La vita di Luigia Tincani - Missionarie della Scuola

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La vita di Luigia Tincani - Missionarie della Scuola
LUIGIA TINCANI
Serva di Dio
Una Vita per la Verità e per l’Amore
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Vice Postulazione
Unione S. Caterina da Siena delle Missionarie della Scuola
Questo foglio vuol esser e uno strumento di collegamento e di
informazione per coloro – amici, insegnanti, giovani in ricer ca – che seguono con speranza il pr ocesso di canonizzazione
della Serva di Dio Luigia Tincani.
Si da notizia del cammino della Causa di Canonizzazione.
Si fa conoscere ogni volta un momento della vita della Tincani.
Si riportano brevi scritti della Serva di Dio.
Si da spazio alle testimonianze ricevute fino ad oggi sulla personalità di Madre Tincani e sulle grazie ottenute per sua intercessione.
Madre Tincani è fra noi e dimostra la sua affettuosa pr esenza
intercedendo a favore di ammalati, studenti, famiglie e perso ne in difficoltà che a lei si rivolgono. È una presenza sommessa, silenziosa ma sicura.
La vita di Luigia Tincani
Quale donna?
Siamo agli inizi del 1900, la donna cerca la sua identità
per strade diverse.
Anche Luigia Tincani cerca il suo posto nel mondo come donna.
Donna dei nostri tempi, che Paolo VI definisce con un’e spressione semplice e forte: Ha amato! In che modo? “Si
è consacrata a una sola idea, che è di quelle così grandi,
così feconde, così vive, così autentiche che riempiono
davvero una vita e la possono fare buona, perfetta e
così santa ed esuberante da diventare famiglia” (Paolo
VI, 1976, 1971).
Per Gina Tincani essere donna significò vivere la femminilità in tutta la sua valenza di delicatezza e di dedizione,
ma fu anche un soffrire nell’assistere all’emarginazione
della donna in campo sociale, nella scuola, nella politica.
Donna in famiglia
Si dichiara che con il presente opuscolo
non si intende in nessun modo prevenire
il giudizio dell’Autorità Ecclesiastica.
© 2009 VICIS SRL Agenzia Editoriale
Viale delle Provincie, 37 - 00162 Roma - Italy
Tel. +39 06 44 25 22 94
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Finito di stampare nel mese di Maggio 2009
Intelligente, aperta alla relazione con gli altri, abituata in
famiglia, fin da bambina, a vivere a un alto livello cultu rale, era contenta e fiera di essere donna. Il papà Carlo,
professore di latino e greco e provveditore agli studi,
sapeva di avere in lei una discepola attenta ed
entusiasta di fronte a tutti gli aspetti della vita e
condivideva con lei, come con tutta la famiglia, la
sua esperienza di grande maestro e di studioso.
Egli ammirava la forza serena e il coraggio che
la moglie sapeva infondergli: poteva studiare
solo di sera, dopo giornate intense di lavoro
e di studio. La giovane moglie vegliava
con lui, gli sedeva accanto col più piccolo dei figli addormentato tra le
braccia, pronta a sostenerlo, ad
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aiutarlo a vincere il sonno e la sfidu cia. Nella famiglia si armonizzarono in
Gina l’amore per la cultura e l’essere
una donna vera, come lo era la
mamma, anche se con una maternità
spirituale.
sero fatto gli studi classici. Quella sofferenza della sua adolescenza si tra sformò in forza e alimentò la sua missione culturale a vantaggio delle
donne: avrebbe dimostrato che la
donna è all’altezza della cultura e della
santità!
Quale Femminismo?
Scoperta
di una disuguaglianza
Un episodio la fece sentire vittima di
una mentalità sbagliata: finita la scuola elementare nel 1898, a Cuneo, ebbe
l’affronto di non poter frequentare il
ginnasio, cui invece si era iscritto il
fratello Andrea: era riservato ai
maschi e Gina si dovette accontentare
della “complementare” per ottenere il
diploma di maestra. Qualche anno
dopo Gina e Bice, ai giardini pubblici
di Bologna, incontrarono Giovanni
Pascoli che si informò dei loro studi e
si meravigliò che le figlie del Tincani,
detto “il greco” per la sua preparazio ne in quella lingua classica, non aves -
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L’azione della Tincani per elevare la
donna scaturì dalla vita di relazione
in famiglia e con le compagne, dal l’osservazione di alcune donne che la
interessavano particolarmente, da
uno studio serio della storia che in
quegli anni faceva passi da gigante.
Se diamo uno sguardo alla biblioteca
di Madre Tincani e ci fermiamo sui
testi degli anni giovanili, vediamo
che essa studiò con particolare attenzione il problema del femminismo
cristiano, e collaborò con le Donne
Cattoliche e con Mons. Angelo
Serafini per la stesura di un libro
pubblicato nel 1920 sull’apostolato
catechistico della donna.
Contrapponendosi al femminismo
laico, che sosteneva la valorizzazione
della donna come rivendicazione
individualistica, Luigia Tincani vedeva la donna a servizio alla società e
indicava una sua via originale anche
rispetto al femminismo cristiano .
Mentre il movimento femminile cri stiano non incoraggiava la presenza
della donna nelle professioni e affer mava l’incompatibilità tra donna e
impegno scientifico, Luigia Tincani nel 1913-1914 fonda va per le sue compagne universitarie quella che sarebbe
diventata una scuola superiore di scienze religiose e il
primo Circolo Universitario Femminile parallelo alla
FUCI maschile.
La sua vocazione la spingeva a trasformare il privilegio
della cultura e della fede, respirate sin dall’infanzia, in
dono a servizio delle molte donne che non avevano avuto
la stessa possibilità di crescere umanamente, intellettualmente e spiritualmente.
