richiesta di sangue - Spedali Civili di Brescia

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richiesta di sangue - Spedali Civili di Brescia
Azienda Ospedaliera
“Spedali Civili di Brescia”
SERVIZIO DI IMMUNOEMATOLOGIA
E MEDICINA TRASFUSIONALE
GUIDA PER GLI UTENTI
TRASFUSIONI DOMICILIARI
PREMESSA
Le cure domiciliari (così come definito dal documento del Ministero della Salute) consistono in
trattamenti medici, infermieristici, riabilitativi, prestati da personale qualificato per la cura e
l’assistenza delle persone non autosufficienti e in condizioni di fragilità, con patologie in atto o esiti
delle stesse, per stabilizzare il quadro clinico, limitare il declino funzionale e migliorare la qualità
della vita quotidiana.
Per poter permettere il trasferimento a domicilio di competenze specialistiche tipiche della degenza
ospedaliera si rende necessario un forte incremento della flessibilità organizzativa e la ricerca di
nuovi strumenti gestionali che assicurino da un lato la qualità professionale del servizio offerto e
dall’altro il miglioramento della qualità di vita dell’assistito.
In Italia la disciplina trasfusionale si attiene a numerose direttive europee (2001/83/CE, 2002/98/CE
e 2004/33/CE) che stabiliscono le norme di qualità e di sicurezza per la raccolta, il controllo, la
lavorazione, la conservazione e la distribuzione del sangue umano e dei suoi componenti, e al
Decreto Ministeriale 03/03/05 relativo alle caratteristiche e modalità per la donazione del sangue ed
emocomponenti.
Non esiste invece una normativa specifica né linee giuda per l’esecuzione della pratica trasfusionale
domiciliare, anche se è facile intuire la maggior praticabilità, economicità e comodità di tale attività
nel paziente terminale.
Con questa guida per l’utente, specifica per le trasfusioni domiciliari, abbiamo cercato quindi di
supportare il personale addetto all’assistenza domiciliare sia dal punto di vista burocratico che
sanitario.
Un attenzione particolare è stata dedicata alla gestione della trasfusione e delle reazioni avverse alla
trasfusione stessa.
TELEFONO MEDICO DI GUARDIA: 030 3995471-3
FAX SERVIZIO TRASFUSIONALE: 030 3995070
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IDENTIFICAZIONE DEL PAZIENTE E DEI SUOI
CAMPIONI DI SANGUE
La non corretta identificazione del paziente e dei suoi campioni di sangue è una importante causa di
trasfusione incompatibile, che può determinare reazione trasfusionale emolitica e, nei casi più gravi,
la morte del paziente.
L’identità del paziente non può essere accertata direttamente dal Servizio Trasfusionale, ma viene
stabilita indirettamente in base ai dati riportati sui campioni e sulla documentazione allegata.
E’ pertanto indispensabile che vengano prese tutte le misure necessarie a garantire la corretta
identificazione del paziente e dei campioni di sangue destinati alle indagini pretrasfusionali.
Possiamo suggerire, anche in assenza di strumenti oggettivi di identificazione (lettori ottici per il
braccialetto identificativo), le seguenti misure precauzionali:
- l’intero processo di identificazione e raccolta del campione di sangue deve essere svolto in modo
continuo e ininterrotto e deve coinvolgere un solo paziente per volta e un solo operatore sanitario.
- è preferibile prima raccogliere il campione, subito dopo etichettare con l’etichetta riportante i dati
anagrafici e quindi procedere all’identificazione positiva del paziente.
L’identificazione del paziente deve essere “positiva” quindi:
Chiedere al paziente di dichiarare il proprio nome, cognome e data di nascita (identificazione
positiva).
Qualora ciò non sia possibile (paziente non cosciente o non attendibile, paziente pediatrico,
paziente con barriere linguistiche) ottenere le stesse informazioni da un parente
Tutti i dati devono combaciare perfettamente.
- apporre la propria firma sulla provetta.
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RICHIESTA DI SANGUE
1. DOCUMENTAZIONE NECESSARIA
2. CAMPIONI DA ALLEGARE
3. INVIO E GESTIONE DELLA RICHIESTA DI SANGUE
4. UNITA’ DI SANGUE DISPONIBILI
5. VALIDITA’ RICHIESTA DI SANGUE
6. RITIRO UNITA’ DI SANGUE
7. TRASPORTO UNITA’ DI SANGUE
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1. DOCUMENTAZIONE NECESSARIA
a) richiesta formulata su ricettario regionale
b) richiesta/ritiro emazie concentrate (RREC rev00)
a) RICHIESTA RICETTARIO REGIONALE
Deve riportare, oltre i dati anagrafici del paziente, la dicitura:
“si richiedono indagini pretrasfusionali + n°…… unità di emazie concentrate”
b) RICHIESTA/RITIRO EMAZIE CONCENTRATE
Deve essere compilata in ogni sua parte in duplice copia
1. DATI ANAGRAFICI
Trascrivere i dati anagrafici in stampatello senza abbreviazioni, la data di nascita
come gg/mm/aaaa e barrare la casella M (maschio) o F (femmina).
Il CAI (Codice Anagrafico Interno) è riportato in alto a destra sul referto di gruppo e
su ogni modulo o etichetta associati ad un paziente (è il codice numerico univoco di
identificazione di una anagrafica nel gestionale del SIMT).
2. DIAGNOSI
Trascrivere nell’apposito spazio la diagnosi clinica
abbreviazioni.
Barrare l’indicazione più appropriata circa i valori di Hb.
possibilmente
senza
3. DATI IMMUNOEMATOLOGICI
Trascrivere il gruppo se si è già in possesso di un referto di gruppo oppure barrare la
casella “Gruppo sconosciuto”. Si ricorda che la determinazione del gruppo
sanguigno deve sempre essere eseguita dal SIMT, non saranno accettati referti
rilasciati da altri laboratori.
Barrare i dati immunoematologici di cui si è a conoscenza (in modo particolare
sempre il dato riguardante le trasfusioni pregresse o le eventuali gravidanze).
4. RICHIESTA
Indicare il numero di unità richieste e le eventuali lavorazioni.
Indicare sempre con chiarezza quando si intende procedere alla trasfusione barrando
la casella “unità disponibili dal …. ore….” per consentire una puntuale evasione
della richiesta.
Apporre firma e timbro
1. del medico che è responsabile della prescrizione della terapia trasfusionale e della
corrispondenza univoca paziente-richiesta
2. dell’operatore sanitario che ha eseguito il prelievo dei campioni per le indagini
pretrasfusionali che è responsabile della corrispondenza univoca di pazientecampione di sangue
Indicare sempre un recapito telefonico per comunicazioni urgenti
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5. SPAZIO RISERVATO AL RITIRO
Deve essere compilato per il ritiro delle unità di sangue
2. CAMPIONI DI SANGUE
Provetta/e EDTA 4.9 ml
La richiesta di sangue deve sempre essere accompagnata da 1 provetta in EDTA (4.9 ml) per
l’esecuzione delle indagini pretrasfusionali
Il campione deve essere:
prelevato non oltre le 2 ore precedenti l’invio.
correttamente identificato con una etichetta recante i dati anagrafici del paziente (cognome,
nome, data di nascita). Non si accettano abbreviazioni o nomi troncati.
firmato sull’etichetta recante i dati anagrafici da chi effettua il prelievo che è quindi
responsabile della corrispondenza univoca paziente-campione.
