n. 22 7 GIUGNO - Settimanale La Vita

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n. 22 7 GIUGNO - Settimanale La Vita
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I O R N A L E
C A T T O L I C O
ertamente tutti furono
sorpresi dal gesto di
papa Francesco nella
primissima uscita subito dopo la sua elezione, quando, prima di
dare la benedizione papale, domandò
ai presenti un minuto di silenzio e
di preghiera, un gesto che sembrò a
tutti quasi una richiesta di benedizione del popolo di Dio, del quale il
sacerdozio ministeriale, da lui posseduto in sommo grado, deve sentirsi
al servizio. Ma forse non tutti hanno
capito la profonda ragione teologica
che ispirava quel gesto singolare. La
spiegazione sta venendo fuori giorno
per giorno sempre più chiaramente
nell’esercizio ordinario del suo ministero, dei suoi gesti, delle sue parole,
dei suoi scritti, dei suoi atteggiamenti.
Si tratta, al fondo, di una concezione
teologica che concepisce la chiesa soprattutto come popolo di Dio o, come
ama dire papa Francesco, come il popolo fedele di Dio.
Una concezione tipica del concilio
Vaticano II che considera la chiesa
come un popolo tutto quanto sacerdotale, profetico e regale, con tutte
le conseguenze che ne derivano. Una
convinzione che dovrebbe essere comune a tutti, specialmente a coloro
che detengono il ministero pastorale,
posti al servizio della comunità e non
viceversa. In questo senso le convinzioni e i gesti relativi a cui il papa
ci sta abituando non sono del tutto
originali, ma in linea col pensiero
ufficiale della chiesa riportato alla
memoria dal concilio Vaticano II: più
che di invenzioni, si tratta di coerenza, anche se i modi di manifestarla
sono originali e singolari. Si direbbe,
un’arte di cui papa Francesco è maestro senza uguali: non si spiegherebbe
altrimenti la simpatia e la stima di
cui egli gode praticamente da tutti,
perfino da parte dei non credenti.
Porre gesti di questo genere, che colpiscono la mente e la fantasia, è una
raccomandazione che egli ha rivolto
più volte ai fedeli di ogni ordine e
grado. Se vogliamo, gesti straordinari
in momenti straordinari, in un mondo
distratto e insensibile come forse non
mai.
Ma, se scaviamo più a fondo, degli atteggiamenti del papa troviamo
anche ragioni più precise nelle riflessioni teologiche e nei comportamenti
relativi in uso nella sua terra di origine. L’Argentina infatti ha sviluppato
una teologia del popolo che non ha
incontrato le difficoltà della teologia
della liberazione, come si è radicata
nel resto dell’America Latina e che incontrò le critiche di Giovanni Paolo II
e dell’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, Joseph Ratzinger, che di fatto portarono
alla pratica eliminazione dell’idea di
popolo, privilegiata dal concilio Vaticano II, a discapito della pastorale
della chiesa, perché il suo sostituto (il
concetto di comunione) non possiede
tutta la ricchezza contenuta nel termine scelto dal concilio.
Popolo infatti significa uguaglianza sostanziale di tutti i componenti,
presenza attiva in tutte le funzioni
caratteristiche della chiesa, partecipazione, corresponsabilità a tutti i
livelli, anche se con distinzioni interne e specificazioni differenti. Soprattutto il concetto di comunione porta
quasi istintivamente a pensare che il
compito dei fedeli non appartenenti
all’ordine gerarchico sia unicamente
quello dell’ubbidienza e della sottomissione a ogni costo per non disturbare la quiete pubblica. Un ritorno
7 GIUGNO 2015
T O S C A N O
La chiesa-popolo
secondo
Papa
Francesco
C
22
dal 1897
La Vita è on line
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LaVita
Anno 118
surrettizio ai vecchi schemi decisamente superati dalla concezione della
chiesa nata dal concilio, ovvero alla
passività del popolo cristiano, che ha
dominato il nostro panorama per secoli interi. Basterebbe rileggere i documenti ufficiali in uso praticamente
fino ai tempi immediatamente precedenti il concilio. È rimasto famoso un
detto di Pio X enunciato ai primi anni
del 1900.
Ora papa Francesco afferma candidamente la sua preferenza della
chiesa intesa anzitutto e soprattutto
come popolo, rimettendo le cose a
posto. “Essere chiesa significa essere
Popolo di Dio”, afferma categoricamente il n. 112 della Evangelii
gaudium, cioè il concetto di popolo
definisce ed esaurisce tutte le ricchezze e le caratteristiche della chiesa di
Dio, senza bisogno di altre aggiunte.
Il ritorno alle origini non poteva essere più esplicito e più chiaro. Con il
richiamo autorevole all’uguaglianza
sostanziale e alla partecipazione corresponsabile di tutti i battezzati alla
vita e alla missione della chiesa e con
la sottolineatura originale del sensus
fidei appartenente all’intero popolo,
della pietà popolare suo prodotto e
sua incarnazione e alla scelta preferenziale dei poveri, mai così decisamente imposta all’attenzione generale dalle parole e dall’esempio di papa
Francesco.
Ce n’è a sufficienza per poter considerare l’ecclesiologia del papa venuto dalla fine del mondo come un deciso ritorno al pensiero del Vaticano II,
arricchito dalle riflessioni delle cinque
conferenze generali dell’episcopato
latino-americano. La strada è aperta,
non rimane altro che percorrerla per
intero.
Giordano Frosini
e1,10
1,10
e
LA CHIESA-POPOLO
DI DIO
Un concetto fondamentale della
teologia di Papa Francesco,
tipica della sua Argentina
PAGINA 2
I “PROMESSI SPOSI”,
LIBRO ESEMPLARE
PER PAPA
FRANCESCO
“E’ necessario che i ragazzi lo
conoscano e che lo leggano: è
un capolavoro dove si racconta
la storia di due fidanzati che
hanno subito una persecuzione”
PAGINA 4
LE COMUNICAZIONI
SOCIALI NELL’ULTIMO
CONSIGLIO
PERMANENTE
DELLA CEI
PAGINA 5
CONFERENZA STAMPA
DI MONSIGNOR
TARDELLI
In un serrato dialogo con i
giornalisti locali monsignor
vescovo ha tracciato
i programmi futuri della diocesi
e ha annunciato la ripresa
della Settimana teologica
PAGINA 7-8
ELEZIONI REGIONALI
I risultati locali e l’elenco
dei consiglieri eletti
PAGINA 10
CONSIDERAZIONI
POST-ELETTORALI
Più problemi che soluzioni.
Mattarella sollecita coesione e
dialogo
PAGINA 13
LOTTA ALLA
CORRUZIONE
Una vera piaga sociale
diffusa un po’ dovunque
PAGINA 14
2
I
primo piano
l titolo è una frase di Papa
Francesco contenuta
nell’esortazione “Evangelii
gaudium”. Abbiamo già ricordato quanto è avvenuto nei decenni
passati nella descrizione della chiesa secondo il concilio Vaticano II e
della correzione sopravvenuta più
tardi che cambiava l’espressione
“popolo” con la parola “comunione”. Una decisione che si può
far risalire al Sinodo straordinario
dei vescovi del 1985 e che suscitò
subito dure reazioni da parte di
diversi teologi, soprattutto dei paesi
latino-americani. Uno dei più decisi
dissensienti fu il teologo belga, emigrato in Brasile, Joseph Comblin, il
quale cercò di smascherare l’equivoco ripercorrendo la gloriosa storia del primo termine e affermando
che il passaggio dall’ecclesiologia
di popolo a quella di comunione si
può anche accettare, alla condizione però che la seconda non escluda
la prima. Si rischia altrimenti di privare la comunità ecclesiale vista nel
suo complesso di alcune caratteristiche fondamentali, come la libertà,
l’attività, l’uguaglianza sostanziale,
la comune partecipazione e corresponsabilità, l’apertura a tutti i popoli della terra. Al contrario, il concetto di comunione contiene in sé
diverse ambiguità, fra cui quella di
concepire il rapporto comunionale
in una sola direzione, quella che
va dall’alto al basso, in altre parole
quella dell’ubbidienza, rimettendo
così in discussione uno dei tratti
più forti e originali del concilio.
Anche se in forme più soffici, la
teologia europea non è stata assente da questa denuncia, cominciando
addirittura dagli anni che precedettero il concilio, quando alcuni
teologi si opposero all’opinione
allora comune della chiesa intesa
principalmente come Corpo mistico, in linea col pensiero espresso
da Pio XII in una sua enciclica del
1953, sostenendo invece il primato
del concetto di popolo. Un’opinione che si è fatta più consistente e
più diffusa nei decenni successivi,
insieme alla convinzione sostanzialmente comune che i concetti e le
immagini della chiesa non devono
mai essere usati isolatamente ma
insieme, come indicazioni complementari di un’unica realtà. Affermava a questo proposito Comblin:
“Nessuno mette in dubbio che il
concetto di comunione sia fondamentale nell’ecclesiologia, però il
tema della comunione non esclude
il tema del popolo di Dio, né deve
prendergli il posto. Il popolo è una
forma di comunione, ma include
molti più elementi che il concetto
di comunione”. In più, questa non
va intesa semplicemente “come
unione attraverso la subordinazione al clero”.
Fra i diversi teologi che difesero la linea conciliare piace
ricordare gli italiani G. Colombo
e Dianich. Per tutti, il concetto di
popolo va conservato non solo per
fedeltà al concilio, ma anche perché
porta con sé l’idea di uguaglianza
sostanziale e l’impegno della partecipazione attiva alla vita e alla
missione della chiesa. Colombo nei
suoi diversi interventi sottolineava
soprattutto la soggettualità del
concetto di popolo. Dianich concludeva la sua analisi sui termini in
uso affermando che solo l’espressione popolo di Dio si può sosti-
n. 22 7 GIUGNO 2015
Vita
La
“Essere chiesa significa
essere popolo di Dio”
di Giordano Frosini
tuire alla chiesa come tale, a differenza degli altri, compreso quelli di
comunione e comunità, ambedue
indispensabili, ma non contenenti
in sé tutta la ricchezza di significato
insita nell’espressione adottata dal
concilio.
Il contributo
di papa Francesco
L’Evangelii gaudium lega strettamente il sensus fidei al concetto di
popolo di Dio: non si può parlare di
questo senza un esplicito riferimento al primo. In sostanza è il ritorno
alla scelta conciliare che fa da substrato e fondamento all’affermazione della chiesa tutta quanta popolo
sacerdotale, profetico e regale.
Per questo è necessario un deciso
ritorno alla teologia del popolo di
Dio, come l’aveva già formulata ai
tempi del concilio padre Congar,
se vogliamo secondo gli schemi
della teologia argentina del popolo
di Dio: “popolo fedele”, come ama
dire papa Bergoglio, perché è il
sensus fidei la sua prima conseguenza, anzi la sua prima caratteristica.
Soltanto in questo modo si può
fondare la partecipazione dell’intera
chiesa all’opera di evangelizzazione
e, prima ancora, pure se in forma
subordinata alla gerarchia, alla missione dell’insegnamento. Si tratta
della punta massima della partecipazione di tutti i battezzati alla
missione della chiesa. Naturalmente, facendo sempre leva sull’idea di
popolo, lo stesso si può affermare,
questa volta però in termini diversi,
della partecipazione corresponsabile alle altre attività della chiesa che,
a giudizio dello stesso J. Ratzinger,
possono essere gestite anche in
forme democratiche. Non siamo allora di fronte a richieste esorbitanti
da parte dei fautori del dissenso,
ma di conseguenze necessarie derivanti dalla nozione di popolo investito dall’alto di quell’istinto della
fede che è il sensus fidei. Anzi, certe
manifestazioni di dissenso hanno
certamente nuociuto alla piena
recezione del concilio, spingendo la
gerarchia verso le scelte oggi giustamente rimesse in discussione.
L’impegno che ne deriva è insieme collettivo e personale: tanto la
chiesa nel suo complesso quanto i
singoli individui, la chiesa come popolo e tutti i singoli battezzati sono
soggetti attivi di evangelizzazione e,
in senso più largo, di partecipazione.
Per questo – afferma il papa – “sarebbe inadeguato pensare ad uno
schema di evangelizzazione portato
avanti da attori qualificati in cui il
resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni.
La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo di
ciascuno dei battezzati”. Il che vuol
dire conveniente preparazione biblico-teologico-pastorale dell’intero
popolo di Dio e, in contemporanea,
un passo indietro dell’elemento gerarchico che, nonostante la sua statutaria e fondamentale importanza,
non può sostituire il contributo
spettante ai componenti laici, ma è
chiamato invece a educare e indirizzare la loro opera, specialmente nel
settore che li riguarda direttamente, che è quello delle cosiddette
realtà terrestri. Non è questa la
prima volta che si invocano i limiti
entro cui la gerarchia, per il rispetto delle mansioni e la vivificazione
dell’intero corpo della chiesa, deve
far rientrare la propria attività.
Fonte, modello e meta del mistero della chiesa è la Trinità, come
aveva chiaramente affermato il concilio e come aveva solennemente
ripetuto la Conferenza generale di
Aparecida (cf. n. 155 del Documento), in cui l’arcivescovo Bergoglio
aveva avuto un ruolo di primaria
importanza.
La pietà popolare
Facendo ancora leva sul concetto di popolo e delle sue dimensioni
costitutive, papa Francesco parla
della devozione o pietà popolare,
di cui già Paolo VI, nell’Evangelii nuntiandi del 1976 aveva impresso “un
singolare impulso”, dando a essa
dignità teologica e rivendicando
la sua forza evangelizzatrice. Essa
è conseguenza diretta, “autentica
espressione dell’azione missionaria
spontanea del popolo di Dio”, “una
realtà in permanente sviluppo, dove
lo Spirito Santo è il protagonista”.
Un’eredità preziosa, un lascito con
cui ogni incarnazione storica del
popolo di Dio arricchisce in continuità il patrimonio della chiesa,
un condensato di fede dell’anima
popolare che ogni incontro con la
Parola di Dio produce spontaneamente nel corso del tempo e nelle
svariate situazioni. Per papa Francesco, dopo Aparecida, “non possiamo
più trattare la pietà popolare come
la Cenerentola di casa”.
Un recupero importante soprattutto per i nostri tempi, in
cui una certa mentalità elitaria è
tentata di non prendere sul serio
la pietà nata dal popolo. Si tratta di
un vero e proprio luogo teologico
in cui è possibile reperire spunti
di riflessione e di autentica devozione. Come aveva già insegnato
Paolo VI, è necessaria un’opera di
discernimento per purificarla e farla
risplendere in tutta la sua purezza.
Ma si tratta, come affermava Benedetto XVI, di “un prezioso tesoro
della chiesa cattolica”, di un autentico dono dello Spirito Santo. Il fatto
poi di aver sottolineato la sua forza
evangelizzatrice è soprattutto un
merito di papa Francesco, che porta naturalmente con sé la mentalità
dei popoli latino-americani, dove la
pietà popolare ha trovato da sempre uno sviluppo straordinario. La
citazione del Documento di Aparecida conferma tutto questo: “In
quell’amato continente dove tanti
cristiani esprimono la loro fede
attraverso la pietà popolare, i vescovi la chiamano anche ‘spiritualità
popolare’ o ‘mistica popolare’. […]
Non è vuota di contenuti, bensì li
scopre e li esprime mediante la via
simbolica che con l’uso della ragione strumentale e nell’atto di fede
accentua maggiormente il credere
in Deum che il credere Deum. È ‘un
modo legittimo di vivere la fede e
di essere missionario’. […] ‘Il camminare insieme verso i santuari e il
partecipare ad altre manifestazioni
della pietà popolare, portando con
sé anche i figli o invitando altre
persone, è in se stesso un atto di
evangelizzazione’. Non coartiamo
né pretendiamo di controllare questa forza missionaria!”.
Anche la scelta preferenziale dei
poveri, tipica dell’intero continente
sudamericano e ormai di tutta la
chiesa, con queste impostazioni riceve nuovo impulso e più profondo
valore. Così l’immagine di popolo
si arricchisce di nuovi elementi e
mostra le singolari ricchezze in essa
contenute. Una ragione di più per
rimetterla al posto che il concilio
Vaticano II le aveva riservato subito
dopo l’affermazione della chiesa
mistero. Dopo l’intervento papale,
il problema può quindi considerarsi
chiuso.
Non prima però di aver ricordato che tutto quello che si riferisce
alla salvezza è frutto della misericordia gratuita di Dio. Anche l’impegno dell’evangelizzazione è totalmente sotto il primato della grazia.
Il popolo è esattamente il frutto di
una grazia comunitaria e collettiva,
perché Dio ha scelto di convocare
gli uomini e le donne come popolo e non come esseri isolati. Un
popolo con tutte le porte aperte.
Così papa Francesco può concludere con un richiamo personale:
“Mi piacerebbe dire a quelli che si
sentono lontani dalla chiesa, a quelli
che sono timorosi e agli indifferenti;
il Signore chiama anche te ad essere
parte del suo popolo e lo fa con
grande rispetto e amore!”. Lo stesso rispetto e amore che formano le
caratteristiche fondamentali dell’ansia missionaria di papa Francesco.
Vita
La
7 GIUGNO 2015
No alla spreco con
l’aiuto di Andrea
Segrè, autore de
‘’L’oro nel piatto’’
Alla scoperta
del cibo ‘’medio’’
“
Poeti
Contemporanei
I ricordi
di Rossana
se insomma la battaglia per un cibo
sano e per tutti ancora può essere
combattuta.
I numeri snocciolati durante questa chiacchierata sono impressionanti: per esempio il carrello degli Italiani
è ricco di grassi (il 37 per cento delle
calorie totali) e assai povero di fibre,
il 18,3 per cento di grammi al giorno.
Male, ovviamente, se si pensa che noi
siamo la patria della dieta mediterranea, che è ricca d i cereali, verdura
e frutta e povera dei grassi saturi.
Eppure noi la esportiamo ma non la
pratichiamo, nonostante che alcuni
esperti di alimentazione provenienti
da altri continenti abbiano scelto di
vivere da noi, e non solo per le nostre bellezze archeologiche. Il fatto è,
come sconsolato afferma Segrè, che
“nel nostro Paese manca del tutto
una cultura alimentare”. Eppure questa dieta sarebbe la pietra filosofale,
la scoperta del cibo medio prodotto
senza eccessive spese di trasporto e
con caratteristiche uniche al mondo.
Ma d’altronde noi siamo quelli che
andiamo passare le vacanze in luoghi
esotici senza aver mai visto alcuni dei
nostri tesori artistici o naturali.
Segrè, come si diceva, non si
limita a denunciare, ma indica e
prende personalmente iniziative atte
a evitare sprechi, abbattere i costi di
eliminazione dei rifiuti e permettere
ad altri di sostenersi. Come nel caso
di Last Minut Market, che permette
di prendere cibi quasi in scadenza
dai supermercati (i quali dovrebbero
tra l’altro sobbarcarsi il costo dello
smaltimento) e di portarli in mense
o scuole dove vengono consumati
prima della scadenza.
Ci sono altri esempi di realizzazione di progetti capaci di realizzare
un’economia senza tante dispersioni
e un’alimentazione sana e controllabile: la Fabbrica Italiana Contadina,
ad esempio, promossa da Segrè
stesso e realizzata assieme a Farinetti, l’inventore di Eataly, con la sigla
“F.I.CO-Eataly World Bologna” che è
la realizzazione “in un unico grande
luogo tutte le filiere produttive
agroalimentari, che, partendo dagli
allevamenti o dai prodotti della terra,
arrivano fino ai piaceri della tavola”.
Merito di questo libro è di farci
riflettere sul destino di un mondo in
cui aleggia lo spettro della morte per
fame e sulla paradossale realtà del
cibo sprecato che è la terza causa di
emissione di CO2 nel mondo.
Sherlock Holmes a Pistoia.
Finzione o realtà?
S
3
LEGGERE È PENSARE
di Marco Testi
La rivoluzione di cui sto
parlando (…) non può che
cominciare da casa nostra
e dalle nostre abitudini
quotidiane. Passando inevitabilmente dall’educazione alimentare. Una
materia che dovremmo studiare
a scuola e che invece nelle scuole
continuo a non incontrare mai”.
Andrea Segrè è docente di Politica agraria internazionale all’università di Bologna, oltre che fondatore
di Last Minut Market, uno dei modi
per dire di no allo spreco dei cibi e
di aiutare chi rischia di non mangiare. È uno di quelli che studia come
trovare una via di mezzo tra i cibi di
altissima qualità, raffinati e costosi,
e la loro apparente alternativa, il
cibo spazzatura, che costa poco ma
poi ci fa spendere di più in salute
(obesità, problemi cardio-vascolari
in primis). Una sorta di ricerca della
pietra filosofale, in questo caso di un
cibo medio, in grado di alimentare e
promuovere una economia diversa e
a misura d’uomo. “L’oro nel piatto”
(Einaudi, 192 pagine) è il titolo della
sintesi delle tappe di questa ricerca,
realizzata attraverso una lunga chiacchierata con l’esperto di economia
Simone Arminio.
