di cavi fino al punto centrale
di registrazione, generalmente collocato a bordo di un veicolo.
L’ubicazione, il numero di geofoni, la lunghezza delle catene, così come pure
la collocazione e le caratteristiche dei punti di energizzazione, vengono definiti
nel programma sismico, tenendo in considerazione le condizione topografiche
e di accessibilità. Le linee di rilievo devono avere generalmente un andamento
rettilineo.
Fig. 46
Copertura dei punti in profondità. Posizione a = punto toccato da più punti di scoppio:
b = punti in profondità indagati da sensori posti nello stesso punto in superficie: c = punti
in profondità indagati da sensori posti alla stessa distanza dalla sorgente (Elaborazioni:
Dionea SA)
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Fig. 47
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Sistema di registrazione delle onde a bordo di un veicolo (Foto: Dionea SA)
Lo stendimento dei geofoni avviene generalmente a piedi, da squadre di
personale specializzato. L’ubicazione dei geofoni viene segnalato con
bandierine e nell’attraversamento della viabilità, o in vicinanza di essa,
vengono utilizzati dei cavi colorati per segnalare la loro presenza (Fig. 48).
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Fig. 48
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Serie di geofoni e cavi posizionati sul terreno (Fonte: Dionea SA)
Il posizionamento delle sorgenti di energia rispetto alle catene di geofoni
comporta differenti tipi di stendimento, dipendenti dalla situazione locale e
dagli obiettivi della ricerca. In particolare, oltre alle condizioni topografiche e di
accesso, occorre in particolare considerare la presenza di elementi delicati o
sensibili, come pure la presenza di centri abitati. In generale vengono
mantenute delle distanze di sicurezza standard dai punti sensibili, ma può
anche accadere che il programma sismico debba essere modificato in corso
d’opera.
L’energia prodotta dai punti di energizzazione si propaga in tutto l’ammasso
roccioso circostante. L’intensità della scossa tende a diminuire rapidamente,
approssimativamente in maniera inversamente proporzionale al quadrato della
distanza dal punto di emissione, misurato nelle tre dimensioni. Questo significa
che se a 10 m dal fronte si presentano scosse di una certa intensità, a 100 m
risultano di circa cento volte inferiore, e a 1000m, diecimila volte inferiore. La
diminuzione dell’intensità può essere illustrata nella Fig. 49.
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Fig. 49
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Intensità delle sollecitazioni dinamiche subite dagli edifici in funzione della distanza
(Elaborazioni: Dionea SA)
Non esiste quindi una distanza massima oltre la quale non esistono più scosse.
Dall’esperienza risulta tuttavia che, a dipendenza della fonte, a partire da 50 –
100 m di distanza dalla sorgente l’intensità risulta tale da poter escludere
conseguenze su elementi naturali o costruiti.
Anche quando le scosse non sono dannose, esse saranno comunque
percepibili dall’essere umano. L’esperienza mostra che la sensibilità psicologica
è molto elevata, come illustrato dalla Fig. 50, ricavato dalla letteratura
specializzata internazionale.
Fig. 50
Effetto soggettivo empirico sull’essere umano (Elaborazioni: Dionea SA)
La percezione soggettiva è peraltro estremamente variabile e non veramente
misurabile. Spesso la popolazione esposta alla presenza di un cantiere o di
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
attività affini è prevenuta, magari anche in senso positivo se la prospettiva
dell’opera finita è di sua convenienza. Le scosse prodotte a seguito delle
indagini sismiche potrebbero essere percepite come un disturbo, anche se di
intensità inferiore che quelle dovute ai veicoli che circolano davanti a casa.
In caso di necessità si applicherà la norma tedesca DIN 4150-2
(Erschütterungen in Bauwesen – Teil 2: Einwirkung auf Menschen in Gebäuden).
A seconda della situazione potrà accadere che il punto di energizzazione si
collochi in testa ad una catena di geofoni, centralmente oppure spostato
asimmetricamente lungo di essa (Fig. 51).
Fig. 51
4.8.4
Posizione del punto di energizzazione rispetto alla catena di geofoni (Elaborazione:
Dionea SA)
Operazioni di lavoro previste
La sequenza dei lavori per l’esecuzione di un rilievo sismico si compone dei
seguenti passi:
1. Elaborazione del programma sismico: individuazione delle linee di indagine
sulla base delle condizioni di accessibilità, della topografia, degli ostacoli e dei
punti sensibili conosciuti (aree vincolate, beni storico-culturali, aree edificate,
ecc.), progetto provvisorio di posa delle linee di ascolto e dei punti di
energizzazione.
2. Richiesta delle autorizzazioni di accesso: un responsabile del contrattista si
occupa di individuare i proprietari dei fondi interessati, di contrattare
l’autorizzazione e le condizioni per l’accesso e di regolare gli accordi in forma
contrattuale.
3. Rilievo topografico: una squadra di topografi si occuperà di rilevare,
generalmente con l’ausilio di sistemi satellitari di posizionamento, le aree
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
interessate e procedere alla loro picchettazione. In questa fase vengono
anche definite le aree dove sistemare i punti di energizzazione, spostandoli
rispetto alla linea ideale.
4. Stendimento dei geofoni: una nuova squadra procede alla posa manuale
delle catene dei geofoni, stabilire i collegamenti, segnalarli adeguatamente e
procedere al collaudo del funzionamento.
5. Esecuzione del rilievo: in base al programma di rilievo vengono eseguite le
energizzazioni ed i rilievi, procedendo allo spostamento della fonte secondo le
necessità.
6. Smantellamento della linea di rilievo: recupero dei cavi e delle catene dei
geofoni, bonifica e sistemazione delle aree, ripristino alla situazione
preesistente.
7. Indennizzo dei proprietari: in caso di danni permanenti, il responsabile che ha
seguito le contrattazioni si accorda con i proprietari per il loro risarcimento.
4.8.5
Tempi di esecuzione
In condizioni ottimali, si stima dei tempi di rilievo di circa 50 km / mese. Vista la
presenza di aree abitative e di molte aree protette che possono interferire con
la stesura continua delle linee sismiche, si ritiene che nel caso in esame vi sarà
una perdita di tempo stimata in circa il 20% del tempo.
I tempi stimati per il rilievo dei 15 km previsti ammonta quindi a circa 15 giorni di
lavoro sul terreno.
4.8.6
Mezzi e personale utilizzati
Come indicato, il lavoro di rilievo sismico verrà eseguito da una ditta esterna
secondo una decisione di attribuzione basata su criteri tecnici, finanziari e di
disponibilità nell’area.
L’impiego di personale e di mezzi dipenderà quindi in buona parte dalla ditta
incaricata: è possibile che, a seconda della specializzazione, più ruoli possano
essere svolti dallo stesso personale e quindi dallo stesso mezzo.
Viene qui descritta una composizione tipo che permette di coprire i differenti
profili professionali richiesti.
•
Direzione dei lavori: 1 responsabile generale + 1 sismologo esperto, mezzi di
spostamento: 1 fuoristrada
•
Squadra di autorizzazione: 1 responsabile + 1 aiutante di campo, mezzi di
spostamento: 1 fuoristrada
•
Squadra topografi: 1 topografo responsabile + 2 aiutanti di campo, mezzi di
spostamento: 1 fuoristrada
•
Stendimento geofoni: 1 sismologo, 1 aiutante, 20 operai, mezzi di
spostamento: 1 furgone per la registrazione, 3 mezzi portacavi, 3 fuoristrada
per lo spostamento
•
Vibrotrucks: per ogni mezzo (3 – 8 mezzi), 1 conducente + 1 aiutante
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•
4.8.7
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Assistenza: 2 conducenti + 1 meccanico; mezzi di spostamento: 1 officina
mobile + 1 mezzo rifornimenti
Principali rischi per l’ambiente e misure di mitigazione
L’istante si è impegnato ad attuare una serie di provvedimenti organizzativi e
progettuali per minimizzare le conseguenze ambientali legate alla fase di
indagine sismica. In particolare prevede di:
• rinunciare al sistema di indagine con esplosivo, maggiormente impattante
sull’ambiente, in caso di presenza di elementi sensibili (abitazioni, edifici
storici, ecc,);
• all’interno delle aree protette e/o vincolate per la presenza di vegetazione
rara, i pascoli ed i boschi, limitare le indagini unicamente lungo le strade ed i
piazzali esistenti;
• utilizzare, nel limite del possibile la viabilità esistente anche sul resto della
superficie di indagine;
• mantenersi ad una distanza di sicurezza di 50-100 m da siti protetti, edifici e
manufatti sensibili alle vibrazioni (gasdotti, sbarramenti, edifici tutelati).
Ciò non di meno si possono prevedere i seguenti rischi principali, per i quali si
prevedono una serie di misure mitigative:
Rottura di parti meccaniche
Rotture di parti meccaniche, in particolare di tubazioni con circolazione di olio
e combustibile, sono possibili soprattutto per quanto riguarda i sistemi di
vibrazione. Le conseguenze sono da attendersi a livello di suolo e acque
sotterranee o superficiali.
Il rischio di incidente è ritenuto relativamente basso.
Le misure di mitigazione previste riguardano la scelta delle ubicazioni per il
transito con i veicoli, lontano da aree delicate (zone protezione pozzi e
sorgenti) e la presenza di un’adeguata scorta di assorbenti per idrocarburi sia
sui mezzi che nel centro logistico principale.
Travaso durante i rifornimenti
Vista la situazione dei luoghi di indagine si ipotizza il ricorso a stazioni di
rifornimento esistenti. Solo per i mezzi più lenti ed ingombranti si può
immaginare un rifornimento di carburante al di fuori delle normali aree di
rifornimento. Durante queste operazioni si possono prevedere problemi di
travaso o di fuoriuscita di idrocarburi.
Il rischio di incidente è ritenuto relativamente basso.
Le misure di mitigazione prevedono anche in questo caso la presenza di
assorbenti per idrocarburi sul mezzo di rifornimento e la scelta di aree protette
(pavimentate) per l’esecuzione di queste operazioni.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Incidenti stradali con persone esterne al cantiere
La presenza di mezzi fermi lungo le strade, di cavi e di geofoni possono essere
fonte di pericolo per persone esterne al cantiere che si trovassero a passare o a
lavorare nelle aree di indagine.
Il rischio di incidente è da ritenere alto, in considerazione dell’estensione
dell’area di operazione.
Le misure di mitigazione prevedono l’adeguata posa di segnalazioni e di
indicazioni per la regolazione del traffico, la posa di bandiere e di cavi colorati
per l’individuazione degli attraversamenti e di eventuali ostacoli, la
coordinazione e la collaborazione tempestiva con la polizia stradale durante
tutte le fasi di lavoro, l’avviso della popolazione a mezzo stampa o albi
comunali, con l’indicazione dei periodi e delle aree di intervento.
4.8.8
Principali impatti e misure di mitigazione
Si prevedono i seguenti impatti:
Emissioni in atmosfera:
Il cantiere prevede l’impiego di una decina di fuoristrada e furgoni, circa 5
autocarri e 4 – 8 mezzi con vibratori. Si tratta generalmente di mezzi moderni ed
autorizzati sulla base della normativa EU. Non si prevede l’impiego di esplosivi.
Rispetto alla quantità di mezzi in circolazione nell’area di studio, ed in
considerazione della brevità della durata dei lavori, le emissioni in atmosfera
dovute alla circolazione dei mezzi sono da considerare trascurabili.
Non sono previste misure di mitigazione.
Emissioni foniche:
Emissioni foniche sono imputabili sia alla circolazione dei mezzi che alla fase di
generazione delle onde durante le indagini sismiche. La circolazione avviene
nell’ambito delle viabilità usuale e con un numero ridotto dei mezzi, e sono
quindi da ritenere molto ridotte.
Le emissioni foniche generate dai macchinari durante le indagini raggiungono
a 20 m di distanza un livello Leq di circa 82 dB(A) (vedi misurazione fonica in
allegato). Nonostante questo valore sia relativamente alto e produca un certo
fastidio, esso è limitato a 5 min. Questa è infatti la durata media
dell’energizzazione, dopodichè i vibratori si spostano al seguente punto situato
a 10-100m di distanza. I rumori generati da una batteria di vibratori sono quindi
percepibili ad un osservatore fisso per un lasso di tempo massimo di circa
un’ora, ma risultano fastidiosi per meno di 10min. L’impatto delle emissioni
foniche è quindi molto basso poiché di breve durata.
Si prevede comunque di limitare gli orari di lavoro alla fascia diurna , con
pause durante gli orari dei pasti e di evitare nel limite del possibile il passaggio
ravvicinato presso luoghi particolarmente sensibili, quali case di riposo o scuole.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Vibrazioni
I vibratori emettono dei segnali a bassa frequenza che generalmente non sono
avvertibili se non a breve distanza dei punti di emissione.
Le conseguenze sono da considerare trascurabili.
Per limitare le conseguenze si prevede comunque di mantenersi ad una
distanza di sicurezza da edifici sensibili e, se del caso, di procedere a prove
vibrometriche e a verifiche sul campo presso gli edifici potenzialmente
influenzati.
Compressione dei suoli
La maggior parte delle operazioni di rilievo avvengono con accesso su mezzi
meccanici attraverso la viabilità esistente ed in seguito con lo spostamento a
piedi. Non si prevede la realizzazione di piste apposite, in particolare per
raggiungere i posti di energizzazione.
In determinati frangenti, i mezzi con i vibratori potrebbero comunque dover
uscire dalle strade esistenti per lavorare in campi coltivati. In questi frangenti
sono possibili danni da compressione o di erosione per i suoli. Le conseguenze,
in considerazione anche del peso sensibile dei veicoli, possono essere
importanti.
Per mitigare gli impatti, si prevede di accedere a terreni unicamente in
presenza di arativi, già sollecitati da mezzi agricoli, e solo in condizioni di
portanza adeguata: in particolare si eviterà di accedere ai campi dopo
periodi di precipitazioni, fino a quando i suoli non hanno raggiunto le condizioni
ottimali.
In ogni caso, alla fine dei lavori, dovranno essere ripristinate le condizioni
originarie.
Maggiori approfondimenti in merito agli impatti ed ai rischi ambientali legati al
progetto vengono riportati al capitolo 5 “quadro di riferimento ambientale”
che segue.
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4.9
PERFORAZIONE POZZI ESPLORATIVI
4.9.1
Generalità
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Se la fase relativa all’indagine geologica tramite sismica ha permesso di
individuare le condizioni ideali per la formazione di idrocarburi, la presenza di
rocce idonee alla loro migrazione e soprattutto la presenza di possibili trappole,
il programma lavori prevede la perforazione di almeno un pozzo esplorativo
per verificare se le ipotesi e le interpretazioni sono corrette.
Ovviamente allo stato attuale non è possibile ipotizzare dove questo
sondaggio potrà essere realizzato; pertanto quanto descritto in questo capitolo
serve soprattutto a illustrare quali siano i passi che seguiranno la prima fase di
indagine, i relativi impatti potenziali e le mitigazioni proposte.
Anche in questo caso, il cantiere della perforazione sarà eseguito da una ditta
subappaltante attiva nel ramo: la società di istanza si impegna a far rispettare
contrattualmente le condizioni di appalto anche alle ditte subappaltanti ed a
verificare durante la fase di cantiere il reale rispetto delle condizioni richieste.
Buona parte delle conseguenze del cantiere dipendono dalla sua ubicazione;
questa sarà condizionata essenzialmente dall’ottimizzazione di tre fattori
principali:
•
Condizioni ambientali e territoriali: vincoli esistenti, presenza di aree sensibili,
esposizione delle aree scelte, stabilità dei versanti e sicurezza.
•
Condizioni tecniche: spostamento rispetto alla verticale, condizioni di
sicurezza,
morfologia
idonea
per
l’esercizio,
accessibilità,
approvvigionamento con energia e acque.
•
Condizioni economiche: costi di infrastruttura e di perforazione, acquisto
terreni, modifiche di terreno, costi di ripristini.
In generale il cantiere di perforazione dovrebbe trovarsi quanto più possibile
sulla verticale della trappola ricercata: tanto più questa condizione sarà
rispettata, tanto minori saranno i tempi di esecuzione, le difficoltà ed i costi oltre
ai rischi di incidente.
L’istanza prevede che le possibili trappole possano trovarsi ad una profondità
massima di circa 4'000 m: il programma di lavoro per lo scavo del pozzo sarà
definito nel dettaglio in seguito, ma provvisoriamente viene stimato in circa 110
giorni di lavoro per la singola perforazione (Fig. 52), cui devono essere aggiunti
circa 20 giorni per la preparazione del cantiere ed altrettanti per la sua
chiusura. Tutta la durata dovrebbe ammontare quindi a circa 150 giorni
lavorativi, corrispondenti a circa 7 mesi complessivi. Delle riduzione di tempi
potranno essere ottenute con l’ottimizzazione delle tecniche di perforazione, la
semplificazione del programma di scavo o la presenza di condizioni
geologiche favorevoli.
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Fig. 52
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Diagramma dei temi di perforazione di un pozzo (Elaborazioni: Dionea SA)
A causa della breve durata del cantiere, è già possibile prevedere che esso
non permetterà l’adozione di misure permanenti di mitigazione, soprattutto per
quanto riguarda l’allestimento di biotopi di sostituzione o di schermi di
mascheramento paesaggistico. La scelta dell’ubicazione dovrà quindi
considerare innanzitutto la riduzione degli impatti nel settore fauna, flora,
foreste e paesaggio.
4.9.2
La postazione di perforazione
La perforazione di un pozzo richiede lo svolgimento di più operazioni
contemporaneamente:
•
perforare la roccia attraversata riducendola in piccoli frammenti;
•
riportare alla superficie i frammenti ottenuti;
•
mantenere la stabilità delle pareti del pozzo;
•
evitare l’entrata di fluidi estranei dall’esterno del foro scavato, in
particolare dalle pareti.
La profondità da raggiungere richiede la presenza di un impianto di medie
dimensioni, con una potenza di lavoro di almeno 1'300 HP e la capacità di
gestire una batteria di aste della lunghezza richiesta.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
La postazione di perforazione dovrebbe essere di principio indipendente per
quanto riguarda gli approvvigionamenti energetici, di carburante ed idrici,
anche se non si può escludere a priori che in condizioni particolari, quali ad
esempio la vicinanza con elettrodotti, depositi di carburante, pozzi o sorgenti
utilizzabili, queste non possano essere utilizzate per le necessità del cantiere.
La postazione di perforazione è composta dalle seguenti componenti principali
(si veda anche la Fig. 53):
•
torre di perforazione con la testa del pozzo;
•
sistema per la produzione, la gestione e lo stoccaggio del fango;
•
motori per la generazione dell’energia elettrica, generalmente garantita
da motori a diesel;
•
zona di logistica e di supporto (magazzini, officine, uffici).
Fig. 53
Principali componenti di un impianto di perforazione (elaborazioni: Dionea SA)
Il cuore principale del sistema è rappresentato dalla torre di perforazione, ed è
anche l’elemento di maggiore visibilità dall’esterno (Fig. 54). Generalmente,
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
maggiore è la profondità da raggiungere, maggiore è anche la dimensione
della torre.
Le sue funzioni principali sono:
•
la manovra degli organi di scavo (sollevamento, assemblaggio,
smontaggio), degli elementi di completamento del foro (rivestimento,
apparecchi per cementare) e degli attrezzi speciali durante la lavorazione
(alesaggio, deviazione dello scavo, recupero delle aste, ecc.);
•
la rotazione degli organi di scavo (batteria di aste, scalpello);
•
la circolazione del fango di scavo.