3. INVIO E GESTIONE DELLA RICHIESTA DI SANGUE
1. Al SIMT devono essere recapitate le 2 copie della richiesta di sangue, e il relativo campione
di sangue.
2. La copia n°1 rimane al SIMT.
3. La copia n°2 viene subito restituita timbrata, firmata ed etichettata e deve essere utilizzata
per il successivo ritiro di sangue.
Le richieste sono accettate 24 ore su 24 sia nei giorni feriali che festivi.
Le richieste pervenute entro le ore 10.00 saranno evase per le ore 15.00.
Le richieste pervenute entro le ore 13.00 saranno evase per le ore 17.00.
Le richieste pervenute oltre le ore 13.00 saranno evase per le ore 07.00 del giorno successivo.
Nei casi di particolare urgenza la consegna del sangue può avvenire in 45-60 minuti previa accordi
con il laureato del SIMT.
4. UNITA’ DI SANGUE DISPONIBILI
Sono messe a disposizione le unità richieste.
5. VALIDITA’ DELLA RICHIESTA DI SANGUE
La richiesta ha una validità di 72 ore dal timbro effettuato dal SIMT.
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6. RITIRO UNITA’ DI SANGUE
CAMPIONI DI SANGUE
1. PAZIENTE CON GRUPPO DICHIARATO SULLA RICHIESTA DI SANGUE
Non sono necessari campioni aggiuntivi al momento del ritiro di sangue.
2. PAZIENTE CON GRUPPO NON DICHIARATO SULLA RICHIESTA DI SANGUE
Al momento del primo ritiro di sangue è necessario inviare 1 provetta in EDTA 4.9 ml per la
seconda determinazione del gruppo sanguigno.
Il campione deve essere:
prelevato al momento della necessità trasfusionale (quindi in un momento diverso, come
previsto dalle disposizioni legislative vigenti, rispetto al primo prelievo effettuato per le
indagini pretrasfusionali).
correttamente identificato con una etichetta recante i dati anagrafici del paziente (cognome,
nome, data di nascita). Non si accettano abbreviazioni.
firmato sull’etichetta recante i dati anagrafici da chi effettua il prelievo che è quindi
responsabile della corrispondenza univoca paziente-campione.
MODULISTICA
Consegnare al SIMT la copia n°2 della richiesta, correttamente compilata dal medico richiedente il
ritiro, nello spazio riservato.
7. TRASPORTO
Il trasporto delle unità deve avvenire in accordo con le disposizioni legislative vigenti e quindi deve
prevedere l’utilizzo di appositi contenitori che assicurino adeguate condizioni di protezione e di
igiene (contenitore rigido e lavabile). Nei contenitori devono essere disposti dei panetti di ghiaccio
ricoperti da un foglio di cartone o di polistirolo (in modo che non entrino a diretto contatto con le
sacche di sangue).
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RICHIESTA DI PLASMA
1. DOCUMENTAZIONE NECESSARIA
2. CAMPIONI DA ALLEGARE
3. INVIO E GESTIONE DELLA RICHIESTA DI PLASMA
4. RITIRO UNITA’ DI PLASMA
5. TRASPORTO UNITA’ DI PLASMA
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1. DOCUMENTAZIONE NECESSARIA
a) richiesta formulata su ricettario regionale
b) richiesta/ritiro plasma (RRPLSrev00)
a) RICHIESTA RICETTARIO REGIONALE
Deve riportare, oltre i dati anagrafici del paziente, la dicitura:
“si richiedono n°…… unità di plasma + eventuale gruppo sanguigno”
b) RICHIESTA/RITIRO PLASMA
Deve essere compilata in ogni sua parte in duplice copia
trascrivere i dati anagrafici in stampatello senza abbreviazioni, la data di nascita come
gg/mm/aaaa e barrare la casella M (maschio) o F (femmina)
Il CAI (Codice Anagrafico Interno) è riportato in alto a destra sul referto di gruppo e su ogni
modulo o etichetta associati ad un paziente (è il codice numerico univoco di identificazione di
una anagrafica nel gestionale del SIMT).
Trascrivere il gruppo se si è già in possesso di un referto di gruppo. Si ricorda che la
determinazione del gruppo sanguigno deve sempre essere eseguita dal SIMT, non saranno
accettati referti rilasciati da altri laboratori
Trascrivere nell’apposito spazio la diagnosi clinica possibilmente senza abbreviazioni.
Trascrivere i dati di PT e PTT.
Compilare lo spazio dei dati immunoematologici
Barrare la casella d’interesse per quanto riguarda i tempi di ritiro (specificare data e ora della
trasfusione)
Indicare la quantità di plasma da trasfondere (come ml totali)
Apporre firma, timbro (il medico che appone la firma è responsabile della corretta compilazione
della richiesta).
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2. CAMPIONI DA ALLEGARE ALLA RICHIESTA DI PLASMA
PAZIENTE CON GRUPPO CONOSCIUTO
Può essere richiesta dal SIMT, al momento del primo ritiro, una seconda determinazione di
gruppo sanguigno (1 provetta in EDTA 4.9 ml).
PAZIENTE CON GRUPPO NON CONOSCIUTO
1 provetta in EDTA 4.9 ml all’invio della richiesta di plasma (prima determinazione)
1 provetta in EDTA 4.9 ml al momento del ritiro (seconda determinazione)
I campioni devono essere:
prelevati non oltre le 2 ore precedenti l’invio.
correttamente identificati con una etichetta recante i dati anagrafici del paziente (cognome,
nome, data di nascita). Non si accettano abbreviazioni o nomi troncati.
firmato sull’etichetta recante i dati anagrafici da chi effettua il prelievo che è quindi
responsabile della corrispondenza univoca paziente-campione.
3. INVIO E GESTIONE DELLA RICHIESTA DI PLASMA
1. La richiesta di plasma deve essere inviata ESCLUSIVAMENTE nel momento in cui si
decide di procedere alla trasfusione ed è quindi necessario compilare anche lo spazio
riguardante il ritiro.
2. Il plasma SCONGELATO è disponibile entro 1 ora dall’arrivo della richiesta.
3. La richiesta è accettata 24 ore su 24 nei giorni feriali e festivi.
4. Se il gruppo del paziente è conosciuto è possibile inviare via fax la copia della richiesta.
5. Se il gruppo del paziente non è conosciuto la richiesta deve essere recapitata al SIMT
unitamente alla provetta e alla richiesta di gruppo.
4. RITIRO UNITA’ DI PLASMA
CAMPIONI DI SANGUE
1. PAZIENTE CON GRUPPO DICHIARATO SULLA RICHIESTA DI PLASMA
Può essere richiesta dal SIMT, al momento del primo ritiro, una seconda determinazione di
gruppo sanguigno (1 provetta in EDTA 4.9 ml).
2. PAZIENTE CON GRUPPO NON DICHIARATO SULLA RICHIESTA DI PLASMA
Al momento del ritiro del plasma è necessario inviare 1 provetta in EDTA 4.9 ml per la seconda
determinazione del gruppo sanguigno.
