Buon compleanno e buona Visita Pastorale, Parrocchia Buon Pastore!

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Buon compleanno e buona Visita Pastorale, Parrocchia Buon Pastore!
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www.baribuonpastore.it
NOVEMBRE 2011
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Buon compleanno e buona Visita Pastorale,
Parrocchia Buon Pastore!
- Caro sig. Rossi, sei al corrente che il prossimo 20 novembre, festa liturgica di Cristo Re,
la nostra parrocchia celebrerà due eventi
particolarmente belli: compirà i suoi primi 35
anni di vita e concluderà la
Santa Visita Pastorale, cioè
la visita solenne che l‘Arcivescovo fa a tutte le parrocchie della diocesi? E sai
anche – ciliegina sulla torta
– che proprio chi fu 35 anni
fa il ―parroco fondatore‖,
«don Franco» Cacucci, ritorna oggi tra noi in veste
di Arcivescovo?
Sig. Rossi: Io ricordo che l’edificio esisteva già una cinquantina
di anni fa…
- Fino a quel fatidico giorno
della nascita, però, era
tutto Seminario: la nostra aula liturgica, ad
esempio, era la ―cappella grande‖, laddove
io stesso – del tutto ignaro degli sviluppi futuri! – in veste di educatore non poche volte
avevo celebrato Messa alle ore 11, a beneficio degli abitanti del territorio. Nel 1976 l‘allora Arcivescovo Mons. Alberto Anastasio Ballestrero ritenne opportuno ‗fondare‘ una
nuova parrocchia e, a questo scopo, scorporò
dall‘edificio/suolo del Seminario una parte
da destinare alla nuova realtà pastorale. Superfluo ricordare qui il mio ‗tifo‘ per la neonata comunità, comunità così baldanzosa nel
mettere i suoi primi passetti di vita. A «don
Franco», coadiuvato da don Vito Manchisi –
diacono e poi sacerdote (ordinato proprio
nella nostra parrocchia il 28 gennaio 1978) –
e dal più che ottuagenario don Rodolfo Sirtori, successe in veste di parroco
l‘«ecumenico» don Angelo Romita, a sua volta collaborato prima da don Franco Conte,
quindi da don Paolo Bux; infine la Provvidenza – che mai lascia un gregge senza il pastore
- l‘8 settembre di quindici anni fa inviò il sottoscritto (qui trovai l‘inossidabile don Michele Damiani, che è ancora validamente sulla breccia).
Sig. Rossi: Grazie per la concisa lezione di storia e geografia, ma sapresti spiegarmi
perché si celebrano gli anniversari?
- Per il semplice motivo
che non si debbono lasciar cadere sotto silenzio le date rotonde, significative della propria
vita: evidentemente ogni giorno è buono per
celebrare la vita, ma alcuni giorni ti
‗costringono‘ a farlo in maniera specialissima: si può non ‗ricordare‘, ad esempio, il
SOMMARIO
Buon compleanno e buona Visita
Pastorale, Parr. Buon Pastore!
pp. 1-2
I primi “vagiti” della
nostra parrocchia
pp. 3-4
La vacanza parrocchiale dove
il “bel sì suona”
pp. 5-6
Dall’Argentina con amore
p. 6
Una storia che continua...
p. 7
Parrocchia e territorio,
mai l’una senza l’altro
pp. 8-9
Programma della Visita Pastorale(Continua
p. a10pagina 2)
Gaudium et Spes, 1,1). Infatti, questo e 2
giorno del compleanno, dell‘anniversario di
non altro è una comunità parrocchiale e
matrimonio, di laurea, ecc.?
dovremmo tutti, specie nel giorno della festa
Sig. Rossi: ’Ricordare’, che cosa significa?
annuale, provare un brivido di fierezza e di
- Questa parola ha un‘etimologia stupenda,
gioia per la grande fortuna di farne parte;
viene dal latino ‗re – cor – dari‘, cioè ―dare
specie noi comunità che non porta il nome di
un posto nel cuore‖. Mi stai capendo, sig.
un qualunque santo, seppur prestigioso, ma
Rossi? Per restare nell‘ambito del compleanaddirittura quello del ―Buon Pastore‖ Gesù,
no, non ti pare che il meglio che si possa fare
il Figlio unigenito di Dio.
da parte della persona interessata sia quello
Sig. Rossi: Ma questo benedetto compleandi compiere gli «ESERCIZI DI BUON COMno non comporta anche qualche risvolto di
PLEANNO»? Il primo ‗esercizio‘, naturalmenresponsabilità?