A una cosa fu sempre attenta: salvare quello che è pro prio della donna, l’amore alla famiglia, alla casa, ai bam bini, senza rinunciare alla professione, all’attività sociale
e politica. Ciò le permise di vivere e di comunicare equi librio gioia e serenità. La sua proposta suonò come originale visione del problema femminile.
Persone ed iniziative
Giovanissima, a Bologna, conobbe donne che ammirò: le
professoresse Clelia Zucchini ,
e Celestina
Gualandi, donne di fede e di cultura, che dirigevano la
Scuola Superiore di Religione frequentata da lei e dalle
sorelle Angiolina e Bice. Esse erano capaci di coniugare
l’attività di docenti con l’interesse per la formazione catechistica delle giovani e con una attività caritativa nelle
Conferenze femminili di San Vincenzo de’ Paoli.
Soprattutto incise nella sua vita l’incontro con la terziaria
domenicana Principessa Cristina Giustiniani
Bandini, che nel 1908, a Bologna, con la fondazione
dell’Unione fra le Donne Cattoliche, aveva avviato nella
Chiesa un movimento femminile che intendeva promuo vere l’apostolato della donna nell’ambito familiare, par rocchiale e diocesano.
La Tincani si espresse chiaramente per una concreta pro mozione della donna.
Nel settembre del 1913, invitata a parlare al primo
Convegno nazionale del Terz’Ordine Domenicano di San
Principessa Cristina
Giustiniani Bandini
fondatrice dell’Unione
Donne Cattoliche
Armida Barelli,
fondatrice della
Gioventù Femminile
di Azione Cattolica
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Marco a Firenze, propose la donna apostola portando esempi di donne dome nicane eccezionali, scusandosi con i confratelli presenti per il suo insistere nel
fare la storia al femminile. Argutamente esordiva, appoggiandosi alla sua
grande maestra, Caterina da Siena: “Va e predica, disse in una visione S. Pietro
Apostolo al Patriarca San Domenico. «Va e predica» mi pare debba essere il
comando da impartirsi ad ogni terziario. Va e predica! Mio Dio! Anche a noi
povere donne, a cui S. Paolo ha detto mulier in silentio discat (1 Cor. 14, 34)?
Predicò S.Caterina, predicò con la voce e con gli scritti. Fu miracolo nuovo e
unico che fece di lei la donna meravigliosa nei secoli”.
Nella scuola e per la scuola
L’Università fu l’ambiente ideale per comunicare a tante giovani donne la sua
passione culturale, morale e spirituale e attuare così il suo progetto di formare la donna allo studio e alla professione. Cogliamo in quelle prime amicizie
la ricchezza della sua umanità e la profondità della sua vita interiore. Le compagne si appoggiavano a lei, leader naturale non per desiderio di protagoni smo, ma mossa dall’interesse per la crescita delle compagne e dal soffio dello
Spirito Santo, a cui obbediva semplicemente e docilmente.
Il suo ideale di donna evangelizzatrice fu profondamente laicale, fu capace di
condividere, con fede, gioia e coraggio, tutte le cose buone della vita.
Scrive una compagna di corso: “Rideva e scherzava molto volentieri, era vivace in tutto, ma nel suo cuore, come nel suo sguardo c’era qualcosa di profon Luigia Tincani al centro,
tra le universitarie.
La prima a destra è
Elsa Conci.
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do e di luminoso che a noi mancava! C’era una fede vera, viva, operante, che
noi non avevamo ma che guardavamo in lei quasi con stupore, misto ad
ammirazione, ed era tanto bella e alta in lei questa sua fede che
tutte, dico
tutte, anche le più indifferenti, anche le più lontane la intuivano. Si avvicinavano a lei quasi con una certa curiosità, come per spiegarsi come poteva essere così seria, così alta, pur essendo giovane, piena di energia e di vivacità,
allegra sempre, ma di un’allegria serena, direi quasi luminosa, che la distin gueva dalle altre. La sentivamo superiore a noi, e non soltanto per la sua
intelligenza, ma per un qualche cosa che - forse - non sapevamo ben definire,
ma che pure ce la faceva sentire in alto, molto in alto, in una sfera in cui - si
capiva - lei voleva far salire anche noi!”.
La maggior parte delle sue compagne si preparavano a essere insegnanti e avrebbero animato dello stesso spirito le scuole d’Italia in cui avrebbero operato.
Nel 1916, quando era maturo in lei il progetto di una diffusione capillare di
donne cristiane e consacrate nelle scuole statali, la Tincani parlò alle giovani
Terziarie a Firenze, in S. Maria Novella, nel VII centenario della conferma
dell’Ordine Domenicano, affermando di nuovo la sua stima per la donna di
diventare capace, con uno studio serio, di essere formatrice di altre donne, di
diffondere tra i fratelli la “carità della verità”.
Fondatrice di un drappello di donne
donate a Dio e ai fratel li:
le Missionarie della Scuola
Nel 1917raccolse intorno a sé le compagne che condividevano il suo ideale e
maturò l’idea di istituire nella Chiesa un corpo di donne vere religiose, capa ci di restare nel mondo come cittadine: per evangelizzare il mondo della cul tura con una presenza tutta particolare, al femminile, nel campo della ricer ca e della scuola: le Missionarie della Scuola.
Affiora qui la parte più intima e riservata della storia di questa donna che si
rivolge ad altre donne che, chiamate da Dio e da lei trascinate, con lei cerca no la strada nuova di una maternità spirituale nella scuola. Siamo sempre tra
donne giovani, colte, appassionate dello studio e della professione docente,
ma con qualcosa in più.