Il campione per la seconda determinazione deve essere:
prelevato al momento della necessità trasfusionale (quindi in un momento diverso, come
previsto dalle disposizioni legislative vigenti, rispetto al primo prelievo effettuato per la
prima determinazione di gruppo).
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correttamente identificato con una etichetta recante i dati anagrafici del paziente (cognome,
nome, data di nascita). Non si accettano abbreviazioni.
firmato sull’etichetta recante i dati anagrafici da chi effettua il prelievo che è quindi
responsabile della corrispondenza univoca paziente-campione.
MODULISTICA
Consegnare al SIMT la copia n°2 della richiesta, correttamente compilata dal medico richiedente
il ritiro, nello spazio riservato. (se la richiesta è stata inviata via fax consegnare anche la copia n°1)
5.TRASPORTO
Il trasporto delle unità deve avvenire in accordo con le disposizioni legislative vigenti e quindi deve
prevedere l’utilizzo di appositi contenitori che assicurino adeguate condizioni di protezione e di
igiene (contenitore rigido e lavabile). Nei contenitori devono essere disposti dei panetti di ghiaccio
ricoperti da un foglio di cartone o di polistirolo (in modo che non entrino a diretto contatto con le
sacche di plasma).
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RICHIESTA DI PIASTRINE
1. DOCUMENTAZIONE NECESSARIA
2. CAMPIONI DA ALLEGARE
3. INVIO E GESTIONE DELLA RICHIESTA DI PIASTRINE
4. RITIRO UNITA’ DI PIASTRINE
5. TRASPORTO UNITA’ DI PIASTRINE
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1. DOCUMENTAZIONE NECESSARIA
c) richiesta formulata su ricettario regionale
d) richiesta/ritiro plasma (RRPLTrev00)
b) RICHIESTA RICETTARIO REGIONALE
Deve riportare, oltre i dati anagrafici del paziente, la dicitura:
“si richiedono piastrine + eventuale gruppo sanguigno”
b) RICHIESTA/RITIRO PIASTRINE
Deve essere compilata in ogni sua parte in duplice copia
trascrivere i dati anagrafici in stampatello senza abbreviazioni, la data di nascita come
gg/mm/aaaa e barrare la casella M (maschio) o F (femmina)
Il CAI (Codice Anagrafico Interno) è riportato in alto a destra sul referto di gruppo e su ogni
modulo o etichetta associati ad un paziente (è il codice numerico univoco di identificazione di
una anagrafica nel gestionale del SIMT).
Trascrivere il gruppo se si è già in possesso di un referto di gruppo. Si ricorda che la
determinazione del gruppo sanguigno deve sempre essere eseguita dal SIMT, non saranno
accettati referti rilasciati da altri laboratori
Trascrivere nell’apposito spazio la diagnosi clinica possibilmente senza abbreviazioni..
Compilare lo spazio dei dati immunoematologici
Barrare la casella d’interesse per quanto riguarda i tempi di ritiro (specificare data e ora della
trasfusione)
Apporre firma, timbro (il medico che appone la firma è responsabile della corretta compilazione
della richiesta).
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2. CAMPIONI
PIASTRINE
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ALLEGARE
ALLA
RICHIESTA
DI
PAZIENTE CON GRUPPO CONOSCIUTO
Può essere richiesta dal SIMT, al momento del primo ritiro, una seconda determinazione di
gruppo sanguigno (1 provetta in EDTA 4.9 ml).
PAZIENTE CON GRUPPO NON CONOSCIUTO
1 provetta in EDTA 4.9 ml all’invio della richiesta di piastrine (prima determinazione)
1 provetta in EDTA 4.9 ml al momento del ritiro (seconda determinazione)
I campioni devono essere:
prelevati non oltre le 2 ore precedenti l’invio.
correttamente identificati con una etichetta recante i dati anagrafici del paziente (cognome,
nome, data di nascita). Non si accettano abbreviazioni o nomi troncati.
firmato sull’etichetta recante i dati anagrafici da chi effettua il prelievo che è quindi
responsabile della corrispondenza univoca paziente-campione.
3. INVIO E GESTIONE DELLA RICHIESTA DI PIASTRINE
1. La richiesta di piastrine deve essere inviata ESCLUSIVAMENTE nel momento in cui si
decide di procedere alla trasfusione ed è quindi necessario compilare anche lo spazio
riguardante il ritiro.
2. La richiesta è accettata 24 ore su 24 nei giorni feriali e festivi.
3. Se il gruppo del paziente è conosciuto è possibile inviare via fax la copia della richiesta.
4. Se il gruppo del paziente non è conosciuto la richiesta deve essere recapitata al SIMT
unitamente alla provetta e alla richiesta di gruppo.
4. RITIRO UNITA’ DI PIASTRINE
CAMPIONI DI SANGUE
1. PAZIENTE CON GRUPPO DICHIARATO SULLA RICHIESTA DI PIASTRINE
Può essere richiesta dal SIMT, al momento del primo ritiro, una seconda determinazione di
gruppo sanguigno (1 provetta in EDTA 4.9 ml).
2. PAZIENTE CON GRUPPO NON DICHIARATO SULLA RICHIESTA DI PIASTRINE
Al momento del ritiro delle piastrine è necessario inviare 1 provetta in EDTA 4.9 ml per la
seconda determinazione del gruppo sanguigno.
Il campione per la seconda determinazione deve essere:
prelevato al momento della necessità trasfusionale (quindi in un momento diverso, come
previsto dalle disposizioni legislative vigenti, rispetto al primo prelievo effettuato per la
prima determinazione di gruppo).
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correttamente identificato con una etichetta recante i dati anagrafici del paziente (cognome,
nome, data di nascita). Non si accettano abbreviazioni.
firmato sull’etichetta recante i dati anagrafici da chi effettua il prelievo che è quindi
responsabile della corrispondenza univoca paziente-campione.
MODULISTICA
Consegnare al SIMT la copia n°2 della richiesta, correttamente compilata dal medico richiedente
il ritiro, nello spazio riservato. (se la richiesta è stata inviata via fax consegnare anche la copia n°1)
5.TRASPORTO
Il trasporto delle unità deve avvenire in accordo con le disposizioni legislative vigenti e quindi
deve prevedere l’utilizzo di appositi contenitori che assicurino adeguate condizioni di
protezione e di igiene (contenitore rigido e lavabile).
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TRASFUSIONE UNITA’
Prima di procedere alla trasfusione è necessario condurre, preferibilmente al letto del malato e non
in una stanza diversa, una serie di controlli.
L’intero processo deve essere svolto in modo continuo e ininterrotto e deve coinvolgere un solo
paziente per volta.
Se è previsto l’utilizzo di due operatori, questi devono condurre tutti i controlli previsti
indipendentemente l’uno dall’altro.
Se l’iter dovesse essere interrotto tutti i controlli devono essere ripetuti da capo.
1. IDENTIFICARE IL PAZIENTE
INFERMIERA
L’identificazione del paziente deve essere “positiva” quindi:
Chiede al paziente di dichiarare il proprio nome, cognome e data di nascita (identificazione
positiva). Qualora ciò non sia possibile (paziente non cosciente o non attendibile, paziente
pediatrico, paziente con barriere linguistiche) ottenere le stesse informazioni da un parente.