te, è quello di ‗fare spazio nel cuore‘ allo
- Sig. Rossi, hai fatto una osservazione verastupore di esistere: ―Perché son vivo? Che
mente acuta. Perché una comunità matura,
miracolo è questo?‖ [Suggerisco, al riguardo,
così come ogni persona matura, sa bene che i
di baciarti furtivamente le mani]. Il secondo
doni di Dio, anche i più grandi, è possibile,
‗esercizio‘ è quello di scorgere su di sé la
purtroppo, sciuparli. È doveroso, allora, che
Firma del Creatore: ―E‘ anzitutto Tua, o Dio,
anche come comunità ci mettiamo una mano
la… colpa del mio esistesulla coscienza e ci chiediamo
re!‖ [Suggerisco di inviare un
onestamente: ―E‘ contento
grosso bacio all‘insù]. ContemDio dei nostri anni che passaporaneamente non si può non
no? Come possiamo gestirli
scorgere nel cuore anche i volmeglio da oggi in poi?‖. Chieti di mamma e papà: ―Anche
diamoci anche, alla luce della
voi, misteriosamente, miei
massima ―Occorrono radici
‗creatori‘!‖ [Qui non suggeriper volare ed ali per affondasco nulla: ognuno sa cosa fare
re radici‖: ―Come sono oggi
al riguardo]. Ma non finisce
le nostre ali? Come sono oggi
qui l‘esercizio, perché in un
le nostre radici?‖, cioè qual è
compleanno sono coinvolte
il nostro rapporto con le origitantissime persone, vale a dire
ni della parrocchia e con il
tutti i parenti, gli amici ed i
suo futuro (senza trascurare il
compagni dell‘esistenza. Quel
presente, naturalmente…)?
giorno essi dovrebbero dire –
Viviamo forse… col torcicollo
non necessariamente a paronella nostalgia delle origini,
le… – ―Oh, che bellezza che tu
percepite come una favolosa
esisti! È proprio un dono granetà dell‘oro? Viviamo forse
de per me averti incontrato, Tramite il Vescovo, a ciascuno giunge intrappolati dal ―sogno
come sarebbe insopportabilpio‖ (Bonhoeffer) di una cola carezza del Buon Pastore
mente più povera la mia vita
munità ideale, che naturalsenza di te!‖.
mente non esiste (e non può esistere) e, per
Sig: Rossi: Capisco quanto hai detto, ma – scusami –
questo, non ci sporchiamo le mani nel conquesto vale per le persone; le comunità perché docreto presente parrocchiale?
vrebbero celebrare il compleanno?
Sig. Rossi: E il Vescovo verrà solo per festeggiare que- Perché anche ogni comunità ha la sua data
sto compleanno?
di nascita, la sua storia, tutto un complesso
- Niente affatto. Finora ho illustrato la felice
di esperienze, di ferite e di gioie. La grazia
coincidenza della Visita con il compleanno,
propria di un compleanno parrocchiale è
ma già la Visita di per sé è qualcosa di imquella di crescere nel sentirsi un‘UNICA
mensamente ricco e significativo. Questo
GRANDE FAMIGLIA DI DIO, dai più piccoli ai
aspetto, come tu ben ricordi sig. Rossi, lo
più anziani, passando per i ragazzi, i giovani,
abbiamo sviluppato nella nostra precedente
gli adulti, gli ammalati, i ricchi e i poveri,
chiacchierata (vedi Voce nel Vento di ottoecc. (nessuno, infatti, è escluso dal raggio
bre). Ad ogni buon conto, contempla l‘immad‘amore del Cuore di Dio). Si tratta, in altri
gine qui accanto. Non ti resta, Sig. Rossi, che
termini, di concretamente condividere le
―abbigliarti il cuore‖ (Il Piccolo Principe)…
gioie e le speranze, i successi e le difficoltà
della vita di ogni giorno (Concilio Vaticano II,
Don Vittorio Borracci, il vostro 3° parroco
(Continua da pagina 1)
I primi “vagiti” della nostra parrocchia
L
a vecchiaia non è la cenerentola della
vita. La vecchiaia è una grande ricchezza a disposizione di tutti. Il fatto che sul tetto della casa sia caduta della neve, non vuol
dire che dentro non vi sia il fuoco. Anzi, più
neve vi è, e più il caminetto resta acceso:
più capelli bianchi vi sono, più vi può essere
calore e ardore.
Qualcuno, ritenendomi un po‘ il vecchietto
della Parrocchia, per il fatto di averla vista
nascere e crescere, mi ha chiesto di mettersi
accanto a me, vicino al caminetto, desideroso di conoscere i primi ―vagiti‖ della nostra
Comunità.
Con gioia ho cominciato a raccontare. Dice
un saggio proverbio africano: quando la memoria va a raccogliere i rami secchi torna
con il fascio di legna che preferisce. Per dire
che nel passato si pescano solo le sensazioni,
i sentimenti, le
cose, che più ci
hanno impressionato; e, comunque, con l‘avvertenza che si può
richiamare l‘immagine della rosa ma
non evocarne il
suo profumo.
Cominciamo!
Il
primo parroco del
Buon Pastore è
stato Don Franco
Cacucci, l‘attuale
Arcivescovo; egli, come padre saggio, virtuoso, pieno di amore fatto di tenerezza, dedizione, fermezza, ha avviato la vita della nostra parrocchia tenendo ben presente le conclusioni del Concilio Vaticano II, terminato
qualche anno prima. La Messa di inaugurazione è stata presieduta dall‘Arcivescovo
Mons. Ballestrero e concelebrata dal parroco
e da altri sacerdoti. Nella domenica successiva Don Franco invitò i fedeli più disponibili
a dare una mano nella parrocchia appena
nata. Qualche giorno dopo si ritrovarono
nell‘ufficio parrocchiale ben 22 persone.
