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n.142 / 16
17 OTTOBRE 2016
La vicenda Note 7
verrà dimenticata.
Il problema di
Samsung è Google
Mentre si inseguono le cifre su quale sarebbe
il danno per Samsung legato al ritiro del Note
7, a uno sguardo più allargato appare chiaro
come la vicenda non sia “tragica” come
viene a volte presentata e come piuttosto
possa essere una tappa, e non la prima, di
uno strano labirinto in cui è finita Samsung
Mobile. La divisione del colosso coreano è
cresciuta in questi anni a dismisura, anche
del 100% anno su anno, e ha conquistato
una quota di mercato impensabile solo
qualche anno fa. La fissazione quasi
morbosa per la continua crescita tipica
dei coreani (e in particolare della galassia
Samsung) non fa solo parte dell’indole
asiatica, ma è un pilastro fondamentale di
un modello di business molto hardwarecentrico alimentato dal costante aumento
delle quantità, anche a costo di una riduzione
drastica della marginalità. Nelle scorse
stagioni, soprattutto nei mercati occidentali,
il mercato degli smartphone ha iniziato a
mostrare segni di saturazione, con una base
installata che oramai riguarda la quasi totalità
dei potenziali utenti. Samsung, che di certo
fa fatica ad aumentare ulteriormente la
propria quota di installato (ora già superiore
al 40%), ha provato a battere la via del
settore business e dei canali alternativi (le
banche, per esempio), mossa che però non
ha dato i risultati sufficienti per continuare ad
alimentare la crescita vertiginosa. Malgrado
ciò il successo del Galaxy S7 ha fatto
dimenticare per un po’ il vero nodo della
questione, che però oggi, sull’onda del Note
7, torna prepotentemente a galla.
Il vero cruccio di Samsung Mobile non è un
telefono che va in fumo ma l’attuale modello
di business. L’approccio solo hardware nel
settore degli smartphone è destinato a soffocare sotto una marginalità troppo bassa per
le grandissime corporation. È la storia che lo
insegna: in elettronica non si resta leader per
lunghi periodi. I grandi marchi europei si sono
piegati ai giapponesi; i giapponesi ai coreani;
i coreani ora iniziano ad avere i loro bei grattacapi con i cinesi. Nella telefonia, tanto per
fare un esempio, la leadership Nokia, data per
inossidabile, si è dissolta in poche stagioni.
Evidentemente, nel mondo dell’hardware, il
potere logora chi ce l’ha.
La svista collettiva di tutte le Case orientali
è stata quella di sottovalutare il potere del
software e dei sistemi operativi, in un mondo
che – era chiaro già diversi anni fa – si stava
concentrando sugli ecosistemi: giapponesi,
coreani e cinesi si sono beati dell’aver strappato al mondo occidentale, e soprattutto agli
americani, tutte le strutture produttive; ma non
si sono accorti che gli americani il “pallino”
dei sistemi operativi non l’hanno mai ceduto a
nessun altro. E così oggi cloud, piattaforme e
servizi sono tutti di Google, Apple, Facebook
e Microsoft. Quelli che guadagnano sono loro
e le Samsung della situazione si trovano nella
parte più povera, concorrenziale e attaccabile
della catena del valore. Samsung, malgrado
i tentativi con Bada e Tizen, si trova ancora
ostaggio di Android e del suo Play Store: i
primi modelli di Pixel, lo smartphone Google
“end-to-end”, spostano il potere contrattuale sempre più dalla parte di Big G, che si
prepara, se si renderà necessario, a incrinare
i rapporti con Samsung; e comunque continuerà a dettare le condizioni a Samsung che
invece non può, almeno per il momento, fare
MAGAZINE
Concerto Coldplay
Note 7: Samsung
sold out: SIAE contro ancora non ha
i “bagarini” online 02 capito le cause 10
Sony Rx100
e Alpha 6500, scatti
da professionisti 19
I video di Tiziana Cantone erano
ancora
online,
DDay
li
fa
cancellare
La ragazza era nei primi posti tra le pornostar più cercate
su un noto sito e i video erano ancora online. Con una mail
abbiamo ottenuto la rimozione. Nessuno ci aveva pensato?
22
Sky Go Plus: download
e tante novità a 5 euro
Sky affianca a Sky Go il servizio
Premium Sky Go Plus: costa 5 euro
al mese e permette il download
06
Tutte le migliori idee
della MakerFaire 2016
MakerFaire è il più grande evento
europeo per “artigiani digitali” di tutte
le età, ecco i progetti più ambiziosi
28
a meno di Android. Sperare in un intervento
risolutore dell’antitrust europeo appare solo
una soluzione B.
Tutto questo accadeva prima della vicenda
Note 7 e questo è il punto a cui il management
di Samsung deve dare una risposta. Le “fiammate” del Note 7 sono un dettaglio, la cartina
al tornasole di una società che, nell’ansia
della crescita, ha provato a spingere i propri
prodotti oltre il limite; e quando si preme forte
l’acceleratore è più facile andare a sbattere.
Il Note 7 – ne siamo certi - verrà presto
dimenticato; le altre questioni, invece, restano
prepotentemente sul tavolo. Samsung ha
capitali e capacità per superare l’impasse, ma
questo non accadrà finché il problema vero
non verrà portato a galla dal top management
e affrontato di petto. Altrimenti si continuerà a
guardare al dito e non alla luna.
Gianfranco GIARDINA
IN PROVA IN QUESTO NUMERO
31
36
Sony PSHX500
Dal vinile all’Hi-Res
Sphero BB8, che
la forza sia con te!
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MAGAZINE
MERCATO I biglietti per il concerto dei Coldplay a Milano sold out in pochissimi minuti
Concerto Coldplay: esaurito “sospetto”
Associazioni e SIAE contro i cyber-bagarini
I biglietti vanno a ruba ma la rivendita riparte subito a prezzi esorbitanti fuori da TicketOne
di Gaetano MERO
S
IAE ha deciso di presentare un ricorso d’urgenza al Tribunale Civile
per tutelare sia i diritti dei propri
associati che i consumatori, soprattutto
i più giovani, che si ritrovano a pagare
anche fino a 10 volte in più i ticket di ingresso ad uno spettacolo sul mercato
parallelo detto “secondary ticketing”.
L’azione intrapresa dalla società arriva
subito dopo il caso Coldplay e l’anomalia riscontrata nella fase di vendita dei
biglietti dei due concerti che si terranno
a Milano il 3 e 4 luglio prossimi.
Caso Coldplay
Un sold out “sospetto”

Facciamo un passo indietro. Quando i
Coldplay hanno annunciato le date del
loro nuovo tour in molti hanno gioito apprendendo che l’evento avrebbe toccato
con le sue tappe anche l’Italia e più precisamente lo stadio San Siro di Milano
l’estate prossima. Gli spettacoli della band
costituiscono un evento unico a detta dei
fan e per questo molto ambito tanto che
all’apertura della vendita dei biglietti lo
scorso 7 ottobre su Ticketone c’erano
migliaia di utenti pronti ad accaparrarsi un
posto. L’euforia è però durata pochi minuti, già un quarto d’ora dopo le 10.00 il sito,
dopo esser andato in tilt diverse volte, ha
fornito un’unica risposta a chi provava ad
acquistare un biglietto: non disponibile.
Ma come è possibile che circa 100.000
posti vadano esauriti in così poco tempo? Sulla questione sono intervenuti in
primis gli estimatori del gruppo di Chris
Martin inizialmente infuriati e poi, ormai
rassegnati, con post e meme ironici che
hanno fanno il giro della rete. Il caso ha
però attirato anche l’attenzione delle associazioni dei consumatori le quali hanno
avviato delle vere e proprie segnalazioni
torna al sommario
alle autorità. È chiaro che qualcosa nel
meccanismo di vendita attuale va rivisto.
I Coldplay non sono certo il primo gruppo con il quale capita di assistere ad uno
scenario simile con orde di fan infuriati e
costretti a pagare anche dieci volte in più
il prezzo iniziale del biglietto.
Dietro tutto questo ci sono diverse società di secondary ticketing che, a quanto
pare, acquistano i biglietti (tanti) e poi li rivendono a cifre da capogiro sfruttando la
voglia irrefrenabile degli estimatori di un
determinato personaggio di vedere il proprio idolo dal vivo. I Ticket Bot svolgono il
cosiddetto lavoro sporco, sono software
che si connettono online ed acquistano a
ripetizione tutti i biglietti possibili scavalcando le limitazioni dello store ufficiale
(numero massimo di biglietti, captcha...)
lasciando ben poco spazio agli utenti.
Si mobilitano le associazioni
Ad intervenire tempestivamente sulla
questione sono state dapprima le associazioni dei consumatori. Altroconsumo ad
esempio ha segnalato Ticketone, società
incaricata ufficialmente della vendita, all’Autorità garante della Concorrenza e del
Mercato; la richiesta avanzata è che che
vengano messi in atto strumenti e misure
necessarie per evitare che, per mezzo di
software dedicati, avvenga l’acquisto di migliaia e migliaia di biglietti,
che possono essere successivamente rivenduti anche a prezzi
spropositati su circuiti secondari.
Dello stesso avviso il Codacons
il quale ha presentato un esposto
alla Procura della Repubblica di
Milano affinché vengano appurate
eventuali ipotesi di reato e vengano duramente sanzionati i soprusi
in merito all’evento dei Coldplay. I biglietti,
come è possibile verificare facendo una
semplice ricerca su Google, hanno subito
un’impennata di prezzo anche dieci volte
superiore. Partendo da un prezzo iniziale
di 46 euro per gli anelli verdi e blu di San
Siro fino ad un massimo di 109 euro per la
sezione rossa numerata, il prezzo attuale
più basso da cui parte uno dei siti più cliccati è di ben 209 euro mentre scriviamo
(1 solo biglietto disponibile) per salire fino
ad oltre 1.300 euro per la sezione rossa
numerata più vicina al palco. Il discorso
vale per la maggior parte dei portali consultati che abbiamo scelto di non citare
per non alimentare il fenomeno, da cui
però si evince che i biglietti disponibili
sono ancora diverse migliaia.
Per la SIAE è bagarinaggio
La SIAE che è intervenuta ha avuto un approccio molto duro nei confronti del fenomeno: “lo chiamano secondary ticketing
ma in realtà si tratta di bagarinaggio. È
una vergogna che danneggia gravemente i consumatori ma anche gli autori e
tutti i titolari del dirittod’autore - dichiara
Gaetano Blandini, Direttore Generale di
SIAE. - Da alcuni anni stiamo tentando di
perseguire questo fenomeno, un vero e
proprio cancro per il settore, ma al momento non abbiamo gli strumenti per
estirparlo”. La questione molto complicata passerà dunque ora nelle mani della
Magistratura e dell’Agenzia delle Entrate
per scandagliare eventuali illeciti ed agire
con attività mirate. Nel frattempo la SIAE
in accordo con Federconsumatori intraprenderà tutte le azioni legali e mediatiche a tutela dei diritti dei consumatori e
chiamerà a raccolta tutti gli associati per
una campagna contro il fenomeno.
Più di 2,5
miliardi di euro
il costo
“dell’affare”
Galaxy Note 7
Il gigante coreano
diffonde le prime stime
ufficiali sul contraccolpo
economico seguito
alla decisione
di interrompere
la produzione del suo
top di gamma. Il danno
di immagine potrebbe
essere ancor più
drammatico
di Dario RONZONI
Cominciano a delinearsi con
maggiore precisione i catastrofici scenari seguiti alla decisione
di Samsung di interrompere in
via definitiva la produzione del
Galaxy Note 7, dopo il caos creato dall’esplosione di numerosi
device, prima e dopo il richiamo
ufficiale delle scorse settimane. In un comunicato Samsung
stima in 3 miliardi di dollari il
contraccolpo economico che
dovrà sopportare nei prossimi
due trimestri. La stima innalza a
5,3 miliardi di dollari le perdite
complessive per lo stesso periodo preso in considerazione.
L’onda lunga dell’affaire Galaxy
Note 7 potrebbe incidere sui conti
di Samsung almeno fino alla fine
del primo trimestre del 2017, ma
i timori di un effetto di più lunga
durata sono secondo gli analisti
più che probabili. Samsung corre ai ripari, dichiarando di voler
spingere ancor di più prodotti di
successo come i recenti Galaxy
S7 e S7 Edge, oltre a pianificare
una completa revisione dei propri standard qualitativi.
Al di là del mero dato economico, ovviamente cruciale, resta da
verificare l’impatto negativo sull’immagine del brand coreano,
che rischia di perdere molto del
suo appeal agli occhi dei consumatori. Per una valutazione
precisa di questo aspetto servirà
tuttavia del tempo.
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17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
MERCATO Una sentenza ha annullato la sanzione pecuniaria di 124 mila euro inflitta al gestore di un sito pirata, Filmsenzalimiti.it
In Italia si possono “piratare” film e poi venire assolti?
Dopo la sentenza dellla sezione civile del Tribunale di Viterbo si potrebbe gridare allo scandalo, ma non è proprio così
di Roberto PEZZALI
N
o, fare il pirata di materiale protetto da diritto d’autore non è
legale e si rischia una condanna
penale e una sanzione amministrativa
pecuniaria, in poche parole una multa.
E’ sembra bene ricordarlo, perché leggendo in modo superficiale la sentenza
emessa oggi dal Tribunale di Viterbo
relativa al caso del sito Filmsenzalimiti.it
potrebbe sembrare il contrario, ovvero
che secondo la Giustizia Italiana è possibile realizzare un sito di film e serie
TV pirata purchè questo sito non abbia
fini di lucro e soprattutto i contenuti non
siano ospitati sul server stesso ma siano
semplicemente dei link a file o flusso in
streaming disponibili online.
Filmsenzalimiti.it, un sito pirata abbastanza noto, era stato chiuso e posto
sotto sequestro dalla Guardia di Finanza di Arezzo nel 2013 per aver violato
le leggi sul diritto di autore: secondo
l’accusa infatti “il sito metteva a disposizione ben 2900 files protetti dal diritto
d’autore” fruibili liberamente navigando
in un menu semplice e chiaro con tanto
di locandine delle opere. I gestori del
sito, in questo caso due, sono stati pro-
cessati per “pirateria audiovisiva” ed è
stata loro irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria di 124.000 euro.
La sentenza emessa oggi dal Tribunale
di Viterbo è legata esclusivamente alla
sanzione: il Giudice infatti ha stabilito,
e a breve spiegheremo perché, che
“le osservazioni contenute nel verbale
degli agenti di polizia giudiziaria, con
il quale venivano contestati il reato e
la violazione amministrativa relativi alla
messa a disposizione dei film, non potessero costituire di per sé elemento di
prova necessario, in assenza di ulteriori
prove sulla effettiva illiceità dell’attività.”
In poche parole l’accusa non è riuscita
a dimostrare non solo il fine di lucro, ma
non è riuscita nemmeno a giustificare la
richiesta di 124.000 euro di danni. Filmsenzalimiti.it era un sito e l’accusa non
è riuscita a documentare, anche perché
i contenuti erano link, quante persone
hanno visto i film e soprattutto quali film:
per questo motivo ha deciso di quantificare la multa prendendo il numero di
film presenti a moltiplicando il numero
per una cifra fissa, pari al doppio del
prezzo circa del disco nei negozi. Un
metodo questo applicabile per una
bancarella che vende dischi in strada,
ma non certo per un portale online: paradossalmente, con lo stesso metodo, il
danno arrecato da un sito con un solo
blockbuster visto da 3 milioni di persone sarebbe inferiore a quello di una intera opera di film in bianco e nero vista
da 10 persone in totale.
E’ questa bene o male la chiave della
sentenza: gli avvocati Fulvio Sarzana e
Maria Sole Montagna dello Studio legale Roma Sarzana e Associati sono riusciti a evitare il pagamento della multa
perché la cifra che l’accusa aveva stabilito secondo il Giudice non era provata, mancando un eventuale guadagno
(nessun lucro) e soprattutto con una
MERCATO Banzai è la società italiana che controlla ePrice, il popolare sito di e-commerce
Nuova sede di Banzai nella “silicon valley” di Milano
Banzai, cedute le sue attività editoriali e Saldiprivati, si concentra sull’hi-tech con ePrice
di Gianfranco GIARDINA
i sta creando, quasi per caso, una
piccola Silicon valley nel centro di
Milano: nel giro di poco tempo attorno alla dorsale di via Moscova sono
nate le nuove sedi di Facebook e Google; qui arriverà a breve anche Microsoft,
per la prima volta in città. L’esempio è
stato seguito anche da Banzai, l’italianissima società quotata che controlla
ePrice, il popolare sito di e-commerce:
infatti, è stata inaugurata la nuova sede
di 5 piani in via San Marco a Milano, alla
presenza del sindaco Beppe Sala, che è
intervenuto con un saluto e un augurio
alla nuova iniziativa in città.
Banzai ha recentemente rivisto il perimetro delle proprie attività, cedendo
quelle editoriali (tra cui GialloZafferano
e PianetaDonna) a Mondadori e Saldi-

S
torna al sommario
privati al leader
europeo
Showroomprivé, per concentrarsi
sul
modello di puro
ecommerce nel
settore hi-tech
di ePrice, realtà
che al momento
di fatto coincide
con
Banzai.
ePrice è il terzo sito di ecommerce nel
nostro Paese, dopo Ebay e Amazon,
e il primo italiano ed ha basato buona
parte della sua crescita tra i pure player
sulla politica dei pick-up point (sono 117,
in crescita, abilitati anche al pagamento
in contanti, a cui si aggiungono quasi
300 locker), iniziata oramai diversi anni
fa. In un quadro evidentemente competitivo, ePrice si è distinta anche per
il servizio di consegna e installazione
dei grandi elettrodomestici da parte
di personale specializzato, attivato la
scorsa primavera e ora oggetto di una
importante campagna pubblicitaria sui
canali Mediaset.
stima del danno basata su presupposti
molto deboli. Una causa simile, ma con
una stima del danno calcolabile, sarebbe probabilmente finita diversamente.
Filmsenzalimiti.it e i suoi gestori non
sono stati assolti e resta la causa penale: se per uno dei gestori, minorenne,
il Tribunale di Roma aveva emesso in
sede penale una sentenza di non luogo
a procedere, per l’altro gestore il processo è ancora in corso.
La sentenza in ogni caso farà discutere: senza una stima precisa dei danni
provocati da un sito pirata senza fini di
lucro è davvero difficile quantificare la
sanzione pecuniaria per un reato.
MERCATO
Sky Italia
ricavi
e abbonati
in crescita
Trimestre roseo per Sky Italia, che
nei recenti dati di bilancio (relativi al
Q1 2016-2017) ha messo in mostra
risultati di tutto rispetto: i ricavi
sono in crescita del 4% anno su
anno e raggiungono i 609 milioni di
sterline, cosa che rappresenta non
solo un risultato importante il termini assoluti, ma soprattutto il più alto
tasso di crescita degli ultimi 7 anni.
Notevole anche il dato degli abbonati: 4,76 milioni totali e +22mila nel
trimestre in questione, anche qui la
migliore crescita degli ultimi 4 anni,
ed è roseo anche il dato dei ricavi
da pubblicità, che grazie ad Euro
2016 e ai canali FTA, fa registrare un
+17% anno su anno, il che lo rende il
miglior Q1 di sempre.
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17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
MERCATO Acquisti online più sicuri con la tecnologia Motion Code di Oberthur Technologies
Arriva la carta di credito a prova di truffa
Il suo codice di verifica cambia ogni ora
Un display sul retro della carta mostra un codice sempre diverso e valido soltanto un’ora
S
di Emanuele VILLA
aranno due banche francesi le prime ad emettere carte di credito
capaci di contrastare l’utilizzo fraudolento da parte di persone diverse dai
legittimi titolari. La tecnologia si chiama
Motion Code ed è stata sviluppata lo
scorso anno da Oberthur Technologies,
azienda attiva nel campo della sicurezza
che in partnership con gli istituiti bancari
si occupa della produzione fisica di quella
tesserina di plastica che, una volta attivata
e associata a una posizione bancaria diventa carta di credito. Innanzitutto è bene
specificare che la sicurezza intrinseca di
una carta di credito è di per sé elevata
grazie al microcircuito che interagisce
con POS e sportelli automatici ATM per
validare l’identità del titolare. I problemi
però iniziano quando il pagamento avviene senza che sia necessaria la presenza
fisica della carta, tipicamente nelle transazioni internet dove i dati sono soltanto
digitati sulla tastiera di PC, tablet o smartphone. In questi casi, chiunque venga in
possesso tramite tecniche di phishing dei
dati di una carta e soprattutto del codice
statico di verifica (CVC/CVV) stampato
sul retro della stessa potrebbe farne un
utilizzo non autorizzato. Per ovviare a ciò
Motion Code implementa una carta di
credito che, pur mantenendo lo stesso
aspetto e le stesse caratteristiche fisiche
di quella tradizionale, dispone di un piccolo display che ogni ora per tre anni visualizza un diverso codice CVV/CVC che
diventa poi obsoleto e del tutto inutile ai
fini di un pagamento online. In questo
modo per le carte dotate Motion Code il
furto delle credenziali non sarà di alcuna
efficacia e, vista la scadenza del codice
dopo 60 minuti eviterà al titolare, in caso
di phishing, noiose trafile di denuncia,
blocco carta e richiesta di emissione di
una nuova tessera alla propria banca.
Société Générale e Groupe BPCE, due
tra i maggiori gruppi bancari francesi
si stanno preparando a spedire ai loro
clienti le nuove carte con tecnologia Motion Code, mentre in Polonia e in Messico
sono in circolazione un ristretto numero
di carte per la fase pilota.
L’hi-tech domina la classifica dei più ricchi d’America
Bill Gates si conferma al primo posto, Jeff Bezos (Amazon) sale al secondo posto in classifica

