periodico quadrimestrale di ambiente, dialetto, storia e tradizioni

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periodico quadrimestrale di ambiente, dialetto, storia e tradizioni
ISSN 1720-5638
IL CALITRANO
periodico quadrimestrale di ambiente, dialetto, storia e tradizioni
Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB - Firenze 1
ANNO XXXII - NUMERO 50 (nuova serie)
CENTRO STUDI CALITRANI
Via Pietro Nenni, 1 - 83045 Calitri (AV)
www.ilcalitrano.it
MAGGIO-AGOSTO 2012
IN QUESTO NUMERO
IL CALITRANO
ANNO XXXII - N. 50 n.s.
I diritti di cittadinanza
3
di A. Raffaele Salvante
La figura
dell’On. Salvatore Scoca
di Roberto Innocenti Torelli
Fondato nel 1981
4
e Claudio Mazzoccoli
Michele Cerreta, ingegnere
6
Da “La Nazione”
IN COPERTINA:
Calitri, fine anni ’70 in contrada Gghisc’ch’. Filomena Martiniello (pescè / 25.08.1907
† 29.11.1992) intenta a Str’zz’lià, ossia staccare le pannocchie dalla canna, mentre la signora Lucia Zarrilli (v’ton’ / 01.11.1926
† 16.05.1996) strappa r’ m’nnagl’ dalla spiga.
(Foto Gerardo Melaccio)
Personaggi
Michele Arcangelo Di Maio
del prof. Pietro Cerreta
9
Il riferimento anomalo
del dott. Marco Bozza
10
Medicina Ayurvedica
del dott. Noris A. Cucciniello
RICORDA CHE
LA TUA OFFERTA
È DECISIVA PER
LA PUBBLICAZIONE
DI QUESTO
GIORNALE
7
Ricordare per chi non sa
del prof. Gerardo Melaccio
11
Caro amico ti scrivo
del dott. Raffaele Marra
17
Io sono Achille
Lycia Santos Do Castilla
18
DIALETTO E CULTURA POPOLARE 19
LA NOSTRA BIBLIOTECA
19
SOLIDARIETÀ COL GIORNALE
21
MOVIMENTO DEMOGRAFICO
22
REQUIESCANT IN PACE
23
LA XXXI FIERA
INTERREGIONALE DI CALITRI
si svolgerà
dal 28 agosto al 2 settembre 2012
Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
Periodico quadrimestrale
di ambiente - dialetto - storia e tradizioni
dell’Associazione Culturale “Caletra”
Indirizzo: Centro Fieristico - S.S. 399 - 83045 Calitri
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Chiuso in stampa il 10 luglio 2012
I DOVERI DI CITTADINANZA
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
OCCORRE FARE CRESCERE LA CULTURA DELLA CORRESPONSABILITÀ
Quando si parla di persone, e perciò di cittadini, ci si riferisce sia alla irriducibile identità e interiorità
che costituiscono il singolo individuo, sia al rapporto fondamentale con gli altri che è alla base
della comunità umana (Commissione teologica internazionale, 2005).
on abbiamo alcuna presunzione
di “insegnare” agli altri come deve girare il mondo, né siamo preventivamente schierati da alcuna parte
politica, ma sono molti gli interrogativi che vengono rivolti alle istituzioni locali nel momento storico presente, che vede una enorme frattura fra
responsabili della cosa pubblica e la
cittadinanza, emarginata e ghettizzata, come inutile zavorra.
Le complessità del nuovo quadro socio-culturale e le sue trasformazioni
quantitative e qualitative, che con
impressionanti accelerazioni investono il mondo, sollevano inquietanti
problemi e severe domande, che ci
lasciano quanto meno perplessi quando volgiamo lo sguardo, ad oltre un
anno dalle elezioni comunali, per
constatare le realizzazioni effettuate:
a noi pare di vedere un arido deserto.
Solo in un campo, poco invidiabile
d’altronde, non temiamo concorrenze, e cioè nella insostenibile trafila
di reciproche asprezze, con inutili e
inqualificabili ripicche, gelosie o durezze: conclusione, ognuno delle due
parti (maggioranza e minoranza) è
rimasta ossessionata dai suoi crucci,
e non considera possibile nessun
cambiamento, nessuna rinunzia, nessuna seria trattativa, a discapito dell’intera popolazione.
È assolutamente negativo impantanarsi negli inutili odi e nelle contese
senza fine mentre il paese va allo sfascio, costringendo i cittadini a vivere
in una squallida mediocrità, avulsi e
refrattari ad ogni tipo di “fraternità”
in chiave civile; perché possiamo costruire case, strade, quartieri, ma non
il “paese” se una parte dei cittadini
vengono esclusi e sono costretti a vivere gli uni accanto agli altri, allinea-
N
ti, accontentandosi, senza accorgersene, di non urtarsi reciprocamente.
Proviamo almeno ad usare le parole
a tempo e a luogo; fermiamo questa
orrida frenesia di parole; impariamo
ad amare questo nostro paese, a conoscerlo, a cercarne l’anima nascosta, perché coesione, amicizia, accoglienza siano finalmente il nostro segno distintivo.
Si nota una estrema confusione nello stabilire le priorità del Paese, e
questo porta con se l’opacità degli
obiettivi da perseguire e il conseguente operare che deve essere finalizzato per il loro ottenimento. Se
il Paese deve scegliere di essere una
meta turistica, bisogna darsi da fare,
accorciarsi le maniche ed operare affinché questo sia reso possibile, non
possiamo drogarci di parole, ma ci
vogliono dei progetti che necessariamente avranno la loro attuazione
nel corso degli anni, ma intanto, bisogna approntarli; ad esempio perché non pensare a buttare le basi per
la costruzione – nel Corso ingombro di ruderi pericolanti – di una
passeggiata turistica che vada dalla
piazza fino al bar Tiffany con una
meravigliosa panoramica che domina l’intera vallata dell’Ofanto? Pochi Paesi nei nostri dintorni hanno
la fortuna di avere un panorama così
invidiabile.
Questa amministrazione ha un incaricato che si interessi “sul serio” del
ritorno a Calitri dei reperti archeologici trafugati, dall’Orto della Corte,
con i loro preziosi corredi? Si dice
che risalgono al nono secolo a.C.
quindi all’epoca della fondazione di
Roma. Se così fosse non può sfuggire a nessuno l’enorme valore di un
simile rinvenimento: perché, dopo
anni, nessuno se ne interessa?
3
Come è possibile che l’edificio di
fronte alla ex casa dell’ECA è vuoto
da circa un anno? È vero che la ASL
viene trasferita all’Ospedale di Bisaccia e il Difensore civico a S. Angelo dei Lombardi? È vero che ci sono dei cittadini che vorrebbero costruire delle tombe nel cimitero, e
che si vuole impiantare sul terreno
civico delle pale eoliche?
Il popolo ha il diritto di essere informato dalle autorità competenti e non
dal chiacchiericcio di bottega.
C’è una mancanza di incisività nel
rilancio economico: c’è forse qualcuno dell’Amministrazione comunale che sta progettando un piano per
attirare Aziende sul nostro territorio?
non ci sembra, mentre la disoccupazione sta strozzando interi nuclei familiari.
Per i giovani e la dissacrante disoccupazione abbiamo sentito soltanto
parole vuote, senza fatti concreti.
Non è legittimabile alcun atteggiamento di rassegnazione, di disimpegno o di chiusura egoistica ma occorre operare con urgenza e responsabilità dentro un contesto preciso di relazioni umane, che si esprimono concretamente tra le persone interessate.
Certo non sono problematiche di poco conto e diversi sono i servizi e diverse le competenze, ma la responsabilità è unica e lo stile proprio del
servizio è “il dialogo”; il nostro lavoro, l’amore e gli affetti che danno
calore e senso alla vita, i molteplici
impegni che riempiono l’esistenza
quotidiana possono essere trasformati e assumere in significato nuovo per
una crescita matura e per una comunità adulta, capace di essere sempre
attenta alle esigenze particolari di
ciascuno.
Raffaele Salvante
La figura dell’On. Salvatore Scoca
attraverso la lettura degli atti
della Assemblea Costituente
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
di Roberto Innocenti Torelli e Claudio Mazzoccoli
La figura dell’On. Salvatore Scoca, anche se ancora non ben conosciuta dalla
opinione pubblica, dovrebbe invece, a
nostro modo di vedere, meritare una importanza superiore. Non certo per sminiuire il valore di altri Costrituenti, ma
perché grazie al suo impegno ed alla sua
tenacia, durante i Lavori della seduta del
23 Maggio 1947, Presidente l’On. Terracini, venne approvato l’Articolo 53, che
la Costituzione pone a base del Sistema
Tributario della Repubblica
L’innegabile merito dell’On. Salvatore
Scoca, navigato ed esperto personaggio
politico (all’epoca aveva 53 anni ed era
reduce dalla esperienza di Sottosegretario
alle Finanze del Governo De Gasperi dal
17 Luglio 1946 al 18 Ottobre 19461), è
quello di aver collaborato in modo deciso
a delineare nel modo più ampio, attraverso le relazioni condotte in Assemblea
Costituente, come interpretare i bisogni
della Nazione, traguardando gli anni a
venire. Seguendo uno dei passi della
Seduta della Assemblea Costituente del
23/05/1947, leggiamo (On. Scoca. Ass.
Costituente, 23/05/1947) “…Non è questo il momento più opportuno per attuarla, ma credo necessario che si inserisca nella nostra Costituzione, in luogo
del principio enunciato dall’articolo 25
del vecchio Statuto, un principio informato a un criterio più democratico, più
aderente alla coscienza della solidarietà
sociale e più conforme alla evoluzione
delle legislazioni più progredite…”.
L’Italia, in quel 1947 era quella che usciva,
da appena due anni, dal dramma della seconda guerra mondiale. Dovunque si voltasse lo sguardo si vedevano macerie. Miseria, fame. analfabetismo determinavano
urgenze che i Costituenti ben comprendevano. Quello che i Padri Costituenti descrivevano era il sogno che i posteri avrebbero dovuto realizzare attraverso la passione, l’impegno, la laboriosità, l’onestà.
Ben conoscevano i nostri Padri Costuenti i principi di Equità, Solidarietà e Progressività. I primi due elementi emergono come caratterizzanti l’intero disegno
costituzionale, mentre il terzo è stato posto a suggello del cuore economico del
della “Commissione de Settantacinque”,
quella che aveva il compito di redigere
effettivamente la Carta Costituzionale,
delinea i due fondamentali elementi che
dovranno poi entrare a fare parte dell’enunciato finale dell’Articolo 532.
1. La Capacità Contributiva Effettiva
come base della imposizione
2. La Progressività come base del calcolo delle imposte
paese (il Sistema Tributario), in modo da
assicurare allo Stato i mezzi per fare fronte agli impegni economici derivanti dagli
altri articoli, che ne delineano la struttura
ed i suoi doveri al servizio della Persona.
In questa architrave che vede la Persona
al centro e lo Stato al Servizio di questa
(e non il contrario come accade purtroppo
oggi…) si inquadrano i principi informativi della tassazione. Essi, pertanto, costituiscono i cardini del nostro Sistema
Costituzionale, una conquista fondamentale recepita dall’Articolo 53 della nostra
Carta, laddove si afferma che “Tutti sono
tenuti a concorrere alle spese pubbliche
in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a
criteri di progressività”.
Tale impostazione, ci piace ricordarlo,
andava a mutare profondamente, nella
sostanza, il sistema messo in atto dallo
Statuto Albertino la cui attuazione aveva
dato vita ad un’evidente sperequazione
in favore della “tassazione indiretta che
colpiva in misura insostenibile le classi
più povere…”.
Salvatore Scoca, come relatore per gli
articoli aggiuntivi in ambito tributario,
rispondendo alle obiezioni dei colleghi
44
La prima caratteristica è la Capacità
Contributiva Effettiva.
Per il primo punto, ecco come si esprime
il relatore (On. Scoca. Ass. Costituente,
23/05/1947) “…Non si può negare che il
cittadino, prima di essere chiamato a
corrispondere una quota parte della sua
ricchezza allo Stato, per la soddisfazione
dei bisogni pubblici, deve soddisfare i bisogni elementari di vita suoi propri e di
coloro ai quali, per obbligo morale e giuridico, deve provvedere”. Riteniamo che
questa definizione, ad oggi non rispettata
dall’attuale sistema tributario, rappresenti
un elemento fondamentale per uno stato il
cui compito primario è lo Sviluppo della
persone. Dal principio della necessità
della deduzione nell’effettivo importo
delle spese necessarie alla vita ed al sostegno della Persona e delle persone comunque a suo carico, posto a base della
determinazione della Capacità Contributiva Effettiva, vengono poi derivati da
Scoca due importanti obblighi per il legislatore, anche questi, evidentemente, disattesi dal sistema tributario attuale.
Il primo: “Da ciò discende la necessità
della esclusione dei redditi minimi dalla
imposizione; minimi che lo Stato ha interesse a tenere sufficientemente elevati, per consentire il miglioramento delle
condizioni di vita delle classi meno abbienti, che contribuisce al miglioramento morale e fisico delle stesse ed in
definitiva anche all’aumento della loro
capacità produttiva”.