Concordemente, vennero suddivisi i vari
compiti: chi si sarebbe dedicato al catechismo dei fanciulli, chi alla preparazione dei
nubendi, chi ai battesimi, chi alla liturgia,
3
chi al coro, chi al servizio della carità, chi
all‘aspetto economico, ecc. Ricordo qualche
nome: Bellini, Fiorillo, Latronico, Santilli,
Vessia, Forte, Marella, Angiuli, Gissi, ecc.
La prima fondamentale iniziativa parrocchiale è stata la catechesi liturgica per adulti e
giovani insieme, tenuta il sabato. Era l‘incontro durante il quale, in un clima di preghiera e di ascolto della Parola di Dio, la comunità considerava la sua vita e la sua missione alla luce della celebrazione eucaristica
domenicale. A questa si sono aggiunte le cosiddette catechesi sistematiche per adulti e
per giovani su testi conciliari o altri documenti, che si tenevano in un altro giorno
della settimana.
Se uno cerca, ancora oggi, la cassetta per le
offerte nella nostra chiesa, non la troverà.
Dovrà pensare di donare diversamente! Durante le celebrazioni per Matrimoni, Cresime, Prime
Comunioni, Funerali, non si faceva
la questua per non
legarla in alcun
modo ai sacramenti. Però, sin dall‘inizio è stato creato il sistema di
contribuzione economica delle quote mensili; in verità con larga adesione dei fedeli.
Continuo nei ricordi così come mi vengono in
mente. Un grande collaboratore del parroco
è stato il mai dimenticato Don Vito Manchisi,
prima come diacono e, successivamente, come vice parroco; la sua ordinazione avvenne
nella nostra chiesa in un clima indimenticabile, festoso, commovente e con la partecipazione di tantissimi fedeli. Egli si è ―speso‖
in particolare con i giovani. La sua famigliarità la viveva specialmente in cortile. Sapeva
bene ―che senza famigliarità non si dimostra
l‘amore e senza questa dimostrazione non vi
può essere confidenza‖ (Don Bosco). La moltitudine e l‘entusiasmo dei giovani era l‘espressione della freschezza evangelica della
(Continua a pagina 4)
(Continua da pagina 3)
nostra comunità. Come si possono scordare i
campi-scuola autogestiti e organizzati alla
perfezione da Don Vito? Ogni anno, dopo
avere strategicamente studiato le località
più amene ed economiche, don Vito, in pantaloncini e berretto, partiva verso la località
prescelta alla testa di un corteo di macchine
piene di giovani, vettovaglie e… cazzarole. I
giovani erano carichi di entusiasmo, l‘amicizia si rafforzava e qualche volta nascevano
amori e, perfino, matrimoni.
Anche gli adulti con famiglia cominciarono a
fare viaggi ―spirituali‖ e di svago durante
l‘estate. Il primo fu alla Madonna della Stella di Assisi tenuto dai padri Passionisti.
L‘incontro liturgico del sabato costituiva
l‘occasione per prendere decisioni in maniera assembleare circa la vita della parrocchia.
Questa circostanza ha fatto ritardare la costituzione del Consiglio Pastorale Parrocchiale.
Ricordo che alla preparazione al battesimo ed al matrimonio
venivano
riservati
alcuni mesi, proprio
per meglio capire
l‘importanza del sacramento e creare
un clima di amicizia
nella parrocchia. In
quel periodo è stato
sperimentato e continuato il catechismo
in contemporanea ai
ragazzi ed ai genitori
sugli stessi argomenti trattati.
Nasce l‘A.C.R. guidata da Don Vito dopo aver
bene istruito gli educatori.
Non è mai esistita la Messa del fanciullo ma
quella della famiglia: mamma, papà e figli
insieme alla Santa Messa.
Sin dall‘inizio sorgono tante iniziative caritative e di volontariato, con particolare attenzione ai poveri, agli immigrati e alla donazione del sangue (Fratres). Una volta Don
Franco chiese delle valigette oftalmiche per
le missioni e per i ciechi di Bari; molti artisti
si resero disponibili a vendere le loro opere e
destinare il ricavato a tale scopo.
In quegli anni settanta si iniziò a parlare in
Diocesi di Ministeri e la nostra Comunità fu
tra le prime ad approfondire questo 4
argomento e ad inviare ben tre persone al corso di Lettorato.
Un‘altra cosa che ricordo con nostalgia sono
state le assemblee annuali dove si discuteva
dei problemi e dei progetti della Parrocchia.
Erano tenute in luoghi significativi ma sempre distanti. La partecipazione, anche di intere famiglie, era attenta e fervorosa in un
clima di festa e di cordiale amicizia.
Una delle prime opere realizzate è stato il
rifacimento della pavimentazione nel cortile
per rendere più sicuri i passi di chi voleva
―immergersi‖ nel luogo sacro.
Inoltre, ai primi ―vagiti‖ della nuova parrocchia si intrapresero alcune altre iniziative…
ma, a questo punto, mi sono interrotto perché ho visto il mio ascoltatore socchiudere
gli occhi.
La nostra Comunità è stata sin dall‘inizio
grande dispensatrice di speranza nel territorio e continua a ripetere con Don Tonino
Bello:
―Coraggio,
gente non ti deprimere. Se ti deprime
il buio della notte
che non termina
mai… non perderti
d‘animo perché non
è detta l‘ultima parola. Alzati e cammina con noi!‖.