Confronta i dati con quelli riportati sul modulo di consegna e sull’etichetta di assegnazione
applicata sull’unità.
Sigla l’avvenuto controllo
Tutti i dati devono combaciare perfettamente.
MEDICO
Assumendo il ruolo di co-identificatore, accerta per la seconda volta (sempre in modo
“positivo”), l’identità del paziente.
Sigla l’avvenuto controllo
Tutti i dati devono combaciare perfettamente.
Contattare immediatamente il SIMT in caso di discrepanze fra i dati riportati sull’unità e i relativi
moduli e i dati riferiti dal paziente.
2. IDENTIFICARE LE UNITA’ CONSEGNATE
MEDICO
verifica la corrispondenza dei dati presenti sulla sacca [CDM unità (numero identificativo
unità), descrizione dell’emocomponente, gruppo], sul modulo di consegna, sull’etichetta di
assegnazione applicata sulla sacca;
verifica la corrispondenza fra gruppo sanguigno del paziente riportato sul referto di gruppo e
gruppo riportato sull’etichetta di assegnazione;
verifica la compatibilità fra gruppo del paziente e gruppo riportato sull’etichetta dell’unità;
verifica la presenza sull’unità di etichette aggiuntive se richieste lavorazioni particolari;
verifica la data di scadenza dell’emocomponente;
sigla gli avvenuti controlli
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TRASFUSIONI DOMICILIARI
Contattare immediatamente il SIMT in caso di discrepanze fra i dati riportati sull’unità e i relativi
moduli e i dati conservati nella documentazione del paziente.
Tutte le etichette devono rimanere applicate all’unità sino a che la trasfusione non sia terminata.
3. ISPEZIONARE L’UNITA’
MEDICO
Al fine di assicurarsi che:
la sacca sia integra
non vi sia emolisi nel plasma o all’interfaccia fra globuli rossi e plasma
non vi sia alterazione del colore o presenza di torbidità
non vi siano coaguli o macroaggregati
Nel sospetto di qualsiasi alterazione, contattare immediatamente il SIMT prima di iniziare la
trasfusione.
4. RILEVARE E REGISTRARE I PARAMETRI VITALI PRE-TRASFUSIONE
INFERMIERA
Rileva i parametri vitali del paziente (polso, pressione arteriosa, temperatura corporea, frequenza
respiratoria) non oltre 60 minuti prima dell’inizio della trasfusione.
5. OPERAZIONI DA EFFETTUARE PRIMA DI INIZIARE LA TRASFUSIONE
INFERMIERA
a. Procede all’igiene delle mani mediante lavaggio sociale o utilizzo della soluzione alcol-gel
prima di preparare il materiale necessario alla trasfusione.
b. Indossa guanti monouso puliti.
c. Innesta il deflussore alla sacca garantendo la massima asepsi (tecnica del “No Touch”) e senza
comprimere eccessivamente la sacca.
d. Ripone in un vassoio: la sacca innestata, garze, guanti e il flacone di antisettico (Clorexidina
0,5% in soluzione alcolica 70%).
e. Toglie i guanti e li elimina negli appositi contenitori per rifiuti
f. Procede all’igiene delle mani mediante lavaggio antisettico o utilizzo della soluzione alcol-gel
6. TRASFUSIONE CON ACCESSO VENOSO PERIFERICO (CVP) GIA’ PRESENTE
INFERMIERA
a. Procede all’igiene delle mani mediante lavaggio sociale o utilizzo della soluzione alcol-gel
prima di preparare il materiale necessario alla trasfusione.
b. Indossa un paio di guanti monouso puliti.
c. Mette una garza sterile sotto il raccordo del CVP.
d. Disinfetta accuratamente con Clorexidina 0,5% in soluzione alcolica 70% la superficie esterna
del raccordo del CVP e lascia agire per 20/30”.
e. Apre il catetere venoso, ne verifica la pervietà aspirando 4-5 cc di sangue con una siringa e lava
con 5 cc di fisiologica.
f. Innesta il deflussore della sacca al raccordo del CVP mantenendo la massima asepsi (tecnica del
“No Touch”).
g. Toglie i guanti e li elimina negli appositi contenitori per rifiuti
h. Procede all’igiene delle mani mediante lavaggio antisettico o utilizzo della soluzione alcol-gel
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7. TRASFUSIONE CON ACCESSO VENOSO CENTRALE (CVC) GIA’ PRESENTE
INFERMIERA
a. Procede all’igiene delle mani mediante lavaggio antisettico o utilizzo della soluzione alcol-gel
b. Indossa un paio di guanti sterili.
c. Mette un telino sterile sotto la via di accesso (raccordo, sistemi senz’ago) del CVC.
d. Disinfetta accuratamente con Clorexidina 0,5% in soluzione alcolica 70% la superficie esterna
della via di accesso del CVC e lascia agire per 20/30”.
e. Apre il catetere venoso, ne verifica la pervietà aspirando 4-5 cc di sangue con una siringa e lava
con 10 cc di fisiologica.
f. Innesta il deflussore della sacca alla via di accesso del CVC mantenendo la massima asepsi
(tecnica del “No Touch”).
g. Toglie i guanti e li elimina negli appositi contenitori per rifiuti
h. Procede all’igiene delle mani mediante lavaggio antisettico o utilizzo della soluzione alcol-gel
8. TRASFUSIONE CON ACCESSO VENOSO PERIFERICO (CVP) DA REPERIRE
INFERMIERA
a. Procede all’igiene delle mani mediante lavaggio antisettico o utilizzo della soluzione alcol-gel
b. Individua una vena idonea al posizionamento dell’ago o CVP
c. Posiziona un telino pulito sotto al braccio del paziente.
d. Dispone il laccio 10–12 cm sopra la vena da pungere.
e. Procede all’igiene delle mani mediante lavaggio antisettico o utilizzo della soluzione alcol-gel
f. Indossa un paio di guanti monouso puliti.
g. Disinfetta la cute con movimenti circolari dall’interno verso l’esterno utilizzando una garza
sterile imbevuta di antisettico (Clorexidina 0,5% in soluzione alcolica 70%).
h. Prima della puntura lascia agire l’antisettico per almeno 20/30 secondi.
i. Non esegue la palpazione del sito di inserzione del CVP dopo l’applicazione degli antisettici, a
meno che non operi in asepsi.
j. Posizionare il CVP nella vena individuata
k. Verifica il corretto posizionamento in vena osservando la presenza di ritorno venoso.
l. Apre il laccio emostatico
m. Raccorda il deflussore della sacca al raccordo dell’ago mantenendo la massima asepsi (tecnica
del “No Touch”).
n. Toglie i guanti e li elimina negli appositi contenitori per rifiuti
o. Procede all’igiene delle mani mediante lavaggio antisettico o utilizzo della soluzione alcol-gel
9. INFONDERE tutti gli emocomponenti utilizzando dispositivi specificatamente approvati
per la trasfusione che devono essere impiegati seguendo le istruzioni dei produttori.