C
torna al sommario
Mastercard pronta
a lanciare “Selfie Pay”
un servizio per
semplificare gli acquisti
e i pagamenti
dallo smartphone
La sicurezza è garantita
dal riconoscimento
biometrico del volto
di Andrea ZUFFI
MERCATO Forbes ha pubblicato la classifica delle 400 persone più ricche degli Stati Uniti
di Giulio MINOTTI
on un patrimonio di 81 miliardi di
dollari, il fondatore di Microsoft Bill
Gates si conferma per il 23esimo
anno consecutivo il più ricco d’America.
Novità, invece, nelle altre posizioni del
podio; per la prima volta dopo 15 anni,
l’imprenditore e guru di Wall Street
Password addio
Online si paga
con il selfie
Warren Buffett, ora terzo, viene spodestato dal suo secondo posto dall’amministratore delegato di Amazon Jeff Bezos,
che può vantare una ricchezza di 67 miliardi di dollari. Sale anche Mark Zuckerberg che raggiunge il quarto posto con
55,5 miliardi di dollari, seguito da Larry
Ellison di Oracle, sceso in quinta posizio-
ne per la prima volta dal 2007. Seguono
poi Michael Bloomberg, i fratelli Charles
e David Koch e al nono e decimo posto
si posizionano i due fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin. La prima
donna nella classifica di Forbes è Alice
Walton, in tredicesima posizione, figlia
del fondatore di Wal-Mart, Sam Walton.
Il membro più giovane della Forbes 400
è il 26enne Evan Spiegel, fondatore di
Snapchat, con un patrimonio di 2,1 miliardi di dollari.
Nella classifica di Forbes è facile notare che ben quattro delle prime cinque
posizioni sono occupate da persone appartenenti al mondo dell’hi-tech. Inoltre,
i 400 americani più ricchi detengono un
patrimonio complessivo di 2.400 miliardi dollari con una media di sei miliardi a
testa, entrambe cifre da record.
Basterà strizzare l’occhio allo
smartphone per autorizzare una
spesa online? Per Mastercard la risposta è si. Sbarca infatti in Europa
il sistema “Identity Check Mobile”
che prevede come metodo di validazione di un pagamento in internet il semplice gesto di inquadrare
con lo smartphone il proprio volto
e sbattere gli occhi per garantire
che non si tratti di utilizzo illecito di
una foto rubata da un qualunque
profilo social. giudicare dall’imminente sbarco in Europa di questa
modalità di autenticazione ribattezzata amichevolmente Selfie
Pay non sono poche le banche a
credere che questa bizzarra “gesture” possa funzionare. Dopo la
sperimentazione in Canada, Stati Uniti e Olanda Selfie Pay sarà
disponibile a breve nei seguenti
mercati europei: Austria, Belgio,
Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Ungheria, Olanda, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito. L’Italia non è in elenco
anche se Mastercard crede che
la diffusione sarà globale a partire dall’anno prossimo. Per il setup
iniziale sarà sufficiente scaricare
l’app e fotografare il proprio volto;
sarà così creata e memorizzata sui
server di Mastercard una mappa
digitale del viso di ciascun titolare
da utilizzare per autorizzare i futuri
pagamenti. Qui un video che mostra come funziona il sistema.
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17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
MERCATO TCL è un vero colosso dell’elettronica, l’azienda da sola fattura il triplo di Fininvest
C’è anche TCL dietro il nuovo Milan cinese
TCL è uno degli investitori principali di Sino Europe, società fondata per rilevare il Milan
di Emanuele VILLA
S
econdo alcune indiscrezioni, che
paiono confermate, il colosso cinese
dell’elettronica TCL è uno degli investitori di Sino Europe, l’azienda fondata ad
hoc per rilevare il Milan dalla Fininvest.
Non bisogna essere appassionati di calcio per conoscere le tumultuose vicende
che riguardano il Milan degli ultimi mesi:
Berlusconi, convinto di non poter più
dare (da solo) un futuro roseo alla squadra, decide di vendere e, tra annunci,
smentite, conferme e rettifiche arriva una
cordata cinese disposta ad accollarsi
l’acquisto dell’azienda. A differenza dell’Inter, per il quale è subentrata una sola
azienda cinese solidissima (la Suning),
qui la questione è molto più complessa:
un gruppo d’acquisto orientale fonda
una società veicolo, la Sino Europe, gli
apre una sede a Huizhou e versa 100
milioni di caparra alla Fininvest, in attesa
degli ulteriori 400 che arriveranno con il
closing dell’operazione, previsto per novembre. Il punto è che di Sino Europe si
sa pochissimo: si conosce l’imprenditore
MERCATO
HP: previsti
4000 esuberi
in 3 anni

Brutte notizie per i lavoratori di HP.
La divisione che si occupa della
produzione di PC non versa in buone acque, motivo per cui l’azienda
annuncia il taglio di posti di lavoro
in tutto il mondo. Si parla di un
numero che va dai 3.000 ai 4.000
posti di lavoro da eliminare entro
il 2019. I motivi sono da ricercare
nei profitti, sensibilmente più bassi
rispetto a quelli attesi. Motivo per
cui HP si è decisa ad approvare un
doloroso piano di ristrutturazione
che porterà un risparmio nei costi
annuali compreso tra i 200 e i 300
milioni di dollari. All’origine degli
scarsi profitti c’è sicuramente
una crescita della domanda molto
bassa che, con la contrazione dei
margini, ma anche la scelta di HP
di non entrare “seriamente” nel
mercato degli smartphone.
torna al sommario
Li Yonghong, il fondo di private equity
Haixia Capital e Han Li, direttore esecutivo, ma il grosso della partecipazione è
coperto da segreto e verrà svelato solo
al closing, per quanto i 100 milioni versati
nelle casse di Fininvest siano un indizio
della serietà della cordata.
In questo scenario si pone l’indiscrezione, riportata per primo dal Corriere
dello Sport, secondo cui ci sarebbe
un coinvolgimento di TCL all’interno di
Sino Europe. Questo renderebbe l’azien-
da di elettronica uno dei prossimi “padroni” del club rossonero; nulla di confermato - s’intende - ma va detto che
TCL ha sede nella medesima città di
Sino Europe e che l’importante fatturato
(triplo rispetto a quello di Fininvest) lo
renderebbe una proprietà quanto mai
solida. Resta da capire quale ruolo avrà
l’azienda, nota nel mondo per i suoi TV
e i suoi marchi controllati, all’interno di
Sino Europe e - di conseguenza - nel
club del capoluogo lombardo.
MERCATO A gennaio 2017 Fastweb Mobile dirà addio ad H3G
Fastweb Mobile migrerà su TIM
F
di Gaetano MERO
astweb Mobile abbandonerà la rete H3G migrando su TIM a partire dal prossimo gennaio. La notizia era nell’aria già ad inizio 2016 tuttavia l’operatore
non aveva ancora rivelato l’effettiva data di transizione dopo il via libera del
Ministero dell’Economia. Con l’operazione Fastweb diventerà a tutti gli effetti un
Full MVNO ovvero potrà gestire in modo autonomo il servizio offerto usufruendo
delle infrastrutture TIM e aprendo ai servizi 4G. Il passaggio vuole condurre l’operatore virtuale ad assumere una posizione di maggior rilievo nel settore mobile
in Italia dove conta al momento solo mezzo milione di clienti, come spiega Mario
Rossi Direttore Finanziario del gruppo Swisscom, di cui Fastweb fa parte, in un’intervista rilasciata al quotidiano svizzero FuW. Ci si attende dunque che la compagnia esca con una nuova campagna di pacchetti
e soluzioni competitive
sul mercato orientate all’utilizzo della tecnologia
LTE e che riescano ad
avvicinare un maggior
numero di utenti. I già
clienti riceveranno naturalmente comunicazione
da Fastweb per l’inevitabile procedura di sostituzione della SIM.
Lenovo
pigliatutto
Dopo Motorola
ora pensa
alla divisione
PC di Fujitsu
Lenovo non si ferma
Secondo le ultime
indiscrezioni, starebbe
pensando di acquisire
la divisione
PC di Fujitsu
L’accordo potrebbe
chiudersi entro ottobre
di Mirko SPASIANO
Dopo il mancato accordo tra VAIO,
Toshiba e Fujitsu per la formazione
di un colosso dei PC tutto nipponico, giungono nuove voci in merito
a partnership ed acquisizioni. Questa volta si parla di un’acquisizione
della divisione PC di Fujitsu da parte di Lenovo, l’accordo potrebbe
concretizzarsi entro ottobre. Le
ipotesi sono essenzialmente due.
La prima prevede che il gruppo
Fujitsu trasferisca le proprie operazioni di design, sviluppo e produzione dei PC in una joint venture
guidata da Lenovo. L’altra, invece,
vede la compagnia cinese acquisire la maggioranza delle azioni
della sussidiaria PC di Fujitsu. Ad
ogni modo, circa 2000 dipendenti
dell’azienda giapponese si ritroverebbero a cambiare bandiera.
Sebbene Fujitsu abbia venduto all’incirca quattro milioni di PC in tutto
il mondo nell’anno fiscale conclusosi lo scorso marzo, la divisione
PC ha fatto comunque registrare
perdite per 86,3 milioni di euro
nello stesso periodo. Dopo che la
trattativa con VAIO e Toshiba è tramontata, si prospetta un’altra scappatoia per Fujitsu da un mercato in
forte contrazione. Al momento è
difficile prevedere quanto Fujitsu
possa beneficiare da questo accordo. Probabilmente la compagnia
giapponese si concentrerebbe su
servizi e tecnologie d’informazione.
Tuttavia, una cosa è certa: Lenovo,
già oggi al vertice tra le aziende
produttrici di PC, diventerebbe ancora più grande.
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17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
ENTERTAINMENT Sky affianca a Sky Go il servizio Premium Sky Go Plus: costa 5 euro al mese
Arriva Sky Go Plus, ha il download e costa 5€
Oltre al download ha funzionalità derivate dal MySky, ma al momento manca ancora l’HD
S
di Roberto PEZZALI

ky Go cambia tutto, rinnova l’interfaccia grafica e raddoppia:
oltre al servizio classico, che resterà Sky Go, arriva anche Sky Go Plus,
una versione premium con una serie
di novità non indifferenti. La prima, e
senza dubbio la più importante, è il
Download & Play: finalmente gli utenti
Sky potranno scaricare in mobilità i contenuti per la visione offline, senza consumare banda inutilmente.
Oltre al download, privo di limiti (si possono scaricare contenuti senza un tetto
mensile), sui programmi live, quindi sui
canali, è stata attivata la possibilità di
fruire di Restart, Pausa e Replay, alcune
delle opzioni più utilizzate sul MySky.
Questo vuol dire che chi sta guardando
una Serie TV su Sky Atlantic in streaming e si collega quando è già iniziata
può tornare all’inizio con la semplice
pressione di un tasto.
Oltre a queste funzionalità con Sky Go
Plus arriva anche una seconda novità,
ovvero l’aumento dei dispositivi abilitabili da due a quattro; resta comunque il
vincolo della visione da un solo dispositivo, quindi non è possibile prestare l’account ad un amico e guardare insieme
due programmi diversi. Se Sky Go è disponibile gratuitamente per tutti i clienti
Sky abbonati da almeno un anno, Sky
Go Plus si paga: costerà 5 euro al mese.
Il servizio è gratuito solo per i clienti con
Multivision; Sky ha comunque creato
una promozione per i clienti extra con
Sky da più di un anno e con Sky Cine-
torna al sommario
ma: se si attiva entro il 1 gennaio 2017, il
servizio è gratuito fino a giugno 2017.
Per quanto riguarda i dispositivi il servizio è immediatamente attivabile su PC
e dispositivi iOS e Windows (tablet e
smartphone), mentre arriverà sui dispositivi Android da novembre. I dispositivi
dovrebbero essere gli stessi sui quali
funziona Sky Go, quindi non tutti i tablet
Android ma comunque una buona parte del mercato (basta solo Samsung per
coprire il 70% degli utenti).
Abbiamo avuto modo di provare la nuova versione e dobbiamo dire che Sky
ha fatto un bel lavoro, è stabile, veloce, reattiva e organizzata molto bene
graficamente, anche nella gestione del
download: Sky Go ha 2.25 milioni di
clienti attivi, e sicuramente la rivisitazione grafica sarà apprezzata anche da
coloro che non avranno e non vorranno
la versione Plus.
Le note dolenti? Il costo di 5 euro si presta ovviamente alla critica, ma Sky Go
negli altri paesi è a pagamento e soprattutto i vantaggi dati dal download,
soprattutto per un pendolare, sono
enormi. Manca anche l’HD, almeno per
ora: Sky ha promesso l’arrivo dell’alta
definizione entro la fine dell’anno e anche Sky Go sarà interessato alla cosa:
trattandosi comunque di una visione
destinata a display piccoli crediamo che
l’HD non sia fondamentale, anche se
con il download, non essendoci spreco di banda, qualcuno potrebbe volere
l’HD anche in mobilità. Mancano anche
alcune possibilità interessanti, come il
sync automatico tra quello che si decide di registrare sul MySky e quello che
si trova scaricato su SkyGo: sarebbe
bello poter avere i contenuti sincronizzati, cosa al momento non possibile.
Sky ci fa sapere che in ogni caso questa
possibilità arriverà insieme a Sky Q, il
prossimo anno.
Infine resta una nota su Now TV: la
piattaforma di streaming non fruirà, almeno per il momento, delle novità permesse invece su Sky Go: un peccato, il
download sarebbe stata una funziona
davvero gradita.
Vivitek Qumi Q8
è finalmente
disponibile
Full HD e media
player a meno
di 1000 euro
Qumi Q8 è un proiettore
Full HD molto compatto
e con un peso di soli
620 grammi. È in grado
di generare immagini
fino a 120”con WiFi
e screen mirroring da
dispositivi iOS e Android
di Giulio MINOTTI
Arriva in Europa il mini proiettore portatile Full HD Q8 Qumi,
un prodotto con matrice DLP
DarkChip 2 (DMD 0,47”) e illuminazione LED, capace di garantire fino
a 30.000 ore di funzionamento con
una luminosità di 1000 ANSI lumen
ed un rapporto di contrasto dichiarato di 30.000:1. Il Q8 impiega
un’ottica fissa con rapporto di tiro
1.5:1, dotata di correzione keystone
±30°/±10° sul piano verticale/orizzontale e rumorosità che varia tra
31 e 34 dB in Eco/Normal mode. Vivitek Qumi Q8 è in grado di proiettare immagini da 40 a 120 pollici
con distanze comprese tra 1,33
e 4 metri ed include speaker da
2 W, ingresso HDMI 1.4 con MHL,
una porta USB e un’uscita audio su
jack da 3,5 mm. Il proiettore integra
un memoria interna da 4 GB ed un
media player compatibile con i formati più comuni: Jpeg, Wav, MP3,
WMA, Ogg, AVI, MKV, TS, VOB,
Mpeg, Mov, MP4 e WMV, file PDF,
Txt e della suite Microsoft Office
2010. Infine è anche presente la
connettività WiFi con screen mirroring da dispositivi iOS e Android.
Piccolo e compatto, 190 x 114 x 43
mm per un peso di 621 grammi, il
Vivitek Qumi Q8 è già disponibile
in Europa al prezzo di 999 Euro.
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MAGAZINE
ENTERTAINMENT Sulla celebre piattaforma di streaming arrivano alcuni divertenti film italiani
Le commedie anni ’90 sbarcano su Netflix
Tra le novità anche alcuni film d’animazione Disney e alcuni blockbuster della Marvel
di Giulio MINOTTI
I
l catalogo di Netflix è in costante
evoluzione, riservando praticamente
ogni settimana interessanti sorprese.
Sulla celebre piattaforma di streaming
sono, infatti, da poco arrivati alcuni
blockbuster Marvel come The Avengers
e diversi film di animazione Disney tra
cui Ralph Spaccatutto e Monsters Inc.
Dal 15 ottobre troveremo, inoltre, diverse commedie italiane degli anni ’90; titoli cult come Abbronzatissimi con Jerry
Calà e film d’autore, come Mediterraneo
di Salvatores.
Gli appassionati del genere troveranno
anche Ricky e Barabba con Christian
De Sica, Amore a prima vista diretto da
Vincenzo Salemme e Camere da letto
di Simona Izzo.Infine, tra i tanti film degli
anni ‘90, ci saranno anche Il pesce innamorato del 1999 diretto e interpretato
da Leonardo Pieraccioni ed il divertente
Johnny Stecchino di Roberto Benigni.
ENTERTAINMENT
Steam Link
arriva sugli
Smart TV
Samsung

Valve ha annunciato il supporto per
il pad DualShock 4 sulla famosa
piattaforma di distribuzione digitale
Steam e la presentazione di un nuovo
e interessante controller per HTC
Vive, il visore per la realtà virtuale
realizzato dalla società di Gabe
Newell in collaborazione con HTC.
Inoltre, è giunta anche un’ulteriore novità: i prossimi televisori di
Samsung includeranno la tecnologia
Steam Link e quindi consentiranno di
eseguire lo streaming dei giochi, installati su PC, direttamente sulla TV;
senza ricorrere a scomode soluzioni
cablate. Al momento non sono stati
divulgati ulteriori dettagli riguardo i
modelli di TV interessati, ma i primi
televisori compatibili dovrebbero
essere presentati al CES di Gennaio
ed entrare poi in commercio durante
primavera del 2017. Per utilizzare lo
Steam Link tramite i nuovi smart TV
del colosso coreano occorrerà una
connessione Wi-Fi e uno Steam Controller, da acquistare separatamente.
torna al sommario
Chromecast
Ultra aggiunge
finalmente
il supporto
a 4K, HDR
e Dolby Vision
Largamente atteso
Chromecast Ultra
non è propriamente
un aggiornamento
del vecchio, ma un
nuovo modello
che completa la gamma
Tra le novità il supporto
all’Ultra HD e all’HDR
con Dolby Vision
di Franco AQUINI
ENTERTAINMENT Facebook annuncia la nuova funzionalità
I video di Facebook sul TV di casa
con Apple TV e Chromecast
di Franco AQUINI
on sarà più necessario guardare i video di Facebook soltanto sullo schermo
dello smartphone. La nuova versione di Facebook supporta Apple AirPlay
e Google Chromecast ed è già disponibile per iOS per i browser web. Per
utilizzarla basta selezionare il video e cliccare l’icona a forma di TV alla destra
dell’indicatore di progresso del video. Il video verrà istantaneamente inviato in
streaming verso la AppleTV o verso la Chromecast dando così la possibilità di
godere dei contenuti video del proprio feed sul grande schermo della TV. Da soli
o in compagnia, chiaramente. La funzionalità è disponibile fin da ora sulla nuova
versione dell’app Facebook per iOS e per i browser web. Gli smartphone Android
verranno aggiornati a breve con il solo supporto per Chromecast.
N
Chromecast Ultra non è la nuova
versione del Chromecast, bensì
il fratello maggiore che andrà a
completarne la gamma insieme
a Chromecast e Chromecast
Audio. Il nuovo modello prevede
il supporto al 4K, all’HDR con Dolby Vision e una nuova connettività completamente rivista.
Non solo il WiFi è più veloce per
essere compatibile con lo streaming Ultra HD (grazie all’adozione dello standard 802.11ac a
2.4GHz e 5Ghz, 1x2 SIMO), ma
c’è anche la porta Ethernet, per
assicurare una visione senza interruzioni e alla migliore qualità
possibile. Un hardware di livello
superiore quindi, che Google dichiara 1,8 volte più veloce del fratello minore, ma anche un ottimo
supporto sul fronte dei contenuti,
vista la prossima introduzione dei
film in 4K su Google Play Movie
a partire da Novembre (sempre
negli Stati Uniti).
Chromecast Ultra sarà disponibile
negli Usa a partire da Novembre
al costo di 69$.
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17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
ENTERTAINMENT Una nuova tendenza, trasmettere i contenuti a pagamento su Facebook
Streaming illegale, Serie A live su Facebook
A giudicare dal numero di spettatori, 11mila, pare che il sistema abbia un certo seguito
L
di Roberto PEZZALI
a trasmissione illegale (via streaming) di eventi in diretta è una triste
realtà, in Italia come nel resto del
mondo, ma ora sembra che un nuovo
mezzo stia acquistando popolarità per
questo fine: le dirette via Facebook delle partite di calcio. Le immagini presenti
in questo articolo, tratte dal servizio di
Calcioefinanza.it sono eloquenti, ed
era solo questione di tempo prima che
a qualcuno venisse in mente di sfruttare le dirette di Facebook per distribuire
illegalmente materiale per il quale non
si possiedono i diritti di trasmissione.
La novità in questo caso sta nella pervasività del mezzo: grazie alla potenza
tecnica di Facebook, in pochi minuti la
trasmissione ha raggiunto gli 11 mila contatti, con tanto di commenti e emoticon
annesse. D’altronde non c’è nulla di più
facile che assistere a una diretta Facebook: si va alla pagina e si assiste allo
spettacolo, fine.
Gli spettatori, oltre a godersi la partita,
si sono “beccati” anche la telecronaca
offerta dall’utente che trasmetteva la
diretta. La cosa che impressiona sono i
numeri: 11 mila spettatori contemporanei,
praticamente mezzo stadio, sono un segnale importante che non va sottovalutato. Come reagirà Facebook alle proteste
dei broadcaster che non tarderanno ad
arrivare? Stabilirà delle misure restrittive
per le dirette? D’altronde sono secoli che
su YouTube (per esempio) non si possono pubblicare video con partite di calcio,
per cui a livello tecnico non dovrebbe
essere difficile stroncare sul nascere una
pratica che rischia di diventare nociva
per il mercato e i broadcaster.
La reazione degli utenti alla diretta
Facebook di Empoli - Juventus (immagine tratta da calcioefinanza.it)
Rai: la serie TV “I Medici” verrà trasmessa in 4K
Il primo episodio della serie TV “I Medici” in onda su TivuSat canale 210 dal 18 di ottobre
di Roberto PEZZALI
L