In effetti, qualche attinenza con
il secolare sforzo di trovare la pietra
filosofale degli alchimisti questa avventura ce l’ha, perché Segrè opera
uno sforzo che viene da lontano e
che coinvolge economisti, ingegneri,
agricoltori, biologi e tanti altri che
da tempo hanno iniziato a chiedersi
quale attinenza c’è tra le strategie
di potenza economica e la fame
nel mondo, se si può fare qualcosa
per chi non mangia partendo dal
microsistema della propria cucina,
cultura
n. 22
herlock Holmes è mai
stato a Pistoia? E’ questa
la domanda che si fanno
alcuni studiosi e scrittori
come Enzo Bargiacchi, Stefano
Fiori, Luca Martinelli e Giuseppe
Previti. La risposta, supportata
da ricerche storiche, sottili riflessioni, argute deduzioni , non
può essere che : Si, quello straordinario personaggio letterario
creato dallo scrittore scozzese
Arthur Conan Doyle verso la
fine del 1800 e da tutto il mondo conosciuto come Sherlock
Holmes, è stato a Pistoia!
Edizioni Atelier di Pistoia ha
dato vita ad una pubblicazione
dal titolo : “Sherlock Holmes
a Pistoia – Breve storia di una
ricerca tra finzione e realtà”
scritta da quattro appassionati
del genere giallo/noir e del mitico detective.
Enzo Bargiacchi è uno storico
pistoiese con il gusto della
fantasia, grande appassionato
di Alessandro Orlando
di storia locale, autore di molti
testi su personaggi della sua
città, in particolare del gesuita
e missionario italiano in Tibet
Padre Ippolito Desideri.
Luca Martinelli è un giornalista
e come tale si occupa di attualità, ma è anche un appartenente
a quelle società sherlockiane
che si occupano di tenere sempre viva la figura del più grande
detective del mondo, Sherlock
Holmes, e non solamente con
riunioni, incontri, mostre dei
fan, ma anche studiando e illustrando tutta la vita di Holmes
e Watson, aggiungendo sempre
nuovi tasselli alla loro esistenza.
Giuseppe Previti è colui che
rende reali i sogni, i giochi, i
personaggi di carta, conosce
e frequenta scrittori, esperti,
studiosi ma principalmente
conosce tante figure nate dalle
loro fantasie. Presidente dell’Associazione Amici del Giallo di
Pistoia, descrive le gesta dei vari
Montalbano, Maigret, Bordelli,
Sarti e tanti altri. In questo caso
ha ipotizzato una fantastica e
impossibile intervista con Sherlock Holmes.
Stefano Fiori, giornalista, riempie
alcune pagine del libro con un
racconto apocrifo che narra di
un delitto consumato all’interno
del treno sulla linea Porrettana.
Leggendo le pagine di questo
“pastiche” troverete tutto
quello che è necessario per
entrare nello spirito che per
gli appassionati di Holmes si
chiama Il Grande Gioco e che
essenzialmente parte dalle argomentazioni e dimostrazioni utili
a provare il fatto che Sherlock
Holmes sia realmente esistito.
In particolare lo sforzo o il
gioco o il compito degli autori
in questo caso è stato quello di
dimostrare che Sherlock Holmes ha visitato Pistoia. Questo
libro non è solo un giallo ma
nella stesura vi si riconoscono
Rossana,
per caso ho qua tra le mani
il tuo libro dei ricordi
dedicato ai nonni
e ai bisnonni.
E leggendo
ho camminato all’indietro
e ho rivisto la mia nonna
che da lassù sul suo terrazzo,
nero vestita nel sole dell’estate
con una mano sugli occhi
guardava laggiù sulla piana,
ci aspettava
venire da lontano.
Ti ringrazio Rossana
di questa vita passata
che mi riporti
così fresca e viva
capace di far risorgere
volti amati e lontani.
Tu hai fatto
ai ricordi dimenticati
quello che fa la primavera
quando colora
ed illumina i giovani
fiori del melo.
E così, per te,
mi sono rimessa, felice,
il grembiulino dell’infanzia
e sono tornata a dondolarmi
tra la terra e il cielo
sull’altalena
della quercia grande
della nonna.
Grazie Rossana
per questi ritorni che mi regali
per l’allegria
dei tuoi giochi di parole,
per la magia
dei tuoi scioglilingua,
per quelle misteriose filastrocche
che incantano ancora
il mio cuore
rimasto bambino.
vari generi letterari.
Completa questa interessante
pubblicazione la dotta e argomentata postfazione di Michele
Lopez, Presidente di “Uno studio in Holmes” e voce ufficiale
degli Holmesiani.
Faccio un invito a tutti coloro
che amano l’avventura e il mistero, quello di farsi coinvolgere
nel Gioco, ma con grande serietà perché tutto quanto è scritto
è vero.....
Grazie
perché mi riporti ancora
a giocare come ai giorni di allora
e soprattutto perché
per i bambini
e per chi sogna
non esistono passato e futuro;
per loro il tempo
è sempre e soltanto
la meravigliosa sorgente
dell’eterno presente.
Anna Tassitano
Per il libro “…tre civette sul comò” I “ricordi
dei bisnonni”, raccolta di tradizioni orali e
scritti a cura di Rossana Nerozzi. Editrice
C.R.T.
4
attualità ecclesiale
Francesco
raccomanda
la lettura dei
“Promessi Sposi”
n. 22 7 GIUGNO 2015
IL PAPA SULLA FAMIGLIA
Il fidanzamento
P
roseguendo queste catechesi sulla famiglia, oggi
vorrei parlare del fidanzamento. Il fidanzamento
– lo si sente nella parola – ha a che
fare con la fiducia, la confidenza, l’affidabilità. Confidenza con la vocazione
che Dio dona, perché il matrimonio è
anzitutto la scoperta di una chiamata
di Dio. Certamente è una cosa bella
che oggi i giovani possano scegliere
di sposarsi sulla base di un amore
reciproco. Ma proprio la libertà del
legame richiede una consapevole
armonia della decisione, non solo
una semplice intesa dell’attrazione o
del sentimento, di un momento, di un
tempo breve… richiede un cammino.
Il fidanzamento, in altri termini, è
il tempo nel quale i due sono chiamati a fare un bel lavoro sull’amore, un
lavoro partecipe e condiviso, che va
in profondità. Ci si scopre man mano
a vicenda cioè, l’uomo “impara” la
donna imparando questa donna, la
sua fidanzata; e la donna “impara”
l’uomo imparando questo uomo, il
suo fidanzato. Non sottovalutiamo
l’importanza di questo apprendimento: è un impegno bello, e l’amore
stesso lo richiede, perché non è
soltanto una felicità spensierata,
un’emozione incantata... Il racconto
biblico parla dell’intera creazione
come di un bel lavoro dell’amore
di Dio; il libro della Genesi dice
che «Dio vide quanto aveva fatto,
ed ecco, era cosa molto buona»
(Gen 1,31). Soltanto alla fine, Dio
“si riposò”. Da questa immagine
capiamo che l’amore di Dio, che
diede origine al mondo, non fu una
decisione estemporanea. No! Fu un
lavoro bello. L’amore di Dio creò le
condizioni concrete di un’alleanza irrevocabile, solida, destinata a durare.
L’alleanza d’amore tra l’uomo e la
donna, alleanza per la vita, non si improvvisa, non si fa da un giorno all’altro. Non c’è il matrimonio express:
bisogna lavorare sull’amore, bisogna
camminare. L’alleanza dell’amore
dell’uomo e della donna si impara
e si affina. Mi permetto di dire che
è un’alleanza artigianale. Fare di due
vite una vita sola, è anche quasi un
miracolo, un miracolo della libertà e
del cuore, affidato alla fede. Dovremo
forse impegnarci di più su questo
punto, perché le nostre “coordinate
sentimentali” sono andate un po’ in
confusione. Chi pretende di volere
tutto e subito, poi cede anche su
tutto – e subito – alla prima difficoltà
(o alla prima occasione). Non c’è
speranza per la fiducia e la fedeltà
del dono di sé, se prevale l’abitudine a
consumare l’amore come una specie
di “integratore” del benessere psicofisico. L’amore non è questo! Il fidanzamento mette a fuoco la volontà di
custodire insieme qualcosa che mai
dovrà essere comprato o venduto,
tradito o abbandonato, per quanto
allettante possa essere l’offerta. Ma
anche Dio, quando parla dell’alleanza
con il suo popolo, lo fa alcune volte
in termini di fidanzamento. Nel Libro
di Geremia, parlando al popolo che
si era allontanato da Lui, gli ricorda
quando il popolo era la “fidanzata”
di Dio e dice così: «Mi ricordo di
te, dell’affetto della tua giovinezza,
dell’amore al tempo del tuo fidanzamento» (2,2). E Dio ha fatto questo
percorso di fidanzamento; poi fa
anche una promessa: lo abbiamo sentito all’inizio dell’udienza, nel Libro di
Osea: «Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa nella giustizia e nel
diritto, nell’amore e nella benevolenza.Ti farò mia sposa nella fedeltà e tu
conoscerai il Signore» (2,21-22). È una
lunga strada quella che il Signore fa
con il suo popolo in questo cammino
di fidanzamento. Alla fine Dio sposa
il suo popolo in Gesù Cristo: sposa
in Gesù la Chiesa. Il Popolo di Dio è
la sposa di Gesù. Ma quanta strada!
E voi italiani, nella vostra letteratura
avete un capolavoro sul fidanzamento
[I Promessi Sposi]. È necessario che i
ragazzi lo conoscano, che lo leggano;
è un capolavoro dove si racconta la
storia dei fidanzati che hanno subito
tanto dolore, hanno fatto una strada
piena di tante difficoltà fino ad arrivare alla fine, al matrimonio. Non
lasciate da parte questo capolavoro
sul fidanzamento che la letteratura
italiana ha proprio offerto a voi.
“
Siamo chiamati a vivere non
gli uni senza gli altri, sopra o
contro gli altri, ma gli uni con
gli altri, per gli altri, e negli
altri”. Sintesi efficace del Papa gesuita
per illustrare la festa della Santissima
Trinità, mistero dell’unico Dio nella
comunione di “persone divine le quali
sono una con l’altra, una per l’altra,
una nell’altra”. Difficile per noi capire
il mistero della Trinità, di un Dio che
si fa uomo per amore. Difficile anche
per i padri della chiesa, teologi e esegeti che nel corso della storia hanno
impegnato tanto tempo nella riflessione e nella preghiera e versato fiumi di
inchiostro per cercare di spiegare un
Dio che è comunione di tre persone,
talmente legate l’una all’altra da essere una sola.
Ma proprio qui c’è la chiave per capire questo mistero: “Gesù ci ha rivelato
questo mistero - ricorda Francesco
all’Angelus - lui ci ha parlato di Dio
come Padre; ci ha parlato dello Spirito;
e ci ha parlato di sé stesso come figlio
di Dio. E così ci ha rivelato questo mistero”. Nella memoria tornano le parole del secondo capitolo della Genesi,
al numero 18: “non è bene che l’uomo
sia solo”. L’uomo non è stato creato a
immagine di un Dio solitario, ma di un
Dio amore. Cristo con la sua presenza
Andate avanti, leggetelo e vedrete la
bellezza, la sofferenza, ma anche la
fedeltà dei fidanzati.
La Chiesa, nella sua saggezza,
custodisce la distinzione tra l’essere
fidanzati e l’essere sposi - non è lo
stesso - proprio in vista della delicatezza e della profondità di questa
verifica. Stiamo attenti a non disprezzare a cuor leggero questo saggio
insegnamento, che si nutre anche
dell’esperienza dell’amore coniugale
felicemente vissuto. I simboli forti del
corpo detengono le chiavi dell’anima:
non possiamo trattare i legami della
carne con leggerezza, senza aprire
qualche durevole ferita nello spirito
(1 Cor 6,15-20).
Certo, la cultura e la società
odierna sono diventate piuttosto indifferenti alla delicatezza e alla serietà
di questo passaggio. E d’altra parte,
non si può dire che siano generose
con i giovani che sono seriamente
intenzionati a metter su casa e
mettere al mondo figli! Anzi, spesso
pongono mille ostacoli, mentali e
pratici. Il fidanzamento è un percorso
di vita che deve maturare come la
frutta, è una strada di maturazione
nell’amore, fino al momento che
diventa matrimonio.
I corsi prematrimoniali sono
un’espressione speciale della preparazione. E noi vediamo tante coppie,
che magari arrivano al corso un po’
controvoglia,“Ma questi preti ci fanno
fare un corso! Ma perché? Noi sappiamo!” … e vanno controvoglia. Ma
dopo sono contente e ringraziano,
perché in effetti hanno trovato lì l’occasione – spesso l’unica! – per riflettere sulla loro esperienza in termini
non banali. Sì, molte coppie stanno
insieme tanto tempo, magari anche
nell’intimità, a volte convivendo, ma
non si conoscono veramente. Sembra
strano, ma l’esperienza dimostra che
è così. Per questo va rivalutato il
fidanzamento come tempo di conoscenza reciproca e di condivisione di
un progetto. Il cammino di preparazione al matrimonio va impostato in
questa prospettiva, avvalendosi anche
della testimonianza semplice ma intensa di coniugi cristiani. E puntando
Vita
La
anche qui sull’essenziale: la Bibbia,
da riscoprire insieme, in maniera
consapevole; la preghiera, nella sua
dimensione liturgica, ma anche in
quella “preghiera domestica”, da
vivere in famiglia, i sacramenti, la vita
sacramentale, la Confessione, … in
cui il Signore viene a dimorare nei
fidanzati e li prepara ad accogliersi
veramente l’un l’altro “con la grazia
di Cristo”; e la fraternità con i poveri,
con i bisognosi, che ci provocano
alla sobrietà e alla condivisione. I
fidanzati che si impegnano in questo
crescono ambedue e tutto questo
porta a preparare una bella celebrazione del Matrimonio in modo
diverso, non mondano ma in modo
cristiano! Pensiamo a queste parole
di Dio che abbiamo sentito quando
Lui parla al suo popolo come il
fidanzato alla fidanzata: «Ti farò mia
sposa per sempre, ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza. Ti farò mia
sposa nella fedeltà e tu conoscerai il
Signore» (Os 2,21-22). Ogni coppia
di fidanzati pensi a questo e dica l’un
l’altro:“Ti farò mia sposa, ti farò mio
sposo”. Aspettare quel momento; è
un momento, è un percorso che va
lentamente avanti, ma è un percorso
di maturazione. Le tappe del cammino non devono essere bruciate. La
maturazione si fa così, passo a passo.
Il tempo del fidanzamento può
diventare davvero un tempo di
iniziazione, a cosa? Alla sorpresa!
Alla sorpresa dei doni spirituali con
i quali il Signore, tramite la Chiesa,
arricchisce l’orizzonte della nuova
famiglia che si dispone a vivere
nella sua benedizione. Adesso io vi
invito a pregare la Santa Famiglia di
Nazareth: Gesù, Giuseppe e Maria.
Pregare perché la famiglia faccia
questo cammino di preparazione; a
pregare per i fidanzati. Preghiamo la
Madonna tutti insieme, un’Ave Maria
per tutti i fidanzati, perché possano
capire la bellezza di questo cammino
verso il Matrimonio. [Ave Maria….].
E ai fidanzati che sono in piazza:
“Buona strada di fidanzamento!”.
(Testo integrale)
UNA RIFLESSIONE SULLA TRINITA’
“Senza gli altri non si può”
di Fabio Zavattaro
in mezzo a noi porta a compimento
quanto leggiamo nell’Antico Testamento - è la prima lettura domenicale tratta dal Deuteronomio - e cioè di un Dio
che parla dal fuoco, che sceglie “una
nazione in mezzo a un’altra con prove,
segni, prodigi e battaglie”. E ci dice
che sin dall’inizio ha messo la tenda in
mezzo a noi, liberandoci dalle schiavitù
che ci opprimono.
In un tempo in cui lo stare assieme
spesso diventa un esercizio impossibile,
segnati come siamo dalle nostre individualità, separati dagli altri che non
siamo capaci di comprendere e per
questo, come difesa, innalziamo muri e
frontiere, Dio ci dice, nelle tre persone,
che siamo chiamati a essere comunità,
famiglia.
Gesù si lascia avvicinare da coloro che
erano considerati peccatori, anzi mangia con loro condividendo qualcosa che
era determinante e sacro per gli ebrei:
la tavola. Mangiare insieme significava
celebrare comunione con Dio, vivere
una amicizia con quanti sedevano alla
stessa tavola. Spezzando assieme il
pane si fa dell’altro un compagno: cum
panis.
E se pensiamo all’ultima cena, a un
Gesù che non si tira indietro e mangia
con colui che lo tradirà, abbiamo l’immagine di questa comunità che cammina assieme, pur nelle difficoltà.
Proprio la festa della Santissima Trinità
“ci rinnova la missione di vivere la comunione con Dio e vivere la comunione tra noi sul modello della comunione
divina”, dice Papa Francesco; ci chiede
di “vivere l’amore reciproco e verso
tutti, condividendo gioie e sofferenze,
imparando a chiedere e concedere
perdono, valorizzando i diversi carismi
sotto la guida dei pastori. In una parola, ci è affidato il compito di edificare
comunità ecclesiali che siano sempre
più famiglia, capaci di riflettere lo
splendore della Trinità e di evangelizzare non solo con le parole, ma con
la forza dell’amore di Dio che abita in
noi”. L’amore è la forza che il Signore
dona all’uomo, e che permette di met-
tere da parte le ferite dell’ingiustizia,
della sopraffazione, della guerra, della
violenza, dell’odio. “Tutto, nella vita cristiana, ruota attorno al mistero trinitario e viene compiuto in ordine a questo
infinito mistero”, afferma ancora Papa
Francesco. Questo mistero è messo
bene in evidenza, dice ancora il vescovo di Roma, “ogni volta che facciamo
il segno della croce”: un invito che
il Papa propone ai fedeli presenti in
piazza san Pietro, chiedendo a tutti di
fare il segno della croce. Bella consuetudine che evidenzia come non siamo
mai soli. E l’Anno della Misericordia,
che il Papa ci invita a vivere a partire
dal prossimo 8 dicembre, vuole proprio
essere l’occasione per stare accanto a
chi soffre, e si trova in difficoltà. E non
è un caso che Papa Francesco chieda
a Maria “di aiutare la Chiesa ad essere
mistero di comunione e comunità ospitale, dove ogni persona, specialmente
povera ed emarginata, possa trovare
accoglienza e sentirsi figlia da Dio, voluta e amata”.
Vita
La
7 GIUGNO 2015
attualità ecclesiale
n. 22
5
Bilancio di monsignor Domenico
Pompili, direttore dell’Ufficio Cei:
è stato “luogo di snodo, cabina
di regia, punto di convergenza”
di Francesco Rossi
L’interlocuzione
CEI/COMUNICAZIONI SOCIALI
In anni cruciali
attenti al territorio
e alle relazioni
“
Lavoro, opera e azione”, ovvero incontro, pensiero e decisione. Su queste
“tre direttrici” si è mosso l’Ufficio Cei
per le comunicazioni sociali guidato,
dal 2007 fino a pochi giorni fa, da monsignor Domenico Pompili, vescovo eletto di Rieti. Ed è stato
proprio monsignor Pompili a tracciare il bilancio del
suo mandato, il 28 maggio a Roma, con i direttori
diocesani e incaricati regionali per le comunicazioni
sociali, in un simbolico “passaggio di consegne” a
don Ivan Maffeis, per 5 anni al suo fianco come
vicedirettore dell’Ufficio e ora a lui subentrato
nell’incarico.
Partire dalle relazioni
Pompili è partito dal lavoro fatto, che ha avuto come filo rosso “la manutenzione quotidiana
delle relazioni”, rendendo l’Ufficio “luogo di snodo,
cabina di regia, punto di convergenza”. Anzitutto
l’attenzione verso la rete degli Uffici diocesani per
le comunicazioni sociali,“puramente virtuale senza
una manutenzione attenta”. Alla “centralità strategica” dell’Ufficio all’interno della segreteria generale
della Cei si affianca così “la funzione di coordina-
M
arco struttura il racconto
della cena del Signore su
quanto si legge nel Libro
dell’Esodo al termine dell’alleanza. Nel capitolo 24 si legge che Mosè
prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla
presenza del popolo, poi prese il sangue e
ne asperse il popolo e disse “Ecco il sangue
dell’alleanza che il Signore ha concluso con
voi sulla base di tutte queste parole”.
E’ da tener presente questo parametro per
comprendere quello che ci scrive l’evangelista.
Scrive Marco: “Mentre mangiavano prese un
pane” – non è scritto ‘il pane’, che avrebbe
indicato un pane particolare rispetto al
pane azzimo che si mangiava durante la
cena pasquale; l’evangelista evita
accuratamente qualunque riferimento alla
cena pasquale. Gesù non ripete un rito
antico, ma sta facendo qualcosa di completamente nuovo. Quindi Marco evita qualunque assomiglianza con la cena pasquale.
Quindi “prese un pane, benedì, lo spezzò, lo
diede loro dicendo: «prendete, questo è il
mio corpo»”.
Ecco già la prima differenza con l’antica
alleanza. Nell’antica alleanza Mosè ha
presentato un libro che conteneva la legge,
la volontà di Dio; ebbene, con Gesù inizia
mento” rispetto alle realtà locali, con la “newsletter
settimanale” e “la consulenza nelle situazioni di
crisi”, come pedofilia, scandali economici, problemi
pastorali e altri ancora. Il direttore uscente ha poi
ricordato gli incontri “con gli ordini religiosi maschili
e femminili”; quelli “con i direttori dei media cattolici,
volti a promuovere una convergenza e una sinergia
sempre più marcate ed efficaci”; “il contatto con
i giornalisti di ogni testata e sensibilità culturale”.