Il secondo: “Da ciò discende pure che
debbono essere tenuti in opportuna considerazione i carichi di famiglia del contribuente”.
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
La conclusione è poi molto importante: “Sono, questi, aspetti caratteristici
di quella capacità contributiva, che la
formulazione concordata dell’articolo
aggiuntivo pone a base della imposizione…”.
La seconda caratteristica è la Progressività.
(On. Scoca. Ass. Costituente, 23/05/1947)
“… se poi consideriamo che più dei tributi diretti rendono i tributi indiretti e
questi attuano una progressione a rovescio, in quanto, essendo stabiliti prevalentemente sui consumi, gravano maggiormente sulle classi meno abbienti, si
vede come in effetti la distribuzione del
carico tributario avvenga non già in
senso progressivo e neppure proporzionale, ma in senso regressivo. Il che costituisce una grave ingiustizia sociale,
che va eliminata, con una meditata e
seria riforma tributaria.”
È francamente difficile non vedere, in
queste parole, la realtà dell’Italia dei nostri giorni, che necessita finalmente del
rinnovamento del “patto fiscale”, che avvenga stavolta effettivamente nel segno
della Costituzione, a differenza di quanto
accadde nel 1973, quando un altro patto
condusse al sistema attuale. Fondamentale è dunque riscoprire il senso di democrazia, di solidarietà e di equità che vengono ripetuti a più riprese negli atti della
Costituente, ma che risuonano nel verbale del 23/05/1947 come i veri principi
che devono ispirare il Sistema Tributario. Indubbio è che il disegno della Costituzione Italiana richiedeva siffatte caratteristiche al suo cuore economico. La
relazione di Scoca prosegue con altre importantissime considerazioni puntualmente espresse: (On. Scoca. Ass. Costituente, 23/05/1947) “La regola della progressività deve essere effettivamente operante; e perciò nella primitiva formulazione dell’articolo aggiuntivo da me proposto avevo detto che il concorso di tutti
alle spese pubbliche deve avvenire in
modo che l’onere tributario complessivo
gravante su ciascuno risulti informato
al criterio della progressività. Ciò significa che la progressione applicata ai tributi sul reddito globale o sul patrimonio dev’esser tale da correggere le iniquità derivanti dagli altri tributi, ed in
particolare da quelli sui consumi.”
Quello che oggi preoccupa ancor più è
vedere che, anziché progredire, lo stato
della nazione è andato regredendo. Per
capire la gravità della situazione, è sufficiente confrontare la realtà di oggi, in
cui lo Stato Sociale e principi come la
Solidarietà vengono messi in discussione
dai profeti del liberismo più sfrenato, con
quanto nel settembre del 1900 Giolitti
affermò “…il paese, dice l’On. Sonnino,
è ammalato politicamente e moralmente, ed è vero; ma la causa più grave di
tale malattia è il fatto che le classi dirigenti spesero enormi somme a beneficio
proprio quasi esclusivo e vi fecero fronte con imposte, il peso delle quali cade
in gran parte sulle classi più povere;
noi abbiamo un gran numero di imposte sulla miseria: il sale, il lotto, la tassa
sul grano, sul petrolio, il dazio sul consumo, ecc. … NON NE ABBIAMO
UNA SOLA che colpisca esclusivamente la ricchezza vera; perfino le tasse sugli affari e le tasse giudiziarie sono progressive a rovescio; quando nel 1893,
per stringenti necessità finanziarie, io
dovetti chiedere alle classi più ricche
un lieve sacrificio, sorse da una parte
delle medesime una ribellione assai più
efficace contro il governo che quella dei
poveri contadini siciliani, e l’On. Sonnino, andato al governo dopo di me,
dovette provvedere alle finanze RIALZANDO ancora il prezzo del sale e il
dazio sui cereali. Io deploro quanti altri
mai la lotta di classe; ma, siamo giusti:
chi l’ha iniziata?”
APPENDICI
1. Presentazione della Associazione
La Associazione ARTICOLO 53 nasce
alcuni anni fa come iniziativa libera e
spontanea di personaggi della Società Civile che hanno deciso di dedicare il loro
impegno a sostegno della battaglia per
un FISCO EQUO, SOLIDALE e COSTITUZIONALE. Non ha pertanto alcun carattere politico e non riceve alcun
finanziamento o sovvenzione.
Il nostro impegno parte dallo Studio della Costituzione. dalla Analisi dei verbali
della Assemblea Costituente e dalla verifica puntuale della mancata attuazione
del dettato Costituzionale in tutte le forme nel quale il Sistema Tributario è stato
gestito dalla classe politica a partire dal
1973 in poi.
Il tavolo di studio, frutto della fattiva collaborazione degli aderenti, ha condotto a
documenti, alcuni dei quali in fase di
pubblicazione su questo nuovo sito, ha
condotto a Libri (FISCO: La Costituzione Tradita, del 2008), a Collaborazioni
con altri autori per contributi a Libri, a
discussioni con le Forze Politiche e, ultimo in ordine di tempo, ma non certo atto
conclusivo, il Convegno FISCO, EVASIONE FISCALE e DEBITO PUBBLICO: Torniamo alla Costituzione, tenutosi a Firenze il 26 Febbraio 2011 e che
ha visto riuniti i membri della nostra Associazione e della Associazione ARDep
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(Associazione per la Riduzione del Debito Pubblico).
L’impegno precipuo della Associazione è
quello di Difendere la Costituzione attraverso la sua Attuazione. Se infatti il
Dettato Costituzionale non viene attuato,
come oggi accade per tanti articoli, resta
SEME SENZA FRUTTO. Una nazione
che si sviluppa senza seguire la propria
costituzione, finisce per trovarsi nella situazione di trovarsi regolata da una “costituzione materiale” che diverge in tutto
o in parte da quella Naturale del 1947,
promulgata il 1° gennaio 1948.
Produrre la fine della vera ed unica Costituzione Italiana, quella del 1948 (pur
senza un atto formale, ma per continuo
svuotamento ed allontanamento) è la
operazione in cui sembra impegnata la
gran parte della classe politica del nostro paese da decenni.
La opinione pubblica, distolta dalle ansie
legate alla vita di ogni giorno e dai casi
che i media propongono, non riesce ancora a distinguere la deriva anticostituzionale in corso, né percepisce il pericolo che incombe sullo stato sociale e sugli
equilibri che mantengono unito, solidale
e… “Italiano” il nostro paese.
La Costituzione della Repubblica Italiana, fondamentale per il mantenimento e
lo sviluppo della Unità nazionale ha, sin
dalla sua promulgazione, il cuore economico nell’Articolo 53.
Rarissimo caso, se non unico al mondo,
la Costituzione Italiana, ha dato indicazioni precise su come costruire il Sistema Tributario. Non solo… Nel 1971 una
legge Delega, la 825/71 chiarì, ad opera
stavolta del Legislatore (composto per
buona parte da Padri Costituenti…), il
modo in cui costruire un SISTEMA TRIBUTARIO NEL SOLCO DEL DETTATO COSTITUZIONALE.
Nel 1973, anziché far seguire i soli decreti attuativi della legge delega 825/71,
fu varata la legge 600/73, alla base del
fallimentare Sistema Tributario attuale…
Dunque, nel 1973, avvenne qualcosa che
possiamo oggi politicamente definire un
TRADIMENTO DELLA COSTITUZIONE.
Nel 2012, a 64 anni dalla promulgazione
della Carta Costituzionale, purtroppo siamo costretti a denunziare che l’Articolo
53 non è ancora attuato. Con esso, tutti
gli articoli che si ispirano allo sviluppo
dell’individuo, alla formazione, alle famiglie, alla maternità, alla tutela dei diritti da parte dello Stato, sono messi in
pericolo.
Serve un’opera capillare di INFORMAZIONE prima e di FORMAZIONE poi.
E questo è l’impegno a cui ci sentiamo
chiamati.
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
2. Dati Storici
Conclusioni
Confidiamo che questo excursus dell’opera dell’On. Salvatore Scoca, per
quanto limitato alla sua partecipazione alla Assemblea Costituente, serva a rendere
omaggio ad una figura certamente significativa per il nostro paese e di stimolo per
quanti, come noi di Articolo 53, si battono
quotidianamente affiché il disegno costituzionale venga attuato concretamente nel
nostro Paese. È evidente infatti che, a più
di sessanta anni dalla sua promulgazione,
la Costituzione è ben lungi dall’essere stata attuata. Ne abbiamo purtroppo costantemente conferma.
LAUREA
Il 18 aprile 2012 presso la Seconda
Università di Napoli Facoltà di
medicina e chirurgia - Polo didattico
ASL Avellino Grottaminarda, si è
felicemente laureata la signorina
Enza METALLO
Firenze, 29 Maggio 2012
Roberto Innocenti Torelli
Responsabile
Associazione Articolo 53
Salvatore Scoca - Meuccio Ruini
Ing. Claudio Mazzoccoli
Membro della
Associazione Articolo 53
Salvatore Scoca - Meuccio Ruini
Associazione ARTICOLO 53
Il Presidente Roberto Innocenti Torelli
discutendo col chiar.mo professore
Camillo Vittozzi la tesi “Disprassia
congenita: aspetti neurobiologici
ed emozionali”.
La Redazione è vicina alla felicità dei
genitori Franca e Giovanni, dell’amata
sorella Rosa, e dei parenti tutti, ed
augura alla novella dott.ssa ogni bene
per il suo futuro professionale.
http://sites.google.com/site/articolo53
[email protected]
NOTE
1
2
Si veda nella Appendice: Dati Storici la Figura 1.
Si veda nella Appendice: Dati Storici la Figura 2.
Ci piace segnalarvi questo giovane ingegnere dott. Michele Cerreta, figlio del nostro concittadino Luigi (benfigliuol’) residenti a Lucca, riportando quanto scriveva “LA NAZIONE” di Lucca del gennaio 2012.Vi invitiamo inoltre a consultare il sito www.pizero.net
6
PERSONAGGI
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
IL CALITRANO
Il campione calitrano
ichele Arcangelo Di Maio, nacque a
in alto, il cielo azzurro e terso. Di fronte,
sui monti dell’Appennino, i nostri occhi si
fermavano progressivamente sulla grande
Rosa Cerreta e, come molti altri ragazzi,
cupola rotonda dell’Osservatorio Astrotrascorse parte dell’adolescenza nel suo
nomico di Castelgrande, poi su Pescopapaese, prima di andar fuori per continuagano e infine su Sant’Andrea di Conza.
re gli studi. Dopo aver conseguito il DiIntanto il sole cominciava a nascondersi
ploma di Geometra a Salerno, si iscrisse
dietro le tre gobbe di Gagliano mettendo
all’Istituto Superiore di Educazione Fisiin scena a poco a poco, alla nostra destra,
ca della Farnesina di Roma, appena riil rosso bellissimo del tramonto. È stato
nato dopo il Fascismo. Tornò, quindi, a
allora che Michele sorridendo mi ha detto
Calitri come docente di questa materia e
all’improvviso: « È questo che mi manprestò servizio presso la Scuola Media e
cherà, quando morrò».
l’Istituto Tecnico Commerciale.
Ricordo sempre questa frase ogni volta
Conobbe allora Marisa Franco, originaria
che vado a fargli visita al cimitero. E non
di Bovino, giunta nell’Istituto Tecnico
mi pare vero che ora stia lì, dopo averlo
Commerciale in qualità d’insegnante
visto all’opera nelle attività più impend’Inglese e con lei si fidanzò. Una cansate: riparare la sua scoppiettante campazone in voga a quel tempo era Love in
gnola, caricare la sua barca a vela per porPortofino. Insieme poi decisero di trasfetarla a Campomarino, usare i colori a temrirsi a Napoli e di sposarsi nel 1961.
pera per esprimere la sua vena artistica,
A Napoli, Michele ebbe la cattedra presso
andare a caccia con Diva, il suo cane
l’Istituto “Galiani”, che si trova in prosOlimpiadi Invernali di Cortina, 1956. Mifedele, uscire dall’acqua del Lago di
simità di Piazza Carlo III. Contemporachele Di Maio con Sophia Loren.