torna al sommario
Harrison Ford
torna a vestire i panni
del cacciatore di taglie
Rick Deckard, massimo
riserbo sulla trama
Previste una serie
di iniziative legate
alla realtà virtuale
prima del lancio
di Michele LEPORI
ENTERTAINMENT Dopo gli Europei di calcio, la Rai è pronta a riaccendere il canale 4K
a Rai è pronta a riaccendere il canale 4K usato durante gli Europei
di calcio per trasmettere in 4K la
serie TV “I Medici”, una produzione
anglo italiana con un cast decisamente di livello. La prima stagione, divisa
in 8 episodi, sarà trasmessa a partire
dal 18 ottobre sul canale 210 della piattaforma satellitare gratuita Tivusat con
gli stessi parametri e le stesse modalità delle partite degli europei, quindi
tessera Tivusat Gold e necessità nel
televisore di una CAM HD.
Sarà comunque un’altra operazione
“spot”: Luca Balestrieri, direttore della
Struttura Digitale Terrestre della Rai e
Consigliere Delegato Aggiunto della
piattaforma satellitare tivùsat, ci conferma che ancora non c’è un palinsesto per questo canale e che in ogni
Nel 2017 torna
Blade Runner
non è un sogno
caso la Rai utilizzerà questo canale
solo quando il contenuto si presta alla
trasmissione in 4K perché ripreso nativamente in 4K.
Una scelta a nostro avviso saggia e intelligente, opposta alle decisioni prese
agli albori dell’HD con contenuti nativi
trasmessi insieme a contenuti upscalati. L’appuntamento è quindi per il 18
ottobre, salvo rinvii dell’ultima ora: le
occasioni per godere di contenuti 4K
non sono molte e questa è probabilmente una di quelle da non lasciarsi
sfuggire.
“Ho visto cose che voi umani
non potete nemmeno immaginare...”: quello che ormai è inutile
immaginare è diventato realtà, e
si chiama Blade Runner 2049. Il
film, che uscirà nelle sale l’anno
prossimo, è il seguito del capolavoro cyberpunk del 1982 diretto
da Ridley Scott e magistralmente interpretato da Harrison Ford
e Rutger Hauer. Questo sequel,
sulla cui trama non si sa nulla
se non che rimarrà il leitmotiv
legato all’inquinamento e la deriva della società, vedrà il ritorno sulle scene di Harrison Ford
nel ruolo del cacciatore di taglie
Rick Deckard, con lui, ci saranno
Ryan Gosling, Robin Wright, l’ex
stella della WWE Dave Bautista,
MacKenzie Davis e la voce dei
“30 Seconds to Mars”, l’eclettico Jared Leto. Alla regia, Denis
Villeneuve. Nell’attesa dell’uscita nelle sale il 6 ottobre 2017, la
“road to #BladeRunner2049”
vedrà delle interessanti iniziative
promozionali legate ad Oculus
ed alla realtà virtuale. Anche
Alcon Entertainment sarà della
partita distribuendo contenuti
esclusivamente fruibili tramite il
visore VR.
Non ci resta che aspettare: il sogno sta per diventare realtà.
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17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
MOBILE Secondo il New York Times, Samsung non riesce a replicare il problema del Note 7
Samsung con il Note 7 brancola nel buio
Pare che non riesca a ricreare il problema
Il prodotto non esiste più, ma la cosa grave è che non si riesce a capire la causa degli scoppi
D
di Roberto PEZZALI
opo i problemi alla batteria
Samsung ha deciso di rititare il
Galaxy Note 7. Tuttavia, almeno
stando a quanto riporta il New York Times, la crisi che Samsung sta passando
a causa di questo prodotto non sarebbe
ancora finita: la scelta di ritirare il prodotto
dal mercato sarebbe dovuta infatti all’incapacità del team di ingegneri e sviluppatori messo a lavorare sul problema di
capire quale sia la causa della esplosione
della batteria. Un problema si corregge
se si capisce qual è la causa, ma a quanto pare Samsung non è stata in grado di
arrivare alla radice del problema perché
non è riuscita in alcun modo a simulare
il fenomeno di combustione. I Note 7, in
pratica, scoppiano solo ad alcuni clienti e
non a Samsung che ha provato in queste
settimane a farli scoppiare nei suoi laboratori senza successo. Park Chul-wan, il
direttore del Center for Advanced Batteries at the Korea Electronics Technology
Institute ha dichiarato al New York Times,
dopo essere stato coinvolto da Samsung
nella gestione della crisi, che “le batterie
sono state messe al centro del mirino
troppo presto”. “Penso che le batterie
usate non abbiano alcun problema, ha
detto l’ingegnere, credo che il problema
sia altrove e la complessità del dispositivo rende difficile capire quale possa
essere la causa scatenante”.
Un bel problema, anche perché
Samsung è in fase avanzata di progettazione di altri terminali come ad esempio il Galaxy S8. Che le batterie fossero
solo l’elemento “esplosivo” ma non il
detonatore lo si era capito subito quando Samsung ha richiamato tutti i prodotti,
sostituendo le batterie realizzate da Samsung SDI con quelle realizzate dal ATL,
che inizialmente sembravano immuni dal
problema. Dopo un mese si è capito che
era solo un caso: anche le batterie ATL
nelle stesse condizioni possono scoppiare. Sempre secondo il New York Times le
indagini sarebbero state rallentate anche
dal regime si segretezza e censura che
Samsung avrebbe imposto: l’azienda
avrebbe infatti bandito le comunicazioni
scritte tra coloro che stavano provando
a simulare il problema e gli ingegneri che
hanno sviluppato il prodotto, questo per
la paura di cause legali se i documenti e
le mail fossero finiti nelle mani sbagliate.
In queste condizioni molte delle ipotesi,
anche le più azzardate, non sono arrivate
a destinazione e forse una di queste era
quella corretta.
Iniziano anche a spuntare intanto anche
indagini indipendenti su prodotti che
gli utenti non vogliono riconsegnare lo
smartphone: secondo qualcuno la colpa
è delle batterie comunque fallate, secondo altri la causa è lo spessore delle batterie ridotto che, premendo sulla scocca,
porta a contatto anodo e catodo. Sono
tutte teorie, ma a questo punto Samsung
deve ascoltare ogni possibilità, anche la
più strana: capire cosa ha portato a questo disastro è fondamentale per tutti.
Il prossimo Oculus sarà wireless e “tutto in uno”
Il progetto, nome in codice Santa Cruz, è in fase iniziale, ma le aspettative sono molto alte
L
di Franco AQUINI

torna al sommario
Il fondatore di Oculus,
Brendan Iribe, annuncia
le nuove specifiche
minime per poter
godere della realtà
virtuale: basta (quasi)
il PC di casa
di Michele LEPORI
GADGET Secondo Zuckerberg, la realtà virtuale deve diventare più comoda e semplice
a realtà virtuale vive oggi una frattura netta tra i dispositivi all-in-one
come Oculus e HTC Vive, costosi
e di alta qualità, e quelli economici che
richiedono l’utilizzo di uno smartphone
per funzionare, come Gear VR. Questo è
quello che sostiene Mark Zuckerberg, il
quale annuncia un futuro Oculus leggero
e wireless, che dovrebbe fondere la qualità dei prodotti hi-end con la versatilità,
la leggerezza e la semplicità d’uso del
Gear VR di Samsung o del recentissimo
visore annunciato da Google per il suo
DayDream.
Ora basta
un PC da 500 €
per giocare
con Oculus
Il progetto, nome in
codice Santa Cruz, è
ancora in fase embrionale, ma le aspettative
sono molto alte. Con
Playstation VR, Day
Dream e Samsung
Gear VR alle costole,
un’unica soluzione costosa e complicata da
usare (per via dei cavi) come l’attuale
Rift, può rappresentare un limite alla diffusione della realtà virtuale.
È presumibile quindi che Santa Cruz abbia un computer posto nella parte poste-
riore del visore (come si vede in questo
video) e che l’uso di telecamere possa
sostituire, vedremo quanto efficacemente, l’uso di sensori per rilevare la posizione e l’orientamento della testa.
Le prime prove di Oculus Rift avevano messo in chiaro che per poter
godere appieno della realtà virtuale un PC equipaggiato almeno con
un processore Intel Core i5 4590
ed NVIDIA GTX 970 era d’obbligo.
L’arrivo al Connect Keynote di una
nuova tecnologia Asynchronous
Spacewarp che lavora sulla gestione del framerate promette un
taglio netto dei requisiti hardware,
abbassandoli a NVIDIA 960 per la
scheda grafica ed Intel i3 6100 (se
non AMD FX4350) per i processori: da un PC super carrozzato per
il gaming a poco più di un PC normalmente presente in casa.
All’inizio, in marzo, la chiave di volta fu Asynchronous Timewarp, una
tecnologia in grado di abbassare la
latenza e ridurre le vibrazioni prerenderizzando le immagini prima
che apparissero sul visore.
Il risultato? -11% di possibilità che si
verificasse un calo di framerate: ma
per mettere in pista il framework
era necessario un computer equipaggiato di un hardware di tutto rispetto. Con la creazione del nuovo
framework, il sistema cattura i due
frame generati, ne analizza le differenze creando un frame sintentico
(per non dire virtuale) che si sincronizza con il movimento della testa
del giocatore, permettendo di fatto
ad Oculus di mandare dati da processare a 45 fps: metà del carico
di lavoro per il PC e un’esperienza
d’uso che non mette a rischio la salute dell’utente.
E per dimostrare che i dati sono
veri, Oculus ha presentato CyberPowerPC: l’unità minima indispensabile per avere una buona esperienza di realtà virtuale per soli
500 dollari.
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17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
MOBILE Il 3 novembre verrà presentato il nuovo phablet Huawei con schermo da 5,9 pollici
Huawei Mate 9, appuntamento a novembre
Ha doppia fotocamera Leica e Super Charge Technology. I primi “leak” sono promettenti
S
di Roberto PEZZALI
i susseguono i rumor sul prossimo
smartphone di Huawei. All’evento
del 3 novembre il produttore cinese presenterà, con tutta probabilità,
un phablet con schermo da 5,9 pollici,
risoluzione Full HD e doppia fotocamera
posteriore da 20 e 12 Megapixel, sviluppate nuovamente in collaborazione con
Leica. La camera frontale sarà, invece,
da 8 Megapixel. Per quanto riguarda il
processore, Huawei ha scelto il nuovo
SOC Kirin 960 che verrà presentato probabilmente a brevissimo, si parla del 19
ottobre. Secondo le ultime indiscrezioni
dovrebbe trattarsi di un octa core A73
realizzato con processo produttivo a 16
nm da TSMC. Questo SOC sarà accompagnato da 4 o 6 GB di RAM, a seconda
della versione, e 64/128/256 GB di memoria interna. Inoltre questo smartphone
supporterà la tecnologia Super Charge
che dovrebbe permettere di ricaricare la
MOBILE
In arrivo
tre iPad Pro?

In primavera, potrebbero essere ben
tre gli iPad in arrivo sul mercato. Il
primo ad essere rinnovato sarebbe
iPad Mini 4, pronto a lasciare il
posto ad iPad Pro 7,9”: come il
modello da 9,7” sarà caratterizzato
dalla presenza di Smart Connector,
4 speaker, iSight da 12 Megapixel,
e True Tone. L’attuale modello Pro
da 9,7” dovrebbe passare ad una
diagonale leggermente maggiore,
10,1” grazie ad un leggero cambio
di proporzioni con un aumento
della lunghezza di 1cm e di 0,5cm in
larghezza. Aggiornamento previsto
anche per il modello da 12,9”, che
erediterà la iSight da 12 Megapixel
ed il display True Tone inaugurati
sull’attuale iPad Pro 9,7”. Per tutta
la nuova gamma, inoltre, via libera
all’implementazione di 4 microfoni
in aggiunta agli altrettanti speaker.
Rimangono ancora due incognite:
toccherà anche agli iPad perdere il
jack audio? La logica suggerirebbe
una risposta affermativa, ma per
ora le indiscrezioni in rete dicono il
contrario. Per il nuovo tasto Home
touch, invece, la partita pare ancora
tutta da giocare.
torna al sommario
Sharp
ha un display
spettacolare
per smartphone
curvo e senza
cornici
Per ora è solo
un concept, ma questo
display fa sognare
Zero cornici, curvatura
2.5D e angoli stondati
di Mirko SPASIANO
batteria al 50% in soli 5 minuti. Huawei
Mate 9 dovrebbe essere lanciato in tre
versioni, la prima con 4 GB di RAM e 64
GB di storage al prezzo di 480 dollari; la
versione intermedia a 585 dollari con
memoria interna di 128 GB; infine la variante più costosa (705 dollari) con 6 GB
di RAM e 256 GB di memoria integrata.
MOBILE Si susseguono le indiscrezioni sul Wearable Microsoft
Microsoft Band 3, nuove foto in rete
N
di Roberto PEZZALI
onostante siano arrivate notizie poco confortanti sul futuro del Microsoft
Band, sono trapelate in rete alcune immagini che presumibilmente ne ritraggono la terza incarnazione. Il design sembra sostanzialmente invariato
dal punto di vista estetico, ma pare che la compagnia americana lo avesse reso
finalmente impermeabile. Le novità, però, sembrano non fermarsi lì. Oltre ad una
tile per attivare il rilevamento del nuoto, spiccano due nuove feature, ovvero il
tracciamento della pressione sanguigna (in beta nell’immagine) e l’identificazione
tramite radio frequenza. Trattandosi di un prodotto che, con ogni probabilità, non
arriverà mai sul mercato, queste indiscrezioni non verranno mai confermate dalla
casa madre di Redmond. In un certo senso, stupisce che, piuttosto che rendere il
Band più sottile e confortevole, Microsoft abbia optato per l’inserimento di nuovi
sensori e funzionalità. Anche perché non tutti i sensori presenti sulle iterazioni
precedenti del Band erano sfruttati appieno: basti pensare, ad esempio al termometro per la pelle ed al sensore di impedenza galvanica. Ad ogni modo, pare che
il colosso statunitense non abbia alcuna intenzione di abbandonare il settore degli indossabili e della salute in generale: la piattaforma Microsoft Health è ancora
viva e vegeta. Alcuni rumor suggeriscono che la compagnia di Redmond abbia
trovato qualche partner hardware, non meglio specificato, intenzionato a sfornare
wearables che si appoggerebbero su Health.
Al CEATECH 2016 di Tokyo, Sharp
ha presentato uno stupendo concept di smartphone privo di cornici
su tre lati. Si tratta di un pannello
IGZO LCD da 5.2 pollici di diagonale, con risoluzione Full HD basato sulla tecnologia proprietaria
di Sharp, la Free-Form Display. È
proprio quest’ultima tecnologia
che consente all’azienda giapponese, recentemente acquisita da
Foxconn, di realizzare dei pannelli LCD di varie forme. Sharp
non è nuova a queste soluzioni
innovative, avendo già presentato
l’Aquos Crystal nel 2014. Tuttavia il
Corner R, questo il nome del concept, è un notevole passo in avanti. Sebbene la risoluzione “teorica”
sia soltanto di 1920 x 1080 pixel,
molto più che sufficiente su diagonali così ridotte, a stupire è la curvatura 2.5D su tutti i lati, unita alla
stondatura degli angoli. Il risultato
è uno smartphone “full-screen” (il
rapporto superficie/schermo è dell’ordine del 90%) dal design molto
aggraziato. Verrebbe da chiedersi
dove siano la capsula auricolare, la
fotocamera frontale e tutta la sensoristica, il posizionamento nella
cornice inferiore potrebbe creare
qualche grattacapo di troppo ai
selfie-addicted e risultare anche
piuttosto improduttiva per i sensori di luminosità e di prossimità.
n.142 / 16
17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
MOBILE Pixel è il primo smartphone basato su Google Assistant pensato come fusione di hardware, software e Intelligenza Artificiale
Pixel, il primo smartphone con dentro l’Assistant di Google
Inzialmente il telefono di Google sarà disponibile in USA, UK, Germania e Australia, prezzo a partire da da 649 dollari
di Mirko SPASIANO
G
oogle ha presentato l’attesissimo
Pixel, il primo smartphone interamente Made by Google e dotato
di hardware e software allo stato dell’arte. All’evento di presentazione Google
ha posto l’accento sull’esperienza di utilizzo, i servizi e le funzionalità; le specifiche tecniche sono arrivate molto, molto
dopo.Un’ora a parlare di Assistant, Google Photos, funzionalità fotografiche e
realtà virtuale, una sola slide per riassumere le caratteristiche tecniche del
telefono, come fossero scontate e del
tutto secondarie.
E dire che Pixel è senza dubbio un riferimento. Secondo la visione dell’azienda,
è l’intersezione tra hardware, software
e Intelligenza Artificiale, e soprattutto è
il primo smartphone basato su Google
Assistant. Non con Google Assistant,
ma basato su Google Assistant; l’AI
Google deve essere il punto di forza di
un’esperienza che va ben al di là della navigazione, fotografia, gestione dei
dati e via dicendo, ma li racchiude tutti
e li gestisce tramite il maggiordomo di
Casa Google.
Qualche parola sugli aspetti tecnici non
possiamo non spenderla: Pixel è disponibile in due versioni, da 5’’ e 5,5’’, in
entrambi i casi con display AMOLED
di diversa risoluzione; ha in entrambi
i casi 4 GB di RAM ed è gestito da un
potentissimo Snapdragon 821 di Qualcomm. Chi si dovesse porre domande
sull’autonomia troverebbe risposte
parziali: Pixel da 5’’ ha una batteria da
2.770 mAh e la versione da 5,5’’ una da
3.450 mAh, ma non sono state fornite
stime di autonomia. Piuttosto, si sa che
con la tecnologia di Fast Charge di cui
è dotato, può acquisire 7 ore di autonomia con 15 minuti di carica, il che rende
in effetti secondario il problema stesso
della durata della carica. Pixel è peraltro
un prodotto molto bello a livello estetico, con pannello posteriore in vetro, fasce laterali in alluminio e, come Google
fa simpaticamente notare, senza fotocamera sporgente.
A livello tecnico, la fotocamera posteriore dovrebbe garantire risultati apprezzabili sia a causa di buone specifiche tecniche (12.3 mpixel con apertura
f2.0 e pixel da 1.55 micron), sia dell’ottimizzazione del comparto software, che
-si avvale della modalità HDR+ sempre
attiva, shutter lag azzerato e uno stabilizzatore molto efficiente. Inoltre, i
possessori di Pixel potranno usufruire
di storage illimitato a piena risoluzione
su Google Foto per le proprie immagini
e i video, anche quelli 4K. Tutto questo
qualora lo storage del telefono, da 32 o
128 GB, non dovesse bastare.
Infine, due informazioni su disponibilità
e prezzo: si parte da 649 dollari e per il
momento il telefono sarà disponibile in
USA, UK, Germania e Australia. Niente
Italia, ma arriverà anche il nostro turno.
HI-FI E HOME CINEMA B&W ha affidato ai progettisti dei diffusori 800 il compito di realizzare una cuffia con le stesse prestazioni
B&W P9 Signature, la cuffia da sogno che farà “suonare” iPhone 7
La migliore cuffia mai realizzata da Bowers & Wilkins, da gennaio avrà anche il cavo Lightning. Prezzo? Non poco: 899 euro
D
di Roberto FAGGIANO

opo le recenti presentazioni dei
nuovi modelli P3 S2 e P7 Wireless Bowers & Wilkins presenta la nuova cuffia P9 Signature (899
euro), la migliore mai realizzata finora
e per il cui progetto si sono adoperati
tutti gli uomini di B&W che hanno realizzato i prestigiosi diffusori della serie
800 D3. L’obiettivo della nuova cuffia
è proprio quello di riprodurre la musica come ci si aspetta da un diffusore
tradizionale, cioè proiettando la musica davanti all’ascoltatore e non nella
sua testa, come accade normalmente.
Per ottenere questo scopo i trasduttori
da 40 mm utilizzati nella P9 sono stati
disegnati per questo modello e sono
sistemati in posizione leggermente
angolata. L’archetto è disaccoppiato
torna al sommario
dai padiglioni in modo che le vibrazioni di uno non possano trasmettersi
all’altro.
Dal punto di vista tecnico le caratteristiche sono le seguenti: risposta in
frequenza compresa tra 2 Hz e 30
KHz, impedenza di 22 Ohm, sensibilità di 111 dB/V e distorsione inferiore
allo 0,2%; il peso non trascurabile
della cuffia è di 413 grammi. La dotazione di cavi comprende attualmente
due unità con o senza telecomando
e microfono per l’uso in mobilità e un
cavo da 5 metri con adattatore jack
per l’uso casalingo; Inoltre la cuffia è
già predisposta per i cavi sbilanciati.
Da gennaio 2017 però sarà disponibile anche il cavo Lightning per l’utilizzo
con l’iPhone 7 e sempre dal prossimo
anno il cavo Lightning farà parte della
dotazione di serie della P9.
Notevole anche la finitura in pelle italiana dei padiglioni, dei cuscinetti e
dell’archetto che si unisce all’alluminio per formare un insieme molto elegante. I padiglioni sono ripiegabili per
facilitare il trasporto nella custodia in
pelle e alcantara fornita in dotazione.
n.142 / 16
17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
MOBILE Il COO di Lenovo non crede in Windows 10 Mobile e sostiene che il mobile avrà vita breve
Windows Mobile: la partita si complica
Lenovo lascia il tavolo, Alcatel raddoppia
Alcatel si prepara a lanciare un nuovo flagship di tutto rispetto, con tanto di visore VR
G
di Mirko SPASIANO
ianfranco Lanci, Chief Operating
Officer di Lenovo, ha affermato che
la compagnia cinese non ha alcuna
intenzione di produrre uno smartphone
Windows. Questo proposito (o meglio,
non proposito), sarebbe dettato dalla sua
sensazione che Microsoft non svilupperà
ancora a lungo il settore mobile. Riportando testualmente le parole raccolte da
The Next Web al Canalys Channel Forum, Lanci ha dichiarato:
“Non vedo la necessità di rilasciare uno
smartphone Windows e non sono convinto che Microsoft supporterà il mobile
in futuro”.
Lenovo, partner storico di Microsoft, pare
avesse intenzione di produrre almeno un
paio di smartphone Windows: nel 2015
aveva annunciato che avrebbe rilasciato
uno smartphone Windows in Cina, mentre nei mesi scorsi erano emerse anche
alcune indiscrezioni su uno smartphone
denominato Softbank 503LV, destinato al
mercato giapponese entro
l’inizio del 2017. A questo
punto, però, stando alle parole di Lanci, appare molto
improbabile che questi progetti si possano concretizzare. Le parole del COO di
Lenovo non si possono definire certo come una doccia
fredda per gli appassionati
al mondo Microsoft, che ormai stanno facendo il callo alle cattive notizie in campo
mobile. La lista dei partner del colosso
statunitense, fra i quali non figura alcun
major brand nel campo degli smartphone, non lascia ben sperare per il futuro di
Windows 10 Mobile, anche alla luce del
probabile abbandono di Lenovo.
C’è, però, una lieta novella: Alcatel presenterà a breve un nuovo flagship che,
in barba alle mire di Microsoft nel mondo
business, punta al mercato consumer. Si
tratta dell’IDOL 4S with Windows 10, che,
a differenza della sua omonima controparte Android, è in versione Pro: Snapdra-
gon 820, 4 GB di RAM, fotocamera principale e frontale rispettivamente da 22 e
10 MP e ben 64 GB di spazio di archiviazione interna. Roland Quandt di Winfuture ha pubblicato su twitter la confezione
con la quale verrà commercializzato, che,
sorprendentemente, contiene anche un
visore VR (almeno nella variante destinata a T-Mobile per gli Stati Uniti).
Se le parole di Lanci non si possono
certo definire una bella investitura per
la piattaforma mobile di Microsoft, gli
appassionati del genere avranno almeno
qualcosa per cui sorridere; sempre che i
piani non cambino all’ultimo minuto.
MOBILE Cyanogen ha annunciato la sospensione di produzione dell’intero sistema operativo
Cyanogen fa a pezzi il suo OS, ma ne uscirà più forte
Cyanogen fornirà ai produttori di hardware singoli “moduli” software del sistema operativo
C
di Franco AQUINI