“Non si sono cercati complici, ma professionisti con
i quali rapportarsi in modo equanime e discreto”,
ha precisato, citando la recente affermazione di
papa Francesco, che ha dichiarato di leggere “La
Repubblica”. “Se avesse detto che legge ‘Avvenire’
o ‘L’Osservatore Romano’ sarebbe stata un’affermazione scontata. È ovvio che questi giornali gli
stanno a cuore. Mentre così - ha chiosato Pompili - il
Papa ci ha dato un’indicazione di metodo: bisogna
incontrare quelli distanti”.
Anni “cruciali”
Il lavoro quotidiano è stato costantemente
sostenuto dal pensiero, in anni “cruciali dal punto
di vista culturale, anche per l’accelerazione senza
precedenti dello sviluppo tecnologico”, a partire
dall’“esplosione di Facebook” (2008). Il vescovo ha
sottolineato il “fondamentale” sforzo “d’interpretare
i segni dei tempi e orientare questi cambiamenti in
una direzione favorevole all’umano”, richiamando
i convegni organizzati negli anni scorsi - “Chiesa
e web 2.0” (2009), “Testimoni digitali” (2010),
“Abitanti digitali” (2011) -, “punti fermi nella
riflessione culturale e nel contributo della Chiesa
alla comprensione del nostro tempo”. Ha poi citato
il sito www.chiesacattolica.it “per accompagnare e
valorizzare il lavoro delle diocesi e della Chiesa su
questi temi”, “il corso Anicec e l’investimento sugli
animatori”, la celebrazione del “decennale del Direttorio sulle comunicazioni sociali ‘Comunicazione
e Missione’”, nonché “l’attenzione alla pluralità dei
linguaggi” (teatro, cinema, sale della comunità).
Infine, nell’ottica di una “sempre maggiore collegialità e corresponsabilità”, Pompili ha richiamato
“l’attenzione ai rapporti costanti con Fisc e Ucsi per
quel che attiene il mondo dei giornalisti, ma anche
con il Copercom per quel che significano le diverse
realtà ecclesiali nel mondo della comunicazione”.
La Parola e le parole
Corpo e sangue di Cristo
anno B
Es 24,3-8; Sal 115; Eb 9,11-15; Mc 14,12-16.22-26
un’epoca nuova nel rapportarsi con Dio.
Il credente, con Gesù, non è più, come
nell’antica alleanza, colui che obbediva alle
leggi del suo Signore, ma colui che accoglie
l’amore del suo Signore.
Mentre il libro della legge è un codice
esterno all’uomo che l’uomo deve impegnarsi a osservare (e molti non ci riescono,
o non vogliono), la nuova alleanza non è
basata su un agente – un libro – esterno
all’uomo, ma sulla effusione interiore della
stessa vita divina.
Dio non governa gli uomini emanando leggi
che questi devono osservare, ma comunicando loro la sua stessa capacità d’amore,
il suo stesso spirito, la sua stessa forza
d’amore. Quindi non più un codice, una legge, ma un uomo – Gesù – che ci comunica
la sua vita.
Poi Gesù ”prese il calice”; e qui, mentre
prima per il pane ha adoperato il verbo
‘benedire’ (eÙlogšw) – un termine conosciuto nel mondo ebraico –, per il calice
usa il verbo ‘eÙcaristšw’, ‘ringraziare’, da cui
deriva poi la parola Eucaristia.
Perché questi due verbi differenti e non
ha usato per esempio lo stesso ‘benedire’
entrambe le volte?
L’evangelista si rifà alle due moltiplicazioni
dei pani.
Nella prima, in terra ebraica, Gesù benedì
il pane (Mc 6,41); nella seconda, in terra
pagana, Gesù rese grazie (Mc 8,6).
Allora nell’Eucaristia l’evangelista vuole
radunare questi due elementi. Non è soltanto per il popolo d’Israele, ma è per tutta
l’umanità.
Quindi Gesù “rese grazie, lo diede loro e
ne bevvero tutti”. Mentre l’evangelista non
ha detto che il pane è stato mangiato, soltanto per il calice dice che bevvero tutti.
Non basta accogliere Gesù come modello
di comportamento, ma bisogna anche bere
al calice – il calice è simbolo di morte, di
donazione. Allora soltanto, nell’accettazione
di un impegno di vita che va fino alla morte,
con i media
Da ultimo, ha ricordato come l’Ufficio abbia
“svolto un ruolo di orientamento della linea editoriale ed economica” dei media Cei (Avvenire, Sir,
Tv2000, Radio InBlu), svolgendo al tempo stesso
una “interlocuzione importante” con la Rai. “Pubblico e noto” è “l’impegno per il rinnovamento della
trasmissione ‘A sua immagine’”, cui si è affiancata
“la ridefinizione dei programmi radio (Il pensiero
del giorno, Ascolta si fa sera, L’ora di religione)”,
“la presenza su altre emittenti e in generale sui
media laici intesi non come strumento per fare proselitismo, ma come luoghi dove incontrare anche
i lontani”. Ancora, “l’apertura, nel dicembre 2012,
dell’account Twitter”, la “rinnovata campagna 8
per mille”, “tante iniziative di mobilitazione, come
la recente veglia per i martiri cristiani #free2pray,
o le prese di posizione pubbliche contro pedofilia,
gioco d’azzardo, corruzione”. Infine, il sito per il
V Convegno ecclesiale nazionale, “con innovativo
formato interattivo, inedito per i siti Cei”.
Lavorare
con il territorio
Ora, a portare avanti il cammino intrapreso
sarà don Ivan Maffeis, già direttore del settimanale
“Vita Trentina”, di Radio Studio Sette InBlu, nonché
segretario della Federazione italiana settimanali
cattolici (Fisc). “Le diocesi - rileva - si aspettano
proposte concrete e semplici”. E allora l’impegno
dell’Ufficio Cei sarà “lavorare con il territorio, con
progetti che rispondano a esigenze specifiche, ad
esempio per la formazione”. Concretamente, “ai
grandi convegni privilegiare iniziative mirate di
formazione”, “occasioni di confronto e pensiero”,
come pure “facilitare la messa in circolo di buone
prassi ed esperienze positive che nascono nei territori”.“Nelle nostre diocesi - osserva - l’importanza
della comunicazione rischia di essere avvertita
nella sua rilevanza quando ci si trova ‘costretti’
a comunicare perché vi è una pressione esterna,
magari a seguito di spiacevoli casi di cronaca. In
questi casi ci si rende conto che servirebbe un
buon ufficio, come pure rapporti corretti e veri
con i giornalisti. Ma una buona comunicazione non
s’improvvisa”.“In gioco - conclude - c’è la possibilità
di far sentire la propria voce o, viceversa, il rischio
di restare afoni”.
c’è la completezza della Eucaristia.
Ebbene, questo sangue non è il sangue dei
tori, spruzzato esternamente sulle persone, ma, dice Gesù, “questo è il mio sangue
dell’alleanza”. Tutti gli evangelisti indicano
l’azione di Gesù come colui che battezza
in Spirito Santo, però, stranamente, nessun
evangelista ci dice ‘dove’, ‘quando’ e ‘come’
Gesù battezzi in Spirito Santo. Ecco il
momento in cui la comunità, il credente,
riceve questa effusione nello Spirito Santo,
il battesimo nello Spirito Santo. Non è un
sangue, come dei tori, che viene asperso
esternamente all’uomo, ma una comunicazione interiore della stessa vita divina.
E’ questo che dona all’uomo la capacità
d’amore.
E questo sangue, dice Gesù, “è versato
per molti”. Nella cena pasquale si leggeva
un salmo, il salmo 79 in cui il salmista dice
che “l’ira di Dio veniva versata sui pagani”.
Ebbene, per Gesù è cambiato il rapporto
con Dio, non viene più versata l’ira di Dio,
ma il suo sangue, un amore che accoglie
tutti quanti. Questa è la novità proposta
da Gesù. Quindi non più l’osservanza di
norme esterne, ma Dio governa l’uomo comunicandogli la sua stessa capacità d’amore.
Don Timoteo Bushishi
La diseguaglianza
in fisica
Perché
interessa
tanto
il pensiero
cristiano?
La diseguaglianza è un tema
fondamentale in fisica e costituisce
una delle pochissime leggi universali valide in ogni luogo e tempo e in
accordo con il principio antropico.
Il Cardinale Martini, in una celebre
intervista del 2009 paragonava la
diseguaglianza al peccato. Apparentemente i due piani, quello fisico e
quello teologico, sembrano distinti,
ma vedremo come ogni cosa si ricomponga in una visione del Tutto.
Rudolf Clausius, nel 1854,
dimostrava che per ogni trasformazione chimica o fisica l’energia
iniziale immessa nel sistema non
si trasferiva tutta, ma una parte di
essa si disperdeva inesorabilmente; si disperdeva e si sommava in
continuo. Ad esempio una parte
dell’energia cinetica di una macchina in frenata si trasforma in
calore, si disperde nell’ambiente e
non è recuperabile. E’ il principio
entropico.
Tutto ciò che ci circonda soggiace a questo principio; l’uomo
stesso, macchina efficientissima,
è costretto a ingerire più calorie
di quanto lavoro possa produrre
perché per vivere è costretto a
mantenere la sua temperatura a 37
gradi e quindi disperde calore.
Nelle uguaglianze matematiche,
apparentemente perfette, vi è una
incongruenza: non appare mai il
valore S (simbolo dell’entropia)
nella seconda parte dell’uguaglianza
stessa. Così ci sembra possibile
che l’equazione possa indicare una
trasformazione sia un verso che
nell’altro. Prendiamo l’uguaglianza
più famosa E=mc2: essa indica che
l’energia è uguale alla massa per la
velocità della luce al quadrato, ma
è vero anche il contrario, cioè che
l’energia, diviso il quadrato della
velocità della luce, è uguale alla
massa (m=E/c2). Dunque potrei
ottenere massa o energia semplicemente andando da sinistra verso
destra e al contrario dal secondo
al primo termine, ottenendo sempre la stessa quantità iniziale di
energia o di massa.
In teoria è così, solo che ad
ogni trasformazione lo stato di
energia che ottengo è sempre più
caotico e non è più utilizzabile.
Più correttamente quella formula
andrebbe riscritta così: E=mc2 + S
dove S non è un valore ma indica
lo stato caotico dell’energia o della
massa dopo la trasformazione, che
non è possibile recuperare e che
sommandosi in continuo fa passare
la materia da uno stato più ordinato ad uno più caotico.
Attenzione però: non posso
spostare quel +S dal secondo termine al primo cambiando di segno,
cioè non posso scrivere E –S=mc2
proprio per la legge scoperta da
Clausius, in sostanza non posso
diminuire il disordine. In ogni equazione (uguaglianza) posso spostare
qualsiasi valore semplicemente
cambiando il segno, ma non posso
farlo con l’entropia perché essa
n. 22 7 GIUGNO 2015
Lettere
in redazione
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ha sempre, per definizione, un valore positivo, mai negativo. Quella
uguaglianza teorica diventa una
diseguaglianza nella realtà. Siamo
arrivati alla prima contraddizione
della matematica.
E=mc2 + S indica anche che io
posso solo andare in un senso, da
sinistra verso destra e mai viceversa, perché non potrei mai ottenere
di nuovo il quantitativo iniziale.
Tradotto significa che la freccia del
tempo va dal passato verso il futuro e, per la legge di Clausius mai dal
futuro verso il passato. Nelle equazioni (uguaglianze) matematiche
invece, il tempo potrebbe scorrere
indifferentemente nei due sensi.
Questa è la seconda contraddizione della matematica perché cozza
contro una legge fondamentale
della fisica; l’entropia stabilisce la
direzione del tempo.
Possiamo dunque dire che la
diseguaglianza sia “ontologica” alla
materia, cioè è la natura stessa della
materia.
Torniamo per un attimo alle
conseguenze del concetto di entropia. Se ad ogni trasformazione
della materia (o dell’energia, dato
che in fondo sono la stessa cosa) si
produce un aumento del disordine
senza possibilità di recupero, vuol
dire che il caos entropico aumenta
costantemente. I pezzi di legna accatastati nella mia legnaia e pronti
per bruciare, a me appaiono sinonimo di ordine, in realtà hanno uno
stato più caotico di quando erano
alberi nella foresta, perché ho sudato per tagliarli, metterli a posto e
ho prodotto segatura inutilizzabile.
In termini fisici ho disperso più
calore di quanto ne avevo prima, sia
pure in forma potenziale.
Dunque, se il caos entropico
aumenta costantemente, cade per
l’uomo la possibilità di comprensione dell’Universo con la sua sola
ragione perché la semplice osservazione della realtà produce un maggiore stato entropico che sfugge
inesorabilmente alla comprensione.
Cade d’un colpo gran parte del
pensiero laico otto/ novecentesco
che appunto aveva questo postula-
to. Per costoro sarebbe stato sufficiente liberarsi dagli “orpelli” della
religione e della superstizione per
riuscire a comprendere la verità
che si sarebbe così svelata ai nostri
occhi. In realtà è l’apologo di Achille
e della tartaruga: noi non riusciremo mai a raggiungere la tartaruga
perché come ci muoviamo produciamo un suo analogo avanzamento
verso il caos entropico. Come
Achille e la tartaruga avanzano, così
crescono comprensione e caos, ma
come Achille non raggiungerà mai il
suo antagonista, così noi non riusciremo mai a comprendere il Tutto.
Ma cade anche l’idea di un
Mondo armonioso e specchio
dell’armonia divina. Il pensiero
cristiano ha preso quel “a sua immagine e somiglianza” troppo alla
lettera e ora si scopre che sono
proprio le leggi della fisica che, almeno in parte, lo negano; o meglio
lo negano nella interpretazione che
gli si è voluto dare, costruita su
di una visione miope di un ordine
sociale, economico e giuridico il
più possibile lontano dalla dinamica
del conflitto e del disordine. Credo
pertanto che su questo punto sia
urgente una rinnovata riflessione
che sappia riunire i nuovi orizzonti
della scienza con quelli della fede.
Tutti gli astrofisici concordano
su di un punto preciso: all’origine
del Tempo ci deve essere stata
per forza una diseguaglianza che
ha dato origine all’Universo che
noi oggi conosciamo. Senza quella
piccolissima disuguaglianza iniziale
non ci sarebbe stato lo sviluppo
dell’Universo stesso; tutto sarebbe
rimasto eternamente immobile e
sempre uguale a se stesso. Oggi,
noi viviamo perché esiste una disuguaglianza di calore tra il Sole e la
Terra e questo ha innescato e mantiene il principio della vita come la
conosciamo; quindi in fisica disuguaglianza è sinonimo di sviluppo,
uguaglianza di immobilità.
Ricordavamo all’inizio l’intervista rilasciata a la Repubblica il 4
Aprile 2009 dal Cardinale Martini il
quale assimilava il peccato alla diseguaglianza. Egli si riferiva allo stato
sociale non certo alla fisica, ma al
termine di queste parole in libertà,
possiamo tentare di accostare i
concetti di peccato e diseguaglianza
alla scienza.
Abbiamo detto che la diseguaglianza è ontologica alla materia,
esattamente come per Sant’Agostino e San Tommaso il peccato è
all’uomo: il primo con una visione
più pessimistica, il secondo più
ottimista, ognuno figlio del proprio
tempo, ma ambedue avendo presente la separazione tra terreno e
divino: il primo imperfetto e corruttibile, il secondo, al contrario,
perfetto e per questo incorruttibile.
Voglio qui concludere con le
parole di San Tommaso, dottore
della Chiesa, “Veritas: Adaequatio
intellectus ad rem. Adaequatio rei
ad intellectum. Adaequatio intellectus et rei.” Verità: Adeguamento
dell’intelletto alla cosa. Adeguamento della cosa all’intelletto. Adeguamento dell’intelletto e della cosa.
Noi, uomini del terzo millennio,
siamo chiamati a quello che ci ricordava Tommaso; esso è lo sforzo
immane che ancora una volta si
presenta davanti al nostro cammino, ma siamo certi che “una facoltà
necessaria che caratterizza l’uomo
è la sua tendenza a realizzare pienamente la propria natura ovvero
compiere ciò per cui è stato creato.
Ciascun uomo infatti corrisponde
all’idea divina su cui è modellato di
cui l’uomo è consapevole e razionale, conscio delle proprie finalità,
alle quali si dirige volontariamente
avvalendosi dell’uso dell’ intelletto”.
Piero Bargellini
L’“omicidio
stradale”
Caro Direttore,
“Non solo non hanno rispettato l’alt della polizia, ma sono
scappati a 180 all’ora travolgendo
un gruppo di persone: un morto,
otto feriti, tre gravissimi”. È notizia
recente, in una strada cittadina nella
periferia romana. Mentre sono attese norme più severe da applicare a
quanti “navigano” nella circolazione
Vita
La
stradale infrangendo norme e prudenza sono migliaia le multe per il
cellulare alla guida e per passaggi
col semaforo rosso. Considerando
la concezione e destinazione originaria l’automobile non è più un
bene di lusso, su strade, autostrade,
rallentamenti e ingorghi.
Gli “utenti del trasporto superveloce” - di cui scriveva Illich
- non sempre evitano di collezionare multe per comportamenti
vietati,ma adottano temerarie
accelerazioni e manovre azzardate.
Da tempo, e più opportunamente
quando stanno avanzando le procedure parlamentari per istituire
il reato di omicidio stradale, strutture locali di cittadini potrebbero
contribuire a ridurre il rischio
sulle strade del proprio territorio.
Diciamo di strutture locali con
esperti della mobilità, psicologi
compresi, magari attrezzate anche
per più complessi pareri neuroscientifici, eventualmente richiesti,
o da utilizzare nelle attuali procedure di rilascio, sospensione o
ritiro della patente per la guida di
veicoli a motore.
b.p. Barni
Dal
finanziamento
pubblico ai
partiti, alle
finanziarie
o fondazioni
private
e pubbliche
Per reperire i fondi necessari alla
vita dei partiti e ai loro rappresentanti, nel passato vigevano il finanziamento pubblico ai partiti, oggi
ridotto, ma in vigore fino al 2017
e che vige ancora in tutta Europa,
nonché l’elargizione ai candidati o
al partito, mediante una quota derivante dalle feste di partito.
Alcuni anni orsono, dopo lo
scandalo delle spese gonfiate
nelle istituzioni democratiche, si
è tentato di riciclare il denaro
derivante dai sequestri alle mafie
convogliandoli verso finanziarie
ancora oggi esistenti. Tutto questo
universo finanziario è stato poco
controllato; infine siamo arrivati
alle Fondazioni con molti grandi
della politica (D’Alema, Renzi, Bersani, Fini ed altri) con il pretesto di
finanziare il partito, finanziano invece le proprie campagne elettorali
e loro correnti.Va detto anche che
queste Fondazioni pagano il 5%
allo Stato, ora aumentato al 20%.
Quello che rimane viene messo in
Banca o titoli di Stato a breve termine. Allora sorge spontanea una
domanda: Questi “tesori finanziari”
a cosa servono?
Le Fondazioni legittime, come
quelle bancarie e private, sono tutte contabilizzate e regolarizzate da
statuti con precisi scopi di beneficenza sociale ed umana, ma quelle
politiche a che scopo esistono e
per quali fini?
Forse a noi comuni mortali sfugge
il senso e il nesso, a proposito anche di benefattori danarosi.
Mauro Manetti
Pistoia
Sette
N. 22 7 GIUGNO 2015
XXVIII SETTIMANA TEOLOGICA
Evangelii gaudium
Il tracciato di una “Chiesa in uscita”
G
iovedì 28 maggio, il vescovo, monsignor Fausto Tardelli, durante una
conferenza stampa, ha
annunciato la XXVIII edizione della
Settimana Teologica e la messa in
rete del nuovo sito diocesano.
In merito alla XXVIII edizione
della Settimana Teologica, il presule
ha dichiarato: «E’ un appuntamento
molto importante, di notevole spessore culturale che qualifica e arricchisce la Chiesa del nostro territorio.
Sarà un’edizione ricca di significato
nella quale sarà nostra premura
anche conoscere e prendere atto
di suggerimenti e proposte mirate
ad un rilancio concreto di questa
singolare iniziativa per gli anni futuri».
Dal 31 agosto al 4 settembre
Agenda del vescovo
Fausto Tardelli
dall’8 al 14 giugno
Si ricorda che in questa settimana le udienze sono sospese.
Lunedi 8: fuori sede per incontro Conferenza Episcopale Toscana.
Martedì 9: fuori sede (CET).
Mercoledì 10: fuori sede(CET).
Giovedì 11: fuori sede(CET).
Ore 18:
Santa Messa per la dedicazione della Cattedrale.
Venerdì 12:
Ore 17:
Santa Messa al monastero della visitazione, in occasione
della festa del Sacro cuore.
Ore 21:
visita alla comunità delle suore di Ferruccia.
Sabato 13:
Ore 9:30:
Convegno ecclesiale dei delegati Toscani al Convegno di
Firenze alla Calza di Firenze.
Ore 18 Cresime a Casalguidi.
Domenica 14:
Ore 10:
Cresime alla parrocchia di San Sebastiano di Bottegone.
Ore 16:
Cresime a Ponte di Serravalle Pistoiese.
Ore 18:
Cresime a San Baronto.
