n. 28 13 luglio - Settimanale La Vita

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n. 28 13 luglio - Settimanale La Vita
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Anno 111
n.
DOMENICA
13 LUGLIO 2008
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€1
L’unità politica dei cattolici
A
ccantonata l’idea di una unità partitica, il mondo cattolico
deve sentirsi impegnato a realizzare fino in fondo l’unità
culturale, politica nel senso più profondo, come sostanzialmente è stata delineata dal pensiero sociale della Chiesa.
Un pensiero organico e completo, senza naturalmente le
conclusioni pratiche che appartengono alle scelte e alle responsabilità dei singoli e degli eventuali raggruppamenti,
un pensiero ricco che, come riconoscono in tanti, è rimasto
da tempo l’unico pensiero politico ancora in piedi. Lo schema marxista è ormai sbriciolato e senza mordente specialmente
per i giovani, il pensiero neo-liberista, pur ancora diffusissimo e
baldanzoso (soprattutto perché è gestito dai ricchi e dai potenti),
mostra sempre di più le sue pecche fondamentali e sempre di più le
dimostrerà man mano che aumenterà negli individui e nei popoli la
coscienza sociale. Forse, almeno c’è da augurarselo, esso ha i giorni
contati. L’economista nipponico-americano F. Fukuiama, che nel
neo-liberismo vedeva la fine vittoriosa della storia, probabilmente
farà ancora in tempo a ricredersi. Nonostante tutto, la storia rimane un cammino, lento, faticoso e accidentato quanto si vuole, verso
il superamento dell’ingiustizia e della sopraffazione.
Lo sappiamo, o almeno dovremmo saperlo molto bene, il pensiero sociale della Chiesa affonda le sue radici nel messaggio biblico,
nella viva tradizione della Chiesa, nell’insegnamento attualizzato
dei Papi e del concilio Vaticano II. Non è nemmeno pensabile che la
comunità cristiana lo ignori e, di conseguenza, non si impegni nella
sua realizzazione. Non è pensabile, ma purtroppo è una realtà, una
triste realtà dei nostri giorni. Non c’è nemmeno bisogno di approfondite indagini per rendersene conto. Il detto che non è la fede a
guidare le scelte politiche, ma invece la politica a giudicare la fede
dei cristiani, esprime una verità che ognuno può benissimo constatare con la propria esperienza.
Non c’è dubbio che i richiami ripetuti e accorati del magistero
della Chiesa (basterebbe anche soltanto ricordare gli interventi di
queste ore di Benedetto XVI) siano stati in larga parte disattesi e, in
certe circostanze, perfino traditi. Una situazione che grida vendetta
al cospetto di Dio e che coinvolge le responsabilità di tutti, ma in
particolare, come sempre del resto, quelle della parte dirigenziale
della Chiesa. Si ha intenzione di continuare così? Non si tratta,
come spesso si pensa, di qualcosa di peregrino o di aggiunto al tema
dell’evangelizzazione: come ha detto con chiarezza Giovanni Paolo
II, si tratta dello stesso problema morale. Può un responsabile della
comunità mettere in disparte, ignorare, disprezzare la morale della
sua Chiesa?
Tutto questo ha un’applicazione concreta nel caso di cui ci stiamo occupando. L’unità pluralistica dei cattolici ha un necessario e
ineludibile punto di riferimento: il pensiero sociale della Chiesa. E’
su di esso, come ci è stato presentato nel documento conciliare della
Chiesa nel mondo contemporaneo (la Gaudium et spes), che si concretizza la vera unità dei cattolici. Poi rimarranno i problemi delle
opportune mediazioni culturali, in cui i diversi protagonisti potranno anche dividersi, senza però mettere a repentaglio i principi che
rimangono per tutti obbligatori e “non negoziabili”.
Una vera e autentica scuola, aperta a tutti e aggiornata al presente, che richiede docenti, strumenti e luoghi appropriati. Qualcosa del genere fu fatto con le scuole di formazione sociale, che però
ebbero lo “spazio di un mattino” e che comunque furono riservate a
pochi e scelti discepoli. Ora il discorso si fa più pertinente e, almeno
nelle intenzioni, dovrebbe essere aperto a tutti.
E’ questo un terreno tipico della Chiesa in quanto tale. Questa
docenza rientra nel novero delle sue responsabilità, dovrebbe addirittura penetrare anche all’interno delle sue catechesi e delle sue
omelie. Le difficoltà non sono poche, ma è necessario guardare con
fiducia e speranza al nostro futuro. Altrimenti sarà perfettamente
inutile proseguire a lamentarsi di una situazione di sparpagliamento e di confusione, che oltretutto si sta facendo sempre più grave ai
nostri giorni. E’ un dovere ugualmente ecclesiale e civile, ispirato
per questo ai criteri di una sana laicità, che potrebbe portare elementi di vita nuova al nostro paese, il quale sta attraversando un
periodo per niente facile della sua storia.
Una necessità per tutti, in particolare per coloro che intendono
(lodevolmente) prendere parte attiva alla vita politica del proprio
paese.
Giordano Frosini
Benedetto XVI
e i grandi della terra
Il Papa, in nome della solidarietà,
condanna con parole forti
le turbolenze finanziarie
e le speculazioni ed esorta
a trovare risposte
concrete alla crisi del mondo
ZAVATTARO
4
Il Nepal alla prova di
democrazia e stabilità
Incastonato tra le montagne più alte
del mondo, il Paese cerca la formula
per superare più di due secoli
di accentramento del potere
CARUSONE
all’interno
La questione
cattolica
2
Alcune riflessioni
che nascono dalle indicazioni
offerte dalla recente consultazione
elettorale
PREZIOSI
La prossima Settimana
Teologica
Il Vescovo, in un suo comunicato,
annuncia il programma degli incontri
che si terranno dal 1 al 5 settembre e
che verranno integralmente dedicati
alla teologia post-conciliare,
come è stata
ricostruita
da monsignor
Giordano
Frosini
SERVIZI
15 7
2 in primo piano
n. 28
IL
13 luglio 2008
Vita
La
QUADRO POLITICO
Dall’analisi del voto, scenari, prospettive
di Ernesto Preziosi
V
olendo guardare con uno
sguardo di insieme il quadro politico
che emerge dai risultati della recente
consultazione elettorale si può registrare qualche aspetto interessante,
così come si può sottolineare una
questione, quella cattolica, che ci sta
particolarmente a cuore.
Il tanto dibattuto, auspicato da
alcuni, da altri temuto, pareggio tra
Pd e Pdl si è risolto, come sappiamo,
con buona pace dei sondaggi, con la
netta vittoria del Pdl.
Dopo i primi commenti in cui
traspariva più di uno stupore, si èaffermata una lettura che propende a
considerare il dato come un positivo
avvio di soluzione della lunga transizione italiana. Se così fosse, si deve
comunque constatare che il terreno è
ancora ingombro di ostacoli.
Una parola va detta anche sul
non voto anche se non si è verificato
nella misura prevista, fermandosi
ad un meno 3,5%. L’antipolitica si è
espressa così più che per astensione,
con un voto reattivo e punitivo rispetto allo schieramento di tradizionale appartenenza.
SEMPLIFICAZIONE DEL QUADRO
O ECLISSI DELLA POLITICA?
In sintesi: il successo di Berlusconi è stato netto, la sua coalizione
ha ottenuto oltre 17 milioni di voti
alla Camera, quasi 3 milioni e mezzo
in più della alleanza Pd e Idv. Dal
punto di vista territoriale il Pdl è il
primo partito in 67 province, il Pd in
35, la Lega in 6. Il Pd prevale nelle
tradizionali regioni del centro Italia
ma crolla dove aveva raggiunto successi alle ultime regionali (Campania
e Puglia in primo luogo). La Lega si
impone ovunque nel Nord ricalcando il risultato del 1994, in qualche
caso anche con un numero di voti
inferiore, ma con un risultato più
eclatante in virtù della legge elettorale. L’Udc ha in sostanza conservato
il suo segmento di voti, mentre la
Sinistra Arcobaleno ha subito un tra-
collo e perso il 7% su base nazionale.
Oltre 2 milioni e mezzo di voti in
meno. Da più parti si è sottolineato
come la sconfitta del centro sinistra
fosse da addebitare ai pochi risultati
e ai molti provvedimenti impopolari
del governo Prodi. E probabilmente
v’è del vero, anche se si tratta di una
spiegazione parziale che lascia sullo
sfondo problemi molto più rilevanti,
quali una seria autocritica del centro
sinistra.
Reale è stato lo scollamento verificatosi tra il governo Prodi e il Paese,
anche come conseguenza del fatto che
il progetto prodiano puntava dichiaratamente sui cinque anni, offrendo
una possibilità di risanamento dei
conti pubblici a fronte di sacrifici, per
creare le premesse di quello sviluppo
che avrebbe comportato benefici.
La scommessa della durata del
governo, d’altra parte, è stata persa
per precise responsabilità: della sinistra “radicale”, delle intemperanze
centriste, di singoli esponenti che si
sono ostinati a cantare fuori dal coro,
generando difficoltà al governo e
assecondando nel Paese le critiche
dell’opposizione.
Va detto che al di là del riequilibrio dei conti pubblici, che indubbiamente c’è stato e che produrrà i suoi
effetti, non è difficile individuare ciò
che è mancato: la capacità di creare
quella saldatura di culture e quella
cultura di governo come risposta
alla situazione complessa del nostro
Paese tale da mobilitare un consenso
vasto e una vera alternativa al centro
destra. La crisi del governo ha così
segnato anche la crisi del progetto
ulivista, solo parzialmente ripreso
dalla formazione del Pd.
CAMBIAMENTI PROFONDI
Da più parti si è sottolineato
quanto sia cambiato il Nord. E come
ormai non si tratti più di un solo
Nord, ma di una realtà plurale rispetto a cui il centro destra e soprattutto
la Lega, ha avuto più capacità di
ascolto, mettendosi in sintonia con
le aree della piccola impresa, in quel
territorio dei distretti che per decenni
è stato appannaggio della Dc, di quel
ceto di produttori che si oppongono
ad uno Stato percepito sensatamente
come dissipatore e per di più, con
qualche beneficio di inventario,
oppressivo. Questo elettorato è stato
raccolto ed interpretato da quella
Lega che è risultata il primo partito
in oltre 800 comuni della direttrice
padana, mentre alla componente più
berlusconiana si è rivolta l’impresa
immobiliare, il capitale finanziario
assicurativo, rendendogli possibile
una vasta rappresentanza sia nella
“megalopoli padana”, come si esprime Giuseppe Berta nell’analisi pubblicata da Mondadori dal triangolo
industriale alla megalopoli padana
1950-2000, 2008) sia in quel territorio
diffuso che si inoltra anche nelle valli
e in tutta la pedemontana con significative eccezioni nel comprensorio
di Bolzano e agli antipodi in quello
di Aosta.
Ha notato Diamanti (la Repubblica, 22 aprile 2008) che il Nord non
è più il luogo dello sviluppo della
grande impresa, delle metropoli.
Quel Nord che si definiva in passato
differenziandosi da Roma e dal Centro così come dall’arretratezza dello
sviluppo del Sud. Negli ultimi venti
anni le periferie del Nord si sono
industrializzate «come nessun altro
posto in Europa» diversamente dalla
crescita economica conosciuta dalla
piccola impresa in zone come l’Emilia
Romagna. In tal modo avendo l’economia un impatto sulla società e sul
territorio completamente differente
dal passato. I profondi mutamenti intercorsi hanno modificato la composizione sociale e interpellano la politica.
LA QUESTIONE CATTOLICA
Dalla recente consultazione elettorale pare di poter dire che alcune
indicazioni sono emerse anche per
quanto riguarda il cattolicesimo
politico. Mi spiego: vorrei prendere
in considerazione non tanto la distribuzione del voto dei cattolici che
ha interessato un po’ tutti i soggetti
partitici, quanto il rischio che si vada
nella direzione della scomparsa di
un cattolicesimo politico inteso come
elaborazione di contenuti e di programmi, liberamente promossi sotto
la propria responsabilità da credenti
che laicalmente agiscono nell’agone
politico per svolgervi quella funzione
di animazione che è propria del laico
cristiano.
So bene che perfino l’aggettivo
che accostiamo al credente che
s’impegna in politica oggi è oggetto
di discussione. Basti pensare alla
lettura che appiattisce il cattolicesimo
democratico a quella realizzazione
storica che, nel secondo dopoguerra, ebbe in una parte della sinistra
democristiana il suo punto di forza.
Esaurita quella esperienza, si intenderebbe dire, si è esaurita anche la
possibilità di un cattolicesimo democratico. A me pare che non sia così.
Senza addentrarmi in questa sede
nella questione degli aggettivi (un
cattolicesimo democratico, sociale,
popolare, liberale ecc) vorrei sottolineare la necessità, come ho detto, di
un cattolicesimo politico e cioè che
alcuni credenti, sotto la loro responsabilità, singolarmente o in gruppo,
all’interno di un contenitore plurale
o di un partito identitario (anche
quest’aspetto mi pare in questa fase
secondario) si sforzino di elaborare
cultura politica, alla luce del Vangelo, degli insegnamenti sociali della
Chiesa e delle proprie competenze
laicali; offrendo questa elaborazione
al dibattito politico e cercando - così
come è in democrazia - di raccogliere
consenso sulle proposte che mettono
in circolo.
Ciò non risolve un aspetto che
sta a monte e che oggi risulta per
tanti versi problematico: la necessità
di una formazione sociale di base
all’interno della comunità cristiana
e di una robusta riflessione culturale
che i cattolici debbono mettere in
essere, così come il progetto culturale
della Chiesa italiana ha giustamente
ricordato. Qui mi riferisco a qualcosa
di ulteriore che attiene alla responsabilità dei credenti e che si gioca
tutto dentro il contesto politico,
senza cedere alla tentazione di una
passività che oggi sembra riguardare
soprattutto il cattolicesimo conciliare
in nome di un intenso rispetto della
laicità.
Ha notato Gad Lerner (la Repubblica, 23 aprile 2008) come dopo la
fine della Dc e la nascita del Partito
democratico prevalga tra i democratici italiani tuttora «l’idea anacronistica che la motivazione religiosa dell’impegno politico vada sottaciuta».
Lerner parla espressamente di una
malintesa concezione della laicità,
che non consente di prendere responsabilità, laicalmente autonome,
nell’agone politico: «Oggi il cattolicesimo di sinistra mugugna stordito
nell’attesa che si levi, sempre più
rara, la voce di un cardinale amico,
a rappresentarne il malessere». Al di
là di tutto pare una strigliata salutare
per quel cattolicesimo politico che
stenta a muovere passi coraggiosi
limitandosi ad una difesa d’ufficio,
inconcludente perché estranea alle
problematiche concrete, della laicità
(Lerner parla di «guardiani retrogradi della laicità»). È un tema su cui
dobbiamo intenderci e che coinvolge
allo stesso tempo il nostro essere laici
nella Chiesa e cristiani nella società.
Non è tema da poco, ma proprio per
questo richiede uno sforzo di studio,
di esperienza e di testimonianza
personale. Al laicato aggregato,
in particolare coloro che vivono
in associazioni, è poi richiesto un
supplemento di testimonianza e di
creatività che riguarda il contributo
offerto dai credenti al bene comune,
ma, eventualmente, relativo anche al
modello di laicato che si fa crescere
nella comunità cristiana.
Vita
“U
La
ccisi due volte.
Dal piombo, prima. Dal silenzio, poi. Sono le vittime del
terrorismo rosso e nero. 356
morti. Caduti di una guerra
dichiarata da una sola parte.
Rischiano di venire ammazzati una terza volta. Dall’arroganza degli assassini e dall’oblìo dei giusti. Già, perché i
morti sono morti. Gli assassini
invece sono tra noi. Ben vivi.
Fuori dal carcere. In televisione e sui giornali. In cattedra.
In Parlamento. Pretendono la
chiusura degli anni di piombo.
Cioè il colpo di spugna sui
loro misfatti.
Hanno amici potenti. Rischiano di ottenerlo. E i giusti
dimenticano. Non s’indignano
a sufficienza. Tacciono. Restano solo le voci dei parenti
delle vittime. Condannati al
ricordo. Condannati al dolore.
Condannati alla solitudine”.
Derivo dall’ampia introduzione -con un suo titolo
emblematico “La nausea e lo
sdegno”- la riflessione-guida di un volume che vuole,
soltanto, far ricordare a tutti
l’entità reale di un dolore
che continua a tormentare le
coscienze di chi sulla propria
pelle ha pagato la violenza di
gruppi armati contro uomini
che operavano nelle strutture
dello Stato oppure contro l’uomo in genere, con il solo scopo
di abbattere e di umiliare la
democrazia, nelle sue realtà
portanti; autori sono, per le
Edizioni di San Paolo, Renzo
Agasso e Domenico Agasso jr,
13 luglio 2008
cultura
n. 28
Letto per voi
“Il piombo e il silenzio”
Un libro per non dimenticare di Renzo Agasso e
Domenico Agasso jr. Due giornalisti ripercorrono
le stagioni drammatiche del terrorismo in Italia:
40 anni di dolore
di Angelo Rescaglio
entrambi operanti nel mondo
giornalistico, attenti a questa
nostra ultima storia, dal 1967
al 2003, anni che, hanno se-
gnato profondamente il nostro
cammino storico e attorno ai
quali converrà mantenere viva
la memoria per pensare, di
La politica in Roma antica
na panoramica sulla
società della Roma antica, in
particolare sul mondo della
sua politica. Si tratta dell’opera di Mario Pani, La politica in
Roma antica edito da Carocci,
ulteriore testimonianza che il
cuore antico della Capitale si
trova nella sabbia delle battaglie del Colosseo, oltre che nei
palazzi eleganti della politica.
Una società contraddistinta
dai valori del mos maiorum
(i principi sociali, intrisi da
aspetti religiosi, unanimemente condivisi), la sacralità dei
riti per ogni passaggio dell’umana convivenza, la coincidenza della sfera pubblica con
quella della politica, il valore
fondamentale del precedente,
il rispetto dei costumi, la guida della società da parte dei
“migliori”. Forte è anche l’influenza del mondo greco su
Roma antica, a partire dal valore essenziale dell’unità della
civitas che preserva la società.
Il libro di Pani, affrontando
il periodo della Tarda Repubblica e del primo Principato
di Augusto, analizzandone le
evoluzioni nel tempo, ci ricorda che Roma antica è il primo
fondamentale genitore della
società italiana. Già Cicerone
tanto in tanto, a come dovrebbe essere una “comunità di
uomini” incamminati soltanto
verso il bene comune. I racconti -documentati e proposti
secondo un rigoroso ordine
cronologico- sono costruiti
attorno alla riflessione finale
sempre di una introduzione
non di routine: “E dando a ciascuno il suo. Diceva un giorno
Rita Borsellino, sorella di Paolo caduto di mafia, ai familiari
dei mafiosi che lamentavano
Via Fani dove vennero trucidati gli uomini della scorta di Aldo Moro
Un libro di Mario Pani
U
3
definisce compiutamente il
concetto della proprietà, per
legittimarla, portando l’esempio dei posti per spettatori a
teatro. La politica di Roma antica è anche lotta di potere senza scrupoli, con guerre intestine, tradimenti e matrimoni per
interesse, nella quale troviamo
tante somiglianze con la politica di oggi, soprattutto con
quella locale.
Una società, quella dei Romani, fortemente classista, ma
nella quale avvengono anche
i primi embrionali esperimen-
ti di “democrazia”, come le
votazioni nelle assemblee del
popolo o gradualmente nei comizi centuriati, così come i tribunati della plebe dei Gracchi.
Mario Pani è professore
ordinario di Storia romana
all’Università di Bari. Un libro
che, pur parlando di secoli di
storia così lontani da noi, ci
ricorda quali sono le nostre
origini, un’opera estremamente sorprendente nella sua
attualità.
Leonardo Soldati
di non poter vedere i loro cari
rinchiusi in massima sicurezza se non attraverso un vetro
blindato: ‘Noi i nostri cari
nemmeno così possiamo vederli, perché stanno sotto una
lastra di pietra’. Mai confondere le vittime con i carnefici,
i vincitori con i vinti. Dare a
ciascuno il suo. Finora non è
stato mai così. L’unica certezza
della pena, in Italia, è quella
dei morti e dei loro cari. Per i
quali il ‘fine pena’ è mai”.