Il vero valore del ricordo sta in questo:
ci fa capire che nulla
è mai passato e che
non vengono cancellate le orme degli uomini
che hanno ―zappato‖ in questa vigna del Signore.
Da quella storia iniziale viene voglia di farci
tanti auguri: impegniamoci, facciamo volontariato, innamoriamoci della città, incoraggiamo gli sforzi degli uomini di buona volontà ma, soprattutto, amiamo Gesù Cristo.
―Damose da fa‘‖ disse una volta Giovanni
Paolo II. Questa esortazione vogliamo raccogliere oggi mettendoci alla sequela di Gesù,
Maestro artigiano che ci insegna ―il mestiere‖ di costruire la gioia vera.
Alfredo Zippari
La vacanza parrocchiale dove il “bel sì suona”
5
(Dante, Inferno,XXXIII, 80)
N
on per niente il Manzoni si recò in Toscana e soggiornò un bel po‘ a Firenze
―per sciacquare i panni in Arno‖ e migliorare
così l‘esposizione del suo celebre romanzo.
La Toscana: quella bella regione anche ricca
di ulivi, le cui cime svariano ad ogni alito di
vento e ti sembrano d‘argento. Il 24 agosto
un pullman dal ―Buon Pastore‖ ci portava
all‘abazia di Monte Oliveto maggiore per essere ospitati nella foresteria e di là muoverci
nei dintorni. Il paesaggio però, contrariamente a quanto sopra, non è allettante perché, anche se ad una certa distanza, l‘abazia è circondata dalle ―crete senesi‖, colline
argillose che gli agenti
atmosferici scavano come grandi ferite: i
―calanchi‖.
Ma chi erano quel gruppetto di giovani che con
un piccolo fagotto di
roba personale e qualche attrezzo per muratura uscivano di buon
mattino con passo alacre e gioioso dalla porta
della città e si dirigevano verso sud-est? I rari
passanti riconoscono un
Tolomei Giovanni che,
con i compagni si dirige
verso Acona, il deserto
di Acona, accessibile solo da un lato, perché
dall‘altro ci sono le deprimenti crete. Era
un‘eredità di Giovanni ricevuta dal padre
anni prima. Il santo nasce in una bella giornata, il 10 maggio del 1272. È il terzo maschio: un giubilo per il padre ―Mimo Tolomei‖, perché la discendenza è assicurata,
anzi potenziata per una famiglia di mercanti
e potenti banchieri. Ma il Signore della Storia aveva un progetto per quel bambino che,
nel tempo, avrebbe lavorato per la realizzazione del Regno di Dio! Le cronache non ci
dicono molto, ma Giovanni avrà certamente
partecipato alla vita della sua città secondo
l‘importanza della sua famiglia. Siena è prevalentemente guelfa, ma non mancano i ghi-
bellini e si combattono tra loro con imboscate e sangue e lutti senza esclusione di colpi.
Nella vicina Firenze la situazione è ancora
più spietata, più accanita. A Siena, però, c‘è
da sempre un‘aura religiosa sensibile, con
una particolare devozione alla Vergine Maria. Sarà stato questo contrasto a determinare in quei giovani il desiderio di allontanarsi
con animo pieno di speranza per una vita di
solitudine e di preghiera? Forse. Certo è che,
nella vita dell‘uomo, può ad un certo punto
verificarsi un ―quid‖ imponderabile, misterioso, che fa parte di un percorso addirittura
inconscio, che porta poi ad una scelta. E così
Giovanni Tolomei si
chiamerà Benedetto e
sarà il fondatore di
quell‘abazia e sarà santo! E quella Siena lasciatasi alle spalle da quel
gruppo di giovani dal
1730 è luogo di un singolare ―miracolo eucaristico‖: tante ostie consacrate e incorrotte che
mani sacrileghe avevano
trafugato, attratte dalla
preziosità della pisside,
furono ritrovate tre
giorni dopo in una cassetta per le elemosine
nella Chiesa Collegiata
di S. Maria di Provenzano. Ed il beato indimenticabile Giovanni Paolo II, in adorazione
davanti ad esse, esclamò: ―È la Presenza‖ (Siena 1980).
Poi la comitiva prosegue secondo il percorso
stabilito: Arezzo, Pisa con i loro singolari
monumenti, e con Firenze, ultima tappa. E
intanto, Don Vittorio ci faceva da guida, illustrandoci con pazienza e puntualità tutte
quelle magnifiche opere d‘arte di quelle città: non è un mistero, infatti, a suo onore e
merito, il suo gusto per la letteratura, l‘arte
e la poesia. Ottima l‘organizzazione affidata
al diacono Bruno Ressa che, col suo bel fare,
tra serio e faceto, faceto e serio, si è mo(Continua a pagina 6)
(Continua da pagina 5)
strato maestro nello smussare gli angoli: non da meno la consorte sempre
disponibile e gioviale. Anche altri
diaconi hanno partecipato mostrando
collaborazione e simpatia. Poi finalmente Firenze, la bella, la dotta con
quella chiesa unica ―Santa Croce‖
che riunisce ―l‘urne dei forti‖, che,
―a egregie cose il forte animo accendono … e bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta‖. Siamo in
tema in questo mese che scorre davanti a noi! Il culto dei morti è sacro
dagli albori dell‘umanità: ―Deorum
manium, iura sancta sunto‖ (XII tavola dei Decumviri, 451 a.C.), ―I diritti
degli estinti siano sacri‖. Il trascurare questo culto è segno di miseria
spirituale e di decadenza nei popoli.