Segreteria Vescovile di Pistoia
Via Puccini, 27 - Tel.0573.508960 Fax 0573.27165
avrà luogo, quindi, la XXVIII Settimana Teologica, che sarà presieduta
da monsignor Fausto Tardelli; a
moderare gli incontri sarà monsignor Giordano Frosini. La tematica principale posta all’ordine del
giorno prenderà in considerazione
la necessità di una riforma missionaria della Chiesa auspicata da Papa
Francesco. Sussidio fondamentale
in questa XXVIII Settimana Teologica sarà l’Esortazione Apostolica,
“Evangelii Gaudium”, il tracciato di
una “chiesa in uscita”.
Altra importante novità, annunciata dal Vescovo, è l’avvio del nuovo
sito della diocesi in versione on-line
definitivamente attivo dalla prossima
settimana. Il sito, curato dall’azienda
Keep up di Quarrata, ha come logo
San Jacopo come figura centrale
e simbolo della città di Pistoia. La
direttrice dell’Ufficio Comunicazioni
sociali Martina Notari ha messo a
conoscenza i presenti che sono previsti, tra i contenuti del nuovo sito,
un tg diocesano, approfondimenti
vari e interviste.
Monsignor Fausto Tardelli, sin
dal suo ingresso in diocesi, ha
sempre manifestato particolare
interesse alle Comunicazioni Sociali. Per mezzo dell’apposito ufficio,
monsignor vescovo ha già incontrato giornalisti e altri operatori del
settore. Entro il termine dell’anno
sono previsti altri incontri.
La conferenza stampa di giovedi
scorso è stata molto animata dalle
richieste dei partecipanti avanzate al
Vescovo in merito ai suoi primi mesi
vissuti a Pistoia. A questo proposito
il vescovo ha sottolineato la grande
calorosa accoglienza ricevuta e,
soprattutto, la straordinaria e impensabile vicinanza dei fedeli.
Inoltre il Vescovo ha presentato un itinerario formativo mirato
all’ascolto e al discernimento. Infatti
per l’anno pastorale 2015-2016, ha
proposto un cammino di profonda
ponderazione invitando l’intera
diocesi ad interrogarsi su ciò che è
stato fatto in passato e su ciò che
dobbiamo fare.
Altro itinerario presentato da
monsignor Tardelli vedrà la sua
concretizzazione in una serie di
appuntamenti molto importanti,
tra cui il Sinodo sulla famiglia, il
Convegno ecclesiale nazionale e l’assemblea diocesana. Questi incontri
serviranno a tracciare il cammino
futuro facendo tesoro anche delle
proposte pervenute.
Daniela Raspollini
L’esortazione
e l’invito
del Vescovo
“
La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera
di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro
che si lasciano salvare da Lui sono
liberati dal peccato, dalla tristezza,
dal vuoto interiore, dall’isolamento.
Con Gesù Cristo sempre nasce e
rinasce la gioia.” Questo formidabile “attacco” dell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium” di Papa
Francesco “ (n.1) ci da lo spessore
di quest’uomo venuto dall’altra
parte del mondo come successore
dell’apostolo Pietro.
È una vera “riforma” in senso
missionario, quella cui il Papa invita
la chiesa tutta, chiamandola a porsi
“in uscita”. Siamo consapevoli che
nei nostri paesi di antica cristianità,
la chiesa porta su di sé la polvere
dei secoli e la stanchezza di una
rete gettata già tante volte inutilmente. Le nostre parrocchie rischiano di rimanere soffocate dentro un “si è sempre fatto così” che
mortifica lo Spirito oppure dentro
una congerie di iniziative che non
vanno all’essenziale.
È un sogno, quello che questo
Papa ci presenta. Un sogno che
vuol condividere con noi ed è il
sogno stesso di Cristo, fin dalle origini. “Sogno una scelta missionaria
capace di trasformare ogni cosa,
perché le consuetudini, gli stili, gli
orari, il linguaggio e ogni struttu-
ra ecclesiale diventino un canale
adeguato per l’evangelizzazione
del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle
strutture, che esige la conversione
pastorale, si può intendere solo
in questo senso: fare in modo che
esse diventino tutte più missionarie,
che la pastorale ordinaria in tutte le
sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in
costante atteggiamento di “uscita”
e favorisca così la risposta positiva
di tutti coloro ai quali Gesù offre la
sua amicizia.” (EG 27)
La Settimana Teologica del 2015
vuole prendere sul serio questo
sogno bello, intende farlo proprio e
rifletterci sopra per contribuire anche con una intelligenza illuminata
dalla fede, alla riforma missionaria
della diocesi, proprio all’inizio del
prossimo cammino triennale.
† Fausto Tardelli
Programma della “Settimana”
Da lunedì 31 agosto a venerdì 4 settembre 2015
Lunedì 31 Agosto
Introduzione
Mons.Vescovo Fausto Tardelli
“La gioia del Vangelo”
Martedì 1 Settembre
Gianfranco Brunelli
Direttore della rivista “Il Regno”
Le sfide della Chiesa attuale
Mercoledì 2 Settembre
Dario Vitali
della Pontificia Università Gregoriana
La chiesa missionaria
Giovedì 3 Settembre
Rosanna Virgili
dell’Istituto Teologico Marchigiano
Il principio misericordia
Venerdì 4 Settembre
Giordano Frosini
della Facoltà Teologica dell’Italia centrale
La dimensione sociale
dell’evangelizzazione
Conclusioni operative
Mons. Fausto Tardelli
Vescovo di Pistoia
Presiede mons. Fausto Tardelli
Modera Giordano Frosini
Seminario Vescovile Via Puccini, 36 – Pistoia ore 17,15
INFO: Tel. 0573.976133
e-mail: [email protected]
sito int.: www.diocesipistoia.it
Durante le giornate saranno disponibili le pubblicazioni riguardanti
gli argomenti trattati, in particolare quelle curate dai relatori,
e delle Settimane teologiche del passato
8
Vita
comunità ecclesiale
La
n. 22 7 GIUGNO 2015
INTERVISTA AL VESCOVO TARDELLI
Bilancio dei primi mesi pistoiesi
D
opo quasi sei mesi
dal suo arrivo a Pistoia che profilo può
tracciare della città?
E’ ancora presto per tracciare un
profilo attendibile della città. Ogni giorno
di più mi rendo conto di quanto devo
ancora conoscere e capire. Posso quindi
soltanto parlare di prime impressioni
che, dico subito, sono sostanzialmente
positive. Esprimerei tutto questo con
una sensazione: mi trovo a mio agio in
questa città. Non l’avrei pensato, prima
di avvicinarla almeno un po’. E invece,
con una certa mia sorpresa, devo dire
che mi ci trovo bene. E’ una città viva e
vivace. Bella. Come uno scrigno misterioso che incuriosisce. E che racchiude
gioielli preziosi, sul piano artistico,
culturale, sociale. Una città ancora
popolare, vissuta, abitata, come non
accade più ormai in tanti centri storici
pedonalizzati a oltranza e diventati
artificiali set cinematografici dove si
trovano solo monumenti, uffici oppure
splendide ma fredde vetrine.
Com’è cambiata, se è
cambiata, la prospettiva e la
visione che aveva della città
inizialmente?
Si, in effetti è un po’ cambiata.
Confesso candidamente che sapevo
davvero poco di Pistoia, pur essendo
cresciuto in una città come Lucca che
è a due passi ed essendo stato vescovo
della vicina San Miniato per 10 anni.
Non la conoscevo e, scioccamente,
pensavo poi che non ci fosse niente di
speciale in questa città. Mi sbagliavo. La
prospettiva è cambiata fin dal momento
del mio ingresso in città, quando ho
sperimentato una grande e calorosa
accoglienza, una vicinanza e un affetto
immediato che non immaginavo. E così,
giorno dopo giorno, ho cominciato a scoprire la bellezza di questa città e della
sua gente. Una città che con magnifico
e azzeccatissimo aggettivo è stata
chiamata da Bigongiari “rocciosa”. Forse
esagero un po’ – ma ho cominciato ad
innamorarmene..
Come descriverebbe i
pistoiesi?
Ho trovato gente schietta, sincera,
con animo buono, dove una innegabile
certa spigolosità non è che l’altra faccia
della schiettezza. Gente concreta, laboriosa, accogliente e…. mi sia permesso
di dirlo, che cucina molto bene! Ho
trovato intraprendenza e inventiva, radicata attenzione ai sofferenti, ai poveri,
a chi è in difficoltà. Mi par di notare
a volte, ma credo di scoprire l’acqua
calda, una certa tendenza alla frammentazione. Frammentazione in gruppi
e interessi, se non proprio in lotta, che
viaggiano un po’ a compartimenti stagni.
Cosa che credo alla fine impedisca quel
gioco di squadra soprattutto oggi tanto
necessario per raggiungere obiettivi di
autentico sviluppo sociale.
Cosa le piace di più di
Pistoia? Cosa invece non le
piace?
Ciò che mi piace di più è la sua
sensibilità sociale, l’attenzione diffusa e
generalizzata nei confronti del prossimo.
L’ospedale del Ceppo, con le sue stupende formelle robbiane che illustrano le
opere di misericordia, non è solo un bel
monumento. E’ la carta d’identità di una
città e di un popolo, pur attraversato da
forti contraddizioni testimoniate nella
storia da aspre contese e lotte fratricide.
Cosa non mi piace? Più che altro direi
ciò che mi sembrerebbe bisognoso di
miglioramento e cioè la consapevolezza
del proprio valore e delle proprie risorse,
la capacità di fare squadra e di giocare
in squadra, la convinzione delle proprie
radici cristiane testimoniate tra l’altro
da stupende chiese, in particolare da
quella serie pulpiti che la fanno unica
al mondo.
Veniamo alla Diocesi… Ha
scritto una lettera alla Diocesi dove ha dato le linee guida
per il primo anno di episcopato pistoiese: un itinerario
di ascolto e discernimento.
Quale riflessione l’ha portata
a seguire questa strada?
Sono partito da ciò che sentivo urgente per me. Il Signore mi ha inviato in
questa terra, a una chiesa che ha la sua
storia, le sue vicende liete e tristi, il suo
cammino. Sentivo e sento la necessità di
capire che cosa il Signore mi chiede oggi
qui. Ho pensato allora che questo periodo di discernimento nello Spirito Santo,
potesse essere anche quello di tutta una
chiesa, dopo il lungo episcopato di Mons.
Scatizzi e quello più breve ma intenso
di Mons. Bianchi e all’epoca di papa
Francesco. Mi son detto che la chiesa,
nel suo insieme, laici e preti, consacrati
e famiglie, giovani e anziani, parrocchie,
associazioni e movimenti, vive dello Spirito, deve essere docile al suo soffio vitale,
deve costitutivamente e abitualmente
lasciarsi guidare dallo Spirito. Per cui ogni
giorno è in stato di discernimento per
comprendere qui ed ora dove lo Spirito
la sospinga a testimoniare la gioia del
Vangelo e l’amore misericordioso di Dio.
Con la mia prima lettera pastorale ho
inteso dire esattamente questo.
Su che cosa ha voluto che
la Diocesi riflettesse con questo percorso?
Ho chiesto intanto che ci si mettesse
in preghiera, invocando con umiltà e
fervore lo Spirito Santo, perché “se il
Signore non costruisce la città, invano
faticano i costruttori”. Poi che ci si sforzasse di leggere i segni dei tempi. Ciò che
la chiesa universale sta compiendo con
i sinodi sulla famiglia, ciò che le chiese
che sono in Italia stanno portando avanti
col convegno ecclesiale per un nuovo
umanesimo in Cristo. Ho chiesto ancora
che si cercasse di cogliere i tratti salienti
del cammino diocesano compiuto in
questi anni per poi proiettarsi in avanti.
Prima l’esortazione apostolica Evangelici
Gaudium e adesso la proclamazione
dell’anno santo della Misericordia da
parte di papa Francesco attendono da
noi una risposta.
comunità parrocchiali come nei gruppi,
mi sento di dire che c’è tanto di bene.
C’è ancora partecipazione e coinvolgimento, fervore di fede e di carità. Più di
quanto uno si potrebbe aspettare o di
quanto i vari mezzi di comunicazione
dicono in genere della chiesa.Vedo una
grande attenzione ai poveri, ai deboli,
agli scartati del mondo. Vedo in tanti
volti la gioia del Vangelo, di Gesù vivo
e vero. Riscontro però anche un certo
procedere a compartimenti separati.
Noto qualche scollamento e indifferenza che non ci dovrebbe essere, tra
realtà ecclesiali diverse, tra parrocchie,
tra centro diocesi e periferie.
Pensa che abbia dato buoni frutti?
I frutti del lavoro pastorale si vedono
solo a lungo termine. Mi pare di cogliere
comunque un certo impegno, una buona
accoglienza della mia lettera, uno sforzo
per camminare insieme. Mi rendo conto
che ci sono tante fatiche, forse anche
incertezze dovute al cambio del vescovo
dopo un periodo di sede vacante. Sono
però molto fiducioso.
Quali sono le prime problematiche diocesane su cui
ha intenzione di intervenire?
E’ ancora presto per dirlo compiutamente, lo ribadisco, ma certo, scorgo
già delle urgenze: la formazione permanente del clero, l’attenzione educativa
verso adolescenti e giovani come verso
le giovani famiglie, la riforma in senso
missionario delle parrocchie e di tutta
la pastorale con un’apertura sempre
più grande nella verità alla condivisione
con gli ultimi di sofferenze e speranze
testimoniando la misericordia di Dio; la
crescita del senso comunitario e prima
di tutto, il rinvigorimento della fede in
Gesù morto e risorto con l’approfondimento dell’esperienza viva di Lui, via,
verità e vita. Ecco, già fin d’ora mi paion
queste alcune delle problematiche che
meriteranno attenzione e impegno.
Quali sono i punti di forza
della Diocesi di Pistoia e quali
quelli di debolezza secondo
lei?
Anche qui la risposta non può che
essere approssimativa e provvisoria.Vado
ancora per impressioni e debbo dire ogni
giorno è una scoperta. Di problemi ma
anche di grandi doni dello Spirito. Resto
quindi in attesa. Già fin d’ora comunque, girando la città e le periferie, nella
campagna e nella montagna, nelle varie
Quali le prospettive di
lavoro futuro per la Diocesi
Sulla traccia di quanto ora ho
affermato, ritengo si possa guardare
al futuro. Quello che mi preme però e
che si cammini insieme, che ci si senta
ognuno parte di un corpo che è quello
di Cristo e che insieme si viva nell’unità
variegata e molteplice dei carismi e dei
dono,“perchè il mondo creda” e si salvi,
come ci ricorda l’evangelista Giovanni.
Martina Notari
ACCADEMIA INTERNAZIONALE D’ORGANO “G. GHERARDESCHI”
Vespri d’organo: 18° anno di attività
E
lisa Teglia è una protagonista prestigiosa dei vespri
d’organo che si sono tenuti
nelle chiese della città e
dintorni in questi anni.
Come potrebbe commentare questa ricorrenza?
I Vespri d’organo organizzati dall’Accademia Internazionale d’Organo “G.
Gherardeschi” sono degli appuntamenti
che fanno ormai parte della vita musicale pistoiese; il M° Umberto Pineschi
ha perseverato con tenacia nell’organizzazione di questi momenti musicali,
formando una serie di appuntamenti
che spiccano nel panorama italiano per
la loro costanza e varietà.
I Vespri d’organo a chi
sono rivolti?
Sono rivolti a tutti, indistintamente:
la valorizzazione del repertorio organistico, unita alla celebrazione dei Vespri,
permette infatti ad un nutrito e affezionato pubblico di unire preghiera ad
ascolto della musica, senza per questo
escludere chi non appartiene alla fede
cristiana o chi non ha mai ascoltato un
concerto d’organo!
Come avvicinare i giovani
d’oggi alla musica per organo?
Certo, se si parla di musica d’organo si pensa immediatamente ad un
repertorio liturgico; in realtà, la musica
organistica comprende varie forme, non
tutte “liturgiche” per eccellenza se con
questa parola si intende composte per i
momenti sacri (Messa, Liturgia delle Ore)
ma tutte ispirate a sottolinearne la solennità, la forza come anche la dolcezza e la
soavità. Nella mia carriera mi è successo
qualche volta che proprio la mia giovane
età abbia attirato pubblico altrettanto...
giovane, anche solo perchè incuriosito dal
fatto che una loro coetanea si dedicasse
ad un tale strumento. Penso che per avvicinare i giovani alla musica organistica
è molto importante anche il programma
che si propone: se ben scelto, può essere
capito e apprezzato da tutti, anche da
chi pensa di avere gusti totalmente diversi dall’idea di “organo” che si è fatta.
Lei ha suonato in g ran
parte d’Italia e d’Europa:
cosa ci differenzia dall’estero
per quanto riguarda il mondo
organistico?
L’Italia, anche se potrebbe e dovrebbe
fare di più per quanto riguarda la tutela del patrimonio organaro (ovvero il
restauro e il mantenimento dei nostri
strumenti) e la valorizzazione della
musica organistica, vanta un’enorme
quantità di strumenti di tutte le epoche
ed in ottime condizioni, sui quali vengono regolarmente organizzati momenti
musicali che stimolano le comunità e
associazioni a curare il loro stato e ad
apprezzarne il ruolo, nelle celebrazioni
liturgiche come in concerto. Certo, organizzare concerti e mantenere in buono
stato gli strumenti sono compiti gravosi
che spesso sono portati avanti con sacrifici e grande sforzo, ma i risultati non
tardano a vedersi: per il futuro, spero
che si potrà trovare sempre più persone
sensibili sull’argomento che vorranno
essere presenti ai concerti. Ma anche
noi organisti dobbiamo fare il massimo
per sensibilizzare la gente su questo
argomento!
Quest’anno la Fondazione
celebra il suo 40° anno di vita;
lei che ha partecipato agli ultimi 13 anni di vespri d’organo, ha visto dei cambiamenti
nel pubblico durante questo
periodo di tempo?
Senz’altro è stato per me un onore
essere invitata per ben 13 anni consecutivi presso la stessa sede (la Cattedrale
di Pistoia), e ogni anno proporre un
nuovo programma col quale mettere in
risalto le qualità sonore del bell’organo
Costamagna ivi presente; durante questi
anni ho avuto la fortuna di incontrare
persone meravigliose, che di anno in
anno aspettano il mio concerto e che
sostengono la mia attività concertistica
con la loro presenza e il loro affetto, e
questo fatto mi gratifica molto in quanto
la musica che suono ha permesso così
la nascita di amicizie e di legami duraturi. Quest’anno ho suonato anche nella
chiesa di Santonovo il bellissimo organo
Agati-Tronci ivi presente, uno strumento
molto diverso dal Costamagna della
Cattedrale ma anch’esso si è fatto portavoce della mia musicalità: quella serata
è stata valorizzata, come sempre, da un
pubblico estremamente caloroso e da
un’accoglienza ottima. Spero proprio che
queste iniziative musicali possano continuare nel tempo, in quanto ho potuto
toccare con mano quanto questi momenti uniscano le persone e favoriscano
valori quali l’amicizia, la condivisione, la
collaborazione.
Daniela Raspollini
Vita
La
7 GIUGNO 2015
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
SABATO 23 MAGGIO
Veglia di
Pentecoste
Sabato 23 maggio alle 21 nella
Basilica Cattedrale di Pistoia si
è tenuta la Veglia di Pentecoste
presieduta dal vescovo, monsignor
Fausto Tardelli. Parte integrante
della Veglia è stata la Celebrazione
Eucaristica, nella quale hanno ricevuto il sacramento della Cresima
22 adulti.
Molti i movimenti e associazioni
ecclesiali presenti: fra questi il
Rinnovamento nello spirito santo.
Riportiamo la testimonianza di
Andrea Bonifacio del comitato
diocesano:
“Il Rinnovamento nello Spirito
Santo, come movimento ecclesiale
nella nostra diocesi, ha accolto con
molto piacere l’invito che il nostro
vescovo ha fatto alla Chiesa di
Pistoia, ed a tutti noi. L’incontro in
cattedrale è stato un vero incontro tra il popolo di Dio ed il suo
Signore. La partecipazione così
nutrita di fratelli e sorelle ha reso
ancor più bello l’incontro con lo
Spirito Santo.
La cerimonia iniziata in Battistero,
con l’accensione delle candele
consegnate ad ognuno di noi, ha
ricordato la luce che ci è stata
consegnata da Cristo nel giorno
del nostro battesimo.
Significative le parole del nostro
vescovo quando nell’omelia ha
ricordato a tutti i cresimandi adulti,
che lo Spirito Santo viene sempre
in aiuto nella nostra vita. Tuttavia,
non basta riceverlo. Ogni giorno
dobbiamo richiederlo, desiderarlo
ardentemente nel nostro cuore
ed avere sete di questo Dono
Immenso che il Signore fa a tutti.
Ogni giorno dobbiamo riconoscere che senza lo Spirito Santo
non possiamo far nulla. I canti e
la partecipazione viva di ogni persona presente, hanno reso ancor
più bello questo incontro con Il
Signore Gesù”.
R.
A
bbiamo sentito dire in
questi giorni con aria
meravigliata: “Perché
Papa Francesco ridicolizza le famiglie numerose? Ha detto
che non bisogna comportarsi come
i conigli!”
Cosa devono pensare coloro
che hanno due, tre o quattro figli?
Devono rattristarsi nell’ascoltare
queste battute?.
Queste parole sono l’immagine
perfetta della confusione generata da un cattivo uso dei mezzi di
comunicazione. Papa Francesco ha
fatto e detto cose meravigliose.