Si conferma pure che
“Questo è un libro di parte...
Dalla parte dei caduti, dei
feriti e delle loro famiglie”,
davvero “è un libro di parte”,
si ripete, “sta dalla parte dello
Stato”, per cui “sarebbe ora
che anche lo Stato stesse dalla
parte dello Stato”. Tuttavia,
nel pensiero degli autori, che
riconoscono come “il libro
nasce dalla nausea e dallo sdegno per il piombo e il silenzio
che hanno ucciso due volte,
per l’obliò dei morti e la tracotanza dei vivi”, emerge pure
una ragione in più per giustificare l’impostazione culturale
assunta: “Ma ci spinge anche
la speranza di un’Italia migliore, degna dei suoi martiri”.
Nel volume, accanto ai
“Martiri del terrorismo”, da
quella vigilia del ‘68 all’inizio
del nuovo millennio, sono
segnalati anche “I caduti delle stragi”, specificatamente
“Piazza Fontana” (12 dicembre 1969), “Treno Freccia del
Sud-Gioia Tauro” (22 luglio
1970), “Piazza della LoggiaBrescia” (28 maggio 1974),
“Treno Italicus-San Benedetto Val di Sembro” (4 agosto
1974), “Stazione Centrale-Bologna” (2 agosto 1980) e “Treno Rapido 904-Napoli/Milano” (23 dicembre 1984): un
lungo calvario, che ha segnato
a fondo il cammino nazionale,
con ferite che sono destinate
a rimanere in un “Paese dalla
memoria corta e dall’etica tascabile...”. Anche per questo il
libro è «dedicato a tutti i poliziotti, carabinieri, magistrati e
altri servitori dello Stato caduti negli anni di piombo… E a
tutti i loro colleghi. Che hanno
tenuto, e tengono, in piedi
l’Italia... Pagando sempre il
prezzo più alto».
I RICORDI PIÙ BELLI
Ho cari i ricordi più belli
mi portano ancora a sognare
a viver di giovinezza perenne
E volo
con l’aquilone più bello
spaziandomi nell’azzurro
Il cuore si riempie di gioia
e s’arricchisce d’amore
Giovanni Burchietti
4 attualità ecclesiale
n. 28
13 luglio 2008
Vita
La
BENEDETTO XVI
E
ntrano nuove
espressioni nel linguaggio
degli appelli del Papa per le
tante aree di crisi. Non solo
solidarietà, dunque, ma anche parole quali turbolenze
finanziarie, speculazioni,
vulnerabilità per scuotere i
leader del mondo che si troveranno in Giappone, a Hokkaido-Toyako, per trovare
risposte concrete alla crisi
alimentare che, sabato, L’
Osservatore Romano, il
giornale vaticano, evidenziava come una “tra le più
cruente della storia recente”: Non solo, L’Osservatore
parla anche di fitti intrecci
che determinano la crescita
del prezzo del petrolio; di
crisi alimentare destinata
a pesare sempre più sulle
popolazioni dei paesi in via
di sviluppo.
Così Benedetto XVI,
nel suo primo Angelus da
Castelgandolfo, dove si trova per il consueto periodo
estivo di riposo, si rivolge
ai capi di stato e di governo
dei paesi che partecipano alla riunione del G8.
Un’agenda particolarmente
pesante, per un appuntamento attorno al quale non
poche voci, comprese quelle
di numerosi episcopati, si
sono levate per evidenziare
attese e problemi. Lo ricorda, il Papa, nel suo discorso
subito dopo la preghiera
mariana, “per chiedere che
si realizzino gli impegni assunti nei precedenti appuntamenti del G8 e si adottino
coraggiosamente tutte le
misure necessarie per vincere i flagelli della povertà
estrema, della fame, delle
malattie, dell’analfabetismo,
che colpiscono ancora tanta
parte dell’umanità”.
Parole che sono, dunque, appello alla solidarietà,
ma anche preciso impegno
che chiede ai partecipanti
al vertice, perché mettano
al centro delle loro deliberazioni “i bisogni delle
popolazioni più deboli e
più povere, la cui vulnerabilità è oggi accresciuta a
causa delle speculazioni e
delle turbolenze finanziarie
e dei loro effetti perversi
sui prezzi degli alimenti e
dell’energia”.
Non è un
caso il riferimento di
Papa Benedetto a quell’aumento dei prezzi che è sotto
gli occhi di tutti: la benzina
a quasi 150 dollari al barile;
riso, mais e frumento che
continuano la loro corsa al
rialzo, spingendo sempre
più le economie deboli
verso una tale oggettiva
difficoltà che rischia di mettere in ginocchio i paesi, e
a rischio la vita di migliaia
di persone. Un appello che
il Papa aveva già lanciato
a favore dell’Africa e di
Le due grandi “G”
altri paesi poveri e in via di
sviluppo; e che aveva anche
manifestato al presidente
americano George Bush, il 9
giugno scorso, nell’incontro
in Vaticano, quando gli aveva chiesto, davanti a giornalisti e telecamere, come
fosse andato il vertice del
G8 a Heiligendamm, e se
fossero state prese decisioni
concrete per i paesi in via
di sviluppo. Quello che poi
si sono detti nel colloquio a
porte chiuse non è dato di
saperlo.
Conosciamo invece le
parole di domenica all’Angelus; parole che sono un
auspicio perché “generosità
e lungimiranza aiutino a
prendere decisioni atte a
rilanciare un equo processo
di sviluppo integrale, a
salvaguardia della dignità
umana”.
Non solo, dunque,
un’attenzione ai paesi poveri e un invito a scegliere
la via dello sviluppo e non
quella della corsa agli armamenti, troppo spesso strada
privilegiata per affermare
una supremazia politica
effimera; ma soprattutto un
S
arà Benedetto XVI,
il pomeriggio del prossimo
5 ottobre, ad aprire il ciclo
di letture della Bibbia nella basilica di Santa Croce
in Gerusalemme a Roma,
promosso dal Servizio Cei
per il progetto culturale in
collaborazione con la Rai, in
coincidenza con l’apertura
del Sinodo dei vescovi sulla
Parola di Dio (5-26 ottobre) e
nell’ambito dell’Anno Paolino. Denominato “La Bibbia,
giorno e notte”, e già anticipato da don Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio Cei
per le comunicazioni sociali
il progetto, presentato nei
dettagli il 3 luglio a Roma,
prevede la lettura ininterrotta della Bibbia e del Nuovo
Testamento, giorno e notte,
da domenica 5 a sabato 11
ottobre. In diretta su Raiuno
il Papa leggerà in italiano il
primo capitolo della Genesi;
subito dopo lo stesso brano
sarà letto in ebraico - sempre
in diretta - dal rabbino capo
di Roma Riccardo Di Segni.
Nel corso della settimana,
ad alternarsi nella lettura dei
testi sacri saranno persone
di ogni categoria sociale ed
appartenenza religiosa. La
conclusione del ciclo sarà affidata al cardinale segretario
di Stato Tarcisio Bertone che,
sempre su Raiuno, leggerà il
XXII capitolo dell’Apocalisse.
Del valore e del significato
dell’iniziativa abbiamo parla-
G8 e Gmg nei pensieri del Papa
di Fabio Zavattaro
richiamo alla responsabilità
dei paesi ricchi che perseguono spesso interessi che
poco hanno a che vedere
con lo sviluppo e la crescita
dei paesi meno fortunati.
Un appello che ha
trovato subito tante
attenzioni, prima fra tutte
quella del primo ministro
britannico Gordon Brown,
il quale, in una dichiarazione, si è detto deciso a fare
in modo che dal summit
“escano misure concrete a
favore dei più poveri, duramente colpiti dal rincaro
dei prezzi alimentari e dell’energia”.
Angelus alla vigilia della partenza del Papa, sabato
12 luglio, per Sydney, Australia, per la XXIII Giornata
mondiale della gioventù.
Così il pensiero di Benedetto XVI va a quanti sono
partiti e a coloro che giungeranno nella città australiana per partecipare, dal 17
luglio, agli avvenimenti di
questo appuntamento che
chiede a tutti i cattolici di
“sentirsi partecipe di questa
nuova tappa del grande
pellegrinaggio giovanile
attraverso il mondo”, iniziato nel 1985 da Giovanni
Paolo II”.
“La prossima Gmg – ha
detto Papa Benedetto – si
preannuncia come una rinnovata Pentecoste” incentrata sul tema:
Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su
di voi e mi sarete testimoni.
Ricorda Benedetto, “è la
promessa che Gesù fece
ai suoi discepoli dopo la
risurrezione, e che rimane
sempre valida e attuale
nella Chiesa”. È invito ad
essere testimoni di Gesù e
del suo Vangelo; a prendere
il largo, sospinti dallo spirito che soffia nella vela della
chiesa, “sempre di nuovo,
di generazione in generazione, per recare a tutti la
buona notizia dell’amore
di Dio, pienamente rivelato
in Cristo Gesù, morto e
risorto per noi”. Sydney,
dunque come un Cenacolo
in cui i cattolici si trovano
BIBBIA
Giorno e notte
to con monsignor Gianfranco
Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura e
uno tra i principali sostenitori
del progetto.
UNA PAROLA “ALTA”
“Si tratta - spiega monsignor Ravasi - di un’esperienza squisitamente culturale
che recuperando il valore
della parola «alta» nella marea di chiacchiere e parole
abituate al vuoto e alla banalità dei nostri giorni, rintracci
le radici del cristianesimo
e dell’ebraismo mostrando
quanto la Bibbia permei la
cultura umana”. Oggi, sottolinea, “è importante ritornare
alla grandezza dei testi «alti»,
alla parola che ha in sé la
trascendenza, ma anche il
dolore, le lacrime, il sangue,
la guerra; cioè la presenza
del divino nella storia quotidiana”. Questa Parola “è certamente lampada per i passi
del credente e accomuna tutte
le confessioni religiose che
nella Bibbia hanno la propria
rupe: ebraismo, cattolicesimo,
mondo evangelico protestante e mondo ortodosso”. Per
questo la lettura inaugurale
del Papa - un atto di “puro
annuncio della Parola”, precisa monsignor Ravasi, sarà
seguita da quella del rabbino
capo di Roma. “I brani successivi saranno letti da un
protestante e un ortodosso,
ma oltre che a cristiani ed
ebrei, la lettura dei testi sarà
affidata a anche a credenti di
altre religioni e a non credenti
che comunque considerino
la Bibbia come una sorta di
grande codice per la cultura
e l’etica dell’Occidente”. “Il
Prologo di Giovanni sarà proposto in italiano da un cattolico e in greco da un ortodosso;
tutto il resto verrà letto nelle
traduzioni proprie delle singole denominazioni”.
RICHIAMO
PER OGNI UOMO
Tra 1200 e 1300 il numero
dei lettori previsti, “che a
partire dal mese di agosto potranno iscriversi al sito www.
labibbiagiornoenotte.rai.it,
ponendo il proprio nome accanto al brano prescelto; sono
certo - assicura il presule - che
già dal primo giorno saranno
molto numerosi”. Monsignor
Ravasi, che auspica tra i lettori anche qualche esponente
del mondo della cultura
- “potrebbe essere opportuna
la presenza di Roberto Benigni” - si dice convinto che
“la Bibbia costituisca ancora
un forte richiamo per ogni
uomo: l’importante è non
lasciare cadere questo interesse ma stimolarlo attraverso
iniziative ed eventi”. Da uno
degli ultimi sondaggi della
Federazione biblica cattolica
internazionale, rammenta,
emerge “che pur essendo pari
al 23% la percentuale degli
italiani che nell’ultimo anno
ha letto un brano delle Scritture, il 63% vorrebbe la Bibbia
come materia curricolare di
insegnamento a scuola”.
FATICA E BELLEZZA DEL
CREDERE
La scelta della collocazione temporale - all’interno dell’Anno Paolino e in apertura
al Sinodo dei vescovi - per
il “ministro della cultura”
vaticano “intende connettere
questi due eventi ed è un
segnale della volontà della
Chiesa universale di riportare
la Parola al centro dell’impegno pastorale e missionario.
È in un certo senso un modo
per riproporre l’esperienza
postconciliare, quando da
parte del mondo cattolico
vi fu una riappropriazione
della Bibbia; un appello ad
intra alla Chiesa cattolica
a far rivivere quel clima di
fervore ed entusiasmo per lo
uniti attorno al Papa e ai
giovani per continuare quel
cammino – “di coraggiosa
iniziativa nell’introdurre
l’eterno messaggio di Gesù
nella varietà delle lingue
e delle culture” – che dal
1985 ha portato i giovani a
mettere piede in quasi tutti i
continenti: solo l’Africa non
ha ospitato, ancora, uno di
questi raduni mondiali. Ma
proprio l’appello rivolto ai
grandi della terra, riuniti in
Giappone, è anche auspicio
concreto perché presto una
GMG possa essere celebrata
nel grande continente delle
guerre dimenticate, della
fame e delle carestie, ma
anche dell’immensa speranza e voglia di crescita e di
riscatto sociale.
Sarà il Papa con
il rabbino capo di
Roma a iniziare la
lettura “no stop”
della Sacra Scrittura
di Giovanna P. Traversa
studio e l’approfondimento
dei testi sacri, poi appannatosi”. Quanto alla presunta
“difficoltà” di alcuni testi, in
particolare degli scritti di San
Paolo, monsignor Ravasi ammette che “esiste la necessità
di una fatica nel conoscere”
ma aggiunge: “Ben venga!
Benedetto XVI ribadisce di
continuo l’importanza della
ragione e della riflessione.
Occorre studiare e approfondire le ragioni del credere per
ritornare ad una catechesi solida che non si limiti a devozionismo e piccoli impegni di
tipo etico, ma sia veramente
un ritrovare le questioni ultime della fede, quelle fondanti. Paolo ci ricorda che la fede
è anche conoscere le verità
del credere; in questo senso è
certamente un maestro e merita qualche fatica. Anche un
po’ di fatica, in fondo, è parte
della bellezza del credere,
sulla scia dell’appello di Benedetto XVI - che io ritengo
fondamentale - sull’importanza che la ragione venga
coinvolta nell’esperienza di
fede e la cultura nell’evangelizzazione”.
Vita
La
13 luglio 2008
attualità ecclesiale
n. 28
SIDNEY 2008
Dopo tanta attesa
I consigli di don Nicolò
Anselmi (Snpg) agli italiani
in partenza per Sydney
di Daniele Rocchi
M
entre a casa c’è chi
prepara lo zaino o la valigia, con
indumenti rigorosamente invernali, vista la stagione in Australia,
c’è già chi è in volo per Sydney,
dove dal 15 al 20 luglio si svolgerà la XXIII Giornata mondiale
della gioventù. Probabilmente tra
i primi ci sono i giovani della diocesi di Palestrina, 32 ragazzi con
il loro vescovo, monsignor Domenico Sigalini, partiti il 4 luglio. Il 5
luglio sarà la volta di don Nicolò
Anselmi, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale
giovanile della Cei (Snpg), con il
primo gruppo del Snpg. Obiettivo
della partenza anticipata è preparare gli ultimi dettagli per l’arrivo
degli italiani, un numero che si
aggira intorno ai 10 mila iscritti.
Abbiamo incontrato don Anselmi
prima della partenza.
Don Nicolò, in questi giorni
cominciano le partenze per l’Australia dei giovani italiani e un
consiglio e un saluto sono quasi
d’obbligo. Che cosa vuole dire
loro?
“Non facciamoci spaventare
da eventuali inconvenienti o difficoltà, ma guardiamo alla bellezza
di quest’evento e di quest’avventura per la quale ci stiamo preparando da tanto tempo. Dopo tanta
attesa e lavoro è giunto il momento di incontrare tantissimi altri
giovani del mondo e condividere
con loro la propria fede”.
Rispetto ad altre Gmg la spedizione italiana quest’anno è,
comprensibilmente, meno numerosa. Sarà altrettanto motivata?
“La distanza e il costo hanno
influito. Certamente i giovani in
partenza saranno ambasciatori
delle Chiese locali e di quella italiana. Per questo li invito a vivere
fino in fondo, a partire da quando
saliranno sul bus che li porterà in
aeroporto, la dimensione spirituale
della Gmg, che quest’anno propone il tema dello Spirito Santo.
All’inizio del viaggio li invito ad
abbandonarsi fiduciosi allo Spirito Santo ed ad affidare a lui tutta
quest’avventura”.
C’è molta attesa a Sydney per
l’arrivo dei giovani italiani?
“A Sydney vivono molti nostri
emigrati: anche per questo i giovani italiani sono molto attesi. La
città, sono sicuro, resterà colpita
dalle motivazioni e dalla fede dei
nostri giovani, dalla gioia che sanno esprimere anche perché sono
consapevoli che sono lì a rappresentare la loro Chiesa, che tanto si
è prodigata per permettere questo
viaggio. I giovani italiani sono desiderosi di fare la loro parte per la
riuscita della Gmg”.
I giovani italiani arrivano alla
Gmg dopo un lungo percorso di
preparazione che ha coinvolto
anche coloro che resteranno a
casa. Anche per questi si stanno
organizzando nelle diocesi e nelle
parrocchie delle Gmg, diciamo
così, virtuali. Ma sarà la stessa
cosa?
“Speriamo che non restino
virtuali, ma che vadano a toccare
il cuore dei giovani, quindi diventino un momento di fede reale.
Perché ciò accada, oltre ad una disposizione personale, serve avere
vicino persone con cui condividere
tali momenti. Se uno si piazza
davanti al suo computer o alla tv
da solo non avrà grande senso.
Quindi dico a tutti: uscite da casa,
andate in parrocchia, trovate il
raduno più vicino per seguire la
Gmg e vivetela allo stesso modo di
coloro che saranno a Sydney. L’offerta dei media ecclesiali è vasta e
sarà impossibile perdersi la Gmg
di Sydney”.
In che modo chi resterà a casa
potrà seguire la Gmg?
“La Chiesa italiana per Sydney
ha spiegato tutta la sua capacità
di comunicazione e d’informazione. Grazie all’agenzia Sir, che
pubblicherà sul sito www.agensir.
it le sue notizie in diretta anche in
inglese, alla tv Sat2000, a Radio
InBlu, al quotidiano Avvenire e al
sito www.gmg2008.it, la Gmg di
Sydney avrà un’ampia copertura
con un’informazione puntuale,
una diretta praticamente 24 ore su
24. Un grande investimento della
Chiesa italiana per venire incontro
ai giovani che resteranno a casa.
Spero che questi ultimi sappiano
sfruttare il grande lavoro dei nostri
media a Sydney”.
Questa Gmg segna la fine
del secondo anno dell’Agorà dei
giovani italiani, dedicato alla missione e all’annuncio, ma al tempo
stesso prepara i giovani al terzo
ed ultimo passo del percorso.
Qual è la prima cosa fare una volta tornati da Sydney?
“La Gmg di Sydney segna il
passaggio al terzo anno del percorso pastorale triennale che la Chiesa
italiana ha voluto per i giovani,
cioè “Agorà dei giovani italiani”. Il
prossimo sarà un anno importante
anche perché dedicato alla dimensione culturale e sociale dell’evangelizzazione. Obiettivo è esercitare
la testimonianza cristiana personale, ma soprattutto comunitaria,
sulle frontiere delle grandi questioni culturali e sociali, per creare una
cultura evangelica di ottimismo,
quella che alcuni definiscono la civiltà dell’amore. Al ritorno da Sydney avremo molto da raccontare.
Spero che compaiano molti blog,
articoli, testimonianze e racconti di
questi giorni australiani. Il primo
passo da fare dopo Sydney è, infatti, testimoniare ciò che abbiamo
vissuto tutti insieme”.
5
La Parola e le parole
XV domenica tempo
ordinario anno A
Is 55,10-11; Sal 64; Rom 8,18-23; Mt 13,1-23
“come la pioggia e la neve… così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non
ritornerà a me senza effetto”
La parola di Dio viene presentata come una azione: il Dio biblico è
diverso dagli idoli muti che ‘hanno bocca e non parlano’ (Sal 113b,5).