Malgrado la scarsa visibilità degli altri impianti, la superficie occupata dal
cantiere di perforazione può essere di notevole dimensione, e dipende
anch’essa dalla profondità che si intende raggiungere. Essa può andare dai
60x100 m fino ai 120x250 m (Fig. 54), anche se per impianti tradizionali di
sondaggi esplorativi generalmente l’area massima ammonta a circa
100x100m.
Fig. 54
Vista laterale di una torre di perforazione tipo mast a Galliate (NO) (Foto: Dionea SA)
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
ca. 250 m
ca. 120 m
Fig. 55
La stessa postazione ripresa dall’alto, con le dimensioni indicative dell’ingombro (Fonte:
Google Earth, elaborazioni: Dionea SA)
Il sistema di sollevamento forma la parte operativa dell’impianto di
perforazione e serve a manovrare la perforazione ed il sistema di rivestimento.
È composto da:
•
sottostruttura;
•
torre;
•
argani di movimentazione.
La sottostruttura è un elemento di travi metalliche, costruito intorno alla cantina
che si trova intorno alla testa del pozzo: è costruita su fondazioni di calcestruzzo
e costituisce il piano di appoggio per la torre e la tavola rotary. La sua altezza,
che può raggiungere anche 10 m, deve essere sufficiente per montare le
infrastrutture di sicurezza alla testa del pozzo.
La parte di maggiore ingombro visivo è costituito dalla torre, che può essere a
traliccio tipo derrick o ad antenna. Il tipo derrick, tradizionalmente utilizzato per
la perforazione, è composto da singoli elementi di piccoli dimensioni che
devono essere completamente assemblati: malgrado la semplicità della
struttura, questa operazione richiede tempi abbastanza lunghi. Per le
perforazioni a terra viene oggi preferita la torre di tipo mast, con travature
preassemblate, autosollevabili e di più rapido assemblaggio.
La sua funzione è di sostenere il sistema di puleggia e cavi che serve per la
manovra di tutte le apparecchiature impiegato nello scavo o nel
consolidamento del pozzo.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
L’altezza della torre dipende dal numero di aste accoppiate che si intende
gestire per ogni manovra e deve essere dimensionata per sopportare i carichi
movimentati durante le varie fasi di scavo. Un’asta di perforazione è lunga
circa 9 m e la torre deve avere una riserva di circa 10 m per alloggiare la testa
di perforazione e la taglia mobile: per manovrare una serie di 2 aste si richiede
quindi una torre di circa 28 m di altezza.
Sulla torre viene sistemato il sistema di sollevamento, composto dalla taglia
fissa, posta in testa alla torre, la taglia mobile con il gancio, ad essa collegata
tramite il cavo, e l’argano principale che serve alla sua movimentazione.
Le due taglie sono composte da una serie di pulegge che grazie ai rimandi
permette di ridurre il tiro necessario all’argano. Maggiore è il numero di
pulegge, minore diventa la velocità di risalita del gancio. Questo sistema deve
quindi essere ottimizzato in funzione della prestazione migliore.
Al gancio viene accoppiata la parte superiore del sistema di rotazione, che ha
il compito di imprimere il moto rotatorio al sistema di aste, ed è composto da:
•
testa di iniezione;
•
asta motrice;
•
tavola rotary.
La testa di iniezione è agganciata al gancio ed è composta da una parte fissa
e da una mobile. Risponde alla funzione di sostenere la batteria di perforazione
e di collegare il tubo di alimentazione con il fango e le aste di perforazione.
Deve quindi essere sufficientemente robusta per sopportare la pressione del
fango ed il peso delle aste, che può raggiungere diverse centinaia di
tonnellate.
Alla testa di iniezione si collega l’asta motrice, o asta quadra a causa della sua
sezione, e che trasferisce il movimento di rotazione dalla tavola rotary alla
batteria di perforazione. Grazie alla possibilità di movimento verticale, è
possibile regolare il peso da imprimere allo scalpello anche con la batteria di
perforazione in movimento. Le aste motrici hanno oggi profili diversi (esagonali)
per garantire una maggiore robustezza e minori vibrazioni ed hanno una
lunghezza superiore rispetto alle aste di perforazione (da 12 a 16 m). Per evitare
la fuoriuscita di fango dalle aste cave, l’asta motrice è dotata di due valvole di
sicurezza ai due estremi.
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Fig. 56
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Sistema di rotazione con tavola Rotary (Elaborazioni: Dionea SA)
La tavola rotary, che si trova al di sopra della sottostruttura, a livello del piano
sonda, è composta da una piastra fissa su cui si innesta una piattaforma
girevole. Il compito della tavola rotary consiste ovviamente nel far ruotare la
batteria e di sostenerla durante le congiunzioni o le rimozioni delle aste,
quando essa non può essere collegata al gancio.
La parte centrale della tavola rotary (quadroni) può essere rimossa per far
passare materiale di dimensioni superiori.
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Fig. 57
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Testa di iniezione (elemento giallo in basso) montata sulla torre, la taglia mobile
(elemento rosso) ed il dispositivo per il deposito delle aste (in questo caso sistemi di tre
aste combinate) (Foto: Dionea SA)
Negli impianti più moderni, il sistema di rotazione sopra descritto è stato
sostituito da un'unica componente chiamata top drive, che sostituisce quindi la
testa di iniezione, la tavola rotary e l’asta motrice. Il sistema ha notevoli ed
indubbi vantaggi, quali ad esempio la maggiore sicurezza per gli operatori,
l’accorciamento dei tempi di perforazione - grazie alla riduzione dei tempi di
connessione delle aste - la possibilità di perforare su lunghezze superiori a quelle
della singola asta, la possibilità di eseguire la manovra mantenendo la batteria
in rotazione e la migliore circolazione del fango.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Esistono anche alcuni svantaggi, fra cui sono da annoverare i costi
dell’apparecchiatura, la relativa complessità che richiede una manutenzione
superiore, le necessità di modifica della torre per evitare rotazioni del sistema e
la presenza di carichi importanti sopraelevati.
La scelta definitiva del sistema di rotazione dipenderà dal contrattista che
otterrà l’incarico, non essendoci controindicazioni di carattere ambientale ai
due sistemi.
Fig. 58
Particolare della torre con sistema di rotazione “top drive” (Foto: Dionea SA)
Al sistema di rotazione viene agganciata la batteria di perforazione che si
estende dalla superficie fino al fondo del pozzo ed è composta da aste cave
di sezione circolare e di dimensione variabile.
I compiti della batteria di perforazione sono i seguenti:
•
trasmettere il movimento rotatorio allo scalpello posto sul fondo del foro ed
al contempo imprimergli la spinta necessaria
•
portare a fondo foro i fluidi (fanghi) necessari
•
guidare la traiettoria del foro.
La batteria di perforazione è composta dai seguenti elementi:
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
•
la testa di iniezione: come indicato in precedenza sostiene la batteria,
permette la sua rotazione e soprattutto funge da raccordo fra le tubazioni di
adduzione ed il centro della batteria per la circolazione dei fanghi
•
l’asta quadra: anche in questo caso le sue funzioni sono state illustrate in
precedenza
•
le aste di perforazione: di sezione circolare e generalmente di 9 m di
lunghezza, sono dotate di filettature (tool joint) ai due estremi che servono
da raccordo fra di loro
•
le aste pesanti: di dimensioni superiori e maggior peso rispetto alle aste
normali, si trovano nel tratto terminale della batteria di perforazione,
immediatamente a monte dello scalpello e sono dimensionate per resistere
maggiormente alla compressione. La loro lunghezza varia dai 9 ai 13 m
•
lo scalpello: elemento destinato allo scavo vero e proprio, viene caricato
del peso della batteria necessario all’avanzamento, variabile con il tipo di
roccia. Il resto del peso viene sostenuto dal gancio.
In alternativa a questo tipo di batteria, recentemente sono stati utilizzati dei
motori di fondo foro, azionati da parte della pressione del fango, che mettono
in rotazione il solo scalpello, mantenendo immobile il resto della batteria. Questi
motori vengono impiegati in casi particolari, ad esempio per lo scavo di fori
direzionati e non verticali.
La parte più delicata ed importante del sistema è rappresentato dallo
scalpello, di cui esistono diversi modelli. Lo scopo è di perforare la roccia,
frammentandola in porzioni sufficientemente piccole da poter essere
trasportate in superficie dal fango. La sua durata di vita è relativamente breve
ed ammonta a circa 50 – 100 ore. Lo scalpello può perforare la roccia per
compressione, per taglio o per taglio e abrasione: la scelta del tipo di scalpello,
di cui esistono moltissime tipologie, dipende dalla roccia.
Il foro di perforazione è occupato durante le operazioni di scavo dalla batteria
delle aste e dal fango in circolazione, sia in andata che di ritorno dal fondo
portando i frammenti di roccia. Il sistema deve essere calibrato in modo da
avere una pressione sufficiente a garantire la circolazione dei fluidi ed a
sostenere le pareti del foro. In caso di emergenza, quando la pressione dei
fluidi di strato è superiore alla pressione del fango a fondo pozzo, si rende
necessaria la chiusura del pozzo al fine di evitare la fuoriuscita dei fluidi. Alla
testa del pozzo viene istallato un sistema di apparecchiature di sicurezza, i
cosiddetti BOP (Blow Out Preventer), che permette la chiusura di emergenza
del pozzo e la successiva rimessa in esercizio una volta stabilizzata la situazione
(Fig. 59).
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Fig. 59
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Il Blow Out Preventer (BOP) diviso in due parti (Fonte: Wikipedia)
La composizione in numero ed in genere del gruppo di BOP dipende dalla
pressione massima prevista e dal tipo di pozzo. Il BOP deve permettere di
movimentare la batteria pur mantenendo chiusa la testa del pozzo, di iniettare
il fango in andata e di scaricare eventuali fluidi giunti accidentalmente nel foro
di scavo.
Fig. 60
Testa di pozzo completa di croce di produzione (Fonte: Wikipedia)
L’ultimo elemento di rilievo che compone un pozzo di esplorazione è la testa
del pozzo, situata nella cantina innestato in cima ai casing del pozzo.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Questo elemento resta in posizione fino alla fine della perforazione: se il pozzo
risulta produttivo viene dotato della croce di produzione che gestisce
l’estrazione dei gas o dei liquidi (Fig. 60).
L’energia per il funzionamento di tutto il cantiere potrebbe essere fornita
direttamente da elettrodotti presenti nei paraggi solo se facilmente
raccordabili con linee dedicate. Spesso le distanze sono eccessive per cui il
cantiere deve produrre autonomamente l’energia necessaria. La maggior
parte dei motori delle attrezzature impiegate funziona ad elettricità: occorre
quindi prevedere la presenza di un numero adeguato di generatori a gasolio o
turbogas.
4.9.3
La preparazione dell’area di perforazione
La preparazione dell’area di perforazione parte da una scelta minuziosa
dell’ubicazione che permetta di individuare possibili alternative che limitino i
rischi per aree sensibili (ad esempio la presenza di zone di protezione delle
acque o ambienti naturali protetti) e soprattutto contengano gli impatti
reversibili o che richiedono tempi lunghi per la loro compensazione (colture
permanenti o di pregio, pascoli o prati, boschi, sistemi agroforestali, ecc.).
In secondo luogo occorre progettare con attenzione i punti di connessione
con il territorio circostante, in particolare gli accessi ed i punti di smaltimento
delle acque piovane accumulate nel cantiere.
Una volta chiariti questi aspetti fondamentali ed identificata l’area di cantiere,
è possibile procedere con la costruzione vera e propria dell’area di intervento
attraverso le seguenti procedure:
1. rimozione della terra vegetale, messa in deposito nell’area di cantiere in
mucchi rinverditi e protetti dalle attività di cantiere
2. scotico del suolo e preparazione delle piste di accesso e della base del
cantiere
3. posa di uno strato di materiale frantumato e costipato quale sottofondo
portante di ca. 40 cm
4. posa di un foglio di protezione (PVC o stuoia bentonitica) per evitare
l’inquinamento del suolo in profondità
5. posa di uno strato di materiale ghiaioso rullato a protezione del foglio e
quale piazzale di circolazione e di posa delle attrezzature di lavoro
6. scavo e costruzione della cantina in cui troverà posto la testa del pozzo,
costituita da una platea in calcestruzzo bucata per il passaggio dei tubi
e da muri, di altezza indicativa di 3 m e di circa 10 – 15 m2 di superficie
7. costruzione di uno o più solette di cemento per permettere il montaggio
della torre e di tutte le infrastrutture che devono essere ancorate al suolo
(motori, generatori, pompe, argano, ecc.)
8. messa in posizione del tubo guida della lunghezza complessiva di 10 – 50
m ed un diametro compreso fra i 70 ed i 100 cm. L’infissione avviene nel
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
terreno sciolto fino a superare il livello delle falde superficiali o il
raggiungimento della roccia madre attraverso l’impiego di un battipalo
oppure la penetrazione tramite vibrazione
9. costruzione delle vasche per l’accumulo dei fanghi (Fig. 61). Possono
essere in calcestruzzo oppure scavate nel terreno e rivestite a loro volta
di fogli impermeabili
Fig. 61
Le vasche per l’accumulo del fango di riserva (Foto: Dionea SA)
Fig. 62
Vasche per la decantazione delle acque piovane raccolte sul piazzale (Foto: Dionea
SA)
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
10. costruzione della vasca di accumulo dei cutting, anche questa vasca è
prevista con la tipologia delle due precedenti
11. costruzione del sistema di trattenuta, dissabbiamento e disoleamento
delle acque piovane provenienti dalle superfici pavimentate (Fig. 62).
Anche in questo caso si può fare ricorso al cemento oppure a teli
impermeabili. Il sistema deve essere dimensionato alla superficie
dell’area ed alle condizioni meteorologiche locali e soprattutto
permettere la sua chiusura in caso di incidente, accumulando le acque
inquinate
12. costruzione del sistema di raccolta delle acque separato a seconda del
grado di inquinamento: acque proveniente dai tetti, che possono essere
disperse o infiltrate; acque provenienti dai piazzali e dalle superfici di
circolazione, potenzialmente inquinate, e quindi da trattare con
dissabbiatore e disoleatore prima di essere immesse nei ricettori naturali;
acque fognarie, da accumulare in appositi bacini o da trattare con
sistemi chimici e / o di fitodepurazione oppure da immettere nella rete
fognaria comunale
13. costruzione a distanza di sicurezza del deposito per il carburante ed i
liquidi pericolosi. Si tratta generalmente di ambienti in calcestruzzo in cui
vengono depositati i contenitori di sicurezza ed in grado di contenere in
caso di fuoriuscita la totalità dei liquidi stoccati. Sono da prevedere dei
pozzetti per l’accumulo dei liquidi fuoriusciti
14. realizzazione della fiaccola per bruciare eventuali gas fuoriusciti dal
pozzo
15. posizione delle baracche, delle officine, degli uffici, dei depositi, dei
macchinari e delle attrezzature necessarie
16. posa di una recinzione di sicurezza.
4.9.4
Operazioni di perforazione
Le operazioni di perforazione prevedono l’avanzamento della batteria di scavo
nella roccia grazie al movimento di rotazione ad essa impresso ed al peso
esercitato sullo scalpello. Man mano che lo scalpello avanza, la batteria viene
prolungata con l’aggiunta di nuove aste di perforazione. Periodicamente
l’intera batteria di perforazione deve essere estratta e smontata (ad esempio in
occasione di operazioni di consolidamento o per la sostituzione dello scalpello).
Questa operazione viene chiamata manovra e richiede tempi sempre più
lunghi man mano che il pozzo avanza (circa 7 ore per profondità di 3'000 m e
12 ore per profondità di 4'000 m).
Siccome l’avanzamento dello scalpello crea delle perturbazioni nella roccia e
nella pressione dei liquidi delle formazioni attraversate, occorre ottenere una
compensazione di questi fenomeni attraverso la presenza del fango di
perforazione (Fig. 63).
Periodicamente occorre comunque consolidare le pareti attraverso la posa di
tubazioni (casing)che partono dalla testa del pozzo e che raggiungono il livello
dello scalpello. Ad ogni operazione di consolidamento il diametro interno del
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
pozzo diminuisce in quanto ogni casing sempre più profondo si trova all’interno
di quello procedente e raggiunge profondità sempre maggiori.
Fig. 63
Avanzamento schematico della perforazione e circolazione dei fluidi (Elaborazioni:
Dionea SA)
La posa di un nuovo casing richiede anche la messa in opera di malta
cementizia fra le pareti del casing e quelle del foro (annulus), in modo da
rendere stabile la colonna, evitare le perdite di fluidi e l’entrata di fluidi
dall’esterno. La cementazione avviene attraverso speciali apparecchiature
che permettono di sostituire la pressione del fango presente nell’annulus con la
malta. La pressione viene esercitata dall’alto mediante l’introduzione di nuovo
fango a monte della malta cementizia creando un effetto pistone. Per
separare il fango dalla malta vengono utilizzati dei tappi in gomma e acqua
con additivi oppure gasolio. Il volume di malta necessaria viene calcolato
mediante la discesa di un log che stima il volume del foro perforato. La malta
cementizia è ottenuta dalla miscelazione di acqua, cemento Portland e
additivi chimici che servono a regolare le qualità fisiche della miscela.
L’indurimento della malta richiede di solito una decina di ore.
Il sistema di casing posto in opera è costituito da una serie di tubi di acciaio
con caratteristiche e funzioni differenti.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Il primo elemento (Fig. 64) è costituito dal tubo guida, che si distingue da quelli
successivi in quanto viene infisso per percussione o vibrazione e di lunghezza
massima di 50 m, che non viene generalmente cementato. La sua funzione
riguarda la protezione delle formazioni geologiche superficiali dall’erosione
dovuta alla circolazione del fango.
Il primo casing consolidato ed ancorato con malta cementizia è chiamato
colonna di ancoraggio ed essenzialmente funge da protezione per gli acquiferi
superficiali da possibili inquinamenti, da sostegno per la testa del pozzo e da
ancoraggio le successive colonne di rivestimento.
Fig. 64
Rivestimento del pozzo (Elaborazioni: Dionea SA)
All’interno della colonna di ancoraggio trovano posto le successive colonne
intermedie, il cui numero dipende dalle condizioni di roccia locale e dalla
necessità di consolidamento delle pareti del pozzo.
Da ultimo viene posto in opera il casing di produzione che servirà, in caso di
pozzo produttivo, a portare in superficie gli idrocarburi scoperti nel giacimento.
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4.9.5
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
I fluidi di perforazione
La perforazione di un pozzo di sondaggio è possibile unicamente grazie alla
circolazione dei fluidi di perforazione, generalmente dei fanghi. La circolazione
avviene in un circuito idraulico chiuso e segue un percorso circolare che parte
dalle pompe, va alla testa di iniezione scende all’interno delle aste fino allo
scalpello e ritorna in superficie all’interno del pozzo fino al vibrovaglio per
separare il cutting e tornare quindi al punto di partenza (Fig. 65).
Le pompe, generalmente 2 o più in parallelo per garantire sempre la
circolazione dei fanghi, hanno una potenza sufficiente a garantire una
pressione sufficiente a fondo foro e sono dotati di cilindri e pistoni
intercambiabili per adattarle alle differenti profondità di impiego. Il fango dalle
pompe può essere immesso direttamente alla testa di iniezione per il circuito
normale oppure alla testa del pozzo, per compensare il volume in caso di
manovra o eruzione.
Il fango in uscita passa attraverso dei vibrovagli per separare i cutting e delle
centrifughe per eliminare sabbia e silt. Il materiale in risalita viene associato alla
profondità di scavo e, attraverso un suo esame sia direttamente nel cantiere
che in laboratorio, permette di verificare la presenza di idrocarburi nelle rocce
e di posizionarli nella sequenza stratigrafica che viene ricostruita sulla base di
questo prelievo oppure attraverso appositi carotaggi.