Monticchio dopo essersi immerso con un
neamente si inserì come istruttore e pregesto da esperto nuotatore.
paratore atletico nell’ampio circuito napoletano delle attività sportive, collaborando c’è stato un sincero dispiacere. Nono- Michele era davvero una persona specon l’Associazione Italiana di Cultura e stante la recente malattia, Michele era ciale. Non lo dico perché era mio cugino,
Sport.
stato visto in macchina poco tempo prima ma per tutto ciò che sapeva fare e che
I suoi legami con la famiglia e con l’intera e nulla lasciava immaginare che la sua altri non osavano neppure pensare. E per
la simpatia che era capace di catturare
comunità di origine, però, si mantennero vita fosse ridotta al lumicino.
sempre fortissimi. Tornava frequente- Tempo addietro, quando egli già non dalla gente. Con lui, anche i più timidi si
mente a Calitri, dove trascorreva qualche stava più bene, io e lui ci siamo fermati al sentivano invogliati a parlare, qualunque
giorno con immenso piacere. Nell’andiri- Belvedere del Corso, poco distanti dal fosse il pretesto occasionale da cui poteva
vieni in mezzo alla gente durante le feste grigio torrione emerso dai ruderi del ter- iniziare la conversazione.
patronali, cioè nel tradizionale andare su remoto dell’80. Spaziavamo lo sguardo Per queste ragioni, e non solo per la sua
e giù tra le bancarelle o appresso alla pro- nella valle dell’Ofanto e ammiravamo le dedizione allo sport, i suoi amici lo chiacessione di San Canio e dell’Immacolata, varie gradazioni di verde davanti a noi e, mavano «il Campione». In un certo senso
lo era davvero e, comunque,
era difficile fare due passi con
egli era stato a stretto contatto
lui. Si fermava ad ogni piè
sospinto, ora con uno ora con
con dei veri campioni. Come
studente della Farnesina aveva
un altro. A volte solo per un
rapido saluto, ma più spesso per
anche fatto parte dello staff tecnico delle Olimpiadi Invernali
farsi raccontare anche le novità.
di Cortina d’Ampezzo nel
Rientrava a casa sempre a notte
1956, cioè del gruppo di giofonda, dopo aver partecipato a
vani atleti incaricati di curare la
infinite chiacchiere con gli
tenuta delle piste sulle quali
amici ritrovati e ai tanti succesavvenivano le gare di sci. A
sivi allegri capannelli formati
Cortina trascorreva il tempo
intorno alla sua figura aitante, al
libero con Lino Lacedelli, uno
suo inconfondibile modo di
dei conquistatori del K2, ed
gesticolare e alla sua schietta
altri atleti conosciuti sui campi
risata.
da sci. Durante la sfilata olimE i calitrani ricambiavano i
pica inaugurale fece parte della
sentimenti d’affetto per lui.
squadra dei portabandiere e, tra
Quando è giunta la notizia della
sua morte, avvenuta il 12 di- Olimpiadi Invernali di Cortina, 1956. Michele Di Maio e Lino Lace- le sue mansioni, ebbe anche
quella di accompagnare le percembre del 2011, qui a Calitri delli, uno dei conquistatori del K2.
M Calitri nel 1931 da Benedetto e da
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IL CALITRANO
Roma, Michele Di Maio e Marisa Franco,
durante una gita scolastica.
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
e tutti i comfort moderni. Questo edificio fu realizzato con i risparmi dell’intera famiglia, a poco a poco, a cominciare dagli anni settanta. A farla sorgere
e a completarla è stato il suo carissimo
amico Michele Del Re, un artigiano
poliedrico che definire semplicemente
muratore è troppo riduttivo e che invece
bisognerebbe considerare un «tesoro
vivente» per tutto il pregio che sa conferire alle cose che fa.
Nelle ampie stanze di questa residenza,
dunque, egli aveva il piacere di ricevere i
suoi amici, con la complice collaborazione delle sorelle Maria e Teresa, le
quali non si sottraevano alla fatica di preparare per essi lauti pranzi. Spesso gli
invitati erano i membri dell’Associazione Amici dell’Irpinia che venivano da
Napoli o anche da più lontano. E a volte,
per evitar loro la fatica di guidare per chilometri fino a Calitri, Michele noleggiava
addirittura un autobus che li accompagnasse da lui. Alla fine della giornata trascorsa nell’aria pura di Gagliano e prima
di tornare a casa essi ricevevano in regalo
i frutti degli alberi di quei campi, nonché
barattoli del suo miele.
Tuttavia, egli, nonostante i suoi multiformi interessi, non perse mai di vista
l’educazione dei figli.
Ho diversi debiti di riconoscenza nei
riguardi di Michele. Ne vorrei citare solo
due. Il primo è che fin da tenera età ho
imparato da lui a guardare fuori dal piccolo nido di casa mia, trasportato in giro
per il paese sulla canna della sua bicicletta, poi lungo le strade dei paesi vicini
sul sedile posteriore della sua vespa e,
infine, all’interno della sua seicento
nuova fiammante. E da grande, quando
Calitri, Michele Di Maio e Marisa Franco,
con alcuni professori dell’Istituto Tecnico
Commerciale e della Scuola Media. Alle loro spalle l’edificio scolastico recentemente
demolito.
sonalità e i giornalisti accreditati alla
manifestazione. Nel suo album ho trovato molte foto di quell’evento, tra cui
una in cui è ritratto con una giovanissima Sophia Loren.
mi trasferii a Napoli per studiare al Michele tornò a Calitri da Cortina porl’Università, fu proprio lui ad offrirmi
tando con sé un paio di sci. Noialtri bamle occasioni più propizie per allargare le
bini, che non li avevamo mai visti,
mie limitate conoscenze.
seguimmo con curiosità festosa le sue
Il secondo è per l’incoraggiamento da
evoluzioni sulla neve, che quell’anno fu
lui ricevuto ogni volta che ho intrapreso
abbondante.
un lavoro impegnativo. Michele mi sproPoi vennero le Olimpiadi del 1960. Gli
nava ad andare sempre avanti, anche
organizzatori scelsero la via Appia come
quando non sapeva bene di che natura
percorso lungo il quale la fiaccola olimfosse lo scoglio che dovevo superare. In
pica, accesa in Grecia e portata per mare
particolare, devo a lui il sostegno morale
a Siracusa, doveva salire verso nord per
e materiale nella costruzione dei primi
giungere a Roma. Il tracciato di questa
exhibit scientifici interattivi per la maniantica arteria romana, come si sa, passa
festazione napoletana «Futuro Remoto»
per Pescopagano e Sant’Andrea di
e per tutto ciò che concerne le iniziative
Conza. In qualità di allenatore degli
di divulgazione scientifica che successialunni che partecipavano alle gare provamente ho proposto qui a
vinciali di atletica, Michele fu
Calitri.
chiamato a far parte della
Michele ha avuto anche i suoi
commissione che selezionò
difetti, come d’altra parte tutti
due tedofori di Calitri: Ettore
noi. Ma certamente non gli si
Cicoria e Peppino Galgano.
può imputare quello dell’inCome geometra, Michele progettò alcune abitazioni. Tra
differenza verso coloro che
attraversavano vicende deliqueste è da ricordare proprio
la sua casa di campagna, a
cate. Per queste persone si è
sempre adoperato, molto
Gagliano. Essa, immersa nei
discretamente, affinché trocampi, è circondata da un
vassero la strada giusta, sugvigneto e da alberi da frutta,
gerendo a loro concrete opnonché da numerosi alveari.
portunità di soluzione dei proAl suo interno contiene inolblemi. Egli si fidava della
tre un laboratorio per la promassima che gli aveva inseduzione di miele, che insieme
gnato sua madre: «Il Signore
allo sport è stata la sua grande
chiude una porta e ne apre
passione. Ma più che di casa
un’altra». Frase che esprime
di campagna andrebbe bene
il fondamentale atto di speil termine di magione, dal
ranza che ha accompagnato
momento che questa costruOlimpiadi di Roma, 1960. Passaggio della fiaccola olimpica per
l’intera sua vita.
zione fu da lui progettata perSant’Andrea di Conza. Michele Di Maio con il tedoforo Ettore Ciché fosse ospitale, con un bel
coria e con Alfonso Acocella.
Pietro Cerreta
porticato, una grande veranda
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RICORDARE PER CHI NON SA - PARTE X
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
di Gerardo Melaccio
Fanciulli che crescono con occhi profondi,
Di nulla sanno, crescono e muoiono
E tutti gli uomini vanno per la loro strada.
Dolci frutti che nascono dagli acerbi
E cadono già di notte come uccellini morti,
Giacciono pochi giorni e marciscono.
Tutto ciò, e questi giochi, a noi che giovano?
A noi che pure siamo adulti ed eternamente
soli,
Che vagando non cerchiamo mai una meta?
Che gioia, di queste cose averne viste tante?
E tuttavia, dice molto che dice «Sera»,
Una parola da cui scorre profondità e tristezza
Come greve miele dagli incavati favi.
«Ballata della vita esteriore»
(di Hugo Von Hafmannsthal)
esse da parte le ultime, isolate testi-
M monianze che ancora sopravvivono
alle sofferenze della vecchiaia, a Calitri è
scomparso pure il vasto mondo degli artigiani. Insieme a quello dei contadini, poco
più di mezzo secolo fa, esso rappresentava il secondi pilastro dell’attività economica e produttiva della popolazione.
La parte antica delle case, quella che in
anni non lontani riecheggiava di voci e di
rumori dentro le botteghe di artigiani intenti al lavoro dalla mattina alla sera dopo
che l’abituale gruppo di amici aveva consumato il caffè al solito bar e soddisfatto i
bisogni del corpo nel “Pascone” che lambiva la periferia del centro abitativo, oggi
è ridotta a un camminare monotono e occasionale per stradine e vicoli avvolti dal
silenzio di una realtà diventata da molti
anni testimonianza muta di un’epoca
scomparsa per sempre. Allora non c’era
angolo del caseggiato che al passante non
offriva la presenza di una bottega spalancata, magari poco spaziosa perché adattata ad una funzione di emergenza, con dentro il “Mastro” al lavoro insieme a qualche discepolo-apprendista. Ricordare oggi
com’era Calitri ieri, quando il popolo che
ci viveva era quasi un affresco di famiglie
numerose con una storia insignificante
fatta di vite semplici, spesso umili e difficili, tormentate da stenti e confortate da
speranze ed attese, significa raccontare la
storia di vite vissute nella maniera più comune e naturale.
Più di mezzo secolo fa il nostro Paese si
presentava sotto un aspetto diverso da
quello odierno. Gli abitanti erano tanti e le
risorse per vivere piuttosto ristrette. Si
coltivava la terra in ogni maniera, con le
braccia e con gli animali; si seminava e si
aspettava il raccolto. Si allevavano animali domestici e animali da fatica; galline,
conigli e tacchini; pecore, capre, buoi e
maiali per la famiglia. Bastava percorrere
le campagne e frequentare le strade che
tagliavano l’abitato per averne le prove
concrete. Nel periodo adatto i campi erano popolati di contadini al lavoro che rallegravano lo spirito coi canti completando
le colorature naturali. Il centro abitativo e
le stradine periferiche riecheggiavano di
rumori che animavano le botteghe degli
artigiani intenti al compimento del proprio dovere. Ce n’erano di tutti i tipi e di
ogni condizione: anziani e giovani, sposati con moglie e figli, scapoli di una certa età per scelta personale. L’estrazione
sociale era più o meno la stessa per la
maggior parte di essi: figli di artigiani che
continuavano il mestiere paterno; “Mastri” fatti da poco o per scelta propria o
per decisione presa in famiglia.
Appena trovata la strada, i giovani che si
avviavano al mondo del lavoro artigianale, venivano affidati al maestro che dava
maggiore affidamento e già il giorno dopo
cominciavano a prendere dimestichezza
con la bottega e con l’attrezzatura. Ricevevano un po’ alla volta i primi rudimenti
di formazione. Imparavano a familiarizzare con gli attrezzi più semplici prima
di prendere contatto con quelli più complicati. Imparavano a distinguere la materia prima. Osservavano e ascoltavano con
attenzione i suggerimenti del maestro che
era competente, intransigente e di poche
parole. I segreti del mestiere più che essere svelati con l’insegnamento, spesso bisognava scoprirli con prontezza di riflessi,
comprenderli e rubarli furtivamente con
l’intelligenza.
Nella bottega c’era sempre da fare qualcosa, anche quando tardavano le ordinazioni
private. Nella circostanza il “Mastro” concedeva ampia facoltà di suoi apprendisti di
attendere alla realizzazione di lavoretti in
proprio. Le circostanze per imparare in
fretta non mancavano e i ragazzi che avevano voglia di farlo potevano sfruttare
l’occasione specialmente se avevano la
fortuna di venire affidati ad una guida di
mente elastica, di discreto livello di cono9
scenze scolastiche e di stima per i suoi allievi. Quasi tutti i maestri di bottega non
trascuravano l’informazione, la lettura del
giornale e l’occasione di innalzare la loro
coscienza civile, sociale e politica. Sapevano essere pratici e teorici al tempo stesso. Sapevano badare a sé stessi e amavano
discutere dei problemi che li toccavano da
vicino. Sapevano fare i padri di famiglia e
sapevano svolgere con coscienza il loro
ruolo di cittadini consapevoli e responsabili. Magari avendo poca scuola, ma pure
tanta esperienza vissuta e praticata.
Per gli apprendisti il tempo per imparare il
mestiere e mettersi in proprio era piuttosto
lungo. Le ragioni c’erano ed erano tante.
La scarsezza delle risorse economiche in
famiglia rendeva difficile mettere su un
piccolo laboratorio e adeguatamente attrezzato; il tempo per farsi un nome comportava esperienza e lungaggini; conquistare la fiducia della clientela esigenza e
contesa dalla concorrenza; la mancanza di
capitale per l’approvvigionamento della
materia prima; le difficoltà di eseguire e
consegnare ordinazioni a credito ai clienti
che si trovavano in difficoltà economiche.