Il Dio d’Israele parla all’umanità, e la sua parola si fa vicina negli
eventi della storia del popolo. Questa pagina che chiude il libro del
secondo Isaia è presentata la dimensione dinamica della parola di
Dio e la sua potenza di vita e di fecondazione. In questo testo emerge
la funzione creatrice della parola. La Parola di Dio opera, produce.
le metafore utilizzate per esprimere la forza della parola sono varie:
Geremia parla di parola di Dio come fuoco, è il fuoco incontenibile
che egli avverte nel suo cuore come chiamata di Dio (Ger 20,9) ed è
anche come un martello che spacca la roccia (Ger 23,29). Nel Primo
Isaia la parola è presentata nel suo uscire dalla bocca di Jahwè e nel
suo cadere su Israele: “Una parola mandò il Signore contro Giacobbe, essa cadde su Israele” (Is 9,7) E’ negli eventi che si manifesta
una comunicazione di Dio al suo popolo, e questi sono visti come
‘parola’/comunicazione che scende e chiama, genera un appello a
cambiare e a volgersi al Signore. “Volgetevi a me e sarete salvi, paesi
tutti della terra, perché io sono Dio; non ce n’è altri. Lo giuro su me
stesso, dalla mia bocca esce la verità, una parola irrevocabile… si dirà
solo nel Signore si trovano vittoria e potenza” (Is 45,23-24).
Il parlare di Dio è quindi anche un agire; la comunicazione del Dio
che si fa per primo incontro si rende comprensibile all’uomo negli
eventi. La vita vissuta del popolo diventa il luogo in cui non solo
la parola di Dio scende ma in cui è già all’opera con la sua forza di
fecondazione e di vita. Come la pioggia, come la neve. In questa
pagina siamo davanti ad una bellissima descrizione del dono di Dio
come parola che non distrugge ma s’incontra e feconda la realtà della
terra e genera qualcosa di nuovo.
“Il seminatore uscì a seminare…”
La parabola del seminatore ha al suo centro l’efficacia senza limiti
della Parola di Dio. Il seme viene gettato ovunque, in diversi terreni: sulla strada, su luoghi sassosi, su terra dove crescono le spine,
sulla terra buona. Matteo, a differenza di Marco parla di ‘grani’. La
parabola, cos come la pronunciò Gesù trova il suo accento particolare sull’atto del seminare. Gesù forse nel momento in cui la sua
missione trovava opposizione e incomprensione, pronunciò questa
parabola per esprimere la sua lettura di ciò che stava accadendo.
Nella parabola gran parte del testo descrive la vanità dello sforzo
del seminatore. I grani caduti sul sentiero vengono beccati dagli
uccelli, quelli caduti sul terreno di pietre germogliano subito ma
appena giunge il sole appassiscono, quelli caduti sulle spine vengono
soffocati appena cresciuti. Ma al cuore di questa parabola sta una
lettura di fiducia e di speranza: nonostante l’insuccesso che sembra
prevalere nel fallimento della semina su vari terreni, ci sono grani
che producono un raccolto abbondante: sulla terra buona fruttificano
dove il trenta dove il sessanta, dove il cento. E’ una parabola sul
regno che Gesù ha inaugurato: il seme è gettato, la parola è scesa
come pioggia e neve. La missione di Gesù ha dato inizio ad un
processo che non si arresta anche se deve confrontarsi con il rifiuto
e il fallimento. Ma le difficoltà non sono l’ultima parola: l’ultima
parola è il raccolto abbondante. Gesù qui presenta il modo in cui
intendeva essere messia, la sua coscienza messianica. il suo essere
messia trova opposizione, egli deve confrontarsi con la debolezza,
tuttavia il suo sguardo invita a vedere il processo di vita che il regno
di Dio ha immesso nella terra del mondo. E’ una parola di fiducia.
Matteo si pone il problema dell’insegnamento di Gesù di fronte alla
gente che non comprende. Egli vede la causa dell’incomprensione
nella durezza del cuor ee nell’accecamento della folla. In Gesù le
promesse hanno trovato compimento e per questo cita il passo di
Isaia cap. 6,9-10: “Voi udrete ma non comprenderete, guarderete ma
non vedrete…”. Matteo pone una differenza tra la folla che vive un
attitudine di incomprensione e non si apre ai segreti del regno e per
contro i discepoli, che si aprono con cuore disponibile alla parola di
Gesù. Vede come l’incomprensione è dovuta ad una chiusura e ad
una incomprensione che è frutto di una scelta. I segreti di Dio non
sono riservati a qualcuno che è privilegiato ma ai poveri: risuona la
parola di Mt 11,25, “Ti ringrazio Padre perché hai nascosto queste cose
ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”. Per questo
Gesù riserva la spiegazione delle parabole ai discepoli. La parte
finale del capitolo presenta una spiegazione della parabola in cui
l’accento cade sul modo in cui la parola è accolta, sulla disposizione
degli ascoltatori. Il tono cambia: si tratta di una esortazione rivolta
alla comunità perché non ceda alle difficoltà, alle prove. Al centro
non sta più la figura del seminatore, piuttosto la preoccupazione che
attiene alla disposizione e alla responsabilità della comunità.
“La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio.. e nutre
la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare
nella libertà della gloria dei figli di Dio”
Paolo invita a guardare come le sofferenza del presente sono poca
cosa rispetto alla salvezza futura: è una salvezza che va attesa come
nella vigilia di un parto. I segni del travaglio che accompagna questo
parto sono il gemere dell’umanità ed insieme ad essa il gemere di
tutto il creato. Quando nella risurrezione l’uomo sarà rivelato nella
sua più profonda identità di figlio di Dio, figlio per adozione, guardato con amore senza limiti, anche la creazione parteciperà a questa
trasformazione e a questa liberazione.
Alessandro Cortesi op
6
n. 28
13 luglio 2008
Vita
La
CONFERENZA EPISCOPALE TOSCANA
Viaggio in Palestina e saluto al cardinale
L
a sessione estiva della Conferenza Episcopale Toscana si è tenuta
in forma itinerante in Terra Santa, dal
9 al 13 giugno. Il pellegrinaggio dei
vescovi toscani nei luoghi della vita di
Gesù, oltre a toccare le località e i santuari più significativi che conservano
le testimonianze dei fatti evangelici, è
stato occasione di incontro con le comunità cristiane e con alcune autorità
del Paese. Da segnalare i colloqui avuti
con il Patriarca latino di Gerusalemme,
Sua Beatitudine Michel Sabbah; con
il vescovo coadiutore mons. Fouad
Twal, che sarebbe subentrato pochi
giorni dopo alla guida del Patriarcato,
e con l’intera comunità del Seminario
patriarcale; con il vescovo ausiliare per
Israele mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, nella sua residenza di Nazareth;
con il Custode di Terra Santa, il francescano padre Pierbattista Pizzaballa;
con padre Ibrahim Faltas, già noto
direttore della Scuola di Terra Santa a
Bethlem, ora parroco di Gerusalemme;
con il parroco, il governatore e altre
autorità civili di Bethlem; con il parroco di Tel Aviv-Jaffa.
È stata occasione per consolidare i
legami con le opere di carità e di speranza presenti in Palestina la visita
a luoghi di qualificato servizio quali
la Scuola di Terra Santa a Bethlem, la
scuola per sordomuti ’Effetà’ alla periferia di Gerusalemme, la comunità
terapeutica di Mondo X, adiacente
alla basilica della Trasfigurazione, sul
monte Tabor, il prestigioso Studium
Biblicum Franciscanum, la cui attività
scientifica è nota in tutto il mondo della cultura biblica e archeologica, e altre
realtà animate dalla fede operosa di
religiosi e religiose.
IL SALUTO
AL CARDINALE
I Vescovi toscani si stringono con
affetto intorno al Cardinale Ennio
Antonelli, Arcivescovo di Firenze e
Presidente della loro Conferenza Episcopale, in occasione della sua nomina
a Presidente del Pontificio Consiglio
della Famiglia: a lui va il più sincero
ringraziamento da parte di tutte le
Chiese della Toscana, per la sua guida
equilibrata e serena, la sua sapienza
pastorale, la sua autorevole semplicità.
Insieme alla loro gratitudine, i Vescovi
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
“In questi tempi di discussioni
e di progetti nuovi, arrivano al
nostro tavolo molti interventi
da parte dei nostri lettori.
Li pubblichiamo per semplice
spirito di ospitalità e per dare
spazio alla libera discussione,
naturalmente non facendo
nostre le varie proposte in essi
contenute”
(Dir.)
A proposito di
super macchine
C
aro Direttore,
leggevamo della crescita dei SuvSport Utility Vehicles supercar ingombranti e inquinanti e di alcuni modelli
(Londra o Firenze) che limitano la circolazione di tali elefanti della strada.
Nel ridotto territorio del centro di
Pistoia, seppure con strade antiche e
strette, non sappiamo se sono stati considerati modelli che limitano la circolazione dei Suv.
Non ci soffermiamo qui sui dati dell’inquinamento atmosferico a Pistoia
città, e sugli sforamenti registrati di
polveri fini o (soltanto!) Pmio (è meno
noto il picco eccezionale di 235 ug/mc
registrato dalla centralina di via Zamenhof il 22 dicembre 2007: un limite
mai raggiunto, per quanto sappiamo
in tutte le altre “città del silenzio”, per
dirlo comparativamente, limitandoci ai
siti delle ricordanze poetiche di D’An-
nunzio).
Ma perché i Suv si sono moltiplicati
diffusamente? È vero che l’insicurezza
e la paura possono essere (e sono) molto redditizie?
Leggiamo di questo in un saggio di
Z. Bauman che presenta un inventario
delle nostre paure, seppure godiamo di
sicurezza e comfort senza precedenti.
Dalla recente edizione Laterza, a
proposito delle superpromozionate
vendite di Suv, citiamo: “Questi mostri paramilitari assetati di benzina
impropriamente definiti “sport utility
vehicles” hanno raggiunto il 45 per
cento delle vendite di automobili negli
Stati Uniti e sono stati arruolati nella
vita urbana quotidiana come “capsule
difensive”.
…Veicoli come questi sembrano
placare la paura che avvertono le classi
medie urbane quando si spostano- o
stanno in coda nel traffico- nelle “loro”
città.
b.p. barni
Roma all’ordine
del giorno
G
entile direzione
oggi 1’interesse per i rom è vivo e
costante. Perché? Viene fatto di porsi
questa domanda quando tanti altri gravi problemi travagliano giornalmente
le nostre esistenze. Il problema degli
“zingari” è secolare ed ora questa ondata proveniente dalla Romania l’ha
reso particolarmente attuale. Il fatto è
che il popolo rumeno non ha nessuna
voglia di tenerseli in patria e quindi
sarà particolarmente soddisfatto della
toscani esprimono al Cardinale Antonelli anche l’augurio che nell’alto e
delicato incarico a cui è stato chiamato
dal Santo Padre, possa portare a vantaggio della Chiesa universale quella
attenzione premurosa e amorevole
verso la famiglia, che è sempre stato
uno dei cardini del suo magistero episcopale.
NUOVE NOMINE
La Conferenza Episcopale Toscana
riunitasi durante i giorni dell’Assemblea generale della Cei, che si è tenuta
a Roma dal 26 al 30 maggio scorsi, ha
provveduto alle seguenti nomine:
- don Angelo Chiasserini, della diocesi
di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Incaricato regionale Migrantes;
- don Cristiano D’Angelo, della diocesi
di Pistoia, Incaricato regionale per la
Dottrina della fede e la Catechesi;
- don Danilo Costantino, della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro,
Incaricato regionale presbitero per la
Pastorale Giovanile;
- mons. Renzo Chesi, della diocesi di
Volterra, Incaricato regionale Caritas.
nostra fraterna accoglienza. Si tratta
di una etnia d’ispirazione nomade e
non propensa ad adeguarsi alle leggi e abitudinl del paese ospitante. L’
attuale proposta del ministro Maroni
di sottoporre alle impronte digitali i
minori dei rom è stata considerata da
qualche parte addirittura scandalosa,
anche perché lesiva dell’onorabilità dei
familiari adulti. Bacchettate anche dai
vari interessati dell’Unione Europea. Io
non sono in grado di sapere se questo
ventilato progetto sarebbe positivo o
meno, ma sarebbe il caso di porlo sulla
bilancia prima, come dimostra una parte della nostra classe politica, di respingerlo in pieno. Tutti sappiamo con quale sistema questi “nomadi” conducono
la loro esistenza. Quindi per parte mia
approvo ogni misura, che sia benefica
per la vita dei piccoli innocenti, figli
veri, prestati o comprati che siano.
È l’ora di restituire a questo creature
un’esistenza fino ad oggi priva di ogni
umana considerazione.
Sono tuttavia modestamente convinta che una ben articolata forma di
rieducazione in questo senso avrebbe
portato gli adulti, attraverso il tempo
ad una diversa concezione di vita,
evitando il sistematico giornaliero
sfruttamento di cui si sono e si rendono
tuttora colpevoli.
Chi non ha visto bambini scalzi
e semivestiti anche in pieno inverno
elemosinare nelle piazze e nelle strade
delle nostre città?
E lo scippo? Il furto riservato ai più
grandicelli, ma sempre rigorosamente
minorenni per evitare ogni sanzione.
Maroni ha detto che nei campi nomadi
i piccoli vivono nella sporcizia e con i
topi. Notizia che non dovrebbe meravigliare nessuno. Di fronte a qualcuno
di loro che cerca di civilizzarsi e quindi
inserirsi, la massa rimane tutt’ora votata al nomadismo. “A noi le case non
interessano”, mi disse espressamente
uno zingaro; noi siamo liberi. Liberi
Il cardinal Ennio Antonelli
di vivere usando i “piccoli” per uno
sfruttamento sistematico ed obbligato,
aggiungo io. Ed è proprio questo che
un popolo che si dice “civile” dovrebbe
negare! Invece le generazioni si sono
susseguite, i governi cambiati, l’emancipazione fatto passi da gigante insieme a tutto il resto, ma l’indifferenza
per questo problema che io considero
tragico e vergognoso è rimasta inalterata. La scolarizzazione giornaliera
da qualche tempo e per qualche parte
attuata è l’unico vero contributo fino
ad oggi consentito; senza però ignorare
che il bambino rientra in quella che si
chiama “famiglia” ogni giorno e il contrasto non sempre diventi positivo per
un esserino in formazione.
L’Opera Nomadi dal canto suo si è
sempre impegnata con generosa sollecitudine senza chiedere oppure senza
ottenere un impegno vero e fattivo da
parte delle autorità preposte per la rimozione almeno parziale del fenomeno
specie nelle grandi città. Perché non è
con l’indifferenza né con la protezione ad oltranza, né con le piazzate che
si affrontano certi problemi. Tutto il
contrario. Per questi innocenti io sono
a chiedere la massima attenzione, nel
rispetto delle regole umane e civili.
Purtroppo fino a che persisteranno
i tanti pareri, gli interessi ideologici,
le inutili diatribe politiche tutto rimarrà come prima e peggio, perché i
“piccoli” continueranno a fare spese
per i grandi. Tanto loro stanno zitti, e
per una punizione o percossa magari
piangono e magari muoiono . E tutte le
grandi parole che oggi vengono tanto
spesso ricordate, giustizia, fratellanza,
attenzione e rispetto per i più deboli,
ancora una volta si confonderanno, si
sovrapporranno, fino a spegnersi nella
“bagarre” del sistema politico e sociale
italiano. Mi auguro di essere veramente
smentita. Ringrazio la direzione per
l’attenzione.
Tina, pensionata
Pistoia
Sette
N.
28
13 LUGLIO 2008
XXII SETTIMANA TEOLOGICA - 1-5 SETTEMBRE 2008
Percorsi di Teologia post-conciliare
Il contributo di Giordano Frosini
H
o ritenuto
giusto ed opportuno che
la Settimana Teologica,
ideata da don Giordano
Frosini e per 21 anni da
lui organizzata e curata,
quest’anno si incentrasse
proprio sulla sua figura
di teologo e sul suo contributo alle tematiche
post-conciliari.
Dopo un’estesa riflessione e vari interventi
sulla teologia delle realtà
terrestri, esattamente
25 anni fa, con Aspettando l’aurora. Saggio
di escatologia cristiana
– rapidamente alla terza
edizione- la teologia contemporanea riconosceva
Giordano Frosini un
nuovo autore capace di
unire la dote delle sintesi
razionali e accessibili
alla qualità di un incessante aggiornamento.
Nuove sintesi e ulteriori aggiornamenti si
raccolgono, negli anni
seguenti, accanto a quella escatologia, fino ad
attraversare pressoché
tutti gli ambiti del cosmo teologico, con oltre
trenta pubblicazioni, tra
saggi, manuali e monografie, tradotte anche in
varie lingue europee.
Le grandi ricognizioni tematiche sono
sempre impreziosite da
sguardi rinnovati, guizzi creativi, proposte di
soluzioni in linea con
le tendenze filosofiche
contemporanee. Libri,
insomma, che hanno a
tutti gli effetti una loro
collocazione nella storia
della teologia post-conciliare.
Per l’80° anno di
Giordano Frosini, la Diocesi gli dedica l’ormai
consueto appuntamento
della Settimana teologica
intendendo esprimergli
la riconoscenza e l’affetto che ha ampiamente e
lungamente meritato.
Mansueto Bianchi
Vescovo di Pistoia
Lunedì 1 Settembre
Saluto del Vescovo monsignor Mansueto Bianchi
Tema: Panoramica sulla teologia contemporanea
Introduzione: prof. Andrea Vaccaro
Relatore: Alfio Filippi, direttore delle edizioni
Dehoniane
Giovedì 4 Settembre
Tema: Una Chiesa possibile
Introduzione: prof. Mariangela Maraviglia
Relatore: Severino Dianich della Facoltà Teologica
dell’Italia Centrale
Martedì 2 Settembre
Tema: Teologia delle realtà terrestri
Introduzione: prof. Paola Bellandi, Arch. Alessandro
Suppressa
Relatore: Giorgio Campanini dell’Università di
Parma
Venerdì 5 Settembre
Tema: Un nuovo volto di Dio?
Introduzione: prof. Stefano Bindi
Relatore: Roberto Repole della Facoltà Teologica
dell’Italia Settentrionale
Conclusioni del Vescovo di Pistoia
Monsignor Mansueto Bianchi
Mercoledì 3 Settembre
Tema: Una escatologia rinnovata
Introduzione: prof. Beatrice Iacopini
Relatore: Giovanni Tangorra della Pontificia Università Lateranense
Dopo le lezioni è prevista la discussione.
Durante la Settimana saranno a disposizione libri
e pubblicazioni sugli argomenti trattati, nonché la
serie completa degli Atti delle ultime Settimane
teologiche precedenti.
BIBLIOGRAFIA DI MONS. GIORDANO FROSINI
Giordano Frosini ha pubblicato oltre 30 opere.
Alcune di esse sono state tradotte in albanese, portoghese, spagnolo e polacco.
Collabora a quotidiani, periodici, riviste scientifiche e
a opere monografiche insieme ad altri Autori. In particolare ha curato la voce “Ministeri” del dizionario
Teologia (Ed. S. Paolo, 2002) ed “Evangelizzazione”
del dizionario di Mariologia (Ed. S. Paolo, in corso di
pubblicazione).
Le lezioni si terranno al Cinema Verdi, 1 - Pistoia
Via della Misericordia Vecchia, 1 – tel. 0573/28659
Dalle ore 17,15 alle ore 19,30
Alcuni giudizi sulle opere di Frosini
La fede e le opere, Impegno cristiano, Babele o
Gerusalemme? Felice trilogia che per la semplicità
del linguaggio e la capacità dell’autore di utilizzare una
vasta letteratura senza cadere in eccessi specialistici,
si raccomanda fortemente a tutti coloro che vogliono
seriamente interrogarsi sul senso del loro essere nel
mondo e nella storia.
Giorgio Campanini, Famiglia Cristiana
L’attività umana. Il volume di Frosini raccoglie una
mole impressionante di elementi relativi alla teologia
del lavoro e mette in luce soprattutto che non è tanto il
lavoro che interessa, quanto l’uomo con il suo lavoro. La
persona umana deve essere sempre al primo posto.