I set da trasfusione di tipo standard hanno, in linea, un filtro per microaggregati (con pori da 2040 ), una camera di gocciolamento e tubi di varia configurazione.
Per ottenere flussi e prestazioni ottimali, i filtri dovrebbero essere totalmente bagnati e la camera di
gocciolamento dovrebbe essere riempita a metà per consentire una corretta visione del flusso.
La maggior parte dei set da trasfusione standard sono costruiti per filtrare da 5 a 6 unità di
emocomponenti, ma se la prima unità ha richiesto 4 ore per l’infusione, il filtro non può essere
riutilizzato.
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TRASFUSIONI DOMICILIARI
In casi particolari debbono essere utilizzati filtri per leucoriduzione che sono in grado di ridurre il
numero di leucociti a meno di 1x 106, un livello che riduce il rischio di alloimmunizzazione HLA e
la trasmissione di CMV, nonché l’incidenza di reazioni trasfusionali febbrili non emolitiche (vedi
cap 01).
L’utilizzo di riscaldatori per il sangue è raccomandato in pazienti con crioagglutinine
clinicamente significative e in pazienti sottoposti a trasfusione massiva (con flussi superiori a 100
ml/min per più di 30 minuti). In nessun altra situazione è indicato il riscaldamento del sangue a
temperatura corporea prima della trasfusione.
Il sangue può essere immediatamente trasfuso dopo la sua consegna e il riscaldamento a
temperatura ambiente riservato solo a condizioni molto particolari (esempio: basso peso).
Le pompe meccaniche, che permettono infusioni a ritmo controllato e a bassa velocità, sono utili
per trasfusioni pediatriche o in particolari e selezionati pazienti. Alcuni di questi sistemi possono
essere impiegati con i comuni set da infusione standard, altri richiedono speciali apparecchiature di
plastica monouso o tubi da infusione forniti dai produttori: tutti i set devono comunque avere
l’indicazione all’utilizzo con sangue ed emocomponenti.
Possono essere aggiunti filtri deleucocizzanti a monte della pompa.
Possono essere utilizzati molti dispositivi per l’accesso venoso: la scelta dipende dalla
localizzazione, dalla dimensione e dall’integrità delle vene del paziente, dal tipo di emocomponente
da trasfondere, dal volume e dal ritmo della somministrazione, dalle possibili interazioni fra le
soluzioni parenterali e dalla durata prevista della terapia endovenosa.
Non ci sono linee guida cogenti che limitano la dimensioni dei cateteri o degli aghi impiegati nella
trasfusione. Un ago di 18-19 gauge fornisce un buon flusso per emocomponenti cellulari, senza
eccessivo disturbo per il paziente.
I tempi raccomandati per il completamento di una trasfusione sono i seguenti:
- concentrati eritrocitari: 90-120 minuti.
- concentrati plasmatici o piastrinici: 30-60 minuti.
La trasfusione deve comunque essere completata, al massimo, entro 4 ore dalla consegna delle
unità.
ADULTI
EMAZIE CONCENTRATE
- dose: 4 ml/kg (equivalente a 1 unità per un peso di 70kg) che incrementa la concentrazione
di Hb di circa 1g/dl
-
velocità di infusione standard: 2ml/min per i primi 15 minuti poi 100-230 ml/h. Si
raccomanda il completamento dell’infusione in 90-120 minuti
-
velocità di infusione rapida (emorragia massiva): 1 unità ogni 5-10 minuti (sotto stretto
monitoraggio emodinamico)
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PIASTRINE
- dose:
Può essere calcolata utilizzando la seguente formula:
incremento piastrinico desiderato (x103) X volume ematico pz ( litri) X 1.5
dose piastrinica (x1011) = --------------------------------------------------------------------------------------100
In pratica: 0.5 x 1011 PLT/10Kg
L’aumento di piastrine atteso è di 50-100000/ l.
-
velocità di infusione: 2-5ml/min per i primi 15 minuti poi 200-300 ml/h.
Si raccomanda il completamento dell’infusione in 30-60 minuti.
via di somministrazione: i concentrati piastrinici non devono essere trasfusi attraverso set da
infusione appena utilizzati per somministrare altri emocomponenti.
PLASMA
- dose: 10-20 ml/kg
-
velocità di infusione: 2-5ml/min per i primi 15 minuti poi 200-300 ml/h.
Si raccomanda il completamento dell’infusione in 30-60 minuti
BAMBINI
EMAZIE CONCENTRATE
- dose: 10-15 ml/kg per un aumento atteso di circa 2-3 g/dl
oppure Vol (ml) = incremento desiderato dell’Hb (g/dl) X peso (kg) X 3
-
velocità di infusione standard: 5% del volume totale da trasfondere in base al peso per i
primi 15 minuti poi 2-5 ml/kg/h
PIASTRINE
- dose:
Può essere calcolata utilizzando la seguente formula:
incremento piastrinico desiderato (x103) X volume ematico pz ( litri) X 1.5
dose piastrinica (x1011) = --------------------------------------------------------------------------------------100
In pratica: 0.5 x 1011 PLT/10Kg (10-20 ml/kg)
L’aumento di piastrine atteso è di 50-100000/ l.
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TRASFUSIONI DOMICILIARI
-
velocità di infusione: 5% del volume tot da trasfondere in base al peso per i primi 5 minuti
poi 10-20 ml/kg/h
-
via di somministrazione: i concentrati piastrinici non devono essere trasfusi attraverso set da
infusione appena utilizzati per somministrare altri emocomponenti.
PLASMA
- dose: 10-20 ml/kg
-
velocità di infusione: 5% del volume tot da trasfondere in base al peso per i primi 5 minuti
poi 10-20 ml/kg/h
10. NON SOMMINISTRARE FLUIDI sulla stessa linea di infusione utilizzata per gli
emocomponenti. Le soluzioni o i colloidi che contengono calcio possono infatti indurre la
formazione di coaguli, mentre le soluzioni ipotoniche possono causare emolisi.
11. NON SOMMINISTRARE FARMACI sulla stessa linea di infusione utilizzata per gli
emocomponenti. Se non fosse possibile reperire un secondo accesso venoso, la trasfusione deve
essere interrotta, la linea lavata con soluzione salina, il farmaco somministrato, la linea rilavata
con fisiologica prima di ripartire con la trasfusione.
12. SORVEGLIARE IL PAZIENTE
INFERMIERA
Il paziente deve essere sorvegliato strettamente almeno per i primi 15 minuti al fine di cogliere
eventuali segni di reazione.
Dopo 15 minuti dall’inizio della trasfusione ricontrollare i parametri vitali del paziente (polso,
pressione arteriosa, temperatura corporea) e, se questi sono alterati rispetto ai valori basali,
ricontrollare anche la frequenza respiratoria.
L’osservazione e il monitoraggio dei parametri vitali del paziente devono essere più frequenti in
caso di trasfusioni rapide o di pazienti che non sono in grado di spiegare eventuali sintomi che
potrebbero essere riconducibili a reazioni trasfusionali.
In assenza di problemi è comunque opportuno continuare la sorveglianza, ad intervalli, durante tutta
la durata della trasfusione e fino ad 1 ora dopo che questa è terminata.