yanogen, il produttore del sistema
operativo mobile alla base di celebri prodotti come OnePlus, ha annunciato l’abbandono del progetto così
come configurato fino ad oggi.
Lior Tal, che sul blog ufficiale annuncia il
passaggio alla direzione di Cyanogen,
decreta quindi la morte di Cyanogen OS
e la nascita del Modular OS Program,
che offrirà ai produttori di hardware la
torna al sommario
possibilità di integrare singoli moduli di
Cyanogen OS all’interno delle proprie
soluzioni, senza dover integrare l’intero
sistema operativo. La ratio è evidente:
Cyanogen vuole estendere il proprio raggio d’azione a un numero molto maggiore
di terminali, puntando sul fatto che ogni
dotazione hardware (anche quelle entry
level) potranno integrare determinati moduli e quindi certe funzionalità. Secondo
Tal, Android è diventata una piattaforma
troppo frammentata, e questo
ha costretto i produttori di hardware a concentrarsi più sulle caratteristiche tecniche che sulle
funzionalità. Con una soluzione
software modulare, i produttori
potranno tornare a offrire funzionalità di alto livello come le
chiamate Skype all’interno del
dialer di Android, l’assistente
virtuale Cortana di Microsoft o
Hyperlaps, l’app per la creazione di timelapse incredibilmente stabilizzati via software. Più che di frammentazione, questa
sembra essere la risposta di Cyanogen al
recente cambio di rotta di Google, che
con il massiccio investimento di capitali
sulla divisione hardware si accinge a diventare un’azienda più simile ad Apple
che non un produttore solo di soluzioni
software. Il timore dei produttori è probabilmente che, nel futuro prossimo, ci
possano essere due versioni di Android:
una più evoluta dedicata alla famiglia di
smartphone Pixel e l’altra per tutti gli altri
produttori. Non è un caso se Cyanogen
parla di Cortana, visto che l’assistente
vocale di Google sarà presente solo sulla versione di Android 7.1, a bordo degli
smartphone Pixel. Una cosa è certa: il
futuro di Android, tra versioni ufficiali
differenti e fusioni con ChromeOS, è più
aperto e imprevedibile che mai.
LG promette
la carica wireless
veloce come
quella a filo
LG ha presentato
una charging station
circolare e sottile
Il sistema è in grado di
ricaricare al 50% uno
smartphone in soli
30 minuti grazie a
una potenza di 15 Watt
di Mirko SPASIANO
LG a sorpresa annuncia l’arrivo
sul mercato di Quick Wireless
Charging Pad, una nuova stazione
di ricarica con un design ricercato.
Il prodotto si presenta come la
base di ricarica senza fili più veloce al mondo grazie a una potenza
di 15W e alla possibilità di ricaricare
lo smartphone rapidamente al pari
del classico sistema via cavo.
Il Pad, secondo quanto dichiarato
da LG riesce a caricare al 50% una
batteria completamente scarica in
soli 30 minuti (non sono specificate le caratteristiche della batteria),
il segreto è come anticipato nella
potenza erogata, tre volte superiore rispetto ai dispositivi wireless
attualmente in vendita.
Il sistema è compatibile con tutti
gli smartphone abilitati alla ricarica
senza fili in standard Qi, soddisfa
gli standard del Wireless Power
Consortium ed ha a bordo una tecnologia brevettata da LG Innotek
che impedisce il surriscaldamento
e il conseguente danneggiamento
delle batterie grazie ad un sensore
che misura la temperatura ed interrompe la ricarica in caso di malfunzionamento. Il Quick Wireless
Charging Pad arriverà entro fine
mese sui mercati statunitense, australiano ed europeo, il prezzo non
è stato ancora rivelato.
n.142 / 16
17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
MOBILE Windows 10 Redstone 2 arriverà a marzo, nel frattempo si moltiplicano le indiscrezioni sulle sue caratteristiche principali
Microsoft Flow sarà ancora più evoluta di Apple Continuity
Con Redstone 2 arriverà la tanto decantata “mobility of the experience”: la reinterpretazione avanzata di Continuity di Apple
D
di Mirko SPASIANO
a quando si è insediato sulla
poltrona di CEO Microsoft, Satya Nadella ha ripetuto come
un mantra il nuovo obiettivo della sua
compagnia: “the mobility of the experience”, la mobilità dell’esperienza.
Dalle informazioni raccolte dai colleghi di Windows Central parrebbe che
le ambizioni dell’azienda americana si
trasformeranno in qualcosa di molto
concreto nel prossimo major update di Windows 10, nome in codice
Redstone 2.
Flow o Pick up where I left off (letteralmente Riprendi da dove ho interrotto),
sembrano essere questi i nomi attuali
della reinterpretazione di Continuity di
Apple, che arriverà con Redstone 2. A
quanto pare, però, dovrebbe trattarsi di
una feature molto più evoluta dell’implementazione della Mela, poiché non
limitata ad un singolo applicativo. Inoltre, questa funzionalità dovrebbe essere legata a doppio filo con Cortana, l’assistente virtuale di casa Microsoft. Pare
infatti che quando ci si sposterà da un
dispositivo ad un altro, ad esempio da
smartphone a PC, Cortana invierà una
notifica sul PC chiedendo all’utente se
intende riprendere l’attività iniziata sullo smartphone. Fin qui, rispetto a Continuity di Apple ci sono davvero poche
differenze. Il fattore distintivo, però, è
rappresentato dalla possibilità di ristabilire l’intero workspace, con tanto di
applicazioni aperte e relativo stato. Per
chiarire meglio il concetto, si pensi di
star componendo una mail dal tablet,
in cui si vuole allegare un’immagine appena scaricata da Onedrive che si sta
visualizzando nell’app Foto. Aprendo
Cortana, con un singolo click si potrà
replicare il medesimo scenario, con tutte e tre le app aperte e riprendere dallo
stesso punto quando ci si siede al PC.
Cortana offrirà anche la possibilità di
effettuare questa medesima operazione in un secondo momento, previa
impostazione di un promemoria ad
hoc. Inoltre, l’assistente virtuale, che
ha origine dalla famigerata serie Halo,
imparerà col tempo l’uso che si fa del
dispositivo, suggerendo all’accesso ed
in maniera proattiva di avviare le applicazioni e i programmi che si utilizzano
abitualmente.
Dalle indiscrezioni raccolte, pare che
Redstone 2 dovrebbe essere rilasciato a marzo dell’anno prossimo. Infatti,
nelle ultime build distribuite agli Insider sono state rintracciate delle voci
nel codice che fanno riferimento alla
Versione 1703, ove la prima coppia
numeri simboleggia l’anno e la se-
SOCIAL MEDIA E WEB Una rivoluzione silenziosa che cambierà il risultati delle ricerche sul web
Google separerà le ricerche desktop da quelle mobile
L’indice mobile verrà scorporato da quello desktop, sarà più aggiornato e anche più veloce
I
di Franco AQUINI

l motore di ricerca più usato, Google,
sarà presto molto diverso da come lo
conosciamo, ma cambierà in maniera
silenziosa. L’indice dei siti web, utilizzato
da Google per fornire risposte alle miliardi
di ricerche quotidiane, potrebbe essere
separato in due indici distinti tra mobile e
desktop.
È quanto affermato dall’analista
Gary Illyes, Webmaster Trends Analyst
di Google, dal palco della PubCon,
l’evento dedicato al digital marketing.
Secondo Illyes, non solo verrà creato un
indice per i dispositivi mobile, ma verrà
anche privilegiato. Significa che, a parità
di termini di ricerca, i risultati che fornirà
Google saranno molto differenti a seconda che la ricerca venga effettuata
da dispositivo mobile o desktop.
La notizia ancora più importante riguarda il fatto che il nuovo indice, quello
torna al sommario
mobile, verrà privilegiato, aggiornato
più frequentemente e sarà in grado di
produrre risultati “più freschi”. Questa
mossa, perfettamente plausibile, rientra nella strategia già adottata circa un
anno fa, quando Google decise di penalizzare i siti non mobile friendly, ovvero non ottimizzati per la visualizzazione
su smartphone, ed è conseguenza
delle altissime percentuali di navigazione web su smartphone a discapito dei
computer fissi.
conda il mese. A partire dal prossimo
major update, poi, Microsoft dovrebbe stabilizzare il ritmo di rilascio degli
aggiornamenti più significativi in due
all’anno, non necessariamente negli
stessi mesi.
Mancano ancora diversi mesi e i piani
del colosso statunitense per Windows
10 non sono ancora stati “formalizzati”,
ma sicuramente se ne saprà di più al
Windows 10 Event, fissato per il 26 ottobre a New York.
SCIENZA E FUTURO
Il 5G di Telia
e Ericsson è
40 volte più
veloce del 4G
Telia e il suo partner tecnologico
Ericsson per ridurre i tempi di implementazione delle reti 5G hanno da
tempo iniziato dei test, svolti anche in
ambiente reale in Svezia. Utilizzando
lo spettro a 800 MHz sulla banda
dei 15 GHz si sono ottenuti picchi di
15 Gigabit per utente, con una latenza
sotto i 3 millisecondi. Praticamente
40 volte più veloce delle reti 4G.
Sicuramente un grosso passo avanti
per portare il 5G in Estonia e proprio in
Svezia entro il 2018. Maggiori velocità
aprono nuovi scenari, sia di business
che di utilizzo da parte degli utenti,
con l’internet of things ormai in mezzo
a noi. Anche per Ericsson questi test
saranno importantissimi, soprattutto
considerando che Telia è solo uno dei
tanti partner, e molti altri stanno già
collaborando con la società svedese
per arrivare velocemente al 5G.
n.142 / 16
17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
MOBILE La versione di Apple Watch series 2 personalizzata Nike in vendita a partire da 439 euro
Apple Watch Nike+ in Italia dal 28 ottobre
Ha le migliorie del “series 2, cinturino ottimizzato per lo sport e quadranti personalizzati
di Massimiliano ZOCCHI
Sonder Keyboard
è una startup che
produce una tastiera
con pannello e-ink, in
grado di cambiare i tasti
e le funzioni in base
al programma utilizzato
L’azienda ha affermato
di essere in trattativa
con Apple per integrare
in prodotti futuri tale
tecnologia
S
portivi e runner attendevano con
ansia l’annuncio della disponibilità sul mercato del nuovo Watch
series 2 personalizzato Nike+, che arriverà in Italia dal 28 ottobre allo stesso
prezzo della versione sport classica,
ovvero 439 euro per il 38 mm e 469
euro per il 42 mm. Le caratteristiche
tecniche restano invariate, salvo alcune personalizzazioni dedicate.
Sempre impermeabile, dotato di GPS
(cosa molto gradita ai runner) e con il
nuovo display più luminoso e il processore più potente. Il cinturino è realizzato in fluoroelastomero, ma diversamente dal normale modello sport è dotato
di fori stampati a compressione, per
alleggerire il polso e lasciare traspirare
meglio la pelle in caso di sudorazione.
Soluzione questa adottata da Nike anche in passato per altri prodotti personalizzati. Compatibile comunque con
tutti i cinturini per Apple Watch.
Chi sceglierà questa versione troverà
anche dei quadranti dedicati, accessibili per ora solo per questi modelli, con
la possibilità di visualizzare l’ora in formato digitale o analogico, ma sempre
con il colore tipico Nike Volt. Sempre
presente inoltre una complicazione dedicata a Nike+ Run Club.
Sono quattro le colorazioni disponibili,
dal più noto Nero con dettagli giallo
Volt, passando per Nero e dettagli grigio chiaro, fino ai modelli con cassa color argento e cinturino Flat Silver, con
dettagli bianchi o il sempre presente
giallo. Sul sito Apple ci sono già tutte le
informazioni, ed è già possibile porta-
di Gaetano MERO
re a termine l’acquisto, con consegna
prevista per i primi giorni di novembre.
PC Chromebook Pro, una nuova generazione di notebook convertibili Samsung con ChromeOS
Da Samsung Chromebook Pro, il notebook con la stilo
Ha display touch che ruota a 360° e stilo integrata. Pronti per le app Android su Chromebook?
D
di Franco AQUINI

al listino di Adorama spunta un
nuovo dispositivo precedentemente identificato dal nome
Kevin. Si chiamerà ufficialmente Chromebook Pro e rappresenta il capostipite di una nuova generazione di notebook convertibili con sistema operativo
ChromeOS. Innanzi tutto è touchscreen
e ha in dotazione una penna, presumibilmente simile alla S-Pen. Il display è
un modello da 12.3 pollici con risoluzione 2400x1600 che ruota a 360 gradi. Ci
sono poi 32GB di storage, 4GB di ram e
una batteria da 10 ore. Il tutto racchiuso
in un guscio di metallo da 12.9mm.
Una nuova generazione di Chromebook quindi, che fa venire il sospetto
di esser stato progettato con le app
Android in mente. ChromeOS infatti ha
già ufficialmente integrato il supporto
torna al sommario
alle applicazione del sistema operativo
mobile e l’uso del touchscreen potrebbe essere stato pensato proprio in tal
senso.
Il Chromebook Pro, la cui pagina è stata
prontamente rimossa dal sito Adorama,
era in preordine al prezzo di 499$ con
uscita prevista per il 24 ottobre.
Apple pensa
a una
tastiera e-ink
per i MacBook?
Una tastiera dinamica, in grado di
modificare in automatico tasti e
funzioni in base alla lingua selezionata o al programma utilizzato.
Potrebbe essere quello che ha in
riserbo Apple per i futuri MacBook.
La startup Sonder Keyboard, che
ha recentemente brevettato una
tastiera dotata di pannello e-Ink,
ha confermato a 9to5Mac di essere con Apple per integrare tale
tecnologia in una nuova lineup
di prodotti. La Sonder Keyboard
sfrutta le proprietà dell’inchiostro
elettronico per permettere ai tasti,
in plastica trasparente, di “mutare
forma” in base all’applicazione
utilizzata. L’utente ha la possibilità
di modificare e personalizzare le
funzioni che vengono memorizzate in automatico sul cloud in modo
da avere sempre a disposizione la
propria versione della tastiera.
La giovane azienda ha comunque
affermato di essere in procinto di
concludere accordi commerciali con alcune società del settore
computing. Se la Sonder Keybord,
o qualcosa di simile, arriverà mai su
un dispositivo della Mela è impossibile da prevedere. Al momento
le voci più insistenti parlano di una
touchbar OLED che prenderà il posto dei tasti funzione della tastiera
nella prossima gamma di portatili.
n.142 / 16
17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
PC Arriva finalmente la revisione dei portatili e dei 2 in 1 HP con i nuovi processori Kaby Lake
Il nuovo Spectre x360 è una piccola gemma
Il design è stato rinnovato, sullo Spectre x360 arriva anche il supporto a Windows Hello
O
di Mirko SPASIANO
rmai HP era l’unico player nel
campo dei PC a non aver ancora annunciato la nuova linea di
portatili e 2 in 1 in salsa Kaby Lake, i
processori di settima generazione di
Intel. La compagnia americana ha colto la palla al balzo e, in un colpo solo,
ha rinnovata le linee Spectre x360 ed
Envy. Lo Spectre x360, che abbiamo
provato nella sua incarnazione dello
scorso anno, sembra che abbia subito una cura dimagrante molto efficace: 13,8 mm di spessore (2,1 in meno)
per 1,3 kg di peso (ben 150 grammi in
meno). La trasformazione ha interessato anche le cornici del display, con una
riduzione del 77%, che ha consentito
di rimpicciolire anche l’impronta dello
Spectre x360. Come conseguenza,
la tastiera diventa edge-to-edge, con
lo spostamento delle quattro casse
Bang & Olufsen appena sotto il display.
Nelle foto qui sopra la serie Envy: lo
spessore rimane invariato (13,9 mm)
e arriva una batteria più capiente
(57,8 Whr).
Trapelati in rete
due video ufficiali
che mostrano il nuovo
Paint in arrivo con
la release Redstone 2
di Windows 10
Il design è rivoluzionato
e arriva anche
il supporto al 3D
Non mancano la tradizionale cerniera
di HP, che consente di ruotare il display
di 360 gradi, un display IPS touch con
risoluzione Full HD, i nuovi processori
Intel Kaby Lake (i5 o i7) e 8 o 16 GB
di RAM. La connettività è stata leggermente rivista, con la sostituzione
di due porte USB Type-A con il nuovo
standard Type-C (resta una sola porta
USB tradizionale che supporta anche
lo Sleep and Charge e, appunto, 2 USB
Type-C).
La batteria, da 57,6 Whr, dovrebbe
restare uno dei punti forti di questo
2 in 1, con un’autonomia dichiarata di
poco oltre le 14 ore ed il supporto alla
ricarica rapida: in circa 90 minuti, si dovrebbe raggiungere il 90% della carica.
La ciliegina sulla torta è la nuova fotocamera frontale HP TrueVision IR, che
porta con sé il supporto a Windows
Hello per l’autenticazione biometrica.
Non ci ancora indicazioni sul prezzo
per il nostro Paese, ma non tarderanno

La Lap Dock realizzata per lo smartphone Windows 10 di HP, l’Elite x3. Il display è da 12.5
pollici con risoluzione Full HD, l’audio si avvale di speaker Bang & Olufsen integrati.
torna al sommario
Microsoft
Paint diventa
universale
e supporta il 3D
di Mirko SPASIANO
ad arrivare: negli Stati Uniti si parte da
1049 dollari per il modello base.
Anche la linea Envy, quella dei portatili di fascia medio-alta, partecipa alla
festa. Qui, però, il lifting è più leggero:
lo spessore rimane invariato (13,9 mm),
arriva una batteria più capiente (57,8
Whr, con un’autonomia stimata in
massimo 14 ore) e la nuova cerniera
lift hinge, che quando aperta solleva
leggermente la tastiera per favorire la
ventilazione. In questo caso, lo spettro
di caratteristiche tecniche è più ampio: nuovi processori i5 o i7 di settima
generazione, fino a 16 GB di RAM, da
128 GB SATA a 1 TB di SSD M.2 PCIe
e, infine, display Full HD WLED o QHD
IPS touch. Il prezzo è ovviamente più
accessibile, con il modello base che si
attesta a 849 dollari.
Ultima novità degna di rilievo nel campo dei dispositivi portatili è la disponibilità della Lap Dock per lo smartphone
Windows 10 di HP, l’Elite x3. Tra le
caratteristiche principali troviamo un
display da 12.5 pollici con risoluzione
Full HD, speaker Bang & Olufsen integrati, 3 porte USB Type-C, una tastiera
retroilluminata resistente agli schizzi e
una batteria da 4 celle da 46,5 Whr.
Microsoft prosegue sulla strada
tracciata al debutto di Windows 10:
il sistema operativo va alleggerito,
“spacchettando” quante più funzionalità possibili in app universali aggiornabili. Questa volta è il
turno di Paint, che per l’occasione
si mostra con un nuovo logo in
un paio di video ufficiali (video1,
video2) trapelati sul web. Dopo
anni di apparente abbandono,
Microsoft Paint riceverà un design
completamente rinnovato ed una
profonda ottimizzazione per l’interazione tattile e con i pennini attivi.
In più c’è una sorpresa ed è la possibilità di creare e manipolare oggetti tridimensionali. L’interfaccia
integra tutta una serie di elementi
che vanno dai modelli 3D preimpostati alle immagini 2D, passando per gli immancabili stickers e
strumenti della community per
la manipolazione di contenuti in
tre dimensioni. Chiaramente non
si tratta della versione definitiva,
per cui prima che venga rilasciata
potrebbe subire ancora cambiamenti. Ciononostante, il fatto che
esista un video ufficiale e persino
un tutorial, lascia intendere che lo
sviluppo sia a buon punto.
Non è escluso che il nuovo Paint
possa fare la sua comparsa all’evento Windows 10 previsto per
fine mese.
n.142 / 16
17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
PC In arrivo un nuovo membro della famiglia Surface, si prospetta qualcosa di davvero innovativo
Il nuovo Surface All in one sarà modulare
Oltre al design modulare, le indiscrezioni parlano di un monitor da 27 pollici 4K, di molteplici
modalità di interazione e diverse possibilità di interconnessione con PC, smartphone e TV
di Mirko SPASIANO
M
icrosoft presenterà, probabilmente entro la fine di questo
mese, un nuovo prodotto per la
linea Surface: un All-in-One. Le ultime indiscrezioni sembrano confermarlo e, per
di più, gettano un po’ di luce su alcune
scelte di design. Pare infatti che Microsoft abbia optato per una diagonale da
27 pollici con risoluzione 4K, a fronte di
un ventaglio di scelte iniziali che includeva anche pannelli da 21 e 24 pollici.
Ma veniamo ora all’aspetto più interessante, che dovrebbe essere la sua caratteristica principe: il Surface AiO dovrebbe essere modulare e il suo design
dovrebbe ricordare l’immagine contenuta in un brevetto depositato allo United
States Patent and Trademark Office. In
quello stesso brevetto si fa riferimento,
appunto, ad un design modulare, con
diversi componenti agganciabili, una
batteria ricaricabile e ben quattro modalità di interazione: oltre al consueto
touch, anche penna, voce e gestures
attraverso la fotocamera integrata.
Quello che, però,
dovrebbe distinguerlo dai prodotti della concorrenza è che
si tratterebbe di
un “central computing device”,
ovvero una sorta
di hub con il quale potrebbero interfacciarsi molteplici
dispositivi: PC, televisori e perfino smartphone. In teoria, anche senza CPU, potrebbe fungere da docking station potenziata per device omologhi ai Surface
ed agli smartphone con Windows 10 Mobile (Continuum suggerisce qualcosa?).
Contestualmente, sono emerse anche
alcune immagini che ritraggono quella
che dovrebbe essere la tastiera commercializzata con il Surface AiO, che
riprende la classica colorazione della
linea Surface e che sembra la naturale
evoluzione della Designer Bluetooth
I nuovi dischi a stato
solido di Western Digital
hanno interfaccia SATA
e M.2, sono disponibili
in tagli dai 120GB
al Terabyte. Faranno
parte della famiglia
WD Blu e WD Green
Desktop Keyboard. Parallelamente, secondo fonti ben informate, Microsoft dovrebbe presentarne anche una variante
ergonomica, unitamente ad un mouse.
Tutti questi accessori dovrebbero disporre di connettività Bluetooth 4.0 ed
essere compatibili anche con macOS,
iOS e Android.
Anche se non è stato ancora confermato, Microsoft dovrebbe tenere un evento a New York entro la fine di ottobre,
nel corso del quale dovrebbe presentare il Surface All-in-One e hardware di
terze parti.
PC Samsung lancia un PC di design con illuminazione integrata
MAGAZINE
Estratto dal quotidiano online
www.DDAY.it
Registrazione Tribunale di Milano
n. 416 del 28 settembre 2009
direttore responsabile
Gianfranco Giardina
editing
Claudio Stellari, Maria Chiara Candiago,
Greta Genellini, Simona Zucca
Editore
Scripta Manent Servizi Editoriali srl
via Gallarate, 76 - 20151 Milano
P.I. 11967100154
Per informazioni
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
Per la pubblicità
[email protected]
torna al sommario
Anche Samsung lancia un PC
desktop dalla forma cilindrica
A
Western Digital
entra nel
mercato SSD
Fino a 1TB
di spazio
di Roberto PEZZALI
mazon ha da poco svelato sul suo store il nuovo PC desktop di Samsung,
denominato ArtPC Pulse. Si tratta di un tower con un’altezza di circa 30 centimetri, dalla forma circolare e struttura esterna in metallo che ospita nella
parte superiore uno speaker omni-direzionale di Harman Kardon ed un sistema
di illuminazione ambientale. Il Samsung ArtPC Pulse è disponibile in due diverse
configurazioni. La prima impiega un processore Intel Core i5 di sesta generazione
con frequenza di 2,7 Ghz, 8 GB di RAM, un SSD da 256 GB e scheda video AMD
Radeon RX 460 con 2 GB di memoria dedicati. Il secondo modello integra, invece,
un processore i7 a 3,4 Ghz, 16 GB di RAM e un hard disk da 1 TB che si affianca al
disco a stato solido da 256 GB. Su questo PC sono presenti 4 porte USB-A, 1 porta
USB-C, HDMI, slot per schede SD, porta
RJ45, presa cuffie, Bluetooth ( probabile
anche il WiFi) ed un modulo di espansione dedicato all’HDD da 1 TB. L’ArtPC Pulse
sarà ordinabile negli USA a partire dal 28
ottobre ad un prezzo pari a 1.200 dollari
per la configurazione base e 1.600 dollari
per la versione più potente con processore i7. Nessuna notizia, al momento, su una
possibile estensione al nostro mercato.
di Franco AQUINI
Finalmente anche Western Digital
ha in gamma memorie allo stato solido in formato Sata e M.2.
Due serie differenti: WD Blu e
WD Green, la prima dedicata a una
clientela che richiede performance
e l’altra a macchine più entry-level.
WD Blu sarà disponibile sia nel formato SATA da 2,5 pollici che nel
formato più recente M.2 2280, con
capacità da 250GB, 500GB e 1 TB.
I WD Blu sono capaci di 545MB/s in
lettura (sequenziale) e 525MB/s in
scrittura. Particolare degno di nota
è il fatto che Western Digital dichiari
una durata stimata di 400TBW (TeraBytes Written) nel caso del taglio
da 1TB, mentre i tagli da 250GB e
500GB avranno una durata stimata
di 100 TBW e 200 TBW. WD Green
è la serie entry level, disponibile
anche questa nei formati SATA da
2,5 pollici e M.2, sarà commercializzato in tagli da 120GB e 250GB.
I dati tecnici parlano di 540MB/s
in lettura (sequenziale) e 405MB/s
in scrittura. In questo caso però, la
durata stimata è di 40 TBW per il
120GB e 80 TBW per il 250GB.
WD Blu è già disponibile sul sito del
produttore a 99€, 168€ e 339€ per
i tagli da 250GB, 500GB e 1 TB nel
formato SATA2. Il WD Green lo sarà
nel breve periodo. Entrambi saranno coperti da 3 anni di garanzia.
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n.142 / 16
17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
FOTOGRAFIA Sony ha dedicato un evento alla presentazione alle sue “prime della classe”, la RX100 Mark V e la Alpha 6500
Sony mette la fotografia professionale in tasca
RX100 Mark V e Alpha 6500 arriveranno a fine anno, promettono un utilizzo anche senza attrezzatura ingombrante e pesante
di Franco AQUINI
N