Di solito l’età di che veniva destinato all’apprendistato di un mestiere coincideva
più o meno con quella della conclusione
della frequenza della Scuola Elementare.
In casi eccezionali, con il conseguimento
della Licenza Media o di Avviamento Professionale. In realtà, più che la scuola, le
prospettive per il futuro dei figli delle famiglie calitrane di allora erano pochissime
e quasi obbligate: l’attività agricola, quella
artigianale e quella dell’operaio: unici
sbocchi facilmente reperibili e la possibilità immediata di dare una mano ai genitori in difficoltà per mandare avanti la casa.
In quegli anni il lavoro era alla base di tutto, ma poterlo svolgere in proprio senza
dover rinunciare alla libertà e all’autonomia di sé stessi, era, a dir poco, un privilegio. Importava l’utile che si ricavava, ma
contava molto di più il rispetto e la stima,
la possibilità di percorrere la propria strada
con la mente e con le forze personali.
Tra le molteplici categorie artigianali correvano sentimenti contrapposti: amicizia,
rispetto e solidarietà da una parte; gelosia,
invidia e discredito dall’altra. Naturalmente l’effetto di tale atteggiamento si ripercuoteva sul comportamento delle persone che ricorrevano al loro lavoro.
Una delle abitudini che praticava buona
parte degli artigiani calitrani era quella di
IL CALITRANO
svolgere delle attività collaterali. Quella
della coltivazione di un pezzo di terra ereditato che veniva adibito a seminativo, a
vigneto, a uliveto, a orto e a frutteto, a
seconda del sito e della contrada del territorio costituiva quasi un luogo comune
per molti di loro. Sicché, nei periodi stagionali si improvvisavano agricoltori, vignaioli, ortolani e ortofrutticoltori. Sospendevano per quanto era necessario gli
impegni del mestiere e sbrigavano i lavori campestri facendosi aiutare anche dai
discepoli. Per costoro era una vera festa,
non tanto perché sospendevano gli impegni interni, quanto perché potevano stare
all’aperto, erano meno controllati e potevano gustare l’ottima cucina della padrona. Peccato che tali occasioni capitavano
pochissime volte all’anno!
A parte questi rari casi di vero gradimento,
la quotidianità delle botteghe dove si lavorava scorreva senza novità e con estre-
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
ma regolarità. Salvo i casi di qualche
sconcezza e di qualche intemperanza di
comportamento, di insofferenza o di malumore, tutto rientrava nella norma. E la
norma consisteva nel ritagliare e cucire
pezzi di stoffa, informare tomaie di capretto e di vitello, suolare un plantare;
spingere avanti e indietro in ferro da stiro
arroventato e fumante; piallare tavole e
incastonare traversini di legno stagionato; stagnare una caldaia; manipolare l’argilla; impastare sabbia e cemento; sovrapporre e appiccicare mattoni; squadrare e
mettere a piombo pietre per murature; ferrare asini e muli svolgendo il proprio mestiere con orgoglio e dignità, competenza
e attaccamento. Si badava alle novità dei
gusti e della tecnologia cercando di soddisfare l’esigenza dei clienti. Non ci si risparmiava pur di guadagnarsi l’apprezzamento professionale. Si cercava di migliorare il frutto del lavoro sotto il profilo
qualitativo prima ancora che sotto quello
economico. Si teneva molto alla decenza
del tenore di vita di ciascuno e di tutti.
Educati alla pratica dell’onestà, gli artigiani di Calitri si tenevano lontani dalla
spregiudicatezza del profitto e dall’avidità, dal parassitismo che viveva di imbrogli e di falsificazioni.
Le botteghe dei barbieri in particolare, dei
sarti, calzolai e falegnami erano luoghi
molto frequentati dove si tenevano accese
discussioni di notizie, di opinioni e di fatti di cronaca. Quando il tempo lo permetteva, diventavano luoghi di ritrovo dove
circolavano notizie fresche fresche sui fatti che accadevano in paese; sedi di incontro-scontro tra opinionisti e chiacchieroni
di mestiere; tra allegroni e fanfaroni, persone serie e persone ingenue e bonaccione. Si trattava di un modo di essere paesano che dura ancora e che si va arricchendo e trasformando sempre di più.
IL RIFERIMENTO ANOMALO
di Marco Bozza
ultimo decennio della nostra storia,
non solo politica ma anche culturale,
L’
ha subito un abbassamento di spessore in
termini di punti di riferimento a cui guardare con costanza e ammirazione.
Lo sviluppo dell’apparire forzato; del volo senz’ali; del respiro senza polmoni; del
trucco amplificato dall’immagine; della
capacità di essere tutti santi senza mai essersi confessati, ci ha condotti ciecamente
in un cono d’ombra.
Siamo stati tutti bravi a mettere nel cassetto l’idea dell’uomo savio, preparato,
intelligente, lungimirante per rispolverare
la strada a condottieri senza briglie, che
hanno avuto la persuasione di spacciarsi
per grandi combattenti.
La tv spazzatura ci ha regalato ministri,
sottosegretari, funzionari di partito, consiglieri regionali, il tutto sotto la sapiente
regia di semplici venditori di tappeti a cui
abbiamo regalato spazi istituzionali che
mai dovevano essere concessi, visto il
danno di credibilità ancora vivo sotto gli
occhi di tutti. È come se la società avesse
smesso di pensare; avesse parcheggiato il
proprio pensiero sotto la suola delle scarpe, ponendosi come spettatrice passiva di
uno spettacolo a cui tutti avrebbero voluto
partecipare nonostante lati opachi ed eticamente impuri.
Mentre questo film è andato in onda per
anni interi, oltreconfine regnava stupore e
sbigottimento sulla narcotizzazione degli
italiani, genuflessi ad omuncoli senza ritegno, senza la giusta maturità meritocra-
tica e tecnica per guidare le sorti di un
paese.
Se guardiamo in casa nostra, nella nostra
piccola comunità calitrana, l’oasi del mito
eterno vive con disinvoltura, dando al mito stesso un’importanza che non merita
in quanto nella maggior parte dei casi andrebbe bistrattato.
Da cantanti famosi a politici vecchi e prostatici, quando qualcuno di questi soggetti cavalca il suolo domestico è come se
fosse in odore di santità. Si affollano sale,
si ascoltano canzoni, s’imbastiscono appuntamenti folcloristici ove l’attrazione
diventa il personaggio che si ammira in
tutte le sue forme senza un perché, senza
un vero e proprio motivo.
Se a qualcuno chiedi perché quel cantante
piace o cosa impersoni di straordinario
quel politico, gli occhi dell’intervistato
iniziano a ruotare nel vuoto, in cerca di
una risposta che eviti l’assenza di suoni
vocali, ma dopo un po’ ti senti dire: perché è di Calitri, oppure, ha fatto tanto per
le nostre zone, senza sapere decifrare, in
termini concreti, il tanto.
Se nel piccolo, il bagliore dell’effimero
scalda i cuori, a livello nazionale, l’italiano medio ha spinto così forte la corrente
del futile che oggi si trova a dover fare un
impegnativo mea culpa, a fronte di un
commissariamento totale della società, i
cui effetti negativi sembrano inarrestabili.
La crisi economica, la disoccupazione,
l’assenza di merito, la difficoltà di sapere
convivere nel rispetto delle regole, sono
10
tutti casi legati a congiunture internazionali, o all’incapacità dei falsi miti di progresso che abbiamo osannato?
Il vero problema sta nella complicità della società italiana alla determinazione di
questo appiattimento. La grande Italia dei
grandi italiani che con la loro brillantezza
intellettuale e materiale ancora oggi ci
permettono di essere ricordati nel mondo, ha ceduto il posto a manutengoli di
borgata, che senza né arte e né parte si
sono azzerati in un sistema marcio, tanto
da generare, elettoralmente parlando,
profonda venerazione per la comicità.
Diventa quindi difficile capire come cambiare rotta, ammesso che si voglia cambiare. Passare dal complesso al semplice,
dall’opaco alla trasparenza, dall’omuncolo all’uomo vero, significa proiettare mentalmente una rivoluzione copernicana che
durerà negli anni e a cui credono in pochi.
Una famosa canzone recitava: “finché la
barca va, lasciala andare”. Non dimentichiamo però cosa succede ai naviganti
quando la nave su cui bivaccano la si affidi nelle mani di un comandante alticcio
preso da lussuria momentanea: il ballo finisce, si spengono le luci e i giubbotti di
salvataggio non bastano.
Se quindi la società italiana continuerà ad
ispirarsi a profeti di sventura, si troverà in
una posizione in cui riportare la nave in
asse non vi riuscirà più nessuno.
Marco Bozza
http://marcobozza.blogspot.com/
Medicina ayurvedica e… non solo
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
LE NUOVE FRONTIERE DELLA MEDICINA
arlando di medicina ayurvedica non si può
Pnon parlare della Withamnia Somnifera o
Ashwaganda, pianta delle Solanacee di cui si utilizza la radice. I suoi principali principi attivi sono dei lattoni steroidei come i withanolidi e la
withaferina e alcaloidi come la withasomnina e la
withanina, ecc. Alle ben conosciute proprietà ansiolitiche, si associano potenti effetti antistress e
nootropi con accrescimento della memoria: viene,
infatti, utilizzata dalla medicina ayurvedica come
agente che promuove l’apprendimento e il recupero della memoria in caso di demenza senile
moderata ma non in quella grave.
Azione immuno-modulante: i glicosidi withanolidi IX e X hanno azione immuno-stimolamnte e
determinano aumento della cellularità a livello
del midollo osseo e la withaferina produce immunosoppressione come è stato testato nelle infiammazioni da carragenina nei ratti. I withanolidi riducono il livello delle proteine della fase acuta e in tal senso sembra che mimano l’effetto degli antinfiammatori glicocorticoidi ( efficaci come
sappiamo nel modulare la sintesi delle proteine
interessate nell’infiammazione a differenza dei
FANS che non hanno effetto sulle proteine).
Quindi la W.S. è adattogena e immunomodulante.
Ha inoltre interessanti azioni anticonvulsivanti
in particolare nei bambini. Fatta questa premessa
si potrebbe ipotizzare un ruolo dei principi attivi
della W.S. nello stabilizzare i livelli di ossido nitrico (NO) a livello centrale e periferico. L’ossido
nitrico è un gas della durata di sei secondi con
proprietà vaso dilatanti, importanti azioni antipertrofiche al livello del miocardio, antiproliferative, antiaggreganti e miorilassanti oltre alle ben
note azioni pro infiammatorie come è stato ampiamente documentato dagli studi della dottoressa Bucci dell’Istituto di Farmacologia Clinica
dell’Università “Federico II” di Napoli proprio in
infiammazioni indotte dalla carragenina in ratti.
L’NO in eccesso indurrebbe, invece, aumento della tossicità del glutammato sui recettori NDMA a
livello centrale e questo spiegherebbe l’utilità
della withaferina nella profilassi delle convulsioni febbrili del bambino. Inoltre, l’NO è neurotrasmettitore importante per alcuni processi di
apprendimento ed è comprovato che verrebbe
prodotto dai macrofagi nelle risposte infiammatorie in risposte a stimoli specifici a partire da
NOsintetasi inducibili andando poi a legare il Fe
EME degli enzimi bersaglio. Ciò significa sul
piano micromolecolare che l’NO in eccesso potrebbe interferire con alcune funzioni vitali delle
cellule a sede mitocondriale. Di qui l’importanza
di mantenere in equilibrio i suoi livelli iuxtacellulare.
Abbiamo due enzimi a livello endoteliale e sono
le NOsintetasi Gi (non sensibile alla tossina della
pertosse) e Gs (sensibile alla tossina della pertosse) e questo potrebbe far pensare che il vaccino
acellulare antipertosse potrebbe a lungo andare
essere responsabile delle sempre più frequenti
ipertensioni nei giovani. Infatti, il S.I. è in equilibrio dinamico secondo la teoria del NETWORK
idiotipico di Yern e anticorpi bloccanti l’NOsintetasi si potrebbero produrre in risposta al vaccino
inducendo la sintesi d i caveolina1 e di sfingolisina1 inibendo la NOsintetasi endoteliale proprio
come fa la tossina della pertosse in vivo. La disfunzione endoteriale inoltre, riduce la biodisponibilità di NO con conseguente aumento delle
specie reattive dell’ossigeno (anione superossido,
perossinitrito, ecc.) e dello stress ossidativo.
Il perossinitrito (ONOO) è responsabile di numerosi effetti dannosi a livello cardiovascolare
fra cui la liperossidazione, la apoptosi dei miociti e l’inattivazione di enzimi necessari alla funzione contrattile. Un ottimo rimedio per l’ipertensione giovanile potrebbe essere l’iperico, pianta nota come pianta di giugno o scaccia diavoli o
erba di San Giovanni, nota per le proprietà antidepressive per il suo contenuto in ipericina che
inibirebbe le monoaminossodasi con relativo aumento dei neurotrasmettitori a livello centrale.