Franco Ardusso, Famiglia Cristiana
Aspettando l’Aurora. Il bel libro che Giordano Frosini dedica all’escatologia cristiana è al tempo stesso
frutto del pensiero e della vita: opera di teologia che
entra nel vivo del dibattito del Novecento teologico,
esso mostra come la dottrina delle cose ultime da innocuo capitolo conclusivo della dogmatica cristiana sia
divenuta centrale e abbia acquistato nuova attualità e
insospettato interesse.
Bruno Forte, Avvenire
(da Kierkeegaard a Nietzsche, da Brecht a Tagore),
senza mai cedere nell’astruso o pedante.
P. Vanzan, La Civiltà Cattolica
Una chiesa possibile. En el orden de los manuales
eclesiológicos de alta divulgación, su “conversación”
sobre la iglesia es atinada, precisa y colma de observaciones certeras para los agentes de la acción pastoral y
evangelización en la iglesia de nuestros días.
Angel Antón, Gregorianum
Teologia oggi. L’orizzonte culturale, affrontato seriamente, ha impedito all’autore di proporre un testo
clericale. Teologia sì e da credenti, ma non distanze o
pesantezze ecclesiastiche. Un volume dunque rivolto
a tutti: gli studenti lo troveranno utile nell’individuare un percorso e dei riferimenti per lo studio, gli
arrugginiti di teologia lo troveranno seria proposta di
aggiornamento, i desiderosi di conoscere il pensiero
cristiano lo avranno guida accessibile e coinvolgente.
Alfio Filippi, Settimana
Ecco un prezioso saggio teologico di escatologia:
informato, aggiornato, novatore ma equilibrato, in
stile vivace e chiaro; utile perciò alla spiritualità e alla
pastorale … Un grazie sincero!
Luigi Sartori, Studia Patavina
Un tono caldo e partecipe, che si fa dettato scorrevole
e incisivo, sostiene un argomentare biblico-teologico
lineare e organico che, in tre parti suddivise, ciascuna
in tre capitoli, sempre ben documentate, dialoga con le
migliori intuizioni filosofico-letterarie contemporanee
Pagina a cura di Andrea Vaccaro
Spiritualità e teologia. Dopo molti anni di… incubazione è esplosa la produzione teologica di Frosini; più
sul piano della riflessione sistematica che della ricerca,
ma sempre con valore di adeguamento ai tempi e con
intensità spirituale … Non secondario è il fatto ‘stile
e lingua’: i libri di Frosini sono sempre accattivanti,
chiari e pieni di brio e di fantasia; perciò efficaci.
Luigi Sartori, Studia Patavina
La Trinità, mistero primordiale. L’opera di Frosini
riesce a ritagliarsi un significativo spazio di interesse
nell’attuale panorama della teologia trinitaria. E non
solo per il linguaggio cristallino, concreto, coinvolgente
e la limpida architettonicità del disegno -due qualità che
da sempre contraddistinguono gli scritti dell’autore-,
ma anche per la riuscita sintesi dei guadagni più importanti e condivisi nella teologia contemporanea e, più
ancora, per il ricco e puntuale approfondimento offerto
circa la dimensione della “Trinità vissuta”.
Piero Coda, Lateranum
La risurrezione inizio del mondo nuovo. Frosini
persistently connects the Resurrection of the crucified
Christ with the sacraments and draws repeatedly on
the witness of the liturgy. He has an eye for illuminating quotations: from Gregory of Nyssa, Augustine of
Hippo, Thomas Aquinas, and many others (including
Ludwig Wittgenstein’s defense of the empty tomb and
of the role of love in the making of Easter faith).
Gerald O’ Collina, Università Gregoriana
Il ritorno della speranza
Il libro, anche per l’autorevolezza del suo autore, ben
noto rigoroso teologo, si intreccia profondamente con
le esigenze più urgenti della nostra attuale cultura e
del rapporto tra teologia e storia.
Nicola Gori, Osservatore Romano
8 chiesa pistoiese
n. 28
Ricordo di don Menichetti
D
la banca; appena sulla porta rimase
di stucco, tra lo sgomento di tutti
noi, non proferì parola, rosso in viso
girò sui tacchi e se ne andò; il giorno
dopo mi disse: -potevate avvertimi,
risparmiavo il viaggio-; per alcune
sere non si vide ma dopo tornò
lamentandosi solo di non avergli
evitato una brutta figura.
Certo per uno che non lo conosceva, il primo impatto non era dei
più felici; immaginate di trovarlo
nell’orto assieme al dottore, l’uno
con il rastrello e l’altro con la vanga,
entrambi con una spolverina: due
figure mitiche messe lì chi sa da
chi, oppure giù nella cantina della
canonica, tutto polveroso, dava
l’impressione di un curato di campagna che più che curare le anime
cercasse di sbarcare il lunario.
Bastava pochissimo, per rendersi conto che era tutt’altra cosa,
che ci trovavamo di fronte ad una
persona dalle capacità spirituali e
intellettuali molto elevate, credo che
nulla meglio di un certo adagio si
potesse applicare nei suoi confronti,
“l’apparenza inganna”.
Uomo e sacerdote cattolico,
ma al tempo stesso anche laico nel
rispetto delle prerogative di ogni
ordinamento, in lui ho visto rispecchiarsi quei principi di rinnovamento che il Concilio vaticano secondo
aveva dato alla Chiesa. I giovani
erano la sua preoccupazione, ha
sempre cercato di formarli nello
spirito e nei sentimenti; anch’io gli
devo molto per il suo insegnamento
e non ho avuto motivo di rimpianto
in tutto il mio tempo trascorso.
Ricordo ancora la sua proverbiale
offerta del vinsantino tutte le volte
che venivo a trovarlo e accettavo
sempre di buon grado anche se
talvolta era un poco acido o agro,
era un rituale che non mi sarei mai
permesso di interrompere.
Uomo di cultura e dalle mille
iniziative, con quel suo agire un
poco disordinato, riusciva sempre a
coinvolgere le persone e a raggiungere il suo scopo, aveva una vitalità
impressionante.
Fra le sue tante iniziative
meritorie ricorderei quella collana
di pubblicazioni che sono riuscite
a darci uno spaccato completo del
territorio situato tra i due fiumi in
cui vivono le nostre comunità, la ricostruzione di quei detti, filastrocche
e canzoncine popolari, raccolte in
quel libricino che ancora custodisco
con sacrale gelosia, la riesumazione
della festa a Collina, e quelle tante
iniziative, delle quali non sono
venuto a conoscenza perché ho
vissuto buona parte della mia vita
lontano dalla parrocchia anche se il
priore cercava sempre di mettermi
al corrente.
Ho pensato molto a lui per cercare di inquadrarne la figura; ma mi
sono reso conto che, come qualcuno
ha detto, la semplicità è molto più
complessa di quanto si pensi”.
Per chi lo ha conosciuto sono
inutili spiegazioni, ai giovani che
ci sono e che verranno vorrei dare
un suggerimento, cercatelo nei
ricordi di chi vi ha preceduto, e
troverete sempre qualcosa di nuovo
e d’attuale, il suo esempio vi sarà di
aiuto e di conforto nei momenti più
difficili della vita”.
Concerto d’organo
di Andrea Vannucchi
M
usiche di Girolamo Frescobaldi, Giovanni
Battista Martini, Gaetano Valeri, Domenico Scarlatti, Andrés de Sola, Sebastián Durón, Mariano Cosuenda, e José
Larrañaga, per il terzo concerto inaugurale dell’organo
«Ghilardi» della chiesa di Santa Maria del Carmine (mercoledì 16 luglio, ore 21.15, ingresso libero). Ad eseguirle
sarà l’organista pistoiese Andrea Vannucchi, diplomato
in pianoforte, organo e clavicembalo nei conservatori di
musica di Firenze e Ferrara, che ha poi proseguito gli studi
perfezionandosi con Jacques van Oortmerssen allo Sweelinck Conservatorium di Amsterdam, dove ha ottenuto il
diploma di solista d’organo e adesso insegna musica nella
scuola secondaria ed è docente presso le scuole comunali
di musica di Pistoia e Prato. L’iniziativa è promossa dall’Accademia d’organo «Gherardeschi» di Pistoia.
Pa.Ce.
Prunetta
Celebrazione
delle cresime
Il vicario don Paolo Palazzi tra i bambini
di Prunetta
I
Basilica della Madonna dell’umiltà
Patrona della città e della diocesi
17 luglio 1490 - 17 luglio 2008
In preparazione alla festa il 17, 18 e 19 luglio
Messa alle ore 10,30 con meditazione
tenuta da don Roberto Breschi.
Il 17 luglio alle 18, solenne Messa
celebrata da sua eminenza
il cardinal Silvano Piovanelli.
Domenica 20 luglio alle ore 18,
concelebrazione dei parroci della città
presieduta dal vescovo
monsignor Mansueto Bianchi.
Si esibisce il coro parrocchiale
l 29 giugno, giorno dedicato agli apostoli Santi
Pietro e Paolo, nella chiesa di Prunetta, che vede la titolarità di San Basilio Magno, don Paolo Palazzi nuovo vicario
della diocesi di Pistoia, ha impartito il sacramento della
cresima a sei bambini, due maschi e quattro femmine. Essi
sono: Marco Anzuini, Lorenzo Ducceschi, Ludovica La Porta, Rosalba Ducceschi, Michela Tatalo, Eleonora Andreotti.
I bambini sono stati circondati da affetto ed attenzioni da
parenti ed amici. Una grande festa religiosa in San Basilio,
una chiesa tutta fiori ed affollata in ogni ordine di posti.
Don Palazzi nell’omelia indirizzata ai cresimandi ha
ricordato che ogni sacramento rafforza la posizione del
vero cristiano. Tanta festa e tanto splendore, ma per la comunità religiosa del luogo resta impellente il rifacimento
del tetto del tempio dei fedeli. Nella chiesa, in caso di pioggia, i danni che le precipitazioni procurano, sono ingenti.
L’acqua ora, nel periodo invernale la neve, recano danno e
gravi conseguenze per i mobili, arredi sacri, ed in particolare ad una Via Crucis di rara bellezza, che raffigura nelle
quattordici stazioni della passione e morte di Gesù Cristo
sembianze di persone del paese. Fu affrescata nel lontano
1939 dal pittore Leonetto Tintori di Figline di Prato. L’artista era ebreo, per sfuggire alle persecuzioni dei soldati
nazisti si era rifugiato su questi monti. Qui lavorava per
vivere, di Tintori vi sono ottime pitture anche nella chiesa
di Santa Maria Assunta di Piteglio.
Giorgio Ducceschi
Associazione “Oltre l’orizzonte”
Programma ragionato della Gmg locale 18-20 luglio Un ricordo
con le diocesi di Massa Carrara-Pontremoli e Pescia G
C
irca 80 giovani della nostra diocesi
andranno a Sydney per la Giornata mondiale
della gioventù, ma come equipe di pastorale
giovanile diocesana, assieme alla diocesi di
Pescia e di Massa Carrara - Pontremoli, abbiamo sentito l’esigenza di organizzare qualcosa
VENERDÌ 18 LUGLIO
16,00: Arrivo partecipanti
(piazza san Francesco)
17,00: Benvenuto
19,00: Partenza per Gavinana
20,00: Arrivo Osservatorio
21,00: Cena
Attività:
1) Incontro (Astrofisico)
2) Liturgia Salmo 8 (Vescovo)
3) Osservazione del cielo
(libero)
per chi resta in Italia, perché Sydney è lontana
per i nostri ragazzi, anche economicamente, e perché, come si sa, quest’esperienze
aiutano i giovani a scoprire la Chiesa come
casa e il Signore come compagno di viaggio
nelle loro avventure e, a volte, disavventure
Notte (nelle palestre)
SABATO 19 LUGLIO
9,00: Lodi (luogo da definire,
ipotesi S. Bartolomeo)
9,30: Testimonianza
11,00-13,00:
A) Visita guidata delle chiese
di Pistoia
B) Laboratori per preparare la
serata
C) Prove dei cori che animeranno la Veglia e la Messa
Vita
La
Chiesa del Carmine
Parrocchia di Spazzavento
omenica 6 luglio
la comunità parrocchiale di
Spazzavento ha ricordato il XX
anniversario della morte di don
Valerio Menichetti, parroco per
circa 40 anni. Alle 10 la Santa
Messa con la partecipazione del
coro interparrocchiale del Vincio
a lui intitolato, la benedizionericordo della comunità di due
artistiche formelle in ceramica
dei santi titolari della chiesa, S.
Maria Maddalena e Lazzaro, e
alcune testimonianze-ricordo
di amici delle quali riportiamo
una per tutte: quella di Romano
Fedi.
“Per ricordare questa persona
cercherò di lasciare da parte la retorica, che purtroppo irrompe sempre
quando si cerca di illustrare l’operato di chi ci ha preceduto nell’ultimo
viaggio della vita.
Vorrei presentarvi don Valerio
come io lo ho visto nell’arco del
tempo passato nella parrocchia di
Spazzavento, con la serena concretezza e la semplicità che erano le sue
principali caratteristiche.
Uomo esemplare, Sacerdote
perfetto, lui certamente ha vissuto
per gli altri e in funzione degli
altri, duro e crudo nei rimproveri,
deciso nelle azioni e nei comportamenti, dolce e sereno nei rapporti
quotidiani, con tutti, aveva sempre
una buona parola e un consiglio da
darti, riusciva sempre a metterti a
tuo agio; il suo dire non ti pesava
e non ti stancava, anzi, quel suo
parlare un poco biascicato ti dava
una tranquillità anche interiore,
alleggerendo di tanto quei fardelli
che nella vita, tante volte, siamo
costretti a portare.
Mi torna alla mente un episodio e non ricordo quando, ma
mi sembra che avesse assunto la
titolarità della parrocchia da poco;
i fatti si riferiscono ad un lontano
ultimo giorno di carnevale; al circolo decidemmo di ballare e il priore
non fu avvisato, quando come tutte
le sere si presentò per prendere il
caffè, si entrava all’ora dalla parte
dell’orto nella sala dove adesso vi è
13 luglio 2008
quotidiane.
Abbiamo programmato una “tre-giorni”, 1820 luglio prossimo che vedrà coinvolti circa
300-400 giovani delle tre diocesi. L’evento
ha il patrocinio del Comune di Pistoia e del
Comune di San Marcello pistoiese.
D) Giochi in piazza
13,00: Pranzo in alcune parrocchie che ospiteranno
17,00: Veglia in Cattedrale
presieduta dal Vescovo: collegamenti in differita all’evento
di Sydney.
20,00: Cena
21,00: Grande Spettacolo serale
(musica e testimonianze), con
collegamento televisivo. Intervento di autorità pubbliche e
di testimonianze di esperienze
forti di servizio.
00.00-02.00: Fontane di luce.
Notte (palestre)
DOMENICA
20 LUGLIO
9,00: Lodi (luogo da definire)
10.30: Solenne Celebrazione
Eucaristica presieduta dal Vescovo, di conclusione, sul palco
in Piazza Duomo.
iulia Brandi ci ha lasciato. Ma non ci hanno
lasciato la sua empatia, la sua capacità di accoglienza e
di ascolto e comprensione, il suo coraggio. Ha sostenuto i nostri “Ragazzi del Venerdì”, coinvolgendoli nella
scrittura creativa fino alla redazione di un giornalino; è
andata pr noi nelle scuole con il nostro progetto “Dal sé
all’altro” per valorizzare la diversità e, grazie a lei, anche
gli ultimi si sono sentiti importanti. L’impresa che di lei
ci ha commosso maggiormente è la cura – per tutto il
corso della sua grave malattia-del libro che stiamo per
pubblicare sulle storie di vita di otto madri di sofferenti
psichici. L’ultima telefonata dall’ospedale, dieci giorni
prima di morire, è stata per darci le ultime consegne. Sappiamo che il suo impegno sociale comprendeva la mensa
dei poveri della Caritas, la bottega del mercato equo e
solidale e l’impegno settimanale per dare il calore di una
famiglia ad Alessandro, un suo ex alunno che la famiglia
non aveva mai avuto. Abbiamo subito una grave perdita
ma è stato un grande dono che abbia attraversato il nostro
cammino. Un saluto commosso da tutta l’associazione
“Oltre l’Orizzonte”.
Kira Pellegrini
Vita
La
A
ppena tornati dal
Convegno Nazionale di Pastorale
Giovanile, nel Gennaio scorso, a
Salsomaggiore, scrissi questa lunga riflessione per i membri della
Commissione diocesana di PG,
presenti anche loro al convegno.
Si trattava nelle mie intenzioni
di una riflessione ad uso interno,
intima, per cui non mi pareva opportuno pubblicarla. Anche perché
l’esigenza di altre parole non la
sente ormai più nessuno. Ma, non
so perché, molti hanno insistito.
Mi sa che anche loro sono un po’
inquieti e disorientati davanti al
recente impetuoso intensificarsi
delle spinte centrifughe e allo
scompaginamento che ne sta
conseguendo. È un’ipotesi possibile. Del resto si sa, noi alla PG
siamo gente strana ma semplice:
e per noi poveri mortali che certe
sottigliezze non le capiamo finisce
per contare di più la sostanza delle
cose piuttosto che le magnifiche
sorti e progressive. Vogliateci bene
così, se potete. Buona lettura.
Il Convegno di Salsomaggiore ha stimolato nuove occasioni di riflessione. E - come
avrete già intuito - mi accingo
a scodellarvi il mio solito
sermone per la reciproca edificazione. Vorrebbe trattarsi di
una riflessione un po’ alta sulla
PG, e sulle sue linee di fondo:
si compone e cerca di raccogliere diverse sensazioni, molti
stimoli, alcune preoccupazioni.
Ve la sottopongo come vostro
Responsabile perchè possiate
prenderne il po’ di bene che
c’è, se c’è.
Il rischio sempre in agguato per i giovani uomini e le
giovani donne del nostro tempo è di cancellare o impallidire
il cielo, di smarrire la capacità
di alzare gli occhi, di guardare
le stelle.
In effetti l’uomo di oggi,
l’uomo dei weekend intelligenti, della tecnica, della fretta,
dell’efficienza, del consumo,
del calcolo e della produzione,
che pensa con l’orologio alla
mano come se avesse continuamente paura di perdere
un affare, a fronte delle sue
innegabili conquiste, rischia
di smarrire la capacità di fare
festa, la capacità della gratuità.
L’uomo del nostro tempo è
“smemorato”, dice il Cardinale
Biffi. Non ricorda più la sua
origine e la sua meta, si è dimenticato cosa è venuto a fare
sulla Terra e questa è almeno
in parte l’origine della sua
insoddisfazione. Il futuro è un
enigma indecifrabile, il passato
è avvolto di nostalgia o di inconsapevolezza, tutto sembra
consumarsi e concentrarsi in
un presente che o è a fuochi
di artificio, o delude. Afferma
J.Moltmann: «Gli esseri umani
identificheranno il senso della
loro vita nel lavorare e nel
produrre, privando di ogni
senso il riposo, la festa e la sua
gioia».
Eppure resta in fondo
ai cuori qualcosa di simile
ad una nostalgia: l’eco di un
bisogno di gratuità, di festa, di
13 luglio 2008
chiesa pistoiese
n. 28
9
PASTORALE GIOVANILE
“...per un attimo di profumo”
pienezza.
Manca, insomma, la scala
di Giacobbe! Vi ricordate? Giacobbe si trova in difficoltà: la
sua vita si sta aggrovigliando,
e incombe quasi una resa dei
conti con il passato per tutto
ciò che ha commesso. Ma in
sogno il Signore lo consola e lo
rassicura. Egli vede una scala
che unisce la terra al cielo «ed
ecco gli angeli di Dio salivano
e scendevano su di essa». (Gen
28,10-22) Anche nel groviglio
delle vicende Giacobbe sa alzare la testa, sa guardare in alto,
conserva il talento del sogno e
della profezia.