on il Photokina da poco terminato, ma un evento ad hoc nella nuova sede operativa di New
York: è questa la cornice scelta da Sony per la
presentazione al mondo di due nuovi esemplari di
fotocamere ad alte prestazioni quali RX100 Mark V
e Alpha 6500 che stanno veramente in un taschino.
Due filosofie diverse per un obiettivo comune: soddisfare il fotoamatore esigente e il professionista che
vuole tutto senza compromessi, e magari lasciando
a casa o in studio l’attrezzatura pesante.
RX100 Mark V prosegue la tradizione di famiglia e
rivede, migliorando, tutto il buono già apprezzato nel
sensore da 1”: l’enfasi posta in sede di presentazione
è giustamente sulla messa a fuoco a rilevazione di
fase da ben 315 punti sui 20,1 megapixel del sensore Exmor RS CMOS. Fa capolino, dopo essersi già
ampiamente fatto apprezzare sulla famiglia Alpha,
il processore LSI al lavoro in tandem con Bionz X:
sono 150 gli scatti a 24fps che la RX100 Mark V raggiunge sul palco di New York, strappando gli applausi della platea.
torna al sommario
L’otturatore elettronico, attivabile a discrezione dell’utente, permette ora scatti fino a 1/32.000 di secondo, mentre non ci sono novità di rilievo sul mirino a
scomparsa da 2,36 milioni di punti: è il punto forte
della RX100 Mark V, che riesce a soddisfare coloro i
quali privilegino le dimensioni da ultracompatta tanto quanto gli estimatori di un mirino vero. La lente
montata è ovviamente una Zeiss, qui in versione Vario-Sonnar 24-70 mm f/1.8-2.8.
Sul versante video, ambito sul quale Sony ha posto
l’accento con decisione, la nuova nata di casa RX100
può dire la sua: luce verde al formato 4K e possibilità
di lavorare con lo slow motion fino a 960 fps. Interessante la scelta di presentare anche una custodia subacquea impermeabile fino a 40 metri e compatibile
con tutta la gamma RX100: arriverà a novembre con
un prezzo di listino di 360 euro, mentre quello della
RX100 Mark V sarà di 1200 euro.
Il secondo velo sul palco di New York si alza per
presentare la nuova Alpha 6500: tante novità, una
su tutte l’introduzione (che era più che altro un’assenza ingiustificata) dello schermo LCD touchscreen
posteriore che permetterà di impostare il focus senza
staccare l’occhio dal EVF. C’è tanto in comune con la
più piccola Alpha 6300, ma Sony promette comunque prestazioni di scatto da ammiraglia: Alpha 6500
equipaggerà il primo sensore penta-assiale sulla lineup di APS-C giapponesi.
Ad elogiarne i pregi per la fotografia sportiva, Sony
ha invitato sul palco un fotografo professionista
affiliato con la NFL e la PGA: dopo le titubanze sul
sistema di stabilizzazione della Alpha 6300, l’enfasi
posta sull’argomento lascia intendere (assieme alle
più generose dimensioni del corpo macchina) che ci
potranno essere buone prospettive.
Per dare un po’ di numeri tanto cari agli appassionati: sensore da 24.2 megapixel APS-C, autofocus
a 425 punti, l’ormai standard range ISO 100-51200
e l’autofocus più veloce di sempre, a 0,05 secondi
per inquadrare ed immortalare il soggetto. Alzata
l’asticella anche per gli scatti continui: 11 fps fino a 20
secondi, un vero record. L’arrivo previsto è giusto in
tempo per finire sotto l’albero di Natale, previo assegno da 1700 euro.
n.142 / 16
17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
HI-FI E HOME CINEMA Su Kickstarter appare il progetto del giradischi a levitazione, ora si attendono “solo” i finanziamenti
Il giradischi senza motori e cinghie a levitazione magnetica
Un modo geniale per eliminare ogni tipo di vibrazione e interferenza dovuta al motore. Ma funzionerà veramente?
N
di Roberto FAGGIANO
elle pagine di Kickstater appaiono
spesso le invenzioni e le proposte
più improbabili, ma questo progetto ci ha sorpreso per le sue potenzialità
e per la cura nella realizzazione. Si tratta
di un giradischi a levitazione magnetica
proposto dalla slovena Mag-Lev Audio;
l’obiettivo dichiarato è raggiungere i
300.000 dollari di finanziamento entro
la fine di novembre 2016 e iniziare la
produzione entro i primi mesi del 2017
per proporli in vendita in estate. La campagna è partita da pochi giorni e mentre
scriviamo i fondi raccolti sono poco oltre i
22.000 dollari. All’apparenza il giradischi
Mag-Lev sembra simile a quelli convenzionali ma si nota subito che il piatto è
sospeso su tre supporti e il braccio è posizionato molto più in alto del consueto.
Questo perchè i tre supporti si ritraggono
al momento dell’avvio della riproduzione
e il piatto con il disco inizia girare su un
cuscino d’aria, tenuto in posizione da un
sistema di levitazione magnetica e tenuto
alla giusta velocità da un apposito software di controllo. In questo modo si eliminano le vibrazioni e le fluttuazioni indotte
dai convenzionali motori e dalla cinghia
di trasmissione, inoltre si può evitare di
realizzare sofisticati telai sospesi e altri
accorgimenti costruttivi. Per proteggere i
preziosi dischi in vinile il progetto prevede perfino un piccolo gruppo di continuità che garantisca la corrente sufficiente
a far rialzare i piedini di sostegno al disco
in caso di improvvise interruzioni di corrente. Previsto anche un automatismo a
fine riproduzione che rialza il braccio e la
testina dal disco. Per andare sul sicuro
in tema di prestazioni i progettisti hanno
scelto un braccio Project con testina Ortofon mentre non è previsto un pre phono integrato. Il principio della levitazione
magnetica è ben conosciuto da tempo
e permette di tenere sospeso in aria un
oggetto sottoposto a campi elettromagnetici. L’esempio maggiore di questa
tecnologia è il treno che collega la città
di Shanghai al suo aeroporto, toccando
una velocità massima di oltre 500 Km/h.

che ospita il circuito magnetico va isolata
perfettamente da ogni vibrazione che andrebbe a ricadere sul disco. Comunque
per gli interessati l’investimento richiesto
per avere uno dei primi esemplari è di 780
dollari mentre il prezzo finale di vendita
dovrebbe essere più o meno doppio.
HI-FI E HOME CINEMA Serie HD5, perfetta per chi desidera una cuffia al di sopra della media
Cuffie Sennheiser HD5: fedelissime al classico cavo
Le rinnovate cuffie HD5 comprendono quattro modelli, tutti con il cavo di collegamento
di Roberto FAGGIANO
D
opo la presentazione all’IFA di Berlino, sono ora disponibili per la vendita le rinnovate cuffie Sennheiser
della serie HD5, quattro modelli che si
collocano nella interessante fascia di
prezzo compresa tra i 130 e i 250 euro.
Sennheiser quindi si rivolge con questi
nuovi modelli a chi desidera una cuffia al di sopra della media per finitura e
prestazioni. In comune i quattro nuovi
modelli hanno i trasduttori realizzati direttamente in casa, il sistema audio Ergonomic acoustic refinement” (E.A.R.) e una
notevole cura nella finitura, nella costruzione e nei materiali usati.
Il top di gamma
è la HD599
(249 euro),
con
padiglioni aperti
e trasduttori
da 38 mm,
i padiglioni circondano l’orecchio
per un migliore comfort
durante le lunghe sessioni di ascolto.
torna al sommario
Nel caso di questo giradischi ci vengono
in mente due obiezioni: i potenti campi
magnetici generati non influiranno sulla
testina di lettura che funziona appunto
con un magnete mobile? inoltre se la sospensione in aria elimina il contatto con
il telaio bisogna considerare che la base
In dotazione due cavi di collegamento,
uno è quello breve per l’utilizzo con
lo smartphone, l’altro è da 3 metri con
jack da 6,3 mm per l’utilizzo casalingo.
Per quanto riguarda le caratteristiche
tecniche i dati dichiarati sono risposta
in frequenza da 12 Hz a 38.500 Hz, impedenza di 50 Ohm, distorsione inferiore
a 0,1% e sensibilità di 106 dB (1 KHz/1 Volt).
Segue la HD579
(199 euro), cuffia
aperta con design
arricchito dai profili
cromati e archetto
ben imbottito, il trasduttore proprietario
è inserito in un padiglione circumaurale.
In dotazione un cavo
da 3 metri separabile con
terminale minijack e adattatore
jack. Per le caratteristiche tecniche
i dati dichiarati sono risposta in frequenza da 15 Hz a 28.000 Hz, impedenza
di 50 Ohm, distorsione inferiore a
0,2% e sensibilità di 106 dB (1 KHz/1 Volt).
Terzo modello è la HD569 (179 euro),
cuffia chiusa con trasduttori da 38 mm
per un migliore isolamento dai rumori
esterni senza dover ricorrere a circuiti di
riduzione del rumore. In dotazione due
cavi di collegamento, uno è quello breve
per l’utilizzo con lo smartphone con telecomando e microfono, l’altro è da 3 metri
con jack da 6,3 mm per l’utilizzo casalingo. Per le caratteristiche tecniche i dati
dichiarati sono risposta in frequenza da 15
Hz a 28.000 Hz, impedenza di 23 Ohm,
distorsione inferiore a 0,2% e sensibilità di
115 dB (1 KHz/1 Volt).
Il modello più accessibile è la HD559
(149 euro), modello aperto che ottimizza
il rapporto qualità/prezzo mantenendo
ottime caratteristiche sonore. In dotazione un cavo da 3 metri separabile con
terminale minijack e adattatore jack. Per
le caratteristiche tecniche i dati dichiarati
sono risposta in frequenza da 14 Hz a
26.000 Hz, impedenza di 50 Ohm, distorsione inferiore a 0,2% e sensibilità di 108
dB (1 KHz/1 Volt).
n.142 / 16
17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
SMARTHOME Presentato Google Home, riassume tutta la tecnologia di Big G in un solo prodotto
Google Home è il futuro della casa connessa
Integra riconoscimento vocale, Intelligenza Artificiale e gestione dei dispositivi connessi
È
di Franco AQUINI

stato al centro dell’attenzione
nelle settimane e nei mesi precedenti alla presentazione. Il motivo
è chiaro: Google Home è il mezzo con
cui Google fa entrare le sue tecnologie
più sofisticate all’interno della casa.
Tecnicamente si tratta di un dispositivo
connesso con 2 microfoni e un diffusore audio formato da 4 speaker. Sulla parte superiore trova posto un’area
sensibile al tocco, attraverso la quale è
possibile alzare o abbassare il volume
disegnando dei cerchi in senso orario
o antiorario.
Ma il cuore è Google Assistant, la
straordinaria tecnologia che ha letteralmente “conquistato” l’evento di presentazione. Dietro Assistant ci sono anni
di ricerca e applicazione del Machine
Learning da parte di Google, e grazie a
lei oggi si può accedere a tutto (o quasi)
il sapere di Mountain View tramite semplici domande. Così Google Home permette di controllare la musica in casa,
riproducendo il brano preferito da più
fonti come YouTube, Spotify, Pandora
o TuneIn. Ed è talmente intelligente da
torna al sommario
Da Panasonic
l’interruttore
senza fili
e senza batteria
Panasonic
ha presentato
un interruttore wireless
privo di batteria
che sfrutta l’energia
cinetica immagazzinata
tramite semplici
movimenti
per comandare
gli apparecchi
di Alvise SALICE
memorizzare le preferenze, in modo da
non dover ripetere di volta in volta da
quale servizio preferiamo che riproduca il brano. Google Home, oltre alla musica, è in grado di riprodurre contenuti
audio anche dalla radio o dai podcast.
Nelle anticipazioni prima della poresentazione, accennammo al fatto che
questo dispositivo avrebbe potuto rappresentare la naturale evoluzione del
motore di ricerca. Non a caso Home è
capace di interpretare qualsiasi nostra
domanda e fornire la risposta pertinente cercandola semplicemente sul web
e all’interno dei servizi Google (come
Maps per le distanze e per il traffico).
Questo significa che in molti casi, per
esempio quando si hanno le mani occupate in cucina, è possibile interrogare il
motore di ricerca usando semplicemente la voce.
Google Home è anche un gestore di
impegni. Gli si può chiedere cosa dobbiamo fare nel corso della giornata,
fissare nuovi impegni o compilare la
lista della spesa. Tutto verrà sincroniz-
zato con lo smartphone e otterremo
risposte in tempo reale. Infine, Google
Home promette di diventare il gestore
centrale dei dispositivi connessi. Grazie
alla collaborazione con Nest, Samsung
SmartThings, Philips e IFTTT, si può interagire con i diversi dispositivi della
smarthome tramite comandi vocali. Ma
ancora più semplicemente si possono
controllare televisori e impianti stereo
(o multiroom) tramite l’integrazione
con Chromecast e Chromecast audio.
In questo modo sarà facile chiedere a
Home di riprodurre un video di YouTube direttamente sulla TV. E a breve, tanto per citare un nome famoso, arriverà
anche il supporto di Netflix.
Infine le due domande principali, alle
quali però è stata data soltanto una
risposta. La prima riguarda la privacy.
Chiunque abbia un dispositivo connesso con Google in casa, capace di
ascoltare qualsiasi cosa diciamo, non
può che sentirsi leggermente a disagio.
Per questo Google ha specificato che
quando il dispositivo è in ascolto, vengono mostrati i 4 pallini colorati nella
parte superiore. E se ancora non ci si
sente a proprio agio, c’è un bel tastone tondo, l’unico fisico, per escludere
il microfono. L’altra domanda prevede
una risposta forse troppo complessa
per essere affrontata durante l’evento. È chiaro che Google Home si basa
pesantemente sul proprio account
Google. Come si comporterà quindi in
casa, dove ognuno dei componenti ha
un proprio account?
Tutte domande la cui risposta arriverà,
almeno per chi abita negli Stati Uniti,
il 4 novembre, quando Google Home
uscirà al prezzo di 129 dollari.
Panasonic al CEATEC 2016 ha
svelato uno switch wireless & batteryless. L’idea alla base di questo “interruttore” è relativamente
semplice. Esso incorpora un generatore di corrente in grado di
trasformare in elettricità l’energia
cinetica acquisita tramite diverse
tipologie di movimento (sedersi in
poltrona, aprire una porta). Eseguita la trasformazione, il generatore
fornisce lo switch della potenza
necessaria ad attivare i dispositivi collegati in wireless. In questo
video, Panasonic mostra come si
riesca ad accendere luci, ventilatori, computer e musica, sedendosi alla scrivania. Peraltro, la natura
wireless del controller Panasonic
ne renderà senz’altro più semplice
l’installazione casalinga, quantomeno rispetto ai canonici interruttori per l’illuminazione e ad altre
soluzioni standard di controllo delle apparecchiature domestiche.
Panasonic non ha ancora annunciato i prodotti che materialmente
integreranno il suo rivoluzionario
interruttore wireless & batteryless, il quale resta al momento un
dispositivo sperimentale. Ma le
prospettive di vederlo presto in
circolazione ci sono tutte.
n.142 / 16
17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
SOCIAL MEDIA E WEB Ad un mese dal suicidio, i video della Cantone erano ancora online su YouPorn
Tiziana Cantone tra le pornostar più cercate
DDay.it fa cancellare il video e la classifica
È bastata una mail per ottenere la cancellazione dei video e la modifica della classifica
N
di Roberto PEZZALI
ei giorni scorsi il quotidiano americano Daily Dot ha pubblicato una
curiosa classifica: quali sono i gusti delle donne che guardano porno online? Per farlo si è servito dei dati forniti da
YouPorn, il più grosso network di video
hard, che hanno fornito una serie di statistiche legate alle abitudini di navigazione delle donne sui popolari siti hard.
Agghiacciante - non ci sono altre parole per descrivere la cosa - la presenza
di Tiziana Cantone (che pornostar non
era) al numero cinque della classifica
delle pornostar più ricercate dalle donne; ricordiamo infatti che la ragazza si
è suicidata il mese scorso proprio per
quei video che lei stessa voleva fossero
rimossi dalla rete e che hanno scatenato
un grande dibattito sul diritto all’oblio.
È ovviamente assurdo che la giovane ragazza venga elencata come “pornostar”
e inclusa in un elenco dove figurano Rocco Siffredi e Sasha Grey, classifica finita
oltretutto su un quotidiano americano;
ma è altrettanto sconcertante che, malgrado il clamore della vicenda, su quegli
stessi siti - come abbiamo potuto verificare - i video che hanno portato al suicidio la donna fossero ancora presenti,
video accompagnati da titoli spregevoli
come the italian whore. Ad un mese dalla
tragica vicenda, che ha tenuto banco per
un’intera settimana in Italia, non solo di
Tiziana Cantone non si ricorda più nessuno, ma i video restano ancora online
sui più popolari siti hard della rete in
una triste danza di offensivo, macabro
e perverso che Tiziana Cantone e la sua
famiglia sicuramente non meritano. Possibile che nessuno in quest’ultimo mese
sia riuscito ad ottenere la cancellazione
dei video da YouPorn spiegando cosa è
successo a Tiziana Cantone? È una vergogna che ad un mese dalla sua morte,
Tiziana Cantone continui a generare per
questi colossi migliaia di click, che si traducono in milioni e milioni di incassi tra
pubblicità e banner. Senza che nessuno
- almeno apparentemente - possa farci
nulla.
Il diritto all’oblio
Lo chiede e l’ottiene DDay.it
Il caso ci è parso così assurdo che ci siamo presi la briga di scrivere a YouPorn,
società tutt’altro che piccola e dotata di
ufficio che cura i rapporti con la stampa,
chiedendo se ritenevano opportuno di
mantenere questi video in lista e soprattutto di includere Tiziana Cantone nella
particolare classifica.
Ebbene, malgrado il caso della Cantone
sia stato ripreso dalla primarie testate
americane, dal Washington Post alla
CNN, pare semplicemente che nessuno
in YouPorn fosse al corrente del problema. È bastata la nostra segnalazione
- una email - perché il sito procedesse
immediatamente a cancellare i video
(che non possono essere più ricaricati
perché verrebbero intercettati dal siste-
ma automatico di analisi del contenuto)
e a delistare la Cantone dalla classifica,
che è stata opportunamente riaggiornata. Ecco la risposta di YouPorn: ”Thank
you for pointing this out. We regret that
she was included. We were not aware.
We have updated the post on our site
and provided an updated graph to
Daily Dot as well. We also removed
the video right away after we were
made aware they were on the site.
Thanks again- Braden”.
Il sito DailyDot in realtà non ha ancora nel momento in cui scriviamo - aggiornato la propria grafica e il nome di Tiziana
Cantone risulta ancora nella macabra
classifica. Alla fine della vicenda, c’è da
essere increduli sul fatto che nessuno tra i tanti che si sono occupati del caso
- abbia chiesto a YouPorn il delisting dei
video della Cantone, operazione conclusa da noi con successo facilmente e in
poco tempo. Il diritto all’oblio, nei mille
rivoli di Internet, resta difficile da esercitare; ma almeno chiedere ai principali
punti di diffusione dei contenuti di farsi
parte diligente ci sarebbe parso doveroso da chi su questo caso ci ha lavorato e,
in molti casi, anche speculato.