L’iperico è noto come induttore enzimatico del
citocromo P450 che è uno dei tre sistemi enzimatici dipendenti dalla fosfolipasi A2 con la cilcossogenasi e la lipossigenasi.
Noto è anche il ruolo delle fosfolipasi A2 nell’angiogenesi tumorale oltre che in alcune malattie infiammatorie croniche e nell’asma. La fosfolipasi A2 porterebbe alla sintesi tra l’altro di
ossido nitrico. È ipotizzabile pertanto, che la sintesi di derivati dell’acido arachidonico a partire
dal citocromo P450 come il 19-20 idrossi acido
arachidonico libererebbe dei mediatori chimici
intracellulari fino alla disinibizione delle NOsintetasi da parte del sistema caveolina1- stingolisina1.
Quindi, un’aumentata biodisponibilità di arginina
precursore dell’ossido nitrico associata a iperico
potrebbe avere un’efficacia terapeutica nell’ipertensioni giovanili e nel controllo delle crisi ipertensive in menopausa dove viene meno l’effetto
protettivo degli estrogeni.
Naturalmente è da ricordare che l’induzione del
citocromo P450 inficerebbe la terapia con farmaci anti-ipertensivi visto che ne aumenterebbe il
metabolismo e infatti sappiamo che la biodisponibilità orale di taluni farmaci anti-ipertensivi
viene meno proprio poter l’azione del CYTP450
a livello gastrointestinale; ciò giustificherebbe
l’inefficacia di taluni farmaci nel controllo delle
ipertensioni in terapia di lunga data. C’è da aggiungere anche, che gli americani classificano in
POOR Metabolizers ed Estensive Metabolizers i
11
pazienti con diversa compliance dei farmaci per
l’esistenza di diverse isoforme enzimatiche del
CYT P450 geneticamente indotte.
Ritornando poi alle fosfolipasi A2 sappiamo che
potenti inibitori sono l’actinomicina D, il deflazacort (Deflan nome commerciale) e il DHEA e
questo potrebbe suggerire nuove strategie terapeutiche soprattutto nel microcitoma polmonare. Questo vale anche nell’infiammazioni legate
alle protesi d’anca, dove la fosfolipasi A2 gioca
un ruolo diretto nell’insorgenza dei disturbi di
attecchimento della stessa protesi. Il Deflan associato alla propoli EVSP può essere un ottimo
rimedio.
La propoli EVSP è un prodotto a base di propoli,
astragalus membranacaeus e uncaria. L’astragalus
è noto per le sue proprietà antinfiammatorie in
quanto è un ehnancer diretto del ‘IL2 che è una
citochina che stimola le cellule T-Helper1 deputate alle reazioni cellulo-mediate contro antigeni
esterni. Questo è stato dimostrato dalla medicina
ayurvedica in una “long-term immonorestorative
therapy nell’AIDS”.
Astragalus, curcuma longa e Withamnia Somnifera sono state ampiamente testate nella sindrome da immuno-deficienza acquisita; in particolare la curcuma oltre ad aumentare i livelli di
IL2 induce la sintesi di IL10 che ha azione stabilizzante i livelli di NO e attività anti-interferonica testimoniata dal fatto che il gene de IL10
è similare a quello del virus di Epstein-Bar
BCRF1 che servirebbe al virus per penetrare le
membrane cellulari.
La curcuma sarebbe quindi utile nella Leaky Gutsyndrome, cioè la sindrome da alterata porosità
intestinale legata proprio a un eccesso di interferone GAMMA e che è alla base dei problemi di
intolleranze alimentari e di malattie allergiche.
Inoltre, l’associazione iperico che è un ottimo
anti retro virale e queste erbe della medicina
ayurvedica potrebbe aprire nuovi spiragli nella
lotta all’AIDS e forse anche nel trattamento di alcune leucemie legate al ‘HTLV I° di supporto
ovviamente ai chemioterapici tradizionali. Lo
stesso vale anche per alcuni tumori come il carcinoma del colon e quello della mammella. Ciò è
stato ampiamente dimostrato da studi recenti pubblicati sull’ European Journal of Cancer di maggio effettuati da un team di ricercatori guidato
dalla dottoressa Adriana Albini; l’iperforina principio attivo contenuto nell’iperico combatte la
neovascolarizzazione tumorale. Come la curcumina contenuta nella curcuma longa bloccherebbe delle proteine transattivanti note come NFKB
interruttori principali dei circuiti di infiammazione e angiogenesi infiammatoria.
Dott. Noris Antonio Cucciniello
Ventesimo anno di fondazione
dell’Associazione Romana dei calitrani
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
alitri, sabato 9 giugno 2012 presso i
C locali della ex casa dell’ECA si è
svolta, nella solita appassionata cornice
la celebrazione del 20° anniversario di
fondazione dell’Associazione Romana
dei Calitrani, sotto la sempre accorta ed
attenta regia del presidente dott. Antonio Cicoira.
Dopo i rituali e consueti saluti si è proceduto alla consegna di una pergamena
alla donna e all’uomo più anziani di Calitri, è seguita una breve e sostanziosa
relazione sulla terza età tenuta dalla
dott.ssa Olga Cucciniello; i ragazzi della
scuola media hanno intrattenuto gli
astanti con alcune scene di vita calitrana
recitate in dialetto.
La manifestazione si è conclusa con una
serata danzante, con declamazioni di versi, brani ed aneddoti sempre in dialetto.
Rinfresco ed ospitalità offerti dall’Associazione.
Due alunni con l’insegnante Enza Pagliarulo mentre recitano un brano in dialetto.
L’Istituto Comprensivo Statale di Calitri nella giornata del 24 maggio 2012, con gli scolari della
1a e della 2a classe della Scuola Primaria e della Scuola dell’Infanzia, ha organizzato nei propri locali una
magnifica, grande festa “Un tuffo nel passato” che ha visto una straordinaria partecipazione di popolo,
entusiasta per l’eccellente rappresentazione teatrale dialettale “All’America non si va” a cura dei bambini della classe 2a primaria, preparata da un’ottima equipe di volenterose insegnanti, unitamente al preside Granese. È seguita una classica “quadriglia” a cura dei bambini dell’ultimo anno dell’Infanzia accompagnati da musicisti e cantori locali, e si è conclusa con un ricco e variegato itinerario gastronomico.
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IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
Castel San Pietro Terme (BO), 04.02.2012.
69°Compleanno di Raffaele Di Milia (cuzzett’)
con il figlio Antonio (26.02.1975 residente ad
Imola), e il piccolo Raffaele Di Milia (nato ad
Imola il 06.01.2011), la figlia Angela (31.07.1982
residente a Castel San Pietro Terme) e il piccolo Gabriele Forgione (nato a Bologna il
24.11.2011), manca l’altro figlio Giovanni residente a Boston USA. Auguri dalla Redazione.
Gilly (Belgio), 25.02.2012. 60° Anniversario di matrimonio di Teresa Senerchia (m’l’mar’) e Donato
Rubino (lu ccianà). Qui con tutta la famiglia: figli Vincenzo e Michele, le nuore, i nipoti e i pronipoti.
Auguri dalla Redazione e da tutti i parenti.
Bergamo 03/02/2012. Nozze d’oro di Lorenzo Cubelli ed Angela Matarazzo con i figli Vincenzo e
Fabio ed i nipoti Davide, Andrea e Lorenzo. Auguri dalla Redazione.
Calitri, 22.01.2012. Nozze d’oro di Rosa Zarrilli (sciampagniegghij) e Vito
Russo (bella scrima). Prima fila da sinistra in piedi: Elena La Penna la
nuora, il festeggiato, Angelo Russo il figlio, la festeggiata,Vito Russo nipote, Angela Gautieri la nuora, Pietro Russo il figlio. Seduti da sinistra: Roberta Russo nipote, Enzo Russo nipote, Marirosa Russo nipote e Catia
Russo altra nipote. Auguri da tutti i parenti, amici e dalla Redazione.
Fiuggi, ottobre 2011. Concorso Nazionale per
Bande. Michele Acocella (r’ mecca), il 30.03.2012
compie 65 anni. Auguri dalla moglie, dai figli,
dal genero, dai nipoti e dalla Redazione.
Calitri, 25.12.2011. La piccola Ginevra Capossela festeggia il suo primo
Natale con i nonni Michele Capossela e Rosa Scoca.
13
IL CALITRANO
Amalfi (SA), 25.04.2012. Una gita tra amici. Da
sinistra in fondo: Canio Codella e Pasquale
Margotta. Avanti da sinistra:Valeria Capossela,
Chiara Rainone col marito Salvatore Caruso, Danilo Caputo e Antonio Maffucci.
Tre dei quattro fratelli Paolantonio emigrati
negli USA, da sinistra: Angelo (19.09.1882 † NY settembre 1963), Canio Vincenzo
(01.04.1887 - † NY luglio 1967) e Nicola
(12.11.1890 - † NY 08.01.1959). Nella foto
manca Francesco (18.06.1879).
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
Calitri, 27.05.2011. Festa del Milan Club Calitri in occasione dello scudetto. In piedi prima fila da sinistra: Fabrizio
Lampariello, Antonello Rabasca, Remo Scoca, Canio Toglia, Giuseppe Toglia, Pietro Zarrilli (pr’fssor’), Roberto Salvante, Angelo Maffucci, Giovanni Buldo (bù bù); Antonio Di Luzio. Accovacciati da sinistra: Angelo Galgano tifoso del Napoli
(brattiell’), Demetrio Nicolais, Giuseppe Cicoira (mastron’),Vito Nicolais (mò mor’), Francesco Codella (bedin’), Angelo Margotta (f’lec’) e Emilio Creddo (milio). Seduti da sinistra in prima fila: Canio Scoca (piscia p’r’tiegghij),Vincenzo Cubelli
(cuviell’), Giovanni Cerreta (ricca recca), dietro Pasquale Lucrezia (borbon’), e infine Raffaele Tuozzolo (tozzolin’).
Marcinelle (Belgio) 22.08.2011, 60°Anniversario di matrimonio di Giuseppina Mignone (piatt’ piatt’) e Vincenzo
Catano (can’sin’), da sinistra: Antonio Catano, nipote,dott. prof. Antonio Catano, figlio, Anna Segeri, nuora,
Massimo Catano, nipote si vede appena – i festeggiati – la piccola Nina Cormans, pronipote, Stefania Ciardiello, nipote, Raffaele Catano (can’sin’), Giacinta Tuozzolo (patessa), Filomena Catano figlia dei festeggiati, dott.
J. Marie Jacquelin, genero, dietro : la piccola Penelope Cormans in braccio al padre Akel Cormans, nipote.
Torino, 31.08.1974. Matrimonio di Salvatore Lantella (salva salva / 22.01.1952)
e Elena Barillà. Da sinistra: Giovanni Lantella (02.10.1948 - † 10.11.2003)
fratello dello sposo, Rosa Di Guglielmo (carm’niell’) madre dello sposo, gli
sposi, e il padre dello sposo Vito Lantella (salva salva).
Poggibonsi (SI), 13.06.2010. Battesimo della piccola Greta Gelli;
da sinistra: Teresa Leone, Naomi Gautieri, Mirco Gautieri, la festeggiata Greta Gelli, Antonio Leone, Angela Zarrilli.
14
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
Calitri, 02.06.2012 Matrimonio di Angela Toglia
e Antonio Fonso. Auguri dalla Redazione.
Calitri, 19.05.2012. Matrimonio di Chiara Rainone e Salvatore Caruso. Da sinistra: i testimoni Luca Russo, Lucia Rainone – gli sposi – Michele Di Carlo e Nicola Acocella. Auguri dalla Redazione.
Salerno, 03.06.2011. Matrimonio di Nilde Del
Cogliano e Alessandro Lamberti. Auguri dalla
Redazione.
Calitri, 16.06.2012. Matrimonio di Angela Lopriore e Gennaro Leo di Corato (BA). Auguri
dalla Redazione.
Quaglietta (AV), 26.05.2012. Matrimonio di Rosa
Perna e Lorenzo Russo (cascina) nella Chiesa
Santa Maria del Carmine. Auguri dalla Redazione.
Il piccolo Manuel Del Cogliano nato il
16.03.2012 da Angela Landolfi e Antonio Marco.
Caserta, 07.09.2011. Matrimonio di Angela
Landolfi e A. Marco Del Cogliano. Auguri dalla
Redazione.
15
Calitri, aprile 1953. Matrimonio di Maria Antonia Giuliano (14.01.1929) e Armando De
Nicola (21.08.1928 - † 23.10.2010).
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
Calitri Scalo, 04.03.2012. Michele Acocella (r’mecca) durante la manifestazione per il ripristino della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta.
Visita il sito de IL CALITRANO
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vi troverai tutti i numeri
arretrati del giornale,
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della Biblioteca del
Centro Studi Calitrani.
“IRPINIA LASER” di Briuolo Giovanni. È un’azienda giovane che si sta affermando nella produzione
diretta di cartucce rigenerate per stampanti laser e ink jet.