Spesso è necessario procedere anche ad una “degasificazione” dei fanghi per
eliminare il gas rilasciato dalle rocce, destinato ad essere bruciato nella
fiaccola. I cutting inutilizzati vengono accumulati nell’apposita vasca in attesa
di essere eventualmente trattati e smaltiti confacentemente.
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Fig. 65
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Sistema di circolazione del fango (Elaborazioni: Dionea SA)
Il fango in circolazione viene accumulato nella vasca detta appunto di
circolazione, mentre nella vasca di riserva viene preparata una quantità di
fango pari ad almeno il doppio del volume del pozzo in caso di necessità.
I fanghi in circolazione devono svolgere le seguenti funzioni:
•
sostenere le pareti del pozzo
•
impermeabilizzare le pareti del pozzo creando un sottile pannello che
impedisca la fuoriuscita di fango o delle sue componenti nelle rocce più
permeabili
•
contrastare la pressione dei fluidi di formazione
•
raffreddare, lubrificare e pulire la testa dello scalpello e la batteria di
perforazione
•
portare in superficie i frammenti di roccia asportata
•
evitare la loro ricaduta durante l’interruzione della circolazione
•
contribuire all’analisi petrografia della roccia ed alla scoperta di idrocarburi
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Le tipologie di fanghi vengono classificati secondo il tipo di fase continua che li
compone. La loro scelta dipende oltre che dalle caratteristiche delle rocce
che vengono attraversate, dal costo (di acquisto e di smaltimento), dalla
sicurezza per il personale, dall’inquinamento potenziale, dal danneggiamento
delle attrezzature, dalla reazione con gli orizzonti di produzione. Si distinguono:
•
i fanghi a base di acqua;
•
i fanghi a base di olio;
•
i fanghi a base gassosa.
I fanghi a base di acqua
Rappresentano i primi tipi di fango utilizzati e a causa del loro aspetto hanno
dato il nome a questi fluidi. Si tratta di miscele di acqua (dolce o salata) con
delle argille, generalmente del gruppo della bentonite.
Il vantaggio di questi fanghi risiede nel basso impatto ambientale in caso di
sversamento o di perdite nel trasferimento, il basso costo e la buona pulizia del
foro di scavo. Problemi sono dovuti invece alla reazione dell’acqua con
l’argilla delle formazioni attraversate, alla scarsa resistenza alle alte
temperature ed alla difficoltà di mantenere basso il contenuto di solidi, aspetto
che richiede una forte diluizione. Inoltre l’acqua può danneggiare le formazioni
produttive.
I fanghi a base di olio
Questa categoria è da considerare un’evoluzione tecnica di quella
precedente: in questo caso il fluido è composta da olio (gasolio o olio bianco)
o miscele di olio e acqua. Il vantaggio dell’olio risiede nell’inerzia rispetto alle
argille. Oltre a questo vantaggio, è possibile annoverare la scarsa reazione ad
altri contaminanti quali sale, cemento, biossido di carbonio, solfuro di idrogeno,
la maggiore stabilità del foro e la maggiore capacità lubrificante rispetto
all’acciaio. Gli svantaggi vanno ricercati soprattutto nei costi superiori, nel
maggiore impatto ambientale sia in caso di incidenti o perdite sia per lo
smaltimento dei cutting e del fluido esausto.
I fanghi a base di gas
Sono fanghi a base di aria compressa o gas inerti, talvolta miscelati con
schiumogeni. Non sono in grado di sostenere le pareti del foro e spesso
presentano problemi di erosione e danni alla batteria di perforazione a causa
della velocità di risalita del cutting. Inoltre all’esterno vi sono problemi di
dispersione di sostanze solide nell’aria. Il grande vantaggio invece risiede nella
migliore pulizia dello scalpello e quindi nella maggiore velocità di
avanzamento. Questa tecnologia trova applicazione nei pozzi di minor
profondità, dove gli inconvenienti possono essere limitati.
Gli sviluppi della ricerca dei fanghi mirano a combinare i vantaggi delle prime
due tecnologie, con prodotti a basso impatto ambientale e caratteristiche
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
quanto più neutrali verso gli orizzonti attraversati. Nuovi prodotti innovativi in
questo senso esistono, anche se i prezzi di mercato sono ancora elevati.
Additivi
Ai fanghi di base vengono aggiunti diversi tipi di additivi che servono a
migliorare le loro caratteristiche. I fanghi devono essere analizzati
continuamente, ogni giorno, per verificare che le caratteristiche richieste
vengano conservate nel tempo.
I principali additivi sono:
•
viscosizzanti: generalmente argille, e servono per migliorare la capacità di
trasporto del cutting;
•
materiali di appesantimento: servono per aumentare la densità del fango.
Devono essere generalmente chimicamente inerti, poco abrasivi e poco
inquinanti oltre che poco costosi. La più impiegata è la barite.
Entrambi questi additivi sono recuperabili attraverso filtrazione o speciali
centrifughe.
Altri additivi chimici: fluidificanti, tensioattivi, ecc. Si legano con la fase fluida e
devono essere smaltiti con essa.
4.9.6
Principali rischi per l’ambiente
Eruzione
Uno dei rischi di maggiore impatto durante la perforazione di un pozzo è legato
alla formazione di un kick, ossia quando la pressione dei liquidi o dei gas nelle
formazioni attraversate è superiore a quella del pozzo, con un conseguente
cedimento della parete e l’infiltrazione di liquidi e gas, testimoniata
dall’aumento del volume del gas nelle vasche.
Il rischio per il presente caso, vista la lunghezza del pozzo, è moderatamente
elevato.
Quali misure di sicurezza vi è innanzitutto la presenza del gruppo BOP, preposto
alla chiusura del pozzo con o senza la batteria di perforazione inserita. Una
volta chiuso, il pozzo viene riequilibrato immettendo attraverso la testa del
fango più denso fino al riequilibrio. In seguito il pozzo viene mantenuto sotto
controllo.
Misure preventive, quali l’analisi continua delle caratteristiche del fango e la
sorveglianza del livello nelle vasche, permettono di riconoscere con sufficiente
anticipo l’evento e di prendere le adeguate misure.
Fuoriuscite di gas
L’attraversamento di particolari formazioni permeabili permette la liberazione
di gas tossici come il biossido di carbonio o il solfuro di idrogeno.
Il rischio è da considerare moderatamente elevato.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Quale misura per l’eliminazione dei gas dal fango è prevista la posa di un
degassificatore. Il gas eliminato viene poi bruciato con la torcia di cantiere.
Sensori per captare fuoriuscite di portata superiore e segnali d’allarme ottici e
sonori verranno sistemati in prossimità della testa del pozzo e presso l’impianto
di degassificazione, come pure all’interno del cantiere in luoghi sensibili.
Contaminazione degli acquiferi superficiali
L’attraversamento
delle
formazioni
superficiali
non
consolidate
accompagnato spesso da rischi di contaminazione della falda.
è
Il rischio è moderatamente elevato.
Quale prima misura vi é la posa del tubo guida per vibrazione o infissione,
aspetto che permette di evitare l’impiego di sostanze inquinanti. In attesa della
cementazione della colonna di ancoraggio, si prevede di usare fluidi o fanghi
a basso impatto, in particolare a base gassosa.
Contaminazione degli strati superficiali del suolo
Nel cantiere vengono utilizzati e stoccati molti liquidi che sono suscettibili di
contaminare il suolo e le acque superficiali. Sversamenti accidentali e
fuoriuscite non volontarie sono da considerare un rischio elevato, vista
l’ampiezza del cantiere e le quantità immagazzinate.
Per fronteggiare quello che è da considerare il rischio maggiore in questa fase,
sono previste molte misure specifiche, fra cui citiamo:
4.9.7
•
La presenza di un foglio di protezione (PVC o membrana bentonitica) al di
sotto di tutto il cantiere
•
Il deposito di sostanze pericolose o inquinanti (gasolio, fanghi, cutting, ecc. )
in zone di stoccaggio protette con contenitori impermeabili
•
La presenza di solette in calcestruzzo presso le officine o i motori, con
raccolta delle acque
•
Un sistema di raccolta delle acque capillare e suddiviso in funzione del
grado di inquinamento atteso
•
Un sistema di trattamento delle acque (dissabbiatore e disoleatore) con una
vasca di trattenuta in caso di incidente
•
La presenza di un adeguata quantità di assorbenti per idrocarburi da
adoperare in caso di incidente.
Principali impatti e misure di mitigazione
Modifiche del terreno
Asportazione della terra vegetale e degli strati superficiali di suolo.
Impatto negativo.
La terra vegetale ed il suolo scavato devono essere depositati in maniera
idonea, in cumuli rinverditi e preservati dall’invasione delle neofite.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Alla fine del cantiere, in caso di dismissione, la morfologia e la stratigrafia del
terreno vengono ripristinati nello stato originario.
Emissioni in atmosfera
Le emissioni in atmosfera sono dovute in primis ai motori per la generazione
dell’energia, ed in secondo luogo alla circolazione di mezzi.
Impatto negativo.
Le misure di mitigazione sono legate alla possibilità di approvvigionarsi
direttamente da una rete di distribuzione dell’alta tensione.
In caso di impossibilità si prevede l’impiego di motori quanto più moderni ed
eventualmente dotati di filtri per le polveri fini.
Emissioni foniche
Il lavoro di perforazione prosegue con turni molto intensi, spesso sulle 24 ore,
motivo per cui in vicinanza di abitati è possibile creare disturbo avvertibile. La
circolazione per contro non dovrebbe essere di un volume tale da scostarsi dal
traffico normale se non sulle strade secondarie.
Impatto negativo.
In caso di presenza di ricettori sensibili nelle vicinanze, si prevede disporre il
cantiere in modo da schermare le fonti di rumore. Ulteriori protezioni
fonoassorbenti sono da prevedere per incapsulare le principali fonti di
emissione.
La circolazione sulle strade con
principalmente durante il giorno.
autocarri
o
mezzi
rumorosi
avverrà
Rifiuti
Il cantiere produrrà una discreta quantità di rifiuti sia come scarti di lavorazione
(cutting), sia come liquidi da riciclare (fanghi) sia come resti di demolizione.
Impatto negativo.
I resti di lavorazione verranno trattati e stabilizzati prima di consegnarli in
discarica.
I fanghi esausti e gli altri scarti di lavorazione verranno consegnati per il
trattamento il corretto smaltimento. Quale primo principio si tenderà a
contenere la loro produzione e si spingerà al massimo il riciclaggio delle acque
per la produzione di nuovo fango.
I resti delle demolizioni verranno depositati in una discarica autorizzata.
Il sottofondo di inerti verrà analizzato sia in caso di incidente segnalato sia
quale misura di controllo e verrà smaltito confacentemene al grado di
inquinamento.
Tutti i trattamenti previsti non verranno eseguiti in loco ma presso ditte
specializzate: le sostanze liquide verranno trasportate con autobotti o autocarri
a tenuta stagna.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Acque
Il cantiere consuma una discreta quantità di acque sia per la lavorazione
(preparazione fanghi, lavaggio, raffreddamento) sia per le necessità degli
occupanti (acqua sanitaria, cucina, ecc.).
Impatto negativo.
Per le necessità di lavorazione si cercherà di utilizzare l’acqua disponibile in
loco con le fonti a disposizione o con la perforazione di nuovi pozzi di
captazione, cercando in particolare di evitare l’impiego di preziosa acqua
potabile per usi che non richiede l’assoluta purezza e riducendo soprattutto il
trasporto con autocarri.
Nella misura del possibile si cercherà di favorire il riciclaggio ed il risparmio,
eventualmente attraverso l’accumulo in vasche dell’acqua piovana.
Per il cantiere si cercherà di allestire un circolo dell’acqua quanto più breve
possibile, favorendo forme di trattamento che permettano una rapida
restituzione al ricettore naturale.
Paesaggio
Una torre di perforazione come quella necessaria per lo scavo di un pozzo di
4'000 m prevede un’altezza indicativa di 40 m, sarà pertanto molto visibile
anche in lontananza.
Impatto negativo.
La breve durata del cantiere non permette di prevedere misure di
mascheramento o di inserimento paesaggistico.
Fauna, flora, natura, agricoltura, foreste
Il cantiere occupa un’importante superficie di terreno, stimabile in circa 1 ha.
Una sottrazione di questa portata, in caso si sovrapponesse con aree sensibili di
pregio che richiedono lunghi tempi di formazione, sarebbe da valutare come
estremamente negativo.
In fase di definizione delle aree si cercheranno prioritariamente tutte le superfici
che non ospitano formazioni di particolare valore, come arativi e seminativi.
Maggiori approfondimenti in merito agli impatti ed ai rischi ambientali legati
alle indagini sismiche sono riportati nel capitolo 5 “quadro di riferimento
ambientale” che segue. Per la perforazione di pozzi esplorativi gli impatti e le
misure esposte rappresentano indicativamente quelli di carattere generale. Essi
potranno essere maggiormente approfonditi in sede di VIA, quando saranno
determinate le condizioni locali dell’area di perforazione.
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4.10
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
CONCLUSIONE DELLE OPERAZIONI DI RICERCA
Al termine della perforazione, indipendentemente dal risultato scaturito, il
cantiere viene smontato nelle sue componenti principali: in particolare
vengono smontati tutti gli edifici, gli impianti meccanici, i motori, i depositi ed i
prefabbricati, che sono generalmente di proprietà del contrattista e che quindi
li sposta sulla prossima area di ricerca.
Anche la maggior parte delle infrastrutture fisse costruite diventa a questo
punto inutile e può essere smantellata. Sono previste le seguenti operazioni:
•
Vasche fango e canalette: pulizia con acqua calda, demolizione e trasporto in
discarica autorizzata
•
Vasche per deposito carburanti e liquidi pericolosi: demolizione e avvio ad una
discarica autorizzata
•
Solette ed altre opere in calcestruzzo: demolizione ed avvio a discarica
autorizzata
•
Tubazioni e rete fognaria: smontaggio, recupero delle tubazioni e smaltimento
in discarica autorizzata. In alternativa: demolizione e recupero delle
componenti tramite riciclaggio.
4.10.1 Pozzo sterile
In caso di pozzo sterile, oltre alle misure precedenti, devono essere eliminate
pure tutte le restanti componenti:
•
Vasche per il trattamento delle acque, canalette di raccolta: demolizione
opere in calcestruzzo, smontaggio, recupero delle tubazioni e smaltimento in
discarica autorizzata
•
Cantina: demolizione delle pareti, del fondo e della soletta di appoggio e
smaltimento in discarica autorizzata
•
Piazzale: rimozione e smaltimento del materiale dello strato superiore in
discarica autorizzata previa analisi. Recupero e/o smaltimento dello strato di
protezione. Aratura del sottofondo di livellamento
•
Recinzione: smontaggio
L’operazione principale riguarda la chiusura mineraria del pozzo, con lo scopo
di prevenire le fuoriuscite accidentali di liquidi provenienti dalle formazioni
attraversate, ricostruendo i differenti strati.
Tutto l’impianto viene quindi smontato e rimosso fino ad una profondità di circa
2m dal piano campagna originario. Il foro viene chiuso secondo un
programma specifico che sarà da concordare con l’autorità di approvazione
(in particolare il Ministero delle attività estrattive) e che prevede l’impiego di
iniezioni di cemento, provvedimenti di trattenuta del cemento e fango di
adeguata composizione chimica e fisica.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Una volta eseguita la chiusura mineraria, si procederà al taglio della testa del
pozzo e della saldatura di una piastra di chiusura detta flangia di chiusura
mineraria.
A questo punto è possibile procedere alla ricostruzione del profilo originario del
suolo, in particolare con il deposito di materiale scavato e la messa in opera di
terra vegetale prelevata dal deposito.
Fig. 66
Ripristino delle aree in caso di pozzo sterile, Gallarate (NO) (Foto: Dionea SA)
La situazione finale alla chiusura del cantiere e con il ripristino completo
dell’area non deve presentare differenze con la situazione preesistente.
Se reso necessario, si procederà all’esecuzione di eventuali piantagioni di
essenze arboree e arbustive, alla ricostruzione di ambienti naturali o alla
ricoltivazione di specie agricole distrutte dall’intervento.
4.10.2 Pozzo produttivo
Nel caso in cui il pozzo si rivelasse produttivo, occorre innanzitutto completarne
la testa innestando il casing di produzione o in caso di lunghezze minori (casing
non completo) il liner di produzione. Nella colonna di produzione vengono
aperti ulteriori fori utilizzando dell’esplosivo, che permettono di aumentare il
contatto con gli strati produttivi.
Il completamento fuori terra dipende in parte dal tipo di prodotto (gas ,olio
pesante o olio leggero), dalla necessità di procedere ad un’erogazione
artificiale tramite ad esempio pompaggio e dalla capacità di produzione.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Il primo passo prevede il completamento della testa del pozzo con la posa
della croce di produzione (Fig. 60). A questa verranno poi agganciate le
tubazioni necessarie per il trasporto degli idrocarburi.
In superficie occorre ancora procedere alla messa in sicurezza della cantina,
riempiendola con sabbia o cemento, e procedere alla protezione della testa
del pozzo con la realizzazione di una gabbia metallica (Fig. 67). Le canalette e
le vasche di raccolta per l’acqua piovana così come pure i provvedimenti in
caso di incidente possono essere mantenuti in esercizio, ma devono essere
delimitati per questioni di sicurezza.
Nel perimetro esterno viene consolidata la recinzione e le eventuali misure di
mascheramento mediante l’impianto di siepi alberate.
Fig. 67
Pozzo produttivo preparato per la messa in produzione (Romentino, NO) (Foto: Dionea
SA)
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4.11
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
STIMA ECONOMICA DEGLI INTERVENTI
Di seguito sono elencati gli investimenti stimati e la tempistica per le diverse fasi
progettuali e realizzative dell’istanza in esame:
Prima fase – Valutazione geologica dettagliata
Tempistica: tra i mesi 1 e 6 dal conferimento del permesso
40’000 EUR
Studi geologici e sedimentologici dettagliati basati su dati di
letteratura e di terreno. Caratterizzazione geologica e
mineralogica delle rocce con particolare attenzione ai
contatti sedimentari e strutturali tra le singole litologie.
Classificazione di source rocks, reservoirs, seals e trappole
Seconda fase – Acquisizione e reinterpretazione di linee 120’000 EUR
sismiche esistenti
Tempistica: tra i mesi 1 e 21 dal conferimento del permesso
Acquisizione e reinterpretazione di 50 km di linee sismiche per
l’ottenimento di un modello più dettagliato delle strutture
geologiche del sottosuolo e quale base per la pianificazione
della campagna sismica
Terza fase – Campagna sismica
Tempistica: tra i mesi 18 e 36 dal conferimento del permesso
da 230’000 a
350’000 EUR
Appalto per l’acquisizione di nuovi dati sismici. Il numero esatto
di linee, la loro estensione il metodo di acquisizione e
localizzazione dipenderà dai dati ottenuti nelle fasi 1 e 2 del
progetto. Gli investimenti pianificati coprono il costo per
l’acquisizione di ca. 40-50 km di nuove linee sismiche 2D.
Verranno inoltre valutato l’impiego di tecniche d’acquisizione
3D.