A sinistra
la classifica
di YouPorn come
si presentava
prima, a destra
la nuova classifica modificata.
torna al sommario
Una VPN
rivoluzionaria
aumenta
le velocità
di connessione
risparmiando
dati
Fino a +1030% su DSL
e +516% sul 3G con un
risparmio dati del 65%
Sono i numeri raggiunti
in laboratorio
dal software
per Reti Private Virtuali
di Wangle Technologies
Perfetta per i servizi
di video streaming
di Alvise SALICE
Wangle Technologies ha annunciato di aver concluso la sperimentazione sulla sua nuova app
VPN, e di essere in attesa del
brevetto. La tecnologia di Wangle
combina una serie di sottosistemi
che forniscono un’accelerazione
senza precedenti, ottimizzando
lo streaming dei dati. Oggi come
oggi, utilizzare una VPN diminuisce significativamente la velocità,
a causa dei molteplici stadi crittografici attraverso cui i dati devono
passare: ma con la sua nuova tecnologia, Wangle potrebbe balzare
in pole position nell’assalto ad un
mercato in predicato di sfondare
la soglia dei 70 miliardi di dollari
entro tre anni.
Venendo alle specifiche del test,
i risultati sono stati ottenuti utilizzando sistemi operativi iOS 9.1+
e Android 5+, collegati a rete Vodafone 3G a speedtest.net, server
di Perth e Sidney. L’applicazione
VPN è solo parte dell’offerta tecnologica in fase di sviluppo presso
Wangle: è infatti allo studio anche
un microchip di nuova generazione destinato a regolare via hardware la velocità di connessione e il
salvataggio dati in un gran numero
di dispositivi.
VPN superveloce? Una pacchia
per vedere i contenuti dei cataloghi stranieri di Netflix.
n.142 / 16
17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
AUTOMOTIVE La divisione LG che si occupa di battarie e la “Tesla Cinese” uniscono le forze
LG Chem e Faraday Future insieme
per realizzare una super batteria al litio
L’obiettivo è realizzare una batteria al litio con la densità energetica più alta di sempre
L
di Massimilano ZOCCHI
e voci di corridoio giravano da qualche tempo, ma solo ora le aziende
hanno resa nota la partnership che
le vedrà impegnate nella realizzazione
della batteria del futuro. Stiamo parlando di LG Chem e di Faraday Future, che
d’ora in poi lavoreranno a braccetto per
fornire alle vetture elettriche del produttore cinese batterie al litio innovative. Per
la precisione le due aziende parlano di
densità energetica più alta di sempre.
Faraday Future (dietro cui si nasconde
un’altra azienda cinese, LeEco) utilizzarà
queste batterie super capienti per le sue
prossime vetture. Non si sa ancora nulla
su modelli, segmento o costi, se non che
saranno sicuramente diverse dalla FFZero1 Concept vista di recente, che è servita in realtà solo a mostrare le potenzialità
del gruppo. Quello che è certo è che FF
intende realizzare le sue auto su una piattaforma comune chiamata Variable Platform Architecture, utilizzando la stessa
base per ogni veicolo. Come fa anche Tesla, la VPA alloggia le batterie lungo tutto
il fondo del pianale, ottimizzando sia la
quantità di batterie utilizzabili, sia lo spa-
zio all’interno del veicolo. Al momento LG
non ha rilasciato ulteriori informazioni, e
non è dato sapere se l’accordo preveda
anche l’utilizzo di nuove tecnologie come
il grafene (come altri si apprestano a
fare). Tuttavia LG ha appena dato dimostrazione della sua capacità produttiva
con la fornitura per Renault e la sua elettrica Zoe. Il nuovo modello ha la batteria
con capienza quasi doppia rispetto alla
precedente versione, ma occupando lo
stesso spazio e con solo 22 kg in più di
peso. Da ricordare inoltre che LG Chem
è il fornitore di GM per la Bolt e Amperae che già hanno in dotazione 60 kWh in
uno spazio tutto sommato esiguo.
A destra le vecchie celle per Renault
Zoe, a sinistra le nuove con doppia
capacità.
Ulteriori miglioramenti in questa direzione darebbero sicuramente una “scossa”
a tutto il settore.
Fisker ci riprova, puntando sulle batterie al grafene
Henrik Fisker torna in scena e promette per il 2017 una supercar con 640 km di autonomia
H

enrik Fisker non vuole abbandonare la scena automotive, specialmente ora che le auto elettriche, di
cui fu uno dei primi promotori, si stanno
ritagliando spazi sempre più ampi. Solo
qualche settimana fa vi abbiamo parlato
della nuova Karma Revero, riportata in
vita dalla proprietà cinese, dopo il fallimento dell’allora Fisker Karma. Ora che è
nuovamente libero di agire, Henrik non ci
ha pensato due volte, ha fondato Fisker
Inc e ha raccontato a Bloomberg i piani
per il futuro, nemmeno troppo lontano.
Nel 2017 arriverà la prima supercar del
nuovo corso, che dovrebbe posizionarsi
nel segmento della Tesla Model S, anche
se secondo il patron sarà qualcosa di
torna al sommario
Google preme
l’acceleratore
sullo sviluppo delle auto
a guida autonoma
Alcune Pacifica ibride
plug-in sono state
consegnate
a Mountain View
di Massimilano ZOCCHI
AUTOMOTIVE Dopo il fallimento di Karma, Henrik Fisker fonda una nuova azienda nel settore auto
di Massimilano ZOCCHI
Avvistate
le prime auto
a guida autonoma
di FCA e Google
“completamente diverso”, sportivo e spazioso. Della nuova vettura
non si sa ancora nulla
e non c’è nessuna immagine, se non un paio
di disegni postati da
Fisker sul suo account
Twitter, con tanto di slogan “Il futuro inizia qui”. E sempre parafrasando l’intervista con Bloomberg, la nuova elettrica
svizzera per avere successo punterà sull
batterie al grafene (un materiale che
pare essere quasi miracoloso) prodotte
in una fabbrica di proprietà, in stile Tesla
Gigafactory. Secondo Fisker, con questa
tecnologia si potranno offrire batterie
leggere e con un’autonomia di 640 km
per singola carica. Il designer si spinge
oltre pensando anche alla possibilità di
offrire le innovative batterie a partner selezionati, per poi entrare anche nel mercato di massa con una vettura più economica ma di qualità, dal costo stimato
di 40.000 dollari. Una tabella di marcia
che somiglia furbescamente a qualcosa
di già visto. Partirà davvero da qui la rivoluzione delle batterie per automotive?
Sono già trascorsi 7 anni da quando
Google ha varato il progetto per la
guida autonoma. Se inizialmente
sembrava che l’idea fosse solo costruire delle vetture a marchio, l’attenzione di Google si è poi spostata sulla collaborazione con brand
esperti di automotive.
L’ultimo di questi, forse il più importante, è Fiat Chrysler che fornirà a
Big G ben 100 Chrysler Pacifica, il
nuovo minivan ibrido plug-in in grado di percorrere una cinquantina
di km in modalità 100% elettrica. E
da foto circolate in rete nelle ultime
ore pare che i primi esemplari siano
stati consegnati. Dalle immagini diffuse, non troppo nitide a dire il vero,
si notano supporti già installati sulle
Pacifica, per i sensori Lidar laterali,
e l’ormai noto gruppo di sensori
sul tettuccio. Rispetto agli apparati di vecchia generazione sembra
che gli ingombri globali siano stati
ridotti, forse per cercare di avvicinarsi a qualcosa che possa essere considerato di serie, e non più
un’auto frankenstein solo dedicata
ai test. Attualmente le miglia accumulate da Google durante le prove
di guida autonoma ammontano
a 2 milioni. Per fare un confronto,
Tesla ha già in archivio 222 milioni
di miglia grazie al sistema Autopilot
che molti proprietari usano regolarmente. Le 100 vetture FCA, quindi,
daranno un grosso contributo per
recuperare il terreno perso.
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17 OTTOBRE 2016
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AUTOMOTIVE Norvegia da record nella classifica delle immatricolazioni di veicoli ecologici
Norvegia: il 30% delle auto immatricolate
sono elettriche. Italia ancora ferma al palo
Italia assente dalle prime 8 nazioni in classifica, ferma a un desolante 0.1% del parco circolante
di Massimiliano ZOCCHI
I
l mercato delle auto“elettrizzate” è
cresciuto in modo considerevole durante il 2016, e risulta evidente dal
rapporto rilasciato da IHS Automotive.
Alcune nazioni sono contraddistinte
da numeri interessanti, ma nessuno
può ambire ad avvicinare la regina incontrastata: la Norvegia. Grazie alle
politiche di sostegno nazionali, oltre a
un’ottica improntata alla sostenibilità in
generale, nel Q1 (unico periodo con dati
confermati, per cui attendibili) ha fatto
registrare quasi il 30% di nuove immatricolazioni di auto a batteria. Il dato è
comprensivo delle 100% elettriche e
delle ibride plug-in.
Nel mondo le nuove immatricolazioni si
dividono in circa il 63% di elettriche e
il 37% di plug-in, sempre in riferimento
al Q1 2016. Dietro la Norvegia si piazza
l’Olanda, ma già lontanissima con solo
il 2.2%, mentre a seguire ci sono Francia, UK, Stati Uniti e Germania, ma con
un numero di nuovi veicoli superiore, a
causa della maggiore densità di popolazione rispetto ai Paesi Bassi. Per l’Asia
sempre al top ovviamente Giappone
e Cina, quest’ultima con solo lo 0.5%
ma con il maggior numero di immatricolazioni, 32.213. Purtroppo l’Italia non
cresce, e resta ferma allo 0.1% dello
scorso anno, a causa della recidiva as-
senza di incentivi statali, come avviene
invece nei paesi in testa. Sono attesi da
mesi provvedimenti da parte del nostro
Governo, con la dead line che è stata
segnata per la prossima finanziaria. La
speranza è che l’esecutivo non tradisca
anche questa volta le attese, rischiando
di far restare indietro il nostro paese in
un settore con una forte spinta in tutto il
mondo. Infatti secondo il report di IHS,
entro il 2020 il mercato globale per le
auto BEV e PHEV dovrebbe raggiungere la cifra considerevole del 4%.
Il Fuel Cell dell’esercito USA sembra uscito da un film
Alimentato da Fuel Cell a idrogeno, il mezzo può affrontare tutte le condizioni di terreno
G
di Massimilano ZOCCHI

torna al sommario
La Casa del Tridente
ha confermato l’arrivo
di una vettura elettrica
Non sarà un clone
della Tesla
di Giulio MINOTTI
AUTOMOTIVE Chevrolet Colorado ZH2 è il risultato della collaborazione con le forze militari USA
eneral Motors ha svelato il suo
mezzo off-road Chevrolet Colorado ZH2. Frutto di solo un anno
di lavoro, dopo l’accordo siglato con U.S.
Army, ZH2 è alimentato da Fuel Cell ad
idrogeno, che a loro volta forniscono
energia a un motore elettrico in grado
di erogare potenza e coppia istantanee.
Diverse caratteristiche sono sconosciute
(forse per segreto militare) ma è certo che
GM ha puntato forte anche sul design,
che non lascerà indifferenti gli appassionati di Pick-Up.
Una particolarità di rilievo è che ZH2 ha
nel trunk posteriore una unità in grado di
prelevare energia dall’impianto fuel cell, e
tramite tre diverse prese a diversa potenza, può fornire elettricità, cosa molto utile
per missioni sul campo, dove spesso ci
si spinge in zone estreme, o avverse da
calamità naturali, e quindi con problemi di
approvvigionamento energetico. La corrente fornita può arrivare fino a 20 Ampere a 120 Volt, oppure all’elevata potenza
di 100 Ampere per i 240 Volt.
Nel 2020
avremo la prima
elettrica Maserati
Per la realizzazione GM ha unito le forze
col TARDEC (U.S. Army Tank Automotive
Research, Development and Engineering
Center) con un laboratorio congiunto per
lo sviluppo delle applicazioni fuel cell,
situato in Michigan. Inoltre ZH2 non è
l’unico prodotto nato da questa collaborazione. Già in giugno è stato presentato
un mezzo (Unmanned Undersea Vehicle)
subacqueo, tuttora in fase di testing in bacini artificiali, che ha in comune con ZH2 il
sistema di alimentazione.
Colorado verrà quindi testato sul campo
per un periodo di un anno, e potrà essere
utile in diverse situazioni. Grazie al motore
elettrico può essere impiegato in ricogni-
zioni in silent-mode, anche in presenza
di rilevatori avanzati per via di una bassa impronta termica e acustica. E come
noto, il motore elettrico ha coppia massima a qualsiasi velocità, particolare utile
in off-road. General Motors è orgogliosa
del proprio lavoro e si aspetta molto dal
test operativo, Charlie Freese, executive
director of GM Global Fuel Cell Activities,
ha dichiarato: “Colorado ZH2 è un esempio incredibile delle capacità di GM per
design e ingegneria, nella creazione di
un mezzo off-road che può essere utile a
molti. Nel prossimo anno ci aspettiamo di
imparare dai test di U.S. Army, circa i limiti
della tecnologia fuel cell “
Al Salone di Parigi, Roberto
Fedeli, responsabile tecnico di
Alfa Romeo e Maserati ha annunciato l’arrivo di un modello alimentato esclusivamente a batteria tra
il 2019 ed il 2020.
“Saremo gli ultimi ad arrivare (con
una vettura elettrica) e dovremo
farlo con qualcosa di diverso.
Molto diverso. Non credo che Tesla sia il miglior prodotto sul mercato. La loro qualità è paragonabile a quella dei fornitori tedeschi
di componenti degli Anni ‘70”. In
realtà la Maserati elettrica non
è una completa novità; qualche
mese fa il Ceo di Fiat-Chrysler
Sergio Marchionne aveva rivelato
che il suo Gruppo era al lavoro su
una vettura elettrica con il marchio
del Tridente. Un modello basato sul concept Alfieri, una coupé
gran turismo decisamente diversa
dalle attuali proposte di Tesla.
Una vettura, che per mantenere
inalterato il DNA Maserati, dovrà
risolvere varie problematiche “I
veicoli elettrici di oggi sono semplicemente troppo pesanti per
essere divertenti da guidare” .
Non basta, secondo Fedeli, avere un’accelerazione bruciante.
ll peso delle batterie non dovrà
penalizzare la guidabilità e le
prestazioni che ci si aspetta su
un’auto Maserati. Infine, sempre
secondo il responsabile tecnico
italiano, sarà necessario trovare
una soluzione seria all’assenza
del sound del motore sulle vetture
elettriche, componente essenziale dell’esperienza di guida di una
vettura sportiva.
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17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
AUTOMOTIVE Partirà nel 2017 Electric GT, il primo campionato GT con auto 100% elettriche
Parte Electric GT, le auto sono tutte Tesla
Electric GT vedrà sfidarsi 10 team e 20 piloti in 7 tra i più importanti circuiti mondiali
D
di Massimiliano ZOCCHI
opo la Formula E ormai arrivata
alla terza stagione, un altro storico format di corse si unisce alla
rivoluzione elettrica, con la partenza del
campionato Electric GT.
La prima stagione inizierà nel 2017, con
date ancora da decidere, per un totale di
7 gare in tracciati famosi, più altri 3 eventi
fuori classifica in nord America. Come
anche nel campionato monoposto, si è
deciso di puntare su un mono modello, e
chi meglio di Tesla? I venti piloti, due per
ognuno dei dieci e-Team partecipanti,
saranno alla guida di una Model S P85
preparata da gara. Al momento i circuiti confermati sono Nurburgring, Circuit
Paul Ricard e Catalunya-Barcelona. I piloti che hanno già raggiunto accordi con
le squadre per ora sono quattro, Stefan
Wilson, Vicky Priria, Dani Clos e Leilani
Münter (talaltro laureata in biologia e
nota testimonial di campagne ambientalistiche). Nessuna pietà per le Model
S, che come usuale per le auto da gara,
sono state totalmente sventrate, ad eccezione del touchscreen 17”.
I weekend di gara consisteranno in
Il primo campionato
di auto autonome, che
doveva iniziare come
evento partner
della nuova stagione
di Formula E, sembra
che non partirà
di Massimiliano ZOCCH
20 minuti di prove libere, 30 minuti di
qualifiche, e successivamente due manche di gara da 60 km ciascuna. Il punto
forte per i fan e gli appassionati di mobilità elettrica sarà il contorno alle gare.
Ci sarà un vero e proprio festival della
tecnologia e innovazione, con anche
eventi e informazione sulla sostenibilità
e sull’ecologia, dentro il circuito e nelle
aree adiacenti, proprio come accade durante le gare di Formula E.
Non sono ovviamente ancora noti eventuali accordi televisivi, ma l’organizzazione ci tiene a precisare che l’impronta
tecnologica e moderna sarà mantenuta
anche per quanto riguardo il broadcasting, con la possibilità di vedere gli
eventi in diretta su Periscope, Twitch, e
su YouTube, ancora una volta ricalcando quanto già sperimentato nel mondo
delle monoposto elettriche. Viene anche
indicata la possibilità di interagire con i
team tramite i social network, forse per
proporre il fan boost (ovvero un overboost di potenza per pochi secondi) al
pilota più votato dai fan, ma siamo nel
campo delle ipotesi. Qui un breve teaser di presentazione
AUTOMOTIVE La nuova e-bike Greyp è una bici dal design grintoso pronta per qualsiasi terreno
Autonomia record per la e-bike Greyp G12H: 240 km
Tra i suoi punti di forza una batteria da 3 KWh che garantisce fino a 240 km di autonomia
C
di Massimilano ZOCCHI

hi ha sempre pensato all’e-bike
come un mezzo utile unicamente
per muoversi in città e fare brevi
tratti dovrà ricredersi: Greyp G12H è la
nuova bici elettrica proposta dallo storico marchio Rimac Automobili in grado di
compiere 240 Km con una sola ricarica.
L’autonomia non è l’unico punto di forza
del veicolo a due ruote, si tratta infatti di
un prodotto con caratteristiche premium
ed un design che ricorda più una moto
da corsa che una bici vera e propria,
così come la linea Greyp ha abituato i
suoi estimatori.
A bordo c’è una batteria agli ioni di litio
da ben 3KWh in grado di spingere la
G12H fino a 45 km/h e garantire energia a sufficienza per lunghi percorsi. Il
sofisticato computer di bordo fornisce
torna al sommario
Salta Roborace
il campionato
a guida autonoma
Mancano
gli sponsor
informazioni complete sulla velocità, sul consumo,
temperatura, chilometri percorsi e
statistiche giornaliere e settimanali
consultabili grazie
al pratico display
touch. Il telaio in
acciaio dona robustezza all’e-bike e
il sistema di sospensioni anteriore e posteriore la rende utile anche per percorsi sterrati ed irregolari.
Per avviare la G12H basterà appoggiare
un dito sul lettore di impronte integrato,
la stessa operazione garantirà il blocco
della pedalata quando dovremo lasciare la bici incustodita, infine il sistema di
luci detto Supernova assicura visibilità
anche nelle ore più buie e in caso di assenza di illuminazione pubblica.
Al momento la casa produttrice non ha
diffuso ulteriori specifiche tecniche. La
Greyp G12H sarà comunque personalizzabile scegliendo sella, manubrio e colori telaio. Il prezzo di vendita si aggirerà
presumibilmente attorno ai 10.000 euro,
in linea con gli altri veicoli della Rimac.
Circa un anno fa vi avevamo parlato della nascita del primo campionato automobilistico per vetture a
guida autonoma, chiamato senza
troppi giri di parole Roborace.
Dopo il lancio dell’idea seguirono
la realizzazione di una versione
developer e la presentazione di
un concept dal design futuristico,
lo stesso che sarebbe poi stato
adottato da tutte le non-monoposto. Le gare, secondo il programma iniziale, si sarebbero dovute
svolgere come evento partner durante le tappe del campionato FIA
di Formula E, utilizzando gli stessi
circuiti. Purtroppo la prima gara di
Formula E si è da poco svolta a
Hong Kong e di Roborace non c’è
stata traccia. Pochi fortunati hanno
potuto scorgere la dev-car, ancora
molto lontana dall’aspetto super
aerodinamico visto nel concept,
che ha anche avuto dei problemi
tecnici ai supporti batteria. Nonostante il duro lavoro dei tecnici non
è stato possibile metterla in mostra
in pista. Girava voce nel paddock
che la tabella di marcia non sia
stata rispettata a causa soprattutto della mancanza di sponsor per
sostenere i costi elevati. Lo staff
di Roborace crede comunque di
riuscire a girare in pista durante
la prossima tappa a Marrakesh,
ma le gare vere e proprio saranno rimandate probabilmente
alla stagione 2017-18.
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17 OTTOBRE 2016
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AUTOMOTIVE Rinspeed è un’azienda svizzera famosa per i suoi stravaganti concept di auto
Rinspeed Oasis: la citycar “autonoma”
che cambierà il mondo dell’automobile
Oasis è una piccola auto elettrica con guida autonoma, verra presentata al prossimo CES
R
Dal 19 ottobre sarà
disponibile a Milano
Drive Now, il car sharing
di BMW e Sixt con auto
di categoria superiore
Infatti anche le tariffe
sono più elevate
di Giulio MINOTTI
inspeed è una piccola azienda
svizzera conosciuta in tutto il mondo per i suoi prototipi fuori dal comune, auto capaci di trasformarsi in barche e sottomarini o dotate di un proprio
drone. Vetture decisamente originali che
ogni anno attirano l’attenzione dei media
internazionali.
L’ultima proposta della compagnia fondata da Frank M. Rinderknecht è la Oasis,
definita come “una presa di posizione
contro l’idea che la città sia una giungla
che richiede SUV da diverse tonnellate
per sopravvivere; una chiara alternativa
alla marziale occupazione dell’asfalto
urbano”.
La Oasis è una due posti elettrica dotata
di guida autonoma, con pannelli fotovoltaici sul tetto e parabrezza in grado
di ospitare contenuti in realtà aumentata. Decisamente interessanti gli interni
ispirati a quelli di un salotto, con poltro-
di Roberto FAGGIANO
ne girevoli, credenza e schermi TV. Un
abitacolo in cui è presente, nella parte
frontale un vero e proprio giardino (da
qui il nome Oasis) dove è anche disponibile, in caso di necessità, un volante
multifunzione.
La Rinspeed Oasis verrà presentata alla
prossima edizione del CES di Las Vegas e, a differenza della Google Car, è
un’auto dalle molteplici funzionalità. Da
utilizzare la mattina, secondo i progettisti, per andare a fare la spesa, al pomeriggio come micro veicolo commerciale
e la sera anche per la consegna delle
pizza. Sul posteriore è, infatti, posizionato un vano che può essere sia riscaldato
o refrigerato a secondo delle necessità,
dotato anche di serratura “intelligente”.
AUTOMOTIVE BMW continua ad immaginare la mobilità dei prossimi 100 anni, anche a 2 ruote
Ecco come sarà la moto del futuro secondo BMW
Presentato un concept con telaio sterzante, realtà aumentata e sistema di auto-bilanciamento
P
di Giulio MINOTTI