Ricontrollare e annotare i parametri vitali (polso, pressione arteriosa, temperatura corporea) alla
fine della trasfusione e comunque non oltre 60 minuti dal termine della stessa.
I pazienti devono essere debitamente informati circa l’eventualità di reazioni avverse tardive.
13. OPERAZIONI DA EFFETTUARE AL TERMINE DELLA TRASFUSIONE
INFERMIERA
a. Lava l’accesso venoso:
- CVC con almeno 10 cc di sol. Fisiologica, indossando guanti
- CVP con 5 cc di sol. Fisiologica, indossando guanti monouso puliti.
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b. Elimina negli appositi contenitori per rifiuti potenzialmente infetti tutto il materiale utilizzato
(sacche, set d’infusione).
14. REGISTRARE L’AVVENUTA TRASFUSIONE
INFERMIERA/MEDICO
A)
B)
C)
D)
REGISTRARE SULLA CARTELLA CLINICA data, ora di inizio, ora di fine, numero
dell’unità/CDM). In sostituzione del numero apporre sulla cartella clinica l’etichetta di
assegnazione posta sulla sacca (l’etichetta non deve comunque essere staccata prima del
termine della trasfusione).
REGISTRARE SULLA CARTELLA CLINICA il nome dell’operatore che ha effettuato la
trasfusione.
REGISTRARE SUL MODULO DI CONSEGNA nell’apposito spazio l’avvenuta
trasfusione.
INVIARE AL SIMT copia del modulo di consegna debitamente compilato. I moduli di
avvenuta trasfusione possono essere inviati anche una volta settimana per posta interna.
15. VERIFICARE L’EFFICACIA DELLA TRASFUSIONE
MEDICO
Verificare l’efficacia della trasfusione dei singoli emocomponenti utilizzando lo schema seguente:
EMAZIE: controllo dell’emoglobina prima e a 24-72 ore dalla trasfusione;
PLASMA: controllo del PT e PTT entro 4 ore dall’infusione;
PIASTRINE: conteggio piastrinico 18-24 ore dopo l’infusione
e riportarne il risultato sulla cartella del paziente.
CATENA DELLE RESPONSABILITA’
MEDICO
INFERMIERA
Accerta l’identità del paziente
Confronto con il braccialetto identificativo, con
il modulo di consegna, con l’etichetta di
assegnazione
Accerta l’identità del paziente
Identifica le unità consegnate
Verifica la compatibilità di gruppo
Ispeziona le unità
Rileva e registra i parametri vitali pretrasfusione
Trasfonde le unità
Sorveglia il paziente e rileva i parametri vitali
Registra l’avvenuta trasfusione
Registra l’avvenuta trasfusione
Verifica l’efficacia della trasfusione
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TRASFUSIONI DOMICILIARI
RESTITUZIONE UNITA’
Premesso che non dovrebbe essere ritirata nessuna unità di cui non si sia già stabilita la necessità
trasfusionale, qualora ciò si verifichi è opportuno che l’unità sia restituita al SIMT nel più breve
tempo possibile e comunque ENTRO 2 ORE DAL RITIRO.
Le unità restituite oltre le 2 ore saranno eliminate dal SIMT.
Le unità di emocomponenti restituite devono essere accompagnate dal relativo modulo
(MRUrev00) correttamente compilato dal medico responsabile che attesta il motivo del mancato
utilizzo e lo stato di conservazione delle stesse.
ELIMINAZIONE UNITA’
Si possono eliminare unità di emocomponenti solo in caso di rottura delle stesse (unità non
trasportabile). In tal caso inviare al SIMT, entro 24 ore dall’eliminazione, solo il modulo
eliminazione (MEUrev00) debitamente compilato dal medico responsabile.
Unità implicate in eventuali reazioni trasfusionali devono essere inviate al SIMT anche se aperte.
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REAZIONI AVVERSE ALLA TRASFUSIONE
1. INCIDENTI
L’incidente è una deviazione da una procedura operativa standard o da una condotta ospedaliera
durante il processo trasfusionale.
INCIDENTE COMPLETO: incidente segnalato dopo l’inizio della trasfusione.
INCIDENTE “NEAR MISS” (MANCATO PER POCO): incidente riconosciuto prima
dell’inizio della trasfusione.
Esempi:
 Errata etichettatura dei campioni
 Richiesta trasfusionale per un paziente errato
 Richiesta di emocomponente errato per un paziente
 Errore di laboratorio
 Emocomponente somministrato al paziente errato
 Non corretto “deflussore” per la trasfusione
 Distribuzione di emocomponente non appropriato
L’incidente deve sempre essere comunicato al SIMT mediante relazione scritta.
2. COMPLICANZE
Le complicanze sono reazioni avverse alla trasfusione.
Vengono classificate in base:
 al criterio temporale di insorgenza in
o ACUTE se avvengono entro 24 ore
o RITARDATE se insorgono dopo giorni o settimane dall’avvenuta trasfusione.
 alla patogenesi dell’evento in
o IMMUNOMEDIATE se c’è attivazione del sistema immunitario
o NON IMMUNOMEDIATE se riconoscono una diversa genesi.
 all’eziologia in:
o 2.1 Infezioni trasmesse con la trasfusione (TTI)
o 2.2 Complicanze immuni alla trasfusione (ICT)
o 2.3 Complicanze cardiovascolari e metaboliche della trasfusione (CMCT)
o 2.4 Complicanze della trasfusione in precedenza non segnalate (PUCT)
2.1 INFEZIONI TRASMESSE CON LA TRASFUSIONE (TTI)
Tutti i potenziali donatori sono sottoposti a procedure di screening sia laboratoristico che
anamnestico molto accurate in modo tale da ridurre al minimo il rischio di trasmissione di agenti
infettivi.
Queste procedure, tuttavia, non eliminano completamente il rischio di trasmissione.
2.1.1 Infezioni virali (TTVI)
Il ricevente evidenzia una infezione post-trasfusionale in assenza di evidenza clinica o di laboratorio
di infezione prima della trasfusione. Inoltre almeno un componente ricevuto dal paziente è stato
donato da un donatore con evidenza della stessa malattia oppure almeno un componente ricevuto
dal paziente è stato dimostrato contaminato con il virus.
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2.1.2 Infezioni batteriche (TTBI)
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
Contaminazione batterica degli emocomponenti trasfusi.
SEGNI e SINTOMI
- brividi, febbre (≥2°C)
- tachicardia (≥120 batt/min o aumento di 40 battiti rispetto alla frequenza precedente la trasfusione)
- vomito, diarrea
- insufficienza renale
- ipotensione, shock
- CID
PROVVEDIMENTI NECESSARI
- Vasopressori, fluidi e.v. e inotropi per trattare lo shock
- Emocoltura sul sangue del paziente e sull’unità trasfusa
- Antibioticoterapia
2.1.3 Infezioni parassitarie (TTPI)
Dimostrazione dello stesso parassita nel sangue del ricevente e del donatore o di anticorpi specifici
nel sangue del donatore.
2.2 COMPLICANZE IMMUNI ALLA TRASFUSIONE (ICT)
2.2.1 Reazione trasfusionale emolitica (HTR)
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
IMMUNOLOGICA: è dovuta ad una distruzione intravascolare dei globuli rossi trasfusi per
presenza nel ricevente di anticorpi diretti verso antigeni eritrocitari del donatore.