Analisi finale di tutti i dati e valutazione di prospects per
idrocarburi con potenziale commerciale
a dipendenza
dei
risultati
ottenuti nella
fase 2
Quarta fase - Perforazione di un pozzo esplorativo
Tempistica: dal mese 36 dal conferimento del permesso
4’200’000 EUR
a dipendenza
Definizione del punto di perforazione. Approfondimenti tecnici dei
risultati
e programmatici per la perforazione di un pozzo esplorativo. Il ottenuti nelle
pozzo avrà quale obiettivo principale le sequenze Triassico- fasi 2 e 3
Liassiche e raggiungerà un profondità massima di 3'200 m
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
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5
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
5.1
GENERALITÀ
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Il quadro ambientale presentato di seguito si basa principalmente sul rapporto
sullo stato dell’ambiente Lombardia 2008-2009 [35], il Piano Territoriale
Regionale (PTR) [36] ed il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) [37], con
particolare riferimento alle province di Como e Varese, dove si trova l’area di
progetto.
Le maggiori banche dati consultate consistono nel Geoportale della
Lombardia [69], il Sistema informatico nazionale ambientale (SINAnet), il
geoportale della Lombardia [75] e l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’
Ambientale (ARPA) della Lombardia [82].
Ogni ambito ambientale toccato dal progetto (popolazione, acque, suolo,
aria,…) è suddiviso in tre parti: situazione esistente, fattori di perturbazione e
misure di mitigazione integrate nel progetto. Mentre nella prima parte si fa
riferimento sia alle indagini sismiche che alla fase di perforazione, per ciò che
concerne le restanti due, è considerata unicamente la fase d’indagine sismica.
Come previsto dalla normativa, i fattori di perturbazione e le misure di
mitigazione relative alla fase di perforazione sono demandati alle fasi
successive di progetto ed in particolare alla valutazione di impatto ambientale
(VIA), in quanto prettamente legati all’ubicazione di perforazione.
5.2
POPOLAZIONE
5.2.1
Situazione esistente
La Lombardia, con una popolazione residente di oltre 9.7 milioni, è la Regione
più popolosa d’Italia.
Dal 1992 al 2009 la popolazione della Lombardia è aumentata di quasi 1
milione di unità con un incremento più importante a partire dal 2002 (Fig. 68).
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
10000000
9800000
popolazione residente
9600000
9400000
9200000
9000000
8800000
8600000
8400000
1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Fig. 68
Popolazione della Regione Lombardia dal 1992 al 2009 (Fonte: ISTAT [76])
La speranza di vita in Lombardia è di 78.9 anni per gli uomini e 84.3 per le
donne. Questi valori sono molto vicini alla media nazionale di 78.8 e
rispettivamente 84.1 [76].
La struttura amministrativa della Regione è caratterizzata da un elevato
numero di comuni (oltre 1500), la maggior parte dei quali ha meno di 5000
abitanti. La popolazione è principalmente concentrata nei comuni di media
grandezza (5000-50'000 abitanti) situati nella fascia pedemontana delimitata a
nord dalla linea ideale Novara-Bergamo-Verona.
L’area d’indagine tocca 73 Comuni la cui popolazione totale è quasi di mezzo
milione di persone (470'000). I residenti nella parte situata in Provincia di Varese
sono circa 260'000, mentre quelli nella Provincia di Como sono poco più di
200'000. Si stima che all’interno dell’area d’indagine vivano effettivamente
circa 300'000 persone.
Il comune più popoloso risulta essere Varese (ca. 82'000 abitanti), Como (ca.
85'000) si trova perlopiù all’esterno dell’area d’indagine. Seguono per ordine di
popolazione Malnate (ca. 16'000 ab.), Olgiate Comasco Induno Olona, Lurate
Caccivio e Arcisate (ca. 10'000 ab.) tutti situati all’interno dell’area d’indagine.
Gli altri comuni hanno una popolazione che varia tra ca. 9'000 (Gavirate) e 600
abitanti (Crosio della Valle).
La densità di popolazione è di ca. 900 abitanti per chilometro quadrato. Si
tratta di un valore molto alto se confortato alla media italiana (circa 200
abitanti/km2), anche se lontano dai valori massimi di 2000 abitati/ km2 che
possono raggiungere le zone più densamente abitate della Lombardia.
L’area d’indagine ha una densità di popolazione elevata, soprattutto se si
considera la morfologia poco favorevole allo sviluppo di grandi insediamenti.
Questa situazione è “compensata” dal gran numero di comuni presenti sul
territorio che formano un denso reticolo di aree abitate sparpagliate tra
colline boschive.
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5.2.2
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Fattori di perturbazione legati alle attività
In un contesto insediativo ad alta densità, già soggetto ad importanti fattori di
degrado, l’attività di ricerca in oggetto potrebbe avere degli impatti negativi
sulla popolazione. Tali impatti vanno però relativizzati in confronto a quelli già
presenti, causati principalmente dai settori del trasporto e dell’industria.
Di seguito sono analizzati i possibili impatti sulla popolazione causati dalla
indagini sismiche.
In generale l’indagine sismica ha impatti da trascurabili a molto bassi sulla
popolazione. Si tratta essenzialmente di impatti deducibili, ovvero percezione di
vibrazioni del sottosuolo, generate dal movimento veicolare per il trasporto dei
macchinari e soprattutto dall’energizzazione del suolo.
L’impatto di questa operazione sulla popolazione è variabile a seconda della
tecnologia utilizzata (Tab. 7) e risulta limitato al periodo d’indagine, stimato in
circa 15 giorni.
Il sistema con l’impatto più rilevante (comunque sostanzialmente contenuto) è
quello che utilizza cariche esplosive poste in pozzetti di piccolo diametro.
Questo sistema immette tutta l’energia nel terreno in pochi millisecondi e, a
dipendenza dell’elasticità delle formazioni del suolo, può causare fratturazioni,
deformazioni e/o la rottura dell’equilibrio intergranulare. Queste alterazioni
interessano aree molto localizzate nelle vicinanze (<1m) del punto di scoppio.
Il Vibroseis consiste invece in un sistema di vibratori idraulici montati su appositi
veicoli che trasmette al suolo una sollecitazione a carattere ondulatorio. Visto
che la vibrazione (frequenza < 100 Hz) indotta si protrae per parecchi secondi,
essa ha un’ampiezza molto minore rispetto a quella generata dagli esplosivi e
di conseguenza anche l’impatto è più basso.
Il terzo sistema, con massa battente, consiste nel generare un impulso facendo
cadere da circa 3m una massa di 3 tonnellate installata su un veicolo apposito.
Possono essere utilizzate diverse unità in successione a seconda dell’impulso
che deve essere generato e della morfologia del terreno. Una variante di
questo sistema, denominata Hydrapulse, utilizza un piatto, montato sotto un
veicolo apposito, che invia idraulicamente l’impulso al terreno. Il veicolo
avanza costantemente poiché il piatto viene posato sul terreno solamente per
un breve intervallo di tempo necessario a generare l’impulso. L’impatto è molto
basso poiché l’energia emessa è estremamente ridotta.
La scelta del sistema di energizzazione dipende dalla profondità di
investigazione, dalle caratteristiche geomorfologiche e dalla risoluzione sismica
desiderata. In Italia circa il 60% delle indagini viene condotta con esplosivo, il
35% con Vibroseis e il restante 5% con massa battente/Hydrapulse [38].
Tab. 7
Impatti sulla popolazione dei diversi sistemi di energizzazione utilizzati per le indagini
sismiche
Sistema
Impatto visibile (in
superficie)
Esplosivo
trascurabile
Vibroseis
molto basso
Massa battente, nullo
Hydrapulse
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Impatto deducibile
(vibrazioni nel sottosuolo)
basso
trascurabile
trascurabile
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5.2.3
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Misure di mitigazione integrate nel progetto
Misure di mitigazione degli impatti dovuti alle indagini sismiche
Dal momento che gli impatti sulla popolazione dovuti alle indagini sismiche
sono praticamente irrilevanti, non si ritengono necessarie particolari misure di
mitigazione. Gli unici fattori su cui esistono dei margini di manovra consistono
nella scelta del sistema di energizzazione del suolo e del luogo in cui effettuare
l’energizzazione. Se le caratteristiche geomorfologiche, tecniche e di accesso
lo permettono, si preveder quindi di:
o dare la priorità al sistema meno impattante (Vibroseis o massa battente);
o mantenere una distanza minima (50-100m vibroseis/massa battente, 200m
esplosivo) da infrastrutture sensibili, con particolare attenzione nei confronti
di beni storico-architettonici;
o informazione preventiva alla popolazione tramite i Comuni.
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5.3
FLORA, FAUNA, ECOSISTEMI, PAESAGGIO
5.3.1
Situazione esistente
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
I diversi strumenti pianificatori Regionali, Provinciali e locali, identificano
all’interno dell’area di progetto alcuni elementi ed aree di valenza
naturalistica, paesaggistica ed ambientale riconosciuta. Questi elementi del
territorio risultano di conseguenza vincolati e protetti con lo scopo di
preservarne le loro valenze e le funzionalità.
I diversi ambiti di tutela che caratterizzano l’area di progetto si inseriscono nel
territorio, in parte sovrapponendosi, formando un mosaico di comparti con
diversi gradi di protezione (vedi la “Carta dei vincoli - Tavola 03” allegata).
Questi comparti vengono descritti ed analizzati di seguito.
Il paesaggio
La maggior parte dell’area d’indagine si trova nella fascia collinare ed
appartiene, secondo il PTPR, all’unità tipologica dei paesaggi degli anfiteatri e
delle colline moreniche. Altre unità tipologiche di paesaggio presenti sono:
paesaggi della montagna e delle dorsali (fascia prealpina), paesaggi delle valli
fluviali escavate e paesaggi dei ripiani diluviali e dell’alta pianura asciutta
(fascia alta pianura) (Fig. 69).
Secondo il PTPR, gli ambiti geografici che interessano l’area d’indagine sono il
Comasco, il Varesotto e le colline del Varesotto.
Fig. 69
Unità tipologiche di paesaggio nell’area d’indagine (in rosso) e ambiti geografici
(Fonte: estratto dalla tavola A del PTPR Lombardia)
Il Comasco è un’area variamente coinvolta nei processi urbanizzativi,
focalizzati soprattutto lungo alcune direttrici stradali (Varese-Como-Erba;
Como-Milano e Como-Cantù) o gemmati al di sopra della conca del centro
storico di Como. Tuttavia vi si conservano anche spazi di notevole rilevanza
paesistica quali la Spina Verde di Como, le colline della Cavallasca e della
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Valmorea, i laghetti, le torbiere inframoreniche e le brughiere a terrazzo del
Canturino. Il patrimonio storico e architettonico dei numerosi centri abitati
risulta ormai di difficile definizione percettiva per lo stridore di alcuni inserimenti
edilizi di epoca recente. Non mancano però episodi isolati di notevole valore
qualitativo (alcuni piccoli nuclei della Cavallasca,…).
Il Varesotto e le colline del Varesotto sono ambiti caratterizzati da contorni
collinari o prealpini, disseminati di piccoli specchi lacustri, con alcune
specificità orografiche, come il Campo dei Fiori. D’altro canto, la celeberrima
veduta ottocentesca della Gazzada, alle porte di Varese, identifica e
testimonia dell’alto valore paesaggistico di questo territorio. Varese stessa si è
connotata nel passato, come modello di città giardino, meta ambita dei
villeggianti milanesi. Il Varesotto detiene a livello regionale il primato della
maggior superficie boschiva e inoltre sembra quasi respingere al suo margine
meridionale la pressante richiesta di nuovi spazi industriali e commerciali. L’asse
stradale Varese-Laveno, in qualche misura, ne assorbe gli urti.
Morfologicamente articolato, il sistema delle valli e delle convalli isola le
maggiori emergenze montuose e movimenta i quadri percettivi, mutevoli e
diversificati nel volgere di brevi spazi.
I caratteri costitutivi del paesaggio presenti nel territorio d’indagine sono
elencati nella seguente tabella:
Tipo di componente
Paesaggio fisico
Paesaggio naturale
Paesaggio agrario
Paesaggio storico
culturale
Descrizione componente
Dossi e rilievi (Monte Orfano), bacini lacustri
inframorenici, solchi vallivi della Lura e del Seveso,
cordoni morenici
Aree naturalistiche e faunistiche (Spina Verde, sistema
boschivo della pineta di Appiano Gentile, boschi
residuali della Valmorea e della Cavallasca), zone
umide e torbiere (Palude Brabbia), aree naturalistiche
e faunistiche (Campo dei Fiori,…)
Sistemazioni a ‘ronchi’ e ‘terrazzi’, dimore rurali a
elementi giustapposti con portico e loggiato, dimore
rurali del Varesotto a portico e loggiato (‘lòbia’), ambiti
del
paesaggio
agrario
o
ambiti
insediativi
particolarmente connotati (coltivi e macchie boschive
del Campo dei Fiori…)
Sistemi e singoli episodi fortificati (Castel Baradello),
oratori campestri, cappelle votive, santelle, siti e aree
archeologiche (Ca’ Morta, Spina Verde), ville e
residenze nobiliari, parchi e giardini (Gironico al Monte,
Fino Mornasco, Appiano Gentile…), archeologia
paleo-industriale (folle, mulini della Valmorea), sistema
delle ville e residenze nobiliari della fascia morenica
(Azzate, Varese, Gazzada,…), elementi, tracce,
tradizioni della presenza di San Carlo Borromeo nel
territorio varesino, oratori campestri, cappelle, ‘via
crucis’, ‘sacri monti’ (Varese), affreschi murali, orologi
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Tipo di componente
Paesaggio urbano
Componenti e
caratteri percettivi
del paesaggio
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Descrizione componente
solari, nicchie, statue…, sistema delle fortificazioni del
territorio varesino (Varese), archeologia industriale e
paleoindustriale delle valli dell’ Olona e dei dintorni di
Varese (molini, folle e cartiere della valle dell’Olona,
birrificio di Induno Olona,…), sedimi dismessi di reti
storiche di trasporto (ferrovia della Valle Olona e
Valmorea,
funicolare
di
Varese)
e
loro
equipaggiamenti (stazioni e fermate delle ex-tramvie
varesine), architetture in stile floreale d’inizio
Novecento di Varese e dintorni, cave e miniere di
tradizione storica (cave di Saltrio)
Centri storici (Solbiate, Albiolo, Rodero), nuclei storici di
rilevante significato paesaggistico (Gironico al
Monte…), centri storici ( Varese e ex-castellanze,
Gavirate, Malnate, Induno Olona, Arcisate, Azzate,
Bisuschio, Castiglione Olona, Viggiù,…)
Visuali sensibili, panorami, luoghi dell’identità locale,
belvedere, punti panoramici (Campo dei Fiori),
immagini e vedute dell’iconografia romantica del
Varesotto (Gazzada, Campo dei Fiori), altri luoghi
dell’identità locale (Giardini Estensi a Varese, Sacro
Monte e Campo dei Fiori…)
I cosiddetti “vincoli”, vale a dire i beni paesaggistici tutelati ai sensi della
legislazione nazionale, rappresentano quelle parti del territorio, aree o
complessi di cose immobili, che sono oggetto di particolare attenzione ai sensi
di legge, e come tali soggetti per ogni trasformazione alle procedure di
preliminare autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’Art.146 del D. lgs. 42/2004.
Nella Fig. 70 sono riportate le zone vincolate a livello paesaggistico elencate
nel Sistema Informativo Beni e Ambiti Paesaggistici (SIBA) e riportate anche nel
PTPR presenti all’interno dell’area d’indagine:
o Le Bellezze d’insieme, conosciute come 'Vincolo 1497/39, Art.1, commi 3, 4',
sono identificate dal D.Lgs. 22 gennaio 2004, No.42, "Codice dei beni
culturali e del paesaggio, ai sensi dell'Art.10 della L. 6 luglio 2002, No.137".
L'Art.136, comma 1, lettere c) e d) come oggetto di tutela e valorizzazione.
Si tratta in generale di complessi di cose immobili che compongono un
caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale e di bellezze
panoramiche considerate come quadri naturali e di punti di vista o di
belvedere, accessibili al pubblico. Nell’area d’indagine sono presenti ca. 20
aree appartenenti alla categoria delle bellezze d’insieme.
o Le Bellezze individue, conosciute come 'Vincolo 1497/39, Art.1, commi 1, 2',
sono oggi identificate dal D.Lgs. 22 gennaio 2004, No.42, "Codice dei beni
culturali e del paesaggio, ai sensi dell'Art.10 della L. 6 luglio 2002, No.137".
L'Art.136, comma 1, lettere a) e b) come oggetto di tutela e valorizzazione.
Si tratta in generale di cose immobili che hanno cospicui caratteri di
bellezza naturale o di singolarità geologica, ville, giardini o parchi che, non
tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, (ossia
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non contemplati nell'ambito dei beni culturali), si distinguono per la loro non
comune bellezza. Nell’area d’indagine sono presenti 34 oggetti
appartenenti alle bellezze individue (parchi, giardini e ville), localizzati
principalmente nel Comune di Varese e Induno Olona.
o Le aree di rispetto fino a 150m dai corsi d’acqua ed in particolare del
Lambro dell’Adda e del Tormo, oltre ad una serie di canali irrigui situati tra
questi due ultimi corsi d’acqua;
Fig. 70
Beni paesaggistici presenti nell’area d’indagine: Bellezze insieme (aree tratteggiate in
verde), bellezze individuate SIBA (punti rossi), aree di rispetto dei corsi d’acqua
(azzurro) (Fonte: Sistema Informativo Beni e Ambiti Paesaggistici [78]).
Oltre alle aree vincolate descritte si segnalano diversi elementi puntuali che
contribuiscono alla creazione del paesaggio ed hanno una valenza storicoculturale (vedi anche cap. 5.7)
I principali elementi di pregio paesaggistico presenti nell’area d’indagine
sono le aree vincolate appartenenti alla categoria delle bellezze d’insieme e
delle bellezze individue. Queste ultime sono prevalentemente situate a
Varese.
Parchi e riserve
Nell’area di progetto sono interamente o parzialmente inclusi, quattro parchi
regionali, tre parchi locali d’interesse sovracomunale e due riserve naturali (Fig.
71):
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Categoria
Nome
Parco regionale
o
Parco di Campo dei Fiori
o
Parco Spina Verde di Como
o
Parco della Pineta di Appaiano Gentile
o
Parco Lombardo della valle del Ticino
Parco
locale
d’interesse o
sovraccomunale (PLIS)
o
Riserva naturale
Fig. 71
Parco Valle del Lanza
Parco Primo Maggio
o
Parco Rile Tenore
o
Palude Brabbia
o
Lago Biandronno
Parchi regionali (verde), locali (giallo) e riserve naturali (rosso) nell’area di progetto
(Fonte: Geoportale Lombardia, elaborazioni: Dionea SA)
Parchi regionali:
Il Parco Campo dei Fiori occupa per circa un terzo della sua estensione totale
la parte NO dell’area d’istanza. Esso è costituito dal massiccio montuoso a nord
di Varese e domina la zona collinare e i piccoli laghi racchiusi tra i colli (Fig. 72).
Quest’area protetta si caratterizza per la presenza di numerosi elementi di
pregio naturalistico quali flora (orchidee..), fauna (in particolare invertebrati,
uccelli rapaci), habitat (p.e. ambienti rupicoli, prati magri, boschi, selve,..) e
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aspetti geologici (grotte, sorgenti carsiche, marmitte, massi erratici). Un ulteriore
elemento di interesse è costituito dal patrimonio storico che annovera
monumenti storici e religiosi (Santa Maria del Monte è patrimonio dell’UNESCO),
ville, rocche e torri.
Fig. 72
Il massiccio del Campo dei Fiori domina su Varese. A destra si vede la frazione di Santa
Maria del Monte arroccata sulla cima della collina (foto: Dionea SA).