La Tincani chiede alle Missionarie della Scuola di essere donne aggiornate,
conoscitrici del proprio tempo, insegnanti al corrente di metodologie utili e
nuove, ricercatrici serie e impegnate, senz’altro, ma quello che le sta soprattutto a cuore è che siano donne vere, dimentiche di sé, forti e innamorate di
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Dio e del loro ideale. Prima di essere professioniste sono
chiamate ad essere spose e madri spirituali, capaci come
Caterina di essere legge a se stesse, vere domenicane,
libere da quella che Caterina definiva la tenerezza fem minile di sé. L’ideale biblico della donna forte è rivissu to così nel diverso contesto del 20° secolo.
Alle laureate cattoliche:
vocazione intellettuale
Elena da Persico
Ermelinda Rigon
Valida insegnante,
amica della Tincani,
Fondatrice del
Cenacolo Domenicano
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Nominata nel 1924 Consigliera Nazionale delle Laureate
dell’Unione Donne Cattoliche, la Tincani trovò uno spa zio adatto per continuare a comunicare il suo pensiero
sulla donna. Ci si limita qui a ricordare due articoli pro grammatici, da lei pubblicati nel 1925 sul primo periodi co femminile cattolico, “L’azione muliebre” diretto da
Elena da Persico, donna profondamente cristiana e poli tica attiva e appassionata. Gli articoli della Tincani vertevano sulla Vocazione intellettuale della donna e su Il
culto della verità. Dando relazione dell’incontro fra laureate cattoliche, a Torino, nel settembre 1924, Gina pro spettava la sua idea circa la vocazione intellettuale della
donna e una spiritualità dello studio nella sua dimensio ne contemplativa, ascetica e apostolica.
Nel 1934, con l’articolo La donna e le professioni liberali ,
pubblicato su “Studium” la Tincani si inseriva nel dibattito
su Donna – studio – professione. Scriveva la Tincani che la
donna cristiana deve imparare dalla Fede ad amare la veri tà, che è riflesso di Dio nel mondo; che è bello consacrare a
Dio la parte più nobile di sé, l’intelligenza, e fare di tutta la
propria attività intellettuale uno strumento nelle mani di
Dio per la salvezza, cercando nelle austerità dello studio e
della professione intellettuale le mortificazioni più preziose.
Illustrava i pro e i contra riguardo all’accesso della donna
alle professioni liberali, cosa da studiare attentamente, perché se da una parte poteva effettivamente valorizzare il
potenziale intellettivo ed operativo della donna, metteva a
rischio dall’altra la sua vita familiare, ancor più importante.
La donna religiosa
Nel 1938, terminata l’ispezione alle Scuole cattoliche di
Roma di cui l’aveva incaricata il Papa Pio XI, la Tincani si
rese conto del potenziale di intelligenza, di umanità, di
amore rappresentato dalle religiose della scuola cattolica,
che non sempre potevano dare il meglio di sé perché culturalmente non sempre preparate al compito loro affidato. Sentì come opera di giustizia portare alla luce e valo rizzare al massimo tale potenziale sotterrato e fece nascere nei responsabili la consapevolezza dell’urgenza di far
studiare le Religiose: si doveva pensare alla fondazione di
un Istituto Universitario Pareggiato di Magistero per loro
a Roma dove lo chiedevano le Superiore dei vari Istituti
religiosi. Fu ascoltata e fu scelta per le relazioni con il
Ministero dell’Educazione. Dopo un iter burocratico
rapidissimo il Magistero Maria SS Assunta – nome scel to da Pio XII – poté funzionare come Istituto pareggiato
già nel 1939. La Tincani compilò la bozza di Statuto. Le
Autorità Vaticane e valenti Docenti cattolici dettero la
massima fiducia alla Tincani e alle sue Missionarie: alla
direzione amministrativa dell’Istituto ci sarebbe stato un
gruppo di donne competenti, prudenti e oneste, fatto
forse unico nella storia delle Università.
Formazione politica
Non meno che alla formazione intellettuale, la Tincani fu
sempre attenta alla formazione civile e politica della
donna. Educò le giovani universitarie alla partecipazione
diretta alla vita pubblica, all’impegno politico in prima
persona. Fece vivere l’associazionismo cattolico femmini le, comunicò il gusto per il rispetto della dignità della
donna, con loro colse i bisogni emergenti durante la guerra del 1915-18, prestando la suo opera di crocerossina e
preparando con le compagne indumenti e viveri per i sol dati al fronte. Nei pensionati universitari, specialmente in
quello romano di Tor de’ Specchi, varie furono le giovani
Elsa Conci, figlia di un
senatore del Partito
Popolare, studiò
filosofia e si laureò in
lettere all’Università di
Roma nel 1920. Fu
ospite del Pensionato
della Tincani e fece
parte della Federazione
Universitaria Cattolica
Italiana, diventando
presidente della
sezione romana aperta
dalla Tincani. Al termine
della seconda guerra
mondiale entrò nella
Democrazia Cristiana.
deputata all’Assemblea
Costituente. Dal 1948
al 1952 fu vicesegretaria del gruppo
Democratica Cristiano
della Camera,
diventandone poi
segretaria. Fece parte
della delegazione
italiana al Parlamento
europeo di Strasburgo.
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Maria Unterrichter
Jervolino, Trentina,
ospite del pensionato
universitario della
Tincani, Terziaria
domenicana e sua
amica, negli anni
Trenta fu presidente
nazionale della Fuci
con Righetti, Nel 1946
fu eletta all’Assemblea
Costituente. Fu
deputato nelle prime tre
legislature, dal 1948 al
1963. Sottosegretario
alla pubblica istruzione.
Dal 1947 al 1975 è
stata presidente
dell’Opera Nazionale
Montessori.
Anna Maria Carena
FUCI di Torino
Nel 1919 alla prima
riunione del dopoguerra
fu eletta vicepresidente della FUCI
per i circoli femminili.
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pensionanti che si impegnarono poi nella vita pubblica,
continuando a restare in relazione con la Tincani, condi videndo con lei ideali, iniziative e preoccupazioni, spesso
rivolgendosi a lei per averne suggerimenti e pareri.