Molti tra i Padri hanno visto
nella scala di Giacobbe l’immagine della Provvidenza che Dio
esercita sulla terra per mezzo
dei suoi angeli, un mirabile
scambio tra Dio e l’uomo, tra
il cielo e la terra. Un’immagine
preziosa in un epoca come la
nostra che vive soffocata sotto
un cielo chiuso. C’è, tra il cielo
e la terra, tra l’uomo e il suo
Dio, un passaggio di angeli,
una possibilità di comunicazione e di incontro. Giacobbe
ha capito che il cielo ha una
“porta”. «Questa è proprio la
casa di Dio, questa è la porta
del cielo». (Gen 28,17)
Non mi appartiene la
lucidità di visioni teologiche e
sociologiche approfondite, sono
semplicemente un osservatore
di storie quotidiane, dentro e
non fuori dalla carovana delle
giovani donne e dei giovani
uomini con cui cammino. Dico
pensieri e interrogazioni che
vengono da questa frequentazione. Condivido senza
incertezze quanto diceva don
Pasquale di Napoli durante
l’intervento che ha fatto al
Convegno. Anche la Scrittura
ci avvisa: «Quando non ci sono
visioni il popolo perisce» (Pv
29,18) Assisto anche io con paura crescente ad un arretramento
della profezia, della capacità
– come Chiesa – di offrire un
sogno ai nostri giovani che si
aspettano proprio da noi l’indicazione di cieli nuovi e terre
più pulite. «Il mondo sarà di
chi saprà offrire il sogno più
grande» diceva Madre Teresa.
C’è nell’aria invece il rischio
dei profeti di corte.
La PG non ha scelta: se non
vuole tradire se stessa non può
far altro che incamminarsi dietro il sogno di Abramo e come
lui ogni giorno partire senza
pretendere di sapere per dove,
come lui affrontare il tempo
dell’incertezza e del silenzio
sperando contro ogni speranza,
come se vedesse l’invisibile,
oltre ogni evidenza, oltre ogni
convenienza, oltre ogni conteggio ed ogni situazione. La PG
si gioca sul sogno di Abramo,
di avere una discendenza, un
popolo, e una terra dove possa
sentirsi a casa.
L’infinito si è come accorciato, il Vangelo sta subendo un
silenzioso addomesticamento
e una riduzione alle nostre
misure, agli schemi nei quali
vogliamo costringere e programmare i giovani, l’azione
della Chiesa nei loro confronti e
i suoi risultati.
Ce lo diceva anche Mons.
Sigalini: ci siamo ricondotti
alla spiaggia di una spenta
normalità, e non conserviamo
più negli occhi il brivido della
profezia che spinge a largo né
lo sguardo verso il cielo di chi
naviga lontano. Spesso facciamo pastorale conteggiando,
programmando, e rischiamo
di diventare incapaci di servire
in gratuità, puntando tutto sui
nostri schemi e finalizzando
la PG a quella o a quell’altra
esigenza ecclesiale.
E invece mi sono da tempo
reso conto che la PG è e deve
restare fondamentalmente,
essenzialmente, SPRECO, gesto
che non chiede niente, dono
che non attende restituzione.
Sentii pronunciare una volta a
Mons. Bregantini parole che mi
colpirono e che mi sono spesso
tornate alla memoria, specialmente di recente: «Ogni giovane deve sentirsi libero da noi,
poterci amare e contrastare allo
stesso tempo, noi dobbiamo
veramente avere questa libertà
interiore frutto di contemplazione che diventa libertà di
relazione con le persone.»
Dentro giorni di asfissia e
di pesantezza le giovani donne
e i giovani uomini del nostro
tempo non sono, per chi li
conosce, insensibili al fascino
dello “spreco” dell’amore.
«Sei giorni prima della
Pasqua, Gesù andò a Betània,
dove si trovava Lazzaro, che
egli aveva risuscitato dai morti.
Equi gli fecero una cena: Marta
serviva e Lazzaro era uno dei
commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato
di vero nardo, assai prezioso,
cosparse i piedi di Gesù e li
asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo
dell’unguento. Allora Giuda
Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento
denari per poi darli ai poveri?”.
Questo egli disse non perché
gl’importasse dei poveri, ma
perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello
che vi mettevano dentro. Gesù
allora disse: “Lasciala fare,
perché lo conservi per il giorno
della mia sepoltura. I poveri
infatti li avete sempre con voi,
ma non sempre avete me.”»
Giuda calcola, resta invincibilmente prudente, ha un suo
schema da cui non vuole o non
sa prescindere. Inaccessibile,
inerte al gesto smisurato di
questa donna che per lui resta
incomprensibile: 300 denari:
una fortuna. Che spreco! Ma,
ecco, il profumo dell’unguento
si sparse in tutta la casa.
Anche la PG, come il gesto
della donna del Vangelo, deve
rimanere gesto fuori misura,
fuori dai calcoli della prudenza
umana, e anche delle necessità
ecclesiali. «Tutto il resto vi sarà
dato in sovrappiù»
300 giorni di lavoro, un
anno di stipendio (questo il
valore del vaso di unguento)
buttati per un attimo di profumo. Fu profumo e fu sdegno
in quella casa. Con parole forti
Enzo Bianchi commenta così:
«Sono i soliti uomini religiosi
presenti in ogni tempo e in
ogni gruppo o comunità che
all’amore verso una persona
preferiscono l’amore “in generale”, disciplinato dalla legge e
dall’imperativo morale. Razza
inestinguibile. Non capiscono
mai la creatività dell’amore e
al fuoco del cuore preferiscono l’osservanza delle regole.
Purtroppo costoro saranno
presenti anche nella Chiesa con
la loro abituale noiosità e la
loro gelosia» (Evangelo Secondo
Marco, pag. 257)
Gesù interviene nell’episodio e difende apertamente
la donna: ovunque in tutto
il mondo sarà raccontato il
suo gesto. È come se dicesse:
lì, in quel gesto, che è spreco
dell’amore, c’è il Vangelo,
quasi un anticipo dello spreco
dell’amore della Croce.
La radicalità della donna
non si riduce a delle parole
pronunciate in qualche conferenza, o scolpite in qualche
programma di pastorale: ella
non dice una parola, tutto avviene in gesti fatti di silenzio,
nello stupore della dismisura.
Perché scrive C. Bobin: «La
verità non è tanto nelle parole,
ma negli occhi, nelle mani,
nel silenzio. La verità sono
occhi, sono mani che ardono
nel silenzio.» Come gli occhi,
le mani, le lacrime segrete
della donna del profumo. Che
Vangelo! Che bella notizia da
raccontare a chi incontriamo.
Se c’è questa dismisura,
senza calcoli, senza previsioni,
senza conti, c’è, secondo me, il
Vangelo nella sua purezza. C’è,
potremmo dire con San Paolo,
il profumo di Cristo.
Il profumo di quello spreco che
si spanse nella casa di Betania
è ancora trasportato, a volte,
nella Chiesa. È quel profumo,
portato dal soffio dello Spirito,
che ancora sana le ferite dei
cuori, addolcisce l’animo,
scioglie ogni gelo, apre brecce
segrete nelle coscienze più
indurite.
I giovani adorano quel
profumo! Sono ancora disposti
a seguirlo, anzi, ad inseguirlo.
Non ne sanno fare a meno. Lo
cercano ovunque, a volte anche
dove non è. Far profumare la
Chiesa della fragranza delle
spreco di Betania è proprio il
compito della PG e di chi ne
può orientare l’azione. È nata
precisamente per questo; per
mantenere viva nella Chiesa
questa istanza e questa capacità.
Un gesto che profuma le
cose di infinito, di eternità che
ci richiama al valore alto, non
nel senso dell’ambizione, fosse
pure quella buona e religiosa
di convertire chiunque, ma nel
senso della perfetta letizia, della dedizione ai sogni, ai sogni
che ci mettono in cammino,
salvandoci dalla condizione di
spenti sedentari. I sogni che ci
garantiscono la grazia incomparabile di essere nomadi, di
restare per sempre pellegrini.
Ogni volta che vedo che la
Chiesa è ancora capace di agire
in gratuità il mio cuore va a
Betania. La Pastorale Giovanile, dove i giovani sono il profumo della comunità cristiana,
è bella se vissuta nel seno della
gratuità. Tra gratuità e gratificazione ci sono due mondi
di pastorale giovanile. E noi
siamo Maria quando sentiamo
e godiamo dello stupore della
vita, quando ci sentiamo amati
gratuitamente e sentiamo che
Dio ci dona gratis il sole di
oggi, una giornata di pioggia,
una carezza di consolazione,
un cielo stellato che parla al
nostro cuore, lo tormenta con
domande enormi, lo calma con
la promessa di un senso per
tutte le nostre gioie e le nostre
fatiche, gli racconta formidabili meraviglie del disegno di
Dio su ciascuno di noi e delle
vampate del suo amore che
percorrono incessantemente
quegli spazi immensi e li fanno
brillare.
Lo stupore è ciò che rischia
di mancare oggi ai nostri
giovani. Non si scarica da internet, non può stare nel lettore
mp3.
La PG deve avere gli occhi
di Maria e non quelli di Giuda.
Un giovane sente se lo guardiamo così, con gli occhi della
gratuità, con libertà dal tempo
e dagli schemi, dai nostri progetti su di lui.
Mi dice moltissimo ogni
volta che la incontro una
frase bellissima di Charles De
Focauld «Siamo qui o Signore
davanti a te in pura perdita».
Proprio come deve essere la
Pastorale giovanile, in pura
perdita.
Amici miei, ci aspetta un
anno importante ed impegnativo e toccherà in gran parte a
noi lo sforzo e la responsabilità
di mantenere la PG fedele a se
stessa, nonostante i venti che
le soffieranno contro. Mettiamocela tutta nell’annuncio del
Regno di Dio perché a nessun
giovane manchi il Vangelo.
“Agisti come se tutto dipendesse da te, sapendo che tutto
dipende da Dio” (S. Ignazio di
Loyola) Affidiamo al Signore e
allo sguardo di Maria il nostro
impegno e il nostro servizio
nella Chiesa. E poi, alla fine,
sopra tutto, sia fatta la sua
volontà.
Non finisco di ringraziare il Signore per il dono di
avervi incontrato. Vi voglio
bene, nemmeno riesco a dirvi
quanto. Vostro, nel Signore.
Edoardo.
Edoardo Baroncelli
responsabile
della Pastorale Giovanile
10 comunità e territorio
n. 28
13 luglio 2008
Vita
La
AGRICOLUTURA
Si preannuncia ottima la produzione
A
di vino e olio
nche se mancano
ancora alcuni mesi, si preannuncia ottima quest’anno la
produzione di vino e olio, tanto che molti produttori locali
contano di rifarsi delle perdite
subite nel 2007 a causa delle
avverse condizioni climatiche
e del proliferare eccessivo della
mosca dell’olivo, che compromise gran parte del raccolto nelle
tre province dell’area metropolitana. L’argomento sarà approfondito nel corso della nuova
trasmissione televisiva «Verde
Metropolitano», realizzata in
collaborazione con l’Associazione internazionale produttori
del verde «Moreno Vannucci»
di Pistoia e che va in onda ogni
domenica su Toscana Tv (alle
12.45 e in replica alle 19.30).
Nella puntata di domenica 13
luglio si parla, tra l’altro, delle
aspettative dei viticoltori e degli
olivicoltori dell’area metropolitana, secondo i quali il raccolto
di quest’anno si preannuncia eccellente, sia per quanto riguarda
Le condizioni climatiche fanno prevedere
un ottimo raccolto. Produttori locali
fiduciosi, dopo i risultati poco
soddisfacenti dello scorso anno
la quantità, ma soprattutto per
quanto concerne la qualità. «Per
ora, tutto lascia pensare che la
produzione di olive quest’anno
sia ottima, almeno sotto l’aspetto
della qualità». Ad affermarlo
è Cristiano Giannuzzi, titolare
Sanità
Ha aperto i battenti
la Casa della salute
È
stata inaugurata pochi
giorni fa e già i commenti che
si sentono in giro sono molto
positivi. Si tratta della nuova
sede della Farmacia comunale
1, sul viale Adua. Una struttura
modernissima e polivalente,
che non a caso è stata chiamata
Casa della Salute. Molto più di
una farmacia, dato che gli utenti
vi possono trovare un’ampia
gamma di servizi sanitari, tutti
concentrati nello stesso luogo.
«Si tratta di una struttura
modello per la sanità locale
– afferma il sindaco Renzo Berti
– che attraverso un lavoro sinergico tra enti e soggetti diversi
realizza un presidio polivalente,
dove i cittadini potranno recarsi
ed ottenere risposte ai loro
Nuova sede per la farmacia comunale
di viale Adua. Al suo interno un’infinità
di servizi, dai trattamenti di dermocosmesi
alla possibilità di effettuare
l’elettrocardiogramma
bisogni differenti che attengono
all’ambito della salute».
Per quanto riguarda specificatamente la farmacia, Far.
Com., la società che gestisce le
farmacie pubbliche del territorio, si è proposta di mettere
a disposizione dei clienti uno
spazio più consono alle nuove esigenze. «La farmacia dei
sani – spiega il dottor Roberto
Barontini, presidente Far.Com.
- come oggi si suole chiamarla,
deve rispondere ad una richiesta
cha va al di là della specialità
medicinale e che si estende
al soddisfacimento di bisogni
diversificati e complessi. Si è
dunque cercato di implementare
la gamma dei servizi offerti, che
vanno dall’autoanalisi nelle sue
forme più estese, ai trattamenti
dell’agriturismo Il Pianaccio, che
si trova sulle colline di Montale
e che vanta anche una notevole
produzione di olio.
«Per quanto riguarda la
quantità – aggiunge – quella
del 2008 non dovrebbe essere da
record, comunque ci accontentiamo, dato che l’aspetto qualitativo si preannuncia eccellente».
«L’anno scorso - aggiunge
Riccardo Caldini, direttore della
Fattoria Casa al Bosco, che si trova poco distante da Santomato
–, per quanto riguarda l’olivo,
abbiamo avuto problemi di allegagione (il passaggio dal fiore
al frutto, ndr). Questi furono
causati dalle condizioni climadi dermocosmesi, sino a mettere
a disposizione un servizio di
elettrocardiografia che, grazie
alla disponibilità del personale
del 118 e del reparto di cardiologia dell’ospedale, consentirà
ai cittadini di avere, in tempi
brevissimi, la rilevazione e l’interpretazione del tracciato».
Riguardo alle modalità di
lavoro, è stato acquistato un
magazzino automatizzato di ultima generazione, che permette
di ottimizzare le procedure, dal
carico dei prodotti, alla velocità
di distribuzione (15-20 secondi
dalla richiesta), ma soprattutto
consente al farmacista di dedicare tutto il suo tempo ad assistere
il cliente.
«L’auspicio della società
– Aggiunge e conclude Luciano
Del Santo, amministratore di
Far.Com. – rimane quello di
consolidare sul territorio una
presenza che, ci pare di poter
dire, ha da tempo garantito una
gestione efficace ed efficiente».
Pa.Ce.
Agliana
Nuova sede della protezione civile
È
stata intitolata ufficialmente a Piero Razzauti, detto
“Zio Pierino”, storico volontario e personaggio molto conosciuto e stimato sul territorio
locale, la sede della protezione
civile di Agliana, ubicata nella
zona nord del parco Pertini.
La cerimonia di intitolazione si è svolta recentemente
con la commossa presenza dei
famigliari. L’assessore alla protezione civile del Comune di
Agliana, Aldo Tonioni ha ricordato come “Pierino sia sempre
Sarà intitolata a Pietro Razzauti
di Marco Benesperi
nei cuori di tutti i volontari
dell’associazione. Il caldo che ci
arriva in questi giorni è sicuramente quello che Pierino sta
mandando da lassù a tutti noi.
Riusciva in ogni occasione a
tirarti su il morale e ciò che ha
dato rimane davvero impresso
a tutti i volontari, soprattutto ai
giovani”.
“Una persona che ha dato
tanto a noi tutti. Un uomo, un
amico – Un ricordo di una persona speciale”. Queste le parole
incise sulla targa che lo ricorda,
proprio accanto all’ingresso
della sede inaugurata pochi
anni fa. Il presidente della protezione civile, Domenico Sicari,
ha sottolineato che “zio Pierino
è stato uno dei fondatori della
nostra associazione, parlare
di lui e, per noi, una grande
emozione. Ci ha dato tantissimo in questi anni e vogliamo
mantenere vivo il suo ricordo”.
Massimo Misseri, ex presidente della protezione civile
aglianese ha voluto ricordare
Piero Razzauti come amico
e attivissimo collaboratore
dell’associazione e come
persona con grande umanità,
simpatia ed entusiasmo contagioso.
tiche molto particolari, infatti,
come si ricorderà ci furono degli
sbalzi di temperatura molto consistenti, con un maggio molto
caldo e un giugno piuttosto
freddo. La mosca dell’olivo
finì l’opera, dato che con poche
olive presenti sugli alberi, molti
produttori non ritennero conveniente fare il trattamento contro
questo parassita, che proliferò a
dismisura, provocando ulteriori
danni alla produzione. Quest’anno, al contrario, vuoi perché
l’olivo ha innata la caratteristica
di alternare un anno di “carico”
ad uno di “scarico” e quest’anno
dovrebbe essere quello buono,
cioè di carico, vuoi perché i problemi climatici per fortuna non
si sono ripetuti, la produzione,
per quanto riguarda l’olio dovrebbe essere ottima e lo stesso
vale anche per l’uva».
P.C.
Turismo
Meglio in treno
«L
Provincia, Apt e Trenitalia
promuoveranno insieme
il territorio pistoiese
a Toscana che cerchi? In treno!». È questo lo slogan
coniato in occasione della firma di un protocollo che vede uniti
Trenitalia, Provincia di Pistoia e le Apt di Pistoia e della Valdinievole, per incentivare il turismo su rotaia. I quattro enti hanno
infatti sottoscritto un documento con il quale si impegnano a
promuovere insieme il territorio della provincia di Pistoia, le bellezze artistiche e architettoniche, quelle paesaggistiche, nonché le
tante iniziative che vi vengono di volta in volta organizzate. Il filo
conduttore è appunto il treno, con il quale si possono raggiungere,
senza inquinare e senza impazzire per trovare il parcheggio, tutti i
maggiori siti di interesse turistico, dalla città d’arte, alla Valdinievole del termalismo, fino alla montagna pistoiese.
Il protocollo è stato firmato da Gianluca Scalpellini di Trenitalia e dall’assessore provinciale al turismo Nicola Risaliti (nella
foto insieme ai rappresentanti delle due Apt). Il banco di prova,
che ha confermato la bontà dell’idea, è stata «La campagna dentro
le mura», che è consistita nella promozione di una serie di eventi
che hanno interessato ad aprile il comune di Buggiano. L’accordo
prevede anche la diffusione di materiale informativo sui treni. In
particolare è stato predisposto un depliant ben riconoscibile che
oltre ad illustrare il territorio, di volta in volta presenta la manifestazione che si intende promuovere, i punti vendita dei biglietti e i
costi, gli orari, il servizio bici in treno, i collegamenti e i riferimenti
per le informazioni sul territorio. Le iniziative saranno pubblicate
anche nei portali degli enti firmatari. È previsto anche lo sconto
del 20% sul biglietto di ingresso (nel caso di manifestazioni a pagamento) per le iniziative promosse grazie a questo protocollo: per
ottenerlo basterà presentare il biglietto del treno.
Patrizio Ceccarelli
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - PISTOIA - [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S.Fedi, 25 - Tel 0573974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Via A. Boito, 20 (PT) - Tel 0573 557313/4 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G.Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca.48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE - prossima apertura
Vita
La
13 luglio 2008
11
n. 28
SPETTACOLO
Confermato il contributo
ministeriale al «Manzoni»
A
nche per l’anno 2008
il Ministero per i Beni e le Attività
Culturali ha confermato all’Associazione Teatrale Pistoiese – con
un lieve incremento – il contributo
a sostegno dell’attività di produzione erogato attraverso il Fondo
unico per lo spettacolo (Fus),
destinato al finanziamento dello
spettacolo dal vivo.
Un risultato significativo in quanto sono molte le realtà teatrali e
musicali italiane che, a fronte della
riduzione della quota stanziata
dal Governo per il Fus, hanno
annunciato in questi giorni con
comprensibile preoccupazione
ampie decurtazioni del contributo
annuale.