Il Parco della Spina Verde si estende sulla fascia collinare a nord ovest di Como
e rientra per due terzi nel perimetro d’istanza. Il territorio presenta innumerevoli
motivi di interesse: la natura, con particolari aspetti geologici e vegetazionali,
l'archeologia, con i resti della Como protostorica, la storia - dal medioevale
Castello Baradello fino alle recenti trincee del Sasso di Cavallasca, i numerosi
luoghi di culto, dai ritrovamenti riconducibili ad antichi riti preromani e Romani,
ai Santuari, ai luoghi di manifestazioni tradizionali che identificano la Spina
Verde come sede privilegiata per le espressioni di cultura religiosa.
Il Parco della Pineta di Appaiano Gentile e Tradate è costituito da una foresta
di pianura di valore naturalistico, in cui convivono anche attività forestali,
agricole e sociali. I boschi del Parco sono un’importante testimonianza
dell’antica selva padana che si incunea nel tessuto più urbanizzato della
pianura. Il Parco si trova per ca. un terzo della sua superficie (48 km2) all’interno
del perimetro d’istanza, a metà del lato sud. I boschi, che coprono 35 km2,
sono composti da pinete (30%), castagneti (30%), robineti (25%) e querceti
(15%), mentre il resto del parco è utilizzato per il pascolo e l’agricoltura.
Il Parco Lombardo della Valle del Ticino, nato per difendere il fiume e i numerosi
ambienti naturali della Valle del Ticino dagli attacchi dell'industrializzazione e di
un'urbanizzazione sempre più invasiva, è il primo parco regionale d’Italia. Pur
avendo una superficie di ben 914 km2 (692 a parco regionale e 222 a parco
naturale) questo parco occupa solo pochi chilometri quadrati all’interno del
perimetro d’istanza nell’angolo SO.
I parchi locali d’interesse sovracomunale (P.L.I.S.):
Il Parco Valle del Lanza è un’area protetta interamente compresa al centro
dell’area d’indagine che si sviluppa intorno alla valle del torrente Lanza. Lungo
le rive di questo torrente sono presenti diversi siti d’interesse storico e di
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archeologia industriale. Nel Parco, (superficie di 6.76 km2) sono presenti
numerose specie faunistiche, zone umide, costruzioni rurali, chiese, edifici
d’interesse culturale e vecchie cave. Una particolarità del Parco è pure la
presenza della ferrovia della Valmorea che un tempo collegava Mendrisio
(Svizzera) con Castellanza ed oggi è utilizzata unicamente a scopo turistico.
Il Parco Rile Tenore Olona (RTO) è un’area protetta di 14 km2 che si sviluppa
attorno ai torrenti Rile, Tenore e Olona ed è caratterizzata da estesi
terrazzamenti di rigine fluvio-glaciale e da diversi siti di rilevanza storica e
culturale. La particolare geologia del territorio permette la nascita di numerosi
piccoli torrenti alimentati da acque risorgive e acque piovane. Oltre a vaste
zone boschive, sono presenti ampi prati. Circa un terzo del PLIS RTO (approvato
da parte della Provincia di Varese nel marzo 2006) è situato nell’area
d’indagine.
Il Parco Primo Maggio è un piccolo parco (3.37 ha) costituito dai giardini e dai
terreni di vecchie ville patrizie situate presso il centro abitato di Malnate. È un’
area suggestiva per la quantità e la maestosità dei suoi alberi.
Riserve naturali
La riserva della Palude Brabbia, situata interamente nell’area d’indagine, è una
torbiera bassa pedemontana di origine post-glaciale, la cui configurazione
attuale – vaste aree a canneto e numerosi specchi d’acqua – è frutto
dell’azione congiunta del clima, del particolare terreno, dell’evoluzione della
vegetazione e anche delle vicende storico-economiche del luogo. Nel 1983 la
palude è stata dichiarata Riserva Naturale regionale e nel 1984 viene
riconosciuta dal Ministero dell’Agricoltura quale Zona Umida di Importanza
internazionale. Dal punto di vista vegetazionale la palude mostra la completa
successione ecologica tra l’ambiente acquatico e quello boschivo, mentre per
ciò che concerne la fauna essa rappresenta un importante luogo di sosta
lungo il viaggio migratorio per decine di specie di uccelli, nonché sito di
nidificazione per molte specie legate all’acqua.
La riserva Lago di Biandronno, occupa una superficie di 128 ettari, di cui circa
la metà nell’area d’indagine. Essa costituisce un esempio di bacino lacustre
giunto all’ultimo stadio della sua vita infatti appare come una suggestiva e
compatta formazione ad elofite (canneti e cariceti), contornata da boschi
igrofili e prati da sfalcio, nella quale sono ben visibili gli specchi d’acqua
originatisi dalla escavazione della torba. Al centro della torbiera è identificabile
lo specchio d’acqua residuale che rappresenta ciò che resta dell’antico lago.
Il bacino è alimentato da apporti meteorici, mentre l’unico emissario esistente,
recapita nelle acque del lago di Varese dopo un breve percorso.
Nell’area d’indagine sono presenti diverse aree protette che non
rappresentano unicamente dei poli di valenza naturalistica, ma anche di
valenza storica e ricreativa per tutti gli abitanti della zona. Dato il difficile
contesto territoriale in cui si trovano esse assumono un’importanza ancor
maggiore e la loro tutela, come indicato delle rispettive norme, deve essere
garantita anche in futuro.
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
La Rete Natura 2000
Nel rispetto delle norme comunitarie (Direttiva “Habitat” e “Uccelli”) è stata
creata a livello europeo una rete di siti protetti, denominata Rete Natura 2000 e
formata da “siti d’interesse comunitario” (denominati anche “siti d’importanza
comunitaria”, SIC) e “zone di protezione speciale” (ZPS).
Nell’area di progetto si trovano otto aree SIC e tre ZPS (Tab. 8). Queste aree
possono coincidere o essere parzialmente sovrapposte tra di loro o nei
confronti di parchi e riserve naturali.
Tab. 8
I siti d’interesse comunitario (SIC) e le zone di protezione speciale (ZPS) parzialmente o
interamente incluse nell’area d’indagine
TIPO
CODICE
NOME
Osservazioni
SIC
IT2020007
Pineta
pedemontana di
Appiano Gentile
Interamente incluso nel parco
regionale della Pineta di Appaiano
Gentile e Tradate, solo un quarto
nell’area d’indagine.
SIC
IT2010006
Lago di
Biandronno
Corrisponde con la riserva naturale
del lago di Biandronno
SIC
(pSIC)
IT2010022
Alnete del lago di
Varese
SIC
(pSIC)
IT2010003
Versante nord del
Campo dei Fiori
Interamente incluso nel parco
regionale Campo dei Fiori, solo in
minima parte nell’area d’indagine
SIC
IT2010007
Palude Brabbia
Coincide con la riserva naturale
“Palude Brabbia”
SIC
(pSIC)
IT2010002
Monte Legnone
e Chiusarella
Interamente incluso nel parco
regionale Campo dei Fiori
SIC
IT2020011
Spina Verde
Tre aree separate, tutte incluse nel
parco regionale della Spina Verde
SIC
(pSIC)
IT2010004
Grotte del
Campo dei Fiori
Interamente incluso nel parco
regionale Campo dei Fiori
ZPS
IT2010501
Lago di Varese
Si sovrappone parzialmente con il
SIC “Alnete del lago di Varese”
ZPS
IT2010007
Palude Brabbia
Coincide con il SIC “Palude
Brabbia”
ZPS
IT2010401
Parco Regionale
Campo dei Fiori
È costituita da due superfici sparate
che Si sovrappongono
parzialmente con i SIC “Versante
nord del Campo dei Fiori” “Grotte
del Campo dei Fiori” e “Monte
Legnone e Chiusarella”.
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
I siti d’interesse comunitario e le zone di protezione speciale definiscono aree:
o Che contribuiscono in modo significativo a mantenere o ripristinare una
delle tipologie di habitat definite dalla direttiva Habitat;
o Che servono a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente una
delle specie della Direttiva Habitat (SIC) o della Direttiva Uccelli (ZPS);
o Che può contribuire alla coerenza di Natura 2000;
o Che contribuisce in modo significativo al mantenimento della biodiversità
della regione in cui si trova.
Fig. 73
Il lago di Varese e le Alnete del lago di Varese (sullo sfondo) sono due aree SIC
all’interno del perimetro d’indagine (foto: Dionea SA)
Secondo quanto stabilito dalla direttiva europea, ogni membro della Comunità
Europea deve redigere un elenco di proposte di Siti di Importanza Comunitaria
(pSIC), sulla base del quale la Commissione redige un elenco di Siti d’interesse
Comunitario (SIC). Entro sei anni dalla dichiarazione di SIC l'area deve essere
dichiarata dallo stato membro zona speciale di conservazione (ZCS). L'obiettivo
è quello di creare una rete europea di zone di protezione speciale (ZPS)
destinate alla conservazione della biodiversità.
Nell’area di studio si trovano diverse aree della rete Natura 2000 (otto aree
SIC e tre ZPS), perlopiù incluse nei parchi regionali o nelle riserve naturali.
Queste aree testimoniano la valenza naturalistica di diversi territori presenti
nel perimetro d’indagine, nonostante la diffusa e spesso degradante
presenza antropica.
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Aree floristiche e vegetazione
La Lombardia, soprattutto la bassa pianura, è una delle Regioni che
trasformato l’ambiente naturale e sostituito ormai da secoli l’originaria
di latifoglie (querce, tigli, olmi) con specie coltivate. Nell’alta pianura
vaste aree sono tuttora ricoperte da brughiere, con robinie, pini silvestri
specie erbacee e arbustive. Meglio conservata è la fascia alpina,
coperta da bei boschi di pini e abeti.
più ha
foresta
invece
e varie
che è
Nell’area d’indagine, come illustrato nella Fig. 74, la vegetazione naturale
occupa moltissime aree (perlopiù di piccole dimensioni) distribuite su tutto il
territorio. Essa è costituita in prevalenza da boschi di latifoglie e boschi misti.
Fig. 74
Carta della vegetazione presente nell’area d’indagine (Fonte: Geoportale Lombardia
[75], elaborazioni Dionea SA)
Quasi il 65% della superficie dell’area d’indagine é riscoperta da vegetazione.
Circa il 40% è costituita da boschi, il 15% da seminativi e meno del 5% da prati.
Altre coperture vegetali presenti in percentuali minori sono le aree verdi
urbane. La vegetazione naturale non boschiva, e le culture agrarie legnose
(Fig. 75).
Tessuto urbano discontinuo
Zone produttive e impianti di servizio pubblici e p
0.5%
0.5%
Aree idriche
0.1%
Tessuto urbano continuo
0.9%
2.1%
4.5%
Aree sportive e ricreative
40.3%
Aree sterili
5.8%
Reti stradali, ferroviarie, spazi accessori
64.4%
cantieri
15.4%
21.2%
0.3%
1.7%
Boschi
Seminativi
4.8%
2.0%
Prati
Aree verdi urbane
Vegetazione naturale
Legnose agrarie
Fig. 75
Distribuzione percentuale delle superfici verdi dell’area d’indagine. [75]
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Le foreste
Quasi un terzo dell’area d’indagine è ricoperta da boschi, perlopiù di latifoglie
o misti dominati di volta in volta da diverse specie quali Robinia, Ontano nero,
Frassino, Farnia, Pino silvestre o Faggio (
Tab. 9)
Bosco perilacustre di Ontano nero [40]
Castagneto delle cerchie moreniche
occidentali [40]
Aceri-frassineto (foto: Dionea SA)
Faggeta dei substrati cartonatici (foto: Dionea
SA)
Tab. 9
Boschi nell’area d’indagine (fonte: geoportale Lombardia, elaborazioni: Dionea SA)
Categoria di bosco
boschi di conifere
boschi di latifoglie
boschi misti
totale
estensione (ha)
111.99
6’466.43
4’044.13
10’622.56
% rispetto ad
area
d’indagine
0.3%
19.4%
12.2%
31.9%
% rispetto a
superficie boschiva
totale
1.1%
60.9%
38.1%
100.0%
Per la seguente descrizione più precisa delle tipologie forestali boschi si fa
riferimento al recente Piano di indirizzo forestale della Provincia Varese [39] che
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
comprende circa la metà dell’area d’indagine ed è rappresentativo anche
per la parte situata in Provincia di Como.
[…Le caratteristiche climatiche, la varietà degli aspetti podologici e la forte
antropizzazione hanno determinato la distribuzione e la differenziazione della
copertura forestale. La realtà tipologica dei boschi della provincia si articola e
si diversifica in una grande varietà
e complessità di combinazioni
microstazionali,
risultanti
dall’interazione
di
fattori
microclimatici,
geomorfologici, podologici e, sempre più marcatamente, antropici. Si tratta
prevalentemente di formazioni di tipo misto, in cui l’una o l’altra specie
dominanti prende il sopravvento al variare delle condizioni di suolo, clima,
esposizione dei versanti e grado di disturbo antropico. I boschi della Provincia
di Varese sono costituiti prevalentemente da formazioni governate a ceduo, in
particolare nella parte sud più pianeggiante: qui predominano i robinieti puri e
misti che subiscono una regolare ceduazione. Lungo la fascia centrale del
territorio di competenza provinciale, dove predominano le colline di origine
morenica, si riscontrano diverse aree governate a fustaia, costituite da pinete
di pino silvestre planiziale e querceti delle cerchie moreniche occidentali. In tali
formazioni forestali si riscontra spesso anche la situazione di ceduo composto,
in cui il pino e le querce sono governati a fustaia, mentre altre specie quali
castagni, e robinie soprattutto sono ceduati regolarmente. I castagneti delle
cerchie moreniche sono generalmente ceduati, anche se spesso il turno viene
allungato di molto rispetto alla norma. Nella parte nord del territorio oggetto
del Piano si riscontrano situazioni differenti: continua a predominare il governo
a ceduo anche se spesso si presenta invecchiato e con molta neoformazione
sotto chioma, mentre lungo i laghi e le paludi le formazioni di alneti e saliceti
sono strutturate a fustaia, poiché speso rientrano in territori di competenza di
SIC e ZPS.
Analizzando la composizione dei boschi si riscontra come
prevalgono nettamente le latifoglie, le conifere presenti sono riconducibili
soprattutto ai pini silvestri presenti lungo le colline moreniche, mentre a sud, in
pianura sono presenti diverse aree occupate da piantagioni di pini strobi
nell’ambito dell’arboricoltura da legno. La specie prevalente in termini di
superficie è certamente la robinia che va a costituire popolamenti puri, con
presenza di sambuco e ciliegio tardivo, e formazioni miste con notevole
variabilità floristica. Notevole spazio è occupato anche dai castagneti ed in
minor parte dai querceti che lungo le colline di origine morenica della
Provincia, dove tali specie vanno a formare tipologie forestali particolare
tipiche di quest’ area chiamati rispettivamente “castagneti e querceti delle
colline moreniche occidentali”. Lungo le colline ed i rilievi che sovrastano il
Lago Maggiore ed il Lago di Varese, in particolare lungo i tanti rii che si gettano
negli specchi d’acqua si riscontrano formazioni di aceri frassineti, a volte
interrotti da castagneti e robinieti. Di minore estensione, ma non certamente di
minore interesse sono i querce-carpineti dell’alta pianura e le alnete
perilacustri: i primi sono presenti in piccola porzioni nell’area di pianura e
rappresentano formazioni residue delle antiche foreste planiziale; i secondi
sono popolamenti tipici dell’area dei 7 laghi soprattutto nei pressi delle paludi
e delle sponde del Lago di Varese…]
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Tab. 10
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Tipologie forestali della Provincia di Varese 2 [39] In grassetto sono marcate le tipologie
più frequenti all’interno dell’area d’indagine.
TIPOLOGIA FORESTALE
Aceri frassineto tipico
Alneto di ontano nero perilacustre
Castagneto dei substrati carbonatici dei suoli mesici
Castagneto delle cerchie moreniche occidentali
Formazione antropogena con Abete rosso, Pino silvestre,
Acero di monte
Formazione mista di quercia rossa
Formazione pura di quercia rossa
Formazioni a ciliegio tardivo
Non classificabile
Pineta di pino silvestre planiziale
Querceto di rovere e/o farnia delle cerchie moreniche
occidentali
Querceto delle cerchie moreniche occidentali
Querceto di rovere e/o farnia delle cerchie moreniche
occidentali con pino
Querco carpineto d'alta pianura
Rimboschimento
Robinieto misto
Robinieto misto in evoluzione a querceto di rovere dei
substrati carbonatici dei suoli mesici
Robinieto misto in evoluzione a querceto di rovere e/o
farnia del pianalto
Robinieto misto in evoluzione a querceto di rovere e/o
farnia delle cerchie moreniche occidentali
Robinieto misto in evoluzione a Querco-carpineto collinare
di rovere e/o farnia
Robinieto misto in evoluzione a Querco-carpineto d'alta
pianura
Robinieto misto in evoluzione ad alneto di ontano nero
d'impluvio
Robinieto misto in evoluzione ad alneto di ontano nero
perilacustre
Robinieto puro
Saliceti a Salix cinerea
Saliceto a salix caprea
Saliceto di ripa
Totale
AREA (ha)
1320.306
394.039
2.825
2408.53
%
9.85%
2.94%
0.02%
17.97%
4.674
15.468
28.551
2.677
17.819
231.505
0.03%
0.12%
0.21%
0.02%
0.13%
1.73%
243.832
1.065
1.82%
0.01%
64.127
309.04
30.061
1462.169
0.48%
2.31%
0.22%
10.91%
101.565
0.76%
1689.411
12.60%
2806.453
20.93%
24.892
0.19%
1488.965
11.11%
42.353
0.32%
63.754
561.215
61.758
5.445
23.954
13406.453
0.48%
4.19%
0.46%
0.04%
0.18%
100.03%
All’interno dell’area d’indagine le tipologie più frequenti sono (in ordine di
importanza):
o Robinieto misto: la tipologia di gran lunga più frequente, si trova perlopiù
nella parte sud del perimetro d’indagine. Il valore naturalistico è basso.
Il Piano di indirizzo forestale non include i boschi dei parchi regionali e quindi nell’elenco
mancano alcune tipologie presenti solo in queste aree, in particolare le faggete presenti al
Campo dei Fiori.
2
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
o Aceri frassineto tipico: tipologia frequente lungo i corsi d’acqua meno
degradati, si trova specialmente tra il lago di Varese e il Campo dei Fiori. Il
valore naturalistico è medio-alto a seconda dello stato di conservazione.
o Faggete submontane dei substrati carbonatici: presente specialmente
all’interno del parco regionale del Campo dei Fiori anche in popolamenti di
discrete dimensioni. Valore naturalistico alto.
o Castagneto delle cerchie moreniche occidentali: presente in modo
frammentato nella metà sud dell’area d’indagine. L’area più vasta in cui si
trova questa tipologia è situata ad est del lago di Comabbio. Valore
naturalistico medio.
o Foreste alluvionali di ontano nero e frassino: preziosa tipologia situata
attorno al lago di Varese, in gran parte all’interno del SIC “Alnete del lago di
Varese”. Valore naturalistico molto-alto.
o Pineta di pino silvestre planiziale: prevalentemente nella zona a sud in
corrispondenza del SIC “Pineta pedemontana di Appaiano Gentile”. Valore
naturalistico medio-alto.
o Querceto delle cerchie moreniche occidentali: presente in modo
frammentato. Alcuni dei popolamenti maggiori si trovano nel Parco Rile
Tenore Olona. Valore naturalistico medio-alto.