Durante il fascismo la Tincani constatava la violenza
esercitata a danno della libertà delle associazioni giova nili e temeva gli interventi autoritari nella scuola: fu
attenta a che la formazione, in ogni tipo di scuola, pur
aderendo necessariamente ad alcune iniziative imposte
dall’alto, mantenesse la libertà necessaria a una vera crescita; aiutò la scuola cattolica a discernere che cosa accettare e che cosa rifiutare delle nuove proposte, istituì le
Scuole femminili professionali per aiutare le giovani.
Negli anni della seconda guerra mondiale alla Tincani fu
affidata la formazione degli orfani degli aviatori: con il suo
intuito e le sue capacità pedagogiche formò un gruppo di
educatrici che in maniera eccezionale svolsero tale compito, mettendo a servizio il loro genio femminile per la cre scita armonica di quei giovani particolarmente provati.
Maria Badaloni
Proveniente dall’Azione
Cattolica, scelse la
carriera politica, fu
Deputato e
sottosegretario alla
Pubblica Istruzione,
fondatrice de
L’Associazione Italiana
Maestri Cattolici
(AIMC), associazione
erede della Tommaseo
Angela Gotelli, che
aveva partecipato alla
Resistenza nel
parmense, fu
anch’essa una delle
donne della Costituente
e tra le prime deputate.
Conobbe la Tincani
nella Fuci e con lei
lavorò alla formazione
politica delle più
giovani.
Maria Massani durante
gli studi universitari a
Roma conobbe la Fuci
e divenne Presidente
dello circolo romano
della Tincani ove
conobbe Mons. Montini,
futuro papa Paolo VI.
Rientrata a Rimini
continuò a prodigarsi
nell’attenzione ai giovani,
fu professoressa presso
il liceo classico Giulio
Cesare ed ebbe fra i
suoi allievi Marvelli,
oggi Beato.
In quegli anni drammatici le energie della Tincani e delle “donne” della sua
Unione si dimostrarono pronte alle necessità e ai doveri del momento, di cui
essa afferrava la gravità e l’importanza.
Tempo di ricostruzione
L’invito a reagire alla distruzione della guerra sarà seguito dall’azione pratica
per educare alla partecipazione consapevole e responsabile, ai nuovi doveri
civici le donne che per la prima volta nella storia d’Italia erano chiamate al
voto. Si prese cura attivamente dell’educazione alla democrazia e al voto e in
dialogo con le antiche fucine arrivate in Parlamento, partecipò silenziosa mente ed efficacemente al dibattito in preparazione della Costituente. Lasciò
ad altri le competenze specifiche, collaborò o consigliò i responsabili senza
partecipare direttamente all’azione politica. Anche alle sue Missionarie chie se attenzione e partecipazione alla vita civile del Paese, conoscenza dei pro blemi del proprio tempo e del proprio ambiente, nella fedeltà alla vocazione
specifica domenicana e cateriniana.
Il suo ottimismo è contagioso: “Prepariamoci così per l’opera della risurrezio ne, che non è lontana - esortava la Tincani - tutte riprenderemo il nostro lavo ro, intente, con rinnovato ardore, a cooperare alla ricostruzione, dopo tanto
dolore, ricostruzione in cui solo le forze soprannaturali possono dare il buon cemento che solidifica l’edificio". Si devono mantenere in forze il corpo e l’anima per avere l’energia
di ricostruire, prima i giovani, a cominciare dal bambino.
Preparerà la strada a una donna, a Maria Montessori, per
il ritorno in Italia.
Sarà intermediaria presso la Santa Sede per il ritorno in
Italia delle guide.
È giusto affermare che la Guida nella scuola ha un suo
particolare compito?
È giusto, perché è vero. Un compito importantissimo, che è
quasi una missione, che, se fosse pienamente e
largamente attuato, guarirebbe la scuola italiana da
tanti, se non da tutti, i suoi mali; compirebbe quella
“riforma della scuola” che si va faticosamente
cercando nella continua trasformazione di
programmi e di ordinamenti e che invece dovrebbe
venire dal di dentro della vita scolastica LT 1944.
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Parole della Serva di Dio
Luigia Tincani
Alle compagne del Circolo Universitario
“Noi siamo studentesse, siamo universitarie, professoresse, dottoresse fin
che volete, ma non per questo vogliamo rinunciare alla nostra femminilità,
non facciamo insomma le femministe, non vogliamo le donne uomini, ma le
donne donne, fedeli alla missione affidata loro da Dio, missione di maternità
spirituale, unita o no che sia alla maternità secondo la carne” a.a.1916-1917
Mutate condizioni sociali
La donna oggi non vive più solo fra la chiesa e la casa; una corrente d’idee
nuove la strappa alla famiglia per gettarla nelle fabbriche, negli uffici pubbli ci, nelle aziende private, nelle cattedre scolastiche; la corrente è irresistibile e
invincibile, perché non è tanto movimento di conquista intellettuale, quanto
di conquista economica. I nuovi usi impongono nuovi doveri alla donna cri stiana, un nuovo genere di apostolato. Fingere di non vedere le mutate con dizioni per non vedere anche i nuovi doveri sarebbe atteggiamento da pigri,
contrario alla carità; sarebbe colpa. Ha portato un po’ di bene e forse molto
male questo femminismo tanto esaltato e tanto temuto. Ebbene quel po’ di
bene e di giusto che ha in sé facciamolo nostro, noi donne cristiane; quel male
studiamolo, conosciamolo e cerchiamo di ripararlo. Opporsi completamente
non si può, né sarebbe giusto. Certe correnti irresistibili non si vincono sbar randole di fronte, ma avviandole fra dighe salde e sicure. Perciò deve fiorire
un movimento femminile cristiano, se no anche il femminismo procederà per
la sua via, distruggendo dove si sarebbe potuto edificare. 1916
Invito a ogni donna
Essere donne vere, donne complete, dal cuore forte e soave, buono e puro,
per avere il coraggio e la perseveranza dell’amore. Dobbiamo essere, come
Caterina, donne forti, anime cioè che hanno imparato a dimenticare se stes se, i propri dolori, le proprie miserie per amare Dio e il prossimo con cuore
libero e grande, sempre attente e sempre pronte a fare il bene. 1929
Donna sposa
La sposa segue lo sposo, vive con lui e per lui non per una ricompensa che da
lui possa venirle o per timore, e neanche per tutto il bene che da lui le viene,
ma tutto ciò che essa fa lo fa per puro amore, perché egli è il suo sposo ed ella
e lui sono una cosa sola. 1920
Donna consacrata a Gesù sposo
Ve la sapete immaginare la dolcezza del cuore di una sposa innamorata che
lavora silenziosa sotto lo sguardo amoroso dello sposo che la segue in ogni
movimento, e adempie ogni atto, ogni faccenduola per lui solo e in modo che
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egli ne goda e si compiaccia di lei? Abbiamo noi nel cuore
questa dolcezza, fatta divina, per il nostro Sposo celeste?