16
Calitri, 04.05.2012. presso la Scola Media di Calitri si è tenuta l’elezione del baby sindaco con la
vittoria di Benedetto Cestone. Il giovane “primo
cittadino” ha proposto di organizzare una raccolta fondi da destinare a bambini che vivono in
condizioni svantaggiate. Auguriamo un buon e
proficuo lavoro!
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Alle scadenze ormai fisse di
Pasqua, Ferragosto e Natale
ti porta in casa il giornale
appena stampato
Mariano C.se, 15.06.2012. Donato Maffucci detto “genio” nel giorno del suo 13°compleanno.
Auguri.
CARO AMICO TI SCRIVO
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
aro amico ti scrivo, così iniziava una
C canzone di Lucio Dalla. Come lui al
suo, io a te, caro amico, scrivo qualcosa.
Diversamente da lui che metteva al corrente, io scrivo per ricordarti di me, essendoti allontanato. La vita è così. A volte allontana.
Sono il luogo, il paese dove sei nato. Ti
scrivo per farti sapere che la tua partenza
mi afflisse e lasciò un ’amaro che sento
ancora.
Ricordo quando scolaro correvi verso la
piazza, con il vestito che qualcuno ti aveva cucito con stoffe di altri vestiti, perché
le condizioni della famiglia non permettevano altro. E quando lì, nello spazio
dov’era la fontana, tutti belli allineati, il
sabato svolgevate i saggi ginnici previsti
per quelli della tua classe.
Ricordo la gioia di vedervi vigorosi. Vi
sentivo promessa, seme di una leggenda.
Ho conservato per voi queste immagini,
ed oggi ve le rendo perché ricordo che
nessuno ve le ha fissate in una foto. E se
ritratti in posa circolano di allora sono
solo di capi e funzionari, di qualcuno che
chiamavate “superiore”.
L’amaro che sento della tua partenza è
quella della mia terra lasciata senza corse, e risa. Lo so che nessuno di chi è andato, m’ha davvero rifiutato, ma lo stesso mi sento come derelitto.
Voglio ricordarti come sono fatto. Una
rotabile veloce mi attraversa, da cima a
fondovalle, dove scorre l’Ofanto. Il fiume ti fu caro da bambino, da quando
scendesti con la tua famiglia ad abitare
alla stazione. Qui ci sono ancora binari,
caselli, ponti e ferrovia, ma tutto è fermo, chiuso. Le porte e le finestre sono
murate, e tutto da tempo è smesso e in
disuso. Del resto anche in paese le strade
sono più vuote. E non ci sono più bambini che correvano e giocavano, come
facevate voi, a rincorrersi, a nascondersi,
a tana oppure a s’tt’mana.
Di quando stavi alla stazione ricordo il
fischio del treno, che tu e i tuoi amici,
chiamavate mostro nero. Quel fischio
lo ricordo, t’era così intimo e caro, tanto che lo imitavi ritornando di corsa dal
paese allo scalo. Ricordo pure di allora
che quando qui nevicava ti facevi gli
sci con delle pale per spalare la neve.
Le fissavi ai piedi e, per la discesa del
Ficocchia, imitavi sciatori famosi di cui
avevi sentito soltanto parlare. Ricordo,
di allora, il macchinista, qualche volta,
farti salire sulla locomotiva mentre manovrava per portarla sul binario morto.
E tu, col volto brillante come il sole,
gioivi come solo gioisce un dio. Poi un
giorno quello stesso treno ti portò via.
Per sempre, però, non lo posso pensare
e non lo voglio dire. Così io resto qui,
ancora ad aspettarti. Non io soltanto.
Forse non sai che da quando andasti il
tempo perfino s’è rattristato. E non nevica più come nevicava allora. Ma qualcuno di qui si è accorto che il nostro
umore è cambiato, e per favorirti il ritorno, la strada, che tu sapevi sterrata e
Per ricordare Lucio Dalla
Come volano le rondinelle
sei volato nel cielo infinito,
sei per tutti il ricordo più bello,
sei accanto al Signor della Vita.
Questa partenza così anticipata
tutta la gente è rimasta scioccata,
ma tu non sarai dimenticato
per la cultura che ci hai regalato.
Per gli italiani tu eri il sole,
eri l’artista di grande valore,
la tua poesia piena di melodia
portava nei cuori tanta armonia.
La tua fede era così profonda
nei confronti del Padrone del Mondo.
pietrosa, l’ha asfaltata, e in tanti punti
allargata.
I paesaggi sono rimasti indenni, anche
se qualche trasformazione è avvenuta.
Nonostante questo, nonostante il tempo e
i terremoti, che mi hanno a loro modo
scrollato, mi riconosceresti in ogni luogo, e quasi in ogni casa.
A Salita ospedale è vietato l’accesso per
pericolo crolli, così dice un cartellone.
Al di là di Vico Castello l’accesso è vietato per un cantiere aperto (la Soprintendenza sta riportando alla luce le strutture
più antiche dell’abitato). In Corso Matteotti, cadute le case, c’è uno spiazzo con
i loro resti. C’è anche una torre di un
muro di cinta, che tu non sai. Per compensare le perdite, mi hanno allungato
un po’ da una parte, un altro poco dall’altra. Ma più verso il piano, nella direzione che porta a Bisaccia.
Sono il tuo paese in cima a una collina,
sopra la sua valle. Se non ci hai fatto caso, sono come il grafico un poco della
vita. Con picchi di successo e crisi. Io
so che quando stavi a valle, la tua vita
era gioia, amori di collina.
Caro amico, non so dove ti trovi, se in
un basso delle cose o ospite di loro in
qualche bel palazzo. Ma vorrei che dentro tu abbia ancora lo spirito aperto, che
è in questo paesaggio, e il fresco, come è
ancora l’aria, qui sempre ogni mattina.
Dott. Raffaele Marra
Caserta
Tu amavi Dio con generoso cuore
dando ai poveri l’aiuto e l’amore
Davi a tutti tanta felicità
che mai nessuno scordare potrà.
La tua musica è la cosa più bella
per la pace e l’amore sulla terra.
L’immortale donna è giovane e strana,
lei ti porta nel cielo infinito,
per la mano ti porta lontano,
ti accompagna dal Signor della Vita.
Pietro Lattarulo da Bisaccia
(detto il Lupo Poeta)
17
Antonio Leone
11.06.1940 - † 09.06.2011
“Ci sono giorni pieni di vento,
ci sono giorni pieni di rabbia,
ci sono giorni pieni di lacrime,
e poi ci sono giorni pieni di amore
che ti danno il coraggio di andare
avanti per tutti gli altri giorni”.
La famiglia ringrazia di cuore tutti
coloro che le sono stati vicino.
IO SONO ACHILLE:
VI RACCONTO LA MIA STORIA
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
di Lycia Santos Do Castilla
ella scrittura di V. Rossi siamo abituati a
Nvedere descritte e vissute la natura, la vita,
l’Amore; ma soprattutto la poesia che in ognuna di queste cose è la componente più importante. Tutto nella natura appare a Rossi carico
di significati espressivi come fonte di emozione, ma contemporaneamente anche come
stimolo di significati intellettuali; e queste riflessioni ricollegano ad eventi che in qualche
modo possono vedersi fuori dal “tempo” e
dalle consuetudini. Ho appena finito di leggere il suo ultimo lavoro: « Io sono Achille: Vi
racconto la mia storia.»
Achille non è altro che un gatto che dopo il
latte materno e l’abbandono della madre spalanca gli occhi su un mondo ostile che apparentemente non lo vuole, e lui, con una sorta
di disperazione, parte alla conquista della vita.
In questo pellegrinaggio trova poche carezze,
la fame, la solitudine e la fatica di vivere. Fortunosamente poi viene portato dal “Filosofo
poeta” e finalmente trova la sicurezza di un rifugio e ciò che serve per vivere… Al momento, crede quasi di essere approdato in paradiso,
ma poi si accorge che questo non basta; per
essere felice ha bisogno dell’amore e di un
amico e istintivamente si accorge che deve
conquistarseli.
Dopo una serie di peripezie, riesce a farsi notare e a farsi accettare come compagno di
viaggio nelle lunghe passeggiate con il “Poeta
filosofo” fino ad arrivare all’amicizia che conta, al dialogo. In Achille l’amicizia e l’amore
nascono quasi come un miracolo. Vincenzo
Rossi li ha dati ad Achille umanizzandolo; rimane quasi fulminato da una luce calda ed
improvvisa svelandogli sensazioni sconosciute che aprono la magica chiave attraverso la
quale si dischiudono i valori dell’anima. Credo quindi che l’apparente semplicità di questo
scritto, venga da profonde meditazioni del suo
universo interiore, depositarie di un’antica unitarietà di fede, come trovo ci sia quel flusso di
comunicazione essenziale, di fronte all’immanenza delle universali sofferenze.
Una scrittura poetica che trasmette immagini
che hanno, in un certo qual modo, l’indicazione per quel “cammino” evolutivo che ogni
essere umano dovrebbe compiere, avvalendosi di volta in volta, di una creatività sempre
nuova, suggestiva, affascinante. Trovo in questo scritto che l’idea per diventare visione necessiti di grande e approfondita riflessione, per
comprendere nella sua interezza il significato
nascosto, è necessario che il lettore non si fer-
mi alle apparenze… Un racconto quindi che è
semplice del testo, troveremo un richiamo silenzioso, una sorta di ultrasuono che solo la
parte più nascosta di noi può sentire… Un racconto quindi che è semplice e complesso, come complessa è la vita; credo che il viaggio di
Achille dentro la favola nasconda la grande
verità delle “Valigie di cartone”. L’abbandono,
il viaggio per terre lontane e sconosciute, la fatica di farsi accettare, le nostalgie, il bisogno
d’affetto, la fatica di vivere… Il racconto che
prima era favola, diventa metafora… Discorso
questo di Vincenzo Rossi dove la tecnica scrittoria, in un certo senso, gareggi con la pittura,
in quanto legata alle leggi di energia spirituale
che opera come mezzo di rivelazione, poiché
le immagini che vivono nella realtà del suo
animo immaginifico hanno la forza di divenire
quasi reali nello scritto. Si ha così la netta impressione che Vincenzo Rossi, guardando la
natura, possa sempre vedere o ritrovare il lampo del lume primordiale; nella descrizione
poetica può dare colore all’aria, come in questo scritto ha saputo dare umanità ad Achille.
Il racconto si snoda tra la linea sottile che passa nella realtà, nel sogno e nelle intermittenze
della memoria, scendendo con precisione estetica un tempo fuori dal tempo, in un narrato
che passa attraverso la morbidezza delle trame
narrative arriva alla profondità dei contenuti.
Una storia scandita da un largo respiro compositivo, che dà spazio all’attualità della vita,
fatta di pieni illusori e vuoti reali: il nitore
incisivo dello stile ce ne offre un’immagine
lucida, ma anche melanconica per la solitudi-
ne dell’uomo, che si ha anche in mezzo alla
folla…
Una scrittura che ha pause e ritmo, entro il
quale si inserisce e ci viene incontro il maestoso silenzio della natura.
Nei suoi testi di scrittura ho rilevato spesso
un’energia primaria, legata ai significati e ai
ritmi poetici che ne rilevano la più intima essenza…
Così troviamo che il discorso con Achille si
amplia sino a toccare “luci ed ombre” dell’essere umano.
Un Vincenzo Rossi quindi, in cui un po’ parla il poeta, in po’ il filosofo, che alla fine si
uniscono, dove il pensiero umano non ha più
potere di andare oltre quelle quattro domande che non consumano lui, ma l’umanità intera…
Il suo pensiero è come fiamma che brucia nell’energia primordiale, piena di misteriosi percorsi del sapere, per cercare di squarciare il
velo di quella perduta dimensione del Divino, quando l’uomo era ancora angelo, dove
solo era possibile sapere…
Quattro domande:
1. Quando è nato, quando finirà e che senso
ha l’ Eterno?
2. Dove comincia e dove finisce l’infinito?
3. Che cos’è la vita?
4. Che cos’è la morte?
Quattro domande: ermetiche, chiuse, impenetrabili, dove “l’ignoto” lascia il discorso
aperto, stimolante, ma senza soluzione…
Nell’anima del tempo…
Calitri, 2001/2002. Quattro generazioni della famiglia Nigro (br’handiegghij). Da sinistra: Michele, il figlio Giovanni, il nipote Michele e il pronipote Errico.
18
18
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
DIALETTO E CULTURA POPOLARE
PARTICOLARI MODI DI DIRE CALITRANI
A cura di Giovanni Sicuranza
Li zuopp’ ndà la strada
Cum Dij r’hav’ cumb’nat’
tutt’ li zuopp’ ndà la strada.
Mast’ Orazij lu sciangat’, e
Cija r’ Nunfrij staj a lu lat’,
u’ T’niegghj facc’ frond’, e
la V’lata n’ poch’ cchiù ammond’;
mò eja arr’vata C’cchina r’ Ndruglia cu la maglieria
e M’cel’ cu la salumeria.
Nazzaren’ e la m’glier’ tutt’ e dduj r’ na manera,
Licch’ Licch’ staj a la banca, e
Mangiaterra a la coperativa.
Salva Salva a la Direttric’ mò n’ n’hav’n’ cchiù che dic’.