I boschi costituiscono quasi un terzo della superficie indagata e rispecchiano
nella loro varietà, le caratteristiche climatiche, pedologiche e la forte
antropizzazione dell’area. La maggior parte di essi è costituita da robinieti
misti di basso valore naturalistico, tuttavia si trovano pure diverse formazioni di
pregio (alnete, pinete, quercete,…), perlopiù comprese all’interno delle aree
protette.
5.3.2
Fattori di perturbazione legati alle attività
Le attività di ricerca idrocarburi possono rappresentare potenziali conflitti con
la salvaguardia degli elementi naturali, forestali e paesaggistici presenti sul
territorio. I fattori di perturbazione nei confronti di flora, fauna, ecosistemi e
paesaggio prevedibili sono i seguenti:
o Perturbazione di comparti ed elementi naturali a seguito del passaggio – al
di fuori delle strade esistenti – dei veicoli e dei macchinari. L’impatto è
condizionato dalle qualità ecosistemiche delle aree toccate e dal sistema
utilizzato per i rilievi sismici.
o Allontanamento temporaneo delle specie più sensibili alle frequenze
utilizzate per energizzare il sottosuolo.
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
In sintesi gli impatti su flora, fauna, ecosistemi e paesaggio dovuti alle indagini
sismiche sono sostanzialmente bassi, sia a causa del pericolo limitato legato a
possibili incidenti sia per la durata molto limitata delle indagini sismiche.
5.3.3
Misure di mitigazione integrate nel progetto
Le misure di mitigazione previste in questo ambito durante la fase di indagine
sismica sono:
o
Limitarsi alla viabilità esistente all’interno di:
o
parchi naturali d’interesse regionale
o
P.L.I.S.
o
aree legate a paesaggi tutelati
o
Utilizzare, nel limite del possibile, la viabilità esistente anche al di fuori delle
zone tutelate
o
Eseguire la posa dei geofoni, laddove possibile, a piedi.
o
Lasciare le strade solo in pianori di terreni asciutti e non dopo precipitazioni.
Anche se non oggetto di questo rapporto, la principale misura di mitigazione
da adottare nella fase di perforazione consisterà pure nella rinuncia a
perforare all’interno di aree protette o in prossimità di oggetti sensibili. Tramite
questa misura si diminuiscono automaticamente tutti i fattori d’impatto nei
confronti della flora, della fauna, degli ecosistemi e dei paesaggi di maggior
valore presenti nell’area di progetto.
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5.4
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
SUOLO
Il suolo, ovvero lo strato superficiale che ricopre il substrato roccioso, deriva
dall’alterazione fisico-chimica di quest’ultimo. Esso è composto da una frazione
inorganica, costituita principalmente da minerali, acqua ed aria, e da una
frazione organica, composta da resti di organismi viventi in decomposizione.
Pur trattandosi di una “buccia” estremamente sottile, se confrontata allo
spessore della crosta terrestre, il suolo svolge innumerevoli funzioni:
o supporto fisico per le infrastrutture e la vegetazione;
o filtro e riserva nel ciclo dell’acqua;
o regolatore del CO2 influenzandone il bilancio globale;
o base produttiva per la maggior parte dell’alimentazione umana e animale;
o fonte di materie prime come argilla, ghiaia, sabbia, torba, ecc…;
o determinante per la stabilità dei versanti;
o habitat per un’enorme varietà di specie (animali, vegetali, funghi);
o elemento del paesaggio;
Alterazioni importanti del suolo, hanno delle conseguenze negative su flora,
fauna, agricoltura, acque sotterranee, ecc…
Inoltre è importante ricordare che il suolo è una risorsa ambientale finita, non
rinnovabile. Alterazioni difficilmente reversibili del suolo (sia fisiche che
chimiche) comportano quindi una riduzione di questa importante risorsa.
5.4.1
Situazione esistente
Uso del suolo
Nell’area d’indagine e nell’intera Lombardia le attività antropiche provocano
pesanti sollecitazioni del suolo, dovute in massima parte all’urbanizzazione, alla
mobilità e all’industrializzazione. Il consumo medio annuo di suolo in Lombardia
tra il 1999 e il 2004 è stato di 4950 ettari, ovvero oltre 13 ettari al giorno. Il
consumo annuo pro capite varia da una Provincia all’altra. Nelle Province di
Como e Varese il consumo annuo pro capite di suolo risulta inferiore a quello
della media regionale, probabilmente a causa della morfologia meno
favorevole del territorio e la mancanza di spazi pianeggianti (Tab. 11).
Tab. 11
Consumo di suolo nelle Provincia Lombarde dal 1999 al 2004 (Fonte: P. Pileri 2008 [42])
Provincia
Suolo consumato
Consumo annuo pro capite
(m2/abitante all’anno)
Como
243
4.0
Varese
312
4.0
Lombardia
4950
5.5
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
In generale i suoli lombardi presentano una notevole varietà di tipologie e
strutture. Nell’area d’indagine, le principali tipologie di coperture del suolo sono
(Fig. 76 e Tavola 02 - Uso del suolo – in allegato):
o Boschi (40.3%)
o Tessuto urbano discontinuo (21.2%) e continuo (2.1%)
o Seminativi (15.4%)
o Zone produttive e impianti di servizi pubblici e privati (5.8%)
Le restanti tipologie di uso del suolo occupano ciascuna una superficie minore
del 5% rispetto al totale, pari a 33'162 ha.
2.1%
2.0%
1.7%
5.8%
4.8%
4.5%
Boschi
0.9%
0.5%
0.5%
15.4%
0.3%
0.1%
Tessuto urbano discontinuo
Seminativi
Zone produttive e impianti di servizio
pubblici e privati
Prati
Aree idriche
Tessuto urbano continuo
Aree verdi urbane
Vegetazione naturale
21.2%
40.3%
Aree sportive e ricreative
Aree sterili
Reti stradali, ferroviarie, spazi
accessori
Legnose agrarie
cantieri
Fig. 76
Tipologia di uso del suolo nell’area d’indagine [73]
Meno del 50% dell’intera superficie dell’area è fortemente antropizzata. Se si
paragona con altre zone della Lombardia questo valore è molto basso, ma
considerando il territorio collinoso con pochi spazi pianeggianti, esso risulta
invece elevato. Le superfici pianeggianti sono quasi interamente occupate da
tessuto urbano discontinuo, seminativi e zone produttive, impianti di servizio
pubblici e privati. Tutte queste superfici sono fortemente frammentate tra i
numerosi comuni presenti nell’area di studio. La presenza di pochi spazi
pianeggianti ha altresì favorito la conservazione di un’alta percentuale di
boschi (>40%) che in pratica “riempiono” lo spazio non urbanizzato ancora
esistente tra un comune e l’altro (vedi Tavola 02 – uso del suolo – in allegato).
Anche se la quantità di superfici naturali o semi naturali non può essere
considerata bassa, si denota un abbassamento qualitativo causato da:
o frammentazione degli habitat con conseguente perdita di valore
naturalistico. In particolare le infrastrutture lineari del trasporto interrompono
le unità ambientali contigue, abbassandone il valore naturalistico;
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
o sfruttamento di quasi tutte le superfici piane esistenti;
o compattazione dei suoli come conseguenza dell’impiego di macchine
sempre più pesanti in agricoltura ed edilizia;
o erosione idrica che colpisce soprattutto terreni in pendenza;
o contaminazione chimica determinata da attività passate, ma anche
presenti.
Pedologia
Il fattore principale che influenza la distribuzione dei suoli nella parte
settentrionale del territorio provinciale è rappresentato, a grandi linee, dall’età
della deposizione dei sedimenti e, secondariamente, dall’intensità dei processi
di erosione susseguenti. Secondo la carta dei suoli d’Italia 1 : 250’000 (Fig. 77), i
suoli (secondo il sistema di classificazione dei suoli della FAO) presenti nell’area
d’indagine sono:
o Luvisols: Questo tipo di suolo è caratterizzato da una composizione
mineralogica mista, da un alto contenuto di nutrimenti e un buon
drenaggio. Si tratta di suoli favorevoli ad un uso agricolo per molti tipi di
colture.
o Cambisols: suoli caratterizzati da un principio di pedogenesi. La
differenziazione degli orizzonti è debole. Questi suoli si sviluppano da
materiali dalla tessitura medio-fine, derivanti da un ampio spettro di rocce,
perlopiù in depositi alluvionali e colluviali. La maggior parte dei Cambisoils
costituiscono buoni terreni per l’agricoltura e sono sfruttati in modo intensivo.
o Umbrisols: suoli con limitato grado di sviluppo pedogenetico, testimoniato
dalla presenza in superficie di un orizzonte ricco di sostanza organica,
desaturato in basi; può essere presente un orizzonte profondo di debole
alterazione pedogenetica.
o Gleysols: suoli caratteristici delle zone con problemi di drenaggio che si
originano in corrispondenza di strati impermeabili associati a scarsi
movimenti laterali delle acqua di falda. Nell’area d’indagine questi suoli
sono situati attorno e tra il lago di Varese e quello di Comabbio.
o Regosols: suoli caratterizzati da orizzonte ocrico, profondi e a tessitura da
fine a grossolana. Sviluppo pedogenetico molto limitato, riconducibile
spesso a limitazioni climatiche.
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Fig. 77
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
I suoli dell’area d’indagine (Fonte: Geoportale Lombardia [73])
Il valore naturalistico di un suolo è valutato in base all’interesse scientifico e alla
singolarità che le risorse pedologiche manifestano dal punto di vista
naturalistico. Questo indice è un riferimento utile per caratterizzare in modo più
completo i suoli, integrando conoscenze geomorfologiche, naturalistiche,
floristiche, paesaggistiche e geografiche. L’area d’indagine è caratterizzata da
suoli con un valore naturalistico molto variabile, da basso (B) ad alto (A) (Fig.
78). Generalmente i suoli con valore naturalistico più alto si trovano in
corrispondenza di aree protette.
Fig. 78
Il valore naturalistico dei suoli nell’area d’indagine. A: alto, M: medio, B: basso (Fonte:
Geoportale Lombardia [73])
Sia dal punto di vista dell’uso del suolo che da quello pedologico, l’area
d’indagine in generale presenta situazioni molto diversificate. Sono presenti
sia zone pregiate dall’elevato valore naturalistico, sia zone degradate.
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5.4.2
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Fattori di perturbazione legati alle attività
Alcuni fattori di perturbazione legati alla fase d’indagine sismica possono
generare un degrado del suolo:
o Compressione del suolo causata dal passaggio dei veicoli che trasportano i
macchinari per energizzare il suolo e dai veicoli utilizzati per andare a
posare i geofoni. La suscettibilità del suolo alla compattazione è data in
funzione della sua comprimibilità, cioè della facilità con cui esso diminuisce
di volume se soggetto a un carico. In genere suoli bagnati e forte attività
biologica sono più suscettibili rispetto ai suoli secchi e con poca attività
biologica. La posa dei geofoni presenta un debole rischio di compressione
del suolo, soprattutto se eseguita a piedi.
o Alterazioni della struttura del suolo provocate dalla generazione d’impulsi.
Questo potenziale impatto dipende dal sistema utilizzato e ad esclusione
delle micro-esplosioni che comunque possono produrre unicamente delle
microfratture a livello locale (qualche metro attorno alla zona di scoppio),
gli altri sistemi hanno effetti estremamente deboli e solo temporanei sul
suolo.
o Inquinamento dei suoli dovuto alla perdita accidentale di liquidi inquinanti
da parte dei veicoli, specialmente nei tratti percorsi al di fuori delle strade.
5.4.3
Misure di mitigazione integrate nel progetto
Per prevenire e mitigare i possibili impatti sul suolo sono previste le seguenti
misure nella fase d’indagine sismica:
o Verifica preventiva delle superfici toccate e ad un’esclusione di quelle di
valenza ecologica (alvei fluviali, boschi, ecc.)
o Favorire l’esecuzione delle misurazioni lungo strade esistenti e/o in prossimità
di aree agricole intensive, in modo da perturbare il meno possibile il suolo e
la copertura vegetale.
o Per la posa e la rimozione dei geofoni, accesso alle aree con suoli suscettibili
ai danni da compressione, a piedi.
o Nessun accesso con veicoli e attrezzatura per generare gli impulsi su suoli
bagnati, dopo periodi di precipitazioni, quando il terreno è più suscettibile
alle compressione.
o Accesso al di fuori delle strade con veicoli e attrezzatura per generare gli
impulsi solo su arativi. Questi terreni sono meno suscettibili alla compressione
rispetto ad altre superfici naturali poiché spesso vi circolano veicoli agricoli,
inoltre il terreno compresso viene “risanato” grazie all’aratura.
o Dispositivi in caso di perdite di liquidi ed incidente.
o In ogni caso, dopo le misurazioni sismiche, il terreno deve essere lasciato alle
condizioni preesistenti. In caso di danni, verranno eseguiti interventi di
ripristino.
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5.5
AMBIENTE ACQUATICO
5.5.1
Situazione esistente
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Le acque superficiali
A livello regionale, oltre al Po, i fiumi più importanti sono quelli che defluiscono
dai grandi laghi: Ticino, Adda, Oglio, Chiese e Mincio. Questi sono caratterizzati
da un regime stabile dei deflussi. Altri corsi d'acqua, quali i fiumi Olona, Lambro,
Brembo, Serio, Mella e Cherio, hanno regime unicamente torrentizio.
Oltre ai corsi d’acqua naturali in Lombardia è presente una rete di canali
artificiali molto sviluppata, costituita da circa 200'000 km di canali irrigui, di
bonifica o a doppia funzione.
Il programma di tutela e uso delle acque (PTUA) suddivide la Regione
Lombardia in aree idrografiche di riferimento per la pianificazione regionale.
Queste non rappresentano forzatamente i bacini idrografici, ma possono
essere articolazioni o suddivisioni degli stessi. Nell’area d’indagine sono
parzialmente incluse le aree idrografiche: Lago Maggiore, Lago di Lugano,
Ticino sublacuale, Olona, Seveso, Lago di Como (Fig. 79).
Fig. 79
Aree idrografiche di riferimento per la programmazione dell’uso e tutela delle acque e
area di progetto (Fonte: Ptua 2006 [45])
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
L’area d’indagine è caratterizzata da un fitto reticolo di corsi d'acqua
principalmente di origine naturale (Fig. 80). I principali corsi d’acqua che
scorrono nell’area d’indagine sono (da est verso ovest):
- iI torrente Gerenzone
- il Rio Ranza
- il torrente Breggia
- il torrente Bevera
- il torrente Seveso
- il fiume Olona
- il torrente Lura
- il Rio Velone
- il torrente Faloppa
- il torrente Tenore
- il torrente Bozzente
- il torrente Arno
- il torrente Grandaluso
- il torrente Strona
- il torrente Clivio
- il torrente Bardello
Fig. 80
Reticolo idrografico superficiale dell’area di progetto. (Fonte: Geoportale Lombardia
[73], elaborazioni: Dionea SA)
Tra i corsi d’acqua elencati, il più importante nell’area d’indagine è il fiume
Olona che attraversa tutta la provincia di Varese da nord a sud ed è soggetto
ad una forte pressione antropica a causa delle numerose industrie, dei centri
abitati e delle zone agricole situate lungo il suo percorso.
La rete idrografica secondaria è costituita da una fitta rete di ruscelli e piccoli
torrenti che affluiscono nei torrenti elencati sopra.
Per quello che riguarda gli altri corpi idrici superficiali, nell’area d’indagine è
interamente incluso il lago di Varese e la Palude Brabbia. Nel perimetro rientra
un piccola parte del ramo ovest del Lago di Como, mentre all’esterno, ma a
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
breve distanza di trova il Lago di Comabbio. Quest’ultimo è collegato al Lago
di Varese per mezzo del canale Brobbia.
Fig. 81
Il lago di Varese e il lago di Comabbio visti dal Campo dei Fiori (foto: Dionea SA)
Monitoraggio e qualità delle acque
La rete di monitoraggio regionale delle acque superficiali è costituita
complessivamente da 260 punti di prelievo e misura (Fig. 82).
La qualità corsi d’acqua è valutata in base a tre indici:
o Stato Ecologico dei corsi d’acqua (SECA). Alla definizione dello Stato
Ecologico contribuiscono i parametri chimico-fisici di base relativi al bilancio
dell’ossigeno ed allo stato trofico (indice Livello di Inquinamento da
Macrodescrittori LIM) e la composizione della comunità macrobentonica
della acque correnti (Indice Biotico Esteso IBE) (Fig. 82)
o Stato Chimico. Lo stato chimico è definito in base alla presenza di sostanze
chimiche pericolose, delle quali vengono misurate le concentrazioni.
o Stato Ambientale dei corsi d’acqua (SACA). Questa classificazione deriva
dalla combinazione dei sue precedenti indici (stato ecologico+stato
chimico) e classifica i corpi idrici in base a 5 categorie (elevato, buono,
sufficiente, scadente, pessimo).
La qualità dei laghi è valutata analogamente in base ai seguenti indici:
o Stato Ecologico dei laghi (SEL). Lo stato ecologico è valutato sulla base
dello stato trofico, utilizzando i parametri trasparenza, clorofilla a, ossigeno
disciolto e fosforo totale.
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
o Stato ambientale dei laghi (SAL). Per l’attribuzione dello Stato Ambientale si
procede analogamente a quanto indicato per i corsi d’acqua,
rapportando i dati relativi allo Stato Ecologico ai risultati delle analisi
chimiche per le sostanze di cui alla Tabella 1, Allegato 1 del D.Lgs.152/99.
Poiché per i corsi d’acqua della Lombardia lo Stato ecologico è una buona
rappresentazione di quello ambientale ed è applicabile senza ambiguità a tutti
i corpi idrici superficiali, il Piano di Tutela delle Acque (PTUA) ha classificato lo
Stato ecologico delle acque superficiali di tutta la Regione (Fig. 82).
Fig. 82
Estratto dalla carta della Lombardia con la classificazione dei corsi d’acqua (Fonte:
Programma di tutela e uso delle acque 2006 [45], elaborazioni: Dionea SA)
Lo Stato Ecologico dei principali corsi d’acqua in Lombardia risulta essere
sufficiente e talvolta anche buono. Sono invece classificati in pessimo stato i
fiumi che toccano il capoluogo regionale, ovvero il Lambro, l’Olona e il
Lambretto.
La valutazione relativa alla qualità delle acque superficiali nell’area d’indagine
è piuttosto bassa, con i valori migliori sono “sufficienti” (Fig. 82).
Nella Tab. 12 sono riportati i dati relativi al monitoraggio dei corsi d’acqua del
2003 nelle stazioni di misurazione della rete regionale più vicine all’area
d’indagine. Solo quattro stazioni di monitoraggio si trovano all’interno dell’area
d’indagine.
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Tab. 12
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Valutazione della qualità dei corsi d’acqua monitorati che toccano l’area d’indagine. I
punti di monitoraggio demarcati con l’asterisco (*) si trovano all’interno del perimetro
d’indagine (Fonte: Programma di tutela e uso delle acque 2006 [45])
Corpo idrico
Torrente Arno
Punto di monitoraggio
Ferno
Fiume Bardello
Brebbia
Canale Brabbia
Cazzago Brabbia*
Torrente Bozzente
Lainate
Torrente Lura
Lomazzo
Fiume Olona
Varese*
Fiume Olona
Lozza*
Torrente Seveso
Vertemate con
Minoprio
Torrente Breggia
Cernobbio/Como*
LIM
4
70
3
IBE
IV
4
III
120
SECA
4
SACA
Scadente
Sufficiente
3
145
5
40
5
50
3
125
4
110
3
6
3
V
2
iV
5
III
6
III
6
5
Pessimo
5
Pessimo
3
Sufficiente
4
Scadente
5
55
5
55
III
7
IV
4
5
Pessimo
5
Pessimo
Nella Tab. 13 sono riportati i dati relativi al monitoraggio dei laghi situati
nell’area d’indagine o vicino ad essa.