Ma per colpa di qualche giornalista
superficiale, l’unica cosa che rimane
nella testa delle persone sono certe frasi ad effetto come quella sui
conigli.
Prendendo ad esempio proprio
la frase sui conigli, pronunciata
durante la conferenza stampa in
aereo, occorre invitare a leggere
con attenzione tutto il discorso del
Papa, che è veramente bellissimo
e ci ricorda un insegnamento della
Chiesa molto importante: la paternità responsabile.
Bisogna essere sempre molto
chiari e invitare leggere le parole
del Papa soltanto attraverso fonti
ufficiali o di fiducia, per non cadere
comunità ecclesiale
n. 22
C
Cresime in Cattedrale
ome avviene ormai da
qualche anno, il giorno di
Pentecoste, il vescovo celebra la Messa conferendo
il sacramento della cresima ai ragazzi
delle parrocchie del centro città. Ogni
anno il cammino di preparazione alla
cresima si conclude con un ritiro di 2
giorni (sabato e domenica) organizzato
dai catechisti e coordinato dai sacerdoti,
chiamati a collaborare nel centro città
nel percorso di parrocchie in alleanza.
Questo momento del ritiro insieme è
una bella occasione di collaborazione
e di esercizio dei vari carismi al servizio della catechesi. La celebrazione
della cresima rappresenta il culmine
di questa collaborazione, uniti intorno
al vescovo Fausto. Questo percorso
di collaborazione continua poi nella
proposta di un percorso di formazione
dopo-cresima che ormai da qualche
anno trova una sua continuità.
Momento importante di questa
collaborazione ha visto insieme i catechisti delle parrocchie di S. Bartolomeo,
Basilica dell’Umiltà, S.Paolo, con cui
abbiamo condiviso l’idea di portare i
ragazzi in ritiro. il ritiro è stato fatto
nel convento di S. Francesco a Fiesole
(Fi) nei giorni di Sabato 16 e Domenica
17 Maggio, solennità dell’Ascensione. I
sacerdoti, d. Luca Carlesi e d. Pierluigi
Biagioni, hanno scelto come brano
biblico il Vangelo di Luca 24,35-53 riguardante la suddetta solennità. Il ritiro
è stato strutturato a tappe, cercando di
rivivere questo Vangelo. L’itinerario era
suddiviso in 5 tappe che sono: costruire
il Cenacolo, Cenacolo, Gerusalemme,
Tempio, mondo; corrispondenti ai
cinque gruppi in cui erano stati divisi
i ragazzi. Nella tappa “Costruire il
Cenacolo” i ragazzi hanno fatto dei
giochi mirati alla conoscenza delle persone, nella seconda tappa “Cenacolo”
abbiamo vissuto la parte del brano in
cui avviene la testimonianza dei discepoli di Emmaus e la manifestazione di
Gesù Risorto drammatizzata durante
la cena. La terza tappa “Gerusalemme”,
città della testimonianza, abbiamo visto
un video che trattava la testimonianza
di un sacerdote della Comunità Nuovi
Orizzonti. Queste tre tappe sono state
fatte durante la giornata di Sabato, conclusasi, con un momento di adorazione
eucaristica animata da canti e preghiere
spontanee. La Domenica mattina quindi
abbiamo pregato con la preghiera della
Chiesa Universale ossia con le Lodi e ci
siamo preparati per affrontare la quarta
tappa,“Tempio”. In questa tappa è stata
inserita la celebrazione eucaristica domenicale del convento per cercar di far
comprendere ai ragazzi che la missione
non è personale, ma comunitaria e che
la comunità è la vita parrocchiale avente
come centro la S. Messa domenicale. Per
quanto riguarda la quinta e ultima tappa, “Mondo”, c’è stata una condivisione
generale sia sul ritiro, che sul significato
I ragazzi si sono preparati a questo momento importante con due giorni
di ritiro a Fiesole nel convento dei francescani il sabato 16 e la domenica
17 giugno, sul tema: Lo Spirito fa comunione e manda in missione. La preghiera, i giochi d’animazione, i servizi d’autogestione e le condivisioni hanno
preparato il cuore di questi ragazzi a ricevere il dono prezioso dello Spirito
Santo. Ma già in questi giorni, abbiamo pregustato i frutti dello Spirito nella
gioia, la pace e l’amicizia che ha unito questo piccolo gruppo di discepoli. I
due giorni hanno infatti permesso a questi ragazzi provenienti dalle diverse
parrocchie del centro storico di conoscersi e di pregare insieme.
Sr Sabine-Emmanuel
L’angolo della famiglia
I “prestigiatori”
e Papa Francesco
nella trappola di certi “giornalisti
prestigiatori”. Il termine “prestigiatori” ci sembra perfetto per definire certi giornalisti, specializzati nel
tagliare e cucire le frasi del Papa,
deformandone il senso.
La frase sui conigli è stata interpretata come una presunta “apertura” di Papa Francesco all’uso delle
pillole abortive e di qualunque altro
strumento capace di impedire lo
sbocciare di una nuova vita. Ma il
Santo Padre ha detto esattamente il contrario. Ha giustamente
ricordato il valore della paternità
responsabile ed ha aggiunto tante
altre cose per chiarire meglio il suo
pensiero.
Il “gioco di prestigio” di certi
giornalisti è stato quello di far sparire due temi importanti trattati dal
Papa nel suo profondo e chiarissimo discorso: la teoria del gender e
il neo-malthusianesimo (teoria che
attribuisce alla pressione demografica la diffusione della povertà e
della fame nel mondo). Sono due
della Missione. E’ emerso da questo ritiro
la difficoltà a coinvolgere i ragazzi che
apparentemente hanno altri interessi.
Dico apparentemente, perché parlando
con alcuni ho notato che condividono
la bellezza dei valori evangelici e che
Gesù li affascina. Allo stesso tempo si
sentono soli e non riescono ad andare
controcorrente e pertanto vengono presi
da quella realtà chiamata mondanità.
Il vescovo Fausto durante l’omelia li
ha esortati a vivere oggi lo spirito della
Pentecoste, lasciandosi guidare dallo Spirito che è Paraclito, difensore, l’avvocato
che non perde mai. Ha preso spunto
dalla 2° lettura per dire che ci sono due
frutti : quelli che vengono dalla carne e
che conducono all’infelicità, quello che
viene dallo Spirito che li conduce, se si
lasciano guidare, alla realizzazione della
felicità vera.
Frà Pierluigi e frà Nicola
temi scomodi, che rischiano di
turbare le coscienze di oggi. Ecco,
forse, perché i “prestigiatori” hanno
scelto di nasconderli!
Noi condividiamo il pensiero
del Papa. La nostra opinione è che
l’ideologia gender rischi davvero di
trasformarsi in una colonizzazione
culturale, soprattutto quando viene
furbescamente introdotta nelle
scuole. E’ giusto educare i giovani
al dialogo e all’accoglienza di ogni
persona. Ma questo non può trasformarsi in un indottrinamento
per spingere i bambini ad accettare
l’utero in affitto e altre idee fuorvianti. Pagare una donna povera per
comprare il bambino che cresce nel
suo grembo è una cosa mostruosa.
Non si può mascherare con certe
favolette che tacciono su questa
terribile verità.
Ancora peggio è l’ideologia del
neo-malthusianesimo, che viene
spesso diffusa tra i giovani, approfittando del loro amore per la natura.
E’ di moda, negli ultimi anni, una
tendenza all’ecologia catastrofista,
che vede nell’essere umano una
specie di “cancro” della Terra. Secondo certi estremisti, la crescita
della popolazione rischierebbe di
provocare la progressiva distruzione del mondo. Di conseguenza, per
evitare la fine, sarebbe necessario
ridurre fortemente le nascite ed
incrementare l’uso della contraccezione.
Si parte dal rispetto per l’ambiente e si arriva alla diffusione di
una terribile non-cultura contro
la vita. Si aggiunge, poi, che i paesi
poveri non hanno risorse sufficienti
per sopravvivere. E quindi bisognerebbe limitare il loro naturale diritto alla procreazione.
Invece di aiutare le persone
che soffrono, si preferisce offrire
loro pillole e preservativi. Ma questo è puro egoismo. E’ un modo
per continuare ad avere la pancia
piena, ignorando il reale problema
della fame e dell’emarginazione dei
popoli.
Grazie a Dio, abbiamo un Papa
che mette i poveri al centro di tutto. Per questa ragione è importante
amarlo, ascoltarlo e seguirlo nel
modo giusto, evitando le trappole
tese da certi “prestigiatori”.
Paola e Piero Pierattini
9
RICEVIAMO
E PUBBLICHIAMO
Missione
in strada
La Fraternità Apostolica di
Gerusalemme e la
parrocchia di San Paolo
Apostolo organizzano, in
occasione del “Pistoia blues”
una missione in strada
Il “Pistoia blus” festival attira nella città
di Pistoia molti giovani provenienti da
tutta Italia; il centro storico si riempie
letteralmente di “giovani” ma anche
di bancarelle in cui vengono proposti
oggetti e messaggi di tutti i tipi; molti
di questi sono attratti più che dalla
musica, dal contesto del divertimento
che per alcuni si può trasformare in un
momento di vero sballo.
Anche gli anni passati in concomitanza
del Festival abbiamo organizzato una
missione di strada che si è rivelata un
occasione propizia per annunciare il
Vangelo a questi giovani che venivano
a cercare altro. Abbiamo notato la loro
disponibilità all’ascolto e al confronto.
Per questo vogliamo anche quest’anno
organizzare una nuova missione evangelizzatrice del mondo giovanile. Per
offrire un migliore servizio occorrono
persone motivate ed entusiaste per
portare Gesù a questi fratelli; a questo
proposito vi invitiamo a partecipare
come evangelizzatori alla missione di
strada che si svolgerà dal pomeriggio
di venerdì 17 luglio all’Eucarestia di
domenica 19 luglio, e alle 2 serate del
21 e 24 luglio 2015.
Ringraziamo per l’eventuale partecipazione, quello che verrà fatto sarà per
la diffusione del Regno di Dio e per il
bene dei fratelli.
Fin da ora pregate per questa iniziativa.
INFO: La parrocchia offre pernottamento e vitto; i missionari sono pregati
di portare sacco a pelo e materassino.
Coloro che intendono partecipare sono
pregati di dare conferma a questo
indirizzo: [email protected] o
[email protected] indicando il numero di persone partecipanti.
Coloro che non possono partecipare ai
2 giorni di evangelizzazione possono
anche venire per un solo giorno.
don Giordano Favillini e gli
organizzatori della Missione
MOICA
Un evento
a Verona
Il movimento italiano casalinghe nazionale organizza un convegno su
“L’importanza, l’utilità e i pericoli del
Web al quale parteciperà anche una
delegazione di Pistoia”. Il convegno si
terrà a Verona il 4 giugno. Nei giorni
successivi, il 5 e il 6 giugno, si terrà
anche la XXXIII assemblea nazionale
dell’associazione. In tale occasione interverrà la vicepresidente nazionale Anna
Maria Michelon Palchetti di Pistoia che
parlerà sul tema della comunicazione
con le Istituzioni.
LOURDES
Inaugurazione
del “Giardino
d’ombra”
Linfa di vita e di speranza
da Pistoia a Lourdes
in onore di Maria
Il 23 giugno 2015 a Lourdes verrà
inaugurato il “Giardino d’ombra”
realizzato nello spazio della Grotta
delle Apparizioni con le piante donate
dalla Fondazione Giorgio Tesi Onlus.
10 comunità e territorio
ELEZIONI REGIONALI
P
I nuovi consiglieri
pistoiesi
urtroppo è l’astensionismo il vero vincitore delle
elezioni regionali 2015,
segno di un malessere
nel rapporto tra cittadino e politica.
Mentre nelle attinenti elezioni del
2005 aveva votato ben il 70.7 %
degli aventi diritto, percentuale scesa
già nel 2010 al 61.9%, quest’anno i
cittadini toscani votanti sono stati
solamente 110.706 su 235.553 aventi
diritto ovvero il 47% del corpo elettorale, 385.755 votanti in meno. Il
Partito Democratico toscano tiene
nonostante le divisioni correntizie
interne, perdendo solo trentamila
voti ed ottenendo 24 consiglieri
grazie al premio di maggioranza
previsto dalla nuova legge elettorale.
Il suo candidato Enrico Rossi però,
presidente della Regione uscente, in
cinque anni perde voti per strada
passando dal 59,73% al 48%, dimostrando che il suo consenso proviene
adesso soprattutto dal Pd, invece
nel 2010 era coalizzato con partiti
di sinistra.
Secondo partito toscano è la
Lega Nord, che ottiene sei consiglieri
tra cui Manuel Vescovi segretario
regionale del partito ed il candidato
presidente Claudio Borghi. Un seggio
anche a Fratelli d’Italia – Alleanza
Nazionale per il consigliere uscente
fiorentino Giovanni Donzelli che
sosteneva sempre Borghi.Terzo partito il Movimento Cinque Stelle con
cinque seggi compreso ovviamente
il candidato presidente Giacomo
Giannarelli. Due seggi ciascuno per
Forza Italia e Sì Toscana a Sinistra tra
cui i rispettivi candidati presidente
Stefano Mugnai, consigliere uscente,
e Tommaso Fattori. Nessun seggio,
Una via intitolata
a Moreno Vannucci,
pioniere
del vivaismo
S
non avendo superato la soglia del 3%
se coalizzate oppure del 5% se non
coalizzate, per le liste Popolo Toscano (alleata con il Pd), Lega Toscana
– Più Toscana (coalizzata con Forza
Italia), Passione per la Toscana (Ncd
– Udc) che candidava a presidente
Giovanni Lamioni e Democrazia
Diretta - articolo 75 con Gabriele
Chiurli candidato presidente e consigliere regionale uscente.
Nei ventidue Comuni della provincia di Pistoia l’affluenza alle urne si
attesta ovunque al di sotto del 50%,
tranne che a Larciano con il 50,62%
e ad Uzzano con il 60,45, quest’ultima
unica realtà nella provincia dove si
sono svolte contemporaneamente le
elezioni amministrative comunali, che
si sa attraggono di più l’elettore. Due
volti pistoiesi siederanno nel nuovo
Consiglio regionale in casa Pd, Marco
Niccolai, già segretario provinciale
del partito, che si aggiudica il primo
posto in termini elettorali con 9828
preferenze e Federica Fratoni, già
presidente della Provincia, con 9437
preferenze. Per quest’ultima corrono
voci di un possibile assessorato per
lei visto anche che Enrico Rossi si
proporrà di comporre una Giunta
regionale presumibilmente con
quattro uomini e quattro donne.
Così potrebbe ottenere un seggio il
pistoiese Massimo Baldi, classificatosi
terzo con 8420 preferenze. Per le
altre liste nel collegio elettorale di
Pistoia, seppur non eletti, si aggiudicano il primo posto in termini di
preferenze Federico Gorbi (300) in
Popolo Toscano, Raffaele Mallardo
(1366) per Forza Italia, Maria Elena
Targetti (209) Lega Toscana – Più
Toscana, Luciana Bartolini (2932)
Lega Nord, Liste Civiche con Giorgia
Meloni - Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale Alessandro Capecchi (2581)
consigliere comunale di Pistoia,
Alessio Biagiotti (3779) Movimento
Cinque Stelle, Silvia Corradini (117)
Passione per la Toscana, Mattia Nesti
(1414) Sì Toscana a Sinistra, Aurora
Meoni (68) Democrazia Diretta.
Leonardo Soldati
Al via i lavori per il raddoppio
della Lucca-Pistoia
Si comincia a settembre ed entro il 2019 è previsto il completamento dell’opera
R
Agricoltura
Con la sua intraprendenza riuscì a dare slancio ad uno
dei settori trainanti dell’economia locale
Ferrovie
isale alla metà dell’Ottocento - era la vecchia
Ferrovia Maria Antonia
- e per oltre un secolo e
mezzo ha funzionato a binario unico,
con evidenti conseguenze sui tempi
e sull’affidabilità del servizio. Ma
adesso, grazie anche ai 235 milioni
investiti dalla Regione Toscana, la linea
Lucca-Pistoia “raddoppia”: i lavori per
il primo lotto (Montecatini-Pistoia)
saranno consegnati ai primi di settembre e si prevede che l’opera
sia completata per maggio 2019. I
tempi sono stati resi noti a Lucca, in
un incontro in cui il presidente della
Regione Toscana Enrico Rossi, insieme all’amministratore delegato di Rfi
Maurizio Gentile e ai sindaci di Lucca
e Pistoia hanno illustrato i vari impe-
Vita
La
n. 22 7 GIUGNO 2015
gni relativi a un’opera di importanza
strategica per la Toscana, capace di
abbattere i tempi di percorrenza,
in modo competitivo anche con gli
spostamenti in autostrada.
Un’opera, ha sottolineato il presidente della Regione, che conferma
la scelta forte del governo regionale
a favore della mobilità su ferro, in
una regione che è la terza in Italia
per rete (1.561 chilometri, dopo
Lombardia e Piemonte) e seconda
per numeri di abbonati (dopo la
Lombardia). È in questo contesto che
la Regione Toscana in questi anni è
andata in controtendenza, non solo
non tagliando linee, ma riattivando
170 chilometri (la Saline-Cecina, la
Siena-Grosseto, la Porrettana), pur in
un quadro difficile dal punto di vista
della disponibilità di risorse. Tutto
questo con la consapevolezza che
lavorare su un servizio ferroviario
di qualità significa migliorare fortemente i tempi e la qualità di vita dei
cittadini, a partire dai 230 mila che
ogni giorno si spostano sui treni toscani per motivi di studio e di lavoro.
Spostarsi in treno, ha ricordato il
presidente, ha un indubbio significato
anche economico: costa circa 4 mila
euro all’anno il pendolarismo su auto,
quattro volte di più di quello su ferro.
I lavori cominceranno con il tratto
Montecatini-Pistoia, si accompagneranno alla sostituzione degli undici
passaggi a livello con sottopassi e
consentiranno una potenzialità della
linea da 73 a 225 treni giornalieri.
Patrizio Ceccarelli
i è svolta giovedì 28 maggio a Piuvica la cerimonia di intitolazione
a Moreno Vannucci della ex via Dogaia, traversa di via Vecchia
Fiorentina (I tronco), nel Comune di Quarrata.
La Giunta Comunale aveva espresso, con propria deliberazione,
la volontà di intitolare la suddetta via a Moreno Vannucci, noto imprenditore nel settore del vivaismo, che a partire dagli anni 60 sviluppò una
fiorente attività e contribuì con la sua intraprendenza e capacità imprenditoriale a dare slancio ad uno dei settori trainanti dell’economia locale.
La cerimonia di intitolazione si è svolta alla presenza del sindaco Marco
Mazzanti e di altre personalità, tra cui il deputato Edoardo Fanucci, presenti i familiari di Moreno Vannucci e i dipendenti dell’azienda vivaistica.
Azienda, che pochi giorni fa ha siglato un importante accordo di collaborazione con l’americana Monrovia, una delle più grandi del settore a
livello mondiale. L’accordo prevede lo scambio di conoscenze riguardanti
le tecniche di coltivazione biologica, la cura delle fitopatologie, anche
con tecniche biologiche e le esperienze nel campo della movimentazione
delle piante. Il patto – è stato sottolineato nel corso di una conferenza
stampa, alla quale hanno preso parte il vicepresidente della Monrovia,
Jonathan Pedersen e il presidente della Vannucci Piante,Vannino Vannucci
- non ha natura commerciale, essendo al momento vietata la commercializzazione delle piante tra Europa e Stati Uniti, ma prevede continui
e reciproci scambi di informazioni, le cui ricadute saranno di grande
utilità sia per il vivaismo americano, sia per quello pistoiese e italiano.
La Monrovia, leader mondiale del settore, opera su una superficie di
oltre 2.500 ettari e impiega circa 2.200 dipendenti, la Vannucci Piante è
una delle più grandi aziende del settore a livello europeo.
P.C.
PREMIATI I FINALISTI
Giovani e social
business
U
n percorso formativo volto a diffondere la cultura dell’imprenditoria sociale. E’ questo quello che si propone l’iniziativa “Giovani e Social Business” giunta quest’anno alla terza
edizione. In pratica sono stati premiati coloro i quali hanno
presentato la propria idea di impresa sociale finalizzata alla risoluzione
di un problema sociale o ambientale della città in cui vivono.
Ad aggiudicarsi il primo premio sono stati un gruppo di studentesse
della classe 3° G del Liceo Economico e Sociale Forteguerri di Pistoia
con il progetto “Obiettivo Donna” ossia la realizzazione di uno studio
fotografico che offre lavoro a donne o ragazze che hanno subito violenze. Al secondo posto si è classificato il progetto “Friendly House”
ha come scopo quello della costituzione di una impresa sociale attiva
nel settore dell’accoglienza dei migranti mentre al terzo posto si è collocato il progetto “Niu”ossia la realizzazione di un luogo di aggregazione giovanile presso il Centro Giovani di Pistoia.
La premiazione avvenuta lo scorso 21 maggio presso l’Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio ha visto coinvolti circa 280 studenti
provenienti da 15 classi di 5 istituti superiori della nostra Provincia che
hanno partecipato nei mesi scorsi a 5 incontri tenuti dagli esperti dello
Yunus Social Business Centre che si è fatta carico di tutto il progetto
a conclusione dei quali hanno presentato la propria idea di impresa
sociale.