Le tombe dei ―Grandi‖ saranno sempre esempio, monito per le generazioni future come l‘eroismo dei combattenti di Maratona, e, se anche
tutto dovesse scomparire per le umane vicende e l‘insulto del tempo, se
ne approprieranno sempre la leggenda e la poesia e le tramanderanno
con l‘armonia che ―vince di mille secoli il silenzio‖. Questo il canto del
Foscolo nella lirica ―Dei Sepolcri‖.
Questa la cronaca di una vacanza vissuta con semplicità e simpatia. Le
ore notturne vegliate dai cipressi incredibilmente maestosi (circondano
tutta l‘abazia) quasi ―giganti giovinetti‖ (dal Carducci, ―Davanti San
Guido‖), sotto un cielo incredibilmente ricco di stelle, quelle ore di
pace, rimarranno sempre nel mio
cuore con tanta nostalgia. Sono quelle situazioni in cui il piccolo essere,
particolare, contingente, caduco, si
interroga con quelle domande del
―Canto notturno di un pastore errante dell‘Asia‖ (Leopardi). È sete di
conoscenza e di infinito. Di senso, di
Dio. La bellezza dell‘universo desta
incanto, stupore ed alla fine quelle
domande si dissolvono in un silenzioso canto del cuore che è preghiera
ed amore alla Bellezza infinita.
Ester Catucci senior
Dall’Argentina con amore
6
La vacanza in Monte Oliveto non ci ha regalato solo
bellezza per la vista, diletto alla mente, profondità
del cuore ma anche (soprattutto?) condivisione di
Poesia che, di tutto, è espressione e sintesi. Perciò
con gioia pubblichiamo i versi di Tonia Zotta e la ringraziamo, unitamente a suo fratello Silvio Lucero la
cui nota "biografica" è essenziale per cogliere compiutamente il detto e il non detto del componimento
poetico e porta essa stessa il profumo dell'amore familiare che sfida tempo e confini. □
Otoño
Autunno
Esta mañana, ¡que
mañana!,
calma y serena
de paz y de gloria
de descanso y olvido.
A ti me entrego
como la savia de mi vid
con ella,
aletargada y vencida.
Con el cantar
de los pájaros
tú me llevas, me llevas
a la paz y al olvido.
Con las primeras hojas
caídas
un clavel del aire
y su tallo florido.
Otoño, olvido.
Che mattino, questo
mattino!
Calmo, sereno,
mattino di pace e di gloria,
di quiete e di oblìo.
Mi disciolgo in te
come la linfa della mia vite
in lei,
abbandonata nel letargo
e vinta.
Con il cinguettìo dei passeri
tu mi sollevi, tu mi porti
lieve
verso la quiete e l'oblìo.
Con le prime foglie cadute
è caduta
anche l'ultima illusione
col suo stelo fiorito.
Autunno, l'oblìo.
Prisca, 28 marzo 1994
Traduzione di Silvio Lucero
Nota biografica.
Prisca è lo pseudonimo di Antonia Zotta, nata a Bari il 29 dicembre 1930.
All‘età di due anni con la famiglia si trasferì a Forenza, in Lucania, dove
ha vissuto fino a settembre del 1948. Quindi emigrò in Argentina, dove
vive tuttora. Ma non ha mai dimenticato l‘Italia e neppure il piccolo
paese lucano in cui ha trascorso il tempo felice – come lei ripete spesso –
della sua infanzia e della sua adolescenza, il bel tempo in cui sognava di
diventare ballerina o attrice di teatro. Di quella aspirazione artistica,
che purtroppo non avrebbe realizzato, diede allora una prova ammirevole in una recita teatrale conclusa tra gli applausi scroscianti del pubblico: aveva interpretato la parte di una intrigante, perfida, burlona e avvinazzata megera dell‘antica Roma, di nome Prisca. Da cui lo pseudonimo,
appunto. Nella vita ha fatto tutt‘altro, in particolare la brava madre di
famiglia. Però, alla vocazione adolescenziale, di tanto in tanto e specialmente per animare una festa o una ricorrenza familiare, ha dedicato
qualche spettacolo a sfondo comico, di cui è stata regista ed unica attrice. Finché un giorno di molti anni fa gli spettacoli improvvisati ed episodici non sono più bastati a contenere il suo innato ardore creativo. Dal
profondo della sua ricca e vivace vita interiore emersero ricordi, sentimenti ed emozioni che, con gentile ma irresistibile prepotenza, le chiesero di dar loro la voce delle parole scritte e il ritmo dei versi. Prisca
cercò di non cedere alle loro pretese; si schermì dicendo di sentirsi incolta e di non avere la padronanza necessaria sia della lingua italiana
che di quella spagnola. Ma questa lingua rispose pronta e spontanea al
suo dilemma e fece sbocciare l‘incanto, offrendo a Prisca la voce e i
ritmi delle parole più adatte ad esprimere i suoi sentimenti. Da allora un
verso ne ha chiamato un altro, un componimento un altro componimento. Ed oggi le poesie di Prisca sono diventate tantissime.