Due le nuove produzioni finanziate dal Ministero per il 2008, alle
quali si affianca il riallestimento
della ‘fortunata’ Vedova Scaltra
che, alla sua seconda stagione di
tournée, approda quest’anno anche al Carcano di Milano: Marlene
di Giuseppe Manfridi con Pamela
Villoresi (nella foto), David Sebasti
e Orso Maria Guerrini, un omaggio alla grande Dietrich, straordinaria figura di donna ed interprete
Grattacaso (Atp): «è un
riconoscimento al lavoro
che abbiamo svolto
in questi anni»
e Troppo Buono scritto da Giulio
Scarpati, Marco Presta e Nora Venturini, in cui un inedito Scarpati,
accompagnato al piano da Bob
Messini, si ‘confessa’ al pubblico
con leggerezza e ironia, attraverso
aneddoti, filmati e musica.
«Il finanziamento ottenuto
dal Ministero per i Beni Culturali
– afferma Giuseppe Grattacaso,
presidente dell’Associazione teatrale pistoiese – è sicuramente un
riconoscimento del lavoro che
abbiamo svolto in questi anni ed
andrebbe perduto se l’Atp interrompesse la sua attività di produzione. Malgrado i tagli che ormai
da tempo ha subito il sistema dello
spettacolo, il contributo ministeriale all’Atp non è diminuito, anzi
ha conosciuto anche quest’anno
un leggero incremento, assestandosi a oltre 86.000 euro. Credo si
tratti di un segnale, che dimostra
l’attenzione che il nostro lavoro
riscuote a livello nazionale. Le
nostre produzioni, infatti, sono
state accolte con grande consenso
nei maggiori teatri italiani e dimostrano – un esempio su tutti è “La
vedova scaltra” – anche la grande
competenza e professionalità raggiunte dal nostro personale a tutti
i livelli».
P.C.
A Quarrata
Attivate nuove telecamere
I
nstallate altre 4
nuove telecamere in città. Sale così ad undici il
numero delle telecamere
collegate, grazie ad una
rete in fibra ottica, nel
centro città di Quarrata;
tutte sono collegate alla
centrale della Polizia
Municipale che attraverso dei monitor può monitorare le varie zone ed
interagire in tempo reale
con le stesse telecamere.
“E’ una risposta
concreta alla richiesta di
sicurezza più volte sollevata dai cittadini – ha
detto il sindaco Sabrina
Sergio Gori –troppo
spesso presi di mira da
atti di vandalismo. In
ogni caso da quando è
stato istituito il sistema
delle telecamere e della
videosorveglianza, gli
atti vandalici che colpivano varie zone della
città sono notevolmente
diminuite.”
E’ evidente quindi
che il sistema funziona
almeno dal punto di vista preventivo nel senso
che molto probabilmente
soltanto il fatto di sapere
che alcune zone cittadine
sono controllate da tele-
camere, scoraggia atti di
microcriminalità e/o di
vandalismo in generale.
In ogni caso ogni atto di
illegalità è bene subito
segnalarlo alla Polizia
Municipale la quale
provvederà a controllare
le registrazioni verificando i fatti e metterà a
disposizione delle alte
autorità competenti le riproduzioni in questione.
Le immagini sono registrate in formato digitalesu due hard disk, in
modo da poterle visualizzare anche in momenti
successivi per poi essere
conservate per circa 72
ore prima di essere distrutte per la legge sulla
privcacy. Gli apparecchi
sono stati collocati tuttavia in zone considerate
particolarmente sensibili
in quanto ad atti di vandalismo.
“Anche se strettamente necessaria questa
è solo una delle tante iniziative – ha proseguito il
sindaco Gori – che il nostro comune porta avanti
in materia di sicurezza
anche se dobbiamo non
tralasciare l’aspetto educativo perché non è assolutamente secondario né
a quello repressivo né a
quello del controllo.
Edoardo Baroncelli
Montagna
Contributi a quattro comuni
S
i tratta complessivamente di 150mila euro,
che finanziano un progetto finalizzato appunto alla
valorizzazione del patrimonio storico-culturale e
paesaggistico dei territori
municipali di Abetone,
Cutigliano, Piteglio e San
Marcello, l’ultimo dei quali è ‘Comune capofila’ e ha
già ricevuto in proposito i
primi 50mila euro. L’iniziativa è inserita nel Piano
integrato 2008/2010, che
l’assise toscana ha approvato su proposta dell’assessore di settore, Paolo
Cocchi. Il relativo progetto
dovrà essere operativo
entro un anno, al termine
cioè di uno studio delle
peculiarità paesaggistiche
territoriali e un’analisi
delle loro dinamiche di
trasformazione, anche per
individuare fattori a rischio ed elementi di vuklnerabilità del paesaggio.
Dovranno inoltre essere
Sono stati erogati dalla Regione
per preservare e valorizzare
i beni ambientali e culturali
di Alessandro Tonarelli
selezionati interventi finalizzati a riqualificare aree
territoriali eventualmente
compromesse o degradate.
Il tutto, preceduto da un
protocollo di intesa che
i quattro sindaci hanno
siglato nel luglio 2007, per
un costo totale di 150mila
euro, 50mila dei quali sono
già stati erogati, come annunciavamo poc’anzi, al
Comune di San Marcello.
TERRAZZA SULLA CITTÀ
Addio Cinema
Paradiso?
L
e vecchie sale cinematografiche, sul modello Vecchi Cinema Paradiso, stanno scomparendo, anche nella nostra città così come, più o meno,
in tutte le altre parti d’Italia. I dati ci informano che
dal 2003 ad oggi, sono almeno 254 i cinema chiusi,
più di trecento schermi, soprattutto in Emilia – Romagna, Toscana e Lombardia. Bologna, Firenze e
Milano le città più colpite riguardo alle chiusure.
Una situazione quantomeno triste, se pensiamo
alla gloria del passato. La chiusura riguarda più tipi
di cinema, dal grande tempio di prima visione al
cinemino di quartiere per finire con il parrocchiale.
Le luci si spengono, pezzi interi di città diventano
deserti. Perché un cinema significa anche la pizzeria
accanto, oppure il bar o il ristorante, dove ci si ritrova dopo aver guardato un bel film. Significa gente
che vive quelle strade e quelle piazze, la sera. Con
la chiusura dei cinema nei centri cittadini, le città
assomigliano sempre più alla Downtown degli Stati
Uniti: il centro delle città americane, luogo frenetico
di giorno, ma nel quale non è consigliabile andare
di notte. Sta cadendo l’oblio sui cinema italiani.
Uccisi dalla televisione? Oppure dalla difficoltà dei
parcheggi? O ancora dal web? Una logica imperante negli ultimi anni vuole tutto sempre più grande,
uccidendo le realtà più piccole, tramite i cosiddetti
multiplex. C’erano una volta i famosi Splendor, Corallo, Modernissimo, Gambrinus, Lux. Nomi pieni
di luce, Liberty o di Belle Epoque. Edifici come perle liberty o razionaliste, gioielli creati da Piacentini
o da architetti del Ventennio.
Anche i cinema esteticamente più brutti in realtà
sono belli, resi più importanti, più veri, più commoventi dai ricordi dei film che abbiamo visto, lì dentro. Adesso alcuni sono diventati supermercati, altri
sale da Bingo, altri ancora solo immobili abbandonati. L’Agis ne ha pubblicato un elenco sul Giornale
dello spettacolo, in collaborazione con i servizi locali dell’Anec, l’associazione degli esercenti cinematografici. Eppure nel 2007 il mercato cinematografico
ha registrato un segno positivo, così come questa
prima metà del 2008 dà segnali incoraggianti.
«Ogni insegna di cinema che muore è un pezzo
di città che muore», afferma Paolo Protti presidente
nazionale dell’Anec, «In alcune città, il blocco totale
del traffico nel centro città ha reso molto difficile la
vita dei cinema. Accade così che il centro diventa un
salotto di giorno, ma un’isola deserta di notte». Comunque Protti fa presente che avendo ristrutturato
un cinema in centro a Mantova, ciò gli ha permesso
di ritrovare un pubblico di non giovanissimi, colti,
attenti alla qualità delle proposte, poco propensi al
cinema giovanilistico del Multiplex, non disposti a
lunghi spostamenti in automobile. Una piccola goccia nel mare dell’ignoto che ci aspetta al riguardo,
un piccolo segno in senso favorevole alla grande
settima arte quale è il cinema d’autore.
Leonardo Soldati
Grattacaso (Atp):
«è un
riconoscimento
al lavoro che
abbiamo svolto
in questi anni»
PILLOLE
Parlando d’arte
I
l gruppo artisti pistoiesi dell’Arca ha organizzato una mostra di pittura e scultura presso la
saletta Gramsci di piazza San Francesco, in collaborazione con l’associazione culturale Della Robbia e
la Circoscrizione N°1 del Comune di Pistoia.
Hanno esposto, tra gli altri, Fabrizio Falai, Domenico Asmone, Vinicio Giacomelli (Giavin), Nevio Di
Marco, Silvia Percussi, Gabriella Rossellini, Beppino
Biagioli, Liala Sigala. Ha visitato la mostra la giovane pittrice Letizia Arcangioli, allieva di Paolo Tesi
ed astro nascente della pittura pistoiese.
L.S.
12 economia e lavoro
n. 28
Vita
La
13 luglio 2008
TRASPORTO PUBBLICO: CHE FINE HA FATTO LA CTT?
I lavoratori chiedono un incontro
con le istituzioni e l’azienda toscana dei trasporti
U
n Paese strano il nostro,
si avviano percorsi virtuosi di
aggregazione di aziende, accorpamenti, razionalizzazioni, e ad un
certo punto ci si ferma.
Il risultato è che queste “incompiute” disattendono l’obiettivo iniziale di contenimento di
costi e miglioramento dei servizi,
aumentando sprechi complicando
il lavoro di chi vi opera.
Tutto questo vale anche per la
Ctt, consorzio toscano trasporti,
nata nel 2001,trasformatasi nel
2005 in Compagnia Toscana trasporti srl, prima esperienza in Toscana di aggregazione di aziende
del trasporto pubblico locale, con
l’obiettivo di una gestione unitaria
del personale delle aziende da cui
questo proviene (Lazzi,Copit,Clap
,Cpt,Atl,Cap), degli acquisti, della
gestione finanziaria e contabile:
gli obiettivi di una holding dei
trasporti locali. Tutto ciò per essere più competitivi sul mercato,
in previsione anche delle gare del
2009-2010 e fare sinergie anche
economiche , fornendo migliori
La segretaria Cisl Pellegatti: “Affrettare i tempi
dell’aggregazione fra aziende”.
Chirli (Fit-Cisl): “Coinvolgere i lavoratori
nel processo di riorganizzazione in atto”
servizi.
Ad oggi però, dopo alcuni anni
dalla sua costituzione, non è ancora ben definita l’organizzazione
aziendale, l’organizzazione del
lavoro, mentre si mantengono differenti contratti, titoli di viaggio,
organizzazioni aziendali tra aziende e tra le province.
“Se realmente – afferma la
segretaria provinciale Cisl, Patrizia
Pellegatti – in Toscana si ambisce a
creare un’azienda dei trasporti locali competitiva sul mercato ed efficiente, non si deve abbandonare
il percorso avviato, ma affrettare i
tempi, cercando di inserire ciò che
è fondamentale per un’azienda di
Tpl cioè il personale viaggiante, ed
unificando i vari contratti aziendali, le normative e tutto ciò che
necessita per completare la Ctt.
un comune obiettivo di sviluppo
del settore nel nostro territorio.
Per questo le categorie dei lavoratori hanno chiesto un incontro
alle istituzioni e all’azienda, incontro che riteniamo necessario coin-
volga anche le confederazioni ed
i politici regionali e locali, poiché
il tema riguarda tutto il territorio,
lavoratori e utenza, e anche il futuro sviluppo del trasporto pubblico
locale”.
Questo – dice ancora Pellegatti - se
veramente vogliamo parlare di
azienda competitiva alle prossime
gare. Altrimenti non si comprende
a cosa possa essere utile tutto ciò
che è stato fatto fino ad oggi, che
ha sacrificato la vita lavorativa di
molti dipendenti costretti a trasferirsi dalle aziende storiche in Ctt”.
“Inoltre – aggiunge Massimo
Chirli, segretario Fit trasporti
- riteniamo che la Cct debba maggiormente radicarsi sul territorio
attraverso una razionale e certa
organizzazione aziendale e del
lavoro, ma tutto ciò non può avvenire senza il coinvolgimento
dei lavoratori e quello delle loro
rappresentanze, senza un confronto sia con l’azienda che con le
Istituzioni locali, che consenta la
condivisione delle strategie, verso
Patrizia Pellegatti
sport pistoiese
CSI
Cambio al vertice:
il presidente Achini ci scrive
S
u richiesta dello “storico” dirigente del Comitato Provinciale di Pistoia del CSI (Centro
Sportivo Italiano), Edoardo Morini, diamo volentieri ospitalità a una lettera d’intenti del neo
eletto presidente del CSI nazionale, Massimo Achini. “Che CSI sarà quello uscito dall’assemblea
elettiva di Chianciano Terme? Sarà di certo un CSI che ricerca obiettivi forti e ambiziosi. Del
resto, la nostra è un’Associazione di gente che non è fatta per camminare su sentieri facili e
comodi. Siamo gente fatta per scalare le grandi imprese, per sfidare l’impossibile, per rendere
concrete le utopie. Oggi il Centro Sportivo Italiano, numeri alla mano, gode di buona salute,
ma sappiamo di poter fare meglio e di più. Se l’obiettivo è non accontentarsi, per raggiungerlo
servono strategie chiare e condivise, ed alcune questioni credo siano prioritarie. La prima è la
valorizzazione del territorio, perché la vera vita dell’Associazione è in periferia. Se non cresce e
non viene valorizzata la periferia, mettendo al centro le Società sportive e i Comitati, ed aiutando
le realtà associative più deboli, l’Associazione non potrà mai crescere. Altra priorità è impegnarsi
nell’ambito della politica, facendo esercizio di cittadinanza attiva, per ‘esserci’ ad ogni livello,
con il Governo, gli Enti locali, il Coni, le Federazioni, il mondo dello sport di vertice. A Governo
e Parlamento dobbiamo chiedere una legge quadro sullo sport, e forme concrete di sostegno e
finanziamento alle società sportive. Sollecitare la creazione di una maggioranza parlamentare
trasversale a favore dello sport di base potrebbe essere un buon inizio. Un capitolo a parte
riguarda i rapporti con la Chiesa. Il Centro Sportivo Italiano è sempre stato, è e sarà parte viva
della Chiesa Italiana, di fronte alla quale oggi gode di grande credibilità e autorevolezza. Ora
questa credibilità e autorevolezza va trasferita anche nelle Diocesi, dove il CSI non sempre è
stato protagonista, talvolta è soltanto accettato o sopportato, e in altri casi è persino assente. Uno
sforzo organizzativo va fatto per razionalizzare e contenere i costi di gestione, per mantenere
bassi i parametri di affiliazione e tesseramento, consentendo davvero a tutti l’accesso alla pratica
sportiva. Quanto al cuore della proposta associativa, l’attività sportiva, l’offerta di sport va ampliata e migliorata, cominciando dall’attività per l’infanzia, dall’attività giovanile e dall’attività
istituzionale. Anche l’offerta formativa va diversificata, distinguendo tra formazione di base e
formazione di eccellenza. E se si va affermando nel Paese lo ‘sport di cittadinanza’, non possiamo
non tenerne conto, coniugando ancora meglio e in forma più diffusa sport e politiche sociali, per
stare dalla parte dei più deboli, nelle carceri, tra i minori vittime del disagio, nelle tossicodipendenze, tra i disabili. Un forte impegno va speso nella collaborazione con l’istituzione scolastica,
dove resta grande la carenza di attività sportiva: l’obiettivo è arrivare nel tempo a formulare un
grande progetto CSI per la scuola. Tutte queste sfide possono essere vinte ad una condizione,
che vi sia un’associazione coesa, uniforme nello stile e nella qualità della vita associativa, dove
tutti remano di conserva, tutti sono consapevoli che ‘ciò che è veramente importante nella vita
non si dimostra: si testimonia’.
Gianluca Barni
contropiede
di Enzo Cabella
R
iuscirà la Pistoiese a disporre dello stadio comunale per le
partite ufficiali della nuova stagione? A rigor di logica, sembra improbabile.
E se così fosse, la Pistoiese sarà
costretta, senza una deroga della
Lega, a giocare le partite interne a
porte chiuse. La difficoltà di riuscire in tempo a completare i lavori
è determinata dal ritardo da parte
dell’amministrazione comunale nell’affrontare il problema.
Infatti, l’iter degli interventi della messa in sicurezza dell’impianto
e per l’adeguamento dello stesso
alla legge Pisanu è cominciato solo
ai primi di luglio. Troppo tardi. Il
progetto definitivo, per l’importo di
670mila euro, è stato infatti approvato dalla giunta comunale il 3 luglio.
Il progetto dovrà essere presentato all’esame della Cassa Depositi e
Prestiti per l’accensione del mutuo,
successivamente l’amministrazione
comunale darà il via alla gara di
appalto dei lavori. Tutta questa procedura richiederà molto tempo: si
suppone un mese, ad essere ottimisti. Completate le pratiche burocratiche, si potranno iniziare i lavori, ma
saremo nel mese di agosto, quando
quasi tutte le aziende sono in ferie.
Non solo l’inizio dei lavori incontrerà difficoltà e ostacoli, ma prima
ancora non sarà facile acquistare gli
strumenti necessari alla messa in sicurezza dell’impianto, che riguarda:
l’installazione di tornelli agli accessi
(sembra siano 24) della struttura,
l’installazione di un impianto di
vide sorveglianza con telecamere distribuite all’interno, la realizzazione
di un unico centro di supervisione e
controllo, l’installazione di un gruppo elettrogeno di emergenza, le recinzioni stabili e mobili. L’assessore
allo sport, Mario Tuci, si è dichiarato
fiducioso di poter affidare alla ditta
vincitrice della gara d’appalto i lavori già alla fine di luglio. Può darsi
che vi riesca, anche se non sono pochi coloro che si dimostrano scettici,
proprio perché il mese di agosto è
dedicato alle ferie.
Ricordiamo anche che il calendario delle gare ufficiali della Pistoiese
si aprirà a metà agosto con la Coppa Italia, mentre quelle di campionato si giocheranno a fine agosto.
Per la prima data, sembra veramente problematico che lo stadio Melani
sia pronto, qualche speranza c’è per
l’inizio di campionato. Non si esclude che la Lega venga incontro alla
società arancione e conceda una deroga della durata di un mese. Anche
la Pistoiese farà la sua parte: quasi
sicuramente chiederà di giocare in
trasferta la prima partita. Ma incomberà sempre il rischio di giocare le
partite a porta chiuse.
Vita
La
13 luglio 2008
dall’Italia
n. 28
13
BETANCOURT LIBERA
C
on un’operazione
militare, senza spargimenti
di sangue, è stata liberata, il
2 luglio, Ingrid Betancourt,
la politica colombiana che
si era candidata alle presidenziali della Colombia
quando fu rapita sei anni
fa dalle Farc (Forze armate
rivoluzionarie). Insieme
con Betancourt sono stati
liberati altri 14 ostaggi (11
colombiani e 3 americani). A
Riccardo Moro, osservatore
internazionale, abbiamo
chiesto un parere sulle
prospettive che apre questa
liberazione.
NON È ANCORA UNA
VITTORIA DEFINITIVA
“La liberazione di Ingrid Betancourt e di altre
14 persone è la fine di un
incubo per gli ostaggi liberati e le loro famiglie, ma
non risolve i problemi della
Colombia, le sue contraddizioni, le tensioni tra le Farc
e il Paese”, dice Moro, per il
quale “questo episodio non
rappresenta la vittoria dello
Stato sui terroristi. Le Farc
(organizzazioni terroristiche
di antica origine maoista,
comunista, che di fatto hanno perso il riferimento ideologico) continuano a esistere
e a occupare una parte del
Paese, anche se hanno subito uno smacco in termini
di intelligence e in termini
militari”. I problemi non finiscono qui: “Oltre alle Farc
- chiarisce Moro - ci sono
organizzazioni paramilitari
e ampie aree del Paese,
geografiche ed economiche,
che non sono sotto la tutela
della legalità democratica.