er celebrare i suoi 100 anni di storia, BMW ha presentato i Vision
Next 100, prototipi anche a marchio Mini e Rolls-Royce che immaginano
la mobilità del futuro.
L’ultimo arrivato è il concept di BMW
Motorrad, una due ruote che svela come
saranno le moto nel prossimo secolo. Si
tratta di un mezzo dalle linee essenziali caratterizzato da un particolare telaio
triangolare che si ispira alla prima moto
del marchio tedesco, la R32 del 1923.
Una struttura, denominata Flexframe,
che collega ruota anteriore e posteriore;
quando si muove il manubrio è in grado
di mutare forma rendendo possibile il
cambiamento di direzione.
Decisamente fuori dal comune anche
il motore che dall’esterno ricorda il tipico boxer della casa tedesca, ma che in
realtà cela un’unità elettrica. Anche la
torna al sommario
Il car sharing
di BMW arriva
a Milano
Le elettriche i3
entro fine anno
sua forma varia
a seconda della situazione di
guida. Appena
la moto si avvia,
il blocco motore fuoriesce
lateralmente.
ottimizzando il
suo ingombro
in funzione dell’aerodinamica.
Questa moto, inoltre, non avrà bisogno
di un cavalletto. La motocicletta, infatti, si
auto-bilancia, anche in movimento, con
un sistema di guida attivo che conferisce
maggiore stabilità, assicurando al pilota
un livello di sicurezza superiore. BMW
Motorrad Vision Next 100 Concept è
anche accompagnata da un visore a
realtà aumentata destinato al pilota, che
proietta i dati più importanti, quando necessario. Ad esempio, con uno sguardo
in alto si accede alla visione posteriore,
mentre guardando in basso si consulta
il navigatore.
Infine anche la tuta del pilota sarà di nuova generazione. E’ in grado di rinfrescare
o riscaldare il guidatore, ottimizzando la
sua forma ed il comfort. Inoltre è dotata
di vari sensori per il monitoraggio dello
stress e della temperatura corporea e
strutture vibranti in grado di fornire informazioni dal sistema di navigazione.
Dal 19 ottobre nelle strade di Milano si potrà usare un nuovo car
sharing: si chiama Drive Now ed
è il frutto della collaborazione tra
BMW e Sixt. Il servizio già attivo in
Germania e in altre capitali europee usa un parco vetture messo a
disposizione di 480 auto, ripartite
tra BMW 1, BMW 2 Active Tourer,
BMW 2 Cabrio, Mini Cooper, Mini
Clubman e Mini Cooper Cabrio.
Entro l’anno poi saranno disponibili
anche le elettriche BMW i3.
La classe delle vetture giustifica
tariffe superiori a quelle della concorrenza: si parte da 31 centesimi/
euro al minuto per serie 1 e Mini
mentre si sale a 34 cent/euro al minuto per le BMW serie 2: la sosta
costa 20 cent al minuto mentre, in
maniera molto simile a quanto fa
da un anno Car2Go, è prevista una
penalità di 4,90 euro se si lascerà
l’auto in zone periferiche, definite
area gialla che comprende solo le
aree più remote a rischio di furti e
vandalismi. Si sta operando però
per includere nell’ambito di servizio gli aeroporti di Linate e Malpensa. L’iscrizione a Drive Now costa
29 euro una tantum ma nella fase
di lancio sarà gratuita (è già possibile registrarsi qui) e comprende i
primi 20 minuti di utilizzo. Il servizio
non prevede tessere, tutto si svolge tramite smartphone dopo aver
scaricato l’apposita applicazione.
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17 OTTOBRE 2016
MAGAZINE
SCIENZA E FUTURO A Roma si è tenuto il MakerFaire, il più grande evento europeo per gli artigiani digitali e i creativi di tutte le età
Lampadine antifurto e macchine stampate in 3D
Ecco
tutte
le
migliori
idee
della
MakerFaire
2016
Siamo andati nella Capitale a cercare i progetti più curiosi e ambiziosi, ecco tutte le nuove idee, dalle più interessanti alle più strane
di Robero PEZZALI
A

Roma è andata in scena l’innovazione: 25.000
studenti hanno visitato la quarta edizione della
European MakerFaire 2016 nella sua giornata di
apertura, e nel weekend gli organizzatori si aspettano
più di 100.000 persone. Spazi più ampi, un numero di
espositori che cresce esponenzialmente di anno in
anno per una fiera che diventa sempre più viva e più
bella. Tra progetti consolidati, tante idee e qualche tentativo bizzarro che mai vedrà la luce alla MakerFaire
c’è posto per gli artigiani digitali di ogni età e di ogni
Paese, con idee che spaziano dall’educazione per i più
piccoli al digitale alla stampa in 3D, per arrivare al cibo
e alla coltivazione robotizzata casalinga.
Il merito di tanto successo è soprattutto delle persone, che negli ultimi anni hanno saputo reinventarsi e
sfruttare le tecnologie messe loro a disposizione per
dare vita a idee che sembravano irrealizzabili, ma questa nuova rivoluzione “industrial-digitale” non ci poteva
essere se aziende come Intel e Arduino non avessero
messo a disposizione di tutti strumenti che, con conoscenze davvero basilari di informatica e meccanica,
permettono di partire da un’idea e di realizzare in pochi
passaggi un prototipo completo.
Intel ha portato alla MakerFaire la sua nuova scheda
Joule, presentata all’IDF 2016 e finalmente disponibile
per i maker che vogliono realizzare progetti complessi:
Joule è piccolissima, ma ha la potenza di un computer
e una serie di interfacce studiate per collegare con facilità diversi moduli come la camera RealSense, in grado di distinguere oggetti e persone. James Jackson,
General Manager Maker & Innovation Group di Intel,
ci ha consigliato di guardare con attenzione il progetto
realizzato con Joule da una azienda giapponese, VStone, che in soli due mesi ha costruito un robot capace di
seguire le persone con lo sguardo e di interagire con
le persone.
Ad oggi è alto poche decine di centimetri, ma Soda II,
questo il nome del robot, ha già un futuro assicurato
come barman in qualche locale giapponese: i suoi
creatori pensano infatti di usarlo per intrattenere le
persone al bancone mentre, con i suoi bracci robot,
prepara cocktail perfetti. Soda Robot è solo uno dei
torna al sommario
protagonisti della nuova edizione della fiera dei maker:
passeggiando tra gli enormi padiglioni abbiamo trovato tanti altri progetti e idee interessanti.
Stampanti 3D, colori e ceramica
Una stampante 3D non può mai mancare nel laboratorio di un vero maker, e alla MakerFaire c’è spazio
davvero per novità di ogni tipo e di ogni forma. Merita
sicuramente una menzione Ono, progettata e ingegnerizzata da Solido 3D, digital factory di Roma: è la
prima stampante 3D per smartphone, utilizza la tecnologia DLP e una serie di resine colorate per creare
piccoli oggetti della forma desiderata utilizzando come
“cervello” un telefono cellulare.
nel migliore dei modi. Il modello stampato richiede comunque una doppia cottura in forno.
C’è infine chi sta cercando di realizzare la prima stampante 3D per alluminio, che utilizza un filamento da
fondere ad altissima temperatura. L’obbiettivo è fare
oggetti metallici, ganci e viti, e al momento è ancora un
prototipo parzialmente funzionante.
Il digitale in cucina
Non troppo veloce, circa un’ora per ogni centimetro di
altezza, Ono ha il vantaggio di costare davvero poco:
solo 99 euro, con 15 euro circa per la resina. I primi
esemplari verranno consegnati a partire dalle prossime
settimane a coloro che hanno contribuito a finanziare il
progetto con il crowdfunding.
Interessanti anche la stampante 3D a 6 colori, che ci risulta essere una delle prime al mondo capaci di gestire
ben sei filamenti insieme.
Curiosa la stampante 3D per ceramica: utilizza un particolare impasto di porcellana per realizzare ciotole e
bicchieri personalizzati dedicati ai ristoranti e agli chef,
che oltre a creare una ricetta particolare possono anche abbinare un piatto o un bicchiere per presentarla
Tra i progetti più interessanti in ambito cucina troviamo
Revoilution, una piccolo frantoio casalingo capace di
produrre olio utilizzando blocchi di polpa di olive abbattute subito dopo la raccolta. Revoilution è la Nespresso
dell’olio: un litro di “nettare” costa dai 12 ai 17 euro e durante la lavorazione si possono osare modifiche come
ad esempio l’aggiunta di peperoncino o altri aromi.
Interessante anche la cella di lievitazione assistita: è
segue a pagina 29 
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17 OTTOBRE 2016
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Interessante soprattutto per il design Linfa, la piccola
serra italiana creata da Robonica: il microclima viene
monitorato dai sensori in real time mentre i LED simulano la luce solare.
Infine merita una segnalazione Ortuino: una serra, basata su Arduino, è dedicata ai bambini. Non è una serra automatizzata, e il suo scopo è educare il bambino
a prendersi cura delle sue piante, inviando notifiche
quando serve acqua oppure quando una pianta necessita di concime.
Interamente opensource e da assemblare, Ortuino è
un eccellente progetto per piccoli maker in erba.
TEST
Le migliori idee della MakerFaire 2016
segue Da pagina 28 
stata costruita in un mobile dell’Ikea e gestisce temperatura e umidità perfetta per la lievitazione degli impasti in ogni situazione climatica.
Per chi deve invece cuocere pane, pizza o altri cibi in
assenza di fuochi o corrente può farlo usando solo il
potere del sole. Helio, un forno modulare a energia
solare con specchi da assemblare in pochi minuti, raggiunge la temperatura di circa 330°.
terremoti: la gente non riesce a uscire velocemente,
resta bloccata in casa o in ambienti chiusi” ci conferma
il suo ideatore.
Da seguire anche il progetto di un laurendo all’università la Sapienza di Roma: viene da L’Aquila l’ideatore
di SeismoCloud, una applicazione che trasforma ogni
smartphone in un sismometro collegato al cloud. SeismoCloud entra in modalità rilevamento solo quando
lo smartphone è appoggiato da qualche parte e con
il display spento, e l’algoritmo di rilevamento interno
riesce a distinguere le scosse sismiche dai movimenti
accidentali.
Se viene rilevata una scossa, tutti gli smartphone delle zone vicine, che usano la stessa app già scaricabile
dai vari AppStore, vengono allertati con una notifica.
L’inventore ha anche realizzato anche un sistema analogo da casa, un sismometro da caricare su una scheda Galileo Intel: con meno di 40 euro di componenti si
può realizzare un sistema di notifica e allerta da tenere
sempre collegato vicino al modem.
Infine uno sguardo a quello che secondo molti è cibo
del futuro: vermi e insetti sono nutrienti, sani e proteici,
tanto che c’è chi ha provato a costruire una sorta di camera per tenerli in cucina, chiusi in particolari cassetti.
Per veri coraggiosi.
Andiamo a programmare
L’educazione alla programmazione è fondamentale, e
convincere un ragazzo a scrivere codice è più semplice se c’è un progetto divertente da attuare o se può
farlo insieme ad altri ragazzi.
Google ha portato a Roma il suo progetto Google Computer Science First, un programma educativo destinato
ai ragazzi dai 9 ai 14 anni per insegnare loro la programmazione tramite una serie di moduli guidati.
Completamente in italiano e basato su Sketch, l’interfaccia di programmazione a blocchi facile e intuitiva,
Google Computer Science First è destinato alle scuole
e agli insegnanti che vogliono intraprendere un percorso di insegnamento del coding con le loro classi. Se
qualcuno volesse cimentarsi nell’insegmento usando
Computer Science purtroppo dovrà trovare altre soluzioni, perché ad oggi non è prevista la possibilità di
attivare il servizio senza essere un docente.
Insalata e aromi coltivati in casa
Tutti uniti contro i terremoti

Le tragiche vicende che hanno colpito l’Italia centrale
negli ultimi anni hanno dato la spinta a molti giovani
inventori per realizzare prodotti che possono aiutare a
salvare vite umane nel caso di eventi sismici.
Interessantissima questa porta: grazie ad un meccanismo inserito nella parte alta si apre automaticamente
quando, in seguito ad una scossa e ad un cedimento
strutturale, il telaio della porta stessa viene inclinato o
deformato.
“Le porte che restano bloccate, sopratutto quelle antiincendio, sono la principale causa di morte durante i
torna al sommario
Coltivazione in casa, con piccole serre perfettamente
automatizzate grazie a sistemi come Arduino, Raspberry o Intel Galileo / Edison: alla MakerFaire abbiamo
visto tantissimi progetti legati alla coltivazione idroponica a partire da Biopile, un elegante sistema modulare
con la forma di una grossissima pila. Biopile è composto da tante celle di accrescimento controllate da un
computer, con la distribuzione dell’acqua inserita nella
colonna centrale.
Spazio anche a Lego, che da anni è impegnata nell’insegnamento della robotica con la sua linea Lego
Education: esposto a Roma il nuovo modello WeDo 2.0
dedicato ai ragazzi dagli 8 ai 12 anni, che utilizzando
un iPad permette di programmare una serie di robot
partendo dalle basi, la costruzione, per arrivare al codice. WeDo 2.0 è un progetto davvero ben fatto accompagnato da un percorso didattico preciso: è destinato
alle scuole (e sono già molti gli istituti che lo usano in
Italia), ma si può comunque acquistare a circa 150 euro
per essere usato anche a casa, con un genitore che
segue a pagina 30 
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17 OTTOBRE 2016
TEST
Le migliori idee della MakerFaire 2016
segue Da pagina 29 
appoggiandosi al materiale formativo segue il figlio.
Tanti i robot destinati all’educazione presenti in fiera: il
piccolo Thymio è uno di questi, facile costruire e programmare, è fatto apposta per insegnare e far progredire i ragazzi nella materia “coding” affascinando “novizi” programmatori di 6 anni per trasformarli in maghi
degli algoritmi a 12 anni. Si parte con un piccolo editor
a blocchi visuali per i più piccoli, e si arriva ad un editor
di codice vero per chi ormai è pratico e esperto, con
giochi e progetti sempre più complessi.
MAGAZINE
(elettrico) sia a vela, e per garantire l’inaffondabilità ci
sono due tubolari in PVC fissati ai lati.
E’ una via di mezzo tra uno skate e una tavola da
snowboard Hyperboard, il mezzo di trasporto opensource modulare creato da Faraday Motion. E’ totalmente stampato in 3D e può essere modificato aggiungendo e rimuovendo componenti.
Sempre in tema mobilità ha trovato un suo spazio alla
Makerfaire anche Onda Solare, il progetto dell’Università di Bologna che ha partecipato alla World Solar Championship, il campionato per auto a emissioni
zero alimentate esclusivamente dall’energia del sole.
Un prodotto unico made in Italy.
L’auto 3D. E il motore è il trapano
L’auricolare senza auricolare
In tema “mobilità” il progetto più curioso è senza dubbio Toxic, un mezzo di trasporto interamente stampato
in 3D leggerissimo e componibile.
Sviluppato in meno di tre mesi Toxic è abbastanza robusto da riuscire a reggere il peso di una persona, che
può sfruttarlo per spostamenti a velocità anche soste-
GET è senza alcun dubbio una delle idee più curiose e innovative che ci sia capitato di vedere negli
ultimi mesi: nato come progetto universitario e poi
diventato prodotto commerciale (arriverà a breve in
vendita), GET è il primo auricolare senza auricolare.
Curioso vero? il segreto è in un bracciale dotato di
una serie di sensori che, collegato allo smartphone,
permette di accettare o rifiutare le chiamate con un
semplice gesto.

nute grazie al curioso sistema di propulsione, un trapano a batteria. Realizzato da una università, i progetti di
Toxic verranno rilasciati online.
Per chi ama il mare c’è Paper8, una barca pieghevole
facile da trasportare. Può essere usata sia a motore
torna al sommario
Per rispondere basta portare il dito all’orecchio, proprio come si vede fare in molti film di fantascienza.
GET utilizza un trasduttore nel bracciale e la conduzione ossea per trasmettere l’audio attraverso le dita
all’apparato uditivo, un’idea che non solo è geniale
ma che funziona anche molto bene. Grazie al microfono, inserito nel bracciale, è possibile ovviamente
parlare ottenendo il canale audio di ritorno.
GET può leggere anche le notifiche in arrivo, e
permette all’utilizzatore di inviare messaggi vocali;
grazie all’applicazione si possono poi attivare molte altre funzioni come la sveglia, la navigazione e il
controllo di videogiochi o altri dispositivi. Non manca
infine la funzione fitness tracker: il braccialetto funzione pure come contapassi.
Watly purifica l’acqua con il sole
Si chiama Watly ed è un super computer termodinamico: realizzato da una startup italo spagnola, Watly
sfrutta l’energia del sole per produrre acqua potabile
partendo da acqua inquinata e acqua del mare, risolvendo così l’annoso problema dell’approvvigionamento idrico di molte popolazioni del terzo mondo.
Watly è in grado di produrre fino a 5000 litri di acqua
pulita e potabile al giorno, 3 milioni di litri all’anno, il
tutto grazie ad un processo di evaporazione e rimineralizzazione gestito da un super computer nascosto
all’interno. Il green computer riesce a funzionare ininterrottamente per circa 15 anni, e oltre all’acqua riesce a
generare anche energia pulita dal sole grazie ai pannelli solari e connettività internet, con una rete wi-fi potenziata in grado di coprire un’area di 800 metri quadrati.
Costruita con l’80% circa di materiali riciclabili, Watly
è un piccolo modulo di pochi metri ma in lavorazione
c’è già una versione da 40 metri con una capacità ben
più elevata. Nel mondo ci sono 300 milioni di persone
senza acqua potabile, 2 miliardi senza energia e circa
5 miliardi senza acceso a Internet: Watly è la soluzione
perfetta per tutti.
Lyt Sonic, la lampadina antifurto
Basta una sola lampadina per avere un antifurto completo in una stanza: Lyt Sonic è un innovativo sistema
di allarme integrato in una classica lampadina a LED
che riconosce, grazie ad una serie di sensori subsonici, i pattern tipici di una infrazione attraverso porte o finestre. Lyt Sonic sostituisce (o integra) i diversi sistemi
di allarme, e non richiede una centralina o una sirena:
basta scaricare l’applicazione e avvitare la lampada al
supporto per ricevere le notifiche nel caso di effrazione. Il suo creatore ci assicura che l’algoritmo è preciso
e affidabile, ed è in grado di distinguere un tentativo
di intrusione da una apertura della finestra volontaria
e controllata. Piccola e discreta, la lampada forse non
può sostituire un completo sistema antifurto come affermano i suoi creatori ma può essere utile tuttavia in
alcuni ambienti secondari per avere un pratico allarme
facile da installare che segnala ospiti indesiderati.
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TEST Abbiamo provato il giradischi Sony predisposto per riversare il contenuto analogico in versione WAV o addirittura DSD
Sony PS-HX 500 porta il vinile in alta risoluzione
Buon progetto ma il prezzo elevato e una testina non troppo sofisticata potrebbero allontanare i potenziali acquirenti
Q
di Roberto FAGGIANO
uando Sony ha lanciato la linea High Resolution
Audio mai avremmo pensato di vederci entrare
un giradischi, apparentemente tutto il contrario
nella filosofia tecnologica. Invece Sony ha visto giusto,
notando che i concorrenti avevano tutti in catalogo dei
giradischi che potevano convertire il contenuto dei dischi in vinile solo in modesti e compressi MP3. Ecco
allora arrivare il PS-HX500 (499 euro), un giradischi di
ottima fattura e soprattutto in grado di poter archiviare,
tramite un software dedicato, la musica in formato WAV
fino a 192 kHz/24 bit o addirittura nei sofisticati DSD.
video
499,00l€
ab
Sony PSHX500 audio turntables
UN BUON PROGETTO CON QUALCHE PECCA
Inutile fare giri di parole: se avete 500 euro da investire in un giradischi solo per ascoltare la vostra collezione in vinile rivolgetevi altrove, se invece volete
anche riversare il contenuto analogico in un prezioso file ad alta risoluzione se ne può parlare. Sony ha realizzato un buon giradischi con un progetto
molto curato gli ha affiancato un software per la registrazione facile da usare ma poi gli ha abbinato una testina che non è all’altezza del prezzo richiesto:
le impeccabili registrazioni ad alta risoluzione potrebbero essere limitate in partenza dalla qualità di ciò che esce dalla testina. Piuttosto si poteva dare
l’alternativa del giradischi fornito senza testina, in modo che l’utente potesse montarvi quella preferita, con l’ulteriore vantaggio di un prezzo contenuto.
7.8
L’estetica è molto essenziale e senza alternative, tutta in
nero e con il solo comando per l’accensione e per scegliere la velocità di rotazione. I concorrenti invece propongono spesso varianti in colori sgargianti oppure la
più classica versione in legno naturale di varie essenze.
Un giradischi ben progettato