Una storia che continua…
7
L’Azione Cattolica nella parrocchia del Buon Pastore
L
‘Azione Cattolica nasce circa un anno
dopo la costituzione della parrocchia
del Buon Pastore. La scelta di associarsi (e
anche di non farlo) fu operata al termine di
un non breve periodo di riflessione sul testo
dell‘Arcivescovo di Bari A. A. Ballestrero ―La
vocazione all‘Azione Cattolica‖. Fu un tempo ricco di preghiera, di riflessione e confronto tra gli adulti e tra i giovani.
I temi della vocazione cristocentrica ed ecclesiocentrica dell‘A.C. e quelli della laicità
di tale vocazione associativa penetrarono nel
cuore di numerosi adulti e giovani, i quali si
appassionarono nella
consapevolezza di essere chiamati a vivere la
propria laicità in modo
associato, esplicito e
permanente dentro la
Chiesa e nel Mondo.
«L‘A.C. si deve rendere
conto – e se ne rende
conto – che è in cammino con la Chiesa in
cammino; è in cammino
con la fede, è in cammino con la speranza, è
in cammino con la carità.» (Ballestrero)
Per tutti noi ne derivò una stagione intensa
di partecipazione e impegno sia nella comunità parrocchiale sia nell‘A.C. diocesana e
nazionale.
Scelgo di ricordare solo due di noi: fratelli
che nell‘abbraccio del Padre continuano a
camminare accanto a noi guidandoci dal Cielo. Aldo Forte, saggio e paziente presidente
parrocchiale e amministratore dell‘A.C. diocesana negli anni ‘80. Tommaso Fersini, apprezzato consigliere e componente dell‘osservatorio socio-politico a livello diocesano,
fino a qualche mese fa nostro carissimo presidente parrocchiale.
Sul loro esempio in tanti abbiamo profuso il
nostro impegno nella vita dei Settori Adulti,
Giovani e nell‘A.C. Ragazzi sia in parrocchia
sia nella diocesi. In cammino con e nella
Chiesa. Laici di A.C. chiamati ed impegnati a
fare orizzonte tra la Chiesa e gli Uomini,
ponti che portano nella Chiesa la vita del
Mondo e nel Mondo la speranza del Vangelo.
Anche se come singoli a volte non siamo visibilmente presenti nella vita comunitaria,
come Associazione parrocchiale abbiamo accompagnato e servito la comunità – e continuiamo a farlo - con l‘impegno nella formazione di ragazzi, giovani e adulti, nell‘animazione socio-culturale e nella solidarietà.
Dalla catechesi sacramentale all‘ACR, dagli
incontri socio-politici a quelli formativi della
domenica
sui
testi
dell‘A.C., tante volte
adottati e condivisi da
interi gruppi di giovanissimi, giovani e adulti.
D‘altronde, anche la
vita dei sacerdoti che
hanno guidato e guidano la parrocchia del
Buon Pastore è legata
all‘Azione
Cattolica:
don Vittorio Borracci
prima e poi Mons. Francesco Cacucci sono stati
Assistenti
Diocesani;
don Vito Manchisi, nostro primo vice parroco, è stato a lungo impegnato nell‘ACR diocesana.
Sono trascorsi più di trenta anni. Le storie
personali e quelle collettive, locali e nazionali, hanno attraversato trasformazioni profonde. La Chiesa e l‘Azione Cattolica hanno
vissuto stagioni a volte più a volte meno luminose. Per noi laici di A.C. restano accese
due sorgenti di luce, di vita e di storia. La
Parola di Dio e quella della Chiesa. La prima
esigente e sempre feconda. La seconda segnata in modo speciale dalla luce del Concilio Vaticano II; oggi non sempre ben riconosciuta né incarnata in pienezza. Ma proprio
per questo da ravvivare. Infatti, agli inizi
della nostra vita comunitaria fu fatta la scelta di essere una parrocchia e un‘associazione di A.C. tutta conciliare.
Gina Cavone
A 35 anni dalla fondazione della Chiesa del Buon Pastore
8
Parrocchia e territorio, mai l’una senza l’altro
Qualche ricordo, brevi riflessioni, tanta Speranza
L
a casa, il quartiere, la città non sono solo
entità materiali. Raccontano il passato,
rivelano il presente, portano o dovrebbero
portare in sé progetti per le generazioni future. Per viverle, oltre che abitarle, occorre
conoscerle: spolverare dall‘abitudine quei
muri che i nostri occhi ogni giorno sfiorano
distrattamente, provare ad immaginare chi li
ha pensati e chi li abiterà in futuro perché
sia significativo l‘esservi ―cittadino cristiano‖. Prendiamo ad esempio il nostro territorio parrocchiale, concentrato sulle dorsali di
via Alcide De Gasperi e viale della Costituente. Non passiamo sempre distratti davanti
all‘edicola votiva detta ―Padre Eterno‖ al n°
272 di via Alcide De Gasperi? Eppure quella
icona, a parte il suo valore di bene culturale,
ci ricorda che il Padre Eterno da lì ha benedetto un tempo tutte le Pasquette (uascezze)
dei Baresi che vi si recavano dal centro urbano per la gita fuori porta; oggi guarda ancora
dall‘alto e benedice il semplice passante come colui o colei che cura fiori e accende ceri
con devozione quotidiana e tutti quei ragazzi
che scrivono, disegnano, a volte malamente
imbrattano muri ovunque, ma non quello che
ospita la Sua nicchia. Poche centinaia di metri più in là un altro ―piccolo‖ tesoro della
memoria collettiva: la freccia tracciata sul
muro con la scritta ―R - via Podgora 41‖, che
indicava al passante la presenza di un rifugio
antiaereo obbligatorio per legge (R.D.L.