Sentiamo il suo sguardo sempre su di noi? Vogliamo piacergli in ogni nostro minimo atto? 1926
Prima ancora del tuo dovere di insegnare la lingua e la letteratura greca, la lingua e la letteratura latina, mantieni sempre vivo in te, quando sei dinnanzi ai
tuoi alunni, la coscienza e la volontà di questa maternità soprannaturale, che
Iddio ti affida. 1952
Quante volte al giorno glielo dici a Gesù: “Sono tua e ti
amo?” 1951
Vocazione intellettuale
Gesù incomincia a essere con te uno sposo geloso! Come
ne sono felice! Ascoltalo, credigli, dagli ragione e ringra zialo di volerla così fedele la sua piccola sposa, fino nei più
intimi movimenti del cuore. Niente tristezza però; la gelosia di Gesù è piena di dolcezza! Dobbiamo volere la nostra
bellezza interiore, voler il candore più immacolato del
nostro cuore, con pazienza e con gioiosa costanza, così
come la sposa si adorna per andare al suo sposo facendo
tutto quello che può per essere più bella, per lui solo. 1956
Donna madre
Avviene che vi siano in mezzo alla società umana alcuni,
che costituiscono come un centro di attrazione e di irra diazione spirituale. Sono anime eccelse che dovremmo
chiamare: “i grandi educatori dell’umanità”. Santa
Caterina fu certamente uno di questi. E lo fu così
potentemente, che la sua maternità spirituale fu un
fatto quale, così bello, così fecondo, così vasto e così
strano, vorremmo dire, il mondo non ebbe mai…
nella sua maternità spirituale era tutta indulgenza,
pietà affetto conforto dolcissimo. 1929
Le doti femminili e le caratteristiche della
donna si aprono alla fecondità della grazia
dilatandosi nella più pura maternità spiri tuale. 1948
La disciplina della maternità ti potrà trasformare, raddrizzare dove occorre, purificare, fortifica re: lascia che Dio operi in te e per mezzo tuo. 1950
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C’è una vocazione speciale, da cui la donna ha creduto fino ad oggi di essere
estranea: parlo della vocazione intellettuale. Uso a proposito la parola vocazione, perché intendo parlare dello studio inteso come l’opera fondamentale
della propria vita e praticato come un culto e come un apostolato.
Studiare cercando la vita divina nascosta in ciò che noi conosciamo; adoran do questa specie di incarnazione della potenza, della sapienza, dell’amore di
Dio in ogni creatura; cercare la verità con purità di cuore nella natura e nel l’umanità, sentendo la presenza universale di Dio, è fare di qualunque studio
scientifico un continuo atto di adorazione e di amore.
E poi umilmente prendere il proprio posto, porsi alla cura di questo grande
malato che è il mondo nella sua più grande miseria che è la miseria delle
menti; contribuire a ridare i grandi principi di verità e di bene alla società che
li ha perduti e senza d’essi vacilla come ebbra, fra le deviazioni più pericolo se; aiutarla ad ascoltare gli ammaestramenti di Dio nella storia del passato, o
ritrovare i segni di Dio nell’universo. 1925
La donna e le professioni liberali
L’adito alle donne alle professioni è una necessità, per le condizioni economiche
di oggi; é un diritto seguire la via a cui ci si sente chiamata e usare per il bene
degli altri, e anche per propria soddisfazione, delle doti di cui la Provvidenza può
averla arricchita. E, se è un diritto, deve essere anche un dovere lo studio in sé
delle proprie attitudini intellettuali e morali, della propria vocazione.
L’intelligenza femminile si è mostrata capace di quel vigore di quell’ordine di
quella illuminata costanza che, prima gli studi, poi l’esercizio delle alte pro fessioni richiedono. Il suo carattere si è dimostrato capace di quell’equilibrio
e di quel possesso di sé che l’esercizio di serie responsabilità pubbliche esige.
La donna è intelligente quanto l’uomo, ma in un’altra maniera. Nel temperamento femminile vi è, di fatto, un eccesso di sensibilità, un eccesso della emotività sul
pensiero e sulla volontà; L’incostanza, la variabilità, le facili perturbazioni e i tanti
difetti, che tradizionalmente si rimproverano alla donna, hanno qui la loro radice.
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Niente di più efficace, per correggere questa certa irrazionalità del carattere
femminile, della coscienza di gravi responsabilità a cui soddisfare, di doveri
costanti da adempiere.
Aggiungiamo ancora che la donna abbraccia con amore, e con capacità tutta propria di donazione e di sacrificio i suoi doveri, quanto più sono carichi di respon sabilità sugli altri.