Il nuovo giradischi Sony non è certo il frutto di un progetto affrettato o il semplice clone di modelli già esistenti.
Qui tutto è molto accurato in ogni dettaglio, specie a
livello costruttivo. Per il telaio si è scelta la soluzione di
tipo rigido, senza dubbio più semplice rispetto al tipo
sospeso su molle, ma forse più sensibile alle vibrazioni.
Però in questo caso i quattro piedini in gomma svolgono
il loro lavoro efficacemente. Il braccio è del tipo tubolare
diritto con curvatura per il porta testina, quest’ultimo è
rotondo in modo da ospitare senza problemi qualsiasi
fonorivelatore anche se l’eventuale sostituzione è ignorata nelle istruzioni.
La testina fornita di serie è
completamente anonima e senza nessun
riferimento, dalla
forma però dovrebbe trattarsi
di una AudioTechnica, realizzata su specifiche
Sony come ci
ha poi confermato
la stessa azienda. Si
tratta di un modello a ma-
torna al sommario
Qualità
8
Longevità
8
Design
8
Semplicità
8
D-Factor
8
Prezzo
7
Costruzione accurata
Prezzo elevato
COSA CI PIACE Software di registrazione semplice
COSA NON CI PIACE Peso di lettura della testina elevato
Pre phono integrato di buona qualità
Funzionamento manuale
gnete mobile che richiede un peso di lettura di ben 3
grammi, davvero troppi per chi ama i suoi dischi in vinile; anche su questo punto Sony precisa che il peso non
è importante perché lo stilo è disegnato appositamente
per questa pressione e quindi non può danneggiare il
disco. Comunque 3 grammi rimangono troppi anche
per il braccio dato che il contrappeso per poter raggiungere questo valore arriva praticamente a ridosso
del fulcro del braccio stesso. Di ottima qualità il perno
centrale metallico mentre il copri piatto è un classico in
materiale gommoso di buon spessore con il dettaglio
dell’incavo centrale per accogliere il maggiore spessore dell’etichetta. Il giradischi Sony è del tutto manuale,
non c’è nemmeno lo stop a fine disco che sarebbe stato
utile in molti casi. Non si tratta di un risparmio ma della
volontà di non mettere nessun meccanismo sul braccio
in modo da non introdurre nessun potenziale disturbo
alla riproduzione. In questa logica quindi troviamo solo
il comando per accendere l’apparecchio e seleziona-
re la velocità di lettura. In questo caso la variazione è
elettronica mentre sui concorrenti spesso si sceglie
la strada dello spostamento manuale della cinghia su
una diversa tacca della puleggia, in modo che i giri del
motore siano sempre i medesimi e non possano subire
fluttuazioni. Unico appunto da fare è che la levetta per
abbassare e alzare il braccio è molto piccola e troppo
vicina al braccio stesso, inoltre il fermo del braccio è
poco solido e può essere superato in caso di urti accidentali. Infine c’è il coperchio anti polvere, pesante ma
ben bilanciato e facilmente rimovibile.
La messa in opera
Per far funzionare il giradischi Sony non serve grande
esperienza dato che la testina arriva già montata sul
braccio, però bisogna poi montare il contrappeso per
trovare il perfetto equilibrio del braccio e in seguito resegue a pagina 32 
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TEST
Giradischi Sony PS-HX 500
segue Da pagina 31 
golare sul 3 anche il valore dell’antiskating, ovvero la
forza che contrasta la tendenza del braccio a portarsi
verso il centro del disco, andando a creare uno sbilanciamento tra i canali. Infine va montato il piatto metallico, va inserita la cinghia sulla puleggia e va posizionato il copripiatto. Per quanto riguarda i collegamenti
bisogna scegliere se usare l’uscita con il valore linea,
cioè con il segnale già pronto per entrare in un qualsiasi ingresso di linea, oppure phono che va collegato a
un amplificatore dotato di ingresso per giradischi. Il pre
phono integrato funziona a dovere ma ha un livello di
uscita piuttosto basso, da compensare con un aumento
del volume rispetto alle altre sorgenti.
La registrazione
Tante alternative tra cui scegliere
Per eseguire i riversamenti sul PC è necessario prima
scaricare dal sito di Sony l’apposito programma, molto
semplice da usare, già disponibile per Windows e Mac,
poi bisogna collegare giradischi e computer con il cavo
ce standard CD da 44 kHz/16 bit ottenendo buoi risultati. Francamente inutile andare sul formato DSD che
occupa una marea di spazio, a meno di avere impianti di
valore assoluto che consentano di cogliere qualche sfumatura in più, ma dubitiamo che in quel caso si scelga
un giradischi come questo Sony. Comunque il sistema
di registrazione funziona e assicura buoni risultati, frenati però (non avendo potuto fare la controprova con
altre testine) dalla qualità non eccelsa del fonorivelatore
scelto da Sony.
sità. Certo la gamma bassa non è proprio il massimo
e la dinamica ne risente, rendendo piuttosto chiusa
la riproduzione, poco coinvolgente ma comunque più
che accettabile. Passati i timori iniziali passiamo a un
disco più amato e qui ritroviamo una migliore qualità,
un basso bello rotondo, analogico oseremmo dire,
che fa sempre la sua figura rispetto a molti CD. Con
un disco assai ben registrato scopriamo poi anche un
bel dettaglio sugli strumenti e una tridimensionalità
quasi ottimale. Insomma il progetto è buono e probabilmente con una migliore testina, o con un prezzo più
moderato, questo giradischi Sony avrebbe fatto molti numeri di vendita. Ma Sony sembra avere puntato
tutto sulla funzione di registrazione in alta risoluzione
e in questo settore non ci sono alternative perché i
concorrenti permettono di fare riversamenti solo in
versione compressa MP3, quindi il prezzo è libero da
vincoli ma temiamo che il PS-HX500 faticherà molto a
conquistare le quote di mercato che avrebbe potuto
aggiudicarsi..
Serviva davvero questo giradischi?

in dotazione e quindi scegliere in quale formato si vuole registrare. Si può optare per un classico WAV PCM
da 44 a 192 kHz, a 16 o 24 bit oppure per il sofisticato
DSD a 2,8 o 5,6 MHz. Per registrare basta far partire il
disco e cliccare sul cerchio rosso della registrazione, al
termine stessa operazione cercando di evitare la zona
terminale del disco. Per l’ascolto non serve far funzionare l’impianto perché la musica si ascolta direttamente
dal computer. A quel punto le possibilità di elaborazione
sono minime, in pratica si possono solo aggiungere dei
marker per dividere la registrazione tra i diversi brani
dell’album e inserire i titoli delle canzoni, dell’album e
degli artisti, quindi un altro click per fissare la registrazione sul computer. Non esistono accorgimenti per eliminare eventuali rumori impulsivi da polvere e residui sul
disco, come accade su alcuni programmi con le stesse
funzioni. Quindi è bene pulire con cura il disco se non
si vogliono ritrovare nella registrazione gli stessi difetti
del disco. Abbiamo eseguito diverse registrazioni nei
diversi formati disponibili e siamo giunti alle conclusioni
che il valore 96 kHz/24 bit è un buon compromesso tra
qualità sonora e spazio occupato dalla registrazione;
anzi, con dischi datati che non presentano particolare
qualità di registrazione si può anche scegliere il sempli-
torna al sommario
L’ascolto: il vinile è sempre il vinile
Ed eccoci al momento cruciale dell’ascolto, ci portiamo sull’uscita linea per valutare la bontà del preamplificatore integrato. A malincuore lasciamo scendere
la testina con il suo elefantiaco peso d’appoggio di
3 gr. sul disco, confessiamo che ne abbiamo scelto uno che ascoltiamo di
rado, pur essendo un pregevole GRP con tecnologia DMM
degli anni d’oro del vinile.
Insomma non si sa mai,
nessuna delle testine
utilizzate nella lunga
carriera di audiofilo
ha mai superato gli
1,75 gr. e vorremmo
ascoltare ancora quel
disco. I risultati sembrano però buoni e
fugano i nostri dubbi,
subito l’orizzonte tridimensionale si apre come si
conviene all’ascolto analogico e stiamo a sentire con curio-
Sony ha dedicato questo apparecchio a chi desidera
riversare i propri dischi in vinile in formato digitale ad
alta risoluzione, creando un apposito software. Ma
chi può essere interessato a un giradischi che sfiora i 500 euro di listino? Probabilmente solo quel ristretto numero di utenti che desiderano ascoltare il
contenuto dei propri dischi in vinile in mobilità. Del
resto le controindicazioni sono molte. Chi ama la propria discoteca vorrà continuare ad ascoltarla in casa
direttamente dal giradischi, le prestazioni all’ascolto
del nuovo Sony sono soddisfacenti ma la
pressione di 3 gr. sugli amati dischi
porterà il terrore tra gli appassionati. Inoltre per la cifra richiesta
le alternative (senza software di registrazione dedicato) abbondano e sono
di note marche come
Project o Rega tanto
per fare qualche nome,
con progetti altrettanto
curati e migliori testine.
E poi chi vuole riversare
dischi su formati in alta
risoluzione può già farlo
tramite software dedicati,
certo più complessi nelle impostazioni ma comunque non
impossibili da usare.
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TEST The Coalition prova a dare nuovo lustro ad una delle serie più amate nell’universo Microsof grazie a un nuovo sviluppatore
Gears of War 4: il fascino delle luci e ombre in HDR
L’ultimo Gears of War non è un’opera esente da difetti, ma divertirà sia i fan di vecchia data, sia i nuovi arruolati “marine”
L’
di Francesco FIORILLO
universo videoludico possiede un fascino
innegabile. Gli eventi da attendere col fiato
sospeso non mancano mai, i ricordi agrodolci immuni allo scorrere del tempo abbondano e
ci sono quei giochi in grado di lasciare un segno
indelebile. Gears of War 4, così come i suoi illustri
predecessori, appartiene senza dubbio a questa
categoria. Nell’intera storia del marchio Xbox infatti,
insieme a quella di Halo, la serie nata dall’estro creativo di Cliff Bleszinski è riuscita non solo a esaltare
l’esperienza offerta dalla console Microsoft, ma allo
stesso tempo ha contribuito al suo successo.
Il nuovo capitolo, affidato alle mani di un nuovo
sviluppatore, non si discosta dagli stilemi propri
della saga e propone la classica esperienza action
in terza persona piena di coperture, amenità varie
da debellare, litri di sangue e tonnellate di proiettili.
Il tutto accompagnato da comparto tecnico ottimo,
una notevole spettacolarità e un ritmo davvero sincopato.
Il peso della notorietà
Mettere in bella mostra un nome altisonante in
copertina non porta con sé solo vantaggi e, inevitabilmente, Gears of War 4 deve per forza di cose
scontrarsi con l’incredibile qualità dei primi capitoli.
Se nel recente passato avete vissuto più di qualche
momento in compagnia di un fucile Lancer, i primi
atti della nuova esclusiva Microsoft (disponibile su
Xbox One e PC tramite il solito programma Play
Anywhere) potrebbero letteralmente scioccarvi. Le
tinte cupe che da sempre caratterizzano la serie cedono il posto a colori vividi e fin troppo sgargianti,
mentre mech da annientare e armi avanzate sembrano mal sposarsi con la fisicità dei vecchi scontri. Ad un primo sguardo anche i nuovi protagonisti
paiono poco adatti a vestire le storiche armature
dei soldati C.O.G. e più che in grado di annientare
l’ennesima minaccia aliena, il nuovo terzetto di eroi
sembra perfetto per un qualsivoglia teen movie
adolescenziale. Si rimane quasi interdetti di fronte
alle continue ondate di robot inferociti e, dopo un
ora di gioco, qualcuno potrebbe addirittura arrivare
video
a pensare che quella bellissima ed efferata vena,
tipica di Gears of War, sia andata completamente
persa.
Col calare delle tenebre però, la situazione migliora
e man mano che ci si addentra in una trama comunque piacevole e interessante, l’animo della serie emerge in tutta la sua brutale bellezza.
Il buio avvolge i protagonisti, l’arrivo del vecchio e indimenticabile Marcus Fenix (da sempre protagonista
indiscusso della saga) porta i tanti scambi di battute
ad un livello superiore e l’introduzione di una nuova razza di creature mostruose trascina di nuovo il
gioco sulla strada degli horror game. Nelle nove ore
necessarie per giungere al giusto epilogo, che non
farà davvero nulla per saziare la curiosità dell’utente,
un tasto. Il sistema di copertura funziona più che
egregiamente e nel corso degli scontri capiterà
raramente di indicare una direzione specifica e
vedere l’eroico JD Fenix dirigersi verso un riparo
tutt’altro che sicuro. Le armi storiche sono tutte presenti, così come qualche nuova e sfiziosa bocca da
fuoco; i giocatori potranno sia smembrare le creature sotterranee utilizzando la motosega del fucile
Lancer, sia utilizzare una letale spara dischi per falcidiare, in pochi colpi, interi gruppi di Locuste.
La struttura del gioco è rimasta dunque vincolata
ai dogmi della serie e fra corridoi pieni di nemici,
qualche arena da mettere in sicurezza e basi da
proteggere da ondate di “vermi”, le ore passano
all’insegna del divertimento videoludico. Le maggiori novità si riscontrano nelle sezioni a bordo di
alcuni mezzi, tutte caratterizzate da un’elevata spettacolarità e nell’introduzione di una nuova e letale
minaccia. Il pianeta Terra, devastato dai precedenti
conflitti, ha mutato il suo ecosistema e nel corso
delle ore potrà capitare di imbattersi in tempeste
lab
ma si limiterà a insinuare nuovi dubbi e
domande, non mancano neppure i momenti altamente spettacolari e qualche
interessante novità, capace di rinfrescare il solito comparto ludico.
Uccidere “Vermi” è come andare
in bicicletta... non si dimentica mai
Chiunque abbia provato in passato l’opera di Epic
si troverà immediatamente a proprio agio una volta
impugnato il controller. La visuale è posizionata dietro le larghe spalle del protagonista, i due grilletti
garantiscono, come di consueto, la mira e il fuoco
contro i nemici, mentre per coprirsi dietro un muro
o a una paratia improvvisata basta la pressione di
con raffiche di vento che modificheranno di fatto le
traiettorie balistiche e sradicheranno le coperture
meno stabili.
La nostra esperienza in HDR: promosso
Sin dal suo esordio, la serie Gears è stata utilizzata dal
colosso di Redmond per mostrare sia le enormi capacità tecniche delle sue console, sia quelle del motore
grafico Unreal. Proprio come Uncharted, anche GoW

segue a pagina 34 
torna al sommario
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Gears of War 4
segue Da pagina 33 
ha generato immagini in grado di imprimersi per molti
anni sulle retine degli utenti ma, meglio specificarlo
sin da ora, il nuovo capitolo non riesce a sorprendere
il giocatore come in passato. Il livello del comparto
tecnico resta ovviamente elevato, ma qualche sbavatura di troppo ne preclude l’ingresso nell’Olimpo delle
migliori produzioni. Texture fin troppo sgranate, qual-

che caduta di stile, una su tutte l’utilizzo di immagini
bidimensionali per dipingere gli sfondi di alcune ambientazioni e una risoluzione non sempre ancorata ai
1080p (oltre ai 30 frame per secondo nella modalità
campagna), faranno storcere di certo il naso ai giocatori più esigenti.
Non fraintendeteci, siamo di fronte ad un comparto
grafico di buonissimo livello, ma visti i precedenti era
lecito attendere qualche piccolo sforzo in più.
Proprio come per il titolo di corse arcade ambientato
in Australia (qui trovate la nostra prova), non ci siamo
ovviamente lasciati scappare l’opportunità di provare
anche l’HDR su una Xbox One S e, per farlo, abbiamo
di nuovo scelto un TV in grado di valorizzare al massimo il contenuto ad alta dinamica: un OLED LG B6.
Nessun problema da segnalare: il “piccolo” gioiello firmato LG ha recepito immediatamente i metadati tramite HDMI, adattandosi di conseguenza al
nuovo segnale. Al contrario di Forza Horizon 3,
l’implementazione dell’HDR ha qui un impatto enorme
e riesce nel difficile intento di migliorare, e di molto, la
resa complessiva del gioco.
Spesso caratterizzate da tinte scure e cieli notturni, le
immagini traggono infatti un enorme beneficio dalla
gamma dinamica estesa, apprezzabile soprattutto sui
riflessi delle armature e sulle superfici illuminate dalle
torce montate sui Lancer.
Nelle poche scene diurne la luminosità più elevata
porta ancora a bruciare un po’ i chiarissimi e, in
generale, i benefici legati alla dinamica estesa sono
meno evidenti, ma l’effetto di “bruciatura” risulta tutto
sommato poco visibile e non arriva in alcun modo a
torna al sommario
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compromettere la bellezza complessiva del titolo.
HDR promosso, davvero notevole.
Una lunga vita da Battiterra
Oltre alla campagna per giocatori solitari, il nuovo
capitolo di GoW può contare dunque su un comparto
tecnico ottimo, impreziosito da una implementazione
dell’HDR molto più convincente di quella vista in Forza
Horizon 3 e su una modalità multigiocatore online superlativa. Menù semplici e leggibili ci mostrano immediatamente le tante possibilità offerte: si può optare
per l’indispensabile Deathmatch a squadre, provare
a mantenere il controllo di una specifica zona nella
modalità Re della Collina, modificare l’aspetto di armi
e personaggi o, magari, sperimentare qualche simpatica variante, caratterizzata da regole specifiche. Si
parte da uccisioni che riportano in vita alleati caduti,
si passa per armi che variano in base alle kill effettuate e si arriva a scontri legati ad un unica e semplice
richiesta: l’eliminazione del leader della squadra avversaria.
Indipendentemente dalle scelte effettuate, l’aspetto
a colpire è la nuova fluidità che accompagna le immagini intrappolate nello schermo. I sessanta fotogrammi al secondo della modalità multigiocatore non
solo si vedono, ma si sentono anche pad alla mano.
Uccidere diviene così una pratica quasi chirurgica e,
dopo qualche match portato a casa sul filo del rasoio
e qualche epiteto colorito di troppo, rifilato al solito
“pro”, un unico pensiero inizierà rimbombare nelle
scatole craniche: nonostante lo scorrere del tempo,
il multiplayer di Gears è rimasto un passatempo estremamente divertente. Le dieci mappe presenti mettono in mostra inoltre un ottimo level design e una
cura per i dettagli degna di lode. Mentre ci si ripara
dietro ad un muro ci si accorge di una notevole pulizia
dell’immagine, una bomba fumogena lanciata poco
prima di morire mostra l’ottimo lavoro svolto sugli
effetti, mentre i riflessi di luce e la resa dell’acqua
portano a due semplici considerazioni: distrarsi per
ammirare il lato grafico qui non è un’idea geniale (la
morte può sopraggiungere in un lampo grazie ad un
fucile motosega piantato nella schiena) e, soprattutto,
la parte multigiocatore del titolo può essere considerata fortunatamente come una creatura a sé, agile e
imponente, e non come il canonico compitino svolto
con sufficienza accademica.
L’apprezzatissima modalità Orda non è stata esclusa
da questo ricco pacchetto e i giocatori che accetteranno la sfida imbastita dallo sviluppatore The
Coalition dovranno collaborare con altri compagni
di ventura al fine di resistere a tutta una serie di ondate nemiche gestite da un’ottima intelligenza artificiale. Il suffisso numerico 3.0 presente nel nome di
quest’ultima modalità porta con sé anche qualche
interessante introduzione, come un inedito sistema
di ricompense (indispensabili per incrementare il proprio livello e sbloccare così nuovi contenuti), nuove
fortificazioni da piazzare strategicamente all’interno
della mappa e diverse classi tra cui scegliere, ognuna
legata ad abilità e vantaggi unici. Il soldato avrà ad esempio dei bonus con le armi standard, lo scout potrà
contare su una maggiore energia, mentre l’Ingegnere
sarà l’unico membro del team in grado di riparare le
torrette piazzate sul campo. Non essendo ancora disponibile, esprimere un parere definitivo sulla stabilità
dei server di questo Gears of War 4 rappresenterebbe
un esercizio di stile assolutamente superfluo, ma di
certo tali modalità offriranno un enorme quantitativo
di ore da vivere sempre con un sorriso compiaciuto
in volto.
P5 Wireless.
Abbiamo eliminato
il cavo ma il suono
è rimasto lo stesso.
P5 Bluethooth, musica in mobilità
senza compromessi con 17 ore di
autonomia e ricarica veloce per
performance allo stato dell'arte. La
solita qualità e cura nei materiali di
Bowers & Wilkins adesso senza fili
grazie alla nuova P5 S2 Bluetooth.
www.audiogamma.it
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TEST Orbotix sforna Force Band, un controller gestuale che permette di guidare Sphero senza lo smartphone utilizzando i gesti
Sphero BB8 con Force Band in prova: che Forza!
Il piccolo droide Sphero con le sembianze di BB-8 si può ora comandare anche con un bracciale bluetooth al polso
N
di Roberto PEZZALI
on avrà il carisma di R2D2, ma il piccolo e tondo
BB-8 è riuscito a farsi amare dalle nuove generazioni per la sua forma sferica e il suo modo particolare di muoversi. Lo scorso anno Orbotix, azienda
che ha creato il noto robot - gioco Sphero, è riuscita
nell’ardua impresa di trasformare Sphero in un piccolo
droide completo capace di emulare movimenti e gesti
del piccolo eroe dell’ultimo film Disney, Star Wars - The
Force Awakens.
video
L’accoppiamento è decisamente semplice, bluetooth
4.0 con rilevatore di prossimità, basta tenere vicini
smartphone e droide per accoppiarli: dopo aver caricato per circa 3 ore la batteria regala dai 50 ai 70 minuti di
divertimento, a seconda della modalità di utilizzo e della
velocità di movimento.
Quest’anno Sphero tenta il raddoppio, portando sugli
scaffali dei Disney Store e dei principali negozi online
Force Band, un controller gestuale che permette di
guidare il droide senza lo smartphone, solo utilizzando i
gesti e la “Forza” come un vero Jedi.
Sphero vende sia il kit completo, al costo consigliato di
229 euro, sia il solo controller a 89 euro, quest’ultimo
destinato a coloro che hanno già la versione base del
droide e vogliono solo ampliarne lo potenzialità. Non ci
dilungheremo troppo sul funzionamento del “magico”
robot: grazie ad una serie di motori interni, calamite e
ad un bilanciere il droide ruota su superfici di ogni tipo
tenendo la testa al suo posto, ovvero fissata verso l’alto.

Un piccolo capolavoro di produzione, e dobbiamo dire
che Sphero ha anche lavorato bene sotto il profilo dei
materiali perché nonostante cadute ripetute e qualche
colpo contro i mobili BB-8 resta intatto, al massimo
perde la testa (calamitata).
torna al sommario
senza qualche difficoltà, il droide.
La curva di apprendimento non è immediata: se usando
lo smartphone la sensazione è di avere più controllo nei
movimenti, con il bracciale al polso si fa più fatica, soprattutto per una serie di gestire predefinite che devono
essere eseguite alla perfezione.
lab
Per ricaricarlo Sphero ha
inserito nella scatola
una comoda base a induzione, tuttavia nella
nuova versione con
“Force Band” l’utente
è costretto a ricaricare il
bracciale separatamente e
soprattutto con un altro caricatore:
non è previsto un connettore per il Band direttamente
dalla base del caricatore del droide. Il bracciale si accoppia come il droide: collegamento bluetooth con lo
smartphone e poi, successivamente, un collegamento
wireless diretto automatico tra Force Band e BB-8.
Il divertimento in ogni caso non manca, anzi, ci saremmo stupiti se il controllo di BB-8 con la Forza fosse stato
semplice e immediato: controllare la Forza richiede
concentrazione, chiedere a Yoda. Scherzi a parte BB8
Sphero Force Band Edition aggiunge al droide quello
che mancava, un controllo più naturale dei suoi movimenti. Il prezzo da pagare per questo giocattolo hi-tech
è comunque elevato: 229 euro per la versione completa non sono pochi, e anche il bracciale a 89 euro non è
proprio economico.
Oltre alle varie modalità già presenti sulla versione
precedente indossando il bracciale e seguendo il tutorial, appaiono nuove modalità d’uso, e dobbiamo dire
che l’app con le nuove possibilità offerte è ancora più
interessante e completa. In ogni caso la modalità più
divertente è la guida libera, e dopo un breve tutorial
muovendo il braccia si riuscirà a padroneggiare, non

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