NON IMMUNOLOGICA: è dovuta ad una distruzione intravascolare dei globuli rossi trasfusi. E’
molto rara ed è causata da:
- infusione di liquidi ipotonici
- farmaci somministrati contemporaneamente alla trasfusione
- tossine batteriche
- surriscaldamento o eccessivo raffredamento delle unità trasfuse
ACUTA:
- insorgenza immediata
- la causa più comune è l’incompatibilità ABO, più raramente sono chiamati in causa
anticorpi come l’anti-Vel e l’anti-PP1pk
RITARDATA:
- insorgenza da 7 a 14 giorni dopo la trasfusione
- può essere una risposta primaria o secondaria verso gli antigeni eritrocitari del donatore
SEGNI e SINTOMI
REAZIONE ACUTA
- ansietà, tachicardia
- dolore in sede di infusione
- caduta del livello di Hb (>o=2g/dL in 24 ore)
- aumento delle LDH (>o= al 50% nelle 24 ore)
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- dolore toracico
- dispnea
- brividi, febbre
- oliguria
- emorragie
- shock
- arresto cardiaco
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- aumento della bilirubina
- diminuzione dell’aptoglobina
- test di coombs diretto positivo
- emoglobinuria
REAZIONE RITARDATA
- febbre
- decremento inaspettato di emoglobina ed ematocrito
- aumento LDH
- aumento della bilirubina
- test di coombs diretto positivo
PROVVEDIMENTI NECESSARI
- vasopressori, fluidi e.v., isotropi e corticosteroidi per trattare lo shock.
- mantenere pervie le vie aeree
- mantenere una diuresi forzata
- monitorare la funzione renale contro una possibile insufficienza renale acuta
- monitorare la coagulazione contro una possibile coagulazione intravascolare disseminata
- molte delle reazioni emolitiche ritardate hanno un decorso benigno e non richiedono trattamenti
specifici
2.2.2 Reazione febbrile non emolitica (FNHTR)
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
Si manifesta tipicamente con un aumento della temperatura ≥1°C durante o subito dopo una
trasfusione in assenza di altri stimoli febbrili.
È dovuta all’azione di anticorpi diretti contro i globuli bianchi o all’azione di citochine sia presenti
negli emocomponenti trasfusi che prodotte dal ricevente in risposta agli elementi trasfusi.
Questa reazione si manifesta circa nell’1% degli emocomponenti trasfusi ed è più frequente nei
pazienti politrasfusi. Non sono disponibili test pre- o post-trasfusionali che possano predire o
prevenire queste reazioni.
SEGNI e SINTOMI
- brividi, febbre (≥1C°)
- ansietà
- lieve dispnea
PROVVEDIMENTI NECESSARI
- antipiretici (non aspirina)
- utilizzare emocomponenti filtrati
2.2.3 Danno polmonare acuto correlato alla trasfusione (TRALI)
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
Quadro clinico e radiologico di edema polmonare non cardiogeno che si sviluppa entro 2-8 ore dalla
trasfusione. È associata, in molti casi, alla presenza di anticorpi antigranulociti nel donatore o nel
ricevente. Lo specifico meccanismo d’azione non è del tutto chiaro.
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SEGNI e SINTOMI
- brividi, febbre
- ipotensione
- dispnea
- insufficienza respiratoria
- edema polmonare bilaterale
PROVVEDIMENTI NECESSARI
Terapia di supporto dell’insufficienza respiratoria con ossigeno e ventilazione meccanica.
2.2.4 Malattia da trapianto verso l’ospite indotta dalla trasfusione (TI- GVHD)
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
È una condizione rara ma estremamente pericolosa che si manifesta quando i linfociti-T nei
componenti trasfusi attecchiscono nel ricevente e proliferano (donatore e paziente hanno in comune
un aplotipo HLA). L’interazione tra linfociti-T del donatore e cellule del ricevente che portano gli
stessi antigeni HLA di classe I o II comporta un danno cellulare che può essere mediato dalle
cellule natural killer. I tessuti “target” sono: pelle, timo, tratto gastrointestinale, fegato, milza e
midollo osseo.
I soggetti con immunodepressione o immunodeficienze (non HIV) sono quelli a rischio maggiore
per lo sviluppo di questo evento avverso.
SEGNI e SINTOMI
Compaiono 1-2 settimane dopo la trasfusione:
- febbre
- rash cutaneo
- diarrea
- epatite
- ipoplasia midollare con pancitopenia
PROVVEDIMENTI NECESSARI
- corticosteroidi, agenti citotossici
- irradiazione emocomponenti che possono contenere un residuo di linfociti-T
2.2.5 Porpora post-trasfusionale (PTP)
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
Molti dei pazienti che sviluppano PTP sono negativi per l’antigene piastrinico P1 A1 e hanno
sviluppato anticorpi anti- P1A1.
SEGNI e SINTOMI
Compaiono 8-10 giorni dopo la trasfusione
- porpora
- piastrinopenia
PROVVEDIMENTI NECESSARI
- alte dosi di immunoglobuline e.v.
Spesso la reazione è autolimitante e si risolve in pochi giorni.
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2.2.6 Reazione allergica
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
È dovuta alla reazione di anticorpi IgE del ricevente verso antigeni solubili presenti nel plasma del
donatore.
SEGNI e SINTOMI
- rash, cianosi
- angioedema
- prurito generalizzato
- pomfi, orticaria
- dispnea
Senza ipotensione durante o nelle 24 ore successive alla trasfusione
PROVVEDIMENTI NECESSARI
- antistaminici ((Trimetron® 10mg, i.m. o e.v.)
2.2.7 Reazione anafilattoide
Reazione allergica con ipotensione (riduzione della pressione sistolica ≥ 30mmHg) durante o entro
24 ore dalla trasfusione.
2.2.8 Shock anafilattico
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
Ipotensione intrattabile o shock con perdita di coscienza durante la trasfusione in pazienti con
deficit selettivo di IgA e anticorpi anti-IgA. La trasfusione di una piccola quantità di plasma
contenente IgA attiva la cascata complementare rilasciando anafilotossine.
SEGNI e SINTOMI
- ipotensione severa
- shock
- orticaria
- distress respiratorio, broncospasmo, laringoedema
- crampi addominali, nausea, vomito, diarrea
PROVVEDIMENTI NECESSARI
- antistaminici e corticosteroidi e.v. (Trimetron® 10mg, Urbason® 20mg)
- al bisogno, epinefrina, vasopressori, broncodilatatori, farmaci isotropi.
2.2.9 Alloimmunizzazione
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
Produzione di anticorpi verso antigeni eritrocitari, anti-HLA, anti-HPA
PROVVEDIMENTI NECESSARI
I test pretrasfusionali servono per evidenziare la presenza di anticorpi verso le componenti cellulari
trasfuse.
2.2.10 Anemia emolitica autoimmune associata alla trasfusione (TA-AIHA)
Comparsa di sintomi collegati all’emolisi (tachicardia, pallore, iperventilazione) in associazione
temporale alla trasfusione. È confermata da una caduta del livello di Hb, da un test di coombs
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diretto positivo, da un eluato che evidenzia un auto Ab antieritrocitario che non era presente nel
ricevente prima della trasfusione.
