“La costruzione delle Batterie” Intervista a Carlo Mortola, abitante di

Commenti

Transcript

“La costruzione delle Batterie” Intervista a Carlo Mortola, abitante di
“La costruzione delle Batterie”
Intervista a Carlo Mortola, abitante di San Rocco di Camogli
“Dopo il bombardamento di Genova del 9 febbraio 1941, mi sembra
dopo uno o due mesi, è arrivato un pontone nel "Scollou", che è fuori
da Punta Chiappa, verso San Fruttuoso e hanno scaricato
compressori, gruppi elettrogeni e un mucchio di roba. Hanno portato
tutto sul "Tesou", che è quando si sale dalla Foce alla Punta, subito lì.
A quel tempo era tutto pulito e i pescatori ci mettevano le reti ad
asciugare.
Hanno pulito uno spiazzo e hanno portato tutto il materiale lì. Poi è
arrivato anche il Genio Militare Italiano ed una ditta di Bergamo.
Hanno cominciato a lavorare. Hanno preso anche dei disoccupati e li
hanno portati a lavorare alle Batterie.
Hanno scavato con i martelli pneumatici, ma se facevano un buco
profondo un metro,
saltavano tre pietre. Quella pietra è dura. Facevano i buchi più
profondi, ma era la stessa cosa. Un lavoro molto faticoso. Hanno
usato anche la dinamite. A mezzogiorno facevano delle esplosioni
anche di quaranta cariche alla volta. Ma i risultati erano scarsi. Quello
è stato davvero un lavoro molto faticoso…”
“L’olio”
Intervista ad Andreina Schiappacasse
abitante a San Rocco di Camogli
“Avevamo paura che ci portassero via l’olio, allora lo nascondevamo
scavando dei buchi nel pavimento delle cantine, oppure facevamo dei
buchi nella terra delle fasce e ci nascondevamo le damigiane con
dentro l’olio…”
“Lavorare con la TODT alle Batterie”
Intervista Antonio Causi, abitante di San Rocco di Camogli
“Io lavoravo alle Batterie per la TODT perché o si lavorava con loro o
era un guaio.
Lavoravo nella baracca del cemento, dove davo i sacchi agli operai
che venivano a prenderli.
A volte, alla sera, scendevamo al mare e veniva Giomo, un vecchio, a
prenderci con la barca e ci portava a Camogli. Ma più spesso
tornavamo a piedi. La paga si andava a prendere a Camogli, in Piazza
Schiaffino, dove adesso c’è la Società dei Capitani e dei Macchinisti.”
Nella foto, la scritta nel cemento su una delle casematte con il cannone
“A proposito della Prima Guerra Mondiale”
Intervista a Vittorio Bozzo, abitante a San Rocco di Camogli
“Questa è una cosa che forse non tutti sanno.
Prima della Prima Guerra Mondiale non esisteva la strada carrozzabile
che da Ruta porta a San Rocco. Quella che ora si chiama Viale Franco
Molfino.
A San Rocco si poteva arrivare o salendo da Camogli oppure da Punta
Chiappa. Tutti i materiali per costruire le abitazioni venivano portati
qualche volta con i muli, ma molto spesso a spalla. Da Camogli, ma
anche da Punta Chiappa perché, anche se il percorso era più lungo, i
materiali che arrivavano con le barche allo Scalo di Rocco, potevano
essere trasportati da lì senza pagare il dazio che invece si doveva
pagare se si passava da Camogli.
Sempre pensando alla Prima Guerra Mondiale, mi viene in mente che
gli armatori sanrocchini, Bozzo-Mortola, hanno subito il primo danno
di guerra dell’Italia.
Un loro veliero, l’ Eurasia,
sottomarino tedesco al largo
prima della dichiarazione di
L’Italia era già in guerra con
uno scandalo notevole.”
un clipper, è stato affondato da un
di Capo Mele il 14 agosto del 1916,
guerra all’Italia del 28 agosto 1916.
l’Austria, ma non con la Germania. Fu
“L’affondamento del Piroscafo Ischia”
Intervista a Natalina Mortola, abitante di San Nicolò di Capodimonte
“Quando hanno affondato la nave a Punta Chiappa, mi ricordo che
hanno portato i morti alla Foce (Porto Pidocchio). I morti li ho visti
sopra quei gozzi che avevamo. Una gamba e un braccio fuori. Hanno
portato tanti morti alla Foce. Se fosse adesso no, ma a quei tempi, io
non ci volevo andare perché avevo paura.”
“L’affondamento del Piroscafo Ischia”
Intervista a Nicolò Maggiolo, abitante di San Rocco di Camogli
Il Piroscafo Ischia
“Quel giorno andavo per mitili con mio zio Natìn e ho visto questa
bella nave che passava. Dopo ho sentito un colpo e la nave si è alzata
ed è andata giù. In dieci minuti. Colpita da un sommergibile. Mi
ricordo. Al largo di Punta Chiappa.
Alla Foce c'erano il motoscafo della Croce Rossa, feriti e morti. Li
hanno portati verso Nervi.”
“Le Batterie”
Intervista a Davide Maggiolo, abitante di San Rocco di Camogli
“Un giorno ho accompagnato una signora di Genova che andava a
trovare il figlio che era di stanza alle Batterie. Mi ricordo che l’ho
accompagnata fino a dove c’è ancora adesso la prima garitta della
sentinella. Poi, una volta lì, l’hanno presa in consegna dei soldati. Alle
Batterie, insieme ai militari tedeschi che erano più di cento, c’erano
anche dei militari italiani. Credo fossero bersaglieri…”
“Vivere nascosti dopo l’8 settembre 1945”
Intervista a Elio Massone, abitante di Ruta di Camogli
“Mio fratello, più grande di me, in tempo di guerra era stato mandato
a militare a La Spezia. Poi c’è stato l’8 settembre. Lui è venuto a casa
in licenza e non è più ritornato a La Spezia perché i tedeschi
mandavano gli i militari italiani in Germania. Si è nascosto in un
bosco. C’era un fossato e un buco lungo tre metri. Lui stava lì dentro.
Un giorno gli è anche arrivata vicino una volpe. Io, quasi tutti i giorni,
gli portavo da mangiare. Sempre ad ore diverse, facevo finta di
essere andato a prendere delle legna e stavo molto attento perché
c’erano le spie. In quel buco c’è stato per nove mesi, anche durante
l’inverno.
All’improvviso, alle due di notte, sono arrivati a casa nostra dei
militari italiani e tedeschi e hanno chiesto a mia mamma dove era suo
figlio, quello che era nato nel 1923.
Lei, era una donna molto timida, ma ha avuto la prontezza di
prendere una fotografia di mio fratello in abiti militari e di dire ai
soldati: “Ecco, è questo. Era a La Spezia. Se lo vedete, fatecelo
sapere, perché noi non ne sappiamo più niente.”
Quelli se ne sono andati via.
Poi, dopo, sotto il Monte Esoli, nelle “Fascee”, sono entrati nella
cantina di tre fratelli che facevano tanto vino, hanno bevuto da matti
e poi hanno tolto le spine delle botti per lasciare uscire tutto il vino.
Così, per dispetto. Erano soldati tedeschi e alpini della Divisione
Monterosa...”
Tutti i brani sono tratti dalle interviste raccolte nel volume “La voce delle radici”
AA.VV. Feguagiskia' studios Edizioni, Genova 2004 e dalle video-interviste
realizzate nel 2010-2014 dall’Ente parco.
Tutti questi materiali e altri ancora sono visibili nel Centro Visite delle Batterie.

Documenti analoghi