La donna ha, dunque, sempre meglio saputo mostrarsi capace di serie
responsabilità; si può affermare che ciò che le nuoce è proprio il non averne.
Per provvidenza divina alla donna è affidato il governo interiore della fami glia e la cura inalienabile dei figli. Compito di una gravità suprema. Perciò
qualunque professione che allontani totalmente e sistematicamente la donna
dalla famiglia, impedendole l’adempimento di questo fondamentale dovere,
non è un bene quando diviene un fatto troppo esteso, in modo da costituire
un vero squilibrio sociale, sia nella realtà dei fatti, sia nella formazione psicologica e morale delle giovani, che perdono la stima del compito famigliare e
divengono insofferenti dei relativi doveri.
Il femminismo laico ha spinto la donna alle più moderne
rivendicazioni dei suoi diritti di uguaglianza sociale con
l’uomo, insegnandole, prima a lottare per la conquista,
poi a usare di essa con tutte le proprie energie, con l’ab bandono totale, e anche il disprezzo, di ogni altra preoc cupazione troppo femminile.
Non è giusto sperare e non è doveroso proporsi - noi che
aspiriamo alla perfezione cristiana della vita e crediamo
in essa - che la donna cristiana possa e sappia trovare
nella propria fede e nella realtà soprannaturale della sua
vita interiore, forze animatrici altrettanto potenti, per
arrivare alla totale e feconda valorizzazione delle sue
capacità e possibilità di bene?
La donna cristiana saprà aspirare a una professione
elevata come a un mezzo di santità, per voler ser virsi della professione come di scala per salire a
Dio nella carità, come di un mezzo per irradiare
più largamente la carità divina fra le anime.1934
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Testimonianze
La rubrica raccoglie brani di lettere di chi ha conosciuto personalmente
Madre Tincani e di chi è ricorso a lei con la preghiera. Gli scritti attestano
la stima della comunità ecclesiale per la Serva di Dio e la fiducia nella sua
efficace intercessione ampiamente sperimentata.
Riportando le grazie non si intende prevenire il giudizio della Chiesa.
Donne universitarie 1918
Che l’interesse per la promozione della donna nell’ambiente universitario
animato dalla Tincani fosse assai vivo lo sappiamo anche dalla testimonianza di una universitaria che all’inizio degli anni 1920 frequentava il Circolo
romano, Nerina Brancondi. Un giorno, vincendo la naturale timidezza,
entrò in una discussione sulla capacità intellettuale della donna, sostenendo
che “essendo le anime uguali e l’intellettualità dipendendo dall’anima e non
dal corpo, non si poteva dire che la donna fosse sostanzialmente meno intelligente dell’uomo”. Le affidarono allora una relazione sull’argomento ed
essa, studentessa di medicina, impostò la relazione così: “In biologia basta
poter citare una sola infrazione a una legge per distruggere quella legge.
Analogamente, basta poter citare il caso di una donna che intellettualmente
abbia uguagliato o magari superato tutti gli uomini del suo tempo, per far
cadere la legge dell’inferiorità della donna”. La donna a cui si riferiva era
Maria Curie. “Da vedersi, continuava
la Brancondi, quali condizioni abbiano permesso il libero espandersi dell’intelligenza di Maria Curie e quali
pregiudizi abbiano invece soffocato,
per secoli e secoli, l’intelligenza delle
altre donne”. Scrive soddisfatta la
Brancondi: “Alla relazione era pre sente anche la Tincani; non mi disse
nulla. Seppi però da sua sorella Bice
che la relazione le era piaciuta al
punto da citarla in una sua lezione”
Maria Curie
(N. Brancondi, Ricordi).
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Donne a Gubbio, 1925
A proposito del Liceo Vincenzo Armanni di Gubbio,
aperto due anni prima, dove insegnavano donne e presi de era una donna, si legge in una lettera: “Il Liceo va
molto bene. È davvero un esperimento di… audace fem minismo cristiano che meriterebbe di essere conosciuto
anche fuori; il Sindaco, il Provveditore agli Studi sono
soddisfattissimi!”
Il bravo medico di casa, uomo di poche parole e dai modi
bruschi, si trattiene un momento, prima di congedarsi al
portone dell’Istituto: «Senta, può venire mia moglie a trovarle? Le ho detto: devi conoscere le signorine di S.
Domenico: sono tutte donne e non litigano mai!» Non litigano mai! Si dirà che questo non è un complimento! Ma
su quelle labbra quelle parole significavano stupita mera viglia e forse inconsapevole desiderio di conoscere il per ché di un’accolta di signorine così semplici, da sembrare
come tutte, e così diverse, da costituire un’eccezione.
«Sono sempre contente!» Rispondeva la prima alunna
della scuola, a chi le chiedeva come fossero «le signorine
di S. Domenico». Si: la gioia e l’unione fraterna erano
veramente le caratteristiche più spiccate della piccola
famiglia delle Missionarie della Scuola, non ancora conosciute come tali. Più del luogo fisico, la perfetta unione e
la letizia inalterabile costituivano l’ambiente, in cui era
dolce e bello pregare, lavorare, patire, donarsi, quasi
fosse la cosa più naturale, «in semplicitate cordis».
Donna durante la seconda guerra mondiale
Senza i tradizionali punti di riferimento istituzionali e
senza tanti uomini, in mezzo alle difficoltà e ai bisogni primari, come quello di mangiare, emerse con forza il ruolo
delle donne. C’era il problema dell’approvvigionamento, la
lunga ricerca di cibo, lo scambio di notizie, il mercato nero.