Zi R’min’ch’ lu Sahr’stan’ pur a l’atu lat’ s’ n’ vol’ scasà.
R’sponn’ Mariuccia r’ la Bar’nessa:
Ng’ sò pur’ ij miezz’ a li fessa.
Vincenzo Buldo
(muss’ r’ checcia)
Rospa Ciomba n’dà la strada già era nata,
Rella lu barbier s’hav’ mbarat’ nu bell’ m’stier’,
Cu dduj sold’ r’ sap’nett’ n’ nzapona sei o sett’;
N’g’lina r’ P’l’c’nella ric’: Ij sacc’ fa pur’ la tarantella.
Cija r’ Gg’n’ros’ staj nguitata ca lu Sciarp’ s’èia n’zrat’;
la figlia r’ lu Carc’rier’ fusc’ cum’ n’all’vrier’.
L A NOSTRA
BIBLIOTECA
Noris Antonio Cucciniello: Non è mai
tardi, Commedia teatrale in quattro atti
– Grafica elettronica srl, Napoli 2012
Antonio Marco Del Cogliano e Irma Loredana Galgano hanno dato vita nell’ottobre del 2010 all’Agenzia Letteraria Penelope, estensione della Libreria ITACA,
che si occupa di servizi editoriali quali
scouting letterario, valutazione di opere,
editing, correzione di bozze, impaginazione e grafica di copertina, stampa libri, traduzioni, scrittura e correzione tesi
di laurea, ufficio stampa e promozione.
L’Agenzia si avvale saltuariamente di collaboratori esterni anche se la vera anima
del progetto sono i fondatori, fermamente
convinti nei valori della cultura e dell’istruzione e fortemente intenzionati a
portare avanti i loro progetti. Oggi presentano la commedia d’esordio del medico-scrittore calitrano Noris Antonio
Cucciniello NON È MAI TARDI, con
P.S. Si capisce benissimo il significato scherzoso di questa
composizione dei primi anni ’50, che veniva recitata negli
sposalizi e che non vuole portare offesa ad alcuna persona.
prefazione di Irma Loredana Galgano. Un
viaggio nel tempo che vi porterà sul finire
degli anni sessanta e settanta, quando alla
durezza delle condizioni economiche si
contrappone il desiderio di rivalsa del protagonista, fermamente intenzionato a realizzare il sogno dei suoi genitori: vivere
un futuro dignitosamente migliore. Il tema
dell’emigrazione viene affrontato con
amara consapevolezza ma tanta ilarità,
scaturita dall’abilità dell’autore di giocare
con le parole e con il loro significato, dall’aiuto dell’impiego del dialetto napoletano e dalla bravura nel ricreare scene e
ambienti familiari. Il testo è in vendita
presso la Libreria Itaca di Calitri e on line.
L’Agenzia Letteraria Penelope si trova a
Calitri, presso la Libreria Itaca, in Via
Campo Sportivo 50. Per informazioni, è
possibile visitare il sito www.penelope
scrittura.it, inviare una mail agli indirizzi
[email protected] o penelope
[email protected], infine chiamare i
numeri telefonici 0827 1885108 o 366
1015267.
AA.VV., E una nuova luce si accese.
Raccolta di ricordi, immagini e fotografie
dei primi professori e dei primi alunni
19
del Liceo Scientifico di Calitri, a cura di
Pietro Cerreta, Quaderni de “Il Calitrano”, Vol. 4, Edizioni Polistampa Firenze, 2012
L’apertura del Liceo Scientifico di Calitri
avvenne in un giorno della metà di ottobre
del 1961, quale di preciso però non è noto.
Si sa poco o nulla anche dei fatti che la
precedettero, eccetto che in essa ebbe un
ruolo importante l’On. Salvatore Scoca.
Mancano inoltre i documenti relativi alle
prime attività didattiche che vi si tennero.
A cinquant’anni da quegli avvenimenti
credo che sarebbe auspicabile una loro ricostruzione storica. L’impresa, purtroppo,
non appare facile.
Ho pensato perciò di raccogliere almeno
le testimonianze dei primi professori e
dei primi alunni della nuova Scuola.
L’ho fatto innanzitutto per individuare le
persone le quali sognarono un futuro migliore per i ragazzi della nostra terra e
per rivolgere a loro un grato ricordo.
Non sono stati pochi, infatti, gli studenti
che, usciti da quei banchi, sono diventati
matematici, fisici, chimici, ingegneri,
medici, ecc. e si sono poi realmente fatti
strada in Italia e nel mondo.
IL CALITRANO
L’iniziativa di questa raccolta è mia personale, ma
non è arbitraria. Ero tra i
primi diciassette alunni e mi
sento erede del patrimonio
originario di quella novità.
Costanza Convenevole, la
preside a cui venne affidato
il compito di far da levatrice
al nostro Liceo Scientifico,
paragonò la nascita della
Scuola a una nuova luce
che si accese in Calitri. Per
me e per molti altri l’immagine riassume perfettamente
ciò che accadde.
Questo non è un libro di
storia, poiché sono pochi i
documenti che mi è stato
possibile consultare, ma di
ricordi, di esperienze vissute, di notizie, di fotografie e di emozioni, i cui autori sono maturi ed affermati professionisti. Sullo
sfondo delle vicende da loro descritte il lettore può
cogliere anche i vivaci
aspetti del mondo calitrano
di quel tempo e i fermenti
della sua evoluzione.
Con l’aiuto di altri avrei
certamente realizzato un lavoro migliore. Sono tuttavia convinto di aver messo
insieme un quadro che, pur
nella varietà dei punti di vista, offre ai lettori informazioni coerenti. Accontentiamoci per il momento di questo risultato
provvisorio, in attesa di averne uno definitivo quando, spero nel futuro, potranno finalmente essere svolte adeguate ricerche
storiche.
Pietro Cerreta ([email protected])
Emilio Ricciardi: Conza. Storia arte fede, Grafiche & Stampa Pannisco, Calitri 2010
Negli ultimi anni la Pro-Loco “Compsa” si
è fatta promotrice di numerose iniziative
volte a valorizzare il patrimonio culturale
dell’Irpinia, intensificando gli studi su
Conza antica e sulle sue testimonianze di
storia, di arte e di fede. All’opera degli
studiosi si è affiancata quella dei giovani
volontari del servizio civile, i quali, nell’ambito di alcuni progetti mirati alla salvaguardia del patrimonio storico-artistico,
tra il 2007 e il 2009 hanno portato a termine il censimento delle epigrafi ritrovate
nel territorio conzano.
Tutte le epigrafi (presenti e scomparse)
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
di cui si avesse notizia sono state riportate
in un volume curato dalla stessa Pro-Loco, fornendo agli studiosi un potente strumento di lavoro ma soprattutto offrendo
alla comunità un dono di inestimabile valore, in grado di rafforzare negli abitanti il
senso di appartenenza a una terra che ha
visto minacciata la sua identità prima dalle distruzioni causate dal sisma del 1980,
poi dallo spopolamento dei paesi e da una
malintesa esigenza di “modernizzazione”
che spesso ha generato – nel nome del recupero dei beni culturali – iniziative legate più al consumo che alla salvaguardia di
quei beni.
Il volume, pubblicato nel trentennale del
terremoto che nel 1980 rase al suolo Conza, è arricchito dalla prefazione di Ruggero
Martines e da sei saggi che costituiscono
altrettante chiavi di lettura della città irpina
e della sua lunga storia. Nel primo di essi
Paolo Galli, un geologo in forza alla Protezione Civile Nazionale, ripercorre la storia
della città attraverso i sismi che l’hanno
colpita negli ultimi dieci secoli, a partire
dal terremoto che nel 989 d.C. pose per
20
sempre fine alla grandezza
di Compsa.
Nel secondo studio Luigi
Lariccia, rileggendo le epigrafi più significative, molte delle quali ancora inedite,
ricostruisce diversi aspetti
della vita quotidiana della
città antica e introduce degnamente l’ampio e circostanziato lavoro di Angelo
Colantuono, che racconta cinque secoli di storia
conzana nel contesto della
“Longobardia del sud” e
analizza l’eredità che i Longobardi hanno lasciato nella
lingua e nel paesaggio dell’Irpinia.
Nel quarto dei saggi proposti si è cercato di delineare l’immagine antica
della città mettendo a confronto le fonti scritte e le
testimonianze iconografiche di età moderna, mentre Concetta Zarrilli ha studiato le sculture conservate
nella cattedrale. Il suo saggio è ricco di importanti
precisazioni; in particolare
l’ipotesi di ricostruzione
del monumento funebre
di Luigi Gesualdo risulta
molto convincente.
Infine alla lunga esperienza
di Gerardo Cioffari è stata
affidata la biografia di Vito
Acocella, autore di numerose opere sulla storia di Conza. Cioffari
illustra i momenti salienti della vita e della lunga storia professionale dello storico
calitrano e mette in evidenza il rigore metodologico che pervade le sue opere, con
le quali gli studiosi di storia locale sono
tuttora obbligati a confrontarsi.
Ma il cuore del libro è la raccolta di epigrafi, risultato degli sforzi e della passione
di un gruppo di ragazzi fortemente motivati, coordinati dal presidente della ProLoco Clemente Farese. La ricaduta dell’iniziativa è stata immediata, poiché il lavoro è stato ripreso e citato in uno studio
uscito pochi mesi fa (A. BUONOPANE, Iter
epigraphicum compsanum, in “Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di
Archeologia” LXXXIII, 2011-2012, pp.
313-338), confermando una volta di più
la necessità di porre alla base di ogni iniziativa di valorizzazione di un territorio lo
studio delle testimonianze antiche, unico
strumento che possa garantire la corretta
comprensione delle sue peculiarità artistiche, architettoniche e culturali.
Dott. Emilio Ricciardi
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
S O L I D A R I E TÀ C O L G I O R N A L E
Manzoli Flavia e Ascanio (Genova), Maffucci Michele (Cassino),Russo Adolfo (Modena), Margotta Mario (San Donato M.se),
Rabasca Corcione Barbara (Caserta), Di Maio Anna (Quercegrossa)
Euro 25: Di Napoli Vincenzo (Bollate), Della Badia Angelo (Napoli), Di Cecca Michele (Paola), Rossi Vincenzo (Cerro al Volturno), Di Milia Mario (Busto A.), Cerreta Canio (Firenze), Vallario Giuseppe Nicola (S. Miniato Basso), Armiento Giuseppina
(Castellabate), Frasca Rosetta (Roma), Di Maio Anna (Quercegrossa)
Euro 30: Lo Sasso Rocco (Avellino), Nappi Gaetana (Bergamasco), Lo Buono Maria Rosaria (Rimini), Di Muro G. Antonio e
Marina (Milano), Cestone Canio (Roma), Acocella Nicola (Roma), Forgione Angiolina (Roma), Cianci Mario (Napoli), Di Cecca Vincenzo (Mariano C.se), Bazzani Paolo (Barberino Val d’Elsa)
Euro 35: Di Cairano Giuseppe (Milano), Di Maio Giovanna
(Roma)
Euro 40: Tozzoli Maria (Napoli), Puccio Francesco e Frucci
Maria (Lido di Ostia)
Euro 50: Tozzoli Giovanni Paolo (Roma), Tuozzolo Giovannino
(Roma), Messina Giuseppe (Roma), Tuozzolo Donato (Roma),
De Nicola Stefania (Minturno), Messina Giuseppe (Roma), Maffucci Antonio (Poggio a Caiano), Polestra Vincenzo (Bolzano),
Fierravanti Lucia (Olgiate Conasco), Donato Maffucci (Mariano
C.se), Zarrilli Rosetta (Lavena Ponte Tresa)
Euro 60: Agriturismo Valle Ofanto (Rapone)
DA CALITRI
Euro 5: Vallario Vincenzo
Euro 10: Margotta Giuseppina ved. Gervasi, Di Muro Claudio,
Zabatta Maria Rosa, Di Cairano Michele, Leone Luigi, Di Milia
Michele, Maffucci Michele, Gervasi Canio Mario, Zarrilli Luigia,
Rabasca Antonio, Maffucci Vincenzo, Polidori Panelli Rosa, Di
Cecca Vito, Cestone Giuseppe
Euro 15: Luongo Donata vedova Di Luzio, Di Cecca Maria,
Cianci Gaetano, Strollo Salvatore e Luongo Santina, Del Cogliano Antonia, Di Luzio Antonietta e Metallo Antonio, Di Cecca
Angelo
Euro 20: Roselli Francesco, Marzullo Giuseppe, Cerreta Vincenzo e Scoca Teresa, Cerreta Maretta, Di Mattia Giuseppe e Fatone Francesca, Nigro Antonietta, Di Napoli Patrizia, Cialeo
Francesco, Metallo Canio e Di Milia Rosa, Caruso Semira,
Codella Francesco, Codella Teresa, Scoca Vito, Roina Carmine,
Vigorito Antonio, Codella Giuseppe, Zabatta Pietro e Cappiello
Angela, Panniello Giovanni, Metallo Giovanni, Acocella Attilio
Euro 25: Miranda Pasquale Antonio
Euro 30: Cartolibreria Itaca, Basile Francesco Vincenzo, Savanella Concettina
DA VARIE LOCALITÀ ITALIANE
Euro 10: Libreria già Nardecchia (Roma), De Felice Michele
(Avellino), Di Tolve Rosa (Vallata), Galgano Maria Rosaria (MuDALL’ESTERO
gnano del Cardinale), Metallo Vincenzo (San Giovanni Valdarno),
Gautieri Vito (Bollate), Senerchia Mario (Vicchio di Mugello), Ti- BELGIO: euro 10 Rinaldi Vincenzo; euro 20 Catano Vincenzo
relli Margherita (Salerno), Cecere Marco (Firenze), Briuolo Lui- GERMANIA: euro 20 Zarrilli Canio, Klaus e Giuseppina Kogi (Alessandria), Cerreta Rosa Maria (Nova Milanese), Galgano schmieder
Franco (Oleggio), Cianci Michelina (Torino), Fastiggi Vittorio SVIZZERA: euro 50 Scoca Luigi; euro 30 Acocella Filippo,
(Mariano C.se), Di Cairano Antonio (Guidonia), Mastronicola Scoca Lucrezia Angela; euro 20 De Nicola Gerardo Giacomo
Vittorio (Frosinone), Iannolillo Salvatore e
Gautieri Angela (Riccione), Maffucci Gaetana (Casale Monferrato), Di Napoli Domenico (Lentate S.S.)