I vincitori hanno vinto un viaggio a Barcellona una città che come Pistoia sta portando avanti il programma Social Business City, alla scoperta
delle più innovative imprese sociali della città , i secondi classificati un
soggiorno a Milano necessario per poter visitare eventualmente l’EXPO 2015 mentre il terzo un buono acquisto di libri.
Alla premiazione che come detto si è tenuta alcuni giorni fa hanno
partecipato il Presidente della Fondazione Caript Ivano Paci e quello
della Fondazione Un Raggio di Luce Onlus dott Paolo Carrara oltre
all’assessore del Comune di Pistoia Tina Nuti mentre tutto il progetto
è portato avanti da Yunus Social Business Centre University of Florence
nell’ambito di un programma denominato “Pistoia Social Business City.
Edoardo Baroncelli
Vita
La
comunità e territorio
n. 22
Musica
7 GIUGNO 2015
11
Croce Verde Pistoia,
Alla scoperta della montagna
Nuovo Consiglio
pistoiese con gli
e
attività
2015
“Itinerari musicali”
La kermesse prende il via domenica 26 luglio e si concluderà il 22 agosto
S
ulle note dei concerti degli
Itinerari Musicali 2015 la
montagna pistoiese svela tutta
la sua bellezza. Il viaggio inizia
con due concerti realizzati in
collaborazione con il Festival Estate
Regina di Montecatini Terme e il suo
direttore artistico, il Mo Yehezkel Yerushalmi: Domenica 26 luglio fra i boschi
d’alto fusto dell’Abetone, sul piazzale
dell’Orto Botanico Forestale, la forza
espressiva della musica di Antonio Vivaldi suonata in acustico si fonde con
la natura circostante. L’Ensemble La
Primavera, tutto al femminile, propone
una selezione di concerti tratta dalla
raccolta più importante di Vivaldi, l’Estro
Armonico op. 3. Sabato 1 agosto nella
chiesa di San Leonardo a Serra Pistoiese
un secondo appuntamento acustico con
i Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino, che propongono il programma
Souvenir del Florence, un repertorio che
ricerca tracce etniche e popolari nelle
opere di Johann Strauss e Tchaicovsky.
Domenica 9 agosto ritorna uno dei
luoghi del Festival più attesi dagli amanti
della montagna: il Lago Scaffaiolo. Sulle
rive del lago, a 1775 metri di quota
l’arrivo dell’alba sarà valorizzato dalle
evocative atmosfere berbere del Nour
Eddine Trio. Nel pomeriggio l’atmosfera sarà quella della festa popolare
balcanica con la Zastava Orchestar.
La giornata è realizzata in collaborazione con il Festival Pistoia Blues e il
suo direttore artistico, Giovanni Tafuro.
Conclude il calendario sabato 22 agosto,
«Dall’Appennino al mare», la produzione originale dedicata all’incontro fra
due aree della Toscana, gli Appennini e
la Maremma, storicamente legati dalla
Via del ferro, che partendo dall’isola
d’Elba attraverso Follonica arrivava sulla
Montagna Pistoiese seguendo le fasi di
lavorazione di questo minerale. L’intreccio di culture, tradizioni e musiche dei
lavoratori che si spostavano in queste
aree, costituisce il substrato al quale si
ispirano i musicisti di questo spettacolo,
essi stessi provenienti dalle due aree a
confronto: Follonica con Stefano Cocco
Cantini e i maremmani Valentina Toni e
Stefano Rustici; Pistoia e la sua Montagna con Riccardo Tesi e Maurizio Geri,
coadiuvati dai colleghi di Banditaliana.
Nata come progetto di due musei del
ferro, rispettivamente il Magma di
Follonica e l’Ecomuseo della Montagna
Pistoiese, la produzione è realizzata in
collaborazione con il Grey Cat Festival di
Grosseto. A fare da scenario al concerto
il nuovo Parco delle Stelle, realizzato dal
Comune di San Marcello, che sarà inaugurato presso l’Osservatorio Astronomico della Montagna pistoiese di Pian dei
Termini a Gavinana proprio ad agosto.
Ai concerti saranno come di consueto
abbinate iniziative per approfondire la
conoscenza del territorio.
P.C.
Mammiano
Ponte sospeso ancora chiuso
Appello del Consorzio turistico per la riapertura prima dell’inizio dell’estate
«
La prolungata chiusura del
Ponte Sospeso di Mammiano rappresenta un grave
danno per l’intera nostra
Montagna».
Lo afferma Rolando Galli, presidente
del Consorzio turistico Apm Abetone
Montagna Pistoiese, sottolineando che
uno dei più importanti e caratteristici
siti turistici della Montagna Pistoiese
risulta infatti ancora inagibile a causa
dell’indebolimento dei cavi metallici che
sorreggono la struttura causato dalla
tempesta di vento dello scorso mese
di marzo.
«La passerella pedonale – aggiunge
I
Il Comune di Agliana e il Comune
di Montale, in collaborazione con
l’agenzia Harlem viaggi, hanno
organizzato “Nonni in tour” una
serie di gite estive rivolte alla terza età alla ricerca di luoghi per rilassarsi
e divertirsi.
Quest’anno i due Comuni hanno deciso
di realizzare insieme questo progetto
perché, come spiegano le Assessore alle
politiche sociali di Agliana e Montale
Luisa Tonioni e Sandra Neri, lo scopo
principale di simili giornate è quello
di promuovere la socializzazione e la
condivisione di momenti di svago nei
quali ritrovarsi e raccontarsi. Meglio
ancora perciò, se è possibile costituire un
gruppo più ampio che unisca i coetanei
dei due comuni vicini.
Altra novità riguarda il ventaglio
di viaggi proposti: oltre alle classiche
Galli - è infatti conosciuta e apprezzata
a livello europeo per la sua storia e per
la sua suggestività e innumerevoli sono i
turisti italiani e stranieri che ogni anno la
attraversano toccando i versanti di San
Marcello e di Piteglio».
Il Ponte resta quindi in attesa dei
necessari interventi di manutenzione e
di messa in sicurezza per poter riaprire
e per tornare ad ospitare turisti e visitatori. Cresce quindi la preoccupazione
delle strutture ricettive e delle attività
commerciali della Montagna Pistoiese
che vedono sfumare, in prossimità
dell’estate, la possibilità di una pronta
riapertura del ponte pedonale più lungo
d’Europa, che rappresenta da sempre
una delle principali attrazioni turistiche
della zona.
«Confcommercio- prosegue Galli
- sollecita le istituzioni locali per un
pronto intervento di ripristino in modo
da scongiurare la chiusura del Ponte
durante la stagione estiva, periodo di
massima affluenza di visitatori nel sito.
Risulta quindi indispensabile accelerare
i tempi per la messa in sicurezza della
struttura e per la sua conseguente
riapertura. Sarebbe inoltre opportuno –
conclude - riqualificare il sito anche dal
punto di vista paesaggistico».
AGLIANA e montale
Nonni in tour
gite di un’intera giornata a Pavia (7
Giugno) e alla Certosa di Calci e Pisa
(9 settembre), se ne aggiungono altre
tre di mezza giornata, alla riscoperta
di luoghi ed eventi a noi vicini e molto
spesso ignorati, come la rievocazione
storica della battitura di Montespertoli
(2 Agosto), il mercato di Forte dei Marmi
(22 Luglio) ed infine l’Abetone con visita
guidata alla S.M.I. (Il Museo e il Rifugio
SMI rappresentano una testimonianza
del passato bellico e industriale della
zona.) il 20 agosto.
La scelta di tali mete, dichiarano
Tonioni e Neri, è dettata dalla volontà
di consentire la partecipazione an-
che a chi ha difficoltà ad affrontare
una spesa considerevole o a chi non
può sostenere l’impegno di un’intera
giornata fuori casa, pur non perdendo
l’occasione per trascorrere una giornata
di spensieratezza.
Per maggiori informazioni e iscrizioni rivolgersi all’Ufficio relazioni con
il pubblico del Comune di Agliana,
Piazza della Resistenza, numero verde
800.131.161 e per il Comune di Montale presso l’Ufficio Politiche Sociali,
primo piano, telefono 0573-952259,
via Gramsci 19.
M. B.
N
uovo Consiglio direttivo dell’Associazione volontaria di pubblica assistenza Avpa Croce Verde Pistoia, eletto il 10 maggio scorso e presentato
in occasione di una Conferenza stampa tenutasi in questi giorni nella
sede del sodalizio in via dei Macelli 1 a Pistoia. L’organigramma, votato
nell’occasione da 149 soci, vede l’elezione a presidente di Salvatore Scarola ed
alla carica di consigliere con relativa delega di responsabilità di Manola Soldi Area
sociale, Lorenzo Bardelli e Massimiliano Begliomini Protezione civile, Siro Romagnani
Rapporti con i dipendenti, Lori Cecchi Area sanitaria e Scuola di formazione. L’Ufficio
di presidenza risulta invece così composto: Stefano Guglielmi Vice presidente e Scuola
formazione,Vincenzina Calderoni segretario ed Area Sociale, dott.ssa Ione Niccolai
Area sanitaria. L’appuntamento elettorale ha visto scaturire dalle urne un personale
dirigente già attivo nell’associazione come volontario. Il nuovo Consiglio ringrazia i
soci per la fiducia concessa, i volontari per il prezioso lavoro che quotidianamente
svolgono con passione, dedizione e competenza, oggi circa 650 tra sede centrale
e sezioni, i coordinatori e volontari delle otto sezioni sul territorio (Chiazzano, Le
Grazie, Cantagrillo, Piteccio, Prunetta, Sambuca P.se, Santonuovo, Serravalle P.se) che
offrono servizi di vario tipo alle proprie comunità di riferimento, dall’ambito sociosanitario ad accompagnare cittadini in farmacia oppure a fare la spesa alimentare.
Venerdì 12 Giugno alle ore 19 verrà inaugurata la nuova sezione di Bonelle in via
Bonellina 239 Pistoia: dopo il saluto delle autorità seguiranno apericena alle ore
20 e musica dal vivo. In programma per il nuovo mandato elettivo la revisione dello
Statuto per garantire maggiore democrazia interna con possibilità di esprimere un
voto di preferenza nelle elezioni anziché avvalersi di liste bloccate, consolidamento
dell’offerta di servizi socio sanitari con il completamento della rete infermieristica
della Croce Verde e fascia di esenzione entro i 6000 euro di Isee grazie anche al
contributo della Fondazione CariPit, avvio di una rete ambulatoriale medica inclusa
l’assistenza gratuita per i senza tetto, collaborazione con la Fondazione “Castagnola”
della “ORALpre primo centro per la prevenzione e diagnosi precoce delle malattie
del cavo orale, ricerca di convenzioni con partner per importanti servizi rivolti agli
associati, attenzione alle fonti di costo a garanzia della compatibilità di bilancio
con le nuove iniziative. «La risorsa più preziosa per la crescita dell’associazione è
costituita dalle donne e dagli uomini che prestano quotidianamente servizio gratuito sulle ambulanze, nel sociale, in protezione civile, al centralino. –osserva il neo
presidente Salvatore Scarola, a nome del nuovo Consiglio- Uno straordinario gruppo
che con generosità e spirito di servizio si prende cura della propria comunità 365
giorni all’anno per 24 ore. Il Consiglio rivolge un sincero “Grazie di cuore” a questi
angeli». Diminuisce sensibilmente, rispetto agli anni scorsi, il numero di rinunce ai
servizi da coprire segno di una rinnovata disponibilità da parte dei volontari nonché
di un loro incremento. Si conta di inaugurare entro fino anno la nuova struttura di
Bussotto a Pistoia dedicata a quattordici anziani fragili, fino adesso non possibile
per problemi burocratici. Prossimamente invece inizierà ad effettuare servizio come
volontaria in Croce Verde, che conta attualmente ben 67 mezzi, una ragazza utente
dell’associazione Maic – Maria Assunta in Cielo. Il sodalizio collabora infine con
istituti scolastici del territorio per corsi agli studenti che rilasciano crediti formativi,
come il Professionale per l’agricoltura “Barone De’ Franceschi”, Tecnico “F. Pacini”,
Liceo classico “N. Forteguerri” ed è disponibile a svolgere lezioni in circoli ricreativi
, associazioni ecc. La coordinatrice dei corsi di livello avanzato è Claudia Niccolai,
l’età minima per essere volontario è 16 anni. Croce Verde tel. 0573/34345 e-mail:
[email protected]
Leonardo Soldati
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - lacolonn[email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
12
L
comunità e territorio
a mia piccola utilitaria sale
a fatica sulla strada stretta
e tortuosa che si inerpica
sul versante della valle
della Bure di Baggio, verso Mengarone, una piccola frazione a pochi
chilometri da Pistoia. Ai lati c’è il
bosco, attraversato da decine di torrentelli e sentieri che si addentrano
nel folto della vegetazione. Più che
un paese è un agglomerato di case,
sui 300 metri di altezza, arroccate
sulle pendici a nord della città tra
la pianura e i monti dell’Appennino.
Già prima della guerra e fino agli
anni ’60 le sorgenti della vallata di
Baggio prima di sfociare nella Bure
fornivano acqua a una decina di
mulini e ancora da queste parti le
attività seguono il naturale succedersi delle stagioni, il tempo viene
scandito su ritmi più ampi e vissuto
senza fretta. Daniele mi ha dato
appuntamento nei locali della piccola azienda familiare che produce
pecorino e ricotta. Mi accoglie con
un sorriso aperto e gioviale mentre
sta controllando la temperatura del
latte all’interno della caldaia di rame
stagnato. Daniele Tondini, 26 anni,
è geometra “per forza” come dice
lui – La mamma voleva che studiassi
in tutte le maniere ed ho dovuto
prendere il diploma, ma quello che
ho sempre sognato di fare era il
mestiere del pastore. Per me era già
deciso fin da bambino – Conseguito
il titolo di studio Daniele si è iscritto
alla Coldiretti e ha rilevato la piccola
azienda familiare per la produzione
di pecorino e ricotta a latte crudo.
Il “pecorino della montagna pistoiese” è uno dei presidi Slow-Food
della Toscana che compongono gli
oltre duecento presidi italiani coinvolgendo oltre 1600 produttori tra
Piteglio
“Estate
ragazzi
2015”
Daniele, il geometra
pastore
contadini, pescatori, norcini, pastori,
casari, fornai e pasticceri. Il giovane
pastore mi dice con orgoglio che i
capi sono 190, tutte pecore di razza
“Massese” autoctona originaria di
Massa allevata per la particolare attitudine alla produzione di latte. – Mi
alzo alle 5,30 del mattino, a volte un
po’ più tardi, dipende dal tempo e dal
periodo dell’anno, dopo aver munto
e governato gli animali, inizio a fare le
consegne in città ai negozi e ai privati,
intanto la nonna Maria insieme agli
altri componenti della famiglia fanno
il formaggio, quello della mattina.
Nella giornata mi aiuta il babbo che
mi ha anche insegnato a lavorare il
latte. Poi le pecore vengono munte
nuovamente la sera, d’inverno verso
le 16,30, in altra stagione quando le
giornate allungano e si portano al
pascolo, molto più tardi –. Quando
il tempo è buono in primavera e
in estate il gregge viene condotto
all’aperto, a pascolare in campi nei
quali cresce erba buona. Daniele mi
spiega che ha avuto il permesso dai
proprietari e a volte si sposta anche
lontano verso il passo della Collina.
La piccola azienda familiare produce
ogni giorno più di venti forme di pecorino oltre a una decina di ricotte.
D’estate la produzione diminuisce
notevolmente, riducendosi a cinque,
sei forme giornaliere. Si vede che
Daniele vuole bene ai suoi animali
perché serio mi guarda e dice – Le
pecore d’estate sono incinte e de-
vono riposare, vanno
lasciate stare, anche
perché altrimenti non
ce la fanno a produrre
per i restanti mesi
dell’anno - Gli chiedo
se si pente di non aver
intrapreso il lavoro
di geometra – Nessun rimpianto, rifarei
le stesse scelte. Era
una strada che nella
mia testa era già decisa fin da bambino
quando insieme alla
nonna andavo a mungere dentro la stalla– A questo punto
interviene la signora
Maria- Lo sa che le
poche volte che non
c’è, perché magari
va due o tre giorni
in vacanza, telefona continuamente
per sapere delle pecore? E’ lontano
da casa ma con la testa è sempre qua
a Mengarone.- Non sono in molti a
voler fare il mestiere del pastore e
tanti hanno smesso, così Daniele ha
rilevato un buon giro di negozi che
fornisce regolarmente. – I negozi da
quattro sono passati a una ventina e
ultimamente ho ricevuto proposte
anche da qualche supermercato che
vuole provare i miei prodotti.Vendo
il pecorino a circa 10 euro al chilo, il
guadagno per vivere dignitosamente
c’è e francamente la crisi io non l’ho
mai sentita.- Ormai è tardi e prima
di congedarmi Daniele mi porta a
far vedere la stalla. Le pecore sono
tutte al coperto guardate a vista dai
cani pastore che, appena entrato,
mi fanno le feste. Fuori fa freddo
ed è iniziato a piovigginare, dentro
l’odore degli animali è penetrante
ma c’è anche un gradevole tepore e
la visione ricorda una scena bucolica
che sembra lontana anni luce ma che
a Mengarone, dove vive Daniele Tondini il geometra pastore, è possibile
ancora assaporare.
Alessandro Orlando
Vita
La
n. 22 7 GIUGNO 2015
UNA STORIA SINGOLARE
Anche questo anno si svolge a
Piteglio “Estate ragazzi 2015”, attività estive per bambini dai tre agli
undici anni.
Gli orari e i costi sono i seguenti:
servizio a tempo parziale senza
pranzo dal lunedi al venerdi 7,45
ore 12.00 mensile: luglio:euro
150,00, agosto: euro 75,00, settimanale: euro 45,00, giornaliero: euro
10,00. Il servizio a tempo pieno
con pranzo risulta il seguente, dal
lunedi al venerdi ,ore 7.45-16.00,
mensile luglio: euro 200,00, agosto:
euro 100,00, settimanale: euro
55,00, giornaliero:13,00.
Nei costi non sono compresi i
pasti ed eventuali spese (per le
uscite facoltative). Il primo giorno
di attività verrà consegnato il programma dettagliato e la lista del
materiale occorrente. Per qualsiasi
informazioni rivolgersi al Comune
di Piteglio (tel.057369014) o allo
Sportello “Ecco fatto” di Prunetta
(tel. 329381308).
G.D.
spor t pistoiese
MEMORIAL BARDELLI
Un sabato
per lo sport pulito
T
empo di XXXI Memorial
Giampaolo Bardelli. Sabato 6 giugno, con inizio
alle ore 15.30 all’Hotel
Villa Cappugi, in Via Collegigliato
45 a Pistoia, si terrà la cerimonia di
premiazione del prestigioso riconoscimento, che intende premiare coloro che si distinguono nella lotta al
doping e propugnano i valori e, da
qualche anno, le “eccellenze pistoiesi”. Un’occasione annuale di riflessione sullo sport sempre più business e meno formativo
e per celebrare quanto di buono offre la nostra Pistoia, che non è solo (si spera) la città del
silenzio e dei soliti noti. Organizzato dal “Gruppo Sportivo Giampaolo Bardelli per lo sport
etico”, società affiliata al CSI (Centro Sportivo Italiano) provinciale di Pistoia e presieduta da
Renzo Bardelli, ex “storico sindaco” della città di Giano, giornalista e scrittore, il Memorial
Bardelli negli anni si è affermato come manifestazione di livello nazionale per la bontà delle
idee e la qualità dei premiati. In attesa di ascoltare le parole del giornalista Valerio Piccioni
(nella foto), paladino delle cause buone e tra i protagonisti di questa edizione, o di qualche
altra persona (auspichiamo che ne stiano alla larga i cosiddetti personaggi, locali e non), bisogna riconoscere a Renzo Bardelli di saper far discutere, di creare dibattito su uno dei settori
più importanti del panorama italiano. Dietro allo sport tricolore, infatti, si nasconde un mondo sempre più azienda (condotta bene o male, sarebbe tutto da valutare) e sempre meno
comunità, un universo sempre più individualista e competitivo e sempre meno aggregante.
Si ha la sensazione che il voler fare affari a ogni costo, l’inebriarsi di potere e di effimero,
peraltro come accade nel quotidiano in tutti i campi, smarrisca la via del giusto, del possibile,
del legale. Si tende a sopraffare più che a primeggiare, a mettersi in mostra più che a fare, a
inseguire il vacuo più che il concreto, a scansare come la peste il sacrificio privilegiando le
scorciatoie e i facili mezzi. Col Memorial Bardelli ci si augura di rammentare il buono e il
giusto: non è poco.
Gianluca Barni
Calcio - Basket
Tempi Supplementari
di Enzo Cabella
N
elso Ricci e Giulio Iozzelli continueranno a svolgere la mansione di direttore sportivo il
primo alla Pistoiese e il secondo
al Pistoia Basket. Si tratta di due conferme
importanti, considerando la bravura dei
due tecnici e il modo in cui hanno lavorato.
Iozzelli è da una vita nel basket pistoiese.