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La pressione del bisogno era
forte. Non era facile sopravvi vere in una grande città, lontano dalla campagna. Gina
Tincani si impegnò in questa
attività e operò con discrezio ne massima, non solo perché
lo voleva la gravità del
momento, ma perché questo
era il suo stile: prudenza, for tezza e pace di fronte a ogni
pericolo e a ogni dolore erano
il suo modo di essere presente
tra i fratelli nel silenzio della
vera carità. Andrea Riccardi,
Maggio 1999
Vocazione femminile al trascendente
Dentro l’esperienza dell’Assoluto Luigia Tincani scopre la sua vocazione femminile al trascendente e, con pari nettezza, l’impossibilità di comprimerla in
schemi preformati o di istradarla su vie già battute. Non c’è dubbio: il pro gramma che ella propone alle sue compagne è forte, a volte quasi severo, per
anime disposte a una totale dedizione alla vita religiosa. E tuttavia nei suoi
suggerimenti e nella direzione spirituale che svolge nei confronti delle sorel le si scorge l’impronta femminile di un humanum, composito e chiaro, che
riconosce la gradualità del cammino di fede della vita religiosa. Scrive alle sue
sorelle: “Nel nostro comune cammino verso l’età piena dei figli di Dio, tutto
ciò che io posso fare per i miei fratelli è, in ultima analisi, farmi dinanzi a essi
una materia vivente in cui possano leggere realizzata l’idea che si facesse luce
e forza nel loro cammino. L’educazione può essere così intesa come la vera
arte e poesia della vita; non posso che offrire loro la coerenza della mia
mente, del mio cuore, delle mie azioni, delle mie parole, come l’artista offre
l’opera in cui ha messo il fremito vivo della sua arte”. È una testimonianza
eloquente che il “genio femminile” nel tocco dello Spirito sa trovare vie ine dite e splendide per umanizzare la cultura e la società. (
Suor Enrica
Rosanna, Sotto-Segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consa crata e le Società di vita apostolica in “L’Osservatore Romano” 10 feb. 2008).
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Per dirle Grazie
Roberto partiva in aereo per Roma e alle 13 l’ho accompagnato alla stazione
perché doveva prendere la navetta per Linate. Aveva lasciato a casa le chiavi
perché non gli sarebbero servite a nulla e siamo partiti di fretta per paura di
perdere l’autobus. Al ritorno ho chiuso il garage e mi sono accorta di avere
dimenticato le chiavi di casa in macchina. “… e adesso che faccio?” Mi trova vo chiusa fuori di casa con i bambini che, divertiti dalla novità, non facevano
altro che dire stupidaggini… Senza cellulare, senza documenti e con 5 euro in
tasca… che fare? Chiedo a Giulio (un nostro amico di 75 anni malato di
Parkinson) se mi lascia usare il suo telefono per telefonare a Roby. Chiamo!
Spento! … il suo telefono era spento! Panico… “Chiama i Pompieri” suggeri vano i bambini divertiti. Già… i pompieri ma la porta era chiusa a triplice
mandata… avrebbero senza dubbio dovuto rompere il vetro della finestra o
comunque la porta del garage ed era la casa nuova. … recupero il telefono
aziendale di Roberto nella speranza cha almeno quello sia acceso… macché…
parte la segreteria telefonica. Lascio un disperato messaggio… la voce si incrina e incomincio a piangere come una bambina. Lorenzo, mentre io continuo
a pregare “Signore pensaci tu...” mi dice che lui sa dove si trova un ferro robusto per scassinare la porta e insieme al fratello corrono nella discarica vicino
al cantiere consegnano il loro trofeo a Mario che si mette a modellarlo… ci
riprova e mentre sale sulla scaletta io prego mentalmente “Madre Tincani
pensaci tu… vedi in che situazione sono” e mentre sto finendo questo pensiero immaginandola sopra la scaletta con il ferro in mano mi è venuto da sorridere e le ho suggerito “magari non è il caso che salga lei direttamente, Madre,
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ma può chiedere una mano a qualche santo che se ne intendeva serrature...”
non ho finito il mio pensiero e subito ho sentito il fatidico click… la serratura
si è aperta. Che sollievo! I bambini erano contentissimi… dopo tutto erano
loro che avevano trovato il ferro adatto. “Ognuno di noi ha fatto tutto quello
che poteva fare” ha commentato Giulio. “Già… io ho pregato...” E così adesso
non appena metto la macchina in garage sento Lorenzo che mi ricorda
“Mamma: prendi le chiavi” ed io intanto sorrido ricordandomi di aver speri mentato l’intercessione di Madre Tincani.
Giugno 2008. Ti scrivo piena di entusiasmo perché Madre Gina, si è fatta
viva e mi ha aiutato!
Mio figlio è a Washington per uno stage di tre mesi all’ambasciata italiana negli
Usa (a nostre spese). È partito da poco e senza sapere dove andare a risiedere
perché via mail non aveva trovato disponibilità. È stato tre giorni in albergo
(low price ovviamente) e da domani si sarebbe ritrovato per strada… pensa la
mia pena. Ho pregato la Madonna e poi mi sono ricordata dei miracoli che Gina
fa per le famiglie, per i figli e le mamme in difficoltà. Mi sono raccomandata
tanto a lei di darsi da fare da lassù… In poco tempo, credimi, mi è arrivata la
risposta di mio figlio Ludovico su skype che mi ha detto di avere trovato allog gio gratis presso una signora dell’ambasciata italiana che parte e non sa a chi
lasciare il cane e la casa. Ludovico avrà dunque un tetto gratis, anche se dovrà
fare… il dog-sitter. Scusa se ti scrivo a quest’ora, prima di andare a letto serena,
ma volevo dirti questa cosa bella di cui devo ringraziare Madre Gina, che da ora
mi permetterò di pregare più spesso, e voi che me l’avete fatta incontrare.