Euro 15: Zarrilli Vito (Roma), Scoca Rosa
(Mariano C.se), Lattarulo Pietro (Bisaccia), Santeusania Giuseppe (Livorno), Di
Cecca Roberto (Milano), Tornatore Pasquale (Lavello), Senerchia Vincenzo (Casalgrande), Scoca Francesca (Lavena Ponte
Tresa), Acocella Ada (Castelfranci), Fatone
Giuseppe (Roma), Margotta Giuseppina
(Mariano C.se)
Euro 20: Zarrilli Maria (Cormano), Codella Berardino (Roma), Galgano Luciana
(Roma), Rubino Canio Salvatore (Briosco), D’Amelio Grazia (Gallicano nel L.),
Scoca Michele (Mariano C.se), Gautieri
Pasquale (Bollate), Bartllà Elena e Lantella
Salvatore (Torino), Chiodi De Ascentiis
Doriana (Roseto degli Abruzzi), Anna Galgano (Milano), Germano Pasquale (BrioCRESIMA - Calitri, 06 maggio 2012, il giorno della cresima della signorina Martina
sco), Cupidi Rossi Rosetta (Canino), Scoca
Pasquale (Lavena Ponte Tresa), Scoca Mau- Carlucci; da sinistra la festeggiata, la madre Maria Martiniello, la nonna Rosina Caruso e la
ro (Arese), Lantella Salvatore (Torino), bisnonna Giuseppina Caruso. Ben quattro generazioni.
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IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
MOVIMENTO DEMOGRAFICO
Rubrica a cura di Anna Rosania
I dati, relativi al periodo dal 21 febbraio 2011 al 18 giugno 2012
sono stati rilevati presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di Calitri.
NATI
Acocella Joseph di Michele e di Quaglietta Rosa
Saluzzi Francesca di Danilo e Melaccio Teodora
Del Cogliano Manuel di A.Marco e Landolfi Angela
Di Milia Cristian di Michele e Cianci Giovanna
Mannetti Grazia Elisabetta di Francesco e Cappiello Rosa
Fiordellisi Domiziana di Giuseppe e Di Maio Marialba
Tornillo Martina di Vincenzo e Laurano Antonella
Iannece Carmine di Antonio e Maffucci Enza
Di Terlizzi Mattia di Marco e Fastiggi Mariangela
Pasqualicchio Davide di Giovanni e Vertudez Jacquelyn
Greco Sofia di Giuseppe e Fastiggi Antonella
Fiordellisi Arianna di Vito e Di Maio Rosalba
Cerreta Andrea di Alfonso e Lomuscio Giulia
Pezzella Chiara Concetta Pia di Antonio e Di Maio Giuseppina
Diasparra Gianluigi di Vincenzo e Chis Stela Mariana
MATRIMONI
Ferrari Marco e Scarlatella Dora
Francesco Salvatore e Di Milia Maria Lucia
Imperio Fabrizio e Cestone Rosa
Cerreta Michele e Di Maio Maria Carolina
Ruggiero Vittorio e Basile Bianca
Mauro Alessandro e Di Giuseppe Maria Pia
Caruso Salvatore e Rainone Chiara
Tavarone Angelo e Galgano Rita
Russo Lorenzo e Perna Rosa
Fonso Antonio e Toglia Angela
Leo Gennaro e Lopriore Angela
MORTI
Codella Francesca
Borea Mario
Di Napoli Antonia
Zarrilli Maria
Cestone Maria Agnese
Di Milia Angela
Russo Attilio Vincenzo
Russo Maria Rosa Assunta
Di Guglielmo Carmine
Tornillo Taormina
Cantarella Maria Antonia
Tartaglia Canio
Rubino Angelomaria
Di Maio Assunta
Zarrilli Rosa
Acocella Maria Rosa
Natale Mattia Antonietta (Suor Pia)
05.12.2011
12.02.2012
16.03.2012
28.03.2012
02.04.2012
03.04.2012
17.04.2012
18.04.2012
24.04.2012
27.04.2012
28.04.2012
18.05.2012
21.05.2012
22.05.2012
24.05.2012
08.10.2011
24.03.2012
23.04.2012
30.04.2012
12.05.2012
17.05.2012
19.05.2012
19.05.2012
26.05.2012
02.06.2012
16.06.2012
17.09.1923 - † 22.02.2012
14.10.1929 - † 26.02.2012
03.10.1924 - † 28.02.2012
22.07.1928 - † 01.03.2012
07.01.1928 - † 05.03.2012
17.02.1926 - † 08.03.2012
23.11.1926 - † 09.03.2012
14.08.1918 - † 24.03.2012
25.08.1950 - † 28.03.2012
09.09.1921 - † 29.03.2012
04.04.1914 - † 29.03.2012
25.05.1925 - † 20.04.2012
04.08.1928 - † 21.04.2012
02.06.1931 - † 30.04.2012
11.03.1930 - † 04.05.2012
13.10.1928 - † 26.05.2012
07.03.1926 - † 03.06.2012
Ci scusiamo per qualsiasi eventuale errore.
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Michele Borea
01.01.1929 - † 28.01.2012
Grazie papà per quello che sei stato.
Il tuo presente è stato una lezione di vita .
Hai investito il tuo tempo in maniera esemplare,
senza mai stancarti di dare amore e disponibilità.
Le tue mani… grandi hanno toccato
il dolore di tanta gente.
La tua forza, il tuo sapere ascoltare
e la tua semplicità, hanno dato coraggio a quanti ne
avevano bisogno.
Queste cose, per noi, sarà difficile dimenticare.
Ma soprattutto sarà difficile dimenticare
il tuo grande cuore.
Oggi, il vuoto e il silenzio regnano
intorno alle tue cose.
Abbiamo voluto conservare intatto quel tuo piccolo
mondo campestre che in tanti hanno conosciuto.
E sarà lì, in quel silenzio penetrante che testimonia
la tua mancanza, che ti cercheremo.
Noi ti cercheremo con forza
per sentire ancora viva la tua presenza.
Sarai sempre con noi.
I figli Marianna e Vincenzo così lo ricordano
Antonio Del Cogliano
10.11.1915 - † 10.02.2012
Manca al corpo la tua stretta,
di braccia antiche e labbra silenti.
Vero qual primo raggio sul far dell’aurora,
l’anima invoca te ancora al suo fianco.
Pura rugiada nell’arcobaleno,
è buia e fredda la vita
senza i tuoi occhi.
Tornare a cercarti, tenerti le mani,
giacere sul tuo cuore grande,
non voler né saper rassegnarsi
a che tu più non sia.
Vegliaci, parlaci, lasciati sognare,
amico leale…
se il buio prevale, ora e sempre,
non lesinarci carezze, da Lassù…
I tuoi cari
IL CALITRANO
N. 50 n.s. – Maggio-Agosto 2012
R E Q U I E S C A N T
Daniela Pagni in Aristico
Siena
13.11.1947 - † 12.04.2012
PA C E
Michele Cianci
14.04.1925
† Firenze 24.03.2012
Io ti conoscevo
per sentito dire,
ma ora i miei occhi ti
hanno visto.
Perciò mi ricredo
e mi pento.
Vincenzo Cirminiello
10.02.1926 † 03.02.2012
I N
Gerardo Giacomo
De Nicola
25.07.1936 - † 25.02.2012
Lo ricordano
la moglie Gigliola,
i figli Massimo e Carla,
i nipoti, il fratello Mario,
la sorella Luisa
e quanti lo conobbero
e lo stimarono
a Firenze e a Calitri.
(Giobbe 42-5)
Vito Di Leo
07.04.1919 - † 28.01.2012
Il Signore conosce
la via dei giusti,
mentre la via degli empi
andrà in rovina.
L’onestà fu il suo ideale,
il lavoro la sua vita,
la famiglia il suo affetto.
A tutti coloro che lo
conobbero
e lo amarono perché
rimanga vivo
il suo ricordo.
Angela Rosa Russo
02.09.1923 - † 03.11.1999
Buoni, onesti ed operosi,
amati e stimati da tutti,
lasciano sulla terra
le tracce luminose
delle loro elette virtù.
(Salmo I-6)
Vincenzo Quaranta
21.08.1916 - † 25.12.2011
Concetta Rabasca
22.10.1916 - † 08.12.2011
La Parola del Signore
è pura:
rimane in eterno.
Dedicò la sua vita
al lavoro e alla famiglia.
Raccolse stima e affetto
da coloro che ebbero
modo di apprezzarne
l’onestà e la grande
bontà di cuore.
(Salmo 19-10)
Vitalina Di Milia
31.07.1961 - † 18.08.2011
Angela Rauseo
19.03.1925 - † 19.07.2011
Conserviamo, con amore,
il ricordo
della tua persona sempre
gentile, cortese
affabile. Il Signore ti
ricompenserà.
Ci mancherai.
Resterai sempre
nel cuore di quanti
ti vollero bene.
Mariantonia Rubino
01.02.1920 - † 29.04.2008
Ester Borea
in Lampariello
15.12.1917 - † 06.12.2011
Io, o Signore,
nella tua grande
misericordia,
posso entrare nella
tua casa.
(Salmo V 8)
Michele Nigro
12.05.1927 - † 22.10.2007
È andato in cielo a
raggiungere quelli
che lo amarono e ad
attendere quelli
che ha amato
Angela Senerchia
01.11.1936 - † 15.05.2006
Francesco Della Valva
19.02.1916 - † 10.11.2005
La grazia della donna
rallegra il marito,
il suo senno gli rimpolpa
le ossa.
In noi è viva la speranza
che non ci avete abbandonati,
e che dal cielo continuate a starci vicino.
Ne serbiamo gelosamente
la memoria.
(Siracide 26-13)
Beniamino Nicolais
25.10.1923 - † 12.01.1997
Concetta Scilimpaglia
19.01.1944 - † Avellino 28.02.2011
La sua vita è stata arida e crudele,
ha vissuto nel dolore e nella sofferenza,
il suo mondo è stato una sedia a rotelle.
Sperando che questa sua dipartita
abbia nell’aldilà una risoluzione
più consona ad un essere umano.
Caro papà,
tra le vecchie foto di famiglia
ne abbiamo trovato una che ti ritrae mentre
tra i tuoi pini tanto amati affettuosamente
sorridi a scorazzanti nipotini con la tua immancabile
cravatta rossa svolazzante sul petto.
Il cuore si gonfia di tristezza
e lo sguardo tremola di pianto.
Il fratello
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In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio Postale di Firenze CMP
per la restituzione al mittente previo pagamento resi
Calitri, anno scolastico 1957/58, classe 1a Elementare con l’insegnante Fiorina Metallo (a barona); prima fila in piedi da sinistra: Vito Michele Mucci (vardar’),
Michele Buldo (muss’ r’ checcia) si vede solo la testa, Salvatore Lantella (salva salva), Antonio Scoca (piscia p’rtiegghj), Tuozzolo Vito (zia Lena), Canio Russo
(battista), Vincenzo Cianci (ngappauciegghj), Vittorio Vito Tornillo (p’stier’), Luigi Zarrilli (scatozza), Giovanni Toglia (cappiegghj), Giovanni Sperduto (sperdut’), Canio
Germano (zemmar’), Michele Leone (pista pista), Raffaele Nicolais (p’scion’) e Donato Maffucci (patr’nett’). A terra: Carmine Della Badia, Pasquale Di Maio
(mangia terra), Rosario Di Pietro (m’rres’), Vito Gautieri (u’ luongh’), Giovanni Di Milia (paglier’), Michele Zabatta (ciend’ capigghj), Angelo Leone (angiubbell’), Canio
Scoca (piscia p’rtiegghj) e Angelomaria Leone (pista pista).