24/9/1936), oggi ci ammonisce sul valore
della pace.
Ritorniamo alla nostra Chiesa: sappiamo che
gemmò nel 1976 dal Seminario Diocesano,
sostituendo — adattata alla nuova destinazione — la preesistente cappella. I ricordi dei
primi parrocchiani sono quelli di preghiere e
liturgie precedentemente vissute nell‘asilo
retto dalle Suore del Sacro Costato che indirizzavano le mamme dei piccoli alunni alla
preghiera nella cappella del Seminario, dove
l‘accoglienza di Padre De Bonis e di Don
Franco Cacucci incarnava la chiamata del Signore al servizio di Apostolato della Preghiera come ―zelatrici‖, a ―organizzare‖ la cura
e manutenzione degli oggetti sacri, a formare
il coro che provvedesse alla scelta ed esecuzione, accurate e competenti, della musica
sacra durante la Santa Messa in Cappella.
Una comunità per così dire ―pioniera‖, sem-
pre più numerosa, con il gusto di un futuro
da pensare e costruire. Stella e Assunta, Anna e Lucia, Gianna, Elena, Nella, Mina, Annamaria, Jolanda, Tonia: nei ricordi, grata nostalgia e il timore, allora, di non essere
all‘altezza degli impegni richiesti ma anche
l‘incoraggiamento paterno ricevuto da Don
Franco (―il Signore chiama al servizio i degni
e gli indegni; tu devi solo rispondere alla
chiamata!‖) che oggi torna in visita pastorale
come Vescovo ma sicuramente con un album
―speciale‖ di foto del cuore. Raccontano le
amiche che il territorio da ―solo campagna e
ville‖ negli anni Sessanta-Settanta si popolava per la costruzione di nuovi palazzi. La Parrocchia Buon Pastore, fortemente voluta dal
Vescovo di allora Mons. Ballestrero, nel suo
nascere incoraggiata e guidata da Don Franco
Cacucci che ne diventava primo Parroco, si
inseriva in un‘area urbana di progressiva
espansione, in un territorio lontano dall‘antico centro, dalle chiese più belle, dai mercati
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più ricchi, contiguo ad altri quartieri viventi
ognuno di vita propria, senza scambi di progetti e iniziative comuni. E se il quartiere
viveva e vive di vita propria, anche l‘individuo nel proprio condominio impara a fare a
meno dell‘altro; niente stimola al ―vivere
insieme‖, soprattutto in mancanza di quella
―piazza‖ da sempre luogo privilegiato per
incontrare e ―riconoscere‖ il volto del vicino.
Ecco che il sagrato della Chiesa dà identità al
territorio, riprende dell‘antica piazza la funzione, diventa anzi una sorta di ―piazza di
quartiere‖ adattata ai tempi, dove proporre
per semi la cultura del vivere la ―vita buona
del Vangelo‖: dalla dimensione ―ecumenica‖
impressa da Don Angelo Romita, secondo Parroco, alla testimonianza quotidiana di
Don Vittorio che, per esempio, dopo
aver celebrato la Santa Messa, per primo fuori, sul sagrato, si trattiene con
tutti, così invitando a dedicare tempo
―all‘altro‖; alla figura di Don Michele,
immagine educante anche nelle sue silenziose ma ―vigili‖ passeggiatine quotidiane nel cortile. Tacita accoglienza è
quella del campetto di calcio frequentato da gruppi vocianti di giovani che
organizzano partite e soffrono meno
l‘inesistenza di palestre pubbliche nel
quartiere. Per non parlare dell‘Oratorio
che, ogni estate programmato da Rosaria, offre formazione cristiana, giochi e
tranquillità a mamme lavoratrici altrimenti in
serie difficoltà organizzative. Una Chiesa
―ospitale‖, in aderenza al duplice significato
del termine ―ospite‖, si offre come luogo di
incontro, ma a sua volta va incontro al mondo negli spazi privati e in quelli cittadini per
spezzare insieme Parola e vita, con le sue
gioie e i suoi dolori. E se degli anni più lontani Zelia e Melina ricordano ancora con commozione il conforto della santa Eucarestia
portata in casa da Don Franco alla loro mamma malata, come anche i pranzi in parrocchia offerti ai bambini di Chernobyl con il
dono della reciproca amicizia, ancora oggi
sono silenziosamente operosi i ministri
straordinari della santa Comunione e i Gruppi
di Annuncio sul Territorio, ben tredici, impegnati a portare la Parola di Dio nelle riunioni
domestiche con persone che non frequentano
abitualmente la Chiesa, a recitare il Rosario
nello spazio comune del condominio con
chiunque voglia parteciparvi, a curare la Peregrinatio Mariae nelle varie case. E‘ nella
direzione di una Chiesa che ―va‖ incontro al
mondo la benedizione dei Bambinelli alla Vigilia di Natale e delle Palme nel Parco 2 Giu-
gno, la Via Crucis attorno alle mura del 9
carcere e altre iniziative che portano
ad ―abitare‖ lo spazio pubblico proponendo a
tutti, credenti e non, la vita ―bella e buona‖
del Vangelo.