D
opo due anni di
discussioni, la Commissione ambiente del
Parlamento spagnolo
ha approvato nei giorni scorsi, con l’unico
parere negativo del
Partito popolare,
il “Proyecto Gran Simio”,
“Progetto grandi primati”. Il
governo, che viene impegnato
a promuovere questo progetto
in sede europea, ha quattro
mesi di tempo per farsi carico
della decisione del Parlamento
e un anno per legiferare in
materia. L’iniziativa è volta a
garantire ai primati antropoidi
(orangutan, scimpanzé, gorilla
e bonobo) alcuni diritti inviolabili: alla vita, alla libertà e
al non subire tortura fisica o
psicologica.
NEGARE
LE DIFFERENZE
Nell’editoriale di Avvenire
di venerdì 27 giugno, Marina
Corradi riflette sulla “magna
charta degli oranghi” per
affermare che “la tendenza in
realtà non è la «promozione»
degli animali a uno status e a
una tutela umana, quanto la
La fine di un incubo
Proprio in questi giorni il
governo del presidente Alvaro Uribe è al centro di uno
scandalo: sembra, infatti,
che alcuni membri del suo
Governo abbiano relazioni
con alcune di queste forze
paramilitari. Con la scusa
della lotta al narcotraffico si
è consentito di tutto e forze
paramilitari hanno tentato
di darsi una legittimità di
esistere in quanto tali in uno
scontro apparentemente
politico, ma in realtà tra interessi economici illegali”.
IN GIOCO MOLTI
INTERESSI
“L’assenza di un ruolo
da parte di Chavez, il presidente venezuelano” nella
liberazione, per Moro, fa
riflettere: “Innazitutto, fa
registrare la scontata tensione tra Hugo Chavez e
Alvaro Uribe, tra il governo
venezuelano che grazie alla
forza economica che gli
deriva dal petrolio tenta di
replicare il ruolo di Cuba
40 anni fa senza riuscirci,
e quello di Uribe, che in
questo momento è quasi
l’intruso dell’America latina
per l’alleanza con gli Stati
Uniti”. In secondo luogo,
“questa vicenda dimostra
che sono limitati i rapporti e
la credibilità di Chavez, che
pur aveva manifestato la volontà e la possibilità di poter
risolvere il problema della
liberazione di Betancourt,
nei confronti delle Farc”.
“Sulla testa degli ostaggi, in
realtà, si sono giocate delle
partite politiche che non
riguardano solo la relazione
tra le Farc e la Colombia
- osserva Moro - ma anche
i rapporti tra Colombia e
Venezuela, il ruolo geopolitico della America latina e i
suoi riferimenti: se il riferimento debba essere quello
degli Stati Uniti o se non
si debba creare, come propone l’Ecuador, una nuova
stagione latinoamericana
approfittando anche della
vicinanza politica tra la
maggior parte di questi Paesi”. Il rapimento aveva creato non poche tensioni tra
la Colombia e gli altri Pesi
dell’America latina. “Adesso - evidenzia l’esperto - si
registra una forte iniziativa
guidata dall’Ecuador, con
Brasile e Argentina che fanno da sponda, con Chavez
in un ruolo relativamente
marginale, con la sostanziale adesione del Paraguay,
una simpatia da parte del
Perù. In tutte le iniziative
c’è sempre anche la Colombia”. Insomma, “ci sono
diversi movimenti (come la
riflessione sulla creazione
di un mercato comune) che
sono favoriti dalla liberazione perché si è eliminato un
elemento che poteva creare
sospetti”.
UNO SCATTO
DI SPERANZA
A livello internazionale,
prosegue Moro, “la liberazione di Ingrid Betancourt
è un momento di speranza
per la libertà: il fatto che
non è stato sparso sangue
fa essere la sua liberazione
come una ventata di ossigeno per le battaglie non
violente in favore della democrazia, per dare speranza
a chi in questo momento è
vittima della repressione
e della limitazione della
libertà”. Per la Colombia la
liberazione di Betancourt
è importante anche per un
altro motivo: “Il governo
colombiano - ricorda Moro
- è sempre stato storicamente vulnerabile alle relazioni
pericolose con forze di fatto
Ma non delle
preoccupazioni
per la Colombia e
l’America Latina
di Gigliola Alfaro
illegali presenti nel paese.
Betancourt, candidandosi
alle presidenziali, aveva
espresso l’intenzione di
avviare una stagione politicamente diversa, ma non
sappiamo se ci sarebbe riuscita”. Oggi in Colombia ci
sono segnali positivi per un
cambiamento? “È un Paese
- risponde Moro - che ha gli
indicatori socio-economici
migliori nel continente, ma
ci sono anche delle iniquità,
c’è una fascia di povertà diffusa. Insomma, da un lato si
registrano disuguaglianze
per certi aspetti maggiori
rispetto ad altri paesi, dall’altro forti potenzialità, un
livello di scolarizzazione e
di istruzione molto alto e
risorse economiche notevoli”. Soprattutto “c’è una
società civile vivace che si è
irrobustita negli ultimi anni
e con una capacità di dialogo con le istituzioni. Una
società civile che si esprime
con indubitabile chiarezza
e condanna nel giudizio nei
confronti dei terroristi”. “A
volte - conclude Moro - le
vicende di un popolo dipendono anche da particolari
momenti emotivi e auspico
che la liberazione di Betancourt possa costituire uno
scatto di speranza in tutti,
possa dare energie, ossigeno, voglia per un cambiamento autentico”.
L’ULTIMA TROVATA
Avanti l’orango, indietro l’uomo
Il “Progetto grandi primati”
della Commissione ambiente spagnola
negazione di una fondamentale
differenza, e la sostanziale
equiparazione del bonobo
all’homo sapiens”. Prosegue la
giornalista: “Si trattasse solo di
imporre rispetto della vita per
gli oranghi, beh, d’accordo, al
massimo ricordando che milioni di uomini muoiono di fame.
Si trattasse solo di difendere
gli scimpanzé, se ne potrebbe
approfittare per spezzare una
lancia anche per gli embrioni
di uomo che vengono pure in
Spagna clonati «a fine terapeutico» o selezionati per avere un
figlio. Insomma, la battaglia
per la tutela del primate, in sé,
potrebbe tornare utile per chiedere un po’ di rispetto anche
per l’uomo”.
A IMMAGINE
E SOMIGLIANZA
Nella nota di Marina Corradi, la preoccupazione emerge
intorno alla dichiarazione
del presidente del progetto
Joaquin Araujo, “In fondo
siamo tutti grandi scimmie”:
“Il punto qualificante allora
di questa rivoluzione a prima
vista folkloristica - commenta
l’editorialista di Avvenire - è
una cosa seria: è la negazione
della differenza e della unicità
dell’uomo nel creato. C’era
una volta un uomo fatto «a
immagine e somiglianza»
di Dio, e per questo, nella
concezione ebraico-cristiana
che ha fondato l’Occidente,
degno di un assoluto rispetto
e titolare di libertà inalienabi-
li”. Se però questo principio
viene confrontato con l’idea di
un’uguaglianza paritetica con
gli scimpanzé, possono esserci
ripercussioni sgradevoli: “Per
esempio, la magna charta dei
gorilla lodevolmente esclude
che si possano fare sui primati
ricerche scientifiche che possano arrecare danno. Domanda: e
le sperimentazioni dei farmaci
oggi testati su questi animali,
come avverranno? Sugli uomini magari volontari, certo,
estratti in quel Terzo Mondo
che per mangiare si vende
anche un rene”. In sostanza,
sostiene Corradi, “se «siamo
tutti grandi scimmie», l’orango
vale quanto un poveraccio del
Bangladesh”. Per non parlare
della clonazione: “Se passasse
universalmente il Progetto
Grandi Primati, gli embrioni di
gorilla sarebbero naturalmente
tutelati. Quelli di uomo, no. È
la consueta contraddizione di
un ecologismo disposto a tutto
per i pinguini, ma stranamente
ostile all’uomo. Ostile a quel 5
per cento di Dna diverso (posto
che diversi scienziati affermano
che l’uomo condivide oltre il
95% del patrimonio genetico
delle scimmie), a quell’irriducibile fattore di libertà e
coscienza che è l’uomo”. In
conclusione, scrive Marina
Corradi: “L’idea di fondo non è
la tutela dell’orango. L’idea di
fondo è negare l’uomo”.
14 dall’Italia
n. 28
Vita
La
13 luglio 2008
ECONOMIA
Q
uasi tutti i lettori ricorderanno o avranno almeno
sentito parlare del decennio
a cavallo tra gli anni ’70 e gli
anni ’80, quando le impennate del prezzo del petrolio
costrinsero gli italiani a tenere
le auto in garage nelle famose
domeniche senza automobili.
Per definire la congiuntura
economica di quel periodo
gli economisti coniarono un
termine nuovo, stagflazione,
per indicare il contemporaneo
manifestarsi di due fenomeni
economici nefasti: la stagnazione del Pil (con conseguente
aumento della disoccupazione) e l’inflazione. La novità di
quegli anni era appunto legata
al fatto che i due fenomeni si
stavano verificando contemporaneamente, mentre in passato normalmente periodi di
alta inflazione erano caratterizzati da una crescita sostenuta del Pil (e quindi da una riduzione della disoccupazione)
e viceversa. Questa relazione
negativa tra inflazione e disoccupazione era tanto universalmente accettata da essere alla
base delle decisioni di politica
monetaria delle Banche centrali di tutto il mondo. Quando esse si trovarono di fronte
al fatto nuovo della stagnazione, non seppero come reagire:
mandando segnali confusi al
mercato, causarono ancora più
inflazione e questo fece sì che
l’aggiustamento successivo,
necessario per rientrare dall’alta inflazione, fosse molto
costoso in termini di disoccupazione, che si mantenne molto alta per tutti gli anni ’80.
Questa premessa storica ci
“L
a concorrenza e
il mercato non
sono solo dura
legge di necessità,
medicina amara
ma necessaria per
creare le condizioni
per una crescita
del benessere economico
aggregato. Il recente sviluppo
dell’economia della responsabilità sociale sta dimostrando
che esistono nuovi strumenti in
grado di promuovere, proprio
attraverso il mercato, solidarietà e giustizia sociale”. Così
diceva l’economista Leonardo
Becchetti in un recente incontro
promosso dall’Ufficio problemi sociali e del lavoro della
Cei sul tema “Responsabilità
sociale e Dottrina sociale della
Chiesa”. Di questi temi è tornato ad occuparsi recentemente
lo stesso Ufficio, come spiega il
direttore mons. Paolo Tarchi: “I
temi della finanza sostenibile
sono molto importanti non
solo per il mondo economico
in sé ma anche per la comunità
cristiana, che vi ravvisa una
nuova frontiera di impegno democratico. Proprio per questa
convinzione, da alcuni anni
La mossa della Bce
aiuta ad interpretare la mossa
della Banca Centrale Europea
di alzare i tassi di interesse
di un quarto di punto. Tutti
sanno cosa questo implica nel
breve termine per i cittadini
e per le imprese: un costo del
denaro più alto penalizza i
debitori a tasso variabile (chi
ha sottoscritto un mutuo per
l’abitazione, ad esempio),
rende più costoso il credito al
consumo e quindi incide direttamente sul consumo di beni
durevoli, inasprisce il costo del
finanziamento per le imprese
che sono costrette a ridurre gli
investimenti. Le conseguenze
di tutto ciò, sommate insieme,
portano a prevedere un ulte-
riore rallentamento dell’attività economica nei prossimi
mesi. Ma allora perché la Bce
ha agito così?
La politica economica,
quella monetaria o quella
fiscale, viene governata non
solo con azioni che hanno effetto diretto sull’attività economica ma anche tramite segnali
che le istituzioni lanciano ai
mercati. Se una banca centrale
decide di elevare il costo del
denaro in una situazione economica negativa come quella
attuale è perché vuole segnalare al mercato che l’inflazione è
per essa il nemico numero uno
da abbattere. Questo segnale è
molto importante. In particola-
re, se gli operatori non percepissero che la Banca Centrale
è seriamente impegnata nel
combattere l’inflazione, inizierebbero ad aspettarsi prezzi
sempre più alti in futuro. Tra
le altre cose, questo implicherebbe richieste salariali sempre
più alte da parte dei lavoratori
e di conseguenza un costo del
lavoro più alto per le imprese,
le quali, agendo spesso in regime di concorrenza limitata,
potrebbero scaricare questi
costi sui prezzi dei beni venduti e quindi sui consumatori
finali. Così facendo la spirale
inflazionistica si auto-alimenterebbe: si tratta dei cosiddetti
effetti di secondo ordine della
fiammata dei prezzi delle
materie prime. In altre parole, la Bce non potendo nulla
contro l’aumento dei prezzi di
petrolio e prodotti alimentari,
cerca almeno di contrastare
ferocemente questi effetti che
causerebbero una spirale inflazionistica da cui sarebbe molto
difficile uscire.
Dal canto loro, i Governi nazionali devono aiutare
questo processo di contrasto.
Il Governo Berlusconi ha cercato di farlo, fissando il tasso
di inflazione programmato
all’1,7%. Questo numero è
molto importante perché segna l’incremento del costo della vita che verrà incorporato
nei contratti di lavoro futuri.
Il problema è che i sindacati
si mostrano molto insofferenti rispetto a questo dato e a
La Banca Centrale
europea per contrastare
gli effetti
del caro petrolio
e alimentari
di Nico Curci
ragione: se confermato, esso
causerà una erosione del potere d’acquisto dei salari almeno
nel breve termine. Ma alzare
quel dato significherebbe
probabilmente avviare quella
spirale inflazionistica che tanto preoccupa. Quale soluzione
allora?
Sarebbe questo il momento
di tagliare le tasse sul lavoro,
soprattutto quelle che gravano
sui lavoratori a basso reddito,
per ridare potere d’acquisto
tramite la leva fiscale. Il problema è che l’Italia, con il suo
alto debito pubblico, non può
permetterselo senza tagliare
pesantemente la spesa pubblica, cioè pensioni, sanità e
pubblico impiego: infatti il
Governo non prevede una riduzione della pressione fiscale
nei prossimi tre anni, perché
ritiene di poter intervenire in
questi ambiti solo marginalmente. Questo è il frutto avvelenato degli ultimi 30 anni
da “cicala” del nostro Paese:
l’aver accumulato un così alto
debito pubblico costringe la
politica fiscale ad essere “prociclica”, cioè espansiva quando le cose vanno bene e restrittiva quando vanno male. Ma
di una politica fiscale così, che
perde ogni capacità assicurativa contro gli shock negativi,
che cosa ce ne facciamo?
CATTOLICI E FINANZA
Un buon uso del denaro
siamo impegnati a promuovere
occasioni di studio, approfondimento e coinvolgimento di
realtà impegnate direttamente
o, comunque, interpellate dal
tema della finanza sostenibile,
a partire da realtà del mondo
cattolico quali istituti religiosi,
diocesi, associazioni e movimenti. Il nostro intento è quello
di creare anche in Italia una più
matura cultura sull’uso del denaro e della finanza, per un suo
sempre più preciso uso nella
direzione del bene comune della famiglia umana”. In ragione
di queste finalità, mons. Tarchi
ha annunciato l’intenzione di
redigere al più presto un sussidio per avvicinare le comunità
cristiane a questi argomenti che
- spiega - “non riguardano solo
gli specialisti ma un po’ tutte
le persone, perché tutti siamo
risparmiatori, consumatori, e in
qualche misura anche investitori”.
SCELTE
LUNGIMIRANTI
“La diffusione dell’economia sociale dipende, e dipenderà sempre di più in futuro,
dalla consapevolezza che
essere socialmente responsabili non è un lusso per altruisti,
ma una necessità di tutti coloro che perseguono il proprio
autointeresse in maniera lungimirante”. Così l’economista
Becchetti spiega la necessità
di dedicare attenzione culturale a questi temi. “Mentre la
miseria e la scarsa tutela del
lavoro in Paesi lontani diventa
una minaccia alle conquiste
sociali nelle società opulente
e alimenta un flusso continuo
di disperati che cercano di colmare il gap tra le condizioni di
vita dei loro Paesi di partenza
e quelle dei Paesi di arrivo attraverso l’unica cosa razionale
che possono fare: migrare”.
Per questo, dice Becchetti,
Concorrenza,
mercato e
investimenti etici
“impegnarsi per una maggiore responsabilità sociale ed
ambientale a livello globale è
un valore in sé che può anche
avere l’effetto, non disprezzabile, di migliorare le cose in
casa nostra”. Rientra in questo
discorso anche la proposta di
una “tracciabilità sociale della
filiera dei prodotti” che consenta ai consumatori di prendere conoscenza delle fonti e
dei percorsi di quanto stanno
per acquistare, valutandone
il grado di rispetto dei valori
socialmente responsabili
contenuti. “Questo - aggiunge
Becchetti - senza nessun obbligo per i consumatori, ma solo
più informazione e la possi-
bilità concreta di soddisfare le
proprie preferenze in termini
di responsabilità sociale ed
ambientale”.
CAMBIARE IL MODELLO
ECONOMICO
“Non valutare solo il
rapporto rischio-rendimento
di un titolo finanziario, ma
anche la responsabilità sociale
dell’emittente”: è la proposta
di Davide Dal Maso, del Forum della finanza sostenibile,
interpellato dall’Ufficio Cei di
pastorale sociale e del lavoro,
per riflettere sui temi dell’etica. “Le due componenti di
un investimento socialmente
responsabile - spiega - consistono in una valutazione
puntuale sul comportamento
del soggetto emittente rispetto
ad uno schema di valori predefinito e in secondo luogo
sull’azionariato attivo, cioè la
partecipazione all’assemblea
degli azionisti e all’esercizio
del diritto di voto, ponendo
ove necessario istanze di tipo
sociale, ambientale o più strettamente morale”. Queste due
componenti hanno entrambe
un forte contenuto “etico”
che, tuttavia, non pregiudica
i risultati finanziari degli
investimenti. “L’investimento
socialmente responsabile
- precisa Dal Maso - non è un
modo per fare più soldi o una
moda per apparire simpatici.
È una strategia per cambiare
il modello economico, perché
in ultima analisi mira a modificare il comportamento delle
imprese e degli altri soggetti
del sistema”. “Questi comportamenti - commenta mons.
Tarchi - dovrebbero pian piano
diventare patrimonio comune
dei credenti per contribuire
a migliorare il rapporto con
l’economia e la finanza in vista
del bene comune”.
Vita
La
L
e recenti elezioni e
il progetto di una
nuova carta costituzionale, destinata a
fare del Paese uno
Stato federato tornano a far riaccendere
i riflettori sul Nepal
che, incastonato tra le montagne più alte del mondo,
cerca ora quella stabilità che
era venuta meno negli ultimi
anni.
L’elezione dell’Assemblea
costituente, richiesta invano
più di mezzo secolo fa, nel
1951, ha infatti segnato una
tappa fondamentale nella storia nepalese e, secondo l’antropologa Marie Lecomte-Tilouin, rappresenta “un passo
essenziale verso la democrazia partecipativa cui aspira
la maggioranza dei cittadini”
che in gran numero (oltre il
60 per cento) hanno partecipato alla consultazione.
Nei prossimi due anni i
601 membri dell’assemblea
dovranno infatti svolgere non
solo il lavoro parlamentare
ma anche traghettare il Nepal verso un futuro in cui è
messo in gioco il ruolo della
monarchia e, soprattutto, è
prevista la creazione di una
federazione e, quindi, la suddivisione del Paese in diverse
entità statali.
Il Nepal annovera un
centinaio di gruppi etnici e
“Felicità” per la libe-
razione di Ingrid Betancourt
e gli altri ostaggi, ma anche
amarezza per la disattenzione
e il disinteresse rispetto alla
vicenda dei cinque colleghi
cooperanti rapiti in Somalia,
di cui non si ha nessuna notizia dal 30 giugno, giorno
del rapimento. A parlare al
SIR è Giuliano Bortolotti,
presidente dell’Ong italiana
“Water for life-Acqua per la
vita”, alla quale appartengono
i cinque somali (quattro uomini e una donna) sequestrati
da bande armate - Mohamud
Abdi Aden, Faaduma Suldaan
‘Abdirahman, Abdirahman
Yusuf Arale “John”, Hassan
Mohamed Ali, Murray Watson, Patrik Amukhuma - che
si vanno ad aggiungere agli
altri cooperanti del Cins Iolanda Occhipinti, Giuliano
Paganini e Abdirahman John
- in ostaggio dei rapitori dal
21 maggio scorso. Dei cinque
somali non si ha ancora nessuna notizia, sugli italiani pare
si stia seguendo una pista,
ma è stato chiesto da tempo il
silenzio stampa.