Negli ultimi anni, in particolare, ha assunto
una valenza di prima grandezza per la capacità di scegliere i giocatori, soprattutto
stranieri. Lui (insieme al coach Moretti)
è stato l’artefice primo della squadra che
negli ultimi tre anni si è imposta all’attenzione della pallacanestro nazionale. Tre anni
fa Pistoia vinse il campionato di Lega 2, due
anni fa fu una vera rivelazione arrivando a
giocare i playoff e infine nel campionato appena concluso ha sfiorato l’accesso alla fase
finale per la conquista dello scudetto tricolore. Iozzelli ha sempre ‘pescato’ nei club
americani prendendo elementi quasi tutti
sconosciuti che, grazie anche alla bravura
di coach Moretti, si sono rivelati giocatori
capaci di ben figurare in qualsiasi squadra,
anche di livello superiore. Dunque, una
splendida e irresistibile escalation quella di
Pistoia e del direttore sportivo. Il lavoro di
Giulio Iozzelli non è passato inosservato,
tant’è vero che prima Torino e poi Varese
hanno più volte cercato di ingaggiarlo. Ma
dopo un periodo di riflessione, il giovane
manager pistoiese ha deciso di restare ancora in forza al club biancorosso. Che ha
concluso la migliore operazione di mercato,
l’acquisto migliore.
Anche la Pistoiese ha confermato per il
secondo anno Nelso Ricci, un manager
competente ed esperto, vero mago del
mercato di B e Lega Pro. Con un budget
modesto come quello della società arancione ha dovuto fare i cosidetti salti ribaltati per allestire una squadra che potesse
centrare l’obiettivo di fondo del club, la
salvezza. L’impresa gli è riuscita, dopo un
girone d’andata brillante e uno di ritorno
sofferto. Ora il manager carrarese dovrà di
nuovo rimboccarsi le maniche ed allestire
una squadra nuova ma con gli stessi condizionamenti che ha dovuto superare lo
scorso anno. Sia Ricci che Iozzelli meritano
un sincero ‘in bocca al lupo’.
Vita
La
dall’Italia
n. 22
ELEZIONI REGIONALI
7 GIUGNO 2015
Dove sono finiti
gli elettori italiani?
I dati sull’astensionismo (al voto solo il 52,2% degli
aventi diritto) è un forte segnale di disagio e di malessere che le forze politiche sembrano voler sottovalutare. Se si restringe la base elettorale, si rattrappisce
anche la democrazia. I partiti hanno fatto davvero
poco per riavvicinare i cittadini alle istituzioni, anzi…
di Domenico Delle Foglie
“
Signora mia, mi si è ristretta la democrazia”.
Se fosse un golfino di
lana, la democrazia italiana
sarebbe scesa dalla Large alla Small,
nonostante tutti gli accorgimenti
possibili: dall’ammorbidente delle
promesse elettorali allo sbiancante
dei populismi. Fuor di metafora, il
voto delle Regionali ha rimesso in
discussione gli equilibri generali: ha
interrotto la corsa di Matteo Renzi,
ha rafforzato la posizione della Lega
nel campo del centrodestra, ha
temporaneamente rianimato una
Forza Italia in declino, ha confermato (senza sfondamenti) il ruolo
di opposizione dei Cinquestelle, ha
inchiodato ai loro numeri di semplice
testimonianza Fratelli d’Italia e Area
Popolare. Ma soprattutto ha sancito
che la metà degli aventi diritto, un
esercito di dieci milioni di italiani,
questa volta ha preferito restare a
casa. E non trattandosi nemmeno di
una giornata da trascorrere al mare,
non si può neppure invocare l’effetto
vacanze. La verità è che gli italiani
sono profondamente disillusi.
Solo qualche tempo fa abbiamo
D
ue vittorie nette
che lanciano i vincitori nell’empireo
nazionale: sono nate
due stelle. E se l’affermazione di
Michele Emiliano in Puglia è stata
perentoria, quella di Luca Zaia in
Veneto ha lasciato con la bocca
spalancata pure lui. E non c’è dubbio che per entrambi si profila un
ruolo più ampio rispetto a quello
di presidenti regionali.
Emiliano, dunque. È l’esempio copiato dal leghista veneto - di
come lo “sporcarsi le mani”
nell’amministrare dopo essersi
tirati su le maniche, sia ancora
il miglior modo per fare una
politica vicina alla gente e ai
suoi bisogni. Una volta c’erano
le scuole di partito (le mitiche
Frattocchie del Pci) o il doveroso
e ineliminabile “cursus honorum”
che ogni politico democristiano
doveva percorrere per passare da
semplice consigliere comunale a
ministro: tanta gavetta e nessun
salto nel vuoto.
La Seconda repubblica ha - ahinoi
- portato la cosiddetta “società
civile” nelle stanze dei bottoni
quasi sempre senza alcuna preparazione: si diventava ministri in un
amen, personaggi politici a furor
di talk show, amministratori per
grazia ricevuta. Troppa improvvisazione, troppa impreparazione:
l’immagine contava più del lavoro,
messo in guardia dai rischi di una
scarsa affluenza alle urne se applicata
all’Italicum. La nuova legge elettorale,
infatti, grazie ai suoi meccanismi premiali, consente a una forza politica di
fare il pieno dei deputati (premio di
maggioranza) pur avendo conseguito una maggioranza relativa molto
bassa. Fatta questa considerazione,
suggerivamo ai partiti di concentrarsi sul recupero di consensi alla
propria parte politica, spendendosi
in una grande campagna contro
l’astensionismo. Magari adoperandosi con lungimiranza sul fronte
dei programmi e delle candidature.
I primi da delineare nel rispetto
delle domande di buongoverno, i
secondi da scegliere nel rispetto
delle competenze e dell’onorabilità
personale. Sappiamo com’è andata: i
programmi sono rimasti in secondo
piano e i candidati sono stati scelti
con meccanismi raffazzonati. La polemica sugli “impresentabili” denunciati
dalla Commissione Antimafia è stata
solo il colpo di grazia. In ogni caso le
forze politiche, pensando di esorcizzare il problema e di massimizzare i
A sinistra: il governatore della Puglia
Michele Emiliano; sotto il governatore
della Liguria Giovanni Toti; sotto ancora il
governatore dell’Umbria Catiuscia Marini; alla loro destra il governatore delle
Marche Luca Ceriscioli; sotto il governatore della Campania Vincenzo De Luca;
qui sopra il governatore del Veneto Luca
Zaia; sotto il governatore della Toscana
Enrico Rossi.
DOPO LE REGIONALI
Ecco gli emergenti
pronti al gran salto
Michele Emiliano in Puglia e Luca Zaia in Veneto, forti di un successo che va oltre
i limiti delle rispettive coalizioni e partiti sembrano in grado di aspirare a correre
per una leadership nazionale. È la vittoria politica di chi viene dai territori
di Nicola Salvagnin
dei risultati.
Emiliano è stato magistrato, ma
poi la sua avventura politica è
iniziata dal basso: da quella Bari
che ha saputo risollevare, da quella capacità di amalgama politico
che ne sta facendo un uomolaboratorio per il centrosinistra.
Nel prossimo futuro, saranno gli
Emiliano, i Chiamparino, le Serracchiani (anche i De Luca, se non
l’azzopperanno subito) a proporsi
nell’agone nazionale: di fianco,
in sostituzione o contro Matteo
Renzi, altro personaggio che ha
fatto tutta la gavetta dalle delibere
locali alla presidenza del Consiglio.
A destra, Luca Zaia ha fatto lo
stesso percorso: dalla Provincia di
Treviso alla poltrona di presidente
regionale confermata a furor di
popolo. I veneti hanno scelto lui
a prescindere dal suo partito, la
Lega (ha preso più voti la Lista
Zaia che il Carroccio) e dalle loro
convinzioni politiche “normali”:
hanno scelto la sua esperienza e
la sua concretezza, niente salti nel
vuoto ché i tempi sono difficili e
ci vuole gente che sappia ciò che
fa.
Ma il successo di Zaia dà pure una
prospettiva particolare al suo partito e all’intero centrodestra, molto più del successo ligure di Giovanni Toti, una grazia ricevuta dalle
divisioni della sinistra locale. Matteo Salvini si sta ritagliando sempre più il ruolo che fu di Umberto
Bossi, di leader carismatico che
dà un orientamento, che conia le
parole d’ordine, che costruisce la
cornice politica. Poi il quadro lo
riempiono gli amministratori locali, i Zaia che hanno ben governato
il Veneto come i Flavio Tosi che
stanno guidando Verona. Più spazio alle cose concrete; in soffitta
le ampolle padane, le discendenze
celtiche, il parossismo localistico:
così la Lega Nord viene votata
pure in Toscana e in Umbria da
chi chiede buon governo locale
più che secessioni e altre amenità.
I pragmatici veneti non vogliono
parolai o imbonitori, ma sanità
che funziona e tasse sotto controllo. I pugliesi vogliono essere
una soluzione per il Mezzogiorno,
non uno dei tanti problemi.
A ben vedere, è quel che vuole
la maggioranza degli italiani, soprattutto al Sud dove c’è tanto da
cambiare e poco da sopportare
ancora. Quindi ben vengano questi nuovi esemplari di una politica
“territoriale” che col governo
nazionale può anche litigare, ma
sulle cose concrete, su progetti
13
risultati, non si sono spese neppure
nell’invito al voto come esercizio
democratico. Forse hanno temuto di
denunciare la propria debolezza, ma
parlamenti e governi regionali eletti
da poco più della metà degli elettori,
dovrebbero farli tremare. Purtroppo
non accadrà, infatti la politica ha tali
doti di cinismo da infischiarsene di
questi profondi segnali di malessere.
In queste ore i politici canteranno tutti vittoria, mentre noi
cittadini ci sentiamo un po’ meno
rappresentati. Meno rappresentanza, meno democrazia. Dovrebbero
saperlo bene gli uomini e le donne
della politica, ma fanno finta di niente.
A noi, invece, interessa capire cosa
sia passato per la mente di quei
milioni di italiani che al voto hanno
certamente rinunciato. Per rispetto
nei loro confronti, crediamo che
lo abbiano fatto consapevolmente,
decidendo di restare a guardare.
Speriamo, però, che gli studiosi della
politica possano darci qualche indicazione più precisa sulle motivazioni
dell’astensionismo e soprattutto ci
facciano capire chi sono questi italiani che hanno deciso di restare alla
finestra e di prendere le distanze, a
modo loro, da chi li governa. Sono in
maggioranza moderati, come vanno
sostenendo da tempo alcuni settori
della politica, forse sperando in un
futuro recupero di consensi? Sono
semplicemente delusi dalle forme
che la politica è andata assumendo
nella Seconda Repubblica? Non
hanno gli strumenti per orientarsi
(quasi ci trovassimo in una sorta di
condizione di analfabetismo politico
e democratico) in un mondo politico
post ideologico? Non credono più a
nulla e a nessuno? Sono gli elettori
liquidi di una politica liquida in una
società liquida?
Per il bene della nostra fragile
democrazia, speriamo di ottenere
qualche risposta.
e fondi e non sulle “armi di distrazione di massa” che tanto
interessano alla vecchia politica e
poco invece ai sempre più disaffezionati elettori italiani.
Emiliano e Zaia hanno in più (in
più di altri bravi presidenti regionali, e penso alla Toscana o alla
Basilicata) il carisma dei leader: il
pugliese ce l’ha da sempre, personalità forte e poco condizionabile
che sa unire e coagulare. Il veneto, la leadership la sta scoprendo
ora, dopo che “il suo popolo”
(così ama citarlo) gliel’ha appuntata sul petto: può essere un punto di riferimento per la doverosa
ricostruzione di un centrodestra
assolutamente necessario per la
democrazia italiana. E se non lui,
chi a destra saprà ergersi sopra la
propria esperienza di buon amministratore per trasferire questo
bagaglio nel contesto nazionale?
Perciò ci sentiamo di dare un
consiglio, al nuovo centrodestra
in costruzione. Queste elezioni
amministrative segnalano comunque altri due personaggi
che sarebbe delittuoso perdersi
per strada: lo sconfitto Stefano
Caldoro in Campania, la cui
esperienza amministrativa non va
sprecata o dimenticata; e il quasi
vincitore Claudio Ricci in Umbria,
la cui azione politica va ben studiata a livello nazionale.
14 dall’italia
I
SE NE DISCUTE A TRENTO
n. 22 7 GIUGNO 2015
Troppe energie
sprecate a combattere
il malcostume
l tema della “mobilità sociale” è
quanto mai di attualità: dietro
una definizione tecnica (la parola “mobilità”) si nasconde il dato
che, a livello mondiale, circa il 10 per
cento della popolazione detiene tra il
40 e il 50% delle ricchezze complessive, lasciando all’altro 90% di uomini
e donne di spartirsi il rimanente. Se si
considerano poi i poveri veri, cioè quel
miliardo di uomini che tra Africa, Asia
e sud America, vivono con pochi euro
al giorno e spesso soffrono la fame,
si capisce che parlare di “mobilità
sociale” vuol dire studiare i modi perché, all’interno delle società odierne, si
inneschino processi di miglioramento
delle condizioni di vita generali: in una
parola andare alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo. Di questo si occuperà
il Festival dell’economia di Trento (29
maggio - 2 giugno), giunto alla decima
edizione. Tra i relatori, che parleranno
di fronte a un uditorio fatto di migliaia
di giovani, studenti e semplici cittadini in
diversi ambienti del capoluogo trentino
(dall’università alle piazze, ai teatri), ci
saranno i premi Nobel Joseph Stiglitz
e Paul Krugman, gli economisti Anthony
Atkinson e Thomas Piketty, l’editorialista
del “Financial Times” Martin Wolf, l’excommissario Carlo Cottarelli, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco,
e molti altri da ogni parte del mondo.
Sull’evento abbiamo interpellato il
rettore dell’Università di Trento, Paolo
Collini, per cogliere alcuni aspetti del
tema della “mobilità sociale”.
È il precipitato della corruzione diffusa che accompagna anche la mancanza di “mobilità sociale”, fattore
essenziale per lo sviluppo. Il rettore dell’Università di
Trento, Paolo Collini: “Molti italiani, per l’impossibilità di crescere all’interno del Paese, vanno a cercare la
loro fortuna fuori. E questo non solo è socialmente ma
anche eticamente deplorevole”
di Luigi Crimella
Parlare di diseguaglianze è
molto difficile. Da una parte,
c’è il diritto di proprietà e,
dall’altra, le esigenze della
giustizia redistributiva. Con
questo Festival pensa che
sia possibile fare passi avanti
nella riflessione teorica?
“Il Festival è sempre un’occasione
molto propizia per la riflessione, perché
non ha una tesi precostituita e mette
in campo il meglio che c’è a livello
di studiosi e di persone che vengono
dal mondo dell’operatività. Non so se
sarà un’occasione di sviluppo teorico,
perché la sua prima finalità è rivolgersi a un pubblico molto ampio, di
persone che sono motivate a capire le
importanti dinamiche sociali odierne.
La scommessa è comunque di offrire
un contributo di alto livello scientifico,
perché i partecipanti possano costruirsi
opinioni fondate e basate su una ricerca
di primo piano”.
Con la globalizzazione è
TRAFFICO DI CLANDESTINI
L’Europa colpisca
il favoreggiamento
dell’immigrazione
Secondo Andrea Di Nicola, docente di criminologia all’Università di Trento,
una missione militare nel Mediterraneo non stroncherà le organizzazioni criminali
che lucrano sui viaggi dei migranti
di Michele Luppi
“
Credo che l’Europa stia
dimostrando una certa
miopia nell’affrontare
una questione che va
ben al di là dei confini della Libia.
Ci viene venduta una soluzione
troppo facile a un problema complesso perché anche se interrompessimo le partenze dalla Libia i
trafficanti troverebbero altre strade, esattamente come un fiume
in piena trova sempre una via di
fuga”. Andrea Di Nicola, professore di criminologia all’Università di
Trento, usa questa metafora per
aprire una riflessione sul tema dei
migranti e del traffico di essere
umani a pochi giorni dal Consiglio dell’Unione europea che ha
aperto la strada - in attesa del
via libera delle Nazioni Unite - a
una missione militare europea nel
Mediterraneo. Un tema, quello
del traffico di esseri umani, che
Di Nicola conosce molto bene
avendo dato alle stampe (insieme
al giornalista Gianpaolo Musumeci) il libro “Confessione di un
trafficante di uomini” (edito da
Chiarelettere) frutto di anni d’indagini e incontri sulle due sponde
del Mediterraneo.
Reti organizzate
si combattono solo
con una maggior
organizzazione
“In questi anni - racconta Di
Nicola - abbiamo visto come i
trafficanti non vivono nell’emergenza, ma costituiscono una rete
che condivide rotte, contatti e
finanziamenti. Non ci sono solo i
trafficanti libici: ci sono quelli tunisini, algerini, egiziani, somali, turchi,
afghani. Gruppi che pianificano
con cura il loro business criminale
studiando le vulnerabilità geografiche, normative e fisiche dei nostri
sistemi. Non è sufficiente prendere gli scafisti, che sono l’ultimo
anello della catena, ma bisogna
colpire intermediari, finanziatori e
organizzatori nei Paesi di partenza, di transito e di arrivo. Stiamo
parlando di un business che nel
solo Mediterraneo vale tra i 300 e
i 600 milioni di dollari all’anno”.
La storia di Kabir
Ed è soprattutto sulla disorganizzazione europea che Di Nicola
punta il dito. Per farlo ci spiega
aumentata la ricchezza complessiva prodotta dall’umanità, si sono elevate le condizioni generali di reddito e c’è
stata anche un’emersione
dalla povertà per centinaia
di milioni di uomini. Tuttavia
sembra che non si registri
una altrettanto progressiva
diminuzione della disparità
sociale. Si dice che i ricchi
sono sempre più ricchi e i
poveri, benché siano “meno
poveri”, di fatto rimangono
poveri. Come affrontare un
tema così spinoso?
“È indubbio che nei vari Paesi
che si sono affacciati a dinamiche di
sviluppo, anche sostenuto, le differenze
medie tra ricchi e poveri non sono
diminuite, anzi in diversi casi sono
aumentate. Ciò è avvenuto sia nei Paesi
che hanno registrato in questi ultimi
decenni un rapidissimo sviluppo, sia in
quelli già sviluppati. Quello che si registra e che preoccupa gli studiosi è una
riduzione della capacità delle persone
di modificare la propria posizione sociale, e ciò sembra sempre più collegato
alle personali condizioni di partenza.
Si tratta di un dato negativo, non solo
sotto il profilo personale, ma anche da
un punto di vista economico, perché
il permanere di eccessive differenze
non favorisce la crescita economica,
piuttosto la rallenta”.
Di chi è la colpa?
“Le differenze tra gli uomini, di per
uno dei tanti trucchi utilizzati dai
trafficanti. “In Italia - spiega il docente - abbiamo incontrato Kabir
(nome di fantasia) che gestisce
il flusso di migranti dalle zone
pashtun del Pakistan (al confine con l’Afghanistan). Questo
trafficante pagava 2mila euro a
imprenditori agricoli conniventi in
cambio di una lettera d’invito per
il lavoro stagionale in Italia. Grazie
a questa otteneva un permesso di
soggiorno temporaneo per motivi
di lavoro per far venire in Italia
un cittadino pakistano da cui si
faceva pagare 8mila euro. Una volta entrato legalmente in Italia al
migrante veniva detto di scappare,
buttare i documenti e fingersi
afghano. A quel punto per altri
2mila euro Kabir organizzava il
trasferimento verso la Germania
dove il migrante poteva inoltrare
domanda d’asilo con buone possibilità di ottenerla”.
Una direttiva
europea sullo
“smuggling”
Per cercare di porre rimedio a
queste situazioni sarebbe necessaria una direttiva europea sul traffico di migranti e richiedenti asilo.
“È paradossale che a livello di
Unione europea esista una direttiva sulla tratta degli esseri umani a
Vita
La
sé, sono un fenomeno naturale e rappresentano uno stimolo anche all’economia, perché inducono a cercare di
costruirsi condizioni migliori. Ciò che
appare negativo, anche sul piano etico,
è che grandi differenze non si giustificano soprattutto quando non derivano
dal proprio impegno diretto, ma sono
legate a diritti acquisiti di proprietà,
rispetto a cui non si ha alcun merito
personale. Constatiamo che queste
condizioni di partenza condizionano
molto la capacità di muoversi e di progredire. Del resto la mobilità sociale è
un elemento importante dell’economia,
perché significa che il sistema valorizza
i migliori. Anche in Italia assistiamo a
queste dinamiche, perché molti, per
l’impossibilità di ‘crescere’ all’interno del
Paese, vanno a cercare la loro fortuna
fuori. E questo non solo è socialmente
ma anche eticamente deplorevole”.
Papa Francesco ammonisce sulla corruzione, come
una vera piaga sociale diffusa un po’ dovunque. Il
suo monito vale anche per
l’economia?
“Indubbiamente. L’etica è uno di
quei valori che, se condiviso, migliora la
società da tutti i punti di vista, anche da
quello economico. In una società dove
le persone si rispettano e condividono
un ‘capitale sociale’ rappresentato da
valori comuni, non c’è bisogno di dedicare eccessive energie per il controllo
e la repressione dei comportamenti
illeciti. Purtroppo assistiamo a un marcato decadimento delle nostre società
moderne, nelle quali i valori etici si appannano e c’è una sempre più sfrenata
corsa all’interesse personale a qualsiasi
costo. Una società di questo tipo deve
sopportare dei costi molto elevati, per
controllare e produrre regole sempre
più complesse per arginare il malcostume. Il risultato è che si ingabbiano i
comportamenti mentre le risorse sociali
dovrebbero essere rivolte al ‘fare’ e al
produrre vera solidarietà e ricchezza
per tutti”.
fini di sfruttamento (il cosiddetto
‘trafficking’) - prosegue Di Nicola
-, ma non sul favoreggiamento
dell’immigrazione irregolare (lo
‘smuggling’). Questo fa sì che non
vi siano legislazioni omogenee e
lo stesso reato possa avere pene
diverse. Invece, per combattere
questo business criminale servono regole omogenee di diritto
penale, di prevenzione, protezione
e assistenza dei migranti coinvolti.