Tab. 13
Valutazione della qualità dei laghi monitorati nei pressi o all’interno dell’area
d’indagine (Fonte: Programma di tutela e uso delle acque 2006 [45])
Lago di Lugano
Punti di
Monitoraggio
Castelveccana
Max
profondità
Lavena
Ponte Tresa
Lago di Como
Lago di
Comabbio
Como
Max
profondità
Nome lago
Lago Maggiore
Lago di Varese
SEL
SAL
Concentrazione di P
naturale
Concentrazione di P
attuale
3
Sufficiente
6.5
1.4
4
Scadente
21
85
4
Scadente
9.3
60*
3
Sufficiente
7.2
35
4
Scadente
22
35
Come si nota da Tab. 12 e Tab. 13 lo stato delle acque superficiali nell’area
d’indagine e nelle immediate vicinanze risulta assai degradato. Le cause di
tale degrado sono dovute principalmente agli scarichi di acque reflue degli
agglomerati urbani (insufficiente numero di impianti di depurazione) e
all’inquinamento diffuso causato dall’industria e in minura minore dalle attività
agrozootecniche presenti nei baci idrografici dei corsi d’acqua e dei laghi
considerati.
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Le acque sotterranee
La maggiori riserve idriche, costituite dai più significativi accumuli d’acqua
sotterranea, si trovano nella pianura Lombarda che sfiora l’area d’indagine
nella parte meridionale (Fig. 83). I principali complessi acquiferi della pianura
lombarda sono gli acquiferi tradizionali, comunemente sfruttati per i pozzi
pubblici, e gli acquiferi profondi, costituiti da livelli permeabili presenti all’interno
dei depositi continentali del Pleistocene. Gli acquiferi tradizionali possono
essere separati in acquiferi superficiali (freatici) e acquiferi semiconfinati.
L’acquifero profondo è tipicamente multistrato, essendo costituito da banchi
argillosi ai quali sono intercalate lenti e banchi di ghiaia e sabbie.
Fig. 83
Rete di monitoraggio e classificazione qualitativa delle acque sotterranee nei pressi
dell’ area d’indagine (Fonte: Programma di tutela e uso delle acque 2006 [45],
elaborazioni: Dionea SA)
Nell’area d’indagine si trovano sette stazioni di misurazione e molte altre si
trovano più a sud. I valori misurati da queste stazioni sono riassunti nella Tab. 14.
Lo stato delle acque sotterranee presso l’area d’indagine è molto variabile
dato che sono presenti stazioni con valutazioni sia buone che scadenti (Tab.
14). Osservando la distribuzione spaziale dei punti di misurazione si nota che le
valutazioni negative prevalgono a est del fiume Olona, mentre ad ovest
prevalgono quelle positive.
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Tab. 14
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Valutazione stato delle acque sotterranee delle misurazioni presso l’area d’indagine. *
Stazioni situate all’interno dell’area d’indagine (Fonte: Programma di tutela e uso delle
acque 2006 [45])
Comune
Albizzate
Arcisate*
Binago*
Bregnano
Bulgarograsso*
Casale Litta*
Cermenate
Fenegrò
Fino Mornasco*
Mornago*
Oltrona San Mamette*
Venegono Inferiore
Stato chimico
2
4
2
4
4
2
4
4
3
2
4
3
Stato
quantitativo
A
B
B
A
B
B
B
A
B
B
Stato ambientale
Buono
Scadente
Buono
Scadente
Scadente
Buono
Scadente
Scadente
Sufficiente
Buono
Scadente
Sufficiente
Il sistema delle acque sotterranee è di primaria importanza per
l’approvvigionamento di acqua potabile di tutta l’area, come si può dedurre
dal gran numero di pozzi presenti (Fig. 85). Per garantire la qualità e la quantità
delle acque sotterranne, anche ai fini del futuro utilizzo, la Regione ha
individuato e disciplinato delle zone di vulnerabilità e di protezione specifiche.
Le acque sotterranee soffrono di un degrado qualitativo, più o meno grave e
diffuso, a causa dell’elevata vulnerabilità intrinseca del sottosuolo e della
notevole concentrazione di attività antropiche. Le funzioni produttive, di
occupazione ed uso del suolo, di smaltimenti dei rifiuti solidi e liquidi,
rappresentano un elevato potenziale di contaminazione. Nella Fig. 84 sono
identificate le zone vulnerabili nell’area d’indagine. In particolare si segnalano
due zone di vulnerabilità da nitrati di origine agricola e civile-industriale e una
zona di attenzione. Il restante territorio è considerato non vulnerabile.
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Fig. 84
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Zone di vulnerabilità (Fonte: Programma di tutela e uso delle acque PTUA Regione
Lombardia)
Le zone di protezione delle acque sotterranee per l’utilizzo potabile, sono
distinte nelle seguenti categorie:
o aree di riserva allargata;
o aree di riserva ottimali e integrative;
o aree di ricarica della falda.
Le aree di riserva sono riserve pregiate di acque dolci profonde, contenute
negli strati acquiferi meno produttivi e difficilmente ricaricabili, mentre le aree di
ricarica sono zone con una specifica predisposizione a favorire l’alimentazione
delle falde acquifere fino ad una notevole profondità.
Nell’area d’indagine si trova una piccola parte di un’area di riserva integrativa
di acque sotterranee ed alcune aree di ricarica della falda (Fig. 85).
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Fig. 85
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Zone di protezione delle acque sotterranee per l’utilizzo potabile (Fonte: Programma di
tutela e uso delle acque PTUA Regione Lombardia)
In generale, si può concludere che il sistema delle acque sotterranee nell’area
d’indagine, oltre ad avere una grande importanza come risorsa idrica, è
soggetto ad una vulnerabilità che impone di adottare tutti i provvedimenti più
opportuni al fine di evitare qualsiasi fenomeno che possa modificare le
caratteristiche qualitative e quantitative.
L’intera area d’indagine è costituita da una ricca e complessa rete idrica
superficiale composta da laghi, paludi, fiumi e torrenti. La qualità di queste
acque è monitorata solo in minima parte e varia da scarsa a sufficiente. Dal
punto di vista delle acque sotterranee l’area d’indagine, dispone di riserve
che sono la principale fonte di acqua potabile della zona. La qualità di
queste acque misurata nei punti all’interno dell’area varia da buona (settore
sud-ovest) o pessima (settore sud-est). La vulnerabilità delle acque
sotterranee è generalmente bassa ad eccezione di alcune zone. Tra le zone
di protezione delle acque profonde sono presenti un’area di riserva a alcune
aree di ricarica.
5.5.2
Fattori di perturbazione legati alle attività
Durante la fase di indagine sismica gli unici possibili fattori di perturbazioni delle
acque sono legati a:
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
o
rischio d’incidente dei veicoli – rischio limitato;
o
alterazione della circolazione delle acque sotterranee a seguito di
microfratture provocate dal rilascio di impulsi energetici nel suolo – rischio
limitato in quanto l’effetto sul sottosuolo provocato dagli impulsi energetici
è limitato a pochi decine di metri.
I rischi potenziali di un influenza sulle acque sotterranee durante le indagini
sismiche sono da molto bassi a trascurabili.
5.5.3
Misure di mitigazione integrate nel progetto
Le misure che si prevede di integrare nel progetto, elencate di seguito, mirano
a garantire la protezione e la salvaguardia delle qualità delle acque superficiali
e sotterranee. Per ciò che concerne le analisi sismiche si prevedono le seguenti
misure di mitigazione:
o Al fine di prevenire incidenti con riversamento di gasolio o olio in acque
superficiali, si prevede di evitare nel limite del possibile l’esecuzione di
misurazioni nei pressi di corsi d’acqua, sorgenti, risorgive o specchi d’acqua,
specialmente se di valore naturalistico o utilizzati per l’approvvigionamento
idrico.
o Utilizzare la tecnologia di energizzazione meno impattante in modo da
minimizzare il rischio di impatti sul sottosuolo che possono ripercuotersi sulla
circolazione delle acque sotterranee, alterando nella peggiore delle ipotesi
la portata di sorgenti o risorgive.
o Eseguire i rifornimenti solo in apposite aree protette o pavimentate.
o Predisporre assorbenti per idrocarburi da utilizzare in caso d’incidente.
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5.6
ARIA, ATMOSFERA, CLIMA
5.6.1
Situazione esistente
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Clima
Il clima della Lombardia in generale viene classificato come semi-continentale,
pur presentando notevoli variazioni dovute alla morfologia del territorio, alla
quota, alla vicinanza con i laghi, la catena delle Alpi ed il Mediterraneo e alla
presenza di grandi agglomerati. A seconda della scala di riferimento si parla di
macroclima (p.e. clima europeo), mesoclima (p.e. mesoclima insubrico) e
microclima (p.e. microclima di un comune o di una valle). Dato che l’area
d’interesse è situata a nord di Milano, la stazione meteorologica di riferimento è
quella di Milano-Malpensa, situata ca. 20 km più a sud dell’istanza, nel comune
di Somma Lombardo, all'interno dell'aeroporto.
L’area d’indagine si caratterizza per un mesoclima insubrico, tipico della zona
dei laghi prealpini. La presenza dei laghi influisce infatti sul clima, sia a livello di
precipitazioni, sia a livello di temperature.
160
20
140
15
120
10
100
5
80
0
60
-5
40
-10
20
-15
0
-20
G
en
na
Fig. 86
temperatura (°C)
25
Lu
gl
io
Ag
os
to
Se
tte
m
br
e
O
tto
br
e
N
ov
em
br
e
D
ic
em
br
e
180
Ap
ril
e
M
ag
gi
o
G
iu
gn
o
30
M
ar
zo
200
io
Fe
bb
ra
io
precipitazioni media (mm)
La temperatura media nei mesi invernali è più alta e con minor numero di giorni
di gelo, rispetto a quella del mesoclima padano tipico della pianura. In
primavera ed autunno invece si ha una situazione inversa, con temperature
medie inferiori. Normalmente la temperatura non raggiunge i valori estremi del
clima continentale a causa dell’effetto di mitigazione dei laghi.
Diagramma climatico basato sulle medie mensili, riferite agli ultimi 30 anni, della
stazione meteorlogica di Milano-Malpensa [55]
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Dal punto di vista delle precipitazioni nell’area di indagine la piovosità è
elevata, tra 1200 e 1600 mm all’anno, ed è concentrata particolarmente in
primavera e autunno. I mesi più piovosi sono maggio e ottobre, mentre quelli
con minori precipitazioni sono luglio e dicembre. Durante i fenomeni
temporaleschi, spesso anche violenti, è presente una forte attività elettrica.
Come si può osservare dalla Fig. 87, le precipitazioni tendono ad aumentare
spostandosi dalla pianura verso le zone prealpine, dove il carattere del clima
insubrico risulta più accentuato.
Fig. 87
Precipitazioni annue medie nell’area d’indagine (perimetro rosso) (Fonte: [80],
elaborazioni Dionea)
L’umidità relativa è elevata in prossimità
progressivamente allontanandosi da essi.
dei
laghi
e
diminuisce
Rispetto alla Pianura Padana la ventilazione è più elevata (il vento
caratteristico è il fohn che può raggiungere anche 50 km/h), mentre sono
assenti le tipiche nebbie.
Tab. 15
Velocità media e direzione prevalente dei venti registrati negli ultimi 30 anni nella
stazione di Milano-Malpensa [81]
Mese
GENNAIO
FEBBRAIO
MARZO
APRILE
MAGGIO
GIUGNO
LUGLIO
AGOSTO
Direzione prevalente
N
WSW
SSW
SSW
SSW
SSW
SSW
SSW
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Velocità media (km/h)
4
9
9
9
9
9
9
9
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Mese
SETTEMBRE
OTTOBRE
NOVEMBRE
DICEMBRE
Direzione prevalente
S
S
SSW
N
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Velocità media (km/h)
4
4
4
4
Qualità dell’aria
I valori limite di qualità dell’aria per la protezione della salute (D.M. 60/2002 e
D.Lgs. 183/2004) sono riportati nella Tab. 16.
Tab. 16
Valori limite di biossido di zolfo (SO2), monossido di carbonio (CO), benzene (C6H6),
biossido di azoto (NO2), ozono (O3) e particolato fine (PM10) fissati dalla normativa in
vigore (Fonte: Arpa Lombardia)
La legislazione italiana, costruita sulla base della direttiva europea (Direttiva
96/62/CE recepita dal D.Lgs. 351/99), prevede la suddivisione del territorio in
zone e agglomerati sui quali valutare il rispetto dei valori obiettivo e dei valori
limite. L’area d’indagine si situa quasi interamente nella zona urbanizzata (A2)
e in minima parte nella zona degli agglomerati urbani (A1) (Fig. 88).
Le stazioni fisse di rilevamento situate nelle Provincia di Como si trovano a
Cantù, Como, Erba, Fino Mornasco, Mariano Comense e Olgiate Comasco,
mentre quelle in Provincia di Varese sono a Busto Arsizio (2 stazioni), Ferno,
Gallarate, Lonate Bozzolo, Somma Lombardo, Saronno, Varese (2 stazioni). Tra
le stazioni elencate, quelle di Varese e quella di Olgiate Comasco si trovano
all’interno dell’area d’indagine.
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Fig. 88
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Localizzazione delle stazioni fisse di rilevamento (nelle Provincia di CO e VA) e
zonizzazione (Fonte: Arpa Lombardia [82], elaborazioni: Dionea SA)
In Lombardia la qualità dell’aria è scarsa a causa della forte antropizzazione e
alle condizioni climatiche sfavorevoli, specialmente nella pianura.
Nonostante negli ultimi vent’anni la qualità dell’aria sia migliorata grazie
all’introduzione di soluzioni tecnologiche e al miglioramento dei combustibili
utilizzati nel campo dei trasporti, del riscaldamento domestico e dell’industria, è
necessario un ulteriore miglioramento.
Ancor oggi in Lombardia infatti le concentrazioni di biossido di azoto (NO2),
PM10 e ozono (O3) presentano superamenti frequenti dei limiti. Altri inquinanti
quali biossido di zolfo (SO2), benzene e monossido di carbonio (CO), rientrano
invece da tempo nei valori limite previsti dalla normativa.
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Tab. 17
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Rispetto dei valori limite per la salute umana dei principali inquinanti atmosferici in
Lombardia nel 2008. I cerchi verdi indicano che i valori registrati sono minori a quelli
limite, mentre quelli rossi indicano un superamento (Fonte: ARPA Lombardia [82]).
Rispetto al quadro precedente, relativo all’intero territorio regionale, nell’area
d’indagine la qualità dell’aria risulta leggermente migliore, probabilmente a
causa delle condizioni climatiche più favorevoli alla dispersione degli inquinanti
e alla superficie boschiva relativamente estesa.
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30
46
0
3
0.7
0.7
2.8
2.2
60
21
0
6
0
0
39
0
0.7
3.6
51
26
0
5
0
0
36
31
0
0
0.4
0.5
2.7
2.8
51
36
30
3
0
0
0.4
0.8
3.7
4.0
4.0
3.0
0
0
0
0
0
0
2.3
3.3
0
0
0
0
35
0
0.8
0.4
68
33
55
47
63
38
2
0
3
0
2
0
1.7
1.2
1.1
1.1
0.5
0.9
20
30
1
25
83
90
47
24
0
38
40
43
12
0
42
92
48
29
2
40
89
44
5
0
1.1
39
32
7
9
0
0
2.4
37
29
75
46
34
48
7
9
0
0
34
29
56
43
PM2.5 (limite 25 µg/m3)
0
n. sup sulle 24 ore del limite di
50 µg/m3 (max 35 all'anno)
Media massima di CO sulle 8h
(limite 10 µg/m3
0
PM10 (limite 40 µg/m3)
CO media annua
n. sup soglia d'informazione di
O3 (180µg/m3)
n. superamenti soglia d'allarme
di O3 (240 µg/m3)
Benzene (C6H6) media anno
(limite 5 µg/m3)
Sup. limite media oraria di NO2
(max 18 all'anno)
4
Media annua O3
media annua NO2
Stazione
Anno 2009 (VA)
Varese (Vidoletti)
Varese (Copelli)
Busto Arsizio
(Magenta)
Busto Arsizio
(Accam)
Ferno
Gallarate San
Lonrenzo
Lonate Pozzolo
Saronno (Santuario)
Saronno (Marconi)
Somma Lombarda
Anno 2008 (CO)
Como Centro
Erba
Fino Mornasco
Mariano Comense
Cantù
Olgiate Comasco
Sup. limite 350 µg media oraria
SO2 (max 24 all'anno)
Sup. limite 125 media 24h SO2
(max 3 all'anno)
Valori misurati nelle stazioni di rilevamento nella zona dell’area d’indagine nel
2008/2009. Le cifre in rosso indicano i casi di non rispetto del limite, mentre le stazioni in
grassetto sono quelle situate all’interno dell’area d’indagine [48] [49]
Media annua SO2
Tab. 18
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
30
I dati relativi alle misurazioni effettuate nelle stazioni di rilevamento nella zona
dell’area d’indagine nel 2008-2009 (Tab. 18), seppur insufficienti per una
descrizione dettagliata della qualità dell’aria, permettono di fare le seguenti
considerazioni:
o I tre inquinanti più problematici che hanno fatto registrare superamenti dei
limiti in diverse delle stazioni di misurazione considerate sono il biossido
d’azoto, l’ozono e le polveri fini.
o Le polveri ultra-sottili (PM25), nonostante siano misurate unicamente nella
stazione di Saronno (Santuario), hanno superato il limite e probabilmente lo
superano anche in tutte le altre stazioni dove il limite viene già superato
dalle PM10.
o Diverse stazioni pur non presentando superamenti dei limiti hanno fatto
registrare valori molto vicini al limite e sono quindi da considerare in modo
critico.
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
o Il biossido di zolfo, il monossido di carbonio ed il benzene non hanno fatto
registrare superamenti dei limiti e non si trovano neppure a livelli critici.
o Le differenze tra una stazione e l’altra, sono dovute alla posizione delle
stesse, l’importante è il quadro d’insieme che ne emerge.
L’andamento pluriennale delle concentrazioni dei principali inquinanti presso
l’area d’indagine è illustrato nei seguenti grafici.
PM10 (mg/m3) (Gallarate 2000-2009)
O3 (mg/m3) (Varese 1992-2010)
CO (mg/m3) (Varese 1992-2010)
SO2 (mg/m3) (Varese 1992-2010)
NO2 (mg/m3) (Varese 1992-2010)
C6H6 (mg/m3) (Somma Lombardo 2000-2009)
Fig. 89
Andamento pluriennale dei principali inquinanti misurati nelle stazioni presso l’area
d’indagine [82]
Nei grafici della Fig. 89 si osservano i seguenti trend:
o Tutti gli inquinanti mostrano delle oscillazioni stagionali più o meno marcate.
o Dalle prime misurazioni nel 2000 la concentrazione media delle polveri fini è
diminuita grazie al miglioramento tecnologico, al trasferimento delle
industrie, alla riduzione di inquinanti primari (SO2 e NOx) e al rinnovo del
parco auto circolante. Nonostante ciò esse rappresentano ancora il
principale problema nell’area d’indagine.