2.3 COMPLICANZE CARDIOVASCOLARI E METABOLICHE DELLA TRASFUSIONE
(CMCT)
2.3.1 Sovraccarico circolatorio associato alla trasfusione
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
Quadro di scompenso cardiaco acuto con edema polmonare cardiogeno durante o entro 12 ore dopo
la trasfusione.
SEGNI e SINTOMI
- distress respiratorio
- cianosi
- cefalea severa
- edema periferico
- aumento della pressione sistolica
PROVVEDIMENTI NECESSARI
- diuretici
- ossigeno
2.3.2 Dispnea associata alla trasfusione
Distress respiratorio in associazione alla trasfusione senza evidenza di TRALI, dispnea allergica o
sovraccarico circolatorio.
2.3.3 Ipotermia
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
La rapida infusione di grandi quantità di sangue conservato a 4±2 °C può determinare una rapida
diminuzione della temperatura corporea del paziente.
SEGNI e SINTOMI
- aritmia ventricolare
- arresto cardiaco
PROVVEDIMENTI NECESSARI
- preriscaldare il sangue nelle trasfusioni massive
2.3.4 IperKaliemia
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
Le emazie concentrate riportano un progressivo danno da conservazione a livello della membrana
cellulare con rilascio del potassio intracellulare. I livelli di potassio libero possono aumentare di 5-6
volte.
SEGNI e SINTOMI
- aritmie cardiache
- scompenso cardiaco
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2.3.5 Ipocalcemia
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
Il citrato, utilizzato come anticoagulante nelle unità di sangue, se trasfuso in grandi quantità come
nel caso della trasfusione massiva, può portare, in un organismo già compromesso, ad una
situazione di alcalosi metabolica.
SEGNI e SINTOMI
- formicolii attorno alla bocca
- tremori muscolari, spasmo carpopedale
- aritmie cardiache, scompenso cardiaco
PROVVEDIMENTI NECESSARI
- calcio gluconato e.v.
2.3.6 Emosiderosi
DEFINIZIONE-EZIOLOGIA
Sovraccarico di ferro tipico dei pazienti che necessitano di trasfusioni croniche (più di 100 unità).
Una unità di globuli rossi contiene circa 250 mg di ferro mentre la secrezione giornaliera di ferro è
di circa solo 1 mg.
SEGNI e SINTOMI
L’accumulo di ferro può sfociare in un danno d’organo (cuore, fegato, polmone, ghiandole
endocrine)
PROVVEDIMENTI NECESSARI
- agenti chelanti il ferro
2.3.7 Ipotensione
Diminuzione della pressione arteriosa sistolica ≥ 30 mmHg durante o entro 4 ore dal termine della
trasfusione senza evidenza di altre complicanze.
2.3.8 Ipertensione
Aumento della pressione arteriosa sistolica ≥ 30 mmHg durante o entro 4 ore dal termine della
trasfusione senza evidenza di altre complicanze.
2.3 COMPLICANZE DELLA TRASFUSIONE IN PRECEDENZA NON SEGNALATE
(PUCT)
Il verificarsi di un effetto avverso o reazione temporalmente collegato con la trasfusione, che non
può essere inserito nei già definiti effetti collaterali (2.1, 2.2, 2.3) e senza altri fattori di rischio
identificabili se non la trasfusione.
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Data
01/06/2010
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Azienda Ospedaliera
“Spedali Civili di Brescia”
SERVIZIO DI IMMUNOEMATOLOGIA
E MEDICINA TRASFUSIONALE
GUIDA PER GLI UTENTI
TRASFUSIONI DOMICILIARI
Qualora si verifichi o si sospetti una reazione trasfusionale è necessario:
A)
INTERROMPERE LA TRASFUSIONE
B)
MANTENERE PERVIO UN ACCESSO VENOSO con soluzione fisiologica.
C)
RIVERIFICARE I DATI IDENTIFICATIVI del paziente (interrogando
paziente/verificando la cartella clinica) per escludere errori di identificazione
D)
RICONTROLLARE LA CORRISPONDENZA fra i dati presenti sull’etichetta di
assegnazione e sul modulo di consegna e i dati presenti sulla sacca
E)
REGISTRARE IN CARTELLA LA REAZIONE
F)
SEGNALARE LA REAZIONE AL SIMT mediante l’apposito modulo (RRT rev00)
debitamente compilato.
G)
INVIARE AL SIMT L’EMOCOMPONENTE unitamente al set di infusione inserito e
senza l’ago di infusione.
H)
NEL SOSPETTO DI UNA REAZIONE EMOLITICA inviare al SIMT due campioni di
sangue in EDTA e richiedere con urgenza: emocromo, bilirubina indiretta, PT, PTT,
FDP, emoglobinuria.
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E MEDICINA TRASFUSIONALE
GUIDA PER GLI UTENTI
TRASFUSIONI DOMICILIARI
CARTELLETTA TRASFUSIONALE
E’ il documento predisposto a contenere tutti i moduli che riguardano gli eventi trasfusionali del
paziente:
Il consenso alla trasfusione
Il referto di gruppo sanguigno
I referti delle indagini immunoematologiche
I moduli di consegna relativi agli emocomponenti ritirati
Il foglio illustrativo del programma di emovigilanza
PROGRAMMA DI EMOVIGILANZA
1. Il medico che prescrive l'emoterapia, spiega compiutamente al paziente i rischi/benefici
della terapia, richiede il consenso informato alla trasfusione di sangue, emocomponenti ed
emoderivati e lo informa sul programma di emovigilanza messo in atto dal Centro
Trasfusionale invitandolo ad aderire.
2. Tutti i pazienti che ricevono emocomponenti e/o emoderivati sono sottoposti prima
dell’inizio di un eventuale terapia ai seguenti controlli:
sierologia per l'epatite B
● sierologia per l'epatite C
HIV
● ALT
TPHA
● Test di Coombs Indiretto.
3. Il medico prescrittore stacca dalla Cartelletta Trasfusionale il "Comunicato informativo al
paziente" e la "Comunicazione per il medico di fiducia del paziente" in cui viene spiegato
sia il significato del programma di Emovigilanza sia, in caso di adesione al programma, i
controlli che dovranno essere eseguiti.
4. In caso di adesione del paziente al programma di Emovigilanza, il curante dovrà dopo 6
mesi e dopo 1 anno dalla trasfusione prescrivere gli stessi accertamenti eseguiti prima
dell'emoterapia; eventuali variazioni dei risultati, dovranno essere segnalate
tempestivamente al Servizio Trasfusionale.
5. Nel caso in cui il paziente venga sottoposto a terapia trasfusionale in più occasioni
nell'arco di tempo previsto dal programma di emovigilanza, è raccomandato che gli
accertamenti vengano eseguiti ogni 6 mesi.
6. In occasione di successivi ricoveri e in particolare qualora si ripresentasse l'eventualità di
ricevere altre trasfusioni di sangue emocomponenti ed emoderivati è importante che il
paziente presenti i referti degli esami effettuati.
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