Questo anche mediante l’istituzione di un coordinatore europeo
per la lotta al traffico di migranti
e richiedenti asilo”.
Sì alle quote
Un passo in questa direzione sarebbe l’istituzione di quote per la
ripartizione dei migranti tra i vari
Paesi europei. “Questo - conclude
il docente - aprirebbe la strada
alla reale possibilità d’istituire
luoghi per l’istruzione delle domande d’asilo fuori dai confini
dell’Unione europea. Questo non
impedirebbe certo il lavoro dei
trafficanti, ma lo limiterebbe riducendone il business. Soldi in meno
da reinvestire in altre attività illecite: il traffico di armi, droga e le
attività di gruppi terroristici”.
Vita
La
I Paesi aderenti sono
in tutto 57. Tutte le
transazioni
economiche espresse
in Yuan: evidente
l’intento di
internazionalizzare
la moneta cinese
di Umberto Sirio
S
ono 57 i membri fondatori dell’Asian Infrastructure Investment
Bank. La Cina dovrebbe
avere fra il 25 e il 30% delle
azioni, mentre l’India sembra
in corsa per divenire il secondo
Paese per possesso di quote. Le
nazioni asiatiche dovrebbero coprire fra il 72 e il 75% del totale.
All’interno degli Stati fondatori,
vi sono anche diverse nazioni
europee, fra cui Gran Bretagna
e Germania, che avrà un suo
rappresentante nel board della
nuova banca.
Cina e India i
protagonisti
Si definiscono, in questi
giorni, gli assetti dell’Asian Infrastructure Investment Bank
(Aiib), la Superbanca asiatica,
fondata da 57 Paesi - anche tra
loro contrapposti, come Israele
e Iran - che hanno stanziato
100 miliardi di dollari per l’acquisto delle quote del capitale
di partenza. Cina e India sono
i protagonisti di quest’operazione - in prima fila vi sono
Vietnam, Cambogia, Myanmar
e Corea del Nord e sono esclusi
Corea del Sud e Giappone, i
principali alleati degli Stati Uniti
“
Salvare delle vite umane e assicurare alle
persone che hanno
bisogno di asilo una
protezione nell’Ue, che si trovino in mare, sul territorio Ue o
anche in un Paese terzo”. Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera,
ha spiegato così l’obiettivo
complessivo delle misure sulle
migrazioni che la Commissione
ha delineato oggi, completando
l’Agenda delineata il 13 maggio scorso. Molteplici le azioni
proposte, sulle quali deve pronunciarsi il Consiglio dei ministri
dell’Unione il 15-16 giugno, alla
luce del parere del Parlamento
europeo. La materia è complessa, tanto che richiederà
per alcuni aspetti l’intervento
del Consiglio europeo del 2526 giugno.
I documenti comprendono
anzitutto un meccanismo di ricollocazione di 40mila profughi
provenienti da Italia e Grecia e
giunti in questi Paesi dopo il 15
aprile di quest’anno. Tale meccanismo di intervento urgente,
in applicazione dell’articolo 78
del Trattato sul funzionamento
dell’Unione europea, viene
applicato per la prima volta
in assoluto. La ricollocazione
riguarderà in linea preminente
persone cui è riconosciuto il
diritto di protezione internazionale provenienti da Eritrea e
Siria. La Commissione ha anche
n. 22
STA NASCENDO UN GIGANTE
7 GIUGNO 2015
dall’estero
La Superbanca
alla conquista dell’Asia
con interessi zero
nella regione - che ha l’obiettivo
di estromettere dall’area tre
soggetti, invertendo i criteri di
concessione del credito a livello
internazionale: la Banca mondiale, in mano agli Stati Uniti; il
Fondo monetario internazionale,
governato dall’Europa; l’Asian
Development Bank, controllata
dal Giappone, che sembrerebbe
intenzionato a stanziare - proprio per controbilanciare la
Superbanca - circa 110 miliardi
di dollari per investimenti esteri.
Prestiti a Paesi
asiatici a
interessi zero
In cambio di prestiti a tasso
zero, la Superbanca - il cui annuncio fu fatto un anno fa dal Governo cinese - chiederà ai propri
partner sostegno contro i nemici
esterni, Giappone e Stati Uniti, in
particolare e interni, i separatisti
etnici. La Cina propone prestiti
ai governi asiatici a “interessi
zero”, senza imporre i canoni che
vengono applicati di solito per le
trattative internazionali: nessuna
pressione interna, richiesta di
riforme politiche o di garanzie a
lungo termine. In cambio, viene
chiesto sostegno nelle arene internazionali - come le Nazioni Unite,
l’Asean o la Corte penale dell’Aja
- per quanto riguarda le proprie
questioni interne:Tibet, Xinjiang e
Taiwan e il voto favorevole in tutte
le controversie che riguardano le
acque e le terre contese, come
quelle del Mar cinese e il confine
con l’India.
L’opposizione
degli Stati
Uniti
La Superbanca finanzierà
soprattutto la costruzione di strade, porti, aeroporti, collegamenti
ferroviari superveloci, impianti
energetici e di telecomunicazioni
satellitare, autostrade informatiche, nuove linee telefoniche: tutte
quelle infrastrutture che sono essenziali per quei Paesi asiatici in
via di sviluppo e che attualmente
non ottengono adeguati finanziamenti dalla Banca Mondiale
e dalle altre Istituzioni esistenti,
che sono privi di risorse. La Cina,
invece, nell’iniziativa investirà
solo una parte minima dei suoi
3.800 miliardi di dollari di riserve
estere.Tutte le transazioni economiche che la Aiib porrà in essere,
saranno espresse in Yuan cinesi,
ULTIME DALL’UNIONE EUROPEA
Verranno ricollocati
solo 40mila profughi
E gli altri 85mila?
di Gianni Borsa e Patrizia Caiffa
definito il numero di persone
che spetterà a ciascuno dei
23 Stati Ue che partecipano
al “meccanismo obbligatorio”.
I criteri per la ripartizione
sono quattro: Pil, popolazione
totale, disoccupazione, numero
di richiedenti asilo in quello
Stato. Per fare alcuni esempi,
la Germania dovrebbe farsi
carico di 8.763 persone, la
Francia 6.752, la Polonia 2.659,
l’Ungheria 827 in tutto. Per ogni
persona ospitata il Paese d’accoglienza riceverà 6 mila euro.
Sempre oggi la Commissione
ha messo a punto altri aspetti
dell’Agenda per le migrazioni: la
reinstallazione di 20mila persone provenienti da Paesi terzi
di cui è riconosciuta l’urgenza
di protezione internazionale; il
piano d’azione contro il traffico
di migranti; le linee direttrici per
il rilevamento delle impronte
digitali di tutti i migranti in arrivo
in Europa; una consultazione
pubblica sulla “carta blu” per
facilitare le immigrazioni di
personale altamente qualificato.
Tra chi si occupa dell’accoglienza dei migranti c’è però
scontento e preoccupazione abbastanza unanime nei confronti
della proposta Ue. Secondo
monsignor Giancarlo Perego,
direttore della Fondazione Migrantes, le quote previste non
affrontano ancora il problema
“in maniera condivisa e risolutiva”, mentre la scelta di trasferire
soprattutto eritrei e siriani è
“discriminatoria” nei confronti
dei richiedenti asilo e riguarda
solo “il 30% di chi arriva sulle
coste del Mediterraneo”. È
auspicabile quindi “una riforma
del Regolamento di Dublino”.
“L’Europa -osserva monsignor
Perego- non ha ancora intenzione di rivedere il trattato di
Dublino 3 e quindi di affrontare in maniera complessiva la
questione dei richiedenti asilo
e di coloro che attraversano
il Mediterraneo”. Il direttore
di Migrantes giudica “positiva”
l’estensione delle operazioni di
controllo e salvataggio dalle 30
miglia attuali alle 138 miglia
dalle coste italiane. Negativo
è invece il ricollocamento di
sole 40mila persone, di cui
24mila dall’Italia, che però “non
riguarda gli 85mila già presenti
nelle nostre strutture, quindi non
risolve il problema attuale ma
lo rimanda nei prossimi due
anni, senza conoscere quale
sarà il flusso di persone previsto e senza tener conto che
potrebbero cambiare le rotte,
anche via terra”. “Sappiamo
già che oltre 50mila persone
hanno attraversato il confine
tra Turchia e Grecia - fa notare
-. Questo rimetterebbe tutto in
discussione. Ci auguriamo che
a metà giugno ci sia una riflessione più complessiva e si arrivi
alla revisione del Regolamento
di Dublino”.
“La nostra esperienza si colloca nei territori, nasce, per così
dire, dal basso. Siamo infatti in
prima linea per l’accoglienza
dei profughi”: Valerio Pedroni è
escludendo di fatto il dollaro
americano ed è questo un altro
dei punti principali della politica
economica cinese di questo periodo: l’uso della propria moneta,
al fine di internazionalizzarla
nell’economia globale. Una questione, che insieme all’adesione
come membri fondatori, di alcuni
Paesi europei alla Superbanca dovuta probabilmente ai sempre
più consistenti investimenti cinesi
nelle aziende privatizzate europee - ha scatenato l’irritazione
degli Stati Uniti, che temono
di vedere ridimensionato il loro
ruolo economico internazionale.
coordinatore dell’area Milano e
hinterland della Fondazione Somaschi onlus. Racconta di concreti percorsi di integrazione
in comuni dell’area lombarda.
“Noi vediamo che se si realizza un impegno congiunto tra
pubblico e privato, tra società
civile -cooperative, fondazioni,
volontariato- ed ente locale,
queste persone non creano
problemi e possono addirittura
diventare una risorsa per lo
stesso territorio”. A Pedroni
non mancano gli esempi, fra
cui gli incontri tra profughi e
classi scolastiche, con i quali i
ragazzi vengono a conoscenza
della realtà delle migrazioni di
massa, della povertà e della
mancanza di libertà e di diritti
in tanti Paesi del mondo.“Sono
opportunità di arricchimento”,
di reciproca conoscenza, di
scambio culturale; “l’accoglienza diventa anche fattore di coesione sociale”. Pedroni ritiene
però che occorra al contempo
“rivedere” e “riqualificare” le
procedure per il riconoscimento
dell’asilo, anche per evitare che
i migranti “finiscano alla fine
nelle mani della criminalità
o del lavoro nero”. Infine un
giudizio sul fatto che alcuni
grandi Paesi europei si vogliano
sottrarre all’accoglienza dei
profughi giunti in Italia e Grecia:
“In Europa occorre uno sforzo
congiunto cui nessuno si può
sottrarre”.
15
La Chiesa
argentina
ai candidati:
al bando
la frivolezza
di Maribé Ruscica
In vista delle elezioni presidenziali di ottobre, la Chiesa argentina ha diffuso un documento
nel quale invita i candidati dei
diversi partiti a offrire le loro proposte e i cittadini a impegnarsi
a votare senza essere influenzati
dal “marketing”, cioè da una
valutazione dei candidati per la
loro immagine mediatica, ma a
esprimere il voto in base all’onestà e alle idee dei candidati stessi.
La recente partecipazione
dei tre principali pre-candidati
nella corsa alla presidenza a un
programma televisivo con alta
audience ma di grande superficialità -tra scherzi, balletti e
prese in giro- ha portato il nuovo
segretario della Confederazione
episcopale argentina, monsignor
Carlos Malfa, a denunciare la
penosa futilità e frivolezza della
politica, chiedendo ai giornalisti
una maggiore diffusione delle
riflessioni sulle elezioni proposte
dai vescovi in marzo. In quel documento, la Chiesa argentina ha
sollecitato i candidati ad approfondire la loro capacità di dialogo
e di gestione, suggerendo soprattutto d’impegnarsi con serietà
per i poveri. “È necessario che
ogni candidato faccia conoscere
con chiarezza e in dettaglio ciò
che intende realizzare. Devono
essere organizzati dibattiti seri e
profondi nei quali possono essere
confrontati proposte e progetti.
È inaccettabile che i candidati
eludano il dibattito sulle loro idee
e sui loro piani”, hanno scritto i
presuli in quell’occasione.
La reazione dei pre-candidati
di fronte alla denuncia di “frivolezza” della politica da parte
della Chiesa è stata lo stupore.
In genere, sono stati concordi
nell’affermare che hanno scelto
solo un’altra forma per arrivare
alla gente. Ma nelle ultime ore
è stato il presidente della Commissione per la pastorale sociale
dell’episcopato, monsignor Jorge
Lozano, ad annunciare che finalmente “avrà luogo un pubblico
dibattito”, che “si realizzerà dopo
le ‘elezioni primarie’, una volta
scelti i candidati definitivi per le
elezioni di ottobre”. “La popolazione merita un dibattito tra i
candidati”, ha ribadito monsignor
Lozano, dopo aver confermato
che i pre-candidati Daniel Scioli,
Sergio Massa e Mauricio Macri
hanno accettato di dibattere
pubblicamente le loro proposte
di governo. “Per la Chiesa è
importante che esista questo
confronto aperto”, ha concluso
monsignor Lozano.
“Dobbiamo salire sul ‘carro’
di Papa Francesco e incarnare
ciò che egli ci propone nella nostra realtà quotidiana. Siamo la
Chiesa che ha dato un Papa alla
Chiesa universale e abbiamo in
tal senso una responsabilità molto grande”, ha concluso il presule.
16 musica e spettacolo
CINEMA
Depardieu, il gigante
d’Oltralpe
“
E’ andata così”
s’intitola l’autobiografia di Gerard
Depardieu (Bompiani ed., 18 euro),
che tra tre anni compirà
settant’anni, gli ultimi venti dei
quali trascorsi in un crescente
stato di bulimia esistenziale, se così si può definire.
Giovane scapestrato, apparentemente noncurante dei
suoi rapporti con le donne,
men che mai del suo peso o
della sua immagine, deformata
ormai da un’obesità quasi
sovraesposta, insofferente dei
paparazzi o dei molestatori di
strada, per nulla prigioniero
dello sciovinismo tipico dei
francesi, tanto da ripudiare
la cittadinanza francese, addirittura fino ad accettare il
passaporto russo, propostogli
da Putin, di cui è divenuto
nel frattempo simpatizzante,
Depardieu è oggi soprattutto
un personaggio, un’ombra
(gigantesca) del gigantesco
attore che è stato. E perdipiù
controverso. La causa prima è
forse l’episodio che ha segnato la sua vita, lasciato tuttavia
V
enezia e Firenze, le due città
italiane set del
celebre film
“Inferno” del regista e produttore Ron Howard con
protagonisti Tom Hanks e
Felicity Jones, opera tratta
dal romanzo di Dan Brown
che nell’edizione italiana
fu presentato proprio a
Palazzo Vecchio nel capoluogo toscano.
Hanks sempre nella parte
del professor Robert Langdon, simbolista già interprete di “Angeli e demoni”
e “Codice da Vinci”, in una
pellicola prodotta da Imagine Entertainment da lo
stesso Howard, ex ragazzo
dai capelli rossi del telefilm
cult statunitense “Happy
days”, e Brian Gazer, in collaborazione con Toscana
Film Commission. Il film
uscirà il prossimo 13 ottobre distribuito da Warner
Bros in Italia, ambientato
per quanto riguarda la città
gigliata in importanti musei
e luoghi di interesse, dalla
Galleria degli Uffizi a Palazzo Pitti al Giardino di Boboli. Questa volta Langdon,
dopo essersi risvegliato
in un ospedale fiorentino
a seguito di un’amnesia,
fugge insieme al medico
Sienna Brooks sperando
che l’aiuti a recuperare i
ricordi ed ad impedire ad
un folle di commettere un
grave danno all’umanità. Le
location sono state scelte
nel mese di aprile scorso
Vita
La
n. 22 7 GIUGNO 2015
L’autobiografia edita da Bompiani
di Francesco Sgarano
un po’ a margine di queste
memorie: la morte, a 38 anni,
dopo inenarrabili sofferenze,
del figlio Guillame, per cui
spende parole abbastanza
fredde, va detto onestamente. Ma non ci permettiamo
di entrare nel merito di argomenti così delicati, forse
è meglio indagare in poco
spazio i motivi che possono
far affermare, senza esitazioni, che Depardieu è uno dei
più grandi attori del cinema
europeo di sempre. Da gio-
vane, a dispetto di una mole
fisica già appariscente, recitava
per sottrazione, badava alla
sfumatura e alla spontaneità
piuttosto che al gesto plateale
e alla ricercatezza espressiva.
Esemplare la sua prova, laterale, in “Tre amici” di Sautet
o quella, difficile, nel ruolo di
maschio che arriva ad evirarsi
in opposizione alla tirannia
psicologica femminile in un
film, al solito complesso nelle
tematiche e bislacco nella
narrazione, del folletto Marco
Ferreri. Esce a testa alta nel
fluviale racconto bertolucciano di “Novecento” -pure qui
un film che vale assai meno
dell’attore- poi, alla fine del
decennio, l’osservatore acuto
Truffaut lo recluta per “L’ultimo metrò”, intuendone le potenzialità finora parzialmente
inespresse, nella parte di un
brillante attore che intreccia
una sorta di menage-a-trois
(vecchio tema truffautiano)
con un’attrice e suo marito,
regista ebreo, con il teatro e
la Resistenza francese sullo
sfondo. Successone, che permette a Truffaut di coinvolgere
il pupillo nel successivo progetto, forse il più bel film mai
girato sul tema dell’amor fou,
un rapporto tra due amanti
spentosi anni prima e improvvisamente riacceso per via di
una residenza che li riavvicina,
con esiti tragici: “La signora
della porta accanto”, forse il
capolavoro della filmografia
dell’attore, che poi si lascia
plasmare da un altro maestro,
liberale e sempre impegnato
per i diritti civili, Andrzej
Wajda: “Danton”, uno dei più
CINEMA
L’«Inferno»
di Ron Howard
a Firenze
fervidi oppositori del Terrore
robesperriano, finito perciò
sulla ghigliottina, è uno dei suoi
film migliori. E’ un flic in “Police” di Pialat, recita in costume,
che ormai gli stanno stretti, in
“Jean de Florette” e “Camille
Claudel”, one-woman-show
di Isabelle Adjani, poi trova il
terreno per dimostrare il suo
innato e debordante virtuosismo, nel ruolo dell’eroe di
Rostand, portato al cinema
già altre volte. Il “Cyrano”
di Rappeneau è sommerso
dai premi, Depardieu vinse
Cesar e Cannes e pare che
avesse già l’Oscar in tasca ma
prima della cerimonia, su una
nota rivista, circolò la notizia,
pare non infondata, della sua
partecipazione a uno stupro di
gruppo in età adolescenziale.
Sogni di gloria sfumarono ma,
per una volta, l’errore fu giusto
perchè la statuetta la vinse
Jeremy Irons, straordinario
nella sua glaciale interpre-
tazione ne “Il mistero von
Bulow”, prova praticamente
agli antipodi di quella di Depardieu nel ruolo del celebre
spadaccino. Ma Hollywood, da
sempre beffarda, gli spalanca le
porte e Depardieu gira alcune
commedie gradevoli, su tutti
quella del bravo Peter Weir,
“Green Card-Matrimonio di
convenienza”. Aumentano le
partecipazioni, anche per la tv,
ma cala -come spesso accadela qualità. L’attore, nondimeno,
impreziosisce qualsiasi cosa
tocchi, con la sua profondità,
con la sua carnalità -è in effetti uno degli attori che più
usano il corpo per esprimere
emozioni. Personalmente mi è
piaciuto anche in “Concorrenza sleale” di Scola, nel ruolo
del fratello del sarto Abatantuono, professore filantropo e
antifascista, un’interpretazione
toccante, simbolica della sua
profonda adesione all’anticonformismo e all’antiretorica.
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Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente
in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio.
di Leonardo Soldati
da Howard insieme ai suoi
collaboratori, perlustrando Firenze anche con un
elicottero. La produzione
ha corrisposto ben 230
mila euro di canone al Polo
museale fiorentino, oltre ad
aver pagato il personale di
vigilanza, impiegato anche
nei sopralluoghi, ed i canoni
accessori per l’utilizzo di
immagini e riprese pubblicitarie. Le riprese sono state
effettuate nei musei duran-
te i giorni di chiusura settimanale, mentre nel Giardino di Boboli hanno riguardato solo aree delimitate
consentendone così l’accesso ai visitatori, un’area
delle ex Scuderie reali è
stata invece destinata alla
sosta degli automezzi e
delle attrezzature della produzione. Le riprese sono
state abbastanza impegnative a Firenze, tanto che il
sindaco Dario Nardella ha
ringraziato i cittadini ed i
visitatori per la pazienza
avuta. Il film ha comportato
un indotto positivo per il
territorio, facendo ospitare
nelle strutture ricettive locali circa 350 persone della
troupe oltre ad avvalersi di
servizi cittadini, dal catering
agli autonoleggi, dando lavoro a circa tremila comparse
con un’eccezionale opera
promozionale di Firenze a
livello internazionale.
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Chiuso in tipografia: 3 GIUGNO 2015 ore 11,00

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