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
o Il livello dell’ozono, che subisce una forte oscillazione stagionale con un
picco a giugno, si è mantenuto pressoché costante nel periodo di tempo
considerato. Le maggiori criticità si presentano nel periodo estivo in cui si
registrano diversi superamenti dei limiti.
o Il monossido di carbonio ha subito una graduale e marcata diminuzione
dovuta principalmente all’introduzione dei veicoli catalizzati. La
concentrazione attuale non rappresenta una criticità.
o Il biossido di zolfo è diminuito fortemente grazie alla trasformazione delle
centrali termo elettriche da ciclo a vapore a ciclo combinato e degli
impianti civili da olio combustibile a gasolio o gas naturale.
o Il biossido di azoto (e gli ossidi di azoto in generale) hanno subito una
diminuzione a partire dall’inizio degli anni ’90 grazie all’introduzione di veicoli
meno inquinanti, alla trasformazione degli impianti termici civili e la
trasformazione delle centrali termoelettriche. Negli ultimi anni il trend
appare sostanzialmente stabile con variazioni dovute perlopiù alle
condizioni meteorologiche.
o Il benzene ha fatto segnare una costante diminuzione grazie alla riduzione
del tenore nelle benzine, all’adozione del ciclo chiuso e dei catalizzatori.
5.6.2
Fattori di perturbazione legati alle attività
I fattori di perturbazione della qualità dell’aria legati al progetto sono due: i gas
di scarico prodotti dal traffico veicolare e i gas liberati dall’impianto di
perforazione. I primi, presenti anche nella fase di indagine sismica, hanno una
rilevanza molto bassa, in quanto si tratta di emissioni comuni a un qualsiasi
cantiere di dimensioni relativamente contenute come quello in oggetto. In
particolare si tratta di anidride carbonica, ossidi di azoto e polveri fini. Le
emissioni dei veicoli devono naturalmente rispettare le norme in vigore. Oltre a
questi, nella fase di perforazione potrebbero rendersi necessari più generatori
per l’approvvigionamento energetico del cantiere. Anche questi macchinari
dovranno rispettare le norme relative alle emissioni.
Per le indagini sismiche si prevede l’attività di ca. 20 autoveicoli (con potenza
indicativa di 50-100 kW) su un arco di tempo stimato in circa 15 giorni lavorativi.
ATTIVITÀ
Indagini sismiche
5.6.3
GIORNI LAVORATIVI
MOVIMENTI /GIORNO
15
80 (4 mov. x 20 veicoli)
Misure di mitigazione integrate nel progetto
Le misure di mitigazione degli impatti sull’aria sono praticamente esclusive della
fase di perforazione e verranno pertanto trattate nella fase di VIA. Per ciò che
concerne le indagini sismiche, l’unica misura che si prevede è costituita dal
rispetto della normativa relativa alle emissioni dei veicoli utilizzati durante le
indagini sismiche.
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
5.7
AMBIENTE URBANO E RURALE, PATRIMONIO STORICO, ARTISTICO E
CULTURALE
5.7.1
Situazione esistente
La Regione Lombardia, e di conseguenza anche l’area di progetto, è una terra
ricca di testimonianze artistiche, storiche e culturali. Queste sono
principalmente concentrate nelle città di Milano, Pavia, Brescia, Mantova,
Cremona e Como dove sono ubicati i monumenti di maggior pregio.
Anche le aree rurali conservano testimonianze importanti sia di epoca romana
(beni archeologici) sia di epoca più recente. Si possono trovare in
praticamente tutti i comuni della Pianura i segni del passato agricolo (antiche
fattorie, cascinali), dell’inizio dell’industrializzazione (vecchie fabbriche), degli
ultimi splendori dell’epoca signorile (fastose ville) dell’epoca romana (resti
archeologici), della religiosità (chiese, cappelle).
Nell’area d’istanza sono presenti numerosi beni culturali (oltre 280) di cui circa
150 sono vincolati (Fig. 90). La maggior concentrazione di beni culturali si trova
nel comune di Varese ed è costituita da cappelle, chiese, palazzi e ville.
Fig. 90
Beni culturali nell’area d’istanza (perimetro rosso). In verde i beni culturali vincolati, in
rosso quelli non vicolati [73]
Tali beni non esauriscono però i valori e le identità dei paesaggi regionali. Sono
presenti infatti un gran numero di manufatti che non appartengono alla
categoria beni culturali veri e propri, ma sono comunque degli oggetti di
valore storico-culturale e sono pertanto degni di protezione.
All’interno dell’area d’indagine dovranno pertanto essere considerati con
particolare attenzione anche i seguenti manufatti:
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
o Ponti
o Rilevanze di architettura militare. In particolare si segnala nell’area
d’indagine la presenza della Torre dei Dardaroni situata nel comune di Lodi.
o Rilevanze di architettura religiosa. Si tratta perlopiù di cimiteri, chiese o
cappelle, presenti in ogni comune.
o Rilevanze di architettura civile, perlopiù ville o case di particolare pregio
situate perlopiù nella città di Lodi.
o Rilevanze di architettura della lavorazione dei prodotti agricoli. In questa
categoria si trovano diversi mulini, sparsi su tutta l’area d’indagine.
o Rilevanze di architettura rurale. Si tratta dei beni più frequenti presenti
nell’area d’indagine, costituiti essenzialmente da cascine e cascinali.
o Rilevanze archeologiche.
Fig. 91
I beni storico-culturali presenti nell’area d’indagine (Fonte: Atlante dei Beni Culturali
della Lombardia)
Le informazioni di dettaglio relative a tutti i beni storico-culturali, vincolati e non,
sono disponibili sul Information Database on Regional Archaeological-ArtisticArchitectural heritage (I.D.R.A.).
5.7.2
Fattori di perturbazione legati alle attività
Il principale fattore di perturbazione rilevante per il patrimonio storico culturale
è dato dalle vibrazioni causate dalle indagini sismiche.
5.7.3
Misure di mitigazione integrate nel progetto
Per impedire danni dovuti alle vibrazioni generate dalle indagini sismiche
verranno prese le seguenti misure:
o distanza di sicurezza minima (50-100m vibroseis/massa battente, 200m
esplosivo) da tutti gli edifici, centri storici, siti archeologici e manufatti
sensibili.
o Scelta degli accessi accurata in modo che non vi sia nessun passaggio del
traffico di veicoli pesanti in luoghi sensibili o in vicinanza di essi, così come su
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
prati o altri terreni sotto i quali potrebbe potenzialmente trovarsi un sito
archeologico.
o Nel caso siano presenti opere di particolare valore seppur esterne al
perimetro di sicurezza si valuterà la possibilità di svolgere specifiche prove a
futura memoria, come pure prove vibrometriche per escludere qualsiasi
possibile influsso negativo dovuto alle vibrazioni.
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5.8
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
SINTESI DEGLI IMPATTI E DELLE MISURE DI MITIGAZIONE
Sulla scorta di quanto esposto nei capitoli precedenti si può confermare che le
indagini sismiche presentano un numero d’impatti limitati. In generale, volendo
riassumere fattori di perturbazione più significativi generati dall’indagine sismica
si hanno:
o Le vibrazioni generate dall’energizzazione del suolo e dall’utilizzo di veicoli
pesanti.
o Il rumore
o Le emissioni dovute al traffico veicolare.
o La contaminazione di acque superficiali e del suolo dovute a possibili
perdite di sostanze inquinanti.
o La compattazione dei suoli causata dal passaggio fuori strada dei veicoli
utilizzati per l’energizzazione del suolo e la posa dei geofoni.
Molti di questi potenziali impatti, possono essere notevolmente diminuiti
rispettando le indicazioni formulate nel presente rapporto.
Per avere una visione d’assieme, nelle seguenti tabelle (Tab. 19 e Tab. 20) sono
riassunte le azioni di progetto, gli impatti e le relative misure di mitigazione e
protezione. Per ogni azione di rilievo necessaria alla realizzazione del progetto
oltre all’impatto è stata formulata una stima della rilevanza dello stesso. Con il
termine “rilevanza” si intende sia l’importanza di un impatto nel caso questo si
verifichi, sia la probabilità che esso avvenga. È importante considerare
entrambi questi aspetti poiché un impatto può avere degli effetti molto
pesanti, ma essere estremamente raro, mentre un altro può produrre piccoli
danni, ma con una forte probabilità che essi accadano. Per ridurre la rilevanza
di un impatto è quindi possibile agire sia sul fronte del rischio, diminuendo la
probabilità che esso si verifichi, si sul fronte dell’impatto ad esempio utilizzando
tecnologie più rispettose della natura.
Dato che in questa fase d’analisi preliminare non è possibile conoscere con
precisione i dettagli delle tecnologie che verranno utilizzate come pure le
caratteristiche dei luoghi direttamente interessati, è possibile fornire solo una
stima pessimistica della rilevanza delle azioni.
L’adozione di tecnologie all’avanguardia e meno impattanti, e la scelta di
un’ubicazione favorevole da un profilo ambientale, permetterà di rivedere
verso il basso la stima della rilevanza riportata alla pagina seguente.
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Matrice azioni-impatti (i numeri riportati in casella corrispondono alle misure previste
elencate alla tabella che segue)
Rilevanza impatto:
Acque superficiali
Sottosuolo
Suolo
Paesaggio
nessuna rilevanza
Ecosistemi
molto bassa
Popolazione
bassa e/o temporanea
Flora e fauna
media
Acque sotterranee
alta, ma rischio basso
Aria
Ambiente urbano, patrimonio
storico-culturale
Tab. 19
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Indagini sismiche:
movimento veicolare
8
posa e ritiro geofoni
energizzazione sottosuolo
6
1
7
6
1
7
8
3
2
4
5
In generale la rilevanza degli impatti originati dalle indagini sismiche è da molto
bassa a bassa poiché sia l’importanza che la probabilità di verificarsi sono assai
ridotte. Dato che questa fase ha una durata di circa 15 giorni e non vengono
installate strutture fisse, si ritiene che l’impatto sul paesaggio sia trascurabile.
Per ogni impatto descritto, sono state elaborate delle misure mitigatorie e/o
protettive che permettono, se adottate, di diminuire la rilevanza dell’impatto
stesso.
Tab. 20
Descrizione impatti e relative misure di contenimento
Impatto
1 compattazione
Misure di contenimento
non circolare con veicoli pesanti su terreni bagnati o strade
secondarie non atte a sostenere veicoli pesanti. In caso di
danno ripristino condizioni originarie
2 emissioni polveri fini e
inquinanti
utilizzo di veicoli che rispettino la normativa relativa alle
emissioni
3 aumento del rischio
geologico di dissesti
evitare rilievi nelle zone geologicamente più sensibili,
impiego di metodi alternativi agli scoppi. Se non possibile
ripristino delle condizioni idrogeologiche di partenza nei
pozzetti di scoppio
4 alterazione della
circolazione delle
acque sotterranee ev.
scomparsa di risorgive
prima dell’avvio delle indagini sismiche, raccolta
informazioni (dati sulla qualità e ubicazione) sugli acquiferi e
le sorgenti di pregio per evitare rilievi in aree sensibili. Utilizzo
di tecniche meno impattanti (p.e. vibroseis o massa
battente)
mantenimento distanza di sicurezza da oggetti sensibili (50100m vibroseis/massa battente, 200 m esplosivo). Utilizzo
della tecnologia meno impattante.
5 danni a edifici storici o
siti archeologici dovuti
alle vibrazioni
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QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
6 disturbo indotto dal
traffico veicolare
Evitare il passaggio con veicoli pesanti in zone di elevato
valore naturalistico. Se possibile eseguire la posa dei geofoni
a piedi.
7 dispersione
accidentale dovuta a
perdite o incidenti di
liquidi inquinanti
controllo regolare veicoli, utilizzo di strade fuori da aree
protette e sensibili, piano d'emergenza in caso d'incidente
predisporre assorbenti per idrocarburi da utilizzare in caso
d’incidenti
8 vibrazioni e rumori
generati dagli impulsi
di energizzazione
scelta del sistema meno impattante, distanza di sicurezza,
informazione preventiva alla popolazione tramite i Comuni
Le misure sintetizzate nella Tab. 20 permettono di diminuire in modo significativo
la rilevanza degli impatti, rendendo di fatto il progetto compatibile con le
necessità di tutela dell’ambiente e dell’uomo.
In generale si ritiene di primaria importanza:
o Evitare i luoghi sensibili
o La sorveglianza di tutti i parametri ambientali suscettibili fin da prima
dell’inizio del progetto in modo da poter verificare eventuali variazioni.
o L’applicazione delle tecnologie più avanzate e soprattutto in grado di
rendere praticabili le misure descritte
In ogni caso, anche se venissero applicate tutte le misure possibili di
mitigazione, come per ogni attività di carattere industriale, non è possibile
garantire il rischio zero. Per questo motivo sarà importante e necessario allestire
dei piani d’intervento in caso si verifichino incidenti, in modo da poter agire
tempestivamente e arginare subito il problema. Questi verranno coordinati con
gli enti di pronto intervento presenti sul territorio.
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6
CONCLUSIONI
CONCLUSIONI
Il presente documento si compone di tutti gli approfondimenti, attuabili allo
stato attuale della procedura d’istanza, utili alle amministrazioni locali,
provinciali, regionali e nazionali per una valutazione in merito all’ammissibilità
del progetto ed alla sua realizzazione nel rispetto delle normative ambientali e
di salvaguardia della natura.
Dionea SA / Terra s.r.l.
Massagno-Lugano, gennaio 2012
Operatori:
Ing. Giacomo Gianola
Geogr. Stefano Castelli
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DIONEA S.A. LOCARNO – TERRA S.R.L. S. DONÀ DI PIAVE
Dipl. sc. nat. Sebastiano Pron
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7
BIBLIOGRAFIA
7.1
ARTICOLI E RAPPORTI
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ALLEGATI
ALLEGATI
Rapporto
Misurazione
vibrotrucks
Rapporto
Valutazione di incidenza
Tavola 01
Inquadramento territoriale
Tavola 02
Carta dell’uso del suolo
Tavola 03
Carta dei vincoli
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DIONEA S.A. LOCARNO – TERRA S.R.L. S. DONÀ DI PIAVE
fonica
di
una
colonna
di
4
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Terra s.r.l.
Galleria Progresso 5 - 30027 S. DOnà di Piave
tel: +39 0421 332784
fax: +39 0421 456040
Misura del rumore n.
00279
Data
25.01.2011
16:41:59
14.48
Novazzano
Ora
inizio
Durata
rilievo
Comune
Codice
Misura
179-M24
16:56:47
Ora fine
Proprietario
Inquilino
Punto codice
TIGEO 01
Stazionamento
PL
Cavalletto
Piano
Sorgente
sonora
Altezza dal suolo (m)
1.5
Colonna di 4 vibrotrucks in azione
Velocità massima (km / h)
Condizioni meteo
Fonometro
Microfono
Calibratore
Fonte
sereno, assenza di vento
B & K 2238 Mediator
B & K 4188
B & K 4231
stradale
Registratore
Fast
Time W
Traffico
VL
censito
VP
Traffico
VL + VP
% VP
0
0
0
0
SP 1
SP 2
SP 3
SP 4
Livello
sonoro
misurato
Leq
Dati
V / h
orario
81.6
statistici
dB (A)
Classi
Laieq
LAmax
LAmin
Lcpkmax
L1
L5
L10
L50
L90
L95
L99
84.1
74.5
110
104.7
105
83.5
82.9
82.8
81.7
79.9
79.3
78.2
100
O
95
90
85
80
75
70
(dB)
Valori
Cumulativi
Classi
(%)
0.0
0.0
0.0
0.0
0.0
0.0
0.0
89.5
100.0
100.0
65
60
55
50
45
40
35
30
U
(dB)
Valori
Cumulativi
100.0
100.0
100.0
100.0
100.0
100.0
100.0
100.0
100.0
(%)
Terra s.r.l.
Galleria Progresso 5 - 30027 S. DOnà di Piave
tel: +39 0421 332784
fax: +39 0421 456040
Osservazioni
Misurazione fonica di una colonn di 4 vibrotrucks in azione lungo
la strada principale, distanza dal punto di misura circa 20 m
La colonna è in avvicinamento, nella misurazione 3 la distanza è
minima.
Foto
Pianta
operatore
M. Abordi
179.M24
Strumento:
Applicazione:
Ora di inizio:
Ora termine:
Tempo trascorso:
Larghezza banda:
Rilevatore 1/2
Campo:
Rilevatore 1:
Rilevatore 2:
Statistica
Criterion Level:
Soglia:
Fattore di scambio
Tempo di esposizione:
Nr. picchi:
Numero serie strumento:
Numero serie microfono:
Ingresso:
Correzione dello Schermo controvento:
Correzione incidenza:
Tempo di Calibrazione:
Livello di Calibrazione:
Sensibilità:
Microfono:
RMS
Ora
SFI
Picco
F
2238
BZ7124 Versione 1.2
25.01.2011 16:41:59
25.01.2011 16:56:47
0:14:48
Banda larga
Picco
60.0-140.0 dB
Frequenza
A
C
A
100.0 dB
0.0 dB
3e4
7:30:00
140.0 dB
2448509
2462163
Microfono
Su
Casuale
25.01.2011 16:29:30
93.8 dB
-30.4 dB
2462163
=179.M24 in Calcoli
ESCLUDI
SEQUENZA RILIEVO VIBROTRUCKS 1
SEQUENZA RILIEVO VIBROTRUCKS 2
SEQUENZA RILIEV
dB
140
130
120
110
100
90
80
70
60
16:42:00
16:44:00
16:46:00
16:48:00
16:50:00
16:52:00
16:54:00
LAeq
LAFmax
LCpicco
LAFmin
Cursore: 25.01.2011 16:50:38 - 16:50:39 LAeq=79.1 dB LAFmax=80.5 dB LCpicco=101.7 dB LAFmin=75.3 dB
16:56:00
=179.M24 in Calcoli
Nome
Totale
Escludi
Senza marcatore
Ora
LAeq LAFmax LAFmin
inzio
[dB]
[dB]
[dB]
25.01.2011 16:41:59 79.5
84.1
65.5
25.01.2011 16:52:12 83.3
93.4
78.7
25.01.2011 16:46:15 78.9
81.4
71.9
(Tutti) ESCLUDI
(Tutti) SEQUENZA RILIEVO VIBROTRUCKS 1
(Tutti) SEQUENZA RILIEVO VIBROTRUCKS 2
(Tutti) SEQUENZA RILIEVO VIBROTRUCKS 3
25.01.2011 16:52:12
25.01.2011 16:41:59
25.01.2011 16:46:16
25.01.2011 16:51:33
83.3
77.4
78.6
81.6
93.4
80.2
81.5
84.1
78.7
65.5
69.4
74.5
ESCLUDI
ESCLUDI
ESCLUDI
SEQUENZA RILIEVO VIBROTRUCKS 1
SEQUENZA RILIEVO VIBROTRUCKS 2
SEQUENZA RILIEVO VIBROTRUCKS 3
25.01.2011 16:52:12
25.01.2011 16:53:43
25.01.2011 16:54:54
25.01.2011 16:41:59
25.01.2011 16:46:16
25.01.2011 16:51:33
85.2
83.2
82.4
77.4
78.6
81.6
93.4
92.0
90.3
80.2
81.5
84.1
78.7
79.9
80.2
65.5
69.4
74.5
=179.M24 in Calcoli
%
100
L1
L5
L10
L50
L90
L95
L99
90
80
70
60
50
40
30
20
10
0
60
70
80
90
100
Livello
Comulativa
Cursore: [60.0 ; 61.0[ dB Livello: 0.0% Comulativa: 100.0%
110
120
130
140 dB
=
=
=
=
=
=
=
83.5 dB
82.9 dB
82.8 dB
81.7 dB
79.9 dB
79.3 dB
78.2 dB

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