“NON TEMERE MAI DI SCRIVERMI TROPPO APERTAMENTE”…
Ed è proprio questo invito che negli ultimi mesi mi ha spinto a rivolgermi alla
mia amica Madre Luigia ed a confidarle un desiderio, il mio, il nostro desiderio… poter donare una vita, diventare genitori, diventare madre! Quante speranze, quante preghiere mormorate sommessamente, umilmente sapendo di
non meritare ma fiduciosa di quella santa disponibilità di Madre Luigia.
“Sorridere e guardarsi negli occhi”. È così che l’ho pregata insieme a mio
marito perché il sogno potesse diventare realtà.
Alla fine delle mie preghiere mi è sembrato di aver imboccato il sentiero giu sto con la forza dell’amore per l’amore e per la vita e con la fiducia nell’aiuto
superiore. E adesso sono qui, commossa e felice a ringraziare Dio perché mi
ha esaudito tramite madre Tincani… Tra qualche mese sarò madre!
Novembre 2008
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ANNUNCIAZIONE
Quando parlò l’Angelo a Maria,
ogni altra cosa tacque, e fu silenzio,.
Novello suono attesero le cose,
le armonie d’acqua e di venti.
“Ecce ancilla Domini!”
Fu come limpido canto
all’apparir del giorno,
volo alto nel primissimo sole,
cascata d’acque in trasparente lago.
“Fiat mihi secundum verbum tuum”.
E si piegò dal Cielo sulla terra
d’arcobaleno luce di pace...
Dio ci guardò con paterno sguardo,
a Lui tornò, come figliuolo, l’uomo.
Lucia Montanari, 1962
Particolare del ritratto di
Luigia Tincani eseguito
da Dina Bellotti.
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I giorni della memoria
Nel pomeriggio del 30 maggio 2009 si celebrerà il XXXIII anniversario della
morte della Serva di Dio Luigia Tincani.
Le Missionarie della Scuola sono liete di invitare i lettori alla presentazione del libro
Roberto Italo Zanini - Miela Fagiolo D’Attilia
“Gina Tincani. Sulla strada delle grandi cime” - Edizioni San Paolo
che si terrà Sabato 30 maggio alle ore 16,00 presso la Sala Santa Caterina da
Siena in Piazza della Minerva 42 a Roma.
Interverranno l’On. Paola Binetti,
Docente di storia della medicina presso l’Università Campus Biomedico , il
Prof. Gian Maria Vian, Direttore de
“L’Osservatore Romano” , il Prof.
Angelo Paoluzi, Moderatore.
Saranno presenti gli autori.
Seguirà nella Basilica di S. Maria
sopra Minerva la Celebrazione
Eucaristica presieduta da S. Em.
Card. GEORGES OTTIER.
Preghiera
Con approvazione ecclesiastica
O Spirito Paraclito,
fonte di ogni verità e di ogni bene,
che hai ricolmato della tua sapienza e del tuo amore
la tua Serva Luigia Tincani,
concedimi per sua intercessione
di essere docile a te
nella ricerca della verità
e di saperla comunicare
con coraggio, limpidezza e santità di vita,
per arrivare con tutti i miei fratelli
alla verità dell’amore.
E se è conforme alla tua volontà,
ti prego di glorificare la tua Serva fedele,
concedendomi ciò che ti chiedo con illimitata fiducia.
Amen.
Per chi desidera saperne di più sulla storia di Luigia Tincani si segnalano le seguenti pubblicazioni disponibili presso la Vicepostulazione delle Missionarie della Scuola, Via Appia Antica,
226, 00178 Roma:
- La Madre Luigia Tincani: Note per una biografia, Roma, Edizioni Cateriniane, 1977.
- D. Mondrone s.j., Madre Luigia Tincani, La scuola: un’idea che diventa famiglia , in
I Santi ci sono ancora, Terzo Volume, Roma, Ed. Pro Sanctitate, 1978.
- Benedetta Papasogli, Luigia Tincani. L’oggi di Dio sulle strade
dell’uomo, Roma, Città Nuova, 1985.
- A. Montonati, Luigia Tincani, Missionaria della Scuola , Torino,
Editrice ELLE DI CI, Collana Pionieri, Leumann, 1994.
- A. Montonati, Luigia Tincani. Vivere per educare, Milano, Ancora, 2001.
- G. Anodal, Luigia Tincani. Tutto è luce, tutto è amore , Torino, Editrice
ELLE DI CI, Collana Pionieri, Leumann, 2005.
- V. Baldelli, G. Cavallini, G. Dalla Torre, C. Dau Novelli, G.P. Di Nicola,
E. Ducci, A. Gaudio, N. Iorio, E. Malaspina, D. Mongillo, G. Rocca, I. Venchi,
Luigia Tincani. La scuola come vocazione
, Introduzione di N. Raponi.
Conclusione di G. De Rosa, Roma, Studium, 1998.
- Roberto Italo Zanini – Miela Fagiolo D’Attilia, Gina Tincani. Sulla strada
delle grandi cime. Edizioni San Paolo, 2008.
- P. Giovanni Cavalcoli o.p. Luigia Tincani, Siate Santi! Domenicani alla ricerca
di Dio. Fede & Cultura, 2008.
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Chiunque ricevesse grazie per l’intercessione della Serva di Dio LUIGIA
TINCANI, Fondatrice delle Missionarie della Scuola, è vivamente pregato di
darne comunicazione alla:
CURIA GENERALIZIA delle Missionarie della Scuola
Via Appia Antica, 226
00178 Roma
Tel. 06784411
Fax 0678441124
e-mail: [email protected]
Segnalo i seguenti indirizzi di persone che come me desiderano essere infor mate sul corso del Processo della Serva di Dio LUIGIA TINCANI.
Firma, indirizzo proprio e indirizzo delle persone segnalate:
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CURIA GENERALIZIA delle Missionarie della Scuola
Via Appia Antica, 226 - 00178 Roma

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