Pensiamo al crocevia della Parrocchia con il
suo semaforo, sosta quotidiana di famiglie
rom, ricche di figli, buste di plastica e vestiti
colorati. Mi piace pensare che il libro scritto
da Barbara dopo le nostre catechesi in Parrocchia, ―Anche io ho un‘anima‖, abbia contribuito a suscitare e rafforzare ―nel mondo‖
sentimenti cristiani: forse non tutti sanno che
alcuni negozianti hanno preso ad offrire ai
rom servizi igienici e acqua fresca per dissetarsi, ripercorrendo nel sorriso la via di Gerico.
Continuare a impegnarsi in questa direzione
renderà il domani sempre più significativo ed
―evangelizzante‖, con l‘aiuto dello Spirito
Santo che continuerà ad accendere passione
e riflessione nei giovani, come per il gruppo
guidato da Marilù e Stefania: alla festa di inizio anno sociale dell‘Azione Cattolica si è aggiudicato il riconoscimento della migliore interpretazione dell‘Uomo Vitruviano, libero in
virtù di Bibbia e Costituzione sorrette dall‘unione con ―l‘altro‖ nella circolarità Eucaristica.
Se è vero con Goethe che nell‘individuo ogni
istante, atto o pensiero ricapitola tutto il
passato e nella città ogni parte o aspetto è
l‘esito di tutta la storia precedente, dobbiamo sperare che la Parrocchia, con le sue rughe di esperienza e di servizio, sempre di più
viva il territorio e progetti un futuro di libertà (dagli idoli tecnologici), di diversità (non
di omologazione), di accoglienza dell‘altro
(non di mera tolleranza). Allora sì che le
campane (perché ci saranno, vero Lucrezia?)
porteranno voce di grazia e annuncio di letizia!
Gabriella Violante
Programma della
Visita pastorale
di Padre Arcivescovo
mons. Francesco Cacucci
Lunedì 14
novembre
Mercoledì 16
novembre
Venerdì 18
novembre
Sabato 19
Novembre
10
La comunità vive un momento di preghiera in preparazione
immediata al “grande evento”
Incontro con i genitori dell‘Iniziazione Cristiana
Celebrazione del Vespro
Incontro di accoglienza con tutta la comunità: adulti, giovani
e giovanissimi
Visita agli ammalati
Visita alle suore del Sacro Costato, ai bambini della scuola e ai
loro genitori
Incontro con i commercianti e gli esercenti del territorio
Incontro con i ragazzi, i catechisti dell‘Iniziazione Cristiana e
gli animatori dell‘Oratorio
Celebrazione del Vespro
ore 17,30
ore 19,00
ore 19,30
ore 10,00
ore 12,00
ore 15,30
ore 17,30
ore 19,00
Catechesi liturgica
ore 19,45
Consiglio affari economici
ore 9,30
Visita agli ammalati
ore 10,30
Il vescovo è a disposizione per confessioni e colloqui
ore 11,30
Incontro con operatori liturgici [accoliti, lettori, animatori del
canto, ministranti, ecc.], Caritas, ministri della S. Comunione,
CVS, educatori, ecc.
S. Messa festiva
La comunità intera si prepara alle Ss. Cresime
(con cresimandi, genitori e padrini)
Cena (a buffet, condividendo il cibo portato da ciascuno)
Domenica 20
novembre
ore 19,00
ore 17,00
ore 19,00
ore 20,00
ore 20,30
Omelia nella S. Messa
ore 9,30
Il vescovo è a disposizione per confessioni e colloqui
ore 10,00
S. Messa della famiglia con Ss. Cresime, nel 35° della istituzione della parrocchia
S. Messa e conclusione della Visita
VOCE NEL VENTO
Parrocchia Buon Pastore
[email protected]
www.baribuonpastore.it
REDAZIONE:
Emanuele Battista, Mariella Bonsante,
Giuseppe Calefati, Ester Catucci senior,
Gabriella Ceccarelli Pondrelli, Gina Cavone,
Daniele Lapedota, Mariella Loglisci,
Simone Scintilla, Floriano Scioscia,
Gabriella Violante
ore 11,00
ore 19,00
Abbiamo bisogno di nuove forze
per la redazione di
Condividete con noi questa esperienza!
Per informazioni rivolgersi al parroco.
è ecologico!
Anche in questo numero, la carta usata per stampare
―Voce nel Vento‖ è prodotta con il 100% di carta riciclata, sbiancata senza acidi. Questo piccolo gesto
vuole dimostrare consapevolezza ed attenzione ai
problemi ambientali.

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