TROPPO
DISINTERESSE
“Siamo felici per la Betancourt e per la sua famiglia ma
speriamo che questo segnale
serva per dare attenzione anche agli altri sequestrati”, dice
Bortolotti, che guida l’Ong
fondata a Trento nel 1987 dal
missionario e geologo don
Elio Sommavilla, impegnata
13 luglio 2008
dall’estero
n. 28
Il Nepal alla prova
di democrazia e stabilità
una sessantina di lingue, per
un totale di circa 23 milioni di
abitanti; raggruppa oltre una
cinquantina di antichi regni
indipendenti, gradualmente
annessi tra la metà del 1700 e
il 1815 dai re Shah del piccolo
regno di Gorkha, nel Nepal
centrale, tutt’ora sul trono;
dispone di scarse risorse naturali, esclusa l’energia idraulica, e intere regioni mancano
di infrastrutture, e non
hanno né strade né elettricità.
“Questi pochi dati -spiega
Lecomte-Tilouine- bastano
a ricordare che l’unità della
nazione è fragilissima e poggia in parte sulla persona del
sovrano, che la suddivisione
del Paese sarà un vero rompicapo, e che il funzionamento
dei futuri Stati federati non
sarà facile da garantire”.
Il Nepal ha conosciuto
una storia politica piuttosto
tormentata da quando, nel
1990, dopo tre decenni di
regime senza partiti, è stato
introdotto il multipartitismo.
Da allora, la violenza politica
è andata crescendo, mentre
i governi si alternavano a
Incastonato tra le montagne più alte
del mondo, il Paese cerca la formula
per superare più di due secoli
di accentramento del potere
di Angela Carusone
un ritmo sempre più rapido.
Poi, nel giugno del 2001, l’assassinio di re Birendra, della
regina Aishwarya e di altri sei
membri della famiglia reale
da parte dell’erede al trono
Dipenda fanno precipitare il
Paese nella guerra civile.
Il Nepal è infatti diviso in
due: esclusi i centri urbani e
la pianura del Terai, a sud, il
resto del Paese e nelle mani
della guerriglia maoista, la
stessa che ha vinto le recenti
elezioni, che istituisce governi
popolari e lancia la sua rivo-
SOMALIA
Silenzio
amaro
Ancora nessuna notizia dei cooperanti sequestrati,
dice “Water for life”
soprattutto nell’ambito delle
risorse idriche, agricoltura,
assistenza agli orfani di guerra
e gestione di scuole in alcuni
villaggi, tra cui il villaggio di
Ayuub al quale appartengono
i rapiti. “Per la Betancourt
si è mossa l’Europa, per i
nostri chi si muove?”, si chiede accorato. “Non abbiamo
nessuna novità e nessuno ci
ha contattato. Se avessero
chiesto dei soldi sapremmo
individuare chi e perché ma
finora non c’è stato nessun
segnale”, conferma. Bortolotti
- come già aveva espresso il
giorno prima in una intervista
ad un quotidiano nazionale
don Sommavilla - è pessimista
sulla situazione: “Non credo
che la Farnesina riesca a fare
qualcosa…In Somalia non
è riuscita a fare niente negli
ultimi anni. Da anni è uno dei
Paesi più disastrati del mondo
ma nessuno ne parla. Si vede
che qualcuno, tra i ‘grandi’, ha
interesse che rimanga così…”
La mancanza di notizie genera
solo vaghe supposizioni: “Non
sappiamo se sia un rapimento
con scambio di prigionieri
con qualche Corte islamica
oppure se siano sotto-clan o
banditi di Mogadiscio che pur
di sopravvivere fanno di tutto.
Non saprei nemmeno se possa
essere collegato con i precedenti rapimenti dei cooperanti
italiani”. Al villaggio di Ayuub
(partner locale di Water for
life) la gente si sta muovendo
per cercare notizie, spiega,
“ma non sappiamo come. Non
essendoci uno Stato, un punto
di riferimento…Dove vai, a
chi chiedi? Se non si fanno
vivi loro sarà difficile”. Oggi,
4 luglio, sarà assegnato a Bolzano a Water for Life il Premio
Alexander Langer 2008, nonostante alla cerimonia avessero
dovuto partecipare due dei
somali rapiti, presi in ostaggio
proprio durante il tragitto verso il volo che li avrebbe portati
in Italia. “Il premio verrà dato
comunque a Water for life e al
villaggio di Ayuub”, conferma
Bortolotto. Alla cerimonia è
previsto anche un intervento
di Mario Raffaelli, inviato
speciale del governo italiano
per la Somalia.
UN APPELLO
AI SOMALI
Ed un nuovo appello per
la Somalia, dopo i precedenti
per gli operatori italiani del
Cins, è stato fatto ieri dalle
Ong italiane presenti in Somalia. Stavolta si rivolgono
a tutti i somali, in Somalia
o all’estero. “I sequestri di
persona - dice Sergio Marelli,
presidente dell’Associazione
Ong italiane, riprendendo il
testo dell’appello - sono divenuti ormai un’arma quotidiana
che colpisce personale italiano
e internazionale e somalo in
modo crescente. La situazione
è preoccupante, anche perché
mai in Somalia si erano visti
crimini organizzati con questa
ampiezza e frequenza”. “La
Somalia non può accettare
che questa crudeltà continui
- afferma - impedendo ogni
tentativo di portare aiuto e
sostegno alle popolazioni,
distruggendo ogni sforzo per
riportare la pace. Noi continueremo ad essere al vostro
fianco, ma potremo farlo solo
di fronte ad una forte e decisa
reazione di tutti i somali contro
questo dilagare di criminalità e
disumanità”. Intanto, fa sapere
Marelli, riguardo al rapimento
di Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini e del collega
Abdirahman John, “il Cins
sta continuando a seguire costantemente, con le istituzioni
italiane, le vie individuate per
la loro liberazione”. “Ci auguriamo - conclude - che si possa
giungere ad una soluzione
positiva e nei tempi più brevi
possibili del loro rapimento e
di tutti gli altri”.
luzione culturale. Il Paese
vive una grande instabilita,
che porta re Gyanendra
(fratello del re assassinato,
salito al trono dopo la morte
del nipote) ad assumere i
pieni poteri nel febbraio del
2005: “mentre tutti gli strati
della popolazione aspirano
all’emancipazione- osservano
gli analisti -vengono sospese
la libertà di riunione e di
espressione”.
La guerriglia maoista intensifica le sue azioni e si arriva al sollevamento popolare
della primavera del 2006, che
riesce a convincere il sovrano
a lasciare il potere il 24 aprile.
Il Parlamento toglie quindi al re tutti i poteri e proclama la Repubblica democratica e laica, ponendo fine a
dieci anni di guerra civile che
hanno provocato tredicimila
morti, migliaia di feriti, di
scomparsi e di profughi.
Dopo un periodo di
transizione per trovare l’accordo sulle modalità di voto,
finalmente lo scorso aprile
le elezioni. “Il programma
dei tre principali partiti
presenta molti punti in comune, agevolando il compito
dell’Assemblea costituente”,
osserva Lecomte- Tilouine.
Ma l’obiettivo principale, la
creazione di una federazione,
per quanto condiviso a grandi
principi, mostra i primi problemi. Sul disegno dei futuri
Stati non c’è accordo, e moltissimi gruppi etnici, religiosi
o regionali intendono intervenire nelle decisioni. “Dato
l’inverosimile mosaico umano
che compone il Paese -viene
sottolineato- non c’è un solo
distretto in cui un gruppo di
popolazione disponga della
maggioranza assoluta”.
Ma il gioco è ancora più
pesante nella pianura del
Terai, dove vive oltre la metà
della popolazione nepalese
dopo cinquant’anni di migrazioni dalle montagne a nord e
dagli stati indiani del Bihar e
dell’Uttar Pradesh a sud. Qui,
infatti, gli abitanti reclamano
la creazione di uno Stato
unico che ricopra l’intera pianura: ma una simile divisione
porterebbe un forte squilibrio
nell’insieme federale.
Toccherà quindi agli ex
ribelli maoisti trovare ora
la quadratura del cerchio,
tenendo a freno la violenza
politica che, dalle montagne
rischia di scendere in pianura. Questi si sono detti pronti
a collaborare con le altre
forze a favore della democrazia, aggiungendo anche
che la stessa partenza del re
dovrà avvenire nel rispetto
della sua dignità. Il futuro
dirà se manterranno o meno
l’impegno.
15
Dal
mondo
TURCHIA E LAICITÀ
Così come l’adulterio e la
prostituzione, anche “il
corteggiamento secondo
il Corano è un peccato
grave”: è affermazione
espressa in Turchia dalla
Direzione degli affari
religiosi (Diyanet), una
nota che prosegue asserendo che 1a donna non
deve mostrare le sue
partiIelle e deve coprirsi
molto bene prima di
uscire di casa”. Il problema nasce dalla considerazione secondo cui la
Diyanet, la cui esistenza
è sancita dall’articolo 136
della carta costituzionale turca, fu voluta dal
padre fondatore Kemal
Ataturk (III-IV decennio
del novecento) quale entità garante del principio
fondamentale ed irrinunciabile della laicità del
paese anatolico.
SINAI
PALEOCRISTIANO
Una missione egiziana
ha rinvenuto nella penisola del Sinai una grotta
che fu utilizzata dai
primi eremiti cristiani in
fuga dalle persecuzioni
di Decio e di Diocleziano
(fra il 250 e il 300). Sulle
pareti ad arco del rifugio
gli archeologi hanno rilevato iscrizioni in greco
ed in copto, oltre che rozze raffigurazioni di santi
della Chiesa d’oriente; è
grotta che si aggiunge ad
altri anfratti dove trovarono asilo i cristiani perseguitati nei centri abitati
della valle del Nilo. Il
Sinai offrì l’ambiente naturale e ideale per coloro
i quali si ritiravano nella
solitudine, una scelta
talora obbligata a causa
delle persecuzioni.
QUIZ
INTERRELIGIOSO
Il primo quiz a premi,
interreligioso, in cui si
fronteggiano musulmani, ebrei, indù, cristiani...
è realtà nella televisione
musulmana britannica
denominata “Islam channel”: è serie televisiva
condotta da Jeff Mirza
(comico britannico di
religione musulmana)
in otto puntate, ognuna
delle quali registra lo
scontro di due squadre.
Scopo del programma
il cui titolo è “Faith off”
spiega il quotidiano britannico “The Guardian”
- è quello di incrementare tra le varie comunità
religiose la conoscenza
reciproca e di promuovere la creazione di buoni
rapporti, rispetto e dialogo fra le genti.
16 musica e spettacolo
“L
a rete internet
poteva diventare
uno strumento
di democrazia,
invece in Cina
si è tramutato in
uno strumento
del regime con
30 mila agenti informatici a
sorvegliare gli accessi alla
rete da parte dei cittadini”.
Lo ha detto il 3 luglio a Roma,
presso la sede della Federazione nazionale della stampa
italiana (Fnsi), il presidente
dell’Unione stampa sportiva
italiana (Ussi), Luigi Ferraiolo,
aprendo il convegno “Meno
30 a Pechino. La missione dei
giornalisti ai Giochi Olimpici”
promosso insieme al Coni,
all’Ordine dei giornalisti e ad
altri organismi professionali.
“Sappiamo - ha aggiunto
- che i «motori di ricerca» si
sono messi al servizio del
governo cinese, che il Paese
che ospiterà le Olimpiadi è il
primo al mondo per condanne
a morte, comminate per ben 68
delitti, spesso senza processi
veri. La domanda che ci poniamo è: quale comportamento,
dunque, con la Cina per i 500
giornalisti italiani che tra un
mese apriranno le cronache da
Pechino sui Giochi Olimpici
accanto a 30 mila giornalisti di
n. 28
OLIMPIADI
A 30 giorni dall’inizio
dei Giochi, un convegno
dei giornalisti
Quale informazione
possibile?
ogni parte del mondo?”.
I BOICOTTAGGI SONO
UTILI?
“Eventi come gli attacchi
terroristici di Monaco del 1972,
i boicottaggi parziali alle Olimpiadi di Mosca, le rivolte al
passaggio della torcia olimpica
nei mesi scorsi ci dicono che il
boicottaggio in sé non risolve i
problemi”: è il parere di Franco
Siddi, segretario della Fnsi
(sindacato giornalisti). “La
Cina - ha detto - è un gigante
economico che è esploso e ha
risorse economiche enormi.
Alcuni ritengono che vada
assecondato, ma le rivolte
di questi giorni sul tema dei
diritti civili mostrano anche
che la stampa appare come
l’ultimo punto di difesa dei cittadini cinesi. Come giornalisti
- ha concluso Siddi - saremo
chiamati ad accendere i fari
sull’evento in sé guardando
però nella realtà circostante a
360 gradi”. Altrettanto problematico l’intervento di Aidan
White, segretario generale della Federazione internazionale
dei giornalisti, secondo cui “la
situazione in Cina non è delle
più facili e fare servizi validi
sarà una vera sfida. Il Partito
comunista cinese ha emanato
le linee guida che concedono
ai cittadini delle libertà per
parlare anche con la stampa
estera, ma tale provvedimento dovrebbe essere ritirato in
autunno, al termine dei Giochi.
Noi abbiamo chiesto una sua
estensione e conferma”.
TRA APERTURE
E CONTRADDIZIONI
“La Cina è un Paese estremamente contraddittorio, con
100 milioni di super ricchi, 200
milioni di benestanti e 1,3 miliardi di poveri”: è la descrizione della nazione che ospiterà
le Olimpiadi fatta da Lorenzo
Del Boca, presidente nazionale
dell’Ordine dei giornalisti.
“La Cctv, corrispondente alla
nostra Rai - ha aggiunto - ha 18
canali e raggiunge quasi tutto
il territorio nazionale, eccetto
un 9% della popolazione, che
equivale a due volte e mezzo
l’Italia, come dire che questa
fetta di persone è tagliata fuori
quasi del tutto da ogni tipo di
informazioni”. Il presidente
del Coni, Gianni Petrucci, ha
ricordato che “diverse sono le
posizioni assunte dagli Stati
nei confronti della Cina: basti
pensare che Bush ha annunciato che sarà presente all’apertura dei Giochi, mentre Sarkozy
pare di no. Dal punto di vista
sportivo, l’Italia si presenta
con un buon piazzamento,
dovremmo essere quinti per
numero di discipline in cui ci
siamo qualificati (28) il che ci
colloca nell’eccellenza. Tutta-
Vita
La
13 LUGLIO 2008
via l’impegno sarà molto difficile perché la competizione
per il medagliere è prevista
quanto mai forte”.
CRISTIANI
PERSEGUITATI
“Non dobbiamo dimenticare che la Cina è un regime
comunista ma anche capitalista”, ha detto Gianni Merlo,
presidente dell’Associazione
stampa sportiva mondiale,
mentre Aldo Forbice, conduttore di “Zapping” ha sottolineato che “troppi colleghi
sono «giustificazionisti» sulla
Cina, Paese totalitario che ti
condanna a 4-5 anni di carcere
se navighi in internet visitando
certi siti «democratici». Non
possiamo dimenticare che 10
milioni di cinesi sono nei «Laogai» (campi di detenzione)
anche per reati d’opinione, che
c’è la politica del figlio unico
e vengono sacrificate milioni
di bambine, a cui le famiglie
preferiscono i maschi; che
c’è tuttora una forte persecuzione verso i cristiani di ogni
confessione, oltre che verso i
tibetani, che numerosi preti e
vescovi sono in carcere anche
da più di 20 anni”. “Non è un
Paese normale - ha aggiunto
- e gode di una forte catena di
complicità a fini affaristici”.
Secondo l’inviato Carlo Paris,
“le difficoltà per i giornalisti
che vorranno condurre inchieste sulla vita «normale» nel
Paese asiatico saranno enormi.
Il regime sorveglia tutto e tutti
in maniera molto stretta e il
vero terrore per i tibetani e
per i dissidenti verrà dopo le
Olimpiadi”.
MEDIA E DINTORNI
N
Siamo solo numeri?
ella stagione estiva
le ansie dei produttori mediatici
legate al successo di pubblico
calano bruscamente. L’offerta
– soprattutto sul versante televisivo e radiofonico – è segnata
da una programmazione più
leggera, dal recupero di fondi di
magazzino sempreverdi...
Di fronte a questo cambiamento di atteggiamento sorge
spontanea, ancora una volta, la
domanda di fondo: cosa rappresentiamo tutti noi per i mezzi di
comunicazione? Non possiamo
illuderci di essere considerati un
insieme di persone da istruire,
acculturare, informare, divertire. Per i media noi contiamo
nella misura in cui possiamo
essere contati.
È consolidata ormai da anni
la scelta di affidare a società
specializzate la rilevazione della
quantità di destinatari delle
varie proposte. La più citata
tra queste società è l’Auditel,
società costituita dagli investitori di pubblicità, dalle imprese
televisive e dalle agenzie di produzione mediatica per rilevare
gli ascolti della tv attraverso la
scelta di un campione di persone che dovrebbe rappresentare
l’intera popolazione italiana.
L’Auditel ha avviato la rilevazione degli ascolti televisivi nel
dicembre 1986 e attualmente
si avvale della collaborazione
di 5.163 famiglie: più di 9.500
rilevatori meter, attivi su altrettanti televisori, “fotografano” le
scelte di circa 14.000 individui in
ogni momento della giornata.
Perché e a chi è utile questa
rilevazione? Lo spiegano i responsabili della società: “In Italia, come ovunque nel mondo, i
dati di audience rispondono alla
necessità di conoscenza delle
imprese televisive, del comparto
pubblicitario e delle istituzioni
stesse. In particolare, la rilevazione degli ascolti permette
di: pianificare gli investimenti
delle aziende utenti di pubblicità; valutare le “performance”
dei programmi; analizzare i
comportamenti del pubblico;
fornire elementi per migliorare
l’offerta televisiva”. Le prime
tre spiegazioni parlano da sole
(all’ultima è difficile credere) e
ribadiscono che il pubblico è di
fatto una merce da vendere al
mercato della pubblicità.
Per la stampa, la radio e il
web ci sono analoghi strumenti
di rilevazione dei dati relativi alla
fruizione da parte del pubblico
di riferimento. I giornali sono
oggetto delle ricerche statistiche
dell’Audipress, la cui istituzione
è avvenuta nel 1992 per opera
dell’Upa (Utenti pubblicità
associati), dell’Assocomunicazione e della Fieg (Federazione
italiana degli editori di giornali).
L’indagine periodica riguarda
un campione di oltre 40.000
persone, in relazione a un’area
statistica suddivisa in quotidiani, supplementi ai quotidiani,
settimanali e mensili. In base
a una serie di indici statistici,
vengono rilevate le quantità di
lettori potenziali e queste quote
numeriche servono agli editori
per poter stabilire il prezzo degli
spazi pubblicitari.
Per le emittenti radiofoniche
la rilevazione degli ascolti è affidata ad Audiradio, ente attivo
dal 1988 e nato con finalità molto
simili a quelle dell’Auditel. Le
prime indagini sugli ascolti via
etere sono nate con lo scopo di
monitorare anche i contatti delle
emittenti locali, insieme a quelle
pubbliche (Rai) e private a diffusione nazionale. Attualmente
l’indagine Audiradio rileva circa
300 emittenti, di cui 5 della Rai,
18 private a copertura nazionale
e 270 a diffusione locale. Internet
può contare su un sistema simile: Audiweb, società partecipata
dall’associazione degli editori
on-line, dagli inserzionisti pubblicitari e dall’associazione delle
agenzie e dei centri media, rileva
i dati relativi all’utenza della
Le scelte
dei cittadini
e gli interessi
della pubblicità
di Marco Deriu
rete, con l’obiettivo di “fornire
informazioni oggettive e imparziali al mercato, di carattere
quantitativo e qualitativo, sulla
fruizione del mezzo Internet
e su ogni altra rete o sistema
ondine”.
Cambiano (in parte) i nomi
degli organismi di rilevazione,
ma non la sostanza: i media ci
chiamano “spettatori”, “ascoltatori”, “lettori”, “utenti”, ma per
loro siamo soltanto numeri.
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